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ILLINOIS

UNIVERSITY OF ILLINOIS AT URBANA-CHAMPAIGN

Production Note

Digital Rare Book Collections Rare Book & Manuscript Library University of Illinois Library at Urbana-Champaign 2017



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SCRITTE

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CON ALTRE INTERESSANTI AGGIUNTE

•O SECONDA EDIZIONE O-

N OVAR A

SELLA TIPOGRAFIA UT GIROLAMO MIGLIO


^Proprietà ifllerarini^\/
UN IMPORTANTE PREFAZIONE

Prima di presentare ai nostri indulgentissimi Lettori una ristampa, esaminammo con 'grande avidità la Seconda Edizione deli’ anonimo Ufficiale Piemontese, sperando che avveduto e savio avesse lolle certe brutali assurdità, che velano il pregio a qualsiasi scritto, ma ciò non ostante si ripubblicò intat

Per tale massimo difètto in un riputatissimo Giornale della Capitale veniva stampato che«,.. « F opera è scritta sotto un punto molto parziale » di vista e nell’interesse di un solo partilo, molti fatti sono non veri, » molti altri mancano qual più qual meno di esattezza o sono anche » travisali dalle sensaz

» Un Ufficiale Piemontese in un opuscolo intitolato — Considerazioni » sopra gli avvenimenti militari del Marzo 1849 — mentre calun-» mando uomini ed intenzioni, c portando la più impudente menzo-» gna nei fatti stessi i più noti, cerca di farsi l’apologista della Ca-» marilla aristocratica, ci ha, senza

Dopo d’avere nel bel principio della sua opera fatto un debito onore all’Esercito Piemontese, poscia [scrive il sullodato Autore] » comincia » una serie di accuse e di vituperi contro l’Esercito Piemontese, che » le ire ed il fiele degli Austriaci non avrebbero potuto vuomitarne » di peggio 2 ».

L’ Ufficiale sordo alla voce del vero, ed ostinato conservatore del mistero non si degnava per parte nostra che d’un inconcludente scritto

’) Si allude ad uno Scritto dell’Autore in risposta ad Ordinato del Municipio di Novara.

2) Il Giornale Militare annunzia come a molti Ufficiali della nostra Armata venne in pensiero di fare una sottoscrizione per offrire una Spada d’ Onore ai” Autore delle Considerazioni sopra gli Avvenimenti Militari del Marzo 1849, stampate nella Gazzetta!!!!! Vedi Opinione del giorno 9 luglio 1849.

A questa notizia noi aggiungiamo altri cinque punti d’esclamazione!!!!!


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giornalistico per mezzo del quale pareva compensare il danno con semplice negativa di studiati vocaboli, ed adoperandosi con innocente furberia di rispondere soltanto a quelle proposizioni a cui credeva in ambiguo senso farla da interprete o giocoliere, si pensò che ad una sua patente ed aperta con

Possibile mo’ che dopo le più manifeste contumelie dovevamo acquetarci di una risposta da Gazzetta Ufficiale ?.... Noi fummo incolpati in odiosi fatti e si vuol accontentarci con molle parole, e noi invece vogliamo poche parole, ma fatti reali, veritieri, giusti.

Per codesta specialissima impudenza e pertinacia venne tosto il bel grillo d’informarci chi mai vergava scritto così dannevole, e dopo poche istanze ci fece somma meraviglia il conoscere positivamente che l'Autore degli Avvenimenti della Guerra del Marzo 1849 non era

un ’Ufficiale, ma bensì un Cittadino........... e qui segue una fiìza di

titoli onorifici e qualificativi.

Il nobilissimo Uomo affigliato ‘del Ministero, dopo d’ aver goduto i begli comodi ed il tranquillo soggiorno delia Capitale, dallo patriarcale seggiolone con tenebrose parole, guidato da conosciute aure tiepide, animato da prudenti Amici, solleticato da sucido moderantismo si pretese giudicare e sentenz

Codesti soprusi erano tollerati quando il desiderio non avea speranza, e la libertà non era che un vago sogno — erano tempi che la schietta parola era un dritto di natura senz’ essere concessione di principi — erano tempi che alla giustizia soprassedeva il quarto di nobiltà, ed il vero il più delle volte e

Grazie a buone istituzioni possiamo levare francamente la voce in rimprovero ed accusa di qualunque illustrissima persona che ferisce collo strale di nera Calunnia , e per nulla da noi si terne poiché sappiamo esservi buone leggi e buoni giudizii !

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E perchè mai tacciare Novara con tante vergognose menzogne ?

È un mistero da camarilla !

Sdegnati doppiamente e straziati per la conferma e ripubblicazione delle vili menzogne del narratore, la nostra penna stava a rinnovare l’attacco in maggiore difesa, ed eccoci onorati e consolati di uno pregiatissimo scritto di giovine Soldato, colla pubblicità del quale si potea confondere nauseanti es

Egli è un giovine Soldato di cospicui natali, che a nobile gentilezza unisce preclara affabilità — È Soldato coraggioso e forte — E citta-tadino liberale e generoso — Distinto per le lunghe Campagne della misera Lombardia nel 1848 fu di speciale ammirazione a molti, e da molti stimato, onorato ed ama

Il giovine Soldato illustre ed Eccelso nel Marzo 1849, spinto da mero patriottismo, ardente di gloria, avido d’allori, guidava forti Soldati ad accanita pugna e con incredibil coraggio, costringeva dapprima il nemico alla fuga, ma non assistilo e secondato da altri suoi pari ( soltanto in grado) subiva il valo

Egli è quel Soldato che portento di valore, per ben (re volte vide cadere a terra imperterrito il destriero cui cavalcava colpito da palle nemiche — Egli è un Campione della Battaglia di Novara — È il capo ed il Duce della Quarta Divisione d’. Armata — È il giovine Soldato che per poco saviamente assun

Presente testimonio di tante dolorose vicende, trovò conscienziose le nostre osservazioni sui descritti tumulti di Novara , soffri dolore alle gravi imputazioni, che nel leggere la nostra difesa a sollievo dei dolenti Cittadini, dettava le seguenti belle espressioni:

» Dal canto mio posso assicurarla che codesta Città non avea hi-* sogno di giustificazione, conoscendo abbastanza i buoni Novaresi, e » rimembrando sempre con piacere i giorni che vi passai prima della » breve, e sventurata nostra ultima Campagna. Così vorrei persuadere » a codesti suoi Concittad

Chi scrive è S. A. R. Ferdinando di Savoia, Duca di Genova!

Concittadini !.. tributiamo lode e ringraziamento, ricordandoci sovente del Prode col massimo rispetto, e colla più sentita riconoscenza.

Codeste parole noi vorremmo che fossero lette , considerate e studiate da! nostro antagonista con quella forza ed amorevolezza con cui

’) Brano di una gentilissima Lettera scritta all’Autore del presente Opuscotetto


6 ./

■erano scrìtte,,; ed i nostri cortesissimi Lettori veggano apertamente se merita maggior fede un incognito Scrittore che detta capricciosamente di avvenimenti militari, oppure un bravo Soldato che pugnò ed ebbe merito per virtù e per senno. Egli arrischia la vita sid Campo per F onore proprio e nazi

E perchè mai il collendissimo Autore si copre dell’ assisa del Soldato graduato per scendere nel basso arringo delle ingiurie ?.... Forse che elleno saranno dippiù credute quando sieno sotto mentilo nome?.... Oppure saranno forse irreprensibili quando sieno sotto militare veste ? Chi sa di scrivere esatt

E codesta maschera lede 1’ onore del dignitoso Soldato !...

Oh vorremmo pur che una volta sentisse la forza delle nostre paiole il mascherato Scrittore, ed invece di promettere e conservare profondo silenzio a chi domanda giustificazione o ritrattazione, desse 1’ opera sua a ritoccare il tutto con quella tinta di veritiera luce per torsi l’ignominiosa taccia che gr

Speriamo che codeste saranno le ultime parole dirette a codesto Ufficiale di nuovo conio , perchè avrà alla fine il buon senso di rimediare al mal fatto — Ma s’ egli intendesse burlarsi di noi e delle nostre disgrazie, noi promettiamo che la penna non istarà mai inerte, e andrà in cerca di fatti che accuse

Giustizia! — giustizia ! — giustizia !

Se abbiamo avuto un Uomo che per capriccio, o partito ci ha criticati ed offesi, abbiamo però ritrovato un Giovine che ci ha difesi per ambre deli’ unico vero, illustre per nascita , generoso in vita, grande per virtù, magnanimo per eroismo, che veggendo e conoscendo i dolorosi successi ben conobbe i

Noi ringraziamo i cortesi Lettori del buon accoglimento a codesto Opuscoletto, e dietro istanza veniamo alla ristampa, poiché dalla maggior diffusione n’avremo il duplice scopo che ci siamo prefissi, cioè: giustificazione e beneficenza !
« L’avversità richiede queìia forza di spirito che • caratterizza un’ anima veramente nobile vi.

11 Solo estremo conforto all' oppresso. m. Il conforto de! pianto restò «-

dolenti più che mai ed esacerbali gli animi dall1 immenso rammarico alla nostra calamità ci è d’ uopo vergare uno scritto che allontani ed annulli ogni qualunque taccia, e ricordi con labbro sincero, ai futuri e tardi tempi le ingiustizie altrui, e le nostre lagrime !...

Dopo che il tempo avea reso gli animi calmati — calmate le passioni — svolti gli avvenimenti — palesi le cause — cogniti i raggiri, pareva che dopo inchieste, dopo indagini avrebbono dovuto ratificare tanti errori — pareva che i fatti divenuti patenti, espliciti e manifesti si sarebbe fatta solenne e pubb

Noi avremmo volontieri taciuto tanti particolari che fanno arrossire, vergognare, rabbrividire — Scendiamo a malincuore a tali schiarimenti, ed a tali minute spiegazioni, chè fummo costretti, spinti, e strappati a tutta viva forza dall altrui ardire.
s

Divulghiamo accidenti scandalosi che dovrebbono essere soffocati nell’esulcerato cuore de’ miseri, e che meglio ancora starebbono sepolti in un eterno obblio —- divulghiamo accidenti vergognosi — ma la vergogna ricada su coloro che vollero ingiustamente aggravarci d’ accuse !

Vergogna a chi nella nostra passata e continua disgrazia deride — scherza — ingiuria !

» E un insulto che fa alla sventura

» Chi sorride ad un ciglio che piange...

» E uno scherno di mente crudel,

» Un pensiero cosparso di fiel ».

Vergogna per quegli animi subitani che alle prime mendaci, e prave dicerie di crude taccie ci bruttarono.

Vergogna per quegli spiriti ciechi , indomiti e fieri che scrissero di noi parole ingrate e vituperevoli.

Chi ama la Patria la difende — Chi vuole l’onore lo con-, serva — Chi sente la calunnia la ribatte.

Difendere la Patria è debito di buon cittadino — conservar l’onore è cura di dabbene — ribattere la calunnia è opra decorosa. Patria ed onore balenano ai nostri sguardi ed infiammano :— e forti motori d’ ogni pensiero, d’ ogni idea, d’ ogni sentimento eccitano a rinfacciare le maldicenze e cancellare P

» Un giornalista il quale scrive dietro le informazioni che gli vengono suggerite giorno per giorno e raccolte sotto l’influenza di sensazioni momentanee, è scusabile se talvolta vi fa quadri di cose non vere ed esagerate, ma uno storico che scrive alcuni mesi dopo, e quando si è già avuto un certo agio

) Vedi il.Giornale. L’ Opinione, mercoledì 23 Maggio 1849." numero 121.


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Ogni nostro cittadino nel leggere la descrizione sui tumulti di Novara, fatta da un’anonimo Ufficiale nella Gazzetta Piemontese, ne soffre il più vivo raccapriccio ed il più grande dolore i — e raccapriccio e dolore nascono dal travisamento dei fatti, dalle amare derisioni, e dalle ingiuriose taccie — racca

Ed il dolore è ancor più forte, se consideri che all’ingiuria si aggiugne disgrazie a disgrazie , sventure a sventure.

Ed infatti, che restava a noi dopo terribili e sanguinosi accidenti?.... Che restava?

Profondo dolore nel silenzio dell’animo!.... dolore alle tante miserie — alle tante devastazioni. Dolore c lagrime agli orrori ed alla carneficina della guerra — alla privata sciagura — alla comune ruina.

Dolori e lagrime furono avanzi di popolo generoso !..... Dolori e lagrime furono compenso a tanti sagrifizii !....

Ed altro più fiero cordoglio, e maggiore angoscia ci tocca taciti ed avviliti soffrire... mentre che noi nati in suolo fe-

condo e benefico, siamo astretti reggere un peso assai grave — peso che ricorda afflizione e mestizia — ricorda sospiri e pianti — ricorda una catena.... catena ostinata, dura, insoffribile !!!....

» Novara, terra di memorie antiche

» Ma dolorose sempre!.....................». -

» E or dannata a curvar fronte e ginocchi »...........................trema aspettando

» Ahi! spuntano talor giorni fatali

» In cui ci affligge......................

» E la sventura coi temuti strali » Fa più grave di vita il cieco arcano ». 4

Condannati noi dall’ avversa sorte a vivere la vita di dolore e di pianto, pareva che pietoso il ciglio altrui dovesse

>) Vedi Gazzetta Piemontese, numero 278.

2) V. Messagg. Tor. 9 Maggio 1849, Ode libera: Le Sorti d'Italia, P. Perego. i) Vedi Prati, I Morti di Novara.

9 Vedi Regaldi, Un' Ora Malinconica.


bagnarsi alia nostra sciagura e mentre qui.......... qui stanno

ancora indelebili segni di tristissima memoria.... (duplice male

e duplice affanno!.... ) ebbjfno grave rammarico........ da più

gravi accuse !....

» E legge di natura,

» Che a compatir ci muova » Chi prova una sventura

Movara — Città tra le più illustri — le più liberali — le più distinte, città tra le più animate, le più ardenti e le più benemerite del Piemonte , non avrebbe mai immaginato che per opre così nefande — per voci così sinistre — per scritti così ingiusti dovess’ essere così brutalmente ritrattata.... non avrebb

Il lutto e la miseria furono i trofei delle più belle speranze !....

Noi invitiamo impértanlo ad esaminare minutamente ogni periodo e parola dell’Ufficiale Piemontese — e.veggano ino-su'i cortesi lettori — veggano coi nostri liberi confronti, colle nostre confutazioni, colle nostre comprove se più sono le parole od i fatti — se più T invenzione o la narrazione — veggan

Egli è tempo di libertà e non di adulazione — è tempo d evidenza e non di simulazione — è tempo che il raziocinio, e non la passione, predomini — è tempo di scrivere quello che si pensa — scrivere quanto si sa e si deve — e dovere primo, e prima solidaria base dello scritto è la verità — è dovere il r

Epperò qualunque siasi V anonimo Ufficiale che mosso da partito da capriccio — da particolare astio o da pessime informazioni ci volle così malamente ed inumanamente raffigurare nella storia dei trascorsi avvenimenti, noi risponderemo per principio di difesa e non d’offesa.
il

Ai buoni è meraviglia come uno scritto d’ importanti stravolgimenti politici signato da un Ufficiale piemontese. l’Ufficiale piemontese potesse scordare cotanto i fatti, ed abbandonarsi all’ immaginazione, che accozzò tali casi che talora diè lode a chi non ebbe mai, e tacciò chi fu sempre onorato — Ma

E quantunque un anonimo Ufficiale ha ingiuriato onorati cittadini — i cittadini generosi perdonano all’ Ufficiale — ma rigettano le ingiurie, e si discolpano avanti a tante migliaja d’uomini, che per inganno di uno scritto ci credettero nemici della patria e della nazione.

Non tralascieremo però di affermare per ultimo che sebbene possiamo stimare l’Autore, pure altamente riproviamo il mostruoso scritto, e la nostra riprovazione avrà sua durata fino a che si distrugga ogni taccia di malfatto con altrettanto di bene — fino a che si tolga e si annulli quel maligno biasimo

Vegga ognuno impertanto che sebbene tocchi e punti nella parte più delicata e sensibile dell’animo — nell’onore — risponderemo con moderazione e ragionevolezza, dimostrando e riportando fatti che da noi tutti sono pubblicamente conosciuti — da tutti furono, sono, e saranno confermati.

L’Ufficiale Piemontese scrive, che

» I reggimenti giunti (in Novara) nel giorno 22 marzo, invece di » copiosi viveri che speravano rinvenirvi, grazie a parecchi incidenti, » non ne avean trovati che pochi ».

1 Se 1’ egregio Scrittore prima di ammettere senza esame tutto ciò che si diceva per le piazze, si fosse dato la fatica

i) Godeste esatte osservazioni che per parte nostra vennero di già pubblicate nel Giornale L’ Opinione, ora le ripubblichiamo con opportune modificazioni ed importanti aggiunte,
di scrivere a Novara onde averne dati statistici, avrebbe saputo che in luogo di assai pochi viveri come egli afferma, ve n’ era ali’ incontro una copia non ispregievole. Per esempio nei giorni 21, 22 e 23 vi erano in Novara e vicini contorni:

300,000 razioni di pane biscotto ( gallette ),

90,000 razioni di pane di munizione,

580 buoi da macello,

4.000 sacelli di riso,

5.500 brente di vino,

■1,500 rubbi di formaggio,

1.000 rubbi di lardo,

4.500 quintali di sale

Nei giorni 21, 22 e 25 nel solo macello militare di Novara si ammazzarono 65 buoi, che somministrarono libbre di Piemonte 62,547 di carne.

Non conosciamo il prodotto di altri macelli militari nei depositi vicini alla città; ma sappiamo che gl’impresari somministrarono ai medesimi 120 buoi, che possono aver somministrato più di altre cento mila libbre di carne.

Da questo calcolo sono escluse le carni delle macellerie di città, a cui non fu toccato perchè non furono consumale nemmaneo quelle dei macelli militari: lo stesso dicasi del pane dei pistori comuni. Omettiamo altresì di accennare le paste . le patate, i fagiuoli di cui vi era non minor abbondanza. A cui

Finalmente oltre i depositi militari di Novara, altri ve u’erano a Galliate, Trecate, A'espolate, Oleggio, Borgoticino e ad Àrona.

E ciò ò tanto vero che dopo la ritirata delle nostre truppe da Novara, dopo le tante requisizioni, dopo le somministrazioni fatte agli Austriaci quando erano in grosso, ed al presidio che vi stanzia or di continuo, si assicura che due mesi dopo vi erano depositi d’impresari tuttavia intatti.

') Nel Giornale L'Opinione è occorso un errore di stampa inavveduto nella cifra 430, invece si legga 4.300 quintali di -sale.
13

Non potremmo immaginare quale ne sia la causa per cui si scrisse che non ne ctvean trovati che pochi ( viveri ).

Questa parebbe taccia che tende colpire l’Amministrazione Militare, poiché ognuno sa che nò Municipio . nè cittadini avean obbligo o dovere per caso sì impensato e subitaneo di formar magazzini di viveri a disposizione delle truppe, per, ciò spetterebbe all’ Amministrazione Militare l'impugnare ques

» Vedean chiuse le botteghe dei commestibili per la voce di alcuni di-» sordini già avvenuti nelle vicinanze »;

» Ninna bottega, od osteria fu chiusa in Novara sinché » i soldati si limitarono a prendere anche senza pagare, e » se alcune osterie o botteghe in seguito fprono chiuse, lo » si fece dappoiché gli sbandati violentemente saccheggiavano » le une e le altre, e devastavano quanto in esse sì trovava.,..

» infatti i due caffè sotto i portici dei Mercanti che sono » tra i principali della città, erano già stati per intiero ma-» nomassi allo spuntare del giorno 22. Dopo di ciò il chiù-» dere le botteghe sarebbe stato, non già rifiutare i viveri ai » soldati, ma difendere le restanti proprietà e le persone.

» A fronte di sì gravi pericoli, il Municipio non esitò tut-» tavia ad ordinare che ninna osteria o bottega si tenesse » chiusa, assicurando i venditori che tutti i danni sofferti e » quelli che potessero ancora soffrire sarebbero stati riparati. » e le poche ( pochissime ) osterie e botteghe chiuse furono » di nu

L’ordine del Municipio richiedeva si tenessero aperte le botteghe ed i negozii non di solo giorno , ma imponeva coi massimo rigor delle leggi che fossero aperte costantemente anche di notte.

. i ) Vedi Gazzetta Piemontese. numero 299.


Ed un tuie die dopo il manifesto pubblicata ebbe a chiudere ed abbandonare la bottega, perchè trascurando guadagno e roba volle metter in salvo la sua prediletta famiglia, n" ebbe tosto un meritato castigo C

Furono però chiusi alcuni negozii d' altro commercio non per disordini avvenuti nelle vicinanze — ma per disordini, prepotenze, insulti, ingiurie, minaccio, violenze nella città, nella stessa Novara,

Una parte della sbrigliata soldatesca da qualche giorno addietro si credeva lecito prender roba a piacere, ed in compenso spifferare al viso del venditore moti e sarcasmi ridicoli — espressioni frizzanti — » Basti il dire, che i paga Pio nono, i pagano i ricchi, i paghi chi vuol la guerra erano le più frequen

I Novaresi però conobbero bene le torbide circostanze, ed i difficili tempi, e seppero nei modi più piacevoli e cortesi accarezzare, accontentare e soddisfare la sviata soldatesca.

I Novaresi sagrificavano volontieri il proprio interesse, ed il proprio utile onde almeno nella vittoria i prodi fossero riconoscenti , quanto i cittadini furono generosi.

I Novaresi li accolsero fraternamente nelle private case, e loro facendo grazie d’ ogni modo li trattarono da veri amici, sovvenendo ad ogni loro qualunque bisogno.

» chiusi i convegni di coloro che dopo avere con sì loquace ferocia » incitato a guerra, ora si erano allontanati, o nascosti ».

Novara non può certamente essere ripresa se avea un Circolo o Circoli — Fu sempre una delle prime città in pubbliche e sontuose dimostrazioni, fu sempre delle prime a seguire i politici movimenti, e coadjuvare in ogni miglior modo a rapidi progressi. Novara ardeva per la libertà, per la-santa

') Ecco ii Manifesto pubblicato :

Il Sindaco della Città invita gli Albergatori e Locandieri, non che i Fonditori tutti di commestibili, e di oggetti di gabelle a tenere costantemente, aperti i loro negozii e botteghe tanto di giorno che di notte, sotto le pene portate dai vegliami Regolamenti.

Novara dal Municipio il 22 Marzo 1845?.

Il Sindaco BOLLATI

Avr" Somma ruga Seyr\


i 5

causa., c cooperava a maggior vantaggio, a-maggior bene, a maggiore prosperità — Novara.veggeva,.conosceva, ed apprezzava il sentimento e la forza delle libere instituzioni.

Non era però in allora tempo opportuno di chìacchere, di ragionamenti, di discussioni — si attendeva al più proficuo, al più necessario, al più importante. Non era tempo di con-regni , ma di battaglie.

Nè d’altra parte ci si può far lagnanze o rimproveri se nutrimmo ed alimentammo caldo desio di guerra — guerra di bisogno, di necessità, d" obbligo —- guerra di redenzione, d’ onore, di gloria •— guerra di libertà , d’Indipendenza , di

Nazionalità. Guerra...... guerra Santa !......

» Nè si può far rimprovero a niuno d’aver parteggiato per la guerra , perchè con essa si tendeva ad opera nazionale ed a fare del Piemonte il primo Stato d’Italia ed uno Stato primario in Europa, bene si hanno a rimproverare quelli che per loro fini privati o municipali non la vollero e l’attraversarono ,

E da vedere se si possa attribuire a colpa che taluno cittadino , scosso dal prepotente contegno di qualche soldato — conscio del male andamento — minacciato fors’anco nella vita si fosse allontanato, onde non vedere ed assistere a luttuose scène e non maledire quel soldato, quell’amico, quel frate

il dirci nascosti nel momento che la Patria ha d’uopo del— Pajuto — nei momento che una voce ci chiama — nel ¡no-, mento che una forza imperiosa lo richiede — è offesa troppo disdicevole ; ontosa, disonorante — è una viltà che umilia e deturpa — è un’ azione infame di chi non ama la reputazione

A quest’ insolente ed audace affronto ci vorrebbe adequa-intuente insolente ed audace risposta; ci vorrebbe............ e qui c

i) Un proprietario cittadino che nel 20 marzo si lagnava col Generale B.

ch’era barbaramente danneggiato dalle truppe accampate rispondeva : Vogliono la guerra — la guerra si faccia, al che l'onesto proprietario: La guerra si ■'si fa al nemico, e non alla roba.1

Avremmo dato volontieri il nome di quattro Ufficiali di Nizza cavalleria che essendosi nel 23 mattino recati al Torrion Quartara in ispezione, e fermatisi in casa di un proprietario a frugai ristoro sparlarono in ,mi!!e guise delia guerra, o calunniarono gii uomini più insigni e di fama popolare.

Il Capitano B..ed il Tenente P..... sottraendosi nel mattino 23 dal campo,

sfuggivano il pericolo, e sotto mentite spoglie sì recavano a Graveìlona ( T«o-meliina ) per certi particolari motivi o raggiri.
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pur mestieri raffrenarci...... raffrenarci . perchè memori della

promessa di moderazione e ragionevolezza , ribattiamo solo l’ingiuria !... 1 Novaresi non si nascosero . perchè abbastanza conoscevano i loro doveri, ed i loro obblighi — sentivano il desio di libertà, la stima delle libere istituzioni, F amor di patria; e se in altri tempi furono sempre ordinati e pronti al co

divina provvidenza!...... Si dovettero poscia i cittadini spogliare

d’ogni insegna o distintivo di Milizia Nazionale per non irritare ed ¡inviperire la corrotta soldatesca, c non mettere a repentaglio la vita E se come militi non potemmo mostrarci cotanto arditi , fummo dignitosi ed onorati ; se non potemmo essere gloriosi, non dobbiamo essere rimproverati, ma compia

cammo di cooperare in ogni e miglior modo possibile, ed addimostrare più che mai d’essere sempre cittadini cortesi, liberali e pietosi.

Infatti nel 23 mattino gli uni stavano alla guardia del Re, gli altri al Presidio principale di città, questi a disposizione dei superiori, per attenderne gli ordini quelli a condur

l) Per tacere di molti e moltissimi, riferiremo il fatto accaduto al cittadino Giuseppe Patoja, che essendosi portato al campo nel 23 mattino a prestar 1’ opra sua in condur prigionieri, in abito di milite — dapprima venne deriso pelle bande rosse — poscia villanamente insultato — poscia fortemente min

2) La Milizia Nazionale era stata chiamata con apposito Manifesto sotto le armi a disposizione dei superiori. Eccolo :

Militi- dalla Guardia Nazionale

/ tempi corrono gravissimi, a la Patria versa nel supremo periodo di vedere i suoi destini decisi! Ma se i Prodi deli' Esercito adempiono il su-
prigionieri, a trasportar teriti, ad assisterli insoiuuia a lare tutto ciò che da cittadini si doveva e si poteva fare.

, f Amministrazione Militare ed il Municipio, colti alla sprovvista, non » aveano potuto provvedere che assai poco ».

Dopo una lunga, minuta, dettagliata ed esatta descrizione dei viveri, ci stupisce oltremodo l’udire come l’Amministrazione Militare fu colta alla sprovvista. Noi dicemmo, assicurammo e provammo che di viveri ve n erano in grande e grandissima abbondanza, relativa ai bisogni d’ allora. L’ Amministra

Non parliamo di Municipio, perchè il Municipio di Novara non era un’ impresaro dei viveri per la guerra.

11 dire adunque che T Amministrazione Militare ed il Municipio furono colti alla sprovvista, ed il dire che non aveano potuto provvedere che assai poco, è una solenne eresia.

» Le nostre truppe arrivate il mattino del 25 , stanche ed affamate.

» anelavano esse pure di entrare in città per rifocillarsi »;

Le somministranze particolari di viveri alle truppe erano fatte in sullo stesso campo, però qualora avessero bramato rifocillarsi in città coi cittadini, avrebbono in ogni dove ritrovato e buono accoglimento, e buono ristoro. Non era già la prima volta che il cittadino ricevesse il soldato, e lo sollevasse e p

blime loro< mandato su gli aperti campi, a Voi spella di compiere quei doveri che vi sono imposti dalla natura stessa della vostra instituzione, ed a cui esplicitamente vi invitava il Magnanimo RE nostro nel punto, in cui. lasciava la Capitale del Regno per recarsi dove il chiamava l'onore della Nazione,

Nutro quindi fermissima, fondata fiducia che niuno di Coi mancherà anche in questa volta all'appello dell'onore e presterà volenteroso quel servizio che le circostanze richiedono.

Novara dal Municipio il 23 Marzo 1849.

Il Sindaco BOLLATI

Avv” Sommaiu'ga Segr” 0


18

Ed ognuno si sarebbe compiaciuto, congratulato ed abbracciato co’ suoi difensori e non era solo dovere, ma ben anco onore il privarsi del proprio cibo per favorirlo e donarlo a quei prediletti in cui stava riposta ogni più vaga speranza ed ogni più lieto avvenire, e che in breve sul nostro proprio suolo d

» ben presto la terribile certezza della scarsità dei viveri colpì i sol-» dati d’ira profonda al veder se stessi spossati e famelici con poca 1 speranza di ristoro, mentre miravano i prigionieri nemici pasciuti » e barcollanti per ebbrezza d’ acquavite ».

Testimonii noi oculari affermiamo che oltre alle ingenti provviste dei magazzini, si veggevano pure nel 23 mattino, tutti

i piazzali e molte contrade ingombre di cariaggi di viveri__________

Epperò se fossero stati bene distribuiti, e bene diretti, e bene regolati, e bene assegnati ad ogni singolo corpo non circolerebbero voci così spiacevoli, e non sarebbonvi malcontenti e freddure cosi pertinaci.

Da quanto però a noi eonsta, possiamo schiettamente dire che buona parte di coloro che fecero lagnanze per mancanze di cibi erano quei tali che abbandonando e posto e bandiera ed obbliando onore e gloria, si sottrassero vili dal campo, e si celarono nella città e dintorni a dar prepotente sacco, e

Facciamo soprattutto osservare che si dice: che nel mattino 23 le nuove truppe arrivale miravano prigionieri nemici.... Quest’ è un’ assurdo grosso e grossissimo — Come vi potevano essere prigionieri se non vi era stato ancora 1’attacco?.... ne dicasi (come taluno disse) che fossero prigionieri di Mort

Si osservi che il primo convoglio di prigionieri nemici entrò in città alle ore 12 1/4 t.

Questa adunque non è narrazione storica , ma storica invenzione.

Se queste fossero di quelle frivole invenzioni che poco

') t prigionieri di guerra delia battaglia del giorno 23 parte furono condotti via dalla città, parte vennero ritirati nelle Chiese de! Carmine, s. Pietro-al Rosario. s. Marco e nel Castello
m

interessano, e non hanno conseguenze brutte nei giudizio dei contemporanei, si potrebbono di leggieri dimenticare, ma non si può dimenticare un fatto, un fatto turpe che offende e degrada ogni cittadino — ogni cittadino che sa e conosce d’aver oprato quanto vuole 1 umanità, quanto richiede il risp

11 dimostrare infatti e descrivere il soldato nostro stanco ed affamato, e poi dipingere così naturalmente il prigioniero nemico pasciuto e barcollante per ebbrezza d acquavite è un asserire che il cittadino apprezzasse più lo stranie) o che il proprio soldato. Facendo forza a noi stessi, soppoitiaino l’atro

Poche parole bastano per addimostrare la simpatia, l’amicizia.. l’affetto, la confidenza tra cittadino e soldato — soldati e cittadini ebbero comune il vivere — buoni sollazzi, briose società, allegri conviti, splendide feste — I cittadini coi soldati , i soldati coi cittadini s! amicavano, s’ univano, fraternizzav

Come può darsi che vi sia buona coscienza dove non evvi schiètta verità?...

E odiosa particolarità l’esagerazione dei fatti, ma che sarà poi della mera insultante invenzione ? ...

» Allora la fame, lo sdegno, 1’ indisciplina, l’avversione a quella * guerra, la memoria di parole già imprudentemente e maliziosamente » gettate fra le fila, tutto congiurò a danno ».

') Nei nostri banchetti di gioja e festa tra cittadini e soldati fummo sempre onorati della presenza di 8. A il Duca di Genova, e più volte lodammo la sua gentilezza e la sua affabilità; dobbiamo altresì congratularci che le brigate di Piemonte e Pinerolo quanto furono a noi amiche, furono al campo altret
yo

dii considera attentamente ed esamina appuntino i fatti antecedenti e posteriori non può, nè deve ammettere che la farne fu una delle precipue cause del mal andamento della battaglia, ma prima e più della fame fu l’indisciplina, la corruzione, la cattiverie, il tradimento. Non è già che tutto ad un tra

Noi non lo possiamo negare assolutamente, solo dobbiamo sentire rammarico se veramente taluni mentre doveano sopportar fatica non avessero il necessario sostentamento, e soffrissero con ¡stento la fame.

E per verità una tra le convincenti e migliori prove che i viveri non mancassero si è quella di aver visto da tutti nel mattino 24 dispersi nella vicina campagna, sugli spalti della città, sulle piazzei per le vie mucchi di pane e di riso, pezzi di carne o di altri commestibili, ed ampie e lunghe striscio di terra

Quello che congiurò a vostro danno fu la studiata malignità e la tristezza — tristezza e malignità fu l’insinuare nel soldato massime corrotte e corrottrici, eccitar l’odio e la vendetta ai ricchi, spargere vigìieiti al campo, seminar voci di spavento e di disperazione — e tristezza e malignità produssero e p

» Già alcuni onorati Ufficiali, dopo inutili richieste, erano stati astretti a » sfondare coll’ascie le botteghe , onde dar cibo ai soldati loro » ;

r> Sui pubblici passeggi nel 24 mattino venne ritrovato un soldato morto avente ai piedi una bocetta rotta di acido nitrico, che si crede fosse frutto di suo notturno furto, e l’ignorante credutolo liquore, lo assaggiò con ingordigia e ne restava vittima, [tei travasamento di delio veleno si ha ancora certo
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E veramente nuovo e sorprendente l’ epiteto di chiamare onoralo ufficiale chi con violeuza commette un furto? Il pretendere che il furto sia azione onorata , è pretesa ben ardita.

E si chiameranno onorati ufficiali coloro che sfondarono coll’ ascie le botteghe ? onorali ufficiali coloro che non si sfamarono ma furarono e devastarono ? onorali ufficiali coloro che furono ladri? Anche il rubare è dunque azione d’onore?...

Quant’ è stomachevole e ributtante una tale espressione escita dalla penna di un anonimo Ufficiale Piemontese!...

Grazie a Dio abbiamo a rallegrarci che codesti malintenzionati e malevoli furono pochi e pochissimi. E se fuvvi qualcuno che si presentò arrogante alla casa di onesto e distinto privato, e pretese con forza il denaro, ricordiamo l’offesa e dimentichiamo l’offensore 1.

Noi chiameremmo onorali ufficiali coloro che scossi ed inorriditi alle prepotenze ed al vandalismo dei perversi soldati s’immischiarono nel furor delle palle e cimentarono certi pericoli onde opporsi a tanti ributtanti eccessi. Coloro che a qualunque rischio cooperarono alla tranquillità, all’ordine — Color

Rammentiamo con soddisfazione i Principi Reali, qualche Generale ed altri distinti Superiori .ed Ufficiali, che impugnando la spada coi consigli, colle riprese, e colla forza cacciarono in fuga il protervo soldato.

Più merito e più riconoscenza è dovuto al prode soldato il Duca di Genova, che il coraggio e l’indefessa sua cura in quell’orribilissima notte per proteggere e difendere i buoni cittadini, ai quali avea stima ed affetto, non sarà mai abbastanza encomiata.

È lodevole il Corpo delle guide, e lodevoli sono le pattuglie di cavalleria.

» Fra questi benemeriti non vogliamo tralasciare di ram-

') Si accerta che un’ Ufficiale con alcuni compagni soldati entrando in camera ebbe a svaligiare un Chirurgo d’armata, ed i! Chirurgo facendo osservare all’Ufficiale che si sbagliava — l’Ufficiale rispondeva,

Non mi sbaglio, so pur bene che cosa mi faccia.

Un Ufficiale si presentava alla famiglia B.. e con insolenza domandava

denaro, ed altro Ufficiale al Caffè F-diè comprova di odioso furto.

Beccato il non po^er conoscere e declinare > nomi:, .


» memorare ancora il bravo colonnello Ruffini, il quale con » altri ufficiali e due compagnie del 6° Reggimento custodiva, » pendente 1’ orribile notte, la sala del Municipio già in pro-» cinto d’ essere invasa, e spediva delle pattuglie a reprimere » i disordini, facendo anche accompagnare da una scorta

Dopo le certe luminose prove di subordinazione, d’ amor patrio, di valore, ci sarà grato e consolante l’encomiare in loro il vero ed unico merito — il vero ed unico soldato d’onore.

Eterna riconoscenza ai prodi e valorosi che ci salvarono da tanti e tanti disastri!.... 2

• bentosto la fanteria, reduce dalla Bicocca, e frammista ai feriti ed 5 alla folla di coloro che per vera e simulata pietà li sorregevano, » venne ad ingombrar le vie gridando fame, e violentemente cercando » di che sbramarsi ».

Siamo ora in punto che ci è d’ uopo trasportar il pensiero sui passato e sul presente, ed indagare se l’opere nostre filantropiche, benefiche e grandiose furono e sono opere di finzione. E d’uopo interrogare l’animo, e l’animo confessi se il bene operare è simulazione — Se l’aver pietà è simulazione, o s

E questo un’altro argomento per ver dire molto offensivo da cui sempre facile trapela il carattere ed il sentimento dello scrittore che dimostrò e dimostra l’animosità continua, ed in ogni suo periodo ha certo qual seme d’astio che si diffonde ed asperge ogni qualsiasi fatto con derisione ed insulto, ed

E chi per Dio!.... chi mai oserebbe dire che i cittadini Novaresi accorsi a sollevare i tapini fossero stati mossi dalla simulata pietà?

Chi lo oserebbe dire ?....

') Vedi le osservazioni di un cittadino di Novara sulle considerazioni scritte, da un_ Ufficiale piemontese sopra gli avvenimenti militari del Marzo 1849.

2) E molto spiacevole il non poter pubblicare certi nomi di Militari che diedero prova di un gran bell’animo
Supporre un atto di vana o bugiarda ostentazione il sorreggere i prodi nostri difensori feriti, mentre in ogni dove eravi cimento o pericolo, ed ogni valor di vita dimentico, alla patria ed al bene pubblico era sacro, supporre che in codesto supremo momento decisivo dei nostri tuturi destini vi iosse larva

0 menzogna è credere cattivo il cittadino, e duro ed inflessibile, e fiero ed inumano.

Questo sarebbe il colmo della calunnia!,..

Oh vi sovvenga che quanto è facile nei Novaresi la generosità, è facile la pietà in cuore !... Non è la prima volta che

1 Novaresi prestavano i più alti servigi ad infelici che ritornavano dai campi della gloria -7- e parlino per noi quei miseri soldati che affamati, deboli, spossati, nello scorso Agosto ebbero da noi pietoso ed amico asilo, pronto conforto e pronto soccorso, parlino gli accoglimenti e le cure alle truppe di pa

» Novara Qo diciamo con sentimento di giusta compiacenza]] non venne meno giammai alle Italiche largizioni. Nelle terribili giornate di marzo []4848]] il Comitato di soccorso ai Lombardi spese meglio d’undici migliaia di lire. Più tardi vari! Comitati diedero abbondevole soccorso alle famiglie dei Cont

Per le tante cure prestate e per l’immensa pietà addirne-

• ) In Novara si raccolse tale somma che fu causa si scrivesse in più di un giornale — Imilate Novara■

2) Novara oltre a due Collegi, e varie Scuole maschili e femminili conta l’Asilo d’infanzia — il grandioso Spedale Maggiore — altro Spedale di s. Giuliano — il sacro Monte di Pietà — Lo Stabilimento Bellini — Il Collegio Caccia, ora pei corsi universitarii in Torino—-L’Orfanotrofio R° Civico Domintoni mas

3) Vedi Novella Iride 1848, numero 40


stirata- nei passalo agosto [1848] noi dettammo nei patrio Giornale le seguenti parole :

» E nostro dovere un tributo di lode e d’ encomio a quei » cittadini, a cortesi signori, a zelanti sacerdoti che durante » il passaggio delle truppe no tre, ed a motivo di moltissimi » ammalati prestarono accoglimento e carità a quei poveri incelici che pugnarono da forti a prò dell’Indipendenza.

» Era massima ed ammirabile l’assiduità, l’amorevolezza, » la benevolenza in verso de’ poveri feriti —- era spontanea » la loro offerta, la loro fatica, la pietà, la compassione ec-» citava quei cuori sensibili a prestar sussidio ad anime sdru-» scile da stenti, da fatiche, dalla fame.

» I nostri Ospedali erano zeppi, zeppi i luoghi pii, e fummo » costretti ricoverarli anco nelle Chiese, onde meglio fossero » apprestati quei comodi che la carità ^ige e vuole.

» Doniamo un’ altra parola di lode a’ buoni e distinti cit-» ladini che nell’Amministrazione di Carità furono premurosi « ed attivi per l’andamento d’Ospedali sussidiarli — Un’altra » parola di lode a pietose e gentili Signore che correvano a » mitigar le ferite e soccorrere i languenti prodi — Un’ altra » pa

» I nostri cittadini tutti accoglievano colla cordialità, e » gentilezza tanti infelici, e trovarono nei Novaresi i veri tratti » d’umanità e filantropia i ».

» Le buone asiani non si dimenticano mai!

I Novaresi non hanno d’ uopo di molte parole per accennare in ogni tempo, in ogni circostanza beneficenze — generosità — sagrifizii ~ lavarti ha pochi confronti 2.

Dio santo!.... e qual città di tutto il Piemonte ebbe nella nostra guerra a dar segno ed esperimento di maggior compassione 0 pietà ?

Qual città di tutto il Piemonte ebbe a più vedere e soffrire il peso delle sventure ?

’) In questi critici tempi il Municipio ebbe a dar segno di molta attività e perspicacia

-) Le spontanee elargizioni di solo denaro per parte dei Novaresi duratitela guerra oltrepassano la somma di L. cento mila nuove di Piemonte. La Città con Sobborghi si calcola all’incirca 15000 abitanti
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Qual città di tutto il Piemonte dimostrò maggior carità, maggior premura, maggior affetto ?

S’interroghino gl’infelici, s’interroghino coloro che sentono il benefizio e grati lo riconoscono i....

Ed i Novaresi anco nello scorso Marzo non smentirono di se stessi poiché proclivi al mero senso d’umanità, e fedeli alla voce del loro cuore pietosi accettarono superiori ed ufficiali feriti nelle proprie case — accettarono volentieri anco soldati e non solo prodighi di ogni ajuto taluni abbandonarono pure

» ...Novara non per simulata pietà, come suppose l’ano-

» nimo Autore, ma per quel sentimento d’ amor patrio e di » cristiana carità che la predistingue, e di cui in ogni tempo » ne diede prove luminose con fatti palesi ed inconcussi, ve-» deva i desolati suoi cittadini d’ ogni classe e d’ ogni sesso » assistere ovunque i morieuti ed i feriti, che cospersi di sang

Non v’ ha dimentico lo grande zelo e la grande carità di coloro che nella tristissima notte con sommo pericolo di vita si recavano qua e là fra mezzo alle orde di disperati a prestare nei varii Spedali quella mirabile assistenza che non è germe di simulazione, ma frutto del cuore — non è principio d’orgo

In questo punto viene in acconcio riferire che mentre in

>) Vedi le Osservazioni di «n Cittadino di Novara.


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qualche sfrontato Giornale si rinfacciava ai Novaresi d’ aver negato alloggio agli Ufficiali, si leggevano alcune parole della Gazzetta Piemontese, che nel dare la minuta relazione dei feriti esistenti negli Spedali di Novara nel 24 marzo (dice) » che oltre 250 feriti Austriaci, eranvi 3008 Piemontesi — nel

» Il Corpo Sanitario tributa ben meritali elogi alFAmmi-» Astrazione di quello Spedale per la somma sollecitudine di » cui diè prova in questa circostanza, e si loda specialmente » della facilità che >si ebbe di poter cambiare tutti gli oggetti » di biancheria, che l’Amministrazione suddetta non lasciò in »

Rapportiamo la relazione che gli Uffizioli di sanità in capo in Novara ebbero a fare al Consiglio sanitario all’Armata.

» Ci gode 1’ animo pure, avvegnaché indirettamente a noi » si appartenga, poter testificare quale filantropico zelo ed » indicibile opera abbiano prestato a prò del miserevole fe-» rito gli Amministratori della pia Opera degenerando Spedale » Maggiore, molti Delegati per la Civica Amministrazione neg

Firmati - Gli Uffizioli di Sanità Principali in Novara.

Dopo tante sollecitudini, tante cure, tante offerte, tante pene ci toccava per compenso ingratitudine ed accusa!.. Ma se è di fatto e di conseguenza certa che F opere buone sono presto conosciute lodate ed encomiate eli’ è di vero una temerarietà troppo crudele il negarci il vero conforto ed il giusto t

Non biasimo ma lode — non disprezzo ma onore — non ingiuria ma rispetto — non odio ma affetto — e F affetto con istima ci annodi, e confidenza da conseguire un bene, il bene dell’ iini®Bie vagamente desiderata , non mai ancora ottenuta,
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II tacciare i Novaresi di simulala pietà è offesa la più ingiusta e la più calunniosa — simulata la pietà di chi offre quanto deve e quanto può, di chi continuo largisce e regala, di chi spontaneo soccorre ed ajuta, di chi trascura ogni interesse, abbandona i più cari, arrischia la vita, di chi sente la sciagura,

Oh ingiustizia tiranna!... Si sgannino, per Dio, si sgannino che la maldicenza non diminuisce, nè toglie il vero merito alle opere buone, ed il merito vive, vive, e la sua vita è durevole, poiché la Storia rivelatrice imparziale paleserà sinceramente i fatti all’ età futura.

Il Municipio [come ben osserva] che rappresenta i cittadini ed a cui spetta tanto il difendere il decoro, quanto l’amministrarne l’interesse a quest’insolentissima proposizione rispondeva:

» I cittadini di Novara rigettano con disprezzo 1’assurda,

» non meno che atroce ingiuria che loro fa l’anonimo Scrit-» tore nel chiamare vera o simulata la pietà, con cui persone » di tutti gli ordini e d’ ambo i sessi presero cura dei feriti » nella battaglia, nel mentre stesso che le loro case venivano « da una parte dei loro camerata rovinate, e metteva in « pe

Dopo d’aver riconosciuto che i viveri non mancarono, nè poteano mancare, dopo che i viveri furono distribuiti, sarebbe certo stupore sommo 1’ udire che il soldato entrando

in città ad ingombrare le vie gridasse farne..... gridar fame

mentre gran parte di coloro che schiamazzavano erano pieni fino alla gola!.... le grida dei soldati erano grida di quelli prodotte dai vapori e dal fermento del vino, erano grida di coloro che non guerreggiando per un solo principio, ma per un loro cognito e malizioso fine aveano d’uopo d’aver apparenti

11 soldato volle quanto non potea avere, nè avrebbe mai avuto — infatti, il soldato pretese colla forza quanto negava il dritto, e facendosi largo per ogni dove, con inaudito ardire volle roba} pretese danaro, e quando il cittadino offerse ¿ibi, si fece villano getto alle contrade
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Ecco un autentica prova ed un segno manifesto da essere costretti a gridar fame.... la bassa e vile sprecazione dei cibi!....

E vero che il soldato si sentiva inclinato e trascinato da voglia ardente ed insana di sbramarsi violentemente, ma la sua brama era rivolta ad oggetti speciosi, particolari, pre-gievoli, intangibili — la sua brama era brama d’usurpazione, di conquista, di devastazione, e così liberamente e dispoticamente

» N’ era fuggito l’Intendente » ;

L’Intendente non fuggì, ma si ritrasse all’ avvicinar del pericolo, onde mettere in salvo una ragguardevole somma di denaro dello Stato [si assicura che sommassero a 400,000 franchi in contanti] e una rilevante quantità d’armi e munizioni da oltrepassare la sovraccennata cospicua somma

» Il Sindaco sorpreso all’impensata, s’affaticava senza poter sop-» perire a tutte le mancanze ».

Per quanto si spettava ed atteneva al Sindaco poteva tutto — Affermiamo che in nulla fu dubbio, o restio, od indifferente, od inerte, che anzi in tutto fu pronto, sollecito ed espedito.

Per ciò che spetta al Municipio ed al Sindaco la loro attività fu superiore ad ogni elogio : furono domandate 20,000 razioni, e 20,000 razioni furono date; fu domandata la fabbrica di un nuovo forno, e invece di uno ne furono costrutti due; furono fatte altre domande durante l’accampamento militare e

Lode al Municipio che nel giorno 49 marzo spendeva oltre a £. 7000 di Milano per dare una refezione alle truppe raccolte e stanziate nei nostri dintorni e Città 1.

') Una tale refezione fu data nella circostanza che in Piazza d’Armi si celebrò sontuosamente una Messa dal nostro Vescovo coll' assistenza del Re Parlo Alberto e suo seguito, di S. A. il Duca di Genova, varii Generali. varie Brigate , e coll’intervento della Milizia Nazionale.
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Lode al savio Municipio che nel 2.3 mattino durante la battaglia provvedeva e spediva più carriaggi di vino in offerta e ristoro ai soldati combattenti a nome dei cittadini

» La turba conscia della sua brutale potenza, e non vedendo ap-» parecchiata la repressione, dalla tolta dei cibi e del vino, passò ad » opere peggiori, ai furti, alle violenze, e perfino all’incendio di al-» cune case ferendone e spaventandone i derelitti abitatori.

Le continue e ripetute utopie, le madornali e lorde invenzioni non ponilo in nessun, modo convincere gli animi che non delusi da passioni, o trascinati da partiti attingono a sincera fonte, e bene si specchiano nel vero, e dal vero solo dann’opra ai loro raziocinii.

Buona parte dei fatti sono conosciuti e descritti, ed ognuno di leggieri scrutiniando osserva che anche qui lo Scrittore ci butta al viso una proposizione che quant’ è assurda è altrettanto erronea. E per accreditare e dar fede al suo scritto abbisognerebbe il non saper di nulla, o dimenticar quel tanto cu

Lo Scrittore che sempre ha cercato di scusare le molte turpitudini dello sfrenato soldato e velare le odiose vergogne, anche qui prosegue ad aggravare di colpa e sprezzo i miseri innocenti, e vorrebbe far credere ^se i lettori fosser gonzi od allocchi]] che la tolta dei cibi e del vino fu origine dei disordi

fi dettare e lo scrivere quello che non fu, nè avvenne non è pregio, nè merito storico — dettare e scrivere a roti Crediamo dovere di riconoscenza il riferire i nomi degli individui componenti la Civica Amministrazione :

Bolatti Giovanni Sindaco

Vice-Sindaci- Rossi Vincenzo — Colli Rocco — Cannetta Giuseppe — Mattachini Giuseppe — Orerò Giuseppe — Molgora Andrea.

Consiglieri ordinarti. Prato Pietro — Tosi Giuseppe — Donzelli Carla — Majoni Carlo — Rizzotti Giuseppe — Cannetta suddetto.

Consiglieri supplenti. Ravina Domenico —Rovida Dionigi — Belletti Giuseppe.

Consiglieri. Pampuri Giovanni — Faraggiana Alessandro — Morbio Cesare — Visconti-Volonteri — Gautieri Gaudenzio — Bellotti Luigi— Borsotti Luigi — Rondoni - Prina —•. Melchioni Giovanni — Serazzi Gaspare — Protasi Giovanni Domenico — Bianchini Francesco — Falcone Giuseppe —De-Medici Gab
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vescio, a rompicollo, a falsità non è gloria, nè onore — difendere ed onorare i tristi, calunniare ed opprimere gl’ infelici non è azione di uomo giusto.

Coloro che furono presenti e che prestarono ogni fatica e cooperarono nei fatti, diranno che se fuvvi ignominia o bassezza fu opra di pochi vili — fu opra d’infami ladroni — fu opra del più alto tradimento !...

Coloro che furono presenti parleranno degli avvenimenti con rammarico ed angoscia dei traditi — con ira e con ¡sdegno dei traditori — Saranno severi, ma saranno pur anco giusti !...

Egli è ad ognun manifesto che la tolta dei cibi e del vino non poteva inasprire cotanto il soldato da renderlo cattivo e perverso per obbliare onore ed umanità — E se la fame veramente gli avesse travagliati e spinti, avrebbono richiesti cibi, ma nè al Municipio, nè ai cittadini venne fatta alcuna inchiest

La fame fu un pretesto!

Basti sapere che sino dal giorno 20 accadeva un furto nella chiesa di S. Giovanni.

» Basti il sapere che sino dalla sera del 22 la bottega del » signor Giuseppe Ranza, uno dei principali pizzicagnoli, fu » invasa e spogliata dei commestibili, e per essersene egli la-» gnato, fu stramazzato a terra, barbaramente battuto e » con lacerazione degli abiti derubato di 50 sovrane d’oro » effett

Nella notte del 22 vi fu prepotente aggressione alla casa del Paroco Trivi, del Paroco Scotti, del Cave Gulgielmo Serazzi — Vi fu derubamelo e spoglio dei sovracitati caffè sotto i portici dei Mercanti — derubamene e spoglio del caffè Cerri — derubamene e spoglio di alcuni venditori di sale e tabacchi 2

') Noi al contrario abbiamo argomento a dire che i disordini avvennero per eccesso di cibi e bevande, e dopo d'aver visti in tutta !a notte i molti ub-briaconi, certuni furono alloggiati in case private perchè impotenti a reggersi sulle gambe, e nel 24 mattino alcuni furono arrestati come perturbatori — a

2) Dei negozianti e proprietarii che furono maggiormente danneggiati, ne citeremo alcuni che sono a nostra cognizione, e che non furono nominati nel dilungo dello scritto.

Li signori Bollati (Sindaco! e Bossi, Bonfanli Giosuè, fratelli Bordiga, Ca-


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Nel 23 mattino spoglio e derubamento al caffè Tragiio, al caffè Falco, ai pizzicagnoli Carlo Ranza, Gallarmi Antonio e Rivolta. Nel sobborgo s. Martino spoglio e derubamento al famacista Coppa — all’albergatore Antonio Dàdda, ed al pizzicagnolo Gaudenzio Ferraris.

La fame fu un pretesto.

Poiché fin dal mattino 25 viddimo pattuglie di Cavalleria, che sguainata la spada acremente si rimproverava viltà e con piattonate si cacciava T indegno e vigliacco soldato gridando: Al Campo, al Campo!.... i.

Poscia udimmo accenti d’ira, imprecazione al ffte9 sprezzo all’Italia, bestemmie ai ricchi, ai ricchi fautori di tante vicende malora e maledizione........ e taluno con nauseante sorriso pro-

nunciò persino un Evviva allo Straniero !

La fame fu un pretesto.

Osserviamo che il danno grande si trova in negozii d’oreficeria, orologieri, chincaglierie, drapperie, drogherie — Che il danno grande si trova in pizzicagnoli, pistoni, speziali, librai, crestaje e sono danni di roba e di denaro — di denaro e roba nei caffè, negli alberghi, osterie, trattorie, bettole 2.

La fame fu un pretesto.

rioli Pasquale, Luini Luigi, Lorenzone Giuseppe, professore Betcredi, Ber-tagna Giovanni, Cav. Gaspare Serazzi, Galli O., Pollastri A.

Orefici: Piossini fratelli, Marzoni Pietro, Spreafico Luigi, Bassetti Lorenzo.

Chincaglieri: Vernetti Giuseppe, Ragazzone Pietro, Morelli sorelle, Cavalli Michele.

Farmacisti: Magnaghi Timoteo, Fara Giulio, Boriglione Pietro, Coppa Gioachimo.

Mercanti: Debenedetti Isacco, Fasola Carlo.

Tipografi: Rusconi Pasquale, Ibertis Pietro.

Oriuolai: Campazzi , Bettoli.

Pizzicagnoli e Salsameniarii: Rivolta Giacomo, Serra Serafino, Pezzagna Antonio, Molgora Antonio, Ranza Giulio, Ranza Carlo, Ravelli fratelli.

Caffettieri : Vedova Falco, Granata Carlo, Cassinone Luigi», Giorgelti Rinaldo , Ranza Luigia.

Albergatori : Molgora Fedele, Ferrari Trecate, Simoni Carlo, Marini Angelo, Lualdi Benedetto , Borani Luigi, Maffioretti Giuseppe.

Trattori e Conditori di Vino: Peraidi Antonio, Ubezzi Michele, Peco Giulio, Cusa Domenico.

Panattieri: Boverchio Antonio, Nicolotti Serafino, Squarini Stefano.

t) Gran parte de! mattino studi per tutta la città il suono de! tamburo e delle trombe in chiamata e radunanza del disperso soldato, e durante l’accanito combattimento si veggevano vari: soldati allontanarsi dal Campo, sotto pretesto di trasportare un ferito, o condurre qualche prigioniero.

J) Si assicura che i soldati, mentre fuggivano da Novara, ebbero a vendere in alcuni paesi oggetti preziosissimi per vilissima moneta.
Poiché a colpo di lucile spezzali e spenti i Canali della città vollero nelle fitte tenebre commettere d’ ogni erba fascio j e spogliando i negozii di Luini-Lorenzone e di Mamilia Ranza principali depositi in cera della città, percorrevano in quelle segnate vie con torcie accese, e si recavano dove il capriccio

La fame fu un pretesto.

Poiché in qualche luogo sprezzarono e derisero soglia ed arredi di sacrato tempio, e pervagando disordinati, sturbarono la quiete di luoghi pii ove esangui, sparuti e semispenti giacevano le anime dei generosi che imperterriti pugnando nel tremendo giorno ebbero gloriosa ferita, ed i crudeli avrebbon

La fame fu un pretesto.

Poiché si vide.... » ¡spezzamento degli oggetti più preziosi » e con trasporto perfino di abiti da donna e di materassi, » che caricavansi sui carri di provianda, e con disperdimento » del vino nelle cantine, che nei giorni successivi alla battaglia » il vandalismo dei soldati indegni di appartenere all’ eserc

*) Simili errori si rinnovarono a Momo, Gattinara. Briona, Fara. Gìiemme. Biella ed Oleggio oltre a moltissime piccole terre.
» vendicarsi dei signori che li avevano mandati alla guerra » e che s’incominciava a fare giustizia 1. ».

La fame fu un preleslo.

Quando Militi-Cittadini coi tratti più urbani e gentili, e manierosi pregarono alla quiete, i ribaldi risposero'con colpi di fucile, che anzi il presidio della Guardia Nazionale più volte minacciato , più volte insultato, più volte offeso.

A più vergogna essi stessi non mancarono di ingiuriare il Principe più grande,»più liberale, più magnanimo, insultare il Capo, il Duce, il Gondottier d’armata, maledire Yuomo il più stimato, il più venerato, il più illustre.... Infami!... Ingiuriare, insultare c maledire il Ite dopo d’averlo tradito !...

La fame fu un pretesto.

» Molti onesti commercianti furono spogliati di tutto, e ri-» dotti perfettamente al verde. Alcune case di particolari fu-» rono invase fino al terzo piano , e spogliate di tutto, es-» scudo a stento fuggiti gli abitanti a salvarsi in siti nascosti » o sui tetti. Ad una bottega sottoposta al palazzo del Tribu-»> na

... Ad ora tarda a stento si potè liberare altre case e

» botteghe dal saccheggio col far sgombrare le strade da pic-» chetti di Cavalleria, che dovettero usare della forza, e uc-» cidere molti soldati contro chi pure si rivoltavano. 11 danno » arrecato in quest’ occasione ai poveri cittadini fu immenso. » alcuni negozianti sono ridotti all’ultima miseria, e molt

') Vedi Gazzetta Piemontese, numero 299.

2) Il Corpo dei Pompieri della nostra Città merita particolarissimo elogio pel coraggio addimostrato in questa circostanza.

Nel palazzo Bellini ove stavasi Carlo Alberto vennero sparati contro più colpi di fucile.
« segnare il modo di star al mondo a coloro che avevano » voluta la guerra.

» Onta eterna a que’ vandali, ed a coloro che li aizzavano » a fuggire il nemico per saccheggiare i fratelli, onta eterna » a coloro che ci posero nella dura condizione d’invocare il » nemico della nostra patria e dell’ Jtalia, per liberarci da co-» loro che ne dovevano essere i difensori * ».

Che se avvennero dunque tanti miserandi casi fu certo l’eccesso di cibi e bevande, ed i furti, le violenze, gl’incenda furono fatti per fame di roba, per istinto di ladroneccio, per impulso d’assassinio %

Noi veleremo altre infamie che consapevoli ci sentiamo ac-cuorati, e compiangendo l’involontario disdoro abbiano il conforto della nostra compassione; non è perchè il parlare a noi libero non sia, ma certe nefandità quantunque non dimentiche hanno però d’uopo di prudente silenzio !....

Dalle nostre asserzioni, dalle prove e comprove, dai molti e minimi confronti, dalle cause così palesi, dalle circostanze moltiplici, variate, attenuanti riconosca ognuno se può dirsi che la lolla dei cibi e del vino potè causare e produrre tanti malanni 3, malanni che pesano e peseranno lungamente dura

Giudicano ora inostri benevoli lettori se potevasi dare peg-gior narrazione sui tumulti di iSovara così falsata, mendace

ed offensiva?.... Se può darsi mai che sinceramente si pecchi

di tanta inesattezza, di tanta improprietà?....

Dopo che si ebbe l’ audacia di pubblicare un cosi impudente scritto ci si vuol metter in campo che sarebbe opportuno

') Vedi Novella Iride Novarese, 2 Aprile 1849 , Num. 13. Cenni storici sugli ultimi avvenimenti della guerra.

s) Il forte saccheggio durò all’incirca dalle nove ore sera de! 23 sino alle cinque del 24 mattino.

Inoltre si noti che nel 23 mattino nella contrada 's. Marco da sbandati soldati al Canonico Longoni erangii appuntate le baionette alla vita c lo spogliarono del denaro — nel 24 mattino in piazza s. Nicola spogìiavano il Sotto-Commissario di Guerra Cavaliere Marchetti, ed il Medico Morbioni sul corso po

3) Si assicura che in determinato luogo della Città nella notte del 23 per ¡sprezzo e dileggio vennero abbruciati carriaggi di pane biscotto {gallette l
che. in una giustificazione si Cosse guardinghi e limitati nel rispondere, onde non destare spiacevoli recriminazioni e suscitare odiose polemiche — Rispondiamo che non crediamo opportunità di silenzio ove l'accusa è pubblica che non ci vuoi modesto ritegno dov’ evvi maligna offesa — rispondiamo i

Se non si aveano buone relazioni eravi motivo di dover per intanto starsene in silenzio, tanto meno poi calunniare; chè in questo caso noi diremo che la,¡taccia si usa più per abitudine, che per giustizia.

Queste però sono fanfaluche belle e buone, e sono rancide scuse che non diminuiscono, ma aumentano la colpa ; poiché noi faremo osservare che ie Considerazioni sugli avvenimenti delia Guerra vennero dettate per ordine superiore, ed i superiori non doveano dimenticare le scritte informazioni — i

Non doveano dimenticare un manifesto del distinto Commissario Regio Mathieu che disse essere intenzione del Governo e del Re :

» Ristabilire, dove occorra, e mantenere nelle varie parti » della pubblica Amministrazione quella regolarità, tolta la » quale non v’ ha disordine od abuso che non irrompa, ve-» gliare che le leggi sieno religiosamente osservate,'e che » i cittadini sieno protetti nell’ esercizio di tutti i dritti loro » guaran

» Abitanti della Divisione di Novara ! Gli eventi fatali di


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» cui ii vostro territorio è stalo ¡1 teatro hanno sparso il « lutto, e la desolazione fra voi. Per essi gravi danni voi sof-» triste, e molti sagrifizii dovete tuttavia durare. Vi conforti » però la speranza, che questi danni non rimarranno senza » compenso ».

Finora non fummo protetti ed assistili che dalla speranza — dalla speranza fummo alimentati c nutriti, e Y abbisognevole compenso non islà che nella speranza !....

Furono fatte moltissime istanze, replicatissime domande; e dopo la minuta lista di 377 famiglie danneggiate nella sola Novara, ed 846 compresi i Comuni aggregati i, dopo 1’ ammontare dei danni di circa un milione^ si spediva la tenuissima somma di £.' 1 3,00 0 per Inda la Provincia....il! £. 13,000 p

E quando il nostro suolo sarà purgato e libero diremo inoltre quello che in ora non toglie la vergogna, ma la forza reprime !.... E la nostra libertà sarà tanto più presta quanto sarà sollecita Y energia-, l’amorevolezza e la generosità di chi governa; questo argomento chiarirà e giudicherà le parole di egr

Confidiamo nella speranza, ma è ormai tempo che la speranza sia certezza !....

Noi ci rivolgiamo al Governo, c per quanto abbiamo anima c voce; caldamente supplichiamo e gridiamo che si ajuti, si soccorra, si compensi.

Rifletta il Governo che taluni aventi famiglia e senza famiglia sudano a vivere, ed un accurato guadagno non supplisce a tanta deficienza. Rifletta che molti privati furono spogli del più necessario, del più indispensabile — Rifletta che i molti negozianti furono derubali del più beilo e del più buono — Ri

1 ) Si avverte che molte famiglie, sebbene danneggiate, non fecero reclami , nè vollero compenso.

Il danno approssimativo della Provincia di Novara si calcola all’ incirca di tre milioni.
ol

Se le instanze e le domande non hanno ancora polulo giu-gnere a penetrare fra voi, vi scuota il senso della pietà, vi scuota la voce di languenti miseri che stendendo in verso voi le mani implorano aita — Si largisca prestamente perchè il ritardo e troppo lungo, il soffrire troppo cruccioso — si largisca

Chi può credere o sostenere che Y autore ha erralo pala difficoltà d’essere bene informalo?... I fatti parlano abbastanza !... Oh via diciamola schiettamente.... la verità si conosceva, e si volle nascosta !... La verità si nasconde per poco tempo in cielo libero ad altrui inganno, ed a detrimento dei buoni,

Noi dovremmo in ora passare ad esame altro scritto del medesimo anonimo Autore in risposta ad un ordinato di Città, col quale si scusa di non aver voluto in nulla intaccare ed offendere e Municipio e cittadini. Leggete, riflettete e giudicate!..

Egli ci presenta osservazioni, che le reputiamo verace espressione di chi conosce una propria mancanza e cerca rimediare con melate parole. Ognuno ch’abbia coscienza e senno può verificare se ovvi offesa, e se abbastanza lo giustifica una sua negativa, ed ancor più noi crederemmo sempre peggio

Anzi noi il crederemmo dovere dello stesso Governo la ratificazione degli avvenimenti, e non permettere una ristampa o diffusione di scritto senza un’ esattissima e fedelissima correzione.

Riepilogando e riassumendo il tutto, si può dedurre clic nella battaglia di Novara i viveri si trovavano in depositi e non saranno stati distribuiti, e se furono distribuiti furono distribuiti malamente, per cui a taluni toccò poco in parte, a taluni altri doppiamente 2.

') Alcune delle famiglie maggiormente danneggiate vengono di continuo soccorse dalla vera pietà dei Novaresi.

-’) Persone degne di fede accertano che in Campo a qualche Corpo mancò parte dei Viveri.
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Si dirà a maggior chiarezza e spiegazione che se Fimi imperizia non fu ne della Città o del Municipio, ma bensì dell*Amministrazione militare, e senza tema d’errore può nomarsi imperizia, se in mezzo all’abbondanza vi furono meschini che soffrirono fame 1.

L" affermare che le Considerazioni, sui tumulti di Novara sono inconsiderate, non è altro che pronunciare un’ esatto giudizio dopo 1’ esposizione di un fatto, poiché se lo scrittore avesse bene o meglio considerato, avrebbe meno criticato e ■meno offeso, e sarebbe stato più veritiero e più giusto!....

Dio voglia che F unico peccato di codesto scritto sia la sola inconsiderazione !...

Meglio considerando si sarebbono mitigate certe pecche di cattivo soldato, ma d’altra parte si sarebbe fatta pubblica giustizia con speciale encomio al disciplinato, al buono, al dignitoso che in ogni tempo si dimostrò onorato cittadino, e coraggioso soldato, e che nella fatai notte ed orribile, cimentò la

Dovere di giustizia, speciale encomio al Municipio che durante il tempo della guerra ebbe a dar pubblica dimostranza d’ attività, sollecitudine, premura, e che dopo anche i tanti disastri, seppe in ogni modo consigliare, regolare, provvedere come ben s’ addice ai benemeriti della patria. Encomio spec

Meglio considerando con senno e cura il deplorabile stato dei cittadini novaresi non si sarebbe concepito astio ed odio,

<) Ci duole amaramente il non poter sapere, conoscere, e pubblicare qualche nome d’impiegalo alla Commissione dei viveri, che nel 23 ad un’ ora pomeridiana standosene per lungo tempo e tranquillamente colle mani alia cintola , ebbe la sfrontatezza e la inaudita malvagità nella piazza dei Rosario

2) Riportiamo una nota di alcune signore che si distinsero specialmente per pietosa assistenza ai feriti: Agnelli Giuditta. Orerò Luigia, Castellani-Tettoni Margherita, Agnelli Maria, Savio Maddalena, Sodani Laura, Fonie Cariotta , Visraara Cristina, Trivi sorelle. Gaber Antonietta. Fosijalina Rosa, Smaghi A
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da scatenarsi con lauta rabbia come fieri mastini ad innocente preda, ed in luogo .delle più laceranti ingiurie e delle più oppressive onte, ci avrebbero ben a ragione creduti degni del

più nobile compianto !...... Compianto ai sospiri dei traditi.......

alle lagrime dei ruinati.... alle pene sofferte e da soffrirsi....!!

Nella nostra passata e presente disgrazia ci si dovea usare umanità, tenerezza, affezione, e pensando e ripensando talora al nostro immenso sagrifizio — sagrifizio di beni, di vita, di libertà, soffocando ogni ingiusto istinto di sdegno, allontanando ogni idea di taccia , cancellando ogni supposizione di c

» Piangi; ma piangi tanto,

» Che faccia fede il pianto » Del vero tuo dolor ».

Dopo la più crudele titubanza, ed incertezza del giorno 23 marzo in cui nei fertili nostri campi si guerreggiarono le sorti d’una nazione infelice, la libertà e l’indipendenza d’un popolo — dopo il più grave dolore e F immensa angoscia di una perdita proditoria — nella notte ¡stessa si accavallava una cat

Il pianto amaro di una causa cosi santa era dappoco, altro cordoglio dovea nascere da posteriore disgrazia !.........

Seguiva la notte del 23 marzo 1849.... notte terribile di spavento.... notte di penosa agonia ... notte di ladroneccii, d’assassinii,

di stupri.... notte di distruzione e di sangue.... notte.... notte

d’inferno.... Di morte, e di tcrror funesta notte!

Miseri noi, se ci fosse toccata ancor un giorno di quella battaglia....

Novara non sarebbe piti !

Il cittadino avrebbe ammirato un mucchio di pietre, un pugno di ceneri — Il cittadino avrebbe pianto.... pianto come Mario sulle mine di Cartagine !.......

>) Ci furono certuni sfrontati che osarono dire aver noi ben meritata ia disgrazia nostra. una simile proposizione è degna soltanto di chi non ebbe mai

nè senno, nè cuore!
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A comprova della nostra sciagura e dei nostro tradimento valgano le parole dell’ immortale Cai*!® Alberto che pronunciò nella fatai notte colla più commovente e straziante angoscia:

Tulio è perduto, persili l’onore!

Ci sia lecito riprodurre il seguente episodio, interessante la notte del 23 marzo.

» Allorché la nostra città era saccheggiata da coloro che » dovevano essere i difensori d’Italia, un cittadino che avea » un grado nella nostra Guardia Nazionale, portatosi presso

» il generale B.... che trovavasì col colonnello di Stato Mag-

» giore M loro narrò quanto accadeva per la città, chie-

» dendo da essi che cercassero modo di procedere, onde finisse » quella scena sciagurata. A tale richiesta quei signori rispo-» sero in tal modo : Hanno voluto la guerra; ebbene ne » subiscano le conseguenze. Il cittadino non mancò di far loro » osservare che le conseguenze della guerra non erano il

) Vedi Novella Iride Novarese Num. 14.


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L’infelice Principe abdicava sulla nostra terra, e partiva mestamente, lasciando a suoi diletti popoli un nome caro e

desiderato... il nome d'un illustre Martire dell’ Indipendenza

italiana !...

Se i destini non fossero stali avversi, saremmo stati ben rallegrati che la nostra terra rammentasse una gloriosa vittoria, e presentemente saremmo ben fortunati, che in luogo di funerei cipressi, ci sarebbono ridenti allori!....

Si pretese da taluni nel 24 mattino un’ onorata difesa della città con pochi cittadini, e con pochissime armi 1. Dove mai eravi un punto d’appoggio o di strategia? Una città abbandonata dai difensori, delusa e tradita non ardiva sognar eroismi, nè poteva fabbricar forza, se la sola forza era il fiacchilo a

Si può e si deve pretendere 1’ eroismo, quando 1’ eroismo sia ragionato e profittevole — Si può e si deve pretendere il sagrifizio, quando il sagrifizio sia utile !....

E che avrebbe fatta una popolazione di dieci mila abitanti senza opera di fortificazione, senza munizioni, senza truppa, senz’artiglieria, contro settanta mila uomini vittoriosi, con oltre a 200 pezzi di cannone?

Che avrebbe giovato in tale disastro la resistenza dell’inerme Novara ?

Un martirio senza speranza !

Nel mattino 24 ad aumentare la nostra disgrazia un cen-tinajo di bombe rovinava civili abitazioni, ed un incendio nel caseggiato Vescovile spaventava ancor più i desolati cittadini -.

1) Alla Milizia Nazionale di Novara erano stati distribuiti numero 500 fucili a pietra, gran parte inservibili, mentre i Militi-Cittadini potevano calcolarsi circa un migliajo.

2) Facciamo osservare ehe una bomba cadeva e scoppiava in una camera delle Regie Carceri ove trovavansi 32 soldati prigionieri disertori, che circa un’ora prima si erano sottratti con rottura — Molte altre colpivano al di sopra della polveriera dello stesso locale, ove racchiudeva 65 barili di polvere.

Coloro che osassero dire essere un’ esagerazione il parlar di bombardamento alla nostra città, ma non furono che poche bombe sviate, noi li inviteremo a leggere la relazione di Radezky sulla battaglia dì Mortala e di Novara, e veggano attentamente che n durante la notte (23 Marzo) fu appostata y>
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À risparmiare più gravi e lamentevoli danni si prestava con sollerzia e premura il Vescovo ed il Sindaco , che con pericolo si portarono, sventolando bandiera bianca, a parlamentare al Campo nemico chiedendo la salvezza della città, ed assicurando che l’Armata Austriaca non avrebbe avuto molestia

Non passeremo sotto silenzio un fatto che onora alcuni cittadini — Nel momento più periglioso che dal nemico si bombardava la città, i prigionieri carcerati (in castello) con gagliarda e repente forza avendo rotte le formidabili spranghe di ferro, attortigliati i potenti catenacci, ed atterrate le grandi por

Novara fu occupata dalle truppe Austriache il 24 mattino alle ore 9 all’ incirca.

Alcuni mordenti critici narrarono allegri accoglimenti, begli evviva , e descrissero feste....

Il contegno del cittadino fu contegno di uno sgraziato.........

di un tradito...di un vinto.....un vinto onorato e decoroso!!!....

Avremmo ben desiderato che i maldicenti si fossero trovati fra noi nel,24 mattino, ed avremmo visti se aggirandosi per le piazze e contrade, visitando i molti negozii, ed internandosi in certe private case avessero potuto mirare con occhio asciutto tanto squallore, e tanta tristezza !....

« città— delle grosse granate e per far ciò con effetto ancor maggiore, si » approffittò di questo tempo, onde ristabilire le difese per due lunghi obici » della batterla da dodici numero 8, e altri due obici della batteria da sei nu-» mero 22 »,

» Sul far del giorno (24 Marzo) la città fu bombardata, mediante questi ■i cannoni con costante successo ».

I nostri insofferenti critici verifichino le loro cadute e rispondono dopo , se può impudentemente dirsi che vi sii esagerazione — Noi parliamo con maggior animo , avendo visti ed esaminati sul luogo del luogo i danni avvenuti, e conserviamo uno scritto minuto che potrà sempre servire di certa e sicura

') Alle 6 e mezzo incirca cominciò il bombardamento — Alle 7 e mezzo venne posta bandiera bianca al campanile de! Duomo — Alle 8 incirca il Vescovo Gentile col segretario Monsignor Morera, ed il Sindaco Bollati coi segr0 G. Deagostini s’avviarono fuori di porta Torino (il bombardamento seguiva) e
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Sprezzo di roba, avanzi di furti, diroccamenti di devastazioni, rotture e spogli di botteghe c negozii, atterramento di porte a private e civili abitazioni — in ogni parte crudeli improntitudini di prepotenza — in ogni parte orribili manifestazioni d’incendio, in ogni parte infami segni di totale distruzione !...

Chi avrebbe potuto soffocare i battiti convulsi ed agitati del cuore? Chi non si sarebbe sentito straziare 1’ animo?... Ed un animo nato alla dolce sensibilità non si poteva dar pace in mezzo ad orribili orrori, e T inaspettata certezza dell’occupazione nemica poneva colmo alla più terribile afflizione!....

Susseguirono poscia tremende accuse che pervagando di labbro in labbro, di ietterà in lettera ci avean segnati a dito come cittadini ad umanità non nati.

Soffrimmo dapprima con pazienza e rassegnazione, ma poscia costanti amatori della patria diletta reclamarono con iscritti ed in ¡specie citeremo l'Avvocato Pampuri, che rispondendo ai calunniatorii » è dovere santissimo, dice, di reclamare » e reclamare altamente contro ì codardi accusatori di un p

.» Se una fatale necessità politica ha voluto questo sacri-» ficio, noi che ne fummo la vittima, abbiamo dritto almeno al » rispetto dovuto alla sventura, ed è ributtante e indegna cosa » il vederci rimeritati col sarcasmo e col disprezzo. Se noi ab-» biamo il nemico sulle nostre terre, ciò è perchè i vostri

*) Brano di una risposta alio calunnie della Capitale, e di alcune delle

Provincie.
u

Ed altrove osserva che » è giusto che un paese che per » 1’ altrui salvezza ebbe sacrificata la sua indipendenza, abbia » salvo almeno l’onore in faccia a’ suoi connazionali ed agli » stranieri ».

Rammentino per ultimo che il contegno ed il decoro dei cittadini per nulla declina — rammentino che l’onoratezza è caldamente a cuore — rammentino che i Novaresi conoscono doveri ed obbligazioni — e che il loro continuo procedere, avuto riguardo a tutti i tempi ed a tutte le circostanze, in luogo

Noi che vidimino , provammo, e sentimmo a fondo la sventura , noi scherniti, derisi, battuti — noi insultati, ingiuriati, minacciali — noi avviliti, offesi, minati detestiamo quel tempo e lo malediciamo, sperando per 1’ avvenire negli uomini ed in Dio maggior pietà e maggior giustizia !......

Quando con libera penna savio cittadino vergherà la storia dei funesti avvenimenti, se dall’ un lato non lascierà d’eternare i prodi che valorosi combattendo offersero il sagrifizio della lor vita in olocausto e difesa della patria, non andrà occulto il disonore di coloro che nella guerra santa invece di difen

» Oh fortunati i feretri dei prodi,

» Che del Ticin sulla tradita sponda »> Stettero soli dell' onor custodi ! »

Dirà con schietta favella le nostre premure , le nostre fatiche, i nostri beneiizii, le nostre liberalità, il nostro affetto, e l’ultimo nostro sagrifizio, dirà le nostre miserie, le pene, i dolori, gli spasimi, le lagrime e la disperazione, dirà l’altrui ingratitudine, l’altrui viltà, l’altrui tradimento;

» Voi ben cadeste in libertà, soldati,

» D’una misera terra, ove i felici » Sono i defunti o quei che non sou nati !

!) In qualche giornale a grave torto si volle pur anco intaccare il sempre nobile contegno delle nostre gentilissime signorine.. In tempi migliori daremo miglior risposta !
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» Misera terra, che feri gli amici,

» Se stessa , i figli, e fece allegri gli occhi » Delle... torme usurpatrici » l.

Povera Novara !.... mentre tu gemevi e piangevi sotto l’occupazione nemica ed un giogo straniero, mentre 1’affanno tuo era al colmo, indegni connazionali ti censuravano, ti flagellavano, ti straziavano con libelli, con calunnie, con maledizioni.

I buoni ti difesero — ti difesero persuasi e convinti dell’ innocenza, e pregarono e scongiurarono con prudenti ed assennati scritti che un eterno silenzio coprisse gli orrori di quelle giornate, e le barbarie subite di onorate terre !.... 2 ma gli animi

bollenti, seguendo la fantasia e non la ragione, avvezzi ad esporre giudizio senza esame di fatto, facili a torre riputazione, vollero pubblica un indegnissima ed ingiustissima taccia.

Fu tristezza dei tempi, degli eventi, o degli uomini?...

Il tempo farà giustizia !

Novara non ha colpa, non ha taccia, e l’onor suo è incolume.

Novara è onorata quanto fu infelice !....

Avrà una pagina dolorosa di storia — contaminata da suoi prediletti — saccheggiata da suoi difensori — tradita da suoi beneficati.

Novara nella guerra d’Indipendenza del 49 sarà detta una vittima...Vittima del connazionale, dello straniero e della calunnia !.... Novara per la seconda volta fu sagrificata!..... 3

lovara dall’ imparzial giudizio dei posteri non andrà immune e schiva di lode ed encomio per la magnanima sua filantropia, e nella filantropia abbruttita sarà ai futuri d’infelice esempio , nobile , ed? illustre !....

... Sereno l’occaso è dei gagliardi,

Nubilo il giorno di chi resta, e pieno Di pronte colpe e di rimorsi tardi.......!!! 4

1 ) Vedi Prati, / Morti di Novara.

2) Siamo grati alla Gazzetta del Popolo che più volte con belle parole difese la nostra innocenza.

3) Nell’anno 1797, 28 luglio, Novara fu messa a ruba. — Vedi Bianchini, Cose Rimarchevoli della città di Novara, precedute da compendio storico.

■') Vedi Prati . / Morti di Novara.


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Quando l'animo nostro inclina a facile riflesso sorvoli il mesto pensiero all’infelice giornata del 23 marzo 1849 — E chi mai ardito s’ addentrasse nelle recondite cagioni del disastro della patria non gli rimane ad innocente sfogo che un lungo e reiterato sospiro!...

Spenti gli odii, cessate l’ire, acquetate le turbolenze, sedati i partiti, calmate le passioni, tranquilli gli animi, quetì ma speranzosi, taciti ma ardenti, prudenti ma coraggiosi, forti

ma saggi conosceremo a fondo 1’ origine dei nostri mali...........

mali di sangue e di distruzione ! allora invochiamo un solo pensiero generoso ed un vero sentimento nazionale, allora sovveniamoci che l’infortunio è scuola ali’ uomo, e la ricordanza del passato ci sia prudente e risoluta guida !......

Un misterioso arcano coprirà codesta terra sventurata, che teatro d’inaspettati avvenimenti ammirò con stupore tante dolorose vicende, e' tutto s’ avrà in obblio, quando rivendicata l’onla coll’d’ogni laccio libera, potrà stare in prospera pace a riparare coll’ industria e fertilità del siiolo agli immensi da

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