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Appunti economia aziendale

Economia Aziendale (Università degli Studi di Siena)

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Concetto di azienda
Un luogo fisico dove un gruppo di persone svolge un attività lavorativa che attraverso l’utilizzo di particolari strumenti
porta alla realizzazione di processi di produzione di beni e servizi.
Metafore
Unicità
Per unità aziendale s’intende definire l’azienda come un essere unitario ovvero completo delle sue parti e allo stesso
tempo unico e specifico ovvero distinto da ogni altra unità similare.
L’unicità di cui si parla si deriva dal risultato del confronto/scontro della cultura aziendale con quella ambientale in cui
vive e opera. Quest’ultima attraverso il sistema economico che genera e adotta, modella le aziende che la
compongono, ed essa a sua volta viene influenzata dal contributo culturale apportato dalle aziende attraverso la loro
azione sul territorio.
L’unicità aziendale non è definita una volta per tutte, infatti, ogni azienda nel tempo subisce molti cambiamenti che
portano all’aggiunta, alla perdita, o al rinnovo delle parti, all’originario complesso, determinando così un azienda
nuova e diversa.
Nonostante l’indubbia differenza che ogni azienda presenta nei confronti delle altre, nei modelli organizzativi, nelle
strutture patrimoniali ecc.. si riconosce che ognuna di queste azienda presenta un’unicità di fondo ovvero un comune
denominatore ritrovabile nella scelta di creare e distribuire valore, nel controllo delle performance, nella scelta di
comunicare i risultati raggiunti ecc..
Attore
L’azienda può anche essere vista come un attore che opera in uno scenario socio-economico con la funzione di creare
valore, che si concretizza con la produzione di beni e servizi per il soddisfacimento dei bisogni umani.
Cellula
L’azienda è una cellula del tessuto economico in quanto come le cellule vivono della vita delle cellule vicinori con le
quali scambiano risorse ed energia, le aziende vivono della vita delle aziende con le quali hanno un rapporti di
comunicazione.
Diviene quindi importantissimo il concetto di complementarietà aziendale in quanto, per esempio, nel caso in cui una
singola parte della cellula si ammala, può essere minata la vita stessa della cellula, lo stesso accade con le aziende
poiché la cattiva salute di una di essa provoca un effetto domino negativo su quelle con qui essa ha avuto rapporti di
comunicazione economico-finanziari e sulle stesse famiglie della comunità aziendali.
TEORIE
(Il concetto di azienda può essere ricondotto a tre direttrici interpretative) (Tempi storici e tempi scientifici pag.94)
Teoria contrattualistica
Tale teoria nasce nella prima parte del 20 sec e esalta l’aspetto giuridico dell’azienda. Le aziende fanno della
comunicazione con le altre azienda un’attività fondamentale che deve essere svolta seguendo determinate regole
espresse e ben definite dall’ordinamento giuridico vigente. Perciò ogni atto aziendale non avendo solo rilevanza
economica e finanziaria, ma anche giuridica (diritti, obblighi) ha un rigoroso riferimento nelle relativa disposizione
legislativa. Detto ciò rimane basilare che gli attori economici definiscano e condividano dei codici morali di
comportamento senza i quali le disposizioni sarebbero deboli e inefficaci.
Per cui l’azienda viene vista come un insieme di rapporti giuridici attuati per permettere alle aziende di svolgere la
propria attività economica e di raggiungere i fini prefissatisi. Questa teoria può considerarsi vera, ma solo
parzialmente in quanto esamina solo un aspetto aziendale. Infatti viene superata nella prima metà del XX in quanto si
ha il prevalere della cultura tecnico-scientifica su quella giuridico-umanistica.
Una critica a tale teoria è: Interpretazione agenziale (forma societaria)
Contratto di mandato: in relazione al quale i manager si obbligano a compiere uno o più atti giuridici per conto degli
azionisti. Contratto di agenzia: i managers si
assumono l’incarico di promuovere, per conto degli azionisti, la conclusione di contratti in una determinata area,
ricavandone una retribuzione che varia in base hai risultati raggiunti.

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Autori
Giuseppe Cerboni (1827 -1917)
Il concetto aziendale di Cerboni può essere visto come un complesso di elementi, infatti, esso individua per descrivere
l’azienda:
● In senso oggettivo la sostanza amministrativa ovvero il patrimonio, e l’azione amministrativa
● In senso soggettivo il proprietario, l’amministratore, gli agenti e i corrispondenti.
Classificandoli per la loro natura individuiamo invece la sostanza amministrativa in relazione al proprietario e l’azione
amministrativa in relazione all’ amministratore, in collaborazione con gli agenti e i corrispondenti.
Per sostanza amministrativa s’intende il patrimonio ovvero la somma generale e specifica dei diritti e obblighi
mediante i quali l’azienda esercita la propria attività economica.
Per spiegare l’azione amministrativa bisogna introdurre invece la teoria personalistica dei conti cioè l’accensione dei
prospetti di conto alle singole persone per seguire le dinamiche finanziare dell’ azienda. Queste attengono ad entrate
ed uscite sulle quali si generano posizioni giuridiche rilevanti, di credito e di debito, dovute dal fatto che qualunque
azione amministrativa inerente a qualsiasi gestione aziendale assume rilevanza giuridica in virtù delle posizioni che
essa provoca.
Questa frammentazione tuttavia costituisce un grande limite alla sua teoria che non riesce a vedere l’azienda come un
tutto unitario.
Fabio Besta (1845 – 1922) (Teoria materialistica dei conti pag.101)
Azienda come la somma dei fenomeni, o negozi, o rapporti da amministrare, relativi ad un cumolo di capitali che formi
un tutto a sé, o una persona singola, o ad una famiglia o ad una famiglia o ad un unione qualsivoglia, od anche
soltanto una classe distinta di quei fenomeni, negozi o rapporti.
Dalla definizione appena presentata, si rilevano nella teoria bestiana 3 aspetti importanti:
● “ la somma dei fenomeni, o negozi, o rapporti da amministrare”, con tale definizione si vuole esprimere la
gestone aziendale: cioè una serie di fenomeni che devo essere amministrati in una visione unitaria. Con tale
affermazione inoltre il maestro ci suggerisce il suo concetto di azienda divisa o dipendente ovvero formata da
tante unità organizzative che assorbono una certa quantità di capitale a cui perciò occorre rendere conto.
● “ il cumulo di capitali” ovvero l’insieme delle risorse utilizzate per l’attività aziendale ovvero il patrimonio.
● “ il tutto a sé” con il quale esprime il soggetto di riferimento delle attività medesime o soggetto economico.
Nella teoria di Besta ricoprono un ruolo fondamentale sia l’uomo che il patrimonio, questo perché ogni attività
gestionale verte su un patrimonio di un individuo, di una famiglia o di un qualsivoglia ente, perciò in assenza di una
disponibilità di risorse le operazioni non possono essere eseguite, mentre per quanto concerne il concetto di uomo è
fondamentale il suo stato attivo ai fini del conseguimento degli atti amministrativi. Per cui senza tali elementi non si
riesce ad individuare l’esistenza di un azienda.
Teoria sistemica
Nasce dalla comprensione degli studiosi dell’area ingegneristica, di poter rappresentare validamente le potenzialità
decisionali delle grandezze aziendali in sistemi.
Per sistema s’intende un insieme coordinato di risorse umane e materiali che vengono individuate per qualità e
quantità in modo da consentire il perfetto funzionamento del sistema. T.S consente di esprimere i legami tra le
grandezze quantitative e monetarie, in modo tale da individuare ed apprezzare le dipendenze funzionali fra le parti e
l’unitarietà dell’insieme.
Limite: Sistema chiuso: In tale teoria l’azienda viene vista come un sistema chiuso che assolve ripetutamente alle
stesse funzioni non ammettendo cambiamenti strutturali. Tuttavia l’azienda è un sistema aperto: in quanto operando
in un contesto ambientale determinato e continuamente mutevole riceve stimoli al cambiamento e si adatta alle
nuove configurazioni di contesto.
Essendo d’interpretazione scientifica, può essere ricondotta a un modello matematico che riduce l’uomo in un mero
elemento di un complesso meccanico. Infatti, si è cercato di introdurre il concetto di azienda modulare secondo il
quale l’azienda potrebbe essere astratta dal contesto in cui opera e clonata per essere collocata in ambienti diversi
mantenendo gli stessi risultati. Tuttavia è la varabile uomo che determina l’imprecisione della teoria in quanto,
variabile difficilmente dominabile.

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Autori
Gino Zappa(1879 – 1960)
Nella teoria di Zappa il concetto di azienda può essere rilevato in due momenti: il primo individua il carattere unitario
dell’azienda e la sua missione infatti l’azienda viene descritta come Una coordinazione economica in atto istituita e
retta per il soddisfacimento dei bisogni umani, mentre il secondo invece, i suoi elementi strutturali e vitalizzanti
ovvero, una coordinazione di operazioni economiche, di cui l’uomo e la ricchezza sono elementi vitali.
Con il concetto di coordinazione in atto Zappa intende la razionale e la mutevole combinazione degli elementi umani e
materiali, cioè quella capacità dinamica di adattarsi ai condizionamenti variabili sia esterni che interni al fine di
raggiungere il proprio obiettivo con una visione sistemica delle operazioni gestionali che vertono sulle risorse.
In zappa si riconosce seppur ancora non completamente adottata una visione organicistica dell’azienda in quanto si
ritrova l’importanza per le componenti e per la loro coordinazione. Infatti, dal loro modo di integrarsi, aggregarsi, e
dalla loro successione che si caratterizza l’insieme unitario.
Istituto economico destinato a perdurare che, per il soddisfacimento dei bisogni umani ordina e svolge in continua
coordinazione la produzione, o il procacciamento o il consumo della ricchezza.
Nell’ultima definizione si comprende l’importanza dell’ concetto del “perdurare” con il quale l’azienda assume un
ottica di continuità nella soddisfazione dei bisogni in quanto essi si rinnovano, si ampliano e si diversificano
perennemente.
Pietro Onida (1902 – 1982)
L’azienda contemplata sia nella gestione sia nell’organizzazione si presenta come un mobile complesso o sistema
dinamico nel quale si realizza in sintesi vitale l’unità nella molteplicità, la permanenza nella mutabilità.
La fondamentale novità introdotta da Onida è il concetto di sistema ovvero il complesso organico degli elementi uniti
fra loro e interdipendenti.
E’ molto importante anche il concetto che da di “unità nella molteplicità” che sta esprimere come l’azienda sia
formata da una molteplicità di elementi di natura diversa ma apparentemente coordinati secondo un legame di
complementarità e interdipendenza tale che essi stessi e la loro relazione formano un sistema unitario diverso dagli
altri e storicamente unico. Un altro concetto rilevante è “la permanenza nella mutabilità” ovvero quella capacità di
adattarsi al continuo mutamento delle condizioni ambientali.
Aldo Amaduzzi (1904 – 1991)
L’azienda è un sistema di forze economiche che sviluppa, nell’ambiente di cui è parte complementare, un processo di
produzione, o di consumo, o di produzione e consumo insieme a favore del soggetto economico, ed altresì degli
individui che vi operano.
12 elementi innovativi
● Il primo si riferisce al rilievo dato all’ambiente in cui l’unità aziendale è inserita e di cui è parte
complementare.
● Il secondo si ritrova nell’individuazione del destinatario dell’attività di produzione o di consumo.
Giovanni Ferrero (1926 – 1922) pag.109
CAP 3
Teoria organicistica

Secondo la teoria organicistica nell’azienda si coglie l’essenza di un organismo vivente socio-economico, costituito da
molteplici organi i quali sono tenuti ognuno ad assolvere alle proprie funzioni per raggiungere la missione di creare
valore. Il focus viene posto sull’uomo in quanto è l’essere che vivifica l’azienda. Perciò l’azienda può essere
considerata come un organismo originale unico e irripetibile proprio come l’uomo.

Alberto Ceccherelli (1885 – 1958)

Ceccherelli può essere definito come il fautore della teoria organicistica in quanto definisce l’azienda come un
organismo vivente ovvero un’entità viva e operante che mira al conseguimento dei propri fini e scopi comuni
sviluppando un proprio dinamismo. In tale teoria si definisce la struttura dell’organismo come una predisposizione di

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risorse economiche e forza lavoro ordinate, e il suo funzionamento, che appare come un organizzazione in atto,
ovvero un organismo nel quale la qualità e quantità delle risorse ma soprattutto i loro criteri di coordinazione
appaiano mutevoli al variare delle condizioni esterne e interne all’organismo stesso con l’obbiettivo di raggiungere un
risultato economico positivo. Tale organismo inoltre risulta composta da organismi più semplici che per la loro
coordinazione e il loro funzionamento definiscono l’unità aziendale.

Guido Ponzanelli (1919-1984)

Azienda quale denominazione a carattere amministrativo delle varie comunità di individui istituite e rette per il
soddisfacimento dei più differenti bisogni…./ Organismo che, a somiglianza degli organi naturali, ha organi distinti a
singole funzioni che, armonicamente coordinare e svolte, ne assicurano la sopravvivenze e il perfezionamento.

Ponzanelli nella prima parte della sua teoria individua un aspetto fondamentale cioè la comunità d’individui. Da ciò si
evince il carattere essenziale dell’uomo nell’azienda, infatti, l’insieme delle persone che ne vivificano i comportamenti
non è più denominato come sistema ma come comunità. La comunità nasce dal fatto che ogni organo, in cui ricopre
un ruolo fondamentale la persona, mira al conseguimento delle missioni e degli obiettivi concordati. Inoltre l’obiettivo
non è più strategico ma tattico in quanto nel momento in cui non viene raggiunto si mina la sopravvivenza dell’azienda
stessa. Nella seconda parte invece definisce l’aspetto strutturale e dinamico di essa, infatti, nel momento in cui ci si
trovi di fronte ad un insieme di organi che esercitano funzioni organizzate tra loro, cioè armoniosamente coordinate e
svolte, si avverte la struttura di un organismo vivente, ovvero di un unità aziendale.

7 Presupposti

Per capire al meglio le valenze tecnico-operative della teoria illustriamo 7 presupposti:

1° presupposto

L’azienda esercita in continuo l’attività per la quale è stata generata, attraversando fasi di sviluppo tipiche di un
qualunque organismo vivente.

Continuità: una particolare importanza ricopre questo termine che definisce il divenire di un’azienda. Infatti, ogni
azienda nelle sue dinamiche e nel suo sviluppo non ammette soste, può prevedere accelerazioni o frenate, ma il suo
percorso è un susseguirsi di eventi, situazioni continuativo.
Questo percorso di vita può essere rappresentato in uno schema in cui si evidenziano i momenti e le fasi della vita
aziendale. Per fase s’intende un periodo lungo in cui gli atti conseguiti sono conseguenza di un momento precedente,
e causa, ovvero di supporto ad un momento che avverrà successivamente. I momenti invece sono tappe
fondamentali senza le quali l’azienda non avrebbe nemmeno vita.

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CICLO DI VITA DI UNA QUALUNQUE AZIENDA

Concepimento dell’idea (M)

Il primo momento che individuiamo è quello del concepimento dell’idea che si realizza con la sua formulazione relativa
alla realizzazione del nuovo processo di creazione del valore. Suddetta idea può definirsi innovativa in quanto il suo
concretizzarsi può porta al miglioramento della qualità di vita della comunità di persone. Queste tipo d’idee vengono
originate dall’animo umano per cui sono imperscrutabili e sporadiche e trova motivazioni nelle ragioni più diverse.
Tuttavia l’idea innovatrice non conduce sempre alla creazione di una nuova azienda anche perché può essere anche
originata da un’azienda già esistente con l’obiettivo di andare a migliorare le prestazioni di un determinato processo
lavorativo.

Programmazione dell’idea innovativa


Determinate aziende che hanno ormai raggiunto una notevole grandezza, hanno implementato nei propri modelli
organizzativi degli organi addetti all’elaborazione d’idee innovative chiamati “laboratori d’idee” i cui risultati
dipendono dalla loro capacità d’interpretare in modo puntuale i cambiamenti della scala dei bisogni.

Gestazione o incubazione dell’idea (F)


Immediatamente successiva al primo momento si manifesta la prima fase chiamata incubazione dell’idea dove si crea
un progetto industriale chiamato business plan che consiste in una specie di simulazione pluriennale della rotta che
vorremmo prendesse la nostra azienda, in cui vengono individuate e giustificate le diverse variabili che andranno a
determinarla. Il problema fondamentale che vi si ritrova riguarda la formazione di una progettazione tecnica in cui
s’individui il fabbisogno di risorse umane e materiali adeguato al progetto intrapreso. Emergono anche problemi

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riguardanti la scelta della forma giuridica da adottare, il mercato in cui collocarsi, la grandezza aziendale ovvero la
capacità produttiva e la valutazione dell’impatto ambientale dei processi di lavorazione.

Nascita (M)
Dopo di che si ha la nascita dell’azienda che deve avvenire in un luogo considerato adatto all’attività che l’azienda
andrà a fare in quanto l’influenza che eserciterà in tale tessuto socio-economico sarà permanente. Tale influenza oltre
ad avere natura sociale si dirama nella politica in quanto la nascita determina un fatto istituzionale e comunitario.
Questa, infatti, si concretizza con il riconoscimento giuridico presso i pubblici registri, attraverso il quale si constata la
sua esistenza come persona giuridica. Quest’ultimo passo permetterà all’azienda di intrattenere rapporti con le
aziende operanti nello stesso luogo e quindi di essere titolare di diritti e obblighi scaturiti dalla propria attività.

Avvio o Decollo (F)


Chiamata anche fase di start up consiste nel rendere concrete le direttrici operative registrate nel piano industriale.
Questa fase inizia gradatamente senza richiedere immediatamente l’autosufficienza economica e finisce col
raggiungimento di essa ovvero di un equilibrio economico. Tal equilibrio può avvenire prima dei tempi preventivati se
le condizioni esterne, interne e di mercato si rendono favorevoli, in caso contrario si può raggiungere in ritardo se si
sono manifestati una serie di errori riguardanti l’acquisizione di risorse, l’assorbimento da parte del mercato o la parte
organizzativa. Se la situazione diviene del tutto compromessa, accade che il progetto o venga ridimensionato o
addirittura abbandonato.

Crescita o Sviluppo (F)


Con questo termine s’intende il raggiungimento di uno sviluppo in due direzione: la prima si attiene a una crescita
quantitativa ovvero delle grandezze economiche e patrimoniali, la seconda di natura qualitativa concernete il
miglioramento dei prodotti e servizi venduti.

*[Il percorso di sviluppo di un’azienda è ricco d’insidie che ne possono comportare il declino, una di queste è il
passaggio generazionale che determina uno strappo dimensionale e organizzativo pericoloso per l’equilibrio raggiunto
dall’azienda.]*
Molto importante è anche non permettere che la gestione di rapido sviluppo sia “drogata” ovvero che le iniziative
gestionali-contabili vadano a stressare le grandezze economiche. Tali iniziative vengono motivate con un intensità non
normale e quindi dannosa per i componenti dell’azienda che sono costretti ad operare in tali condizioni. Lo stesso
accade quando si tende a evidenziare e attualizzare futuri risultati di un determinato periodo amministrativo
trascurando i risultati di minore intensità ma immediati e duraturi nel tempo.

Maturità (F)
La fase di crescita giunge inesorabilmente sempre a una fine in cui subentra una fase di stallo o maturità. Lo stallo è
percepibile dal ristagno sia della qualità che della quantità del fatturato. Ciò accade quando: i mezzi tecnologici
utilizzati nei processi di creazione del valore non permettono più di migliorare i livelli di utilizzazione delle risorse, i
modelli organizzativi rilevano al loro interno elementi di burocratizzazione per cui diviene difficile individuare le
posizioni di responsabilità gestionale, e flussi d’informazione divengono semplici dati a cui non si riesce più a dare una
valida operativa. Tutti questi risultati si riflettono nella gestione delle grandezze patrimoniali e quindi nel risultato
economico. Per uscire da questa situazione l’azienda deve rivitalizzarsi, iniziando così un nuovo ciclo di vita o
disponendo di risorse finanziarie adeguate, o attraverso l’innovazione dei processi e prodotti o infine mediante innesti
di rami di attività provenienti da altre attività.

Crisi (F)
Se l’azienda non riesce a rivitalizzarsi e quindi a dar vita ad un nuovo ciclo di vita, entra nella crisi. Qui è sottoposta ad
un deperimento progressivo.(pag. 53 “crisi/ i caratteri del declino”).

Declino o decadenza (F)


Se la crisi non è risolta positivamente l’azienda entra nella fase del declino. In questo stato l’azienda rallenta

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pericolosamente la dinamica dei rapporti con le atre aziende e, quindi, la velocità e la continuità dei processi di valore
creati.

Cessazione (M)
L’azienda termina la propria esistenza operativa svolgendo quelli che possono caratterizzarsi come rapporti di gestione
straordinaria o di liquidazione.

Dissolvenza(F)
Durante questa fase le singole parti del sistema aziendale riacquistano la propria individualità e possono essere
assemblate a sistemi ancora operanti: gli impianti i macchinari ecc… possono riacquistare vitalità in diversi contesti
aziendali, mentre i manager possono rendere disponibili le loro conoscenze in altre attività aziendali ecc.

Dissoluzione (M)
Questa avviene attraverso la cancellazione dell’azienda dai pubblici registri che ne avevano documentato la nascita.
Tuttavia si può dire che non esiste una completa dissoluzione aziendale perché essa rivive in altre forme, combinazioni
economiche e attraverso i dati contabili rimane, di essa una fonte d’informazione per coloro che indagano sulla storia
delle azienda.

2° presupposto

L’azienda agisce dinamicamente ai cambiamenti dell’ambiente attivando processi di omeostasi economico-finanziaria.

L’azienda come un organismo vivente domina e si adatta ai cambiamenti ambientali in modo dinamico modificando e
innovando la struttura, l’obiettivo e gli strumenti sulla base delle proprie esperienze/conoscenze. Perciò come un
essere umano adotta un comportamento che può modellare relativamente alle situazioni da lui vissute. Si può quindi
dire che l’azienda prende decisioni che presuppongono a) la definizione di un obbiettivo b) la predisposizione e l’uso di
strumenti atti al raggiungimento, al controllo e se necessario alla correzione di tali obbiettivi. Questi obiettivi tuttavia
devono essere raggiunti con la consapevolezza e la responsabilità di modificare lo scenario che la circonda.

Configurazione 2C-2D

La configurazione 2c-2d rappresenta come ogni decisione presa dall’azienda modifica una precedente situazione
conoscitiva, per cui ai fini di poter decidere razionalmente attraverso l’utilizzo di mezzi e comportamenti idonei al
raggiungimento degli obiettivi preposti è necessario che le aziende dominino questo fenomeno.

Secondo questi obiettivi l’azienda genera tre tipi di decisioni:

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● Strategiche: possono essere sia di gestione esterna ovvero relative ai mercati, sia di gestione interna relative
ai piani industriali. La strategia aziendale si riferisce alla gestione di sviluppo che riguarda la specializzazione
nei processi di produzione e l’armonizzazione delle dinamiche ambientali con la gestione aziendale.
● Tattiche: ovvero si riferiscono alla gestione dei miglioramenti che riguardano il a) miglioramento
dell’utilizzazione delle risorse e il b) miglioramento dell’efficienza tecnologia e organizzativa dei processi di
acquisizione delle risorse, di creazione e diffusione del valore creato.
● Complementari: si riferiscono a)l’organizzazione del lavoro, (cioè alla disposizione dei rapporti d’autorità, di
responsabilità e di delega) b)al lavoro occorrente per svolgere determinate procedure che possono
riguardare la fabbricazione e l’apprestamento di specifici volumi di prodotti e servizi, c)ogni atto giornaliero
che permette la vita corrente dell’azienda.
Omeostasi

Per spiegare come un’azienda riesca ad agire dinamicamente ai cambiamenti dell’ambiente cioè alle sue mutazioni,
viene introdotto un nuovo termine ovvero omeostasi. Per omeostasi s’intende quel processo, attivato
autonomamente dai sistemi interni all’organismo grazie alle informazioni tratte dal DNA, che genera una condizione di
equilibrio in ogni organismo vivente e che permette la normale attività delle cellule e dei tessuti. Diversa è però
l’omeostasi aziendale in quanto seppure dotata di sistemi interni addetti alla percezione di situazioni di non equilibrio,
il loro ripristino e riparazione dipende, da organi abilitati, che tenendo conto della situazione prendono decisioni sulla
base delle loro conoscenze. L’insieme di quest’ultime quindi si può definire il DNA di un’azienda.
Come in tutti gli organismi, il loro completo equilibrio dipende dall’equilibrio di ogni organo al loro interno,
nell’azienda l’equilibrio unitario è il riflesso del particolare equilibrio di ogni organo da cui è composta. Infatti, per
esempio nel caso in cui un determinato organo non riesca a generare un valore di risorse maggiore di quello
consumato il processo di omeostasi si attiva andando a prelevare dal patrimonio le risorse mancanti al fine di
ristabilire l’equilibrio dell’organo.

3° presupposto

L’azienda ha una propria coscienza e anima, pertanto adotta un sistema di valori cui adegua i propri comportamenti.

[Per cultura s’intende le fattispecie di scambi tra individui e tra essi e l’ambiente ovvero l’insieme coordinato degli
obiettivi che contraddistinguono il modo e la qualità di vita di un popolo.]

Ogni azienda adotta un proprio sistema di valori che può decidere di esplicitare in quella che si chiama carta dei valori.
In essa si raccolgono tutti i principi a cui si devono uniformare sia le attività di gestione interna che le attività di
gestione esterna. Non è cosa semplice definirla in quanto esprime il riconoscimento dei valori storico-tradizionali da
sempre adottati dall’azienda, ovvero l’individuazione di un “filo rosso” comportamentale da sempre seguito
dall’azienda. Perciò ogni azienda ha il proprio sistema di valori unico e irripetibile. La sintesi dei valori propri e di quelli
ambientali definisce configura quella che è la cultura aziendale. Perciò i fattori significativi della cultura aziendale
sono: - la struttura del tessuto socio – economico in cui si sviluppa e si articola l’attività dell’organismo aziendale con
particolare riferimento all’ordinamento giuridico- istituzionale dell’ambiente. – la tipologia d’azienda e il codice di
comportamento.
Il concetto di cultura aziendale ha avuto una forte evoluzione sia qualitativa che quantitativa. Ciò si spiega con la
correlazione esistente tra i livelli di conoscenza e le tipologie e i criteri d’uso degli strumenti gestionali. Infatti in
risposta alle mutate richieste conoscitive i manager hanno continuamente ricercato nuovi strumenti o modificato
quelli tradizionali per dominare l’impiego delle risorse disponibili e documentare l’efficienza delle decisioni assunte.
Per cui si è reso evidente che l’uso continuo e ripetuto di specifici strumenti gestionali ha espanso e affermato nuove
tipologie d’azienda, criteri di conduzione nei mercati e promosso nuove culture aziendali.

Cultura antropologica
[Con cultura antropologica si intende l’orizzonte dei valori della comunità, che si manifesta nelle loro motivazioni
personali o meglio negli interessi che orientano l’operare degli individui. In poche parole essa rappresenta l’unione di
varie dimensioni culturali che oltre a quella economica comprendono quella giuridica, religiosa, politica, scientifica. La
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cultura aziendale è la valenza economica di una dimensione della cultura antropologica.]


Sembra possibile correlare il concetto cultura a quello di patrimonio. Entrambi sono formati da un eterogeneità di
elementi permanentemente coordinati in un tutto unitario durevole nel tempo. A differenza di quelli patrimoniali gli
elementi culturali di una popolazione possiamo immaginare che siano inseriti in un “pacchetto” o “settore” che andrà
a formare insieme ad altri elementi il patrimonio collettivo. Quest’ultimo insieme al settore natura andrà a formare a
sua volta il patrimonio ambientale.

CORRELAZIONI ED INTERDIPENDENZE FRA CULTURA ANTROPOLOGICA E AZIENDALE

Infine la cultura aziendale si prefigge la definizione e il perseguimento di un determinato obiettivo che raggiunge con
l’utilizzo di specifici strumenti di decisione e controllo. L’uso di tali strumenti comporta all’interno dell’azienda, la
nascita e lo sviluppo di nuove competenze e conoscenze negli operatori aziendali. La sintesi di queste conoscenze
genera una nuova cultura aziendale che va a modificare quella precedente e contemporaneamente ad incrementare la
cultura antropologica.

4° presupposto

L’azienda possiede capacità di comunicazione.

Come un organismo l’azienda comunica con i suoi simili sulla base di simboli e codici. Questi possono essere tradotti in
informazioni grazie alle quali le aziende comunicano. Le informazioni costituiscono perciò atti di comunicazione
ovvero rapporti di scambio tenuti da un organismo aziendale con un altro che opera nel medesimo tessuto
economico.
Le informazioni su cui si basa lo studio economico aziendale perché ritenute più affidabili hanno origine contabile e
sono i dati contabili. Nascono dal bisogno di tenere memoria di determinati fatti o eventi e si pongono lo scopo di
offrire informazioni utili a coloro che devo decidere se continuare o modificare gli atti amministrativi intrapresi. Infine
dalla coordinazione e dall’ entità dei dati contabili si possono trarre informazioni decisive sul continuo flusso di storia
di un azienda. Motivo per cui questi dati da sempre rappresentano la piattaforma informativa sulla quale assumere
decisioni.

5° presupposto

L’azienda memorizza gli eventi.

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Essendo un organismo vivente l’azienda memorizza gli eventi e quindi fa storia. L’azienda come organismo ha una
propria identità. Con essa si avvale della memoria che è il risultato del cumulare degli eventi. Tali eventi a livello
aziendale si traducono in dati contabili, la quale sintesi rappresenta la memoria aziendale. L’azienda utilizza altri mezzi
per memorizza gli eventi come i regolamenti interni, i contratti, i protocolli, i verbali delle riunioni e i documenti di
programmazione e pianificazione. Tuttavia a noi interessano gli eventi che si traducono in dati contabili di carattere
quantitativo - monetario poiché rappresentano la situazione economica – finanziaria della dimensione gestionale. I
dati contabili sono molto importanti in quanto attraverso essi si traduce la Storia della ragioneria e delle aziende.
Questa è l’insieme delle dinamiche vissute dalle aziende che ne testimoniano il loro divenire. Il dato contabile è perciò
simbolo della cultura aziendale in quanto la sua successione e variabilità riflette il cambiamento comportamentale,
non solo della cultura aziendale ma anche di quella antropologica.

6° presupposto

L’azienda è in grado di fare previsioni

Sulla base delle proprie conoscenze ed esperienze vissute l’azienda effettua delle previsioni adottando comportamenti
responsabili in una visione strategica di lungo periodo. In tale definizione si rileva l’importanza dell’acquisizione delle
informazione che andando a formare quelle che sono una serie di conoscenze aziendali sono indispensabili per la
previsione dei mutamenti ambientali. Dai risultati di tali conoscenze l’azienda genera la capacità di prevedere gli
accadimenti futuri supponendo che gli episodi si ripetano in uguaglianza di contesto.

Esiste una forte correlazione tra gli obiettivi da raggiungere e le risorse disponibili ovvero i comportamenti adottati
rispetto ai mutamenti ambientali. Tali comportamenti posso essere: “adattivi o passivi “ cioè quando l’azienda attende
i mutamenti ambientali e in base ad essi uniforma i propri obiettivi, “anticipativi” quando l’azienda anticipa i
mutamenti formulando degli obiettivi in grado di adattare ai cambiamenti, i processi di creazione del valore, i modelli
organizzativi e la tipologia dei beni fabbricati, “attivi o innovativi” quando l’azienda non solo anticipa i cambiamenti ma
è lei stessa a procurali. L’azienda assume così il potere di predisporre obiettivi che essa ritiene più opportuni ed
economicamente vantaggiosi.
Il quadro previsionale si concretizza, pertanto, obiettivi da raggiungere che possono essere classificati per tipologia,
ovvero in base al tempo necessario per conseguirli (obiettivi di breve, medio, lungo periodo), allo spazio economico in
cui devono essere conseguiti (obiettivi interni o esterni) ed infine in base alla loro natura (obiettivi qualitativi,
quantitativi). Dalla armonizzazione e coordinazione di tali obiettivi con le decisone adattative prese dall’azienda è
possibile redigere un documento di programmazione. In tale documento vengono impostate le linee di orientamento
strategico che l’azienda decide di seguire. Perciò è evidente che prevale l’atto di scelta.

Conseguente alla programmazione vi è la pianificazione ovvero la redazione di un piano industriale. Questo consiste
nell’attuazione della programmazione ovvero nella rappresentazione in cifre dei mezzi da ricercare e da impiegare e
degli obiettivi da raggiungere. Perciò è evidente che prevale l’atto di valorizzazione.
La pianificazione si attua in tre fasi la prima della “predisposizione” consiste nell’attuazione delle operazioni per la
realizzazione delle attività scelte, la seconda “impiego” ovvero consiste nella definizione della quantità, qualità e
tempi di impiego delle risorse, la terza del “realizzo” degli obiettivi aziendali e il conseguente controllo e confronto di
tali obiettivi con quelli previsti.
La pianificazione contiene al suo interno quelli che vengono chiamati piani operativi e cantieri di lavoro che indicano
azioni e traguardi più specifici, a validità temporali limitate dando quindi previsioni più puntuali.

7 °presupposto

L’azienda manifesta dei bisogni

Ogni aziende per continuare il proprio percorso di vita deve consumare sia beni materiali che beni immateriali, ovvero
avverte dei bisogni, e dal soddisfacimento di tali dipende il conseguimento dei processi di creazione del valore in
modo razionale e responsabile. In particolare l’azienda necessità di beni strumentali ovvero annuali e di servizi che gli

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consentano di realizzare i processi di produzione. Il bene informazione costituisce anch’esso un bisogno


fondamentale.

Cap 6 Condizioni all’esistenza dell’azienda universale

Ogni azienda per essere definita tale deve presentare determinati condizioni d’esistenza:

1. Deve esse una comunità di persone.


2. Deve avere la disponibilità di un sistema di risorse ovvero di un patrimonio.
3. Deve essere riconosciuta giuridicamente da un istituzione abilitata.
Il coesistere di questi 3 caratteri comporta l’essere dell’azienda perciò è importantissimo che queste condizioni siano
accertate e verificate. La loro coesistenza è fondamentale in quanto essi sono legati indissolubilmente cioè ogni
condizione richiede e ricerca la sussistenza delle altre. Verificate queste condizioni si delineano tre dimensioni
aziendali ovvero quella sociale, economia, e politica. Tale delineamento è fondamentale perché il prevalere di una
dimensione sull'altra determina, i criteri di distribuzione delle responsabilità, i modelli organizzativi , i parametri
patrimoniali e reddituali con quale misurare le performance aziendali.

Cap 7 L’azienda come comunità di persone

Il primo presupposto o condizione a definire l’azienda è la comunità di persone, che deve essere numerosa. In quanto i
componenti della comunità, cioè le persone, in maniera coordinate e organizzata realizzino l’attività economica,
ovvero la creazione di un nuovo processo di valore impiegando strumenti ed utilizzando modalità d’uso derivanti dalle
loro conoscenze. All’interno dell’azienda si forma perciò un legame profondo tra le persone, che si origina dall’intento
di adottare uno stesso sistema di valori e obiettivo da raggiungere. Infatti la collettività viene definita comunità
quando i suoi componenti agiscono reciprocamente e nei confronti degli altri anteponendo, valori, norme, e interessi
della comunità a quelli proprie e di altre collettività. I tratti caratteristici di una comunità si ritrovano nel fatto che i
soggetti che la compongono:

1. Maturano una specifica, unita e condivisa identità.


2. Acquisiscano un determinato senso d’appartenenza.
3. Formino tra i loro rapporti un carattere di solidarietà.
L’adozione di una stessa identità si evince dal fatto che l’azienda adotti determinati comportamenti che la
diversificano dalle altre, mentre il processo con cui si raggiunge un senso d’appartenenza viene chiamato
fidelizzazione aziendale che viene raggiunto attraverso clausole contrattuali o con la promozione di bonus e benefits.
La solidarietà aziendale invece la si ottiene nel momento in cui i successi dei singoli organi vengano visti come il
successo dell’intero organismo socio-economico, mentre le disfunzionalità gestionali come un peso che deve
supportare l’intero organismo.
La condivisione degli obiettivi non si realizza se non si gode di un intenso flusso informativo che per le proprie tecniche
d’esercizio e contenuti quali-quantitativi rende partecipi i componenti della comunità ai processi di sviluppo
dell’azienda. Tali flussi informativi oltre a costituire il cemento che lega ogni organo aziendale ne determina
l’esistenza, in quanto senza di essi l’organismo socio – economico sarebbe in procinto di dissolversi. Ecco perché i
flussi informativi costituiscono l’alimentazione dei processi di sviluppo aziendale. Tali flussi insieme alle metodologie
organizzative ed ad altri elementi determinano l’istaurazione di un positivo clima aziendale. Questo si manifesta grazia
ad una serie di elementi. Oltre a quelli già menzionati, sono relativi alla presenza dell’uomo all’interno di un
organizzazione ed ad i rapporti di gerarchia istauratisi tra gli individui. Data la varietà di questi elementi può accadere
che gli attori interni all’azienda ne sminuiscano l’importanza adottando un comportamento di miopia gestionale che
determina il deterioramento del clima aziendale. Tale deterioramento può determinarsi per un infinita di cause come
l’ottica distopica, o arrogante del capo aziendale o per esempio con l’isolamento di un individuo all’interno
dell’azienda. Quest’ultima causa è particolarmente nociva al clima aziendale in quanto l’individuo perde il senso
d’appartenenza all’azienda alienandosi e adotta un comportamento di noncuranza nei confronti dell’efficacia e
efficienza con cui attua i processi di creazione del valore e menefreghismo per i risultati raggiungi o raggiungibili.

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Ricostituire il clima aziendale è assai difficile quanto indispensabile per la relazione tra il raggiungimento di risultati
economici positivi e clima aziendale.

Tuttavia non è da escludere che all’interno dell’azienda si formino conflitti, la cosa importante è che tutte le persone
della comunità contribuiscano a predisporre le linee strategiche e attuare i piani operativi e poi se si presenta a
beneficiare del risultato economico. In tutto ciò deve quindi prevaricare la concomitanza degli interessi rispetto alla
loro contrapposizione. E’ qui che trova validità la metafora dell’azienda come un caleidoscopio d’interessi che deve
mantenersi in equilibrio ovvero che non si deve manifestare il prevalere di un determinato gruppo portatore di
specifici interessi sugli altri. Nell’insieme delle motivazioni ed interessi seguiti da una comunità o azienda si manifesta
quello che può essere chiamato snodo tra cultura antropologica e aziendale.

Cap 8 Il patrimonio ambientale

Per ambiente s’intende la correlazione e l’interdipendenza tra un area territoriale caratterizzata da specificità
geofisiche, e la comunità di persone che su di essa esercita la propria traiettoria storica e sulla base di determinati
valori istituisce istituzioni, adotta determinati comportamenti e tratteggia quella che è la scala dei bisogni. Di
conseguenza fabbrica beni e appresta servizi per soddisfare nella misura più elevata i bisogni avvertiti. Perciò
l’ambiente può essere visto come un ecosistema le quali coordinate si rilevano nella comunità sociale che vive la sua
storia in un determinato territorio, su cui concretizza il suo divenire creando microcomunità politiche, economiche e
sociali, e sull’ambiente che per le sue caratteristiche geofisiche definisce il comportamento della comunità.

L’ambiente quindi può essere definita come una macroazienda: riferendosi al concetto di azienda come organismo
vivente si individua il nesso con l’ambiente i quali elementi sono costituiti dalle risorse naturali messa a disposizione
per essere impiegate e dalla comunità di persone che abitano in quel luogo ovvero dalle loro conoscenze, abilità,
professionalità e valori. La macro azienda ambiente per perdurare nel tempo si avvale di una struttura unitaria di
patrimoni che sono:

● Il patrimonio delle conoscenze, delle idee delle fantasie, delle capacita innovative e professionali e delle
abilità operative possedute da una comunità di persone che insiste in un territorio e ne determina il proprio
sapere.
● Il patrimonio dei valori storici ovvero quel complesso di valori storici composto dalla comunità che sono
manifestazione della concretizzazione del bagaglio delle conoscenze possedute dalla comunità.
● Il patrimonio naturale relativo alla composizione delle caratteristiche geofisiche di un territorio, nel suo
aspetto originario e nelle valenze che assume dopo che vi è stata posta la mano dell’uomo.
L’uno con l’altro i tre patrimoni si condizionano, caratterizzano e specificano in una visione unitaria e irripetibile.
La prima compagine configura la dimensione culturale della comunità di persone e quindi definisce un potenziale,
la seconda esprime le applicazioni fattuali dei motivi culturali perciò un dato concreto, e realizzato, la terza si
riferisce invece alle risorse messe a disposizione della natura che attendono di essere lavorate e perciò è il
sostegno di quanto l’uomo incessantemente trasformi, accompagni, inventi, ed elabori.
L’ambiente inoltre può essere visto come un contenitore di valori storici in quanto l’uomo vivendo in esso crea
delle opere basandosi su valori ideali o storici. Per valore storico s’intende qualunque cosa riesca a modulare la
cultura della comunità sociale. Perciò data l’importanza dell’ambiente diviene fondamentale adottare un
comportamento responsabile nella gestione e quindi nei suoi confronti in quanto l’essere miopi davanti alla
fruizione di un valore a vantaggio immediato ma che danneggia l’ambiente nel lungo andare, mina la qualità di
vita di quelle generazioni che guarderanno alla nostra come tempi passati. Per evitare ciò occorre introdurre un
sistema d’idee che ricollochi in continuo la posizione nel contesto socio – economica che muta nel tempo
dell’azienda ambiente.

Cap 9 Il patrimonio aziendale come parte aliquota di quello ambientale

Per patrimonio aziendale s’intende l’insieme coordinato delle risorse destinate all’esercizio di una particolare
attività economica. Il patrimonio risulta continuamente mutato e mutevole cosicché la sua struttura quali –

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quantitativa è definita per ogni istante della vita dell’organismo. Esiste una forte correlazione tra i percorsi dei
cambiamenti dell’organismo e tra il patrimonio aziendale. Infatti dalla variazione continua di quest’ultimo dipende
il cambiamento dell’organismo. Perciò si capisce che è difficile cercare di descrivere il patrimonio elencandone gli
elementi e assegnandoli un valore in quanto come entità che fugge ovvero dinamica il patrimonio non esprime un
concetto statico ma in continuo movimento. E’
fondamentale descrivere il concetto di risorsa patrimoniale in quanto non tutte le risorse vanno a far parte del
patrimonio. Un esempio sono determinati servizi che per il loro scorrere e la loro volatilità non entrano a far parte
del patrimonio. Definiremo quindi, risorsa patrimoniale: tutto ciò che è potenzialità di servizi ovvero energia
potenziale, che si rende disponibile. Per essere più chiari si può definire come l’entità del valore incorporato nel
bene.

Patrimonio aziendale come derivazione e parte aliquota di quello ambientale: uno dei valori storici costruiti da una
determinata comunità sociale è il creare delle aziende dotandole di un proprio patrimonio. Quindi anche a livello
della singola azienda è possibile ripetere quanto descritto per la macroazienda ambiente in quanto la
realizzazione dell’idea aziendale conduce a compattare, coordinare e finalizzare parti aliquote dell’universo delle
risorse disponibili in quell’ambiente. Dal macro – sistema del patrimonio aziendale possono essere derivati e
conseguiti dei sub sistemi ovvero dei pacchetti di risorse dai quali ogni azienda deve poter attingere, questi sono:

● Patrimonio delle conoscenze o delle risorse umane: è costituito dalle competenze e abilità della
comunità di persone che vengono sommate per la loro capacità con il fine di formare una forza unitaria
con cui raggiungere gli obiettivi preposti. Si concretizza con la capacità di prevedere i cambiamenti
temporali e le traiettorie di sviluppo della coesistenza umana.
● Patrimonio dei valori storici o delle risorse materiali: Può essere visto come il patrimonio strutturale o
strumentale, ovvero l’insieme degli strumenti coordinati per svolgere l’attività economica, o come le
risorse disponibile di attivazione.
● Patrimonio naturale o delle risorse naturali: costituito dall’insieme delle risorse distribuite dall’ambiente
liberamente disponibili come la luce del sole, quella magnetica ecc…
Non tutte le risorse del patrimonio vengono reperite all’esterno dell’azienda, in quanto essa può decidere di produrle
anche al suo interno, attraverso un processo chiamato fabbricazione in economia. Gli strumenti o vengono prodotti
nell’ambito della propria organizzazione o riciclati da processi di lavorazione. Tali strumenti creati contribuiscono a
definire l’azienda nelle sua struttura o nella sua attivazione.

Cap 10 Limiti conoscitivi dei tradizionali documenti contabili che rappresentano la struttura quali-
quantitativa del patrimonio aziendale.

I documenti contabili presentono dei limiti conoscitivi evidenziati dal fatto che si basano su quella che definiamo ottica
del proprietario e non tengono conto dell’unitarietà dell’azienda. Infatti, emergono difficoltà nell’attribuzione di uno
specifico valore monetario agli elementi che non sono stati oggetti ci compra-vendita, e quindi, al bagaglio delle
conoscenze possedute da quanti operano in azienda e alle risorse naturali consumate nei processi di lavorazione.

Elementi che influenzano la definizione delle informazioni


Per distorsione del segnale informativo e quindi dell’informazione patrimoniale s’intende ogni deformazione subita da
tale segnale che varia i parametri e le proprietà della situazione trasmessa e ne alterna l’immagine percepita e la
conoscenza acquisita. Mentre per interferenza intendiamo ogni informazione trasmessa da aziende concorrenti nel
tentativo di disturbare la trasmissione del messaggio emesso dall’unità economica. Le aziende cosi si possono trovare
ad operare in due situazioni a) caos informativo: quando vi sono numerosi agenti economici che lanciano messaggi
nell’ambiente senza il rispetto di alcuna regola perché inesistente b) mono-informazione: si verifica in situazioni di
monopolio di mercato o regime politico. Per rumore di fondo o di ambiente s’intende invece tutti quegli intralci
all’operare delle aziende che insistono nell’ambiente ed impediscono all’azione amministrativa di svolgersi secondo i
canoni della corretta gestione. La trasmissione delle informazioni patrimoniali avviene attraverso la codifica e la
traduzione in simboli di tali informazioni. Il simboli privilegiati e sintetici che nella trasmissione delle informazioni

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patrimoniali sono i dati quantitativo –monetari che vengono riuniti in un documento nella forma di prospetto
chiamato, Situazione, Stato, o Conto patrimoniale.

Cap 11 Proviamo a definire concettualmente il patrimonio aziendale

Il patrimonio aziendale lo si descrive come una compagine patrimoniale. Si tratta di un entità composta di più parti,
autonome ma che assumono rilevanza e funzionalità logica se considerate nel loro insieme.
Dunque il pt.az è costituito da una serie coordinati di elementi, ciascuno dei quali, nell’istante in cui se ne effettua
l’individuazione e l’analisi, assume uno specifico “ruolo” nelle risorse disponibili ed uno specifico “peso” espresso in
una determinata unità di misura.
Dimensione qualitativa del patrimonio: Analizzando il patrimonio, è di fondamentale importanza determinare se una
risorsa contribuisce a definire ed a comporre la struttura aziendale oppure se trattasi di un elemento che attiva tale
struttura. Ciò è determinabile dal ruolo assunto da ciascun elemento perché attiene alla funzione che essi svolgono. In
tal senso parleremo di dimensione qualitativa del patrimonio perché con la sua rappresentazione si cerca di
documentare gli aspetti che attengono alle caratteristiche funzionali dei suoi singoli elementi.

Funzione: La conoscenza del patrimonio è della massima rilevanza per formulare giudizi sulla capacità dell’azienda: a
raggiungere gli obiettivi gestionali dichiarati di breve, medio e lungo periodo, a svolgere nel tempo i processi di
creazione del valore, a mantenere buoni rapporti con gli interlocutori istituzionali, a rispondere alle sollecitazioni
generate dalle altre unità aziendale e quindi, ad adattarsi ai cambiamenti di scenario. Esso, quindi, è uno strumento di
comunicazione, poiché è atto a trasferire le informazioni che attengono la sua struttura a coloro che desiderano
conoscerla.

Soggetti interessati alla conoscenza del patrimonio aziendale: Sono interessati al patrimonio, gli apportatori del
capitale di rischio, (proprietari, dipendenti, finanziatori esterni), coloro che dettano le regole di comportamento
operanti nell’ambiente (i poteri politico-amministrativi), coloro che contribuiscono all’implementazione di nuovi
processi tecnici di creazione del valore e di metodologie di controllo delle risorse (consulenti).

Cap 12 -13 Quaderno

Cap 14 Passività fittizie

Si distinguono da quelle riconosciute con l’attributo di reali perché non sono debiti, ma si generano per, o un
atteggiamento prudenziale dell’estensore della SP o per la constatazione che il tempo invecchia e deteriore le risorse.
Il loro rilevamento avviene dopo il concretizzarsi dell’apposita attività di integrazione e rettifica delle loro “poste”
inserite nel Passivo patrimoniale.

FONDI DI AMMORTAMENTO: Il fondo ammortamento indica l’ammontare, espresso in termini monetari, del valore
ceduto da un bene a fecondità ripetuta dall’inizio del suo utilizzo fino al momento di analisi. Esso è orientato al
passato poiché rappresenta un valore ceduto che non è più disponibile.
AMMORTAMENTO: o quota di ammortamento s’intende in termini monetari, la ripartizione di un valore globale in
aliquote corrispondenti al valore ceduto da un bene a fecondità ripetuta nell’arco di tempo considerato. Essa
corrisponde al costo di competenza del periodo e quindi, va a costituire uno dei componenti negativi del risultato
economico di periodo. Per quanto riguarda gli effetti patrimoniali, il valore contabile del cespite patrimoniale
(rappresentato dal costo d’acquisto) e conseguentemente quello dell’azienda (ovvero il Patrimonio netto)
diminuiscono.
PROCESSO O PROCEDIMENTO DI AMMORTAMENTO: s’intende la spalmatura del costo storico (prez. di acquisto), cioè
della perdita di valore del bene, sui periodi amministrativi durante i quali quel bene rilascia il valore incorporato.
ATTORI e CAUSE: I cespiti patrimoniali colpiti dall’ammortamento sono i beni a fecondità ripetuta in quanto rilasciano
gradualmente il valore incorporato ad ogni atto di utilizzo. Essi pertanto sono sottoposti al graduale consumo fino al
loro esaurimento. Questo fenomeno può assumere il carattere di deperimento fisico o materiale (usura del bene
materiale, distruzione per fenomeni naturali, ecc..) o talvolta di deperimento immateriale o virtuale (si tratta

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dell’obsolescenza che consiste nella perdita di valore dei beni in conseguenza all’affermazione sul mercato di
innovazioni di prodotto o processo che invecchiano i beni che si hanno).

I FONDI DI ACCANTONAMENTO PER RISCHI E SPESE FUTURE: vengono costituiti per far fronte ad eventi che possono
distruggere, in modo totale o parziale, determinati elementi patrimoniali i cui rischi non sono copribili presso aziende
di assicurazione. Il fondo è orientato al futuro perché rappresenta l’entità del valore accantonato per far fronte a rischi
e spese future.

Sia i Fnd.Amm che i Fnd.Acc alla loro rilevazione comportano:

1. Rettifica dei valori dell’Attivo


2. Il porre il vincolo alla piena disponibilità dell’Attivo investito
3. Il generarsi dell’autofinanziamento
Le P.F sono chiamate “riserve avanti bilancio” o da “utili lordi” perché vengono accantonate prima di determinare il
risultato economico. Il loro accantonamento determina una riduzione del RE di periodo e quindi del PN dell’azienda.
Pertanto il loro accantonamento genera autofinanziamento in quanto impedisce che una parte del valore economico
creato esca dall’azienda (ovvero venga distribuito agli aventi diritto) , ma rimanga disponibile nell’azienda stessa.

METODOLOGIE PER IL LORO CALCOLO

kjjpèpè

Cap 15 L’autofinanziamento/ Cash flow

L’autofinanziamento contrariamente al suo significato è un fenomeno economico in quanto si concretizza nel


trattenere in azienda un parte del valore economico creato. Si può parlare di due tipi di autofinanziamento, quello
patrimoniale o di potenziamento strutturale e quello corrente o di mantenimento corrente.

AUF CORRENTE: s’intende quello che attiene alla necessità che con i ricavi conseguiti dalla vendita dei beni e servizi si
reintegrino i costi correnti sostenuti dall’azienda per alimentare i processi di creazione del valore.
AUF PATRIMONIALE: s’intende quella parte del valore creato dall’azienda e riconosciuto dall’ambiente che rimane al
suo interno ad incremento del patrimonio. A sua volta si divide in:

- AUF DI MANTENIMENTO O DI RECUPERO (Fondi ammortamento e di accantonamento per rischi e spese


future, Fondi TFR, Fnd di liquidazione del personale). Queste sono:
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RISERVE AVANTI BILANCIO O DA UTILI LORDI, in quanto vengono accantonate prima della determinazione del
risultato economico e rappresentano un risparmio volontario.
- AUF DI ACCRESCIMENTO O DI INCREMENTO (Tutti gli accantonamenti a riserva degli utili netti rilevati e
l’eccedenza di tutti quei fondi aventi montanti che superano l’effettivo valore del cespite patrimoniale a cui si
riferiscono). Queste sono:
RISERVE DOPO BILANCIO O DA UTILI NETTI, vengono rilevate dopo il bilancio, e costituiscono un risparmio
forzoso.
AUF LORDO: si ottiene nel momento in cui si considera sia l’AUF di mantenimento che l’AUF di accrescimento.
AUF NETTO: è costituito dalle sole riserve dopo bilancio.
OBIETTIVI: L’azienda attivando una significativa politica di AUF intende raggiungere una serie di obiettivi che si
concretizzano 1) nella sua sopravvivenza e cioè nel suo mantenimento gestionale nel tempo (AUF di mantenimento) 2)
nel predisporre i presupposti per la sua autonoma crescita patrimoniale e operativa indipendente da mezzi finanziari
di terzi.

Cap 17 Il soggetto economico, l’ente aziendale ed il suo riconoscimento giuridico. L’intervento delle
amministrazioni pubbliche in campo economico.

Il soggetto economico dell’azienda è la persona o il gruppo di persone che esercita il supremo potere volitivo
nell’azienda medesima. L’assunzione di tale potere si deve al fatto che tale soggetto ha apportato all’azienda mezzi
finanziari a titolo permanente che andranno a formare i Mezzi propri dell’azienda.
Il soggetto giuridico o titolare dell’azienda è una persona a cui si riferiscono i diritti e gli obblighi derivanti dagli atti di
gestione compiuti dall’organismo socio-economico. Tale soggetto lo si riconosce nel momento in cui l’azienda ottiene
una fisionomia giuridica, cioè assume la dimensione di ente aziendale ed automaticamente viene riconosciuta
dall’ordinamento giuridico. Ciò significa che l’azienda può documentare la sua esistenza diventando in grado di
compiere operazioni di gestione, prendendosi la responsabilità degli effetti delle decisioni effettuate. Il soggetto
giuridico può essere qualsiasi ente che l’ordinamento riconosce come soggetto di diritto: esso può essere sia una
persona fisica nel caso di azienda individuale sia giuridica nel caso di azienda collettiva o societaria. Le persone
giuridiche titolari di azienda possono assumere la configurazione di:

● Associazioni: costituite da un complesso di persone fisiche che si riuniscono e organizzano per il


raggiungimento di un comune obbiettivo.
● Fondazioni: nascono in virtù della permanente destinazione di un complesso coordinato di beni per uno
scopo specifico.
L’esistenza di un ente è assicurata quando si verificano le seguenti condizioni:

1. Persegue un fine lecito


2. Dispone di una fonte di risorse da utilizzare per il raggiungimento del fine preposto
3. Ne è riconosciuta l’esistenza tramite degli atti compiuti da organi delegati dallo stato
1 Tra i fini aziendali si distinguono quelli di interesse generale e particolare.
I 1°sono inderogabili, vengono svolti da enti denominati pubblici in quanto vanno a soddisfare quei bisogni, la cui
manifestazione è percepita dalla totalità della comunità sociale, che li ritiene assolutamente da appagare. Questi
posso essere ulteriormente suddivisi per la loro natura. Ritroviamo gli interessi generali di natura: A) politico-
amministrativa (Soddisfatti dallo Stato, Comuni, Regioni, Provincie ed altri enti delegati da essi, riguardano la
predisposizione delle traiettorie di sviluppo della comunità e la definizione del sistema delle regole a cui tutta la
comunità deve attenersi) B) sociale (Soddisfatti da INAIL, INPS ovvero enti pubblici a cui lo Stato ha affidato l’esercizio
di attività inerenti l’assistenza, la previdenza, l’educazione ecc..) C) economica (Sono conosciuti come enti economici
pubblici, sono quegli enti a cui lo Stato affida l’attività di fabbricazione di beni o l’apprestamento di servizi di
importanza così rilevante da sottrarre tale attività ai privati) D) professionale (Soddisfatti dagli ordini, e i collegi
professionali ovvero associazioni a cui lo Stato riconosce il diritto di tutelare gli interessi delle persone che esercitano
libere attività professionali).
I 2° invece per la loro estensione ridotta e circoscritta ad un numero limitato di persone vengono svolti da enti

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denominati privati. Questi posso essere ulteriormente suddivisi per la loro natura. Ritroviamo gli interessi particolari di
natura: A) sociale (Soddisfatti dagli enti morali ovvero dalle associazioni, fondazioni, società di mutuo soccorso, la lega
ambiente ecc rivolte all’esercizio dell’assistenza e della beneficienza) B) economica (Tutte le aziende sia pubbliche che
private) C) sindacale (Sono le associazioni dei dipendenti e dei datori di lavoro il cui riconoscimento giuridico è previsto
dalla carta costituzionale).

2 Fonte di risorse intesa come patrimonio.

3 Nel senso che il vigente ordinamento giuridico deve consentire l’esistenza all’azienda attraverso il suo
riconoscimento. Questo può essere: A) specifico, ovvero ottenuto mediante un decreto del capo dello stato o di un
autorità pubblica delegata. B) generico, ovvero ottenibile mediante la compilazione e la raccolta di documenti che
attestano la nascita dell’ente e quindi la costituzione dell’azienda, e la successiva presentazione e deposito di quei
documenti presso la CCIAA, per gli enti economici privati o la cancelleria del tribunale per tutti gli altri. Tale procedura
termina con l’iscrizione nell’apposito Registro tenuto dalle due istituzioni.

L’intervento delle amministrazioni pubbliche in campo economico.


Con ciò s’intende ogni atto o fatto che abbia incidenza sull’attività dei soggetti economici operanti nel paese, con
l’obiettivo di eliminare il divario esistente fra l’ordine economico in atto e quello conforme hai fini che
l’amministrazione intende perseguire. Le amministrazioni pubbliche sono chiamati ad intervenire nello scenario
economico per correggere le distorsioni dei meccanismi di sviluppo socio-culturale.
La loro attività si concretizza:

● Nel prelevamento dai soggetti economici nel territorio di mezzi finanziari occorrenti allo Stato per mantenere
e sviluppare l’ordine economico perseguito.
● Nell’erogazione di quei mezzi a sostegno di iniziative.
● In interventi diretti in cui lo Stato diventa attore economico.
In base alla loro ampiezza gli interventi si classificano in settoriali e generali, mentre si scrive in relazione al tempo di
iniziative a valenza di breve periodo o anticongiunturali e di lungo periodo o strutturali. Tuttavia son due le manovre
d’intervento pubblico più utilizzate: la nazionalizzazione delle aziende (data la rilevanza dell’attività esercitata dalle
aziende del settore oggetto di intervento, si riuniscono tali organismi attraverso un operazione di acquisizione, sotto la
giurisdizione di un unico ente pubblico appositamente istituito), la partecipazione statale ( Ovvero quando lo stato
possiede una parte di un azienda poiché una quota dei mezzi propri apportati in azienda appartengono ad esso).
Ultimamente per alleggerire l’intensità dell’intervento in campo economico si sta assistendo al fenomeno contrario
ovvero alle privatizzazioni. Esistono due tipi di privatizzazioni, quella formale (cioè il processo mediante il quale un
azienda di proprietà pubblica viene assoggettata ad un ente di diritto privato), e quella sostanziale (quando il
trasferimento dell’azienda avviene attraverso la cessione sul mercato di quote di controllo della gestione a privati).

Cap18 La struttura organica dell’azienda

L’insieme degli organi costituisce l’organismo aziendale e le correlazioni tra di essi definiscono il modello organizzativo
dell’azienda. Ogni organismo aziendale è plurifunzionale in quanto è formato da più organi ognuno dei quali assolve
ad una specifica funzione.
Per organo aziendale s’intende la parte di un tutto, in grado di apprestare un servizio assemblabile e coordinato a
quello erogato dalle altre parti, sulla base di un preordinato disegno unitario. Possiamo quindi dire che la complessiva
attività esercitata dall’azienda tiene conto della sua suddivisione in aree di servizi, articolate in specifici uffici. Così un
organo può assumere una dimensione più o meno ampia che va da una molteplicità di uffici, fino a raggiungere un
intere area di attività di più servizi.
L’adempimento efficace ed efficiente della specifica funzione da parte di ogni organo richiede che esso sia
costantemente in equilibrio funzionale, nel senso che il confronto tra i flussi di risorse o di energia in entrata si
equivalga a quello in uscita. Nel caso in cui tale condizione non si manifesta l’azienda attraverso la complessa attività
di controllo chiamata rete di controlli, percepisce la causa che ha provocato tale disequilibrio ed interviene
ripristinando lo stato originario.
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Il coordinamento di tali organi può avvenire per 3 motivi di aggregazione:

1. Economico – tecnico: attiene alla realizzazione del processo di creazione del valore.
2. Comunicazionale: si riferisce ai flussi che hanno per oggetto le informazioni e conoscenze che permettono di
congiungere i vari organi aziendali.
3. Normativo - regolamentare: per non lasciare che l’attività di coordinamento sia effettuata in maniera
autonoma e eterogena le attività dei singoli organi vengono normate attraverso l’emanazione di appositi
regolamenti. Il più importante è lo Statuto dell’azienda, il documento strategico di base che contiene le linee
guida strategiche, un manuale operativo e le regole di governo, decise dall’organo volitivo. Sulla base di tale
documento vengono redatti una serie di regolamenti od ordini di direzione validi per ogni singolo organo.
Esiste quindi una relazione biunivoca tra l’esistenza di un organo aziendale e l’assolvimento della relativa funzione. Il
numero delle funzioni non è mai definito una volta per tutte, in quanto il continuo adattamento alle mutazioni
ambientali (innovazioni tecnologiche ecc..) porta alla creazione di nuove funzioni mai avvertite.
Molte aziende realizzano un modello organizzativo che prevede la coesistenza al suo interno di tutte o gran parte delle
funzioni per svolgere il processo di creazione attivato. Ciò implica che l’azienda debba essere dotata, per ogni organo,
di una struttura adeguata alla funzione relativa. Tuttavia in tal caso l’azienda risulterebbe avere una struttura pesante
e quindi, poco flessibile. Negli ultimi tempi si è dimostrato che la flessibilità aziendale è un carattere fondamentale che
non può essere trascurato in quanto da esso dipende la capacità dell’azienda d’ interpretare correttamente il
cambiamento dei tempi, e quindi, di uniformarsi ad essi modificando i comportamenti, i processi e le dimensioni. Per
mantenere questo carattere molte aziende hanno adottato una decisione strategica chiamate outsourcing, cioè
esternalizzazione di funzione. Si tratta di portare fuori dall’azienda una certa funzione, o dando vita ad un nuovo
organismo socio – economico con un suo proprio e diverso ente giuridico o acquisendo servizi da aziende che sono già
sul mercato. Nel primo caso si assiste alla formazione di un gruppo dal perimetro più o meno ampio in cui le nuove
aziende risultano vincolate a quelle di origine da esigenze tecnico operative e legami partecipativi. I benefici
dell’outsourcing si riscontrano:

1. L’azienda acquista maggior flessibilità.


2. La funzione esternalizzata viene appresta con maggiore efficienza ed efficacia, in modo tale da aumentare la
qualità del prodotto fabbricato o del servizio reso dall’azienda madre. Perciò l’azienda diviene più competitiva
sul mercato.

Cap19 La missione o funzione dell’azienda

La funzione di ogni organismo aziendale è quella di creare valore. Per creazione del valore s’intende quel processo
attraverso il quale l’azienda modifica l’originale forma e composizione di beni originariamente disponibili in modo da
aumentarne il valore. In tale processo appaiono fondamentali 3 elementi e una condizione:
1) L’azienda deve essere in grado di acquisire e far proprio il valore presente nell’area circostante o reso disponibile da
altri attori economici. Tale valore si trova sintetizzato in contenitori atti al suo trasferimento, cioè in beni e servizi.
2) L’azienda una volta prelevati quei contenitori dall’ambiente li implementa nel proprio processo di assemblaggio
tendente all’ottenimento del nuovo valore.
3) Il nuovo valore creato viene sintetizzato in contenitori che costituiscono i nuovi bene e servizi che l’azienda offre al
mercato ovvero ai possibili utilizzatori.
Affinché l’azienda renda possibile il proprio ciclo di vita, il valore creato dev’essere diffuso e quindi consumato. Ciò si
verifica al verificarsi di una condizione indispensabile: il nuovo valore creato deve essere riconosciuto dagli attori che
operano nel medesimo ambiente.

Rifrazione culturale
Ogni volta che l’azienda acquisisce dall’ambiente le risorse per alimentare i propri processi di creazione di valore, in
realtà si appropria di cultura dall’ambiente che va a contaminare quella propria. Perciò ogni atto di comunicazione tra

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l’ambiente e l’azienda modifica i suoi valori culturali; essa stessa diventa generatrice e polo di partenza di nuovi e
diversi flussi comunicazionali. Per questo si dice che l’azienda è un convertitore di valore e quindi di cultura.

Le aziende possono essere classificate in base alla missione da loro svolta, si dividono in:
a) aziende di produzione, denominate anche imprese, assumono la funzione della fabbricazione di beni o
dell’apprestamento di servizi
b) aziende di consumo o di erogazione, sono deputate al soddisfacimento dei bisogni umani mediante il consumo del
valore diffuso dal primo tipo di aziende
c) aziende miste o composte le quali realizzano contemporaneamente sia la funzione di produzione che quella di
consumo.
Tuttavia tale distinzione rimane superflua poiché oggi giorno in qualunque tipo di azienda sono presenti quasi tutti i
tipi di funzione.
Tuttavia una valida distinzione può essere fatta per quanto riguarda le aziende che esercitano la funzione di
produzione: 1) le comunità di persone deputate alla creazione di valore nei beni ovvero che creano valore nell’uomo
in modo mediato e indiretto. In questo tipo di aziende si effettua un assemblaggio di valori nei beni cioè si crea valore
mediante l’assemblaggio di oggetti originariamente disponibili per ottenerne altri che sintetizzano maggiori
potenzialità di servizi. 2) le comunità di persone deputate alla creazione di valore nell’uomo ovvero che creano valore
nell’uomo in modo immediato e diretto. In questo tipo di aziende si opera una trasformazione di valore nell’uomo,
attraverso un processo mediante il quale si trasforma il valore dei beni in valori umani: si consuma il valore cumulato
nei beni e servizi ripristinando così le capacità umane.

Cap21 La gestione: definizione concettuale e ricorrenti classificazioni

Per gestione intendiamo il complesso delle operazioni, che vertono sulle risorse dei patrimoni disponibili di ogni
singola unità socio-economica, compiute dagli organi che ne costituiscono la struttura in riferimento alla realizzazione
di un qualunque progetto. La gestione non solo mira alla sopravvivenze e al mantenimento dell’azienda ma anche al
suo constante sviluppo nel tempo. Esiste una condizioni di esistenza affinché la gestione produca gli effetti desiderati:
1) che esista un organo o un sistema coordinato di organi, che assolvono ad un particolare compito ed abbiano il
potere di utilizzare i mezzi e le risorse disponibili per compiere tale compito. L’attività gestionale non è sempre
compito esclusivo di un solo organo poiché il compito di gestire è affidato e diffuso ad ogni livello del modello
organizzativo, risultando così un attività collegialmente e comunitariamente esercitata.
Poiché l’organo aziendale possa esprimere con efficacia la propria capacità gestionale non è necessario che oltre al
potere di disposizione sulle risorse sia dotato anche di quello della fissazione degli obiettivi da raggiungere; In
relazione a quanto detto si configurano due diverse situazioni operative: A) La prima prevede l’esistenza di un azienda
strutturata in più organi i quali si dispongono in struttura piramidale distinguendo il livello volitivo da quello direttivo
ed infine da quello esecutivo, B) La seconda invece considera un gruppo aziendale le cui linee strategiche sono
predisposte dall’organo volitivo della capogruppo mentre alle aziende dipendenti è riservata l’autonomia di delineare
e perseguire obiettivi tattici coerenti con la missione fissata dalla capogruppo.
In conseguenza la gestione viene esercitata dal gestore, colui o colore che amministrano congiuntamente le risorse e
predispongono e attuano linee di azione per conto di terzi. Esso costituisce l’organo direttivo che assume decisioni
tattiche, inerenti all’esecuzione di quelle strategiche prese dall’organo volitivo, e ne controlla gli effetti.
L’attività gestionale si caratterizza per la sua permanenza nel tempo. Infatti tale attività implica la continua esecuzione
delle operazioni fino alla conclusione del progetto intrapreso. Possiamo quindi dire che la gestione presenta due
caratteri principali:

● La continuità della sua manifestazione.


● E la coordinazione sistemica delle operazione in cui si concretizza.
Le operazioni di gestione si suddividono in 1) Esterna 2) Interna 3) Ordinaria 4) Straordinaria 5) Caratteristica 6) Extra-
caratteristica 7) Economia 8) Finanziaria:
1) La gestone esterna riguarda la cosiddetta funzione mercantile, cioè quelle operazioni relative all’acquisizione dei
beni e servizi, e quelle che si riferiscono alla loro successiva vendita.

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2) La gestione interna concerne oltre alla gestione caratteristica dell’azienda, anche le numerose funzioni di servizio
assunte dagli organi di supporto dell’azienda.
3) Corrente o Ordinaria: quella gestione che si riferisce alla routine giornaliera, ovvero a quei fatti che si ripetono
periodicamente.
4) Straordinaria: quella relativa ai fatti amministrativi non ricorrenti nel breve periodo od i cui effetti si rilevano nel
lungo periodo.
5) Caratteristica: inerente al complesso delle op. correlate all’esercizio dell’attività principale e tipica dell’azienda
considerata.
6) Extra –caratteristica: l’insieme dei fatti amministrativi che si attivano in relazione ad un attività secondaria.
7) Economica: attiene alle dinamiche operative che interessano gli stock economici.
8) Finanziaria: attiene alle dinamiche operative che interessano gli stock finanziari.

Cap22 Caratteristiche dei flussi generati dalle operazioni di gestione

Le variazioni subite dagli elementi del patrimonio aziendale conseguono alle operazioni che l’azienda ha instaurato
con altri organismi socio-economici che operano nello stesso ambiente. Qualunque operazione genera un movimento
di energia cioè di valore economico chiamato flusso. I flussi possono concretizzarsi in una massa di beni, di servizi, ma
anche di mezzi finanziari che si muovono da un polo di partenza spostandosi verso un polo di destinazione.
La diversa natura degli oggetti movimentati dalle operazioni di gestione esterna consente di dividere i flussi reali (che
attengono a beni e servizi che dal venditore passano al compratore), e i flussi finanziari, o monetari (relativi al denaro
od ai suoi sostituti che dal compratore passano al venditore). Quindi ogni operazione esterna attiva un rapporto di
scambio cioè un atto mediante il quale un’azienda riceve oggetti di una certa natura e ne cede, in contropartita, altri di
natura diversa. Ciò implica per l’azienda venditrice, la cessione alle altre aziende di beni fabbricati e servizi erogati e
correlativamente l’acquisizione di denaro o di suoi sostituti. Mentre per l’azienda acquirente, implica l’erogazione di
mezzi finanziari a fronte dell’acquisizione dei beni e dei servizi. L’op. di gestione esterna attivando un rapporto di
scambio, genera un flusso bilaterale, poiché i movimenti derivanti dall’op. interessano due oggetti di natura diversa
paralleli, ma l’uno in direzione opposta all’altro. I flussi bilaterali si distinguono in A) semplici o B) composti.
A) Si manifestano per qualunque op. di acquisto/vendita dell’azienda regolata tramite pagamento o riscossione in
contanti. Tali fatti gestionali generano un flusso reale ed un flusso finanziario, di contropartita, di direzione opposta.
IPOTESI A

B) si manifesta quando si generano almeno due flussi in una delle due direzioni del rapporto instaurato dall’azienda
con un'altra azienda. Ez. La contrazione di un prestito con un istituto di credito. In tal caso la situazione può essere
divisa in due parti: 1° si riferisce all’acquisizione di denaro in virtù della concessione del prestito, ed alla sua successiva
restituzione al termine del periodo contrattato. In questa fase emerge un semplice rapporto di cambio tra due oggetti
della stessa natura. 2°attiene all’erogazione, da parte dell’azienda di mezzi finanziari a titolo d’interesse, cioè come
compenso del servizio che essa ha ricevuto per l’utilizzo di mezzi monetari non propri. In questa fase emerge la
caratteristica di scambio del rapporto di prestito e la duplice e contrapposta natura dei flussi che esso ha attivato.
IPOTESI B

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Le op. di gestione esterna attivano anche flussi unilaterali conosciuti anche come trasferimenti.
Tale op. vede l’azienda considerata solo origine o destinazione del flusso originato; possono assumere sia carattere
finanziario, come le sovvenzioni ed i contributi monetari a fondo perduto, quanto reale, come i doni in natura.
Risulta quindi che ogni flusso è definito in funzione:

1. Della natura degli oggetti che si spostano da un azienda ad un'altra che può essere economica o finanziaria.
2. Della direzione di scorrimento degli oggetti, che può essere in entrata, inflows o in uscita outflows.
3. Dei poli di partenza e di arrivo, cioè lo stock dal quale parte e dal quale arriva il flusso.
4. Della sua intensità cioè la quantità di oggetti che varcano la soglia dell’azienda in base all’unità di tempo
presa in considerazione. L’intensità calcolabili sono due: quella istantanea che misura la qta. di oggetti
omogenei relativi ai flussi generati da una singola op. di gestione esterna e quella globale o totale che si
riferisce alla somma delle singole intensità dei flussi della medesima natura e stessa direzione, nell’arco di
tempo considerato di un’ azienda.
Cap23 i rapporti di scambio interaziendale ed il modello a raggiera.

Qualunque azienda risulta, in definitiva un nodo, un polo nel quale convergono o dal quale dipartono insiemi di
molteplici flussi che conseguono ai rapporti od alle relazioni interaziendali attivate. Tra l’azienda e il contesto in cui
vive ed opera si instaura un duplice rapporto: da un lato, l’ambiente agisce sull’azienda come vincolo, opportunità o
minaccia al suo operare, dall’altro nell’ambiente l’azienda entra in contatto con certi clienti, fornitori, finanziatori,
prestatori di lavoro ecc.. trovando un suo specifico inserimento.
Il suo stato all’interno dell’ambiente può essere rappresentato mediante la costruzione di un modello a raggiera al cui
nucleo vi è l’azienda stessa, ed intorno siano collegati aziende terze con le quali essa ha delle relazioni che generano
rapporti di scambio.
L’azienda appena costituita è nuda. Per essere operativa tuttavia sappiamo che essa deve disporre di risorse di
struttura e di attivazione, reperibili cedendo in contropartita mezzi finanziari. Tali risorse possono essere attinte da 1)
fonte interna; in questo caso è il proprietario o i soci ad apportarle. Queste risorse vengono erogate in modo durevole
e perciò remunerate attraverso l’erogazione dei dividendi a chi le ha apportate. In questo caso si genera un flusso
bilaterale costituito da due flussi in entrata, uno di natura finanziaria relativo alle risorse finanziare acquisite
dall’azienda e l’altro di natura economica relativo al servizio goduto dall’azienda nel disporre di quelle risorse. In
contropartita si ha un flusso in uscita di natura finanziaria relativo ai dividendi pagati. Altrimenti devono essere attinte
da 2) fonte esterna: In questo caso l’azienda deve promuovere operazioni gestionali con i finanziatori ovvero gli
istituti di credito, per disporre di quei mezzi finanziari. Questi finanziamenti vengono ricevuti a titolo di prestito perciò
rimangono solo temporaneamente nell’azienda finanziata perché, nei modi contrattualmente previsti, quest’ultima
dovrà restituirle maggiorate di un interesse per il servizio ricevuto. Perciò i flussi in entrata sono gli stessi del 1° caso
mentre in uscita se ne manifesta uno, finanziario, a titolo di rimborso delle risorse finanziare ricevute in prestito e
maggiorato degli interessi.
Ecco quindi che si individua il primo aggregato periferico del modello a raggiera riconoscibile negli attori socio-
economici che concedono alle attività aziendali le eccedenze dei mezzi finanziari di cui dispongono.
Ora l’azienda disponendo dei mezzi finanziari deve ricercare quel valore da destinare al processo di creazione del
nuovo valore. Per questo motivo l’azienda deve attivare dei rapporti di scambio con aziende che possono rendere
disponibile quel valore, sintetizzato in beni e servizi cioè fattori della produzione. Si individua così un nuovo aggregato,
quello dei fornitori di valore economico. I rapporti che si attivano generano dei flussi bilaterali semplici poiché attivano
inflows di natura economica e outflows, in contropartita di natura finanziaria.
Ottenuti i fattori della produzione l’azienda li implementa all’interno dei processi di creazione del nuovo valore in
modo da creare nuovi oggetti. Questi vengono offerti sul mercato per la vendita a quei attori che li ricercano per
soddisfare i propri bisogni. Gli attori sono i clienti i quali dietro la corresponsione in contropartita di mezzi finanziari,
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potranno disporre di tali oggetti. I rapporti generati con essi attivano flussi bilaterali semplici che vedono outflows di
natura economica uscire dall’azienda ed in contropartita inflows di natura finanziaria la cui intensità è misurata dai
prezzi di vendita praticati ai clienti.
Prima di concludere vi è un altro aggregato da rilevare che si occupa di creare quel sistema di valori di cui godono
intensamente le aziende e che le permette loro di continuare il proprio ciclo di vita. Questo attore si riconosce nella
Pubblica Amministrazione (Stato, Regioni, Province, Comuni, Consorzi ecc). I rapporti di scambio che si attivano tra
l’azienda e questo aggregato generano flussi bilaterali semplici poiché ad inflows di natura economica, relativi ai
servizi ambientali goduti dall’azienda medesima ed erogati dalla P.A si correlano outflows di contropartita di natura
finanziaria corrispondenti alle imposte, tasse che l’azienda deve erogare alla P.A.

MODELLO A RAGGIERA

Cap24 L’aspetto economico e quello finanziario dei rapporti interaziendali

All’interno dell’azienda come abbiamo già visto si reintegrano costi sostenuti per i fattori produttivi consumati
mediante i ricavi conseguiti con la vendita dei prodotti fabbricati. Questa situazione concerne l’aspetto economico
della gestione e può essere rappresentata attraverso il circuito economico della gestione. Questa rappresentazione è
relativa alla dinamica dei flussi economici o reali che varcano la soglia di una qualunque azienda e consente di
verificarne la direzione e l’intensità. L’intensità di tali flussi viene misurata durante le op. di acquisto e di vendita. Nel
primo caso si rileva il costo sostenuto dall’azienda cioè l’intensità espressa in termini monetari degli inflows reali
generati da operazioni d’acquisto per disporre di fattori da destinare alla realizzazione dei processi interni di creazione
di nuovo valore; Nel secondo caso si rileva invece il ricavo conseguito cioè l’intensità espressa in termini monetari di
un outflow reale che viene generato da un’operazione di vendita del nuovo valore creato da parte dell’azienda. Dalla
differenza dei costi sostenuti e dei ricavi conseguiti relativi ad un esercizio si può determinare il risultato economico
conseguito. L’esposizione formale delle componenti positive (i ricavi d’esercizio od annuali) e negative (costi
d’esercizio od annuali) del risultato economico realizzato dall’azienda avviene tramite l’utilizzo di un determinato
documento conosciuto come (rendi)Conto Economico.
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Tuttavia sappiamo che ad un flusso economico se ne contrappone uno finanziario di direzione opposta. Questo
delinea un altro aspetto della gestione dell’azienda: quello finanziario. A sua volta anche questo aspetto può essere
rappresentato attraverso un circuito chiamato, circuito

finanziario della gestione. Questo analizza la dinamica dei flussi finanziari che varcano la soglia di una qualunque
azienda, esplicitandone la direzione e l’intensità. Quest’ultime come nel campo economico si misurano relativamente
alle op. di acquisto e di vendita. Nel caso in cui un azienda ricopre la figura di acquirente e quindi acquista fattori per
alimentare i propri processi di produzione, dal punto di vista finanziario essa è sottoposta ad un pagamento ovvero un
uscita. Per uscita quindi s’intende, la misura dell’intensità di qualunque flusso finanziario, cioè la rilevazione della
quantità di moneta o suoi sostituti che nell’unità di tempo considerata varca l’azienda, come contropartita di
qualunque acquisto di beni o servizi. Nel caso della vendita del nuovo valore creato invece l’azienda è sottoposta alla
riscossione ovvero ad un entrata. Per entrata s’intende l’intensità del flusso finanziario che si genera come
contropartita degli outflows economici relativi alla vendita di prodotti e servizi. Esso consente di formulare giudizi sul
grado di liquidità dell’azienda, cioè sulla sua capacita di far fronte ai pagamenti a breve termine. Il raggiungimento di
tale obiettivo viene predisposto nel rendiconto finanziario.

ASPETTO ECONOMICO DELLA GESTIONE ASPETTO FINANZIARIO DELLA GESTIONE

Cap25 L’influenza sul patrimonio aziendale dei flussi generati dalle operazioni di gestione esterna.

Gli effetti dei rapporti di scambio sui singoli elementi del patrimonio non sono sempre identici. Questi rapporti
generano diverse situazioni operative che si concretizzano in:

1. Flussi bilaterali semplici, che suppongono un movimento di beni e una contropartita in denaro, che non
modificano il valore complessivo del Patr.Azn, ma provocano una permutazione negli elementi che lo
compongono, per questo motivo le op. gestionali che li generano vengono definite permutative.
2. Flussi bilaterali semplici, relativi invece all’utilizzo o all’erogazione di un servizio; il loro verificarsi provoca
modifiche nette del valore del patrimonio aziendale (interessando o la cassa oppure i debiti/crediti in
base alla direzione del flusso). Vengono originati dalle op. gestionali modificative.

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3. Flussi bilaterali composti che provocano sia una semplice permutazione degli elementi patrimoniali che
la modificazione del patrimonio netto. Trovano origine dalle op. gestionali dette miste.
Le op. di gestione quindi, nel generare flussi in entrata ed in uscita, modificano significativamente, in relazione
all’intensità di quei flussi, l’elemento patrimoniale che ne costituisce punto di partenza o di arrivo, provocando, per
conseguenza, la continua variazione quali-quantitativa dell’originaria compagine patrimoniale. Questi quindi a causa di
tali variazioni che subiscono divengono continuamente mutevoli.

Considerato un arco di tempo, la differenza delle intensità dei flussi omogenei in entrata e in uscita, che hanno
interessato uno stesso stock patrimoniale, misura la variazione subita dal medesimo stock. Tuttavia, la variazione
subita dallo stock patrimoniale nell’arco di tempo considerato può essere determinata attraverso la differenza tra il
valore finale ed il valore iniziale dello stock medesimo. Pertanto:
1) ANALISI PER STOCK: è quell’analisi che verte sul confronto fra masse patrimoniali apprezzabili in due istanti
successivi e consente di rilevare: l’entità della variazione subita da ciascun elemento, e il segno della variazione cioè se
aumentativa o diminutiva.
2) ANALISI PER FLUSSI: è quell’analisi che verte sulla differenza fra le intensità dei flussi che interessano l’elemento
patrimoniale considerato e consente di documentare le cause della variazione patrimoniale accertata.

Cap26 Il principio della composizione dei flussi bilaterali

La compensazione si riferisce alle intensità di due opposti flussi generati da una qualunque operazione di gestione
esterna; essa è verificata quando quelle intensità, tradotte in termini monetari, assumono il medesimo ammontare
provocando una semplice permutazione delle masse degli elementi del patrimonio aziendale. Possono essere fatte
due considerazioni: 1) la compensazione può manifestarsi in un momento differito, ovvero in un arco di tempo
successivo. 2) il flusso in contropartita può spezzettarsi in più rami, in modo che la definitiva e completa
compensazione avvenga a distanza di tempo.
La compensazione del flusso bilaterale può essere pertanto globalmente o parzialmente posticipata: compensazione
parziale. Nelle op. in cui l’azienda ricopre la figura di acquirente si ha il sorgere dell’impegno a pagare dell’azienda
stessa, si genera quindi, uno stock passivo ovvero di un debito che rimane in evidenza nella sua compagine
patrimoniale fino al completo pagamento. Lo stesso accade nel caso in cui l’azienda ricoprisse la figura di venditrice; in
tal caso si genere uno stock attivo ovvero un credito che rimane in evidenza nel patrimonio fino alla sua completa
riscossione. Perciò di solito nel breve periodo, i flussi reali assumono una velocità ed una tempistica diversa rispetto a
quella dei flussi finanziari. Per questo motivo i costi sostenuti da un azienda in un determinato periodo
amministrativo, che misurano l’intensità degli inflows reali, non possono essere perfettamente contrapponibili
all’ammontare dei pagamenti, relativi all’intensità degli outflows finanziari, ne i ricavi conseguiti a quello delle
riscossioni. Tale uguaglianza si verifica solo nell’ipotesi di un esatta compensazione fra i flussi bilaterali originati dalle
op. di gestione esterna: compensazione totale. La compensazione finanziaria dell’inflow reale può realizzarsi in modo
diretto cioè tra due aziende interessate a intrattenere il rapporto di scambio o in modo indiretto tramite
l’intermediazione di una o più aziende terze. Per esempio nel caso di un acquisto di un bene o servizio il pagamento
può avvenire con risorse finanziare che non sono direttamente provenienti dall’azienda acquirente ma da un azienda
terza che si sostituisce ad esse in tale operazione. L’azienda terza procede al pagamento o impiegando fondi ricevuti in
deposito, dall’ azienda acquirente, o effettuando un op. di finanziamento alla medesima azienda. Al termine di un
qualunque periodo si posso, in conseguenza, rilevare due risultati di gestione, uno a valenza economica e l’altra a
valenza finanziaria.

Cap27 Il risultato economico nell’ottica del proprietario

Il risultato economico esprime la sintesi di fattori economici fra loro contrapposti, manifestatisi in un determinato arco
di tempo, che conducono ad una determinazione quantitativa, espressa in dimensione monetaria. Questi fattori
concernono la somma algebrica dei costi e ricavi in un determinato periodo di tempo. Contabilmente il risultato
economico infatti, si determina, conoscendo l’ammontare dei ricavi conseguiti, dal quale montante si sottrae i costi
inerenti al processo di creazione del valore e la remunerazione spettante alla Pubblica amministrazione. Se il

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montante del R.E è positivo, scriveremo allora di profitto od utile, al contrario se è negativo l’azienda subirà un
perdita.
Tuttavia il R.E secondo l’ottica del proprietario è solo quel valore che egli può incassare.
Ai fini di un corretto suo rilevamento è fondamentale definire l’arco di tempo entro il quale esso deve essere calcolato.
Infatti diventa necessario accertarsi sulla competenza dei costi e dei ricavi al periodo di tempo preso in
considerazione. Per competenza in questo caso s’intende l’attribuzione ad un determinato periodo di tempo, del
valore consumato dall’azienda, relativo ai beni e servizi acquistati oppure di quello concesso a terzi per i beni e servizi
venduti. Ne consegue che
per costo di competenza, si vuole indicare l’intensità dei flussi di valore impiegati dall’azienda nei processi interni di
produzione che hanno origine dai beni e dai servizi acquistati ovvero esso esprime il valore consumato dall’azienda
durante un determinato arco di tempo. Mentre per ricavo di competenza s’intende l’intensità degli outflows
economici che varcano la soglia dell’azienda in quel medesimo periodo ovvero l’esaurimento dell’obbligo dell’azienda
entro tale tempo a cedere valore a terzi. Si
distinguono da quelli sostenuti perché essi non si estrinsecano in un solo momento ma in un periodo di tempo.
Si possono verificare tre differenti situazioni: 1) che il costo sostenuto sia di anche di competenza 2) Il costo di
competenza sia sostenuto in un arco di tempo precedente a quello considerato 3) Il costo sostenuto sia di competenza
solo parzialmente.

Da ciò che si è appena detto emergono due ambiti temporali:

1. Il recente passato: concerne il periodo appena trascorso e comprende eventi e competenze che attengono al
risultato economico realizzato dall’azienda in quel periodo; si tratta di intensità definite costi, e poiché sono
di competenza dell’anno terminato, sono costi annuali o d’esercizio. E d’intensità concernenti i ricavi generati
da op. di vendita di beni e servizi effettuate dall’azienda nell’arco di tempo considerato, che sono anche
chiamati: ricavi di competenza.
2. Il futuro più o meno prossimo: composto invece da elementi che esprimono potenzialità di flusso, cioè 1)
attese di godimento di valore che l’azienda effettuerà in un futuro prossimo o 2) impegni che l’azienda deve
ancora mantenere, nell’erogare servizi a terzi. In questo caso gli stock economici esprimono 1) residui di
valore ancora da utilizzare: vengono denominati costi rinviati al futuro e si distinguono in costi anticipati
pluriennali (andranno a costituire l’aggregato patrimoniale delle IMM.MAT e IMM) relativi al valore dei beni
strutturali ad utilizzo pluriennale e costi anticipati (andranno a costituire l’aggregato patrimoniale delle D.E
nella fattispecie Rimanenze di magazzino) relativi al valore dei beni di attivazione, ancora da consumare.
Anche il residuo diritto all’utilizzazione di un determinato servizio genera a seconda della sua ampiezza
temporale un costo anticipato (Risconto Attivo), od anticipato pluriennale. 2) nel senso di attese manifestate
dall’azienda nel soddisfare l’obbligo a concedere ad altre aziende di godere dei servizi che essa dovrà
erogare. Sono denominati ricavi anticipati o risconti passivi, o ricavi anticipati pluriennale se travalica il tempo
considerato per più anni.
Cap28 Riflessioni brevi sul bilancio

Fare bilancio significa redigere secondo una procedura consolidata il Conto economico e lo Stato patrimoniale. La
qualifica d’esercizio sta ad indicare che i documenti redatti sintetizzano le operazioni di gestione attivate nel
medesimo esercizio a cui si riferisce il bilancio.
La situazione patrimoniale appare come un anticipazione del futuro dell’azienda, cioè sintetizza le potenzialità
inespresse al momento della sua redazione, poiché ogni elemento patrimoniale rappresenta una fonte da cui
l’azienda medesima potrà attingere valore in futuro. Il Conto Economico invece vuole certificare il recente passato
vissuto dall’azienda. Infatti, documenta in termini monetari, il valore goduto o consumato (costi di competenza) e
quello diffuso (ricavi di competenza) durante l’esercizio.

Può accadere che il redattore del bilancio per dolo o per colpa, consideri un costo che è di natura in c/economica,
in c/patrimoniale. Tal manovra causa:

● L’aumento delle IMM e quindi delle Attività


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● La diminuzione dei costi annuali


● L’aumento del P.N e quindi appare lievitato il valore contabile dell’azienda
● La differenza contabile fra i ricavi ed i costi di competenza del periodo risulta incrementata rispetto a
come dovrebbe essere.
Una simile manovra conduce all’annacquamento del P.N poiché viene evidenziato erroneamente un maggior valore
contabile dell’azienda rispetto a quello che invece la corretta rappresentazione avrebbe mostrato. L’annacquamento si
causa anche quando si da una sopravvalutazione alle scorte di magazzino, o non si effettui accantonamenti capienti
nel fondo rischi. Non solo, anche facendo apparire le rendite o i ricavi anticipati, o quelli anticipati – pluriennali in
c/esercizio piuttosto che come elementi passivi del patrimonio si ottiene lo stesso risultato. Tali manovre costituiscono
frode in bilancio. L’annacquamento viene adottato dagli amministratori per ottenere vantaggi in occasione A) di op. di
gestione straordinaria: vendita dell’azienda, o di un ramo delle sue attività ecc.. B) di richiesta di prestiti alla banca.
Questa basandosi su una distorta situazione informativa potrebbe essere indotta a erogare fondi all’azienda
richiedente; Emissione di un P.O C)
della decisione degli amministratori di ripartire utili fittizi al soggetto economico in realtà non effettivamente
conseguiti.
Il redattore tuttavia può fare delle manovre di segno contrario che avranno effetti patrimoniali e reddituali opposti. La
situazione che si viene a determinare in tali circostanze è conosciuta come saturazione del P.N. Un simile effetto può
esser ottenuto:

● Modificando la natura di alcuni costi; anziché considerarli in c/patrimonio come elementi attivi del
patrimonio, vengono supposti in c/esercizio, provocando un incremento dei componenti negativi del R.E
● Svalutando eccessivamente i crediti vantati dall’azienda o le scorte di magazzino
● Considerando in c/patrimonio alcune rendite o ricavi che per loro natura dovrebbero essere considerati in
c/esercizio.
Una simile manovra conduce all’effetto di:
● Ridurre il Valore contabile dell’azienda
● Diminuire il R.E contabilmente rilevato rispetto a quello reale
Le motivazioni per cui gli amministratori sono indotti ad aderire ad una simile manovra sono:
● Far apparire che l’azienda ha subito una perdita anziché un utile
● Distribuire una montante di dividendi in misura inferiore a quello possibile, patrimonializzando così l’azienda
attraverso riserve occulte
● Diminuire le imposte da dare allo stato.

Cap29 Il risultato economico dell’azienda: il Valore Aggiunto Globale

Ogni organismo aziendale preleva valore, rinchiuso in beni e servizi, dall’ambiente in cui è inserito, e ad esso integra,
aumenta, aggiunge una molteplicità di servizi che derivano dai suoi elementi strutturali. Tali servizi sono originati dalle
op. di gestione interna che attengono ai rapporti che si instaurano fra gli organi di una stessa azienda e che si
riferiscono agli atti di utilizzo, di trasformazione o di consumo delle risorse destinate all’implementazione dei processi
di produzione. L’azienda è pertanto un contenitore globale di un miscuglio di consumi riguardanti: i servizi provenienti
dal patrimonio aziendale, quelli che prendono origine dall’ambiente, e infine quei beni a fecondità semplice o di
attivazione.

AZIENDA COME CONTENITORE GLOBALE DEL VALORE CONSUMATO

Beni a fecondità semplice Servizi acquisiti dai sistemi del Patr.Anz

Servizi provenienti dall’ambiente

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Valore consumato o assemblato nei


processi di creazione del nuovo valore

VALORE AGGREGATO: costo della produzione realizzata; intende quantificare in termini monetari i servizi ceduti
dall’insieme dei fattori impiegati nell’attività economica realizzata nell’arco di tempo considerato.
VALORE AGGIUNTO: sintetizza i servizi erogati dai fattori strutturali dell’azienda.
CONSUMI INTERMEDI: Valore che l’azienda ha prelevato dall’ambiente, sotto forma di flussi dei fattori d’attivazione.

METODOLOGIA DI DETERMINAZIONE COMPUTISTICA DEL VALORE AGGIUNTO: OTTICA DELLA RIMUNERAZIONE O


REINTEGRAZIONE DEI FATTORI STRUTTURALI
Il valore che un azienda aggiunge al valore che acquisisce dall’ambiente è individuato dalla somma dei prelievi di
servizi che l’azienda, con i processi interni di produzione, effettua dal patrimonio finanziario ovvero: A) Interessi
corrisposti dall’azienda B) il profitto; più i servizi che derivano dal patrimonio strumentale sono: C) gli ammortamenti
dei beni durevoli e dei diritti pluriennali D) canoni che l’azienda utilizza in regime di fitto o leasing; più i servizi prelevati
dal patrimonio delle conoscenze: E) salari e stipendi corrisposti al dipendente; più l’intensità dei servizi che l’azienda
trae dal patrimonio ambientale: F) le imposte e le tasse corrisposte allo stato.

METODOLOGIA DI DETERMINAZIONE COMPUTISTICA DEL VALORE AGGIUNTO: OTTICA DEL RICONOSCIMENTO DEL
VALORE
Il valore aggiunto sta volta viene rilevato dalla differenza contabile tra il valore che l’ambiente od il mercato riconosce
all’azienda cioè dall’ammontare dei ricavi da essa conseguiti e dalla somma dei fattori di attivazione che costituiscono i
consumi intermedi.

Il documento contabile che espone il valore aggiunto globale è il conto economico secondo la forma scalare. I
beneficiari del valore aggiunto risultano: i componenti la comunità aziendale, i soggetti proprietari, i prestatori di beni
o di risorse finanziarie e i componenti la comunità sociale.

VALORE AGGIUNTO INDUSTRIALE: il fondo da cui trarre le remunerazioni dei servizi erogati dai fattori strutturali , e di
quelli di attivazione che attengono alle funzioni aziendali di completamento e di supporto a quella di natura tecnico-
produttiva.

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