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Facoltà di PROGETTO

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t “e-Learning”
UN I V ERSI TÀ D I BOLOGN A Ingegneria
PRESIDENZA DI INGEGNERIA

Prova Scritta - Algebra e Geometria - L


C.d.L. Ingegneria Gestionale e Ingegneria dei Processi Gestionali
A.A. 2004/2005 - 4/4/2005 - Prof. A.Gimigliano

Esercizio 1:

1.a) Siano v1 , v2 , v3 ∈ R3 , con v3 = (−a, 2bk, 0), v2 = (2ak, −b, k), v1 = (a, b, k). Dire, al variare di
k, se {v1 , v2 , v3 } sia una base di R3 o no.

1.b) Sia f : R3 → R3 , l’applicazione lineare definita da f (e1 ) = v1 , f (e2 ) = v2 , f (e3 ) = v3 , dove con
{e1 , e2 , e3 } si indica la base canonica di R3 . Determinare, al variare di k, dim(ker f ), dim(im f ), e dire se f
sia iniettiva e suriettiva.
1.c) Fissato il valore k = 1 dire se in quel caso f sia semplice.

Assegnare ad a,b il valore delle ultime cifre del proprio numero di matricola (ad esempio, se il numero è
1234567, allora a = 6, b = 7). Scrivere il proprio numero di matricola in testa al foglio e svolgere l’esercizio
ESCLUSIVAMENTE su questo foglio.

SOLUZIONI
1.a) Affinché {v1 , v2 , v3 } sia una base di R3 , bisogna che i tre vettori siano linearmente indipendenti.
Scrivendoli come colonne (o, a scelta, come righe) di una matrice, dovremo avere che essa ha rango 3. Quindi,
sia: ⎛ ⎞
−a 2ak a
A = ⎝ 2bk −b b ⎠
0 k k
Calcoliamo il det A rispetto all’ultima riga:

det A = −k(−ab − 2abk) + k(ab − 4abk 2 ) = −2kab(2k 2 − k − 1)

Se a = 0 o b = 0, il determiante è sempre nullo ∀k, altrimenti esso si annulla per k = 0 e per 2k 2 − k − 1 = 0,


cioè per k = 1 o k = 12 . Quindi:

Per a = 0 = b e k = 0, 1, 12 , r(A) = 3 e {v1 , v2 , v3 } è una base.


Per a = 0 = b e k = 0, o k = 1, o k = 12 , r(A) < 3 e {v1 , v2 , v3 } NON è una base.
Se a = 0 o b = 0, ∀k si ha r(A) < 3 e {v1 , v2 , v3 } NON è una base.

1.b) La matrice associata alla f rispetto alla base canonica è proprio la matrice A considerata sopra,
in quanto ha come colonne esattamente f (e1 ) = v1 , f (e2 ) = v2 ed f (e3 ) = v3 . Quindi

Per a = 0 = b e k = 0, 1, 12 , r(A) = 3 = dim imf , mentre dim kerf = 3 − r(A) = 0. Perciò la f è


inietttiva (kerf = {0}) e suriettiva imf = R3 .

Per a = 0 = b e k = 0, oppure k = 1, o k = 12 , è facile vedere che r(A) = 2 (ad esempio basta considerare
un minore 2 × 2 opportuno e vedere che ha determinante non nullo, oppure constatare che ci sono due righe
non nulle e non proporzionali). Perciò dim imf = r(A) = 2 e dim kerf = 3 − 2 = 1 e la f non è iniettiva né
suriettiva.

Facolta di Ingegneria Corso di Autore "scritto Aprile 2005" Copyright 2003


GEOMETRIA E ALGEBRA L GIMIGLIANO ALESSANDRO ALMA MATER STUDIORUM -
Univerità di Bologna
Tipo di Materiale Esercitazione A. A. 2007
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PRESIDENZA DI INGEGNERIA

Se a = 0 e b = 0 oppure a = 0 e b = 0 si vede che per k = 0 il rango è 2 (e ci si riconduce al caso sopra),


mentre se k = 0 si ha r(A) = 1 e quindi dim imf = 1 e dim kerf = 2.

Infine, se a = 0 = b, allora le prime due righe di A sono nulle e r(A) = 1 per k = 0 mentre r(A) = 0 per
k = 0 (in questo caso A è la matrice nulla).

1.c) Per trovare gli autovalori di f bisogna calcolarne il polinomio caratteristico dato da:
⎛ ⎞
−a − t 2a a
pA (t) = det ⎝ 2b −b − t b ⎠ = −(−ab − tb − 2ab) + (1 − t)(ab + at + bt + t2 − 4ab) =
0 1 1−t

= 3ab − tb − 3ab + (a + b + 3ab)t + (1 − a − b)t2 − t3 = −t(t2 − (1 − a − b)t − (3ab + a))



1−a−b± (1−a−b)2 +4(3ab+a)
che si annulla per t = 0 e per t = 2 . Si hanno quindi sempre tre autovalori distinti
e la f è semplice.

Esercizio 2.

Siano date, in R3 , le rette:


⎧ ⎧
⎨ x = (a + 1)t + k ⎨ x = bs + 6
r: y = kt + 1 s : y = 6s + 1
⎩ ⎩
z=b z =a+1

2.a) Determinare, al variare di k, se r e s siano sghembe, parallelle, incidenti o coincidenti.


2.b) Porre k = −1 e trovare un piano parallelo ad r ed s passante per il punto P = (2005, 37a − 14b, a + b).

SOLUZIONE
2.a) I vettori direttori delle due rette sono vr = (a + 1, k, 0), vs = (b, 6, 0); si ha che r e s sono parallele
se e solo se 
a+1 k 0
rango =1
b 6 0
Se b = 0 le due righe non possono essere proporzionali e quindi le due rette non sono mai parallele.

a+1 k
Se b = 0, notiamo che l’ultima colonna è nulla, quindi il rango non è 2 quando det =
b 6
6(a+1)
6a + 6 − bk = 0, cioè per k = b e per questo valore di k si ha parallelismo.
Consideriamo adesso il sistema dato dalle equazioni delle due rette:

⎨ (a + 1)t + k = bs + 1
kt + 1 = 6s + 1

b=a+1

è immediato constatare che il sistema non ha soluzioni se b = a + 1, quindi in quel caso le due rette non si
incontrano e saranno sghembe, tranne per k = 6(a+1)
b , valore per cui, come già visto, sono parallele.

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Se invece b = a + 1, nel caso k = 6(a+1)


b = 6 il sistema sopra ha soluzione per ogni s = t, e quindi le due
rette coincidono (nota che in questo caso b = 0).
6(a+1) k 6
Per b = a + 1, e k = b , il sistema ha soluzione per s = b, t= b e quindi le rette si incontrano e
sono incidenti.
2.b) Per k = −1, le rette sono sghembe (vedi sopra). Perchè un piano π : αx + βy + γz + δ = 0 sia
parallelo ad entrambe bisogna che (α, β, γ) sia perpendicolare a vr e vs .
E’ facile vedere che il vettore (0, 0, 1) soddisfa tale condizione (si può determinare α, β, γ ad esempio
eseguendo vr ∧vs , oppure imponendo (α, β, γ)·vr = 0 e (α, β, γ)·vs = 0), quindi π avrà equazione: z +δ = 0.
Imponendo il passaggio per il punto P si ottiene δ = −a − b, quindi si ha π : z − a − b = 0.

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