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Lorenzo Marcolina

EDIZIONI MUSICALI
ALLEMANDA
PRESENTAZIONE
Questo lavoro è nato da una personale esigenza di avere a disposizione, anche in Italia, un metodo di
riferimento per lo studio del clarinetto impostato secondo le nuove tecniche d’insegnamento.
Le considerazioni generali che guidano le scelte didattiche presenti in questo volume sono riassumibili
nei seguenti punti:

• Trovare una giusta gradualità nell’esposizione del materiale.


Molti metodi invertono la progressione didattica degli esercizi. Ad esempio, non è vero che l’utilizzo
del portavoce sia così difficile come alcuni credono. Il FA quinto rigo è una nota estremamente
facile, così come il SOL ed il LA immediatamente sopra. E’ molto più difficile eseguire un MI grave
che prevede l’utilizzo dei mignoli con conseguente posizionamento fuori asse di tutta la mano.
Inoltre, tenere fermo l’alunno per mesi e mesi nel registro grave può portare ad una impostazione
difettosa dell’imboccatura.

• Trovare una giusta velocità di apprendimento


Mentre i vecchi metodi propongono in poche pagine le difficoltà che dovrebbero essere trattate in
un anno di studio disarmando gran parte degli alunni, molti libri della “nuova didattica” hanno dei
ritmi troppo lenti che tendono ad annoiare soprattutto gli alunni più dotati rendendo poco stimolanti
le lezioni.

• Focalizzare le cose da studiare


E’ molto importante che l’alunno sappia sempre cosa deve imparare, a cosa serve un determinato
esercizio, quali sono le cose nuove esposte durante l’ultima lezione che dovranno essere studiate a
casa. In questo libro ogni lezione propone chiaramente i nuovi argomenti trattati su cui l’alunno si
dovrà concentrare.

• Stimolare le potenzialità dell’alunno


La presenza di molti brani di autori famosi e di molti duetti stimola il piacere di suonare ed aiuta a
dare un senso musicale a tutto ciò che si suona. Uno dei moventi fondamentali che spingono l’alunno
ad applicarsi ed a studiare è sicuramente la curiosità di scoprire quale melodia meravigliosa si
nasconde tra quegli “scarabocchi” scritti sul pentagramma. Se le aspettative saranno soddisfatte,
l’alunno ripeterà mille volte quella nuova melodia, la farà sentire ai genitori, agli amici e …. nel
frattempo diventerà molto bravo!

• Rendere piacevole l’approccio con il libro


E’ molto importante che il libro su cui si studia abbia un aspetto gradevole. L’inserimento di alcuni
disegni, nella giusta misura, rende più piacevole lo studio e stimola la fantasia.

Spero che questo mio metodo, frutto di parecchi anni di insegnamento, possa avere una buona
accoglienza nel panorama delle opere didattiche italiane e soprattutto possa essere d’aiuto ad
insegnanti ed alunni per iniziare lo studio del clarinetto nel modo migliore.

Auguro perciò a tutti buon lavoro!

Marcolina Lorenzo

20 agosto 2001

EDIZIONI MUSICALI “ALLEMANDA”


Corso Italia 76 52020 Laterina (AR) Tel.0575894695 1
© Copyright 2001 – Tutti i diritti sono riservati
* ALLE 0280 *
Tavola delle Posizioni
Questa tavola riporta solamente le posizioni base, per iniziare lo studio dello strumento.
L'estensione acuta arriva sino al SOL6, tralasciando le note dal SOL#6 al DO7 che fanno parte di una fase di studio più avanzata.
Sono state inserite le posizioni doppie più comuni, tralasciando quelle particolari ed insolite che potranno essere adottate in seguito.

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TAVOLA DELLE POSIZIONI (continuazione)

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IL CLARINETTO
Un po’ di storia

Il clarinetto nasce all’incirca nel 1690 a Norimberga grazie al costruttore di strumenti musicali Johann
Christian Denner che applicò delle modifiche ad un antico strumento ad ancia semplice che si chiamava
“chalumeau”.
Applicando allo chalumeau alcune chiavi aggiuntive di cui la più importante ed innovativa fu il così detto
“portavoce”, le possibilità dello strumento furono notevolmente migliorate e la sua estensione
praticamente più che raddoppiata.
Il registro grave dello strumento venne chiamato appunto “registro dello chalumeau”, mentre il registro
acuto appena conquistato venne chiamato “registro del clarino” (il clarino era una antica tromba dal
suono molto acuto). A poco a poco il nome di questo nuovo registro passò ad identificare l’intero
strumento con il nome di clarinetto.
Nella prima metà del 1800 (1812 – 1839 circa), un bravissimo clarinettista di nome Ivan Müller si
costruì un clarinetto con 13 chiavi grazie al quale si potè esibire in tutta Europa stupendo chiunque per
l’agilità e la pulizia del suono che tale strumento gli permetteva. Subito notato da costruttori e
musicisti, il clarinetto di Müller rimpiazzo completamente il vecchio clarinetto di Denner.
Müller migliorò pure la forma dei tamponi e dei fori, la forma e la consistenza dell’ancia, il metodo di
ancoraggio dell’ancia al bocchino tramite una fascetta metallica (al posto del vecchio spago cerato).
Il passo successivo nell’evoluzione del clarinetto lo dobbiamo al clarinettista francese Hyacinthe
Eleonore Klosé. Allievo del grande clarinettista Frédéric Beer, gli succedette alla cattedra di clarinetto
presso il conservatorio di Parigi.
Klosé applico, con le opportune modifiche, il sistema di chiavi ideato da Boehm per il flauto ottenendo
un clarinetto estremamente versatile e migliorando notevolmente l’intonazione ed il suono di quasi tutte
le note.
Lo strumento oggi più diffuso è ancora quello ideato da Klosé che, per una serie di incomprensioni e di
equivoci, viene chiamato erroneamente “Clarinetto sistema Boehm” anziché “sistema Klosé”.

Come è fatto

Il clarinetto moderno è composto da cinque pezzi (in alcuni rari casi da quattro o addirittura tre) ed è
costruito in legno di ebano (ad eccezione del bocchino). Alcuni clarinetti molto economici possono
essere costruiti utilizzando materie plastiche e resine varie. Esistono pure dei clarinetti in metallo che
vengono utilizzati sopratutto dalle bande dei paesi nordici per far fronte alla necessità di suonare
all’aperto a temperature molto basse, impraticabili per gli strumenti di legno. I cinque pezzi che
compongono lo strumento sono: Bocchino – Barilotto – Pezzo Superiore – Pezzo Inferiore – Campana.

• BOCCHINO: è la parte a forma di “becco” che viene messa in bocca dal


suonatore. Il bocchino o imboccatura è composto a sua volta da quattro
parti che sono: il bocchino vero e proprio, l’ancia, la fascetta ed il copri-
bocchino.
o Il bocchino può essere di vari materiali (ebanite, ebano, cristallo,
plastiche varie) e, pur mantenendo sempre la stessa forma,
presenta delle piccole differenze costruttive tra i vari modelli e le
varie marche che ne determinano le qualità acustiche. Uno
strumentista di solito deve provarne più d’uno prima di trovare
quello che gli è più adatto e che gli permette di suonare al meglio.

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o L’ancia è un piccolo pezzetto di canna di bambù (più
precisamente della specie “Arundo Donax”), coltivata
sopratutto nel sud della Francia, tagliata con una particolare
forma che ricalca quella dell’apertura del bocchino su cui
dovrà essere posizionata. Esistono varie marche di ance e per
ogni marca ne esistono di vari spessori. La marca solitamente
determina un particolare tipo di suono mentre lo spessore
determina la durezza e la resistenza dell’ancia. La scelta
dell’ancia è un fatto molto delicato e va sempre accoppiata
alla scelta del bocchino (ad ogni bocchino la sua ancia).
Un’ancia “cattiva” può pregiudicare in maniera drammatica
l’esito dell’esecuzione, per cui la scelta dell’ancia da usare è
una cosa molto importante e delicata.
o La fascetta è un “anello” che serve a fissare l’ancia al
bocchino. Le fascette più comuni sono di metallo, ne esistono
tuttavia di vari materiali e forme (plastica, pelle, metalli
particolari) allo scopo di ottenere diverse sfumature di suono.
Un fatto curioso è che in Germania (ma non solo) esistono
delle scuole che insegnano a fissare l’ancia al bocchino con
uno spago cerato arrotolato sul bocchino stesso. Questa
pratica molto antica è un po’ macchinosa e richiede parecchio
tempo (ad esempio se si devono provare parecchie ance),
tuttavia chi la pratica è convinto che nessuna legatura
moderna faccia suonare il clarinetto bene come lo spago
cerato!
o Il copri-bocchino è un cappuccio che viene infilato sulla
fascetta e difende l’ancia da possibili ed accidentali rotture.
• BARILOTTO: è la parte che unisce il bocchino al resto dello
strumento. Le sue dimensioni determinano l’intonazione di tutto il
clarinetto. Per questo motivo ve ne sono in commercio di varie misure.
Il barilotto viene inserito più o meno a fondo nel “pezzo superiore” al
fine di ottenere un’intonazione ottimale. La pratica di intonare
correttamente lo strumento prima di suonare è tanto delicata ed
importante quanto difficile. Solo un esecutore dotato di buone doti
musicali e di molta esperienza è in grado di regolare correttamente il
proprio strumento sino a renderlo perfettamente intonato.
• PEZZO SUPERIORE: è la parte su cui si andrà a posizionare la mano
sinistra. Qui sono montate le chiavi e sono ricavati i fori necessari
per ottenere tutte le note. Il legno di questa parte dello strumento
risulta molto indebolito (a causa dei fori e delle viti applicate),
bisogna perciò averne molta cura onde evitare spiacevoli sorprese
(rotture e crepe).
• PEZZO INFERIORE: è la parte su cui si andrà a posizionare la mano
destra. Le caratteristiche di questo pezzo sono le stesse del pezzo
superiore. Sul retro è applicato il “poggiadito” grazie al quale il pollice destro è in grado di
sostenere lo strumento.
• CAMPANA O PADIGLIONE: è la parte finale dello strumento. Ha una forma molto conica che
ricorda quella di una campana. La sua funzione è di amplificare in suono prodotto dallo
strumento.

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LA RESPIRAZIONE
Una delle cose più importanti per suonare con successo uno strumento a fiato è la respirazione.
Ci sono musicisti dotati di un’ottima tecnica che però cadono di fronte ad una semplice frase cantabile a
causa di una errata respirazione!
La respirazione si divide in due momenti importanti: l’inspirazione e l’espirazione.
Anche se il Clarinetto suona solamente durante la seconda fase, cioè l’espirazione, non si potrà ottenere
una corretta espirazione se questa non è preceduta da una altrettanto corretta inspirazione. In parole
povere tutto inizia da “come inspiriamo”!

IL DIAFRAMMA:
La corretta respirazione per un musicista (ma non solo!) è la così detta “respirazione diaframmatica”,
cioè quella respirazione che mette in movimento il muscolo del diaframma. Tale muscolo è collocato
all’incirca sotto ai polmoni e sopra allo stomaco.
Il meccanismo di funzionamento della respirazione di diaframma consiste nel far scendere l’aria il più in
basso possibile nei polmoni, provocando una spinta verso il basso del diaframma e un conseguente
rigonfiamento della pancia. Una volta riempiti completamente i polmoni d’aria, il diaframma, che a
questo punto si trova “schiacciato” verso il basso, inizia a spingere verso l’alto facendoli risalire e
costringendo l’aria in essi contenuta a fuoriuscire dalla bocca. Durante questa seconda fase, la pancia
subisce un ulteriore ingrossamento ed indurimento dovuto al lavoro del muscolo del diaframma che,
come tutti i muscoli, quando si mette “in moto” si gonfia e si indurisce. E’ erronea la teoria di alcuni
musicisti secondo cui per far fuoriuscire l’aria dai polmoni bisogna “tirare in dentro la pancia”! Se
facessimo così allora sarebbero i muscoli addominali a spingere fuori l’aria, non il diaframma!
Ora che abbiamo capito cos’è la respirazione diaframmatica, cerchiamo di imparare un metodo semplice
ed efficace per praticarla. Il primo impatto con questo tipo di respirazione potrebbe essere complicato
e non del tutto spontaneo, comunque vi garantisco che, applicandovi con impegno, alla fine scoprirete
che non è poi così difficile.

FASE 1: INSPIRAZIONE
Per ottenere una corretta inspirazione bisogna fare attenzione ai seguenti punti:

• COSE CORRETTE DA FARE


o Respirare per la bocca;
o Tenere le spalle basse e rilassate durante tutta la fase di inspirazione;
o Osservare che, mentre facciamo entrare l’aria nei polmoni, la pancia si “gonfi”.
o Osservare che il torace rimanga assolutamente fermo;
• COSE SCORRETTE DA NON FARE ASSOLUTAMENTE
o Respirare per il naso;
o Alzare le spalle mentre si inspira l’aria.

Esistono alcuni “trucchi” che possono essere adottati per rendere più spontaneo l’apprendimento di
questa tecnica di inspirazione. Ne illustrerò solamente alcuni come suggerimento (io li ho sperimentati
personalmente sui miei alunni e devo dire che funzionano):

• IL TUBO DI GOMMA – Tagliare un pezzo di tubo di gomma (ad esempio il tubo di gomma usato
per innaffiare li giardino) lungo circa 15 ~ 20 cm e metterlo in bocca facendo attenzione che la
lingua venga a trovarsi sotto al tubo. A questo punto, senza estrarre il tubo e senza alzare la
lingua, inspirare con energia.

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• LO SBADIGLIO – Respirare profondamente cercando di simulare uno sbadiglio.
• LA FLESSIONE – Stando in piedi a gambe unite, portare le braccia in alto sopra alla testa ed
iniziare a curvarsi in avanti il più possibile (non serve che arriviate a toccarvi le punte dei piedi!)
facendo fuoriuscire tutta l’aria. Dopo esservi fermati alcuni secondi in questa posizione, iniziare
a risalire tenendo le braccia in basso ed inspirando lentamente per la bocca.

FASE 2: ESPIRAZIONE
In questa fase, oltre a mantenere una corretta impostazione evitando alcuni errori come descritto più
avanti, dobbiamo imprimere all’aria la giusta energia e forza che ci permetterà in seguito di sostenere il
suono dello strumento.
Per ottenere una corretta espirazione bisogna fare attenzione ai seguenti punti:

• COSE CORRETTE DA FARE


o Espellere l’aria per la bocca;
o Tenere le spalle basse e rilassate durante tutta la fase di espirazione;
o Osservare che, mentre facciamo uscire l’aria dai polmoni, la pancia si indurisca e si
“gonfi” ulteriormente.
• COSE SCORRETTE DA NON FARE ASSOLUTAMENTE
o Tirare in dentro la pancia;
o Iniziare una nuova fase di inspirazione prima di aver espulso tutta l’aria contenuta nei
polmoni.

Anche per l’espirazione e per la corretta spinta da imprimere all’aria verso l’esterno esistono alcuni
esercizi ed alcuni “trucchi”:

• IL COLPO DI TOSSE – Immaginare di tossire forte per localizzare il diaframma e per


sperimentarne il funzionamento, dopodichè ripetere lo stesso tipo di spinta sforzandosi di
prolungarla per tutto il tempo della espirazione.
• IL DITO – Tenere un dito premuto contro la pancia e verificare che venga spinto verso
l’esterno (anche con discreta energia!).
• IL FOGLIO DI CARTA – Tenere un foglio di carta appoggiato al muro con una mano e mettersi a
circa 15 cm dal foglio stesso. Dopo aver inspirato correttamente, soffiarci sopra con tutta la
forza possibile. Togliendo la mano dal foglio si dovrà riuscire a non farlo cadere per almeno
qualche secondo.

Ogni alunno potrà scegliere tra questi esercizi quelli che più gli si addicono e dovrà praticarli spesso,
soprattutto all’inizio, sino ad acquisire una assoluta padronanza con questo tipo di respirazione.
Non deve preoccupare un leggero dolore alla schiena o ai reni che si può manifestare all’inizio in quanto
del tutto naturale, anzi, potrebbe essere un segno che manifesta la corretta esecuzione degli esercizi.

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L’IMPOSTAZIONE
IL CORPO
Quando si suona uno strumento a fiato è facile assumere posizione del corpo scorrette. Suonare con
un’impostazione errata (corpo ricurvo in avanti, busto fuori asse, etc.) può avere risvolti negativi e
ripercuotersi, oltre che sul risultato musicale dell’alunno, anche nella corretta crescita dello stesso.
Le cose da tenere d’occhio sono:
• Stare ben ritti sul busto con la testa bene eretta sul collo ed il mento alto (può essere utile
sforzarsi di guardare in alto, evitando assolutamente di rivolgere lo sguardo al pavimento);
• Tenere le spalle diritte (non ricurve) e rilassate;
• Tenere i piedi in pari (non uno avanti e l’altro dietro) e leggermente distanziati (non uniti);

LO STRUMENTO
Lo strumento va sorretto con il pollice della mano destra mentre la mano sinistra si posiziona sul pezzo
superiore con le dita in prossimità dei fori. La campana dovrà trovarsi ad una distanza di circa 20 ~ 30
cm dal corpo, conferendo un’angolatura allo strumento di circa 20 ~ 25°. Lo strumento va portato alla
bocca senza piegare la testa. I gomiti dovranno stare aderenti al corpo senza però toccarlo (rimanendo
ad una distanza dal corpo di qualche centimetro).

L’IMBOCCATURA
Mettere in bocca lo strumento (il bocchino) correttamente è una cosa essenziale.
Successivamente questa prima impostazione potrà subire lievi modifiche che l’insegnante saprà
suggerire caso per caso.
Una corretta imboccatura si basa sui seguenti punti:
• Mettere in bocca il bocchino (con l’ancia già correttamente fissata) per circa 1 cm immaginando
di doverlo “mordere”;
• Coprire i denti inferiori con il labbro inferiore;
• Chiudere la bocca e le labbra sul bocchino esercitando una leggera pressione con i denti
superiori sul bocchino stesso;
• Irrigidire leggermente il labbro superiore avendo cura di non irrigidire il mento che dovrà
invece rimanere sempre ben disteso (non pensate al labbro inferiore!);
• Senza allentare la presa dei denti sul bocchino, aprire lateralmente le labbra per respirare,
quindi richiudere ermeticamente le stesse sul bocchino e … siete pronti per emettere il vostro
primo suono!

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Lezione n°1
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Le prime note:
Questi primi e semplicissimi esercizi
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vanno studiati con estrema cura.
Lo scopo deve essere quello di ottenere
una corretta impostazione di base (come
descritto nelle pagine precedenti) ed una
discreta sicurezza nell'emissione del
suono. In particolare bisoga fare molta
attenzione a:
1) Staccare correttamente le note con il "colpo di
lingua" pronunciando la sillaba "TU" e facendo
attenzione a non muovere il mento o la gola;
2) Tenere il suono fermo (senza tremolii o
fischi) il più possibile;
3) Respirare per la bocca (non per il naso!) e
senza alzare le spalle;
4) Non gonfiare le guance.
Buon lavoro e ricordate: CHI BEN INIZIA ..... E' A META' DELL'OPERA!

Esercizio n°1 TU__ TU__ TU__ TU__ TU__ TU__

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Esercizio n°2
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Esercizio n°3
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Quattro salti tra le note
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Primo duetto
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Lezione n°2

La legatura:
La legatura è una linea curva che viene messa sopra o sotto a due o più note.
Possiamo incontrare tre tipi di legatura:
1) LEGATURA DI PORTAMENTO, quando è messa su due o più note di differente altezza;
2) LEGATURA DI FRASE, quando è messa su un'intera frase musicale;
3) LEGATURA DI VALORE, quando è messa su due note (e solo due!) della stessa altezza.
Le note poste sotto ad una qualunque di queste legature dovranno essere eseguite senza l'uso
del colpo di lingua, ma solamente soffiando nello strumento e, all'occorrenza, muovendo le dita.
Questo modo di suonare (senza colpo di lingua) viene detto "legato".
Essere capaci di suonare con un "BEL LEGATO" è un grande pregio per un clarinettista, perciò vi
raccomando di studiare con molta cura questa tecnica fin da ora.

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Esercizio n°3

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Legato e staccato
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Secondo duetto
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Edizioni Musicali Allemanda 13
Tre duetti facili
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Edizioni Musicali Allemanda 20


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Lezione n°6
Il Piano ed il Forte:
Le indicazioni di "piano" e di "forte" vengono dette "indicazioni dinamiche" e si scrivono sotto al pentagramma
utilizzando delle abbreviazioni (p - F - etc.)
Esse rappresentano il volume del suono emesso dal nostro strumento musicale.
Per ottenere diverse gradazioni di volume dovremmo soffiare nel clarinetto con maggiore o minore intensità,
così come indicato nello spartito.

Il Crescendo ed il Diminuendo:
Le indicazioni di "crescendo" e "diminuendo" vengono scritte sotto al pentagramma utilizzando dei simboli grafici
detti "forchette" o "forcelle" oppure delle abbreviazioni (cresc... - dim... - etc.).
Il loro compito è di far aumentare o diminuire gradualmente il volume di una nota o di una frase musicale.
In questo caso si dovrà aumentare o diminuire gradualmente l'intensità con cui soffiamo nello strumento.
E' molto importante che le varie sfumature dinamiche siano ottenute sempre con un bel suono.

Saper eseguire correttamente tutte le dinamiche richieste da uno spartito è una dimostrazione di grande bravura e
sensibilità musicale.

Alcune indicazioni dinamiche in ordine di intensità crescente:


mp = mezzo piano mf = mezzo forte
p = piano. Bisogna suonare un po' più Bisogna suonare un po' più forte F = forte

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Bisogna suonare molto piano forte del "piano" del "mezzo piano" ma meno del "forte" Bisogna suonare con energia.

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Indicazioni di "crescendo" e "diminuendo":
Crescendo indicato con Diminuendo indicato con Crescendo indicato con Diminuendo indicato con

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la "forcella che si apre" la "forcella che si chiude" abbreviazione in lettere abbreviazione in lettere

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Edizioni Musicali Allemanda
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Schiarazule Marazule Giorgio Mainerio
(brano tradizionale del Friuli tratto dal 1° libro
di balli di G. Mainerio pubblicato a Venezia nel XVI° sec.)
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Piccola Musica Notturna


(dalla Serenata K.525 per archi)
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Minuetto
(dal libro per Anna Magdalena) J. S. Bach

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Edizioni Musicali Allemanda


29
Lezione n°8
Le note acute:
Le note acute oltre il LA#4, si ottengono utilizzando la chiave posta sul retro dello strumento, che viene azionata dal pollice della mano
sinistra (chiave n°12 detta anche "portavoce").
La difficoltà di utilizzo del portavoce è dovuta al fatto che il pollice deve azionare la chiave e contemporaneamente chiudere il foro
posto sotto alla chiave stessa (il foro del FA4), tuttavia, superata tale difficoltà, le diteggiature rimangono molto simili a quelle del
registro grave. L'unica differenza stà nel fatto che i nomi delle note cambiano (ad es. con la posizione del DO4, azionando il portavoce
si ottiene il SOL5!). Tale fenomeno è dovuto al singolare "spettro degli armonici del clarinetto", per cui il portavoce innalza le note
fondamentali di " una dodicesima".

Regole di emissione per i suoni acuti:


LABBRO SUPERIORE: bisogna irrigidire leggermente i muscoli del labbro superiore, facendo attenzione a non "mordere" eccessivamente
il bocchino (rischiando di stringere eccessivamente l'ancia con l'effetto di soffocare il suono dello strumento).
FIATO: bisogna aumentare gradualmente la pressione dell'aria mano a mano che si sale verso suoni sempre più acuti. La corretta
pressione dell'aria è l'unico vero ed importantissimo supporto per ottenere un buon suono.
PRONUNCIA: nel caso non si riesca ad ottenere un bel suono od una corretta intonazione per i suoni più acuti, può essere d'aiuto pensare
alla vocale "i" mentre si suona. In questo modo la laringe si posiziona in maniera corretta ed agevola molto l'emissione di queste note.
Bisogna fare molta attenzione che ciò non ci porti a suonare "di gola". La gola deve sempre rimanere aperta e non si deve mai affaticare.

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Note Nuove:
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Lezione n°12
Il passaggio LA-SI:
Il passaggio dal LA5 al SI5 è forse il più difficile di tutto lo studio del clarinetto (almeno per
quanto riguarda la tecnica). Nello studio di questo passaggio bisogna tener presenti ed applicare queste tre regole:
1) Mentre si esegue il LA le dita devono rimanere il più vicino possibile ai fori ed alle chiavi permettendo cosi una veloce e precisa
chiusura nel momento del passaggio al SI;
2) L'indice della mano sinistra deve azionare la chiave del LA (la chiave n°10) con "il dorso del dito". Nel momento del passaggio
al SI, mentre tutte le altre dita si azionano per chiudere i fori, l'indice sinistro ruoterà e scivolerà verso il basso chiudendo
automaticamente il proprio foro.
3) Nell'istante di passaggio dal LA al SI bisogna aumentare la pressione dell'aria.

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Esercizio n°1
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Esercizio n°3

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Esercizio n°4

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Edizioni Musicali Allemanda
38
Sei esercizi facili
Esercizio n° 1 in DO maggiore
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Allegretto Moderato

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Esercizio n° 2 in FA maggiore
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44
Esercizio n° 3 in SOL maggiore
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Edizioni Musicali Allemanda


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Sei duetti facili di autori famosi
Marcia Militare Franz Schubert
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Il Contadino Allegro
(al ritorno dal lavoro)
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49
Lezione n°16
Destra e Sinistra:
Come forse avrete già potuto notare osservando la tavola delle posizioni all'inizio di questo volume, alcune note possono
essere eseguite utilizzando due o più posizioni differenti. Ciò è possibile grazie al sistema di chiavi montato sul clarinetto
che è il frutto di anni di studio e di approfondimento da parte di molti artigiani e musicisti costruttori di strumenti i quali
hanno via via cercato di risolvere i vari problemi di esecuzione di alcuni passaggi con l'aggiunta di chiavi che li rendessero
possibili. Prima che tali chiavi fossero utilizzate, era spesso necessario che l'esecutore facesse "scivolare" le dita da una
chiave all'altra, rendendo spesso il passaggio poco pulito e sicuramente poco agile. Al giorno d'oggi, utilizzando il clarinetto
sistema "Bohm" (dal nome dell'inventore del meccanismo di chiavi dei clarinetti moderni) tutti i passaggi (o quasi)
sono eseguibili senza dover "scivolare" sulle chiavi. In questo modo la precisione e l'agilità dello strumento sono enormemente
migliorate rispetto al passato. E' necessario quindi che l'alunno impari ad utilizzare correttamente tutte le posizioni necessarie
per affrontare con disinvoltura anche i passaggi più difficili e scabrosi.
Le prime posizioni "doppie" che impareremo riguardano le chiavi azionate dai due mignoli. Per eseguire correttamente (e quindi
senza "scivolare") i passaggi MI3-FA#3 e SI4-DO#5 sarà infatti necessario che i due mignoli lavorino in maniera indipendente
sulle chiavi utilizzando le posizioni così come riportato qui sotto.

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N.B.
Le chiavi indicate tra parentesi
non devono essere utilizzate in
quanto superflue.
In questo modo il mignolo sinistro
sarà libero per eseguire la nota
seguente.
Le sigle DX e SX poste sulle note
indicano il dito da usare.

Esercizio n°1
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Esercizio n°2
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56
Cinque studi caratteristici
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70
Scale ed arpeggi
DO maggiore
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posizioni a pag. 2 - 3 - 4.

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Fine del primo volume

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