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Torquato Tasso 

Il contesto
La seconda metà del ‘500 è contrassegnata dalla crisi della civiltà rinascimentale:quasi tutti gli stati
italiani perdono la propria autonomia politica passando sotto il controllo della Spagna; tale situazione
rimarrà invariata per oltre 150 anni. Di conseguenza la vitalità delle corti italiane si spegne e ciò
influisce negativamente sulla vita culturale italiana.
La crisi economica intacca le risorse dei mecenati * e determina anche la crisi della straordinaria
stagione d'innovazione artistica e letteraria che aveva dato vita alla civiltà rinascimentale .
* Mecenatismo: tendenza ad accogliere e finanziare letterati e artisti. Mecenate,collaboratore
dell’imperatore Augusto, fondò il circolo letterario al quale appartennero i più grandi poeti del suo
tempo,fra cui Virgilio. 
Questo periodo è definito anche Età della Controriforma( detta anche Riforma Cattolica poiché seguì a
quella protestante operata da Martin Lutero in Germania)in quanto risente profondamente dall’evento
centrale di tale epoca,il Concilio di Trento * (1542-1563) . 
* Il Concilio di Trento si tenne qui e non a Roma poiché si voleva con ciò favorire la partecipazione dei
protestanti (tedeschi) allo scopo di evitare la definitiva rottura con essi.
Con la Controriforma si voleva porre fine alla corruzione morale e al malcostume da anni diffusi nella
Chiesa (causa scatenante della protesta luterana);si ribadirono i principi della fede cattolica e si
condannarono le tesi luterane;si intendeva stroncare sul nascere ogni futura manifestazione di
dissenso. Pertanto vennero prese durissime misure di carattere repressivo, in particolare venne
ripristinato il Santo Uffizio, cioè il sistema medievale dei Tribunali dell’Inquisizione, col compito di
indagare,arrestare e processare protestanti, non credenti, eretici e,in generale, chi manifestava
comportamenti sospetti o diffondeva nuove idee ;alle confessioni,estorte con la tortura,in assenza di
abiura * seguivano condanne a pene fisiche, detentive , a morte attraverso il rogo(come il filosofo
Giordano Bruno);inoltre venne istituito L’indice dei libri proibiti in cui erano inseriti i titoli e gli autori dei
testi di cui era vietata la lettura,in quanto ritenuti contrari alla dottrina della Chiesa(come il”Principe” di
Machiavelli).
La Controriforma determina le nuove caratteristiche della cultura nella seconda metà del ‘500:
all’esaltazione del libero pensiero e della capacità di essere “fabbro del proprio destino”,che avevano
contraddistinto l’età rinascimentale, si sostituisce un angoscioso senso del limite, della colpa e del
peccato,il timore di contrastare la dottrina della Chiesa e di pagarne le conseguenze,evidente in
particolare in Tasso.
La vita(Sorrento 1544-Roma1595)
L’esistenza di Torquato Tasso fu molto tormentata,in particolare a causa della malattia mentale e degli
anni di permanenza in manicomio, dove peraltro continuò a scrivere.
Egli nasce a Sorrento nel 1544, figlio di Bernardo Tasso ( poeta e cortigiano); orfano di madre segue il
padre nei suoi vari spostamenti nelle corti; già a 13 anni matura la sua vocazione poetica anche se il
padre vorrebbe fargli intraprendere gli studi giuridici; a circa 20 anni si trasferisce a Ferrara,dove
conduce una vita serena avendo come amici dei letterati e dove muore l’amato padre. Dopo alcuni anni
inizia a manifestare i segni di una perenne angoscia e di una malattia mentale; all’età di 33 anni
avviene un primo grave episodio : durante una conversazione con una donna di corte aggredisce un
servo con un coltello sentendosi spiato da quest’ultimo; in seguito a ciò viene rinchiuso in un convento
da cui fugge travestito;poi si reca a Sorrento dalla sorella che non vede da tempo,e senza farsi
riconoscere le annuncia la sua morte; successivamente il poeta inizia a vagare senza meta in giro per
l’Italia.Tornato a Ferrara, con la mente ormai offuscata, ingiuria in pubblico il duca Alfonso d’Este che lo
rinchiude nell’ospedale dei pazzi di Sant’Anna; dopo sette anni in cui è preda di intermittenti crisi di
follia, viene liberato grazie all’intervento di Vincenzo Gonzaga,principe di Mantova che lo porta alla sua
corte;presto,però, riprende a vagare per l’Italia fino a quando la morte non lo coglie, come una
liberazione , a Roma all’età di 51 anni,cioè nel 1595 .
La poetica
Tasso espone la propria poetica in un trattato dal titolo “Discorsi del poema eroico”.L’autore definisce la
poesia imitazione della realtà e le attribuisce un duplice scopo:”dilettare”, cioè intrattenere
piacevolmente,e” giovare”, cioè diffondere valori morali ,in quanto ha una funzione prevalentemente
educativa;pertanto il diletto deve essere subordinato al giovamento. 
Il poema epico è un genere narrativo in versi che con uno stile alto racconta azioni esemplari, eroiche
ed illustri;esso è differente dalla storia poiché narra eventi verosimili , non veri,preferibilmente religiosi;
la prevalenza del verosimile non esclude il meraviglioso,meglio se fondato, sulla fede cristiana e quindi
attribuito a Dio, agli angeli e ai demoni. Il poema eroico si distingue da quello cavalleresco proprio
perché veicolo di verità e valori cristiani,anche se la rigida distinzione tra tali poemi viene respinta da
Tasso,che comunque dichiara il poema eroico superiore a quello cavalleresco.
La “Gerusalemme liberata”
La” Gerusalemme liberata”,capolavoro di Tasso e ultima grande opera di genere epico-cavalleresco
della letteratura italiana, è un poema eroico di 20 canti che racconta di alcune vicende della I^
Crociata(1096-1099); esso é dedicato al duca Alfonso II d’Este e viene pubblicato per la prima volta
mentre il poeta si trovava rinchiuso in Sant’Anna, in una versione incompleta e non autorizzata dal
titolo”Il Goffredo” ; poi viene pubblicato, sempre senza autorizzazione, nella versione e col titolo che
oggi conosciamo; infine Tasso, spinto da scrupoli moralistici e stilistici, rivede l’opera per poi pubblicarla
nel 1593 a Roma con il titolo di “Gerusalemme conquistata”,ritenuta molto meno valida della
precedente,ma unica autorizzata.
La “Gerusalemme Liberata” incarna pienamente la poetica di Tasso e ha come fonti principali
l’”Iliade”(Omero),l’”Eneide”(Virgilio) e l’”Orlando Furioso”(Ariosto).
L’opera si basa su alcuni temi fondamentali:
La lotta tra il bene ed il male ,rappresentato attraverso lo scontro tra cristiani e pagani;
Il contrasto,spesso tragico, tra dovere morale e passione individuale,un contrasto generato dalla forza
dell’amore evidenziata in Armida;
La spiritualità religiosa esente dalle tentazioni del peccato,incarnata da Goffredo; 
L’eroismo sostenuto dalla sete di onori e gloria,rappresentato da Rinaldo;
L’amore,spesso infelice,come quello che unisce il cristiano Tancredi alla pagana Clorinda , ma anche la
pagana Erminia al cristiano Tancredi;
Il motivo encomiastico,cioè di lode, che si realizza attraverso Rinaldo,indicato come capostipite della
dinastia estense.
Il messaggio della “Gerusalemme liberata” è certamente sconfortante: nella vita terrena l’uomo è
sottomesso alla fortuna(cioè alla sorte)per cui può riscattarsi solo dopo la morte ,come testimonia la
serenità di Clorinda battezzata in punto di morte. 
Trama
La narrazione inizia presentando Goffredo di Buglione, comandante delle truppe cristiane, che, per
liberare il sepolcro di Cristo, marcia verso Gerusalemme, difesa dal re Aladino.
Fra i guerrieri di Goffredo vi è Tancredi, che si è perdutamente innamorato di Clorinda,che è pagana, e
Rinaldo, futuro progenitore della casata estense. 
Essendo misteriosamente scomparsa un’immagine della Vergine di cui i Saraceni si erano impadroniti,
Aladino vuole uccidere i Cristiani, suoi prigionieri; per salvare i compagni, si accusa e si offre in
sacrificio la giovane Sofronia e, innamorato di lei, anche Olindo si dichiara colpevole.
Aladino condanna i due al rogo ma è dissuaso da Clorinda. 
Non appena i crociati giunsero a Gerusalemme, iniziò l’assedio. Clorinda e Tancredi s’incontrano, ma il
pagano Argante li separa. 
Le forze infernali inviano al campo dei cristiani la bellissima maga Armida, la quale seduce molti
valorosi guerrieri che la seguono dimenticando l’impresa.
Rinaldo che ha ucciso in un impeto d’ira un capo cristiano, fugge per evitare il giudizio di Goffredo. 
Nel frattempo ha luogo il terribile duello tra Argante e Tancredi. Erminia, pagana, teme per la sorte di
Tancredi, poiché si era segretamente innamorata di lui quando, dapprima sua prigioniera, era stata da
lui liberata; il terribile duello viene sospeso e, quando deve riprendere, in sostituzione di Tancredi,
ferito, si offre Raimondo di Tolosa, che viene colpito a tradimento. 
Intanto Tancredi incontra Armida che lo fa prigioniero d’amore.
A questo punto le forze celesti intervengono in aiuto dei Cristiani. Con l’aiuto dell’arcangelo Gabriele,
Rinaldo libera Tancredi e gli altri eroi imprigionati da Armida. Attirato da lei in un tranello, Rinaldo sta
per essere ucciso dalla maga ma lei improvvisamente s’innamora dell’eroe.
Nel frattempo Argante e Clorinda, la quale è turbata poiché ha saputo di discendere da una famiglia
cristiana, si lanciano all’attacco. Su Clorinda, senza riconoscerla, si avventa Tancredi che la colpisce a
morte; quando le toglie l’elmo, straziato dal dolore, capisce di aver ucciso la donna che ama, la quale in
punto di morte chiede di essere battezzata. 
Gli incantesimi del mago Ismeno impediscono ai Crociati di procurarsi la legna per riparare le macchine
belliche; dopo le preghiere di Goffredo, però, Dio manda una pioggia ristoratrice.
Grazie a un sogno premonitore, due inviati da Pietro l’Eremita, varcate le colonne d’Ercole, rintracciano
Rinaldo presso Armida e lo convincono a ritornare a Gerusalemme.
Nell’ultima battaglia, Aladino viene ucciso per mano di Raimondo di Tolosa. 
Armida, temendo di essere fatta prigioniera, tenta di uccidersi, ma Rinaldo la raggiunge e le impedisce
il disperato gesto; a lui la maga confessa il suo amore sincero; Rinaldo, impietosito, le promette la
libertà e la esorta a convertirsi, riuscendo nell’intento.
L’opera termina con l’uccisione del capo dell’esercito nemico per mano di Goffredo, il quale, liberata la
città di Gerusalemme, può entrare nel tempio, deporre le armi e adorare il sepolcro di Cristo.
La lingua e lo stile
Lingua e stile nel poema sono molto elevati; lessico, sintassi e schema metrico creano una
straordinaria musicalità. In particolare,il lessico è quello tipico del genere,come il metro:ottave di
endecasillabi a rima alternata e baciata (negli ultimi due versi) ;la sintassi è caratterizzata dalla
subordinazione(ipotassi).Le figure retoriche sono molto usate, soprattutto metafore e iperboli, difatti
nell’opera vi è il gusto per l’iperbolico e il grandioso che anticipa il Barocco.

Tasso, Gerusalemme liberata


Proemio
Il proemio racconta della fase conclusiva della prima crociata, ossia la liberazione del Santo Sepolcro.
Può essere suddiviso in tre parti: la protasi, l’ invocazione e la dedica. Nella protasi presenta l’
argomento, cioè la prima crociata, nell’ invocazione il poeta chiede la protezione della Madonna e nella
dedica si rivolge ad Alfonso II d’ Este affinché lo salvi. L’ autore colloca il suo capolavoro nel solco dell’
epica classica tradizionale, ma rivendica la novità del poema eroico. Tasso fa riferimento alla
protezione della Musa Celeste, che in questo caso è la Vergine. La cita alla fine dell’ opera, per
proporre un insegnamento morale e religioso. Nella dedica l’ autore si rivolge ad Alfonso II d’Este, lo
salvi e lo guidi, intrecciando il tema encomiastico con quello autobiografico.