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Rizzolatti Giacomo, Sinigaglia Corrado, So quel che fai.

Il
cervello che agisce e i neuroni specchio, Raffaello Cortina
Editore, Milano 2006 pp. 216

Recensione di Cristiana Cardinali – 30 aprile 2007 -

Abstract

Il libro affronta la recente scoperta dei neuroni specchio, che si attivano sia quando
compiamo una data azione in prima persona sia quando vediamo compierla da altri, i
presupposti teorici e le ricerche sperimentali che l’hanno resa possibile.

The book faces the recent discovery of the neurons mirror, than they are activated is when compiamo
one given action in first person is when we see to complete it from others, the theoretical presupposed
ones and the searches experience them that they have rendered it possible.

Recensione

Le ricerche rivolte verso la scoperta e l’interpretazione dei neuroni canonici e dei


neuroni specchio sono state rigorosamente raccolte in un volume da Giacomo
Rizzolatti, neuroscienziato, e dal filosofo Corrado Sinigaglia.
L’ intero saggio è articolato intorno ad una unica trattazione centrale che ha come
presupposto la tesi che “il cervello che agisce è anche e innanzitutto un cervello che
comprende”. Questo principio è frutto di studi sul meccanismo neurale individuato
dai neurofisiologi dell’Università di Parma coordinati da Giacomo Rizzolatti. Le
ricerche in questo campo, condotte nel corso degli ultimi vent’anni, hanno infatti
permesso di scoprire che nella corteccia premotoria della scimmia e in seguito
anche in quella dell’essere umano esistono due gruppi di neuroni entrambi attivi
durante l’esecuzione di azioni correlate a oggetti: si tratta di gesti semplici e
familiari come afferrare qualcosa con la mano o portare del cibo alla bocca. La
scoperta più entusiasmante è il meccanismo per cui questi due gruppi di neuroni
premotori si attivano anche in assenza di qualunque esecuzione esplicita dell’azione
durante compiti puramente osservativi. Nello specifico infatti avviene che i neuroni
del primo gruppo rispondono alla visione dell’oggetto cui l’azione potrebbe essere
rivolta, quelli del secondo all’osservazione di un altro individuo che compie la
medesima azione.
Un esempio riportato da Rizzolatti e Sinigaglia nel volume dimostra come
afferrando il manico di una tazzina di caffè, i neuroni promotori si attivano mentre
ne afferriamo il manico. Questa attivazione per alcuni è innescata anche anche dalla
semplice osservazione della tazzina posata sul tavolo per altri anche
dall’osservazione del nostro vicino che l’afferra per bere il suo caffé. In entrambi i
casi si attivano sia i neuroni bimodali motori che quelli percettivi. L’attività di questi
è descrivibile mediante il medesimo meccanismo di simulazione: durante
l’osservazione di un oggetto si attiva uno schema motorio appropriato alle sue
caratteristiche (quali forma dimensione e orientamento nello spazio) “come se”
l’osservatore entrasse in interazione con esso; allo stesso modo durante
l’osservazione di un’azione eseguita da un altro individuo il sistema neurale

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dell’osservatore si attiva “come se” fosse egli stesso a compiere la medesima
azione che osserva.
La distinzione in “neuroni canonici” e in “neuroni specchio” è frutto di numerose
ricerche:i neuroni del primo gruppo sono stati chiamati “neuroni canonici” perché
sin dagli anni trenta si era ipotizzato un coinvolgimento delle aree premotorie nella
trasformazione dell’informazione visiva relativa a un oggetto negli atti motori
necessari per interagire con esso; quelli del secondo gruppo sono stati chiamati
“neuroni specchio” in quanto provocano una reazione speculare nel sistema neurale
dell’osservatore in cui ha luogo una simulazione implicita dell’azione osservata.
Alla luce di questo meccanismo di simulazione neurale può essere reinterpretato il
ruolo svolto all’interno dell’intero sistema cognitivo dal sistema motorio di solito
connesso esclusivamente con la pianificazione e con l’esecuzione delle azioni: i
neuroni bimodali individuati nella corteccia premotoria risultano fortemente
implicati in processi cognitivi di alto livello in particolare nel riconoscimento
percettivo di oggetti e azioni e nella comprensione del loro significato. Viene quindi
meno il rigido confine tra processi percettivi cognitivi e motori che ha per anni
caratterizzato l’interpretazione dell’architettura cerebrale: percezione comprensione
e azione si trovano unificate in un meccanismo unitario dove per l’appunto “il
cervello che agisce è anche e innanzitutto un cervello che comprende”. La
comprensione per quanto concerne gli oggetti riguarda il loro significato funzionale
o affordance; i neuroni canonici consentono una comprensione immediata delle
opportunità di interazione che gli oggetti offrono a un soggetto percepiente (nel
caso del manico della tazzina da caffé la possibilità di essere afferrato). Per quanto
concerne le azioni la comprensione riguarda lo scopo che a esse è sotteso: i neuroni
specchio permettono una comprensione immediata delle intenzioni degli altri
individui (l’intenzione ad esempio di portare la tazzina alla bocca per bere il caffé)
rendendo possibile una previsione del loro comportamento futuro.
Il libro riporta fedelmente i principali esperimenti condotti sulla scimmia e
sull’essere umano. Ovviamente le tecniche utilizzate sono molto diverse: mentre
nelle scimmie è possibile effettuare una registrazione del singolo neurone tramite
l’inserzione intracorticale di elettrodi nei soggetti umani si utilizzano esclusivamente
metodi non invasivi di imaging cerebrale come la tomografia a emissione di
positroni (pet) o la risonanza magnetica funzionale (fmri) che permettono di
visualizzare l’attività di intere aree cerebrali ma non di singole cellule nervose.
Nel quarto capitolo Agire e comprendere vengono descritti due esperimenti centrali
per la definizione del ruolo dei neuroni specchio nella comprensione dello scopo
sotteso alle azioni. Il primo ha permesso di constatare l’esistenza di un meccanismo
specchio non solo in modalità motoria e visiva ma anche uditiva quando la scimmia
è al buio e ascolta il rumore prodotto da un’azione: lo stesso neurone “scarica”
quando l’animale rompe una nocciolina quando vede qualcuno romperla e quando
sente il rumore di qualcuno che la rompe. A prescindere dalla modalità lo stesso
neurone si attiva per codificare il concetto astratto di “rompere” che coincide con lo
scopo con l’intenzione dell’azione. Il secondo esperimento ha invece permesso di
discriminare tra un gesto di afferramento finalizzato a portare il cibo alla bocca o a
metterlo in un contenitore: durante l’esecuzione della medesima azione
(afferramento) i neuroni specchio si attivano in modo diverso a seconda dello scopo
finale dell’azione in particolare dell’intenzione di portare il cibo alla bocca o di
spostarlo nel contenitore. Nella stessa direzione sembrano andare alcuni risultati
ottenuti con gli esseri umani mediante un esperimento con fmri: è stato possibile
riscontrare nei soggetti sperimentali un’attivazione del sistema specchio
particolarmente significativa durante l’osservazione non di azioni “pure” ma di
azioni inserite nel contesto da cui si poteva evincere in modo chiaro l’intenzione che
vi era sottesa. L’insieme di questi esperimenti permette di affermare che “il sistema
dei neuroni specchio è in grado di codificare non solo l’atto osservato ma anche
l’intenzione con cui esso è compiuto”. In accordo con il paradigma dell’embodied

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cognition le intenzioni altrui possono essere comprese senza alcuna mediazione
riflessiva concettuale o linguistica: si tratta di una comprensione pragmatica
“basata unicamente su quella conoscenza motoria dalla quale dipende la nostra
stessa capacità di agire”.
Nel sesto capitolo Imitazione e linguaggio sono descritte altre due importanti
funzioni attribuite al sistema specchio: una funzione imitativa intesa sia come
capacità di replicare gesti già appartenenti al nostro repertorio motorio sia come
capacità di apprendere schemi motori nuovi attraverso l’imitazione; una funzione
comunicativa che permetterebbe di delineare un possibile scenario sull’origine del
linguaggio umano connesso all’evoluzione del sistema specchio.
Al tema della condivisione delle emozioni è invece dedicato l’ultimo capitolo del
libro: “Il riconoscimento delle emozioni altrui poggia su un insieme di circuiti neurali
che per quanto differenti condividono quella proprietà specchio già riscontrata nel
caso della comprensione delle azioni”. è stato possibile studiare sperimentalmente
alcune emozioni primarie: i risultati mostrano chiaramente che osservare negli altri
una manifestazione di dolore o di disgusto attiva lo stesso substrato neurale sotteso
alla percezione in prima persona dello stesso tipo di emozione. Un’altra conferma
viene da studi clinici su pazienti affetti da patologie neurologiche: una volta persa la
capacità di provare ed esprimere una data emozione diventa impossibile anche
riconoscerla quando espressa dagli altri. Come nel caso delle azioni anche per le
emozioni si può parlare di una comprensione immediata che non presuppone
processi cognitivi di tipo inferenziale o associativo: “La comprensione immediata
delle emozioni degli altri è il prerequisito necessario per quel comportamento
empatico che sottende larga parte delle nostre relazioni interindividuali”.
Lungi dall’essere confinate al funzionamento di alcune cellule nervose le proprietà
specchio pervadono quindi l’intero sistema cerebrale: la stessa logica che permette
di accoppiare esecuzione e comprensione delle azioni in un unico meccanismo
neurale permette di descrivere la condivisine emotiva e forse anche il fenomeno
della coscienza.
Per quanto noi esseri umani siamo dotati di capacità cognitive di alto livello, che ci
permettono di riflettere su quanto percepiamo e, in base a questo, produrre
inferenze circa le eventuali intenzioni, aspettative o motivazioni che dovrebbero dar
ragione degli atti compiuti da un altro individuo, la presenza dei neuroni specchio
nel cervello permetterebbe di economizzare queste risorse, nel senso che il cervello
può attraverso questo sistema neuronale, riconoscere immediatamente degli
schemi d’azione e, quindi, comprenderli, senza dovere necessariamente far ricorso
a qualche tipo ragionamento, ma basandosi esclusivamente sulle proprie
conoscenze motorie.
Il sistema di neuroni specchio pare sia un elemento decisivo per il nostro “essere
sociale”, cioè mostrerebbe quanto radicato sia il nostro essere uniti agli altri
individui nello scambio sociale, che non riguarda solo le emozioni immediatamente
condivise, ma anche forme più o meno complicate di imitazione, di apprendimento,
di comunicazione, sia gestuale che verbale.

Indice

Ringraziamenti; Premessa; 1. Il sistema motorio; 2. Il cervello che agisce; 3. Lo


spazio intorno a noi; 4. Agire e comprendere; 5. I neuroni specchio nell’uomo; 6.
imitazione e linguaggio; 7. Condividere le emozioni; Bibliografia; Indice Analitico.

Autore

Giacomo Rizzolatti dirige il Dipartimento di Neuroscienze dell’Università degli Studi


di Parma. Accademico dei Lincei, membro dell’Academia Europaea e dell’American

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Academy of Arts and Sciences, ha diretto l’European Training Program in Brain and
Behaviour Research (ETP) ed è stato Presidente della Società Italiana di
Neuroscienze. Le sue ricerche sul sistema motorio e, in particolare, la sua scoperta
dei neuroni specchio (mirror neurons), dotati della sorprendente proprietà di
attivarsi sia quando compiamo un’azione in prima persona sia quando la vediamo
fare da altri, hanno profondamente rivoluzionato il panorama delle neuroscienze
cognitive, conquistando le prime pagine, oltre che delle riviste specializzate, di
giornali quali il New York Times e l’Economist. Come ha scritto Vilayanur S.
Ramachandran, "i neuroni specchio saranno per la biologia quello che il DNA è stato
per la biologia".

Bibliografia essenziale dell’autore

Rizzolatti G., Fadiga L., Gallese V., Fogassi L., Premotor cortex and the recognition
of motor actions, Cogn. Brain Res., 3 (1996), 131-141.
Gallese V., Fadiga L., Fogassi L and Rizzolatti G., Action recognition in the premotor
cortex, Brain, 119 (1996), 593-609.
Rizzolatti G, Fadiga L, Matelli M, Bettinardi V, Paulesu E, Perani D, Fazio F.
Localization of grasp representations in human by PET: 1. Observation versus
execution. Exp Brain Res 111 (1996), 246-252.
Grafton S.T., Arbib M.A., Fadiga L., Rizzolatti G. Localization of grasp
representations in human by PET: 2. Observation versus imagination, Exp Brain
Res.,112, (1996), 103-111.
Rizzolatti G., Fadiga L., Fogassi L., Gallese V. The space around us. Science 277
(1997) 5323, 190-191.
Rizzolatti G. and Gallese V. From action to meaning: A neurophysiological
perspective. In: La Philosophie de l’Action et les Neurosciences, Petit J.L. (ed),
Librarie Philosophique J. Vrin, Paris 1998
Rizzolatti G. and Arbib M.A. Language within our grasp. Trends Neurosci, 21 (1998)
188-194
Hari R., Forss N., Avikainen S., Kirveskari E., Salenius S., Rizzolatti G. Activation of
human primary motor cortex during action observation: a neuromagnetic study.
Proc Natl Acad Sci U S A., 95 (1998) 15061-15065
Iacoboni M., Woods R.P., Brass M., Bekkering H., Mazziotta. J.C., Rizzolatti G.
Cortical mechanisms of human imitation. Science 286 (1999) 2526-2528
Rizzolatti G., Fogassi L., Gallese V., Cortical mechanisms subserving object
grasping and action recognition: a new view on the cortical motor functions. In:
M.S. Gazzaniga (ed) The New Cognitive Neurosciences, 2nd Edition, A Bradford
Book, Mit Press, (2000) 539-552.

Autore

Corrado Sinigaglia (1966) ha studiato presso le Università di Milano, Lovanio


(Husserl-Archiv, 1992-1993) e Parigi (École Normale Supérieure, 1994). Dottore di
ricerca in Filosofia della Scienza (1999), ricercatore presso il Dipartimento di
Filosofia dell’Università di Milano, è dal 2004 professore associato di Logica e
Filosofia della Scienza presso l’Università di Milano, dove insegna Filosofia della
Scienza (corso avanzato) ed Epistemologia delle Scienze Umane.

Bibliografia essenziale dell’autore

Ha curato l’edizione italiana di opere di Edmund Husserl e di Jules-Henri Poincaré. È


autore di: (insieme con G. Rizzolatti), So quel che fai. Il cervello che agisce e i
neuroni specchio, Milano 2006; (a cura di), Filosofia della scienza, Milano 2002;

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(insieme con G. Giorello), Pierre de Fermat. I sogni di un magistrato all’origine della
matematica moderna, Milano 2001 (tr. in olandese: Fermat: de meester van de
moderne matematica, Amsterdam 2006); La seduzione dello spazio. Geometria e
filosofia nel primo Husserl, Milano 2000.

Links

http://www.unipr.it/arpa/mirror/
http://www.unipr.it/arpa/mirror/english/staff/rizzolat.htm
http://www.filosofia.unimi.it/infosinigaglia/