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2 dicembre 2020 - 23:03 > Versione online

"Metamorfosi del lavoro: potenzialità e rischi


del lavoro agile". Assessore Aguzzi:
"Superare il concetto di emergenza per
guardare in prospettiva"

5' di lettura 02/12/2020


- Benessere organizzativo e lavorativo , conciliazione dei tempi di vita e di lavoro, parità,
maggiore regolamentazione ma anche burnout e stress lavoro correlato. Sono alcune delle parole
chiave emerse nel corso del webinar “Metamorfosi del lavoro: potenzialità e rischi del lavoro
agile" che si è svolto mercoledì mattina a cura della rete MarCUG (coordinamento regionale dei
Comitati Unici di garanzia).

Moderati da Raffaella Sarti, i lavori sono stati introdotti dall’assessore regionale al Lavoro,
Stefano Aguzzi: “ Il tema del lavoro agile dovrà superare il concetto di emergenza per arrivare a
una modalità sempre più usuale e allargata. Occorre una nuova visione e una nuova
interpretazione in prospettiva, non solo perché ormai le moderne tecnologie sempre più utilizzate
ce lo consentono, ma perché abbiamo visto che talvolta i processi lavorativi seguiti in lavoro agile
sono anche più rapidi e funzionali che non nel modo tradizionale. Certo con la giusta
consapevolezza e equilibrio del sistema, ma le potenzialità sono molte. Se oggi viene imposto per
urgenza e per una crisi sanitaria, acquisendo una connotazione negativa, la prospettiva, quando
tutte le condizioni saranno soddisfatte, potrà essere di ordinarietà, traendo vantaggio dalla

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situazione attuale come patrimonio di esperienza per regolamentare lo smartworking. Come


assessore al lavoro – ha concluso – sarò ben contento di avviare un percorso comune di
collaborazione e dialogo con la rete MarCUG per condividere azioni e progetti . “
Un’iniziativa di presentazione – in collegamento 320 persone- della neonata rete regionale di
coordinamento dei Comitati Unici di Garanzia, il cui ruolo è stato illustrato dalla presidente
Fiorenza Pizi che ha evidenziato come sempre più enti pubblici e organismi aderiscano alla rete “
ma che dall’altra parte esistono enti che non hanno ancora costituito i CUG, obbligo di legge dal
2010” . Scopo dei CUG è infatti la valorizzazione delle pari opportunità, benessere lavorativo e
contrasto alle discriminazioni con compiti propositivi ( azioni positive), consultivi e di verifica. “
La parità non è raggiunta in nessun Paese Europeo – ha aggiunto - secondo un recente rapporto
della Commissione Europea ci sono forti ritardi e gap retributivi. Occorre ripartire dalle persone
quindi per consolidare una cultura di maggior benessere lavorativo che - è provato - aumenta
l’efficienza e quindi di conseguenza accelera il raggiungimento degli obiettivi dell’ente datore di
lavoro . Oggi la rete regionale MarCUG diventa un osservatorio privilegiato per la valorizzazione
del benessere lavorativo, le pari opportunità e il contrasto alle discriminazioni.”
Paolo Pascucci, decano dei giuslavoristi marchigiani e docente all’Università di Urbino ha
subito rilevato come “ la pandemia abbia fatto esplodere un fenomeno di lavoro a distanza che è
più lavoro agile emergenziale che non smart, una modalità questa che invece sottintende una
nuova filosofia di lavoro: flessibilità, responsabilità verso il conseguimento dei risultati, progetti.
Nella fase attuale si è superato il patto individuale del lavoro agile, con un carattere di consenso
espresso da parte del lavoratore, per diventare unilaterale. Insomma ci troviamo di fronte a una
diversa fattispecie in cui anche la reperibilità del lavoratore è stata permanente, senza limiti di
orario e ha oscurato l’aspetto conciliativo dei tempi di vita/lavoro . Occorre una visione diversa
dove la contrattazione collettiva con le parti sociali ri-assuma un ruolo chiave, dove il lavoro agile
non sia in funzione precauzionale per la salute, cominciando a pensare fin da ora al dopo
emergenza e programmare una regolamentazione dove anche la valutazione del lavoro non sia più
ancorata al tempo di lavoro ma al raggiungimento degli obiettivi e dei risultati. “
Sono intervenute quindi Francesca Torelli (Consigliera di fiducia dell’Università Politecnica delle
Marche) su Lavoro agile come fonte di benessere? Il punto di vista della Consigliera di fiducia
Giordana Camerata (Consulente welfare aziendale, ideatrice di Officina Strategica, responsabile
tavolo welfare in Compagnia delle Opere Marche Sud) Alessandra Baldelli (Architetta e storica,
già docente presso l'Università degli Studi di Macerata) Al lavoro come a casa Stefania Sparaco
(PO Attività di trasformazione digitale e organizzativa, Direzione Generale REII - Regione
Emilia-Romagna) L’esperienza della Regione Emilia Romagna e Chiara Ghislieri (Presidente del
CUG dell’Università di Torino, Direttivo della Conferenza Nazionale degli Organismi di Parità)
Nomen omen? Il lavoro "agile" - prima, durante e dopo l'emergenza - nella prospettiva della
psicologia del lavoro e delle organizzazioni . Chiara Ghislieri ha illustrato un’indagine che ha
messo in rilievo alcuni aspetti del lavoro agile durante le “due chiusure per emergenza”: si sono
riscontrate emozioni negative, sintomi di stress post traumatico e ci si è trovati “ agili
all’improvviso” ( cioè senza formazione e spesso senza strumenti tecnologici), il lavoro in
emergenza full time, disuguaglianze, condivisione di spazi domestici come spazi di lavoro e
sovrapposizione di ruoli. Da uno studio realizzato durante il lockdown è emerso che su un
campione di 715 persone con età media 47 anni, il 20% aveva avuto precedenti esperienze di
lavoro agile o telelavoro, il 46% nessuna formazione per il lavoro da remoto e un 75% di riunioni
virtuali nei giorni di lavoro da remoto. Il 66% sono donne , con figli ( 64%), con compiti di cura (
66%) di cui 59% del settore pubblico e 80% a tempo indeterminato. Sulla soddisfazione /
efficacia del lavoro da remoto il 10% ha espresso bassa soddisfazione, il 25% media e il 65% alta
soddisfazione, con il 62% di alta efficacia nel raggiungere gli obiettivi . Quasi il 50% ha avuto
difficoltà a conciliare e/o a staccare dal lavoro.
Per quanto riguarda i generi Chiara Ghislieri ha rilevato che lo smart working non è ( solo) per le
donne: la conciliazione è stata efficace per il 60% degli uomini e 53% delle donne ; gli obiettivi
raggiunti dal 68% degli uomini e dal 60% di donne, il recupero energie dal 63% degli uomini e
50% delle donne. Ghislieri ha anche evidenziato che si sono rilevati comportamenti di leadership
abusiva con richieste eccessive, invasione della privacy e nella vita personale . “ Siamo purtroppo

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ancora troppo legati – ha concluso – ad un potere di controllo fisico da parte del “ capo” , con una
forte arretratezza della cultura gestionale nella gestione delle risorse umane che ostacola
l’evoluzione del lavoro. “

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