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Aspettando Godot è senza dubbio la più celebre opera teatrale di Samuel Beckett nonché uno dei testi

più noti del teatro del Novecento. Parlarne, dunque, è molto difficile. Pressoché impossibile dire
qualcosa di nuovo, considerata la quantità di pagine critiche che sono già state prodotte intorno a questa
opera. Non resta quindi che tracciare una sintesi critica, consapevoli che non si innoverà
il corpusinterpretativo già esistente, ma con la speranza, almeno, di mettere in guardia contro le più
facili (e spesso erronee) chiavi di lettura.

Se chiedete ad una persona digiuna di teatro che cosa èAspettando Godot è molto probabile che
otteniate comunque una qualche risposta. Vi verrà detto che è la storia di qualcuno che alla fine non
arriva. La prima trovata scandalosa del capolavoro beckettiano è questa: il protagonista è assente. Ma si
tratta di una trovata, appunto (geniale, però, tanto che anche chi non ama il teatro ricorda questo
particolare). Se l'idea fosse stata tutta qui, tuttavia, Aspettando Godot non avrebbe fatto molta strada.
La seconda cosa che probabilmente vi dirà questa persona interrogata su Godot è che si tratta di
un'opera che fa parte del teatro dell'assurdo. Vero. Ma cosa c'è di così assurdo in Aspettando Godot?

Vediamone la trama. Nel primo atto due uomini vestiti come vagabondi, Estragone e Vladimiro, si
trovano sotto un albero in una strada di campagna. Sono lì perché un certo Godot ha dato loro
appuntamento. Il luogo e l'orario dell'appuntamento sono vaghi. I due non sanno neanche esattamente
chi sia questo Godot, ma credono che quando arriverà li porterà a casa sua, gli darà qualcosa di caldo da
mangiare e li farà dormire all'asciutto. Mentre attendono passa sulla stessa strada una strana coppia di
personaggi: Pozzo, un proprietario terriero, e il suo servitore, Lucky, tenuto al guinzaglio dal primo.
Pozzo si ferma a parlare con Vladimiro ed Estragone. I due sono ora incuriositi dall'istrionismo del
padrone, ora spaventati dalla miseria della condizione del servo. Lucky si rivela tuttavia una sorpresa
quando inizia un delirante monologo erudito che culmina in una rovinosa zuffa tra i personaggi. Pozzo e
Lucky riprendono il loro cammino. Intanto è calata la sera. Godot non si è fatto vivo. Arriva però un
ragazzo, un giovane messaggero di Godot, il quale dice a Vladimiro e a Estragone che il signor Godot si
scusa, ma che questa sera non può proprio venire. Arriverà però sicuramente domani. I due prendono in
considerazione l'idea di suicidarsi, ma rinunciano. Poi pensano di andarsene, ma restano. Il primo atto
finisce qui. Nel secondo atto accadono esattamente le stesse cose. Vladimiro ed Estragone attendono
sotto l'albero l'arrivo di Godot. Di nuovo vedono passare Pozzo e Lucky (Pozzo nel frattempo è diventato
cieco, sull'albero sono spuntate due o tre foglie). Di nuovo si intrattengono con il padrone e il servo. Di
nuovo Pozzo e Lucky se ne vanno. Di nuovo arriva il messaggero a dire che Godot stasera non può venire
ma verrà sicuramente domani. Di nuovo prendono in considerazione l'idea di mollare tutto. Di nuovo
rinunciano. Fine.

La recensione più celebre di quest'opera resta quella scritta da Vivian Mercier all'indomani della prima
londinese del 1955: "Aspettando Godot è una commedia in cui non accade nulla, per due volte". E
tuttavia la vera domanda ritorna: cosa c'è di così assurdo inAspettando Godot? A ben vedere è tutto
estremamente plausibile: due uomini attendono un terzo uomo. Questo terzo uomo non arriva. Fine.
L'assurdo di Ionesco, di Adamov, di Genet, di Pinter, gli altri esponenti di questo genere, è totalmente
diverso. Nelle opere più note di Ionesco, ad esempio, troviamo pompieri che fanno irruzione in case
tranquille o rinoceronti impazziti. Qui l'assurdo è sinonimo di surreale. InAspettando Godot invece è
tutto terribilmente reale e al tempo stesso meta-reale. Perché se La cantatrice calvadi Ionesco mette
nel mirino la società borghese occidentale, il Godot di Beckett mette nel mirino l'Uomo al di là di
qualunque connotazione politica, sociale, geografica e storica. Qualcuno ha detto che la differenza tra il
mito e il romanzo è che il romanzo parla di lumi a petrolio oppure di lampadine alogene mentre il mito
parla della luce. Aspettando Godot è senza dubbio ascrivibile a questa seconda categoria.

Aspettando Godot è una tragicommedia costruita intorno alla condizione dell'attesa. Quasi nessun critico
si è però voluto accontentare di questa semplice (eppure universale) chiave di lettura. In Godot si è
cercato di vedere un simbolo: Dio (il più spesso citato), il destino, la morte, la fortuna. Anche Pozzo e
Lucky sono stati oggetto di tentativi di decifrazione (il capitalista e l'intellettuale è stata
l'interpretazione più spesso adottata). Quello che è chiaro, tuttavia, è che se si sostituiscono i personaggi
di Beckett con dei simboli la forza poetica del testo subisce un colpo non indifferente. La grandiosità di
Godot sta proprio nella sua astrattezza, o meglio nella sua totale apertura: il che non significa che
chiunque è libero di vedere in Godot quello che meglio crede, ma che l'attesa di Vladimiro ed Estragone
è l'Attesa con la A maiuscola, la sintesi di tutte le attese possibili.

L'idea dell'attesa è quella intorno a cui ruota anche l'analisi compiuta da Annamaria Cascetta nel suo
studio sulla drammaturgia di Beckett: "Quel che si deve fare è'passer le temps': l'espressione, ripetuta
più volte, assume il rilievo di una chiave: passare il tempo, ma anche protendersi oltre il tempo". E a
sostegno elenca una circostanziata serie di riferimenti biblici per poi concludere: "La domanda, forse
l'unica domanda che veramente interessa [Beckett], è la possibilità o meno che il Fondamento di senso
si manifesti [...], che si riveli e incontri gli uomini nella storia: è una domanda alimentata dalla
suggestione biblica del Dio che incontra appunto l'uomo nella storia [...] Beckett ama nascondere nei
giochi di parole [...] i sensi più profondi: la Bibbia aiuta a passare il tempo, ma anche ad andare oltre il
Tempo".

Beckett ovviamente si è sempre rifiutato di fornire spiegazioni. La sua frase più nota, in questo senso, è
"se avessi saputo chi è Godot l'avrei scritto nel copione". Anche sul nome Godot, oltre che sulla sua
identità, circolano un gran numero di aneddoti (quasi tutti raccolti nelle due biografie fino ad ora edite
in Italia:Bair e Knowlson). E molti sembrano avvalorare l'equazione Godot = Dio. "Godo", infatti, è
irlandese familiare per "God". Ancora più interessante è l'ipotesi Godot = God + Charlot (tenendo anche
conto dell'amore di Beckett per le comiche di Charlie Chaplin). Dunque se per l'uomo (Charlie) esiste dio
(God) per la sua versione clownesca (Charlot) esisterà un Godot. Godot è comunque un cognome
francese: ci fu un ciclista con questo nome e una volta Beckett salì a bordo di un aereo pilotato da un
tale Godot. Lo scrittore lo scoprì solo quando il comandante si presentò con il consueto benvenuto dopo
il decollo e fu seriamente tentato di buttarsi dal finestrino ("Non mi fido di un aereo pilotato da un
qualunque Godot", fu il suo commento). Rue Godot è una via di Parigi (una traversa di Boulevard des
capucines) che un tempo pare fosse frequentata da prostitute. Solo una volta Beckett lasciò intravedere
una spiegazione al regista Roger Blin (probabilmente più per depistarlo che per chiarirgli le idee...)
dicendo che Godot derivava dal francese gergale "godillot" ("stivale") perché i piedi hanno una grande
importanza in quest'opera.

Aspettando Godot costituisce una pietra miliare della cultura del Novecento - oltre che dal punto di vista
contenutistico - anche da quello formale: Godot ha di fatto rivoluzionato il teatro contemporaneo. Con
la sua messa in burletta del linguaggio teatrale (forse il colpo più terribile), la sua commistione di
registri alti e bassi (citazioni teologiche e turpiloquio), il mix dei generi (tragedia, commedia, teatro
comico, gag da cabaret), con il suo disinnescare quelli che fino ad allora erano considerati punti fermi
intoccabili (azione, trama, significato), con le sue pause, i suoi silenzi, i suoi ritorni
inconcludenti, Aspettando Godot ha riassunto, polverizzato e ricreato il teatro. La genialità del suo
autore in campo teatrale (di cui Godot, non si dimentichi, non è che la prima di una lunga serie di opere
decisive) è dimostrata dal fatto che mentre tutti i suoi contemporanei cominciano ad apparire datati,
Beckett continua ad essere un riferimento inevitabile per i teatranti (prima ancora che per gli
spettatori).

Come nasce questo capolavoro? In modo del tutto inaspettato. Beckett iniziò a scrivere Aspettando
Godotper distrarsi e riposarsi in una pausa di lavorazione alla Trilogia, dopo aver concluso Malone
muore e prima di mettersi al lavoro su L'Innominabile, dunque tra la fine del 1948 e l'inizio del 1949.
Ricorda Bair: "Beckett, che non aveva allora alcuna idea delle tendenze teatrali del tempo, considerò lo
scrivere per il teatro un meraviglioso e liberatorio diversivo". Beckett, soprattutto dietro l'incitamento
encomiabile della futura moglie Suzanne, iniziò a proporre il testo a diversi impresari ottenendo una
terribile serie di rifiuti. Nel1950 il manoscritto di Aspettando Godot venne letto dal regista Roger Blin il
quale pur non capendo nulla dell'opera si sentì sfidato da quel testo e fu conquistato dall'idea di
metterlo in scena. Una serie di problemi (tra cui la morte della madre di Beckett, la difficoltà nel
ricevere finanziamenti per la messa in scena e l'indisponibilità di molte sale teatrali) fecero slittare la
prima rappresentazione di Godot di quasi tre anni, fino a quello storico 3 gennaio del 1953.

I ricordi di quella prima mitica messa in scena sono raccontati sia da Bair sia dallo stesso Blin (Uno
storico debutto in Bulzoni, 1997). Il Theatre de Babylone di Parigi era in realtà un vecchio bazar
ristrutturato come sala pubblica in cui erano stati montati un palco e una platea di circa duecento sedie.
Tutto fu realizzato con materiale di risulta: "L'albero era un lungo appendiabiti coperto con carta
crespata [...] La base dell'albero era nascosta da un pezzo di gommapiuma trovato per strada. Con tre
grandi bidoni contenenti lampadine elettriche furono costruiti i proiettori" (Bair). Intorno a questo
nuovo improbabile lavoro teatrale si era creata una tale aspettativa che la sera della prima si registrò il
tutto esaurito. Il pubblico era costituito da intellettuali, artisti o semplici curiosi. E sebbene i commenti
non furono tutti positivi Aspettando Godot divenne un fatto sociale. Qualcuno ricorda che all'epoca la
gente si divideva in due categorie: quelli che avevano vistoAspettando Godot e quelli che ancora
dovevano vederlo.
Il 1953 è l'anno in cui inizia la vera e propria celebrità di Beckett. Gli editori e i critici iniziano a
interessarsi a lui.Aspettando Godot viene rappresentato sempre più spesso e in ogni parte del mondo,
spesso con allestimenti discutibili, altre volte sorprendentemente toccanti (come le messe in scena
realizzate dai detenuti). In Italia Godot ha avuto esordi stentati e tuttavia significativi: non è un caso
che il teatro cosiddetto "minore" si sia accorto dell'importanza di questo testo prima dei circuiti ufficiali.
La prima messa in scena italiana in assoluto risale al 1954 e fu realizzata da Luciano Mondolfo su
suggerimento di Vittorio Caprioli (che precedentemente aveva fondato il gruppo comico de "I Gobbi"
insieme a Franca Valeri). Caprioli (che nell'allestimento di Mondolfo impersonò Pozzo) aveva assistito alla
prima mondiale a Parigi e ne rimase così impressionato che, al rientro in Italia, iniziò subito a darsi da
fare per la realizzazione. In seguito, come ricorda Cascetta, la fortuna del Godot in Italia conoscerà
un'impennata dopo il Nobel del 1969, ma bisognerà attendere gli anni Ottanta per registrare il più alto
numero di repliche e il fiorire di allestimenti diversi.

Www.samuelbeckett.it/teatro.htm