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Università degli studi di

Firenze
Corso di laurea in Ingegneria Elettronica

Elettronica delle Telecomunicazioni I


A.A. 2002-2003 (nuovo ordinamento) Firenze 5 – 2 – 2003

PLL:
ANELLO AD AGGANCIO
DI FASE
Componenti del gruppo:
Francesco Bianchi Stefano Tilli Mirko Fani

Obiettivi:
- Montaggio, collaudo e misura delle caratteristiche di un PLL

Strumenti:
- Multimetro digitale
- Alimentatore stabilizzato
- Generatore di funzioni
- Oscilloscopio numerico

Componenti:
- resistenze
- condensatori
- CD74HC7046A
- Test board

Fasi dell’esercitazione:
- Dimensionamento del frequency range del VCO tramite R1 e C1
- Verifica funzionamento del VCO
- Completamento della rete con l’utilizzo del Phase Detector integrato
- Misura dei ranges di aggancio e di mantenimento
- Verifica del funzionamento del PLL come demodulatore
- Misura dello sfasamento dei segnali in ingresso al PD

RICHIAMI TEORICI

Il PLL può essere utilizzato in diverse applicazioni:

• sintetizzatore in frequenza
• sistema di aggancio della portante in ricezione
• demodulatore FM

L’anello ad aggancio di fase ( PLL ) può essere visto come un sistema retroazionato
negativamente, questo è costituito essenzialmente da un rilevatore di fase che può essere
realizzato con un mixer e un filtro passa basso che rileva il valor medio del segnale di
uscita che a sua volta viene amplificato per il pilotaggio del VCO ( oscillatore controllato in
tensione ). La frequenza di uscita è data dalla seguente formula:

Fo = Ff + K o ⋅ Va

dove “ Va ” rappresenta la tensione di controllo.


In assenza di segnale in ingresso al PLL la tensione di controllo del VCO è nulla ed esso
oscilla ad una frequenza libera Ff che per il nostro integrato è zero, viceversa il rilevatore
di fase confronta i due ingressi generando un segnale dipendente dalla loro differenza di
frequenza e fase.

Se indichiamo con Vin il segnale di ingresso al PLL


Vin = Vi ⋅ cos(ω i ⋅ t + ϑi )
e con Vout il segnale di uscita dal VCO
Vout = Vo ⋅ cos(ω o ⋅ t + ϑo )
dove Fo = F f + K 0 ⋅ Va è la frequenza di uscita dell' oscillatore.
Il segnale in uscita dal mixer sarà V ρ :

Vρ =
[Vi ⋅ Vo ⋅ cos((ωi + ωo ) ⋅ t + (ϑi + ϑo ))] + [Vi ⋅ Vo ⋅ cos((ωi − ωo ) ⋅ t + (ϑi − ϑo ))]
2 2
Questo segnale viene filtrato dal filtro passa basso la cui uscita coincide con l' uscita del
rilevatore di fase indicata con il segnale Vφ :

Vφ =
[Vi ⋅ Vo ⋅ cos((ωi − ωo ) ⋅ t + (ϑi − ϑo ))]
2
il segnale Vφ viene amplificato quindi il segnale in uscita dall' amplificatore risulta essere:
K a ⋅ [Vi ⋅ Vo ⋅ cos((ωi − ωo ) ⋅ t + (ϑi − ϑ o ))]
Va = K a ⋅ Vφ =
2

Questo determina una variazione di frequenza di oscillazione del VCO, riducendo la


differenza ωi − ωo dei due segnali in ingresso al mixer.
Il processo si stabilizza proprio nel momento in cui la frequenza del VCO coincide con
quella del segnale di ingresso al PLL, allora la maglia si dice agganciata in fase, ovvero le
due frequenze Fi e Fo sono uguali di conseguenza il segnale in uscita dall' amplificatore
(Va) risulta essere costante.

In questa situazione sono verificate le seguenti uguaglianze:

Va = K a ⋅ [(Vi ⋅ Vo ) / 2] ⋅ cos(ϑi − ϑo )

Va = (Fi − F f ) / K o

Grazie all’ anello di retroazione il PLL si aggancia in modo spontaneo in frequenza e in


fase garantendo un “inseguimento” alle variazioni della frequenza del segnale in ingresso.

DIMENSIONAMENTO DEL RANGE DI FREQUENZA DEL VCO


Dopo un’attenta lettura delle caratteristiche presenti sul datasheet dell’integrato abbiamo
prelevato i dati che ci potevano servire e con queste basi abbiamo iniziato il
dimensionamento dei componenti del circuito.
Le caratteristiche di nostro interesse sono:

Tensione di alimentazione: da 2V a 6V
Range di frequenza: da 100KHz a 10MHz

Una volta scelta la tensione di alimentazione di 4,5V e una frequenza di 5MHz, abbiamo
calcolato i valori dei componenti della rete RC da collegare al VCO facendo riferimento
alla seguente tabella:

Tracciando una retta parallela alle ascisse nei pressi di 5MHz ci siamo ricavati
R1 = 2,2KΩ
C1 = 1nF
A questo punto siamo passati al montaggio della prima parte del circuito stando ben attenti
a collegare il piedino 5 a massa altrimenti il circuito rimarrebbe inibito.
Collegando il piedino 4 all’oscilloscopio ed il piedino 9,
che corrisponde all’ingresso del VCO, ad un
alimentatore con tensione variabile abbiamo trovato i
seguenti valori:

Vin fout
[V] [ MHz ]

1,1 3
3,2 8,5
Quindi con questi valori di resistenza e capacità il VCO oscilla effettivamente con una
frequenza di centro-banda di 5MHz.

COMPLETAMENTO DELLA RETE

Per completare la rete è sufficiente fare soltanto alcuni collegamenti, in particolare


collegare l’uscita del VCO con l’ingresso del PD (piedini 3 e 4) e l’ingresso del VCO con
l’uscita del PD in modo da chiudere l’anello, dopodiché applicheremo all’altro ingresso del
PD il nostro segnale di ingresso.
Lo schema del circuito completato è il seguente:

La prima verifica che possiamo fare a questo punto, è osservare con l’oscilloscopio se
effettivamente il PLL riesce ad agganciare la frequenza di ingresso, ma in queste
condizioni non riusciamo a trovare un valore di frequenza per la quale avviene l’aggancio,
quindi abbiamo portato la nostra sonda all’ingresso del VCO per vedere come si
presentava il segnale di pilotaggio dello stesso, e quello che abbiamo osservato è stato un
segnale pieno di disturbi.
Un modo per ridurre questi disturbi è sicuramente quello di introdurre un filtro RC che tagli
ad una frequenza non troppo bassa, in modo da poter utilizzare il circuito anche in altre
applicazioni come per esempio in un demodulatore FM, quindi consideriamo una
frequenza di taglio di 200KHz.
Svolgendo i calcoli per f = 200KHz troviamo:

R1 = 47Ω
C1 = 82nF

R1 l’ abbiamo scelta piccola in modo che la caduta di tensione ai suoi capi sia la più bassa
possibile.
Una volta montato questo filtro abbiamo potuto osservare che il PLL riusciva ad
agganciarsi alla frequenza di ingresso in un determinato range di frequenze che siamo
andati a misurare.

MISURA DEI RANGES DI AGGANCIO E DI MANTENIMENTO

Per misurare il range entro il quale il PLL riesce a mantenere l’aggancio, è necessario
operare sul generatore di funzioni variando progressivamente la frequenza di ingresso dal
basso verso l’alto e viceversa.
Il fatto di partire dall’alto e diminuire la frequenza oppure dal basso e aumentarla via via, ci
permette di osservare se il range di aggancio ed il range mantenimento coincidono oppure
no.
Procedendo così abbiamo ottenuto i seguenti valori:

frequenza di aggancio frequenza di mantenimento


senso di percorrenza
[ MHz ] [ MHz ]

dal basso verso l’alto 5,19 6,18


dall’alto verso il basso 6,16 5,11

Quello che notiamo è che i due ranges sono quasi coincidenti, e non sono molto ampi.
Da qui deduciamo che la banda di ingresso del VCO è più stretta della banda del filtro da
noi progettato, questo implica che se vogliamo osservare lo scostamento dei due ranges e
soprattutto se puntiamo ad ottenere una banda più ampia entro cui il PLL rimane
agganciato dobbiamo abbassare la frequenza di taglio del filtro RC.
Progettando un filtro che tagli a 20KHz si ottiene:
R1 = 47Ω
C1 = 300nF
In queste condizioni abbiamo ottenuto i seguenti valori:

frequenza di aggancio frequenza di mantenimento


senso di percorrenza
[ MHz ] [ MHz ]

dal basso verso l’alto 4,17 5,51


dall’alto verso il basso 5,30 4,01

Adesso possiamo notare meglio lo scostamento dei due ranges semplicemente perché il
circuito inizia a sentire l’influenza del filtro RC.
In pratica quel che avviene è questo: si inizia la spazzolata dal basso, per dei valori di
frequenza per cui il PLL non riesce ad agganciare, aumentando progressivamente la
frequenza si arriva ad un valore ben preciso per il quale esso è agganciato.
Questo punto è individuato dall’intersezione delle curve caratteristiche del filtro e del VCO.
Adesso quello che si ha in ingresso al VCO non è altro che un segnale in continua che si
muove lungo la retta facilmente individuabile sul grafico.
Essendo un segnale in continua o comunque lentamente variabile non risente del filtro e
quindi aumentando la frequenza si riesce a oltrepassare la caratteristica del filtro
raggiungendo un valore più elevato.
Analogamente avviene se procediamo dall’alto verso il basso.
Questa prende il nome di CARATTERISTICA A FARFALLA.

VERIFICA DEL FUNZIONAMENTO DEL PLL COME DEMODULATORE

Un’importante applicazione del PLL è quella di demodulatore FM.


Questo è dovuto al fatto che il PD all’interno del PLL reagisce ad una variazione della
differenza tra le due freq in ingresso con un aumento o diminuzione di tensione per il
pilotaggio del VCO in modo da mantenere l’aggancio, questo significa che se abbiamo un
segnale in ingresso modulato FM con una modulante abbastanza lenta da permettere al
PLL di seguirla, all’ingresso del VCO ritroviamo proprio il segnale demodulato.
Di questo fatto ci da conferma la funzione caratteristica del PLL che abbiamo mostrato
nella sezione “richiami teorici”:
f −f
VA = i f
K0

quindi per verificare se il nostro circuito riusciva a demodulare una FM è stato sufficiente
applicare in ingresso un segnale modulato e spostare la sonda dell’oscilloscopio sul
piedino di ingresso del VCO.
Il segnale modulato che abbiamo posto in ingresso aveva le seguenti caratteristiche:
f0 = 5MHz
f ω = 1KHz

Andando a leggere l’uscita abbiamo trovato proprio una sinusoide ad 1KHz, ovviamente
non era una sinusoide perfetta perché vi erano dei disturbi sopra.

MISURA DELLO SFASAMENTO DEI SEGNALI IN INGRESSO AL PD

Nel fare le misure del range di aggancio e del range di mantenimento abbiamo notato un
comportamento che a prima impressione ci pareva anomalo.
In pratica al variare della frequenza di ingresso abbiamo notato che la fase dei due segnali
in ingresso al PD variava gradualmente fino ad arrivare ad un determinato valore dove
faceva proprio un salto anche di 40 – 50 gradi.
Così abbiamo preso nota di questi valori ed abbiamo costruito una tabella

Frequenza di ingresso Differenza di fase


[ MHz ] [ gradi ]

4,42 190°
4,52 205°
4,62 210°
4,72 214°
4,82 256°
4,92 275°
5,02 292°
5,12 312°
5,22 325°
5,32 350°

Da questa tabella notiamo che in prossimità 4,7 – 4,8 MHz si ha uno scalino di più di 40°
quindi abbiamo cercato di capire a cosa fosse dovuto.

In pratica il PD è costituito da due comparatori ed uno XOR


I comparatori hanno il compito di confrontare l’ingresso con un valore di soglia e in base a
questo stabiliscono se in uscita dobbiamo avere un valore alto oppure basso, costruendo
in tal modo un’onda quadra con duty-cicle che varia in funzione del valore di soglia.

analogamente avviene per l’altro ingresso, dopodiché queste onde quadre così generate
vanno in ingresso ad uno XOR che fornirà in uscita un’altra onda quadra ma con duty-cicle
variabile in funzione dello sfasamento dei due segnali in ingresso.
Se per qualche ragione avviene che la soglia nel comparatore non coincide col valor
medio della sinusoide in ingresso, si avrà in uscita un segnale con duty-cicle diverso dal
50%, questo causerà un’uscita dello XOR costante per un’intervallo di valori di fase.

Questa è la causa del salto di fase che abbiamo riscontrato sperimentalmente.


Per ovviare a questo problema nello stesso integrato da noi utilizzato vi è anche un’altra
parte di circuiteria comprendente due flip-flop e altri componenti che, se collegati
opportunamente, hanno proprio lo scopo di eliminare questo inconveniente.

CONCLUSIONI

Alla luce dell’esperienza in laboratorio, delle misurazioni e delle osservazioni possiamo


asserire che l’integrato utilizzato ci ha permesso di trovare dei concreti riscontri con quello
che era stato teorizzato a lezione. Dopo una prima parte di setup in cui si è dovuti
intervenire variando il range di frequenza del VCO, le caratteristiche di aggancio sono
subito saltate all’occhio dalle misurazioni effettuate con l’oscilloscopio.
Tramite un adeguato dimensionamento del filtro RC, nello specifico abbassando la
frequenza di taglio con i componenti R1 e C1, si è potuto facilmente valutare la differenza
tra range di mantenimento e range di aggancio, con la “caratteristica a farfalla”, che già ci
aspettavamo dopo le lezioni in aula.
L’applicazione come demodulatore FM è stata ovviamente il banco di prova del nostro
circuito dopo le varie fasi di test. Questo si è comportato abbastanza bene se si eccettua
qualche disturbo sulla forma d’onda demodulata che si presentavano in uscita. Il PLL
segue le piccole variazioni di frequenza della portante riportando in uscita proprio un
segnale alla stessa frequenza della modulante fω.
Un’altra particolarità dell’integrato già descritta in aula ha trovato conferma in laboratorio:
l’utilizzo del circuito di Phase Detection formato da due comparatori e da una porta logica
XOR causa in uscita da esso una tensione Va costante per un intervallo di valori di
sfasamento θ, questo ha generato nello specifico un consistente “salto” ( ≅ 40° ) nei valori
di differenza di fase tra i due segnali. Per risolvere il problema, come descritto nel
datasheet, dovremmo utilizzare l’altro PD presente, che ovvia al problema legato alle
tensioni di soglia dei due comparatori, con due flip-flop ed altre porte logiche.

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