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M croScopio

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Mensile Medico Scientifico

M croScopio
Pubblicazione Mensile in abbonamento • Num. XI - Febbraio 2011

MCV
le malattie
cardiovascolari

MANDORLE
e diabete di Tipo 2

RIZOARTROSI

NANOTECNOLOGIA
per la cura delle lesioni midollari croniche
1
notizia

FLASH
M croScopio

Per la prima volta in Italia effettuata una


riparazione di valvola mitralica con metodica
transapicale, presso la Cardiochirurgia
dell’ospedale Molinette di Torino

Per la prima volta in Italia


è stata eseguita presso la
Cardiochirurgia dell’ospe-
dale Molinette di Torino la
riparazione di una valvola
mitralica con metodica mi-
ninvasiva transapicale e a
cuore battente. Con questo
primo innovativo intervento è partita così la sperimentazione
sull’uomo a livello italiano di posizionamento di corde tendi-
nee transapicali. L’ équipe del professor Mauro Rinaldi (diret-
tore della Cardiochirurgia dell’ospedale Molinette), coadiuva-
ta dalle équipe cardiologiche del professor Fiorenzo Gaita e
del dottor Sebastiano Marra, ha effettuato questo intervento
su un paziente di 52 anni di Torino, affetto da prolasso della
valvola mitralica con insufficienza severa. Sono state inserite
tre neocorde in goretex dall’apice del ventricolo sinistro. Una
tecnica innovativa e rivoluzionaria assolutamente mininvasiva.
Non si effettua, infatti, l’apertura dello sterno come in prece-
denza, ma una microtoracotomia sinistra. La novità assoluta è
che l’intero intervento è eseguito a cuore battente senza cir-
colazione extracorporea. Si tratta insomma di una riparazio-
ne fisiologica della mitrale. Il paziente è ritornato nel reparto
di degenza subito dopo l’intervento ed è in ottime condizioni
generali. Si prevede una degenza di 4 giorni, anziché 8 come
nel caso dell’intervento tradizionale. La suddetta operazione
chirurgica si potrà effettuare in gran parte dei casi di prolasso
della mitrale, che è la prima causa di insufficienza mitralica nel-
la popolazione. Essendo in via sperimentale, questo innovativo
intervento non ha ancora ricevuto il marchio CE, ma se tutto
andrà bene e se si raggiungerà con successo la quota di 30 pa-
zienti operati, lo si potrà ottenere già entro la fine dell’anno. In
questo modo questa nuova tecnica potrà diventare di ordina-
ria amministrazione per tutti i pazienti affetti da insufficienza
L’Addetto Stampa
mitralica da prolasso. Una vera e propria svolta.
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SOMMARIO 02
Ricerca
Cardiologia
MCV le malattie cardiovascolari Protesi elettronica impiantata con
pag. 6 successo
pag. 14
Chirurgia
La Rizoartosi Nanotecnologia
pag. 8 una scoperta per la cura delle lesioni midollari
croniche
inSalute pag. 17
Medicina fisiologica di regolazione
pag. 12 Dal tessuto adiposo cellule staminali
contro l’artrosi
L’opinione
pag. 18
Ricomincia la farsa dell’influenza suina dopo che...
pag. 13
Cattiva comunicazione nei tumori
inForma pag. 19
Il nostro organismo produce Ozono
pag. 22
TeleThon
Le Mandorle possono contribuire alla prevenzione del un goal importante contro la retinite pigmentosa
diabete di tipo2? pag. 21
pag. 24

M croScopio Pubblicazione Mensile in abbonamento • Num. XI - Febbraio 2011

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M croScopio

MCV
Cardiologia

LE MALATTIE CARDIOVASCOLARI
Dott. Cosimo Stefanio la prevenzione, con interventi sullo “modificabili”.
U.O. Cardiologia stile di vita, si ha la possibilità di I fattori di rischio non modificabili
Hesperia Hospital - Modena prevenire gran parte delle malattie sono: età; familiarità per MCV; sesso
Via Arquà 80/A cardiovascolari. Un punto di svol- maschile.
I fattori di rischio modificabili sono:

L
ta nelle strategie preventive è stato
e malattie cardiovascolari rappresentato dall’introduzione del fumo di sigarette; inattività fisica;
(MCV) costituiscono anco- concetto di rischio cardiovascolare ipercolesterolemia; bassi livelli di
ra oggi uno dei problemi più colesterolo HDL; ipertrigliceride-
globale. Esso ha definitivamente
importanti di salute pubblica nei mia; ipertensione arteriosa; diabete.
sancito, oltre che la natura multi-
Paesi industrializzati. In Italia rap- Il fumo di sigaretta e le patolo-
fattoriale della malattia ateroscle-
presentano circa il 44% della mor- gie legate al fumo rappresentano
rotica, la necessità che l’intervento
talità totale, sono una delle cause una importante causa di morbosi-
terapeutico su un fattore di rischio
più importanti di morbilità, la prima tà e mortalità nei Paesi occidenta-
venga realizzato, non sulla base del li. Tanto negli uomini quanto nelle
causa di dimissione ospedaliera e
classico concetto del “valore soglia” donne, la probabilità di sviluppare
una delle cause più importanti di
predefinito, bensì sulla scelta di un una malattia coronarica aumenta
invalidità. Per quanto riguarda le
valore in grado di garantire al sin- in rapporto al numero di sigarette
malattie ischemiche e in partico-
lar modo quelle cardiache, l’infarto golo paziente un basso livello di ri- fumate; interrompendo l’abitudine
miocardico presenta una prevalen- schio globale. Il concetto di rischio al fumo, nel giro di circa 5-10 anni,
za maggiore nel sesso maschile ri- cardiovascolare globale è entrato il rischio del soggetto risulta com-
spetto a quello femminile, mentre prepotentemente in tutte le Linee pletamente sovrapponibile a quello


per le malattie cerebrovasco- di un soggetto che non ha mai
lari si riscontra una prevalenza fumato.Tra l’altro, uno studio
maggiore nelle donne rispetto costituiscono ancora pubblicato sul British Medical
Journal ha, per la prima volta,
agli uomini. Lo studio INTERHE-
ART, condotto su oltre 52 mila
persone di tutto il mondo (Asia
e Africa incluse), mostra che al-
oggi uno dei problemi più
importanti di salute pubblica
nei Paesi industrializzati
“ dimostrato che il fumo pas-
sivo è addirittura più nocivo
del fumo attivo, avvallando,
meno il 90% del rischio globale pertanto, le diverse iniziative
di sviluppare infarto miocardico che, sia le autorità sanitarie
internazionali sia quelle nazio-
può essere spiegato prendendo in Guida che Società Scientifiche ed
nali, hanno intrapreso per vietare il
considerazione i fattori di rischio Enti Governativi hanno formulato
fumo di sigarette nei luoghi pubbli-
tradizionali, quali: il diabete, l’iper- allo scopo di orientare in questo
ci. Considerato come uguale a 1 il
tensione arteriosa, la dislipidemia, il campo le scelte terapeutiche del
rischio di soggetti che conducono
fumo di sigarette, l’obesità, la scar- medico. Nell’ambito dei fattori di
una vita completamente sedentaria,
sa attività fisica e il basso consumo rischio tradizionali, si ha la distin-
via via che si incrementa l’attività
di frutta e vegetali. Da ciò si evin- zione classica tra fattori di rischio
fisica settimanale, questo rischio si
ce che impostando correttamente “non modificabili” e fattori di rischio
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M croScopio
chiamato “colesterolo buono”, che
effettua il trasporto del colesterolo
dai tessuti circolanti al fegato per
metabolizzarlo. Anche l’iperten-
sione arteriosa è un fattore di ri-
schio incisivo. La nota metanalisi di
McMahon dimostra che, man mano
che aumenta il livello della pressio-
ne arteriosa diastolica, aumenta il
rischio d’ictus cerebrale o di infarto
cardiaco. Il diabete è certamente un
altro fattore di rischio rilevante, che
sta sempre più assumendo il carat-
tere di una vera e propria epidemia.
A livello mondiale, tra il 1995 e il
2005, la frequenza della popolazio-
ne diabetica è raddoppiata, passan-
do da circa 100 milioni a 200 milioni
di persone, e si prevede che, attor-
no al 2030-2040, essa aumenterà
ancora triplicando. Naturalmente,
anche in questo caso, la frequenza
della malattia varia a seconda delle
popolazioni. Per esempio, in Giap-
pone e in Cina la frequenza di dia-
bete è piuttosto bassa, intorno all’1-
2%; in Italia e nel bacino del medi-
terraneo si aggira intorno al 6%; in
America intorno all’8%, mentre fra
riduce, soprattutto in caso d’attivi- associa. L’insulino-resistenza è alla
gli indiani Pima, evidentemente per
tà fisica di tipo aerobico. Pertanto, base della cosiddetta sindrome
forti ragioni genetiche, il diabete
l’inattività fisica, spesso all’origine plurimetabolica, una condizione al-
addirittura interessa circa un terzo
dell’obesità, è fonte di MCV e non tamente aterogena caratterizzata
della popolazione. Tra l’altro è noto
soltanto. Dati ripresi dall’ISTAT, e dalla contemporanea presenza di
come il diabete sia in grado di rad-
relativi a soggetti in sovrappeso e una moltitudine di fattori di rischio
doppiare il rischio di ictus cerebrale
obesi, mostrano che tanto il diabe- cardiovascolare. È largamente noto,
o di infarto del miocardio, nonché il
te quanto le patologie cardiache o ormai da molti anni, che il coleste-
rischio complessivo di morte.
l’ipertensione arteriosa hanno una rolo è un fattore di rischio coronari-
frequenza almeno doppia rispet- co, probabilmente il più importante,
Gli interventi di prevenzione
to alle persone non obese. Diversi e che non esiste un livello-soglia per
Gli interventi di prevenzione pos-
studi hanno dimostrato che, più che poter parlare di pericolosità: infatti,
sono essere di varia natura:
il peso, è la distribuzione del tessuto con l’aumentare del livello, aumen- strategia di popolazione: stile di
adiposo a condizionare il rischio car- ta, in modo esponenziale, il rischio vita, fattori ambientali; strategia per
diovascolare. Infatti, la distribuzione coronarico. A questa conclusione il rischio elevato: identificazione di
centrale (addominale) del grasso giunge sia lo studio Framingham individui a rischio elevato; preven-
predispone al diabete mellito, all’i- sia lo studio MRFIT. Lo studio Fra- zione secondaria: evitare la pro-
pertensione arteriosa e tipicamen- mingham ha inoltre dimostrato che gressione della malattia.
te influenza negativamente i lipidi il rischio aumenta per livelli elevati Per “strategia di popolazione” s’in-
plasmatici. Una condizione stretta- di colesterolo LDL e che il rischio è tende un intervento che coinvolga le
mente legata all’besità, soprattutto ancora più alto se, contemporane-
“centrale”, è l’insulino-resistenza amente, è basso il colesterolo HDL, continua a pag. 26
e l’iperinsulinemia che a questa si cioè quello che comunemente viene
7
M croScopio

RIZOARTOSI
LA
Chirurgia

O
ggi per rizoartrosi si intende una grave, pro- del tunnel carpale, ad epicondilite, alla spalla dolorosa
gressiva ed invalidante artrosi dell’articola- ed alle patologie legate alle degenerazioni artrosiche
zione alla base del pollice, tra il trapezio ed della colonna cervicale. Sul piano etiopatogenetico ad
il primo metacarpale (MC) (foto1). Questa grave affe- eccezione dei casi post-traumatici, non si riconoscono
zione degenerativa della mano è, certamente, la più cause precise. Viene assegnato solitamente un ruolo
frequente in questo distretto: essa colpisce la don- predisponente oltre che scatenante alla menopausa.
na attorno ai 50 anni, con frequenza dell’80-90 %. La L’aspetto radiografico è anch’esso assimilabile alle al-
rizoartrosi del pollice diviene nel tempo bilaterale, il tre alterazioni degenerative delle superfici articolari..
suo esordio avviene quasi sempre dal lato dominante, Di frequente riscontro è la presenza di corpi mobili o
dove l’evoluzione è sempre più accentuata.La sua fre- corpi rizoidei nell’angolo mediale, mentre all’angolo
quenza ed incidenza clinica sono sicuramente sottosti- esterno del trapezio il processo osteofitosico tende a
mate.La rizoartrosi del pollice si associa con notevole formare una mensola, nel tentativo di contrastare la
frequenza ad altre manifestazioni artrosiche delle dita tendenza alla lussazione della base metacarpale. Nel-
della mano (noduli di Bouchard ed Heberdeen), alla s. le forme più gravi, con lussazione del raggio, la base

Immagine radiografica di Rizoartrosi con segni tipici

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M croScopio

quadro di radiografico di artroplastica preoperatoria quadro di radiografico di artroplastica postperatoria

del 1° MC appare verticalizzata. Il solo esame clini-


co può già condurre alla diagnosi, specie nei casi già
evoluti, quando l’ispezione e la palpazione mettono in
evidenza la deformazione della radice del pollice, che
presenta una salienza ossea irregolare, dura, dolente
alla pressione, in corrispondenza della base ipertrofi-
ca e sublussata del 1°MC. Utile complemento all’inda-
gine clinica è l’esame radiografico. Mediamente una
rizoartrosi è dolente dai 3-5 anni fino ai 9-12 anni dal-
la sua comparsa. Esistono anche forme asintomatiche
L’evoluzione della rizoartrosi costringe il paziente a
pagare un prezzo molto alto sul piano funzionale, pri-
ma di poter giungere alla regressione della sintoma- uno dei tutori utilizzati nel trattamento incruento
tologia dolorosa, che coincide con l’instaurarsi delle
deformità. Queste pazienti, donne nella piena attività, domestica e lavorativa. Il ricorso alla terapia medica
si trascinano per molti anni, mentre il destino natura- e fisica solo temporaneamente e solo sotto il profilo
le della rizoartrosi può invece essere modificato. La sintomatico, mentre il trattamento chirurgico non può
diagnosi differenziale è solitamente semplice. Solo la proporsi per un così elevato numero di casi ma trova
tenosinovite stenosante dell’abduttore lungo del pol- una sua logica per casi singoli e selezionati. Il tratta-
lice o m. di De Quervain può essere confusa con la mento di scelta rimane quello dell’ortesi, che è nello
rizoartrosi, nel caso della tenosinovite si osserva un stesso tempo minimo e massimo: l’ortesi, se ben tolle-
evidente tumefazione sulla stiloide radiale, dolente rata, dà fiducia al paziente, lo allevia dall’angoscia del
alla pressione, in assenza di segni radiografici di ri- dolore ed evita la conseguente limitazione funziona-
zoartrosi. Va comunque ricordato che le due malattie le e soprattutto previene l’instaurarsi degli squilibri
possono coesistere e che il m. di De Quervain può meccanici sulla metacarpofalangea che determinano
fungere da elemento aggravante oltre che scatenante la comparsa di atteggiamenti articolari viziati, causa
il dolore ed il deficit funzionale. Il trattamento medi- stessa dell’evoluzione della malattia che può in molti
co sintomatico più frequentemente utilizzato si avvale casi degenerarsi e condurre all’indicazione, se dolo-
dei farmaci antinfiammatori non steroidei. Anche le re persistente con grave limitazione funzionale, solo
cure fisioterapiche meritano una riflessione: richie- chirurgica.
dono lunghi periodi di cure e non sono in grado di
modificare di fatto l’evoluzione della malattia. il trat-
Dottor Giuseppe Internullo
tamento ortesico costituisce un elemento innovativo
Specialista in Chirurgia della Mano,
nel campo prognostico e terapeutico della rizoartrosi.
Università di Modena
La rizoartrosi è una realtà clinica bene definita, con un Centro studi Patologie della Mano, Catania
profondo risvolto sociale. Colpisce, come abbiamo vi- www.chirurgiadellamanocatania.it
sto, un’altissima percentuale di donne in età attiva (50
anni), con dolorosi risvolti sul piano della economia
9
M croScopio

MEDICINA
inSalute

L
a Medicina fisiologica di rego-
lazione tratta le malattie con FISIOLOGICA
di
l’intento di regolare la fuoriu-
scita delle tossine esogene e endo-
gene che colpiscono la persona dre-
REGOLAZIONE
naggio e dintossicazione (primo pi-
lastro dell’omotossicologia) ogni or- farmaci di sintesi, metaboliti prodotti o nei casi in cui il sistema di drenag-
ganismo è pervaso da una notevole da stress emotivi...) tossine endogene gio emuntoriale non è perfettamente
quantità di tossine esogene (batteri, (prodotti intermedi dei diversi meta- funzionante si instaura un insieme di
virus, tossine alimentari, fattori di in- bolismi, cataboliti finali). Quando la sintomi. Questa medicina di regola-
quinamento ambientale, cataboliti di tossina è particolarmente aggressiva zione cerca di ristabilire l’equilibrio
del nostro corpo (omeostasi). I 3 pi-


lastri della medicina fisiologica di
regolazione sono: omotossicologia,
PNEI, supplementazione nutriziona-
Questo tipo di medicina rispetta le. I rimedi omotossicologici hanno
il nostro organismo portandolo ad un la finalità di stimolare la capacità di
autoguarigione, stimolare e regolare
equilibrio psico-fisico, equilibrio tra il sistema immunologico, endocrino
accumulo di tossine e eliminazione, e neurologico. Man mano che l’or-
ganismo viene regolato con ormoni
tra radicali liberi in eccesso e sistema omeopatizzati, neuropeptidi omeo-
difensivo efficiente, equilibrio tra or-
moni, neuropeptidi e basi dell’invec-
“ patizzati, organoterapici suis, nosodi
(estratti biologici da tessuti patologici
)viene raggiunto l’equilibrio omeo-
chiamento fisico e cerebrale statico. Il recupero dell’efficienza im-
munitaria avviene con nosodi, cito-
chine omeopatizzate, nuove sostanze
immunostimolanti. La supplementa-
zione nutrizionale si prefigge di risol-
vere le diete alimentari scorrette, le
intolleranze alimentari e consiste di
aminoacidi, oligoelementi, vitamine,
antiossidanti. Esempi pratici di que-
sto tipo di medicina sono le persone
che presentano disturbi neuroendo-
crini (ansia, depressione) disturbi del
comportamento alimentare (bulimia)
disturbi connessi alla menopausa, an-
dropausa dismenorrea.

Dottoressa Olga Fraschini


www.olgafraschini.net

12
l’opinione M croScopio

RICOMINCIA LA FARSA
DELL’ INFLUENZA SUINA
DOPO CHE…
colossale questa influenza e rifiutò
(saggiamente) di comprare il vaccino
risparmiando milioni di euro, dopo
che gli altri governi, ormai gabbati,
hanno cercato di svendere le milio-
ni di dosi di vaccini avanzati ai Paesi
Poveri (che muoiono di fame e sete,
altro che influenza!) cercando di mi-
tigare la montagna di soldi sprecata
ecco che senza alcuna vergogna e
come se nulla fosse accaduto, si ten-
ta di insabbiare tutto ricominciando
daccapo con la ridicola conta delle
vittime (fatto mai verificatosi prima
per nessuna epidemia influenzale
normale) sbandierata a caratteri cu-
bitali su tutti i maggiori quotidiani.
Trattasi quasi sempre di malati già
terminali o gravemente immuno-
compromessi in cui il virus influen-

P
zale gioca il ruolo, assolutamente
ensavamo che dopo l’evi- punturina (non senza prima aver marginale, di goccia che fa traboc-
denza incontrovertibile dei firmato una delibera che sollevava care il vaso. Persone che sarebbero
fatti si stendesse finalmen- i produttori dei vaccini da qualsiasi decedute per qualsiasi altra causa
te un velo pietoso su tutta questa effetto collaterale del vaccino stes- come una boccata d’aria fresca o,
storia della suina, la pandemia in- so), dopo che i più prestigiosi studi perché no, in seguito allo squilibrio
fluenzale “inventata” di sana pianta scientifici hanno bocciato clamoro- provocato dalla vaccinazione stessa. 
dall’OMS (ricordo che per dichiarare samente l’efficacia dei vaccini antin- Probabilmente per salvare la faccia e
pandemica l’influenza suina, l’Orga- fluenzali in ogni classe d’età, dopo le continuare imperterriti a raggirare la
nizzazione Mondiale della Sanità do- rivelazioni choc pubblicate persino gente, staranno già escogitando un
vette modificare in maniera del tutto nel British Medical Journal di esperti vaccino che ci cancelli la memoria
immotivata la definizione di “pande- dell’OMS nel libro paga delle azien- a breve termine ma possiamo stare
mia influenzale”) ma ci illudevamo.  de farmaceutiche che “indussero i tranquilli… sicuramente non funzio-
Dopo i miliardi di dollari buttati al governi a comprare i vaccini”, dopo nerà.
vento nel mondo in vaccini inutiliz- che hanno tentato di rifilarci dei vac-
zati, antivirali pericolosi e mascheri- cini contenenti alcuni adiuvanti dagli
ne inutili, dopo gli innumerevoli casi effetti sconosciuti e potenzialmen-
di reazioni collaterali anche molto te pericolosi (rifiutati persino dagli Dott. Tancredi Ascani
gravi al vaccino (che non è acqua Stati Uniti e dalle autorità politiche Iscritto all’Ordine dei Medici
fresca!), dopo che tutto il mondo si Chirurghi di Perugia che praticano
tedesche che, guarda caso, aveva-
Medicine Non Convenzionali per la
è indignato per la spropositata cam- no per loro un vaccino senza quegli
disciplina Medicina Omeopatica
pagna mediatica volta a impauri- stessi adiuvanti), dopo che il gover-
www.omeosan.it
re la gente e a farsi fare l’“innocua” no polacco denunciò come truffa
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M croScopio Ricerca

PROTESI ELETTRONICA
IMPIANTATA CON SUCCESSO
DA ORTOPEDICI E CHIRURGHI VASCOLARI DEL
GEMELLI IN BAMBINO CON TUMORE AL FEMORE

Permetterà crescita arto malato ossei, il piccolo paziente potrà con l’aiuto dei fami-
liari gestire a casa il sistema di allungamento ogni
senza differenza di lunghezza con qualvolta la crescita dell’altra gamba lo richiederà.
quello sano. È la prima volta nel “Il trattamento chirurgico dei bambini in questa
fascia di età o anche più piccoli è gravato tra le
Lazio e la settima in Italia di ese- varie complicanze anche della differente lunghez-
cuzione di questo trattamento all’a- za degli arti – commenta il dr. Maccauro - , poiché
quello operato, durante l’accrescimento, rimane
vanguardia nella terapia dei tumo- anche molto più corto dell’altro”. Entro circa 10
ri ossei giorni il bambino, il cui decorso post operatorio

U
è giudicato dai sanitari più che soddisfacente, e
na protesi in titanio realizzata su misura che proseguirà le cure presso l’Oncologia pediatri-
con dispositivo elettronico miniaturizza- ca del Gemelli, diretta dal prof. Riccardo Riccardi,
to è stata impiantata con successo per la potrà tornare a casa. “La riabilitazione postopera-
prima volta nel Lazio in un bambino di 11 anni af- toria – continua Maccauro - è già cominciata con
fetto da osteosarcoma al femore della gamba de- l’ausilio di apparecchiature per la mobilizzazione
stra, ricoverato presso l’Unità di Oncologia pedia- passiva del ginocchio”. La protesi impiantata al
trica del Policlinico universitario “Agostino Gemel- Gemelli si chiama Mutars Xpand, ed è in titanio ri-
li”. L’intervento, durato circa 5 ore e perfettamente vestito di nitruro di titanio, sviluppato dalla Scuola
riuscito, è stato condotto la scorsa settimana, da di Oncologia Ortopedica di Muenster (Germania).
una equipe di ortopedici e chirurghi vascolari del “Il sistema Xpand - spiega Maccauro - consente
Policlinico dell’Università Cattolica guidata dal dr. l’allungamento meccanico non invasivo dell’arto
Giulio Maccauro, responsabile dell’Unità operativa protesizzato, attraverso una procedura eseguibile
di Oncologia Ortopedica presso l’UOC di Ortope- anche dallo stesso paziente o dai genitori istruiti
dia del Gemelli (diretta dal prof. Carlo Fabbriciani), dai medici”. Il modulo di allungamento della pro-
e dal dr. Franco Codispoti, dell’Unità di Chirurgia tesi Mutars Xpand, è costituito da un dispositivo
vascolare. Hanno collaborato all’intervento i dot- elettronico miniaturizzato (attuatore) interno alla
tori Maria Silvia Spinelli, Calogero Graci e Marco protesi, attivato attraverso una trasmissione ad
Filipponi. Al bambino, L.K. nato a Roma, è stata ap- alta frequenza inviata a un ricevitore sottocutaneo
plicata una protesi speciale che prevede un mec- da un’unità di controllo esterna gestita dal medico
canismo in parte elettronico e in parte meccanico, o dallo stesso paziente. “L’innovazione di questo
che può allungarsi nel tempo, impedendo o, alme- sistema – aggiunge Maccauro -, risiede nella pos-
no riducendo, il rischio della differente lunghez- sibilità di recuperare la naturale dismetria (lun-
za degli arti. L’intervento, che per la prima volta è ghezza differente degli arti) tra arto protesizzato
stato eseguito nella Regione Lazio, è in assoluto il e non, durante la crescita del paziente, senza ulte-
7° caso in Italia (3 casi a Milano e 1 a Napoli, 1 a riori interventi chirurgici, eliminando il rischio di
Brescia e 1 a Torino). Grazie a questo modello spe- infezioni”. Notevoli sono i vantaggi per il paziente
ciale, all’avanguardia per il trattamento dei tumori dall’impianto di questa protesi elettronica rispetto

14
M croScopio Ricerca

alle altre soluzioni per il trattamento dei tumori di impulsi elettrici che si appoggia sull’elettrodo
ossei. A parte le alternative demolitive o molto in- situato in una tasca del tessuto sottocutanea del
vasive, quali l’amputazione e la giroplastica (che femore distale del bambino, e può essere gestita
prevede la rotazione del piede dopo resezione
sia in ambulatorio sia a casa dai familiari. In Italia,
ossea e l’utilizzo del tallone come ginocchio), que-
l’incidenza dei tumori primitivi dell’osso si attesta
sta innovativa protesi, che prevede l’allungamen-
intorno a 0,8-1 caso per 100.000 abitanti, quindi si
to meccanico ed elettronico, dà indubbi vantaggi
calcola vi siano circa 500 nuovi casi di tumori ma-
anche rispetto alle più frequentemente utilizza-
ligni primitivi dell’osso per anno. Tra questi, la per-
te protesi espandibili con meccanismo a vite. “In
centuale degli osteosarcomi, che è il tumore osseo
questi casi bisognava incidere la cute e allungare
primitivo più frequente al di sotto dei 18 anni, è at-
la protesi con un cacciavite speciale – spiega Mac-
torno al 20-25 %. La sopravvivenza a 5 anni libera
cauro - , ma ciò avveniva non senza inconvenienti
per il paziente: il meccanismo poteva incepparsi da malattia è fortemente influenzata dall’efficacia
e l’allungamento si bloccava; come conseguen- della chemioterapia, che deve essere eseguita sia
za si avevano gravi differenze di lunghezza negli prima che dopo l’intervento chirurgico, passando
arti perché l’arto protesizzato si fermava e l’altro dal 20% al 70% a seconda della risposta alla che-
cresceva normalmente”. La protesi Xpand trova mioterapia soprattutto in neoadiuvante.
indicazione solo nei casi di bambini in cui sia pre-
visto un forte accrescimento del segmento femo- Responsabile Ufficio Stampa
rale coinvolto dalla malattia. Tutte le componenti Dott. Nicola Cerbino
del sistema sono dispositivi su misura, progettati Università Cattolica Sede di Roma
e realizzati per ogni paziente dopo un accurato e Policlinico universitario “Agostino Gemelli”
planning. Il meccanismo si gestisce con una fonte www.rm.unicatt.it - www.policlinicogemelli.it

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Ricerca M croScopio

NANOTECNOLOGIA
UNA SCOPERTA PER LA CURA DELLE
LESIONI MIDOLLARI CRONICHE

L’eccellenza scientifica parla driche costruite in laboratorio partendo da mate-


riali biologici di sintesi con funzione di supporto
italiano. Presentati oggi in (scaffolds) - nano strutturate e bio-riassorbibili, è
anteprima mondiale i risultati possibile ricostruire il tessuto del midollo spinale in
animali afflitti da una lesione paragonabile a quel-
di una ricerca sull’impiego di le che troviamo nei pazienti mielolesi. La protesi
bio-protesi eventualmente si dissolverà e sarà gradualmente

R
riassorbita fino a scomparire. In altre parole, me-
igenerazione di lesioni midollari croniche diante queste protesi si genera un nuovo tessuto,
tramite l’impianto di bio-protesi composi- molto simile a quello originale, che sostituisce le
te nano strutturate: questo il titolo della cisti e cicatrici responsabili dell’interruzione degli
ricerca presentata a Milano il 21 gennaio 2011 in impulsi nervosi e causa della paralisi e perdita del-
anteprima mondiale a Roma presso l’Istituto Casa la sensibilità, determinando inoltre un importante
Sollievo della Sofferenza-Mendel, realizzata da un recupero funzionale degli arti paralizzati.
team tutto italiano guidato dal Prof. Angelo Ve-
scovi, professore associato di Biologia Applicata Le lesioni midollari croniche
nell’Università di Milano-Bicocca, Direttore Scien-
tifico di IRCCS Casa Sollievo della Sofferenza e Di- Il recupero motorio conseguito è di particolare ri-
rettore del Centro di Nanomedicina e Ingegneria levanza scientifica perché la lesione in cui si è in-
dei Tessuti dell’Ospedale Niguarda Ca’ Granda. tervenuti è di natura cronica, ovvero la fase più
La ricerca - pubblicata il 25 gennaio 2011 sulla difficile da aggredire poiché il danno è ormai con-
prestigiosa rivista scientifica americana ACS Nano solidato ed il tessuto spinale degenerato è distrut-
(http://pubs.acs.org/journal/ancac3), tra le prime to. Un intervento terapeutico in questo ambito
tre al mondo nell’ambito delle nanotecnologie - necessita quindi di un approccio che permetta let-
ha portato alla creazione, attraverso tecniche di teralmente di ricostruire del tessuto cerebrale che
nanotecnologia, di una neuro-protesi innovativa non esiste più, ristabilendo connessioni nervose
di natura biologica, ma progettata e sintetizzata simili a quelle che lo attraversavano in origine.
in laboratorio. Questa neuro-protesi, trapiantata a
struttura tubolare, ha supportato la rigenerazione Prossimi sviluppi
delle fibre nervose spinali e del tessuto midollare
danneggiato in un modello di danno spinale cro- Questi primi risultati aprono la strada all’utilizzo
nico. Risultato che apre una nuova via allo svilup- delle nanotecnologie per la ricostruzione del si-
po di terapie sperimentali per le persone paraple- stema nervoso centrale mediante l’uso di protesi
giche e tetraplegiche. nano-biotecnologiche. Al momento sono in fase
di sviluppo nuove protesi che combinano l’uso
La ricerca dei nano-materiali con terapie farmacologiche e,
soprattutto, cellulari mediante l’uso di cellule sta-
Nello studio si dimostra per la prima volta che, tra- minali cerebrali umane già di grado clinico, nella
piantando nelle cavità della lesione spinale delle futura prospettiva di un eventuale uso nei pazienti
protesi tubulari - delle vere e proprie guaine cilin- paraplegici. La stessa tecnica è in fase di imple-

17
M croScopio Ricerca

mentazione per sviluppare nuove bio-protesi per Dichiarazione del Prof. Angelo Vescovi, ideato-
la rigenerazione di altri tessuti quali, ad esempio, re della ricerca
pelle, cartilagine ed ossa.
Qualche dato sulle lesioni midollari in Italia e nel “I risultati della sperimentazione rappresentano
mondo. In Italia, secondo dati forniti da varie As- l’avvio di un nuovo settore di ricerca sino ad oggi
sociazioni di paraplegici, vivono circa 100.000 neppure concepibile, consentendo la ricostruzio-
mielolesi. L’epidemiologia e la letteratura scienti- ne di interi frammenti di tessuto nervoso” dichia-
fica affermano che ogni anno sul nostro territorio ra il Prof. Angelo Vescovi, ideatore della ricerca,
nazionale ci sono circa 1.200 nuovi casi di lesione scienziato di fama mondiale da sempre impegnato
midollare; ciò significa che ogni giorno, solo nel in questo settore, sia in Italia che all’estero. “Que-
nostro Paese, almeno tre persone diventano para sta è la pietra fondante di un nuovo approccio alla
o tetraplegiche. Questo dato per altro è analo- medicina rigenerativa e una svolta qualificante
go a quello di altri paesi della Comunità Europea. della ricerca di Casa Sollievo della Sofferenza, che
Ogni anno quindi vi sono circa 3 - 4 nuovi casi di opera da sempre nell’interesse del malato”.
paraplegia ogni 100.000 abitanti. Circa la metà di La ricerca è stata sviluppata da Fabrizio Gelain,
questi casi ha subito un grave trauma stradale, il uno dei cervelli rientrati dall’estero che danno lu-
10% un trauma sportivo mentre nel 20% l’origi- stro alla ricerca italiana, con importanti esperienze
ne della lesione è un infortunio sul lavoro o una in prestigiose università straniere quali il MIT di
caduta, nel 15% una malattia neurologica o altre Boston e chiamato dal Prof. Vescovi a dirigere una
cause ed infine nel 5% la causa è stata scatenata unità di ricerca presso Casa Sollievo della Soffe-
da una ferita d’arma da fuoco o da tentato suici- renza. Alla ricerca hanno collaborato l’Ospedale
dio. Nel mondo vi sono circa 2.5 milioni di per- Ca’ Granda Niguarda, l’Università degli Studi di
sone mielolese, con 130.000 nuovi pazienti ogni Milano-Bicocca, l’Istituto Casa Sollievo della Sof-
anno ferenza - Mendel, il Massachusetts Institute of
(Fonte: Medicitalia). Technology (MIT) di Boston, l’Università degli Stu-
di di Milano, la University of Alberta - Edmonton,
Chi ha finanziato la ricerca la University of California - Berkeley.

La ricerca è stata co-finanziata dall’Associazione Ufficio Stampa Università di Milano-Bicocca


per la Ricerca sulle Malattie Neurodegenerative Luigi Di Pace - luigi.dipace@unimib.it
Neurothon, dalla Fondazione Cariplo (progetto ufficio.stampa@unimib.it
“Cellule staminali neurali umane e biomateriali Ufficio Stampa Hill & Knowlton Gaia
nano strutturati per la medicina rigenerativa”) e Nicoletta Vulpetti - vulpettin@hkgaia.com
dalla Regione Lombardia tramite l’avvio del “Cen- Alessia Calvanese - calvanesea@hkgaia.com
tro di Nanomedicina ed Ingegneria dei Tessuti”. Giulio Siena - ufficiostampa@operapadrepio.it

DAL TESSUTO ADIPOSO CELLULE


STAMINALI CONTRO L’ARTROSI
Riparare la cartilagine del ginocchio attraverso una semplice iniezione:
direttamente nell’articolazione “entrano” cellule in grado di svolgere un’a-
zione riparativa e protettiva, in virtù della loro natura. Si tratta di cellule
mesenchimali, cioè cellule in grado di differenziarsi, che provengono dal

18
Ricerca M croScopio
tessuto adiposo. Su questa opportunità di cura dell’osteoartrite, comune-
mente detta artrosi, malattia degenerativa della cartilagine che ha oggi la
protesi come unica soluzione a lungo termine, lavora ADIPOA, consorzio
europeo riunito da domani all’Istituto Ortopedico Rizzoli di Bologna per
fare il punto sui risultati sinora raggiunti.


Gli studi preclinici stanno dando buoni esi- dell’Università di Montpellier con un finanziamen-
ti spiega il prof. Andrea Facchini, direttore to dell’Unione Europea di oltre 9 milioni di euro,
del Laboratorio di Immunoreumatologia e previa approvazione delle Autorità regolatorie eu-
Rigenerazione Tissutale del Rizzoli. – La scelta del ropee passerà alla fase clinica, che prevede la spe-
tessuto adiposo si conferma valida, in quanto le rimentazione con pazienti affetti da osteoartrite
cellule staminali che se ne ricavano si sono dimo- avanzata al ginocchio. “Le prospettive che questa
strate in grado di rilasciare fattori di crescita che
strada apre alla Medicina Rigenerativa nell’ambito
portano alla riparazione della cartilagine danneg-
della Reumatologia sono promettenti: si possono
giata. Inoltre stiamo verificando, in collaborazione
tradurre in un concreto miglioramento della qua-
con i partner del progetto che le produrranno, la
lità della vita di persone altrimenti costrette a for-
sicurezza delle cellule trattate: in pratica, prima di
ti limitazioni motorie oltre che a dolore cronico e
passare alla sperimentazione con i pazienti, dob-
biamo essere convinti che l’isolamento e la cre- intenso.”
scita delle cellule ricavate dal tessuto adiposo in
laboratorio non provochino danni al loro patrimo- Sara Nanni
nio genetico, rendendo il trattamento sicuro”. Una Comunicazione e Relazioni con i Media
volta appurati tutti questi aspetti, il progetto ADI- Istituto Ortopedico Rizzoli di Bologna
POA, avviato un anno fa sotto il coordinamento rizzoli.ufficiostampa@ior.it

CATTIVA COMUNICAZIONE NEI TUMORI


DIAMOCI UN TAGLIO!
REGINA ELENA: Interrompere la comunicazione tra hMena e Her2 può
ridurre l’aggressività del tumore al seno Plos-One pubblica lo studio svolto
in collaborazione con Sapienza e Istituto San Raffaele

I
l tumore alla mammella è una patologia che ratorio di Immunologia dell’Istituto Nazionale Tu-
presenta diverse varianti a livello molecolare mori Regina Elena in collaborazione con l’Univer-
che guidano l’oncologo nella scelta terapeuti- sità Sapienza di Roma e con l’Istituto San Raffaele
ca. Individuare i geni e le proteine coinvolte nello di Milano, hanno dimostrato che i tumori al seno
sviluppo dei vari tipi di carcinoma mammario e i contemporaneamente positivi per l’espressione
loro meccanismi di comunicazione aiuta ad attua- dell’oncogene Her2 e della proteina hMena, sono
re terapie sempre più mirate ed efficaci. Il team di particolarmente aggressivi. Esperimenti condot-
ricercatori coordinati da Paola Nisticò, del Labo- ti in vitro su cellule di carcinoma della mammella

19
M croScopio Ricerca

mostrano inoltre come inibendo hMena si abbia un bilità di evolvere in cancro. Ciò avviene, con molta
rallentamento della proliferazione tumorale indot- probabilità, poiché hMena regola il complesso
ta da Her2. Lo studio, in parte finanziato dall’AI- di filamenti proteici che costituiscono l’impalca-
RC, è stato recentemente pubblicato dalla rivista tura delle cellule, il così detto citoscheletro. Que-
PLos-One. I dati ottenuti non solo evidenziano il sta è una struttura molto dinamica, che control-
ruolo fondamentale di hMena nello sviluppo delle la la forma e la funzione di ogni cellula. In quelle
neoplasie mammarie, ma suggeriscono anche che cancerose, questo “scheletro mobile” cambia per
interrompendo i segnali di comunicazione mole- l’ aumentata espressione di hMena e delle sue va-
colari che intercorrono tra hMena e Her2 si possa rianti . Il gene Her-2 invece è uno degli oncogeni
arrestare la progressione tumorale. Il gene hMena, più noti e rappresenta già un importante target
identificato per la prima volta all’Istituto Regina terapeutico per il cancro alla mammella. La ri-
Elena dalla stessa Nisticò e da Francesca Di Modu- cerca pubblicata su Plos-One mostra che il 70%
gno, è assente nell’epitelio delle mammelle sane e dei tumori che esprimono Her-2 è positivo anche
compare invece nelle lesioni benigne che evolvo- alla presenza di hMena. Inoltre getta una luce sui
no in tumori. Esso si candida quindi ad essere un meccanismi che regolano l’interazione tra que-
marker di diagnosi precoce per il cancro al seno e sti due geni che vengono co-espressi proprio da
un importante target terapeutico. Per identificare quelle neoplasie del seno con l’andamento clinico
alcuni meccanismi di comunicazione che le cellu- peggiore. Lo studio è stato condotto su biopsie
le tumorali utilizzano per proliferare, stimolate da di tumori mammari presso l’IRE e ha dimostrato
segnali che provengono sia dalla cellula stessa che la co-presenza di hMena e Her2 nelle neoplasie
dal microambiente tumorale, i ricercatori hanno più gravi, suggerendo così un ruolo per hMena
studiato la cooperazione tra l’oncogene Her-2 e la nella progressione di questi particolari tumori. Per
proteina hMena nei tumori al seno. Il gene hMena suffragare i dati sono stati quindi effettuati studi
dà origine a diverse varianti proteiche che si sono in vitro utilizzando colture cellulari di carcinomi
dimostrate validi marcatori precoci di carcinoma mammari hMena e Her2 positivi. Con questi espe-
mammario, in quanto sono presenti solo nelle le- rimenti i ricercatori hanno dimostrato che silen-
sioni benigne che hanno però una elevata proba- ziando hMena è possibile inibire la proliferazione

20
Ricerca M croScopio
tumorale promossa da Her2 e da fattori di cresci- Riferimenti articolo:
ta rilasciati dal microambiente tumorale. “hMena The Cooperation between hMena Overexpression
si rivela un utile marker sia diagnostico che pro- and HER2 Signalling in Breast Cancer
gnostico,” - suggerisce Paola Nisitcò - “inoltre si Francesca Di Modugno, Marcella Mottolese, Lucia
potrebbero individuare farmaci inibitori di hMena DeMonte, Paola Trono, Michele Balsamo, Andrea
per interrompere i segnali che ne permettono la Conidi, Elisa Melucci, Irene Terrenato, Francesca
cooperazione col gene Her2, migliorando così il Belleudi, Maria Rosaria Torrisi, Massimo Alessio,
decorso clinico dei tumori al seno più aggressi- Angela Santoni, Paola Nisticò
vi. Inoltre Il ruolo di queste stutture di filamenti PLoS ONE: Research Article, published 30 Dec 2010
proteici e le loro modificazioni nei tumori rap- 10.1371/journal.pone.0015852
presentano una nuova area di ricerca che studia
i meccanismi biochimici e biomeccanici che aiu- Lorella Salce - Capo Ufficio Stampa
tano il tumore nella sua crescita. Da qui la neces- Istituto Nazionale Tumori Regina Elena
saria interazione tra biologi, bioingegneri e fisici“. Istituto Dermatologico San Gallicano - www.ifo.it

TELETHON
UN GOAL IMPORTANTE CONTRO LA RETINITE PIGMENTOSA

Ricercatori del Tigem di Napoli aprono le porte alla terapia genica contro
la più frequente malattia ereditaria della vista

R
ete segnata dai ricercatori dell’Istituto Te- e quindi tossica per l’organismo. Non serve a nulla
lethon di genetica e medicina di Napoli quindi fornire al paziente una copia del gene sano:
nei confronti della retinite pigmentosa, la bisogna invece cercare di “spegnere” quello difet-
più comune forma di cecità ereditaria: la partita toso e questo è molto più difficile».
è solo all’inizio, ma come descritto sulle pagine Da circa 10 anni scienziati di tutto il mondo stanno
della rivista scientifica EMBO Molecular Medici- provando a “mettere a tacere” geni difettosi come
ne* i ricercatori napoletani guidati da Enrico Maria questi, grazie anche all’aiuto del computer. Per far-
Surace hanno compiuto il primo passo necessario lo disegnano delle proteine artificiali, ispirate ad
per arrivare alla correzione del difetto genetico altre presenti in natura, capaci di “abbracciare” in
responsabile di questa grave malattia della vista. modo specifico i geni alterati e di impedirne l’azio-
La retinite pigmentosa colpisce circa una persona ne. Nel caso della retinite pigmentosa le cose sono
su 3000 ed è una malattia molto eterogenea, sia ancora più complicate: come spiega il ricercato-
per come si manifesta, sia per come si trasmette re del Tigem, «le forme dominanti della malattia
da una generazione all’altra. In particolare, il grup- sono circa il 35% e riguardano frequentemente il
po di Surace si è concentrato su quelle forme in cui gene della rodopsina, che può presentare almeno
basta ricevere il gene difettoso da uno dei genitori 150 diversi “errori” nella sua sequenza che si tra-
(malato a sua volta) per sviluppare la malattia. «Le ducono poi in un difetto della vista. È impensabile
malattie di questo tipo, dette a trasmissione “au- costruire altrettanti “interruttori proteici” ad hoc,
tosomica dominante”, sono molto difficili da cura- sarebbe troppo oneroso: abbiamo quindi provato
re con la terapia genica» spiega Surace, «perché a pensare a un’altra strategia».
il difetto genetico determina non l’assenza di una L’idea dei ricercatori del Tigem è stata quella di co-
proteina, ma la presenza di una proteina anomala struire un interruttore universale per il gene della

21
M croScopio Ricerca

rodopsina, capace di spegnere sia quello sano sia coltà intrinseca a essere trattate. «Potenzialmente
quello alterato, indipendentemente dal tipo di er- questo approccio potrebbe applicarsi a numerose
rore genetico. Commenta Surace: «grazie a que- altre malattie dominanti che colpiscono non solo
sta tecnologia basata su proteine “artificiali” che l’occhio, ma altri organi: penso quindi che questo
legano il Dna, siamo riusciti per la prima volta a risultato incoraggi a investire nella terapia genica
rendere inattivo il gene alterato della rodopsina di questa categoria di malattie genetiche rare, an-
nelle cellule della retina nel modello animale: il cora troppo trascurate», conclude Surace.
passaggio successivo sarà fornire, insieme all’in- * C. Mussolino, D. Sanges, E. Marrocco, C. Bonetti,
terruttore per lo spegnimento di rodopsina, an- U. Di Vicino, V. Marigo, A. Auricchio, G. Meroni, E.
che la versione sana del gene». Forti anche degli Surace, “Zinc-finger-based transcriptional repres-
importanti risultati ottenuti nella terapia genica di sion of rhodopsin in a model of dominant retinitis
un’altra malattia ereditaria della vista, l’amaurosi pigmentosa”. EMBO Molecular Medicine, 2011.
congenita di Leber, i ricercatori del Tigem contano
di proseguire su questa strada e di aprire quindi Ufficio Stampa
le porte della terapia genica anche alle malattie Comitato Telethon Fondazione Onlus
a ereditarietà dominante, che storicamente hanno Filippo degli Uberti
sempre scoraggiato gli scienziati per la loro diffi- Anna Maria Zaccheddu

InForma

IL NOSTRO ORGANISMO PRODUCE

A
OZONO lcuni ricercatori dello
Scripps ( The Scripps Rese-
arch Institute, sito in La Jol-
la in California ) hanno determinato,
sistema immunitario. Secondo gli
di Marco Nicoletti e Paolo Nicoletti

scienziati del T.S.R.I (Istituto Scripps


), si tratta di un meccanismo chimico
e biologico assai efficiente. L’ozono
clo biologico del nostro organismo,
del gas ozono che noi ben conoscia-
mo per l’odore pungente e non spia-
cevole che impregna l’aria dopo un
con una serie di esperimenti precisi, prodotto nel nostro organismo può temporale. Questo gas svolge una
che il corpo umano è in grado di pro- legarsi a diverse patologie infiamma- funzione molto importante in natu-
durre ozono e compie tale operazio- torie, e quindi questo nuovo studio ra, infatti esso si trova nella nostra
ne allo scopo di proteggersi da mi- potrebbe fornirci delle innovative atmosfera con lo scopo di assorbire
ceti e batteri. La produzione umana implicazioni atte a mettere a punto le radiazioni ultraviolette provenien-
dell’ozono deriva sia da quei partico- delle adeguate cure. Tali esperimenti ti dalla stratosfera. Si tratta di una
lari globuli bianchi denominati neu- messi a punto dai suddetti ricercatori funzione di grande rilievo, atta ad
trofili, sia dagli anticorpi del nostro hanno rinvenuto la presenza, nel ci- evitare che le radiazioni ultraviolet-
22
M croScopio
romi. Se tali piccole masse crescono
troppo in volume sono addirittura in
grado di ostruire l’arteria. I ricercato-
ri in questione sono anche arrivati a
mettere in luce che la fascia di ozono
che si trova nello strato alto dell’at-
mosfera protegge la vita di tutti sulla
terra contro i fasci di radiazioni po-
tenzialmente nocive, proprio grazie
alla funzione assorbente dell’ozono.
Mentre d’altra parte l’ozono prodot-
to dai nostri corpi potrebbe essere
anche rischioso per la nostra salute.
Infatti le malattie cardiache costitui-
scono la più comune causa di morte
nell’intero Occidente e soprattutto
te possano nuocere sia all’uomo che nora si riferisce ad alcuni lati positivi negli USA, dove nel 2000 si riscontra-
agli animali. I ricercatori in questione, dell’ozono, come ad esempio il ruo- vano ben 878.471 morti dovuti a tale
anni addietro avevano già dimostra- lo positivo esplicato nei confronti di tipo di patologie. Due scienziati del
to la capacità degli anticorpi umani di specie batteriche e fungine. Tuttavia, T.S.R.I, Lerner e Wentworth, hanno
produrre ozono ed altri ossidanti chi- gli stessi scienziati del T.S.R.I. hanno esposto sull’argomento una teoria
mici. Gli anticorpi erano stati posti in potuto constatare che, disgraziata- scientifica piuttosto seria, secondo
una specifica soluzione reattiva di os- mente, l’ozono prodotto nel nostro cui l’ozono di natura endogena è in
sigeno. Sappiamo tutti, per il grande corpo è collegato ai processi di ate- grado di peggiorare i processi col-
parlare che se ne è fatto nei Congres- rosclerosi. Mentre l’arteriosclerosi legati all’aterosclerosi, creando dei
si e su riviste di settore, che i radicali è un processo di indurimento con composti nocivi da cui si può inge-


liberi sono nient’al- nerare un rischio maggio-
tro che metaboliti re di ictus. I due scienziati,
dannosi derivanti Il nostro sistema immunitario nella nella loro ipotesi scientifi-
dall’ossigeno. E nel ca, asseriscono infatti che
caso in questione, frazione degli anticorpi e dei globuli bianchi la molecola dell’ozono
di questa soluzione neutrofili è in grado di produrre ozono. Tale sarebbe in grado di fran-
reattiva di ossigeno tumare la molecola del
che è stata impie- sostanza può proteggere il nostro organismo colesterolo situata negli
gata negli esperi-
menti del T.S.R.I.,
venivano prodotti
molti radicali liberi.
è privo di controindicazioni, essendo

da batteri e da miceti. Purtroppo l’ozono non ateromi per produrre una
anche
serie di composti tossici
che si riversa nel sangue.
A tali composti tossici e
coinvolto nei processi di aterosclerosi
Ed in tale circostan- distruttivi, rinvenuti nelle
za gli scienziati han- placche ateromatose ri-
no potuto constatare ed accertare perdita di elasticità, subìto da tutti mosse chirurgicamente dai pazienti
la capacità degli anticorpi umani di e tre gli strati dell’arteria ( intima, sofferenti di aterosclerosi, Lerner e
produrre ozono, ed anche altri ossi- ovvero a contatto del sangue, media, Wentworth hanno dato il nome di
danti chimici. Come è noto, lo scopo ossia in posizione intermedia, ed “atheronals”. Tali “ atheronals “ sareb-
di questi ossidanti chimici è quello di infine avventizia che è lo strato più bero un gruppo di composti tossici
sopprimere alcune specie batteriche. esterno dell’arteria ), l’aterosclerosi potenzialmente in grado di contribu-
La medesima equipe scientifica, di è un deragliamento metabolico che ire anche ad un discreto numero di
cui sopra, dimostrò nel 2009 che gli invece riguarda soprattutto l’intima. altre malattie. Infatti i due ricercatori
ossidanti in questione riescono ad In tale strato dell’arteria si formano ipotizzano che i predetti composti
eliminare numerose specie batteri- degli accumuli di colesterolo, che tossici siano implicati anche nella ge-
che determinando dei solchi nelle alcuni anni addietro sono stati chia- nesi del lupus, della sclerosi multipla
loro pareti cellulari. Quanto detto fi- mati dalla comunità scientifica ate- e dell’artrite reumatoide.

23
M croScopio
LE
MANDORLE
POSSONO CONTRIBUIRE ALLA PREVENZIONE DEL
DIABETE DI TIPO 2?
di Marco Nicoletti e Paolo Nicoletti

I
l diabete di tipo 1, come è noto, è tori hanno riferito è stato indicato Odontoiatria del New Jersey ha ri-
quello che ha bisogno dell’insu- nella maggior sensibilità. All’insu- tenuto di avere effettuato un passo
lina per essere curato. Mentre il lina secreta dal nostro organismo, in avanti per un trattamento efficace
diabete di tipo 2 viene curato solita- sensibilità dimostrata nel gruppo di nei riguardi di alcune malattie cro-
mente con gli ipoglicemizzanti orali, pazienti che avevano assunto co- niche (diabete non insulinico, alcu-
oppure con la dieta o con entrambi. stantemente le mandorle nella die- ne malattie cardiovascolari come la
Ed è proprio rispetto a quest’ultima ta quotidiana. In tali pazienti, infatti, trombosi, l’ ictus, etc. etc. ) nell’ otti-
patologia che la suddetta Università non aumentava la quantità di insu-
ca di una valida prevenzione a lungo
del New Jersey ha rivolto con mag- lina prodotta nell’organismo, ma
termine. Per questo essi si propon-
giore concentrazione gli ultimi studi bensì diventava maggiore l’efficacia
gono degli studi ancora più appro-
inerenti dieta ed alimentazione ar- di tale ormone. E ciò per il fatto che
fonditi sul metabolismo e sull’ali-
ricchiti con le mandorle. Va premes- l’organismo umano, nutrito anche di
mentazione, proprio per la possibili-
so che già in passato si erano avuti mandorle, aumentava la sua sensibi-
tà di prevenire queste malattie a ca-
studi e ricerche che già sembravano lità all’insulina. Inoltre il gruppo di ri-
suggerire il fatto che le mandorle po- cercatori dell’Università del N. Jersey rattere cronico, allontanando la pro-
tessero addirittura influire sulla sen- ha messo in luce, nei pazienti con babilità di doverle invece curare. Le
sibilità dell ‘ organismo nei riguardi alimentazione arricchita con man- mandorle, oltre alla loro ricchezza in
dell’ insulina. Secondo questi studi le dorle, anche un livello di colesterolo proteine, contengono anche un’ alta
mandorle avrebbero dovuto essere LdL decisamente più basso, anche in concentrazione di tocoferolo (Vita-
intese come un possibile alleato con- fase di pre-diabete. Tornando ora ai mina E ), di cui sono ben conosciute
tro il diabete. Va anche rammentato ricercatori del N. Jersey, essi avreb- le proprietà antiossidanti. E conten-
come dato acquisito che un uso mo- bero accertato che 16 settimane di gono anche delle fibre solubili che
derato di frutta secca, soprattutto consumo continuato di mandorle, riducono colesterolo e glicemia. E’
noci e pistacchi, si sapeva in grado di oppure un loro utilizzo regolare, opportuno rilevare che la ricchezza
conferire un aiuto sostanziale in gra- potrebbero addirittura prevenire il in proteine delle mandorle è para-
do di prevenire diverse malattie. Vari rischio di malattie cardiovascolari. gonabile, percentualmente, a quella
studi avevano intravisto relazioni tra Sembra quindi tornare utile un’altra della carne. Le mandorle contengo-
un ‘ alimentazione a base di noci e precisazione: i pazienti oggetto del
no molti acidi grassi monoinsaturi
discreti miglioramenti del diabete suddetto studio erano stati divisi
(che oscillano, come percentuale,
di tipo 2. Proprio nei confronti del in due gruppi, ed a tutti e due era
da un terzo alla metà della quantità
diabete di tipo 2 (che abbiamo visto stato raccomandato di consumare
globale contenuta in questo frutto),
essere non insulinico), la predetta una data quota di carboidrati. Uno
mentre, ad esempio, le noci conten-
Università del N. Jersey ha condotto dei due gruppi assumeva anche le
gono molti acidi grassi polinsaturi
uno studio in grado di verificare le mandorle, e l’altro gruppo non le as-
variazioni di sensibilità nei riguardi sumeva. Ebbene, coloro che insieme (circa la metà), ed un 9% di omega-3.
dell’ insulina in seguito all’assunzio- ai carboidrati assumevano anche le Le mandorle contengono infine ar-
ne di mandorle. Il gruppo di ricerca- mandorle si erano autoridotti spon- ginina, che costituisce un aminoa-
tori che hanno condotto tale ricerca taneamente il consumo dei carboi- cido precursore dell’ acido nitrico,
si era subito orientato verso la possi- drati, perché ritenevano di averne un molecola con effetto vasodilatatore,
bilità di prevenire il diabete di tipo 2. bisogno minore. Il gruppo di Ricer- che rappresenta un possibile fattore
Il primo dato positivo che i Ricerca- catori dell’ Università di Medicina e protettivo per il cuore.
24
M croScopio
ali, di olio d’oliva vergine o extra- nell’organismo a partire dall’acido
continua da pag. 7 vergine e di una piccola quantità linolenico. Gli acidi linolenico e li-
di formaggio e yogurt magri. Altri noleico, sono acidi grassi essenziali,
persone sin dalla nascita o, comun-
alimenti, invece, non sono da con- cioè il nostro organismo non è in
que, sin dalla tenera età; significa,
sumare tutti i giorni, ma solo alcu- grado di sintetizzarli, ma devono
per esempio, da parte delle madri,
ne volte durante la settimana (ad essere introdotti con la dieta. L’a-
modificare l’abitudine in base alla
esempio, evitare troppa carne ros- cido linolenico, è contenuto in ali-
quale si giudica sano il bambino
sa). Per quanto riguarda l’alcol, è menti come i legumi, le noci, l’olio
quando è grasso e malato quando è
dimostrato che il vino rosso aumen- di soia, ecc. Una volta assunto viene
magro. In questo caso, infatti, è vero
ta il colesterolo HDL e attraverso il trasformato nell’organismo in EPA
il contrario: il bambino normopeso
suo potere antiossidante si oppone e DHA. Il contenuto esatto di un
sta sicuramente meglio del bambi-
all’aterosclerosi, pertanto un sano olio di pesce varia in funzione della
no sovrappeso. Si tratta, pertanto,
bicchiere di vino rosso è di benefi- sua origine, che può essere il solo
di diffondere un altro tipo di cultura
cio, mentre è da sconsigliarne for- fegato o tutto il pesce. 10 ml di un
a livello delle famiglie, e anche del-
temente l’abuso. Nel caso di elevati olio ricavato dal fegato di merluz-
le scuole. Strategia di popolazione
significa, quindi, alimentazione sana valori pressori, ridurre il consumo di zo, ippoglosso o squalo, di solito
e attività fisica. Il secondo livello sodio evitando il sale a tavola e in contiene circa 2 g di acidi grassi
d’intervento preventivo è quello cucina e privilegiando alimenti fre- omega 3. Gli acidi grassi omega-3
che mira a identificare i soggetti ad schi o surgelati senza sale. sono in grado di modificare la ten-
alto rischio, grazie anche alle carte L’interesse nei confronti dell’olio denza delle piastrine ad aggregare;
del rischio. Il terzo livello d’inter- di pesce è nato principalmente da ciò si traduce in una riduzione del
vento riguarda, invece, la preven- osservazioni di carattere epidemio- rischio di formazione di trombi. In
zione secondaria, ossia evitare che, logico: la bassa mortalità per ma- base agli studi effettuati in vitro e in
in un soggetto con angina, infarto lattie cardiovascolari riscontrata fra vivo, le azioni biologiche degli acidi
o ictus pregressi, l’episodio possa gli Eskimesi e i Giapponesi è stata grassi omega-3 vanno tuttavia ben
ripetersi. A questo scopo, la Società messa in relazione alla loro alimen- oltre l’effetto antiaggregante; inter-
Europea di Cardiologia ha messo in tazione, comparabile in termini di vengono infatti in molteplici mec-
atto tutta una serie di suggerimenti, consumo di grassi a quella degli canismi, responsabili del processo
per la famiglia e per la comunità, fi- europei o dei nordamericani, ma di aterosclerosi, della diminuzione
nalizzati a migliorare lo stile di vita. particolarmente ricca di acidi grassi della pressione arteriosa, dell’ef-
In questo senso, ad esempio, stan- poliinsaturi omega-3 di cui sono ric- fetto antiaritmico, ipocolesterole-
no nascendo in Europa, come anche chi i pesci che vivono nelle coste del mizzante e ipotrigliceridemizzante.
in Italia, per iniziativa del Ministe- Giappone e della Groenlandia. L ‘importanza sotto il profilo bio-
ro della Salute, dei centri antifumo Da questa osservazione, a partire logico e fisiologico di un adeguato
dove i soggetti ricevono anche un dagli anni ‘70, si sono via via mol- apporto nell’uomo di acidi grassi
supporto psicologico onde evita- tiplicati gli studi clinici volti a stabi- omega-3 non ha ormai bisogno di
re che, una volta smesso di fuma- lire il ruolo di questi alimenti nella ulteriori conferme.
re, riprendano l’abitudine. Inoltre, è prevenzione di alcune patologie, L’interesse su queste sostanze si è
stato posto il divieto di fumare negli soprattutto quelle a carico dell’ap- espanso per accertare quale sia il
aeroporti e sugli aerei, nelle stazioni parato cardiocircolatorio. Le carni di loro possibile ruolo nel preveni-
ferroviarie e sui treni, negli uffici e alcuni pesci sono particolarmente re l’aterosclerosi, riducendo così la
nei locali pubblici. ricche di due sostanze, l’EPA (acido morbilità/mortalità per patologie
eicosapentaenoico) e il DHA (acido cardiovascolari. L’azione farmacolo-
Interventi sullo stile di vita docosaesaenoico) particolari aci- gica più studiata inizialmente è sta-
Per quanto riguarda l’alimentazio- di grassi (detti omega-3) che sono ta la capacità di ridurre i trigliceridi.
ne, la dieta mediterranea è la mi- responsabili di una serie di reazioni Altre ricerche hanno evidenziato un
gliore possibile ai fini della preven- biologiche e fisiologiche che spie- vasto ambito di proprietà, tutte po-
zione delle malattie cardiovascolari gano, in parte, l’importanza di que- tenzialmente utili nella prevenzione
(MCV), perché suggerisce il giusto sto alimento nella prevenzione delle cardiovascolare, quali l’effetto an-
consumo quotidiano di pasta e di malattie cardiovascolari. titrombotico, antiaterosclerotico e
pane, di abbondanti quantità di L’EPA e il DHA, seppure in quantità antinfiammatorio.
frutta e verdura, di legumi e cere- modesta, si formano normalmente Gli acidi grassi omega-3 sono con-
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M croScopio

tenuti principalmente nel pesce (grassi di origine animale). di co-morbilità In base a tali linee-
grasso (salmone, tonno e pesce az- Un altro aspetto importante guida, ad esempio, un soggetto con
zurro, come sgombri, sardine, arin- nell’ambito della prevenzione car- livelli pressori praticamente norma-
ghe). In genere una dieta varia ed diovascolare riguarda l’attività fisi- li (130-139/85-89 mmHg), ma che
equilibrata, che comprenda 2 o 3 ca. Ogni incremento dell’attività presenta altri fattori di rischio e ha
pasti alla settimana a base di pesce, fisica si traduce in un beneficio per una comorbilità, è già un soggetto
riesce a soddisfare appieno le esi- la salute. Trenta minuti al giorno di ad alto rischio; così come un sog-
genze dell’organismo. In alcuni casi, esercizio moderatamente intenso getto con livelli pressori di 180/110
tuttavia, qualora la dieta e l’elimina- riducono il rischio globale e aumen- mmHg, anche in assenza di altri
zione dei fattori di rischio fallisca- tano il benessere fisico. fattori, è un soggetto ad alto ri-
no, si può ricorrere agli integratori schio. La decisione di iniziare un
dietetici di omega-3. In questi pre- Interventi farmacologici trattamento farmacologico dipen-
parati la quantità di omega-3 varia Per quanto riguarda gli interventi de non solo dal livello di pressione
da un prodotto all’altro: le confe- farmacologici, nel caso dell’iperten- arteriosa, ma anche dal rischio car-
zioni riportano tuttavia il contenuto sione arteriosa, le linee-guida del- diovascolare totale. L’obiettivo pri-
di acidi grassi per ogni capsula e il la Società Europa dell’Ipertensione mario del trattamento del paziente
numero di capsule da assumere al Arteriosa, messe a punto nel 2003 iperteso è di conseguire la massima
giorno, la dose giornaliera consi- e aggiornate nel 2007, in collabora- riduzione del rischio di morbilità e
gliata varia da 0,9 a 2,5 g di ome- zione con la Società Europea di Car- mortalità cardiovascolare globale
ga-3 (1-3 capsule). Un aspetto rile- diologia, danno una graduazione a lungo termine. Questo richiede
vante, che spesso viene dimentica- del rischio cardiovascolare globale il trattamento di tutti i fattori di ri-
to, è che questa integrazione serve del soggetto iperteso in rapporto schio reversibili identificati. In tutti i
ben a poco in una dieta che mantie- al numero dei fattori di rischio as- pazienti ipertesi eleggibili al tratta-
ne inalterato il contenuto totale di sociati alla presenza o all’assenza di mento farmacologico, la pressione
grassi e, soprattutto, di grassi saturi diabete e alla presenza o assenza arteriosa dovrebbe essere ridotta a
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M croScopio
valori < 140/90 mmHg. Nei diabetici LDL < 100 mg%; quelli invece a rischio che quest’ultimo deve raggiunge-
e nei pazienti con MCV clinicamente altissimo dovrebbero probabilmen- re un target di colesterolo LDL <
nota, il trattamento antiipertensivo te avere un target di colesterolo 100 mg%. D’altro canto, con qua-
deve essere più aggressivo, miran- LDL < 70 mg%. Relativamente al lunque farmaco si tratti il paziente
do a valori <130/80 mmHg, se fat- trattamento aggressivo, si deve con- diabetico, esso dà risultati migliori
tibile. Per quanto riguarda il tratta- siderare un altro fattore di rischio: il rispetto al non diabetico. Questo
mento dell’ipercolesterolemia, al di diabete. Già lo studio UKPDS osser-
dicasi per le statine, così come per
là delle carte del rischio, è piutto- vava che il trattamento aggressivo
i farmaci anti-ipertensivi e i farma-
sto semplice e pratico utilizzare le della glicemia dava, sicuramen-
ci anti-aggreganti piastrinici. Ad
raccomandazioni del NCEP-ATP-III. te, un vantaggio; soprattutto
esempio, nello studio CAPRIE, nel
Lo schema dell’ATP-III ci suggerisce quando la glicemia veniva norma-
lizzata, nei diabetici di tipo II, con sottogruppo dei diabetici, i risultati
che: nei soggetti con 0 o 1 fattore
di rischio, i livelli auspicabili di co- l’impiego della metformina. Infat- sono stati migliori rispetto a quelli
lesterolo LDL dovrebbero essere < ti, lo studio UKPDS ha dimostrato
160 mg%; nei pazienti con più di 2 che, una riduzione dell’1% di emo-
fattori di rischio, il livello auspicabi- globi- na glicosilata,
le dovrebbe essere < 130 mg%; nei equiva- le a una ri-
pazienti che hanno avuto un infarto duzio- ne dell’1%
o che hanno quella che è denomi- di com-
nata “malattia CHD equivalente”, plican-
cioè arteriopatia periferica sinto- ze macro
matica, carotidopatia sintomatica e microva-
(TIA o ictus) o diabete, il colestero- scolari nel dia-
lo LDL dovrebbe essere inferiore a betico di tipo II.
100 mg%. Lo studio PROVE-IT, per Lo studio STENO 2, pubblicato
la prima volta, ha dimostrato che nel 2003 sul New England Journal
pazienti con sindrome coronaria of Medicine, mostra quanto possa
acuta trattati, nei primissimi gior- essere importante, inoltre, il trat-
ni dopo l’evento, con un dosaggio tamento aggressivo di tutti i fat-
aggressivo d’atorvastatina, vanno tori di rischio presenti nel paziente
incontro ad una riduzione di even- diabetico. In questo caso, un grup-
ti maggiore rispetto a quelli trattati po è stato trattato in maniera con-
non aggressivamente. I risultati del- venzionale (tutti i fattori di rischio
lo studio PROVE-IT sono stati con- trattati, ma non in maniera partico-
fermati da un altro studio, A-to-Z larmente aggressiva) e un gruppo
Alla luce di questi due studi, Grun- in maniera aggressiva (tutti i fattori
dy hanno aggiornato le linee-guida trattati più aggressivamente). Alla
del NECP-ATPIII, con la raccoman- fine di un periodo di osservazione
dazione di ridefinire un opportuno di 7 anni, il gruppo trattato in ma-
livello di target di colesterolo LDL > niera aggressiva aveva il 50% in
70 mg% nei pazienti con sindrome meno di eventi rispetto al grup-
coronarica acuta e nei pazienti ad po trattato in maniera tradizio-
altissimo rischio. Nonostante la co- nale. Le conclusioni dello studio
munità scientifica stia ancora discu- STENO 2 sono che i diabetici
tendo, le implicazioni di questi ulti- vanno trattati in maniera ag-
mi studi sono che i pazienti con un gressiva, soprattutto se diabetici
rischio moderato dovrebbero avere di tipo II, con microalbuminuria.
un goal di colesterolo LDL inferiore L’American Diabetes Associa-
a 130 mg%, con l’obiettivo even- tion ha messo in evidenza
tualmente di avvicinarsi ai 100 mg; una ulteriore priorità, ormai
i pazienti ad alto rischio dovreb- condivisa, nel trattamento
bero avere un target di colesterolo del paziente diabetico e cioè
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M croScopio
relativi ai pazienti non diabetici. of coronary
Se si considerano gli studi fatti con heart disea-
statine, mediamente nella popo- se and stroke:
lazione generale la riduzione degli prospective stu-
eventi è del 30%, mentre nei diabe- dy with cotinine
tici, in particolare nello studio 4S, measurement.
si arriva addirittura a una riduzione BMJ 2004; 329:
del 57%. Pertanto, trattare il cole- 200-5.
sterolo nel diabetico paga in termini Norhammar AM,
di riduzione degli eventi cardiova- Ryden L, Malmberg
scolari e di riduzione della morta- K. Admission plasma
lità. Questi risultati sono stati con- glucose. Independent risk
fermati dallo studio CARDS, dove si factor for long-term pro-
è ottenuta una riduzione del 37% gnosis after myocar-
dell’end-point primario complessi- dial infarction even
vo in pazienti diabetici trattati con in non diabetic pa-
atorvastatina per meno di tre anni. tients. Diabetes Care
1999; 22: 1827-31.
Conclusioni Expert Panel on detec-
Oggi disponiamo delle conoscenze tion, evaluation and tre-
fisiopatologiche dei processi che atment of high blo-
danno origine all’aterosclerosi. E od cholesterol Colhoun HM, Betterid-
abbiamo inoltre a disposizione i ri- in adults. Exe- ge DJ, Durrington PN,
sultati di grandi trial clinici che han- cutivy summa- et al., CARDS investiga-
no permesso di stilare linee-guida ry of the third tors. Primary prevention
efficaci, ma, ovviamente, dobbiamo report of the Na- of cardiovascular disease
imparare a prenderle in considera- tional Cholesterol Education with atorvastatin in type
zione e ad applicarle correttamen- Program. Jama 2001; 285: 2486- 2 diabetes in the Collabora-
te per evitare che le conclusioni a 97. tive Atorvastatin Diabetes Study
cui giunge la ricerca, giorno dopo Cannon CP, Braunwald E, McCabe (CARDS): multicenter randomised
giorno, siano vanificate. È necessa- CH, et al. PROVE-IT Study. N Engl placebo-controlled trial. Lancet
rio, inoltre, un grande impegno a J Med 2004; 350: 1495-504. 2004; 364: 685-96.
livello delle famiglie, della scuola e De Lemos JA, Blazing MA, Wi- Nestel P.J. Fish oil and cardiova-
dei medici per quanto riguarda la viott SD, et al. Early intensive vs scular disease: lipids and arterial
prevenzione primaria e secondaria. a delayed conservative simvasta- function. Am J Clin Nutr 2000; 71
Soltanto se saremo in grado di agire tin strategy in patients with acute (suppl): 228S-31S
a tutti i livelli, formando nei cittadini coronary syndromes – Phase Z of Keefe J.H. et Harris W. S. From
la cultura del “viver sano”, riuscire- the A to Z Trial. JAMA 2004; 292: inuit to implementation: omega
mo a fare una corretta prevenzione 1307-16. 3 fatty acids come of age. Mayo
diminuendo la mortalità per MCV e Grundy SM, Cleeman JI, Bairey Clin Proc 2000; 75: 607-614
migliorando la qualità di vita. Merz CN, et al. Implications of Connor W.E. Importance of n-3
recent clinical trials for the Na- fatty acids in health and disease.
Bibliografia tional Cholesterol Education Pro- Am J Clin Nutr 2000; 71 (suppl):
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