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© 1995, Gius.

Laterza & Figli

Nella «Economica Laterza»


Prima edizione 2000

Edizioni precedenti:
«Storia e Società» 1995

Proprietà letteraria riservata


Gius, Laterza & Figli Spa, Roma-Bari

Finito di scampare nel luglio 2000


Poligrafico Dehoniano -
Stabilimento di Bari
per conto della
Gius. Laterza & Figli Spa
GL 20-6157-0
ISBN 88-420-6157-3

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chi comunque favorisce questa pratica
commette un furto e opera
ai danni della cultura.
INTRODUZIONE

di Silvia Vegetti Fimi

Perché un libro sulle passioni? Raramente u n ' e p o c a si


è sentita così «spassionata» c o m e la nostra. Le passioni, che
h a n n o costituito p e r secoli il fulcro dell'affermazione di sé
e un nesso'potente tra l'individuo, i rapporti privati e la vi-
ta pubblica, s e m b r a n o aver esaurito la loro funzione. Le
scelte avvengono più p e r calcolo della convenienza che p e r
un i m p e t o appassionato, c o m e se la fonte delle emozioni
si fosse inaridita e nessuno credesse più alla possibilità di
m u t a r e l'esistente. La retorica delle passioni risulta ormai
inadeguata a descrivere le vicende della nostra vita e i ge-
stì plateali con-cui-si e s p r i m o n o si a d d i c o n o meglio al tea-
tro che alla realta. " • -
- E p p u r e , persino q u a n d o affemuamo la m o r t e delle pas-
sioni ne utilizziamo, seppure in forma negativa» il p o t e n -
ziale espressivo. In un certo senso, n o n è possibile pensar-
ci al di fuori del loro orizzonte in q u a n t o noi stessi e il m o n -
do in cui viviamo siamo un p r o d o t t o delle passioni, le por-
tiamo iscritte n e l codice genetico della nostra cultura. Nel
b e n e e n e l male, nella forma della presenza o dell'assenza,
1
dell'affermazione o del diniego , esse o r i e n t a n o ancora la
riflessione e l'agire u m a n o .
Perciò, p r i m a di calare il sipario sulla loro millenaria
rappresentazione, è il caso di r e c u p e r a r n e i residui, di in-
dividuare gli elementi di p e r m a n e n z a che forse a n c o r a sus-
sistono in un seppur m u t a t o contesto. L'assenza delle pas-
sioni, a l m e n o in veste di protagoniste, dal palcoscenico del
VI V. Vegetti Fimi Introduzione

m o n d o è un evento così i m p o r t a n t e che merita di essere


interrogato con la massima attenzione: forse si sono spo-
state altrove, h a n n o trovato altri interpreti, seguono trame
diverse, indossano costumi nuovi. Poiché da sempre h a n -
no rappresentato u n o specchio in cui l'umanità si è rifles-
sa, la l o r o opacità costituisce u n a perdita di identità che
ostacola la valutazione del presente e la progettazione dei
futuro. Per sapere c h e cosa si va cercando' occorre p e r ò ri-
p e r c o r r e r n e la storia, ricostruire i m u t a m e n t i che, conca-
tenandosi, h a n n o provocato l'eclisse attuale, cominciando
p r o p r i o dalla passione che inaugura la nostra civiltà: l'ira
di Achille.
La ricerca è favorita dalla n a t u r a indiziaria delle passio-
ni. C o n t r a r i a m e n t e ad altri m o d i dell'affettività, c o m e le
pulsioni e le emozioni, le passioni sono inseparabili dalle
loro p i ù o m e n o evidenti rappresentazioni. L'esperienza
passionale n o n è mai m e r a interiorità, ma un sistema di se-
gni che sarà descritto da Sergio Moravia e declinato, nel
t e m p o , dagli altri autori. La decisione di affrontare Funi-
verso passionale in u n a prospettiva diacronica sottende u n a
d o m a n d a dì fondo che vorrei q u i esplicitare: perché-le pas-
sioni si sono rese irreperibili? Quali condizioni sono venu-
te m e n o p e r c h é potessero rappresentarci, fuori e quindi
d e n t r o di noi?
II soggetto stesso percepisce infatti le sue passioni attra-
verso quelle che ha saputo suscitare negli altri e le decodi-
fica in base alle loro reazioni. L'iracondo è tale in funzio-
ne della p a u r a che induce, l ' i n n a m o r a t o misura la forza del
suo desiderio su quello dell'oggetto, magari nella forma
negativa del rifiuto. C o m u n q u e n o n vi è passionalità senza
alterità, senza un contesto relazionale mentale o reale.
!
Ma n o n vi è n e p p u r e passione senza gestualità, foss an-
che la gestualità trattenuta e n e g a t a delle passioni fredde
che si rinserrano, c o m e l'odio, in u n a inespressività co-
m u n q u e carica di effetti comunicativi. Il t u r b a m e n t o infor-
me della passione allo stato nascente si organizza in «di-
5. Vegetti finti Introduzione

scorso» m a n m a n o che l'impulso- iniziale si incanala e n t r o


u n a grammatica che gli preesiste. In questo senso, a n c h e
le espressioni fisiologiche delle emozioni, c o m e il rossore,
il t r e m o r e , il sudore, assumono un significato interattivo.
E impossibile ipotizzare un individuo appassionato total-
m e n t e isolato-, c o m p l e t a m e n t e solo. Le passioni, c o m e il gio-
co, richiedono con divisione, compartecipazione, un oriz-
zonte di valori e di regole comuni. Ma all'interno del gioco
passionale n o n tutti s p e r i m e n t a n o i medesimi affetti. Men-
tre l'amore è tendenzialmente speculare, l'ira p r o d u c e la
paura, l'avarizia l'invidia, la gelosia la m e n z o g n a .
C o m u n q u e , chi e n t r a a far parte del circolo vi trova il
suo posto- e, per co-sì dire, la sua verità. Sì, p e r c h é la pas-
sione ci dice dove e chi siamo, n o n c h é dove e chi vorrem-
m o essere.
Vi è, nelle passioni,, u n a c o m p o n e n t e istintuale che
esprime, più o m e n o direttamente, le grandi correnti vita-
li di sopravvivenza e di riproduzione. Tuttavia, contraria-
m e n t e a q u a n t o accade nel m o n d o animale, la b r a m a uma-
na è s e m p r e temperata dalla mediazione della parola. Ciò
che chiede il soggetto passionale è che vengano ricono-
sciute le sue istanze, c h e rivestono s e m p r e u n o statuto
astratto, simbolico. Per questo ha bisogno dell'altro, di un
simile c o n il quale instaurare u n a situazione comunicativa,
dove la posta in gioco è essenzialmente il riconoscimento.
Re Lear chiede alle figlie di essere a m a t o attraverso' una- di-
chiarazione retorica, c o m e se u n a vita trascorsa insieme
n o n avesse alcun significato di fronte al portato di verità
dell'enunciato. E p p u r e , sappiamo c h e la falsità inerisce al
dire, che ne è, in un certo senso, l ' o m b r a ineliminabile.
Ma il dialogo della passione h a : u n a caratteristica c h e lo
contraddistingue: p r e s u m e sempre, oltre ai d u e interlocu-
tori, la presenza di un terzo, di u n a c o m u n i t à che si faccia
garante della parola data. Nella tragedia greca questa di-
mensione è rappresentata dal c o r o . Il coro esprime la me-
dietà, la normalità, la tradizione, la consapevolezza del li-
VITI S, Vegetti Fìnzi Introduzione

mite,sul quale si staglia l'eccesso passionale, rivelando co-


sì la sua carica trasgressiva ed eversiva. Il coro n o n è mai
d e n t r o al gioco delle passioni, coinvolto nello scontro d e i
desideri, ma è s e m p r e in grado di c o m p r e n d e r n e la com-
plessa semantica, di cogliere i gesti, le parole, i silenzi, gli
atti degli eroi che, in n o m e di u n a intenzione irrinuncia-
bile, sì confrontano e si scontrano.
Ecco che, quasi inavvertitamente, c o m p a r e , nel parlar
di passioni, il t e r m i n e «eroe», evocando i n t o r n o a sé lo spa-
zio della regalità. L'ambito immaginario delie grandi pas-
sioni è infatti la reggia, c o m e ancora testimonia la sceno-
grafìa onirica del sogno. E vero che, s e c o n d o Aristotele, il
luogo della tragedia è la famiglia. Ma n o n c r e d o che que-
sto impegnativo riconoscimento riguardi la dimensione
della quotidianità e della cura, q u a n t o piuttosto il residuo
di grandezza regale che ogni famiglia conserva nello «stem-
ma araldico» che la costituisce.
N o n solo a c c a d o n o nella famiglia le vicende essenziali
-del nascere e :del morire, ma ciascunoriceve, da questa pri-
ma collocazione, la sua identità e il suo posto nel m o n d o .
La definizione di sé nella trama dei rapporti generaziona-
li è decisiva nelle società di status, dove la d o m a n d a «di chi
sei figlio?* fissa le coordinate della,soggettività.,: Ma nella
nostra società, basata n o n tanto sulla posizione q u a n t o sul-
la funzione sociale, l'interrogativo diviene: «chi sei?». II pas-
saggio d a l l ' u n o all'altro quesito è decisivo p e r il regime del-
ie passioni. N e l p r i m o caso, p o i c h é la. successione avviene
simbolicamente è di fatto con la m o r t e d e l p a d r e , la ge-
rarchia generazionale alimenta un conflitto di p o t e r e rea-
le. Nel s e c o n d o invece, poiché a l m e n o teoricamente le pos-
sibilità di autorealizzazione s o n o a p e r t e e illimitate, il con-
flitto genealogico si sposta sul p i a n o fantasmatico.
All'interno del m o n d o precapitalistico, strutturalmente
statico, cambiare il gioco-delie parti richiede un forte in-
vestimento emotivo, il gusto acre della provocazione e del
rischio. Il m o v i m e n t o imprevisto di qualsiasi p e d i n a mi-
S, Vegetti Fimi Introduzione IX

naccia infatti l'intera scacchiera, n o n c h é la possibilità stes-


sa di c o n t i n u a r e a giocare. U n a volta giunto a compimen-
to, l'impeto passionale n o n lascia p o i nulla di i m m u t a t o ,
anzi, dalle rovine dell'esìstente sorge talora un ordine n u o -
vo. Poiché nessuno p u ò sentirsi al riparo dai suoi effetti sov-
versivi; n o n esiste, in quel contesto, u n a passione privata,
personale. In ogni m o m e n t o la c o m u n i t à si fa garante del-
le relazioni sociali di cui detiene il codice, il senso e la mi-
sura. Nel m o n d o m o d e r n o , invece,, n o n vi è un sociale di-
r e t t a m e n t e coinvolto nelle vicende dei suoi membri.-
• La società borghese si f o n d a infatti'su di u n a . c o n t r a p -
posizione tra pubblico e privato che destruttura la scena
tragica su cui si sono consumate le grandi passioni del-
l'Occidente. L'intimità, la riservatezza, la p r u d e n z a , il de-
coro sono valori destinati, a -mettere la sordina alle passio-
ni che, p e r loro natura, t e n d o n o invece al clamore, alla
condivisione, alla destrutturazione violenta degli equilibri
esistenti
Se Aristotele parla di «catarsi», cioè di purificazione tra-
mite l'esaustione dei furori passionali, significa che vi è in
essi qualche cosa di i m p u r o , di empio, che deve essere ri-
portato e n t r o lo spazio della razionalità e della polis. Così
intese, le passioni testimoniano di u n a estraneità del sog-
getto passionale a l a dimensione del n o m o s e del logos, di
un p a t h o s che ha smarrito il senso ma che lo p u ò ritrova-
re nella-funzione'stessa del patire, quando, vi abbia consu-
m a t o le sue scorie.
Un patire, a b b i a m o detto, c h e richiede di essere testi-
m o n i a t o , di ritrovare u n a definizione di sé convalidata dal-
l'assenso degli altri, ai. q u a l i il.soggetto in passione s e m b r a
c h i e d e r e conferma, n o n solo dei p r o p r i atti ma anche del-
le proprie intenzioni. Ma n o n per questo vi è d i p e n d e n z a
o resa incondizionata all'alterità. Il soggetto passionale clas-
sico- p u ò agire, ne ha facoltà, in q u a n t o in un, m o d o o nel-
l'altro detiene u n potere.
Antigone, b e n c h é d o n n a , anzi fanciulla, è in grado di
X S. Vegetti Fimi Introduzioni-

c o n t r a p p o r r e la p r o p r i a legge a quella di Creonte p e r c h é


viene ascoltata: il suo p o t e r e coincide con la sua udienza,
tendenzialmente coestesa alla città. La parola passionale è
sorretta dall'autorità di chi la p r o n u n c i a ; p u ò essere equi-
vocata ma n o n sarà mai inascoltata p e r c h é le preesiste u n a
condizione d'attesa: q u a l c u n o è già lì, p r o n t o ad acco-
glierla o a respingerla, c o m u n q u e a patirla.
Se la passione è innanzitutto comunicazione, la solitu-
dine sarà il suo p i ù efficace antidoto. Nella nostra vita so-
no venuti m e n o , c o m e sappiamo, i legami comunitari. N o n
vi sono n e p p u r e più i luoghi della scenografia tragica: il pa-
piazza, il bosco, il naufragio, la sala del t r o n o , il
c a m p o di battaglia. Il soggetto m o d e r n o è disperatamente
solo a n c h e se vive tra gli altri. Q u a n d o cerca, al termine
dell'infanzia, di p r o n u n c i a r e u n a parola che spezzi gli equi-
lìbri precostituiti, che dica di lui qualche cosa di inatteso,
n o n trova u n ascolto m a u n a risposta precostituita. O g n i
n o t a che fuoriesca dal coro sarà costretta a rimodularsi se-
c o n d o il t o n o di base da u n a serie di meccanismi che scat-
tano quasi a u t o m a t i c a m e n t e .
Poiché nessuno sarebbe più in g r a d o di cogliere la do-
m a n d a insita nell'atteggiamento passionale, ciascuno ri-
m a n e arroccato- nella sua verità, senza avvedersi che- essa
coincide p e r lo più con il suo interesse immediato.
11 venir m e n o dell'attesa priva la passione dello spazio
nel quale p o t r e b b e manifestarsi. L'impulso passionale vie-
ne così r i m a n d a t o indietro, reintroiettato, a n c o r p r i m a di
aver acquisito nozione di sé. Il senso tragico della vita è sta-
to sostituito da quella che F r e u d chiama «infelicità comu-
ne»: un male oscuro, un d o l o r e sordo, un'insofferenza pri-
va di oggetto, un disagio c h e n o n trova parole p e r dirsi,
u n a colpa, c o m e racconta Kafka, senza peccato e senza ca-
stigo. Disagio della civiltà? Forse, ma di quale civiltà si trat-
ta, visto che il m u t a r e delle passioni p o t r e b b e costituire il
filo rosso della nostra storia? Se volessimo ricostruire, p e r
ogni epoca, le espressioni delle passioni, n o n f a r e m m o che
.V. Vegetti Pinzi Introduzione XI

c o m p o r r e un catalogo universale della cultura. Ma, giunti


alla contemporaneità, ci troveremmo ad aver p e r d u t o il
b a n d o l o della matassa p e r c h é n o n riusciamo p i ù a in r a v -
vedere ì percorsi del destino, le traiettorie del desiderio che
orientano i moti passionali l u n g o l'asse del t e m p o . N o n so-
lo' l'intenzionalità è a n d a t a perduta, le manifestazioni e m o -
zionali stesse, espulse dalla scena del m o n d o , sono state se-
questrate dal teatro tragico. Esse r i s u o n a n o nel nostro in-
conscio ma n o n a p p a r t e n g o n o più all'economia del nostro
c o r p o né alla retorica del nostro linguaggio. Al loro posto
sono subentrati i sentimenti, anch'essi composti da un im-
pasto di pensieri e di affetti, ma più addomesticati, più ido-
nei a convogliare le energie pulsionali nei fragili rapporti
privati, d e p o t e n z i a n d o n e le cariche eversive e le espressio-
ni eccessive. Mentre le passioni s o n o sempre gridate, an-
che q u a n d o la repressione le imbavaglia, ai sentimenti si
addice il sussurro. Le u n e p e r s e g u o n o il m u t a m e n t o , i se-
condi la c o m p r e n s i o n e .
Benché le espressioni passionali utilizzino le risorse
espressive che ogni epoca m e t t e loro a disposizione, pre-
sentano c o m u n q u e esiti n o n prestabiliti, tratti sorpren-
denti, elementi creativi, I sentimenti invece, d o p o la gran-
de elaborazione della cultura romantica, t e n d o n o a essere
formulati nei codici analitici delle scienze u m a n e , che li
prevedono e li «parlano» a n c o r p r i m a che siano diretta-
m e n t e vissuti. La psicologia e la sociologia risultano, ben-
ché questa n o n sia la loro intenzione, normative in quan-
to descrittive. C h e la psicoanalisi n o n contempli, nel suo
lessico, il t e r m i n e «passione» ci dà la misura della distanza
c h e ci separa dalla classicità. U n a distanza c h e essa ha re-
gistrato' ma a n c h e , c o m e sostiene Derrida, p r o d o t t o e in-
crementato. Nei rapporti quotidiani, il costrutto semanti-
co più utilizzato per descriverci è ormai quello di «perso-
nalità», dove il t e m p e r a m e n t o , le intenzioni e la biografia
costituiscono un blocco immobile, del tutto opposto alla
plastica dinamicità delle espressioni passionali.
XII 5. Vegetti Fimi Introduzione

E p p u r e , n o n è possibile parlare di quell'universo c o m e


di un r e p e r t o paleontologico.
- Ciascuno di noi s e n t e di avere in se stesso risorse pas-
:

sionali ma n o n sa p i ù verso che cosa indirizzarle. Prive di


m o v e n t e e di m o r d e n t e esse r i m a n g o n o vaganti, disponi-
bili a un investimento che, p e r molti, n o n verrà m a i .
- La g r a n d e narrazione del r o m a n z o , che si regge sul sen-
so- individuale e collettivo elei destino, sembra essersi esau-
rita. Le nostre vite, c o m e ci mostra la letteratura minima-
lista, t e n d o n o a disporsi s e c o n d o u n a sequela occasionale
di frammenti che n o n convergono mai in u n a c o m p i u t a se-
q u e n z a narrativa. M e n t r e la t r a m a classica ha u n o svolgi-
m e n t o quasi organico, p e r cui si p u ò dire che nasce, si svi-
l u p p a e m u o r e , quella della tarda m o d e r n i t à conosce sol-
tanto sporadici sussulti. Se l'accadere tragico n o n lascia
nulla di i m m u t a t o , il copione della c o m m e d i a m o d e r n a
t e n d e piuttosto alla statica espressività della lapide. La sua
forma prevalente, il m o n o l o g o , risuona c o m e un epitaffio
della passione. L'Io che parla t e n d e a coincidere con l'Io
c h e ascolta d o p o che lo spazio della tragedia è rimasto pri-
vo del suo eroe, il soggetto c h e vuole, e quello della com-
m e d i a del suo protagonista, l'individuo che sente. N o n c h e
il volere e il sentire siano venuti m e n o , si è esaurita piut-
tosto la fiducia nelle loro capacità trasformative. T a n t o il
grido eroico q u a n t o il sussurro confidente ricadono, c o m e
u n ' e c o , su se stessi.
Altrove R e m o Bodei parlava del presente c o m e di u n a
«lacuna del tempo», e s e m b r a p r o p r i o che il rattrappirsi
del t e m p o e dello spazio a b b i a n o ammutolito le manife-
stazioni passionali. Che cosa p u ò accadere in un m o n d o
che si sente alla fine della p r o p r i a storia?
E p p u r e il nostro secolo ha conosciuto le grandi narra-
zioni di T h o m a s M a n n , di Musil, di Proust, di Joyce. Forse
esse h a n n o celebrato la fine delle passioni interattive, o m e -
glio la loro trasformazione in mòti dell'anima, in emozio-
ni tenui, in un sentire che chiede attenzione, cura, t e m p o
S. Vegetti Finti • Intmduzmm XIII

p e r la lettera-e la-riflessione, spazio riservato alla condivi-


sione. U n a condizione aristocratica c h e n o n esiste più nel-
la civiltà dei consumi di massa, dove tutto deve essere frui-
bile da tutti, facilmente e in fretta, senza residui. -
Persino le grandi passioni politiche che h a n n o travaglia-
to la p r i m a m e t à del '900 si sono spente senza giungere a
c o m p i m e n t o , lasciando dietro di sé b a n d i e r e ideologiche
emotivamente -neutre. Sarà difficile spiegare .ale nuove'ge-
nerazioni il pathos evocato dai loro colori. Chi avrebbe mai
detto che il m u r o di Berlino si sarebbe sgretolato sotto i ri-
flettori, nel fragore di un g r a n d e concerto?
E p p u r e il silenzio, o, meglio, il brusio c h e ha fatto se-
guito a tanto clamore n o n è effetto di catarsi q u a n t o di
mancata elaborazione. La fiducia illuministica nel p r o -
gresso della storia è stata p r o f o n d a m e n t e turbata dall'e-
m e r g e r e di arcaismi che si ritenevano ormai superati. L'i-
dentità collettiva viene sempre p i ù spesso ricercata n e l pas-
sato piuttosto che nel futuro, in simboli ad alto indice di
emotività quali la fede, il sangue, l'etnia. Simboli che p e r
ora dividono piuttosto che aggregare, che servono a defi-
nire il nemico più che l'amico. Di fronte al dilagare di con-
flitti distruttivi, privi di corrispondente mobilitazione ideo-
logica, possiamo ancora parlare di passioni? Sì, p e r quan-
to riguarda le forze in causa, le energie vitali che p u r si
e s p r i m o n o anche se in maniera così mortifera. No, se p e n -
siamo invece a un orizzonte c o m u n e di riferimento, a un
codice espressivo, a u n o spazio di attesa collettivo.
La realtà storica sembra dominata, in questo m o m e n t o ,
dall'odio che separa, frammenta, c o n t r a p p o n e , sino a pol-
verizzare le esperienze in/gesti c h e il flusso dei mass m e d i a
riflette e trasmette nei suoi circuiti a rapida sostituzione.
L'eccesso di violenza, dolore, felicità, ricchezza, miseria, vi-
ta e m o r t e ha bruciato i codici comunicativi delle emozio-
ni per cui r i m a n i a m o indifferenti di fronte ali'assemblag-
gio casuale dei. cadaveri martoriati con i corpi e t e r n a m e n -
te giovani e trionfanti degli spot pubblicitari. U n a conta-
S, Vegetti Fimi Introduzione

minazione c h e dovrebbe risultare p r o f o n d a m e n t e contur-


b a n t e se la soglia del coinvolgimento emotivo n o n fosse or-
mai divenuta così alta da proteggerci da un'inutile mobili-
tazione quotidiana.
A n c h e le passioni civili che h a n n o animato gli anni '60
e '70' s e m b r a n o aver p e r d u t o l'impeto iniziale. I soggetti
collettivi, c h e si e r a n o costituiti nella temperie delle gran-
di lotte p e r l'emancipazione e la liberazione individuale e
collettiva» h a n n o smarrito la speranza utopica che li ag-
gregava. L'immaginazione n o n ha preso il potere. Ciascu-
no di coloro che sono stati in un m o d o o nell'altro prota-
gonisti di quelle lotte ha conservato p e r sé un frammento
dei progetti iniziali senza p e r ò perseguire un disegno com-
plessivo, trasformandoli piuttosto in u n a questione di stile,
in un indice di resistenza rispetto alla omologazione dila-
gante. Piccoli tratti distintivi, segni di differenza, sono tut-
to ciò c h e resta, a l m e n o alla superficie, di un travaglio ideo-
logico che si è pensato in termini universali.
E p p u r e , n o n è l'insensibilità la cifra c h e ci contraddi-
stingue, q u a n t o il disorientamento. Soffriamo infatti le n o -
stre vicende n o n m e n o di un t e m p o . La solitudine, il disa-
m o r e , la competitività, la paura, la vanità ci bruciano den-
tro c o m e h a n n o sempre fatto. I libri e gli spettacoli che par-
lano al c u o r e fanno ancora presa su di noi, n o n o s t a n t e l'ap-
p a r e n t e cinismo. Sentiamo, nello stesso t e m p o , di essere
uguali a coloro che ci h a n n o p r e c e d u t o ed e s t r e m a m e n t e
diversi. Per questo riteniamo possibile u n a storia delle pas-
sioni che n o n si riduca a un lascito testamentario.
Il t e r m i n e «felicità» è a n c o r a capace di convogliare
grandi emozioni, b e n c h é p r o b a b i l m e n t e n o n r i v e s t a p e r
noi il m e d e s i m o senso che gli attribuiva Epicuro. Allo stes-
so m o d o le vicissitudini degli eroi tragici ci coinvolgono,
p e r quanto- sappiamo che n o n potranno' mai essere le n o -
stre. Gli accadimenti c h e ci c o m p e t o n o sono piccoli pic-
coli, sovente casuali e, soprattutto, n o n interessano a nes-
suno. N o n vi è, i n t o r n o a noi, u n o spazio di attesa, u n a di-
S. Vegetti Fimi Introduzione XV

sposizione all'accadere. C o m e osserva Castel in Lo psicana-


lismo, siamo l'unica società che paga delle orecchie p e r
ascoltare. Abbiamo cercato di esaltare il narcisismo c o m e
ultima passione, ma anch'essa è ricaduta nell'indifferenza
generale. Giovinezza, bellezza, ricchezza sono sempre al-
trove: nello- spazio virtuale costruito dai mezzi di comuni-
cazione di massa. Spetta ormai ai protagonisti delle tele-
novele vivere, in un t e m p o coesteso al nostro, le grandi pas-
sioni che furono attribuite agii dèi dell'Olimpo.
Noi, che restiamo a terra, siamo invece strettì, nella mor-
sa tra u n a oscura voglia di passione e l'incapacità di ap-
passionarci in prima, persona. Foucault mostra, in La vo-
lontà di sapere, q u a n t e .trappole abbia teso l'800 al regime
delle passioni. La famiglia, il collegio, il tribunale, l'ospe-
dale psichiatrico h a n n o costituito luoghi di ascolto dei vis-
suti passionali, così c o m e un t e m p o lo era stato il confes-
sionale. Ma m e n t r e la Chiesa ha organizzato e risolto la lo-
ro disomogeneità n e l registro del peccato e della peniten-
za, la cultura laica ha operato piuttosto u n a loro'ulteriore
frammentazione. U n a serie di «esperti», creati ad hoc, h a n -
no disgiunto le rappresentazioni dalle energie passionali.
Le p r i m e sono state sostituite con lessici specialistici nor-
mativi, m e n t r e le seconde sono state indirizzate verso fini
socialmente utili.
Tuttavia la maggior devastazione d e l l ' h u m u s passionale
è stata p r o d o t t a n o n già dalla costrizione, q u a n t o dalla ba-
bele dei linguaggi che ha sostituito la plurisecolare se-
mantica delle emozioni, dall'ingiunzione a «parlare p e r
n o n dire», ad «ascoltare p e r n o n udire». A n c h e se qualcu-
no di noi potesse mai ritrovare l'udienza di cui le passioni
necessitano, gli m a n c h e r e b b e c o m u n q u e u n a adeguata re-
torica emozionale. Da t e m p o i gesti, i lamenti, le posture,
la mimica, le 'trame conservati n e l patrimonio letterario,
teatrale, iconografico, attraverso ì quali le emozioni si tra-
ducevano in passioni, sono stati relegati nell'archivio stori-
co del passato. Il nostro corpo è stato reso inespressivo da
XVI S. Vegetti-Fimi Introduzione

ingiunzioni minuziose c h e trasformano le manifestazioni


gestuali in espressioni verbali e queste ultime in formule
stereotipe. Se q u a l c u n o volesse'riattivare i repertori di un
t e m p o , si troverebbe facilmente diagnosticato come pazzo,
sia p u r e nella terminologia più m o r b i d a della depressione,
della nevrosi, dei nuclei psicotici o autistici,, n o n c h é delle
formule biochimiche della farmacologia.
Rispetto alla funzione antipassionale della religione e
della m o r a l e politica, la medicalizzazione è rimasta la mo-
dalità prevalente c o n cui la nostra società controlla i resi-
d u i «irrazionali» che ancora p e r t u r b a n o u n a normalità
sempre più esigente. P o i c h é si tratta di u n a medicalizza-
zione della m e n t e , le passioni t e n d o n o a costituire u n o sta-
to interiore più c h e u n a forma di vita, m e n t r e le p a r o l e p e r
dirle divengono s e m p r e più specialistiche, s m a r r e n d o i co-
stratti metaforici della cultura mitopoietica. In questa pro-
spettiva il m o v i m e n t o antipsichiatrico p u ò essere conside-
rato l'ultima, disperata rivolta delle passioni contro la loro
segregazione istituzionale, c o m e il tentativo, prematura-
m e n t e soffocato, di far circolare l'energia vitale dell'irra-
zionalità nelle esangui vene della società tardocapitalistica,
finalizzata'alla p r o d u z i o n e e al c o n s u m o . •
S e m b r a quasi che nella lotta plurisecolare tra passioni ed
esigenze antipassionali abbiano vinto, p u r con qualche resi-
d u o focolaio di resistenza, le seconde. E, poiché la storia vie-
ne s e m p r e scritta dai vincitori, è significativo che la genea-
logia della nostra civiltà si organizzi prevalentemente sul-
l'asse della repressione passionale, sulla interiorizzazione e
il controllo delle emozioni contrapposto alla loro libera e
s p o n t a n e a espressione. In particolare, la teoria di F r e u d in-
terpreta l'incivilimento c o m e progressiva rimozione dei rap-
presentanti pulsionali, vale a dire dei pensieri che alimenta-
no le passioni, soffocate così a n c o r p r i m a di venire al m o n -
d o . U n a teoria che sarà ripresa dalla Scuola di Francoforte
in termini particolarmente aspri di critica della società e del-
la cultura e, c o m e a b b i a m o visto, da Foucault in m o d o inve-
5. \fegettiFinzi Introduzione XVII

ce m o l t o p i ù complesso, c o m e intreccio inestricabile tra


spinte passionali e antipassionali, dove dolore e p i a c e r e , at-
tività e passività, si a l t e r n a n o e si c o n f o n d o n o .
E p p u r e , t e passioni n o n sono m a i s p e n t e : n o n m u o i o n o
ma si trasformano, si dislocano, si riformulano.
L a ' d o m a n d a c h e si p o n e , rispetto .al presente, riguarda
allora Fmdividuazione dei luoghi dove le passioni si mani-
festano o piuttosto si celano p u r c o n t i n u a n d o , in forme ri-
zomatiche, la loro insopprimibile esistenza. La parola «pas-
sione» contiene in sé u n a tale sedimentazione di esperien-
ze da evocare m o l t o più dì q u a n t o crediamo-di sapere. I- • -
Ed è p r o p r i o nel tentativo di r e c u p e r a r e questo patri-
m o n i o vitale e culturale al t e m p o stesso che dieci studiosi,
di diversa a p p a r t e n e n z a disciplinare, si sono ritrovati in
u n ' i m p r e s a c o m u n e : dire, i n u n d e t e r m i n a t o ambito stori-
co e culturale, come si sìa'espressa la passione o le passio-
ni dominanti, qua! è stato l ' e l e m e n t o che ha caratterizzato
q u e l periodo»-il'fattore di trasformazione rispetto all'epo-
ca p r e c e d e n t e e lo scarto nei confronti della successiva.
Troviamo nel libro espressioni e riflessioni c h e acquistano
u n a straordinaria attualità u n a volta estratte dall'archivio
storico» investite da, u.n.'.inquie|udine che n o n i n t e n d e n e -
garsi in n o m e di un'astratta obiettività. All'interno di u n a
cornice unificante, ogni autore si è sentito libero di espli-
citare le p r o p r i e scelte, di seguire i percorsi di u n a rifles-
sione strettamente connessa a un patrimonio personale di
ragione e di passione. . , ' . . > •.
;

La sequenza dei contributi si apre, come è stato an-


n u n c i a t o , c o n il saggio dì-Sergio Moravia, che si fa carico
della d o m a n d a p i ù immediata, m a a n c h e più difficile: «Che
cos'è la passione?»;.; La sua risposta contesta, il quesito stes-
so dimostrando" che la passione n o n è mai riducibile a un
fatto, a u n a «cosa». Va intesa piuttosto come un costrutto
mentale che seleziona e organizza gli eventi, in funzione di
un senso più o m e n o palese. Questa definizione, che spo-
sta l'ambito dell'indagine dall'ontologia all'ermeneutica,
xvi n S. Vegetti Finzi Introduzione

p r o d u c e u n a complessa fenomenologia delle passioni in


cui converge, rianimata, la riflessione morale del pensiero
m o d e r n o . Insofferente di ogni riduttivismo, attento a p r e -
servare la struttura polimorfa e dinamica del suo oggetto,
Moravia delinea u n a pluralità di prospettive e formula u n a
serie di quesiti volutamente aperti, che saranno ripresi, in
differenti contesti, nei successivi saggi.
Il p r i m o , scritto da Mario Vegetti, redige un catalogo
delle passioni antiche nel quale occupa un posto p r e d o -
m i n a n t e l'ira, particolarmente funzionale alla costruzione
del soggetto eroico. Nel m o n d o classico, privo di g r a n d i
istituzioni, c o m e lo Stato, la Chiesa, la Scuola, il governo
delle passioni, considerate potenzialmente disgreganti, è
affidato prevalentemente a strategie dell'interiorità che si
d i s p o n g o n o l u n g o tre assi principali: religioso, politico e
medico. Il p r i m o persegue l'ascesi, il s e c o n d o l'autocon-
trollo, il terzo la salute. Ciascuno di essi organizza un m o -
dello antropologico che presenta elementi di continuità e
di discontinuità, soluzioni e aporie, prospettive realizzate o
potenziali. Riattivare quel p a t r i m o n i o di esperienza e di sa-
p e r e ci p e r m e t t e di p e n s a r e al presente e al futuro della
nostra società in un ventaglio di scelte possibili, anziché in
termini di ovvietà e di necessità.
La capacità di strutturare la soggettività, che il m o n d o
classico attribuiva innanzitutto alla collera, spetta, n e l Me-
dioevo, all'amore. U n a passione che, nella ricostruzione di
Mariateresa Fumagalli Beonio Brocchieri, proietta sull'og-
getto amato l'esperienza dell'assoluto elaborata in rappor-
to al divino. Attraverso la leggenda di Isotta e Tristano e la
storia di Eloisa e Abelardo, possiamo scorgere gli effetti di
valorizzazione dell'individuo e delia relazione uomo-don-
na che l'amore t e r r e n o p r o d u c e q u a n d o alla affettività ver-
ticale della fede religiosa si affianchi, c o n pari vigore, l'u-
niverso emotivo delle interazioni u m a n e .
Se il soggetto medievale si definisce in r a p p o r t o alla pas-
sione dell'altro, quello tardorinascimentale, rappresentato
S. Vegetti Fìnzi Intmduzmm XIX

da Amleto, trova piuttosto in se stesso gli elementi della


p r o p r i a costituzione. Nel saggio di Nadia Fusini, la passio-
ne si colloca nel luogo c h e più le conviene, il teatro. In un
p e r i o d o storico c h e scopre «altre leggi alla natura, altri
princìpi alla passione», la figura di Amleto diviene emble-
matica di un nuovo r a p p o r t o d e l l ' u o m o con se stesso e col
m o n d o . Mentre l'introspezione radica l'Io nella p r o p r i a
contraddittoria interiorità, il pathos, energia propulsiva al-
l'atto, costituisce u n a forza vitale impersonale che, nei suo
irrefrenabile p r o c e d e r e , estrania l ' u o m o da se stesso. Ne
esita un soggetto diviso e contraddittorio nel quale possia-
mo i n t r a w e d e r e , sotto le vesti dell'eroe tragico, la fragilità
dell'individuo m o d e r n o .
Dalle rovine della cosmologia medievale e m e r g e infatti
u n a soggettività instabile e disorientata che ricerca in sé il
p r o p r i o f o n d a m e n t o e lo trova n e l l ' a m o r p r o p r i o , la pas-
sione in cui Elena Pulcini (che tratta il Sei e il Settecento)
riconosce la cifra della m o d e r n i t à fondata n o n più sul di-
ritto divino ma sul riconoscimento dei diritti individuali. Il
p r o b l e m a del M o d e r n o diventa quello di conciliare la le-
gittima espressione dell'amore di sé, sia esso inteso c o m e
autoconservazione o vanità, c o m e desiderio di potere o an-
sia di approvazione, c o m e egoismo o ricerca della felicità,
con le esigenze di un o r d i n e sociale e politico che nelle
passioni u m a n e trova ad un t e m p o il p r o p r i o f o n d a m e n t o
ed un potenziale fattore di dissoluzione. L'assolutismo di
H o b b e s e l'individualismo proprietario di Locke, la fiducia
spinoziana nel perfezionamento della vita emotiva e la con-
d a n n a pascaliana dell'Io, l'approvazione dell'egoismo qua-
le molla di progresso e di ricchezza nella filosofia sociale
di Mandeville e Smith, n o n c h é l'ottimismo morale dei phi-
iosophes, costituiscono risposte diverse a questo p r o b l e m a .
Ma l'idea di un soggetto capace di conciliare, sia p u r e in
m o d o conflittuale, passioni e ordine, e n t r a in crisi c o n
Rousseau, q u a n d o e m e r g e l'immagine narcisistica di un Io
ripiegato su se stesso e indifferente al legame sociale, la
XX S. Vegetti Finti Introduzione

stessa che v e d r e m o poi incurvare verso l'Io la passione ro-


mantica.
Antonio Prete n o n si limita a descrivere tale passione at-
traverso la letteratura ma la fa vivere nella creazione poeti-
ca, l'unica capace di eternizzare l'ineffabile precarietà del
sentire a m o r o s o . Si stabilisce così un nesso essenziale tra
a m a r e e scrivere, tra lingua d e l l ' a m o r e e a m o r e della lin-
gua. In questo spazio «transizionale» grandi romantici, co-
me Goethe, Leopardi, Keats, Stendhal, Puskin, f o r m u l a n o
un discorso di e sull'amore che ne coglie le manifestazio-
ni instabili e conflittuali sino a raggiungere il f o n d o di im-
possibilità verso il quale convergono tanto la passione
q u a n t o le sue forme espressive.
M e n t r e l ' e r o e romantico «funambolico, narcisista, tea-
trale, malinconico», rischia di dissolversi nelle sue con-
traddizioni, Mario Galzigna, c o m p i e n d o un passo indietro
recupera, attraverso la figura del libertino settecentesco,
u n a difficile ma n o n impossibile coesistenza degli opposti.
Sottraendosi al rigido dualismo cartesiano, il libertino va-
lorizza, tanto in sé q u a n t o nella relazione, il c o r p o e lo spì-
rito, la pluralità e la singolarità, la precarietà di ogni a m o -
re e l'inestinguibilità dell'amare. La sua passione, che tro-
va, in Diderot l'espressione p i ù alta, sarà infranta da Sade,
«il Vivisettore», che consegna la dissolutezza libertina, pri-
vata delle sue c o m p o n e n t i sentimentali, al trattamento ma-
nicomiale della medicina ottocentesca. D o p o Pinel, la pas-
sione sarà infatti frammentata e immobilizzata nella noso-
grafia psichiatrica: i suoi desideri trasformati in perversio-
ni e i suoi gesti in sintomi. Così si presenterà a Freud, alla
sua capacità di interrogarsi.
Il r a p p o r t o , n o n certo esplicito, tra la psicoanalisi e l'u-
niverso passionale è individuato da chi scrive nella «pas-
sione della conoscenza», colta in tre «stati» differenti ma
destinati a coordinarsi nella vita e nell'opera di Freud. •••
Passione attiva quella del sapere e r m e n e u t i c o , totaliz-
zante, trasformativo della kabbalà, che ispira gli aspetti più
S. Vegetti Finzi Introduzione XXI

peculiari dell'impresa psicoanalitica. Passione passiva, nel


senso etimologico del «patire», quella dell'isterica, i cui
enigmatici sintomi c o n d u r r a n n o lo scavo analitico sino al-
le inconsce sorgenti passionali del conflitto edipico. Pas-
sione eccessiva quella che ispira l'ultima g r a n d e o p e r a di
Freud, L'uomo Mose e la religione monoteistica, dove si prefi-
gura l'intolleranza della 'mediazione-e del limite che at-
tualmente contraddistingue' la ricerca tecnico-scientifica.
L'insofferenza femminile, che la psicoanalisi ha ripor-
tato alla d i m e n s i o n e del discorso, si ripropone ora come
«passione della differenza». Nell'analisi di Adriana Cavare-
ro, lo sforzo delle d o n n e di ridefinire il p r o p r i o sesso si con-
figura p e r prima cosa c o m e rifiuto di riconoscersi nelle im-
magini predisposte dalla cultura androcentrica, espressio-
ne del desidèrio maschile mascherato sotto le forme della
necessità naturale. In questa impresa, ad alto rischio di di-
spersione, l'Io c o r p o r e o diviene il p e r n o dell'esperienza
passionale, il nucleo originario i n t o m o al quale organizza-
re u n a nuova configurazione della femminilità. L'obiettivo,
a n a l o g a m e n t e a q u a n t o accadde nell'esperienza mistica
medievale, richiede un i m p e g n o paradossale, c h e affida al-
la nullificazione dell'Io- l'affermazione di sé sino a giunge-
re, come esplicita la poetica di Lispector, al tessuto pre-
soggettivo della vita. Da q u i , dove il finito' sorge dall'indif-
ferenziato, p r e n d e le mosse la parte propositiva della pas-
sione della differenza sessuale, quella che i m p e g n a ciascu-
na a «costruire u n a soggettività c h e è p u n t o di intersezio-
ne tra sfera fisica e simbolica, tra m e m o r i a e progettazione,
tra condizione sociale e scommessa di libertà».
Infine, R e m o Bodei affronta le m o d e r n e passioni poli-
tiche, intese come cartina di tornasole della vita civile.
Identificate in base al loro simbolismo cromatico, esse de-
limitano aree esistenziali ove il sentire individuale si in-
treccia c o n quello collettivo, il sapere teorico c o n le espres-
sioni del senso c o m u n e . Attraverso l'analisi delle passio-
ni rosse (del socialismo), n e r e (del nazifascismo) e grigie
XXII S. Vegetti Finzi introduzione

(della democrazia liberale), Bodei costruisce u n a inedita


m a p p a politica dell'Occidente dove ogni regione è distin-
ta dalle altre ma inseparabile dall'insieme. La sua carto-
grafia, invece di limitarsi ad accostare superaci cromatiche
diverse, le a n i m a con le tensioni p r o f o n d e degli istinti, con
le spinte dei desideri, con la creatività dell'immaginario,
c o n la forza della violenza e della persuasione, con le pul-
sioni di vita e di m o r t e che si c o n t e n d o n o la storia. Nello
scontro tra passioni rosse e n e r e tutto sembra differente
fuorché l'intensità con la quale furono vissute. Intensità
c h e a p p a r e invece sbiadita n e i desideri m o d e r a t i del «ma-
terialismo onesto», nelle promesse inappagate del consu-
mismo' di massa.
Ma a n c h e attraverso la loro a p p a r e n t e scomparsa, le pas-
sioni n o n cessano di interrogarci, di provocarci, c o m e que-
sto stesso libro dimostra.
Dato l'alto indice di perturbazione che le contraddi-
stingue, la loro rievocazione n o n p u ò certo tradursi in u n a
ricostruzione sistematica. La narrazione procede piuttosto
p e r p u n t i di intensità, p e r salti di potenziale, p e r disloca-
zioni inattese. O g n i autore ha attivato gli interrogativi che
più gli stavano a c u o r e , i n n e r v a n d o con le proprie passio-
ni il materiale passionale indagato. Gli stili s o n o voluta-
m e n t e difformi, i livelli d'indagine n o n sempre compara-
bili, i percorsi eterogenei. Ciò c h e unisce i diversi contri-
buti è soprattutto il rifiuto dell'ovvio, la pratica della do-
m a n d a , il gusto della scoperta e della provocazione, il co-
raggio della proposta.
La posta in palio è la c o m p r e n s i o n e di ciò che siamo di-
ventati, nelle forme attuali della nostra cultura e della nostra
esperienza, e - ciò che p i ù c o n t a - la ricerca delle energie e
degli orizzonti c h e p o t r e b b e r o consentirci di disegnare, u n a
volta ancora, un futuro possibile e desiderabile.
STORIA DELLE PASSIONI
ESISTENZA E PASSIONE

di Ser.gio Moravia

a Simona

1
La passione come apparato significante '•'

C r e d o che la p r i m a reazione in chi è chiamato a parìa-


re delle passioni sia u n a specie di scoramento. In effetti, ci
si accorge subito che d i c e n d o 'passione' si designa u n a
g a m m a terribilmente estesa e generica di referenti. Col-
l'aggravante che molti di questi referenti si situano nelle
stesse sorgenti primarie, archetipiche della tradizione in-
tellettuale d'Occidente. Come il Logos, il Corpo e l'Anima,
la Passione ha attraversato tutta questa tradizione, modu-
landosi - e m o d u l a n d o l a - nei termini più diversi. Vi è sta-
ta presente sia q u a n d o la cultura ufficiale l'ha accolta e le-
gittimata, sia q u a n d o è stata svalutata, biasimata, c o n d a n -
nata. A n c h e in quest'ultimo caso, qualche bisogno o qual-
c h e sito oscuro del sentire u m a n o l ' h a n n o segretamente
accolta - ed essa, ospite spesso invisibile, ha continuato ad
esserci, obbligando l'intera esperienza a confrontarsi con
le sue istanze. Lma delle conseguenze di ciò è l'impossibi-
lità di parlare della passione in termini r e a l m e n t e liberi.
Chi p r e s u m e di dire la passione in m o d o 'assoluto'-, -cioè
i n d i p e n d e n t e da qualsiasi legame, sicuramente sbaglia. E
ignaro di tutta la sedimentazione dottrinale ed emotiva che
il passato gli ha trasmesso, e che fa ormai parte di lui stes-
4 Storia delie passioni

so e di certi presupposti dei suoi discorsi a n c h e p i ù razio-


nali e scientifici.
Ma, in tema di errori preliminari, sbaglia a n c h e e so-
p r a t t u t t o chi vorrebbe parlare della passione come fatto.
Molti p e n s a n o che la passione sia u n a realtà a suo m o d o
oggettiva, c o n la sola peculiarità (non di rado vivamente de-
precata) di abitare e n t r o il complesso universo del soggetto-
uomo. N o n è vero. La passione n o n esiste. N o n esiste, vo-
glio dire, nel m o d o in cui esiste u n a 'cosa* - sia p u r e u n a
'cosa' interna a noi. Nessuno ha mai colto esaustivamente
la passione e s p l o r a n d o l'essere u m a n o con strumenti tec-
nici q u a n t o si voglia sofisticati. E in verità ciò s o r p r e n d e as-
sai poco. Presto, assai presto, ci accorgiamo infatti che la
'passione' è, in prima approssimazione, u n a parola, un con-
cetto. E, p i ù esattamente, un costrutto teorico, connesso a ma-
trici e fini plurimi, c h e l ' u o m o applica a u n a determinata
area di vissuto p e r evidenziarne certi tratti e d a r l o r o un si-
gnificato, u n a voce. Se ci si riflette b e n e , questa acquisi-
zione è tutt'altro che sterile o banale. Dire che la passione
è u n a p a r o l a / c o n c e t t o anziché u n a cosa implica lo sposta-
m e n t o della nostra indagine dal p i a n o dell'ontologia al pia-
no dell'ermeneutica. Implica sostituire la d o m a n d a 'che co-
sa è la passione?' con la d o m a n d a 'di che cosa parla la pas-
sione?'. O p p u r e : 'quali classi di eventi e di sensi la figura
della passione i n t e n d e esprimere?'. E soprattutto: ' p e r c h é ,
cioè s e c o n d o quali moventi e quali obiettivi, l ' u o m o ela-
bora u n a parte della p r o p r i a esperienza in r a p p o r t o alla
nozione di passione?".
S e c o n d o questa prospettiva, la passione (beninteso n o n
solo essa) è essenzialmente un grande- apparato significante.
E a n c h e , p e r riprendere u n a metafora cara a Richard Rorty,
un certo «vocabolario». Un vocabolario, si badi, che n o n
viene considerato l'unico in g r a d o di descrivere o giudica-
re determinati referenti, e c h e n o n p r e t e n d e alcuno statu-
to privilegiato. Ma purtuttavia un vocabolario che, in de-
terminate circostanze, viene preferito a quelli disponibili.
S. Moravia Esistenza e passione 5

Evidentemente il m o d o in cui esso dice la nostra esperienza


appare meglio r i s p o n d e n t e a esigenze e finalità p e r noi in
quel m o m e n t o più rilevanti di altre. Un vocabolario, infi-
ne, che a sua volta si correla a b e n precisi presupposti ester-
ni a quel lessico. Sono, nel caso che ci interessa, presup-
posti psicologici, antropologici, sociologici, filosofici. Co-
me dire che, se io uso un certo vocabolario, ho già tacita-
m e n t e adottato u n a certa pre-interpretazione del mio self
interiore, del mio agire sociale e delle o p p o r t u n i t à che que-
sto m i o essere/agire h a n n o di dar senso a u n a p a r t e di
m o n d o — o di modificarne la percezione mia e di altri.
U n a p r i m a implicazione di questo approcciò alla passio-
ne è l'assunto della sua n a t u r a i n t i m a m e n t e semantica., o se-
mantizzatrice. U n a seconda implicazione, che mi p r e m e an-
cora di più, è l'assunto della sua metamorfica storicità. N o n
esistono, malgrado labili indizi in contrario, passioni uni-
versali-eterne. Q u a n d o ne parliamo in termini di questo ti-
po, o p e r i a m o di solito vertiginose astrazioni e generalizza-
zioni, c h e d i c o n o insieme t r o p p o e t r ò p p o p o c o sulle pas-
sioni cui ci stiamo riferendo effettivamente. In verità, se è in-
negabile che i linguaggi cambiano, altrettanto innegabil-
m e n t e cambiano i linguaggi delle passioni (o le passioni co-
me linguaggio). Per questo, fatta salva la legittimità di ac-
certare le relative invarianze di alcune passioni, a p p a r e cru-
ciale esaminare le ragioni e i m o d i del loro m u t a m e n t o . N o n
solo p e r mostrare questo stesso m u t a m e n t o , e il sotterraneo
trasformarsi dei modelli psico-antropologici che le ispirano:
ma anche colFobiettivo di evidenziare che le passioni, ap-
p u n t o , si modificano. Che sono intrecciate col nostro destino
di u o m i n i mutevoli e «cercanti» (per usare la bella espres-
sione di Robert Nozick), coinvolti in un destino storico il
quale, trasformando i nostri criteri e bisogni, trasforma del
pari i nostri desideri e passioni. Che p e r t a n t o n o n sono, que-
ste ultime, degli Assoluti-abitanti, in un I p e r u r a n i o l o n t a n o .
Che soltanto se colte nel loro divenire aperto, imprevedibi-
le, al di là degli statici a p p r o d i del Bene e del Male esse con-
6 Storia delle passioni

servano la loro cifra sommovitrice (passione c o m e emozio-


ne e, a p p u n t o , sommovimento) e la loro natura, u m a n a
molto' u m a n a , che a noi sta a c u o r e .

La corporeità delle passioni e il loro 'oltre '

Q u a n t o p r e c e d e mostra, tra l'altro, che la prospettiva


definita e r m e n e u t i c a è b e n lungi dal voler semplificare il
p r o b l e m a delle passioni. Essa mira anzi ad evitare un ap-
proccio riduttivo, m o n o c o r d e a tale problema. L'interpre-
tazione della passione, c o m e apparato significante connes-
so a interessi e finalità molteplici stimola infatti ad am-
mettere, e a compiere, letture diverse delle passioni stesse:
letture che, p u r p u n t a n d o a dire la-verità sulle passioni,
n o n p r e s u m o n o di dire l'unica verità su di esse. L'interro-
gazione p i ù p r o p r i a della p r o c e d u r a e r m e n e u t i c a è del ti-
p o : ' p e r c h é si parla di un d e t e r m i n a t o a r g o m e n t o in un de-
terminato m o d o ? ' . E a n c h e : ' c h e cosa questa modalità di
parlare ci dice del soggetto che così parla, e dei suoi pre-
supposti e credenze generali?'.
Alla luce di tale premessa, lo studioso dovrebbe riesa-
m i n a r e le principali d o m a n d e / r i s p o s t e sulla n a t u r a delle
passioni, sìa p e r coglierne il senso e le implicazioni, sia p e r
c a p i r e che cosa si esprime in esse di più generale e profon-
d o (riguardante, a d esempio, u n a d e t e r m i n a t a auto-inter-
pretazione dell'uomo:, e. del sapere c h e lo c o n c e r n e ) . Im-
possibile, ovviamente, c o m p i e r e qui u n a ricognizione si-
stematica di questo tipo. Mi vorrei limitare ad accennare
ad u n a interpretazione della passione c h e chiamerò, in mo-
do l a r g a m e n t e approssimativo, fisicalistica. Per essa la pas-
sione si inserisce tutta, senza residui dì sorta, e n t r o la di-
m e n s i o n e c o r p o r e a d e l l ' u o m o . Correlativamente, il solo sa-
p e r e legittimato a dire rigorosamente le passioni è quello
costituito dalle n e u r o - e dalle bio-scienze. Sulle prime, ri-
conosciamolo, il q u a d r o teorico in cui 'tale interpretazione
5. Moravia Esistenza e passione 7

viene inserita p a r e diffìcilmente contestabile. N o n è forse


vero, oggi, nell'età della secolarizzazione e della scienza de-
g n a di questo n o m e , c h e l ' u o m o è f o n d a m e n t a l m e n t e cor-
poreità? C h e tutte le sue presunte c o m p o n e n t i *altre' (ani-
m a , psiche...) sono state relegate nell'armadio delle vec-
c h i e speculazioni metafisiche? E c h e d u n q u e la passione
deve essere ripensata nel contesto dì questa immagine 'cor-
poreistica' d e l l ' u m a n o ?
Certo, q u a l c u n o p o t r e b b e osservare che le premesse di -
cui sopra sono assai più debitrici di q u a n t o sembri p r o p r i o
del m o d o di p e n s a r e metafisico che si era voluto bocciare.
Quel ' c o r p o ' e quel ' n o n - c o r p o ' di cui p a r l a n o n o n sono,
presi di p e r sé, assai dubbie astrazioni? N o n a p p a r t e n g o n o
a un pensare p e r dicotomie e universalia di cui la 'vera'
Scienza - e con essa anche la ' b u o n a ' Filosofia - n o n san-
no che farsi? Ma lasciamo p u r e da parte queste questioni
(che p u r e sono ancora in attesa di risposta). Sottolineiamo,
invece, che la lettura della passione di cui sopra n o n deve
suscitare un rifiuto categorico. Potrebbe infatti trattarsi di
un'interpretazione lecita e a n c h e fruttuosa. Nessuno, oggi,
nega seriamente la stretta relazione tra c o r p o e passione.
Quest'ultima, anzi, sembra p r o p r i o essere la manifesta-
zione più immediata del p r i m o : l'espressione che salta le
mediazioni e i détours costruiti in altra sede p e r e s p r ì m e r e
direttamente le 'voci di d e n t r o ' che pulsano in noi. Cio-
n o n o s t a n t e , a n c h e ammesso tutto, ciò (e q u a n t o si potreb-
be aggiungere a tale proposito), a molti pare che l'intera
faccenda vada accostata con più cautela.
Se ci si p e n s a b e n e , ciò c h e noi viviamo e n o m i n i a m o
come passione n o n sì identifica c o m p l e t a m e n t e c o n nessun
pezzo di corporeità: con nessun processo neuropsìcoiogi-
co e / o biochimico. È vero che se alteriamo tali processi an-
che la passione ne risente (cresce, decresce, cambia, si a n -
nulla). Ma è altrettanto vero c h e se q u a l c u n o volesse co-
gliere la passione d ' a m o r e con s t r u m e n t i esclusivamente fi-
sici coglierebbe n o n tanto quella passione, coi suoi con-
8 Storia delle passioni

notati e sensi specifici, q u a n t o u n a d e t e r m i n a t a situazione


neuropsicologico-biochimica: u n a situazione che di' p e r sé
n o n rivela l'effettiva identità psicologica, antropologica, re-
lazionale di tale passione, n o n c h é le promesse* de bonheur (o
de malheur), c h e p u r e , nella nostra concreta esperienza, fan-
no p a r t e n o n accessoria ma costitutiva di essa. Ciò n o n "im-
plica in a l c u n m o d o , si badi, la reintroduzione nel discor-
so sulla passione di elementi spiritualistici o metafisici. Di
recente, n o n è stato un metafìsico ma u n o scienziato c o m e
il n e u r o b i o l o g o Jean-Didier Vincent a p r o p o r r e un'inter-
pretazione delle passioni in termini n o n riduttivamente fi-
sicalistici. Per Vincent le passioni n o n implicano soltanto-
l'esistenza di un attivo milieu mtérieur, un sistema di ghian-
dole i m p e g n a t e nella p r o d u z i o n e di s e m p r e nuovi e «flut-
tuanti» equilibri e n t r o l'organismo u m a n o (questo model-
lo- di « u o m o ghiandolare» è convincentemente contrappo-
sto all'assai più semplificato e deterministico modello dì
«uomo n e u r o n a l e » proposto da Jean-Pierre C h a n g e u x ) . Es-
se implicano a n c h e l'esistenza di un insieme di referenti
che Vincent chiama «extracorporei». Quest'ultimo termi-
ne p u ò n o n piacere, e p u ò generare q u a l c h e equivoco. In
realtà basta leggere con attenzione l'opera d e l o studioso
francese (intitolata, si badi, Biologia delle passimi) per con-
statare che questi è b e n lungi dal voler costruire ontologie
binarie o triadiche à là manière- de un Popper-Eceles. Sulla
scorta delle sue indicazioni, p o t r e m m o chiamare "extra-
c o r p o r e o ' l'universo di quei correlati intenzionali, conte-
stuali, simbolici, normativi senza i quali determinati feno-
m e n i restano delle m e r e pulsioni fisico-somatiche, prive di
qualsiasi effettiva connotazione passionale.
Sì p r e n d a , n e l ' a m b i t o della vita c h e ci ostiniamo a chia-
m a r e psichica, il caso della credenza. I n d u b b i a m e n t e la sua
genesi e il suo sviluppo s o n o legati all'attivazione di deter-
minati agenti di tipo fisico. Ma la credenza reale, la creden-
za quale n o i la esperiamo c o n c r e t a m e n t e , n o n è mai solo
questo. Noi, ad esempio, esperiamo la credenza c o m e ere-
S. Moravia Esistenza e passione

denza in qualcosa, c o m e stato da r a p p o r t a r e a un certo ordi-


ne di aiteri e diurni, c o m e condizione indissolubilmente in-
trecciata a eventi e domande altre (in particolare alla d o m a n -
da sulla giustezza della c r e d e n z a ) . O r b e n e , un discorso ana-
logo vale anche p e r la passione. Q u a n d o il sociobiologo
Edward O. Wilson sostiene c h e la competitività (una passio-
ne tortissima, c o m e o g n u n o sa) è p r o d o t t a da un determi-
nato gene, sentiamo che la tesi è insoddisfacente. Certo, è
possibile che ogniqualvolta si p r o d u c e u n o stato competiti-
vo vi sia, dietro (o ' d e n t r o ' ) , l'azione di certi geni. Ma è al-
trettanto certo c h e la competitività n o n mi appare tale fuo-
ri da u n a precisa rete di riferimenti comportamentali, etici,
assiologia., relazionali. O r a questa rete, se i n d u b b i a m e n t e
n o n i m p o n e l'esistenza di principi/valori spirituali, altret-
tanto i n d u b b i a m e n t e n o n coincide con eventi e processi
strettamente fisici. Rimanda, invece, a un contesto- lato sensu
culturale. È solo all'interno di u n ' i n t e r p r e t a z i o n e storica-
m e n t e d e t e r m i n a t a dell ' e ssere./ agire u m a n o e di un sistema
di n o r m e parimenti d e t e r m i n a t o c h e diventa possibile par-
lare della competitivita: tanto è vero che, c o n b u o n a p a c e di
certi bio-antropologi e di certi etologi, ciò e h ' è dato coglie-
re r e a l m e n t e è n o n già la competitività in « q u a n t o diverse
forme di c o m p o r t a m e n t i competitivi, connessi a p p u n t o a
premesse e criteri e s t r e m a m e n t e differenziati (per cui u n a
condotta percepita c o m e competitiva in u n a certa area so-
cioculturale p u ò essere percepita in m o d o c o m p l e t a m e n t e
diverso in u n ' a l t r a area)...
Tutto ciò ha un rilievo cruciale nell'analisi di qualsiasi
atto o stato a p p a r t e n e n t e all'universo u m a n o , ivi incluse
quelle che chiamiamo passioni. Sarà n o n tanto la cosa stes-
sa (l'atto, lo- stato) q u a n t o il particolare interesse cognitivo col
quale la accostiamo che ci spingerà ad accentuare questa
o quella tra le varie c o m p o n e n t i - in realtà inestricabili -
co-operanti in ciò che i n t e n d i a m o esaminare. Su un p i a n o
generale, ciò c h e ci consentiamo a proposito del t e m a da
cui siamo partiti ('corporeità' ed "extracorporeità' dei co-
10 Storia delle passioni

istituenti delle passioni) è solo il suggerimento che geni, si-


napsi n e u r o n a l i , processi biochimici e q u a n t ' a l t r o s o n o es-
senzialmente condizioni necessarie..per il prodursi degli stati
passionali: necessarie nel senso p r e g n a n t e che sono indi-
spensabili, e c h e c o n c o r r o n o attivamente a tale produzio-
n e . N o n sono peraltro condizioni sufficienti: nel senso che,
a l m e n o e n t r o determinati p r o g r a m m i di ricerca, a p p a i o n o
altrettanto necessari altri referenti qualificativi,, oggetto di in-
dagini n o n coincidenti con quelle-di tipo-tisico. In effetti,
a n c h e la c o m p r e n s i o n e del desiderio e del progetto più ele-
m e n t a r e ( m a esistono desideri e progetti r e a l m e n t e 'ele-
mentari'?) richiede il coglimento di schemi assiologico^-ià-
tenzionall agenti sia. nella storia soggettiva c h e nella dimen-
s i o n e contestuale dell'individuo, desiderante-progettante.
Allo stesso m o d o , l'analisi della passione n o n p u ò certo
esaurirsi nell'analisi q u a n t o si voglia rigorosa di d e t e r r a i
nate eccitazioni nervose. Essa reclama invece il coglimen-
to di u n a gamma-assai complessa di disposizioni, moventi,
costellazioni di significati disponibili nella -Lebenswelt del-
l'individuo appassionato, e da quest'ultimo miscelati se-
c o n d o modalità difficilmente riassumibili in cataloghi in-
vaiianti-apriori. Insomma, nulla di q u a n t o si manifesta nel-
l'ordine dei segni passionali visibìli si racchiude semanti-
c a m e n t e in quello stesso o r d i n e . Dietro/dentro di esso v'è
tutto'-un fervere di componenti'-che ci obbliga-a includere
nell'interpretazione dell'universo passionale tanti riferi-
m e n t i p e r così dire meta-naturali: riferimenti c h e si è soli-
t i c h i a m a r e , i n m o d o u n p o ' generico, 'culturali'.

L'interpretazione fisicalistica: ragioni teoriche e genealogia storica

A qualche studioso è parso che l ' o r i e n t a m e n t o qui ra-


p i d a m e n t e evocato prospetti un approccio alla passione
a p e r t o a interpretazioni fruttuosamente larghe, stimolanti
della passione medesima. È invece un fatto che l'indirizzo
5. Moravia Esistenza e passione 11

da noi d e n o m i n a t o fisicalistico ha assunto un atteggia-


m e n t o b e n diverso nei confronti del tema che ci interessa.
Per condensarlo in u n a formula certo, tranchante ma n o n
inesatta, si tratta di un atteggiamento ispirato al principio
definito (e criticato) vari a n n i fa da un filosofo della m e n -
te americano c o m e principio della nothingbutness: il princi-
pio del ' n u i r a l t r o c h e ' . E, per chiarire, la tesi secondo cui
l ' e n u n c i a t o 'la passione è X' significa n o n già (come p u r
p o t r e b b e ) la passione è. tra le tante altre cose, anche X',
b e n s ì ' J g passione è nuli'altro cheX'. Altrove ho indicato in
tale tesi u n o dei fondamenti di u n a «epistemologia al sin-
golare»: nell'universo del conoscere n o n si dà che una ve-
rità, n o n si dà c h e un asserto vero (vero, si badi, indipen-
d e n t e m e n t e dai contesti interrogativi e dai p r o g r a m m i di
ricerca riferentisi all'oggetto di studio). L'ulteriore carat-
teristica dell'indirizzo da me criticato è poi che tale inter-
pretazione 'singolaristi t a ' \ i e n e solitamente declinata in
termini materialistici. A questo p u n t o , la formula 'la pas-
sione è X' a p p a r e traducibile nell'ulteriore formula 'la pas-
sione è nuli'altro che un fatto fisico-materiale'.
A tale posizione, p u r variamente modulata, sono giunti
i più diversi scienziati. N o n è, come già accennato, u n a po-
sizione priva di certi supporti fattuali e di u n a sua logica: è
solo, ripetiamolo, u n a posizione e s t r e m a m e n t e riduttiva,
che costringe la ben più complessa fenomenologia della
passione entro binari t r o p p o stretti. Di fronte alla p e r e n -
torietà di questo o r i e n t a m e n t o appare necessario n o n solo
ricordare tutti gli altri 'fatti' che in tale prospettiva vengo--
no pericolosamente ignorati, ma a n c h e ri-assumere, su un
piano più generale, un atteggiamento ermeneutico, e por-
si d o m a n d e di questo genere: qua! è il significato com-
plessivo dell'opzione singolaristico-materialistica evocata
sopra? A quali bisogni profondi cerca di rispondere? A qua-
li obiettivi finali t e n d e , magari inconsciamente? "
La risposta può'essere, a n c h e a costo di inevitabili sem-
plificazioni, riassunta -nel m o d o c h e segue. Dietro il -modus
12 Storia delle passioni

operandi dell'opzione fisicalistica si profila anzitutto un de-


siderio di controllo delle passioni: un desiderio n o n tanto di
eliminarle (sarebbe un'astratta e inutile utopia) ma di 'ur-
banizzarle', p e r riprendere un b e n n o t o concetto-metafo-
ra di H a b e r m a s . La passione, infatti, è in primissimo luogo
un e l e m e n t o di perturbazione, è anzi il P e r t u r b a n t e p e r ec-
cellenza. Perturba e spaventa p e r la sua complessità e po-
tenza, e a n c o r p i ù p e r la sua refrattarietà ad essere tenuta
sotto vigilanza, o e n t r o u n a sequenza ragionevole di cause-
effetti. O r b e n e questo controllo, questa urbanizzazione
v e n g o n o perseguiti ri-(con)-ducendo il più possibile la di-
m e n s i o n e passionale e n t r o l'alveo c h e a p p a r e il più tran-
quillo, il più ruk-governed. Ci riferiamo all'alveo, all'univer-
so della fisicità. Per ragioni più storiche che teoriche (nes-
sun Destino ha imposto all'umanità d'Occidente di com-
piere certe scelte) tale universo è stato percepito e concet-
tualizzato secondo i metacriteri della visibilità, dell'or dine,
della n o r m a . E un universo che, accostato secondo deter-
m i n a t e p r o c e d u r e , esibisce sicure regolarità, ubbidisce a
leggi relativamente standard. Se questo è vero, c h e cosa ci
p u ò essere di più rassicurante che inserire la passione en-
tro l'universo fisico espresso, nel caso di specie, dalla cor-
poreità u m a n a ?
La passione, a questo p u n t o , diviene u n a c o m p o n e n t e
relativamente familiare della nostra esperienza. Risulta an-
zitutto visibile (o a l m e n o così p a r e ) . Diventa magari a n c h e
quantificabile. Diviene, soprattutto, qualcosa di governabi-
le e di manipolabile - come tutti gli enti fisici. Ben lungi
dall'essere eccedenza, eccesso, anomalia, la passione viene
a configurarsi c o m e u n a variabile, certo talvolta un p o ' in-
consueta, di un sistema di eventi dei quali si conoscono da
t e m p o l'essere e il divenire. La passione, insomma, abban-
d o n a la sua vecchia fisionomia di e m o z i o n e soggettiva p e r
e n t r a r e nel novero di determinati dinamismi oggettivi. Se-
parata dal soggetto passionale, diventa a p p u n t o un objet un
5. Moravia Esistenza e passione 13

objet situato e n t r o l'arco di m o n d o (o di vissuto) sorveglia-


to dal Logos.
Questo Logos n o n è u n a figura astratta. È q u e i r Homo
cogitans e calculans venuto p r e p o t e n t e m e n t e alla ribalta so-
prattutto a partire dall'età della rivoluzione scientìfica. N o n
già che p e r tale U o m o la passione n o n esistesse. Si voleva
(egli voleva) semplicemente che esistesse in un certo mo-
d o : in un m o d o rispettoso, inoffensivo. In un m o d o , quan-
to m e n o , consonante con le funzioni del Pensiero e del Cal-
colo. Per questo, ripetiamolo, la passione nel '500 n o n è
stata affatto negata. La si è, invece, razionalizzata. La si è
separata da certe matrici considerate t r o p p o aliene e in-
comprensibili: matrici di frontiera, matrici n o m a d i , matri-
ci ribelli. Si è cercato di racchiuderla e n t r o precise archi-
tetture anatomiche, o entro processi di cui si credevano di
conoscere in anticipo regole e sbocchi (e se alcune passio-
ni i m p o n e v a n o la loro eccezionalità, e b b e n e n o n è forse
vero che l'eccezione conferma la regola?). A n c h e nell'am-
bito artistico-letterario la passione seicentesca ha sì spesso
un'allure serio-tragica: ma quasi altrettanto spesso ( n o n
s e m p r e , è chiaro) quell'esprit de sérieux e de tragique viene
incluso, direttamente o indirettamente, e n t r o categoremi
etico-psico-antropologirì - chiamiamoli i categoremi della
Classicità — che ne m o d e r a n o , deformandolo, il p a t h o s au-
tenticamente passionale.
Ma è soprattutto in ambito filosofico c h e la passione sei-
centesca conosce la sua neutralizzazione p i ù radicale, o la
sua p i ù alta sublimazione (i d u e percorsi sono in realtà p e r
p i ù versi simili: il loro traguardo è, a mio avviso, un so-
stanziale esorcismo della passione). Per il p r i m o caso pen-
so a Cartesio, p e r il secondo a Spinoza. Nelle Passioni del-
l'anima quegli che amava chiamarsi il filosofo «maschera-
to» ci offre, p e r dirlo in m o d o un p o ' r u d e , tutto ciò che
della Passione è irrilevante, o strumentale, o 'vettoriale'.
L'apparato tecnico p e r l'esercizio della vita passionale ci
viene offerto con g r a n d e dovizia di particolari (incidental-
14 Storia delie passioni

m e n t e : c o m p l e t a m e n t e sbagliati; ma non è certo' questa la


principale fante à Descartes). Ciò che invece m a n c a è la pas-
sione stessa: m a n c a l'elemento realmente peculiare, diffe-
renziale, inquietante, a rischio, della vita appassionata. Gra-
zie alle Passioni dell'anima qualcuno ritenne di avere Final-
m e n t e d o m a t o ( d o m a t o fisicalizzandole) le passioni. Di po-
terle q u i n d i seguire passo passo, e in ogni loro vicenda, at-
traverso un Logos osservativo-analitico cui nulla sfugge, e
che tutto sa ricondurre dal p i a n o di certe sembianze intri-
se di sensi molteplici e ambigui a u n a fisica cinematica mo-
re geometrico expticata. In realtà tale coglimento, apparente-
m e n t e esaustivo e rigoroso, afferra n o n tanto le passioni in
quel poco o molto c h e o p e r a n o nella nostra esperienza-vis-
suta, q u a n t o (nell'ipotesi migliore) dei m e r i simulacri, dei
modelli ideali di esse. Dei modelli c h e in verità, invece di
esprimere gli effettivi qualia passionali, sono poco-più c h e
la proiezione, su un d e t e r m i n a t o schermo rappresentativo,
dello stesso Logos recitante la parte, in carpare physko, del-
la passione. Ma la vera Passione, naturalmente, è altra, e
•'altrove.
• Il discorso' sulle passioni in-Spinoza dovrebbe svolgersi
s e c o n d o un percorso molto diverso da quello a p p e n a se-
guito p e r Cartesio — a n c h e p e r c h é Spinoza è, in quest'am-
bito, infinitamente più ricco e nuance dell'autore delle Pas-
sioni dell'anima. Tuttavia, p e r i particolari fini c h e qui ci in-
teressano, a l m e n o alcuni risultati n o n cambiano. Ancora
una volta ci 'troviamo di fronte a un q u a d r o della,'vita pas-
sionale i n d u b b i a m e n t e n o n tutto da accantonare, ma al-
trettanto i n d u b b i a m e n t e m o l t o riduttivo. Passioni ridotte,
di nuovo, a espressioni di un Logos. Passioni c o m e clavi-
cembali ben temperati; Passioni c o m e parvenze e veicoli di
-Un'Armonia che-ci trascende — e n o i d o v r e m m o lasciarci
guidare da essa senza ascoltare le nostre così dissonanti e
diverse 'voci di d e n t r o ' . I n s o m m a nel "800 l'Ordine regna
Sulle passioni. Appetiti, pulsioni, istinti, protensioni- irresi-
stibili verso l'altro e Foltre ì n t r a m o n d a n o s o n o - s p e s s o igno-
S. Moravia Esistenza e passione 15

rati, taciuti o interpretati s e c o n d o prospettive variamente


idealizzate. U n a delle tesi p i ù o m e n o s o t t e r r a n e a m e n t e ri-
correnti è che la passione è altro da quel c h e sembra: n o n
u n a forza oscura dai complessi natali e dalle n o n m e n o
complesse implicazioni, ma u n a forza virtualmente ogget-
tivata o oggettivabile, de-limitata, sotto controllo - e, so-
prattutto, inserita in un syst'eme che tutto razionalizza o giu-
stifica in r a p p o r t o a determinati principi precostituiti.

La 'cultiiralìtà' della passione

Naturalmente quello che p o t r e m m o chiamare il para-


digma seicentesco delle passioni n o n solo a m m e t t e molte
eccezioni ma ci s e n e essenzialmente p e r q u a n t o suggeri-
sce su t e n d e n z e e bisogni m o l t o p i ù vicini a noi nel t e m p o .
Il p u n t o è c h e ancor oggi l'esigenza di visibilizzare, quan-
tificare, normalizzare a n c h e il m o n d o psico-antropologico
appare assolutamente centrale. Cerchiamo, oggi c o m e ie-
ri, di rassicurarci. Di immaginarci u n a regolarità a n c h e , e
soprattutto, là dove s e m b r a n o r e g n a r e la complessità e il
caos. E p r o r i a m o a realizzare questa regolarità reinterpre-
tando gli agenti di tale caos/complessità - a cominciare
dalle passioni - c o m e c o m p o n e n t i del tutto naturali della
nostra esperienza. La natura, evidentemente, rassicura più
della cultura.
S e n o n c h é noi n o n siamo solo gli eredi della rivoluzione
scientifica. Abbiamo letto altri testi, vissuto altre esperienze,
sofferto dubbi e crisi p r o f o n d e . U n a riflessione p i ù fine e
p e n e t r a n t e ci ha reso consapevoli che la passione p o t r e b b e
essere qualcosa di infinitamente p i ù problematico di quan-
to la p r e c e d e n t e narrazione aveva raccontato. Abbiamo al-
lora voluto rivisitare l'universo passionale in u n a nuova pro-
spettiva, secondo nuovi interrogativi e nuovi criteri.
In p r i m o luogo, rista la forza del trend naturalistico, d u e
parole sulla 'culturalità' della passione. In verità alcuni cen-
16 Storia delk passioni

ni a questo riguardo sono già stati, forniti., e q u i n d i il discor-


so p o t r à essere assai breve. La passione è certo natura, è cer-
to (lo si è detto) voce, linguaggio del corpo: ma n o n è sol-
tanto questo. N o n bisogna confondere passione con pulsione.
Quest'ultima è espressione immediata dell'organismo so-
matico: dei .suoi- appetiti, e bisogni istintuali. La prima è in-
vece il p r o d o t t o di u n a complessa, enigmatica, relativamen-
te imprevedibile elaborazione, l'elaborazione di un bisogno
che t e n d e a un determinato' fine selezionandolo tra varie of-
ferte disponibili. In effetti, n o n ci si appassiona p e r n 'impor-
te quoi. La passione è in larga misura il frutto di u n a scelta
c o m p i u t a nelle profondità del nostro essere. Si tratta di u n a
scelta a l m e n o inizialmente inconsapevole, ma che poi, cre-
scendo, acquista u n a s e m p r e maggior intenzionalità co-
sciente. Il soggetto appassionato costituisce, definisce, affa-
bula s e m p r e più attivamente (e arbitrariamente) il suo objet
depassion. Ed è a partire da questa fase che intervengono gli
elementi 'culturali'. Essi si c o n n e t t o n o al fatto c h e il sogget-
to in questione n o n sviluppa la sua passione in u n a sorta di
vuoto p n e u m a t i c o . Al contrario, la passione cresce e si de-
termina in u n a realtà fittamente popolata. I suoi abitanti so-
n o , a p p u n t o , abitanti 'culturali': segni, simboli, m e m o r i e ,
attese, regole, valori. Ben lungi dal p o t e r p r o c e d e r e in mo-
do autopoietico, la passione deve attraversare questa realtà,
deve incontrarsi e scontrarsi con questi abitanti. Anzi è pro-
p r i o dal cimento con loro che la passione acquista quella fi-
sionomia s e m p r e più n e t t a cui segretamente aspirava. Così,
ad esempio, la passione d ' a m o r e si precisa intrecciandosi
coi molteplici 'stili' che la tradizione culturale m e t t e a no-
stra disposizione (si a m a anzitutto s e c o n d o un'inclinazione
personale, ma a n c h e , e p i ù di q u a n t o n o n s'immagini, p e r
l'influenza di vari modelli: il 'modello-Petrarca', il 'modello-
Sade', il 'modello-Proust'...). A n c h e la passione civile assu-
me il suo volto più m a t u r o abbeverandosi- alle diverse sor-
genti offerte, di nuovo, dalla tradizione culturale. È c o m e se
l'individuo vocato alla passione fosse irresistibilmente solle-
S. Moravia Esistenza e passione 17

citato a confrontarsi con le occasioni, le potenzialità passio-


nali proposte d a i contesto- di appartenenza. È a n c h e p e r
questo che nella genealogia della passione, ' n a t u r a ' e 'cul-
tura' (vale a dire passionalità soggettiva statu nascenti e og-
gettività di ideali passionali in qualche m o d o codificati) si
m e d i a n o in m a n i e r a organica e indissolubile.

La passione come impegno e come trasgressione

C h e cosa si coglie risalendo, al di là del s o m a e della psi-


che, alle prime scaturigini di questa genealogia? Credo, an-
zitutto, che vi si colga n o n tanto u n a 'cosa' q u a n t o u n a 'non-
cosa': n o n tanto u n a presenza q u a n t o un'assenza. La pas-
sione muove, in effetti, da u n a situazione di mancanza, di bi-
sogno - sia p u r e m o l t o sui generis. È la m a n c a n z a / b i s o g n o di
chi, p u r carente dì qualcosa, riesce u g u a l m e n t e a perseguir-
la, avendone u n a sorta di p r e c o m p r e n s i o n e che, nello svi-
lupparsi della vicenda passionale, sì andrà s e m p r e più illu-
m i n a n d o . C o m e la passione è essenzialmente u n a forte cre-
denza, così l'appassionato è per p i ù versi un tenace creden-
te. Crede in un altro, in un oltre, in un meglio. N o n è ovvia-
m e n t e necessario attribuire a questi termini alcun significa-
to trascendente. Ma, altrettanto- certamente, l'appassionato
confida nel darsi di un'alterità in g r a d o di realizzare, per lui,
u n a forma dì c o m p l e t a m e n t o . La passione è s e m p r e passio-
ne di, o in, X: q u a n t o dire che l'appassionato avverte l'esi-
stenza dì u n a cosa - un valore, u n a figura, u n a condizione -
diversa da sé, e da lui i n t e n s a m e n t e desiderata s e c o n d o mo-
dalità in larga misura personali. Ecco, forse, il p r i m o para-
dosso in cui ci imbattiamo: l'appassionato è, insieme, un sog-
getto fortemente assorbito dal suo sentire/volere individua-
le - d u n q u e dal suo sé, dal suo essere - e un soggetto altret-
tanto fortemente assorbito da un'alterità che n o n è lui.
N o n basta. In d e t e r m i n a t e fasi del processo passionale (la
passione n o n è quasi mai un m e r o coup de fonare, è piuttosto
18 Storia delk passioni

u n a stona p i e n a di svolte e di colpi di scena) la passione ten-


de a esaltare tale alterità. S o n o le fasi in cui p a r e quasi che
nell'appassionato vi sia solo la presenza invasiva di u n a de-
t e r m i n a t a realtà altra, oggettiva, che gli si offre ut sic e c h e
viene desiderata in m o d o immediato. Poi, invece, qualcosa
cambia. È c o m e se l'appassionato si andasse in qualche mi-
sura a u t o n o m i z z a n d o dal s o g g e t t o / o g g e t t o della p r o p r i a
passionalità. Ciò n o n tanto nel senso di u n a vera e p r o p r i a
separazione da ciò di cui ci si è appassionati, q u a n t o nel sen-
so di un'accresciuta capacità di investimento affettivo per-
sonale, di un'accresciuta volontà di vivere u n a d e t e r m i n a t a
scelta emotiva in m o d o libero e p r o p r i o .
E a questo p u n t o che la passione diventa passione in u n a
delle accezioni più peculiari della parola. E allora, infatti,
eh' fa iniziativa anticonformista e creativa, decostru-
zione di miti e idées recues, trasgressione di vincoli e regole,
costituzione di condizioni o sentimenti o stati alternativi.
Né si deve c r e d e r e che in tali situazioni sia la sola realtà ad
essere scompaginata. A n c h e e soprattutto il self registra in
se stesso u n o s c o m p a g i n a m e n t o e, insieme, il segreto desi-
d e r i o ch'esso vada, p e r così dire, fino in fondo: che impli-
chi un radicale rinnovamento della p r o p r i a identità e il ri-
sveglio di energie fino a ieri latenti e dì cui soltanto o r a egli
intuisce, turbato, l'esistenza.

La passione e la riscoperta moderna della sensibilità

Quest'ultima osservazione ci spinge a spostare il fuòco


della nostra attenzione ' dalla passione aH"appassionatol.
C h e cos' è la passione a parte subjectù A n c h e qui, perfino inu-
tile dirlo, si tratta n o n tanto di dire c o m e s t a n n o 'oggettiva-
m e n t e ' le cose, e tanto m e n o di esprimere a loro proposito
l'unica interpretazione autorizzata. Si tratta piuttosto di ri-
levare quei tratti della fenomenologia della passione nel sog-
$.. Moravia Esistenza e passione

getto appassionato c h e oggi, n e i nostro contesto e dati ì no-


stri presenti interessi, ci p a i o n o i più significativi.
Il p r i m o collegamento che viene fatto di stabilire è quel-
lo tra la passione e il sentire. La passione è anzitutto un sen-
timento variamente intenso, tenace, profondo. Ma il sentire,
se certo appartiene a u n a sotta di c o r r e d o archetipico del-
l'uomo, n o n p e r questo è u n a funzione s e m p r e desta e di-
sponibile - o s e m p r e desta e disponibile allo stesso m o d o . Si
tratta, al contrario, di u n a facoltà e s t r e m a m e n t e delicata,
che p r o p r i o p e r la sua n a t u r a è sottoposta a m u t a m e n t i —
rafforzamenti, esaltazioni, ma a n c h e indebolimenti e rat-
trappimenti — assai forti. Il sentire, insomma, p u ò imporsi
c o m e forza e g e m o n e : ma p u ò a n c h e restringersi, contrarsi,
quasi sparire. Correlativamente, la passione è anch'essa u n a
condizione discontinua, precaria: c h e p u ò esserci, m a p u ò
a n c h e trovarsi nel'impossibiiità di essere. H M o d e r n o (su
ciò t o r n e r e m o ) ha a m a t o il sentire e la passione in m o d o
molto più a m b i g u o e riduttivo di q u a n t o si creda c o m u n e -
m e n t e . Il s u o ideale s u p r e m o era, lo si è a c c e n n a t o , piutto-
sto il Logos. Ciò in cui aveva investito le sue p i ù ambiziose
energie era la costituzione di u n a civiltà governata dalla Ra-
gione e dalla -Conoscenza. 1. sentire, invece, è stato spesso
guardato con sospetto: considerato un livello a p p e n a auro-
rale della Bildung u m a n a , ambito di funzioni inferiori e fa-
cilmente deviabili dal retto c a m m i n o de clnritate in claritatem.
Espressione estrema del sentire, la passione ha sofferto di
conseguenza il peso di un sospetto, se n o n di u n a condan-
na, .-assai severi: passione c o m e dissipazione, passione c o m e
n o n c u r a n z a del Logos, passione c o m e digressione o tra-
sgressione rispetto alla condotta razionale-equilibrata.
Ma il sentire n o n s e m p r e ha subito passivamente le sva-
lutazioni o le sottovalutazioni, né tanto m e n o i sospetti o
le c o n d a n n e , di cui sopra. Talvolta, anzi, ha riscoperto sen-
za complessi l'irriducibile centralità delle sue funzioni. Al-
la fine del '700 un modesto médecin-fhilosophe francese, Pier-
re-Georges Cabanis, avanzava u n a tesi c h e metteva di fatto
20 Storia delk passioni

in discussione il principio p i ù celebre dell'intera filosofia


cartesiana. Al cogito di Cartesio Cabanis contrapponeva (o
forse, p i ù c o r r e t t a m e n t e , giustapponeva) la sensibilité. E al-
l'assunto col quale Cartesio connetteva la dimensione del-
l'esistenza al manifestarsi del pensiero, l'esponente degli
idéologues appariva deciso a sostituire u n a b e n altra con-
nessione: quella tra esistenza e sensibilità. C o m e scriveva con
molta fermezza nei suoi Rapports du physique et du moral de
l'homme, «c'est du m o m e n t q u e nous senlons q u e n o u s som-
mes». U n a frase di disarmante semplicità (come, d'altron-
d e / q u e l l a di Cartesio): al p u n t o che vien fatto di chieder-
si se Cabanis fosse consapevole della portata rivoluzionaria
delle sue parole.
Giacché di rivoluzione si è davvero trattato. A n c h e in-
d i p e n d e n t e m e n t e dal p r o b l e m a se Cabanis volesse o m e n o
criticare in u n a certa sede il razionalismo cartesiano, sta di
fatto che nessuno p r i m a di lui aveva con altrettanta deter-
minazione p r o p o s t o u n ' i m m a g i n e psico-antropologica del-
l ' u o m o fondata sulla sensibilità, sul sentire. U n a concezio-
ne, sì badi, che risultava tanto più innovatrice e d i r o m p e n t e
in q u a n t o tale sentire veniva ancorato, esplicitamente e si-
stematicamente, alla vivente materialità dell' organisatioh
physique, cioè della corporeità. Quello delineato da Cabanis
è un u o m o in cui le funzioni dell'«me sono- risolte, senza
residui, n e i processi fisiologico-istintuali del corps. È peral-
tro un u o m o che p o c o o nulla ha a che fare col neomec-
canicismo un p o ' semplicìstico di chi, c o m e ad esempio La
Mettrie, aveva identificato V nomine con u n a machine. Il mo-
dello' antropologico cabanisiano ci a p p a r e straordinaria-
m e n t e m o d e r n o p e r c h é n o n delinea u n uomo-macchina
ma un uomo-organismo, abitato da istinti, pulsioni, appe-
titi - tra i quali la sensibilità è l'energia primaria, la forza
f o n d a n t e del vivere.
Le conseguenze riguardanti il nostro t e m a inscritte in
queste posizioni n o n si fanno certo m a n c a r e . "L'homme sen-
sìlif di Cabanis è, p e r ciò stesso, homme de désir. La sensibilité
S. Moravia Esistenza e passione 21

1
genera bisogni, brame, relazioni. Genera, soprattutto , pas-
sioni. P r o f o n d a m e n t e persuaso dell'identità tra fonti del vi-
vere e fonti della sensibilità, F a u t o r e dei Rapports rivisita le
passioni c o n u n o spirito p r o f o n d a m e n t e nuovo: quello di
chi n o n è p i ù disposto a scorgervi dei meri dérangemmts dal
'giusto' o r d i n e naturale,, tanto m e n o dei vices psìcologico-
etici, p e r c h é vi coglie invece delle manifestazioni partico-
l a r m e n t e intense dell'essere vitale. Basterebbe vedere, a ta-
le proposito, il m o d o in cui Cabanis riesamina le passioni
d ' a m o r e , anzi le passioni del sesso. Qualsiasi autocensura,
qualsiasi pruderie in tale ambito - ammonisce il nostro mé-
derin-philosophe — sarebbero assolutamente fuori luogo. Il
sesso è corpo: è anzi u n a c o m p o n e n t e essenziale della vita
e del suo riprodursi. La passione sessuale è semplicemen-
te il linguaggio attraverso cui il c o r p o esprime talune sue
inderogabili esigenze. Se tale passione dovesse manifestare
qualche aspetto a n o m a l o o inatteso, il sapere studierà con
pacatezza il problema. Diversamente, savoir, philosophie e
bon srns accoglieranno la passione in questione e n t r o l'am-
bito di u n a vita sana e articolata. Senza passione, sembra
voler dire Cabanis, la vita n o n è più veramente vita. Forse,
n o n è più n e a n c h e sopravvivenza.
L'erede nella tradizione intellettuale e u r o p e a di questo
lascito' teorico di Cabanis è, c o m e i francesisti b e n s a n n o ,
Stendhal. Lettore entusiastico (per sua stessa testimonian-
za) dei Rapports du physique et du moral de l'homme, Stendhal
n o n avrebbe scritto le sue pagine De l'amour, né ci avrebbe
d o n a t o alcune suggestive anatomie della passione senza la
rivoluzione cabanisiana. Ma qui n o n è certo il caso di in-
dugiare sull'autore di Le rouge et le noir. L'essenziale, nel
presente contesto, era di sottolineare a d e g u a t a m e n t e il m o -
m e n t o storico-teorico in cui la passione a b b a n d o n a il rare-
fatto c a m p o della riflessione etica p e r farsi accogliere nel
b e n diverso c a m p o della riflessione antropologica. In quel
c a m p o nel quale la passione attesta anzitutto l ' i m m a n e n t e
in t r a m o n d a n i t à del suo essere, la sua coincidenza con le
22 Storia delie passioni

energie c h e alimentano: la vita, la sua a p p a r t e n e n z a a un


orizzonte situato- .al di là d e l B e n e e del Male.

// perturbante passionale: soggetto, relazione, contesto

Certo, la passione m o d e r n a n o n è tutta e soltanto, realtà


domestica: la m a n s u e t a suddita di un sapere c h e s ì è solo f

e m a n c i p a t o dagli stretti binari della tradizione etico-meta-


fisica e dell'ingannevole ciarle razi onalistico-meccanicistica
del cartesianismo... N o n è n e p p u r e mera, régénération indo-
lore di un o r g a n i s m o psicofisico' deciso, a p p u n t o , a'rina-
scere dietro l'impulso vivificatore delle fortes passionali. La
passione, in realtà, è spesso a n c h e qualcosa di infinita-
m e n t e p i ù complesso e p e r t u r b a n t e - e i suoi tratti c h e p i ù
attirano la nostra attenzione sono soprattutto questi ultimi.
Essa è anzitutto, p e r riprendere u n a tesi già avanzata so-,
p i a , u n sentire naturale c h e include molti elementi meta-
naturali: intenzionali, simbolici, goal-oriented. E, in effetti,
un sentire c h e p u n t a a un fine, e che vi p u n t a in m o d o for-
te, p e r e n t o r i o , unilaterale. La passione ha. in effetti qual-
cosa di assorbente, dì m o n o c e n t r i c o , c h e 'talvolta sfocia nel-
l'ossessione o nella m a n ì a (per questo a p p a r e a tanti u n o
stato patologico - e in certi casi forse lo è ) . Ha, correlati-
v a m e n t e , un carattere tendenzialmente totalizzante: la pas-
sione-ci i n v a d e e pervade con un'imperiosità- assente in. tut-
ti, gli altri sentimenti. Questa sua invasivìtà, a poco a p o c o
scombina, disordina gli assetti psichici costituiti. La passio-
n e , se da un lato a n i m a e vivifica, dall'altro scardina e de-
costruisce. P u ò modificare l'intero essere/agire del sog-
getto appassionato. P e r questo, c o m e si è già accennato, è
il P e r t u r b a n t e p e r eccellenza. Per questo, soprattutto, è
(anche) sofferenza. Colta nel suo stato più intenso, la pas-
sione è u n a miscela esplosiva dì felicità e di dolore: felicità
connessa al percepirsi attraversati da u n a tensione c h e dà
un nuovo senso .al nostro esistere; dolore connesso all'un-
S. Moravia Esistenza e passione 23

p e g n o spesso spasmodico della condizione passionale. Do-


lore connesso a n c h e all'ipersensibilità con cui l'appassio-
n a t o avverte il suo stato, g o d e n d o sì di m o m e n t i di slancio
e d'estasi, ma p a t e n d o b e n più del n o r m a l e gli opposti mo-
m e n t i della sfasi e della crisi. L'individuo- affètta da passio-
ne scopre d e n t r o di sé u n a determinazione, u n a tenacia
che gli e r a n o ignote (la 'fedeltà' alla p r o p r i a passione) ; ma
scopre, inoltre, u n a debolezza, u n a fragilità c h e n o n si sa-
rebbe mai sognato di avere.
Cortocircuito di contrari, la passione è insieme passività
e attività: nella passione 'ci si lascia a n d a r e ' , ci si consegna
a qualcosa che si sente assolutamente sovrastante e irresi-
stibile. Ma nella passione, a n c h e , si risponde positivamen-
te a u n a Chiamata: vi si risponde con u n a mobilitazione ge-
nerale delle nostre energie. È. un agire che quasi s e m p r e
n o n conosce .orari, né vacanze, né p r u d e n z e . A n c h e quan-
;
do p a r e d o r m i e n t e , la passione è- instancabilmente ^all'o-
p e r a : - u n ' o p e r a che spesso ci sorprende- e ci smarrisce. In-
vano cerchiamo di assegnarle u n o spazio e u n a funzione
e n t r o un'esperienza in qualche m o d o strutturata. Il più
delle volte la passione si; ribella a questa delimitazione: la
contesta. Contesta perfino i paradigmi generali- di -una sua
possibile 'normalizzazione'. T è n d e anzi a oltrepassare l'or-
afo delle funzioni psico-comportamentali consuete, perse-
g u e n d o nuovi, precari equilibri - c h e costano spesso- prez-
zi assai alti. N o n già che le passioni siano tutte altrettante
tempeste (quelle celebrate dallo Sturm une Drang). Vi s o n o
n a t u r a l m e n t e passioni p i ù pacate e ragionevoli: passioni
che intrattengono b u o n i r a p p o r t i col Logos (e sarebbe giu-
sto', a n c h e se q u i me ne m a n c a n o il-tempo .e l'occasione,
esaminare p u r e questa tipologia .passionale). -Cionono-
stante, a l m e n o oggi, q u a n d o si dice passione si pensa so-
prattutto a u n a condizione di Man vital, di. vita al q u a d r a t o ,
di-assunzione di u n a direttrice di p e n s i e r o / a z i o n e -che s'im- -
p o n e p e r la sua intensità sulle altre, spesso modificando un
intero q u a d r o esistenziale. La passione, insomma, c o m e
24 Storia delle passioni

scelta radicale, c o m e svolta di u n ' a n i m a , come persegui-


m e n t o ostinato di un d e t e r m i n a t o obiettivo.
Per un altro verso la passione sembra invece essere n o n
tanto l'effetto di u n a partenogenesi interna q u a n t o la rea-
zione a u n a seduttrice Figura esterna - spesso impalpabile,
invisibile. Un sentimento, u n ' i d e a , un valore si affacciano,
nel c a m p o della nostra esperienza suscitando misteriose
sintonie, imprevedibili corrispondenze. II soggetto vi si tro-
va catturato q u a n d o , in un certo senso, è t r o p p o tardi p e r
battere in ritirata. Si tratta, d'altronde, di u n a cattura p e r
così dire consenziente. È c o m e se la Seduzione - l'Appel-
lo - si facesse sentire presso funzioni già in attesa di esse-
re risvegliate, di forze già in attesa di essere attivate, e b e n
disposte ad esserlo. L'Appello risuona, l'oggetto di deside-
rio si profila all'orizzonte, e il borghese piccolo piccolo
esce dai suoi orizzonti solitamente privi di passione, slan-
ciandosi in u n ' i m p r e s a spesso p i ù g r a n d e di lui. II succes-
so, n a t u r a l m e n t e , n o n è garantito: m a , forse, n e p p u r e l'in-
successo. La passione, in effetti, quando- n o n è un proget-
to perseguito collettivamente c o n tenacia di m e n t e e di
c u o r e ( m a qui alludo a un tipo di passione di cui n o n ho
m o d o di parlare), è soprattutto un'avventura: un'avventu-
ra aperta n o n solo ad imprevedibili esiti final, ma a n c h e
ad altrettanto imprevedibili trasformazioni parziali c h e av-
v e n g o n o nel corso dell'avventura medesima.
Il riferimento all'avventura valorizza i n d u b b i a m e n t e il
coté soggettivo della passione. Ad esso si collega strettamen-
te la dimensione' antagonistica, trasgressiva della passione m e -
desima. In ogni forte passione c'è, in effetti, un e l e m e n t o
di rivolta personale nei confronti di u n a determinata si-
tuazione. Si tratta di u n a c o m p o n e n t e di rilevo cruciale:
giacché, se da un lato enfatizza l'aspetto attivo, critico, qua-
si belligerante dell'appassionato (il quale è sempre, in qual-
che m o d o , u n ' u o m o c o n t r o ' qualcosa), dall'altro r i c h i a m a
per contrasto l'attenzione sulla dimensione della passione
a parte objecti
S. Moravia Esistenza e passione 25

In effetti - e questo mi pare un p u n t o di g r a n d e impor-


tanza - la passione si configura essenzialmente c o m e la ri-
sultante di u n a vera e p r o p r i a relazione dialettica tra un sog-
getto e il suo contesto. La passione, lo si era accennato an-
che sopra, n o n si genera né si sviluppa in m o d o autopoieli-
co. Nasce e cresce' attraverso un confronto serrato, dram-
matico, quasi sempre conflittuale tra l'appassionato e il re-
ferente della sua passione, o il m o n d o cui esso appartiene.
La passione, che n o n è mai solo passività, è spesso sofferen-
za a p p u n t o p e r c h é il suo oggetto è sempre un'alterità mai
totalmente afferrabile. Ed è, a n c o r più, lotta e dolore in
q u a n t o l'alterità medesima sovente n o n cor-risponde alla ri-
chiesta passionale nelle m a n i e r e c h e si sarebbero desidera-
te - anzi talvolta si nega, si rifiuta alla richiesta in questione.
U n a prima conclusione di tutto ciò è che la passione n o n ap-
pare mai concepibile in un suo astratto isolamento. Essa è
s e m p r e a n n o d a t a con un* Umivelt circostante, diversa se n o n
addirittura ostile. Chiamiamo questa Umxoelt il campo della
n o r m a , della normalità, della vita c h e vuole p r o c e d e r e sen-
za scosse e senza faticose problematizzazioni. E definiamo,
correlativamente, la passione c o m e la (relativa) anormalità,
l'eccezione, lo scompiglio, l'emergenza del p r o b l e m a . In
questo senso la passione si genera solo p e r effetto di un con-
trasto e di u n a sfida nei confronti di un m o n d o intimamen-
te refrattario ai ' dis-ordi n ani enti ' passionali. Ma senza que-
sto m o n d o sordo e 'normalizzato' la passione, ripetiamolo,
stenterebbe a nascere e a crescere - a l m e n o nei m o d i che le
sono più propri.

La passione e il suo soggetto agente/senziente

Finora ho parlato essenzialmente della passione. Ma,


p r o p r i o in tema di precondizioni, anzi di condizioni ne-
cessarie p e r il suo generarsi, ho accennato t r o p p o poco a
colui che, in ultima analisi, è il vero protagonista della pas-
26 Storia delk passiviti

sione medesima. U n a volta il filosofo della m e n t e ameri-


c a n o Kurt Baier si è,chiesto: c h e senso avrebbe parlare del
d o l o r e senza u n a persona, c h e soffre? ÌL, una- domanda, cer-
to, paradossale e a n c h e discutibile. Tuttavia o g n u n o capi-
sce che c o n t i e n e un nocciolo di verità con, cui occorre fa-
re i conti. Ed è u n a d o m a n d a , soprattutto,,.che s e m b r a at-
tagliarsi alla perfezione al nostro ambito di problemi. Ci si
p u ò (forse ci si deve) chiedere, in effetti, 'che senso avreb-
be p a r l a r e di u n a passione senza u n a p e r s o n a che la vive?'.
In s e n o al discorso c o n d o t t o fin qui, questa d o m a n d a ap-
1
p a r e tutt altro che un calembour. A tale proposito è inevita-
bile r i p r e n d e r e un p u n t o già toccato all'inizio d e l m i o di-
scorso: il fatto c h e , a rigore, 'passione' è essenzialmente il
n o m e di un costrutto m e n t a l e . Di questo g e n e r e diqpstrutti
a b b i a m o u n bisogno cognitivo-interpretativo c h e a p p a r e
indubitabile. Purtuttavia, s e m p r e di un costrutto si tratta,
vale a dire di u n ' e l a b o r a z i o n e concettuale che costituiamo
attraverso un assai complesso lavoro di selezione e astra-
zione. Eravamo forse partiti dall'esperienza di u n a concre-
ta passione, o dalla registrazione di alcune concrete pas-
sioni altrui: ci troviamo ora a parlare di u n a nozione, di un
tipo ideale c h e a p p a r e assai distante dai casi concreti dai
quali avevamo preso le mosse.
Ma qui n o n è di questa distanza che vorrei parlare. Vor-
rei invece a c c e n n a r e a un altro tipo di astrazione che sem-
b r a m e t t e r e in crisi la presente indagine. E l'astrazione co-
stituita dal fatto che. in b u o n a misura la nostra esperienza
è in realtà popolata n o n di passioni ma di individui appas-
sionati. N o n si tratta, soltanto di un semplice invito a ri-
p r e n d e r e Il c a m m i n o Vers le concret, p e r evocare il n o t o li-
b r o di J e a n Wahl. Si tratta, su un p i a n o teoricamente ed
antropologicamente più p r e g n a n t e , di cogliere la condi-
zione precaria della passione presa ut sic. La passione dav-
vero n o n esiste in sé (se n o n in u n ' a c c e z i o n e molto parti-
colare) .. Davvero reclama un referente, un jembodiment uma-
nologico. Altrimenti a p p a r e c o m e zoppa, n o n autosuffi-
S. Moravia Esistenza e passione 27

dente* L'amore- in sé, l'odio in sé s e m b r a n o librati, in un'at-


mosfera p e r p i ù versi rarefatta e vuota. Per uscire da essa
o c c o r r o n o u o m i n i reali, in vario m o d o titolari dell'espe-
rienza passionale.
In effetti, solo q u a n d o si d e t e r m i n a n o nel vissuto di un
soggetto le passioni acquistano un paio di caratteri a m i o
avviso decisivi. Per q u a l c u n o tutto ciò si p o t r e b b e riassu-
m e r e .nella differenza che c'è tra i d u e enunciati 'la- pas-
sione p e r X' e la mia passione per X*. Il 'mia' n o n indica
solo la concreta contingenza d e l ' q u i ' e 'ora' della passio-
ne in questione. Indica a n c h e la soggettività differenziale, la
qualità personale s e c o n d o la quale si vivono gli stati passio-
nali. I n s o m m a la passione, n o n solo.- h a , b i s o g n o dì un so-
stegno p e r assumere connotati concreti s c e n d e n d o dail'i-
p e r u r a n i o delle forme ideali. DaJi'embodiment in tale soste-
g n o (l'individuo, ovviamente) essa ricava tutta u n a serie di
determinazioni, di qualificazioni che la r e n d o n o , se ci si
passa, l'espressione, u n a passione 'dal volto u m a n o ' - anzi,
meglio, dal volto 'personale'. C o m e e p e r c h é avvengono ta-
li quali-fìcazioni? Avvengono p e r c h é , calata in un u o m o -
persona, la passione interagisce col vissuto peculiare di
q u e l l ' u o m o . Si inserisce nella sua storia passata e presente,
modificandola e modificandosi. Si intreccia con mille e mil-
le altre sue funzioni e pulsioni. Sicché, da ultimo, n o n sa-
r e b b e davvero agevole riconoscere in questa passione così
' i m p u r a ' la passione 'pura' di cui si parla in certi manuali
di psicologia. Vi si riconoscono piuttosto le tracce di tante
altre c o m p o n e n t i psico-esistenziali .-del sìngolo essere-, a p -
passionato: per un verso riunite a loro m o d o in u n a forma
c h e c h i a m i a m o ancora col n o m e idealtipico di ' A m o r e ' o
' O d i o ' , p e r u n altro esprimenti, n e l l o r o insieme, u n a par-
te costitutiva -di.-tale essere. N o n è forse p e r questo- che;
"l'Amore di X p e r Y* n o n è mai uguale a 'l'Amore:-, di A. p e r
B* — e ciò a n c h e se Y e B fossero identici?
. Reciprocamente, attraverso tale funzione- (la passione)
così capace di adeguarsi al soggetto c h e la incarna, que-
28 Storia delle passioni

st'ultimo è in g r a d o di esprimersi n o n già, genericamente,


c o m e homme de passioni, bensì, specificamente, c o m e un b e n
precìso- sujet passionale. Attraverso le manifestazioni pluri-
me e metamorfiche della (propria) passione questo- sujet at-
testa n o n tanto l'esistenza della passione in sé q u a n t o quel-
la di certi suoi propri m o d i di essere. Nella passione si deve
cogliere n o n già u n a mera e m o z i o n e effimera e violenta,
bensì il m o m e n t o alto di u n a vicenda proveniente dai re-
cessi della vita complessa e profonda dell'individuo appas-
sionato. Sotto questo' aspetto la passione a p p a r e u n a sorta
di narrazione succinta e concitata, attraverso la quale il sog-
getto dice di sé molte più cose di q u a n t o egli stesso sia con-
sapevole. Dice, ad esempio, quali sono, le sue credenze più
forti e sentite, quali gli investimenti insieme affettivi e co-
gnitivi ai quali tiene di più, quali gli indici della sua
(iper) sensibilità, quali i suoi tabù e i suoi mostri negativi
(esistono infatti a n c h e le passioni negative, che raccontano
le nostre p a u r e , le nostre ossessioni, le nostre insicurezze'j'
e delie quali vorrei un giorno occuparmi a fondo).

La passione come 'vissuto' e come "detto'

Il riferimento alla passione c o m e narrazione sollecita a


riflettere un m o m e n t o su un t e m a che a me pare molto
suggestivo-: quello del r a p p o r t o c h e sussiste tra la passione
c o m e 'vissuto' e la passione c o m e 'pensato' e c o m e 'detto*.
Molto p i ù spesso di q u a n t o si creda, q u a n d o ci occupiamo
di passioni da un lato ci riferiamo a loro oggettivazioni visi-
bili-comportamentali, variamente condizionate da n o r m e e
riti, sociali. Da un' altro lato - e, in -certi casi, soprattutto -
ci riferiamo a quelli che s o n o principalmente resoconti in-
t o r n o alle passioni medesime. Ciò accade in b u o n a misura
a n c h e q u a n d o ci o c c u p i a m o delle nostre stesse passioni. In
tale circostanza ci mettiamo a riflettere su u n a certa situa-
zione passionale, e ad esprimerla in sede linguistica, per
S. .Moravia Esistenza e passione 29

così dire post factum. La cosa, si badi, è perfettamente nor-


male. Accresce anzi, c o m e v e d r e m o tra un m o m e n t o , la la-
titudine (le risonanze, le implicaziom) delio stato passio-
nale. Tuttavia le d u e situazioni - quella p r o p r i a m e n t e pas-
sionale e quella riflessiva-narrante - nonostante i loro vari
intrecci vanno a n c h e distinte, '
In p r i m a e fondamentale istanza, la passione si vive. Si
vive prima di accorgersene coscientemente, p r i m a di p e n -
sarla. La sì vive in modo- essenzialmente istintuale e subli-
minale. Prima di darle un senso - ossia p r i m a di includer-
la nella rete di criteri semantico-assiologici c h e a b b i a m o a
disposizione — la passione si presenta a noi nella forma di
un a m a l g a m a indistinto e ridondante. La passione è a n c h e
stordimento dinanzi a u n a s o m m a di sensazioni, desideri,
protensioni, capaci talvolta di r e n d e r e inutilizzabili le for-
me sinngebende c o n le quali eravamo soliti rubricare le n o -
stre esperienze anche. p i ù nuove. Sarebbe i n g e n u o e ri-
duttivo ricercare u n a qualche o m o g e n e i t à 'forte* in questo
torrente che ci i n o n d a , e che spesso rischia di travolgerci.
N o n tanto p e r c h é un qualche Leitmotiv n e l l a / d e l l a passio-
ne m a n c h i c o m p l e t a m e n t e , q u a n t o p e r c h é le categorie del-
l'omogeneità e dell'eterogeneità a p p a r t e n g o n o a un ordi-
ne concettuale che viene, in tutti i sensi, dopo il manifestarsi
della passione medesima. Noi invece, ripetiamolo, esperia-
mo a n c h e il prima: quel m o m e n t o in cui la passione ci si
presenta nelle vesti di u n a Forza imprevista e straniera;
quel m o m e n t o che ci s o r p r e n d e e ci sopravanza; quel m o -
m e n t o nel quale ci sentiamo c o m e espropriati e passivi -
salvo poi reagire in maniera convulsa ma a suo m o d o vita-
le, mobilitando (Io si è accennato sopra) le nostre funzio-
ni più diverse.
Enunciare, dire questa condizione passionale è, a rigore,
impossibile. O meglio: è possibilissimo, ma p a g a n d o il prez-
zo di u n a sua radicale, trasformazione. Se io dico, se n a r r o
(anche solo a me stesso, in interiore cordis) la mia passione,
è c o m e se assumessi u n a forma di distanza da essa. Dire la
Storia delle passioni

p r o p r i a passione, n o n è un p o ' un cambiare status nei suoi


confronti? Dire, cioè riflettere su di essa, n o n implica qua-
si un a t t o di sdoppiamento? Da un Iato resta, c o m e dice-
vano gli antichi, l ' u o m o invaso dal dio; dall'altro sì profila
l ' u o m o c h e guarda questa invasione: c h e ne studia le ra-
gioni (le ragioni della passione...), che ne valuta le implica-
zioni e le conseguenze, che include i n s o m m a la passione
e n t r o un s u p e r i o r e --Ordine razionale. Tutto- ciò, va -ribadito,'
n o n è b a n a l m e n t e u n a forma di perdita, e n e p p u r e la p u r a
e semplice scomparsa della passione. È, piuttosto, u n a sorta-
di sua trasfigurazione. La passione, c o m e si diceva sopra, si
trasforma: il torrente evocato p o c o fa si muta ip un fiume
dotato di u n a direzione e magari di u n a forza del tipo lon-
gue durée. Quindi, n o n u n a specie di 'non-passione' c h e si
sostituisce alla 'vera passione': piuttosto u n a metamorfosi di
questa. U n a metamorfosi capace talvolta di g e n e r a r e , fatte
salve le inevitabili modifiche, u n a p i ù ricca articolazione
della passione medesima.
Tale concezione p o t r e b b e lasciare insoddisfatti solo se
si volesse intravedere in essa un qualche g e n e r e di classifi-
ca, di gerarchia nella ..scala delle passioni In verità n o n è
questo il m i o m o d o di accostarmi al p r o b l e m a che stiamo
discutendo. Dico 'più ricca articolazione *, ma n o n p e n s o
ad 'arricchimenti' in senso stretto della passione. Penso
piuttosto, c o m e ho già accennato, a m u t a m e n t i / s v i l u p p i se-
c o n d o direzioni e modalità relativamente imprevedibili.
Q u a n t o a u n a valutazione di queste ' m u t a t e ' passioni, so-
prattutto rispetto alla situazione della passione preriflessi-
va, m o l t o d i p e n d e dal p u n t o di rista dal quale si giudica:
p i ù precisamente dagli stati sensitivi, dagli interessi esi-
stenziali, dai rapporti relazionali, dai fini assiologici secon-
do i quali si percepiscono le passioni nella loro doublé face
di 'vissuto' e di ' p e n s a t o / d e t t o ' . Aggiungerei a n c h e che tra
i ' d u e ' tipi di passione esiste u n a sorta di incommensurabi-
lità. La passione c o m e vissuto è e m i n e n t e m e n t e qualità, in-
tensità - ed è a n c h e m o m e n t o , epifania. N o n esistono cri-
S. Moravia Esistenza e passione 31

teri adeguati p e r e s p r i m e r e linguisticamente quella qua-


lità/intensità; e nulla e nessuno p u ò , in verità, giudicare
questo m o m e n t o / e p i f a n i a - il cui senso p u ò essere epoca-
le nonostante la sua possibile brevità cronologica ('quel-
l'attimo mi parve un'eternità"). Nella passione vissuta, co-
me nel dolore, l ' u o m o è in verità solo.
La passione c o m e pensato/detto- è invece tutt*altro. È,
in p r i m o luogo, un p r o d o t t o n o n solo della soggettività ma
;anche dì un repertorio.concettuale offerto dal'oggettività
della tradizione e del contesto. È p e r t a n t o il frutto di u n a
sorta dì mediazione, nella quale il potere del soggetto t e n d e
ad assumere c o n t o r n i m e n o 'personali'. Ma p r o p r i o la di-
sponibilità dell'individuo appassionato ad attingere nuovi
mezzi espressivi da un d e t e r m i n a t o p a t r i m o n i o oggettivo
gli c o n s e n t e di sviluppare la sua passione in m o d i nuovi e
magari p i ù sottili. Così, ad esempio, la sorgente generativa
della passione a m o r o s a è c e r t a m e n t e situata n e l vissuto pre-
categoriale - e qualsiasi sua fuoruscita da lì ne modificherà
la fisionomia primaria. D'altra p a r t e , declinata s e c o n d o le
suggestioni e le simbologie attinte dall' Ummit storico-con-
testuale, quella passione infittirà singolarmente le sue tra-
m e . Il p e n s a r e / d i r e l ' a m o r e lo r e n d e r à più sofisticato e —
a l m e n o sotto certi profili - più comunicabile. L'innegabi-
le (e i n d u b b i a m e n t e rilevante) ' t r a d i m e n t o ' del sentire ori-
ginario p r o d u r r à inoltre u n a moltiplicazione di significati
e di affetti. U n ' e s p e r i e n z a inizialmente sorda e oscura di-
verrà, a l m e n o in apparenza, p i ù udibile e luminosa (que-
sto, in ogni caso, è u n o dei desideri dell'Acromi? de passim).
I I b l a n d o f i n a l e d e l a passione c o m e p e n s a t o / d e t t o appa-
r e d u n q u e p i ù complesso d i q u a n t o n o n sembrasse all'ini-
zio. Certo, il p r o b l e m a di. u n a co-presenza p e r così dire pa-
ritetica delle due m a n i e r e di esperire la condizione passio-
nale resta, e forse è insolubile. Ma il tenerlo a p e r t o al sen-
timento e alla coscienza p o t r e b b e essere i m p o r t a n t e . D'al-
t r o n d e , c o m e evitare t u t t o ciò? Le nostre reazioni - quelle
'vissute' e quelle 'pensate' - alla passione n o n s o n o degli
32 'Storia delle passioni

optionals tra i quali l ' u o m o p u ò scegliere liberamente: sono


piuttosto d u e modalità destinali II sujet de passim vi naviga
perigliosamente in mezzo, s e m p r e sul p u n t o di p e r d e r e
qualcosa se e q u a n d o si lascia p e r m e a r e da u n a sola di es-
se, scoprendosi allora incapace di esprimere il suo sentire
a n c h e attraverso l'altra.

La passione nel mondo contemporaneo: coinvolgimento, criticità,


ricerca

Ci sarebbero e v i d e n t e m e n t e molte altre cose da dire, n o n


solo sulla questione or o r a evocata, ma a n c h e su ulteriori
aspetti della passione. P u r t r o p p o lo spazio a mia disposizio-
ne volge o r m a i al termine. Inoltre il mìo proposito n o n era
quello di dire "tutto' sulla passione. Era piuttosto l'altro a
dar voce a una rappresentazione, p e r accenni, della passio-
n e : a u n a sua interpretazione tra le tante possibili. A u n a in-
terpretazione, peraltro, n o n velleitariamente 'libera', m a
ancorata a u n a d e t e r m i n a t a situazione congiunturale. La
c o n g i u n t u r a è quella del t e m p o in cui viviamo e dei suoi
problemi. A n c h e questa, certo, è u n a selezione a maglie
m o l t o larghe. Tuttavia sembra difficilmente negabile che
parlare delle passioni oggi stimoli ad accentuare certe do-
m a n d e (e, forse, certe risposte) a preferenza di altre.
A tale proposito va anzitutto osservato che il nostro tem-
po ha assunto nei confronti della passione un atteggia-
m e n t o fortemente ambivalente. Da un lato le passioni ven-
g o n o , p e r così dire, messe in libertà: v e n g o n o sciolte da lac-
ci e blocchi secolari. Nell'età del permissivismo tutto è per-
messo, inclusi i c o m p o r t a m e n t i passionali più anomali ed
estremi. Libertà assoluta, d u n q u e ? E, in essa, affermazione
altrettanto assoluta dell'esperienza passionale? No, n o n di-
rei p r o p r i o . N o n direi n e p p u r e che tale esperienza coinci-
da necessariamente c o n u n a condizione di libertà assoluta.
La passione, se i n d u b b i a m e n t e p r e s u p p o n e un ìndice di
S.Moravia Esistenza e passione 33

a u t o n o m i a , altrettanto i n d u b b i a m e n t e si d e t e r m i n a nel
r a p p o r t o c o n un'oggettività teleologico-assiologica: ci si ap-
passiona se vi sono fini/valori nei quali si p u ò credere con
forza. La passione è u n o stato n o n autoreferenziale ma in-
tenzionale, r i m a n d a a un'alterità, oltre che, n a t u r a l m e n t e , a
un soggetto intenztonante. Per questo un discorso ade-
guato sulla passione n o n p u ò n o n collegarsi strettamente
con u n a teoria d e l l ' u o m o e c o n u n a teoria del valore: na-
turalmente d e l l ' u o m o e del valore n o n 'ab-soluti' ma sto-
ricamente determinati.
Allora, che dire d e l l ' u o m o d'oggi e del suo r a p p o r t o col-
le passioni? La prima impressione è che q u e s t ' u o m o è so-
prattutto stanco. Stanco, e d u n q u e p o c o p r o p e n s o all'im-
p e g n o passionale. A ciò si collega il s e c o n d o lato di quel
r a p p o r t o con le passioni c h e si è definito, sopra, ambiva-
lente. La passione n o n solo n o n coincide con la libertà, ma
q u a n d o questa libertà è essenzialmente (non dico soltan-
to) i n d e b o l i m e n t o di direttrici e di n o r m e , sovrabbondan-
za di offerte e di seduzioni, Babele di linguaggi e di codi-
ci, q u a n d o tutto ciò accade l ' u o m o tende a ritrarsi a dire,
coli'immortale Bartleby di Melville, «preferirei di n o » . Si
converrà che un atteggiamento del genere è assai poco p r o -
pizio al prodursi della passione: a l m e n o se si considera que-
st'ultima u n ' a p e r t u r a , u n a scelta, un i m p e g n o . Vari indizi
s e m b r a n o profilare u n a situazione nella quale, a fronte di
• un invito s e m p r e più p e r e n t o r i o della società dei consumi
ad appassionarsi (la passione p u ò essere a n c h e un business),
l ' u o m o si allontana dalla passarne. Ne parla molto, questo sì.
O a l m e n o , lascia che se ne parli molto. Libri, giornali, mass
media n a r r a n o con dovizia di particolari 'tutto quello che
avremmo voluto sapere' sulle più diverse passioni. Ma il
parlare n o n è il vivere - anzi talvolta ha un effetto inibito-
rio sul vivere. La luce accecante d e i discorsi pubblici sulle
passioni rischia di annullare q u e l l ' e l e m e n t o di privatezza
nel quale - crediamo - si g e n e r a n o le passioni più genui-
ne. L ' u o m o si sente letteralmente messo a n u d o - e la con-
34 Storia delle passioni

seguenza è c h e le sue energìe affettivo-emotive invece di


avanzare b a t t o n o in ritirata. Si v o r r e b b e ritornare a u n o sta-
tus, ripetiamolo, eli privatezza. La 'buona* passione è anzi-
tutto la voce di u n a soggettività c h e si p r o t e n d e alla ricer-
ca e al confronto. Ma se il c a m p o di tale, ricerea/confron-
to è offerto in m o d o t r o p p o aggressivo, la soggettività re-
sterà, quasi annichilita, e n t r o il suo guscio: e là d e n t r o ri-
schierà di smarrire n o n solo le capacità p r o p r i e della pas-
sione ma a n c h e u n ' a d e g u a t a cognizione di c h e cosa la
passione sia veramente.
La reazione di u n a p a r t e d e l pensiero c o n t e m p o r a n e o
a questa situazione è il rifiuto della passione attraverso la
sua decostruzione. Ma è u n a reazione che costa un prezzo as-
sai alto. Analizzata, notomizzata, dissezionata, scientificiz-
zata n e i m o d i p i ù diversi, la passione p e r d e la sua cifra ori-
ginaria, la sua irriducibile compattezza, il s u o elemento- di
salutare scarica elettrica, se n o n di vera e p r o p r i a violenza.
A q u e i p u n t o fa passione non è più passione: è discorso, me-
diato e medicato, sulla passione. E l ' u o m o destinatario di
questa lezione, il quale partiva da u n a condizione di in-
q u i e t u d i n e verso la passione {'sarò capace di -.sentirla?:'), i i e
ricava u n a forma di ingannevole autorassicurazione ('la
passione n o n era altro che questo... allora a n c h ' i o posso
sentirla, o magari a n c h e rinunciarvi...').
Vorrei p o t e r parlare di u n a seconda reazione, oggi, alla
passione: di u n a reazione alternativa alla prima. Vorrei, ma.
temo l'insidia dei wishful thinkings e dell'utopia. E solo
conforto, il solo stimolo a terminare con q u a l c h e p a r o l a di
speranza è che, m a l g r a d o t u t t o , u o m i n i appassionati anco-
ra esistono - e delle passioni abbiam-O' a n c o r a m e m o r i a e,
p e r l ' a p p u n t o , passione.
Il m i o proposito n o n -è tanto -di- d o m a n d a r m i c o m e so-
no fatti questi u o m i n i , e in c h e cosa investono le loro pas-
sioni. P e r u n verso n e e m e r g e r e b b e u n a descrizione che
tutti p r o b a b i l m e n t e si i m m a g i n a n o ; p e r un altro mi par-
r e b b e di sollevare i n d e b i t a m e n t e veli dovuti n o n solo al ri-
5. Moravia Esistenza e passione 35

•spetto-perla;storia personale -di o g n u n o , ma a n c h e all'at-


teggiamento che o g n u n o dovrebbe avere net confronti del-
le proprie capacità di appassionarsi Mi piacerebbe invece
d o m a n d a r m i che cosa gli u o m i n i i n t e n d o n o principalmen-
te 'significare' attraverso 1 lofo così-frequente dirè/testì-
m o n i a r e la passione in u n ' e t à p e r tanti versi 'spassionata'.
Prima risposta. Gli uomini i n t e n d o n o reagire p e r l'ap-
p u n t o contro l'imporsi di u n a civiltà che ghettizza (o, peg-
gio, medicalizza) la passione in n o m e della razionalità stru-
mentale, o del funzionalismo che tutto vorrebbe organiz-
zare in un sistema dì mezzi-fini perfettamente realizzato.
No, un m o n d o perfettamente oliato dal lubrificante Logos
( u n m o n d o , tra l'altro, inesistente: c h e d u n q u e appartiene
all'ordine n o n della realtà ma dell'utopia — ossia, parados-
salmente, p r o p r i o all'ordine del desiderio passionale),
questo m o n d o n o n soddisfa i n t e r a m e n t e l ' u o m o . N o n lo
soddisfa n o n già perché n o n sia gradito l ' i m p e r o della Nor-
ma e d e l l ' O r d i n e oggettivo, ma p e r c h é in q u e s t ' O r d i n e
qualcosa — o molto - rie ne sacrificato.
La seconda risposta si riferisce al c o n t e n u t o e alle for-
me di questo sacrificio. In detto O r d i n e paventiamo es-
senzialmente di sacrificare u n a p a r t e di n o i stessi. Ci viene
chiesto di essere efficienti, 'osservanti' (di regole oggetti-
ve) , self-controUed. Qualche p e r s o n a colta ci ricorda magari
il. fascino dell'apollineo, o del kosmos che tutto risolve in
u n ' a r m o n i a (oggettiva) superiore. E b b e n e , noi gli obiet-
tiamo di sentirci a n c h e un p o ' dionisiaci. E se ci viene of-
ferto di dedicare a questa imprescindibile esigenza il week-
e n d o la vacanza d a l l ' i m p e g n o lavorativo, replichiamo c h e
le febbri del sabato sera e le evasioni estive (organizzate da
u n a sapienza commerciale b e n p o c o passionale) n o n asso-
migliano n e p p u r l o n t a n a m e n t e a ciò che molti di n o i con-
siderano vera passione. N o n solo p e r c h é , c o m ' è ovvio, mil-
le e mille passioni n u l a h a n n o a c h e fare con questo tipo dì
fuoruscita, dalla n o n n a / m a a n c h e p e r c h é le. stesse passio-
36 Storia delk passioni

ni-come-trasgressioni i n t e n d o n o trasgredire limiti b e n più


radicali e costitutivi della nostra vita associata.
Ciò che n o n vogliamo sacrificare è, p e r r i p r e n d e r e un
t e m a già evocato altrove, un determinato-sentire. Esso n o n
è solo u n a d i m e n s i o n e psico-antropologica c h e alimenta
funzioni essenziali del nostro essere. E a n c h e quella di-
m e n s i o n e che esprime n e l m o d o più diretto forme del vi-
vere più i m m e d i a t a m e n t e a p p a r t e n e n t i alla nostra sogget-
tività. N o n che le forme dell'altra nostra dimensione (quel-
la c h e il lessico intellettuale inglese chiama sapimce, con-
t r a p p o n e n d o l a , spesso in m o d o troppo, n e t t o , alla sentien-
ee) n o n r e c h i n o anch'esse l'impronta del soggetto che sia-
m o . P e r ò è p u r e vero che il sentire a p p a r e p i ù direttamente
coincidente con la vita istintuale, nostra in senso p r e g n a n -
te, c h e pulsa in noi. È lì c h e avvertiamo desideri prove-
nienti in misura p r e p o n d e r a n t e da u n a sorgente che è l'Io.
È lì, soprattutto, che tale Io p r o d u c e più intensamente
quelle che c h i a m i a m o passioni. N o n sono le passioni anzi-
tutto un forte sentire accompagnato da un desiderio di ac-
quisizione di altro (o dell'altro) caratterizzato da u n ' a c u t a
tensione - e, spesso, da u n ' a l t r e t t a n t o acuta sofferenza?
E b b e n e , n o i n o n vogliamo sacrificare tutto ciò: questo in-
treccio di sentire e di desiderio passionale. C o m e si è detto
prima, esso viene minato da u n a prassi sociale c h e n o n sa
c h e farsene, che addirittura paventa la sentience'appassiona-
ta'. Né, p e r la verità, le si p u ò d a r e torto. Simile alla libido
freudiana, il sentire passionale n o n osserva le regole della
bienséance, né rispetta acriticamente i rituali della tradizione.
Tende, invece, ad affermare se stesso e i suoi obiettivi. Ascol-
ta e veicola le b r a m e del soggetto a n c h e nelle sue modalità
più insolite e s o r p r e n d e n t i . E p r o p r i o questo che viene boc-
ciato dal vivere sociale o d i e r n o . Ciò che spaventa è proba-
bilmente n o n tanto'- la singola performance, la singola 'tra-
sgressione, quanto' la disponibilità stessa a trasgredire. L'indivi-
d u o , invece, tanto più difende questa p r o t e n s i o n e q u a n t o
più la sente minacciata. N o n tanto p e r c h é egli ami la tra-
S. Moravia Esistenza e passione 37

sgressione in q u a n t o trasgressione (questa, semmai, è la per-


cezione che ne ha, e ne dà. il sociale), q u a n t o p e r c h é in ta-
le t e n d e n z a scorge u n a traccia di autonomia, di creatività
(nel b e n e e nel male, anzi aldilà del b e n e e del m a l e ) , che
gli attesta la p r o p r i a libertà: E a questa libertà, p u r piccola e
n o n s e m p r e belligerante, egli davvero n o n vuol rinunciare.
La passione, insomma, è la testimonianza della nostra soggetti-
trita Che più di altre ha bisogno di un suo spazio di libertà.
Per questo, tutelando la prima t e n d i a m o a n c h e a tutelare la
seconda: a tutelare la libertà in u n ' a c c e z i o n e forte, aperta,
personale - n o n d e t e r m i n a t a ab externo da p o c o i n n o c e n t i
sorveglianti del nostro, vivere.
La terza risposta ha a che fare da un lato con questa aper-
tura/creatività, dall'altro con un r a p p o r t o critico col m o n -
do esterno. 'Passione come apertura* n o n è un'espressione
vuota: implica che la vera passione, b e n lungi dal soddisfar-
si da sé, richiede la relazione c o n un'alterità. Relazione aper-
ta, allora, significherà u n a condizione di estroversione nella
quale il soggetto approfondisce i tratti della p r o p r i a identità
essenzialmente attraverso l'esperienza - l'esperienza esi-
stenziale - coll'altro-da-sé. Nella passione avviene la para-
dossale duplice vicenda di un Io che da un lato vive tutto at-
traverso la p r o p r i a sensibilità in stato di effervescenza, dal-
l'altro t e n d e a immergersi (a s'oublier, c o m e dicono i france-
si) in qualcosa c h e appartiene c o m u n q u e a un m o n d o 'di-
verso*. O r b e n e , n o i parliamo il linguaggio della passione
q u a n d o i n t e n d i a m o accettare tutto ciò: q u a n d o i n t e n d i a m o
anzi difendere questa duplice vicenda c o n t r o u n a way of life
che palesemente n o n gradisce tale stato di cose.
'Passione c o m e r a p p o r t o critico col m o n d o ' è anch'essa
un'espressione dal senso n o n banale. In p r i m o luogo la pas-
sione implica, lo sappiamo, un sommovimento che 'dis-or-
dìna' condizioni standardizzate, sia a parte subjecti che a par-
te objecti. L'appassionato è colui c h e squarcia miti e riti p e r
dar voce a u n a p r o p r i a credenza che si o p p o n e ad essi. La ve-
ra passione è critica se e in q u a n t o , b e n lungi dal coincidere
38 .Storia delle passioni

coll'autoesaltazione p e r u n ' i d e a o un personaggio alia mo-


da, p r o d u c e u n a credenza che, essendo f o r t e m e n t e perso-
nale, è c o n ciò'stesso f o r t e m e n t e alternativa. La vera passio-
ne possiede s e m p r e questo e l e m e n t o di resistenza/distanza
rispetto agli idolo, del t e m p o , questa p i ù o m e n o accentuata
creatività di esperienze che si collocano al limite della, co-
siddetta normalità. Difendendo la passione, difendiamo in
realtà le esperienze dell'ollre-limite e del possibile che il m o n d o
iper-reale vorrebbe in più m o d i cancellare.
C r e d o c h e la conclusione, provvisoria, di questo discor-
so sulle passioni possa situarsi qui. Soprattutto se si ag-
giunge che l'apertura, la criticità, lo sguardo al di là del li-
mite p r o p r i o della passione n o n implicano i n alcun m o d o
u n a segreta ansia .di evasione dal m o n d o . Sì, certo, la pas-
sione è a n c h e desiderio di Assoluto, e c o m e tale è slancio
oltre gli spazi del t e r r e n o e del visìbile. Ma, insieme a tale
desiderio, essa conserva a n c h e un organico attaccamento
al corpo, all'Io, agli obiettivi/valori che, e n t r o un determi-
n a t o orizzonte, si r a p p o r t a n o alla nostra identità finita. La
p r o t e n s i o n e all'Assoluto è passione — e n o n fede - se e so-
lo se custodisce la percezione vivente (anche dolorosa) dei
nostri bisogni e delle nostre pulsioni mai placate, né pla-
cabili. In un c e r t o senso la passione è un incessante andi-
rivieni: tra l'Io è l'altro, tra la soggettività e l'oggettività, tra
la finitudine e il suo a p p a r e n t e contrario... Se vìssuti in m o -
do passionale, appetiti carnali, sentimenti del cuore, cre-
denze ideologiche s o n o altrettanti veicoli di u n a fenome-
nologia dai volti plurimi c h e sembra trovare in questa dif-
ferenza, in questo c a m m i n o bidirezionale la p r o p r i a cifra
più caratteristica.
PASSIONI ANTICHE: L'IO COLLERICO

di Mario Vegetti -

Sono per natura cosa umana soprattutto i pia-


ceri e i dolori e i desideri.
Platone, Leggi, V, 732e

Queste tre- malattìe vanno contenute con i tre


più. grandi rimedi, la paura e la legge e il di-
scorso vero.
Platone, Leggi, VI, 783a

L'ira di Achille

V Iliade-il testo inaugurale e fondante della cultura gre-


ca - si apre, c o m e è b e n n o t o , con la parola menisi la me-
morabile 'ira' dell'eroe Achille, dalla quale si g e n e r a l'in-
tero intreccio narrativo del g r a n d e p o e m a .
Non è tuttavia privo di significato n o t a r e c h e la traduzio-
ne di meniscon 'ira' n o n è esatta p a l m e n o è parziale. Nel so-
lo p r i m o libro dell'Iliade O m e r o usa b e n quattro diversi ter-
mini p e r descrivere la nebulosa collerica, nei riguardi della
quale il poeta dimostra d u n q u e u n ' a t t e n z i o n e ed u n a sensi-
bilità paragonabili a quelle degli eschimesi p e r le sfumature
del colore b i a n c o della neve e del ghiaccio. Menis vale p r o -
p r i a m e n t e 'Indignazione', 'risentimento violento'; essa è in
1
r a p p o r t o c o n cholos, la 'collera' aspra ed a m a r a (in seguito
connessa al t e m p e r a m e n t o 'bilioso'); ci s o n o poi menos, il

1
Biade, XV, 122.
40 Storia delk passioni

'furore' g u e r r i e r o del c a m p o di battaglia, e infine thymòs,


l'impulso emotivo che scatena l'azione (connesso a mmos
nel 1. V, v. 470). Quest'ultimo t e r m i n e è i m p o r t a n t e p e r c h é
segna il transito i m m e d i a t o fra la psicologia della collera e i
primi segni della costruzione di u n a soggettività eroica, che
vi trova le sue radici e le sue condizioni di pe usabilità.

Ed ecco dentro di me, nel petto. Io thymòs


con voglia maggiore si volge a lottare e a combattere,
2
e sotto fremono ì piedi e sopra le braccia.

La p r i m a e ancora incerta percezione di sé c o m e sogget-


to sia p u r p r e c a r i a m e n t e unificato di azione avviene d u n q u e
nel fuoco dell'emozione collerica, nella reazione violenta,
ed aggressiva alla minaccia che viene dall'altro. La fragilità
antropologica della-figura del signore eroico r e n d e questa
minaccia mortale, c o m e n e l caso di Achille. Ogni lesione al-
la sua dignità e al suo o n o r e (timi) che si p r o d u c a nelle di-
n a m i c h e di interazione sociale viene avvertita c o m e cata-
strofica, p e r c h é la signoria dell'eroe, il suo c o m a n d o sul
g r u p p o u m a n o che gli è sottoposto, n o n h a n n o alcuna for-
ma di legittimazione se n o n la c o n t i n u a e tenace riafferma-
zione del suo valore e q u i n d i del suo p o t e r e . N o n ci sono, in
questa 'società' arcaica, né Stato né leggi né o r d i n e morale
condiviso che possano surrogare il gesto autorevole, la pa-
rola e la spada del signore. La minaccia che viene dall'altro,
l'offesa subita o a n c h e solo temuta, il rischio che la dignità
eroica ne risulti sfigurata, scatenano d u n q u e u n a risposta
che mobilita indignazione, collera e furore fino alla vendet-
ta capace di reintegrare la timé del signore.
Nello spazio dell'ira che separa l'offesa dalla vendetta si
p r o d u c e d u n q u e la prima autoconfigurazione di un sog-
getto che più tardi sarebbe stato chiamato 'passionale', ma
che o r a è 'eroico* e n o n conosce alternative possibili.
Questa autoconfigurazione si accompagna, anzi in so-.

2
Iliade, XIII, 73-75.
M. Vegetti Passioni antiche: l'io collerico 41

stanza si identifica, con lo sprigionamento di u n a violenta


carica energetica - lo scatto improvviso e distruttivo di quel
1
l e o n e ' che così spesso metaforizza l'eroe omerico . C'è un
aspetto rilevante dell'Iliade sul quale n o n si è forse suffi-
c i e n t e m e n t e insistito. A differenza di molti altri testi istitu-
tivi di culture, l'Iliade n o n solo n o n stabilisce alcun limite
o interdetto nei riguardi dell'uccisione, ma fa del massacro
dei nemici (e a n c h e dei rivali: Achille ucciderebbe imme-
diatamente A g a m e n n o n e se n o n intervenisse Atena a trat-
tenerlo) lo spettacolo nobile p e r eccellenza, il m o m e n t o al-
to in cui il signore dell'epica si mette alla prova e legittima
il suo p o t e r e . La risposta collerica alla minaccia altrui ten-
de d u n q u e ad essere totale e distruttiva, n o n lasciando al
n e m i c o se n o n l'alternativa tra m o r t e e asservimento (la
stessa che il furente thymòs dell'eroe t e m e p e r se stesso).
Questa ira del signore getterà la sua o m b r a l u n g a e te-
nace sull'intero processo di costruzione della soggettività
antica. E ciò accadrà n o n soltanto p e r c h é i greci conti-
n u a r o n o a pensare, c o m e deplorava Platone, che « O m e r o
ha educato l'Eliade e che merita di essere appreso p e r go-
vernare ed educare il m o n d o u m a n o , e che s e c o n d o le re-
gole di questo p o e t a si organizza e si vive tutta la p r o p r i a
3
vita» . Questa 'testualizzazione' omerica della cultura gre-
ca, che c o n t i n u ò a n c h e d o p o l'età arcaica fino al p u n t o che
ogni giovane greco imparava a m e m o r i a i p o e m i e sui loro
testi, apprendeva a leggere e scrivere, era giustificata da u n a
struttura antropologica di l u n g a durata, alla quale dal can-
to suo offriva la voce autorevole della tradizione culturale.
L'esperienza quotidiana e o n n i p r e s e n t e della schiavitù
strutturava, p o l a r m e n t e , la configurazione della soggetti-
vità greca nella figura della l i b e r t à ' . La radicalità di que-
sta opposizione produceva la convinzione diffusa che la li-
bertà fosse minacciata dì asservimento da qualsiasi vincolo
sociale imposto dalla stessa comunità dei liberi: la legge, lo

3
Piatone, Repubblica, X, 606a sg.
42 Storia delk passioni

Stato, la decisione dell'assemblea popolare. C o m e essere


davvero 'liberi' e vivere p e r ò in u n a c o m u n i t à di pari? L'e-
n o r m e difficoltà incontrata dalla cultura greca nel rispon-
d e r e a questa d o m a n d a è d o c u m e n t a t a dalla convinzióne
diffusa nel secolo V che il solo davvero 'libero' fosse il ti-
r a n n o dotato di p o t e r e assoluto, a somiglianza di Zeus pen-
sato a sua volta c o m e il. .'tiranno, degli dèi'. Si-tratta di un
s e g n o - n o n certo il solo - di c o m e fosse difficile p e r i gre-
ci pensare, ad-una libertà (cioè ad u n a non-schiavitù) che
fosse disgiunta dalla pienezza della signoria. cQuesto tena-
ce f o n d o antropologico costituiva a sua volta il vettore di
resistenza della forma collerica della soggettività. L'ira, co-
me protezione dalla minaccia di asservimento, e il deside-
rio di vendetta, c o m e reintegrazione della pienezza della
libertà, e r a n o sentiti c o m e il d i r i t t o / d o v e r e costitutivo del
signore, e indicatori della sua libertà.
Il carattere soggettivante dell'ira c o n t i n u e r à a venire te-
stimoniato dai moralisti a n c h e d o p o che essa sarà stata tra-
sformata in u n a passione (parola e cosa ignote al lessico di
O m e r o e all'autoconsapevolezza di Achille).
Platone ritiene che lo thymòs, il furore guerriero, ap-
partenga alla zona irrazionale dell'anima; spegnerlo, tutta-
via, equivarrebbe a «recidere i nervi dell'anima», tagliare
4
la c o r d a d ' a r c o che ne assicura l'energia . Aristotele ap-
prezza la virtù della mitezza (praotes) che si o p p o n e all'ec-
cesso della collera (orghé, t e r m i n e c h e ora e in seguito si so-
stituisce alla ricchezza lessicale omerica, e c h e c o n t i n u a co-
m u n q u e a designare l'impulso a vendicare l'offesa ricevu-
ta) . Questa virtù è guardata tuttavia con un certo sospetto.
Ci sì deve p u r s e m p r e «adirare p e r le cose delle quali si de-
ve e con chi si deve ed inoltre c o m e si deve», p e r c h é «il
s o p p o r t a r e di essere oltraggiato e p e r m e t t e r e che lo siano
5
i p r o p r i cari è cosa da schiavi» : un pacato professore co-
me Aristotele, così l o n t a n o dai furori eroici, n o n p u ò tut-

4
Ivi, IH, 41 l b .
5
Aristotele, Etica nicomachea, IV, 11.
M. Vegetti Passioni antiche: l'io collerico 43

tavia rinunciare alla reattività intersoggettiva che si espri-


me nell'ira e che separa il lìbero d a l l ' o m b r a minacciosa
dello schiavo e del suddito.
Ma ancora d o p o secoli di patologizzazione delle passio-
ni, alla quale come v e d r e m o avrebbero lavorato tutti i m o -
ralisti, il caso dell'ira lasciava perplesso Cicerone. «1 turba-
m e n t i dell'anima, - egli scrive - che r e n d o n o misera e
aspra la vita degli stolti, e che i greci c h i a m a n o pathe ['pas-
i ì
sioni'], avrei p o t u t o chiamarli m a l a t t i e , i n t e r p r e t a n d o let-
teralmente questa parola: ma il t e r m i n e n o n sarebbe con-
venuto a tutti, p e r c h é chi mai definirebbe 'malattia' la mi-
6
sericordia o la stessa iracondia?» .
U n a difficoltà, d u n q u e . La stessa c h e spiega il moltipli-
carsi di trattati sull'ira da parte dei moralisti antichi, sui
quali t o r n e r e m o alla fine di questo saggio.
Occorre ora, preliminarmente, discutere il processo in-
tellettuale che p o r t ò alla formazione di quel complesso
concettuale della passione/malattia, al quale Cicerone fa.
riferimento e in cui l'ira, n o n senza problèmi, sarebbe sta-
ta inclusa.

Le malattie dell'anima

N o n c'era n a t u r a l m e n t e solo la collera eroica, e la sua


messa in discorso n e l ' e p i c a omerica. Il materiale emozio-
nale d e l l ' u o m o e della d o n n a arcaici si veniva rivelando co-
me un aggregato complesso di pulsioni la cui "violenza n o n
appariva inferiore a quella dell'ira: il desiderio d ' a m o r e , la
cupidigia di ricchezza e p o t e r e , la p a u r a paralizzante, l'e-
saltazione sfrenata. Questo materiale trovò via via m o d i di
espressione e d u n q u e livelli di consapevolezza nella poesia
lirica e poi n a t u r a l m e n t e in quei g r a n d e teatro delle e m o -
zioni che fu la tragedia del secolo V. L'io antico si veniva

6
Cicerone, De finibus, III, 10, 35.
44 Stona- delk passioni

così configurando c o m e soggetto di passione: nasceva in-


fatti allora a n c h e la parola, pathos, che dava un n o m e uni-
tario a quel complesso emozionale. Ma, c o m e vedeva Pla-
tone, quello tragico era un soggetto disgregato fra u n a plu-
ralità di spinte passionali che n o n trovavano alcun p u n t o
di controllo e di equilibrio; e disgregante, p e r c h é la sua
rappresentazione poetica, e soprattutto scenica, scatenava
nello spettatore meccanismi di identificazione capaci di
r e n d e r l o a sua volta «doppio e molteplice», «pazzo p e r as-
7
similazione ai pazzi», i n s o m m a fuori di s é .
Ma da quale sé? La complicazione dell'universo passio-
nale n o n faceva che accrescere l'esposizione all'altro pro-
pria dell'io omerico, c o n f e r m a n d o n e e rifrangendone su
tutto lo spettro emotivo la debolezza strutturale. Quale po-
lo di identità d u n q u e poteva p r e n d e r e il controllo delle
passioni, evitando l'infinita e incontrollabile frammenta-
zione del soggetto? ,
A queste d o m a n d e erano venute risposte diverse, anche
se in certa misura convergenti - e che di fatto confluirono
nel pensiero di Platone.
C'era, in p r i m o luogo, la tradizione di un puritanesimo
religioso e misticheggiante, che va sotto il n o m e di orfico-pi-
tagorico, e che era restato a lungo marginale b e n c h é n o n
ininfluente. Di qui, n o n a caso, era venuta la p r i m a sfida ad
O m e r o ; qui si era p e r la prima volta professato e praticato,
c o m e obbligo religioso primario, l'interdetto dell'uccisio-
n e , di qualsiasi uccisione, u m a n a o animale che fosse. In
questo contesto si era lavorato alla costruzione di u n ' a l t r a fi-
gura della soggettività, rispetto alla quale quella omerica ve-
niva a rappresentare u n a fatale degenerazione patologica
(come la società agonale e guerriera dell'aristocrazia greca
appariva malata e contagiosa agli occhi di queste minoran-
ze settarie, estranee allo spazio, della politica e insediate nel-
le periferie sociali e geografiche d e l m o n d o greco).

7
Platone, Repubblica, III. 396a sgg. •
M. Vegetti Passami antiche: l'io collerico 45

La novità d i r o m p e n t e introdotta dalle correnti del pu-


ritanesimo religioso era l'invenzione di un n u c l e o forte di
unificazione della soggettività, che al t e m p o stesso agiva co-
me un dispositivo di scissione dell'individuo. Si trattava del-
l'anima - u n a entità 'spirituale' di origine ed affinità divi-
na, che produceva i m m e d i a t a m e n t e u n ' o p p o s i z i ó n e pola-
re con la corporeità, in cui venivano ora relegati* tanto 1
piedi' e le braccia' q u a n t o lo thymòs che abbiamo letto in
O m e r o . N o n i m p o r t a qui discutere q u a n t o questa 'inven-
zione' sia in realtà u n ' i m p o r t a z i o n e dalle culture orienta-
li; e n e p p u r e precisare che l'anima orfico-pitagorica n o n
è. alle origini, un vero fattore di identità, p e r c h é si tratta
piuttosto di un d e m o n e capace di u n a sua esistenza trans-
individuale attraverso il ciclo delle reincarnazioni.
Ciò che p i ù conta è che questa nuova prospettiva offri-
va a l m e n o le premesse p e r u n a risposta radicale ai quesiti
posti dal soggetto di passione. Esiste un centro di control-
lo unificato e ' p u r o ' , ed è a p p u n t o l'anima (più tardi, essa
si sarebbe n a t u r a l m e n t e metamorfìzzata nella 'ragione',
senza p e r d e r e le sue caratteristiche essenziali, inclusa u n a
qualche affinità con il divino). Le passioni - i desideri rio-
lenti, i piaceri, le sofferenze - v e n g o n o dalla sua stessa esi-
stenza polarizzate nel suo opposto, quella corporeità con
cui essa è costretta a condividere il t e m p o dell'esistenza in-
dividuale e che la contamina con la sua impurità. Colpa e
malattia dell'anima consistono nel cedimento.a questa con-
taminazione, n e l far proprie le lusinghe e le urgenze del
corpo di cui le passioni costituiscono il linguaggio. AI con-
trario, la costruzione di u n a figura di soggettività p u r a e sal-
vata consiste nella pratica ascetica di censura e di azzera-
m e n t o di questi messaggi corporei. Cura e purificazione
dell'anima consistono, c o m e avrebbe scritto Platone nel Fe-
do«é.(un testo vicinissimo alla tradizione orfico-pitagorica),
«neiradoperarsi in ogni m o d o a t e n e r e separata l'anima
dal corpo, e a restarsene p e r q u a n t o è possibile a n c h e nel-
la vita presente, c o m e nella futura, tutta solitaria in se stes-
46 Storia dette passioni

sa [...] E d u n q u e n o n è questo che si c h i a m a morte, scio-


8
glimento e separazione dell'anima dal corpo?» .
Ma la risposta al p r o b l e m a del soggetto di passione n o n
veniva soltanto da questo homo religiosus costruito nell'am-
bito del puritanesimo mistico e ascetico. Ce n ' e r a un'altra,
che si produceva p r o p r i o in quell'ambito della competi-
zione politico-militare dal quale i settari rifuggivano, e che
de lineava dal c a n t o suo un profilo ancora più i m p o r t a n t e ,
quella dell' homo polìtkus.
Dal p u n t o di vista delle nascenti forme di governo citta-
d i n o a base e n t r o certi limiti egualitaria, le poleis, l'eccesso
emotivo risultava pericoloso e destabilizzante p e r gli equili-
bri e le mediazioni faticosamente raggiunti. Basti pensare al-
la tecnica di c o m b a t t i m e n t o propria delle c o m u n i t à cittadi-
ne, la falange oplitica: qui il requisito della salvezza di ognu-
no è la compattezza del fronte, che nessuno deve abbando-
n a r e né p e r il furore eroico dell'assalto né per la viltà della
fuga. A n a l o g a m e n t e , nelle deliberazioni assembleari in cui
si decide della g u e r r a e della pace, della prosperità o della
rovina della polis, è necessario che o g n u n o si c o m p o r t i se-
c o n d o criteri di equilibrio e di oggettività, p o n e n d o freno
agii slanci della passione. Così p e r esempio Tucidide adde-
bita la catastrofica decisione degli ateniesi di inviare u n a
g r a n d e spedizione navale c o n t r o Siracusa allo scatenarsi ir-
refrenabile di un «desiderio [epithymia] di massa», addirit-
tura di un «eros di salpare» nella speranza di bottino, di glo-
9
ria, persino di conoscenza (theoria) di nuovi paesi .
Certo, i requisiti di autocontrollo del materiale emozio-
nale imposti dalla c o n d i z i o n e polìtica sono m e n o severi di
quelli implicati dalla purificazione religiosa dell'anima. Si
tratterà qui soprattutto di praticare la s&phrosyne, u n a disci-
plina di equilibrio interiore c h e viene sostenuta dalla comu-
nità con un insieme di pratiche educative coestese all'intera
vita d e i suoi cittadini. Ma questa pratica di autocontrollo è

8
Id.. Fedone, 67c-d.
9
Tucidide, VI, 24.
M. Vegetti Passioni antiche: l'io collerico 47

p u r sempre mirata alla costruzione di un p o l o interiore di


censura e di regolamentazione delle spinte passionali.
Ad e n t r a m b e queste strategie di governo delle passioni
- che troveranno, c o m e v e d r e m o , la loro saldatura n e l pen-
siero dì Platone - il sapere m e d i c o del secolo V veniva of-
frendo i m p o r t a n t i modelli di pensabilità del r a p p o r t o fra
la passione e-il.suo soggetto. - Si trattava.--anzitutto--di u n o
spostamento linguistico,.in virtù del. quale il t e r m i n e pathos
veniva identificato, e p e r l e più sostituito, dalle parole no-
sos/nosema, c h e significano senz'altro 'malattia'. E si tratta-
va - cosa a n c o r a più i m p o r t a n t e - di modelli eziologici de-
gli stati morbosi.
Il p r i m o di essi, e il più diffuso, era di tipo bellico-ago-
nistico. La malattia insorgeva q u a n d o il c o r p o veniva a soc-
c o m b e r e nella sua prova di forza con gli elementi patoge-
ni esterni (cibi, elementi atmosferici, sforzi, eccessi n e l re-
gime di vita). Questo modello contribuiva in m o d o rile-
vante alla passivizzazione della malattia/passione (peraltro
già-implicita nel t e r m i n e -pathos,, da paschein, 'subire'). Co-
me la malattia del corpo., la passione dell'anima veniva d u n -
q u e a r a p p r e s e n t a r e un c e d i m e n t o , dovuto ad intrinseca
debolezza, alla pressione esterna: in questo caso le pulsio-
ni corporee, o a n c h e le rappresentazioni provenienti dal
m o n d o esterno (offese o promesse di piacere, gloria, ric-
chezza). In questo q u a d r o , la passione, c o m e la malattia
p e r i medici, rappresentava d u n q u e un c e d i m e n t o dell'a-
nima al suo 'altro*: il corpo, o p p u r e l'ambiente sociale*
Platone, che fu il p r i m o a definire le passioni «malattie
10
d e l l ' a n i m a » , avrebbe accettato, a l m e n o in un. versante- del
suo- pensiero-, questa, concezione passivizzata del. pathos, co-
me affezione dell'anima ad o p e r a del corpo. Nel Fedone l'a-
n i m a era rista c o m e impegnata in u n a lotta p e r p e t u a c o n
i desideri, le pulsioni erotiche, le collere, le p a u r e che il
11
c o r p o produceva senza sosta ; ma si trattava di u n a lotta

101
Platone, Timeo, 87a.
11
Id., Fedone, 66b-c; 94d-e.
48 Storia delle passioni

dall'esito incerto, p e r c h é le passioni, «quasi fossero chiodi,


conficcano l'anima nel corpo» e a r r e n d o n o difficile, spes-
so impossibile, la purificazione e il finale c o n g i u n g i m e n t o
12
con il divino .
Ma n o n è questo l'unico m o d e l l o eziologico dei medici,
e n e p p u r e il m a g g i o r e di quelli c h e agiscono n e l pensiero
platonico. Il secondo m o d e l l o è ancora agonale»--ma non
rappresenta più la lotta fra interno, ed esterno, bensì il con-
flitto i n t e r n o , la stosis, il dissidio fra organi e fluidi corporei
diversi. Trasposto alle d i n a m i c h e della passione, questo si-
gnifica che la sua eziologìa n o n va più cercata n e l conflitto
tra l ' a n i m a e il suo 'altro' (corpo o s o c i e t à ) bensì nel con-
r

flitto i n t e r n o all'anima stessa,"che vede contrapporsi lè di-


verse cariche energetiche attive nella dimensione psichica.
L'elaborazione di questo m o d e l l o costituisce u n a delle svol-
te più rilevanti p r o d o t t e dal pensiero.psicologieo di Platone,
capace di lasciare u n a l u n g a traccia - sia p u r e n o n esente da
contraddizioni - nella tradizione posteriore.
Bastavano a Platone p o c h e mosse teoriche, di straordi-
naria efficacia, p e r psicologizzare la passione, p e r trovare
ad essa u n o o p i ù luoghi interni all'anima, strappandola al-
la connessione immediata-Goa:la corporeità. La p r i m a con-
sisteva nell'attribuire alle dinamiche psichiche della me-
moria e del desiderio la guida delle c o n d o t t e passionali: la
fame e la sete n o n v e n g o n o direttamente dal corpo, ma dal-
la m e m o r i a che l'anima conserva del passato soddisfaci-
m e n t o di questi bisogni e dal desiderio di ripetere il pia-
13
cere che n e c o n s e g u e .
La seconda mossa consisteva nel rilevare c h e i movimen-
ti passionali dell'anima n o n sono unilineari bensì dovuti ad
u n a pluralità di 'centri motivazionali' spesso in conflitto fra
loro. Secondo le analisi fondamentali c o n d o t t e nel libro IV
della Repubblica (e riprese, c o n qualche •variante, sia nel -Ti-
meo sia nelle Leggi}, il fondo puisionale c h e dà luogo alle

12
Ivi, 83-d-e.
l s
I d „ Filebo, 35à.
M. Vegetti Passioni antiche: l'io collerico 49

c o n d o t t e passionali è separato da u n a linea di crinale. Da un


lato stanno le forme di reattività sociale che vengono spri-
gionate dall'esposizione all'altro, la collera, lo spirito dì ven-
detta, il desiderio di gloria e di prestigio: le dirette eredi del
valore guerriero p r o p r i o dell'eroe omerico, e che infatti Pla-
t o n e d e n o m i n a con un t e r m i n e omerico, thymòs,, ••
Sull'altro e inferiore versante si collocano invece le pul-
sioni del desiderio (epithymia) p i ù vicine alla corporeità,
p i ù chiuse nell'individualità: la b r a m a di cibo e di vino, IV
ms sessuale, l'avidità-di, ricchezze destinate a.-soddisfare le
p r i m e e il s e c o n d o . Ad esse appartiene, c o m e Platone scri-
v e n e i libri Vili e IX della Repubblica, lo stesso desiderio di
un p o t e r e tirannico che c o n s e n t e al. s u o d e t e n t o r e di rea-
lizzare di g i o r n o ciò che gli altri s o g n a n o soltanto — fino al
«congiungersi c o n la p r o p r i a m a d r e , o c o n qualsiasi altro
14
uomo-odio-ò:animale» .. .
. Al p o l o opposto d e l l ' a n i m a sta invece il principio della ra-
zionalità: un'istanza di guida della: condotta destinata a sco-
pi socialmente e m o r a l m e n t e desiderabili, q u i n d i in p r i m o
luogo un dispositivo di c e n s u r a verso le pulsioni .che minac-
ciano l'armonia sociale, come l'eccesso di vendicatività col-
lerica, e l'equilibrio morale, c o m e i desideri sessuali ed ali-
mentari.. A n c h e la polarità razionale- ha i suoi desideri e i
suoi piaceri - ma si tratterà allora del desiderio di conosce-
re e di b e n governare, e dei piaceri ' p u r i ' della m e n t e e dei
sensi c h e più- le sono vicini,, c o m e la vista e l'udito. '
Psicologizzando la passione, Platone rendeva in tal mo-
do l'anima intrinsecamente, e inevitabilmente, passionale:
perdeva di significato, a questo p u n t o , qualsiasi strategia di
controllo della passione basata sui tentativi di soppressio-
ne ascetica delle pulsioni corporee. Ma al t e m p o stesso egli
instaurava la possibilità di u n a politica dell'anima: se le pas-
sioni rappresentavano ora un materiale psichico, esse ri-
sultavano situate in u n o spazio o m o g e n e o alla ragione. II
conflitto intrapsichico era suscettibile di ricomposizione,

" l à , Repubblica, Vili, 57M.


50 Storia delle passioni

con la conquista di equilibri soddisfacenti p e r q u a n t o sem-


p r e precari. La ragione poteva trovare un appoggio nella
passione sociale dello thymòs p e r contrastare l e ' b r a m e del
ventre e del sesso; e poteva persino utilizzare queste ultime
p e r indirizzarle verso i suoi fini. L'aspetto p i ù i m p o r t a n t e
della svolta platonica consisteva infatti in u n a depassivizza-
zione della-passione, n o n p i ù vista c o m e c e d i m e n t o dell'a-
nima di fronte alla pressione esterna (l'altro, il corpo) ben-
sì c o m e un serbatoio s e m p r e rigenerato di energia intra-
psichica. N o n si trattava solo dello thymòs, c h e costituiva, co-
me si è visto, il ''nervo dell'anima'. Si trattava a n c h e e so-
p r a t t u t t o dell'eros, c h e Platone concepisce c o m e un flusso
15
(rhoe) di forza (rhomé), «l'energia innata» d e l l ' a n i m a . •
E n e r g i e pericolose, p e r c h é se sono ribelli alla guida ra-
zionale esse possono far deviare l'anima dal corso di u n a
vita b u o n a e giusta; ma a n c h e le sole energie disponibili,
p e r c h é - c o m e indica c h i a r a m e n t e la famosa-metafora del
Fedro - senza la forza-dei cavalli passionali c h e gli-sono ag-
giogati il carro c o n d o t t o dalia ragione n o n ha la forza di
muoversi. Come destinare allora queste energie al servizio
della ragione, del suo p r o g e t t o di conoscenza e di costru-
zione della 'bella città* in cui gli uomini possano vivere nel-
la giustizia? Platone p r o p o n e u n a sorta di modello idrauli-
co delle passioni: se è possibile canalizzarne il flusso nella
direzione giusta, esso risulterà indebolito nelle altre n o n
16
accettabili . Vedremo in seguito c o m e questa canalizza-
zione possa venire attuata.
P e r q u a n t o o r a ci interessa, va rilevato che la concezione
energetica della passione viene condivisa, p u r se con corre-
zioni importanti, a n c h e da Aristotele. Egli preferiva n o n
considerare la zona dei desideri più ricini alla corporeità,
quelli alimentari e sessuali, c o m e un centro a u t o n o m o di
motivazione psichica: li neutralizzava infatti in u n o spazio
vegetativo (phytikòn) delegato, in tutti i riventi, alle funzioni

15
là., Fedro, 246a; 251a-c.
16
Id., Repubblica, V, 4B5d.
M. Vegetti Passimi antiche: l'io collerico 51

fisiologiche dell'accrescimento e della riproduzione. Quan-


to al resto del materiale passionale (che tornava d u n q u e a
rappresentare prevalentemente l'interfaccia tra individuo e
società, la zona della reattività di fronte all'altro), egli lo de-
nominava nell'insieme c o m e luogo- della orexis, ' t e n s i o n e ' o
'tendenza'. Questo carattere tensionale della passione face-
va sì che da essa dipendesse la posizione dei fini desiderabi-
li della condotta.-Nel linguaggio di Aristotele il carattere ten-
sionale, energetico della passione n o n la p o n e p e r ò neces-
sariamente in conflitto con la ragione: la p r i m a p u ò seguire
la seconda c o m e il figlio ascolta gli insegnamenti del p a d r e ,
e dal canto suo la ragione p u ò fare suoi i fini posti dalla orexis.
Aristotele usa quindi espressioni molto significative c o m e
orexis dianoetike, 'desiderio' razionale', e nous omktihon, 'pen-
17
siero d e s i d e r a n t e ' , che e s p r i m o n o il suo progetto di paci-
ficazione tra ragione e passione.
Entrambi i modelli eziologici della passione, quello pas-
sivizzante del conflitto i n t e r n o / e s t e r n o e quello energetico
del conflitto i n t e r n o , persistono, n o n senza contraddizioni,
n e l pensiero stoico.
Gli stoici n o n possono più riconoscere n e l l ' a n i m a un po-
sto- p e r il materiale passionale. N o n possono', p e r c h é u n ' a -
n i m a intrinsecamente passionale (come in Platone e, in par-
te, in Aristotele) r e n d e r e b b e impossibile in linea di princi-
pio il loro p r o g r a m m a di u n a totale perfettibilità intellet-
tuale e m o r a l e d e l l ' u o m o - un p r o g r a m m a che mira a fare
d e l l ' u o m o quello che egli sarebbe ad o p e r a di u n a n a t u r a or-
dinata e provvidenziale, e che invece i meccanismi dell'in-
tegrazione sociale sempre di n u o v o pervertono.
L'anima d u n q u e è soltanto ragione. La passione, c o m e
nel p r i m o modello m e d i c o , è u n a malattìa che viene dal di
fuori: dalle rappresentazioni dell'ambiente educativo e so-
ciale, che t e n d o n o a convincere il soggetto in formazione
che il piacere è il b e n e , il d o l o r e è il notale. Se la ragione ce-

Aristotele. Etica nicomachea, I, 13; VI, 12.


52 Storia delle-pass IOJÌÌ

d e , p e r u n a sua intrinseca debolezza e m a n c a n z a di tensio-


ne (atonìa), alla forza di queste rappresentazioni esterne, es-
sa formula giudizi di valore che orientano la condotta verso
il p e r s e g u i m e n t o dei piaceri e la fuga dai dolori, con un com-
pleto stravolgimento dei fini morali e intellettuali della vita.
Se d u n q u e la passione è u n a malattia che si impadroni-
sce dell'anima intera in seguito al c e d i m e n t o di u n a ra-
gione che ha p e r d u t o il suo tonos, è vero d'altra parte che
a n c h e p e r gli stoici questa malattia è capace di sprigionare
u n a sua perversa energia. G i s i p p o ne parla come di u n a
agitazione sfrenata, u n a «corsa inarrestabile» che fa uscire
18
Fio fuori da sé, u n a «violenta forza m o t r i c e » che produ-
ce a p p u n t o u n a condizione ek-statica del soggetto. Poiché
al principio n o n ci p u ò essere altro che la ragione, e i suoi
giudizi errati, viene così attivato a n c h e il modello eziologi-
co della stasis, che p e r ò consiste questa volta n o n in un con-
flitto fra ragione e pulsioni irrazionali ma in u n a rivolta del-
la ragione contro se stessa e le p r o p r i e n o r m e . Se l ' u o m o
è tutto intero razionale, esso diventa allora, p r o p r i o per
questo, tutto intero passionale: u n o stravolgimento radica-
le dell'io e della condotta che porrà, c o m e vedremo, n o n
p o c h i problemi per la terapeutica stoica delle passioni.
Si d e t e r m i n a intanto, fra Platone ed Aristotele da un la-
to e lo stoicismo dall'altro, u n a polarità relativa al rappor-
to fra io ed eziologia delle passioni.
In Platone, la dinamica passionale è inferiore al livello
dell'io. La soggettività è lina figura composita dove p u ò rea-
lizzarsi un equilibrio tra forze diverse ed in conflitto: secon-
do la celebre immagine del libro IX della Repubblica, in ogni
a n i m a sono racchiusi un u o m o (il principio razionale), un
leone (la reattività emotiva all'altro, lo thymòs di m e m o r i a
eroica), e un mostro policefalo (la sfera dei desideri sessua-
li ed alimentari, la b r a m a di ricchezze e p o t e r e tirannico).
Nessuna chirurgia dell'anima p u ò a m p u t a r e u n a d i queste
parti: si tratta- di stabilire fra esse-una gerarchia di b u o n go-

Galeno, Deplaciiis, TV, 6.


M. Vegetti Passioni antiche: l'io collerico 53

verno, resa possibile da u n a strenua politica dell'educazio-


ne individuale e collettiva. P e r Aristotele, in o g n u n o di n o i
c'è a l m e n o ù n p a d r e e un .figlio: l'io resta-composito,-anche
se il modello politico v i e n e sostituito dà'quello p i ù agevol-
m e n t e pacificabile della famiglia. In e n t r a m b i i casi, co-
m u n q u e , il materiale passionale agisce c o m e u n a minaccia
p e r p e t u a p e r u n a costruzione armonica della soggettività,
come un fattore di destabilizzazione del suo baricentro ra-
zionale, sul quale n o n possono che fondarsi tanto u n a vita
m o r a l m e n t e e socialmente integrata q u a n t o la dedizione al-
l'intelligenza conoscitiva. A t t e m p o stesso, p e r ò , quel mate-
riale è indispensabile al processo di soggettivazione. Più cla-
m o r o s a m e n t e in Platone, c o m e si è visto, dove senza u n a ri-
canalizzazione delle energie colleriche ed erotiche n o n c'è
alcun movimento dell'anima verso le b u o n e o p e r e e le bel-
le conoscenze. Ma ciò è vero, con maggiore discrezione, an-
che per Aristotele. L'io si costruisce a t t o r n o ad un nucleo di
affettività rivolta ai congiunti, al patrimonio familiare, agli
amici, ai concittadini - p e r culminare in quell'amore di sé
(philaulia) in cui secondo Aristotele si conclude il processo
19
di soggettivazione virtuosa .
Per gli stoici, al contrario, la dinamica passionale è supe-
riore al livello dell'io, v e n e n d o scatenata da rappresentazio-
ni esterne in cui si c o n d e n s a n o lo stato del m o n d o e soprat-
tutto gli effetti perversi derivanti dai rapporti sociali. La pas-
sione n o n è d u n q u e più integrabile nel processo di sogget-
tivazione morale ma se ne richiede u n ' a m p u t a z i o n e radica-
le p e r c h é l'io possa costruirsi secondo la n o r m a della natu-
ra, che lo vuole soltanto razionale. In questo sta la radicalità
della sfida stoica alla tradizione platonico-aristotelica del
pensiero delle passioni: u n a radicalità difficile da sostenere,
se è vero che un maestro come Posidonio avrebbe finito p e r
accettare la tesi rivale di u n a struttura composita, raziona-
l e / passionale, dell'apparato' psìchico.

19
Aristotele, Politica. II, 5; lei., Etica nicomackea, IX, .4, 8.-' -- ' '-
54 Storia delle passioni

Nosografia dette passioni

La medicalizzaziome deU'usdverso passionale p o r t ò , co-


me conseguenza di g r a n d e rilievo, alla costruzione di u n a
tassonomia nosografica delle passioni via via p i ù articolata.
0
Platone aveva e n u n c i a t o c h i a r a m e n t e nelle Leggi? la ma-
trice di questa tassonomia. All'origine sta la coppia piace-
r e / d o l o r e , sita all'intersezione fra c o r p o ed anima; con
l'aggiunta ideila .dimensione t e m p o r a l e del futuro, essa pro-
d u c e la seconda coppia d e s i d e r i o / p a u r a , che sono rispet-
tivamente attesa di piacere e di dolore.
A partire da questa matrice si sviluppa la complessa ana-
lisi stoica, che darà luogo ad u n a comprensione psicologi-
ca degli stati passionali destinata a restare insuperata fino
alle soglie dell'età m o d e r n a , influenzando la stessa antro-
pologia di Kant. D u e cose s o n o da notare in questa anali-
si. In p r i m o luogo, essa n o n o p e r a più distinzione di valo-
re tra forme passionali, p o n e n d o sullo stesso livello quelle
nobili, sociali, d e l o thymòs e quelle dei desideri p i ù legati
alla corporeità individuale, che Platone aveva assegnato al-
la p i ù bassa p a r t e dell'anima (Yepithymià).
In s e c o n d o luogo, il sapere stoico sulla fenomenologia
delle passioni è c e r t a m e n t e poggiato su di u n a attenta os-
servazione 'clinica' della malattìa dell'anima; ma esso attin-
ge soprattutto, e in m o d o esplicito, alla g r a n d e esperienza
letteraria della poesia epica e tragica, i cui testi fungono
spesso da vere e p r o p r i e cartelle cliniche delle passioni.
Possediamo diverse versioni della tassonomia stoica, ma
21
le d u e principali s o n o quelle offerte da Diogene L a e r z i o
22
e, in m o d o a n c o r più articolato, dallo P s e u d o - A n d r o n i c o .
Sarà qui o p p o r t u n o partire dalla prima, aggingendovi le in-
tegrazioni a p p o r t a t e dalla seconda.

20
Platone, Leggi. I, 644c.
21
Diogene .Laerzio', VII, i l i sgg.
22
Stoic. Vet. Progni., Ili, 391-397.
M. Vegetti Passioni antiche: l'io coMerieo 55

21 as 6
PIACERI-' DOLORI PAU-BE DESIDERI*
UsaiUaicni (contrazioni (foghe dai dobrì) {tensioni irrazionali
imaimati)' iiwifwwlB verso S piacerei
1. Incanto (attraver- 1. Pietà ( p e r s o l e * 1. Terrore 1. Brama (deside-
ro la vista e l'udì- renze altrui) 2. 'Esitazione rio separato dal-
lo) 2. Invidia (per prò- 3. Vergogna (paura l'oggetto e teso
2. Gioia malevola sperila altrui) del disonore) vanamente verso
(per mali altrui) 3. Gelosia (l'altro 4. Sbigottimento di esso)
3. Delizia (rammol- possiede ciò che (per awenimen- 2. Odio (desiderio
iitnento dell'ani- si desidera) to insolito) crescente e dure-
ma) 4. Rivalità (l'altro 5. Panico vole del male al-
4. Effusione ('orga- possiede dò che 6. Inquietudine trai)
SDIO'3 si ha) (per fatti oscuri) 3-. Ambizione
5. Affanno, oppres- 4. Ira (desiderio di
5. Maleficio (piace- sione • 7- Timore (per pre- vendetta per ot-
re per inganno o 6. Noia visioni infauste) fesa ricevuta)
magia) 7. Turbamento 8. Stupore • 5. Eros {desiderio
(per false consi- 9. Viltà della bellezza cor-
derazkmi) 10. Titubanza ' porea)
8. Angoscia U- Trepidazione 6. Indignazione (ira
9. Costernazione (pauradell'insuc- inveterata e ran-
" (impedisce una cesso) corosa)
visione d'insie- . 12.'Turbamento 7. Collera {ira al suo
me) (paura di ciò che inizio)
si pensa)
10. Desolazione (per 13, Superstizione
male inesorabile) (paura del divi-
l i . Sventura no)
12. Spasimo
13. Lutto
14. Stizza (per ragio-
namenti avversi)
15. Tormento (per
inflessioni dolo-
rose)
16. Pentimento (per
errori commessi)
17. Pianto
18-. Lamento
19. Sconforto
2 0 . Fastidio
21. Preoccupazione
22. Indignazione
23. Confusione (im-
pedisce la visione
del futuro)
* ' : ••. 24. Sofferenza (dolo- ,.
re penetrante)
25. .Afflizione
2 3
1 punti 1-4" sono di Diogene Laerzio, il punto- 5 è aggiunto dallo Pseu-
do-Andronico.
24
I punti 1-9 sono di Diogene Laerzio; i punti 10-25 sono aggiunti dal-
lo Pseudo-Andronico.
25
I punti 1-6 sono 'di Diogene Laerzio;.! punti 7-13 sono aggiunti dallo
Pseudo-Andronico.
2
1 punti 1-7 sono di Diogene Laerzio; le aggiunte dello- Pseudo-Andro-
6

nico sono- riportate alla pagina seguente.


56 Storia delle passioni

Le integrazioni apportate dalla tavola dei desideri del-


lo Pseudo-Andronico possono venire raggruppate secondo
p u n t i di vista diversi. In qualche caso, esse tracciano il per-
corso t e m p o r a l e della passione, c o m e ad esempio accade
p e r l'ira (orgké):
1. Ira (orghé)
2. Scatenarsi iniziale ( thymòs)
3. Crescita (cholos), ribollire bilioso
4. Sfogo improvviso (pikrìa)
5. Risentimento inveterato (menis)
6. Rancore (kotos)
Come, si vede, l'intero linguaggio omerico dell'ira è riat-
tivato ed organizzato- sistematicamente.
In altri casi, c o m e p e r l'eros, la passione viene minuzio-
s a m e n t e e s a p i e n t e m e n t e articolata nelle sue sfumature:
1. Eros (amore p e r i corpi)
2. A m o r e p e r l'amico
3. Amicizia p e r i giovani belli
4. Nostalgia p e r l'amico assente (himeros)
5. Bramosia p e r l ' a m a n t e assente (pathos)
Ci sono poi le forme della dissolutezza:
1. Ghiottoneria
2. Ubriachezza
3. Lascivia sessuale
Ancora, i desideri sociali, c o m e la cupidigia di ricchez-
ze e di onori, e quelli vitali:
1. A m o r e p e r il corpo (cura eccessiva della prosperità
fisica)
2. Attaccamento alla vita (desiderio irrazionale di vivere).

A proposito di tutto questo, va n o t a t o che la traduzione


r e n d e a fatica la straordinaria ricchezza psicologica della
fenomenologia stoica delle passioni: ogni t e r m i n e richie-
d e r e b b e in effetti u n o scavo lessicale nella tradizione let-
teraria greca p e r c h é se ne possano c o m p r e n d e r e adegua-
tamente valenze e sfumature.
M.. Vegetti Passioni antiche: l'io collerico 57

Questo e n o r m e materiale n oso grafico della passione,


questa ricca tassonomia degli stati emotivi, v e n n e r o a p i ù ri-
prese intersecati da spiegazioni di tipo fisiologico. G, p e r
meglio dire, da ridescrizioni: n o n si tratta intatti di rapporti
causali ma piuttosto, c o m e chiariva benissimo Aristotele, di
diversi registri linguistici p e r lo stesso f e n o m e n o : «Il filosofo
definirebbe l'ira c o m e desiderio di restituire l'offesa, il na-
27
turalista c o m e ribollimento del sangue a t t o r n o al c u o r e » .
Un aspetto costante in queste ridéscriziohi fisiologiche, da
Platone ad Aristotele agli stoici, è a p p u n t o la termodinami-
ca della passione, n e l e u i a m b i t o i L c a l o r e s i a c c o m p a g n a al-
l'emozione del desiderio, il •raffreddamento -a quella della
paura. Variano Invece, nelle diverse stagioni d e l i a fisiologia
antica, i fluidixoinvalti da questi processi-termici. Per Pla-
tone ed Aristotele si tratta del sangue della regione cardiaca
(alle cui variazioni di t e m p e r a t u r a si a c c o m p a g n a n o i segni
degli opposti stati emotivi, arrossamento e pallore). Per gli
stoici, preceduti da alcuni motivi presenti nello stesso Ari-
stotele, si tratta invece del p n e u m a , un 'vapore' psicofisico
dall'incerto statuto epistemologico ma progressivamente in-
vestito di straordinarie funzioni esplicative (che culmine-
r a n n o nello 'spirito' del pensiero tardoantico e cristiano).
Galeno impiegherà, a livelli diversi, e n t r a m b i i modelli:
la termodinamica del sistema cuore-arterie-sangue descri-
verà i moti della collera, quella del p n e u m a (vapore in pres-
sione p e r dilatazione da riscaldamento) e del fluido sper-
matico interpreterà invece la dinamica del desiderio ses-
28
suale . •
Lo stesso Galeno, r i p r e n d e n d o e sistematizzando ele-
menti già presenti nella tradizione ippocratica, aggiunge-
va a questa termodinamica degli stati emotivi u n a raffina-
ta biofisica degli u m o r i , destinata a condizionare p e r mol-
ti secoli sia la teoria dei t e m p e r a m e n t i emotivi sia la con-
seguente fisiognomica.

27
Aristotele, De anima, I, 1.
28
Cfr. ad esempio Galeno, De pìaiitis, VI, 8; Id.. De usu, XIV, 9.
58 Storia deUe passioni

Si p u ò costruire u n a tavola delle corrispondenze fra gli


elementi fisici e i quattro principali u m o r i della fisiologia
ippocratico-galenica: c a l d o / u m i d o : sangue; caldo/secco:
bile gialla; f r e d d o / s e c c o : bile nera; f r e d d o / u m i d o : flegma.
Al prevalere nell'organismo di u n o di questi u m o r i corri-
s p o n d o n o ' t e m p e r a m e n t i ' , o caratteri emotivi: al sangue il
sanguigno, alla bile nera il melancoHco (che è, s e c o n d o un
celebre testo pseudoaristotelico, il carattere dell'intellet-
tuale, ma a n c h e del suicida), alla bile gialla il collerico, al
flegma a p p u n t o il flemmatico. N o n è qui il caso di espor-
re le molte possibili combinazioni, normali o patologiche,
di questi caratteri, che Galeno discute nel suo trattato sui
Temperamenti. Occorre in ogni caso sottolineare che l'ap-
proccio fisiologico alle passioni presenta a sua volta un du-
r a t u r o effetto teorico: quello di 'internalizzare' i compor-
tamenti passionali, f a c e n d o n e il risultato di u n a predispo-
sizione organica, suscettibile di diagnosi precoce, piuttosto
che la risposta allo stimolo esterno, al presentarsi o al sot-
trarsi dell'oggetto del desiderio, agli eventi dell'interazio-
ne sociale c h e scatenano la reazione collerica, la brama, l'o-
dio, l'invidia. Il linguaggio m e d i c o t e n d e a trasformare la
d o p p i a descrizione aristotelica, e a n c h e stoica, in spiega-
zione causale: la risposta collerica è dovuta a un surriscal-
d a m e n t o del sangue, la pulsione erotica a sovrabbondanza
di s p e r m a o di p n e u m a dilatato e compresso. Passano in
s e c o n d o p i a n o , d u n q u e , gli agenti esterni della passione,
l'offesa c h e Achille ha subito da A g a m e n n o n e , o il deside-
rio della p e r s o n a amata. La stessa terapia ne risulta radi-
calmente deproblematizzata: un b a g n o freddo o un salas-
so o un'evacuazione qualsiasi del materiale sessuale posso-
no risultare efficaci e benefici.
N o n altrettanto accadeva, n a t u r a l m e n t e , nelle strategie
di controllo e terapia della passione messe in o p e r a da mo-
ralisti e filosofi.
Al Vegetti Passioni antiche: l'io collerico 59

Terapie della passione -~\

Queste strategie terapeutiche n o n si esaurivano certo


nel lavoro dei moralisti e dei teorici. A m o n t e c ' e r a natu-
r a l m e n t e un insieme di dispositivi sociali, capillari e diffu-
si, dì regolazione e di c o n t e n i m e n t o delle deviazioni com-
portamentali ad eziologia passionale. Perché, s e c o n d o un
famoso m o t t o tucidideo, gli u o m i n i «divenissero tali quali
29
si conveniva alla loro città» , era necessario che la comu-
nità sociale, nei suoi diversi assetti storici, si impegnasse in
u n ' o p e r a assidua di formazione e di conformazione del suo
materiale u m a n o . Si trattava di politiche della soggettività
intese a costruire un tipo d ' u o m o capace di interiorizzare
i valori della convivenza e dell'equilibrio sociale, e di cen-
surare quindi le spinte emotive c h e premevano in senso op-
posto: la vendicatività collerica, necessaria nella società
omerica ma via via p i ù i n g o m b r a n t e di fronte alla creazio-
ne di istanze politico-giuridiche di regolamentazione dei
conflitti privati, e poi a n c h e gli eccessi alimentari e sessua-
li, l'aridità sregolata di p o t e r e e ricchezza, e così via.
Le società antiche n o n h a n n o tuttavia mai posseduto
forti strumenti politici e ideologici di coercizione delle con-
dotte individuali: quasi del tutto assenti nella polis classica,
essi e r a n o a n c o r a relativamente deboli a n c h e nei contesto
imperiale r o m a n o . Questo rendeva assolutamente indi-
spensabile l'attivazione di forme individuali e condivise di
autocostruzione di u n a soggettività capace di p o r r e sotto
controllo le proprie spinte passionali potenzialmente di-
sgregatrici dell'ordine sociale. Ed è p r o p r i o p e r questa ra-
gione che il lavoro teorico dei moralisti e dei filosofi, nel-
la sua proiezióne educativa, svolgeva nell'ambito della cul-
tura antica un ruolo p r o b a b i l m e n t e più centrale di quan-
to sarebbe accaduto altrove o in seguito.
A n c h e se, è il caso di osservare, questo lavoro terapeu-

29
Tucidide, II, 43.
60 Storia delk passioni

tic© e soggettivante si rivolgeva a un destinatario sociale for-


t e m e n t e selezionato dal p u n t o di vista del censo e (quin-
di) della dotazione m o r a l e di base. «I ragionamenti mora-
li - scrive infatti Aristotele - rafforzano ì giovani di spirito
liberale e indirizzano alla virtù i caratteri nobili e amanti
del bello, ma sono incapaci di volgere alla perfezione la
massa degli u o m i n i . Essa n o n è infatti n a t u r a l m e n t e por-
tata ad o b b e d i r e al p u d o r e ma alla paura» delle punizioni
30
c h e c a d o n o sulle loro azioni dettate dalle passioni . Per
costoro, dice altrove Aristotele, n o n c'è che la «cura dei tri-
bunali» (la frusta) o, n e i casi in cui la devianza d e g e n e r i in
31
follia, la «punizione della medicina» (il f a r m a c o ) . Molto
più tardi, Galeno unificherà, i d u e aspetti: u n a diagnosi m e -
dica di inguaribili là della devianza morale dei comporta-
m e n t i deve aprire la via alla c o n d a n n a a m o r t e p e r chi n o n
sarebbe educabile n e p p u r e da Pitagora o da Socrate (e, si
32
intende, n o n curabile n e p p u r e d a G a l e n o ) .
La limitazione agli strati elevati (e, n a t u r a l m e n t e , mar
schili: le d o n n e s o n o certo soggetti di passione, c o m e m o -
strano Fedra e Medea, ma n o n suscettibili di a u t o n o m a
configurazione m o r a l e , che devono m u t u a r e dal padre-ma-
rito) della società n o n r e n d e c o m u n q u e m e n o rilevante il
lavoro filosofico sulle passioni. Sono p r o p r i o le degenera-
zioni intellettuali e morali di questi strati a costituire il mag-
gior pericolo di disgregazione pubblica, delegittimandone
il diritto alla signoria agli, occhi dei sudditi e d u n q u e mi-
n a n d o le basi della statica, politica.
Le strategie terapeutiche delle passioni, e le connesse
politiche della soggettività, possono venir distinte in d u e
g r a n d i gruppi, a loro volta fortemente articolati.
Il p r i m o c o m p r e n d e la tradizione platonica, quella ari-
stotelica e in certa misura a n c h e quella epicurea.
Platone, c o m e si è visto, era straordinariamente a t t e n t o

M
Aristotele, Etira nicomachea, X, IO.
31
Id., Etica endemia, I. 3.
32
Galeno, I costumi dell'anima, lì.
Ai. Vegetti Passioni antiche: l'io collerico 61

al potenziale energetico del f o n d o passionale dell'apparato


psichico, c h e lo rendeva necessario p e r qualsiasi politica del-
l'anima. Il p r o b l e m a era quello di riconvertire ( 'sublimare')
quéste energie m e t t e n d o l e al servizio del progetto di u n ' a -
nima diretta, simultaneamente, alla verità e alfegiustkia, al-
ia costruzione del sapere e della ' b e l a cittàVincui-gli uomi-
ni potessero finalmente vivere da u o m i n i e n o n da leoni o
da «mostri dalle molte teste». L'operazione doveva venir
condotta secondo strategie differenziate a seconda dei di-
versi centri di erogazione delle e n e r g i e passionali. H furore
guerriero e vendicativo' (thymòs) -può venire p i ù agevolmen-
te rieducato e posto al servizio della ragione, p r o p r i o c o m e
un b u o n ceto militare p u ò servire un governo di giustizia: il
p r o b l e m a è di p r o d u r r e , con u n a politica e u n ' e d u c a z i o n e
pubblica strettamente intrecciate, lo scenario sociale in cui
questa alleanza diventi possibile. 1 "paradosso in: cui Platone
incorre è semmai un altro: p e r p r o d u r r e questo s c e n a r i o oc-
corre disporre di forza, ma questa forza agirà al servizio del-
la ragione solo q u a n d o esso esisterà. Platone pensò, e t e n t ò ,
di rescindere questo n o d o in m o d o gordiano: cavalcando
cioè, a l m e n o inizialmente e provvisoriamente, l'aborrita ti-
gre della tirannide, che disponera della forza necessaria a
p o r r e le premesse della p r o p r i a definitiva estinzione (oc-
corre un tiranno p e r abolire p e r s e m p r e la tirannia - un mo-
dulo, questo, che n o n sarebbe stato privo di u n a significati-
va discen denza s torica).
Poiché la tirannia è l'estrema proiezione politica della
psicologia della passione erotica (secondo la figura déìì'ems-
tyrunnos delineata nel libro IX della Repubblica), a n c h e p e r
questa via si ritorna al p r o b l e m a cruciale dell'eros, la 'forza'
maggiore all'opera nell'apparato psichico, e a n c h e la p i ù
devastante. L'attrazione erotica p e r l a bellezza c o r p o r e a p u ò "
venire deviata verso la bellezza ideale della verità è della giu-
stizia, anzi senza la prima n o n p u ò n e p p u r e venir amata la
seconda, come mostra lo straordinario racconto del volo
dell'anima alata nel Fedro. Ma a n c h e q u i c'è un paradosso,
62 Storia delk passioni

p e r c h é la pulsione erotica n o n p u ò essere deviata senza che


si instauri un r a p p o r t o fra maestro e discepolo che è an-
ch'esso erotico, e n o n senza ambiguità di piani, c o m e quel-
lo illustrato nel m e m o r a b i l e r a p p o r t o fra Socrate e Alcibia-
de - un t o r m e n t o s o intreccio in cui l'amante adulto diviene
infine l ' a m a t o dal giovane, e così p u ò cercare di indirizzare
la reciproca attrazione erotica verso il terzo p o l o ideale.
E interessante n o t a r e c h e il gioco platonico sui bordi
dell'«-05 (e della tirannìa), pericoloso a n c o r c h é necessario,
sarebbe stato progressivamente esorcizzato, o a l m e n o mar-
ginalizzato, nella tradizione che p u r e si ispira al platoni-
smo, da Plutarco a Galeno (per riemergere soltanto, in for-
me diverse, nell'erotica agostiniana). Per Galeno, ad esem-
pio,- il. pericolo maggiore, ma a n c h e potenzialmente il mi-
glior alleato della ragione, n o n è l'eros bensì la collera. Le
passioni di questo tipo si possono abbastanza agevolmente
addomesticare, c o m e i cavalli e i cani, r e n d e n d o l e d u n q u e
utili. I desideri sessuali e alimentari sono invece irrepara-
bilmente indocili, come" il cinghiale e il c a p r o n e ; essi- an-
d r a n n o soltanto 'puniti*, c o n assidue pratiche di autocon-
trollo e di censura collettiva, in m o d o da indebolirli finché
33
n o n possano p i ù n u o c e r e .
Ci s o n o p r o b a b i l m e n t e ragioni sociali p e r questa mar-
ginalizzazione deH'mw nell'ambito della stessa tradizione
platonica: il d e c a d i m e n t o della pratica della pederastia, sul-
la cui scena si giocava m o l t a parte della strategia platonica
della rieducazione dell'eros, e a n c h e , in ambito ellenistico-
r o m a n o , il rafforzamento dell'istituzione matrimoniale.
'Questi, processi sociali, del resto, .erano stati già in p a r t e re-
gistrati, in p a r t e preconizzati, dal pensiero aristotelico del-
le passioni. P e r Aristotele n o n si p u ò p r o p r i a m e n t e parla-
re di terapia delle passioni: si tratta, p e r lui, di eventi psi-
cosomatici perfettamente naturali, e perciò m o r a l m e n t e
neutrali. La patologia nasce tuttavia q u a n d o il grado di in-

Id., Passioni ed errori, I, 6.


M. Vegetti Passami antiche: l'io collerico 63

tensità dell'evento emotivo trasgredisce le n o r m e imposte


dai valori, socialmente condivisi. II g r a d o difettoso della rea-
zione emotiva è l'insensibilità, c h e r e n d e i n u r b a n o , 'selva-
tico' il suo personaggio. Al limite opposto, l'eccesso di que-
sta reazione p r o d u c e le figure, m o r a l m e n t e peggiori, del-
l ' i n t e m p e r a n t e e dell'incontinente (letteralmente 'impu-
n i t o ' , akolastos)**: preda, il secondo, di un «vizio bestiale»
c h e a c c o m u n a i folli, i tiranni, gli omosessuali, certi barbari
35
antropologi e alcune incubiche m a s c h e r e f e m m i n i l i .
Nella g a m m a i n t e r m e d i a fra questi estremi, si colloca
p e r Aristotele lo spazio p e r un ' b u o n uso' delle passioni,
come abbiamo già visto nel caso d e l i r a : u n a loro equili-
brata gestione, collocata sotto il segno del ' c o m e , q u a n d o ,
q u a n t o si deve', costituisce il suggello di u n a soggettività
socialmente b e n e integrata, del cittadino spoudaios, serio e
d a b b e n e , capace di interagire c o n i suoi simili senza spez-
zare i vincoli necessari all'armonia della c o m u n i t à . Aristo-
tele si riavvicinava tuttavia a Platone nell'indicare le strate-
gie p e r il conseguimento di questa figura dell'io: giocava-
no qui un ruolo centrale in p r i m o l u o g o l'educazione pa-
terna, poi quella della c o m u n i t à politica con le sue leggi e
i suoi cittadini esemplari. A questi agenti spettava, il condi-
z i o n a m e n t o di base dell'ethos individuale, t e r r e n o necessa-
rio e propizio p e r l'ulteriore formazione a u t o n o m a e con-
sapevole della personalità, ormai capace di muoversi da so-
la nel contesto pubblico che ne forma l'habitat Insieme
n o r m a l e e normativo. La. sublimazione platonica delle pas-
sioni diventava così in Aristotele un loro ragionevole e mi-
surato investimento nella condotta morale, u n a giusta do-
se di reattività sia verso i piaceri e i dolori, sia verso la di-
p e n d e n z a dall'altro. Di qui nasceva quella dottrina della
metriopfliheia o giusta, misura emotiva,, c h e avrebbe accom-
p a g n a t o l'intera tradizione aristotelica.
La strategia epicurea di controllo del materiale passiona-

34
Aristotele, Etica nieomackea, II, 2.
3 5
Ivi, VII, 1, 6.
64 Storia delle passioni

le era i n t e r a m e n t e centrata sui dispositivi individuali, anzi-


c h é sociali, della sua regolazione. Il p r o b l e m a era qui anco-
ra p i ù delicato p e r c h é gli epicurei, contro la tradizione
'idealistica*-di Platone e di Aristotele, ritenevano c h e l'uni-
ca identificazione realistica del fine delle c o n d o t t e consi-
stesse n e l piacere e n o n nel b e n e , nella virtù o nella giusti-
zia. Diventava q u i n d i p e r loro essenziale sottrarre il-piacere
alla 'cattiva infinità* del desiderio, p e r definizione insaziabi-
le e q u i n d i fonte di dolore anziché, a p p u n t o , dì piacere. Epi-
c u r o pensava che il p r o b l e m a potesse venire risolto compri-
m e n d o le pulsioni del desiderio nell'ambito — n a t u r a l m e n -
te circoscritto - del bisogno: il piacere consisterà allora nel
soddisfare i bisogni naturali di alimento, sopravvivenza e co-
municazione u m a n a . U n a n o r m a naturale/individuale,
d u n q u e , di c o n t e n i m e n t o della passione, in luogo di quella
naturale/sociale proposta da Aristotele e delle dinamiche di
conversione/sublimazione immaginate d a Platone: n o n
p e r ò u n a strategia di totale soppressione della passione,
c o m ' e r a invece quella preconizzata dal secondo g r u p p o di
opzioni. C h e risulta a sua volta articolato in d u e forme, ad-
dirittura antitetiche, di negazione dell'universo passionale.
La p r i m a è n a t u r a l m e n t e quella stoica. Poiché la pas-
sione comporta, come si è visto, un totale stravolgimento
dell'io, un suo 'uscir fuori' di sé, n o n è pensabile u n a coe-
sistenza, p e r q u a n t o conflittuale o problematica, fra essa e
la sostanza razionale del soggetto. L'unica terapia possibi-
le della passione è d u n q u e u n a totale soppressione di que-
sto male. Come riferiva Cicerone, occorre «estirpare a fon-
do gli e r r o r i che sono alla radice della passione, n o n po-
36
tarli» ; e si deve esser convinti, secondo Crisippo, che «le
passioni possono essere estirpate dalla m e n t e e che n o n ri-
m a n g a n e l l ' u o m o fibra o radice dei vizi, grazie alla medi-
37
tazione e all'esercizio- della virtù» . . - v

8 8
Cicerone, Tusculane, TV, 57. '-••.-».,--,--•
w
Stoic. Vet. Fragm., Ili, 447.
M, Vegetti Passioni antiche: l'io collerico 65

Ma come, se - io si è visto - la passione è un c e d i m e n t o


della ragione intera, p e r debolezza, di fronte alle rappre-
sentazioni esterne di piacere e dolore? Cicerone rimprove-
rava:, in effetti, agli stoici di esser m o l t o p i ù bravi, nel 'traccia-
re l'eziologia e la nosografia della malattìa passionale, che
38
nell'indicarne i rimedi . La critica di Cicerone, b e n c h é a
p r i m a vista giustificata, n o n sembra tuttavia cogliere nel se-
g n o . La terapia radicale della passione consisteva s e c o n d o
gli stoici nel reimpiantare nell'anima il giudizio fondamen-
tale secondo il quale l'unico: b e n e n o n è il piacere ma la
virtù, l'unico m a l e è il vizio e n o n il dolore. P e r c h é q u e s t o
fosse possibile occorreva ritonificare l'anima m e d i a n t e l'e-
rogazione di quella super-energia soggettivante che era se-
c o n d o l o r o la razionalità. Ma a questo scopo è necessario in
p r i m o luogo conoscere la passione, g u a r d a r e b e n e infaccia
le sue forme, i suoi tempi, le degenerazioni progressive del-
l'io c h e essa induce: eziologia e nosografia sono d u n q u e già,
potenzialmente, terapeutiche. La stessa poesia, che Platone
condannava c o m e vettore di disgregazione del soggetto,
p u ò esser utile a questo scopo, p e r c h é essa mette sotto gli oc-
chi, c o n maggiore efficacia di qualsiasi perorazione morali-
stica, gli effetti devastanti della malattia passionale. G i s i p p o
n o n mancava infatti di trascrivere n e i suoi trattati centinaia
di versi euripidei sui personaggi di Fedra e di Medea; e lo
stesso Seneca componeva, su personaggi passionali- c o m e
Edipo, Atreo e Tieste, tragedie didascaliche, quasi illustra^
zioni sceniche dei suoi trattati c o n t r o le passioni.
C ' e r a n o p o i negli stoici accortezze cliniche, che G i s i p p o
sembra aver illustrato nel suo Terapeutico: l'intervento riedu-
cativo deve aver l u o g o d o p o che il t e m p o ha c o n s u m a t o l'a-
pice del t u r b a m e n t o passionale, q u a n d o esso si è per così di-
re cronicizzato (di q u i a n c h e l'importanza di c o m p r e n d e r e ,
c o m e a b b i a m o v i s t o n e ! caso dell'ira, i tempi e l'acutezza del-
le passioni). U n a volta guarita, la soggettività stoica è dun-

Cicerone, Tusculane, IV, 9.


Storia dette passioni

q u e apatica, estranea ad ogni stato affettivo foss'anche la


pietà e la compassione, p e r c h é essa ha annullato la dipen-
d e n z a dall'altro e dal t e m p o dell'attesa, e si è fortificata nel-
la sua interiorità, avendo-di m i r a n i e n t ' a l t r o che la virtù. U n a
figura, d u n q u e , di «rigida ac virilis sapientia», c o m e diceva
Seneca, n o n scevra davvero di u n a sua «.asperità, e tristezza»,
s e c o n d o le parole di Cicerone.
E p p u r e , l'apatheia stoica n o n va intesa in alcun m o d o co-
me u n a fuga ascetica dal m o n d o . Il rifiuto della d i p e n d e n z a
dall'esterno, in cui si radica la passione, p u ò e deve venir
gestito c o m e s d o p p i a m e n t o di sé, distacco fra. un'istanza
.giudicante e censoria e u n a d i m e n s i o n e della personalità
c h e c o n t i n u a ad essere socializzata e a vivere la vicenda del
m o n d o e del t e m p o : si tratta, dice Seneca, di fare le stesse
3 9
cose degli altri, ma n o n nello stesso m o d o . Di qui le m e -
tafore stoiche del saggio c o m e attore, che interpreta il per-
sonaggio- c h e gli è stato assegnato' senza condividerne le
passioni; o c o m e danzatore, che armonizza il t e m p o nel rit-
mo o r d i n a t o e controllato della danza, senza lasciarsi an-
d a r e .ala corsa sfrenata della passione.
Antitetica, c o m e si diceva, la seconda strategia di nega-
zione della passione, c h e è quella scettica.
Le passioni, s e c o n d o Sesto Empirico, n o n esistono nel-
la forma 'naturale' della vita né s o n o radicate nell'anima.
Si tratta piuttosto di miraggi, di distorsioni ottiche prodot-
te proprio-dall'esistenza di teorie-etiche normative. Facen-
doci c r e d e r e che esistono beni e fini da perseguire, mali
da evitare, I m p o n e n d o c i l'osservanza di questa o quella 'ar-
te del vivere', coinvolgendoci infine nelle indecidibili con-
troversie fra scuole rivali, queste teorie r e n d o n o la vita in-
certa ed inquieta: n o n le cose, ma le opinioni infondate
che n o i a b b i a m o sulle cose, provocano il nostro turba-
40
mento', ci r e r i d o n o infelici . U n a s e r e n a 'imperturbabilità

Seneca, Epistole a Lucilio, 18...


Sesto Empìrico, Contro gli elici, IV, 113.
M. Vegetti Passimi antiche: l'io collerico 67

conseguirà d u n q u e dalla sospensione del giudizio i n t o r n o


alle teorie etiche e ai valori che esse ci p r o p o n g o n o ; par-
lerà allora, nella sua semplicità, la vita stessa, c o n le gioie
e i dolori che essa ci invia, n o n moltiplicati dall'afflizione
del pregiudizio e del desiderio motivati dalle teorie. Nega-
re l'esistenza .di valori assoluti, e delle n o r m e di giudizio
che ne seguono, r e n d e r à a n c h e p i ù serena l'esistenza so-
ciale: ogni c o m u n i t à ha costumi e regole suoi p r o p r i , c h e
n o n possono essere giudicati né criticati sulla base di ine-
sistenti criteri assoluti, e ranno q u i n d i accettati c o n mitez-
za, senza intransigenze o fanatismi.
E notevole che n e l a prospettiva scettica libertà e signo-
ria del soggetto a p p a i o n o p e r la p r i m a volta disgiunte, an-
zi la condizione della p r i m a sembra p r o p r i o consistere nel-
la rinuncia alla seconda (che c o m p o r t a in ogni caso l'im-
posizione di modelli normativi). Tanto p e r Platone e p e r
Aristotele q u a n t o p e r gli stoici, s e p p u r e in m o d i diversi, la
costruzione di u n a soggettività libera appariva invece stret-
tamente legata alla conquista di u n a condizione di signo-
ria - sulla città, sul contesto sociale, o a l m e n o su di un io
reso imprendibile e impermeabile alla pressione esterna.

Antropologia della passione

Per concludere, un ritorno- al t e m a cruciale dell'ira, sul


quale si moltiplicarono i trattati d e i moralisti antichi di
epoca ellenistica e r o m a n a , da Antipatro e Posidonio a Fi-
l o d e m o , Seneca e Plutarco.
L'accanimento educativo dei filosofi di ogni indirizzo
n o n p u ò che venire spiegato, da un lato, con la tenacia an-
tropologica di questo m o t o passionale, dall'altro c o n il suo
crescente carattere di deviazione patologica della soggetti-
vità rispetto ai suoi legami sociali. In altri termini, -pare che
la reazione collerica continui ad essere necessaria, "(come ai
tempi omerici) p e r la protezione dell'io, ma che d'altra
parte essa diventi sempre più intollerabile m a n m a n o che
68 Storia dette passioni

l'amministrazione pubblica della giustizia viene a surroga-


re le d i n a m i c h e della vendetta individuale e di clan.
In u n a società che n o n o s t a n t e le sue trasformazioni con-
tinuava c o m u n q u e ad essere centrata sullo status, sul rico-
noscimento pubblico della dignità individuale e di stirpe, l'i-
ra suscitata da ogni minaccia a questa dignità, e il progetto
di u n a vendetta immediata o dilazionata, continuavano a
p r o t e g g e r e il soggetto nella sua coscienza di sé c o m e deten-
tore di u n o status e m i n e n t e . Essa segnava d'altra parte la fra-
gilità di questa figura dell'io/la sua ipersensibilità all'espo-
sizione sociale: p r o p r i o p e r questo il p r o g r a m m a stoico di
liberazione dell'io doveva insistere sulla soppressione della
risposta passionale c o m e via regia verso la sua emancipazio-
f
ne dallà pressione esterna. Ma ciò che l'ira affermava - la
condizione signorile del soggetto - entrava poi in contrad-
dizione, a n c h e patologica, con i limiti imposti à questa si-
gnoria. Limiti pesanti, q u a n d o un signore, che governa un
clan familiare ed è p a d r o n e di schiari, n o n solo deve accet-
tare degli eguali, c o m e nella società omerica, ma a n c h e ri-
conoscersi suddito: della legge collettiva della polis, prima, e
poi a n c h e di un principe e di u n o Stato.
Un episodio di reazione collerica deplorato da Seneca
r e n d e perfettamente questa contraddizione. Il ricco e po-
t e n t e senatore r o m a n o Vedio Pollione riceve a cena l'impe-
ratore Augusto: un o n o r e c h e ribadisce tuttavia u n a condi-
zione di sudditanza. Nel servire a tavola, u n o schiavo r o m p e
u n a coppa di cristallo; adirato, Vedio o r d i n a che egli venga
i m m e d i a t a m e n t e dato in pasto alle m u r e n e allevate in u n a
piscina della villa. L'imperatore si commuove di fronte alle
suppliche dello schiavo, si adira a sua volta verso il senatore,
e o r d i n a c h e invece venga infranta, e buttata nella piscina,
41
tutta la cristalleria della villa . • •-. -
Il sadismo del senatore - che noi sappiamo essere mol-
to diffuso nella società r o m a n a , a differenza c h e nella polis

4 1
-• ; Seneca, De ira, III, 40.
AI. Vegetti Passioni antiche: l'io collerico 69

classica greca - si spiega probabilmente con il senso di fru-


strazione indotto dalla sua conclamata sudditanza verso Au-
gusto (e la reazione dell'imperatore n o n avrà certo contri-
buito a placarlo). Più in generale, la disponibilità presso-
ché totale del c o r p o e della vita degli schiari da parte dei
p a d r o n i , e reciprocamente di quelli dei sudditi,.padroni in-
clusi, da parte del principe, n o n p u ò che avere offerto un
terreno di coltura e s t r e m a m e n t e propizio al moltiplicarsi
della reazione collerica e delle c o n d o t t e vendicative, c h e
erano comparse con Achille nella scena primaria della for-
mazione d e l l ' u o m o antico. E questo n o n o s t a n t e la cre-
scente intollerabilità dei c o m p o r t a m e n t i iracondi di fron-
te a quel sistema di controllo pubblico della condotta che
le leggi e la magistratura di Stato tendevano a stabilire p e r
tutto lo strato sociale esteso fra i d u e estremi dell'impera-
tore e dello schiavo.
La dialettica dell' ira p u ò forse servire a n c h e a spiegare la
p e r m a n e n z a , all'interno dei n u c l e o antropologico-del sog?
getto' antico, di altri g r u m i passionali c o m e ! ' e c c e s s o dèi-de-
sideri sessuali ed alimentari. L'abuso dei cibo, d e l vino, dei
corpi maschili e femminili, è stato certamente, nella società
arcaica greca c o m e in al tre culture primitive, un segno di .si-
gnoria e di -potenza, la manifestazione* .tangibile di-una su-
periorità sociale. Esso risulta m e n o comprensibile in società
affluenti, b e n governate e complesse c o m e quelle del m o n -
do ellenistico e r o m a n o : n o n poteva bastare, a segnalare la
signoria,-il sistema codificato e visibile dei poteri, statatile
semmai, alegittimarla--l'austero- c o m p o r t a m e n t o di c u i il ce-
to senatorio r o m a n o riusciva a tratti a dar prova? Le ricadu-
te continue nell'eccesso del b a n c h e t t o , nell'ubriachezza,
nel!"adulterio, nello stuprò di liberi e schiavi, nella promi-
scuità,-di cui i-moralisti antichi- offrono innumerevoli testi-
m o n i a n z e , r a p p r e s e n t a n o u n a vera patologia sociale. Da un
lato esse delegittimano il diritto alla signoria di chi se ne
macchia di fronte agii occhi dei sudditi, e così logorano il
consenso al p o t e r e ; dall'altro minacciano- l'ordinato é q u i i -
70 Storia delle passioni

brio degli eguali, i n n e s c a n d o la catena delle competizioni,


delle rivalità, delle ritorsioni. Tutto questo p u ò venir messo
in r a p p o r t o c o n la frustrazione e lo scacco della soggettività
signorile c h e induceva la dinamica dell'ira. Il p e s o intolle-
rabile di u n a sudditanza necessaria ma sempre avvertita co-
me lesiva di un diritto p r i m a r i o alla libertà sprigionava pro-
babilmente u n a tensione c h e andava ad alimentare il ' m o -
stro policefalo' dei desideri, tanto più deviami ed eccessivi
q u a n t o m e n o rivolgibili nella loro direzione originaria, e
mai dimenticata - il p o t e r e assoluto, l'unico davvero d e g n o
d i u n u o m o libero.
A partire da questa situazione antropologica, ci si pos-
sono p o r r e d u e d o m a n d e . La p r i m a ha a che fare c o n la
persistenza del ' n u c l e o duro* della soggettività antica b e n
al di là dei limiti cronologici di quella società e di quella
cultura: ad esempio, m o l t e pagine dell'antropologia di
Kant s e m b r a n o ispirarsi alla tassonomia stoica, e d u n q u e
descrivere un materiale passionale n o n t r o p p o diverso da
quello che ne formava l'oggetto. Perché questa continuità?
Un p r i m o abbozzo di risposta deve fare riferimento alla
p e r m a n e n z a di tratti c o m u n i a tutte le società precapitali-
stiche, che, p u r in forme m o l t o differenziate, continuava-
no ad essere centrate sullo status e n o n sui rapporti di pro-
duzione. Le società di status possono aver continuato a ri-
p r o d u r r e c o o r d i n a t e antropologiche generali al cui inter-
no risulta spiegabile la persistenza di forme di reattività
emotiva e di un universo di desideri n o n dissimili da quel-
lo antico. La linea decisiva di frattura si situerebbe allora
nella transizione al m o d o di p r o d u z i o n e capitalistico e al-
la società borghese, con la nascita delle nuove forme del
'sentimento" ( u n a novità forse limitata, a sua volta, dalla
persistenza di tratti della 'natura u m a n a ' p r o p r i a a tutte le
culture dell'Occidente e u r o p e o ) .
La seconda d o m a n d a deve allora c o n c e r n e r e , recipro-
c a m e n t e , le ragioni delle discontinuità c h e si s o n o tuttavia
manifestate nella fenomenologia del materiale passionale
Ai. Vegetti Passioni antiche: l'io collerico 71

e delle sue strategie terapeutiche. Q u i la linea di frattura è


molto più antica, e va senza dubbio situata al livello della
formazione della società medievale. Benché si tratti anco-
ra certamente di u n a società di s f a t e (ma la forma di di-
p e n d e n z a feudale è ideologicamente m o l t o diversa da
quella schiavistica), essa presenta u n a novità clamorosa e
del tutto ignota al m o n d o antico: la formazione di un po-
tente a p p a r a t o di controllo delle condotte, cioè di u n a
Chiesa che è al t e m p o stesso interprete e amministratrice
dei dettami di u n a religione rivelata. La Chiesa è in grado
di p r o d u r r e straordinari effetti di interiorizzazione delle
n o r m e censorie della passione, attraverso i dispositivi del-
la confessione e dell'idea di peccato; è in grado inoltre di
intervenire p e r r e p r i m e r e - di n o r m a - le devianze passio-
nali dei c o m p o r t a m e n t i tanto privati q u a n t o pubblici. Q u e -
sta situazione disloca in m o d o del tutto nuovo sia le forme
di c o m p r e n s i o n e dei moti passionali, sia la loro terapia,
n o n p i ù affidata soltanto agli sforzi dei moralisti e alle pra-
tiche dì autoformazione di individui e gruppi sociali.
E n a t u r a l m e n t e fuori dai limiti di questo saggio l'ulte-
riore interrogazione sui conflitti aperti dalla contraddizio-
ne fra la persistenza di un materiale passionale 'antico' e
la formazione di nuovi strumenti di comprensione e di con-
trollo. Allo stesso m o d o , sono fuori dai suoi limiti altri pro-
blemi più 'sottili'. Quali sono, n e i secoli che separano l'an-
tico dalla modernità, i modelli psicologici ed etici che ac-
c o m p a g n a n o le lente, carsiche modificazioni dell'universo
passionale? E quali s o n o i nuovi strumenti offerti dagli svi-
luppi del sapere medico all'eziologia, alla fisiologia e alla
terapeutica delle passioni?
E infine: che cosa viene, n e l m o n d o del capitalismo ma-
turo (o del post-capitalismo), d o p o la "passione' e il 'senti-
mento'? . . .
72
Storia ée&pessh

BIBLIOGRAFIA

. Per una visione generale dei rapporti .tra filosofia e passioni, si


può vedere il libro di M.'Meyer, LepAtiasopheetlespassions, Paris 1991.
Per lo sfondo antropologico del problema delle passioni nel
móndo' greco sono classiche le opere di E.R. Dodds, / greci 'e Vìrra-
zvmeìe, ttad.it Firenze 1959, e di A.W.D. Àdkins, La morale dei greci
;
trad. it. Bari 1964. • - -, ' . .
Sul rapporto fra passioni e formazione del soggetto antico si ve-
dano le opere fondamentali di M. Foucault, L'uso dei piaceri, trad. it,
Milano 1984, e La cura di sé, trad. it. Milano 1985.
Specificamente sul problema delle passioni si vedano ora gli at-
ti del convegno sul Pathos nella cultura antica (Taormina 1994), in
corso di pubblicazione su «Elenchos», 1995.
: Per la terapia delle passioni e il loro rapporto con la-follia si ve-
da J. JPigeaud, La maladw.de Fame, Paris 198.1. '- -, . .r.j s

. Sullo sfondo etico del. problema rinvio alla mia.Etica.degli antichi,


Roma-Bari 1994*. [
Per quanto riguarda il mondo passionale degli eroi omerici,, ol-
tre ai classici saggi .raccolti-in B. Snell,- La cultura greca e le origini del
pensiero europeo, trad. it. Torino 1963, si vedano le opere diJ.M. Red-
field, Nature and Culture in the Iliad. The Tragedy of Hector, Chicago
1975, e di G, Nagy, The Best of Àchaeans: Concepì of the Mero in Ardiate
Greek Poetry, Baltimore-London 1979. Significative'le pagine eli S.
Weil, L'IMdie •poema delia-forza, in Id.," La Grècia e te intummti precri-
stiane, (rad. i t Toririò J967. • •
Sugli sviluppi del pensiero dell'anima dir. M. Vegetti, Anima e cor-
!
po, in Id...;Xa-cura di), Il sapere degli antichi, Torino 1985. Sul ruolo del-
la polis nel condizionamento delle passioni si veda, dello stesso, La
città educa gli'uomini, in E.'Becchi (a cura di), Storia dell'educazione,
Firenze-1987.' Sulle passioni "nella tragedia sono da'vedere almeno
W.B. Stanford, Greek Tragedy and the Emotions, Princeton 1982, e D.
Lanza, te temps de l'èmotion tragique, in «Metis»; 1988, n. 3. "Tratta, fra
i molti, anche questo problema, .M. Nussbaum, TheFragUity. ofGood-
ness, Cambridge 1986.
Sui problemi dell'anima, delle passionile specificamente dell'ero,?
in Platone sono da vedere, oltre al classico L. Robin, La teoria platoni-
ca dell'amore, trad. it. Milano 1973, e a due libri molto diversi fra loro
come XM. Robinson, Plato'sPsychology, Toronto 1969. eY. Brès. Lapsy-
ckologie de Platon, Paris 1968, soprattutto: J. Annas, An fnttvduction to
Plato's Republic, Oxford 1981; F.M. Cornford, TheDoctrineof Eros in Pla-
to's Symposium, in G. Vlastos (a cura di), Plato, voi. II, New York 1971;
J. Chanteur, Platon, le désir et la die, Paris 1980; S. Rosen, The Qunrrel
between Philosopky and Poetry, New York-London 1988.
.pi Vegetti Passimi antiche: l'io collerico 73

Su Aristotele basterà qui rinviare alle analisi di S. Gastaldi, Ari-


slt.tele e la politica delle passioni, Torino 1990; si veda anche per il con-
testo etico P.L. Donini, Ethos. Aristotele e il determinismo, Alessandria
1939.
Sul rapporto fra Aristotele e l'epicureismo si veda fct. Nussbaum,
Tlierapeulk Arguments: Epicurus and Aristotle, in M. Schofield e G.
Stiyker (a cura di), The Norms of Nature, Cambridge-Paris 1986. Più
in generale sull'etica ellenistica si veda J. Annas, The Morality of Hap-
piness, Oxford 1993.
Sulla passione nello stoicismo è importante il saggio di M. Pre-
de, The Stok Doctrine of the Affections of Soul, in Schofield e Stryker (a
cura di), The Norms. of Nature, cit.; la. migliore analisi della tassono-
mia stoica del desiderio è quella di M. Daraki, Les fonctions psycholo-
giqv.es du logos dans le stoicisme ancien, in AAW.., Les stoiciens et leur lo-
gique, Paris 1978. Sulla metafora stoica dell'attore si veda M. Veget-
ti, La saggezza dell'attore, in «Aut Aut», 1983, n. 195-196; sul rapporto
fra passioni e temporalità è fondamentale V. Goldschmidt, Le systè-
me stoir.ien et l'idée du temps, Paris 1953. Relativamente alla trattatisti-
ca sull'ira è utile J. Fillion-Lahille, Le de Ira de Sénèque et la théorie stoi-
cienne des passions, Paris 1984. Si vedano anche i saggi raccolti in J.
Brunschwig e M.C. Nussbaum (a cura di), Passions and Perceptions.
Studies in Helknisiic Philosophy of Mind, Cambridge 1993.
Sul rapporto fra stoicismo e Galeno si veda M. Vegetti, / nervi del-
l'anima, in «Bio/Logica», 1990, n. 4; sulla teoria delle passioni in Ga-
leno si veda anche, dello stesso. La terapia dell'anima. Patologia e di-
sciplina del soggetto in Galeno, in M. Menghi e M. Vegetti (a. cura di),
Galeno. Le passioni e gli errori dell'anima, Venezia 1984.
Sul rapporto fra l'antropologia di Aristotele e quella di Galeno
cfr. M. Vegetti, Cam dei tribunali, punizioni della medicina, in F. Rosa
(a cura di), Immaginario e follia, Trento 1991.
Sulla fisiognomica antica si veda M..M. Sassi, La scienza dell'uomo
mila Grecia antica, Torino 1988;, per la sua transizione al Medioevo
cfr. J. Agnini, Fisiognomica tra tradizione naturalistica e sapere medico nei
secoli XII e XBI, in «Atti del congresso su medicina medievale e scuo-
la medica salernitana», Salerno 1994.
Infine, sulla 'materia erotica* in Agostino, si veda l'importante
opera di R. Bodei, Ordo Amoris, Bologna 1991.
L'AMORE PASSIONE ASSOLUTA

di Mariateresa Fumagalli Beonio Brocchieri

a Paolo mentis amore ligata

Amavo amare.
, . . - A G O S T I N O D'BPFQMA

Ogni giorno discutiamo d'amore.


G U G L I E L M O ' D I SAN THIKRHY

Stendhal c o m e esempio della 'passione d ' a m o r e ' iodica


d u e personaggi medievali, Abelardo" ed-Eloisa, E c h e fosse
u n a passione risalta dal confronto c o n gli altri tre dpi di
a m o r e presi in esame: i'amore-gusto, ossia «quello che re-
1
gnava a Parigi nella seconda m e t à del Settecento» , l'amo-
re fisico e l'amore-vanità o a m o r e c o m e rappresentazione
sociale.
N o n c'è d u b b i o che, se esiste u n ' e t à medievale, questa
sia segnata fortemente n o n solo dalla rappresentazione, ma
a n c h e d a i r i n s e g u i m e n t o 'di u n a definizione intellettuale
della passione amorosa: questo testimoniano le i n n u m e r e -
voli voci che si levano dal chiostro (e n o n è soltanto a m o -
re di Dio), dal castello e dalla corte ( n o n è s e m p r e soltan-
to gioco a m o r o s o ) , dai racconti b r e t o n i e francesi dove si
insinua il c u p o s p l e n d o r e di un n u o v o b i n o m i o , l'amore-

1
Stendhal, De l'amour.
76 Storia delle passioni

m o r t e , dai carteggi epistolari dove l'amore è più struggen-


te se u n i t o alla nostalgia ispirata dalla lontananza.
C'è u n ' u n i c a cifra p e r capire l'inizio e lo sviluppo di -
questa valanga di passione a m o r o s a esaminata, narrata,
'messa in scena"? Riconosciamo innanzitutto c h e si tratta
di un sentimento che nell'epoca sembra p r e d o m i n a r e so-
vente su molti altri, sull'ira del guerriero, sulla fedeltà del
cavaliere e persino a volte sulla devozione religiosa e sul
t e r r o r e del peccato.
Difficile rintracciare n e l groviglio u n a linea unitaria: pa-
re anzi che la contemplazione della passione d ' a m o r e tipi-
ca dei secoli medievali stia p r o p r i o in questo suo frantu-
marsi nella varietà dei modelli vissuti e discussi nelle diffe-
renti aree sociali con differenti linguaggi e sensibilità. Tut-
to ciò si deve in gran p a r t e al grandioso incontro, mai più
visto da allora in Europa, di diverse culture, la biblica, la
latina e l a / b a r b a r a ' .
N o n tutto è passione, n a t u r a l m e n t e : a volte il linguag-
gio passionale traveste qualcosa c h e è più t e n u e , effimero
e m e n o impegnativo. Alla ricerca di u n a cifra p e r la com-
p r e n s i o n e e definizione d e l ' e m e r g e r e della passione amo-
rosa siamo spinti a prestare attenzione ad aspetti p i ù ge-
nerali c h e s e m b r a n o segnare u n forte m u t a m e n t o d a i 'tem-
pi dell'ira dell'eroe', un m u t a m e n t o svoltosi in u n a fongm
dune. E va n o t a t o che il passaggio dalla 'passione collerica'
alla passione a m o r o s a p o t r e b b e segnalare un percorso che
va dalla p r e m i n e n z a di u n a passione socialmente rilevante
ed espressiva di un contesto etico collettivo alla passione
individuale misurata solo sul soggetto, il suo destino e la
sua salvezza.
Nei secoli che v a n n o da Marco Aurelio a Costantino Fos-
servazione del m o n d o n a t u r a l e acuisce la percezione della
immensità degli spazi celesti e m e t t e in evidenza n o n solo
l'insignificanza della terra dove vivono gli u o m i n i , ma a n c h e
la qualità impalpabile ed enigmatica dei loro sentimenti e
delle loro azioni. Paradossalmente questo spazio rimane tut-
Mt. Fumagalli Beonio Brocchieri L'amore passione assoluta 77

taria l'unico attraente e aperto all'indagine u m a n a : da q u i


nasce u n a attenzione ossessiva c o m e u n a vertìgine all'inte-
riorità, ai pensieri, alle emozioni e ai sentimenti.
San Paolo aveva distinto l ' u o m o spirituale da quello 'car-
nale' e al p r i m o aveva riservato tutto il suo interesse. Il cen-
tro diviene d u n q u e l'indagine sul profondo, l'osservazione
dei moti interni e invisibili, d e i desideri e delle p a u r e p i ù
nascoste, p r e c e d e n t i al c o m p o r t a m e n t o e alle sue leggi: il
p a g a n o Marco Aurelio, p e r usare le sue parole «scavava
dentro», Plotino parlava dell'«uomo interiore» c h e diven-
ta in Agostino il c u o r e della ricerca.
Negli autori cristiani è presente a n c h e un altro ele-
m e n t o c h e m u t a la fisionomia del nostro problema: il dio
che abita c o m e la verità neUa profondità dell'Io, che parla
all'anima e scruta 'il c u o r e e i r e n i ' , a differenza degli dèi
antichi, è un dio unico e o n n i p o t e n t e . Esige d u n q u e un
s e n t i m e n t o d ' a m o r e esclusivo (absolutus).
E l ' a m o r e q u a n d o è rivolto così in alto diventa totale e
— c o m e ci spiegherà Agostino - assume i connotati della
passione.

L'antefatto: Agostino

La riflessione di Agostino su amor, passio, dilectio, volup-


las, amicitia è q u a n t o di più l o n t a n o si possa i m m a g i n a r e
dal modello della passione amorosa del Tristano o del car-
teggio di Eloisa e Abelardo. E p p u r e sarebbe difficile capi-
re tutto quel ragionare d ' a m o r e che esploderà p i ù tardi nei
secoli medievali e quelle analisi sottili e inquiete, senza fer-
2
marsi p r i m a su alcune pagine delle Confessimi :. Ricordia-
mo innanzitutto che Agostino fu - lo confessa egli stesso
p i ù volte - un u o m o , d i r e m m o n o i oggi, passionale a cui
piaceva «amare ed essere amato»: p i ù tardi p e n s e r à c h e la

2
Agostino, Confessionum libri XIII.
78 Storia ddk passioni

sensualità {concupiscentia, la p i ù bassa forma di a m o r e ) aves-


se a n n e b b i a t o ì suoi p r i m i giovani slanci e appesantito il
suo a m o r e («amare ed essere amato mi era p i ù dolce se po-
tevo g o d e r e a n c h e del c o r p o di chi amavo...»). N o n cono-
sciamo di lui se n o n questo ricordo dell'amore (un ricor-
do soltanto senile o filosofico?) c o m u n q u e inguaribilmen-
te segnato dalla traccia dei «suoi platonici». Q u e l l ' a m o r e
p e r u n a d o n n a , il vescovo nella vecchiaia lo definisce pas-
sione, anzi «peso della passione».
Cosa è la passione d u n q u e p e r Agostino? «È un senti-
m e n t o che ci p r e n d e , è u n a impurità dello spirito l o n t a n o
3
dalla 'via sovrana dell'amore* di cui parla Paolo» . La pas-
sione si subisce ( ' n o n ero p i ù io') e ci fa sognare; presi dal-
la passione, si è c o m e a d d o r m e n t a t i e oppressi (anche se
' d o l c e m e n t e ' ) . La passione nasce d u n q u e da u n a volontà
perversa, ossia mal orientata, segnata dalla negatività, dal-
le t e n e b r e , dall'informe e soprattutto dalla m a n c a n z a di
misura. Ecco infine apparire u n a delle parole p i ù signifi-
cative nel discorso di Agostino: misura.
La misura c h e d o m i n a ovunque, c o m e riflesso della
Somma Misura, è l'epifania di quell'ordine che è struttura
del m o n d o delle cose e d e l l ' u o m o interiore: è attraverso la
misura che si realizza la bellezza naturale c o m e proporzio-
ne delle parti, si costruisce la cultura c o m e o r d i n a t a cre-
scita del sapere b e n diversa dalla erudizione e, infine, è con
misura che sì a m a e si g o d e di ciò che si ama. Senza misu-
ra invece si subisce la passione e si cade inevitabilmente nel
disordine e n e l dolore. Misura è d u n q u e l'accettazione
consapevole e gioiosa dell'ordine divino e di conseguenza
l ' a m o r e verso le cose create deve possedere misura.
Ma esiste, p e r Agostino, un a m o r e c h e per definizione
deve al contrario essere smisurato: «la misura p e r a m a r e
Dio è amarlo senza misura». E allora si c o m p r e n d e p e r c h é
4
l'amore sia n o n solo «più forte della m o r t e » , ma a n c h e

3
II riferimento è a san Paolo, I Lettera ai Corinzi, 12, 31.
4
Cantico dei Cantici, 3, 6.
Mt. Fumagalli Beonio Brocchieri L'amore passione assoluta 79

più forte della fede e della volontà: a differenza della vo-


lontà e della fede infatti l'amore p e r Dio possiede in sé già
la sua positività. Questo a m o r e c h e si libera da qualsiasi co-
strizione e r o m p e , a n c h e se solo a p p a r e n t e m e n t e , l'ordine,
l'amore p e r Dio crea un modello nuovo di passione felice
e assoluta c h e ha già molti dei caratteri delle future pas-
sioni a m o r o s e profane, quelle verso la creatura.
Si disegna così la fisionomia di quella che nel linguaggio
'laico' sarà percepita come la vera passione d ' a m o r e : positi-
va, incondizionata, ' p e r sempre ', ossia al di là dei confini stes-
si della vita, d o m i n a t a dal riconoscimento della eccellenza
dell'oggetto amato, sovrastante e ineludibile. E, inoltre, u n a
passione che, c o m e l'amor Dei, potenzia e dà forza (secoli do-
po qualcuno scriverà: «amor moltfaìt h o m e bardi»).
Dirà Tristano al suo fedele amico messaggero: «Ricor-
dale che lei sola è la mia salvezza [...] la speranza, la mia
vita, la mia gioia [...] Nella sua vita è la mia vita [...] Ri-
cordale tutto del nostro a m o r e vero [...] s e m p r e vivo e mai
5
l o n t a n o dal m i o cuore. N o n p o t r ò a m a r e più n e s s u n a . . . » .
Così Tristano parlerà di Isotta, u n a creatura.

La passione di Isotta ed Eloisa

Isotta, il mito, è p i ù antica di Eloisa, la d o n n a reale vis-


suta nella p r i m a m e t à del secolo XII: i primi che scrissero
dell'amore di Isotta e di Tristano, d u e autori della secon-
da m e t à del secolo, i n o r m a n n i Beroul e T h o m a s , furono
ispirati da p r e c e d e n t i leggende. Q u a n d o Eloisa scriveva c'e-
ra d u n q u e già nell'aria qualcosa che attraverso la poesia e
i romanzi b r e t o n i parlava d ' a m o r e in m o d o simile a quel-
lo di lei, ossia nel m o d o forte e libero con cui Eloisa si ri-
volgeva ad Abelardo.
Iniziamo, c o m u n q u e , dalla testimonianza sull'amore-

5
Thomas, Le mman de Tristan.
80 Storia delk passioni

passione di Eloisa. Cosa dice Eloisa del suo a m o r e , vissuto


nell'arco di un a n n o soltanto e p o i rimpianto ferocemen-
te p e r tutta la vita d o p o la separazione da Abelardo?
Sembra o p p o r t u n o p e r meglio capire sottrarci al fasci-
no del suo personaggio di g r a n d e e tragica amorosa cuci-
tole addosso più tardi da Villon, da Lamartine, da J e a n de
Meung, da Rousseau, persino da E t i e n n e Gilson... Ce n ' è
del resto abbastanza p e r dar ragione a Stendhal, a n c h e se
ci limitiamo a leggere soltanto le sue lettere, qualche pas-
so dell'autobiografia di Abelardo e i d o c u m e n t i contem-
p o r a n e i sui d u e amanti. •
L ' a m o r e di Eloisa ha le radici in u n a riconosciuta e for-
te attrazione sessuale e nella ammirazione della d o n n a per
il valore intellettuale e m o r a l e del suo a m a n t e . Eloisa va
6
ascoltata .
«Tutti correvano a vederti q u a n d o apparivi in pubblico
e le d o n n e ti seguivano c o n lo sguardo voltando il capo in-
dietro se ti incrociavano p e r strada [-....] Q u a l e d o n n a n o n
invidiava le m i e gioie e il mio letto? [...] Soprattutto d u e
cose in te affascinavano: la grazia della tua poesia e delle
tue canzoni, talenti davvero rari in un filosofo c o m e te [...]
Eri giovane, bello, intelligente». E ancora: «Il mio a m o r e
p e r te è stato così illimitato e smisurato da privarsi di tut-
to, persino di me stessa p e r avere l'unico oggetto del mio
desiderio ,[...] Ho fatto tutto p e r mostrarti che l'unico pa-
d r o n e del mio c o r p o e della mia a n i m a eri-tu».
A n n i d o p o , oramai m o n a c a ma ancora giovane e inna-
m o r a t a scrive così, spietatamente, al suo a m a n t e separato:
« Q u a n d o d o r m o immagini ingannevoli mi perseguitano e
p e r s i n o q u a n d o p r e g o I fantasmi di quella gioia l o n t a n a af-
ferrano la m i a a n i m a f.:.-..] -Sono-costretta ad abbandonar-
mi a queste-fantasie e [,-..] invece di p i à n g e r e pentita so-
spiro e rimpiango quello che ho p e r d u t o . Ho davanti agli
occhi s e m p r e e soltanto te, l'amore che a b b i a m o avuto, i

6
Abelardo ed Eloisa, /Ustoria calamitatum rriearum, Epistilio*.
Mt. Fumagalli Beonio Brocchieri L'amore passóne assoluta 81

luoghi dove ci siamo amati [..,] N o n riesco a calmarmi [... ]


e il ricordo r a d d o p p i a il mio desiderio».
; Ecco d u n q u e tutti i forti segnali della passio ne : desiderio
fisico, percezione dell'amore c o m e di u n a forza sovrastante
e quasi esterna a chi ama, riconoscimento che l'amato vale
di più, è p i ù p o t e n t e e nobile dell'amante n o n o s t a n t e i rim-
proveri, le sofferenze, a n c h e la gelosia di quest'ultimo...
Questo aspetto - l'eccellenza dell'amato - ha suggerito
sovente l'analogia del tipo di r a p p o r t o amoroso, del quale
Eloisa e Isotta sono d u e chiari esempi, con la relazione feu-
dale signore-vassallo. E n t r a m b i i rapporti (signore-vassallo
e d o n n a amata-amante) i n d i c a n o u n a situazione privile-
giata a favore del p r i m o t e r m i n e , ma in e n t r a m b i i casi pa-
radossalmente si ristabilisce u n a parità de iure espressa a p -
p u n t o dall'amore, nel p r i m o caso, e dallo scambio dei do-
ni e dal beneficio del vassallaggio n e l secondo. E n t r a m b i i
rapporti sono rinsaldati dalla jìdes reciproca e si r o m p o n o
q u a n d o u n o dei d u e soggetti tradisce. Osserviamo c h e il
.'caso Eloisa' si. distacca in. parte, dalla n o r m a f e u d a l e e cor-
tese secondo la quale il 'signore' è la d o n n a e il vassallo è
l ' u o m o i n n a m o r a t o : a u d a c e m e n t e infatti Eloisa rovescia il
1
senso del r a p p o r t o . Il signore, senza dubbio , qui è Abelar-
do cui si deve obbedienza («Ho fatto tutto p e r obbedire a
te, n o n a. Dio, solo p e r te ho p r e s o il velo monacale»).
Molti testi ripeteranno che l ' a m o r e fra u o m o e d o n n a
n o n p u ò che essere reciproco, che n o n s i p u ò n o n a m a r e chi
ci a m a davvero («Amor che a nullo a m a t o a m a r p e r d o n a » ) .
E questo p e r c h é i n t e n d o n o parlare, n a t u r a l m e n t e , di 'amo-
re vero*. Ma c o m e lo si distingue d a l l a infatuazione o dalla
voluttà? D o n n e c o m e Eloisa, c h e amavano ragionare d'a-
m o r e , avevano a disposizione u n o s t r u m e n t o culturale effi-
cace, la dottrina esposta nel De amicitia di Cicerone, lime de
chevet del secolo. L'amore che nasce dalla virtù dell'amato,
l'amore- disinteressato c h e n o n s i c u r a di sé, ma solo del be-
ne dell'altro, singolare mescolanza di libera scelta e resa fa-
tale di fronte alla eccellenza dell'oggetto amato, questo era
82 Storia deUe passioni

r ' a m o r e vero'. Ma c'era dell'altro: u n a attitudine tipica del-


la cultura medievale p e r cui il singolare poteva c o n t e n e r e
l'universale e l'individuale divenuto simbolico alludere a un
contesto più ampio. Ogni situazione diventava quindi si-
gnificativa e trasportava la passione amorosa a un superio-
re livello di immaginazione e, c r e d o , di intensità. Nella cop-
pia maestro-allievo (che si ripete p e r un l a m p o a n c h e nel
Tristano di Goffredo dì Strasburgo e in altri testi su fino a
Dante, 'allievo' di Beatrice) la passione allude a n c h e ad al-
tro, al c a m m i n o dell'anima guidata dall'amore verso la sa-
pienza. U n a rappresentazione dell'eros, b e n lontana in. mol-
ti testi dall'essere p e d a n t e o scolastica, che sottolinea la ten-
denza della passione amorosa a liberarsi dal t e m p o e tra-
scenderlo.
Congeniale a questa attitudine culturale è a n c h e la per-
cezione nitida, a volte dolorosa a volte esaltante, del rap-
p o r t o e della differenza fra a m o r e e attrazione sessuale. Si
ha l'impressione che su q u e s t o p u n t o gli amanti e gli scrit-
tori medievali abbiano esplorato e descritto tutta la g a m m a
delle possibilità: sesso c o n t r o amore, sesso con a m o r e e in-
fine semplice differenza fra sesso "e .amore.
U n a prospettiva estrema, a n c o r a vicina all'atteggiamen-
to del vecchio Agostino, è quella di Abelardo q u a n d o , ora-
mai l o n t a n o irrimediabilmente da Eloisa, evirato, malato, le
scrive così: «Abbiamo attraversato tutte le fasi d e l l ' a m o r e e
se in a m o r e qualcosa si p u ò inventare, n o i lo a b b i a m o in-
ventato. Il nostro piacere era tanto p i ù intenso a n c h e per-
ché p r i m a n o n l'avevamo conosciuto e n o n ci stancavamo
mai...». Anche se nel ricordo possiamo cogliere l'intensità
di u n a passione fisica n o n negata, d o b b i a m o notare che
Abelardo si p r e o c c u p a subito' di sublimarla, c o m e nella de-
dica «A Eloisa u n a volta cara [...] oggi b e n più cara in Cri-
sto», o allontanarla c o m e q u a n d o definisce quel l o n t a n o
a m o r e b r u t a l m e n t e come lussuria o «turpe piacere» («la
grazia divina attraverso la evirazione mi guarì dalla lussu-
ria...»). Del resto a n c h e la d o n n a r i p r e n d e il tema, lo rove-
Mt. Fumagalli Beonio Brocchieri L'amore passione assoluta 83

scia e conferma c h e il piacere .sensuale è p e r lei altra cosa


dall'amore, r i m p r o v e r a n d o l'amante: «Ecco quel c h e p e n s o
e tutti sospettano: i sensi e n o n l ' a m o r e ti h a n n o legato a m e ,
ti attraevo fisicamente ma n o n ero v e r a m e n t e amata da
te .»,., E un atteggiamento c h e tuttavia n o n le appartiene
completamente: il rimprovero p e r la sensualità dell'amato,
p e r quello che Eloisa considera un aspetto inferiore ed este-
riore dell'amore, è tipico solo dei giorni amari della separa-
zione. Eloisa il p i ù sovente, l'abbiamo visto nelle sue lettere,
resta un forte esempio della positività della passione fisica
d'amore che allora l'aveva resa, 'felice e invidiata'.
C h e la passione d ' a m o r e sia cosa diversa dal piacere
sensuale, e qualche volta ne sia d r a m m a t i c a m e n t e separa-
13., lo sappiamo a n c h e da Tristano (il personaggio del ro-
m a n z o di T h o m a s ) . Q u a n d o l ' e r o e sposa Isotta dalle bian-
che mani p e r dimenticare l'altra Isotta, la bionda, ad un
tratto capisce angosciato che «questo n o n è vero a m o r e
[...] se devo stringere un c o r p o c h e n o n a m o [...] se cer-
co il mio piacere allora n o n rispetto il mio a m o r e . Finché
vivo n o n p e r m e t t e r ò che il desiderio del piacere faccia ap-
passire il m i o .amore vero...». II. p o e t a commenta, che in
quel caso «ciò c h e la n a t u r a vuole n o n lo vuole invece il
g r a n d e amore».
Altrove invece la sensualità n o n si o p p o n e alla passione
amorosa, ma da questa tuttavia si distingue c o m e nell'epi-
sodio del s o n n o in cui gli amanti s o n o sorpresi da re Mar-
co, marito di Isotta, e risparmiati p e r c h é fra loro, simbolo
di purezza, giace la spada di Tristano. U n a separazione m o -
m e n t a n e a e voluta p e r esaltare il desiderio? Forse, dal m o -
m e n t o che nel r o m a n z o «Tristano è colui che e n t r a n e l let-
to' della regina e la tiene nelle sue braccia c o n amore». L'a-
m o r e fisico il p i ù delle volte n e l 'vero a m o r e ' asseconda e
accompagna la passione.
All'estremo, ma già fuori a m i o p a r e r e dal t e m a della pas-
sione d ' a m o r e , è la celebrazione dell'amore sensuale e na-
turate e del c o r p o c h e a n i m a le pagine di Jean de M e u n g ,
84 Stona delk passioni

autore del Romanzo della, rosa: «L'amore di cui sto parlando è


u n a naturale inclinazione a cui sono portati tanto gli uomi-
ni q u a n t o gli animali [...] E questo a m o r e p e r q u a n t o sia uti-
7
le n o n merita né biasimo né l o d e » .
Ma quale è il r a p p o r t o della passione d ' a m o r e con la so-
cietà e la istituzione matrimoniale?
Molti testi m e t t o n o in rilievo la pressione ideologica an-
timatrimoniale nel Medioevo, u n a pressione che ha diver-
se c o m p o n e n t i . A n c h e su questo tema possono far luce le
parole di Eloisa nella sua accanita opposizione al matri-
m o n i o riparatore offertole da Abelardo. Gli argomenti del-
la d o n n a si rifanno da un lato al repertorio classico (di sa-
p o r e 'platonico') ossia alle 'ragioni dei filosofi' che giudi-
cano e d i p i n g o n o il m a t r i m o n i o come la quintessenza del-
la vita materiale e sensibile, ricca solo di necessità quoti-
diane e fastidiose, di bisogni, fatalmente l o n t a n a dal r e g n o
ideale della filosofia. La meditazione filosofica n o n deve es-
sere turbata dai pianti e dai r u m o r i dei bambini, dall'assil-
lo del d e n a r o e dagli obblighi che legano ad altre persone,
coniuge e figli.
Si a g g i u n g o n o p e r Eloisa 'gli a r g o m e n t i dei santi' che
8 9
vanno nella stessa direzione: san P a o l o e san G e r o l a m o so-
no d'accordo nell'avvenire che il m a t r i m o n i o 'rimedio del-
la concupiscenza' p u ò scivolare verso il male che vuole ri-
mediare. La moglie n o n va perciò amata ma solo rispettata
c o m e m a d r e della famiglia e c o m e c o m p a g n a nel 'rimedio
al peccato', altrimenti «il m a t r i m o n i o diviene adulterio».
Ma c'è dell'altro, un malessere al quale Eloisa accenna
p i ù volte. Il matrimonio, che è u n a istituzione, cosa aggiun-
ge al vero amore? N o n getta un sospetto di interesse annul-
l a n d o la stessa definizione di a m o r e disinteressato? La forte
conclusione di Eloisa è: «meglio la libertà», n o n la solitudi-
ne o la castità, «che i vincoli dell'amore legittimo». Q u a n d o

7
Jean de Meung, Le roma» de la rose.
8
San. Paolo, I Lettera ai Corinzi, 7...
9 :
» San 'Gerolamo, Cantra lovinianum, P.L.„ 23. -
Mt Fumagalli Beonio Brocchieri L'amore passione assoluta 85

c'è amore, «meglio a m a n t e che moglie». Se si esclude la pas-


sione che Eloisa mette in queste argomentazioni, il fastidio
verso il vincolo legittimo è c o m u n e a quello presente nei
canti dei goliardi che esaltavano l'amore 'libero',
E Isotta? La sua passione per Tristano vive p e r defini-
zione fuori dal matrimonio, nell'adulterio talvolta avverti-
to con senso di colpa nei confronti del re, sposo di Isotta
e sovrano di Tristano. La passione si d e n u n c i a c o m e tale
a n c h e p e r c h é affronta a u d a c e m e n t e l'angoscia di r o m p e -
re u n ' a l t r a fedeltà, quella verso il dominus, sposo p e r l ' u n a
signore p e r l'altro, u n a fedeltà che impallidisce tuttavia di
fronte a quella verso il 'vero a m o r e ' .
Diversa, p i ù clamorosa, la infedeltà e la trasgressione
delle leggi religiose: nei d u e esempi che abbiamo scelto,
Eloisa e Isotta, la n o n osservanza della legge divina ha
aspetti c o m u n i ma anche divergenti.
Eloisa n o n si p e n t e del suo peccato, l'amore adultero.
Ciò che caratterizza il suo lungo ricordo d ' a m o r e è p r o p r i o
«il c o n t i n u o l a m e n t o contro Dio» c o m e le rimprovera Abe-
lardo, la sua ostinazione nel conservare la m e m o r i a della
sua passione p u r «nella consapevolezza di aver peccato».
Un atteggiamento questo che giunge in certi m o m e n t i al-
l'estremo («la mia m e n t e folle di dolore p e r la tua perdita
invece di pacificarsi con Dio si adira a n c o r più contro di
Lui...») e altre volte trova invece nella certezza della verità
interiore della passione il motivo del suo riscatto. L'inten-
zione di Eloisa infatti è sempre stata p u r a - dichiara lei -,
il suo a m o r e p e r Abelardo disinteressato e «Dio che dà pe-
so n o n alle azioni ma soltanto ai pensieri dell'anima» n o n
p u ò che essere dalla sua parte e salvarla assegnandole do-
po la vita terrena un «piccolo angolo di Paradiso».
Isotta in questo n o n le è lontana, anche se il contesto e il
personaggio-sono differenti. Eloisa è u n a intellettuale, u n a
d o n n a coita che p r i m a vive in u n a città abitato da chierici e
studenti, p o i in un monastero, badessa tanto irreprensibile
q u a n t o disperata; Isotta è u n a regina educata a piacere agli
86 Storia deBe passioni

uomini, c o m e si i n t e n d e in molti episodi, astuta e abile nel


suo c o m p o r t a m e n t o verso il sovrano, l ' a m a n t e e la corte.
L'episodio dello spergiuro ci conferma insieme la di-
versità di un a m b i e n t e e l'analogia delle prospettive etiche
comuni.
Diversamente dall'eroina wagneriana l'Isotta medievale
vive c o n i piedi p e r terra e uno- dei- suoi maggiori problemi
è difendersi dai tranelli preparati dalla malvagia curiosità
della corte che spia i suoi incontri clandestini con Tristano.
E difficile e n u m e r a r e q u a n t e bugie dica Isotta la b i o n d a e
10
persino Goffredo di S t r a s b u r g o , il suo cantore p i ù simpa-
tetico, la definisce «ingannatrice». Più giustamente Beroul
scrive c h e Isotta «risponde con l ' i n g a n n o all'inganno». Ri-
c o r d i a m o a n c h e c h e nel flusso delle vicende Isotta è sempre
oggetto di trattative e patti che scavalcano la sua p e r s o n a mo-
rale e giuridica e c o m e d o n n a è costretta a rispettare regole
che n o n ha concorso a stabilire. Isotta d u n q u e m e n t e e al-
meno' u n a volta 'trascina con sé il 'consenso' di Dio*. Ciò av-
viene d u r a n t e la cerimonia in cui Isotta, presente a n c h e re
Artù e la sua corte, deve-.affrontare la "prova di Dio', ossia
giurare p r e n d e n d o fra le m a n i un ferro rovente di n o n aver
tradito il re suo marito. Se la sua delicata m a n o rimarrà in-
tatta verrà dichiarata i n n o c e n t e e sciolta dai sospetti. La ce-
rimonia, nel p o e m a di Goffredo, è u n a festa colorata e splen-
d e n t e , p r e c e d u t a da u n a lunga cavalcata verso la pianura;
p e r raggiungere il luogo stabilito Isotta e gli altri d e v o n o ol-
trepassare il G u a d o Pericoloso. Sulle sponde la regina in-
contra Tristano vestito da m e n d i c a n t e , irriconoscibile a tut-
ti gli altri, c h e si offre di portarla .al di là del fiume: sorri-
d e n d o Isotta la bionda, c h e sola lo ha riconosciuto, sale a ca-
valcioni sulle sue spalle e . g i u n g e alla riva opposta «senza
macchiare di fango la s p l e n d e n t e veste di seta». Qui davan-
ti alla t e n d a del re, diritta e sicura, «giura che nessun u o m o
è mai stato fra le sue cosce salvo il re suo marito e quel po-

Goffredo di Strasburgo, Trislan und Isolde.


Mt. Fumagalli Beonio Brocchieri L'amore passione assoluta 87

vero m e n d i c a n t e che l'ha a p p e n a aiutata a valicare il gua-


do». Ed ecco c h e «Cristo cortese» interviene facendo sì c h e
il ferro bruciante che Isotta stringe fra le m a n i n o n intacchi
la sua m o r b i d a e bianca pelle. Cristo, che p i ù c h e giudicare
le azioni, valuta e apprezza «le intenzioni del cuore», la li-
bertà e la sincerità del sentimento (ossia l ' a m o r e di Isotta
p e r Tristano), si fa d u n q u e g a r a n t e della 'verità' di Isotta e
della moralità della sua passione. Mentre il m o n d o della
convivenza sociale e delle istituzioni sottolinea l'importanza
delle o p e r e e dei c o m p o r t a m e n t i ('le regole della c o r t e ' te-
m u t e e odiate da Isotta, ma a n c h e l'obbligo giuridico del ma-
trimonio), e m e r g e un'altra etica (quella teorizzata anche da
Abelardo e Eloisa) che verte sulle intenzioni e i valori indi-
viduali («la b o n n e foi» ) e p r e t e n d e che il Dio 'scrutatore del
c u o r e ' ne sia il garante. La passione - dichiarano i poeti - so-
lo da questa etica 'interiore' p u ò essere giudicata. C o m e
Eloisa anche Isotta si sente - è - i n n o c e n t e .

Lo passione assoluta, gli altri e la morte

Sul versante del r a p p o r t o con la società la passione d'a-


m o r e , c o m e tutta la g a m m a degli 'amori cortesi', si vale p e r
proteggersi di u n o s t r u m e n t o , il segreto. Che il segreto sul-
la relazione d ' a m o r e adultera, o c o m u n q u e irregolare, di
fatto protegga da vendette e punizioni, questo è naturale e
lo sappiamo dalle storie tragiche di Eloisa e a n c h e di Isot-
ta spiata e d e n u n c i a t a al re dai cortigiani. Ma n o n è tutto
qui il vantaggio del 'segreto d ' a m o r e ' , c o m e si p u ò legge-
re in queste ed altre storie.
Il segreto (che giungerà nella poesia trecentesca fino al-
la finzione della ' d o n n a dello s c h e r m o ' ) è anche altra co-
sa, p e n s o : è un m o d o di salvare a vilitate - d i r e m m o n e l lin-
guaggio dei chierici e dei filosofi - ciò che viene percepi-
to c o m e un sentimento g r a n d e ed eccezionale, quale è ap-
p u n t o la passione assoluta.
Si deve salvare l ' a m o r e dall'essere conosciuto banal-
88 Storia delk passioni

m e n t e c o m e 'vicenda d ' a m o r e ' ; esso deve restare n o t o sol-


tanto alle a n i m e belle e agli amanti; se è divulgato p e r d e il
suo significato e valore. L'operazione è analoga a quella
c h e viene messa in atto a proposito dei misteri divini o del-
le g r a n d i idee filosofiche: Abelardo, p e r esempio, discu-
t e n d o della «bellissima favola» d e l ' Anima mundi dei Timeo,
dichiara c h e ' P l a t o n e l'ha-saggiamente avvolta in u n a im-
magine o metafora che deve soltanto suggerire e n o n far
perfettamente c o m p r e n d e r e l'idea, p r o p r i o p e r allonta-
narla da un a p p r e n d i m e n t o chffuso e volgare c h e snature*
r e b b e il suo «profondo significato». Il segreto è d u n q u e
u n o s t r u m e n t o aristocratico in senso sociale e a n c h e intel-
lettuale c h e allude, nel nostro caso, a un valore della pas-
sione al di là della 'lettera' o superficie.
U n o degli esempi estremi (e più assurdi nell'ottica mo-
11
d e r n a ) è quello della Castellana del Vergi , un testo del '300
dove paradossalmente - p e r usare le parole di Leo Spitzer -
«la fedeltà dell'amante al suo a m o r e ( n o n solo all'amata)
giunge a distruggere l ' a m o r e stesso e porta alla morte».
La bella castellana del Vergi è i n n a m o r a t a e amata da un
cavaliere vassallo del d u c a di B o r g o g n a («il loro a m o r e era
così dolce e segreto che nessuno eccetto loro d u e ne sapeva
nulla»). Ma il cavaliere insidiato dalla moglie del duca, co-
me il casto Giuseppe della Bibbia, la rifiuta a d d u c e n d o la fe-
deltà al d u c a suo signore. C o m e la moglie di Putifarre la du-
chessa lo calunnia presso il m a r i t o e questi accusa il cavalie-
re di slealtà. Disperato p e r salvarsi e salvare il suo a m o r e se-
greto il cavaliere racconta della sua passione p e r la castella-
na e fa giurare al duca di n o n parlare a nessuno del suo «uni-
co e vero amore». Commosso il duca giura, ma p o i incalza-
to dalla moglie svela il segreto del p u r o cavaliere: la passio-
ne dei d u e tramite la malvagia vendetta della duchessa di-
verrà così n o t a a tutti. Q u a n d o la castellana del Vergi lo vie-
ne a sapere p i a n g e n d o sospira: «Io l'amavo tanto che nessu-

11
La Ckastelaine de Vergi.
Mt Fumagalli Beonio Brocchieri L'amore passione assoluta 89

n o p u ò a m a r e d i più [...] m a b e n vedo che egli n o n m i a m a


affatto poiché ha m a n c a t o al nostro segreto [...] Chi poteva
pensare che avrebbe commesso questo torto verso d i m e co-
lui che diceva di essere tutto mio? [...} Poiché l ' h o ' p è r d u t o
n o n posso d o p o questo dolore vivere senza di lui e p r e g o Dio
che mi conceda la morte». E m u o r e infatti la castellana «so-
spirando: 'Amico dolce a Dio vi r a c c o m a n d o ' . D c u o r e le
m a n c a e il viso scolora». La tragedia ha il suo c o m p i m e n t o
c o n il suicidio del cavaliere: «Trova la sua arnica scolorata e
persa [...] la bacia ma la bocca è fredda [... ] Si d i s p e r a com-
p r e n d e n d o il motivo della m o r t e : 'Mio dolce a m o r e — di-
ce -, il più cortese, il più leale degli a m o r i [...]; vi ho uccisa
io da traditore* [del segreto] [... ]| E con la spada si colpisce
in mezzo al cuore». Conclude il poeta: «Si deve celare il pro-
prio a m o r e con m o l t o s e n n o e aver presente che lo scoprir-
lo sempre è grave danno». -
U n a passione fragile d u n q u e che obbedisce a leggi d u r e
che ci a p p a i o n o insensate ma h a n n o sempre e solo lo scopo
di sottolineare l'assolutezza della passione. Ginevra tace e
c r u d e l m e n t e n o n sorride a Lancillotto q u a n d o questi le si
presenta d o p o aver superato le prove d ' a m o r e . Perché? Ha
saputo che il suo a m a n t e ha esitato un attimo, un attimo so-
lo prima di salire sul carro infamante dei c o n d a n n a t i - u n a
estrema prova d ' a m o r e . Il p e r d o n o verrà d o p o , q u a n d o Lan-
12
cillotto avrà c o m p r e s o il suo m u t o r i m p r o v e r o .
Oltre al motivo del 'segreto d ' a m o r e ' troviamo nello scar-
no p o e m e t t o della Castellana l a m p a u n i o n e di a m o r e e mor-
te. Cosa significa il binomio, presente in altri testi, e natu-
ralmente nel Tristano: Difficile p e r noi m o d e r n i c o m p r e n -
d e r e se n o n ci liberiamo dal clima di feuilleton dell'intreccio
narrativo e n o n ci immergiamo-nell'altro clima, quello del-
la passione assoluta. 'Segreto d'amore*, lontananza, volontà
di m o r t e , sono tutti elementi congeniali fra loro, apparte-
nenti a u n a medesima strategia amorosa e ci aiutano a defi-

12
Chretìen de Troyes, Lanceht o Le chevaUer de la charete.
90 Storia delle passioni

nire u n o dei tratti fondamentali della passione d ' a m o r e , la


consapevolezza c h e questo tipo di a m o r e n o n appartiene al-
la realtà del m o n d o , del t e m p o e dello spazio. Attraverso l'as-
senza (1 " a m o r e da lungi'}, o p p u r e coltivando con accani-
m e n t o , a n c h e q u a n d o n o n esistono ragioni c o n c r e t e , il mi-
stero d e l l ' a m o r e che deve r i m a n e r e circoscritto ai d u e soli
amanti, escludendo il m o n d o , o spingendosi a lasciarsi m o -
rire piuttosto che r i n u n c i a r e alla ideale purezza della pas-
sione, gli a m a n t i medievali sottolineano la assolutezza di un
s e n t i m e n t o 'smisurato' c h e Agostino aveva riservato alla so-
la infinità atemporale di Dio.

L'amore secondo Bernardo di Clairvaux

Scrive B e r n a r d o di Clairvaux nei Sermoni sul Cantico dei


Cantici «Questo è un a m o r e violento, divorante, impetuo-
so [...] pensa solo a sé, si disinteressa di tutto, disprezza
tutto, è p a g o di sé solo [...] Confonde i gradi, sfida i co-
13
stumi, n o n conosce m i s u r a » . A chi è riservato questo amo-
re c h e ha molte caratteristiche della passione assoluta di
Eloisa e Tristano? A Dio, n a t u r a l m e n t e .
Insieme alla gioia, alla p a u r a e alla tristezza, l ' a m o r e è
p e r B e r n a r d o - g r a n d e teorico d e l l ' a m o r e n e l secolo XII,
insieme a Guglielmo di San Thierry e ai poeti - u n o degli
affectus fondamentali, ma la complessità di questo t e r m i n e
è difficile da r e n d e r e n e l nostro linguaggio. U affectus n o n
è Yaffectio. L'affetto-amore (affectio) è legato fortemente al
desiderio: quest'ultimo sottolinea l'assenza m e n t r e Vaffec-
tus indica il movimento verso l'oggetto amato. «L'affetto —
dice Aelredo di Rievaulx, allievo di B e r n a r d o - è u n a in-
clinazione s p o n t a n e a del c u o r e verso qualcuno». Qualcosa
di esterno all'anima i m p r i m e d u n q u e V affectus che è subi-
t o c o m e u n a passione.

Bernardo di Clairvaux, Sermone sul Cantico dei Cantici, 79,1.


Mt. Fumagalli Beonio Brocchieri L'amore passione assoluta 91

È questa passività a ricordare a l l ' u o m o la sua origine 'di


c a r n e ' : secondo B e r n a r d o a n c h e l ' a m o r e mistico è segna-
to da questo inizio passivo e materiale. Ma si tratta a p p u n -
to di sollevarsi e ascendere, n o n di dimenticare. La moti-
vazione dell'ascesa d ' a m o r e sta in quello c h e la Kristeva,
scrivendo di B e r n a r d o , efficacemente chiama «attacca-
14
m e n t o speculare originario» , ossia nella similitudine di-
vina impressa nell'anima u m a n a ; ma la sua possibilità m u o -
ve dal desiderio p e r l'assente, un desiderio totale e 'avido',
che dovrà essere guidato dalla volontà e dalla saggezza.
«Le vostre azioni e il vostro zelo, c o m e il vostro deside-
rio, siano p u r i c o m e gigli e simili a loro per c a n d o r e e pro-
fumo». Da un lato agisce q u i n d i la similitudine, dall'altro
la 'dissimilitudine' e l'eterogeneità tra a m a n t e (che è cor-
po e anima) e Amato divino: « Q u a n d o u n ' a n i m a i n n a m o -
rata sospira o piuttosto p r e g a c o n t i n u a m e n t e , soffre nel de-
siderio della presenza divina...». La sofferenza, inevitabile
e 'positiva', che si unisce alla gioia della passione amorosa,
r a d d o p p i a allora in prospettiva la beatitudine o identifica-
zione fusionale, a cui t e n d e l'anima i n n a m o r a t a di Dio.
Nella dottrina d e l l ' a m o r e di Bernardo questi assiomi so-
no più importanti dell'analisi dei «gradi d'amore» che tan-
ta fortuna e b b e nella mistica a lui c o n t e m p o r a n e a e in quel-
la seguente. Si tratta tuttavia di u n a analisi sottile delle pos-
sibilità e dei processi u m a n i d e l l ' i n n a m o r a m e n t o che anti-
cipa talvolta quello che Stendhal scriverà sul processo di
«cristallizzazione» nel suo De l'amour.
All'inizio c'è d u n q u e un a m o r e radicato nella carnalità;
è così che l ' u o m o a m a se stesso. La fase seguente è «quan-
do si a m a Dio per bisogno e p e r a m o r e di sé e n o n di Dio
stesso»; soltanto d o p o «l'uomo giunge ad a m a r e Dio n o n
solo per il suo b e n e , ma p e r c h é Dio stesso è il suo b e n e » .
L'ultimo grado c o n t e m p l a l ' a n n i e n t a m e n t o «della car-
ne e del cuore» c o m e dice il Salmo: «Dio partecipava del

14
J. Kristeva, Storie d'amore, trad. it. Editori Riuniti, Roma 1984.
92 Sfuria 'dette passimi

15
m i o c u o r e p e r l ' e t e r n i t à » . Le a n i m e - scrìve B e r n a r d o -
sono allora i n t e r a m e n t e ' «rapite dalla g r a n d e forza d ' a m o -
re c h e p e r m e t t e ai corpi di soffrire e insieme disprezzare
la sofferenza», a n c h e se il desiderio segnala il residuo car-
nale d e l l ' u o m o . Ma n e l l ' a m o r e mistico, diversamente che
n e l l ' a m o r e assoluto ma fisico di Tristano e Isotta, c'è la pos-
sibilità di cancellare a n c h e la più esile traccia della carne
e far diventare reale la aspirazione all'atemporalità degli
amanti: ecco la beatitudine estatica dove c'è «sazietà senza
disgusto, desiderio senza i n q u i e t u d i n e e [...] tutto ciò ine-
splicabilmente».
La teoria d e l l ' a m o r e di B e r n a r d o ha conosciuto e affa-
scinato vari interpreti. Nella interpretazione ai d u e estremi
troviamo u n o storico del pensiero cristiano c o m e Etienne
Gilson e u n a appassionata analista c o m e Julia Kristeva. Il
p r i m o sottolinea la fragilità della analogia con l'amor pro-
fano celebrato nello stesso sècolo XII: quest'ultimo n o n
possiederebbe la pienezza e la necessaria felicità dell'altro,
assicurata dall'oggetto divino dell'amore. L ' a m o r e fra crea-
ture, s e c o n d o Gilson, n o n è garantito nel suo compimen-
to o beatitudine finale e vive q u i n d i in u n a incertezza do-
16
l o r o s a . Va ricordato che questo è il p u n t o di vista di un
c r e d e n t e . Q u a n t o alla Kristeva, che rileva c o n altri storici
la straordinaria coincidenza di molti aspetti delle d u e pas-
sioni, la sacra e la profana, p a r l a n d o di B e r n a r d o conclu-
de c h e «quella pace tesa, quell'armonia dolorosa, quell'Io
narcisistico dilatato all'infinito p e r venire poi svuotato a fa-
vore di u n a identificazione violenta c o n un alter-ego subli-
m e , questo a p p u n t o è l'amore». U n o sguardo questo che
segnala la forte analogia delle d u e dottrine d ' a m o r e e dà
ragione delle similitudini dei loro linguaggi.

15
Salmo, LXXII, 26.
16
E. Gilson, Teologia mistica di san Bernardo, trad. it Jaca Book, Milano
1987.
Mt Fumagalli Beonio Brocchieri L'amore passione assoluta 93

L'enigma di Andrea Cappellano

Nel 1277 insieme ad altri testi, ispirati alle tesi, del filo-
sofo m u s u l m a n o .Averroè, il vescovo di Parigi Etienne Tem-
pier condannò- il De amore di un certo A n d r e a Cappellano
sulla cui identità gli studiosi n o n s o n o d ' a c c o r d o . Ma qui
ci interessa il motivo p e r il quale il vescovo lo a c c o m u n ò
nella sua. condanna-a testi così diversi p e r a r g o m e n t o e ap-
p a r t e n e n t i al contesto della scuola. Infatti, a n c h e se il De
amore è scritto in latino, sicuramente n o n è un testo ' m a -
a s t r a l e ' : l'area di diffusione deve essere rintracciata In un
ambiente più vasto che c o m p r e n d e , oltre agli studenti, il
chierico in vena di divertimento e il gentiluomo di corte.
Il Cappellano, c o m e i maestri accusati di 'averroismo', ma
a n n i prima di loro, aveva proposto u n a idea di a m o r e na-
turale e 'fatale', capace di imporsi a n c h e a chi tenta di sfug-
girvi, u n a i d e a ' c h e al vescovo doveva richiamare quel con-
cetto di n a t u r a c o m e forza sovrastante, necessitata e ne-
cessitante, estranea alla volontà u m a n a , presente nell'inse-
g n a m e n t o filosofico di Averroè. Il vescovo Tempier avvertì
il pericolo di questa analogia: si p o t r e b b e spiegare così la
c o n d a n n a c h e a c c o m u n ò gli averroisti a questo testo, au-
dace e in alcuni passi allegramente osceno.
D u n q u e , p e r A n d r e a Cappellano «amor est res q u a e imi-
tami- naturam». Da q u i d i s c e n d o n o altre caratteristiche co-
me il suo 'essere senza misura' e il n o n esser motivato da
scelte di valore ma da u n a sorta di cecità. Provengono dal-
la sua 'naturalità' a n c h e le sue qualità positive, p e r c h é l'a-
m o r e è u n a energia che «getta via la tristezza e d o n a a chi
lo accoglie u n o stato di benessere». E aggiunge II Cappel-
lano: p o i c h é a m o r e proviene dalla -Natura fatta., da Dio, è
chiaro che « a m a n d o n o n si p u ò offendere Dio»,
Fin qui il testo di A n d r e a n o n è lontano dai motivi del-
la celebrazione goliardica e p a g a n a dell'amore: l'amore del
Cappellano è quello descritto dai classici, da Ovidio spe-
94 Stana dette passioni

cialmente, l ' a m o r e che «fa impallidire e [...] t r e m a r e il


cuore», l ' a m o r e che «ha s e m p r e paura», l ' a m o r e geloso.
Ma l'autore è a n c h e interessato all'amore c o m e com-
p o r t a m e n t o sociale che si deve sottomettere a regole di
p r u d e n z a (le regole della 'cortesia') ascritte c o m e origine
alle d o n n e oggetto del desiderio e delle tensioni maschili,
ma a n c h e reggitóri del gioco. Il m o n d o delle azioni è d u n -
q u e maschile (desiderio, rivalità, lotte) m e n t r e dalle don-
ne p r o v e n g o n o le n o r m e d e l l ' a m o r cortese. U n a invenzio-
ne geniale, questa: la n o r m a , che in questo caso n o n p u ò
aver origine da Dio né dall'autorità politica, e m a n a dal-
l'oggetto stesso del desiderio. Per la stessa paradossale ra-
gione è la d o n n a a ispirare le virtù amorose e definirle co-
me tali: l'amante n o n deve essere avaro («il m e r c a n t e n o n
p u ò amare» p e r c h é deve p e n s a r e a far soldi), ma disponi-
bile a dar spettacolo di sé, ossia a compiere 'bei gesti' e a
curare il suo aspetto (questo significa 'essere g e n e r o s o ' ) , e
n o n deve far pettegolezzi c h e p o r t e r e b b e r o discordia nel
g r u p p o sociale.
La prospettiva d e l l " a m o r e m o n d a n o ' , quella che p i ù in-
teressa al Cappellano, contrasta con la iniziale definizione
ed elogio d e l l ' a m o r e come forza naturale e spontanea, ir-
reprimibile e sovrastante. L ' a m o r e , descritto (e prescritto)
nel De amore, divenuto via via s e m p r e p i ù cortese (curialis)
e addomesticato, imbrigliato ossessivamente in mille rego-
le e cautele dettate dal m o n d o sociale al quale appartiene,
impallidisce, p u r conservando alcuni segni esteriori di
quella passione ' n a t u r a l e ' che a b b i a m o visto bruciare nei
romanzi alla Tristano.
Al p a r i della passione assoluta resta c o m u n q u e un a m o -
re a d u l t e r o e 'fuori dal m a t r i m o n i o ' (Andrea infatti n e g a
recisamente c h e ci si possa a m a r e in presenza di un vinco-
lo istituzionale e obbligante) e c o m e l'amore dei romanzi
si ispira esplicitamente al r a p p o r t o signore-vassallo dove la
d o n n a è s e m p r e il dominus. Ma - questa è la g r a n d e signi-
ficativa differenza - si tratta di un a m o r e senza pretese di
Mt. Fumagalli Beonio Brocchieri L'amore passione assoluta 95

durare nel t e m p o , o persino fuori dal t e m p o c o m e voglio-


no essere le passioni assolute: segreto e lontananza sono
p e r gli a m a n t i del Cappellano soltanto strumenti utili e
semplici accorgimenti p e r conservare l ' a m o r e e m a n t e n e -
re alta la t e m p e r a t u r a («l'amore è simile a u n a febbre»).
Il testo di A n d r e a Cappellano è a l m e n o alla p r i m a let-
tura un enigma: scritto in latino, «tipico frutto di u n a cul-
17
tura clericale» , tesse l'elogio dell'ambiente e della vita di
corte e insieme di un a m o r e libero e 'pagano". Molti, scon-
certati dalle n u m e r o s e ambivalenze e contraddizioni, si ar-
restano di fronte alla singolarità dei testo; altri lo inter-
p r e t a n o c o m e u n clamoroso scherzo piccante.
Per quel c h e riguarda la storia della passione amorosa
nei secoli medievali, il De amore rappresenta molto b e n e il
progressivo spegnersi del culto d e l l ' a m o r e passionale alla
cui nascita avevano concorso all'inizio la ricerca della mo-
dalità dell' amor Dei in Agostino, e q u i n d i vari elementi co-
m e , nel secolo XII, la celebrazione della forza b e n i g n a e vi-
tale della natura, il nuovo u m a n e s i m o c h e p r o p o n e v a la let-
tura dì Ovidio e Cicerone, lo slancio emotivo e paradossa-
le dell'ascesi di B e r n a r d o di Clairvaux... Un l u n g o com-
plesso movimento, nel quale è difficile separare le in-
f l u e n z e reciproche, u n movimento c h e culminava, nei
romanzi della matière de Bretagne, nella rappresentazione
gloriosamente laica (saecularis) dell'amore-passione.

Variazioni sui tema d'amore

Segno forte della ricchezza della discussione sull'amore


e dell'ampiezza della sua rappresentazione è la polivalen-
za e la varietà delle specie di a m o r e , anzi del 'bell'amore*
(fin'am&rs).

17
P: Dronke, Donne e cultura né Medioevo, trad. it. Il Saggiatore, Milano
1986.
96 Storia delle passioni

Quasi p e r tutti coloro che Io c a n t a n o , l'amore è segna-


to da u n a gioiosa vitalità: «Tutto gioioso i m p r e n d o ad ama-
re u n a gioia di cui p i ù voglio rallegrarmi [...1 O g n i gioia
si deve sottomettere [...] alla m i a Signora...», canta Gu-
glielmo di Aquitania. Si possono distinguere diversi tipi d'a-
m o r e , da quello 'metafisico', cantato p e r esempio da Mar-
cabru nella p r i m a m e t à del secolo XII, all'amore pura-
m e n t e 'cortese' di Bernart de Ventadorn di u n a genera-
zione più giovane: p e r il p r i m o l'amore è u n a forza astrat-
ta e ideale c h e aspira all'illuminazione ed è paga della lon-
tananza ('amore da l u n g i ' ) , e la d o n n a un t e m a p u r a m e n t e
spirituale. Un a m o r e così risiede nella m e n t e piuttosto c h e
nel c u o r e e p r o m u o v e le virtù: è «fons de b o n t a t q u ' a tot
lo m o n illuminat». Ma è a n c h e amico della pazienza; del-
l'umiltà, della gioia, e n e m i c o della malvagità, dell'ipocri-
sia e della m e n z o g n a . Movimento dell'intelletto p i ù che
passione, è un a m o r e congeniale all'ordine divino impres-
so neU'intimo d e l l ' u o m o .
B e r n a r t descrive invece un a m o r e fisico, sottomesso ed
estatico di fronte alla visione della d o n n a che esalta in o g n i
m o d o , un a m o r e che si p o n e c o m e scopo il piacere e il pos-
sesso del c o r p o ' a m a t o . E significativamente rifiuta la mesu-
ra che Marcabru elogiava a n c h e in a m o r e e apprezza inve-
ce l ' i m p e t o e la follia amorosa, calandola in un contesto
naturale, p o t e n t e e vitale. «A stento mi tengo dal correre
da lei [...] mai vidi corpo meglio modellato e colorito [...]
Sola vorrei trovarla che dormisse o fingesse di d o r m i r e p e r
rubarle un dolce bacio '[...] O d o n n a , t r o p p o pòco profit-
38
tiamo d e l l ' a m o r e . . . » . Fra questi d u e limiti sì stende tutta
u n a g a m m a d i rappresentazioni dell'amore, n o n s e m p r e
definibili c o m e fvn'amors, né c o m e passione assoluta. Dove
c o l l o c h e r e m o p e r esempio il s e n t i m e n t o struggente che
colma le lettere delle m o n a c h e l o n t a n e da tutto? E c o m e
definire l'affettività c h e i n o n d a i biglietti scritti da Bernar-

m
Bernart de Ventadorn, Canzone di primavera.
Mt Fumagalli Beonio Brocchieri L'amore passione assoluta 97

do di Clairvaux a Enrnengarda duchessa di Bretagna? S o n o


composti - egli dice - c o n il «linguaggio del cuore» e in es-
si si gioca quella tenzone amorosa della quale la letteratu-
ra cortese offre n u m e r o s i esempi: il tema è quello dell'a-
m o r e separato, 1''amore da lungi'. Si tratta, evidentemen-
te, di un a m o r e casto, 'in Cristo', ma B e r n a r d o usa c o n sa-
pienza al pari del 'cortese u o m o innamorato" tutte le ri-
sorse della retorica d ' a m o r e per esprimere u n a emotività
dilagante.
Il percorso dell'elogio dell'amore n o n t e r m i n a qui. Ma
la sua forza passionale si indebolisce e si rafforza invece il
significato m o r a l e e sublimante che si accosta s e m p r e più
alla prospettiva religiosa.
Le tappe s o n o significative: l ' a m o r e è segno l a m p a n t e
di nobiltà d ' a n i m o (Guinizzeili: «Al cor gentil r e m p a i r a
sempre amore»); l'amore è dimostrazione di verità e 'salu-
te* (Dante: «...venuta da cielo in terra a miracol mostra-
r e . . . » ) . Infine la d o n n a amata è già cosa divina (Dante:
«Madonna è disiata in cielo...») e beatificante: la sua mor-
te n o n ha più i toni tragici ed eroici del Tristano, ma quel-
li elegiaci di un commiato t e m u t o ma ineluttabile.
Ancora qualche passo ed ecco, al posto della gioia vivifi-
cante, avanza la malinconia dettata da amore (Cecco An-
giolieri: «La mia melanconia è tanta e tale... »), la solitudine
'accidiosa' del Petrarca insieme alla sua voluttà di dolore,
tutti stati d ' a n i m o indotti da u n a passione c h e forse non-si
affievolisce, ma diventa sterile p e r c h é n o n più inattaccabile
dagli eventi esterni (morte o malattia o assenza dell'amata)
come era la passione assoluta di Tristano o di Eloisa.
Ma nella realtà e nella rappresentazione le cose sono
s e m p r e un p o ' più complicate di q u a n t o lo storico vorreb-
be. La passione,.quella vera, 'eterna', quella che deve es-
sere p e r forza ricambiata, la ritroviamo in un contesto ap-
p a r e n t e m e n t e ancora nobile e cortese, ma dove si parla an-
che di cibo e di d e n a r o , in u n a storia soprattutto c h e 'fi-
nisce b e n e ' . E la novella del Boccaccio che n a r r a di Fede-
98 Storia dette passioni

rigo degli Alberighi i n n a m o r a t o n o n ricambiato di M o n n a


19
G i o v a n n a . «In cortesia Federigo s p e n d e n d o si consuma»:
ossia dà feste e tornei, fa d o n i , è 'magnificente' p e r im-
pressionare la sua d a m a che invece Io ignora. Si riduce in
povertà: di tutte le sue ricchezze gli resta un solo a m a t o fal-
c o n e da caccia.. M o n n a Giovanna diventa, vedova, e ricchis-
sima; ma il giovane.figlio si ammala e desidera avere, poi-
c h é l ' h a visto n e l bosco- a caccia, il bellissimo falcone di Fe-
derigo. M a d o n n a va a chiederglielo p e r a m o r e del figlio,
ma l ' i n n a m o r a t o prima di sapere I motivo della visita, n o n
avendo nulla altro da m e t t e r e in tavola, cucina l'amato fal-
cone in segno di festa. N o n p u ò p i ù quindi, disperato e
p i a n g e n t e , offrirlo alla d o n n a il cui figlioletto d o p o poco
m u o r e . Ma ecco il lieto fine, n o n più "cortese', ma indica-
tivo d e l n u o v o clima e c o n o m i c o e sociale b e n colto dal
Boccaccio: Giovanna si i n n a m o r a e sposa il fedele Federi-
go- c h e così diventa, ricco e felice dimostrandosi un «ottimo
massaio» delle proprietà ereditate dalla moglie. La 'pas-
sione assoluta' è. ridiscesa sulla terra, fa i conti c o n i pro-
blemi dell'esistenza e si a c c o m p a g n a n o n p i ù alla gioia tu-
multuosa d e l l ' i n n a m o r a m e n t o , ma alla serenità coniugale
e benestante.

BIBLIOGRAFIA

I testi medievali, scritti in latino- o- in lingue romanze antiche, so-


no 'dì 'difficile lettura, e quindi non molto' conosciuti; ma trattando
l'argomento della passione d'amore è innanzitutto a questi che bi-
sogna rivolgersi. I primi appartengono per lo più (ma non sempre,
come si vede dall'opera del Cappellano) alla scuola, i secondi a quel-
la area laica che i medievali chiamavano saecularis. In questa breve
bibliografia è sembrato opportuno, ove vi siano, suggerire in en-
trambi i casi le traduzioni italiane dei testi citati, quasi tutte corre-
date da note esplicative e introduzioni accurate.

Giovanni Boccaccio, Decamerone, giornata V, novella 9.


Mi Fumagalli Beonio Brocchieri L'amore passione assoluta 99

Per le Confessioni di Agostino si consiglia l'edizione Città Nuova,


Roma 1965, con testo a fronte e ottimo indice per argomenti; per 0
carteggio di Abelardo ed Eloisa si raccomanda la recente (1995) edi-
zione Rizzoli, Milano, Lettere d'amore e di filosofia, con testo a fronte;
per i testi di san Bernardo di Clairvaux, si segnala l'edizione del De
diligendo Dea, Cambridge University Press, Cambridge 1926. La let-
tura dei testi di Bernardo' può essere utilmente accompagnata dal
classico' e insostituibile saggio di E. Gilson, Teologia mistica di san Ber-
nardo, trad. it. Jaca Book, Milano 1987 e dagli studi di J. Leclercq,
La donna e le donne in san Bernardo, 'trad. it. Jaca Book, Milano 1985
e La figura della donna nel Medioevo, trad. it Jaca Book, Milano 1994.
Il De amore dì Andrea Cappellano si può leggere nella traduzio-
ne italiana pubblicata da Guanda, Parma 1993.. I romanzi di Trista-
no si possono tutti leggere nelle versioni italiane; Goffredo di Stra-
sburgo, Tristano, nella splendida traduzione in versi di Laura Man-
cinelli, Einaudi, Torino 1985; Béroul, Il romanzo di Tristano nella edi-
zione Jaca Book, Milano 1983; i frammenti del Tristano di Thomas
nella traduzione italiana a cura di F. Troncarelli ( Tristano e Isotta, Gar-
zanti, Milano 1979). E cavaliere delta carretta (il. romanzo -dì Lancil-
lotto) di Chretien de Troyes si trova tradotto in italiano nell'edizio-
ne Oscar Mondadori, 2 voli, Milano 1981; mentre La castellana del
Vergi in Romanzi di amore e di avventura, Garzanti, Milano 1984.
Troviamo le Poesìe di Guglielmo di Aquitania nella edizione Stem-
Mucchi, Modena 1973, mentre la Canzone di primavera di Bernart de
Ventadorn e i versi di Marcabru citati nel testo sono in A. Roncaglia,
Poesia dell'età cortese, Nuova Accademia, Milano 1961. .La malinconia
di Cecco Angiolieri si può trovare in Rime, a cura di G. Cavalli, Rizr
zoli, Milano 1959.
Le roman de la rose di Jean de Meung è stato edito da E. Langlois
nel IV volume della Société des anciens textes, 5 voli., Paris 1914-
1925.
Molto utile la lettura degli studi che toccano' alcuni argomenti
vicini al tema di questo saggio. È d'obbligo iniziare da Dell'amore di
Stendhal, che si può leggere in traduzione italiana nell'edizione Gar-
zanti, Milano 1976 (con una bella introduzione 'di Sergio Moravia);
interessante, quasi un classico, anche se datato, D. de Rougemont,
L'amore e l'Occidente, trad. i t Rizzoli, Milano 1977. Si veda anche il
saggio di Hannah Arendt, Il concetto d'amore in Agostina, SE, Milano
1992.
Più vicini al nostro tema sono: P. Dronke, Donne e cultura nel Me-
dioevo, trad. it. Il Saggiatore, Milano 1986; G. Duby, Il cavaliere, la don-
na e il prete, trad. it. Laterza, Roma-Bari 1982; E. Kolher, Sociologia del-
la fin'amor, trad. it. Liviana, Padova 1976; J. Kristeva, Storie d'amore,
trad. it. Editori Riuniti, Roma 1984; e il classico C.S. Lewis, L'allego-
100 Storia delle passioni

ria d'amore, trad. it. Einaudi, Torino 1969. Per il passaggio dall'evo
antico al Medioevo si veda- E.R. Dodds, Pagani e cristiani in un'epoca
di angoscia, trad. it. La Nuova Italia, Firenze 1970.
Ricordo inoltre Abelardo e Eloisa, Mondadori, Milano 1982, 3* ed.
1987, e Le bugie di Isotta, Laterza, Roma-Bari" 1986, opere di chi scrive.
L'EROE TRAGICO, OVVERO:
LA PASSIONE DEL D O L O R E

di Nadia Fusini

Amleto: la mia azione è la passione

Dell'intimità tra teatro e passioni, sì che la passione è


p e r sua n a t u r a teatrale e il teatro passionale, documenta-
no sia il mito di fondazione del teatro antico - la passione
di Dioniso - sia il testo esemplare del teatro m o d e r n o -
VAmleto di Shakespeare. In e n t r a m b i i casi a t e m a e sog-
getto dell'azione tragica v'è u n a forma di sacrificio rituale,
e l'eroe o protagonista s'avvia alla sua p r o p r i a m o r t e con il
m o t o pesante, lento, del capro espiatorio.
La tragedia antica, ricorda Nietzsche, nel suo p r i m o sta-
dio di sviluppo «non si curava affatto dell'agire - il drama-
1
bensì del patire, il pathos» . N o n p o t r e m m o ripetere le stes-
se parole p e r Amleto, la tragedia scritta da Shakespeare nel
"600. che sul crinale tra d u e secoli ci precipita nei grandi
contrasti con cui si apre l'epoca m o d e r n a ? P e r c h é Amleto,
va ricordato, è a corte a p p e n a rincasato da Wittenberg, alle
cui porte Lutero ha da n o n m o l t o inchiodato le sue Tesi, co-
sì di fatto d a n d o inizio alla Riforma dei paesi nordici. E n o n
a caso certe tonalità pessimistiche riguardo al senso e al va-
lore delle sue azioni echeggiano la p o t e n t e svalutazione del-

1
F. Nietzsche, La filosofia nell'epoca tragica dei Greci e Scrìtti dal 1870 al
1873, voi. Ili, t o m o l i , a cura di G. Colli e M. Montinari, Adelphi, Milano
1973, p. 18.
102 Storia dette passioni

le o p e r e e della volontà messa in atto da L u t e r o con la sua


n u o v a teologia.
Ha forse Amleto cura dell'azione, o n o n piuttosto un
violento attaccamento alla p r o p r i a passione? N o n è dalla
'passione' (che egli vive c o m e u n a colpa) c h e il p a d r e vie-
2
ne u n a seconda volta a strapparlo, p e r avviarlo verso l'a-
zione, p e r c h é Amleto è d o p o tutto l'eroe di un d r a m m a di
vendetta, e dovrà agire? E p p u r e , a n c o r a Amleto preferisce
agire il suo pathos, declamarlo. C o m e se n o n si curasse p e r
l ' a p p u n t o c h e del patire.
E il teatro che rivela ad Amleto il p r o p r i o contradditto-
rio, patetico, r a p p o r t o all'azione. Q u a n d o gli attori giun-
g o n o a Elsinore, e provano il «passionate speech» che il
giovane principe in lutto chiede loro, Amleto è sconvolto
dalla teatrale intensità 'imitativa* dell'attore. Ma la trage-
dia n o n è p r o p r i o questo, n o n solo p e r Aristotele, ma p e r
i c o n t e m p o r a n e i di Shakespeare? Non è imitazione, o mi-
mesi, di un'azione? E p r o p r i o questo Fa l'attore di fronte
ad Amleto: imita. Ma n o n u n ' a z i o n e ! Imita u n a passione!
E ciò che colpisce Amleto. Il quale al p r i m o attore della
c o m p a g n i a a p p e n a giunta al castello così chiede: «Ti ho
sentito d e c l a m a r e un discorso [speak a speech], che n o n fu
s
mai r a p p r e s e n t a t o [aded]...» . Significativamente, da par
suo, Amleto è attirato da ciò c h e ha trovato la via della pa-
rola, n o n dell'atto. E vuole che Fattore reciti u n a scena che
acted n o n fu mai, ma patita sì, p e r c h é già n e l recitarla l'at-
tore la patisce. Ripresa dal racconto di Enea a B i d o n e nel
libro II dell' Eneide, la scena vede Pirro gettarsi all'insegui-
m e n t o di Priamo, senza pietà lanciarsi sul vecchio, e poi

8
Nell'atto III, scena tv, ai versi 106-1 It (dell'edizione a c a r a di H.
Jenkins, Arden, L o n d o n 1982), il fantasma riappare p e r «affilare la lama
. spuntata» del proposito del figlio. Su questo punto vedi il mio Amleto io «Fi-
nisterre», n. 2, primavera-estate 1986, p p . 93-108.
* Atto II, scena il, w. 430 sgg. Qui e sempre la traduzione è mia.
4
O da versioni che circolavano numerose di u n o dei più popolari testi
dell'antichità, tra. cui Dido, Quem of Carthage scritto da Marlowe (con la. col-
laborazione di Xashe) nel 1594.
N. Fusini L'ave tragico, omero: l-a.paukme del dolore 103

p e r un attimo sospeso sostare indeciso nella pausa tra la vo-


lontà e l'atto, finché essa si risolve a discapito del vecchio.
Amleto incastona così all'interno del suo d r a m m a qua-
le s u p r e m o e s e m p i o di mise-en-abìme la figura di Pirro m e n -
tre alza la spada e quella s e m b r a incollarsi all'aria, n o n
scendere giù, sì che c o m e il t i r a n n o d i p i n t o lui resta im-
mobile, e in folle tra la volontà e l'atto n o n fa nulla, va in
p a n n e . In folle, i n d e t e r m i n a t o rispetto a quale marcia in-
granare, ise quella indietro .vergo il, p e r d o n o o in avanti ver-
so altri crimini, troviamo p i ù avanti a n c h e il re regicida e
fratricida. Claudio, fratello del p a d r e di Amleto, del quale
d o p o averlo ucciso ha preso il t r o n o , vorrebbe il p e r d o n o ,
ma n o n p u ò pregare, a n c h e se l'inclinazione è forte, acu-
ta e... Sì, vorrebbe; ma la colpa è p i ù forte dell'intenzione...
Così, vincolato a un doppio e contraddittorio interesse, egli
rimane in sospeso, n o n sa volgersi ,ne]l'una o nell'altra di-
5
rezione. E si ritrova, a p p u n t o , in posizione di stallo . Di so-
ste, di indugi, di pause è cosparso, sappiamo, l'ostacolato
c a m m i n o di Amleto verso la m e t a - la vendetta del p a d r e ;
sì che q u a n d o vi giunge, tutto è p e r d u t o e più che di ven-
detta, di restituzione dell'ordine, di ripristino della giusti-
6
zia, si tratterà di un confuso massacro .
Neutro, in folle l'eroe shakespeariano sta rispetto all'a-
zione. Ed è così che la tragedia recupera in Shakespeare
un suo tratto arcaico, il senso cioè di u n a ritualità sospesa,
dove all'atto si sostituisce la sospensione dello stesso nella
recita o nel rito, la sua p u r a evocazione nel l a m e n t o . È nel-
l'istante sospeso che l ' e r o e vive ì'irresolubilità del p r o p r i o
pathos, dal quale è trascinato a conoscere u n a paradossale
vertigine in cui vorticano posizioni e posture fondamenta-

* «E come un u o m o a tra-doppio interesse •vincolato, / sto sospeso...»;


siamo all'atto IH, scena ni, ai versi 40 sgg.
6
«Racconterò», dice Orazio nell'ultimo' atto, ultima scena, «al m o n d o
che ne è all'oscuro / le cose che sono successe. Sentirete parlare / di atti
carnali, sanguinosi, innaturali, ./ esecuzioni accidentali, assassini casuali, /
morti architettate con l'inganno e per causa forzata...» (w. 385-390). Su que-
sto si veda ancora il mio Amleto eh., pp. 95 sgg.
104 Storia delie passioni

li alla definizione del soggetto in r a p p o r t o all'azione; Pir-


ro che i m p u g n a nella m a n o la spada, q u a n d o quella si ag-
gancia a qualcosa di invisibile' nell'aria che la trattiene, a
quale strano p o t e r e soccombe? E q u a n d o quella calamita
si sgancia e i a spada precipita giù, in quale m a n o è? Di qua-
le affetto, in e n t r a m b i i casi, chi agisce è vittima?
La centralità del teatro in un discorso sulle passioni si
deve a questo: a teatro si svela che chi agisce n o n s e m p r e
è soggetto della p r o p r i a azione. Fin dal suo inizio, del re-
sto, il teatro si dispiega come atto in cui la volontà si ma-
nifesta e al t e m p o stesso si oltrepassa e trascende. O è tra-
scesa. Qui sta la connessione tra estasi dionisiaca e d o p p i o
teatrale, fin dall'inizio. Cioè, dai greci. Significativamente
Amleto rimette in scena quell'inizio q u a n d o , rispetto all'a-
zione c h e gli viene imposta, la sospende all'irresolubilità,
e sottolinea: questo è il carattere centrale della mia trage-
dia - n o n agisco. La mia azione è la mia passione.
7
Amleto, b e n c h é ' m a t t o ' , va avanti preciso, metodico
nel suo piano di mettere a n u d o sulla scena la coscienza
del falso re. Poiché il teatro, evoca, suscita e manipola le
passioni, egli lo a d o p e r e r à per cogliere in fallo il colpevo-
le. Ha sentito dire che «creature colpevoli sedute a teatro
/ sono state così colpite dalla ingegnosità della scena / c h e
8
h a n n o proclamato a voce alta le loro malefatte» . Amleto

7
- «Metterò la maschera d e l matto», decide Amleto dopo- l'incontro con
il fantasma .all'atto I, scena V, v„ 180.
8
Atto II, scena n. vy. 584-588. Che tali fatti accadessero nella realtà era
diffusa credenza. Di tali esempi si servivano i teorici in difesa dell'arte dram-
matica, da Roger Ascham .a. -Thomas Lodge,'-- Philip Sidney, George Put-
t e n h a m . J o h n Harington, Thomas Heywood, il quale nella sua ApologyforAc-
tors (1612) p e r provare il carattere realmente terapeutico' dell'arte dram-
matica n a r r a la 'leggenda' di una d o n n a colpevole di uxoricidio, che a tea-
tro', sollecitata da. quanto accadeva in scena, svelò il proprio crimine. .Pro-
babilmente Heywood riprende l'aneddoto dall'anonimo 'A Waming for Fair
Women del 1599, dove l'episodio viene citato a c o m m e n t o dei miracolosi mo-
di in cui sempre il delitto alla fine scopre se stesso. La fonte di tutti, sugge-
risce William Ringler nel suo Hamlet's Befemse of the Players ( ì n A A W . , Essays
on Shakespeare and Elizabethan Drama in Honor ofHardm Craig, Routfedge &
M Fusilli L'eroe tragico, omero; la passione del dolore 105

c r e d e al miracolo del teatro, e ascolta ammirato, rapito,


l'attore che recita. È colpito dalla p o t e n z a attiva, trasfor-
9
matrice, di ciò c h e definisce «a d r e a m of passion» : n e p -
p u r e u n a vera e p r o p r i a passione, ma un 'sogno*, Un'allu-
cinazione, cioè, un affetto che l'attore n o n s e n t e / ma fin-
ge: a p p u n t o , teatm.
10
P e r c h é «gli è p a r e n t e , forse, E c u b a ? » , c h e l'attore d e b -
ba piangere e disperarsi p e r lei? N o , naturalmente^ là do-
m a n d a è retorica. Amleto la fa soltanto p e r mettere in lu-
ce la propria sinistra, colpevole, in attira, passiva passione.
L'attore, è trasformato' d a , u n a "'finzione'; m e n t r e lui, che
p u r e avrebbe il motivo e l'imbeccata giusta, lui a cui n o n
m a n c a nulla p e r c h é la passione divampando.lo, trascini al-
l'atto, n o n agisce. Patisce.
11
Ma la culla del d r a m m a è p r o p r i o in quella meta-
morfosi che egli vede accadere nell'attore e che descrive c o n
straordinaria attenzione. Ciò c h e accade è che l'anima
{so-ut) si piega al concetto (conceit), e quindi all'immagina-
zione, alla fantasia. Succede che il volto, l'aspetto in gene-
rale, l'esteriorità della figura u m a n a p e r l'interiore potenza
in moto, è alterata, negli occhi affiorano le lacrime, i linear
m e n t i risultano sconvolti, la voce rotta... L'attore è l ' u o m o
fuori di sé, il trasformato, il fanatico di Dioniso, anzi di Ecu-
ba - se d o p o secoli a Elsinore riesce ancora a far risuonare
12
l'urlo di quella sposa e m a d r e tragica : «Ah, woe!».
La passione tragica nella sua verità essenziale si esprime
così: Oioi oimoi... Woe... La tragedia in q u a n t o dà forma al-

Kegan Paul, London 1968, pp. 201-213), sarebbe l'anonimo dramma olan-
dese Mari of .Xemmegen.
9
Atto II, scena n, v. 545..
10
Atto II, scena II, v; 553.'
11
L'espressione è di Nietzsche, in La filosofia nell'epoca tragica dei Greci e
Scritti dal 1870 al 1873 at., voi. Ili, tomo II, p. 13.
1:2
La scelta, di Ecuba non è casuale. Ecuba è dalla tradizione consegna-
ta, a Shakespeare come l'incarnazione stessa della passione del dolore in-
consolabile. Già in Titta Andronicus Shakespeare l'ha citata come exemplum
di- un dolore-che sbocca in follia: «Ho letto che Ecuba di Troia / è diventa-
te, pazza di dolore...» (atto IV, .scena I, w. 19-20). \ :-
104 Storia delle passioni

li alla definizione del soggetto in r a p p o r t o all'azione: Pir-


ro c h e i m p u g n a nella m a n o la spada, q u a n d o quella si ag-
g a n c i a a-qualcosa di invisibile nell'aria c h e la trattiene, a
quale strano p o t e r e soccombe? E q u a n d o quella calamita
si sgancia e la spada precipita giù. in quale m a n o è? Di qua-
le affetto, in e n t r a m b i i casi, chi agisce è vittima?
La centralità del teatro in un discorso sulle passioni si
deve a questo: a teatro si svela c h e chi agisce n o n sempre
è soggetto della p r o p r i a azione. Fin dal suo inizio, del re-
sto, il teatro si dispiega c o m e atto in cui la volontà si ma-
nifesta e al t e m p o stesso si oltrepassa e trascende. O è tra-
scesa. Qui sta la connessione tra estasi dionisiaca e d o p p i o
teatrale, fin dall'inizio. Cioè, dai greci. Significativamente
Amleto rimette in scena quell'inizio q u a n d o , rispetto all'a-
zione che gli viene imposta, la sospende all'irresolubilità,
e sottolinea: questo è il carattere centrale della mia trage-
dia - n o n agisco. La mia azione è la mia passione.
7
Amleto, b e n c h é ' m a t t o ' , va avanti preciso, metodico
nel suo p i a n o di mettere a n u d o sulla scena la coscienza
del falso re. Poiché il teatro evoca, suscita e manipola le
passioni, egli lo a d o p e r e r à p e r cogliere in fallo il colpevo-
le. Ha sentito dire c h e «creature colpevoli sedute a teatro
/ s o n o state così, colpite dalla ingegnosità della scena / c h e
8
h a n n o proclamato a voce alta le loro malefatte» . Amleto

7
«Metterò la maschera d è i matto», decìde .Amleto' d o p o l'incontro eoo
il. fantasma all'atto L scena v, v. 1S0.
8
Atto li, scena n, w. 584-588. C h e tali fatti accadessero nella realtà era
diffusa credenza. Di tali esempi sì servivano i t e o r i a in difesa dell'arte dram-
matica,, d a Roger Àscham a T h o m a s Lodge,-'Philip'Sidney, George Put-
tenham, J o h n Harington, 'Thomas Heywood, il quale nella sua Apobgy fiwAc-
tors (1612) p e r provare il carattere realmente terapeutico dell'arte dram-
matica narra la 'leggenda* di u n a d o n n a colpevole di uxoricidio, che a tea-
tro, sollecitata d a quanto accadeva, in scena, svelò il proprio crimine. Pro-
babilmente Heywood riprende l'aneddoto dall'anonimo • A Wammgfor Fair
Women del 1599, dove l'episodio viene citato a c o m m e n t o dei miracolosi mo-
di in cui sempre 0 delitto alla fine scopre se stesso. La fonte di tutti., sugge-
risce William Ringler nel suo Hamlet'* Defeme of the Player/, (in AA.W., Essayi
on Shakespeare and EUzabethan Drama in Honor ofHardm Craig. Routledge &
N. Fusilli L'eroe tragico, mauro: la passione del dolore 105

crede al miracolo del teatro, e ascolta a m m i r a t o , rapito,


l'attore che recita. E colpito dalla p o t e n z a attiva, trasfor-
9
matrice, di ciò c h e definisce «a d r e a m of passiona : nep-
p u r e u n a vera e p r o p r i a passione, ma un 'sogno', un'allu-
cinazione, cioè, un affetto che l'attore n o n sente,* ma fin-
ge: a p p u n t o , teatro.
10
P e r c h é «-gli è p a r e n t e , forse, E c u b a ? » , c h e l'attore deb-
ba piangere e disperarsi p e r lei? N o , n a t u r a l m e n t e ; la do-
m a n d a è retorica. Amleto la. fa soltanto p e r m e t t e r e in lu-
ce la propria sinistra, colpevole, inattiva, passiva passione.
L'attore è trasformato da u n a 'finzione'; m e n t r e lui, che
p u r e avrebbe il motivo e r i m b e c c a t a giusta, lui a cui n o n
m a n c a nulla p e r c h é la passione divampando, lo trascini al-
l'atto, n o n agisce. Patisce.
1 1
Ma la culla del d r a m m a è p r o p r i o in quella meta-
morfosi che egli vede accadere nell'attore e c h e descrive c o n
straordinaria attenzione. Ciò c h e accade è che l'anima
(soul) si piega al concetto (conceit), e quindi all'immagina-
zione, alla fantasia. Succede che il volto, l'aspetto in gene-
rale, l'esteriorità della figura u m a n a p e r l'interiore potenza
in m o t o , è alterata, negli occhi affiorano le lacrime, i linea-
m e n t i risultano sconvolti, la voce rotta... L'attore è l ' u o m o
fuori di sé. il trasformato, il fanatico di Dioniso, anzi di Ecu-
b a - s e d o p o secoli a Elsinore riesce ancora a far risuonare
12
l'urlo di quella sposa e m a d r e tragica : «Ah, woe!».
La passione tragica nella sua verità essenziale si esprime
così: Oioi oimoi... Woe... La tragedia in q u a n t o dà forma al-

Kegan Paul, L o n d o n 1963., pp. 201-213), sarebbe l'anonimo d r a m m a olan-


dese Mary ofNemmegen.
9
Atto II, scena il, v. 545.
10
Atto II, scena II, v. 553.'
11
L'espressione è di Nietzsche, in La filosofia nell'epoca tragica dei.Grecie
Scritti dal 1870 al 1873 cit.. voi. Ili, t o m o II, p. 13.
12
La scelta di Ecuba n o n è casuale. Ecuba è dalla tradizione consegna-
ta a Shakespeare come l'incarnazione stessa della passione del dolore in-
consolabile. Già in Titus Androniciu Shakespeare l'ha citata, c o m e exemplum
d i u n dolore-che.sbocca in follia: «Ho Ietto che Ecuba di Troia / . è diventa-
ta pazza, di dolore. » (atto .IV, scena I, w. 19-20),. ;
; \ .
106 Storia delle, passioni

la passione è quel s u o n o ; n o n fa che rievocare quel grido


cui la forza straziante ed estraniante del pathos trascina l'a-
nima. Il p a t h o s trascina, strappa, sconvolge. Questa, n o n al-
tra, è l'azione della tragedia nella sua n u d a verità. Prima di
essere m i t o che si dispiega 'in d r a m m a , l'azione tragica è
semplicemente l'urlo. Agli estremi della passione ci s o n o il
dolore e la gioia, passioni fondamentali che sfogano in suo-
no d r a m m a t i c o - l'urlo o irriso. L ' u o m o fuori di sé, in esta-
si, si esprime c o n questa musica. La tragedia antica, ricor-
da s e m p r e Nietzsche, era povera di azione e di tensione,
ma musicale. Poi prevalse su tutto l'intrigo, il d r a m m a si
trasformò in un gioco di scacchi, u n a p e r piccole pas-
13
sioni ..; Così p a r l a Nietzsche, ma p a r e di sentir parlare
Amleto.

Dolore in atto

Nel contesto della tragedia di Amleto la parola 'passione'


p r e n d e significati diversi, tutti teatrali; legati cioè alla forma
stessa del d r a m m a in cui Amleto si trova, i l q u a l e mostra ca-
si e vicende, esperienze, accidenti e sventure c h e si conclu-
d o n o in sofferenze e patemi. Tra le p i ù interessanti acce-
zioni v'è quella c h e fa coincidere passion c o n passionate out-
4
burst , e d u n q u e passione ed espressione, sentimento e re-
torica: p e r c h é la passione altro n o n è che quell'attacco che
trasporta al di là del sé, fuori di sé... Già, ma dove? Nella pa-
rola, o nell'atto? Per Amleto nella parola, evidentemente:
p e r lui la passione parla «coi più miracolosi organi», e ha boc-
ca, ha c o r p o e si r a p p r e s e n t a nella parola e nel gesto.
Nell'accezione di passionate speech, o outburst, il t e r m i n e
passion sottolinea il carattere retorico del suo trasporto. In

18
Nietzsche, La filosofia nell'epoca tragica dei Greci e Scritti dal 1870 al 1873
c i L , v o i . Ili, t o m o II, p . 18.
1 4
In t a l e a c c e z i o n e torna in King Lear (II, n , 232), in Othetto (V, n, 44),
in The Merchant of Vernice (II, viri, 11), in Macbeth (IV, IH, 114).
N. aiutai L'eroe tragico, omiem; la passione del dolore 107

tale senso Amleto, nella sua p r o p r i a tragedia, patisce la pas-


sione del dolore che lo trascina ai monologhi, e se ne rim-
provera, p e r c h é pericolosamente in tal m o d o il dolore in-
clina allo sfogo verbale, p i ù che a l l ' a z i o n e . E tuttavia è con-
15

venzione diffusa a teatro (elisabettiano e giacomiano) che


così la passione si rappresenti e funzioni: in esaltati m o n o -
loghi. In questo Shakespeare r i p r e n d e u n a tradizione, c h e
rifacendosi vuoi a Seneca, vuoi alla drammaturgia medieva-
le indigena, ha sviluppato m o d i sapienti dì rappresentazio-
16
ne d e l l ' e m o z i o n e . L'attore nel suo assolo m o d u l a secondo
vari toni differenti la passione e lo spettatore con luì do-
vrebbe patire ciò a cui c h i a r a m e n t e il tragediografo lo invita:

E perciò proclamo: se c'è in questo cerchio


chi sia incapace di potenti passioni,
chi storca il naso e si rifiuti di conoscere
come erano e sono fatti gli uomini,"
e preferisca non sapere come
dovrebbero essere, che s'affretti
a lasciare i nostri tetri spettacoli:
. sì spaventerebbe. Ma se un petto c'è
inchiodato alla terra dal dolore, se c'è
un cuore trafitto dalla sofferenza, in questo cerchiò...
sia il benvenuto.'

Così declama Marston nel prologo al suo Antonio's Re-


17
venge . Mentre la Tragedia personificata, n e l l ' a n o n i m o A

15
«Sì, questo è coraggio, / che io, figlio di un amato padre assassinato,
/ spinto^ alla vendetta da inferno e paradiso-, / sto qui a scaricarmi come u n a
puttana a parole...» (atto II. scena H, w. 578-581). O ancora: «...Che sia /
un oblio animalesco o uno scrupolo vigliacco; / p e r cui penso con tanta pre-
cisione all'atto / che a forza di pensare f a t t o a quarti il pensiero è / p e r tre
quarti vigliaccheria e un quarte» saggezza...» (atto W, scena i v , w. 38-43).
16
Si veda A L . Walkeiy Convention in Shakespeare"!'Bescriptiim o/Emotiim,
«Philological Quarterly», voi. XVII (1938), pp. 26-66; e più in generale, B.L.
Joseph, Elizabethan Acting, Oxford University Press, Oxford 1951.
17
J. Marston, Antonio s Revenge (1602), in The Plays ofjohn Marston, v o i .
I, a cura di H. Harvev Wood. Oliver a n d Boyd, Edinburgh-London 1934.
108 Storia delle passioni

1
Warrdrigfar Fair Womm * (del 1599), afferma, in a p e r t o con-
trasto c o n Comedie e Historie, di volere:

... passioni che muovano


l'anima, gonfino il cuore e pulsino in petto,
strappino le lacrime agli occhi più avari,
strazino la mente, la tormentino, fino al punto
che i sensi travi ino dal loro corso.
Questo è il mio ufficio.

L'effetto tragico' mira a tali obiettivi. L'attore, quello- ad


esempio a cui Amleto chiede di recitare il passo di Priamo
ed Ecuba, deve far soffrire lo spettatore, p e r c h é il dolore è
il sentimento p r o p r i o della tragedia. La sofferenza (inti-
m a m e n t e connessa al movimento del d r a m m a ; in q u a n t o
esso implica u n a trasformazione sia dell'attore, c h e entra
in un altro essere, sia dello spettatore, il quale partecipa al-
l'estasi n e l p r o f o n d o stupore di u n a metamorfosi dei pro-
pri sentimenti) sarà, è vero, catarticamente r e d e n t a nella
vicarietà dell'esperienza stessa; ma dovrà essere nell'istan-
te d r a m m a t i c o provata, sofferta. E lo sarà se Fattore saprà
p o r g e r e la sua 'passione', ossia se saprà declamare il suo
passionate speech, p r o n u n c i a r e la sua orazione di violenta
emozione c h e dovrà far sgorgare le lacrime, battere il cuo-
re, rapire i sensi. Solo così Fattore persuaderà il suo p u b -
blico a provare la medesima emozione.
La passione è, in questo senso, mania: ecstasy. E trasfor-
ma chi se ne lascia trasportare in attore e il suo gesto in
spettacolo. Trascinato fuori di sé, il soggetto appassionato
sì estrania sì, ma a n c h e si conosce nello slancio di u n a per-
dita di sé, c h e m u t a in g u a d a g n o di conoscenza; u n a co-
noscenza che n o n sboccia c o m e un frutto dalla ragione, ma
è piuttosto il doloroso bottino della passione. Per questo il
pathos viene stimolato con ogni mezzo: dal lamento al mo-

13
A Waming far Fair Womcn, a cura dì Ch. Baie Cannoli, Mouton. The
Hague 1975, w. 44-49.
N. Fusini L'eroe tragico, oiwero: la passione del dolore 109

nologo. U n o degli stratagemmi più usati dal teatro inglese


19
di derivazione senechiana è il l a m e n t o . Il protagonista sta
in scena c o m e fosse in u n ' a u l a di tribunale e l a m e n t a la
propria sventura con u n ' o r a z i o n e di evidente carattere re-
torico, elevato, formale. Interrogazioni retoriche, decla-
mazioni enfatiche, frequenti ripetizioni, esclamazioni a ca-
tena amplificano e riverberano la particolare infelicità del
personaggio contro u n o sfondo universale, astratto, le cui
figure sono il Cielo, la Terra, la Fortuna, e varie altre alle-
gorie della Disperazione, o della Pietà. Gli interrogativi, le
apostrofi, le esclamazioni, le allitterazioni, le interiezioni
ritmano la voce dell'attore secondo u n ' a l t e r n a n z a di acuti
e di soffiati ('alas', 'oh!' si sprecano) che m a n t e n g o n o l'o-
recchio teso all'ascolto; m e n t r e la ripetizione regolare di
parole e di versi evidenzia il senso di meccanica rigidità del-
la m e n t e travolta dal dolore. Assoluto, generale, il dolore
si m o d u l a o r a nell'astratta impersonale tonalità del coreu-
ta; ora p r e n d e nella voce del p r i m o attore il timbro di u n a
personale meditazione sulla vita e sulle inevitabili soffe-
renze che r a c c o m p a g n a n o . Prima di arrivare al mobilissi-
m o , idiosincratico m o n o l o g o amletico, dovremo passare
per astratte, formalizzate emozioni, create grazie a stilizza-
te figure retoriche. L'intento chiaro, evidente, di queste
p r i m e tragedie inglesi è di esternare un m o t o dell'anima
che ha un'esistenza interiore assai labile. E c o m e se il
pathos n o n avesse c h e un'esistenza simbolica, e in q u a n t o
simbolico' appartenesse a tutti e a nessuno, fosse intrinse-
co alla condizione di chi, essendo nato e vivente, sarà sog-
getto al dolore. L'attore dovrà perciò evocarlo più p e r for-

19
Così in Gorboduc di Thomas Norton e Thomas Sackville del 1561; in
Jocasta dì Gascoigne. lìberamente adattata dalle Fenicie di Euripide e pubbli-
cata nel 1575; in Gismond of Solerne di Wilmot e altri-del 1567; in The Misfor-
tunes of Arthur, scritta a più mani p e r intrattenere la regina Elisabetta 18 feb-
braio del 1588 a Greenwich. Si veda a questo proposito l'interessante artì-
colo di R.Y1 Turner, Pathos and the Gorèoduc Tradition, 1560-1590, in «Hun-
tington Library Quarterly», voi. XXV (1961-62), p p . 97-120.
110 Storia delie passioni

za retorica che p e r interna passione, poiché, ripeto, l'e-


m o z i o n e n o n è ancora né interna, né specifica.
Il dolore di Jocasta n e l l ' o m o n i m o d r a m m a , ad esempio,
è riportato dal nuntius, sì c h e Jocasta diventa il d o l o r e per-
sonificato:

Oscurava l'aria cori alti compianti e grida:


•• O figli (diceva) troppo tardi venne l'aiuto,
troppo tardi mandai i soccorsi:
e con queste parole, sui loro cadaveri Freddi
gridava tanto, che avrebbe fermato il sole
perché piangesse con lei: la tragica sorella poi,
entrambe le guance bagnate di lacrime,
dal fondo del petto tormentato,
con sospiri brucianti cominciò a estrarre
20
queste esauste parole...

I gestì convenzionali - lacrime c h e si versano a fiotti, so-


spiri luttuosi, contorcersi di mani - segnalano la passione,
e invitano il pubblico alla compassione. La lingua e i gestì
c o m u n i c a n o il pathos e insieme lo eccitano. E un p a t h o s
tragico a n c o r a tutto retorico, p i ù che drammatico.
Finché c o n Kyd e con Marlowe u n a nuova gestualità del
dolore c o m p a r e ; e soprattutto u n a sua diversa appropria-
zione nella lingua. B i d o n e , ad esempio, n o n si p r e s e n t a p i ù
c o m e Videna, regina di G o r b o d u c , frontale n e l suo lamen-
to; D i d o n e corre con lo sguardo dalla spada di Enea alle sue
21
vesti, fissa le sue carte, le afferra, le getta nel f u o c o . Il suo
dolore è letteralmente enaded; cioè in atto', n o n statico. Ve-
d i a m o che soffre n o n p e r c h é declami il d o l o r e nel l a m e n t o
formale o Io scagli nell'urlo violento; ma p e r l'inquieto, mo-
bilissimo, impossibile fantasticare che p r e n d e l'eroica regi-
na a b b a n d o n a t a , che c o m e E d o a r d o «il dolore fa sragiona-

20
Atto V. scena il, w. 129-137. In Earif English Classiceli Tragedies. a cura
di J.W. Cunlìffe, Oxford University Press, Oxford 1912.
•'' Ch. Marlowe, Dido, Queem afCarthage, atto• V, scena i, w. 290-312.
N. Fusini L'eme tragico, otmem; la passione del dobm 111

re»--... È l'incoerente vaneggiare di quel vocabolario del do-


lore, che la bocca vomita c o m e scaricasse pezzi di c u o r e in-
franto c h e intasando la m e n t e l ' h a n n o fatta travasare nella
follia; è questo c h e ci c o m u n i c a il pathos, alla fine. La stessa
23
cosa accade in Kyd: è nella follia di H i e r o n i m o , cioè nel-
l'effetto del dolore sulla sua m e n t e , che noi vediamo e p r o -
viamo la forza del pathos; n o n p e r c h é veniamo inondati di
lacrime, assordati.di,sospiri e lamenti.
La situazione patetica, in Marlowe, ad esempio, è crea-
ta attraverso u n a serie di contrasti, sì che avendo visto la fe-
licità di D i d o n e con Enea, n o n sarà lei a doverci dire c h e
è triste q u a n d o E n e a parte. Né Edoardo II dovrà declama-
re formali lamentazioni p e r evocare il pathos, della sua de-
24
posizione: basterà vederlo in dialogo con la sua c o r o n a .
N o n c'è bisogno di retorica.

Ecce Homo

E nell'Edoardo Udì Marlowe e nel Riccardo lidi Shake-


speare che affiora nitida l'eco di un altro fondamentale
senso della parola 'passione', c h e aleggia sulle assi di que-
sto teatro. Nelle stazioni della l o r o progressiva disfatta i d u e
eroi sono p e r un attimo, la controfigura dolorosa del man
of sorrow. il Cristo flagellato e percosso. E un significato re-
ligióso* che p r e n d e corpo nelle rappresentazioni dei cicli
medievali del Corpus Christi, che m e t t o n o al c e n t r o della
rappresentazione drammatica la Passione di Gesù, il cui
pathos è u n a vera e propria passio, un passivo subire (per
dirla c o n le parole di Amleto) le pietre e i dardi della For-
tuna e un m a r e di afflizioni e le mille offese naturali di cui

Id., Edward the Seamd, atto V, scena I, v. 113. -,


2 2
..
2S
: Anni più tardi, e cioè nel 1922, T.S. Eliot riporterà alla ribalta della
notorietà questo personaggio, citandolo nel suo poema The Waste Land co-
me esempio- di dolore ossessivo, lancinante.
24
Ch. Marlowe, Edward the Secami atto V, scena I, w. 57-106.
112 Storia delk passioni

25
è e r e d e la carne... A t e m a nei cicli è Fazione più tre-
m e n d a e vergognosa commessa dalla creatura u m a n a : la
stessa che p u r e proclama la sua redenzione. La Passione è
del Cristo, lui l'eroe c h e patisce; la catarsi è dei colpevoli,
i quali dalla sua Passione s a r a n n o salvati. Gesù m u o r e p e r
salvare chi lo c o n d a n n a .
Si dischiudono qui i d u e significati cristiani della parola
'passione', il p r i m o connesso al senso- antico- di pathos, e
cioè allo strazio e alla sofferenza c h e il dio patisce p e r quel-
la parte di sé che ha accettato di farsi creatura; il secondo al
significato m o d e r n o di affetto violento che trasporta la crea-
tura a scaricare la p r o p r i a violenza, in questo caso sul dio
i n e n n e . Al pathos del Cristo m u t o che soffre, centro mistico
del d r a m m a , si o p p o n e la passione chiassosa, vociante, atti-
va, aggressiva di u n ' u m a n i t à c o n c e n t r a t a i n t o r n o alla tortu-
ra, La cui passione e volontà si mostrano irrimediabilmente,
in radice, segnate dal male. «Giochiamo al gioco della Pas-
26
s i o n e » , dicono i torturatori che uccidono il Cristo in scop-
pi di g r a n d e energia e violenza, in mezzo a un furore 'di risa
e dì piacere. Sono s e m p r e loro, gli attori di questi cicli, che
n e l 'giocare', ovvero nel rappresentare il d r a m m a della Pas-
sione, nell'azione teatrale (che è gioco e rappresentazione
insieme: play, game) s c o p r o n o nel gioco il piacere del gioco.
Per n a t u r a l ' u o m o è passionale; cioè, d i s t i n t o p o r t a t o alla
colpa. P e r c h é la n a t u r a u m a n a coincide in questi d r a m m i
con la n a t u r a colpevole.
Q u a n d o descritta n e i trattati morali che la riguardano,
nelle p r e d i c h e che le sono rivolte, in questi d r a m m i tratti
dalla Bibbia, la creatura u m a n a è un paesaggio complesso
dì sentimenti, impulsi, affetti che i n c l u d o n o l'ira, l'odio, la
vendetta, la bestemmia, l'impazienza, la violenza verbale,

25
Qui e più avanti ho presente l'illuminante studio di A. Kolve, The Play
CaBed Corpus Christi. Edward. Arnold Pubìishers. London 1966. Qui, in par-
ticolare, p p . 178 sgg..
26
Ivi, pp. 13 sgg. Sì veda anche il mio Lussuria, in U. Curi (a cura di), Me-
tamorfosi del tragico fra classico e moderno, Laterza, Roma-Bari 1991, p p . 61-77.
:V. Fusilli L'eroe tragico, avvero: la passione del dolore 113

la furia; un paesaggio p e r t u r b a t o , inquietante. Rispetto al


quale il silenzio dei dio scava l'eco straziante di un m o n d o
divino senza variazione di u m o r i , senza desideri, senza ap-
petiti. Irraggiungibile, se n o n q u a n d o m o r t o il corpo, e c o n
esso spente le passioni, l'anima si disponga a quel viaggio,
al termine del quale chissà dove sarà accolta.

L'estasi, la foUia

Ma intanto qui, sulla scena m o n d a n a che l'eroe tragico


calca, n o n ve pace; anzi, semmai c'è del marcio in Dani-
marca, e Amleto è chiamato, come Edipo prima di lui, al-
la ricerca del colpevole (e all'amara scoperta) : di chi la col-
27
pa della peste a Tebe? del marcio in D a n i m a r c a ? E p e r ri-
s p o n d e r e a questa d o m a n d a che Amleto è costretto a stac-
carsi dalla sua passione, e cioè da quella pienezza di pathos
in cui sta chiuso all'inìzio. E perciò che s'avvia al drama. al-
le azioni e agli atti di cui è composta la sua tragedia. Nella
tragedia la passione si scioglie in un articolato teatro di af-
fetti, che si manifestano nelle differenti maschere che da
abile attore egli indossa; ma sono, a p p u n t o , affetti che fin-
ge p e r proteggere la sua vera passione, il pathos che gli
28
gonfia il p e t t o e lì nel petto gli fa male, lo a m m a l a . II de-
licato principe, di passioni n o n solo vittima ma esperto, al-
l'inizio si stringe al pathos del suo a m o r e filiale p e r il pa-
d r e m o r t o c o m e al suo p r o p r i o f o n d a m e n t o autentico.
Quella passione n o n è un affetto c h e l'abbia assalito e ri-
spetto al quale n o n p u ò che stare passivo come di fronte a
un attacco. Se piange il p a d r e , è p e r un a m o r e lucido nel
quale si raccoglie intimo ad esso, addirittura m u t o . Mentre

27
Si veda su queste parentele F. Fergusson, The Idea afa Theater. Prince-
ton University Press, New York 1949, in particolare p p . 98-145. •
28
«Non puoi sapere», dice Amleto all'amico Orazio, prima di andare al
duello decisivo con Laerte, «che male sento, qui nel cuore...» (atto V, scena
ti, w. 208-209).
114 Storia, delk passioni

gli altri lo vogliono strappare a quella passione, trasportar-


lo' alla consolazione, dell'atto, p e r c h é reciti il dolore, lo "sca-
richi'. Q u e l l ' a m o r e lo leggono c o m e u n a piccola passione,
che passerà; p e r c h é p r o p r i a delle piccole passioni è l'in-
costanza.
Da subito Amleto è vittima e oggetto di u n o sguardo in-
t e r n o al suo d r a m m a , che lo legge secondo u n ' a n a t o m i a
29
delle passioni tipica d e l l ' e p o c a . Il p r i m o è Polonio, il qua-
le pensa: il suo cielo è sconvolto dalla perturbazione più
c o m u n e che sulla terra affligge le nostre u m a n e , t r o p p o
u m a n e n a t u r e — l ' a m o r e p e r u n a d o n n a , e precisamente
Ofelia. Q u e s t o è il n o m e c h e dà Polonio alla passione di
Amleto; l ' a m o r e respinto spiegherebbe le teatrali esibizio-
ni di follìa cui il principe si concede. Dice Polonio: «È
senz'altro l'estasi dell'amore; p e r c h é nell'impeto, nella vio-
lenza che lo contraddistingue, l'amore si dimentica di sé,
e trascina la volontà a imprese disperate, come fanno del
resto tutte le passioni c h e affliggono n o i creature che vi-
30
viamo sulla t e r r a » . Violenza e traviamento della volontà
caratterizzano p e r Polonio le passioni, ovvero quegli affet-
ti che s o n o p r o p r i della creatura.
Polonio dà il n o m e di 'passione d ' a m o r e ' a u n a serie di
segni esteriori e di azioni di Amleto che Ofelia gli ha ap-
p e n a descritto: Ofelia stava seduta nella sua cameretta, e
Amleto le si presenta con il giustacuore in disordine, nien-
te cappello, le calze s p o r c h e , le giarrettiere slacciate,' palli-

* Shakespeare non era certamente all'oscuro delle varie teorie delle pas-
sioni (in particolare della melanconia) che circolavano all'epoca; dal Touch-
storie of Complexion, dì Lévinas Lemnius, tradotto da Thomas Newton nel
1576, al Treatìse of Melamcholy, di Timothy Brighi del 1586; all'Examination of
Men Wits, di José Huarte, tradotto nel 1594; al D&touriè òf the Preservation of
theSight, ofMelancholickeDiseases, ofSheumes and of Old Agi, di André Du Lau-
rens, tradotto da" Richard Surphlet nel 1599, e molti altri. In particolare si è
voluto riconoscere una suggestione importante per la descrizione d e l me-
1
lanconico principe nel trattato di Brighi. Si veda a questo proposito'la bel-
la introduzione di Francesca Bugliani a Della melanconia, dì Btight, da lei cu-
rato per Giuffrè,-Milano 1990.
30
Così Polonio ai versi 102-105 dell'atto II, scena 1.
N. Fluivi L'erre tragico, ovvero: la passione del dolore 115

do, le ginocchia tremanti: tutto nel suo aspetto grida pietà.


Ecco c h e la p r e n d e p e r il polso, la stringe forte, poi la al-
lontana da sé, e la -guarda fisso; prima la tira, poi la re-
spinge, e intanto s c u o t e tre volte la testa e fa un sospiro co-
sì p r o f o n d o e p e n o s o che sembra quasi che spiri lì p e r lì.
Poi la lascia a n d a r e e col capo girato cerca la porta senz'oc-
chi, c h e m a n t i e n e fissi su Ofelia. Da questi segni risulta
chiaro a Polonio che Amleto è tecnicamente 'pazzo d'a-
m o r e ' . Notate: Amleto n o n parla, ma emette suoni agitati,
sospiri. E dal s u o n o scordato di u n a m e n t e u n a volta per-
fetta, che Ofelia riconoscerà- la rovina di-.Amleto. Si accor-
gerà così c h e 1'«incomparabile f o r m a e immagine di giovi-
31
nezza in fioreiè stata distrutta dall'estasi»- ,-cioè dalla fol-
lia, poiché la nobile, sovrana ragione d e l principe si è scor-
data, e 'stona'. E a c o m m e n t o di tanta trasformazione ag-
giungerà: «Woe is me»: 'ahimè!'. Alla passione, ancora u n a
volta, risponde il lamento.
L'estasi (o follia) d'amore è mania, esaltazione, frene-
sia: teatralità. Ciò che sta d e n t r o si rovescia p e r inconti-
nenza nel fuori, e un disordine estatico ne segue che mi-
naccia la ragione. Tale disordine estatico rimprovera Am-
leto alla m a d r e , colpevole di lussuria nei confronti di Clau-
dio: i tuoi sensi, le dice, n o n solo la tua ragione, sono scon-
volti; il t u o sangue ribolle e la tua percezione è colpita da
apoplessia - sì c h e la motilità e la sensibilità si ritrovano af-
fette da paralisi. I sensi sicuramente ti funzionano, visto che
ti muovi, ma sono evidentemente paralizzati, p e r c h é la paz-
zia, n o n sbaglierebbe tanto, né si è mai rista, un'allucina-
32
zione tale c h e n o n t'è rimasto un briciolo di giudizio ... La
1
passione' scombina la grammatica della'sensibilità e'indu-
ce a u n a sinestesia selvatica c ottusa: «occhi senza tatto, tat-
to setìza rista, orecchi senza m a n i né occhi, o d o r a t o senza
niente affatto...»; ecco c h e cosa capita a chi come la m a d r e

*' Siamo all'atto III, scena I, w. 152-156.


sa
Sempre nell'atto III, scena iv, w. 53-88.
116 Storia delie passioni

di Amleto sì c o n c e d e alla furia del sangue, che è il liquido


dove il desiderio sessuale gorgoglia e ribolle.
Ma c h e succede a te, figlio mio? chiede giustamente la
regina; p e r c h é l'allucinazione ha toccato a n c h e la m e n t e
di lui, che g u a r d a nel vuoto e vede fantasmi, p u r a inven-
zione del suo cervello. L'estasi (e i n t e n d e la follia) è capa-
33
ce di p r o d u r r e creazioni del g e n e r e , senza c o r p o . Dietro
l'impulso di u n a passione c h e l'opprime, la m e n t e va "fuor
di sesto', e con essa il c o r p o si sbilancia, p e r d e 1"equilibrio;
ne risulta u n ' a z i o n e insensata, che ha perso cioè senso e
direzione: ecco Amleto che uccide Polonio. Amleto che re-
spinge Ofelia. Amleto che n o n uccide lo zio che prega (o
a l m e n o lui c r e d e ) . Amleto che ferisce la m a d r e con paro-
le che s o n o pugnali. Amleto c h e al funerale di Ofelia si but-
ta nella fossa, e gareggia nel dolore c o n Laerte... N o n Am-
leto che vendica il p a d r e , e ristabilisce la linea dinastica le-
gittima. N o n Amleto che restaura e riordina. N o n Amleto
che rimette in sesto.

Moti infiniti

Il p a t h o s in q u a n t o energia propulsiva all'atto ( n o n pas-


sio passiva, ma attivo dolore e piacere) è la cellula germi-
nativa del d r a m m a : il pathos è, nel senso p i ù p r e g n a n t e ,
energia in m o t o . In q u a n t o movimento, l'azione dramma-
tica sviluppa in r a p p o r t o alla forza del pathos, che p e r l'ap-
p u n t o ne è l'anima. O r a accade c o n Shakespeare c h e il mo-
to, sìa fisico c h e psichico, e d u n q u e l'azione e la passione
di questo' teatro nuovo rispetto all'antico, si inscrivano in
u n a immaginazione del movimento p r o f o n d a m e n t e muta-
ta, n o n più di tipo aristotelico. Sì che n o n servono quelle
categorie, p u r nella loro rielaborazione tomistica, a inter-
pretare, ad esempio, la turbolenza di Amleto. La sua pas-

Sempre nello stesso atto e stessa scena, vv. 139-141.


JV. Fusinì L'eroe tragico, ovvero: la passione del dolore 11?

sione n o n si spiega con. l'idea di un movimento ( m o t o del-


l'anima o del c o r p o che sia) teo-teleologico.
34
,«Che cos'è un u o m o ? » , si chiede Amleto nel m o m e n -
to cruciale del suo i n c o n t r o con l'esercito di Fortebraccio,
l'eroe c h e trasportato dal soffio divino dell'ambizione con
eroico disprezzo fa le boccacce alla morte; m e n t r e lui che
ha «il p a d r e ucciso, la m a d r e macchiata, vigorosi eccitanti
e n t r a m b i della ragione e del sangue», sta lì a pensare, e
p e r d e il t e m p o dell'azione. «Che cos'è un uomo?», si chie-
de a questo' p u n t o Amleto, e n o n sa se schierarsi con Pico,
ed elevare u n a lode alla dignità d e l l ' u o m o - p o i c h é sì, l'uo-
mo è godiike, simile a Dio, divino p e r certe sue facoltà: l'uo-
mo ragiona e parla e conosce il t e m p o nelle sue scansioni
35
di passato e futuro... O correggere Pico con M o n t a i g n e ,
nel rapido trascorrimento da un umanesimo' ottimista, che
in realtà in terra d'Albione mai attecchisce sul serio, verso
lo scetticismo, il paradosso. P e r c h é quelle divine facoltà in
sé Amleto le sente pervertite; sì c h e la m e m o r i a s'è rove-
sciata in «oblio animalesco'», il pensiero in un eccesso di
«scrupolo vigliacco». Fatto sta che lui sta p e r d e n d o il tem-
po dell'azione, e trasformando la sua tragedia in u n a far-
sa. Ma il p u n t o è che «l'uomo» shakespeariano è precisa-
m e n t e questo: u n a creatura che mescola c o n t ì n u a m e n t e il
tragico e il comico, il b e n e col male, il riso col pianto; stra-
zia ogni forma, confonde ogni emozione, cancella passio-
ne con passione. Illimitato, infinito, disorientato, V impetus
che lo a n i m a n o n va verso un fine, n o n ha limite, n o n mi-
ra a un traguardo, n o n ha meta.
C o m e m u o v o n o le cose? Sia del corpo, che -'della m e n -
te? Sia nel creato, che nella creatura? Q u a l e il senso del
'movimento? È solo corruzione, decadenza? Il movimento

34
Atto IV, scena IV, w. 32 sgg. Assieme a Laerte, Fortebraccio è l'altro fi-
glio che n o n ritarda la vendetta del padre.
35
«Per Pico e i primi umanisti l'uomo apparteneva agli angeli. Ma per
Montaigne e gli scrittori melanconici, realistici degli anni '90 del "500 ap-
parteneva, alle bestie». Così T h . Spencer nel suo bel libro Shakespeare and the
Nature of Man, Macmillan, New York 1943, p p . 48-49.
118 Storia delk passioni

tragico, sappiamo da Aristotele, si configura s e m p r e c o m e


u n a caduta che ha scopo, significato, o r d i n e . Il movimen-
to in generale p e r Aristotele è limitato, finito. È da qual-
cosa verso qualcosa. Dalla potenza all'atto. Va verso il com-
p i m e n t o . Nella tensione t r a p o t e n z i a l e e attuale, tra essen-
za ed esistenza, tra incompletezza e interezza, si apre l'o-
rizzonte del senso nella Fisica aristotelica. E n o n diversa-
m e n t e n e l l ' i d e a le leggi degli affetti p r e n d o n o ordine e
senso all'interno di un universo dove tutto muove allo stes-
so m o d o : uomini, piante, animali - i corpi in genere cer-
cano il loro tebs. La cosmologia e l'antropologia e l'etica e
3
la politica'aristotelica * r i s u o h à n o in 'umanissime e "rassicu-
ranti corrispondenze. Ed ecco che, se nel libro VIII della
Fisica Aristotele descrive il m o t o dell'universo c o m e di-
p e n d e n t e da un primum mobile in sé i m m o t o (il quale si dà
a m o d e l l o e a p a r a g o n e di un movimento autosufficiente,
continuo, regolare, e t e r n o ) , tale modello ricompare nel-
l'Esca, q u a n d o si parla del b e n e ; sì c h e il sommo beneeW pri-
mo -mobile si c o r r i s p o n d o n o , e lo stesso p a r a d i g m a simboli-
co innerva la concezione di un m o t o rotatorio eterno, au-
tosufficiente, e di un b e n e c o m e telos dell'universo e causa
di o r d i n e e vita.
È in q u e s t o c o s m o che si inscrive la concezione del tra-
gico di Aristotele. Lì un c o r p o cade (l'eroe sbaglia, preci-
pita, rovina), ma il senso delia caduta è orientato, ha sen-
so e m e t a e fine. In Shakespeare, n o n è più così. Un corpo
37
Cade (mettiamo quello della r e g i n a ) e nella traiettoria
della sua p r o p r i a caduta p e r d e ogni direzione d e l b e n e .
Perché un c o r p o cada, u n a forza, è evidente, lo dovrà spo-
stare; in ogni m o t o v'è dell'energia implicata. Ma il suo vol-
to, q u a n d o si riesca a dare a quell'energia un volto, già in

86
Q u i e più avanti ho in m e n t e l'ottimo studio di Thomas A. Spragens,
The Politici efAfelio». The World of "Thomas Hobbes, Groom HelavLondòn 1973,
in particolare il capitolo 2. '
3 7
" Atto' I, scena v, w. 45-57. Questo particolare p u n t o è sviluppato con
più ampiezza nel mio Lussuria c i t , p p . 68 sgg.
iV. Fusini L'eme tragico, ovvero: la passione del dolore 119

Shakespeare, ancora di più tra i suoi successori (Webster,


F o r d ) , n o n h a più fattezze a n t r o p o m o r f i c h e , m a disuma-
ne, Nel mirabile discorso di Ulisse n e l Trailo e Cressida l'ap-
petito che fa cadere e sovverte l'intera struttura, dell'ordi-
ne è un «lupo»; in Webster, se la duchessa di Amalfi m u o -
re è p e r c h é i suoi d u e fratelli, rappresentati l'uno nelle for-
me del l u p o ' , l'altro n e i p a n n i della "volpe", d a n n o la cac-
cia al povero agnèllo. In ogni caso, se ancora la caduta tra-
gica evoca sullo sfondo dell'agone d r a m m a t i c o lo scontro
tra virtue e lust (maschere di u n a tradizione medievale c h e
allo scontro tra b e n e e male, al passaggio dalla felicità alla
sventura dava quei volti), ormai la metafora è alle corde.
Quelle maschere, a cui esplicitamente il re Amleto allude
parlando al figlio della 'caduta' della regina, descritta ap-
p u n t o s e c o n d o le figure aristotelico-tomistico-scolastiche di
u n a supremazia ontologica del Bene e dello stato di Quie-
38
te, rispetto alla voracità ansiosa d e l M a l e , s t a n n o ' c e d e n -
do di fronte a un nuovo modello e s e n t i m e n t o del movi-
mento',' n o n più pensato c o m e problematica rottura d e l l a
quiete, mà osservato con l'ammirata meraviglia di un se-
colo che scopre altre leggi alla natura, e altri principi alla
passione.
Nelle parole del fantasma, se la regina ha c e d u t o alla
lussuria è perché l'indifferenza morale dà a p p u n t o alla lus-
suria u n a speciale potenza motoria; è tale superiore moti-
lità, congiunta all'imperialistica, vorace vocazione espan-
sionìstica che le è propria, a garantirle il successo nella psi-
comachia, se n o n cosmica, p e r lo m e n o microcosmica, che
si inscena nell'anima della regina. Perché, ripetiamo, la
Virtù niente la p u ò muovere: è immobile c o m e il S o m m o
Bene: sta soddisfatta e c o n t e n t a e c o n t e n u t a nel p r o p r i o
luogo, come ciò che ha un luogo- p r o p r i o . La Lussuria, in-

3 8
«Ma. la virtù, mentre mai si lascerà muovere, / anche se la. dovesse cor-
teggiare la lascivia stessa magari, in forme paradisiache, / la lussuria invece,
congiunta magari a un angelo radioso, / si sazia in un letto celestiale / e fa
bottino' nell'immondizia»: così il fantasma in atto I, scena v, w. 53-57.
120 Storia delk passioni

vece, è animata da u n a energia che trapassa indifferente


dal b e n e al male, e di tutto fa p r e d a e bottino, n o n si sa-
zia, né si contiene. N o n ha un ' p r o p r i o ' : perciò in-finito è
il suo movimento.
Ma ciò che è accaduto all'inizio del d r a m m a è precisa-
m e n t e questo: il Bene, la Virtù, il re stesso s o n o stati strap-
pati dal loro luogo; sul t r o n o regale, nel letto celestiale pro-
fitta, prospera e regna il Male - ovvero il lussurioso, l'am-
bizioso Claudio. In q u a n t o l'azione drammatica è un fare
(per q u a n t o ne sia solo l'imitazione: mimesi* praxeos), essa
è nell'Amleto legata a questa motion; è questo' moto, o com-
mozione: è il lust - nella sua radice p i ù n u d a - la passione dei-
la creatura. Per tale m o v i m e n t o Claudio è asceso al t r o n o ,
m e n t r e Amleto p a d r e cadeva nella tomba e la regina nel let-
to del fratricida e regicida, e Amleto in lutto.
Più precisamente ancora: p e r Claudio nell'Amleto, per
E d m u n d nel Re Lear, p e r Macbeth, p e r Angelo in Misura
per misura, il lust nel suo fondamento più autentico è fa pas-
sione della c r e a t u r a caduta. N o n diversamente da Hobbes,
Shakespeare scopre che la fondamentale e fondante pas-
sione della sua creatura tragi-comica è la volontà di poten-
za. Cioè: la creatura ' n a t u r a l m e n t e ' n o n fa che volere-di-
più, volere-ancora, ancora-di-più; e in ciò facendo dissipa
e inventa. La sua lussuria, contrapposta ancora alla virtù p e r
un coatto trasporto di forme e convenzioni, n o n ha più
quasi nulla a che fare con la statica, allegorica concupi-
scenza medievale: è forza in m o t o . Ma disordinata, incoe-
r e n t e , p e r c h é potenzialmente in-finita p e r estensione e
orizzonte del movimento. Potenzialmente incontrollabile,
e insieme vitale, prolifica; sì che basta u n a goccia di male
39
a «sputtanare u n a nobile sostanza» . Basta, dice Amleto,

39
«Capita spesso che in certi individui / per un maligno neo di natura /
lì dalla nascita, di cui n o n sono colpevoli / (poiché la creatura n o n p u ò sce-
gliersi l'origine). / p e r l'esuberanza di un elemento della loro costituzione /
che n o n di rado travolge gli steccati e i fortilizi della ragione, / o per un'abi-
tudine, che lievita in eccesso / rispetto' ai modi urbani - questi individui/ p< ur-
tando, come dico, lo stampo di un difetto, / che sia la dote della natura o la
N. Fttsimi L'eroe tragico, ovvero: la passione del dolore 121

un n e o maligno, che compaia nella creatura alla sua na-


scita (che la creatura d u n q u e n o n p u ò scegliere; un pec-
cato originale insomma, con cui nasce); e per l'esuberan-
za di un e l e m e n t o che cresce a sproposito, la sua costituzio-
ne tutta ne è stravolta, sì che io stampo di un solo difetto
c o r r o m p e tutte le altre virtù, p e r innumerabili che siano.
Amleto n o n sta soltanto e n u n c i a n d o u n a sua p r o p r i a
originale dottrina fisio-psicologica e u m o r a l e , in base alla
quale, c o e r e n t e m e n t e con le conoscenze m e d i c h e e psico-
logiche dell'epoca, la salute e la virtù d i p e n d o n o dalla b u o -
40
na mescolanza di u m o r i , o ' e u c r a s i a ' - p e r riprendere
u n a parola allora in voga. Sta d e n u n c i a n d o (in accordo c o n
u n a differente concezione del movimento che nel suo tem-
41
po ha i n o m i di Galileo, di C o p e r n i c o ) la superiore po-
tenza del male, in q u a n t o e l e m e n t o dinamico, rispetto a
u n a immobile virtù, la cui perfetta tenuta è equilibrio mi-
racoloso, s e m p r e a rischio nella sua creatura. La quale n o n
conosce che un m o t o a strappi violenti, sottoposta c o m ' è
«ai p r e m i e ai castighi della Sorte», sì che rari sono gli uo-
42
mini c h e n o n siano «schiavi della p a s s i o n e » .
Lo sfondo agonistico che Amleto qui richiama è quello
antico tra ragione e passione, così c o m e lo eredita da u n a
letteratura medico-religiosa e civile che sul t e m a delle pas-
sioni si i m p e g n a in questo secolo a riflettere. Filosofi della
morale, della politica, dottori dell'anima e del c o r p o strin-

stella della fortuna, / tutte le virtù che h a n n o , p e r quanto pure come la gra-
zia, / infinite quante ne p u ò sopportare un individuo, / alla censura pubbli-
ca tutte verranno giudicate per q u e i o sbaglio particolare. Basta u n a goccia di
male / a sputtanare u n a nobile sostanza» (atto I, scena rv, w. 23-38).
40
Si veda l'interessante articolo di W. Pagel, Prognosis and Diagnosis: A
Comparison of Ancien! and Modem Medicine, in «Journal of the Warburg Insti-
tute», voi. II (1938-39), p p . 382-398.
41
E di Bruno, e di Donne... Si veda ancora Spragens, TkePolitics of Mo-
lion est., pp. 13 sgg.
42
L'unico che Amleto abbia trovato è l'amico Orazio: atto III, scena n,
w. 63-74. Su questo punto in particolare si veda Lily B. Campbell, Shake-
speare's Frogie Heroes. Slaves of Passion, Cambridge University Press, Cam-
bridge-London 1930.
122 Storia delk passioni

g o n o un serrato dibattito, che il teatro e la letteratura ar-


ricchiscono. Le fonti filosofiche del dibattito s o n o Platone,
Aristotele, Agostino, T o m m a s o mescolati c o n Plutarco, Se-
neca, Cicerone, Boezio, Cardano... Le fonti m e d i c h e sono
43
Ippocrate e Galeno .
Nel trapasso dal r a g i o n a m e n t o filosofico' alla rappre-
sentazione vuoi drammatica, vuoi narrativa, r i m a n e appa-
r e n t e m e n t e intatto lo sfondo dell'agonismo, ovvero il fon-
d a m e n t a l e scontro tra passione e ragione: è quello il con-
flitto necessario, inevitabile c h e p r o c e d e dalla costituzione
stessa della creatura, che nell'anima appetitiva alberga in
sé il suo p r o p r i o n e m i c o . E l'appetito il g r a n d e antagoni-
sta della ragione in quella psicomachia che elegge a pro-
p r i o c a m p o di battaglia l ' a n i m a sensibile della creatura; lì
dove risiedono a p p u n t o le passioni. Le passioni, perturba-
44
zioni, affetti (sono tutti s i n o n i m i ) , che m u o v o n o e com-

43
P e r un esaustivo' e persuasivo trattamento di questo aspetto rimando
in questo stesso volume al bel saggio di Mario Vegetti Passioni antiche: l'io, col-
lerico.
44
In particolare tra. il 1585 e il 1590, in seguito a epidemie e pestilenze,
si diffondono nuovi e vecchi trattati a carattere medico tutti in volgare, vol-
ti a curare le malattie del corpo, e insieme a discutere delle operazioni e de-
gli affanni dèlia m e n t e , i quali vengono spiegati in termini corporei e col-
legati a schemi simbolici più g e n e r a l , come i cicli delle stagioni, e la confi-
gurazione degli astri. Sir Thomas Elyot, nel suo Cosile qf Health, del 1534, che
ebbe varie edizioni, l'ultima ampliata del 1610, lega le condizioni fisiche del
corpo' alle stagioni e alle tipologie del carattere. Elyot n o n è medico, ma.
scrittore e filosofo particolarmente versato alle arti della politica. La scien-
za medica lo interessa proprio in funzione civile, perché la salute è il primo
bene del paese, e d u n q u e la prima «cittadella» che va difesa. La salute di-
p e n d e da una dieta, e da vari interventi p e r far spurgare il corpo di eccessi
di umori, patetiche secrezioni, le quali h a n n o poi effetto sulla mente. Per-
ché anche- nella mente' sofferente si soffrono patemi, che feriscono di con-
seguenza il corpo; il peso del dolore nella mente, ad esempio, provoca af-
fezioni serie, quali la melanconia. Niente è più nemico della vita del dolo-
re. A questo proposito Elyot cita Salomone, Ù quale dice: «Il dolore secca le
ossa». In questo caso si fugga il buio e n o n si mangi carne. La gioia prolunga
la vita.
Gli stessi pensieri li ritroviamo nel maestro di Elyot, Thomas Linacre,
che nel 1517 traduce il Desaniiati tumida di Galeno e lo dedica a Enrico VIII..
Con questa e altre traduzioni Linacre trasporta in Inghilterra un complesso
di dottrine, ereditato da Platone, Aristotele, Ippocrate e Galeno, insepara-
N. Fusini L'eroe tragico, ovvero: la passione del dolore 123

m u o v o n o la creatura, p e r via del peccato originale n o n ob-


bediscono più alla ragione c o m e dovrebbero, ma s o n o sud-
diti.'ribelli, sempre p r o n t i all'insurrezione. L'agone vede in
conflitto l'anima razionale e quella sensibile; la quale è tut-
tavia fondamentale alla conoscenza, p e r c h é è coi sensi che
tocchiamo il m o n d o p e r conoscerlo. Dall'esterno un qual-

bile dall'astrologia, dalla medicina, dall'etica, dalla filosofia e dalla teologia,


a cui. faranno poi riferimento' i successivi trattati. Tale sapere si tramanda da
Elyot a Timothy Brighi, a Thomas Walkington, a Thomas Wright, a Nicho-
las Breton, a Samuel Purehas,.-.... E si arricchisce di traduzioni:' come The Touch-
stone of Complexions ài Levinus Lemnius nel 1576 (già citato); The French
Aeademy di La Primaudaye nel 1579; A Discmtrse of the Preservaiion of the Sigia,
di André D u L a u r e n s , nel 1598'; Pierre Charron, CfWisdom, riel!607; Goef-
feteau, Task af Human Passims, nel 1621. Molti dei trattati sono scritti da teo-
logi, come Wright, Walkington, Charron, Coeffeteau, e si sente! Ma altri so-
no filosofi, studiosi del m o n d o classico, che insistono sull'imperativo etico
alla conoscenza di sé di Socrate e Cicerone, come sir J o h n Davies nel suo
Afose* te ipsum del 1599 e J o h n Davies di Hereford nel suo Microcosmos (1603) .
Robert Burton nella sua Anatomy of Melanchoh del 1621, p u r concen-
trandosi sulla sòia malinconia, riprenderà tutta l'eredità di meditazioni re-
ligioso-filosofiche classiche e di anatomie cliniche sulle passioni che il seco-
lo' gli porta. Ma già in Thomas Wright, Passioni of the Mind in General, dei
1601, si avverte la volontà di scientificizzare e metodicizzare lo studio delle
passioni, anche se questo avverrà soltanto con Cartesio, pochi anni più tar-
di. Lo studio di Wright, pastore cattolico, quanto Burton è anglicano, tra i
più interessanti tentativi di coerente indagine delle passioni intese come ma-
lattie della mente e dell'anima, concentra sull'immaginazione il suo fuoco.
Di. qui-l'estrema importanza'accordata alla retorica. L'immaginazione, ra-
giona Wright, di tutte le facoltà' interiori è la più delicata, la più suscettibile
di. errori, la più soggetta agli appetiti dei sensi.
A terna è il rapporto anima-corpo p e r il teologo' e dottore di anime; il
luogo da indagare è quell'organo' di mediazione tra i due che è la. immagi-
nazione. Qualunque cosa noi conosciamo deve passare dai cancelli dei sen-
si all'immaginazione, p e r arrivare al pensiero. Perciò' il problema psicologi-
co è un problema morale, e il problema morale affonda negli organi più ter-
reni dell'uomo, u n a «creatura divina e polìtica» insieme, dotata di tre no-
bili facoltà (l'immaginazione, la ragione, la memoria), che vivono p e r ò in
un corpo creaturale, e come tale soggetto a un n u m e r o infinito di mali. Il
"vaso dell'anima', e cioè il corpo, è fragile; se si corrompe, anche le più no-
bili facoltà si alterano. Prima fra tutte l'immaginazione; di lì vengono la pau-
ra e la, tristezza — p e r Wright, come p e r du Laurens, p e r Breton e Purehas -
le più proprie e comuni passioni della creatura.
La madre di tutte le passioni è per Wright l'amore; da questa fonte la
tristezza, il dolore, il senso del lutto e della perdita. È u n a notazione estre-
mamente rilevante alla mia interpretazione della passione di Amleto.
124 Storia tirile passioni

che oggetto, u n ' i m m a g i n e colpisce l'anima e dal cervello


attraverso segreti canali giunge al cuore, il quale si piega
all'affetto, ed essendo gli u m o r i lì p r o n t i ad agire, ecco la
gioia, se il c u o r e prova piacere; la tristezza, se prova di-
spiacere. O l'ira, o la collera. In u n a fondamentale rela-
zione tra c o r p o e anima, p e r cui la filosofia m o r a l e si co-
struisce su nozioni fisiologiche, e la fisiologia si modella su
exempla morali, le passioni s o n o auscultate contempora-
n e a m e n t e dal medico e dal filosofo morale nel loro aspet-
to materiale e spirituale. In e n t r a m b i i casi sia il m e d i c o
dell'anima che quello del c o r p o proiettano le passioni con-
tro' l'orizzonte colpevole della n u d a e c r u d a creaturalità. In
q u a n t o generata, in q u a n t o corpo, carne, fegato, cuore,
cervello, la creatura, oltre che di immagini e moti spirituali,
è fatta di u m o r i ; ha u n a t e m p e r a t u r a (e un t e m p e r a m e n -
to) ; è calda, o fredda, o u m i d a , o secca. Calda e u m i d a è la
gioia, p r o p r i a d u n q u e al t e m p e r a m e n t o sanguigno - il mi-
gliore, il superiore, il d o m i n a n t e . F r e d d o e secco è il do-
lore, naturale al m e l a n c o n i c o - l ' u m o r e della tristezza, del-
ia vecchiezza. E così 'via.
Perciò, q u a n d o Amleto c o m p a r e vestito a lutto, d ' u m o r
n e r o , n o n v'è d u b b i o che egli d e n u n c i il pathos che lo pos-
siede. Amleto soffre p e r a m o r e del p a d r e che è m o r t o . E
45
n o n vale nessuna istruzione da m a n u a l e - del c o r d o g l i o ,
che il falso re e la regina gli p r o p i n a n o . La voluptas dokndi
che Claudio rimprovera all'orfano è rivendicata da Amle-
to c o m e giustamente a p p r o p r i a t a alla sua humanitas di fi-
glio: né stoica apatheia, né medievale ascetismo valgono p e r
Amleto. La virtù p e r lui coesiste con la tristezza; il solo ri-

45
Lily B. Campbell, nel suo Shakespeare, 's Tragic Heroes cit., p. 134, è cer-
ta che q u a n d o all'atto II, scena II, Amleto entra in scena con un libro, ha in
mano il De consolatwne di Cardano, tradotto in inglese da Thomas Beding-
feld nel 1573, e ristampato più volte - forse il più famoso libro di consola-
zione, insieme al De consohiùme di Boezio, 'tradotto da Chaucer nel 1478, e
al Comfort? against Trybubtcyon, scritto da Tommaso Moro in prigione nel
1534. Dello stesso avviso è Harditi Craig, Hamlet's Book, in «Huntington Li-
brary Bulletta», n. 6, novembre 1934.
N. Fusini L'eroe tragico, omiem: la passione del dolore 125

m e d i o al dolore è il p r o p r i o appassionato attaccamento al


cordoglio. Ma Amleto n o n è malinconico p e r tempera-
46
m e n t o ; piuttosto è un s a n g u i g n o , finché il dolore n o n lo
colpisce. È solo allora che si a b b a n d o n a alla tristezza del-
l'anima in tutte le sue forme e figure e atmosfere. Quei sim-
boli esteriori e p a r a m e n t i (l'abito n e r o , l'occhio che pian-
ge, i sospiri...) n o n sono- lì p e r scaricare ciò che sta. nel fon-
d o , e oltrepassa ogni spettacolo, q u a n t o piuttosto p e r cu-
stodire il dolore. Il quale dilaga nell'avversione, n e l disgu-
sto, si fa n e m i c o della vita, gonfia, il c u o r e di un. male, la
melanconia adusta, a p p u n t o , il quale avvia Amleto ad
esplorare le fondamenta della disperazione. La melanco-
nia p e r il giovane principe n o n è ' u m o r a l e ' , ma. dell'ani-
ma. E si realizza come u n a sconnessione. Il melanconico Am-
leto si ritira nel suo lutto: barocco e melanconico, m e d i t a
sulla fragilità della n a t u r a u m a n a , soprattutto femminile.
«Ali is n o t well», c o m m e n t a fin dall'inizio; dubita che ci sia
foul pluf,, e basta che il fantasma venga ad annunciargli ciò
che l'anima sua profetica aveva subodorato', ed ecco c h e il
t e m p e r a m e n t o sanguigno (il più nobile degli u m o r i se-
c o n d o i trattatisti dell'epoca) r i p r e n d e il sopravvento. E
p r o n t o a contrastare il male. S e n o n c h é cede alla passione,
e n o n agisce.
La tragedia di Amleto' si risolve così in u n o studio sulla
passione del dolore, che in lui n o n si lascia t e m p e r a r e , ri-
peto, dalle consolazioni offerte dalla m a d r e (è cosa comu-
n e : tutto ciò che vive, m u o r e ) , dagli avvertimenti del falso
re (insistere in. un lutto ostinato è empio; il cielo, il m o r t o
stesso, la natura, la ragione, tutti convergono nello stesso
tema: è naturale che i padri muoiano...). Eccessivo il dolo-
re invade la m e n t e , distrugge la ragione, la quale n o n con-
trolla più la volontà: la colpa che ne segue è l'inazione. Se
n o n agisce, p e r ò , n o n è p e r c h é Amleto sia accidioso, ma
p e r c h é la violenza della sua passione lo intasa, lo impri-

Campbell, Shakespeare's Tragic Heroes c i t , p. 112.


126 Storia delk passioni

47
giona. «Caduto nella passione» , in difetto per essa e in ri-
tardo rispetto all'azione, il giovane principe riconosce lì la
p r o p r i a colpa: è il d o l o r e c h e gli acceca la m e n t e . O me-
glio, è la passione del d o l o r e in sé c h e insieme lo n u t r e e
10 ràdica e lo eccita. Amleto n o n vuole sfogarsi. Lo slancio
nella passione che soffre (l'amore del p a d r e , il dolore per
la sua m o r t e ) porta nella sua esistenza u n a follia lucida, c h e
gli a p r e gli occhi al s e n t i m e n t o c o m e radice originaria del
p e n s i e r o e della volontà; all'emozione c o m e m o t o dell'a-
n i m a c h e lo vincola alla radice paterna, p e r q u a n t o scom-
parsa.

11 dolore gioisce, la gioia s'addolora

Tutte le emozioni u m a n e sono riducibili a quattro: pia-


cere, dolore, desiderio, p a u r a . Le quali passioni, o pertur-
bazioni, consistono in moti dì a p e r t u r a verso il b e n e , di fu-
ga dal male presente o futuro. I h o m i cambiano: aegiitudo,
laetitia, metus, libido; tristitia, laetitia, cupidìtas, timor, gaudium.
dolor, spes, timor, gaudium, tristitia, spes, timor... Ma p u r nelle
diverse e p i ù complesse strutture, che dall'antichità attra-
verso il Medioevo cristiano, arrivano fino all'Inghilterra eli-
sabettiana, le d u e fondamentali passioni in contrasto sono
l'amore e l'odio, che diventano quattro, se il b e n e e il ma-
le si p r o s p e t t a n o a p p u n t o nel futuro, facendosi speranza
l ' u n o , l'altro paura. Il tetracordio delle passioni (a cui ri-
s p o n d o n o p e r analogie infinite altri quartetti, dal quartet-
to degli u m o r i , a quello degli elementi, e così via) attra-
verso Virgilio e Terenzio arriva a Shakespeare, il quale so-
prattutto si c o n c e n t r a su. grief (aegritudo, tristitia, dolor) e Joy
(laetitia, gaudium), in q u a n t o in q u e l passaggio - dalla feli-

17
-Laps'd in urne a n d passion» il fantasma trova Amleto alla sua secon-
da apparizione: atto III, scena iv, v. 107. Si veda su .questo' punto il mio .1
L'In di., pp. 100 sgg.
N. Fusini L'eroe tragico, ovvero: la passione del dolore 127

cita all'infelicità, dalla gioia al dolore — consiste propria-


m e n t e il movimento tragico.
E di nuovo grazie al discorso dell'attore che Shake-
speare fa affiorare nell'Amleto il tema delle .passioni della
gioia e del dolore c h e violente, improvvise, rapinose, p e r
la loro stessa foga si autodistruggono. Recita l'attore: «La
violenza sia dei dolore che della gioia / da sé distrugge i
propri'atti e misfatti. / Dove la gioia gozzoviglia, il d o l ó r e
p i ù piange; / il dolore gioisce, la gioia s'addolora, al mini-
48
mo a c c i d e n t e » . Nella pulsione istantanea della passione,
ogni proposito annega, l'azione stessa vacilla.
Ma n o n è così p e r Amleto, il quale consiste fermo e len-
to nella p r o p r i a passione; anzi, appassionatamente si strin-
ge ad essa. Sì che il fantasma del p a d r e , d o p o che u n a pri-
ma volta è v e n u t o a invitarlo all'azione, p e r c h é il pathos si
risolva in atto, la melanconia si trasformi in rabbia, l'indif-
ferenza in ira, la tristezza in furore, u n a seconda volta an-
cora dovrà tornare, affinché il d o l o r e in cui Amleto sta col-
m o , a n c h e se n o n a riposo, si risvegli e la passione implo-
sa, negativa, scateni la p r o p r i a energia da quella piega m e -
lanconica a cui l'eroe l'ha stretta, e la reincateni piuttosto
al m o n d o , che è fuor di sesto, ovvero ' s c a t e n a t o ' . Se la ma-
d r e e Claudio invitano Amleto a staccarsi dal suo d o l o r e , il
fantasma lo chiama piuttosto a starvi attaccato, ma in mo-
do che quella energia animi la passione, n o n la mortifichi.
È il m o d o c h e il futuro re Malcolm suggerisce a Mac-
duff. M a c h e t i ' h a massacrato a quest'ultimo «tutti i suoi
pulcini», moglie e figli, che lui del resto aveva incauto ab-
b a n d o n a t o per seguire il suo principe. Alla notizia Macduff
affonda nell'autorimprovero, nell'autodenigrazione, nella
colpa: è lui il colpevole, lui li ha uccisi, che n o n avrebbe
dovuto lasciarli. Ma il giovane Malcolm distrae la violenza
dalla piega masochista e la riporta al giusto obiettivo: «Que-

48
Atto HI, scena il, w. 191-194.
128 Stona delie passioni

sto massacro sia la pietra che affila la tua spada; il dolore


49
/ m u t i in rabbia...» .
La melanconia n o n è un mood tragico. E piuttosto l'u-
m o r e che spegne la passione in un timbro n o n p i ù dram-
matico, ma lirico, o meditativo. Sarà il timbro della poesia
di J o h n D o n n e , dei poeti, metafisici in genere; dove il do-
lore p r e n d e cadenze autoriflessive, sentimentali. Il pathos
tragico, invece, deve muovere s e c o n d o u n a differente mi-
sura, p e r c h é l'emozione n o n si spenga nella paralisi. L'e-
roe si auto-denigri se vuole, si frusti p u r e ; ma p e r provare
l'emozione che la melanconia nasconde; p e r scoprire die-
tro la melanconia la rabbia. È s e m p r e il lust, in q u a n t o po-
sitiva libido, a d o m i n a r e l'azione nell'agone tragico. L'e-
m o z i o n e tragica è tonica: è un equìvoco di Aristotele che i
d u e affetti tragici (la paura, la pietà) siano «due affetti de-
50
p r i m e n t i » . Se Aristotele avesse ragione, prosegue Nietz-
sche, la tragedia sarebbe u n ' a r t e m o r t a l m e n t e pericolosa...
L'arte, n o r m a l m e n t e un g r a n d e stimolante di vita, u n ' e b -
brezza, dì rita, al servizio di un movimento discendente, di-
verrebbe dannosa.
Nel suo più celebre m o n o l o g o Amleto aveva e n u n c i a t o
un n o n t r o p p o diverso dilemma: l ' u o m o dovrà paziente sop-
p o r t a r e il male, o p r e n d e r e le armi e o p p o n i s i ? Subire o agi-
re? Quale passione vincerà? Quella masochistica del dolore?
O quella sadica del dolore? P e r c h é al fondo di passione n o n
ve n ' è c h e u n a , ma ha d u e volti, c o m e Giano. E c'è q u a n d o
si vòlta verso di noi, e c'è q u a n d o si gira verso gli altri. Ma in
e n t r a m b i i casi siamo s e m p r e tutti in pericolo e pericolosi,
51
q u a n d o ci p r e n d e la passione; c o m e pericoloso è A m l e t o ,
in q u a n t o u o m o passionale e n o n paziente.

49
Cito dall'atto IV, scena in, ai w. 22-8-229 dell'edizione curata da 'Ken-
neth Muir p e r Arden, L o n d o n 1951.
50
F. Nietzsche, Frammenti postumi 1888-89, voi. Vili, tomo III, Adeìphi.
Milano 1974, p. 199.
51
Così Amleto avverte Laerte: «Signore, anche se n o n sono splenetico' e
furioso / tuttavia c'è in me qualcosa di pericoloso...» (atto'V, scena i, w. 284-
286). Del suo «pericolo» s'era accorto da subito Claudio: «C'è qualcosa nel-
N. Fusini L'eroe tragico, ovvero: la passione del dolore 129

L ' u o m o paziente o è stoico c o m e Orazio, ma è u n o tra


tutti, e n o n fa storia, tanto m e n o d r a m m i . O è un u o m o
n i e n t e affatto virtuoso, ma semplicemente un u o m o che ha
p a u r a delle passioni, perciò le rifiuta. E corre il rischio di
un ascetismo' rozzo, senza gusto, dissonante, cinico o puri-
tano che sia. L ' u o m o tragico è l ' u o m o c h e n o n mortifica
le passioni, ma le esalta. E l ' u o m o forte, che n o n r i p u d i a l i
lato passionale della sua natura. L ' u o m o debole sarà buo-
no, ma è soprattutto ridicolo, comico; l ' u o m o tragico è po-
tente, ì suoi affetti sono tonici.
• È u n a qualità distintiva di Shakespeare, un suo p r o p r i o
timbro, che n e l d r a m m a che inventa debole e b u o n o , no-
bile e cattivo spesso si c o n f o n d a n o ; c o m e si c o n f o n d o n o
villain ed e r o e tragico. C o n u n a differenza: il villain ha un
vero e p r o p r i o appetito del male, u n a passione attiva e pro-
pulsiva che si a n n i d a all'inizio in quella parte della m e n t e
52
«vuota di r a g i o n e » , e poi dilaga a n c h e nella parte razio-
nale; p e r c h é la volontà risiede lì, n o n n e l l ' a n i m a sensibile,
dove invece s'allocano le passioni. Così il villain sceglie vo-
lontariamente il male, c o m m e t t e con gusto e volontà il pro-
prio crimine. Mentre l'eroe n o : l'eroe patisce l'errore. L'e-
roe ( p r e n d i a m o Otello, C o n c i a n o ) è nobile e forte, la sua
hybris u n a volontà di p o t e n z a che si rivela alla fine un'illu-
sione. Egli sbaglia difatti a credersi più p o t e n t e di quello
che effettivamente è, e se si d a n n a è p r o p r i o p e r c h é im-
53
magina di p o t e r trascendere la p r o p r i a d e b o l e z z a .
Nella tragedia shakespeariana, ripeto, il male si inscrive
via via s e m p r e più a fondo nella coscienza e nella volontà
dell'eroe, rispetto al d r a m m a antico. Se l'eroe patisce, è p e r
u n a passione c h e gli nasce da d e n t r o ; per un conflitto che
si apre nella sua coscienza; p e r un appetito che p r e n d e via

la. sua anima / su cui la sua malinconia cova e 'rimugina, / e io n o n ho dub-


bi che se.si schiude sarà pericoloso' » (atto III, scena, i, w. 166-169}.
52
Th. Rogers, The. Anatomie of the Mùtile, 1576, p. 69.
53
Si vedano' le interessanti osservazioni di W.H. Auden nel suo The
Christian. Hero, in «The New York Times Book Review» del 16 dicembre 1945.
130 Storia delle passioni

via vari n o m i , .ambizione, lussuria — tutte varianti di un so-


lo affetto, la volontà. E questa al suo fondo è libido, è vo-
lontà di vita, p i ù vita e a n c o r a p i ù vita: passione nel senso
più alto, r a p i m e n t o che ci radica nella nostra umanità. Per-
ché c'è un fondo- c o m u n e di forza « h e muove tutto; la stes-
sa che nei livelli più bassi si -manifesta nell'istinto che per-
p e t u a la razza, o in ogni ambizione m o n d a n a , muove an-
che le sfere p i ù alte, l'anima ad esempio. N o n sempre que-
sta energia p r e n d e la vìa e d u c a t a e t e m p e r a t a del* S e n e c a
volte si distrae nei rami intricati del labirinto- del Male e
cerca di far conoscenza col Minotauro. Sì inoltra n e i lati
scellerati e maledetti dell'esistenza. E così c h e la tragedia
ad Atene c o m e a L o n d r a : da -questo viaggio. Al ter-
m i n e del quale la tragedia, se p u r dovrà presentarci'- il
trionfo sul male, n o n potrà mai c o n c l u d e r e nella negazio-
ne di quella forza, che con il male è vitalmente intricata, e
dalla quale la vita stessa dipende:-il pathos in q u a n t o posi-
tiva e m a n a z i o n e di forza affettiva, che g e m m a nel d o l o r e e
nel piacere - s e c o n d o d u e toni in verità inseparabili del-
l'esperienza drammatica. Sì che n e i d r a m m a shake&peariai
n o , ad esempio, n o n p o t r à n o n risuon-are dentrore oltre il
l a m e n t o tragico il grido comico di Parolles: «Lasciate che
54
io viva!» .
Il vile Parolles è afflitto' da u n a phìlopskhia vergognosa,
umiliante: dove che sia, in prigione, ai ceppi, dovunque,- il
vile Parolles vuole la vita e n i e n t ' a l t r o - nessun-altro pia-
cere. «Lasciate che io viva!» è l'invocazione che risuona al
centro della commedia; grido in realtà mortale, in cui do-
m i n a incontrastata la d e a MortaMiy, la signora Morte..
Senz'altro appetito c h e la vita stessa, il ridicolo, Jl comico
Parolles è semplicemente un vile, pigro inquilino della vi-
ta; in nessun istante trascende l'orizzonte mortale della sua
esistenza. N o n vuole c h e vivere; vuole la vita, ma senza lo
scontro faccia-a-faccia con la catastrofe, dalla quale soltan-

54
Alì's Wett that Ends YML atto' IV, scena IH, V. 235.
N. Fmini L'eroe tragico, ovvero: la passione del dolore 131

co nasce-e- rinasce la vita. Parolles n o n sa ciò che l ' e r o e tra-


gico sembra sapere; e cioè che solo a n d a n d o 'oltre il prin-
cipio del piacere' comincia la vita vera, la vita vera che è
tragica, e nella tragedia m e t t e in scena ed esorcizza i suoi
terrori e godimenti profondi. A teatro l ' u o m o (sia nella
parte di spettatore che di attore) prova e riprova il p r o p r i o
incontro con la catastrofe, s'abitua a pensarlo, si esercita
all'incontro, alza la posta in gioco; l'eccitazione che ne de-
riva è g r a n d e - g r a n d e è il piacere nel controllo, a n c h e se
vicario è rituale, dell'esperienza. Così fa l'eroe. *
Signore di un superiore appetito, che p u r avendo radi-
ce nella m e d e s i m a philopsìchia la trascende, l'eroe tragico
p e r passione gioca il p r o p r i o rischio con la m o r t e ; concu-
pisce o s'adira. Vuole ancora, di più. E soprattutto - la pas-
sione, se mira a dominarla, n o n è né p e r indebolirla, né
per estirparla. D o m i n a r e la passione p e r l'eroe significa vi-
verla, e viverne: questa la sua filosofia. L'eroe, se ambisce
a essere signore di sé, è per a n d a r e al di là di sé; oltre la
felicità, l'eroe cerca l'ebbrezza, il dolore perfino, p e r c h é il
dolore n o n è il contrario del piacere, anzi... Così la pas-
sione g e r m i n a in vita, che sa i n c o n t r a r e la morte, anzi con
essa gioca. La rappresenta. Se la figura. C o m e Amleto ap-
p u n t o dimostra.

BIBLIOGRAFIA

Oltre ài testi citati in n o t a si s e g n a l a n o :

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L o n d o n 1971.
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132 Storia delk passioni

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Cambridge 1935.
-J.D. Wilson, The Ma nv script of Skakespeare's 'Hamlet' and the Probìem of
Its Transmission, Cambridge University Press, Cambridge 1963.
LA PASSIONE DEL M O D E R N O : L'AMORE DI SÉ

di Elma Pulcini

L'individuo sovrano

Dagli incerti e conflittuali scenari seicenteschi alle più


serene prospettive settecentesche, l'età m o d e r n a sembra
essere percorsa da u n a passione d o m i n a n t e , sintomo della
1
e m e r g e n t e sovranità individuale : è l'amore di sé, espressio-
ne emotiva di un Io c h e si libera da involucri cosmici e da
imperativi trascendenti e tesse a u t o n o m a m e n t e il p r o p r i o
1
destino , diventando protagonista della p r o p r i a vita e della
p r o p r i a storia. E u n a passione dalle molteplici ramificazio-
ni, che assume via via le forme adeguate a u n a realtà in co-
stante m u t a m e n t o . Si traduce, c o m e v e d r e m o , in stima di
sé o in autoconservazione, in vanità o desiderio di potere,
in volontà di dominio o ansia di approvazione, in interes-
se o egoismo'. Nucleo legittimo dell'identità m o d e r n a , sot-
tratto' alla secolare c o n d a n n a teologica, l'amore di sé, dap-
prima orgogliosa espressione di un Io che attinge ai valori
del m o n d o eroico-aristocranico p e r trovare in se stesso le
p r o p r i e certezze (Cartesio), diviene poi, quale ambigua
manifestazione di un individuo debole e sovrano ad un
t e m p o , f o n d a m e n t o e minaccia di u n a società politica che
si edifica su nuove basi (Hobbes); p e r essere successiva-

1
Cfr. A. Laurent, Storia dett'individualisma (1979), II Mulino, Bologna
1994.
134 Storia delti-passioni

m e n t e riconosciuto, dalla più ottimistica concezione sette-


centesca, n o n solo c o m e la fonte emotiva elementare del-
la legittima aspirazione degli u o m i n i alia felicità (philo-
sophes), ma a n c h e c o m e lo- stimolo passionale necessario al-
lo sviluppo e c o n o m i c o di u n a società che si a u t o n o m i / z a
dal politico e n o n conosce limiti alla crescita (Mandeviile,
S m i t h ) ; salvo infine assumere delle tonalità e n t r o p i c h e e
'narcisistiche' che costellano la crisi della società m o d e r n a
e ne i n c r i n a n o i miti di progresso e di bonheitr (Rousseau).
L'Io si affaccia alle soglie del M o d e r n o con lo smarri-
mento' di chi avverte l'ambiguità della propria condizione.
1
«Io studio me stesso più di o g n i altro soggetto — dice Mon-
2
taigne -. È la mia metafisica, è la mia fisica» . In questa di-
chiarazione, in cui il bisogno di concentrarsi su se stesso si
fonde c o n l'orgogliosa percezione della propria singola-
rità, si riassume quel processo ambivalente di perdita e di c o n -
quista c h e accompagna l'emergere della soggettività m o -
3
d e r n a : perdita d e l l ' o r d i n e , in seguito alla disgregazione"
del c o s m o medievale, c h e lascia l'individuo in u n o stato di
disorientamento e instabilità, posto «fuori asse» ( desaxé),
reso inquieto dalla caduta di Ogni p r e c e d e n t e certezza*; ma
conquista di un nuovo senso di sé, fondato sul rifiuto di
ogni gerarchia o autorità trascendente, conscio- di u n a ine-
dita libertà che r o m p e ogni limite aprioristico e imposto
dall'esterno ed a p r e l'accesso a territori inesplorati. Il pro-
cesso di 'disincàntamento' del mondo-, iniziato con la .Rifor-
5
m a p r o t e s t a n t e , p r o d u c e u n a valorizzazione dell'individuo
che 'trova d e n t r o di sé, nell'Interiorità della p r o p r i a co-

- M. de Montaigne, 'Saggi (1588), Adelphi, Milano Ì992, IH, xm, p. 1434.'


* H: .Bhimenberg, La legittimità deB'età moderna (1968), Marietti, Genova
1992, p. 143.
4
Cfr. A J . Krailsheimer, Studies-in Self-Interest, Front Descartes io La Bruyère,
Clarendon Press, Oxford 1962, cap. I. .
5
Cfr. M. Weber, L'etica protestante e lo spirito del capitalismo (1922), Sanso-
ni, Firenze 1977.
E Pulcini La passione del Modem®: l'amore di sé 135

scienza, e n o n p i ù nei .vasto o r d i n e cosmico di cui fa par-


6
te, i p r o p r i fondamenti, obiettivi, progetti, di vita. .
L ' u o m o si concentra su se stesso e m e t t e in atto quel p r o -
cesso di 'autoaffermazione" in cui H a n s B l u m e n b e r g ha col-
to il tratto distintivo, il vero e p r o p r i o ' t e m a ' dell'età mo-
7
d e r n a , che riassume in sé tutta la complessità dell'indivi-
dualismo e m e r g e n t e : vale a dire l'intreccio indissolubile di
libertà e responsabilità, di senso infinito delle possibilità ed
o n e r e della scelta, rispetto ad u n a realtà che si presenta im-
provvisamente disponibile, illimitata. L'erosione dei fonda-
m e n t i teologico-metafisici consente all'individuo di scopri-
re la propria a u t o n o m i a e di intravedere nuovi orizzonti, ma
lo espone anche a nuove tensioni, p a u r e , speranze. «Non c'è
alcuna esistenza costante, né del nostro essere né di quello
degli oggetti - dice ancora Montaigne, che avverte tutta l'in-
stabilità e la mutevolezza della realtà e del p r o p r i o essere nel
m o n d o -. E noi, e il nostro giudizio, e tutte le cose mortali
8
a n d i a m o s c o r r e n d o e rotolando senza posa» . Alla vertigine
dello sradicamento, Montaigne, o p p o n e il ritorno a sé, .alla
p r o p r i a interiorità, p e r conoscersi e accettarsi nella p r o p r i a
intima natura. «Voglio che mi si veda qui n e l mio m o d o d'es-
sere semplice, naturale e consueto, senza affettazione né ar-
tificio: p e r c h é è me stesso che dipingo [...] sono io stesso la
9
materia del m i o libro» . Conoscersi -vuol dire amarsi nella
propria irripetibile originalità: «Chi si conosce [...] ama-e
10
coltiva se stesso sopra-'ogni altra cosa...» ;: vuol dire acco-
gliere, in un'attitudine u m i l m e n t e scettica, la debolezza e i
limiti della p r o p r i a natura, p e r trovare il giusto equilibrio tra
la padronanza"'di sé e il g o d i m e n t o delle p r o p r i e passioni,
gusti, inclinazioni. L'Io si c o n t e m p l a allo specchio e si ana-

6
CI;. Taylor, Radici dell'Io (1989), Feltrinelli, Milano 1993, pp, 242-243.
7
Blumenberg, La legittimità dell'età, moderna c i t , p. 144.
* Montaigne, Saggi cit., II, XII.
9
Idi., Al lettore, in Saggi c i t
11
Id.. Saggi cit.. I, in.
136 Storia delle passioni

lizza; ed è in questa costante operazione di rispecchiamen-


to c h e esso trova la via giusta senza bisogno dei rigori o del-
le m e t e sublimi della morale tradizionale, stoica e cristiana.
U n a n a t u r a di cui siamo consapevoli è in grado di darci nuove
regole, e di insegnarci sia a g o d e r e di n o i stessi sia ad evita-
re gli abissi di passioni eccessive e tiranniche.
Con il Moi che si autoesplora deciso ad accettarsi e ad
amarsi nella propria debolezza, che mette in d u b b i o ogni
certezza ritrovando d e n t r o di sé, nell'imperfezione stessa
della p r o p r i a esistenza, l'asse, il p u n t o a r c h i m e d e o su cui
riconquistare un equilibrio che n o n è mai definitivo, Mon-
taigne i n a u g u r a u n a forma della soggettività destinata a di-
11
ventare u n a delle espressioni fondamentali del M o d e r n o .
Basti solo p e n s a r e , c o m e vedremo, a Rousseau e alla forte
valorizzazione dell'interiorità, dell'intimità, della fedeltà a
se stessi. T r o p p o spesso identificata con un rigido e unila-
terale p a r a m e t r o di razionalità, la m o d e r n i t à presenta in-
fatti un volto prismatico, p r o d u c e forme molteplici di soggetti-
vità, in g r a n p a r t e legate alle diagnosi e alle risposte date
di volta in volta al problema delle passioni; p r o b l e m a che n o n
è affatto riducibile, c o m e vedremo, alla facile e schematica
dicotomia passioni/ragione.
Accanto, o in risposta all'Io chiaroscurale di Montaigne,
si configura il percorso del soggetto, razionale cartesiano,
fondato n o n sulla esplorazione ma sul distacco e sul con-
trollo di sé, n o n sulla descrizione valorizzante della singo-
la e originale individualità, ma su parametri generali e nor-
12
mativi tesi-alla fondazione di criteri universali . Ma esso
a p p u n t o n o n è l'unico, sebbene abbia effettivamente as-
13
s u n t o u n ' e g e m o n i a capace di oscurare percorsi paralleli ;
né in esso si esaurisce, c o m e o r a v e d r e m o , la stessa visione
cartesiana della soggettività.

11
Cfr. Taylor, Radici dell'Io cit.
1 2
Ivi, p. 231.
13
ld.. Il disagio della modernità (1991), Laterza, Roma-Bari 1994, pp. 23
E. Pulcini La passione del Moderno: l'amore di sé 137

Dall'Io generoso al soggetto desiderante

Cartesio parte anch'egli dal d u b b i o , a testimonianza del


fatto che lo sradicamento, l'incertezza provocati dalla 'per-
dita di o r d i n e ' sono ormai irreversibili, un p u n t o di n o n ri-
torno. Ma il suo è un d u b b i o attivo, sorretto dalla volontà,
che lo p o r t a al cogito e alla costruzione metodica di certezze
14
evidenti e definitive . Attraverso un processo di distacco ra-
zionale e di oggettivazione del corpo, che gli p e r m e t t e di
edificare un o r d i n e certo di rappresentazione della realtà,
l'Io conquista la certezza della p r o p r i a esistenza e della p r o -
pria libertà interiore, e diviene conscio della potenza asso-
luta della volontà; u n a p o t e n z a c h e gli consente di essere pa-
d r o n e di se stesso ( maitre de soi), r e n d e n d o l o perciò, con un
15
passaggio' e s t r e m a m e n t e ardito, «simile a D i o » , s e b b e n e
ciò n o n voglia dire sostituirsi a Dio, n e g a r n e la superiorità,
ma conformarsi a u t o n o m a m e n t e a q u a n t o c'è dì più perfet-
to. L'Io si libera d u n q u e dal d u b b i o e dall'inquietudine e
fonda la p r o p r i a sovranità sulla capacità di esercitare un si-
curo autocontrollo su tutto q u a n t o è legato alla vita corpo-
rea. Invece di calarsi dentro di sé, nella contemplazione in-
dulgente della p r o p r i a mutevolezza e imperfezione, esso si
separa da sé, dalla p r o p r i a n a t u r a materiale p e r affermare,
tramite un atto fondativo della ragione, la p r o p r i a autosuf-
ficienza.
C o n la ragione che si autolegittima, che si autoconce-
pisce c o m e «organo di un inizio assoluto» avente solo in se
16
stesso il p r o p r i o f o n d a m e n t o si p e r d e in Cartesio la co-
scienza della storia e della crisi da cui l'età m o d e r n a è sca-
turita; «la crisi scompare nel buio di un passato che p u ò es-
17
ser stato solo lo sfondo p e r la nuova l u c e » . Così il sog-

14
Cfr. R. Descartes, E discorso sul metodo (1637), in Id., Opere filosofiche,
Utet, Torino 1969; Id., Meditazioni metafisiche svila filosofia prima (1641), hi
Id., Open filosofiche c i t , I. II.
15
Id., Meditazioni metafisiche sulla filosofia prima c i t , IV, p. 231.
''• Blurnenberg, La legittimità dell'età -moderna c i t , p. 151.
1 7
Ivi, p. 152.
138 Storia deBe passioni

getto razionale cancella le p r o p r i e origini, si libera del-


l'ambivalenza tra perdita e conquista, tra crisi e autoaffer-
mazione, che ancora traspariva dalle p a g i n e di Montaigne,
e afferma la p r o p r i a i n d i p e n d e n z a attraverso il distacco e
l'oggettivazione del m o n d o esterno ed interno.
Siamo certo di fronte ad u n a prima configurazione del
mito di P r o m e t e o , espressione, nei suoi molteplici volti, del
1 8
percorso simbolico del soggetto m o d e r n o : vittorioso sul-
l ' o r d i n e divino, l'indivìduo p r o m e t e i c o afferma la p r o p r i a
a u t o n o m i a attraverso il controllo razionale del m o n d o na-
turale, ridotto a oggetto di d o m ì n i o e di strumentalizza-
19
z i o n e . Tuttavia Cartesio sfugge in parte a questa immagi-
n e . La maitrise de sai fondata sul libero esercizio della vo-
lontà diventa il principio stesso della vita morale, lo stru-
m e n t o di governo delle 'passioni dell'anima'; ma n o n c'è
in questo alcuna idea di d o m i n i o o di tirannica costrizio-
n e . In realtà, le passioni in Cartesio n o n sono più un pro-
blema nel senso tradizionalmente stoico di errori da repri-
m e r e , né lo sono ancora nel senso h o b b e s i a n o di forze ine-
liminabili ma incontrollabili e distruttive, minacciose p e r
1" autoconservazione degli indivìdui. Le passioni s o n o tutte
2 0
essenzialmente b u o n e , esse d i s p o n g o n o l'anima a desi-
21
derare ciò che p u ò giovarci e a contribuire a quelle azio-
22
ni che possono perfezionare il c o r p o . Gli eccessi in cui
esse p o s s o n o incorrere sono facilmente / r e n a t i da u n a vo-
23
lontà s o v r a n a , espressione di u n a soggettività che si au-
24
toafferma, conscia della p r o p r i a l i b e r t à . La sovranità del-
l'individuo cartesiano ha un f o n d a m e n t o b e n diverso da

18
Cfr. IcL Elaborazione dei mito (1979), li Mulino, Bologna 1991.
19
Cfr. Taylor, Radia dell'Io cit, cap. 8.
20
R. Descartes, Le passioni dell'anima (1649), in Id., Opere filosofiche eh.,
p. 802.
2 1
Ivi, p . 734.
2 2
Ivi, p. 769.
« h i . p. 778.
24
Cfr. E. Cassirer, Descartes, Corneilk, Christine de Suède, Vrin, Paris 1942;
P. Bénichou, Morali del Grand Siècle (1948), Il Mulino, Bologna 1990, cap. I.
E: Pulcini La passione del Moderno: l'amore di sé m
quello che sarà all'origine deirìndìvidualisino di Hobbes,
Locke, Spinoza: si tratta infatti di un principio, di matrice
ancora rinascimentale, di forza, integrità, sicura disposi-
zione di sé,» di fronte alla vulnerabilità, alla debolezza dì un
individuo che, c o m e vedremo, è mosso p r i m a r i a m e n t e dal-
la necessità di autoconservarsi. L'Io cartesiano è un io 'ge-
neroso', capace di grandi cose e a l o stesso t e m p o conscio
dei propri limiti, perfettamente consapevole del potere del-
la propria volontà e tuttavia mai i n d o t t o ad abusarne, a
spingersi oltre i confini delle p r o p r i e capacità. La «gene-
rosità», nella quale risiede il «rimedio» p e r eccellenza del-
25
le passioni , p r e s u p p o n e u n a profonda stima di sé, un sen-
timento che p o t r e m m o definire assoluto, dato dalla consa-
pevolezza della p r o p r i a virtù, dalla p r o p r i a capacità di ri-
2 6
conoscere e scegliere il b e n e . Questo n o n vuol dire che
il generoso disdegni l'approvazione altrui, il riconosci-
m e n t o esterno del p r o p r i o valore. La passione della «glo-
ria» . quella «specie di gioia fondata sull'amore che si ha
p e r se stessi», trae il proprio alimento dalla speranza di es-
27
sere stimati dagli a l t r i , e in ciò n o n vi è n i e n t e di biasi-
mevole, p u r c h é questa speranza si fondi sulla certezza del
p r o p r i o valore; altrimenti si cade neh"«orgoglio», senti-
m e n t o u n i c a m e n t e relativo, p r o d o t t o solo dal desiderio di
essere stimati dagli altri ad o g n i costo, i n d i p e n d e n t e m e n -
28
te dal m e r i t o .
Questo sènso assoluto dell'Io, questa stima di sé fonda-
9
ta sull'essere' degni di se-stessi? , è ciò che lega la m o r a l e di
Cartesio all'universo' eroico-aristocratico rappresentato so-
prattutto dal teatro di Corneille. L'eroe comeilliano do-
mina lé p r o p r i e passioni con l'energia di u n a volontà che
sa i m p o r r e ad esse la giusta gerarchia in n o m e di un idea-

25
Descartes, Le passioni dell'anima cit., pp. 774 e 778.
2 8
Ivi. p. 780. •
2 7
Ivi, p. 800.
• . Ivi, p. 780. • " •
2 8

""' Or. Bénichou, Morali del. Grand Siede cit.


140 Storia delk passioni

le s u p r e m o c h e è la soddisfazione di sé, l'affermazione dei-


la p r o p r i a forza» l'esaltazione del p r o p r i o valore. L'ideale
eroico-cavalleresco e l'esaltazione neostoica della 'gloria'
30
intesa c o m e energia personale, i n t e r i o r e , si f o n d o n o in
Corneille ad affermare la sovranità dell'Io, il quale sa d a r e
prova di sé n o n r e p r i m e n d o le passioni, ma controllando-
ne il gioco con lucido distacco ed intensa partecipazione
ad un t e m p o . Si sacrifica u n a passione n o n in n o m e di un
dovere astratto e coercitivo, ma di un impulso più p o t e n t e
e irrinunciabile nel quale risiede il f o n d a m e n t o della pro-
pria identità. Rodrigo sa che u c c i d e n d o n e il p a d r e , p e r d e r à
O l i m e n e che egli a m a appassionatamente; ma n o n p u ò fa-
re altrimenti p o i c h é solo così salva il suo o n o r e e resta fe-
31
dele a se stesso, ai valori del suo r a n g o . D'altra parte, so-
lo scegliendo la gloria e l ' o n o r e , egli conserva l'amore di
C h i m è n e p o i c h é sa r e n d e r s e n e d e g n o . Se la gloria è in con-
trasto con la passione amorosa, essa ne è a n c h e la fonte,
Findispensabile alimento: C h i m è n e p u ò amare solo colui
c h e g e n e r o s a m e n t e è disposto a spendersi, a sacrificare la
p r o p r i a vita, sia p u r e p e r attuare u n a vendetta c h e la col-
pisce in p r i m a persona. La gloria è la passione p e r eccel-
lenza, cui tutte le altre devono essere subordinate, ed è al-
lo stesso t e m p o il p a r a m e t r o etico, il codice in cui l'Io ari-
stocratico riconosce la sicura guida delle p r o p r i e azioni e
delle p r o p r i e scelte. Essa è il segno visibile dell'eroe 'ge-
n e r o s o ' , p r e o c c u p a t o innanzitutto di essere d e g n o di se
stesso e disposto p e r questo ad immolare l'amore, la feli-
cità, la vita.
La sovranità dell'Io si manifesta in questa capacità di
erogazione delle p r o p r i e energie, di spesa di « r e s a possi-
bile dalla coscienza della p r o p r i a forza e integrità; che n o n
è mai, c o m e a b b i a m o già visto in Cartesio, affermazione

s0
Cfr. A. Levi, French Momlìsts, the Theory of the Passùms 1585 io 1649.
Clarendon Press, Oxford 1964.
31
P. Corneille, Le Od, in. Id., Théàtre, 2 voli., Garnier-Flammarion, Paris
1980, v o i I I
/•.'. l'ulani La //iasione del Moderno: l'umore di sé 141

smisurata di potenza, oblio dei p r o p r i limiti. Q u a n d o Au-


gusto, alla fine del Ci mia, p r o n u n c i a le celebri parole: «Je
suis'maitre de moi cornine de Punivers; je le suis, je veux
32
l ' é t r e » , n o n è p r e d a di un delirio di onnipotenza, ma sag-
giamente m e m o r e che solo un atto di generosità, la cle-
m e n z a verso i p r o p r i potenziali assassini, gli ha permesso
di ritrovare il giusto senso del p r o p r i o potere, la legittimità
della p r o p r i a gloria.
La p a d r o n a n z a di sé e del p r o p r i o m o n d o emotivo, che
scaturisce da u n a p r o f o n d a stima di sé e dal sapiente eser-
cizio della volontà, sfocia nella generosità, quale manife-
stazione di un Io che n o n ha p a u r a di spendersi; che anzi,
nel dispendio, nel d o n o di sé trova la forma naturale del-
la propria autoaffermazione. N o n esiterei ad evocare a que-
sto proposito, il concetto di dépense, in cui Georges Bataille
riassume la configurazione antropologica del m o n d o pre-
m o d e r n o : quella tendenza alla erogazione di sé inscindi-
bilmente connessa a un'affermazione di potenza in cui
l'uomo primitivo e feudale trova la fonte e la testimonian-
za della p r o p r i a sovranità, di u n a forma di sovranità di cui
33
il M o d e r n o segna l'inesorabile d e c l i n o . La generosità del-
l'Io cartesiano, avvolta nel teatro di Corneille da un pathos
drammatico che ne esaspera i toni e ne acuisce gli accen-
ti, r i m a n d a a n c o r a a un codice, quello del m o n d o eroieo-
aristocratico, c h e p r e s u p p o n e un'antropologia della pienezza,
fondata sui valori della forza, della certezza, della volontà.
La crisi di' questo codice è tuttavia già in atto, p r o c e d e
parallela, e si r e n d e manifesta nel teatro di R a t i n e , il gran-
de antagonista di Corneille, i cui personaggi sono posse-
duti e devastati dal furor della passione, c h e invade total-
m e n t e l'Io e ne a n n i e n t a ogni volontà; o nella visione filo-
sofico-politica di Hobbes, in cui si configura un individuo
debole e vulnerabile, p r e d a -di passioni distruttive rispetto

32
Id.. Cinììa, in Id., Théatre cit., atto V, scena in.
33
'Cfr. G. Bataille, Luparie maledetta (1967), Bertaoi, Verona 1972; Id., La
sovranità (1976), II Mulino, Bologna 1990.
142 Storia (Irtfr pitwnmi

alle quali la ragione e la volontà a p p a i o n o impotenti. Ma


se in Racine il pathos tragico sfocia in un inesorabile de-
stino di m o r t e , in H o b b e s prevale l'ossessiva difesa della vi-
ta, c h e dà origine sia al gioco delle passioni sia alla loro so-
luzione.
Debole, t i m o r o s o , isolato, l'individuo hobbesiano è mos-
so da un principio o preoccupazione d o m i n a n t e : quello di
conservare se stesso, difendendosi dal pericolo della m o r t e e
procurandosi i b e n i necessari alla sopravvivenza. Si po-
trebbe allora leggere questo m u t a m e n t o c o m e passaggio
da xm' antropologia della pienezza, della dépense, ad un'antro-
pologia dell'autoconsemazione. della mancanza, c h e segna in
m o d o irreversibile la nascita del M o d e r n o : l ' u o m o , p e r ri-
chiamare l'espressione di Arnold Gehlen, a p p a r e c o m e un
34
«essere c a r e n t e » , bisognoso, costantemente teso nello
sforzo di supplire alla p r o p r i a insufficienza naturale e di
far fronte ai pericoli che lo minacciano.
Lo scenario è d u n q u e ulteriormente m u t a t o : alla per-
dita d e l l ' o r d i n e cosmica si aggiunge il declino; di un codi-
ce sociale e m o r a l e in cui Cartesio aveva trovato un solido
sostegno alla rifondazione razionale di un ordine certo nel
quale l'Io acquisiva u n a posizione sovrana. L'individuo o r a
è radicalmente solo, privo di vincoli sociali, morali o reli-
giosi, libero di far valere i p r o p r i illimitati diritti, ma a n c h e
minacciato da nuove p a u r e , b e n p i ù tangibili e definite de-
gli inquieti smarrimenti espressi da Montaigne. La me-
tafora dello 'stato di n a t u r a ' , c h e H o b b e s p o n e a fonda-
m e n t o della sua riflessione antropologico-politica, fa riaf-
fiorare con forza quella condizione ambivalente di libertà
e precarietà ad un t e m p o , di legittima affermazione di sé
e di insicurezza c h e nell'universo cartesiano, e r a scompar-
sa dietro le certezze del cogito e le conquiste della volontà.
Nello stato di n a t u r a l'individuo è p o r t a t o r e di diritti e: di
passioni: egli g o d e della legittima libertà, del 'diritto natu-

M
A. Gehlen, L'uomo. La sua natura e il suo posto nel mondo (1978), Feltri-
nelli, Milano 1983.
E. Pulcini La passione del Moderno: l'amore di sé 143

rale' di rasare il p r o p r i o p o t e r e p e r garantire il b e n e pri-


m a r i o dell' autoconservazione, ma quello stesso diritto, pro-
prio p e r c h é da tutti condiviso, lo p o r t a a scontrarsi c o n gli
altri diventando fonte di conflitto; inoltre egli è p r e d a di
u n a peculiare passione, la gloria o vanità, c h e lo spinge al-
la soprafrazione e' all'ofFensività reciproca. L'amore di sé
e m e r g e c o n Hobbes in tutta la sua forza di diritto naturale,
definitivamente assolto dalla c o n d a n n a agostiniana (che fi-
no alle soglie dell'età m o d e r n a lo opponeva, quale forma
parziale e d e g r a d a t a di a m o r e , àSTar/iorDa), ma a n c h e con
tutta la sua valenza negativa di passione generatrice di di-
sordine, guerra, m o r t e . Esso è l'espressione ambivalente di
un individuo spaventato dalla p r o p r i a irrinunciabile li-
bertà, conscio della p r o p r i a debolezza, della precarietà del-
la sua condizione naturale, che lo spinge a vedere l'altro
u n i c a m e n t e c o m e rivale e nemico. La passione della gloria
è essa stessa sintomo di questa debolezza: «La gloria, o sen-
t i m e n t o di compiacenza o trionfo della m e n t e , è quella pas-
sione che deriva dall'immaginazione o concetto del n o s t r o
p o t e r e , superiore al p o t e r e di colui c h e contrasta c o n
35
n o i » . Rispetto alla visione cartesiana di un sentimento as-
soluto fondato sulla stima di sé, sulla coscienza di essere in
prima istanza degni di se stessi, si è q u i introdotto un ele-
mento' di confronto c h e misura il p r o p r i o valore solo in rela-
zione a quello dell'altro e definisce la gloria in termini di
«potere». Certo la gloria n o n è i m m e d i a t a m e n t e «falsa glo-
ria», che fonda la reputazione dì un u o m o solo sull'opi-
n i o n e degli altri; e n e p p u r e «vanagloria», cioè p u r o fanta-
36
sticare su un p r o p r i o valore inesistente ; tuttavia c'è in es-
sa un e l e m e n t o di autocompiacimento, di svalutazione del-
37
l'altro, di vanità a p p u n t o , che la differenzia fortemente
dalla virtù eroico-aristocratica c o n la quale alcuni interpreti

55
Th. Hobbes, Elementi di legge naturale e politica (1640), La Nuova Italia,
Firenze 1985, IX, p. 64.
:
" Ivi, XW, pp. 110-111.
144 Storia dette passioni

38
rivanno tout court identificata . È forse eccessivo vedere
n e l l ' u o m o hobbesiano u n a sorta di Narciso ante luterani, in-
n a m o r a t o di se stesso e -bisognoso di conferme, che entra
in conflitto con l'altro p e r o t t e n e r e il riconoscimento del-
39
la p r o p r i a s u p e r i o r i t à . Tuttavia quest'immagine m e t t e ef-
ficacemente l'accento- n o n solo sul dominio come effetto
della gloria, ma a n c h e sulla fonte del dominio: c h e n o n è un
brutale e grezzo istinto di sopraffazione, ma u n a sorta di
confuso s e n t i m e n t o della p r o p r i a inadeguatezza, della pro-
pria debolezza, del p r o p r i o essere 'carente' che si traduce,
p e r così dire, in forme compensative di aggressività. Nulla
p o t r e b b e essere più lontano dall'individualismo aristocra-
tico, fondato- sulla generosità e sulla spesa di sé, dal quale
H o b b e s si allontana ancora p i ù radicalmente nel Leviata-
no, dove la 'gloria' p e r d e la centralità che aveva negli scrit-
40
ti p r e c e d e n t i e gli impulsi egoistici dell'uomo- si riassu-
m o n o in un unico grumo- emotivo che è il «desiderio illi-
mitato di potere»: «Cosicché p o n g o in p r i m o luogo, c o m e
u n a inclinazione generale di tutta l'umanità un desiderio
perpetuo- e senza tregua di un p o t e r e dopo- l'altro [destre of
41
power after power] che cessa solo nella morte» ., Emerge, in
tutta la sua angoscia radicale, n o n disgiunta dal senso infi-
nito delle possibilità, lo stato dì incolmabile carenza del-
l ' u o m o m o d e r n o , teso in un movimento incessante e illi-
mitato alla ricerca di un a p p a g a m e n t o che n o n è mai com-
pleto, n o n è mai definitivo; poiché la soddisfazione, la feli-
cità stessa consiste nel costante ed inquieto rinnovarsi del
desiderio, n e l suo «continuo p r o g r e d i r e da un oggetto ad
42
un a l t r o » . La vita n o n è u n o stato, n o n aspira al riposo,
«e un u o m o , i cui desideri sono alla fine, n o n p u ò vivere
più, di colui i cui sensi e la cui immaginazione s m e t t o n o di

38
Cfr. L. Strauss, Che cos'è la filosofia politica (1952), Argalia, Urbino 1977.
39
Cfr. A.M. Battista, Nascita della psicologia politica, Ecig, Genova 1982.
40
Cfr. Strauss, Che cos'è la filosofia politica c i t ; A. Pacchi, Hobbes and the
Passions, in «Topoi», voi. VI. n. 2, settembre 1987.
41
Th. Hobbes, Leviatano (1651), La Nuova Italia, Firenze 1987, XI, p. 94.
4 H
Ivi. p. 93.
E. Pulcini La passione del Moderno: l'amore di sé 145

43
essere in attività» . Se con Cartesio eravamo ancora nella
logica stoica e tradizionale dell' eccesso, è solo con Hobbes
che si presenta il p r o b l e m a , squisitamente m o d e r n o , del-
l'illimitato che richiede nuove e p i ù complesse soluzioni.
Tuttavia, d o p o aver negato ogni meta, ogni summum bo-
num al movimento della vita emotiva, H o b b e s r e i n t r o d u c e
u n o scopo e insieme u n a motivazione, c h i a r e n d o a n c h e
p e r c h é il desiderio, nella sua visione, si declini esclusiva-
m e n t e c o m e desiderio «di potere». «La causa di ciò è che
l'oggetto del desiderio di un u o m o n o n è quello di gioire
u n a volta sola e p e r un istante di t e m p o , ma quello di as-
sicurarsi p e r s e m p r e la via p e r il p r o p r i o desiderio futu-
44
r o » . Quello che sembrava u n p u r o movimento senza sco-
po si rivela invece azione lungimirante, previdente: l ' u o m o
è costretto a desiderare e ad acquisire sempre maggior po-
tere p e r riuscire n o n solo a procurarsi al presente, bensì ad
assicurarsi nel futuro l'accesso ai b e n i di cui ha bisogno. Il
«potere» di un u o m o consiste infatti nei mezzi che egli «ha
45
a l presente p e r o t t e n e r e qualche a p p a r e n t e b e n e f u t u r o » .
L'immagine dell'individuo glorioso, mosso dalla p r o p r i a
vanità e dal desiderio di affermare la p r o p r i a superiorità
sull'altro, p e r d e consistenza p e r far posto a un individuo
preoccupato u n i c a m e n t e del p r o p r i o utile e della p r o p r i a
autoconservazione. Hobbes evoca q u i esplicitamente, dan-
d o n e la sua peculiare lettura, la figura mitica di P r o m e t e o ,
gravato dalla terribile responsabilità di chi ha sfidato gli dèi
e capace di u n a visione prospettica sui pericoli e le insidie
che minacciano gli u o m i n i , la quale lo r e n d e costante-
m e n t e sollecito del t e m p o avvenire:

... come Prometeo (che, interpretato, vale uomo prudente) fu le-


gato' al monte Caucaso, luogo dall'ampia veduta, dove un'aquila
si pasceva del suo fegato, divorandone di giorno tanto quanto ne

Ifnd.
44
Ivi, p p . 93-94.
45
Ivi, X, p. 83; Id., Elementi di' legge naturale e politica cit., Vili, p. 58.
146 Storia delle passioni

ricresceva dì notte, così l'uomo che, preoccupato, per il futuro,


guarda troppo lungi davanti a sé, ha il cuore roso, per tutto il
giorno, dal timore della morte, della povertà o di altra calamità,
46
e non trova riposo né. pausa alla sua ansietà, se non nel sonno ,

L ' u o m o p r o m e t e i c o è colui che, appropriandosi degli


strumenti divini, ha osato spingersi al di là d e i limiti con-
sentiti, affermando il p r o p r i o diritto illimitato a sapere, a
sperimentare; ma p e r questo è c o n d a n n a t o ad assumere su
di sé la responsabilità rispetto al futuro, a prevedere gli ef-
fetti e le conseguenze del suo agire. La passione della «cu-
riosità», che Hobbes assolve dalla c o n d a n n a teologica fa-
47
c e n d o n e il tratto di distinzione d e l l ' u o m o dagli a n i m a l i ,
10 s p i n g e a g e t t a r e lo. sguardo,, c o m e . d i r e b b e Blumenberg,
48
«al di là delle colonne d ' E r c o l e » , olpre la linea visibile del-
l'orizzonte, costringendolo ad uno,sforzo incessante p e r
«assicurarsi c o n t r o il male c h e t e m e e [..,.'] procurarsi il be-
49
ne c h e d e s i d e r a » . V ansia perii futuro g e n e r a il desiderio il-
limitato di potere, e sulla via p e r soddisfarlo, l'individuo in-
contra l'altro, o meglio il desiderio dell'altro, che diventa
i m m e d i a t a m e n t e il p r o p r i o antagonista, l'ostacolo, il ne-
mico da eliminare: «... p o i c h é la via. che porta un c o m p e -
titore al c o n s e g u i m e n t o del p r o p r i o desiderio è quella di
50
uccidere, sottomettere, soppiantare o respingere l'altro» .
11 desiderio di p o t e r e , ispirato dalla inquieta ricerca del-
l'utile, sì rovescia in u n a causa dì sopraffazione, di m o r t e e
di guerra, m e t t e n d o a repentaglio il fine primario dell'au-
toconservazione. Ed è solo u n ' a l t r a passione, la passione
51
«ragionevole» della paura, p i ù p o t e n t e della vanità e del
desiderio di p o t e r e , a ricondurre gli u o m i n i al senso del li-

46
Id., Leviatano cit,'XII, p, 103.
47
Ivi, VI, p. 55, XI, p. 100; Id., Elementi di legge' naturale e politica cit., IX.
p. 73.
48
Blumenberg, La legittimità dell'età moderna cit.,, p. 248.
49
Hobbes, Leviatano cit., XII, p. 103.
501
h i , XI, p . 94.
R. Polin, Politique et pkilasopkie chez Thomas Hobbes, Vrin, Paris 1953.
E. Pulcini La passione del Moderno: l'amore di sé 147

mite, spingendoli a p o r r e fine alla «triste condizione» del-


lo stato di natura, e a cercare u n a soluzione che possa ga-
rantire pace e sicurezza. U n a passione negativa, u n a specie
di choc emotivo c h e rivela all'Io il baratro dell'incertezza
e del pericolo, assume in H o b b e s il r u o l o che Cartesio ave-
va assegnato alla generosità, quale espressione, al contra-
rio, della certezza di un Io che, stoicamente, n o n t e m e la
52
morte .

L'amore di sé, fondamento e minaccia del politico

La p a u r a m e t t e gli u o m i n i di fronte alla loro vulnerabi-


lità, al fatto che nessuno p u ò mai sentirsi definitivamente
al sicuro ih un m o n d o in cui l'unico dato' certo è c h e gli
u o m i n i sono uguali nella loro debolezza. Essi sono para-
dossalmente accomunati da ciò c h e allo stesso t e m p o li di-
vide. C'è, in H o b b e s rispetto a Cartesio, un forte slitta-
m e n t o dall'io al hot qualsiasi soluzione al p r o b l e m a posto
dalle passioni, e in particolare dall'amore di sé, sia esso in-
tèso c o m e 'gloria' o c o m e 'desiderio di p o t e r e ' , n o n p o t r à
che Maturare da u n a decisione c o m u n e , che- risòlva, prio-
ritariamente, il p r o b l e m a della convivenza sociale. E d'altra
parte, il noi n o n è pensabile se n o n a partire dal sìngolo,
come p u n t o d'arrivo di u n a libera scelta individuale. Im-
mersi nel disordine di un m o n d o secolarizzato, n o n p i ù re-
golato da autorità trascendenti e vincoli gerarchici, gli u o -
mini c o m p r e n d o n o che solo associandosi e ricostruendo
un ordine politico p o t r a n n o sottrarsi alle insidie mortali
dello stato di natura. Ma quell'ordine, garante di sicurezza
e di pace, si configura a p p u n t o solo c o m e risultato della
decisione di un individuo sovrano. N o n c'è più u n a comu-
nità c h e p r e c e d e l'individuo, c o m e ancora sosteneva il con-
trattualismo medievale, né u n ' a u t o r i t à politica legittimata

52
Cfr. R. Bodei, Geometrìa delle passami. Paura, speranza, felicità: filosofia e
uso politico, Feltrinelli, Milano 1991, p. 269.
148 Storia delle passioni

dal diritto divino c o m e n e l patriarcalismo à la Filmar: so-


cietà e p o t e r e politico s o n o l'ultimo atto di un processo di
cui l'individuo è il p u n t o di partenza. E questo il presup-
posto rivoluzionario del contrattualismo m o d e r n o , di cui si
53
è visto in H o b b e s il vero e p r o p r i o iniziatore : l ' o r d i n e so-
ciale e politico n o n p u ò c h e essere fondato sul consenso di
individui liberi ed uguali c h e p e r natura n o n soggiacciono
ad alcuna autorità, e che d e c i d o n o razionalmente di sti-
pulare un patto p e r erigere il p o t e r e politico, affinché es-
so si faccia garante dei loro 'diritti naturali'.
Questo assunto di base a c c o m u n a teorie p e r altri aspet-
ti molto diverse c o m e quelle di Hobbes, Locke, Spinoza. In
tutti il diritto (o la legge) naturale p e r eccellenza è quella
sorta di grado zero d e l l ' a m o r e di sé che spinge gli uomini in
p r i m a istanza a conservare se stessi, il p r o p r i o corpo, la pro-
pria vita. La t e n d e n z a all' autoconservazione diviene ciò che
caratterizza l'individuo nella sua essenza più p r o f o n d a e
nella sua n u o v a autonomia, l'irrinunciabile principio in ba-
se al quale fondare patti, istituire società e Stati.
A n c h e p e r Locke, l ' a u t o c o n s e n azione è, c o m e p e r Hob-
bes, u n a legge naturale dettata dalla ragione; ma essa as-
sume un valore normativo dovuto al fatto c h e l'uguaglian-
za degli u o m i n i n o n è, c o m e in H o b b e s , p u r a uguaglianza
di fatto, bensì principio deontologico, iscritto nel volere e
nel disegno di un Dio saggio e provvidenziale che ci indi-
54
ca la via p e r vivere r a z i o n a l m e n t e . Essa obbliga gii uomi-
ni, già nello stato di natura, al rispetto della vita e della li-
55
bertà d e l l ' a l t r o .
Lungi dal somigliare alla condizione ferina di u o m i n i
uniti solo dalla debolezza e dalla reciproca paura, lo stato

53
Cfr. N. Bobbio, Hobbes e il giusnaturalismo, in Id., Do. Hobbes a Marx, Mo-
rano, Napoli 1965.
54
J. Locke, Trattato sul governo (1690), Studio Tesi, Pordenone 1974, §§
6-7.
Ivi, § 6.
5 3
E. Pulcini La passione del Moderno: l'amore di sé 149

di n a t u r a presenta in Locke forme dì vita associata, di le-


56
garne sociale tra individui che vivono «secondo r a g i o n e » ,
consci dell'esistenza degli altri e del fatto che la sopravvi-
venza del singolo, la soddisfazione dei suoi bisogni e il per-
seguimento dei suoi interessi sono inscindibili da quelli dei
propri simili. Nel prefigurare l'ideale illuministico dell'ar-
monia degli interessi, della conciliazione tra a m o r e di sé e be-
57
nevolenza, tra interesse particolare e interesse g e n e r a l e ,
Locke n o n arriva tuttavia a negare che lo stato di n a t u r a
possa essere percorso da passioni e conflitti, da un latente
5
stato di guerra ®. Siamo c o m u n q u e lontani dal fosco e de-
solante paesaggio hobbesiano; p e r Locke lo stato di natu-
59
ra presenta degli «inconvenienti» la cui soluzione sta nel-
la razionalità stessa degli uomini che li r e n d e consci fin dal-
la loro condizione originaria dell'indissolubile legame tra
b e n e individuale e b e n e collettivo, e li spinge al patto co-
me rimedio alla conflittualità. La decisione di uscire dalla
condizione naturale, di associarsi p e r erigere un p o t e r e co-
m u n e extra partes a cui affidare la soluzione imparziale del-
60
le controversie , n o n scaturisce da u n a dinamica emotiva,
n o n richiede Io choc p r o d o t t o dalla paura, ma è dettata da
u n a ragione strumentale che trova la sua fonte ultima nei co-
m a n d i della legge divina, nel cui g r a n d e disegno è iscritta
61
in p r i m a istanza la nostra autoconservazione . In H o b b e s ,
al contrario, dove p u r e n o n m a n c a il r i m a n d o alla razio-
nalità della legge naturale quale via d'uscita da u n a condi-
zione misera e mortale, la potenza delle passioni è tale da
p o t e r essere frenata e controllata solo da u n a spinta e m o -
tiva di qualità diversa ma altrettanto forte, e capace, per
usare l'espressione di Albert O. Hirschmann, di «contro-

5 e
Ivi, § 19.
•« Taylor, Radici dell'Io cit., p, 298.
SH
Locke, Trattato sul governo àt., §§ 16-19.
*' Ivi, § 13,
"" h i . § 21.
'"" Cfr. Taylor, Radici dell'Io cit, cap. 14.
150 Storia delle passami

62
bilanciarne» il potenziale distruttivo . Attraverso la p a u r a
della m o r t e , l ' a m o r e di sé inteso c o m e autocomservazionem.n-
ce sull'amore,.di sé -inteso c o m e passione, cioè c o m e gloria
e desiderio illimitato di p o t e r e . Si p u ò senz'altro iscrivere
il gioco h o b b e s i a n o delle passioni in quella dinamica tra
«passioni» ed «interessi» nella q u a l e la riflessione moder-
63
na ha cercato u n a risposta al p r o b l e m a della vita emotiva ,
n o n p i ù risolvibile n e i termini delia tradizionale dicotomia
stoica p a s s i o n i / r a g i o n e né n e i precetti della-morale cri-
stiana. P o t r e m m o addirittura v e d e r e i n H o b b e s u n a p r i m a
configurazione di quella dinamica delk pulsioni nella quale
F r e u d riconoscerà l'unica fonte possibile dell'equilibrio
della civiltà, dato ogni volta dallo scontro tra Eros e Tha-
64
natos, tra pulsioni coesive e pulsioni distruttive . Ma n o n
bisogna dimenticare che in H o b b e s la dinamica emotiva è
solo la miccia che a c c e n d e un processo, il p r i m o atto di un
percorso che confluisce nella fondazione dello Stato qua-
le unica, finale risposta al p r o b l e m a delle passioni u m a n e .
La n a t u r a u m a n a trova d e n t r o di sé, «in parte nelle pas-
63
sioni e in parte nella r a g i o n e » , cioè nella p a u r a e nel de-
siderio di vita c o m o d a da un lato e nella legge n a t u r a l e che
la spinge alla ricerca della p a c e 'dall'altro, il rimedio al ma-
le da essa stessa provocato. Ma questa risposta, n o n è suffi-
ciente, poiché le passioni, solo m o m e n t a n e a m e n t e frenate
da quella sorta di segnale d'allarme c h e è la p a u r a , resta-
no costantemente in agguato, a sfidare le leggi naturali le
66
quali s o n o di p e r sé incapaci di garantire la sicurezza . Le
risorse naturali c o n s e n t o n o solo u n a risposta parziale; p e r
mettersi definitivamente al sicuro da ogni minaccia, c ' è bì-

62
Cfr. A.O. Hirschman, 1* passioni e gii interessi (1977), Feltrinelli, Mila-
no 1979.
8 3
Cfr. ivi.
64
S. Freud, II disagio della civiltà (1929), in Id.. Opere, voi. X, Boringhie-
ri, Torino 1978.
65
Hobbes, Leviatano cit., XIII, p. 123.
"'• Ivi. XVII, p. 163.
E, Pulcini La passione del Moderno: l'amore di sé 151

sogno di un mezzo artificiale,, esterno al complesso disordi-


ne e ai precari equilibri della n a t u r a u m a n a , che sappia,
con la forza, costringere al rispetto dei patti. «I patti senza
la spada - dice H o b b e s - sono solo parole e n o n h a n n o la
forza di assicurare affatto un u o m o » [...] «nessuna meravi-
glia quindi se (oltre il patto) si richiede qualcosa d'altro
p e r r e n d e r e il loro accordo costante e durevole, cioè, un
p o t e r e c o m u n e c h e li tenga in soggezione e c h e diriga le
67
l o r o azioni verso il c o m u n e beneficio» . Solo l'artificio p u ò
risolvere il p r o b l e m a posto dalla natura; solo un'istituzione
esterna che si r e n d a a u t o n o m a rispetto al caos delle pas-
sioni p u ò rimediare alla sproporzione tra il desiderio illi-
mitato degli u o m i n i e la carenza di mezzi di cui dispongo-
no per soddisfarli.
Hobbes i n a u g u r a così un altro g r a n d e tema della m o -
dernità che ritroveremo al c e n t r o dell'antropologia nega-
tiva di Gehlen e che p r e l u d e , p e r certi aspetti, alla solu-
zione sistemica di L u h m a n n : l ' u o m o si libera della sua 'ca-
renza', della sua debolezza di fronte all'eccesso di possibi-
lità che la n a t u r a stessa gli offre, attraverso un processo di
estraneazione e di istituzionalizzazione che rifonda un or-
68
dine artificiale e risolve il p r o b l e m a del conflitto . La fon-
dazione dell'ordine politico r i c h i e d e d u n q u e u n a r i n u n c i a :
rinuncia ai diritti naturali, ali" illimitatezza dell'amore di sé
a favore di u n a struttura coercitiva c h e sappia c o n la forza,
legittimata dal consenso, p o r r e u n freno e d i m p o r r e u n a
regola al disordine naturale, facendosi così unica garante
della conservazione degli individui. Dalle premesse radi-
calmente negative della sua visione antropologica, la ri-
nuncia p e r H o b b e s n o n p u ò che essere totale, con l'unica
69
eccezione del diritto alla vita , in funzione del quale il
g r a n d e Leviatano è stato istituito. Rimedio razionale al pro-

67
Ivi, p p . 163 e 166-167.
68
Cfr. E Barcellona, L'individualismo proprietario, Boringhieri, Torino
1976, cap. 4. .
Hobbes, Leviatano cit., XXI, p. 212.
152 Storia delle passioni

70
blema delle passioni, lo Stato, «persona artificiale» in-
c o r p o r a ed assorbe i desideri, le volontà, i diritti degli in-
dividui g a r a n t e n d o in cambio pace e sicurezza. L'antitesi
tra io stato di n a t u r a c o m e r e g n o del disordine delle pas-
sioni e la società politica c o m e sede d e l l ' o r d i n e e di u n a vi-
ta s e c o n d o ragione è posta in H o b b e s in termini netta-
71
m e n t e dicotomici . Tra il r e g n o della distruzione e della
m o r t e e il r e g n o della conservazione e della vita n o n ci so-
no mediazioni: la sfera del politico, voluta consensualmente
dagli individui, si erge con l'assoluta p o t e n z a del «Dio mor-
tale», a proteggere gli u o m i n i dalle loro passioni distrutti-
ve, divenendo unica detentrice di ogni volontà e decisione.
La visione del politico c o m e soluzione ai p r o b l e m i posti
dalla n a t u r a u m a n a a c c o m u n a i diversi fautori della teoria
contrattualista. Il riconoscimento della legittimità naturale
delle passioni, che la tradizione stoica respingeva c o m e er-
rori e falsi giudizi e la morale cristiana condannava c o m e
vizi o peccati, r e n d e impossibile ogni soluzione p u r a m e n -
te repressiva o trascendente; allo stesso t e m p o la consape-
volezza delle passioni c o m e fattori in p r i m a istanza di di-
sturbo dell'ordine sociale assume, in un m o n d o secolariz-
zato, l'urgenza di un p r o b l e m a indifferibile e prioritario.
Le teorie hobbesiana e lockiana riflettono, abbiamo vi-
sto, questa duplice emergenza, ma c o n u n a sensibile diffe-
renza sul p i a n o della visione antropologica, che p r o d u c e
u n a diversa valutazione del r u o l o del politico. L ' a m o r e di
sé, la spinta all'autoconservazione c h e , in virtù del «diritto
di ciascuno a tutte le cose», p r o d u c e in Hobbes il «deside-
rio illimitato di potere» e la visione dell'altro come nemi-
co, è in Locke inseparabile dalla conservazione degli altri
72
e dal rispetto del loro diritto alla libertà e alla p r o p r i e t à .

™ Ivi., XVI, p. 155.


71
N. Bobbio, Il modello giusnaturalìstico, in M, Bobbio e M. Bovero, Società
e Stato nella filosofia politica moderna, Il Saggiatore, Milano 1979, III.
Locke, Trattato sul governo cit., §§ 25-26.
E. Pulcini La passione del Moderno: l'amore di sé 153

Il diritto, c h e Locke n o n distingue dalla legge, contiene già


in sé il limite in q u a n t o è espressione della partecipazione
individuale alla c o m u n e n a t u r a u m a n a . Nel modello libe-
rale lockiano, il politico si limita a fare da arbitro dei con-
flitti e dello scontro tra le passioni, che trovano già nella
società civile u n a sorta di regolamentazione naturale. Ve-
d r e m o c o m e il m o d e l l o settecentesco della naturale coin-
cidenza degli interessi svilupperà questo s e c o n d o aspetto,
sottraendo alla sfera del politico quella funzione di solu-
zione del p r o b l e m a delle passioni che, sia p u r e in forme
diverse, ritroviamo nello schema contrattualistico.
Nel modello assolutistico hobbesiano, il politico si p r e -
senta invece c o m e l'unica e decisiva risposta ai conflitti ge-
nerati dalla vita emotiva, sebbene H o b b e s stesso sembri es-
sere consapevole della precarietà dì u n a soluzione piena-
m e n t e coercitiva. La società politica, che si limita a frena-
re e r e p r i m e r e le passioni, resta percorsa dalla minaccia del
disordine poiché il pericolo di dissoluzione dello Stato è
73
sempre i n c o m b e n t e . Il passaggio alla società politica, che
trasforma gli u o m i n i in cittadini, non muta la loro natura ori-
ginaria, che cova sotto l'unità artificiale del c o r p o politico
ed è p r o n t a a riesplodere n o n a p p e n a il nesso protezione-
obbedienza si incrina, ripristinando il caos dello stato di
74
n a t u r a . H o b b e s lo ripete quasi ossessivamente, mostran-
doci, p o t r e m m o dire suo malgrado, i limiti della sua co-
struzione. Nella sua rinuncia, l ' u o m o hobbesiano non cam-
bia e ciò lascia s e m p r e aperta la possibilità del conflitto. La
soluzione artificiale e coercitiva è minacciata dalle stesse ra-
gioni c h e la r e n d o n o necessaria; essa contiene in sé, nelle
immutabili passioni u m a n e , la possibilità della sua m o r t e ,
il costante pericolo regressivo dello stato di g u e r r a inizia-
le. Ciò che H o b b e s esclude è la possibilità di u n a trasfor-
mazione interna delle passioni, la quale possa p r e l u d e r e al-
la creazione di un legame sociale tra gli u o m i n i che n o n sia

73
Hobbes, Leviatano cit., XXI, p. 217; XVIH, p. 175; XIX, p. 191.
74
Ivi, XXIX, pp. 327-328.
154 Storia dette passioni

solo affidato alla forza della spada e della razionalità for-


male di un'istanza coercitiva esterna. E p p u r e , il pessimismo
antropologico n o n nega di p e r sé la possibilità di u n a au-
tentica e p r o f o n d a coesione sociale: sarà questo, alcuni se-
coli p i ù tardi, il messaggio del g r a n d e modello freudiano
sui f o n d a m e n t i della civiltà. P u r condividendo il postulato
h o b b e s i a n o dell'homo • nomini lupus, di u n a pulsione di-
75
struttiva portatrice di isolamento e di m o r t e , e la neces-
sità della «rinuncia pulsionale», F r e u d disegnerà u n a solu-
zione dinamica tutta interna alla vita emotiva. L'interioriz-
zazione dell'aggressività (tramite l'insorgere del senso di
colpa) da un lato, e la rinuncia alla completa soddisfazio-
ne delle pulsioni erotiche dall'altro, sfociano nella crea-
7 6
zione di «legami libidici» tra gli u o m i n i ' sai cui fondare,
nella direzione protettiva e conservativa del p r o g e t t o della
civiltà, aggregazioni sociali s e m p r e più a m p i e e coese. La
rinuncia pulsionale p r o d u c e u n m u t a m e n t o essenziale n o n
solo nell'intensità ma nella qualità delle pulsioni che fon-
da la possibilità stessa del l e g a m e fra gli uomini, e, di con-
seguenza, della l o r o sicurezza, che n o n è più necessario af-
fidare all'intervento di un'istanza repressiva esterna.
Il pessimismo, tuttavia, rientra in Freud laddove egli sot-
tolinea il «disagio» c h e da questo processo inevitabilmente
scaturisce: « L ' u o m o civile - dice F r e u d - ha barattato u n a
parte della sua possibilità di felicità p e r un p o ' di sicurez-
77
z a » . C'è sempre e c o m u n q u e un prezzo che l ' u o m o deve
pagare in n o m e deH'autoconservazione e dell'ingresso nel-
l ' o r d i n e sociale che la garantisce: un prezzo in termini di li-
bertà in H o b b e s , in t e r m i n i di felicità in Freud. Sia p u r e nel-
la diversità della loro soluzione, essi r a p p r e s e n t a n o d u e
espressioni paradigmatiche dell'ambivalente visione m o -
d e r n a delle passioni: riconosciute c o m e legittimi fenomeni
naturali, queste r i c h i e d o n o tuttavia u n a rinuncia radicale che

75
Freud, il disagio della awftà c i t , p. 509.
7 6
Cfr. ivi, cap. 5.
7 7
Ivi, p. 602.
E. Pulcini La passione del Moderno: l'amore di sé 155

implica fatalmente una perdita, un sacrificio, l'imposizione,


esterna o interna, di un limite. La rinuncia, inoltre, n o n ap-
p a r e risolutiva. A n c h e in F r e u d infatti e m e r g e , soprattutto
laddove egli si interroga sul violento riaffiorare della di-
struttività in forma di guerra, il carattere illusorio e precario
della sicurezza e insieme l'ineliminabilità della m o r t e e del-
78
la distruttività . Fondandosi sul delicato e mai definitivo
equilibrio tra Eros e Thanatos, tra le pulsioni che t e n d o n o
alla coesione e alla vita e la pulsione di m o r t e , la civiltà è sem-
p r e esposta al fallimento, è sempre minacciata dal pericolo
della regressione e del conflitto.
!
Nel percorso tracciato dall autoconservazione, l ' u o m o si
imbatte, a causa del carattere illimitato delia vita emotiva, in
effetti di m o r t e : se in questo possiamo c e r t a m e n t e ricono-
scere un topos del pensiero m o d e r n o , n o n m a n c a n o tuttavia
le voci dissonanti. UAufklarung settecentesca p r o p o r r à in-
d u b b i a m e n t e , c o m e v e d r e m o , u n a visione più edificante e
serena del r a p p o r t o tra antropologia e politica, tra individuo
e società; ma lo farà attraverso un i n d e b o l i m e n t o del con-
cetto stesso di 'passione', in parte edulcorato dai suoi aspet-
ti negativi. Diverso invece è, nel p a n o r a m a seicentesco, il ca-
so di Spinoza che, p u r riconoscendo le potenzialità distrut-
tive delle passioni, saprà, liberarsi dell'angoscia d e l l a m o r t e
e dell'imperativo della rinuncia.

Comprendere le passioni

Le passioni - dice Spinoza - sono «proprietà» della na-


tura u m a n a «che le a p p a r t e n g o n o allo stesso m o d o in cui
il caldo, il f r e d d o , la bufera, il t u o n o , e simili fenomeni ap-
p a r t e n g o n o alla n a t u r a dell'aria; I quali, p e r q u a n t o incre-
sciosi, sono tuttavia necessari, e h a n n o precise cause grazie

78
Id., Considerazioni attuali sulla guerra e sulla morie (1915), in Id., Opere,
voi. Vili. Boringhieri, Torino 1976; Id., Perché la guerra? (.1932), jn Id-, Ope-
te, voi. XI, Boringhieri, Torino 1979.
156 Storia delle passioni

79
alle quali cerchiamo di c o m p r e n d e r e la loro n a t u r a » . Ri-
conoscerne la potenza, accettarne la necessità di fenome-
ni naturali a n c h e nei loro aspetti caotici e negativi - op-
p o n e n d o s i così alla m o r a l e stoico-cristiana - n o n vuol dire
subirne passivamente gli effetti né tentare di reprimerle o
d o m i n a r l e , ma cercare di ' c o m p r e n d e r l e ' , di diventarne
s e m p r e p i ù consapevoli così da i n c r e m e n t a r e la p r o p r i a vis
existendi e p r o d u r r e un nuovo o r d i n e che ne conservi le fe-
c o n d e potenzialità. La legittimazione delle passioni è in
Spinoza i n t i m a m e n t e legata a quella legge naturale p e r ec-
cellenza in virtù della quale «ogni cosa si sforza di perse-
80
verare nel p r o p r i o essere» . Qualsiasi m o t o emotivo, qual-
siasi appetito spinga gli uomini ad agire è legittimo in fun-
zione dello 'sforzo' di autoconservarsi, del diritto elemen-
tare dell'amore di sé. Il desiderio ( cupiditas). il quale altro
n o n è che l'appetito cosciente di se stesso , è «l'essenza 81

stessa d e l l ' u o m o , è lo sforzo c o n cui l ' u o m o si sforza di per-


82
severare nel p r o p r i o essere» . Nel Trattato politico, Spinoza
definisce il desiderio teso all'autoconservazione c o m e «di-
ritto naturale» ( n o n distinto, come in Hobbes, dalla legge
naturale) il quale n o n ha altri limiti se n o n quelli dati dal-
la sua «potenza naturale»; p a r t e dell'infinita p o t e n z a di
83
D i o , questa p o t e n z a conferisce a l l ' u o m o la legittima chan-
ce di fare tutto ciò c h e egli vuole e p u ò , senza alcun ri-
84
g u a r d o p e r gli effetti che questo p u ò p r o v o c a r e . Ma il
concetto spinoziano di autoconservazione è più complesso
e, p o t r e m m o dire, più vitale della ricerca autodifensiva e
aggressiva di sicurezza presente in Hobbes; né si identifica,
c o m e in Locke, con la difesa del proprìum. Esso è inteso co-
me perfezionamento di sé, i n c r e m e n t o della p r o p r i a vis exi-

79
B. Spinoza, Trattato politico (1677), Laterza, Roma-Bari 1991, 1, rv.
80
Id., Etica (1677), Utet, Torino 1972, parte III, proposizioni vi-vra.
Ht
Ivi, parte III, proposizione rx, scolio.
82
h i . parte IV, proposizione xvm.
8S
Ivi, parte IV, proposizione rv.
*" Id., Trattato politico cit., 2, i-vm.
E. Pulcini La passione del Moderno: l'amore £ sé 157

stendi o agendi e di conseguenza c o m e f o n d a m e n t o della


85
virtù e della stessa felicità . Ciò'non vuol dire che l'impulso
che t e n d e ad esso, il desiderio, n o n possa avere aspetti di-
storti ed autodistruttivi: se nasce dalla «gioia», esso p r o d u -
ce un passaggio a maggiore perfezione, se invece nasce dal-
la «tristezza», esso scivola fatalmente verso u n a minore per-
86
fezione, verso u n a perdita di p o t e n z a . Ma, soprattutto, es-
so si o p p o n e al p o t e n z i a m e n t o di sé q u a n d o è «cieco»,
87
ignaro di se stesso , poiché in tal caso n o n tiene c o n t o dei-
88
Futilità d e l l ' u o m o . Il p r o b l e m a è allora quello di r e n d e -
re il desiderio, le passioni, consapevoli di sé, trasforman-
dole da forze produttrici di passività e schiavitù della m e n -
89
te in «affetti» attivi, rischiarati dalla r a g i o n e , la quale gui-
90
da gli u o m i n i alla ricerca del vero u t i l e . «Il Desiderio che
nasce dalla ragione - dice Spinoza -, ossia [... ] il Deside-
rio che nasce in noi in q u a n t o siamo attiri, è l'essenza stes-
91
sa o la n a t u r a dell'uomo...» . La comprensione delle pas-
sioni p r o d u c e l'espansione della p r o p r i a «potenza di esi-
stere» e r e n d e l ' u o m o libero e saggio, cioè essenzialmente
92
preoccupato della vita e n o n della m o r t e . C o m p r e n d e r e
le passioni significa d u n q u e sottoporre se stessi ad u n a tra-
sformazione la quale altro n o n è che un perfezionamento
della p r o p r i a natura, s o t t o p o n e n d o il desiderio ad un pro-
cesso dì conoscenza scandito da successive transizioni:
dall'«immaginazione» alia «ragione» alla «scienza intuiti-
93
v a » , da cui nasce l'amor Dei intellectualis che n o n i m p o n e
alcuna rinuncia a se stessi, ma, in q u a n t o a m o r e e cono-
scenza della causa perfetta, è insieme il grado massimo di

85
Id Elica c i t , parte IV, proposizione xviu. scolio.
8 6
Ivi, parte' IV, proposizioni XVIII; l.ix: XLV, scolio.
87
Ivi, parte IV, proposizione LIX; scolio.
88
Ivi, parte IV, proposizione LX.
80
Ivi. parte IV, proposizione lxi; parte V, proposizione III.
M
Ivi, parte IV, proposizione xvin, scolio.
'-" h i . parte IV, proposizione LXl.
Ivi, parte IV, proposizione i.vn.
Ivi, parte II, proposizione XL.
158 Stana delk passimi

94
perfezione u m a n a e di espansione della gioia . Le passio-
ni n o n v e n g o n o sublimate né sottoposte al controllo di u n a
ragione astratta e repressiva, ma semplicemente private del-
la loro opacità; la loro energia, liberata dal lato oscuro e
p e r t u r b a n t e dell'immaginazione, si trasforma in gioia, nel-
la p i ù alta soddisfazione^ di sé.
N o n c'è d u n q u e un sacrificio, u n a rinuncici, ma un po-
tenziamento. Sotto la guida dell'amor Dei, l'amore di sé, l'au-
toconservazione, p e r d e gli aspetti bassi e distruttivi e di-
venta inscindibile da ciò che è utile p e r gli altri. La gioia
consiste nello sviluppare le potenzialità della p r o p r i a na-
tura c h e c o n s e n t o n o il razionale impiego delle proprie for-
ze a favore dell'utilitas p r o p r i a e degli altri. La conoscenza
delle passioni p e r m e t t e agli u o m i n i di rivere s e c o n d o ra-
gione, cioè s e c o n d o la loro n a t u r a n o n più ignara.di sé: es-
si s a p r a n n o allora riconoscere il vero utile, il quale è in per-
95
fetta concordanza c o n l'utile della collettività . .
La distanza dalla ferina i m m a g i n e hobbesiana dell'homo
homini lupus è qui diventata incolmabile: «L'uomo - dice
96
Spinoza - è un Dio p e r l ' u o m o » . La fiducia nel processo
cognitivo, nella trasformazione i n t e m a delle passioni c o m e
premessa della creazione di un legame sociale, avvicina
semmai, su questo p u n t o , il modello spinoziano a Freud,
s e b b e n e il p r i m o superi la pessimistica convinzione della
necessità della rinuncia.
È vero tuttavia che il tema della rinuncia, bandito dal
percorso individuale del saggio, viene r e i n t r o d o t t o da Spi-
noza sul p i a n o collettivo delle moltitudini che h a n n o biso-
g n o , p e r accedere ad u n a vita razionale e orientata al vero
97
utile, dell'artificio istituzionale e politico . Ma a n c h e in

94
Ivi, parte V, proposizione xxvil; cfr. Bodei, Geometria deBe passioni c i t ,
pp. 341 sgg.
95
Spinoza, .Sica c i t , parte IV, proposizione xxxv, proposizione xvni,
1
scolio .
Ivi, parte IV, proposizione xxxv, scolio.
Ivi, parte IV, proposizione xxxvii, scolio II; Id., Trattato politico cit., cap.
2; Id., Trattato teologkchpoUtko (1670), Utet, Torino 1972, cap. XVI.
E. Pulcini La passione del Moderno: l'amore di sé 159

questo caso, siamo lontani dal radicale pessimismo h o b b e -


siano; gli individui infatti n o n c e d o n o i loro diritti ad un
potere assoluto e coercitivo, ma alla società stessa, che di-
venta detentrice dei loro diritti naturali, senza tuttavia abo-
98
lirli , -Si configura p i e n a m e n t e c o n Spinoza quell'ideale di
democrazia c h e ritroveremo un secolo d o p o con Rousseau;
ma che, n e l m o d e l l o spinoziano, s e m b r a indicare il politi-
co c o m e veicolo di perfezionamento m o r a l e . G a r a n t e n d o
99
la l i b e r t à , la democrazia consente di creare, a n c h e p e r le
moMtudini, le condizioni p i ù adatte a favorire,quel p r o -
cesso di c o m p r e n s i o n e delle passioni che sfocia in un in-
c r e m e n t o d e l a vis existendi di o g n u n o .

La critica dell'Io e l'intuizione dell'inconscio

Ma l'ottimismo cognitivo di Spinoza, e la c o n s e g u e n t e fi-


ducia nella n a t u r a u m a n a , resta u n a luce soEtaria n e l pae-
saggio seicentesco. P e r il pensiero giansenista, di matrice
agostiniana, le passioni, ed in particolare l ' a m o r e di sé, di-
vengono di nuovo oggetto di radicale c o n d a n n a m o r a l e in
q u a n t o fonti di offuscamento, opacità dell'Io e, soprattutto,
di a u t o i n g a n n o . La c o n d a n n a delle passioni p r o c e d e q u i pa-
rallela alla critica dell'Io, allo s m a s c h e r a m e n t o deBe illusioni
che esso si compiace di creare ed alimentare diventandone
vittima in parte inconsapevole. L'attacco di Pascal, La Ro-
chelbucauld, Nicole è in questo senso diretto in p r i m a istan-
za ali " e r o e aristocratico', maschera ingannatrice di b e n p i ù
ignobili impulsi: n o n è infatti la gloria che muove gli uomi-
ni, ma un tirannico ed inconfessabile amour pmpre, n u c l e o
originario, matrice d e f o r m a n t e di tutte le passioni uma-
1 0 0
n e . È il crollo definitivo di quel m o n d o che a n c o r a soste-
neva la morale di Cartesio e di cui la visione hobbesiana se-

98
Id., Trattato teologico-polUico cit., p. 650.
9 9
Ivi, p . 652. .
1 0 0
Cfr. Bénichou, Morali del Grand Siede ciu, cap. IV.
160 Storia delk passioni

gnava un irreversibile m o m e n t o di crisi; ma il pessimismo sì


fa, rispetto a H o b b e s , ancora p i ù estremo in q u a n t o scom-
p a r e ogni legittimazione naturale delle passioni. L'amour
pmpre è l'espressione «mostruosa» di u n a n a t u r a decaduta,
101
di un Io « o d i o s o » , accentratore e d o m i n a t o r e ad un tem-
p o , che ha o r r o r e della propria misera condizione e perciò
tenta disperatamente di «travestire» (déguiser) le passioni in
«virtù», di costruire u n a maschera ingannevole e menzo-
gnera, celando in p r i m o luogo a se stesso le abissali verità
della p r o p r i a condizione. L'amour pmpre o p e r a d u n q u e in
m o d o duplice: c o m e origine delle «tre concupiscenze» (va-
102
nità, curiosità, o r g o g l i o ) esso spinge ad u n a esaltata af-
103
fermazione di sé e g e n e r a un'aggressiva libido dominandi ;
ma esso è soprattutto p o t e n z a di occultamento, fonte di si-
mulazione e di m e n z o g n a , barriera delirante contro il rico-
104
n o s c i m e n t o delle p r o p r i e inquietanti v e r i t à . E questo il
senso del divertissement, della c o n t i n u a e angosciosa t e n d e n -
105
za d e l l ' u o m o alla distrazione da se s t e s s o .
106
Dagli oscuri recessi del «fondo del cuore» - dirà N i c o l e
- che resta, n o n o s t a n t e ogni legittimo e necessario sforzo dì
conoscenza, parzialmente inaccessibile agli u o m i n i , avvolto
da «abìmes impénétrables» di cui solo lo sguardo divino p u ò
107
conoscere il segreto' , Y amourpropre agisce con la sua insi-
diosa p o t e n z a offuscante e deformante, c r e a n d o u n a scis-
sione s e m p r e p i ù p r o f o n d a tra le illusioni della superficie,
tese soprattutto ad o t t e n e r e il riconoscimento e l'approva-
108
zione degli altri, e le verità del p r o f o n d o .
Al carattere aggressivo e conflittuale dell'Io, in cui consi-

1 0 1
B. Pascal, Pensieri (1670), Studio Tesi, P o r d e n o n e 1986, 455.
,02
' Ivi, 458, 460.
1 0 3
Ivi, 455, 492.
1 0 4
Ivi, 100.
1 0 5
Ivi, 139.
los p M i i Essais de morale (1670-1718), 2 voli., Slatikine, Genève 1971,
c o e j

p. 240.
1 0 7
Ivi, p . 239.
1 0 8
Ivi, p. 233.
E. Pulcini La passione del Moderno: l'amore dì sé 161

steva p e r H o b b e s il pericolo intrinseco alle passioni, si so-


v r a p p o n e u n ' i m m a g i n e medita, destinata ad assumere, nel
percorso delia modernità, s e m p r e p i ù rilievo: quella di un Io
scisso, confuso, lacerato tra i movimenti tumultuosi e s e m p r e
più sfuggenti della propria profondeure la m a s c h e r a illusoria
della surface. In u n a celebre maxime, La Rochefoucauld sì sof-
ferma su questa immagine con g r a n d e acutezza:

L'egoismo [amour propre] è l'amore di sé e di ogni cosa in fun-


zione di sé; rende gli uomini idolatri di se stessi e li renderebbe
tiranni degli altri se la fortuna ne desse loro i mezzi [...]. Non si
può sondare la profondità né penetrare le tenebre dei suoi abis-
si dove, al riparo dagli sguardi più penetranti, compie mille in-
sensibili sotterfugi. Spesso è invisibile anche a se stesso, conce-
pisce, nutre e alleva, senza saperlo', un gran numero di affetti e
di odii, a volte così mostruosi che, quando vengono alla luce, li
disconosce oppure non trova il coraggio di confessarli. Da que-
sta notte che lo occulta nascono le ridicole convinzioni che ha
di sé; di là vengono gli errori, l'ignoranza, la grossolanità e le in-
109
genuità che nutre sul suo conto...

110
C'è u n a «terra incognita» d e l l ' I o nella quale si m u o -
vono forze incontrollabili e tiranniche. L'amour propre n o n
è n e p p u r e un atto dell'Io, osserva a questo proposito Sta-
111
r o b i n s k i ; esso diventa la manifestazione di un Io debole
p e r c h é frammentato e ignoto a se stesso, agito dalle p r o -
prie passioni c h e si sono rese a u t o n o m e e che esso n o n sa
d o m i n a r e p e r c h é n o n le sa, in prima istanza, riconoscere.
«Spesso l ' u o m o crede di guidarsi e invece è guidato - dice
ancora La Rochefoucauld -; e m e n t r e c o n la m e n t e t e n d e
ad u n a meta, il cuore insensibilmente lo trascina verso
112
u n ' a l t r a » . In questa intuizione ante litteram dell' inconscio,

1 0 9
F. de La Rochefoucauld, Massime (1678), Rizzoli, Milano 1978, «Mas-
sime soppresse», 1.
1 , 0
Ivi 3.
,u
J. Starobinski, La Soekefoucauld et les morales substitutives, in «NouveUe
revue francaise», luglio-agosto 1966.
1 1 2
La Rochefoucauld, Massime cit., 43.
162 Storia delle passioni

n e l l ' i m m a g i n e di un Io che, p e r richiamare la metafora


freudiana, n o n è p i ù « p a d r o n e in casa propria», il proble-
ma delle passioni muta, direi, p r o f o n d a m e n t e di segno: il
pericolo insito in esse n o n consiste più nella creazione di
disordine e conflitto, ma nel dare origine ad un senso di
113
scissione e di spossessamento, di opacità a se stessi . La
stessa riflessione sulla passione amorosa, che nel '600 as-
s u m e u n ' i n e d i t a centralità, si inscrive evidentemente in
questo contesto: si pensi soprattutto alla Princesse de Clèves,
p r i m o r o m a n z o psicologico m o d e r n o , in cui l'eroina ri-
fugge dall'amore, c h e ha perso le nobili qualità attribuite-
gli dalla m o r a l e eroico-aristocratica p e r diventare solo u n a
forza accecante ed ingannevole che sottrae all'Io ogni con-
trollo e lo destina alla perdita di sé.
Tutto questo crea un'impasse sul piano etico e politico
che si traduce in soluzioni regressive rispetto alle conqui-
ste individualistiche del contrattualismo. L'assolutismo di
Pascal n o n sarà più fondato, c o m e in Hobbes, su u n a de-
cisione consensuale proveniente dal basso, ma su un ordi-
114
ne assoluto — 1' «ordine della c o n c u p i s c e n z a » - imposto
dall'alto, da politici abili c h e sappiano usare, strumentaliz-
zare le passioni: u n a soluzione c h e riecheggerà in m o d o fu-
nesto n e i regimi totalitari dèi'secoli successivi. ' ->~
Più ottimistica è tuttavia la proposta di Nicole, il quale, ri-
p r e n d e n d o lo schema h o b b e s i a n o , vede nell'amourpropre il
r i m e d i o al male da esso stesso provocato e la possibilità, an-
che in assenza di religione, di fondare uria società b e n ordi-
1 1 5
n a t a . Lo schema p e r ò si complica, laddove Nicole indivi-
d u a n o n solo nel desiderio di autoconservazione, ma a n c o r
p i ù nel «desiderfo di essere amati» la forza capace di con-
trobilanciare l'amour propre inteso c o m e tirannica volontà di

iis c f r . E. Pulcini, L'Io contro se stesso. Il soggetto moderno e l'amore di sé, in


«Iride», 1994, n. 11. . - ^
1 1 4
Pascal, Pensieri cit., 461, 453. •
1 1 5
Nicole, tesai* de morale c i t , p. 241.
£. Pattimi La passione del Moderno: l'amore di sé 163

dominio: il desiderio di a m o r e e di riconoscimento, c h e ne-


gli uomini è più forte della libido dominandi, li spinge a «ma-
1 1 6
scherare», a «dissimulare» il loro cieco a m o r e di s é , tra-
sformandolo in un «amour p r o p r e sage et eclairé» su cui po-
117
ter fondare l'ordine s o c i a l e . Interessante soluzione 'ba-
rocca', quella di Nicole, il cui disincantato ottimismo prelu-
de, come vedremo, a quella «morale dell'interesse» che ac-
113
c o m u n a la riflessione settecentesca .

L'amore di sé, passione societaria

N o n è solo dall'autoconservazione, ma soprattutto dal


desiderio di riconoscimento da parte degli altri u o m i n i che na-
sce d u n q u e la possibilità di correggere le tendenze negati-
ve dell' amour propre. Il passaggio è tutt'altro che trascurabi-
le poiché p r e s u p p o n e un individuo p i ù complesso, preoc-
cupato dell'approvazione e della stima degli altri quanto,
o forse più,, della p r o p r i a sicurezza: un individuo, d u n q u e ,
considerato in p r i m a istanza nella sua imprescindibile in-
terazione sociale.
Sarà Mandeville, che. attraverso Bayle, recepisce la tra-
dizione hobbesiana e giansenista, a sviluppare questo tema
!
nel 700, radicalizzandolo. A differenza di Nicole, egli di-
stingue n e t t a m e n t e l ' a m o r p r o p r i o o preferenza di sé (self-
liking). passione e m i n e n t e m e n t e relativa che scaturisce dal
confronto con l'altro e implica il desiderio di stima, dal-
l'amore di sé inteso c o m e p u r a tendenza biologica all'au-
tocon sensazione (self-love); fonda, anzi, il self-lóve sul self-
liking. cioè il desiderio di preservare la propria vita sulla
predilezione che si ha p e r se stessi rispetto a c h i u n q u e al-
tro, r e n d e n d o così inscindibile la riflessione sulle passioni

1 1 6
M , p p . 242 sgg. • •••
1 1 7
h i . p. 251.
118 Q- _ m Raymond, Du jansénisme à la morale de l'intérét, in «Mercure de
r

France», giugno 1957.


164 Storia dette passioni

119
da quella sulla relazione s o c i a l e . Il gioco delle passioni
è d u n q u e tutto i n t e r n o all'amor p r o p r i o , c h e trova in se
stesso il rimedio ai p r o p r i eccessi. C o m e desiderio di stima
e di approvazione da parte degli altri, che n o n è più, tut-
tavia, il desiderio di a m o r e di Nicole, ma un istinto rapace,
u n a «brama incontrollabile di accaparrare la stima e l'am-
120
mirazione degli a l t r i » , esso spinge gli u o m i n i a modera-
re, o meglio a n a s c o n d e r e , dissimulare, le manifestazioni ec-
cessive dell'orgoglio che possono c o m p r o m e t t e r e l'ordine
121
e la p a c e s o c i a l e . Nel riconoscere gli effetti potenzial-
m e n t e caotici delle passioni, n o n c'è p e r ò in Mandeville,
c o m e nei giansenisti, alcuna c o n d a n n a morale; né egli si li-
mita, c o m e H o b b e s , a d a r n e u n a p u r a legittimazione na-
turale. C'è invece u n o spregiudicato e del tutto inedito ri-
conoscimento delle funzioni vitali e societarie degli appetiti
u m a n i , a n c h e nelle loro manifestazioni p i ù basse ed estre-
m e . Le passioni sono necessarie p e r l'origine della società,
la quale n o n è affatto, c o m e v o r r e b b e r o Shaftesbury e i teo-
rici del maral sense. il risultato di u n a innata 'benevolenza',
122
delle inclinazioni n a t u r a l m e n t e 'virtuose' degli u o m i n i ;
essa nasce, al contrario, dalla molteplicità dei desideri de-
gli u o m i n i (male morale) che r o m p o n o l'innocenza e la
stasi originaria, e dagli ostacoli che essi i n c o n t r a n o nel sod-
123
disfarli (male n a t u r a l e ) . Ma soprattutto, ed è qui la gran-
de novità di Mandeville che segna un decisivo p u n t o di svol-
ta, le passioni sono la fonte della prosperità della società, della
sua ricchezza economica, e di conseguenza della capacità di
espansione e di crescita, del suo sviluppo scientifico e cul-

1 1 9
B. Mandeville, Dialoghi tra Gitomene a Orazio (1729, seconda parte del-
la Favola dette api), Milella, Lecce 1978, p p . 87-92; Id., La favola de/le api
(1723), Laterza, Roma-Bari 1987, p. 133.
1 8 0
Ivi, p. 32.
1 2 1
Ivi, p p . 42 e 249; Id., Dialoghi tra Cleomeme e Orazio cit., p p . 42 sgg.
1 2 2
Id., La favola delle api cit., p p . 229 sgg.
1 2 3
Ivi, p p . 245 sgg. e 266; Id., Dialoghi tra Ckomene e Orazio c i t , p p . 136
sgg. e 181 sgg.
Pulcini La passione del Moderno: l'amore di sé 165

turale e della sua potenza politica. Se si vuole u n a società


ricca e fiorente, bisogna accettare il fatto che le passioni, i
vizi ne sono il principale alimento: dalle «piaghe» e dai
«mostri» che formano il m a g m a degli insaziabili appetiti
124
u m a n i scaturisce il benessere p u b b l i c o . Da vizi privati,
135
derivano pubblici benefici . Avarizia, lusso, invidia, lussuria
e soprattutto orgoglio c o m e molla di quel principale fat-
tore di sviluppo che è il c o m m e r c i o , alimentano la catena
di consumi, di scambi, di circolazione del d e n a r o c h e crea-
n o , secondo la formula c h e sarà di A d a m Smith, la «ric-
126
chezza delle n a z i o n i » . S e g u e n d o i loro interessi, i loro
egoismi, gli individui lavorano al b e n e c o m u n e , senza aver-
lo previsto né coscientemente p r o g r a m m a t o ; senza bisogno
quindi, c o m e p e r la tradizione contrattualista, di un patto
e di u n a decisione razionale fondati sulla rinuncia alle pas-
sioni. N o n c'è infatti alcuna rinuncia, ma solo «dissimula-
zione» degli eccessi delle passioni, sostenuta e completata
127
dall'abile arte del p o l i t i c o che sa adulare l'orgoglio e
spingere gli uomini, attraverso il desiderio di approvazio-
n e , ad u n a sorta di a d a t t a m e n t o progressivo' alla vita socia-
le che elimina i c o m p o r t a m e n t i dannosi e con essa in-
compatibili. Mandeville riconosce d u n q u e la necessità del-
la subordinazione al politico e del rispetto delle leggi qua-
1 2 8
le rimedio alle debolezze u m a n e ; ma, c o m e ha sottoli-
neato D u m o n t , egli conferisce alla sfera economica, alla so-
cietà civile, quella a u t o n o m i a che in Locke era ancora
l2S
soltanto in nuce . U n a sorta di automatico e invisibile mec-
canismo (la « m a n o invisibile» di cui parlerà Smith) regola,
i rapporti economici e sociali c h e ricevono il loro impulso

1 2 4
Id., La favola deBe api cit.. p. 255.
1 2 5
ld., Dialogftt tra Cleomme e Orazio cit., p. 216.
1 2 6
Id., La favola delle api cit., pp. 55 sgg.
1 2 7
Ivi, p p . 25 sgg.
1 2 8
Id.. Dialoghi tra Cleomene e Orazio cit,, p. 192.
1 2 9
L. Dumont, Homo acquali*. Genesi e trionfo deB'ideologia economica (1977),
Adelphi, Milaeo 1984.
166 Storia dette passioni

dalle passioni egoistiche. La conflittualità è n o n solo ineli-


minabile, c o m e .già H o b b e s aveva suggerito, m a , traducen-
dosi in competitività e c o n c o r r e n z a fondate: su: «una sete di
g u a d a g n o e un desiderio inestinguibile di. migliorare la
130
p r o p r i a Condizione» , diventa la molla ineliminabile e fe-
c o n d a di u n a società fiorente - là società mercantile e bor-
ghese nella sua fase eroica — in costante progresso e in gra-
do' di assicurare il' benessere individuale.
Pur' p a r t e n d o da u n a visione pessimistica della natura,
u m a n a , che lo lega a H o b b e s e al pensiero giansenista,
Mandeville o p e r a u n a legittimazione delle passioni, e del-
l ' a m o r e di sé in particolare, c o m e fonti di benessere indi-
viduale e' collettivo, legittimazione c h e p r e l u d e all'ottimi-
s m o settecentesco, nel quale''la rivendicazione dèlie"pas-
sioni e la m o r a l e naturale di Shàfìesbury si f o n d o n o in un
esito n o n privo di ambiguità.
I philosophes s a r a n n o u n a n i m i nell'approvare l'amore di
sé c o m e inclinazione p r e m o r a l e e universale alla ricerca d e l
piacere, o meglio della.felicità. Base di tutte le .affezioni u m a -
n e , l ' a m o r e di sé, afferma D i d e r o t nella voce Passàm del-
V Encyclopédie, è «cet éfat de F a m e q u i F o c c u p e et Faffecte si
vivement p o u r t o u t ce qu'il croit è t t e relatìf à son b o n h e u r
et à sa perfection». Il fine p r i m a r i o d e l l ' u o m o , o, p e r così di-
r e , Il diritto n a t u r a l e p e r eccellenza si è fatto p i ù complesso
e sofisticato: esso n o n consiste p i ù soltanto nella sicurezza
della p r o p r i a t'ite (Hobbes) o nella salvaguardia della pro-
prietà (Locke), ma nella ricerca di felicità, intesa c o m e quel-
lo stato di a p p a g a m e n t o stabile e d u r a t u r o cui la nostra stes-
sa n a t u r a di esseri 'sensibili'' ci r e n d e irresistibilmente incli-
1 3 1
n i . La felicità, c h e H o b b e s aveva visto- c o m e processo e quin-
di c o m e irraggiungibile, è q u i considerata u n o stato, fatto di
un piacere che d u r a e che p a c a t a m e n t e si distende n e l tem-

1 3 0
Mandeville, Lo favola dette api cit., p. 165.
1 3 1
Cfr. R. Manzi, Lìdie du èonkeur éans la Uttéatum et la pensee francaises
au XYIll' siede, Colin, Paris I960'.
E. Pulcini 'La passione del Moderno: l'amore di sé 167

1 3 2
p o . L'amore di sé viene d u n q u e a coincidere cori questo
desiderio c h e tuttavia, ed è qui la p r o f ó n d a differenza da
Mandeville, è inscindibile dalla virtù, cioè da un innato sen-
so del dovere e della responsabilità verso gli altri che r e n d e
133
gli u o m i n i n a t u r a l m e n t e atti alla vita s o c i a l e . La nostra na-
tura, che è i n u i n s e c a m e n t e razionale, ci r e n d e virtuosi e
quindi sensìbili alla felicità collettiva in q u a n t o inseparabile
dalla felicità individuale. L'influenza sul pensiero settecen-
tesco della 'morale naturale' di Shaftesburv, che era stata il
principale bersaglio della critica di Manderille, sfocia nel-
l'ambiguità del concetto di natura, vista c o m e ciò che libera
134
e, allo stesso t e m p o trattiene, r e g o l a l e p a s s i o n i . La riabi-
135
litazione delle p a s s i o n i , legata alla matrice sensistico-ma-
terialistica del pensiero settecentesco, avviene infatti attra-
verso u n a loro edulcorazione e un-loro indebolimento: più
esattamente attraverso u n a loro riduzione a 'sentiménti', a
stati emotivi intermedi tra ragione e passione, posti ad ugua-
le distanza dalla rigida austerità della prima e dai pericolosi
136
eccessi della s e c o n d a .
Se si libera dei suoi eccessi, vale a dire se tiene conto
dell'esistenza degli altri, l ' a m o r e di sé, che è la fonte stes-
sa delle passioni, diventa allora il f o n d a m e n t o di u n a feli-
ce convivenza sociale.

Che una società possa costituirsi ed esistere senza l'amore di


sé - dice Voltaire — è altrettanto impossibile che il fare figli sen-
za concupiscenza o pensare a nutrirsi senza appetito. È l'amore
di noi stessi ad alimentare l'amore, [degli altri; sono i n o s t r i reci-

1.32 I,'Enciclopédie ou Dktkmnaire raisonné des sciences, des aris et des métiers
(1751-76), a cura di D. Diderot e d'Alembert, Readex Compact Edition, New
York 1965, voce Bonheur.
1 3 3
Ivi, voce Verta.
1 3 4
Cfr. J. Ehrarcl. L'idée de nature: en France à l'aube des Lumières, Flamma-
rion, Paris 1970. ' -
1 3 5
Cfr. D, Diderot, Pensieri filosofici (1746), in Id., Open filosofiche, Feltri-
nelli, Milano 1963. -
1 3 6
L'Encyclopédie c i t , voce Passioni cfr. Manzi, L'idée du bonheur cit.; Eh-
rard. L'idre de nature en France cit.
168 Storia dette passioni

proci bisogni a renderci utili al genere umano: è questo il fon-


137
damento di ogni commercio, l'eterno vincolo degli uomini.

A n c h e q u a n d o , nella seconda m e t à del secolo, l'amore


di sé assume un significato più dichiaratamente utilitaristi-
co, c o m e mostra l'uso s e m p r e p i ù frequente del t e r m i n e
'interesse', il nesso tra b e n e individuale e b e n e collettivo
resta al c e n t r o della riflessione morale e politica. Se è ve-
ro, c o m e mostra Helvétìus nella sua radicale d e n u n c i a del-
l'interesse come motore u n i c o delle azioni u m a n e , che
ogni m o r a l e e ogni legislazione n o n possono che fondarsi
su di esso, è a n c h e vero c h e l'interesse personale viene tan-
to più realizzato q u a n t o più si conforma all'interesse ge-
138
n e r a l e . Il vero interesse - dirà d ' H o l b a c h - da distin-
guersi dall'egoismo, è quello che tiene conto dell'utilità pro-
pria ed altrui, è quello che sa riconoscere nella felicità de-
139
gli altri la condizione ineliminabile della p r o p r i a .
Le contraddizioni lasciate aperte dall'ambìguo concet-
to settecentesco dì natura troveranno, c o m e sappiamo, u n a
risposta risolutiva nella fondazione kantiana di u n a mora-
le a u t o n o m a da ogni finalità utilitaristica o eudemonistica;
l'individuo egoista che persegue questi fini, p r e o c c u p a t o
solo del p r o p r i o utile e della propria felicità, si p o n e infat-
140
ti agli antipodi della m o r a l e , la quale deve essere invece
a u t o n o m a da tutto ciò c h e appartiene alla sfera delle in-
clinazioni, dei bisogni, delle passioni u m a n e . Radicalmen-
te c o n d a n n a t e c o m e «cancro della ragion pratica», c o m e
forze patologiche simili a l a malattia e alla follìa, capaci di
141
r i d u r r e gli u o m i n i in schiavitù , le passioni e tutto quan-

1 3 ? Voltaire, Lettere filosofiche (1734), in Id., Scritti filosofici, Laterza, Bari


1972, p . 97.
1 3 s
OA. Helvétìus, Dello spirito (1758), Editori Riuniti, Roma 1970.
1 3 9
P.H. d'Holbach, La morale universette (1776), Forman Verlag, Stuttgart-
Bad Cannstatt 1970, sez. I, cap. 5.
1 4 0
I. Kant, Antropologia pragmatica (1798), Laterza, Roma-Bari 1985,1, i.
§ 2.
1 1 1
Ivi, I, in, §§ 73, 74, 80 e 81.
E. Pubim IM passione del Moderno: l'amore di sé 169

to pertienc alla sfera dell'antropologia n o n devono in al-


cun m o d o condizionare i principi c h e regolano l'agire mo-
rale, fondato u n i c a m e n t e sul dovere e sul rispetto della leg-
ge, secondo regole universalmente valide dettate da u n a ra-
142
gione n o n s t r u m e n t a l e . E ciò spiega p e r c h é la p i ù stre-
n u a difesa dell'autonomia individuale sia perfettamente
compatibile in Kant, c o n la critica dell'egoismo.
Ma p u r r e s t a n d o all'interno di u n a visione e u d e m o n i -
stica, l'ambiguità del concetto di natura, passionale e vir-
tuosa ad un t e m p o , lascia in p a r t e irrisolto, nei. philosophes,
il p r o b l e m a di ciò che fonda il legame sociale, la m u t u a di-
p e n d e n z a tra gli individui. Affidata alla naturale capacità
di un a m o r e di sé illuminato di originare la virtù, ad un de-
bole intreccio tra utilitarismo e moralismo, l'interrelazione
tra a m o r e di sé e a m o r e degli altri, tra interesse particola-
re e interesse generale, assume tratti vagamente utopici che
s a r a n n o oggetto, c o m e è n o t o , della critica rousseauiana.
Il p r o b l e m a della traduzione d e l l ' a m o r e di sé in un prin-
cipio di cooperazione sociale, p r o b l e m a evidentemente
cruciale in u n a società, mercantile e borghese, che ha bi-
sogno di fondare sul riconoscimento d e i diritti e delle pas-
sioni individuali la possibilità della coesione sociale, assu-
m e b e n altro spessore i n u n autore che p u r e condivide c o n
i philosophes l'ottimismo antropologico.. P r e n d e n d o critica-
m e n t e le distanze sia dal selfìsh system, di Mandeville sia dal-
la teoria del 'senso m o r a l e ' di Shaftesbury e Hutcheson,
Adam Smith riesce a fondare su altre basi quell'integra-
zione tra l ' a m o r e di sé e l'interesse collettivo, che sarà poi
a f o n d a m e n t o della nuova scienza della economia politica. La
sua teoria p r e s u p p o n e la svolta h u m e a n a , consistente nel
s u p e r a m e n t o del dualismo- tra sentimenti egoistici e senso-
morale attraverso il riconoscimento, fondato su un criterio
empirico di utilità sociale, della coesistenza di a m o r e di sé

1 4 8
Id., Fondazione della metafisica dèi costumi (1785), Laterza, Roma-Bari
1988.
1
170 Storia delk passioni

143
e b e n e v o l e n z a . Smith condivide questo assunto ed a p r e
la-sua Teoria -dei-sentimenti morali riaffermando la coesistèn-
za, n e l l ' u o m o , di sentimenti egoistici dà un lato e-di pietà,
umanità, benevolenza dall'altro. Tuttavia, n o n è la b e n e -
volenza c h e p u ò limitare la forza e l'arroganza dell'amore
1 4
di sé (self-ktve) * ; la soluzione è m o l t o p i ù complessa, ed'è
affidata ad u n a sorta di giudice i n t e r n o , ad u n o «spettato-
145 ; :
re i m p a r z i a l e » c h e sappia porsi a d uguale distanza tra
n o i e gli altri e possa quindi ricondurci al grado «appro-
priato» di ogni passione, rappresentato p r o p r i o da quel
p u n t o i n t e r m e d i o di integrazione tra a m o r e di sé e b e n e -
146
volenza in cui si coagula il g r a d o dì accordo' s o c i a l e . At-
traverso la «simpatia», che è «il sentimento di partecipa-
147
zione p e r ogni p a s s i o n e » , lo spettatore imparziale p u ò ,
in virtù del suo distacco dall'intensità della passione origi-
naria, identificarsi con il grado intermedio di ogni passio-
ne, quello cioè che è socialmente d e g n o di approvazione.
L'Io appassionato ed agente trova d u n q u e il proprio limi-
148
te nell'Io s p e t t a t o r e che lo giudica e lo spinge, in virtù
del bisogno di approvazione sociale — peraltro inseparàbi-
le, diversamente che in Mandeville e nei giansenisti, dal bi-
149
sogno di a u t o a p p r o v a z i o n e -, ad agire eticamente, ren-
d e n d o così possibile quella integrazione tra a m o r e di sé e
benevolenza che fonda la coesione sociale. Risultato di
questa integrazione è l ' « u o m o p r u d e n t e » dotato delle qua-
lità e virtù d e g n e della completa approvazione dello spet-
150
tatore i m p a r z i a l e : operosità, frugalità, sacrificio dei pia-

D. fiume, Ricerca sui principi detta monde (1752), in Id., Opere, Later-
1 4 3

za, Bari 1971, voI= II, pp. 318 sgg.; Id., Trattato sulla natura umana (1740), La-
terza, Roma-Bari 1982, voi. II, p. 514.
1 4 4
. A. Smith, 'Teoria, dei sentimenti-morali.(17B9), Istituto dell'Enciclopedia
1 ;
Italiana, Roma 1991, pp, HO sgg. e 178. ' - ' -• '
1 4 5
Ivi, p. .173. .J
1 4 6
Ivi, p p . 28 e 178 sgg.
1 4 T
Ivi, p. 8.
1 4 8
Ivi, p. 153,
1 4 9
Ivi, p p . 149 sgg-, 154- sgg. e 171.
1 5 0
Ivi, p p . 288 sgg.
£. Pulcini La passione del Modemù: l'amore di sé 171

ceri presenti in funzione di maggiori piaceri futuri, atten-


ta valutazione delle p r o p r i e scelte, desiderio di un costan-
te miglioramento unito a quello di u n a vita sicura e tran-
quilla, sono il sintomo inequivocabile di u n a cura di sé che
si intreccia inevitabilmente con l'interesse degli altri. Nel
perseguire il p r o p r i o interesse, l ' u o m o p r u d e n t e , in cui
possiamo riconoscere l'incarnazione smithiana del Pro-
meteo-, è i n d o t t o inevitabilmente, attraverso il sentimento
comparativo della simpatia, a t e n e r e c o n t o dell'interesse
degli altri, della cui cooperazione e del cui aiuto, nella so-
151
cietà civile, egli ha costantemente b i s o g n o . Diventa visi-
bile qui il legame tra la teoria etica della simpatìa e la teo-
ria economica dell'armonia degli interessi sviluppata da
Smith nella Ricchezza delle nazioni: l ' a g i r e d e l l ' u o m o pru-
d e n t e , che scaturisce dalla interazione tra a m o r e di sé e be-
nevolenza, sembra rispondere perfettamente alla logica
economica dello scambio e del mercato, ispirata al princi-
pio della reciproca utilità, in virtù della quale l'interesse
del singolo, indissolubilmente correlato a quello degli altri
in q u a n t o possessori e p r o d u t t o r i di beni, sfocia nella crea-
zione del benessere c o m u n e e della ricchezza economica.
N o n bisogna inoltre dimenticare che lo scambio g e n e r a
quella 'divisione del lavoro* dalla quale deriva l'incremen-
to della capacità produttiva della società e quindi la sua
132
opulenza e il suo costante p r o g r e s s o . L'inscindibile con-
nessione di etico ed economico r e n d e certo discutibile ve-
d e r e in Smith il teorico p e r eccellenza di q u e l l ' a u t o n o m i a
dell'economico, peculiare della società m o d e r n a nella sua
153
fase più m a t u r a , p e r la quale bisognerà aspettare presu-
mibilmente Marx e la sua teoria del capitalismo. È tuttavia
innegabile che la sfera economica, che in Locke aveva as-

1 5 1
I d , La ricchezza delle nazioni (1776), Utet, Torino 1975, p. 93; Id-, Teo-
ria dei sentimenti morali cit., p p . 114 sgg.
132
I<jL, La ricchezza dette nazioni cit., p. 9 1 .
, • • Cfr. A. Zaaini, Genesi imperfetta.. Il governo dette passioni in Adam Smith,
153

Giappichelli, Torino 1995.


172 Storia dette passioni

sunto u n a sua p r i m a consistenza separata dal politico e che


in Mandeville si presentava c o m e un sistema autoregolan-
tesi, si configura qui in tutta la sua piena estrinsecazione e
nella sua logica i n d i p e n d e n t e . C o n Smith si ha infatti il de-
finitivo declino della coincidenza tra società civile e società
politica, di cui il contrattualismo, già oggetto della esplici-
154
ta critica h u n i e a n a , aveva fatto il suo p u n t o di forza, de-
l e g a n d o alla sfera politica la soluzione del p r o b l e m a della
coesione sociale. La società n o n è più il risultato della de-
cisione razionale di individui che, r i n u n c i a n d o alle proprie
passioni, affidano all'istituzione politica la gestione della si-
curezza o la difesa della proprietà e della vita; ma è l'effet-
to spontaneo di un gioco delle passioni che, al di là di ogni
scopo intenzionale, sfocia, c o m e se fosse regolato da u n a
155
«mano invisibile» , in un progressivo i n c r e m e n t o della
ricchezza. Nucleo di questo processo è ancora l'amore di
sé, sia p u r e corretto dalla simpatia e dall'indispensabile in-
156
treccio degli i n t e r e s s i . Esso si presenta in Smith c o m e
l'impulso f o n d a m e n t a l e al miglioramento' costante e illi-
mitato della p r o p r i a condizione, il f o n d a m e n t o dello scam-
bio, e di conseguenza lo stimolo alla p r o d u z i o n e del vaio-
157
re e della r i c c h e z z a : in u n a parola c o m e la passione p e r
eccellenza di u n a società mercantile e concorrenziale pie-
n a m e n t e dispiegata, che trova nell'articolazione competi-
tiva degli interessi la matrice della p r o p r i a coesione e il cri-
terio regolativo del p r o p r i o sviluppo.
Tutto questo ha consentito di vedere n e l l ' e c o n o m i a po-
litica, a n c o r più che nell'utopismo dei philosophes, il fonda-
158
m e n t o del m i t o illuministico del p r o g r e s s o : massima e fi-
nale espressione di quella fiducia nelle illimitate possibilità

1 5 4
I lume, Trattato sulla natura umana cit., voi. II, pp. 517 e 573 sgg.
1 3 5
Smith, La ricchezza delie nazioni cit., p. 584.
io» (jf JJ _ Lecaldano', L'amore di sé in A. Smith: verso una teoria pluralistica
r

della motivazione, in «Iride», 1994, n. 11.


1 5 7
Smith, La ricchezza dette nazioni cit., p. 92.
,m
Cfr. Ch. Lasch, .11 paradiso in terra. R progresso e la sua critica (1991), Fel-
trinelli, Milano 1992, p p . 47 sgg.
li Pulcini La passione del Moderno: l'amore di sé 173

u m a n e con cui la m o d e r n i t à aveva inaugurato il p r o p r i o


progetto, dilatando all'infinito i confini del t e m p o e legit-
t i m a n d o il diritto d e l l ' u o m o a sapere, a desiderare, a mo-
dificare incessantemente la n a t u r a . L ' a m o r e p e r la gran-
dezza, la ricchezza, il p o t e r e - dice Smith -, sia p u r e in-
gannevole, perfeziona la vita e p r o d u c e sviluppo:

I piaceri della ricchezza e della grandezza [...] colpiscono


l'immaginazione come qualcosa di grandioso, bello- e nobile, cui
vale la pena di .giungere pur attraverso tutta l'ansia e la fatica che
così spesso- comportano-. Ed è un bene che la natura ci inganni
in tal modo-. È questo inganno che risveglia e mantiene in movi-
mento continuo l'operosità umana. Inizialmente, questo spinse
l'uomo a coltivare la terra, a costruire case, a fondare città e co-
munità, a inventare e perfezionare tutte le scienze e le arti che
159
nobilitano e abbelliscono la vita...

Nell'individuo operoso che, stimolato' dalle p r o p r i e pas-


sioni, sa creare valore e ricchezza p r o m u o v e n d o il costan-
te miglioramento della p r o p r i a condizione e lo sviluppo
della società, si p e r d e inoltre l'elemento di angoscia e di
insicurezza che caratterizzava il P r o m e t e o hobbesiano: fi-
gura lacerata e conflittuale, in cui ancora trasparivano le
ambivalenze del M o d e r n o , l'inquieta -collocazione dell'in-
dividuo tra debolezza e potenza, tra perdita e conquista.

Da Prometeo a Narciso

Ma la figura prometeica d e l l ' u o m o p r o m o t o r e di p r o -


gresso e dì ricchezza, e -quindi fautore della p r o p r i a felicità,
che l'economia politica e l'illuminismo filosofico avevano
spinto al più alto livello di esaltazione, diviene il bersaglio
della critica rousseauiana che segna la crisi dei miti dell'età
m o d e r n a . P r o m e t e o diventa il simbolo dell'orgoglio u m a -

1 5 9
Smith, Teoria dei sentimenti morali cit., p. 247.
174 Storia delk passioni

1 6 0
no c h e ha voluto infrangere i limiti saggiamente imposti
dalla natura, p r o d u c e n d o , insieme allo sviluppo delle scien-
ze e delle arti, n o n un i n c r e m e n t o della felicità e del benes-
sere, ma solo corruzione, inautenticità, conflitti e timori re-
ciproci. In virtù della sua innata facoltà di perfezionamento,
l ' u o m o esce dalla condizione di innocenza, libertà e ugua-
glianza dello stato di natura, nel quale è mosso da un amo-
re di sé p u r a m e n t e autoconservativo e si accontenta della
semplice soddisfazione di bisogni elementari, per entrare
nella spirale di illibertà e di disuguaglianza prodotta dallo
sviluppo della società civile, in cui d o m i n a n o passioni inna-
161
turali e fittizie . E la società, asserisce Rousseau o p p o n e n -
1 6 2
dosi a H o b b e s , a p r o d u r r e V amor proprio, sentimento «re-
163
lativo» e «artificioso» , che strappa gli uomini all'indolen-
te felicità naturale e li spinge alla rivalità e alla concorrenza,
ad u n a crescente d i p e n d e n z a reciproca tale da p r o d u r r e la
scissione tra T'essere' e T'apparire', alla compulsiva neces-
sità, di superare l'altro in ricchezza, merito, potenza, bellez-
164
z a . M e n t r e l'uomo- selvaggio si p r e o c c u p a solo della pro-
pria autoconservazione cullandosi n e l l a quiete i n t a t t a della
condizione originaria, l ' u o m o civile si fa d o m i n a r e da que-
165
sta «passione d e l fuori» ,, che lo spinge a vivere in funzio-
ne dello sguardo dell'altro, c o n d a n n a n d o l o all'inquietudine
1 6 6
e all'ansiosa ricerca di false m e t e . Il gioco delle passioni,
c h e in H o b b e s era risolto dalla società politica e che in Man-
deville e Smith rappresentava il presupposto stesso di u n a

, 6
° J..-J. Rousseau, .Discorso sulle scienze e le arti (1750), in Id-, Sentiti poBtki,
Utet, Torino 1970, p. 224. "
1 6 1
Id., Discorsa sull'origine e ì fondamenti dell'ineguaglianza -(1755), in Id..,
Scritti politici eh.
1 6 1
ivi, p p . sio-31 i. '•'
' M , nota VII, p.- 367; Id., Rousseau juge defean-facqu'es. Dialogues (1789),
1 6 3

in Id., Oeuvres computa, voi. L Gallimard, Paris 1959, p. 669- ' ; ; . .:.
1 6 4
Id., Discorso sull'origine e i fondamenti dell'ineguaglianza c i t , p p . 332-333.
1 6 5
-Cfr. j. Starobinski, Introduci ion a J.-J. Rousseau, Discoérs sur l'origine et
ks fondements de l'inegalité, in Id., Oeuvres complèta, voi. III, Gallimard. Paris
1964, p. LXI.
Rousseau,DisconostM'origineeifondumenMdeU'ineguagHanzacit, p. 350.
E. Pulcini La passione del Moderno: l'amore di sé 175

fiorente società economica» è invece in Rousseau l'esito ne-


gativo' di u n a società corrotta, la quale mostra i primi segni
di quella profonda alienazione che sarà al c e n t r o della ri-
flessione marxiana e della critica otto-novecentesca della so-
cietà borghese-,.
Poiché il male viene dall'esterno l ' u o m o p u ò , tuttavia,
«rientrando in se stesso», ritrovare quella n a t u r a originaria
soffocata dalle successive incrostazioni e distorsioni prodot-
te dal progresso sociale, p u ò cioè ricondurre l ' a m o r p r o p r i o
all'amore di sé; n o n n e g a n d o le passioni d u n q u e , ma ripor-
tandole al loro n u c l e o naturale ed autentico, p e r ritrovare
così la fonte primigenia del bonheur e dell'ordine, della fe-
167
deltà a se stessi e della l i b e r t à . C o n t r o il facile ottimismo
dei philosophes, ciò richiede u n o 'sforzo', u n a lotta con se
stessi, c o m e m o s t r a n o i difficili percorsi di Emile e di Julie
nella Nuova Eloisa: guidati dalla voce interna della n a t u r a
che li richiama al senso del limite e deli'autoconservazione,
essi sanno sottoporre la loro passione amorosa ad un pro-
cesso di trasformazione interna che prelude n o n solo alla fe-
licità individuale ma anche alla costruzione di un più giusto
ordine sociale. Come Spinoza e contro Hobbes. Rousseau
c o n c e d e agli u o m i n i la chance di cambiare, che in lui vuol di-
re essenzialmente ritrovarsi, saper riconoscere la parte au-
tentica di sé, rimasta intatta sotto le deformazioni e le sovra-
strutture p r o d o t t e da u n a società ingiusta ed alienante. L'ot-
timismo politico, là fiducia nella possibilità della società de-
mocratica disegnata nel Contratto sociale, trova il p r o p r i o fon-
d a m e n t o nella fiducia antropologica e morale, nella confi-
gurazione di individui capaci di uscire vittoriosi dall'espe-
rienza del male e della perdita di sé prodotta dalle passioni.
Ma i percorsi dei d u e 'eroi' rousseauiani sfociano, c o n
168
la separazione di Emile e S o p h i e e la m o r t e di Julie, in

1 6 7
Id., Emilio (1762), Armando, Roma 1981, pp. 329 sgg.
1 ? s
Id., Emik et, Sophie, in Id., OeUvres compiè'.es. voi. IV, Gallimard, Paris
1969.
176 Storia delie passioni

un sia p u r parziale fallimento, sintomo della p r o f o n d a sfi-


ducia che si cela, n o n o s t a n t e tutto, dietro l'ottimismo di
169
R o u s s e a u ; il quale sembra voler suggerire che la lotta
dell'individuo per vincere sulle proprie passioni e dar vita
ad un o r d i n e sociale ideale è impari, e destinata alla scon-
fitta. Il 'ritorno a sé", che resta il topos costante del pensie-
ro rousseauiano, si separa s e m p r e di più da ogni progetto
morale e politico e diventa, con gli scritti autobiografici,
anelito alla solitudine e rinuncia al m o n d o . Rousseau/Jean-
Jacques fugge sia dalla forza inarginabile dei p r o p r i desi-
deri sia dai conflitti e dall'ostilità del m o n d o esterno, riti-
randosi nella quiete edenica dell'isola di Saint-Pierre, nel-
la quale egli p u ò , l o n t a n o dal «triste corteo» delle passio-
1 7 0
ni della società civile, rifugiarsi nel porto- immaginario-
delia rèverie, «senza alcun sentimento di privazione o di
gioia, di piacere o di p e n a , di desiderio o di timore, eccet-
171
to quello della p r o p r i a esistenza...» . L'amore di sé, che
in u n a p r i m a fase costituiva la via regia p e r la formazione
del soggetto morale e di u n a società b e n ordinata, diventa
1
poi fine a se stesso , entropico ripiegamento nella stasi apa-
tica di u n a introversione che esclude totalmente gli altri e
si compiace di u n a delirante autosufficienza: «Di che cosa
si gioisce in u n o stato simile? Di nulla che sia esteriore, di
n i e n t e se n o n di se stessi e della p r o p r i a esistenza; finché
d u r a questa condizione, siamo sufficienti a n o i stessi, c o m e
172
D i o » . All'estroverso slancio prometeico che sfocia nel con-
flitto, nell'alienazione e nell'infelicità, Rousseau o p p o n e
un brusco movimento centripeto, u n a disperata ricerca di
autenticità e di fedeltà a se stessi, a p p r o d a n d o così ad u n a
sorta'di a u t o c o m p i a c i m e n t o narcisistico, c h e finisce per ri-

1 6 9
Cfr. E. Pulcini, Amour-passion e amore coniugate. Rousseau e l'origine di
un conflitto moderno, Marsilio, Venezia 1990.
1 7 0
J.J. Rousseau, Le fantasticherie del passeggiatore solitario (1782), Rizzoli,
Milano 1979, Vili, p. 309.
1 7 1
Ivi, V, p. 263.
1 7 2
Ivi, V, p. 264; cfr. Pulcini, Amour-passion e amore coniugakàt., parte III,
cap. 1.
E. Pulcini La passione del Moderno: l'amore dì sé 177

d u r r e gli altri, c o m e e m e r g e soprattutto nei Dialoghi, a fan-


tasmatica e distorta fonte di rispecchiamento delle proie-
zioni dell'Io.
Egli ci mostra d u n q u e l'emergere di u n a forma di sog-
gettività, quella narcisistica, destinata a diventare e g e m o n e
nella realtà c o n t e m p o r a n e a , dove assumerà forme s e m p r e
173
più d e g r a d a t e e p a t o l o g i c h e . Ma ciò che è più impor-
tante, Rousseau ci rivela, sia p u r e implicitamente, che l'Io
narcisistico nasce c o m e reazione ai guasti e alle illimitate
pretese di un Io p r o m e t e i c o e strumentale, teso unica-
m e n t e alla conquista del m o n d o ed incapace di riconosce-
re il bisogno, altrettanto p r e p o t e n t e , di interiorità, di cura
intima di sé, di pacificante aspirazione al « p u r o sentimen-
to dell'esistenza». Dalla sua inquietudine e dalla sua ri-
n u n c i a possiamo cogliere il prezioso suggerimento che i
d u e aspetti, P r o m e t e o e Narciso, figure simboliche di d u e
diverse modalità della vita emotiva, dell'amore di sé che ca-
ratterizza l'individuo m o d e r n o , n o n riescono ad integrar-
si, destinati anzi ad u n a progressiva divaricazione che esa-
spera gli aspetti negativi di e n t r a m b i favorendone gli svi-
luppi patologici. Ed è in questa, impossibile, o fallita, inte-
grazione che forse possiamo cogliere l'origine di quello
che è stato r e c e n t e m e n t e definito il «disagio» della m o -
174
dernità .

BIBLIOGRAFIA

Il s a g g i o verte prevalentemente sull'analisi d i testi filosofici tra


"600 e '700, per i quali si veda:
P. Corneille, Théàlre, 2 voli., Garnier-Fianvrnarion, Paris 1980.
R. Descartes, Il discorso sul metodo (1637), in Id.. Opere filosofiche, U l e t ,
Torino 1969.

1 7 3
Cfr. Ch. Lasch, La cultura del narcisismo (1979), Bompiani, Milano
1981; Taylor, Il disagio della modernità ciL
1 7 4
Cfr. ivi.
178 Storia delle passioni

R. Descartes, Meditazioni metafisiche sulla filosofia prima (1641), in Id.,


Opere filosofiche cit. , ,
R. Descartes, Le passioni dell'anima (1649), in. Id., Opere filosofiche cit.
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Per l'interpretazione del pensiero filosofico degli autori trattati


si vedano in particolare:
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P. Bénkhou, Morali del Grand Siede (1948), Il Mulino, Bologna, 1990.
N. Bobbio, Hobbes e il giusnaturalismo, in Id., Da Hobbes a Marx, Mo-
rano, Napoli 1965. .,
N. Bobbio-, R modello gmsnaturuUsHco, in N-. Bobbio- e M, Bovero, So-
cietà e Stato nella filosofia politica moderna, Il Saggiatore, Milano
1979.
R. Bodei, emometria delle passioni. Paura, speranza, felicità: filosofia e uso
politico, Feltrinelli, Milano 1991.
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Giappichelli, Torino 1995.

Fra i testi utili per una teoria del «Moderno» si segnalano:


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G. Bataille, La sovranità (1976), Il Mulino, Bologna 1990.
H. Blumenberg, La legittimità dell'età moderna (1966), Marietti, Ge-
nova 1992.
H. Blumenberg, Elaborazione del mito (1979), Il Mulino, Bologna
1991.
L. Dumont, Homo aequalis. Genesi e trionfo dell'ideologia economica
(1977), Adelphi, Milano •1984.
S. Freud, Considerazioni attuali sulla guerra e sulla morte (1915), in Id.,
Opere, voi. VIII, Boringhieri, Torino 1976.
S. Freud, Il disagio della civiltà (1929), in Id., Opere, voi. X , Borin-
ghieri, Torino 1978.
S. Freud, Perché la guerra (1932), in Id., Opere, voi. XI, Boringhieri,
Torino 1979.
A. Gehlen, L'uomo. La sua natura e il suo posto nel mondo (1978), Fel-
trinelli, Milano 1983.
Ch. Lasch, La cultura del narcisismo (1979), Bompiani, Milano 1981.
Ch. Lasch, È paradisa in terra. Il progresso e la sua critica (1991), Fel-
trinelli, Milano 1992.
A. Laurent, Storia dell'individualismo (1993), Il Mulino, Bologna 1994.
Ch. Taylor, Radici dell'Io (1989), Feltrinelli, Milano 1993.
Ch. Taylor, Il disagio della modernità (1991), Laterza, Roma-Bari 1994.
M. Weber, L'etica protestante e lo spirito del capitalismo (1922), Sansoni,
Firenze 1977.
LA PASSIONE D'AMORE
E LA SCRITTURA ROMANTICA

di Antonio Prete

Che arte difficile è l'amore! Chi la sa capire?


e chi p u ò n o n seguirla?
LETTERA DI SOSETTE CONTATO A H Ò L D E R U N

U n a premessa. La scrittura che diciamo romantica è un


c a m p o di tensioni, e rappresentazioni, e stili, così impe-
tuosamente multiforme che solo un artificio la p u ò ridur-
re e n t r o u n a m a p p a ordinata di teorie e t e n d e n z e . Q u e l
che segue, d u n q u e , è solo u n o dei possibili attraversamen-
ti: un intrattenimento, o, per riferirsi al senso p r i m o e n o n
ambizioso' di u n a parola, un 'essai*, un assaggio,, -
U n a prima delimitazione temporale p u ò c o m p r e n d e r e
la scrittura che, nelle forme p r o p r i e del romanzo, della
poesia, del teatro, della trattazione teorica, della lettera, del
diario - e nella critica attiva di quelle stesse forme - sì esten-
de tra il Werther di Goethe (1774) e YEvgenij Onegin di
Puskin (1833), p e r indicare d u e eventi p e r ragioni diverse
esemplari. Ma si p o t r e b b e assumere c o m e lontana pre-
messa La Nouvelle Hélwse di Rousseau e c o m e c o m p i m e n t o
- a sua volta i n a u g u r a n t e un nuovo t e m p o - Madame Bo-
vary di Flaubert. Un p r i m a e un d o p o c h e resterà sullo sfon-
do dell'indagine. La scrittura romantica - e all'espressione
n o n si dà q u i altro compito che quello amplissimo di ser-
vire da definizione di u n ' e p o c a - fa i r r o m p e r e il tragico nel-
182 Storia delk passioni

la settecentesca strategia sentimentale e nello "stesso- t e m p o


a n n u n c i a la m o d e r n a fisiologia analitica del sentimento.
Per quell'esperienza la topica delle passioni ha un suo
luogo privilegiato, un suo experimentum ed e m b l e m a : la pas-
sione d'amore. Nel suo cerchio - teoretico e poetico e musi-
cale - si approfondisce u n a fenomenologia del sentire, si di-
spiega un'analisi del desiderio, della sua infinita apertura e
incolmabilità, del suo p e r e n n e stato di scacco. P r e n d e for-
ma u n ' i d e a di feiicità come luogo d'impossibile a p p r o d o ,
c o m e luogo da cui sì è s e m p r e in esilio. Le idee di bellezza
e di sublime m u o v o n o verso u n a loro contaminazione, o ca-
duta, o dissacrazione. Lo sguardo sui moti dell'animo da
esaltato e avventuroso si fa ironico e indolente. Infine, in
questo stesso cerchio, si p o n e la questione di poetica che i
romantici sentono- con g r a n d e forza: come dire l'amore, co-
me dire ciò che ha p e r suo c o n t e n u t o p r o p r i o l'insonda-
bile, l'oscuro, i l - n o n riducibile-a'ragionevole e c o m p i u t a
descrizione? Con quale linguaggio r a p p r e s e n t a r e il limite
del linguaggio?
In questa- scrittura d e l l ' a m o r e — nelle sue inconciliate
forme -, in questo l u n g o racconto e d o c u m e n t o e sogno,
si p u ò sostare s e g u e n d o il costituirsi di alcune figure, di al-
cune trame interrogative: nelle tre diramazioni principali
del dire, c h e s o n o la meditazione o trattazione d ' a m o r e , il
romanzo- d ' a m o r e , la poesia d ' a m o r e . Passaggi - c o n tim-
bri propri, certo, ma soltanto passaggi - di quel discorso amo-
roso che dal Simposio di Platone in poi interroga un paese
che si -distende tra sapere e n o n sapere, tra scienza e igno-
ranza, u n - p a e s e c h e si confronta con tutti i- riverberi, con
tutte le iridescenze dell'acro, della sua immagine, della sua
presenza-assenza. In questa g r a n d e scena - in cui s o n o con-
tigui esperienza e metalinguaggio, racconto e -analisi, e m o -
zione e teoresi — Il discorso romantico sulla passione amo-
rosa n o n è che u n a variazione, u n a stazione: ma la sua lin-
gua, i suol segni n o n s o n o a noi estranei. A p p a r t e n g o n o ,
ancora oggi, al n o s t r a orizzonte.
A. Prete La passione d'amore e la scrittura romantica 183

Ragionamento d'amore '

N o n c'è u n a teoria romantica dell'amore. Sono l o n t a n e


le antiche dottrine d ' a m o r e : sostegno di trovatori e stilnovi-
sti, affanno teorico di petrarchisti e neoplatonici rinasci-
mentali. A n c h e se alcuni frammenti di quel 'ragionar d'a-
m o r e ' si possono ancora ritrovare in molti testi, soprattut-
to poetici (non è ancora del tutto esaurita la funzione di
Petrarca aucior e maestro d ' a m o r e ) . Siamo piuttosto di
fronte a un g r a n d e impulso alla descrizione, alla descrizione
del sentire: il nuovo paesaggio è un'interiorità smossa, in-
quieta, nebbiosa. U n a descrizione che n o n cerca un fon-
d a m e n t o al dire: né teologico né metafisico. Ma incontra
sul suo c a m m i n o teoretico l'illimitato e il nulla, sul suo
c a m m i n o etico il sogno e l'azzardo.
La riflessione n o n cerca il luogo classico del trattato, ma
trascorre nella lettera,, nel verso, nel Lied, nel diario, nella
narrazione. La confidenza si fa teoria. La confessione co-
noscenza. Il sogno sapere. Meditazione d ' a m o r e ed espe-
rienza amorosa h a n n o la stessa lingua, lo stesso respiro. In
questo senso davvero c'è. discorso amoroso: un dis-correre,
trans-correre, del sapere in regioni inesplorate, in zone
oscure dell'animo, al di fuori di statuti e recinti del dire già
nominati, già disciplinati. ( Q u a n d o Freud dirà d'aver ap-
preso nella sua ricerca dai poeti, è in particolare ai ro-
mantici che si riferirà.) N o n c'è u n a forma delegata alla
trattazione teorica. De l'amour ài Stendhal è. insieme, sag-
gio e racconto, diario e analisi, cronaca m o n d a n a e cata-
logo di figure proprie dell' amour-passion (il p r i m o incon-
tro, il colpo di fulmine, l'addio, la gelosia, la confidenza e
il segreto, l'orgoglio, il coraggio, la guerra degli sguardi, il
p u d o r e , ecc.). Nelle lettere di Hólderlin e Susette Contard
c'è u n a tensione di conoscenza amorosa che nessun trat-
tato p u ò offrire con eguale profondità. Nel giovanile dia-
rio d ' a m o r e di Leopardi (tenuto tra il 14 dicembre 1317 e
il 2 gennaio 1818) c'è u n a sorvegliatissima registrazione dei
184 Storia delk passioni

movimenti psichici dinanzi alla presenza e assenza di


u n ' i m m a g i n e femminile: modulazioni m i n i m e e fantasti-
canti di u n a sensiblerie smossa dall'irruzione del ' p r i m o
amore", d i a g r a m m a di un sentimento, della sua rappre-
sentazione mentale, dall'insorgenza all'attenuazione e alla
perdita. E infine quale più alta dimostrazione si p u ò dare
della teoria delle affinità se n o n scrivendo u n o dei più
g r a n d i romanzi d ' a m o r e intitolato a p p u n t o Le affinità elet-
tive? Il rifiuto romantico di u n a ragionata dottrina dell'a-
m o r e lo si p u ò leggere in questa definizione di Stendhal:
«L'amore è simile alla via lattea nel cielo, un insieme ri-
splendente formato da miriadi di piccole stelle, delle qua-
1
li o g n u n a è spesso u n a nebulosa» .
E tuttavia possiamo tentare di raccogliere la dispersa e
disseminata meditazione r o m a n t i c a sull'amore a t t o r n o ad
alcuni campi d'insistenza, ad alcune più proprie ricorren-
ze (in u n a sorta di provvisorio e inconcluso lessico).

Sovranità dell'immagine II mito della signoria di Eros era


passato attraverso la rinascimentale meditazione sullo spos-
s e s s a m e n e dell'Io, sulla 'sparizione' del soggetto i n n a m o -
rato (si pensi al verso michelangiolesco: «Come p u ò esser
c h ' i o ' n o n sia p i ù mio?»). Con i romantici quel m i t o sì di-
r a m a in un'analisi della malattia d ' a m o r e , p e r la quale il
soggetto che a m a è prigioniero di un 'pensiero dominan-
te'. La storia di questo d o m i n i o è tracciata da Leopardi in
alcuni passi dello Zibaldone, ma soprattutto nel c a n t o che
ha a p p u n t o p e r titolo //pensiero dominante. La malattia d'a-
m o r e , che p e r Leopardi è «la più dolce, più cara, p i ù u m a -
2
na, più p o t e n t e , più universale delle passioni» crea u n o
stato di vuoto, un deserto- dei pensieri, u n a "cancellazione
della c u r a del m o n d o , u n a sorta di ascesi e di concentra-
zione, ed è su questo- deserto c h e un pensiero, il pensiero,

1
Stendhal, Dell'amow, p p . 297-298.
2
G. Leopardi, Zibaldone di pensieri, 3610-3611, 3-6 ottobre 1823.
A. Prete La passione d'amore e la scrittura romantica 185

p r e n d e c a m p o e dominio: raccoglimento di tutte le imma-


gini in u n a sola immagine. La m e n t e è fatta deserto p e r ac-
cogliere un gigante che chiede resa e devozione, «dolcissi-
mo» e insieme «onnipossente»:

Come solinga è fatta


La mente mia d'allora
Che tu quivi prendesti a far dimora!
Ratto d'intorno intorno al par del lampo
Gli altri pensieri miei
Tutti si dileguar. Siccome torre
In solitario campo.
Tu stai solo, gigante, in mezzo a lei.

Questo d o m i n i o , p r i m a che d o m i n i o di u n ' i m m a g i n e


corporea, è dominio di u n ' i d e a dell'armonia, della perfe-
zione, e, p e r Hòlderlin, dominio di u n ' i d e a del Tutto. La
«segreta potenza» d e l l ' a m o r e si sovrappone al concreto
amore, lo accompagna e vivifica: immagine di un'alterità ir-
riducibile al linguaggio {da qui la contiguità, in ogni cultu-
ra, tra l'esperienza amorosa e l'esperienza mistica). Scrive
Diotima a Hòlderlin: «Non ci resta nulla oltre la felicissima
fede l ' u n o nell'altra, e nella o n n i p r e s e n t e essenza dell'a-
m o r e , quella c h e è e t e r n a invisibile...». E ancora: «Fa' solo-
che noi n o n si venga mai m e n o verso l'amore, e siamo- sem-
3
pre veri l ' u n o verso l'altra!» . U n a reciprocità che p r o p r i o
l'altro dai d u e , l'amore come altro, m a n t i e n e nella sua nitida
definizione, nella verità di un r a p p o r t o che cancella ogni in-
terna relazione di potere. Siamo in un orizzonte già diverso
da quello della rinascimentale teologia dell'amore: «Muore
a m a n d o q u a l u n q u e a m a - aveva scritto Ficino nel Comento al
Simposio - p e r c h é il suo pensiero d i m e n t i c a n d o sé, nella per-
sona amata si rivolge... Se egli n o n è in sé, ancora n o n vive
in sé medesimo: chi n o n vive è m o r t o , e p e r ò è m o r t o in sé

3
Diotima e Hòlderlin. Lettere e poesie, p p . 46 e 81.
18.6- Storia delie passioni

4
q u a l u n q u e ama: o egli vive a l m e n o in altri» . A n c h e se for-
me di quella m o r t e sopravvivono in u n a fisiologia romanti-
ca dello stato amoroso, ora, nell'analisi della condizione d'a-
m o r e , p r e n d e forza l'idea di reciprocità. Ed è l'attivazione del
fantasticare, di u n o strenuo impetuoso incessante fantasti-
care - fino allo spleen e alla réverk— che s'impone sulla misti-
ca della perdita di sé, Qui, in questo passaggio, forse ha ra-
dice il carattere eroico, funambolico,, narcisista, teatrale,
malinconico, del personaggio cosiddetto romantico.

Il desiderio Sul finire del breve diario d ' a m o r e - s'è atte-


n u a t a la dolorosa presenza dell'immàgine - Leopardi con-
fronta il suo stato di sopravvenuta malinconia con la con-
dizione di chi è ancora p r e d a della tempesta d ' a m o r e :

posto che una certa nebbietta di malinconia affettuosa, come


quella ch'io- negli ultimi giorni ho provata, non sia discara, e an-
che diletti senza turbarci più che tanto, non così altri può dire di
quella sollecitudine-odi -quel desiderio e di quello scontentamen-
to e di quella smania e, di quell'angoscia 'die vanno col forte della
5
passione, e ci fanno- s'alcuna cosa mai tribolati,, e miseri.

Di questo tumulto di lì a qualche a n n o lo stesso Leo-


pardi osserverà l'origine^ la causa: l'impeto del desiderio e
la sua c o n n a t u r a l e incolmabiìità. Ripensando ai versi d'a-
m o r e di Saffo e Petrarca e m e d i t a n d o sul t u r b a m e n t o del-
l ' i n n a m o r a t o dinanzi alla bellezza, scriverà: «La forza del
desiderio ch'ei concepisce in quel p u n t o , l'atterrisce per
ciò ch'ei si rappresenta subito tutte in un tratto, b e n c h é
confusamente, al pensiero le p e n e che p e r questo deside-
rio dovrà soffrire: p e r o c c h é il desiderio è p e n a , e il vivissi-
mo e s o m m o desiderio, vivissima e somma, e il desiderio
6
p e r p e t u o e n o n mai soddisfatto è p é n a perpetua...» . E Leo-

4
M. Ficino. Sopra lo amore o ver' Convito di Platone, nella trad. di N. Dor-
telata (1544).
5
G. Leopardi, Memorie del primo amore.
6
Id., Zibaldone di pensieri, 3445, 16 settembre 1823.
A. Prete La passione d'amore e la scrittura romantica 187

pardi rifletterà a lungo nello Zibaldone sulla corporeità del


desiderio, sul fatto che, c o m e il respiro, il desiderio è con-
naturale all'esistenza d e l l ' u o m o , e l e m e n t o biologico della
sua strattura, pulsione s e m p r e aperta, s e m p r e in scacco di-
nanzi alla possibilità del piacere.
Se Leopardi porta a chiara teoresi la centralità del desi-
derio, molti altri contribuiscono a definire quella geogra-
fia dello stato desiderante- nelle cui b r u m e s'aggira l'àmem-
mantìque. Si tratta di u n a declinazione quotidiana - e per-
sino mondana— del desiderio: la malinconia, l ' a b b a n d o n o
fantastico,' l'irrequieta, e insieme dolce attesa dell'impossi-
bile, lo stato di i n d o l e n t e sospensione dell'agire, quelTim-
placabile diandra - c o m e la chiamavano i russi alla qua-
le O n e g i n nella sua declinante stagione a n d r à ripensando
1
n o n senza nostalgia;- -

Il rametto di Salisburgo, o della cristallizzazione S t e n d h a l rac-


conta di-'una visita estiva alle miniere saline di Hallein-pres-
so Salisburgo, in compagnia di u n a signora italiana: la c o n -
versazione e la leggera rete di sottintesi amorosi h a n n o al
centro il tema della «cristallizzazione». Un r a m o , spoglio
di foglie, è lasciato p e r qualche mese nelle cave di sale.
Q u a n d o lo si-riprende' «la cristallizzazione del sale ha ri-
coperto i rametti b r u n i con diamanti così n u m e r o s i e ful-
gidi, che ormai solo q u a e là si riesce più a vedere com'e-
7
ra p r i m a » . E lo stesso processo- che avviene nell'Insorgen-
za della passione'.amorosa: la cristallizzazione dell'immagi-
ne dell'altro. Un processo cui si arriva attraverso diverse fa-
si: lo stato di forte ammirazione, il desiderio del piacere
(del piacere d'essere amati), la nascita della speranza, in-
fine l'esagerazione-della"bellezza e dei meriti della, perso-
na amata.
Ma Stendhal p o r t a nell'orizzonte d e l soggetto i n n a m o -
rato, nel suo- spazio di rappresentazione mentale, quello c h e

' Stendhal, Dell'amore, p. 314.


188 Storia delk passioni

prima di lui era stato visto c o m e presagio, c o m e e l e m e n t o


destinale. Fa dell'assolutezza dell'incontro un lavorio inte-
riore, un processo di autopersuasione. R e n d e p e r così dire
m o n d a n a la sacralità dell'evento. Su un'altra o n d a e r a n o
stati poeti c o m e Hòlderlin o Keats. «Che cosa s o n o i secoli
di fronte all'istante in cui d u e esseri si presagiscono e si ac-
costano?», scrive Iperione a Bellarmino. E più oltre, dicen-
do del suo r a p p o r t o con Diotima: «Ancor prima che l ' u n o
8
sapesse dell'altra, n o i ci a p p a r t e n e v a m o » . E J o h n Keats, co-
sì distante dal timbro forte, così limpidamente quieto nella
sua dolce dimissione, nella sua negative capability, p u r e scrive
9
a Fanny: «Per me la vita è la certezza del tuo amore...» . Ma
sia nella riflessione di Stendhal sia nelle espressioni dei d u e
grandi poeti quel che è in gioco è il r a p p o r t o con l'immagi-
ne, la quale è ricoperta di u n a cura assidua e ossessiva, resa
esclusiva e o n n i p r e s e n t e . Roland Barthes, in Frammenti di un
discorso amoroso, dirà che l ' i n n a m o r a t o , c o m e accade p e r l'os-
sessivo, fa dell'immagine la cosa stessa: «L'innamorato è dun-
q u e un artista, e il suo m o n d o è davvero un m o n d o alla rove-
scia: ogni immagine infatti coincide col fine suo stesso (nul-
10
la al di là dell'immagine) » .

Affinità Nelle Affinità elettive di Goethe, prima che la pas-


sione di E d u a r d o p e r Ottilia s c o m p o n g a l'ordinata geo-
metria dei rapporti, e p r i m a ancora che si disegni l'ombra
del tragico, il capitano p o r t a la conversazione sulle affinità
di alcune sostanze chimiche, o m o l o g h e alle affinità c h e in-
t e r c o r r o n o tra alcuni individui:

1
Quelle sostanze che, incontrandosi, subito si compcnctrano e
sì influenzano reciprocamente, le chiamiamo affini. Nel caso de-
gli alcali e dei sali, che, seppure opposti, e forse proprio perché op-

8
F. Hòlderlin, Iperione, p p . 74 e 82.
9
J. Keats, Lettere sulla poesia, p. 206.
10
R. Barthes, Fragments d'un discours amourmtx, Seuil, Paris 1977, p. 159
(trad. mia).
A. Prete La passione d'amore e la scrittura romantica 189

posti, si cercano e si associano coi massimo vigore, modificandosi


e formando insieme un nuovo corpo, questa affinità è palese. Ba-
sti pensare alla calce, che ha un'invincibile inclinazione per ogni
sorta dì acidi, una decisa tendenza ad accoppiarsi con essi!

Poiché E d u a r d o sottolinea la funzione della separazione


tra gli elementi chimici, il capitano- r i p r e n d e :

Se immergiamo un pezzo di calcare in.acido solforico-dilui-


to, questo attacca la calce e si trasformano in gesso, mentre quel-
l'acido leggero e aeriforme si libera. In tal modo è avvenuta una
separazione e una nuova -combinazione, e ci si sente davvero au-
torizzati ad impiegare la parola affinità, perché sembra proprio
che una relazione venga anteposta ad un'altra, che si faccia ima
scelta.

Nella conclusione, t o r n a n d o ad osservare gli elementi,


il capitano sovrappone allusivamente al c a m p o chimico il
campo u m a n o :

Bisogna vedere in azione -davanti ai propri occhi queste so-


stanze all'apparenza inerti, e tuttavia intimamente sempre di-
sposte, ed. osservare con partecipazione il loro cercarsi, attirarsi,
assorbirsi, distruggersi, divorarsi, consumarsi, e poi il loro rie-
mergere -dalla più intima congiunzione in forma mutata, nuova,
inattesa.

Questo sguardo analitico i n c o n t r e r à poi, nel corso del


r o m a n z o , il fondo indecifrabile, necessario, assoluto, da cui
muove e a cui r i t o r n a la passione: il d r a m m a si. conclude
con le figure dei d u e angeli di «arcana affinità» che guar-
d a n o dalla volta del tempietto le t o m b e dei d u e amanti in-
felici. Nel suo diario Ottilia aveva scritto: «Le g r a n d i pas-
sioni sono malattie senza speranza. Ciò- -che p o t r e b b e gua-
11
rirle, è p r ò p r i o ciò che le r e n d e pericolose» .
Goethe ha voluto dare u n o sfondo insieme naturale e

11
J.W. Goethe, Le affinità dettate, p p . 35-39 e 168.
190 Sterna delle passioni

tragico, 'elementare" e destinale a quel paradigma duale -


di presagio,"di necessità, di fatale a t t r a z i o n e - - c h e la lette-
ratura romantica ha ossessivamente descritto: dietro Julie
d'Etanges:" é Sàint-Preux della Nòuveik Melense, ecco compa-
rire Paolo e Virginia, Werther e Lotte, J a c o p o e Teresa,
E d u a r d o e Ottilia, Octave e Arni ance, ecc. Storia di miste-
riose attrazioni già scritte p r i m a del loro evento. Simmetrìa
romanzesca che poi, da Puskin a Flaubert, si sgretolerà,
g u a r d a n d o con occhi di disincantata pietas lo scarto, il n o n
avvenuto incontro, l'estraneità, il vuoto, l'incompiuto. E
con Baudelaire vedrà invece p r o p r i o nello sguardo della
passante, cioè nel non-vissuto, nell'impossibile, la s u p r e m a
affinità, l'esperienza assoluta («O toi que j ' e u s s e aimée, ó
12
toi qui le savais!» ; ' O h ! te che avrei amato, oh! tu che lo
sapevi'). L'attrazione degli affini n o n ha che il t e m p o infi-
nito, violentemente vero, d ' u n istante, d ' u n l a m p o («Un
éclair...»). II t e m p o della poesia è davvero un altro t e m p o .

Prose di romanzi

U n a p r i m a osservazione. Più che il r o m a n z o come ge-


n e r e , le riflessioni c h e s e g u o n o h a n n o p e r oggetto il ro-
manzesco, cioè il c a m p o mobile di u n a scrittura che di vol-
ta in volta sceglie le proprie forme e i propri generi. E le
loro contaminazioni e mescolanze. Del resto è p r o p r i o del
primo romanticismo il sogno di un r o m a n z o che sia oltre il
genere-romanzo, di un r o m a n z o c o m e «assoluto poetico»
(Novalis): rappresentazione che sia conoscenza e ritmo,
esperienza del m o n d o e perfezione, incrocio e purifica-
zione dei linguaggi.
Inoltre. Le o p e r e che q u i suggeriscono le figure di u n a
passione sono scelte senz'alcun criterio di particolare esem-
plarità: a quella scelta n o n presiede un c a m p i o n a m e n t o so-

:
- Cb. Baudelaire, A une passante.
A. Prete La passione d'amore e la scrittura romantica 191

ciologico né u n a gerarchia estetica, ma solo l'intreccio tra


predilezione, parzialità e arbitrarietà: l'esperienza della let-
tura, forse di ogni lettura, muove da questo intreccio. A sua
volta il lettore di queste n o t e potrà estendere il c a m p o d'in-
dagine con altre letture.
Infine. Un percorso c o m e questo che accosta temi e fi-
g u r e e gesti e c o m p o r t a m e n t i propri della rappresentazio-
ne letteraria è consapevole di sacrificare, o p e r l o m e n o di
lasciare sullo- sfondo-, il c u o r e stesso di quella rappresenta-
1
zione: la singolarità - -di stile, di linguaggio , -di universo-for-
rnale - che è p r o p r i a -di ogni esperienza di scrittura.

11 primo sguardo Nell'economia della narrazione i partico-


lari si arricchiscono di senso n o n nel m o m e n t o in cui so-
no rappresentati, ma via via che il testo si dispiega: quel che
ai m o m e n t o appare casuale diventa poi necessario. È quel
che accade quasi s e m p r e p e r la descrizione del p r i m o in-
contro-. C'è .-un'anticipazione, un presagio, che a n n u n c i a il
riconoscimento dell'amore. Werther s u l a carrozza che i o
c o n d u c e al ballo campestre e che deve passare a p r e n d e r e
Charlotte S. è avvertito dalle d u e ragazze che l'accompa-
g n a n o : «Conoscerà u n a bella signorina». E ancora: «Stia at-
tento [...] a n o n innamorarsene». L'apparizione di Lotte
è un q u a d r e t t o domestico, l'antitesi della violenta passione
che esploderà: la ragazza distribuisce la m e r e n d a ai fratel-
lini. Ma poi, nel ballo. Lotte a p p a r e con «il corpo trasfor-
mato in u n ' u n i c a armonia». A n c h e Werther riconosce la
p r o p r i a metamorfosi: «Non ero più u n a creatura uma-
13
n a » , racconta a Wilhelm a proposito dell'esperienza del
ballo. E J a c o p o Ortis scriverà a Lorenzo: «La trovai seduta,
m i n i a n d o il p r o p r i o ritratto. Si rizzò salutandomi c o m e s'el-
la mi conoscesse». E aggiunge: «Io tornava a casa col cuo-
re in festa. - Che? lo spettacolo della bellezza basta forse

13
J.W. Goethe, I dolori del giovane Werther, pp. 32, 36 e 37.
192 Storia delk passioni

ad a d d o r m e n t a r e in noi tristi mortali tutti i dolori? vedi per


14
me un soggetto di vita: unica certo, e chi sa! fatale» .
Tutto è già c o m p i u t o . Tutti gli stadi della passione sono
già definiti: l'apparizione si trasforma in fatalità, il casuale in
assoluto, il domestico in avventuroso. Il corpo femminile è
già divenuto sorgente di inestinguibile t u r b a m e n t o . Ma
questo schema ha le sue complicazioni e varianti: E d u a r d o ,
nelle Affinità elettive, ritrova Ottilia d o p o la distrazione del
p r i m o incontro. Octave, neh"Armance di Stendhal, ascolta i
silenzi della cugina, ne scruta il senso, avviluppa l'immagine
di lei in strati di accoglienza umbratile, esaltata e dissimula-
ta, confessata e rimossa. Del resto il capitolo del De l'amour
dedicato alla figura del p r i m o incontro descrive un evento
mobile, sfumato, complesso, e soprattutto dice del diverso
m o d o c o n cui la d o n n a e l ' u o m o vivono quell'esperienza.

Passione e paesaggio Riflessi, corrispondenze, reciproche


implicazioni legano la vita della n a t u r a all'interiorità del
personaggio. La cosmologia romantica n o n è sólo cornice e
fondale degli eventi amorosi, ma è voce stessa, timbro della
passione, luogo della sua leggibilità, del suo divenire. Il dia-
g r a m m a di questa corrispondenza ha molte variazioni di re-
gistri e di m o d i . P u ò accadere, come nel Werther, che la bel-
lezza del paesaggio di colpo degradi nella insignificanza,
sprofondi nella opacità priva di forma e di lingua, q u a n d o
l'aridità trionfa n e l l ' a n i m o del personaggio: «... q u a n d o
questa splendida n a t u r a mi sta di fronte rigida c o m e un qua-
dretto dipinto a smalto, e tutte le sue delizie n o n riescono a
p o m p a r m i dal cuore al cervello u n a sola goccia di feli-
13
cità...» . Per J a c o p o invece nel paesaggio riposano immo-
bili le stagioni della p e r d u t a felicità: il colle dei pini, il salice
solitario, la r u p e da cui ascoltava «il l o n t a n o fragore delle ac-
16
q u e » . La n a t u r a è a n c h e confidente e amica, spettatrice

14
U. Foscolo, Ultime lettere di Jacopo Ortis, pp. 44 e 45.
15
j.W. Goethe, / dolori del giovane Werther, p. 108.
;
" U. Foscolo, Ultime lettere di Jacopo Ortis, pp. 135-186.
A. Prete La passione d'amore e la scrittura romantica 193

della sua «antica solitudine». E nelT'Atala di Chateaubriand


- tra i residui d'Arcadia e la malia del Nuovo M o n d o - il tor-
m e n t a t o r a p p o r t o d ' a m o r e tra i d u e personaggi ha c o m e te-
stimone sublime e impetuoso la solennità della natura: «...
foreste s u p e r b e c h e agitavate le vostre liane e i vostri d o m i
come il baldacchino del nostro giaciglio; pini in fiamme c h e
facevate da fiaccola al nostro imeneo» fiumi traboccanti,
17
m o n t a g n e m u g g e n t i . . . » e così via in un inarrestabile getti-
to di sospiri.
Le mutazioni del paesaggio spesso riflettono le muta-
zioni dell'animo: la n a t u r a è lo schermo di un'incessante
proiezione di immagini, di propositi, di rimpianti. 1 diario
di Ottilia registra questi m u t a m e n t i e tutto il r o m a n z o di
Goethe racconta lo svolgersi di u n a corrispondenza: quel-
la tra il movimento dei sentimenti e il p r o c e d e r e dei pro-
getti relativi al parco, al padiglione, ai giardini. U n a sim-
metria che via via si fa oscura, e rivela poi il disegno di u n a
misteriosa forza nella quale l'amore e la morte si congiun-
g o n o , e il paesaggio esteriore n o n è che la scena inerte e
vuota c h e assiste a questa congiunzione.
A n c h e nel racconto di Bernardin de Saint-Pierre, la sil-
vestre rigogliosa geometria, con la partenza di Virginia, si
scomponeva e degradava, dicendo così gli effetti della so-
pravvenuta separazione: artificiale declino dell'esotico trion-
fo. Ma nel r o m a n z o di Goethe è il recinto di un m o n d o in-
tero che via via a t t e n u a la sua presenza, p e r lasciare affiora-
re l'altro misterioso paesaggio, il paesaggio delia necessità: il vi-
sibile mostra il suo patto con l'apparenza, l'invisìbile con l'o-
scuro e con l'enigma. Sicché giustamente Benjamin p o t r à
dire della solerte cura dei personaggi p e r il parco e il padi-
glione e i giardini: «cambiamento di q u i n t e in u n a scena tra-
18
gica» .
Il racconto che esclude questa corrispondenza tra na-

17
R. de Chateaubriand, Atala, p. 47.
18
W. Benjamin, Li affinità dettine, in Id., Angelus navus, Einaudi, Torino
1962', p. 165.
194 Stona delk passioni

tura e sentimento-.'trasforma la relazione tra i personaggi:


n e l vero, folto-e intricato- paesaggio: e allora i a J i n g u a è tut-
ta avvolta nell'azione, la storia della passione è " n u d a nel
suo rigore, nella .sua assoluta, perversa intimità: è la perce-
zione che si ha l e g g e n d o La marchesa di 0... di Kleist.
Co

Corpo, fantasma, feticcio L'epoca romantica è, c o m e si sa,


passaggio i m p o r t a n t e nel processo di spiritualizzazione oc-
cidentale dell'amore. Ed è p r o p r i o nella scrittura romanti-
ca c h e l ' a m o r e si consegna a quella regione dell'assoluta
alterità, dell'impossibile perfezione dalla quale si e*-sempre
in esilio. «La passione d e l l ' a m o r e altissimo n o n trova cer-
19
to- sulla terra mai il• suo--appagamento-» , scrive Siisene
C o n t a r d a Hòlderlin il 5 ottobre 1793. Per questo è fre-
q u e n t e l'analogia con l'origine'e con la sua declinazione
nel mito dell'infanzia. Leggiamo un frammento di dialogo
tra Iperione e Diotima: «Che m ' i m p o r t a del "naufragio del
m o n d o , n o n conosco nient'altro se n o n la mia beata Isola.
- C'è un t e m p o dell'amore, disse Diotima con affettuosa
serietà, così c o m e ri è un t e m p o da rivere nella felicità del-
20
la culla. La vita stessa, p e r ò , ce ne scaccia fuori» . Di que-
sta perfezione - q u a n d o n o n s'innalzi nella forma di un
nuovo sublime, nell'inconoscibile stellare idea - il c o r p o
dell'altro è di volta in volta manifestazione, specchio, tra-
mite, custodia (che questo corpo dell'altro sia nel roman-
zesco m o d e r n o p e r lo più un c o r p o femminile d i p e n d e dal-
la centralità del p u n t o di osservazione maschile, dalla fre-
quenza . della sua lìngua: un altro racconto, un altro di-
scorso amoroso, si comincia oggi a ricostruire m u o v e n d o
dal desiderio femminile, dalla sua lingua).
Nel sogno e nella rèverie il corpo femminile avvalora la
sua bellezza e la sua lucente lontananza: fantasmagorie del
desiderio, efflorescenza di forme, e di ritmi, e dì pensieri.

19
Diotima e Hòlderlin. Lettere e poesie, p. 46.
m
F. Hòlderlin, Iperione, p. 107.
A. Prett La passione d'amore e la scrittura romantica 195

che costituiscono il thesaurus dell " a n i m a romantica' (Al-


b e r t Béguin ne attraversò criticamente l'avventurosa selva).
Tra le obliquità cui il corpo dell'altro affida la sua pre-
senza c'è l'oggetto- simbolico-, il feticcio-, vissuto c o m e par-
te stessa del c o r p o dell'altro o suo p r o l u n g a m e n t o . W e r t h e r
bacia i nastri avuti-in, regalo da- Lotte-per il,suo- complean-
n o , vuole essere seppellito con essi, bacia persino le pisto-
le che lei ha toccato e che gli d a r a n n o la m o r t e . Oggetto
metonimico: presenza differita, del c o r p o dell'altro, ma nel-
lo stesso t e m p o dolorosa assenza del corpo dell'altro. Que-
sto a m a r o ossimoro porta l ' i n n a m o r a t o nell'oscillazione
tragica tra reale e irreale, tra possibile e impossibile. Si
m u o r e di questa oscillazione.
Il c o r p o di Virginia - nel racconto di Bernardin de Saint-
Pierre - recuperato dal naufragio, ha sul cuore u n a scatola
che custodisce il ritratto di Paolo. Per il foscoliano J a c o p o le
pagine dedicate alla descrizione del c o r p o discinto di Tere-
sa, «appena balzata dal letto», sono affidate a «lo bello stile»,
d u n q u e filtrate, allontanate da sé. Ma l ' u n i o n e ultima avvie-
ne q u a n d o Teresa dà a J a c o p o il p r o p r i o ritratto: «E con le
sue mani lo appendeva al mio collo, e lo nascondeva d e n t r o
il mio petto. Io stesi le braccia, e me Io strinsi sul cuore, e i
suoi sospiri confutavano le arse mie labbra, e già la mia boc-
21
ca...» . L'ultimo bacio di J a c o p o m o r e n t e sarà p e r quel ri-
tratto. Così, nell'ultima parte delle Affinità, la gelida solitu-
d i n e di Ottilia, la sua volontaria reclusione, ha - nel deserto
progressivo dei sensi - u n a sola presenza: il cofanetto, rega-
latole da E d u a r d o , che custodisce le stoffe preziose, e le al-
tre reliquie dell'amore da lei riposte.
Questa reificazione dei gesti e dell'immagine e del lin-
guaggio è, all'opposto della seduzione, la zona vuota e mu-
ta dove i presagi dell'impossibile si.addensano, la relazio-
ne con l'altro mostra il confine opaco della comunicazio-
ne: l'aspetto simbolico che compensa l'assenza mostra il

21
U. Foscolo, Ultime lettere di Jacopo Ortis, p. 185.- •
196 Storia delk passimi ì

suo lato oscuro, mortìfero. Mostra 'dell'assenza il confine


col nulla.

«Il mondo cessa d'esistere»: la scena del bacio «... e Teresa mi


abbracciava tutta t r e m a n t e , e trasfondea i suoi sospiri nel-
la mia bocca, e il suo cuore palpitava su questo p e t t o : mi-
r a n d o m i c o ' suoi g r a n d i occhi languenti, mi baciava, e le
sue labbra u m i d e , socchiuse, m o r m o r a v a n o su le mie...».
L'iconografia r o m a n t i c a accoglie le raffigurazioni classiche
(qui il dantesco «tutta tremante») e ne dilata il-tempo,
muove l'azione sciogliendola nei particolari. E soprattutto
vi sovrappone un'analisi degli affetti (c'è a n c h e qui il ro-
mantico impulso alla 'poesia della poesia?'). E come se si
volesse seguire l ' o n d a concentrica che p a r t e dal punctum
dell'incontro che è il bacio:

Dopo quel bacio io son fatto divino. Le mie idee sono più al-
te e ridenti, il mio aspetto più gajo, il mio cuore più compassio-
nevole. Mi pare che tutto s'abbellisca a' miei sguardi; il lamen-
tar degli augelli, e il bisbiglio de' zefiri fra le frondi son oggi più
soavi che mai; le piante si fecondano, e i fiori si colorano sotto
a' miei piedi; non fuggo più gli uomini, e tutta la Natura mi sem-
22
bra mia. Il mio- ingegno è tutto bellezza e armonia. '

Rottura con l'universo della ragionevole quotidianità, ir-


ruzione di u n a realtà altra: il linguaggio della passione d'a-
m o r e ha il suo alfabeto. Di questo alfabeto il bacio è u n a let-
tera sovraccarica di simbolicità. «Il m o n d o cessò di esiste-
23
r e » : c o n questa frase si a n n u n c i a nel Werther la scena del
bacio c h e sigilla la lettura dì Ossian. Alla sopravvenuta «con-
fusione dei sensi» Lotte si sottrae p e r prima, osservando su-
bito dall'esterno il conflitto,' che è il conflitto tra passione e
destino. Il bacio di Werther è nello stesso t e m p o s p o n d a cui
la l u n g a odissea sentimentale a p p r o d a e p u n t o del suo scio-

Ivi. p p . 104 e 105.


J
' T.W. Goethe, I dolori del giovane Werther, pp, 141-142.
A. Prete La passione d'amore e la scrittura romantica 197

glimento fatale. Ritrovamento e addio, c o m u n i o n e dei cor-


pi e separazione confluiscono nella stessa ora, nella stessa
stanza, nella stessa pagina. Nelle Affinità elettive la scena dei
baci («... p e r la p r i m a volta si scambiarono baci a p e r t a m e n -
24
te, l i b e r a m e n t e » ) è seguita - nella sera che sta p e r scende-
re sul lago - dalla m o r t e in acqua del b a m b i n o : da questo
m o m e n t o il racconto mostra la t r a m a grave della catastrofe,
la geometria funerea del destino.
Nell'iconografìa romantica del bacio il codice si costi-
tuisce con pochi elementi: il tremito c o m e segno del pas-
saggio ad u n a soglia di percezione ombrosa, persa, irreale,
il respiro - e il sospiro - c o m e segno di un dire che è pri-
ma e oltre il linguaggio, di un dire nel cui universo comu-
nicazione corporale e spirituale sono la stessa cosa.
Il Werther e l'Ortis contribuiscono, insieme a molte altre
narrazioni, a definire un codice della rappresentazione.
Contribuiscono a definire quella scena che nel!'immagina-
rio' romantico è insidiata dalle o m b r e dell'impossibile unio-
ne: sospensione del tragico ma a n c h e suo a n n u n c i o . Quel-
la stessa scena, nell 'immaginario di massa novecentesco -
con la g r a n d e mediazione delle arti visive - sarà il luogo di
dissipazione del 'tragico': happy end che sigilla l'avventura in-
trecciando favola e commedia.

Lacrime d'amore «In Werther è l'innamorato o il r o m a n t i c o


25
che p i a n g e ? » . La d o m a n d a di Barthes, di fatto, sottinten-
de u n a segnalazione: l'equivalenza — q u a n t o all'impulso a
manifestare il dolore - tra i n n a m o r a t o e romantico. Le la-
crime di Werther sono, insieme, un sostegno di verità alle
parole e un dire corporale che è p i ù e l o q u e n t e di ogni lin-
gua. Le lacrime sono a n c h e segno di u n a partecipazione im-
maginaria all'universo dell'infelicità. Carlotta e W e r t h e r
p i a n g o n o insieme d o p o la lettura della traduzione di Os-
sian, Le lacrime s o n o il c o m m e n t o di Werther alla musica

24
Id., Le affinità elettive, p. 241.
25
R Barthes, Fragments d'un discours amoureux cit., p. 213.
198 Storia: dette passioni

che Carlotta s u o n a al pianoforte (anche la musica è u n a lin-


gua oltre la lingua: dove finisce la lingua comincia il musi-
cale, secondo Kierkegaard).
C o m m e n t o , o messa in scena di u n a rappresentazione,
quella del p r o p r i o c o r p o che espone.il suo sentire secon-
do u n a verità priva di convenzioni o censure? Le lacrime
s o n o sanzione di u n ' a p p a r t e n e n z a , avvaloramento di un
messaggio, consacrazione di un oggetto-feticcio: il ritratto
dì Teresa è bagnato di lacrime - lacrime di Teresa stessa e
di sua m a d r e - prima d'esser d o n a t o a J a c o p o . E gli occhi
di J a c o p o s o n o , fino all'ultimo, «occhi lagrimosi». A n c h e
se, appressandosi la decisione estrema, il suo sentire è di-
venuto c o m e astratto, e s'aggira nella vertigine della com-
parazione pascaliana tra la finitudine della singola esisten-
za e l'enigma dell'infinito, l'addio trova nella lingua del
p i a n t o la sua forma più propria:

O amica mia! la sorgente delle lagrime è in me dunque ine-


sausta? io torno a piangere e a tremare, ma per poco; tutto in
breve sarà annichilato. Ahi! le mie passioni vivono, ed ardono, e
mi possedono ancora: e quando la notte eterna rapirà il mondo
a questi occhi, allora solo seppellirò meco i miei desideri, e il mio
pianto. Ma gli occhi miei lagrimosi ti cercano ancora prima di
chiudersi per sempre. Ti vedrò, ti vedrò- per l'ultima volta, ti la-
sciare gli ultimi addii, e prenderò da te le tue lagrime, unico frut-
26
to di tanto-amore!

Tatjana neW Onegin riconosce lo stato di i n n a m o r a m e n -


to- dall'impulso al pianto: _ : •

Ah njanja, njctnja, io soffro tanto,


Mi sento tutta illanguidire:
27
Vorrei piangere, singhiozzare!...

Il mal d ' a m o r e di Tatiana ha il suo corteggio di sospiri,


di notti lunari, di usignoli che c a n t a n o . A questo pianto,

26
U. Foscolo, Ultime lettene dì Jacopo Ortis, p. 197.
27
A.S. Pus km, Evgenij Onegin, Brad, di G. Giudici, p. 61.
A. Prete 'La passione d'amore e la scrittura romantica 199

che sarà in scarto c o n l'indolente e distratta leggerezza di


Onegin. succederà poi, nelle sontuose sale moscovite, il
pianto a p p e n a accennato di un addio consapevole, aspro,
c h e mescola b u o n senso, orgoglio e addio al romanticismo.

La confidenza e il silenzio Non si p u ò dissimulare la passione


d ' a m o r e : convinzione antica che il personaggio romantico
ha fatto propria. La presenza di un destinatario - della let-
tera, della confessione - n o n è solo espediente narrativo
(luogo di stilizzazione del pubblico e del singolo lettore, so-
stituzione del coro drammaturgico, ricerca di un testimone
della veridicità dell'azione e del dire) ; è a n c h e istituzione di
un equilibrio ragionevole, quotidiano, n e i confronti dell'e-
sperienza dell'eccesso che la passione comporta. Anche se
al r o m a n z o epistolare dialagico si sostituisce, dal Werther in
poi, il r o m a n z o epistolare p e r così dire monologico e diari-
stico, il confidente, p e r esile c h e sia la sua funzione, è via via
coinvolto n e l pathos, e approssimandosi la tragedia, la sua
presenza è più netta: così accade p e r L o r e n z o nell'Ortis.
Q u a n t o al teatro, il genere stesso dà rilievo di presenza al
confidente: l'amazzone Protoe nella Pentesilea è consigliera,
testimone, custode della femminile sapienza.
La passione d ' a m o r e di fatto ha d u e soli veri confiden-
ti: il silenzio della n a t u r a - in particolare il n o t t u r n o luna-
re - e lo stesso soggetto i n n a m o r a t o . Stendhal mostra di
conoscere b e n e i limiti e gli equivoci della confidenza:

Con le confidenze l'amore-capriccio s'infiamma e I'amore-


passione si raffredda. Oltre i pericoli, v'è la difficoltà delle con-
fidenze: nell'amore-passione quel che non si può esprimere (per-
ché il linguaggio è troppo grossolano per arrivare a certe sfu-
mature) non per questo è meno reale; soltanto, perché son co-
se delicatissime, è facilissimo ingannarsi nell'osservarle. E un os-
servatore molto commosso, osserva male; è ingiusto verso il ca-
28
so. La cosa più savia è forse far di se stessi il proprio confidente.

2S
Stendhal, DeM'amore,"p. 96. ,
200 1
Storia delle passioni

Q u a n t o al silenzio, esso n o n è solo un'altra forma del di-


re, è anche u n a zona opaca nella quale il desiderio vede il
suo stesso vuoto, i presagi si a d d e n s a n o , i pensieri si trasfor-
m a n o in fantastiche rie, le attese trovano un ritmo, u n a lin-
gua. Il silenzio di Ottilia mette in scena n o n solo la resa al
vincolo oscuro della necessità, ma a n c h e il commiato dal
m o n d o : l'addio al linguaggio, c o n t e m p o r a n e o al distacco
dal cibo, è la recisione della possibilità di sopravvivenza nel-
l ' o r d i n e della quotidiana t r a m a dei rapporti. La soglia del
tragico è il silenzio: Teresa nel!" Ortis «visse in tutti q u e ' gior-
29
ni fra il lutto d e ' suoi in un mortale silenzio» . E il narrato-
re stesso tace sul sentire di Lotte d o p o la m o r t e di Werther.
Il silenzio p u ò diventare la parte n o n scritta dell'azione, il
luogo di u n a sospensione che dà intensità all'incedere del-
la narrazione. Il silenzio della marchesa di O . . .„ nel bellissi-
mo racconto di Kleist, ha stadi, sottintesi, balzi. È u n a lingua
che parla al lettore p i ù dell'altra narrativa lìngua. Solo nel-
la chiusa il senso si dispiega, e con esso la parola della d o n -
na che illumina l'enigma e nello stesso t e m p o conferma
l'enigma.
Ci p u ò essere un silenzio c h e trascorre sotto' il brusio
delia conversazione, della m o n d a n i t à , e assume la forma
ostinata del segreto che modella e insidia il personaggio: è
il caso di Octave, nelV Armarne di Stendhal, che né il giuo-
co sociale della rappresentazione né la grazia e l'intelli-
genza d e l l ' i n n a m o r a t a s m u o v o n o dalla sua ostinata e at-
territa fedeltà a un segreto. Che è segreto del suo corpo,
zona d ' o m b r a dei suoi pensieri, del suo desiderio, ragione
del suo carattere o m b r o s o e orgoglioso, r o m a n t i c a m e n t e
calcato su modelli c o m e il Manfredo di Byron. N e p p u r e il
narratore rivela il segreto che muove tutta la costruzione
dell'azione (solo da u n a lettera dell'autore a Mérimée. del
29 dicembre 1826, si sa che Octave è un babilan, un impo-
tente, e la sua è la passione di un i m p o t e n t e ) .

*" U. Foscolo, Ultime lettere di Jacopo Ortis, p. 2 0 2 .


A. Pria' La passione d'amore e la scrittura romantica 201

L'ostacolo, l'azzardo Tra il gioco settecentesco c h e sorveglia


l'intrigo, con la mescolanza di vanità ed erotismo (Les liai-
sons dangereuses), e la trama dei sentimenti che si dispone
verso le iridescenze del p o t e r e (Le rouge et le no ir), c'è la re-
gione romanzesca della passione che si alimenta dei suoi
stessi ostacoli e dei suoi fantasmi, si c h i u d e nel nesso col-
pa-castigo, p o r t a il desiderio verso l'estremo azzardo, dove
Eros e T h a n a t o s sono la stessa cosa.
Un paradosso della passione d ' a m o r e è che la sola feli-
cità possìbile è quella impossibile. Ogni indugio.al di q u a
di questo estremo sembra un a r r r e t r a m e n t o sulla s p o n d a
degli affetti o su quella delle istituzioni degli affetti. Benja-
m i n , in un passaggio del saggio più profondo mai scritto
su un r o m a n z o (Le affinità elettive), dice: «Passione e affet-
to sono gli e l e m e n t i di ogni a m o r e a p p a r e n t e , che si di-
stanzia dal vero n o n p e r difetto del sentimento, ma solo
30
per la sua i m p o t e n z a » .
Nel suo movimento la passione d ' a m o r e segue lo sche-
ma d e l romanzesco occidentale, lo- schema stesso- dell'av-
ventura: necessità dell'ostacolo, affermazione dell'Io attra-
verso il confronto c o n l'ostacolo, crescita del desiderio at-
traverso l ' i m p e d i m e n t o o il differimento, attesa dell'even-
to, passione per l'impeto- stesso della passione. E la condi-
zione opposta a quella di Don Giovanni, che «riduce l'a-
m o r e a ordinaria amministrazione». L'osservazione è di
Stendhal, il quale aggiunge:

Invece d'avere, come Werther, alcune realtà che si modella-


no sui suoi desideri, egli ha desideri imperfettamente soddisfat-
ti, dalla fredda realtà, come nell'ambizione, nell'avarizia, nelle al-
tre passioni. Invece di perdersi nei sogni incantevoli della cri-
stallizzazione, pensa come un generale al successo delle sue ma-
novre, e, in una parola, uccide l'amore invece di goderne più di
31
ogni altro, come crede il volgo.

30
W. Benjamin, Le affinità elettive cit., p. 217.
sl
Stendhal, Dell'amore, p. 208.
202 Storia delk passioni

L'ostacolo n e i r a m o r e - p a s s i o n e è ricondotto nel cerchio


dell ' immaginazione e lì vanificato. Ma questo esercizio di va-
nificazione, di derealizzazione, p u ò essere mortale. Lienskij,
il r o m a n t i c o adolescente p o e t a del r o m a n z o in versi di
Puskin, è ucciso in duello dall'amico che lui stesso ha sfida-
to p e r infondata gelosia, per eccesso di melanconica fanta-
sticheria: con questa scena c r u d e l m e n t e beffarda Puskin ri-
consegna ai suoi dolci e ingannevoli vaneggiamenti la pas-
sione romantica (ma c o m e p o t r à allontanarla dalla propria
vita?). • *.
Nel r o m a n z o d e l l ' a m o r e romantico gli ostacoli, gli im-
p e d i m e n t i , le figure dei rivali, r a r a m e n t e sono fìssati nell'i-
nerzia dell'estraneità, anzi spesso m o s t r a n o i segni del sot-
t e r r a n e o legame c o n il desiderio, con il 'triangolo del desi-
derio ' (la relazione di Ottilia con Carlotta ha u n a profondità
pari p e r intensità a l l ' a m o r e ) . -
La passione che travolge il suo ostacolo, o il suo nemi-
co, sì p u ò trasmutare in follia (è il d r a m m a della Lucia di
L a m e r m o o r nel r a c c o n t o di Walter Scott e n e l l ' o p e r a di
Donizetti). P u ò invece accadere che l'ostacolo o il rivale si
trasformi in s t r u m e n t o consapevole di u n a felice conclu-
sione della storia. Per restare nel m e l o d r a m m a , in Bianca e
Folliero — l ' o p e r a di Rossini composta su libretto di Felice
Romani a sua'volta ispirato à u n à tragedia di Arnault, ope-
ra vista da Stendhal nella sua p r i m a esecuzione scaligera -
Capelli©, cui C o n t a r e n o vuol dare in sposa la figlia, si ado-
p e r a invece nel processo' p e r c h é trionfi la giustizia, e con
essa l'amore tra i d u e innamorati.
Nella d r a m m a t u r g i a del mito, il caso della Pentesìlea di
Kleist è forse l'esempio p i ù alto - p e r spietata lucentezza
di immagini - di u n a abbreviazione assoluta e folgorante e
crudele delle opposizioni amore-odio, amico-nemico, desi-
derio-distruzione. La guerra d ' a m o r e n o n è più u n a me-
tafora. Il sacrificio p e r d e , violentemente, la sua veste sim-
bolica. La passione dà impeto, e follia, al desiderio. L'a-
m o r e che lega, oltre le leggi della g u e r r a e- oltre le stesse
A. Prete La passione d'amore e la scrittura romantica 203

leggi delle amazzoni, Pentesilea ed Achille precipita nel-


l'ultima selvaggia scena descritta dalla g o r g o n e Meroe:
Achille ha sfidato in c a m p o la regina delle Amazzoni p e r
potere volontariamente soccombere a lei ed essere da lei
a m a t o (solo il p r o p r i o vinto u n ' a m a z z o n e p u ò a m a r e ) , ma
Pentesilea muove verso il suo a m o r e c o n le frecce nell'ar-
co, accompagnata dalla m u t a dei cani e dagli elefanti, por-
tando nel furore del desiderio il furore dell'appropriazio-
ne e della distruzione. « Pentesilea, mia sposa, che mi fai?
32
Sarebbe questa la festa delle rose che tu mi promettesti?» ,
esclama Achille m o r e n d o . H sacrificio del corpo dell'altro
cancella insieme col desiderio il n o m e , l'identità, della re-
gina. Il cui corpo lei stessa a n n i e n t e r à con l'acciaio del-
l'afflizione e del p e n t i m e n t o .

Versi d'amore

La rappresentazione della passione amorosa nella lin-


gua della poesia n o n ha determinazioni temporali, e p o c h e
o ' l i n g u e privilegiate. In certo senso si p o t r e b b e dire c h e
sempre la poesia è poesia d'amore. Un assioma, questo, c h e n o n
solo p o t r e b b e avvalersi degli esempi più illustri tolti da o g n i
letteratura, ma p o t r e b b e fondarsi p r o p r i o sull'analogia o
affinità tra Eros e Poiesis, così com'essa nel Simposio è de-
finita da Socrate, anzi dalla d o n n a di Mantinea dalla qua-
le Socrate dice d'aver appreso tutto q u e l c h e egli sa sull'a-
m o r e . Eros e Poiesis sono, ciascuno, specie di u n o stesso
movimento che lì c o m p r e n d e e dì cui essi assumono, solò
p e r sé, il n o m e : a m o r e e creazione, desiderio e nascita ap-
p a r t e n g o n o allo stesso movimento, che da u n a parte sì ma-
nifesta c o m e t e n d e n z a verso «le cose b u o n e e la felicità»
(Eros) e dall'altra si manifesta come- passaggio «da ciò'che
n o n è a ciò che è» (Poiesis). Certo, i precedenti discorsi di

s
• H. '.un Kleist, Pentesilea, p. 104.
204 Storia dette passioni

Erissimaco e di Agatone s'erano spinti fino a vedere Eros


come l'orizzonte e n t r o il quale si dà l'evento della poesia
e delle arti; ma Socrate n o n cancella questo 'elogio', lo spo-
sta soltanto lungo la via che p o r t a all'intrattenimento col
'bello in se stesso", cioè col vero. Disloca i n s o m m a sia l'a-
m o r e c h e la creazione verso u n ' i d e a di bello coincidente
col vero. Eros, nel mito raccontato nel Simposio, è figlio di
Poros, la pienezza, l'abbondanza, e di Penia, la mancanza,
la povertà. Eros parla la lingua della m a d r e , cioè la lingua
della privazione, del desiderio, dell'attesa. A n c h e la lingua
della poesia - 'parlar m a t e r n o ' - è lingua della privazione,
del desiderio, della mancanza. A m o r e e poesia h a n n o la
stessa lingua.
Se il Simposio di Platone è all'origine di u n a meditazio-
ne sull'amore in r a p p o r t o al desiderio e alla mancanza, al-
la lingua del desiderio e della mancanza, il Cantico dei can-
tici, nella poesia occidentale, è all'origine del r a p p o r t o tra
poesia d ' a m o r e e poesia religiosa, tra discorso amoroso e
discorso mistico.
Infine, p e r continuare queste forzate abbreviazioni che
il lettore potrà svolgere ricorrendo a studi più appropriati,
la poesia d ' a m o r e , nelle sue numerosissime varianti lin-
guistiche e di cultura e d'epoca, ha spesso sostituito l'og-
getto d ' a m o r e con la lingua stessa: nella poesia d ' a m o r e
p r e n d e c a m p o l'amore p e r la lingua, p e r le sue forme, per
i suoi ritmi, p e r la sua mai raggiunta perfezione (questo
m o v i m e n t o n o n è solo della poesia dell'epoca romantica,
anzi esso ha la sua prima formulazione, anche dottrinaria,
nell'allegoresi dantesca).
Queste considerazioni, o premesse, possono restare sul-
lo sfondo, e servire da p a r a g o n e - o da limite - p e r le os-
servazioni che s e g u o n o e che riguardano in particolare al-
cuni luoghi p r o p r i dell'area cosiddetta romantica (dell'a-
rea i cui convenzionali confini temporali sono stati indica-
ti all'inizio).
A. Prete La passione d'amore e la scrittura romantica 205

La bellezza e il velo della transitorietà La lingua della poesia


è il paese di un p e l e g r i n a g g i o verso la bellezza. Ma" molti
poeti n e l manifestarsi della bellezza h a n n o letto l ' o m b r a e
il tremito della transitorietà. Nello splendore della perfe-
zione c'è l'annuncio della decadenza, Il p r i m o verso del-
l'Endpnion di Keats dice «A thing of beauty is a Joy for ever»,
l'evento della bellezza è u n a gioia p e r sempre: e p p u r e tut-
ta l'opera di Keats è un corteggio incantato, assorto, delle
o m b r e che la bellezza - fuggitiva, impalpabile, corrompi-
bile - p o r t a con sé c o m e un suo coro di malinconiche nin-
fe. La sola bellezza che si sottrae a questa fuga verso l'oblio
è quella — m a r m o r e a , immobile, lontanissima - che è cu-
stodita nella «silent forni», nella forma silenziosa del bas-
sorilievo di u n ' u r n a greca, e che ha un s u o n o privo di m e -
lodia e più dolce d'ogni vivente s u o n o . La bellezza che mo-
stra, nella sua intatta perfezione, la distanza felice dalla pas-
sione d ' a m o r e :

Oh rami, rami felici! Che non potete perdere le foghe,


Né mai direte addio a Primavera!
[-.]
E più felice amore! Più felice, più felice amore!
Per sempre caldo e pronto per la gioia,
Sempre ansimante e giovane per sempre;
Così lontano d'ogni passione umana
Che lascia il cuore tormentato e sazio,
33
La fronte in fiamme e arida la lingua.

C'è u n a luce propria della bellezza, p i ù armoniosa del-


la luce naturale. Byron la sa cogliere nello splendore del
suo incedere:

Ella in beltà incede, come la notte


in climi sereni e stellati cieli,
e- i pregi della luce e della tenebra

J. Keats, Ode a un'urna greca, trad. di F. Buffoni.


206 Storia delle passioni

nel suo sguardo si congiungono e nella figura:


così addolcita in quella luce tenera
34
dal cielo negata al ridente giorno.

Ma l'opera stessa di Byron c o n t a m i n e r à questa grazia: le


o m b r e d r a m m a t u r g i c h e di eroi infelici, le fantasmagorie,
il grido, lo slancio d e c l i n e r a n n o u n a bellezza insieme ar-
d e n t e e disperata.
Alla bellezza appartiene la seduzione, questa lucente mes-
sa in scena del corpo-linguaggio, del corpo-desiderio. Ma
come la perfezione móstra il suo disfacimento, la seduzio-
ne mostra la sua obliqua strategia. Il poeta n o m i n a le rie
della seduzione: in questo m o d o cerca di cogliere il segre-
to che trasforma il c o r p o in segno, lo sguardo in vincolo,
la bellezza in dominio. N o m i n a n d o queste vie, egli riper-
corre il c a m m i n o c h e l'ha c o n d o t t o nella prigionia d'a-
m o r e . Lo scopo, lo scopo stesso del linguaggio, è liberarsi
dal vincolo di questa prigionia. È il percorso che si p u ò ri-
costruire nell'Aspasia leopardiana:

Apparve
Novo del, nova terra, e quasi un raggio
Divino al pensier mio.

Ma da questo' paradisiaco approdo- comincia- il- cammi-


no' che dissipa ogni sacra dipendenza, ogni prigionia, fino
alla riconquista, oltre il recinto della passione, di un nuo-
vo sguardo: «Il m a r la terra e il ciel m i r o e sorrido».
Testimonianze di u n a corrosione della bellezza, detta
sua perfezione. Ma Baudelaire poi p o r t e r à queste testimo-
nianze- versò qu-el .deserto della -contemplazione dove -bel-
;

lezza e o r r o r e si c o n g i u n g o n o . Nel viaggio verso la bellez-


za, verso il suo mito, sotto il cielo splendente dell'isola di
Citerà, si mostra l'allegoria n o n dell'amore, ma della cru-
deltà. Il c o r p o di un u o m o straziato penzolante dalla cro-
ce a tre bracci dice il dolore -del m o n d o nel c u o r e stesso

** G.G. Byron, Melodie ebràickei tradMi-T. Kemeny.


A. Prete La passione d'amare e la scrittura romantica 207

della terra consacrata all'amore. Sul patibolo è offerta l'im-


m a g i n e stessa del poeta. L a - r a p p r e s e n t a z i o n e distrugge
l'incanto dell'amore:

Bell'isola dal mirto verde, colma di esplose


gemme, culto perenne presso tutte le genti,
dove i molti sospiri delle anime adoranti. ...
vagano come incenso su uri giardino di rose,

o come-di-colombi incessante tubare.


- Citerà era soltanto l'isola inaridita,
.•• - un deserto di rocce turbato da acri stridi.

Il cielo- era splendente, il mare in armonia,


ma ormai per me tutto- era sanguinoso e mortuario-,
ed avevo ahimè come dentro un grosso sudario
35
il mio cuore sepolto in questa allegoria.

Un sublime dell'assenza L ' o r d i n e delia temporalità contìnua


è 'interrotto: q u e l ' c h e n o n c ' é , o n o n c'è più, T'irreversibile,
il veramente finito, è l'oggetto della rimembranza. Ed è an-
che frantumato l ' o r d i n e di u n a presenza figurabile, prossi-
ma, visibile. li sublime n o n è nell'apparizione dell'altro, nel-
la 'risonanza' che egli p u ò lasciare c o m e scia della sua luce,
ma è nella sua distanza, nella sua corporea assenza. L'altro è
insieme il necessario e l'impossibile. N o n è il risibile, la pros-
simità, c h e fa sgorgare l ' o n d a della rappresentazione e del-
l'emozione, s e c o n d o u n a modalità p r o p r i a del religioso
creaturale, ma l'irrevocabile separazione, l'assoluta distan-
za. E tuttavia questo altrove n o n è la sede dell'imperturbata
idea, è invece la sorgente del t u r b a m e n t o d ' a m o r e , dell'af-
fanno d ' a m o r e . I segni fisici della passione sono possibili
p u r nell'assenza del volto, nell'assenza del n o m e stesso. La
ferita del desiderio p u ò essere aperta dalla d o n n a ignota che
è accolta da «altra terra n e ' superni giri / Fra m o n d i innu-
merabili», c o m e accade nel leopardiano canto Alla sua don-

35
Ch. Baudelaire, Un viaggia a Citerà, da Les fteurs du mal (cito, qui, da
una mia traduzione: cfr. la rivista «il gallo silvestre», n. '6-7, 1995).
208 Storia delle passioni

no. Il teche fiorisce in questa conoscenza - c o m e il «tu» che


nasce dallo sguardo della baudelairìana «passante», dalla
sua 'fugitive b e a u t é ' - è p i ù intimo, e p e r così-dire più vissu-
t o , d ' o g n i quotidiana prossimità.

Della lontananza La passione d ' a m o r e cerca la p r o p r i a lin-


gua n o n solo in questa metafisica dell'assenza e dell'im-
possibile, ma a n c h e in una' assidua rappresentazione della
lontananza, del teatro interiore che la lontananza col suo
assillo dischiude.
La l o n t a n a n z a è - c o m e accade nella lirica di; Hòlderlin
Wenn aus der Ferri (Se da lontano) - sorgente del ricordo e
ritrovamento dell'altro, nella cornice di u n a n a t u r a la cui
felicità è insieme assente e presente, radiosa e turbata. La
lingua della poesia dà 'vita a ciò che è l o n t a n o , ma insieme
vela il lontano con la tristezza del crepuscolo. L'addio n o n
è che l'apertura di un pensiero assiduo, di un'intensissima
e s p l e n d e n t e attesa. Ipcrione così si rivolge a Diotima lon-
tana: «... n o i siamo inseparabili a n c h e se n o n ritorni più da
te a me u n a parola, o u n ' o m b r a dei dolci giorni della no-
stra giovinezza! G u a r d o fuori il m a r e rosseggiante al tra-
m o n t o , t e n d o le braccia verso i luoghi dove lontana vivi, e
ancora u n a volta l'anima mi si accende di tutte le gioie del-
36
l ' a m o r e e della giovinezza!» .
La lontananza può- essere l'orizzonte in cui la passione si
trasmuta e dissipa affidandosi alle o m b r e della memoria,
prima che u n a n o t t u r n a interiore vista esplorile profondità
di un'ebbrezza p r o p r i a dell'Amore assoluto. Il p r i m o degli
Inni atta notte di Movalis racconta questa spirituale odissea.
In u n ' a l t r a regione del 'linguaggio,' estranea a ogni mì-
stica esaltazione, su un registro che conosce i semitoni e il
dolceamaro attenuarsi delle passioni, la lontananza p u ò
mostrarsi, tra affezione e ironia, c o m e il codice che racco-
glie e sfuma il costume r o m a n t i c o , e consegna il sogno d'a-

F. Hòlderlin, Iperione, p. 141.


A. Prete La passione d'amore e la scrittura romantica 209

m o r e al cliché ài u n a consuetudine e di u n a m o d a . Il ritratto


che Puskin delinea dell'adolescente poeta romantico ami-
co di O n e g i n e i n n a m o r a t o di Olga ha l'impietosa tene-
rezza di un addio, di un addio agli struggimenti, scenici e
puri, della passione romantica:

Cantava amore, d'amore servo,


E la sua canzone era pura
Come il pensiero d'una vergine.
Un sogno infantile o la luna,
Nei puri deserti del cielo
Dea di sospiri e del mistero.
Cantava gli addii, gli ahimè,
Le nebbiose distanze, i non-so-che,
E le romantiche rose;
Cantava contrade distanti
Dove a lungo i suoi vivi pianti
In grembo alla quiete depose;
Cantava i suoi giorni sfioriti
37
A diciott'anni non finiti.

Proprio l'allontanarsi del sogno d ' a m o r e nel t e m p o ir-


reversibile della giovinezza è un altro passaggio del ro-
mantico discorso amoroso. La poesia cerca u n a forma per
questa lontananza. La cerca secondo i m o d i suoi propri.
Per i quali la rimembranza porta nella rappresentazione,
insieme con l'immagine, la parola, il ritmo, il n o m e , in-
s o m m a il p r o b l e m a della forma, l'assillo della forma, o del-
le forme, con cui dire l'amore. Nello stesso t e m p o il poeta
conosce l'Impotenza del linguaggio a dire l'amore e subi-
sce la seduzione che il linguaggio esercita con la sua bel-
lezza. Povertà della lìngua e forza della sua fascinazione.
La poesia n o n p u ò veramente dire la passione d ' a m o r e .
E p p u r e questa passione è il paese c h e la poesia p i ù fre-
q u e n t a e più conosce. Forse p e r c h é da essa a p p r e n d e il" ri-
schio. O l'ebbrezza. O il limite.

A.S. Puskin, Eugeni j Onegin, p. 37.