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LA SAGA DEI NOVE MONDI

Vyvian Belladonna

Libro Primo: Lacrima di sangue


Capitolo 1
Premonizione

Sophia cacciò la testa fuori dalla porta del supermarket e guardò


in su. Starnutì. La pioggia era cessata e l’odore dello zolfo delle
Terme impregnava l’aria. Chiuse l’ombrello e attraversò la strada.
Si fermò di fronte al “Garden Rose”, gettando uno sguardo
intorno.
Le ombre della sera si allungavano dai piedi dei primi lampioni
accesi verso i viali.
-Entriamo a magiare? Tanto non abbiamo più soldi per altro
shopping- disse, scoccando un’ ultima occhiata verso il vestitino
con la gonna a ruota esibito nella vetrina di Modà.
-Fai tu- rispose Angelica. L’aveva appena raggiunta e i suoi occhi
erano puntati sulle rose rampicanti intrecciate alla porta finestra
della pizzeria. Sophia scosse la testa e sospirò.
-A volte t’invidio, sai?- ammise -ti meravigli per così poco-
-Hanno delle sfumature meravigliose- mormorò Angelica -non
sono stupende? Immagina che colori di giorno, sotto il sole!-
-Sfioriscono subito. Sono belle solo per un mese-
-A me piacciono proprio per questo. Forse sono un po’ troppo
impressionabile?-
-Il problema è che ti impressioni per troppo poco. Avessi visto
Orlando Bloom, ti avrei anche capita!-.
Liquidò la questione con un sorriso e aprì la porta.
La cameriera infondo alla sala si avvicinò ad ampie falcate.
-Prendete un tavolo?- chiese col fiatone.
Sophia notò che i suoi occhi spalancati fissavano il pentacolo in
argento che aveva al collo e fece una risatina.
-Quello nell’angolo- disse.
Avanzò verso un tavolo riparato da due colonne e si lasciò cadere
sulla sedia.
-Bel locale, ma troppo piccolo- commentò Angelica, prendendo
posto di fronte a lei -diamo subito nell’occhio-.
Sophia rivolse un sorrisetto a un ragazzino che si era sporto dal
tavolo di fronte per guardarle e si ravvivò i ricci ribelli.
-Sai che è così dappertutto ormai- rispose -ci conoscono anche a
Benevento, le voci corrono. Ma è solo curiosità. Basta ignorarli e
si stancano presto-
-O forse sarebbe meglio che una certa ragazza pel di carota
cominciasse a non spifferare in giro che pratica la magia-
-Non sei tu quella che insiste sulla necessità di usare la magia per
aiutare il prossimo?- ribatté Sophia -mi fai la predica quando sei
sempre stata la prima ad infrangere la Regola-
-Io uso la magia per gli altri, non gliene parlo- borbottò Angelica
-tu passi le giornate a leggere mani, a parlare di astrologia e a
spiegare la tua filosofia di vita. Io ho sempre mantenuto il silenzio
su tutto!-
-Angelica, calmati. Non siamo nel Medioevo. Nessuno ci brucerà
per aver parlato di magia. E in ogni caso per gli altri sono una
mezza pazza che ha bisogno di sostegno psicologico-
-Ah si, mi ricordo quando i professori dissero a Mikael di
mandarti dallo strizzacervelli!-
-Direi che il mio cervello è già abbastanza strizzato, specialmente
con tutto il lavoro che ho da sbrigare in questo periodo!-.
Un colpetto di tosse risuonò alle spalle di Sophia. Si girò di
scatto.
La cameriera tamburellava con le dita sull’agenda delle
ordinazioni.
-Per me una pizza margherita e della coca cola, grazie- la
precedette Sophia con un sorriso
-Ehm…per me pizza senza mozzarella, crocchette di patate,
antipasto della casa, grissini e pizzette con fiori di zucca per
favore- biascicò Angelica. Sophia arricciò le labbra in un
sorrisetto guardando le chiazze rosse sulle guance dell’amica.
-Di nuovo i morsi della fame, eh?- la punzecchiò -qual è il
problema sta volta? Tua zia ti ha fatto di nuovo il lavaggio del
cervello con un’altra moda alimentare?-
-No, è solo stress scolastico- rispose Angelica -tra l’altro, mia zia
ora si è data alla New Age. Ha la casa sempre piena di santoni
hippy e fricchettoni dalle capelli chilometrici. Per non parlare di
quella merda di incenso che sparge in tutte le stanze per scacciare
le energie negative … dovresti vederla, è davvero uno spasso!
Anche se da una parte mi fa pena, poverina. Si è bruciata anche
l’ultimo neurone sano sta' volta-
- Beh, la prerogativa della moda è essere divertente. Finché si
diverte, lasciala fare-. Le pizze arrivarono dopo un quarto d’ora
dall’ordinazione.
Sophia chinò la testa sul suo piatto, ignorando il tintinnio
continuo e frenetico che proveniva dai piatti di Angelica.
Addentò il primo trancio di pizza e un pezzo di mozzarella le
rimase attaccato alla gola. -Troppo pastosa- rantolò -mi versi un
po’ di cola Angie?-
La mano di Angelica le passò davanti agli occhi. Era bianca e
traslucida come il cristallo. Un rivolo di sangue scuro correva dai
palmi sui polsi gocciolando fino ai gomiti.
Sophia trasalì e gettò il bicchiere a terra.
-Sophia! Che hai?!-gridò Angelica.
Sophia sbatté le palpebre due volte.
Metà sala la stava guardando e Angelica si sporgeva dal suo posto
verso di lei, nessuna traccia di sangue sul braccio.
-Vado in bagno, non mi sento bene- disse piano Sophia -tu puoi
aspettarmi fuori-. Si alzò barcollando e usò la parete come
appiglio.
Angelica scattò al suo fianco e l’afferrò per un braccio.
-Che hai?- le chiese -problemi con la pressione? Vuoi che chiami
Mikael?-
-È solo un po’di stanchezza, tranquilla- rispose Sophia -non c’è
bisogno di disturbare Mikael-
- Meglio che ritorniamo ad Amorosi. Domani devi stare bene o
sai che palle il campeggio con te malata!-
-Sto bene. Vedrai che ora mi passa-
-Sei sicura? Hai il colorito di un morto-
-E quando mai non ce l’ho? Ci sarà un motivo se a scuola mi
chiamavano Morticia-.
Sophia calciò la porta del bagno e si fermò davanti al lavandino.
Aprì il rubinetto con uno scatto, raccolse l’acqua nelle mani e se
la buttò sul viso.
Angelica le scostò i capelli dalla fronte.
-Vedi di non morire- sussurrò -sennò come faccio senza di te?
Devi ancora insegnarmi a divinare-
-Scordatelo- rispose Sophia.
Si liberò dalla stretta di Angelica con uno strattone e arrancò fino
all’uscita del locale.
-Mi dici che ti prende questa sera?!- esclamò Angelica.
L’aveva afferrata per il vestito e stava quasi strappando la
cucitura.
-Molla la presa o va a finire che mi lasci in mutande- sbottò
Sophia -mi sono dimenticata di pagare, vedi che figure mi fai
fare?-
-Se sei stufa di darmi lezioni di magia posso anche chiedere a
Mikael, non ci sono problemi-.
Sophia tornò al tavolo, l’andatura ancora tremolante.
-Non è quello il problema, lo sai- borbottò -andiamocene di qui,
sto soffocando-. Schiaffò venti euro sul tovagliolo ancora pulito e
fece un cenno con la mano alla cameriera.
-Grazie e tenga pure il resto- disse senza nemmeno guardarla in
faccia. Agguantò la borsa e si precipitò all’uscita.
Il frastuono del bar Kestè le diede il benvenuto. Con un gesto
ormai diventato automatico si tappò le orecchie. Il ritornello
assordante di “ La Campagnola” di Giggione le fece compagnia
fino al semaforo.
-Attraversiamo- disse Sophia davanti al quadrivio - voglio andare
in libreria- -Ma ci siamo già andate prima, non hai comprato
nulla- obiettò Angelica - Non è meglio se ci sediamo e ti riposi?-
-C’è troppa gente. Potrebbero sentirci-.
Angelica la seguì senza fiatare davanti all’insegna verde di
Theoria. Sophia si fiondò nella sezione libri fantasy e prese a un
libro a caso. Sbirciò alcune pagine nel mezzo che mostravano un
coniglietto con la sigaretta tra le zampe anteriori. Quando vide
con la coda dell’occhio la commessa che riprendeva a leggere,
ruppe il silenzio.
-Hai fatto qualche magia ultimamente?- chiese, la voce attutita dal
libro che le copriva metà viso.
-Ho solo meditato un po’- rispose Angelica -sai che non so fare
granché, al massimo qualche invocazione con le candele e i
profumi-
-Angi, tu non faresti mai un rito di magia nera, vero?-.
Angelica spalancò la bocca.
-Tu sai che non farei mai del male a qualcuno!- esclamò.
Sophia le fece segno di abbassare la voce e la portò verso degli
scaffali più riparati. -Come puoi pensare una cosa simile di me?-
riprese Angelica -Sei la mia migliore amica, ci conosciamo da
anni! Non faccio del male nemmeno agli insetti!-
Sophia la strinse per gli avambracci.
-Tu sei come una sorella per me- disse -tu sei la persona più cara
dopo Mikael. Tu sei la mia famiglia. Se hai fatto qualcosa di
forte, con il sangue per esempio, devi…-
-Hai avuto una visione!- la interruppe Angelica.
Sophia si morse il labbro. Con Angelica non era proprio capace di
fingere.
-Andiamo, la commessa ci guarda- tagliò corto.
Portò al bancone il libro new weird che aveva preso e lo sventolò
davanti alla commessa, persa tra le pagine di un romanzo
Harmony.
-La commessa ci guarda, eh?- borbottò Angelica.
Sophia ficcò il libro nella busta e spalancò la porta, schizzando
fuori per la strada affollata di ragazzi appena usciti dal Kestè.
-Dimmi cosa hai visto- ansimava dietro di lei Angelica -era su di
me?-.
Sophia la ignorò e affrettò il passo. Superò il ciglio della strada e
attraversò come un fulmine. Raggiunse il marciapiede opposto
proprio mentre un camion da trasporto passava a un metro dai
suoi piedi.
-Ma hai deciso di farti ammazzare questa sera?!- tuonò Angelica.
Sophia si voltò.
-Non parliamone più, chiaro?- la supplicò -è stato lo stress
evidentemente-
-Ti pare giusto fare così?- piagnucolò Angelica -Lo so che hai
visto me, è inutile che me lo nascondi. Non sono scema! Voglio
sapere! Ti perseguito per tutta l’estate se non me lo dici!-.
Sophia alzò gli occhi e allargò le braccia. Non aveva altra scelta
che arrendersi all’evidenza.
-Eri pallida come un cadavere e avevi le mani sporche di sangue,
non ho visto altro- disse.
Socchiuse gli occhi per non guardarla tremare. Invece sentì una
risata.
-Dovresti vedere meno film horror, soprattutto prima di uscire con
me!- esclamò Angelica -non è che hai associato la mia faccia a
quella di qualche vampira, eh?!- -Non male come associazione-
rispose Sophia, rilassandosi - molto probabilmente farai una delle
tue solite cadute dalla moto-
-Ehi non portare sfiga! Comunque non è niente che riguardi la
magia nera o sacrifici di sangue, giuro -
-Ok ok, ti credo. Davvero sono troppo stressata. Questa vacanza
ci farà bene. Magari anche un bel gelato!- concluse Sophia.
Si avviò verso il bar accanto al negozio di Intimissimi, fiduciosa
nell’azione miracolosa e salvifica del gelato. Appena arrivata
sulla soglia sentì un familiare trillo di sveglia e si girò.
La tasca del jeans di Angelica lampeggiava di luce arancione ad
intermittenza.
-Hai chiamato Mikael?- domandò -ti avevo detto di non
disturbarlo!-
-No no, sarà la Vodafone- la rassicurò Angelica -sempre a
rompere le palle con le promozioni!-.
Sophia le infilò la mano nella tasca e tirò fuori il cellulare.
-Non vedi che è un avviso di chiamata?- disse -Il numero è di
Yasmina-
-E ti pareva!- rispose Angelica -mi ha cercato un sacco di volte in
questi giorni. Da una parte mi dispiace dirle che non la voglio
come amica, ma dall’altra … è una rompiscatole! Non mi vuole
mai ascoltare, parla sempre delle sue conquiste amorose e poi non
fa che ripetermi quanto sono poco alla moda!-
-I miei vecchi compagni di liceo me lo dicevano tutte le mattine
almeno ogni ora, ma non li evitavo per questo-
-Ultimamente non fa altro che parlare di magia d’amore. Dice che
sua madre ha un libro di tradizioni gitane per fare malefici e
magie rosse. Mi ha confidato che uno dei suoi nuovi ragazzi,
Luca, le ha insegnato a fare i legamenti. Bel tipo!-
-Andiamo, Angelica! Te le bevi proprio tutte le cazzate che ti
rifilano! Ma ti pare possibile che una ragazzina di diciassette anni
che conosce la magia da appena un anno possa fare un legamento
da sola? Lo avrà detto per vantarsi-
-Non mi piace. Se la tira sempre. Ed è una schifosa troietta.
Dall’anno scorso fino ad ora si è fatta tutti i maschi della sua
classe-
-Forse dovremmo cercare di starle vicino, invece di lasciarla
sempre sola come un cane. Ha bisogno di affetto-
-E va bene va bene, se vuole può raggiungerci! Tanto abbiamo la
scusa del campeggio per andare via prima-
-Ci sta raggiungendo, ha appena inviato un messaggio. Dice che
deve farci vedere una cosa importante-
-Sarà uno dei suoi amichetti. Basta che non cerchi di appiccicarlo
a me! L’altra volta mi ha presentato un idiota che mi voleva
infilare la lingua pure nei buchi delle orecchie!-
-Tranquilla, se qualcuno dei suoi amici ti molesta, basta dirgli che
sei una strega e che glielo fai ammosciare con uno schiocco di
dita. Si dilegua in cinque minuti, scommetti?-
-Non c’è bisogno di scommettere. Ti devo ricordare che è per
colpa della magia se i ragazzi scappano via a gambe levate
quando mi vedono? - .
Sophia si diresse verso il frigo dei gelati e prese due affogati al
cioccolato, ammiccando a Angelica sotto gli sguardi delle
coppiette.
-Ogni Sabato la stessa storia!- esclamò Angelica, afferrando il suo
gelato -ci scambiano sempre per lesbiche! Giuro che tra poco lo
divento veramente così ho diritto anche io allo sconto del Sabato
per coppie!-.
Sophia si portò le mani alla bocca per soffocare la risata. Schizzi
di cioccolato le macchiarono le dita mentre cercava di non sputare
tutto in aria. Si alzò per andare a prendere altri fazzoletti e vide gli
inconfondibili riccioli ebano di Yasmina spuntare dal finestrino
della Mercedes fermata davanti al locale.
La chiamò sollevando il braccio.
Ritornò al tavolo e Angelica le diede un calcio al polpaccio.
-Smettila!- sbuffò Sophia sottovoce -sei solo invidiosa perché è
tanto bella-
-Tsè! Non lo vedi che tutti la guardano solo per le tette di fuori?-
-Si si, certo-.
Sophia fissò la collana di corallo con pendente in ossidiana nera
che Yasmina indossava.
-Bello, è un amuleto?- chiese appena la ragazza raggiunse il
tavolo
-Oh no, è solo una collana- trillò in risposta Yasmina.
Sophia le avvicinò la sedia ma un ragazzo ci si piazzò sopra senza
dire nulla.
-Scusa ma questa è per la mia amica- osservò Sophia, sollevando
lo sguardo sul viso del ragazzo.
Aveva i capelli bruni che gli ricadevano flosci sul viso scavato
alle guance. La bocca era stretta, un taglio di coltello.
-Ragazze, questo è Luca- esordì Yasmina -il mio nuovo amore. Si
è trasferito da poco ad Amorosi-
-Non l’ ho mai visto in giro- disse Sophia.
Notò subito che una spirale tatuata spiccava sul suo collo, di un
rosso così vivido da sembrare tinta col sangue. Gli tese la mano
sorridendo. Il ragazzo le rivolse un’occhiata di traverso, gli angoli
della bocca contratti. Sophia sentì una scossa elettrica dietro la
schiena e ritrasse le dita di scatto. -Vengo da Benevento e ci torno
quasi ogni giorno, non ho molto tempo per uscire- rispose Luca
con voce rauca
-Vedo che conosci la magia- osservò Sophia, indicando il
tatuaggio.
Lui non rispose ma emise un sibilo ringhioso.
-Luca è timido, non vuole che si parli del suo privato in pubblico-
disse Yasmina, riservandogli un sorriso a trentadue denti.
-Facciamo un ultimo giro?- propose Sophia -si sta facendo tardi e
tra poco io e Angi dobbiamo rientrare. Domani partiamo presto
per il campeggio-
-Sicuro!- squittì Yasmina, scattando in piedi -Devo farvi vedere
quella cosa, vi piacerà tantissimo!-
-Ma è buio- protestò Angelica -forse è meglio un’altra volta-
-Un’altra volta non si può! Almeno non subito. Dai, non ci vorrà
tanto!-
-Mmm… non so. Sophia, tu sei d’accordo?-
-Si, ma solo qualche minuto- disse Sophia, senza scollare gli
occhi da Luca.
Mandò avanti Yasmina e Luca e tirò Angelica verso di lei.
-Quel tatuaggio ha tutta l’aria di essere un sigillo. Mi piacerebbe
sapere di più su quel Luca, non sapevo vi fossero altre persone ad
Amorosi oltre me interessate alla magia- mormorò.
Il pollice destro volava sulla tastiera del cellulare, gli occhi che
dal display sbirciavano verso il ragazzo.
-Un sigillo tatuato?- chiese Angelica, aggrottando la fronte
-Si usano in alcune magie rituali- bisbigliò Sophia -per bloccare
determinate energie all’interno del corpo-
-Credi sia opera di magia nera?- balbettò Angelica
-Mi sono fatta male prima, quando lo guardavo. Però le cause
possono essere tante. Forse la sua aura si è scontrata con la mia.
Magari il suo elemento dominante è opposto al mio-
-Ne sei sicura? Secondo me è meglio se torniamo a casa. Di
quella zoccola non c’è mai da fidarsi-
-Non andare già in modalità panico ossessivo, calmati. Tatuaggi
come quelli sono usati anche per moda. L’occulto fa tendenza,
trovi un sacco di simboli magici e religiosi tatuati addosso a
persone che nemmeno ci credono nel divino. E comunque per
prudenza ho già inviato un messaggio a Mikael, verrà a prenderci
fra poco-
- Meno male- sospirò Angelica -io Yasmina proprio non la
reggo!-
-Non possiamo sempre escluderla, per una volta dobbiamo
accontentarla! Ha bisogno di attenzioni-
-Sarà, ma io provo una repulsione naturale per lei-
-E io per quel Luca, ma tanto non può succederci niente. Le vie
sono illuminate, ci sono altre persone e so difendermi molto bene
grazie alle lezioni di Mikael. Quindi godiamoci la passeggiata
senza troppe seghe mentali. Tra circa una ventina di minuti ce ne
andiamo-
-Sai una cosa? Quando si tratta di aiutare lei perdi il buon senso e
non capisco perchè, siete state amiche solo da piccole! Di solito
sei tu quella che rompe su queste situazioni. Comincio a
preoccuparmi veramente- -Ho detto niente seghe mentali. E
niente gelosia!- concluse Sophia, picchiando la mano sulla testa di
Angelica
Capitolo 2
Inganno

Quando i suoi piedi toccarono il primo tratto di strisce


pedonali Luca e Yasmina erano già davanti l’ingresso delle
Terme e si erano fermati. Lui era incollato al marciapiede
mentre lei continuava a dimenare le braccia.
-Mi stai stritolando, smettila- disse Sophia a denti stretti.
Diede un pizzicotto a Angelica e la spinse fino all’ultimo tratto
di strada.
La via principale delle Terme era illuminata da una forte luce
bluastra che inondava le panchine occupate dalle coppie.
Rinvigorì il passo, affiancando Yasmina.
Il vento aveva lasciato il posto ad una brezza leggera e il solito
odore di zolfo era stato sostituito dal profumo dei pini. Senza
quasi rendersene conto stava già attraversando il cortile con gli
ulivi, lasciandosi alle spalle il Centro Termale. Imboccò la via
adiacente al cortilee rallentò mentre Yasmina e Federico si
fermavano più avanti, vicino ad un tronco d’albero.
Era in uno spazio circolare coperto di erba e circondato da
cespugli e abeti. La luce degli unici due lampioni presenti nella
zona illuminava a sprazzi lo spiazzale. Mozziconi di sigaretta
erano sparsi sulla ghiaia e sul terreno. Sophia riconobbe subito
il posto. -Venite ancora a fare educazione fisica in questo
postaccio?- chiese a Yasmina -Mi avevano detto che
finalmente il Comune lo aveva chiuso agli studenti del liceo!
Mamma mia quante sbucciature di ginocchio su questa
briciolina maledetta!-
-Ma dove sono finiti?!- gracchiò Yasmina in risposta - Oggi
pomeriggio erano qui! Aiutatemi a cercarli, tanto la sorpresa è
saltata!-.
Era china su un cespuglio e ci frugava dentro con le mani.
Sophia inarcò un sopracciglio. -Guarda che se è droga o roba
fregata, noi ce ne andiamo subito intesi?- l’avvisò -Siamo
stanche e qui è troppo isolato. O ci dici che stai combinando o
ti piantiamo qui!-
-Sono cagnolini- disse Yasmina -la cagna di Luca li ha
partoriti da poco e volevo farveli vedere. Però a quanto pare
sono spariti-.
Sophia fece una grossa risata.
-La prossima volta non farci nessuna sorpresa, o ci viene un
infarto- si raccomandò -dai Angi dammi una mano- aggiunse.
Tirò per mano Angelica verso il cespuglio e lo setacciò con le
mani. -Ah, bel bottino!- sbottò, la dita piene di gomme e
preservativi usati.
Saltò in piedi e se le pulì sulla corteccia dell’albero alle sue
spalle.
-Sento un rumore, forse sono nel vecchio Centro Congressi-
disse Angelica. Sophia vide Luca scattare in avanti e sporgersi
oltre gli alberi.
Un rumore stridente la fece trasalire. Era un calpestio di
scarpe, non aveva dubbi.
-Sta arrivando qualcuno, andiamocene che si è fatto tardi-
disse -ragazzi dai possiamo sempre avvisare la protezione
animali-.
Prese Angelica sottobraccio e si girò.
Yasmina le corse davanti. -Sono già qui!- esclamò.
Le diede uno spintone alle spalle. Sophia scivolò in un sasso e
cadde ai piedi dell’albero con Angelica.
-Ma sei scema!- gridò -Ti ho detto che…ahi!-.
Angelica la stava strattonando verso il tronco dell’albero.
Sophia si tirò su tenendosi il fianco e guardò Angelica. Aveva
la bocca spalancata e tremava. Spostò lo sguardo su Yasmina.
Sei sagome avanzavano dagli alberi verso la zingara.
Indossavano tuniche nere con i cappucci sulle facce e ognuno
reggeva una lunga e sottile candela rossa. Al collo, scintillanti
sotto la luce dei lampioni, rilucevano medaglioni d’oro con
l’effige del pentacolo rovesciato. Una cupola di luce
sanguigna, simile a nebbia fosforescente, li avvolgeva.
Sophia gridò. Il suono svanì all’istante. Non riusciva a vedere
nulla oltre la cortina di luce rossa.
-YASMINA! VIENI VIA!- urlò -CHIAMA AIUTO, CORRI!-.
Yasmina scosse la testa e accarezzò il volto di Luca,
buttandogli le braccia al collo.
-Lui è la mia salvezza- sussurrò -non abbiate paura. Dovete
essere onorate di offrire le vostre anime agli Antichi Dei. Avrei
voluto restare con voi di più, ma purtroppo non è possibile-.
Sophia diede uno strattone a Angelica e la trascinò oltre i
cespugli. Due incappucciati le sbarrarono il passo sul ciglio
della strada e gli altri si mossero per accerchiarla. -Prendete la
bionda e non toccate l’altra nemmeno con un dito- ordinò
Luca. Sophia balzò indietro e sollevò Angelica per il braccio.
Gli incappucciati erano sempre più vicini, le mani protese in
alto. Avanzavano con lentezza, girandole intorno.
-Usa la magia- farfugliò Angelica -io non ci riesco-
-Sono troppi non ho abbastanza energia!- gridò Sophia.
Spinse Angelica contro il tronco dell’albero alla sua destra.
-Fa qualcosa! Ti prego! Non voglio morire!-.
Sophia fece un grande respiro e strinse le mani attorno al
pentacolo che indossava, le dita chiuse sull’ametista
incastonata al centro della stella. Gli occhi si fissarono sulla
corolla di fiammelle che scintillavano nell’aria, allungandosi
dagli stoppini delle candele. L’energia salì dalle piante dei
piedi fino al petto, un fiotto caldo che aderiva ai muscoli come
una guaina.
-Fermi, indietro, state indietro! Ci penso io!- ruggì Luca.
Sophia lo vide avanzare verso di lei e allungò le braccia.
L’energia formicolava nelle sue mani, tanto calda da scottarla.
Spalancò i palmi. Le sei figure ringhiarono e fecero un passo
indietro.
-Fatti da parte, strega- disse gelido Luca -non vogliamo te. Ci
serve solo lei. Non voglio farti nulla, non intendo attaccarti se
non mi dai motivo. Vattene-
-Toccala e ti faccio diventare cenere - rispose Sophia.
Una sagoma si staccò dal gruppo e corse in avanti, il braccio
destro piegato indietro.
-MELANIA NO! FERMATI!- ruggì Luca.
Sophia vide il riverbero delle fiammelle sulla lama del coltello
e scartò a destra, afferrandola per una spalla. Rilasciò tutta
l’energia nelle mani.
La satanista si bloccò e con uno strillo cadde a terra. Iniziò a
contorcersi.
-BRUCIA! BRUCIA!- gridò con voce strozzata.
Sophia ansimò e barcollò in avanti.
-Andate via- disse - o farete la stessa fine-
- STRONZA!- tuonò Luca. Si avvicinò alla satanista e la colpi
alla pancia con un calcio, spingendola in un mucchio di
erbaccia.
-Ti è andata troppo bene, facciamo i conti dopo- commentò -
Che nessuno tocchi la strega, me la vedo io ora. State pronti al
mio comando-
-Angelica vai! Corri!- gridò Sophia.
Si strappò il pentacolo dal petto e lo getto nello spazio vuoto
aperto da Melania. Spinse Angelica oltre il varco e la guardò
correre verso il cortile.
Il gruppo di incappucciati ondeggiava da un fianco all'altro,
ringhiando, i piedi incollati al terreno.
Sophia si lanciò verso Luca e gli mollò un pugno sulla
guancia. Lui rovesciò la faccia di lato e perse l’equilibrio.
Scivolò su un cespuglio. Sophia lo afferrò per il collo della
veste. Cozzò la testa contro il suo naso, la ritrasse e lo colpì
ancora. Il naso del ragazzo scricchiolò e dalle narici sprizzò
uno zampillo di sangue. Le sue mani serrarono la gola di
Sophia e la spinsero a terra.
-Tutto inutile, stupida- sibilò sputando saliva mista a sangue -
gli accoliti la prenderanno-
Sophia rantolò e strinse le dita attorno ai polsi di Luca,
affondando le unghie nella carne. Fece scattare il piede in alto
e lo spinse tra le sue gambe, schiacciando pene e testicoli.
-Portali via o ti ammazzo!- gli intimò.
Luca rotolò da un fianco all’altro con un grido mozzato.
Sophia vide il suo palmo aprirsi davanti a lei, illuminato da
una luce scarlatta.
Un colpo alla testa la fece cadere. Le spine le si conficcarono
nelle guance. Puntò le mani sul fogliame per tirarsi su e si pulì
gli occhi con il braccio.
-ORA!- sibilò Luca.
Sophia indietreggiò. Dalle labbra dei satanisti tre roche frasi
rimbombarono tutt’intorno:
“Sia a lui qual veste la maledizione;
Gli entri come acqua in seno,
Olio entro le ossa”.
Sophia sentì un bruciore alla testa, come se il sole le stesse
picchiando addosso. Portò una mano sulla nuca; era sudata e
bollente. Gli occhi cominciarono a lacrimare e lo stomaco si
gonfiò, borbottando.
Vomito acido le riempì la bocca. Rovesciò un lungo getto e
tossì. Qualcosa di fluido e bollente le scivolava lungo il corpo.
Tremando si toccò i vestiti e la pelle; era asciutta. Piombò
sull’erba impastata, tenendosi lo stomaco con le mani. Un
coltello invisibile le rovistava nell'intestino. Spalancò la bocca
per chiamare aiuto. Un altro conato.
I pensieri cominciarono a vorticarle nella testa in fiamme.
Nozioni, incantesimi, ricordi si mescolavano senza nessun
ordine logico. Cercò di trovare una contro fattura adatta a
respingere la maledizione, ma non riusciva a ricordare nulla di
quello che Mikael le aveva insegnato.
Poi una voce emerse dal caos, bassa e profonda. Era una voce
di donna.
-Non arrenderti- le disse.
Il bruciore cessò. Sollevò la mano tremolante e la poggiò al
tronco dell'albero, facendola aderire alla corteccia.
Punte di calore tiepido si dipanarono dai polpastrelli lungo le
braccia, esplodendo in ventate verso il petto. Il dolore
scomparve e l’energia rifluì dallo sterno in tutto il corpo. I suoi
occhi furono inondati dalla luce del lampione di fronte.
Mikael era chino su di lei, le rughe della fronte contratte.
Sophia si puntellò sulle ginocchia.
-Resta seduta, sei troppo debole!- le ordinò Mikael,
spingendola giù per un braccio.
-Da quanto tempo sono qui?- chiese lei, stropicciandosi gli
occhi.
-Non lo so. Ho ricevuto il tuo messaggio nemmeno mezz’ora
fa e in un quarto d’ora sono arrivato qui a Telese. Ma che
diamine ti è successo? Di nuovo la pressione?-.
-Te lo racconto dopo. Sarà meglio che portiamo Angelica via
di qui. È in macchina?-
-Angelica?- ripeté Mikael
-Non è stata Angelica ad avvisarti che ero qui?-
-No. Quando sono arrivato tu eri qui da sola. Sono state le
vibrazioni della tua aura a indicarmi la strada-.
Sophia fece leva sulle gambe e si alzò barcollando.
-ANGELICA!- urlò con tutto il fiato che le era rimasto -
ANGELICA!-
-Forse se ne è andata in qualche bar- azzardò Mikael -prova a
chiamarla-
-Si, si- balbettò Sophia -deve essere così. Dammi il tuo
cellulare, il mio non lo trovo più. Deve essermi schizzato via
dalla tasca nei cespugli-.
Mikael le diede il suo palmare e Sophia cominciò a comporre
il numero. Schiacciò il telefonino contro l’orecchio,
ansimando. Una fredda e acuta voce femminile le lacerò la
testa
-Vodafone. Il numero da lei selezionato è inesistente-.
Ascoltò la voce altre due volte, scostò il cellulare dal viso e
pigiò sul bottone per interrompere la chiamata. Pigiò così forte
da graffiare lo schermo.
-Deve aver staccato la scheda- disse Mikael -è successo
qualcosa di brutto?-
Sophia fissò Mikael con gli occhi sbarrati.
In silenzio scagliò un pugno contro il tronco dell’albero di
fronte. Conficcò le unghie nella corteccia. Il sangue scese a
rivoli lungo la mano. Affondò ancora, raspando, senza
emettere nessun suono. Le labbra tremavano.
Mikael la sollevò di peso e la scosse.
-Calmati- le disse -dimmi che cosa è successo! Avete litigato?-
-L’hanno portata via- mormorò Sophia -La vogliono uccidere,
devo andare a prenderla subito-.
Mikael rinsaldò la presa.
Sophia percepì la forza magnetica della sua aura incatenarla a
terra.
-Sciogli la magia- disse flebile -ti prego, scioglila. Lasciami
andare-
-Prima dimmi cosa è successo. Con calma-
-Potrebbe essere troppo tardi. Vogliono ucciderla, capisci?-
-Chi vuole ucciderla?-
-I satanisti. Devo trovarli subito e non ti permetterò di
fermarmi-
-Andiamo a casa- rispose Mikael con tono secco.
Prese Sophia per mano e la trascinò verso l’utilitaria
parcheggiata nello spiazzo di fronte. Sophia gli diede una
gomitata e salì in macchina. Chiuse lo sportello con un colpo
che fece vibrare il finestrino.
-Ricordati che la macchina è nuova! Ho speso tutti i risparmi
dell’ultimo anno!- esclamò Mikael accanto a lei, ingranando la
retromarcia
-Angelica sta per essere ammazzata e tu pensi alla macchina?
Dovrei bruciarti vivo- replicò lei con freddezza.
La vettura schizzò sulla ghiaia e sfrecciò oltre il cancello sul
retro delle Terme.
-Brava, così nessuno ti aiuterà- borbottò Mikael -I covi non
sono nei luoghi pubblici quindi siamo sicuri che non si trova
ancora qui.
-Possibile che Bruno al cancello non abbia sentito niente?
Nessuno è venuto ad aiutarci, è pazzesco!-
-No, è normale. Qui parliamo di satanisti in contatto con
demoni, non di drogati o novellini. Nessuno oltre voi poteva
vederli e sentirli-
-La dannata gabbia di energia- commentò Sophia -Allora li
cercherò sul piano astrale. Lì non avranno scampo. Li troverò
subito e li distruggerò. Ci servirà molto materiale, hai tutto?-
-Sophia, torna in te! Non stiamo parlando di semplici maghi
neri! Nei piani astrali sono ancora più forti. Dobbiamo
organizzarci diversamente e prenderli alle spalle-.
Sophia singhiozzò. Non lo stava nemmeno ascoltando, aveva
un feroce ronzio nella testa. Serrò le palpebre per bloccare le
lacrime.
-Intanto dobbiamo dirlo ai genitori- disse - Gli verrà un colpo
quando sapranno … -.
La voce le si spezzò. Il nodo alla gola la soffocava. Aprì il
finestrino e fece un lungo respiro.
-I genitori sanno che viene con noi in campeggio- disse Mikael
-lo facciamo ogni estate ormai. La riporteremo a casa all’inizio
dell’anno scolastico. Metteremo una scusa per il ritardo-
-Erano in sette quando mi hanno attaccata, e sicuramente nel
gruppo ce ne sono altri- riprese Sophia -In ogni caso non ce la
faremmo da soli in breve tempo. E di tempo non ne abbiamo
per niente-
-Ho un’amica che può aiutarci, stiamo andando proprio da lei-
-Una strega?-
-Esatto. È a casa nostra, mi è venuta a trovare poche ore fa. Per
questo ho tardato a venire. Mi stava accennando a dei
movimenti sospetti di maghi neri, ma non abbiamo concluso il
discorso. Ora comincio a capire molte cose-
-Non dovrebbero ucciderla subito. Il momento favorevole per
un simile rito sacrificale è passato ormai. Domani sarà la terza
notte di Tregenda e dovranno aspettare la prossima festività
per un sacrificio umano. Che consolazione, vero?-.
Strinse le mani tremanti intorno alla gonna e stracciò il bordo.
Scintille sprizzarono dal sacchetto appeso allo specchietto.
-Controllati, Sophia- disse Mikael -la protezione è al limite-
-Ci-sto-provando- disse lei a singulti -fa male...troppo-.
Le lacrime l'accecavano.
-La salveremo, Sophia. Te lo prometto-.
Quando Mikael aprì la portiera della macchina Sophia si
precipitò fuori e corse dal campo fino a casa. Spalancò la porta
e si ritrovò nel soggiorno illuminato, l’aria impregnata dal
caldo e intenso aroma di sandalo.
Il tavolo era apparecchiato con la tovaglia bianca che Mikael
usava per i riti di purificazione e una candela nera ancora
fumante era posata nella scodella al centro della tavola.
Una donna dai lucidi capelli color ebano era seduta vicino alla
porta, il viso chino sulle pagine di uno dei vecchi manoscritti
di Mikael. All’arrivo di Sophia alzò la testa e la fissò in
silenzio, le iridi color nocciola appena visibili tra la tendina di
riccioli che le copriva metà fronte.
-Buona sera- salutò la donna, il tono basso e tranquillo.
Sophia alzò la mano in risposta e senza dire nulla si voltò a
guardare Mikael che stava entrando.
-Questa è la strega?- domandò secca.
Mikael posò il borsello con le chiavi sul divanetto e gettò
un'occhiata alla donna. -
Questa è mia nipote Sophia- disse -penso che puoi spiegarle
direttamente come stanno le cose-.
Sophia si girò e vide la donna scostare la sedia dal tavolo,
sollevandola da terra come se fosse una piuma. Mentre si
alzava i numerosi fili di perline bianche cucite sulla gonna nera
tintinnarono.
- Ho sentito nell’aria vibrazioni di magia nera, poco fa- disse la
donna - ho paura che siano andati al covo. Ora non percepisco
più le loro aure-
-Se ne sono andati- confermò Mikael -hanno portato via una
ragazza, è l’amica di Sophia. Puoi dirle come ritrovarla?-.
La donna accarezzò Sophia sulla guancia e le sorrise.
Aveva labbra polpose rosa scuro, quasi malva, in contrasto con
la carnagione di un caldo miele ambrato. Le sue mani molto
lunghe erano cosparse di tatuaggi neri sottili e serpentiformi.
Le ricordava molto Yasmina guardandola così da vicino.
-Non l'hanno ancora uccisa o violentata- riprese la donna -le
donne offerte in sacrificio devono essere vergini e vanno
offerte durante le celebrazioni più importanti. Abbiamo un
mese prima del sabba del 31 Luglio-
-Sai dove è il covo?- chiese Mikael, avvicinandosi a Sophia.
-Certo. Il covo è unico per tutti gli adoratori del Dragone. Si
stanno alleando con i Risurgenti per riprendere la guerra contro
di noi, e ci sono voci che parlano di una possibile alleanza con
gli Aluka e le Aradiane-
-Questo non ci aiuta!- sbottò Sophia.
Barcollò verso una sedia e ci si accasciò.
-Prendi il telefono e chiama aiuto- ordinò a Mikael -hai un
sacco di amici che praticano la magia no? Facciamo un bel
gruppo e andiamo a riprenderla prima che sia troppo tardi. Non
possiamo aspettare-.
La donna si mosse dietro di lei.
Sophia sentì la sua aura, uno spiffero di energia sottile ma
pungente, mentre una sensazione di freschezza le saliva dal
petto verso la testa.
-Credi che questo li fermerebbe?- disse la donna calma -credi
che basterebbe così poco? Li stai sottovalutando. Se stiamo per
arrivare ad una guerra non è certo per gioco-
-Ho assaggiato cosa sono capaci di fare, sono dei mostri!-
esclamò Sophia -e non penso che solo con il tuo aiuto
potremmo farcela. Ma non mi arrendo. Non posso arrendermi-
-E non devi. Perché io posso aiutarti. Ma devi capire che
questa faccenda riguarda molte più persone di quante tu creda.
La vita della tua amica è solo una delle tante messe a rischio.
Un gesto avventato potrebbe rovinare tutto. Sarebbe la fine-
-Nessuna vita vale meno di un'altra, signora- rispose Sophia.
La donna fece un altro sorriso.
-Una legge ti è stata insegnata all’inizio della tua istruzione-
rispose - Tutto quello che fai, nel bene come nel male, ti
ritornerà indietro. Qui molti la chiamano ancora legge del
karma, noi preferiamo chiamarla semplicemente legge di
causa-effetto. Non sei la sola strega a questo mondo, né in
questa regione. Ogni tuo gesto influirà su mille altri,
condizionandoli, interferendo con la loro libertà. Tanto per il
bene come per il male-.
Sophia ammutolì, abbassando la testa.
-Non credere che non capisca- riprese la donna -anzi, nessuna
più di me ti capisce meglio. Tutti abbiamo qualcosa per cui
valga la pena di infrangere la Regola. Ma è proprio la Regola a
permetterci di proteggere le cose che amiamo-
-Sono stata cresciuta anche come cristiana- ribatté Sophia -
prima della Regola, seguo la legge dell’amore. Tu hai ragione,
ma nessuna legge può essere assoluta-
-Una strega cristiana- mormorò la donna.
Si avvicinò a Mikael.
-E così non hai abbandonato la fede degli Assassini- disse -
credevo che prima o poi le delusioni ti avrebbero fatto capire-
-Ah, la vecchia disputa!- esclamò Mikael con un gran sorriso -
come vorrei tornare a quei tempi! Tra i migliori alchimisti e
maghi naturali ci furono molti cristiani-
-I cristiani hanno ucciso i miei antenati, Mikael- replicò lei.
Per un momento si zittì, poi tornò a rivolgersi a Sophia.
-Posso aiutarti subito- le disse -ma devi venire con me-
-Stai attenta a quello che fai- l’avvertì Mikael.
Sophia lo guardò sgranando gli occhi; quel tono così duro non
gli apparteneva. -L’unica che deve fare attenzione è lei-
rispose la donna -una cristiana non può dormire sonni
tranquilli tra molti dei miei. Farà bene a tenere la bocca chiusa
sull’argomento. Da parte mia, ti giuro che la proteggerò. In
ogni caso è sotto la tua responsabilità-.
Mikael si grattò la barba aggrovigliata, fissandola in silenzio.
-Stai forse dicendo che...- esordì, bloccandosi al suo cenno di
assenso. -Si, verrai con noi- disse lei -ti ho sempre detto che a
casa mia sei il benvenuto-
-E il Consiglio?-
-Il tempo non aspetta i vostri discorsi- borbottò Sophia -se
avete dei problemi tra di voi, a me non importa. Angelica è in
pericolo e io devo salvarla-
-Certo, ma dobbiamo collaborare tutti- osservò la donna
-Puoi anche dirlo che ti servo solo perché non sai guidare-
ridacchiò Mikael -senza di me ti toccherebbe fare l’autostop!-
-Non cambierai mai, sempre il solito! Andiamo, è meglio
partire prima che faccia giorno-.
Mikael si avviò verso l’auto per primo, facendo luce sul
sentiero con la torcia.
La donna salì sul sedile posteriore e invitò con la mano Sophia
a prendere posto. Le passò un braccio attorno alle spalle e le
spinse la testa sul suo petto morbido.
-Dormi- sussurrò, mentre il rombo del motore irrompeva
nell’aria quieta della campagna -hai bisogno di riposare. Ti
sveglierò io quando saremo arrivate, non ci vorrà molto-
-Dove andiamo?- chiese Sophia, accoccolandosi tra le sue
braccia. Era una sconosciuta, eppure la sua energia la
rassicurava.
La donna le accarezzò i capelli, poi rispose -A Benevento-.
Sophia chiuse gli occhi. Il viso terrorizzato di Angelica era
come un poster incollato nella sua testa.
Capitolo 3
Tentazione

Urla e pianti rimbombavano tra i muri.


Angelica sussultò e aprì gli occhi, il respiro agitato. Era
immersa nel buio e un odore stantio aleggiava nell’aria. Si
coprì la bocca in preda alla nausea e fece due colpi di tosse.
Suo fratello doveva essersi dimenticato di nuovo qualche
pezzo di panino sul mobile, quel maiale ingordo!
Mosse la mano per afferrare la lampada sul comodino ma
qualcosa di duro e stretto intorno al polso le impediva di
stendere il braccio. Le ci volle qualche secondo per realizzare
di avere le mani legate dietro la schiena.
I ricordi di quella sera presero forma, attimo dopo attimo.
Luca e Yasmina tra gli abeti, le sei figure incappucciate, le
candele rosse e i pentacoli rovesciati. La ghiaia del sentiero
scricchiolava mentre correva, le panchine vuote e le luci fioche
dei lampioni sfrecciavano oltre i suoi occhi annebbiati dal
pianto. Una mano le strattonava la camicetta, facendola
scivolare a terra. Strisciava contorcendosi come un serpente
nella polvere verso il cancello sbarrato, zuppa di sangue. I
satanisti attaccavano una cantilena e il buio improvviso
l’avvolgeva, cancellando ogni altro suono e immagine.
Divaricò le gambe e le cosce si fermarono a mezz’aria; anche
le caviglie erano legate. Rotolò sul fianco e piegò le ginocchia
verso la pancia. Tese le dita per afferrare i legacci. Le nocche
si irrigidirono e tendini e nervi si accavallarono.
Con un grido scivolò dal pagliericcio e cadde sul pavimento
gelido. Il naso si schiacciò contro la pietra. Il sangue colò dalle
narici sulle guance rigate di lacrime.
-SOPHIA! SOPHIA!- singhiozzò, sbattendo le gambe a terra.
Le ginocchia bruciavano e pulsavano. Strisciò vicino al
cantuccio dove stava dormendo e si accucciò contro la paglia
che pendeva dal giaciglio. Incassò le gambe nello stomaco e il
dolore ai muscoli si affievolì mentre si raggomitolava.
Il rumore di tacchi che battevano sul pavimento catturò la sua
attenzione. Le sembrava la camminata di Yasmina, lenta e
stridente.
Riprese fiato e si trascinò in un punto dove il suono giungeva
più forte e l’aria era meno maleodorante.
-Yasmina!- rantolò -Yasmina, sto male! Aiutami, ti prego!-.
Nessuno parlò. I passi diventarono più veloci e vicini. Una
luce rossa la investì. Alzò gli occhi e vide il volto di Yasmina
attraverso le sbarre.
-Spostati, o non posso aprire!- esclamò a bassa voce la
ragazza.
Angelica si spostò quel tanto che bastava per farla entrare e
Yasmina fece scattare la serratura.
La porta scattò con un cigolio e Angelica fissò la zingara.
Voleva insultarla e picchiarla, ma alla fine scoppiò a piangere.
Yasmina la pungolò con il tacco.
-Zitta, zitta!- bisbigliò -non devono sapere che sono venuta!
Come ti senti? Deve averti svegliato la bambina che hanno
appena catturato. Non smette di piangere … mi fa una gran
pena-.
La luce della lampada rivelò il volto pallido e teso di Yasmina.
Era sincera, Angelica lo sentiva, ma la voglia di colpirla era
così forte che strinse i pugni fino a graffiarsi.
-Perché hai lasciato che mi prendessero?!- inveì -perché non
mi hai aiutata? Io ti sono sempre stata amica, ti ho seguito alle
Terme per non lasciarti sola! Fai schifo!-. Le sputò sulla
camicetta.
Yasmina scosse la testa e sospirò.
-Tu non capisci- rispose -ho dovuto farlo. Luca aveva bisogno
di una vittima sacrificale e tu eri perfetta. Avevo pensato a
Sophia, ma lui non l’ha voluta perchè ha legami con le streghe
di qui e rischierebbe di infrangere l'armistizio. Non ho potuto
fare nulla, credimi. Gli ho proposto di tenerti come
sacerdotessa, ma mi ha già promesso la carica-
-Yasmina, Luca è malato!- gridò Angelica -pazzo, capisci?
Non puoi credere che un satanista sia una brava persona! Devi
lasciarlo, puoi farlo. Ce ne andremo via e lo denunceremo ai
carabinieri-
-Lo verrebbe a sapere e ci ucciderebbe-.
Angelica tacque, poi esclamò
-Sophia! Chiama Sophia, dille di aiutarci. Lo sta già facendo,
ne sono sicura. Mikael conosce bene la magia, può aiutarci. Ti
prego Yasmina, devi farmi uscire di qui! Ucciderà anche te!-
-Mi ucciderà si, ucciderà la mia parte umana. Se questo deve
essere il prezzo da pagare, lo pagherò. Diventerò uno spirito
immortale, una vampira con i poteri che ho sempre sognato-.
Angelica rabbrividì.
-Come puoi volerlo?- mormorò -come puoi amare un simile
mostro?- -Luca mi ha insegnato a prendermi quello che voglio
dalla vita, e questo è più importante di ogni altra cosa- rispose
Yasmina -ha fatto di me una sacerdotessa, una persona forte tra
tanti deboli. Mi ha dato il potere che non ho mai avuto. Ora
posso vivere sencondo la mia vera natura-.
Angelica scosse la testa. I boccoli impastati di sangue si
sparpagliarono su tutto il viso.
-Sei una stupida ingenua!- gridò -pensi che ti darà davvero
quello che vuoi? Non sono persone che condividono il potere
queste, come fai a non capirlo?!-
Yasmina tese la mano e Angelica si ritrasse, convinta che
volesse colpirla.
Invece la sfiorò sulla guancia con le dita. Un formicolio tiepido
e piacevole affiorò sulla pelle di Angelica.
-Non posso guarirti tutte le ferite, ma così il processo di
rigenerazione cellulare dovrebbe accelerare- disse Yasmina
con tono tranquillo -cerca di riposare. Parlerò ancora con Luca,
cercherò di convincerlo a trovare un'alternativa che non ti
uccida. Almeno non del tutto. Mi dispiace sul serio che debba
finire così. Sono stata bene con te e con Sophia-
-Tu non puoi stare bene con nessuno!- ribattè Angelica.
Voltò la faccia di lato, scostandosi dalla mano di Yasmina.
- Per te deve essere sempre tutto esagerato, speciale, non ti
basta mai quello che ti danno- continuò -credi di essere una
dea ma sei solo una bestia-
-L’amore è un atto di puro egoismo, nulla di più- rispose
Yasmina - noi viviamo dell'energia degli altri e quando siamo
sazi, li distruggiamo, perché la loro morte è la nostra vita. Non
ci libereremo mai di questo bisogno-.
Angelica aprì la bocca; per la prima volta le lacrime
bagnavano gli occhi della ragazza. L’aveva sempre ritenuta
nient’altro che una sciocca oca.
-Yasmina, io voglio aiutarti- sussurrò -perché non vuoi? Hai
bisogno di aiuto, non lo capisci? Luca ti distruggerà per
sempre anche se diventerai una vampira. Se vieni con me non
hai nulla da perdere. Avresti delle vere amiche e Mikael ti
insegnerebbe a sviluppare la tua magia. Ti prego pensaci!-.
Yasmina non rispose e si alzò.
Angelica la guardò avanzare verso l’uscita della cella. La porta
si chiuse con fragore e la stanza sprofondò nel buio.
I suoi passi si allontanarono e Angelica rimase sola, il sangue
che le ronzava nelle orecchie come uno sciame di api
inferocite.
Non si era mai sentita così piena di energia. Voleva vivere, ed
ogni altro sentimento svaniva a confronto. La rabbia per i
satanisti, la pena per Yasmina, la rassegnazione alla morte,
nessuno di quei pensieri era superiore al suo desiderio di
vivere. Non voleva più sacrificarsi per gli altri.
-Gabriel, mio angelo custode, proteggimi- sussurrò -dammi la
forza per resistere. Io voglio vivere-.
Richiamò alla mente tutti gli incantesimi di magia angelica che
Mikael le aveva insegnato. Fissò nella memoria le formule utili
contro le maledizioni e cominciò a ripetere le parole in
silenzio. Il sonno l'abbracciò senza che se ne rendesse conto.
Si risvegliò con il rumore metallico della porta che strusciava
sul pavimento. Sperò che fosse Yasmina venuta a liberarla, ma
i passi erano troppo pesanti.
Sollevò appena le palpebre gonfie e tremolanti.
La sagoma sfocata di Luca era in mezzo alla stanza. Aveva la
tunica nera sporca di sangue e un vassoio sulla mano sinistra.
Delle lampade dalla luce rossiccia erano state accese e i loro
riflessi si stagliavano dalle sue spalle sul muro come lame
infuocate.
Angelica girò la testa verso il muro e chiuse gli occhi. Le
vibrazioni delle pietre del pavimento indicarono che il ragazzo
si stava avvicinando. Rimase immobile e rallentò il respiro.
Il fruscio della paglia sul suo giaciglio sibilò nelle sue
orecchie. Luca doveva essere seduto proprio dietro di lei.
Schiuse le labbra e sillabò le parole dello scongiuro che aveva
scelto, attenta a muovere solo la bocca.
“Conjuro et confirmo super vos Angeli fortes Dei, et sancti, in
nomine Adonai, qui est ille, qui fuit, est et erit…”.
Il piede di Luca affondò nella sua schiena, spingendola sulla
pancia. Il colpo fu così violento da stroncarle il respiro, ma non
era nulla se paragonato all’incendio scoppiato dentro il suo
corpo.
Coltelli bollenti le trafiggevano tempie e nuca. Le fitte di
bruciore si allungavano vibravano come un tamburi in tutta la
testa . Non riusciva ad urlare. Spalancò la bocca e rantolò in
cerca di aria.
Una forza invisibile la risucchiò verso l’alto. Fluttuò nell’aria e
si fermò all’altezza di Luca. Un altro risucchio alle sue spalle
la schiacciò contro il muro. Non aveva nessuna possibilità di
muoversi.
Il bruciore alla testa svanì e con un rantolo profondo fece un
lungo respiro. Portò lo sguardo su Luca in piedi di fronte a lei.
Aveva le braccia alzate, le labbra inzuppate di bava e gli occhi
rosso sangue. Le pupille si erano assottigliate fino ad assumere
la forma di quelle di un serpente.
-Non provarci mai più- disse, la voce cavernosa -o arriverai a
supplicarmi di ucciderti!-.
Spinse una mano verso il basso e Angelica cadde a terra. Il
colpo vibrò nello sterno e le costole le graffiarono la pelle.
Strillò e gli occhi si riempirono di lacrime.
Luca torreggiava sopra di lei. Si accostò e la tirò su per i
capelli.
-Questo è quello che succede a chi osa usare la magia contro di
me- cantilenò -credevi forse di potermi contrastare? Tu,
piccola incapace!-.
La spinse sul giaciglio. L’impatto fu attutito dal pagliericcio.
-Tu non sei degna della magia- riprese Luca -le preghiere che
credi incantesimi sono solo un inutile blaterare! In te non vi è
nemmeno un briciolo della Volontà! E hai la presunzione di
ritenerti una strega?!-.
-In questo caso, le mie preghiere non dovrebbero darti fastidio-
rispose Angelica con voce tremante -Non puoi impedirmi di
pregare-.
Un sussurro echeggiò nella sua mente.
-Sei una fallita- disse -tu non sei nessuno! Sophia, lei si che è
una vera strega!-.
-Vattene, lasciami in pace!- urlò in faccia a Luca.
Lui la guardò leccandosi le labbra, il sorriso che rendeva il
volto scarno ancora più malsano.
-Le tue preghiere mi disgustano- rispose lui -mi fanno
vomitare. La vera magia non ha bisogno di sottomettersi ad un
dio! La magia è conoscenza, la conoscenza è potere! E il
potere non ha limiti-
-Non ti voglio ascoltare!- gridò Angelica -sei solo un venduto!
Hai venduto la tua anima ai demoni! Non hai nulla, vivi come
un parassita succhiando energia dagli altri. La tua magia è solo
un debole surrogato!-.
Il giaciglio scricchiolò sotto il peso di Luca.
-Io so cosa pensi- sibilò lui con tono carezzevole -io so tutto di
te- -Non lo sai- rispose Angelica, serrando gli occhi -tu sei un
mostro e non sai nulla di me-
-Ti sbagli- mormorò lui -io so tutto di te. Sento i tuoi pensieri,
le tue emozioni, i tuoi desideri. La tua anima grida giustizia
ogni volta che vedi un uomo soffrire. Non riesci a sopportare
l’esistenza del male. Il tuo cuore è pieno di odio e di invidia
verso chi come me ha una magia più forte. Tu sei troppo
debole, la tua magia non serve a nulla-
-Non è vero!- esclamò Angelica.
Singhiozzò sforzandosi di soffocare il pianto.
Il sussurro nella sua testa s’ingigantì fino a sovrapporsi agli
altri pensieri.
-Dammi la tua anima- mormorò Luca -dammela, e io ti darò il
potere che hai sempre voluto. Non sarai più inferiore a
nessuno, potrai costruire il tuo mondo proprio come lo vuoi tu.
Farò di te una sacerdotessa al posto di Yasmina, prenderò la
sua vita al posto della tua! Dimmi di si, e tutto questo sarà tuo.
Basta una sola parola-.
-Vai via-.
Angelica lo disse lentamente, trascinando le parole.
La voce nella sua testa andò via. Aprì gli occhi piano e
rabbrividì.
Luca le stava ancora rivolgendo lo stesso ghigno.
-Più tardi manderò un adepto a darti da mangiare, ti ho portato
il pane e un po’ di latte- le disse, indicando la ciotola e il piatto
vicini al giaciglio. Il tono era indifferente. I suoi passi si
allontanarono e il tonfo della porte vibrò nella stanza.
-Vedi di rimetterti- ordinò -mi servi viva. Per ora-.
E sparì in un lampo di luce scarlatta.
Angelica si morse le labbra e tremò.
-Più forte- balbettò -certo che vorrei essere più forte. Ma non
mi piegherò a loro-.
Si dondolò fino a mettersi sul fianco e chiuse gli occhi.
-Io non sono come Yasmina- ripetè -non sono cattiva-.
Le grida e i pianti che tremavano nelle pareti erano più deboli
e meno costanti. Si chiese se la bambina stesse per morire. O
forse era solo troppo stanca per continuare a combattere. Come
lei.
Sprofondò nel buio, scivolando in basso. Ombre grigiastre
vorticavano e lampeggiavano davanti a lei. Il volto tondo e
paffuto di suo padre, quello piccolo e sottile di sua madre, il
corpo rinsecchito di zia Patrizia nel letto d’ospedale, infine
Sophia. Aveva l’espressione triste e preoccupata, proprio come
in libreria. Allungò una mano per fermare l’immagine. Al suo
posto apparvero due grandi occhi gialli.
Avevano un taglio affusolato, simile a quello degli occhi di
Luca, ma più vitrei. Non avevano palpebre ed erano
incorniciati da pelle verdastra e lucida. Due fessure verticali si
aprivano sotto gli occhi, sfumando nel contorno sottile della
bocca. La bocca si schiuse e comparvero due lucide zanne
bianche. Una lingua biforcuta dardeggiava verso di lei.
Angelica urlò e la testa triangolare del serpente scattò in
avanti, il corpo avvolto in spire massicce. Le fauci si chiusero
sulla sua testa e il serpente la stritolò, inglobandola nella carne
viscida del suo ventre.
-Angelica!- la chiamò con voce acuta -Vieni da me! Nutrimi!-
-Non voglio!- gridò Angelica -Chi sei?! Cosa vuoi da
me?!Vattene!-.
Comparve una luce fredda, grigiastra, il colore del cielo
invernale. Un’onda si levò dal mare in tempesta.
Angelica si schiantò sulle rocce appuntite. Non sentiva dolore.
La vista era annebbiata e la testa pesava come se fosse
imbottita di piombo. Una grossa macchia di sangue si stava
spandendo intorno al suo corpo. Il liquido le lambiva il mento
e le mani. Alzò la testa per guardarsi intorno e sputò un grumo
di sangue. Gridò e gli incisivi si staccarono dalle gengive.
Come proiettili schizzarono sulle pietre e affondarono nella
pozza luccicante di sangue nero.
Il pianto scosse le rocce e soffocò il rumore del mare. Agitò la
testa da una parte all’altra per liberarsi dalla morsa che le
stringeva la nuca e le tempie. Un frammento di cervello, grigio
e molle, le scivolò lungo la faccia come un verme. Un fluido
limpido e trasparente traboccò dal cranio nel naso e lungo la
gola.
Esplose in tre colpi di tosse e il pianto si trasformò in
singhiozzo. Voleva scappare, ma i brividi e gli spasmi la
bloccavano. Nervi, muscoli e ossa non esistevano più.
La testa ricadde sulle rocce. Con la coda dell’occhio vide
corposi brandelli di carne rosea galleggiare nel lago di sangue
in cui era immersa. Un altro grido. Le costole vibrarono e
scricchiolarono contro la pelle.
Avvertì un risucchio al centro del petto e il cuore rallentò
all’improvviso, come se una ventosa lo stesse staccando. Un
pezzo di carne scivolò sulla roccia e s’infilzò su una sporgenza
a pochi centimetri dal suo viso. L’esterno era liscio, rosso e
polposo. Un intreccio di venature blu e scarlatte ne copriva i
contorni. Era il suo cuore.
Vomitò sangue e filamenti di viscere. La disperazione
l’avvolgeva in una cappa ovattata. Nulla di ciò che stava
vivendo le apparteneva. I suoni erano echi soffocati e le
sensazioni scariche di brividi.
Le falangi crepitarono e caddero, tranciate all’altezza dei
legamenti. Poi l’intera mano si staccò dal polso. Schegge di
ossa si sparpagliarono a terra come piccoli cristalli.
Tese il collo e fece strisciare la testa sulla roccia. Il sangue le
oscurò la vista. Le labbra toccarono qualcosa di flaccido. La
sua lingua scattò fuori dalla bocca. Se arrivò a leccare la carne,
non sentì niente.
Strizzò gli occhi due volte e la visuale si schiarì. Le rocce
apparivano più grandi e dilatate, anche i colori erano più
intensi. Aveva la sensazione di indossare un paio di lenti
deformanti.
Un groviglio di serpenti sbucò dalle fessure negli scogli e si
avventò sul cuore. Angelica liberò la lingua biforcuta con un
sibilo. Le zanne affondarono nella carne. Il suo corpo
squamoso e liscio si dispiegava sulla pietra per metri e metri.
Percepì la vitalità di ogni singola spira mentre torreggiava sui
rettili, levandosi fino a scorgere la punta delle pareti rocciose
che la circondavano.
Tutto era enorme e scuro. I colori apparivano come macchie
rapprese e le figure si confondevano in un vortice di forme
spezzettate.
La roccia sotto di lei franò e cadde nel vuoto. Il cielo sopra la
sua testa era come un fondo di bottiglia frastagliato.
-Io sono l’acqua quando inonda ogni cosa, io sono la terra
quando inaridisce- tuonò la sua voce -io sono Lilith-.
Urtò contro una superficie morbida e umida. Il cielo sfumò e si
ritrovò a fissare il soffitto di pietra inondato di luce rossa.
Era nella cella, incollata al giaciglio con la schiena fradicia.
Abbassò lo sguardo e osservò le gambe che spuntavano da
sotto la gonna. Aveva di nuovo il suo corpo umano. Era solo
un sogno.
Ai suoi piedi erano poggiati un tozzo di pane e una scodella
con del latte. Una figura incappucciata era seduta a terra a
gambe incrociate, vicino al pasto. Non ricordava di averla vista
entrare. Chissà per quanto tempo era rimasta in balia di
quell’incubo.
Fece per sollevarsi e vide che le braccia erano libere. Solo le
mani erano ancora legate con una lunga catena di materiale
trasparente al polso della figura in nero.
Ficcò in bocca il pane e lo divorò in un solo boccone. In tre
sorsi finì il latte, leccandosi le labbra gocciolanti.
A pasto terminato la sentinella si alzò e strattonò la catena.
Lei scivolò sul pavimento con delicatezza. L’individuo si
avvicinò e le presso una mano sul petto. Poi pronunciò con
voce roca
“Per il potere del Behemoth
tu sei incatenata al mio volere,
come questo sigillo è impresso sulla tua pelle”.
Angelica urlò mentre la pelle del torace si riscaldava come se
fosse stata marchiata da un ferro incandescente. Inarcò la
schiena e tese le mani verso la sua caviglia, ma lui tirò le
catene bloccandola. I nervi si rilassarono e il corpo rimase
immobile nel suo torpore, ancora percorso da pulsazioni nel
punto offeso.
Le catene le tirarono i polsi e Angelica si ritrovò in piedi,
sostenuta dalle mani dell’incappucciato.
L’uomo avanzò verso la porta della cella e la ragazza lo seguì,
le gambe che si muovevano da sole.
Un’altra figura vestita di nero comparve sulla soglia. Il
cappuccio del manto era gettato sulle spalle e una massa di
capelli crespi e scuri le incorniciava il volto scarno. Sembrava
la versione femminile di Luca. Anche i suoi occhi erano color
sangue.
-Sciogli le catene, Melania- le ordinò l’uomo.
Melania aprì la porta e prese dalla cintura attorno alla veste
una tessera piccola un paio di centimetri. Angelica vide che le
teneva gli occhi puntati addosso mentre la sovrapponeva al
bracciale intorno al polso dell'incappucciato.
Con un colpo secco i legami ai polsi dell’uomo si aprirono.
Prima che Angelica potesse tirare le la satanista le afferrò i
polsi.
L’uomo emise un ringhio soffocato e spinse da parte la
satanista.
-Non ti ho detto di toccarla- disse con tono basso e duro.
Angelica provò un improvviso moto di gratitudine ma svanì
appena il petto tornò a bruciare.
-Se non ti muovi, il dolore non cesserà- disse l’uomo -il sigillo
che ti ho applicato ti lega alla mia volontà. Devi fare tutto
quello che faccio io, o morirai dal dolore-.
Non era un tono di minaccia, la fredda calma nella sua voce
era priva di emozioni.
-Questo non piacerà a mio fratello- borbottò Melania -e, se
posso permettermi, perdere la testa per una stupida ragazzina
che gioca a fare la strega non è il massimo per un Risurgente-
-Non ho chiesto il tuo parere, larva- replicò lui impassibile -e
non m’importa nulla di tuo fratello. Hai capito quello che ti ho
detto?- aggiunse poi, rivolto ad Angelica.
Angelica fece un lieve cenno di assenso e mosse i primi passi
verso di lui.
Il dolore diminuì. Era così umiliante che avrebbe pianto se ne
avesse avuto la forza. Tutte le sue energie erano concentrate a
seguire l’uomo mantenendo il passo costante. Ogni piccola
variazione nell’andatura le causava spasmi e tremari alle
gambe.
La luce rossastra delle lampade le stancò gli occhi e i piedi
inciamparono nelle pietre rialzate del pavimento. Cadde a
carponi e il cuore schizzò contro il petto, martellato dalle fitte.
Sentì l'uomo fermarsi e tornare indietro. Tese la mano e la
strinse attorno a un braccio, sollevandola come fosse una
piuma.
Angelica si appoggiò a lui ansante, la vista ancora offuscata.
Percorsero il corridoio senza mai svoltare, passando vicino a
numerosi cunicoli con celle messe una accanto all’altra. Da
alcune delle nicchie provenivano lamenti soffocati, ma erano
poco più che brusii sommessi in confronto alle urla e ai pianti
che Angelica aveva sentito prima. Macchie di sangue rappreso
erano incrostate sulle pietre vicino agli abitacoli e l’aria
puzzava di marcio e urina.
Il pavimento lastricato in pietra lasciò il posto alla terra battuta
e alla roccia grezza. I cunicoli scomparvero in prossimità di un
arco che immetteva in una sala dove tremolavano piccole
fiamme.
Prima di superare l’arco Angelica alzò la testa e vide, intagliata
nella chiave di volta, la testa di un caprone inserita nel
pentacolo rovesciato. Il desiderio di fuggire divenne così forte
da farla divincolare nonostante il dolore.
L’incappucciato rinsaldò la presa e la incollò al suo fianco.
Capitolo 4
La dea e il giardino

Al centro della stanza c’era un altare di ossidiana nera lungo


due metri. Candelabri d’ oro erano disposti su delle mensole
scavate nelle pareti. Sull’altare giaceva una capra, sgozzata e
con il ventre squarciato, il cui sangue ancora fresco fluiva in
una piccola vasca incassata nella roccia.
La sorella di Luca si avvicinò alla vasca e v’immerse il calice,
porgendolo al fratello che stava proprio di fronte a Angelica. Il
ragazzo portò il calice alle labbra e, prima di bere, disse
-Questo sangue è offerto a te, Padre, affinché la tua mano ci
guidi nella vittoria contro le streghe tue nemiche. Presto il
risveglio dell’albero sarà completo e la tua sposa potrà
liberarsi-.
Il sangue bagnò le sue labbra come un fiume in piena e lui lo
succhiò, leccandosi la bocca per catturare ogni goccia.
Angelica rabbrividì quando Luca volse gli occhi verso di lei,
chiamandola con lo sguardo.
-Vieni da me, Gamaliel- disse -non opporti alla tua qlipha.
Lascia che il potere del Dragone ti abbracci per sempre-.
Angelica pianse lacrime silenziose.
Il suo corpo tendeva verso quegli occhi come se avesse una
ventosa attaccata addosso, le gambe si muovevano contro la
sua volontà. Provava dolore ad ogni passo, ma la forza che la
spingeva verso Luca le impediva di urlare o fermarsi.
Quando giunse accanto a lui rantolò e piombò in ginocchio.
-Ama il dolore - sussurrò Luca -perché è il dolore l’unico vero
piacere. L’uomo si nutre di dolore e morte per trovare la vita.
Il dolore uccide l'umanità che abbiamo dentro e libera la sete
primordiale del Dragone. Questa è la forza cosmica che ci
permette di sopravvivere-.
Gli strilli di Angelica echeggiarono nella stanza, assorbiti dalle
risate rauche dei presenti. Luca strinse le mani attorno alle sue
braccia e la sollevò, alzandola in aria. Le risate aumentarono
d’intensità.
Angelica rivolse lo sguardo all’uomo che le aveva imposto il
sigillo.
L’uomo si fece più vicino e Angelica sentì il corpo rilassarsi.
Le risate cessarono e Luca la lasciò cadere a terra.
-Scioglilo- ringhiò all’incappucciato.
L’uomo mosse altri passi verso Angelica e le si fermò accanto,
tirandola su.
Angelica tremò ed emise un gemito mentre le gambe si
piegavano sotto il suo peso. L’uomo la sostenne con le braccia
e pressò il suo corpo contro il petto.
-Non preoccuparti- disse impassibile -non permetterò che ti
ammazzino-.
Luca emise un grido di rabbia.
-Non hai nessun diritto su di lei!- esclamò -Appartiene alla
Madre e al Padre! Rompi il sigillo che le hai imposto o giuro
che mando tutto all’aria!-
-Non posso- rispose l’uomo con freddezza -Lei è mia-
-LIBERALA!- urlò Luca, facendo tremare le pareti -
LIBERALA O TI AMMAZZO!-
-Non fare il passo più lungo della gamba. Ricordati chi sono e
cosa rischi-.
Luca sollevò la coppa dalla quale aveva bevuto e gliela scagliò
contro. Angelica vide l’oggetto fendere l’aria e si agitò,
affondando la dita nella tunica dell’incappucciato. Sussultò
quando la coppa deviò direzione, schiantandosi contro la
parete opposta.
Una familiare scarica elettrica la colpì al ventre. Aveva subito
dei colpi di ritorno agli inizi del suo apprendistato, ma mai con
una simile intensità. Un’altra scossa la invase, risalendo dalla
spina dorsale in tutto il corpo.
-NO!- protestò, tendendo le braccia verso l’uomo.
La forza invisibile che aveva sperimentato nella cella la stava
risucchiando, spingendola verso Luca.
L’incappucciato protese le mani in avanti, ma questa volta non
fu abbastanza svelto.
Le braccia di Luca si chiusero come due tenaglie attorno alla
sua vita e il dolore esplose di nuovo, discendendo dalla testa ai
piedi come una colata di lava.
-Arrenditi o il dolore l’ammazzerà- sibilò Luca.
Spinse Angelica a terra, schiacciandole la schiena con il piede.
L’uomo abbassò le mani e Angelica si abbandonò sul
pavimento senza forze. Non percepiva più il dolore, era
diventata un tutt’uno con la terra dura sulla quale giaceva.
-Voglio morire- pensò mentre le lacrime tornavano a bagnarle
le guance. Gemette quando il piede di Luca la rivoltò a pancia
in su, stuzzicandole i lividi sullo stomaco.
-Che debole creatura!- esclamò Luca -sono quasi tentato di
ritirare la mia offerta!-
-Non ferirla- disse l’incappucciato -ricordati che mi
appartiene-
-Sai quali sono le mie vere intenzioni. Ma se non dovesse
dimostrarsi degna del Padre e della Madre, dovrò eliminarla.
Conosci le regole-.
Angelica lanciò un lamento acuto a quelle ultime parole e tese
il corpo per strisciare via, ma i muscoli si erano irrigiditi e in
un lampo Luca la prese per i capelli. Le tirò i boccoli fino a
stenderli e la strattonò.
-SMETTILA DI PIANGERE, PORCA PUTTANA!- tuonò -
sei una stupida se non capisci il privilegio che ti è stato
concesso-.
Angelica boccheggiò. Non riusciva a parlare, le mancava l’aria
e le labbra serrate rifiutavano di scollarsi.
Con un grugnito Luca la spinse sull’altare, costringendola a
carponi sulle macchie di sangue dove galleggiavano le
interiora del caprone. Si irrigidì di colpo mentre il ragazzo le
divaricava le gambe, pressandola contro la carcassa molle.
Si aggrappò all’animale morto e fece forza sugli avambracci
per scivolare in avanti, spingendo le cosce una verso l’altra.
Luca le spartì di nuovo e le inchiodò alla lastra di ossidiana. La
sua mano afferrò la stoffa delle mutandine e la lacerò.
-Non danneggiarla- risuonò la voce dell’incappucciato -ti ho
avvisato-. Angelica avvertì il bruciore irradiarsi dal ventre in
tutto il corpo, acuiti dall’irritante tocco della mano di Luca.
-Devo controllarla, mantieni la calma- rispose il ragazzo -sai
meglio di me che è necessario-.
Il dolore incandescente svanì e Angelica prese coscienza di
uno sconosciuto bruciore nel centro della sua femminilità.
Contrasse i muscoli dell’inguine e si dibattè, contorcendosi
contro la melma viscida sparsa sulla lastra.
E poi Luca ritrasse la mano.
-Una brava ragazza, eh?- ghignò Luca -sei fortunata, mi
sarebbe dispiaciuto sprecare la tua energia. Sarai una servitrice
perfetta-
-Meglio morire!- gridò Angelica -ammazzami falla finita!-
Luca tuonò in una risata.
-Non te ne sei accorta?- sibilò -Tu non puoi più morire, non
come sei adesso- -Questo lo decido io!- esclamò Angelica -non
puoi costringermi a servire nessuno!-
-Tu non puoi decidere nulla. Il Padre e la Madre governano i
loro figli. La mia Regina desidera la tua energia pura-.
Il ragazzo la fece rotolare e le spinse la schiena sull’altare.
-Aiutami a spogliarla!- ordinò all’incappucciato, poi si rivolse
a Melania e aggiunse -prepara i ferri e traccia il cerchio
evocatore. La Madre non può più aspettare-.
Angelica agitò la testa e gridò.
Le mani dell’incappucciato si posarono sul suo bacino. Con un
unico movimento le abbassò la gonna.
Angelica cacciò un forte singulto mentre la camicetta di
sangallo che le fasciava il petto crepitava.
I polpastrelli dell’incappucciato tranciarono i laccetti sul
davanti del reggiseno. Angelica sentì una scossa violenta
risalirle lungo la schiena.
Alzò la testa verso quella dell’uomo e gli colpì il naso con la
fronte, provocando la fuoriuscita di un copioso fiotto di
sangue. Cozzò la nuca contro la pietra, i capelli artigliati dalla
mano di Luca. Una fitta le cinse la fronte e le tempie.
-FALLO ANCORA E RITIRO LA PROMESSA!- abbaiò
Luca -o preferisci morire? È questo che vuoi, stronzetta?!-.
Le mollò uno schiaffò. Le labbra si bagnarono di sangue e
cominciarono a gonfiarsi.
-Liberami- farfugliò Angelica tra le lacrime - non dirò nulla, te
lo giuro. Io non sono una brava strega, non posso essere una
buona sacerdotessa. Prendi Yasmina!-.
-Ti sei forse dimenticata del nostro patto?- disse Luca - tu non
puoi più tirarti indietro-
-IO HO DETTO DI NO!- strillò Angelica.
Luca le liberò i polsi dalla sua stretta e le afferrò la gola.
-Se vuoi davvero morire non hai che da chiedermelo- mormorò
-ci sono molti modi per servire la Madre-
-No-.
Angelica riconobbe la voce fredda e cupa dell'incappucciato.
Luca digrignò i denti e tolse le mani.
Angelica fece ampi respiri, riempiendo i polmoni d’aria fin
quasi a farli scoppiare. Quel breve momento di tranquillità fu
spezzato dalla voce di Melania.
-I ferri sono riscaldati e il cerchio è pronto- annunciò -
Dobbiamo solo darle il Bacio. Ho già pronta la siringa-.
Angelica sentì uno stridio metallico e trattenne il fiato. Chiuse
gli occhi e pensò di essere all’Inferno mentre un intenso calore
le arroventava la pelle, sempre più vicino, fino a divorarla. I
nervi si tesero e la carne s’incendiò. Al lato del collo si originò
un fastidioso pizzicore, simile ad una puntura.
Aprì la bocca per protestare, ma non uscì nessun suono. Si
sentiva come immersa in una pentola di acqua bollente, una
cappa la fasciava dalla testa ai piedi.
Il cuore rallentò, le pulsazioni impercettibili. Il respiro si fece
breve e debole, quel poco di aria che faceva entrare le graffiava
la gola.
Avvertì qualcosa di fluido scorrerle sulla carne, non sapeva
dire in quale parte precisa del corpo, e un formicolio seguito da
brividi. I muscoli non rispondevano ai suoi comandi, persino le
palpebre non si scollavano dagli occhi.
Un’improvvisa pressione allo stomaco la fece mugugnare. Un
fendente d’aria fredda le squassò il ventre, iniettando qualcosa
di gelido nelle vene.
Spalancò gli occhi. Non distingueva nessuna forma, macchie
di luce arancione e rossastra tremolavano confuse sopra la sua
testa.
E poi le vide, le iridi gialle dalle pupille serpentine, affisse
come spilli nei suoi occhi.
-Eccomi, figlia mia. Ora siamo una cosa sola- cantò la voce
vellutata. Quelle parole erano una serica carezza e Angelica vi
si abbandonò, sospirando, una bambina cullata dalle braccia
materne.
Onde di piacere l’attraversarono, lavando via tutta la
stanchezza e il dolore. Navigò in quel mare sereno, ascoltando
i suoni che la l'avvolgevano come una dolce ninna nanna.
Sentiva il frusciare del vento primaverile tra le fronde degli
alberi, la lenta e ritmata danza dei rami piegati dal suo soffio.
Diventò il vento, impalpabile e leggera. Salì verso l’alto
volando assieme agli uccelli e cinguettò con loro. Il sole le
trafisse gli occhi e s’irradiò dal cielo terso sulla valle
sottostante.
Abbassò lo sguardo e vide un giardino ricoperto da alberi con
frutti e fiori variopinti. Un fiume limpido serpeggiava lungo
la vallata fino all’orizzonte, dove i contorni del giardino
sfumavano in una sottile linea d’oro. Su ciascuna sponda
crescevano alti canneti e fitti gruppi di giaggioli, affiancati da
tanti tipi di alberi. C’erano ciliegi e albicocchi, aranci, peschi,
susini, peri e meli.
Angelica osservava tutto dall’alto, sospesa in una bolla di
sapone, come immersa in un sogno. Non poteva toccare nulla
ma sentiva con nitidezza odori e sensazioni.
Allungò le mani verso quella potente bellezza. Voleva goderne
ancora di più, lasciarsi sommergere e dominare. Desiderava
premere le labbra sui frutti maturi e mangiarli, cogliere i fiori
per sentire il profumo, prendere tutta la luce del giardino e
mandare via tutti quei ricordi brutti.
Un frammento, le sarebbe bastato un solo frammento di tutto
quel paradiso per essere felice. E come se stesse obbedendo
alla sua volontà l’energia che l’aveva invasa la spinse giù, sul
soffice tappeto d’erba, accanto ad un melo.
Una goccia di rugiada si staccò dalla foglia che l’ospitava e
cadde ai suoi piedi, seguita a catinella da altre gocce. Rivoli
dorati si spandevano sul prato, confluendo in una piccola polla.
Dalla polla emerse una sagoma luminosa, alta e snella. La
pelle sembrava cristallo, riluceva di un bagliore così forte che
Angelica si riparò gli occhi con le mani. Le vesti erano sinuose
lingue di fuoco, turbinavano nell’aria in una danza selvaggia,
ma né i fiori né gli alberi bruciavano al contatto con le fiamme.
I capelli le accarezzavano la schiena in onde voluttuose, le
ciocche avvinte come amanti in un stretto abbraccio, ed erano
rossi come il fuoco. Solo gli occhi, lunghi e sottili,
contrastavano con la luminosità del corpo. Neri privi di
pupille, due gocce d’onice incastonate nel marmo. Nessun
raggio di luce riusciva ad illuminarli, erano due minuscoli
buchi neri.
Angelica non riusciva a distogliere lo sguardo da quello della
donna. Non aveva mai visto tanta bellezza e sentito una simile
forza scorrerle nel corpo. Provava caldo e freddo insieme, la
freschezza dell’acqua e il tepore del fuoco combinati in
un’unica fonte d’energia.
-Benvenuta, Angelica- disse la donna -ti ho aspettata per molto
tempo-.
La sua voce era profonda e allo stesso tempo melodiosa come
il canto di un usignolo. Persino le piante, piegate dal vento
verso i suoi abiti fiammanti, vibravano al suono delle sue
parole.
-Chi sei?- bisbigliò Angelica.
La donna avanzò verso di lei e le prese la mano. Aveva un
tocco leggero e soffice, simile a quello del vento. Portò le sue
dita alle labbra. Un piacevole brivido di calore s’inerpicò
lungo il braccio di Angelica, invadendo il resto del corpo.
Angelica fissò la donna e rimase a bocca aperta, sopraffatta
dalla perfetta sensazione di tranquillità e armonia.
-Sono Lilith, la dea del giardino- sussurrò la donna -e tu sei
mia figlia. Dammi la vita, e io la darò a te-.
Angelica non rispose, investita dalla radiosità della donna.
La luce la inghiottì, togliendole il fiato. Gli incisivi della donna
penetrarono nel dorso della sua mano e il sangue zampillò
dalla ferita.
Angelica spalancò la bocca mentre il dolore si trasformava in
piacere, una gioia selvaggia che le faceva palpitare il cuore.
Non c'era più nulla che potesse ferirla adesso. La bellezza del
giardino la circondava e lei desiderava nient’altro che
possederla, questo era il suo unico scopo, la sua sola ragione di
vivere. Amare la bellezza, stringerla tra le mani, sentirla
pulsare dentro di lei.
Gemette quando la donna allontanò la bocca dalla sua mano. Il
respiro era affannato e non vedeva e sentiva più nulla.
Percepiva solo lo scorrere del sangue e il richiamo del
giardino. Ogni altro senso era dominato dal ricordo di quella
deliziosa sensazione. Aveva la gola secca e riarsa, ma non era
l’acqua che voleva. Cadde in ginocchio ai piedi della donna e
si portò le mani al collo.
La donna la sollevò e la strinse al petto. Le fece appoggiare la
testa sulla spalla, come una madre con la propria bambina.
-Bevi, piccola mia- le sussurrò.
Angelica si ritrovò con le labbra premute contro la gola della
donna. Spalancò la bocca e graffiò la pelle con i denti,
affondando con forza quando le dita della donna le strinsero i
capelli.
Spruzzi di sangue caldo e dolce s’infransero contro il palato,
scivolando fluidi lungo la gola fino all’esofago. E la bellezza
del giardino fu sua.
Il profumo dei fiori, il cinguettio degli uccelli, il sussurro del
vento, ogni suono e odore di quel luogo paradisiaco tornò a
riempirla.
Ma quando fu vicina all’apice, sazia del nutrimento, tornò il
buio. Tutte le sensazioni svanirono, senza lasciarle nemmeno
qualche secondo per memorizzarle.
Si staccò dalla donna e si accasciò sull’erba. Le lacrime le
rigarono il viso. Le membra si contorcevano come larve
affamate. Fissò impotente la bellezza che non era più sua e che
ora le stava davanti agli occhi, magnifica ma irraggiungibile.
Ogni parte del suo corpo era diventata insensibile. I ricordi di
Luca e dei satinisti si facevano largo nella sua mente. Tremò.
Non voleva tornare debole come prima.
-Hai ancora fame piccola, vero?- le chiese la donna
-Io … non so … aiutami- biascicò Angelica
-Cerca la vita e prendila. Quando sarai abbastanza forte, ti darò
quello che desideri e ti sazierai per sempre. Ora va, e nutriti-.
Il giardino si oscurò e i suoi contorni sbiadirono, la luce del
sole eclissata dalle tenebre. Gli uccelli tacquero e le chiome
degli alberi smisero di frusciare. Il vento divenne quieto e
immobile e l’acqua del fiume non fece più rumore.
Angelica fu sovrastata dal silenzio che regnava nel giardino e
vi annegò, piena d’angoscia. Non riusciva ad evocare nessuna
sensazione, non ricordava neppure il colore dei fiori e il loro
profumo.
Cadde nel vuoto, lontana dal giardino. Le braccia, le gambe e
il torso bruciarono e pulsarono.
Il barlume traballante delle candele le sfiorò gli occhi.
Capitolo 5
I Risurgenti

Una voce gracchiante risuonò nella sua testa.


-Mi sa che ha reagito male, eppure la dose era minima. Questa
non supera la notte, è ridotta proprio da schifo-.
Angelica riconobbe la voce della sorella di Luca e scosse
elettriche la invasero.
La rabbia che provava era un misto di risentimento per i
satanisti e di desiderio verso la bellezza del giardino. Non
aveva mai provato nulla di simile.
Sollevò la schiena, tese le mani e afferrò la ragazza per il collo.
Le sembrava di stringere un fuscello.
Il grido di Melania fu come musica per le sue orecchie, il
richiamo dell’energia che aveva assaggiato nel giardino.
Angelica serrò la bocca sulla sua gola e morse la tenera carne,
succhiando sempre più forte ad ogni sussulto e movimento
della ragazza.
Il giardino comparve davanti ai suoi occhi, sostituendosi alle
pareti di pietra. Non era più oscuro e silenzioso, appariva come
lo aveva visto la prima volta, se non più bello.
Le violette formavano una corona attorno al suo corpo e un
albero dalle mele d’oro torreggiava sopra di lei. I rami mossi
dal vento ondeggiavano sensuali davanti ai suoi occhi,
invitandola a fare sua la bellezza dei frutti.
Allungò le braccia verso il ramo più basso e staccò una mela.
Osservò la buccia lucente e perfetta, il riverbero del sole su di
essa. La portò alle labbra, lentamente, sfiorandola in un tenero
bacio. La morse. Si ferì le gengive e penetrò ancora più
affondo, in cerca di altro dolore.
La lasciò andare con un singulto. Sputò il marciume che aveva
in bocca e tossì. Fissò il frutto raggrinzito e annerito. Le
mosche e le formiche si affaticavano a spolparlo, unendosi alla
danza frenetica dei vermi.
Le mele sull’albero seguirono la compagna caduta.
Precipitarono al suolo una dopo l’altra, bacate e marce. Banchi
di edera sbucarono dal terreno e si arrampicarono sul melo,
infilandosi nella corteccia. La linfa colò sull’erba.
Angelica sollevò il piede invischiato nel liquido. Non era linfa;
era sangue. Il suo sangue.
I rampicanti erano avvinghiati al suo corpo e ne avevano
perforato la pelle. Non provava dolore, proprio come
nell’incubo, ma solo una grande debolezza. E terrore. Terrore
per quella bellezza che amava e desiderava ma alla quale non
voleva sottomettersi.
L’urlo le squarciò la gola e un getto di sangue fuoriuscì dalla
bocca. Piombò a terra. Stava morendo con il giardino, con il
melo strangolato dall’edera e i fiori soffocati dal mare di
sangue che sommergeva l’intera valle. Scese il buio e la luce
rossa della cella la investì.
Melania cadde riversa sul pavimento della stanza. Era pallida
ed esangue, gli occhi vacui fissavano il vuoto inespressivi.
Angelica tremò e tese una mano per toccarla, ma prima che
potesse sfiorarla il corpo si dissolse in polvere con un acuto
sibilo.
Si portò le mani al volto, le tempie che pulsavano impazzite.
Era un assassina, un mostro. L’unica cosa che desiderava era la
bellezza del giardino e invece quella bellezza era morta per
colpa sua. E il bisogno di possederla era più forte di prima e
bruciava, nelle vene e nella carne, seccandole la gola e la
bocca ancora umida di sangue.
Per quanto forte fosse il senso di colpa, non riusciva a
respingere la sua sete.
Scavò con le unghie solchi nelle guance.
-Portala via, Seth. È sotto la tua responsabilità- comandò Luca.
La sua voce fredda era incrinata e tremante.
Angelica si guardò intorno.
I satanisti si erano appiattiti contro le pareti e Luca aveva il
pentacolo rovesciato stretto tra le mani. Solo l’incappucciato le
stava accanto. Doveva essere lui Seth, perché Luca aveva gli
occhi puntati su di lui.
-Ne sei sicuro?- chiese l'incappucciato -ti ricordo che lei mi
appartiene. Non voglio scherzi, sei avvisato-
-Qui il capo sono io- ribatté Luca -deciderò io cosa farne. Per
ora tienila tu. E ricorda che sei il suo custode. Se scappa, ci
rimetterai l’alleanza. Non sto scherzando-
-Nemmeno io. Tienilo bene a mente, Larva-
Angelica si aggrappò alle spalle di Seth e si lasciò prendere in
braccio. Non era più nuda, ma avvolta in un mantello di tela
nero così grande da farla sembrare un neonato infagottato.
Incurvò le labbra in un lieve sorriso e per un istante il tepore di
quel contatto la confortò. Chiuse gli occhi e abbandonò la testa
contro il petto dell’uomo, cullata dal battito lento del suo
cuore. L’aria fetida della cella l’avvolse e l’abbraccio si spezzò.
Si raggomitolò sul pagliericcio del suo giaciglio, tremando.
Ondate di calore bruciante l'assalirono.
-Non sarà sempre così- sussurrò la voce dell’incappucciato -
con il tempo imparerai a dominarti. Intanto posso alleviare un
po’ la tua sofferenza-.
Angelica alzò la testa e lo fissò.
L’uomo gettò indietro il cappuccio della tunica e una massa di
ricci rosso scuro gli ricadde sulle spalle. Aveva una maschera
di cuoio sul volto e il collo era tempestato da fitte macchie
scure grinze. Solo gli occhi erano scoperti; iridi di un grigio
spento e cadaverico che scintillavano alla luce rossa delle
lampade.
Angelica strisciò all’indietro. L’immagine dell’albero strozzato
dall’edera le invase la mente. -Vieni, non avere paura- la esortò
lui -bevi da me-
-No!- esclamò la ragazza -Non voglio uccidere, non voglio
essere un’assassina!-
-Non mi ucciderai. Sono abbastanza forte da respingerti. Se
non prenderai il sangue da me, il desiderio ti farà impazzire e
attaccherai ogni essere vivente presente in questo sotterraneo.
Se lo preferisci, vai pure -.
Angelica emise un lamento soffocato e accostò la bocca al
collo dell’uomo. Il primo sorso di sangue le graffiò la gola. Lo
stomaco cominciò a contrarsi e irradiare fitte verso il petto. Il
cuore batteva impazzito. Si staccò dalla ferita con un rantolo.
-Non ce la faccio- ansimò -troppo dolore-.
Seth si riaggiustò il collo della tunica. I segni del morso si
erano già rimarginati.
- Deve essere colpa del sigillo- disse lui
-Se il problema è questo allora spezza il sigillo- gli suggerì lei
-così finalmente potrò andare via da questo posto di merda!-.
Seth scosse la testa. -Credi davvero di poter fuggire da sola?-
Angelica abbassò il viso. Gocce di sangue macchiarono la
paglia.
-Piango… sangue?- bisbigliò, i rivoli di sangue che
continuavano a scorrerle addosso
-Non preoccuparti, è normale- rispose Seth.
Prese un lembo del mantello e glielo passò in faccia.
-Non capisco cosa mi sta succedendo- farfugliò lei -cosa sono
diventata? Mi sembra di non avere più nulla di umano. Mi
sento un mostro!-.
Ricadde sul giaciglio.
-Non serve a nulla lamentarsi- disse Seth -sei ciò che sei.
Accettalo. Non puoi respingere la tua natura-
-QUALE NATURA?!- gridò lei -BEVO SANGUE!
AMMAZZO LE PERSONE! SONO DIVENTATA UNA
BESTIA!-.
Seth si sedette accanto a lei.
-Sei una Risurgente- disse -come me e come altri della mia
razza. Siamo in pochi, perchè non tutti sanno sopportare il
contatto con l'energia del Caos-
-Cos’è un Risurgente?- balbettò Angelica
-Ne avrai sentito parlare tante volte, ma con altri nomi. In
gergo quelli come noi sono chiamati vampiri. È un termine
abusato, però rende abbastanza bene per gli esseri umani l'idea
di ciò che siamo-.
Seth fece una pausa. Asciugò le ultime gocce di sangue
impigliate nelle ciglia della ragazza.
Le labbra di Angelica si schiusero con un fremito.
-Vampiro- bisbigliò -è assurdo. Non ha senso. Menti!-.
Seth le sfiorò il collo con la mano. -Senti questo foro?-
domandò, toccandole l’area attorno alla giugulare.
Angelica vi passò le dita e annuì.
-È lì che ti è stato iniettato il siero per mandarti in trance-
riprese lui -hai sentito la puntura e i suoi effetti, sai che non
mento. Tutto quello che hai provato durante il rito l’ho
avvertito sulla mia pelle. Il bruciore delle ferite, il sangue
gelido, il giardino-
-I vampiri sono energie del piano astrale- ribatté Angelica -non
possiedono i corpi senza il consenso della larva! Dimmi la
verità!-.
Scagliò i pugni contro il suo petto e lo graffiò.
L’uomo le cinse la vita e la strinse a sé.
Angelica affondò il volto nei suoi abiti.
-Sai già la verità, piccolo angelo caduto- rispose lui -ed è per
questo che soffri. Ma non devi sentirti colpevole di nulla. Noi
siamo i figli di Caino e di Lilith e portiamo la loro maledizione
incisa nell’anima. Non c’è nulla che possiamo fare per
respingere questa eredità. Possiamo solo continuare a vivere in
questa forma-.
Angelica si dimenò.
-Io posso scegliere!- esclamò -posso rifiutare di essere
vampiro! Posso respingere questa maledizione! Conosco i riti
di purificazione. Devo trovare erbe e profumi, dammi una
mano! Se tutto va bene libererò anche te-.
Balzò in piedi e si precipitò verso l’entrata della cella. Tese
una mano all’uomo e lui la raggiunse subito.
Infilò la chiave nella toppa della porta. Spalancò i battenti. La
prese per mano e la trascinò lungo il corridoio. Dopo qualche
minuto la fece fermare davanti ad una piccola cella.
Angelica intravide tra le sbarre la sagoma di un piccolo corpo
rigonfio sotto strati di stoffa strappata.
Era gettato su un mucchietto di paglia e tremava, emettendo
lievi singhiozzi.
-Si chiama Claudia- disse Seth - ha cinque anni ed è destinata
al sacrificio. Vuoi salvare anche lei?-.
Angelica non rispose. Strinse le mani attorno alle sbarre e la
porta scattò cigolando.
-Si è aperta!- esclamò -sei stato tu?-
-No- rispose Seth -è stato il tuo potere mentale. Sta crescendo
in fretta.-.
Angelica avanzò all'interno.
La bambina si mosse e alzò la testa.
-Voglio la mia mamma!- esclamò tra i singhiozzi -Portami
dalla mamma!-
-Vieni da me, piccola- la incoraggiò Angelica -non ti faccio
niente, non avere paura-
-No! Vai via! Vampiro cattivo!-
-Non sono un vampiro, io sono come la tua mamma. Adesso ti
porto a casa mia. Ci sono tanti dolci e un sacco di giocattoli.
Aspettiamo la tua mamma insieme, va bene? -.
Si chinò sulla bimba e tese le braccia.
Claudia si mise a sedere e la guardò. Le trecce sfatte
pendevano lungo il viso sporco e la luce delle lampade si
rifletteva nei suoi enormi occhi tondi.
-Sei come la mia mamma- disse la bambina.
Angelica sorrise e la sollevò. Le sfiorò la pelle con le mani. Fu
come toccare petali di fiori. La strinse e la cullò. Socchiuse gli
occhi.
Le pareti grigie della stanza persero i contorni, colorandosi di
verde e marrone. I suoi piedi toccarono l’erba soffice e gli
alberi le tesero i rami carichi di frutti.
Angelica aprì gli occhi e Claudia le sorrise.
I suoi occhi avevano il colore dell'ambra, il colore delle
deliziose mele dorate. La bimba le gettò le braccia al collo,
stringendosi al suo petto. Aveva il profumo di rosa e lavanda,
viola e papavero.
Angelica le sfiorò il collo esile e morbido con un bacio. La
morse piano, le bastò pungere appena la pelle per ricevere il
sangue. Era dolce come miele.
Claudia emise un mormorio sommesso e strinse il collo di
Angelica.
C'era anche la dea, scintillante con la sua pelle di cristallo e le
vesti di fuoco. I suoi occhi non erano più neri, avevano il
colore dell'ambra, il colore degli occhi di Claudia.
Angelica cadde in ginocchio sulla pietra fredda del pavimento.
Il sangue fluiva copioso dalle labbra lungo la mascella e il
collo. Abbassò lo sguardo su Claudia e fece un gran respiro.
Le scostò le trecce dal viso. Il grido le morì in gola. Sollevò il
corpicino della bimba dal grembo e la scosse.
Era una bambola che teneva tra le mani tremanti, come quelle
che amava collezionare da bambina. Dai fori sulla gola
stillavano le ultime gocce di sangue.
-Claudia!- pianse Angelica -Svegliati! Ti prego svegliati! Mi
dispiace, non volevo farlo! Non volevo!-.
Sollevò la testa verso Seth e lo guardò tra le lacrime di sangue.
-Aiutami- lo supplicò -non volevo ucciderla. Non può morire,
non è giusto!-.
Lui rimase fuori dalla cella.
-Non morirà- rispose - a meno che tu non voglia ucciderla-
-BASTARDO!- gridò lei -PERCHE MI HAI PORTATO
QUI!-
-Hai obbedito alla tua natura. Non c’è nessuna colpa-.
Angelica urlò e strinse Claudia più forte, poggiando il mento
sulla sua testa. Pressò la guancia della bambina contro il
proprio collo e l’accarezzò.
-Non morire- mormorò -resta con me!-.
Claudia aprì le palbebre.
Angelica allargò le labbra in un sorriso e le manine di lei si
aggrapparono alle sue spalle. Le ferite sul collo si stavano
richiudendo senza lasciare segno.
-Devi darle il tuo sangue. Basta qualche goccia, non farla bere
troppo- l'avvisò Seth con lo stesso tono impassibile di prima.
Angelica si graffiò il polso con i denti e tamponò la ferita sulla
bocca di Claudia. -Dov’è il giardino?- domandò Claudia -
voglio vedere i fiori! Portami nel giardino-
-Stai buona piccola- mormorò Angelica -mi hai fatto
preoccupare, sai? Ora vieni con me e poi ti porto dalla
mamma-
-Voglio il giardino! Mi ci porti?-.
Angelica rise. -Se fai la brava- rispose.
La bambina sorrise e le buttò le braccia attorno al collo.
Angelica la prese in braccio e uscì dalla cella.
-Perchè non è morta?- si rivolse a Seth - Melania è morta
quando l'ho morsa, ed era adulta, lei invece è una bimba e...-
-Melania era una Larva, Claudia è una Dampyr- rispose Seth -
ha sangue di vampiro nelle vene-
- La mamma non è un cattivo vampiro!- esclamò Claudia.
Sollevò le braccia e agitò i pugni verso Seth.
-Dobbiamo andarcene prima che la setta ci attacchi- disse Seth
-Non verrò con te- ribattè Angelica -non diventerò un mostro
come te- -Non hai scelta. Hai ancora il mio Sigillo e sei troppo
inesperta per difenderti da sola- -Spezza il sigillo allora-
-Non posso. Dovrei spendere tutta l’energia che ho- -Sei uno
sporco bugiardo- . Seth strinse la mano gelida sul polso di
Angelica.
- Luca ti vuole morta a qualsiasi costo- disse -ancora non ti
rendi conto del tuo potere, del tuo valore. Ma presto lo capirai.
E anche la bambina è una minaccia per loro. Se non vieni con
me tu e Claudia sarete bruciate vive-.
Angelica abbassò lo sguardo e ammutolì.
Strinse il corpo della piccola al petto, era come portare una
piuma, e si lasciò tirare da Seth.
Una scia di gocce sanguigne segnava il suo passaggio lungo il
percorso. Non era umana, non aveva più una vita. Da quando
si era ritrovata nel giardino, aveva perso tutto quello che le
apparteneva.
Claudia le sfiorò la guancia con un bacio.
-Non piangere, la mamma tornerà e ci porterà a casa!- trillò -e
andremo a giocare nel giardino con il principe-.
Angelica piegò le labbra in un leggero sorriso e le accarezzò i
capelli. Le dita di Seth scivolarono dalla sua mano.
-Dai l'acqua e quel pezzo di pane alla bambina- ordinò
indicando il vassoio nell'angolo infondo alla cella -io intanto
mi rigenero. Poi partiremo usando un portale. Abbiamo poco
più di un'ora prima che ritornino. Se viene Yasmina, uccidila-.
Angelica avanzò verso la parete e si chinò a terra.
-Come fai a non provare nulla?- mormorò -nessun rimorso per
quello che fai, nemmeno un po' di dispiacere. Parli come se la
vita non avesse nessun valore-.
Strinse le dita intorno al bicchiere annerito e delle piccole
crepe si propagarono lungo i bordi. Avrebbe potuto tritarlo
solo stringendo il pugno. O lanciandolo su di lui.
L'eliminazione del mostro. Si leccò le labbra al pensiero del
sangue. Chiuse gli occhi e un colpo d'aria la fece oscillare.
Era vicino al pagliericcio dove si era seduta Claudia. Non
ricordava di aver fatto tanti passi. Nella mano sinistra reggeva
il bicchiere scheggiato, nella destra il tozzo di pane
spezzettato.
-Aspetta, potresti tagliarti- disse alla bambina -metti le mani
unite tesoro, come una bella coppa di gelato-
-Mi piace molto il gelato!- esclamò Claudia, avvicinando le
manine -il Principe mi porta sempre tanti tanti gelati!-
-Bel tipo questo principe, devi farmelo conoscere- rise
Angelica -ora ti do l'acqua bevi poco alla volta. Attenta a non
farla cadere!-.
Accostò il bicchiere alle mani di Claudia, attenta a non toccarla
con i bordi rotti, e lasciò cadere un getto d'acqua nei palmi.
Le parole di Seth vibravano roche dietro di lei.
-La morte, come la vita, non è nulla per un Risurgente.
Possiamo fingere di provare tutti i sentimenti umani quando ne
abbiamo bisogno, dalla gioia all’odio, ma in realtà il desiderio
della distruzione è l’unica cosa che ci guida.-
Angelica versò un altro getto d'acqua. La mano tremò e il vetro
tra le dita scricchiolò. -Io non sono un mostro come te. Per me
la vita è importante- affermò con voce tremolante.
-I Risurgenti si nutrono della vita, del sangue che è vita. Gli
umani la chiamano catena alimentare Tu non sei completa,
conservi parte della tua umanità. Ancora non hai capito-.
Angelica trattenne il fiato. Il pane nella sua mano si sbriciolò.
-Cosa non avrei capito?- biascicò. Il respiro di Seth le pungeva
il collo.
-Qual è il prezzo di essere come dio. Al di là del bene e del
male. Il caos-. Il bicchiere esplose in schegge sottili sul petto di
Seth.
Claudia gridò e si appese alla tunica di Angelica.
-Ti prego non diventare cattiva!- si lamentò -Farò la brava, non
diventare cattiva!-.
Angelica posò la mano sulla sua testa.
-Va tutto bene tesoro, non ce l'ho con te- sussurrò -ora ce ne
andremo di qui e tornerai dal tuo principe. Non permetterò a
nessuno di farci del male-.
Seth strattonò la tunica e le schegge si sparsero sul pavimento.
Al loro posto rimasero piccole fessure nei punti di rottura del
tessuto.
-Non metterti strane idee in testa, piccolo angelo caduto- disse
calmo - Luca non è tanto stupido da lasciare incustodito il
covo, ci sono dei famigli a fare la guardia. Tu non riesci ancora
a controllarti. Vuoi rimuovere tutto il loro male. Tanto sangue
ti farebbe andare in Frenesia-
-Cosa sai cosa voglio o non voglio? Tu non puoi provare
nulla!- esclamò Angelica. La fitta arrivò come una freccia.
Mugugnò e strinse le mani sul ventre
-Hai uno strano effetto su di me- rantolò Seth -comincio a
pentirmi di averti marchiata con un sigillo tanto potente-
-Di certo non l’ho voluto io.Non puoi lamentarti, sono solo io a
soffrire-
-Il tuo lato umano soffre. Quello di vampiro sente e basta. -
I suoi occhi incrociarono lo sguardo di Seth. Si portò una mano
sul cuore. La gabbia toracica le faceva male, scossa da
percussioni profonde. Il cuore pulsava lento e affaticato.
-Mordimi- sibilò Seth -prendi il male nel mio sangue.
Distruggilo. Non è questo che volevi?-.
Angelica gli addentò il collo e spinse gli incisivi nella carne.
Strinse come se dovesse strappare la vena dal collo.
Il sigillo emanò una scossa bruciante che la fece piegare in
avanti. Il sangue le scottò la gola, poi si trasformò in una
corrente di tepore. La testa divenne leggera e la brezza del
giardino la sollevò.
Volava nel cielo limpido, tra i tordi e i fringuelli, le fronde
degli alberi che l’accarezzavano. Era meraviglioso guardare
quella bellezza dall’alto e sentirla tutta, cogliere ogni
sfumatura nel colore dei fiori e nelle venature delle foglie.
L’immagine del giardino si dissolse come fumo nell’aria.
Angelica si ritrovò con la schiena distesa sul pavimento. Puntò
i gomiti per alzarsi, ma tremava così forte da non poter
controllare i movimenti.
Seth le piombò addosso e la schiaccio contro la pietra
Rimase immobile mentre i denti del Risurgente le trafiggevano
il collo. Qualcosa di fluido, gelido e denso l’investì come
un’onda. Soffocava, non poteva più respirare. Era come avere
delle lame di ghiaccio conficcate nel petto. Spalancò bocca e
palpebre.
L’acqua la circondava in un vortice aggrovigliato di sporcizia e
melma. Ramoscelli, sassi, foglie morte e filamenti di sangue le
danzavano intorno. Non indossava nulla.
Mulinò piedi e braccia verso l’alto, in direzione della pallida
luce riflessa in superficie.
Sprofondò più in basso, trascinata dalla corrente. Le mani
alzate urtarono contro un oggetto duro. Gli occhi doloranti
videro la sagoma di un grosso sasso ai suoi piedi.
Un viso le sfrecciò davanti agli occhi. Distinse solo una nuvola
di capelli sanguigni che le sfiorava la faccia. Si sentì stringere
e sollevare in alto.
La luce in superficie riapparve in un guizzo. Si oscurò. Il buio
l’avviluppò nel suo silenzio e il dolore svanì. Il debole eco di
una voce maschile le risuonò nella mente.
-ARADIA!-.
Angelica crollò a terra, riversa su un fianco. Sentiva ancora
nelle orecchie la pressione dell’acqua.
-Ero … morta?- balbettò. Girò la testa verso Seth e lo fissò, in
attesa di una sua spiegazione.
Gli occhi di ghiaccio del Risurgente diventarono rossi. Due
getti di fuoco uscirono dalle pupille, intrecciandosi nell'aria in
fasci di scintille.
Angelica sostenne lo sguardo mentre la lambivano. Le fiamme
si avventarono sui capelli e danzarono davanti ai suoi occhi. Le
lingue di fuoco si intrecciarono fino a formare la capigliatura
della donna del giardino.
Lo sguardo brillante della dea lampeggiò nel fulgore del fuoco.
-Distruggilo- vibrò la voce vellutata della dea nella sua testa.
La ragazza afferrò il polso di Seth e lo stritolò.
Le ossa crepitarono e si arcuarono contro la pelle.
Il sigillo pulsava emanando scariche di freddo. Era una
reazione nuova, dissimile dal dolore che provava di solito.
Fissò gli occhi di ghiaccio del Risurgente. Gocce di sangue li
incorniciavano. Lacrime? Rabbrividì e cadde sul giaciglio.
Strinse le braccia attorno al petto. Aveva freddo e il cuore
batteva lento, il petto dolorante.
Claudia l'abbracciò e nascose la testa nella sua tunica. Emise
un lamento seguito da un singhiozzo.
-Va tutto bene, va tutto bene- sussurrò Angelica -stai tranquilla
non mi è successo niente-.
Alzò lo sguardo su Seth.
I suoi occhi erano freddi e vuoti come sempre.
-Non è vero quello che mi hai detto- gli disse -hai mentito. Tu
amavi quella donna, Aradia. Puoi provare sentimenti umani-
-Una volta ero umano- rispose Seth con voce atona -secoli fa.
Molti ricordi sono utili da conservare. Anche se non hanno più
nessun significato. Adesso andiamo via- -Devi esserti sentito
molto solo, vero?-.
Formulò la domanda senza riflettere. La sensazione di freddo
aumentò. Allungò le dita sul viso di Seth, sfiorando la pelle
ruvida e annerita del mento.
Lui tremò e indietreggiò.
-Non toccarmi- le ordinò secco -potresti perdere ancora il
controllo e danneggiarmi, non ho ancora aperto il portale-
-Hai paura di me- sussurrò Angelica -ho sentito il tuo terrore
prima, quando hai cercato di bruciarmi-
-Quello che hai sentito era il ricordo, la sua traccia energetica-
-Ti ho visto piangere-
-Dobbiamo aprire il portale, prendi la bambina-.
Angelica restò immobile.
-Voglio sapere perchè. Cosa ci rende questo, come lo siamo
diventati. Altrimenti farò tutto il possibile per distruggerti. So
che posso farlo-
-Certo che puoi- ribattè Seth -e io voglio che tu lo faccia
quando riuscirai a farlo. Ti sto salvando per questo. Adesso sei
più felice?-.
Angelica serrò le labbra. Ogni traccia di rabbia era svanita. Si
sentiva solo molto stanca. Prese la mano di Claudia e la fece
alzare.
-Come si apre questo portale?- chiese -è pericoloso per
Claudia?-
-Non è pericoloso se tu sei accanto a lei- rispose Seth -
dobbiamo scambiarci il sangue. Ti passerò la mia energia per
effettuare la proiezione astrale-
Angelica si appoggiò a Seth senza guardarlo. Accostò le labbra
all'incavo tra collo e spalla. Diede un morso e il sangue le
zampillò subito in bocca.
Questa volta non avvertì nessun bruciore. I contorni della cella
divennero tremolanti e fumosi, mentre sprazzi luminosi le
ondeggiavano e vorticavano davanti agli occhi.
Seth la morse, un graffio appena percettibile.
Si sentì scivolare verso il basso, gli arti formicolanti e rilassati.
Chiuse gli occhi.
Il profumo dei fiori del giardino la stava chiamando. Era come
il risveglio dai sogni. Voleva dimenticare tutto, dissolversi in
quella dolce pace. Restare nel suo giardino per sempre.

.
Capitolo 6
Maleventum

-Credo ci siamo Sara, quella è la strega, no? Non vedo tanto bene,
dimmi tu dove andare-
La voce di Mikael strappò Sophia dal groviglio di immagini che
le si affollavano nella testa. Le grida di Angelica continuavano a
vibrarle in tutto il corpo e le vene pulsavano. Con uno scatto aprì
lo sportello.
-Stai attenta- disse Sara, tirandole il braccio -siamo ancora in
mezzo alla strada- -Scusa, non me ne sono accorta- mormorò
Sophia -comunque siamo arrivati, vedo il cappello della strega-
- Si, siamo arrivati. Mikael, la vedi la scopa? Sta su questo lato
della strada. Accosta- -Accidenti, è buio pesto in questa zona!- si
lamentò Mikael -mi sa che devo tagliare per il terreno. Faccio un
paio di manovre, tenetevi forte!-.
La macchina virò a destra e Mikael frenò. Il contraccolpo mandò
Sophia addosso a Sara. Entrambe sussultarono.
-Tutto ok? Qualcosa di rotto?- s’informò Mikael, il respiro
affannato. Sophia emise un lieve gemito nel toccarsi la fronte.
-Non ho ferite, mi fa solo male la testa. Penso sia tutto a posto-
rispose -tu stai bene?-
-L’ernia alla schiena mi tira un po’ ma l’importante è che sono
vivo. Sara?- -Vorrei sapere chi ti ha insegnato a guidare!- gridò la
donna -se un tale cretino fosse ancora vivo, saprei su chi sfogarmi
quando sono nervosa-
-Ma se tu non sai nemmeno come funziona un’auto! Non vengo
qui di notte da anni ormai, è già tanto se mi ricordo la strada! E
poi hanno pure ridotto l’illuminazione!-.
Sophia scese barcollando dall'auto e si aggrappò alle spalle di
Sara. -Sei sicura di stare bene?- le chiese Sara, tastandole la fronte
con una mano -Quando siamo dentro controllo meglio e ti do una
tisana-
-Sto bene, la botta non era tanto forte- assicurò Sophia -Mikael,
che ne facciamo della macchina? Non possiamo lasciarla in vista-
-C’è la barriera, dovrebbe bastare, vero Sara?- disse Mikael -
altrimenti sarebbe proprio un guaio-
-Tranquillo, nessuno dei passanti vedrà il tuo schifoso carretto-
rispose la donna -ho rafforzato la barriera dopo gli ultimi
problemi-
-Le tue solite manie di sicurezza! Non si vede più nemmeno
l’ingresso, e considera che siamo dentro il cerchio protettivo!-
-La tua torcia è troppo debole! La tecnologia in superficie è
scadente!- -Mah! Un tempo non era così difficile per un mago
entrare dall’esterno!-
-Sono passati venti anni Mikael! Non siamo più in tempo di
pace!-.
Sara si avvicinò a Mikael e Sophia la seguì.
L’erba era umida e scivolosa e gli unici lampioni accesi
rischiaravano appena i bordi della strada. Ma non era solo il buio
a frenarla.
La veste ampia e scura della Janara raffigurata dalla statua le
ricordava la tunica di Luca, così come le mani scheletriche che
dall’alto incombevano sulla città. Distolse in fretta lo sguardo
puntandolo a terra.
Affiancò Sara e Mikael vicino alla base della statua, tirando un
sospiro di sollievo.
-Stanca per così poco?- la riprese Sara, le mani poggiate sui
fianchi -non vuoi più salvare la tua amica? Ti sei già arresa? Mi
deludi, sembravi determinata-
-Non sono stanca- rispose Sophia -è che questo posto non mi
piace. Mi mette ansia-
- In questo caso, sarebbe meglio per te tornare indietro. Non è un
gioco quello che devi affrontare-
-Io non torno a casa senza Angelica-
-Allora fai quello che ti dico. Per prima cosa, alza le braccia-.
Sophia sollevò le braccia fino al petto, fermandosi al tocco di
Sara. Brividi di eccitazione le corsero lungo la schiena e le gambe
tremarono.
Sara sorrise e prese le sue mani nelle proprie.
-La senti, vero? L’energia- disse -le prime volte è normale reagire
così. Ora rilassati e apri le mani-
-Non vorrei sbagliare- bisbigliò Sophia -forse è meglio se lo fai
prima tu-
-No. Sei tu l’estranea per la dea. Questo è un modo per presentarti
e chiederle il permesso di entrare-
-La dea?-
-Sophia- intervenne Mikael -fallo e basta. Ne parliamo meglio
dentro- Sophia annuì ed eseguì il gesto. I polpastrelli
formicolarono e una ventata di calore si propagò dalle dita nelle
mani, scivolando verso i polsi.
-Blocca l’energia nelle mani, non farla disperdere!- esclamò Sara
-Concentrati!-. La ragazza s'irrigidì e chiuse gli occhi. La pelle
delle mani era così tesa da farle male. Punte di bruciore
mordevano il centro dei palmi. Il respiro si fece affannato. Era
giunta al limite.
-Questo è il massimo- biascicò a denti stretti -facciamo in fretta
che non ce la faccio più!-
-Hai solo bisogno di più concentrazione- rispose Sara -comunque
può bastare. Ora punta le mani sopra la tua testa e rilascia tutta
l’energia. Devi farlo lentamente, mi raccomando. E non
spaventarti-
-Non ne ho motivo-
-Oh, ti assicuro che lo avrai presto-.
Sara non aveva ancora finito di parlare quando Sophia strillò.
Alcune cornacchie risposero irritate dai rami degli alberi intorno.
Le scintille rosse sprizzate dalle sue mani baluginarono sospese
nell’aria e si dipanarono in minuscole goccioline. Si spensero
toccando il terreno.
Sia Mikael che Sara scoppiarono a ridere. Sophia emise un
gemito. Era a terra, il sedere infossato in una fenditura coperta da
sassolini e ortiche.
-Molto, molto divertente!- sbottò sollevandosi -vi devo ricordare
che mentre voi ridete come due idioti, la mia migliore amica sta
marcendo da qualche parte in compagnia dei satanisti?!-
-Stai calma- l’ammonì Sara -ci vuole tempo per aprire il varco.
Meglio occuparlo ridendo, non ti pare?-
-No! Non mi pare affatto! E ora diamoci una mossa!-
-Non ti permetto di usare questo tono davanti alla casa della dea,
ragazzina! Le negatività devono restare fuori dal cerchio magico.
Calmati o vattene!-.
Era la prima volta che Sophia la sentiva così ostile. Fece dei passi
indietro per mettere le distanze.
L’aura della donna si era ingigantita e la sovrastava, una tenaglia
pronta a schiacciarla.
-Devo fare qualcos’ altro?- replicò.
Le mani cominciavano a tremare e irrigidirsi, pulsanti di calore.
-Rilassa i muscoli. Non entriamo finché non ti sento tranquilla-
rispose Sara
-Allora non entreremo mai. In questo momento la calma non
rientra nelle mie capacità-
-Io posso aspettare anche giorni interi. La tua amica purtroppo no-
. Sophia lasciò pendere le braccia lungo i fianchi e mosse il collo
in piccoli movimenti circolari.
Mikael si avvicinò e le strinse la mano, sorridendole.
Sophia ricambiò e fece un profondo respiro. Non riusciva ancora
a capire perchè si sentiva così diversa dal solito. Ciò che era stata
prima di quella notte non esisteva più.
-Va bene così- intervenne Sara -ora attraversa la barriera-
-Non la vedo- disse Sophia, le sopracciglia contratte nello sforzo
di mettere a fuoco lo spiazzo d’erba davanti a lei
-Lascia fluire l’energia liberamente. Il cerchio è già attivo-
Sophia caricò l’energia sulle dita e quando iniziarono a
formicolare si chinò per toccare il terreno.
Una luce nebbiosa rosso fiammante cingeva la punta dell’altura,
disegnando un cerchio sull’erba. Un raggio si staccò dal centro
del cerchio, disegnando una linea dritta.
-Segui la scia fino ai piedi della statua- ordinò Sara.
Sophia barcollò in avanti e si piantò sul posto, le gambe tremanti.
Si voltò verso Mikael e gli scoccò uno sguardo.
-Non devi farlo per forza- disse lui -se non te la senti, se hai
troppa paura … ti capisco, è normale. Posso andare al tuo posto-
-Angelica è come una sorella per me- replicò Sophia -dimmi solo
che andrà tutto bene-
-Andrà tutto bene. Ci sono io qui con te, no?- rispose Mikael.
Sophia avanzò verso la statua, i piedi immersi nel fascio di luce.
Provava molto freddo, come se l’inverno fosse arrivato con sei
mesi di anticipo, e aveva l’impressione di fluttuare nel vuoto. Le
sembrava di essere una piuma, un corpo svincolato dalla forza di
gravità. Le orecchie e la testa pulsavano attraversate da ondate di
calore e vibrazioni stridenti le avvolgevano il corpo ad
intermittenza.
Lo sfondo notturno della collinetta si dissolse davanti ai suoi
occhi in filamenti di luce sbavata e sbiadita. Le immagini
apparivano come soggetti di foto in movimento, sfocate e senza
contorni. C'erano macchie blu notte, ombre bianco perlaceo e
qualche punta di giallo tenue.
I colori si sovrapposero e mescolarano in un vortice. Tutto
divenne un’unica indefinita macchia nero pece. Vedeva solo il
riflesso dell'aura luminosa che le avvolgeva il corpo. Le ondate di
calore si condensarono nel petto, vibrando lente e profonde. La
testa era pesantissima, schiacciata da cerchi invisibili attorno alla
fronte e dietro la nuca.
-La testa mi sta esplodendo!- esclamò, la voce rimbombante e
forte -Non capisco dove siamo, è tutto nero! Non ci vedo!-.
Strizzò gli occhi ma non apparve nessuna immagine riconoscibile.
Si fermò e allungò le mani difronte a sé, cercando punti di
appoggio.
-Aspetta, ti sblocco io- le mormorò la voce di Sara all’orecchio.
Un raggio blu scuro fece breccia nell’alone rosso che la
circondava e le investì la faccia. Il dolore alla testa svanì.
-Benvenuta nella mia città- disse Sara.
Sophia fissò le sagome luminose che si stavano espandendo
difronte a lei.
Si trovava di fronte ad una scultura alta poco più di due metri che
raffigurava un melo intagliato nella roccia.
La roccia poggiava su una lastra di pietra levigata, la stessa che
faceva da pavimento. Le venature e le scalanature del tronco
erano coperte da un reticolato di cristalli trasparenti che
riflettevano il bagliore perlaceo delle lampade appese all’arco
d’ingresso.
L'arco era decorato da 7 pietre, ognuna tinta con un colore
dell'arcobaleno. I guizzi di luce si deformavano e intrecciavano
sulle pareti di tufo rossiccio come fiammelle danzanti.
-Stupendo- sussurrò Sophia -chi l’ha fatta? Non ho mai visto
qualcosa di simile- -L’ho fatta io- rispose la voce di Mikael - e
comincio a pensare che sia veramente il mio lavoro migliore se
anche tu che non ti meravigli quasi mai l’apprezzi così tanto-
-Dici sul serio?- balbettò la ragazza -questo mi meraviglia ancora
di più. Non ti ho mai visto scolpire-
-Per forza. Con quelle mani sbilenche che ha, è già tanto sia
riuscito a scolpire questo- intervenne Sara -è poi allora era
giovane, le dita non erano ancora così storte. Parliamo di circa
venti anni fa-
-Peccato che le mani sono le uniche cose a storcersi in venti anni
di tempo. A quanto pare le lingue invecchiando si biforcano-
-Io non posso invecchiare- ribatté la donna -vieni Sophia, faccio
strada io. Lasciamo l’artista incompreso ai vecchi ricordi-.
Sophia si lasciò andare in un piccolo sorriso e la seguì.
Entrò in un corridoio in terra battuta illuminato da lampade fatte
con gli stessi cristalli trasparenti presenti nell'arco d'ingresso.
Sulle pareti spiccavano sagome di donne e uomini affiancati da
simboli di vari animali, tra cui quello che a Sophia sembrò un
serpente rosso fuoco.
Erano mosaici composti da pietruzze colorate con riflessi
perlescenti, sospesi nell'aria come goccioline di rugiada. Erano
sistemati in un cerchio diviso da dodici raggi in spicchi, simile ad
una ruota.
Si accostò per vedere meglio le immagini ma la voce di Sara la
richiamò.
-Ti senti meglio adesso, vero?- disse la donna -una strega ha
bisogno delle sue radici, della sua casa-
-Credo di non aver mai capito cosa sia una vera casa- rispose
Sophia -di solito non mi sento mai nel posto giusto, a parte
quando sono con Mikael. E con Angelica-
-Il Mondo di Sotto non potrà mai essere casa di una strega. Chi
pratica la magia e vi abita difficilmente riesce a completare il suo
percorso. Troppe energie negative emanate da chi non crede nella
magia, da chi la usa solo per dominare la materia, da chi la
combatte per ignoranza-
-Anche qui c’è chi usa la magia per il male- replicò Sophia
-Si, ma questo è compensato da noi che difendiamo e abbiamo
sempre difeso l’equilibrio universale. Il nostro mondo conserva
l’unione con l'etere solare divino che in quello dove sei cresciuta
non è mai presente in maniera stabile. Solo pochi possono
raggiungerlo ma nessuno estenderlo e preservarlo su tutti e su
tutto-
-Ma anche questo mondo è materiale dopo tutto-
-Si, ma si tratta di materia eterica. Questo è un piano eterico
ricavato dall'energia astrale. Qui la materia è meno densa che nel
Mondo di Sotto ma se plasmata con la magia può formare corpi
grossolani-
-Praticamente dimensioni parallele. Come dicevano gli sciamani-
-Si, ma noi qui abbiamo sviluppato sistemi molto più potenti delle
antiche tradizioni esoteriche insegnate nel Mondo di Sotto-
-Interessante opinione. Ma, appunto, una semplice opinione.
Penso sia più utile andare avanti che speculare- rispose Mikael ad
appena un metro dietro di loro.
Sara non lo degnò di uno sguardo e spinse avanti Sophia,
affrettando il passo.
-Come ti dicevo a casa di Mikael, la situazione in cui si trova la
tua amica è ben più grande di quello che sembra- riprese
ignorando l’uomo -questa guerra va avanti da vent’anni, con
qualche periodo di tregua e poche vittorie. Abbiamo sempre avuto
screzi con satanisti vampiri e Aradiane, ma la diplomazia ha
avuto la meglio fino a che le debolezze di questa città non sono
diventate troppo evidenti. Al momento abbiamo un nuovo
armistizio in corso, ma è temporaneo e precario. Nessuno può
attaccare membri di altre fazioni in modo diretto, però nulla vieta
di agire contrastando altri tipi di attività pubbliche e private. Il
contrabbando di droghe è arrivato ad un livello insopportabile e i
furti di materiale ci stanno rovinando. Ovviamente nessuno ha
prove esplicite di questi crimini e scatenare un nuovo conflitto
aperto ci distruggerebbe nelle condizioni in cui siamo. Tu puoi
aiutarmi a risolvere questo problema. Tu…-
-Oh non penso proprio- la interruppe Mikael -hai fatto male i tuoi
conti. Ti invito a rifare i calcoli-
-Ora hai trovato la tua casa- continuò la donna -e puoi coltivare
tutte le qualità che faranno di te una grandissima strega. Una
persona come te è proprio ciò di cui ho bisogno per acquistare
vantaggio in questa guerra. Non puoi salvare la tua amica senza
combattere i tuoi nemici. Già eliminare o allontanare la setta che
l’ha rapita è un passo verso la vittoria-
-Mi dispiace per te e la tua gente, però io non credo di poter fare
molto- rispose Sophia -non ho le capacità per aiutarti e non sono
una combattente. Uso la forza solo se sono costretta. Voglio
cercare di salvare Angelica senza dovermi sporcare le mani di
nuovo-
-Ben detto brava!- convenne Mikael -non c'è nessun motivo per
entrare in una guerra che non ti riguarda-
Sara si fermò di colpo e afferrò Sophia per le spalle.
-Non puoi rinnegare le tue radici!- esclamò -Non puoi voltargli le
spalle. È la dea che ti ha scelta-
-ORA BASTA!-.
La voce di Mikael tuonò per il corridoio. Sophia si girò e vide che
le sue labbra arricciate tremavano.
-Tu non hai il diritto di manipolare la sua vita- sibilò lui -hai già
distrutto abbastanza vite. La soluzione non è quella che credi.
Non lo era allora, non lo è adesso-
-E tu non hai il diritto di impedire ad una strega di seguire la sua
natura- rispose Sara -non appartiene a te. Appartiene alla dea-.
Mikael le raggiunse correndo e scansò Sophia, spingendo Sara
contro la parete.
-Non posso credere che tu non sia cambiata per nulla- mormorò.
Sophia si avvicinò a Sara.
-E questo è perché bisogna usare la forza solo se necessario- disse
-per poco non le spezzavi qualche osso. Sentite, non so di cosa
state parlando ma non penso che questo sia il modo migliore per
risolverlo. In più so rispondere e decidere da sola, e la risposta è
no non voglio partecipare a nessun tipo di guerra se non è
necessario-
-Mi dispiace Sara- disse Mikael -ma non posso approvare quello
che hai fatto e che stai cercando di fare. Ora capisco il motivo
della tua visita. Avevi pensato a tutto fin dall’inizio, vero? Ma
come ti dicevo hai fatto male i conti. Visto che il Consiglio mi ha
riammesso, posso aiutare io Angelica. Sophia, puoi tornare a casa
appena fa giorno. La macchina non dovrebbe darti troppi
problemi-
-Non voglio andare via- ribattè Sophia
-Non devi preoccuparti per me. Ce la farò, ho la mia dose di
esperienza in queste situazioni. Riporterò Angelica sana e salva a
casa-
-Voglio essere io a farlo-
-Lo capisco, non vuoi abbandonarla, ma è meglio così-
-Perché?-
-Sophia, fai come ti dico. Non scherzare con il fuoco-
Sophia strinse i pugni e sospirò. Detestava quei momenti.
-Non scherzarci tu, con il fuoco- rispose -sai che qualsiasi cosa tu
possa dire non mi farai cambiare idea. Non me ne vado. Voglio
andare fino infondo a questa storia. Sento che è giusto così-.
Gli diede le spalle e riprese a camminare.
-Sophia- la richiamò Mikael -non costringermi a farti del male
con la magia. Mi odierei-
-Allora non lo fare- replicò la ragazza
-Appena fa giorno, vuoi o non vuoi, trovo un modo per farti
ritornare a Amorosi-
-Ricordati che certe cose si pagano care qui a Maleventum, sono
reati gravi- intervenne Sara -dubito che dalle sbarre di una cella tu
possa aiutare l’amica della tua figlioccia. Perciò stai calmo e
rispetta la sua decisione. Sai che non scherzo-
-Sophia entro la mattinata sarà ad Amorosi- rispose Mikael -e
delle sbarre non possono certo fermarmi. Dimentichi chi sono?-
-Oh non lo dimentico affatto. Sei uno stupido-.
Sophia non riuscì a trattenere una lieve risata e affrettò il passo,
affiancata da Sara.
Dietro di lei Mikael borbottava parole incomprensibili, ma dal
tono era certa fossero più che offensive. Proseguirono in direzione
lineare finchè le lampade bianche non scomparvero.
Una grande parete frastagliata e rischiarata da centinaia di lumini
comparve sullo sfondo di uno spiazzo. Sophia si fermò al cenno
di Sara.
Era all'estremità di una piazza circolare lastricata di pietre grigie.
L'unica fonte di illuminazione proveniva da delle lampade oro
pallido dall'aspetto cristallino, poste ognuna ai quattro punti
cardinali. Al centro, in una vasca di pietra luccicante, era piantato
un albero di noci con la corteccia grondande di un liquido oro
ambrato. Sophia si avvicinò per osservarlo.
-Questo è il nostro albero sacro, il cuore pulsante della città-
spiegò Sara -è grazie a lui e alla sua linfa miracolosa che esiste e
si mantiene in vita la nostra dimensione. Adesso non ci sono
ancora visitatori, ma più tardi vedrai molti devoti affollati intorno
alla vasca-
-Allocchi pronti a riempirti d’oro per il sacro pellegrinaggio,
vorrai dire- borbottò Mikael -la vostra economia si basa solo su
questo ormai, o sbaglio?-
-Non sbagli- rispose Sara senza scomporsi -ma un tempo anche tu
hai sfruttato i vantaggi del sacro pellegrinaggio se non ricordo
male. Non è bello sputare nel piatto dove si mangia-.
Prima che Mikael potesse controbattere Sara prese la mano di
Sophia e la guidò avanti. -Guarda- disse, facendo un cenno verso
il basso.
Quattro tubi di metallo intersecavano la base della fontana, come
raggi. Sophia li seguì con lo sguardo. Sprofondavano in buchi
situati sul fondo delle pareti, tombini larghi non più di mezzo
metro.
-Canale di scolo?- domandò Sophia
-No. Canale di passaggio- rispose Sara - l’etere grezzo passa di
qui e finisce in una macchina che lo raffina e trasforma-
-Cosa?!- esclamò Mikael, chinandosi verso il tubo -Intendi quella
macchina?!- -Si, proprio quella- confermò la donna -l’unica cosa
veramente utile che tu abbia mai prodotto-
-Come hai fatto ad attivarla? Le istruzioni le conosco solo io- -A
quanto pare c’è qualcuno che riesce a capire le tue pazze idee -
-Chi è questo talento? -
-Raphael, tuo cugino. Te lo ricordi, vero?-
-Certo. Infondo dovevo immaginarlo. Una mente geniale. Fu sua
l’idea originale. Viene ancora qui in pellegrinaggio?-
-No, è morto. La guerra se l’è preso prima della tregua. Ora al suo
posto lavorano alcuni Taltos che si sono offerti di aiutarmi.
Purtroppo in questi giorni sono in difficoltà perché il macchinario
presenta dei guasti che non riescono a riparare-
-L’etere è un’energia difficilissima da controllare oltre certi limiti.
Un macchinario in grado di sopportarne la forza è normale si
rompa facilmente. Non per nulla ci ho messo circa venti anni per
crearne uno funzionante. Se il guasto è troppo grave potrebbero
esserci seri problemi. Se vuoi posso dargli un’occhiata e provare a
ripararlo-.
Mikael fece una pausa e sospirò.
-Dopotutto un tempo questa era la mia casa- disse.
Sara rise. -Non ci sei ancora arrivato!- esclamò -Perché credi che
abbia chiesto al Consiglio di riabilitarti? Solo tu puoi spiegare agli
operai come aggiustare quell’aggeggio. Lo trovi nel tuo vecchio
laboratorio, nei Piani Inferiori. Io intanto porto Sophia a mangiare
qualcosa-
Sophia si lasciò condurre dal braccio di Sara verso la sua destra.
La voce di Mikael echeggiò nella piazza.
-Tra due ore porterò Sophia fuori di qui. Se non la trovo con te
vengo a prenderla- disse.
Sara sbuffò.
-Cosa mangi di solito a colazione?- chiese a Sophia
-Latte e pane, ma non devi disturbarti- si affrettò a rispondere lei -
e poi non voglio perdere troppo tempo-
-Oh, non c’è fretta!- ribadì Sara -Mikael non può farti uscire da
qui-
-Non gli farai nulla di male vero?-
-No stai tranquilla. Vedrai che capirà di non poter fare nulla-.
Si diressero verso un lume color azzurro pallido. Man mano che si
avvicinavano Sophia distinse un’apertura nella parete formata da
un arco ribassato e colonne di pietre nere sovrapposte. Lo spazio
era sufficiente per far passare appena due persone messe insieme.
L’ingresso si allargava verso il fondo e si intravedevano le
sagome di botti rotonde appoggiate alle pareti.
-Attenta al pavimento, di recente ci sono stati problemi di
infiltrazione d’umidità- disse Sara -il tufo che usiamo è reso
molto più resistente dall’etere, ma da quando quel dannato affare
non funziona più come deve stanno iniziando un sacco di
problemi! Spero che quel cervellone trovi una soluzione-
-Sono sicura che riuscirà ad aggiustarlo. Mi meraviglio del fatto
che non abbia mai costruito qualcosa di simile per noi. Se l’etere
è ciò che penso io, avremmo risparmiato un bel po’ di energia!-
osservò Sophia.
S'incamminò sul pavimento di terra e ghiaia reso scivoloso dai
fossi pieni di acqua.
Un odore misto di vino e umidità aleggiava nell'aria.
-La possibilità di usare l'etere anche nel Mondo di Sotto c’è, e so
che Mikael ha studiato le scienze di quel mondo per molto tempo-
rispose Sara -sono simili alle nostre di base, ma è un mondo
diverso e decaduto. Gli effetti non sarebbero gli stessi-
-Mikael mi ha parlato parecchie volte dei suoi progetti circa
un’energia speciale, ma non mi ha mai spiegato nulla sull'etere-
-Perchè non voleva che tu sapessi di questo mondo-
-Già e non capisco perchè-
-Presto lo capirai. Attenta ai vermi!-
Sara sollevò il piede e calciò via una matassa di vermi
raggruppata intorno ad un sacchetto fradicio.
Sophia scartò di lato e arricciò il naso, la mano davanti alla bocca.
-Avanzi per animali- commentò Sara -il cibo è così scadente
ultimamente che nemmeno i Mammoni lo vogliono. Quando le
provviste finiranno e ricomincerà la guerra aperta, mangeranno
anche la roba marcia!-
-Non ci sono altre città come questa? Potete chiedere aiuto a loro-
-Commerciamo con altre città, ma stiamo perdendo alleati. E la
produzione di etere diminuisce a vista d’occhio. Per secoli
siamo sopravvissuti usando solo l'etere grezzo, ma l'albero si sta
ammalando ed è per questo che ora non possiamo fare a meno
della Macchina-
-Anche il posto dove vivono i satanisti è a rischio?!- esclamò
Sophia -Ovvio. Ma non devi preoccuparti per la tua amica.
Abbiamo ancora tempo sufficiente. Dopodiché ho paura che per
Maleventum non ci sarà molto da fare. Anche se dovessimo
vincere la guerra-
-Mikael aggiusterà la macchina, o comunque troverà un’altra
soluzione. Tu e la tua gente potete sempre trasferirvi-. Sara scosse
la testa.
-Questa è la nostra casa, è il frutto del nostro lavoro- replicò- Ci
abbiamo messo l’anima, la nostra energia vitale nel farlo
maturare. L’essenza dei maghi e delle streghe che vivono qui è
intrecciata a quella di Maleventum. Non è un semplice
attaccamento o affetto come quello che esiste nel Mondo di Sotto.
Spero che riuscirai a capirlo in questo poco tempo che trascorrerai
qui-
-Questo posto è meraviglioso, ne sentirò la mancanza. Mi
piacerebbe conoscerlo meglio- rispose Sophia, la voce tremante.
Aveva paura, non solo per Angelica. Il cuore aveva accelerato i
battiti e faceva fatica a respirare.
-Mi dispiace per questo- bisbigliò -mi dispiace davvero. Non mi
sento molto bene, dev'essere l'aria-
-Si, andiamo a sederci- rispose la donna.
Sophia notò che gli angoli delle labbra erano piegati in un piccolo
sorriso. La seguì all'interno del locale.
La sala era rivestita di tufo giallo paglierino percorso da molte
crepe sottili e inondato da una luce dorata proveniente da lampade
di cristallo a forma esagonale posate su ogni tavolo e appese alle
travi.
Sophia si avvicinò al bancone di legno lucido e si lasciò cadere
sullo sgabello più vicino. Aveva una comoda imbottitura di stoffa
dal tocco vellutato e soffice.
Sara prese posto accanto a lei .
-Ottima scelta, gli sgabelli sono comodissimi- disse -il legno
arriva dalle foreste degli gnomi. Sono ramoscelli di betulla uniti
da Quintessenza-
-Quintessenza?- ripeté Sophia, aggrottando la fronte -è uguale
all’etere?-
-No, sono simili ma diverse. Se ti tratterrai dopo aver aiutato la
tua amica ti mosterò la differenza e ti farò fare un giro turistico
approfondito-
-Mi farebbe piacere, spero che Mikael non si arrabbi-
-Non c'è nulla di male. Sei una strega e questa è anche la tua casa-
rispose Sara -oh ecco Tabitha! Ben arrivata! Dove eri finita?-.
Una donna minuta aveva appena fatto il suo ingresso nella sala,
sbucando da una porta di legno e ferro cigolante. Aveva il viso
smunto e occhiaie vistose che rendevano i suoi occhi a mandorla
ancora più piccoli.
Fece un sorriso stanco e si aggiustò la cuffietta in bilico sui
capelli. Qualche ciocca color carbone le penzolava davanti al
viso, stopposa e sfibrata.
-Scusate Governatrice, ho lavorato tutta la notte nelle cantine e
nella dispensa- disse con voce rauca -delle persone dei Quartieri
Bassi mi hanno derubata. Un vero disastro. Per di più molto cibo
non si conserva bene e sta andando a male. Hanno portato via le
uniche cose mangiabili. Mi è rimasto solo un po’ di idromele e
del latte-
-Il latte va bene per noi- disse Sara -non hai riconosciuto i ladri?
Dobbiamo recuperare la merce. E ovviamente punirli. Questa è la
volta buona che li ammazzo-
-Non li ho visti in faccia, ma erano vestiti come quelli dei
Quartieri Bassi- rispose Tabitha -comunque tra due giorni
dovrebbero arrivare i rifornimenti, no? Possiamo stringere i denti-
-Assolutamente no. Non possiamo permetterci di perdere altre
provviste. Dobbiamo conservare più cibo possibile. Andrò io con
qualche persona fidata a riprendere quello che ti hanno rubato-
-Come volete, Governatrice- bisbigliò la ragazza, posando con
mano tremante un boccale sopra il bancone -è fresco- aggiunse
-Lo vuoi caldo?- s’informo Sara, spingendo il recipiente verso
Sophia -ho un cristallo portatile per creare un po’ di calore-
-No, grazie- rispose Sophia -è perfetto-
-Bene. Tabitha, perché non vai a riposarti? Io e la mia amica
abbiamo bisogno di un posto tranquillo per parlare in pace e casa
mia è distante. Oggi il locale è chiuso-.
Tabitha chinò subito il capo e scomparve oltre la porta sul retro.
-Non era necessario- disse Sophia -le faremo perdere una giornata
di lavoro. Non mi sembra se la passi bene-
-Tabitha è una grande pettegola, come tutta la sua famiglia. Non
ci si può fidare molto degli ibridi- rispose Sara -ma è una persona
onesta e gentile. Questi la ricompenseranno a dovere- concluse
infilando la mano in una piccola tasca della gonna. Tirò fuori un
sacchettino gonfio e lo gettò sul bancone.
Sophia accostò le labbra al boccale e fece un sorso.
Il latte era denso e corposo, molto più saporito di quello che usava
a casa. -
Meno male che è fresco. Se mi aveva mentito la strozzavo-
commentò Sara, fissando Sophia.
La ragazza ebbe un piccolo fremito.
-Buonissimo- disse dopo il terzo sorso -possiamo parlare ora?
Non ci resta molto tempo-
-Impaziente come Mikael, vero?- rise Sara -si, possiamo parlare.
È bello conversare mentre si gusta qualcosa di buono, rende tutto
più gradevole e semplice-
-Ed è sempre meglio che parlare davanti a Mikael arrabbiato.
Dobbiamo trovare una soluzione-
-La Macchina gli darà un bel po’ di lavoro, l’ho spedito in
laboratorio apposta. Però farà resistenza. Non basteranno solo le
parole a convincerlo-
-Non ti lascerò fargli del male- rispose Sophia
-Che sciocchezza!- sbottò Sara -Impara ad usare meglio la
furbizia, o sarai sempre vittima degli altri. Possiamo bloccarlo
senza fargli del male fisico-
-Intendi con la magia?-
-Diciamo di si. Ho mandato a chiamare una persona che può
occuparsi di lui-
-Lo hai sentito no? Farà di tutto per farmi tornare a casa-
-Questa è la tua casa. Non può portarti via con la forza-
-Sarebbe capace di farlo. E io non posso impedirglielo, è il mio
tutore dopotutto. Si è occupato di me per anni senza mai chiedere
qualcosa in cambio. Gli voglio bene-
-Non ha il diritto di decidere della tua vita. Tu sei una strega, i
tuoi genitori erano di questa città-.
Sophia ebbe un tonfo al petto e boccheggiò.
-Tranquilla, è normale- le spiegò Sara -il tuo corpo deve ancora
abituarsi alle sensazioni più forti che questa dimensione gli
trasmette. Ti chiedo scusa, non avrei dovuto essere così brusca-
-No, sono contenta che tu sappia qualcosa di loro- mormorò
Sophia -li conoscevi?-
-Si, molto bene- rispose la donna -bravissime persone, ottimi
ricercatori e lavoratori. Assomigli tanto a tuo padre-
-Non saprei, Mikael non aveva nemmeno una foto, non li ho mai
visti-
-Ho un'immagine di tua madre, tuo padre lo frequentavo poco.
Partì per un viaggio di ricerca e non è mai tornato, Mikael ti avrà
detto che erano compagni di lavoro oltre che parenti. Tua madre è
morta per un malore improvviso sul lavoro. Avvelenamento se
ricordo bene-
-Si, avvelenamento da Belladonna- aggiunse Sophia -Mikael me
lo ha detto. Era un'erborista e amava fare esperiementi, peccato
che quello andò male-
-E le sue ceneri sono disperse, non ti ha lasciato nemmeno un
ricordo. Non è facile accettarlo- concluse Sara.
Appoggiò la mano sulla spalla di Sophia.
-Sarebbe possibile vedere l'immagine?- chiese Sophia -mi
piacerebbe molto. Da piccola mi divertivo a disegnare le loro
facce, ma poi cancellavo tutto perchè non ero mai soddisfatta del
risultato-.
Sara annuì e le accarezzò i capelli.
-Certo, è nel mio tempio privato. Mi farebbe molto piacere
ospitarti-
-Cerchiamo di fare in fretta- rispose Sophia -ho davvero paura
della reazione di Mikael-.
Si alzò dallo sgabello e aspettò che Sara si muovesse.
La donna la prese per un braccio.
-Adesso ci teletrasporteremo- spiegò -non l'ho fatto prima perchè
mi è rimastro un solo cristallo. Una volta arrivate potremo
provare ad intercettare Angelica con la mia sfera divinatoria e poi
decidere come muoverci-
-Mikael ci raggiungerà- ribattè Sophia -sarebbe capace di metterti
casa sottosopra-
-Si, lo farà- ridacchiò Sara -ma ci metterà un bel po' di tempo a
capire dove ci troviamo, specialmente con la sua magia arruginita.
E forse per allora ci saremo già spostate per raggiungere la tua
amica-
-Possiamo farcela anche da sole?-
-Io si, tu devi imparare a controllare meglio e dirigere i flussi di
energia. Farlo ti sarebbe utile per salvare la tua amica senza troppi
sforzi. Hai un grande potenziale ma non riesci ad attingere a tutta
la tua energia, sei bloccata-
-Va bene, se mi aiuterai cercherò di migliorare. L'importante è
che io riesca a salvarle tutte e due-
-C'è un altro ostaggio?-
-Si, la mia amica Yasmina-
-Ma è la zingara che la setta usa come prostituta sacra!-
-Lo so, ma io voglio fare il possibile per aiutarla. Non si rende
conto del pericolo che corre-.
Sara la fissò dritta negli occhi.
-Per questo ci tieni tanto a proseguire- affermò -non è solo per
Angelica-
-Solo io posso far ragionare Yasmina- disse Sophia -devo parlarle
e convincerla a tornare a casa con me e Angelica. La conosco
molto bene, era una mia carissima amica d'infanzia. Mikael non
mi lascerebbe mai correre questo rischio- -Allora facciamo un
patto!- esclamò Sara -io ti aiuterò a raggiungere il covo e a
liberare le tue amiche, ti darò tutta l'assistenza di cui hai bisogno,
ma in cambio voglio che tu resti qui. Mi serve una strega come te
per aiutare la mia gente. Ti prometto che non ti coinvolgerò in
nessun tipo di scontro diretto e tra pochi giorni sarai libera di
andartene. Non è poi tanto tempo. Cosa ne pensi?-.
Sophia abbassò lo sguardo e fece un cenno lento con la testa.
-Penso di non avere scelta, giusto?- sospirò -dare per avere-
-Sarà uno scambio vantaggioso per tutti- rispose Sara. L'abbracciò
stretta. -Adesso aggrappati bene a me, i primi viaggi eterici non
sono piacevoli. Fai un grande respiro. Chiudi gli occhi.
Concentrati sulla tua energia-.
Sophia rilasciò le braccia e serrò le palpebre. Trattenne l’aria fin
quando il nodo che sentiva all’altezza dello sterno smise di
spingere. La buttò fuori di colpo. Il formicolio caldo esplose in
tutto il corpo.
Sara aumentò la stretta mentre un palpito di aria turbinante le
sollevava da terra.
-Stai rilassata, mi raccomando- le sussurrò.
Sophia emise un mugolio. Un secondo colpo d'aria la risucchiò in
basso. Aprì gli occhi e guardò i contorni frastagliati delle rocce.
Era appoggiata ad un masso concavo che bloccava l' ingresso ad
una grotta rischiarata da puntiformi lucine azzurre.
-Non guardare di sotto. Siamo parecchio in alto- l’avvertì Sara -
comunque non pensavo reggessi così bene il Teletrasporto. Hai
un’aura ben sviluppata nonostante tutto-
-Mi sento svenire- borbottò Sophia -facciamo presto ti prego-
-Meglio che ti abitui. Ne dovrai fare di arrampicate qui- rise la
donna, spingendola all’interno del piccolo antro.
Un gruppo di lucine azzurre lampeggiò e avvolse Sophia,
disegnando spirali luccicanti e nebulose.
Sara tese una mano e alcune lucine si posarono sulla sua mano,
simili a lucciole.
-Queste sono spiriti elementari dell’aria, il nome comune è silfidi-
disse a Sophia -Toccale, così stabilirai un contatto e potranno
aiutarti quando ne avrai bisogno-
-Sono buone?- domandò Sophia, spostando la testa di lato
all’avvicinarsi di una lucina
-Sono neutre, come tutti gli elementali. Dovresti trovarti bene con
loro, il tuo elemento ha affinità con l’aria-
-Teoricamente si-
Sophia sollevò la mano e l’aprì. Due silfidi si fiondarono sulle sue
dita. Un’altra dozzina le seguirono, ricoprendo ogni lembo di
pelle fino al polso. Piccoli brividi la sfiorarono.
-Mi fanno il solletico!- esclamò -Non è una brutta sensazione. Mi
sento più leggera- aggiunse
-Forse un po’ troppo adesso- commentò Sara, scuotendola per il
gomito. Le silfidi sfrecciarono in alto e si allontanarono in una
scia blu intenso, rivelando il fondo della grotta.
-Sono carine- osservò Sophia -dici che potrebbero essermi utili?-
-Ne sono sicura- rispose Sara -il tuo elemento principale è il
fuoco, l'aria può potenziarlo se impari come controllare i vari tipi
di energia. Prima però dovresti familiarizzare con i tuoi
elementari-
-Hai ragione, Mikael mi ha insegnato solo il suo metodo. Mi
rendo conto di conoscere molto poco rispetto agli abitanti di
questo mondo-
-Imparerai in fretta, sei una ragazza molto sveglia-.
Sara la superò e avanzò verso un mucchio di pelli e cuscini
ammassati in una nicchia scavata nella roccia.
Le estremità e i contorni della grotta erano tappezzati di stuoie
ricoperte da fagotti e cassette di legno. Bagliori lattiginosi si
accendevano a terra di tanto in tanto al passare delle silfidi.
-Sono cristalli di etere- disse Sara indicandoli -dopo ti faccio
vedere come usarli. Mettiti comoda, voglio farti vedere una cosa-.
Sophia si chinò su un cuscino e lo sistemò sul giaciglio di pelli
ammucchiate all'angolo destro nella nicchia. Si sedette a gambe
incrociate e guardò Sara.
La donna le sorrise e assunse la sua stessa posizione difronte a lei.
-Adoro questa posizione, è la migliore per concentrarsi-
commentò -è incredibile quante cose abbiamo in comune vero?-
-Forse siamo parenti e Mikael me lo nascondeva- scherzò Sophia
-vedendo come ti tratta ne sarebbe stato capace-
-Mi sarebbe piaciuto avere figli, ma una donna come me non può
permetterselo. Comunque, io potrei volerti bene come una figlia-.
Sophia aprì la bocca per rispondere ma balbettò un debole "si",
non sapeva cosa dire.
-Ti sto mettendo in imbarazzo- aggiunse Sara -scusami, volevo
solo essere gentile. Voglio che tu capisca che qui saresti amata e
accolta per quello che sei sempre e da tutti. La solitudine è brutta,
con il passare del tempo pesa. E cambia le persone, spesso
completamente-.
S'interruppe e fissò Sophia negli occhi.
Sophia tremò.
-Ci sono molte cose qui- disse in fretta -se vuoi ti aiuto a cercare
quello che ci serve, mi piace fare ordine. Mikael è molto caotico-
-Non preoccuparti, prenderemo dopo il necessario. Abbiamo tutto
il tempo che ci serve- rispose calma Sara -ora ti farò vedere un
mio ricordo di tua madre. Molto meglio di un'immagine-
-Oh ed è possibile farlo?- farfugliò Sophia -voglio dire, avete
anche voi televisioni e apparecchi per registrare?-
-Abbiamo di meglio. Per esempio i viaggi astrali-.
Sophia s'irrigidì.
-Hai paura dei viaggi astrali?- chiese Sara con un mezzo sorriso -
Mikael non ti ha mai mostrato come si fa?-
-Si- rispose piano Sophia -ma ho smesso subito-
-Perchè? Hai avuto brutte esperienze?-
-Diciamo di si. Ho visto cose brutte. Incubi con fiamme e persone
bruciate, mostri che non ricordo nemmeno bene. Sono stata molto
male e non ho più riprovato. Da allora nei momenti di stress ho
rischiato più voltedi perdere il controllo delle mie energie, ho
avuto spasmi tremori nel corpo oggetti che hanno preso fuoco che
sono esplosi... e Mikael mi ha dovuto costruire dei talismani per
contenermi, ne abbiamo uno in ogni stanza a casa e persino in
macchina. Vorrei evitare se possibile-.
Sara scosse la testa.
-La conoscenza comporta sempre di sacrifici, no?- disse -non
tutto quello che accumuliamo dentro è bello e piacevole, spesso ci
dimentichiamo di questi ricordi e stimoli e quando li rivediamo ci
fanno molta paura. Ma siamo i padroni anche di questo. Siamo i
padroni del nostro mondo, della nostra mente e del nostro cuore-
-Sara, quello che ho visto era molto brutto- mormorò Sophia -non
ricordo bene tutto la scena ma erano delle presenze cattive. Hanno
cercato di farmi del male e di attaccare Mikael. Non voglio che
succeda di nuovo. Non sono in grado di controllarle- -Ma ci sono
io questa volta. Non ti lascerò mai da sola te lo prometto.
Qualsiasi cosa succeda sarò pronta ad intervenire. Se sarai
veramente in pericolo ti riporterò indietro. E poi si tratta di tua
madre, è qualcosa che ti renderà felice-
-Anche quella volta era un ricordo felice, ma per qualche motivo
sono rimasta intrappolata nell'incubo-
-Ascolta, non voglio forzarti se non vuoi, però questa potrebbe
essere un'ottima occasione per imparare a sviluppare le tue
capacità energetiche. Il viaggio astrale e la proiezione astrale sono
molto importanti se vuoi interagire con le persone di questo
mondo in maniera efficace. Ti sarebbe molto semplice controllare
sia Angelica che la tua amica zingara. La scelta è tua, io posso
solo guidarti e istruirti. Non dimenticarti che hai perso contro i
satanisti perchè loro erano più esperti. Se ti fossi allenata in modo
corretto avresti salvato Angelica. Devi capire i tuoi punti deboli e
rinforzarli se vuoi vincere questa battaglia-.
Sophia affondò le mani nelle pieghe della gonna, la testa pesante.
La veste di Sara frusciava ad ogni passo.
-Devi solo seguire quello che ti dico- sussurò calma la donna.
Le sfiorò la spalla mentre si chinava nello spazio libero davanti a
lei. Incrociò le gambe e prese le mani di Sophia tra le sue.
-Rilassati, ti passerò un po' della mia energia- spiegò.
Un brillio soffuso e rosso chiaro si accese intorno ai loro corpi,
rischiarando la nicchia. Sophia fece un profondo respiro e
concentrò lo sguardo sulle sottili lingue di fuoco la ricoprivano,
accarezzandola come onde del mare. Il cuore accelerò, le vene
che pulsavano ritmiche come corde vibranti.
Lembi di fiamme si arrampicarono sulle pareti, crepitando.
Boccheggiò e la testa scattò verso il muro. Stare chiusa lì la stava
schiacciando.
Le scintille diventarono vermicelli color oro.
-Cosa sono?- ansimò
-Salamandre, spiriti elementari del fuoco- rispose Sara -sono i
tuoi elementali. Devi ancora abituarti a loro. Cerca di calmarti,
svuota la mente. Stai nutrendo le salamandre con la tua
agitazione-.
Sophia non rispose e socchiuse gli occhi.
Le salamandre attorno a lei cambiarono tonalità, diventando di un
cupo rosso porpora. Il tepore che emanavano si raffreddò. Una
scia azzurrina le passò davanti al viso in un soffio di vento.
Le palpebre spingevano verso il basso. Dalle fessure degli occhi
intravedeva le macchioline accendersi e spegnersi. Formavano
delle lettere. Era l'insegna del Kesté.
I boccoli dorati di Angelica ballonzolavano davanti a lei, sollevati
dal vento umido. I tacchi stridevano sulla ghiaia del marciapiede
bagnato. C'erano mucchi di cartacce e vetri rotti. I fischi e i rutti
degli ubriachi seduti sulle poltroncine davanti al bar la
rincorrevano. Una corrente d'aria la spinse a terra. Le luci azzurre
la circondarono e sollevarono. Intorno era tutto immerso nel buio.
Sophia sussultò e sollevò le braccia. Ricaddero immobili lungo i
fianchi. La pressione del fascio di luce la comprimeva come se
fosse imbottita di piombo.
Davanti a lei prese forma un corridoio di pietra avvolto da nebbia
argentata. Con la coda dell'occhio vide Sara al suo fianco che la
fissava.
Aprì le labbra per parlarle ed emise un getto di fiato soffocato.
-Resta concentrata, o cadrai indietro- echeggiò la voce di Sara -
aggrappati alla luce, concentrati solo su questo-.
Sophia abbassò lo sguardo e fissò il fascio luminoso sotto i suoi
piedi. Oscillava da un fianco all'altro, strattonata dai colpi d'aria.
Il corridoio sbiadì. Urtò contro qualcosa di duro e vacillò in
avanti. Sbatté le palpebre. Sara era in piedi e la reggeva per le
braccia.
-Afferra la mia mano, hai bisogno di attaccarti a energie
stabilizzate- disse la donna.
La sua voce era più acuta e nitida.
Sophia mosse le dita formicolanti e le accostò alla pelle fresca di
Sara. La pesantezza nel suo corpo scivolò verso le gambe.
-Perchè ci siamo fermate?- rantolò -non ricordavo che il viaggio
astrale fosse tanto faticoso-
-Stavi per risvegliarti- rispose Sara -ma ti ho presa in tempo.
Succede quando non si è abituati. Non sai fissare tutte le forme di
energia su questo piano, non sei cosciente con constanza. Te lo
insegnerò. Adesso cerca di rimanere concentrata il più possibile.
Sto per mostrarti qualcosa di molto importante-
-Non posso muovermi!- esclamò Sophia -ho le gambe impastate
non riesco a muoverle bene-
-Perchè si sono accumulate scorie energetiche. Purtroppo io posso
solo allegerirti. Stringi la mia mano non devi lasciarla. Se senti
sensazioni strane, di dolore o di fastidio, fammi subito segno. Ora
andiamo -.
Sophia si lasciò trainare in alto da Sara, le gambe penzolanti.
Un cicalio misto a fruscio di foglie risuonava limpido nell’aria.
Una sfera nebulosa e perlacea la circondò gettando bagliori lattei
sul terriccio e le foglie morte sotto i suoi piedi. I rami degli alberi
le solleticavano il viso e il corpo mentre le foglie continuavano a
cadere e posarsi tra i suoi capelli.
-Siamo in autunno, vero?- chiese a Sara che continuava a
mantenerle la mano in silenzio.
Il suo sguardo era fisso davanti a lei e il corpo dritto.
-Si, per la precisione siamo al termine di Ottobre- rispose la
donna senza guardarla -Dove siamo? Sicuramente in un bosco ma
non sembra delle nostre zone- osservò Sophia -siamo ancora in
Italia?-
-Non distrarti- disse Sara secca -le domande me le farai dopo, ora
guarda e ascolta-.
Sophia ammutolì e si strofinò gli occhi.
L'aria stava diventando più calda e piena di polvere. Portò il
braccio libero davanti al viso ma Sara le afferrò il polso.
-Devi guardare con molta attenzione, non ti succederà nulla di
grave sei protetta dalla sfera- disse.
La guardò e Sophia notò che i suoi occhi sembravano brillare
come ambra liquida, sembravano gli occhi di una civetta.
Un tremito la fece oscillare.
Sara rinsaldò la presa sulla sua mano.
-Osserva Sophia, guarda davanti a te- le ripetè.
Sophia strinse gli occhi e alzò la testa, le lacrime che si
affollavano contro le ciglia. Folate di vento sfrecciarono sulla sua
sfera, dissolvendosi in sbuffi di vapore. Vampate di calore
risalirono verso la sua testa. Ansimò e le lacrime si mescolarono
al sudore. Fumo nero e acre si addensò tutt'intorno, coprendo la
vegetazione e la luce della sfera. Sophia tossì e sfilò la mano da
quella di Sara. Si coprì la faccia e tossì di nuovo. Le ginocchia
tremolavano.
-Mmm..a..cos...- sputò le parole tra un colpo di tosse e un altro,
vacillando in avanti. Qualcosa di freddo e gommoso la spinse
indietro.
-Aggrappati alla sfera, non chiudere gli occhi!- risuonò la voce di
Sara, forte e limpida -devi guardare Sophia, guarda oltre il fumo-.
Sophia strinse le dita contro la superficie della sfera e ci si
accasciò contro.
Spifferi di aria pulita le lambirono la bocca aperta e
boccheggiante. Con le mani davanti alla fronte sollevò le palpebre
per guardare oltre la bolla. Le lacrime rendevano le immagini
nebulose e tremolanti.
Distinse una dozzina di sagome con vesti scarlatte disposte a
semicerchio intorno ad un falò alto più di un metro.
La bolla si stava spostando in alto, oltre le chiome degli alberi,
lasciandosi dietro la scia di fumo nero.
Eppure continuava a sentire il petto soffocato e la pelle bruciante.
-Sto male, sto troppo male- ansimò -Ti prego Sara andiamo via,
non ce la faccio più a resistere-
-Non è ancora il momento- rispose la donna -ma sta per arrivare
non preoccuparti. Quando avrai visto quello che devi vedere.
Guarda tra le fiamme-.
La sfera sorvolò le lingue di fuoco e fasci di fumo, scendendo
verso terra. Non c'erano alberi nello spiazzo sottostante, era una
radura circolare con erba rada e secca. Atterrò alle spalle di un
individuo in tunica e nella sfera si aprì una fessura. Sophia esalò
un gemito e cadde sulle ginocchia. Il corpo stava scivolando in un
formicolante torpore.
-Aiuto- sussurrò.
Le sagome davanti a lei si trasformavano in macchie di colore
sanguigno. -Le fiamme, guarda le fiamme!- esclamò la voce di
Sara.
Le sue mani gelide si strinsero sul mento di Sophia e lo spinsero
in alto. Sophia raschiò il terreno con le dita e raccolse le ultime
energie. Doveva guardare quelle fiamme a qualunque costo. Solo
così l'incubo sarebbe finito.
Fissò le onde rossastre che si agitavano davanti a lei mentre tutto
il resto si anneriva. Arrivò il buio. Non c'era più dolore, solo
silenzio dentro il suo corpo. E rabbia. -Perchè?- vibrò la sua voce
-Perchè mi fate questo?-.
Spalancò gli occhi inondati di lacrime. Strattonò le catene attorno
ai polsi. Le fiamme l'avvolgevano divorando la pira e il palo.
Reclinò la testa all'indietro e aprì la bocca. Cenere e fumo acre le
graffiarono la gola. Il suo ruggito scosse l'aria come un tuono.
E il buio si colorò di rosso sangue
Ringraziamenti

Un grazie speciale alla designer Tatiana Sabina Meloni, che si è


offerta di creare la splendida copertina di questo ebook e di darmi
una mano con l'editing, a Jessica Amorino collega scrittrice per il
prezioso scambio di idee e alle amiche del gruppo Malefiche che
mi hanno incoraggiata. Questo libro lo dedico a te mia carissima
Angelica, sperando di ritrovarci un giorno.
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© Copyright 2016 Vyvian Belladonna

Responsabile della pubblicazione Vyvian Belladonna

Libro pubblicato a spese dell’autrice tramite Amazon

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