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da i M.A.S.T.E.R.

s - il fraseggio

Il linguaggio dell’improvvisazione (ce l’hai o no?)

Improvvisazione; vediamo cosa non è. Non è un dono del cielo di inventare melodie dal nulla. Non
viene da un lampo di genio. Non è grazia-di-dio che solo pochi di noi hanno perché sono speciali.

Che cosa è allora? È riorganizzazione spontanea. Ri-arrangiamento di qualcosa che già esiste.

Si impara similmente ad un linguaggio; perché è un linguaggio.


La lingua che parliamo si apprende per imitazione; e quando parliamo non inventiamo le parole
all’istante; esse già esistono. Noi ripetiamo suoni, parole e frasi che ascoltiamo da altri.
Allo stesso modo usiamo patterns ed idee già esistenti per improvvisare.

In prima elementare impari una parola; non solo il suo suono ma anche le varie lettere che la
simbolizzano, e come metterle insieme per formare quella parola. Poi anche il suo significato; e ancora:
come infilarla in una frase. E se sei catturato da una parola nuova, memorizzi il suo suono, la sua
grafia, il suo significato; e la immagazzini. Poi un giorno, quando ti serve -zac!- ti esce.

Di fronte a grammatica e sintassi il primo pensiero sicuramente è: “Come può qualcosa di così
arzigogolato e regolamentato essere la base della comunicazione quotidiana?”. Eppure pian piano
aggiungi parola a parola, prese qua e là, dovunque, e ti ritrovi, senza grossi sforzi, con un cospicuo
vocabolario che verrà usato naturalmente ed intuitivamente.

Se vai a Mosca però, quelle cinque parole di russo che conosci ti devono servire per tutta la tua
comunicazione; non è questo meccanico, forzoso, inespressivo ed innaturale? Nel giro di un minuto
quelle cinque parole saranno usate, abusate e completamente esaurite. E lo sforzo sarà stato comunque
enorme; per dire niente, o quasi. E anche se hai imparato le tue prime parole dalla tua mammina non
parli come lei, vero? Uno studente di maturità ha un bagaglio di circa 15.000 parole; ciononostante due
diversi individui possono comunicare idee differenti, con lo stesso bagaglio di parole, soltanto
arrangiando le stesse in maniera diversa, esprimendo così la propria personalità ed unicità.

La comunicazione verbale è un processo naturale, intuitivo; e lungo.


Un linguaggio prima deve essere imparato. Poi può essere sentito naturale e ‘improvvisato’, ma non
senza averci sudato sopra; una parola per volta -pronuncia, scrittura, significato, usi corretti- Poi ti
suona facile e libero ma per acquisirlo serve una vita.

E anche in musica usiamo ciò che già esiste; copia ed imitazione. È così che cominciamo a suonare:
ascoltando la radio, un disco, un amico. Cominciamo ad imparare le note, le scale, gli arpeggi; e come
e dove usarli. Impariamo e suoniamo frasi nuove finché non diventano un’abitudine per le dita;
ripetizione. Da dove si prendono? Dischi, concerti, amico/(nemico; quelle più forti le suona sempre
lui, dannazione!), trascrizioni, altri strumenti. [E, alla fine del processo evolutivo, da dentro!!!]

Quando sei padrone del linguaggio sali sul palco senza necessariamente sapere cosa devi suonare, e le
idee scorrono fluide. Allora forse è l’uso che fai del vocabolario che esprime la tua personalità.

La riorganizzazione dell’esistente.
l’idea, Q/A (botta e risposta)
Proviamo, per un po’ di tempo, a suonare frasi a coppia: una frase apre un discorso,
l’altra lo chiude; in pratica potrebbero bastare due frasi con notevoli legami di parentela: una, la
più ‘insicura’ apre, l’altra, la più assertiva chiude. O magari -e, spesso anche meglio- una sola frase
più una variazione della stessa.

Dispositivo applicabilissimo dappertutto, persino in fase compositiva; usatissimo -fino


all’abuso- anche nel Blues (vedi lezione... 23).

• la frase... APERTURA (Q) CHIUSURA (A) ESEMPIO

• ... qualsiasi frase un’ottava diversa (sotto/sopra) Toccata e fuga


• ... qualsiasi frase armonizzata (sotto/sopra) Soul Sacrifice
• ... qualsiasi frase varia sugli accordi del giro (diversi) Happy Birthday
• finisce con ... intervallo discendente intervallo ascendente temi blues
• finisce ... sulla 5a sulla tonica Blue Rapshody

• ‘atterra’ ... su accenti deboli su accenti forti .............................


• alcune note, timing ‘debole’ stesse note, timing ‘forte’ .............................
• frase frase terzinata .............................
• frase terzinata frase ‘dritta’ .............................

• (qualsiasi frase) alla fine: una nota in più We Are The World
• (qualsiasi frase) alla fine: una nota in meno Il tempo di morire

• pulito distorto (o: viceversa) Guitar Solo/Dream Sequence

• piano forte (o: viceversa) Guitar Solo/Dream Sequence

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prova a trovarti almeno 5 (cinque) esempi di Q/A dai musicisti che ti piacciono

la frase... APERTURA (Q) CHIUSURA (A) ESEMPIO

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prova a trovarti almeno 5 (cinque) esempi di Q/A da... te stesso (che ti devi/fai piacere per forza)

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suona ciò che canti (= canta ciò che suoni?)
Il nome di questo gioco? Essere in grado di ‘udire’ le progressioni
(armoniche e melodiche) e cantare le tue linee scritte o improvvisate
che siano.
Fatti aiutare da qualcuno che ti suoni un giro di accordi (amico,
nastro-basi, sequencer, computer, QY...) e canta tutto un chorus.
Diventa consapevole della tua capacità naturale di fare asserzioni
musicali, incluse frasi intere, magari complete di dinamiche.
Poi devi lavorare su occhio, orecchio e mani; che devono riuscire a
emulare la voce.

P.S.: quando si dice ‘cantare’, non è necessario tirar fuori la voce e cantare a
squarciagola, perfettamente impostati e intonati; sarebbe sufficiente -almeno
all’inizio- pensare la frase, poi accennarla, per riprodurla infine sullo strumento; ciò
che è importante qui è la sequenza dei tre passi, ormai finalmente ‘raddrizzati’
rispetto alle barbare procedure-torture didattiche a cui siamo stati abituati:

TRADIZIONALE (serve?) MODERNA (efficiente)


1) suoni musica (le dita suonano); 1) pensa musica;
2) ascolti musica (a vanvera); 2) suona musica;
3) senti musica (???); 3) senti musica.

Questo ci porta all’altro punto essenziale:

ascolta ciò che suoni (= ascolti ciò che suona?)


Il nome di questo gioco? Essere in grado di prestare orecchio alla
situazione musicale in cui si sta suonando. Da due visuali:
1) ascolta il TUTTO; quasi come se tu fossi un... ascoltatore
2) ascolta il tuo strumento (da musicista); nel TUTTO (da ascoltatore).
come agganciarsi alle emozioni dell’ascoltatore
(Les Wise/GIT)

La musica può essere classificata in uno o più dei seguenti gruppi:

1. Spirituale, elevata, imponente, nobile, sacra, solenne, sobria, seria.


2. Patetica, dolorosa, triste, lugubre, tragica, melanconica, frustrata, depressa, cupa, pesante, scura.
3. Evocativa, accondiscendente, tenera, sentimentale, bramosa, desiderosa, implorante.
4. Lirica, oziosa (agiata?), soddisfatta, serena, tranquilla, quieta, suadente.
5. Umoristica, giocosa, capricciosa, fantasiosa, bizzarra, vivace, delicata, leggera, aggraziata.
6. Allegra, gioiosa, felice, gaia, animata, brillante.
7. Energica, robusta, enfatica, marziale, ponderosa, maestosa.
8. Esilarante, fluttuante, trionfante, drammatica, passionale, sensazionale, agitata, eccitante,
impetuosa, irrequieta.

A grosse linee la categorizzazione, in termini più tecnici, può proseguire così:

1. Spirituale: lenta, maggiore, sui bassi, senza irregolarità ritmiche e armonie dissonanti, melodia
ascendente.
2. Triste: lenta, minore, sui bassi, ritmo solido, armonia complessa.
3. Tenera: lenta, minore, sugli alti, ritmo fluente, armonia semplice.
4. Suadente: lenta, maggiore, sugli alti, ritmo fluente, armonia semplice, melodia ascendente.
5. Giocosa: veloce, maggiore, sugli alti, ritmo fluente, armonia semplice, melodia discendente.
6. Gioiosa: veloce, maggiore, sugli alti, ritmo fluente, armonia semplice.
7. Energica: veloce, sui bassi, ritmo solido, armonia complessa, melodia discendente.
8. Drammatica: veloce, sui bassi, ritmo solido, armonia complessa e dissonante, melodia discendente.

N.D.R.: queste categorie sono ovviamente elaborate a posteriori; cioè: non è che si faccia musica
seguendo queste indicazioni, ma piuttosto queste sono indicazioni, di massima, che derivano da analisi
di tonnellate di musica già fatta; e consegnata alla storia (o al cassonetto...)

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Esercizio: prova a prendere brani di tuo gradimento e ‘etichettarli’ con un procedimento tipo quello
sopra descritto; sei libero di aggiungere e rimuovere categorie, parametri, osservazioni; in classe
potrai esporre, agli altri, le tue osservazioni sui percorsi che vanno dal musicista all’ascoltatore
(passando per: linguaggi musicali, orecchio, emozioni):

musicista ---> musica ---> orecchio ---> emozioni/ascoltatore


(bisogni comunicativi) (linguaggio: codifica tecnica) (linguaggio: decodifica) (approvazione/rigetto)