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Facoltà di PROGETTO

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UN I V ERSI TÀ D I BOLOGN A Ingegneria
PRESIDENZA DI INGEGNERIA

4. Rango di matrici e risoluzione di sistemi lineari.

Riconsidereremo in questa sezione i teoremi che descrivono le soluzioni dei sistemi lineari di equazioni
in termini di concetti della teoria degli spazi vettoriali.

Definizione 4.1: Un sistema lineare del tipo A · X = B, con A ∈ Rm,n , B ∈ Rm,1 , X ∈ Rn,1 si dice
omogeneo se B = O.

Esempio: Consideriamo il sistema omogeneo:


⎛ ⎞
   x  
x−y+z =0 1 −1 1 0
→ ·⎝y⎠ = .
2x − y − 2z = 0 2 −1 −2 0
z

applicando Gauss ad A si ottiene il sistema:


⎛ ⎞
  x   
1 −1 1 0 x−y+z =0
·⎝y⎠ = → ,
0 1 −4 0 y − 4z = 0
z

⎨ x = 4z − 2z = 3z
da cui: y = 4z

z=z
quindi abbiamo una variabile libera, z, e le soluzioni del sistema sono date dall’insieme V ⊂ Rn :

V = {(x, y, z)|y = 4z, x = 3z} = {(3z, 4z, z) ∈ R3 |z ∈ R}.

È facile verificare che V è un sottospazio di R3 (farlo per esercizio); una base di V è data da: {(3, 4, 1)},
poiché ogni v ∈ V è del tipo (3z, 4z, z) e si ottiene come z(3, 4, 1).

È facile verificare che i fatti osservati nel precedente esempio sono del tutto generali, come afferma il
seguente risultato:

Proposizione 4.2: Sia A · X = O un sistema lineare omogeneo (come nella 4.1); allora l’insieme V delle
soluzioni del sistema è un sottospazio vettoriale di Rn , e la sua dimensione è pari al numero delle variabili
libere del sistema, e cioè n − r(A).

Dimostrazione: Infatti, sicuramente O ∈ V ⊂ Rn , e siano X1 , X2 ∈ V due soluzioni del sistema; allora


A · (X1 + X2 ) = A · X1 + A · X2 = O + O = O, e, ∀α ∈ R, A · (αX1 ) = αA · X1 = αO = O; quindi X1 + X2 ∈ V
e αX1 ∈ V . Quindi V è un sottospazio vettoriale di Rn .
Se risolviamo con l’eliminazione di Gauss il sistema, sappiamo (vedi §2) che troveremo n − r(A) variabili
libere (nel caso dei sistemi omogenei abbiamo sempre soluzioni del sistema poiché A · On = Om , quindi
On ∈ Rn è sempre soluzione). Se n = r(A), allora l’unica soluzione è X = O, cioè V = {O}, e dim V = 0,
come richiesto.
Se n > r(A), allora le ∞n−r(A) soluzioni si scriveranno in funzione delle n − r(A) variabili libere
xr+1 , .., xn . Per ottenere una base di V si possono assegnare i valori {1, 0, ..., 0}; {0, 1, ..., 0}; ...; {0, ..., 0, 1}
alle n − r variabili libere (vedi l’Osservazione qui sotto), quindi dim V = n − r(A). 


Facolta di Ingegneria Corso di Autore "Sistemi Lineari di equazioni II" Copyright 2003
GEOMETRIA E ALGEBRA L GIMIGLIANO ALESSANDRO ALMA MATER STUDIORUM -
Univerità di Bologna
Tipo di Materiale Dispense A. A. 2007
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Osservazione: Per trovare la base di un sottospazio V di Rn che sia assegnato tramite delle equazioni nelle
variabili x1 , ..., xn , e cioè tramite un sistema omogeneo del tipo A · X = O, possiamo sempre considerare le
n − r variabili libere del sistema ed assegnare loro i valori 1, 0, ..., 0; 0, 1, ..., 0; ... ; 0, ..., 0, 1. I vettori ottenuti
daranno una base di V .

Esempio: Sia V ⊂ R4 , V = {(x, y, z, t)|x − 2y + z = 0; y + z + t = 0}. Risolvendo il sistema



x − 2y + z = 0
y+z+t=0

troviamo y = −z − t, x = −3z − 2t, quindi V = {(−3z − 2t, −z − t, z, t)}. Assegnando a z, t i valori 1, 0 e


0, 1 otteniamo i vettori v1 = (−3, −1, 1, 0) e v2 = (−2, −1, 0, 1). Essi sono una base di V in quanto sono
indipendenti e ogni vettore di V si scrive come: zv1 + tv2 .

L’importante quantità r(A), il rango di una matrice A, si può definire anche in modo più intrinsecamente
legato alla matrice (senza riferirci all’eliminazione di Gauss):

Proposizione 4.3: Il rango di una matrice A ∈ Rm,n è pari al massimo numero di righe di A linearmente
indipendenti (viste come vettori di Rn ) o, equivalentemente, al massimo numero di colonne di A linearmente
indipendenti (viste come vettori di Rm ).

Dimostrazione: Infatti, sia A la matrice ottenuta da A tramite l’eliminazione di Gauss, se consideriamo


i suoi vettori riga e quelli di A, si ha che essi generano lo stesso sottospazio di Rn , in quanto ogni passo
dell’eliminazione di Gauss consiste o nello scambiare fra loro due righe (e questo ovviamente non altera lo
spazio geneato dalle righe stesse), oppure nel sommare ad una riga un multiplo di un’altra, cioè se le righe di
A sono i vettori A1 , ..., Am , passare ad A1 , ..., Ai + λAj , ..., Am , ove alla riga i-esima si è aggiunta la j-esima
(i = j) moltiplicata per λ = 0. Ovviamente con le A1 , ..., Am si possono generare le A1 , ..., Ai + λAj , ..., Am
(l’unico vettore diverso è l’i-esimo che è combinazione lineare di Ai ed Aj ); ma vale anche il viceversa: con
Aj ed Ai + λAj si può generare Ai = (Ai + λAj ) − λAj .
Quindi lo spazio generato dalle righe non è cambiato e il numero di righe indipendenti di A è lo stesso
di quelle di A .
Quante sono le righe indipendenti di A ? In A abbiamo r = r(A) righe non nulle (ciascuna con un pivot
pi , i = 1, ..., r) e m − r righe nulle:
⎛ ⎞
0 ... ... 0 |p1 ∗ ... ... ... ... ... ... ... ∗
⎜0 ... ... 0 ... 0 |p2 ∗ ... ... ... ... ... ∗⎟
⎜ ⎟
⎜0 ... ... 0 ... 0 ... 0 |p3 ∗ ... ... ... ∗⎟
⎜ ⎟
⎜ .. .. .. ⎟
 ⎜ . . . ⎟
A =⎜ ⎟.
⎜0 ... ... 0 ... 0 ... 0 ... 0 |pr ∗ . . . ∗⎟
⎜ ⎟
⎜0 ... ... 0 ... 0 ... 0 ... 0 ... ... 0⎟
⎜ .. .. .. ⎟
⎝ ⎠
. . .
0 ... ... 0 ... 0 ... 0 ... 0 ... ... 0

Ovviamente possiamo trascurare le righe nulle; vediamo che le r righe non nulle sono indipendenti: Siano
A1 , ..., Ar tali righe, e sia
α1 A1 + ... + αr Ar = (0, ..., 0) ∈ Rn

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una loro combinazione lineare nulla. In tale combinazione dovremo avere α1 = 0, poiché nella posizione di
p1 (in A1 ) esso è l’unico elemento non nullo (le altre righe hanno tutte uno zero nella posizione di p1 ), allora
la combinazione è:
α2 A2 + ... + αr Ar = (0, ..., 0),

ma adesso possiamo ripetere il ragionamento di prima per avere α2 = 0, osservando p2 , e cosı̀ via per tutti
gli αi , ottenendo che la combinazione deve avere tutti i coefficienti nulli, e quindi che le righe A1 , ..., Ar sono
linearmente indipendenti.
La dimostrazione che il rango è anche il numero di colonne linearmente indipendenti è più complessa e
non la riportiamo qui. 


Ricapitolando, possiamo esprimere il risultato precedente nel seguente modo. Ad ogni matrice A ∈ Rm,n
si possono associare due sottospazi: R(A) ⊂ Rn , lo spazio generato dalle righe di A, e C(A) ⊂ Rm , lo spazio
generato dalle colonne di A; la Prop. 4.3 ci dice che:

dim R(A) = dim C(A) = r(A).

Osserviamo che quanto visto fin qui ci dice che se abbiamo dei vettori v1 , ..., vs ∈ Rn , per vedere quanti
di essi sono linearmente indipendenti (e quindi anche per vedere quanto vale dim < v1 , ..., vs >), basta
costruire una matrice A che abbia tali vettori come righe e poi eseguire l’eliminazione di Gauss su tale
matrice. Il rango (e cioè il numero delle righe non nulle) della matrice A cosı̀ ottenuta mi darà la quantità
richiesta

Esempio: Determinare la dimensione di < v1 , v2 , v3 > al variare del parametro k, essendo:

v1 = (1, k, 2k), v2 = (k, 2k, k + 1), v3 = (2k, 4k, 2k).

Dobbiamo determinare se v1 , v2 , v3 siano o no indipendenti, perció applichiamo Gauss alla matrice che li
vede come righe:
⎛ ⎞ ⎛ ⎞ ⎛ ⎞
1 k 2k 1 k 2k 1 k 2k
⎝ k 2k k + 1 ⎠ → ⎝ 0 2k − k 2
k + 1 − 2k ⎠ → ⎝ 0 2k − k k + 1 − 2k ⎠ .
2 2 2

2k 4k 2k 0 4k − 2k 2 2k − 4k 2 0 0 −2

da qui si vede immediatamente che se 2k − k 2 =  0, si hanno 3 pivot non nulli, e quindi il rango della matrice
risulta =3, quindi dim < v1 , v2 , v3 >= 3.
Se invece 2k − k 2 = 0, vale a dire se k = 0 o k = 2, i tre vettori non sono indipendenti. Avremo allora:
Se k = 0: la matrice diviene
⎛ ⎞ ⎛ ⎞
1 0 0 1 0 0
⎝ 0 0 1 ⎠ che continuando Gauss porta ⎝ 0 0 1 ⎠ ,
0 0 −2 0 0 0

per cui si ha r(A) = dim < v1 , v2 , v3 >= 2.


Se invece k = 2, la matrice diviene:
⎛ ⎞ ⎛ ⎞
1 2 4 1 2 4
A = ⎝ 0 0 −5 ⎠ che continuando Gauss porta ⎝ 0 0 −5 ⎠ .
0 0 −2 0 0 0

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e si ha di nuovo r(A) = dim < v1 , v2 , v3 >= 2.

Possiamo rivedere ora quanto dimostrato nel Teorema 2.5 utilizzando l’eliminazione di Gauss in termini
di spazi vettoriali:

Teorema 4.4: (di Rouché-Capelli). Sia A · X = B un sistema lineare di m equazioni ed n incognite. Esso
ha soluzioni se e solo se si ha:
r(A) = r(A|B).

Se tale condizione è verificata, le soluzioni dipenderanno da n − r(A) variabili libere (cioè si hanno ∞n−r
soluzioni).

Dimostrazione: Siano:
⎛ ⎞ ⎛ ⎞ ⎛ ⎞
a11 a12 a13 ... a1n x1 b1
⎜ a21 a22 a23 ... a2n ⎟ ⎜ x2 ⎟ ⎜ b2 ⎟
A=⎜
⎝ .. .. ⎟ , mentre X=⎜ ⎟
⎝ ... ⎠ , B=⎜ ⎟
⎝ ... ⎠ ,
. ... . ⎠
am1 am2 am3 ... amn xn bm

allora il sistema si può scrivere (per colonne):


⎛ ⎞ ⎛ ⎞ ⎛ ⎞ ⎛ ⎞
a11 a12 a1n b1
⎜ a21 ⎟ ⎜ a22 ⎟ ⎜a2n ⎟ ⎜ b2 ⎟
⎜ . ⎟ x1 + ⎜ .. ⎟ x2 + ... + ⎜ .. ⎟ xn = ⎜ ⎟
(†) ⎝ .. ⎠ ⎝ . ⎠ ⎝ . ⎠ ⎝ ... ⎠ .
am1 am2 amn bm
Quindi esistono dei valori di x1 , ..., xn che sono soluzioni del sistema, se e solo se tali valori realizzano
(in (†)) la colonna B come combinazione lineare delle colonne di A. Ma dire che B è combinazione lineare
delle colonne di A, equivale a dire che B ∈ C(A) ⊂ Rm , e cioè che aggiungendo B allo spazio C(A), lo spazio
generato dalle colonne di A, non aumenteremo la dimensione di tale spazio, e cioè che r(A) = r(A|B), come
richiesto.
Per verificare poi che quando r(A) = r(A|B) si hanno proprio ∞n−r soluzioni, si procede come nella
dimostrazione della Prop. 4.2. 


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