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Lope de Vega

Lope de Vega (1562-1635) è stato un poeta, novelista, drammaturgo. Col teatro ebbe maggiore
successo, basti pensare alla creazione del teatro nazionale spagnolo, infatti scrisse un saggio "arte
nueva de hacer comedias", con il quale si vide il teatro in modo diverso. (vai al paragrafo del teatro).
A causa dei debiti, ebbe problemi con la giustizia. Viaggiò tanto, ebbe una "bella vida"; ebbe 13
donne, 15 figli (tra legittimi e illegittimi) e fu tanto celebrato da Cervantes. Scrisse tanto, più di 1500
commedie, ed è che per questo che non si hanno tanti capolavori della sua produzione. Inoltre
partecipò all'invincibile armata.
Si concentrò su diversi generi: -comedia de enredo y costumbres (de capa y espadas) che sviluppano
più situazioni, ponendo l'amore al centro di tutto (ad esempio "el perro del hortelano" e "la dama
boba");
-dramas de honor campesino, ovvero opere nazionali che parlano della Spagna, soprattutto delle
leggende spagnole in cui, appunto, la protagonista è la Spagna e come altro protagonista abbiamo il
popolo (ad esempio: "Fuente Ovejuna", "el rey", "el mejor alcalde");
-dramas tràgicos, ovvero opere che terminano male, senza lieto fine.
Le tematiche principalmente trattate da Lope sono: l'amore (il trionfo dell'amore); l'onore; gli ideali
religiosi e i monologhi.
Lope difende la nobiltà, ma allo stesso tempo da fiducia al popolo, lo comprende, nonostante rispetti i
ruoli della nobiltà.
Per quanto riguarda le strutture delle sue opere, egli compie delle innovazioni e "rompe" quindi con
gli schemi classici, ad esempio le tre unità aristoteliche. (paragrafo teatro)
Lo stile è semplice, la sua scrittura è chiara e adattata al pubblico, per far si che tutti possano
comprendere (linguaggio accessibile a tutti); mira alla chiarezza e si focalizza da subito sui punti
chiave, infatti nella sua poetica è ricorrente l'utilizzo di parole chiavi o detti popolari ("el perro del
hortelano" è un refràn).
Lope de Vega si allontana dall'esagerazione, dal gusto barocco e soprattutto del culteranesimo e il
concettismo. Rinnovare il linguaggio è il nuovo scopo e Lope lo fa attraverso la semplicità e alla
riproduzione della realtà così com'è.
Ne “El perro del hortelano” la protagonista principale, è una donna, Diana, la contessa di Belflor,
donna forte, volitiva, capricciosa, aggressiva ed, a volte, anche molto stizzosa. E’ famosa in città per
non aver mai accettato, nonostante i molti pretendenti (tra cui anche due nobili, Federico e Ricardo),
la corte di nessun uomo. Nella sua casa, una sera si sentono molti rumori e si vede un cavaliere
scappare. Sconvolta dall’ardire di quest’uomo e credendo fosse qualcuno che voleva sedurla, Diana si
mette sulle tracce dell’uomo che ha osato entrare di soppiatto, nella notte, in casa sua. Scopre che il
cavaliere non era lì per lei ma per una sua dama, Marcela. Diana scopre che l’uomo era il suo
segretario di fiducia, Teodoro. Da quel momento, mille peripezie accadranno a tutti i personaggi,
primo fra tutti Teodoro che si scoprirà oggetto di un ‘tira e molla’ incredibile da parte della contessa,
la quale scopre di essere gelosa di lui e si rende conto che il fatto di non poterlo avere (perché di ceto
sociale inferiore al suo) scatena in lei un’invidia che la porta ad abusare del suo potere, impedendo a
chiunque altra (nella fattispecie Marcela) di poter avere il bel segretario. Proprio come il cane
dell’ortolano. ("El perro del hortelano ni come ni deja comer")
La capricciosa Diana non sceglie da subito cosa fare del suo sentimento per Teodoro e quindi, lo attira
a sé ma quando lui si interessa a lei, Diana si “raffredda”, cambia idea e si allontana. Dal canto suo,
Teodoro non sa che pesci prendere e se per un verso è interessato alla contessa, dall’altro, vedendosi
rifiutato, pensa che non avrà mai speranze e torna dalla “suo pari”, Marcela. Lei, se all’inizio lo
accetta, alla fine gli fa capire che si è stancata del suo doppio gioco. Teodoro si ritrova in un colpo
senza ex-fidanzata e anche senza quella “nuova” e potenziale. Ma le cose subiranno alterne vicende e
tra un tentato omicidio ordito dai due pretendenti di Diana ai danni di Teodoro, tra un tira e molla
dell’indecisa contessa ed un abuso di potere per separare Marcela e Teodoro, l’opera termina con un
finale in “controtendenza”, dovuto all’abile ‘trovata’ del servo picaro Tristán che costruirà una falsa
identità nobile a Teodoro e Diana, messa al corrente, accetterà lo stratagemma, poichè le permette di
poter sposare senza scandalo l'uomo.
Fuente Ovejuna (1619) è un drama de honor campesino, e già titolo si capisce di cosa tratta: un
popolo del sud della Spagna (Andalucia). Parla di un abuso di potere, di un'ingiustizia e non è
inventata, è un fatto storico realmente accaduto, ma ambientato in un'altra epoca, nel '400. Il popolo si
rivela contro il governatore e contro gli abusi di potere di un "comendador tiranico". La scelta di
questo titolo così centrato, nasce dalla sua idea di parlare al popolo e di far intendere tutto già dal
titolo, anche ai meno colti. La storia parla di un governatore (poderoso) che vuole violentare una
ragazza, Dona Laurencia, la figlia del sindaco. La dama è salvata dal galàn della situazione,
Frondoso, che non permette che l'abuso avvenga. Ciò scaturisce la rabbia del commendatore, che
vorrebbe uccidere il ragazzo, ma il popolo di FuenteOvejuna si ribella e uccidono il governatore
tirannico, segnando in questo modo la fine della storia. ("Fuente Ovejuna lo hizo"-> lo uccisero)
Lope mischia le classi sociali, abbiamo nobili e plebe che si fondono, avendo così più registri
linguistici.
Quest'opera teatrale è divisa in 3 atti: 1) abuso del potere del commendatore+tema della guerra civile;
2) il governatore cerca di abusare di Laurencia e Frondoso non lo permette, per questo dev'essere
giutiziato;
3) Frondoso sta per essere giustiziato, Laurencia lo salva e il popolo si ribella, uccidendo il
"poderoso". Il tema più importante di fondo è la ribellione perchè presenta: un popolo dominato da un
tiranno crudele e la sottomissione delle donne, spesso abusate.