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J.

BODIN E LA CRITICA CINQUECENTESCA AL GOVERNO MISTO

( De la République, 1576, l.I)

1. Definizione di sovranità: “… Chi è sovrano, insomma, non deve essere in alcun modo
soggetto al comando altrui e deve poter dare la legge ai sudditi, e scancellare o
annullare le parole inutili in essa per sostituirne altre, cosa che non può fare chi è
soggetto alle leggi o a persone che esercitino potere su di lui. Per questo la legge dice
che il principe non è soggetto alla autorità delle leggi [D.I,3,31: Princeps legibus solutus
est]; e anche in latino la parola legge significa il comando di chi ha il potere sovrano”.

La definizione di “suzerein” (souserein, overlord, signore assoluto) indicava al tempo il


signore feudale sopra tutti gli altri ma non il sovrano di Bodin. Per Bodin il sovrano è
colui che esercita il potere in regime di esclusività: non subordinato alle interferenze di
nessun altro soggetto ordinamentale, come invece accadeva nella forma mista ove il
consenso dei ceti era indispensabile. Bodin il sovrano è quindi colui che formula in modo
totalmente autonomo la legge, e il suo potere non può essere subordinato al consenso
di nessun altro attore.

2. Ruolo degli stati: E’ vero, “per tutte quelle consuetudini generali e particolari che non
riguardano la struttura fondamentale del regno, non si ha l’abitudine di far cambiamenti
se non dopo aver debitamente convocato gli stati generali di Francia oppure gli stati del
singolo baliaggio; ma ciò non vuol dire che sia necessario seguire il loro parere o che il
re non possa fare il contrario di ciò che gli si chiederà, se l’assista la ragione naturale e
la giustizia dei propositi. Proprio questo fa risultare la grandezza e la maestà di un
principe sovrano, che gli stati di tutto il popolo si riuniscano e gli presentino richieste e
suppliche in tutta umiltà, senza avere alcun potere di dare ordini, né di far decreti…
Quelli che hanno scritto intorno all’ufficio dei magistrati si sono sbagliati nel sostenere
che gli stati del popolo sono superiori al principe. …Se il principe sovrano fosse soggetto
agli stati non sarebbe più né principe né sovrano, e lo Stato in questo caso non sarebbe
né regno né monarchia, ma una schietta aristocrazia di signori con uguale potere, in cui
una minoranza comanda alla maggioranza in generale e a ciascun membro di essa in
particolare.”
(Se per fare una legge ci fosse bisogno di uno, pochi e molti, in realtà il governo misto
sarebbe una specie di aristocrazia: chi è in parlamento condivide il potere e governa il
Regno).
“In questo caso editti e ordini dovrebbero essere promulgati in nome degli stati in base a
decisioni di questi, come in una signoria aristocratica, ove colui che presiede non ha
alcun potere e deve obbedienza agli ordini agli ordini della signoria; cose tutte assurde e
impossibili ad ammettersi”. Insomma se il confronto con i ceti fosse necessario non
sarebbe possibile una Monarchia ma si avrebbe sempre un’aristocrazia.

3. Verifica empirica del concetto:


Bodin è un teorico molto legato alla tradizione romanistica, non ragiona a fil di logica:
dimostra le cose adducendo degli esempi, delle autorictates, rifacendosi agli antichi e
seguendo quindi un approccio empirico e concreto.

Dimostra che in tutti gli Stati europei non vi è e non vi è mai stata una partecipazione
effettiva degli stati all’esercizio della funzione legislativa (gli stati hanno funzionato e
continuano a funzionare ma con ruolo consultorio, non come pari grado del principe che
ha l’esclusiva sulle decisioni da prendere).
Dopo aver passato in rassegna Francia e Spagna, si sofferma sull’Inghilterra: “In
Inghilterra, benché nelle assemblee che si tengono ogni tre anni gli stati dispongano di
una libertà più larga, come avviene presso tutti i popoli settentrionali, tuttavia si procede
ugualmente per richieste e suppliche”. .. I parlamenti “non possono nemmeno riunirsi né
sciogliersi senza comando espresso (del re). Si può obbiettare che le ordinanze fatte dal
re d’Inghilterra su richiesta degli stati non possono essere annullate senza consultare gli
stati stessi; ora, è vero che questo è nell’uso e si procede di regola così, come ho
saputo dal signor Dail, ambasciatore d’Inghilterra, uomo d’onore e di dottrina, ma egli mi
ha anche assicurato che il re accetta o rigetta la legge come meglio crede e non cessa
mai di comandare a suo piacere anche contro la volontà degli stati… Si può ancora
obbiettare che gli stati d’Inghilterra non sopportano l’imposizione di gravami straordinari
o sussidi senza che ciò sia stato ordinato o permesso nell’assemblea, secondo la
grande carta di Enrico I, di cui il popolo si è sempre fatto un’arma contro i re
(nel 1500 non si citava ancora la Magna Carta come palladio delle libertà inglesi, ma un
contratto di governo simile emanato da un predecessore di Giovanni Senzaterra,
appunto Enrico I, nel corso del XII sec. Secondo questa carta, come per la M.C., non si
possono “levare sussidi” (imporre tasse) senza l'avallo del Parlamento).
Ma c’è da rispondere che su questo punto gli altri re non hanno più potere del re
d’Inghilterra perché non è in potere di alcun principe del mondo il levare imposte a suo
arbitrio sul suo popolo… (qua Bodin ammette sostanzialmente che qualcosa di
fondamentale del governo misto continua ad esistere nell’assetto) D’altronde, se la
necessità è impellente, nessun re ha l’obbligo di aspettare che si riuniscano gli stati e
che il popolo dia il suo assenso”.

4. Critica ai classici (teorici del gov. misto): “non ci sono che tre regimi o tre forme di
Stato: la monarchia, l’aristocrazia, la democrazia”. Polibio, Cicerone, T.Moro, Machiavelli
e molti altri non sono d’accordo e sostengono l’esistenza di una terza, il governo misto:
ma hanno torto. “In realtà, se fosse vero che dalla mescolanza di tre Stati se ne potesse
creare uno particolare, questo risulterebbe del tutto differente da ciascuno dei tre presi
singolarmente”; ed in effetti mescolando assieme le tre forme pure (ammesso che ciò
sia empiricamente possibile) “non si produce una forma di Stato diversa dalle altre: il
potere regio, aristocratico e popolare danno per risultante nient’altro che una
democrazia” (nella citazione 2. Parla di aristocrazia ma la logica è la stessa: se è
richiesto il consenso di uno, pochi e molti, altro non è che dire che sia necessario il
volere di tutti). Questo argomento è detto “a contrario sensum”

Se invece “si desse un giorno la sovranità a un monarca, un giorno alla minoranza del
popolo, un giorno a tutto il popolo, se insomma la sovranità fosse concessa a turno
(come accadeva in Roma dopo la morte del re…), anche in questo caso non ci
sarebbero che tre regimi giustapposti che non potrebbero avere lunga vita”. Se ancora,
invece, “diamo al popolo il potere di fare le leggi e di eleggere gli ufficiali, limitandolo
però a tali compiti e disponendo che non si occupi di altro, … siamo insomma in una
democrazia” etc.

5. Conclusione: “possiamo concludere che non vi è né vi fu mai Stato composto di


aristocrazia e democrazia, e ancor meno composto di tre forme: non vi sono che tre
forme di Stato ben distinte e separate…”. Gli Stati che hanno effettivamente una forma
di governo di tipo misto sono semplicemente in preda alla più totale anarchia, perché in
essi nessuno è il sovrano: come nel caso danese, “in cui si può certo dire che il re e la
nobiltà si dividono la sovranità,; ma si deve anche aggiungere che proprio per questo lo
Stato non ha pace”. “Insomma, la nostra conclusione è che laddove vi sia più di un
principe là non vi è vera monarchia.” Segue il primo esempio di distinzione tra forma di
Stato e forma di governo:
“Inoltre ogni monarchia è regia, o dispotica o tirannica. Non si tratta di tre diversi regimi
(regime = forma di governo in senso aristotelico, cioè numero di governanti), ma solo di
un modo diverso di esercitare il governo in uno Stato a regime monarchico. Regime e
governo sono due cose nettamente differenti: è questo un segreto di Stato che non è
stato ancora osservato da nessuno. Il regime (come modo in cui il potere viene
esercitato (?)) può essere monarchico ma con governo (governo = forma di Stato)
democratico, se il principe permette a tutti di partecipare alle assemblee degli stati, alle
magistrature, agli uffici e alle ricompense. Può essere invece sempre monarchico ma a
governo aristocratico se il principe non conferisce potere o benefici che ai nobili o ai più
meritevoli o ai più ricchi. Così pure una signoria aristocratica può essere a governo
democratico se onori e ricompense vengono distribuite con eguaglianza fra tutti i sudditi;
a governo aristocratico se solamente fra i nobili e i ricchi”. “Dunque la monarchia regia o
legittima è quella in cui i sudditi obbediscono alle leggi del re e il re alle leggi di natura,
restando ai sudditi la libertà naturale e la proprietà dei loro beni. La monarchia dispotica
è quella in cui il principe si è fatto signore dei beni e delle persone stesse dei sudditi per
diritto d’armi e di guerra giusta, e governa i sudditi come un capo di famiglia i suoi
schiavi. La monarchia tirannica è quella (che nasce come legittima) in cui il monarca
calpesta le leggi di natura, abusa dei liberi come di schiavi, dispone dei beni dei sudditi
come di beni propri”

Ricapitolando:
1. La sovranità non consiste solo nella posizione di superiorità del principe ma anche
nell’esclusività dell’esercizio del potere sovrano: il potere con-diviso non è più sovrano
per definizione.

2. Il potere condiviso tra più soggetti istituzionali diversi (uno, pochi e molti) è una
contraddizione in termini. O per esercitare il potere sovrano si ha il bisogno di un
insieme di attori e quindi si ha un’aristocrazia o una democrazia oppure, se è davvero
condiviso tra corpi distinti, è un non potere e si ha un’anarchia come quella danese.

3. Non tutte le monarchie sono uguali: quelle giuste e legittime ammettono la


partecipazione (subordinata, quindi propositiva o consultiva) dei sudditi al processo di
potere; le altre no. Sono dispotiche quando il potere è stato acquisito a titolo
patrimoniale (privatistico), tiranniche quando il potere era inizialmente legittimato dal
consenso dei sudditi ma degenera nell’interesse personale del sovrano.

4. La Francia è una monarchia legittima e il Re ha il monopolio della produzione della


legge (“la legge non è un contratto tra il principe ed i ceti, ma scaturisce esclusivamente
dalla persona del principe e si presenta sempre come lettura di un ordine legittimo e
naturale”).