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ARCHEOLOGIA MUSICALE DEI GRECI E DEI ROMANI: UNA BREVE INTRODUZIONE

Author(s): Daniela Castaldo


Source: Il Saggiatore musicale, Vol. 22, No. 1 (2015), pp. 97-109
Published by: Casa Editrice Leo S. Olschki s.r.l.
Stable URL: https://www.jstor.org/stable/24642715
Accessed: 20-06-2019 17:59 UTC

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INTERVENTI

Daniela Castaldo
Lecce

ARCHEOLOGIA MUSICALE DEI GRECI E DEI ROMANI:


UNA BREVE INTRODUZIONE

La musica degli Antichi, in particolare quella dei Greci, ha da sempre interessa


to gli studiosi. Ma è nella più ampia prospettiva del recupero della tradizione classica
di età rinascimentale che si colloca lo studio sistematico delle testimonianze, in par
ticolare scritte, sopravvissute al grande "naufragio del passato".1 Tradotti e studia
ti furono soprattutto testi che, partendo da aspetti propriamente musicali (la teoria,
la notazione, l'acustica), si aprivano però in una serie ampia e articolata di riflessioni
etiche e filosofiche, matematiche e astronomiche. Col secolo XVII l'interesse si este
se poi anche ad aspetti più pratici della cultura musicale degli Antichi, in particola
re all'organologia, che fu studiata a partire non dai frammenti di strumenti musica
li antichi, i realia, ma dalle loro riproduzioni in monete, statue e bassorilievi romani.
Solo per citare alcune tra le opere più significative, tra il 1632 e il '35 Giovanni Bat
tista Doni, nella Lyra barberina, tracciò un'ampia storia degli strumenti a corda del
la Grecia antica, cercando una corrispondenza tra le immagini, che riproducevano
dettagli di bassorilievi romani, e la terminologia presente nei testi.2 Negli stessi anni,
Marin Mersenne inserì nella Harmonie universelle (1636) i disegni di alcuni strumen

Desidero ringraziare Zdravko Blazekovic, che ha riletto il testo fornendomi utili consigli e sti
molanti commenti. La forma finale di questo lavoro deve molto anche ai revisori anonimi che han
no suggerito lo sviluppo e l'approfondimento di alcune sue parti.
1 Si vedano le sintesi di Th. J. Mathiesen, Apollo's Lyre: Greek Music and Music Theory in An
tiquity and the Middle Ages, Lincoln, University of Nebraska Press, 1999, pp. 1-11; A. Bélis, La re
découverte de la musique antique du XVI au XIX siècle, in Archéologie et Musique, a cura di Chr.
Laloue, Paris, Cité de la Musique, 2002 («Les Cahiers du Musée de la Musique», 2), pp. 8-17: 17.
2 Cfr. G. B. Doni, Lyra bar bert na, t. I, Florentiae, typis Caesareis, 1632, tav. I-V post p. 12.
Le tavole dell'edizione originale sono andate perdute, e quelle di cui disponiamo furono realizzate
per l'edizione del 1763. Cfr. Cl. V. Palisca, G. B. Doni's "Lyra barberina": Commentary and Icono
graphical Study, Bologna, AMIS, 1981. Strumenti musicali antichi furono riprodotti qualche anno
prima anche da L. Pignoria, De servis, Augsburg, ad insigne Pinus, 1613, e da M. Praetorius, Syn
tagma musicum, t. II: De organographia, Wolfenbüttel, Holwein, 1619. Cfr. C. Ghirardini, Gli stru
menti musicali dell'antichità nel "De servis" di Lorenzo Signoria e la trattatistica sugli strumenti mu
sicali: circolazione di modelli iconografici e problemi interpretativi, «Quaderni estensi», I, 2009/10,
pp. 81-110.

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ti musicali copiati da marmi e monete antiche:3 si trattava di rappresentazio


gestive ed evocative, per quanto piuttosto inesatte e fantasiose, riprese poi i
anche nella Musurgia universalis (1650) di Athanasius Kircher4 e ripropo
strare i temi dell'organologia antica fino alla metà del secolo XVIII (come si p
dere nella tavola lnstrumens de musique deWEncyclopédie).3
In quegli stessi anni iniziava la stagione delle grandi ricerche archeologich
dotte a Ercolano e Pompei, e gli strumenti musicali venuti alla luce nel corso
scavi attirarono l'attenzione di alcuni tra i più importanti studiosi dell'epoca
Charles Burney, che nel suo diario, confluito poi nel Viaggio musicale in
scrive quelli, reali e rappresentati, rinvenuti tra le rovine di Pompei e osser
rante la visita del 1770 al Museum Herculanense di Portici.6 All'organolog
sono anche dedicate alcune pagine nel tomo I della sua General History of Mu
le tavole inserite riproducono strumenti musicali ripresi dai monumenti ant
Burney aveva visto o dalle incisioni che corredavano le opere di autori moder
particolare Filippo Bonanni e Francesco Bianchini.9

3 Cfr. M. Mersenne, Harmonie universelle contenant la théorie et la pratique de la


Paris, Cramoisy, 1636,1. III: Traitez des instruments à cordes, propositio xxv, p. 172. Q
gni furono poi ripresi nei suoi Harmonicorum libri duodecim, Paris, Baudry, 1648,1.1, prop
4 Cfr. A. Kircher, Musurgia universalis, II, Roma, Grignani, 1650, tav. tra le pp. 184
5 Cfr. Recueil de planches sur les sciences, les arts libéraux et les arts mécaniques, t.
Briasson - David - Le Breton, 1767, pi. 251: Lutherie, seconde suite, planche I"c: Instrume
& instrumens étrangers.
6 Cfr. Ch. Burney, Viaggio musicale in Italia (1771), a cura di E. Fubini, Torino, EDT
pp. 323-329. Cfr. R Melini, Un illustre musicologo al Museo di Portici: Charles Burney e
gia musicale del Settecento, «Rivista di Studi pompeiani», XVIII, 2007, pp. 87-94; Id., Ch
ney e l'archeologia musicale dell'antica area vesuviana, in La musica nell'Impero romano
nianze teoriche e scoperte archeologiche, a cura di E. Rocconi, Pavia, Pavia University Pr
pp. 85-109.
7 Cfr. Ch. Burney, A General History of Music from the Earliest Ages to the Present Period, I,
London, Becket-Robson-Robinson, 1776, pp. 508-516. Sulle fonti di queste riproduzioni e la loro
fortuna, si veda Z. Bla2ekoviC, Vesuvian Organology in Charles Burney's "General History of Mu
sic", in Sound from the Past: The Interpretation of Musical Artifacts in an Archaeological Context,
a cura di R Eichmann, F. Jianjun e L.-Chr. Koch, Rahden, Leidorf, 2012 («Studien zur Musikar
chäologie», 8), pp. 39-57.
8 In queste illustrazioni gli strumenti musicali antichi sono presentati come oggetti isolati e
privi del loro contesto originario: interessanti considerazioni su questo modus operandi sono state
avanzate da Z. BlaZekovié, Charles Burney's "Wunderkammer" of Ancient Instruments in His "Gen
eral History of Music", in Music and Visual Culture in the Eighteenth Century, a cura di C. Eisen
e A. Davison, Turnhout, Brepols, in stampa.
9 Cfr. F. Bonanni, Gabinetto armonico, Roma, Placho, 1722; e C. Ghkardini, Filippo Bo
nanni's "Gabinetto armonico" and the Antiquarians' Writings on Musical Instruments, «Music in
Art», XXXIII, 2008, pp. 168-234. F. Bianchini, De tribus generibus instrumentorum musicae vete
rum, Roma, Bernabò-Lazzarini, 1742; e Z. BlaèekoviÓ, Francesco Bianchini's "triplex lyra" in Eigh
teenth-Century Music Historiography, in Musik-Raum-Akkord-Bild: Festschrift zum 65. Geburtstag
von Dorothea Baumann, a cura di A. Baldassarre, Basel, Lang, 2012, pp. 581-595. Anche altri stu
diosi pubblicavano negli stessi anni opere in cui si riflette l'interesse per gli strumenti musicali an
tichi, in particolare quelli a corda: ricordiamo tra gli altri G. G. Bottari, Sculture e pitture sagre
estratte dai cimiteri di Roma, t. II, Roma, de' Rossi, 1746, e P. L. Ghezzi nel codice Ott. Lat. 3109
della Biblioteca Apostolica Vaticana: cfr. G. Rostirolla, Pier Leone Ghezzi disegnatore di antiche

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Circa un secolo più tardi, l'interesse degli studiosi per la musica degli antichi fu
ravvivato grazie a nuove importanti scoperte archeologiche. Nel 1883 l'archeologo
scozzese William Ramsay trovò a Tralles, in Asia minore, l'epitaffio di Seikilos,10 e
nove anni dopo, nel 1892, gli scavi condotti dall'Ecole frangaise d'Athènes a Delfi
portarono alla luce due inni dedicati ad Apollo:11 in entrambi i casi si trattava di in
cisioni su pietra di testi poetici con notazione musicale che rendevano plausibile l'i
dea di poter riprodurre e ascoltare le musiche degli antichi.12 In questa prospettiva
si collocano anche i primi esempi di archeologia musicale sperimentale: nel 1894 il fi
lologo e storico francese Théodore Reinach, per presentare alla comunità scientifica
l'inno ad Apollo da poco rinvenuto, organizzò a Parigi un concerto durante il quale
il brano fu eseguito dal vivo.13 La performance fu riproposta lo stesso giorno anche
al Congresso internazionale di adetica, occasione in cui, grazie a Pierre de Couber
tin, fu decisa l'istituzione dei giochi olimpici moderni.14 Per andare incontro ai gusti
dell'uditorio, Reinach propose un'esecuzione molto lontana dalla trascrizione, con il
testo eseguito non in greco ma in traduzione francese, cantato da un soprano nono
stante la destinazione corale e accompagnato da un'arpa (invece della kithara greca)
e da un harmonium, quest'ultimo suonato da Gabriel Fauré.15
Riproduzioni di strumenti antichi furono invece usate durante una storica con
férence-audition organizzata a Bruxelles nel 1896 dal compositore e studioso belga
Francois-Auguste Gevaert.16 Durante il concerto, eseguito davanti ai membri del
la Société pour le Progrès des Etudes philologiques et historiques, furono esegui
te le musiche sia di autentiche "partiture" di recente scoperta, come l'epitaffio di
Seikilos e l'inno ad Apollo, sia di brani composti da Gavaert stesso per far ascoltare
i modi musicali greci attraverso i suoni di moderne riproduzioni di strumenti musi
cali antichi. Lo studioso belga infatti, consapevole che la sezione della sua imponen
te Histoire et théorie de la musique de l'Antiquité dedicata all'organologia antica e

lire: un excursus tra antiquaria, organologia, musicografia e mito, «Music in Art», XXXV, 2010, pp.
157-199.

10 Cfr. E. Pöhlmann - M. L. West, Documents of Ancient Greek Music: The Extant Melo
dies and Fragments Edited and Transcribed with Commentary, Oxford, Clarendon, 2001, pp. 88-91.
11 Cfr. A. Bélis, Les hymnes à Apollon, Paris, De Boccard, 1992 («Corpus des Inscriptions de
Delphes», III).
12 Nel 1892 fu pubblicato anche il papiro àéìì Oreste di Euripide con notazione musicale: cfr.
Pöhlmann-West, Documents of Ancient Greek Music cit., pp. 12-17; J. Solomon, The Reception of
Ancient Greek Music in the Late Nineteenth Century, «International Journal of the Classical Tradi
tion», XVII, 2010, pp. 497-525: 501.
13 Théodore Reinach fu autore di numerosi scritti sulla musica greca antica: ricordiamo tra
tutti la monografia La musique grecque (Paris, Payot, 1926) e alcune "voci" dedicate agli strumen
ti musicali nel Dictionnaire des Antiquités grecques et romaines, a cura di C. V. Daremberg e E. Sa
glio, 10 voli., Paris, Hachette, 1877-1919.
14 Cfr. Solomon, The Reception of Ancient Greek Music cit., pp. 505-509; A. Bélis, Théodore
Reinach (1860-1928) et la musique grecque, in Les frères Reinach, a cura di S. Bäsch, M. Espagne
e J. Leclant, Paris, De Boccard, 2008, pp. 165-176.
15 Cfr. Bélis, La redécouverte cit., p. 15.
16 M. Kufferath, Une akroama au Conservatone Royal de Bruxelles, «Le Guide musical»,
XLII, 1896, pp. 430-432.

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alle modalità esecutive rappresentava una novità rispetto agli studi precedenti, a
va elaborato l'idea che lo studio di questi aspetti pratici dovesse basarsi sull
si non solo delle fonti letterarie e iconografiche, ma anche dei realia}1 Per condu
le sue ricerche fece così eseguire repliche funzionanti di strumenti musicali anti
in modo da poterne studiare sia l'intonazione e le caratteristiche organologiche,
la tecnica esecutiva. In questa operazione Gevaert si avvalse della collaborazio
Victor-Charles Mahillon, musicista e costruttore di strumenti musicali nonché c
servatore del Museo del Conservatorio di Bruxelles. Applicando i risultati di
di studio dei testi sulla teoria musicale greca e dei frammenti con notazione mus
le condotti dallo studioso belga, Mahillon realizzò repliche di strumenti musicali
tichi ispirandosi sia agli originali greci e romani esposti nei musei di Napoli
dra,18 sia - soprattutto per gli strumenti a corda - alle loro rappresentazioni in st
di età romana. Secondo alcuni studiosi è con Gevaert che nasce l'archeologia
sicale in senso moderno, perché «pour retrouver une musique perdue, s'appui
tous les types de sources (écrites, figurées, archéologiques) et puise à tous les
irs (philologie, musicologie, organologie)».19 L'approccio interdisciplinare intr
to da Gevaert fu adottato anche da uno dei suoi più illustri eredi francesi, Mauri
Emmanuel, che nell'Essai sur l'orchestique grecque lo applicò allo studio della dan
antica, affiancando l'analisi delle fonti antiche, letterarie ma soprattutto iconogr
che, all'osservazione dei movimenti delle danzatrici moderne.20 Lo studioso franc
se inserì però nell'opera numerosi anacronismi e imprecisioni dovuti al meto
lui adottato, che poneva sullo stesso piano fonti antiche e moderne e che partiva
presupposto che, avendo il corpo umano mantenuto inalterate nel tempo le s
ratteristiche, le danzatrici moderne potessero eseguire i passi e le movenze di qu
le antiche.

17 Cfr. Fr.-A. Gevaert, Histoire et théorie de la musique de l'antiquité, t. II, Gand, An


noot-Braeckman, 1881, Préface, pp. VII-XVI: XI: «La dentière partie du volume ... est consacrée à
l'histoire de la pratique de l'art. Elle est précédée d'une étude sur les instruments en usage dans la
musique des peuples gréco-romains, fruit d'investigations entièrement nouvelles». L'interesse per
gli strumenti musicali antichi ispirò anche Auguste Tolbecque, un liutaio francese le cui riproduzio
ni, invero piuttosto fantasiose, si basavano sostanzialmente sulle fonti iconografiche. Alcune delle
sue opere, parte delle quali sono oggi ospitate al Musée de la Musique di Parigi e al Musée des Ins
truments de Musique di Bruxelles, furono esposte con grande successo all'Exposition internatio
nale du théatre et de la musique che ebbe luogo a Parigi nel 1896: cfr. R. Melini, Gevaert archeolo
go: gli studi sugli strumenti musicali di Pompei, in Francois-Auguste Gevaert (1828-1908), a cura di
M. Cornaz, V. Dufour e H. Vanhulst, n. monografico della «Revue Belge de Musicologie», LXIV,
2010, pp. 119-130: 122. Cfr. anche Th. Maniguet, Lutherie et archeologie musicale au XIX' siècle.
La collection Tolbecque, «Les Dossiers d'Archéologie», CCCXX, 2007, pp. 72-77.
18 Per esempio le copie di una "buccina" e delle quattro tibiae rinvenute a Pompei ed espo
ste al Museo Archeologico Nazionale di Napoli, e delle tibiae esposte al British Museum di Lon
dra: cfr. Gevaert, Histoire et théorie de la musique de l'antiquité cit., pp. 645-647. Le riproduzio
ni di Mahillon si trovano ora al Musée des Instruments de Musique di Bruxelles (inv. n. 416-419,
961,1974-1975).
19 BéLIS, La redécouverte de la musique antique cit., p. 17.
20 Cfr. M. Emmanuel, Essai sur l'orchestique grecque, Paris, Hachette, 1895; e Chr. Courbier,
Francois-Auguste Gevaert et Maurice Emmanuel: le maitre et son disciple, in Francois-Auguste Ge
vaert cit. (qui alla nota 17), pp. 103-117: 108 sg.

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ARCHEOLOGIA MUSICALE DEI GRECI E DEI ROMANI 101

Questo approccio, che suscita nello studioso di oggi molte perplessità, si basava
sull'idea, condivisa dagli studiosi e dai compositori dell'epoca, che vi fosse continui
tà tra gli Antichi e i Moderni e che la musica antica dovesse in qualche modo andare
incontro ai gusti del pubblico moderno, costituendo fonte d'ispirazione per i com
positori e chiave di lettura per la comprensione della musica da loro composta. In
questa prospettiva la musica antica era studiata e riprodotta non per il suo significa
to intrinseco, per meglio comprenderne il valore e la funzione in rapporto al conte
sto originario, ma in funzione di quella moderna.21 Questo era l'atteggiamento gene
ralmente condiviso dagli studiosi e dai compositori coevi di Gevaert che, soprattutto
in Francia,22 si ispirarono sia alla musica greca (Saint-Saèns Satie), sia a temi e per
sonaggi classici (Debussy Louys Massenet).23
Ancora alla Francia riconduce la prima attestazione della locuzione 'archeolo
gia musicale', formulata non negli ambienti legati alla musica o all'archeologia, ma
in quello dei letterati. Così testimonierebbe il breve trattato Archéologie musicale:
recherches sur la flute ancienne pubblicato nel 1852 da Philippe d'Arbaud-Jouques
(1804-1863),24 poeta provenzale e traduttore di testi antichi, tra cui gli Idilli di Teo
crito.25 Nelle sue poesie, spesso ambientate nel mondo antico e incentrate su temi
bucolici e mitologici (in particolare dionisiaci), egli si mostra interessato agli stru
menti a fiato, le flùtes, sia degli antichi26 sia della tradizione etnografica,27 forse
perché rappresentativi del genere bucolico da lui spesso trattato. Pochi anni dopo,
sullo scorcio del secolo, fu ancora un letterato, lo storico e traduttore francese Char
les-Émile Ruelle, a usare la locuzione 'archeologia musicale' nella sua Collection des
auteurs grecs relatifs à la musique. Si trattava di una serie di traduzioni dei teorici mu
sicali greci realizzata anche sulla suggestione delle scoperte archeologiche di quegli
anni; essa rispondeva all'esigenza di rendere accessibili a un pubblico più ampio di
studiosi, ma anche di musicisti, le testimonianze sulla musica degli antichi: nell'in

21 Cfr. Courbier, Francois-Auguste Gevaert cit., p. 108 sg.


22 Dopo la disfatta francese nella guerra franco-prussiana, l'opera d'argomento classico sem
brò esprimere l'identità artistica nazionale: cfr. J.-Chr. Branger - V. Giroud, Introduction, in Fi
gures de l'Antiquité darts l'opéra frangais: des "Troyens" de Berlioz à "CEdipe" d'Enesco, a cura di J.
Chr. Branger e V. Giroud, Saint-Étienne, Publications de l'Université de Saint-Étienne, 2008, pp.
7-19: 14 sg. A questo proposito si vedano le interessanti considerazioni sul rapporto tra archeolo
gia musicale e manipolazione ideologica avanzate da C. Homo-Lechner, False. Authentic. False Au
thenticity. Contributions and Failures of Experimental Archaeology As Applied to Music Instruments,
in Hearing the Past: Essays in Historical Ethnomusicology and the Archeology of Sound, a cura di
A. Buckley, Liège, Université de Liège, 1998, pp. 29-64: 33 sg.
23 Cfr. Solomon, The Reception of Ancient Greek Music cit., p. 517 sg.
24 Cfr. Ph. d'Arbaud Jouques, Archéologie musicale. Recherches sur la flute ancienne, Paris,
Garnier, 1852.
25 Cfr. Id., "La Corinthienne", idylle sociale,... avec une traduction de la "Magicienne" de Théo
crite, diverses poésies et notes de l'auteur, Paris, Garnier, 1850.
26 Oltre al breve trattato già citato, l'autore dedica allo strumento anche parte di un'altra rac
colta: Id., "Etnéennes", idylles dans la manière antique accompagnées de notes et d'une dissertation
sur les flùtes des anciens, Paris, Garnier, 1845.
27 Cfr. Id., "Les quatre saisons", idylles et mélodies suivies d'airs champètres, et d'une notice sur
les Biferari, Paris, Garnier, 1857.

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102 DANIELA CASTALDO

traduzione al tomo V, l'autore osserva come su un'opera di questo tipo possa


cilmente esercitarsi «les artistes curieux d'archéologie musicale».28 La defini
compare ancora, col significato più generico di «étude du passé de la musique», n
discorso con cui Louis-Albert Bourgault-Ducoudray, professore di Storia dell
sica nel Conservatorio di Parigi, aprì i lavori del Congrès international d'Histoire
la musique organizzato da Jules Combarieu in occasione dell'Esposizione univ
le di Parigi nel 1900.29 Ruelle e Reinach furono tra i relatori della prima sezione
convegno, dedicata alla "Musique grecque", in cui furono trattati argomenti rigu
danti la teoria musicale greca e la trascrizione dell'inno ad Apollo; quest'ultimo, l
pitaffio di Seikilos e l'inno alla Musa30 furono poi eseguiti da un coro maschile e
femminile, accompagnati dalla cetra e nella trascrizione di Gevaert, durante il co
certo tenutosi a conclusione del convegno.
Se agli studiosi francesi di fine Ottocento si deve la formulazione di questa lo
zione, il primo ad usarla in un'accezione moderna, lontana dall'impostazione f
gica e antiquaria consolidatasi nella tradizione di studi che dura per tutto l'Ottoc
to, fu il musicologo tedesco Curt Sachs. Questi definì infatti «il primo tentativo
un'archeologia musicale» la sua Musica nel mondo antico: Oriente e Occidente
sintesi sui sistemi musicali, le origini e le funzioni della musica nelle culture ant
del Medio e dell'Estremo Oriente e del mondo greco e romano, pubblicata p
prima volta nel 1943.31
In tempi più recenti, queste due discipline, Archeologia e Musicologia, sono st
te associate durante il XII Convegno dell'International Musicological Society,
tosi a Berkeley nel 1977, quando alcuni specialisti furono invitati alla tavola roto
intitolata "Music and Archaeology" per discutere sui reperti musicali delle antich
culture dell'Europa, del Vicino e dell'Estremo Oriente e del Messico, in un a
arco temporale dal Neolitico al sec. I a.C. Questo fu l'atto di nascita del primo Stu
Group on Music Archaeology, fondato ufficialmente nel 1983 all'interno dell'Inte
national Council for Traditional Music (ICTM). Fino al '96 il gruppo di studio
ne otto meeting internazionali in cui si cercò di definire la metodologia e il cam
di ricerca dell'archeologia musicale, come "disciplina" potenzialmente in grad
colmare vuoti nella musicologia storica e nell'etnomusicologia.32 L'interesse per q

28 Ch.-É. Ruelle, Collection des auteurs grecs relatifs à la musique, t. V: Alypius - Gauden
Bacchius ìAncien, Paris, Imprimerie Nationale, 1898, pp. v-xv: vi.
29 Cfr. Congrès international d'Histoire de la musique tenu à Paris à la Bibliothèque de l'O
du 23 au 29 juillet 1900. Documents, mémoires et vceux, a cura di J. Combarieu, Solesmes, I
merie Saint-Pierre, 1901, pp. 7-11: 8.
30 Un frammento edito per la prima volta nel 1602 da Vincenzo Galiei: cfr. Pöhlmann-W
Documents of Ancient Greek Music cit., pp. 92 sg. e 106-115.
31 Cfr. C. Sachs, La musica nel mondo antico: Oriente e Occidente (1943), Firenze, Sanso
1963, p. 327. L'etnomusicologo svizzero Zygmunt Estreicher riprese questa definizione nella r
sione al libro di Sachs: cfr. Z. Estreicher, Ein Versuch der Musikarchäologie: Zu einem Buch
Curt Sachs, «Schweizerische Musikzeitung», LXXXVIII, 1948, pp. 348-352.
32 Cfr. European Archaeomusicology: A Summary and Abstracts of a Seminar on the Archaeo
of Musical Instruments, a cura di G. Lawson, «Music-Archaeological Report», VI, 1983; The Se
Conference of the ICTM Study Group on Music Archaeology, a cura di C. S. Lund, 2 t., Stock

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ARCHEOLOGIA MUSICALE DEI GRECI E DEI ROMANI 103

sto àmbito di studi è testimoniato dalla nascita di un altro gruppo di ricerca sull'ar
cheologia musicale, l'International Study Group on Music Archaeology (ISGMA),
fondato nel 1998 da Ellen Hickmann e Ricardo Eichmann e tuttora attivo. Gli stu
diosi che ne fanno parte, partendo da discipline come l'archeologia, l'organolo
gia, l'acustica, l'iconologia musicale, la filologia, l'etnostoria e l'etnomusicologia,33 si
occupano di diversi aspetti della musica nelle antiche civiltà sviluppatesi in Egitto,
Vicino Oriente, Europa continentale e mediterranea, ma anche in India, Cina e
in altre aree dell'Estremo Oriente, Australia e America precolombiana. In collabo
razione con il Deutsches Archäologisches Institut di Berlino, l'ISGMA organizza
con cadenza biennale convegni i cui atti sono pubblicati nella serie «Studien zur
Musikarchäologie».34
Sono invece interessati al mondo greco-romano, nei suoi rapporti con le cultu
re del bacino del Mediterraneo, gli studiosi associati a MOISA, l'International So
ciety for the Study of Greek and Roman Music and Its Cultural Heritage, un grup
po nato nel 2006 per opera di Andrew Barker. MOISA, che nel 2013 ha promosso la
pubblicazione della rivista «Greek and Roman Musical Studies», organizza incontri
annuali in cui, in una prospettiva interdisciplinare che coinvolge l'archeologia musi
cale insieme con la filologia, la storia delle religioni, l'etnomusicologia e l'antropolo
gia, si discutono i temi legati alla musica dei Greci e dei Romani e alla sua tradizio
ne.35 L'inserimento della "voce" relativa all'Archeologia musicale nell'edizione più

Kungliga musikaliska Akademien, 1986; 3rd International Meeting of the ICTM Study Group on Mu
sic Archaeology, a cura di E. Hickmann e D. Hugues, Bonn, Verlag für sistematische Musikwissen
schaft, 1988; La pluridisciplinarieté en Archéologie musicale, a cura di C. Homo-Lechner, A. Bélis,
A. Buckley e F. Picard, 2 voli., Paris, Éditions de la Maison des Sciences de l'Homme, 1994; Sons
originels: préhistoire de la musique, a cura di M. Otte, Liège, Université de Liège, 1994; Stringed In
struments in Archaeological Context, a cura di E. Hickmann e R Eichmann, Rahden, Leidorf, 2000
(«Studien zur Musikarchäologie», 1); The Archaeology of Sound: Origin and Organisation, a cura
di E. Hickmann, A. D. Kilmer e R. Eichmann, ibid., 2002 («Studien zur Musikarchäologie», 3).
Dopo aver cessato l'attività nel 1996, il gruppo di studio si ricostituì nel 2001 e si riunì prima nel
2003, poi nel 2007, tenendo da allora meetings biennali. Notizie sull'attività del gruppo, che dal
2013 ha una serie di pubblicazioni dedicata, sono accessibili alla pagina http://www.ictmusic.org/
group/music-archaeology.
35 Dalla home page del sito del gruppo di studio, in cui è anche disponibile una bibliografia
aggiornata sull'archeologia musicale: http://www.musicarchaeology.org.
34 Oltre alla bibliografia già citata, si vedano anche Music Archaeology of Early Metal Ages,
a cura di E. Hickmann, I. Laufs e R. Eichmann, Rahden, Leidorf, 2000 («Studien zur Musikar
chäologie», 2); Music-Archaeological Sources: Finds, Oral Transmission, "Written Evidence, a cura di
E. Hickmann e R. Eichmann, ibid., 2004 («Studien zur Musikarchäologie», 4); Music Archaeology
in Contexts, a cura di E. Hickmann, A. A. Both e R. Eichmann, ibid., 2006 («Studien zur Musik
archäologie», 5); Challenges and Objectives in Music Archaeology, a cura di A. A. Both, R. Eich
mann, E. Hickmann e L. C. Koch, ibid., 2008 («Studien zur Musikarchäologie», 6); Musical Per
ceptions - Past and Present: On Ethnographic Analogy in Music Archaeology, a cura di R Eichmann,
E. Hickmann e L. C. Koch, ibid., 2010 («Studien zur Musikarchäologie», 7).
35 Gli atti dei meetings di MOISA sono stati pubblicati in parte in: Il sapere musicale e i suoi
contesti: da Teofrasto a Claudio Tolemeo, a cura di D. Castaldo, D. Restani e C. Tassi, Ravenna, Lon
go, 2009; La musica nell'impero romano. Testimonianze teoriche e scoperte archeologiche, a cura di
È. Rocconi, Pavia, Pavia University Press, 2010; Poesia, musica e agoni nella Grecia antica, a cura
di D. Castaldo, F. G. Giannachi e A. Manieri, 2 voll., Galatina, Congedo, 2012; Musica, culti e riti

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104 DANIELA CASTALDO

recente di importanti dizionari enciclopedici di argomento musicologico test


come, all'inizio del terzo millennio, questa disciplina sia ormai entrata a pien
tra quelle di competenza dei musicologi.36
Una riflessione metodologica approfondita e articolata vòlta a definire tem
todi e obiettivi dell'archeologia musicale ha avuto luogo alla fine degli ann
secolo scorso,37 grazie anche al contributo della musicologa irlandese Ann Bu
Domandandosi se l'archeologia musicale potesse essere considerata una di
ella la definì piuttosto «an approach to the history of music, and indeed to t
vestigation of all music cultures, which challenges us to a range of multidis
enquiries».38 Gli studiosi si accorsero infatti che l'approccio tradizionale, che
legiava le fonti propriamente musicali, tecniche e quindi "interne" all'eve
ro, permetteva sì di far luce su molti elementi della teoria musicale e dell'or
gia antica, ma rendeva impossibile ricostruire gli aspetti più legati alla prassi
performance musicale: i luoghi, le occasioni, i contesti e, più in generale, le
plicazioni religiose sociali culturali. In questa direzione sembrava prosegui
la studiosa tedesca Ellen Hickmann, secondo la quale

archaeomusicology is the application of the methods of archaeology to the study o


Setting out from the analysis of archaeological findings, however acquired, archaeo
gy reconstructs the music and musical life of early cultures and ethnic groups that
be dated very far back in time ... It then tries to discover features or traces of that a
sical culture still extant in the more recent musical life of the society living in the
graphical area.39

In senso lato, l'archeologia musicale consiste nella conservazione, analisi e


tazione dei reperti archeologici relativi a

tutta la musica fatta nell'antichità ... tutto quanto è stato prodotto, eseguito, ascolta
so dei secoli e forse dei millenni e non è mai stato raccolto per iscritto ... L'esperienza d
musica" di tutti gli uomini nei diversi contesti sociali, culturali, economici, storici in
vissuti e hanno operato nell'antichità.40

nell'Occidente greco, a cura di A. Bellia, Pisa-Roma, Istituti editoriali e Poligrafici inter


2014. Inoltre sul sito dell'associazione, consultabile all'indirizzo www.moisasociety.org, a
De musicis è disponibile una bibliografia dal 2000 ai giorni nostri sull'antica musica gre
na e sulla sua tradizione.
36 Cfr. A. Häusler - E. Hickmann, "voce" Musikarchäologie, in Die Musik in Geschic
Gegenwart, 2" ed., Kassel, Bärenreiter, 1997, VI, coli. 933-968; E. Hickmann, "voce" Arc
cology, in The New Grove Dictionary of Music and Musicians, 2' ed., London - New York
lan, 2001,1, pp. 848-854.
37 Questo interesse è testimoniato anche da due importanti convegni che ebbero luog
gli anni: Hearing the Past cit. e Archéologie et Musique cit.
38 A. Buckley, Music Archaeology: Its Contribution to "Cultural" Musicology and "Hi
Ethnomusicology, in Studies in Socio-Musical Sciences, a cura di J. Braun e U. Sharvit, R
Bar-Ilan University Press, 1998, pp. 109-115: 114.
39 Hickmann, "voce" Archaeomusicology cit., p. 848.
40 F. A. Gallo, Prolusione al seminario Etnomusicologia storica del mondo antico,
Scuola Superiore di Studi Umanistici dell'Università di Bologna, 2003; cfr. D. Restasi,

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ARCHEOLOGIA MUSICALE DEI GRECI E DEI ROMANI 105

In questa prospettiva, che ripercorreva in qualche modo quella tracciata da Alan


Merriam quando definiva l'etnomusicologia come lo «studio della musica nella cul
tura»,41 l'archeologia musicale veniva necessariamente a interagire con l'etnomusi
cologia e l'antropologia culturale. Fu ancora Buckley a chiarire questa prospettiva
metodologica: «the most promising aspect of Music Archaeology is that it challeng
es and complements existing work in the fields of both historical musicology and
ethnomusicology».42 La riflessione fu poi ripresa da altri studiosi, tra cui Stelios Psa
roudakés, che sottolineò l'importanza di estendere anche alle culture del Mediterra
neo antico, come quelle greca, etrusca e romana, una ricerca condotta secondo que
sto tipo di approccio multidisciplinare e articolato.43 Ma anche da Bruno Netti, che
così riassumeva i termini del dibattito:44

It seems to me that we should take it for granted, however, that all possible methods and tech
niques should be used to understand the musical world, and this includes, naturally, conven
tional historical research which examines artifacts in their physical contexts and relationships,
and field research, which looks at humans while they are still alive. A confluence of these ap
proaches - and some others perhaps - will give us solid data to interpret and they will also
check and balance each other.

In parallelo a quella sull'archeologia musicale, dagli anni '80 si svolgeva anche in


Italia una riflessione che, partendo questa volta dalla musicologia, giungeva ad ana
loghe conclusioni sulla necessità di un approccio pluridisciplinare nella ricerca sul
la storia della musica e l'etnomusicologia. In questa prospettiva fu particolarmen
te feconda la collaborazione tra F. Alberto Gallo, che nel riflettere sulla storia della
musica medievale parlava di «una storia della musica come storia della cultura»,45 e
Roberto Leydi, che avvertiva l'esigenza di conferire agli eventi musicali moderni, og
getto di studio dell'etnomusicologia, una dimensione "verticale", collocandoli così in
una prospettiva storica 46 I seminari veneziani che dal 1991 ebbero luogo nella Fon

zione, in Etnomusicologia storica del mondo antico, a cura di D. Restani, Ravenna, Longo, 2006,
pp. 3-6: 5.
41 A. P. Merriam, Antropologia della musica (1964), Palermo, Sellerio, 1990, p. 24.
42 Buckley, Music Archaeology cit., p. Ill sg.
43 Cfr. S. Psaroudakes, Archaeomusicology and Ethnomusicology in Dialogue, «Eulimene», IV,
2003, pp. 189-200.
44 Br. Nettl, Some Questions on the Relationship of Music Archaeology and Ethnomusicolo
gy: Informal Comments on Constructing the Past from the Present, in Music-Archaeological Sources
cit. (qui alla nota 34), pp. 117-124:117. Si veda anche A. A. Both, Music Archaeology: Some Meth
odological and Theoretical Considerations, «Yearbook for Traditional Music», XLI, 2009, pp. 1-11.
45 F. A. Gallo, Introduzione a Musica e storia tra Medio Evo e Età moderna, a cura di F. Al
berto Gallo, Bologna, Il Mulino, 1986, pp. 9-29: 27; Id., Musica e storia del Medioevo, «Musica
e Storia», 1,1993, pp. 23-28.
46 Cfr. R Leydi, Ualtra musica. Etnomusicologia, Milano-Firenze, Ricordi-Giunti, 1991, pp.
63-76, 116-118; Id., Antropologia della musica e ricerca storica, in Antropologia della musica e cul
ture mediterranee, a cura di T. Magrini, Bologna, Il Mulino, 1993 («Quaderni di "Musica e Sto
ria"», 1), pp. 71-74. Già Cari Engel (1818-1882), musicologo tedesco d'origine ma inglese d'ado
zione, pubblicò The Music of the Most Ancient Nations, Particularly of the Assyrians, Egyptians, and
Hebrews: With Special Reference to Recent Discoveries in Western Asia and in Egypt, London, Mur

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106 DANIELA CASTALDO

dazione Levi, diretta da Giulio Cattin,47 furono i primi di una serie di incontri
la musica nel Mediterraneo antico che vedevano coinvolti studiosi di diverse
pline e àmbiti culturali, quali antropologi filologi iconografi storici e musicologi
I risultati di questa riflessione metodologica hanno riguardato anche le fonti
lo studio dell'archeologia musicale: quali documenti possono sostenere l'indagine s
«past musical behaviours and sound» relativi ai popoli la cui produzione mu
non può essere raccolta e studiata attraverso la tradizione orale (sebbene in a
casi sia stato elaborato un sistema di notazione, come per esempio nella Grecia an
ca)?49 In primo luogo, tornano utili i reperti archeologici, nell'ampia accezione c
comprende sia i realia sia le loro rappresentazioni: si tratta spesso di manufatti
to noti e ben studiati dagli archeologi, ma mai considerati in una prospettiva mu
le.50 A questi documenti lo studioso farà riferimento non come semplice illustr
e integrazione delle fonti letterarie, ma analizzandoli secondo i criteri propri de
cheologia e dell'iconografia, dal momento che i testi, gli oggetti e le immagini s
smettono e si trasformano secondo regole proprie e tra loro indipendenti.51 Qua
possibile, i reperti saranno interpretati anche alla luce del contesto di ritrov
to (necropoli, abitato, luogo destinato al culto),52 così da evidenziare gli aspe

ray, 1864, un saggio che in qualche modo anticipava le linee di ricerca dell'etnomusicologia st
Nella prefazione Engel afferma: «I became more and more convinced that, in order to under
clearly the music of the various modern nations, it was necessary to extend my researches
music of ancient nations ... If from the music of ancient nations important hints may be ob
respecting the music of the various modern nations, on the other hand, an exact acquaintance w
the latter greatly facilitates the proper appreciation of the music of any ancient nation» (p.
Assieme a Sachs, Engel è considerato tra i primi etnomusicologi storici: cfr. Theory and Meth
Historical Ethnomusicology, a cura di J. McCollum e D. G. Hebert, Lanham, Md - London, R
man and Littlefield - Lexington, 2014, pp. 10-12. Nella stessa prospettiva rientrano anche g
di sugli strumenti musicali dell'Egitto antico del musicologo tedesco Hans Hickmann (1908-1
47 Alcuni contributi sono stati raccolti in «Musica e Storia», II, 1994, pp. 99-321; IX,
pp. 375-529; XIII, 2005, pp. 81-175.
48 Seguirono il convegno Eventi sonori nei racconti di viaggio: prima e dopo Colombo (G
2006) e l'atelier del Dottorato di ricerca in Musicologia e Beni musicali dell'Università di Bol
dal titolo Per una storia dei popoli senza note (Ravenna 2006). I contributi presentati in que
contri confluirono in tre pubblicazioni: Etnomusicologia storica del mondo antico cit.; Event
ri nei racconti di viaggio: prima e dopo Colombo, Firenze, Sismel - Edizioni del Galluzzo, 2007
una storia dei popoli senza note, a cura di P. Dessi, Bologna, CLUEB, 2010.
49 Both, Music Archaeology cit., p. 3.
50 La bibliografia sugli strumenti musicali antichi è molto vasta. Per gli studi fino al 20
vedano, nel New Grove, Th. J. Mathiesen, "voce" Greece, X, pp. 327-348; J. McKinnon, "
Rome, XXI, pp. 606-614; G. Fleischhauer, "voce" Etruria, VIII, pp. 408-412. Dal 2000 in po
sponibile la bibliografia nei siti web di MOISA (sezione De musicis) e dell'ISGMA, che in ques
timo caso riguarda anche studi sulle antiche civiltà dell'Egitto e del Vicino Oriente.
51 Per quanto riguarda l'iconografia nella Grecia antica, si veda F. Lissarrague, Iconogra
grecque: aspects anciens et récents de la recherche, in Iconografia 2001. Studi sull'immagine anti
cura di I. Colpo, I. Favaretto e F. Ghedini, Roma, Quasar, 2002, pp. 9-15, con i rinvìi alla
grafia precedente.
52 Cfr. J. Boucher de Perthes, Antiquités celtiques et antédiluviennes. Mémoire sur l'indu
primitive et les arts à leur origine, Paris, Treuttel-Würtz, 1847-66, p. 16: «il ne suffit pas po
chéologue que les objets fassent sens, il faut les rapporter à un lieu, à un espace, à des pratiqu
les font singuliers, assignables, interprétables».

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ARCHEOLOGIA MUSICALE DEI GRECI E DEI ROMANI 107

ciali e culturali dell'evento musicale, (ad esempio lo status dei musicisti e dell'udito
rio, o i luoghi, le occasioni e i significati dell'evento musicale). Le numerose, recenti
esperienze di ricostruzione e riproduzione degli antichi strumenti musicali permet
teranno di formulare ulteriori ipotesi e considerazioni sulle loro caratteristiche orga
nologiche e sonore.53 Spesso sono gli stessi artefici di questi veri e propri esempi di
archeologia musicale sperimentale a eseguire con i loro strumenti i frammenti delle
musiche antiche, giungendo a risultati diversissimi tra loro, ma che in qualche modo
fanno tuttavia conoscere a un pubblico più ampio della ristretta cerchia degli studio
si alcuni aspetti della presenza della musica nelle culture antiche.54
Per quanto riguarda l'antichità, non solo gli oggetti sonori, ma anche le loro rap
presentazioni sono molto importanti, considerata la grande quantità di testimonian
ze giunte fino a noi.55 Scene che illustrano eventi musicali sono rappresentate in nu
merose classi di oggetti, come rilievi affreschi mosaici vasi statue, ma anche monete
tessuti monili gemme ed elementi architettonici. Presupposti per l'interpretazione di
queste testimonianze figurate sono i risultati della riflessione metodologica sull'ico
nografia musicale che ha avuto luogo negli ultimi vent'anni, e in particolare la con
siderazione che i modelli iconografici si trasformano necessariamente nel passaggio
da un medium visuale all'altro e che, soprattutto, le immagini non sono lo specchio
diretto della realtà, ma a questa alludono attraverso il filtro delle convenzioni figu
rative.56 Inoltre, sia gli oggetti musicali sia le loro illustrazioni possono essere inter
pretati anche alla luce di diversi tipi di fonti scritte: quelle riguardanti direttamente

53 Cfr. Both, Music Archaeology cit., p. 7. Alcuni spunti di riflessione sulle problematiche rela
tive all'esecuzione dell'antica musica greca sono raccolte nel volume Ancient Greek Music in Perfor
mance, a cura di S. Hagel e Chr. Harrauer, Wien, Verlag der Österreichischen Akademie der Wis
senschaften, 2005. Si veda anche S. Hagel, Ancient Greek Music: A New Technical History, Cam
bridge, Cambridge University Press, 2009, in cui si discute l'evidenza testuale e iconografica nel
la ricostruzione dei modelli di oggetti sonori, introducendo, ove possibile, anche una prospettiva
matematica.

54 I gruppi che eseguono musiche antiche sono molto numerosi: citiamo tra gli altri l'Ensem
ble Kérylos, diretto dalla filologa classica Annie Bélis, che nel 1996 ha realizzato l'incisione Musi
ques de l'Antiquité grecque: de la piene au son (http://www.kerylos.fr). La Bélis ha trascritto in ver
sione moderna i frammenti con notazione musicale greca e li ha eseguiti con accurate repliche di
strumenti antichi. Un esperimento analogo, ma con esiti piuttosto diversi, è stato condotto da Ste
fan Hagel; sulla pagina web dello studioso sono disponibili anche alcune riproduzioni digitali di
frammenti di musica antica: http://homepage.univie.ac.at/stefan.hagel. I gruppi che eseguono mu
sica romana antica, come l'italiano Ludi scaenici (E tempore emergo, 2001, e Festina lente, 2011:
http://www.ludi-scaenici.it) o il tedesco Musica romana (Symphonia panica, 2007, e Pugnate, 2009:
http://www.musica-romana.de), interpretano invece, con repliche fedeli di strumenti antichi, perlo
più musiche composte in tempi moderni ma fortemente evocative.
55 La creazione nel 1984 della rivista «Imago musicae. The International Yearbook of Musical
Iconography», per opera di Tilman Seebass, ha sancito il riconoscimento del ruolo dell'iconogra
fia musicale nella ricerca musicologica da parte della comunità scientifica. Sia «Imago musicae», sia
«Music in Art», diretta da Blazekovic (1998), ospitano spesso contributi sul mondo antico.
56 Per considerazioni generali, temi e prospettive di ricerca relative all'iconografia musicale, si
vedano le sintesi di T. Seebass, "voce" Iconography, nel New Grove cit., XII, pp. 43-71; e N. Gui
dobaldi, Prospettive dell'iconografia musicale all'inizio del terzo millennio, in Prospettive di icono
grafia musicale, a cura di N. Guidobaldi, Milano, Mimesis, 2007, pp. 7-37.

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108 DANIELA CASTALDO

la musica, come i trattati musicali e i frammenti con tracce di notazione;57 ma


gli stessi testi di argomento non anzitutto musicale in cui siano presenti riferim
alla musica, ivi compresi quelli epigrafici.58
La tradizione degli studi affronta l'archeologia musicale da diversi punti di pa
tenza: epoche e aree geografiche, tipologie di strumenti musicali e luoghi, circos
ze e protagonisti della performance musicale. Tra i primi esempi in cui si propon
un'indagine basata sull'analisi di reperti archeologici si possono ricordare le m
grafie della collana «Musikgeschichte in Bildern», curata da Heinrich Besseler e M
Schneider.59 La seconda serie, «Musik des Altertums», comprendeva, tra gli
anche i volumi Griechenland ed Etrurien und Rom, ove si trattavano diversi asp
ti della musica nel mondo classico secondo la prospettiva iconografica;60 in prati
lo stesso tipo di approccio che caratterizza gli studi sull'organologia antica di Dan
Paquette, o di Martha Maas e Jane Mcintosh Snyders.61 Gli studi più recenti
quali il mondo greco e romano non sono rappresentati come entità omogene
punto di vista culturale, hanno messo in luce le relazioni dei Greci e dei Romani
i popoli vicini e con le differenti tradizioni locali e regionali62 presenti per esem
in Etruria,63 Magna Grecia 64 Sicilia65 e Gallia 66 ma anche nell'Atene del secolo

57 L'edizione più recente e completa dei frammenti delle melodie antiche è senza dubbio
la di Pöhlmann-West, Documents of Ancient Greek Music cit.
58 A proposito di documenti epigrafici d'interesse musicale, segnaliamo la recente nascita
la collana «Certamina Musica graeca», dedicata alla raccolta di tutta la documentazione edita
dita sugli agoni poetico-musicali nella Grecia antica. A oggi è uscito il primo volume: Agoni
co-musicali nella Grecia antica, I: Beozia, a cura di A. Manieri, Pisa-Roma, Serra, 2009.
59 «Musikgeschichte in Bildern», Leipzig, VEB Deutscher Verlag für Musik, 1963-.
60 Cfr. M. Wegner, Griechenland, Leipzig, VEB Deutscher Verlag für Musik, 1963 («Mu
des Altertums», II, 4); G. Fleischhauer, Etrurien und Rom, ibid., 1964 («Musik des Altert
II, 5).
61 Cfr. D. Paquette, ^instrument de musique dans la céramique de la Grèce antique: études
d'organologie, Paris, De Boccard, 1984; M. Maas - J. McIntosh Snyders, Stringed Instruments of
Ancient Greece, New Haven - London, Yale University Press, 1989.
62 L'idea del regionalismo e del multiculturalismo nelle tradizioni musicali dell'antichità, già
accennata nella mostra Dons des Muses. Musique et danse dans la Grèce ancienne (Bruxelles 2003, in
collaborazione con il Ministero greco della Cultura), fu poi ripresa e sviluppata nel convegno Moi
sa Epichorios: Regional Music and Musical Regions (Ravenna 2009).
63 Cfr. La musica in Etruria, a cura di M. Carrese, E. Li Castro e M. Martinelli, Tarquinia, Co
mune di Tarquinia, 2010.
64 Cfr. R. Melini, Suoni sotto la cenere: la musica dell'antica area vesuviana, Pompei, Flavius,
2008.

65 Cfr. A. Bellia, Coroplastica con raffigurazioni musicali nella Sicilia greca (secoli VI-I1I a.C.),
Pisa-Roma, Serra, 2009. A proposito dei documenti d'interesse musicale provenienti dal Mediter
raneo antico, segnaliamo la recente nascita della collana «Telestes. Studi e ricerche di archeologia
musicale nel Mediterraneo»: ad oggi è uscito il primo volume, Musica, culti e riti nell'Occidente gre
co, a cura di A. Bellia, ibid., 2014.
66 Cfr. Le carnyx et la lyre: archéologie musicale en Gaule celtique et romaine, catalogo del
la mostra a cura di C. Homo-Lechner e Chr. Vendries, Besan^on, Musée des Beaux-Arts et
d'Archéologie, 1993.
67 Cfr. Sh. D. Bundrick, Music and Image in Classical Athens, Cambridge - New York, Cam
bridge University Press, 2005. Per quanto riguarda la musica ateniese in età classica, uno dei primi

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ARCHEOLOGIA MUSICALE DEI GRECI E DEI ROMANI 109

Per quanto riguarda i temi dell'organologia antica, la bibliografia è vastissima:68


ricordiamo per tutti i recenti studi sugli strumenti musicali rinvenuti nella "tomba
del poeta" (sec. V a.C.), un eccezionale corredo funerario che comprendeva, oltre
ai resti di un'arpa, di un aulo e di una lira, anche un papiro e una tavoletta scritto
ria con segni ancora leggibili.69 Un altro indirizzo di ricerca riguarda invece luoghi e
circostanze dell'evento musicale, come gli spettacoli70 o le manifestazioni legate alla
sfera religiosa;71 oppure le stesse figure coinvolte, per esempio le donne72 e i musi
cisti professionisti.73
Quali musiche fossero suonate e come fossero eseguite rimane un punto oscu
ro su cui la documentazione rimasta permette di far luce solo in parte. L'interesse
che gli studiosi mostrano per questo campo di studi, attraverso approcci tra loro in
dipendenti ma tutti ugualmente necessari, permetterà tuttavia di creare un quadro
sempre più completo della cultura musicale delle antiche civiltà.

esempi moderni di lettura iconografica è stata la mostra Lo specchio della musica, con il relativo ca
talogo curato da F. Berti e D. Restani, Bologna, Nuova Alfa, 1988, in cui fu esposto un corpus di
ceramiche attiche con iconografia musicale rinvenute nelle necropoli di Spina.
68 Si veda qui la nota 50.
69 A questo argomento è dedicato gran parte del primo numero di «Greek and Roman Musi
cal Studies», I, 2013, pp. 7-171.
70 Cfr. V. PéCHé - Chr. Vendries, Musique et spectacles dans la Rome antique et dans ÌOccident
romain sous la République et le Haut-Empire, Paris, Errance, 2001.
71 Cfr. D. Castaldo, Il Pantheon musicale, Ravenna, Longo, 2000; Chanter les dieux: musique
et religion dans l'Antiquité grecque et romaine, a cura di P. Brulé e Chr. Vendries, Rennes, Presses
universitäres de Rennes, 2001.
72 Cfr. S. D. Goldhill, Donne musiciste e società ellenistica, in Etnomusicologia storica del
mondo antico cit. (qui alla nota 40), pp. 63-81.
73 Cfr. A. Bélis, Les musiciens dans l'Antiquité, Paris, Hachette, 1999.

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