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2.1.

FOCUS dottrina

MANUTENZIONI

Rifiuti derivanti da attività


di manutenzione delle
infrastrutture. Analisi
e contenuti dell’art. 230
del Codice Ambientale
di manutenzione delle infrastrutture.
Analisi e contenuti dell’art. 230
Rifiuti derivanti da attività

di DANIELE CARISSIMI
Avvocato-Name Partner
Carissimi Avv. Daniele & Altri S.t.p.

ABSTRACT IN SINTESI

Nel presente elaborato verrà svolta un’appro- • Da un punto di vista oggettivo: la norma si
fondita analisi dell’istituto dell’attività di manu- applica solamente alle “infrastrutture a rete”.
tenzione di cui all’art. 230, comma 1 del D.Lgs. • Da un punto di vista soggettivo: la norma si
152 del 2006, al fine di determinare: applica solamente a coloro che erogano ov-
• quale sia l’effettivo ambito applicativo della vero forniscono un servizio pubblico.
norma; • La “sede locale” a cui fa espresso riferimento
l’art. 230 deve necessariamente essere consi-
• individuare, consequenzialmente, gli speci-
derata la sede/unità locale dell’azienda.
fici adempimenti a carico del manutentore,
• Il manutentore non deve accompagnare il
derivanti dall’applicazione della norma in
trasporto di rifiuti non pericolosi – dal luogo
esame.
di effettiva produzione alla sede/unità locale
Il lavoro fornisce una ricostruzione dettagliata più prossima - con il Formulario di Identifi-
delle singole profilature evidenziando come ef- cazione del Rifiuto, il quale dovrà invece es-
fettuare il deposito temporaneo, i trasferimenti sere compilato esclusivamente per il tragitto
dei rifiuti e la conseguente tracciabilità. che va dalla sede/unità locale agli impianti di
recupero/smaltimento.
• I registri di carico e scarico relativi ai rifiuti
prodotti dalle attività di manutenzione delle
reti relative al servizio idrico integrato e de-
gli impianti a queste connessi possono essere
tenuti presso le sedi di coordinamento orga-
nizzativo del gestore, o altro centro equiva-
lente, previa comunicazione all’autorità di
controllo e vigilanza.

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dottrina FOCUS 2.1.

MANUTENZIONI

1. Premesse sull’attività di manutenzione in ge- di manutenzione alle infrastrutture, effettuata diret-


nerale tamente dal gestore dell’infrastruttura a rete e degli
Nella prospettiva del diritto ambientale e delle nor- impianti per l’erogazione di forniture e servizi di in-
me sulla gestione dei rifiuti, l’attività di manutenzio- teresse pubblico o tramite terzi, può coincidere con
ne si caratterizza per essere una prestazione d’opera la sede del cantiere che gestisce l’attività manutentiva
posta in essere da una impresa che comporta ordina- o con la sede locale del gestore della infrastruttura
riamente la sostituzione e la rimozione di materiali nelle cui competenze rientra il tratto di infrastruttura
di vario genere, molti dei quali sono giuridicamente interessata dai lavori di manutenzione ovvero con il
qualificabili come rifiuti, atteso che il produttore se luogo di concentramento dove il materiale tolto d’o-
ne disfa o ha l’obbligo giuridico di disfarsene1. pera viene trasportato per la successiva valutazione
tecnica, finalizzata all’individuazione del materiale
Si pone dunque il problema di individuare, per tali
effettivamente, direttamente ed oggettivamente riu-
attività, la corretta gestione degli stessi, in conside-
tilizzabile, senza essere sottoposto ad alcun tratta-
razione delle importanti conseguenze giuridiche sul
mento”.
tema - soprattutto e per quel che qui interessa - in
La norma sopra citata prevede, quindi, per l’attività

di manutenzione delle infrastrutture.


ordine alle modalità di effettuazione del Deposito
manutentiva, una deroga alle regole generali previste

Analisi e contenuti dell’art. 230


Temporaneo2 ed agli adempimenti connessi alla

Rifiuti derivanti da attività


tracciabilità di tali rifiuti. in tema di deposito temporaneo, introducendo una
fictio juris in merito al luogo di produzione del rifiu-
I rifiuti derivanti dall’attività di manutenzione com-
to (sul punto, vedi meglio infra), il quale può alter-
portano la necessaria effettuazione del deposito tem-
nativamente coincidere con:
poraneo non presso ogni punto in cui si è proceduto
allo svolgimento di attività manutentiva, in quanto • la sede del cantiere che gestisce l’attività ma-
non sempre è possibile rispettare le regole ordinarie. nutentiva;
Il Legislatore, pertanto, all’interno del D.Lgs n. • la sede locale del gestore della infrastruttura
152/2006 (di seguito anche Testo Unico Ambientale nelle cui competenze rientra il tratto di infra-
o TUA), ha previsto specifiche norme derogatorie al struttura interessata dai lavori di manutenzione;
deposito temporaneo e al trasporto dei rifiuti pro- • il luogo di concentramento dove il materiale
prio per le caratteristiche peculiari dell’attività di tolto d’opera viene trasportato per la successi-
manutenzione ed in particolare: va valutazione tecnica.
• l’art. 230 (Rifiuti derivanti da attività di ma-
**
nutenzione delle infrastrutture) ovvero
• l’art. 266 (Disposizioni Finali) comma 4. 2.1. Sul produttore del rifiuto
Deve sin da ora evidenziarsi che, relativamente alla
Ebbene, in questa sede – come già annunciato – si fattispecie in esame, il produttore dei rifiuti viene
esaminerà esclusivamente la prima delle due fatti- considerato il manutentore stesso, producendosi i
specie sulla manutenzione disciplinate dal Codice rifiuti direttamente dalla sua attività3.
Ambientale. Si rammenta che ai sensi dell’art. 183 co. 1 lett. f), il
*** “produttore di rifiuti” è “il soggetto la cui attività
produce rifiuti e il soggetto al quale sia giuridica-
2. Sull’art. 230 comma 1 del TUA mente riferibile detta produzione (produttore inizia-
L’art. 230 (Rifiuti derivanti da attività di manuten- le) o chiunque effettui operazioni di pretrattamento,
zione delle infrastrutture), al comma 1, del TUA di miscelazione o altre operazioni che hanno modifi-
- quanto all’attività manutentiva- statuisce che “Il cato la natura o la composizione di detti rifiuti (nuo-
luogo di produzione dei rifiuti derivanti da attività vo produttore)”.

1 Art. 183 (definizioni), comma 1, lett. a) D.Lgs n. 152/2006: “a) «rifiuto»: qualsiasi sostanza od oggetto di cui il
detentore si disfi o abbia l’intenzione o abbia l’obbligo di disfarsi”.
2 Ai sensi e per gli effetti dell’art. 183 (Definizioni), comma 1, lett. bb) del TUA, il Deposito Temporaneo viene definito
come “il raggruppamento dei rifiuti e il deposito preliminare alla raccolta ai fini del trasporto di detti rifiuti in un
impianto di trattamento, effettuati, prima della raccolta, nel luogo in cui gli stessi sono prodotti, da intendersi quale
l’intera area in cui si svolge l’attività che ha determinato la produzione dei rifiuti”.
Lo stesso, pertanto, è quella attività – che non necessita di autorizzazione essendo riconducibile alla fase della pro-
duzione del rifiuto e non tanto della gestione dello stesso – svolta dal produttore/detentore dei rifiuti sul luogo di
produzione, onde ottimizzarne e garantirne il corretto avvio al recupero o allo smaltimento.
3 Cass. Pen., Sez. III, n. 15165 del 1° aprile 2003; n. 40618 del 19 ottobre 2004; n. 36963 del 12 ottobre 2005. Tali
sentenze sono relative al sistema edilizio, ma il principio di diritto è valido anche per tali occasioni.

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2.1. FOCUS dottrina

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Ciò posto, si sottolinea che la norma di cui al com- manutenzione stabile esercitate su reti di va-
ma 1 dell’art. 230 prevede due soggetti quali poten- sta scala in cui sono inevitabilmente previste
ziali manutentori produttori di rifiuti e vale a dire: diverse sedi locali facenti funzione di basi ope-
• Il gestore dell’infrastruttura a rete e degli im- rative, con rilevante produzioni di rifiuti (es.
pianti per l’erogazione di forniture e servizi di strade, acquedotti etc).
interesse pubblico; • da un punto di vista soggettivo: la norma si
• I terzi incaricati direttamente dal gestore stesso, applica solamente a coloro che erogano ovve-
dell’esecuzione dell’attività di manutenzione. ro forniscono un servizio pubblico.
La regola derogatoria – quindi - deve ritenersi
Pertanto, ciò che rileva - ai fini dell’attribuzione del- soggettivamente limitata solo a quel soggetto
la qualifica di produttore - è chi “effettua” material- gestore qualificato dal godimento di un diritto
mente l’attività di manutenzione. Sarà quest’ultimo pubblico che gliene attribuisce la funzione (di-
ad essere considerato giuridicamente il produttore rettamente o tramite un terzo).
dei rifiuti. A tal fine si rammenta che per servizio pubbli-
di manutenzione delle infrastrutture.

Saranno, pertanto, posti in capo allo stesso manu- co deve intendersi “quelle attività economiche
Analisi e contenuti dell’art. 230

tentore-produttore – come meglio esposto nel pro- – in astratto suscettibili di essere organizzate
Rifiuti derivanti da attività

sieguo - gli oneri e le responsabilità previste dal Te- in forma di impresa – che si caratterizzano per
sto Unico Ambientale in ordine alla classificazione, la loro immediata finalizzazione alla soddisfa-
al deposito temporaneo, all’avvio a recupero e/o zione di un bisogno primario della collettività
smaltimento etc. locale”6.
Peraltro è “produttore dei rifiuti” non soltanto il
Inoltre, si rimarca che le tre possibili modalità di ge-
soggetto dalla cui attività materiale sia derivata la
stione ed affidamento dei servizi pubblici cui si fa
produzione dei rifiuti, ma anche il soggetto al quale
riferimento sono:
sia giuridicamente riferibile detta produzione4.
• l’esternalizzazione - mediante affidamento de-
** gli stessi a soggetti selezionati con gara;
2.2. Sul campo di applicazione della norma • la produzione interamente in proprio da parte
Posto quanto sopra, si evidenzia che l’ambito di ap- della stessa pubblica amministrazione;
plicazione della suddetta norma è circoscritto al ri- • il ricorso a forme di paternariato pubblico/
correre cumulativo delle seguenti condizioni: privato.

• da un punto di vista oggettivo: la norma si ap- Infine, per completezza espositiva, appare comun-
plica solamente alle “infrastrutture a rete”. que doveroso effettuare un breve excursus su quelle
A tal proposito si segnala che non esistono attività rientranti nell’ambito applicativo della nor-
indicazioni univoche in dottrina e giurispru- ma in esame, ovvero le manutenzioni.
denza, sul significato da attribuire al termine Pertanto, al fine di meglio comprendere l’effettivo
“infrastruttura a rete”, mancando di fatto una ambito applicativo della norma, occorrerà interro-
definizione legislativa alla quale poter fare ri- garsi circa:
ferimento.
• L’effettivo significato di “infrastruttura a rete”;
Secondo autorevole dottrina, l’articolo in com-
• La concreta definizione di “servizio pubblico”;
mento sembra riferirsi non a qualsiasi opera
• L’effettiva estensione del termine “manuten-
ma solamente a quelle che, realizzando un si-
zione”.
stema diffuso, pongono - sia per consistenza
intrinseca, che per tipologia di servizio offerto *
– il problema di una attività territorialmente
non circoscritta, stante la diffusione dell’atti- Ebbene, quanto al primo requisito si evidenzia che
vità sul territorio5. per infrastruttura – mutuando la definizione dall’en-
ciclopedia Treccani – si intende: “[…] quel comples-
La norma si rivolge, pertanto, ad attività di
so di beni e capitali che, pur non utilizzati diretta-

4 Cass. Pen. Sez. III, n. 6443 dell’11 febbraio 2008; Cass. Pen. n. 137 del 9 gennaio 2007.
5 Paola Ficco, quesito n. 513 “Manutenzione: il parco eolico può essere infrastruttura”, Bollettino Rifiuti, Edizione
Ambiente, Marzo 2011, n. 182 (3/2011).
6 GAROFOLI, I servizi Pubblici Locali, in Trattato di diritto amministrativo a cura di Nel Diritto Editore, ottobre
2013.

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dottrina FOCUS 2.1.

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mente nel processo produttivo, forniscono una serie infrastruttura a rete, la sua presenza sul territorio è
di servizi indispensabili per il funzionamento del talmente capillare da riuscire a servire bacini stretta-
sistema economico: strade, linee ferroviarie, porti, mente connessi ai singoli punti facenti parte dell’in-
scuole, ospedali, ecc.”. tera infrastruttura a rete.
Secondo la medesima definizione, l’infrastruttura si In altri termini, occorre verificare il bacino di uten-
distingue tra: za cui sia rivolta l’attività dell’infrastruttura al fine
di comprendere l’effettiva tipologia di infrastruttura
• “infrastrutture a rete” descritte come quei “si- specificatamente esaminata.
stemi presenti in modo diffuso sul territorio e
Ed infatti, l’infrastruttura puntuale:
caratterizzati da una serie di punti intercon-
nessi. La significatività economica e l’impor- • il cui bacino di utenza coincide con l’unità ter-
tanza di questi sistemi dipendono, in modo ritoriale cui la stessa si riferisce, ha una diffu-
cruciale, dal numero di persone e/o di luoghi sione nel territorio assimilabile a quella di una
collegati alla rete”; infrastruttura a rete in quanto capillare;
• “infrastrutture puntuali (ad esempio un ospe- • il cui bacino di utenza sia più ampio rispetto

di manutenzione delle infrastrutture.


dale)” che “presentano invece la caratteristica alla dimensione territoriale cui si rivolge, coin-

Analisi e contenuti dell’art. 230


di essere utili in quanto unità singole”. volgendo più unità territoriali, verrà conside-

Rifiuti derivanti da attività


rata puntuale in virtù della sua capacità attrat-
Ed infatti, la pubblicazione n. 7/2006 dell’ISTAT, tiva.
relativa alle “infrastrutture in Italia”, distingue
espressamente tra “infrastrutture a rete” e “puntua- Pertanto ove una infrastruttura si spinga oltre i con-
li” – (o “a nucleo” ) – nel modo che segue: fini strettamente territoriali rendendo meno vinco-
“Le prime (strade, ferrovie, vie d’acqua, reti di co- lante quel carattere di immobilità tipico dell’infra-
municazione, sistemi di approvvigionamento di ener- struttura a rete, sarà necessariamente considerata
gia ed acqua), rispetto alle seconde (scuole, ospedali puntuale.
e musei), sono caratterizzate da un grado relativa- Ciò comporta una ulteriore valutazione in merito al
mente più elevato di immobilità, indivisibilità, non problema dell’accessibilità alla struttura che, dun-
sostituibilità e polivalenza. Quest’ultima distinzione que, riguarda le sole infrastrutture puntuali in senso
richiama un altro aspetto tipico delle infrastrutture a proprio, cioè aventi un bacino di utenza più ampio
nucleo o puntuali, legato alla loro capacità di attra- dell’unità territoriale in cui sono localizzate e che
zione. Qualora il bacino di utenza coincida con l’u- possono “attrarre” utenza indipendentemente dalla
nità territoriale in cui è localizzata l’infrastruttura, loro ubicazione7.
o sia lecito ipotizzare che la sua capacità di attrazio- Da quanto sopra esposto è dunque facilmente indivi-
ne sia prossima a zero, l’infrastruttura è assimilabi- duabile – a contrario – quale siano le infrastrutture
le a quelle a rete in quanto diffusa in modo capillare che devono essere qualificate a rete. In ogni caso, si
sul territorio. Se si ipotizza invece che la capacità di evidenzia che - confermando quanto appena esposto
attrazione dell’infrastruttura puntuale sia positiva, - la richiamata pubblicazione dell’ISTAT, annovera
allora, la sua scarsa diffusione sul territorio rende espressamente tra le infrastrutture a rete:
necessario un trattamento diversificato”.
• Reti stradali
La definizione ora richiamata consente pertanto di
• Reti Ferroviarie
definire le infrastrutture puntuali come strutture co-
• Vie d’acqua
stituite da singole entità che hanno una distribuzione
sul territorio discontinua e puntiforme, caratterizza- • Reti di comunicazione
te, dunque, da una localizzazione ben definita ma • Sistemi di approvvigionamento di energia e di
con una distribuzione disomogenea sul territorio. acqua
Detta disomogeneità comporta la necessaria attra- Ciò posto, per completezza si evidenzia che anche
zione, all’interno del bacino di utenza della infra- la dottrina prevalente conferma quanto finora ar-
struttura puntuale, di soggetti esterni o comunque gomentato, sostenendo infatti che “l’articolo 230,
distanti dal luogo presso il quale la stessa è situata. quando fa riferimento alla infrastruttura a rete ed
Questa capacità di accorpare soggetti estranei alla agli impianti per l’erogazione di forniture e servizi
dimensione territoriale presso la quale l’infrastrut- di interesse pubblico, sembra riferirsi solo a quelle
tura opera, è caratteristica tipica della solo tipolo- opere che, realizzando un sistema diffuso, pongono
gia “puntuale” o “a nucleo” poiché nel caso della il problema di una attività territorialmente non cir-

7 ISTAT, “Rivista di statistica ufficiale” n. 2/2006.

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2.1. FOCUS dottrina

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coscritta […]”8. sia prevista l’erogazione di un corrispettivo da parte


Quindi, per concludere, si può affermare con certez- dei beneficiari (come si verifica invece per la normale
za che non costituiscono infrastrutture a rete quei attività di depurazione), è idonea a inficiare i riferiti
complessi di beni e capitali per i quali non sussiste connotati dell’attività quale attività di servizio pub-
alcun carattere di diffusione sul territorio. blico, in quanto, […] la previsione di un corrispetti-
Al contrario, costituiscono infrastrutture a rete, quei vo (così come di un profitto del gestore del servizio)
complessi di beni e capitali per i quali sia presente il non è essenziale sul piano della qualificazione giuri-
doppio requisito: dica delle attività di servizio pubblico […]” (Cfr., ex
multis, Cons. Stato Sez. VI, n. 2021 del 05 maggio
• Della diffusione sul territorio; 2012).
• Dell’interconnessione tra i vari punti dell’in-
*
frastruttura medesima.
Infine, quanto all’effettiva estensione del termine
* “manutenzione” si evidenzia che - come confermato
dalla dottrina10 - in assenza di indicazioni contrarie,
di manutenzione delle infrastrutture.

Per quanto concerne invece il secondo requisito –


Analisi e contenuti dell’art. 230

la norma in scrutinio deve ritenersi applicabile:


quello soggettivo relativo al servizio pubblico – deve
Rifiuti derivanti da attività

ribadirsi che – come ormai consolidatosi in ambito • tanto alla manutenzione ordinaria;
normativo e giurisprudenziale - è tale quell’attività • quanto alla manutenzione straordinaria.
economica finalizzata alla soddisfazione di un biso-
gno primario della collettività. Ciò posto, per individuare la distinzione tra gli in-
In particolare, dal primo punto di vista – ovvero terventi di “ordinaria” e quelli di “straordinaria”
quello normativo – vale ricordare che, secondo la manutenzione, si rimanda al DPR n. 380 del 2001
definizione rinvenibile, ad esempio, nell’art. 18 della – riferito alle attività cc.dd. edilizie ma in ogni caso
L. n. 86/19909, per pubblico servizio deve intendersi utile a capire tale distinzione.
un’attività che pur essendo disciplinata nelle stesse Ebbene, ai sensi del citato regolamento, tale distin-
forme della pubblica funzione, si caratterizza per la zione si basa principalmente sul tipo di attività in
mancanza di poteri autoritari. concreto posta in essere.
Relativamente, invece, all’orientamento che si è ve- Invero:
nuto consolidando nella giurisprudenza, è ormai
dato acquisito che “per identificare giuridicamente • l’art. 3 (Definizioni), comma 1, lett. a) del
un servizio pubblico, non è indispensabile a livello DPR n. 380/2001 definisce “a) “interventi
soggettivo la natura pubblica del gestore, mentre è di manutenzione ordinaria”, gli interventi
necessaria la vigenza di una norma legislativa che, edilizi che riguardano le opere di riparazio-
alternativamente, ne preveda l’obbligatoria istitu- ne, rinnovamento e sostituzione delle finiture
zione e la relativa disciplina oppure che ne rimetta degli edifici e quelle necessarie ad integrare o
l’istituzione e l’organizzazione all’Amministrazio- mantenere in efficienza gli impianti tecnologici
ne. Oltre alla natura pubblica delle regole che pre- esistenti;
siedono allo svolgimento delle attività di servizio • l’art. 3 (Definizioni) comma 1, lett. b) del DPR
pubblico e alla doverosità del loro svolgimento, è n. 380/2001 definisce “interventi di manu-
ancora necessario, nella prospettiva di una defini- tenzione straordinaria”, le opere e le modifi-
zione oggettiva della nozione, che le suddette attivi- che necessarie per rinnovare e sostituire parti
tà presentino un carattere economico e produttivo anche strutturali degli edifici, nonché per re-
(e solo eventualmente costituiscano anche esercizio alizzare ed integrare i servizi igienico-sanitari
di funzioni amministrative), e che le utilità da esse e tecnologici, sempre che non alterino la vo-
derivanti siano dirette a vantaggio di una colletti- lumetria complessiva degli edifici e non com-
vità, più o meno ampia, di utenti (in caso di servizi portino modifiche delle destinazioni di uso.
divisibili) o comunque di terzi beneficiari (in caso Nell’ambito degli interventi di manutenzione
di servizi indivisibili). straordinaria sono ricompresi anche quelli
consistenti nel frazionamento o accorpamento
Né la circostanza, che per le attività de quibus non

8 Paola Ficco, quesito n. 513 “Manutenzione: il parco eolico può essere infrastruttura”, Bollettino Rifiuti, Edizione
Ambiente, Marzo 2011, n. 182 (3/2011).
9 Legge 26 aprile 1990, n. 86 (Modifiche in tema di delitti dei pubblici ufficiali contro la pubblica amministrazione).
10 Paola Ficco, Gestire i rifiuti tra legge e tecnica, 2015.

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dottrina FOCUS 2.1.

MANUTENZIONI

delle unità immobiliari con esecuzione di ope- per definizione una peculiarità ed una pluralità dei
re anche se comportanti la variazione delle su- siti di produzione (cantieri) non riconducibili ad un
perfici delle singole unità immobiliari nonché unico sito sul cui schema sono state scritte le regole
del carico urbanistico purché non sia modifi- ordinarie valide per le fattispecie comuni.
cata la volumetria complessiva degli edifici e In particolare, infatti, ai sensi del comma 1 dell’art.
si mantenga l’originaria destinazione di uso. 230, tale luogo di produzione “può coincidere” con:

a) la sede del cantiere che gestisce l’attività ma-


In altre parole, quindi, rientra:
nutentiva.
• Tra gli interventi di manutenzione ordinaria,
ogni attività necessaria ad integrare o mante- In questo caso la norma non stabilisce deroghe
nere in efficienza un bene; alle regole ordinarie, atteso che i rifiuti vengo-
no gestiti e tracciati nel/dal luogo effettivo in cui
• Tra gli interventi di manutenzione straordina-
ria, ogni attività necessaria per rinnovare e/o vengono prodotti.
sostituire parti di un bene. b) la sede locale del gestore della infrastruttura

di manutenzione delle infrastrutture.


nelle cui competenze rientra il tratto di infra-

Analisi e contenuti dell’art. 230


Rifiuti derivanti da attività
** struttura interessata dai lavori di manuten-
zione.
2.3. Sul luogo di produzione del rifiuto
Il luogo effettivo di produzione dei rifiuti è quello Tale seconda ipotesi costituisce invece un’ecce-
in cui si svolge l’attività che li genera, il quale può zione.
differire dal luogo “giuridico”. Il Legislatore introduce infatti una c.d. fictio iu-
Prima della riforma del D.Lgs. 205 del 2010, esiste- ris, permettendo di considerare giuridicamente
va anche una precipua definizione di “luogo di pro- quale luogo di produzione dei rifiuti non tanto
duzione” (art. 183, lett. i) - ora abrogata - secondo quello naturale (il cantiere) bensì quello della
la quale, infatti, il luogo di produzione dei rifiuti ve- sede locale del gestore (luogo diverso e spa-
niva definito come “uno o più edifici o stabilimenti zialmente distante dall’effettivo luogo di pro-
o siti infrastrutturali collegati tra loro all’interno di duzione) nelle cui competenze rientra il tratto
un’area delimitata in cui si svolgono le attività di di infrastruttura interessata dai lavori di manu-
produzione dalle quali sono originati i rifiuti”, ciò tenzione11. Ciò posto, si ritiene opportuno in-
a conferma della stretta connessione tra il luogo di dividuare a cosa faccia esattamente riferimento
produzione con l’attività concreta da cui si origina- la norma in esame per “sede locale” (nelle cui
no i rifiuti e con la misurata possibilità di trasferi- competenze rientra il tratto di infrastruttura in-
mento in limiti contenuti (“area delimitata”). teressata dai lavori di manutenzione).
Nonostante l’intervenuta abrogazione non si ritiene Ebbene, si ritiene di dover escludere la possibili-
che la definizione di “Luogo di produzione” abbia tà di qualificare come “sede locale” – nel senso
assunto significati diversi rispetto al passato. inteso dalla norma in esame (e nelle cui compe-
Ebbene, come si esaminerà nel proseguo, l’indivi- tenze rientra il tratto di infrastruttura interes-
duazione del “luogo di produzione” ha dei rilevanti sata dai lavori di manutenzione) - quei luoghi
impatti con altri fondamentali istituti della gestione utilizzati dall’azienda diversi dall’unità locale,
dei rifiuti, di talché la corretta identificazione dello che non abbiano, quindi, alcun riconoscimento
stesso risulta imprescindibile per una regolare atti- formale (evincibile dalle documentazioni e cer-
vazione della filiera. tificazioni aziendali pubbliche, es. visura came-
Invero, come accennato in apertura, l’art. 230 co. rale), ma sono solo utilizzati per mere esigenze
1 del TUA prevede delle deroghe all’individuazione organizzative.
del luogo di produzione dei rifiuti che giustificano Da quanto sopra ne deriva che la “sede loca-

11 La norma tuttavia non chiarisce se tale fictio iuris:


• operi esclusivamente nel caso in cui la manutenzione venga effettuata direttamente dal gestore (atteso che preve-
de come deroga la sola sede di quest’ultimo e peraltro con la precisa indicazione di dover scegliere solo la sede
interessata dai lavori di manutenzione);
• operi anche nel caso di manutenzione effettuata da terzi.
Il silenzio della norma potrebbe far presumere che siano consentite entrambe le ricostruzioni.
Vero è che nel caso in cui il manutentore sia un soggetto terzo incaricato dal gestore, sarà necessario stabilire e preve-
dere delle puntuali regole procedurali volte alla corretta gestione degli ulteriori adempimenti ambientali (cfr. tenuta
e compilazione dei registri di carico e scarico, ovvero dei formulari, v. infra).

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2.1. FOCUS dottrina

MANUTENZIONI

le”, a cui fa espresso riferimento l’art. 230 deve sere considerato quale sede/unità locale solo
necessariamente essere considerata la sede/unità allorché ricorrano cumulativamente le seguenti
locale dell’azienda. condizioni:
Occorrerà, quindi, comprendere cosa il nostro • l’unità operativa sia dotata di autonomia ge-
ordinamento intenda per sede/unità locale. stionale e produttiva, necessaria al soddisfa-
A tal proposito si sottolinea che la definizione cimento di una finalità produttiva ovvero di
di Unità Locale è ricavabile dal combinato di- una sua fase intermedia;
sposto dell’art. 1, comma 1, lett. e) del D.M. • via sia una rappresentanza stabile14;
359/200112, dell’art. 2197 c.c. (sedi secondarie) • sia a tal fine iscritta presso il Registro delle
e dell’art. 1 (definizioni) del D.M. n. 78/201613. Imprese.
Nello specifico: Pertanto deve ritenersi che la norma in esame,
• ai sensi dell’art. 1, comma 1, lett. e) del permettendo di considerare quale luogo giuridi-
D.M. 359/2001 per «unità locale» si intende co di produzione dei rifiuti la “sede locale” (nel-
“l’impianto operativo o amministrativo-ge- le cui competenze rientra il tratto di infrastrut-
di manutenzione delle infrastrutture.

stionale, ubicato in luogo diverso da quello tura interessata dai lavori di manutenzione) del
Analisi e contenuti dell’art. 230

della sede, nel quale l’impresa esercita sta- manutentore, faccia esclusivamente riferimento
Rifiuti derivanti da attività

bilmente una o più attività economiche, do- a quel dislocamento aziendale per il quale sus-
tato di autonomia e di tutti gli strumenti sistano, cumulativamente, le suindicate con-
necessari allo svolgimento di una finalità dizioni (in particolare, in merito alla concreta
produttiva, o di una sua fase intermedia”; ubicazione della sede locale, vedi il successivo
• ai sensi dell’art. 2197 del c.c. “L’imprendito- paragrafo 3.1).
re che istituisce nel territorio dello Stato sedi Ovviamente la “sede locale” di cui si discute,
secondarie con una rappresentanza stabile oltre che coincidere con le unità locali nel senso
deve, entro trenta giorni, chiederne l’iscri- sopra indicato, ben potrà coincidere anche con
zione all’ufficio del registro delle imprese del la sede legale del manutentore, nella misura in
luogo dove è la sede principale dell’impresa. cui quest’ultima sorga in prossimità del tratto di
• Nello stesso termine la richiesta deve essere infrastruttura interessata dai lavori di manuten-
fatta all’ufficio del luogo nel quale è istituita zione (sul punto, vedi meglio infra).
la sede secondaria, indicando altresì la sede D’altra parte si evidenzia che tale ricostruzione
principale, e il cognome e il nome del rap- è chiaramente confermata anche dall’art. 13 co.
presentante preposto alla sede secondaria”; 2 del DM n. 78/2016 e dal punto 5.8. del Ma-
• ai sensi dell’art. 1 (definizioni) del D.M. n. nuale Operativo Sistri del 07.06.2016 i quali -
78/2016 (Regolamento recante disposizioni riferendosi alla “movimentazione” dei rifiuti da
relative al funzionamento e ottimizzazione manutenzione, dal luogo effettivo di produzio-
del sistema di tracciabilità dei rifiuti in at- ne alla sede o domicilio del manutentore - fanno
tuazione dell’art. 188-bis, comma 4-bis, del espresso riferimento “alla sede legale o all’u-
D.Lgs n. 152/2006), viene ulteriormente con- nità locale del manutentore” (sul punto, vedi
fermato che per unità locale deve intender- meglio infra).
si: “qualsiasi sede, impianto o insieme delle
unità operative, nelle quali l’operatore eser- c) il luogo di concentramento dove il materiale
cita stabilmente una o più attività che deter- tolto d’opera viene trasportato per la succes-
minano la produzione di rifiuti da cui deriva siva valutazione tecnica finalizzata all’indi-
l’obbligo o la facoltà di adesione al SISTRI”. viduazione del materiale effettivamente, di-
Dunque, dalle disposizioni sopra richiamate rettamente ed oggettivamente riutilizzabile,
emerge che un dislocamento aziendale può es- senza essere sottoposto ad alcun trattamento.

12 D.M. 359/2001 (Regolamento per l’attuazione dell’articolo 17 della L. 23 dicembre 1999, n. 488, in materia di ac-
certamento, riscossione e liquidazione del diritto annuale versato dalle imprese in favore delle camere di commercio,
industria, artigianato e agricoltura)
13 D.M. n. 78/2016 (Regolamento recante disposizioni relative al funzionamento e ottimizzazione del sistema di trac-
ciabilità dei rifiuti in attuazione dell’art. 188-bis, comma 4-bis, del D.Lgs n. 152/2006).
Tale decreto, che decorrere dal 08.06.2016, ha sostituito il precedente D.M. SISTRI n. 52/2011.
14 Laddove per rappresentanza stabile si intende “la presenza di un rappresentante stabile il quale deve depositare la
propria firma autografa nel registro delle imprese del luogo nel quale è istituita la sede secondaria” (v. ex multis
Cass. Civ. n. 341/1969).

56 N. 1 - Luglio-Agosto 2016 www.digesta.ambientelegale.it


dottrina FOCUS 2.1.

MANUTENZIONI

In questo caso non si tratta di fictio iuris rela- misura in cui la “valutazione” è già stata fatta
tiva al luogo di produzione dei rifiuti, bensì il o è facilmente esperibile sin dal momento in cui
Legislatore sposta in avanti il momento tem- il materiale è tolto d’opera.
porale in cui il materiale tolto d’opera diventa Per completezza, si evidenzia che anche in tale
(eventualmente) rifiuto. ipotesi il luogo di concentramento – ove effet-
Ed invero in tale luogo di concentramento do- tuare la valutazione circa la riutilizzabilità del
vrà avvenire l’attività di valutazione descritta al materiale tolto d’opera – non può essere rappre-
comma 2, dell’art. 230, ai sensi del quale “La sentato da una semplice base logistica di appog-
valutazione tecnica del gestore della infrastrut- gio del manutentore non caratterizzata da alcun
tura di cui al comma 1 è eseguita non oltre ses- riconoscimento formale, bensì esclusivamente
santa giorni dalla data di ultimazione dei lavo- dalla sede legale o da un’unità locale – nei termi-
ri. La documentazione relativa alla valutazione ni sopra esposti. Tale circostanza è chiaramente
tecnica è conservata, unitamente ai registri di confermata dall’art. 13 co. 2 del DM n. 78/2016
carico e scarico, per cinque anni”. il quale - riferendosi alla “movimentazione” dei
Risulta pertanto che il materiale tolto d’opera rifiuti da manutenzione, dal luogo effettivo di

di manutenzione delle infrastrutture.


che dovesse necessitare di una valutazione (che, produzione al luogo in cui deve essere effettuata

Analisi e contenuti dell’art. 230


la valutazione tecnica della riutilizzabilità - fa

Rifiuti derivanti da attività


per definizione e per specifica tipologia di esso
materiale, non sia effettuabile nello spazio, nel espresso riferimento “alla sede legale o all’u-
tempo e nel luogo in cui viene tolto d’opera), nità locale del manutentore” (in particolare, in
non diventa immediatamente rifiuto bensì si merito alla concreta ubicazione della sede loca-
potrà/dovrà qualificare come tale solo in un le, vedi il successivo paragrafo 3.1).
momento successivo nel tempo – ai sensi dei
criteri previsti dalla definizione di cui all’art. ***
183, comma 1, lett. a)15 – ovverosia al momento
3. Sugli adempimenti derivanti dall’applicazio-
dell’effettiva valutazione da esperirsi nei modi e
ne dell’art. 230 co. 1
nei termini previsti dal comma 2 dell’art. 230.
In tali casi, il luogo di concentramento, coin- Nel presente capitolo si procederà a valutare i ri-
cide con il luogo giuridico di produzione del svolti di ordine pratico conseguenti all’applicazione
materiale, essendo quest’ultimo, in occasione dell’art. 230 co. 1 del TUA, con particolare attenzio-
della verifica, quello in cui manutentore assume ne alla corretta modalità di effettuazione del depo-
la decisione di disfarsi, o meno, del materiale sito temporaneo nonché alla corretta compilazione
derivante dalla propria attività. e tenuta della documentazione relativa tracciabilità
Tale regola non può ritenersi strumentalizzabile. dei rifiuti.
Le possibilità di valutare successivamente il *
materiale (e non il rifiuto) risulta logicamente
condizionata alla giustificabilità di ritardare 3.1. Sul Deposito Temporaneo
tale decisione in funzione della tipologia del Come noto, il deposito temporaneo è definito come
materiale tolto d’opera. In altre parole, qualora “il raggruppamento dei rifiuti […] effettuati, prima
sia inutile attendere di ritenere quel materiale della raccolta, nel luogo in cui gli stessi sono pro-
un rifiuto, atteso che è evidente che già lo sia (o dotti […]”che deve essere effettuato a determinate
sia evidente che non lo sarà per immediato riu- condizioni16 stabilite dalla legge.
tilizzo) non si potrà invocare tale opzione nella Lo stesso, pertanto, è quella attività - che non neces-

15 Art. 183, comma 1, lett. a): “rifiuto”: “qualsiasi sostanza od oggetto di cui il detentore si disfi o abbia l’intenzione o
abbia l’obbligo di disfarsi”.
16 Art. 183, comma 1, lett. bb)
“bb) «deposito temporaneo»: il raggruppamento dei rifiuti e il deposito preliminare alla raccolta ai fini del trasporto
di detti rifiuti in un impianto di trattamento, effettuati, prima della raccolta, nel luogo in cui gli stessi sono prodot-
ti, da intendersi quale l’intera area in cui si svolge l’attività che ha determinato la produzione dei rifiuti o, per gli
imprenditori agricoli di cui all’articolo 2135 del codice civile, presso il sito che sia nella disponibilità giuridica della
cooperativa agricola, ivi compresi i consorzi agrari, di cui gli stessi sono soci, alle seguenti condizioni:
1) i rifiuti contenenti gli inquinanti organici persistenti di cui al regolamento (CE) 850/2004, e successive modifica-
zioni, devono essere depositati nel rispetto delle norme tecniche che regolano lo stoccaggio e l’imballaggio dei rifiuti
contenenti sostanze pericolose e gestiti conformemente al suddetto regolamento;
2) i rifiuti devono essere raccolti ed avviati alle operazioni di recupero o di smaltimento secondo una delle seguenti
modalità alternative, a scelta del produttore dei rifiuti: con cadenza almeno trimestrale, indipendentemente dalle

www.digesta.ambientelegale.it N. 1 - Luglio-Agosto 2016 57


2.1. FOCUS dottrina

MANUTENZIONI

sita di autorizzazione essendo propria della “produ-


la diffusione della rete infrastrutturale di cui al
zione” del rifiuto e non tanto della “gestione”17 dello
singolo appalto e circoscritti al tragitto cantie-
stesso - svolta dal produttore dei rifiuti sul luogo di
re-sede locale più prossima (intesa come luogo
produzione onde ottimizzarne e garantirne il corret-
di riordino – smistamento fungente da base
to avvio al recupero o allo smaltimento.
operativa per maestranze e mezzi baricentri-
Alla luce delle deroghe oggetto della previa analisi ca all’infrastruttura gestita) e giustificabili dal
svolta, risulta che tale raggruppamento propedeu- voler evitare il rischio di un’applicazione cieca
tico alla raccolta potrà essere svolto in differenti e gigantesca di regole di tracciabilità troppo
luoghi di attività del manutentore di reti e pertanto, stringenti, senza poter tuttavia regalare una
come visto: zona franca a tali fattispecie.
a) Nella sede del cantiere, non appena gli stessi Ciò comporta che potrebbe risultare necessa-
vengono prodotti; rio – per il manutentore – aprire, ove ne risulti
b) Nella sede locale del gestore nella cui sfera di sprovvisto, ulteriori unità/sedi locali più pros-
competenza ricade il cantiere di effettiva produ- sime agli effettivi luoghi di produzione, al fine
zione, nel rispetto di puntuali prescrizioni. di ridurre al minimo la movimentazione dei
di manutenzione delle infrastrutture.

rifiuti e non potersi limitare ad una strumen-


Analisi e contenuti dell’art. 230

A tal proposito si evidenzia che la sede (rectius,


Rifiuti derivanti da attività

unità/sede locale) ove effettuare il deposito tem- talizzazione della norma per autolegittimare
poraneo in deroga, non può essere scelta arbi- inadeguati spostamenti di rifiuti per ingiustifi-
trariamente, bensì deve essere ubicata in pros- cabili economie aziendali.
simità/nelle vicinanze del luogo di produzione, c) Nel luogo di concentramento nei casi in cui
affinché non venga violata la ratio ispiratrice sia giustificabile la necessità di una valutazione
della norma derogatoria in concreto applicabile. postuma.
Invero, è la scelta della sede dell’unità/sede lo- Quanto a quest’ultima opzione, a valle delle
cale che deve essere subordinata alla produzio- considerazioni suesposte, si ribadisce che il
ne del rifiuto e non viceversa. materiale tolto d’opera qualora non sia pos-
In altri termini, deve potersi dimostrare una sibile (impossibilità oggettiva e non soggetti-
progettazione (intesa come individuazione del- va) non diventa immediatamente rifiuto bensì
la unità/sede locale) ispirata alla minima movi- lo può diventare – ai sensi dei criteri previsti
mentazione del rifiuto tra il punto di effettiva dalla definizione di cui all’art. 183, comma 1,
produzione e il luogo di raggruppamento, che lett. a)18 – solo una volta esperita la valutazio-
deve necessariamente essere prioritaria rispetto ne qualificata del manutentore nei modi e nei
ad interessi di natura diversa (ad es. la limitazio- termini previsti dal comma 2 dell’art. 230.
ne/ottimizzazione dei costi per l’imprenditore). Solo quando il materiale – o parte dello stes-
Invero, si ritiene che la ratio di semplifica- so - verrà considerato come rifiuto (e comun-
zione della norma, considerata la peculiarità que non oltre i sessanta giorni previsti dalla
dell’attività in esame, possa consentire il tra- norma), il manutentore dovrà procedere ad
sferimento del rifiuto solo nei limiti di brevi applicare le regole sul deposito temporaneo
spostamenti su percorsi territoriali logici con sui materiali valutati rifiuti e sulla conseguente

quantità in deposito; quando il quantitativo di rifiuti in deposito raggiunga complessivamente i 30 metri cubi di cui
al massimo 10 metri cubi di rifiuti pericolosi. In ogni caso, allorché il quantitativo di rifiuti non superi il predetto
limite all’anno, il deposito temporaneo non può avere durata superiore ad un anno;
3) il «deposito temporaneo» deve essere effettuato per categorie omogenee di rifiuti e nel rispetto delle relative norme
tecniche, nonché, per i rifiuti pericolosi, nel rispetto delle norme che disciplinano il deposito delle sostanze pericolose
in essi contenute;
4) devono essere rispettate le norme che disciplinano l’imballaggio e l’etichettatura delle sostanze pericolose;
5) per alcune categorie di rifiuto, individuate con decreto del Ministero dell’ambiente e della tutela del territorio e del mare,
di concerto con il Ministero per lo sviluppo economico, sono fissate le modalità di gestione del deposito temporaneo”.
17 Si definisce attività di gestione dei rifiuti, ai sensi dell’art. 183, comma 1, lett. n) “la raccolta, il trasporto, il recu-
pero e lo smaltimento dei rifiuti, compresi il controllo di tali operazioni e gli interventi successivi alla chiusura dei
siti di smaltimento, nonché le operazioni effettuate in qualità di commerciante o intermediario. Non costituiscono
attività di gestione dei rifiuti le operazioni di prelievo, raggruppamento, cernita e deposito preliminari alla raccolta
di materiali o sostanze naturali derivanti da eventi atmosferici o meteorici, ivi incluse mareggiate e piene, anche ove
frammisti ad altri materiali di origine antropica effettuate, nel tempo tecnico strettamente necessario, presso il me-
desimo sito nel quale detti eventi li hanno depositati”.
18 Art. 183, comma 1, lett. a): “rifiuto”: “qualsiasi sostanza od oggetto di cui il detentore si disfi o abbia l’intenzione o
abbia l’obbligo di disfarsi”.

58 N. 1 - Luglio-Agosto 2016 www.digesta.ambientelegale.it


dottrina FOCUS 2.1.

MANUTENZIONI

3.2. Sull’obbligo di redazione del F.I.R.


tracciabilità di cui all’art. 190 nei modi richie-
sti dalla legge. Nel presente paragrafo si esaminerà la necessità
Tale eccezione è stata confermata anche dalla dell’utilizzo del formulario nelle diverse ipotesi indi-
cate dall’art. 230, comma 1 e a valle delle conside-
giurisprudenza sulla base della quale “il depo-
razioni esposte sul deposito temporaneo quale luogo
sito temporaneo, nell’attuale normativa, conti-
da cui inizia il trasporto dei rifiuti.
nua a caratterizzarsi come una forma del tut-
a) Nel caso in cui il luogo di produzione coincida
to peculiare, di stoccaggio che precede ogni e
con il cantiere.
qualsiasi fase della gestione raccolta, trasporto,
Nulla quaestio nei casi in cui il luogo di produ-
smaltimento, recupero) e non rientra, pertanto,
zione coincida con il cantiere della manutenzione.
nel concetto di gestione in quanto si configu-
Pertanto non appena gli stessi verranno avviati al
ra sostanzialmente come un prolungamento
trasporto, necessiteranno di essere accompagnati
dell’attività dalla quale si originano i rifiuti”19.
dal formulario, iniziando la raccolta in cantiere.
Si rammenta all’uopo che l’onere della prova La fase di raccolta, contestualmente al trasporto,
circa la ricorrenza della deroga è a capo di chi seguono le regole ordinarie della gestione dei ri-

di manutenzione delle infrastrutture.


la invoca20. Ciò comporta che sarà cura del fiuti dovendo essere i rifiuti destinati ad impianti

Analisi e contenuti dell’art. 230


manutentore dimostrare l’impossibilità di va- autorizzati al recupero o allo smaltimento.

Rifiuti derivanti da attività


lutare al momento della produzione del mate- b) Nel caso in cui il luogo di produzione coincida
riale la sua natura o meno di rifiuto. con la sede locale del gestore competente del trat-
Anche in tale ipotesi, per poter legittimamente to di infrastruttura interessata dai lavori di ma-
usufruire della deroga in esame, la sede legale nutenzione.
o l’unità locale ove effettuare la valutazione di Problemi applicativi si pongono invece quanto
riutilizzabilità, debbono necessariamente es- alla seconda deroga consentita.
sere ubicate in prossimità/nelle vicinanze del Invero, seppur la fictio iuris consente di poter far
luogo di produzione, affinché non venga viola- coincidere il “luogo di produzione” con la sede
ta la ratio ispiratrice della norma derogatoria locale del gestore posta in prossimità del luogo di
in concreto applicabile. effettiva produzione, la norma nulla dice circa il
Invero, si ritiene che anche in tale circostan- trasporto dei rifiuti dal cantiere – luogo di effetti-
za – analogamente all’altra ipotesi derogatoria va produzione – alla sede locale del gestore nelle
appena esaminata – la ratio di semplificazione cui competenze rientra il tratto di infrastruttura
della norma possa consentire il trasferimen- interessata dai lavori.
to dei materiali solo nei limiti di brevi spo- Ed invero:
stamenti su percorsi territoriali logici con la • Da un lato il rifiuto è già classificato come tale
diffusione della rete infrastrutturale di cui al al momento della produzione, e quindi presso
singolo appalto, circoscritti al tragitto cantie- la sede del cantiere. Ciò comporta che astrat-
re-sede legale/unità locale e a condizioni che tamente, nel rispetto della ratio delle norme
queste ultime siano ubicate in prossimità del generali, il trasporto dalla sede del cantiere
luogo di effettiva produzione del materiale. alla sede del gestore di competenza, necessite-
In altri termini, tale “cautela” deve essere ne- rebbe di adeguata tracciabilità mediante F.I.R.
cessariamente rispettata anche in tale ipotesi, in quanto trasporto su pubblica via.
in quanto i materiali “movimentati” – per i • Dall’altro lato tuttavia, l’utilizzo del formula-
quali non è stato possibile effettuare un’atten- rio vanificherebbe quella che si ritiene essere
ta valutazione circa la loro riutilizzabilità nel una semplificazione concessa dal Legislatore
luogo effettivo di produzione – ben potreb- per tale particolare attività, ponendosi peral-
bero dimostrarsi, all’esito della valutazione, tro in ogni caso in contrasto con quella che è
come veri e propri rifiuti, essendosi trattato la regolare gestione dei rifiuti, ed infatti:
quindi, nella sostanza, di “movimentazione” - Si anteporrebbe una fase di gestione – quel-
di veri e propri rifiuti. la del trasporto cui è ricollegato il F.I.R. –
ad una attinente alla produzione – quella
* del deposito temporaneo (che deve essere
effettuato “prima della raccolta”);
- Si altererebbe la compilazione del formula-

19 Cass. Pen, Sez. III, n. 33866 del 5 settembre 2007.


20 Cfr. da ultimo, Cass. Pen., Sez. III, n. 6295 dell’8 febbraio 2013.

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2.1. FOCUS dottrina

MANUTENZIONI

rio. Si rammenta infatti che lo stesso schema tivo a quello giuridico con il F.I.R., il medesimo
di modello del formulario di cui al DM 1 commetterebbe comunque inevitabilmente delle
aprile 1998, n, 145, non contempla la trac- irregolarità, in quanto:
ciabilità di tali fattispecie ovverosia le desti-
nazioni dell’art. 230 prevedendo, bensì quali • si indicherebbe una destinazione non esat-
possibili destini del rifiuto non sedi di produ- ta in quanto il manutentore risulterebbe sia
zione di rifiuto ma bensì esclusivamente gli produttore, sia trasportatore che destinata-
impianti autorizzati allo smaltimento ovvero rio, non essendo né il luogo di destinazione
al recupero. Ciò determinerebbe – tra l’altro né il manutentore autorizzato a recuperare
- anche un’irregolare ed impropria compila- o smaltire presso la sede di destinazione (in
zione del formulario nonché l’indicazione di caso contrario, ovviamente, non vi sarebbe-
un’attività che in realtà non viene – e non ro problemi);
deve!- essere svolta nel luogo di produzio- • non si potrebbe attribuire l’operazione di ge-
ne (seppure nella sua accezione giuridica qui stione correttamente (i destinatari del F.I.R.
analizzata), quale quella di smaltimento e/o sono solo impianti di recupero o smaltimen-
di manutenzione delle infrastrutture.

recupero in assenza di autorizzazione. to che devono essere autorizzati ad un’ope-


Analisi e contenuti dell’art. 230

La tesi è priva di soluzioni univoche che divido- razione definita, es. R13).
Rifiuti derivanti da attività

no la dottrina in due schieramenti su posizioni • Tale deroga non deve intendersi, infatti, rela-
antitetiche. tiva alle regole del deposito temporaneo (che
In ogni caso, ad avviso di chi scrive, la deroga in ne risulta una conseguenza), ma, invece, ri-
esame abilita esclusivamente al trasferimento ef- spetto alle “aree private” di cui al comma
fettivo del materiale dal luogo di effettiva produ- 9 dell’art. 193 – nella formulazione vigente
zione all’unità locale posta a presidio dei predetti che risulta essere ancora quella ante D. Lgs.
cantieri a servizio delle diramazioni territoriali 205/10 – a norma della quale “La movimen-
delle reti infrastrutturali gestite. tazione dei rifiuti esclusivamente all’interno
Un’interpretazione contraria che ammettesse di aree private non è considerata trasporto
trasferimenti diversi, apparirebbe, invero, stru- ai fini della parte quarta …”. Ed infatti tali
mentalizzata per legittimare impropriamente un “trasferimenti”/“movimentazioni” (e non
trasferimento dal cantiere ad altro luogo che non “trasporti”) sono un eccezione in quanto
avrebbe la possibilità di essere adeguatamente allargano i confini del cantiere, dell’impian-
e legittimamente tracciato in totale deroga dal- to, (dove è strettamente previsto l’esercizio
le basilari norme ambientali ed in dispregio del del deposito temporaneo) a tutta quell’a-
principio di precauzione. rea vasta più ampia delle ordinarie attività
normalmente concentrate su di un unico
Pertanto, secondo lo scrivente, la scelta di “spo-
impianto che caratterizza la diffusione della
stare” il rifiuto dal luogo di effettiva produzione
rete dell’infrastruttura.
a quello della sede locale strumentale a servizio
dei cantieri postula un’eccezione che non deve es- Fermo restando quanto sinora argomentato, per
sere, per logicità, tracciata con F.I.R. completezza espositiva non può tuttavia sottacer-
Si evidenzia inoltre che sulla medesima posizione si la giurisprudenza che si è invece arrestata su
si è attestata anche autorevole dottrina, la quale, posizioni anche più intransigenti, stabilendo che
pur pronunciandosi sull’art. 266 co. 421 del TUA “non può affermarsi la decorrenza della gestione
– che è evidentemente ispirato alla medesima ra- dei rifiuti in senso tecnico solo dopo l’inizio del
tio della deroga in esame – ha affermato che la deposito temporaneo: … perché non vi è stata
“movimentazione” dei rifiuti da manutenzione, movimentazione all’interno di uno stesso com-
dal luogo effettivo di produzione a quello consi- pendio nel luogo reale di produzione dei rifiuti,
derato tale per legge, dovrebbe essere ricostruito bensì trasferimento comportante instradamento
quale semplice “spostamento” e non dovrebbe da tale luogo a quello giuridico di produzione.
essere accompagnato da alcun formulario22. In tale situazione il trasporto in sé va considera-
Invero, nell’ipotesi in cui il manutentore volesse to già attività di gestione di rifiuti e per rifiuto,
trasferire i rifiuti dal luogo di produzione effet- ai sensi della normativa comunitaria e naziona-

21 Ai sensi e per gli effetti dell’art. 266, comma 4, del TUA “I rifiuti provenienti da attività di manutenzione o assistenza
sanitaria si considerano prodotti presso la sede o il domicilio del soggetto che svolge tali attività”.
22 Santoloci, Vattani, “I rifiuti da attività di manutenzione. Le particolari deroghe conseguenti l’art. 266, c. 4 D.LGS.
n. 152/2006”, Diritto all’ambiente, 2009.

60 N. 1 - Luglio-Agosto 2016 www.digesta.ambientelegale.it


dottrina FOCUS 2.1.

MANUTENZIONI

le, deve intendersi qualsiasi sostanza od oggetto


• Il SISTRI riconosce la specificità della “mo-
di cui il produttore o il detentore si disfi (o abbia
vimentazione” derogatoria dei rifiuti prodot-
l’intenzione o l’obbligo di disfarsi) […]”23.
ti dall’attività di manutenzione, dal luogo di
Dall’interpretazione data dalla Suprema Corte – effettiva produzione alla sede legale o unità
il caso analizzato nella pronuncia afferisce ad un locale del gestore, antitetica al “trasporto”
caso di trasporto non autorizzato – se ne dovreb- in senso stretto;
be conseguire pertanto della necessità dell’utiliz-
• Il sistema esclude gli adempimenti inerenti la
zo del formulario anche per la “movimentazio-
tracciabilità per i rifiuti non pericolosi, pre-
ne” dei rifiuti dal luogo di effettiva produzione
vedendola invece solo per i rifiuti pericolosi;
al luogo scelto per il deposito temporaneo in
• In quest’ultimo caso, la movimentazione
considerazione del fatto che in ogni caso, seppur
deve essere accompagnata da una Scheda
si è giuridicamente all’interno di una fase antece-
SISTRI in bianco, compilata manualmente e
dente al deposito temporaneo, nel momento in
firmata dal conducente (sulla legittimità di
cui si effettua “l’instradamento” si deve già par-
tale prassi v. infra);
lare di trasporto di rifiuti e quindi di una attività

di manutenzione delle infrastrutture.


di gestione dei rifiuti che comporta la necessaria • La scheda non deve essere riconciliata in

Analisi e contenuti dell’art. 230


redazione del FIR. quanto non si configura un trasporto.

Rifiuti derivanti da attività


Tale interpretazione, più restrittiva, tuttavia, ad In conclusione, quindi, alla luce delle considera-
avviso di chi scrive, svuoterebbe di significato la zioni sopra esposte si ritiene che il manutentore
deroga concessa dal legislatore a vantaggio della non deve accompagnare il trasporto di rifiuti non
peculiarità della attività svolta (quella di manu- pericolosi – dal luogo di effettiva produzione alla
tenzione) e non sembra, dunque, convincente. sede/unità locale più prossima - con il Formulario
A ben vedere, infatti, l’interpretazione estensiva di Identificazione del Rifiuto, il quale dovrà invece
(cioè “movimentazione” senza FIR) sembrerebbe essere compilato esclusivamente per il tragitto che
ad oggi avvalorata dalla normativa sul SISTRI va dalla sede/unità locale agli impianti di recupe-
(vincolante, però, solo per i rifiuti speciali perico- ro/smaltimento.
losi ma, tuttavia, non trascurabile quantomeno In ogni caso - per una maggiore tutela del ma-
per la ratio alla medesima sottesa). nutentore – è certamente consigliabile accompa-
Si rileva, a tal fine, che ai sensi e per gli effet- gnare la “movimentazione” di cui sopra con un
ti dell’art. 13, comma 2, del D.M. n. 78/2016 documento di trasporto analogo, atto a dimo-
“qualora dall’attività di manutenzione derivino strare il luogo dove è stata svolta l’attività di ma-
rifiuti pericolosi, la movimentazione dei rifiuti nutenzione e il luogo di concentramento locale
dal luogo di effettiva produzione alla sede legale ove viene effettuato il raggruppamento dei rifiuti
o dell’unità locale dell’ente o impresa effettuata in deposito temporaneo - all’interno del quale il
dal manutentore è accompagnata da una copia tragitto potrà essere considerato mero sposta-
cartacea della scheda SISTRI - Area movimen- mento, ai sensi e per gli effetti dell’art. 230 co.
tazione, da scaricarsi dal portale SISTRI (www. 1 del TUA.
sistri.it) accedendo all’area autenticata, debita- In altri termini, si ritiene opportuno predisporre
mente compilata e sottoscritta dal soggetto che un valido documento probatorio atto a dimostra-
ha effettuato la manutenzione”. re che la “movimentazione” si sta svolgendo nel
Con l’ulteriore precisazione, prevista al punto rispetto del regime derogatorio derivante dall’ap-
5.8. (Rifiuti prodotti in corso di attività di ma- plicazione dell’art. 230 co. 1 TUA. Quanto ai
nutenzione) del Manuale Operativo Sistri del rifiuti pericolosi, invece, si rinvia al paragrafo
07.06.2016 che “Il trasporto deve essere accom- successivo (v. infra).
pagnato per ogni tipologia di rifiuto e per ciascun c) Nel caso in cui il luogo di produzione coincida
luogo di effettiva produzione da una Scheda in con il luogo di concentramento dove il materiale
bianco scaricata accedendo all’area autenticata; tolto d’opera viene trasportato per la successiva
tale scheda deve essere compilata manualmente valutazione tecnica finalizzata all’individuazione
in ogni sua parte e firmata dal conducente […] del materiale effettivamente, direttamente ed og-
La Scheda in bianco non deve essere riconciliata gettivamente riutilizzabile, senza essere sottopo-
in quanto non si configura il trasporto”. sto ad alcun trattamento.
Ebbene, alla luce delle disposizioni sopra citate, Tale fattispecie, invece, consente un trasferimento
si ricava pertanto che: effettivo del materiale (e non del “rifiuto”) quale

23 Cass. Pen., Sez III, n. 17460 del 10 maggio 2012.

www.digesta.ambientelegale.it N. 1 - Luglio-Agosto 2016 61


2.1. FOCUS dottrina

MANUTENZIONI

ipotesi derogatoria alle regole generali. In questo


TUA. Conseguentemente l’assenza di anche
caso, invece, risulta giustificato lo spostamento
una sola delle predette condizioni compor-
del materiale tolto d’opera effettuato al fine di ve-
ta la qualifica del materiale necessariamente
rificarne la riutilizzabilità, essendo effettivamente
come rifiuto.
incerto se trattasi, o meno, di rifiuti.
Pertanto, secondo tale interpretazione, nel
Tale spostamento deve essere limitato ad un luo-
caso del materiale tolto d’opera, l’incertezza
go specifico deputato a tal fine (valutazione di
preliminare circa il suo riutilizzo (che dovrà
riutilizzabilità), situato in prossimità del luogo
essere verificata proprio nel luogo di concen-
di effettiva produzione del materiale e comunque
tramento in occasione della verifica) fareb-
sempre nel recinto dei confini delle diramazioni
be venir meno la seconda delle condizioni
dell’infrastruttura manutenuta.
di cui all’art. 184-bis con ciò escludendo la
Ciò determina che lo stesso materiale tolto d’ope-
qualifica del sottoprodotto a vantaggio della
ra (per comprovabili ragioni oggettive collegate
qualifica di rifiuto. Da ciò la necessarietà del
al materiale) non acquisisce immediatamente la
F.I.R..
qualifica di rifiuto al momento della produzione,
di manutenzione delle infrastrutture.

• In secondo luogo, costituendo l’art. 230


potendo la stessa essere attribuita solo a seguito
Analisi e contenuti dell’art. 230

delle necessarie verifiche che, sempre per ragioni un’eccezione rispetto alla generale disciplina
Rifiuti derivanti da attività

oggettive, devono essere svolte nel luogo di con- dei rifiuti, il medesimo deve essere necessaria-
centramento, non potendo essere svolte altrimen- mente interpretato in senso restrittivo. Tale
ti nel luogo di produzione effettiva. dottrina ritiene infatti che il dettato normati-
Ebbene, quanto alla necessità o meno del formu- vo preveda delle deroghe espresse solo in or-
lario, deve evidenziarsi che parte della dottrina24 dine al luogo di produzione ma non anche al
- tra cui non rientra lo scrivente - ritiene dovero- trasporto dei rifiuti. Nel silenzio della legge
so rispettare tale obbligo anche nel trasferimento pertanto l’eccezione non potrà essere dedot-
dei materiali dal luogo di produzione al luogo di ta, ciò a conferma della necessità dell’utiliz-
concentramento. zo del formulario.
Tale interpretazione si basa invero su due argo-
Tuttavia, come annunciato, lo scrivente dissente da
mentazioni:
tale conclusione, sostenendo la non doverosità del
• In primo luogo, stante che il materiale non F.I.R. per tali “spostamenti”.
risulta sin dall’origine certamente riutiliz- Vero è infatti che non necessariamente l’utilizzo del
zabile, si ritiene consigliabile un’attrazione formulario risulta essere la scelta più prudente.
(prudente) del medesimo nel mondo dei ri- Invero, dalla lettura della norma si ritiene che il Legi-
fiuti, comportando pertanto il rispetto degli slatore abbia voluto dare la possibilità al produttore
adempimenti ambientali, tra i quali rientra di fare tutte le verifiche necessarie al fine di garantire
quello del trasporto degli stessi con formu- il riutilizzo del materiale, senza perciò che lo stesso
lario (un materiale è un rifiuto fintanto che diventi mai rifiuto (ciò invero è confermato proprio
non si dimostra il contrario). dalla necessità che sullo stesso non debba intervenire
In particolare, tale ricostruzione prende le alcun ulteriore trattamento).
mosse dalla considerazione sulla base della L’art. 183 lett. r) definisce infatti “riutilizzo” “qual-
quale il materiale tolto d’opera può costitui- siasi operazione attraverso la quale prodotti o com-
re un sottoprodotto solo quando vi sia il pie- ponenti che non sono rifiuti sono reimpiegati per la
no e puntuale rispetto di tutte le condizioni
stessa finalità per la quale sono stati concepiti”.
espressamente previste dall’art. 184-bis25 del
D’altra parte non può farsi a meno di evidenziare

24 Pasquale Fimiani, “Infrastrutture: ai rifiuti da manutenzione la Cassazione applica il principio di effettività”, Bollet-
tino Rifiuti, Edizioni Ambiente, n. 163 (06/09), giugno 2009.
25 Art. 184-bis (Sottoprodotto)
“1. È un sottoprodotto e non un rifiuto ai sensi dell’ articolo 183, comma 1, lettera a), qualsiasi sostanza od oggetto
che soddisfa tutte le seguenti condizioni:
a) la sostanza o l’oggetto è originato da un processo di produzione, di cui costituisce parte integrante, e il cui scopo
primario non è la produzione di tale sostanza od oggetto;
b) è certo che la sostanza o l’oggetto sarà utilizzato, nel corso dello stesso o di un successivo processo di produzione
o di utilizzazione, da parte del produttore o di terzi;
c) la sostanza o l’oggetto può essere utilizzato direttamente senza alcun ulteriore trattamento diverso dalla normale
pratica industriale;

62 N. 1 - Luglio-Agosto 2016 www.digesta.ambientelegale.it


dottrina FOCUS 2.1.

MANUTENZIONI

che ciò rappresenterebbe la scelta ambientale pre- concentramento avvengano delle operazioni di re-
feribile, in considerazione della gerarchia nella ge- cupero sui rifiuti, necessitanti di autorizzazione, in
stione dei rifiuti26, che preferisce estendere la vita di mancanza delle quali vengono applicate delle ingenti
un materiale piuttosto che gestirlo come rifiuto che sanzioni.
deve, invece, mancare. Alla luce di tale circostanza si ritiene pertanto che il
Al contrario, tuttavia, l’utilizzo del formulario (che “trasferimento” del materiale, dal punto di produ-
sottintende un trasporto di rifiuti) per la “movimen- zione al punto di concentramento al fine della sua
tazione” del materiale tolto d’opera, dal cantiere al valutazione non debba essere tracciato con il for-
luogo di concentramento prodromico alla valutazio- mulario che pertanto non deve essere compilato27
ne, imprimerebbe sullo stesso una inequivocabile ed ma sostituito – come consigliato per la precedente
irreversibile qualifica di rifiuto. ipotesi derogatoria - da idonea documentazione che
Lo stesso F.I.R. infatti è preordinato a trasportare attesti inequivocabilmente la vocazione dei materiali
rifiuti (e non anche altri materiali) e impone la ne- trasferiti verso una sede nella disponibilità del manu-
cessità di indicarne una destinazione – recupero o tentore deputata alla valutazione necessaria a stabi-
smaltimento – che sottointendono una conclamata lire il riutilizzo dello stesso materiale (che non è, né

di manutenzione delle infrastrutture.


volontà del produttore di disfarsi del materiale, ai deve essere considerato, un rifiuto fintanto che non

Analisi e contenuti dell’art. 230


vengano compiute tutte le operazioni di valutazione

Rifiuti derivanti da attività


sensi dell’art. 183, comma 1, lett. a) sopra citato.
Ebbene, è evidente che tale adempimento è incom- presso il luogo di concentramento).
patibile con l’effettuazione di una valutazione postu- A ben vedere, infatti, l’interpretazione estensiva (cioè
ma deputata a stabilire se un materiale sia, o meno, “movimentazione” senza FIR) sembrerebbe ad oggi
un rifiuto. avvalorata anche dalla normativa sul SISTRI (vinco-
Ciò comporta che laddove a seguito delle verifiche lante, però, solo per i rifiuti speciali pericolosi ma,
nel luogo di concentramento si dovesse attestare con tuttavia, non trascurabile quantomeno per la ratio
certezza di riutilizzare il materiale tolto d’opera tal alla medesima sottesa).
quale, lo stesso fuoriuscirebbe dalla qualifica impli- Si rileva, a tal fine, che ai sensi e per gli effetti dell’art.
cita di rifiuto attribuita, con evidenti arresti e con- 13, comma 2, del D.M. n. 78/2016 “per i materia-
traddizioni dal punto di vista ambientale, qualora si li tolti d’opera per i quali deve essere effettuata la
dovesse poi trasportarlo con FIR come un qualsiasi valutazione tecnica della riutilizzabilità, […] la mo-
rifiuto. vimentazione dei rifiuti (rectius, rifiuti o materiali, a
Come noto, infatti, la qualifica di rifiuto, una vol- seconda dell’ipotesi derogatoria utilizzata) dal luogo
ta attribuita, può essere “cessata” solo a seguito del di effettiva produzione alla sede legale o dell’unità
completamento di un’operazione di recupero svolta locale dell’ente o impresa effettuata dal manutentore
in un impianto autorizzato, in cui eseguire un trat- è accompagnata da una copia cartacea della sche-
tamento ai sensi dell’art. 184 – ter, sulla base del da SISTRI - Area movimentazione, da scaricarsi dal
quale “Un rifiuto cessa di essere tale, quando è stato portale SISTRI (www.sistri.it) accedendo all’area
sottoposto a un’operazione di recupero, incluso il autenticata, debitamente compilata e sottoscritta dal
riciclaggio e la preparazione per il riutilizzo […]”. soggetto che ha effettuato la manutenzione”.
È evidente che tale operazione di trattamento non Ebbene, è evidente che in tale ipotesi, non essen-
viene posta in essere nel caso in esame – al contra- do possibile qualificare un materiale come rifiuto o
rio, infatti, la norma parla correttamente di “luogo meno, non è - a maggior ragione - possibile distin-
di produzione” e non di luogo di “recupero” – di guere a priori tra un rifiuto pericoloso ed uno non
talché siffatto trasferimento con F.I.R. non solo è pericoloso; tuttavia la ratio sottesa alla disposizione
scorretto, ma indurrebbe a ritenere che nel luogo di in esame è chiara, ovvero che la “movimentazione”

d) l’ulteriore utilizzo è legale, ossia la sostanza o l’oggetto soddisfa, per l’utilizzo specifico, tutti i requisiti perti-
nenti riguardanti i prodotti e la protezione della salute e dell’ambiente e non porterà a impatti complessivi negativi
sull’ambiente o la salute umana.
[…]”.
26 Art. 179 TUA, “1. La gestione dei rifiuti avviene nel rispetto della seguente gerarchia:
a) prevenzione;
b) preparazione per il riutilizzo;
c) riciclaggio;
d) recupero di altro tipo, per esempio il recupero di energia;
e) smaltimento”.
27 Così anche Giovanni Tapetto, “Rifiuti da manutenzione e da attività sanitarie tra 152/2006 e Sistri”, in www.am-
bientediritto.it.

www.digesta.ambientelegale.it N. 1 - Luglio-Agosto 2016 63


2.1. FOCUS dottrina

MANUTENZIONI

dei materiali verso il luogo di valutazione postuma, Alla luce di tale circostanza se ne rileva pertanto che
non deve avvenire con il FIR (analogamente alla mo- i registri di carico e scarico potranno essere tenuti
vimentazione dei rifiuti verso la sede/unità locale). nei luoghi ordinari ovvero in quelli di cui alle spe-
cifiche deroghe connesse alla scelta svolta ai sensi
* dell’art. 230, comma 1, e quindi:
3.3. Sul Registro di Carico e scarico
• Presso la sede del cantiere che gestisce l’attivi-
Quanto al registro di carico e scarico, questo vie- tà manutentiva;
ne previsto e disciplinato dell’art. 190 del TUA, dal
• Presso la sede locale (rectius, sede legale/unità
D.M. n. 148/1998 e dalla Circolare n. 812/1998.
locale) del gestore della infrastruttura nelle cui
In particolare, dal combinato disposto degli artt. competenze rientra il tratto di infrastruttura
190 co. 1 e 189 co. 328 del TUA, la compilazione e interessata dai lavori:
tenuta del registro di carico e scarico, risulta essere
• Presso il luogo di concentramento (ovvero,
obbligatoria:
sede legale/unità locale) dove il materiale tolto
• per i rifiuti pericolosi, nonché; d’opera viene trasportato per la successiva va-
di manutenzione delle infrastrutture.

• per i rifiuti da lavorazioni industriali; lutazione tecnica.


Analisi e contenuti dell’art. 230

per i rifiuti da lavorazioni artigianali;


Rifiuti derivanti da attività

• Ai sensi dell’art. 190, comma 3-bis, comma ag-


• per i rifiuti derivanti dalla attività di recupe- giunto dell’art. 60 comma 3, della L. 221/2015 i
ro e smaltimento di rifiuti, i fanghi prodotti registri di carico e scarico relativi ai rifiuti prodotti
dalla potabilizzazione e da altri trattamen- dalle attività di manutenzione delle reti relative al
ti delle acque dalla depurazione delle acque servizio idrico integrato e degli impianti a queste
reflue e da abbattimento di fumi. connessi possono essere tenuti presso le sedi di
coordinamento organizzativo del gestore, o altro
È pertanto evidente che la compilazione (e tenuta)
centro equivalente, previa comunicazione all’auto-
del registro di carico e scarico non è dovuta per i
rità di controllo e vigilanza.
rifiuti non pericolosi, essendo obbligatoria esclusi-
vamente per i rifiuti pericolosi e per quelli di cui alle *
lettere c, d e g dell’art. 184 co. 3, in linea con quanto
3.4. Sul SISTRI
previsto dall’art. 190 del TUA (Cfr. nota n. 28).
Il Sistema Informatico per la Tracciabilità dei Rifiuti
Quanto al luogo di sua compilazione e tenuta si evi-
denzia che - ai sensi dell’art. 190 del TUA - lo stesso (di seguito SISTRI) - regolato dal D.M. n. 78/2016 -
deve essere tenuto presso “ogni impianto di pro- ad oggi è in vigore solo parzialmente in quanto, pur
duzione […] di rifiuti”. Ciò viene confermato dalla essendo obbligatorio per i produttori ai sensi del D.L.
stessa Circolare esplicativa n. 812/1998, laddove per n. 101/13, le relative sanzioni non sono ancora ope-
“ubicazione dell’esercizio, si intende: la sede dell’im- rative (tranne quelle previste per l’omessa iscrizione
pianto di produzione […]”. e l’omesso pagamento del contributo di iscrizione29).
Tuttavia, nell’ipotesi in esame è la stessa norma a Ciò comporta che, fino alla data prevista per la sua
dettare la disciplina relativa all’ubicazione del regi- piena operatività (ad oggi fissata al 01.01.2017) gli
stro di carico e scarico. obbligati SISTRI devono continuare a tracciare i
Invero, ai sensi del comma 4, dell’art. 230 viene propri rifiuti pericolosi:
espressamente previsto che “Fermo restando quan- • Sia con la modalità cartacea (secondo le mo-
to previsto nell’articolo 190, comma 3, i registri di dalità sopra esposte);
carico e scarico relativi ai rifiuti prodotti dai sogget-
• Sia con i corrispondenti adempimenti elettro-
ti e dalle attività di cui al presente articolo possono
nici SISTRI, senza tuttavia subire le sanzioni
essere tenuti nel luogo di produzione dei rifiuti così
relative alla tracciabilità.
come definito nel comma 1.”

28 Ai sensi e per gli effetti dell’art. 190 del TUA, infatti, l’obbligo della compilazione e tenuta del Registro di carico e
scarico sussiste, per quel che qui interessa, per i soggetti di cui all’art. 189 comma 3, tra i quali figurano “le imprese
e gli enti produttori iniziali di rifiuti pericolosi e le imprese e gli enti produttori iniziali di rifiuti non pericolosi di cui
all’art. 184 comma 3 lett. c), d) e g)”.
Nello specifico, l’art. 184 comma 3, prevede:
- alla lett. c) “i rifiuti da lavorazioni industriali”
- alla lett. d) “i rifiuti da lavorazioni artigianali”
- alla lett. g) “i rifiuti derivanti dalla attività di recupero e smaltimento di rifiuti, i fanghi prodotti dalla potabilizza-
zione e da altri trattamenti delle acque dalla depurazione delle acque reflue e da abbattimento di fumi”.
29 Ai sensi dell’art. 260-bis del TUA.

64 N. 1 - Luglio-Agosto 2016 www.digesta.ambientelegale.it


dottrina FOCUS 2.1.

MANUTENZIONI

A tal proposito, e per quel che in questa sede interes- nel processo delle operazioni di trasporto e di
sa, si sottolinea che: conseguente scarico. Invero, ai sensi del Pun-
to 5.8.1.2. (Registrazione di carico da parte
• Relativamente alla prima ipotesi derogatoria pre- del produttore) del citato Manuale Operativo
vista dall’art. 230 (luogo di produzione dei rifiuti SISTRI è espressamente previsto che “Al mo-
coincidente con la sede legale/unità locale del ma- mento del deposito dei rifiuti presso la sede
nutentore della infrastruttura, nelle cui compe- dell’impresa viene effettuata, entro 10 giorni,
tenze rientra il tratto di infrastruttura interessata e, comunque, prima della loro movimentazio-
dai lavori di manutenzione): ne, una registrazione di carico selezionando
- Quanto alla Scheda SISTRI – Area Movimen- la apposita causale (“Rifiuto fuori sito - ma-
tazione:
nutenzione”- specificare l’attività nel campo
la movimentazione dei rifiuti speciali perico- annotazioni se diversa da quelle in elenco”)
losi – dal luogo di effettiva produzione alla e riportando le informazioni quantitative e
sede legale/unità locale - dovrà essere accom- qualitative del rifiuto e l’identificativo della
pagnata dalla Scheda Sistri-Area Movimenta- Scheda in bianco che ha accompagnato il tra-

di manutenzione delle infrastrutture.


zione, stampata in bianco, compilata e firma- sporto nel campo Annotazioni”. Dovrà altresì

Analisi e contenuti dell’art. 230


ta manualmente dal soggetto che effettua la
essere conservato in formato elettronico per

Rifiuti derivanti da attività


manutenzione e sottoscritta dal conducente,
almeno tre anni dalla data di registrazione/
sulla base di quanto espressamente previsto
movimentazione. A tal fine, il manutentore si
dal Punto 5.8.1.1 (Compilazione Scheda Mo-
dovrà dotare “di un dispositivo USB per cia-
vimentazione in bianco) del Manuale Opera-
scuna Unità Locale e per ciascuna attività di
tivo SISTRI del 07.06.2016.
gestione dei rifiuti svolta all’interno dell’uni-
A tal fine si fa però presente, che tale prassi tà locale”, così come previsto dall’art. 8 del
determina un’inevitabile errata compilazione D.M. n. 52/2011, sostituito – a partire dal
della Scheda SISTRI, in quanto in tal modo 08.06.2016 – dall’art. 8 del D.M. n. 78/2016,
non verrebbe correttamente inserita la parte che ripropone la stessa norma sostanzialmen-
relativa al soggetto Destinatario. Tra i possi- te invariata30.
bili luoghi di destinazione del rifiuto stabiliti
A tal proposito si evidenzia, però, che il D.M.
dal modello, infatti, non sono previste le sedi/
n. 78/2016, all’art. 23 (Disposizioni transito-
unità locali di produzione, bensì solamente
rie) prevede “la razionalizzazione e la sempli-
gli impianti di destinazione che devono essere
ficazione del sistema, attraverso l’abbandono
autorizzati allo smaltimento ovvero al recu-
dei dispositivi di cui all’articolo 1, comma 1,
pero. Ciò determinerebbe – tra l’altro - l’in- lettera d)31, del presente decreto e l’individua-
dicazione nella Scheda SISTRI di una attività zione di strumenti idonei a garantire l’efficace
che in realtà non viene (e non deve !) essere resa del servizio di tracciabilità dei rifiuti”.
svolta nel luogo di produzione, quale quella
La norma sembrerebbe quindi disporre – pro
di smaltimento e/o recupero, in assenza di ap-
futuro - il graduale abbandono dei dispositi-
posita autorizzazione.
vi USB, a favore di forme più semplificate di
- Quanto al Registro cronologico, invece, il me- tracciabilità.
desimo dovrà essere compilato dal manuten-
Ad oggi, tuttavia, il citato art. 8 risulta ancora
tore entro dieci giorni dalla produzione del ri-
essere vigente, con conseguente obbligo di do-
fiuto (e, in ogni caso, prima dell’effettuazione
tarsi di dispositivi USB, secondo le modalità
del trasporto) - presso le unità locali di riferi-
esposte in precedenza.
mento (e quindi dove viene tenuto altresì il re-
Dovrà altresì essere conservato in formato
gistro di carico e scarico) che dovranno essere
elettronico per almeno tre anni dalla data di
conseguentemente iscritte al SISTRI - inseren-
registrazione/movimentazione.
do tutte le informazioni richieste dal sistema
che saranno poi automaticamente utilizzate *

30 Art. 8 (Consegna dei dispositivi) del D.M. n. 78/2016: “Gli operatori sono tenuti a dotarsi di un dispositivo USB
per ciascuna unità locale dell’ente o impresa e per ciascuna attività di gestione dei rifiuti svolta all’interno dell’unità
locale”.
31 Art. 1, comma 1, lett. d) del D.M. n. 78/2016 : “d) «dispositivo»: il dispositivo elettronico per l’accesso in sicurezza
al SISTRI, di seguito, dispositivo USB, il dispositivo da installarsi sui veicoli di trasporto dei rifiuti avente la funzio-
ne di monitorare il percorso effettuato dal veicolo durante il trasporto, di seguito, dispositivo black box, nonché il
dispositivo USB per l’interoperabilità di cui all’articolo 18”.

www.digesta.ambientelegale.it N. 1 - Luglio-Agosto 2016 65


2.1. FOCUS dottrina

MANUTENZIONI

• Relativamente, invece, alla seconda ipotesi dero- alla firma di una nuova registrazione di
gatoria prevista dall’art. 230 (luogo di produzio- carico nell’Area Registro Cronologico
ne – eventuale - dei rifiuti coincidente con il luogo selezionando l’apposita causale (“Ri-
concentramento ove viene valutata la riutilizzabi- fiuti fuori sito - …”) ed indicando, in
lità del materiale tolto d’opera), si ribadisce che: aggiunta ai dati richiesti per la procedu-
- trattandosi – ancora – di meri materiali (e ra ordinaria (cfr. 4.2. Registrazione di
quindi di non-rifiuti, tantomeno di rifiuti pe- carico), le informazioni relative all’indi-
ricolosi) non vi è alcun obbligo che la loro rizzo del luogo di produzione o deten-
zione del rifiuto entro 10 giorni dalla
“movimentazione”, dal luogo di effettiva
produzione dello stesso e, comunque,
produzione al luogo di concentramento, sia
prima della loro movimentazione.”;
accompagnata dalla Scheda Sistri-Area Mo-
• ai sensi del punto 5.1.1.4. (Registrazio-
vimentazione (tuttavia stampata in bianco,
ne di scarico da parte del produttore)
compilata e firmata manualmente dal sogget- “Il produttore […] firma lo scarico del
to che effettua la manutenzione e sottoscrit- rifiuto movimentato nell’Area Registro
ta dal conducente, come avviene, invece, per Cronologico entro 10 giorni lavorativi
di manutenzione delle infrastrutture.

la “movimentazione” dei rifiuti pericolosi)


Analisi e contenuti dell’art. 230

dalla data di consegna al destinatario.


essendo sufficiente, come esposto, una docu-
Rifiuti derivanti da attività

• La registrazione di scarico riporta le in-


mentazione di trasporto alternativa. formazioni di movimentazione indicate
- Quanto al Registro cronologico, invece, ai nella Scheda Movimentazione collega-
sensi del punto 5.8.3. (Trasporto dei materiali ta.”.
presso luoghi di concentramento per verifica
di riutilizzabilità) del citato Manuale Opera- ***
tivo SISTRI è espressamente previsto che “I
materiali prodotti nell’ambito delle attività di CONCLUSIONI
manutenzione delle reti possono essere movi-
mentati in appositi luoghi di concentramento Alla luce di quanto esposto in narrativa si può sinte-
per essere sottoposti a verifica di riutilizzabi- ticamente concludere che:
lità. Una volta riscontrata la non riutilizzabi- • un’attività manutentiva è inquadrabile all’inter-
lità, i suddetti materiali vengono considerati no della fattispecie prevista dall’art. 230, comma
rifiuti e pertanto si applica la procedura di mo- 1, del D.Lgs n. 152/2006 nella misura in cui la
vimentazione dei rifiuti situati fuori dall’unità medesima – ordinaria o straordinaria:
locale (cfr. 5.1 RIFIUTI PRODOTTI FUO- - abbia ad oggetto un complesso di beni caratte-
RI DALL’UNITÀ. LOCALE SOGGETTI rizzati:
ALL’OBBLIGO DI REGISTRAZIONE) a) dalla diffusione sul territorio,
a meno che il luogo di concentramento non b) dall’interconnessione tra i vari punti
coincida con un’unità locale iscritta al SISTRI dell’infrastruttura stessa,
- sia effettuata dal soggetto gestore del servizio
nel qual caso vengono trattati come prodotti
pubblico - inteso come quell’attività finalizza-
dell’unità locale applicando la procedura or-
ta alla soddisfazione di un bisogno primario
dinaria”. Conseguentemente:
della collettività – direttamente o tramite terzi.
- qualora il luogo di concentramento non
• Ai sensi della normativa in esame il luogo di pro-
coincida con un’unità locale iscritta al SI-
duzione dei rifiuti potrà essere identificato, oltre
STRI, tali rifiuti dovranno essere annotati
che nel luogo di effettivo svolgimento dell’attività
sul registro di carico e scarico ex art. 190 di manutenzione, altresì presso la sede locale del
del TUA, così come indicato nel paragrafo soggetto gestore oppure, infine, presso il luogo
3.3 (pertanto, dovranno essere annotati sul di concentramento ove viene effettuata la valu-
registro di carico e scarico solo ove si tratti tazione circa la riutilizzabilità del materiale tol-
di rifiuti pericolosi o di quelli di cui alle let- to d’opera. Tuttavia, si segnala che nelle ultime
tere c, d e g dell’art. 184 co. 3); due ipotesi, il luogo di produzione giuridica dei
- nel caso in cui, invece, il luogo di con- rifiuti dovrà necessariamente essere rappresentato
centramento coincida con un’unità locale da un’unità locale/sede legale ubicata baricentrica-
iscritta al SISTRI: mente ed in prossimità/nelle vicinanze del tratto di
• ai sensi del punto 5.1.1.1. (Registrazio- infrastruttura interessata dalla manutenzione.
ne di carico da parte del produttore) del • Conseguentemente, il manutentore potrà sceglie-
citato Manuale Operativo SISTRI “Il re il luogo in cui effettuare il deposito tempora-
produttore procede alla compilazione e neo dei rifiuti, alternativamente tra:

66 N. 1 - Luglio-Agosto 2016 www.digesta.ambientelegale.it


dottrina FOCUS 2.1.

MANUTENZIONI

a) i punti di effettiva produzione dei medesimi, tiene che nel momento in cui si effettua “l’in-
secondo le regole ordinarie; stradamento” si deve già parlare di trasporto
b) presso la propria sede legale ovvero presso le e quindi di una attività di gestione dei rifiuti
unità locali all’uopo attivate, rispettando il che comporterebbe la necessaria redazione
principio di prossimità tra la sede/unità locale del FIR.
ed il luogo di produzione. Invero, il manuten- - Non necessitano obbligatoriamente della rela-
tore – per poter usufruire legittimamente della tiva annotazione nel registro di carico e scari-
disciplina in esame - dovrà necessariamente co;
avere la sede legale prossima al luogo di pro- ii) Quanto ai rifiuti speciali “pericolosi” prove-
duzione oppure avere/attivare un’unità locale nienti dall’attività di manutenzione si evidenzia
prossima al luogo di produzione, tutto ciò al che:
fine di ridurre la movimentazione dei rifiuti; - è necessaria la stampa di una Scheda SI-
c) presso il luogo di concentramento ove viene STRI-Area Movimentazione in bianco, la
effettuata la valutazione circa la riutilizzabilità quale deve essere compilata e sottoscritta ma-
del materiale tolto d’opera il quale, anch’esso nualmente dal soggetto manutentore e con-

di manutenzione delle infrastrutture.


trofirmata dal conducente, nello spostamen-

Analisi e contenuti dell’art. 230


deve essere costituito o dalla sede legale o da
to che va dal luogo di produzione materiale

Rifiuti derivanti da attività


un’unità locale, ma in ogni caso in prossimità
al luogo di produzione, anche in questo caso (cantiere) al luogo di produzione giuridica del
al fine di ridurre la movimentazione dei ma- rifiuto (sede legale/unità locale più vicina).
teriali (ovviamente nell’ipotesi in cui, all’esito A tal fine si evidenzia però, che tale documen-
della predetta valutazione, il materiale non ri- to potrebbe al più valere come documento al-
sulti direttamente riutilizzabile e vada quindi ternativo al trasporto, in quanto:
qualificato come rifiuto). a) determinerebbe una inesatta compilazione
del campo relativo al destinatario, poiché
* tra i possibili luoghi di destinazione del ri-
fiuto non sono previste le sedi/unità locali
Ebbene, nell’ipotesi di cui al punto b): di produzione, bensì solamente gli impian-
i) relativamente ai rifiuti speciali “non pericolosi” ti autorizzati allo smaltimento ovvero al
provenienti dall’attività di manutenzione si evi- recupero;
denzia che: b) la scheda non deve essere riconciliata nel
- lo spostamento tra il luogo di effettiva produ- sistema SISTRI in quanto non si configura
zione e la sede legale/unità locale più prossi- un trasporto;
ma non dovrà essere accompagnato da FIR. c) il trasportatore/manutentore probabil-
Si ribadisce, a tal proposito, che tale imposta- mente non sarà iscritto all’Albo Nazionale
zione – nell’incertezza normativa e confusione Gestori Ambientali come trasportatore, né
giurisprudenziale - non è la più garantista, ma il mezzo risulterà periziato ed inserito in
solo quella più coerente con l’interpretazione autorizzazione (è un produttore di propri
dell’eccezione fornita dall’art. 230 comma 1 rifiuti).
del TUA. - Non è altresì necessaria la compilazione del
Al più - a fini meramente probatori tale spo- FIR. Al più – a fini meramente probatori - il
stamento - potrà essere accompagnato da trasporto potrà essere accompagnato da un
un documento di trasporto alternativo, an- documento di trasporto alternativo, anche
che autonomamente predisposto dallo stesso autonomamente predisposto dallo stesso pro-
produttore, atto a dimostrare l’esistenza del duttore (sarà più che sufficiente la scheda in
cantiere e del luogo di raggruppamento locale bianco di cui al punto sopra);
ove si raggruppano i rifiuti in deposito tem- - il registro di carico e scarico dovrà essere com-
poraneo, all’interno del quale il tragitto potrà pilato e tenuto presso la sede legale ovvero pres-
essere considerato mero spostamento (e non so l’unità locale ubicata in prossimità al luogo
anche “trasporto”), ai sensi e per gli effetti di produzione - e non anche presso i singoli
dell’art. 230 co. 1 del TUA. cantieri in cui viene concretamente effettuata la
Sul punto si evidenzia, però, che parte della manutenzione salva l’eccezione prevista per il
giurisprudenza32 (non condivisa dallo scri- S.I.I. di cui al comma 3-bis dell’art. 190;
vente) è di opinione contraria, in quanto ri- - il Registro cronologico dovrà essere compi-

32 Cass. Pen. n. 17460/2012 cit.

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2.1. FOCUS dottrina

MANUTENZIONI

lato e conservato telematicamente presso la Al più – per maggior cautela - potrà essere ac-
sede legale ovvero presso l’unità locale ubica-
grammatica
compagnato da un documento di trasporto alter-
ta in prossimità al luogo di produzione e nel nativo, anche autonomamente predisposto dallo
lavora
scrivi
in coppia

rispetto dei termini di legge. stesso produttore, atto a dimostrare l’esistenza


• Invece, nell’ipotesi di cui al punto c) (ovvero del cantiere e del luogo di concentramento locale
nell’eventualità in cui, all’esito della valutazione, ove si raggruppano i beni tolti d’opera (non an-
il materiale non risulti direttamente riutilizzabile
sottolinea vero o falso cora rifiuti), all’interno del quale il tragitto potrà
e quindi qualificabile come rifiuto) lo spostamen- essere considerato mero spostamento, ai sensi e
to tra il luogo di effettiva produzione e la sede per gli effetti dell’art. 230 co 1 del TUA.
legale/unità locale più prossima (luogo di concen-
tramento) non dovrà comunque essere accompa-
gnato da FIR.ascolta
e ripeti
di manutenzione delle infrastrutture.

FUNZIONI
Analisi e contenuti dell’art. 230

E ATTI

TI INTERESSA APPROFONDIRE QUESTO ARGOMENTO?


COMMUNICATIVI
Rifiuti derivanti da attività

ISCRIVITI AL CORSO:

unisci

“Principi, definizioni,
le
ss
ic
o

deposito temporaneo
e attività da manutenzione”
scegli la frase
giusta

sostituisci
• Milano 11.01.2017
DOCENTI:
Avv. Daniele Carissimi
Avv. Chiara Fiore
produzione orale

Il corso si propone di presentare e definire il campo di applicazione della Parte IV del D. lgs.
152/2006 attraverso l’esame dei principi che regolano la disciplina dei rifiuti.
In particolare si illustrerà l’importanza delle definizioni quali quella di produttore di deposito tem-
poraneo e del concetto di disfarsi.
galleria
fotografica

FOCUS sulla disciplina speciale e derogatoria al deposito temporaneo dei rifiuti provenienti dall’at-
tività di manutenzione ex art. 230 e 266 del TUA.

microdialoghi

www.ambientelegale.it/formazione
formazione@ambientelegale.it

68 N. 1 - Luglio-Agosto 2016 www.digesta.ambientelegale.it