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Introduzione -

Da molto tempo la moneta, in gran parte del mondo, è


considerata un fattore di progresso nello sviluppo sociale.
Ma, tanto più con il progresso tecnologico, essa è stata in
grande parte utilizzata - o per meglio dire abusata - per
alimentare una progressiva disparità sociale. Dunque ciò che
è stato definito progresso non si è identificato con
l’affermazione di una convivenza paritaria nell’ambito della
comunità, bensì in contrasto a questa, con l’affermazione
del dominio sociale.
La moneta ha segnato il passaggio dall’uso del baratto tra
beni primari alla mercificazione di questi, dando loro un
valore che permettesse di accumulare denaro per
incrementare il mercato, alimentando nuova accumulazione
a scopo di profitto. Inevitabilmente questo ha prodotto
dapprima una disparità tra persone, ovvero tra chi praticava
l’accumulo e chi no, poi tra gruppi di persone e in seguito
tra interi raggruppamenti, che definiamo classi sociali. Una
disparità economica che si è tradotta in dominio della
“classe in grado di accumulare” per conservare la posizione
acquisita. Il dominio sociale si è perpetrato per tutta la storia
fino ad oggi.

Questa osservazione non è determinata da convinzioni


anarchiche o desiderio di anarchia, e tanto meno da un
principio individualistico, del resto spesso accostato
all’anarchia; per di più il concetto di “individualismo” è
intrinseco a quello di “sociale”, nozione già enucleata nel
pensiero greco e declinata nelle costruzioni sociali della
Cina e in generale dell’Estremo Oriente.
Non lo è perché la definizione di anarchia include
l’abolizione di un ordine eterodiretto, di un governo al
vertice della piramide sociale. Ma è comunque una
costruzione sociale, perciò intrinsecamente non paritaria.
Qui stiamo invece facendo un lungo passo indietro di più di
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50.000 anni, ben prima del concepimento di una costruzione
sociale e, di conseguenza, della sua definizione. Stiamo
parlando di convivenza paritaria.

Il linguaggio è di per sé legato alla costruzione sociale, le


nostre espressioni verbali sono frutto del condizionamento
sociale. L’ordine sociale ha bisogno della sua
rappresentazione verbale per definirsi, mentre la convivenza
presociale si accontentava dell’intesa tra soggetti viventi ed
espressioni comprensibili. Per questo motivo ha subito
l’abuso sociale.

“Ciò che si definisce si impetra”, dice il detto, e la


definizione diventa la nostra prigione, ovvero il mezzo per
l’abuso che la società esercita su di noi. L’umanità è
l’artefice di un abuso perpetrato a se stessa nel momento in
cui si è aggregata in gruppi sociali internamente omogenei
ma in contrasto con gli altri. Finché lo scambio tra gruppi si
è svolto tra diversità confrontabili questo ordine ha retto.
Con l’introduzione del concetto di valore, determinato dal
denaro, inevitabilmente, si è creato il conflitto. La
classificazione si è estesa al linguaggio, separando l’erudito
dal volgare, utilizzandolo come mezzo di dominio.

Già i diversi valori spirituali presagivano conflitti di


espansione. Ma l’introduzione di valori materiali ha creato
conflitti più estesi e non dominabili con l’idea di parità, dal
momento che il valore attribuito ai diversi beni materiali
non era paritario. Allo stesso modo anche il possesso
territoriale non lo è più stato, per ovvi fattori: la loro diversa
collocazione, il diverso clima, le diverse risorse naturali. La
diversità materiale ha implicato valori non più paritari.
Immaginiamo i valori attribuiti all’oro e al piombo, per
esempio. Questo sviluppo ha imposto conflitti sempre più
estesi, che hanno avuto come conseguenza l’aggregazione di
soggetti dominanti che hanno concepito e costruito una
società retta sul dominio.
Accanto a questo, determinante è stata l’attribuzione di un
valore anche a concezioni astratte, come la religione.
Attribuire un valore significa già considerare in modo
diverso non solo beni ma anche idee; un passo che ha
contribuito in modo decisivo a travolgere la convivenza
sociale paritaria prima esistente.
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Il concetto di moneta non poteva costituire un motivo di
parità. La moneta predisponeva la conservazione tramite
l’accumulo. Coloro che accumulavano moneta entravano in
possesso di un vantaggio, a differenza della merce che non
poteva essere accumulata per mancanza di tecnologie di
conservazione.
Il valore intrinseco della merce o di un materiale a uso di
scambio o baratto non poteva acquisire un valore
conservabile, né uno ideale né astratto. La merce acquisiva
il suo valore attraverso l’immediato uso che se ne faceva.
L’uovo, per dire, acquisiva il suo valore di scambio nel
momento in cui veniva barattato con una pietra fermacarte.

Attribuire un valore ha significato quando si separa il bene


dal valore d’uso, attribuendo a un qualsiasi oggetto di
consumo una valenza futura che induce all’accumulo per un
uso posposto nel tempo. Un passo che ha costituito la
disparità a cui abbiamo già accennato.
Attribuire alla moneta un valore stabile ha permesso
l’attribuzione di un diverso valore a oggetti di uso,
consumo, a terreni e altro, variabile in base al bisogno. La
disparità sociale che ne è derivata è alla radice del modo in
cui si è sviluppata la civiltà e, per di più, è esponenziale,
ovvero è tanto più grande quanto più è vasta l’espansione
sociale.
A posteriori considerare questi eventi come un progresso
senza riconsiderare il concetto di parità, base di
un’espansione sociale umana armonica, è il crimine che si è
commesso con l’evoluzione sociale. La struttura gerarchica
peraltro è solo una conseguenza “collaterale”.

I grandi condottieri, i grandi imperi, non poterono esimersi


dal commettere crimini contro l’umanità, cosi così come
non lo possono i nostri presidenti di governo o di Stato, o gli
stessi parlamentari, volenti o nolenti. Anche quando
pensano di legiferare per l’ordine sociale. Perché
l’evoluzione sociale è di per sé il crimine contro l’umanità
in quanto portatrice di disparità.
Quando si tenta di introdurre la parità per gruppi sociali
discriminati come omosessuali, donne e gruppi etnici o
religiosi, si mette in luce il paradosso del “cammino della
civiltà”; un’assurdità che viene accettata, o dialetticamente
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propagata, come conquista sociale e/o civile quando, invece,
dovrebbe essere un campanello d’allarme: il fatto stesso di
dover introdurre il concetto di parità tra esseri umani è un
inganno determinato da una struttura sociale gerarchica
basata sul divide et impera.
Lo stesso vale per le correnti socio-politiche nate per
affermare la parità tra le classi, o tra le minoranze, o tra i
generi e via dicendo. Tutti segni inequivocabili della
perversione che lo strutturarsi societario ha portato con sé.
E non va sottovalutato che molti scritti, ancora oggi,
definiscono questo sviluppo sociale un progresso umano.
Ancora oggi Governi e Stati si affannano a nel redigere
Carte o a costruire strutture per la riaffermazione dei diritti
umani (la CEDU o la Corte di Strasburgo, per citare due
esempi illustri), senza minimamente considerare il
paradosso che si è formulato.

Scrivo questo per stroncare qualsiasi discorso teso a


sostenere che lo sviluppo sociale è un progresso. Se si parla
di questo in termini astratti è una dialettica accademica, ma
dal punto di vista umano è di per sé già un crimine voler
trovare una consistenza umana nella struttura sociale.

La sostanza è che l’umanità non è adatta a vivere su questo


Pianeta.
Lo stesso concetto di crimine è ancorato alla struttura
sociale, nonostante si presti a una controversia. Uso il
concetto “crimine” per la facilità con cui può essere
compreso. La struttura sociale è una creazione umana.
Senza l’umanità non esisterebbe una struttura sociale e una
civiltà umana. Ma, data per errata questa civiltà, essa
rappresenta soltanto un atto criminale verso se stessa, e in
quanto tale verso il Pianeta.

Questo testo ha ricevuto molte critiche, ma ad esse obietto


che sono poco riflettute, perché non considerano che la
cultura gode di un’attenzione infima da parte dei governi -
cioè dagli uomini che governano le strutture sociali- a
differenza degli armamenti, per dirne una, ma anche di tutta
la produzione superflua, non necessaria, all’essenza del
vivere umano, ma soltanto all’apparenza, che è l’aspetto
determinante in ambito sociale. Cose che ricevono
investimenti massicci, mentre la cultura muore di fame.
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Capi di Stato, Re, Imperatori in passato, persino con governi
totalitari, hanno dedicato all’arte in generale molte più
risorse di quanto i governi di oggi dedicano alla cultura. Che
significa anche architettura, e infrastrutture, di cui i governi
di oggi e le popolazioni godono beneficiano ancora. Da qui
è facile comprendere che più si evolve il sistema sociale più
si innesca il regresso culturale, e con esso il disprezzo verso
la vita umana. Oggi la cultura gode di attenzione soltanto se
può essere monetizzata. Altrimenti, che si produca cultura
rimane un fatto da tenere ai margini, e per lo più invisibile.
Questioni discusse continuamente senza che inducano un
cambiamento.
Perfino conquiste della mente umana, come l’astrazione
della psicologia, godono di attenzione sul piano individuale
dal momento che godono hanno di un riscontro monetario,
mentre sul piano sociale la psicologia viene usata contro
l’essere umano come strumento di controllo sociale. Anche
in questo caso, parlarne non provoca nessuna conseguenza
pratica per l’essere umano.
In sostanza, che tutto l’operato della mente umana abbia un
senso solo in quanto monetizzabile, che si tratti di scienza,
di arte o di fabbisogno quotidiano, è ormai “socialmente”
accettato.

Ma l’evoluzione sociale si sta spingendo oltre ogni limite.


Addirittura la salute viene monetizzata. La sanità
nell’ambito del “welfare”, o del “far bene” sociale, ha
trasformato la selezione naturale in selezione sociale. Con
l’istituzione della “sanità”, come servizio sociale, viene fatta
una selezione sociale attraverso il costo delle cure,
l’industria dei farmaci e, certamente, anche con il costo del
ricovero ospedaliero o in clinica. Inevitabilmente il costo
proibitivo determina una selezione sociale tra le persone che
si possono curare e quelle che non possono affrontare il
costo.
Un aspetto analogo riguarda l’accesso all’istruzione o al
lavoro o ad un impiego in ambito culturale.

In sostanza tutte le iniziative volte a migliorare la precarietà


dell’essere umano nella società sono fallite, peggiorando lo
stato precario di tutti quelli che non godono di qualche
privilegio. Che talvolta può essere anche un dono della
natura, per esempio il talento nel canto o nello sport, o più
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semplicemente una bellezza singolare o altri doni che
spiccano per essere fuori dal comune, cosa di cui fa parte
anche avere le conoscenze giuste. Sono infinite le
variazioni, ma rimangono, certo, aspetti singolari in questa
costruzione del sociale. Aspetti che contribuiscono a
rendere possibile l’idea che tutto è possibile. Per dirla in
modo più cattivo: anche un idiota può diventare Presidente
degli Stati Uniti d’America.

Con questa osservazione torno a una tematica già affrontata.


Se un giornalista pretende per ragioni venali di essere
considerato artista, e un manovale capace di costruire un
arco con mattoni in grado di reggere un solaio, non può
vantare la pretesa di essere maggiormente considerato,
allora non si è riflettuto sui veri valori sociali o questi sono
proprio sbagliati, e perciò da correggere. Tanto più se questo
accade in un’azienda pubblica retta dalle tasse dei cittadini,
e ancor più, da quei cittadini che regolarmente le pagano.
Essenziale da aggiungere è che il tal giornalista non sarebbe
in grado di costruire una cupola per un forno a legna, ma il
manovale, con molta probabilità, sarebbe in grado di fare
domande a ospiti illustri senza bisogno che queste siano
state preparate.

Questa società ha bisogno che si infierisca su alcuni aspetti


banali che fanno parte della quotidianità. Ma, in
conclusione, non serve a niente infierire sulla banalità di
questa costruzione sociale. In tanti molti hanno tentato di
fare ordine per secoli, e con una capacità superiore alla mia.
A questo aggiungo, quanto non si sia compreso, che più ci si
affida a una tecnologia sofisticata più aumenta la possibilità
di malfunzionamento. La tecnologia è e rimane una
stampella e non sostituisce l’andamento evolutivo. Essa
costituisce soltanto un sostegno più raffinato non
compatibile con il Pianeta Terra, che, perciò, prima o poi, se
ne disfarà insieme al suo creatore, sostituendolo con un
essere più idoneo al Pianeta stesso. La Terra non è un essere
pensante, ma un organismo che ha bisogno di altri
organismi che riescano a produrre una simbiosi tra di loro.
L’essere umano ha dimostrato di non essere in grado di
corrispondere a un tale scopo.

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Se questi non sono argomenti contro le critiche che riceve il
mio testo mi chiedo a quale deriva sociale dobbiamo
ancora soccombere per comprendere che l’evolversi della
struttura economico-sociale non è un progresso. Dov’è il
progresso se per ammissione del Fondo Monetario
Internazionale il 2% possiede il 98% della ricchezza? A
mio parere l’Uomo, quando ha intrapreso la strada dello
sviluppo economico-sociale, che conosciamo, ha totalmente
deragliato dal suo vero sviluppo e frainteso la sua presenza
su questo Pianeta.
Con l’apparizione del digitale e la gestione algoritmica della
società civile (e non è necessario aver ascoltato persone
come Norbert Wiener ed altri) l’uomo ha derogato
dall’autotutela senza avere coscienza di ciò che ha avviato, e
perciò con conseguenze imprevedibili. Ma già oggi
inaccettabili.

Riflettendoci, rimane soltanto questa conclusione: il genere


animale e tutta la natura, cioè flora e fauna, non derogano
dall’intenzione di vivere, mentre il genere animale Uomo
crede di voler essere. Questa è in sostanza la differenza che
la struttura sociale ha prodotto (uso apposta il termine
“credere”). Il genere umano non ha compreso niente e si
affida all’idea di credere nonostante le tante indicazioni che
la sua mente è stata in grado di fornirgli, inclusa la speranza
di poter cambiare le cose sul piano sociale.
L’Occidente si aggrappa alla filosofia greca, più che altro
empirica, ed elabora una filosofia astratta alla ricerca di un
Dio presupposto (creatore) in grado di sostituire una
testimonianza scientifica, ancora basata su ipotesi,
dell’origine della Terra e ancor più dell’Universo. La
religione ha reso inevitabile l’adeguarsi ad una morale,
qualunque essa fosse, adattando, di conseguenza, anche la
propria legislazione. Questa ingerenza ha contribuito alla
strutturazione sociale in modo determinante. Come risultato
collaterale, più recentemente, nel campo della psicologia,
Freud ha avuto la possibilità di formulare la sua teoria sulla
sessualità creando una patologia che non avrebbe ragione di
essere, se si pensa che naturalmente il sesso può essere
praticato anche senza la volontà di procreare.
Il desiderio sessuale è un risvolto piacevole delle enormi
difficoltà che la vita ci presenta, rendendola più sopportabile
per i doveri poco gratificanti, anche per una sopravvivenza
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fisica e neuronica della mente; un elemento biologico della
nostra vita su questo Pianeta. Freud, con la sua teoria sulla
sessualità, ha dato una mano alla struttura sociale basata sul
controllo di massa. Ed ha fatto di un aspetto umano, non
monetizzabile, un altro campo di mercificazione,
eliminando un’altra fetta di libertà e sostituendosi a
religione e altre credenze morali del passato. Certamente
non ha aiutato l’essere umano a godersi una piacevole
esistenza. Come i suoi predecessori e i suoi discepoli. Tutta
la psicologia serve esclusivamente alla gestione del
comportamento sociale e per questo dovrebbe essere abolita.
La psicologia è umanamente un paradosso.
Rispetto al punto di partenza, “Manifesto contro Facebook”,
mi sono venuti tanti pensieri in mente e molti ne ho persi in
questi anni di scrittura andata, come si dice, fuori dal
seminato.

Non potevo evitare di dare libero sfogo alla mente a causa


delle tante sollecitazioni che ricevevo costantemente. Ho
messo a disposizione del lettore, le immagini e il percorso
che ho compiuto su Facebook, così avrà la possibilità di
rendersi conto di come razionale e irrazionale si siano
sviluppati in queste fasi di scrittura. Anche la ripetizione di
pensieri fa parte di questo strano accumulo di parole. Queste
ripetizioni sono una sorta d’incubo che perseguita
l’avanzare dell’età.

...Non ho pensato di inoltrarmi in riflessioni sulla certezza


della morte perché sono meno incisive dell’incertezza di
vivere socialmente. In fondo è questo il monito che riguarda
l’intera umanità. Non pensavo che avrei dovuto affrontare
un dissenso forte a proposito della costruzione sociale
intrapresa dall’umanità per secoli. A nulla è valsa tutta la
cultura (e proprio da qui evolve il ragionamento che ho
sviluppato più avanti) elaborata in questi secoli.
L’incertezza di vivere è stata, per secoli, un antidoto umano
per progredire. Ma l’antidoto si è rivelato la sua rovina.
Perché l’Uomo ha cercato la risposta all’incertezza di vivere
nello sviluppo tecnologico e non nella coscienza di essere
parte dell’habitat della Terra.
Lo sviluppo umano ha selezionato personaggi come la
Signora Christine Lagarde che è in questo momento il
simbolo dell’errare umano. Per caso lei rappresenta il
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risultato della selezione di secoli nel posizionamento degli
esseri umani alla guida sociale. Ci sono esseri peggiori di
lei. Questo non è il punto. La struttura sociale umana, così
come si è evoluta, è il disastro che rende la certezza della
morte un sollievo. La certezza della morte del genere umano
è la migliore opportunità che possa capitare a questa
Terra.
Probabilmente dopo la morte del genere umano questo
Pianeta potrà sviluppare un genere biologico che si adatterà
meglio al suo ambiente e sarà in grado di comprendere
l’infinitezza delle questioni che sono ancora chiuse nel
mistero dell’esistenza della vita.
L’umanità è fiera della parola “comunicazione” e crede che
sia superiore alla comunicazione delle altre componenti
della vita biologica. Da molto tempo l’essere umano,
attraverso la tecnologia, cerca di imitare strutture, forme e
soluzioni biologiche che lo circondano, e nonostante ciò
continua a sentirsi superiore a esse. L’essere umano ha
distrutto forme biologiche che come arco di tempo hanno
superato di gran lunga la sua presenza su questo Pianeta.
Ma non ne ha preso coscienza. L’essere umano ha
continuato soltanto a sentirsi superiore alle altre forme di
vita biologiche. L’essere umano, con le sue forme sociali e
tecnologiche, trasmette continuamente il messaggio che
l’evoluzione umana si basa sulla superiorità del suo
sviluppo rispetto alle altre forme di vita su questo Pianeta.
Questa è l’unica coscienza che sembra aver elaborato nella
sua mente. Per avere una dimostrazione di questo fatto basta
seguire alcune trasmissioni TV.
In conclusione è chiaro che per l’essere umano è meglio una
morte certa che una lunga agonia di vita sociale.
Il concetto di “tabula rasa” forse ha bisogno di una
maggiore definizione. L’essere umano è fiero della parola.
Ma se con questa non avesse dato vita a un’elaborata
costruzione verbale non avrebbe creato un’altra stampella
sociale. Avrebbe evitato scritti e pensieri con i quali ha
costruito i concetti di anima-psiche e altre astrazioni,
verbalizzando supposizioni sul bene e il male. Questo
avrebbe evitato di conseguenza tutte le elucubrazioni dei
pensatori tese a occuparsi dell’uomo e di niente altro.
Questo avrebbe risparmiato alla specie umana i grandi
filosofi scavatori di un’anima inesistente. I grandi filosofi
non hanno fatto altro che indirizzare la specie umana verso
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il senso della vita offrendo come risposta soltanto delle
divinità creatrici e soluzioni di composizione sociale. Mi
ricordo bene di essere stato a favore della cultura.
L’esternazione “con la cultura non si mangia” mi ha creato
subito una sorta di contrarietà. Ma è stata in realtà rivelatrice
di un cinismo ben superiore a quello che mi è apparso di
primo acchito. Ovvero in realtà la cultura fa mangiare noi
pochi, ma non voi tanti che ne siete privati. Era ovvio: la
cultura ha nutrito soltanto la struttura di dominio sociale
instaurata dal connubio tra scienza, tecnologia ed
esplorazione dell’essere umano con le sue caratteristiche e
debolezze, credenze e altro.
Per questo dico tabula rasa. Anche l’etica deve scomparire
visto che non è altro che una regola sociale evocata nel
pensiero espresso. Rimane l’entropia. Tutta la cultura
sviluppata dalla specie umana deve scomparire. Altrimenti
la specie umana non si potrà comprendere come specie tra
altre specie. Forse soltanto come specie tra altre specie la
sua mente potrà comprendere l’infinito dell’Universo. Ma
non può comprenderlo come società. Come società rimane
un corpo a sé non integrato in un insieme che finisce
inevitabilmente per intendersi come estraneo al resto
dell’Universo. 
Dal punto di vista attuale la cultura, che ha formato la
società, è soltanto una finzione senza senso alcuno. La
cultura come l’ha praticata la specie umana è fasulla. La
cultura è l’artefice della struttura sociale.
So bene che mi ripeto ma la ripetizione è il vortice con cui il
mio pensiero trascina l’umanità verso l’estinzione. 
Quando ho pensato di scrivere il “manifesto contro
Facebook” non c’era ancora il governo 5 Stelle-Lega. I
social network però avevano già conquistato la scena
politica, e il loro uso da parte dei signori di quella scena era
diventato notizia nei telegiornali: i loro signori non
parlavano esclusivamente in Parlamento, ma su Twitter,
Facebook e altri social network, a uso e consumo di coloro
che erano in grado di seguirli sul cellulare, sul computer o
altri dispositivi della rete globalizzata. Le persone che non
erano in grado di usarli dovevano avere la fortuna di avere
in famiglia un componente in grado di accedere al mondo
digitale, o altrimenti si dovevano accontentare delle notizie
di seconda mano dalle trasmissioni televisive, o dovevano
leggere ancora un giornale. In assenza anche del giornale
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avevano la comunicazione frammentata dei bar, all’osteria o
negli incontri per strada, sugli autobus, in treno o altri
luoghi di fruizione sociale.

Come si è visto la politica dei rappresentanti dei vari


partiti non è cambiata. Questo dovrebbe chiarire una volta
di più che Facebook non è uno strumento di
comunicazione attraverso il quale i cittadini possono
realmente partecipare alle scelte politiche. Per questo
motivo si squalifica come “social network”, nonostante
pretenda di esserlo.

Facebook irrompe in una conformazione sociale nella quale


un qualsiasi presentatore televisivo viene altamente
considerato più di un operaio, un poeta o un artista. Perciò,
nonostante potenzialmente potesse dare voce a
un’alternativa, ha ricalcato gli stessi meccanismi sociali
noti, dove i numeri contano più del contenuto. Non c’è
dubbio che un operaio contribuisca allo stato sociale più di
un qualsiasi presentatore televisivo. Sulle spalle trasporta il
peso che rende uno Stato rispettabile, mentre un attore
conosciuto che fa pubblicità per una casa da gioco che può
rovinare delle esistenze sociali. Un presentatore televisivo
qualsiasi, mostra la parte ridicola di uno Stato e la sua
espressione sociale. Si presta spesso come veicolo di
menzogne pubblicitarie e politiche. Facebook avrebbe
potuto partecipare a veicolare un contenuto che rende uno
Stato rispettabile ed essere il tramite sociale delle inespresse
voci degli operai, dei poeti e degli artisti. Il suo potenziale si
è subito afflosciato in un gossip ridicolo veicolando un
facile consenso, e diventando così una banale piattaforma
verbale, su larga scala, di ciò che di pessimo viene già
teletrasmesso. Per lo più pubblicità aperta o occulta per
sedurre all’acquisto di prodotti spesso insulsi.

Come la TV, Facebook premia il numero di consensi e


non quelli del dissenso. Come in politica, dove viene
applaudito il consenso e diffamato il dissenso. L’evolversi
della democrazia dei numeri a scapito del contenuto si
installa nella società con una forza mai vista. Questo fatto ha
prodotto l’insensibilità sociale di fronte alla fame che
subiscono milioni di persone. Questo fatto ha consentito i
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conflitti tra le Nazioni negli ultimi tempi. Questo fatto ha
consentito il perpetrarsi della distruzione dell’ambiente
nell’indifferenza più generale. Dietro questo non c’è una
manipolazione mediatica, c’è il facile consenso dei
telespettatori e fruitori del “social network”. E’ la via della
resistenza minima, che serve a non sentire il fastidio di una
tematica che dovrebbe indurre ad una riflessione sul proprio
essere e sul proprio vivere. Non è l’ignoranza o una mancata
formazione scolastica, è l’egoismo individuale che si
manifesta socialmente. E’ l’egoismo che si compatta nel
consenso numerico.

Il consenso che l’individuo riceve su Facebook è la carezza


che fa godere l’ego. Sembra che il consenso fornisca la
sensazione di essere accasato, con il consenso si acquista un
tetto sopra la testa. Quasi si può dire che l’individuo si senta
in famiglia. In una società dove aumentano i single diventa
quasi comprensibile. Perfino lo sfogo attraverso l’insulto
soddisfa i partecipanti di Facebook. Basta che produca
consenso. La volgarità si fa strumento di socializzazione.
Volentieri si sacrifica l’educazione sull’altare del consenso.
Facebook ha fatto dimenticare che il dissenso ha tentato di
instaurare un sistema sociale con pari diritti per tutti, anche
se non ci si è riusciti. Facebook interrompe questo tentativo
ancora in atto con una diffusione che soffoca i rigurgiti di
questa rivolta faticosa tentata da pochi. L’imperativo
categorico è “vincere” e perciò “il fine giustifica i mezzi”.
Un ex Sindaco del PD alla mia domanda perché votasse
Renzi ha risposto: “perché ci fa vincere”. Questa risposta è
emblematica. Significa che la minoranza si trasforma in
populismo quando conquista numeri di adesione sufficienti,
perché quei numeri non esprimono l’effettivo consenso ma
l’adesione a esso, a prescindere dall’effettiva comprensione
dei motivi che portano a quella scelta. E’ il facile click “mi
piace”, “non mi piace” di Facebook che è la carezza all’ego
di colui o colei che ha postato la sua opinione, la foto
appropriata, il suo pensiero di turno.

I politici che usano il populismo, tanto diffamato


nell’accezione ma ben accetto per il seguito che produce,
hanno facile gioco tramite i meccanismi di una rete sociale
come Facebook. Facebook toglie loro un faticoso lavoro di
persuasione a favore di una più semplice adesione, e li
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informa sui punti deboli delle loro proposte politiche con il
dissenso. Facebook è il bollettino informativo per gestire
meglio le loro menzogne, Facebook è la rete in cui il
cittadino diventa per auto-adesione il pesce catturato. Con
Facebook i politici possono tastare il polso al cittadino,
orientarsi e limare i loro discorsi in pubblico secondo
necessità, per vincere. Con Facebook hanno la possibilità di
ritagliarsi dalla torta del consenso una fetta cospicua senza
fatica.

Una volta le sette, considerate antisociali, venivano


disperse, se non altro quando raggiungevano un numero tale
da rappresentare un problema per l’ordine costituito. Poi le
strutture politiche dello Stato hanno capito come gestire le
sette a loro favore. Facebook non è una setta ma il suo
agire, così come si è evoluto, dovrebbe essere considerato
altrettanto antisociale. In primo luogo è antisociale
arricchirsi per mezzo di opinioni, pensieri e intimità di
altri. Ma questo fanno i detentori di Facebook. Non sono
autori che vendono libri, cioè non diffondono un pensiero
proprio, proprie analisi dei fatti, non immaginano eventi,
non producono visioni, né affabulano con storie viaggiando
con la mente nel passato o disegnando un futuro
imprevedibile, e non faticano per dare un senso a ciò che
scrivono. Loro sono soltanto detentori di un contenitore il
cui contenuto è di altri, che sono esclusi dalla ricchezza che
loro accumulano. Quelli che scrivono o frequentano
Facebook hanno fatto volare la sua quotazione in borsa a un
valore (dico una cifra a caso perché il valore in borsa cresce
ancora) di 700 miliardi di dollari. E’ una cifra che un
operaio non può neanche immaginare perché con il suo
stipendio non guadagna neanche un milione di dollari in
cento anni. Loro condividono però con i governi di turno
un immenso sapere fornito dai cittadini. Se l’uso di questo
sapere è legittimo da parte dei governi è una domanda
che chiede una risposta fino ad ora non data. L’utilizzo di
una persona esposta, pubblicamente denudata, senza
consenso non è legittimo e non è opportuno, ma con molta
probabilità soltanto per un fatto morale. Disturba il
cosiddetto “senso comune”. Anche se ancora non si capisce
come si definisca ciò che viene inteso come senso comune.
Probabilmente accade per “grazia ricevuta”. E come tale,
rimane senza effetti.
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In questi ultimi tempi si parla molto del limite tra molestia e
corteggiamento. Tema interessante. Il corteggiamento ha un
passo suggestivo, cioè la seduzione. E’ la seduzione
l’aspetto che viene utilizzato con maggiore successo. La
seduzione implica spesso un oggetto per mezzo del quale la
si attua. Una sorta di amo. Sia questo amo il denaro, la
promessa, uno stato sociale aspirato, un momento di gloria o
semplicemente il passaggio da una situazione non gradita a
una confortevole non importa, importa che la seduzione
spesso lo contenga; non è esercitata con cose poco attraenti.
A differenza del corteggiamento, che è un gioco delle parti,
la seduzione non si esercita per tentativi ma con mezzi di
sostanza, perché punta a cogliere i punti deboli del soggetto
per portare a casa l’obiettivo. Bella per l’inventiva, priva di
effetti quando non è corrisposta, diventa invece molestia.
Stupro, per quanto senza gli effetti fisici dell’atto violento.
Ma c’è sempre l’intento di esercitare un potere.

Eppure sul piano culturale non viene percepito lo stupro


virtuale che esercita il politico, la pubblicità o Facebook
sulle componenti sociali in ascolto. La menzogna per
ottenere consenso, musica, orizzonti, belle donne o begli
uomini per vendere un prodotto, gli ami della seduzione via
etere sembrano funzionare più dei mezzi tradizionali.

In un mondo dove l’argine etico non esiste più, perché


l’umanità ha dimenticato di volersi distinguere dal mondo
animale con l’imperativo categorico dell’etica, della
capacità di scegliere tra il bene e il male, non si può proibire
tutto ciò. Perché tutto è relativo. L’umanità non si è più
messa d’accordo su cosa è etico e cosa è bene o male. In un
mondo globalizzato questi termini sono soggetti ad
interpretazioni. In un mondo così fatto è il maggior numero
di “like” a determinare ciò che è etico, bene o male. Ma non
nel merito del fatto in discussione, che è secondario; è il
fatto in sé ad essere diventato etico, bene o male. Il soggetto
non conta più, conta l’atto in sé. Mentre le parti sociali prese
di mira vengono stuprate con un aggettivo, vengono
violentate non con il manganello ma con un avverbio.

Una nota, per non dimenticare. Se una componente sociale


14
esterna al mondo politico scrive o dice cose non corrette
viene bacchettata, ma se la “Politica”, il “politico” fa o dice
cose non corrette o magari anche penalmente rilevanti
questo viene tollerato e socialmente digerito senza
opposizione.

Qui diventa palese il livello di affermazione del potere


“social-finanziario”. E qui si manifesta l’1 per cento di
fronte all’indifferenza del 99 per cento della popolazione
mondiale esclusa dal potere finanziario; e attenzione, non
più solo economico, perché è il 99 per cento che produce
quell’economia che diventa oggi capitale finanziario, ma di
quella produzione gliene rimane l’1 per cento, che gli viene
lasciato giusto perché paghino i bisogni primari. E’ di
questo che parlano a Davos i signori della finanza. Lo
dicano senza vergogna a tutta la popolazione mondiale: “vi
stupriamo e voi state zitti, non permettetevi di opporvi”. Poi,
se fate i bravi, vi diamo il lecca-lecca.

Vi voglio ricordare l’esempio della scacchiera. Mettete sul


primo quadretto della scacchiera un chicco di grano, sul
secondo 2 chicchi, sul terzo 4 chicchi e così via, dopo 64
quadretti avrete una cifra che è per un comune mortale non
pensabile. Con Facebook accade una cosa simile, ma con
una variante. Il primo che apre la sua utenza Facebook
diciamo che ha 2 amici, e questi hanno anche loro 2 amici,
così, con un’apertura, siamo già a 7. Con la seconda
apertura di una pagina Facebook siamo a 10 e così via.
Perciò la potenzialità del sistema Facebook è maggiore
dell’esempio del chicco di grano. Adesso faccio un altro
calcolo virtuale: se questo 1 per cento che possiede oggi il
99 per cento della ricchezza riceve il 2 per cento del suo
valore economico (nella media PIL, prodotto interno lordo,
cioè ciò che i paesi producono, o per meglio dire il 99 per
cento produce), dopo un anno possiede il 198 per cento della
ricchezza mondiale, e così via anno dopo anno. O se
vogliamo possiamo dire che dopo un anno lo 0,5 per cento
possiede il 99,5 per cento della ricchezza mondiale. E dopo
un altro anno lo 0,25 per cento possiede il 99,75 per cento
della ricchezza mondiale.

In termini di umanità ciò si traduce nel fatto che quando si


15
arriva al 0,01 per cento, il resto della popolazione non sarà
più definibile come “umana” ma come “schiava totale”
dello 0,01 per cento della popolazione finanziaria virtuale.
Un sistema con una logica algoritmica, e non certo con
un’etica, o morale, o altro termine comprensibile nel suo
contenuto, per un essere umano che è cresciuto in una
società con termini riconoscibili, e indagabile con mezzi che
non contengano soltanto termini numerici o codici a barre.

Per i codici a barre (che conosciamo tutti se facciamo la


spesa) serve un lettore e questo lettore ha bisogno a sua
volta di un computer o un mezzo simile che trasforma le
informazioni contenute in termini comprensibili. Spesso le
informazioni sono cifrate e accessibili soltanto agli addetti
ai lavori o ai destinatari dell’informazione. Cosa contengano
questi codici a barre rimane, per tutti i non addetti o non
destinatari, ignoto. Lo stesso accade con tutte le
informazioni che si immettono scrivendo su Facebook. Con
complicati e geniali algoritmi gli interessati possono filtrare
da questi scritti le informazioni che sembrano loro utili,
combinandole a loro piacere, per utilizzarle a scopi che
l’ignaro partecipante a Facebook non aveva previsto e
neanche inteso. Quando per esempio si paga il conto al
ristorante con il cellulare, non si paga soltanto la
consumazione ma si informa quando, dove e cosa si è
consumato; algoritmi utili a conoscere i gusti e le preferenze
del consumatore al quale verranno proposte, con sua grande
sorpresa, non appena aprirà di nuovo la sua pagina
Facebook, miratissime proposte pubblicitarie perfette per
lui.

Seguitano alcuni pensieri in ordine sparso come già prima.

Tutto questo non è un testo letterario o un trattato logico con


una tematica lineare. Questo testo contiene pensieri,
riflessioni, fatti e così via. Questo testo, mi rendo conto, è
un caleidoscopio non di colore ma di confusione alfabetica,
combinazione tra verbi, esclamazioni, attributi e risvegli con
malumori. Risvegli in giornate infinitamente inaccettabili e
senza domeniche dedicate al riposo. Sono giornate non
settimanali, ma costituite di alba e senza un tramonto dove
la mente rimane inquieta, appiccicata sulla terra di questo
pianeta sussurrante, ai pochi, con l’orecchio per ascoltare.
16
Questo testo è piena di nostalgia, di solitudine e ribellione.
Questo testo soffre delle cose nascoste. Come si fa ad
esprimere l’infinito: über Gräber weht der Wind. Questo
testo non può raccontarlo perché farebbe parte dell’intimità.
Questo testo non ha neanche iniziato a scriversi o ad essere
scritto. Questo testo trova la sua esistenza nella lettura.
Questo testo non diventa canzone e neanche una nota da
pianoforte. Questo testo non si immagina e non è
trasparente. Questo testo non scorre su carta e non si
arrotola come un papiro. Anche per questo ho cancellato le
date in riferimento al momento in cui l’ho scritto. Per un
lettore attento è in ogni caso possibile ricostruire la data,
cioè giorno, mese e anno. Noch nach Jahr und Tag. Una
vera ribellione contro FB. Questo FB non diventerà mai una
sigla come B.B. o M.M. Non ha il faccino. La grande
differenza tra tecnologia e sogno. L’irreale, per ora soltanto
presupposto, che non è metafisica ma l’essenza di cui è fatto
ogni domani con la sepoltura di un reale falsificato
dell’oggi.

Prima cosa: trovo molto fastidioso quando nelle


trasmissioni TV tra persona interrogata e persona
interrogante esiste palesemente una sorta di intesa su le
domande da fare e le risposte da accettare. Mancano quelle
domande empiriche sulle questioni. Per esempio quando si
tratta di grandi somme messe a disposizioni dalla Comunità
Europea e non viene fatta la domanda: perché il 98 % del
patrimonio globale non viene messo a disposizione dalla
Comunità Europea e perché questi soldi dovranno essere
restituiti dalle generazioni future? Come mai non si parla
di questo 98 % del patrimonio globale in mano al 2 % della
popolazione? Come mai si può infliggere a delle persone
ancora non nate un debito di cui non sanno niente e non si
sa neanche se lo vogliono avere? Come è possibile una cosa
del genere: indebitare, in uno Stato di diritto, persone non
ancora nate? Fa cilecca lo Stato di diritto o la prepotenza
finanziaria ha diritti privilegiati? Questi diritti privilegiati si
estendono anche a persone che siedono nei vari Parlamenti
quando esiste un concetto sociale che garantisce l’immunità
parlamentare al di sopra della scritta “davanti alla legge
sono tutti uguali”. Piccola differenza, davanti alla giustizia
sono tutti uguali. Così si ritorna a capo quando si tagliano le
teste ai Re. Cambia la legge non la giustizia. Dov’è
17
rimasta l’etica e la solidarietà di questo 2 % che possiede il
98 % delle risorse, di cui la struttura sociale è così fiera?
Che cosa risponde la signora Christin Lagarde quando viene
interrogata su questo 2%? Non risponde! In un ambito più
piccolo non risponde neanche una Ministra delle
Infrastrutture. Lei si, che dovrebbe rispondere quando regna
un il disordine ambientale. Alberi che crescono sui binari,
strade provinciali che sono un disastro, alcuni bordi, e non
pochi, delle strade, che sono occupati da cespugli e alberi e
non si ha una visuale nelle curve. Sono piccoli dettagli di un
degrado in aumento. Ma forse una Ministra dovrebbe fare
un sopraluogo per acquisire una visione della realtà che
circondo circonda il suo Ministero che dirige. Ma non
accade neanche con una sollecitazione raccomandata. Tutto
fa parte di una società di oggi.
La domanda legittima è: ma tutto questo che cosa ha a che
fare con FB? Niente e tutto. FB pretende di essere un “social
network”. Definizione inadeguata. Da quando è considerato
un lavoro sociale esprimere i propri affari privati a
consumo in una rete, che si suppone di interesse generale,
sociale?
FB ha, come ogni derivato tecnologico, un impatto sociale.
La grandezza di questo impatto è misurata dalla sua
dimensione economica e concentrazione di influenza
sociale. Ma ogni costruzione sociale, come anche la
legislazione governativa di uno Stato, è costruita su un
fondamento spagliato, inadeguato, paludoso, tremante per il
semplice fatto che “non è di proprietà del genere umano”,
ma di un’entità astratta anche se costruita dal genere umano.
Con il difetto che la materia prima non è del genere umano.
L’umanità ha costruito la sua evoluzione sociale prendendo
le risorse per la costruzione da un Pianeta che ha una
evoluzione geologica cioè la sua evoluzione è geologica e
non biologica. La presenza biologica è complementare.
Questo minimo dettaglio sfugge o è inesistente in tutti i
trattati che giustificano l’evoluzione umana.
Cosi anche l’interagire tra due aspetti costruiti come il
concetto della realtà e della metafisica. Lo sviluppo
linguistico a un certo punto si è permesso di formulare che
la realtà è un fattore di percezione soggettiva e con questa
logica la metafisica diventa un’impostazione individuale.
Qui mi chiedo, come si fa a trovare una dialettica tra la
legislazione che pretende, attraverso le sentenze (e
18
decisioni), di basarsi su fatti utilizzando aspetti puramente
metafisici come l’etica o, a seconda della situazione, con la
morale. Mi è molto difficile di scrivere cose che non entrano
in conflitto tra di loro o sono addirittura insostenibile con le
certezze vigente. Anche alcuni contenuti della metafisica
appartengono alle certezze vigente. Per comprendere questo
faccio un esempio. Ci sono nell’ambito economico delle
divergenze che risalgono a prima del 1900 e sono
divergenze tra grandi come Marx e suoi antagonisti, come
Achille Loria. A parte il fatto che tutti e due criticano o
diciamo teorizzano strutture sociali che si sono sviluppate
molti anni prima dei loro scritti. Mentre le teorie di Marx
hanno avuto un seguito politico – sociale molto esteso, le
teorie di Achille Lorio sono rimaste ferme nelle dispute
accademiche. Dietro c’è un volere politico? Se è così
diventa un fattore metafisico. Subentra il fattore di
convinzione ideologico o cioè il credere una cosa o un'altra.
Subentra il fattore credere. Il credere è puramente
metafisico. La dimostrazione materiale di una teoria, che in
quel caso si dimostra valida, viene arricchita con un'altra
teoria altrettanto valida ma contrastante con la prima: Marx
contro Loria. La prima teoria sconvolge l’equilibrio sociale
degli Stati per lungo tempo e si estende a livello globale. La
seconda rimane ferma nella dialettica tra studiosi.
L’interagire tra due teorie non è paritario e la grandezza
della percezione di una teoria si manifesta forte e mentre
l’altra non viene quasi più percepita nonostante tutte e due
le teorie costituiscono un realtà certa per le certezze vigenti.
E non una certa realtà cioè una realtà relativa. La realtà
relativa viene costruita dall’impatto di grandezza, dallo
sconvolgere sociale – politico che ha provocato. Cioè dal
residuo della percezione che è durato nel tempo. Un altro
paragone utile da citare, anche se di una minore entità è
quello della percezione che si è perpetrata da Freud e
Kraff-Ebing e dell’inizio della psicoanalisi, così come di
coloro che l’hanno anticipata, diciamo dal 1470 in poi,
escludendo Aristotele e il suo “de animo.” Avrebbe il
valore di un trattato a parte. Come anche Galileo e Giordano
Bruno. Per quelli che hanno voglia di indagare ci
sarebbero da fare ancora altri paragoni del genere.
Anche la percezione di FB sottostà alle stesse regole.
Soltanto non ha un antagonista. L’impatto di FB (ed i suoi
simili, come ad esempio Twitter) è costruito in partenza
19
dominante, e tramite internet e il fattore digitale, è diventato
globale. In più per una singola persona non è controllabile
se non è esperta d’informatica. Senza fare tante storie si può
dire che FB non è adatto a persone con poca conoscenza
tecnologica. Il concetto tecnologico esime FB dalla
percezione durevole nel tempo, FB diventa una presenza o è
una presenza al di fuori dalla percezione. Cioè anche se non
percepita esiste.
Mi interrompe la notte e non quella di Antonioni.
Così ho bisogno di fare una parentesi. Quando ho
ricominciato a scrivere l’epilogo del manifesto contro FB, la
scrittura avveniva in tempo reale insieme con il pensiero.
Non avveniva più in differita come in TV e per questo
senza censura. Ma in un certo senso anche molto
disordinata. Se affiorava alla memoria una lettura in cui si
proteggeva la religione e si addossava la responsabilità
all’economia, mi sollecitava un pensiero. Questo accadeva
leggendo il libro di Simon Lewis. Di questo libro ce c’è
molto da dire. Allora inseguivo questa fioritura.
Interpretare alcuni avvenimenti sociali alzando uno scudo
davanti alle religioni è onorevole. Ma in un certo senso
anche contraddittorio in un sistema democratico di
costruzione laica. E’ contradditorio per il fatto che la
religione è connessa all’economia. L’autorità massima
cattolica parla di non dimenticare di comprare l’olio per la
lampada quando usa una metafora attribuita a Gesù. La
connessione religiosa all’economia si rivela anche con il
massiccio uso del sottosuolo per impiantare costruzioni
edilizie. A conti fatti, penso ci sono costruzioni religiose di
pari volume con le costruzioni edilizie dell’industria civile.
Questo significa che la religione non è in simbiosi con
l’ambiente di questo pianeta ma corrisponde a una
occupazione in probi per scopi di necessità religiosa.
L’occupazione del suolo di questo pianeta, con il
concepimento di comprensione proprio dell’oggi, si traduce
in un valore commerciale. Per questo anche il culto religioso
non è assente dal fattore commerciale. E non ha bisogno di
essere difeso. Questa osservazione avviene con il permesso
di uno Stato laico.
Sentendo la Radio e alcuni esperti che parlano, si percepisce
questo: l’impatto che il clima ha su questo Pianeta, il quale
sta avviandosi, per il comportamento sbagliato dell’uomo a
un cambiamento nocivo per l’umanità, viene considerato
20
una questione economica. Fermare il cambiamento
climatico si ipotizza, in questa trasmissione Rai, è possibile
cambiando alcuni parametri economici. Passando da un
economia energetica fossile a un economia rinnovabile.
Empiricamente mi chiedo, ma l’uso del grasso delle balene
per le lampade era un uso rinnovabile? Sempre di energia
trasformato in illuminazione (dal grasso di balena in
illuminazione) si trattava più di 500 anni fa. Da allora il
problema non si è capito? E si è continuato a uccidere le
balene per futili motivi. O anche in quell’occasione il fattore
economico era predominante? Ovunque si guarda, o si
indaga da un certo tempo in poi, si può estrapolare un
interesse economico nelle azione sociali dell’umano di
formazione evoluta e a cui piace più il termine civiltà: allora
di formazione civile. Prendo un altro esempio per sfogarmi.
Ernesto de Martino in “apocalisse culturale” si fa sfuggire
una sentenza che cito: “… il mondo può finire nel senso che
la civilizzazione può auto estinguersi perdendo il senso dei
valori intersoggettivi della vita umana e facendo un uso
insensato del potere delle tecniche sulla natura…”. Questo
trattato era scritto o pubblicato nel 1977. In quel lasso di
tempo era già evidente che l’umanità faceva un uso
insensato del potere delle tecniche sulla natura. Con ciò dico
che lo scritto che è sfuggito a Ernesto de Martino è una
chiacchiera come sono molte cose scritte in alcuni periodi
in cui la realtà percepibile era diversa dall’eleganza dei testi
illuminati accademici. Certo, l’eleganza di alcuni testi può
fare presa sugli studenti, alcuni anche cresciuti. Questo è il
problema della divulgazione sociale che poi non trova una
critica adeguata e ascoltata dalla maggioranza. E’ un
problema sociale se nelle scuole o università passano testi
che non sono verificati o segnalati per il contenuto incerto.
La crescente popolazione si evolve con informazioni di
dubbia provenienza. Questo subisce la popolazione. La
popolazione non ha i mezzi di verifica e coloro che hanno i
mezzi di verifica non fanno il loro compito. Siamo sempre
nell’ambito del rapporto 98 % su 2 % che rimane detto, ma
non ascoltato.
Sento le bastonate sulla mia schiena che mi dovrei meritare
per il disordine del mio pensiero portato su carta. Questo
disordine, poco elegante, che genera confusione e si
contraddice, è però necessario per non perdere l’attimo
sfuggente tra un salto e la sospensione prima di atterrare. A
21
domani!
Torno da Simon Wilson e il suo libro: “Il pianeta umano.”
Questo è un libro fondamentale per l’umanità per il fatto che
Simon Wilson e colleghi hanno raccolto e concentrato in un
libro una infinità di materiale altrimenti sparso in testi
variegati e in Nazioni diverse. Senza il loro lavoro questi
testi non sarebbero arrivati così compatti al pubblico e
diciamo ad una differenziata composizione di persone. Se
penso soltanto che un Dan Brown ha venduto più di 200
milioni di copie dei suoi libri e ha scritto soltanto delle
elutriazioni letterari eleganti e Simon Wilson e colleghi
hanno forse vendute non molto di più della centesima parte,
allora mi rendo conto dello stato delle cose. Poi magari
anche libri come: “la scienza del nulla”, vende di più. Forse,
con questo, urto ancora il pensiero vigente e mi merito
ancora delle bastonate. Inserisco, con questo, che non ho
nessuna intensione di pestare i piedi a qualcuno. Sono
pensieri che mi frullano in testa. La mia vecchiaia mi
impedisce un atteggiamento di ribellione. Non ho il tempo
di eseguirla e già mai di dedicarmi all’impresa. La tirata di
orecchio viene subito. Cosa ha tutto questo a che fare con il
“Manifesto contro FB”.
Come ho già scritto, sono partito con una certa idea di
scrivere della mia esperienza con FB per un lungo periodo
in una sorta di clausura. In questa clausura ho usato FB
come finestra sulla strada, sulle luce della città e come ponte
sull’Atlantico. Ho usato FB per relazionarmi con persone e
idee, per respirare conflitti sociali tramite l’invasione di FB
sul computer davanti a me. L’apparizione di opinioni sullo
schermo programmava in me un’alternativa alla solitudine
autoimposta formando circuiti pensierosi. Ma poi questi
pensieri si sono evoluti e in un certo senso sono diventati
autonomi dall’intenzione iniziale. Ascoltando la radio e
leggendo qua e là nei piccoli spazi di tempo sono confluite
informazioni che hanno generato altre riflessioni. Riflessioni
che si sono tradotte in lettere (di cui allego i testi) di
giustificazioni e difesa. Difesa dalle voci che mi sono giunte
per telefono o anche in alcuni incontri con amici e
conoscenti. Era inevitabile di parlare di un progetto o di un
fatto che mi attraversava la mente. Se scrivo in prima
persona è per sottolineare la soggettività dello scritto, e
lasciare da parte ogni pretesa di essere più sapiente di altri
che sono in circolazione verbalmente o con la scrittura. Ciò
22
che metto nero su bianco sono soltanto le esternazioni che si
sono formate nella mia testa negli anni di estromissione da
una possibilità di intraprendere relazioni fisico– verbali
estese. Leggendo appare la sensazione di giustificazione.
Non è così. Ma se qualcuno pensa che è cosi, non mi
oppongo a una interpretazione del genere. Chiedo
fortemente di riflettere bene se questa interpretazione non è
una scorciatoia per liquidare la fatica che si deve
intraprendere a capire tutto ciò che ho scritto. Il termine
empirico che uso per impostare alcune domande è scaturito
dall’idea che le domande sono nel mio circuito mentale
come esigenze primarie e sarebbero utili come un
questionario basilare. L’unica certezza che mi è rimasta e
che ho scritto da qualche parte è: “Meglio una morte certa
che una vita incerta sociale”. Forse questo deriva dalla
lettura di Camus e Monod in giovane età. Una lettura che si
è trascinata per tutto il tempo come sentimento in questo
pellegrinare che ho compiuto sia spaziale che immaginario.
Il pellegrinare della mente quando riceve le certezze della
scienza e si oppone con la filosofia. E’ cominciata la nebbia
e le passeggiate non danno spazio agli occhi per osservare il
contorno delle strade che si percorre.
Allegato 1
Ho letto alcuni testi, ne cito uno, non per il fatto che mi fa
comodo, ma forse aiuta la comprensione. L’estratto è di
Ernesto de Martino 1977. “….il mondo può finire nel senso
che la civilizzazione può auto estinguersi perdendo il senso
dei valori intersoggettivi della vita umana o facendo un uso
insensato del potere delle tecniche sulla natura…..”
(Apocalisse culturale). C’è questa parola mondo che è
relativa. Il mondo di chi. Il termine sarebbe Pianeta. Il
mondo che conosciamo, il mondo in cui viviamo, è un
mondo molto relativo, è un mondo percepito, è un mondo in
fondo religioso, mistificato, metaforico o, se vuoi,
metafisico. Alla fine siamo in un recinto temporale dove
tutti i termini che incontro in questi trattati non vanno più
indietro di Aristotele.  La psiche appare già negli scritti di
Aristotele. L’era umana comincia molto prima. Già la
definizione umana è un fattore postumo, come qualsiasi
parola è una formazione sociale postuma all’evoluzione
umana. Il mio scritto non si occupa delle dispute sociali, ma
si occupa dell’impatto presociale e l’innesco del presociale
nell’evoluzione umana. Se uso esempi del sociale di oggi è
23
soltanto per indicare la presenza di FB e di altri derivati
come FB per essere coerente nell’intento del manifesto
contro FB. Ho incominciato una cosa e mi sono trovato in
una riflessione che oltrepassa l’orizzonte del dell’oggi. E la
metafisica è una componente come tante altre apparizioni
che attraversano la mente di cui non si sa niente. La mente è
un mistero come l’eterno infinito è una composizione di
luogo e tempo senza che noi umani possiamo stabilire un
punto di intrinseca intrinseco dove le coordinate si rivelano
per poter mettere il dito e dire è qui. E’ cosi complesso che
mi fuma la testa senza sigarette.

Allegato 2
Questi file sono in alcune parti doppi e l’italiano non è il
migliore. Neanche molti pensieri sono sconosciuti. Già più
di trenta anni fa Giuseppe Bertolucci, a Narni, con il suo
politico con 7 t si è avvicinato a una certa contestazione in
questa direzione. Ma questo non è la tematica. Ciò che
scrivo è verificabile con una attenta osservazione della TV e
anche della società che ci circonda. Quello che ho scritto e
percorribile e perciò intuibile nei testi di ciò che è stato
scritto prima di me. Ciò che ho scritto è patrimonio di
questo Pianeta e la fluttuante metafisica, afferrabile o no,
contiene la volatilità del mio pensiero come ogni pensiero
inventivo della non verificabilità della credenza. La
differenza sta in quello che si chiama tempo e luogo. Mentre
la credenza oltrepassa tempo e luogo il mio pensiero e è
prigioniero di questo Pianeta ed e ne è fissamente ancorato
nel suo divenire e nel suo passato. Mentre nella credenza la
libertà è quella di non avere vincoli e si può spaziare (cioè
manipolare spazio e tempo), nel mio pensiero l’unica libertà
è quella della ribellione, del permesso di fare tabula rasa con
tutto mentalmente e reinventare tutto per rinunciare a tutto.
Specialmente a imparare a rinunciare. Un percorso di quelli
più difficili. Anche per la complicata faccenda di prima si
deve capire il contenuto del tutto e come si fa con la
selezione a arrivare al tutto.
Leggendolo sotto questo aspetto. Si può considerare il fatto
che Total (la Francia e la sua politica africana) progetta
ancora oggi impianti che distruggono questo Pianeta. Non
sono un’astrazione, Total è guidato da umani.
Nell’antropologia si è considerato l’evento del fuoco quasi
sempre come progresso e anche la clava, visto che l’Homo
24
Sapiens non ha digerito la presenza in contemporaneo a lui
del Neanderthal e dell’Homo erectus. Già in questa
occasione l’Homo Sapiens ha dimostrato la sua inclinazione
al dominio. Ha dimostrato anche la sua inclinazione al
all’accumulo di nel tramandare la conoscenza per l’uso
bellico e di dominio verso la natura. Le interpretazioni
positive sono oggi, da un punto di vista di civilizzazione, le
stesse della dottrina politica. Un’interpretazione diversa
diventa blasfema. E qui diventa di nuovo religiosa. Ci sono
molti esempi della criminalità nella evoluzione del Homo
Sapiens anche ai giorni nostri. Basta pensare alle guerre, o
ai mini crimini della Total, o in generale alle sorelle
petrolifere. Total è soltanto un sinonimo per l’Homo
Sapiens. In ultimo c’è sempre lui dietro tutte le malefatte
contro il Pianeta. Con questo sostengo la mia tesi che
l’umano non ha da parte sua la capacità di convivere in
simbiosi su questo nostro Pianeta. In fondo, è un fattore di
bilancio di ciò che è salvabile e di ciò che non è salvabile.
Per me, l’unico fattore è la comprensione dell’entropia.
L’arte è diventata troppo una questione monetaria con
regole sociali, come d’altronde anche la cultura. Non si può
pensare l’arte – cultura senza implicazioni sociali fatte
dall’Homo Sapiens. Ogni ciclo produce nuove specie e cosi
è da sperare che chiuso quello dell’Homo Sapiens l’altra
specie non ripeta lo stesso errore.

Allegato 3
La situazione è molto peggio di quello che appare nel testo e
sono sicuro che non troverò l’Editore. Nessuno ha il
coraggio di affrontare il pensiero della fine dell’umanità.
Posso augurarmi che qualcuno lo pubblichi soltanto per il
fatto che nutro la voglia che esista un’enclave di pensiero
che sopravvive all’idiozia del percorso evolutivo umano. E’
talmente palese che il cinismo – criminale che si è
sviluppato nei secoli umani persiste in tutte le forme
espressive che questa civiltà ha fatto proprie. Penso alle
rappresentazioni rupestri di cui ci sono tracce in dipinti
lontani di 27000 anni o anche 50000 e al fatto che oggi si
riesce a dare a delle pitture un valore di 100 000 000 dollari.
Pitture astratte, magari create in un giorno. Non nego il
valore dell’arte, soltanto non vedo la relazione del valore
quando è creato soltanto dal mercato. Il mercato è
quell’artificio che ha reso la società umana un fattore non
25
idoneo a questo Pianeta come non è idoneo idonea la
tecnologia. L’umanità non è stata in grado di distinguere
l’arte nel suo percorso artificiale da quello artificiale della
società. Questo forse per la strana idea di aver compreso se
stessa come auto creazione, come prodotto artificiale, cioè
qualcosa che supera l’evento evolutivo, una specie
d’impianto divino.

Queste sono lettere che ho scritto, accompagnate anche


da una mia prefazione, quando mi hanno attaccato dopo
aver letto il mio testo. Alcuni leggendole non avevano
manifestato alcuna reazione e questo, forse, era un segno
che dovevo rileggere il tutto.

Allegato 4
Sono confuso e non mi ricordo se il mio ultimo mail sia
partito. In questo mail ho scritto del tuo libro che deve
uscire in primavera. Ma, dato che è notte, ho riletto alcune
cose che avevo scritto per me e di cui, una parte, te le ho
mandate per posta. Leggendole mi sono accorto di alcuni
aspetti che necessitano di un maggior chiarimento. Per
esempio l’etologia si è permessa di indagare sul
comportamento animale confrontandolo con quello
biologico dell’uomo. Darwin scrive di selezione naturale e
io da qualche parte scrivo di selezione sociale. Ma alla
sociologia non è permesso indagare a fondo questo concetto.
Noi ci permettiamo di parlare e scrivere di empatia,
antipatia, simpatia mettendo in cima il concetto di amore e
di odio. Qui l’astrazione funziona probabilmente per il fatto
che questi concetti trovano uno riscontro biologico. Mentre
molti concetti della psicologia e psichiatria sono concetti di
esclusiva appartenenza sociale. Freud e con lui e suoi simili,
si muovono con il loro pensiero all’interno dell’ambito
sociale in maniera solo funzionale all’equilibrio sociale
che si è formato. Tutta la legislazione è stata creata intorno
alla costruzione sociale il cui fondamento è l’economia. Ho
considerato il libro di Simon Lewis importante. (Scusa se un
po’ più su ho interrotto il filo e adesso devo ritrovarlo). Si,
l’economia. Anche lui nel suo libro, per molti aspetti
fondamentale, ha nascosto, anche se non più di tanto, lo
scopo non proprio scientifico. Ma non importa. Lui ha fatto
un lavoro di ricerca importante mettendola ben ordinata, a
disposizione. Questo libro ha un contenuto che servirebbe
26
all’umanità. Invece, certamente, ne hanno approfittato
alcuni potenti e ricchi. Ma anche questo non importa. Dalla
sua ricerca si possono tirare delle conclusioni che lui non fa
essendo prigioniero della società in cui viviamo. La
conclusione è che l’essere biologico umano deve cambiare
pelle se vuole vivere su questa terra. Nei prossimi tempi non
sarà in grado di non lasciare la terra nonostante tutte le
forze che impegna. Economiche e tecnologiche. Si parla
molto della scienza in questo libro di Lewis, ma o lui non si
è accorto o questo far parte della scienza. Non mi trova
d’accordo su alcuni termini. Se la scienza (le persone che
la rappresentano) è in disaccordo sul termine, l’era
dell’umanità o, come Lewis vuole che si definisca
scientificamente, l’Antropocene, come era geologica
attuale, allora mi chiedo se questa comunità scientifica non
sia politica dato che il materiale raccolto da Wilson è
convincente per la comunità scientifica, e non viene
ufficialmente contestata soltanto la terminologia
utilizzata. Con questo rimane un prodotto sociale costruito
da loro stessi, ovvero dall’essere umano. La deformazione
mentale ha raggiunto un tale livello che non si percepisce
che la scienza è soltanto tecnologia, cioè una stampella per
dominare tutto ciò che circonda l’umano e anche per
controllare l’umano stesso.   Wilson è convinto che l’era in
cui viviamo sia definita dall’essere umano.  Per questo ha
scritto il suo libro pretendendo che la comunità scientifica
ne accetti la definizione e il termine passi come definizione
dell’era in cui viviamo. Una ambizione tutta umana. Con la
pretesa che questo venga stabilito da una certa data in poi.
Sulla data da lui fornita non sono d’accordo.  Ma quello che
mi urta è che non ha il coraggio di dire che questa era
umana terminerà a breve. Ancora lui è convinto che
l’Antropocene durerà per milioni di anni. Come
conseguenza per il Pianeta certamente, ma senza l’umano.
Questo “senza l’umano” non si affronta con la tasta tura
della macchina da scrivere che lui usa. E’ fermamente
convinto che l’umano trovi tecniche che consentano
all’uomo di convivere con un Pianeta da lui stesso distrutto.
Dato che l’umano si è arrampicato in cima alla catena
alimentare con la tecnologia da lui forzata per trarne
profitto e dominio, non si può dubitare del fatto che possa
dominare anche le avversità del Pianeta al suo agire. In più
deve dominare anche sull’umano stesso come ha fatto da un
27
certo punto in poi. E qui ritorna la tematica sociale. Quella
tematica sociale in cui si è perpetrata la distruzione del
Pianeta con l’esclusione di una costruzione sociale che era
in grado di vivere in simbiosi con ciò che circondava
l’umano senza la pretesa del dominio. Adesso vado a
riposare.

Lo spazio vuoto è il mio riposo.

L’umanità sarà al cento per cento schiava di un sistema


virtuale che non avrà più un nome, ma per l’umanità schiava
rimarrà un’astrazione contro la quale non sarà possibile
ribellarsi, per il semplice fatto che questo dominio è globale
e inafferrabile. Eppure i rappresentanti di questo sistema
virtuale sono a loro volta soltanto delle marionette che
eseguono come automi le direttive virtuali. Questa non è
una visione orwelliana, è un aspetto che dovrebbe far
riflettere ogni persona interessata a mantenere la propria
autonomia. Orwell si è limitato a immaginare il futuro di
una Nazione fatta da persone riconoscibili, e non un Mondo
virtuale. Il Mondo virtuale è possibile attraverso una virtù
chiamata dominio assoluto, non rintracciabilità nella
responsabilità.

Legge Pinto o legge n.89 del 24.3.2001. I “diritti umani”,


consolidati dagli Stati membri dell’Unione Europea con la
solenne firma di un Trattato (la Convenzione Europea per i
diritti dell’Uomo firmata il 4.11.1950 - in Italia ratificata
con la legge n. 848/1955) non sono un punto d’arrivo ma di
partenza. Nonostante questo trattato, alcuni Stati non
osservano questo accordo o l’impegno che hanno
sottoscritto.
Il diluvio politico in Italia oggi: se non pensate a costruire
una diga, domani non sarà possibile nascondere nulla. In
questo momento non sto pensando, ma devo fare gli auguri
a Ludovica. Cara Ludovica tanti auguri!!! Il quotidiano

28
procede l’impegno del cittadino di fronte a veri impegni
sociali.
E’ notte! Ma devo pensare che Facebook serve
soltanto a cretinate!
Riprovo: L'articolo di Ostellino. Ha ragione o no che
assistiamo a una cultura dal buco della serratura? Sembra
che ci si occupi soltanto del comportamento delle persone in
camera da letto. A proposito posso dire che nel www se
volete nessuno vi trova.
Orwell è tra noi, non è un problema. Il problema è chi
utilizza le informazioni che vengono raccolte, a che scopo e
quale selezione è a monte della raccolta. Il problema è l'uso
politico e specialmente economico dell’informazioni
raccolte
Poco tempo, gli basta misurare l'inquinamento radioattivo,
perché è l'unica applicazione pratica che l'umanità ha tratto
dalla conoscenza.
Penso al lungo discorso che ho scritto sulla legge Pinto e
non c’è stata nessuna reazione
A parte la caccia - con la introduzione della conciliazione
(una sorta di processo breve) - tutti perderanno il diritto a un
risarcimento equo, ma il voto di ieri ha dimostrato che a loro
piace così. Ahi serva Italia del dolor ostello .... non donna di
provincia ma bordello.
Caro Seb vedo che i tuoi amici crescono, bene bene, prova a
fare controinformazione con FB, funziona ed è molto utile,
ciao
E’ tempo di tornare a far funzionare questa bacheca. Io ho
espresso la mia disapprovazione contro le parole di
Straquadanio, che accetta la prostituzione in cambio di
cariche politiche.

Caro Roberto, sono per la prostituzione e invito il signore in


questione a mettersi in fila in via Salaria. Dopo
un’esperienza così, forse cambierà idea.
Ma un’altra cosa, caro Roberto, che pensi della
prostituzione, che a mio avviso, avviene in parlamento? Là,
mi sembra accada un commercio peggiore, perché viene
svenduta la democrazia. I parlamentari devono fare
l'interesse del cittadino e non quello di una singola persona,
o no?

29
Cari amici, ogni volta che apro la pagina mi sembra di
trovarmi in un giardino dell’infanzia. Non ci sono argomenti
più seri? Mi piace, non mi piace - mi ama - non mi ama -
petali di margherite - è solo uno sterminio di fiori.
Ha ragione M.H., è una massima - ma è tropo bella per
essere vera nella società in cui viviamo, perché non si
traduce in azione nella coscienza del cittadino.
A tutti: voglio fare una sottoscrizione per modificare
l’articolo 35 della Carta dei diritti umani (Concil of Europe).
Questo articolo pone il potere giudiziario del paese di
ciascun cittadino davanti ai diritti umani, perché impedisce
di rivolgersi a Strasburgo se non si è prima fatto ricorso nel
proprio paese: cioè ci si deve sottomettere alla giustizia del
paese dove sono stati violati i suoi diritti umani.
Penso che nessuno conosca l'articolo 35 della Carta dei
diritti umani.
Non so se riuscirò a pubblicare. Abu scrive delle cose
interessanti. Pure Stefania. Karsten, ich danke Dir für deine
Gedanken über Anno Schmidt, die Foto von Abu passen in
die Landschaft Internet.
Ricominciamo: problema economico! Tutta l’Europa non
vuole risolvere il problema della finanza globale virtuale
priva di ogni virtù. Non c'è un politico che racconti la verità.
La causa di tutti i conflitti è l'energia. (continua)
Le guerre, il riscaldamento della terra, la mancanza di cibo,
l’inquinamento delle falde acquifere e la mancanza d’acqua,
il dissesto economico, a discapito delle popolazioni a favore
di pochi, dipendono da questo. (continua)
Se le Nazioni che hanno la tecnologia per uscire dal
petrolio, gas e nucleare facessero il loro dovere a favore dei
loro abitanti, l’umanità ne avrebbe un beneficio. Invece
anche su Facebook si discute di frivolezze. (continua)
Non si affrontano i problemi che riguardano tutti. Con le
risorse naturali (petrolio, gas, carbonio, uranio) si guadagna
molto. L’uso di queste fonti per creare energia inquina.
Risolvere l’inquinamento è un’altra fonte di guadagno.
(continua)
E sono gli stessi monopoli che hanno le tecnologie per
risolvere l’inquinamento. Queste fonti naturali (petrolio, gas
...) sono alla base dei conflitti politici. A causa dei quali si
fanno guerre locali, si distrugge. (continua)

30
Hanno distrutto, ricostruito e guadagnato di nuovo. Le
guerre locali sono pagate dalla popolazione con le tasse e le
sofferenze fisiche e psicologiche. La ricostruzione è pagata
dalla popolazione con le tasse e con la sofferenza per il
futuro incerto dal punto di vista economico e delle
prospettive per i loro figli. L’inquinamento è una delle cause
del riscaldamento della terra ed è fra le cause dei disastri
naturali. Questi disastri naturali sono un danno enorme per
tutte le popolazioni. Danni che le popolazioni pagano con la
sofferenza, e con le tasse. La riparazione di questi danni fa
guadagnare gli stessi che hanno partecipato a provocarli.
(continua)
I politici di tutto il mondo hanno qualcosa in comune con il
decalogo della mafia. Esiste una sorta di omertà sugli
argomenti che riguardano l’energia. L’argomentazione che
circola nel web da Avaaz.org a MoveOn.org è sullo stesso
piano, perché si muove sui temi indotti dagli stessi che
creano conflitti, disastri, dissesto economico globale e
sofferenze per le popolazioni. Così queste piattaforme web
fanno il gioco delle multinazionali perché rispondono ai
temi che loro pongono. (continua)
Se vogliono uscire da questo circolo improduttivo, devono
proporre argomenti autonomi. Se Facebook vuole uscire
dalle frivolezze, deve cominciare ad affrontare i temi esposti
qui sopra e cercarne altri. Dopo di che si vede!!!! (continua)

Osservazione sull’articolo di seguito: rileggendo Facebook


in questi giorni, mi sono accorto che la volgarità dei
commenti ha acquistato intensità. Si può considerare la
volgarità uno strumento di comunicazione?
Buon Anno Nuovo. Cominciamo a fare delle osservazioni
sulla politica europea: niente di nuovo! Anche quest’anno i
parlamentari vogliono soltanto tartassare i cittadini. Una
nuova legge elettorale dovrebbe contenere nelle schede
accanto al nome l’indicazione del progetto che l’eletto vuole
portare avanti in parlamento, e devono essere indicati i
tempi e i modi con cui il progetto sarà realizzato. Così il
cittadino avrà una visione concreta del destino del suo voto.
Se il parlamentare eletto non mantiene la promessa, deve
essere obbligato a dimettersi automaticamente. Così non si

31
manterranno con uno stipendio personaggi che non lavorano
per il cittadino ma soltanto per se stessi. I Partiti sono
diventati autoreferenziali, e altrettanto i parlamentari. I
suggerimenti che provengono dalla società civile non sono
ascoltati, anzi di più, non sono graditi, perché considerati
addirittura un disturbo lesivo delle loro competenze. I
parlamentari una volta insediati automatizzano, di fatto,
che il voto ottenuto, li autorizzi a fare ciò che gli conviene,
come sostenere gli interessi delle corporazioni dalle quali
ottengono per lo più favori personali. Dato che i favori
personali hanno un denominatore comune, cioè mantenere e
sviluppare il tornaconto personale, tutti si trovano sempre
d’accordo nel tartassare il cittadino invece di restituirgli
tranquillità sociale ed economica.

In questi giorni in Europa circola l’ipotesi di creare un


“piano Marshall” per l’Africa. Sarebbe utile mettere la
data ma mi astengo. Cosa interessante. Così si sollevano le
industrie che hanno distrutto l’ambiente dalla responsabilità
di dover sanare i disastri che hanno creato in quel
continente. Poi c’è un altro aspetto: i soldi che dovrebbero
essere versati provengono dall’Europa, e in gran parte
servono ad amministrare questi stessi soldi! Ma di più: i
politici europei e africani saranno davvero in grado di
amministrarli al meglio? Contemporaneamente continuano a
mancare i soldi che le industrie hanno sottratto al fisco e con
i quali potrebbero continuare ad espandersi. E a inquinare.
Non si capisce bene perché i politici non trovano una strada
che obblighi queste industrie al rispetto della contribuzione
fiscale e dell’ambiente, pur permettendo loro di espandersi.
In altre parole: tasse più eque.

Gli scandali sulle emissioni nocive delle auto tengono


ancora occupata la stampa in Europa. Non si capisce perché
altre Nazioni come Cina, Corea, India, Thailandia, e altre
minori, puntino ancora sulla produzione di auto. Questa
produzione ha enormi conseguenze collaterali. Il mercato
non è saturo, statisticamente, ma l’aria che respiriamo lo è,
e lo è l’ambiente, sempre più inquinato: non è un argomento
adeguato per farle smettere di produrre di più? Non esiste
un’alternativa produttiva più interessante per l’umanità?

***
32
Guardiamo indietro. L’uomo di Neanderthal era impedito
nella sua evoluzione sin dalla comparsa delle prime forme
dell’Homo Sapiens, che si è introdotto in Europa venendo
dall’Africa. L’Homo Sapiens era tecnologicamente più
preparato.

La preparazione tecnologica ha, nel corso dei secoli,


sottomesso molte culture meno evolute o, come si dice oggi,
culture primitive. Il termine ‘primitivo’ in realtà non è molto
significativo perché è un termine che implica un giudizio, e
non il reale stato di una cultura diversa dalla cultura che
esprime il giudizio.

Il termine ‘tecnologico’ non si riferisce soltanto alla


supremazia inventiva come la ruota o le armi (quelle di
bronzo rispetto a quelle di ferro) ma anche ai metodi di
combattimento. In ogni caso la supremazia veniva esercitata
per conquistare territori per soddisfare il fabbisogno di cibo
e di risorse, economiche e materiali, e per ultimo di quelle
minerali del sottosuolo.

Nella supremazia, la tecnologia ha giocato sempre un ruolo


primario. E le ragioni della supremazia sugli altri erano
sempre di conquistare le risorse altrui.

Torno all’Europa dei nostri tempi.


La definizione Lebensraum – spazio vitale - che la
Germania nazista esprimeva e che oggi si è un po’
dimenticata, era la voglia di supremazia nata dalla
condizione di minorità rispetto alle culture delle nazioni che
la circondavano, e che potevano impedire la sua espansione.
Ma questa situazione era in comune con le altre nazioni, per
esempio. A dimostrazione di ciò, ci sono le conquiste di
spazi altrui. La Spagna in America e in Africa, il Portogallo
e l’Inghilterra in Oriente, Asia e Africa, la Francia, l’Italia,
il Belgio e l’Olanda in Africa. Ma l’Europa aveva
conquistato un’altra supremazia rispetto al resto del mondo.
L’introduzione del “welfare”.

Anche se questo concetto, è nato in Inghilterra, è stato poi


adottato dalle Nazioni continentali, Svezia, Germania,
Francia, Italia, Spagna, Danimarca, Norvegia e Paesi Bassi.
Di questo aiuto sociale l’Inghilterra si è pentita (vedi
33
Brexit), dando fastidio alla Russia, all’America e alla Cina
di oggi. L’aiuto sociale è un impedimento alla
globalizzazione liberista. Così oggi esiste un nuovo
accerchiamento dell’Europa; non è più l’Europa che cerca di
strappare le catene a cui si è legata e da cui territorialmente
era imprigionata. Le conseguenze dell’era informatica a cui
l’Europa non ha partecipato e di cui ha trascurato il
potenziale, insieme alle risorse energetiche del sottosuolo, di
cui l’Europa non dispone, hanno permesso alle altre potenze
in gioco una supremazia alla quale l’Europa ha tentato di
rispondere con l’energia alternativa e una maggiore
comprensione del cambiamento climatico.

Ma ancora una volta questa scelta ha irritato il potere


economico sulla produzione di energia basato sullo
sfruttamento delle risorse del sottosuolo, e che continua a
produrre inquinamento. Per questo oggi il gioco è disfare la
compattezza dell’Europa.
Se non si comprende questo aspetto non si crea una politica
europea adeguata.

Troppa gente, sembra Piazza del Popolo. Ho visto tante


foto, non so chi siano, non mi sembra di avere tanti amici.
Ma se ci sono allora mettiamo insieme pensieri sensati e non
i soliti "mi piace" o “non mi piace”. Servono argomenti su
cui discutere altrimenti è peggio di un salotto romano - tanti
brindisi al proprio ego!!!!
Sebastian Schadhauser ha commentato italiadeivalori.it.
Troppo bello per essere vero! Attraverso i tagli non si
conclude niente, prima un programma solido per far ripartire
l'economia. Suggerire tagli è facile - avere idee serie è
difficile, Sebastian
Rientrando in Italia penso che le manovre dei partiti
porteranno a un disastro. I parlamentari sia camera che
senato oggi devono andare a casa. L'unico modo è di non
votare più per loro. Quando mettono il loro nome su una
scheda allora si deve prendere quella scheda e spedirla alla
magistratura senza commento.
Grande Sebastian! Ho rigiocato a scacchi recentemente e
ho rievocato le lunghe battaglie sulla fantastica scacchiera
che hai inciso!!

34
Quello che segue è il mio primo attacco a Facebook, e
Facebook non ha risposto
Ancora: Facebook o le persone che gestiscono Facebook
credono di poter censurare, agendo in base a regole astratte.
Io penso di avere abbastanza senso civico per non insultare
nessuno o per non infrangere l’etica - per quanto la morale
sia volubile e cambi secondo interessi sociali, religiosi,
politici e di stomaco-. Perciò dico ai signori di Facebook:
costringermi a leggere le vostre regole lo trovo offensivo nei
miei confronti. Se non volete che gestisca questa pagina la
possono chiudere senza rimpianto da parte mia.
Caro Carlo, non ho raccontato l’antefatto - Giorni fa su
Facebook ho dato l’amicizia a tutte le persone che me
l’hanno chiesta. Se un amico di un amico vuole partecipare
non gli si può negare. Ma questo mio gesto ha dato fastidio
a Facebook perché non corrisponde alle sue regole. Credo
invece che se è un social network, le regole si debbano
evolvere in maniera autonoma rispetto alle idee iniziali.
Tutto è in movimento - anche le regole. Sono su un’onda, su
una nave in grande tempesta in un mare anarchico. Se
questo a Facebook non sta bene chiuda pure bottega. Anche
gli scacchi hanno delle regole ma se uno fa una mossa che
non è stata mai fatta non per questo infrange le regole.
Penso che ci sono tanti che popolano la mia pagina
Facebook ma l’unico che legge finora è Roberto
Penso che se non si riesce ad avere un dialogo, cioè se uno
scrive un post e non riceve risposte, tutto questo chiamarsi
“social” in Facebook non ha senso. Ho accettato
democraticamente tutti quelli che hanno richiesto di
partecipare, ma mi pento di averlo fatto. Perché mettete
soltanto delle inutili comunicazioni o foto? Ma che cosa vi
prende? Mi sembra di essere su un taccuino della scuola
elementare. Non avete stimoli sociali? Siete in vacanza
mentale
Le terapie omeopatiche nascono dall’osservazione di
uomini VIVI, pertanto mettono in correlazione sintomi
mentali e corporei; diagnosi e terapie sono molto più
sofisticate e precise di quelle allopatiche (convenzionali) e
non danno effetti collaterali, quindi non incrementano
neanche l’uso di altri farmaci. I prezzi sono molto più
35
contenuti - e non danno altri effetti collaterali! In tempi di
“spending review” (esame delle spese di Stato) sarebbe
interessante pubblicare uno studio comparato e fare in modo
che siano inserite nel prontuario farmaceutico del Servizio
Sanitario Nazionale !!!
Penso a questo paese, l’Italia. Ho già scritto che l’unica
soluzione è dare la Presidenza del Consiglio al Movimento 5
Stelle per uscire da una situazione di stallo. Chiedo la vostra
opinione.

Quello che segue è un testo che andrebbe considerato oggi


con questo Governo in procinto di governare l’Italia.
Essendo ospite in Italia, non dovrei intromettermi in quelli
che sono gli affari interni di questo paese. Ma non è
possibile vivere senza interessarsi di ciò che avviene nel
contesto in cui si vive. Leggo i venti punti di Beppe Grillo, e
penso che essi non siano espressione del Movimento 5
Stelle. Alcuni sono da considerare, ma altri certificano una
certa mancanza di approfondimento. Prima di tutto la
questione pensioni. Se ci sono difficoltà nel pagarle, come
può pensare Grillo di distribuire 1000 Euro a tutti i
cittadini? Me lo chiedo, nonostante si tratti di soldi da
restituire ai cittadini, dal momento che sia quelli versati
all’INPS sia quelli dello Stato, sono soldi che provengono
dai cittadini che pagano le tasse. È un concetto che ogni
cittadino dovrebbe tenere presente quando “politici e non
politici” promettono quelli che sembrano regali. In secondo
luogo parla di misure senza specificare quali. L’elenco,
anche piuttosto perentorio nel tono, è un elenco di richieste,
non di proposte, perché manca la modalità di attuazione. In
ogni caso mancano i numeri per avere la maggioranza per
attuare il programma da soli, o con altri, dato che il
Movimento 5 Stelle non intende fare alleanze con partiti che
hanno causato (secondo loro) il disastro. Senza la forza di
esponenti di altri partiti si può realizzare soltanto il “tutti a
casa”, incluso il Movimento 5 Stelle. Con ulteriore spreco di
denaro dei cittadini per nuove elezioni che loro per primi
dicono di voler evitare. Queste contraddizioni dimostrano
una certa immaturità nei loro pensieri. Non rilevare, da parte
dei cittadini, questa immaturità, costerà caro all’Italia.
La legge “anticorruzione”. Se un esponente del Movimento
5 Stelle si fa corrompere da un diktat di Grillo mentre è
36
eletto in Parlamento per rappresentare tutti i cittadini
italiani, e non solo Grillo, allora deve fare attenzione a dove
comincia la corruzione: la corruzione comincia quando una
coscienza individuale deve sottostare ad un diktat e non alla
propria etica morale. La corruzione comincia quando si
abbandona il proprio senso di responsabilità verso la
comunità e non si distingue una richiesta autoritaria,
arbitraria, interessata, da una richiesta costruttiva che ha
l’obiettivo di risolvere problemi che migliorano il benessere
comune.
Altro punto da realizzare con una maggioranza in
Parlamento: “Informatizzazione e semplificazione dello
Stato”. E’ un percorso che richiede tempo e denaro, ma è
inevitabile che sia lo Stato a doverlo intraprendere. Ma non
vedo la possibilità di attuazione sulla base di ciò che
sostiene Grillo.
Come del resto tutti gli altri punti. Per quanto riguarda il
punto 16, “digitalizzazione”: come poter obbligare tutte le
persone che non hanno un dispositivo informatico adeguato
a comprarlo, per “usufruire” di questo diritto? Molti
cittadini non sanno neanche come compilare i formulari
online per la pensione. Si creerebbero dei cittadini esclusi.
Mah! Non parliamo poi del punto 18: “salute”, non si
porrebbe un problema se persone che non sono in grado di
pagare devono accendere un’ipoteca sulla casa? E potrebbe
il cittadino avere un mutuo? Sarebbe un debito che non si
può pagare, ma soprattutto sarebbe intollerabile permettere
che si crei un debito di questo genere. Credo che il
Movimento 5 Stelle farebbe bene a rivedere la sua posizione
e lo stesso diktat di Grillo, che di fatto, non essendo
parlamentare, è marginalmente coinvolto e non sarebbe
responsabile di un eventuale fallimento.
Ferito nell’orgoglio ha meditato vendetta? Non so se il
signor Grillo sia stato escluso dalle reti pubbliche, ma per
questo adesso il M5S è diventato il suo mezzo di vendetta?
anche verso la stampa che non ha in tempo riconosciuto il
suo “valore”.
“La Repubblica” di oggi: Renzi si candida, e D’Alema è a
favore di Berlusconi Presidente della Repubblica. Così
l’Italia affonda definitivamente. Un ambizioso, un’eminenza
grigia, e un sempre vincente: combinazione perfetta.

37
Ancora esiste “Asiaticafilmmediale”
Cosa, come e perché - “Dio è morto”, è di dubbia
formulazione. Tra gli esseri mortali c’è l’essere umano. Dio
esiste nella mente umana. È preferibile mettere l’esistenza di
Dio in dubbio e riflettere con la stessa mente sulla
formulazione: “l’uomo, inteso come umanità, è morto.” In
questo mondo di conquista tecnologica sono morti tutti i
riferimenti etici e morali che costituivano la quintessenza
filosofica dell’evolversi dell’umanità. Il pensiero umano
includeva l’armonia tra viventi ed elementi della natura
inanimati. Con il progresso tecnologico questa armonia è
stata infranta per volontà dell’Uomo. L’Uomo non sta
morendo, è morto. Cosa si sostituisce all’umanità?
All’umanità si sostituiscono imprese, forme governative,
interessi economici, burocrazia, intrecci globali,
fondamentalismo religioso e disprezzo per l’essere umano
stesso, che ha portato in noi all’annientamento dell’umanità.
All’umano si sostituisce la soluzione tecnologica,
globalmente il derivato dell’infaticabile mente umana tesa a
trovare risposte alle sue esigenze. Esigenze che implicano il
dominio su tutto. Ricchezza e potere sono soltanto sinonimi
di questa furia mentale.
Le proteste delle minoranze con una mente non conforme a
ciò sono state tollerate fino a che le legislazioni non hanno
trovato un pretesto per impedirle. Le persone scrivono,
parlano, analizzano il perché del comportamento umano, ma
non tutte prendono atto che siamo tutti noi ad essere
responsabili del nostro modo di essere. Si trova sempre una
ragione per perdersi in analisi del comportamento umano,
ma non per esserne responsabili. Anche nella ragion di Stato
si dimentica che lo Stato è “l’umano”, e tanto più “il
cittadino”, ma anche perché questi, come tale, è difficile che
comprenda se stesso come umano. Abbiamo chiuso gli
occhi di fronte a questa evoluzione, via via che sono state
fatte le scelte che l’hanno determinata. Abbiamo interposto
tra la comprensione di questo percorso altre scelte, di
passivizzazione: stratificazioni mediatiche che tormentano
la mente con cognizioni ambigue, informazioni pilotate,
immagini mirate a sollecitare l’istinto; e poi consumo
sfrenato, cosa che tra l’altro ha prodotto l’aumento di
spazzatura. Non c’è ritorno. È uno stato di entropia.

38
L’umanità ha dato più importanza all’illusione di crearsi un
sempre maggiore benessere invece di scorgere la distruzione
che questa illusione ha apportato alla terra, che era ed è la
sua unica dimora.
Un’indicazione ci viene dalla Dichiarazione Universale dei
“Diritti dell’Uomo”. Ciò che era implicito nell’essere
umano doveva essere sancito per legge. Questo è un
paradosso che non ha aperto gli occhi all’umanità facendole
vedere l’inizio dell’autoestinzione. Su questa terra tutto ciò
che deve essere protetto dall’estinzione si trasforma
nell’estinzione di ciò che è protetto. Gli animali delle
foreste, i pesci e perfino le foreste stesse. Il mare viene
inquinato, l’acqua e l’aria vengono invasi da scariche nocive
prodotte dall’attività umana. E questo nonostante tutte le
convenzioni stipulate in trattati e accordi internazionali,
pure parziali! Per la loro non osservanza prevalgono
interessi nazional-economici che sono su questa sfera
terrestre molto più globali di quanto non è mai stato il
“diritto umano”. È impensabile portare tutte le legislazioni
davanti ad un tribunale. I rappresentanti sono schermati
come il Dio cattolico: quando non si capisce come “Egli”
permetta di infrangere i suoi comandamenti così come
l’ingiustizia verso il “di Lui creato” la responsabilità è
dell’uomo, a cui Dio ha concesso il libero arbitrio, anche per
non rispettare i suoi Comandamenti, o per distruggere il
Creato.
Il punto di vista - Metaforicamente il bianco e nero
rappresentano gli opposti, il bene e il male, il dominato e il
dominatore, lo schiavo e il padrone. Il mondo però è a colori
e il cinema non poteva farne a meno. Con le scale di
miscelazione del colore la distinzione bianco/nero si è
offuscata; così la psicoanalisi ha spiegato che il padrone è
schiavo dello schiavo. Il carnefice è vittima della vittima,
che è in realtà il carnefice. C’è una sorta di dialettica tra
l’uno e l’altro. Il biblico “nessuno è senza colpa” si è
avverato nella dialettica intrinseca tra le cose, tra i fatti. Non
esiste l’uno senza l’altro. Così il povero è lo specchio del
ricco. La colpa della miseria è anche della miseria, come la
colpa della ricchezza è insita nella ricchezza. Se esiste una
gerarchia tra cose, fatti e persone si ottiene una “certa”
chiarezza, ma senza una vera chiarezza non c’è una
definizione degli eventi. Anche una gerarchia chiarisce
dialetticamente perché si costruisce sul sociale, perché
39
devono esistere il suddito e il regnante: “per la chiarezza
dello stato delle cose”. Gli eventi sono fatali, e irreversibili
sono le leggi della natura che conducono all’entropia. Ma se
l’illusione dell’umanità fosse di essere, con il suo intelletto,
al di sopra della natura, perché le sue azioni sono condotte
verso l’irreversibile? L’illusione è come un film, dipende da
che punto di vista lo si vede e da che punto di vista sono
state girate le scene. Se si vedono gli eventi dal punto di
vista delle multinazionali allora l’obiettivo umano di creare
benessere è raggiunto: identificato con i pochi che vivono
felici, ignorando che accanto c’è un mare di miseria. Nel
film è lo stesso: in una scena di duello vista da colui che
soccombe non c’è neanche per un momento la percezione
della sconfitta. Nel film spesso lo sconfitto è il cattivo, nel
mondo reale purtroppo gli sconfitti sono identificati come
innocenti. Ma come insegna la psicoanalisi: “Loro innocenti
non sono”. Non esiste un punto di vista assolutamente
neutrale, è sempre quello di chi osserva. Così si determina
l’osservazione che è di per sé soggettiva. Con l’uso del
digitale nel cinema si tenta di spostare il punto di vista
nell’infinito del mondo informatizzato. Metaforicamente
diventa come vedere la centralità della terra e con lei
l’umano nascosto nell’infinito dell’universo, posizionato a
piacere secondo l’esigenza della mente umana. La chirurgia
plastica ha dato la possibilità di usare gli attori insieme alla
tecnologia digitale come cartoni animati. Nei volti degli
attori non si nota più il passare del tempo. Le loro
generazioni trascorrono immutate, mentre le stagioni
climatiche della terra mutano con la partecipazione
all’inquinamento prodotto dagli esseri umani. Il cinema
visualizza la giovinezza perpetua nello spettacolo della
catastrofe universale. La libertà creativa filmica racconta
l’incomprensibile per mostrare la confusione della mente
umana, mentre si autoassolve con il biblico “Non sanno
quello che fanno”. Con la Bibbia si ricorda Dio e con Dio si
ricorda il proprio stato di essere mortale. Essere mortale
significa essere un peccatore, ma colui che è senza peccato
entrerà nel regno dei cieli nel giorno del giudizio. Egli si
guadagnerà la vita eterna. In un film posso raccontare questa
storia e far vivere l’umano nell’eternità. Però di reale (per
quello che l’umano percepisce come realtà) c’è soltanto il
film. La percezione della realtà è una questione della mente,
come l’illusionismo filmico.
40
La mente è in grado di scegliere tra le due opzioni. Può
scegliere di comprendersi come umana e mortale e
rispettarsi come tale. Se abbandona un Dio che gli ha dato il
libero arbitrio di distruggersi insieme alla sua dimora terra, e
questo prima dello scadere dei cinque miliardi di anni (più o
meno), allora ha abbastanza tempo per rinascere come se
stesso. La fine della terra accadrà quando il sole avrà
esaurito il suo combustibile e la terra verrà inghiottita
dall’espansione del sole. L’umano può rinascere come
quell’umano che ha dipinto capolavori, scolpito l’estetica
con la materia, scritto capolavori della letteratura; come
poeta, pensatore dell’etica, filosofo della conoscenza,
artigiano dell’habitat, conoscitore di fauna e flora, che
comprende perciò la gioia del piacere, che ha rispetto di sé e
dell’ambiente in cui vive e non ha bisogno della metafisica,
ma può percepirla tra sé e lo schermo filmico.
L’umano si costruisce il suo monumento
all’autocommemorazione, che spunterà fuori in qualche
posto su questo nostro mondo come la Statua della Libertà
nel film “Il pianeta delle scimmie”.
Due elementi sono globali. La finanza, cioè le persone che
la gestiscono, accumulando risorse che appartengono
all’umanità, e la distruzione dell’ambiente. Riguardo al
primo elemento le conseguenze sono che l’umanità esclusa
dall’accumulazione, viene privata della sua dignità e
destinata a uno stato di schiavitù nei confronti dei detentori
della ricchezza accumulata; riguardo al secondo, le
conseguenze sono che l’umanità subisce la rivolta della
natura, che si manifesta con la violenza dei cambiamenti
climatici. Le alluvioni, i tornado, lo scioglimento dei
ghiacciai delle zone artiche, l’avvelenamento delle risorse
idriche, l'impoverimento delle terre coltivabili,
l’inurbamento di persone abituate a una vita più vicina alla
contemplazione di vasti orizzonti, costrette a quella coatta di
zone urbane oscure, illuminate dalla luce artificiale. L’area
inquinata aumenta lo stato di rassegnazione di chi ci vive e
favorisce l’abbandono di un qualsiasi pensiero di rivolta.
Questo stato delle cose è l’espressione della condizione in
cui si afferma ciò che si definisce “potere”. Alcune persone
accumulano ricchezze non, come si pensa, per godersi i
piaceri della vita, (perché sanno che più di tanto non serve),
ma per esercitare potere sul resto dell’umanità. La volontà
di potere di queste persone non svanisce. Questa volontà di
41
potere ha reso la loro mente così acuta che riescono a
superare ogni ostacolo per il raggiungimento dello scopo. I
governi hanno sempre finanziato le conquiste di terre
lontane, sia militari che commerciali, perché considerate un
buon investimento per accrescere i profitti. I grandi
condottieri, i Re, i Capi di Stato, per realizzare le conquiste
delle terre altrui hanno sempre avuto bisogno di
finanziamenti per le spedizioni, e questi venivano dati prima
dai ricchi commercianti e poi dalle banche. Un’altra
espressione dei commercianti, da non confondere con le
botteghe artigiane il cui destino è stato segnato, come si può
osservare oggi con chiarezza, proprio da queste dinamiche.
La scelta che il cittadino oggi può fare per portare in
parlamento la sua speranza è che si faccia qualcosa per
uscire dalla schiavitù, che viene alimentata da coloro che
gestiscono la finanza. Per il cittadino questa è una scelta
che può esercitare per diritto. Una parola che rimane
un’astrazione, al momento. Perché è impossibile che il
cittadino possa ottenere da questo diritto la liberazione dalla
schiavitù attraverso le Istituzioni attuali. La democrazia
viene gestita democraticamente dai gestori della finanza. In
Italia questo si vede osservando la questione della TAV.
Viene speso denaro del cittadino per un progetto di
conquista territoriale, come fa in grande la Cina per portare
la ferrovia nel Tibet. I nomadi del Tibet non ne hanno
bisogno ma l’interesse economico cinese sì. Il cittadino
italiano non ha bisogno della TAV, ma il commercio
europeo sì. Il punto è che di questo commercio il ritorno
economico per il cittadino italiano è una minima
percentuale. Sono gli “spiccioli”, come si dice, che entrano
nelle tasche degli italiani. La grande fetta va ai gestori della
finanza. Il cittadino italiano è soltanto tassato per realizzare
il profitto dei gestori della finanza con il benestare dei
politici italiani. Finché il cittadino non avrà una visione
reale di questa “urbanizzazione”, non ne comprenderà il
vero scopo, che è di arricchire soltanto i detentori della
finanza. Con il suo diritto di voto egli dà il benestare
all’aumento del suo debito nei confronti dei gestori della
finanza. Il debito di uno Stato è nelle mani della finanza
stessa che controlla così le scelte politiche di quello Stato.
Questi meccanismi si sono talmente ripetuti nella storia che
non sono più abbandonabili. È pura illusione che un
politico, una volta eletto in parlamento, faccia qualcosa per
42
un qualunque cittadino. Anche perché il più volonteroso
viene inghiottito da questo meccanismo. Il governo, come
altri governi che hanno un alto debito di Stato, pensa
soltanto dove e come può aumentare le tasse nascondendo i
veri motivi degli aumenti al cittadino. Finché il cittadino è
in grado di pagare le tasse i governi faranno debiti a favore
della finanza. Uno Stato non ha soldi propri perciò quello
che spende sono i soldi del cittadino. Se l’istruzione non
funziona per mancanza di risorse, i capitali sono stati spesi
in maniera inadeguata. Se le strade sono piene di buche le
tasse automobilistiche sono state dirottate su altri interessi
dal Governo. Se le infrastrutture sono così fatiscenti da
provocare disastri come quelli avvenuti a Genova e in
Sardegna è perché i soldi delle tasse sono stati male
impegnati. Se il debito di uno Stato continua ad aumentare
vuol dire che il governo ha mal gestito le tasse, cioè i soldi
dei cittadini. Ci sono due opzioni: o la classe politica è
corrotta o è incapace. Ogni altra spiegazione pubblica è una
bugia. Se il governo italiano potesse spendere tutte le entrate
per pagare il debito che ha fatto in nome del cittadino, (che
ha pagato le tasse), ci vorrebbero tre anni per estinguerlo.
Ma il punto è che deve spendere circa il 10% delle entrate
per pagare gli interessi sul debito. La situazione di altri
governi è più o meno uguale. Variano le cifre, ma la
sostanza è questa: la fatica del lavoro e dell’imprenditoria
non è in grado di sanare “il debito non causato” dal mondo
del lavoro. Oltre il fatto che il cittadino ha donato la sua
fatica, il suo apprendimento per studiare e agevolare (oltre
40%) i suoi servigi verso la sua Nazione, viene costretto a
concentrare le proprie energie per risolvere i compiti che
spetterebbero alle istituzioni. Il problema è che la bugia è
creduta più facilmente e più diffusa con meno impegno
perché non deve essere dimostrata, mentre la verità è
difficile da dimostrare nei meandri delle dichiarazioni
contrastanti e con l’avallo di giornalisti che intendono la
notizia come un esercizio intellettuale. L’altra volta ho
scritto che l’uomo inteso come umano è morto. È
sopravvissuto soltanto il desiderio di autosufficienza, un
desiderio diretto non alla comprensione della natura, della
fisica, delle leggi dei meccanismi dell’universo, di una
maniera civile per convivere con l’ambiente, la fauna e flora
e con i propri simili. No. Il desiderio di autosufficienza
sopravvissuto è quello della ricerca di dominio su tutto ciò
43
che esiste su questa nostra Terra. Un esempio storico: il
grande filosofo Aristotele era insegnante di Alessandro
Magno. Certo, non è sua la responsabilità diretta, ma la
forza intellettuale ha pur sempre trovato uno sbocco nel
dominio. Come la scienza, ha creato i mezzi per la ricerca
diretta a ottenere il dominio. Ugualmente la scienza medica
ha favorito monopoli per curare le malattie invece di
favorire organizzazioni “non profit”. Le risorse naturali non
sono state distribuite equamente, ma hanno dato l’occasione
per costruire imperi monopolistici. L’autosufficienza ha
sviluppato il distaccamento dalla collettività e da qui è
derivata la sensazione di onnipotenza. Questo è stato il
primo passo verso il disprezzo delle regole che sono alla
base di una civile convivenza e dell’esistenza su questa
terra. I gestori di monopoli, per non essere infastiditi e
inquisiti dalle regole, dovevano di conseguenza dominarle.
La concentrazione finanziaria, che esercita uno strapotere
sui governi e di conseguenza sulla popolazione e sul resto
dell’habitat di questa terra, è stata la via. Sono eventi
empirici perché l’umanità ha poco riflettuto sulla propria
essenza culturale e ha così sprigionato e rafforzato un unico
aspetto, quello della sete di dominio, che nello sviluppo
della vita biologica è a discapito del più fragile. L’unico
rammarico è che l’umano aveva con sé anche la capacità di
modificare questo evento empirico della vita biologica. Ma
a nulla gli è valsa la cultura, la sua capacità mentale.
L’umano è il più grande fallimento della vita biologica in
questo universo.

Da allora non è cambiato granché.


(Tempo coordinato universale)
Cari amici di Facebook, credo sia importante osservare che
vogliono fare la legge elettorale senza aver approvato prima
una legge che riduca il numero dei parlamentari e dei
senatori. Così si garantiscono di portare in parlamento di
nuovo oltre mille signori che possono discutere all’infinito
la riduzione dei costi della politica senza approdare ad alcun
risultato. Intanto possono piazzare gli amici degli amici nei
vari settori delle istituzioni statali e parastatali con ottimi
stipendi. Fare favori a parenti e sponsor. Tutto come prima.
C’è un signore che dice che c’è una minoranza che protesta.
Le riprese televisive non ne danno conto, sostanzialmente.

44
Ma il popolo è paziente. Non curarsi di questo è il compito
primario dei signori che siedono in parlamento, nelle
banche e nelle istituzioni europee. Loro si disfanno della
proprietà pubblica che è proprietà dei cittadini come se
questa fosse l’arredamento vecchio delle loro case, per
sanare i “loro” debiti, ovvero non contratti dai cittadini, e
per poterne fare altri a loro spese. Se riducessero di
cinquecento persone la presenza alla Camera e al Senato,
quei posti liberi potrebbero essere occupati volta per volta
dalla cittadinanza. Il cittadino avrebbe un controllo non
filtrato dai soliti noti che hanno l’obbligo di informare
secondo le esigenze del giorno. Anche i conti dello Stato
potrebbero essere controllati dai cittadini e non dalle
istituzioni del governo. Ci vuole una mini-squadra di
cittadini volontari ben istruiti che si prestino a controllare i
conti del Governo e delle istituzioni statali e che riferiscano
via internet come stanno le cose. Le informazioni diramate
da istituzioni governative sono ovviamente filtrate. Questo
vale anche per i signori che gestiscono le istituzioni
europee. Credo che soltanto così si possa arrivare ad avere
un quadro della situazione reale e non quello che la finanza
globale ci suggerisce. Andreotti diceva che “il potere logora
chi non c’è l’ha”. Di sicuro, dato che il potere corrompe chi
lo esercita.

Domanda: A che cosa serve protestare?

Sabato 14 dicembre 2013 alle ore 12:03


Cari amici di Facebook, avete visto Santoro in TV su La7?
Letta a favore dei giornalisti. Credo che nessuno si lamenti,
a parte i “grillini”, di cosa scrivono i giornalisti, tanto questi
hanno la massima libertà. Io invece mi preoccupo di ciò che
non scrivono. Santoro ha glissato sull’indagine che
coinvolge Mancino e il Presidente. Evidente segno che ci
sono degli argomenti scottanti che è meglio lasciare nel
vago. L’onorevole Brunetta, messo in difficoltà, ha usato un
vecchio trucco dei politici. Non ha fatto parlare il signore
che guida la protesta. In che modo? Ha ripetuto all’infinito
la sua domanda. Ovvio segno che la politica non vuole
ascoltare. Come rappresentante politico l’onorevole
Brunetta ha detto chiaramente che “le proteste ci sono
sempre state e ci saranno ancora”. Tradotto, significa: ce ne

45
infischiamo. Ancora più chiaramente ha espresso questo
concetto l’onorevole Letta: “Queste proteste sono di una
minoranza, anzi di una minoranza della minoranza”. Poi il
signore che guida la protesta ha detto una cosa sacrosanta:
dateci le ore in TV di cui godete voi politici e noi non
avremo bisogno di andare nelle piazze. Il cittadino non ha
voce, mentre i politici hanno la voce amplificata dalle TV
che sono gestite da loro e dalla finanza. Oltretutto le
trasmissioni vengono interrotte dalla pubblicità sempre al
momento giusto, così lo spettatore perde il filo
dell’argomento di cui si parlava. Finita la pubblicità
elegantemente i conduttori delle trasmissioni introducono un
nuovo argomento, e il gioco è fatto. Non c’è altro modo che
andare in strada per essere ascoltati. Il modo civile di
scrivere lettere non serve a niente perché i politici buttano
nel cestino qualsiasi protesta civile nello stesso modo in cui
usano il manganello i poliziotti. Pasolini diceva che si
devono rispettare i poliziotti perché anche loro sono
cittadini come la gente che protesta. Il problema è che ci
vuole molto tempo prima che le forze dell’ordine si
accorgano che è così. La Germania, a ragione, è stata
sempre accusata di non aver avuto una rivolta civile, come
se nessuno si fosse accorto di cosa stava succedendo. L’alibi
era che nessuno sapeva, ma l’alibi era falso. Il paragone può
non essere appropriato. Ma questa politica “europea” e
anche globale a favore della finanza distrugge l’ambiente di
questo Pianeta che appartiene a tutta l’umanità e non ad
alcuni mascalzoni della finanza globale che riescono a farsi
rappresentare da una qualsivoglia parte politica.

A queste domande non è arrivata mai una risposta da


Facebook, figuriamoci dai rappresentanti della politici.
A tutti coloro che promuovono il welfare. Il cittadino paga
le tasse e poi gli viene chiesto anche di risolvere il problema
della fame che hanno molti popoli nel mondo. Al cittadino
si chiede di sostenere con un contributo la cura delle
malattie. Al cittadino si chiede di sostenere con un
contributo i danneggiati dalle calamità metereologiche. Al
cittadino si chiede di contribuire con denaro alla ricerca.
Forse si chiederà anche di contribuire con la pensione alla
pensione di altri. Il cittadino paga il contributo per la sanità,
per la pensione, per sanare l’ambiente, paga le tasse

46
automobilistiche (ma le strade come sono?). L’elenco è
lungo. Mi chiedo: ma i soldi delle tasse come vengono
impiegati se poi il cittadino viene continuamente sollecitato
a contribuire quando ha già dato?

Quando leggo le cose che ho scritto mi sorge sempre la


domanda: ma il cittadino si è accorto che è sempre lui che
paga le scelte dei rappresentanti della politica o dei partiti
che vota?
Inganno!!! In questi giorni ci sono alcune notizie che hanno
bisogno di una riflessione. La prima è la pubblicità delle
Poste Italiane. La Posta, non più pubblica, vende i suoi
prodotti offrendo la garanzia dello “Stato”. Ma lo “Stato” è
il cittadino, perciò se qualcosa va storto il cittadino
risarcisce il cittadino, e i signori di Poste Italiane incassano i
guadagni. Insomma hanno imparato dalle Banche. Anche i
signori delle Banche riversano le perdite sul cittadino
tramite i politici per la loro incapacità o per la cattiva
gestione. Così come fanno alcuni “grandi signori” delle
Assicurazioni e delle mega-industrie. E qui siamo al
secondo punto da osservare bene. Le Assicurazioni, sotto
accusa, tramite i loro portavoce dicono che è vero che sono
le più care d’Europa ma che questo dipende dal fatto che in
Italia esiste il più alto tasso di frode per falsi incidenti.
Tacciono però sui danni che devono risarcire: una parte
viene risarcita dalla sanità pubblica, per l’altra bisogna fare
ricorso alla giustizia. Il danneggiato è il più delle volte
costretto a rivolgersi ai tribunali, sapendo che le cause
durano anche vent’anni e più. Inoltre, la somma
accantonata per l’ipotetico risarcimento è esente da tasse e
sfrutta interessi maturati in base alla durata della causa.
L’Italia è accusata dalla Corte di Strasburgo per la
lungaggine dei processi. Non dovrebbero superare i sei anni
in totale per le tre istanze. Cosi l’Italia si è inventata la
Legge Pinto che prescrive l’obbligo di esaurire i tre gradi di
giudizio prima di rivolgersi a Strasburgo. Dunque bisogna
aspettare ormai cinque anni. Inoltre questa legge stabilisce
che il risarcimento per la lunga durata dei processi potrà
essere liquidato finché ci sono i fondi. Insomma “fatta la
legge, trovato l’inganno”. E per di più ancora una volta i
fondi che vengono dallo “Stato”, signori cittadini, sono
comunque le vostre tasse; ciò vuol dire che il risarcimento

47
lo pagate voi stessi. Con questa virtuosità il debito pubblico
aumenta a favore delle banche e dei signori della finanza.
Cari saluti.

Eh sì, come si fa a non stupirsi.


Mentre Renzi si gode la vittoria per aver riportato i vari
misfatti di S.B. nella onorabilità della scena politica, a
D’Alema, a cui Renzi non piaceva, gli rode, e adesso si
capisce perché: Renzi si è dimostrato più bravo di lui a
rendere ESSEBI (Silvio Berlusconi) una sigla indispensabile
per cavalcare la scena politica. Nulla fa più audience. Per
essere sul palcoscenico serve la comunicazione di una
commedia di successo e quella di ESSEBI (Silvio
Berlusconi) dura da vent’anni con alte quote di applausi e
standing ovation. Fin qui tutto normale. Non normale
sarebbe se qualcuno si accorgesse che i grandi monopoli
vincono tutte le cause intentate contro di loro per i disastri
ecologici che perpetuano. Non normale sarebbe se qualcuno
mettesse il naso negli accordi per il commercio
transatlantico e per la finanza di investimento globale. O su
come si trasferiscono i patrimoni dei cittadini nelle mani
della finanza con l’aiuto dei politici nazionali e
internazionali. I valori di ciò che è normale si sono invertiti
con il silenzio dei cittadini, stanchi e addormentati dalla
televisione con surrogati informativi. Guardare la TV è più
facile che informarsi attraverso la lettura di analisi fatte da
persone serie, di cultura e non di sottocultura, nonostante
sforni analisi fatte da chiacchiere nelle varie trasmissioni di
“approfondimento”, che sprofondano nelle opinioni delle
lobby. Buona notte cittadino, ti auguro un bel sonno.
Per il fatto che Twitter permette soltanto poche battute per
un tweed, là si possano dare schiaffi ma non esprimere
pensieri. E’ un sito per la propaganda.

Ancora una volta mi accorgo che Facebook è uno


strumento di comunicazione sociale inadeguato
Realpolitik. Con il tentativo di modifica della Costituzione,
Renzi ha agito per ottenere un suo scopo, cosa glielo ha
permesso? Per secoli l’umanità ha chiesto “chi” ha fatto
cosa, ma con l’evoluzione la cosa è un po’ cambiata. Adesso
la domanda è “cosa” ha fatto cosa. Ed è cambiata anche
un’altra domanda: non più “perché” si fa una cosa o
48
un’altra, ma “cosa si fa”. Non è così rilevante perché uccido,
ma il fatto che uccido. In ogni caso l’altro è morto. Per
secoli la “ragion di Stato” (applicabile alla ragione della
religione, della guerra, dell’omicidio e altro) era la
giustificazione per perpetuare le più atroci azioni. In parole
povere, è come prostituirsi e pretendere di essere vergine. E
questo non è moralismo contro il mestiere più vecchio del
mondo - lodato il piacere che procura - ma contro coloro che
lo esercitano per dominare la scena politica. Che venga
esercitato per una realpolitik che non ha altro scopo che
sottomettere ogni forma di vita, cominciando dal cittadino
che paga le tasse. Se vedo le reazioni su ciò che ho scritto
ieri ho esattamente la percentuale dei cittadini che sono
svegli e di quelli che dormono. Non so quanti siano quelli
che scrivono su questa pagina Facebook, diciamo che
saranno più o meno cento, e solo due hanno risposto.
Cittadini 2% Come credete di non essere complici del vostro
destino di cui poi amaramente vi lamentate?

Le stesse promesse di Facebook di essere un servizio di


comunicazione sociale.
“Servizio Pubblico” e “La Gabbia” rappresentano un
notevole esempio che fa capire l’inganno che queste
trasmissioni perpetuano. Il bersaglio è il cittadino attraverso
il quale si può vendere la salvezza delle istituzioni
finanziarie. I politici, comparse delle trasmissioni, sono
soltanto i servitori delle istituzioni finanziarie. Ma in queste
trasmissioni loro sembrano non accorgersene. Guardiamo
prima la messa in scena delle due trasmissioni. In una gli
ospiti sono esposti alla gogna o all’applauso degli spettatori,
comodi su una sedia, mentre nell’altra sono in piedi. In una
il conduttore è dietro una scrivania e la sua teatrale
conduzione viene frenata dalla scrivania stessa, altrimenti la
sua finta esplosività si scaglierebbe contro i suoi ospiti.
Nell’altra il conduttore placa la sua finta indignazione con i
fogli di carta che tiene in mano mentre volteggia insieme
alle telecamere in mezzo ai suoi ospiti. Questo è lo scenario.
Scrivania e fogli di carta sono spesso identificati come
arredo che indica serietà. Sono associati al pulpito della
scuola dietro al quale c’è l’insegnante verso il quale
converge l’attenzione degli scolaretti. I fogli di carta
vengono associati al libro che l’insegnante tiene in mano per

49
rafforzare la serietà dell’istruzione. Ma in televisione
l’istruzione non è storia dell’arte, matematica, filosofia o
altre materie, non è l’informazione su un tema, ma è la
vendita dell’opinione di varie fazioni facendo transitare il
messaggio da “proporre”. In “Piazza Pulita” hanno
addirittura pulito la “piazza” scenica. Gli ospiti occupano
poltrone comode. Lo stile del conduttore rimane simile.
Ripete in ogni frangente “io voglio”! “La volontà della
potenza”, perché “spero” che nessuno si scordi: “der Wille
zur Macht!” Ma non quella di Nietzsche, che è un trattato
filosofico e che è stato male usato come spesso è stato mal
tradotto/interpretato, ovvero “Übermensch”, “Sovrumano”,
usando “sopra” invece di “oltre”, dando la sensazione che
esiste un essere umano al di sopra degli altri. Un’altra
differenza è che Nietzsche era un filosofo e non aveva
ambizioni politiche. La sua volontà verso il potere era
rivolta alla volontà stessa, e non alla volontà di avere il
potere come spesso è stato inteso dal potere. Fine
dell’escursione filosofica. Per questo la frase “io voglio” è
un’espressione che indica la volontà di rispetto delle
intenzioni del conduttore, ovvero che sia rispettato ciò che
chiede, cioè che vengano trasmesse le opinioni e taciute le
informazioni. Ogni volta che intervista una persona, questa
viene regolarmente interrotta quando cerca di fornire
informazioni specifiche. Il tempo è scaduto, ed è il momento
della prossima intervista o della pubblicità. Ma ancor più
facile è permettere la confusione attraverso la
sovrapposizione dei molteplici interventi dei presenti. In
questa maniera le informazioni realmente utili vengono
soffocate. È un sistema perfetto per fare spettacolo e non
informazione. Loro sono pagati per fare spettacolo, perché
lo spettacolo porta pubblicità. L’informazione, si è capito,
annoia. Per il pubblico ricevere informazioni significa
pensare. Significa pensare alle conseguenze di questa
informazione. Essere informati significa prendere posizione
di fronte all’informazione stessa. Queste trasmissioni sono
“di approfondimento politico-sociale” e il cittadino-
spettatore è coinvolto direttamente. Il compito di queste
trasmissioni è, però, che il cittadino-spettatore quando
spegne la televisione rimanga soddisfatto o meno delle
opinioni ricevute, e si dimentichi delle mezze informazioni
che pure sono passate. Per questo le trasmissioni sono
costruite in modo da rivolgersi ai sentimenti, agli impulsi
50
emotivi, e non alla mente pensante. Si vede dal fatto che
nessun cittadino usa il suo diritto costituzionale per attivare i
parlamentari, in base all’articolo 50 della Costituzione che
recita: “Tutti i cittadini possono rivolgere petizioni alle
camere per chiedere provvedimenti legislativi o esporre
comune necessità”. Se il cittadino usasse questo diritto
finalmente le aule del Parlamento non sarebbero
semideserte, e i parlamentari avrebbero un vero lavoro da
svolgere, invece di occuparsi dei loro interessi di parte. Cosa
ancora più significativa, non avremmo bisogno di
trasmissioni di “approfondimento” e il servizio pubblico Rai
potrebbe trasmettere servizi culturali utili. Buona notte
cittadini. Immaginate: Articolo 1 della Costituzione.
“L’Italia è una Repubblica democratica fondata sul lavoro.
La sovranità appartiene al popolo, che la esercita nelle
forme e nei limiti della Costituzione.” L’articolo 50 è una di
queste forme.

Questo è un esempio dal quale si può comprendere che il


cittadino viene ignorato del tutto. Tempo fa ho scritto una
lettera all’onorevole Lupi, in base all’articolo 50 della
Costituzione che sancisce il diritto di petizione alle
Camere. L’onorevole Lupi era in quel momento un
membro della camera con funzioni di Ministro. Questo
gentile signor Lupi non si è degnato neanche di
rispondere. Come del resto fanno tutti i suoi simili. Mi
chiedo a cosa serve un diritto se i nostri rappresentanti,
eletti per tutelarlo, lo ignorano. Il problema probabilmente
sta nel fatto che non esiste nessuna sanzione per i
rappresentanti in Parlamento quando non rispettano
questo diritto del cittadino.
Gentile conduttore di “Ballarò”, l’altro giorno ho visto il suo
ospite, il Ministro Lupi, nella sua trasmissione. Il suo
atteggiamento mi ha invogliato a scriver Le, invece di
seguire tutte le altre trasmissioni che si susseguono sulle
diverse reti. Questi signori politici non hanno ancora
imparato che sono al loro posto perché ci sono i cittadini che
pagano le tasse. E questo vale anche per i signori
dell’industria, della finanza e per i commercianti. Qui un
piccolo elenco di problemi degli ultimi tre mesi con cui un
cittadino ha a che fare. Non sono aspetti travolgenti rispetto
ai veri problemi, anzi, di fronte a questi l’elenco che

51
sottopongo è soltanto l’espressione di fattori noiosi. Ho
scritto a una ditta per aver il prezzo di un serbatoio di
15.000 litri d’acqua: nessuna risposta. Ho scritto a una ditta
per aver un ricambio per una motosega: nessuna risposta.
Ho scritto a una ditta per capire dove poter riparare una
stufa elettrica e per lo stesso motivo ad un’altra, nessuna
risposta. Ho dato il mio telefonino (ancora in garanzia) in
riparazione, aspetto di riaverlo da 5 settimane. Ho preso un
appuntamento per riparare la macchina e quando stavo
andando mi sono trovato una frana sulla strada: mi hanno
detto che la frana era lì da 3 settimane. Perciò ho dovuto
fare 60 km all’andata e 60 Km al ritorno invece dei 25 Km
in condizioni normali. Il percorso che conduce alla mia
abitazione è peggio di una pista africana. Questo da otto
mesi. Una mia amica ha scritto al Ministro Lupi e al
Ministro Lorenzin per un chiarimento importante, nessuna
risposta. Ho scritto alla casa automobilistica per un reclamo
di piccole noie che mi dava la mia automobile. Dopo due
settimane ho avuto la risposta con delle scuse e un bonus da
utilizzare a mio piacere per quando ne avrei avuto bisogno.
La casa automobilistica non è italiana. Le ho esposto questi
problemi non certo per chiederle di risolverli, ma per far
presente che il cittadino non può più essere complice con il
silenzio di questa classe politica che chiede il voto perché
nulla cambi. Come pensa di poter fare qualcosa il signor
Renzi con Ministri come Lupi e Lorenzin? Dove pensa di
andare il signor Renzi con questo atteggiamento che
considera il cittadino nient’altro che un suddito? Questa
gente ignora la realtà dei piccoli dettagli di cui è fatta la
società, perché con le parole pensa in grande senza, però,
costruire con i fatti una svolta concreta.

Ancora non è stato firmato il TTIP, ma non grazie ai


parlamentari che siedono a Brussel. In compenso l’Italia
ha fatto l’accordo con il Canada grazie all’intelligente
Ministro Martina.
Europa. Cari amici, si avvicinano le elezioni per i
parlamentari da mandare a casa. Spero che prima di votare
ognuno si informi su cosa c’è in ballo. A Brussel si
decidono quest’anno importanti passi: uno riguarda il TTIP
- Transatlantic Trade and Investment Partnership -

52
partenariato transatlantico per il commercio e gli
investimenti. Con questo accordo si dovrebbe firmare anche
l’altro: ISDS – Investor State Dispute Settlement -
insediamento per la disputa delle controversie tra investitore
e Stato. Spero che ogni cittadino prima di votare legga bene
cosa contengono questi trattati internazionali e si informi su
cosa sta per firmare Brussel su questa “opzione” che
intenderebbe avere con il Canada. Vi dico soltanto che se
questi accordi vengono firmati sarà la fine del diritto alla
salute e del diritto al welfare per i cittadini. Con questi
accordi si mettono definitivamente i cittadini nelle mani
della finanza e delle multinazionali. Soltanto una massiccia
volontà popolare con il voto potrà eleggere partiti e
rappresentanti pronti a impedire questi accordi. Questa volta
veramente si devono boicottare questi dirigenti di Brussel. I
parlamentari eletti devono impedire questi accordi. Non è
più una questione di fedeltà ai partiti, ma della salvaguardia
dei diritti del cittadino. Non piangete dopo. Avete il vostro
destino nelle vostre decisioni. Quando questi rappresentanti
tengono comizi dovete chiedere che si blocchino sia il TTIP
che l’ISDS. Se chi parla non accenna a ciò, ditegli di
andarsene a casa e non presentarsi più.
Vivo dentro l’eterna santità delle inutili proteste, ho
finalmente risposto?
Europa 2. Tempo fa ho inserito su Facebook una riflessione
sugli accordi internazionali di cui fa parte anche l’accordo
ISDS - Investor State Dispute Settlement - insediamento per
la disputa delle controversie tra investitore e Stato. Questo
scritto come al solito è stato ignorato da quelli che
frequentano la pagina Facebook dove ho invitato tanta gente
a partecipare. Poche sono state le persone che hanno il senso
civico di percepire ciò che accade al di fuori dei loro
interessi spiccioli. Mi dispiace dirlo. Non si andrà molto
lontano con il modo di vedere di tanti. Prendiamo alcuni
esempi di questi giorni. Scandalo farmaceutico. Con questo
accordo ISDS, nel futuro non sarà più possibile fare causa
all’industria farmaceutica. Un giorno non sarà più possibile
farsi risarcire dalle compagnie aeree il ritardo o la
cancellazione di un volo pagato a caro prezzo. E non si avrà
neanche diritto ad un volo sostitutivo. Se la finanza
internazionale fa un investimento e questo urta le regole di
uno Stato, essa ha diritto a un risarcimento da parte dello
stesso Stato. Ricordate, siete voi lo Stato e siete voi che poi
53
pagate questo risarcimento. Gli esempi sono infiniti. Basta
leggere il contenuto di questi accordi ISDS e ognuno può
trovare “l’applicazione” da opporre contro il cittadino che
paga le tasse. I signori che fanno politica con il benestare
del vostro voto favoriscono questi accordi. In prima linea la
signora Merkel. E visto che questi accordi vengono
sottoscritti anche dall’Europa, dove la Germania ha una
certa influenza, la cosa non va proprio a favore degli
interessi dei cittadini europei. Se l’Europa chiude un occhio
verso l’alto debito italiano vuole qualcosa in cambio.
Ovvero la firma del Trattato Transatlantico durante la
presidenza italiana in Europa. Certo i politici pensano ai
piccoli spazi di tempo cui è destinato il loro mandato, e in
più hanno interessi rispetto ai problemi dell’umanità ancora
più piccoli. Loro pensano soltanto quanto possono fare
nell’arco in cui è stato loro concesso di esercitare il potere
creandosi il massimo di visibilità per il loro ego, mentre la
finanza usa questa loro predisposizione per concentrare il
massimo del potere finanziario. Ambedue le cose vanno a
discapito dell’umanità. Ricordatevi che i signori politici e
quelli della finanza si sentono oltre il concetto di “umano”
perché pensano di dover rispondere all’astrazione del
potere. Storicamente, sanno che è il potere che gestisce
l’umanità. Ma consolatevi, tra 500 miliardi di anni anche i
malfattori spariranno insieme alla Terra. I dinosauri hanno
vissuto oltre 200 milioni di anni; noi umani, più o meno, da
non più di 5. C’è tempo. Ma non per scegliere come viverli.
P.S. Finora della crisi Ucraina nessuno ha scritto che è una
conseguenza dell’espansionismo Europeo. Espansionismo
mercantile a cui un signore che è abituato a risolvere i
problemi con la forza ha risposto militarmente. Un voto
popolare non si può dichiarare non valido perché non piace.
Ma tutti qui nell’Ovest sono d’accordo nel dire che è una
cosa ingiusta, perché così ha voluto la “force” dell’opinione
pubblica. Ma che opinione pubblica!
Sto pensando, o neanche, troppo faticoso. Infatti, ho
un’amica che ha tre gatti che cercano una dimora. I gatti
hanno 2 mesi (adesso) - zona preferita, Lago Trasimeno -
scrivete se sapete di qualcuno che ha interesse a dargli una
casa.
Allora, sto ancora pensando ai tre gattini che cercano un
posto dove stare.

54
Ho sempre i tre gattini in testa - loro cercano ancora una
dimora.

Aggiungo questo scritto per l’Asiaticafilmmediale giusto


per ricordarmi che i pensieri talvolta servono a qualcosa.
Per Facebook sono sprecati, ma servono per comporre il
manifesto contro Facebook.

Cosa, come e perché – 3 Maggio, edizione 2014. La


riflessione è: che cosa ha a che fare Asiaticafilmmediale con
l’Europa, o meglio con la sua politica e con la politica in
generale? Anche un film è politica, come ogni altra
espressione culturale. Ma questo fatto sembra appartenere ai
tempi lontani, perché sembra che oggi non ce ne sia più
contezza. Quando le cose, l’esperienza, le conquiste
culturali sono soltanto presenze offuscate, cioè sotterrate da
eventi nuovi, da eventi di moda transitori, allora la “cultura
in generale” è passeggera e non è più capace di incidere
nell’evolversi della struttura sociale. Può essere sostituita,
come un abito, da una moda nuova. Roberto Perpignani
scriveva a Monaco il 13 novembre del 2013 un testo per
“Bianco e Nero” e nel sommario del testo proponeva uno
scritto di Werner Herzog: “No Trespassing”. “Una società
che non è in grado di elaborare un linguaggio adeguato a
rappresentare la propria civiltà è destinata all’estinzione”.
È difficile estinguere una società se prima non si estingue la
sua umanità. La società è un’aggregazione dell’umanità.
Alcuni singoli uomini hanno compreso l’importanza della
loro crescita culturale e si sono distinti, alcuni no, e si sono
sempre più distinti come politici e affaristi finanziari. Non
c’è dubbio che questi politici e affaristi finanziari,
culturalmente educati, non hanno però compreso e
riconosciuto l’importanza della cultura. La distruzione
dell’habitat, della fauna, della flora, degli oceani, delle
distese terrestri naturali, è loro responsabilità. Sono loro che
decidono su guerra e pace. Sono loro che vedono nella
fabbricazione di armi una priorità, destinando la fatica del
lavoro, cioè l’economia che il lavoro produce, alla
costruzione di armi. Non solo. Con l’accumulo di capitali
fanno sì che la rendita del capitale superi la rendita che
produce il lavoro. Ciò ha come conseguenza che l’uomo che
lavora non può più competere con gli affaristi della finanza

55
globale e non ha più influenza sulle decisioni politiche.
Il linguaggio a cui soccombe l’uomo lavoratore,
culturalmente aperto, è l’estensione della politica del
dominio. Un esempio: “la libera circolazione della merce”
nasconde nelle pieghe dei suoi trattati l’autorizzazione a
vendere e commercializzare prodotti che il cittadino
culturalmente attento rifiuta, perché sono prodotti che
contrastano con la sua etica, ma che la maggioranza
apprezza magari per il semplice fatto di poter assaggiare cibi
esotici.
Un cineasta, uno scrittore, un filosofo, un pittore, uno
scultore e altri che vivono la cultura come aspetto prioritario
della loro umanità, non partecipano alla distruzione delle
foreste amazzoniche, non inquinano i mari, non uccidono
animali per il solo gusto della caccia. Questi uomini non
hanno interesse a conquistare territori altrui per dominarli.
Neppure hanno la volontà di cacciare gli indigeni dal loro
habitat per accedere alle risorse del sottosuolo. Il territorio
fa parte della tradizione culturale di questi indigeni. Le
persone di cultura non devastano interi territori soltanto con
lo scopo di arricchirsi.
La devastazione di interi territori va in direzione opposta
alla creazione del benessere dell’umanità. E la sproporzione
è terribile, rispetto all’arricchimento che traggono gli
affaristi finanziari e i loro vassalli politici. Anche tanti
politici eletti nei nostri parlamenti e nel parlamento in
quello Europeo sono privi di una coscienza culturale e
partecipano alla distruzione dell’habitat terrestre. I loro
accordi con le lobby degli affaristi finanziari fanno
inevitabilmente sì che il nostro habitat venga sempre più
inquinato, defraudato e reso invivibile per l’umanità. Se i
politici riterranno più importanti le richieste degli affaristi
finanziari della comprensione e del rispetto culturale, che è
necessario usare verso ogni società, la vita su questa terra,
come la conosciamo oggi, non durerà certo quanto è durata
l’era dei dinosauri. L’umanità che tenta di far evolvere quel
pensiero etico che garantisce la convivenza tra etnie,
religioni, nazioni, espressioni di pensiero e gruppi sociali, e
che accetta tradizioni diverse, sarà spazzata via.
Per sua natura un affarista finanziario non è in grado di
inglobare nel suo pensiero quella coscienza etica propria
della cultura di uno scrittore o di un poeta. La finalità del

56
suo pensiero è rivolta altrove. Un politico ha ancora la
possibilità di orientarsi su un pensiero etico e di porre un
limite alla sfrenata corsa verso il dominio che gli affaristi
finanziari vorrebbero imporre. Solo che i politici fanno
spesso promesse sapendo che non le manterranno. Il
Parlamento nel suo insieme, come luogo del contraddittorio,
fornisce l’occasione e l’alibi per non dover mantenere le
promesse fatte, e il singolo politico spesso rafforza con le
promesse soltanto la propria importanza. Un conduttore di
un programma televisivo, obbligato dall’audience (che una
volta era intesa all’opposto come “ricevere udienza”) non dà
un’informazione pura, ma sempre condizionata
dall’esigenza di fare ascolti. Così, conduttore e politico, si
affiancano e danno entrambi un’informazione
addomesticata, con uno scopo in fondo identico: attirare
consenso. Il consenso significa quindi potere economico e
non ha nulla a che fare con la diffusione di conoscenza o di
informazioni utili alla scelta di voto. Non importa se
l’informazione è vera o falsa. L’importante è che
l’informazione crei “l’audience” e il voto.
Un cineasta invece, uno scrittore, un artista, non hanno
bisogno di fare promesse per ingannare il cittadino. Perciò
lo spazio che la cultura ha in una Nazione è ben
rappresentato dai fondi economici che il governo dedica alla
cultura stessa. Uno spazio minimo. I governi continuano a
sostenere la libera circolazione di merci e di soldi, ma ben
poco si preoccupano dello spazio da dare alla cultura, e alla
sua libera circolazione. Nessun artista ha un passaporto
diplomatico che magari gli consente anche l’immunità per
la sua espressione artistica. Esiste una libertà di religione e
l’artista di certo la rispetta. La religione però può decidere
se un’opera è artistica o è un vilipendio contro la religione.
Non è provato scientificamente che Dio esista, ma le
religioni possono affermare che esiste. Se si insulta un
politico si può essere querelati. Se un politico insulta tutti i
cittadini gode dell’immunità nell’esercizio delle sue
funzioni pubbliche. Il contenuto della fede non è indagabile
scientificamente. Ma la cultura, secondo atteggiamenti
sociali, deve rispettare i canoni di merito.
Accenno a un avvenimento che mi è accaduto quest’anno.
Ci sono le elezioni dei sindaci in alcune città. Passando per
una piazza con gazebo allestiti per aspiranti sindaci e
rappresentanti dei partiti, mi viene incontro una giovane
57
donna e mi consegna alcuni fascicoli pubblicitari. E un’altra
donna, che sta con lei, esclama: “mi faccio avanti!”. Apre le
pagine degli opuscoli nella mia mano, indica una foto con il
suo nome scritto sotto e dice: “questa sono io, voti per me”.
Chiedo quale sia il programma così che non debba leggere
tutto, “è tutto qui” mi risponde indicando l’opuscolo. “Lei è
qui”, penso, e aggiungo che è più semplice che mi venga
spiegato direttamente il loro programma per la città. Mi
elenca un’infinità di buoni propositi, a mio giudizio, di
difficile realizzazione. Tutti molto costosi. Le chiedo in
quale specifico ambito intenda impegnarsi. Non mi risponde
e continua nel suo elenco. Le chiedo se intenda occuparsi
della cultura. Non mi risponde. Allora chiedo che cosa
intendano fare per la cultura. Mi risponde: “penseremo
‘anche’ a questo”. Le dico grazie per questo “anche”.
Significativo: la cultura è l’ultima ruota del carro. Ma è
interessante che non le sia suonato un campanello quando
ho nominato una prima volta la parola “cultura” e che non si
sia preparata a dare una risposta più adeguata e più
esaustiva. Sono queste le persone che mandiamo a
governarci? Questo è un singolo episodio. Si può
generalizzare?
L’arte, un film, fanno parte dell’espressione umana, non
riflettono la realtà, ma fanno sì che la realtà trovi
un’espressione culturale che altrimenti resterebbe
circoscritta ad interessi estranei alle vere esigenze
dell’essere umano. Se la “finanza” di oggi gode del suo
potere (la finanza è il termine dietro il quale si celano
singole persone) lo deve alla cultura di persone che hanno
avuto delle intuizioni per esplorare mondi sconosciuti, che
hanno descritto la complessità della vita biologica,
comprese le strutture fisiche della materia. Gli affaristi della
finanza devono il loro potere a un Galileo, a un Einstein, ad
un Colombo, lo devono ai filosofi greci e agli illuminati
arabi, lo devono ai pittori e scrittori che hanno dato l’input
per capire la natura umana; nei tempi moderni, ai cineasti
che hanno speculato sul futuro e sul passato dell’umanità.
Ma tutti questi eventi culturali li hanno esclusivamente
trasformati in denaro. I morti nei conflitti e nelle guerre non
sono serviti per comprendere la sofferenza, ma solo per
capire come si potrà usarla per trarne ricchezza in forma di
denaro. Loro sono rimasti nello stato di quegli sciagurati
alchimisti che per tutta la vita hanno tentato di trasformare
58
metalli secondari (per loro) in oro. Il problema della loro
arretratezza culturale è che loro sono riusciti nell’impresa di
trasformazione. Loro non sono degli apprendisti stregoni.
Loro sono stregoni che hanno stregato l’umanità e che
hanno fatto credere che il denaro è l’unica finalità nella vita.

Sono stato interrotto nella scrittura. Un infarto è


un’esperienza che può far capire che il percorso della vita
può essere interrotto in qualsiasi momento. Il suggerimento
di non fumare più mi ha fatto venire in mente il suicidio.
Perché continuare a fumare nonostante tutto, significa
programmare la propria morte. La civiltà umana ha avuto
spesso una posizione ambigua verso il suicidio. La
letteratura ha esaltato il suicidio, la religione lo considera
deplorevole, alcuni lo considerano una vigliaccheria e altri
un atto di coraggio. La civiltà umana è l’unica presenza
biologica su questa terra che è in grado di estinguere la
propria civiltà e il resto della vita biologica. Ma non soltanto
questo. La civiltà umana ha costruito i mezzi per bloccare il
percorso evolutivo su questa terra. Pensando a questo non
posso non considerare l’incoscienza e l’avidità fattori della
civiltà umana. E l’incoscienza e l’avidità dell’umanità
stanno distruggendo la fauna e la flora di questa terra.
Quell’habitat dovrebbe essere dimora di tutta la vita
biologica e non, come lo considera la finanza, solo di alcuni.
L’umanità non ha il coraggio di lanciare la bomba atomica
per commettere il suicidio globale e così ha scelto quello
programmato dell’inquinamento dell’habitat, fintantoché
non diventerà invivibile. Un suicidio per incoscienza, e non
per coraggio romantico o per disperazione esistenziale. Non
si può non considerare incoscienza l’atto di scatenare delle
guerre come quelle che si sono successe nel corso della
storia. Le vite uccise, le sofferenze procurate, i patrimoni
artistici e storici distrutti furono conseguenze accettate.
Questa non può non essere chiamata incoscienza, dato che
suggerisce un comportamento passivo. Di fatto si sommano
due comportamenti passivi. Quello dell’incoscienza della
parte dominante e l’inerzia della parte dominata. In gioventù
l’incoscienza è sperimentazione, talvolta aiuta a crescere. In
età matura diventa stupidità. Ritornando all’infarto, sarebbe
incoscienza continuare a fumare. Non essere passivo
significa: non fumare più.

59
I postulati cinematografici sulla fine della nostra “Terra”
sono spesso rivolti a catastrofi naturali. Era glaciale,
meteoriti, assenza del campo magnetico terrestre ecc. E
quasi sempre c’è un eroe che riesce ad evitare la sciagura
totale. Sembra una cinematografia che trasforma i fumetti
per bambini in film per adulti. Ma il messaggio è identico:
l’umano è in grado di evitare la cosiddetta “fine del mondo”.
L’ottimismo sconfigge le tematiche climatiche,
l’inquinamento, l’invasione di microorganismi, la fame.
L’ottimismo di vincere sollecita conflitti, fomenta guerre,
tenta di allargare i propri confini territoriali ecc.... Per
quell’ottimismo di alcuni la conseguenza sono tanti morti,
tanta sofferenza, tanta distruzione, tanti destini amorosi
spezzati, lacrime di madri che non si asciugano più. Un vero
diluvio che non bagna i malfattori.
Zhang Yimou, regista Cinese, ha firmato film come “Non
uno di meno” e “Hero”. “Non uno di meno” ricorda il
cinema del vecchio mondo, un film del secondo dopoguerra
(come per esempio “Ladri di biciclette”). “Hero” invece si
avvicina al film del nuovo mondo. Un film spettacolare,
tecnologico. Un film del melting pot, di mescolanza di stili,
di concetti romanzeschi, filosofici, politici, sentimentali,
metafisici ecc. Lo stile della metafora, dove il concetto
filosofico si sostituisce alla concretezza dell’inquadratura
del film del vecchio mondo. Di un mondo esplicito. Di un
mondo dove l’etica assumeva la posizione della macchina
da presa. Un mondo dove estetica ed essenza si fondevano
nel coraggio dell’esplicito. Dove relativo e assoluto erano
concetti filosofici e non politici. Un mondo dove il film era
un film e non uno spettacolo. Un mondo dove lo spettacolo
si identificava come tale. Era un mondo dove la gente aveva
l’orrore della guerra nelle ossa e non nei cinque minuti del
telegiornale. La sagoma dell’eroe nell’enorme portone che
si poneva tra il potere e l’ignoto presupponeva la
domanda: “perché ho risparmiato il tiranno?” Perché il
tiranno unificasse i vari regni così da non avere più guerre!
Ma intanto l’eroe veniva infilzato di frecce sul portone. Così
ripagato per aver risparmiato la vita del tiranno che gli
concedeva la cerimonia che spetta ad un eroe. Se racconto
questo, sapendo o presumendo che molti non hanno visto i
film di Zhang Yimou, è perché film spettacolari come
“Hero”, con tutte le buone intenzioni, e la loro bellezza,
rimangono uno spettacolo che non si manifesta come tale.
60
Diventano opere cult come alcuni film di Quentin Tarantino.
Così anche la cinematografia sulla “fine del mondo” non è
un ammonimento ma è spettacolo. Questa cinematografia è
una cinematografia messaggera dove l’alternativa alla
distruzione è l’eroe di turno. Questo mi fa venire in mente
Bertolt Brecht: “beato quel popolo che non ha bisogno
d’eroi”. Una cinematografia dove la distruzione del mondo è
conseguenza e non causa dell’esistenza dell’umanità. È una
cinematografia dove l’umanità è la vittima salvata. I
“leader” europei, i vari signor Renzi e signora Merkel, le
istituzioni dei diritti umani di Strasburgo, sono come la
sagoma dell’eroe infilzato sul portone di Zhang Yimou.
Dietro le loro parole c’è il nulla finché le persone nei
barconi che attraversano il Mediterraneo trovano la morte.
L’inerzia dei politici europei è la stessa dei rappresentanti
ONU (con le loro riunioni di bla bla) finché ci sono profughi
prevenienti dalla Siria diretti in Turchia, i razzi su Israele, i
bombardamenti sulla Palestina e i califfati del ventesimo
secolo. L’Asiaticafilmmediale in questi anni ha ricercato
film e proiettato film a portoni aperti porte aperte e non ha
dato spettacolo di sé. Questo è un contributo concreto alla
politica europea.
Probabilmente c’era “Il Fatto Quotidiano” dove i
partecipanti a un corteo di protesta pacifico sono stati
malmenati dalla polizia.
Ho fatto questa riflessione: un governo che permette che
alle Forze dell’Ordine, agli incroci stradali, per di fare le
multe comportandosi come briganti, capaci di “rapinare”
qualche automobilista distratto, quando invece c’è un
enorme problema di corruzione da combattere, insieme ai
furti che sono al 90% irrisolti così come i tanti omicidi
altrettanto irrisolti, è un governo che terrorizza il cittadino
due volte. Una volta perché il cittadino non si sente più
sicuro né in strada né a casa, una seconda volta perché si
sente impoverito sia dal governo che dai ladri. Poi, se questo
governo usa le Forze dell’Ordine per picchiare operai e
cittadini che chiedono ragione dei loro diritti, allora diventa
proprio totalitario, altro che democratico. Buon Natale a
tutti.
Sempre in applicazione dell’articolo 50 della Costituzione
Italiana. Inutile osservare che l’Onorevole Renzi non ha
risposto.

61
Il suo sostituto alla guida del PD Martina richiama la
Costituzione che l’Onorevole Renzi ha disatteso.
Un richiamo a rimorchio, quando fa comodo, in difesa del
Presidente Mattarella. Come sempre senza rischio quando
si grida nel mucchio.
Difesa in questo caso giustificata, ma bisogna aggiungere:
non sarebbe da indagare se il Presidente della Repubblica
abbia difeso il risparmio del popolo italiano anche quando
altri governi prima di questo, 5stelle-Lega, hanno talmente
aumentato il debito del Popolo Italiano in modo che non
sarà mai possibile estinguerlo?
Egregio Presidente Renzi, con i miei anni vissuti faticando
ho una visione diversa dalla Sua. Lei è arrivato ad essere
Presidente del Consiglio parlando elegantemente con battute
ed esternazioni intelligenti, con una dialettica che una volta
si praticava in filosofia e che Lei, oggi, usa per disfare
l’argomento dell’avversario di turno. Ho vissuto la guerra,
la fame e la ricostruzione. Ma la corruzione che oggi si
manifesta ovunque mi sconcerta. Ultimamente ho rivisto un
film-documento di Roberto Rossellini sull’India. In questo
documentario si racconta della costruzione di una diga di
quaranta chilometri, nel 1952, realizzata in sette anni senza
mezzi meccanici. Per fare il raccordo Terni-Perugia le
imprese, con mezzi meccanici, hanno impiegato, tempo fa,
dodici anni. La superstrada Orte-Cesena esiste soltanto da
poche decine di anni ed è in continua riparazione. Ed è in
riparazione quattro volte all’anno in un tratto di 20
chilometri; lo so perché devo percorrerlo sempre. Anni fa ho
guidato in macchina 5mila chilometri in Spagna ed ho
incontrato una sola interruzione per lavori in corso. Quando
sono rientrato a Ventimiglia in Italia, per fare il tratto fino a
casa, ho contato 46 interruzioni per lavori in corso. Sarà
forse che i Ministri delle Infrastrutture italiani sono più ligi
nel riparare le strade? Ma vediamo che cosa si fa in Europa
per il cittadino. Esiste una patente “Europea”, ma le patenti
sono tutte o “italiane-europee” o “francesi-europee” e così
via. Ogni Stato ha una diversa sigla del “bonus-malus”
assicurativo. La Germania addirittura non si fida delle
dichiarazioni delle succursali assicurative italiane. Il 98% di
furti aspettano un colpevole. Le Forze dell’Ordine però
stanno per strada a multare i cittadini distratti. L’altro giorno
ho visto tre pattuglie ferme a un unico incrocio intente a
fermare automobilisti. Non hanno altro da fare? Ho un
62
orizzonte ristretto, ma quanto potrei vedere se non avessi la
mia età? Lei è così giovane, ma sembra che non veda altro
che le sue vittorie. Forse lei ha fatto qualcosa per uno-due
milioni di Italiani, ma per gli altri che cosa ha fatto? La
“sanità” risponde a dettami poco scientifici, spesso poco
umanamente etici, ma molto interessati ad aspetti monetari.
Mesi fa ho mandato una mail al nostro Sindaco. Una lettera
che allego. Neanche una risposta di cortesia. Da questa
lettera Lei può apprendere che sono preoccupato per i furti
in casa. Vivo con una certa paura, mentre Lei prosegue con
le sue vittorie politiche, che dubito siano davvero a favore
dei cittadini italiani che lei governa. Cordiali saluti,

......Stanotte ho sognato un paese in cui governi di


maggioranza facevano leggi che davano concedevano diritti
a corrotti e criminali, e i doveri erano riservati a cittadini
onesti. Avevo, come succede, gli occhi chiusi e non potevo
vedere di quale paese si trattava.
Altra occasione per ricordare l’Asiaticafilmmediale.
Come, cosa e perché - “La teoria del tutto”, (The Theory of
Everything) non ha molto a che fare con
l’Asiaticafilmmediale ma, in un certo verso,
metaforicamente, è un film che spiega molte cose sugli
eventi dell’ultimo periodo. L’Asiaticafilmmediale fa parte
di questa fase. James Marsh, il regista del film, interpone la
mdp tra il pensiero di Eddie Redmayne, l’attore interprete di
Stephen Hawking, e la questione se Dio esiste o no, o più
precisamente se Stephen Hawking, rappresentato da Eddie
Redmayne, crede in Dio. In questa scena l’attore interpone,
prima di rispondere alla domanda: “lei crede in Dio?”, una
sua visione, che nel film viene visualizzata così: ad una
ragazza presente nel pubblico cade una penna (stilo o
simile), l’attore Redmayne/Hawking si vede alzarsi,
scendere le scale dal podio, prendere la penna, consegnarla
alla ragazza. Ma tutto questo non succede. Cosi lui risponde:
“finché c’è vita c’è speranza”. Stephen Hawking soffre di
atrofia muscolare progressiva e per questo motivo è
impossibile che lui si alzi dalla sedia e scenda le scale.
Sarebbe un miracolo o, nel suo pensiero, sarebbe la
conferma dell’esistenza di Dio. Questo vuol dire, se è un
documento di Hawking reale, che egli ha paura di
pronunciarsi definitivamente e che risponde filosoficamente,
come un filosofo greco: “tutti gli esseri umani muoiono e
63
come sono un umano anche io morirò, ma finché non sono
morto il postulato non è valido”. E se è un’introduzione
della regia: si può affermare che l’umano non riesce a
negare l’esistenza di Dio in modo definitivo? Ma in ogni
caso la questione di Dio è annidata, irrisolta, in molti esseri
umani. Ma in questo film ci sono alcuni momenti che danno
la possibilità di contraddire la scena descritta prima. L’attore
viene preso in braccio da un suo amico, e alla domanda
come è possibile che con la sua malattia egli abbia delle
erezioni, l’attore risponde: questa funzione è guidata da un
altro emisfero del cervello. Strettamente legata a questa
risposta è la scelta nel film. Hawking rinuncia a un amore
spirituale rappresentato da sua moglie che si è dedicata a lui
anima e corpo, malato, in favore di una donna che
rappresenta più un amore materiale sessuale. Una rinuncia
all’amore con implicazioni spirituali a favore di un rapporto
dove è più garantito, rispetto alla sua malattia, l’aspetto
fisico materiale.
Credere è una sfera spirituale che concede anche l’esistenza
di Dio. Il rapporto fisico, materiale, presuppone una
spiegazione scientifica e non necessita di Dio. Amore, pietà,
sentimento sono legati al credo in Dio. Il sesso fisico è
anche possibile in assenza di Dio? Quando si promette un
paradiso con delle vergini, si promette un piacere senza
Dio? Quando si uccide senza pietà, si può fare in nome di
Dio? Quando si uccide senza mostrare un sentimento, si
uccide in presenza di Dio? Non credo che i signori che
vanno a combattere e uccidere per l’ISIS si pongano queste
domande. Per questo credo che la cultura sia fondamentale.
Entrare in un cinema oggi è importante perché spesso la
lettura è solitaria e l’umano ha bisogno di confrontarsi
nell’apprendere informazioni e, questo, vedendo un film in
una sala è più facile. Uno scambio di opinioni senza
un’arma in mano è più illuminante che una disputa risolta
con dei morti. Perché la morte è fisica, materiale e
definitiva, non è spirituale e risponde alla questione
dell’esistenza di Dio con un no. La cultura è lavoro, si
esprime con risultati visibili. Sollecita l’immaginazione ma
non pretende un credo spirituale. La presenza dell’arte non è
metafisica e non conduce nel paradiso. Dio non si manifesta.
Le guerre, la distruzione dell’ambiente perpetrata
dall’umanità aprono la domanda a cosa serve il libero
arbitrio da “Lui”, Dio biblico, concesso, quando a condurre
64
questo “libero arbitrio” è l’istinto primordiale comune agli
esseri biologici senza cultura.
La forma culturale della convivenza sociale comunemente
chiamata politica si è definitamente allontanata
dall’espressione culturale, ed è diventata espressione
dell’istinto primordiale. Affiora cioè la manifestazione
dell’esigenza istintiva di far sopravvivere la specie. Questa
volta non una specie biologica, ma una specie sociale. La
specie della classe politica, finanziaria e perciò quella
capace di dominare. Non domina l’umano che si è
culturalmente evoluto, ma quello che culturalmente è
regredito.
Alcuni scienziati si occupano di riformare la teoria di
Darwin “The Origin of Species”. Loro sono convinti che
non tutto è riducibile a geni e selezione. “Morfologie e
comportamenti che cambiano al variare delle circostanze
ambientali, senza modificazioni genetiche, sono una
strategia adattiva potente e diffusa che può causare anche la
diversificazione della specie”. Invece non ha causato un bel
niente, perché la specie umana che ha sviluppato la cultura,
ha plasmato l’ambiente, come i castori che costruiscono le
dighe per viverci dentro, ha perfezionato soltanto la
selezione naturale che garantisce la sopravvivenza del più
forte. Per questo in questa disputa tra riformisti e aderenti
alla teoria di Darwin vincerà chi ottiene più consensi e ha
l’opportunità di pubblicare più articoli e così via.
Una questione che ritorna anche nel cinema di oggi. I film
che vendono più biglietti saranno i più gettonati, premiati e
diffusi. Film che restituiscono la loro essenza filmica
rimangono nella nicchia di un’umanità culturalmente
evoluta ma, come specie umana, sconfitta, perciò in fase
d’estinzione e schiavizzata. L’Asiaticafilmmediale ha
tentato per 15 anni di opporsi a questa tendenza, ma si è
vista man mano strangolata per mancanza di fondi, mentre,
per le manifestazioni di film di cassetta si è ampliato il
sostegno economico.

Tentativo di coinvolgere alcuni frequentatori e


frequentatrici di Facebook. Tentativo fallito.
Nomino alcuni a caso, perché mi interessa cosa si pensa
dell’accordo transatlantico TTIP. Samanta Strocchi, Ermes
Maiolica, Alessandra Cervati, Matilde Tarantini, Marco
65
Fusillo, Giordano Massaccesi, Filippo Costantini, Ester
della Rosa, Anna Maria Rita Daina, Jimmy Cerquella,
Gionatello Tettore, Antonio Grauso, Cettina Caruso, Marco
Lanfossi, Giovanni Di Luca, Paolo Balzano, Lilla Cecilia,
Greta Borzi, Rocco D’Agostino, Alba Rota, Padma Nur,
Miriam Putignano, Federica Cerino, Sara Masella, Gaetano
Rolando Russo, Laura di Napoli, Gabri Vi Viapiano,
Antonelli Russo, Pasquale Mantrone, Patrizia Zizi, Rosa
Maione, Margharita Gallelli, Paolo Silvestri, Zelia
Reggianini, Patrizia Ghidella, Ilaria Pescetelli, Chiara Lasy
Spinosa, Cristiana Pegoraro, Loredana Longo, Ambra
Vicenti e Andrea Donze. L’altro giorno M. Renzi ha parlato
dell’accordo TTIP, e lo ha considerato anche come una
faccenda culturale. Allora mi sono chiesto se avvelenare il
cibo per i cittadini sia un fatto culturale. In questo accordo è
implicito che multinazionali come la Monsanto possano
continuare a esportare in Europa prodotti che possono
provocare tumori. Tutti Voi siete presenti con un commento
o altro su Facebook. Insieme ad altri che non ho nominato,
perché non è l’elenco che conta ma capire in generale quale
sia il pensiero che informa la rubrica che mi ospita. I
commenti sono sparsi perché normalmente non viene
richiesta una risposta indirizzata ad un nome. Ma ci sono
temi che chiedono una presa di posizione. A me interessa
sapere chi è che prende posizione, in questo caso
sull’accordo transatlantico e le implicazioni che ne
conseguono. Sebastian.
“...ho sentito che c’è una proposta di legge per controllare
impiegati, lavoratori ecc. tramite cellulare, previa
autorizzazione ministeriale. A parte il favore all’economia
imprenditoriale, qui si tratta di una concentrazione di potere
nelle mani del governo di cui un buon esempio è “1984”. Il
pericolo è “l’autorizzazione ministeriale”, perché in questo
modo il governo dirige anche l’imprenditoria in modo che
sia conforme ai suoi interessi”.
Non so ancora se l’Italia avrà il Governo 5Stelle-Lega, ma
sui giornali oltre-confine si parla già che l’Italia potrebbe
diventare un caso Grecia. Evidenziano soprattutto che
questa volta si rischia la distruzione della moneta unica,
cioè l’Euro. La paura espressa è che il resto dei cittadini
europei debbano poi pagare i debiti che faranno i due
partiti con il loro programma, se le condizioni non
cambiano. 27.5.2018
66
Le voci oltre-confine hanno avuto l’effetto desiderato.
Vediamo cosa producono.
Il caso della Grecia è emblematico. Si spara ancora con
mezze cartucce. Non si dice che i debiti fatti dai vari
governanti non possono essere riversati sulle Nazioni. La
Nazione è il popolo. Il popolo non è mai stato interpellato
per sapere se si dovessero o potessero fare debiti per
comprare armi, o per fare megaprogetti inutili. Al popolo
non è stato mai chiesto se volessero pagare le medicine a un
costo esorbitante quando esistono rimedi molto meno
costosi. Al popolo non è stato mai chiesto se è d’accordo a
pagare delle medicine che non servono a nulla quando
esistono medicine che possono veramente aiutare. Per
ragioni inspiegabili sono proibite, o forse sono più che
spiegabili: potrebbero danneggiare le multinazionali. I
signori governanti non nominano i signori che hanno
miliardi (e non parlo di 5-10 miliardi, ma di veri
possedimenti economici di migliaia di miliardi di dollari)
nelle banche offshore o in altri paradisi fiscali. Sono questi
signori che approfittano dei debiti degli Stati. Che devono
essere chiamati per nome a pagare i debiti in quanto non
hanno pagato le tasse dovute. Finché nessuno a Brussel dice
questi fatti continua il teatrino austerity - Euro sì - Euro no.
Un discorso metafisico? Andiamo alla metafisica della
rivolta. Conclusione? che l’iscrizione nella Costituzione
Europea del concetto di rivolta come diritto fondamentale
possa diventare un percorso serio. Il diritto di sciopero esiste
già. Abbandonare il grido contro l’austerità, contro l’EURO
e pretendere che le sentenze di Strasburgo diventino
vincolanti, nel senso che l’esecutivo nazionale deve esigere
che vengano rispettate e non che siano sottomesse alla
legislazione nazionale. Unificare i siti di protesta come
Avaaz, Move-on, Campact ecc. e scardinare dall’interno con
contenuti seri Facebook, Twitter ecc. Lo sciopero è ormai
uno strumento svuotato, perché strumentalizzato dai partiti e
manipolato dalla finanza. Gridando forte il diritto di rivolta
si manifesta un grido pro e non contro. Il grido “contro” non
spiega i contenuti, la parola rivolta spalanca altri mondi e
porta già fuori dalla logica finanziaria parole come austerità
o Euro. Così si può facilmente spiegare perché il detto di
Marx “privatizzare i guadagni, socializzare le perdite” è
stato capito sì, ma dalla finanza, non dal popolo. Si può
facilmente spiegare che il concetto di democrazia è stato
67
rovesciato dalle sue fondamenta. L’intento era di proteggere
la minoranza, invece, è diventato un metodo per sottrare alla
minoranza il diritto. Manca il coraggio di abolire la delega
ai parlamentari di decidere su questioni fondamentali come
il benessere della popolazione. Non devono più decidere
sulla composizione del cibo, sull’utilizzo delle risorse
primarie come l’acqua. Gli si deve togliere la delega per
decidere cosa è salutare e cosa non lo è. Questo sarebbe un
programma politico. Se si deve cambiare la Costituzione
allora queste sono le modifiche da inserire. Abolire il
Senato, o altro, serve soltanto a spostare poltrone e potere
decisionale. Non aiutano il cittadino ad avere un maggiore
controllo sulla legiferazione dei parlamentari. Che la
legiferazione sia oggettivamente a favore del cittadino e non
contro, questo dovrebbe essere sancito in un cambiamento
costituzionale. Un programma del genere diventa una lunga
marcia attraverso le istituzioni, ma sarebbe un programma
serio e non un tira-e-molla su questioni marginali che fanno
perdere tempo e soldi al cittadino. Sarebbe la rivolta e il
rovesciamento, lo scardinamento del potere assoluto che si è
insediato in tutti i sistemi governativi globali anche a
denominazione democratica. Il diritto alla rivolta invoca il
diritto alla protesta senza che ci si debba aspettare le
“manganellate” degli interessi dei vari poteri in
concorrenza, sia nazionali che sovranazionali.

A proposito delle proposte dell’onorevole Salvini su come


risolvere la questione migranti.
Come Troisi ha iniziato da “Ricomincio da 3”, io inizio da
“Lawrence d’Arabia”. La divisione delle linee di frontiera
fatte con la riga e la squadra sugli Stati Arabi di popoli e
tribù in maniera arbitraria, senza tener conto delle diverse
culture, dei diversi usi, costumi e così via. Legami
sentimentali, tradizioni, sistemi economici frantumati,
spazzati via con una linea disegnata al tavolo su una carta
geografica, come se fosse una prova scolastica su come
calcolare la sfera terrestre o su come disegnare le coordinate
su una mappa. Penso alle guerre fatte per stabilire le sfere
d’influenza. Penso ai conflitti per il dominio su petrolio,
uranio, titanio, oro e altre risorse naturali. Penso alle
multinazionali che impegnano i governi per i loro interessi
globali di dominio finanziario. Così arrivo alle migrazioni in

68
atto. Penso agli applausi mediatici che ha ricevuto la
Signora Merkel per il suo nuovo impegno per i profughi.
Mossa astuta per non farci pensare alla distruzione
dell’ambiente africano, dove ci sono miniere che inquinano
e cacciano la gente che coltiva la terra per sostenersi, per
sopravvivere. Per non farci pensare alle multinazionali che
fanno lavorare la gente per meno di un pezzo di pane, in
condizioni disastrose per la salute, aggravate dalle
condizioni delle bidonville in cui sono costretti a vivere.
Penso come questa mossa considerata umanitaria socializza
i problemi creati dalle multinazionali e consente a queste
stesse multinazionali di aumentare i profitti senza curarsi
delle conseguenze del loro agire nefasto per l’umanità. I
responsabili di questi esodi sono le multinazionali e i
governanti che a loro rispondono. In Europa la Signora
Merkel è in prima linea per questi crimini che continuano a
perpetuarsi contro l’umanità. La sua politica a favore degli
interessi oltreoceano (gli accordi transatlantici) ne è la
prova.
Penso alle promesse durante le varie campagne elettorali.
Quando la notizia diventa gossip news non dovrebbe
figurare tra le comunicazioni importanti. Quando una
notizia precipita nell’informazione senza diventare un
argomento di confronto nella vita sociale, politica o nel
comportamento etico, allora è inutile come il gossip. Il
gossip occupa lo spazio comunicativo per distrarre e
soffocare il cittadino. Una volta si diceva che la religione è
“l’oppio dei popoli”. Oggi si potrebbe dire del gossip,
perché quando non c’è una reazione che inneschi un serio
confronto, quella notizia non resta che mera notizia.
Neanche il commento sulla notizia è una reazione compatta.
Diventa esso stesso gossip. Comunica fatti che una parte dei
cittadini può riconoscere. Si fanno file interminabili alla
posta, in banca, alla motorizzazione. Per accedere ai servizi
sanitari si aspettano, in alcuni casi, anche mesi. Le buche
nelle strade sono fastidiose e talvolta provocano danni alle
macchine. I costi dell’assicurazione delle auto sono
sproporzionati rispetto a quanto le assicurazioni
risarciscono. Per il cittadino tutti questi sono costi in denaro,
tempo e qualità della vita. Questi sono problemi provocati
dagli amministratori che gestiscono la vita pubblica dei
cittadini e dalla poca attenzione che i parlamentari prestano
ai problemi dei cittadini stessi. Se ogni cittadino investito da
69
questi problemi lo facesse presente con una lettera ai
sindaci, presidenti delle province e regioni, e ai parlamentari
e ministri competenti allora a queste persone arriverebbe
una tale valanga di posta che sarebbe come un referendum
popolare non indotto dai politici per scopi politici, ma dai
cittadini per scopi civili. Questa sarebbe una reazione
compatta a tutti i problemi elencati, che ci riguardano tutti.
Mi chiedo quanto si investe per la cultura
Ieri sera ho visto il film “Pasolini, un delitto italiano” su Rai
Movie. La Rai è la televisione pubblica italiana. Nelle sue
casse entrano milioni, frutto di un canone imposto ai
cittadini. Il film è stato interrotto 4 volte con la pubblicità.
Se ne deduce che la Direzione Rai considera il film una
qualsiasi trasmissione da usare come introito economico, e
non come offerta culturale al pubblico di uno spaccato della
storia italiana. Ad un pubblico che, ripeto, ha già pagato la
televisione pubblica attraverso il canone. Per di più questo
film era un’occasione culturale che avrebbe avuto bisogno
di un riguardo speciale in memoria di Pasolini. La Direzione
Rai ha ritenuto che Pasolini fosse soltanto una fonte
economica, come un qualsiasi film commerciale. Il film può
non essere condiviso, ma a Pasolini la Direzione Rai doveva
maggiore rispetto.
Pensavo, quanto ha senso una Nazione laica quando al
suo interno la religione influisce sulle scelte politiche?
Finché la struttura sociale è social-religiosa, perché dentro
questa struttura convivono una linea darwinista e una riferita
a un Dio unico, non c’è possibilità di evitare conflitti.
Mentre la linea del Profeta cristiano convive oggi con
l’evoluzione di una ricerca scientifica della comprensione
dell’universo materiale, la linea del Profeta Maometto
riconosce soltanto il Dio creatore. Per un Dio creatore
un’alternativa all’esistenza di tutto non è pensabile e perciò
non è conciliabile. Per un Dio creatore tutto l’esistente è
riferito a LUI. Mentre per il Profeta cristiano diventa un
paradosso, se la scienza continua a spiegare la materialità
dell’esistenza e della nascita della vita. Sotto alcuni aspetti
ciò non è conciliabile, neppure con un Dio cristiano. La
nostra società del progresso, tentando di escludere il Dio
creatore, non fa altro che scontrarsi con un Dio creatore in
assoluto. La nostra società cosiddetta evoluta tenta in molti
modi di evitare il Dio creatore assoluto con ragionamenti

70
logico-scientifico. Questo fatto inevitabilmente urta il
Credo, e il credere dell’Essere di appartenere all’Islam
investito dalla parola reale e assoluta di Dio creatore. La
nostra struttura sociale non può competere con un Dio
creatore. Culturalmente dobbiamo trovare un’altra via.
Certamente non quella della ragione.
La vita non è eterna, ma si perde tempo a riformare una
società che è sempre in ritardo di fronte ai cambiamenti:
matrimonio sì, adozione sì, no… Non sarebbe meglio
abolire l’istituzione del matrimonio e iscrivere i figli
all’anagrafe come persone, senza dover specificare figlio o
figlia di …. ecc.? Questo per semplificare le questioni. Si dà
il nome e l’indirizzo della persona o delle persone che
intendono prendersi cura dei piccoli da adottare,
dedicandosi alla loro educazione e alla loro crescita. Una
disponibilità che deve essere giuridicamente vincolante per
garantire il percorso di tali piccole persone nel
raggiungimento dell’età matura, e che usufruirebbero
dell’eredità alla morte delle persone che adottano, con un
testo vincolante. Questa persona o queste persone si rendono
così responsabili dinnanzi alla società di ciò per cui si sono
impegnate e che hanno liberamente scelto. Un percorso del
genere 1.Eliminerebbe il divorzio (con tutte le ricadute
emotive, sociali ed economiche che comporta), 2.
Permetterebbe alle piccole persone di essere tutelate in ogni
fase e in ogni aspetto della vita, con pari diritti.
Si dovrebbe anche abolire la reversibilità della pensione, e
sancire per diritto che le persone che non hanno una
pensione, alla morte del convivente, ne ricevano una
adeguata per il sostentamento essenziale. Così si
giungerebbe pian piano a un adeguamento economico delle
condizioni sociali.
Spesso nei Bar, che in fondo servono per prendersi un
caffè, si protesta ad alta voce contro il governo, ma si
protesta e basta. Però con molta enfasi.
Dalla seconda guerra mondiale in poi esiste una nuova
forma di influenza. L’autorappresentazione di uno statista,
cioè la messa in scena di se stesso che poteva sollecitare le
masse ad aderire alle sue idee, è stata sostituita dalla
rieducazione politica del popolo. Così non più la massa
senza nome, ma il cittadino in grado di votare è stato
influenzato a non considerare più la possibilità della rivolta.

71
Mentre l’entusiasmo per la rivoluzione, secondo la volontà
di una qualsiasi Guida di Stato o Nazione, coinvolgeva il
cittadino-suddito, ora questi cittadini-sudditi sono solo
capaci di imbastire una debole e incostante protesta.
L’aumento di partiti politici non si basa più su delle idee o
ideologie o su criteri di uno Stato di diritto, ma
sull’aderenza alla volontà di protesta. I complici di questa
rieducazione del cittadino sono i media. La protesta viene,
con la forza governativa, recintata e canalizzata. Volenti o
nolenti i media affiancano questa rieducazione. Un sintomo
è anche l’abbassamento dell’età di coloro che hanno diritto
al voto. La giovane età è di per sé più facilmente
influenzabile. In questo quadro il cittadino viene anche
educato ad accettare il cambiamento della Costituzione o,
quando fa comodo, a ignorare provvedimenti
incostituzionali e a ritenere superflua la partecipazione al
voto. Al cittadino è stato insegnato che il suo voto non
sposta la volontà, perché il voto si indirizza soltanto
all’ennesimo partito che non perseguirà i suoi interessi ma
quelli di un altro partito, nel gestire il potere per i propri
interessi. E questo perché ha imparato bene la lezione: i
politici in parlamento non tengono conto dei bisogni del
cittadino. I parlamentari non hanno risolto il problema della
mancanza del lavoro, la sanità pubblica è insufficiente, le
città sono inquinate, le corsie stradali sono oltre misura
piene di lavori in corso, la pressione fiscale è insostenibile,
la povertà tra i cittadini aumenta, le proprietà edilizie dei
singoli cittadini perdono valore ma il costo degli alloggi per
le famiglie aumenta, i servizi sociali, come scuole o
assistenza per anziani, sono insufficienti e spesso squallidi,
le concessioni per sussidi ai disabili vengono rese tortuose
dalle commissioni ASL. Questi esempi fanno parte delle
strategie con cui si stanca il cittadino e lo si educa a pensare
che il suo voto non cambierà la sua situazione ormai
precaria. Ridotto così, il voto è più gestibile per i partiti e
perciò per il potere, mentre il cittadino è tenuto a pagare le
tasse. E questo è possibile perché egli è stato rieducato ad
abbandonare la rivolta e ad accontentarsi soltanto della
protesta guidata.
Caro Sebastian, ho finalmente analizzato il 60% di Der
Fangschuß, il film di Volker Schlöndorff che la tua
gentilissima amica Margarethe mi suggerì di vedere la
scorsa primavera. Vi ho trovato due o tre simpatici errori,
72
che a breve saranno pubblicati nella pagina dedicata al film
sul sito www.bloopers.it, e vorrei fargliene un omaggio: ma
quando il mio smartphone precedente finì kaputt, ho perduto
la sua mail, che tanto cortesemente lei mi aveva quella sera
dato. Eccomi quindi a chiederti se, per favore, tu possa
fornirmela di nuovo. Credo si divertirà nel leggerli, tanto più
che uno riguarda anche lei (ma la colpa è di Schlöndorff...).
Un abbraccio a te e un caro saluto a Sira, spero di potervi
rivedere presto, forse anche la prossima set se, giovedì
pomeriggio, sarete all’Oste. Buonanotte!

Gentili Tommaso Labate e David Parenzo! A capo: La


sintesi che l’esponente PD adopera sulla democrazia
zoppica. Da Marshall McLuhan ho appreso che la scelta
democratica è nel maggiore dei casi pilotata. Il dettato
democratico è innanzitutto di rispettare le minoranze.
Tuttavia, spesso le proteste che le minoranze tentano
vengono soffocate con l’uso della forza da parte delle forze
dell’ordine. Un Presidente del Consiglio e altri esponenti del
governo che hanno bisogno, in uno Stato democratico, delle
guardie del corpo, sono squalificanti. In uno Stato
democratico, quando si ha bisogno delle forze dell’ordine
per esprimere le scelte politiche c’è del marcio. Questo è
empirico. In Europa non c’è bisogno di un Erdoğan, perché i
famosi “diritti umani” sono sospesi per l’indifferenza delle
Istituzioni e per i tagli riguardanti servizi sociali, cultura,
riduzione dell’organico nella giustizia e incapacità
amministrativa. La Corte di Strasburgo sottostà alla
Realpolitik così come le scelte della politica estera
dell’Europa nel suo insieme. L’Italia che straborda di
eccellenza pittorica, architettonica, di luoghi storici, di
complessità urbanistica ambientale, di fervore intellettuale e
del saper vivere, è un esempio di come la Realpolitik di
stampo europeo ha compiuto con la sua demenza uno
scempio senza uguali. Mi ricordo un’osservazione degli
anni sessanta in Germania: quando un tedesco si mette a
tavola per mangiare: mangia e chiede il conto, mentre in
Italia ci si mette a tavola, si parla e si gusta il mangiare. Al
di là dell’aneddoto si fanno sempre i conti senza l’oste. Sei
miliardi per la Turchia risolleverebbero l’economia di un

73
Paese come il Mali con i suoi 14 milioni di abitanti. E così,
conti empirici potrebbero evidenziare che la politica sui
migranti poteva essere risolta con investimenti nei loro
Paesi d’origine. Ma di più, non inquinando le terre dove
questi ormai emigrati producevano il loro pane quotidiano,
avrebbe ridotto drasticamente il problema. Non
distruggendo per interessi geopolitici si poteva evitare
l’eliminazione di esseri umani, di opere storiche, dello
stesso habitat degli esseri umani come per flora e fauna.
Tutto questo ha origine nella politica d’espansionismo
europea, senza alcun rispetto per le altre culture. Non conta
il perché di questo espansionismo. La psicologia ha sempre
trovato nel perché gli alibi del comportamento, ma non ha
fornito soluzioni valide inoppugnabili e non ha dato un aiuto
dignitoso all’uomo. Così come i politici della Realpolitik
usano le loro scelte inumane quando sono giustificabili
mediaticamente. Se si chiedesse empiricamente come sono
queste scelte e se ne valutassero gli effetti concreti, queste
giustificazioni mediatiche verrebbero spazzate via. E, non
per ultimo, se l’uomo politico lasciasse fuori il nome di Dio
dal suo comportamento, si eviterebbero le conflittualità in
casa. Non è un problema generazionale signora PD, è la
parola democrazia nella sua bocca che suona male, meglio
che non la usi. Con la dialettica della Realpolitik non si
risolvono i problemi, anzi si creano.
Gentili Tommaso Labate e David Parenzo. Curiosa
l’ingerenza della politica nella Rai. Sorvoliamo sui servizi
Rai in genere e guardiamo quelli delle altre reti
d’informazione. I giornalisti giustamente hanno le loro idee,
convinzioni e appartenenze come ogni essere umano. Come
ogni umano che pensa alla propria sopravvivenza
economica e alla sua dignità. Ma come umano che lavora, il
giornalista deve ponderare al meglio come utilizzare il
proprio lavoro per fare carriera, e per non essere licenziato.
Così sottostà a una sorta di autocensura e a uno stress di
produzione. Ma mentre lo stress è gestibile, non lo è
l’autocensura, perché imposta spesso da fattori esterni,
indipendentemente dal coraggio civile. Il giornalista è
facilmente ricattabile. Trovandosi in un ambiente
politicamente o finanziariamente interessato, volente o no,
adatta se stesso all’autocensura. Nel caso della Rai, che è
gestita dalla politica, il giornalista non ha scelta, deve
rinunciare alla sua imparzialità. Converrebbe allora
74
un’azienda privata che funziona in base al profitto? Questo
dipende dalle concessioni che bisogna fare per raggiungere
lo scopo e dalla concorrenza che ne condiziona il
raggiungimento. In ambedue i casi il giornalista è tenuto ad
aggiustare l’informazione tenendosi qualche virgola o punto
interrogativo per sé (metaforicamente inteso), benché in
televisione il giornalista ha anche la possibilità di usare la
gestualità e la capacità espressiva del proprio viso per
colorire l’informazione. Così da una parte il giornalista crea
l’opinione ledendo la democrazia e dall’altra influenza il
comportamento consumistico. Ma in ogni caso danneggia
l’umanità. Negli anni ’60 si raccontava di un giornalista che
andava dal veterinario. Quel veterinario stava strappando
una gamba a una pulce e poi diceva: salta, e la pulce saltava.
Così procedeva finché non aveva strappato tutte le gambe
alla pulce. A questo punto insisteva: salta! Ma la pulce non
saltava più. Il giornalista tornava in redazione e batteva alla
macchina da scrivere: se si strappano tutte le gambe a una
pulce, la pulce non ti obbedisce più. A parte questo,
tornando al concetto di democrazia: nell’Europa dove i
governi mantengono il segreto di Stato, non esiste
democrazia. In tempo di guerra magari si potrebbe
concedere una sorta di segreto di Stato, ma in Europa non
c’è uno stato di guerra. Eppure i giornalisti non si sognano
di pubblicare i testi integrali degli accordi “TTIP” e
“CETA”. La Merkel parla con Erdoğan e non viene
pubblicato il testo della conversazione. Voi, Tommaso
Labate e David Parenzo, voi che vi manifestate così
agguerriti, imparate a non troncate sul nascere i vostri ospiti
quando si mettono in bocca la parola democrazia. Sembra
che questa parola diventi intoccabile come alcuni nomi della
storia culturale che i vostri ospiti usano per affermare le loro
tesi.
Il libro “C’era una volta il film” verrà presentato in
anteprima il 17/9/2016 durante la giornata di apertura del
Festival “Incontri con il Cinema Asiatico 17” che si terrà al
Teatro Argentina di Roma. In copertina Rafael Alberti,
Anita Ekberg e Jean Marie Straub, ma anche il sogno di
tanti cineasti degli anni ’70: la MDP Mittchell.
Qui mi ritorna in mente che l’onorevole Martina è gentile
con la Bayer AG e anche con il trattato CETA (Accordo
economico e commerciale globale). Quell’Onorevole
Martina che pensa al benessere del cittadino italiano,
75
come dice lui. 28.5.2018
Ho appreso per caso dal telegiornale di Canale 5 che la
Bayer AG ha acquisito la Monsanto. Si deve forse dire che
un’acquisizione di questo tipo avviene per volontà delle
persone e non per automatismo. Queste persone, cioè gli
azionisti piccoli e grandi della Bayer AG, hanno dato
mandato di acquisire la Monsanto. La Monsanto e la Bayer
sono famose per infrangere le regole, anche se è sempre
stato difficile coglierle in flagrante. Le varie cause intentate
nei loro confronti lasciano il tempo che trovano. Con questa
acquisizione l’Europa e il suo popolo possono essere certi
che i trattati transatlantici, TTIP e CETA, saranno firmati e
ratificati. Le persone al vertice dell’Antitrust sono state
nominate politicamente e non con il voto popolare. La
potenza economica della Bayer AG ha abbastanza influenza
per condizionare il governo tedesco, ma non ha neanche
bisogno di convincere la signora Merkel, la quale è stata
sempre in prima linea nel favorire questi trattati. E persino il
socialdemocratico Gabriel si impegna perché venga firmato
il trattato CETA. Che è poi l’anticamera del TTIP. Queste
persone, azioniste della Bayer AG, per i loro interessi
economici accettano di condizionare le scelte alimentari
della popolazione europea ma, con molta probabilità, anche
quelle al di fuori dell’Europa. Perché avviene che la
popolazione non può più scegliere se mangiare cibo
prodotto con criteri sani oppure con molteplici ingredienti
chimici che lo rendono geneticamente modificato. Come
ogni invasione territoriale abolisce la cultura, i costumi, la
legislazione, la storia preesistente, così l’invasione
economica crea un dominio che la microeconomia non può
contrastare e che la condanna a scomparire. La
microeconomia è anche l’orto privato che non sopravvivrà
ai maggiori costi per la semina e la gestione complessiva,
cosicché il privato sarà costretto ad acquistare al
supermercato che venderà, a questo punto, prodotti non
controllabili. E tutto ciò lo compiono persone, lo fanno
esseri umani che se ne fregano del benessere degli altri.
Sarebbe utile nominarli uno per uno e scrivere i loro nomi
su una bacheca in ogni piazza d’Europa. La protesta contro
TTIP e CETA non serve, servirebbe mettere all’indice le
persone che permettono che questi trattati vengano firmati
all’insaputa dei cittadini. Si devono mettere alla gogna
queste persone, e in primis la Signora Merkel. Le decisioni
76
che prendono i politici di ogni schieramento sono la corda
con la quale si impicca la cultura.
I film sono sempre nei miei pensieri, per questo ogni tanto
divago, e mi illudo che gli utenti di Facebook condividano
la mia passione.
Il digitale, per la realizzazione di un film, in un certo senso
ne rappresenta l’aspetto metafisico. È una sorta di
cortocircuito dei neuroni. La psicoanalisi usa ricordi,
situazioni, impressioni prodotte sull’inconscio da fatti del
passato per comprendere lo stato psichico attuale. La
psicoanalisi crede perciò che il circuito dei neuroni del
cervello, in un certo senso, sia dovuto a un contatto errato
che ha indotto un comportamento nell’adulto tendente a
interpretare oggi avvenimenti della sua infanzia, in modo
irrazionale. L’adulto subisce una deviazione perché i
neuroni hanno creato un circuito non previsto
dall’ortodossia, ovvero da ciò che comunemente viene
considerato normale. Qui le cose si complicano. Il normale
ha bisogno di un’àncora che è il termine “naturale”. Ma il
termine naturale ormai non è circoscritto perché è contenuto
dentro il termine “reale”. Soltanto da quando l’umano ha
espresso il suo pensiero ed è diventato creativo, si è rotto
l’argine. Da allora esiste l’artificiale come opposto al
naturale. E tutti e due i termini sono nello stesso guscio del
reale. Prima di ciò l’umano ha interpretato spesso
avvenimenti naturali come avvenimenti metafisici per i
quali il termine “Dio” è il più eclatante. Sia per lo strano
bisogno di materializzarlo figurativamente, sia per volerlo
immateriale, onnipresente e inafferrabile. Dio è l’entità, è
l’ostacolo dove la scienza, la filosofia, la mente umana in
generale si fermano. Dio è quel cortocircuito dell’infanzia
umana che la psicologia tratta come un trauma sessuale
subìto, che la scienza tenta di negare e, peggio, la politica
crede di poter canalizzare.
Dopo questa piccola escursione torno al digitale o meglio al
film informatizzato. Gli ingegneri informatici e geniali
intingono nel passato dei film come lo psicologo
nell’infanzia dell’adulto, per creare quel mondo affascinante
fatto di immagini che poco hanno a che fare con un film.
Una volta il luogo-cinema si chiamava anche “Filmtheater”,
tradotto, teatro di film. Il luogo teatro, per la
rappresentazione di opere teatrali, diventava luogo per la

77
proiezione di film. Ma come spesso accade vince la pigrizia,
e così tutto è diventato cinema. Il “filmmaker” un cineasta
onnicomprensivo. Così queste immagini di creazione
informatica sono intese come cinema e vengono considerate
come film. Questi cineasti informatici sono però anche
defraudatori della storia dei film. Di questi film, che lo
spettatore con la sua presenza in sala ha reso importanti, e i
veri autori, artisti, hanno creato. Questi film di macchinisti,
scenografi, sceneggiatori, tecnici luci, direttori di fotografia,
attrici, attori, questi collaboratori per creare sogni, mondi
fantastici e storie vivibili e invivibili, oggi, sono merce per
ingegneri informatici, virtuosi della tastiera del computer.
Riconosco la loro genialità ma se sono così geniali perché
devono usurpare il termine “film”? Non hanno abbastanza
fantasia per trovarsi un altro termine per definire le loro
opere? Perché si comportano come l’industria pubblicitaria
che usa Beethoven per vendere dentifricio, gli attributi
femminili per pubblicizzare auto, e i prodotti inutili soltanto
per incrementare il consumismo? I pubblicitari prendono
dal passato e in ciò che già esiste. Chiamano auto
puzzolenti con nomi come “Cherokee” e “Tuareg”. Per dire,
la loro fantasia si ferma spesso a ripescare dall’esistente,
impresso nella mente, della storia dei cittadini e popoli. E
questo non per approfondire la storia, ma per vendere.
Curioso è quando con il metodo del digitale si crea un
viaggio spazio/tempo a ritroso. La messa in scena di un Tom
Hanks in Forrest Gump (1994) che incontra J.F. Kennedy,
morto il 22.11.1963. Qui si compie sullo schermo il viaggio
della finzione filmica verso una realtà documentata
filmicamente. Qui si fissa sullo schermo una realtà
metafisica. Una realtà metafisica che per molti futuri
spettatori potrebbe costituire una realtà storica documentata
e convincente. Così come emergono nella psicoanalisi
eventi infantili tramite l’interpretazione dell’analista.
L’infinità della memoria fa spesso emergere delle
combinazioni che sono pur sempre reali, ma non sempre
veritiere. E questi ricordi si collocano nella sfera metafisica,
quando non sono più verificabili, ma soltanto supponibili.
Combinare una messa in scena con un documento storico,
con una distanza temporale tra uno e l’altro, per creare una
sorta di migrazione dell’anima con il digitale, è forse un
passo per evidenziare con l’immagine il “sogno di una notte
di mezza estate”. Potrebbe essere un metodo per i neurologi
78
quello di attribuire a una connessione neurologica
un’immagine e proiettare miliardi di connessioni con le
rispettive immagini sullo schermo. Magari vi sono
contenute immagini geneticamente conservate dell’Homo
Erectus. Magari la mente umana è in grado di correggere le
immagini che la scienza antropologica ha disegnato nelle
ricostruzioni estrapolate dai ritrovamenti. Con il digitale
esiste la possibilità della migrazione virtuale nella sfera del
passato sullo schermo o sul monitor del computer o sul
mezzo televisivo. Nella vita reale manca però di
comprendere la migrazione delle persone reali che
sconvolge l’Europa da tempo. Manca la comprensione che
la causa di questa migrazione è di stampo europeo. Da
Alessandro Magno all’Impero Romano, e successivamente i
navigatori spagnoli, portoghesi, olandesi, inglesi ed altri
europei hanno sempre invaso terre lontane dal loro habitat.
E questo non accadeva esclusivamente per la voglia di
conoscenza. C’era anche una sottile voglia di dominare altre
culture, di metterle sotto un unico cielo. Sotto il cielo dei
loro interessi. L’opposizione a questa voglia di dominio ha
causato il disastro che oggi l’Europa non sa più gestire.
L’America di oggi è l’America europea. Il trauma che ha
partorito la Russia di oggi è forse da ricercare
nell’espansionismo di Napoleone. E anche la grande Cina è
stata stuzzicata dagli europei e questo ha insegnato al
popolo cinese che le vie della seta e delle spezie sono
un’opportunità per un’invasione commerciale. Perfino
l’India poteva rimanere nel sogno della sua immensa cultura
se l’Inghilterra avesse accettato senza condizioni la rivolta
pacifica di Gandhi. L’informatica, la virtualità del digitale
può disegnare scenari di cui il popolo, privo di sufficienti
conoscenze al riguardo, è ignaro. Gli scenari virtuali dei
bombardamenti, delle migrazioni e le conseguenze di ciò,
possono diventare modelli per come condurre un nuovo tipo
d’espansionismo, un nuovo tipo d’imperialismo a guida
informatica ma non come quella di un condottiero, di un
Alessandro Magno, ma di un ingegnere sottomesso a un
folle. Il punto è che la conoscenza di questo ingegnere può
essere trasmessa comunque e non muore come Alessandro
Magno. La conoscenza non muore, come non muore
l’immagine di Madonna nel film “Evita” (1997) accanto a
Francisco Franco morto nel 1975. La conoscenza è
metafisica finché non la possiamo cancellare dalla mente di
79
tutta l’umanità. Ma in ogni caso sopravvive nella virtualità
del digitale.
E Facebook è partecipe di questo scenario.
Anche se era legittimo il rifiuto del Presidente della
Repubblica verso la nomina del Prof. Paolo Savona,
riscontro in questo scritto che segue la tendenza a favorire
forze esterne all’Italia.
L’aiuto a Renzi da parte di Obama e dell’Europa di Junker
serve esclusivamente per garantire la firma dei trattati
transatlantici CETA e TTIP. Obama ha dichiarato che vuole
portare a casa questi accordi prima di esaurire il mandato di
Presidente degli Stati Uniti d’America. Egli ha già ottenuto
il sì della Merkel che da sempre è pro-America anche
quando esisteva la DDR, dove lei era residente. Ciò si vede
anche nella sua politica pro-Turchia e nelle sue velate
politiche contro la Russia. Questi accordi transatlantici
danneggiano non soltanto i popoli europei ma anche una
vasta area africana. L’altro aspetto è che si vuole indebolire
il ceto economico della classe media, cioè di quella classe
che si è formata dopo la rivoluzione francese, per ridurla a
una classe medio-bassa, per gestirla meglio. Così come è
facile oggi gestire la classe debole restringendo i servizi
sociali pubblici e trasferendoli a servizi gestiti da società
private. Trasferendo Spostando il peso economico della
classe media agli agglomerati di società azionarie private
aumenta il divario delle ricchezze tra la classe agiata e la
classe medio-bassa. La fornitura dell’acqua e della sanità in
mano a delle società private, o la gestione delle pensioni da
parte di banche e assicurazioni, sono aspetti basilari che
diventano fattori di schiavizzazione della popolazione, che
finisce per essere dipendente da servizi sociali gestiti da enti
incontrollabili in quanto privati, e perciò sottratti al
controllo pubblico. Anche il trasferimento sempre più
frequente del potere legislativo del Parlamento ai Governi
alimenta questa direzione. Il Parlamento diventa così
l’espressione dell’istituzione governativa più che del voto
del cittadino. La richiesta del “SI” per il cambiamento della
Costituzione va in questa direzione. L’adesione al “SI” di
Cacciari è legata più allo studio di Aristotele e Hegel che
non a un’attenta lettura di Max Weber. Il rigore disciplinare
dei partiti è un ulteriore aiuto per raggiungere lo scopo
dell’adesione al “SI”. La permanenza di fazioni

80
dell’opposizione serve esclusivamente a ottenere quei
cambiamenti della Costituzione e non a una
democratizzazione del sistema governativo. Il “SI” è il
cavallo di troia con cui Renzi firmerà l’adesione ai trattati
CETA e TTIP, che serviranno a sottrare ai governi nazionali
la protezione dell’interesse popolare, per servire gli interessi
sovranazionali della finanza e creare nuovi blocchi
territoriali, come le conquiste coloniali sotto la guida
Britannica.
Questo per ricordare che un ritorno dell’Onorevole Renzi
ha alcune prerogative da considerare.
Come Troisi, “Ricominciamo da tre”. Cominciamo da
Renzi. Alcune cose si potevano capire fin dall’inizio. Una
persona che tratta gli altri alla stregua di attrezzi domestici
come la lavatrice, le automobili, i televisori ecc., che
“possono essere rottamate”, apre alcune questioni.
Rottamare comporta che le “cose” generalmente siano
irreparabili, ma significa anche fare posto a nuovi acquisti.
Nuovi acquisti significa dare spazio al consumismo. È un
gergo che si addice al commercio sfrenato. Il consumismo
aumenta le montagne di rifiuti da smaltire. Ma si può dire
che dobbiamo smaltire come rifiuti le persone? Si può dire
che le persone sono irreparabili? Nel mondo moderno le
cose hanno una dignità come le persone, come l’essere
umano? Che mondo moderno è questo? Da quando Renzi ha
annunciato che la vecchia classe politica deve essere
rottamata molti hanno accettato questo slogan e lo hanno
diffuso nei media. Si veda anche lo slogan della
rottamazione di Equitalia che fa presa nella mente dei
debitori e produce un sì per il referendum. Ma si sono posti
la domanda che cosa significhi questo slogan? Questo
slogan non rottama il concetto di etica come lo conosciamo,
per introdurre una visione completamente diversa, persino
opposta? Ovvero che le persone sono come le cose? Non
introduce la visione che le persone non contano, a favore di
una visione della società efficiente? E di conseguenza, che il
popolo deve adeguarsi a una visione dove il popolo non
conta più niente? Quando non si è più efficienti si deve
essere rottamati? Allora, se l’operaio è efficiente per
lavorare fino a 67 anni può ottenere una pensione minima, e
poi deve incrementare, con il suo contributo, le
assicurazioni e le banche per diventare socialmente utile? Le
persone anziane socialmente non utili possono essere messe
81
in difficoltà economica perché la loro salute diminuisce,
così gli anni della loro vita diminuiscono, e ciò diventa
socialmente utile. I giovani rimangono più a lungo in casa e
pesano sulle tasche dei genitori. Questo è socialmente utile
alla riorganizzazione delle imprese che su larga scala
riducono il personale per aumentare l’utile. Se questi
giovani si immettono nel mercato del lavoro per una
retribuzione ridotta, questo è utile ad una società basata
sull’impresa. Tutto ciò è utile alla visione di una società
efficiente in termini di concentrazione economica per pochi
e per riformulare il concetto di umano verso quel concetto di
darwinismo sociale dove soltanto i meritevoli hanno diritto
alla sopravvivenza, ed il resto è da considerarsi un
sottoprodotto domestico destinato all’inevitabile
rottamazione.
La stampatrice digitale è in grado di realizzare cose
materiali dalla concezione digitale. Un ingegnere
informatico forse è anche capace di realizzare una bomba
atomica, se si fornisce alla stampante il materiale
necessario. Torniamo al cinema digitale, quello del
tridimensionale. Forse il cinema tridimensionale spinge la
sua smania di realismo virtuale a far esplodere in una sala
cinematografica una bomba atomica realizzata con la
stampante digitale in diretta cinematografica. Basterebbe
inserire nella proiezione, all’ultimo momento, fotogrammi
(pixel) mancanti per l’innesto della bomba e al cinema
Metropolitan di Roma si è pronti per la prima esplosione
atomica in Europa. I film a stampa positivo-negativo, quelli
artigianali, con un set costruito in uno stabilimento alla De
Paolis o a Cinecittà o anche in luoghi reali di sfondo, non
davano questi scenari “futuristi ma non troppo”, ma
costruivano sogni, racconti, storie di immaginazione sul
passato, sul presente o sul futuro. Questi film artigianali
univano letteratura, fotografia, pittura, musica, luce e
ombra, registi e attori, lavoratori e produttori. Questi film
raccontavano “da” e “di” luoghi lontani e vicini sconosciuti.
Questi film esploravano ambienti, culture e popoli diversi.
Questi film si esprimevano nelle panoramiche lente e nei
primi piani. Questi film avevano la capacità di esasperare la
fisionomia di un’attrice o di un attore. Questi film davano il
tempo allo spettatore di identificarsi con l’eroe di turno o di
rifiutarlo. Questi film creavano complicità o dissenso tra gli
spettatori. Questi film avevano una posizione morale
82
(Einstellung) data dal posizionamento della macchina da
presa (filmcamera). Queste pellicole avevano una fluidità
cromatica e non un montaggio cromatico con pixel digitali.
Questi film avevano un montaggio percepibile dall’occhio
umano mentre la proiezione digitale può esercitare una sorta
di interdizione sulla capacità fisica-biologica dell’occhio. Il
cinema digitale è un’arte nuova; parafrasando il titolo di un
film dei fratelli Cohen questo cinema: “Non è un paese per
vecchi” . Intendo con ciò un cinema che richiede un
adattamento speciale. Potrebbe essere per tutti, ma ancora
non lo è. Forse si può svolgere nelle menti nuove ed io sono
troppo vecchio per comprenderlo e poco adatto ad
indagarlo. Anche per questa ragione ho scritto da nostalgico
e poco da critico illuminato. In un certo senso rispondo con
questo a Edoardo Bruno riguardo alla sua prefazione al libro
“C’era una volta il film”.
Ogni tanto insisto che bisogna votare NO per la ragione che
al governo viene consentito di privatizzare l’acqua. In
Europa le Commissioni lavorano per dichiarare l’acqua una
merce e non un bene indispensabile per l’umanità. Il giro
d’affari dell’acqua produce oggi più entrate per le
multinazionali (Vivendi, Suez, RWE Thames Water,
Danone, Nestlè, Pepsi Cola, Coca Cola e altri) delle
multinazionali del petrolio. Le risorse dell’acqua potabile
sono altrettanto limitate, e con l’aumento della temperatura
si riducono mentre ne aumenta sempre più il bisogno. Con
l’alzarsi del livello dei mari, nelle zone costiere l’acqua
potabile viene contaminata dal mare e così si riducono
ancora di più le risorse di acqua potabile. Le multinazionali
dell’acqua spingono con tutta evidenza verso la
privatizzazione delle risorse idriche. Se dalle regioni le
decisioni sul destino delle risorse idriche vengono trasferite
al governo centrale si legittima il bisogno di entrate extra
per far fronte ai debiti con le banche. Così diventa
inevitabile che i diritti sulle risorse idriche vengano ceduti
alle multinazionali per fare cassa. Se ignorate questo aspetto
così drammatico non vi siete ancora fatti un’opinione su che
cosa significhi questo referendum sulla Costituzione. In tutti
i dibattiti questo argomento non viene affrontato da nessuno
perché tutti i partiti che dovranno governare in futuro sanno
che avranno bisogno di soldi, e i soldi si fanno lasciando da
parte l’etica e la morale, come mi confessava un
imprenditore che guadagna bene.
83
Quando si ascoltano le trasmissioni tv ove si discute se
scegliere tra Salvini, Renzi, 5 Stelle o sull’incerta
questione del referendum, senza un programma, il
cittadino può uscirne in modo semplice. Se dice: “voglio
che il governo disponga per altri 70 anni delle mie tasse con
cui ha privatizzato infrastrutture come la rete elettrica, la
rete telefonica, le autostrade, venduto il patrimonio
immobiliare dell’INPS, privatizzato molto del servizio
sanitario, e così via”, pensando che è un bene per lui, deve
votare Sì, altrimenti se crede che questo non è un bene
allora deve votare No. La questione è semplice. Tutto il
resto è soltanto propaganda.
Tornando ancora sull’articolo 50 della Costituzione
Italiana..
Neanche le raccomandate vengono più consegnate o
ricevute! Si può scegliere tra due spiegazioni. La prima che
la responsabilità è da attribuire alle Poste Italiane, e l’altra
che è colpa dei destinatari della missiva che tendono a
ignorarne la consegna. E visto che non tornano indietro
neanche le ricevute di avvenuta consegna, opto per la
seconda opzione. Le istituzioni destinatarie in questo caso
sono il Comune (e rispettivo Sindaco), la Regione (e
rispettiva Presidenza), la Presidenza della Repubblica
Italiana (e rispettivo Presidente), la Magistratura con il CSM
(e lo stesso rispettivo Presidente), il Ministero della Salute
(e rispettiva Ministra). In Italia si è perfino formalizzato
l’obbligo, per le istituzioni pubbliche, di rispondere alle
lettere. Obbligo che viene ignorato dalle stesse istituzioni
pubbliche. Malcostume che è diventato sistema. Non ci si
poteva aspettare che il contrario quando i Signori e le
Signore alla guida del Paese si occupano soltanto di se stessi
e dei loro rispettivi interessi. Basti pensare alle raccolte di
donazioni trasmesse in TV destinate ai terremotati
trasmesse in TV. Questo governo non ha i mezzi per
affrontare le necessità dei cittadini, che però hanno già
contribuito al bene comune con le tasse. Ma sembra che
questi Signori e Signore chiamati per risolvere i problemi
abbiano impegnato le tasse, affidate a loro, per fini sociali
collettivi, per interessi diversi da questo scopo. Sembra
allora che questi Signori e Signore non siano adeguati ai
compiti loro affidati con il voto espresso nelle urne dal
popolo. Le proteste espresse in TV attraverso vari
programmi non danno sollievo al cittadino, perché questi
84
programmi che sembrano dar voce alle proteste fanno in
realtà parte del gioco per illudere che ci sia democrazia nel
Paese. Ma questa non è reale democrazia, è una
rappresentazione della democrazia. In questo Paese non
regna la dittatura di un singolo, ma regna la dittatura delle
Istituzioni nel loro insieme. Quando si sospendono i medici
che fanno il loro dovere e non i vertici che hanno causato il
disastro in un ospedale dove questi medici fanno il loro
lavoro, allora i vertici sono sì responsabili ma tuttavia
intoccabili. Questa è la dittatura dei vertici. Quando i vertici,
cioè i Signori e le Signore che comandano, non vengono
chiamati a eseguire i loro compiti, allora questa è dittatura.
Finché il popolo non lo comprende e si illude di vivere in
una democrazia, allora non potrà mai cambiare niente. Il
problema è che questi fattori si possono riscontrare in tutta
Europa. L’unificazione europea è riuscita come unificazione
della dittatura dei vertici, cioè dei governi. Le proteste - con
effetti illusori - provengono da associazioni private come
Move On, Compact ecc. Queste associazioni si sono date il
compito di curare l’interesse del cittadino mentre questo
impegno era compito dei parlamentari, che invece hanno
usato male il mandato affidato loro con il voto. Negli
Articoli 34-35-36 della Convenzione Europea dei Diritti
dell’Uomo si nascondono dettagli per dare alla Corte di
Strasburgo la possibilità di negare la ricevibilità di una
denuncia. Quasi che Come se il diritto dell’uomo fosse un
affare amministrativo. Questo è un fatto lampante che
dimostra come i diritti dei cittadini vengano deragliati su
binari amministrativi che spesso deviano su binari morti, per
rendere vano ogni tentativo di avere giustizia. Come le
disposizioni sugli invalidi che avrebbero diritto di non
pagare le tasse automobilistiche. In Umbria questo diritto è
legato al fatto che la vettura sia strutturata perché un
invalido possa guidarla. Se l’invalido non ha la patente
allora viene negato il diritto per l’accompagnatore, che
tuttavia è stato garantito dalla legge sull’accompagnamento.
Se il diritto dell’accompagnamento è stato negato dalla
commissione ASL, l’invalido deve lasciare la macchina in
garage o deve vendere l’auto. Se poi è malato di Alzheimer
e abita a 8 km da ogni centro abitato può sempre chiamare
un taxi. Domanda: come fa un malato d’Alzheimer a
chiamare un taxi? L’amministrazione burocratica non si
pone il problema e non risponde al quesito. Questo è un
85
binario morto. Questi paradossi sono tanti e sarebbe compito
dei parlamentari risolverli. Ma purtroppo sono proprio gli
stessi parlamentari ad alzare innumerevoli ostacoli. Non
vogliono restituire le tasse con i servizi sociali perché hanno
trovato modi migliori per impegnare il flusso di denaro che
deriva dal lavoro del cittadino. Il cittadino che si lamenta di
questo, ma non sa come opporsi ai misfatti che è costretto a
subire. Albert Camus ha scritto “L’uomo in rivolta”, ma
erano altri tempi. Oggi come allora l’uomo in rivolta si
troverà sempre davanti lo scudo dell’esecutivo della Ragion
di Stato. Già oggi la legittima protesta scatena l’uso
legittimo della forza di Stato. Oggi l’uomo in rivolta,
filosoficamente pensando, non esiste più, anzi non può più
esistere. All’uomo in rivolta è stata tolta la legittimazione
perché in Europa regna la democrazia. La democrazia è
stata usurpata non dal parlamento ma dagli stessi
parlamentari. C’è una bella differenza tra il luogo e il
soggetto.
Quando si incalzano i giornalisti nel non fornire la giusta
veduta dei fatti si aiuta la facile opinione dei frequentatori
nei dei social network.
Luigi Di Maio se la prende con i giornalisti così come fanno
spesso i politici. Mi viene in mente quando negli anni ’60 da
più parti ci si lamentava energicamente che la stampa e le
notizie diffuse fossero troppo dipendenti dalle inserzioni
pubblicitarie. Ma già da allora si vendevano meno giornali.
Successivamente la televisione e internet hanno tolto ai
giornali molti inserzionisti. Per cercare le notizie servono
soldi, per pagare i giornalisti e il loro serio lavoro servono
soldi. Per un giornalismo di ricerca e investigativo servono
soldi. Sono i soldi che rendono i giornalisti indipendenti. Un
altro aspetto da considerare è se la “pigrizia” dei lettori
vuole un notiziario preconfezionato perché non gli va di
derivare o interpretare dai crudi fatti una propria opinione.
Così il giornalista è stimolato a fornirgli l’interpretazione e
spesso anche l’opinione e finisce in televisione a fare
l’opinionista invece del giornalista. E ancora, se il
giornalista non ha i soldi per investigare deve limitarsi alle
notizie fornitegli da politici, enti locali e altre istituzioni, che
non di rado hanno interesse a creare essi stessi le notizie, di
comodo. Verificare le notizie è molto difficile quando il
lettore non compra il giornale per conoscere i fatti, ma vuole
consumare comodamente le interpretazioni dei fatti -
86
“decifrati” dai giornalisti - a lui più consone. Spesso le
opinioni fanno più clamore dei fatti che le hanno generate.
L’opinione è discutibile e i fatti non lo sono. Digerire i fatti
è difficile quando non coincidono con le convinzioni dei
lettori. Figuriamoci con quelle dei politici.
Il Movimento democratico e progressista si è dimostrato
un flop.
Leggo nell’Articolo 1 del “Movimento democratico e
progressista” alcune frasi e parole che riporto: “…l’avanzata
delle forze antisistema e della destra isolazionista e
reazionaria../…che inevitabilmente porteranno alla vittoria
dei nostri avversari../…dai valori costituzionali
dell’antifascismo../.. a partire dall’esperienza
dell’Ulivo../..globalizzazione neoliberista../.. in periferia
avanza una nuova destra../.. valori della sinistra e di un
nuovo centrodestra di governo../.. movimento aperto../..
rinnovato centrosinistra../.. neocentrista..”. Cos’è un
movimento democratico e progressista? Gianni Toti parlava
di un “pro-regresso”, ma lui sapeva di cosa parlava perché
lo abbinava al riarmo atomico. Di democratico non si ha
niente quando si usano termini come “avversari”, forze
antisistema, valori costituzionali dell’antifascismo. Di
democratico non si ha niente quando il progresso genera
unicamente la globalizzazione neoliberista, a cui Prodi e il
suo Ulivo hanno partecipato. Di “rinnovato” non si ha
niente quando la parola centrosinistra è vecchia, consumata,
inadeguata e non rinnovabile neanche con il Movimento 5
Stelle. Un nuovo centrosinistra di governo. Nuovo,
rinnovato; se si vuole qualcosa di nuovo allora si ha bisogno
di termini nuovi. Ma questo “Movimento democratico e
progressista” è pieno di termini usurati e malfamati. L’unica
trovata sensata è quella “del saccheggio delle risorse della
terra”. La democrazia, almeno in Europa ha fallito. La
democrazia è sinonimo del fatto che l’agglomerato di
interessi economici sopravanza il confronto dei cittadini.
L’astrazione economica è privilegiata rispetto alla
concretezza dell’essere umano. Questo è un vecchio
dilemma del Diritto Romano. Si ha un diritto civile e un
diritto penale. Il diritto penale è applicato a tutti (se allo
Stato conviene) e il diritto civile (sempre definito dallo
Stato) viene esercitato da colui che se lo può permettere (i
processi costano). Nel diritto penale lo Stato concede un
avvocato d’ufficio, nel diritto civile no. Un complicato
87
intreccio legislativo. Il diritto civile riguarda il diritto del
cittadino; se viene leso, il cittadino deve lottare per ottenere
il suo diritto. Nel diritto penale viene sanzionato colui che
disturba l’ordine costituito dallo Stato. Anche quando il
disturbo è un atto democratico di confutazione del potere.
Non era forse meglio chiamare il diritto civile diritto sociale
umano per obbligare il legislatore a formulare meglio le
garanzie per l’essere umano e non per uno Stato civile
soggetto alle mutazioni delle condizioni civili? Mi sono
allontanato! “Democratico progressista”: ma se è
“inevitabile” la sconfitta, allora perché creare un soggetto di
agglomerazione di aspiranti che non vogliono consegnare
“alla vittoria dei ‘nostri” meglio – “loro” avversari? Se è
“inevitabile”, non ha senso sprecare tempo, denaro, lavoro e
false speranze in uno Stato che ha ben altri problemi che
non quelli di una nuova formazione di Signore e Signori che
occupano la scena mediatica. Di promesse questo
palcoscenico politico è pieno. Non si è ancora capito perché
una maggioranza di cittadini ha sempre votato
rappresentanti parlamentari che hanno scelto da tempo di
favorire una minoranza economica. Probabilmente perché
questi parlamentari hanno mediaticamente venduto
promesse mai mantenute, una volta entrati in parlamento. Se
non si arriva dopo una legislatura di verifica a un “tutti a
casa” e il divieto assoluto di ripresentarsi di nuovo per
chiedere il voto, non cambierà mai niente. L’unica vera
vostra scelta “democratica progressista” sarebbe che ve ne
andiate progressivamente, democraticamente a casa e
cominciate un lavoro utile per lo Stato e per il cittadino.
Forse l’altro giorno non sono stato abbastanza esplicito
quando scrivevo del “Diritto Romano”. Quel dilemma che
l’Europa si trascina dietro è che il “Diritto Romano” era
concepito per un “Impero”, oggi in Europa esistono delle
Repubbliche, con l’idea di un diritto democratico. Alloro il
concetto con cui è stato elaborato il Diritto civile rispondeva
agli interessi di un “Impero” da governare, e non
all’interesse di uno Stato democratico. Per questo oggi i vari
legislatori imperialisti hanno formulato il diritto civile, per
gestire l’ordine pubblico. E le Repubbliche di oggi non si
sono accorte e hanno perpetuato il codice civile come se le
Repubbliche si trovassero ancora in uno Stato imperiale.
Anche questo partito nuovo non ha inciso sul
cambiamento a cui forse l’Italia e i suoi cittadini
88
avrebbero diritto.
Ho letto che Vittorio Sgarbi ha intenzione di fondare (se non
lo ha già fatto) un nuovo partito. Le “eruzioni volgari” di
Vittorio Sgarbi sono niente in contrapposizione alle
volgarità dei contenuti espressi in TV che hanno dato
spettacolo fin dal “Maurizio Costanzo show”. Sono esse
stesse diventate un marchio che si vende bene. Visto che la
TV è un mezzo più che altro di trasmissione pubblicitaria, il
fatto non sembra tanto grave. È in linea con il resto di ciò
che la TV propone. Cosa diversa è l’idea di un nuovo
soggetto come il partito politico di Vittorio Sgarbi, il
“Rinascimento”. La sua capacità di comunicazione dell’arte
è innegabile. E forse proprio il Rinascimento ha dato
l’impulso a rifondare il concetto di Repubblica della
classicità greca e romana per diventare un’opportunità
politica svincolata dalle monarchie e dai vari imperi. Forse,
se lui l’ha pensata bene potrebbe costruire qualcosa di
diverso dagli imperi partitici. Un’altra cosa sono però le sue
opinioni su tematiche sociali. Qui mi viene in mente la
moda del “piercing”. Ho pensato che colei o colui che lo
praticano dovrebbero riflettere se lo fanno per una legittima
ribellione sociale o per accendere impulsi primordiali volti
ad attirare nuovi partner. Se vale la seconda ragione, non
sarebbe meglio fare leva sull’intelligenza del partner da
conquistare che non piuttosto su retaggi ancestrali? Se
invece è una legittima protesta sociale rischia di essere
autolesionista quanto il rifiuto di cibo e acqua. E, qui,
ritorno al marchio di Vittorio Sgarbi con il suo
“Rinascimento” che dovrebbe diventare un partito. È una
protesta per affrontare lo scempio dei valori culturali
usufruendo del suo marchio, o è il “canto del cigno” su un
mondo che distrugge, ignora o monetizza l’arte e la cultura
in generale?
Il Movimento 5 Stelle ha messo il reddito di cittadinanza
nel suo programma di governo. Un governo che non si è
fatto come immaginavano. Spero che non riprendano
questo programma nella prossima corsa alle elezioni.
Ieri sera ero con alcuni amici a bere un bicchiere di
Calvados a casa mia, chiacchierando del più e del meno.
Dettaglio: uno non mi perdonava alcuni errori di ortografia e
l’altro tollerava in silenzio. Più generoso. Dò ragione a non
perdonarmi la cattiva ortografia perché è come fare una

89
pessima traduzione del pensiero. D’altra parte è difficile
insegnare al pensiero le restrizioni dell’ortografia. Ma torno
al “più e meno”. Il Movimento 5 Stelle propone un reddito
per i cittadini erogato dallo Stato. Qui ci sono alcuni aspetti
da considerare. Lo Stato non è un’astrazione. Perciò loro
danno al cittadino i soldi che lo stesso cittadino versa allo
Stato in forma di tasse. Per dirla chiara il Movimento 5
Stelle fa tornare al cittadino le tasse che paga allo Stato. Ma
che se ne fa il cittadino diciamo di 900 Euro? 900 Euro sono
appena sufficienti a pagarsi un libro, un cinema, una cena
quando si è pagato luce, riscaldamento, telefono e affitto.
Questo può andare bene a qualche intellettuale solitario che
si nutre del pensiero proprio e non si ammala mai. Non
prende un autobus, non spende soldi per giornali, gelato,
caffè al bar e non offre niente alla sua ragazza. Niente
trucco, parrucchiere, costosa toilette, manicure e magari un
vestito alla moda. Poi non parliamo delle vacanze, perché
deve bastare il bel tramonto in una fotografia esposta in
vetrina dal giornalaio. Allora pensiamo alle restrizioni. Il
reddito di cittadinanza va soltanto a coloro che non hanno
lavoro, non hanno reddito? Ma a parte che le casse
dell’INPS soffrono già adesso con l’erogazione del
contributo sociale per gli over 65, se si aggiungono quelli al
di sotto dei 65 anni raddoppiando l’erogazione del
contributo, che succede? Mandiamo a casa tutti i
parlamentari, senatori, funzionari ben pagati e offriamo
come dimora il Parlamento alla gente senza reddito, e
spesso senza un’abitazione dignitosa? Ha pensato il
Movimento 5 Stelle che anche loro devono sloggiare per
finanziare questa proposta, ora che sono in Parlamento e
non nei meet up? Credo che i problemi siano altri. Uno
fondamentale è che i partiti hanno sprecato il consenso
ottenuto con i voti. Usare male il consenso significa
perpetrare un atto criminale nei confronti del cittadino che si
è fidato. Hanno soltanto il beneficio del dubbio che sia
proprio incapacità nell’utilizzo del mandato per il bene dei
mandanti. Così si potrebbe spiegare perché non sono capaci
di eliminare la corruzione dilagante. Non si capisce perché
però non incentivano la capacità dei laureati universitari,
che poi devono vendere il loro sapere all’industria senza che
questo abbia un ritorno per il paese tranne una pacca sulle
spalle: “vedete come sono bravi, sono richiesti in tutto il
mondo”. Non si capisce perché non si valorizza il
90
patrimonio culturale invidiato in tutto il mondo. Non si
capisce perché le televisioni sono piene di programmi inutili
quando potrebbero essere utilizzate per comunicazioni utili
al cittadino. La Rai è anche finanziata dai cittadini e la
pubblicità trasmessa è finanziata dalle maggiorazioni di
prezzi necessarie al consumo quotidiano. Non si capisce
perché il debito pubblico aumenta sempre mentre il
cittadino viene tartassato e in cambio riceve servizi scarsi o
inadeguati. Non si capisce perché lo stesso cittadino se
vuole un servizio rapido ed efficace lo deve pagare di tasca
propria quando per questo ha già pagato le tasse. Non si
capisce perché c'è una grande preoccupazione attorno
all’organizzazione partitica quando vi sono altri numerosi
problemi molto urgenti da affrontare. Non credo che i
parlamentari si autofinanzino. Forse qualcuno dovrebbe
ricordare loro che sono stipendiati dal cittadino. Ancora lo
Stato si regge sullo sforzo del lavoro del cittadino, anche se
il progresso tenta di farne a meno.

L’insonnia è onnipresente.
Ieri, oggi e domani. L’uomo ha la genialità di concepire ed
esprimere con qualsiasi mezzo un qualsiasi stato dell’essere,
del passato o di una “realtà finta”. È insito nelle parole
esprimere le infinite convenzioni che la mente dell’uomo
immagina di esprimere. “L’arte” - giocando con la parola
“artificio” nel suo senso di “innaturale” - è ciò che rimane
all’opera finita, togliendo il percorso creativo dalla materia
prima. Da uno stato naturale iniziale interviene l’entropia: la
trasformazione dello stato naturale. L’artefice - l’autore -
trasforma lavorando. Si crea l’opera. Questo è l’interessante
nel caso dell’arte. La forza lavoro è disponibile cioè fruibile
nella forma dell’opera finita o infinita (può essere
considerata un’opera artistica finita come concetto assoluto)
secondo il punto di vista. Ciò che si perde o viene disperso è
“il percorso, la forza del lavoro”. L’artista è l’energia “non
disponibile” una volta terminata l’opera. Per questo l’artista,
l’artigiano, l’operaio, non sono altro che pochi ecologisti su
questa terra, perché il loro approccio con l’entropia è
l’immissione di se stessi nel ciclo della vita. Di loro rimane
ciò che hanno fatto, ma i loro sentimenti, il loro sudore, la
loro fatica è stata dispersa per sempre: ieri, oggi, e sarà
dispersa domani.
Se queste parole sono da considerarsi una introduzione, e si
91
vuole capire perché è così, posso scriverle soltanto
riconducendomi al concetto di cos’è l’artista. L’artista ha
una percezione della materia diversa da chi de. e
trasformarla in una manifattura di vasta diffusione. L’artista
agisce manipolando la materia con altri criteri. Questi sono
legati al connubio tra mente e mani che trasformano non
solo la materia visibile, ma anche influssi ambientali, sociali
e stati d’animo, l’immateriale, l’invisibile che l’artista
trasforma in oggetto visibile; ciò che lo spinge a operare.
Approcciando la materia, di cui egli sente la resistenza alla
trasformazione verso un oggetto “artificiale”, fabbrica
un’opera che contiene e rivela un percorso creativo. Egli
tenta di far percepire il significato dell’opera finita
manipolando l’origine della materia, la dominanza
materiale, che deve diventare, di fronte all’opera finita, un
mero supporto o evidenziarne la sua funzione plasmata.
Dalla materia prima evolve una trasfigurazione. Il recupero
di materiali precedentemente utilizzati per altri usi si presta
per una mutazione artistica. Questo non è un assioma ma
costituisce una soluzione per limitare l’entropia. In generale
la trasformazione produce residui non recuperabili
arricchendo l’ambiente di fattori inquinanti, talvolta tossici,
che nel loro accumulo costituiscono uno dei fattori che
affliggono la terra. L’opera artistica è di per sé singola
mentre la trasformazione di materiale a livello industriale è
multipla e perciò è multiplo l’inquinamento. In sostanza la
lavorazione industriale mostra lo stesso rapporto che esiste
tra il fumatore e il fumo. Il fumatore trae “piacere”,
beneficio illusorio, fumando e l’ambiente dove egli fuma si
inquina e di conseguenza lui inquina se stesso. L’opera
artistica è un artificio, è in fondo una congettura filosofica
per differenziare e afferrare il non afferrabile. Interpretare
l’opera di un artista pone in partenza un dilemma:
interpretare l’opera con il supporto o senza la personalità
dell’artista? Interpretare l’opera con o senza il contesto
storico, sociale, religioso-politico? Non per ultimo, con o
senza le influenze di correnti artistiche? Per dirlo in altre
parole, si deve considerare l’opera un assoluto o una
creazione relativa? Come congettura filosofica, per quanto
si manifesti materialmente si sottrae a un mondo fisico
concreto, regolato da definizioni precise riducibili alle
interazioni fisiche. L’opera artistica ha un suo collocamento
nello spazio (museo, abitazione, etc.) ma ha una presenza
92
che è un non-luogo, che vuol dire che in ogni caso è altrove.
Per questo l’aspetto metafisico è qui e altrove nello stesso
momento.
Tornando al problema entropico si deve esaminare la
produzione industriale e tutto ciò che è correlato, sotto un
aspetto filosofico. La scienza ha messo nelle mani
dell’umanità strumenti che hanno permesso un progresso
tecnologico materialistico. Questo progresso ha indotto
l’umanità ad abbandonare la metafisica che si esprime
nell’etica, nell’amore, nel rispetto di se stessi e della terra
sulla quale si vive. Tutto questo per un “beneficio illusorio”
istantaneo. L’umanità ha cominciato il suo percorso
facendosi delle domande, la filosofia ha esplorato delle
risposte e la scienza ha dato delle soluzioni. L’arte ha
interpretato le risposte e si è posta fuori “dal beneficio
illusorio” a cui l’umanità ha dato credito, e che invece sta
creando un debito ecologico per le future generazioni. Il
debito ecologico è provocato dalla trasformazione delle
risorse naturali per accedere al loro contenuto energetico.
Questa trasformazione ha un alto potenziale di residui
inquinanti e perciò un beneficio illusorio. Così la scienza
mette in mano all’umanità delle soluzioni che l’umanità ha
usato in modo errato, quell’errato che l’arte ha sempre
rifiutato. La scienza ha messo in mano all’umanità altre
soluzioni ma l’umanità ha scelto quella errata. L’artista, con
la sua arte, ha interpretato le scelte dell’umanità.
Vedendo un corteo in televisione. Questo per spiegare lo
scritto che segue. 29.5.2018. Mi rendo conto che i miei
scritti su Facebook mancano di una spiegazione, legata ai
motivi che li hanno scatenati.
Si parla spesso di libertà, ma qui i signori della sinistra
hanno una strana idea riguardo la democrazia. In una
democrazia decide la maggioranza sulla libertà sociale dei
singoli. Così la libertà diventa un concetto circoscritto dalla
politica. Ma cosa è la libertà cantata dalle canzoni,
proclamata a squarciagola durante cortei e manifestazioni
nelle strade? In una democrazia partitica, di sinistra o di
destra non importa, la libertà del singolo è condotta dalla
linea ideologica. La scienza peraltro, attraverso le sue
costrittive metodologie, ha preferito negare qualunque
principio di libertà diverso dalla logica della materia: la
libertà del singolo è indirizzata da chimica, genetica, che

93
sintetizzano la nostra origine primordiale. E se pretendiamo
di escluderla dall’evoluzione ambientale che ha indotto il
nostro comportamento? Lasciamo qui da parte gli sciamani
che mescolano la psiche e l’anima. Allora cosa è l’umano
che in tutta la storia ha forgiato questo concetto di libertà? È
l’umanità che non vuole le catene della morale, dell’etica e
di tutte le restrizioni politiche, sociali, religiose? O non è
l’umanità, ma il singolo umano che rifiuta le restrizioni e
una piccola massa di persone non significativa che insegue
le pretese di un singolo? La richiesta della libertà si fa
promotrice del libero arbitrio di cui la scienza esclude
l’esistenza? Non c’è risposta, tranne se si parla di un sogno
poetico. Il sogno si fa dormendo e non nella veglia, urlando
a squarciagola in strada davanti alla forza schierata della
polizia. Il sogno è di colei o colui che hanno un luogo dove
poter stare indisturbati. Ma l’umanità è diventata così
rumorosa che disturba anche la poetica dei singoli. Ecco
perché sono i singoli che pretendono la rivolta in nome della
libertà, in nome di un sogno.
Mi viene in mente che il Presidente della Repubblica ha
ricevuto insieme all’Onorevole Salvini anche il cittadino
Berlusconi per discutere della formazione di un Governo.
Tempo fa ho commentato la persecuzione a cui è stato
sottoposto Roman Polanski (era un post di Enrico Magrelli)
e mi è capitato in questi giorni di leggere qualcosa riguardo
a supposti “verbali” del processo a Berlusconi. Qui
dobbiamo considerare l’incongruenza della legislazione
italiana laddove essa occupi indebitamente le sfere di
morale e religione in un paese laico, e per una parte
consistente della popolazione la quale non ha propriamente
scelto i principi etici e morali della chiesa cattolica. Se mi è
permesso lo storpiamento verbale, direi che questi giudici
avrebbero bisogno di un richiamo per “voyerismo verbale” e
per l’intrusione nella vita privata di un cittadino. Ma questi
giudici dimostrano anche un’incapacità a risolvere problemi
più attinenti al tema. Suppongo che, con tutta la ricchezza
che Berlusconi ha, non gli sia stato difficile accumulare in
paradisi fiscali ingenti somme sottratte al fisco. Somme
sottratte all’Italia, al paese dove lui ha prodotto questa
ricchezza. Ma qui questi Giudici non hanno trovato nessun
appiglio per recuperare le tasse sottratte. Il problema non è
se i monopoli industriali o mediatici agiscono al confine
della legalità per produrre plusvalenze, ma che producono
94
plusvalenze che esportano con la frode in paradisi fiscali per
l’accumulazione privata. Questa accumulazione viene
sottratta di nascosto, in modo fraudolento, al paese dove è
stata generata. Se sono ingenti somme non sono neanche più
destinate al consumo proprio di questi Signori, ma
certamente non sono destinate al sostegno dell’economia del
paese dove sono state generate con il sudore di altri, con la
capacità produttiva di altri, verosimilmente sottopagati e, in
ultima analisi, sfruttati. Ma credo anche che questi supposti
“verbali” non dovrebbero apparire nel “web” perché non
sono di alcuna utilità.
Allora, a quanto pare c’è un nuovo hacker su Facebook, che
invia delle parole offensive a commento delle vostre
pubblicazioni come se fossero di un vostro contatto. Ciò è
tanto più subdolo in quanto tutti possono leggerle, tranne
l’autore defraudato. Inutile dire che questo crea malintesi o
addirittura conflitti. Ecco perché tengo a dire a tutti i miei
contatti che se ricevessero qualcosa di offensivo del mio
account, beh sappiate che non proviene da me. Vi chiedo
soprattutto gentilmente di avvisarmi. Grazie.
Qui manca la data, ma forse coincide con la notizia del
ritrovamento di un sito di una civiltà di 13 mila anni fa in
Turchia.
Il problema Turchia è stato creato in casa europea. Per non
dare un argomento di trattativa al Signore della Turchia si
poteva trasferire la sua base Nato in Grecia creando
attraverso questo indotto un aiuto economico alla Grecia
stessa. Dal 2007 si capiva che il Signore della Turchia stava
imboccando la strada per governare il paese da dominatore.
I 6,1 miliardi versati dall’Europa alla Turchia potevano
essere meglio impegnati per gestire in Italia e in Grecia il
flusso delle persone costrette ad abbandonare il loro Paese
d’origine. Facendo un calcolo si sarebbero potute destinare
30.500 euro in più a duecentomila persone. E così il Signore
della Turchia avrebbe avuto 6,1 miliardi in meno per
realizzare la sua deriva autoritaria, e meno argomenti di
trattativa con l’Europa. Qui la cosiddetta Realpolitik ha
dimostrato di non esserla di fatto. La politica europea è da
cercare altrove. Sono interessi particolari della Merkel che
guardano alla presenza turca in Germania e agli interessi
finanziari europei, che non hanno nulla a che fare con
l’interesse della popolazione europea e con la presunta

95
democrazia dell’Unione Europea. E tanto meno con la
sicurezza per il cittadino europeo. A qualcuno il film “Fuga
di mezzanotte” ricorda cosa può succedere nelle carceri
turche, pensando al giornalista italiano ancora in carcere in
Turchia. E tutti gli altri che sono in carcere per opinioni
contrarie espresse dal Signore della Turchia.
Un poeta ha scritto: “denk ich an Deutschland, bin ich um
den Schlaf gebracht”, (se penso alla Germania, mi va via il
sonno). Oggi penso: “denk ich an die Menschheit, bin ich
um den Verstand gebracht”, (se penso all’umanità, mi va via
l’intelletto, la mente). Mi è difficile esprimere emozioni, ma
qualche volta l’emozione può scavalcare le difficoltà. Leggo
di Gobekli Tepe in Turchia e di una civiltà estintasi 13 mila
anni fa. Non si hanno certezze sul perché essa non abbia
continuato a evolversi. Si suppone a causa di un cataclisma
planetario (l’impatto di un meteorite o di una cometa).
Scrivono che questa civiltà ha indotto una grande parte
dell’evoluzione “civile” dell’umanità. Di questo impatto del
meteorite è difficile trovare riscontro in altri luoghi del
pianeta indagati dalla ricerca geologica o archeologica. Poco
importa. I reperti archeologici sono lì a Gobekli Tepe, in
Turchia. Una questione diversa è se questa civiltà abbia
indotto l’evoluzione civile dell’umanità se lì, a Gobekli
Tepe, sono stati portati alla luce i resti della civiltà umana.
Una civiltà fermata mentre coltivava il grano. Questo è
certo. Da allora l’umanità si è evoluta fino alla bomba
atomica. Insomma non ha più bisogno di un cataclisma
astronomico per estinguersi. Questa umanità è cresciuta
distruggendo l’ambiente in cui vive ed è totalmente
irrispettosa verso flora e fauna. Stermina la propria specie,
all’occorrenza. Questa umanità fa e disfa la propria cultura a
piacimento, secondo il credo di turno. Questa umanità è
apatica verso le notizie riguardo alle uccisioni dei propri
simili ma spreca lacrime per eventi finti in televisione e
cinema. Mi chiedo, quando hanno scritto: “A Gobekli Tepe
è iniziata l’evoluzione umana”, se costoro hanno riflettuto
bene dove oggi si trovi l’evoluzione. Umana.
Sempre parlando della Turchia mi vengono in mente alcuni
ricordi di quando ero ragazzo. Viaggiavo da un anno per la
Turchia. Nel Taurus si incontravano leopardi e sulla costa
del Mar Nero, vicino a Sinop, potevi ancora osservare la
lince. Poi ad alcuni km dal lago Van verso il Caucaso,
direzione Kars, perfino la tigre ti attraversava il cammino.
96
Negli altipiani lontani da Ankara, Kurdi andavano in giro
sulla groppa del dromedario e ti invitavano a dividere con
loro un formaggio puzzolente e carne secca, per il mio
gusto, immangiabile. Difficile da spiegare che uno aveva
problemi di stomaco, perciò ringraziavo dell’offerta ma non
potevo accettarla. Sulla costa del Mediterraneo c’erano i
resti archeologici di Anamur, alcuni inabissati nel mare.
Vicino al Beysehir Gölü incontravi persone di un villaggio
dove era costume sfregare i due indici delle mani in segno di
amicizia. Arkadas! Se il suono rimasto non mi tradisce. Lì
mi sono arrampicato su per delle rocce e poi guardando giù
ho scritto sul diario ormai perduto: Über dem Abgrund Rand
/ mein Weh in die Tiefe zog / blieb nur meine Hülle /
schaudernd zögernd zurück. La stessa sensazione l’ho
vissuta in Libia quando un Tuareg che parlava inglese,
molto vecchio dall’aspetto, mi descriveva le mie espressioni
di gioia quando mi lasciavo andare a esclamazioni sulla
bellezza del deserto. Il deserto non esiste più da quando
hanno fatto le strade e hanno tracciato i confini.
Ma Berlusconi ci è riuscito a perseguire un giornalista.
Chiamala osteria, perché ristorante suona forse eccessivo.
Allora, ieri eravamo in osteria e abbiamo parlato come
sempre del più e del riduttivo meno. Per esempio della
satira. La satira è necessaria perché fa ridere e ridere fa bene
alla salute e allo spirito. Per quanto mi concerne lo spirito è
una definizione sconosciuta. È quel termine di paragone che
conduce all’anima o alla psiche ed è perciò qualcosa di
indefinito, pertanto non mi è consentito affermare se la
satira faccia bene all’indefinito. Ma questo non era
l’argomento in discussione. L‘argomento era se la satira
fosse utile. L’utile può far bene e può far male. Ma se è utile
può essere contestato. L’altro argomento che si insinua
subito, è se la satira può essere considerata come libertà
d’espressione o rientra nella libertà di stampa. E qui le
opinioni divergono ancora. La satira viene spesso diffusa
per mezzo dei mass media. La satira è onnipresente, ha i
suoi giullari da sempre anche senza la stampa, la televisione
e altro ancora. È tollerata, specialmente dai potenti di turno,
se non dà troppo fastidio, se soprattutto non viene più tardi
riusata come argomentazione da persone serie e di impatto
social-politico rilevante. In bocca a costoro i potenti di turno
non la sopportano. Ecco la differenza tra libera espressione
e libera stampa. La libera stampa è obbligata a dire con
97
parole e scritti entro il margine giuridicamente consentito
ciò che la satira si concede liberamente. Ma la stampa
spesso si sottrae al suo obbligo di giornalismo investigativo
e si concede alla linea socio-politica della testata del
giornale o della televisione. In sostanza non usa la “libertà
di stampa”. Ecco perché la satira usa la libertà d’espressione
e la stampa non usufruisce della sua libertà di stampa e la
reclama soltanto. La stampa sa di essere oggetto di ricatto
dai potenti di turno e così applica un’autocensura nella sua
“espressione di libera stampa”. Alla stampa è concesso di
non essere esplicita, alla satira no, perché altrimenti non fa
ridere e lo scopo dell’essere satira svanisce. Il sottinteso
nella satira è esplicito, mentre il sottinteso nella stampa deve
essere compreso e peggio per chi non lo comprende. Perciò
non è esplicita e neanche perseguibile. È senza rischio.
In uno Stato “democratico” questo sistema funziona
perfettamente perché anche la persecuzione esplicita di un
giornalista non esiste, è “democraticamente” sottintesa. Si
può vedere l’analogia con il cittadino quando questi deve
scegliere se dare il suo voto a un partito o a un altro, a un
politico o a un altro. Il cittadino magari sceglie per una
valutazione di opportunità o di convinzione ideologica, ma
non ha i mezzi per verificare se le sue aspettative, legate a
questo o a quel voto, saranno soddisfatte. In uno “Stato
democratico” egli non può andare in parlamento e cacciare
il politico o chiedere all’intero schieramento politico di
riconsegnare il mandato ottenuto con il voto. Il cittadino ha
ricevuto un ricatto democratico. In tempi andati si faceva la
rivolta e, anche se l’esito era negativo, in ogni caso si poteva
dire di averci provato. Oggi con la democrazia non c’è
neanche lo sfogo della rivolta. La rivolta è stata cancellata
democraticamente come mezzo di dissenso. Cosi è rimasta
la satira come dissenso, da sempre tollerata dai poteri che
opprimono il cittadino. Faccio un esempio: Adolf Hitler ha
tollerato Weiss Fertl e Karl Valentin. E ha fatto piazza pulita
con qualsiasi altro dissenso. Nella democrazia è cambiato
soltanto il metodo.
Stasera ho voluto scendere a valle e sono andato all’Oste.
Quello del vino e della poesia, ore 19.00. Ma non come per
“Cléo dalle 5 alle 7” (un film di Agnès Varda, 1962). Le
poesie, accanto a un bicchiere di vino rosso, sono gradite in
una vita di solitudine, affiancata da compiti e abitudine.
Quelle poesie irrompono nel silenzio come musica
98
nell’atmosfera forgiata da un sussurro del vento nel
fogliame di un albero. L’osteria non era affollata come di al
solito. Non gradite erano le sedie vuote e forse neanche i
pensieri scambiati per poesia e sussulti letti da fogli volanti.
Geniale la lettura dalla scatola tecnologica, che
meravigliava la vista o la recita a memoria. Le poetesse
fascinose, impacciate d’insicurezza e fiere di attitudine.
Lodate con applausi. Meritati dal coraggio. La ragazza in
veste di semi è stata di impeccabile bellezza di gesti. Così il
ritorno con un tramonto incinto, gravido di rossastro nel
cielo carico di nuvole non piovute. Arrivato, era né notte né
imbrunire, era fine serata.
I 5 Stelle hanno vinto con promesse non realizzabili e
adesso governano insieme alla Lega. Vediamo il risultato
sotto l’albero di Natale. 4.6.2018
“Il reddito di cittadinanza è la fiamma della dignità”, Grillo
dixit. Ma è la stessa cosa dell’inserimento di 80 euro che ha
realizzato il governo Renzi. Lo pagano quelli che pagano le
tasse. Perciò quelli onesti. Si è fatta sempre politica con i
soldi degli onesti. Si è sempre preso voti con i soldi degli
onesti. Renzi non ci ha messo una lira e neanche Grillo, ma
tutti e due con queste trovate aumentano il loro potere
politico a spese della comunità.
Ieri ho assistito a un documentario di Gianni Barcelloni e
quando sono tornato a casa ho subìto, in parte, la
trasmissione “Matrix”. Mentre il documentario era
veramente un lavoro dignitoso e istruttivo, la trasmissione
era, parola per parola, tempo sprecato. Allora ho
approfondito una riflessione, ispirato da questi due fatti. Dal
panteismo dei Greci al monoteismo ebraico non è cambiato
molto. La domanda quale sia il Dio giusto o come onorare il
Dio unico e vero, è rimasta. Nel panteismo il conflitto era
quale Dio scegliere, nel monoteismo chi onora meglio il Dio
unico. Ma chi onora meglio il Dio unico? È colui il quale
diffonde il verbo divino o le parole divine con la spada? Chi
si prodiga nell’insegnamento o con la ricchezza? Chi può
essere di natura umana dignitosa, o chi ha accumulato
denaro? Il monoteismo è stato diviso in varie correnti.
L’islam, l’ebraismo e il cristianesimo. E queste correnti
hanno generato delle sottocorrenti di cui non vale neanche
sprecare tempo a parlarne. Quello che conta è che queste
diverse correnti hanno generato conflitti come le diverse

99
ideologie politiche. E qui è il ridicolo del genere umano. E
qui è il ridicolo delle trasmissioni che parlano di ciò. La
fede è di per sé una questione individuale e quando diventa
dottrina o quando uno Stato si identifica in essa, si crea una
conflittualità o con colui che non ha quella fede, o perché lo
Stato è di dottrina religiosa diversa. L’Occidente ha tentato
con lo Stato laico di ovviare a questa conflittualità e ha
imbarcato le ideologie dopo essersi liberato dei sistemi
monarchici. In pratica ha imbarcato una conflittualità
diversa. Ma la conflittualità è rimasta. Come le religioni, le
ideologie dovevano creare per l’umano una vita dignitosa.
Ma in ambo i casi hanno accresciuto soltanto il potere di
guida o il potere politico, religioso o ideologico che fosse,
dei vari signori ai vertici. Come nel capitalismo, che doveva
dare benessere a tutti, ma che ha favorito soltanto il super-
benessere di pochi. Qui il risvolto pratico. L’essere umano
deve capire la storia - si dice. Allora come possono credere i
ai politici europei di conciliare il loro sistema laico con
quello religioso dell’Islam? Come possono conciliare il loro
sistema laico con la parola di Dio diffusa con la spada e
l’indottrinamento, e oggi anche con il denaro, con altri
mondi religiosi? Visto che tutto ciò è parola di Dio…
Uno si sveglia la mattina e pensa allo stupido paragone della
gazzella e del leone. Avevo intenzione di godermi quel poco
di vento che udivo e tanti di quei raggi di sole che tentavano
di essere notati da me. Compiti mattutini, compiti giornalieri
sepolti sotto l’intenzione del fare nulla. Ma poi vengo
scosso dal cittadino che abita in me. I diritti umani di
Strasburgo. Strana cosa. Secondo gli articoli 34 e 35 i
giudici di Strasburgo possono rifiutare qualsiasi ricorso alla
Corte se non si rispetta la forma prestabilita dalle direttive
contenute. Perciò gli Stati membri hanno introdotto questi
articoli per facilitare il lavoro della Corte. Di fatto la Corte
di Strasburgo non valuta “se sono violati i diritti dell’uomo”
ma esamina in primo luogo il rispetto delle direttive di
ricevibilità. Applicato ciò al paragone di cui all'inizio, si
vuol dire: la gazzella sono i diritti umani, e il leone gli
articoli 34 e 35. In molti casi il leone non raggiunge la
gazzella. E’ la legge della natura, tuttavia per la stessa legge
sappiamo che il leone caccia in branco, e allora per la
gazzella non c’è scampo. Intanto la Corte di Strasburgo ha
reso impossibile il ricorso per le persone singole. C’è
bisogno di uno studio di avvocati per essere considerati a
100
Strasburgo. Gli avvocati in gamba costano e allora non è più
vero che il ricorso a Strasburgo sia gratuito. Allora la Corte
di Strasburgo pubblicizza un falso. Si, questi “diritti umani”
per i singoli umani non esistono. Non abbiamo bisogno del
verdetto della Corte di Strasburgo che ci dica che la Turchia
infrange i diritti umani oppure che la polizia supera il
consentito quando agisce con forza sproporzionata contro il
cittadino. Questo il cittadino lo capisce da solo. Abbiamo
bisogno che la Corte di Strasburgo difenda i diritti umani
del singolo cittadino che è quotidianamente in balia di
soprusi. Ma qui i 47 Stati membri hanno pensato bene di
inserire gli articoli 34 e 35 per poter calpestare indisturbati i
diritti umani. Cosa grave, che questi giudici, che dovrebbero
difendere i diritti umani, non si ribellino contro questi
articoli anzi, sembra che gli facciano comodo.
Il film è la sintesi dell’arte. In fisica si ricerca da sempre
l’unificazione delle formule che governano la materia. Il
film ha concentrato su di sé l’insieme delle arti visive,
performative, della scrittura e della musica. Ma al contrario
dell’arte classica non ha storia perché la sua è storia assai
breve ed è per molti versi meramente tecnologica. E questo
nonostante la tecnologia, in alcuni aspetti, pretenda di essere
arte. C’è un altro aspetto da considerare. Il film non è
sottoposto alle quotazioni del mercato come un quadro o
una scultura. La bobina di un film non si porta a casa, non si
appende al muro con la firma del regista e non si mostra un
listino prezzi, dove è annotato il suo valore in dollari. Il
film, tramite il negativo originale, è sempre riproducibile,
ma un dipinto di El Greco non si può riprodurre. Se viene
falsificato, ridipinto, non ha più alcun valore. Il film
acquista il suo valore nelle sale del cinema per il numero
degli spettatori che lo guardano. Perfino la partitura
originale di un compositore può essere messa all’asta e
raggiungere quotazioni non indifferenti. Ma spesso i
negativi di un film finiscono al macero per ragioni di
mancato spazio o perché hanno subito una conservazione
inidonea. Il film è un’espressione filosofica, letteraria,
pittorica, scultorea, architettonica e racchiude la possibilità
di esprimere i contorti meandri della mente umana in
immagini e suoni. Nella sala di un cinema si vive la notte
dei sogni a occhi aperti. Nella sala di un cinema la
collettività vede il film, percependolo come singolo.
Tuttavia il film e ciò che lo circonda, viene percepito
101
soltanto dal glamour che esso riesce a diffondere attraverso i
singoli componenti come gli attori e le loro vicende extra-
set di ordine privato e sociale. Oppure nelle costruzioni
pompose dei Festival, che assomigliano più a una passerella
di moda dove i commenti sul film dominano la scena e il
film diventa ostaggio del suo contorno. È l’occasione ma
non il protagonista. Poi, fare film viene chiamato fare
cinema. Si fa confusione tra l’oggetto e il luogo. Come
conseguenza la televisione e altri piccoli schermi diffondono
film che non appartengono loro. Come la pubblicità che si
appropria di Monna Lisa per promuovere tutt’altro o
saccheggia la musica di autori per vendere prodotti insulsi
per indurre consumi inutili. Si assiste a una vera
profanazione dell’arte. Facile conclusione: tutto per il vile
denaro. Tutto ciò succede per mancanza di argini che la
mente umana ha dimenticato di erigere a salvaguardia della
capacità di discernere cosa le dovrebbe essere utile e cosa
può recarle danno. Naturalmente il vile denaro è all’ultimo
posto. Forse questa terra su cui l’uomo vive produrrà un
mutamento che farà comprendere che il denaro, come
argine, non è affatto sufficiente.
Questo calpestare indisturbato i diritti umani si traduce
anche in altri aspetti che riguardano il concetto della
“democrazia” cosiddetta laica. Questa “democrazia” è non
solo imprigionata dalla folle “buro-creazione” che i
parlamentari hanno costruito ma dall’uso che ne fanno
tramite la legiferazione. Un esempio. Molto tempo fa è stato
multato un contadino che aveva prelevato un secchio
d’acqua dal mare, con mille euro di ammenda. In Inghilterra
(ricordate i fatti di Manchester?) la polizia sapeva che i
cosiddetti presunti terroristi erano all’opera e risultavano
pericolosi, ma non ha ritenuto necessario metterli sotto
custodia per impedire loro di nuocere. Tra questi due fatti
salta agli occhi una discreta discrepanza in quanto a
pericolosità. Ma nel primo caso l’ordine pubblico ha agito,
nel secondo caso no. È lecito domandarsi quali siano i
meccanismi che conducono a un comportamento differente
in queste due situazioni. La diffusione della notizia che un
contadino è stato multato per aver preso un secchio d’acqua
dal mare (proprietà del demanio, dunque dello Stato) non
provoca la percezione della necessità che lo Stato applichi
una sanzione crescente per scoraggiare il ripetersi del reato.
Non induce la richiesta di una legislazione più severa. La
102
strage a un concerto da parte di terroristi impone allo Stato il
dovere prima di tutto “morale” di creare argini legislativi
molto più severi. Cioè differenti da quelli che si applicano
alle persone normali che commettono reati seppur minimi
ma così stigmatizzati dalla legge.
Trump, con il suo divieto d’ingresso negli Stati Uniti
d’America ai cittadini provenienti da Stati considerati
responsabili di legami con i terroristi ha dimostrato che per
chi sta ai vertici quella discrepanza non c’è. Il fatto che il
suo divieto abbia colpito anche cittadini che terroristi non
sono, viene considerato uno spiacevole “danno collaterale”.
Termine molto in voga, usato quando muoiono degli
innocenti durante gli attacchi con bombe e altri esplosivi.
Dato che il numero dei presunti terroristi è molto inferiore a
quello dei criminali comuni, è più plausibile dichiarare i
presunti terroristi dei criminali comuni, dato che per questi
non servono leggi speciali, quelle esistenti sono ampiamente
sufficienti. Anche in vista del fatto che così si evitano danni
collaterali.
Mi viene il paragone con alcuni giornalisti che fanno
domande che servono all’audience e non alla causa in
discussione, pensando allo Stato che si fa l’analoga
domanda: quale notizia conviene divulgare? Lo Stato si
risponde: quella che è utile al potere. Si capisce che i
parlamentari, che fanno parte della struttura dello Stato,
intendono il loro ruolo come esercizio del potere e non
come servizio dello Stato, che è chiamato a fare il bene del
popolo.
Manca ancora una voce come la loro.
Ho già scritto che le cose su e di Pasolini sono le migliori
idee che sono state pubblicate su Facebook, e aggiungo che
la gente non si rende conto di cosa rappresenti la cultura
espressa da Pasolini. Con la scomparsa di Pasolini, e anche
di Moravia, è sparita svanita dall’orizzonte la speranza di
poter contrastare il declino social-politico in Europa e di
conseguenza in Italia.
Linea notte di Rai TV presentando lo scrittore Gianrico
Carofiglio, gli è stata data la parola per commentare la
polemica suscitata dalla decisione della Cassazione sul boss
Salvatore Riina. Il problema si pone a causa di un punto -
art. 27 della Costituzione che recita: “le pene non possono
consistere in trattamenti contrari al senso di umanità”. Sulla
103
base di questo articolo la Cassazione ha ritenuto che Riina
dovesse avere un trattamento congruo al suo stato di salute
ormai irrimediabilmente compromesso, individuato negli
arresti domiciliari piuttosto che in carcere. Il problema si
pone in questi termini: la morte in carcere è meno dignitosa
che in casa propria. Sulla base di ciò si può concedere a
Salvatore Riina di poter essere trasferito alla detenzione
domiciliare. Ma la giustizia può concedere o deve concedere
a Salvatore Riina una detenzione domiciliare per garantirgli
una morte dignitosa? Di più, la morte in carcere equivale a
una condanna a morte? La condanna a morte in Italia è
vietata dalla Costituzione. L’unica soluzione a questo
dilemma è di garantire a Salvatore Riina una morte
dignitosa in carcere. Ci sono due aspetti. Lo Stato è il
popolo e la Magistratura esercita per il popolo la giustizia
dello Stato. Un cittadino è in grado di rappresentare lo Stato.
Un dipendente del Governo o del Parlamento rappresenta il
Governo o il Parlamento. Semplicemente rappresenta una
funzione. Altrettanto vale per un magistrato. Quando
Gianrico Carofiglio ha espresso l’opinione che Salvatore
Riina avrebbe diritto a una morte dignitosa, ha parlato da
cittadino, da ex magistrato o da senatore? Ha parlato in
nome dello Stato o della Magistratura? Difficile capire cosa
lo abbia influenzato. Ma dato che Carofiglio ha evidenziato
come lui, da ex magistrato, poteva comprendere le vittime di
Salvatore Riina, credo abbia parlato più in nome della
Magistratura. Salvatore Riina è un cittadino e come
cittadino poteva scegliere cosa fare della sua vita, perché in
uno Stato di diritto aveva libertà di scelta. Salvatore Riina
ha scelto di fare il criminale e ciò lo ha portato in carcere. E
in carcere ormai può vivere e far morire la sua dignità di
criminale. A casa morirebbe da cittadino onesto. Una
dignità che non ha scelto.
Alcuni miei pensieri fiancheggiano la sentenza della
Cassazione riguardo la vicenda di Salvatore Riina. Prima di
tutto per la questione della dignità, punto di caduta
dell’ipocrisia delle istituzioni.
Chi paga l’avvocato che difende Riina? Supponendo che a
quest’ultimo siano stati confiscati tutti i suoi averi devo
pensare che l’avvocato venga pagato dallo Stato, ovvero dal
cittadino. I cittadini che intentano cause legittime contro
un’Istituzione ricevono forse un difensore pagato dallo
Stato? Nella maggior parte dei casi no. Ci sono numerose
104
persone che fanno richiesta di invalidità. Costoro devono
passare attraverso una commissione medica delle ASL
(Azienda Sanitaria Locale). Se la richiesta viene respinta si
possono rivolgere a istituti che fanno per loro conto il
ricorso. E’ comunque necessario un avvocato. Questo
avvocato ha un costo. Inoltre questa procedura impegna
tempo. In parecchi casi queste persone non sono
autosufficienti e non sono in grado di recarsi negli uffici,
hanno quindi bisogno di essere accompagnate. Fatto che
richiede un coordinamento tra accompagnatore e
richiedente. Altra implicazione di tempo e spesso di denaro.
A peggiorare le cose inoltre ci si mette anche la narrazione
dell’esistenza di una circolare del Ministero della Salute che
spiega come sia diventato possibile respingere la richiesta di
invalidità e accompagnamento per non gravare sulle uscite
di denaro dell’Inps (Istituto Nazionale Previdenza Sociale).
Ma anche volendo prendere solo per voci infondate queste
notizie, chi tutela la dignità di queste persone malate davanti
ai medici che eseguono il compito di valutare il loro stato di
salute? Chi tutela la dignità di un malato di Alzheimer
quando gli viene respinto l’accompagnamento? Un malato
di Alzheimer non è in grado di tutelare la sua dignità. I
medici lo hanno considerato quando hanno respinto
l’accompagnamento?
Sotto il tetto e servito da invidiati capelli folti. Frase che non
significa niente per chi legge ma può essere un mondo per
colui che scrive. Così, il professore di filosofia in congedo
dalla sua Inghilterra prova a comprendere la differenza tra la
filosofia inglese e quella tedesca con un interlocutore che
mastica un filetto di maiale. Mescolo le carte e aggiungo un
versato parlatore, colto, incredibilmente assente anche
stando in mezzo alla compagnia da lui scelta. Domande
basilari della filosofia: cos’è la vita, ha senso la vita, c’è vita
oltre la morte. Fastidiosa aggiunta, perché si apre la tematica
religiosa e masticando un filetto di maiale la considero
marginale, una sovrastruttura ininfluente riguardo della vita.
Eh già, questo non va, si urta la sensibilità delle persone
religiose, anzi si lede la dignità delle persone credenti. Ma
cavolo, siamo così centrali su questa terra. Non so da quanto
siamo capaci di pensare, ma l’umano su questo pianeta fino
ad oggi ha calpestato la maggior parte della flora e della
fauna senza riguardo a niente e neanche alla propria specie.
Questo umano ha predato cose che hanno vita e perfino la
105
materia di cui è fatto il pianeta ha modificato il suo aspetto e
snaturato l’ambiente, e adesso mi dite che io umano, che
mastico un filetto di maiale, devo occuparmi di non urtare la
sensibilità delle persone religiose. E la mia dignità umana di
fronte allo sfacelo, come può essere difesa? Lasciamo stare
la dignità. Capitolo chiuso. Ancora una volta la vita. Così,
siamo qui e, coscienti o incoscienti, non facciamo altro che
aspettare qualche malattia e la morte. E voi vi ponete la
questione se ha senso la vita. Ponendovi al centro, perché
sottinteso intendete la vita dell’umano, del resto ve ne
fregate alla grande. No, la vita aveva senso prima che
l’uomo si evolvesse in un modo così distruttivo per il suo
ambiente e per gli altri esseri viventi, rispondo masticando
ancora il filetto di maiale. La vita aveva senso prima della
famiglia, della tribù, della nascita delle nazioni. Semplice,
quando era ancora vita. Abbiamo coniato la parola follia per
esorcizzarla da noi, perché in realtà l’abbiamo riempita di
significato. Ecco cos'è la vita oggi: pura follia! Fatemi
mangiare questo filetto di maiale.
Der Spiegel Sehr geehrte Damen und Herren der Redaktion,
Der Herr Sloterdijk stellt sich selbst eine Frage: Wieviel
Fremdheit verträgt eine Kultur, die an einer gewissen
Selbstähnlichkeit festzuhalten interessiert ist? Nun frage ich
mich wäre es nicht besser in der heutigen Situation zu
fragen, wieviel Fremdheit verträgt ein Planet auf dem der
Mensch, zeitlich gesehen, mit seinen Auswirkungen auf den
Planeten einen unerwarteten Eingriff in das ökologische,
geologische System ausübt, wenn er auf diesem Planeten
noch weiter leben will. Ganz abgesehen davon, das
restriktiv als Metapher gedacht, Flora und Fauna vom
Menschen anscheinend als hauseigner Gemüsegarten und
Hühnerstall betrachtet wird. Aber Herr Sloterdijk relativiert
Langzeit, weil er über Kultur, Politik, Sozialsysteme usw.
spricht. Da ist keine Zeit über die Auswirkung von
Nationalsystemen zu sprechen. An die Perfektionierung des
Menschen zu glauben ist naiv und somit wird der
Nationalstaat mit seinen Regeln als System sanktioniert. Ich
muss weit ausholen. Als ich den Spiegel anfing zu lesen da
saß Augstein noch der Schrecken des 2. Weltkriegs im
Nacken. Wir lasen Böll, Borchert, Camus und die Russen,
hatten es nicht mit Sartre, genierten uns wegen Heidegger,
umgingen Hegel als Schwätzer, verkanten Kant als
Stubenhocker, respektierten Schopenhauer und Nitzsche
106
war und blieb ein Genie. Das, um einige zu zitieren die
meine Jugend formten. Voller Ungestüm und
Widersprüchen erkaufte ich mir meinen Alltag. Ich habe
Heisenberg in die Augen gesehen und mich darüber gefreut,
dass Ettore Majorana Fermi den Rücken gekehrt hat. Ja,
Kultur die heute Fernsehsprecher zu Künstlern macht. Jeder
hat so seine Ansichten. Nationalregierungen die
Multinationalunternehmen das Bett machen oder, wenn sie
wollen die Grundlagen schaffen ihr eigenes Volk
auszubeuten. Nationalregierungen die Kriege anzetteln und
auch ihrer Zeitung das Einkommen erleichtert. Das ist die
Kultur an der unsere Selbstähnlichkeit festzuhalten
interessiert sein soll. Da hätten Leute wie Stegmüller oder
Carnap tiefer gegriffen. Der Bürger der da seine
Selbstähnlichkeit finden soll hat keine Stimme. Die gehört
40 Büchern die man mit einem Professorengehalt schreiben
konnte, während der Bürger am Konsumzwang erstickt. Die
Revolte wurde von der Nationalregierung verboten. Ja, die
demokratische Wahl hat sie dazu ermächtigt. Es liegt an der
Unmöglichkeit die menschliche Perfektionierung des
Menschen zu erreichen. Dafür sorgen die Klugen die zu
Wort kommen. Die Langzeit die sie zur Verfügung haben
messen sie wahrscheinlich an der Existenz des Kosmos und
nicht an den paar Jahren die unser Planet ohne den
Menschen hinter sich hat.
Ma la La televisione di Stato Rai continua a trasmettere i
suoi programmi indisturbata senza che ci sia stata una
riflessione seria. Fabio Fazio e Bruno Vespa sono stati
definiti “Artisti”. Non mi pare il caso di lasciar cadere la
questione.
Solitario, senza il professore di filosofia, sono seduto e
contemplo il vicinato e interpreto mentalmente il vociferare
dei suoni che giungono. Come sono capaci le donne
intelligenti di comunicare con un messaggio indiretto il loro
pensiero quando il loro istinto scopre qualcosa di invisibile
ai più. Sembra che confidino nel loro istinto primordiale più
che nel ragionamento. A me la solitudine risveglia pensieri
venuti a galla quando ho sentito che Bruno Vespa e Fabio
Fazio sono stati dichiarati “Artisti”. Un vero salto di qualità.
In sostanza sono stati considerati all’altezza di Guttuso, o
più semplicemente di un Marcello Mastroianni, o Marco
Ferreri, che effettivamente hanno contribuito al valore
culturale che si è manifestato in altri tempi in Italia. Ma
107
loro, Bruno Vespa e Fabio Fazio, godono unicamente della
luce che alcuni ospiti del loro programma riflettono nel loro
finto salotto. Ospiti non pagati da loro ma dalla Rai - dal
nostro canone - o venuti per generosità o per ricerca di
visibilità; comunque certamente non pagati da Bruno Vespa
o Fabio Fazio. Loro sono visibili per un contratto
lautamente pagato ma questo non pare, alla loro ambizione,
sufficientemente appagante. C’è voluta anche la definizione
di “Artisti”. Allora mi chiedo perché lo spazio occupato da
loro non è degli Artisti veri, dal momento che ce ne sono
tanti che non prendono neanche un stipendio da fame ma
producono Arte, loro sì, e valorizzano la cultura di cui
l’Italia gode dando visibilità in tutto il mondo, e non nel
mero schermo televisivo del gossip.
Ho saputo: c’è una sentenza del giudice, ma l’INPS non
paga, forse non hanno più soldi.
Sono curioso di quanti incendi ci saranno quest’estate con
il nuovo governo. Dopo aver integrato la forestale nel
Corpo dei Carabinieri.
Era il 1950 quando con tutta la classe venimmo portati al
“Bergpalast” per vedere il documentario su Albert
Schweitzer. Di questo documentario non ricordo molto, ma
una cosa mi è rimasta impressa. La frase di un bambino
della nostra età che diceva ad Albert Schweitzer quando era
a Lambaréné, in Gabon, dove fondò il suo ospedale:
“Doktor es ist fast Mitternacht.” “Dottore è quasi
mezzanotte”. Quando Albert Schweitzer era a Lambaréné
ricevette un ultimatum con il quale gli si intimava di
andarsene. Non mi ricordo cosa accadde a lui e a sua moglie
e non mi va di leggere la sua biografia oggi, anche perché
non è questo il mio intento in questo scritto, ma di ricordare
questa frase “... è quasi mezzanotte”. Mi risuonava come
una frase minacciosa, come gli eventi di questi giorni. Gli
incendi in molte parti d’Italia, quello passato in Portogallo,
quello in atto in California, e l’ignorare i dei politici i segni
del tempo. Che è ignoranza di fronte ai trattati economici di
libero scambio, con Giappone, Canada e gli accordi
transatlantici. Ignoranza nel trattare il problema del clima,
dell’ambiente e di flora e fauna. Io e molti altri continuiamo
su Facebook a trattare temi che loro continuano a trattare
con incompetenza ignoranza. Potrebbe essere un mezzo di
vera riflessione sul il fatto che è quasi mezzanotte per il

108
destino della Terra. Scusate l’ortografia, il correttore è in
vacanza.
Uno dei compiti giornalieri è fare la spesa. Spesso trovo
fuori dal negozio delle persone che chiedono qualche
spicciolo. Anche quel giorno, ma con una differenza. Quella
volta, camminando con la borsa della spesa e vistosamente
zoppicando, mi venne detto da una persona che chiedeva
soldi che, pregando Dio, mi sarebbe passata la malattia che
mi affliggeva. Guardai la mano richiedente e l’insieme. Era
un ragazzo, un giovane uomo, alto, con capelli ricci, una
maglietta con un’immagine poco comprensibile di un Dio.
Ma chissà, forse di un Dio di larghe vedute. Poi abbassai lo
sguardo, e mi accorsi che le mie riflessioni erano poche
adatte alle mie larghe vedute. Ho pensato: “ma questo veste
con dei jeans meglio dei miei”. Un pensiero che chiarisce la
disputa della mia iniziativa. Lui parlava un inglese più
erudito del mio, così faticai a esporgli il mio concetto nel
dirgli “un lavoro è meglio che chiedere l’elemosina”. Lui un
ragazzo-uomo, alto, forte e io vecchio, pensionato a cui si
chiedeva l’elemosina. I suoi occhi mi guardavano,
sprigionavano il fuoco di Dio. Un Watussi non è. Scrivendo
questa parola: Watussi, mi accorgo di non avergli chiesto da
quale paese provenisse. Avrebbe avuto importanza per
l’impostazione della discussione, ovvero se non fosse un
po’ “cowardice”, una vigliaccheria, abbandonare genitori,
nonni e tutti i familiari nel proprio paese quando si è
giovani, forti e con sufficiente energia per dare il proprio
contributo al suo paese invece di fuggire. “Siete in tanti,
giovani e forti, che venite qui a cercare fortuna, ma spesso
finite per chiedere l’elemosina. Lei crede sia dignitoso?”.
Ma c’erano sempre questi occhi con il fuoco di Dio che mi
fissavano invece di darmi una risposta. Il fuoco ancora non
mi bruciava e ma le mie parole diventavano più insistenti.
Nella lontana storia, i Neanderthal in Europa venivano
respinti dall’Homo Sapiens che proveniva dal continente
Africano. L’Africa è la culla di ciò che siamo oggi.
Quell’Africa di cui Joseph Conrad scriveva più o meno così:
“una nave intenta a bombardare un continente”.
Quell’Africa di cui non ho nozione e su cui il pensiero
affiora non come sapere, ma come nostalgia. Quell’Africa di
grandi orizzonti e stelle a portata di mano. Quell’Africa di
amici, di viaggi perduti. Quell’Africa che tu abbandoni per
chiedere a me l’elemosina. Tu abbandoni quell’Africa che
109
ha bisogno di te, che dovrebbe essere il tuo futuro e quello
di tanti altri come te. Tu abbandoni quell’Africa dei miei
sogni dell'infanzia, delle letture di Karen Blixen, delle false
immagini di “Mogambo” di John Ford. Certo non ti capisco,
mentre gli occhi del Dio di fuoco mi dicono: “allora mi dai
quest'euro!”
In questi giorni, rispondendo ad alcune osservazioni su
Facebook, mi preoccupavo dell’ingiustificata e persistente
alterazione del mio umore. Sono andato fuori, mi sono
seduto e ho guardato le cime degli alberi. Il vento, rallentato
dalle lussureggianti chiome, suo malgrado, si inchinava alla
loro fierezza cresciuta in alto. Sì, è difficile capirmi. Risulta
difficile anche a me. Forse è la poca flessibilità del mio
vissuto nell’orizzonte ristretto della campagna. È la prima
cosa che mi viene in mente mentre penso all’Africa e alla
gente che fugge da questo continente. Che cosa pensano di
trovare in questa Europa affollata di edifici, strade e
disordine politico? Questa Europa politica che non è in
grado di gestire i problemi della sua stessa gente? Questa
Europa politica implicata in disastri ecologici anche al di là
dei suoi confini? Questa Europa coinvolta in scandali e
corruzione, dominata da interessi finanziari e poco incline a
guardare a se stessa che ritiene di estendere con superbia i
suoi concetti morali ad altri per una supposta e mal
compresa superiorità evolutiva-sociale. Questa Europa
politica forgiata sì con regole che intralciano il vivere dei
cittadini che, incomprensibilmente (oppure
comprensibilmente), non vengono rispettate dai suoi stessi
parlamentari e governanti. Potrei capire gli europei in cerca
di un altrove, ma non capisco la gente dell’Africa che fugge.
Il minimo che posso dire è che gli africani sono stupidi a
farlo e con un punto di vista morale europeo sarei tentato di
affermare che sono vigliacchi o pigri. La sofferenza della
traversata dei deserti e lo sfruttamento subìto prima della
partenza non escludono né l’uno né l’altro. Perché la
ricostruzione di una terra devastata è azione certamente più
lunga e molto più faticosa. Sia per la psiche che per il
lavoro. L’Africa è, seppure invasa dai peggiori interessi,
ancora un continente enorme e ha bisogno di gente giovane,
forte, per sollevarsi dai peggiori interessi importati
dall’esterno. L’Africa ha ancora un futuro, mentre in questa
Europa il cammino si svolge dentro una palude dove, passo
dopo passo, si affonda nella peggiore melma. Questi
110
africani hanno bisogno di prendere coscienza che il loro
futuro è l’Africa e se la politica europea vuole che lo si
sappia dovunque, deve smettere di parlare di aiuti umanitari
e comunicare che l’Europa chiude le frontiere perché non
crede di aiutare il continente africano accogliendo la sua
popolazione. Cesare Pavese una volta scrisse scriveva una
volta: attraversare la strada per fuggire di casa lo fa solo un
bambino. La frase era più o meno così, se ricordo bene.
Allora diciamo alle genti africane che se fanno così, si
comportano da bambini e i loro genitori non devono fare
altro che attendere il loro ritorno. Mio figlio, che non ho,
venga pure a sentire come la cosiddetta civiltà stia
uccidendo con la guerra le genti del continente Africano.
Questa cosiddetta civiltà che fa morire di fame la gente del
continente Africa. Questa civiltà rappresentata da Europa,
America, Russia e altre nazioni, per ragioni umanitarie sta
svuotando il continente Africa della forza giovane, che è il
suo unico possibile futuro. Questa cosiddetta civiltà si
propone di aiutare la popolazione del continente Africa
sostenendo che lo fa per ragioni umanitarie, ma vuole
garantirsi ancora una maggiore ingerenza per sfruttare la
ricchezza che appartiene al popolo africano. Questa
cosiddetta civiltà ha coltivato in sé il fatto di non dare nulla
se non per un ritorno, che deve essere mille volte più grande
di ciò che dà. L’altruismo non è fatto per questa cosiddetta
civiltà, ma un mero slogan propagandistico utile ad
addormentare la protesta quando lo schieramento della forza
bruta non è più sufficiente.
E le leggi fatte male rimangono inalterate, anche se i
governi cambiano.
Ogni tanto mi sento costretto a fare una riflessione che urta
il gossip del popolo di Facebook. Una di queste riflessioni è
che le leggi fatte male o lacunose non aiutano lo Stato ma i
rispettivi governi che tentano di rappresentarlo. Le leggi
fatte male o lacunose costringono il cittadino a lunghe attese
burocratiche e, per i disagi che subisce, può soltanto
protestare, ma non avrà il tempo di approntare una vera
ribellione. Contro la protesta bastano gli scudi della polizia,
ma quando si prepara una ribellione si instaura una
compattezza nella condivisione che porta ad una
sommossa non solo una sommossa locale, ma estesa
all’intera nazione. Contro una sommossa nazionale un
governo non troverà facilmente una risposta adeguata,
111
tranne quella di una vera dittatura che ancora oggi in Europa
non è pensabile.
Muoiono in tanti nella traversata del Mar Mediterraneo e
un giorno, forse, alcuni diranno che non sapevamo
niente!
La riflessione parte da lontano. Ho impiegato molto tempo a
capire la frase di Hannah Arendt: “la banalità del male”.
Eichmann è stato impiccato perché non poteva non sapere.
Ecco la banalità del male: “non poteva non sapere”. Nel
frattempo in Europa i politici hanno imparato la lezione di
storia, e hanno costruito leggi molto complesse. Devo fare
alcuni esempi: legge Pinto e legge 222. Nella legge Pinto
dovrebbe essere risarcito/a colui o colei che subisce un
processo troppo lungo. Inclusa l’istanza di Cassazione, il
processo è considerato troppo lungo quando supera i sei
anni. Ma, di fatto, causa alcuni cavilli, per il cittadino è
un’impresa di Sisifo ottenere il risarcimento. Stessa cosa per
la legge 222 che garantisce una retribuzione INPS ai
disabili. Se l’INPS non paga nonostante vi sia una sentenza
del giudice, diventa un calvario ottenere il pagamento.
Questo sempre per alcuni cavilli neanche espressi
chiaramente nel Codice di procedura civile. Forse c’è la
speranza non espressa che nel frattempo il cittadino, spesso
molto anziano, muoia. E da qui la riflessione: le leggi
vengono firmate dal Presidente della Repubblica e ciò
significa che il Presidente della Repubblica sa. I
parlamentari sanno, il governo sa. I giudici che sono
indipendenti sanno, ma non hanno il coraggio civile
corporativo di combattere leggi che sono in fondo soltanto
di facciata e favoriscono unicamente il governo. Non hanno
il coraggio civile di resistere. Come non lo ha un qualsiasi
Presidente della Repubblica che proclami in televisione che
si stanno facendo leggi che sono contrarie ai diritti del
cittadino. Il Presidente della Repubblica che esegue senza
protestare il suo dovere di firma, è complice del governo e
nemico del cittadino. Ecco la banalità del male. Oggi in
Europa non si impicca più nessuno.
Mi sembra una buona strada da percorrere quella di far
sparire il senso di infinito, su cui insistiamo tanto, come la
cretinata di guardare al domani e farci film sull’avvenire,
mentre per l’oggi da godere non ci preoccupiamo perché ci
pensa il caso. E il passato è così infinito che la nostra

112
memoria non lo raggiunge, e così ci toglie ogni senso di
colpa.
Spendo ancora parole per le persone che vengono
dall’Africa. Se loro rimangono in Africa possono fare la
differenza, con le spalle forti che possiedono, ma se
vengono in Europa con l’ideologia dei supermercati pieni,
cosa fanno quando il supermercato si sarà svuotato? In
Angola la figlia del Presidente è la donna più ricca
dell’Africa e i vari Presidenti dell’Africa la considerano un
buon esempio. L’Africa è ancora il continente più ricco per
la presenza di risorse naturali. In Europa esempi del genere
vengono visti dal popolo con sospetto. Ma non si danno
tanto da fare per dare voce concreta a questo sospetto. È ora
di spiegare alle persone che vengono dall’Africa alcune cose
su questi supermercati europei.
Da tempo non esistono più imperi territoriali, sostituiti per
lo più dalle democrazie; questa è l’evoluzione dell’essere
umano, anche se non ha molto a che fare con la natura.
Senza approfondire il percorso storico attraverso il quale
siamo arrivati alla situazione attuale, oggi siamo nel bel
mezzo della creazione degli imperi finanziari. L’Europa è
una partecipante secondaria alla creazione. Fino ad oggi
anche molto utile perché - come i governi socialisti in
Germania - fanno il lavoro sporco creando le regole per
sottomettere le popolazioni a questo impero finanziario.
Diego Fusaro, che sviluppa continuamente eccellenti
pensieri, vede nell’euro il cavallo di troia che rovinerà
questo impero. Ma l’euro è soltanto un simbolo. Quello che
sorregge l’impalcatura dell’impero finanziario sono le
regole, le leggi, le norme unificanti. Sono i trattati globali
firmati dai governi dove manca un controllo dello Stato,
cioè del popolo. Questo controllo dello Stato manca in tutta
l’Europa. Questa impalcatura è sorretta dalle persone che
vengono mandate a governare con la complicità del
parlamento, dei Presidenti e dei Presidenti di governo.
Questo è un altro aspetto che la filosofia del dopoguerra ha
trascurato. Hegel ha anticipato il pensiero di Marx? Un
connubio malefico perché materialismo e fede creano un
conflitto. Il famoso compromesso storico ne è un esempio.
Spiegare Dio materialmente è un’impresa ardua, meglio
utilizzarlo come il cuneo, che si può mettere tra giustizia
sociale e destino divino, promettendo nell’aldilà il
paradiso. Non lamentatevi del sacrificio che dovete
113
sopportare nella vita terrena, sopportate con dignità l’impero
finanziario che vi infligge la sofferenza terrena. È il volere
di Dio, dato che non si è realizzato il comunismo di Marx.
Leggo spesso che Grillo sostiene il sano comportamento
ambientale e insieme anche l’evoluzione digitale come
metodo che potrebbe creare benessere. In futuro mi
interesserà vedere come il Governo 5 Stelle-Lega riuscirà
a conciliare questi aspetti.
Come al solito a cena sono andato a mangiare dove vado
spesso e come solito, io e i miei amici abbiamo parlato.
Abbiamo parlato discusso di finanza, e mi è stato detto che
quest’ultima è uno strumento che può essere usato bene o
male. Mi è stato detto che però io vedo la finanza da un
punto di vista politico e perciò non obiettivo. Mi è stato
detto: la finanza è come la chimica. Anche la chimica può
essere un bene o un male. Ma non per questo la chimica
viene considerata il male assoluto. Quando mi hanno detto
che vedo la finanza da un punto di vista politico,
intendevano che la vedo come la sinistra ignorante. Questo
implica che c’è anche una sinistra colta. Quella colta è il
bene e quella ignorante è il male. Una buona parte
dell’essere umano è mancina. Ma è risaputo anche che si
lavora in genere con la mano destra. Se qui c’è un nesso non
lo so. Una cosa mi è sempre sfuggita: da dove sia nata la
definizione di una politica di destra e di sinistra. In effetti ho
constatato che tanto la politica di destra che quella di
sinistra hanno prodotto governi che non hanno risolto i
problemi della gente, del cittadino o del genere umano in
generale. In sintesi lo strumento, indifferentemente che un
governo fosse di destra o di sinistra, poteva essere utilizzato
bene, e invece è stato utilizzato male. Ma non c’è
distinzione tra di loro. Mi incuriosisce come funziona lo
strumento della finanza. La prima caratteristica della
finanza, mi sembra è sia che produce soldi con i soldi. Mi è
stato detto che se prendo in prestito del denaro all’1 o 2% e
lo investo, posso realizzare il 5 o il 7%; naturalmente se uso
lo strumento finanza in maniera giusta. Se ho un capitale e
lo investo male e alla fine lo perdo, allora l’ho usato male.
L’ho usato in maniera ignorante. Ragionamento che non fa
una piega. Così sembra. Lavoro con le mie mani
coordinandole con la mia mente. Faccio il muratore, il
falegname, il fabbro, coltivo la terra, faccio il pane, curo la
gente, pulisco le strade, raccolgo l’immondizia, prendo i
114
ladri, tengo in ordine l’ambiente e mi adopero in generale a
essere utile per il bene della società e non da ultimo pago le
tasse. Per tutto ciò vengo retribuito. Questa retribuzione mi
permette di risparmiare qualche soldo. Mi compro una casa
o porto i soldi in banca. Il gestore della banca mi offre un
investimento. Lo faccio. Questo investimento poi va male. Il
gestore della banca ha guadagnato comunque e io ho perso.
Lui ha utilizzato lo strumento finanza bene, io male, da
ignorante, perché ho perso il mio investimento. Non fa una
piega. Ho comprato la casa a un certo prezzo, ma con
l’andare degli anni questa casa perde valore. In questi anni
ho migliorato lo stato della casa. Ma ho fatto male. Se non
vale più il prezzo che l’ho pagata ho fatto un investimento
da ignorante. Se mi compro una macchina e poi con l’andare
del tempo l’auto si rompe, pago le riparazioni, e continuo a
pagarci le tasse e l’assicurazione. La macchina è garantita
per tot anni, ma alcune cose non sono garantite e alla fine ho
speso tanti soldi per riparazioni, tagliando, revisione,
parcheggio, autostrada, tanti soldi davvero. Non dovevo
comprare la macchina. Purtroppo si trattava di un cattivo
investimento. Meglio andare a piedi per non essere
ignorante. Compro le medicine, lozioni per capelli e altro,
che poi non aiutano granché. Ho fatto un cattivo
investimento. Ancora da ignorante. Dovevo sapere che tutte
quelle robe non aiutano. Mi compro vestiti che poi passano
di moda. Ma li ho pagati cari. Potevo non vestirmi alla
moda. Allora ho fatto un cattivo investimento. È vero lo
strumento finanza cioè i soldi, non va usato da sprovveduto.
Ma siccome i soldi me li hanno dati perché facevo il
muratore e così via, non dovevo fare il muratore e così via.
Dovevo farmi prestare i soldi all'1 o 2% e investirli affinché
mi rendessero il 5 o il 7%. Non fa una piega. Lo strumento
finanza deve essere usato con consapevolezza. Da cittadino
ho investito con le mie tasse che ho pagato al governo. Per
semplicità parliamo dell’Italia. Dal 1994 ad oggi i governi
hanno portato il debito dal 94% del PIL al 133%. Nello
stesso tempo le strade, la sanità, le scuole, le università, le
infrastrutture, il costo della vita di tutti i giorni e così via,
sono peggiorate. In questo 133% non sono inclusi i debiti
che il governo ha nei miei confronti per la pensione, la mia
salute, la mia istruzione, la mia sicurezza, la salvaguardia
dell’ambiente in cui devo vivere, che invece è caratterizzato
da incendi, alluvioni, terremoti e inquinamento. Questo vuol
115
dire che ho investito male le mie tasse pagate con il mio
lavoro, con le mani coordinate dalla mente. Questo vuol dire
che non ho usato bene lo strumento della finanza. Mentre la
finanza ha utilizzato bene il suo guadagno esportando le
plusvalenze delle sue operazioni finanziarie in posti dove si
pagano meno tasse o non si pagano affatto, e di. Di certo,
non ci tornano indietro come investimenti e servizi. È
proprio vero: ho agito da ignorante.
Vedo lo strumento della finanza da un altro punta di vista.
In questo momento siamo 7.446.198.000 esseri umani che
vivono su questa terra. Si racconta che circa il 90% della
ricchezza sia in mano a 744.619.800 persone. Allora questo
vuol dire che i 6.701.578.200 che rimangono hanno
prodotto, con le loro mani guidate dalle loro menti,
quell’1% che queste 744.619.800 persone investono
realizzando un surplus dal 5% al 7%, usando lo strumento
della finanza in maniera intelligente. I 6.701.578.200 hanno
usato la ricchezza del loro lavoro, fatto con le mani guidate
dalle loro menti, in maniera ignorante. Questo vuol dire che
coloro che uccidono tonnellate di elefanti per ricavarne
alcuni chili d’avorio per investire i profitti, usano lo
strumento della finanza in maniera intelligente. E ancora:
costoro che investono i loro profitti saccheggiando le risorse
della terra, acqua inclusa, e inquinando tutto il pianeta,
usano lo strumento della finanza in maniera intelligente e
quelli che prestano la mano d’opera, usano lo strumento
della finanza da ignoranti. Per continuare: quelli che
deforestano intere regioni, se non di più, usano lo strumento
della finanza in maniera alquanto intelligente. Gli indigeni
che devono abbandonare, loro malgrado, il loro habitat,
hanno agito da ignoranti perché non se ne sono andati
prima. Per fortuna i pesci che moriranno nei fiumi inquinati
non sanno cos’è la finanza. Come non lo sanno i pesci nei
mari e gli animali delle foreste, ai quali spetta lo stesso
destino. Siamo noi 6.701.578.200 circa che viviamo nella
totale ignoranza. Sì, quei 744.619.800 hanno capito bene
cosa è lo strumento della finanza. Ho sempre pensato che la
finanza fosse una questione di numeri: mi sono sbagliato.
Nel 1867, cioè 150 anni fa, Marx è sbarcato ad Hamburg,
Amburgo, per pubblicare il suo testo “Il Capitale”, con
sottotitolo, “critica dell’economia politica”. Ho pensato che
valesse la pena dare una piccola scorsa a quel grande e
voluminoso libro per capire meglio lo strumento finanziario,
116
rinfrescando la memoria di tempi andati. Credo siano
trascorsi circa 57 anni durante i quali non ho nemmeno
guardato questo libro. Ma ora mi sono accorto che la
cosiddetta sinistra non ha mai letto Marx, o diciamo
altrimenti, non ha compreso ciò che ha letto. Ha letto una
traduzione superficiale forse, ha ignorato ciò che ha letto e
per ultimo ha agito in malafede. In questo libro poteva
trovare lo strumento per capire cosa doveva fare la
cosiddetta sinistra. Ma da allora, dal 1867 in poi, ha fatto di
tutto per trovare una critica agli scritti di Marx e non ha
fatto nulla per mettere un freno al capitalismo che si è
tradotto in finanza. Così siamo arrivati alla situazione che
Marx definisce così: “La sola parte del cosiddetto
patrimonio nazionale che è entrata realmente nel patrimonio
collettivo dei popoli moderni è il debito dello Stato.” Questa
è la situazione 150 anni dopo la pubblicazione de “Il
Capitale” di Marx. La realtà contraddice ogni sofisticata
argomentazione. Compresa quella di filosofi, economisti e
politici furbi. Con la globalizzazione è entrato nel
patrimonio collettivo anche il debito collettivo globale. Per
debito si deve intendere non solo quello economico ma
anche ambientale.
Per tornare ancora sull’articolo 50 della Costituzione
Italiana.
Alcuni giorni fa ho condiviso l’articolo “Affari vaccini / il
mega conflitto di Glaxo & di Beatrice Lorenzin”. L’ho fatto
motivato dall’aver inviato varie lettere alla Ministra
Lorenzin per alcuni episodi che urtavano la mia sensibilità
sul dovere della sanità in una civiltà degli anni 2000. Non
solo, ho inviato lettere ai Presidenti del consiglio Letta,
Renzi e Gentiloni, ho scritto a commissioni ASL, a
Presidenti di Regioni, direttori di reparti ospedalieri, ho
scritto alla Magistratura, al Presidente della Repubblica, al
sindaco competente. Silenzio totale. Eppure erano lettere
raccomandate con ricevuta di ritorno. Infine ho capito: è
diventata una tattica generale in Europa quella di ignorare il
cittadino. Mi ricordo che fino al governo Kohl in Germania,
se qualcuno scriveva a un’istituzione pubblica riceveva
risposta, qualsiasi essa fosse, la risposta arrivava
sicuramente entro due settimane. Da allora la cosa è
cambiata. L’apparato istituzionale si è gonfiato e ciò che
riceve il cittadino si è sgonfiato. Adesso il governo italiano
preme per portare l’EMA - Agenzia Europea del Farmaco,
117
in Italia. Non so se c’è una connessione tra questo e
l’influenza della Glaxo con la sua lobby presso il governo.
Non dico neanche che è una cosa sospetta. Ma quando si
tasta il polso delle istituzioni senza ottenere risposta la
fiducia cade. Mi faccio questa domanda: le istituzioni sono
interessate a che il cittadino abbia fiducia in loro o il loro
potere ha raggiunto un tale grado di onnipotenza che se ne
infischiano?
Ciao Sebastian, come prevedevo dovrò essere a S. Gemini
verso le 18 perciò non potrò partecipare alla presentazione
del libro e me ne dispiace. In bocca al lupo e con la speranza
di rivederci presto. Un abbraccio, Marcello.
Alternativa politica fallita.
Direttamente per Anna Falcone e lo scrittore Tomaso
Montanari. In questi giorni intorno a loro ruota la questione
della ricostruzione di un’alternativa politica. Non si
comprende bene quanto corrisponda a verità il fatto che loro
chiedano ad alcuni dissidenti del partito democratico di
unirsi al loro progetto. Il progetto sulla carta o in rete magari
è anche buono. Ma coinvolgere persone con un passato in
parlamento non è affatto alternativo. In questo progetto
appaiono due parole: “democrazia” e “sinistra”, che hanno
bisogno di un’alternativa. Il termine democrazia è talmente
usurato e sinistra sembra essere una banale indicazione
stradale. La cosiddetta sinistra ha cominciato con gli scritti
di Marx, ancor oggi in questi scritti si possono trovare
indicazioni per costruire un pensiero e una struttura di una
società diversa da quella in cui viviamo, eppure sembra che
anche la pagina “Marx” sia stata voltata. La democrazia
prevede la ferrea volontà della maggioranza, mentre si
avrebbe bisogno di una partecipazione sociale capace di
realizzare idee umanamente sostenibili. Questo vuol dire
che tali idee non potrebbero essere messe in minoranza
perché non esisterebbe una deriva darwinista del più forte.
La fusione del pensiero di Marx con quello di Hegel ha
portato in Italia al “compromesso storico”. Un
compromesso che ha rotto l’argine alla deriva liberista,
permettendo anche a quelle che si definivano forze
socialiste di fare le peggiori leggi antipopolari, con governi
e una presenza parlamentare fortemente di “sinistra”. I
parlamentari di “sinistra” hanno abusato del credito che ha
fatto dire a tanti “se lo fanno quelli di sinistra allora ciò che

118
fanno è buono”. Ma un comportamento del genere è
tipicamente religioso, poco indicato per uno Stato laico a
parte alcune questioni che hanno riacceso il conflitto tra
Repubblica democratica e Vaticano, con battaglie
parlamentari costosissime e inutili, durate un mare di tempo.
Questo compromesso ha permesso che Presidenti della
Repubblica fungessero più da presidenti del Governo che da
garanti dello Stato. La richiesta: “democrazia!” è indicata
nelle nazioni totalitarie, ma in una Repubblica democratica
suona tautologico. Dopo il compromesso storico le
conquiste sociali sono diventate un regalo del governo e non
un diritto del cittadino. Si è confuso il concetto di elemosina
con quello del diritto. Se Anna Falcone e Tomaso Montanari
hanno serie intenzioni di creare un’alternativa hanno
bisogno di rivolgersi a persone che non siano implicate in
strutture già compromesse in partenza.
L’Asiaticafilmmediale è sempre nel mio pensiero.
Cosa, come e perché. Nel duemila fu programmato il primo
incontro con il cinema asiatico a Roma. Prima di questa
data, numerosi film dell’area Asiatica si erano già visti al
Festival di Berlino, Venezia, Cannes, San Sebastian ecc..
Udine aveva fatto i primi passi esclusivamente con film
realizzati in Asia. La parola globalizzazione era ancora nella
culla. Qin Shi Huang, 227 anni Avanti Cristo (ricordo che
nel film del 2002 “Hero” l’imperatore non ha un nome) non
si sarebbe sognato che la sua frase “la pace sotto un unico
cielo” avrebbe acquisito un peso negli anni a venire. Se
sostituiamo la parola “pace” con “globalizzazione”
otteniamo la situazione attuale, dentro quella stessa sorta di
stallo guerresco mondiale, senza però l’eroe che pronunci
quella frase in faccia alla globalizzazione. Purtroppo ci sono
“eroi cattivi” che disfano l’altra globalizzazione, quella
della comunicazione pacifica tra popoli e culture a favore di
una globalizzazione finanziaria. Autori, artisti vengono
segregati - se non peggio - e la censura impedisce spesso
che si venga a sapere chi sono e cosa dicono questi autori e
artisti, con i loro filmati, con scritti o dipinti.
L’Asiaticafilmmediale ha proiettato molti film che
altrimenti non si sarebbero mai visti. Con la dissoluzione
dell’Unione Sovietica si potevano vedere sotto nuove
spoglie film dal Kazakistan, Uzbekistan, Tagikistan,
Kirghizistan e così via. Film fino allora attribuiti alla Russia.
“Sotto un unico cielo”, per così dire. La contraddizione della
119
globalizzazione si fa strada. Il dominio si dissolve, la cultura
pretende un suo riconoscimento. “Hero” rimane un Film
enigmatico. La Cina oggi si espande commercialmente
ovunque. È una espansione pacifica? Autori e artisti
possono essere conosciuti ovunque? NO! La popolazione
globalizzata legge di meno, va meno al teatro, al cinema,
nelle gallerie a vedere quadri, ma compra cellulari
costosissimi. Il consumismo indotto dalla globalizzazione
inquina mari, cielo e terra, perfino il sottosuolo. Quest’anno
ci sono film dall’Indonesia, dal Giappone e curiosamente
anche dal Libano e dalla Svezia. Sono pochi giorni di
proiezione. Mi sono sempre posto la domanda nella
solitudine di un film sullo schermo. All’imbrunire, quando
cala la luce nella sala, il film è solo di fronte alla coscienza
degli spettatori. Il film è la trasmissione di pensieri, di
lavoro, di inventiva, è un’opera composita dietro la quale
c’è l’umanità e il racconto dell’umanità. La poetica del buio
della sala sussurra o irrompe con fracasso nella coscienza
dello spettatore. Trascina con sequenze d’immagini l’occhio
nella profondità di un set costruito o ripreso dalla realtà,
dove l’intenzione dell’autore fatica a essere d’accordo con
la performance offerta. Sembra la fatica che l’umanità fa per
arrivare a esprimersi libera liberamente, vivendo sotto un
unico cielo globalizzato.
***
C’è un’esperienza mediatica che è curiosa, sembra che
l’opposizione parlamentare si collochi nelle iniziative
private come Move-on, Compact, Avaaz e in iniziative
mediatiche come “Mi manda Rai 3”, “la Gabbia”, “Gazebo”
e simili. Anche il terrorismo sembra acquisire più una
parvenza di opposizione extraparlamentare, perché il suo
alibi è scaturito dall’invasione di altri nei loro territori
religiosi non cristiani e dall’ingerenza in territori non
occidentali. Oltre a questo, le popolazioni soffrono di fame e
la loro terra non produce più cibo a causa
dell’inquinamento, della siccità e dell’occupazione
industriale. La migrazione costringe gli esseri umani a
inserirsi in culture che sono a loro estranee. Il metodo
terroristico ricorda l’opposizione extraparlamentare del
dopo 1968 con le pretestuose ragioni sociali.
“L’opposizione Parlamentare” in Parlamento evidentemente
ha trascurato, fin d’ora, di trovare una risposta a questi
fenomeni di cui i governi non sono tenuti a occuparsi,
120
essendo i governi destinati a occuparsi dell’economia su
larga scala e non delle micro problematiche dei singoli.
Quando le micro problematiche diventano per accumulo
numerico un macro problema nasce la conflittualità tra
l’economia su larga scala e il macro problema numerico
dell’insieme dei singoli cittadini. I Parlamentari, forzando la
situazione per mantenere la “Stabilità dei Governi”, creano
l’instabilità sociale. Anche l’Istituzione chiamata a
regolamentare la giustizia sociale è spesso in conflitto con il
suo stesso compito e con la “Ragione di Stato”. Quando un
governo costringe le sue istituzioni di garanzia a dover fare
una scelta tra giustizia sociale e interessi governativi si
infrangono i principi di democrazia. Rompendo i principi
della democrazia nasce l’opposizione extraparlamentare.
Questo significa che i problemi nascono in casa e non sono
creati da fattori estranei.

Epilogo - manifesto contro Facebook


Quando scrivevo che il Partito democratico non ha letto le
“scritte sui muri” intendevo non solo una metafora ma anche
un dato reale. Gli scritti cui facevo riferimento si trovano nei
libri di Herbert Marshall McLuhan, Arthur C. Clark,
Norbert Wiener e di tanti altri. Sono testi che non sono stati
disponibili al pubblico per oltre trent’anni, o diffusi in
ritardo da scienziati della Shell ma ignorati dai telegiornali e
dal mondo dell’informazione, ove dominano notizie su
Weinberg, divorzi vari e altro della mera quotidianità
sociale. Lo schermo trasmette una realtà mediata come
anche lo schermo del computer. Note come quelle di
McLuhan: “…il denaro da moneta si trasforma in credito, la
parola scritta muta in immagine per poter essere processata
in pixel e poi in bit di informazione etc…” non hanno fatto
pensare i rappresentanti dei partiti, meno che mai quando
costoro si sono vestiti con i panni dei governanti.
Trasmissioni come “Report” non hanno spostato
minimamente il comportamento degli esponenti dei vari
governi che si sono susseguiti. Tutto ciò a livello nazionale,
dove il flusso informativo si può seguire agevolmente. Nella
connessione globale/globalizzata il flusso informativo
sembra una magia. Non si sa come si genera la notizia. Si
riceve la notizia confezionata con un fiocco ammantato di
121
coinvolgente verità incontrovertibile. Verità illustrata come
immagine indubbia, che lo spettatore immagazzinerà a sua
volta come realtà conclamata, senza o con poche possibilità
di verifica. L’era digitale si comporta come un prestigiatore
di fronte a un pubblico globale il quale, in realtà, vive
solitario tra le quattro mura di casa. La verifica di quanto si
è visto viene rimandata a un “dopo” che è sempre affollato
dalle esigenze della quotidianità e, pertanto, non avviene
mai. Il gioco di prestigio non potrà mai più essere verificato
e il “coniglio dal cilindro” assumerà sembianze di una realtà
possibile.
Sono una persona che vive solitaria, circondata, al di fuori
della casa, da alberi, e dentro casa da schermi, libri, mobili,
quadri. Mi procaccio le informazioni traendole dal flusso
informativo, tramite lo schermo televisivo e quello del
computer. Raramente mi capita di scambiare qualche parola
al telefono o al ristorante. Per questo il bombardamento
informativo è da me percepito molto intensamente, ma
anche senza spazio per le fughe mentali. La percezione della
realtà è ridotta al minimo, se mai si possa dire della “realtà”
che esiste o che ne esiste una percezione soggettiva, con
tutto il bagaglio soggettivamente accumulato. Da questo
punto di vista ho affrontato il “manifesto contro Facebook.”.
Mi sentivo defraudato dello spiraglio di una fuga dalla
solitudine. Ho inserito parole in questo “social network”, in
questo mezzo di comunicazione sociale e ho avuto indietro
la gabbia del gossip quotidiano dal quale tentavo di fuggire.
Forse la metafora appropriata è quella di un prigioniero
che, scavando un tunnel per scappare dalla prigione, dopo
anni di lavoro si ritrova nella propria cella perché ha scavato
una sorta di U. Un nuotatore sott’acqua che fatica a
raggiungere la superficie ha due possibilità: raggiungere la
superficie e respirare, o annegare. In ambedue i casi si
raggiunge un risultato. Un essere sociale non ha soluzioni
perché la soluzione è ancorata alla mutazione sociale. La
mutazione sociale è un atto politico. Diverso dalla politica
che non muta il suo agire, perché non legge le “scritte sui
muri”. È impossibile che l’agire muti, questo lo possono
fare soltanto le persone che comprendono il senso di un atto
politico.

122
Facebook -
In questi giorni si sono manifestate particolari reazioni su
Facebook. Sulla mia pagina le comunicazioni sono continuate
senza che la fuga di notizie e di dati relativi a Facebook
abbiano spaventato le persone che scrivono. Sono immune a
queste fughe vere o supposte. Nella borsa Facebook ha perso
alcuni miliardi, e i detentori delle sue azioni non hanno
risentito che della perdita di pochi spiccioli, detti miliardi di
dollari.
Anche io volto pagina. Il PD ha perso perché non ha letto la
scritta sul muro: “siate realisti chiedete l’utopia”. L’utopia è
questa: abbandonare la politica che investe nel cosiddetto
progresso, che è sfruttamento delle risorse naturali e primato
della produzione industriale rispetto alla salvaguardia
dell’ambiente. Facebook fa parte di un sistema informatico in
cui la Cina con 600.000 società IT ha superato la Silicon
Valley e non si sa come, cosa e dove operano esattamente
queste società, ma si sa che hanno algoritmi che riconoscono
la gente dal modo in cui cammina, e che il loro motore di
ricerca Baidu supera Google.
Non conta molto sapere ciò, perché quando si manifesta un
terremoto la gente muore e le case vengano distrutte. Quando
cadono le bombe la gente muore. Quando i fiumi straripano
fanno danni e vittime. Quando non c’è acqua la gente muore
di sete, quando non c’è cibo la gente muore di fame. Quando
non ci sono più le api molte piante non vengono più
inseminate e non danno più i frutti desiderati. Quando si
inquinano i mari la vita muore e con essa l’umanità riduce
una fonte di sussistenza. Se la deforestazione avanza al ritmo
di oggi la produzione di ossigeno si assottiglia e l’umanità
respira male. Quando si inquina l’aria oltre misura l’umanità
si riempie i polmoni di sostanze nocive. L’elenco è lungo ma
una cosa è certa: questi problemi non si possono risolvere con
il click di un mouse. Ecco dove i partecipanti di Facebook
sono superficiali. Con l’andare del tempo il sistema
informatico distoglie dai veri problemi su questa terra. Un
click di un mouse coinvolge in tematiche parallele,
affascinanti, risolvibili immediatamente, corrisposte
istantaneamente, partecipate, acritiche perché poco
riflettute; l’impulsività trascina il dito del click, la
soddisfazione è nella conferma che arriva con la risposta.
Finalmente il domani è oggi. Si fanno salti spazio-temporali
come Superman. Chi è Newton? Con un click del mouse puoi
123
saperne un bel po’. Vuoi sapere se Darwin è stato amato e da
chi? Te lo dice Google. Se chiedi a Google se è attendibile, le
risposte sono evasive o Google fa finta di non capire. Oppure
confonde attendibile con sicuro. Insomma si capisce che è un
motore di ricerca, non una persona. Non è neanche un
dizionario che puoi confrontare con un altro dizionario. Però
noi umani talvolta ci affidiamo all’oracolo di Google. Noi,
non di rado accettiamo che Microsoft/Windows corregga
automaticamente ciò che scriviamo.
Questo implica che in un domani questo stesso algoritmo
correggerà automaticamente la nostra opinione. Facebook usa
algoritmi simili e dichiara che siamo stati salvati da milioni di
capezzoli, dopo averli estromessi da Facebook. Ma quante
opinioni sono estromesse da Facebook non si viene mai a
sapere. Personalmente non ho niente contro il nudo purché
sia con il consenso del soggetto ritratto. Ognuno è libero di
considerare la propria bellezza un messaggio. Quando i
politici usano il mandato che gli è stato dato con le elezioni
per perdere tempo su chi deve presiedere in un braccio di
ferro per la supremazia di un schieramento o l’altro, non
hanno capito a cosa dovrebbero servire. Simili cose accadono
in Facebook. Il 5.12.2017 ho smesso di divulgare la mia
opinione su Facebook. E ha scaricato tutto quello che ho
scritto e condiviso. Lo riporto, come si dice, in allegato. Ho
smesso di scrivere per stanchezza, è il termine di
un’esperienza. Molta gente vive in città e quando guarda
fuori dalla finestra vede la città. Molti politici vivono in città,
vivono la città ma non sanno cosa succede fuori della città.
Non vedono che fatica fanno gli alberi a crescere, non vedono
lo smottamento che provoca la pioggia torrenziale. In città la
gente non si accorge della mancanza delle api, delle farfalle,
e invece del ritorno degli scarafaggi, che sembrano
moltiplicarsi. E d’estate sanno della fatica altrui per innaffiare
le piante, gli ortaggi e così via per salvare la loro crescita,
quando c’è poca acqua. La gente di città quando fa il bagno al
mare non vede i pesci che annaspano in mezzo alla plastica
che loro hanno abbandonato alla corrente. Ma la stessa gente,
quando un telegiornale ne dà notizia, con un click del
telecomando scarica questa informazione dalla sua mente.
Questo è il click dei tempi moderni.
Ciò che dirige l’umanità oggi sono gli eventi quotidiani, la
finanza, il gossip. Questi sono gli argomenti dentro i monitor
del computer e della TV, accompagnati da immagini e suoni
124
creati chissà dove e da chi, e diffusi da stazioni trasmittenti
da chi sa dove e da chi, ma sempre con volti riconducibili a
qualche memoria immagazzinata e per ciò verosimile. E se
un volto è sconosciuto il giorno dopo farà parte della
memoria come il programma, il canale TV, come Google,
Facebook, Twitter e altro. Memorizzati diventano un oracolo
non affidabile ma in ogni caso da considerare. Così alla fine
non c’è spazio nella mente per immagazzinare le osservazioni
che offre la natura, l’ambiente. La natura è bella si sa, ma non
è divertente, non è nuova, non è stravagante e parlarne con gli
amici non dà soddisfazione, c’è il rischio che possa annoiare.
Mi chiedo, riusciamo a immagazzinare nella mente
dell’umanità che è la nostra Terra che ci permette di vivere,
non siamo noi umani che permettiamo alla Terra di esistere.
I poeti hanno cantato i sentimenti degli esseri umani, la flora,
la fauna, la luna e il sole e si sono dimenticati la Terra sulla
quale hanno camminato, che orbita ininterrottamente dando
loro il cibo con cui si sono nutriti, e che ha permesso loro di
scrivere quei versi… ma è mai possibile che ci si scordi che
senza una Terra intatta i loro versi saranno estinti per
sempre?

In numerose legislazioni di molti governi in tutto il pianeta è


proibito a chiunque di saccheggiare le tombe o il sottosuolo
per lucro personale. Il governo si è riservato l’utilizzo dei
ritrovamenti archeologici non solo per la loro conservazione
ma per la necessità di salvaguardare la storia dell’evoluzione
umana su un piano storico-culturale, paleontologico e
antropologico. Tuttavia gli stessi governi hanno agito nel
delegare a terzi le concessioni per lo sfruttamento delle
risorse naturali. Le risorse naturali in primis appartengono
all’evoluzione della storia della Terra e appartengono a tutta
l’umanità. Come si sono permessi i vari governi di cedere lo
sfruttamento a privati per il loro lucro egoistico senza avere
prima ottenuto un permesso esplicito da parte di tutta
l’umanità? Il mandato di voto ai governi includeva anche
questa inascoltata responsabilità. È stato mai scritto o
annunciato da qualche parte? Mi sembra di no. I governi
hanno agito usurpando il loro mandato. Ma l’umanità ha
incassato questo insulto senza battere ciglio. E a tutt’oggi
questa stessa umanità continua a non vedere o a non voler
vedere l’usurpazione cui è sottoposta. Quest’umanità non
dovrà lamentarsi per la sua incapacità quando poi le toccherà
125
in destino il diluvio universale, in qualsiasi forma esso
avverrà.

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Le cose che ho scritto su Facebook durante questi lunghi anni di frequentazione mi
appaiono oggi come quelle gocce di pioggia che si osservano in un temporale
moderato. Gocce che annaffiano gli argomenti piuttosto che bagnarli. Gocce che mi
riportano indietro nel tempo a quando sono arrivato in Italia e non sapevo ancora
scegliere le parole giuste: perché piangi e dicevo perché piove…
Am Tag als der Regen kam, lang ersehnt, heiß erfleht……..
Credo cominciasse così una canzone del 1959: “Il giorno quando venne la pioggia.”
La pioggia cade dove cade”, direbbe Moravia laconicamente con la tautologia che lo
caratterizzava. La pioggia non fa distinzione tra erbaccia e fiore. Qui si trova il primo
dilemma della nostra esistenza. Quando facciamo una qualsiasi distinzione
implicitamente diamo un valore a una cosa o a un'altra. E non importa molto se nel
procedimento si crea un valore morale/etico o materiale. Noi umani tendenzialmente
la distinzione la facciamo usando l’intelletto a noi caro. La distinzione la facciamo tra
corpo e anima, facile luogo comune, non sapendo ancora con precisione cosa sia
l’anima. Però sappiamo dare un significato all’anima. Amiamo con anima e cuore.
Un termine astratto unito a un termine materiale. Ma di preciso anche l’amore si
manifesta per noi nei racconti e in alcuni interpretazione in una veste diversa. Sembra
che siamo capaci di vestire l’amore come un pupazzo, adeguandolo a differenti
situazioni e alle più svariate necessità. L’amore, con la massima disinvoltura, può
informare la politica o farci sognare l’automobile che più ci piace. Esprimendoci
nell’amore sembriamo mutevoli, ma ci assale il dubbio che siano le circostanze a
162
mutare l’amore o è la nostra presenza a ridimensionare l’amore. Non è tanto chiaro.
Una cosa diventa chiara quando l’uso delle nostre convenzioni linguistiche portano
ad una strada senza uscita dove si uniscono concetti materiali con concetti astratti
(addirittura metafisici). Facebook è una strada senza uscita. Pensieri e concetti vi
finiscono in meandri di un tumultuoso internet che si propone come ricovero di una
rete di confessioni, dichiarazioni, affermazioni, attraverso codici con tanti sigilli e
segreti. Il suo funzionamento: un mistero. Se miliardi di persone scrivono su
Facebook, ma di costoro nessuno, o quasi, si rende conto del movimento di denaro
che gli ruota intorno, vuol dire che miliardi di persone si trovano in un vicolo cieco.
Similmente a un teatrino di marionette dove gli spettatori applaudono alla
rappresentazione dopo aver pagato il contributo al burattinaio, il vero detentore dello
spettacolo. Ci sono per noi umani altri detentori dello spettacolo: i politici. Non si
comprende bene perché sia permessa la pubblicità di prodotti inutili o addirittura
dannosi per i consumatori. Non si comprende perché sia permessa alle varie reti
televisive l’autocelebrazione dei personaggi televisivi in un luogo per trasmettere
programmi informativi, programmi con un minimo di cultura di cui ogni paese
dispone in abbondanza, sebbene questa cultura venga sistematicamente ignorata. La
presenza televisiva di persone che sono già abbastanza ricche toglie la possibilità ad
altri meno ricchi di accedere a un minimo di pane quotidiano. Visto che la dirigenza
televisiva è gestita politicamente, questo significa che la politica è interessata alla
concentrazione della ricchezza e non alla distribuzione della ricchezza. Questo
significa anche che la politica ha disatteso il suo mandato che è stato espresso in
precedenza da un voto teoricamente sovrano. La maggior parte dei cittadini è meno
ricca di un conduttore televisivo (per esempio Vespa o Fazio) o di varie conduttrici
dotate di discutibile fama. Tornando alle erbacce e ai fiori: la pioggia non fa
distinzione, ma sembra che i politicanti la facciano. I politicanti permettono che
singoli imprenditori (non discuto la genialità di costoro) concentrino immense
ricchezze, mentre il loro compito sociale sarebbe la distribuzione delle ricchezze
stesse. La creazione di una società, dall’antichità in poi, implicava che la guida di
questa società, cioè i politicanti, avessero il compito di convogliare la genialità del
singolo a favore della società e non di permettere che la genialità del singolo servisse
alla concentrazione delle ricchezze nelle mani di singoli. Altrimenti il concetto della
società perde il suo significato. Allora è meglio un pianeta di singoli, un pianeta
senza Nazioni, Stati e frontiere. Pertanto se i politicanti non sono capaci di gestire
una società si deve tornare ad essere primordiali, si deve tornare a essere soltanto
specie biologica come gli scarafaggi. Se i politicanti non sono capaci di gestire una
società innanzitutto si deve rinunciare alla tecnologia, allo sfruttamento delle risorse
del pianeta. Il pianeta appartiene a tutta la vita biologica e non solo alla specie umana.
La specie umana ha fallito e il pianeta farà sì che questa specie umana scompaia
come abitante di questo pianeta. È giusto che sia così. Questa specie umana che si
vanta di aver svelato una parte dei meccanismi della materia che circonda la vita
biologica, ma dall’altra parte ha distrutto una pezzo della vita stessa. Questa specie
umana che ha indagato e compreso una porzione dell’universo, che ha fatto della sua
163
comprensione estetica capolavori culturali, ha formulato pensieri, ha evoluto lingue e
non ha compreso il poco spazio/tempo in cui ha raggiunto tutto questo. Questa specie
umana non si è messa in relazione con lo spazio-tempo (di cui la comprensione ne va
fiera, ma non si sa se lo ha compreso fino in fondo) da quando esiste il pianeta su cui
vive. Dire: non si è messo in relazione con l’universo in cui vive mi sembra di
chiedere troppo. Questa specie umana non svelerà mai i segreti di questo universo.
L’ambizione sociale di alcuni esseri umani farà sì che la Cina tenterà la supremazia
biologica dell’essere umano, geneticamente modificato, per dominare il pianeta, che
l’America punterà sull’intelligenza artificiale (Cyber Man), mentre la Russia si
affiderà alla potenza delle armi. Il fatto è che questo pianeta non permette che questi
scenari possano dare spettacolo anche se molti umani sarebbero disposti a pagare
l’ingresso al burattinaio pur di vederlo.
La distinzione si è evoluta con l’essere umano. Di circa 7 miliardi di esseri umani
soltanto una minima parte ha riflettuto sugli scritti che diligenti pensatori hanno
evidenziato investigando sulla storia conosciuta della razza umana. Questi scritti che
mostravano fatti e in parte verità, sono stati poi compresi costruendo un fatto di
distinzione come le opinioni, le interpretazioni o verità parziali. Una verità parziale è
stata costruire bunker antiatomici, nel pericolo imminente di un conflitto
nucleare, da persone che si potevano permettere tale impegno economico.
Questo, lasciando il resto delle persone, in balia di un inquinamento nucleare. La
parzialità sta in questo. Il contributo per costruire i bunker veniva in parte finanziato
da cittadini che poi non potevano usufruirne. Non è accaduto un conflitto nucleare!
Un'altra verità è che i politicanti hanno provocato tante guerre dove il più grande
tributo è stato la perdita della vita. Il tributo spettava – nella grande maggioranza dei
casi – alla gente economicamente non privilegiata. Anche qui si perpetuava la
distinzione tra privilegiati e non. In tutta questa storia la maggioranza umana ha
ignorato o è rimasta impotente di fronte a questa distinzione. Quando si riflette su
alcuni fatti si possono creare delle supposizioni. Prendiamone uno a caso dalla
quotidianità e facciamo una supposizione. Il gioco del lotto ha raggiunto cifre
stratosferiche. Si potrebbe pensare che non è più il caso che regola il gioco, ma una
sorta di subdolo algoritmo gestito, nell’ombra, da ignobili speculatori con la
compiacenza di coloro che dovrebbero controllare e impedire tali bassezze. Il
pensiero si potrebbe ampliare e si potrebbe immaginare vi possa essere l’interesse di
qualcuno da qualche parte. In ogni caso un fatto è certo, che questo tipo di gioco
concentra ricchezza ed è (sarebbe) compito della politica di impedirlo se il suo (della
politica) compito fosse quello di distribuire il benessere con azioni socialmente utili.
Il comportamento dei politicanti va sempre nella direzione di concentrare le ricchezze
invece di distribuirle con criteri socialmente utili.
Nella definizione “socialmente utile” si nasconde un'altra distinzione e qui affermo
senza indugio: “il social utile, come lo intendono i politicanti, è interessato
unicamente alla concentrazione della ricchezza”. Se si valuta un impianto industriale
dal punto di vista strettamente economico, trascurando la totalità dei costi veri, che
dovrebbero includere anche quelli riguardanti l’ambiente e la salute del cittadino,
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vuol dire che si vuole concentrare la ricchezza da una sola parte. Il costo di ristabilire
il danno ambientale e la salute del cittadino verrà addebitato invece a tutta la
popolazione. Questo è un altro esempio dove i politicanti non adempiono al loro
dovere. Quando alla popolazione viene continuamente chiesto di donare soldi per la
ricerca medica, farmacologica, per i terremotati, per la fame nel mondo, per i poveri e
spesso anche per singole persone che non si possono permettere delle cure, allora i
politicanti non sono di nessuna utilità sociale. Quando in una Nazione non viene
risolta la prevenzione di calamità naturale come le alluvioni, gli incendi e così via, i
politicanti sono degli incapaci. I circa 7 miliardi di persone su questo pianeta si
dovrebbero alzare in piedi e chiederne la rimozione.
Fino ad oggi i politicanti hanno speso i soldi del contribuente per costruire armi senza
occuparsi di risolvere tutti gli altri giganteschi problemi che affliggono gli abitanti di
questo pianeta. I politicanti che governano sono incapaci e indegni di gestire questo
pianeta. Questa è una verità, è un fatto che purtroppo costituisce la realtà di circa 7
miliardi di esseri umani. Questa è la realtà (come la intendiamo) che i circa 7 miliardi
di esseri umani dovrebbero comprendere. Ma non comprenderanno ed è per questo
che l’umanità come l’abbiamo conosciuta fino ad oggi si estinguerà. È un’illusione
che questo pianeta sosterrà la specie che incendierà la propria casa. I social media,
come Facebook, contribuiscono a questo incendio della propria casa. Per dirlo chiaro:
i social media contribuiscono alla distruzione della nostra casa che è questo Pianeta
Terra e noi umani siamo parte responsabile, essendo artefici dei Social media, della
nostra autodistruzione. Nessuna dialettica linguistica o distinzione intellettuale
fermerà la fine dell’era umana o come credono di doverla chiamare: l’Antropocene,
per dare all’era una definizione scientifica.

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