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45 Esercizi di

Mindfulness Trasformativa

Un quaderno di lavoro
- un’ idea al giorno -
per sviluppare consapevolezza
e favorire il cambiamento

Fabio Sinibaldi e Sara Achilli


www.realwayoflife.com
Pubblicato da Real Way of Life
Copyright © 2018
www.realwayoflife.com

Copyright © 2018 Fabio Sinibaldi e Sara Achilli

ISBN: 9781720010777

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raggiungimento di determinati risultati di crescita personale o cambiamento in quanto questi sono
strettamente vincolati alla determinazione e all'impegno personale profuso. Se sospettate di avere
determinati problemi quali disturbi fisici o psicologici dovrete rivolgervi a specifici professionisti.
L'autore declina ogni responsabilità per eventuali perdite, lesioni o danni che possano derivare da
qualsiasi informazione pubblicata in questo libro. Il lettore è il solo responsabile di eventuali
decisioni riguardo alle sue cure mediche e psicologiche.
La vita stessa è trasformativa per natura

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INDICE
Premessa
PRIMA PARTE
Il quadro di riferimento
Cambiamento e Trasformazione
Il bisogno innato di evolvere
Evoluzione e cambiamento
Cambiamento, neurologia, emozioni e coraggio
I tre pilastri del cambiamento: libertà, produttività e creatività
Il Pensiero Trasformativo e la Mindfulness
I pensieri e le intelligenze
Il pensiero è radicato nel corpo
Il paradosso del pensiero logico
Sviluppo del pensiero e fasi evolutive
Come ci convinciamo delle cose
Le convinzioni su noi stessi
I pensieri e le abitudini
Avere un pensiero autonomo ed evolutivo
SECONDA PARTE
Come funziona questo libro
Parole e azione
Il metodo di lavoro
6 utili spunti applicativi
45 Riflessioni Trasformative
La settimana bonus
Le 10 che preferiamo
Appendice - Tutte le idee in fila
45 Pensieri Trasformativi
La settimana bonus
APPROFONDIMENTI
Bibliografia
45 Esercizi di
Mindfulness Trasformativa
Un quaderno di lavoro - un’ idea al giorno - per sviluppare
consapevolezza e favorire il cambiamento
Premessa
Il pensiero rappresenta (o almeno dovrebbe rappresentare) uno dei punti più
alti dell'evoluzione umana. Investiamo molto sulle nostre capacità logiche e
di ragionamento perché, in fondo, a tutti noi piace sentirci intelligenti e fare
le scelte giuste.

Nonostante tutto questo, spesso decidere risulta difficile e, quando lo


facciamo, a volte ci pentiamo rapidamente delle nostre scelte. Altre volte
usiamo tutta la nostra buona volontà, ma senza riuscire a cambiare niente di
ciò che ci circonda, neanche una piccola cosa.

Questo libro nasce per far chiarezza sul pensiero, le sue forme e
sfaccettature, quali siano i processi per cui può essere efficace e produttivo,
fonte di benessere o, di contro, diventare un limite e un nemico per noi
stessi.

Nella prima parte del libro analizzeremo le caratteristiche del pensiero, la


sua “pienezza”, le diverse forme di consapevolezza, caratteristiche oggi
note come Mindfulness, e le sue potenzialità trasformative, ovvero quelle di
generare un cambiamento costruttivo e legato ad una progettualità coerente
con noi e i nostri bisogni.

Nella seconda parte condivideremo un'applicazione pratica ed efficace


della Mindfulness Trasformativa, articolata in 45 passaggi, per affrontare le
tematiche più rilevanti per il cambiamento, il benessere e la crescita
personale.
PRIMA PARTE
Il quadro di riferimento

Il concetto di Mindfulness Trasformativa, o più semplicemente Pensiero


Trasformativo, nasce qualche anno fa mentre portavamo avanti una serie
di studi e workshop - basati su un approccio integrato e scientifico - sul
potere che la mente ha, o meglio può avere, nel cambiare le cose. Esistono
infatti pensieri che, anziché generare cambiamento, lo ostacolano. Altri
sembrano costruttivi ma, anche se sostenuti da una grande motivazione e
forza di volontà, non riescono a prendere forma nella realtà.

Affinché il pensiero possa avere successo nel suo intento trasformativo,


deve rispettare determinate caratteristiche che analizzeremo nel corso del
testo.

Per potere trasformativo intendiamo la possibilità che la nostra mente ha


di controllare - nel senso ampio e costruttivo di comprendere, analizzare e
valutare - efficacemente la realtà e fare in modo che le nostre azioni
abbiamo l'impatto desiderato su noi stessi o sull'ambiente esterno.
Il potere trasformativo non è niente di magico; al contrario, è qualcosa di
molto pratico. L'unica magia risiede nell'utilizzare appieno tutte le sue
capacità e metterle in sinergia con tutti gli altri elementi portanti della
nostra vita, in particolare con le emozioni, le relazioni, le percezioni
sensoriali che portano informazioni in ingresso e con la struttura nervosa e
biochimica, che ne sostiene processi e comunicazioni.
Il pensiero trasformativo “trasforma” appunto le emozioni, i
comportamenti, i rapporti con gli altri e ogni altro ambito della nostro
esperienza.
Sviluppare una Mindfulness Trasformativa significa trasformare anche il
pensiero stesso. Infatti, ci porta a concentrarci solo sulle cose importanti,
diventa meno agitato, non entra in stallo, in circoli viziosi o in situazioni
paradossali, come ad esempio cercare per ore una risposta a cui non è
possibile arrivare. Oppure ancora ci permette di evitare di delegare ad altri
la nostra valutazione o assunzione di responsabilità.
Chi conosce il nostro lavoro con Real Way of Life e con Association for
Integrative Sciences sa bene che l'approccio integrato è per noi
fondamentale. Questa integrazione riguarda ogni aspetto delle strutture e
funzioni umane e coinvolge discipline diverse dall'etologia alle
neuroscienze, dall'evoluzionismo alla PNEI, passando per l’epigenetica,
l’antropologia e diverse forme di filosofie antiche e moderne.

Fig. 1 - Pensiero, Emozioni e altri fenomeni fondamentali dell’esperienza e della salute umana sono
influenzati da una rete di strutture, organi e sostanze biochimiche. Questa complessità può essere
compresa e gestita adeguatamente solo attraverso un approccio che integra differenti discipline e
ambiti di studio. Il disegno rappresenta solo alcuni dei fattori, a titolo illustrativo. Fabio Sinibaldi e
Sara Achilli © 2017 - tutti i diritti riservati.

Il Pensiero, a proposito di questa integrazione, si appoggia strutturalmente


sul nostro sistema nervoso. Le nostre capacità mentali sono direttamente
collegate con la salute e la plasticità del sistema nervoso, a loro volta
influenzate da ciò che mangiamo e dal nostro stile di vita. Ad esempio, è
ormai scientificamente dimostrato che gli omega 3 presenti nel cibo
supportano il sistema nervoso nelle sue funzioni cognitive, così come
l'infiammazione immunitaria generata dallo stress o da alcuni cibi si
ripercuote sulla capacità di attenzione e altre funzioni mentali.
Allo stesso modo, lo stress prolungato può arrivare a modificare le strutture
del cervello, ad esempio riducendo le dimensioni dell'ippocampo.
Ci sono anche altri temi molto rilevanti nei legami e nell’integrazione
corpo-mente, come la capacità che abbiamo di muoversi agilmente tra
diversi network cerebrali, come il Default Mode Network (legato al pensiero
auto-riferito e meditativo) e il Salience Network (legato ai meccanismi di
stress ed emozioni). La nostra abilità nell’usare in modo adeguato e
flessibile questi sistemi funzionali viene gestita al meglio attraverso la
sinergia mente-corpo, che non solo tramite il pensiero cognitivo e lo sforzo
attentivo volontario.

In questo testo lasceremo volutamente sullo sfondo i dettagli tecnici di


questi aspetti e tutte le possibilità di intervento mirato su ogni area,
rimandando chi fosse interessato alle altre nostre pubblicazioni, al blog sul
sito www.realwayoflife.com e ai riferimenti bibliografici.

In questo libro, coerentemente con il suo titolo, ci concentreremo sulla


possibilità che il pensiero ha - se esercitato correttamente - di agire, influire
e integrare tutti questi aspetti. Vedremo anche come il pensiero, quando è in
condizioni ottimali e in equilibrio tra tutte le sue funzioni, possa esprimere
tutte le sue potenzialità.

Partiremo affrontando il tema del cambiamento per potere poi correttamente


inquadrare il pensiero anche rispetto al suo ruolo trasformativo.
Dopo aver approfondito le caratteristiche del pensiero, vedremo la sua
applicazione pratica in 45 esercizi di riflessioni trasformative.
Cambiamento e Trasformazione

Il bisogno innato di evolvere


Tutti desideriamo avere più energia, essere pieni di vita, fare la differenza.
Lo desideriamo principalmente per due motivi. Uno è che l'uomo è
“programmato” evolutivamente per ambire a questo - gli serve per poter
sopravvivere al meglio e per autorealizzarsi. Il secondo motivo è che la vita
moderna ci propone moltissimi impegni e un flusso continuo di
informazioni, fatto che richiede moltissime energie e plasticità solo per
poter stare al passo con le richieste esterne.
Entrambe le motivazioni sono sostenute da alcuni processi fondamentali
di adattamento, recupero e sviluppo.

Fig. 2 - Il modello Funzionale Evolutivo di Adattamento, Recupero e Sviluppo. Fabio Sinibaldi ©


2017 - tutti i diritti riservati.
Le possibilità di sopravvivenza e l'adeguamento quotidiano alla realtà di
ogni essere vivente sono, infatti, direttamente proporzionali a: la salute
fisica, la prontezza dei riflessi, la funzionalità degli organi esterni, il livello
di energie disponibili, la funzionalità adattativa delle emozioni e, solo per i
mammiferi più evoluti, la velocità di pensiero.
Tutte queste variabili si influenzano a vicenda e con rapporti non lineari:
‣ad esempio saltare un pasto abbassa le energie e libera cortisolo (l'ormone
dello stress) se si ha un’alimentazione a base di carboidrati, ma - al
contrario - riduce l’infiammazione e aumenta ATP (energia
immediatamente disponibile) se si è in un regime chetogenico (a base di
grassi di qualità);
‣d’altra parte il cortisolo si libera anche quando discutiamo in modo
animato con un collega o quando non riceviamo un messaggio da una
persona a noi cara, ma serve anche - se a livelli ottimali - nei processi di
memorizzazione.

Si tratta di meccanismi interconnessi, in cui processi mentali, emotivi,


energie, motivazione e relazioni si influenzano a vicenda.
Questa catena di reazioni, alla lunga, contribuisce anche ad abbassare la
nostra autostima, magari già intaccata da esperienze negative in alcune
relazioni sociali del passato1.
Per questi motivi nelle riflessioni e negli esercizi di questo libro troverete
indicazioni a tutti i livelli: di pensiero, emotivo, sull’identità, di carattere
alimentare, di movimento corporeo ed altro ancora.
Date spazio a tutti i livelli, uno rafforza l'altro.

Evoluzione e cambiamento
A volte viviamo come se fossimo in uno stato di perenne
“disconnessione”, mentre potremmo vivere la nostra vita in pieno.
Abbiamo la sensazione di essere un po' sospesi, come se tra noi e la vita, o
tra noi e gli altri, ci fosse un filtro. Questa sensazione è corretta. Pensiamo
a come l'uomo si è evoluto in migliaia di anni e a cosa, invece, è successo
negli ultimi cento.
Oltre ad aver perso il contatto con la natura e stravolto la nostra
alimentazione, siamo passati a un totale primato della logica a discapito
dei riflessi e delle intuizioni. Eppure tali meccanismi, che gli altri animali
hanno invece mantenuto nel corso della loro evoluzione, seppure siano più
arcaici, rappresentano una grande risorsa per le nostre decisioni quotidiane.
Pensiamo al fatto che una “semplice” rondine riesce a sentire l'arrivo del
temporale e noi non più. Abbiamo bisogno di guardare le previsioni del
tempo al telegiornale e su internet, per poi comunque non sapere come
vestirci per uscire da casa.
Lo stesso discorso vale per le sensazioni interne: decidiamo se mangiare
sulla base di consuetudini o diete alla moda, senza ricordarci che il corpo -
se in salute - ha tutte gli strumenti per segnalarci le sue esigenze.

In nome di questa “sovranità della logica” (che poi così logica non è),
abbiamo portato il nostro corpo a vivere in ambienti artificiali; abbiamo
iper-investito nello sviluppo di conoscenze teoriche e poco nel fare
esperienze evolutive; abbiamo allenato il nostro corpo a non sentire gli
stimoli in nome della produttività.
Questo meccanismo ha avuto degli indubbi vantaggi: l'invenzione dei
computer, la possibilità di velocizzare gli spostamenti, creare forme
efficienti di riscaldamento, e tanto altro.
Di contro ci sono stati anche una serie considerevole di svantaggi: scegliere
secondo schemi imparati da altri; abusare di alimenti che fanno impazzire il
nostro sistema immunitario invece che sostenerlo; usare molto poco i 5
sensi per valutare la realtà fidandoci, invece, delle informazioni messe in
internet da una persona di cui non sappiamo nulla; tenere costantemente
aperto il processo biologico di ansia e paura che è stato progettato, invece,
per durare solo pochi minuti; e tante altre piccole o grandi limitazioni.
Solo ristabilendo certe dinamiche funzionali di mente e corpo e riattivando
risorse innate del nostro organismo sarà possibile riconnettersi con la realtà
e ridare vita a quei processi mentali creativi e produttivi che abbiamo perso
nel tempo.

Cambiamento, neurologia, emozioni e coraggio


Il cambiamento avviene solo in parte per volontà. Per realizzarlo è
necessario eliminare le abitudini a pensare o agire in un certo modo,
interrompere cioè una serie di automatismi sviluppati nel tempo. Cambiare
vuol dire anche perdere alcune sicurezze. È quindi importante prima
rafforzare altre risorse o sviluppare nuove certezze per poi poter accettare il
nuovo.
Vediamo di approfondire meglio questi aspetti.
Neurologicamente parlando, apprendere vuol dire creare nuovi percorsi e
nuove associazioni. Affinché tutto questo possa avvenire sono necessari
stimoli costanti, ripetuti nel tempo e sostenuti da una biochimica favorevole
a certi cambiamenti di struttura. Su questo punto potremmo entrare in una
serie di dettagli sofisticati di neurologia e chimica cellulare2, ma
accontentiamoci di comprendere che il sistema nervoso su cui poggia il
cambiamento funziona come una rete idrica: se vogliamo chiudere i vecchi
percorsi di un acquedotto e farne arrivare di nuovi verso zone appena
costruite dobbiamo per prima cosa evitare le perdite. Dovremmo poi
costruire le nuove vie utilizzando materiale di buona qualità per le nuove
tubature, forzare inizialmente l'acqua in quella direzione e controllare più
volte le giunture, in particolare i primi giorni. In tutto questo la qualità
dell'acqua deve essere buona: se ci sono troppi elementi di scarto
potrebbero rimanere detriti sul fondo, mentre se è troppo acida potrebbe nel
tempo logorare tubi e giunture.

Dal punto di vista emotivo, invece, cambiare vuol dire affrontare le proprie
paure, fare uscire il desiderio di quel che ci attira o la rabbia per le
insofferenze o i torti subiti. Per cambiare quindi serve un po' di coraggio e,
anche in questo caso, piccoli stimoli ripetuti nel tempo piuttosto che una
terapia d’urto.

Molte persone sentono che dentro di loro qualcosa non va ma, nonostante
abbiano questa chiara percezione, non riescono ad uscire da questo stallo,
pur sapendo di poter dare molto. Arrivano addirittura a pensare di essere le
uniche a soffrire di questo “male”.
Ma non è così: si tratta di una situazione molto comune. Conoscendo i
meccanismi in gioco e con semplici accorgimenti mirati è possibile
cambiare direzione. L’importante è avere una visione integrata, un buon
metodo e un po’ di costanza.
L'obiettivo di questo testo diventa, quindi, di riuscire a padroneggiare
pensieri, emozioni, la propria fisiologia corporea, le energie che abbiamo e
la nostra identità, in modo che tutti questi aspetti possano sostenersi e
potenziarsi a vicenda.
I tre pilastri del cambiamento: libertà,
produttività e creatività

Un cambiamento ha senso quando è evolutivo e le modificazioni create non


sono né forzate né innaturali; piuttosto ci aiutano a ritrovare quegli equilibri
connaturati all'uomo che, per qualche motivo, sono andati persi.

Approfondiamo un attimo il concetto di cambiamento, un tema spesso


frainteso e usato in modo innaturale nella nostra cultura.
Secondo la fisiologia e la naturale inclinazione umana i punti comuni a
tutti i progetti di cambiamento sono tre. Tali punti potrebbero essere definiti
come “universali”, criteri che fanno parte della più intima natura umana e
spesso sacrificati dalla società moderna. Si tratta di libertà, produttività e
creatività. Non a caso sono anche termini utilizzati per identificare il
massimo livello del pensiero.
Diamo il giusto peso alle parole. Già perché anche essere “uno che si
diverte tanto e non lavora mai” è un modo di essere produttivi - e ci vuole
creatività per non annoiarsi!

Intendiamo quindi la libertà come potenziale libertà di scelta, senza vincoli


imposti dall'esterno o dall'interno, indipendentemente da quello che poi
decidiamo di fare. Noi nasciamo liberi, ma la vita sociale, per come si è
organizzata nel tempo, tende a costruire una serie di gabbie, reali o mentali,
da cui è difficile uscirne da soli.

La produttività è la capacità di fare senza sofferenza ciò che è utile o che ci


soddisfa, usando al meglio le nostre energie, spesso impiegate malissimo!
L'uomo è naturalmente produttivo; basti pensare al suo metabolismo che, in
piena autonomia, trasforma il cibo in energia e struttura per il corpo. Capita
spesso invece che ricerchiamo un eccesso di produttività, una produttività
che peraltro finisce per essere male incanalata, saturando il “sistema”
(nervoso e biochimico) e raggiungendo una situazione di stallo o di carico
allostatico, con un conseguente prezzo corporeo da pagare.
La creatività, infine, è da considerare come la potenzialità generativa
dell'uomo che pensa e produce qualcosa di nuovo senza cadere in schemi
precostituiti di azione e di pensiero. La creatività è “scritta” nella genetica
di ogni mammifero, non è un'attitudine prettamente umana.
Paradossalmente, la mente logica - che dovrebbe essere il valore aggiunto
dell'uomo - prende a volte una deriva di eccesso di controllo, si illude di
potere gestire anche le emozioni e il pensiero creativo, mentre di fatto ne
limita le potenzialità3.
Il Pensiero Trasformativo e la Mindfulness

Vedremo ora di inquadrare bene le caratteristiche del pensiero, i suoi punti


di forza e le debolezze che possono giocare a nostro sfavore. In questo
modo potremo, successivamente, dare senso e struttura alla Mindfulness
Trasformativa.

I pensieri e le intelligenze
Quella del pensiero è un'attività che ci è molto familiare, per alcuni aspetti
anche troppo, al punto da darla quasi per scontata. Nella realtà essa sottostà
a un fenomeno complesso, del quale solitamente consideriamo soltanto
alcuni aspetti – e non necessariamente i più profondi.
Il pensiero non è solo intelligenza e, a sua volta, l'intelligenza rappresenta
un sistema estremamente complesso. In questa sede siamo interessati a
mettere in luce alcune caratteristiche chiave del pensiero, non tanto
definirne gli esatti confini. Sappiamo per esempio che il pensiero è legato
alla parola: noi cioè pensiamo come parliamo. Questo in realtà è vero solo
in parte. Abbiamo, è vero, dei pensieri “verbali” a cui prestiamo molta
attenzione, data la loro forma a dialogo interno, che la nostra mente
riconosce come qualcosa di importante e sotto il nostro controllo (anche se
non è sempre proprio così). Noi, tuttavia, pensiamo anche per immagini,
siano esse ricordi di luoghi o persone, ma anche per simboli o schemi.
Anche quando rievochiamo un'emozione stiamo pensando. Pensiamo in
modo poco consapevole e razionale, ad esempio, quando la nostra parte più
istintiva accede alla memoria di esperienze pregresse per valutare le future
modalità adattive. Si badi bene: intelligenza e attenzione non sono fra loro
sinonimi, pur avendo circuiti altamente sovrapposti fra loro.

Il pensiero creativo implica processi spesso diversi da quelli propriamente


detti “intelligenti”, e si basa su esperienze poco attinenti al campo in cui
stiamo cercando di portare innovazione. I grandi inventori e gli innovatori
non hanno un solo interesse; al contrario, ne hanno molti e ciò permette loro
di attivare aree cerebrali diverse con maggiore frequenza, creare nuove
connessioni nervose, integrare connessioni top-down e bottom-up tra
diversi distretti del sistema nervoso.
Il Pensiero è per sua natura trasformativo: crea, trasforma ed elabora. Nel
suo tentativo di rappresentare la realtà può cambiarla sia al nostro esterno,
rispettivamente creando una percezione non perfettamente realistica del
mondo esterno o adattando i nostri comportamenti alle sue valutazioni. In
entrambi i casi possono, le trasformazioni essere vantaggiose o penalizzanti,
ecco perché è importante diventare consapevoli di questi processi e volgerli
a proprio favore.

Il pensiero è radicato nel corpo


Come abbiamo visto nella parte introduttiva il pensiero trova il suo
fondamento strutturale nel sistema nervoso. Questo non deve far pensare
semplicemente alla rete dei neuroni, ma anche ai suoi segnali elettrici e
biochimici, fino alla comunicazione tramite la trasmissione di onde teta da
parte dell'ippocampo.
È necessario poi considerare altri aspetti del sistema, ad esempio apparati
come la glia con le sue funzioni di struttura e di nutrimento, i sofisticati
processi genetici e, soprattutto, epigenetici, tutte le dinamiche con cui
sistema nervoso, endocrino e immunitario si influenzano gli uni con gli
altri, i processi sensoriali, quelli emotivi e mentali e molto altro.

Tutti questi aspetti sostengono il pensiero. Il pensiero, a sua volta, è in


grado di influenzarli.

Il pensiero, ad esempio, può influenzare l'attivazione del sistema nervoso


parasimpatico in base al modo in cui elabora uno stimolo (esterno, ma
anche una sensazione interna o un altro pensiero), fattore che gioca un ruolo
fondamentale nell'attivazione e modulazione della risposta emotiva. A
parità di altri fattori, questa valutazione può fare la differenza tra affrontare
un problema come una sfida avvincente e pieni di energia oppure vivendola
come un pericolo mortale in stato di panico.
Il sistema nervoso parasimpatico, tra l'altro, è legato alla funzione di
recupero-rigenerazione. La sua attivazione comprende la stimolazione del
nervo vago e il rilascio di ossitocina e vasopressina. Queste azioni ci fanno
sentire più calore, rallentano il respiro e lo rendono più profondo. Anche il
sistema immunitario viene attivato. Tutte queste attività rigenerano il corpo,
rendono più funzionali e plastiche le connessioni neurali alla base del
pensiero e ci aprono a nuove idee (nostre o provenienti da altri), oltre che
all'apprendimento e al cambiamento.

Non solo i nostri organi interni, anche il movimento corporeo è in stretta


relazione bidirezionale con il pensiero. È esperienza comune che talvolta
troppa concentrazione peggiora le nostre performance. Lo sa bene chi inizia
a pensare troppo prima o durante un' esame, un discorso in pubblico, un
concerto o una prestazione sportiva.
Non stiamo parlando di un cortocircuito della mente, ma di un fenomeno
ben più complesso. In alcuni casi la mente impedisce al corpo di usare
altre forme di intelligenza mentre in altre situazioni il corpo può
potenziare le abilità mentali meglio di qualsiasi sforzo cognitivo o atto di
volontà. Numerose ricerche scientifiche hanno studiato questi fenomeni,
identificandone e confermandone i processi.

Vediamo un esempio pratico per capire questi meccanismi.


Fare 3 minuti di attività fisica dopo aver studiato un argomento per 20
minuti aumenta mediamente del 60% la quantità di elementi ricordati. Ma
non basta: i ricordi risultano anche più duraturi nel tempo. Questo
fenomeno si spiega con la biochimica della memoria: essendo questa legata
a degli ormoni, l'attività fisica riporta il loro valore a livelli ottimali,
facilitando l'apprendimento. All'opposto, lo studio unito ad un'immobilità
prolungata altera in peggio questi livelli, rendendoli meno efficaci per la
memoria.
Numerose ricerche sul trauma hanno dimostrato anche come sia proprio
l'immobilità fisica uno dei fattori che favorisce lo sviluppo del processo
traumatico e di una memorizzazione non corretta alla base di flash-back,
ricordi intrusivi e problemi a rievocare la corretta sequenza degli eventi.
Il cervello è plastico e modificabile con l'esercizio fisico. Un'interessante
ricerca svolta su pianisti professionisti dimostra che la ripetizione di un
movimento rapido delle dita per quattro settimane allarga l'area corticale
motoria primaria. Questo cambiamento rimaneva effettivo fino a quando
l'esercizio poteva essere rievocato alla mente. Questo mette bene il luce
come l'attività motoria sia correlata alle modificazioni cerebrali e
all'apprendimento e come sia la forte connessione tra modificazione fisica
e capacità di recupero della memoria.

Gli esempi visti finora ci dimostrano molto bene come mente e corpo siano
in constante comunicazione e sinergia. Si sorreggono e trasformano
costantemente a vicenda. Per questo motivo sarà necessario tenere in
considerazione questi meccanismi di reciproco influenzamento se si vuole
sviluppare il potere trasformativo del pensiero.

Il paradosso del pensiero logico


Talvolta il pensiero, nel tentativo di controllare e capire tutto, finisce per
perdere logica! Un esempio storicamente lontano di questo paradosso è che
le tribù primitive non davano nessun senso ai fenomeni atmosferici come
temporali, tuoni e fulmini. Man mano che il pensiero si è fatto sempre più
strutturato, non li accettarono più come tali e, non comprendendo ancora la
fisica e la chimica, attribuirono i fenomeni atmosferici a segnali mandati
dalle divinità. Questo tipo di reazione, dal punto di vista puramente logico,
ha penalizzato queste tribù, portandole a creare riti, modificare
comportamenti, generare sensi di colpa, fino a quando non sono stati in
grado di comprenderne davvero il significato.
Che cosa ci insegna la storia di queste tribù? Una logica controllante ma
inefficace può portare conseguenze ben poco logiche.
Se pensiamo che si tratti di un esempio lontano nel tempo e nella cultura ci
sbagliamo, in certi casi ancora oggi ci sono persone che conoscono i
fenomeni atmosferici, ma cercano di influenzarli con preghiere, desideri, riti
scaramantici, ecc. Crediamo molto nel potere della mente.
Con questo non voglio togliere peso a un aspetto importante come il “potere
della mente” che, ad esempio può mettere il sistema nervoso o endocrino in
condizioni migliori solo agendo sui pensieri, ma stiamo parlando di
modalità, basi scientifiche, probabilità e gradi di consapevolezza ben
diversi.
Il pensiero logico è un grande dono per l'uomo. Tuttavia i suoi limiti
spesso coincidono con i suoi stessi punti di forza.

Sviluppo del pensiero e fasi evolutive


I cuccioli di tutti gli animali, uomo compreso, si divertono tutti allo stesso
modo: giocano con le bottiglie di plastica, strappano la carta, inseguono
animali più piccoli, spruzzano l'acqua e tanti altri giochi semplici, che
deludono genitori e padroni che hanno speso soldi per giocattoli che
vengono abbandonati pochi istanti dopo averli ricevuti. È giusto e
meraviglioso che l'uomo sfrutti il potere della sua neocorteccia e possa
trovare divertenti anche fenomeni più complessi e articolati, come suonare
uno strumento musicale o fare un videogioco.
Per godere di queste cose e trarne vantaggio è importante avere chiari i
tempi evolutivi e l'equilibrio dei bisogni e della fisiologia di una persona.
Ad esempio sotto una certa età i videogiochi ipereccitano il sistema
percettivo e nervoso, ma poi possono stimolare creatività e pensiero visuale.
Fare esclusivamente i videogiochi stimola molto le aree cerebrali “alte”, ma
in assenza di un'attività fisica adeguata non si creano le connessioni bottom-
up tra diverse aree del cervello.
Sono proprio questo tipo di connessioni inter-strutturali a permettere una
buona integrazione tra sistemi, prerequisito per un reale potenziamento del
pensiero e la sua interazione sinergica con le emozioni, le percezioni
sensoriali e le altre funzioni in grado di sostenere e arricchire tutte le
abilità della mente.
Abbiamo fatto l'esempio dei videogiochi, ma lo stesso tipo di ragionamento
vale anche per le attività che sviluppano abilità verbali e non verbali o la
capacità di alternare momenti di controllo ad altri liberi e non organizzati.
Come ci convinciamo delle cose
Come le persone si convincono di qualcosa? Come fanno a essere certe che
quella è la verità? Queste domande mi hanno sempre affascinato,
soprattutto quando mi trovo di fronte a persone fortemente convinte di
qualcosa che, almeno a me, appare irrazionale o ampiamente superato da
nuove conoscenze.
In questo caso non si tratta tanto di capire i processi di apprendimento e
memorizzazione, quanto come arriviamo a dare per certe determinate
conoscenze e, talvolta, ci affezioniamo ad esse e fatichiamo a metterle da
parte.

Ci sono alcuni fattori in gioco.


Partiamo dal concetto di verificabilità dell'informazione. Se a scuola
studio che il mare Adriatico costeggia l'Emilia-Romagna e poi, quando
vado in vacanza, ho modo di verificare che è così, l'informazione viene
confermata e sarà difficilmente modificabile. Se un professore universitario
mi dice che il latte fa bene perché contiene calcio e ne va bevuto molto la
situazione si complica in quanto, per confermarlo, dovrei fare molti
esperimenti e ricerche in prima persona. Allora decido di dare fiducia al
professore. Magari il latte mi piace molto e non sono nemmeno tentato di
mettere in discussione la cosa, potrebbe risultare sconveniente scoprire il
contrario. Magari mia nonna mi ha detto la stessa cosa fin da piccolo,
quindi trovo una certa coerenza. Oppure posso dare per scontato che un
professore, in quanto tale, sappia la verità. Oppure ancora posso mettere in
discussione l'informazione e cercare su diverse riviste scientifiche ricerche a
favore. Ma qui posso trovare ricerche che sostengono questa affermazione,
come ne trovo di opposte che dicono che il calcio nel latte non è
particolarmente biodisponibile, altre che dicono che lo è, ma crea acidosi
metabolica, sostenendo anche che tutto questo porti a togliere calcio dalle
ossa in misura maggiore di quanto ne dia e così via.
Dove risiede la verità? Come scegliere di chi fidarsi? Tra l'altro lo stesso
professore di cui posso decidere di fidarmi sarà stato a sua volta nelle stesse
condizioni: fidarsi ciecamente del professore da cui ha studiato o di un
libro, oppure dover scegliere quale informazione seguire tra tutte quelle
apparentemente giuste. Spesso riteniamo valide le opzioni più in linea con
la nostra visione del mondo, proposte da persone con un assetto valoriale
simile al nostro o, ancora più semplicemente, le prime informazioni su un
tema di cui non sappiamo nulla.

Vorrei tornare un attimo al nostro esempio e farvi osservare che stavamo


parlando di calcio assorbito con il latte, qualcosa di più faticosamente
verificabile della posizione del mare, ma comunque rilevabile tramite esami
oggettivi. Pensate a come si complica ulteriormente la faccenda se l'idea
da accettare o meno riguarda l'inconscio, la fiducia, l'affetto, il senso di
utilità o di valore di qualcosa o altri aspetti meno quantificabili.
A questo punto, che io stia studiando biologia, psicologia o valutando se
rinnovare o meno un'assicurazione sulla vita, entrano in gioco altri fattori:
l'affinità con le mie idee precedenti, la mia visione del mondo, la fatica
che dovrei fare ad accettare un'idea discordante con il mio sistema di
riferimento (che magari mi porterebbe a pensare che ho perso parecchio
tempo, ai soldi spesi male, ecc.), la perdita di fiducia per le persone di
riferimento a cui mi ero affidato, l'immagine che ho di me come persona
e/o come professionista e tanti altri fattori che di logico e razionale hanno
ben poco.
Per questo motivo sarà importante aiutare il pensiero a focalizzare bene i
suoi confini e le sue potenzialità, mettendolo in condizioni di dialogare
correttamente con le altre istanze più personali, emotive, identitarie e
relazionali, anziché esserne limitato e influenzato.

Le convinzioni su noi stessi


Facciamo un test.
Adesso mi rivolgo solo ai lettori di sesso maschile: dite “si” se pensate di
essere più bravi a guidare della maggior parte delle persone.
Ora la domanda è per le lettrici: dite “si” se pensate di aver gusti migliori in
fatto di vestiti, arredamento, musica, ecc. della maggior parte delle persone.
Quando facciamo questa domanda ai nostri corsi per professionisti o ai
seminari per le aziende poi controlliamo quanti hanno detto “si”. Di solito
tra il 70 e il 90%. Qui la matematica sembra diventare un' opinione! Infatti
ho chiesto chi fosse più bravo della maggior parte, quindi avremmo dovuto
avere una minoranza che rispondeva positivamente. Ovviamente il
problema non è matematico, ma è nella nostra mente che, ancora una
volta, non ragiona seconda la logica ma secondo i nostri bisogni emotivi e
di autostima.
Esiste il fenomeno inverso. Se vi chiedo chi di voi è più sano o più
fortunato la valutazione tenderà ad essere al ribasso anziché al rialzo. In
questo caso sentiamo bene il peso dei nostri problemi di salute mentre
valutiamo che gli altri non ne abbiamo, per il semplice motivo che non ne
siamo a conoscenza.
Anche questa volta la statistica sarà falsata.

Ampliando il discorso, possiamo dire che tutti noi abbiamo una visione del
mondo piuttosto auto-centrata, il che è comprensibile, dal momento che
siamo noi stessi il punto prospettico da cui originano le nostre percezioni e
da cui parte ogni valutazione. Anche le persone più razionali e oggettive
non possono fare a meno di giudicare gli altri peggio di sé stesse. Anche
quelli che pensano di essere sfortunati e che spesso pensano che tutti gli
altri hanno sempre ragione, in una serie di situazioni non possono fare a
meno di dare un giudizio rapido e automatico negativo verso il
comportamento degli altri. Sto parlando di frasi come “che idiozia!”, “ma
che cavolo sta dicendo!”, “quella cosa non ha senso”, “come fa a
pensarlo!”, “non capisce”, ecc.
Una riprova di quanto radicato sia questo fenomeno è che molte persone
dicono che cambierebbero la propria vita con quella di Tizio o Caio ma, se
li si mette di fronte all'idea concreta che questo cambio possa avvenire, se si
ipotizza in modo molto verosimile che basterebbe premere un bottone e in
quell'istante la vita di come siamo stati finora finirebbe e inizierebbe una
nuova vita come Tizio, la maggior parte delle persone prima esiterebbe e
poi non ne farebbe nulla.
Questa tecnica, che abbiamo chiamato l'interruttore definitivo, è molto
interessante. Intanto ci fa vedere come sia molto potente la capacità di
“fare finta” della nostra mente. Di fronte a uno scenario di cambio vita
definitivo si muovono forti paure, pianti, alcune persone addirittura
allontanano l'interruttore per evitare di colpirlo inavvertitamente
(ricordiamoci che è immaginario!). L'immaginazione è una parte del
pensiero che ha un potere enorme, ci conviene saperla usare a nostro
vantaggio ed evitare che ci si rivolga contro.

Un'altra considerazione a riguardo è che la stragrande maggioranza di noi,


anche chi non sembrerebbe, in realtà è affezionata al proprio pensiero e,
in qualche modo, lo ritiene migliore di quello altrui. Credo che questo sia
ben più di un errore cognitivo; probabilmente è il risvolto di un meccanismo
di difesa della nostra identità, una sorta di meccanismo di salvataggio per
non soccombere in ogni confronto in cui risultiamo meno dotati di altri. Un
riprova di questo fenomeno ci arriva dall'etologia: il cane alfa (il capo
branco) può non essere il più grosso del branco, ma anche i membri meno
forti del branco non sono destinati per forza a soccombere o a passare una
vita tremenda, anzi, spesso sono mediamente meno esposti a stress e più
sereni.
Probabilmente questo sistema diventa fallace con il pensiero umano, che
crea continuamente confronti, mentre in natura la tendenza a fare paragoni è
piuttosto occasionale. Anche la nostra cultura di continue valutazioni - dalle
sfide più o meno esplicite tra genitori alla pagella scolastica - può avere il
suo peso nel portarci a mettere le nostre abilità mentali sempre sotto
giudizio e confronto.

I pensieri e le abitudini
Le abitudini nascono per ottimizzare le nostre energie, per non farci
ricominciare ogni processo decisionale e comportamentale sempre da zero.
Più la situazione che stiamo vivendo è stressante, più emergono con forza le
abitudini e gli automatismi.
Per questo motivo è importante creare nuove abitudini quando non si è
sotto pressione, rinforzarle con l'esercizio, evitare inutili stress (ad esempio
spegnendo il telefono quando ci si vuole riposare), organizzare sistemi di
automonitoraggio e autocontrollo in situazioni potenzialmente stressanti.
Per chi ama i riferimenti scientifici, a tale proposito mi limiterò ad
accennare due aspetti che chiariscono bene questi processi:
- la creazione di forti automatismi basati sulla ripetizione crea
comportamenti ad innesco rapido che in situazioni di scarsa attenzione,
stanchezza o allerta ci fanno ripetere le vecchie modalità apprese by-
passando i centri della decisione razionale (in particolare le cortecce
pre-frontali);
- sotto stress è il circuito amigdala-striato a prendere il sopravvento rispetto
a quello amigdala-ippocampo. Lo striato costituisce la sede delle
memorie abitudinarie e questo ci porta ad agire in base a schemi
consolidati nel tempo a svantaggio di nuove modalità.

Ci accorgiamo facilmente degli automatismi del comportamento (imparare


a scrivere, usare il cambio dell'auto, ecc.) ma non di quelli del pensiero.
Eppure non c'è differenza: se penso una cosa 10 volte, comincerò a pensarla
anche senza sforzo volontario. Non è il miglior modo di apprendere, ma
sicuramente funziona e, se ci si diverte a ripetere, costa pochissima fatica.
Si tratta di un sistema alla base dello studio durante le scuole elementari (ad
esempio tramite la ripetizione delle tabelline) e di diverse forme di culto
(che invitano le persone a ripetere numerose volte i concetti importanti
attraverso canti, preghiere e altri riti). Questo meccanismo si ritrova anche
in molte tecniche utilizzate per il cambiamento e lo sviluppo personale. Di
per sé non è né un bene né un male. Può essere: utile o controproducente.
Se aiuta comportamenti utili e virtuosi è sicuramente efficace, ad esempio
se mi aiuta ad essere ottimista anche in situazioni negative. Se invece
continuo a pensare che sono un imbranato perché l'ho sentito ripetere così
tante volte da crederci e dirmelo da solo quando ero piccolo, allora diventa
una modalità svantaggiosa di apprendere.

Tutti siamo soggetti a questi automatismi; per accorgercene, basta pensare


al modo in cui parliamo. La linguistica si è accorta per prima che usiamo
nei nostri discorsi forme come “si deve…”, “è giusto…”, “bisogna…”, ecc.
Ma se chiediamo subito a chi le ha appena pronunciate perché quello che ci
sta dicendo è giusto, oppure come si è convinto che bisogna fare proprio
quella cosa, le risposte saranno quasi sempre vaghe e incerte.
Quando pronunciate queste espressioni provate a prestare attenzione e
domandatevi come avete raggiunto tale convinzione. Spesso vi
accorgerete che non lo sapete più. Avrete allora la grande possibilità di
mettere in discussione quella convinzione ed essere di nuovo liberi di
scegliere sulla base di quello che desiderate e vi conviene oggi. Altre volte
riuscirete a darvi prontamente una risposta, ma siate onesti con voi stessi e
osservate quanto è una spiegazione valida o qualcosa di vago e
preconfezionato tipo “lo sanno tutti che si fa così” o “è segno di
responsabilità”. In questi casi state applicando lo stesso schema di
convinzioni ormai automatiche. Allora domandatevi anche rispetto a queste
risposte come siete arrivati ad esserne convinti, oppure come potreste
spiegare la vostra affermazione in modo che la capisca anche un bambino di
4 anni, che difficilmente avrà già interiorizzato regole culturali simili alle
vostre.

Avere un pensiero autonomo ed evolutivo


Avere un pensiero autonomo significa pensare liberi da pregiudizi,
identificazioni, paure e altre emozioni negative, in grado di elaborare un
proprio parere personale ma senza diventarne schiavo, di creare idee in cui
si ripone fiducia ma che si è disposti a prendere in considerazione di
cambiare o aggiornare.

Pensare costa fatica, ma può anche farci incontrare fatiche emotive come
dover ammettere errori, assumerci la responsabilità e così via. Spesso è più
semplice credere alla prima risposta che ci viene in mente, piuttosto che
iniziare a riflettere tramite un processo di analisi approfondito. Ad esempio,
se un colloquio di lavoro va male alcune persone liquidano la questione
pensando “sono brutte persone e non mi hanno capito” oppure se gli amici
(o almeno presunti tali) non rispondono ad un invito si può glissare la
questione con il pensiero “avranno avuto qualcosa di più urgente da fare”.
Ma in questo modo la situazione rimane ferma, non c'è miglioramento e,
sotto sotto, una parte della persona soffre perché sa che non è vero quello
che sta pensando, e questo la porta ad attivare comunque processi emotivi e
di identità negativi con tutte le loro implicazioni neurobiologiche.
Partecipando a convegni in diverse nazioni rimango sempre sorpreso da
come sia interpretato diversamente l'abbigliamento del relatore. Per fare i
due esempi in cui mi ritrovo più spesso: in Italia il relatore viene ancora
ritenuto professionale se indossa giacca e cravatta, in Inghilterra
l'abbigliamento è un fattore irrilevante. Si tratta di fattori culturali, ma
mettono ben in luce come questi interagiscano con le nostre abilità di
pensiero. Se chiedi agli italiani perché ai convegni ci si deve mettere
l'abito, qualcuno ti dice che “è una forma di rispetto” o che “fa trasparire
competenza e professionalità”. Se a queste persone fai notare che la
competenza e la professionalità sono sviluppate attraverso lo studio, il
lavoro e l'interazione e che questi processi non sono mediati dall'abito che si
indossa le persone vanno in crisi e si accorgono che stavano sostenendo
qualcosa senza essere consapevoli del perché. Se indossare un abito ci
aiutasse ad essere più competenti tutti gli studenti universitari studierebbero
ben vestiti, ma non è così!
La cultura ci propone delle soluzioni, che come tali dovrebbero
avvantaggiare la maggior parte della popolazione. Eppure i tempi evolvono
e la cultura diventa più lenta delle nuove esigenze. Avere un pensiero più
libero vuol dire non subire aspetti culturali non più adeguati e, al contempo,
permettere alla cultura stessa di evolvere più rapidamente.

A ulteriore conferma che la logica spesso ci si rivolge contro possiamo


analizzare un altro fenomeno curioso. La nostra mente a volte si mette in
stand-by e accetta liberamente di farsi fregare in modo palese ed
evidente, senza reclamare. Esistono due casi in cui questo può succedere.
Uno riguarda la magia e l'illusionismo, che rappresenta un modo piacevole
di “staccare la spina”, divertirsi e lasciarsi incantare. In questo caso si tratta
di una modalità funzionale e rigenerativa. L'altro ambito, invece, è
piuttosto controproducente e, in generale, si basa su una sorta di rinuncia a
priori. È come se la nostra mente in certi casi considerasse che “tanto non
c'è nulla da fare”, “é così e sarà così per sempre”.
Un esempio di questa seconda categoria riguarda certi prodotti di consumo:
ad esempio su molti cerotti c'è scritto “traspiranti” ma se li provate troverete
sempre il dito umido quando li togliete; allo stesso modo su molti shampoo
c'è scritto che non fanno lacrimare e poi vi ritrovate a piangere e con gli
occhi che bruciano a lungo dopo esservi lavati i capelli. Eppure nessuno se
ne lamenta. Qualcuno potrebbe dire che si tratta di piccolissimi disagi che
avvengono di rado, quindi non meritano la nostra attenzione. Il problema è
che lo stesso meccanismo avviene con il prezzo dei cellulari, delle
automobili e delle case. Hanno prezzi altissimi, non corrispondenti al valore
reale del prodotto, ma fondati solo sulla disponibilità della maggior parte
delle persone di pagarlo. Molte persone sono felici di sapere che possono
pagare a rate un telefonino o una casa, valutano quanto la rata è da loro
sostenibile e non considerano che alla fine pagheranno il bene circa il
doppio del suo valore (che era già alto in partenza).
Questa auto-limitazione del pensiero rispetto a ciò che è buono o ciò che è
negativo in una scelta spesso si riflette sul nostro apprendimento e sulle
nostre capacità di scelta.
SECONDA PARTE
Come funziona questo libro

Abbiamo analizzato le caratteristiche del pensiero, i suoi errori e i paradossi


umani nel modo di rapportarsi con questo strumento che ha a disposizione.
Abbiamo osservato le dinamiche alla base del cambiamento, come tutto sia
connesso, come sia importante ricreare condizioni di fisiologia, connessione
e integrazione. Sulla base di tutte queste considerazioni vediamo ora una
modalità pratica per aiutare il pensiero a dare spazio a tutte le sue
potenzialità e a recuperare le sue caratteristiche trasformative.

I 45 esercizi di questo metodo sono costituite da 45 passaggi che ci


conducono attraverso tutti i temi importanti per il cambiamento e il
benessere. Toccano gli aspetti dove più spesso le persone si bloccano, si
auto-sabotano, i temi su cui le altre persone riescono - più o meno
consapevolmente - a far leva per influenzarci, le debolezze comuni a molti,
i nodi emotivi, cognitivi o relazionali cruciali nello sviluppo individuale e
interpersonale. Sono i temi che abbiamo ritrovato in ogni lavoro che
abbiamo fatto: da quello clinico individuale al supporto in ambito
lavorativo, dai gruppi terapeutici o di supervisione alla formazione in
azienda. Potremmo definirli dei temi universali.

Parole e azione
Le parole altrui possono essere illuminanti, ma quando poi andiamo in giro
per il mondo non ci sentiamo attrezzati come pensavamo dopo aver finito di
leggere. È necessario digerire quelle parole. Non basta ascoltare una lezione
di musica per imparare a suonare o guardare un piatto di cibo per essere
sfamati. Ecco perché abbiamo costruito un libro pratico, con parole curate
ma, soprattutto, con lo spazio e la guida per una riflessione e assimilazione
personale.
Questo è un libro volutamente sintetico, per salvare il vostro tempo nel
leggere e invitarvi a pensare più attivamente, invece che dipendere da noi e
dalle nostre idee. Una cosa importante che abbiamo scoperto negli anni è
che è meglio ricevere i ringraziamenti di persone autonome che non le
adulazioni di persone a te legate a filo doppio.

Una figura che amiamo molto e che abbiamo sempre più rivalutato è quella
del maestro. pensiamo al sensei, il famoso maestro zen, allo sciamano o al
filosofo. Il concetto è che un buon maestro ti fornisce gli stimoli giusti
senza riempirti la testa di mille teorie. Te li lascia inoltre assimilare, li fa
applicare alla tua realtà, non alla sua o a una qualche realtà astratta. I nostri
studi universitari erano pieni di ricerche inutili, artificiose, teorie fatte da
persone chiuse negli uffici e altre follie del genere. Il maestro fa qualcosa di
diverso e ben più importante: condivide quello che ha scoperto e trovato
utile, proponendoti delle sperimentazioni e lasciandoti fare il percorso.
Questo libro e gli esercizi di Mindfulness Trasformativa che proponiamo si
ispirano alle modalità e all’approccio con cui il maestro trasmette i concetti
e accompagna gli altri nei loro percorsi di vita.

Crediamo che si possano dare tanti stimoli e strumenti, ma che la differenza


la faccia una cosa sola: l'applicazione. Magari anche solo 5 minuti al
giorno, ma tutti i giorni (tutti noi abbiamo 5 minuti al giorno, nessuno
escluso). Serve solo un po' di costanza, magari supportata da semplici
espedienti come un promemoria sul computer o sul telefono, instaurare una
sana abitudine come mettere quei cinque minuti prima di cena o prima di
andare a dormire e così via.

Questo libro ha la forma di un quaderno di riflessioni e di esercizi,


modalità che troviamo molto utile per non riempirsi la testa di parole che
poi cadono nel vuoto.
Racchiude la sintesi di anni di lavoro, e presenta alcuni dei concetti che
abbiamo trovato più utili per lavorare sul cambiamento e sul benessere a
360 gradi.
Non si tratta solo di eliminare i problemi o qualcosa che non ci piace, ma di
dare spazio a noi stessi in tutte le nostre sfaccettature e potenzialità. Una
persona che sta bene e che ha la mente libera è a proprio agio in ogni
situazione, è libera. Riesce anche con semplicità a essere produttiva,
creativa, a inseguire e dare forma alle proprie vocazioni, passioni e talenti.
Il metodo di lavoro

Un libro sul Pensiero Trasformativo, per essere coerente, non può dare
istruzioni troppo rigide e vincolanti!
Tuttavia ci rendiamo conto che sia utile avere una guida da seguire.
Per questo motivo riportiamo di seguito una sequenza di passaggi per
affrontare passo passo le 45 idee trasformative per il cambiamento.

1. Un concetto al giorno, da leggere al mattino, con attenzione,


soppesando bene ogni singola parola.
2. Dare al concetto tutti i significati possibili applicandolo alla propria
realtà (consigliamo di individuarne almeno un paio, ma possono
essere anche dieci se li trovate).
3. Tenere a mente questo concetto durante la giornata.
4. Al momento prescelto (ad es. prima di cena o prima di andare a
dormire) prendere appunti su quanto è stato osservato e pensato
durante la giornata riguardo al concetto letto al mattino (possono
essere anche solo frasi brevi e parole chiave).
5. Il giorno dopo ha senso passare al concetto successivo solo se il
punto precedente è stato fatto nel modo corretto, altrimenti rimanere
sullo stesso concetto per affrontarlo in tutte le sue sfaccettature e per
tutto quello che smuove nella nostra mente.
6. A fine settimana prendersi almeno un'ora per rileggere i concetti e gli
appunti dei 7 giorni precedenti. Tra questi, sceglierne due o tre
fondamentali per sé e i propri desideri, da portare avanti per la
maggior parte dei giorni successivi parallelamente ai nuovi concetti
giornalieri. In questo passaggio è fondamentale una particolare enfasi
sui cambiamenti pratici (vedi i 6 utili spunti applicativi nel paragrafo
successivo).
7. Ripetere i punti da 1 a 6 fino alla fine dei concetti giornalieri.
8. Alla fine potete rileggere tutto e scegliere i vostri 10 concetti
fondamentali. Possono essere esattamente così come sono scritti sul
libro oppure vostre libere reinterpretazioni e ricontestualizzazioni.
Usate le schede finali per legare questi concetti a chi siete,
all’immagine di sé reale e a quella ideale che desiderate raggiungere.
Inoltre, potete approfondire il valore aggiunto che sarete in grado di
portare a voi stessi e agli altri attraverso l’incarnazione di queste
nuove prospettive e modalità di essere.
9. Tenete questo foglietto con voi o riportatelo sulla vostra agenda, in
una nota sul computer e ogni tanto riguardatelo.
10.Impegnatevi a portare avanti almeno uno di questi aspetti ogni giorno
ripensandoci con attenzione consapevole e - soprattutto - mettendolo
in pratica, anche solo per 5 minuti.
6 utili spunti applicativi

Per dare sostanza alle fasi 2, 3, 4 e 6 riportiamo di seguito alcuni spunti


attorno a cui può ruotare la riflessione su ogni tema.

LA PRIMA REAZIONE: Essere onesti sulla propria prima reazione a


caldo. Questa idea magari ci ha fatto irritare, sentire frustrati, venire
voglia di dire che non ci riguarda ma - sotto sotto - sappiamo che non è
così. Questa reazione ci dice molto sulle nostre paure e meccanismi
difensivi, ma anche sulla modalità con cui usiamo il pensiero (tendiamo
a dire bugie a noi stessi, evitiamo un pensiero che potrebbe farci male,
ecc.).

PUNTI DI VISTA: Se penso a questo concetto rispetto a me o nei


riguardi di un' altra persona, cambia qualcosa? Penso che tizio faccia
proprio così, mentre per me c'è un' eccezione, una spiegazione che
giustifica il mio comportamento?

APPLICAZIONE PRATICA: Riesco a trovare un comportamento,


anche piccolo, per applicarlo subito il suggerimento che mi arriva da
questa idea? Se mi rispondo “no”, vuol dire solo che ci ho pensato
troppo poco!

PICCOLI CAMBIAMENTI PER GRANDI TRASFORMAZIONI:


Individuare che cosa è possibile modificare nelle proprie abitudini o
atteggiamenti abitudinari (ad es. quando sotto stress si diventa più critici
o aggressivi con gli altri) per inserire quanto suggerito dall'idea del
giorno (ad es. non rispondere prima di 10 minuti dall'aver ricevuto un
messaggio, in modo da far spegnere la reazione emotiva, oppure
obbligarsi a pensare alle proprie responsabilità appena si inizia criticare
gli altri, ecc.).

TOGLIERSI LA MASCHERA: Di solito come giustifico il mio


atteggiamento o comportamento - rispetto al tema del giorno - agli altri?
PROCLAMARE IL CAMBIAMENTO: Individuare un modo per
spiegare agli altri il proprio cambiamento in merito a quel punto, in
modo da evitare di non cambiare per timore giudizi, giochi relazionali,
scuse di comodo o altri motivi pretestuosi.

Come anticipavamo, abbiamo proposto un approccio molto strutturato


perché molte persone amano avere un metodo di riferimento chiaro, ma
ricordati sempre l'importanza della libertà! Cercate solo di mediare tra la
vostra libertà e un po' di costanza: senza allenamento non si sviluppano
nuove competenze!

Probabilmente avrai voglia di leggere prima tutte le riflessioni. Fallo


pure... vietartelo aumenterebbe solo la voglia di farlo! Leggi tutti gli spunti
o salta qua e là per farti un'idea.
Allo stesso modo, puoi cambiare gli orari e le durate. Noi ti abbiamo
suggerito soltanto dei riferimenti comodi e funzionali, ma la formula
corretta per te la puoi conoscere solo tu.
45 Riflessioni Trasformative
GIORNO 1
IDEA
Gli altri pretendono molto da te e non danno altrettanto? Almeno in parte la
colpa è tua. Certo, esistono gli arroganti, ma se smettessimo di dare, di
ascoltarli anche mentre ci annoiano con la loro lamentela, capirebbero che il
loro sfogarsi non serve a nulla. Cerchiamo di essere più responsabili e di
responsabilizzare maggiormente gli altri. E ricorda: gli altri sono molto più
forti di quel che credi; non farti menare per il naso da veri e propri alibi
come “ma lui/lei è debole, poi ci rimane male”.

COSA SIGNIFICA PER ME

RIFLESSIONI DOPO UNA GIORNATA


GIORNO 2
IDEA
L’uomo si illude di conoscere la realtà attraverso un’etichetta, un'etichetta
che crea con molta fretta. Questo è il modo migliore per sbagliare! Prova a
rallentare il bisogno di emettere sempre e per forza un giudizio. Ascolta
bene l’altro, osserva le situazioni e pensa creativamente quante storie
possono esserci dietro ad ogni evento o luogo. Capirai che la tua
intelligenza non può lavorare bene se giudica e, soprattutto, che il giudizio
porta solo limiti, non conoscenza.

COSA SIGNIFICA PER ME

RIFLESSIONI DOPO UNA GIORNATA


GIORNO 3
IDEA
I nemici dell’uomo sono: paura della morte, pensare di non essere
meritevoli di amore, il vuoto e la solitudine, il timore della vecchiaia, la
ricerca di potere, l’illusione che la mente logica sia lo strumento più potente
a sua disposizione. Tutto è riconducibile a questi elementi..

COSA SIGNIFICA PER ME

RIFLESSIONI DOPO UNA GIORNATA


GIORNO 4
IDEA
Troppo spesso insistiamo nel voler conoscere cose inutili, tralasciando
quelle veramente importanti. La curiosità è una dote, tienila viva. Alimenta
la tua mente e la tua anima con informazioni stimolanti, stando attento a
non riempirti la testa di cose inutili, che ti creano più ansia e preoccupazioni
che benessere o potere. Se ti ritrovi ad avere il bisogno urgente di sapere
com’è finito un fatto di cronaca, se non stai bene se non approfondisci un
cavillo di una questione che non ti riguarda in prima persona, allora c’è
qualcosa che non va. La tua mente è diventata golosa di “sapere vuoto” per
tenerti lontano da ciò che dovresti affrontare per il tuo bene.

COSA SIGNIFICA PER ME

RIFLESSIONI DOPO UNA GIORNATA


GIORNO 5
IDEA
Se fai fatica ad imparare qualcosa, chiediti il perché. L’apprendimento è
naturale, i bambini ne sono la dimostrazione. Forse, se non riesci a imparare
qualcosa, magari una parte di te lo ritiene inutile o lo fa solo per fare piacere
a un altro. È proprio necessario che tu lo faccia? Oppure non trovi la
concentrazione perché hai la testa che pensa a qualcosa che ti preoccupa, in
questo caso risolvila prima e poi potrai fare altro.

COSA SIGNIFICA PER ME

RIFLESSIONI DOPO UNA GIORNATA


GIORNO 6
IDEA
Arrabbiarsi con gli altri è una perdita di tempo ed energie. Domandiamoci
velocemente se abbiamo sbagliato qualcosa e poniamoci subito rimedio. Se
la nostra coscienza è a posto, lasciamo perdere, smettiamo di giudicarci e
riprendiamo a fare quello che per noi è importante..

COSA SIGNIFICA PER ME

RIFLESSIONI DOPO UNA GIORNATA


GIORNO 7
IDEA
Quando facciamo una scelta imbocchiamo una strada. Tutte le strade hanno
uguale dignità; il punto è che, per noi, dovrebbero avere un senso. Se non lo
hanno, se le abbiamo prese con superficialità o per fare un favore a
qualcuno, se semplicemente non ci piace più, ricordiamoci che è solo una
strada e che possiamo cambiarla. Se questa strada l’abbiamo presa assieme
ad altri, fermiamoci e decidiamo se cambiare strada insieme o meno,
sempre con rispetto.

COSA SIGNIFICA PER ME

RIFLESSIONI DOPO UNA GIORNATA


SINTESI DELLA SETTIMANA
IDEE E INTUIZIONI PIÚ RILEVANTI

QUALI DESIDERO PORTARE AVANTI

COME INTENDO FARLO


GIORNO 8
IDEA
Possiamo conoscere un’altra persona in molti modi. Sapere che cosa fa è,
fra tutti, il meno interessante. Cosa ti trasmette? Quali sono le sue passioni?
Riesci a immaginarti cosa si muove dentro di lui/lei? Quanto è vitale? Dove
sono le sue armonie e le stonature? Conosci le risposte a queste domande
pensando a chi ti circonda ogni giorno?

COSA SIGNIFICA PER ME

RIFLESSIONI DOPO UNA GIORNATA


GIORNO 9
IDEA
Abbiamo paure fondate e infondate, ma spesso pensiamo che tutte lo siano.
Le paure che ci difendono da un rischio reale e imminente devono essere
ascoltate, ci attivano per affrontare il pericolo. Le paure di perdita,
insicurezza, giudizio e controllo vanno abbandonate perché sono solo frutto
di insicurezze e ricatti emotivi passati e, come tali, adesso inutili. A quale di
queste categorie appartengono le tue paure? Quanto sono reali? Puoi
affrontarle una volta per tutte... o provare ad ignorarle, a volte basta!

COSA SIGNIFICA PER ME

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GIORNO 10
IDEA
Se ti fa paura la morte pensa solo a questo: è il tuo migliore motivo per
goderti la vita. Se pensi di non riuscire a goderti la vita sappi che stare bene
è connaturato all’essere umano. Ogni essere vivente può godere di una
giornata di sole se non ha dei fattori interferenti. Esci da situazioni
vincolanti, permettiti di scegliere liberamente ed elimina le false
responsabilità, che sono solo scuse dietro le quali ci nascondiamo per
evitare quelle vere.

COSA SIGNIFICA PER ME

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GIORNO 11
IDEA
Tutto ha una sua vitalità, tutto trasmette una qualche forma di energia.
Prova a coglierla in un incontro imprevisto, a sentirla seduto al parco invece
di stare attaccato al cellulare e, se possibile, a interagire con essa, ad
esempio parlando con un musicista di strada. Troverai delle risposte
sorprendenti.

COSA SIGNIFICA PER ME

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GIORNO 12
IDEA
Vivi. Se pensi e rifletti soltanto sul vivere allora non stai vivendo. Ritagliati
dei momenti di riflessione per apprendere ed essere saggio, ma poi vivi. La
saggezza è l’arte di apprendere dall’esperienza e non ha nulla di teorico.
L’uomo saggio è colui che studia i libri ma, soprattutto, che fa esperienza, ci
riflette, la condivide.

COSA SIGNIFICA PER ME

RIFLESSIONI DOPO UNA GIORNATA


GIORNO 13
IDEA
Ci sono delle evidenti follie dell’umanità: stare nel traffico per varie ore,
doversi vestire in un determinato modo solo perché la cultura aziendale o la
rigidità di vedute di una zia che stiamo andando a visitare lo impongono,
ecc. Quando le noti e, di solito, ne soffri prova a chiederti perché le stai
subendo, cosa potresti fare di diverso per uscirne. Perché sei tu a doverti
piegare; loro non diventeranno più flessibili.

COSA SIGNIFICA PER ME

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GIORNO 14
IDEA
Spesso non facciamo qualcosa per il timore di uscire dal coro e di essere
etichettati come “diversi”. Le persone di successo che tanto stimiamo
spesso pensano e agiscono proprio “in modo diverso”: hanno rotto qualche
schema ed è stato questo a renderle speciali... Allora non vogliamo essere
liberi e affermarci? Diciamo spesso di voler essere speciali, ma poi ci fa
paura. Se capisci perché e superi questa paura farai un salto in avanti
sorprendente e ti domanderai “perché non l’ho fatto prima?”.

COSA SIGNIFICA PER ME

RIFLESSIONI DOPO UNA GIORNATA


SINTESI DELLA SETTIMANA
IDEE E INTUIZIONI PIÚ RILEVANTI

QUALI DESIDERO PORTARE AVANTI

COME INTENDO FARLO


GIORNO 15
IDEA
Cogli le cose al volo, con naturalezza. Verrà tutto meglio se fatto al
momento giusto. Ti propongono un pranzo che ti farebbe piacere ma devi
finire un lavoro? Accetta il pranzo, divertiti e poi farai il lavoro nella metà
del tempo. Le potenzialità incredibili che abbiamo si attivano solo se le
rispettiamo e le nutriamo, non di certo se ci avviliamo.

COSA SIGNIFICA PER ME

RIFLESSIONI DOPO UNA GIORNATA


GIORNO 16
IDEA
Le idee migliori sono libere e “volanti”. Sedersi a pensare qualcosa di
intelligente spesso non porta a nulla se non a una serie di banalità. Quanto
tempo ho perso e ho visto perdere attorno a una scrivania! Invece mentre
passeggi, leggi un libro o parli con un amico ti vengono delle grandi idee.
Appuntale subito su un taccuino o sul telefono, poi avrai tempo per
svilupparle.

COSA SIGNIFICA PER ME

RIFLESSIONI DOPO UNA GIORNATA


GIORNO 17
IDEA
Molti di noi hanno ormai radicata l’idea che la retribuzione sia
necessariamente legata al lavoro orario. In questo modo si boicottano
rispetto alla possibilità di guadagnare realmente quanto sognano. Quello che
guadagniamo non deve essere per forza legato a una prestazione oraria, ma
può essere proporzionale a quanto si rende un servizio utile o si porta gioia
e benessere alla gente. Basta pensare ad attori e musicisti così come agli
inventori. Vuoi guadagnare tanto? Produci idee o servizi apprezzati, i soldi
arriveranno da soli.

COSA SIGNIFICA PER ME

RIFLESSIONI DOPO UNA GIORNATA


GIORNO 18
IDEA
Troppo spesso abbiamo bisogno di vincere e ingaggiamo sfide che non
esistono: vogliamo essere più intelligenti del nostro collega, partire più
veloce al semaforo, dire per forza qualcosa di interessante. Chi vince queste
gare non ha premio, solo la sconfitta di perdere tempo ed energie.

COSA SIGNIFICA PER ME

RIFLESSIONI DOPO UNA GIORNATA


GIORNO 19
IDEA
La volontà è la forza di combattere le proprie debolezze o le avversità per
ottenere qualcosa di importante. Spesso viene confusa con la capacità di
imporsi, di fare qualcosa controvoglia solo perché la maggior parte delle
persone lo fa. Questa non è volontà; è negazione di se stessi.

COSA SIGNIFICA PER ME

RIFLESSIONI DOPO UNA GIORNATA


GIORNO 20
IDEA
Nel percorso verso la libertà qualcuno, anche dei cari amici, potrà dirci che
stiamo sbagliando o che siamo impazziti. Spesso lo fanno perché sono
invidiosi del nostro coraggio di andare verso la libertà o perché hanno così
paura di essere liberi che non vogliono nemmeno pensare che sia possibile.
Ignoriamo gli invidiosi e rassicuriamo gli amici, prima o poi ci
raggiungeranno e ringrazieranno dell’esempio.

COSA SIGNIFICA PER ME

RIFLESSIONI DOPO UNA GIORNATA


GIORNO 21
IDEA
Vuoi per forza avere paura di qualcosa? Prova ad aver paura di sprecare la
tua vita, che stai perdendo qualcosa di piacevole, ora. Lavorare duramente
per realizzare un sogno non vuol dire non vivere oggi per una scommessa
sul futuro. Investire sul futuro ha senso solo se non danneggia il presente,
che può essere goduto appieno in ogni momento.

COSA SIGNIFICA PER ME

RIFLESSIONI DOPO UNA GIORNATA


SINTESI DELLA SETTIMANA
IDEE E INTUIZIONI PIÚ RILEVANTI

QUALI DESIDERO PORTARE AVANTI

COME INTENDO FARLO


GIORNO 22
IDEA
Quando rinunci a qualcosa per qualcos'altro che definisci “più importante”,
pensa bene a quello che stai facendo: spesso non ne sei convinto. Rispettare
un valore o una persona non vuol dire rinunciare... anzi se il valore o la
persona sono di qualità si riesce a fare coincidere tutto.

COSA SIGNIFICA PER ME

RIFLESSIONI DOPO UNA GIORNATA


GIORNO 23
IDEA
I ricatti emotivi sono una delle trappole più grandi del mondo. Ad esempio:
“Se mi vuoi bene stasera non esci”, “Fallo, così mamma è felice”, “Se sei
un bravo professionista farai sicuramente così”. Non farne e cerca di non
caderci mai. Spiega a chi te li fa che è un modo distorto di ottenere le cose e
di manipolare. Se ti viene da farli domandati cosa vuoi e, piuttosto, chiedilo
direttamente.

COSA SIGNIFICA PER ME

RIFLESSIONI DOPO UNA GIORNATA


GIORNO 24
IDEA
Se stai pensando a un problema da tanto tempo, fermati: evidentemente non
sta funzionando! Non è il modo di risolverlo. Puoi cambiare prospettiva per
trovare la soluzione o lasciare perdere e fartene una ragione. Salva il tuo
tempo e le tue energie mentali.

COSA SIGNIFICA PER ME

RIFLESSIONI DOPO UNA GIORNATA


GIORNO 25
IDEA
Possiamo eliminare molte cose che non vanno nella nostra vita con un
semplice gesto e possiamo farne entrare altre con una sola parola. Basta
solo scegliere di farlo. Un minore attaccamento alle cose del passato ci
permette di aprire al futuro e al pensiero creativo. Siamo esseri in
evoluzione, fare il contrario è andare contro-natura. Se si va contro-natura
se ne pagano sempre le conseguenze.

COSA SIGNIFICA PER ME

RIFLESSIONI DOPO UNA GIORNATA


GIORNO 26
IDEA
La novità può essere controllata tanto quanto una cosa nota. Anzi, il noto
spesso ci controlla e ci limita. La confidenza nelle proprie risorse e il
piacere della scoperta; solo questo serve per stare in un mondo variabile.

COSA SIGNIFICA PER ME

RIFLESSIONI DOPO UNA GIORNATA


GIORNO 27
IDEA
Quando pensi “o si fa così o non si fa” sentiti uno scemo, non uno
determinato. Cerchiamo sicurezze, ma spesso ci infiliamo in vicoli ciechi.

COSA SIGNIFICA PER ME

RIFLESSIONI DOPO UNA GIORNATA


GIORNO 28
IDEA
Un uomo angosciato si aggrappa a qualsiasi cosa o persona, si illude di
trovare soluzioni preconfezionate o magiche. Assumiti le tue responsabilità,
non sono così pesanti. Accetta l’incertezza quando immagini destini
catastrofici; pensa che difficilmente morirai di fame o di solitudine.
Qualcosa, oggi, puoi farlo. Fallo. Altrimenti fallo domani e oggi stai
tranquillo.

COSA SIGNIFICA PER ME

RIFLESSIONI DOPO UNA GIORNATA


SINTESI DELLA SETTIMANA
IDEE E INTUIZIONI PIÚ RILEVANTI

QUALI DESIDERO PORTARE AVANTI

COME INTENDO FARLO


GIORNO 29
IDEA
Un’abitudine è sana se è flessibile e dura per un certo tempo, per poi variare
e adeguarsi a nuove necessità. Fare sempre le stesse cose nello stesso modo
è una trappola. Un’abitudine è un modo per sperimentare ripetutamente
qualcosa, per divertirsi e capire se ci serve o ci piace. Poi tutto evolve.

COSA SIGNIFICA PER ME

RIFLESSIONI DOPO UNA GIORNATA


GIORNO 30
IDEA
La coerenza è una cosa importante, ma non obbligatoria. Abbiamo diritto di
lasciare un libro a metà perché non ci piace più. Possiamo cambiare idea e
desiderare una cosa e il suo contrario allo stesso tempo. Nel rispetto degli
altri, concediamoci di essere discontinui e incoerenti.

COSA SIGNIFICA PER ME

RIFLESSIONI DOPO UNA GIORNATA


GIORNO 31
IDEA
Il corpo è nato per muoversi e ha dei meccanismi di ricarica basati sulla
natura, come ogni altro essere vivente. Cerca di passare più tempo all’aria
aperta e a contatto con ambienti naturali. Muovi il corpo, è molto più
rigenerante di mille caffè o integratori energetici. Riposa quando sei stanco
e bevi molta acqua. Molti di noi non sentono più lo stimolo della sete. Se lo
riattiviamo torneremo a bere il necessario per essere idratati, fare funzionare
bene gli organi e il sistema nervoso.

COSA SIGNIFICA PER ME

RIFLESSIONI DOPO UNA GIORNATA


GIORNO 32
IDEA
A volte abbiamo paura della ricchezza, di cosa comporterebbe. Molti di noi
non augurerebbero mai a qualcun altro di diventare ricco, ne sono gelosi a
priori e sviluppano una mentalità di ristrettezza invece che di abbondanza.
L’abbondanza è virtuosa solo se è per tutti. Altri trovano ogni modo per
criticare chi è ricco e, spesso, lo attribuiscono a modalità disdicevoli. Un
atteggiamento del genere ci impedisce a priori di guadagnare di più,
diventeremmo come chi critichiamo.

COSA SIGNIFICA PER ME

RIFLESSIONI DOPO UNA GIORNATA


GIORNO 33
IDEA
Sei presente? Cioè metti tutto te stesso nel momento in cui fai qualcosa?
Oggi è difficile essere presenti e lo sta diventando sempre di più: tante
preoccupazioni e tante, troppe distrazioni. Se la nostra mente pensa a un
problema mentre parliamo con qualcuno, siamo lì solo a metà; e l’altro se
ne accorge. Se le nostre emozioni sono intrappolate nella paura, per
esempio di fare brutta figura, allora stiamo solo aumentando le possibilità di
farla veramente. Separa i momenti in cui ti occupi delle cose. Nessuno
riesce a gestirle tutte insieme nello stesso momento.

COSA SIGNIFICA PER ME

RIFLESSIONI DOPO UNA GIORNATA


GIORNO 34
IDEA
Da piccoli ci dicono che il mondo funziona in un certo modo e, in quel
momento, non abbiamo alternativa che crederci. Eppure, ci sono migliaia di
idee su come funziona il mondo, tutte potenzialmente giuste o sbagliate. Sei
adulto: ora puoi scegliere e farti una tua idea, oppure non fartela neanche;
ma almeno è la tua scelta. Se ti ritrovi a pensare frasi molto generali come
“a questo mondo tutti ti vogliono fregare” o “se non si soffre non si impara”
fermati a riflettere su come fai ad esserne sicuro e trova una regola migliore.

COSA SIGNIFICA PER ME

RIFLESSIONI DOPO UNA GIORNATA


GIORNO 35
IDEA
Se non sai cosa fare in una certa situazione... forse è proprio perché non c’è
niente da fare!

COSA SIGNIFICA PER ME

RIFLESSIONI DOPO UNA GIORNATA


SINTESI DELLA SETTIMANA
IDEE E INTUIZIONI PIÚ RILEVANTI

QUALI DESIDERO PORTARE AVANTI

COME INTENDO FARLO


GIORNO 36
IDEA
La natura ha ritmi circolari: la notte e il giorno, l’alternarsi delle stagioni,
l’onda del mare che va avanti e indietro, ecc. Rispetta questi ritmi:
produttività e recupero delle energie, serietà e divertimento, analisi e sintesi,
riflessione e azione. Ogni fase può esistere perché esiste l’opposto, una da
sola è sterile e uccide entrambe.

COSA SIGNIFICA PER ME

RIFLESSIONI DOPO UNA GIORNATA


GIORNO 37
IDEA
Ci sono delle cose che puoi fare in un certo momento ma che non potevi
prima: a volte perché la situazione è cambiata - quindi aspettare è un’arte;
altre volte perché sei cambiato tu - quindi crescere è un’arte.

COSA SIGNIFICA PER ME

RIFLESSIONI DOPO UNA GIORNATA


GIORNO 38
IDEA
Hands-on! Fai le cose praticamente, non fermarti alla sola speculazione
mentale, sporcatici le mani. Scoprirai che alcune sono più facili di quanto
pensavi e altre ti saranno più chiare (o almeno sarà più chiaro su che cosa
focalizzare l’attenzione d’ora in poi).

COSA SIGNIFICA PER ME

RIFLESSIONI DOPO UNA GIORNATA


GIORNO 39
IDEA
Se un problema è complesso non iniziare a risolverlo subito, prenditi il 10%
del tempo a tua disposizione (o che stimi necessario) e dedicalo solo a
studiare il problema e ad immaginare come affrontarlo al meglio. Solo a
questo punto inizia a risolverlo operativamente. Risparmierai un sacco di
tempo e scoprirai che spesso, a creare la fretta, era solo una tua urgenza
emotiva. Adesso sei più libero!

COSA SIGNIFICA PER ME

RIFLESSIONI DOPO UNA GIORNATA


GIORNO 40
IDEA
Osserva chi sa fare una cosa che vorresti imparare. Osserva con gli occhi e
con tutta la tua attenzione, non solo alla ricerca di uno schema operativo,
ma per far registrare ai tuoi neuroni-specchio i singoli movimenti... poi sarà
molto più facile ripeterli.

COSA SIGNIFICA PER ME

RIFLESSIONI DOPO UNA GIORNATA


GIORNO 41
IDEA
Divertiti! Esci dalla formalità e da quello che gli altri si aspettano... si
divertiranno e te ne saranno grati. Se darai risposte inattese (abbracciare
invece di stringere la mano, offrire un centrifugato di frutta invece del caffè,
ecc.) romperai lo schema neurologico che sta dietro a ogni consuetudine
sociale, creerai possibilità nuove e allenerai te e gli altri alla creatività.

COSA SIGNIFICA PER ME

RIFLESSIONI DOPO UNA GIORNATA


GIORNO 42
IDEA
Stimola la tua neurologia: ascolta musica di ampio registro di toni e di
generi, in particolare con tanti bassi (se puoi appoggiati alla cassa da cui
esce il suono), cammina a piedi nudi, tocca gli oggetti che usi
quotidianamente alla ricerca di sensazioni, fatti fare un massaggio ogni
tanto, quando ti sembra di annoiarti cerca dettagli curiosi nei movimenti del
corpo e del volto delle persone intorno a te. Ti ritroverai con una mente più
lucida e con un intuito sviluppatissimo.

COSA SIGNIFICA PER ME

RIFLESSIONI DOPO UNA GIORNATA


SINTESI DELLA SETTIMANA
IDEE E INTUIZIONI PIÚ RILEVANTI

QUALI DESIDERO PORTARE AVANTI

COME INTENDO FARLO


GIORNO 43
IDEA
Ascolta buona musica in diversi momenti della giornata. Ti può dare
concentrazione, rilassamento, un buon ritmo quando corri o lavori e
riallinea il tuo sistema nervoso.

COSA SIGNIFICA PER ME

RIFLESSIONI DOPO UNA GIORNATA


GIORNO 44
IDEA
La sintesi dovrebbe essere il modo normale di pensare ed esprimersi perché
parte dall’essenza del collegamento pensiero-azione. L’analisi può essere
uno strumento utile se parte da sana curiosità e passione, meno se è generata
da un bisogno emotivo di controllo.

COSA SIGNIFICA PER ME

RIFLESSIONI DOPO UNA GIORNATA


GIORNO 45
IDEA
Mettendo a tacere le nostre parole e il nostro pensiero possiamo fare
emergere aspetti straordinari di noi e del mondo che ci circonda. Fermare
per un attimo il continuo flusso di parole è come smettere di far trascinare la
carrozza della nostra vita da quel moscerino che è il pensiero logico. Nelle
nostre scuderie ci sono cavalli molto più forti e in grado di raggiungere
territori inesplorati.

COSA SIGNIFICA PER ME

RIFLESSIONI DOPO UNA GIORNATA


SINTESI DEL PERCORSO -1
LE MIE IDEE TRASFORMATIVE ESSENZIALI
Il nuovo fondamento del mio essere
SINTESI DEL PERCORSO -2
PENSO DUNQUE SONO
Chi sono e come agisco
SINTESI DEL PERCORSO -3
IL VALORE AGGIUNTO
Concetti e sfumature che fanno la differenza
La settimana bonus

I 45 giorni sono terminati, ma ogni spunto in più è sempre utile!

Di seguito trovi altre sette riflessioni trasformative per approfondire e


proseguire il tuo percorso.

Buon proseguimento!
BONUS 1
IDEA
Spesso rimandiamo cose importanti, facendoci distrarre continuamente dal
rispondere alle mail, al telefono, rimanendo in affanno e con un senso di
costante urgenza e inadeguatezza rispetto a ciò che dovremmo fare. Prova a
instaurare l’ora in cui il mondo non muore: stacca il telefono, non guardare
la mail o facebook, stacca internet... nessuno morirà perché non rispondi
immediatamente e tu starai bene anche se non cerchi un’informazione in
tempo reale. Dedica quel tempo a te stesso o a fare ciò che normalmente
posponi.

COSA SIGNIFICA PER ME

RIFLESSIONI DOPO UNA GIORNATA


BONUS 2
IDEA
Spesso vedi dei limiti insuperabili solo perché li hai nominati. Dire “questo
è un grosso problema” ti fa già perdere energie e coraggio. Rimuovi e
liberati dalle etichette: esistono solo cose e avvenimenti, che siano belli o
brutti lo decidiamo noi. Quando avrai ridotto le etichette negative riuscirai a
fare grandi cose.

COSA SIGNIFICA PER ME

RIFLESSIONI DOPO UNA GIORNATA


BONUS 3
IDEA
Sei un tuo alleato o un tuo nemico? Ti aiuti e ti ascolti o ti stai sabotando?
Domandati che cosa stai facendo di buono per te e cosa di svantaggioso. Ha
senso o puoi invertire questo flusso?

COSA SIGNIFICA PER ME

RIFLESSIONI DOPO UNA GIORNATA


BONUS 4
IDEA
Tratta tutti da pari. È la cosa più ovvia, siamo tutti uguali. Chi è più giovane
o ha un ruolo definito meno “importante” del tuo ti sarà riconoscente, chi si
pensa superiore inizierà a stimarti... se è intelligente. Se non lo è romperai
la relazione, ma l’avresti interrotta ugualmente, prima o poi.

COSA SIGNIFICA PER ME

RIFLESSIONI DOPO UNA GIORNATA


BONUS 5
IDEA
Riscopri la naturalezza e la spontaneità. La società di oggi ci ha insegnato a
fare finta di niente, ad anestetizzarci, a mettere in secondo piano la fame, la
noia, la rabbia per essere educati o produttivi. Falso! Così ci stiamo solo
spegnendo e demotivando. Ricomincia a sentire di che cosa hai voglia, i
messaggi del corpo come stanchezza e irrequietezza hanno un senso ben
preciso. Trova questo senso e dagli delle risposte, invece di massacrarti.

COSA SIGNIFICA PER ME

RIFLESSIONI DOPO UNA GIORNATA


BONUS 6
IDEA
Pensare troppo all’apparenza, all’orgoglio e all’immagine è incredibilmente
faticoso. Sono atteggiamenti che fanno vivere un altro e non il “vero” sé.
Essere stanchi per questa ricerca ci impedisce di cogliere le bellezze della
vita e tutto quello che per noi sarebbe facile e immediato.

COSA SIGNIFICA PER ME

RIFLESSIONI DOPO UNA GIORNATA


BONUS 7
IDEA
Perseguire un cambiamento per seguire maggiormente la propria natura
vuol dire diventare liberi, lasciarsi alle spalle una vita fatta principalmente
di limiti. Questo all’inizio può farci sentire disorientati, non protetti da
abitudini o vecchi certezze... ricordiamoci di cosa ci lamentavamo e
pensiamo che adesso possiamo costruire qualcosa di nuovo e più bello,
qualcosa di più nostro.

COSA SIGNIFICA PER ME

RIFLESSIONI DOPO UNA GIORNATA


SINTESI DELLA SETTIMANA
IDEE E INTUIZIONI PIÚ RILEVANTI

QUALI DESIDERO PORTARE AVANTI

COME INTENDO FARLO


Le 10 che preferiamo

Le 10 frasi secondo noi più importanti e/o efficaci

Giorno 1
Gli altri pretendono molto da te e non danno altrettanto? Almeno in parte la
colpa è tua. Certo, esistono gli arroganti, ma se smettessimo di dare, di
ascoltarli anche mentre ci annoiano con la loro lamentela, capirebbero che il
loro sfogarsi non serve a nulla. Cerchiamo di essere più responsabili e di
responsabilizzare maggiormente gli altri. E ricorda: gli altri sono molto più
forti di quel che credi; non farti menare per il naso da veri e propri alibi
come “ma lui/lei è debole, poi ci rimane male”.

Giorno 6
Arrabbiarsi con gli altri è una perdita di tempo ed energie. Domandiamoci
velocemente se abbiamo sbagliato qualcosa e poniamoci subito rimedio. Se
la nostra coscienza è a posto, lasciamo perdere, smettiamo di giudicarci e
riprendiamo a fare quello che per noi è importante.

Giorno 13
Ci sono delle evidenti follie dell’umanità: stare nel traffico per varie ore,
doversi vestire in un determinato modo solo perché la cultura aziendale o la
rigidità di vedute di una zia che stiamo andando a visitare lo impongono,
ecc. Quando le noti e, di solito, ne soffri prova a chiederti perché le stai
subendo, cosa potresti fare di diverso per uscirne. Perché sei tu a doverti
piegare; loro non diventeranno più flessibili.

Giorno 14
Spesso non facciamo qualcosa per il timore di uscire dal coro e di essere
etichettati come “diversi”. Le persone di successo che tanto stimiamo
spesso pensano e agiscono proprio “in modo diverso”: hanno rotto qualche
schema ed è stato questo a renderle speciali... Allora non vogliamo essere
liberi e affermarci? Diciamo spesso di voler essere speciali, ma poi ci fa
paura. Se capisci perché e superi questa paura farai un salto in avanti
sorprendente e ti domanderai “perché non l’ho fatto prima?”.

Giorno 16
Le idee migliori sono libere e “volanti”. Sedersi a pensare qualcosa di
intelligente spesso non porta a nulla se non a una serie di banalità. Quanto
tempo ho perso e ho visto perdere attorno a una scrivania! Invece mentre
passeggi, leggi un libro o parli con un amico ti vengono delle grandi idee.
Appuntale subito su un taccuino o sul telefono, poi avrai tempo per
svilupparle.

Giorno 23
I ricatti emotivi sono una delle trappole più grandi del mondo. Ad esempio:
“Se mi vuoi bene stasera non esci”, “Fallo, così mamma è felice”, “Se sei
un bravo professionista farai sicuramente così”. Non farne e cerca di non
caderci mai. Spiega a chi te li fa che è un modo distorto di ottenere le cose e
di manipolare. Se ti viene da farli domandati cosa vuoi e, piuttosto, chiedilo
direttamente.

Giorno 31
Il corpo è nato per muoversi e ha dei meccanismi di ricarica basati sulla
natura, come ogni altro essere vivente. Cerca di passare più tempo all’aria
aperta e a contatto con ambienti naturali. Muovi il corpo, è molto più
rigenerante di mille caffè o integratori energetici. Riposa quando sei stanco
e bevi molta acqua. Molti di noi non sentono più lo stimolo della sete. Se lo
riattiviamo torneremo a bere il necessario per essere idratati, fare funzionare
bene gli organi e il sistema nervoso.

Giorno 36
La natura ha ritmi circolari: la notte e il giorno, l’alternarsi delle stagioni,
l’onda del mare che va avanti e indietro, ecc. Rispetta questi ritmi:
produttività e recupero delle energie, serietà e divertimento, analisi e sintesi,
riflessione e azione. Ogni fase può esistere perché esiste l’opposto, una da
sola è sterile e uccide entrambe.

Bonus 1
Spesso rimandiamo cose importanti, facendoci distrarre continuamente dal
rispondere alle mail, al telefono, rimanendo in affanno e con un senso di
costante urgenza e inadeguatezza rispetto a ciò che dovremmo fare. Prova a
instaurare l’ora in cui il mondo non muore: stacca il telefono, non guardare
la mail o facebook, stacca internet... nessuno morirà perché non rispondi
immediatamente e tu starai bene anche se non cerchi un’informazione in
tempo reale. Dedica quel tempo a te stesso o a fare ciò che normalmente
posponi.

Bonus 5
Riscopri la naturalezza e la spontaneità. La società di oggi ci ha insegnato a
fare finta di niente, ad anestetizzarci, a mettere in secondo piano la fame, la
noia, la rabbia per essere educati o produttivi. Falso! Così ci stiamo solo
spegnendo e demotivando. Ricomincia a sentire di che cosa hai voglia, i
messaggi del corpo come stanchezza e irrequietezza hanno un senso ben
preciso. Trova questo senso e dagli delle risposte, invece di massacrarti.
Appendice - Tutte le idee in fila

45 Pensieri Trasformativi
1. Gli altri pretendono molto da te e non danno altrettanto? Almeno in
parte la colpa è tua. Certo, esistono gli arroganti, ma se smettessimo di
dare, di ascoltarli anche mentre ci annoiano con la loro lamentela,
capirebbero che il loro sfogarsi non serve a nulla. Cerchiamo di essere
più responsabili e di responsabilizzare maggiormente gli altri. E
ricorda: gli altri sono molto più forti di quel che credi; non farti menare
per il naso da veri e propri alibi come “ma lui/lei è debole, poi ci
rimane male”.

2. L’uomo si illude di conoscere la realtà attraverso un’etichetta,


un'etichetta che crea con molta fretta. Questo è il modo migliore per
sbagliare! Prova a rallentare il bisogno di emettere sempre e per forza
un giudizio. Ascolta bene l’altro, osserva le situazioni e pensa
creativamente quante storie possono esserci dietro ad ogni evento o
luogo. Capirai che la tua intelligenza non può lavorare bene se giudica
e, soprattutto, che il giudizio porta solo limiti, non conoscenza.

3. I nemici dell’uomo sono: paura della morte, pensare di non essere


meritevoli di amore, il vuoto e la solitudine, il timore della vecchiaia, la
ricerca di potere, l’illusione che la mente logica sia lo strumento più
potente a sua disposizione. Tutto è riconducibile a questi elementi.

4. Troppo spesso insistiamo nel voler conoscere cose inutili, tralasciando


quelle veramente importanti. La curiosità è una dote, tienila viva.
Alimenta la tua mente e la tua anima con informazioni stimolanti,
stando attento a non riempirti la testa di cose inutili, che ti creano più
ansia e preoccupazioni che benessere o potere. Se ti ritrovi ad avere il
bisogno urgente di sapere com’è finito un fatto di cronaca, se non stai
bene se non approfondisci un cavillo di una questione che non ti
riguarda in prima persona, allora c’è qualcosa che non va. La tua mente
è diventata golosa di “sapere vuoto” per tenerti lontano da ciò che
dovresti affrontare per il tuo bene.

5. Se fai fatica ad imparare qualcosa, chiediti il perché. L’apprendimento è


naturale, i bambini ne sono la dimostrazione. Forse, se non riesci a
imparare qualcosa, magari una parte di te lo ritiene inutile o lo fa solo
per fare piacere a un altro. È proprio necessario che tu lo faccia?
Oppure non trovi la concentrazione perché hai la testa che pensa a
qualcosa che ti preoccupa, in questo caso risolvila prima e poi potrai
fare altro.

6. Arrabbiarsi con gli altri è una perdita di tempo ed energie.


Domandiamoci velocemente se abbiamo sbagliato qualcosa e
poniamoci subito rimedio. Se la nostra coscienza è a posto, lasciamo
perdere, smettiamo di giudicarci e riprendiamo a fare quello che per noi
è importante.

7. Quando facciamo una scelta imbocchiamo una strada. Tutte le strade


hanno uguale dignità; il punto è che, per noi, dovrebbero avere un
senso. Se non lo hanno, se le abbiamo prese con superficialità o per fare
un favore a qualcuno, se semplicemente non ci piace più, ricordiamoci
che è solo una strada e che possiamo cambiarla. Se questa strada
l’abbiamo presa assieme ad altri, fermiamoci e decidiamo se cambiare
strada insieme o meno, sempre con rispetto.

8. Possiamo conoscere un’altra persona in molti modi. Sapere che cosa fa


è, fra tutti, il meno interessante. Cosa ti trasmette? Quali sono le sue
passioni? Riesci a immaginarti cosa si muove dentro di lui/lei? Quanto
è vitale? Dove sono le sue armonie e le stonature? Conosci le risposte a
queste domande pensando a chi ti circonda ogni giorno?

9. Abbiamo paure fondate e infondate, ma spesso pensiamo che tutte lo


siano. Le paure che ci difendono da un rischio reale e imminente
devono essere ascoltate, ci attivano per affrontare il pericolo. Le paure
di perdita, insicurezza, giudizio e controllo vanno abbandonate perché
sono solo frutto di insicurezze e ricatti emotivi passati e, come tali,
adesso inutili. A quale di queste categorie appartengono le tue paure?
Quanto sono reali? Puoi affrontarle una volta per tutte... o provare ad
ignorarle, a volte basta!

10. Se ti fa paura la morte pensa solo a questo: è il tuo migliore motivo per
goderti la vita. Se pensi di non riuscire a goderti la vita sappi che stare
bene è connaturato all’essere umano. Ogni essere vivente può godere di
una giornata di sole se non ha dei fattori interferenti. Esci da situazioni
vincolanti, permettiti di scegliere liberamente ed elimina le false
responsabilità, che sono solo scuse dietro le quali ci nascondiamo per
evitare quelle vere.

11. Tutto ha una sua vitalità, tutto trasmette una qualche forma di energia.
Prova a coglierla in un incontro imprevisto, a sentirla seduto al parco
invece di stare attaccato al cellulare e, se possibile, a interagire con
essa, ad esempio parlando con un musicista di strada. Troverai delle
risposte sorprendenti.

12. Vivi. Se pensi e rifletti soltanto sul vivere allora non stai vivendo.
Ritagliati dei momenti di riflessione per apprendere ed essere saggio,
ma poi vivi. La saggezza è l’arte di apprendere dall’esperienza e non ha
nulla di teorico. L’uomo saggio è colui che studia i libri ma, soprattutto,
che fa esperienza, ci riflette, la condivide.

13. Ci sono delle evidenti follie dell’umanità: stare nel traffico per varie
ore, doversi vestire in un determinato modo solo perché la cultura
aziendale o la rigidità di vedute di una zia che stiamo andando a visitare
lo impongono, ecc. Quando le noti e, di solito, ne soffri prova a
chiederti perché le stai subendo, cosa potresti fare di diverso per
uscirne. Perché sei tu a doverti piegare; loro non diventeranno più
flessibili.

14. Spesso non facciamo qualcosa per il timore di uscire dal coro e di
essere etichettati come “diversi”. Le persone di successo che tanto
stimiamo spesso pensano e agiscono proprio “in modo diverso”: hanno
rotto qualche schema ed è stato questo a renderle speciali... Allora non
vogliamo essere liberi e affermarci? Diciamo spesso di voler essere
speciali, ma poi ci fa paura. Se capisci perché e superi questa paura
farai un salto in avanti sorprendente e ti domanderai “perché non l’ho
fatto prima?”.

15. Cogli le cose al volo, con naturalezza. Verrà tutto meglio se fatto al
momento giusto. Ti propongono un pranzo che ti farebbe piacere ma
devi finire un lavoro? Accetta il pranzo, divertiti e poi farai il lavoro
nella metà del tempo. Le potenzialità incredibili che abbiamo si
attivano solo se le rispettiamo e le nutriamo, non di certo se ci
avviliamo.

16. Le idee migliori sono libere e “volanti”. Sedersi a pensare qualcosa di


intelligente spesso non porta a nulla se non a una serie di banalità.
Quanto tempo ho perso e ho visto perdere attorno a una scrivania!
Invece mentre passeggi, leggi un libro o parli con un amico ti vengono
delle grandi idee. Appuntale subito su un taccuino o sul telefono, poi
avrai tempo per svilupparle.

17. Molti di noi hanno ormai radicata l’idea che la retribuzione sia
necessariamente legata al lavoro orario. In questo modo si boicottano
rispetto alla possibilità di guadagnare realmente quanto sognano.
Quello che guadagniamo non deve essere per forza legato a una
prestazione oraria, ma può essere proporzionale a quanto si rende un
servizio utile o si porta gioia e benessere alla gente. Basta pensare ad
attori e musicisti così come agli inventori. Vuoi guadagnare tanto?
Produci idee o servizi apprezzati, i soldi arriveranno da soli.

18. Troppo spesso abbiamo bisogno di vincere e ingaggiamo sfide che non
esistono: vogliamo essere più intelligenti del nostro collega, partire più
veloce al semaforo, dire per forza qualcosa di interessante. Chi vince
queste gare non ha premio, solo la sconfitta di perdere tempo ed
energie.

19. La volontà è la forza di combattere le proprie debolezze o le avversità


per ottenere qualcosa di importante. Spesso viene confusa con la
capacità di imporsi, di fare qualcosa controvoglia solo perché la
maggior parte delle persone lo fa. Questa non è volontà; è negazione di
se stessi.
20. Nel percorso verso la libertà qualcuno, anche dei cari amici, potrà dirci
che stiamo sbagliando o che siamo impazziti. Spesso lo fanno perché
sono invidiosi del nostro coraggio di andare verso la libertà o perché
hanno così paura di essere liberi che non vogliono nemmeno pensare
che sia possibile. Ignoriamo gli invidiosi e rassicuriamo gli amici,
prima o poi ci raggiungeranno e ringrazieranno dell’esempio.

21. Vuoi per forza avere paura di qualcosa? Prova ad aver paura di sprecare
la tua vita, che stai perdendo qualcosa di piacevole, ora. Lavorare
duramente per realizzare un sogno non vuol dire non vivere oggi per
una scommessa sul futuro. Investire sul futuro ha senso solo se non
danneggia il presente, che può essere goduto appieno in ogni momento.

22. Quando rinunci a qualcosa per qualcos'altro che definisci “più


importante”, pensa bene a quello che stai facendo: spesso non ne sei
convinto. Rispettare un valore o una persona non vuol dire rinunciare...
anzi se il valore o la persona sono di qualità si riesce a fare coincidere
tutto.

23. I ricatti emotivi sono una delle trappole più grandi del mondo. Ad
esempio: “Se mi vuoi bene stasera non esci”, “Fallo, così mamma è
felice”, “Se sei un bravo professionista farai sicuramente così”. Non
farne e cerca di non caderci mai. Spiega a chi te li fa che è un modo
distorto di ottenere le cose e di manipolare. Se ti viene da farli
domandati cosa vuoi e, piuttosto, chiedilo direttamente.

24. Se stai pensando a un problema da tanto tempo, fermati: evidentemente


non sta funzionando! Non è il modo di risolverlo. Puoi cambiare
prospettiva per trovare la soluzione o lasciare perdere e fartene una
ragione. Salva il tuo tempo e le tue energie mentali.

25. Possiamo eliminare molte cose che non vanno nella nostra vita con un
semplice gesto e possiamo farne entrare altre con una sola parola. Basta
solo scegliere di farlo. Un minore attaccamento alle cose del passato ci
permette di aprire al futuro e al pensiero creativo. Siamo esseri in
evoluzione, fare il contrario è andare contronatura. Se si va
contronatura se ne pagano sempre le conseguenze.

26. La novità può essere controllata tanto quanto una cosa nota. Anzi, il
noto spesso ci controlla e ci limita. La confidenza nelle proprie risorse e
il piacere della scoperta; solo questo serve per stare in un mondo
variabile.

27. Quando pensi “o si fa così o non si fa” sentiti uno scemo, non uno
determinato. Cerchiamo sicurezze, ma spesso ci infiliamo in vicoli
ciechi.

28. Un uomo angosciato si aggrappa a qualsiasi cosa o persona, si illude di


trovare soluzioni preconfezionate o magiche. Assumiti le tue
responsabilità, non sono così pesanti. Accetta l’incertezza quando
immagini destini catastrofici; pensa che difficilmente morirai di fame o
di solitudine. Qualcosa, oggi, puoi farlo. Fallo. Altrimenti fallo domani
e oggi stai tranquillo.

29. Un’abitudine è sana se è flessibile e dura per un certo tempo, per poi
variare e adeguarsi a nuove necessità. Fare sempre le stesse cose nello
stesso modo è una trappola. Un’abitudine è un modo per sperimentare
ripetutamente qualcosa, per divertirsi e capire se ci serve o ci piace. Poi
tutto evolve.

30. La coerenza è una cosa importante, ma non obbligatoria. Abbiamo


diritto di lasciare un libro a metà perché non ci piace più. Possiamo
cambiare idea e desiderare una cosa e il suo contrario allo stesso tempo.
Nel rispetto degli altri, concediamoci di essere discontinui e incoerenti.

31. Il corpo è nato per muoversi e ha dei meccanismi di ricarica basati sulla
natura, come ogni altro essere vivente. Cerca di passare più tempo
all’aria aperta e a contatto con ambienti naturali. Muovi il corpo, è
molto più rigenerante di mille caffè o integratori energetici. Riposa
quando sei stanco e bevi molta acqua. Molti di noi non sentono più lo
stimolo della sete. Se lo riattiviamo torneremo a bere il necessario per
essere idratati, fare funzionare bene gli organi e il sistema nervoso.
32. A volte abbiamo paura della ricchezza, di cosa comporterebbe. Molti di
noi non augurerebbero mai a qualcun altro di diventare ricco, ne sono
gelosi a priori e sviluppano una mentalità di ristrettezza invece che di
abbondanza. L’abbondanza è virtuosa solo se è per tutti. Altri trovano
ogni modo per criticare chi è ricco e, spesso, lo attribuiscono a modalità
disdicevoli. Un atteggiamento del genere ci impedisce a priori di
guadagnare di più, diventeremmo come chi critichiamo.

33. Sei presente? Cioè metti tutto te stesso nel momento in cui fai
qualcosa? Oggi è difficile essere presenti e lo sta diventando sempre di
più: tante preoccupazioni e tante, troppe distrazioni. Se la nostra mente
pensa a un problema mentre parliamo con qualcuno, siamo lì solo a
metà; e l’altro se ne accorge. Se le nostre emozioni sono intrappolate
nella paura, per esempio di fare brutta figura, allora stiamo solo
aumentando le possibilità di farla veramente. Separa i momenti in cui ti
occupi delle cose. Nessuno riesce a gestirle tutte insieme nello stesso
momento.

34. Da piccoli ci dicono che il mondo funziona in un certo modo e, in quel


momento, non abbiamo alternativa che crederci. Eppure, ci sono
migliaia di idee su come funziona il mondo, tutte potenzialmente giuste
o sbagliate. Sei adulto: ora puoi scegliere e farti una tua idea, oppure
non fartela neanche; ma almeno è la tua scelta. Se ti ritrovi a pensare
frasi molto generali come “a questo mondo tutti ti vogliono fregare” o
“se non si soffre non si impara” fermati a riflettere su come fai ad
esserne sicuro e trova una regola migliore.

35. Se non sai cosa fare in una certa situazione... forse è proprio perché non
c’è niente da fare!

36. La natura ha ritmi circolari: la notte e il giorno, l’alternarsi delle


stagioni, l’onda del mare che va avanti e indietro, ecc. Rispetta questi
ritmi: produttività e recupero delle energie, serietà e divertimento,
analisi e sintesi, riflessione e azione. Ogni fase può esistere perché
esiste l’opposto, una da sola è sterile e uccide entrambe.
37. Ci sono delle cose che puoi fare in un certo momento ma che non
potevi prima: a volte perché la situazione è cambiata - quindi aspettare
è un’arte; altre volte perché sei cambiato tu - quindi crescere è un’arte.

38. Hands-on! Fai le cose praticamente, non fermarti alla sola speculazione
mentale, sporcatici le mani. Scoprirai che alcune sono più facili di
quanto pensavi e altre ti saranno più chiare (o almeno sarà più chiaro su
che cosa focalizzare l’attenzione d’ora in poi).
39. Se un problema è complesso non iniziare a risolverlo subito, prenditi il
10% del tempo a tua disposizione (o che stimi necessario) e dedicalo
solo a studiare il problema e ad immaginare come affrontarlo al meglio.
Solo a questo punto inizia a risolverlo operativamente. Risparmierai un
sacco di tempo e scoprirai che spesso, a creare la fretta, era solo una tua
urgenza emotiva. Adesso sei più libero!

40. Osserva chi sa fare una cosa che vorresti imparare. Osserva con gli
occhi e con tutta la tua attenzione, non solo alla ricerca di uno schema
operativo, ma per far registrare ai tuoi neuroni-specchio i singoli
movimenti... poi sarà molto più facile ripeterli.

41. Divertiti! Esci dalla formalità e da quello che gli altri si aspettano... si
divertiranno e te ne saranno grati. Se darai risposte inattese (abbracciare
invece di stringere la mano, offrire un centrifugato di frutta invece del
caffè, ecc.) romperai lo schema neurologico che sta dietro a ogni
consuetudine sociale, creerai possibilità nuove e allenerai te e gli altri
alla creatività.

42. Stimola la tua neurologia: ascolta musica di ampio registro di toni e di


generi, in particolare con tanti bassi (se puoi appoggiati alla cassa da
cui esce il suono), cammina a piedi nudi, tocca gli oggetti che usi
quotidianamente alla ricerca di sensazioni, fatti fare un massaggio ogni
tanto, quando ti sembra di annoiarti cerca dettagli curiosi nei
movimenti del corpo e del volto delle persone intorno a te. Ti ritroverai
con una mente più lucida e con un intuito sviluppatissimo.

43. Ascolta buona musica in diversi momenti della giornata. Ti può dare
concentrazione, rilassamento, un buon ritmo quando corri o lavori e
riallinea il tuo sistema nervoso.

44. La sintesi dovrebbe essere il modo normale di pensare ed esprimersi


perché parte dall’essenza del collegamento pensiero-azione. L’analisi
può essere uno strumento utile se parte da sana curiosità e passione,
meno se è generata da un bisogno emotivo di controllo.

45. Mettendo a tacere le nostre parole e il nostro pensiero possiamo fare


emergere aspetti straordinari di noi e del mondo che ci circonda.
Fermare per un attimo il continuo flusso di parole è come smettere di
far trascinare la carrozza della nostra vita da quel moscerino che è il
pensiero logico. Nelle nostre scuderie ci sono cavalli molto più forti e
in grado di raggiungere territori inesplorati.

La settimana bonus

1. Spesso rimandiamo cose importanti, facendoci distrarre continuamente


dal rispondere alle mail, al telefono, rimanendo in affanno e con un
senso di costante urgenza e inadeguatezza rispetto a ciò che dovremmo
fare. Prova a instaurare l’ora in cui il mondo non muore: stacca il
telefono, non guardare la mail o facebook, stacca internet... nessuno
morirà perché non rispondi immediatamente e tu starai bene anche se
non cerchi un’informazione in tempo reale. Dedica quel tempo a te
stesso o a fare ciò che normalmente posponi.

2. Spesso vedi dei limiti insuperabili solo perché li hai nominati. Dire
“questo è un grosso problema” ti fa già perdere energie e coraggio.
Rimuovi e liberati dalle etichette: esistono solo cose e avvenimenti, che
siano belli o brutti lo decidiamo noi. Quando avrai ridotto le etichette
negative riuscirai a fare grandi cose.

3. Sei un tuo alleato o un tuo nemico? Ti aiuti e ti ascolti o ti stai


sabotando? Domandati che cosa stai facendo di buono per te e cosa di
svantaggioso. Ha senso o puoi invertire questo flusso?
4. Tratta tutti da pari. È la cosa più ovvia, siamo tutti uguali. Chi è più
giovane o ha un ruolo definito meno “importante” del tuo ti sarà
riconoscente, chi si pensa superiore inizierà a stimarti... se è
intelligente. Se non lo è romperai la relazione, ma l’avresti interrotta
ugualmente, prima o poi.

5. Riscopri la naturalezza e la spontaneità. La società di oggi ci ha


insegnato a fare finta di niente, ad anestetizzarci, a mettere in secondo
piano la fame, la noia, la rabbia per essere educati o produttivi. Falso!
Così ci stiamo solo spegnendo e demotivando. Ricomincia a sentire di
che cosa hai voglia, i messaggi del corpo come stanchezza e
irrequietezza hanno un senso ben preciso. Trova questo senso e dagli
delle risposte, invece di massacrarti.

6. Pensare troppo all’apparenza, all’orgoglio e all’immagine è


incredibilmente faticoso. Sono atteggiamenti che fanno vivere un altro
e non il “vero” sé. Essere stanchi per questa ricerca ci impedisce di
cogliere le bellezze della vita e tutto quello che per noi sarebbe facile e
immediato.

7. Perseguire un cambiamento per seguire maggiormente la propria natura


vuol dire diventare liberi, lasciarsi alle spalle una vita fatta
principalmente di limiti. Questo all’inizio può farci sentire disorientati,
non protetti da abitudini o vecchi certezze... ricordiamoci di cosa ci
lamentavamo e pensiamo che adesso possiamo costruire qualcosa di
nuovo e più bello, qualcosa di più nostro.
APPROFONDIMENTI

Questo libro affronta diversi argomenti, ma si focalizza primariamente sul


pensiero trasformativo.

Se ti interessa approfondire altri aspetti, ad esempio del pensiero, del


linguaggio, delle risposte emotive, dei processi psicosomatici, dei
meccanismi alla base di traumi ed ACEs e di altri temi rilevanti per il
benessere e il cambiamento ti invitiamo a visitare regolarmente il nostro
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