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Storia dell'istituzione

diplomatica in età moderna


Storia Moderna
Universita degli Studi Roma Tre
32 pag.

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Storia dell'istituzione diplomatica in Età moderna

Prof. Andretta

L'Arte della prudenza

Capitolo I

Le origini dell'arte diplomatica risalgono all'italia del XV secolo. Proprio


da questo periodo che si afferma il mito Rinascimanetale italiano
studiato da Jacob Burckhardt, il quale vede il sorgere di questa arte
politica nella Vennezia e Firenze del Rinascimento. Proprio in queste
città lo storico ne individua un arte del tutto peculiare chiamata
statistica. Nono stante questo bisogna considerare che il panorama
politico culturale deve per forza di cose essere considerato nella giusta
prospettiva che lo inquadra in una realtà molto più complessa e
variegata. Altri autori come il Mattingly ne sottolinearono la natura
molto più privilegiata, predeterminata e sofisticata. In particolare il
Mattingly individuava nell'Italia rinascimentale la nascita di una New
Policy perchè fa una distinzione molto approfondita delle nuove realtà
statuali emergenti nell'Italia ----> Stati regionali. La crisi dell'Impero e
del papato avevano lasciato un vuoto di potere in cui i singoli stati
regionali italiani si inserirono insieme al loro sosotrato culturale
umanista-rinascimentale. Italia assume così il ruolo di laboratorio
politico diplomatico. Questa cultura politica italiana affonda le sue
radici fin dal Medioevo, quando si affermano le prime realtà politiche
territoriali ben definite: Comuni, Principati e Signorie. -------> Relazioni
diplomatiche come controllo reciproco di sorveglianza. Pressione
intorno a questi spazi ristretti tengono l'Italia fuori dalle grandi
trasformazioni politiche del Continente: ovvero la nascita delle grandi
"Monarchie nazionali" dove però il controllo del territorio resta sempre
più difficile. così l?italia diviene un laboratorio politico che

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effettivamente può operare e mettersi alla prova. Numerosi studi
hanno cercato di ridimensionare il primato di questa nuova cultua
cittadina laica e volta al superamento della tradizione scolastica.

Sistema politico italiano: 1) avvedutezza giuridica 2) formulari e trattati


di alleanza - militari 3) tradizione mercantile. Diplomazia intesa come
Trattativa e un personale che consta anche di una cancelleria.
Statalismo di capacità normativa completamente nuova in grado di
superare le barriere giurisdizionali, la politica estera è garantita dagli
ambasciatori con un attività più netta di capacità professionali.

PROMOGENITI: Filippo Maria e Gian Galeazzo Visconti fautori di una


reattivitàinnescata da progetti espansionistici che animarono la
penisola italiana nel XV secolo. Una dinamica di strategie politiche
volte all'immobilismo della politica italiana: Pace di Lodi 1454 e nella
Lega Italica 1455. A Francesco Sforza viene attribuito se non la colpeta,
almeno la maggiore responsabilità di aver inaugurato la stagione delle
residenzialità, istituendo delle ambascerie a Venezia e Firenze.
Superare le diffidenze cercando di rispettare il residente
riconoscendogli determinati diritti e privilegi, stabilire residenze nelle
città. La Ratio la ritroviamo non solo nella maggiore articolazione
sociale e politica della pensisola ma soprattutto ad una maggiore
legittimazione di uno strumento politico che rientra appunto nell'arte
politica, che è in grado di porre fine alla precarietà che connota l'agire
di molti protagonisti. Nel medioevo la funzione dell'inviato era
particolarmente ambigua tanto che la lenta e tortuosa individuazione
individuazione, richiese perfino terminologie differenti che si
sovrappongono: nuncius, orator, missus, legatus, procurator. più di
recente ambaxator. L'unica figura che non ricopriva un ruolo
improvvisato o precario, era l'Apocrisarius che dal V d.c.,
rappresentante pontificio permanente a Costantinopoli. Nel XVI questi
rapporti da estemporanei e precari divennero la base di un rapporto
che rispondeva ad un preciso mandato, facendo rientrare così la figura
dell'ambasciatore in un aspetto fondamentale della politica dello Stato.
Fondamentale perchè da or ain poi l'ambasciatore deve riportare una
serie di informazioni molto importanti che attengono ad una visione più
radicale e recisa del contesto politico e sociale:

1) economia;

2) informaizoni;

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3) militari;

4) sicurezza;

5) giuridiche.

In Italia questi inviati si formarono prettamente all'interno delle cosrti


principesche-signorili. ovviamente a seconda dell'istituzione cui offrono
i propri servigi, cambia il loro modus operandi. gli inviati delle signorie
cercheranno di utilizzare l'arma delle politiche matrimoniali, cosa
impossibile per le repubbliche o per il Papato. Le prime pratiche di
queste relazioni diplomatiche le troviammo nel 400 e 500 italiano,
Daniele Frigo ci parla di microdiplomazie soprattutto da parte degli
Estensi, Gonzaga e dei Medici (1564 costituirono il Granducato)

Venezia: la struttura della Repubblica può essere definiita fin dalle sue


origini, come una struttura para-diplomatica nata per la sua peculiare
natura di repubblica mercantile tramite la quale riuscì a costruire una
rete diplomatica intensa ed unica, tanto da godere di un rispetto
internazionale che attraverserà per secoli. I patrizi che tenevano le
redini della repubblica oligarchia, trovavano i loro membri inseriti nel
Libro D'Oro della nobiltà veneziana. Molto problematico entrare in
questa lista che attinge ad un'aristocrazia permeata della cultura
umanistica, dedita al razionalismo politico, gode di un esperienza
internazionale rilevante e animata d auno spirito civico unico che non
ha eguali. Spagna, Francia Inghilterra e Impero, la classe governante
assumeva ancora i caratteri di un aristocrazia feudale-medievale,
molto abile nelle armi ma ignorava ogni aspetto
dell'amministrazione----> scarsa fedeltà che molto spesso non
rispetterà le direttive perchè gli interessi privati prevalgono di fronte
all'interesse generale dello stato in costante formazione. Inoltre molti
inviati capaci saranno più volte in contrasto con le direttive di un
Consiglio dei sovrani, che esprimeva gli interessi di una corte sempre
più estranea ai mutamenti e ai nuovi equilibri in atto. Venezia ceto con
ampia esperienza mercantilee ideologicamente compatto con una
pregressa esperienza amministrativa. Nel XVI veneto medio svolge
un'attività volta all'immobilizzazione dei capitali: ha visitato e operato
i maggiori centri finanziari e ha svolto molte funzioni politiche-
amministrative, tradizione che continuerà anche in seguito quando
ormai i mercanti veneziani acquisteranno proprietà nell'entroterra
veneto anche se più burocratico. Manterrà il suo fervore culturale

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anche nel pieno delle guerre d'italia. Cultura di chiara impronta
razionalista-naturalista che attinge all'umanesimo-aristotelico. rigida
interpretazione del mondo: Università di Padova dava inevitabilmente
questa impronta ai giovani nobili veneziani o ai figli dei membri della
Cancelleria. A Venezia troviamo anche altri enti di formazione
professionale quali i Ridotti: scuola di San Marco per la formazione
letterale, scuola di Rialto per gli studi filosofici. Importanti saranno
anche le varie stamperie che nasceranno in tutta Venezia ne faranno
un faro culturale per molti ambienti anche per gli eterodossi, grazie
alle ampie libertà di cui potevano godere o per la possibilità di reperirle
più facilmente. wuesta grand evivacità culturale fece emergere un
corpo diplomatico formato intorno all'empirismo e quindi di esperti
conoscitori di tutti i gangli che sono alle basi dello Stato. La formazione
fin da giovani avveniva vicino ad un ambasciatore quindi si trattava di
un vero e proprio apprendistato. Apprendendo così: segreti negoziali,
cerimoniali, etichette. relazioni e le lingue. Studiare tutti gli aspetti
sociali. XVI XVII Senato scelse soprattutto letterati e giuristi senza
rinnegare cmq la natura mercantile e burocratica. Tutti questi elementi
gli garantiscono uun alone di grandezza e unicità----->MITO. Il ruolo di
ambasciatore assicura una forte ascesa sociale, mentre le monarchie
monocratiche non avranno le stesse premure nel reclutare il personale
politico. nell'età dell'oro dela diplomazia veneziana, 1600-1660 i
residenti e segretari venivano reclutati dalla fila dei cittadini che
svolgevano un lavoro impiegatizio, quindi un ruolo non molto alto
all'interno della burocrazia cittadina, anche se torviamo degli impiegati
che consolari molto importanti. L'attività diplomatica svolgeva un ruolo
ofndamentale per la sopravvivenza della Repubblica. in primis verso la
fine del 500 i veneziani si posero come mediatori per porre fine alle
velleità espansionistiche di Spagna e Francia che emttevano sempre
più in crisi la quiete italiana. Molte saranno le risorse messe a
disposizione dai veneziani: -1509 Agnadello -turco preme sempre più
sui confini -morsa tra Impero e Spagna -guerra Valtelllina -guerra di
Mantova -guerra di Candia -guerra di Gradisca. Diplomazia è uno
strumento per esistere e resistere, tanto più si delinea il crollo
economico della repubblica, più ingenti saranno le risorse mobilitate
per le spedizioni diplomatiche. Sistema di informazione è il più esteso
d'Europa e le residenza stabili nel 1600 erano 13: 6 in Italia e 7
all'estero con il proposito di mantenere la quiete italiana enfatizzando il
ruolo diplomatico. Tentativi che avrano un certo successo ma che cmq
godranno di una costante riduzione dei fondi a partire dal 1680,

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mostrando sempre e comunque una capacità unica nel sviscerare tutti
i gangli che son odietro ai meccanismi che regolano uno Stato.
economico e civile. Diplomazia quale emblema dell'attività politica e
del pensiero seicentesco. Legislazione della Repubbblica:

1) impossibilità di rifiutare la misisone;

2) durata e ristorazione venivano definite in manierea precisa e non


potevano durare più di 4 anni, si volevano evitare fenomeni di
corrutela;

3) divieto di ocncludere accordi commerciali o accordi privati, eccetto


Costantinopoli per via della rischiosità della missione.

Dunque questa legislazione mostra una particolare attenzione che la


Magistratura cittadina poneva alla funzione dell ambasciatore,
preoccupazione nel verificare costantemente e aggiornare
periodicamente i meccanismi di un settore ritenuto fondamentale.
Spersonalizzare l'idea di servizio. La Patria veneziana poteva contare
su un personale patrizio patriota cresciuti con le migliori cure e con uno
spirito di appartenenza unico. Molti Dogi o procuratori erano stati
ambasciatori. In contraddizione con la sua proiezione estera la
repubblica veneata proibisce qualsiasi rapporto trai propri patrizi e gli
ambasciatori stranieri, le pene sono severissime. questo clima è
testimoniato dal nunzio Aghucchi.

Relazioni: schemi informativi di sintesi, Alessandra Contini sono


contenitoridelle qualità interpretative di ogni singolo ambasciatore.

Dispacci: insieme di documenti informativi di naturale importanza per


la storiografia. Ciò dimostra lo sviluppo della mentalità archivista nella
realtà veneta.

Il primo documento dplomatico esistente della diplomazia veneta risale


al 1198 con Endrico Dandolo, sono una serie di istruzioni che il dooge
inviò agli ambasciatori a Costantinopoli. Nel Medioevo infatti non
troveremo istruzioni scritte per gli ambasciatori:

1) 31 maggio 1425 nella Relazione di Paolo Corrier ambasciatore a


Milano troveremo tutta la conflittualità del doge Ca Foscari. Il Maggior
Consiglio ne dispone immediatamente la registrazionein Cancelleria in
un libro speciale.

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2) 1524 decretava che ogni ambasciatore, rettore, provveditore e
sindaco avevano l'obbligo tassativo di presentare una relazione
scrittaogni 15 giorni dopo quella orale, pena gravi sanzioni. Dopo
questo provvedimento, la relazione sarebbe stata molto più accurata e
tenuta all'interno delle "Secrete" della Cancelleria. un grave incendio
del 1577 distrusse molto materiale. Anche se alcuni ambasciatori già
rilasciavano molte relazioni scritte, questo decreto testimoniava la
sistematicità e l'assorbimento della funzione amministrativa all'interno
delloperato del diplomatico.

Grande interesse per le istituzioni diplomatiche. Nella relazioni


possiamo intravedere due diverse strutture: rigida che deve
obbligatoriamente soddisfare tutta una serie di regole che
rispondevano a criteri bene definiti in quanto avrebbero dovuto essere
una base per le successive redazioni, variabile che avrebbe dovuto
spaziare dall'ambito economico, giuridico, geografico, demografico,
militare. nel XVII i resoconti diplomatici risentivano dell'attrito che si
era venuto a creare con la corte romana, l'ambasciatore nelle sue
relazioni prendeva una posizione netta e decisa.

I dispacci ovviamente sono più importanti in quanto se ne spedivano


da 1 a 4 a settimana. Inesauribile numero di informazioniche non si
esauriscono nell'attività diplomatica ma investono una gamma
sorprendente di attività umane. Molta pragmaticità e lucidità. El
Ambaxador di Juan de Vera 1620 dove viene descritta in maniera
esemplare e minuziosa tutto ciò che una relazione deve contenere. 1)
età del re 2) ministri 3)personaggi della corte 4) ricchezze 5)
sentimento religioso 6) difesa 7) configurazione geografica.

Le relazioni non furono segrete ma potevano essere ampiamente


consultabili e saranno infatti il riferimento di moltitrattisti. Al di là del
mito burckhardiano, Italia conserva un grandissimo numero di prove
diplomatiche documentali.

II modello di riferimento è quello: ROMANO.

di differenzia per le funzioni, statuto e per tradizione culturale e


giuridica che svolge un ruolo temporale e sacrale. La nunziatura
consta di diverse figure:

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---> legati apostolici: direttamente nominati dal pontefice con Plena
potestas ma solo per incarichi estemporanei;

---> legati nati: era l'ecclesiastico più importante della diocesi e


svolgeva compiti di materia prettamente religiosa;

---> nunci collectores: sorvegliavano la natura patrimoniale e


difendevano il godimento dei benefici.

Le nunziature più importanti nel 400-primo 500 furono nella Milano di


Ludovico il Moro, nella Firenze dei Medici e con Adriano VI di Utrecht,
solo Con Paolo III Farnese si ebbe un ruolo e un importanza più marcata
nel ruolo della nunziatura. La struttura temporale del papato si univa
con la sua carica spirituale. Soprattutto dopo il Concilio Di Trento
1545-1563 la nunziatura ebbe un ruolo ben definito cosi come la loro
missione ed il primo grande intervento su quello di non dre più il ruolo
della nunziatura ai laici. la nunziatura in Italia si trovava di fronte ad
una realtà variegata e subivano l'influenza dei visitatori apostolici.
Comunque il nunzio si affermò come istituzione diplomatica con lo
sviluppo dello stato moderno ed è profondamente plasmato nella loro
concretezza operativa dalle necessità imposte dalla politica pontificia
in Italia. Predominanza della Curia nella nunziatura in Italia, ed è un
valido strumento politico per influenzare la corte. la crisi della Riforma
protestante va vista nell'ottica di una crisi del diritto canonico e di una
crisi del modello della trattisticavoluta dal papato. Le battaglie
giurisdizionali saranno portate avanti dal Concilio che cercava di
recuperare i lterreno perduto e rinsaldare i rapporti ocn le potenze
cattoliche. Papato e Italia avevano in comune una fragilità economica
e politica. i papi che costruirono materialmente le nunziature furono

500: Pio IV - Pio V - Gregorio XIII

600: Clemente VIII - Paolo V - Gregorio XV - Urbano VIII.

Opera strordinaria fu quella di Paolo III Farnese il quale riuscì a costituire un


ducato familiare, per suo figlio Pierluigi Farnese duca di Castro, all'interno del
patrimonio di San Pietro.

Nunziature in Savoia

luglio del 1560 venne fondat ala prima nunziatura in Savoia con la nomina di:

1) François Bauchard vescovo di Ginevra: i suoi compiti primari furono quelli


di definire la giurisdizione papale, sostenere la penetrazione gesuita nella

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regione, coordinamento della fase conclusiva del Concilio, favorire la missione
del cardinale Commendone i missione per cercare di convincere i protestanti
a partecipare al Concilio (coadiuvato dal nunzio Zaccaria Dolfin).

2) Girolamo Federici che al di là dell'ostilità di Carlo Alberto I riuscì a imporre


la plenitudo potestatis e riuscì a imporre le riforme tridentine.

3) Ottavio Santa Croce 1577-1580 cercherà di attenuare rivendicazioni


apostoliche in cambio di una più ampia adesione della casa sabauda ai
principi tridentini. L'apice dell'adesione ai principi di Trento sarà data da Lui
XIV e Vittorio Amedeo II con la repressione dei valdesi nel 1686-1687.

4) Giuseppe Musti 1602-1606 che su istruzione di Paolo Tolosa cercherà di


mediare tra Francia e Savoia ancora ai ferri corti dopo il trattato di Lione del
1601. Ulteriori controlli riguardavano: - eventuali abusi dei benefici
ecclesiastici - abusi riguardo alla collettoria - corruzione - controllare un
principe a dir poco spregiudicato e sostenere ad ogni costo la causa del
papato nel mantenere i propri privilegi giurisdizionali. fitta corrispondenza
con il cardinal Scipione Borghese in occasione dell'interdetto.------>
attenzione massima verrà posta nei confronti del problema ginevrino. Lotta
all'eresia che si univa alla volontà del nuovo pontefice Clemente VIII di indire
una nuova crociata anti-ottomana.

5) Pier Francesco Costa 1604-1626 che fu considerato l'artefice


dell'elaborazione dei capitoli del primo trattato di Asti dic. 1614. fu il revisore
del secondo trattato e si occupò della presenza dei valdesi nelle valli apline.

6) Lorenzo Campeggi lotta incessante contro l'eresia calvinista e asunse una


posizione anti-spagnola, in quanto il re di Spagna Filippo IV 1621-1665
appoggiava il pincipice di Masserano che minacciava i feudi della Chiesa.
Grande diplomatico di razza tanto da essere elogiato da Urbano VIII, 1627
andò ad occuparsi della devoluzione di Urbino con il passagio delle terre alla
curia romana. Morirà in spagna nel 1639.

7) Fausto Caffarelli 1634-1642 nominato da Urbano VIII (Barberini) ottenne la


nunziatura presso Vittorio Amedeo I. All'interno della corte cercherà di
mediare tra i madamisti che appoggiavano la filo francese maria cristina
Borbone di Francia e il principe Tommaso di Savoia-Carignano filo-spagnolo. Si
pone come mediatore per la pace tra Francia e Savoia nel 1642 e tra la
Spagna e la Francia. Cercherà di rivendicare una certa autonomia della chiesa
in materia fiscale, si occuperà del vescovo dspota di Verne e la faccenda che
riguarderà l'arresto dlel'inquisitore.

8) Cosimo Crescenzi 1646-1658 risolse la questione delle regaliste come lo


ius patronati in base alle quali le nomine vescoli tornarono al papato. Si

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occupò anche di questioni attinenti alla disciplina e confessionale (curioso
caso di un monaco cistercense che annnunciò la morte di Carlo Emanuele II).

Nunziature a Firenze

Si costituì sempre nel 1560 presso la corte dei Medici che avevano dato alla
Stato Pontificio ben 3 papi in 50 anni, e grazie ai meriti ottenuti durante le
guerre di religione in Francia, ottenero la costituzione del Granducato nel
1569. Cosimo I stratega che cercherà di inserire Firenze nel contesto
internazionale. Giovanni Campeggi e Giorgio Corner godranno di un ampia
giurisdizione. - istituiranno le collettorie - cercare di portare avanti il progetto
di pacificazione dell'Italia - fermare le velleità espansionistiche di Venezia.

Nunziature a Napoli

Caratteristiche di una colleteria e in particolare bisognava tenere un certo


riguardo per la Sicilia che la chiesa considera un suo feudo. I nunzi saranno
smepre più ostaggio delle oscillazioni della casa degli Asburgo. Filippo II
mostrerà una certa collaborazionesoltanto per ciò che attiene alle opere di
colletteria. Il primo nunzio è Niccolò Fieschi, il quale cercherà di difendere la
giurisdizione pontificia. Molto spesso però ci si ritrovava ad affidare tali
compiti ad un commissario ad hoc. Altri interventi riguardavano la lotta al
banditismo e al recupero dei grani necessari soprattutto nei periodi di
carestia.

Per quanto riguarda i rapporti tra Roma e Venezia, con il Sacco di Roma del
1527, l'alleanza diviene sempre più salda contro ogni ingerenza straniera, ma
le dispute giurisdizionali furono continue e non sampre di facile risoluzione,
anche durante l'Interdetto i rapporti onn arrivarono mai ad una completa
rottura. Difatti tornaono alla vecchia cordialità nel momento in cui Venezia si
trovò a fronteggiare la minaccia turca a Candia (1645-1669).

Diplomazia a Venezia: necessaria per consentire una carriera all'interno della


Repubblica, attive saranno in particolare le famiglie papaliste degli Ottoboni,
Grimani e Barbarigo. Riuscirà a mettere in piedi una vasta rete spionistica al
pari di Firenze.

Nunziatura: ebbe un ruolo di prestigio internazionale, che andavano ben oltre


ai limiti giurisdizionali che le leggi veneziane imponevano ai nunzi, dovevano
costruire una fitta rete di informazioni e diplomatiche anche con altri
ambasciatori. nella figura del cardinale legato troviamo anche una maggiore

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sorveglianza all'indisciplina degli ecclesiastici che molto spesso suscitavano
le proteste dei regnanti e dei fedeli.

I momenti salienti del ruolo della nunziatura:

1) definizione del ruolo del nunzio dopo il Concilio, stabilire una fitta rete di
collegamento tra centro e periferia, affermando così il ruolo del papato

2) incrementare la presenza fissa di una figura essenziale e inamovibile nel


contesto internazionale che possa dare nuovo lustro all'azione papale.

3) affermazione di un funzionario pontificio il quale si trovava impegnato in


organismi di coordinamento e controllo: la figura del funzionario attiene in
particolare alla funzione del Segretario di Stato: gestione degli affari esterni,
e con Sisto V un ulteriore indebolimento del Concistoro, proprio per lasciare
mano libera al pontefice in materia estera, in un momento molto particolare
per il Cristianesimo, alle prese con la volontà di recuperare il terreno perso:
coadiuvare e incrementare le missioni religiose nelle Fiandre, in Francia e nel
Nuovo Mondo, un ruolo particolarmente rileevante sarà svolto anche dai Padri
Spirituali e dai Confessori.

Capitolo II

Mutamento progressivo della natura e funzione dell'ambasciatore come


dimostra la complessità della struttura. L'attenzione del diplomatico italiano
che si sposta da Sud verso Nord. la prima definizione certa della figura
dell'ambasciatore la troviamo con:

Ermolao Barbaro il giovane

nato nel 1454 a Venezia, dove è possibile rintracciare la prima figura di


ambasciatore proveniente in quell'ambiente del Cursus Honorum del
patriziato veneziano, membro dell'aristocrazia cittadina, rapporto tra venezia
e Santa sede è nel pienoo della Rennovatio Urbis. Lo zio era patriarca di
venezia e il padre ambasciatore, studiò i classici presso l'Università di Padova.
1490 ambasciatore presso innocenzo VIII, 1493 divenne patriarca di Aquileia
e si pose come mediatore tra Venezia e Roma, ma i veneziani non
accettavano tale nomina perchè era in contrasto ocn le norme veneziane, che
vietavano agli ambasciatori di ricoprire la carica di patriarca senza il

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consenso del Senato. Il Consiglio dei Dieci deliberò che il Barbaro avrebbe
dovuto decidere tra le due cariche quale mantenere. Considerato più un
oratores che un vero e proprio ambasciatore, Barbaro scrisse un opera di
importanza rilevante nell'ambito della funzione diplomatica, il De Officio
Legati, del 1489 dopo la missione compiuta a Milano. nel quale prova a dare
una serie di indicazioni per chi intendesse muoversi nel panorama della corte
considerato un laboratorio politico, in cui bisognava stabilire un nuovo codice
del linguaggio, di fondamentale importanza sarà il ruolo svolto dai scrittori e
letterati. La diplomazia diventerà la rappresentanza di un potere bene
definnito e mediatore, congiunto ai ocmpiti di informazione politica.

Francesco Guicciardini

Grande uomo politico del panorama culturale fiorentino, partecipò ad una


missione diplomatica in Spagna nel 1512-1513, scrisse un importante opera
Ricordi dove si sottolinea l'importanza della segretezza nel rapporto tra
ambasciatore e sovrano, pone una forte importanza sulla preparazione
culturale e integrità morale dell'ambasciatore. Proprio perchè rappresentava
un potere sovrana l'arte diplomatica doveva essere svolta da un personale
ben preparato. Pressione sui sovrani affinchè insistettero sul piano formativo:
insistette affinchè la formazione dell'ambasciatore fosse indirizzata verso un
piano prettamente letterario e storico. Ambasciatore doveva essere un
elemento itinerante dell'agire politico----> bisognava assoilutamente superare
la cultura libresca!! Nella Relazione di Spagna affermava che il requisito
fondamentale di quello che sarebbe stato il futuro ammbasciatore in quanto
funzionario incaricato di svolgwewre compiti di peculiare importanza, doveva
basarsisu tre aspetti di peculiare importanza: - politica - storia -
diplomazia-----> ci riporrta al politico, psicologo e giurista post umanista con
quest'ottica analizzò la potenza spagnola del tempo.

Niccolò Machiavelli

Altro grande intellettuale del tempo fondatore della Scienza politica, svolse
l'importante incarico di copista dei dispacci ed estensore delle corrispondenze
diplomatiche ma nonostante partecipi a più di 43 legazioni non assumerà ma
l'incarico di ambasciatore. Per Machiavelli il diplomatico deve essere un
attento curatore delle dinamiche geopolitiche in cui opera, e per la prima
volta troviamo nella descrizione dell'ambasciatore, un particolare linguaggio
penetrante e politico. Nelle Legazioni e nei ritratti Ritratti le relazioni
internazionali devono rientrare nell'arte della politica, e il diplomatico deve

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garantire una lettura accorta e veritiera dei contrasti politici nei quali si
andava a inserire.

Ottaviano Maggi

bresciano che accompagna l'ambasciatore veneto Marcantonio Barbaro


1561-1564 assieme al futuro doge di Lepanto Moccenigo. Su proposta del
noto giurista e segretario di stato Gerolamo Ruscelli scrisse il De Legato
Libri. Iltrattato venne suddiviso in due parti:

1) dignitas del legato idpende dalle mansioni che svolge;

2) requisiti formali che ciascun ambasciatore deve avere: - studio dei classici
- tirocinio peresso un ambasciatore in modo da formarsi direttamente sul
campo acquisendo un esperienza diretta. Della famosa "sapienza non
libresca" tanto cara al patriziato veneziano va unito lo spirito civico che se
svolto con adeguata competenza, consentirà al proprio casato di ascendere
socialmente nelle cariche repubblicane. L'ambasciatore dovrà usare vari
strumenti conoscitivi quali la - fisognominia aristotelica - umoristica
ippocratica ----> riconoscere l'umore, vizi, virtù dei principi è un importante
punto di attacco per un negoziato. Descrizione attenta del genus: età, vizi,
formazione. nascita e tic, ambito istituzionale nel quale si opera,
magistratura e luoghi della politica, commerci, sicurezza, esercito e delle arti
----> studio non solo del principe ma della società e distribuzione del potere. Il
sodalizio tra una morale romana e una morale veneziana darebbe un
istituzione diplomatica impareggiabile. Il diplomatico deve assumere quindi
un atteggiamento attivo e diretto e non essere un osservatore passivo, si rifà
al Guicciardini, affermando che la Sapentia è molto importante ma non deve
essere astratta: nè sofista nè cortigiano. La formazione deve essere classica
ma l'ambasciatore è un lavoro empirico.

Moccenigo ----> descrivere con criterio il confine del mandato.

Barbero ----> ne selta la qualità dell'ambasciatore.

Successo ----> onero e prestigio.

Pietro Andrea Gammaro

brillante uditore della Rota romana, giurista al servizio di Giovanni de Medici,


nel 1523 lo troviamo in missione in Ungherria. Vicario della Diocesi di roma
quando roma subì il pesante sacco lanzichenecco del 1527.

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Tractatus un importante strumento teorico per la funzione del legato ---->
cercherà di dare una maggiore autonomia e legittimità al legato nei confronti
dell'espiscopato. Infatti Gammaro riscontrerà una maggiore autonomia al
legato che svolge dei servizi presso una repubblica rispetto nei confronti del
potere monocratico.

Alberico Gentili

Professore di diritto pubblico all'Università di Oxford, considera la diplomazia


come ambito di una tessitura in fieri del diritto ultranazionale - Guicciardini e
Machiavelli e la storia viene vista come un sostrato fondamentale attraverso
cui è possibile fare delle riflessioni giuridiche. Lo scenario politico
internaizonale era in rapida evoluzione così scrisse:

De Legationibus in esso si recepisce la valorizzazione delle materie classiche


quali la storia e la filosofia al quale aggiungere le competenze del giurista.
Alla base dell'opera troviamo l' attivazione del settore disciplinare:

A) storia;

B) filosofia;

C) diritto: in particolare la storia del diritto romano.

La diplomazia svolge dunque un ruolo fondamentale quale ingranaggio


indissolubile dello Stato e richiede nuove professionalità.

Jean Bodin

Grande giurista ed economista francese ideò la philosophistoricus, lega la


funzione della storia all'epistemologia e utilizzazione pratica della scienza
politica. riprende la studio dei classici richiamando ----> Discorsi di
Machiavelli separazione tra fede e politica. Razionalizzazione della politica
estera e necessita una certa experentia e alla base di ciascuna persona che
intende occupare questa professione.

Guido Bentivoglio

Cardinale ed eccellente diplomatico scrisse un opera monumentale Memorie


1640 itinerario fondamentale per comprendere le dinamiche all'interno della
corte romana, cerimoniali, etichette, precedente, persone influenti.

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Gasparro Bragaccia

Monsignore e dottore in legge a Padova, dedicherà la sua opera


L'Ambasciatore 1626 al duca di Parma Odoardo Farnese, spiegando la figura
del diplomaticosenza cadere nell'erudizione fine a se stessacome in passato.
- forte dell'esperienza del segretario - qualità: deve possedere la bontà
cristiana e una disciplina politica - f molteplici riferimenti agli autori del
passato. L'ambasciatore era un politico speciale, detentore di grandi
responsabilità politiche, di regole e di simboli. ----> a carico dell'ambasciatore
risiedono i negozi, la sicurezza dello stato, grandezza, rispetto e gloria dello
Stato uno strumento politico importantissimo . Dovrà essere l'occhio del suo
signore, deve anndare oltr eil suo mandato se riscontra dei vantaggi per il suo
signore. Deve agire con fede cristiana nelle corti di infedeli o eretici.

1) Spia Honesta: riprendere i santi Agostino, Cassiano, Cristosomo e


Gerolamo, che gli consentono di andare oltre il suo mandato quando lo ritiene
giusto con le sue omissioni.

2) Consigli: non eccedere nella spregiudicatezza nella ricerca delle


informazioni, quindi bisogna innanzitutto nominare una persona di fiducia che
sia onesta e rispettabile. rispettare rigorosament ei protocolli e stendere nella
maniera più precisa possibile la Relazione da presentare al proprio Signore o
istituzione.

Carlo Maria Carafa

Ambasciatore e politico cristiano 1651-1659 nobile calabrese, parteciperà alla


repressione della rivolta di Messina, inviato a Roma, era uno scrittore anti-
machiavellico ed esalta il ruolo dell'ambasciatore. Nella sua biblioteca furono
ritrovate le opere di Botero, Campana, Davila e Wicquefort. Elenca e
aggiunge alcuni accorgimenti tecnici: scrive una serie di lettere di
ringraziamento al proprio principe e una serie di notizie riguardo al
cerimoniale che viene seguito nelle principali corti europee.

>>>>Autori Internazionali <<<<

Abraham Wiquefoort

Giurista olandese nel 1676 con la morte di De Witt verrà duramente colpito
dalla repressione orangista, scrisse in prigione L' Ambassadeur et le ses
fonctions un importante trattistica nella quale veniva respinta la figura

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astratta e ovvia dell'ambasciatore presente nelle precedenti descrizioni della
figura dell'ambasciatore perfetto soprattutto di Antonio de Vera. ora non
siamo pi di fronte ad una corte piena di cortigiani ma la sua ----> funzione
diviene sempre più oggettivizzante. Novità era completamente differente dal
Legatus l'ambasciatore ha un ruolo specifico dove deve svolgere la sua
funzione con virtù e prudenza ma ----> LEGGI deve studiare una realtà che
ormai ha le sue regole e assume una sua fisionomia propria---->PACE DI
WESTFALIA. Ha il merito di aver elaborato un sistema di regole e strumenti
delle relazioni internaizonali che ispirarono i cerimoniali e le ezioni
idplomatiche nel 700

Martens

Svolse un ruolo molto importante nella redazione dei verbali delle conferenze
che riportarono l'Europa alla Restaurazione.

Saint- Prest

Abile diplomatico che partecipò alle trattative di Nimega nel 1678 e


riorganizza gli studi presso l'Università di Strasburgo. Comunque fallirà nel
tentativo di istituire un istituzione diplomatica, nel senso moderno del
termine nelle strutture dell'Ancien regime.

François de Calliéres

Personalità spiccata e molto abile, offre una visione un interessante analisi


del disordine europeo dalla guerra dei 30anni alle guerre di inizio 700.
cercherà di ripristinare la figura dell'ambasciatore perfetto del 600.

Capitolo III

Prima della guerra di Candia 1645-1669 la Turchia e Venezia erano in stretti


rapporti di cordialità, e venezia era l'interlocutore europeo principale e tutte
le altre potenze cristiane facevano riferimento alla Repubblica veneta perchè
intercedesse tra loro e il sultano. Questo stretto rapporto trova una prima
testimonianza nel Baliaggio figura particolare sorta nel 1204 nel corso della

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IV crociata e anticipa di qualche tempo la Residenzialità e sopravvisse fino
alla caduta di Costantinopoli 1453. Il Baliaggio diventò uno strumento
giuridico a servizio delle relazioni internaizonali tra Venezia e Imp. Ottomano
----> struttura molto complessa, organizzata e dotata di mezzi finanziari
superiori a quelli di qualunque altra ambasceria. Il conflitto secolare nel corso
del 600 sfumò queste relazioni, anche se Venezia continuò ad intessere una
rete diplomatica volta alla neutralità. In ogni caso nonostante questo sforzo
immane in temrine di uomini, mezzi e risorse finanziarie, la repubblica non
riuscì a recuperare il potere ormai perduto ----> lo scopo principale sarà non
l'espansione ma la lotta per la SOPRAVVIVENZA. In questo ocntesto venezia si
riavvicinerà alla Francia, ormai l'unica potenza in grado di fermare il turco alle
frontiere, e la Francia considerava Venezia un utile alleato per due motivi:

1) avrebbe reagito a qualsiasi invasione della Spagna nella penisola;

2) in caso di intervento francese avrebbe sostenuto la Francia e non la


Spagna.

Gian Battista Nani e Michele Moresini seguivano da vicino (ambasciatori


veneziani in Francia) quanto stava avvenendo in Francia soprattutto durante
le due Fronde: parlamentare 1648-1649 dei principi 1650-1653. Si assiste
quindi ad un ribaltamento dei ruoli la Francia sarà la mediatrice dei rapporti
tra Occidente e Oriente,, grazie alla sua mediazione se l'ambasciatore
veneziano potè tornare a Costantinopoli nel 1652. durante la Guerra di
Candia il cardinale Mazzarino inviò un contingente di 4000 fanti e 400
cavaliere sotto il comando di Almerigo Farnese in soccorso all'esercito
veneziano, in cambio il cardinale ottenne l'iscrizione dei Manin nell'Albo della
Nobiltà. ----> Spagna in lento declino, troviamo un esperto e capace
ambasciatore:

Pietro Basadonna 1648-1652 - il suo primo compito era quello di impedire un


insediamento permanente dell'inviato turco presso la corte spagnola -
migliorare i rapporti tra Venezia e la Spagna di Filippo IV ma non riuscì ad
ottenere gli aiuti sperati se non una somma di 140 000 ducati. Molto serrati
erano i rapporti con la Polonia che insieme alla Russia dovevano fungere da
diversivo contro la minaccia turca.----> creare una strada di alleanze verso
est per una serie di operazioni militari di allegerimeno fino al 1716 quando
con la pace di Passarowitz venezia dovette rinunciare alla Morea, anche se
estese i suoi possedimenti nelle isole Ionie e in Dalmazia.

Molto importante sarà l'azione diplomatica portata avanti dal rappresentante


veneziano nella città di Munster nelle trattative di pace di Westfalia. Alvise
Contarini che girerà le maggiori città europee eccezion fatta per Londra, da
Munster potè intrattenere un intensa corrispondenza con gli ambasciatori
veneziani di ogni corte europea soprattutto per monitorare i movimenti che

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riguardavano l'esercito ottomano. Nel momento in cui si trova a Munster
arrivano notizie circa l'invasione dell'isola di Candia da parte delle forze
ottomane e immediatamente il Contarini media con il rappresentante
francese duca di Longueville e il conte di Penarada rappresentante della
Spagna-----> cercherà di portare fine dello stato di belligeranza tra le potenze
cristiane e portare l'attenzione verso il problema turco. cercò in tutti i modi di
creare all'interno del ocngresso di pace un terreno diplomatico fertile dove si
potesse discutere del problema turco ----> fine primario era quello di
garantire la sopravvivenza di Venezia.

1) La posizione regione della Westfalia era una regione strategica molto


importante nella quale era possibile iniziare a predisporre un piano logistico-
militare;

2) era possibile introdurre la questione ottomana;

3) costruire una visione politica di insieme della realtà politico-diplomatica.

Subito dopo l'inizio del ocnflitto venezia cercherà di tessere una serie di
alleanze, il Senato diede disposizioni al Contarini, affinchè desse delle
istruzioni al diplomatico veneziano residente nelle Province Unite, Antonio
Condulmer. Quest'ultimo allacciò una serie di rapporti ocn militari, mercanti e
banchieri ma l'impresa era tutt'altro che facile in quanto i turchi avevano
instaurato una fitta rete di relazioni commerciali con i turchi. Contarini
continuò a mediare con le principali potenze per la difesa dei possedimenti
veneziani.

I rapporti comunque non furono così solidali:

A) i signori delle Province Unite guardavano soprattutto ai loro interessi


ecoonmici;

B) solo per motivi economici decisero di appoggiare i veneziani, vendendogli


armi e reclutando dei mercenari. Dunque gli olandesi erano mossi dal lucro e
profitto. Condulmer arruolerà nelle Province Unite più di 3'000 uomini valloni,
mentre la Gheldira e la Zelanda ritennero più lucroso contrastare i portoghesi
nelle Americhe ed erano quindi contrari a perdere uomini e mezzi. Mostrò
comunque quanto la macchina diplomatica veneziana, fosse capacità di
mobilitare risorse all'estero. Infatti questa azione seppur meritevole mostrò
tutti i suoi lati positivi e negativi. Gli uomini reclutati erano dei mercenari che
molto spesso cambiavano bandiera o erano inettti alla guerra. 1647 tutto
sembrò naufragare, in quanto il residente olandese a Costantinopoli viene
chiamato dal Visir, e lo invitò ad avvertire gli Stati generali olandesi a porre
termine agli aiuti che davano ai veneziani, altrimenti i turchi avrebbero
sospeso ogni tipo di collaborazione. Contarini riferì a Venezia quanto gli era
stato appena detto dal Condulmer: sospensione degli aiuti olandesi. ora il

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lavoro del contarini si fece particolarmente gravoso: a Osnabruck incontrò il
ministro svedese Oxenstierna mandò degli inviati presso la corte svedese, ma
questa alleanza avrebbe richiesto un cambio di rotta della politica veneziana
----> Svezia chiedeva un alleanza politica, ciò significava perdere
l'imparzialità di cui Venezia godeva da decenni. Temeva infatti di inimicarsi
per sempre gli stati cattolici, e la proposta venne rifiutata ma nessun aiuto
concreto venne da parte cattolica, nonostante la collaborazione del nunzio
Fabio Chigi. I francesi infatti dichiararono in manier apiù o meno pubblica
che avrebbero sperato in un attacco turco ocntro l'Imperatore, infatti durant
eil grande assedio di Vienna 11 settembre 1683, Luigi XIV non inviò alcun
aiuto anzi era in stretti rpaporti con il sultano. Gli spagnoli infatti erano in
lotta per riunificare il proprio regno, dove oltre alla perdita del Portogallo
1640, dovettero fare i conti con l'insurrezione catalana e dei napoletani.

Anche il papato con Urbano VIII era impegnato nella guerra di Castro
1641-1649 affermò che non voleva una rottura con il sultano. Inoltre i francesi
sembravano più intenti a creare delle frizioni tra veneziani e spagnoli con le
loro flotte. Il reppresentante spagnolo conte di Penaranda dichiarò che gli
spagnoli avrebbero fatto il possibile epr aiutare Venezia, ma i gravosi impegni
posti sul tavolo di Munster rendeva tutto più complicato, questa era solo una
mossa spagnola per accattivarsi i veneziani in funzione anti-francese. L'invio
dlele navi spagnoli erano dirette solo ad affermare i propri diritti nel Tirreno e
a sedare la rivolta napoletana. Innocenzo X sembrava più preoccupato del
pericolo protestante che onn a quello turco e nulla valsero le pressioni del
nunzio Fabio Chigi a porre l'accento sulla questione turca. Contarini incontra
anche l'ambasciatore imperiale Trattmansdorf il quale sembrava l'unico ad
interessarsi al problema turco. Quando nel maggio 1646, le potenze cristiane
sembravano giungere ad un accordo di pace, Contarini avvisò
immediatamente il Senato sulla possibilità di arruolare un contingente di
100'000 soldati olandesi e valloni.

Si parlava anche di una clausola segreta tra Francia e Impero, che avrebbe
portato una delle due potenze ad intervenire in soccorso dell'altra nel caso in
cui una della parti subisse un attacco dei turchi, i veneziani speravano di
avere un trattamento simile, soprattutto con Spagna e Francia che gli
avrebbero messo a disposizione le loro flotte militari. Inoltre Contarini si attivò
per avere a disposizione le risorse finanziarie necessarie per reclutare delle
truppe bavaresi. Le richieste di Contarini e di Nani non furono ascoltate dal
governo, nonostante i grandi sforzi di questi due ambasciatori, vennero
comunque criticati di inerzia e poca applicaizone ----> il Senato disse a
Contarini che si era poco adoperato e che doveva impegnarsi di più per
trovare nuove soluzioni. Comunque entrambi mostrarono una straordinaria
fedeltà e non misero mai in discussione l'autorità delle istituzioni che

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rappresentavano, anche se le richieste del Senato sembravano inatttuabili
per due ordini di motivi:

1) pretendeva di allargare l'allenza o quantomeno il soccorso con potenze che


non ne volevano sapere di una pace universale o di una guerra contro i lturco;

2) Senato chiede di insistere su delle strade che ormai non erano praticabili e
non offrivano nessun nuovo psiraglio.

I veneziani si spinsero a tal punto a cercare delle allleanze che finirono per
reintegrare anche i Gesuiti per ottenere appoggio papale, tra il 1646-1714
vennero ammesse 130 nuove famiglie nell'Albo d'Oro per ottenere i fondi
necessari per le guerra con dei donativi pari a 60'000 ducati. Questa
soluzione non era stata adottata nemmeno durante la guerra di Chioggia del
1381. resta un finanziamento esiguo se pensiamo che solo per la guerra di
Candia saranno spesi 4'500'000 ducati e la perdita di 1/4 dei propri uomini,
----> cmq Venezia riuscì a mettere in moto una machcina diplomatica
straordinaria come dimostrato dal Da Valier nella Historia della guerra di
Candia.

>>>Ormai la geopolitica aveva altri padroni<<<<

Capitolo IV

Il regno di Filippo II veniva visto sotto una duplice prospettiva:

1) positiva: la dominazione spagnola a Milano e Napoli garnativa un pò di


stabilità;

2) negativa: si rattava di un occupazione straniera che rendeva lo scenario


incerto

I rapporti tra veneziani e spagnoli si caratterizzavano per una mancanza di


sintonia e di reciproca diffidenza. Il primo ostacolo nel garantire un rapporto
di cordialità tra queste due realtà fu la differenza di due modelli politico-
istituzionali ocmpletamente opposti. L'ostitilità di Filippo III fu poca cosa
rispetto a quella mostrata da Filippo IV. Già nel 1573 abbiamo la rottura della
Lega Sacra, la società veneziana si divise in due opposte fazioni:

- il partito dei giovani: riprendere la politica espansionistica del passato;

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- il partito di quelli che invece desideravano attuare una politica volta ad
accantonare ogni velleità militaristica.

1580 la Spagna invade il Portogallo ( morte di Sebastiano I re del Portogallo


nella battaglia di Alcazarquivir), con la cpaitale Lisbona che era una base
logistica di importnaza fondamentale anche militare e commerciale, sarà
proprio la chiusura al libero commercio del porto di Lisbona che porterà la
Psagna a rompere definitivamente con le Province Unite.

Motivi di attrito

- Lo storico Domenico Sellla, ricorda un accordo tra Spagna e Venezia sul


commercio del pepe, avrebbe consentito ai venezianidi caricare le spezie a
Lisbona, poi sotto scorta spagnola, lo avrebbero portato a Venezia dove
sarebbe stato distribuito in Europa, quindi molto più limitante rispetto a
quello stipulato in precedenza con il Portogallo;

- Altro motivo di dissidio con la Spagna era la politica di tolleranza attuata dai
veneziani nei ocnfronti della comunità ebraica, ispirata alla Ricondotta un
sistema di tolleranza molto avanzato per l'epoca;

- diffondersi delle idee di tolleranza religiosa e politica ispirate ai Politiques


che coinvolgeranno lo stesso Paolo Paruta.

Riusciranno comunque a porsi ocme mediatori tra la Francia di Enrico IV e la


Spagna di Filippo II. In particolare ciò che i veneziani mal vedevano era il
sistema parassitario della burocrazia spagnola sotto Filippo III che resterà
sordo alle richieste di apportare delle riforme ----> Arbitristas.

la spospettosa vigilanza delle autorità veneziane venne ampiamente


giustificata durante l?Interdetto, i veneziani cercheranno nel marzo del 1606
alle soglie della scomunica di portare avanti le proprie istanze presso la corte
papale per mezzo degli ambasciatori spagnoli. Il Consiglio di Stato spagnolo
----> riteneva che il papa stava intromettendosi nel governo laico e
dispiaceva questa introduzione che avrebbe consentito un intromissione
anche nella giurisdizione dei principi. A corte si scatnarono i residenti toscani
e genovesi mentre il nunzio inveì la presunta tracotanza veneziana che
potevano contare sul sostegno del cardinale spagnolo Sandoval protettore del
Cervantes. Una successiva trattativa vide anche l'invio di un'ambasciata
straordinaria a Venezia da parte del residente a Gaeta. Iniziativa peraltro
avversata dai Gesuiti che erano state le prime vittime delle contrmisure
veneziane e che ora a Napoli non facevano altro che inveire. Ineludibile
dunque prender ele mosse dalla scomunica papale inflitta nel 1606 alla
repubblica e che segna l'inizio del pontificato di Paolo V.

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FATTO INTERDETTO ----> all'intimazione di ocnsegnare all'autorità
ecclesiastica due ecclesiastici, accusati di gravissimi delitti e fatti arrestare
dal Consiglio dei Dieci, la Repubblica aveva risposto con un secco no. Un altro
diniego venne posto alla richiesta di abolire delle leggi che la Chiesa
considera "anti-romane".

1) aboliva il diritto di prelazione degli ecclesiastici sui beni enfiteuci;

2) il divieto di costruire senza alcuna autorizzazione chiese, centri


assistenziali e luoghi pii.

Venivano così regolamentate l'alienzazione di immobili a persone o enti


ecclesiastici con una normativa subordinata a un inequivocabile assenso della
magistratura.

Per usare le parole del cardinale Du Perron, la vicenda dell'Interdetto ,


costituiva la più importante discordia che sia nata da lungo tempo, dalla
quale dipendava il riposo o la turbazione dell'intera Europa.

Il caso dell'Interdetto aveva reso il conflitto giurisdizionale con Venezia di una


portata che non aveva precedenti e investì l'intera rete diplomatica pontificia.
Basti pensare che dici anni più tardi, il nunzio delle Fiandre, Lucio Morra,
impediva la diffusione delle opere del De Dominis protagonista del conflitto
veneto-papale. La politica di Clemente VIII (1592-1605), predecessore di
Paolo V, aveva cercato di mantenere abilmente la concordia tra le potenze
cristiane e reimpostare, teoricamente e praticamente la giurisdizione papale
soprattutto in relazione al complesso del quadrate geopolitico italiano.

Cesare Baronio:

1606 Paraness ad Rempubli Venetam vedeva una comparazione tr ail


modello di repubblica veneziana e quello inglese-anglicano, il peccato
originale della nuova Intellighenzia veneta (Sarpi su tutti) stava nella
distorsione della storia che veniva studiata e intesa togliendo qualsiasi
riferimento teologico-crisitano.

Antonio Possevino

Gesuita che smontava l'autonomia della legittimità, della libertà e della


sovranità che dalla notte dei tempi vennero fatte risalire all'autorità pontificia,
tutto il resto fu un usurpazione cui bisognava mettere fine.

Roberto Bellarmino

Era il più longevo di tutti e per la sua laboriosità veniva chiamato il "facchino"
e aveva definito le novità conciliari con l'essenza del metodo e della
disciplina. Si era applicato a fornire e precisare il segno dell'intervento papale

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nella politica e a delineare quella potestà indiretta che appariva come una
riconsiderazione importante.

Berlingerio Gessi

Continuò le disquisizioni giuridiche a favore del pontefice

Giovanni Marsilio fu la risposta veneziana alle pretese romane: fornì delle


prove riguardo all'esclusione della potestà secolare della Chiesa nelle
esenzioni ecclesiastiche anche in relazione ai loro patrimoni, è dovuta al fatto
che rispondono alle leggi umane del Iure Humano e non dal Iure Divino
riprendendo appieno il pensiero di Pietro Martire Vermigli. Questa vicenda
avvicinò molto Venezia alle Province Unite, Donà e Contarini assumono
decisamente una posizione anti-spagnola.

La questione comunque verò ricomposta tanto che la Repubblica non sarà per
niente cordiale nei confronti di Sarpi e Marsilio, visto che non solo gli
verranno tolti gli stipendi di cui godevano ma saranno consegnati al
Sant'Uffizio. Lìintera vicenda dimostra però quanto la Repubblica fosse gelosa
delle proprie libertà giurisdizionali e che sarebbe stata combattiva ogni qual
volta, le sue istituzioni fossero state violate.

Il nunzio molto spesso ha un compito a dir poco scomodo: - sollecitare le


nomine anche dei nobili Savi all'Eresia - bloccare la sedute dei tribunali
inquisitoriali quando i tempi diventano troppo lunghi - ridurre gli interventi
sgraditi nel Consiglio. Il potere dii cui gode la magistratura rende l'insistenza
del nunzio l'unica arma che ha a disposizione, visto che non può nemmeno
impedire la circolazione dei libri proibiti all'interno della Repubblica. Lo stesso
Sarpi lamenterà la mancanza di avocabilità delles entenze che vedono lgi
eretici accusati e condannati. Si trova ad operare in un contesto dove la
legislazione pone una certa tutela verso i cosiddetti "marrani" e mostra una
certa tolleranza verso la poligamia. Inoltre in base a quanto formulato da
Sarpi, ----> Venezia ha piena sovranità sull'Adriatico sulle attività politiche e
private dei sudditi che avvengono all'interno di questi. Rivendicazione
anacronistica. Una rivendicazione che cercava diimpedire il commercio del
sale del Papa nell'Adriatico, inoltre era ancora aperta la questione del confine
e di pesca che riguardavano le Valli del Comacchio e la sovranità del vescovo
di Ceneda. Paolo V cerca una alleanza nei spagnoli ma ne ebbe un rifiuto così
come venzia si mosse con cautela cercando di non esporsi troppo con un
alleanza anti spagnola-imperiale capeggiata da Enrico IV che includeva
l'Inghilterra di Giacomo I e le Province Unite e la Savoia di Carlo Emanuele I
e l'Unione Evangelica. La guerra del Monferrato e Mantova 1613, pose due
questioni a Venezia:

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1) riconoscere i veri centri decisionali della potenza spagnola attraverso un
lavoro diplomatico intenso che richiese molte risorse finanziarie;

2) cercare di mediare all'interno della divisione insita nel Senato veneziano.

soprattutto perchè gli spagnoli avevano capito che alzare i toni non avrebbe
senso: Giacomo I non avrebbe intrapreso la politica espansionistica di
Elisabettta I nel mediterraneo, anzi l'attivismo veneziano non fece altro che
dare un impilso decisivo alla macchina spagnola, infondendogli nuovo vigore.

A) Guerra di corsa con le basi di Malta, Napoli e Messina ----> veneziani


chiesero aiuto alle Province Unite (acme raggiunto nel 1617)

B) rapporti di cordialità con l'ottomano fino alla guerra di Candia.

Nel frattempo Venezia si trova a fronteggiare la minaccia dei pirati slavi


USCOCCHI nella guerra di Gradisca 1616-1617, foraggiati daall'Imperatore;
vittoria veneziana che immediatamente darà appoggio ai rivoltosi boemi ----
> defenestrazione di Praga, e sostiene le rivendicazioni del duca di Savoia
per la corona imperiale. Il conflitto raggiunse l'apice della tensione con la
scoperta della congiura spagnola nel 1618 ordita dal vicerà di Napoli Duca di
Osuna in collaborazione con l 'ambasciatore spagnolo residente a Venezia
Bedmar ----> lo socpo era quella di sobbillare i mercenari reclutati dalla flotta
veneziana e creare una sommossa che avrebbe portato la flotta spagnola ad
invadere la laguna così da annettersi tutto il territorio veneziano. Un
quadrante geopolitico scosso ulteriormente dalla guerra di Valtellina
1620-1639, che sposterò l'attenzione sul lato opposto della penisola.

La Spagna di Filippo III è considerata una poderosa macchina da guerra, in


questo clima si inseriscono le Relazioni di Francesco Sorzano 1602: studiò
molto da vicino la realtà spagnolae i rapporti tra Venezia e la Spagna, tanto
da creare le basi di un lavoro pionieristico così imponente da essere una fonte
di ispirazione per le successiva generazioni. In particolare nella sua opera Il
Sorzano notò:

A) l'influenza del Valido ossia del duca di Lerna;

B) influenza dei Grandes che condividevano con il potere con il re;

C) studiò a fondo la corte madrilena e i meccanismi decisioni altamente


complessi della monarchia madrilena e trovava nel Consiglio una sede di
conflitti perenni e di difficile sintesi.

Ne trasse la conclusione che il re fosse completamente espropriato dai propri


affari, si dedicava ad altre attività come la caccia e la cortigianeria,
completamente diverso dal padre Filippo II "il re Burocrate".

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Francesco Priuli ambasciatore veneziano dal 1592-1593 girò intensamente
tutta la Spagna, apprese perfettamente il castigliano e annotò tutte le
informazioni che riguardavano l'economia, la geografia, le leggi e
informaizoni militari nel suo diario. Dopo una nunziatura presso la corte del
duca di Savoia, ottenne nuovamente il titolo di ambasciatore presso la corte
spagnola, questa volta le lettere credenziali furono presentate a Filippo III,
sostituì Simone Contarini dal 1604-1608. Nel suo Resoconto Interessante è
come l'ambasciatore veneto ricolleghi l'Impero spagnolo ai quali elementi
della terra: acqua, fuoco, terra e aria. Nonostante questo, Priuli vede una
notevole difficoltà nel gestire un territorio così immenso: popoli differenti,
forze terresti e marittime importanti.

1) L'Italia era una terra favorevole dove poter attingere nuove risorse militari
e finanziarie;

2) questo apparato però richiede un personale e una spesa pubblica


ragguardevole.

Durante l'interdetto si mostrerà neutrale, anche se il Consiglio di stato


spagnolo starà bene in guardia dal condannare i veneziani che difendevano
l'autonomia giurisdizionale dello stato da quello ecclesiastico.

Clima di incertezza attraversa l'Europa dopo l'assassinio di Enrico IV: in


questa fase troviamo il doge Leonardo Donà che difese strenuamente la città
dall'interdetto anche s emorì sotto le calunnie dei suoi contestatori.

Niccolo Contarini sfortunato doge che si trovò ad afrontare la gravisisma


ondata di peste che investì la città nel 1630 ----> ove morì ilo 33% della
popolazione che passò così da 140'000 a 46'000. Savio del Consiglio di Stato
pubblicò numerose opere che riguardavano la politica internazionale della sua
epoca Dagli inizi del 600 fino all'inizio della guerra dei Trent'anni. Sottolineava
la vitalità delle Province Unite, elogia in modo particolare l'Inghilterra, pensò
di mettere in minoranza i filo-asburgici (soprattutto dopo l'Interdetto) per
abbracciare il progetto di un nuovo ordine europeo portato avanti da Enrico IV
----> si era mostrato accanitamente filo-repubblicano e propose una legge
molto ardita: aprire il commercio all'interno della città veneziana anche ai
riformati, ma questa fu respinta. Vedeva infatti negli Asburgo dei nemici che
accordandosi ocn i pirati e con gli Arciducali dell'Impero stavano
dissanguando le risorse veneziane ----> pensava ad un accordo ocn gli
ottomani.

Gianbattista Nani (Venezia, 1616 – 1678) è stato un ambasciatore e storico


italiano. Nato in una famiglia patrizia, fu anche bibliotecario, archivista,
botanico amatoriale.Per 25 anni (1643–68) Battista fu l'ambasciatore della
Repubblica di Venezia in Francia e condusse diverse ambascerie in Germania.

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Sarà lui ad inviare la corrispondenza che incastrerà l'ambasciatore spagnolo
Bedmar nella famosa congiura anti-veneziana. Accusato di filo-francesismo
da un corrotto Giovanni Capriota, dipingerà Venezia come il centro di una PAX
VENETA, anche se la guerra dei Trent'anni romperà questo equilibrio, a
differenza di Sarpi però n on penserà mai di fare una guerra diretta contro la
Spagna ancora vista come una massima potenza continentale e marittima ----
> moderatismo vittorioso - conservatorismo pacifista. Altre osservazioni
riguardavano l'eclettico Carlo Emanuele I visto come turbatore della pace,
aiuto imperiale ai massacri che gli Uscocchi compirono nella Gradisca, e la
costante minaccia del governatore di Napoli Pedro de Toledo marchese di
Villafranca.

- Il Valiamentonon fece altro che aggravare la crisi spagnolarendendo ancora


più inefficace l'azione e il governo del re spagnolo, rendendolo debole nel
momento del bissogno e svilendo completamente l'azione del sovrano.

Paolo Sarpi (Venezia, 1552 – 1623) è stato un religioso, teologo, storico e


scienziato italiano dell'Ordine dei Servi di Maria, vissuto nella Repubblica di
Venezia. Più di tutti ha interpretato il risentimento anti-spagnolo.

A) 1612 Scritti risposta al cardinale Baronio sul legittimo possesso


dell'Adriatico da parte di Venezia;

B) 1619 Trattato di Pace pace raggiunta con l'arciduca Ferdinando;

C) Un Pamplhet nel quale auspica una sollevazione generale di Venezia e


dell'Italia nei confronti del dominio spagnolo;

D) Altri scritti sulla Spagna che riguardavano la fase finale del regno di Filippo
III;

E) Breve storia valtellinese Sarpi sostiene i diritti legittimi della popolazione


valtellinese che è stata occupata militarmente ----> la questione
confessionale fu solamente una scusa.

La grande affermazione giurisdizionale dei Papi:

- Gregorio XIII (1572-1585)

- Clemente VIII (1592-1605)

- Paolo III (1534-1549)

----> portò ad una riedificazione giuridica e patrimoniaale dei rapporti tra


Stato Regale e Chiesa. Nei consulti sarpiano dunque troviamo una strenua
difesa dei principi di autonomia giusdizionale dello stato che in Spagna, in un

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contesto monarchico, significa difesa del principio Regalista ----> che ritiene
innammissibile accettare una potestas diretta e indiretta della potestas
papale. Nel 1606 la consulta difende strenuamente il vulnus delle istituzioni
repubblicane in cui si vietava la vendita dei beni da parte dei laici alla Chiesa
senza il consenso dello Stato (lo stesso vale per la fabbricazione dei luoghi di
culto) ----> pensiero che viene ripreso dai più insigni giuristi spagnoli in
particolare dell'Università di Salamanca:

Pensiero giuridico dei Commentari :

De Soto - De Mercado - De Covarrubias - De Vitoria - Medina - De Moncada ----


> COMMENTARI peraltro come Arbitristas proposero delle importnati
riforme economiche-amministrative all'avanguardia per l'epoca e che posero
le basi per gli studi successivi , tanto che lo stesso Adam Smith studiò molto il
loro pensiero. I re spagnoli però non ebbero la forza di imporle e la Spagna si
avviò al suo lento declino.

In particolare Sarpi tradusse il pensiero di De Soto, secondo il quale gli


ecclesiastici non erano esentati nè per legge divina ne per legge umana dal
rispetto delle leggi umane. Sempre De Soto sottolinea l'abuso e la parzialità
con cui gli ecclesiastici usano la scomunica soprattutto quando attengono le
materie beneficiarie e non di fede. Gli stati di riferimento non potevano che
essere le monarchie amministrative di Francia e Spagna, in particolare la
spagna saràun perfetto esempio di comq coniugare l'identità nazionale e le
prerogative temporali nella lotta agli abusi papali ----> Chiarire la sfera di
compeetenza tra potere regale e temporale. La Castiglia godeva di una serie
di privilegi soprattutto in materia di acquisizione degli immobili. La
Repubblica troverà come ispirazione nella legislazione spagnola con a capo
Martin de Azpilcueta (Barásoain, 1492 – Roma, 1586) per quanto riguarda
anche la regolamentazione dei monasteri femminili, l'unica incongruenza era
l'esercizioinquisitoriale.

Come sostiene però il Priuli era necessario ricomporre immediatamente lo


strappo dovuto all'interdetto, con grande sollevazione della corte spagnola,in
quanto si temeva un infiltrazione francese nel territorio italiano. Purtroppo
però Filippo III nella seconda parte del suo regno accetterà in toto le richieste
della chiesa romana, perdendo quel riferimento di indipendenza della
regalità, finendo invece per assurgere il ruolo di una potenza cattolica intenta
ad un opera di gigantesca restaurazione confessionale. In un memoriale del
1646, uscito dopo 25 anni dalla morte di Filippo III, destinato all'arcivescovo
di Pisa Scipione d'Elci: in questo memoriale il re si dice quasi pentito di aver
sacrificato il suo regno per una causa che si dimostrava sempre più inutile e
dispendiosa per il regno, mentre le altre potenze sembravano uscire sempre

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più forti e rinvigorite, come l'Inghilterra e le Province Unite. la fine della
potenza spagnola desterà preoccupazioni anche a Venezia che mostrerà
anche un pentimento per aver contribuito alla sua caduta. In particolare la
riflessione di Sorzano:

1) rapporti difficili erano dovuti alle paure che avevano i veneziani di essere
sopraffatti dai spagnoli;

2) rammarico di aver perso un alleato utile contro l'Impero ottomano.

Capitolo V

La vitalità della diplomazia pontificia dopo la chiusura del Concilio di trento


nel 1569, gran parte dei pontifici ebbero una formazione giuridica in
particolare in Utroque iure, accrescimento del ruolo per importanza del
nunzio, e al tempo stesso del cerimoniale. Dal dramma del sacco di Roma in
poi la Chiesa cercherà di riprendere lo slancio del passato, il pontefice
cercherà in ogni maniera di recuperare la maestosità e quella suprema
potestas di cui era semprem stato il rappresentante legittimo, dalla caduto
dell'Impero romano in poi. grazie all'operato di Paolo III che diede avvio ai
lavori per il Concilio, la Chiesa uscirà nuovament erinnavata e il primo aspetto
sarà appunto il recupero della propria presenza all'interno del mondo
cristiano sempre più diviso dal dilagare della Riforma. Il nunzio non poteva
che porsi come soggetto meccanismo fondantamentale della nuova politica
papale. Prima era costretto a far riferimento a tutta una seria di lettere
credenziali che ne limitavano fortemente l'operato, dopo il Concilio rientrava
in una prospettiva più internazionale con un rinnovamento nei compiti che
riguardavano essenzialmente:

1) delega di vere e proprie facultas;

2) farsi partecipe di un piano riorganizzativo della Chiesa;

3) stabilire un rapposto giurisdizionale con il potere civile

4) compiti che riguardavano la gestione delle risorse finanziarie in particolare


della collettoria.

Il papa che diede un forte impulso internazionale alla struttura pontificia fu


senza dubbio Gregorio XIII che istituì ben 13 nunziature permanente insieme
al Segretario di Stato Galli. Infatti la coordinamento dell'intera struttura

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papale troviamo il Segretario di Stato che lo coadiuvava nei compiti
amministrativi. Importante dal punto di vista logistico saranno le riforme
poste in essere da Urbano VIII (1623-1644) come base dell'irradiazione della
politica pontificia in grado di ocnciliare l'aspetto civile da quello ecclesiastico.
La corte romana da principesca italiana si trasformerà in un soggetto di una
politica molto più matura. 1605 un istruzione del Segretario di Stato definisce
il ruolo e la funzione che deve assolvere il nunzio, in una serie di corti
europee e in particolare in quella spagnola, portando la causa e stipulando tre
negozi molto importanti:

1) di stato;

2) ecclesiastii;

3) religiosi.

i primi da cui partire devono essere i negozi rdi stato in quanto sono i più
desiderati in questo tempo e sono la base da cui si deve partire anche
parlando dei negozi religiosi. Inoltre è importante perchè grazie al negozio
politico si possono avviare le trattative per ottenere risorse finanziarie e
militari. Clemente VIII invia aiuti contro la presenza ottomana in Ungheria e
Croazia - devoluzione di Ferrara 1598 - guerra di Castro 1641-1649.

nel cerimoniale romane le pratiche religiose-rituali ovviamente rivestono un


importanza primaria, dovranno confrontarsi con un cerimoniale connotato da
norme giuridiche di carattere ritualistico-civile. Riprese molto da vicino lo
schema medievale della Potestas Universali. La realtà politica però era
profondamente mutata:

A) affermazione dello Ius gentium;

B) atmosfera di guerra continua;

C) Pace di Westfalia che diede un nuovo equilibrio e concerto europeo, dove


la religione ebbe un ruolo sempre minore.

Pe ril cerimoniale saranno seguite le indicazioni contenute nell'opera di De


Marselaer Legatus 1618 e l' Ambasciator di De Vera. Il rispetto o il rifiuto di
determinate formalità diveniva in maniera esplicita un messaggio di
pacificaizone o di cortesia. Questa enfasi posta sul cerimoniale regola i
rapporti diplomatici nell'epoca barocca e si sovrappone alla doppia matrice
spirituale-temporale del nunzio ----> riorganizzazione ecclesiastica e rapporti
con il potere civile. Cerimoniale molto peculiare tanto che lo stesso Bragaccia
tenendo una lezione all'Università di Padova dirà ai suoi studenti che trovava
molto difficile spiegarlo. Un cerimoniale che cercava di dare un importanza
particolare ai comportamenti virtuosi e alla pietà.

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Gregorio Leti nel 1673 nella seconda parte della sua opera Itinerario della
corte di Roma offre un ampia trattazione riguardo al ceerimoniale nelle corti
di Roma ed è un lavoro ingegnosissimo senza precedenti riguardo
all'importanza dei simboli e delle mansioni. Nel 1684 scrisse un ulteriore
opera il Cerimoniale historico e politico dedicò a Luigi XIV, in cui si afferma
che le precedenze date ai legati del Papa rispetto agl'altri rappresentanti, sia
sinonimo di riconoscimento della presente diversità del legato. Ipotesi
rafforzata dall'espulsione degli ugonotti e dei giansenisti ----> ma si tratta di
una pura illusione svuotata di senso storico, riprende un tipo di cerimoniale
diverso pomposo e che nulla aaveva a che vedere con le esigenze della corte.

Il papa si serve dei legati per proteggere la maestà tmeporale e spirituale del
pontefice. La necessità dunque di autoaffermazione di un papato minacciato
e in decadenza che comporterà un enfasi eccessiva sull'etichetta e la
liturgia. momenti della vita solenne pontificia: dal conclave alle udienze
concesse alle ambasciate straniere, dalle uscite pubbliche alle udienze alle
orazioni. Nel XVI secolo il Papa si poneva come capo solenne della cristianità
ma la Riforma ormai aveva lasciato il segno e non si poteva più tornare
indietro. Il papato ocn insistenza comunque si pose in prima linea nella guerra
contro i turchi, nell'aiuto all?imperatore o al re ungherese e ad aiutare
Venezia nella guerra di Candia ----> difese della giurisdizione papale.
Cercherà di mantenere un ruolo di super partes che giustificava come
salvaguardia confessionale e si trovava coinvolto nel nuovo Sistema di
Nazioni che si stava via via creando. notevoli difficoltà durante le trattative di
Westfalia 1643-1648 ----> annaspava di fonte alla diplomazia europea. Già
nel 1636 Urbano VIII sperava di riunire tutti i belligeranti, le città di Munster e
di Osnabruck furono un officina diplomatica fondamentale dando eco ad un
grande evento collettivo diplomatico. Testimonianza di Chigi e Contarini dove
si fece un uso improprio del cerimoniale per rendere le trattative diffficoltose
o addomesticandole secondo i propri interessi. Il crimoniale non era privo di
significato ma le attenzioni maggiori riguardavano la consegne delle
plenipotenze, bisognava tenerle il più possibile segrete finchè anche tutti gli
altri non le avevano consegnate, per poi pubblicarle con le dovute modalità.
posti da rispettare e alle precedenze che ne seguivano. Ad esempio gli
spagnoli vollero evitare di incontrare i francesi e si rifiutavano di tenere un
incontro con essi allora accorse la mediazione degli imperiali ----> ripreso lo
schema Spagna -----> Nunzio <---- Francia di Vervins del 1598. nel 1644 il
rappresentante pontificio Chigi dovrà costruire un punto di ristoro fastoso e
presentarsi con una carrozza con una serie di simboli e stemmi che
richiamavano alla pace del nunzio ----> conoscenza approfondita del
cerimoniale era essenziale per condurre delle trattative a Westfalia. Chiara
era la simbologia che gli olandesi e e i francesi mostravano nei confronti delle
altre ambascerie ----> fastosità e vittoria e comunicare l'inferiorità degli altri
che dovevano percepire la loro innferiorità. Infatti gli olandesi si mostrarono

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molto aggressivi e stipulavano la pace con la Spagna nel 1648 che pose fine
alle trattative. gli olandesi richieserono il titolo di Teste coronate pretendendo
così di modificare il cerimoniale che gli avrebbe dovuto riconoscere una serie
di privilegi: si fregiarono del titolo di maestri delle cerimonie: con la
possibilità di stabilire banchetti, l'ordine delle udienze e le modalità di saluti.
Nel XVII per la nunziatura si pose il problema di come porsi in relazione alle
potenze protenze protestanti. Cosa fare a Westfalia: "settatori di Lutero e
calvino comunque dovevano essere presi in considerazione" soprattutto per
un capo temporale e spirituale come quello del pontefice e del suo ruolo di
arbitro. In quel periodo sotto il pontificato di Urbano VIII, circolava un trattato
anonimo scritto in francese (riprendendo l'esempio delle trattative che
portarono al trattato di Vervins dove il nunzio ebbe rapporti con i
rappresentanti eretici tra cui il duca di Sully) cui si affermava la legittimità ad
instaurare trattative con gli eretici, si ricorda anche l'episodio in cui Papa
Alessandro VI, inviò il nunzio per chiedere al sultano Bayezid la liberazione di
suo fratello Chem, o dei riferimenti biblici da re Davide a Bonifacio VIII.
Furono tutti esempi che dimostrarono come i principi cattolici potevano
stabilire relazioni con i principi protestanti. Alle reticenze del nunzio pontificio
Chigi supplirono i veneziani ma nonostante le varie condanne bisogna
comunque dire che Chigi ne riconosceva la necessità di trattare e fare dei
cerimoniali con questi "eretici". Questo sarà un passo molto importante per
cambiare gli atteggiamenti non più legati alle antiche discipline
ecclesiastiche. L'appartenenza religiosa resta fondamentale perchè grazie ad
essa otteniamo un importante disciplina sociale ma non è un ipoteca di
comportamento in politica estera. Scipione d'Elci nunzio presso l?impero dal
1652 al !658 dopo una faticosa nunziatura a Vienna fu scelto come mediatore
durante la Dieta di Ratisbona nel 1657 dieta che seguiva le disastrose
trattative di Westfalia e scelto da Roma per capire appeino il funzionamento
e i meccanismi giurisdizionali e l'ordine dei cerimoniali dell'istituzione
imperiale. nelle Osservazioni historiche di suo nipote scopriamo come
all'interno della Dieta, il nunzio osservò che la dimensione religiosa era ormai
relegata sullo sfondo di una valutazione prettamente politica e istituzionale
della realtà imperiale cui il d'Elci aggiunge:

A) cerimoniale non criptico ma rientra nella strategia politica;

B) cercò di rafforzare il ruoolo universale di Roma diminuendo il ruolo dei


cortigiani più ostili;

C) trovò una realtà tesa e le mediazioni furono continue, basti pensare che gli
imperiali chiesero al nunzio di effettuare un entrata sobria senza troppe
pompe usando una discrezione ----> ma il Chigi decise comunque di fare il
suo ingresso senza l'invito dei principi elettori ne degl'altri elettori ---->
illusione di frenare il tempo.

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Descrive un imperatore Leopoldo III ormai rassegnato ----> recluso a Praga
che sembrava sempre più lontano da quel rigore che veniva chiesto da Roma
anzi l'Imperatore sembrava sempre più intento a garantire la continuazione
del proprio casato organizzando il matrimonio di suo figlio. Ratisbona era una
città libera, luterana con una esigua minoranza cattolica, furono analizzati gli
ostacoli che il luteranesimo compiva ai cattolici, ad esempio veniva vietato il
matrimonio con i cattolici non residenti in città, per evitare l'aumento della
popolazione non luterana.

La Dieta verrà considerata come la prima grande prova per testare la forza e
l'autorità dell'Imperatore. Gli elettori di Magonza, Treviri, Colonia e Palatinato
mostrarono visibilmente il loro contrasto per le precedenze che essi
pretendevano per le cerimonie ----> in quanto questo avrebbe significato
visibilità e influenza. I nobili insoddisfatti delle richieste imepriali
abbandonarono la Dieta, la loro presenza sarà garantita dai loro funzionari. La
dieta avrebbe dovuto dare appplicazione ai principi sanciti dalla Pace di
Westfalia e quindi riorganizzare tutto lìassetto giuridico e ammnistrazioni con
un sostanziale cambiamento delle funzioni dei vari organi. Per questo ocme
notò il nunzio il lavoro all'interno dell'Assemblea fu lasciato non ai letterati
ma ai giuristi dove prevalse l'interesse privato di ogni ordine :

1) 8 elettori

2) ecclesiastici

3) delle libere città

Il cerimoniale di Ferdinando IV (figlio di Ferdinando III) segue un cerimoniale


che dimostra la frammentarietà dei poteri all'interno della Dieta. Sottile
sfiducia nella Dieta: campi contrapposti in quanto i trattati avrebbero definito
l'guaglianza nel voto del collegio elettorale protestante e cattolico con un
ingresso dei principi nelle decisioni: l'apice sarà raggiunto nell'ambito della
giustizia. I protestanti chiedevano la parità dei membri nel Collegio di
Giustizia di Spira e la sospensione prima dell'esecuzione nella revisione dei
processi contro i catttolici, in particolare una commissione mista imperiale
per stabilire un nuovo calendario ----> era un chiaro atttacco al papato e al
calendario gregoriano (introdotto da Papa Gregorio XIII nel 1582 con la bolla
papale Inter gravissimas). Inoltre ci furono altre questioni: l'erede al trono in
quanto Ferdinando IV morì nel 1654, la crisi polacca invasa nel 1657 dal ra
svedese, pressione turca in Ungheria. I nunzi d'ora in avanti cercarono di
abbandonare questo irrigidimento che non avrebbe portato a niente di
concreto. Il cardinale nunzio a Vienna Buonvisi (1675-1689) ottenne nel 1672
da Clemente X di instaurare rapporti con i protestanti e talvolta conversare
con gli inviati di questi. Istruzioni come questa preoccuparono un sovrano
cattolico come Luigi XIV che stava avviando la costruzione del suo modello di

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stato assoluto attaccando in prima istanza gli ugonotti e in seguito i
giansenisti. le riforme ispirate al gallicanesimo causarono una frattura cosi
profonda con il papato, che l'attacco alle Province Unite 1672-1678 non
suscitarono nessun entusiamo nella Chiesa. Nel 1675 prima della pace di
Nimega, l'arcivescovo di Ravenna Fabio Guinigi nunzio pontificio presso
l'Imperatore ottenne l'istruzione di fare si una distinzione tra cattolici e
protestanti ma non doveva essere così netta da creare imbarazzo o
compromettere ogni accordo e fallì nell'impresa di convincere le parti a
scegliere una città non protestante ma cattolica, per stipulare la pace,
Nimega era a maggioranza protestante ----> ormai l'autorità del pontefice era
in una parabola discendente tanto da generare anche dei contrasti tra Luigi
XIV e Innocenzo XI, in quanto quest'ultimo si ostinava a non voler in alcun
modo trattare con gli olandesi. il rappresentante pontificio Bevilacqua disertò
il giorno della firma del trattato. La crisi ragigunse il suo acme nel fallimento
della mediazione pontificia durante la guerra di successione spagnola
1701-1715, tanto che alla stipula del Trattato di Utrecht e della Pace di
Rastatt il nunzio venne escluso----> ormai il pontefice perse il suo credito
morale e politico.

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