Sei sulla pagina 1di 3

Biografia[modifica | modifica wikitesto]

Virgilio nacque ad Andes, un piccolo villaggio sito nei pressi del territorio dell'antica città di
Mantua (odierna Mantova), nella Gallia Cisalpina, divenuta parte integrante dell'Italia romana
quasi una ventina d'anni prima della sua nascita, il 15 ottobre del 70 a.C. da una benestante
famiglia di coloni romani, figlio di Marone Figulo, un piccolo proprietario terriero, arricchitosi
considerevolmente con l'apicoltura, l'allevamento e l'artigianato, e di Màgia Polla, figlia a sua
volta d'un facoltoso mercante, Magio, al cui servizio aveva lavorato il padre del poeta in passato.
Suo padre, a quanto riferito, apparteneva alla gens Vergilia - di scarsa attestazione all'infuori di
sole quattro iscrizioni rinvenute nei pressi di Verona (3) e dell'odierna Calvisano (1), che
suggerirebbero pure una sua parentela con la gens Munatia[5] -, mentre sua madre alla gens
Magia, d'origine campana.[6]
Il biografo Foca lo dedinisce "vates Etruscus" e le origine etrusche vengono confermate dallo
stesso poeta nell'Eneide: " Mantua dives avis....ipsa caput populis: Tusco de sanguine vires" (E.
X, 201 ss.).
L'ubicazione esatta del borgo natio del Vate è stata oggetto di controversie; tuttavia, stando
all'identificazione più accreditata facente capo agli studi dei più eminenti filologi classici e studiosi
della tradizione virgiliana, esso corrisponderebbe al borgo di Pietole, in prossimità delle acque
del Mincio, nelle vicinanze di Mantova, nome assunto nel corso del Medioevo, divenuto poi, in
tempi recenti, Pietole Vecchia per distinguerlo da Pietole Nuova venuta a formarsi tra Sette e
Ottocento in prossimità della strada Romana, a due chilometri dall'antico borgo natale sito in
prossimità del fiume; il borgo natio del Poeta ha ripreso alcuni anni fa l'antico nome celtico
Andes ed è divenuto, nel 2014, con la fusione dei comuni di Virgilio e Borgoforte, una frazione
del comune di Borgo Virgilio. L'attuale Pietole corrisponde dunque a Pietole Nuova. La fama
dell'antica Pietole come luogo di pellegrinaggio e venerazione, poiché fu considerato sin dai
primi secoli dopo la morte il borgo natale del vate e "profeta di Cristo", è testimoniata da Dante
Alighieri nella Divina Commedia (Purgatorio, 18,83) e dalle opere di Giovanni Boccaccio e di altri
scrittori; altri studi[7] sostengono invece che il corrispettivo odierno dell'antica Andes vada
ricercato nella zona di Castel Goffredo[8][9][10], così come anche per il comune di Calvisano è stata
avanzata l'ipotesi d'una sua identificazione col luogo di nascita del poeta, sulla base anche di
un'iscrizione recante il nome della gens paterna nei suoi pressi[11][12] (si vedano in tal senso gli
studi e le ricerche effettuate dal filologo ed accademico inglese Robert Seymour Conway[13][14][15]
[16]
).

La zona di Castel Goffredo, possibile luogo di nascita di Virgilio.[7]

Virgilio frequenta la scuola di grammatica a Cremona, poi la scuola di filosofia a Napoli, dove si
avvicina alla corrente filosofica epicureista grazie a Sirone e infine la scuola di retorica a Roma.
Qui conobbe molti poeti e uomini di cultura e si dedicò alla composizione delle sue opere. Inoltre
nella capitale portò a termine la propria formazione oratoria studiando eloquenza alla scuola di
Epidio, un maestro importante di quell'epoca. Lo studio dell'eloquenza doveva fare di lui un
avvocato e aprirgli la via per la conquista delle varie cariche politiche. L'oratoria di Epidio non era
certo congeniale alla natura del mite Virgilio, riservato e timido, e dunque quantomai inadatto a
parlare in pubblico. Infatti, nella sua prima causa come avvocato non riuscì nemmeno a parlare.
In seguito a ciò Virgilio entrò in una crisi esistenziale che lo portò, non ancora trentenne, a
spostarsi dopo il 42 a.C. a Napoli, per recarsi alla scuola dei filosofi Filodemo di Gadara e Sirone
per apprendere i precetti di Epicuro[17].

Le colonne terminali della via Appia nei pressi della casa dove, secondo la tradizione, Virgilio morì.

Gli anni in cui Virgilio si trova a vivere sono anni di grandi sconvolgimenti a causa delle guerre
civili: prima lo scontro tra Cesare e Pompeo, culminato con la sconfitta di quest'ultimo a Farsalo
(48 a.C.), poi l'uccisione di Cesare (44 a.C.) in una congiura, e lo scontro tra Ottaviano e Marco
Antonio da una parte e i cesaricidi (Bruto e Cassio) dall'altra, culminato con la battaglia di Filippi
(42 a.C.). Egli fu toccato direttamente da queste tragedie come testimoniano le sue opere: infatti
la distribuzione delle terre ai veterani dopo la battaglia di Filippi mise in grave pericolo le sue
proprietà nel Mantovano ma sembra che, grazie all'intercessione di personaggi influenti
(Pollione, Varo, Gallo, Alfeno, Mecenate e dunque lo stesso Augusto), Virgilio sia riuscito
(almeno in un primo tempo) ad evitare la confisca. Si spostò poi a Napoli con la famiglia e in
seguito nel 38 si fece assegnare da Mecenate un podere in Campania come risarcimento per le
proprietà perdute ad Andes. In Campania avrebbe terminato le Bucoliche e composto le
Georgiche, dedicate all'amico Mecenate, che Virgilio frequentava.

Tomba di Virgilio

Parco Vergiliano a Piedigrotta (Napoli)


Virgilio entrò dunque nel circolo del primo ministro imperiale, che raccoglieva molti letterati
famosi dell'epoca. Il vate frequentava le tenute terriere di Mecenate, che egli possedeva in
Campania nei pressi di Atella e in Sicilia. Attraverso Mecenate, Virgilio conobbe meglio Augusto
Divenne il maggiore poeta di Roma e dell'Impero e le sue opere poetiche furono introdotte
nell'insegnamento scolastico da Quinto Cecilio Epirota ancor prima della sua morte, verso il 26
a.C.
Virgilio morì a Brindisi il 21 settembre del 19 a.C. (calendario giuliano), di ritorno da un viaggio in
Grecia, secondo i biografi per le conseguenze di un colpo di sole, ma non è l'unica ipotesi
accreditata. Prima di morire, Virgilio raccomandò ai suoi compagni di studio Plozio Tucca e Vario
Rufo di distruggere il manoscritto dell’Eneide, perché, per quanto l'avesse quasi terminata, non
aveva fatto in tempo a rivederla. [18]: i due però consegnarono i manoscritti all'imperatore, e
l'Eneide, anche se reca tuttora evidenti tracce di incompiutezza, divenne in breve il poema
nazionale romano.[19]
La morte del poeta ispirò allo scrittore austriaco Hermann Broch il romanzo La morte di Virgilio.
I resti del grande poeta furono poi trasportati a Napoli, dove sono custoditi in un tumulo tuttora
visibile, nel quartiere di Piedigrotta. L'urna che conteneva i suoi resti andò dispersa nel
Medioevo. Sulla tomba fu posto il celebre epitaffio:
(LA) (IT)
«Mantua me genuit, Calabri rapuere, tenet «Mi ha generato Mantova, il Salento mi rapì
nunc la vita, ora Napoli mi conserva; cantai
pascoli [le Bucoliche], campagne [le
Parthenope; cecini pascua rura duces» Georgiche], comandanti [l'Eneide][20]»

Potrebbero piacerti anche