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Calvino I.

, Lezioni americane

Il trasferimento a Parigi, nel 1964, offre a Calvino l’opportunità di partecipare alle esperienze d’avanguardia realizzate
in quegli anni nella capitale francese. Lo sfondo culturale è rappresentato dallo Strutturalismo, secondo cui ogni testo è
una struttura organizzata secondo regole formali. Nel 1960, a Parigi, da Raymond Queneau viene fondato l’Oulipo, a cui
aderirà anche Calvino e i cui scrittori tentano di applicare il pensiero matematico alle strutture e alle forme della
letteratura (cfr. DAGNA, 2008, p. 751).
Lezioni Americane. Sei proposte per il nuovo millennio è un libro che raccoglie cinque testi di Italo Calvino composti per un ciclo
di lezioni che avrebbe dovuto tenere nel 1985 all’Università di Harvard, una serie di conferenze che non si svolse per la
morte dello scrittore. La raccolta venne pubblicata post mortem nel 1988in inglese, col titolo Six Memos for the Next
Millennium. Il corrispondente titolo italiano fu invece scelto dalla sorella Esther. Le lezioni avrebbero dovuto essere sei,
ma Calvino riuscì a completarne cinque, mentre dell’ultima, la Coerenza, rimangono solo alcuni appunti.
 

Per ciascuna lezione Calvino prende spunto da un valore della letteratura, che egli riteneva
necessario salvare e preservare nel terzo millennio; il loro ordine è decrescente; si comincia dalla
caratteristica più importante e si procede con quelle meno essenziali: Leggerezza, Rapidità, Esattezza,
Visibilità, Molteplicità. Calvino decide poi di accostare ad ogni valore vari autori e testi letterari della
tradizione, inserendo anche citazioni testuali (cfr. SALINARI, 1995, p. 690).

Leggerezza - Analizzando quarant’anni di vita dedicati alla scrittura, Calvino si era reso conto che il
suo operato era basato sulla sottrazione di peso, con l’obiettivo di alleggerire i racconti nella struttura e
nel linguaggio. Lo scrittore inserisce riferimenti letterari per spiegare come la leggerezza debba
essere un valore da acquisire. Cita innanzitutto le fiabe antiche, caratterizzate dal volo; ad esse fa
seguire la mitologia greca, in particolare le Metamorfosi di Ovidio, con il mito di Perseo, che, per
sconfiggere Medusa, si serve di sandali alati e, successivamente, cavalcherà Pegaso, il cavallo alato,
entrambi simboli della leggerezza. Vi sono poi citazioni di Lucrezio, Cavalcanti, Dante,
caratterizzati dal parlar leggero. Riguardo a Cavalcanti, esempio di leggiadra leggerezza, inserisce una
novella tratta dal Decamerone, sottolineando come la gravità senza peso del poeta si manifesti nell’età
della melanconia e umorismo, che appaiono anch’essi in leggerezza. Viene citato, infine, anche
Leopardi, poiché con i versi alla Luna esprime un senso di sospensione, facendo quasi somigliare il
linguaggio alla luce lunare (cfr. SALINARI, 1995, p. 692).

Rapidità - La seconda lezione di Calvino riguarda la rapidità, non strettamente connessa alla
velocità. L’autore decide di introdurre l’argomento raccontando una leggenda su Carlo Magno,
storia ripresa poi da tanti altri scrittori, preferendo quella di Barbey d’Aurevilly per l’economia del
racconto. Secondo Calvino bisogna rispettare i tempi tecnici, capendo e assecondando il respiro della
storia che si vuole narrare. La rapidità non deve quindi essere intesa come una corsa contro il
tempo; l’iterazione e la digressione diventano mezzi necessari perché la dimensione temporale dei
fatti sia trasmessa al lettore nel modo giusto. L’autore decide di inserire esempi non caratterizzati da
velocità fisica, bensì da quella mentale; cita quindi Leopardi, con lo Zibaldone, Jorge Louis Borges,
Galileo Galilei. Collega poi questa lezione a Le Cosmicomiche e Ti con zero (cfr. SALINARI, 1995, p.
692).

Esattezza - Calvino decide subito di definire l’argomento del suo terzo intervento, poiché l’uomo si
esprime in modo casuale, approssimativo. Per difendere l’esattezza, l’autore richiama il suo
contrario, l’indefinito, e cita Leopardi, il poeta del vago, anche se successivamente dimostra come le
descrizioni di Leopardi risultino accurate e precise, a eccezione della poesia L’infinito, in cuisi ha la
massima espressione di ciò che l’uomo non riesce a concepire, rifugiandosi nell’indefinito. Altri
autori modelli di esattezza sono Musil, Paul Valèry, Mallarmé, Baudelaire, Edgar Allan Poe. Il libro
che meglio rivela il concetto di esattezza è il romanzo Le città invisibili (cfr. SALINARI, 1995, p. 693).
Visibilità - La quarta lezione si apre con un verso di Dante, in quanto il poeta parla delle
immaginazioni che si proiettano nella sua mente come su uno schermo separato dalla realtà
oggettiva. Calvino distingue tra due tipi di processi immaginativi: quello che vede l’immagine come
conseguenza della parole e quello che la identifica come causa; a tal proposito fa riferimento alla
lettura di libri e alle scene di un film. Tra i racconti citati vi è un’opera di Honoré de Balzac, che ha
subito varie modifiche, tanto da poter essere considerata una parabola dello sviluppo dell’arte
moderna: dapprima considerata dall’autore come in grado di ricreare tutto l’universo di immagini,
in seguito egli stesso si convince che l’immaginazione non può più essere trasportata attraverso
l’arte. Dall’arte si passa poi a una metafora sulla letteratura (cfr. SALINARI, 1995, p. 694).

Molteplicità - Calvino spiega come tutto può essere inteso come un groviglio di reti e relazioni. A tal
proposito cita Carlo Emilio Gadda e riporta un passo del celebre Quer pasticciaccio brutto de via
Merulana, in cui mescola vari lessici di livelli linguistici alti e bassi. In seguito chiarisce il pensiero
citando Musil e Proust, caratterizzati entrambi dall’incompiutezza nelle loro opere, dovuta alle
descrizioni e alle divagazioni per così dire infinite. Come esempio di molteplicità cita Se una notte
d’inverno un viaggiatore  e Il castello dei destini incrociati, in cui, partendo da un mazzo di tarocchi, sviluppa
una serie di narrazioni diverse l’una dall’altra (cfr. SALINARI, 1995, p. 694).