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Ressenyes Quaderns d’Italià 12, 2007 167

sgrammaticata e mimeticamente fretto- presentare la raccolta Residenze Inver-


losa della popolaresca caduta della pro- nali dell’ottima Anedda, sempre per Igi-
posizione in «Se dalle tue lunghe agonie e tur, nella versione dell’esperto Emilio
dai miei brevi respiri/sorgesse un fiore; Coco, responsabile di utili repertori in
allora io correrei ringraziarti/rimbocche- castigliano della lirica italiano tardono-
rei la strada della bellezza. […]», «Si de vecentesca. A Coco si deve pure il sobrio
tus largas agonías y mis cortos suspi- omaggio in postfazione a questo lirico
ros/surgiera una flor; entonces correría a nuovo. Il tutto è davvero squisito e rare-
agradecerte/enhebrando la calle de tu be- fatto e sul resto spicca senz’altro l’eccel-
lleza […]», dove il gerundio dello spa- lente aderenza alla discrezione pudica
gnolo potrebbe, che so, anche giocare con della voce dell’originale, la morbida fer-
la similarità del significante tra rimbocca- mezza a non cedere alla tentazione di
re e re-imboccare, ma non è facile: il trobar alzare i decibel di una voce sommessa
clus, spesso bifido, beffardo, di Rosselli ed elegante (quanto Montale e quanto
se non lesina irrisioni e trappole ai pro- Luzi, ma nascosti, introflessi), che cor-
pri stessi pronunciamenti gnomici, molte teggia il silenzio, con mormorata sacra-
ne riserva anche a chi vi si accosti, insie- lità achmatoviana. Forse con più acume
me invitandolo ad una copula illogica, e percettivo si sarebbero potuti rendere
respingendolo. Ed è spesso vivace Merlo quei lessemi di senso che sottilmente nei
nel reagire, tra fedeltà alle evidenze strut- testi di Anedda trafiggono il silenzio o
turanti più marcate (non tocca quasi le punteggiano la penombra. «Le nostre
rumorose anafore che rinserrano i testi) anime dovrebbero dormire/come dor-
e reinvenzione ritmica, quando l’urgen- mono i corpi sottili/stare tra le lenzuo-
za traboccante ma avvitata del martella- la come un foglio/i capelli dietro le
mento sonoro, percussivo, viene risaltata orecchie aperte/capaci di ascoltare.
dall’iconismo metrico-sintattico nel testo Carne/appuntita e fragile, cava/nel buio
tradotto, mediante i frequenti encabalga- della stanza». Per un lirico che si pro-
mientos inventati ex nihilo o resi più affi- nuncia così è importante che lo scalpic-
lati e violenti rispetto alle inarcature, per cio sia tale, e così il fruscio, il tonfo, lo
tradizione leni, dell’italiano. scintillio.
Rosselli, con un suo estremo testo
critico tradotto è la vestale incaricata di Piero Dal Bon

Eugenio MONTALE
Las ocasiones
Trad. de Carlos Vitale. Montblanc: Igitur/poesía, 2005

Le occasioni di Eugenio Montale final- re, Il balcone, la pagina in bianco che sepa-
mente godono di una traduzione allo spa- ra quest’ultima dal resto del volume e
gnolo in volume autonomo ed esaustiva quella che separa i titoli delle singoli parti
riguardo al corpus testuale. Il lavoro, meri- dal rispettivo corpus costituente; l’esatta
to dell’argentino Carlos Vitale, costitui- disposizione sulla pagina, ecc.); vi sono
sce una resa fedele, letterale dei testi, che inoltre le Note d’autore montaliane, tra-
rispetta il formato dell’originale fino ai dotte ed inserite in calce al volume come
minimi dettagli e alla concinnità dello nell’edizione italiana, mentre in apertura
stile che lo definiscono (aspetti tipografi- vi è un Prólogo di Alfonso Alegre Heitz-
ci come il corsivo della poesia prelimina- mann, che tenta una breve ma attenta ed
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approfondita sintesi della poetica mon- negli Ossi di seppia, qui, nelle Occasioni,
taliana nel suo insieme. nell’intenzione auctoris viene meno la
L’edizione che ci propone Igitur/poe- volontà estroversa, il bisogno di un con-
sía è bilingue, e invece della variante a tenuto che sia in qualche modo socievo-
fronte —testo tradotto ed originale— col- le —necessario quanto necessitato nella
loca il secondo a piè di pagina, sicché la sua storica urgenza espressiva—, e al luogo
traduzione gode di un relativo ma pur pre- dell’esplosione formale e contenutistica
sente senso di autonomia sulla pagina. vi è l’«implosione»: una specie di «espres-
Non è la prima volta che Carlos Vita- sionismo capovolto all’interno», per paro-
le lavora su testi poetici italiani. Poeta lui le di Mengaldo, che spinge il discorso
stesso ed anche narratore, conoscitore verso una radicale interiorizzazione del
della poesia italiana del Novecento, è fra linguaggio, specie nel riferente alla sua
i suoi traduttori più assidui: ha già reso motivazione deittica. Poesia che prende
allo spagnolo versi di Campana, di Unga- sostanza con l’occasione, perciò di indole
retti, di Corazzini e di Saba, di Cardarel- carsica, materia estesa fra i limiti —illi-
li, Penna e Zanzotto, nonché di vari autori mitati— della memoria «che renderà
più recenti, ottenendo numerosi premi quasi inaccessibile, certo enigmatico, reti-
italiani, tra cui il premio di traduzione cente il rapporto con la realtà» (N. Loren-
Eugenio Montale, nell’anno 2004. Per zini). Essa è pertanto poco prevedibile nel
Las ocasiones gli è stato assegnato il pre- complesso della sua logica istitutiva: suc-
mio di traduzione Ángel Crespo 2006. cede, in effetti, con l’avvenire occasionale
Nell’ambito delle traduzioni in spa- di un ricordo —contenuto vissuto—,
gnolo de Le occasioni, il lavoro di Vitale insieme all’espressione esatta che ne arti-
va preceduto solo da una versione appar- cola e ne storicizza in situ la validità pro-
sa anni addietro dell’argentino Horacio spettica e di paradigma. Fors’è precisamente
Armani (1978), che però, oltre ad essere la veste occasionale di questi testi —notu-
selettiva riguardo ai testi del corpus italia- le di una autoesegesi—, e al contempo il
no, fu pubblicata in edizione comune con senso compiuto che soggiace alla loro
gli Ossi di seppia; non ne offre quindi una articolazione formale, a consentirne una
variante autonoma, come neppure la lettura isolata e ad ammettere un atteggia-
recentissima traduzione del messicano mento altrettanto «fortuito», in senso ope-
Fabio Morabito (2006), posteriore al libro rativo del termine, allorquando vengano
vitaliano, che include la raccolta in un’e- concepiti come materia di traduzione.
dizione spagnola (la prima, del resto) della Perciò il lavoro di Vitale, considerandoli
poesia completa di Montale. In questo viceversa nell’originale formato di rac-
senso, la traduzione di Vitale è veramen- colta, offre la possibilità di accedere lin-
te la prima autonoma ed esaustiva in spa- guisticamente alla realtà di un modello
gnolo della seconda raccolta de poeta espressivo —un modello di continuità,
ligure, ed è inoltre la prima che trova pub- stilistica e testuale, basato invece sul
blicazione qui, in Spagna. discontinuo e l’occasionale come agenti
Oltre a possibili spiegazioni di cano- strutturali del discorso—, e ravvisarne i
ne che riguardano la ricezione della poe- principi nonché le pretese di paradigma
sia montaliana in ambito generalmento poetico.
spagnolo, le ragioni di questa mancata Va ripetuto che si tratta di una resa
considerazione delle Occasioni nella loro letterale dei testi che, in linea di fondo,
integrità contenutistica sarebbero da ricer- costituisce una valida versione linguisti-
care anche nella stessa materia poetica ivi ca del corpus al castigliano («Molti anni,
contenuta, nella sua fattispecie stilistica e e uno più duro sopra il lago / straniero
testuale. A differenza di quanto avviene su cui ardono i tramonti. […] Imprimerli
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potessi sul pavese / che s’agita alla frusta con su cola de antorcha en la corteza. /
del grecale / in cuore…» : «Muchos años, La media luna desciende con su pico / en
y uno más duro sobre el lago / extranjero el sol que la amortigua. Es pleno día»).
donde arden los ocasos. […] / Si pudiera Talora si riscontra la presenza di impre-
imprimirlos en el pavés / que se agita bajo cisazioni o sviste lessicali e semantiche
el flagelo del gregal / en el corazón…»: (come questa nel mottetto de La rana,
di esempi come questo ce ne sono molti dove l’espressione italiana «ritentar[e] la
all’interno del volume, essendo la tipo- corda» in: «La rana, prima a ritentar la
logia operativa di Vitale praticamente corda / dallo stagno che affossa / giunchi
uniforme ovunque). Ciononostante, qua e nubi; […]», significa «riavviare il canto»,
e là nella traduzione si osserva, da una e dove nel v.2 la preposizione montalia-
parte, certa disattenzione nei confronti na non è «di», come intesa da Vitale,
della prosodia interna dei versi —artico- bensí «da», per cui «dallo stagno» signi-
lazioni ritmiche, tramandi fonici tra le fica «là dov’è lo stagno»; la variante spa-
parole, snodature modali degli accenti— gnola appare priva di quest’ultima
che l’Autore ha voluto dotare di forte cari- distinzione semantica e, di conseguenza,
co semantico (nel decimo mottetto, Per- si perde il senso contenuto anche nel
ché tardi?, ad esempio: «Perché tardi? Nel verso che la precede: «La rana, primera
pino lo scoiattolo / batte la coda a torcia en templar la cuerda / del estanque que
sulla scorza. / La mezzaluna scende col ahonda / juncos y nubes; […]»); altre
suo picco / nel sole che la smorza. È gior- volte ancora, un cambio nell’ordine della
no fatto.», dove i tramandi fonici tra alcu- punteggiatura comporta la scorretta inter-
ni vocaboli reggono la struttura pretazione dell’enunciato montaliano,
morfosintattica dei versi ed hanno un’e- come nei vv.9-10 di Keepsake: «Falsi spa-
vidente missione semantica: la lunga, e gnoli giocano al castello / i Briganti;
lenta, «a» di «tArdi » perde progressiva- […]», tradotto così: «Falsos españoles,
mente importanza deittica a partire dalla juegan el alcázar / los bandidos; […]».
«i» di «pino» e per forza dei vocaboli suc- Tutto ciò si deve forse non tanto a fatto-
cessivi in cui domina l’effetto accorcian- ri di incompetenza linguistica od opera-
te e perfettivo delle consonanti tiva, quanto piuttosto ad un’eccessiva
doppie-«scoiattolo»-«batte»-«picco»- fiducia nell’oggettività lessicale del cor-
«fatto», e i quali vanno uno dietro l’altro pus italiano —concreto e schietto nelle
in successione rapida, appoggiati poi dalla raffigurazioni, così puntuale ed unico, in
rima di «torcia»-«scorza»-«smorza»; di senso di insostituibile, nella materialità
conseguenza, si ottiene un effetto di scon- del testo, da far considerare ogni voca-
tro nozionale tra il «tardare» rivolto al bolo in sé e per sé, e menomare invece il
«tu», e cioè il ritmo lento dell’attesa-aspet- fatto della sua missione deittica nell’uni-
tativa irrisolta che rimane inchiodato nella verso testuale di cui fa parte. Si tratta ad
prima frase interrogativa, e il resto ogget- ogni qual modo di piccole sbavature iso-
tuale del contenuto strofico che invece si late che non inficiano l’opera nel suo
risolve, si esaurisce con un ritmo accele- insieme. Perché la traduzione di Vitale è
rato e pragmatico. Nella versione spa- comunque fruibile e convincente, e deno-
gnola, pur non priva di qualche ta un accurato lavoro intellettivo. Fra i
corrispondenza fonica, come quella della tanti esempi che ci sono ad avvalorarlo,
«i» di «pino»-«ardilla»- «pico»-«amorti- vi è la resa del montaliano Cave d’autun-
gua»-«día», la prosodia scorre secondo un no, della prima parte della raccolta, ch’è a
ritmo senza contrasti, piuttosto unifor- nostro avviso fra le più più felici dal
me o addirittura lento e riflessivo: «¿Por punto di vista morfosintattico e general-
qué tardas? En el pino la ardilla / pega mente stilistico:
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«Cave d’autunno su cui discende la cede in maniera non brusca ma cadenza-


primavera lunare / e nimba di cando- ta, misurata, sicché la valenza soggettiva
re ogni frastaglio, / schianti di pigne, emerge quale soluzione di continuità
abbaglio / di reti stese e schegge, semantica di quella oggettiva. Così anche
ritornerà ritornerà sul gelo / la bontà nella variante di Vitale, dove il ricordo di
di una mano, / varcherà il cielo lon-
tano / la ciurma luminosa che ci sac-
un passato comune, della «bondad de una
cheggia.» mano», riemerge in mezzo a «estallidos
de piñas, fulgor / de redes extendidas y
«Canteras de otoño sobre las que de astillas». Qui il traduttore riesce a tra-
desciende la primavera lunar / y smettere linguisticamente il proposito fon-
nimba de candor cada contorno, / damentale dell’Autore, e cioè l’aspirazione
estallidos de piñas, fulgor / de redes a promuovere il contenuto testuale per
extendidas y de astillas, mezzo della capacità prosodica dei suoi
retornará, retornará al hielo / la bon-
dad de una mano, atraversará el cielo elementi strutturali. Come nell’origina-
lejano / la chusma luminosa que nos le, i singoli vocaboli si ricercano fonica-
saquea.» mente e ritmicamente nel traslato
spagnolo in virtù di un imperativo seman-
Forse è il luogo di osservare, che fra tico: per esempio, nella seconda strofe,
le peculiarità stilistiche che definiscono i dove la forma futura di un verbo —«retor-
versi occasionali di Montale c’è l’implici- nará»— indica aspirazione e desiderio e
to, e accovonante, dato di una volontà perciò richiama fonicamente «la bondad»;
narrativa che, dal punto di vista della sin- «[la bondad]de una mano» che, a sua
gola struttura dei testi, specie quella dei volta, manca, non c’è, per cui rima con
mottetti e dei testi brevi, appare destina- «lejano» del v.6; oppure nell’ultimo verso,
ta a realizzarsi a «seconda istanza», cioè di in cui il verbo «saquea[r]», oltre a rimare
seguito a un incipit al contrario inidenti- con «cielo» del v.6, richiama (o almeno
ficabile, impersonale. Come se la ragio- ricorda) semanticamente lo «hielo» del
ne vera e propria del testo ricuperasse il v.5, ecc. La decisione, poi, di Vitale di
suo personale contenuto, promossa com’è volgere al plurale il «cave» montaliano
dalla capacità suggestiva di una situazio- del primo verso, che diventa «canteras»,
ne d’oggetto. In questo modo, l’enuncia- è molto opportuna, perché così viene faci-
to che veramente contiene i dati di una litata l’articolazione dei vocaboli che sus-
presenza soggettiva avviene in secondo seguono e l’enunciato spagnolo, senza
termine, dopo un’iniziale conquista di perdere di vista l’imperniatura dell’origi-
spazio testuale ed immaginario. Nel com- nale, appare dotato di autonomia stilisti-
ponimento in esame, il fatto da rilevare ca ed espressiva.
è che il passaggio dall’indefinito al perso-
nale, dalla prima strofe alla seconda, suc- Elitza Popova