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Brano per orchestra sinfonica, Analisi

Riccardo Schiavoni a.a. 2019/2020

“Breathe” è una fantasia per grande orchestra composta da tre episodi preceduti da una
breve introduzione. Il titolo del brano (respiro) deriva dalla natura del tema centrale
“adagio melanconico”, impostato su un tempo ternario piuttosto lento in cui la melodia
principale procede per ampi intervalli.

Il linguaggio utilizzato nel primo e nel terzo episodio deriva in gran parte
dall’applicazione del quinto modo della scala minore armonica, modo che per sua natura
permette di realizzare appoggiature superiori di semitono sulla triade fondamentale. La
scala viene esplicitata totalmente nella settima misura dell’adagio introduttivo in cui
compare per la prima volta il mi naturale nella parte in contrattempo del secondo
clarinetto. Trattandosi di un modo misolidio l’accordo di riferimento sarà una settima di
dominante arricchita principalmente da nona e tredicesima bemolli (reb, lab). Osserviamo
l’incipit del primo motivo, basato sulle tre appoggiature superiori della triade
fondamentale, affidato al corno inglese.

La prima presentazione del motivo è piuttosto scarna, osserviamo l’armonia sostenuta dal
clarinetto basso e dai due fagotti che, come accadrà spesso nel corso dell’intero brano,
esprimono l’accordo privo della terza in modo tale da non disturbare le eventuali
appoggiature della stessa nella melodia e di rendere più fluide le transizioni verso altre
scale e modi. La frase di risposta infatti si appoggia dapprima sull’armonia parallela di Fa
e successivamente sul Sib; la melodia è divisa tra il primo oboe (ultimo ottavo della mis.
15, il clarinetto (mis. 17) ed infine viene esposta dai due flauti nel loro registro medio
basso. Il motivo iniziale viene riproposto successivamente con un fortissimo dell’intera
orchestra in cui le rapide sestine affidate ai clarinetti ed alla fila dei secondi violini
conferiscono dinamicità e movimento. La conseguente frase di risposta in questo secondo
caso è orchestrata diversamente, divisa tra primo fagotto, primo clarinetto e corno inglese
e termina su un accordo di settima di dominante di La (dopo una breve scala ascendente).
Tre misure di stasi su questa armonia preparano l’ingresso del secondo tema affidato alle
viole (mis. 31-34). Questo tema rinuncia parzialmente alla incalzante pulsazione ritmica
precedente in otto ottavi (i cui accenti vengono timidamente esposti dal solo clarinetto
basso) ed è costruito sul modo misolidio derivante dalla scala minore melodica di Sol.
L’utilizzo di una scala simile alla precedente conferisce ai due temi unitarietà e contrasto.

Il secondo tema viene riesposto immediatamente dall’oboe, traslato di una terza minore
verso l’acuto grazie all’utilizzo di un ambiguo accordo di dominante alterato (quinta
diminuita). L’utilizzo di questi accordi e la loro varia interpretazione sarà un mezzo
ulteriore per cambiare scala e modo di riferimento. Il profilo melodico della sezione
successiva (mis. 42-50) è accompagnato nuovamente dalla marcata suddivisione ritmica
iniziale e risulta essere una semplice variazione del secondo tema compiuta attraverso le
appoggiature tipiche del primo, arricchita da una discreta linea contrappuntistica. Le
successive 5 misure chiudono la prima sezione ripetendo la coda del frammento tematico
su una scala a toni interi in direzione discendente.

L’episodio termina con l’espressione armonica di quest’ultima scala, ovvero l’accordo di


nona di dominante con la doppia quinta (sia aumentata che diminuita). La tensione creata
da tale accordo unita all’estrema gravità della nota fondamentale (Fa 0) affidata agli ottoni
conduce alla tonalità di do minore nella quale ha inizio il secondo episodio della fantasia,
“adagio melanconico”.

La semplice melodia affidata ai violini primi che possiamo identificare come motivo
“Breathe” (mis. 57) è composta principalmente da valori larghi ed è rinforzata all’ottava
inferiore dalla fila delle viole. L’armonia diventa maggiormente funzionale rispetto alla
prima sezione (modo eolio di do) e sostiene in maniera discreta la linea melodica che verrà
ulteriormente evidenziata da flauto e ottavino nella seconda esposizione. L’utilizzo dei
rivolti ammorbidisce la linea del basso portando il brano verso una direzione
maggiormente neoclassica.
Dopo la ripetizione arricchita dall’intervento degli ottoni con sordina osserviamo un
percorso modulante della durata di dodici misure (71-82) basato su un semplice
frammento scalare in cui l’armonia imita alcuni movimenti classici (sesti gradi abbassati,
cadenze d’inganno) ma allo stesso tempo ne prende le distanze. Possiamo osservare un
esempio relativo a questa tendenza armonica nella misura 77 in cui una scolastica
risoluzione sul secondo rivolto di La bemolle maggiore viene arricchita dalla quarta
aumentata (re) nelle parti superiori in luogo della quinta. L’incipit del frammento
melodico viene modificato con l’inserimento di una terzina di ottavi in modo da rendere
più incisivo l’ingresso degli ottoni su questa armonia instabile.

L’inserimento di un pedale di do ribattuto affidato all’arpa nelle ultime quattro misure del
percorso modulante crea nuovamente i presupposti per una nuova esposizione del motivo
“Breathe”. Il motivo viene variato, adattato nel modo lidio e orchestrato in maniera
estremamente leggera attraverso l’utilizzo delle sordine e delle divisioni nella famiglia
degli archi. La parte tematica è affidata dapprima ad un solo del primo violino e
successivamente ad un intervento del clarinetto piccolo in Mib, necessario per evitare gli
estremi acuti del più comune clarinetto in Sib. L’intervento del clarinetto in Mib viene
ulteriormente arricchito da una melodia contrappuntistica che riprende alcuni intervalli
dello stesso e li presenta per diminuzione, affidata al corno inglese.

L’utilizzo del secondo grado abbassato (Re bemolle) e la sua non risoluzione nelle misure
94 e 95 ha la funzione di introdurre nuovamente il modo misolidio che abbiamo osservato
nella prima sezione del brano.
Il finale della fantasia (Presto, mis. 98) riprende infatti nuovamente gli spunti melodici
presenti nell’allegro iniziale plasmandoli ed adattandoli in un metro differente (cinque
quarti). In questa sezione la dinamica non scende mai al di sotto del mezzoforte e la parte
percussiva acquisisce una maggiore importanza. Osserviamo come il pattern in ottavi
affidato ai violoncelli e successivamente armonizzato per quarte dall’intera sezione degli
archi sia basato sulle appoggiature dell’accordo di dominante caratterizzanti il primo
tema dell’Allegro iniziale.

Su questo continuo fraseggio degli archi osserviamo alcuni accenti da parte degli ottoni,
trilli e rapide scale da parte dei legni più agili ed una sorta di caricatura del motivo iniziale
esposta da corno e trombone all’unisono (mis. 104-106) e ripresa successivamente dal
primo oboe, flauti ed ottavino. Il dialogo tra la terza tromba ed il primo corno delle mis
110-112 offre un’immagine più vicina al motivo originale, adattato al cambio di metro.
Osserviamo come gli accenti degli ottoni e delle percussioni vadano a rinforzare la
struttura ritmica, che si potrebbe anche notare in partitura come continua alternanza di 6/8
e 4/8.

Gli elementi appena descritti (accenti, caricatura del tema, rapide figurazioni) si ripetono
continuamente, alternati e talvolta sovrapposti anche nel momento in cui cambia la nota di
riferimento (mis. 116, da do a mib).

Il secondo tema compare nella misura 122 nella tonalità di La ed è accompagnato dalle
sole percussioni. Le note eseguite dal timpano e la riproposta del tema in canone libero
partendo dal Do naturale portano verso una straniante polimodalità che verrà espressa
nelle misure 128-133.
In questa parte il secondo tema viene esposto nuovamente a partire dalla nota La dai primi
violini divisi mentre il gruppo dei legni presenta la stessa melodia a distanza di tritono
(Mib) e contemporaneamente il basso riprende il primo motivo per aumentazione sulla
triade maggiore di Re.

L’incipit di questo secondo motivo viene poi successivamente utilizzato per creare una
sorta di divertimento proposto su vari gradi e le ultime tre note di tale incipit vengono poi
ripetute per giungere al climax della misure 141-143. L’armonia in questo climax è stata
già descritta nell’analisi del primo movimento, si tratta ancora una volta della scala
esatonale organizzata per terze che ha qui lo scopo di preparare l’ultima affermazione del
motivo iniziale.

Esposto dagli ottoni e dai fagotti per aumentazione va a sottolineare semplicemente per
l’ultima volta il modo misolidio che è alla base dell’intera sezione. Una serie di forti
accenti dell’intera orchestra sull’armonia di do settima di dominante concludono il brano.