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Manuale di apicultura

A cura di Marco Piu

Marco Piu - testi, foto, illustrazioni e coordinamento generale


Antonio Cossu - fotografie, grafica e testi
Massimo Licini - fotografie e testi
Gavino Carta - fotografie
Collaboratori: Sebastiano Muzzu, Rita Murgia, Andrea Carcangiu
Ha collaborato per l’impaginazione: Francesca Menozzi

Laore Sardegna - Servizio Sviluppo delle Filiere Animali


Reg. CE N°1234/2007 annualità 2014/2015
Azioni volte a migliorare le condizioni della produzione e della commercializzazione dei prodotti dell’apicoltura - sotto Azione A3
Azione di comunicazione

1
Indice
4 Presentazione 71 La produzione di regine - la preparazione al traslarvo e l’innesto delle larve
5 L’arnia - la Dadant-Blatt da nomadismo 73 La produzione di regine - la preparazione al traslarvo i favi e il laboratorio
7 Il montaggio dei fogli cerei 75 La produzione di regine - il traslarvo
9 L’apiario - la scelta della postazione 77 La produzione di regine - dal traslarvo alla cella reale matura
11 L’apiario - la disposizione degli alveari 79 La produzione di regine - la fecondazione e le stazioni di fecondazione
13 Le caste e la colonia - gli stadi preimaginali 81 La produzione di regine - i nuclei di fecondazione - i baby nuclei
15 Le caste e la colonia colonia - gli stadi imaginali 83 La produzione di regine - i nuclei di fecondazione - prendisciame e simili
17 I segnali dell’alveare - l’osservazione del nido e della colonia 85 La nosemiasi - eziologia, sintomatologia e diffusione
19 I segnali dell’alveare - l’osservazione esterna dell’alveare 87 La peste americana - eziologia, sintomatologia e diffusione
21 L’affumicatore - il caricamento ed il suo corretto utilizzo 89 La peste europea - eziologia, sintomatologia e diffusione
23 L’alimentazione delle api - la nutrizione zuccherina 91 La varroatosi - il ciclo della Varroa destructor
25 L’alimentazione delle api - l’impiego dell’ApiGo 93 La varroatosi - il monitoraggio
27 L’alimentazione delle api - l’impiego dell’ApiHerb e del Vita Feed Gold 95 La varroatosi - i trattamenti a base di timolo
29 Il glomere - la sua importanza ai fini dello sviluppo invernale 97 La varroatosi - i trattamenti con l’Apiguard
31 Il controllo dell’alveare - l’invernamento e lo sviluppo invernale 99 La varroatosi - i trattamenti con l’Apistan
33 Il controllo dell’alveare - l’aggiunta dei fogli cerei 101 La varroatosi - i trattamenti con l’acido ossalico sublimato
35 Il rinforzo dell’alveare - il trasferimento di favi e di api adulte 103 La varroatosi - i trattamenti con l’acido ossalico in soluzione
37 L’aggiunta dei melari 105 Il blocco della covata - l’impiego delle gabbiette comuni e cinesi
39 La sciamatura - le cause predisponenti 107 Il blocco della covata - l’impiego delle gabbiette Var control e Scalvini
41 La sciamatura - la prevenzione 109 La Varroa destructor - tipologia ed efficacia dei trattamenti
43 La sciamatura - la divisione dell’alveare 111 La Senotainia tricuspis - ciclo e tecniche di controllo
45 La sciamatura - l’inarniamento dello sciame 113 La tarma della cera - Achroia grisella e Galleria mellonella
47 La sciamatura - lo sviluppo dello sciame 115 La cura della colonia - il trattamento dell’orfanità
49 La sciamatura - il contesto della colonia sciamata 117 Sostituzione della regina - l’inserimento con l’uso della gabbietta classica
51 La sciamatura - la manipolazione della famiglia di origine 119 Sostituzione della regina - l’inserimento con l’uso della gabbietta da favo
53 La sciamatura - la sostituzione precoce della regina 121 Sostituzione della regina - l’inserimento con la tecnica del nucleo
55 La sciamatura artificiale - i presupposti per la produzione di un buon nucleo 123 La marcatura della regina
57 La sciamatura artificiale - la produzione di sciami col metodo classico 125 Principi di genetica - i fuchi diploidi
59 La sciamatura artificiale - la produzione di sciami col doppio melario 127 L’etichettatura - la normativa per i prodotti dell’alveare
61 I pacchi d’api - le tecniche di produzione 129 Glossario
63 I pacchi d’api - le tecniche di utilizzo 142 Bibliografia
65 La produzione di regine - il metodo semi intensivo
67 La produzione di regine - il metodo intensivo e l’allestimento dello starter
69 La produzione di regine - la preparazione e l’uso dei cupolini

2
Presentazione
Questo manuale è stato concepito nell’intento di fornire agli apicultori un agile strumento tecnico di
consultazione.
Strutturato in schede monografiche, cerca di analizzare, in modo specifico ancorché sintetico, gli
aspetti di singole operazioni che gli apicultori svolgono comunemente nei propri apiari, descriven-
done le più appropriate modalità di esecuzione; ciascuna scheda è frutto dell’esperienza dei tecnici
apistici dell’Agenzia LAORE Sardegna.
Alle schede si accompagna un glossario, ove vengono ricondotti i necessari approfondimenti per tutti
coloro che ritengono non sufficienti le informazioni inserite nelle singole schede.
Al manuale vengono allegati due DVD: il primo riporta la versione PDF del manuale, il secondo il
materiale didattico sotto forma di presentazione, utilizzato in occasione dei corsi organizzati dall’A-
genzia LAORE Sardegna.
Le presentazioni contengono molte informazioni non comprese nelle schede tecniche, informazioni
che si ritiene indispensabili per chi vuole approntare e condurre un allevamento razionale in modo
produttivo.
Per poter visionare correttamente questi supporti didattici è necessario disporre del programma
Microsoft PowerPoint versione 2007 o scaricare gratuitamente dal sito della Microsoft il programma
di visualizzazione.
Un’ultima precisazione: si è preferito avvalersi, del termine di apicultura, anche se oramai desueto,
con l’intenzione di evidenziare come l’allevamento delle api sia un arte (antica) e non una comune
pratica agronomica.
Il manuale è stato realizzato dall’Agenzia LAORE Sardegna in attuazione del Reg. CE n° 1234/2007
-ann. 2014/15- Azioni dirette a migliorare le condizioni della produzione e della commercializzazione
dei prodotti dell’apicoltura, misura A3.

4
L’arnia la Dadant-Blatt da nomadismo
Fra api e allevatore si è instaurata, sin da tempo remoto, una sorta di simbiosi: l’uomo sottrae
alla colonia parte del suo raccolto ed in cambio le fornisce cure, preoccupandosi del suo
benessere e fornendo alle api una “dimora” adeguata.
Le arnie, attualmente in uso, si distinguono profondamente da quelle impiegate nel passa-
to. Queste ultime, non rispondendo a canoni di razionalità, vengono oggi chiamate arnie L’arnia razionale, al contrario
villiche o bugni, al fine di distinguerle da quelle di più recente impiego: le arnie razionali.
2 di quella villica, permette
Storicamente possiamo distinguere due tipi di arnie villiche: trasferimenti più facili (alla ricerca
‡DWURQFRFDYRYHUWLFDOH IUDOHTXDOLqSRVVLELOHDQQRYHUDUHLOFODVVLFREXJQRVDUGRGLVXJKH- di fonti nettarifere abbondanti), il
ro); controllo completo dello stato della
‡DWURQFRFDYRRUL]]RQWDOH FRP·HUDHGDQFRUDqO·DUQLDYLOOLFDVLFLOLDQDUHDOL]]DWDFRQVWHF- famiglia e, soprattutto, di adeguare
che di ferula). gli spazi interni alle reali esigenze
Tutte le arnie rustiche, pur trasportabili secondo diversi accorgimenti, sono comunque carat- della colonia. Infatti, nelle arnie
terizzate dall’immobilità dei favi. razionali è possibile aggiungere o
Questa caratteristica è il motivo per il quale operazioni assai semplici nelle arnie razionali sottrarre favi in base alla forza della
(come, ad esempio, l’estrazione del miele), nel passato comportavano la distruzione della colonia e quindi al numero di api che
gran parte dei favi se non l’apicidio, cioè l’annientamento dell’intera famiglia d’api. la compongono.
L’introduzione in Italia dell’arnia razionale, in modo particolare in alcune regioni, è piuttosto
recente. Ad esempio, in Sardegna, l’allevamento rustico rappresentava, fino agli inizi del
1980, circa il 90 % dell’allevamento apistico. Solamente l’introduzione della Varroa destruc-
tor e la conseguente necessità di poter eseguire un controllo approfondito dei favi (e quindi
Nelle arnie razionali i favi sono
dello stato sanitario della colonia) sono state le ragioni fondamentali che hanno portato alla 3 costruiti dalle api all’interno
pressoché totale scomparsa delle arnie villiche.
L’arnia razionale utilizzata oggi, pur nelle differenti tipologie, deriva dal modello creato in di particolari “cornici mobili”
America nel 1851 dal reverendo Lorenzo Lorraine Langstroth. comunemente chiamate “telai” o
Questo modello, successivamente modificato nel 1859 prima da Charles Dadant e quindi da “telaini”. Questi possono essere
Blatt, si diffuse in America a partire del 1861. facilmente estratti dall’arnia,
Nel nostro Paese, dal modello Dadant-Blatt, nel 1932 venne standardizzata l’arnia italiana, rendendo così possibile, da parte
meglio conosciuta come Italica-Carlini, tuttora utilizzata. Inizialmente commercializzata come dell’apicultore il controllo dei favi in
arnia di tipo stanziale, con il nido, a pianta quadrata, contenente 12 telaini e realizzata con essi contenuti.
il fondo mobile in modo tale che i favi potessero essere disposti sia longitudinalmente all’in-
gresso (a favo freddo), sia trasversalmente (a favo caldo), viene oggi costruita esclusivamente
come arnia da nomadismo a 10 telaini, disposti solo a favo freddo, la sola impiegata nella
moderna apicultura.

Nel bugno di sughero, Per fare in modo che le api


1 al pari di tutte le altre tipologie di ar- 4 costruiscano i loro favi esattamente
nie villiche, la famiglia costruisce na- all’interno dei telai, l’apicultore
turalmente i propri favi, saldandoli sia provvede a saldarvi un foglio cereo che
al tetto che alle pareti. Tali favi, che reca stampate le impronte delle cellette.
contengono miele, covata o polline, Le api provvedono a completare la
possono essere estratti solo staccan- costruzione dei favi, edificando, su
doli dalle pareti del bugno, con entrambi i lati del foglio cereo, le loro
l’impossibilità, però, di riposizionarli. cellette. In questo modo è anche
Per questo motivo, nelle arnie villiche possibile far costruire alle api celle con
è impossibile effettuare anche le più dimensioni adatte ad accogliere la sola
banali operazioni apistiche quali per covata femminile.
esempio il controllo sanitario.

5
L’arnia - la Dadant-Blatt da nomadismo

Particolare importanza assume Per meglio garantire la corretta


5 la distanza che vi deve essere fra 8 distanza tra i telaini è possibile
telaio e telaio (e quindi tra i favi) fissare nell’arnia degli appositi
e fra l’ultimo telaio e la parete distanziatori di lamierino zincato. I
dell’arnia. Occorre considerare che distanziatori per il nido consentono
le api edificano i loro favi, facendo di accogliere 10 telaini, mentre
in modo da lasciare un passaggio quelli specifici per il melario sono
delle dimensioni di 7-9 millimetri. realizzati per un numero inferiore di
In presenza di dimensioni inferiori, favi, generalmente 8 o 9. Questo per
esse tendono ad isolare o chiudere fare in modo che i favi da melario
questi spazi con ponti di cera o con possano risultare più profondi e,
propoli. Pertanto occorre garantire quindi, più facilmente disopercolabili
la distanza di circa 14-18 millimetri in fase di smielatura.
fra i favi e di 7-9 millimetri fra favo e
parete dell’arnia.

La camera inferiore dell’arnia Il melario è il corpo che si sovrappone


6 è deputata ad accogliere favi di 9 al nido. Ospita i favi deputati alla
covata ed è pertanto comunemente raccolta del miele; tali favi non
chiamata nido. Le sue dimensioni in dovrebbero mai essere interessati dalla
lunghezza (antero - posteriori) sono ovideposizione della regina. Affinché i
fisse essendo legate alla lunghezza favi non cedano sotto il peso del miele
dei telaini. maturo, i telaini da melario hanno
Al contrario, la larghezza è in un’altezza di poco superiore alla metà
funzione del numero di telaini da dei telaini da nido. Pur stabilita da una
nido che deve accogliere. L’ arnia più convenzione internazionale, tale altezza
diffusa è quella impiegabile anche è piuttosto variabile. Pertanto qualora
per il nomadismo: essa contiene 10 si acquistino melari (Vedi glossario)
telaini, ed è larga 385 millimetri. da differenti case costruttrici occorre
verificare la compatibilità delle loro
dimensioni con i telaini utilizzati.

Le arnie di ultima generazione, La soffitta, detta anche coprifavo,


7 dispongono di un fondo in rete 10 chiude superiormente l’arnia. In
metallica che, fornendo comunque un essa può essere realizzato un foro
supporto alle api, permette il passaggio circolare, utile per l’iserimento
delle varroe, cadute accidentalmente del nutritore a tazza. Questo foro
o a seguito di trattamenti terapici. Nel viene generalmente chiuso da un
caso, queste ultime possono essere apposito disco a quattro posizioni:
raccolte e contate mediante l’uso di tutta apertura, tutta chiusura,
specifici vassoi, da posizionare al di aerazione, escludiregina. L’arnia è
sotto della rete stessa. chiusa dal tetto, realizzato in legno e
Il fondo in rete offre inoltre il vantaggio generalmente rivestito di lamierino
di una migliore aerazione dell’arnia. zincato.

6
Il montaggio dei fogli cerei
L’inserimento dei fogli cerei nei telaini è una delle operazione alle quali, spesso, i principianti
dedicano meno attenzione. Occorre invece considerare che un foglio cereo non fissato corret-
tamente dà origine a favi mal costruiti e fragili, inidonei ad accogliere sia il polline ed il miele,
sia la covata.

Per l’inserimento del foglio cereo Esistono altri tipi di armature:


1 nel telaino si utilizza del sottile filo di
4 a fili orizzontali, a fili obliqui o di tipo mis-
ferro, stagnato o di acciaio inox, del to. Per l’armatura a fili orizzontali, occor-
diametro di circa 0,5 millimetri. Qualo- re disporre di telaini scanalati superior-
ra si utilizzi l’armatura di tipo verticale mente, in modo da potervi inserire il
a 6 fili, per un telaino da nido occorro- bordo lungo superiore del foglio cereo.
no circa 3 grammi di filo, mentre per Questo evita che, una volta inserito nell’
un telaino da melario ne occorrono alveare, il foglio cereo possa ripiegarsi a
circa 2,2. Considerando l’impiego di libro per tutta la sua lunghezza, andan-
rocchetti da 1 chilo, ciascun rocchetto do ad appoggiarsi ad uno dei due favi
è sufficiente per armare rispettivamen- limitrofi. In questo caso le api saldereb-
te 330 telaini da nido o 450 da melario bero la nuova costruzione al favo,
(vedi glossario: armatura dei telaini). rendendone impossibile l’estrazione.

I fogli cerei sono di due tipi. L’armatura di tipo misto è indicata


2 Il foglio cereo laminato, ottenuto 5 ove si debbano smelare spesso i favi
imprimendo a freddo le impronte delle da nido. L’inserimento dei fogli cerei
cellette su una lamina di cera, si mani- con l’uso del trasformatore, costituisce
pola facilmente, ma non è molto gradi- però un problema. Infatti il numero
to alle api. Al contrario, il foglio cereo notevole di ponti elettrici che si posso-
fuso è assai fragile, ma, in virtù della no venire a creare, rende spesso
sua elevata porosità, viene lavorato necessario inserire singolarmente
facilmente. Operando a temperature piccoli tratti di filo. Occorre comunque
inferiori ai 18°C, è raccomandabile considerare che i telaini preforati,
scaldare la confezione dei fogli fusi normalmente reperibili in commercio,
prima del loro uso. Ciò favorisce la loro sono predisposti per l’armatura a 6 fili
manipolazione. in verticale.

L’armatura comunemente utilizzata Una volta steso il filo, il capo libero


3 per il fissaggio del foglio cereo nel 6 viene fissato al telaio con tre o
telaino è quella a 6 fili verticali. La quattro giri attorno a un chiodino,
distanza fra ciascuno dei 2 fili esterni preferibilmente a testa larga. Fatto
e la faccia interna del montante del questo, il filo viene tirato (non
telai non deve superare i 25 millimetri. eccessivamente) in modo uniforme,
I 4 fili interni devono essere posti affinchè sia bene steso. Infine, prima
alla stessa distanza: 63-66 millimetri. di tagliarlo, viene assicurato all’altra
Tale misura si ricava dividendo per estremità con un secondo chiodino.
5 la distanza compresa fra i due fili
estremi. Per il corretto inserimento del
foglio cereo, i fili devono trovarsi sullo
stesso piano.

7
Il montaggio dei fogli cerei

Prima di inserire il foglio cereo, Per fissare il foglio cereo,


7 si ondula leggermente il filo 10 il filo viene riscaldato mediante
utilizzando lo zigrinatore. Si accostano l’uso di trasformatori elettrici da 12
sul filo le due testine dentate e, o 24 V. Il passaggio della corrente
operando una leggera pressione, si provoca il lento riscaldamento,
scorre lo zigrinatore lungo tutto il filo. del filo inglobandolo nel foglio in
L’ondulazione ottenuta determina pochi secondi. Cessato il flusso di
una maggiore tensione del filo e una corrente, la cera solidifica e si salda
maggiore superficie di contatto con la perfettamente al filo. L’uso di una
cera, consolidando la tenuta del foglio. batteria d’auto è assolutamente
Si limitano così i rischi di cedimento dei sconsigliato poichè l’elevato
favi soprattutto quando questi sono amperaggio provoca un rapido
molto carichi di miele. ed eccessivo riscaldamento del
filo impedendone una omogenea
penetrazione nel foglio.

Per l’inserimento del foglio, il telaino Per un risultato ottimale è


8 deve essere poggiato su un piano che 11 preferibile fissare uno spinotto
permetta di verificare che non sia svir- elettrico al telaino, tenendo l’altro
golato e che i suoi lati siano a 90°. Se in mano. Avere una mano libera
questo è svirgolato, il favo non viene permette all’operatore di fare
costruito regolarmente con il rischio pressione sulle parti del foglio cereo
che le api lo saldino al favo attiguo che non risultano perfettamente
o non ne completino la costruzione. appoggiate sul filo. Questo consente
Qualora i lati del telaino non siano a un perfetto fissaggio del filo al foglio.
90°, avviene che lo stesso venga a tro- A lavoro finito, il filo deve risultare
varsi a meno di 7 millimetri dalla parete annegato nella cera, per tutta la sua
dell’arnia. In questo caso succede fa- lunghezza.
cilmente che le api propolizzino il pas-
saggio, rendendo complicata l’estrazio-
ne del telaino stesso.

Il foglio viene adagiato sui fili, Se non si opera correttamente,


9 facendo attenzione che sia 12 spesso le operaie operaie rosicchiano
perfettamente centrato. È preferibile la cera intorno al filo rendendo
che la distanza fra il foglio e il lato inutilizzabile il favo costruito. Tale
interno del telaino sia inferiore fenomeno è più evidente qualora si
ai 5 millimetri. In questo modo le impieghino fogli del peso inferiore
api saldano il favo ai lati del telaio, ai 100 grammi. Per questo motivo
conferendogli maggiore solidità. Ciò è indispensabile acquistare fogli
evita anche che, in fase di sciamatura, con peso compreso tra i 100 e i
le api possano costruire celle reali sui 110 grammi. Infine, se il filo non è
lati del favo. Per evitare la costruzione ben saldato, ma le api completano
di celle reali nelle parte sottostante ugualmente la costruzione del favo,
del favo, taluni apicultori accostano il la regina evita comunque di deporre
foglio alla traversa inferiore. nelle cellette ove il filo fuoriesce dal
fondo.

8
L’apiario la scelta della postazione

È noto che le bottinatrici possono compiere voli anche molto lunghi, fino a raggiungere la
distanza di 3 chilometri. È però chiaro che un tragitto di tale lunghezza, per una raccolta di
Sul frontalino è possibile aggiungere
pochi milligrammi di nettare, avrebbe un bilancio energetico scarsamente positivo. Al con-
trario, potendo disporre di una fonte alimentare più vicina, per l’ape sarebbe possibile, nella
2 dei segni (anch’essi trascritti con
stessa unità di tempo, compiere più voli, arrivando a raccogliere più nettare con lo stesso colori vivaci) in modo da offrire
dispendio di energia. Per questo motivo, l’analisi floristica del territorio ove impiantare un un altro segno di orientamento
apiario è di vitale importanza, soprattutto nel caso di aziende stanziali. In questo caso occor- alle bottinatrici. Nelle stazioni di
re che le fioriture siano abbondanti e ben distribuite in tutte le stagioni dell’anno. Lo stesso fecondazione le arnie vengono
avviene per la raccolta dell’acqua e del propoli (vedi glossario). pitturate anche con più colori e con
La prima è indispensabile per diluire il miele e liquefare quello cristallizzato, per regolare la più segni, per evitare che le regine
temperatura dell’alveare e per l’allevamento della covata; il secondo per chiudere le apertu- possano rientrare in un altro alveare.
re dell’alveare in funzione delle esigenze di termoregolazione, per la disinfezione delle cel- In questo caso, infatti, verrebbero
lette e per imbalsamare gli animali che, uccisi dalle api all’interno dell’alveare, non possono subito soppresse.
essere allontanati.
Nella scelta della localizzazione dell’apiario, è necessario valutare la presenza e la distanza di
altri apiari presenti nella stessa zona. Devono essere considerati sia quelli stanziali, sia quelli
nomadi. Questi ultimi, anche se solo per brevi periodi all’anno, possono comunque interfe-
rire in modo negativo sulla produzione.
Nel caso di zone con forti declivi, è buona norma posizionare gli alveari verso i fondi valle, in
Le arnie devono essere rialzate da
modo tale che l’ape possa compiere i viaggi di ritorno (a pieno carico) in discesa. In queste
situazioni occorre però valutare possibili fenomeni di inversione termica notturna, fenomeni
3 terra di circa 20 centimetri. Il passaggio
che possono dare origine a gelate. Indipendentemente dalle situazioni orografiche gene- dell’ aria evita il ristagno dell’umidità
rali, si deve valutare attentamente il microclima della zona scelta. È sempre bene evitare ed il conseguente precoce degrado
situazioni ove siano frequenti le inversioni termiche notturne e le zone dove spesso si ha la del fondo in legno. Come basamenti
formazione di nebbie. possono essere usati sia dei pali
Considerata la propensione delle api a bottinare sostanze zuccherine, è necessario evitare prefabbricati di cemento armato, sia
di dislocare gli apiari nelle vicinanze di industrie o laboratori artigianali che lavorino queste leggere putrelle di ferro poggiate su
sostanze (zuccherifici, torronifici, cantine vinicole, ecc.). Devono essere sempre rispettate le blocchetti. La distanza tra di esse non
disposizioni legislative vigenti (vedi glossario), sia generali che locali: leggi regionali, ordi- deve superare i 35-40 centimetri, al fine
nanze, ecc. di ben supportare le arnie. È importante
Infine, sebbene la ricerca non abbia ancora fornito risultati concordi circa l’azione che i che le arnie siano a livello, poichè la
campi elettromagnetici possono avere nei confronti delle api, sia per quanto attiene il loro diffusione del fondo in rete permette
orientamento che la loro vitalità, appare opportuno evitare di posizionare gli alveari in pros- l’allontanamento dell’umidità in eccesso.
simità di elettrodotti e grossi impianti di telecomunicazione.

Le arnie devono essere colorate Occorre evitare le zone ventose.


1 in modo da rendere l’apiario il più 4 Sia perché è sufficiente un vento con
vivace possibile. Questo fa sì che velocità oraria di 25-30 chilometri
sia la regina (al rientro dal volo di per dimezzare l’attività di un alveare,
fecondazione), sia le bottinatrici sia per i problemi legati alla sua
possano ritrovare facilmente il azione distruttiva. In caso di vento
proprio alveare, senza possibilità di eccessivo, gli apicultori sono obbligati
errore, limitando al massimo la deriva ad assicurare le arnie al terreno con
(vedi glossario). I colori devono mezzi che spesso ne ostacolano il loro
essere quelli riconosciuti dalle api: il controllo. Occorre infine considerare
bianco, il giallo, il verde e l’azzurro in l’azione negativa che il vento ha sulla
tutte le loro tonalità. Le api, invece, secrezione nettarifera delle differenti
non distinguono il rosso. specie vegetali.

9
L’apiario - la scelta della postazione

La presenza di alberi non è indicata. Occorre evitare le aree umide.


5 Infatti le colonie allevate all’ombra, soprattut- 9 Un livello elevato di umidità non permette
to durante la stagione invernale, stentano: alle api di mantenere una buona
hanno maggiori problemi di termoregolazio- temperatura all’interno dell’arnia. Inoltre,
ne e l’ombra inibisce il volo delle bottinatrici. l’umidità favorisce lo sviluppo di muffe
Anche il lavoro dell’apicultore viene ostacola- e di patologie ad essa legate: la covata
to: è più difficile osservare le api e distinguere calcificata e pietrificata (vedi glossario:
la covata. Per ciò è bene evitare le aree micosi). Si devono pertanto evitare zone
intensamente boscate. Occorre anche con ristagni idrici o vicine a corsi d’acqua.
considerare il fastidio che spesso possono Questo valutando anche l’eventualità di
procurare le basse alberature. possibili alluvioni.

Gli alveari devono essere esposti L’apiario deve essere facilmente


6 verso il quadrante compreso fra l’est 10 accessibile. Le colonie devono essere
s

ed il sud. Questo orientamento facilita visitate tutto l’anno e con qualunque


l’insolazione del predellino di volo, tempo. Anche la movimentazione del
favorendo il precoce riscaldamento materiale apistico nonché quella dei
della colonia e, pertanto, l’attività delle melari (sia vuoti che pieni), richiede che i
N

bottinatrici. Tanto prima la parte anteriore mezzi di trasporto possano raggiungere


delll’arnia viene raggiunta dal sole, tanto facilmente le postazioni.
prima le api riprendono la loro attività.

Nel caso che le arnie siano collocate Occorre evitare le aree inquinate
7 su superfici in pendenza, è indispensabile 11 e quelle ove si fa largo impiego di
che l’orientamento di questi declivi sia fitofarmaci. Questo evita il possibile
a sud. Questa situazione favorisce il inquinamento del miele con metalli
riscaldamento della superficie terrestre, pesanti e molecole estranee, ma
intervenendo positivamente sul microclima soprattutto scongiura il rischio di mortalità
degli alveari. delle api che, nelle aree agricole intensive,
è un fatto tuttaltro che sporadico.

La dotazione di acqua in recipienti Le forti vibrazioni infastidiscono le api.


8 dislocati fra gli alveari assume 12 Esse, spesso, reagiscono in modo
un’importanza vitale, quando le api non aggressivo. Per questo è meglio evitare
possono disporre di fonti naturali. Non zone ove vengono eseguite frequenti
è necessario che l’acqua sia fresca e lavorazioni del terreno. È bene che
pura, poiché spesso le api manifestano l’apicultore, o l’operatore agricolo, qualora
preferenza proprio per l’acqua stagnante, dovesse compiere lavorazioni meccaniche
più ricca di sali minerali. in prossimità dell’alveare, prenda le
dovute precauzioni indossando mezzi di
protezione.

10
L’apiario la disposizione degli alveari

Con il termine di apiario o di postazione, si suole indicare l’insieme degli alveari disposti
l’uno accanto all’altro. La scelta di come disporli sul campo varia in funzione di fattori assai
differenti. In questa situazione le api
Innanzitutto occorre considerare se l’allevamento deve essere di tipo stanziale o se esso deve 2 tendono ad assottigliare il favo
prevedere la transumanza, al fine di sfruttare un numero maggiore di fioriture. In questo troppo vicino al fianco e ad ingrossa-
caso occorre ancora valutare il livello di meccanizzazione che si intende adottare. Infatti re quello sul lato opposto. Spesso
il caricamento e lo scaricamento degli alveari può essere manuale o, come avviene per i avviene che, nello spazio che si
grossi allevamenti la movimentazione delle colonie può essere parzialmente o interamente viene a creare fra il fianco ed il favo
meccanizzata. limitrofo, le api riescano a costruire
Ovviamente questa seconda ipotesi tende a privilegiare la facilità di trasporto piuttosto che un favo supplementare, rendendo
quella relativa alla visita delle famiglie.
In postazioni stanziali, le scelte sono dettate in primo luogo dalla morfologia del terreno e complicata l’estrazione del telaino e,
dallo spazio disponibile. quindi, il controllo della colonia.
Ove le arnie siano disposte su più file, queste devono essere possibilmente distanziate di
almeno 3 metri e mezzo o 4, in modo tale che l’operatore, intento nei controlli, non sia di
ostacolo al volo delle api che si sollevano dagli alveari situati nella fila posta immediatamente
dietro evitando così che queste possano innervosirsi e divenire aggressive.
Anche sulla fila, ove possibile, le arnie dovrebbero mantenere una distanza tale da permet-
tere all’operatore di posare agevolmente fra di esse i telaini estratti durante il controllo o di
effettuare comodamente una divisione della colonia per far fronte ad un principio di andata La disposizione migliore per le api
a sciame. Una maggiore distanza fra le arnie offre anche altri vantaggi: limitare la deriva 3 è quella che prevede il posizionamen-
(vedi glossario) fra gli alveari ed indirizzare la regina al ritorno dal suo volo di fecondazio- to isolato degli alveari. Questa
ne. Infatti, mentre le api bottinatrici, quantunque non appartenenti alla colonia, vengono ARNIA ARNIA ARNIA ARNIA
configurazione si ottiene collocando
A2 A4 A6 A8
comunque bene accolte, le regine, qualora, al loro ritorno, sbaglino alveare, vengono imme- le arnie a circa 2 metri l’una dall’altra
diatamente eliminate. sulla fila e distanziando le file di 3-3,5
Ove le postazioni siano formate da un gran numero di alveari, è indispensabile conservare 3,0 - 3,5 metri. In questo modo si ottengono
(o, eventualmente inserire) elementi del paesaggio che servano da orientamento. metri
due vantaggi: si previene la deriva e
Al contrario, qualora l’azienda pratichi una intensa attività di nomadismo con un elevato
grado di meccanizzazione, gli alveari vengono posizionati uno accanto all’altro su pallet, si permette all’apicultore di operare
ARNIA ARNIA ARNIA ARNIA
non tenendo conto delle difficoltà operative che possono derivare da questa disposizione: A1 A3 A5 A7 agevolmente, anche nel caso si
ad esempio, l’aggiunta dei melari i quali, vengono a trovarsi l’uno attaccato all’altro. impieghino dei mezzi meccanici.
In queste situazioni, la disposizione sul campo degli alveari è determinata prioritariamente 1,0 metri
dalla necessità di mobilità fra i pallet da parte dei mezzi meccanici impiegati per il carico e
lo scarico degli alveari.

Le arnie devono essere sistemate L’allineamento su fila unica,


1 2 3 4 5 6 7 8 9 10 1 perfettamente in piano rispetto al 4 ove le condizioni lo rendano
proprio asse trasversale. Una forte possibile, è quello prevalentemente
inclinazione farebbe sì che i telaini preferito. Infatti è possibile svolgere
non siano perfettamente paralleli tutte le operazioni senza interferire
alle pareti dell’arnia. Di conseguenza con il volo delle api. Ovviamente è
verrebbe compromessa la giusta ARNIA ARNIA ARNIA ARNIA ARNIA ARNIA ARNIA ARNIA possibile, in funzione dei supporti
A1 A2 A3 A4 A5 A6 A7 A8
distanza fra i favi laterali e le pareti disponibili, posizionare gli alveari in
dell’arnia. gruppi da 3 a 5 unità, distanziando
opportunamente un supporto
dall’altro.

11
L’apiario - la disposizione degli alveari

Ove lo sviluppo in larghezza La configurazione a girandola


5 delle parcelle non lo permetta, gli alveari 9 offre gli stessi vantaggi descritti di quella
ARNIA
A1
ARNIA
A2
ARNIA
A3
ARNIA
A4
ARNIA
A5
ARNIA
A6
ARNIA
A7
ARNIA
A8
vengono disposti su più file parallele. a quadrilatero. Tuttavia, anche in questo
Questa sistemazione non è certamente ARNIA
A1 ARNIA
ARNIA
B1 ARNIA caso alcuni alveari si trovano con l’uscita di
ottimale, non essendo in grado di limitare A2 B2 volo orientata a nord o ad ovest e, quindi,
3,5 - 4,0 metri il fenomeno della deriva. Inoltre questa in posizione ombreggiata. Formata da
7 metri
disposizione richiede una distanza fra le file gruppi di soli quattro alveari, limita, ancora
non inferiore ai 3,5 metri al fine di rendere ARNIA
A3 ARNIA
ARNIA
B3 ARNIA meglio della disposizione a quadrilaterola
ARNIA ARNIA ARNIA ARNIA ARNIA ARNIA ARNIA ARNIA A4 B4
B1 B2 B3 B4 B5 B6 B7 B8 agevole il controllo degli alveari. deriva. Per questo motivo questa sistema-
1 metro zione è la più impiegata nelle stazioni di
fecondazione.

La collocazione a ranghi successivi La disposizione su pallet (o pedane)


6 permette di disporre le arnie su più file, 10 in linea è quella più comunemente
ARNIA ARNIA ARNIA ARNIA ARNIA ARNIA
creando però degli spazi fra gruppi di utilizzata dagli apicultori che praticano
A1 A2 A3 A4 A5 A6 alveari disposti sulla stessa fila. In questa il nomadismo movimentando gli alveari
situazione viene limitato il disturbo attraverso bracci elevatori estensibili,
generato dall’apicultore sugli alveari montati sullo stesso mezzo di trasporto.
posti immediatamente dietro. Questi Il numero di alveari è funzionale alla
ARNIA ARNIA ARNIA spazi possono anche essere impiegati larghezza dell’autocarro, e posso variare
B1 B2 B3
per il collocamento di altri alveari, nel da quattro a cinque.
caso di divisioni per la prevenzione della
sciamatura.

La sistemazione a quadrilatero ARNIA Nella disposizione su pallet a girandola,


ARNIA
A1
ARNIA
A2
7 permette un buon orientamento delle api, A 1 ARNIA
A2
11 gli alveari vengano sistemati su pedane di
di contrastare la deriva ed adeguati spazi ARNIA forma quadrata. In questo caso la distri-
A 3 ARNIA
ARNIA
D1
ARNIA
B1
operativi per l’apicultore. Per contro, alcu- A4 buzione in campo può essere ricondotta a
ni alveari soffrono un’esposizione non quella omonima vista in precedenza, con
ARNIA ARNIA
ottimale, trovandosi orientati a nord o ad ARNIA ARNIA
la sola differenza che, in questo caso, gli
D2 B 2 ovest. Per questo motivo è un modello di B 1 ARNIA
B2
C 1 ARNIA
C2
alveari sono uno ridossato all’altro. Questo,
disposizione che può essere impiegato in ARNIA ARNIA
come per tutte le altre sistemazioni su pal-
ARNIA ARNIA
C1 C2 areali pianeggianti, caratterizzati da clima B 3 ARNIA
B4
C 3 ARNIA
C4
let, rende complicato sia il controllo delle
caldo e secco. È assai adatta per le stazioni colonie, sia la sovrapposizione dei melari.
di fecondazione.

La disposizione a semicerchio Per la sistemazione su pallet contrapposti


8 viene impiegata molto in parcelle con
ARNIA ARNIA
A1 A2 12 vengono utilizzate pedane di forma
ARNIA ARNIA ARNIA
A3 A4 B3 buon sviluppo in larghezza. Permette un rettangolare, sulle quali trovano spazio
ARNIA ARNIA
discreto orientamento delle colonie ed A3 A4 4 alveari. La dislocazione sul campo è
ARNIA ARNIA ARNIA una ottimale operatività dell’allevatore simile a quella vista per la disposizione a
A2 A5 B2
che si trova a controllare gli alveari senza girandola. Al contrario della precedente,
ARNIA ARNIA ARNIA ARNIA
interferire con il volo delle api. Si può B1 B2 C1 C2 secondo questa disposizione, gli alveari
ARNIA ARNIA ARNIA
A1 A6 B1 optare verso questa soluzione quando è vengono orientati non su tutti e quattro
ARNIA ARNIA ARNIA ARNIA i punti cardinali, ma secondo l’asse est-
possibile orientare i semicerchi verso sud. B3 B4 C3 C4
6,5 - 7,0 metri ovest.

12
Le caste e la colonia gli stadi preimaginali
La società delle api è composta da individui di sesso femminile, le api operaie e l’ape
regina, e di sesso maschile, i fuchi. Fra gli individui di sesso femminile, solamente l’ape
regina è feconda, mentre le api operaie sono sterili.
Nella società delle api, la determinazione del sesso avviene per partenogenesi aploi- L’uovo che dà origine ad un
de arrenotoca: uova non fecondate danno origine a fuchi; uova fecondate ad api 2 fuco, viene ordinariamente deposto
operaie ed api regine. Solo in casi particolari, da uova fecondate possono originarsi in celle esagonali di circa il 30% più
maschi diploidi (vedi scheda: Principi di genetica - i fuchi diploidi). Le loro larve, non larghe di quelle da operaia (vedi
appena fuoriuscite dall’uovo, vengono comunque individuate come anomale dalle glossario: Fogli cerei). In queste
api operaie e, quindi, eliminate. celle, la regina può inserire l’addome
Nelle schede relative alle caste, non si intende approfondire in modo specifico la facilmente senza doverlo contrarre al
composizione della colonia, ma fornire utili elementi pratici per il riconoscimento dei momento della deposizione. Si evita
diversi individui e delle loro differenti fasi di vita preimaginale e di adulto. In parti- così l’espulsione dalla spermateca
colare vengono illustrati i differenti cicli di vita e gli elementi da cui questi possono di uno spermatozoo. Nelle celle
essere influenzati. esagonali più grandi, si possono
trovare quindi uova non fecondate,
Normalmente in alveare sono presenti solamente cellette esagonali, che costituiscono
dalle quali nascono fuchi.
i favi. Solo eccezionalmente le api provvedono ad allevare api regine in particolari
cellette, realizzate appositamente. Queste cellette, una volta sfarfallata la regina, ven-
gono in tutto o in parte, demolite.
Occorre saper distinguere le celle reali costruite per la sciamatura, da quelle edificate Le uova di api regine, sono deposte
per porre rimedio ad uno stato di orfanità. 3 in particolari cellette che, inizialmente,
Eliminando queste ultime infatti si destina la colonia alla estinzione certa. hanno la forma di una coppa
È opinione oramai diffusa che nelle celle reali l’uovo non venga deposto direttamente rovesciata o di una cupola: per questo
dall’ape regina (infatti, non dovendo contrarre l’addome, depositerebbe un uovo non motivo vengono normalmente
fecondato e quindi maschile), ma venga portato dalle stesse api operaie. indicate col termine di cupolino.
Al contrario, in condizioni di orfanità, le celle reali vengono realizzate intorno ad una
larvetta con età inferiore ai 3 giorni, direttamente sulla superfice dei favi. Questo tipo di cella (del diametro di
Gli stadi preimaginali (o larvali) di qualunque individuo componente una famiglia di 8,0 millimetri) viene realizzato dalle
api hanno inizio da un uovo. Non è possibile distinguere un uovo femminile da uno operaie solamente quando la colonia
maschile. Alcune indicazioni possono essere assunte sulla base del tipo di celletta ove avverte l’esigenza di sciamare e quindi
l’uovo viene deposto. la necessità di allevare nuove api
È indispensabile che l’apicultore abbia un’adeguata conoscenza dei diversi stadi prei- regine.
maginali e che sappia cogliere i segnali che la colonia manifesta. Sono questi elementi
infatti che possono fornirgli utili indicazioni sullo stato di salute della colonia stessa.

Le uova di api operaie vengono A volte è possibile individuare


1 deposte in cellette esagonali con 4 più uova deposte sui lati delle
apotema pari a 2,6 - 2,7 millimetri. celle. Questo tipo di deposizione
Tale dimensione obbliga la regina, è opera di api operaie che, in
nel momento della deposizione, condizioni di orfanità oramai
a contrarre l’addome con la avanzata, riacquistano la capacità
conseguente espulsione di uno di ovideporre, uova ovviamente
spermatozoo che andrà a fecondare maschili (vedi glossario: Fucaiola - ape
l’uovo. Pertanto, nelle cellette operaia). Non è possibile distinguere
esagonali di minori dimensioni, si la covata di un’ape regina fucaiola
potranno trovare normalmente uova (vedi glossario: Fucaiola - ape regina)
fecondate, dalle quali nasceranno api da una covata femminile regolare.
operaie.

13
Le caste e la colonia - gli stadi preimaginali

Un caso particolare si verifica La quinta ed ultima muta avviene


5 qualora una giovane regina, appena 8 dopo l’opercolatura. In questa fase la
fecondata, non abbia abbondante larva si dispone lungo l’asse maggiore
spazio. Essa tende a deporre più di un della celletta. Successivamente
uovo per cella, ma sempre sul fondo.
In questa situazione sono le api
operaie che provvedono ad eliminare
& avviene la trasformazione in pupa.
In questa fase è possibile distinguere
bene le celle di ape operaia (&),
le uova in eccesso, lasciandone con opercolo convesso e poco
solamente una per cella. pronunciato, da quelle di fuco (%),
con opercolo pressoché semisferico.
La comparsa di sola covata maschile è
segno inequivocabile di sopravvenuta

% orfanità o di presenza di un’ape


regina sterile e quindi fucaiola.

L’uovo appena deposto, si presenta Nel caso di un’ape operaia,


6 longitudinalmente all’asse della 9 lo sfarfallamento avviene dopo 12
celletta, come un chiodo in una giorni dall’opercolatura della cella e
parete. Appena poche ore dopo, nelle perciò dopo 21 giorni dalla deposizione
cellette esagonali, tende però, per dell’uovo.
effetto della gravità, ad adagiarsi sul Il ciclo del fuco dura mediamente 3
fondo. Nelle celle reali, al contrario, giorni in più. Gli adulti fuoriescono
poiché l’uovo pende al pari di un dalle cellette dopo averne rosicchiato
lampadario, non cambia posizione completamente l’opercolo.
fino alla nascita della larvetta. Questo
stadio dura circa tre giorni per
entrambi i sessi.

Dall’uovo fuoriesce una larvetta La celletta ove si compie il ciclo


7 che, nel giro di sei giorni, compie 4 10 preimaginale di un’ape regina cresce
mute raggiungendo lo stadio di larva al crescere delle dimensioni della
di quinta età. Dapprima la larvetta, larva. Al momento dell’opercolatura
immersa in un cuscino di gelatina la cella assume la forma di una
reale, è pressochè invisibile. È comun- ghianda, più o meno allungata.
que ben distinguibile già poche ore Un’ottima cella reale deve essere
dopo la nascita, arrivando ad occupa- dritta e ben lavorata per l’intera
re l’intera celletta al momento dell’ superficie, riportando in rilievo
opercolatura. Questo avviene gli esagoni tipici dei favi. La fase di
mediamente dopo nove giorni dalla celletta opercolata dura, nel caso
deposizione. Un tempo di poco della regina, appena 7-8 giorni. La
inferiore nel caso dell’ape regina, di regina, sfarfallando, apre la celletta al
poco superiore nel caso del fuco. pari di una barattolo di pelati.

14
Le caste e la colonia gli stadi imaginali

Gli adulti che compongono un alveare sono normalmente suddivisi in 3 caste: l’ape regina,
i fuchi e le api operaie. É indispensabile, per l’operatore apistico, possedere una corretta ed
approfondita conoscenza dell’organizzazione della colonia nonché dei compiti di ciascuna
I fuchi compongono la casta
delle tre caste. È altrettanto importante, al fine di operare in maniera rapida, ma corretta, 3 maschile. Morfologicamente assai
saper individuare i differenti stadi biologici e fisiologici dei singoli individui.
Un apicultore deve essere in grado di distinguere, ad esempio, un’ape regina vergine da una caratteristici, non sono sempre presenti
feconda o saper catturare da un alveare, secondo le necessità, gruppi di api nutrici, ceraiole in alveare, considerato che la loro
o bottinatrici. È fondamentale considerare come gli stadi fisiologici delle api appartenenti vita dura dalla primavera all’autunno.
alle differenti caste, (ad esempio, la lunghezza della loro vita), siano funzione della stagione Raramente, e solo nelle regioni a
o dei carichi di lavoro: produttivi, nel caso delle operaie o riproduttivi, nel caso di una regina. clima più mite, hanno la possibilità di
Api operaie più longeve, sono in grado di garantire raccolti abbondanti. Esse, infatti, trascor- svernare. Raggiungono la maturità
rono le loro prime tre settimane di vita in alveare e solo dopo questo periodo fuoriescono sessuale circa dopo 30-40 giorni dallo
alla ricerca di cibo. Se la loro vita durasse solo sei settimane, vi sarebbe una bottinatrice per sfarfallamento. Muoiono una volta
ogni ape di casa. Se durasse nove settimane, per ogni ape di casa si potrebbero contare 2 fecondata la regina. Il loro stadio
bottinatrici. Infine si consideri che, mentre l’ape regina ed il fuco hanno un unico compito, preimaginale dura 24 giorni (vedi
l’ape operaia svolge mansioni diverse. glossario: Fuco).

La regina sfarfalla 16-17 giorni L’ape operaia fuoriesce dalla cella,


1 dopo la deposizione dell’uovo.
4 rosicchiandone con le mandibole
Da questo momento, passa circa l’opercolo, trascorsi circa 21 giorni
una settimana in alveare, prima di dalla deposizione dell’uovo. Non
raggiungere la maturità sessuale. appena sfarfallata, ha la necessità
La regina vergine non occupa una di fare asciugare all’aria il proprio
posizione precisa sui favi e, con un tegumento. Durante i primi 2-3 giorni
addome non ancora sviluppato, in di vita, si dedica alla pulizia ed alla
colonie ben popolate può essere disinfezione delle celle liberate dalla
individuata solo dall’occhio di un covata, celle che devono essere rese
apicultore esperto. idonee ad accogliere o nuova covata
o riserve alimentari. In questa fase
non è in funzione alcuna ghiandola.

Una volta fecondata, la regina La rosura degli opercoli si deposita


2 muta morfologicamente, mostrando 5 sul fondo dell’arnia o sui fondi antivar-
un accrescimento del proprio roa, formando tipiche strisce in coinci-
addome, dovuto all’ingrossamento denza degli spazi tra i favi. Il loro
della spermateca (vedi glossario). numero e la loro lunghezza fornisce
Poco mobile, può essere individuata informazioni sullo sviluppo della cova-
facilmente sui favi ove siano presenti ta. Ogni striscia è formata dalla rosura
uova appena deposte. La sua capaci- proveniente dalle facce di due favi
tà di ovideposizione non supera i 5 attigui. Ad esempio se sono presenti
anni. I ritmi di deposizione sono assai solo due strisce, la covata interessa tre
vari dipendendo dagli andamenti telaini, estendendosi sulle due facce
climatici e dai flussi di nettare. di un favo e su una sola faccia dei due
favi vicini.

15
Le caste e la colonia - gli stadi imaginali

Dopo 3 giorni dallo sfarfallamento, A 3 settimane dallo sfarfallamento,


6 nell’ape operaia si sviluppano le 9 con l’entrata in funzione della
ghiandole ipofaringee e mandibolari ghiandola velenifera, l’operaia
(vedi glossario), ubicate nel capo acquista la capacità di difesa ed è
e deputate alla produzione della pertanto idonea ad abbandonare
gelatina reale. In questa fase essa ha il l’alveare. Diviene una bottinatrice, in
compito di nutrire sia le larve appena grado di andare a procacciare per la
nate, sia la regina. Volendo disporre propria colonia le diverse sostanze
di api operaie nutrici, l’allevatore de- alimentari (nettare, melata e polline),
ve cercare un favo con covata di età l’acqua e la propoli.
inferiore ai tre giorni: le api di coper-
tura sono rappresentate per la quasi
totalità da api operaie di questo tipo.

Intorno al decimo giorno di vita, Durante la stagione fredda,


7 le ghiandole del capo regrediscono 10 con il verificarsi del blocco della covata,
mentre si sviluppano le ghiandole la colonia si compone esclusivamente
ceripare (vedi glossario), situate di api bottinatrici con il compito di far
nell’addome. In questa fase l’operaia trascorrere alla colonia la stagione
riveste la funzione di ape costruttrice o fredda. In questa situazione, alcune
muratrice, dedicandosi all’edificazione operaie, secondo le necessità,
dei favi. Durante la costruzione, le riacquistano la funzionalità di alcune
api si aggrappano le une alle altre, ghiandole. È infatti indispensabile che
formando complesse impalcature. nella colonia sia sempre garantita la
Volendo disporre di api cereaiole, presenza di api capaci di alimentare la
l’allevatore può reperirle su un foglio regina e la nuova covata (le nutrici) o
cereo in costruzione. Queste operaie, di sovrintendere alla manutenzione dei
ove non sia necessaria la loro opera, favi (le costruttrici).
lavorano alla maturazione del miele.

La vera e propria fase di ape di volo Diversamente da quello che si crede,


8 viene preceduta da una fase interme- 11 ciò che debilita l’ape operaia e, di
dia durante la quale l’ape sosta sui conseguenza ne accorcia la vita, non
predellini dell’arnia. La funzione di è tanto l’attività di raccolta delle prov-
ventilatrice viene raggiunta intorno viste, quanto l’allevamento della cova-
al diciottesimo giorno di età, quando ta. Le api operaie hanno vita più bre-
entra in funzione la ghiandola di ve nella stagione produttiva, perché
Nasonoff. L’ape ventilatrice si pone gli abbondanti flussi di nettare stimo-
sul predellino di ingresso dell’arnia lano l’ovideposizione della regina,
e, scoprendo la ghiandola e aggravando il lavoro delle nutrici.
ventilando fortemente le ali, diffonde Una famiglia rimasta orfana all’inizio
il caratteristico odore della propria della primavera sopravvive fino alla
colonia. Segnala così alle compagne stagione estiva, così come le api
in volo la giusta posizione dell’alveare. svernanti sopravvivono all’ inverno,
dovendo accudire poca covata.

16
I segnali dell’alveare l’osservazione del nido e della colonia

I segnali che l’alveare manda sono molteplici. Purtroppo, non sempre l’apicultore è in grado
di recepirli ed interpretarli. Le prime api che sfarfallano
L’osservazione della covata, ad esempio, può fornire utili indicazioni sullo stato della colonia
3 sono quelle che hanno compiuto il
e sulle sue reali capacità produttive. Non sempre, infatti, è sufficiente soffermarsi solamente proprio ciclo nelle cellette centrali.
sulla sua estensione, poiché valori come compattezza e disposizione della covata (intesa Nel caso la regina abbia una forte
come rapporto fra la covata aperta e quella opercolata) sono in grado di segnalare stati fisio- capacità di ovideposizione, o in alveari
con scarso spazio per la covata, la
logici o problemi genetici dell’alveare. Come riportato nella scheda sulla prevenzione della
deposizione riprende non appena le
sciamatura, qualora i favi del nido, normalmente destinati alla covata, siano stati utilizzati per operaie hanno ripulito le cellette dai
la deposizione delle provviste, significa che la colonia potrebbe, o sta già predisponendosi residui larvali. Questa situazione fa sì
per la sciamatura. che la regina non avendo altro spazio
Così come un forte sbilanciamento fra covata aperta e chiusa, a favore di quest’ultima, rap- per deporre, si porti sui favi ove la
presenta un ulteriore segnale di carenza di spazio per l’ovideposizione della regina. covata sta appena sfarfallando.
Nell’ovideposizione, la regina segue un ordine naturale: quando questo ordine si manifesta
alterato occorre capirne i motivi per intervenire in modo adeguato.

Una buona covata si presenta La covata assume due configurazioni.


1 compatta e regolarmente deposta. La 4 La prima configurazione è
regina inizia l’ovideposizione dal caratterizzata da una prima zona
centro dei favi, proseguendo verso centrale occupata da uova; una
l’esterno con un andamento a spirale. seconda fascia più esterna concentrica
Passati pochi giorni dall’ovideposizio- costituita da cellette vuote che
ne, il centro del favo si presenta vengono ripulite e disinfettate dalle
occupato dagli stadi preimaginali più api appena sfarfallate; una terza fascia
“anziani”. Verso la periferia, si possono costituita da covata opercolata sfarfal-
osservare gli stadi preimaginali più lante o prossima allo sfarfallamento.
“giovani”. Le prime opercolature e
quindi i primi sfarfallamenti si hanno
nelle celle centrali e poi in quelle
periferiche.

Il favo occupato da covata opercolata Una seconda configurazione,


2 deve presentarsi con opercoli asciutti 5 è osservabile, trascorso circa un mese
e leggermente convessi. La copertura dalla ripresa dell’ovideposizione.
deve essere la più compatta possibile, In questa fase, caratterizzata
sempre considerando che una dall’incremento della forza dell’alveare,
mortalità preimaginale è del tutto prima ancora che sfarfalli la covata, la
fisiologica. È però importante che le regina ripassa sui favi deponendo le uova
cellette aperte (ove è morta la larva nella zona esterna. Per questo motivo è
o la pupa) si presentino vuote e possibile riscontrare al centro del favo
perfettamente ripulite. solamente covata opercolata, mentre
la covata aperta relegata nella fascia
più periferica è costituita da sole uova o
larvette di prima età.

17
I segnali dell’alveare - l’osservazione del nido e della colonia

Una covata poco compatta, In una colonia che ha sciamato


6 in assenza di stati patologici conclama- 9 si registra un periodo di assenza di
ti, è un sintomo inequivocabile di covata. Tale periodo inizia qualche
elevata consanguineità (vedi giorno prima che fuoriesca lo sciame
glossario). In questo caso la regina primario e termina con la fecondazione
depone uova fecondate che, pur della nuova regina. Questa fase ha
dovendo dare origine a operaie, al una durata variabile, dipendendo dalla
contrario generano fuchi diploidi quantità di sciami secondari prodotti
(vedi scheda: Principi di genetica - i dalla colonia.
fuchi diploidi). Queste larvette, non In questo lasso di tempo la famiglia
appena fuoriuscite dall’uovo, vengono importa quantità notevoli di miele che
riconosciute ed eliminate dalle operaie venendo depositato preferibilmente nel
nutrici. Quest’azione conferisce alla nido, ne intasa i favi.
covata un aspetto lacunoso.

La consanguineità viene misurata La vicina ripresa della covata


7 sulla base del rapporto fra le cellette 10 si manifesta attraverso l’attività di
vuote (e quindi di larve allontanate svuotamento delle celle centrali dei favi,
24 % DI CELLE perché di fuchi diploidi), rispetto celle che vengono così preparate dalle
VUOTE a quelle opercolate. Misurato su operaie per l’accoglimento della nuova
una unità di superficie nota (1 covata. Questa configurazione del favo
decimetro quadrato), se inferiore al indica con certezza la presenza di una
5% è dovuto a mortalità naturale. regina, anche se spesso non si riesce ad
Qualora il rapporto superi il 5%, individuarla. Infatti una regina giovane
sempre in assenza di stati patologici ha ancora l’addome non perfettamente
conclamati, la scarsa compattezza sviluppato e pertanto assai più piccolo
è da attribuirsi ad un livello elevato di quello di una regina in attività
di consanguineità. Essa è massi-ma riproduttiva.
quando il rapporto è pari al 50%.

Una covata assai disordinata, La certezza della fecondazione


8 ove coesistono cellette con uova e 11 della regina e del suo regolare rientro
larvette di età diversa, è sintomo di in alveare si ha solamente quando
una covata di api operaie fucaiole. è possibile individuare nei favi la
Occorre osservare la deposizione covata fresca: uova e, dopo tre giorni,
delle uova: infatti il corto addome larvette. Infatti la regina potrebbe
delle operaie fa sì che esse, non cadere vittima di predatori (ragni ed
riuscendo a raggiungere il fondo uccelli insettivori) durante il suo unico
della celletta, rilascino l’uovo volo all’esterno dell’alveare, lasciando
direttamente sulle pareti. La certezza la sua colonia irrimediabilmente
dell’orfanità si ha al momento orfana.
dell’opercolatura delle celle che,
a fuco, presentano un opercolo
pressoché semisferico.

18
I segnali dell’alveare l’osservazione esterna dell’alveare

Al pari dell’analisi dello stato della covata (sia della sua disposizione nei favi che del suo stato
di salute), l’osservazione esterna dell’alveare è di vitale importanza nella pratica apistica. Al fine di mantenere una temperatura
L’alveare, oltre che esplorato al suo interno, deve essere prima valutato dall’apicultore dall’e- 3 adeguata all’interno dell’alveare, le
sterno, considerato che dal comportamento delle operaie bottinatrici è possibile desumere api, durante il periodo invernale (ma
una notevole quantità di informazioni. Tali informazioni, se colte nella maniera corretta, non solo), regolano gli scambi di aria
mettono l’allevatore in grado di operare per tempo ed al meglio, favorendo il benessere della con l’esterno aprendo o chiudendo le
colonia ed il suo corretto sviluppo in vista dell’attività produttiva. aperture con la propoli. Una corretta
Ovviamente le osservazioni esterne non sono mai esaustive, ma rappresentano comunque gestione dovrebbe portare l’apicoltore
un’importante componente nella valutazione complessiva dell’attività della famiglia. Il com- ad invernare le colonie con non meno
portamento delle api va comunque considerato e soppesato sulla base della forza dell’alvea- di otto favi coperti di api. In questa
re. Anche per questo motivo è importante che le colonie vengano invernate su almeno otto situazione le colonie non chiudono
favi coperti di api e che le schede sulle quali l’apicultore riporta i risultati delle visite siano mai la porticina, se non in caso di
gravi contrazioni dovute a morie di api
compilate regolarmente. Solo avendo una reale conoscenza della forza della colonia è possi-
adulte.
bile valutarne il comportamento dall’esterno.

Alcune patologie apistiche Anche la propolizzazione della rete


1 sono facilmente diagnosticabili con 4 antivarroa può rappresentare un
la semplice osservazione della zona chiaro sintomo della contrazione
prospiciente l’uscita dell’arnia. In della forza della colonia, anche
modo particolare, quando la covata se meno significativo rispetto alla
è colpita dalla covata calcificata propolizzazione della porticina. La
o dalla covata pietrificata (vedi chiusura dei fondi in rete delle arnie
glossario), le api tendono a ripulire non è però facilmente verificabile,
i favi allontanando le pupe morte se non in occasione di controlli più
abbandonandole frettolosamente sul accurati.
predellino di volo dell’arnia.

Ove si riscontri questa situazione Un altro sintomo della contrazione


2 occorre procedere al controllo 5 della colonia è fornito dal volo delle api.
dell’alveare. Spesso, infatti, le patologie In una colonia forte, il volo interessa
della covata calcificata o di quella tutto il fronte dell’arnia. Anche con
pietrificata sono legate alla scarsa temperature di poco superiori ai 10°C, le
capacità della colonia di controllare poche api che escono si distribuiscono
la temperatura interna e, quindi, il in modo omogeneo sull’intero
tasso di umidità. In queste condizioni, predellino.
determinate da contrazioni della forza
della colonia, si sviluppano muffe che
interessano anche i favi e le riserve
polliniche in essi contenute.

19
I segnali dell’alveare - l’osservazione esterna dell’alveare

Qualora si osservi che le api fuoriescono Una eccessiva presenza di api


6 da un unico lato, significa che la famiglia oc- 10 sui predellini può avere diversi significati in
cupa solo una piccola porzione del volume funzione della stagione, ma soprattutto in
interno. Nel caso di colonie invernate regolar- funzione delle modalità con la quale
mente su almeno otto favi, occorre quanto questa presenza si manifesta. In primavera,
prima verificarne la reale consistenza. Infatti l’osservazione di gruppi compatti di api
è assai probabile che la colonia si sia forte- all’esterno dell’arnia, può essere interpreta-
mente contratta in conseguenza di stati ta con l’intenzione della colonia a sciama-
patologici o di scarsa longevità delle api. re. Queste formazioni di api, per lo più
Spesso questo segnale è accompagnato dalla assai tranquille, prendono comunemente il
parziale propolizzazione della porticina. nome di “barbe”.

Anche l’osservazione dei nutritori Al contrario, la presenza di lotte


7 è in grado di fornire utili indicazioni, 11 fra le api operaie, testimonia una fase di
non solo sulla consistenza della colonia, saccheggio, più o meno grave (vedi glos-
ma anche sulla vivacità delle api e sulla sario). Qualora sottovalutato, il saccheggio
loro attitudine genetica al lavoro di può estendersi a più alveari, fino ad inte-
bottinamento. La velocità con cui le api ressare l’intera postazione. Il risultato può
consumano la soluzione zuccherina è, anche essere la perdita dell’intero apiario
infatti, strettamente correlata alla capacità in una sola giornata. Il saccheggio, soprat-
produttiva dell’alveare: alveari poco tutto se latente, si manifesta anche con
produttivi tendono a disertare i nutritori. la presenza abbondante di api morte in
prossimità dell’arnia.

Nutritori disdegnati dalle api, In occasione dei trattamenti antivarroa


8 soprattutto quando la popolazione della 12 con prodotti a base di timolo (APIGUARD , ®

colonia è numerosa, è, spesso, anche un API LIFE VAR ) si assiste facilmente ad una
®

chiarissimo sintomo di presenza di stati fuoriuscita delle api, spesso massiccia.


patologici più o meno conclamati o di stati Questo disorientamento può portare an-
di orfanità. In queste situazioni è bene che a violenti fenomeni di saccheggio, sti-
procedere ad un controllo accurato della molato oltremodo proprio dall’odore del
famiglia. timolo. Questo odore, forte e persistente,
maschera, infatti, quello tipico di ciascuna
colonia, portando ad un disorientamento
delle stesse api.

Un’eccessiva aggressività, manifestata Anche l’osservazione dei fondi


9 da colonie generalmente calme e 13 antivarroa può dare importanti indicazioni
tranquille, è anch’esso un indizio di uno sulla forza ed il benessere della colonia. Le
stato patologico più o meno avanzato o api aprono le celle opercolate, rosicchian-
della mancanza della regina. Pertanto, done gli opercoli. Pertanto, la presenza di
anche in questa circostanza, è meglio estesi residui è un chiaro indicatore della
effettuare quanto prima un’ispezione buona consistenza della famiglia. Inoltre
del nido al fine di verificare lo stato della il tipo di opercolo (di celletta a covata o di
covata e la presenza dell’ape regina. celletta a miele), ci permette di quantificare
i consumi delle riserve alimentari.

20
L’affumicatore il caricamento ed il suo corretto utilizzo

L’affumicatore è uno strumento indispensabile per l’apicultore. All’apertura dell’arnia, salvo


che in rare occasioni, le api operaie tendono a riversarsi in massa all’esterno, spesso con fare
aggressivo. L’uso del fumo tende a calmarle, agendo principalmente in due modi. In pre- La protezione è anche corredata
senza del fumo, le api, ipotizzando il pericolo imminente di un incendio, si riversano sui favi 3 da un gancio che permette di
per rimpinzarsi di miele, pronte ad abbandonare l’arnia, distogliendo così la loro attenzione appendere l’affumicatore ai bordi
dall’operatore. Inoltre, con l’addome rigonfio di miele, incontrano maggiori difficoltà ad dell’arnia quando si controlla la
estrarre il loro pungiglione, divenendo meno aggressive. Per questo motivo è essenziale che colonia. Questo fa sì che sul nido
l’operatore impari ad utilizzare l’affumicatore ed il fumo nel migliore dei modi affinché eviti di si possa stendere un velo di fumo
rimanerne privo nel mezzo della visita in apiario. Si consideri ancora che l’uso del fumo deve che, discendendo fra i favi, tende a
essere rivolto principalmente al nido ed evitato nei melari, soprattutto in presenza di favi non mantenere calme le api.
ancora opercolati, considerata la capacità del miele di assorbire gli odori. Esistono in com-
mercio differenti tipologie di affumicatore, da quello classico a mantice a quelli motorizzati.
Nella scelta è bene rivolgersi ad affumicatori leggeri e con capienza adeguata, per evitare di
doverli ricaricare con eccessiva frequenza. Anche coloro che hanno pochi alveari, dovrebbe
indirizzare la loro scelta su modelli di medie o, meglio, di grandi dimensioni.

L’affumicatore è composto Un buon affumicatore deve essere


1 da due parti fondamentali: il mantice, 4 leggero, ma robusto e, soprattutto,
che serve a spingere l’aria, e quindi deve essere dotato di un buon
l’ossigeno, nella camera di combustio- mantice in grado di ben indirizzare
ne (detta anche caldaia) e la caldaia, l’aria entro la caldaia e, quindi, fra
ove vengono sistemate le sostanze i favi. Nel contempo, il mantice,
che devono bruciare, senza tuttavia fungendo anche da presa, deve
produrre fiamma. La caldaia porta essere comodamente impugnabile e
incernierato alla sua sommità una facilmente comprimibile, per evitare
sorta di cappuccio, che ne consente di affaticare l’operatore durante
l’apertura per il suo caricamento, ed l’apertura delle arnie per il controllo
un becco, per meglio indirizzare il delle colonie.
fumo.

Nella parte inferiore della caldaia L’affumicatore deve essere sempre


2 è alloggiata una piastra traforata che 5 ripulito, soprattutto in prossimità del
permette all’aria, ricca di ossigeno, di becco superiore ove si depositano i
meglio espandersi, attraversando in residui della combustione, e svuotato
modo completo i materiali da bruciare. dalla cenere che si deposita sul fondo
L’affumicatore può essere anche della caldaia. Per fare questo si deve
dotato di una griglia protettiva contro estrarre la piastra forata.
le scottature, bloccata intorno alla
caldaia. Questa, infatti, contenendo
il combustibile, tende a surriscaldarsi,
divenendo così pericolosa.

21
L’affumicatore - il caricamento e il suo corretto utilizzo

Quando la piastra forata L’affumicatore può essere acceso con


6 viene riposizionata, occorre fare attenzione 10 un piccolo cannello o, semplicemente,
a che uno dei tre piedini che la sostengono usando un comune accendino. Nel primo
non sia posizionato davanti al foro di caso si incendia il combustibile che deve
ingresso della caldaia. Questa eventualità, essere subito infilato nella caldaia affinché
ostacolando l’ingresso dell’aria spinta dal possa spegnersi la fiamma. Nel caso si im-
mantice nella caldaia stessa, impedirebbe il pieghino cilindretti di cartone o di tela, la
corretto funzionamento dell’affumicatore. base accesa deve essere collocata inferior-
mente, a contatto con il fondo dell’affumi-
catore, in modo che la combustione
proceda dal basso verso l’alto.

I combustibili normalmente impiegati Nel caso si utilizzi l’accendino,


7 per produrre il fumo sono i più svariati. Spes- 11 occorre dapprima incendiare un pezzetto
so l’apicultore tende a bruciare ciò di cui dis- di carta di giornale direttamente nella
pone: cartone, stracci di fibre naturali, sterco caldaia. Sulla fiamma viva si fa quindi
essiccato, pezzi di corteccia o di ferula secca, incendiare il combustibile disponibile:
foglie secche, ecc. Esistono anche prodotti cilindri di cartone o di tela, aghi di pino,
specifici che vengono commercializzati con ecc. Non appena il combustibile ha preso
l’assicurazione di essere più efficaci, rispetto fuoco, questo deve essere infilato nella
ai prodotti elencati, nel calmare le api. Non caldaia.
tutti i combustibili si equivalgono.

Qualora si utilizzino pezzi di cartone Nel caso si impieghino aghi di pino,


8 ondulato o stracci di tela, questi devono 12 una volta che hanno preso fuoco,
essere arrotolati stretti, in cilindretti che occorre aggiungerne altri, provvedendo
occupino l’intero spazio della caldaia. Per- a costiparli leggermente al fine di
tanto il diametro di questi cilindri deve es- spegnere la fiamma viva. Essi bruceranno
sere pari a quello della caldaia e l’altezza producendo un ottimo fumo denso e
di poco inferiore, in modo tale da non pesante.
ostacolare la chiusura del capuccio. Si badi
bene che l’ondulatura del cartone deve
essere posta nel senso dell’altezza onde
favorire il passaggio dell’aria.

Un ottimo combustibile sono le foglie L’affumicatore deve essere impiegato


9 secche di conifere (aghi di pino, di abete o
13 evitando di affumicare in modo eccessivo
larice) che forniscono un fumo denso e le api. Occorre indirizzare bene il fumo fra
pesante. Inoltre il loro caricamento è assai i telaini, producendo poche soffiate per
facile ed il loro rabbocco può essere fatto volta. L’impiego del fumo nei melari deve
di continuo, senza dover attendere l’esau- essere limitato il più possibile, soprattutto
rimento delle cariche precedenti. Al contra- in presenza di favi non ancora opercolati.
rio, foglie di altre specie, come ad esempio Il miele, tende ad assorbire gli odori ed il
quelle di eucalipto, producono un fumo fumo gli conferirebbe un grave difetto,
che irrita le api, rendendole più aggressive. rendendolo non commercializzabile.

22
L’alimentazione delle api la nutrizione zuccherina
La nutrizione di tutti gli esseri viventi, dagli invertebrati all’uomo, si basa sull’assunzione
di sostanze indispensabili per il metabolismo e le funzioni vitali quotidiane. Tali sostanze
sono riconducibili a tre categorie fondamentali: zuccheri o idrati di carbonio, grassi o
lipidi, proteine. A queste tre categorie di alimenti, si aggiungono altri composti organici,
Gli sciroppi di zucchero sono indicati
quali le vitamine, ed inorganici, quali gli elementi minerali necessari al regolare svolgi-
mento delle funzioni vitali.
2 sia per l’alimentazione stimolante sia
L’alimentazione di una colonia di api può essere prevista secondo la tipologia classica: per quella di soccorso. La concentra-
‡GLVRFFRUVRRGLVRVWHJQRTXDQGRYLHQHIDWWDSHUSRUUHULPHGLRDFULVLDOLPHQWDULGRYXWH zione zuccherina può essere del 50%
all’esaurimento delle scorte o alla carenza di risorse esterne; qualora la somministrazione avvenga
‡VWLPRODQWH TXDQGR YLHQH VRPPLQLVWUDWD SHU VLPXODUH XQ IOXVVR GL QHWWDUH DO ILQH GL durante la stagione fredda, mentre
accrescere il ritmo di ovideposizione della regina. durante la primavera è preferibile al
Gli zuccheri forniscono la quota parte di energia prontamente utilizzabile, necessaria al 70%, per evitare prevedibili fermenta-
funzionamento dei muscoli ed al metabolismo in generale. In carenza di zuccheri, l’orga- zioni. L’alimentazione di sostegno
nismo utilizza dapprima le sostanze grasse di deposito e, solo in ultima analisi, le sostanze alla costruzione dei fogli cerei viene
proteiche. fatta utilizzando sempre soluzioni
Gli zuccheri, rappresentano la fonte principale per la costituzione dei tessuti adiposi e, nel zuccherine con concentrazioni eleva-
STAGIONE INVERNALE STAGIONI CALDE te pari a 2-3 chili per litro di acqua.
caso dell’ape, la fonte primaria per la produzione della cera. Per questo motivo, laddove
la famiglia si trova nelle condizioni di dover costruire un gran numero di favi, è necessario
intervenire attraverso somministrazioni di rilevanti quantità di zucchero.
Ciascuna unità semplice di zucchero prende il nome di monosaccaride. Tra i più comu-
ni è possibile annoverare i principali costituenti del miele, il glucosio ed il fruttosio. Durante la nutrizione stimolante,
Entrambi appartenenti al gruppo degli esosi, costituiti da un anello formato da 6 atomi
3 è preferibile somministrare piccole, ma
di carbonio. In un monosaccaride, il numero di atomi di carbonio può andare da un frequenti, dosi di sciroppo, impiegan-
minimo di 3 ad un massimo di 7. Dall’unione di due monosaccaridi si forma un disacca- do un nutritore a tazza o un nutritore
ride. Fra di essi il più noto è certamente il saccarosio, il più comune zucchero alimentare, esterno. Per l’ acquisto è pertanto
formato da una molecola di glucosio ed una di fruttosio. Il saccarosio è il disaccaride più preferibile orientarsi verso nutritori di
comunemente presente nel miele. piccole dimensioni. Considerato che il
Dall’unione da 3 a 10 molecole di monosaccaridi si ottengono gli oligosaccaridi, mentre i loro impiego avviene all’esterno, la
polisaccaridi sono costituiti da 11 a diverse centinaia di molecole di monosaccaridi. plastica utilizzata per la loro fabbrica-
Qualunque essere vivente può produrre energia solamente a partire dal fruttosio. Per zione deve essere di tipo morbido, al
questo motivo tutte le altre molecole di zucchero, dagli altri monosaccaridi ai polisaccari- fine di evitare rotture dovute all’irrigi-
di, devono essere trasformati in fruttosio prima del loro impiego. dimento della stessa col freddo.
Ovviamente il numero di reazioni (e quindi il lavoro che deve compiere l’organismo) è
tanto maggiore tanto più è complesso lo zucchero di partenza.

L’aggiunta di favi con scorte alimentari Per l’alimentazione di soccorso


1 trova impiego nella nutrizione di 4 si impiegano quantità elevate di sci-
soccorso. In questa situazione, i favi roppo utilizzando preferibilmente nu-
(contenenti sia miele che polline) tritori a tasca. Tale tipologia di nutrizio
debbono essere collocati nell’arnia in ne assume fondamentale importanza
modo tale che essi siano facilmente quando occorre sollecitare la costru-
raggiungibili dalla colonia. Se zione dei favi come nel caso dello svi-
posizionati all’esterno dell’area luppo degli sciami naturali o artificiali
di formazione del glomere (vedi (nuclei e pacchi d’api). Poter disporre
glossario), possono infatti essere del di abbondanti quantità di zuccheri
tutto irraggiungibili dalle api, incapaci, (dal cui metabolismo si ottiene la cera)
col freddo, di allontanarsi dal glomere porta la colonia a costruire i favi
stesso. meglio e più rapidamente.

23
L’alimentazione delle api - la nutrizione zuccherina

Un particolare tipo di nutritore Per la preparazione di grosse


5 è quello che può essere collocato 8 quantità di sciroppo, qualora la realtà
all’esterno dell’arnia, direttamente aziendale lo renda economicamente
al suo ingresso. Questo modello conveniente, possono essere
di nutritore si mostra assai pratico utilizzati specifici miscelatori dal costo
poiché, pur portando l’alimento a comunque elevato. È anche possibile
contatto diretto delle api, per il suo sfruttare il normale smelatore
caricamento non è necessario nè motorizzato già presente in azienda.
scoperchiare l’arnia (come il caso dei In ogni caso per evitare notevoli sforzi
nutritori a tasca) nè sollevare il tetto del motore, lo zucchero deve essere
(come per i nutritori a tazza). aggiunto nell’acqua gradatamente.

È comunque facile realizzare Per l’alimentazione si può utilizzare


6 nutritori esterni, partendo da 9 anche il candito di zucchero e miele.
materiali facilmente reperibili. Si Questo si prepara miscelando, se
possono utilizzare o i comuni vasi possibile attraverso l’impiego di
per miele da incastrare in particolari un’impastatrice, zucchero a velo e
supporti di legno e lamierino zincato miele nelle proporzioni di 3 a 1. Il miele
o canalette elettriche in abbinamento deve essere di provenienza certa,
a bottigliette di acqua da mezzo onde evitare la diffusione di patologie
litro. Oltre al notevole risparmio apistiche quali le pesti e le parapesti,
economico, questo tipo di nutritori il nosema e le virosi. L’eventuale
offrono il vantaggio della praticità, pastorizzazione del miele permette di
considerato che il dosaggio della eliminare gli agenti della peste europea
quantità di soluzione può essere fatto e le virosi, ma non il Paenibacillus
direttamente in laboratorio. larvae, agente della peste americana.

Al fine di facilitare la solubilità Il candito può essere preparato


7 dello zucchero, per la preparazione 10 anche con solo zucchero, miscelando
dello sciroppo è preferibile utilizzare a caldo 1 parte di acqua con circa
acqua calda alla temperatura 4-5 parti di zucchero. Una volta che
di 50-60°C. Una volta pronta, la la soluzione si raffredda, vengono
soluzione deve apparire limpida. Nel aggiunte altre 5-6 parti di zucchero
caso, una volta raffreddatasi, per a velo. La soluzione, sovrassatura,
rendere la soluzione più gradita alle può essere impastata a mano o
api, è possibile aggiungere del succo utilizzando un’impastatrice. A
di limone. completo raffreddamento, l’impasto
deve avere una consistenza solida,
quasi plastica, e non presentare
essudazioni di acqua.

24
L’alimentazione delle api l’impiego dell’ApiGo

Parlare di integratori alimentari, ove si tratti di alimentazione umana o nel campo dell’alimenta-
zione zootecnica, è un fatto oramai consueto. Infatti è generalmente assodato come in nessun
alimento siano contenuti tutti gli elementi nutritivi che compongono una dieta equilibrata. Per
L’uso è consigliato durante i mesi
questo motivo, da tempo sono stati immessi sul mercato, diretti principalmente all’alimentazione 1 invernali di gennaio e febbraio,
umana o a quella dei cosiddetti “animali da reddito” (ruminanti, equini, suini, volatili, ecc.) e “da
in occasione della ripresa della
compagnia” (cani, gatti, ecc.), specifiche preparazioni alimentari destinate ad integrare le comuni
ovideposizione, ed in autunno prima
diete. Generalmente sono forme predosate, composte da vitamine, sali minerali ed altre sostanze
dell’invernamento. È comunque bene
con effetto nutritivo o fisiologico. Ancora più di recente, si è soliti sentire menzionare gli alimenti Gen Feb Mar Apr Mag Giu Lug Ago Set Ott Nov Dic effettuare questo tipo di integrazione
probiotici. Con questo termine ci si intende riferire a tutti gli alimenti contenenti microrganismi in
alimentare ogni qualvolta la famiglia
grado, una volta ingeriti vivi, di esercitare azioni benefiche per l’organismo ricevente.
PERIODO DI NON SOMMINISTRAZIONE è sottoposta a stress ambientali e
A differenza di quanto successo per la nutrizionistica umana e per quella di tutti i gli animali che
sanitari.
costituiscono la base produttiva della zootecnia classica, in campo apistico l’alimentazione delle PERIODO DI SOMMINISTRAZIONE CONSIGLIATA
api ha, da sempre, considerato come unico alimento la nutrizione zuccherina, lasciando al caso
PERIODO DI SOMMINISTRAZIONE IN CASO DI
l’eventuale copertura di possibili deficit alimentari. Recenti ricerche hanno però dimostrato come, STRESS AMBIENTALI O ALIMENTARI
al pari dei vertebrati, anche l’alimentazione degli invertebrati, e quindi delle api, sia influenzata
dalla presenza di specifici componenti. In modo particolare si è potuto osservare come anche
questi esseri viventi possono trarre beneficio dalla presenza, nel loro apparato digerente, di micror-
ganismi simbionti. Questi, colonizzando il loro intestino, sono in grado di giocare un ruolo chiave
nella fisiologia del loro organismo e, quindi, del loro stato di benessere. In particolare si è potuto Il prodotto viene commercializzato
accertare il loro ruolo determinante nei processi digestivi di molteplici composti organici, nella pro- 2 dalla CHEMICALS LAIF srl in
duzione di numerosi feromoni, nella sintesi vitaminica, nella scomposizione di alimenti altrimenti confezioni da 10 bustine monodose
non degradabili dalle api, ecc. contenenti ciascuna 20 grammi
In particolare, anche nell’intestino dell’Apis mellifera prolifera una larga schiera di lieviti e batteri di prodotto. Ciascuna bustina è
simbionti, Gram-positivi e Gram-negativi, organismi, indispensabili per un corretto metabolismo. sufficiente per il trattamento di 20
Alcune ricerche hanno individuato nel digerente, sia degli adulti sia delle larve di diversa età, la colonie.
presenza di lactobacilli.
Le funzioni benefiche che queste forme cellulari sono in grado di espletare nei confronti dell’orga-
nismo ospite (uomo o animale), sono assai note da tempo e riguardano:
‡,OFRQWUROORGHOODSUROLIHUD]LRQHGLDOWULPLFURUJDQLVPLSRWHQ]LDOPHQWHSDWRJHQL
‡,OPLJOLRUDPHQWRGHLSURFHVVLGLJHVWLYLHGHOO·DVVLPLOD]LRQHGHJOLHOHPHQWLQXWULWLYL
‡/·D]LRQHDQWLEDWWHULFDVYROWDDWWUDYHUVRODSURGX]LRQHGLVRVWDQ]HFRQSURSULHWjDQWLEDWWHULFKH
(vedi glossario: batteriocine);
‡La stimolazione del sistema immunitario.
Ulteriori studi sull’attività di alcune specie appartenenti al genere Lactobacillus e di altri simbionti
normalmente presenti nell’intestino delle api, in qualunque stadio di sviluppo sia imaginale che Per l’impiego occorre miscelare
preimaginale, hanno potuto accertare come questi microrganismi siano in grado di inibire in 3 il contenuto di ciascuna bustina in 1
vitro lo sviluppo di alcuni patogeni, in essi compresi il Paenibacillus larvae, agente della Peste litro di acqua. Questa operazione è
Americana. piuttosto semplice. Pur non prevedendo
Da questi studi è stato sviluppato un prodotto capace di innalzare significativamente la percen- l’uso di acqua distillata, è comunque
tuale di “batteri utili” presenti nel digerente delle api. In commercio con il nome di ApiGo, questo indispensabile utilizzare acqua potabile.
preparato rappresenta un connubio fra integratore alimentare e alimento probiotico. Composto La sospensione deve essere conservata
da zuccheri, maltodestrine e lieviti, è assolutamente privo di composti antibiotici. al fresco ed utilizzata entro le 12 ore.
Attraverso la sua azione, l’ApiGo è in grado di contrastare significativamente la comparsa della
Peste Americana e la sua diffusione. In misura minore, agisce anche come curativo.
Nel caso di presenza conclamata di peste americana, la corretta prassi igienico sanitaria che l’api-
cultore deve seguire è certamente quella dell’eliminazione della colonia infetta. L’impiego di que-
sto preparato infatti stimola una maggiore difesa verso l’insorgenza della malattia, in conseguenza
di una migliore composizione della microflora intestinale.

25
L’alimentazione delle api - l’impiego dell’ApiGo

La sospensione ottenuta Per questo motivo, la misurazione


4 deve essere sgocciolata fra i favi, 7 della quantità di sospensione da
somministrandone 50 millilitri per distribuire sui favi richiede una
alveare. Questa operazione deve minore precisione. È quindi sufficiente
essere ripetuta per almeno 3 volte, a utilizzare uno spruzzino graduato per
cadenza settimanale. Il quantitativo avere la sufficiente certezza di aver
da impiegare è indipendente dalla distribuito il giusto quantitativo di
forza della colonia. preparazione.

Periodo di impiego dell APIGO Fig 8

Il prodotto può essere anche Si tenga anche presente


5 spruzzato sulle api e sui favi, QUANTITÀ DI SOLUZIONE DA DISTRIBUIRE
SECONDO LA MODALITÀ
8 che i quantitativi da distribuire sui favi
secondo la metodologia descritta QUANTITÀ DI SOLUZIONE DA DISTRIBUIRE SECONDO LA MODALITÀ (200 millilitri complessivi per alveare)
per il controllo della tarma della variano in funzione del numero di favi
cera, con irrorazioni a base di 1) A)
Distribuzione della
DISTRIBUZIONE soluzione
DELLA di ApiGO
SOLUZIONE per sgocciolamento
DI ApiGO sulle apiSULLE API
PER SGOCCIOLAMENTO coperti dalle api. Nel caso di alveari con
Bacillus turingensis, o del controllo Numero telaini popolati dalle api 10 favi occorre distribuirne 20 millilitri
della varroatosi, con l’uso dell’acido 1
1 2
2 3
3 4
4 5
5 6
6 7
7 8
8 9
9 10
10 su ciascuno (10 per ciascun lato); nel
ossalico nebulizzato. Quantità
Quantità di
di soluzione
soluzione sgocciolata
sgocciolata sulle
sulle api
api (in
(in centimetri
centimetri cubici
cubici o
o millilitri)
millilitri) caso di 8 favi, la quantità per favo sale a
5
5 10
10 15
15 20
20 25
25 30
30 35
35 40
40 45
45 50
50 25 millilitri (12-13 per ciascun lato).
2) B)
Distribuzione della soluzione di ApiGO per nebulizzazione sui favi
DISTRIBUZIONE DELLA SOLUZIONE DI ApiGO PER NEBULIZZAZIONE SUI FAVI
Numero telaini popolati dalle api
Numero telaini popolati dalle api
1 2 3 4 5 6 7 8 9 10
1 2 3 4 5 6 7 8 9 10
Quantità di soluzione nebulizzata sui favi (in centimetri cubici o millilitri)
Quantità di soluzione nebulizzata sui favi (in centimetri cubici o millilitri)
20 40 60 80 100 120 140 160 180 200
20 40 60 80 100 120 140 160 180 200

La distribuzione per nebulizzazione, È necessario bagnare


6 nel caso dell’ApiGo, richiede però 9 uniformemente tutte le api,
l’impiego di volumi maggiori rispetto considerando che lievi sovradosaggi
all’utilizzo per sgocciolamento: in non sono pericolosi. È anche
questo caso si consiglia di preparare importante irrorare le api presenti
la sospensione in 4 litri d’acqua, sulle pareti dell’arnia.
spruzzando ogni alveare con 200
millilitri di preparato.

26
L’alimentazione delle api l’impiego dell’ApiHerb e del Vita Feed Gold
Come già ricordato nella scheda relativa all’ApiGo, nessun alimento è in grado di apportare
tutti gli elementi nutritivi di cui necessita un essere vivente. Purtroppo la ricerca sulla nutrizio-
ne zootecnica poco si è soffermata sulle esigenze alimentari degli invertebrati, e quindi anche
delle api, nella certezza che queste ultime possano reperire nell’ambiente tutti gli elementi
nutritivi di cui hanno bisogno. Questa convinzione, però, non sempre corrisponde al vero. PERIODO DI IMPIEGO DELL’APIHERB
L’uso di questi integratori alimentari
Si pensi, ad esempio, al periodo invernale, quando le api, affrontando condizioni climatiche E DEL VITA FEED GOLD 1 è particolarmente consigliato
avverse e non potendo andare a procurarsi nettare e polline freschi direttamente sui campi, durante i mesi mesi primaverili di
sono obbligate ad alimentarsi o attraverso le proprie scorte immagazzinate nei favi o attraver- marzo e aprile. È opportuno ripetere
so i succedanei che l’apicoltore mette loro a disposizione. Se la nutrizione a base di soluzioni la somministrazione anche in
zuccherine (più o meno integrate con concentrati proteici) non rappresenta certamente un Gen Feb Mar Apr Mag Giu Lug Ago Set Ott Nov Dic
autunno prima dell’invernamento. È
alimento completo, altrettanto, spesso, può essere affermato anche per quel che riguarda le comunque bene effettuare questo
scorte presenti nei favi. Infatti, il miele ed in particolare il polline possono andare incontro ad
un deterioramento precoce dal punto di vista nutritivo, considerato che le colonie di api, spe- tipo di integrazione alimentare ogni
cie se sottoposte a lunghi periodi di inattività o a stress climatici, possono non essere in grado
PERIODO DI NON SOMMINISTRAZIONE qualvolta la famiglia è sottoposta a
di garantire condizioni ambientali ottimali per la loro conservazione. PERIODO DI SOMMINISTRAZIONE CONSIGLIATO
stress ambientali e sanitari.
Inoltre, in natura la vita delle api si svolge con modalità differenti rispetto a quanto non accada PERIODO DI SOMMINISTRAZIONE IN CASO DI STRESS
nell’allevamento razionale. In questa situazione le colonie sono costrette, loro malgrado, a AMBIENTALI O SANITARI
condizioni di vita che ne limitano in maniera spesso determinante i loro naturali comporta-
menti. Solo per fare un altro esempio banale, qualora allevate o, meglio, governate dall’uomo,
alle api è limitata la sciamatura. Questa pratica permette loro di ricostituire una colonia ex
novo, in un luogo ove la carica batterica patogena è certamente inferiore se non del tutto
assente. Se l’arnia fornita dall’uomo rappresenta per l’ape un ricovero eccellente, essa non lo Il primo, l’Api Herb,
è, nella pratica comune, sotto l’aspetto sanitario. Infatti il suo utilizzo viene spesso prolungato 2 è stato messo a punto e
per anni mentre anche il ricambio continuo, ma graduale, dei favi non garantisce lo stesso commercializzato dalla Chemicals
“vuoto sanitario” assicurato dalla sciamatura. Laif. È composto da essenze vegetali
Occorre insomma che l’allevatore impari a mettere in essere alcune pratiche di buona e essiccate e da vitamine. Viene
corretta conduzione apistica, tali da assicurare il controllo sanitario del proprio allevamento. venduto in bustine predosate con
Proseguendo nell’esempio, il ricambio annuale della totalità dei favi unito alla sostituzione 40 grammi di estratto secco da
periodica dell’arnia con una perfettamente ripulita e sterilizzata, permette sicuramente di somministrare alle api una volta
limitare la carica di patogeni presente in apiario. In questa logica rientra l’impiego degli disciolto in mezzo litro di soluzione
integratori alimentari, il cui uso regolare contribuisce al ripristino delle condizioni di salubrità zuccherina.
delle api adulte, nella certezza che api correttamente alimentate, e quindi più forti e più sane,
possono meglio far fronte all’insorgere di determinate patologie. Di recente ne sono stati
messi in commercio alcuni, la cui funzione è quella di arricchire, equilibrandola, la dieta della
colonia di api durante la stagione sfavorevole. In questa sede si fa riferimento a due preparati,
con funzioni simili: l’Api Herb ed il Vita Feed Gold. In modo particolare, questi due integratori
si sono mostrati efficaci nei confronti della Nosemiasi (vedi glossario), sia nell’inibirne l’insor-
genza, sia nell’azione di contrasto della patologia in atto. Per il controllo di questa patologia, Per l’impiego occorre miscelare
purtroppo assai diffusa negli allevamenti apistici di tutto il mondo, sino al luglio del 2000
veniva consigliato l’impiego di un antibiotico specifico, la fumagillina, ottenuta dalla fermen-
3 il contenuto di ciascuna bustina in
tazione di una muffa, l’Aspergillus fumigatus. A partire da questa data, però, un Decreto del mezzo litro di soluzione zuccherina al
Direttore generale del Dipartimento degli Alimenti, Nutrizione e Sanità pubblica veterinaria, 50%. Questa operazione è piuttosto
non ne ha più consentito il suo utilizzo in apicultura. Tutto ciò, considerato anche che questo semplice. Pur non prevedendo l’uso
antibiotico, dato il suo scarso utilizzo anche in campo umano, è stato inserito, con decisione di acqua distillata, è comunque
della Commissione europea del 4 febbraio 2002, fra i cosiddetti farmaci orfani, i farmaci che, indispensabile utilizzare acqua
pur efficaci nel trattamento di alcune malattie, non vengono prodotti o immessi sul mercato potabile.
a causa della domanda insufficiente a coprire i costi di produzione e commercializzazione.
L’impiego costante dell’Api Herb o del Vita Feed Gold, nell’alimentazione delle api, come
hanno avuto modo di dimostrare numerosi lavori realizzati nell’ultimo decennio su tutto il
territorio nazionale, permette di mantenere in equilibrio l’apparato digerente dell’ape, limi-
tando fortemente lo sviluppo sia del Nosema apis sia dal Nosema ceranae, entrambi agenti
della Nosemiasi.

27
L’alimentazione delle api - l’impiego dell’ApiHerb e del Vita Feed Gold

La sospensione
p ottenuta La sospensione così ottenuta
4 deve essere sgocciolata direttamente 7 deve essere sgocciolata direttamente
sulle api, negli spazi fra i favi. La dose sulle api, negli spazi fra i favi. La dose
consigliata e pari a 50 millilitri per consigliata e pari a 100 millilitri per
alveare. Pertanto ciascuna singola alveare. Pertanto dal flacone da 250
bustina è sufficiente per trattare 10 millilitri è possibile ricavare 25 dosi,
colonie. Questa operazione deve 100 da quello da litro.
essere ripetuta per almeno 3 volte, a Il trattamento deve essere ripetuto
cadenza settimanale. Il quantitativo per 3 o 5 volte, a cadenza di due
da impiegare è indipendente dalla giorni. Il quantitativo da impiegare è
forza della colonia. Per il trattamento indipendente dalla forza della colonia.
completo di 10 colonie occorrono
complessivamente 3 bustine di
preparato.

QUANTITÀ DI VITA FEED GOLD DA DISTRIBUIRE


Il secondo, il Vita Feed Gold, Il flacone da 250 millilitri
5 è prodotto dalla Vita Europe. Costituito
SECONDO LA MODALITÀ
8 è sufficiente per il trattamento di 5
1 litro fondamentalmente da estratti della 1) Flacone da 0,250 litri
(5 trattamenti per colonia) o 8,33
Totale quantitativo sospensione utilizzabile 2,500 litri
Beta vulgaris, varietà altissima, viene alveari (3 trattamenti per colonia);
commercializzato in flaconi da 250 n. 3 trattamenti per alveare con 100 millilitri di sospensione il flacone da un litro garantisce
millilitri (0,250 litri) o da un litro. Totale alveari trattati 8,33 il trattamento di 20-33,3 alveari.
Anch’esso deve essere diluito in n. 5 trattamenti per alveare con 100 millilitri di sospensione Questo significa che a ciascun alveare
soluzione zuccherina al momento del Totale alveari trattati 5 vengono somministrati 10 millilitri
250 ml suo impiego. di Vita Feed Gold per 3 (30 millilitri
2) Flacone da 1,000 litri
di preparato puro pari a 300 millilitri
Totale quantitativo sospensione utilizzabile 10,000 litri
di soluzione complessivamente) o
n. 3 trattamenti per alveare con 100 millilitri di sospensione 5 giorni (50 millilitri di preparato
Totale alveari trattati 33,33 puro pari a 500 millilitri di soluzione
n. 5 trattamenti per alveare con 100 millilitri di sospensione
complessivamente).
Totale alveari trattati 20

Per l’impiego occorre miscelare L’utilizzo regolare


g di q
questi p
preparati,
p
MODALITÀ DI DILUIZIONE DEL VITA FEED GOLD 6 100 millilitri (0,10 litri) in 900 millilitri INCREMENTO DELLA COVATA DOPO
9
INCREMENTO DEGLI ADULTI DOPO
considarata la loro azione generale di
di soluzione zuccherina al 50%. Da un 12 GG DAL TRATTAMENTO 12 GG DAL TRATTAMENTO
integratori alimentari prima ancora
flacone da 250 millilitri, unito a 2,250 25% 12% che quella di contrasto alla Nosemiasi,
1) Flacone da 0,250 litri
litri di soluzione zuccherina al 50%, è favorisce uno sviluppo migliore delle
Soluzione zuccherina al 50% 2,250 litri
possibile ottenere complessivamente 0% 0% colonie di api. Queste, infatti, appaio-
due litri e mezzo litri di preparato; da no generalmente più popolose e più
Totale quantitativo sospensione utilizzabile 2,500 litri
quello da un litro, 10 litri di soluzione. DECREMENTO DELLA COVATA DOPO DECREMENTO DEGLI ADULTI DOPO
attive rispetto a quelle non sottopo-
12 GG DAL TRATTAMENTO 12 GG DAL TRATTAMENTO ste a trattamento. Alcune ricerche
2) Flacone da 1,000 litri
quantificano in primavera un incre-
Soluzione zuccherina al 50% 9,000 litri mento della covata (fino al 25% in
-7%
-52%
Totale quantitativo sospensione utilizzabile 10,000 litri -68%
-17%
più) e degli adulti (12%). In autunno
un più moderato decremento della
1) GRUPPO ALVEARI TRATTATI
covata (15% in più) e degli adulti (10%).
2) TESTIMONE

28
Il glomere la sua importanza ai fini dello sviluppo invernale
Numerosi studi hanno dimostrato come la temperatura sia determinante nell’influenzare
l’attività dell’ape e, quindi, della colonia. Raramente l’azione di bottinamento dell’ape si svol-
ge con temperature inferiori ai 10°C o superiori ai 37°C. Solo la colonia, nel suo insieme, ha la
capacità di regolare la temperatura interna dell’alveare, facendo sì che la vita, al suo interno,
prosegua pressoché in modo costante.
Sin dalla metà del XIX secolo, Lorenz Lorraine Langstroth, il padre dell’apicultura moderna, La forza della colonia,
ebbe modo di constatare come famiglie popolose, disponendo di acqua e di adeguate
1 commisurata col numero di individui
provviste alimentari, quali miele e polline, facilmente raggiungibili, fossero perfettamente in Miele
N° alveari Miele prodotto
adulti, assume importanza fondamen-
grado di superare i freddi più intensi (fino a temperature di -45°C) come le estati più torride, N° api prodotto da tale sotto l’aspetto dei risultati
rispetto a una rispetto a una
sopportando temperature fino a 50°C. della ciascuna produttivi. Lo stesso quantitativo di
colonia di colonia di
colonia colonia api che costituisce una colonia può
Appare opportuno ricordare che la colonia di api deve essere considerata come il vero orga- 80.000 api 80.000 api
(Kg)
nismo vivente poiché i singoli individui non sono in grado di sopravvivere singolarmente: essere diviso in due o più famiglie.
regina, fuchi e operaie sono infatti da considerarsi alla stregua di cellule di un organismo 20.000 8 -14 4,0 32 - 56 Ad esempio, qualora 80.000 operaie
vivente, ciascuna con una propria specializzazione. È il loro continuo ricambio che garanti- 40.000 25 - 40 2,0 50 - 80 siano suddivise in 4 colonie di 20.000
sce la vita della famiglia e l’apicultore deve pertanto occuparsi delle condizioni e delle neces- api ciascuna, i risultati produttivi di
sità dell’intero alveare, non di ciascun individuo. 60.000 50 - 70 1,3 66 - 93 miele sarebbero pari a circa la metà
Al termine della stagione produttiva, l’alveare deve essere formato da un congruo numero (dal 30 al 70%).
di operaie, capaci di superare il periodo invernale. L’analisi delle condizioni della colonia è la 80.000 80 - 100 1,0 80 - 100
sintesi di differenti situazioni, non sempre codificabili. Prendendone in considerazione solo
alcune, è possibile fare alcune riflessioni.
Le famiglie molto popolose consumano maggiori quantità di polline e miele che deve essere
Allorché la temperatura esterna
presente nei favi al termine della stagione produttiva; questo comporta una sottrazione di 2 scende al di sotto dei 10°C, le api ope-
spazio per la covata che, pertanto, risulta meno estesa in relazione al numero di api sver- O
O
C
O
O
F
nanti. 50 120
raie si stringono insieme, formando il
Nelle famiglie meno popolose, in proporzione, è maggiore il numero di api che viene desti- 40 100 glomere. In questa situazione ciascun
30 80
nato all’allevamento della covata; per contro sono molto poche le operaie che possono individuo attiva, all’altezza del proprio
20
10
60 meno di 10°C torace, un processo metabolico, che lo
dedicarsi alla raccolta del nettare. 0
40

La longevità di un’operaia è legata alla sua attività di allevamento della covata e, quindi, alla 10
20 FORMAZIONE DEL porta a diventare una sorta di minu-
0

produzione di pappa reale. In genere viene rapportata all’attività di bottinamento, ma que- 20


20
GLOMERE scola stufa. La temperatura del torace
30
40
sto non è corretto. Aumentando il flusso nettarifero, aumenta l’attività di bottinamento della 40
60
si eleva fino a raggiungere valori oscil-
50
colonia e, contestualmente, la produzione di uova della regina. L’osservazione più banale lanti fra i 26 ed i 35,5°C. Per questa
è, di conseguenza, quella che sia l’attività di raccolta la causa dell’accorciamento della vita operazione l’ape deve assumere del
dell’operaia, mentre la causa vera è rappresentata dall’attività di allevamento della covata, miele che deve poter reperire nell’im-
covata che cresce al crescere del flusso di nettare. mediata vicinanza del glomere.
Le probabilità che un alveare rimanga orfano nel periodo invernale crescono in modo diret-
tamente esponenziale rispetto all’età della regina. È minimo con regine di 1 anno (10% circa)
mentre diviene massimo con regine di 4 anni (pressoché il 100%). Il glomere non è una sfera
Perché una colonia di api possa produrre miele, essa deve essere posta in grado di sfruttare 3 compatta. Le api operaie si
un eventuale flusso di nettare presente in un determinato momento nell’ambiente nel quale concentrano fra i favi e le celle vuote
essa vive. Le condizioni nelle quali l’alveare viene invernato sono determinanti affinché que- formando una sorta di conchiglia
sto accada. In pratica, le colonie devono essere invernate in assenza di stati patologici, con
che racchiude uno spazio interno
api giovani e vitali, non stremate da elevati carichi di varroe, con adeguate scorte alimen-
tari (soprattutto di polline, difficilmente somministrabile artificialmente), con regine giovani vuoto a disposizione della colonia.
(possibilmente dell’anno), vitali e di buona genetica. Solo in presenza di queste condizioni Tanto maggiore è il numero delle api
nell’alveare si può garantire il totale ricambio delle api nate nel periodo preinvernamento operaie, tanto più grande è la sfera
con quelle nate a seguito della ripresa della covata della nuova stagione. Le perdite invernali che esse riescono a costituire e perciò
sono dovute sostanzialmente a crisi di fame e carenza di polline, orfanità, scarsa vitalità delle lo spazio a disposizione per le attività
api e presenza di malattie. Spesso gli apicultori, anche professionisti, non quantificano tali dell’alveare.
perdite o comunque non conferiscono ad esse una corretta valutazione economica, causa
la straordinaria capacità di ripresa degl alveari.

29
Il glomere - la sua importanza ai fini dello sviluppo invernale

Le api che formano il glomere Affinché una colonia non subisca


4 assumono il miele
i l d daii ffavii e, avviando
i d 7 una contrazione invernale, il numero
il processo metabolico descritto in di api che nascono durante il periodo
precedenza, tendono ad elevare Il glomere, assimilabile ad una sfera, di svernamento deve essere almeno
notevolmente la temperatura sia della risponde alla relazione geometrica: pari a quelle che, nello stesso
parete del glomere stesso, sia della sua periodo, muoiono. Questi due valori
parte interna. È stato osservato come, sono legati fra loro da un semplice
con temperature di circa -26°C, già  VXSHU¿FLH GHOOD VIHUD  ʌU2 rapporto matematico: la quantità di
a 2,5 centimetri dello spessore della api che vanno a costituire la parete
parete del glomere la temperatura si del glomere (più anziane) deve
porti a valori di circa - 8°C.  YROXPH GHOOD VIHUD  ʌU3 essere almeno uguale alla covata in
allevamento. Pertanto, ci deve essere
un corretto rapporto fra la superficie
del glomere e il suo volume.

È indispensabile che le api possano, Èppossibile fare alcune considerazioni:


5 nel momento in cui costituiscono il 8 supponendo che ogni centimetro qua-
glomere, reperire il miele al suo interno drato (cm2) di parete del glomere sia
poiché quello che si viene a trovare in formato da 10 api che si stratificano
favi lontani è per loro irraggiungibile. le une sulle altre e considerando che
Infatti, non appena un’ape abbandona per ogni ape allo stadio larvale sono
il glomere, non potendo più godere Il volume è pari a 0,5 cm3 necessari (conteggiando sia il volume
della copertura termica che esso della celletta, sia lo spazio fra i favi) circa
le garantisce, va incontro a morte 0,5 centimetri cubici (cm3), occorre
pressoché certa. Pertanto, nel caso di che le api formino un glomere con un
una formazione di glomere prolungata, volume (in cm3) 5 volte superiore alla
la colonia, pur ricca di scorte lontano superficie (in cm2). In tale situazione il
dal glomere, mostra un elevato tasso di glomere occupa un volume con raggio
mortalità. di circa 15 centimetri e, pertanto,
interessa 7-8 favi.

La grandezza del glomere varia Nel caso di temperature


p invernali
6 principalmente in funzione di due para- 9 più alte, che richiedono glomeri con
metri: il numero delle api operaie che pareti meno spesse, sono meno le api
compongono la colonia e la temperatu- chiamate a costituirlo. Seguendo
ra esterna, considerando che, con l’ab- l’esempio precedente, qualora siano
bassarsi delle temperature è maggiore solo 6, il rapporto fra volume è super-
lo spessore del glomere e quindi il ficie è pari a 3. In questo caso il volu-
numero di api che lo compone. Per me del glomere deve avere un raggio
questo motivo, è prevedibile che esso non inferiore ai 10 centimetri, garan-
tenda ad occupare uno spazio sempre tendo la copertura termica a 6 favi.
maggiore col progredire della stagione Pertanto, nei casi in cui non si registri-
invernale, sia perché le temperature no temperature significativamente
sono via via più miti, sia per il crescere inferiori agli 0°C, è raccomandabile
GENNAIO FEBBRAIO FINE FEBBRAIO dei componenti la colonia di api. che le colonie vengano invernate con
almeno 6 favi ben coperti di api.

30
Il controllo dell’alveare l’invernamento e lo sviluppo invernale
Con assoluta certezza è possibile affermare che le possibilità produttive di una colonia di
api sono strettamente correlate alle capacità di governo dell’allevatore. Primaria impor-
tanza assume lo sviluppo dell’alveare nel periodo invernale, periodo che intercorre dal
momento dell’invernamento a quello della posa del primo melario. Spesso un errore, sep-
pure banale, può compromettere in modo significativo il valore delle produzioni altrimenti Completata la riunificazione,
ottenibili.
3 le colonie devono risultare ben popola-
Le modalità di governo dell’apiario variano secondo la professionalità dell’apicultore. R R C C C C R R R0 R0 te, con tutti i favi coperti di api. Si tenga
Ad esempio, il poter disporre di un seppur modesto allevamento di regine assume rile- presente che la covata non può eccede-
vanza notevole sulle sue scelte. Infatti, l’allevatore che può contare sulla disponibilità re i limiti imposti dal glomere (vedi sche-
precoce di celle reali, non mostrerà alcuna esitazione nel riunire le sue colonie più deboli da: Il glomere). Oltre a ciò, è indispensa-
al momento dell’invernamento. Così facendo egli deve obbligatoriamente sopprimere R SCORTE FRUIBILI bile che le api più esterne siano in gra-
alcune regine, che, ovviamente, devono essere rinnovate al termine della stagione fredda. C COVATA do di raggiungere i favi di scorta, non
R0 SCORTE NON FRUIBILI
Altrettanto non è possibile possa verificarsi qualora l’apicultore non possegga altrettanta potendo, per nutrirsi, allontanarsi dal
professionalità: egli tende a mantenere costante il numero dei propri alveari, facendoli glomere stesso. Un alveare munito di
spesso svernare in condizioni di sviluppo non idonee e tali da ritardare la loro ripresa favi di scorta, ma posizionati troppo
produttiva. lontani dalle api in glomere, è destinato
comunque a morire di fame.

Sul finire della stagione produttiva Al momento dell’invernamento,


1 gli alveari devono essere predisposti 4 che nelle regioni a clima mediterra-
per trascorrere al meglio la stagione neo si attua entro la prima decade di
fredda. La quantità di api presente in dicembre, occorre effettuare un trat-
ogni alveare all’inizio dell’inverno deve tamento contro la varroatosi: in
essere tale da garantire la formazione questa fase può essere impiegato
di glomeri di volume adeguato per l’acido ossalico. Lo stesso trattamento
proteggere al meglio una buona quan- deve essere ripetuto 25-30 giorni
tità di covata, considerando che i primi dopo. Questo primo trattamento
due cicli sono quelli deputati alla sosti- è indispensabile per proteggere
tuzione delle api svernanti. Pertanto è l’ultimo ciclo di covata che dà origine
bene che gli alveari siano composti da alle operaie destinate a trascorrere il
non meno di 7-8 favi ben coperti di api. lungo periodo invernale.

Gli alveari deboli devono essere riuniti Sessanta giorni prima della prevista
C2 C2 R2 R2
2 fra loro, sopprimendo le regine che 5 ripresa del flusso di nettare, è opportuno
R1 C1 C1 C1 C1 R1
non hanno mostrato caratteristiche procedere ad una stimolazione dell’
interessanti. I favi di covata provenienti ovideposizione della regina, realizzando
dalla colonia nella quale è stata una nutrizione stimolante, con l’impiego
FAMIGLIA RICEVENTE
R1 SCORTE ALIMENTARI uccisa la regina devono essere di soluzioni zuccherine al 50%: un
C1 COVATA semplicemente inseriti in un altro chilogrammo di zucchero per litro di
FAMIGLIA ORFANIZZATA
alveare, suddividendoli ai lati della acqua.
R2 SCORTE ALIMENTARI covata della famiglia ricevente. La soluzione deve essere somministrata
C2 COVATA Occorre fare attenzione che in ogni utilizzando preferibilmente nutritori a
colonia, fra le scorte alimentari, sia tazza da soffitta o nutritori esterni da
presente in quantità abbondante applicare all’ingresso.
anche il polline.

31
Il controllo dell’alveare - l’invernamento e lo sviluppo invernale

In questa fase, la nutrizione non Trascorsi circa trenta giorni


6 deve essere abbondante. È sufficiente 9 dall’ultimo trattamento per il control-
una somministrazione media lo della varroatosi, occorre procedere
giornaliera di 0,1 litri, da protrarre ad un monitoraggio della consistenza
per 10 giorni fino ad un totale delle popolazioni dell’acaro. La valuta-
distribuito di un litro. La soluzione zione può essere fatta secondo le mo-
può essere somministrata ogni due dalità descritte nella scheda specifica.
o tre giorni. Interessando tutte le È opportuno che il monitoraggio
famiglie, ha lo scopo di favorire la venga realizzato tutti gli anni, secon.-
ripresa contemporanea della covata do le medesime modalità. Il dato
in ciascuna di esse. Inoltre fornisce ottenuto, (valutato come media
utili indicazioni sia sull’attitudine fra gli alveari) rapportato a quello
produttiva della colonia sia sulle sue degli anni precedenti, fornisce una
condizioni sanitarie. preziosa ‘indicazione sull’efficacia del
programma di lotta alla parassitosi.

Le colonie che consumano la I primi due cicli di covata hanno lo


7 soluzione rapidamente ed in modo 10 scopo di rinnovare la popolazione
completo, senza alcuna moria nel dell’alveare: le nuove api, nate nei
nutritore, non debbono destare primi 40 giorni dalla ripresa della
alcuna preoccupazione. Anzi, covata, devono essere sufficienti a
occorre considerare che la vitalità reintegrare la quota di api svernanti
nell’assunzione della nutrizione è oramai giunte al termine del loro ciclo
strettamente correlata con l’attitudine di vita. In assenza di stati patologici, una
genetica all’attività di bottinamento. contrazione della forza dell’alveare è
dovuta ad una scarsa longevità delle
api operaie, scarsa longevità che, non
può che ripercuotersi sulle capacità
produttive dell’alveare.

Lo stesso non si può affermare Una maggiore longevità delle operaie,


8 per quelle colonie che non 11 a parità di numero di api nate, conferi-
manifestano grande interesse per la sce alla colonia una forza maggiore e,
nutrizione o le cui operaie, peggio soprattutto, una maggiore presenza
ancora, affogano nella soluzione. di api bottinatrici. Infatti tale funzione
Queste sono le colonie che, con viene raggiunta dalle api al ventesimo
maggiori probabilità non daranno giorno di vita. Qualora un’operaia vi-
grandi soddisfazioni. È inoltre va 40 giorni, in alveare sono presenti
opportuno che l’apicultore proceda una bottinatrice per ogni ape di casa;
ad un loro controllo approfondito per se, al contrario, essa vive per 60 gior-
verificarne lo stato di salute. La moria ni, la colonia può contare su due bot-
per annegamento è, infatti, sintomo di tinatrici per ciascuna ape di casa. Al
api indebolite. controllo queste colonie si mostrano
molto forti e con le api pronte alla cos-
truzione di nuovi favi.

32
Il controllo dell’alveare l’aggiunta dei fogli cerei

Trascorsi 40 giorni dalla ripresa della covata, la colonia deve iniziare a svilupparsi in termini
numerici. Infatti i primi due cicli di covata sono quelli che generano le operaie che vanno a
sostituire le api che trascorrono l’inverno. Occorre verificare il regolare flusso
In presenza di un glomare sufficientemente esteso, se le api sono sono scarsamente longeve,
3 di nettare ché in questo periodo potreb-
durante il primo periodo invernale, nella colonia, muoiono più api di quelle che sfarfallano: be non essere sufficiente per garantire
questa condizione porta ad una contrazione della popolazione tanto più grave quanto una buona e corretta costruzione dei
minore è la longevità delle operaie. Queste colonie devono essere obbligatoriamente esclu- favi. Nel caso il flusso di nettare non sia
se da un eventuale piano di selezione, qualora la scarsa longevità non sia determinata da abbondante o nel caso siano previste
condizioni ambientali, ma sia correlata al patrimonio genetico. Nel caso vi sia una equivalen- giornate poco adatte all’attività di botti-
za fra api svernanti morte e nuove nascite, dopo questo lasso di tempo la colonia presenta namento, occorre fare ricorso ad una
lo stesso grado di sviluppo che aveva al momento dell’invernamento. Più rara è la situazione nutrizione di soccorso. È bene ricordare
in cui una colonia mostra un incremento dei suoi componenti sin nei primi 40 giorni dalla che la scelta dei fogli cerei deve ricadere
ripresa della covata. su quelli di peso compreso fra 100 e
Nel momento in cui la colonia entra in questa fase, l’apicultore deve porre particolare atten- 110 grammi, i soli che offrono le migliori
zione nell’assecondarne al meglio lo sviluppo. Ogni suo errore, infatti, rischia di avere gravi garanzie di buona costruzione.
ripercussioni sotto il profilo produttivo.

La famiglia, trascorsi 40 giorni Nelle situazioni di scarso flusso


1 dalla ripresa della covata, dovrebbe 4 di nettare, infatti, le api ceraiole non
presentarsi in forte espansione. vengono a trovarsi nelle migliori
Sollevato il coprifavo le api devono condizioni per produrre cera.
essere presenti su tutti gli spazi Pertanto per la costruzione dei fogli
disponibili fra i favi. Considerato che cerei esse fanno spesso ricorso a cera
il controllo deve essere effettuato in già deposta, di frequente la stessa che
una giornata calda, e quindi di volo compone il foglio cereo. In questa
intenso, la forza dell’alveare deve situazione il foglio viene rosicchiato in
essere giudicata tenendo conto delle prossimità del filo. Quando questo si
api intente al lavoro di bottinamento. verifica il favo deve essere eliminato al
La famiglia, in pratica, è più forte di più presto.
quello che appare.

Qualora sia stata invernata con il nido Solo in presenza di un intenso flusso
2 incompleto, l’aggiunta del primo 5 di nettare o, in alternativa, di una
foglio cereo non comporta problemi. ricca nutrizione di soccorso, le api
L’apicultore può decidere se inserirne costruiscono in modo regolare i loro
uno solo o due contemporaneamente, favi. Per questo motivo, nel momento
in relazione al grado di sviluppo della dell’aggiunta dei fogli cerei, occorre
colonia. In ogni caso, i fogli cerei intervenire con la somministrazione
devono essere posizionati ai lati della di adeguati quantitativi di soluzione
covata, fra questa ed il primo favo con zuccherina al 66%: 2 chilogrammi di
scorte. Nel caso si aggiungano due zucchero per litro di acqua. Questo nella
fogli cerei, essi devono essere posti considerazione che la cera altro non è
uno per lato. che un metabolita della zucchero.

33
Il controllo dell’alveare - l’aggiunta dei fogli cerei

Se la colonia è stata invernata su 10 favi Non appena il foglio cereo viene


6 il posizionamento dei fogli cerei può 10 costruito dalle api, occorre spostarlo
comportare qualche problema, in centralmente, ove l’eventuale formazione
particolare quando la colonia si presenta del glomere presenta la massima sezione.
assai popolata. Possibilmente questo nuovo favo
In questa situazione l’aggiunta dei dovrebbe essere collocato al lato del
fogli cerei si può realizzare solamente a favo ove si trova la regina. Potendo così
condizione che dal nido vengano asportati disporre di un favo nuovo, ottimo per
un numero corrispondente di favi. accogliere covata, essa si sposta quanto
prima per deporvi.

Si procede estraendo uno dei favi Un favo ben costruito deve essere
7 laterali, quello che appare meno popolato o 11 prontamente interessato dalla ovideposi-
più semplice da estrarre. Per facilitare questa zione della regina. Infatti sono le esuvie
operazione e per evitare di uccidere molte larvali che, abbandonate nelle cellette
api per sfregamento, può essere necessario dalle api sfarfallate, garantiscono il rafforza-
accostare il penultimo favo (quello in posizione mento del favo. Solo in questa condizione
9) a quello in posizione 8, posizionandolo il favo da nido è in grado di assolvere al
anche appena sopra l’orecchietta del meglio alle sue funzioni, potendo acco-
distanziatore. Possono essere estratti uno gliere sia la covata che le scorte, senza
o due favi, in funzione dello sviluppo della rischio di cedimenti anche alle elevate
popolazione o dell’entità delle scorte. temperature tipiche della stagione estiva.

I favi asportati possono trovare spazio Qualora il favo venga dimenticato


8 in un doppio melario (vedi glossario) 12 ai lati della covata, esso, nella pluralità
posizionato o sullo stesso alveare o su dei casi, viene sfruttato solo in piccola
una una delle famiglie più forti. In esso parte per la ovideposizione. Molto più
vengono raggruppati favi provenienti frequentemente le api lo impiegano per
da più alveari. Prima di essere trasferiti in il deposito delle scorte alimentari, miele e
questo corpo i favi devono essere scrollati polline, sottraendolo alla sua destinazione
leggermente affinché si sollevino in volo principale: l’accoglimento della covata.
le bottinatrici e rimangano aggrappate le
sole le api di casa.

Ricavato lo spazio necessario, Questi sono favi che, purtroppo,


9 al pari di quanto detto in precedenza, si 13 devono essere allontanati quanto prima.
inseriscono uno o due fogli cerei ai lati del- Infatti, la mancanza dell’azione di rinforzo
la covata. Occorre infatti considerare che, garantito dalle esuvie pupali lasciate dalla
qualora il foglio cereo non venga imme- covata porta alla deformazione delle celle
diatamente costruito, esso viene difficil- o, peggio, al crollo dell’intera costruzione
mente saltato dall’ape regina durante i sotto il peso delle scorte di miele e polline
suoi spostamenti da un favo all’atro; in tal non appena si registra un incremento
caso, questa rischia di restare relegata nella delle temperature.
porzione di nido delimitata dal foglio cereo.

34
Il rinforzo dell’alveare il trasferimento di favi e di api adulte

Le colonie di api, durante i mesi invernali, si sviluppano naturalmente in modo non


omogeneo, raggiungendo l’epoca della messa dei melari in tempi differenti. Per di più
possono, in particolari periodi della loro vita, mostrare stati di indebolimento determi-
nati da motivazioni evidenti o, come spesso capita, non giustificati da eventi esterni. La carenza di polline
Per contro, per l’apicultore è importante avere apiari con colonie dallo sviluppo il più
2 può essere ovviata spostando favi da
omogeneo possibile. Durante i mesi invernali, una contrazione eccessiva della colonia una colonia ad un’ altra. Prima del tra-
(in misura maggiore di un favo coperto di api) registrato in assenza di stati patologici, è sferimento, occorre scrollare legger-
sintomatico di una scarsa longevità delle api operaie. In pratica, le api svernanti muoio- mente il favo affinché le api bottinatri-
no ancor prima di essere sostituite dalle nuove nascite, portando ad uno spopolamento ci lo abbandonino. Infatti, una o due
evidente dell’alveare. È questa una caratteristica genetica e, in quanto tale, modificabile scrollate, fanno sì che le api di volo
solo attraverso un’azione costante di selezione. si allontanino, lasciando sul favo le
È importante per l’apicultore comprendere le cause che hanno determinato l’indebo- sole api di casa, incapaci di prendere
limento della colonia. Se queste derivano da stati patologici irrisolti, è determinante, il volo. Queste api, molto giovani e
prima di compiere qualunque operazione, curare la colonia oppure in ultima analisi meno aggressive, consentono un
valutare l’eventualità della sua soppressione. Eventualmente una volta risolto il proble- ulteriore rafforzamento della colonia
ma, è possibile riunire la colonia con un’altra. ove il favo viene inserito.
Le tecniche impiegate in apicultura per livellare la forza delle famiglie sono svariate.
Non tutte, però, si mostrano idonee rispetto all’obiettivo; diversi autori descrivono una
serie di operazioni che, se effettuate in periodi non consoni, possono addirittura dimo- Per il rafforzamento di colonie
strarsi controproducenti. 3 deboli si sconsiglia di trasferire favi
Per ottenere colonie più omogenee possibile, si può fare ricorso ad interventi che pre- con covata aperta. Infatti le colonie
vedono la riduzione del numero di alveari allevati o il trasferimento di api (con diverso deboli non sono in grado di accudire
stadio di sviluppo) da alveari forti ad alveari deboli. covata di questo tipo che deve essere
Gli interventi del primo tipo si esplicano nella riunificazione di due o più alveari deboli nutrita e protetta. La covata giovane,
o di una colonia debole con una orfana. inserita in famiglie deboli, è esposta
Nel secondo caso è possibile trasferire: agli eventuali cali di temperatura che
‡IDYLGLVFRUWH portano a formazioni di glomeri tanto
‡IDYLHDSL più compatti quanto minori sono le
‡DSLDGXOWHGLFDVD HSHUWDQWRLQFDSDFLDOYROR  temperature esterne. In tali condizioni
‡DSLERWWLQDWULFL la covata esterna al glomere va
Il trasferimento dei favi come delle api adulte può avvenire senza l’impiego di farina o incontro a morte certa.
altre sostanze. Eventualmente, può essere d’aiuto un po’ di fumo.

Spesso, durante l’inverno, è possibile Il trasferimento di covata aperta,


1 riscontrare una carenza di scorte di 4 composta da larve di età inferiore
polline, alimento essenziale per le api ai tre giorni, si rende necessario ove
adulte e la covata. Rappresentando la colonie forti si ritrovino orfane e non
frazione proteica dell’alimentazione, siano in grado di allevare celle reali.
esso viene consumato tal quale dalle In tali circostanze è possibile (anche
api adulte o dalle larve di età superiore se spesso non conveniente) inserire
ai tre giorni. Il polline fornisce inoltre un favo di covata aperta affinché sia
le proteine necessarie affinchè le api possibile allevare la nuova regina.
nutrici possano produrre la pappa Quando viene inserito, il favo può
reale, unico alimento per le larve fino essere privato o no delle api di
al terzo giorno di età e per la regina. copertura, le quali sono ovviamente,
per la quasi totalità api nutrici.

35
Il rinforzo dell’alveare - il trasferimento di favi e di api adulte

Per rinforzare famiglie deboli Il trasferimento delle api nutrici


5 è preferibile utilizzare favi con sola 8 si realizza prelevando un favo con co-
covata nascente. Questa covata vata aperta. Dopo una leggera scrolla-
sfarfalla in uno o due giorni e pertan- tura che induce il volo delle bottinatri-
to i rischi di una sua mortalità sono ci, le api di copertura (tutte api di
inferiori, anche se non nulli. Prima di casa) possono essere trasferite all’in-
fare questa operazione è opportuno terno dell’alveare debole, scuotendo
sincerarsi sulle temperature minime, o spazzolando il favo. Queste api gio-
sopratutto notturne e previste per vani restano nella colonia ricevente,
i giorni successivi all’operazione. fino a diventare bottinatrici. Nel caso,
Qualora si prevedano temperature in apiario, si siano già inseriti i fogli
inferiori ai 10°C, che comportano cerei, il trasferimento delle ceraiole si
reali rischi di formazioni di glomere, è realizza prelevando questi telaini dalle
preferibile rimandare l’intervento. colonie donatrici e scrollandoli più
facilmente nell’alveare ricevente.

Per rinforzare le colonie deboli, È possibile rinforzare una colonia


6 è certamente da preferire l’impiego 9 debole attraverso il trasferimento delle
delle api adulte, le uniche capaci di bottinatrici provenienti da un alveare
fronteggiare improvvisi ritorni di fred- forte. Questo intervento si realizza
do. In più, con un numero maggiore invertendo la posizione fra l’alveare
di adulti, è possibile, per la colonia, donatore e quello ricevente. Questa
formare glomeri con diametri maggio- operazione, inducendo le bottinatrici a
ri e, quindi, proteggere una maggiore scambiarsi fra i due alveari, determina
superficie di covata. Affinchè l’inter- lo spopolamrento dell’alveare donatore
vento abbia successo, non è possibile ed il rafforzamento di quello debole.
trasferire api bottinatrici, presenti prin- È però questo un intervento assai
cipalmente sui favi di miele o di cova- rischioso poiché lo spopolamento
ta opercolata, poiché queste farebbe- dell’alveare donatore non può essere
ro ritorno alla famiglia di origine non graduato e, qualora eccessivo, può avere
appena fuori dall’alveare. conseguenze difficilmente prevedibili.

Le uniche api che è possibile utilizzare Se si dispone di più postazioni,


7 sono quelle di casa le quali, non anco- 10 il rinforzo di un alveare debole può
ra in grado di volare, non hanno avvenire attraverso il trasferimento
alcuna possibilità di ritornare all’alvea- di favi con covata opercolata (meglio
re di provenienza. Occorre pertanto se prossima allo sfarfallamento) con
trasferire o api nutrici (produttrici di abbondanti api di copertura. Questo
gelatina reale, con età dai 3 ai 10 materiale può comodamente essere
giorni) o api ceraiole (produttrici di raccolto in un’arnietta prendisciame
cera, con età dai 10 ai 18 giorni). È ed essere trasferito in postazioni
possibile trovare le api nutrici sui favi lontane non meno di 4-5 chilometri.
con covata aperta e larvette di età In questo modo anche le bottinatrici
inferiore ai tre giorni mentre le api non sono più in grado di fare ritorno
ceraiole vanno a colonizzare i fogli al ceppo di partenza, finendo per
cerei appena inseriti. rimanere nella colonia ricevente.

36
L’aggiunta dei melari
La sovrapposizione dei melari assume, nell’apicultura razionale, una valenza determi-
nante. Molte indicazioni riportate nella manualistica apistica non trovano adeguate
risposte nella pratica, dimostrandosi, il più delle volte non appropriate alle finalità impo-
ste dall’apicultura professionistica: buone produzioni con impieghi limitati di ore lavoro.
La maggior parte degli autori di manuali di apicultura consigliano l’inserimento dei Nel momento in cui il nido si trova
melari nel momento in cui tutto lo spazio nel nido è stato occupato e le api iniziano 2 composto da almeno 7-8 favi di cova-
ad allungare le celle dei favi da nido. Ebbene, se così si operasse, soprattutto in ambito ta, inserendo l’ultimo foglio cereo è
mediterraneo, l’aggiunta dei melari avverrebbe quando le colonie si sono già predispo- necessario sovrapporre contempo-
ste per la sciamatura. raneamente il melario. Se l’apicultore
Prima di affrontare i casi particolari, occorre fare una breve premessa. Il miele, nel non dispone di favi, il melario può
momento in cui viene deposto nella celletta di un favo, registra un livello di umidità pari essere composto da soli fogli cerei. In
al 35-50%. Pertanto, affinché le api possano produrre un chilogrammo di miele maturo questo caso le api iniziano la costru-
(che, con umidità non superiore al 18%, occupa un volume di circa 0,7 litri) devono zione a partire dai telaini centrali,
poter contare su un volume di immagazzinamento che varia, rispettivamente da 0,86 per passare solo in seguito a quelli
(con umidità del 35%) a 1,15 litri (con umidità del 50%). Ciò significa che le api, per la laterali. Pertanto, qualche giorno do-
produzione di miele, debbono poter disporre di un volume maggiore di circa 1,2-1,6 po l’inserimento è necessario sposta-
volte il volume che occupa il miele maturo. re centralmente i telaini periferici.
Qualora il melario venga sovrapposto ad un nido completo, nel quale le api già allunga-
no le cellette dei favi, è certo che circa un 1/3 dello spazio, naturalmente a disposizione
della covata è invece occupato dal miele. Se a questo si somma il volume del polline,
anch’esso immagazzinato nei favi del nido, si comprende facilmente come sia possibile Disponendo di favi da melario
che la famiglia si stia già predisponendo alla sciamatura, avendo, la regina, appena la 3 costruiti, l’allevatore deve disporre i
metà del nido come spazio a disposizione per la covata. melari inserendo i telaini con i fogli
Un discorso analogo occorre fare relativamente al momento in cui debba essere inse- cerei in posizione centrale e i telai con
rito un melario aggiuntivo. È opinione diffusa fra gli apicultori che gli altri melari pos- i favi costruiti in posizione laterale. In
sano essere inseriti non prima che il precedente venga opercolato. Per quanto detto questo modo si dà immediato spazio
in precedenza, appare del tutto ovvio come le api si trovino nella condizione di dover alle api per la deposizione del miele
utilizzare i favi del nido per immagazzinare miele immaturo in attesa che raggiunga immaturo mentre le ceraiole possono
valori in acqua inferiori al 18%. iniziare la costruzione dei fogli
Tutto questo porta, come già detto, a compromettere la capacità di ovideposizione centrali. La successione consigliata è:
della regina, con il conseguente rallentamento dell’espansione della colonia se non con 2-3 favi costruiti in un lato; 3-5 fogli
la decisione della stessa di sciamare per recuperare spazio vitale. cerei centrali; 2-3 favi costruiti nel lato
Da qui è facile comprendere come la corretta aggiunta dei melari sia pratica essenziale opposto.
per ottenere produzioni abbondanti.

In una forte colonia svernante, La disposizione indicata


1 si rende necessario, con largo anticipo, 4 in precedenza porta con sé due
fare spazio alla covata, allontanando vantaggi. Non si rende necessario
i favi da nido carichi di miele. Questi lo spostamento dei favi dal centro
possono essere sistemati in un doppio ai lati poiché tutti i favi arrivano a
melario (vedi glossario) posizionato su contenere miele maturo nello stesso
alcuni alveari scelti tra i più popolosi. momento ed è possibile evitare di
Al posto dei favi a miele, nei nidi si interporre la lastra escludiregina (vedi
inseriscono fogli cerei. Questi, posti glossario) fra il nido ed i melari, vero
ai lati della covata, vanno spostati più ostacolo per la pronta colonizzazione
centralmente una volta che le api ne del melario.
abbiano ultimata la costruzione.

37
L’aggiunta dei melari

Riempito il primo melario Quando il flusso di nettare


5 per il 50 -70%, occorre aggiungerne 8 si sta esaurendo, alla sommità dell’
un secondo. Questo, deve essere arnia si può ancora inserire un melario
inserito preferibilmente fra il nido ed costruito. In questo modo l’apicultore
il primo melario e, per le ragioni già ha l’immediata percezione dell’anda-
ricordate, deve essere predisposto con mento del flusso di nettare senza
telai nella successione indicata per il dover spostare l’intera pila dei melari.
primo melario. Se l’ultimo melario resta vuoto, signi-
fica che il flusso volge al termine. In
caso contrario, questo melario può
essere trasferito appena sopra il nido.
Seguendo la stessa logica, si può valu-
tare la possibilità di inserire un ulterio-
re melario alla sommità dell’arnia.

Il secondo melario potrebbe essere Man mano che i favi dei melari
6 inserito anche superiormente, ma que- 9 vengono opercolati, questi possono
sta posizione, in una situazione di in- essere prelevati utilizzando diversi
tensa importazione, potrebbe rendere sistemi, a partire dall’impiego di una
difficoltosa l’attività delle api, costrette semplice spazzola, per arrivare all’ uso
ad attraversare un melario ormai pie- dei più costosi soffiatori.
no e opercolato, prima di accedere alla L’utilizzo dell’affumicatore è certamente
“zona di lavoro”. L’unico vantaggio in da limitare poichè il miele potrebbe
questa situazione è la quasi certezza assumere il difetto di sapore di fumo.
che nel secondo melario la regina non Se l’apiario viene visitato spesso, è
andrà a deporre uova. Con lo stesso consigliabile prelevare i melari per
criterio occorre aggiungere i melari gruppi mediante l’impiego degli
successivi sempre quando l’ultimo è apiscampo (vedi glossario).
stato riempito per metà.

Se l’apicultore opera Nel caso di sciami naturali,


7 in modo corretto, la deposizione 10 di nuclei o pacchi d’api, il melario deve
di uova nei favi del melario è un essere posizionato anche prima che
evento assai raro. Al fine di evitare il nido sia stato completato. Ciò evita
che la regina deponga nel melario, che le api utilizzino i favi del nido per
dal nido si devono prelevare tutti i riporvi le provviste in eccesso. Per
favi che, per motivi diversi, non sono questo motivo, in queste situazioni, è
idonei ad ospitare covata femminile: preferibile impiegare melari con favi
i favi deformati e quelli con miele. In già costruiti.
particolare i favi appena costruiti che Contemporaneamente occorre
interessati dalla deposizione di miele, proseguire nel completare il nido con
sono a grave rischio di crollo. Il nido l’aggiunta graduale di fogli cerei.
dovrebbe preferibilmente contenere
un solo favo con polline.

38
La sciamatura le cause predisponenti

Il fenomeno della sciamatura deve essere contrastato dall’apicultore, sebbene tutte le


La carenza di spazio è motivo
tecniche di cui egli può disporre non possono essere considerate certamente risolutive. 3 di forte congestionamento per
È quindi importante conoscere a fondo tutti gli aspetti, spesso interdipendenti fra loro,
l’intero alveare. Pertanto, se l’apicul-
che predispongono la colonia alla sciamatura affinché questo fenomeno possa essere tore non provvede per tempo (o
ostacolato il più efficacemente possibile. La cognizione certa, da parte dell’allevatore, sottraendo favi dal nido ed inserendo
delle cause che portano le colonie alla sciamatura, permette, se non di eliminare del fogli cerei o aggiungendo i melari),
tutto il fenomeno, di limitarlo a pochi alveari o a far si che questo avvenga in un perio- le api tendono a ripristinare le
do più favorevole, durante la stagione produttiva. Infatti, per poter contrastare la scia- proprie migliori condizioni di vita
matura attraverso la tecnica della sostituzione della regina con una dell’anno, occorre con la costituzione di nuove colonie
che la colonia manifesti la propria volontà di sciamare non prima del mese di aprile. attraverso la sciamatura.
Generalmente è questo il periodo nel quale, si può disporre di nuove regine giovani e
feconde.
Fra gli elementi che inducono la colonia alla sciamatura si citano i più significativi.

L’età della regina è un elemento L’elevato flusso di nettare,


1 fondamentale poiché la quantità di 4 o più in generale l’abbondanza di
feromone reale (la cui funzione è risorse alimentari, stimola la colonia
quella di mantenere unita la colonia) alla sciamatura. Un’abbondante
che essa è in grado di secernere, fioritura funge infatti sia da
è strettamente legata alla sua età: fattore primario che da fattore
invecchiando anche di pochi mesi complementare, in quanto
la quantità di feromone prodotto si predispone la famiglia ad altre
riduce in modo assai significativo. Per situazioni di disagio: (riduzione
tale motivo è importante essere certi degli spazi a disposizione, maggiore
dell’età di ogni singola ape regina congestione, incremento della
presente in apiario. covata, ecc.).

Se da un lato è stato osservato Un’elevata capacità di ovideposizione


2 che la regina depone preferibilmente 5 della regina necessita di uno spazio
nei favi vecchi, dall’altro questi, con superiore a quello ordinariamente
il loro carico di esuvie larvali lasciate presente nel nido. Occorre sempre
nelle cellette dalle api operaie ad garantire la presenza di favi vuoti a
ogni ciclo preimaginale, sono poco disposizione per la regina, asportando
idonei ad accogliere ancora covata. dall’alveare favi di covata che possono
Per questo motivo molte cellette essere trasferiti in doppi melari o im-
restano inutilizzate. Inoltre, i favi piegati per la costituzione di nuove
vecchi rappresentano un fertile colonie. La presenza di covata operco-
terreno per lo sviluppo di agenti lata superiore al 55-60%, è indice di
patogeni, per cui occorre sostituirli scarso spazio per la deposizione di uo-
periodicamente. va e quindi di difficoltà per la regina.

39
La sciamatura - le cause predisponenti

Occorre limitare la covata a fuco, La componente genetica


6 sostituendo tutti i favi che possono 9 è un fattore fondamentale,
accoglierla, soprattutto quelli determinando la predisposizione
deformati. Infatti, raramente, le della famiglia alla sciamatura. Può
colonie si predispongono alla verificarsi, infatti, il caso estremo di
sciamatura senza prima aver colonie che si predispongono per la
allevato un buon numero di sciamatura molto presto, quando il
maschi. Con la loro presenza, essi nido è ancora incompleto. In questi
elevano notevolmente il livello di alveari, è generalmente possibile
congestionamento dell’alveare, rinvenire un numero elevato di celle
mentre, con il loro appetito, limitano reali, spesso disposte sulle facce dei
la quantità di feromone reale a favi ed anche sui telaini da melario.
disposizione per le api operaie (vedi
glossario: Fuco).

La scarsa circolazione d’aria viene Per l’apicultore


7 percepita dalla colonia attraverso 10 è certamente importante saper
l’incremento della temperatura riconoscere quando le operaie
interna, unitamente all’accrescimento costruiscono celle reali perché si
del livello di anidride carbonica. predispongono alla sciamatura o
Basilare importanza, in questa per fare fronte ad una improvvisa
situazione, assume l’impiego delle morte della loro regina. Le celle di
arnie con il fondo in rete (private del sciamatura vengono costruite, nella
vassoio contavarroe) e l’aggiunta quasi totalità generalità dei casi, nella
tempestiva dei melari. periferia dei favi. Queste, inoltre,
vengono occupate da un uovo.

I favi da nido Qualora le api si trovino costrette


8 molto spesso e particolarmente nelle 11 a fare fronte ad un caso di orfanità,
regioni a clima temperato, alla ripresa le cellette reali vengono, al contrario;
della covata, si presentano occupati edificate attorno alle larvette
da miele e polline, accumulati dalle designate dalle stesse api operaie
api in autunno e non consumati a diventare api regine. Per ciò le
durante la stagione fredda. Questi poche celle prodotte si trovano
favi non devono essere lasciati nei esclusivamente sulla faccia dei favi e
nidi poiché sottrarrebbero spazio alla contengono covata allo stadio di larva
covata, ma devono essere allontanati di età inferiore ai 3 giorni e non è
e sostituiti con favi vuoti o, meglio, possibile individuare cellette reali con
fogli cerei. uova, né tanto meno favi con covata
allo stadio di uovo.

40
La sciamatura la prevenzione
Esaminati gli elementi che portano la colonia a sciamare, differenti sono le azioni susseguenti
che l’apicultore deve porre in essere al fine di prevenirla o, per lo meno, affinché essa avvenga
il più tardi possibile.

Negli ambienti a clima mite, La tempestiva introduzione


1 l’allontanamento dei favi vecchi o 4 di uno o più fogli cerei assume assolu-
deformati (vedi glossario) pone alcuni ta rilevanza. In questo modo le api
problemi, considerato che il consumo ceraiole, assai numerose alla ripresa
invernale di miele è assai scarso. della covata, possono svolgere la loro
Occorre allontanarli comunque dal funzione. Poichè per produrre la cera,
nido: o smelandoli o inserendoli le api altro non fanno che trasformare
provvisoriamente in doppi melari lo zucchero, la costruzione di fogli
(vedi glossario) in attesa di una loro cerei provvede a tamponare un’eleva-
smelatura collettiva. ta importazione di nettare nell’alveare.
I fogli cerei devono essere inseriti
a completamento del nido o in
sostituzione dei favi allontanati.

Nei nidi non devono essere presenti, L’impiego delle trappole per polline
2 comunque, favi colmi di riserve 5 è indispensabile per contrastarne,
alimentari (polline o miele) poiché l’elevata importazione. Nelle regioni
sottraggono spazio prezioso per a clima temperato, questo tipo di
la ovideposizione della regina. Al produzione risulta pertanto obbligata
pari dei favi vecchi o deformati, da e dettata soprattutto da esigenze di
eliminare, questi telai devono essere tecnica apistica. Ove non si optasse
allontanati: possono trovare impiego per l’introduzione delle trappole, i favi
nella formazione di sciami artificiali o occupati dal polline devono essere
smelati e, quindi, riutilizzati. Anch’essi, comunque allontanati.
provvisoriamente possono essere
trasferiti in un doppio melario.

Può rendersi necessario asportare La scarsità di spazio per il raccolto,


3 anche favi di covata, preferibilmente 6 predispone la famiglia alla sciamatura.
opercolata e prossima allo sfarfallamen- Infatti, il nettare portato dalle bottinatrici,
to. Anche in questo caso, questi contiene dal 20 al 40% circa di sostanza
favi possono essere utilizzati o nella secca. In alveare le api di casa, non appe-
formazione di nuclei o inseriti nei na assunto il nettare, al fine di provvede-
doppi melari richiamati in precedenza. re alla sua ulteriore disidratazione, lo ri-
Una volta sfarfallata la covata, questi gurgitano dalla loro borsa melaria, fa-
favi potranno essere riposizionati nei cendolo scorrere più volte lungo la ligu-
nidi (della stessa o di altre famiglie) o la estroflessa come fosse un canale. Tale
lasciati nei doppi melari e impiegati per operazione, della durata di 15 -20 minu-
la raccolta di miele. ti, si svolge in modo continuo e rapido.

41
La sciamatura - la prevenzione

Il miele viene deposto nei favi Quando la colonia è al massimo dello


7 quando la percentuale di sostanza secca 11 sviluppo ed il flusso di nettare raggiunge
raggiunge il 50-60% circa. Nelle celle subi- livelli elevati, è buona norma asportare
sce un’ ulteriore concentrazione. Affinché la porticina metallica che limita l’ingresso
maturi occorrono da 1 a 3-4 giorni, mentre dell’alveare, anche se spesso questo
il volume del miele decade dal 50 al 70% accorgimento non è sufficiente a
circa. Quindi, per ogni litro di miele prodot- garantire una buona ventilazione interna.
to, le api debbono disporre di un volume In questa situazione sarebbe preferibile
quasi doppio e pertanto il secondo melario utilizzare arnie con i fondi di rete
deve essere posato non appena il primo è metallica.
stato riempito per metà.

È buona norma che i primi melari È possibile limitare il congestionamento


8 contengano una quota parte di favi ed 12 della colonia anche attraverso la
una di fogli cerei. Questi ultimi (da 3 a 5) realizzazione di aperture supplementari.
debbono essere posizionati al centro del Molti apicultori praticano delle aperture
melario, mentre i favi dovranno essere nei melari con il duplice scopo di
posizionati ai lati. In questo modo si dà aumentare la circolazione dell’aria in
spazio per la deposizione del miele, questi spazi e di far si che il traffico
mentre le ceraiole presenti potranno pertinente la produzione di miele si
dedicarsi al completamento dei fogli cerei. svolga lontano dai nidi e quindi dalla
covata.

La presenza di soli fogli cerei, Le tecniche di conduzione in apicultura


9 inseriti al centro dei melari, ha anche 13 intensiva, prevedono la sostituzione
l’indiscutibile vantaggio di ostacolare artificiale delle regina (vedi glossario),
l’ovideposizione da parte dell’ape preferibilmente ogni anno. Questa
regina nei favi del melario. Questo pratica è l’accorgimento migliore al fine
rende praticamente inutile l’impiego di prevenire la sciamatura. Infatti solo
dell’escludiregina, dispositivo che, un’ape regina molto giovane è in grado
ostacolando il passaggio anche per le di garantire una produzione di feromone
operaie, rappresenta esso stesso un reale adeguata a raggiungere anche la
elemento predisponente alla sciamatura. periferia della colonia.

L’eccessivo ricorso alla nutrizione È indispensabile selezionare api regine


10 stimolante, soprattutto se protratta nel 14 in grado di elaborare quantità di
tempo, porta ad un congestionamento feromone reale tali da impedire l’avvio
della famiglia. È buona norma della fase di sciamatura anche in presenza
interromperla almeno 20 giorni prima di un gran numero di api operaie. La
dell’inizio del raccolto. Si tenga comunque selezione va fatta secondo schemi di tipo
presente che, nei climi temperati (ove il massale o, meglio, seguendo modelli più
consumo invernale delle riserve è minimo), vicini al test di progenie.
tale pratica è determinante solo nel primo
periodo della ripresa della covata.

42
La sciamatura la divisione dell’alveare
Quando non si può più contrastare la sciamatura, si ricorre o al taglio delle celle reali o allo
smembramento della famiglia. La divisione della colonia è finalizzata alla formazione di due
o più sciami.

La presenza di numerose celle reali, L’ape regina, quando sfarfalla,


1 costruite sia sui favi del nido sia, 4 apre la propria celletta tagliandone
spesso, del melario, (cellette sia ancora la parte inferiore, quasi utilizzasse
allo stadio di cupolino occupato o da un apriscatole. Per questo motivo la
un uovo o da abbondante pappa celletta appare come recisa di netto
reale e da una larvetta o giunte allo e, spesso, con l’estremità inferiore
stadio di cella opercolata), denota la ancora attaccata attraverso un
manifesta volontà della famiglia di piccolo peduncolo.
sciamare. L’evoluzione della cella reale
da cupolino a cella matura, testimonia
l’approssimarsi del momento della
sciamatura.

L’alveare prossimo alla sciamatura Al contrario, qualora le api operaie


2 si presenta spesso con un gran 5 decidano di eliminare le future regine
numero di api bottinatrici che ancora allo stadio preimaginale, lo fan-
stazionano presso l’uscita dell’arnia. no rosicchiando lateralmente le cellette
Dagli apicultori questa particolare per poter sopprimere le pupe di regina
situazione viene definita con il con una puntura del loro pungiglione.
termine gergale “fanno la barba”. Per questo motivo la presenza di celle
Questo fenomeno, anche se in modo reali integre verso la base, ma aperte
più contenuto, si manifesta anche nei lateralmente, significa che le operaie
periodi più caldi, al calare dei flussi di hanno eliminato il surplus di celle reali
nettare. e che la sciamatura è in fase avanzata,
essendo già sfarfallate le prime regine.

Quando si controlla un alveare Ove le cellette mostrino


3 in procinto di sciamare, è utile poter 6 entrambi i segni (apertura inferiore
raccogliere informazioni circa la regolare e parziale demolizione di un
presenza della vecchia regina o di lato), la conclusione che deve trarne
giovani regine vergini. Ovviamente, l’apicultore è quella di una regolare
ove si individuassero queste ultime e nascita della regina e dell’inizio dello
non fosse possibile trovare la vecchia smantellamento della cella da parte
regina, la conclusione che si può delle api operaie. Anche in questo
trarre e che la sciamatura sia già caso la sciamatura è giunta ad uno
avvenuta. stadio molto avanzato.

43
La sciamatura - la divisione dell’alveare

Scartata l’ipotesi di contrastare la R C C C FC FC N Nelle arnie B1 e B2 si inseriscono


arnia 7 sciamatura attraverso la pratica del taglio 11 alcuni favi di covata mista, unitamente ad
C un favo di scorte. Ad essi si aggiungono
delle celle reali (vedi glossario), l’unica pos-
sibilità che resta all’apicultore, al fine di evi- alcuni fogli cerei. Possibilmente verranno
ARNIA tare ulteriori problemi (un incremento del spazzolate anche alcune api di casa
A lavoro per la cattura dello sciame nonché la R SCORTE ALIMENTARI provenienti da altre colonie. In questi due
C COVATA
sistemazione dell’alveare dal quale è fuo- FC FOGLIO CEREO alveari farà ritorno una quota parte di
FILA 1 riuscito quest’ultimo), è di effettuare una N NUTRITORE bottinatrici, attirata dal colore dell’arnia, il
sciamatura artificiale, assecondando la medesimo del ceppo originario.
famiglia rispetto a come questa si sarebbe ALVEARI B1 e B2
comportata naturalmente.

Per prima cosa occorre spostare, R C C C FC FC N Nell’arnia C, vengono inseriti


arnia 8 di circa 1-1,5 metri (in avanti o indietro),
12 favi di covata (opercolata e non), unita-
C
l’alveare in procinto di sciamare (indicato mente a telaini con scorte. Anche questo
FILA 1 con la lettera A), in modo tale che le sciame può essere rinforzato con api di
api operaie siano sufficientemente casa o con favi di covata sfarfallante pro-
disorientate, avendo perduto il riferimento R SCORTE ALIMENTARI venienti da altre colonie, in considerazione
C COVATA
circa la posizione, ma mantenendo FC FOGLIO CEREO
del fatto che, di norma, è l’alveare che
ARNIA
quello relativo al colore dell’arnia e, come N NUTRITORE tende a spopolarsi maggiormente. In
A
vedremo di seguito, quello relativo alla questo alveare faranno ritorno le bottina-
FILA 2 presenza della vecchia regina. ALVEARE C trici che usano orientarsi con riferimento
alla posizione.

Nella postazione precedentemente Volendo, oltre alla produzione


ARNIA
B1
ARNIA
arnia
C
ARNIA
B2
9 occupata dall’alveare A, devono essere 13 dello sciame primario (arnia A contenente
C posizionate due o tre arnie, in rapporto al la famiglia con la regina originaria) è
FILA 1
numero di colonie che si intende ottenere. possibile dare origine a due soli sciami
In relazione a questo numero si selezionano artificiali. In questo caso gli alveari (indicati
i colori delle arnie da posizionare. Ove si con C1 e C2) devono essere di colore
intendano formare tre sciami, oltre il ceppo differente (mantenendo il riferimento
ARNIA di partenza A, è preferibile usare due arnie della posizione) e devono essere collocati
A
del colore dell’alveare A (arnie B1 e B2), ed più ravvicinati.
FILA 2 una di altro colore (C).

R C FC FC FC FC FC FC FC N Nell’alveare A viene lasciata R C C C FC FC N Agli alveari prodotti (B1, B2 e C),


10 la vecchia regina (eventualmente sul 14 occorre inserire una cella reale prossima
proprio favo di covata) ed il nido viene allo sfarfallamento, possibilmente da cep-
completato con fogli cerei o, se disponibili, po selezionato. È infatti preferibile non
con favi idonei ad accogliere covata. Una impiegare le celle di sciamatura presenti
R SCORTE ALIMENTARI buona parte delle bottinatrici farà ritorno CELLA REALE DA R SCORTE ALIMENTARI sui favi (celle che invece andranno elimi-
REGINA VECCHIA C COVATA C COVATA
FC FOGLIO CEREO presso quest’alveare, richiamata sia dal CEPPO SELEZIONATO
FC FOGLIO CEREO
nate), poiché le api regine che nascereb-
N NUTRITORE colore dell’arnia, sia dalla presenza della N NUTRITORE bero, sarebbero probabili portatrici del ca-
loro regina. In pratica questa famiglia viene rattere genetico di “famiglia con propen-
ALVEARE A costituita come fosse lo sciame primario. ALVEARI B1, B2 e C sione alla sciamatura”.

44
La sciamatura l’inarniamento dello sciame
Quando una colonia si predispone per la sciamatura, i sintomi sono assolutamente chiari
ed inequivocabili. Oltre alla sempre più “massiccia” presenza di celle reali (prima semplici
abbozzi, poi cupolini e celle opercolate) congiuntamente ad una minore presenza di covata
aperta, un occhio esperto ed esercitato può facilmente rilevare un “dimagrimento” assai
significativo dell’ape regina.
Questo evento è dovuto al fatto che, avvicinandosi il momento nel quale lo sciame dovrà L’arnia deputata ad accogliere lo
abbandonare l’alveare di origine, le api operaie nutrici limitano l’alimentazione della loro 3 sciame deve essere preparata con
regina, la quale reagisce riducendo in modo significativo, se non interrompendo totalmente, cura, pulita e disinfettata, in modo
la propria capacità di ovideposizione. particolare contro la peste americana.
Anche le api operaie, avvertendo l’approssimarsi del momento della sciamatura, rallentano La disinfezione si realizza mediante un
o interrompono del tutto la loro attività di bottinamento, assiepandosi sempre più numerose accurato lavaggio in soluzione bollente
sul predellino dell’arnia per dare origine a quella che viene comunemente definita barba. di acqua e soda (nel rapporto di 20 a 1)
La perdita di uno sciame rappresenta, in modo particolare per i piccoli produttori, un grave e successivo passaggio con la fiamma
danno. Per questo motivo, qualora le api vadano a raggrupparsi in posti difficilmente acces- azzurra di un comune saldatore a
sibili, per la loro cattura vengono escogitate le tecniche più svariate (vedi glossario). Occorre gas. Il lavaggio può realizzarsi tramite
ricordare che nell’apicoltura professionale, si tenta di limitare la sciamatura in modi diversi, immersione o semplice spugnatura.
soprattutto attraverso la produzione di nuclei e di pacchi di api.

Giunto il momento, Al momento dell’inarniamento


1 generalmente durante le ore centrali
F FAVO VUOTO
FC FOGLIO CEREO 4 di grossi sciami, può essere utile lascia-
della giornata, lo sciame abbandona F FC FC FC FC F F FC FC FC re libera una parte del nido (nei lati o
la famiglia d’origine e si leva in volo. al centro), evitando di posizionare tutti
La partenza in massa delle api è i telaini, come riportato nella fig. 5. La
preceduta da un ronzio caratteristico, creazione di questo spazio facilita il ri-
ronzio che le api, quasi fosse un versamento dello sciame. Ai lati estremi
segnale di comunicazione interno, dell’alveare è bene inserire due buoni
continuano a produrre anche favi che hanno già ospitato covata,
durante il volo. ove le api possano deporre il nettare
in eccesso. Inarniato lo sciame, si deve
2 MODI DI DISPORRE I TELAINI IN CASO DI GROSSI SCIAMI completare il nido con tutti i telaini.

Qualora si tratti di uno sciame Nel caso si disponga di favi costruiti,


2 primario (guidato da una vecchia F FC FC FC F F FC FC FC F
5 è preferibile inserirne uno o due po-
regina, già fecondata e dunque poco sizionati centralmente, in modo che
agile) esso generalmente, tende a F FAVO VUOTO l’ape regina (specie se già fecondata)
posarsi su un supporto in prossimità FC FOGLIO CEREO
possa disporre per tempo di celle
dell’alveare di partenza. A differenza pronte ad accogliere la covata. Que-
di quanto succede con uno sciame sto offre due vantaggi: permette di
secondario (condotto da una regina dare spazio alla regina per ovideporre
vergine, non fecondata e quindi e facilita il controllo della sua presen-
assai più leggera) che, solitamente, si za. Infatti la regina può essere rinve-
raccoglie in posti più distanti. nuta su questi favi già poche ore
DISPOSIZIONE DEFINITIVA DEI TELAINI
dopo l’inarniamento.

45
La sciamatura - l’inarniamento dello sciame

Se lo sciame si riunisce in un posto accessibile Come attrattivo per gli sciami è


6 (ad esempio su un rametto situato vicino 10 possibile utilizzare o del succo di limone
a terra), è facile collocare l’arnia preparata spalmato all’interno dell’arnia o anche
come detto in precedenza, subito al di della semplice rosura di favo prodotta
sotto. In questo modo, scrollando il ramo, dalla comune tarma della cera. È anzi
è possibile far cadere lo sciame nell’arnia. opportuno posizionare nell’apiario delle
Eventualmente, l’operazione risulta arnie preparate con soli fogli cerei e, nel
ulteriormente facilitata se il ramo viene fondo, distribuita un po’ di questa rosura.
tagliato e portato proprio in prossimità della In questo modo è possibile recuperare
parte superiore dell’arnia. sciami che altrimenti sarebbero andati
persi.

Qualora lo sciame si posi sul terreno Lo sciame inarniato deve essere


7 o all’interno di un cespuglio a portamento 11 immediatamente trattato contro la
prostrato, l’inarniamento risulta più varroatosi. Il principio attivo che deve
complicato e lo sciame può essere inarniato essere impiegato in questo frangente
facendolo entrare dalla porticina. Disponendo deve essere caratterizzato da un’azione
di favi costruiti, questi si possono avvicinare di tipo immediato e non prolungato nel
allo sciame in modo che le api li colonizzino tempo. Ad esempio, è possibile usare
naturalmente. Una volta coperti dalle api, dell’Api-Bioxal® (a base di acido ossalico)
questi favi possono essere inseriti nell’arnia. sgocciolato. Al contrario, non sono più
Sono le stesse api, una volta all’interno della disponibili altri presidi sanitari come il
nuova dimora, a richiamare le compagne. Perizin® o l’Apitol® (vedi glossario).

Quando lo sciame va a posarsi Lo sciame inizia presto la costruzione


8 in un posto difficilmente accessibile, la 12 dei fogli cerei, che può essere accelerata
sua cattura può risultare assai complicata fornendo una abbondante nutrizione
se non impossibile. Ad esempio il suo di soccorso (vedi glossario), anche in
recupero da un ramo posto a parecchi presenza di un flusso di nettare. La
metri da terra comporta frequenti nutrizione, permette alle api di procurarsi
insuccessi. la materia prima per la produzione della
cera, senza dover bottinare all’esterno. Lo
sciroppo (2 chili di zucchero in 1 litro di
acqua) si somministra preferibilmente con
nutritori a tasca.

Per evitare che le api costruiscano favi Il primo melario, composto interamente
9 naturali, devono essere colmati gli spazi 13 da favi costruiti, deve essere inserito
vuoti del nido. In presenza di un piccolo prima che il nido sia completato. La sua
sciame si provvede ad avvicinare i telaini funzione è quella di accogliere il nettare
e ad inserire di seguito altri fogli cerei in eccesso che, in nessun modo, deve
e semmai, di lato, alcuni nutritori a essere stoccato nei favi da nido appena
tasca. Dopo 2 o 3 giorni, si provvede ad costruiti. Questi, non rafforzati dalle
asportare i telaini in esubero ed i nutritori. esuvie larvali, crollerebbero al primo
Se si è inarniato un grosso sciame si innalzarsi delle temperature. In questo
completa il nido con fogli cerei. caso è importante collocare una lastra
escludi regina fra nido e melario.

46
La sciamatura lo sviluppo dello sciame

Una volta inarniato, lo sciame deve essere allevato con l’obiettivo principale di inserirlo
quanto prima nel ciclo produttivo. Perché questo sia possibile, occorre individuare per
tempo quali sono gli ostacoli principali che ne limitano lo sviluppo, affinché questi possano Nello sciame primario,
essere eliminati o quantomeno resi meno importanti. Gli elementi di ostacolo possono esse- 1 FV FV FC FC FC FC FC FC 10 1 dotato di una regina già fecondata,
re di diverso tipo: alcuni sono, per così dire, di tipo naturale e cioè connaturati alla tipologia l’ovideposizione inizia molto presto;
dello sciame raccolto; altri sono legati all’ambiente nel quale si opera, all’andamento clima- generalmente non appena le
tico ed ad altre cause verso le quali l’allevatore non può intervenire in modo diretto. Com’è api costruiscono i primi favi. Per
noto, gli sciami che è possibile raccogliere sono riconducibili a due tipologie fondamentali: questo motivo è utile inserire in
primari e secondari (vedi glossario: sciamatura). alveare alcuni telaini con favi vuoti,
Gli sciami primari sono formati da un gran numero di api bottinatrici e, di norma, sono gui- affinché la regina anticipi quanto
dati dalla vecchia regina, già fecondata all’inizio della sua carriera riproduttiva. Solo nel raro prima la deposizione di uova. I
caso in cui la regina vecchia muoia fra l’avvio dell’allevamento delle celle reali e la formazio- telaini possono essere fogli cerei
ne dello sciame, lo sciame primario contiene una regina vergine. Questo caso, certamente appena costruiti, prelevati da altre
atipico, porta lo sciame ad avere un comportamento a metà strada fra i due canonici e,
pertanto, il suo comportamento viene analizzato in seguito. colonie dell’apiario.
Lo sciame primario, considerate le sue caratteristiche fondamentali, tende a colonizzare un
considerevole numero fogli cerei. Non appena possibile, la regina si porta sui favi ed inizia a
deporvi. Considerato il gran numero di api e la presenza di una regina feconda, la gestione
di questi sciami è assai facile. Essi vanno semplicemente assistiti nella loro opera di costruzio-
La costruzione dei fogli cerei
ne, tenendo presente che per ogni foglio cereo che le api lavorano sono necessari da 700 a
1.000 grammi di zucchero; tale quantitativo le api lo possono importare con il nettare bot-
1 FV FV FC FC FC FC FC FC N 2 viene accelerata fornendo un’abbon-
tinato o, meglio, può essere direttamente fornito loro dall’apicultore. La nutrizione diviene dante nutrizione di soccorso (vedi
assolutamente indispensabile soprattutto qualora le condizioni climatiche impediscono la glossario), anche in presenza di un
raccolta di nettare; in questa situazione le api possono addiritura morire di fame. flusso di nettare. In questo modo le
Altro fattore limitante per lo sviluppo della covata è la carenza di polline. Considerato infatti api portano a termine la costruzione
che la regina può iniziare la deposizione praticamente subito dopo l’inarniamento, la neces- dei favi presto e meglio, non costrette
sità di disporre di adeguate scorte di proteine diviene una reale necessità. al lavoro di bottinatura e potendo
Un approccio diverso meritano gli sciami secondari. Questi sono costituiti da uno scarso lavorare anche di notte quando la
numero di bottinatrici e contengono una regina vergine (inizialmente anche più di una), raccolta di nettare viene meno. Lo
regina che deve ancora effettuare il suo volo di fecondazione. Questo porta sia ad un ritardo sciroppo (2-3 chili di zucchero per litro
nella comparsa della covata, sia alla possibilità, non remota, che la colonia rimanga orfana di acqua) deve essere somministrato
qualora la regina muoia in occasione della fecondazione. L’esiguo numero di api comporta preferibilmente con nutritori a tasca.
un rallentamento notevole, rispetto allo sciame primario sia nella costruzione dei favi, sia
nello sviluppo della covata, che le api non estendono al di fuori di un probabile glomere.
Per quanto considerato, la regina, che inizia a deporre dopo una settimana dall’insediamen-
to dello sciame, pur potendo deporre un numero maggiore di uova, deve limitare la sua È importante inserire anche un favo
azione in conseguenza della scarsa presenza di favi e di api. In questa condizione, le prime P FV FV FC FC FC FC FC FC N 3 con polline, indispensabile nella dieta
nascite, che vanno a sostituire le api che costituivano lo sciame e che, dopo un mese circa, delle larve in allevamento. La sua
iniziano a morire, permettono appena il semplice ricambio generazionale delle api. carenza rallenta lo svilluppo della
Pertanto, se lasciato a se stesso, lo sviluppo della colonia si manifesta a partire dal secondo SCIAME PRIMARIO
ciclo di covata, se non addiritura dal terzo, quando le nuove nascite non solo sostituiscono P POLLINE
covata che deve essere alimentata
le api che muoiono, ma si vanno a sommare alle api della colonia. FV FAVO VUOTO con notevoli quantità di proteine,
Una considerazione a parte merita lo sciame che, pur primario e quindi costituito da un gran FC FOGLIO CEREO rappresentate inizialmente dalla
numero di api, dispone di una regine vergine. In questo tipo di sciame il numero di api, cer- N NUTRITORE pappa reale (della quale il polline è
tamente notevole, non costituisce un fattore limitante per il suo sviluppo; per questo motivo il “precursore”) e, successivamente,
esso deve essere trattato come uno sciame primario. L’aspetto fondamentale che occorre dallo stesso polline. Se non è disponi-
tenere presente è però la possibilità che esso possa restare orfano qualora la regina cada bile in alveare, le api sono costrette
preda durante il suo volo di fecondazione o che essa divenga fucaiola nel caso di un periodo a bottinarlo all’esterno, spendendo
di maltempo prolungato durante il periodo utile per la fecondazione. inutile energia per la sua raccolta.

47
La sciamatura - lo sviluppo dello sciame

L’uso del candito deve essere evitato. Le poche api dello sciame secondario
4 Infatti, l’apparato boccale delle api, di tipo 8 non sono in grado di costruire un elevato
lambente-succhiante, permette all’ape di as- numero di favi, date le poche ceraiole
sumere gli alimenti solo attraverso l’aspira- presenti. Pertanto, la regina, che inizia a
zione. Il candito per essere succhiato deve deporre dopo una settimana dall’inarnia-
essere preventivamente diluito dall’ape, mento dello sciame, pur avendo una
operazione che richiede un adeguato quan- elevata potenzialità di deposizione,
titativo di acqua che deve essere bottinata è costretta a limitare la sua azione
all’esterno. Per questo, la somministrazione riproduttiva a causa della scarsa presenza
di zucchero col candito non preclude di celle e di api.
all’ape l’attivita di bottinamento.

L’inserimento del melario assume P CN CN FC FC N Se si vuole ottenere uno sviluppo


5 un’importanza fondamentale. 9 immediato dello sciame secondario, in
Occorre sovrapporlo ancora prima del modo tale che possa andare immediata-
completamento del nido. Esso deve mente in produzione, è indispensabile
essere composto interamente da favi già SCIAME SECONDARIO inserire nella colonia, anche prima che si
P POLLINE
costruiti, in modo tale che le api possano CN COVATA NASCENTE
fecondi la regina, un paio di favi di cova-
immagazzinare il nettare in eccesso senza FC FOGLIO CEREO ta nascente. In questa situazione è
che vengano interessati I favi del nido, N NUTRITORE indispensabile ritardare il trattamento
appena costruiti. Questi favi, non rafforzati contro la Varroa destructor, trattamento
dalle esuvie larvali, crollerebbero al primo che deve essere eseguito non appena la
innalzarsi delle temperature. covata aggiunta è sfarfallata.

È indispensabile frapporre, P CN CN FC FC FC FC FC N In questo modo si ottiene che


6 fra nido e melario, una lastra escludiregi- 10 non appena la covata nasce, la regina
na. In sua assenza, la regina sarebbe può disporre di favi idonei alla ovideposi-
indotta, quasi certamente, a salire sul zione, fatto questo le permette di poter
melario per deporvi uova, in attesa che le SCIAME SECONDARIO
iniziare immediatamente la sua attività.
api costruiscano i favi del nido. Ponendo P POLLINE Inoltre, le numerose migliaia di api nate
la lastra questo fatto viene scongiurato CN FAVO VUOTO da questi favi, divenendo nutrici dopo po-
FC FOGLIO CEREO
ed in più le api ceraiole sono indotte N NUTRITORE
chi giorni e potendo quindi alimentare un
ad affrettare la costruzione dei favi da maggior numero di larvette, imprimono
mettere a disposizione della loro regina. una forte accelerazione allo sviluppo della
famiglia.

Lo sciame secondario, al contrario Nel caso che, nonostante il clima


7 di quello primario, è generalmente 11 favorevole ai voli di fecondazione, dopo
formato da poche api, e questo ne una settimana non si riscontri la presenza
limita fortemente lo sviluppo. Occorre di una regina feconda, si deve valutare
COLONIA DEBOLE SCIAME INARNIATO
sottolineare che le api che lo compongono l’ipotesi di riunire lo sciame ad una colo-
sono bottinatrici, le quali hanno ancora un nia debole, ma dotata di una regina ope-
breve arco di tempo da vivere. In questa rosa. Per questo, quando si posiziona lo
situazione, il primo ciclo di covata, che non sciame nelle batterie dell’apiario, è
può eccedere il volume di un probabile sempre preferibile inserirlo a fianco di
glomere, ha il solo scopo di sostituire, con una colonia debole, affinché possa essere
api giovani, quelle del glomere. facilmente riunito.

48
La sciamatura il contesto della colonia sciamata
Il fenomeno della sciamatura, nell’attività dell’alveare di partenza, provoca profonde riper-
cussioni che, inevitabilmente, si riflettono sulle sue potenzialità produttive. Occorre che
l’allevatore operi su queste colonie in modo tale da reinserirle quanto prima nel normale
ciclo di produzione. Al momento dell’uscita
Si potrebbe affermare che l’unico aspetto positivo della sciamatura sia la suddivisione della 2 dello sciame le api che lo
colonia, unitamente alla nascita di una nuova regina nell’alveare “madre”. Ma questa è cer- comporranno si riversano sui favi
tamente una cosa marginale rispetto ai problemi che essa pone. ingurgitando la maggiore quantità
È bene ricordare che il fine dell’apicultore non è allevare api, ma produrre con finalità eco- di miele possibile. Questo miele è
nomiche, sempre nel suo interesse ma, sopratutto nell’interesse delle api. Queste ultime, solo necessario per poter costruire i favi
se correttamente allevate, possono estrinsecare pienamente il loro potenziale produttivo. del loro nuovo alveare. Così facendo
Al fine di meglio comprendere le problematiche che si manifestano in un alveare che ha liberano, anche se in parte, i favi del
sciamato, occorre procedere ad alcune considerazioni su ciò che tale fenomeno comporta in nido dal miele che essi contenevano.
natura. Quando l’attività apistica era basata sull’allevamento rustico, le azioni dell’apicultore
tendevano ad assecondare, se non a sfruttare, il comportamento stesso che le api avevano
naturalmente.
In particolare, la fase della raccolta del miele era soggetta a regole assai precise. Gli alveari
venivano soppesati e solamente quelli pesanti, e quindi carichi di miele, venivano smelati.
Per poter estrarre il miele da favi edificati dalle api in modo assolutamente naturale, all’in-
terno di contenitori messi loro a disposizione, l’allevatore si trovava obbligato a ricorrere Una volta fuoriuscito lo sciame,
all’apicidio. Secondo l’impiego di differenti sistemi, le api venivano allontanate o, più fre- 3 la colonia, per quanto ridotta nelle sue
quentemente, travasate in altri contenitori vuoti, che venivano successivamente ricollocati
dimensioni, prosegue il proprio lavoro.
in apiario nella stessa posizione. Ovviamente le api, in assenza di scorte alimentari e di flussi
È vero che l’azione di bottinamento
di nettare significativi, erano condannate a morire di fame nel giro di pochi giorni.
Secondo questo sistema venivano smelati gli alveari che avevano sciamato durante l’anno, si riduce, essendosi ridotto il numero
mentre venivano risparmiati quelli che si erano formati durante la stessa stagione, prove- delle bottinatrici, ma è altrettanto vero
nienti dalla cattura degli sciami. In pratica, l’apicultore pareva animato da un comporta- che anche i consumi si riducono, non
mento contrario al suo interesse: decretava la soppressione delle famiglie dotate di giovane essendo presente in alveare, in questo
regina dell’anno, mentre salvava la totalità delle colonie formate da sciami e, quindi, con momento, nessun tipo di covata da
regina vecchia di almeno un anno. alimentare.
Questo comportamento aveva però una spiegazione assai logica: solo gli alveari che ave-
vano sciamato avevano buone quantità di miele, a differenza degli altri che, al contrario,
avevano nei favi grandi quantità di covata.

Nella colonia che si appresta Prima che nell’alveare sciamato


1 a sciamare, la regina rallenta la 4 compaia una nuova regina feconda,
sua attività di ovideposizione già devono trascorrere non meno di
INTERRUZIONE DELLA COVATA DA PARTE DELLA VECCHIA REGINA
parecchi giorni prima dell’evento, due settimane. Qualora vi sia stata
interrompendola del tutto in 3-4° GIORNO: FUORIUSCITA DELLO SCIAME un’abbondante produzione di sciami
prossimità del suo abbandono secondari (vedi glossario: sciamatura),
4° GIORNO: SFARFALLAMENTO NUOVE REGINE
dell’alveare. Questo fatto comporta tale arco di tempo può essere ancora
che nelle celle liberate dalla covata, 15° GIORNO: INIZIO DEPOSIZIONE REGINA maggiore, arrivando fino anche ad
e non più di interesse della regina, un mese.
le operaie riversino le scorte ASSENZA COVATA FRESCA UOVA
COVATA
COVATA CHIUSA
APERTA
(principalmente di miele) importate
senza sosta dalle bottinatrici.

49
La sciamatura - il contesto della colonia sciamata

In questo lasso di tempo, La situazione che si presenta


5 nell’alveare le api bottinatrici 8 agli occhi dell’allevatore è quella di
tendono a ripristinare le scorte di una parziale liberazione dei favi da
miele. Questo, per comodità della nido. Questi appaiono ripuliti dal
colonia, viene stivato principalmente miele nella parte centrale, mentre
nei favi da nido, per quanto rimane notevole lo sviluppo di
l’apicultore previdente provveda a una corona di miele opercolato
lasciare il melario a disposizione della tutt’intorno a queste cellette vuote.
famiglia. Questa configurazione testimonia la
presenza della nuova regina, anche
se a volte, non è possibile accertarne
visivamente la sua presenza.

In ambiente mediterraneo, Per questo motivo la regina,


6 o comunque in tutte le situazioni 9 per quanto in possesso di notevoli
nelle quali il flusso di nettare si capacità riproduttive, non può disporre
presenta cospicuo, le api arrivano ad che di un limitato spazio per la covata.
intasare di nettare tutti i favi del nido. La conseguenza di questa situazione
Questo nettare matura velocemente è quella di una incapacità del rinnovo
e, pertanto, le operaie provvedono della popolazione dell’alveare sciamato,
all’opercolatura dei favi. in considerazione della scarsità di uova
deposte dalla nuova regina.

Quando la ripresa della covata Per tanto, gli alveari sciamati,


7 è prossima, le operaie provvedono a 10 qualora lasciati all’autogoverno, si
liberare, per quanto possibile, i favi ritrovano, al termine della stagione
del nido. Mentre viene loro semplice produttiva, poveri di api, con un
traslocare nel melario il miele stivato nido carico di miele e con i melari
nelle celle non ancora opercolate, praticamente vuoti. È perciò
altrettanto non avviene per quello indispensabile, affinché questi
stipato nelle celle già chiuse. Di possano essere reinseriti nel ciclo
conseguenza queste cellette produttivo, che l’allevatore dedichi
vengono sottratte alla loro funzione loro alcune attenzioni.
principale che è quella di accogliere
la covata.

50
La sciamatura la manipolazione della famiglia di origine
La colonia che ha sciamato, spesso presenta il nido intasato di miele. Infatti, in questa situa-
zione, nell’alveare si registra un blocco di covata, della durata di almeno 3 settimane durante
il quale tutta la covata ha il tempo di sfarfallare. In questa situazione le operaie, nonostante
la presenza del melario, trovano assai più comodo riversare il nettare nelle cellette dei favi da Nel caso la regina venga valutata
nido, man mano che queste vengono liberate. In prossimità della ripresa dell’ovideposizione 2 positivamente, occorre procedere
da parte della nuova regina, le operaie tendono a sgomberare i nidi dal miele. Generalmente, allo sgombero dal nido di tutti i
però, lo spazio che esse riescono a liberare non è sufficiente per la crescita di una quantità favi ancora ricolmi di miele, poiché
di covata tale da far registrare un pronto recupero della colonia sciamata. Questo comporta- essi rappresentano un ostacolo per
mento è fondamentalmente determinato dal fatto che il miele opercolato difficilmente viene la ripresa della covata. È possibile
traslocato. Occorre però considerare anche che in un alveare indebolito per l’abbandono di trasferirne una parte adeguata in
una grossa parte delle api, la deposizione delle uova viene estesa dalla regina non oltre la un doppio melario (vedi glossario)
possibilità di controllo di un eventuale formazione del glomere. E poiché nella stagione pri- e sostituirli con dei fogli cerei. In
maverile, a fronte di gradevoli temperature diurne, quelle notturne scendono di frequente al questo modo l’alveare riacquista la
di sotto dei 10°C, soglia sotto la quale la colonia dà inizio alla formazione del glomere, qualora configurazione ideale: la covata nel
il gradiente delle temperature giornaliere faccia registrare forti escursioni fra quelle diurne e corpo inferiore e le scorte a miele
quelle notturne, con temperature a volte prossime agli 0°C, il glomere, formato da poche api, immagazzinate nella parte superiore.
è in grado di garantire solo la copertura di un ristretto volume di covata. Questa condizione è,
per l’alveare, assai delicata, poiché le azioni che può porre in essere l’apicultore possono pro-
curare danni che ostacolano ulteriormente la ripresa della colonia. Occorre innanzitutto valu-
tare attentamente la quantità di api rimaste al termine della fase di sciamatura, quantità che, Se la colonia sciamata può contare
in modo particolare negli ambienti mediterranei, è funzione del numero di sciami prodotti RA RA RA RA
3 su un numero sufficiente di api, tali
da ciascuna colonia. Se la divisione ha portato alla formazione di un solo sciame primario, la da garantire una buona copertura
R FV C C FV R
manipolazione della colonia da parte dell’allevatore comporta rischi limitati. Al contrario, se della covata, la sua manipolazione
il periodo della sciamatura è stato lungo e la produzione di sciami secondari copiosa, al suo comporta il solo riordino del nido.
termine, nell’alveare sarà possibile contare solo poche api: in questo frangente occorre che L’inserimento di fogli cerei, infatti,
l’apicultore presti particolare attenzione alla manipolazione dell’alveare, valutando opportu- consegue essenzialmente due vantag-
namente il rischio di ogni suo intervento.Tutto questo nella considerazione che la fase della gi: da un lato le api li costruiscono in
R SCORTE ALIMENTARI
sciamatura si concluda comunque positivamente, con la nascita di una nuova regina, con la RA SCORTE DA ASPORTARE fretta e bene per garantire alla loro
sua regolare fecondazione e la ricomparsa in alveare di una covata compatta. Non di rado, C COVATA regina nuovi spazi; dall’altro, per la
l’alveare resta orfano o la nuova regina non si dimostra all’altezza della vecchia, mostrando FV FAVO VUOTO
loro costruzione, le api consumano
aspetti della covata affetta da gradi diversi di consanguineità (vedi glossario). Ciascuna cir- del miele con il conseguente
costanza deve essere attentamente valutata affinché l’allevatore possa porvi rimedio prima svuotamento dei favi lasciati nel nido.
che la situazione porti all’esclusione della colonia dal ciclo produttivo se non alla sua naturale
estinzione.

La prima operazione
1 che è indispensabile compiere in una 4 Con il prelievo di pochi favi a miele
colonia che ha subito la sciamatura presenti nel nido (e lasciando in
R RA C C C C RA RA RA R
è verificare l’avvenuta sostituzione posizione solo quelli con polline)
della regina, unitamente alla qualità la colonia viene presto reinserita
della sua covata. Se questa appare nel ciclo produttivo. Ovviamente
compatta, si può procedere alla in questo doppio melario possono
riorganizzazione della colonia con confluire anche favi provenienti
l’obiettivo di reinserirla in produzione. R SCORTE ALIMENTARI
da altre colonie il cui nido si
Altrimenti occorre valutare se sia RA SCORTE DA ASPORTARE presenta intasato dal miele. Così
preferibile riunirla ad un’altra,
C COVATA come è possibile che i favi sottratti
FV FAVO VUOTO
eliminando purtroppo la nuova alla colonia sciamata possono
regina. essere trasferiti in doppi melari già
posizionati sopra altri alveari.

51
La sciamatura - la manipolazione della famiglia di origine

Qualora la colonia risulti povera di api, Qualora si valuti che la regina


5 occorre provvedere al suo ripopolamento 9 presenti un grado anche basso di consan-
al pari delle situazioni descritte nella scheda guineità, si deve provvedere alla sua
relativa al rafforzamento delle colonie. In eliminazione. Uccisa la regina si procede
questa circostanza è assai rischioso inserire alla riunificazione di questa colonia con
favi di covata giovane o appena opercolata, un’altra. Essa può essere trasferita in un
poiché le operaie presenti potrebbero non doppio melario da posizionare sopra la
essere sufficienti a proteggerla dai ritorni colonia ricevente. Fra le due, è preferibile
di freddo sempre frequenti nella stagione interporre, almeno temporaneamente,
primaverile. una lastra escludiregina.

Se le previsioni del tempo lo permettono, Qualora la colonia resti orfana


6 garantendo buone temperature notturne 10 o, peggio, in essa compaia una fucaiola,
non inferiori ai 15-20°C, è possibile inserire è necessario procedere quanto prima
alcuni favi di covata nascente. Questi al suo smembramento. La soluzione
favi, nel giro di 24 ore, vengono liberati più appropriata è quella di riunificarla
e ripuliti dalle api, fornendo una discreta attraverso lo spazzolamento di tutte le
quantità di api di casa e ottime celle per
l’ovideposizione della nuova regina. api, considerato che esse sono tutte api di
L’aggiunta di questi favi deve essere volo, ad esclusione delle operaie fucaiole.
preferibilmente graduata nei giorni.

Il rafforzamento della colonia sciamata La colonia sciamata e rimasta orfana


7 può avvenire anche spazzolando in essa 11 viene spostata di qualche metro in
delle api di casa: nutrici o ceraiole. Le prime avanti rispetto alla sua posizione.
possono essere prelevate da favi di covata Successivamente devono essere spazzolati
con larvette di età inferiore ai 3 giorni, completamente tutti i favi, in modo
accudite da operaie nutrici; le seconde tale che tutte le operaie siano costrette
da fogli cerei in costruzione. Ovviamente a prendere il volo. Facendo ritorno in
occorre prelevare queste api da colonie postazione e non trovando più il loro
stabili e non da sciami appena inarniati, le alveare, le api si distribuiscono fra quelli
cui nutrici e ceraiole sono comunque api più vicini ai loro riferimenti di luogo o di
di volo. colore.

MP MP MP MV MV MV MP MP MP
Nelle colonie che hanno sciamato, I favi spazzolati, con poche api
8 non è necessario asportare il melario, a patto 12 di copertura, possono essere distribuiti
che non ne abbiano più di uno. Eventual- fra le colonie che ne possono avere
mente è necessario ricomporne la disposizio- bisogno: nuclei in espansione, sciami
ne dei favi trasferendo quelli di miele matu- inarniati o prodotti artificialmente, ecc.
ro in melari su colonie in produzione. Questi Eventualmente, liberati dalle fucaiole,
vengono sostituiti con favi vuoti, posizionan- possono essere inseriti, come descritto
MP FAVO MELARIO CON MIELE doli ai lati del melario. I favi già con miele in precedenza, in doppi melari ed avviati
MV FAVO MELARIO VUOTO
trovano invece spazio nella parte centrale. così alla produzione di miele.
È meglio, vista la presenza di fogli cerei nel
nido, inserire una lastra escludiregina.

52
La sciamatura la sostituzione precoce della regina

La sciamatura può essere prevenuta anche e soprattutto attraverso alcune metodiche di


governo degli alveari. Durante la sciamatura, la regina vecchia abbandona la propria colo-
Per soddisfare l’esigenza
nia per andare a costituirne una nuova. Questo evento, in apicultura intensiva, non può 3 delle api ceraiole, presenti in gran
essere lasciato al libero arbitrio delle stesse api, poiché deve essere l’apicultore a gestirlo,
facendo in modo che avvenga, artificialmente, il più precocemente possibile. numero in questa fase dello sviluppo
Utilizzando i primi nuclei prodotti in azienda, è possibile effettuare la sostituzione delle regi- della colonia, almeno il primo melario
ne durante la stessa stagione produttiva, molto anticipatamente rispetto all’inizio della fase aggiunto deve contenere da 3 a 5
di sciamatura o, al più, al suo inizio. Questo metodo, nella sostanza, non fa altro che simulare fogli cerei, posizionati al centro. La
una vera e propria precoce sciamatura della colonia. Sostituendo la propria vecchia regina successione da rispettare deve essere
con una appena fecondata, senza alcuna soluzione di continuità della ovideposizione, la pertanto: 2-3 favi già costruiti ad un
famiglia tende a controllare in modo significativo la propria propensione alla sciamatura. lato, 3-5 fogli cerei, 2-3 favi già costruiti
Viene pertanto limitato il rischio di divisioni indesiderate degli alveari durante la produzio- nel lato opposto.
ne, fase in cui la presenza dei melari ostacola notevolmente il controllo dei nidi. L’impiego
di questo metodo è raccomandabile negli allevamenti in ambienti con clima tipicamente
mediterraneo, ove il fenomeno della sciamatura non è sempre arginabile con la semplice
asportazione delle celle reali.

All’uscita della stagione invernale, Non appena la stagione


1 periodo che, secondo la latitudine, 4 lo permette, occorre avviare la
l’altitudine o il microclima della produzione di regine finalizzata
zona di allevamento può avere date alla costituzione di piccoli nuclei. In
significativamente differenti, l’alveare questo caso è importante che, per la
deve manifestare un buon grado di fecondazione della regina, vengano
sviluppo. In genere la covata deve impiegate le comuni arniette
essere estesa su non meno di 8 favi, prendisciame.
considerato che almeno uno dei due
di sponda deve contenere scorte
alimentari (polline e miele).

In questa situazione è bene La produzione di questi nuclei


2 che alla famiglia venga dato per tempo 5 si può realizzare adottando alcune delle
il melario affinché sia scongiurata diverse tecniche descritte in altrettante
l’eventualità che le api, in presenza schede di questo manuale: o secondo la
di un significativo flusso di nettare, tecnica classica o secondo la tecnica del
utilizzino i favi del nido per depositarvi doppio melario. Quest’ultima permette
miele e polline. In questa situazione, di agevolare le operazioni di formazione
infatti, si avrebbe una riduzione dello dei nuclei e, nel contempo, di attuare
spazio a disposizione della regina con un efficace controllo delle popolazioni
l’avvio prematuro dell’andata a sciame. di varroa. L’uso del doppio melario offre
inoltre l’indubbio vantaggio di poter
espandere la covata al di là del solo
nido.

53
La sciamatura - la sostituzione precoce della regina

Non appena avvenuta la La successione che si ottiene,


6 fecondazione della regina, si 9 una volta avvenuto il trasferimento,
FN FN FN
attende che la covata si estenda su è la seguente: 2-3 favi preesistenti, 1
3 favi. Questo momento può essere R C C FC FC C C
foglio cereo, 3 favi di covata con la
raggiunto più velocemente fornendo giovane regina appena fecondata, 1
al nucleo, e quindi alla regina appena foglio cereo, 2-3 favi preesistenti.
fecondata, dei fogli cerei in avanzato
stato di costruzione o dei favi appena
costruiti, prelevati da altre colonie.
Questi telaini possono essere trasferiti R SCORTE ALIMENTARI
con le stesse api di copertura, ancora C COVATA
FC FOGLIO CEREO
ceraiole e perciò inadatte al volo. FN FAVO NUCLEO

Questi nuclei, con regina dell’anno, Al termine dell’operazione,


7 possono essere trasferiti negli alveari 10 occorre affumicare lievemente la
già in produzione, ma a rischio di colonia, al fine di disorientare le api
R C C 4 5 6 7 8 C C sciamatura, considerato che la loro di casa e quelle appena inserite,
regina ha alle spalle almeno un anno affinché venga facilitata la loro unione.
di attività. A queste colonie devono Questa può essere agevolata anche
essere sottratti 5 favi (in genere 1 di cospargendo le api con della farina.
scorte e 4 di covata opercolata), l’ape
regina e tutte le api di copertura.
R SCORTE ALIMENTARI
C COVATA
4-8 SPAZIO VUOTO

Lo spazio reso libero dal prelievo La coesione della colonia,


8 di questi 5 favi deve essere 11 e quindi l’accettazione della nuova
immediatamente colmato con regina, viene favorita dalla necessità
R C C FC 5 6 7 FC C C il trasferimento dei 3 favi di di costruire i due fogli cerei inseriti.
covata provenienti dal nucleo di Questi formano inizialmente dei
fecondazione. Questi favi devono provvidenziali diaframmi di
essere trasferiti con tutte le api di separazione fra le due famiglie. Una
copertura, compresa l’ape regina. Ai volta pronti, la regina si trasferisce su
lati estremi devono essere posizionati di essi, suggellando la sua presa di
R SCORTE ALIMENTARI
due telaini con foglio cereo, uno per possesso del comando dell’alveare.
C COVATA lato.
FC FOGLIO CEREO
5-7 SPAZIO VUOTO

54
La sciamatura artificiale i presupposti per la costituzione di un buon nucleo

A differenza di quanto avviene di solito, è necessario che l’apicultore consideri il fatto che
anche le api hanno un’età. Infatti nonostante le api non manifestino evidenti segni di invec-
chiamento, compiono anch’esse un naturale ciclo biologico che le porta a nascere, invec-
Consideriamo un pacco d’api
chiare e morire. Nelle diverse fasi di vita, occupano spazi determinati o sui favi o nella colonia.
Appena nata, l’ape operaia ripulisce le cellette nelle quali essa e le sue compagne hanno
NASCITA: APE DOMESTICA 3 del peso di circa 1,5 chilogrammi e,
3° GIORNO: APE NUTRICE
trascorso il periodo larvale. Qualche giorno dopo e fino all’età di 10 giorni circa, essa diventa quindi, costituito da circa 10.000 api.
10° GIORNO: APE CERAIOLA
nutrice e, pertanto, la si ritrova sui favi con larve di età inferiore ai 3 giorni. Successivamente, Ipotizzando che esso sia costituito
con l’attivazione delle ghiandole ceripare, l’operaia assume il ruolo di ceraiola ed è quindi 18° GIORNO: APE GUARDIANA da sole api bottinatrici, è possibile
possibile ritrovarla sui fogli cerei in costruzione. Terminato questo periodo, in qualità di ape 21° GIORNO: APE BOTTINATRICE stimare in circa 30 giorni la lunghezza
ventilatrice, svolge la sua funzione all’esterno dell’alveare. Questa fase, della durata di pochi 81° GIORNO: MORTE della vita media che alle api resta da
giorni, si prolunga in quella di bottinatrice, che l’ape assolve fino alla sua morte. Pertanto è vivere. Infatti, alcune saranno api
facile reperire, secondo le necessità, api nutrici, ceraiole o bottinatrici. Le prime più giovani in appena divenute api di volo (e quindi
APE DI CASA APE BOTTINATRICE
quanto api di casa, potranno essere spostate nei nuclei, sicuri che lì resteranno. Al contrario, con circa 60 giorni di vita ancora
per le bottinatrici non è possibile stabilirne l’età, e qualora trasferite in un nucleo, tendono da trascorrere), altre saranno api
a riportarsi nella colonia di origine. Per questo è indispensabile spostare il nucleo formato, prossime alla morte.
in un’altra postazione, distante quanto basta a fare perdere alle api qualunque riferimento. VITA DELL’APE ADULTA

La compravendita di colonie In questa situazione, l’ape regina


1 di api si basa su nuclei composti da 4 inizia l’attività di ovideposizione non
5 favi, 2 di scorte e 3 di covata, o di FORMAZIONE DEL PACCO D’API E TRASFERIMENTO ALL’ACQUIRENTE
appena le api hanno costruito il pri-
pacchi d’api, contenenti circa 1,5 3- 4° GIORNO: INARNIAMENTO ED INIZIO COSTRUZIONE FAVI mo foglio cereo. Pertanto, i primi sfar-
chilogrammi di api ed una regina fallamenti si hanno circa quattro set-
7° GIORNO: INIZIO DEPOSIZIONE
dell’anno, appena fecondata. Il loro timane dopo la costituzione del pacco
valore è pressoché standard, ma non 28° GIORNO: PRIME NASCITE d’api. Questo termine può essere ri-
altrettanto avviene per la qualità delle dotto di alcuni giorni qualora l’apicul-
api che li costituisce. FORMAZIONE, tore previdente abbia fatto costruire
INARNIAMENTO, COVATA APERTA COVATA CHIUSA
COSTRUZIONE FAVI precedentemente i fogli cerei da inse-
rire nello sciame da altre colonie in
allevamento. In questo caso la regina
TEMPI DI SVILUPPO DI UN PACCO D’API può iniziare immediatamente la depo-
sizione di uova.

Il valore commerciale dei nuclei, Al momento dei primi sfarfallamenti,


2 così come quello dei pacchi d’api, 5 delle 10.000 api inarniate ne saranno
dovrebbe, al contrario, essere rimaste circa il 53%: poco più di 5.000.
strettamente legato alla qualità delle Esse sono tutte bottinatrici, anche
api e, soprattutto, al periodo di vita VITA
se la loro attività di bottinamento è
API API DOPO SITUAZIONE DELLA assai ridotta a causa della richiesta
MEDIA
che ancora esse debbono trascorrere. DELLE API
ALL’INARNIAMENTO 28 GIORNI COLONIA
di lavoro all’interno della colonia, sia
N. N. AL 28° GIORNO
Tuttavia, questo parametro non GG
per la costruzione dei favi, sia per
sembra rivestire, né per il venditore CIRCA 3,5 FAVI l’allevamento della covata. In questa
30 10.000 5.333
né per l’acquirente, alcun interesse. COPERTI DI API fase il nucleo deve essere pertanto
nutrito abbondantemente, (con
PACCO D’API FORMATO DA SOLE API BOTTINATRICI
particolare attenzione al polline), sia
per favorire la costruzione dei favi che
per l’alimentazione delle larve e delle
stesse api.

55
La sciamatura artificiale - i presupposti per la costituzione di un buon nucleo

Prima che le nuove nate Affinché un nucleo di api garantisca


6 divengano bottinatrici devono trascorrere 10 buoni risultati, occorre che: 1) sia dotato
altri 20 giorni, periodo nel quale verranno a di una regina dell’anno, appena feconda-
mancare, approssimativamente, altre 3.350 ta e di buona genealogia; 2) siano scon-
bottinatrici. Pertanto, in tutto questo lasso di giurati fenomeni di consanguineità (vedi
tempo, 45 giorni circa, la colonia originatasi glossario); 3) al momento della ripresa
da un pacco d’api deve essere opportuna- della ovideposizione siano presenti un
mente accudita e controllata. Ma, soprattutto, numero sufficiente di favi vuoti; 4) sia
deve essere stimolata nella costruzione dei costituito da api giovani, ancora presenti
favi, costruzione che si mostra vivace solo al momento delle prime nascite.
dopo circa 30 giorni dall’inarniamento.

Qualora nel pacco siano presenti È bene che siano resi standard
7 anche api di casa, la vita media si allunga a 11 sia i tempi necessari per la sua
circa 40 giorni, ma la situazione si presenta costituzione, sia quelli per il suo
VITA MEDIA API API DOPO
comunque simile a quella precedente. Dopo sviluppo. Perché tutto sia più facile, la
DELLE API ALL’INARNIAMENTO 28 GIORNI
SITUAZIONE DELLA COLONIA
AL 28° GIORNO
23 giorni dalla costituzione del pacco, le produzione di nuclei artificiali destinati
GG N. N.
api si riducono di circa il 30%, arrivando a alla commercializzazione deve essere
40 10.000 6.500 POCO PIÙ DI 4 FAVI COPERTI DI API
coprire poco più di 4 favi. Anche in questo affiancata da un allevamento di regine
caso, data la scarsa attività di bottinamento, dedicato.
deve essere posta particolare attenzione
PACCO D’API FORMATO DA API DI CASA E DA BOTTINATRICI
all’alimentazione, soprattutto per la frazione
proteica (scorte di polline).

R R CN CN CN CN CN R R R
Nel caso il pacco sia costituito da sole Per operare facilmente, occorre isolare,
8 api di casa, al momento dello sfarfallamen- 12 almeno alcuni giorni prima, tutti i favi ne-
to delle prime operaie, tutte le 10.000 api R SCORTE ALIMENTARI
cessari, sia di scorte (misti di miele e polli-
VITA API API DOPO SITUAZIONE DELLA COLONIA
del pacco sono ancora vive. In questo CN COVATA NASCENTE ne), sia di covata, in appositi doppi melari
DELLE API ALL’INARNIAMENTO 28 GIORNI AL caso, tutte le api sfarfallate si sommano separati dai nidi con l’escludiregina. La
GG. N. N. 28° GIORNO
a quelle provenienti dal pacco che, nel covata deve sfarfallare uno o due giorni
80/60 10.000 10.000
ALMENO 6 FAVI BEN COPERTI contempo, sono divenute bottinatrici. dopo la costitu-zione del nucleo. Si tenga
DI API ESCLUDIREGINA
La colonia acquista immediatamente presente che un bel favo interamente
PACCO D’API FORMATO DA SOLE API DI CASA
forza e un giusto equilibrio, mostrando, a occupato da covata contiene circa
differenza dei casi precedenti, un pronto 8-9.000 operaie, api che hanno davanti a
sviluppo. loro tutta la vita.

FC FC FC FC FC FC FC FC FC FC
Nel caso di uno sciame artificiale Infine, i fogli cerei destinati ai nuclei,
FORMAZIONE DEL NUCLEO E ALLEVAMENTO NATURALE DELLA REGINA

11-14° GIORNO: SFARFALLAMENTO DELLA REGINA


9 è possibile fare considerazioni analoghe. 13 il giorno prima del loro utilizzo, possono
Qualora la formazione del nucleo preveda FC FOGLIO CEREO
essere inseriti anch’essi in doppi melari,
25-30° GIORNO: INIZIO DEPOSIZIONE
l’allevamento della regina a partire da separati dai nidi con lastre escludiregina.
46-51° GIORNO: PRIME NASCITE una larva di un favo inserito nello stesso Questi, prelevati coperti di api cereaiole
nucleo, devono passare circa 4 settimane ed inseriti nei nuclei, concorrono ad un
FORMAZIONE
DEL NUCLEO
FECONDAZIONE
DELLA REGINA
COVATA
APERTA
COVATA
CHIUSA
prima della ovideposizione: pertanto la ulteriore loro rafforzamento. Nel caso, è
ESCLUDIREGINA
prima covata sfarfalla non prima di circa 7 raccomandabile inserire più fogli cerei del
settimane dalla sua preparazione. necessario, impiegandoli come “trappole”
TEMPI DI SVILUPPO DI UNO SCIAME ARTIFICIALE per poter disporre di un buon numero di
api di casa da trasferire nei nuclei.

56
La sciamatura artificiale la produzione di sciami col metodo classico

La sciamatura artificiale è la pratica apistica attraverso la quale l’apicultore provvede a scomporre


le proprie famiglie col fine di ottenerne di nuove. Le motivazioni che spingono al ricorso alla
sciamatura artificiale sono le più disparate: allargare la propria base produttiva con l’aumento I favi devono essere ben coperti
delle colonie, contrastare la sciamatura naturale, contrastare l’incremento della popolazione di 2 di api affinché la covata sia protetta da
Varroa destructor diluendola su un numero maggiore di colonie (e quindi di covata), produrre ritorni di freddo. È importante che
genetica da immettere sul mercato, ecc. questa sia prossima allo sfarfallamento
Altrettanto disparati sono i sistemi a cui gli apicultori ricorrono: la divisione di una famiglia in due in modo tale che sia esposta a rischi
o più sciami, la creazione di uno sciame facendo ricorso a favi ed api provenienti da più alveari, di mortalità da freddo solo per pochi
ecc. Non potendo approfondire ogni singola operazione, in questa sede si intende fornire agli giorni, meglio se per poche ore.
apicultori alcune linee guida fondamentali per meglio operare. Viene poi lasciata alla successiva Inoltre l’inserimento di un favo di
pratica dei singoli, ed alla loro relativa necessità di produrre nuove famiglie, l’elaborazione di una covata nascente fornisce al nucleo
tecnica individuale, che tenga meglio conto degli obiettivi generali che si intende perseguire. una spinta determinante: si consideri
In coincidenza con la produzione degli sciami artificiali è importante che l’operatore valuti atten- che la covata presente sui due lati di
tamente i ceppi genetici impiegati per la produzione delle regine. Nel caso che si impieghino un favo è in grado, una volta nata, di
api regine già fecondate, queste devono essere acquistate da apicultori di provata esperienza, ben presidiare almeno 3 favi da nido.
iscritti all’Albo nazionale, e devono provenire da ceppi genetici che si sono dimostrati adatti alle
condizioni ambientali nelle quali le nuove colonie si trovano ad operare.
Nel caso che le regine vengano prodotte in proprio, è altrettanto importante che l’allevatore
avvii un’azione selettiva riguardo i ceppi genetici da riprodurre. Anche la sola selezione massale Al nucleo possono essere aggiunte
è in grado, pur in tempi piuttosto lunghi, di generare effetti positivi. Meglio, ovviamente, il caso 3 anche api adulte. Se trasportato
in cui sia possibile avviare un programma di selezione basato sul test di progenie, considerata la in zone distante dall’apiario di
scarsa ereditabilità dei caratteri produttivi, legati strettamente alle condizioni ambientali. formazione, le api inserite possono
Per questo motivo è opportuno che a monte della produzione di sciami artificiali, l’apicultore, essere anche bottinatrici. Infatti
anche non professionista, provveda ad avviare la produzione di celle reali, in numero adeguato trasferite lontano tanto da perdere
alle proprie esigenze. Anche nel caso si decida di lasciare allo sciame la possibilità di allevare una i riferimenti di volo, essere finiscono
propria regina, è indispensabile che questa provenga da materiale genetico selezionato. Per fare per riconoscere solo quelli del nuovo
questo occorre sempre inserire nel nucleo un favo con uova, favo che deve provenire da una apiario. In questo modo il nucleo
colonia la cui positività delle caratteristiche della regina prese in considerazione (produttività, conserva la consistenza conferitagli
comportamento, controllo delle patologie, ecc.), sia stata accertata. Come più volte affermato, al momento della formazione. Come
per fare questo l’apicultore ha a disposizione due possibilità: valutare semplicemente le per- per i favi, le api possono provenire
formance dell’alveare fornitore di uova nelle annate precedenti (selezione massale) o, meglio, da alveari diversi, potendo convivere
accertarne anche la trasmissibilità dei caratteri alla discendenza (test di progenie). senza problemi di sorta.

I nuclei artificiali debbono avere Nel caso che i nuclei vengano


R C FC N 5 6 1 una consistenza standard, sia che in 4 posizionati nell’ambito dello stesso
essi venga inserita una regina già fe- apiario di formazione (evento, ove
condata che una cella reale. Debbono possibile, da evitare), occorre spazzola-
essere costituiti possibilmente da un re in essi un adeguato quantitativo di
favo di scorte, sia di polline che di mie- api di casa (nutrici e/o ceraiole). Infatti
le, un favo di covata nascente ed un le api di copertura dei favi di scorta e
R SCORTE ALIMENTARI foglio cereo. A chiusura deve essere dei favi di covata opercolata sono per
CN COVATA NASCENTE collocato un nutritore a tasca, con mez- lo più bottinatrici; le quali una volta in
FC FOGLIO CEREO zo litro di soluzione zuccherina al 70% volo, fanno rientro nell’alveare di origi-
N NUTRITORE
(2 parti di zucchero per una di acqua). ne. Le nutrici possono essere reperite
I favi possono provenire da un solo sui favi con covata di età inferiore ai 3
alveare o da più alveari. giorni; le ceraiole sui fogli cerei.

57
La sciamatura artificiale - la produzione di sciami col metodo classico

R CA CA CA CA R
La scelta dell’arnietta che deve ospitare In quest’ultimo caso è anche
5 lo sciame artificiale deve essere fatta con 9 possibile costituire preliminarmente
attenzione. Soprattutto quando si trasferisce dei nuclei deputati appositamente
il nucleo in un secondo apiario, è opportuno all’allevamento di celle reali. Essi devono
che l’arnietta disponga di distanziatori essere più forti: uno o due favi di scorta
anche sul fondo, per evitare l’oscillazione e 3-4 favi con uova e larvette appena
dei favi (non propolizzati), oscillazione che nate, unitamente a molte api di casa
provocherebbe lo schiacciamento di molte R SCORTE ALIMENTARI (nutrici e ceraiole). Passati circa 10 giorni,
CA COVATA APERTA questi favi, con celle reali naturali oramai
api. Le arniette devono essere anche dotate
di presa d’aria inferiore e, eventualmente, mature, possono essere smembrati per
sul coperchio. costituire altrettanti nuclei.

R CR CN FC N 6
Se si intende fornire una regina feconda, Ai nuclei formati successivamente
6 questa deve essere inserita subito appresso 10 nella maniera consueta (un favo di scorta,
la costituzione del nucleo, ben prima che uno di covata nascente, un foglio cereo ed
questo avverta l’orfanità. Le tecniche di il nutritore a tasca), deve essere inserito
inserimento sono quelle descritte nella uno dei favi con le celle mature. È necessa-
scheda specifica. In questa condizione la R SCORTE ALIMENTARI rio eliminare le celle in eccesso, risparmian-
covata riprende appena le operaie hanno CR COVATA CON CELLA REALE do quella che appare essere la meglio
liberato la loro regina, pochi giorni dopo la CN COVATA NASCENTE conformata. È anche possibile ritagliarne
FC FOGLIO CEREO
costituzione del nucleo. I rischi di orfanità N NUTRITORE A TASCA
qualcuna (senza rovinare in modo irrepa-
sono legati all apossibilità che le operaie rabile il favo), che può essere impiegata
rifiutino la nuova regina. secondo come descritto al punto 7.

Se si intende fornire una cella reale, Il nucleo deve essere trattato


7 è fondamentale che le api abbiano il 11 per il controllo della Varroa destructor.
tempo di percepire l’orfanità (24 ore), pena Nel caso sia stata introdotta una regina
il rifiuto della cella. In questo caso, sono feconda, il trattamento deve essere fatto
maggiori i tempi della ripresa della covata al controllo di verifica dell’accettazione
che ricompare qualche giorno dopo la della regina: circa sette giorni dopo la sua
fecondazione: circa 2 settimane dopo la introduzione. Negli altri casi il tempo a
formazione del nucleo. Ovviamente sono disposizione è maggiore ed il nucleo può
maggiori anche i rischi di orfanità poiché la ricevere anche due trattamenti successivi:
regina potrebbe essere predata durante il uno pochi giorni dopo la sua costituzione,
volo di fecondazione. l’altro alla ripresa della covata.

Nel caso non si disponga né di regine COSTITUZIONE NUCLEO CON SOLA COVATA NASCENTE ED INSERIMENTO REGINA FECONDATA
È anche possibile asportare il favo
8 feconde né di celle reali mature (cioè NESSUNA
5° G. INIZIO DEPOSIZIONE REGINA
7° G. CONTROLLO ALVEARE E TRATTAMENTO ANTIVARROA

COVATA
18° G. ASPORTAZIONE 1° FAVO DI COVATA OPERCOLATA 12 (una volta opercolato) dove la regina
UOVA COVATA CHIUSA
prossime allo sfarfallamento), deve essere COVATA APERTA
ha deposto le sue prime uova. Questa
aggiunto anche un favo di uova o covata COSTITUZIONE NUCLEO CON SOLA COVATA NASCENTE
2° G. INSERIMENTO CELLA A REGINA covata ospita la quasi totalità della varroa
3° G. SFARFALLAMENTO REGINA
di poche ore, affinché sia lo stesso sciame 14° G. INIZIO DEPOSIZIONE REGINA
16° G. CONTROLLO ALVEARE E TRATTAMENTO ANTIVARROA
superstite ai trattamenti. Il favo può
a provvedere all’allevamento della propria NESSUNA
UOVA
COVATA
29° G. ASPORTAZIONE 1° FAVO DI COVATA OPERCOLATA

COVATA CHIUSA
essere impiegato per la produzione di altri
regina. In questo caso i tempi della ripresa COVATA APERTA
nuclei. In questo modo si leva all’ acaro la
della covata si allungano notevolmente COSTITUZIONE NUCLEO CON FAVO A UOVA E LARVETTE DI 1^ ETÀ
11° G. SFARFALLAMENTO REGINA facoltà di riprodursi ulteriormente, oltre alla
22° G. INIZIO DEPOSIZIONE REGINA
(fino a 4 settimane) così come i rischi di 24° G. CONTROLLO ALVEARE E TRATTAMENTO ANTIVARROA
37° G. ASPORTAZIONE 1° FAVO CON COVATA OPERCOLATA
possibilità di esporlo ad un nuovo trattamento.
orfanità. NESSUNA
COVATA
UOVA
COVATA
APERTA
COVATA CHIUSA Il favo può essere precedentemente
identificato con una puntina colorata.

58
La sciamatura artificiale la produzione di sciami col doppio melario

La diffusione della Varroa destructor ha determinato profonde modifiche nella pratica apistica.
Oramai è assolutamente accertato che effettuare solo due trattamenti all’anno, ove sia presente
l’aplotipo (vedi glossario) di Varroa destructor più pericoloso -quello classificato come coreano All’inizio dell’annata produttiva,
o tedesco o russo- non sia risolutivo ai fini del controllo delle popolazioni del parassita. Infatti, R R CA CA CA CA CA CA R R 1 al termine della stagione invernale,
un calendario di lotta basato su un trattamento estivo, in presenza di covata, ed uno inverna- non appena la colonia ha
le, realizzato in assenza di covata, determina, seppure ciclicamente, perdite rilevanti. Occorre completato il nido, l’alveare deve
pertanto porre in essere ulteriori sistemi di controllo della varroatosi che siano compatibili con essere opportunamente manipolato.
la produzione e che siano economicamente sostenibili. La tecnica di lotta primaverile svolta Dapprima si portano superiormente,
attraverso l’asportazione di covata maschile, impiegata da molti quale integrazione alla lotta chi- in un doppio melario (vedi glossario),
mica, basa i propri presupposti sulla constatazione che nei nostri ambienti la sola lotta chimica la quasi totalità dei favi interessati da
non sia sufficiente a garantire un efficace controllo dell’infestazione.
La strategia di lotta alla varroatosi proposta in questa scheda, oramai sperimentata e collaudata,
R SCORTE ALIMENTARI scorte; solo successivamente quelli
CA COVATA APERTA
si basa sulle indicazioni ottenute dalle osservazioni in campo nonché su alcune considerazioni di covata disopercolata, ivi compresa
di carattere generale: quella frammista alla covata
‡LULWPLGHLFLFOLULSURGXWWLYLGHOO·DFDURVRQRFRVWDQWLHVLQFURQLDLFLFOLGLFRYDWDGHOO·DSHPDVRQR opercolata.
indipendenti dal numero di uova deposte dalla regina (o da più regine contemporaneamente); COMPOSIZIONE DEL DOPPIO MELARIO
‡O·HVLVWHQ]DGLDSSRUWLHVWHUQLGLDFDULQRQOHJDWLDOFLFORULSURGXWWLYRGHOOHIDPLJOLHFRPSRQHQWL
l’apiario, che hanno come veicolo preferenziale i fuchi che affollano gli alveari orfani;
‡ODQHFHVVLWjGLLQWHJUDUHJOLLQWHUYHQWLFKLPLFLFRQODORWWDELRORJLFDOHJDQGRSHUzLOSUHOLHYR
dei favi di covata opercolata all’allontanamento del maggior numero di acari per telaino; Nel nido vengono lasciati i favi
‡ ODVFDUVDDIILGDELOLWjXQLWDPHQWHDLFRVWLHOHYDWLGHOODORWWDELRORJLFDFRQGRWWDPHGLDQWHOD R CO CO CO FC FC FC FC FC N 2 interessati dalla sola covata
soppressione di covata maschile; opercolata, mentre lo spazio restante
‡LOFDUDWWHULVWLFRFRPSRUWDPHQWRGHOODYDUURDQHOFDVRGLEORFFRGLFRYDWDFKHIDVuFKHODTXDVL viene occupato con fogli cerei di tipo
totalità degli acari si riversi sulle larve appena queste ricompaiono nell’alveare (prima e secon- fuso.
da età) e non poco prima dell’opercolatura delle celle (larve di quinta età). Il nido viene completato da un
Operativamente la tecnica di lotta adottata si articola in quattro fasi fondamentali: nutritore a tasca posizionato al lato
‡FRQILQDPHQWRGHOODFRYDWDGLVRSHUFRODWDQHOODSDUWHVXSHULRUHGHOO·DOYHDUH R SCORTE ALIMENTARI
opposto a quello dei favi di covata.
‡DOORQWDQDPHQWRGHOODVWHVVDXQDYROWDRSHUFRODWD CO COVATA OPERCOLATA
FC FOGLIO CEREO
‡IRUPD]LRQHGLQXFOHL N NUTRITORE A TASCA
‡LQWHUYHQWRGLORWWDFKLPLFDHRELRPHFFDQLFD
Vale inoltre la pena evidenziare che la formazione di nuclei, tendenti ad aumentare il numero
delle famiglie allevate, è pratica corrente tra gli apicultori professionisti che ricorrono a questo COMPOSIZIONE DEL NIDO
metodo per controllare la sciamatura. Le famiglie così ottenute, vengono utilizzate per tutta la
stagione di raccolta per poi essere riunite in previsione delle fioriture autunnali, in particolar
modo del corbezzolo. La pratica adottata, pertanto, non comporta né un aggravio di manodo-
pera né tanto meno un incremento dei capitali di scorta. Adottando questa tecnica, si realizza
il controllo dell’infestazione e, nel contempo, è possibile ottenere interessanti risultati produttivi. La regina viene trattenuta nel nido
Si consideri che la produzione vendibile può essere data anche da materiale genetico come i 3 interponendo una lastra escludi
nuclei di api. Questo nella considerazione che la loro produzione comporta un minore immo- regina fra i due corpi dell’arnia. Così
bilizzo di capitali rispetto a quella delle altre produzioni. preparato, l’alveare viene lasciato per
Un’ultima annotazione di carattere scientifico: la famiglia di api è definita dagli entomologi una decina di giorni, dando così il
come un superorganismo, perché presenta molteplici comportamenti assimilabili alle proprietà tempo a tutta la covata opercolata,
fisiologiche di organi e tessuti. Ebbene, si può ritenere che nel campo apistico lo stesso concetto rimasta nel nido, di sfarfallare ed a
possa essere esteso all’intero apiario, nel quale l’entità alveare perde il proprio significato. Tutte quella disopercolata, nei telai posti
le colonie concorrono a costituire l’unità di produzione, un’entità dinamica formata da individui nel doppio melario, di opercolare.
che possono essere trasferiti da una famiglia all’altra in funzione delle esigenze produttive. È
perciò all’apiario, e non ai singoli alveari o a gruppi di essi, che deve essere riferita qualsiasi valu-
tazione inerente lo stato sanitario e le misure di lotta attuate. A tal proposito, l’unico parametro
capace di misurare l’efficacia degli interventi adottati è il livello produttivo raggiunto.

59
La sciamatura artificiale - la produzione di sciami col doppio melario

In questo lasso di tempo Trascorsi circa 15 giorni


4 si verifica una migrazione degli 7 dalla formazione del nucleo ed
acari verso l’alto, dove si trovano avvenuta la fecondazione della
le uniche larve parassitizzabili. regina, nell’alveare non sarà più
In queste condizioni, la covata presente covata opercolata, ma
presente nel doppio melario, oramai solamente uova. È così possibile
completamente opercolata, contiene intervenire con un trattamento
circa il 75-80% delle varroe presenti chimico a base di acido ossalico,
nell’alveare. somministrato o per sgocciolamento
o, preferibilmente, per nebulizzazione
(vedi scheda: La varroatosi - i
trattamenti con l’acido ossalico in
soluzione).

I favi situati nel doppio melario È anche opportuno allontanare


5 vengono a questo punto prelevati 8 il primo telaino di covata opercolata,
R C FC N 5 6 insieme alle api di copertura (circa eliminando così la quasi totalità della
R SCORTE ALIMENTARI
CN COVATA NASCENTE il 50% del totale) ed utilizzati per la popolazione di varroa che si era
FC FOGLIO CEREO formazione di nuclei. In essi devono riversata sulle prime larve comparse
N NUTRITORE essere innestate celle reali prossime dopo il blocco di covata. Operando
allo sfarfallamento. In questo modo in questo modo si procede ad
viene allontanato dall’alveare circa un risanamento pressoché totale
NB: IL FAVO CON SCORTE ALIMENTARI l’85-90% delle varroe: il 75-80% della colonia che al termine della
PROVIENE DA ALTRE FAMIGLIE imprigionate nella covata opercolata manipolazione contiene livelli di varroa
e circa la metà di quelle presenti sugli bassissimi.
adulti.
COMPOSIZIONE DEL NUCLEO

Le celle reali devono essere inserite I favi prelevati possono essere


6 nel nucleo trascorse 24 ore dalla R C FC N 5 6
9 impiegati per l’ulteriore formazione
sua formazione. È questo un lasso di di nuclei prodotti come descritto
tempo sufficiente affinché la piccola in precedenza. In questo modo
colonia avverta lo stato di orfanità la popolazione di acari non ha la
ed accetti naturalmente la cella possibilità di seguire l’andamento
reale. La regina deve poter sfarfallare crescente della popolazione di api,
nel nucleo nelle ventiquattro in quanto relegata in situazione di
ore successive. Le celle reali, R SCORTE ALIMENTARI
continuo blocco di covata. Pertanto,
possibilmente, devono provenire CN COVATA NASCENTE mentre si registra una notevole
da un allevamento predisposto FC FOGLIO CEREO crescita dell’apiario, il numero di acari
appositamente. N NUTRITORE rimane costante nella sua globalità, il
che corrisponde ad una consistente
COMPOSIZIONE DEL NUCLEO calo del rapporto acaro-api.

60
I pacchi d’api le tecniche di produzione
In Italia, come in buona parte del resto del mondo, la vendita di colonie di api è sempre avve-
nuta sotto forma di piccole famiglie definite nuclei. Al contrario, negli Stati Uniti, la loro com-
mercializzazione non contempla l’impiego di alcun favo come supporto, ma le api vengono
vendute in particolari gabbie alla stregua di uno sciame nudo. Questo tipo di confezione,
conosciuto come pacco d’api, è stato successivamente adottato in altre nazioni anglofone Per l’inserimento delle api
(Australia e Nuova Zelanda) e solo recentemente è entrato nell’uso corrente dell’apicultura
3 nelle cassette, viene impiegato un
italiana, grazie sopratutto all’economicità e alla maggiore sicurezza sanitaria del materiale particolare tipo di imbuto. La parte
basale è opportunamente conforma-
prodotto. Le api sono vendute a peso, in cassette che generalmente ne contengono circa
ta per poggiare sulla cassetta ed
un chilogrammo, potendo arrivare a contenerne sino a un massimo di tre. Si consideri che inserirsi perfettamente nel foro del
un chilogrammo di api operaie è formato da circa 7-8 mila individui. I pacchi d’api vengono pacchetto. La parte superiore dell’im-
commercializzati secondo due tipologie fondamentali: con regina giovane e feconda o con buto si presenta grande abbastanza
sole api operaie. Quest’ultima tipologia viene utilizzata per ripopolare alveari o da apicultori da permettere lo scuotimento, al
che preferiscono introdurre una propria regina. In quest’ultimo caso è preferibile che il pacco suo interno, sia dei favi da nido, sia
d’api contenga un dispensatore di feromone reale, condizione questa che migliora significa- dell’intero coprifavo. In tale modo
tivamente la successiva accettazione di una regina. le api possano essere facilmente
incanalate all’interno della cassetta.

L’alimentazione delle api


1 La produzione dei pacchi d’api 4 viene garantita da un chilo di scirop-
avviene in apposite cassette chiamate po. Per la sua distribuzione può
gergalmente “pacchetti”, realizzate in essere utilizzato un normale barattolo
legno multistrato o masonite. I due di vetro o di metallo del tutto simile a
lati maggiori sono costituiti da rete quello per le conserve. Un’intelaiatura
metallica a maglia fitta. Questa, interna trattiene il barattolo in posi-
impedendo la fuoriuscita delle api, zione e fa in modo che esso sia per-
favorisce, nel contempo, l’areazione fettamente allineato alla sagoma
e dà all’apicultore, nei mesi caldi, la della cassetta, impedendone la
possibilità di bagnare le api durante il chiusura. Il foro della cassetta deve
trasporto. essere perfettamente dimensionato al
diametro del barattolo utilizzato.

Nella parte superiore è presente Prima dell’inserimento all’interno


2 un foro che viene utilizzato per 5 del pacchetto, al contenitore devono
l’ingresso e l’uscita delle api nonché essere praticati due fori minuscoli
per l’inserimento di un contenitore (ad esempio con un punteruolo)
per la nutrizione costituita da sufficienti a non far sgocciolare la
sciroppo zuccherino. soluzione, ma tali da permettere
alle api di poterla suggere secondo
le loro necessità. Il barattolo viene
inserito rovesciato nel foro superiore
della cassetta, con la parte forata
rivolta verso il basso. Ovviamente
i fori non devono poggiare sulla
traversa che sostiene il barattolo.

61
I pacchi d’api - le tecniche di produzione

Occorre poter disporre di una bilancia, I telai da nido, uno alla volta,
6 indispensabile per poter verificare il peso 10 possono così essere scossi all’interno
delle api al netto della cassetta. Le api dell’imbuto. È fondamentale reinserire
devono essere pesate prima dell’inserimento i favi all’interno del nido, nel medesimo
del barattolo con lo sciroppo e, nel caso, la ordine di partenza, in modo che la
loro quantità deve essere ragguagliata al famiglia non subisca un ulteriore quanto
peso desiderato. inutile rimescolamento. Anche in questo
secondo caso, da una colonia forte è
possibile prelevare fino a 4,5 chilogrammi
di api.

Un primo metodo, di sicuro il più agevole, Il pacco d’api deve essere completato
7 prevede che in primavera, o in estate dopo 11 inserendo o una regina fecondata
il raccolto sull’eucalipto, si portino via i chiusa in una gabbietta o, qualora le api
melari inserendo sul nido un’ escludiregina. debbano essere impiegate per rafforzare
In questo caso l’arnia deve essere chiusa colonie deboli, una capsula contenente
con un coprifavo a sponda alta collocato feromone mandibolare della regina
rovesciato. Le api scacciate dai melari si (Bee Boost). Una capsula è sufficiente a
riversano in gran numero sul coprifavo, nello mantenere l’aggregazione delle operaie
spazio libero tra questo e il nido. per un periodo di circa 30 giorni.

Le api possono essere prelevate, La cassetta deve essere ben chiusa


8 dopo mezz’ora senza dover verificare 12 mediante un coperchio di masonite, fissato
la presenza della regina posto l’uso con delle graffe. Al contrario, nel caso
dell’escludi regina. Da una colonia i pacchetti non debbano affrontare un
popolosa è possibile operare fìno a 3 o 4 lungo viaggio, ma essere immediatamente
prelievi. Si immette del fumo all’interno utilizzati, può essere sufficiente chiudere
dell’alveare; dopo 15-20 minuti è possibile le cassette con del semplice cartone
prelevare i coprifavi con aggrappate api avvolto attorno al barattolo e inserire nella
per 1 chilogrammo o poco di più. Alcuni scanalatura del foro una spugnetta, utile
apicoltori preferiscono effettuare il prelievo per fornire una piccola scorta d’acqua alle
il giorno dopo la smelatura. api durante il trasporto.

Un secondo metodo, più laborioso, Durante il trasporto, i pacchi d’api


9 prevede lo scuotimento delle api
13 devono essere tenuti ben distanziati
direttamente dai telai da nido. Prima fra loro, per permettere il passaggio
di procedere occorre individuare il dell’aria tra l’uno e l’altro e per consentire
favo con la regina che deve essere di bagnare le api durante il viaggio
momentaneamente isolato in un’arnietta onde evitare un pericoloso aumento di
prendisciame. temperatura. Le cassette vanno inoltre
sistemate in un unico strato su una
pedana di legno che ne impedisca lo
scivolamento.

62
I pacchi d’api le tecniche di utilizzo

Il pacco d’api è un modo di commercializzare le api, solo di recente adottato dal nostro Dapprima occorre predisporre
Paese, pur costituendo una tipologia oramai consolidata in altre nazioni, soprattutto 1 le arnie affinché possano accogliere
nei paesi anglofoni. le api. Se l’inserimento viene fatto
Il commercio dei pacchi d’api assume molteplici caratteristiche positive, quali la rapidi- in arniette da cinque o sei telaini
tà della sua formazione e l’economicità rispetto al nucleo artificiale tradizionale. Deve (le classiche per nucleo artificiale)
però la sua fortuna e la sua diffusione alla maggiore sicurezza sanitaria del materiale si procede inserendo da un lato
commercializzato; il fatto di essere composto esclusivamente da api adulte, concorre un nutritore a tasca riempito di
a limitare in modo significativo la propagazione delle malattie tipiche della covata. sciroppo e, dalla parte opposta, un
Questo, anche in considerazione del periodo di “quarantena” ed al tipo di trattamento favo contenente per metà scorte di
al quale sono sottoposte le api durante il viaggio: una vera e propria cura della fame miele e polline e per metà celle che
(vedi glossario). possano accogliere covata. Nello
Le api viaggiano in particolari cassette (gergalmente chiamate pacchetti) realizzate in spazio centrale vanno inseriti telaini
masonite o multistrato e con le due facce lunghe costituite da fitta rete metallica. Le con fogli cerei.
api formano una sorta di sciame nudo e questo permette all’apicultore (o il venditore o
l’acquirente) di poter effettuare un trattamento esaustivo contro la Varroa destructor,
prima dell’utilizzo definitivo del pacco d’api. L’ingresso dell’arnia ricevente
Nel normale rapporto commerciale, le cassette contengono comunemente circa 1 o 1,5 2 deve essere chiuso, in modo che
chilogrammi di api, raramente di più. Un quantitativo di api operaie pari a un chilo e le api, non appena fuoriuscite dal
mezzo è sufficiente per ricoprire circa 5 telai da nido. pacchetto, non possano disperdersi.
I pacchi d’api, come già detto nella scheda relativa alla loro formazione, possono essere Nel caso non si possa tornare ad
commercializzati sia con regina, sia senza. In quest’ultima condizione, nel pacco d’api aprire l’ arnia nelle successive 48
può essere inserito il feromone reale, con l’obiettivo di tenere aggregate le api. ore, si può chiuderne l’ingresso con
Se lo “sciame” viene impiegato per rinforzare famiglie già attive, la presenza del feromo- del nastrocarta da carrozziere inciso
ne reale non è indispensabile. Al contrario, qualora si debba inserire successivamente con una taglierina. Le api bucandolo
una regina già feconda, l’impiego del feromone è tassativo, favorendo in modo signifi- riescono a liberarsi. In questo lasso di
cativo l’accettazione della regina. tempo, la famiglia inizia la costruzione
Ovviamente, qualora nel pacco d’api sia stata già inserita la gabbietta con la regina, dei favi e libera la regina che, tempo
l’impiego di feromone reale sintetico non riveste importanza. qualche giorno, inizia la deposizione.
Nella consuetudine del mercato italiano, a differenza di quanto avviene negli Stati Uniti,
anche quando fornite con i pacchi d’api, le regine viaggiano separatamente nelle gab-
biette di tipologia nicot, le comuni gabbiette in materiale plastico. Le regine vengono Tre sono i modi per inserire
inserite sfruttando le stesse gabbiette utilizzate per la spedizione. 3 la regina: la gabbietta può essere
Appena ricevute, è assolutamente necessario fare in modo che le api contenute nei sospesa fra i telaini facendo uso di
pacchi possano riprendersi dallo stress del viaggio. Occorre far sostare le cassette, in filo plastificato o dello stesso filo
una zona in ombra e ben ventilata, per un paio d’ore, provvedendo a bagnare la rete impiegato per l’inserimento dei fogli
esterna con acqua fresca e potabile. cerei; poggiata direttamente sui
Esistono diverse tecniche per trasferire le api nelle arnie. In questa sede ne vengono telaini del nido o sul fondo dell’arnia;
descritte due: una prima prevede l’impiego delle arniette prendisciame a 6-7 favi; una inserita in un favo. Occorre prestare
seconda, l’utilizzo delle normali arnie a 10 favi. Molti accorgimenti sono comuni ad attenzione e ricordarsi di rimuovere
entrambi i processi, che differiscono sostanzialmente per il posizionamento dei pac- la chiusura della gabbietta prima di
chetti. Dapprima viene descritto il metodo che prevede il trasferimento delle api nelle inserirla nell’arnia (vedi scheda: La
arniette; successivamente quello nelle arnie a 10 favi, precisando unicamente le diffe- sostituzione della regina - l’inserimen-
renze che questo sistema comporta. to con l’uso della gabbietta classica.

63
I pacchi api - le tecniche di utilizzo

Così predisposta, l’arnia è pronta Nel caso il travaso avvenga in arnie


4 ad accogliere le api. Con la massima 7 da 10 favi, il procedimento contempla
attenzione si apre il pacchetto, piccole differenze. In questo caso
liberando il pannello di chiusura dai il pacco d’api può essere collocato
ganci o dalle graffette. Sollevata la direttamente all’interno dell’arnia.
cassettina di qualche centimetro, Questa deve contenere un nutritore a
si batte leggermente sull’arnia in tasca riempito di sciroppo, uno o due
modo tale che le api precipitino favi che abbiano anche una buona
sul fondo. Quindi, con un rapido quantità di scorte e due o tre telaini
movimento si capovolge il pacchetto, con foglio cereo, per completare
posizionandolo in modo che chiuda lo spazio interno. Il nutritore deve
completamente la parte posteriore essere interposto fra i favi ed il pacco
dell’arnia. d’api. La gabbietta con la regina
deve essere collocata come nel caso
precedente.

A questo punto si posiziona Per l’allestimento della postazione,


5 anteriormente il coprifavo in modo 8 è molto importante curare la
tale che chiuda perfettamente disposizione delle arnie nelle quali
l’arnietta. Si evita così la fuoriuscita vengono inseriti i pacchi d’api. Esse
delle api impedendone la loro non devono essere disposte allineate e
dispersione nel territorio e la deriva vicine, ma opportunamente distanziate
verso gli alveari vicini. Poichè il e collocate in modo che gli ingressi
coprifavo sporge verso la parte siano resi facilmente riconoscibili
anteriore del nido, occorre, ove attraverso colori e figure diverse.
presente, rimuovere preventivamente Molto importante è anche la presenza
gli angolari. di punti di riferimento, quali cespugli
e alberi, indispensabili per favorire
l’orientamento delle bottinatrici ed
evitare il fenomeno della deriva.

Dopo 48 ore è possibile prelevare Per circa tre settimane


6 il pacchetto ormai vuoto, 9 dall’inserimento delle api, è
provvedendo a chiudere necessario effettuare dei controlli
correttamente il coprifavo. periodici, al fine di verificare il
La prima visita di controllo deve buon andamento della colonia
avvenire una settimana dopo il neo costituita. Anche in presenza
travaso. In questa occasione è di un buon flusso di nettare è
consigliabile rabboccare il nutritore buona norma provvedere alla sua
a tasca con un altro litro e mezzo di nutrizione, preferibilmente fino al
sciroppo. Occorre anche sincerarsi completamento del nido.
dell’avvenuta liberazione della regina
e dell’inizio della ovideposizione.

64
La produzione di regine il metodo semi intensivo
L’allevamento per la produzione delle api regine ha oramai raggiunto un elevatissimo grado
di specializzazione. Pur essendo effettuato secondo modalità rispondenti a linee guida
comuni, vengono però impiegate tecniche che differiscono in funzione delle condizioni
ambientali nelle quali si opera. Tali tecniche subiscono ulteriori aggiustamenti da parte dei Lo svantaggio dell’impiego di due
singoli apicultori che tendono ad adattarle alle loro specifiche esigenze di produzione ed 2 melari sovrapposti è dovuto al fatto
organizzazione, intervenendo su dettagli non sempre trascurabili. che la somma delle loro altezze è
L’universo in questione risulta dunque rappresentato da molteplici metodologie di alleva- complessivamente maggiore di qual-
mento nonché caratterizzato da una estrema variabilità fra le stesse. È comunque possibile

mm 310
mm 310
che centimetro rispetto a quella ne-
individuare delle “procedure tipo”, alle quali ricondurre la maggior parte delle metodiche cessaria per ospitare correttamente
comunemente applicate. un telaino da nido: 33 o più centime-
Per lo più i metodi differiscono in relazione al livello di specializzazione al quale l’allevatore tri contro i 31 centimetri di un telaino

mm 30/50
mm 10
intende riferirsi per organizzare la propria attività. Questo soprattutto in rapporto alle attrez- da nido. In questa situazione, gene-
zature che egli intende acquistare o realizzare appositamente. Ovviamente, in un allevamen- ralmente, le api tendono a costruire
to finalizzato all’esclusiva produzione di api regine destinate alla vendita, è possibile riscon- numerosi favi-ponte fra i telai presen-
trare una propensione ad investimenti specifici maggiore di quanto non si verifichi nel caso ALTEZZE DOPPIO MELARIO ALTEZZE DOPPIO MELARIO
ti nel nido e quelli posizionati nella
di allevamenti meno intensivi se non addirittura promiscui. Negli allevamenti semintensivi COSTRUITO APPOSITAMENTE RICAVATO DALL’UNIONE DI
DUE MELARI camera di allevamento.
la produzione di regine è finalizzata alla realizzazione di pacchi d’api e nuclei; nei secondi,
quelli promiscui, è limitata al solo uso interno.
Nel sistema semintensivo si usano abitualmente le stesse attrezzature (arnie, melari, esclu-
diregine, ecc.) che normalmente vengono impiegate per altre funzioni ed in altri periodi
La camera di allevamento deve
dell’anno. Al massimo è possibile prevedere per esse delle piccole modifiche che non ne
alterino comunque la possibilità di impiego originale. Ad esempio, l’allevatore di api regine
3 essere separata dal resto della colonia
non professionistico, pur dovendo affrontare piccoli disagi produttivi, eviterà di dotarsi di con l’interposizione di una lastra
attrezzature speciali, quali specifiche camere di allevamento, destinate ad accogliere telaini escludiregina. Essa deve consentire
da nido. Egli impiegherà, in alternativa, due melari sovrapposti, pur nella consapevolezza l’uscita della api direttamente dal doppio
che la somma delle loro altezze è di qualche centimetro superiore a quella che necessita melario. In alternativa uno o entrambi i
per ospitare correttamente i telai da nido. Al massimo, per meglio operare, è possibile che melari devono essere dotati di un’uscita
debba privare dei distanziatori alcuni melari o, eventualmente, sostituire quelli da 9 favi con indipendente. È opportuno ridurre la
distanziatori da 10. comunicazione fra il nido ed il rifinitore,
Le schede interessate alla descrizione delle differenti metodiche per la produzione di regine lasciando un passaggio di appena 5-7
si completano le une con le altre. Per fare un esempio, le tecniche relative ai traslarvi sono centimetri. Ciò si realizza restringendo la
impiegate sia in allevamenti intensivi che semintensivi e promiscui. Altrettanto avviene per superficie della lastra escludiregina con
le pratiche inerenti la costituzione dei nuclei di fecondazione ed il prelievo delle regine per del cartone e nastro adesivo per pacchi.
la vendita o la spedizione.

L’allevamento delle api regine Il melario superiore deve essere privo


1 viene predisposto in una zona 4 di distanziatori, poiché in esso devo-
dell’alveare opportunamente no essere sistemati 10 favi. Eventual-
orfanizzata (abitualmente chiamata mente il distanziatore da 9 favi,
camera di allevamento), assai simile normalmente impiegato nei melari,
al rifinitore impiegato nel sistema può essere sostituito con uno da nido,
verticale di tipo professionistico. a 10 spazi. Ove non fosse possibile,
Allo scopo si predispone un doppio si può lasciare il distanziatore da 9
melario sul nido di una colonia forte. favi; in questa situazione, però, le api
generalmente allungano le celle da
covata. I favi, così ispessiti, trovano
difficile ricollocazione nel nido
in una loro successiva riutilizzazione.

65
La produzione di regine - il metodo semi intensivo

P CN PS CA P P CA PS CN P Nel doppio melario si dispongono Dopo 24 ore dall’allestimento


5 4 favi con polline, 2 favi con covata 8 della camera di allevamento e
nascente, 2 favi con covata aperta e dall’inserimento dei portastecche, i
P POLLINE due telaini portastecche, secondo la cupolini a regina vengono prelevati
CN COVATA NASCENTE disposizione seguente: 1) polline, per essere opportunamente
CA COVATA APERTA
PS PORTASTECCHE 2) covata nascente, 3) telaino preparati per il traslarvo. Essi devono
portastecche, 4) covata aperta, essere accorciati al fine di facilitare
5) polline, 6) polline, 7) covata aperta, l’inserimento delle larvette. È possibile
8) telaino portastecche, 9) covata rifilarli con un coltellino affilato e
ESCLUDIREGINA nascente, 10) polline. In ciascun scaldato alla fiamma.
CON FINESTRA telaino portastecche vengono
DI USCITA inserite due stecche con 14/20 celle
ciascuna. Pertanto in ogni camera
di allevamento trovano spazio circa
56/80 cupolini.

P CN PS CA P CA PS CN P
Nel caso di melario con distanziatore Una volta effettuati i traslarvi,
6 da 9, si inseriscono solamente 9 i telaini portastecche, con le larve
3 favi con polline, omettendo il di prima età inserite nei cupolini,
P POLLINE
CN COVATA NASCENTE
posizionamento di uno dei due al vengono ricollocati nelle camere di
CA COVATA APERTA centro della camera di allevamento. allevamento, nella medesima posizione
PS PORTASTECCHE dalle quali erano stati prelevati. Occorre
considerare che, in questo momento, il
ciclo preimaginale delle larve è giunto
al quarto giorno: tre trascorsi come
ESCLUDIREGINA stadio di uovo ed uno come larva di
CON FINESTRA prima età.
DI USCITA

È importante che il portastecche Per attirare quante più operaie


7 sia dotato di un piccolo nutritore 10 possibile verso le stecche coi cupolini
a tasca collocato superiormente. innestati, durante la fase di cella
Infatti, sin dal suo primo inserimento aperta (e quindi, dall’inserimento
è buona norma attrarre sui cupolini dei portastecche, per un periodo di
reali il maggior numero di api di cinque giorni) è preferibile proseguire
casa, soprattutto nutrici e ceraiole. la nutrizione in modo abbondante
Le prime per nutrire al meglio le con soluzione zuccherina
larvette, le seconde per attendere la concentrata, nella proporzione di 1
costruzione delle celle. parte di acqua e 2 di zucchero.
In questo modo è possibile
aumentare significativamente
l’accettazione delle larve inserite.

66
La produzione di regine il metodo intensivo e l’allestimento dello starter

L’allevamento professionistico per la produzione di api regine prevede la realizzazione di apiari


dedicati a questa funzione, nonché investimenti in attrezzature e materiali di allevamento
specifici per questi impieghi. Il numero di regine che è possibile ottenere per singolo ciclo pro- In una classica arnia DB da 10 favi,
duttivo è notevole (parecchie decine) e pertanto la produzione annuale può raggiungere assai 3 privata dei distanziatori, vengono
facilmente le diverse migliaia. P PS P PS P PS P PS P PS P P PS P PS P P PS P PS P sistemati 6 favi di polline e 5 portastec-
Ciò presuppone un’organizzazione aziendale che preveda la possibilità di produrre api regine che, dello spessore di soli 15 millimetri,
non soltanto per la tradizionale quota di rimonta aziendale o per la formazione di nuclei artifi- forniti di nutritore a tasca. In ciascuno
ciali e di pacchi d’api, ma anche la vendita diretta di regine selezionate. di essi vengono inserite due stecche
portacupolini con circa 15 celle reali
Il metodo di seguito descritto è quello principalmente adottato in Italia da allevamenti specializ-
ciascuna, per un totale di circa 30
zati. Tuttavia può trovare facile applicazione anche in piccoli allevamenti, nei quali la vendita di cupolini. Nel caso di arnie munite di
nuclei di api su 5 favi o di pacchi d’api concorre stabilmente alla creazione del reddito aziendale. distanziatori, il rapporto favi-telai porta-
Infatti, a fronte di investimenti specifici, spesso onerosi, il metodo intensivo garantisce migliori stecche può essere 6 a polline per 4
STARTER COMPOSTO DA STARTER COMPOSTO DA
risultati nell’accettazione delle larve e, quindi, un risparmio nell’impiego della manodopera. ‡ 5 PORTASTECCHE -PS- ‡ 4 PORTASTECCHE -PS- portastecche ovvero 5 a 5. Nello starter
L’allevamento intensivo prevede l’innesto delle celle reali in famiglie comunemente indicate ‡ 6 FAVI CON POLLINE -P- ‡ 6 FAVI CON POLLINE -P- così preparato, i traslarvi possono
come starter. essere eseguiti dopo appena 12 ore.

Il giorno seguente i portastecche


1 Per starter si intende una famiglia 4 contenenti le larvette accettate e
orfana, preparata appositamente tutte le api di copertura, possono
per la prima accettazione di larve essere prelevati e trasferiti in
destinate a divenire regine. Per la sua altri alveari, chiamati rifinitori.
preparazione si utilizzano famiglie Questi ultimi, pur rispondendo a
forti e con molte api giovani. Da canoni comuni, possono avere
queste vengono prelevati tutti i favi configurazioni differenti nel caso
di covata, sia giovane che opercolata, di allevamenti in orizzontale o in
relativamente coperti di api, nonché verticale. In ogni rifinitore trovano
la stessa ape regina. spazio due telaini portastecche, per
complessivi 60 cupolini reali.

I favi con covata e le api di Nell’allevamento in orizzontale


2 copertura, nonché la regina, possono E ESCLUDIREGINA
5 il rifinitore, preparato il giorno
trovare posto in un doppio melario C
PS
COVATA
PORTASTECCHE
precedente l’immissione dei cupolini
chiuso inferiormente da una rete e P POLLINE a regina provenienti dallo starter,
E C PS C P C PS C E
superiormente da un coprifavo. Così deve contenere:
segregate, le api vengono trasferite 2 favi di covata nascente ai lati;
in un posto all’ombra (non umido) e 2 favi di covata aperta;
riparato. In questo caso, è opportuno 1 o 2 favi di polline al centro.
sistemare fra i favi un nutritore a I telaini portastecche trovano posto
tasca, colmo di acqua, al fine di fra il telaino di covata nascente e
facilitare il controllo della temperatura quello di covata fresca, secondo la
COMPOSIZIONE DEL DOPPIO MELARIO CON I FAVI ASPORTATI da parte della famiglia (vedi glossario FAMIGLIA CON REGINA RIFINITORE FAMIGLIA CON REGINA successione in figura.
Starter - Preparazione).

67
La produzione di regine - il metodo intensivo e l’allestimento dello starter

Nel sistema in verticale, il rifinitore, In questo caso si affumica


6 posto superiormente al nido, è costituito 10 abbondantemente la parte superiore, tanto
da corpo realizzato appositamente. La da far scendere la maggior parte delle api
sua struttura è riconducibile a quella di nella camera inferiore. Quindi si preleva
un doppio melario, ma con un’altezza la parte superiore (contenente la covata,
leggermente inferiore, rapportata a poche api e la regina) e ci si comporta
quella di un telaino da nido: 31 centimetri come descritto in precedenza. Occorre
contro i complessivi 33 o più centimetri controllare il nido con i favi di polline per
normalmente raggiunti da due melari sincerarsi che questi siano ancora colmi.
sovrapposti. Nel caso non lo fossero, si sostituiscono
con altri favi di scorta.

Il rifinitore deve essere dotato In un allevamento intensivo, è meglio


7 di un’uscita di volo indipendente e separato 11 sfruttare lo starter più a lungo. Una volta
dal nido sottostante mediante una lastra prelevata la prima batteria composta da
escludiregina. È opportuno ridurre la 150 celle, se ne introduce una seconda,
STARTER CON 4 STARTER CON 3
comunicazione fra il nido ed il rifinitore PORTASTECCHE PORTASTECCHE composta da circa 120 cupolini suddivisi su
lasciando una passaggio di appena 5-7 4 portastecche. Il giorno dopo, prelevate
centimetri. Ciò si realizza restringendo la queste 120 celle, se ne introducono
superficie della lastra escludiregina con del altre 90 (su 3 portastecche) e quindi, in
cartone e nastro adesivo per pacchi. successione, 60 su 2 portastecche e 30
STARTER CON 2 PORTASTECCHE STARTER CON 1 PORTASTECCA
su un solo portastecche. Per quest’ultima
batteria, lo starter funge da rifinitore.

P CN PS CA P P CA PS CN P
Nell’allevamento in verticale In questo caso, la regina ed i favi
8 il rifinitore, preparato anche in questo 12 prelevati al momento della formazione
caso il giorno precedente l’immissione dei dello starter, vengono trasferiti in un altro
P POLLINE
CN COVATA NASCENTE cupolini a regina, deve contenere: apiario o, in alternativa, possono essere
CA
PS
COVATA APERTA
PORTASTECCHE 2 favi con polline; 2 favi di covata nascente temporaneamente sovrapposti ad un’altra
ai lati; 2 favi di covata aperta con larve di famiglia interponendo una lastra escludire-
ESCLUDIREGINA prima-terza età; 2 favi con polline al centro. gina e facendo lavorare l’alveare con due
CON FINESTRA
I telaini portastecche, al pari del sistema regine. La lastra deve essere preferibilmen-
DI USCITA
in orizzontale, devono essere posizionati te chiusa come indicato alla figura 7.
fra i telaini con covata, rispettivamente in Questo alveare può essere smembrato in
posizione 3 e 7. ogni momento.

Una volta prelevate le celle a regina, Il corpo superiore, composto


9 nello starter si riavvicinano i favi di polline,
13 da una colonia con regina propria,
si sovrappone una lastra escludi regina e deve essere dotato di un’apertura di
si rendono i favi di covata con la regina, volo indipendente. Questa può essere
prelevati il giorno prima. Così preparata, realizzata o direttamente sulla lastra
questa famiglia è pronta per funzionare escludiregina o praticando dei fori nel
nuovamente come starter dopo circa tre corpo superiore dell’arnia.
giorni.

68
La produzione di regine la preparazione e l’uso dei cupolini

L’allevamento per la produzione delle api regine si compone di differenti fasi operative, fra
Per la fabbricazione in proprio
le quali occorre annoverare anche la realizzazione dei supporti necessari all’allevamento. 3 dei cupolini in cera, occorre valutare
Queste fasi possono essere o eseguite interamente in azienda o in parte delegate a strut- le dimensioni che questi devono avere
ture terze. Cosi avviene, ad esempio, per i cupolini reali necessari per il traslarvo; per il loro per una normale accettazione da parte
approvvigionamento si può facilmente ricorrere al mercato, ove è possibile acquistarne sia di delle api. È importante che il diametro
realizzati in plastica che in cera d’api. dell’imboccatura sia pari a 8 millimetri,
Mentre per l’apicultore non è possibile realizzare in proprio i cupolini del primo tipo, per mentre l’altezza riveste scarso rilievo,
quelli in cera la scelta di ricorrere al mercato o alla produzione in azienda è dettata principal- potendo variare dagli 8 ai 15 millimetri.
mente da parametri economici o dalla facilità di reperimento. Spesso è proprio la possibilità
dell’immediata disponibilità in azienda che induce i produttori di regine, specie se non pro-
fessionisti, alla produzione in proprio dei cupolini in cera.
In questa scheda viene riportato il metodo comunemente utilizzato per la produzione dei
cupolini in cera con l’impiego di attrezzature artigianali.

L’inserimento delle larve reali Le attrezzature che occorrono


1 deve avvenire entro cellette dalla for- 4 per prepararsi una scorta di cupolini
ma e dimensioni pari a quelle realizza- in cera sono le più svariate. Per
te dalle api in natura. Nella pratica piccole produzioni è possibile usare
apistica si impiegano normalmente un cilindretto di legno del diametro
cupolini o in plastica o realizzati in di 8 millimetri, ottenuto levigando
cera d’api. Entrambi rispondono alle opportunamente una matita o un
esigenze di un corretto traslarvo. La chiodo di legno. In commercio
scelta verso un tipo o l’altro risponde è comunque possibile reperire
a differenti criteri: finalità del traslarvo particolari stampi in silicone
(produzione di pappa reale o api che permettono di ricavare
regine), economici, organizzativi o contemporaneamente 10-15 cupolini.
altro. Stampi simili possono essere anche
realizzati artigianalmente in legno

Entrambi i tipi di cupolino È necessario poter disporre


2 sono normalmente reperibili in com- 5 di due recipienti delle dimensioni
mercio, in confezioni di diversa consi- adeguate al tipo di stampo utilizzato;
stenza. Il loro costo è comunque non uno contenente semplicemente
indifferente. Per questo motivo, i cupo- dell’acqua ed uno con acqua nella quale
lini in plastica, riutilizzabili, trovano sia stato disciolto dello zucchero o del
largo impiego nella produzione di miele nel rapporto di circa 1a1.
pappa reale. Al contrario, quelli in cera
vengono frequentemente impiegati
nei traslarvi per la produzione delle
api regine. Questo tipo di produzione,
infatti, presuppone l’utilizzo di cupolini
“a perdere”.

69
La produzione di regine - la preparazione e l’uso dei cupolini

Per la produzione dei cupolini Per solidificare la cera si immerge


6 si usa cera di buona qualità o, meglio, 9 lo stampo nell’acqua fredda. Questo
cera di opercoli, quasi totalmente permette un rapido abbassamento
priva di propoli. Questa viene della temperatura e quindi il
scaldata non sulla fiamma viva, ma consolidamento dei cupolini,
a bagnomaria. Per una sua facile facilitando sensibilmente il loro
manipolazione, la temperatura distacco. Nel caso che lo strato di
ottimale di impiego non dovrebbe cera che aderisce allo stampo risulti
superare i 70-72°C, di poco superiore troppo sottile, è possibile ripetere
a quella di fusione (62-64°C). l’operazione reimmergendo lo stampo
Disponendo di uno scaldavivande nella cera fusa.
termostatato, e regolando la
temperatura a 70°C, l’operazione
risulta decisamente più comoda e
veloce.

Per prima cosa si immerge lo I cupolini si staccano dallo stampo


7 stampo nell’acqua zuccherata, in 10 operando una leggera rotazione sul
modo tale da creare una pellicola che loro asse. Una volta estratti, vanno
eviti alla cera di aderire allo stampo lasciati asciugare a temperatura
stesso. Alcuni apicultori, invece ambiente su un panno o, meglio,
che zucchero o miele, disciolgono su una griglia. Infatti, durante la
nell’acqua del sapone di marsiglia. conservazione, tracce di umidità residua
L’uso del sapone, benché più potrebbero favorire lo sviluppo di
comodo, è però decisamente da muffe.
sconsigliare per i residui che esso
lascia, residui difficilmente eliminabili.
Nel caso, è necessario sciacquare
accuratamente i cupolini.

Di seguito si immerge lo stampo Non è importante ottenere


8 nella cera fusa, per qualche secondo. 11 cupolini tutti uniformi. Infatti, durante
Se la cera non è in temperatura, la fase di familiarizzazione, detta
la pellicola che si viene a formare anche di accettazione (il primo
risulta piuttosto sottile. In questo inserimento, della durata di 24 ore
caso occorre aspettare che la cera circa, che precede il traslarvo), sono
raffreddi leggermente, ripetendo le api stesse che provvedono a
l’operazione dopo pochi minuti. Lo modificare le celle reali, in modo tale
stampo va immerso nella cera per che siano perfettamente idonee ad
non meno di 8 millimetri e non più accogliere le larve a regina.
di 15.

70
La produzione di regine la preparazione al traslarvo e l’innesto delle larve

La fase preparatoria ai traslarvi è di estrema importanza per il buon fine di tutta la filiera
I cupolini di cera possono essere
produttiva. 3 inseriti direttamente su quelli in
Questa fase prende in considerazione il numero di stecche da inserire nei telai portastecche, plastica, operando semplicemente
il numero di cupolini da fissare nelle singole stecche e le modalità di ancoraggio dei cupolini una leggera pressione. Il fissaggio
alle stecche. È opportuno, infatti, fare in modo che la distanza fra le stecche permetta la completo viene poi assicurato dalle
corretta costruzione delle celle reali, evitando che queste arrivino a toccare la stecca posta stesse api operaie che, nella fase
inferiormente o, peggio, che le operaie siano costrette a costruirle ricurve. di familiarizzazione, provvedono
Occorre anche garantire una corretta distanza fra i cupolini, in considerazione del fatto che ad ancorarli al cupolino di plastica
essi diverranno celle reali. Qualora le celle siano ridossate le une alle altre (come avviene per attraverso la loro secrezione ceripara.
la produzione di pappa reale), le api provvederebbero a saldarle fra loro. Al contrario, una
distanza eccessiva fra le celle porterebbe le api a costruire negli spazi liberi porzioni di favo
che ingloberebbero le celle stesse.
Infine le celle mature devono essere facilmente staccabili dal supporto, senza dover correre
il rischio di schiacciarle fra le dita.

Il numero di cupolini da inserire In commercio esistono vari sistemi


1 su ciascuna stecca è funzione del tipo 4 per semplificare il fissaggio dei
di produzione. Nel caso il traslarvo sia cupolini. Tali dispositivi, permettendo
finalizzato alla produzione di regine il facile spostamento dei cupolini,
(e non a quello di gelatina reale), consentono di eliminare quelli ove
occorre considerare che le larve le larve non sono state accettate e di
debbono avere modo di completare concentrare su un numero inferiore
l’intero ciclo preimaginale. Pertanto il di telaini portastecche le cellette con
numero di celle varia da un minimo le larve accettate. La percentuale di
di 14 ad un massimo di 18-20 e i accettazione può infatti risultare a
cupolini devono essere posti fra loro volte assai scarsa, soprattutto al di
ad una distanza di 7-10 millimetri. fuori del periodo di sciamatura.

I cupolini devono essere fissati Questi dispositivi possono essere


2 alle stecche in modo tale che risulti 5 completati da particolari protezioni delle
facile il loro prelievo una volta divenuti celle, da posizionare una volta avvenuta
celle reali mature. Alcuni apicultori l’opercolatura. Queste protezioni hanno
sono soliti fissare i cupolini utilizzando la funzione di impedire che le api
una goccia di cera. Oltre alla scarsa distruggano le celle anzitempo, nel caso
praticità, questo sistema rende che una regina sfarfalli precocemente
spesso complicato il distacco della o che una regina, di ritorno da un volo
cella matura, soprattutto quando si di fecondazione, rientri casualmente
utilizzano cupolini in cera. nell’alveare di allevamento.

71
La produzione di regine - la preparazione al traslarvo e l’innesto delle larve

I cupolini vengono inseriti nella colonia La gelatina reale da impiegare


6 orfana per una fase definita di familiarizza- 10 nei traslarvi può essere acquistata o,
zione. Questa fase dura 24 ore circa: il meglio, estratta dalle celle reali che le api
tempo per le api di avvertire lo stato di costruiscono durante la stagione della
orfanità, effettivo o apparente. I cupolini sciamatura. Ovviamente le celle reali dalle
vengono “elaborati” dalle api che quali si estrae la pappa reale devono
provvedono a trasmettere l’odore della contenere larvette dell’età massima di tre
famiglia. giorni.

I cupolini estratti dall’alveare L’estrazione della gelatina reale


7 si presentano, trascorse 24 ore, con una 11 dalle celle reali può avvenire direttamente
foggia spesso assai diversa da quella iniziale. in campo o, meglio, in ambiente
Infatti, trovandoli privi della larvetta, le api confinato con umidità elevata e
sovente tendono a chiuderli con una sorta temperatura moderata. Operando
di opercolo ceroso. al chiuso, le cellette ancora aperte
devono essere tagliate dai favi e chiuse
in contenitori di materile coibente (ad
esempio, polistirolo) o in vasetti di vetro
tenuti coperti e lontano dai raggi solari.

Il traslarvo viene facilitato rifilando, Per estrarre la pappa dai cupolini


8 con un coltello, i cupolini fino a non più di 12 si impiega una normale spatolina. In
6-8 millimetri della loro altezza. Per evitare questo caso la gelatina reale contiene
di rovinare i cupolini, la lama deve essere dei residui di cera che devono essere
ben affilata e leggermente riscaldata sulla allontanati per non intasare l’ago
fiamma viva. della siringa impiegata per la sua
distribuzione fra i cupolini. Per fare questo
si può utilizzare, come filtro, un piccolo
brandello di una sottile calza femminile di
nylon.

Il traslarvo può essere fatto o a secco La gelatina reale viene filtrata inserendo
9 o immettendo nella cella reale una 13 questo involucro in una siringa.
goccia di acqua distillata o, meglio, di Attraverso la sua compressione operata
gelatina reale. Quest’ultima può anche dallo stantuffo, è possibile riversare in
essere diluita con acqua distillata nella una seconda siringa la gelatina reale
proporzione di una o due parti di acqua adeguatamente filtrata.In questo modo
per una di pappa reale, in funzione della viene evitato che l’ago utilizzato per
temperatura del locale. L’inserimento della immettere la pappa reale nelle cellette
gelatina reale viene realizzato con l’ausilio venga ostruito da pezzetti di cera.
di una siringa.

72
La produzione di regine la preparazione al traslarvo i favi e il laboratorio

Per ottenere ottime api regine, in quantità adeguate, è importante operare i traslarvi con la
massima attenzione. Occorre trasferire larvette appena fuoriuscite dall’uovo e che non abbiano
compiuto ancora la prima muta. Le dimensioni di queste larve superano appena il millimetro di Per operare facilmente i traslarvi,
lunghezza e non sempre si distinguono sul fondo della celletta. La loro individuazione è facili- 1 occorre poter disporre di buoni
tata dalla gelatina reale, traslucida, che ne attesta sempre la presenza. favi con un gran numero di larve
L’età delle larve è molto importante. Infatti, anche una larva di tre giorni ha la possibilità di di prima età, larve il più possibile
divenire regina, qualora la sua alimentazione prosegua con una dieta a base di pappa reale. coetanee. Questi favi debbono
Allevando però regine a partire da larvette di prima età, si riproducono artificiosamente condi- aver sostenuto almeno un turno di
zioni molto simili a quelle nelle quali le api operaie si trovano ad operare in caso di sciamatura. covata, ma essere ancora “chiari”
Al contrario, qualora si utilizzino larve di tre giorni, le condizioni sarebbero le medesime nelle in modo tale che la covata sia
quali le operaie si troverebbero ad operare in condizioni di orfanità. Nel primo caso, infatti, le facilmente distinguibile. Purtroppo,
regine vengono prodotte partendo da un uovo appena deposto; nel secondo, da larve le più il più delle volte i favi con covata
grandi possibile, in modo da accelerare la nuova nascita di un’ape regina. contengono stadi preimaginali di
In natura, nei due casi, la qualità delle regine che si ottiene, espressa nel numero di ovarioli che tutti i tipi, dalle uova agli stadi pupali,
compongono l’ovario, è significativamente diversa. Secondo un lavoro di Soczecks (riportato prossimi allo sfarfallamento.
dal Bailo nel suo libro”Ape regina”), le regine di sciamatura presentano un ovario composto da
325 a 374 canali ovarici; le regine di sostituzione da 200 a 357 canali ovarici: fino al 50% circa
in meno (vedi glossario:scelta delle larve).
La giustificazione di questa differenza morfo-fisiologica pare sia insita nella diversità della qualità Per facilitare il lavoro, è utile
della gelatina reale con la quale le larve sono nutrite, funzione della loro futura casta di appar- 2 poter disporre di buoni favi già
tenenza: operaia o regina. costruiti, da utilizzare appositamente
Ancora, si aggiunga il fatto che la pappa reale con la quale vengono alimentate le larvette per i traslarvi. Questi, vuoti, possono
mostra una composizione assai differente, in funzione, oltre che della tipologia della larva (ope- essere inseriti nei nidi delle famiglie
raia o regina), dell’età. selezionate, al centro della covata,
Considerando la sola composizione nei tre costituenti essenziali (proteine, grassi e carboidrati), possibilmente ai lati del favo sul
la pappa reale somministrata alle larvette di operaia al primo giorno ha un contenuto proteico quale è stata rinvenuta l’ape
pari al 45% contro il 53% della pappa reale destinata alle larvette reali di prima età. Stessa diffe- regina. In questo modo si ha la
renza, ma ribaltata, si riscontra per i grassi: 13% per le operaie contro appena l’8% delle regine. certezza che essa si sposti su di essi,
Per gli zuccheri, invece, le differenze mostrano valori meno significativi: il 20% per le operaie iniziando l’ovideposizione. Tale
contro il 18% delle regine. pratica è frequentemente impiegata
Differenze ancora più marcate si riscontrano nella composizione della pappa reale destinata alle nelle aziende specializzate per la
larve reali prossime all’opercolatura rispetto a quella delle larvette di prima età: il 27% di protei- produzione di regine.
ne (contro il 53% visto in precedenza per la larva reale di prima età); il 3% di grassi (contro l’8%);
il 44% di zuccheri (contro il 18%).Pertanto, nella produzione di api regine partendo da larvette
di operaia, è fondamentale indirizzare la scelta verso larve le più giovani possibile, poiché per Estraendo questo favo non prima
esse minore è stata la differenza di alimentazione. Infatti, sebbene si operi al meglio, nelle prime 3 del quarto giorno (e, preferibilmente,
ore di vita le larvette utilizzate sono state nutrite comunque come operaie e non come future non dopo il sesto), è possibile disporre
regine. Ciò spiega in parte il fatto che le regine di allevamento posseggono comunque un di un gran numero di larvette di prima
minore quantitativo di ovarioli, da 289 a 341: in media il 10% in meno rispetto alle regine di scia- età.
matura. Per quanto questa differenza mostri una significatività statistica non elevata, certamen- Si consideri infatti che la prima muta (e
te le regine di sciamatura, nella pratica, si sono dimostrate le migliori in assoluto. Questo anche quindi il passaggio a larva di seconda
nella considerazione che, nel decidere il momento della sciamatura sulla base delle condizioni età) avviene dopo 16 ore dall’uscita
ambientali più favorevoli, sia la stessa famiglia a determinare il momento migliore per dare avvio dall’uovo. Le larvette di prima età sono
all’allevamento delle nuove api regine. Si consideri infine che, operando la sciamatura artificiale assai piccole, anche più dell’uovo. Per
attraverso la semplice divisione di una colonia, si costringono le api operaie ad allevare natu- questo motivo non sono facilmente
ralmente la regina a partire da larve assai disetanee. In questo modo, la regina ottenuta è più distinguibili da un occhio poco
assimilabile ad una regina di sostituzione e pertanto con caratteristiche morfo-funzionali poco esperto.
costanti e comunque inferiori a quelle di allevamento.

73
La produzione di regine - la preparazione al traslarvo i favi e il laboratorio

Considerando che l’ape regina Anche la scelta del favo è importante.


4 depone le uova, partendo dal centro 7 Esso deve avere ospitato, come già
del favo per proseguire, in modo suggerito, almeno un giro di covata,
centrifugo, verso la periferia, nel altrimenti il coglilarve, non trovando
favo interessato da covata, dopo il adeguata resistenza nelle esuvie
quarto giorno, è possibile rinvenire al larvali lasciate dalle larve appena
centro le larvette utili per il traslarvo. sfarfallate, trapasserebbe facilmente
Al contrario, la periferia è occupata il favo. Non deve essere però così
ancora da uova. vecchio da risultare troppo scuro,
Trascorsi quattro giorni la covata rendendo difficile l’individuazione
al centro avrà superato l’età per il delle larve.
traslarvo; pertanto le larvette utili
vengono a trovarsi nella fascia tra le
uova (esterne) e le larve di seconda
età (centrali).

Le larve devono essere tutte L’operazione del traslarvo si effettua


5 assolutamente coetanee affinché il 8 in locali chiusi, nei quali la temperatura
momento dello sfarfallamento delle raggiunga valori prossimi ai 25°C.
api regine avvenga in un intervallo 2

&
2

)
Anche il controllo del tasso di umidità
di tempo di poche ore. È quindi  

U.R. 70% è importante al fine di evitare che

opportuno, ribadendo quanto detto 

 le larvette, dotate di un tegumento

U.R. 50%
in precedenza che la scelta venga 



ancora assai tenero, possano morire per
fatta tra le larve limitrofe, posizionate 



disidratazione della cuticola. Il tasso di

all’interno della corona di uova. 




umidità relativa non deve scendere mai
al di sotto del 50%, meglio se raggiunge
valori del 60-70%.
TEMPERATURA UMIDITA’ RELATIVA
OTTIMALE OTTIMALE
25°C 50 - 70%

Trascorsi più di quattro giorni Per innalzare il tasso di umidità


6 dall’inizio della covata, sul favo 9 si può fare ricorso a dei normali
sono ovviamente presenti larve evaporatori o far bollire dell’acqua
di diversa età. In questo caso all’interno del locale. In questo modo
occorre porre attenzione nella si ottiene anche il riscaldamento
loro scelta, per evitare di prelevare dell’ambiente di lavoro. È anche utile
larvette disetanee. Queste regine, nebulizzare, sui favi e sui cupolini,
sfarfallando precocemente rispetto ai dell’acqua distillata sterile o coprire i
tempi previsti, potrebbero facilmente cupolini già innestati con dei panni
eliminare l’intera batteria di celle. umidi, in attesa di essere trasferiti alle
famiglie di accettazione.

74
La produzione di regine il traslarvo

La scelta delle larve che diverranno regine deve essere operata con estrema oculatezza, pre-
feribilmente secondo un piano di selezione genetica. Esse devono provenire da famiglie i cui
caratteri devono essere testati precedentemente. I caratteri da prendere in considerazione Per garantirsi una giusta
sono diversi ed hanno differente importanza in funzione delle scelte dell’allevatore. In linea 2 illuminazione del fondo delle cellette,
generale questi possono essere di tipo funzionale e comportamentale (aggressività, tenuta è raccomandabile l’impiego di
del favo, resistenza alle malattie, attitudine alla sciamatura, ecc.) o produttivo, in funzione lampade snodate a cuffia, a fascio
dell’indirizzo di produzione che si intende ottenere: miele, pappa reale, nuclei o pacchi d’api, concentrato. La lampadina dovrebbe
ecc. essere a luce fredda, con flusso lumi-
La selezione risponde a due modelli fondamentali; la selezione massale e la selezione basata noso di circa 2000 lumen. Le lampade
sul test della progenie (progenie test). possono essere dotate di lente di
Nella selezione di tipo massale, le famiglie da utilizzare come donatrici di larve reali, ovvia- ingrandimento. Alcuni operatori sono
mente con le loro cosiddette regine madri, subiscono una prima valutazione nel corso dei soliti impiegare le classiche lampade,
primi due anni di attività con un riferimento più specifico, per quanto attiene la performance da pescatore, da posizionare sulla
produttiva, soprattutto al secondo anno, poiché i risultati relativi al primo possono essere for- fronte. Durante l’operazione del
temente influenzati da variabili ambientali non comparabili fra loro: il periodo di formazione traslarvo occorre non proiettare la
della colonia, il numero di api al momento della formazione, ecc. propria ombra sul favo.
Al termine della seconda stagione produttiva, le colonie individuate come donatrici, ven-
gono concentrate in un unico apiario. Durante il terzo anno, così riunite, possono essere
ulteriormente testate in condizioni ambientali omogenee. In questa seconda fase (terzo Per operare il traslarvo si impiegano
anno di vita della regina) si realizza una nuova selezione in base alla quale vengono scartate 3 particolari strumenti, detti
le regine che nel corso della stagione produttiva non hanno espresso risultati apprezzabili. comunemente coglilarve o picking.
La selezione massale però, non sempre garantisce i risultati attesi. Ne esistono di tipi diversi. Quelli
Migliori risultati si ottengono valutando una regina madre non solo sulla base delle proprie normalmente impiegati in Italia, pur
caratteristiche, ma anche, e soprattutto, su quelle che riesce a trasmettere alla discendenza. di fogge diverse, sono in metallo
Infatti non sempre madri di ottima qualità danno origine a figlie di altrettanto valore. (acciaio o alluminio) o, più raramente,
Gli alveari donatori, con le loro regine madri, selezionate in maniera massale o sulla base in plastica. Sono dotati di una punta
delle performance della progenie, vanno tenuti poveri di api: sia per operare con maggiore piatta e modellata a forma di ansa con
facilità, sia per evitare sciamature indesiderate, data l’età della regina giunta oramai al terzo, la quale si preleva la larvetta.
quarto o, addirittura, quinto anno di vita. Da queste famiglie verranno prelevati i favi di
covata giovane da impiegare per i traslarvi.
È opportuno mettere in evidenza che in queste famiglie non sempre la covata si presenta
estesa e compatta, a causa dell’età avanzata della regina.

Il favo donatore Altro modello è il coglilarve a molla,


1 deve essere sistemato su un leggio, 4 noto come tipo cinese. È dotato di
in modo tale che risulti leggermente un piccolo terminale a lancia, assai
inclinato. È importante che il fondo flessibile ed in grado di strisciare
della cella ove giace la larvetta sul fondo della celletta per inserirsi
da prelevare sia bene in vista per sotto la larvetta. Una volta prelevata,
l’operatore. ancora adagiata sulla sua pappa
reale, la larva può essere rilasciata
sul fondo del cupolino attraverso
una semplice pressione sul meccanis-
mo a molla. Questo coglilarve ha
una durata limitata nel tempo,
considerato che la punta si rovina
facilmente.

75
La produzione di regine - il traslarvo

Prima di procedere al traslarvo Sollevando il coglilarve,


5 è indispensabile rifilare i cupolini 8 oltre alla pappa reale, viene
estratti dall’alveare ove erano stati asportata anche la larvetta. Nel caso
inseriti per la fase di familiarizzazione. l’operazione fallisca al primo colpo,
Infatti, durante questa fase di vera è consigliabile eliminare la larvetta
e propria “manipolazione” da parte e proseguire col traslarvo in un’altra
delle api, le cellette reali vengono celletta. È infatti probabile che,
parzialmente chiuse, spesso in misura insistendo ulteriormente, l’operatore
quasi completa. intacchi la cuticola della larva che
verrebbe eliminata successivamente
dalle api nutrici.

Per questa operazione si usa Il rilascio della larva nel cupolino reale
6 un coltellino ben affilato e riscaldato 9 è facilitato dall’impiego di un po’ di
leggermente su una fiamma. Occorre acqua distillata e sterilizzata o, meglio,
che il taglio sia netto e che la celletta di gelatina reale, pura o diluita nelle
non venga deformata durante questa proporzioni di 1:1 o 1:2, in funzione
fase. della temperatura del locale. L’inseri-
mento della gelatina reale viene realiz-
zato con l’ausilio di una siringa dotata
del suo ago. Per evitare che l’ago si
occluda facilmente, nel caso si impieghi
gelatina reale raccolta in apiario, essa
deve essere preventivamente filtrata,
così come descritto nella scheda: La
produzione di regine - la preparazione
al traslarvo e l’innesto delle larve.

La larva deve essere prelevata La quantità di gelatina reale


7 dal fondo della celletta del favo con 10 che deve essere depositata sul
il suo “cuscino” di gelatina reale. fondo della celletta non deve
Le larve di prima età non sono essere eccessiva. La sua funzione
facilmente distinguibili, ed è possibile è solo quella di facilitare il rilascio
individuarle dal riflesso prodotto dalla della larvetta, infatti, immergendo
gelatina reale sulla quale giacciono. Il il coglilarve in questo cuscino di
coglilarve viene fatto strisciare sul lato pappa reale, la larva si stacca mecca-
della cella e quindi sul fondo. nicamente dal coglilarve, rendendo
veloce e sicuro il suo trasferimento
nel cupolino.

76
La produzione di regine dal traslarvo all’innesto della cella reale matura
Il ciclo di produzione delle api regine si completa con la fecondazione. Questa fase ha inizio
con l’introduzione della cella reale matura nel nucleo di fecondazione e termina col prelievo
della regina feconda, una volta verificata la sua attività di ovideposizione. Il momento ottima-
le del prelievo della regina feconda dal nucleo di fecondazione dovrebbe essere successivo
all’opercolatura della covata, quando è possibile constatarne la sua compattezza, sintomo di Il distacco della cella dalla stecca
assenza di qualunque grado di consanguineità (vedi glossario). 2 deve potersi realizzare con estrema
Il periodo della fecondazione ha una durata variabile, essendo particolarmente influenzata facilità. Dapprima si estraggono le
dall’andamento climatico e dalle temperature. La sua durata è comunque la somma dei stecche dai telaini portastecche,
molteplici intervalli di tempo necessari per il compimento di altrettante fasi: lo sfarfallamento quindi si procede al prelievo delle
della regina adulta dalla celletta; il raggiungimento della maturità sessuale da parte della celle. Queste vanno afferrate per
regina vergine; il compimento del volo di fecondazione; la maturazione degli spermatozoi la base, la parte che costituiva in
nella spermateca. origine il cupolino: quella prossima
Affinché possa compiersi la fecondazione, l’apicultore deve preparare appositi nuclei di alla stecca.
fecondazione ove inserire la cella reale matura, approssimativamente 24 ore prima del suo
sfarfallamento.
Nel caso si sfruttino come nuclei di fecondazione famiglie allevate nelle comuni arniette
prendisciame e composte da due o tre telaini D.B., la loro preparazione non desta alcun
problema organizzativo. Questa soluzione, però, ha lo svantaggio di tenere occupate (o,
meglio si potrebbe dire, disoccupate) alcune migliaia di api solo per accudire una regina in
attesa della fecondazione e, pertanto, ancora improduttiva. Per questo motivo, pur creando
notevoli problemi di organizzazione aziendale, i grandi produttori di api regine spesso pre- Prima di innestare la cella reale,
feriscono orientarsi, per questa fase, verso piccoli nuclei di fecondazione composti, esclusi- 3 sarebbe preferibile valutare la
vamente per questo scopo, da poche decine di api. vitalità della pupa. Se ne verifica la
Il nucleo di fecondazione deve avere una consistenza tale da permettere alla cella reale, una sua presenza osservando la cella
volta introdotta, ed alla regina vergine, di ricevere cure adeguate da parte delle operaie. In prati- contro luce. Se necessario, la si può
ca deve essere assicurato il mantenimento di temperature superiori ai 25°C anche in presenza di capovolgere, mettendo così meglio
condizioni climatiche avverse e di forti escursioni notturne, condizioni che si verificano normal- in evidenza il bozzolo pupale che
mente durante i primi mesi della primavera. Il nucleo di fecondazione deve inoltre contenere si muove al suo interno. Agitando
abbondanti riserve alimentari, soprattutto polline, per garantire sia l’alimentazione della regina o capovolgendo la celletta reale
nella fase cruciale dell’inizio della sua attività di riproduttore, sia l’alimentazione della covata. vicino all’orecchio, si deve avvertire
I piccoli nuclei di fecondazione presentano indubbi vantaggi: sono facilmente maneggiabili; distintamente lo spostamento della
possono essere controllati velocemente senza l’uso dell’affumicatore; consentono un’agevole pupa al suo interno.
introduzione della cella reale e una facile ricerca della regina. Per contro, non sono di facile pre-
parazione, la loro gestione è spesso difficile, non essendo in grado di garantire un buon livello
di temperatura, e sono spesso disertati e soggetti al saccheggio.

Il prelievo della cella reale matura Nel caso si nutrano dubbi


1 avviene a circa 24 ore dal previsto 4 sulla vitalità della pupa è preferibile
sfarfallamento. È questo il momento scartare la cella. Eventualmente è
migliore per la sua introduzione possibile aprirla alla base con un
nel nucleo di fecondazione poiché taglio netto operato con l’ausilio di
la pupa, prossima alla nascita, è un coltellino ben affilato e controllare
meno vulnerabile nei confronti lo stato della pupa. Lo scongiurare la
delle diminuzioni repentine di possibilità di innestare una cella reale
temperatura. Queste riduzioni, contenente una pupa morta evita
verificandosi durante la permanenza di prolungare lo stato di orfanità del
nel nucleo, solitamente meno nucleo di fecondazione.
popolato, potrebbero avere
conseguenze letali per la pupa.

77
La produzione di regine - dal traslarvo all’innesto della cella reale matura

È opportuno scartare le celle curve Nel caso di un vecchio favo,


5 su se stesse perché questo significa 8 indurito dalle esuvie larvali lasciate
che le larve in esse contenute sono dalle pupe sfarfallate, è preferibile
state accudite da api vecchie e procedere all’inserimento della cella
pertanto le regine che si ottengono reale dopo aver intaccato il favo
possono dimostrarsi qualitativamente stesso con la leva staccafavi. Tale
inferiori. procedimento potrebbe non essere
necessario qualora si siano impiegati
cupolini di plastica invece che di cera.

Le celle reali migliori sono quelle Nel caso si debba inserire la cella
6 che presentano una superficie 9 subito dopo aver costituito il nucleo
esterna molto lavorata, con riportati di fecondazione, è indispensabile
in modo ben distinto le forme degli avvolgerla con carta stagnola,
esagoni delle cellette. Infatti questo lasciandone libero il solo apice. Questo
particolare è un segnale di quanto le per impedire alle api (non ancora
operaie abbiano curato l’allevamento consce dello stato di orfanità) di
delle loro future regine. distruggere la cella, operazione che
esse compiono aggredendola da un
lato.

La cella reale deve essere innestata Nel caso in cui dopo l’innesto
7 il giorno seguente la formazione del 10 della cella con la regina matura si
nucleo di fecondazione, in modo da verifichino condizioni climatiche
dare il tempo alle api di avvertire lo non idonee alla fecondazione, è
stato di orfanità. Deve essere inserita consigliabile innestare nei nuclei
nella zona più calda dell’alveare, una seconda celletta, passati 7-10
subito ai lati della covata, ove questa giorni dal primo innesto. Qualora sia
sia presente. Nel caso l’innesto possibile, disponendo di celle reali
avvenga in una parte del favo poco mature, è opportuno che questa
sfruttata dalla covata, la cella può operazione venga eseguita in
essere inserita operando una sem- ogni caso. Infatti, qualora la regina
plice pressione fra la base della innestata in precedenza sia sfarfallata
cella (per inteso, la parte superiore, regolarmente, la cella innestata
rappresentata dal “vecchio” cupolino) successivamente viene attaccata e
ed il favo. distrutta dalle operaie.

78
La produzione di regine la fecondazione e le stazioni di fecondazione

Per la fecondazione, la cella reale matura deve essere trasferita in apposite famiglie, indicate
genericamente come nuclei di fecondazione. L’insieme di questi alveari dà origine a postazioni La stazione di fecondazione
solitamente indicate come stazioni di fecondazione. Queste, negli allevamenti specializzati, posso- APE
1 deve essere realizzata in modo tale
no assumere dimensioni importanti; infatti, programmando una produzione di 100 api regine al che le arniette siano facilmente
UOMO
mese, occorre poter disporre di almeno 60 nuclei di fecondazione. distinguibili sia dalle api operaie, sia,
Nel caso che la produzione di api regine venga realizzata da un produttore riconosciuto ed iscritto 400 430 500 550 600 650 800 in modo particolare, dalle regine al
all’albo nazionale dei produttori di api regine, egli è tenuto ad osservare il disciplinare, istituito rientro dai primi voli di orientamento
con D.M. n. 20984 del 10 marzo 1997 e modificato con D.M. n. 21547 del 28 maggio 1999. In o da quello di fecondazione.

GIALLO

ARANCIO

ROSSO
VERDE

INFRAROSSO
VIOLETTO

BLUASTRO
U L T R AV I O L E T T O
particolare, nell’allegato C del dispositivo, vengono specificate le norme tecniche di produzione. Le arniette vanno spaziate ed
Per quanto attiene l’organizzazione ed il funzionamento delle stazioni di fecondazione, la norma opportunamente colorate con i
distingue due modelli di fecondazione: artificiale (o controllata) e naturale. Quest’ultimo deve colori riconoscibili dalle api (bianco,
assicurare un completo isolamento delle stazioni che perciò devono essere ubicate: azzurro, giallo e verde) almeno nella
‡RVXSLFFROHLVROHQRQSRSRODWHGDFRORQLHGLDSLGLVWDQWLDOPHQRFKLORPHWULGDOODWHUUDIHUPD parte frontale, impiegando colori ad
‡RLQDUHHGLWHUUDIHUPDQRQSRSRODWHGDFRORQLHSHUXQUDJJLRGLDOPHQRFKLORPHWUL acqua e senza solventi chimici.
Inoltre, l’area adibita a stazione di fecondazione deve possedere requisiti fondamentali, quali:
‡QRQGHYHHVVHUHOXRJRGLIUHTXHQWD]LRQHGLDSLDULQRPDGL
‡QRQGHYHSUHVHQWDUHFDUDWWHULVWLFKHIDYRUHYROLDOO·LQVHGLDPHQWRGLVFLDPLVHOYDWLFL
‡ QRQGHYHHVVHUHLQWHUHVVDWDGDIDWWRULDPELHQWDOLFKHUDSSUHVHQWLQRXQRVWDFRORDOO·DFFRSSLD- Per orientare le api regine,
mento delle api (ad esempio fattori climatici come venti forti, ecc.). 2 come le bottinatrici, è utile impiegare
L’osservanza di tali disposizioni, ovviamente obbligatorie per i produttori iscritti all’albo nazionale, anche i normali segni geometrici che
è comunque raccomandabile anche per i produttori di api regine non professionisti. le api sono in grado di individuare.
Considerando che le larvette, al momento del traslarvo, non hanno ancora compiuto le 24 ore Esse, pur non distinguendo fra loro
di età (4° giorno di vita preimaginale) e che la regina sfarfalla, di norma, fra il 16° ed il 17° giorno, le figure poste nelle due file (ad es.
occorre preparare i nuclei di fecondazione trascorsi non più di dieci giorni dal traslarvo. il cerchio z dal quadrato  , dal
Il nucleo di fecondazione deve essere preparato circa 24 ore prima dell’innesto della cella poiché triangolo c o dal segmento /), sono
le api, nel momento in cui entrano in contatto con la cella reale, devono avvertire lo stato di orfa- in grado di distinguere rapidamente le
nità. In caso contrario, la cella reale verrebbe distrutta dalle operaie. figure poste nella prima fila da quelle
In ciascun nucleo di fecondazione deve essere inserita una sola cella reale. della seconda: ad es. il cerchio z dal
I nuclei di fecondazione devono rispondere a requisiti fondamentali, alcuni di carattere generico, segno ´ come dagli altri segni.
altri specifici in funzione dell’orientamento produttivo di ogni singolo apicultore.
Da un lato, il produttore professionista, non avendo che come unico obiettivo quello di produrre
il numero massimo di api regine in rapporto alle api impiegate per la sua fecondazione, tende ad
impiegare attrezzature specifiche e arniette di fecondazione dalle dimensioni ridotte. Dall’altro,
l’apicultore che ha come unico interesse la sostituzione annuale delle sue regine, tende a non Affinché il processo di fecondazione
investire in modo specifico su attrezzature particolari, cercando di sfruttare al meglio ciò di cui 3 possa avere successo, nella stazione
dispone normalmente nel proprio allevamento. di fecondazione devono essere
In via del tutto generale, i nuclei di fecondazione devono: disponibili, in quantità sufficienti,
‡HVVHUHIRUPDWLGDXQQXPHURQRQHOHYDWRGLDSLSRLFKpSLHVVHVRQRPDJJLRUHqO·LQWHUYDOORGL fuchi maturi sessualmente. Soltanto
tempo che intercorre fra lo sfarfallamento dell’ape regina e la sua fecondazione; un gran numero di maschi può far
‡HVVHUHLQJUDGRGLPDQWHQHUHDOORURLQWHUQRXQDWHPSHUDWXUDQRQLQIHULRUHDLƒ&SHQD fronte alle necessità di un’intensa
la morte della pupa reale;
‡ SRVVHGHUHSURYYLVWHVXIILFLHQWLSHUDOLPHQWDUHVLDOHDSLRSHUDLHVLDVRSUDWWXWWRODUHJLQDHOD azione di fecondazione. Si tenga
futura covata; presente che per fecondare cor-
‡DYHUHXQDEXRQDSUHVHQ]DGLFHOOHYXRWHDIILQFKpOHDSLUHJLQHXQDYROWDIHFRQGDWHSRVVDQR rettamente una regina, occorrono
iniziare immediatamente la loro attività di ovideposizione; fino ad un massimo di 10 fuchi.
‡HVVHUHIDFLOPHQWHLQGLYLGXDELOLGDOOHUHJLQHLQYRORGLIHFRQGD]LRQHFKHDOWULPHQWLULVFKLHUHEEH- Pertanto, è necessario predisporre
ro di non fare rientro nel loro nucleo di fecondazione. un adeguato numero di alveari per
l’allevamento di fuchi selezionati.

79
La produzione di regine - la fecondazione e le stazioni di fecondazione

Occorre evitare che i fuchi, Il mercato offre ampia scelta


4 provengano dalle stesse colonie dalle 7 per quanto riguarda la tipologia
quali sono state prelevate le larve delle arniette di fecondazione. Negli
reali o siano con esse parenti vicini. allevamenti specializzati ci si orienta
È infatti indispensabile scongiurare preferibilmente verso arniette con
il fenomeno della consanguineità dimensioni minime. Questo affinché
(vedi glossario) che, causando una siano impegnate per la fecondazione
covata poco compatta e lacunosa, solo poche api. Le tipologie di
obbligherebbe l’allevatore alla sop- riferimento sono due: in legno, per
pressione prematura della giovane
regina appena fecondata. Per tale due famigliole su 2/3 favetti ciascuna
motivo, nelle colonie fornitrici di lar- (per un totale di un favo da melario
ve reali è opportuno inserire, in alter- o poco più), o in polistirolo, per una
nativa alle porticine degli escludiregi- famigliola singola. Quest’ultima,
na o delle trappole sfucatrici (vedi denominata Kirchhainer, è nota in
glossario). Italia come arnietta Apidea.

I fuchi raggiungono la maturità Considerate le difficoltà di governare


5 sessuale dopo circa 30 giorni dal 8 colonie di api così piccole, negli
loro sfarfallamento. L’ape regina, allevamenti promiscui e meno
appena una settimana dopo. Per specializzati, per la fecondazione
questo motivo, occorre assicurarsi vengono normalmente impiegate le
della presenza di covata maschile stesse arniette pigliasciame, a 5 o 6 favi
almeno un mese prima dall’inizio dei da nido. Per la fecondazione, essendo
traslarvi. Ovviamente l’allevatore può, necessarie poche api, in esse vengono
egli stesso, indurre alcune colonie inseriti solo due o tre favi, da nido.
selezionate ad allevare fuchi, sempre
con almeno 30 giorni di anticipo sui
primi traslarvi.

La presenza di fuchi maturi Una possibilità intermedia è offerta


6 può essere verificata attraverso un 9 dall’ arnietta a doppio uso: o come
controllo diretto. Premendo l’addome normale prendisciame, o come
di un maschio, si fa in modo che esso arnietta di fecondazione, per tre
estrofletta il suo apparato genitale. piccole colonie. Per questo impiego,
All’apice, qualora abbia raggiunto essa è in grado di contenere, per lato,
la maturità sessuale, è possibile due colonie orfane allevate su 4 favi
accertare la presenza di una piccola posti a favo caldo (vedi glossario),
bolla spermatica, di colore bianco per una superficie totale di 2 telai
tendente al giallo paglierino. da nido, ed una centrale, anch’essa
su 4 mezzi favi da nido posti però
a favo freddo (vedi glossario). Per
una migliore gestione, i telaini di
queste arniette sono accoppiabili per
formare un unico telaino da nido.

80
La produzione di regine i nuclei di fecondazione - i baby nuclei

È stato dimostrato che per allevare correttamente un’ape regina sono necessarie almeno
200 api nutrici. Più api si impiegano per la fecondazione e meno api si dispongono per la
L’arnietta è dotata di due grigliette
produzione di miele. Per contro, nuclei molto piccoli, in aziende non specializzate, creano 3 escludiregina: una piccola ed una più
indubbi problemi di gestione. Per questo motivo, l’impiego di piccoli nuclei di fecondazione, grande. La prima va applicata alla
meglio conosciuti come baby nuclei, è spesso relegato alle sole aziende specializzate per la porticina d’entrata badando che la
produzione di regine. Per produzioni indirizzate all’impiego interno è preferibile impiegare parte aperta combaci con la parete
le attrezzature di norma presenti in azienda, evitando ulteriori investimenti, difficilmente laterale destra. Una puntina da disegno
ammortizzabili. conficcata a sinistra nella cavità della
Fra i baby nuclei, il più utilizzato è certamente il modello noto in Italia come Apidea, cono- griglietta permetterà di farla scorrere
sciuta internazionalmente come arnietta Kirchhainer. Realizzata esternamente in polistirolo e secondo il fabbisogno. La più grande,
fornita di accessori in plastica, è idonea ad accogliere un solo piccolo nucleo di fecondazione. da inserire in un’apposita cavità, serve
Viene fornita smontata e può (ma non obbligatoriamente) essere caricata ogni qualvolta si a separare lo scomparto che contiene
inserisca una nuova cella a regina. Questo permette di svolgere una corretta profilassi contro il candito. Una terza griglia deve essere
la diffusione degli agenti patogeni, quali virus e batteri, i quali, attraverso la regina, potrebbe- inserita, nella parte frontale.
ro trovare diffusione nelle colonie ove questa verrà inserita.

Per il suo impiego è necessario I favi devono essere costruiti


1 comporre, attraverso semplici incastri, 4 dalle api senza l’ausilio di fogli cerei.
i telaini. Nel montaggio si tenga Alle api viene fornita solamente una
presente che la scritta “Apidea” piccola striscia che deve loro servire
riportata sulla traversa superiore deve solamente come guida. Queste
essere rivolta verso l’alto mentre le strisce devono essere inserite in una
scritte “Aussen” (dal tedesco “al di specifica fessura del telaino e quindi
fuori”), riportate sui montanti laterali, fissate con alcune gocce di cera fusa.
devono essere rivolte verso l’esterno. Per questo può essere impiegata
anche la cera di una candela
realizzata con sola cera d’api e non
contenente paraffina.

Può essere facilmente colorata I nutritori devono essere riempiti


2 mediante l’impiego di vernici ad acqua. 5 utilizzando candito con una
Deve essere evitato l’utilizzo di solventi compattezza non elevata, per evitare
chimici che rischierebbero di sciogliere alle api la fatica inutile della diluizione
il polistirolo. con la loro saliva. Il candito deve essere
realizzato amalgamando 5 parti di
zucchero macinato (o a velo) con 2 parti
di miele liquido.

81
La produzione di regine - i nuclei di fecondazione - i baby nuclei

Il popolamento di queste arniette Normalmente le regine feconde


6 è particolare ed avviene attraverso 9 possono essere prelevate con ritmi
l’apertura sul fondo. Si introducono di circa 12 giorni. Trascorse 24 ore
circa 100 grammi di api, l’equivalente dal prelievo della regina fecondata,
1° GIORNO: INSERIMENTO API OPERAIE
di un normale bicchiere per acqua. 2° GIORNO: INNESTO CELLA REALE
è possibile introdurre una nuova
Per facilitarne la manipolazione 3° GIORNO: SFARFALLAMENTO REGINA cella reale. Più spesso, questo tipo
14°-15° GIORNO: INIZIO DEPOSIZIONE
ed affinché non volino, le api 15°-16° GIORNO: PRELIEVO REGINA FECONDATA di nucleo viene smontato e fatto
possono essere preventivamente 16°-17° GIORNO: DISTRUZIONE FAVI O INSERIMENTO IN ALTRA ARNIA ricostruire ex novo.
spruzzate con acqua. È preferibile, COSTRUZIONE FAVI
APIDEA
UOVA
COVATA
APERTA
COVATA CHIUSA

per questo scopo, prelevare o api SOSTITUZIONE FAVI


nutrici (presenti sui favi con larve di APIDEA

età inferiore ai 3 giorni) o ceraiole 16°-17° GIORNO: RICOSTITUZIONE NUCLEO CON NUOVO
INSERIMENTO API OPERAIE
(reperibili su un foglio cereo in
costruzione).

Le api possono essere spazzolate La covata può essere recuperata


7 preventivamente in un’arnia 10 collocando l’arnietta, con il fondo
prendisciame, spruzzate con acqua aperto per metà, al di sopra di una
e quindi facilmente prelevate con colonia. In questo modo si dà il tempo
l’ausilio di un misurino del volume alle api di sfarfallare e di trasferirsi sui
di 100-150 centimetri cubici. favi sottostanti. Dopo 21-22 giorni tutta
Prima dell’introduzione delle api è la covata è sfarfallata e l’arnietta può
preferibile bagnare anche l’interno essere allontanata.
dell’arnietta di fecondazione. Una
volta introdotte le api, l’arnietta viene
raddrizzata e riportata nella giusta
posizione.

La cella reale deve essere introdotta È anche possibile sistemare i favetti


8 attraverso il foro ricavato nel 11 in un telaino da nido vuoto che
coperchio trasparente. Le api vanno deve essere sistemato nel nido al
tenute chiuse, per un periodo di 4-5 posto di un favo. Il rischio di questa
giorni, in un posto buio, ma non operazione è che la regina, non
freddo, affinché possano avere il appena sfarfallate le api, riprenda
tempo di costruire i favi. Una volta quasi subito la covata su questi
accertato lo sfarfallamento della favetti. I favetti possono essere
regina attraverso (l’estrazione della incastrati anche in un telaino da
cella reale e l’osservazione della melario che può essere sistemato al
sua corretta apertura da parte centro di un melario. In questo modo
della regina), l’arnietta può essere viene scongiurata l’ovideposizione
sistemata in postazione e quindi una volta sfarfallata la covata.
aperta.

82
La produzione di regine i nuclei di fecondazione - prendisciame e simili

Se l’impiego dei baby nuclei di fecondazione trova largo spazio presso le aziende specializzate,
altrettanto non avviene, come già detto, qualora le regine vengano prodotte per prevalente, se
non esclusivo, uso interno. In questo caso, l’apicultore tende a considerare e privilegiare la dutti- La famiglia di fecondazione,
lità di impiego delle attrezzature, al fine poterle sfruttare in funzione di diversi indirizzi produttivi R CN FC N 5 6
2 nella sua composizione ottimale,
e, quindi, per periodi più lunghi. È questo il caso delle arniette prendisciame che, oltre all’impiego deve contenere un favo di covata
classico, possono perfettamente fungere anche da nuclei di fecondazione. prossima allo sfarfallamento, un favo
In questo modo, per l’apicultore è possibile perseguire anche altri obiettivi. Infatti, una volta di riserve alimentari ed un foglio
fecondatasi, la regina può essere prelevata per essere innestata in altre colonie o per essere cereo. Al lato di quest’ultimo deve
venduta. essere sistemato un nutritore a tasca
Se la fase della fecondazione si svolge su telaini da nido D.B., si ha anche la possibilità che l’intero con soluzione zuccherina al 70% (2
nucleo con la regina appena fecondata possa essere inserito in un’altra colonia, riproducendo R SCORTE ALIMENTARI
parti di zucchero per 1 di acqua). In
anticipatamente, in modo artificiale, la fase della sciamatura (Vedi scheda: La sciamatura - la CN COVATA NASCENTE
FC FOGLIO CEREO
questo modo la colonia può trovare
sostituzione precoce della regina) Qualora praticata per tempo ed in anticipo rispetto alla sta- zuccheri a sufficienza per iniziare la
N NUTRITORE
gione della sciamatura, la sostituzione della regina porta ad un significativo controllo di questo costruzione del foglio cereo.
fenomeno. Infine, qualora come nucleo di fecondazione venga impiegata una comune arnietta
prendisciame, costituita da telaini da nido, la famiglia può essere completata con favi provenienti
da altre colonie e venduta come sciame artificiale.
Anche quando si opta per l’impiego delle prendisciame, ovviamente la composizione delle micro
famiglie deputate ad accogliere le celle reali deve essere tale da garantire la fecondazione con il Il nucleo deve inoltre contare
minimo impiego di api operaie. La consistenza delle colonie di fecondazione deve essere comun- 3 operaie in quantità utile a mantenere
que tale da assicurare il mantenimento della giusta temperatura all’interno dell’alveare affinché un livello di temperatura sufficiente
venga scongiurata la possibilità della morte sia della pupa a regina, sia della covata. a preservare la vitalità della covata.
Sul mercato è anche possibile acquistare delle arniette da fecondazione che possono rappresen- Nel lasso di tempo che intercorre fra
tare una buona via di mezzo fra i baby nuclei e le prendisciame. l’innesto della cella reale e l’inizio
Tutte offrono l’indubbio vantaggio che le famigliole in esse allevate (generalmente tre) possano della deposizione (non più di 15
svernare tranquillamente, sollevando l’apicultore dalla necessità di doverle smontare al termine giorni), tutte le operaie, sfarfallando
del loro compito per ricostituirle nella primavera successiva. approssimativamente in contempora-
Alcuni modelli offrono anche la possibilità di un loro duplice impiego: o come arniette prendi- nea con la regina, hanno la possibilità
sciame o come arniette di fecondazione. di acquisire la funzione di ceraiole,
Va da se che, sulla scorta di quanto fino ad ora detto, occorre che l’apicultore non specializzato iniziando così la costruzione del foglio
in produzione di regine, valuti attentamente il modello di arnie di fecondazione da acquistare, cereo alla ripresa della covata.
sulla base di tutti i possibili impieghi alternativi a lui utili. Tutto ciò al fine di evitare investimenti
troppo elevati che avrebbero evidenti ripercussioni sul bilancio aziendale.

La comune arnietta prendisciame Operando in questo modo,la regina,


1 deve contenere una colonia 4 al rientro dal suo volo di fecondazione
che sia assemblata per assolvere ed al momento dell’inizio della sua
perfettamente il ruolo della carriera di riproduttrice, ha la possibilità
fecondazione della regina. Per questo di estrinsecare appieno le sue doti di
motivo essa deve essere preparata ovidepositrice, potendo contare su un
con non più di due telaini di covata buon numero di api operaie giovani
ed uno di scorte costituite sia da e di almeno due favi vuoti, pronti ad
miele, sia da polline. accogliere la covata. Infatti, le api che
sfarfallano dal favo di covata nascente
inserito, sono in grado di presidiare
3-4 favi da nido e di provvedere nel
contempo alla costruzione dei fogli
cerei.

83
La produzione di regine - i nuclei di fecondazione - prendisciame e simili

Nelle stazioni di fecondazione, Grazie a questa caratteristica,


5 costituite da prendisciame contenenti 8 il caricamento di queste arniette diven-
piccole colonie allevate su pochi ta semplice. È sufficiente posizionare i
favi da nido Dadant-Blatt, le arniette telaini, uniti a due a due, in una colonia
possono essere normalmente in produzione perché questi, una volta
disposte su file, affiancate su normali costruiti e interessati dalla deposizione
basamenti. Ovviamente la parte della covata, possano essere prelevati
anteriore delle prendisciame deve con tutte le api di copertura e trasferiti
essere disposte in modo casuale, nell’arnietta da fecondazione. È pre-
utilizzando i colori riconoscibili dalle feribile che l’allestimento delle colonia
api: il bianco, l’azzurro, il giallo ed il venga fatto un giorno prima l’innesto
verde. È necessario, anche in questo delle celle reali e a pochi giorni dallo
caso ricorrere a tutti simboli descritti sfarfallamento della covata. Nel caso sia
nella scheda relativa alla formazione necessario, è possibile spazzolare delle
della stazioni di fecondazione. api di casa (nutrici e ceraiole).

Nel caso in cui la produzione Un modello simile contempla


6 di api regine assuma maggiore 9 l’impiego di particolari telaini, ripiegabili
rilevanza, è possibile per l’apicultore a fisarmonica in 3 parti uguali ed
preventivare investimenti specifici. autodistanziabili mediante distanziatori
In questo caso egli può valutare Hoffman (vedi glossario). Aperti e
l’acquisto di arniette di fecondazione bloccati con dei fermi di lamiera, i telaini
a duplice uso. Infatti, alcuni modelli possono trovare spazio in una normale
di arniette in commercio, disponendo arnia. Per questo motivo il caricamento
di tre ingressi indipendenti e la di queste arniette è assai semplice.
possibilità di essere frazionate Il procedimento è del tutto simile a
mediante divisori interni, possono quanto già descritto in precedenza.
essere sfruttate, oltre che come
arniette di fecondazione a 2 o a
3 scomparti anche come comuni
prendisciame.

Nei modelli maggiormente diffusi Il controllo di questi favi può


7 in commercio, i telaini hanno la 10 risultare semplificato, poiché
superficie pari alla metà di quelli da l’estrazione dell’intera famigliola
nido del tipo Dadant-Blatt. Dotati “di fecondazione” avviene
di un particolare tipo di incastro in contestualmente. Per contro occorre
una delle orecchiette portafavo, prestare molta attenzione nel
ciascun telaino può essere unito ad distendere i tre telaini incernierati,
un altro, formando un tutt’uno dalle poiché vi è il rischio di schiacciare
dimensioni pari a quelle di un favo le operaie che dovessero venirsi a
da nido. trovare sulle stecche verticali. Fra
di esse potrebbe essere possibile
rinvenire la stessa ape regina.

84
La nosemiasi eziologia, sintomatologia e diffusione
La nosemiasi (vedi glossario), in quanto patologia legata ad inverni lunghi e freddi, non è
mai stata considerata di importanza rilevante per gli apicultori operanti nelle aree a clima
mediterraneo. Infatti, antecedentemente agli anni 2000, l’agente eziologico era rappresen-
tato dal Nosema apis, assai poco virulento in queste regioni. Solamente a partire dagli anni
2000 la nosemiasi ha incominciato a manifestare un’inaspettata virulenza, causando danni Per il conteggio delle spore
ingenti all’apicultura mediterranea. Ciò è dovuto all’introduzione di una nuova specie, il 1 è necessario poter disporre di un
Nosema ceranae, veicolata probabilmente mediante l’importazione di famiglie, regine e paio di forbicine, di una pinzetta, di
pacchi d’api. un mortaio con pestello in marmo
L’agente patogeno è un organismo unicellulare appartenente alla classe Microsporidia, o in acciaio, di carta per la pulizia, di
genere Nosema. Gli appartenenti a questo gruppo sono parassiti intracellulari obbligati degli
insetti. Al genere Nosema appartengono, come già detto, due specie, il Nosema apis ed il guanti in lattice per l’operatore e di
Nosema ceranae, originariamente legati rispettivamente all’Apis mellifera ed all’Apis cera- una siringa, privata dell’ago, al fine di
nae. Al pari di quanto avvenuto per la Varroa destructor, ospite specifico dell’Apis ceranae dosare l’acqua distillata.
e migrata sull’ Apis mellifera solo a partire dalla seconda metà del XX secolo, così il Nosema
ceranae, grazie all’azione dell’uomo, è diventato ospite abituale anche dell’ape europea. In
questo contesto, il decorso dell’infezione da Nosema ceranae risulta assai più grave rispet-
to a quanto si verifica in presenza del Nosema apis, portando spesso all’estinzione della
colonia colpita. La sindrome da spopolamento di api (nota con l’acronimo CCD o, in Italia
SSA), segnalata da molti apicultori europei, sembra spesso dovuta alla presenza del Nosema
ceranae. In questo caso le api infette muoiono in breve tempo, spesso senza manifestare
in alcun modo la tipica sintomatologia dovuta all’attacco del Nosema apis: spopolamento
lento dell’alveare, scarsa mobilità delle api adulte e diarrea. Al contrario, nel caso di attacchi È anche necessario disporre
da Nosema ceranae, l’andamento della malattia appare infatti praticamente asintomatica. 2 di un microscopio ottico. Le ottiche
ll Nosema manifesta il massimo della sua patogenicità alla fine dell’inverno decimando le idonee per il conteggio delle spore
api adulte e riducendo la popolazione dell’alveare a poche migliaia di individui. La famiglia devono garantire ingrandimenti
non riesce a riprendersi qualora non aiutata dalla nuova immissione di api e covata. Se le compresi fra 300 e 500.
condizioni climatiche favorevoli all’esplosione della malattia non si verificano, il patogeno
può rimanere allo stadio latente anche per 12-15 anni. Gli organismi durevoli, le spore,
possono sopravvivere fino a due anni nelle feci delle api all’interno dell’alveare. Si stima che
la dose minima di spore necessaria per infettare una singola ape vari da 30 a 90. Dalla loro
moltiplicazione, all’interno dell’insetto si può arrivare a contarne anche più di 80 milioni.
L’infezione si definisce lieve quando durante il campionamento si rilevano fino a 5 milioni di
spore; media da 5 a 10 milioni; grave da 10 a 20 milioni; molto grave se riscontriamo oltre
20 milioni di spore. Il Nosema attacca solo le api adulte, localizzandosi nel mesointestino da
dove si propaga attraverso le spore. Le api vengono contaminate assumendo miele infetto
oppure entrando in contatto con deiezioni o liquidi organici all’interno dell’alveare durante
i lavori di pulizia. Per il controllo della nosemiasi, fondamentale è una diagnosi precoce, da
realizzarsi attraverso un esame microscopico. Il campione di api da sottoporre ad analisi deve
essere costituito da circa 60 api adulte per colonia. Le api, possibilmente bottinatrici, devono Occorre infine poter disporre
essere prelevate all’interno dell’alveare. Questa operazione può essere facilitata sollevando
3 di un vetrino conta-spore detto
il coprifavo e spruzzando su di esso una piccola quantità di acqua. Le api possono essere anche camera di Bourker. Tale
catturate anche dai favi più esterni dell’arnia, in modo che fra esse non vi siano api nutrici. vetrino ha sempre riportate, sulla
Una volta raccolte in un contenitore le api possono essere uccise riponendo immediata- sua superficie, le misure occorrenti
mente lo stesso contenitore in congelatore. La profilassi nei confronti di questa patologia si per il calcolo del volume nel quale si
basa sul rispetto delle buone pratiche apistiche. Occorre inoltre garantire alla colonia una effettua il conteggio delle spore.
sufficiente ventilazione ed una corretta alimentazione. Le famiglie vanno tenute sempre
forti ed equilibrate fra loro, eventualmente unendo le più deboli. Devono essere invernate
con adeguate provviste di miele e polline ed in zone caratterizzate da favorevoli condizioni
microclimatiche: temperature miti e grado di umidità basso. Le api regine devono essere
sempre giovani, prolifiche e provenienti da ceppi selezionati relativamente al carattere del
controllo delle malattie. Per la terapia delle colonie colpite da nosemiasi, sono attualmente
da escludere trattamenti a base di antibiotici.

85
La nosemiasi - eziologia, sintomatologia e diffusione

Gli addomi delle api operaie Il risultato finale


4 costituenti il campione devono essere 7 dell’azione di decomposizione degli
separati dal torace mediante l’ausilio addomi è l’ottenimento di una
delle forbicine ed eventualmente poltiglia di colore giallo-arancio. Tale
della pinzetta. Se le api campionate colorazione è dovuta alla presenza
sono state conservate a lungo di polline nell’intestino delle api.
in congelatore, è necessario, Per l’analisi microscopica si versa sul
dopo l’avvenuto scongelamento, vetrino conta-spore circa 1 millilitro
procedere immediatamente di questo preparato, ricoprendo poi
all’analisi. il tutto mediante un vetrino copri-
oggetto.

Occorre campionare L’infestazione di Nosema


5 non meno di 60 api adulte per 8 è grave qualora vengano contate
alveare e deve essere analizzato oltre 10 milioni di spore per singolo
almeno il 10-20% degli alveari intestino d’ape; molto grave qualora
che compongono l’apiario, con superino il valore di 20 milioni di
un minimo di 4-5 alveari. Nel caso spore per singolo intestino.
l’apiario abbia due o più tipi di
orientamento o ombreggiamento,
il campionamento deve essere
effettuato separatamente per ogni
differente situazione.

Gli addomi così isolati L’infestazione di Nosema


6 devono essere omogeneizzati con 9 è lieve qualora vengano contate
l’ausilio del pestello e l’aggiunta meno di 5 milioni di spore per singolo
graduale di acqua distillata fino intestino d’ape; media qualora il loro
a raggiungere il rapporto di 1 numero sia compreso tra i 5 e i 10
centimetro cubo per addome milioni di spore per singolo intestino.
campionato. L’operazione, della
durata di alcuni minuti, permette la
fuoriuscita delle spore dall’intestino
dell’ape. È preferibile procedere
all’omogeneizzazione aggiungendo
l’acqua distillata poco per volta,
portandola a volume solo al termine
dell’operazione.

86
La peste americana eziologia, sintomatologia e diffusione
La peste americana, è una malattia che colpisce la covata delle api. È probabilmente la più
grave in assoluto, tanto che, per evitarne la diffusione, è consigliata la distruzione delle api
e dei favi, sia di covata che di scorte. La malattia non costituisce alcun pericolo per la salute
umana ed i prodotti provenienti da alveari infetti possono essere consumati tranquillamen- La morte della pupa avviene entro
te. In Italia è una delle sette malattie apistiche soggette all’obbligo di denuncia all’autorità 2 la celletta opercolata. La forma vege-
sanitaria locale secondo quanto disposto dalle vigenti normative di polizia veterinaria (vedi
glossario). È causata dal Paenibacillus larvae, White, microrganismo sporigeno, con forma tativa del batterio, sviluppatasi dalla
simile a quella di un fagiolo. È munito di flagelli che utilizza come organo di locomozione. spora, moltiplicandosi, invade dappri-
Durante la fase di latenza, qualora le condizioni ambientali non siano idonee alla soprav- ma l’intestino medio e quindi, attra-
vivenza del batterio, esso dà origine ad una spora, forma resistente sia agli agenti chimici verso l’emolinfa, tutti gli altri tessuti
e fisici più avversi, sia alla disidratazione. In questo stato il Paenibacillus larvae è capace di ed organi dell’insetto. Alla morte
resistere ad elevate temperature (per 20 minuti a 120°C), ai disinfettanti chimici (cloro ed della pupa, l’opercolo della celletta
iodio) e fisici, all’acqua bollente con detersivo, all’esposizione ai raggi solari, nel terreno a assume una configurazione tipica:
temperatura ambiente per quasi due anni. Le spore sono di forma ovoidale, brillanti, non la covata si presenta lacunosa, con
facilmente visibili e riconoscibili al microscopio se non mediante opportuna colorazione (si celle vuote (dalle quali la covata
colorano solo nella parte periferica). è sfarfallata regolarmente o, al
A differenza di quanto si è ritenuto finora, recenti lavori hanno provato che la vitalità delle contrario, con residui di pupe morte)
spore di peste americana decade col tempo: dopo 20 anni solo il 35-40% delle spore con- frammiste a celle opercolate.
tenute nel miele o all’interno di un’arnia possono ancora dare origine alla forma vegetativa
del batterio.
La malattia non causa alcun danno all’ape adulta. Le celle opercolate, contenenti le pupe
La diffusione della peste americana, sia fra gli apiari che nell’ambito di una stessa postazione, 3 oramai morte, assumono una
avviene attraverso molteplici modalità, sia connaturate all’allevamento, sia naturali. Fra le
cause legate all’uomo, le più frequenti sono riconducibili all’introduzione in apiario di mate- configurazione tipica. Gli opercoli,
riale genetico (sciami, naturali o artificiali, pacchi d’api, api regine, ecc.) di dubbia provenien- anziché bombati, si presentano
za; l’utilizzo di miele infetto per l’alimentazione di soccorso; il trasferimento di favi di covata, infossati ed umidicci, con una
l’uso di attrezzature infette. Fra le cause naturali, meno diffusive, concorrono i fuchi, nei colorazione brunastra, spesso forati
loro spostamenti fra gli alveari, la deriva (vedi glossario) e, soprattutto, il saccheggio. Dalla dalle stesse api adulte, nel tentativo
peste americana, infatti, risultano colpite non solo le colonie deboli, ma anche, e soprattutto, di estrarre i resti della pupa. A volte,
quelle più forti. Sono queste ultime che, durante i periodi di scarso flusso nettarifero, vanno nello svolgere questa operazione,
a saccheggiare gli alveari più deboli o moribondi. Se la causa di questa condizione è la peste gli opercoli vengono asportati
americana, assieme alle riserve alimentari, le api operaie prelevano inconsapevolmente completamente. Questa operazione
anche le spore del bacillo, infettando così la propria colonia. conferisce al favo l’aspetto di covata
Affinché la malattia si manifesti, occorre comunque una concentrazione elevata di spore: irregolare descritto in precedenza.
almeno 50 milioni per litro di alimento. Colonie resistenti tollerano però concentrazioni fino
a 300 miliardi per litro.

La peste americana si trasmette Subito dopo la morte, il colore


1 per via orale, attraverso l’alimentazio- 4 della larva vira dal bianco lucente al
ne. Le larvette vengono infettate ad bianco opaco per assumere in seguito
un’età compresa fra le 24 e le 48 ore. colorazioni sembre più brune. Dopo
L’infezione evolve lentamente e si circa 25 giorni dalla morte, la larva,
manifesta trascorsi almeno 9 giorni oramai color bruno scuro, si trasforma
dalla schiusa dell’uovo, allo stadio in una vera poltiglia informe e vischio-
di prepupa o di pupa. Solamente in sa, perdendo la normale consistenza.
questa fase, di celletta opercolata, Questa fase viene comunemente
l’apicultore è in grado di accertare indicata come stadio di larva filamento-
la presenza della malattia. Infatti la sa poiché, infilando nella massa larvale
covata affetta da peste americana uno stecchino, alla sua estrazione viene
ben si distinge da quella sana. a formarsi un lungo filamento.

87
La peste americana - eziologia, sintomatologia e diffusione

Questa prova, detta dello stecchino, L’uso degli antibiotici per la cura
5 qualora dia origine a filamenti 8 delle batteriosi (quali la peste europea
persistenti, della lunghezza di o la peste americana), in Italia non è
almeno 1 o 2 centimetri, viene più ammesso da tempo. Per la peste
generalmente considerata dagli americana è possibile ricorrere alla
operatori assolutamente attendibile. messa a sciame. Si spazzolano le api
In realtà, l’attendibilità, pur elevata, entro un’arnia pulita e disinfettata,
non è completa, considerato che contenente alcuni telaini con piccoli
alcune forme virali presentano ritagli di fogli cerei, allontanando
una sintomatologia simile. È tutti i favi presenti. Lo sciame
comunque un segnale indicativo che, così ottenuto deve essere tenuto
unitamente all’odore acido ed alla chiuso per qualche giorno e nutrito
posizione delle pupe, deve mettere in abbondantemente per dare modo
grave allarme l’apicultore. alle api di ripulire il proprio apparato
digerente.

A sei settimane dalla morte Trascorsi due o tre giorni,


6 la pupa si dissecca totalmente, 9 la colonia deve essere ritrasferita entro
trasformandosi in una scaglia un’altra arnia fornita di nuovi fogli
di colore nero. Questa quasi si cerei. Tutto il materiale impiegato deve
salda alla parete inferiore della essere disinfettato accuratamente. Al
cella, impedendone alle api fine di scongiurare eventuali contagi,
spazzine l’opera di allontanamento si devono distruggere con il fuoco
dall’alveare. In tale posizione resta tutti i favi prelevati nonché i fogli cerei
evidente l’estremità encefalica con costruiti dalle api durante il periodo
l’apparato boccale estroflesso. Tale di clausura. La messa a sciame della
condizione, al contrario della prova colonia deve essere disposta dal Servizio
dello stecchino, è specifica della Veterinario della ASL competente per
morte per peste americana. territorio (vedi glossario: messa a sciame).

La diagnosi della peste americana Valutando però le scarse probabilità


7 deve essere fatta il più precocemente 10 di risanamento della colonia, lo
possibile, al fine di evitare la scarso valore dello sciame nudo,
diffusione della patologia. A tale il costo elevato del materiale da
scopo, sono reperibili in commercio sacrificare nonché il lavoro necessario
particolari kit che permettono di e considerando il forte rischio di
accertare la presenza del batterio diffusione della malattia, la soluzione
con un elevato grado di affidabilità. sempre raccomandabile è quella
Eventualmente una conferma dell’uccisione della colonia. La sua
più attendibile, è possibile averla distruzione, unitamente a tutti i favi
solamente attraverso approfonditi di covata e di scorte deve essere
esami di laboratorio. eseguita mediante l’uso del fuoco.

88
La peste europea eziologia, sintomatologia e diffusione
La peste europea (vedi glossario), è una malattia che colpisce la covata delle api sin dalle
prime fasi dello sviluppo. L’agente eziologico è stato individuato da White, nel 1912, nel
Bacillus pluton. Esso venne poi riclassificato dal Bailey, dapprima come Streptococcus pluton
(1957) e, successivamente, come Melissococcus pluton (1983). In realtà sono numerosi i
microrganismi che concorrono a determinare questa patologia. Nelle fasi più avanzate della Successivamente la colorazione
malattia, infatti, sono spesso presenti molteplici altre specie di batteri saprofiti (il Paenibacillus 2 del tegumento larvale vira ancora
alvei, l’Enterococcus faecalis -classificato da Massen come Streptococcus apis-, il Brevibacillus verso le tonalità del bruno, più o
laterosporus) così come, successivamente alla morte della larva, possono prevalere specie meno intenso. In questa fase la
come gli stessi Paenibacillus alvei e Streptococcus apis o l’Achromobacter eurydice. La loro larva, si distende nuovamente, ma
presenza può far sì che la malattia sia accompagnata da odori sgradevoli, assai diversi però, appare afflosciata sul fondo della
da quello di colla vinilica manifestato dalla peste americana. cella. La massa della larva oramai
Le larve vengono infettate, mediante la somministrazione di alimento contaminato dal morta presenta una consistenza
batterio, entro i primi giorni di vita e muoiono intorno al 7-8 giorno dalla schiusa dell’uovo, quasi pastosa, generalmente non
qualche giorno prima che la cella venga opercolata. filamentosa. Ove tendesse a filare,
Contrariamente a quanto avveniva fino a pochi anni fa, quando la peste europea. non rap- i filamenti sarebbero comunque
presentava, almeno nell’Italia meridionale ed insulare, una patologia particolarmente grave, lunghi appena pochi millimetri.
attualmente si è registrato un forte aumento della sua incidenza, soprattutto all’inizio della
primavera. Nella forma acuta la patologia è in grado di provocare danni gravissimi, fino a
portare la colonia all’estinzione completa. Se non diagnosticata per tempo, il contagio fra
gli alveari può portare alla totale distruzione di intere postazioni. La malattia è soggetta a
denuncia obbligatoria al Sevizio Veterinario della ASL competente per territorio.
Le larve delle api risultano estremamente suscettibili al patogeno nelle prime 48 ore di vita. Nell’ultima fase la larva si dissecca,
Pertanto, nella fase conclamata, la loro morte avviene quando la cella è ancora aperta. La 3 assumendo la consistenza di una
larva assume posizioni particolari, presentandosi o avvolta a spirale o con il dorso rivolto scaglia brunastra. Questa, comunque,
verso l’apertura della cella o, ancora, appiattita su una delle pareti della celletta. Le larve non aderisce mai alle pareti della
morte da poco presentano il tegumento trasparente tanto da rendere visibili le trachee. celletta. Per questo motivo, le api
Qualora non vengano rapidamente rimosse dalle operaie, le larve morte vanno incontro di colonie più inclini alla pulizia ed
a fenomeni di putrefazione; il microrganismo patogeno prolifera, arrivando a contaminare all’igiene dell’alveare, sono in grado
così anche la cella. La trasmissione della malattia all’interno dell’alveare avviene tramite le allontanarle, superando così la
api spazzine che, tentando di rimuovere dal favo il corpo della compagna ormai in avanzato malattia. Al contrario, in quelle più
stato di decomposizione, diffondono l’agente patogeno a tutta la colonia. Infatti le stesse api pigre, la peste europea manifesta
operaie spazzine (divenute nutrici), attraverso la nutrizione fornita alla covata nei suoi primi un decorso che conduce l’alveare
giorni di vita, passano loro grandi quantità di batteri propagando in questo modo l’infezio- all’estinzione.
ne su altre giovani larve sane. Al contrario, se l’intervento delle api operaie è immediato, è
possibile che il decorso della malattia non sia neanche avvertito dall’apicultore, non manife-
stando la colonia che una lieve mortalità larvale.

La peste europea colpisce le larve Le larve arrivano alla morte


1 in giovane età. All’inizio, nella zona 4 molto presto, generalmente prima
del capo della larva infettata si forma che la celletta venga opercolata. In
una piccola macchia gialla che si questa situazione la covata appare
estende appena lungo il dorso. La piuttosto lacunosa, circostanza che
colorazione del tegumento vira dal fa sì che, nella sua prima fase, la
bianco perlaceo al bianco opaco. La peste europea possa passare del
larva assume quindi una posizione tutto inosservata, in special modo,
anomala: si ripiega su se stessa nei casi in cui la colonia non mostri
contraendosi quasi a spirale. In ancora fenomeni di spopolamento o
questa posizione tende a portare la l’apicultore non sia molto pratico.
parte dorsale verso l’uscita della cella.

89
La peste europea - eziologia, sintomatologia e diffusione

Qualora vengano contaminate L’uso degli antibiotici per la cura


5 larve allo stadio di 4a età, queste 8 delle batteriosi (quali le pesti), in Italia
moriranno subito dopo l’opercolatura non è più ammesso da tempo. Per la
della celletta, allo stadio di prepupa. peste europea è possibile ricorrere al
In questo caso la covata si presenta blocco della covata. Questo metodo
nel suo insieme non compatta, con si realizza ingabbiando la regina
celle opercolate frammiste a celle per un periodo che si protragga per
aperte, contenenti larve morte. almeno 21 giorni. In questo lasso
La colonia malata può emanare odori di tempo le api, non più impegnate
diversi (acido o putrescente) o anche nell’allevamento della covata,
nessun odore particolare, in relazione hanno la possibilità di ripulire molto
a quale fenomeno di putrefazione velocemente i favi dalla presenza
avviene a carico delle larve morte. di larve morte, eliminando grandi
quantità di materiale contagiante.

Se lo stadio di sviluppo della malattia Trascorsi 21 giorni,


6 non è molto avanzato, le api, 9 è preferibile ridare alla colonia
specialmente quelle di razza ligustica una nuova regina, possibilmente
che sono molto attive nella pulizia selezionata al fine del controllo delle
dei favi e nell’asportazione delle larve malattie. Eventualmente, se la forza
morte, possono riuscire a ripulire della colonia non fosse elevata o
tutte le celle facendo sì che la malattia la stagione non ne consenta la sua
regredisca spontaneamente fino alla ripresa, è preferibile riunificarla con
sua scomparsa naturale. Nel caso un’altra. La riunificazione però, deve
che la malattia venga accertata su un essere eseguita dopo un periodo
solo favo, è indispensabile asportarlo di quarantena al fine di verificare la
affinché venga immediatamente completa scomparsa dei sintomi della
distrutto. malattia.

La diagnosi della peste europea È buona prassi igienica,


7 deve essere fatta il più precocemente 10 prima di procedere all’inserimento
possibile, al fine di evitare la della nuova regina, sostituire l’arnia
diffusione della patologia. A tale in uso con un’altra ben lavata
scopo, sono reperibili particolari e accuratamente disinfettata.
kit che permettono di accertare la Successivamente, è opportuno
presenza del batterio con un elevato monitorare lo stato sanitario
grado di affidabilità. Una conferma dell’alveare, al fine di rilevare per
più attendibile, nel caso, è possibile tempo una possibile ripresa della
averla solamente attraverso esami di malattia. Per il risanamento della
laboratorio più approfonditi. colonia si può ricorrere anche alla
messa a sciame, descritta per la peste
americana.

90
La varroatosi il ciclo della Varroa destructor
La Varroa destructor è l’agente della varroatosi, la più grave parassitosi che possa colpire gli
alveari. Questo acaro è stato segnalato in Italia per la prima volta fra il 1980 e l’81, prove-
niente dalla Slovenia.
Inizialmente descritta da Oudemans nel 1904 e presente nelle Filippine come parassita
dell’Apis cerana, fu classificata come Varroa jacobsonii. Successivamente è stato accerta-
to, da Anderson e Trueman nel 2000, che sotto questa specie venivano accomunate un La Varroa destructor
complesso di 5 o 6 specie differenti. La specie giunta in Europa è stata, dagli stessi autori,
1 che è possibile osservare sulle api è
classificata come Varroa destructor, aplotipo (vedi glossario) indicato come coreano o tede- quella di sesso femminile. Il maschio,
sco o russo. Questo aplotipo si è diffuso, oltre che nel continente europeo, anche in Asia più piccolo, nasce nella celletta
continentale, Africa settentrionale e America settentrionale. È particolarmente aggressivo opercolata e muore alla sua apertura.
nei riguardi dell’Apis mellifera, a differenza dell’aplotipo chiamato giapponese, diffuso in Il maschio, durante la sua breve vita,
Giappone, Indonesia e America meridionale. non ha nemmeno la possibilità di
Il ciclo riproduttivo si svolge a carico delle larve, all’interno di una celletta opercolata. Tale nutrirsi, poiché il proprio apparato
fase, detta riproduttiva, ha pertanto termine al momento dello sfarfallamento dell’ape boccale risulta adatto solamente
adulta ed ha una durata commisurata al ciclo di sviluppo dell’operaia (12 giorni) o del fuco al trasferimento del suo pacchetto
(15 giorni). A questa segue una seconda fase, a carico delle api adulte, detta fase foretica. spermatico alla femmina. Di forma
Quest’ultima ha una durata variabile, in funzione delle condizioni ambientali: pochi giorni elissoidale, la femmina di varroa
durante la stagione primaverile ed estiva; da qualche settimana e fino a qualche mese misura circa 1,2 per 1,6 millimetri ed è
durante la stagione autunno-invernale, in funzione della durata dell’invernamento e quindi pertanto visibile ad occhio nudo.
del blocco della covata e delle temperature.
La femmina di varroa penetra in una cella poco prima che questa venga opercolata, nel
momento in cui la larva ha un’età pari a 5-6 giorni. Una volta nella cella, la femmina di var-
roa si porta al di sotto della larva. All’opercolatura, l’acaro si sposta sulla prepupa ed inizia a Il ciclo riproduttivo ha inizio
nutrirsi. Passate 60 ore dalla chiusura della cella, la femmina di varroa depone il suo primo
2 con l’introduzione di una varroa
uovo. Successivamente, l’ovideposizione prosegue con intervalli di 30 ore fra un uovo e feconda in una cella, preferibilmente
l’altro. di fuco, in genere poco prima dell’
Come l’ape, la varroa ha la possibilità di deporre uova fecondate (dalle quali nascono fem- opercolatura. In tutto il periodo in
mine) e non fecondate (dalle quali nascono maschi). Solamente dal secondo uovo nasce un cui la cella rimane opercolata, la var-
maschio; tutti gli altri danno origine a varroe femmina. Le varroe femmine, nate nella cellet- roa svolge la sua fase riproduttiva,
ta, raggiungono lo stadio adulto (passando attraverso le fasi di protoninfa e deuteroninfa) e nutrendosi, al pari della sua discen-
la maturità sessuale in circa 9 giorni; i maschi in appena 7 giorni e mezzo. L’accoppiamento denza, dell’emolinfa della larva di ape.
avviene nella celletta opercolata ed il maschio, che non ha neppure la possibilità di nutrirsi, Passate 60 ore dalla chiusura della
muore all’interno della stessa. Le femmine adulte di varroa lasciano la celletta al momento cella, la femmina di varroa depone
della disopercolatura, mentre le forme preimaginali, non avendo completato il proprio ciclo il suo primo uovo. Successivamente,
di sviluppo, non hanno nessuna possibilità di sopravvivenza. Fra le varroe adulte che fuo- l’ovideposizione prosegue con
riescono dalla celletta, alcune hanno avuto il tempo di accoppiarsi (e fuoriescono pertanto intervalli di 30 ore fra un uovo e l’altro.
feconde) mentre una, pur matura sessualmente, non avendo avuto modo di accoppiarsi,
deve svolgere una prima fase foretica come varroa non feconda. Quando la varroa compie
il proprio ciclo riproduttivo a carico di un’ape operaia, hanno la possibilità di fuoriuscire dalla IL CICLO DELLA VARROA DESTRUCTOR
Il primo uovo deposto dà origine
celletta 1 varroa fecondata ed 1 varroa adulta, ma non fecondata.
Se la varroa entra in una celletta di fuco, hanno la possibilità di uscire 2 varroe fecondate (se
FEMMINE GIORNO MASCHI 3 ad una femmina, il secondo ad
UOVO BIANCO UOVO BIANCO
non 3) ed 1 varroa adulta non fecondata. MM 0,6 X 0,3 00; un maschio. Tutte le altre uova,
Le due varroe hanno comportamenti differenti: la varroa fecondata si comporta come PROTONINFA 2° PROTONINFA
fecondate, danno origine a sole
la madre, entrando successivamente in una celletta e depositando uova secondo il ritmo LARVA ESAPODE BIANCA LARVA ESAPODE BIANCA femmine. La durata della fase
LUNGHEZZA MM 0,6 LUNGHEZZA MM 0,6
descritto; la varroa non fecondata, entrata in una celletta, deposita un uovo che, non LARGHEZZA MM 0,8 LARGHEZZA MM 0,6 preimaginale della Varroa femmina
fecondato, dà origine ad un maschio; si accoppia con il “figlio” (o, preferibilmente, con un 5° DEUTERONINFA BIANCA dura circa 9 giorni. Al contrario,
maschio, figlio di un’altra femmina, entrata insieme a lei nella celletta) e fuoriesce come LUNGHEZZA MM 0,6
LARGHEZZA MM 0,6
quello del maschio si compie in
varroa fecondata. appena sette giorni e mezzo. Arrivate
DEUTERONINFA BRUNA 7° ADULTO
In pratica mentre la varroa fecondata prosegue, senza soluzione di continuità, il ritmo di LUNGHEZZA MM 0,9~1,1 LUNGHEZZA MM 0,8 allo stadio di adulto e raggiunta
ovideposizione tipico della specie, la varroa non fecondata è obbligata a compiere un primo LARGHEZZA MM 1,2~1,6 LARGHEZZA MM 0,85 la maturità sessuale, le varroe si
ciclo che non dà luogo a progenie, ma che le è indispensabile affinché si fecondi. ADULTO 9° accoppiano col maschio prima dello
LUNGHEZZA MM 1,1~1,3
È indispensabile poter quantificare gli incrementi della popolazione secondo le differenti LARGHEZZA MM 1,5~1,7 sfarfallamento dell’ape.
condizioni riproduttive.

91
La varroatosi - il ciclo della Varroa destructor

Qualora il ciclo avvenga a carico SVILUPPO IN COVATA DI FUCO - CICLO DI 20 GG. Nel caso parassitizzi un fuco,
4 di una larva di operaia, dalla celletta 1 2 1 5 2 12
7 5
ogni generazione produce adulti
hanno modo di uscire una varroa pari alla somma del doppio del ciclo
femmina fecondata ed una matura 1 V. FEC. 2 V. FEC. 5 V. FEC. immediatamente precedente e di
5° UOVO – VARROA FEMMINA sessualmente, ma non ancora 2 V. FECONDE 4 V. FECONDE 10 V. FECONDE 24 V. FECONDE quello ancora prima. Seguendo
fecondata. 1 V. VERGINE 2 V. VERGINI 5 V. VERGINI 12 V. VERGINI l’esempio fatto per l’operaia, al terzo
4° UOVO – VARROA FEMMINA
NON RIESCE A FECONDARSI
TOTALE TOTALE TOTALE TOTALE ciclo si ottiene un totale di 17 varroe,
3° UOVO – VARROA FEMMINA 3 VARROE 7 VARROE 17 VARROE 41 VARROE pari al doppio delle varroe ottenute
RIESCE A FECONDARSI
2° UOVO – VARROA MASCHIO
29 12 70 29 169 70 408 169
nel ciclo precedente (7x2=14) più
1° UOVO – VARROA FEMMINA quelle ottenute nel ciclo ancora
STADIO PREIMAGINALE DI OPERAIA
12 V. FEC. 29 V. FEC. 70 V. FEC. 169 V. FEC.
precedente (3). Dopo 8 generazioni,
(CELLA OPERCOLATA) 58 V. FECONDE 140 V. FECONDE 338 V. FECONDE 816 V. FECONDE si ottengono pertanto 1.393 varroe:
10 11 12 13 14 15 16 17 18 19 20 21 22 23 24 25 29 V. VERGINI 70 V. VERGINI 169 V. VERGINI 408 V. VERGINI 985 feconde (816 generate dalle
GIORNI TOTALE TOTALE TOTALE TOTALE varroe feconde e 169 dalle vergini) e
99 VARROE 239 VARROE 577 VARROE 1.393 VARROE 408 vergini.

Qualora il ciclo avvenga a carico Lo sviluppo della popolazione


5 di una larva di fuco, la maggiore
DINAMICA DI POPOLAZIONE DELLA VARROA
8 di varroa assume pertanto un

durata della fase di opercolatura andamento assai più importante

permette ad un numero maggiore qualora si svolga sui fuchi. Anche poche

generazioni svolte sui maschi durante i

NUMERO ACARI
5° UOVO – VARROA FEMMINA
di varroe di fecondarsi. In questo
NON RIESCE A FECONDARSI caso sono almeno due le varroe che  mesi di marzo-aprile possono generare
4° UOVO – VARROA FEMMINA
RIESCE A FECONDARS, fuoriescono feconde, insieme ad  un numero di varroe tali da anticipare
3° UOVO – VARROA FEMMINA un’altra non fecondata. La dinamica )XFR di molto il periodo critico estivo. Una


RIESCE A FECONDARSI
2° UOVO – VARROA MASCHIO di sviluppo della popolazione di 
2SHUDLD forte presenza di covata maschile, porta
1° UOVO – VARROA FEMMINA varroe pertanto assai differente 
infatti le varroe a migrare su questa
strettamente legata alla tipologia di 
covata.
STADIO PREIMAGINALE DI FUCO (CELLA OPERCOLATA)
larva parassitizzata: operaia o fuco.
10 11 12 13 14 15 16 17 18 19 20 21 22 23 24 25 
          
)XFR           
GIORNI 2SHUDLD           

SVILUPPO IN COVATA DI OPERAIA - CICLO DI 20 GG. Nel caso dell’operaia, Anche se la covata maschile
1 1 1 2 1 3
6 2
ogni generazione porta ad un 9 dovesse essere presente per tutto
numero di adulti pari alla somma di l’anno, le varroe, ad un certo
1 V. FEC 1 V. FEC. 2 V. FEC. due cicli precedenti. Ad esempio, momento, si troverebbero obbligate,
1 V.FECONDA 1 V.FECONDA 2 V.FECONDE 3 V.FECONDE al termine del terzo ciclo si ottiene pur preferendo la covata maschile, a
1 V. VERGINE 1 V. VERGINE 2 V. VERGINI 3 V. VERGINI un totale di 5 varroe, la somma trasferirsi anche su quella femminile,
TOTALE TOTALE TOTALE TOTALE delle varroe ottenute nel ciclo considerato l’ingente numero di
2 VARROE 3 VARROE 5 VARROE 8 VARROE immediatamente prima (3) ed in acari adulti presenti. L’azione letale
5 3 8 5 13 8 21 13
quello ancora precedente (2). Dopo che la Varroa destructor arreca alle
8 generazioni, si ottengono pertanto api è di tipologia diversa: sia diretta,
3 V. FEC 5 V. FEC. 8 V. FEC. 13 V. FEC. 55 varroe: 34 feconde (21 generate per la sottrazione di emolinfa, e
5 V. FEC. 8 V.FECONDE 13 V.FECONDE 21 V.FECONDE dalle varroe feconde e 13 dalle sia indiretta, per la diffusione di
5 V. VERGINI 8 V. VERGINI 13 V. VERGINI 21 V. VERGINI vergini) e 21 vergini molteplici patologie. L’osservazione
TOTALE TOTALE TOTALE TOTALE più comune è la nascita di api più
13 VARROE 21 VARROE 34 VARROE 55 VARROE piccole e prive di ali.

92
La varroatosi il monitoraggio

Il monitoraggio sulla consistenza delle popolazioni di Varroa destructor (vedi glossario)


negli alvea-ri assume importanza certamente rilevante, soprattutto per l’individuazione del
momento oltre il quale non è più possibile procrastinare il trattamento. Considerando i ritmi Se in 24 ore, la caduta naturale
di sviluppo della popolazione di Varroa all’interno della colonia, descritti nella scheda rela- 2 supera le 16-20 varroe, solo un
tiva in questa sede si intende evidenziare la necessità di eseguire il trattamento almeno un trattamento tempestivo può salvare
mese prima che il numero degli acari porti la colonia di api al collasso. Il numero di parassiti la famiglia. In mancanza di questo
sopportabile da una famiglia varia secondo la stagione, le condizioni della famiglia stessa si potrebbe perdere la colonia. Nel
e la quantità di raccolto. È però sempre preferibile non superare la soglia di 2.500 varroe caso il vassoio per la raccolta sia stato
adulte in fase di riproduzione per singolo alveare. lasciato per un tempo diverso da
È indispensabile, quindi, avere conoscenza dell’entità delle popolazioni di acari all’interno quello indicato, per stimare il numero
degli alveari e, quindi, dell’intero apiario. Il monitoraggio, svolto periodicamente, fornisce di acari caduti nelle 24 ore, si divide
il totale della caduta per il numero
all’apicultore un indicatore importante della salute delle famiglie: segnala sia la necessità di ore di permanenza del vassoio in
immediata di un trattamento, sia l’efficacia dei trattamenti effettuati. Infatti, ripetendo il arnia e si moltiplica per 24 il valore
monitoraggio alcuni giorni dopo il trattamento, è possibile accertarsi della reale diminuzione ottenuto.
del numero degli acari e valutare così la reale efficacia del prodotto usato e del suo modo
di impiego. In assenza di covata opercolata, l’efficacia dei trattamenti deve tassativamente
essere compresa fra il 95 ed il 99%. È fondamentale inoltre che il numero delle varroe che
Il metodo per il conteggio
riescono a superare l’inverno non superi le 10 unità per alveare. In caso contrario, non 3 degli acari attraverso il lavaggio
saranno più sufficienti due trattamenti annuali, ma si dovrà prevedere un ulteriore tratta-
delle api adulte viene impiegato
mento tampone nel mese di giugno, fra la fine del raccolto primaverile e l’avvio di quello preferibilmente su famiglie forti.
estivo. Esistono diversi metodi per stimare il numero delle varroe presenti nell’alveare. Di Ha il vantaggio di fornire un
seguito si descrivono quelli prevalentemente utilizzati dagli apicultori: il conteggio della dato immediato senza obbligare
caduta naturale, il lavaggio delle api operaie ed il conteggio sequenziale nella covata femmi- l’apicultore a ritornare in apiario
nile opercolata (vedi glossario). L’ultimo sistema riportato, il conteggio degli adulti presenti il giorno successivo. Si procede
sulla covata maschile, pur meno preciso, fornisce comunque utili indicazioni sullo sviluppo spazzolando da più telaini di covata
delle popolazioni di varroa. Indipendentemente dalla metologia assunta per il monitorag- circa 200 fra api operaie e fuchi.
gio, è importante che questo venga ripetuto annualmente con gli stessi criteri e nello stesso
periodo (possibilmente dalla fine di gennaio alla metà di febbraio). Il valore ottenuto non
deve crescere negli anni, bensì rimanere costante o, meglio, decrescere.

Il conteggio della caduta naturale Il campione deve essere prelevato


1 si realizza attraverso l’inserimento 4 da almeno 2-3 telaini da nido conte-
nell’alveare di vassoi nenti covata, prestando particolare
opportunamente preparati. Per attenzione a non catturare anche
far sì che tutte le varroe cadute la regina. Una volta raccolte le api,
vengano trattenute sul vassoio il recipiente deve essere chiuso
(e non asportate dal vento o da con una rete. Successivamente si
parte di insetti predatori come le introduce dell’acqua saponata e si
formiche), occorre predisporre un tappa il barattolo con la sua capsula.
foglio adesivo o spalmare la faccia
superiore del vassoio con dell’olio di
vaselina.

93
La varroatosi - il monitoraggio

Agitando il recipiente Sulla covata maschile


5 contenente le api immerse in acqua 8 il conteggio delle varroe è molto più
saponata si favorisce il distacco delle semplice rispetto a quello realizzato
varroe. La separazione fra gli acari sulla covata femminile. Utilizzando la
e le api viene realizzata filtrando il forchetta disopercolatrice, è possibile
tutto mediante una rete in grado estrarre le larve e le pupe di fuco,
di trattenere le api, ma di essere unitamente agli acari. Anche ad
attraversata dalle varroe. Queste occhio nudo ci si può rendere conto
ultime possono essere facilmente del livello di infestazione: il livello di
contate o nell’acqua saponata stessa guardia è pari a 1-2 acari adulti ogni
o versando il liquido su un filtro 10 pupe. Qualora, come in questa
chiaro. immagine, su circa 40 pupe di fuco
sono conteggiabili non meno di
15 varroe, la situazione può essere
definita seria.

È indispensabile contare Il monitoraggio massale


6 anche le api prelevate poiché il valore 9 della varroa può essere svolto
delle varroe deve essere rapportato contemporaneamente al prelievo
alle 100 api. Questo dato è il solo della covata maschile effettuato
indice da utilizzare per valutare la mediante l’inserimento al centro del
necessità del trattamento. In un nido, a partire dal mese di marzo,
alveare in produzione (composto di un telaino trappola da melario.
da circa 80.000 adulti), il livello In tale modo le api costruiscono al
di guardia non deve superare il di sotto di esso un favo naturale
valore di 1,5-2 acari ogni 100 api costituito esclusivamente da celle a
monitorate. Per colonie formate da fuco. Dopo l’opercolatura delle celle
un numero inferiore di api, il livello di si deve asportare l’intera costruzione
soglia si innalza in proporzione. edificata.

Il conteggio sequenziale Trascorsi venti giorni


7 della covata femminile si realizza 10 dall’inserimento del telaio è
attraverso il prelievo di stadi necessario estrarre ed eliminare
preimaginali di ape operaia da celle il favo oramai completamente
opercolate. Nel conteggio delle opercolato. Ripetendo più volte
varroe prelevate assieme alle larve, questo intervento biodinamico,
devono essere comprese anche le è possibile asportare tra le 600
varroe non adulte, riconoscibili dal e le 1000 varroe per stagione. È
colore rosso assai più chiaro, a volte molto importante essere precisi nel
quasi trasparenti. rispettare i tempi per l’asportazione
del favo trappola. Un ritardo, infatti,
permette lo sfarfallamento della
covata maschile, determinando
un incremento notevole della
popolazione della varroa.

94
La varroatosi i trattamenti a base di timolo

Il timolo è una molecola aromatica normalmente presente in natura. Componente principale


dell’olio di timo, è possibile isolarla in parecchi mieli. In quello di timo, ma anche in altri quali,
ad esempio, quello di tiglio ove è presente in concentrazione massima pari a 0,16 milligram- L’uso del timolo in cristalli,
mi per chilogrammo di miele. L’efficacia di questo composto nei confronti del controllo 2 non consentito in Italia, ha avuto
delle popolazioni di Varroa destructor è nota da tempo, tant’è che viene considerato uno una discreta diffusione nel nostro
dei principi attivi più interessanti per i trattamenti tampone (vedi glossario), da effettuarsi al Paese negli anni ottanta. Venivano
termine della produzione estiva. Per questo tipo di impiego viene utilizzato timolo sintetico. distribuiti 0,25 grammi di prodotto
Il timolo, all’interno dell’alveare, agisce a seguito della sua sublimazione (qualora si utilizzino su ogni telaio da nido, ben coperto
cristalli) o della sua evaporazione (se si impiega in soluzione alcolica o nelle formulazioni di api. In un alveare composto da
commerciali). Concentrazioni comprese fra i 5 ed i 15 milligrammi per litro di aria sono ben 10 favi venivano pertanto utilizzati
tollerate dalle api, provocando invece la morte delle varroe in fase foretica (vedi glossario). complessivamente circa 2,5 grammi
L’impiego del timolo, in Italia, è ammesso solo nelle formulazioni commerciali quali l’Api di timolo per intervento. Il tratta-
LIFE VAR, il Thymovar e l’Apiguard®, a differenza di quanto avviene in moltri altri Paesi mento veniva ripetuto per almeno
dove è possibile utilizzarlo in formulazioni artigianali: in cristalli o in soluzione alcolica. Ad quattro volte, ad intervalli regolari
esempio, per la somministrazione concentrata dei cristalli di timolo in Svizzera e in Austria, di 4-6 giorni.
gli apicultori possono disporre di particolari diffusori quali i Telaini Frakno (vedi glossario).
L’utilizzo del timolo, oltre alla sua comprovata efficacia, offre il vantaggio di un impiego facile
e veloce, qualunque mezzo o formulazione commerciale venga scelta. Questa molecola, al
pari degli altri olii essenziali utilizzati nella lotta alla varroa (eucaliptolo, mentolo e canfora) è Successivamente si diffuse
stata inclusa nell’allegato II del regolamento CE n° 2377/90 (vedi glossario) che comprende 3 la somministrazione del timolo me-
le sostanze per le quali non è necessario stabilire limiti residuali massimi. Si tratta infatti di diante soluzioni alcoliche, impiegan-
principi attivi innocui e di nessun rischio tossicologico per il consumatore. do, come supporti evaporanti, normali
Durante i trattamenti a base di timolo, occorre chiudere tutte le aperture di areazione, spes- panni spugna (purché realizzati con
so presenti in modo particolare sui coprifavi, e riposizionare la porticina di ingresso ed i fondi sole fibre naturali di cotone e cellulo-
metallici. Questi devono essere spalmati con grasso di vaselina, al fine di poter catturare sa) o dei cartoncini vegetali o spugne
anche le varroe che cadono solo tramortite. L’efficacia del trattamento con il timolo in formu- Oasis (vedi glossario). Questa modali-
lazione artigianale è simile a quella che si ottiene utilizzando prodotti di tipo commerciale: tà di somministrazione garantiva mag-
dal 90 al 95%. Qualora si dia inizio al trattamento in presenza di temperature medie gior- giore indipendenza dalle temperature
naliere piuttosto elevate (25°C. e oltre) si può manifestare fra le api uno stato di agitazione esterne rispetto all’uso del timolo in
che può sfociare o in azioni di saccheggio o nell’abbandono dell’alveare. Per limitare questi cristalli, rendendo il trattamento meno
fenomeni è sempre meglio effettuare i trattamenti il tardo pomeriggio, quando la gran parte pericoloso per la colonia.
delle bottinatrici ha fatto rientro in alveare.

Il timolo appartiene al gruppo Attualmente gli unici presidi


1 dei fenoli. A temperatura ambiente, 4 sanitari registrati in Italia, il cui impie-
si presenta come un solido cristallino go è assimilabile all’uso di questi sup-
incolore, dall’odore caratteristico. I feno- porti, sono l’Api Life Var ed il Thymo-
li sono sostanze derivate dagli idrocar- var. Il primo, distribuito dalla Chemi-
buri aromatici per sostituzione di uno cals Life si compone di tavolette
o più atomi di idrogeno con gruppi impregnate con 8 grammi di timolo
ossidrile -OH. Il composto più semplice oltre all’aggiunta di 1,72 grammi di
di questa classe è appunto il fenolo, eucaliptolo, 0,39 grammi di canfora e
noto anche come acido fenico avendo 0,39 grammi di mentolo. Il Thymovar,
una marcata reazione acida. L’OMS distribuito dalla Biovet Andermatt,
fissa i residui di timolo negli alimenti in impiega strisce impregnate con 15
50 milligrammi per chilogrammo. grammi timolo. Entrambi sono in
libera vendita.

95
La varroatosi - i trattamenti a base di timolo

Il trattamento con Api Life Var Il trattamento con Thymovar


5 prevede il posizionamento di una 8 prevede il posizionamento del
tavoletta, spezzata in 3-4 parti, presidio sanitario in assenza dei
direttamente sui telaini, ai quattro melari. Come per l’Api Life Var,
angoli, lontano dalla covata. Il occorre chiudere tutte le aperture
trattamento, della durata di 7-10 dell’arnia, eventualmente
giorni, deve essere ripetuto per un riposizionando il vassoio di lamiera
totale di 3-4 volte consecutive. Al sul fondo. Anche l’entrata va riportata
termine occorre rimuovere i residui alla dimensione normale, reinserendo
delle tavolette. Il trattamento deve la griglietta o la porticina di legno,
essere fatto in assenza dei melari. Il secondo il modello dell’arnia. È
tempo di sospensione è indicato in preferibile anche capovolgere la
zero giorni, per quanto l’odore di soffitta. Il trattamento, della durata di
timolo persista a lungo in alveare. 3-4 settimane deve essere ripetuto.

Il supporto dell’Api Life Var In ogni alveare, sopra i telai del nido,
6 è costituito da una resina fenolica 9 devono essere sistemate 3 mezze
espansa che ne permette un’evapo- strisce (per un totale di una striscia
2
&
2
)
2
&
2
)
2
&
2
)
2
&
2
) razione meglio controllata rispetto al e mezzo), lontano dalla covata























timolo in cristalli, ma meno rispetto non meno di 4 centimetri. Questa
all’Apiguard®. La casa farmaceutica
 
















condizione rende complicato l’uso di
½
 
 


 
consiglia di effettuare i trattamenti questo presidio sanitario in ambienti

STRISCIA
   
   
COVATA

½
   
   
























con temperature esterne comprese STRISCIA a clima mediterraneo. Occorre infine
tra 18° e 35°C, sconsigliandone evidenziare come, spesso anche in
l’impiego con temperature esterne documenti ufficiali del Ministero della
0HQRGLƒ& 2OWUHLƒ& medie inferiori ai 15°C e superiori ai Salute, venga suggerita una posologia
7UDƒ&
 40°C. Nella pratica questo intervallo pari a una striscia divisa in 3 parti,
di temperatura si è rivelato troppo inferiore a quella prescritta dalla casa
ampio. produttrice.

Per scongiurare il rischio Le temperature medie giornaliere,


7 di saccheggi, è preferibile pareggiare 10 a differenza di quanto indicato
la forza delle colonie ed effettuare i per entrambi i formulati, durante il
trattamenti contemporaneamente in periodo dei trattamenti, non devono
tutti gli alveari. Nell’eventualità che, superare i 25°C. Con temperature
all’inizio del trattamento, le tempera- medie persistentemente superiori, il
ture registrino valori superiori ai 30°C, loro utilizzo è pericoloso e, pertanto
la casa farmaceutica consiglia di fortemente sconsigliabile, potendo
abituare le api alla profumazione provocare una significativa mortalità
del timolo, inserendo nell’arnia un della covata aperta ed indurre la
pezzetto di tavoletta, un giorno prima colonia all’abbandono dell’arnia.
dell’inizio del trattamento. Si è potuto Sotto i 25 °C Sopra i 25 °C
però verificare che questa pratica, Trattamento? Trattamento?
spesso, non risolve i problemi di Sì GRAZIE NO GRAZIE
spopolamento della colonia.

96
La varroatosi i trattamenti con l’Apiguard ®

L’Apiguard® è un presidio sanitario a base di timolo, prodotto, al pari dell’Apistan®, dalla


VITA (Europe) Limited. È registrato in Italia con Decreto Ministero della sanità n° 103567018
del gennaio 2006.
La sostanza attiva è rappresentata dal timolo, molecola aromatica presente in natura ed
isolata normalmente nel miele di timo nonché in molti altri tipi di mieli quali, ad esempio, Il dosaggio standard previsto
quello di tiglio.
2 dalla VITA (Europe) Limited è pari a
L’efficacia di questa molecola nei confronti del controllo delle popolazioni di varroa è nota 50 grammi per alveare. Trattandosi di

+
da tempo. Essa è ordinariamente utilizzata, tal quale (in polvere o in soluzione alcolica) o in un prodotto evaporante, la quantità
altre formulazioni (come l’API LIFE VAR), per il trattamento tampone (vedi glossario) al termi- di prodotto da impiegare non
ne dell’ultima produzione estiva (vedi scheda: La varroatosi - i trattamenti a base di timolo). dipende dalla forza della colonia, ma
Il vantaggio dell’impiego del timolo nella formulazione dell’Apiguard®, deriva dal fatto che dal volume da saturare. Per questo
il principio attivo viene veicolato attraverso un particolare gel brevettato, capace di regolare motivo, al fine di limitare i costi, prima
l’evaporazione del timolo al variare delle temperature. In pratica, agisce come volano osta- del trattamento, è preferibile riunire
colando l’evaporazione del timolo all’aumento delle temperature e, viceversa, favorendola insieme le colonie deboli, in modo
ogni qualvolta queste si abbassano. Secondo la casa produttrice, l’utilizzo dell’Apiguard® ha, che gli alveari siano formati, per
per l’alveare, effetti collaterali positivi. Infatti il timolo, agendo oltre che come acaricida anche quanto possibile, da famiglie su 10
come fungicida ed antibatterico, contribuisce a migliorare l’igiene dell’alveare e quindi lo favi.
stato sanitario delle colonie. Inoltre l’eventualità che possa ridurre la propria efficacia deter-
minando l’insorgenza di ceppi di varroa resistenti, sono estremamente scarse.
Mentre gli acaricidi tradizionali di origine sintetica intervengono bloccando esclusivamente
un processo biochimico vitale per l’acaro, il timolo agisce in modo “polifunzionale”, su mol- La riunione delle colonie deboli
teplici processi biologici propri della varroa: sia sul sistema nervoso, sia sull’integrità delle 3 è comunque una fondamentale pratica
pareti cellulari.
L’utilizzo dell’Apiguard® è consigliato per i trattamenti tampone estivi, con temperature apistica; traducendosi in un pronto svi-
comprese fra i 20 ed i 40°C; la maggiore efficacia si esplica con temperature prossime ai 35°C. luppo delle colonie all’inizio dell’autun-
La contemporanea alimentazione delle api migliora l’efficacia del trattamento di circa il 6% no, permette di sfruttare al meglio le
rispetto al trattamento in assenza di alimentazione. Per quanto la normativa comunitaria ultime fioriture della stagione produtti-
non preveda per il timolo (in qualità di prodotto naturale) un limite massimo del residuo, il va. Inoltre obbliga l’allevatore ad effet-
suo impiego, in coincidenza con i flussi nettariferi, potrebbe trasferire al miele odori e sapori tuare una selezione genetica, per quan-
anomali, raggiungendo la soglia di percezione sensoriale che va da 1,1 a 1,5 milligrammi to di tipo massale, eliminando tutte le
per chilogrammo di miele. Individui sensibili al gusto del timolo ne percepiscono la presenza regine che non hanno mostrato buoni
già a concentrazioni prossime a 0,8 milligrammi per chilogrammo di miele. Per tale motivo la risultati rispetto ai piani di selezione pre-
Confederazione Elvetica ha stabilito questo valore quale concentrazione massima ammessa. scelti (aggressività, compattezza covata,
Pertanto, sebbene la casa produttrice non dia indicazioni in merito, è preferibile effettuare il controllo sanitario, produzione, ecc.).
trattamento in assenza dei melari.

L’Apiguard® viene commercializzato La somministrazione dell’Apiguard®


1 in confezioni di 10 vaschette dal 4 è piuttosto semplice. Si aprono le
peso di 50 grammi ciascuna. La confezioni predosate, che devono
confezione di prodotto sfuso, in essere semplicemente posizionate al di
secchielli dal peso di 3 chilogrammi, sopra dei telaini del nido. Le vaschette
che permetteva un risparmio di (contenenti 50 grammi di prodotto)
circa il 20-25%, è stata ritirata dal vanno sostituite dopo 10-12 giorni.
commercio. Anche se il gel viene prelevato dalle
api in tempi inferiori, resta comunque
efficace. Infatti l’azione dell’Apiguard®
si esplica sia attraverso il contatto con le
api, sia attraverso i vapori.

97
La varroatosi - i trattamenti con l’Apiguard®

Al fine di un’ottimale circolazione


5 dell’evaporato di timolo, occorre 8 Prima di introdurre il fondo mobile
per il monitoraggio delle varroe,
predisporre un volume “libero” al occorre spalmare o spennellare su
di sopra dei favi del nido. Questo si questo, uno strato di vaselina o olio
realizza o capovolgendo il coprifavo di vaselina (vedi glossario). Si può
(qualora questo sia predisposto per evitare così che le varroe cadute, ma
l’accoglimento del nutritore a tazza) ancora vive, possano risalire nell’arnia
o posizionando un melario privo dei oppure che le varroe morte possano
favi. La prima soluzione è da preferire essere asportate dalle formiche,
poichè il volume totale da saturare falsando i valori dell’infestazione,
(arnia più coprifavo) è inferiore. qualora si debba procedere al
conteggio delle varroe cadute.

Affinché il trattamento raggiunga È importante conteggiare il numero


6 la massima efficacia, è indispensabile 9 delle varroe cadute nelle settimane
chiudere le aperture per l’aerazione durante l’intervento. Ma soprattutto è
delle quali potrebbe essere dotata importante valutare la caduta naturale
l’arnia. In modo particolare, poichè nelle settimane successive: sia per
i vapori sprigionati dall’Apiguard® avere una reale stima dell’efficacia
sono più pesanti dell’aria occorre del trattamento e sia per verificare
riposizionare i fondi mobili in lamiera. eventuali casi di reinfestazione.
L’efficacia del trattamento con
Apiguard® è compresa fra il 90%
ed il 95%, mostrando una variabilità
estremamente ridotta.

Nelle regioni a clima caldo, L’impiego del timolo,


7 considerato che le temperature 10 sia nelle formulazioni classiche, sia
possono variare in modo come Apiguard , può provocare
®

significativo durante il periodo di fenomeni di saccheggio (vedi


trattamento e che questo deve glossario) fra le colonie. Pertanto,
essere assolutamente sospeso oltre ad equilibrare preventivamente
qualora le temperature, per un la forza delle famiglie, è preferibile,
arco di qualche ora durante la per limitarne i rischi, trattare
giornata, siano superiori ai 30°C, è contemporaneamente l’intero
prassi fra gli apicultori frazionare i apiario. Durante il trattamento è
trattamenti, somministrando metà meglio evitare la sostituzione delle
della confezione e rinnovando il regine.
trattamento settimanalmente anziché
bisettimanalmente.

98
La varroatosi i trattamenti con l’Apistan ®

L’Apistan® è uno dei pochi presidi sanitari, fino ad ora autorizzati in Europa, che manifesta
ancora una buona efficacia per il controllo della parassitosi provocata dall’acaro Varroa
destructor. Prodotto dalla casa farmaceutica VITA(Europe)Limited, ha come principio atti-
vo il Fluvalinate®. Il prodotto si presenta sotto forma di strisce di materiale plastico imbevu-
te di molecole di principio attivo che vengono lentamente rilasciate all’interno dell’alveare
eliminando gli adulti di Varroa in fase foretica (vedi glossario). Le confezioni di Apistan®
Le strisce vengono inserite, all’interno dell’arnia, sospendendole tra due telai da nido. Vi
1 commercializzate in Italia,
devono essere lasciate da un minimo di 45 ad un massimo di 70 giorni. In questo modo è contengono, ciascuna, 10 strisce,
possibile colpire 2-3 generazioni di acari, limitando la possibilità di sviluppo di resistenza al necessarie per il trattamento di 5
Fluvalinate® da parte del parassita. colonie con un numero superiore
Nel caso di famiglie composte da meno di sette telai coperti di api, è possibile inserire sol- a 7 favi coperti da api. È possibile
tanto una striscia di Apistan®. Nel caso che la colonia ricopra sette o più favi, le strisce da inserire soltanto una striscia qualora
impiegare devono essere due. la famiglia sia composta da 6 favi o
Il trattamento può essere eseguito in qualunque momento dell’anno, in considerazione meno.
delle modalità di lento rilascio del principio attivo da parte del particolare supporto plasti-
co. Tanto più che la casa farmaceutica produttrice non prevede nessun tempo di sospen-
sione. Tuttavia è assolutamente preferibile lasciar trascorrere almeno trenta giorni prima
della posa dei melari.
Finalità del trattamento è, ovviamente, quella di eliminare quanti più acari possibile.
Le prove in campo, effettuate dalla commissione sanitaria nazionale UNA-API e dall’Uni-
versità di Udine, registrano, per questo prodotto, un’efficacia media tra l’80 ed il 90%, a
Per il loro impiego, tali strisce
patto che nella zona il Fluvalinate® non sia stato utilizzato, per la lotta alla varroa, da non 2 devono essere separate le une
meno di sei, sette anni.
dalle altre. È molto importante che,
Questo intervallo di tempo è assolutamente fondamentale per evitare la comparsa inde-
nell’effettuazione di questa e delle
siderata di fenomeni di resistenza. Infatti, vale la pena ricordare che l’Apistan®, sin dal
operazioni successive, l’apicultore
momento della sua registrazione alla fine degli anni ottanta, venne largamente impiegato
utilizzi dei guanti protettivi (ad
dagli apicultori di tutta Europa, come unico acaricida, in contrapposizione a quanto pre-
esempio in lattice) onde evitare che
scritto dalla stessa ditta produttrice che prevedeva il suo utilizzo in alternanza con altri
il principio attivo possa entrare in
pricipi attivi.
contatto con la pelle.
Questo portò ad una rapida diminuzione della sua efficacia, e ad una notevole moria di
alveari registratasi a metà degli anni novanta.
L’uso dell’Apistan® deve essere di tipo “strategico”: per un solo anno e ad intervalli di
qualche anno (meglio, appunto, se di almeno sette anni). Tanto meglio, se questo presidio
sanitario viene impiegato ciclicamente su ampie zone omogenee, attraverso una gestione
di tipo collettivo. Tale metodologia di impiego ha anche l’indubbio pregio di evitare l’ac-
cumulo del principio attivo nella cera, considerato che in essa si trovano ancora residui
risalenti al periodo in cui venne immesso sul mercato per la prima volta. Le strisce dispongono
Sulla base di quanto detto, l’apicultore che dovesse optare per l’inserimento dell’Apistan® 3 di particolari alette che, per il
nel suo piano di lotta alla varroatosi deve attenersi ad alcune principi fondamentali: posizionamento fra i favi, devono
‡GHYHHVVHUHUHODWLYDPHQWHVLFXURFKHQHOO·DUHDOHRYHVLWURYDLOSURSULRDSLDULRTXHVWR essere estroflesse all’esterno.
principio attivo non sia stato impiegato da alcuni anni e che, pertanto, non siano presenti Qualora il trattamento venga
ceppi di varroa apistan-resistenti; eseguito nel periodo estivo è
‡ QRQ GHYH DVVROXWDPHQWH LPSLHJDUOR SHU GXH DQQL GL VHJXLWR PD ULVSHWWDUH L WHPSL GL comunque preferibile non utilizzare
intervallo raccomandati, pari a sei, sette anni; queste alette, in quanto le alte
‡GHYHFDWHJRULFDPHQWHWHVWDUQHO·HIILFDFLDHIIHWWXDQGRLOPRQLWRUDJJLRGHOODSRSROD]LRQH temperature, ammorbidendo il
dell’acaro una volta terminato il trattamento. supporto, potrebbero provocare lo
Nella confezione sono indicate le modalità di somministrazione. Tuttavia, a differenza scivolamento delle strisce sul fondo
di quanto riportato, la pratica di campo ha suggerito alcuni accorgimenti che vengono dell’arnia.
descritti di seguito.

99
La varroatosi - i trattamenti con l’Apistan®

Per questo motivo, è preferibile Le strisce, così sospese fra i telai


4 forare le strisce di Apistan® mediante 7 da nido, diffondono lentamente
l’impiego di un punteruolo a punta e gradualmente il principio attivo
corta. Il foro deve essere fatto ad una all’interno degli alveari, attraverso il
distanza di circa 3-4 millimetri dalla semplice contatto delle api. Queste,
parte superiore della striscia, in modo sfregando involontariamente
tale che questa non venga piegata il proprio corpo con le strisce,
dal coprifavo. rimangono “contaminate” dalla
molecola di Fluvalinate® che, che in
questo modo, viene veicolato in tutto
l’alveare.

Nel foro viene quindi inserito È assolutamente indispensabile,


5 un piccolo bastoncino di legno (o 8 durante i trattamenti con l’Apistan®,
un normale stuzzicadenti) che può posizionare i vassoi per la raccolta
meglio assolvere la funzione di delle varroe. I vassoi devono essere
sostegno, quando la striscia viene obbligatoriamente vaselinati al fine di
sospesa tra i favi. imprigionare gli acari eventualmente
caduti non morti, ma solo tramortiti.
In questo modo si aumenta di molto
l’efficacia dei trattamenti. Ciò rende
inoltre possibile monitorare i risultati
del trattamento stesso.

Prima di procedere all’inserimento Al momento dell’acquisto


6 delle strisce è opportuno assicurarsi 9 del prodotto è necessario controllare
che fra i favi stessi non vi siano la data di scadenza, sempre presente
impedimenti di sorta per il normale sulla confezione. Infine giova
passaggio delle api. Inoltre, occorre ricordare che le strisce esauste ed i
eliminare tutti i ponti di cera loro contenitori devono essere gestiti
eventualmente presenti fra i favi, secondo le prescrizioni di legge (D.
nel punto in cui vengono inserite le Lgs. n° 22/97 e successivi) e pertanto
strisce di Apistan®. smaltiti attraverso gli specifici punti
di raccolta (ad esempio, i contenitori
presenti in molte farmacie).

100
La varroatosi il trattamento con l’acido ossalico sublimato
L’acido ossalico (vedi glossario) è uno dei principi attivi più efficaci nella lotta alla varroatosi,
soprattutto per gli apicultori che preferiscono utilizzare prodotti a basso impatto ambientale.
Agisce acidificando l’ambiente dell’alveare, rendendolo così non adatto alla vita dell’acaro.
Le metodiche di somministrazione sono riconducibili sostanzialmente a due tipologie:
mediante soluzioni zuccherine o per via gassosa attraverso l’impiego di speciali sublimatori.
Prove sperimentali concordano nel riconoscere una percentuale di efficacia media, varia- L’acido ossalico è assai diffuso
bile fra il 92 ed il 94%, sia che l’acido ossalico venga somministrato per sgocciolamento o
2 in natura. È il più forte acido
sublimazione, per quanto il trattamento per sublimazione abbia mostrato livelli di variabilità organico. Dalla sua degradazione
inferiori. Il prodotto non ha un tempo di carenza codificato ed analisi effettuate nelle 24 ore è possibile ottenere una molecola
successive al trattamento, non hanno evidenziato un aumento della quantità di acido ossa- di acido formico (anch’esso
lico naturalmente presente nel miele. Nonostante quanto previsto dal foglietto illustrativo normalmente presente in natura)
dell’unico presidio sanitario attualmente in commercio, si consiglia di lasciare trascorrere ed una di anidride carbonica. Una
almeno un paio di giorni prima della posa dei melari sulle arnie trattate. successiva degradazione produce
L’acido ossalico viene utilizzato sia come prodotto eradicante in assenza di covata (meto- una molecola di monossido di
dologia consigliata), sia come trattamento tampone (vedi glossario) ripetuto in presenza di carbonio ed una di acqua.
covata (metodologia che può, con relativa frequenza, produrre una significativa contrazione La DL50 (vedi glossario) per un essere
della colonia di api trattata). A tutt’oggi, non si è manifestato nessun caso di resistenza al umano è pari a 375 milligrammi per
prodotto da parte della varroa. chilogrammo di peso corporeo.
Fra i vantaggi mostrati dall’impiego dell’acido ossalico, si possono evidenziare: l’ottima
efficacia in assenza di covata; la bassa o nulla mortalità delle api; la possibilità di utilizzo in
apicultura biologica; la possibilità di essere inserito nella rotazione per l’utilizzo alternativo
Il sublimatore Varrox®
ad altri principi attivi. Gli svantaggi: relativi alla sua distribuzione per sublimazione sono rap-
presentati dal rischio per l’operatore di inalare i vapori tossici, che si liberano sia durante la
3 alimentato con corrente elettrica
somministrazione, sia nella fase successiva, e la lunga durata del trattamento. La caduta degli continua a 12 Volt, viene inserito
acari, causata dal trattamento per sublimazione, perdura per due settimane, con un picco fra nell’arnia nel modo classico, cioè
il secondo ed il quarto giorno dopo il trattamento. dalla parte anteriore. Le arnie
I sublimatori disponibili sul mercato si distinguono in base alla tipologia di alimentazione. vanno chiuse con delle strisce
Il Varrox® ed il Bioletalvarroa® sono alimentati elettricamente. Il secondo è un ‘evoluzione di gommapiuma, prima che inizi
del Varrox® essendo integrato con una ventola che meglio distribuisce i vapori all’interno l’attività di bottinamento.
dell’arnia. Un’altra tipologia di alimentazione è quella a gas. Le prove in campo di questi Il trattamento deve essere effettuato
modelli hanno dimostrato una minore efficacia rispetto a quelli elettrici; a fronte però di un con temperature superiori ai 5°C.
costo notevolmente inferiore ed una migliore facilità di impiego considerata la loro fonte di
alimentazione. È stato comunque dimostrato che, qualora aiutati da ventilazione forzata, i
sublimatori a gas raggiungono standard operativi simili a quelli elettrici.
Modificando l’arnia, alcuni sublimatori possono essere inseriti posteriormente.

L’unico prodotto a base di acido È consigliabile avere almeno due


1 ossalico utilizzabile in Italia è l’Api- 4 apparecchi, in quanto tra il trattamen-
Bioxal® (vedi glossario), autorizzato to di una famiglia e la successiva, il
con Decreto n. 60 dell’8 giugno 2011 sublimatore deve raffreddarsi. In
ed in vendita senza obbligo di alternativa può essere raffreddato
prescrizione veterinaria. Questo immergendolo in acqua fredda. Non
formulato è ammesso in apicultura occorre asciugarlo poichè l’umidità
biologica (Reg. CEE 2092/91 e suc- residua facilità la sublimazione dell’aci-
cessive modificazioni). Viene commer- do ossalico. Disponendo di due o più
cializzato in buste da 35; 175 o 350 apparecchi si evitano i tempi morti:
grammi. Può essere impiegato sia per mentre il primo viene fatto raffreddare
diffusione in soluzione zuccherina, sia e viene ricaricato, con il secondo si
attraverso l’impiego dei sublimatori. può trattare un’altra famiglia.

101
La varroatosi - il trattamento con l’acido ossalico sublimato

Il sublimatore elettrico modello Si tenga presente che


5 Bioletalvarroa®. è dotato anch’esso 8 l’avvenuta evaporazione dell’acido
di cavo elettrico e funziona con ossalico non indica che il trattamento
corrente continua 12 Volt. È dotato sia stato eseguito correttamente.
di interruttore, ben visibile nella Qualora la temperatura superi
foto, che permette di accendere il 189°C, l’acido ossalico non sublima,
dispositivo dopo che il fornello è già ma reagendo con l’drogeno, si
stato inserito all’interno dell’alveare. decompone in una molecola di
acido formico, una di monossido di
carbonio e una di acqua, perdendo
così la propria efficacia. Considerata
la sua tossicità, si deve operare
indossando una maschera protettiva
tipo FFP2, guanti ed occhiali
protettivi.

L’uso del Bioletalvarroa® L’uso dei vassoi per il monitoraggio


6 sviluppa vapori che infastidiscono 9 della caduta dell’acaro è sempre
sensibilmente le api. A differenza indispensabile. Questi devono essere
di quanto mostrato in figura, è opportunamente vaselinati, sia per
indispensabile chiudere l’apertura trattenere le varroe cadute, non
di volo dell’arnia durante e dopo morte, a seguito del trattamento e sia
il trattamento. In caso contrario per evitare l’asportazione delle varroe
l’efficacia del trattamento sarebbe morte da parte delle formiche o di
ridotta di molto. Terminato il altri insetti.
trattamento gli alveari devono Infatti, la sottrazione delle varroe da
rimanere chiusi per circa 10-15 parte delle formiche comporterebbe
minuti. una sottovalutazione circa l’entità
della popolazione degli acari
presente nell’alveare.

I sublimatori a gas, Il numero delle varroe catturate


7 seppure di più facile utilizzo, hanno 10 dal foglio adesivo è infatti un
evidenziato una minore efficacia prezioso indicatore del livello di
rispetto a quelli elettrici. Ciò è infestazione dell’alveare e quindi,
dovuto al fatto che il bruciatore a dell’apiario.
gas non è in grado di sviluppare una La caduta di acari prosegue dopo il
temperatura uniforme sull’intera trattamento per almeno 12-14 giorni,
superficie del fornellino dove con un massimo di cadute nei primi 3
vengono collocati i cristalli di acido giorni dopo il trattamento.
ossalico.

102
La varroatosi trattamenti con acido ossalico in soluzione

L’efficacia dell’acido ossalico per il contenimento delle popolazioni della Varroa destructor
è stata accertata intorno alla metà degli anni ottanta del secolo scorso e, da allora, il suo
impiego è andato diffondendosi in tutto il mondo in modo pressoché costante.
Il trattamento per sgocciolatura
Con una circolare del 13 marzo 2010, il Ministero della Salute ne ha però vietato l’uso su
tutto il territorio nazionale, anche come prodotto galenico (vedi glossario). L’unico prepa-
1 si effettua impiegando una grossa
rato commerciale, a base di acido ossalico, che è possibile impiegare in Italia è l’Api-Bioxal, siringa da 60 millilitri priva dell’ago.
autorizzato con Decreto n. 60 dell’8 giugno 2011 ed in libera vendita, senza obbligo di Devono essere distribuiti 5 millilitri (o
prescrizione veterinaria, a partire dalla fine dell’ottobre del 2011. centimetri cubici) di soluzione per favo
Durante questi 25 anni di libero impiego dell’acido ossalico, gli apicultori hanno utilizzato Dadant-Blatt coperto di api, fino ad
differenti sistemi di distribuzuione all’interno dell’alveare, sistemi riconducibili a tre metodi- un massimo di 50 millilitri per alveare.
che fondamentali: distribuzione diretta fra i favi; distribuzione mediante strisce di cellulosa; La dose di riferimento è pari a 0,19
distribuzione sotto forma di vapori ottenuti con l’uso di sublimatori. millilitri per decimetro quadrato di
In questa scheda viene presa in considerazione la sola distribuzione diretta fra i favi. favo.
Questa metodica è, a sua volta, stata impiegata dagli apicultori secondo tre modalità diffe-
renti di distribuzione:
- mediante sgocciolamento, secondo diverse composizioni della soluzione zuccherina;
- mediante nebulizzazione di soluzioni generalmente prive di zucchero;
- mediante gocciolamento, secondo diverse composizioni della soluzione zuccherina.
Nella registrazione dell’Api-Bioxal®, la casa farmaceutica (come meglio specificato nel glos-
sario alle vovi acido ossalico e Api-Bioxal®), ha considerato come sistema di distribuzione la La soluzione deve essere preparata
sola metodica per sgocciolamento, trascurando gli altri due sistemi, spesso privilegiati dagli
2 sciogliendo i quantitativi di Api-
apicultori. Anche per quel che riguarda la concentrazione di zucchero della soluzione, la Bioxal® previsti in una soluzione di
sola considerata è quella che per prima venne considerata in Italia: un chilogrammo di zuc- acqua e zucchero nel rapporto di 1:1,
chero sciolto in un litro d’acqua distillata. un chilogrammo di zucchero in un
Questa concentrazione ha però, in diverse situazioni (soprattutto nella stagione fredda) litro d’acqua. Nonostante nel foglietto
creato notevoli problemi alle api, spesso comportando morie importanti. Per questo motivo, illustrativo non venga specificato,
anche nel caso di impiego dell’Api-Bioxal®, molti allevatori preferiscono ridurre il tasso di è bene impiegare acqua distillata
zucchero della soluzione, sciogliendo il preparato in volumi uguali di soluzioni meno con- o demineralizzata, considerato che
centrate. un’acqua con un alto valore di pH
Occorre infine rimarcare il fatto che l’azione dell’’acido ossalico (soprattutto qualora som- (basico) può modificare il titolo di
ministrato in soluzione zuccherina) non è prolungata nel tempo, ma rapida ed immediata. acidità del trattamento.
Pertanto il suo impiego deve essere limitato ai trattamenti in assenza di covata o quando
questa mostra un’estensione ridotta: sugli sciami e sui pacchi d’api come sulle api svernanti.
Al contrario, il suo utilizzo deve essere precluso nei trattamenti tampone estivi. Inoltre, pur
non risultando un prodotto inquinante, è sempre preferibile che i trattamenti con acido
ossalico debbano essere eseguiti in assenza dei melari o in periodi in cui l’attività di raccolta La polvere di Api-Bioxal®
di nettare o di melata da parte delle api non sia significativa.
3 può essere versata direttamente
In considerazione delle stagioni nelle quali si effettua normalmente il trattamento (il tardo nella soluzione zuccherina alla
autunno o l’inverno, periodi caratterizzati da temperature spesso inferiori ai 10°C), per limita- temperatura di 20-25°C. È anche
re i danni alle api è preferibile eseguire la somministrazione nella tarda mattinata di giornate possibile sciogliere precedentemente
ben soleggiate. i cristalli in una parte di acqua
Nell’affrontare la metodologia di distribuzione dell’acido ossalico in alveare, in questa distillata, in modo tale da unire poi
scheda vengono descritte sommariamente le tre principale forme adottate dagli apicultori questa alla soluzione zuccherina. Al
antecedentemente l’immissione in commercio dell’Api-Bioxal®, considerando che ancora termine, la soluzione deve rispettare
sopravvivono nella pratica quotidiana e nella considerazione che le informazioni sostituisca- le proporzioni in acido, zucchero
no quelle contenute nel foglietto illustrativo dell’Api-Bioxal®. Si specificherà, situazione per ed acqua indicate dalla casa
situazione, quali sono permesse e quali no. Per un ulteriore approfondimento della tematica, farmaceutica.
si rimanda al glossario (vedi acido ossalico e Api-Bioxal®).

103
La varroatosi - trattamenti con acido ossalico in soluzione

La soluzione deve essere sgocciolata In questa situazione,


4 tra i favi, direttamente sulle operaie, 7 i rapporti fra quantitativi di Api-
dopo aver eliminato i ponti di cera. Bioxal® e soluzione vengono
Durante la stagione autunno- mantenuti costanti affinché ciascun
invernale, per evitare danni alle api, alveare riceva la dose di principio
è consigliato effettuare l’intervento attivo consigliata. Ad esempio, il
con acido ossalico sgocciolato contenuto della confezione di Api-
il più precocemente possibile, Bioxal® da 35 grammi deve essere
indicativamente sin dalla seconda disciolto in mezzo litro di soluzione,
settimana di dicembre. Si tenga qualunque sia la percentuale di
presente che piccole rose di covata zucchero impiegata.
non ospitano che pochi acari.
Eventualmente è possibile ripetere
l’intervento trascorsi non meno di 20
giorni dal primo.

Nella distribuzione fra i favi Il trattamento per nebulizzazione,


5 occorre agire lentamente, eseguendo 8 non previsto nel caso dell’impiego
possibilmente due passaggi. In dell’Api-Bioxal®, sopravvive presso una
questo modo si dà tempo alle api, larga fetta di apicultori, considerato
bagnate al primo passaggio, di che la sua distribuzione viene fatta
ridiscendere verso il centro dei favi. utilizzando la sola acqua distillata, e
Esse verranno sostituite da altre non una soluzione zuccherina. Questa
che, a loro volta, possono essere metodologia, sebbene più impegnativa
bagnate con il secondo passaggio. sotto l’aspetto pratico dovendo estrarre
Questa modalità di somministrazione i favi uno ad uno, garantisce un minore
garantisce una migliore e più rischio di mortalità delle api adulte. È
omogenea distribuzione dell’acido. preferibile evitare di bagnare la regina
e la covata disopercolata nonché i favi
con polline.

Qualora le temperature, La distribuzione per gocciolatura


6 in particolare durante i trattamenti 9 dell’Api-Bioxal, anch’essa non con-
invernali, scendano al di sotto dei templata nel foglietto illustrativo, vie-
10°C, le api hanno difficoltà a ripulirsi ne realizzata spruzzando a pressione,
dalla soluzione zuccherina. Questa mediante l’impiego di una siringa ve-
situazione rende per loro difficile la terinaria, la soluzione contro il coprifa-
formazione del glomere, provocando vo aperto in diagonale a circa 45°, con
morie significative. il lato anteriore trattenuto aderente
Per questo motivo, molti apicultori, all’arnia dai due angolari anteriori.
preferiscono ridurre il tasso di Una volta chiuso il coprifavo, la solu-
zucchero della soluzione, impiegando zione tende a gocciolare lentamente,
rapporti di 300-400 grammi di andando a depositarsi sia sulle api, sia
zucchero in un litro d’acqua distillata. sui legni traversi dei telaini. Questo
tipo di distribuzione è più veloce, pur
richiedendo un’attrezzatura apposita.

104
Il blocco della covata l’impiego delle gabbiette comuni e cinesi

Il blocco della covata, come tecnica apistica, è un metodo conosciuto e praticato da


decenni. Spesso veniva raccomandato per il controllo di alcune malattie (come, ad Per questo motivo, le regine
esempio, nelle fasi iniziali delle peste europea), affinché le operaie avessero modo di 2 costrette in queste gabbiette,
ripulire i favi prima che la regina deponesse le proprie uova. Una volta chiusa, la gab- vengono spesso trascurate dalle api,
bietta veniva poi lasciata in alveare in modo tale che le api, avvertendo la presenza della finendo per morire di fame. Anche
regina, non fossero indotte a costruire celle reali di sostituzione. nel caso che riescano a sopravvivere,
Ultimamente il blocco della covata si è diffuso per indurre, in modo artificiale, una una volta liberate al termine del
momentanea scomparsa nell’alveare della covata opercolata, potendo così procedere,
in modo più efficace ed economico, alla disinfestazione della colonia dalla varroa. periodo di clausura, vengono
In apicultura, il blocco della covata, totale o parziale, può essere indotto, più o meno sovente soffocate dalle stesse
artificialmente, in svariati modi: asportando (come già detto) tutta la covata opercolata; operaie che non le riconoscono più
invernando precocemente gli alveari in montagna; confinando la regina in uno spazio come loro regine.
ristretto dell’arnia attraverso l’ausilio di lastre escludiregina orizzontali o verticali; ecc.
La stessa tecnica descritta nella scheda sulla produzione di nuclei attraverso l’ausilio
del doppio melario, basa infatti i suoi presupposti per il controllo della varroa, sia sul
confinamento della regina in una sezione dell’arnia (l’intero nido), sia sull’asportazione
della covata opercolata, ove si annida la maggior quantità di acari. Secondo questo
procedimento l’apicultore può disporre di un intervallo di tempo per effettuare un
trattamento tampone con preparati quali acido ossalico o acido formico in assenza di Ultimamente si è diffuso
covata opercolata 3 anche in Italia un modello di
La finalità del blocco della covata, e tutte le metodiche ad esso assimilabili, è proprio gabbietta, ampiamente utilizzato in
quella di poter disporre di un lasso di tempo, per quanto breve, di totale assenza di Cina. Realizzata in legno e plastica,
covata opercolata. In questa condizione, ai fini del controllo delle popolazioni di var- è costituita da una struttura (del
roa, il trattamento tampone può espletare la massima efficacia possibile, potendo agire tutto assimilabile ad una lastra
quando tutte le varroe si trovano, gioco forza, nella fase foretica.
Attualmente, la tecnica del blocco di covata si sta diffondendo fra gli apicultori che, a escludiregina) che permette il
ragione, la considerano un metodo basilare di lotta alla varroatosi. passaggio delle api nutrici, facilitando
Si consideri che, comunque, un blocco di covata effettuato nella tarda estate, in così il contatto fra l’ape regina e la
assenza di significativi flussi di nettare, non compromette in alcun modo la forza della sua corte. La sua semplicità d’uso ed il
colonia. Infatti la mancata nascita di poche migliaia di api viene naturalmente compen- suo basso costo ne hanno favorito la
sata dall’allungamento della vita delle operaie, non impegnate nell’alimentazione con diffusione.
pappa reale delle larve. Permette inoltre di ottenere successivamente una covata poco
parassitizzata e, quindi api operaie più sane e longeve.

Per realizzare il blocco di covata Le gabbiette “cinesi” presentano,


1 si potrebbero sfruttare le stesse 4 in alcuni modelli, dimensioni
gabbiette normalmente impiegate maggiori rispetto alla comune
per l’introduzione in alveare delle gabbietta impiegata per l’immissione
regine. Queste gabbiette, però, si delle nuove regine in alveare. Tale
sono dimostrate inadatte a quest’uso, caratteristica favorisce ulteriormente
poiché non permettendo alle api la possibilità di contatto fra l’ape
nutrici di accedere al loro interno, regina e le api nutrici. Questo fa sì
consentono solo pochi e labili che possa essere immessa in circolo
contatti fra la regina ingabbiata e la una quantità maggiore di feromone
sua corte. Tutto ciò finisce per limitare reale, veicolato dall’intenso lavoro
la diffusione del feromone reale delle operaie nutrici.
all’intera colonia.

105
Il blocco della covata - l’impiego delle gabbiette comuni e cinesi

La regina viene introdotta Non disponendo di gabbiette apposite


5 nella gabbietta attraverso un’apertura che 9 si può fare ricorso a gabbiette improvvisate
si ottiene facendo scorrere la sbarretta di o autocostruite o impiegare quelle per
legno superiore. La regina deve essere l’introduzione delle regine. Al posto della
afferrata per le ali e quindi chiusa nella parte superiore può essere utilizzata
gabbietta, facendo semplicemente scorrere una chiusura ottenuta sezionando una
la bacchetta di chiusura. lastra escludiregina di metallo o meglio
di plastica. Nel caso è possibile costruirne
una, con dei comuni spiedini di legno
inseriti in un cartoncino e posizionati ad
una distanza netta di 4,5 millimetri.

La gabbietta, contenente la regina, Le due parti, una volta catturata


6 viene semplicemente adagiata sui favi. 10 la regina, possono essere unite con degli
Qualora l’alveare disponga di melario, elastici. Questa modalità di chiusura
si provvede unicamente a posizionare può non essere sufficiente considerato
la gabbietta fra quest’ultimo ed il nido, che gli elastici, sotto tensione, posso0no
sincerandosi preventivamente che lo spazio facilmente rompersi anche grazie
sia sufficiente. all’azione delle api operaie.
In assenza del melario occorre invece
capovolgere il coprifavo.

Eventualmente è possibile innestare Più adatte si dimostrano


7 sia la gabbietta classica sia quella “cinese” 11 le comuni fascette da elettricista.
in un telaino di covata, ritagliando una Queste soluzioni a fronte di maggiore
porzione corrispondente di favo. Nel caso, economicità richiedono però un
per evitare colature di miele sulla regina, o maggiore aggravio di lavoro sia per la loro
di eliminare della covata, è possibile inserire realizzazione sia nel loro utilizzo.
la gabbietta nelle porzioni più alte del favo
solitamente occupate da scorte. In questo
caso il miele colando non rischia di soffocare
la regina. Le stesse api poi provvedono
immediatamente a riparare il favo.

Il trattamento con acido ossalico Una sorta di gabbietta sul modello


8 deve essere effettuato non appena 12 di quella cinese, può essere realizzata
sfarfallata tutta la covata e, possibilmente, facilmente sezionando e curvando in
prima che la regina riprenda modo opportuno una lastra escludiregina
l’ovideposizione. Nel caso questo non sia in ferro. Così facendo, è possibile ricavare
possibile, è preferibile fare il trattamento da una singola lastra 20-25 gabbiette. Le
quando la covata non ha superato lo chiusure laterali, attraverso le quali deve
stadio di uovo. In questo modo è più essere introdotta la regina, possono essere
semplice raggiungere l’intera popolazione realizzate nei modi più disparati, secondo
di varroe. la fantasia dell’apicultore.

106
Il blocco della covata l’impiego delle gabbiette Var control e Scalvini

Il blocco di covata della regina può essere anche realizzato attraverso l’impiego di partico-
lari gabbiette, immesse sul mercato solo di recente: la gabbietta Var-control (o gabbietta
Mozzato) e la gabbietta Scalvini. A differenza delle comuni gabbiette per l’introduzione delle La gabbietta deve essere inserita
regine o di quelle di importazione dalla Cina, nonché di tutti i sistemi artigianali messi a punto 3 senza recidere i fili dell’armatura del
dagli apicultori a partire da questi due sistemi, queste gabbiette possono essere inserite in telaino. Nel caso venga inserita in
modo definitivo nei favi, rimanendo in alveare per un periodo di diversi anni, pari a quello un favo, questa operazione deve
di impiego del favo. A B essere fatta almeno il giorno prima
Loro lontano precursore può essere considerato il telaino Bozzi (vedi glossario), ideato all’ini- della reclusione della regina, in modo
zio degli anni ottanta dal Prof. Raffaele Bozzi. L’applicazione di questo sistema di lotta venne A B
tale che le api abbiano il tempo di
però presto accantonato, sia perché le api costruivano malvolentieri i favi e sia per l’uscita inglobare la gabbietta, asciugando
sul mercato dell’Apistan®, giudicato allora dagli apicultori la soluzione definitiva al problema il miele in eccesso e allontanando le
varroatosi. larvette uccise dal taglio del favo.
In ogni caso, considerata la notevole diffusione della tecnica del blocco di covata realizzata
attraverso l’impiego di queste gabbiette, si intende, in questa sede, riportare l’esperienza
degli apicultori, senza entrare nel merito dell’economicità del loro utilizzo.

Il modello di gabbietta denominato La regina viene introdotta


1 Var-control, realizzata dall’apicultore 4 aprendo a libro una delle due facce
Bruno Mozzato, presenta dimensioni maggiori della gabbietta. Una
adeguate affinché la regina possa volta chiusa, il telaino deve essere
passare tranquillamente l’intero posizionato al centro dell’arnia. Per
periodo di clausura. Le due facce facilitare la ricerca dell’ape regina, è
maggiori della gabbietta sono dotate preferibile procedere, per tempo, alla
di ampie feritoie che permettono il sua marcatura.
normale passaggio delle api nutrici.

L’inserimento della gabbietta Durante la clausura della regina


2 può essere fatto sia incastrandola 5 è preferibile evitare, in occasione delle
direttamente in un foglio cereo, sia visite di controllo, di affumicare in modo
inserendola in un favo di covata. In eccessivo, soprattutto indirizzando
entrambi i casi occorre tagliare una il fumo verso la gabbietta. Infatti,
parte di foglio o di favo affinché la non avendo la regina la possibilità
gabbietta possa essere integrata di allontanarsi, si rischierebbe di
comodamente. Una volta inserita, la provocarne la morte.
gabbietta può rimanere nell’alveare in
modo permanente.

107
Il blocco della covata - l’impiego delle gabbiette Var control e Scalvini

La liberazione della regina avviene Occorre fare attenzione a che la chiusura


6 preferibilmente una volta effettuato il 10 sia rivolta verso il basso. In questa posizione,
trattamento antivarroa. Si toglie il tappo la gabbietta viene lasciata per l’intera durata
che occlude il foro posizionato sulla faccia di vita del favo. Come per il modello
frontale e si ripone il telaino al suo posto. Var control, essa deve essere recuperata
La regina deve uscire naturalmente, prima della distruzione del favo nella
non forzandola in nessun modo e senza sceratrice solare o in quella a vapore,
utilizzare il fumo. evitando che i raggi solari ed il calore la
possano rovinare.

Il modello denominato Scalvini La deposizione della regina prosegue


7 al contrario del precedente, permette 11 ininterrottamente per tutto il periodo di
alla regina di proseguire la sua opera di reclusione, fatto questo che consente
ovideposizione, per quanto in un ambito la diffusione all’interno dell’alveare sia
assai limitato. Di forma quadrata, presenta dei feromoni reali che di quelli della
stampate sul fondo le impronte delle covata. Questo favorisce di molto la
cellette di un favo, al pari di un foglio di coesione della colonia e l’inibizione della
plastica. Su queste le operaie proseguono la costruzione di celle reali.
costruzione in cera.

La faccia frontale è costituita Il trattamento con acido ossalico


8 da una chiusura (apribile a libro) che fa 12 deve essere effettuato non appena
anche da escludiregina. Questo permette sfarfallata tutta la covata e, possibilmente,
il passaggio sia delle api che accudiscono prima che la regina riprenda
la regina sia di quelle che si fanno carico l’ovideposizione. Nel caso questo
della covata. È presente anche un foro non sia possibile, è preferibile fare il
che, una volta aperto, permette alla regina trattamento quando la covata non ha
di allontanarsi una volta terminato il superato lo stadio di uovo. In questo
periodo di clausura. modo è più semplice raggiungere l’intera
popolazione di varroe.

La gabbietta deve essere incastrata La covata opercolata, eventualmente


9 per tempo, preferibilmente sin dalla 13 presente nel fondo della gabbietta
primavera, in un favo costruito di recente, Scalvini, ovviamente infestata di
in modo tale che venga immediatamente varroa, deve essere distrutta prima del
saldata dalle operaie. In questo modo le trattamento. In caso contrario, queste
api ceraiole hanno anche la possibilità di varroe costituirebbero un nucleo
completare la costruzione delle cellette, importante di reinfestazione.
prima che venga introdotta la regina.

108
La Varroa destructor tipologia ed efficacia dei trattamenti

Il controllo delle popolazioni di varroa è una pregiudiziale essenziale per l’apicultore. L’azione
di lotta, come spesso avviene in ambito mediterraneo, non si esaurisce con l’effettuare uno o al
massimo due trattamenti l’anno, ma deve essere protratta con costanza, secondo una metodica Effettuando un unico intervento
controllata. Occorre perciò applicare un metodo di conduzione che non permetta alla varroa di 3 al termine della stagione estiva, ipotiz-
moltiplicarsi senza controllo, poiché questa situazione porterebbe al collasso l’intero apiario. A 6LWXD]LRQHLQSUHVHQ]DGLXQWUDWWDPHQWRDILQHFLFOR zando un’efficacia del principio attivo
differenza di quanto si ritiene, effettuare i trattamenti quando il livello di popolazione delle var- impiegato pari al 90%, la popolazione
roe ha raggiunto un livello considerato di guardia, può comportare numerosi problemi. Infatti &LFOR               di varroe originatasi dalla varroa
occorre considerare che: 7UDWWDPHQWR  svernante si riduce a 61 individui. In
9DUURD
              questa situazione, il numero totale
‡LWUDWWDPHQWLSRVVRQRHVVHUHHIIHWWXDWLVRODPHQWHLQDVVHQ]DGLIOXVVLGLQHWWDUHVLJQLILFDWLYLH IHFRQGD
9DUURD
             di acari capace di parassitizzare le
quindi, debbono essere opportunamente calendarizzati; YHUJLQH
operaie cala a 1.045, rispetto ai 1.594
             
‡O·HIILFDFLDGLXQSUHVLGLRVDQLWDULRQRQqGHWHUPLQDWDGDOODTXDQWLWjGLYDUURHPDqOD 7RWDOL
della situazione precedente (assenza

conseguenza della percentuale di resistenza manifestata dalla popolazione di acari; qLOWRWDOHGHOOHYDUURHFKHQHOO¶DUFRGL di intervento).
‡qFHUWDPHQWHPHJOLRHYLWDUHVLWXD]LRQLDULVFKLRFKHSRWUHEEHURSRUWDUHDOFROODVVROD FLFOLSDUDVVLWL]]DODFRORQLD
maggioranza delle colonie. Al contrario di quanto comunemente ritenuto, è preferibile 

anticipare i trattamenti antivarroa, al fine di limitare i danni il più possibile.

SE UNA VARROA PARASSITIZZA UN’APE OPERAIA, Una varroa feconda che parassitizza Qualora l’intervento venga eseguito
DOPO 10 CICLI SI HANNO: 1 un’ape operaia, genera una varroa 4 anticipatamente rispetto a quando
feconda ed una no. Dopo 10 genera- 6LWXD]LRQHLQSUHVHQ]DGLXQWUDWWDPHQWRDPHWjFLFOR avviene di solito, la situazione finale
89 varroe fecondate
zioni (vedi scheda: La varroatosi - il non viene a modificarsi, considerato
55 varroe adulte non fecondate ciclo della Varroa destructor), si &LFOR               che lo sviluppo della popolazione di
TOTALE: 144 varroe adulte ottengono pertanto 89 varroe 7UDWWDPHQWR  varroe segue il medesimo algoritmo
feconde e 55 non fecondate, per un 9DUURD
IHFRQGD
              matematico. Quello che cambia è il
SE LA VARROA ENTRA IN UNA CELLETTA DA FUCO, totale di 144 varroe adulte. Qualora numero totale di varroe che parassitiz-
9DUURD
            
DOPO 10 CICLI SI HANNO: l’acaro compia il proprio ciclo su un YHUJLQH
za le api operaie. Ad esempio, preve-
7RWDOL              
5.741 varroe fecondate fuco, genera due varroe feconde dendo, di eseguire il trattamento al

2.378 varroe adulte non fecondate ed una no. Si ottengono, dopo 10 termine del settimo ciclo (approssima-
generazioni, 5.741 varroe feconde e qLOWRWDOHGHOOHYDUURHFKHQHOO¶DUFRGL tivamente a maggio), tale numero si
TOTALE: 8.119 varroe adulte 2.378 non fecondate, per un totale di FLFOLSDUDVVLWL]]DODFRORQLD riduce di circa l’80%, arrivando a soli

8.119 varroe adulte. 206 individui.
,OFRQWUROORGHOODYDUURDWRVL

In totale assenza di intervento, Nel caso di una minore efficacia


2 qualora le varroe compiano il loro 5 del trattamento (riconducibile, ad
6LWXD]LRQHLQDVVHQ]DGLLQWHUYHQWR ciclo solo su larve di operaia, dopo 13 6LWXD]LRQHLQSUHVHQ]DGLXQWUDWWDPHQWRDPHWjFLFOR esempio, alla sola sottrazione di
generazioni (per un arco temporale covata maschile o, meglio, femminile),
&LFOR               di circa 9 mesi) da una sola varroa è &LFOR               il controllo della popolazione è
9DUURD
             
possibile ottenerne 610. Questo però 7UDWWDPHQWR  ovviamente inferiore, ma il numero di
IHFRQGD
9DUURD
non è l’unico dato importante. Occorre 9DUURD
IHFRQGD
              acari che parassitizza le api si riduce
            
YHUJLQH infatti considerare l’intero numero di 9DUURD
            
comunque. Nell’esempio riportato, pur
YHUJLQH
7RWDOL               acari che, in questo periodo, hanno potendo contare 244 acari al termine
7RWDOL              


trascorso la loro vita a carico delle dei 13 cicli considerati, il numero di acari
operaie, succhiando loro l’emolinfa:  capaci di produrre i danni alle operaie
qLOWRWDOHGHOOHYDUURHFKHQHOO¶DUFRGL
ben 1.594. qLOWRWDOHGHOOHYDUURHFKHQHOO¶DUFRGL è pari a 669 individui. Un successivo
FLFOLSDUDVVLWL]]DODFRORQLD FLFOLSDUDVVLWL]]DODFRORQLD

trattamento autunnale (efficacia 90%),
ridurrebbe a 34 la popolazione di acari.

109
La Varroa destructor - tipologia ed efficacia dei trattamenti

Affinché la lotta alla varroa sia proficua, Tutti i presidi sanitari in commercio,
6 è assolutamente indispensabile praticarla 10 utili al controllo dalla varroa, hanno però
600
su più fronti. Per iniziare, limitare la covata 539 un livello di efficacia inferiore al 95%.
maschile è di assoluta importanza. Occorre 500
Questo valore di efficacia è in grado di

NUMERO ACARI
pertanto: 400 assicurare la sopravvivenza di una colonia
‡porre attenzione nella scelta dei fogli 300 di api per un periodo non superiore ai 2-3
248
cerei, specialmente quelli da melario; 200 anni. Secondo lo stesso modello, a fronte
158
‡eliminare i favi deformati, nelle cui cellette 100
114
75
109
142
dei 10 acari presenti all’inizio della stagione
di maggiori dimensioni trova posto la 10 1 2 5 17
53
produttiva, se ne potrebbero contare poco
0
covata a fuco; Dic Gen Feb Mar Apr Mag Giu Lug Ago Set Ott Nov Dic più di 140, dodici mesi dopo. Ben 14 volte
‡limitare le costruzioni naturali. rispetto al valore di partenza.

È possibile sviluppare un modello In queste condizioni climatiche occorre


7 di andamento della popolazione di varroa 11 porre in essere azioni di lotta aggiuntive
45
40
41.346 basato su: un solo ciclo riproduttivo per acaro; che integrino i due trattamenti canonici di
37.211
una durata del ciclo di 30 giorni nei mesi di inizio inverno e di fine estate. Fra queste
NUMERO ACARI

35
30 28.534 gennaio, febbraio, ottobre e novembre e di 20 è possibile menzionare la soppressione
Migliaia

25
19.682
negli altri; un blocco della covata nel mese di periodica della covata maschile attraverso
20
15
dicembre; una mortalità della varroa del 10%; il metodo Campero (vedi glossario) che
10 9.060 la presenza di covata maschile (parassitizzata prevede l’utilizzo di un telaino trappola.
5
285 882
1.918
4.168 per l’85%) nei mesi da febbraio a maggio. Da Tale pratica è comunque assai onerosa
0 10 14 30 92

Dic Gen Feb Mar Apr Mag Giu Lug Ago Set Ott Nov Dic
10 acari iniziali la popolazione arriva, in un sia per la perdita di covata, sia per la
anno, ad oltre 37.000 unità. manodopera necessaria.

L’assenza di un piano di lotta Meglio prelevare l’intera quota


8 porta in breve tempo all’estinzione delle 12 di covata femminile opercolata,
45
41.346 colonie di api. Infatti sovrapponendo un presente in alveare, da impiegare per la
40 37.211
modello di curva della covata (in presenza realizzazione di nuclei. Affinché questi
NUMERO ACARI

35
30 28.534 di 3 significativi flussi di nettare, uno prima- prelievi abbiano efficacia, è necessario
Migliaia

25
19.682
verile, uno estivo ed uno autunnale) con ripetere l’operazione almeno 2-3 volte in
20
15
il modello di sviluppo della popolazione un anno. Se questo non fosse possibile,
10 9.060 dell’acaro, è possibile osservare come, per occorre prevedere almeno un prelievo
5
285 882
1.918
4.168
la colonia, il momento critico si verifichi completo di tutta la covata (aperta e
0 10 14 30 92

Dic Gen Feb Mar Apr Mag Giu Lug Ago Set Ott Nov Dic
durante la stagione estiva, in concomitanza chiusa), da associare ad un trattamento
con la produzione o alla sua conclusione. con acido ossalico.

Qualora si disponga di presidi terapici Nei nuclei formati con i favi di covata
9 con efficacia compresa fra il 98% il 99%, 13 opercolata prelevati, deve essere inserita
100
90
91 nelle regioni a clima mediterraneo, R C FC N 5 6 una cella reale. Questo, comportando un
sarebbero sufficienti 2 soli trattamenti: blocco di covata di circa due settimane,
NUMERO ACARI

80
70
‡uno invernale, a fine dicembre, in R SCORTE ALIMENTARI rende possibile un trattamento con acido
60 CN COVATA NASCENTE
50 assenza di covata; FC FOGLIO CEREO ossalico sgocciolato, da effettuarsi una
42 N NUTRITORE
40 ‡uno subito dopo la smelatura estiva. volta sfarfallata completamente la covata
30
20 19 In questo modo sarebbe assicurata (vedi scheda: La sciamatura artificiale - La
10
10
0 0 1 3
9
3 4 6 6 un’efficace lotta alla varroa. produzione di sciami col doppio melario).
0
Dic Gen Feb Mar Apr Mag Giu Lug Ago Set Ott Nov Dic In alternativa è possibile indurre un blocco
artificiale della covata.

110
La Senotainia tricuspis ciclo e tecniche di controllo

Non è certamente una scoperta recente che l’Apis mellifera L. possa essere parassitizza-
ta da diversi ditteri. Diverse specie, appartenenti ad alcune famiglie quali i Larvevòridi
ed i Sarcofàgidi, sono infatti endoparassitoidi obbligati dell’ape, dovendo compiere La femmina adulta di Senotainia,
parte del loro ciclo preimaginale all’interno del corpo dell’imenottero. Sin dalla fine 1 una volta fecondata, si posa sui
dell’ottocento, in diverse zone d’Europa, furono segnalati casi di api parassitizzate da coperchi metallici delle arnie o in
larve di ditteri appartenenti a queste famiglie. prossimità del predellino, sempre
In Italia, la prima menzione della pericolosità del parassita fu dell’Istituto Tecnico nelle zone più soleggiate. In questa
Agrario “Duca degli Abruzzi” di Cagliari, nel lontano 1950. Successivamente, sempre nel posizione, che si può definire di
nostro Paese, miasi (vedi glossario) attribuite a Senotainia tricuspis furono segnalate, attesa, l’adulto aspetta la schiusa
nel 1955 da Giulia Giordani e nel 1960 da Filippo Venturi. Quest’ultimo, oltre a descri- dell’uovo e la fuoriuscita della larva di
vere gli esemplari maschili e femminili del dittero, elencò le regioni italiane ove era stata prima età della lunghezza di circa un
segnalata la presenza della parassitosi: fra queste la Sardegna. millimetro. È in questa fase che essa
L’adulto di Senotainia tricuspis somiglia molto ad una mosca domestica. Come questa
è lungo da sei a otto millimetri, presenta sulla fronte, situata tra gli occhi composti, una prende il volo per poter depositare la
banda centrale bianca mentre sull’addome alcune tacche scure di forma subtriangola- larva sul corpo di una bottinatrice.
re. Da qui deriva il nome della specie.
Le osservazioni condotte in Sardegna dai tecnici dell’Agenzia LAORE nel quinquennio
dal 2003 al 2008, indicano come questi insetti, negli ambienti a clima mediterraneo,
prediligano le zone assolate, vicine al mare, caratterizzate da una tipologia di terreni
sciolti e ricchi di sostanza organica. La mosca si porta sulle bottinatrici
Normalmente, i primi adulti compaiono, negli apiari dislocati nelle regioni calde in pros-
2 con voli rapidissimi, stazionando sul
simità della costa, a partire dalla fine del mese di maggio e poco più tardi nelle aree più corpo dell’ape per un tempo assai
interne. Nelle primavere con andamento climatico piuttosto caldo e siccitoso, è possibi- breve, sufficiente per depositare la
le individuare in apiario femmine di Senotainia sin dal mese di aprile. larva. Questa penetra all’interno
L’infestazione prosegue fino ad ottobre o novembre, qualora il permanere di tempera- del corpo dell’ape, attraverso
ture miti consenta lo sviluppo del dittero. l’articolazione del capo col torace o
Le percentuali più elevate di infestazione si raggiungono nelle aree mediterranee tra attraverso le trachee respiratorie del
la fine di luglio e la fine di settembre. In questo periodo è possibile rinvenire negli torace. Una volta all’interno, la larva
apiari alcune centinaia di adulti di Senotainia. Negli areali ove la diffusione del dittero va ad insediarsi immediatamente
è elevata, la percentuale di bottinatrici parassitizzate varia da un minimo del 20 ad un sotto la muscolatura delle ali,
massimo dell’80-90%. nutrendosi, in un primo momento,
È importante conoscere il ciclo della Senotainia, ai fini del controllo delle sue popola- solo di emolinfa.
zioni.
La mosca sverna nel terreno allo stadio di pupa. Ai primi caldi, gli adulti sfarfallano,
fuoriuscendo dal terreno. Una volta accoppiatasi, la femmina svernante è in grado di
dare origine fino a 600-800 larve. Queste svolgono il loro ciclo entro il corpo di una La presenza del dittero può essere
bottinatrice, compiendo due mute e raggiungendo lo stadio di terza età. In questa fase 3 monitorata sia controllando la pre-
la larva divora pressoché totalmente i sistemi vascolare e tracheale dell’ape ed i muscoli senza delle femmine adulte e la
del torace, fino a provocarne la morte a poca distanza dall’alveare. Nell’ultimo stadio di frequenza dei loro attacchi alle
sviluppo della larva di Senotainia, l’ape si presenta incapace al volo e sovente dispone
le ali nella caratteristica configurazione a K, determinata dalla degradazione dei muscoli bottinatrici, sia attraverso l’osservazio-
alari. Poco prima dell’impupamento, la larva fuoriesce dal corpo della bottinatrice attra- ne di api adulte, incapaci al volo.
verso l’articolazione del capo. In questa fase misura più della metà del corpo dell’ape. Queste si trascinano sul terreno,
L’impupamento avviene nel suolo ad una profondità variabile secondo la sua tessitura: nelle vicinanze dell’arnia, spesso con
è maggiore nei terreni argillosi e minore in quelli sabbiosi. L’intero ciclo ha una durata le ali nella tipica configurazione a K,
variabile, compresa fra i 15 ed i 20 giorni. dovuta al particolare angolo assunto
Pertanto, a circa tre settimane dai primi sfarfallamenti, la seconda generazione somma dalla coppia posteriore, che non si
la sua attività riproduttiva a quella della generazione svernante. Sono la seconda e la aggancia, come di norma, alle ali
terza generazione che danno origine a quella destinata allo svernamento. anteriori.

111
La Senotainia tricuspis - ciclo e tecniche di controllo

Ai fini del monitoraggio, L’attività di cattura può avere finalità


4 è preferibile l’uso di trappole (o esche)
7 di monitoraggio o di contenimento
cromotropiche di colore bianco, dell’infestazione. Nel primo caso sono
cosparse di colla entomologica sufficienti poche trappole mentre nel
(Temocid) o di comune vischio. Viene secondo il loro numero deve essere
adottato questo colore e non il giallo, maggiore, anche una per arnia. Le
più comune, in quanto il bianco è catture devono essere predisposte
particolarmente attrattivo nei riguardi per tempo, affinché eliminando gli
dei ditteri Sarcofagidi mentre lo è individui svernanti prima che questi si
assai poco per gli imenotteri e per riproducano, si possa ridurre in modo
le api in particolare. Queste cartelle significativo l’entità delle popolazioni
devono essere posizionate sopra i tetti successive. Limitando il numero degli
delle arnie, nelle parti più soleggiate. individui di seconda generazione si
evita che l’infestazione assuma effetti
devastanti.

Le trappole possono essere Spesso, soprattutto nelle giornate


5 sostituite da comuni piatti di plastica,
8 ventose, alcune api bottinatrici
fissati sui tetti in maniera opportuna, vengono catturate accidentalmente
o, in alternativa, appesantiti con una dalle trappole. Purtroppo a questo
pietra. È opportuno che le trappole non si può ovviare in alcun modo.
siano posizionate nei periodi di Per questo motivo è preferibile
scarso lavoro per l’apicultore poiché, sospendere l’azione di cattura
altrimenti, sarebbero di ostacolo alla durante il momento della sciamatura.
sua attività.
È comunque il caso che le trappole
siano facilmente amovibili.

La sostituzione delle trappole, Ai fini del controllo delle forme


6 in situazioni climatiche normali, deve
9 svernanti è raccomandabile
avvenire con frequenza non superiore effettuare una zappettatura
ai sette giorni. In caso di forte vento o del terreno nel tardo autunno.
pioggia sarebbe preferibile asportarle Operazione che può essere ripetuta
e, successivamente, sostituirle. nel mese di marzo. Questa porta
Tempi di stazionamento più lunghi in superficie le pupe, che in questo
renderebbero assai difficoltosa modo, vengono decimate.
l’individuazione degli adulti di
Senotainia. Nella colla delle esche
cromotropiche rimangono, infatti,
intrappolati altri insetti, artropodi, o
materiale vegetale.

112
La tarma della cera Achroia grisella e Galleria mellonella
Con il termine comune di tarma della cera si intende genericamente indicare due specie
di lepidotteri con abitudini crepuscolari o notturne: la Achroia grisella, di dimensioni più
piccole, e la Galleria mellonella, più grande ed assai più dannosa. La larva della Achroia Gli adulti, sia di Achroia grisella
grisella si sviluppa costruendo caratteristiche gallerie fra la covata e l’opercolo e, non 1 che di Galleria mellonella, pongono
arrecando gravi danni ai favi, è una presenza generalmente innocua, che non disturba le uova nelle ore notturne, o
in modo significativo l’attività della colonia. Al contrario della Galleria mellonella che si direttamente sui favi, non governati
riproduce a carico dei favi abbandonati o in soprannumero all’interno dell’alveare e di dalle api, o in prossimità delle
quelli deposti in magazzino. aperture dell’arnia: fra il nido ed
La tarma della cera era ritenuta, fino a poco tempo fa, una temibile nemica dell’ape, il coprifavo, nelle vicinanze della
capace da sola di distruggere gli alveari. Oggi è invece percepita quale nemico di peri- griglia del fondo antivarroa o nelle
colosità molto lieve, capace di creare seri danni solo alle famiglie già in piena decaden- spaccature del legno. Non appena
za per stati patologici o per parassitosi. fuoriuscite dall’uovo, le larvette si
Recentemente è stata addirittura accertata l’utilità dell’azione della Galleria, in caso di portano sui favi.
morte della colonia a causa di forme patologiche contagiose. È stato infatti provato
come l’azione della tarma della cera contribuisca alla distruzione di tutte le forme, dura-
ture e resistenti, delle batteriosi (in particolare della peste americana) e del nosema.
Sembra anzi che le api di uno sciame percepiscano gli odori provenienti dalle sostanze
lasciate dalle larve di Galleria come sintomo di pulizia e di igienicità, eleggendo spesso La larva di Achroia grisella scava
vecchi alveari, oramai demoliti dalla tarma, come siti ideali ove accasarsi. Per questo 2 gallerie fra la covata e l’opercolo.
motivo, per attirare gli sciami, alcuni apicultori utilizzano la rosura della tarma, deposi- La sua attività non arreca danni
tandone piccoli quantitativi all’interno di arniette-esca lasciate in prossimità degli apiari alla colonia, non distruggendo
L’ape ligustica mostra un’elevata attività di controllo della Galleria riuscendo peraltro i favi né uccidendo le pupe.
a limitare notevolmente i danni derivati dagli attacchi portati dalle larve di questi lepi- Pertanto, la sua presenza non
dotteri. disturba eccessivamente le api.
La tarma della cera non causa danni seri agli alveari, se non quando questi sono troppo Contrariamente alla Galleria
deboli o ammalati. In tal caso l’infestazione di tarma può soltanto contribuire ad acce- mellonella, questa larva si sviluppa
lerare l’estinzione della famiglia esplicando, come detto, un’utile funzione di pulizia. meglio nelle arnie popolose poiché,
Senza dubbio, la presenza della tarma della cera può invece creare non pochi proble- per poter completare il proprio ciclo
mi per la conservazione dei favi immagazzinati, soprattutto in quelli ove le api hanno preimaginale, necessita di covata
allevato covata. La distribuzione geografica della tarma della cera corrisponde a quella compatta ed estesa.
dell’ape allevata dall’uomo; la diffusione tuttavia è limitata dall’incapacità di questo lepi-
dottero di superare prolungati periodi di freddo. Questo spiega perché i problemi legati
alla tarma della cera sono meno acuti ad elevate latitudini mentre sono maggiormente Al contrario, la larva di Galleria
sentiti nelle regioni meridionali. Sono solo le larve di Galleria mellonella, e non l’adulto, 3 mellonella si nutre di componenti
a causare gravi danni ai favi che divorano durante il loro ciclo preimaginale. Si tenga proteici che trova nei residui
però presente che esse, per portare a termine il proprio sviluppo preimaginale, hanno contenuti nei favi: i bozzoli e gli
necessità di nutrirsi di alimenti proteici, che trovano nel polline immagazzinato nei favi escrementi delle larve delle operaie
nonché nelle esuvie e negli escrementi lasciati nelle cellette dalle larve delle api. Le larve
o il polline. Allo scopo, scava
di tarma, allevate esclusivamente con cera pura (un grasso privo di alcun valore biolo-
caratteristiche gallerie, devastando
gico), bloccano il proprio sviluppo sin dal primo stadio e per questo i danni che esse
arrecano ai favi costituiti da sola cera sono trascurabili. Per questo motivo, una buona completamente i favi. Raggiunta
pratica apistica consiste nel separare i favi da nido, che hanno ospitato covata, dagli la maturità, la larva fila un bozzolo,
altri. I favi da melario con residui di covata o polline vanno invece tassativamente fusi, spesso scavandosi una piccola nicchia
mentre gli altri possono essere normalmente conservati. Per la descrizione del ciclo bio- nel legno, entro il quale compie la
logico della Galleria mellonella si rimanda al glossario: tarma della cera - ciclo biologico. metamorfosi.

113
La tarma della cera - Achroia grisella e Galleria mellonella

Per conservare i favi, Per un favo da nido sono necessari


4 unicamente quelli che hanno 7 32 millilitri di preparato mentre ne
contenuto covata, è possibile utilizzare bastano 16 per uno da melario.
i vapori di anidride solforosa (vedi Per la distribuzione si impiegano
glossario). Questa sostanza viene i normali irroratori a pressione.
commercializzata in bombolette a Occorre valutare preventivamente
pressione o in dischetti di zolfo da quanti secondi occorrono per la
bruciare. Esplica la propria azione solo distribuzione dei quantitativi indicati
sulle larve e gli adulti, ma non sulle (vedi glossario: Bacillus thuringensis).
uova. Il trattamento va ripetuto ogni Il prodotto deve essere applicato
20-30 giorni, fino a che la temperatura in modo omogeneo su entrambe
ambiente supera i 12-15°C. I vapori di le facce del favo. Per questo, la
anidride solforosa possono risultare distribuzione del Bacillus thuringensis
tossici per l’operatore. risulta assai lunga e laboriosa.

Il trattamento con anidride solforosa Più economico e altrettanto efficace


5 deve essere effettuato dall’alto. 8 é il metodo che prevede l’utilizzo delle
Qualora si impieghino i dischetti basse temperature. Conservandoli
infiammabili, si deve fare particolare in cella frigo a 10°C, si impediscono
attenzione al reale pericolo di incendio la schiusa delle uova e lo sviluppo
che il loro utilizzo comporta. I dischetti larvale.
vanno appesi ad un telaino vuoto, È un metodo dispendioso dal punto
utilizzando lo stesso filo per l’armatura di vista energetico e non alla portata
dei fogli cerei. A sua volta il telaino con delle piccole aziende. Molto più
il dischetto acceso, deve essere inserito agevole è il congelamento dei favi a
in un melario vuoto, lontano dai favi e -18°C, all’interno di un congelatore
dal legno del melario. Nell’eventualità a pozzetto. Tali temperature,
che il filo o il dischetto si rompano, è mantenute per 24-36 ore uccidono
opportuno collocare sotto lo zolfo un tutte le forme vitali, comprese le uova.
piattino di materiale non infiammabile.

Il secondo metodo prevede l’utilizzo Una volta estratti dal congelatore,


6 del Bacillus thuringensis. I laboratori 9 occorre sistemare i favi in scatole
Sandoz hanno sviluppato una prepara- di cartone che debbono essere
zione specifica denominata B 401® chiuse ermeticamente. Questo
(vedi glossario). Essa contiene spore metodo di conservazione permette
della varietà aizawa particolarmente di preservare i favi per periodi di
efficaci contro la tarma della cera. tempo praticamente illimitati. Infatti,
Le spore contengono cristalli di condizione necessaria per prevenire
delta-endotossina. La germinazione i danni della tarma, è evitare che
di queste spore nell’intestino della le femmine adulte riescano a
larva della tarma, libera la tossina che raggiungere i favi deponendovi
provoca la distruzione della pareti nuove uova. L’utilizzo di questi tre
intestinali e quindi la morte della larva metodi, risulta efficace, pulito nonché
stessa. compatibile con la gestione biologica
dell’allevamento.

114
La cura della colonia il trattamento dell’orfanità

Un’ape regina ha la capacità di deporre uova per un periodo non superiore ai 5 anni.
I ritmi di ovideposizione sono assai vari e dipendono da molteplici fattori. Tra questi, le
basse temperature invernali che prolungano il blocco di covata e l’andamento climati- Se l’ape regina viene a mancare
co primaverile al quale sono strettamente legati i flussi di nettare. Nelle regioni fredde,
3 durante un blocco di covata o perchè
l’attività di ovideposizione di una regina è significativamente inferiore rispetto a quanto predata durante il volo di fecondazio-
ne, non è possibile alcuna sua sosti-
si verifica negli areali a clima temperato. Negli ambienti caratterizzati da inverni lunghi tuzione e la colonia resta orfana. In
e freddi, l’allevamento della covata è assai meno intenso. Questo porta ovviamente ad questo caso alcune operaie, in assen-
un allungamento della vita della regina che, invece, rischia di esaurirsi precocemente za del feromone reale (vedi glossario),
quando la sua attività riproduttiva è più intensa. I rischi che una colonia rimanga orfana acquistano la capacità di procreare.
sono tanto maggiori tanto più invecchia la regina e tanto maggiore sono stati i suoi Non essendo però fecondate
ritmi di ovideposizione. L’orfanità si manifesta dapprima con la mancanza di uova e, con depongono uova maschili, originando
il procedere dei giorni, con tutti gli altri stadi della covata. Solo dopo un lungo periodo una covata di soli fuchi, assai
di assenza di covata, le operaie acquistano la capacità di produrre uova, maschili, non disordinata e facilmente ricoscibile,
avendo effettuato alcun volo di fecondazione. spesso associata a celle reali abortite.

L’orfanità può avere origini diverse. Un caso simile di orfanità


1 È normale che l’ape regina possa 4 si verifica quando la regina depone
mancare per morte naturale o per esclusivamente uova non fecondate,
colpa dell’apicultore. Ove sia non riuscendo più a garantire il ricam-
presente covata allo stadio di uovo bio di api operaie. Anche in questa
o di larva con età inferiore ai tre circostanza occorre provvedere al fine
giorni, le api provvedono a realiz- di non perdere le operaie presenti.
zare alcune celle reali. Queste celle, Si consideri poi che una vasta covata
dette di sostituzione, sono in a fuco, spesso presente in colonie
numero inferiore a quelle di sciama- trascurate determina un incremento
tura, ma, soprattutto, vengono del numero di varroe, che attraverso il
costruire intorno alle larvette e, saccheggio, possono infestare le altre
quindi, sulle facce dei favi. famiglie e gli apiari limitrofi.

Qualora l’apicultore rilevi La covata di operaia fucaiola


2 la presenza di sole celle reali 5 è facilmente distinguibile. Mentre
edificate centralmente sui favi, prima in alveare vi è una sola ape regina,
di procedere alla loro eliminazione, le operaie fucaiole sono presenti
deve sincerarsi della presenza della in numero spesso elevato. Queste
regina e della capacità della stessa depongono più uova nella stessa
di dare origine ad una progenie cella e non disponendo di un
femminile. addome di lunghezza adeguata,
le depongono, prevalentemente
sulle pareti. Non è invece possibile
distinguere, allo stadio di cella
aperta, la covata femminile da quella
maschile di regina fucaiola.

115
La cura della colonia - il trattamento dell’orfanità

Nel caso siano presenti più operaie Ove si possa disporre, si può procedere
6 fucaiole, prima di rimediare all’ 9 aIl’inserimento o di una cella reale
orfanità, occorre individuarle. In un pronta allo sfarfallamento o di una
alverare orfano da tempo la covata regina fecondata. Nel primo caso i tempi
femminile è sfarfallata da più di venti si dimezzano, mentre nel secondo si
giorni e tutte le api presenti sono annullano. Resta il rischio di inserire, in
quindi bottinatrici; le uniche operaie una colonia che ha già presenti i sintomi
incapaci al volo sono le fucaiole, dell’orfanità, una regina che spesso
mai uscite dall’arnia. Per la loro viene rifiutata.
eliminazione si procede sostituendo Si può peraltro procedere all’inserimento
all’alveare orfano un’ arnia vuota, della regina in un piccolo nucleo
possibilmente identica alla prima, ove costituito in prevalenza da favi con
sono stati inseriti telaini con favi o covata sfarfallante e solo 7-10 giorni
fogli cerei. dopo, unire questo alla colonia orfana.

Una volta spostato di qualche metro Per evitare problemi e costi


7 l’alveare orfano, si spazzolano tutti 10 di manodopera, in apicultura intensiva
i telaini. Le uniche api non in grado si preferisce riunire la colonia orfana
di fare ritorno alla postazione di (prima che compaiano le operaie
partenza sono le operaie fucaiole che, fucaiole) ad una debole. Quest’ultima si
in questo modo, vengono allontanate inserisce semplicemente all’interno della
dalla loro colonia. Compiuta questa colonia orfana, alla quale devono essere
operazione, le possibilità di intervento asportati lo stesso numero dei favi che
di cui dispone l’allevatore sono si vogliono inserire. Eventualmente si
molteplici, in funzione sia del tempo possono sottrarre due favi che possono
che del materiale apistico a sua essere sostituiti da fogli cerei secondo la
disposizione. successione: favi colonia orfana, foglio
cereo, favi colonia debole, foglio cereo,
favi colonia orfana.

È possibile intervenire inserendo È anche possibile disperdere le api


8 un favo con covata a uovo o 11 della colonia orfana davanti agli
composta in prevalenza da giovani alveari dell’apiario. Le api, tutte
larvette. Questo permette alla colonia bottinatrici, non trovando la loro
di prodursi una nuova regina. I tempi arnia, si dividono fra gli alveari
necessari affinché la famiglia sia in vicini a quello ove era posizionato
grado di riprendere una vita normale l’alveare orfano. Tale tecnica si adotta
sono in questo caso piuttosto lunghi: ogni qualvolta si noti la presenza di
circa 30 giorni. Considerata l’anzianità operaie fucaiole. Esse, non avendo
delle vecchie api di casa, si corre mai abbandonato il loro alveare, non
il rischio di non poter beneficiare sono in grado di ritrovare la strada di
sotto l’aspetto produttivo di una casa e possono essere così eliminate.
significativa ripresa della colonia.

116
Sostituzione della regina l’inserimento con l’uso della gabbietta classica

La vita massima alla quale può aspirare un’ape regina è pari a 5 anni. In natura la sua sostituzio-
ne avviene praticamente ogni anno attraverso il fenomeno della sciamatura: la regina vecchia, Per l’introduzione delle regine
abbandonando il proprio alveare, lascia il suo regno in eredità ad una sua giovane discendente. 1 vengono comunemente usate delle
Negli allevamenti apistici intensivi, tesi alla produzione del miele, si cerca di limitare il più possibile gabbiette in plastica, appositamente
la sciamatura. In essi si pone pertanto il problema della sostituzione periodica dell’ape regina. studiate per questo scopo. Sono
Tutto ciò nella considerazione che i rischi di mortalità di una regina sono direttamente correlati divise in due scomparti di differenti
alla sua età: minimi al primo anno diventano elevatissimi dal terzo anno. Inoltre la presenza di dimensioni. In quello più grande trova
regine anziane estende i rischi della sciamatura che, in queste situazioni, può verificarsi anche spazio la regina con la sua corte;
assai precocemente, appena all’inizio della stagione produttiva. Seguendo il naturale svolgersi quello più piccolo viene riempito con
della vita dell’alveare, gli apicultori amatoriali sono soliti provvedere alla sostituzione della regina del candito, preparato come descritto
attraverso il semplice prelievo della vecchia, unitamente ad alcuni favi. Questi, trasferiti in un’altra
arnia vanno a costituire una nuova colonia. In pratica è come se venisse riprodotta una sciama- nella scheda: L’alimentazione delle
tura artificiale ove il nucleo prodotto può essere assimilato ad uno sciame primario. La colonia api - la nutrizione zuccherina. Spesso
di api, trovandosi orfana, reagisce immediatamente con l’allevare proprie api regine. A fronte sono le stesse gabbiette con le quali le
di una procedura indubbiamente facile, le controindicazioni di questo metodo sono molteplici: regine vengono vendute.
‡LOQXPHURGHOOHODUYHFKHYHQJRQRDOOHYDWHFRPHDSLUHJLQHqVSHVVRHOHYDWRFRVWULQJHQGR
l’apicultore a successivi interventi nel nido volti alla soppressione delle celle;
‡LWHPSLDVVDLOXQJKLGDOOHDOOHVHWWLPDQHFKHLQWHUFRUURQRIUDO·LQL]LRGHOO·DOOHYDPHQWRHOD
comparsa della regina feconda; Nel caso le regine vengano spedite
‡LOULVFKLRFKHO·XQLFDUHJLQDODVFLDWDLQDOOHYDPHQWRSRVVDPRULUHVLDLQIDVHSUHLPDJLQDOHFKH
2 da luoghi lontani, si utilizzano
durante il volo nuziale, lasciando la famiglia in uno stato di orfanità irrimediabile; particolari gabbiette di legno,
‡ORVIUXWWDPHQWRGDSDUWHGHOOHRSHUDLHLQDVVHQ]DGLFRYDWDGHLIDYLGHOQLGRSHUODGHSRVL]LRQH conosciute dai vecchi apicultori come
del miele, fatto che ostacola non poco l’estensione della covata della nuova regina poiché, una gabbiette Palpella. Attualmente si va
volta opercolato, difficilmente il miele viene traslocato nel melario. sempre più diffondendo la pratica di
I motivi per i quali si procede alla sostituzione della regina sono sostanzialmente due: la preven- sfruttare le stesse gabbiette di plastica
zione della sciamatura e il cambio di profilo genetico. che l’apicultore può utilizzare per
Affinché la sciamatura possa essere evitata, la sostituzione della regina deve essere fatta anzitem- l’introduzione delle regine in alveare.
po, come descritto nella scheda relativa alla prevenzione della sciamatura. Le gabbiette vengono a loro volta
Qualora la regina debba essere sostituita perché poco produttiva o per iniettare differenti linee posizionate verticalmente in apposite
genetiche nel proprio allevamento, ovvero per circoscrivere l’entità della sciamatura, l’apicultore scatole di cartone.
può procedere secondo strade differenti:
‡FRQO·DXVLOLRGLFRPXQLJDEELHWWHUHDOL]]DWHSHUTXHVWRVFRSR
‡FRQO·LPSLHJRGLSDUWLFRODULJDEELHWWHGDDSSOLFDUHVXOODIDFFLDGLXQIDYR
‡DWWUDYHUVRO·DOOHVWLPHQWRGLQXFOHLDSSRVLWL
Si tenga presente che se la sostituzione della regina viene fatta in autunno al fine di prevenire la L’ape regina viene rinchiusa
sciamatura, i risultati non sempre sono garantiti. 3 nelle gabbiette unitamente ad una
Nel caso di semplice sostituzione per altri motivi, questa può essere eseguita in qualunque perio-
do dell’anno, anche se resta il fatto che, durante la stagione produttiva, questa operazione decina di api che fungono da corte.
mostra un maggiore rischio di insuccesso Per valutare il sistema da impiegare nella sostitu- Questo perché durante il periodo di
zione della regina, occorre considerare l’affinità genetica fra la colonia ricevente e la regina clausura esse possano provvedere
che si intende introdurre: qualora i ceppi genetici siano simili, le percentuali di accettazione al suo accudimento ed alla sua
risultano massime e, pertanto, è possibile ricorrere al semplice impiego della gabbietta. In nutrizione, non essendo la regina in
caso contrario (ove si volesse procedere ad una sostituzione di linee genetiche) è preferibile grado di provvedere da sola.
ricorrere a metodiche diverse di quella descritta in questa scheda, più laboriose, ma certa-
mente dall’esito più sicuro. La prima operazione da compiere è quella di eliminare la vecchia
regina, operazione che deve essere contestuale all’introduzione della gabbietta. È sconsiglia-
to introdurre api regine in colonie orfane anche da poco, poiché l’operazione avrebbe scarse
possibilità di successo (vedi glossario - Sostituzione dell’Ape regina).

117
Sostituzione della regina - l’inserimento con l’uso della gabbietta classica

Prima di procedere all’introduzione Il collocamento della gabbietta


4 in alveare della gabbietta, è opportuno 8 all’interno dell’arnia può avvenire secondo
eliminare le api di accompagnamento, la tre modi. Nel primo si poggia la gabbietta
cui presenza ostacola l’avvio del contatto sui favi. Si fa scivolare il coperchio fino a
fra la nuova regina e le api dell’alveare lasciare un’ apertura di circa 8-10 millimetri
ricevente. Infatti, qualora la regina dalla parte del candito e quindi si posiziona
sia sola, sono le stesse api di casa che la gabbietta con il coperchio rivolto verso
tendono ad assolvere il ruolo delle nutrici, il basso. In questo modo le api di casa
provvedendo ad alimentare la regina possono accedere al candito, iniziando
attraverso i fori presenti sulla gabbietta. a degradarlo. In questo caso è spesso
necessario capovolgere il coprifavo.

Per allontanare le api accompagnatrici Un secondo modo di sistemare


5 alcuni apicultori operano al chiuso 9 la gabbietta è quello di stringerla fra i favi,
di un piccolo locale o all’interno di preferibilmente con covata nascente. In
un’autovettura. Aperta la gabbietta, le api questo caso è necessario tagliare il tappo
si riversano sui vetri ove è facile recuperare situato nel lato corto dove è stato riposto il
l’ape regina. Al contrario, è preferibile candito. La gabbietta deve essere sempre
immergere per alcuni secondi la gabbietta collocata con l’uscita rivolta verso il basso,
in un recipiente di acqua pulita in modo affinché, col calore della colonia, venga
tale che tutte le api presenti, così bagnate, scongiurato il pericolo che il candito possa
non abbiano la possibilità di alzarsi in volo. colare sulla regina.

È così possibile aprire la gabbietta È anche possibile sistemare la gabbietta


6 e catturare l’ape regina. Si fa scorrere il 10 tagliando una porzione adeguata di
coperchio a slitta, si afferra la regina per favo. In tal caso la gabbietta deve essere
le ali e si allontanano le accompagnatrici inserita nella parte inferiore del favo, nella
semplicemente scuotendo la gabbietta. sezione del telaino rivolta verso l’interno
Successivamente si rinchiude nuovamente dell’arnia. In questa posizione, l’apertura
la regina, lasciandola sola. Qualora si ope- della gabbietta può avvenire o facendo
ri con regine provenienti dallo stesso apia- slittare il coperchio o eliminandone
rio, l’operazione ha ovviamente inizio con il tappo. Anche in questo caso è
l’introduzione nella gabbietta della sola indispensabile che lo scomparto con il
regina. candito sia rivolto verso il basso.

Occorre controllare la consistenza Occorrono circa due o tre giorni


7 del candito. Spesso, ma soprattutto 11 giacché le api di casa, consumato il
allorché la regina debba affrontare un candito, possano entrare in contatto
lungo viaggio, viene inserito un candito di con la regina. Nel frattempo essa avrà
elevata consistenza, in modo tale che non assunto il tipico odore della famiglia, fatto
possa sciogliersi andando ad imbrattare le che ne permette una facile accettazione.
api fino a determinarne la morte. Nel caso, In questo modo, appena uscita, inizia
questo deve essere sostituito con candito a deporre, integrandosi perfettamente
fresco, di media consistenza. nella nuova colonia. È necessario lasciare
tranquillo l’alveare per almeno una
settimana, prima di controllarlo.

118
Sostituzione della regina l’inserimento con l’uso della gabbietta da favo

Non sempre le operaie di una colonia accettano con facilità la sostituzione della propria
regina. Vi sono alcune condizione che fanno sì che questa operazione vada incontro ad un
La gabbietta dispone
pressoché sicuro insuccesso.
Una colonia che abbia già avvertito una condizione di orfanità e che sia già predisposta all’al-
3 di alcune spine che permettono il suo
levamento di celle reali, spesso rifiuta l’introduzione di nuove regine feconde, per quanto posizionamento sulla faccia del favo.
geneticamente affini. Allo stesso modo si comportano famiglie popolose e perciò formate da La gabbietta deve aderire completa-
un gran numero di api non più giovani. mente al favo, in modo tale che sia
Anche allorquando l’allevatore voglia inserire in una colonia una regina appartenente ad un impossibile l’allontanamento sia per la
ceppo genetico relativamente distante da quello della colonia, deve sfruttare alcuni accorgi- regina e sia per le nuove nate.
menti in modo tale che l’operazione abbia le maggiori probabilità di raggiungere il risultato Purtroppo a seguito di questa
sperato. operazione alcune pupe possono
In questi frangenti, i presupposti essenziali per la riuscita dell’intervento sono che la regina, trovare la morte, trafitte dalle spine.
inserita senza alcuna corte di nutrici, venga immediatamente in contatto con delle operaie
appena sfarfallate. Queste, prossime alla condizione di api nutrici (e, pertanto, adatte a
nutrire con gelatina reale la loro regina) ed ignare della costituzione della loro colonia, sono
portate a riconoscere come propria, la regina che si trovano ad accudire.

Essenziale per questa tecnica Per prima cosa si deve catturare


1 è il poter disporre di favi con covata 4 la vecchia regina, ricercandola fra i
nascente. Queste api, totalmente favi, questa deve essere soppressa
inermi, appena sfarfallate entrano contestualmente all’inserimento
immediatamente in contatto con la della nuova. È infatti preferibile,
regina, riconoscendola come propria contrariamente a quanto riportato
progenitrice. Le cellette lasciate libere da una notevole parte della
da queste operaie vengono sfruttate bibliografia, che la colonia non
dalla stessa regina per la deposizione, avverta alcuno stato di orfanità prima
che quindi inizia prima ancora della dell’introduzione della nuova regina.
sua liberazione. Inoltre, dopo appena
tre giorni, queste api diventano api
nutrici, in grado, pertanto, di accudire
la nuova regina.

Sul mercato esistono particolari Per inserire la nuova regina


2 gabbiette utili per l’inserimento della 5 occorre catturarla dalla gabbietta di
regina direttamente sui favi. Spesso trasporto. Questa deve essere aperta
vengono commercializzate smontate preferibilmente o in un luogo chiuso o
in particolari stampi. Prima ancora del dopo averla abbondantemente bagnata
loro utilizzo, occorre quindi procedere per scongiurarne il volo. La regina una
al loro assemblaggio. volta catturata deve essere imprigionata
fra la gabbietta ed il favo di covata
nascente.

119
Sostituzione della regina - l’inserimento con l’uso della gabbietta da favo

Una volta posizionata la gabbietta, È possibile anche autocostruire


6 le api operaie, sfarfallando, lasciano alla 10 queste particolari gabbiette. L’apicultore
regina lo spazio affinché essa inizi immedia- può infatti realizzarle personalmente
tamente la ovideposizione. Contemporanea- utilizzando una rete metallica abbastanza
mente sia queste e sia le loro sorelle di consistente, ma non tale da risultare
casa, incominciano a rosicchiare il favo per eccessivamente pesante. La trama non
permettere la liberazione sia della regina deve permettere il passaggio né della
che delle api recluse con essa. Inoltre, nel regina, né delle operaie, senza peraltro
lasso di tempo che questa operazione precludere il contatto fra loro.
comporta, altre api nutrici iniziano a nutrire
la regina dall’esterno della gabbia.

Generalmente, nel giro di una settimana, Occorre tagliare la rete metallica


7 il favo viene rosicchiato tanto da permettere 11 secondo un quadrato con lato di 16
la liberazione spontanea della regina. centimetri. Ad esso devono essere tagliati i
Questa, oramai libera e perfettamente vertici, asportando per ciascuno un piccolo
integrata nella sua nuova famiglia, quadratino con lato di 2 centimetri. Quindi
prosegue la sua attività di ovidepositrice. si devono piegare i lati ad angolo retto
fino a farli combaciare. A lavoro ultimato il
quadrato di rete metallica deve assumere
la forma di un coperchio di scatola delle
dimensioni per lato di circa 12 centimetri e
bordi con altezza pari a 2 centimetri.

Spesso la gabbietta è anche dotata Infine devono essere asportati i fili


8 di un foro che rende possibile, dopo 12 della trama della rete metallica fino ad
qualche giorno il suo inserimento, la un’altezza di 1 centimetro, in modo tale
liberazione manuale della regina. È anche che questa sorta di coperchio di rete
possibile tappare il foro con del candito possa disporre come di alcune spine.
in modo tale che la liberazione della Queste sono necessarie per rendere
regina e delle nutrici possa avvenire senza possibile il fissaggio della rete su un favo
l’intervento dell’apicultore. di covata. Al termine, la rete metallica
deve assumere la forma come riportato in
figura.

Il controllo dell’alveare deve Alcune di queste spine devono


9 essere fatto non prima di una settimana 13 essere tagliate, sia per evitare, durante
dall’introduzione della nuova regina. Il l’impiego, di uccidere molta covata, sia
controllo deve essere accurato. Sebbene per ricavare degli spazi di larghezza
non sia necessario vedere la regina, è adeguata da permettere il passaggio
importante poter constatare la presenza della regina, una volta che le api operaie
delle uova appena deposte. hanno provveduto a rosicchiare il favo
in profondità. Anche in questo caso è
possibile creare una piccola apertura nella
rete, chiudibile con del candito, come
descritto nella didascalia n. 8.

120
Sostituzione della regina l’inserimento con la tecnica del nucleo

La tecnica di sostituzione della regina attraverso il passaggio intermedio in un nucleo, basa la


propria possibilità di successo sul fatto che una regina già in attività venga meglio accettata
rispetto ad una che ancora deve avviare l’ovideposizione. Inoltre, una volta inserita in un Il nucleo di accettazione
apposito nucleo di accettazione e riconosciuta come propria regina, essa può contare su un
3 deve essere completato con un favo
discreto numero di nutrici che provvedono, oltre cha a nutrirla, a proteggerla da eventuali di covata nascente. Anch’esso, prima
aggressioni. del trasferimento, deve essere scrollato
Questa tecnica, pur assai laboriosa, offre però adeguate garanzie affinché la percentuale di debolmente. Il fatto di allontanare
successo dell’operazione sia prossima al 100%. preventivamente le api di volo, permet-
te all’operatore di valutare correttamen-
Dapprima si provvede alla costituzione di un apposito nucleo, privo di api di volo, notoria-
te la quantità di api di casa che vengo-
mente quelle aggressive, e ricco di api appena sfarfallate. Queste ultime, in modo particolare, no trasferite nel nucleo di accettazione.
assumendo la qualifica di api nutrici appena tre giorni dopo lo sfarfallamento, vanno a nutri- Questo per evitare di costituire un
re la sola regina che esse hanno conosciuto sin dalla loro nascita, pur non essendo quella nucleo che, valutato ben popolato, si
che le ha generate. Successivamente, ad accettazione avvenuta, questo nucleo può essere impoverisca a seguito del rientro delle
riunito con il ceppo madre. Sicuramente il numero di “api amiche” sulle quali può contare la bottinatrici nell’alveare d’origine.
regina fa sì che il successo dell’operazione sia praticamente assicurato.

Per prima cosa occorre individuare A chiusura è opportuno inserire,


1 il favo sul quale si trova la vecchia 4 lateralmente, un favo vuoto, idoneo
regina. Esso è certamente un favo di per accogliere la covata della nuova
covata composto da larve giovani e regina. Questo può anche essere un
uova. Questo favo deve essere posto favo in fase di costruzione e quindi,
temporaneamente in un’arnietta coperto da un gran numero di
prendisciame, al fine di evitare che ceraiole. La successione di questi tre
durante le operazioni di preparazione favi può meglio essere completata
venga trasferita anche la vecchia da un diaframma o da un nutritore
a tasca, al fine di facilitare alle api il
regina. compito di mantenere in equilibrio la
temperatura.

Successivamente si preleva un favo


2 colmo di riserve alimentari costituite 5 Qualora si stimi insufficiente
la quantità di api di casa presenti nel
da polline e miele. Questo favo deve nucleo, occorre integrarne il numero
essere posizionato in una seconda affinché possa essere scongiurato
arnietta prendisciame, in prossimità di il rischio della morte della covata
un lato. Prima di trasferirlo nell’arnietta, nell’eventualità di un abbassamento
il favo deve essere scrollato lievemente, delle temperature, in special modo di
per far sì che le api di volo si quelle notturne. Lo spazio resosi libero
allontanino. nell’alveare di partenza, deve essere
completato con favi adatti ad accogliere
covata o, eventualmente, da fogli cerei.

121
Sostituzione della regina - l’inserimento con la tecnica del nucleo

Una volta pronto, il nucleo A questo punto è possibile procedere


6 deve essere posizionato di lato all’alveare 10 al ricongiungimento delle due famiglie.
al quale si intende sostituire la regina. Nel Occorre innanzitutto sopprimere la
caso non vi sia posto a sufficienza, esso vecchia regina e fare spazio affinché
può essere collocato anche sopra il tetto sia possibile sistemare il nuovo nucleo
dell’arnia ricevente. In questo modo, anche nella colonia ricevente. Nel caso, è
le poche api di volo presenti, una volta possibile prelevare qualche favo con la
uscite dal nucleo, tendono a fare ritorno vecchia regina, posticipandone la sua
nell’alveare originario. soppressione al termine della stagione
produttiva.

Nel nucleo così formato, Nel caso la colonia ricevente,


7 deve essere inserita la nuova regina. La 11 sia già completa, è possibile trasferire,
tecnica di inserimento è quella classica, dal nido, in un doppio melario, parte dei
attraverso l’impiego della gabbietta. Resta favi di covata. Terminata l’operazione è
però il fatto che, certamente, una colonia possibile ricavare nel nido uno spazio
debole e priva di api aggressive, è portata adeguato all’inserimento dell’intero
ad accettare una regina anche di ceppo nucleo con la nuova regina.
genetico assai differente, molto più di
quanto si sarebbe potuto verificare in una
colonia forte ed in attività.

FN FN FN
Una volta liberata, la nuova regina I telai componenti il nucleo
8 intraprende immediatamente la sua R C C FC FC C C
12 e la nuova regina possono essere inseriti al
attività di ovideposizione. In questo è centro della colonia ricevente, collocando
enormemente facilitata dal fatto di poter ai lati due fogli cerei, secondo quanto
R SCORTE ALIMENTARI
disporre di due buoni favi liberi: uno C COVATA
descritto nella scheda: La sciamatura - la
inserito già vuoto ed uno liberatosi poiché FC FOGLIO CEREO sostituzione precoce della regina. Dopo
FN FAVO NUCLEO
composto da covata nascente. la riunificazione, è opportuno affumicare
leggermente le api al fine di confondere
gli odori delle due colonie.

FN FN FN
Dopo una settimana il nucleo Diversamente è possibile riunificare
9 può essere controllato per verificare R C C C C C R
13 le due famiglie trasferendo i favi del nucleo
il corretto andamento della colonia. dopo aver cosparso con farina le api delle
Quasi certamente è possibile constatare due colonie. In questo caso non è necessa-
l’accettazione della regina e la presenza rio interporre i fogli cerei. Infatti, l’azione di
della sua covata. ripulitura svolta dalle api permette la loro
R SCORTE ALIMENTARI reciproca familiarizzazione, favorendone
C COVATA
FN FAVO NUCLEO l’integrazione. Anche in questo caso è
necessaria una leggera affumicatura
dell’alveare neocostituito.

122
La marcatura della regina
Se l’individuazione dell’ape regina non presenta grosse difficoltà in colonie non molto
sviluppate, altrettanto non si può affermare se l’alveare è ben popolato ed in produzione.
Per questo motivo, al fine di rendere veloce la ricerca dell’ape regina, è preferibile prov- Prima di procedere alla marcatura,
vedere alla sua marcatura, attraverso l’apposizione di una macchia di colore sullo scutello 3 occorre disimpegnarsi del favo
ovvero di appositi bollini numerati (vedi glossario). Per questa operazione viene utilizzata dal quale è stata prelevata la
una serie di 5 colori, richiamati in ordine alfabetico: l’azzurro, il bianco, il giallo, il rosso ed regina; meglio se il telaino può
il verde (vedi glossario: La marcatura della regina). essere riposizionato nell’arnia. Tale
Per bloccare l’ape regina esistono diversi strumenti (particolari forcelle con elastici, retine, operazione va effettuata tenendo
specifici cilindri trasparenti forniti di pistone, ecc.), per quanto il sistema preferito dagli stretta per le ali l’ape regina.
apicultori sia quello manuale, descritto di seguito. Per la marcatura si possono impiegare
diversi sistemi (lacche con solventi volatili, vernici alla nitro, ecc.), sebbene venga oramai
preferito l’impiego di comuni pennarelli. È anche possibile, come detto in precedenza,
incollare sullo scutello della regina dei dischetti colorati, contrassegnati con un numero
da 00 a 99. Tale sistema, diffuso in modo particolare in Francia, ha il vantaggio di “legare”
ciascuna ape regina ad un alveare specifico.

L’ape regina deve essere catturata A questo punto la regina


1 direttamente con la mano che 4 viene trasferita di mano.
l’apicultore non adopera affinché questa operazione risulti
naturalmente (la sinistra per i semplice, si fa in modo che sia la
destrorsi o la destra per i mancini). regina stessa ad aggrapparsi con le
Questo in modo tale che, al termine proprie zampette all’indice dell’altra
della manipolazione, sia possibile, per mano (nel nostro caso, la destra).
l’operazione della marcatura, usare
la mano normalmente impiegata per
scrivere.

L’ape regina deve essere afferrata Al termine di questo passaggio


2 per le ali in modo da evitare ogni 5 l’ape regina deve trovarsi trattenuta
possibile rischio di danneggiarla, fra l’indice (o il medio) della mano
provocandole lesioni da destra, che viene a trovarsi sotto il
schiacciamento dell’addome. Per torace, ed il pollice, che la stringe
comodità descrittive, l’esempio viene dallo scutello.
riferito ad apicultori destrorsi.

123
La marcatura della regina

Per poter lasciare scoperto lo Terminata l’operazione


6 scutello si procede ad un ulteriore 9 di marcatura vera e propria, è
trasferimento di mano. L’ape regina preferibile trattenere ancora alcuni
viene afferrata lateralmente (in modo secondi l’ape regina fra le dita,
tale che il torace venga a trovarsi affinché il colore possa asciugare
tra l’indice ed il pollice) e trasferita completamente. È anche possibile
nuovamente nella mano sinistra. soffiare sulla regina al fine di
accelerarne l’asciugatura.

Dopo questa serie di passaggi, Per reintrodurre l’ape regina


7 l’ape regina viene a trovarsi stretta 10 marcata, si riestrae lo stesso favo
per i fianchi del torace fra le dita dal quale era stata prelevata e su
dell’apicultore, in modo che sia questo viene liberata. La verifica
facile marcarla sullo scutello. che l’operazione della marcatura sia
stata effettuata con successo, si ha
controllando la regolare accettazione
della regina da parte delle operaie. Il
segnale dell’avvenuta accettazione si
ha quando le operaie accudiscono e
puliscono con la ligula la loro regina.
In caso di mancata accettazione, la
regina viene aggredita ed uccisa per
soffocamento.

Tenendo la regina con il capo La regina può essere rilasciata


8 rivolto verso l’alto (al fine di evitare 11 direttamente sulle stecche superiori
che una eventuale colatura della dei telaini, normalmente riposizionati
sostanza impiegata per la marcatura nell’arnia, anche se in questo
la possa danneggiare o, addiritura, modo non è possibile verificarne
ammazzare), è possibile marcarla l’accettazione da parte delle api
sullo scutello. operaie.
È sempre bene, prima di procedere
sulle api regine, provare l’operazione
di marcatura su alcuni fuchi.

124
Principi di genetica i fuchi diploidi

La determinazione del sesso varia secondo la specie di appartenenza. Occorre ricordare che
ogni specie, animale o vegetale, è caratterizzata da uno specifico patrimonio cromosomico;
generalmente, metà di provenienza materna e metà di provenienza paterna. Per questo Nel genere umano,
motivo i cromosomi si ritrovano, nel nucleo di ciascuna cellula, in coppie di foggia diversa. 1 il sesso dei nascituri è determinato
È noto che, per quanto riguarda la specie umana, la determinazione sessuale è determinata dalla composizione cromosomica
da due cromosomi sessuali, comunemente distinti con le lettere X ed Y. Negli individui di dell’ovulo fecondato. Tutte le cellule
sesso femminile, la coppia di cromosomi è omologa (XX), mentre negli individui di sesso degli individui di sesso femminile
maschili la coppia di cromosomi è eterologa (XY). presentano la coppia di cromosomi
Nelle api, diversamente da quanto si riscontra per l’uomo, la determinazione del sesso è sessuali omologa (comunemente
legata al corredo cromosomico dell’individuo: indicata con le lettere XX), mentre
‡ gli individui di sesso femminile nascono da uova fecondate; gli individui di sesso maschile
‡ gli individui di sesso maschili nascono da uova non fecondate. possiedono la coppia di cromosomi
Per questo motivo, nelle api di sesso femminile (operaie e regine) si possono contare 32 sessuali eterologa (XY).
cromosomi (16 provenienti dalla regina e 16 dal fuco) mentre sono solamente 16 nei fuchi
(provenienti esclusivamente dall’uovo, deposto dalla regina, dal quale si è originato il fuco
stesso). Whiting e Mackensen stabilirono però che questa non è l’unica condizione per la
determinazione del sesso nelle api.
Prima di proseguire nella spiegazione della determinazione del spesso delle api, occorre
ancora ricordare che ciascun filamento cromosomico è composto da una serie assai lunga
Per questo motivo i gameti
di geni, ciascuno dei quali ha influenza sui carattere morfologici e fisiologici dell’individuo.
In merito, possono verificarsi 3 casi:
2 femminili (ovuli), provenendo dalla
‡un determinato gene influenza un carattere specifico; divisione meiotica (vedi glossario
‡un determinato gene influenza più caratteri; - meiosi) di una cellula con un
‡più geni influenzano un solo carattere. patrimonio di cromosomi sessuali
Ciascun gene interessa una porzione specifica di un cromosoma. Questo spazio viene defi- omologhi XX, contengono tutti lo
nito locus. I geni aventi la stessa funzione, ma effetti diversi, occupanti lo stesso locus, ven- stesso cromosoma X. Al contrario,
gono definiti alleli. Ogni cellula, con patrimonio cromosomico 2n, possiede ciascun carattere i gameti maschili (spermatozoi), al
in doppio, uno portato dal cromosoma materno ed uno da quello paterno. I due caratteri termine della meiosi, contengono
possono essere simili o diversi. Se sono diversi si dice che i due caratteri sono allelomorfi. per il 50% il cromosoma X ed per il
Pertanto, qualora si sia in presenza di un corredo diploide (nelle api i soli soggetti di sesso restante 50% il cromosoma Y.
femminile) ogni cromosoma ha un suo omologo, che può avere uguale allele o un allele
diverso: nel primo caso si parla di omozigosi; nel secondo caso di eterozigosi. Come già
detto, nelle api gli individui di sesso femminile (api regine ed operaie) hanno un corredo cro-
mosomico diploide (16+16) mentre quelli di sesso maschile (i fuchi) presentano un corredo
cromosomico aploide (16).
Whiting ipotizzo che tutte le api di sesso femminile dovessero disporre di una coppia con Nel caso l’ovulo venga fecondato
alleli sessuali differenti (eterozigoti), mentre i fuchi, aploidi e quindi omozigoti in virtù dell’o- 3 da uno spermatozoo contenente
rigine partenogenetica, fossero caratterizzati dalla presenza di un solo allele sessuale. il cromosoma X, l’individuo sarà
Mackensen confermò la teoria di Whiting, verificando però che le larve femminili con coppia portatore di un corredo cromosomico
di alleli sessuali identici venivano ritenute maschi diploidi omozigoti ed eliminate dalle ope-
raie entro 4 giorni dalla schiusa. XX e sarà pertanto una femmina.
In situazione di consanguineità (vedi glossario), che si verifica quando l’apicultore ha otte- Nel caso, invece, lo spermatozoo
nuto tutte le sue colonie partendo da pochi esemplari, è facile che i fuchi siano portatori sia portatore del cromosoma Y, il
degli stessi alleli sessuali della regina. In questi casi le probabilità che le uova fecondate siano corredo genetico dell’individuo sarà,
portatrici dello stesso allele sessuale sono assai elevate. per quanto riguarda la coppia di
Finora si è potuto stimare che nelle api siano presenti 11 o 12 alleli responsabili della deter- cromosomi sessuali, XY e quindi un
minazione del sesso. maschio.
I problemi legati alla consanguineità si eliminano operando l’inserimento di nuove regine
ottenute da ceppi geneticamente diversi da quelli presenti in apiario.

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Principi di genetica - i fuchi diploidi

Nel caso delle api, Con il termine di consanguineità


4 si è soliti affermare che il sesso sia 8 si vuole indicare la “vicinanza genetica” fra
determinato dal numero di cromosomi. Le due individui. Due individui con un elevato
femmine (sia le operaie, sia le api regine), grado di parentela, ad esempio, padre
originandosi da uova fecondate, sono e figlio, dispongono di un patrimonio
caratterizzate da cellule con patrimonio genetico assai simile (in questo caso
cromosomico diploide (2n); i fuchi, uguale per il 50%). Nelle api, un elevato
originandosi da uova non fecondate, sono grado di consanguineità (producendo
caratterizzati da cellule con patrimonio api regine a partire dallo stesso “materiale
cromosomico aploide (n). genetico” presente nell’apiario) influenza
la comparsa di fuchi diploidi.

Il numero di cromosomi non è, IN CASO DI ACCOPPIAMENTO CON 10 FUCHI Il livello più alto di consanguineità
5 però, la condizione fondamentale che CORREDO GENETICO DEGLI INDIVIDUI ADULTI 9 si verifica qualora la regina si accoppi con
DEI FUCHI
porta alla determinazione del sesso. Questo, DELLA REGINA
1 2 3 4 5 6 7 8 9 10
fuchi portatori dei soli suoi alleli sessuali. In
nelle api, è determinato da un solo gene Xa Xb Xa Xb Xa Xb Xa Xb Xa Xb Xa Xb questa situazione il 50% delle uova con-
sessuale che è contenuto nei due cromosomi tiene la coppia di alleli sessuali nella situazio-
deputati alla determinazione del sesso: uno DEGLI OVULI
CORREDO GENETICO DELLE CELLULE SEMINALI
DEGLI SPERMATOZOI PRODOTTI DA CIASCUN FUCO
ne di omozigosi. Questi individui, come
proveniente dall’uovo fornito dalla regina ed Xa Xb Xa Xb Xa Xb Xa Xb Xa Xb Xa Xb detto, vengono eliminati dalle api nutrici
uno dallo spermatozoo donato dal fuco. Vi è RISULTATO DELL’ ACCOPPIAMENTO TRA OVULI E SPERMATOZOI
entro 7 giorni dalla deposizione dell’uovo.
Xa Xa Xa Xa Xb Xa Xc Xa Xd Xa Xe Xa Xf Xa Xg Xa Xh Xa Xi Xa Xl
la possibilità che nasca un individuo di sesso Xb Xb Xa Xb Xb Xb Xc Xb Xd Xb Xe Xb Xf Xb Xg Xb Xh Xb Xi Xb Xl La situazione che è possibile osservare è
femminile solo nel caso in cui la coppia di geni CONSANGUINEITA’ MASSIMA DEL 50 %
quella di un favo ove si alternano il 50% di
(FAVI CON PIU’ DEL 50% DI CELLE VUOTE)
sia formata da alleli differenti. celle vuote ed il 50% di celle opercolate.

I maschi, originandosi per partenogenesi IN CASO DI ACCOPPIAMENTO CON 10 FUCHI L’assenza totale di consanguineità
6 (e quindi da un uovo non fecondato), CORREDO GENETICO DEGLI INDIVIDUI ADULTI
10 si ha quando la regina si accoppia con soli
dispongono solamente di un solo DELLA REGINA
DEI FUCHI fuchi portatori di alleli sessuali differenti dai
1 2 3 4 5 6 7 8 9 10
cromosoma sessuale e, quindi, di un solo Xa Xb Xc Xd Xe Xf Xg Xh Xi Xl Xm Xn
suoi. In questo caso la totalità delle uova
gene deputato alla determinazione del fecondate possiede la coppia dei geni
sesso. CORREDO GENETICO DELLE CELLULE SEMINALI sessuali formata da alleli diversi e, quindi,
DEGLI OVULI DEGLI SPERMATOZOI PRODOTTI DA CIASCUN FUCO
Xa Xb Xc Xd Xe Xf Xg Xh Xi Xl Xm Xn capaci di generare individui femminili
RISULTATO DELL’ ACCOPPIAMENTO TRA OVULI E SPERMATOZOI completi. La situazione che è possibile
Xa Xa Xc Xa Xd Xa Xe Xa Xf Xa Xg Xa Xh Xa Xi Xa Xl Xa Xm Xa Xn
Xb Xb Xc Xb Xd Xb Xe Xb Xf Xb Xg Xb Xh Xb Xi Xb Xl Xb Xm Xb Xn
osservare è quella di un favo ove la
CONSANGUINEITA’ ASSENTE, PARI ALLO 0 % covata opercolata mostra la massima
FAVO CON IL MASSIMO DELLA COMPATTEZZA
compattezza.

Qualora i geni sessuali IN CASO DI ACCOPPIAMENTO CON 10 FUCHI Esistono più comunemente diversi
7 presenti nei due cromosomi omologhi CORREDO GENETICO DEGLI INDIVIDUI ADULTI 11 gradi di consanguineità. Il grado più
DEI FUCHI
materno e paterno siano identici, gli DELLA REGINA
1 2 3 4 5 6 7 8 9 10 basso si verifica qualora un solo fuco
individui che nasceranno vengono Xa Xb Xa Xc Xd Xe Xf Xg Xh Xi Xl Xm sia portatore del gene sessuale identico
individuati alle api nutrici come maschi CORREDO GENETICO DELLE CELLULE SEMINALI
ad uno dei geni apportati dalla regina.
diploidi, praticamente delle forme DEGLI OVULI DEGLI SPERMATOZOI PRODOTTI DA CIASCUN FUCO In questo caso solo il 5% delle uova
aberranti. Essi vengono pertanto Xa Xb Xa Xc Xd Xe Xf Xg Xh Xi Xl Xm dà origine a fuchi diploidi, allontanati
RISULTATO DELL’ ACCOPPIAMENTO TRA OVULI E SPERMATOZOI
allontanati dalle cellette ed eliminati entro Xa Xa Xa Xa Xd Xa Xe Xa Xf Xa Xg Xa Xh Xa Xi Xa Xl Xa Xm Xa Xn
dalle operaie. Per questo motivo, una
4 giorni dalla schiusa dell’uovo e, quindi, Xb Xb Xa Xb Xd Xb Xe Xb Xf Xb Xg Xb Xh Xb Xi Xb Xl Xb Xm Xb Xn percentuale pari o superiore al 5% di celle
entro 7 giorni dalla deposizione dell’uovo. CONSANGUINEITA’ MINIMA PARI AL 5 %
(FAVI CON PIU’ DEL 5% DI CELLE VUOTE)
vuote fra la covata, testimonia uno stato
di basso livello di consanguineità.

126
L’etichettatura la normativa per i prodotti dell’alveare

L’etichettatura delle produzioni apistiche è normata secondo quanto stabilito dal decreto legi-
slativo del 27 gennaio 1992, n. 109, in attuazione delle direttive 89/395/CEE e 89/396 CEE
concernenti l’etichettatura, la presentazione e la pubblicità dei prodotti alimentari. Ad esso
hanno fatto seguito, negli anni, altri interventi legislativi concernenti specificatamente il miele: Per indicare l’origine nazionale,
dalla Direttiva 2001/110/CE, fino al Decreto Legge 31 gennaio 2007, n. 7, definitivamente Corretto Errato non è più possibile impiegare le
adottato con Legge 2 aprile 2007 n. 40. La direttiva comunitaria stabilisce innanzitutto che il diciture, originariamente contemplate
miele “è la sostanza dolce naturale che le api (Apis mellifera) producono dal nettare di piante Paese di origine Miscela di mieli dalla Direttiva 2001/110/CE, quali:
o dalle secrezioni provenienti da parti vive di piante o dalle sostanze secrete da insetti succhia- Francia originari della CE miscela di mieli originari della CE;
tori che si trovano su parti vive di piante che esse bottinano, trasformano combinandole con * * miscela di mieli non originari della
sostanze specifiche proprie, depositano, disidratano, immagazzinano e lasciano maturare nei Miele Italiano Miscela di mieli CE; miscela di mieli originari e non
favi dell’alveare”, rimarcandone, in questo modo, la sua peculiarità di alimento puro, privo di * non originari della CE originari della CE. Il Paese o i Paesi
additivi o di altre aggiunte. Miele proveniente da *
Miscela di mieli orgiginari e
di origine devono essere indicati
La stessa Direttiva dispone le indicazioni che occorre inserire nelle etichette e fissa le deno- Argentina - Cuba - Ungheria in etichetta in modo esplicito. Per
non originari della CE
minazioni e le caratteristiche chimico-fisiche dei singoli tipi di miele. Innanzitutto suddivide i il miele prodotto esclusivamente in
mieli in funzione della diversa origine: miele di fiori o miele di nettare, se ottenuto dal nettare Italia è possibile impiegare la semplice
di piante, e miele di melata, se ottenuto principalmente dalle sostanze secrete da insetti suc- iscrizione “miele italiano”.
chiatori (Hemiptera) che si trovano su parti delle piante stesse. Un’ulteriore distinzione viene
definita secondo il metodo di produzione e/o estrazione:
‡PLHOHLQIDYRLPPDJD]]LQDWRGDOOHDSLQHJOLDOYHROLRSHUFRODWLGLIDYLGDHVVHDSSHQDFRVWUXLWL
o di sottili fogli cerei realizzati unicamente con cera d’api, non contenenti covata e venduto
in favi anche interi; Corretto Errato Il peso netto deve essere indicato
‡PLHOHFRQSH]]LGLIDYRRVH]LRQLGLIDYRQHOPLHOHFRQWHQHQWHXQRRSLSH]]LGLPLHOHLQ impiegando nelle confezioni di peso fino
Fino a 50 grammi grammi 50
favo; altezza carattere 2 millimetri * a 50 grammi caratteri da 2 millimetri; da
‡PLHOHVFRODWRRWWHQXWRPHGLDQWHVFRODWXUDGHLIDYLGLVRSHUFRODWLQRQFRQWHQHQWLFRYDWD 25 g - 25 grammi
*
gr 100
*
50 a 200 da 3 millimetri; dai 200 e fino
‡PLHOHFHQWULIXJDWRRWWHQXWRPHGLDQWHFHQWULIXJD]LRQHGHLIDYLGLVRSHUFRODWLQRQFRQWHQHQWL Da 50 a 200 grammi 200 g. ad 1 chilogrammo, caratteri con altezza
altezza carattere 3 millimetri *
covata; 125 g - 125 grammi 500 G
non inferiore ai 4 millimetri. Per pesi
‡PLHOHWRUFKLDWRRWWHQXWRPHGLDQWHSUHVVLRQHGHLIDYLQRQFRQWHQHQWLFRYDWDVHQ]DULVFDOGD- * * superiori al chilogrammo la dimensione
Da 200 a 1.000 grammi Kilogrammi 2
mento o con riscaldamento moderato a un massimo di 45 °C; altezza carattere 4 millimetri * minima è di 6 millimetri. Il valore relativo
‡PLHOHILOWUDWRRWWHQXWRHOLPLQDQGRVRVWDQ]HRUJDQLFKHRLQRUJDQLFKHHVWUDQHHLQPRGRGD 500 g - 500 grammi Kgr 4 al peso deve precedere l’indicazione
* *
avere come risultato un’eliminazione significativa dei pollini. Oltre i 1.000 grammi 500 g circa simbolica impiegata: il chilogrammo (kg)
Infine la normativa definisce come miele ad uso industriale il miele che presenta gusto o odore altezza carattere 6 millimetri
o il grammo (g), entrambi in carattere
1000 g - 1000 grammi
anomali, che ha iniziato un processo di fermentazione, effervescente o che ha subito un sur- oppure minuscolo e senza punteggiatura. Può
riscaldamento. 1 Kg - 1 chilogrammo
omettersi la dicitura peso netto.
Questa produzione può essere destinata all’esclusivo uso industriale o come ingrediente di
altri prodotti alimentari destinati ad essere successivamente lavorati.

Corretto Errato Nelle confezioni dirette al consumo Corretto Errato Il nome o la ragione sociale o il marchio
Miele - Miele millefiori Miele puro di api al dettaglio, la tipologia del miele Pietro Neri - Via Olbia, 3 - Osilo (SS) Apicoltura Pietro Neri
del responsabile della commercializ-
* * contenuto deve essere ben * * zazione devono essere chiaramente
Miele di nettare - Miele di melata Miele naturale Prodotto e confezionato da Apicoltura Rossi – Bolotana (NU)
* * specificata. Accanto alla semplice Mauro Bianchi - Via Quartu - Lei (NU) * indicati. Ad esso va aggiunta la sede
Invasettato da Anna Viola
Miele di fiori - Miele di fiori di montagna Miele purissimo integrale indicazione di vendita “miele” è * del produttore o del confezionatore
* * Prodotto da Elio Rossi - Via Roma, 12 -
Miele di cardo Miele vergine integrale possibile abbinare l’origine floreale Luras (OT) e confezionato da o del venditore, qualora essa sia
*
Miele di cardo della Sardegna
*
Miele espettorante di eucalipto
(se proveniente interamente o Pietro Neri - Via Olbia, 3 - Osilo (SS)
*
diversa dall’indirizzo del responsabile
* * principalmente da una determinata Prodotto da Luigi Verdi e confezionato in Via di commercializzazione già indicato
Miele di erica del Gennargentu Miele afrodisiaco dell’Ogliastra Milano, 10 - Orosei (NU)
* * specie vegetale) e quella territoriale *
in etichetta. Qualora il produttore sia
Miele dei boschi della Gallura Miele di prato - Miele di montagna (se il prodotto proviene interamente Confezionato da extracomunitario in etichetta deve
* * Mauro Bianchi - Via Quartu - Lei (NU)
Miele di asfodelo e lavanda Miele di bosco dell’Appennino Italiano dal territorio indicato). In questo per Pietro Neri - Via Olbia, 3 - Osilo (SS) essere obbligatoriamente riportato
*
caso la localizzazione regionale e *
Distribuito da Anna Viola – Via Pola, 8
un recapito nell’ambito dell’Unione
Miele di flora mediterranea
topografica deve essere precisa. - San Sperate (CA) Europea.

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L’etichettatura - la normativa per i prodotti dell’alveare

Corretto Errato L’identificazione del lotto Il sigillo di garanzia è indispensabile


L 120/09
di produzione devono essere per garantire il consumatore che la
Numero di lotto 1333
* * specificata impiegando una sigla confezione, una volta immessa sul
L aca 120 (L) 120/02
* *
alfanumerica, composta cioè da soli mercato, non sia stata aperta, alt