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MARCATORI BIOCHIMICI

DEL RIMODELLAMENTO
OSSEO

Dott.ssa Cinzia Callà


FUNZIONI DEL TESSUTO OSSEO

 MECCANICA

 PROTETTIVA

 METABOLICA
Tessuto osseo
TIPI:

a fibre non intrecciate


• Non lamellare
a fibre intrecciate

compatto
• Lamellare
spugnoso
Apetti strutturali dei due tipi
di osso

L’osso spugnoso è composto


da una rete di trabecole
formate da
lamelle sottili che non formano
sistemi haversiani; si trova
sempre
all’interno delle ossa.
Osso
spugnoso L’osso compatto è formato da
colonne ossee parallele
Osso
compatto formate dai
tipici sistemi haversiani;
riveste sempre la superficie
delle ossa.
Organizzazione macroscopica

osso
spugnoso

osso
compatto
Differenze funzionali tra osso
compatto e osso spugnoso

• l’osso spugnoso
si trova in zone in cui le ossa non subiscono forti
sollecitazioni.
l’osso spugnoso rende lo scheletro più leggero e
permette ai muscoli di muovere le ossa più
agevolmente

• l’osso compatto
è più spesso e si trova in regioni molto sollecitate
ma da poche direzioni.
Un osso lungo tipico

OSSO SPUGNOSO o trabecolare


- trabecole o spicole
- cavità midollari (midollo emopoietico)

OSSO COMPATTO o corticale


- osteoni
- lamelle interstiziali

CAVITA’ MIDOLLARE CENTRALE


- Midollo emopoietico
l’osso spugnoso è
compatto presente ove le
vs. forze possono
essere applicate da
spugnoso varie direzioni

l’osso compatto è
molto resistente alla
compressione in
senso …ma una
longitudinale… pressione laterale
provoca
facilmente fratture
CARATTERISTICHE DELL'OSSO
• corticale trabecolare
• % massa ossea totale 70-80 20-30

• % area di superficie 20 80

• % rinnovamento per anno 3 25

• % di calcificazione 80-90 15-25

• funzione principale meccanica metabolica


II componenti
componenti del
del tessuto
tessuto osseo
osseo sono
sono
……

CELLULE :
osteociti, osteoclasti ed osteoblasti

SOSTANZA INTERCELLULARE ORGANICA:


fibre collagene e sostanza amorfa.
conferisce al tessuto la resistenza alla trazione ed alla
pressione.

SOSTANZA INTERCELLULARE
INORGANICA (65% del peso secco dell’osso):
principalmente fosfato di calcio e carbonato di calcio;
conferisce durezza e rigidità all’osso.
CELLULE OSSEE
origine funzione

OSTEOBLASTI Cellule midollari Formazione ossea


mesenchimali Sintesi del collagene
Mineralizzazione
Omeostasi minerale

OSTEOCITI Osteoblasti (15%) Scambi minerali


Comunicazi. Cellulare
Sintesi della matrice
“LINING CELLS” Osteoblasti (85%) Non attive
Regolano trasporto
Ca/P attraverso i
fluidi del tessuto
osseo

OSTOECLASTI Cellule emopoietiche Riassorbimento osseo


mononucleate
II componenti
componenti del
del tessuto
tessuto osseo
osseo sono
sono
……

CELLULE :
osteociti, osteoclasti ed osteoblasti

SOSTANZA INTERCELLULARE ORGANICA:


fibre collagene e sostanza amorfa.
conferisce al tessuto la resistenza alla trazione ed alla
pressione.

SOSTANZA INTERCELLULARE
INORGANICA (65% del peso secco dell’osso):
principalmente fosfato di calcio e carbonato di calcio;
conferisce durezza e rigidità all’osso.
MATRICE
Collagene di tipo I
 costituito da tre filamenti (2 catene
alfa1 ed una catena alfa2)
 prodotto dagli osteoblasti come
procollagene
 modificazioni postrasduzionali all'interno
del reticolo endoplasmatico
 due catene proalfa 1 ed una proalfa2 si
avvolgono una sull'altra
Collagene tipo I

• Il procollagene viene escreto dalla


cellula come matrice dove i due estremi
globulari vengono rimossi da enzimi
specifici con formazione del collagene
che precipita nelle matrice ossea

• Alcuni residui di lisina vengono ossidati


dalla lisil-ossidasi
Collagene tipo I

• L’unione di residui ossidati di lisina ed


idrossilisina porta alla formazione dei
CROSS-LINKS intra ed intermolecolari

• Il collagene deposto nella matrice ossea


va incontro a completa mineralizzazione
PROTEINE NON-COLLAGENE
• Proteine di adesione cellulare
• Proteoglicani
• Proteine vitamina K dipendente
• Fattori di crescita
• Proteine non-collagene enzimatiche
PROTEINE NON-COLLAGENE

• Proteine di adesione cellulare


fibronectina, trombospontina,
osteopontina, sialoproteina ossea

Sintetizzate dalle cellule ossee ne


regolano l’adesione ed il movimento,
eccetto la sialoproteina ossea, non sono
specifiche per il tessuto osseo.
PROTEINE NON-COLLAGENE
• Proteine di adesione cellulare
• Proteoglicani
• Proteine vitamina K dipendente
• Fattori di crescita
• Proteine non-collagene enzimatiche
PROTEINE NON-COLLAGENE
• Proteoglicani
macromolecole costituite da un nucleo proteico e
catene laterali polisaccaridiche
(glicosamminoglicani):
condroitin solfato: azione nella fibrillogenesi del
collagene

eparan solfato: facilita l’interazione degli


osteoblasti con macromolecole extra-cellulari e
con fattori di crescita leganti l’eparina
PROTEINE NON-COLLAGENE
• Proteine contenenti residui γ carbossilici
(vitamina k dipendenti)

• Prodotta dagli osteoblasti:


OSTEOCALCINA (specifica per l’osso)

liberata nella matrice ossea ed in circolo

Si lega fortemente al calcio, attività


chemiotattica per gli osteoclasti
PROTEINE NON-COLLAGENE
• Proteine di adesione cellulare
• Proteoglicani
• Proteine vitamina K dipendente
• Fattori di crescita
• Proteine non-collagene enzimatiche
PROTEINE NON-COLLAGENE
• Fattori di crescita
sintetizzati dagli osteoblasti e da cellule
del midollo osseo

IL-1 e IL-6, TGFβ, fattori di crescita


insulino simili

permettono il “colloquio” tra gli elementi


cellulari
PROTEINE NON-COLLAGENE
• Proteine di adesione cellulare
• Proteoglicani
• Proteine vitamina K dipendente
• Fattori di crescita
• Proteine non-collagene enzimatiche
PROTEINE NON-COLLAGENE
• COLLAGENASI: prodotta dagli
osteoblasti, si trova inattiva nella
matrice ossea. Quando l’osteoclasta
procede al riassorbimento osseo le
alterazioni della matrice attivano
l’enzima che taglia il collagene in 2
frammenti aggredibili dalle proteasi
• FOSFATASI ALCALINA: prodotta dagli
osteoblasti, presente nella matrice
ossea ed in circolo. Mineralizzazione
• FOSFATASI ACIDA: prodotta dagli
osteoclasti
Rimodellamento osseo
eventi microscopici
FASE I
• Reclutamento ed attivazione dei precursori degli
osteoclasti su cui sono presenti recettori per m-
CSF,secreto dagli osteoblasti, ed un recettore (RANK)
per il legando (RANKL) presente sulla membrana degli
osteoblasti ed in forma solubile

Complesso RANK-RANKL stimola


la differenziazione e l’attivazione degli osteoclasti
e ne inibisce l’apoptosi
Rimodellamento osseo
eventi microscopici
FASE I
• Reclutamento ed attivazione dei precursori degli
osteoclasti su cui sono presenti recettori per m-
CSF,secreto dagli osteoblasti, ed un recettore
(RANK) per il legando (RANKL) presente sulla
membrana degli osteoblasti ed in forma solubile

Complesso RANK-RANKL stimola la differenziazione e


l’attivazione degli osteoclasti e ne inibisce l’apoptosi

per prevenire una eccessiva proliferazione di


osteoclasti, gli osteoblasti secernono una proteina,
osteoprotegerina, (famiglia TNF)che si lega al RANK
impedendo l’attivazione da parte di RANKL
recettore “trappola” con elevata affinità per il RANKL
Rimodellamento osseo
eventi microscopici
FASE II
• Riassorbimento del tessuto osseo.
le “lining cells” si ritirano esponendo la superficie
ossea dell’area di rimodellamento.

Gli osteoclasti formano il “ruffled border”, rilasciano


H* e Cl, portando il pH a 4,5, secernono enzimi
proteolitici (ACP, anidrasi carbonica, catepsina K).

La matrice viene degradata ed i prodotti di


degradazione vengono, dopo endocitosi, trasportati al
polo cellulare opposto e rilasciati in circolo
Gli osteoclasti vanno incontro ad apoptosi
Rimodellamento osseo
eventi microscopici
FASE III
• “REVERSAL PHASE”
nuovo materiale viene sintetizzato alla base
della cavità di riassorbimento (cement line),
costituito da Osteopontina (proteina extracellulare,
sintetizzata da osteoclasti e osteoblasti, che interagisce su
entrambe le cellule):
inizia attività osteoblastica?
blocca quella osteoclastica?
entrame le azioni?

In questa fase IGF, TGFβ, PDGF attraggono gli


osteoblasti promovendone la proliferazione
Rimodellamento osseo
eventi microscopici
FASE IV
• Formazione di nuovo tessuto osseo

osteoblasti attivati producono

l’OSTEOIDE e promuovono la

mineralizzazione con formazione di

aggregati di calcio, fosfato e carbonato


Rimodellamento osseo
eventi microscopici
FASE V

• QUIESCENZA

I segnali di blocco dell’attività di


rimodellamento non sono ancora
conosciuti.

La lacuna ossea è ora complatamente


riempita da nuovo tessuto osseo
Rimodellamento osseo
eventi macroscopici
Il processo di rimodellamento avviene all’interno
di unità

BONE METABOLIC UNITS

Il tasso di rimodellamento è maggiore nell’osso


trabecolare rispetto al corticale

Il 20% della massa ossea si rimodella in un anno

Dalla nascita alle prime fasi dell’età adulta prevale


la formazione, fino al raggiungimento del
PICCO DI MASSA OSSEA (35-55aa) poi
prevale il riassorbimento
L’OSTEOPOROSI è una patologia ad eziopatogenesi
multifattoriale, causata da una patologica riduzione della
massa ossea (componente minerale + osteoide) e da
alterazioni microarchitetturali del tessuto osseo, che
diventa fragile e maggiormente esposto al rischio di
frattura.
Osso normale Osteoporosi
II componenti
componenti del
del tessuto
tessuto osseo
osseo sono
sono
……

CELLULE :
osteociti, osteoclasti ed osteoblasti

SOSTANZA INTERCELLULARE ORGANICA:


fibre collagene e sostanza amorfa.
conferisce al tessuto la resistenza alla trazione ed alla
pressione.

SOSTANZA INTERCELLULARE
INORGANICA (65% del peso secco dell’osso):
principalmente fosfato di calcio e carbonato di calcio;
conferisce durezza e rigidità all’osso.
RUOLO BIOLOGICO DEL
CALCIO
• Struttura ossea
• Eccitabilità cellulare
• Secondo messaggero
• Rilascio ormoni e neurotrasmettitori
• Contrazione muscolare
• Coagulazione
• Integrità di membrana
FUNZIONE STRUTTURALE NELLO
SCHELETRO

costituisce la matrice inorganica dell’osso


(idrossiapatite, carbonato di calcio
ecc.).
In caso di carenza di questo catione si può
avere un compromissione della
funzione di sostegno (osteoporosi,
osteomalacia).
Distribuzione del calcio
• Il Ca corporeo totale è pari a circa 1000-1200 g
nell’adulto, soltanto l’1% è presente nei fluidi
interstiziali.

• La concentrazione del Ca in toto plasmatica è: 8.5-


10.5 mg/dl (Ca libero e legato a proteine, globuline);

• la componente ionizzata (Ca++), con ruolo fisiologico, è


pari a circa la metà della plasmatica totale;

• la concentrazione extracellulare è di circa 1.2 mmol/L;

• la concentrazione intracellulare è di circa 10-4-10-3


mmol/L (la bassa concentrazione è necessaria
affinchè possa esercitare la funzione di II°
messaggero).
LA CALCEMIA
È UN PARAMETRO
ESTREMAMENTE
REGOLATO

Iperparatiroidismo
IPERCALCEMIA Neoplasie
10 …….
mg/dl

NORMALITÀ
8,5 Ipoparatiroidismo
IPOCALCEMIA Malassorbimento
…….
BILANCIO DEL CALCIO
• APPARATO GASTRO-INTESTINALE:
due tipi di assorbimento, passivo ed attivo.

L’1-25 (OH)2D è essenziale per l’assorbimento


attivo del calcio, che avviene prevalentemente a
livello duodenale. In presenza di un apporto
alimentare normale viene assorbito meno della metà;
se l’apporto è basso l’assorbimento attivo è
prevalente.
Nell’intestino il Ca viene anche secreto con succhi
digestivi.
L’assorbimento diminuisce con l’età, aumenta con la
gravidanza, è ridotto in presenza di anioni fosfato e
ossalato (verdure) ed il fitato (cereali) che ne
modificano la solubilità.
BILANCIO DEL CALCIO
APPARATO RENALE:
sia la frazione ionizzata che quella
complessata sono filtrate dal glomerulo
(circa 250 mmol/24h), il 98% è riassorbito
dal tubulo renale.

Il riassorbimento prossimale è un processo


attivo strettamente connesso a quello del
sodio e non è soggetto a regolazione
ormonale; quello distale (10% circa) è
soggetto all’azione del PTH.
BILANCIO DEL CALCIO
TESSUTO OSSEO:
E’ una struttura dinamica, in continuo
rimaneggiamento.

Nell’adulto la quantità di calcio che viene assorbita è


pari a quella rilasciata, la massa ossea rimane così
costante ( rimodellamento osseo). Diversa è la
situazione della crescita e senescenza.

Nell’adulto circa il 5% dello scheletro nel suo


insieme viene rinnovato annualmente; l’1-2% del Ca
totale corporeo può essere scambiato tra l’osso ed il
compartimento extracellulare nell’arco di alcuni
giorni
FABBISOGNO OTTIMALE
GIORNALIERO DI CALCIO

GRUPPO DI ETÀ ANNI MG/DIE


Neonati/bambini 0-10 400-1200
Adolescenti/giovani adulti 11-24 1200-1500
Donne Premenopausa 1000
Gravidanza/allattamento 1200-1550
Oltre 65 anni 1500
Uomini 25-65 1000
Oltre 65 1500
Regolazione metabolismo del
calcio
• PARATORMONE PTH

• 1,25(OH)2D VITAMINA

• CALCITONINA CT
Controllo dell’omeostasi di Ca++

Intestino
+ PTH
+ Vitamina D

Plasma
+ PTH + PTH
+ Ct
- Ct
Ossa Rene Pi

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PTH
• E’ un polipeptide a
singola catena di 84
aminoacidi (residuo
iniziale aminoacidico
alaninico ed uno
terminale
carbossilico).

• L’attività biologica
risiede nella parte
aminoterminale,
comprendente i primi
34 aminoacidi (PTH
1-34).
PTH
• In circolo, oltre al PTH nativo o intatto anche alcuni frammenti inattivi,
derivanti dal metabolismo epatico e renale.

• Il PTH attivo ha una breve emivita in circolo: 2-4 minuti, mentre gli altri
frammenti hanno una emivita di 5-20 volte maggiore, vengono eliminati dal
filtro renale.

• La concentrazione dell’ormone ha un ritmo circadiano: stabile durente il


pomeriggio e la sera, aumenta del 50% entro le 2.00 del mattino con rientro
ai valori iniziali entro le 9.00 del mattino.

• L’increzione del PTH è regolata direttamente dal variare della


concentrazione del calcio, con meccanismo di feed-back negativo.

• Fisiologicamente l’ipocalcemia stimola e


l’ipercalcemia sopprime la sintesi e la
dismissione dell’ormone.
AZIONI DEL PTH SUL
METABOLISMO DEL CALCIO
CALCITONINA
• Viene sintetizzata dalle cellule C della tiroide (32 aminoacidi) ed è un
ormone ad effetto ipocalcemizzante.

• E’ metabolizzato dal rene ed ha una emivita di 5 minuti.

• La secrezione è stimolata o depressa rispettivamente dall’iper- o


ipo-calcemia acuta;altri ormoni calciotropi possono regolare la sua
sintesi.

• Il principale effetto biologico della CT è quello di inibire il


riassorbimento scheletrico, per la diminuzione del numero e
dell’attività degli osteoclasti, che presentano recettori specifici per
l’ormone; effetto utilizzato anche terapeuticamente.

• A livello renale favorisce l’escrezione del calcio, fosforo, magnesio,


sodio e potassio.

• L’iperincrezione di CT permetta la diagnosi del carcinoma midollare


della tiroide.
VITAMINA D
• E’ sintetizzata nella cute per azione delle radiazioni
ultraviolette sul 7-deidrocolesterolo® vitamina D3 (si
ritrova anche in molti alimenti, per es. olio di pesce).

• Per essere biologicamente attiva deve essere


– idrossilata, nel fegato, in posizione 25 ( 25-idrossivitamina D
o calcidiolo);
– a livello renale, tubulo prossimale, tramite l’azione dell’a-1
idrossilasi si ha 1-25(OH)2D3 principale metabolita attivo
della vit D.
– A differenza della idrossilazione epatica quella renale è
soggetta ad una attenta regolazione: stimolata da bassi livelli
di fosfato e di 1-25(OH)2D3 e da alti livelli di PTH.

• Viene escreta con la bile.


VITAMINA D
METABOLISMO DELLA
VITAMINA D
ATTIVITA’ BIOLOGICA DELLA
VITAMINA D
• Agisce tramite un recettore citosolico che viene
traslocato al nucleo dove regola l’espressione genica.
La struttura del recettore e simile a quella degli
ormoni steroidei.

• Sede principale della attività è l’intestino dove


provoca, a livello duodenale,
-aumento del riassorbimento attivo del calcio, l’azione
si esplica a livello della mucosa dove sono presenti
recettori specifici per la vitamina (VDR);
-aumento del riassorbimento intestinale del fosforo
(la sintesi della vit è influenzata dal P).

• In circolo è prevalentemente legata all’a-globulina ed


in misura minore alla albumina.
DIAGNOSTICA
MORFOFUNZIONALE

• CALCEMIA E CALCIO IONIZZATO

• FOSFOREMIA

• CALCIURIA E FOSFATURIA

• PTH

• VITAMINA D

• CT

• BMD

• SCINTIGRAFIA CON TECNEZIO 99 DELLE GHIANDOLE PARATIROIDI.


CALCEMIA E CALCIO IONIZZATO

• Calcemia totale : 8.5-10.5 mg/dl (2.15-2.60 mmol/L)

• Calcio ionizzato: 1.14-1.29 mmol/l

• Ricordare che la calcemia può essere falsatamente ridotta o


aumentata rispettivamenta dall’ipoprotidemia e dall’iperprotidemia

• Patologie associate ad ipercalcemia: iperparatiroidismo primitivo


Neoplasie (con/senza metastasi ossee)

“ “ ipocalcemia: ipoparatiroidismo
deficit vitamina D
sindrome da malassorbimento
insufficienza renale cronica.
FOSFOREMIA

• Valore di riferimento: 3.0-4.5 mg/dl.


• E’ importante per valutare:
-la funzionalità paratiroidea
(iperparatiroidi = ipoP)
-Effetti di un ridotto apporto dietetico
-La ritenzione fosfatica
nell’insufficienza renale
CALCIURIA

• La calciuria può essere valutata sia sulla raccolta delle


24h (diuresi) che come rapporto Ca/Creatinina sulla
singola minzione mattutina.

• IPERCALCIURIA: iperparatiroidismo primitivo


Ipercalciuria idiopatica
Intossicazione da vitamina D
Ipercalcemia neoplastica.

• IPOCALCIURIA: sindrome da malassorbimento


Osteomalacia/rachitismo
Deficit dietetico
Ipercalcemia ipocalciurica familiare
FOSFATURIA
• La determinazione della fosfaturia ha scarsa rilevanza
clinica perché influenzata dalla dieta,
• riassorbimento tubulare dei fosfati
valutazione della clearance e del riassorbimento
tubulare dei fosfati per differenziare l’ipofosforemia
da eccesso di escrezione renale del P (iperPTH
primitivo) da un ridotto apporto dietetico o
malassorbimento.

CLEAR P = Purinario X Diuresi/ Psierico

TRP= ( 1- Clearance P/ clearence Cr) x 100


PTH
• Valori di riferimento: 10.0-65.0 pg/ml

• Importante per la diagnosi di iper-, ipo-


paratiroidismo, pseudoipoparatiroidismo.

• La richiesta del dosaggio deve sempre essere


accompagnata dalla richiesta della calcemia
e/o del calcio ionizzato.
VITAMINA D
• Valori di riferimento: 7.5-41.0 ng/ml (25OH-
D)

• Valori più elevati si osservano nei mesi estivi e


nei paesi più soleggiati.

> 200 ng/ml : intossicazione di vitamina D

< 5.0 ng/ml : ipovitaminosi


NON CI SI DEVE MAI RIDURRE
ALL’OSSO