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DONNE E CHIESA : UNA STORIA DI GENERE

Prefazione – Tanto tempo fa

L’autrice del libro spiega i motivi che l’hanno spinta a scrivere tale libro. Frequentando la Facoltà
Teologica si rese conto di quanto quegli studi fossero finalizzati alla sola formazione del clero, di
quando fosse considerato irrilevante l’apporto (=l’aiuto) che il sesso femminile avrebbe potuto dare
all’istituzione che frequentava. Dunque decise di orientare le sue ricerche verso la questione
femminile all’interno della Chiesa per individuare i motivi che avevano determinato invisibilità,
marginalità e discriminazione della donna nel mondo cristiano. In particolare voleva conoscere le
donne del passato che nessuno nominava infatti suo obiettivo era dare visibilità alle donne.

Premessa

Marginalità nella marginalità


Le università statali sono attraversate da un pregiudizio anticlericale che considera la storia del
cristianesimo e delle Chiese come materia secondaria. Nell’Italia cattolica manca una solida cultura
che riconosca dignità alla storia religiosa e valore al cristianesimo. A ciò si aggiunge l’assenza delle
donne nelle materie universitarie e nei libri di testo. La storia invece è un intreccio nel quale i
codici del maschile e del femminile interagiscono, si intersecano e si delineano in una vita
socialmente e culturalmente strutturata (= con ciò si intende l’espressione storia di genere).
Dunque focalizzare l’attenzione sulle donne diventa un atto morale che dipende dalla situazione di
invisibilità culturale e istituzionale nella quale si trovano relegate.
Perché l’esperienza religiosa
Le donne costituiscono il cuore pulsante della religione e ne svelano l’identità. Il sentimento
religioso entra nell’esperienza umana e si colora delle sfaccettature che gli uomini e le donne gli
conferiscono. Attraverso il recupero della vita di fede espressa dalla donna e dall’uomo l’identità di
genere non svanisce.
Perché un libro di storia della Chiesa
L’autrice sceglie la storia della Chiesa cattolica come emblematica del rapporto tra cristianesimo e
donne. La Chiesa cattolica nonostante i ritardi ha costituito con la sua tradizione una molteplicità di
esperienze, di idealità e di progetti che hanno influito non poco sull’affermarsi di quei diritti politici
e civili (es. antischiavismo e ridefinizione dell’esegesi discriminante dei testi sacri).
Alcuni campi di ambiguità
Nel ricostruire la rete di rapporti tra donna e uomo bisogna tener presenti alcuni campi
d’ambiguità. Un primo campo di ambiguità è costituito dalla questione della paternità o maternità
delle fonti storiche. Non poche volte ci troviamo di fronte a trascrizioni maschili dovute sia alla
poca dimestichezza che le donne avevano con la scrittura, sia al dovere che il padre spirituale
avvertiva. Il problema dell’autenticità degli scritti riguarda le opere di Angela da Foligno, di Brigida
di Svezia, di Caterina da Siena ecc. Un secondo campo di ambiguità è costituito dai rapporti di
forza. Il monastero ad esempio per tante donne è stato luogo di oppressione ma per altre è stato
occasione di crescita umana e spirituale. Esistono anche rapporti di forza nelle relazioni tra
confessori e penitenti che a volte hanno visto le donne soccombere altre volte resistere con forza.
Ad es. Maria Celeste Crostarosa ispiratrice e promotrice dell’opera dei Redentoristi in parte
ubbidiva ai dettami dei direttori spirituali e in parte era fedele alla sua intima vocazione. Un terzo
campo di ambiguità è quello tra omologazione e originalità cioè tra la tendenza a riconoscersi nei
modelli imposti e la necessità di trovare nuove esperienze identitarie. Un quarto campo di
ambiguità riguarda la dialettica tra principi teorici e realizzazioni pratiche. Tra rappresentazione
teorica e vissuto pratico non c’è sempre coincidenza.
Struttura del libro
Dal punto di vista delle donne è presentata la storia della Chiesa dalle origini ai nostri giorni
articolata in 3 momenti: 1) gli avvenimenti storici per sottolineare le ripercussioni che hanno avuto
sulla condizione femminile (= periodizzazione); 2) il contributo che le donne hanno dato alla
comunità religiosa (= in filigrana); 3) un’esemplificazione attraverso la narrazione di un personaggio
femminile che rappresenta emblematicamente l’epoca in esame (= protagoniste).
I limiti di un testo sui generis
I limiti del lavoro sono dovuti alla finalità dell’opera che non vuole essere una presentazione
completa ed esaustiva dei duemila anni della storia della Chiesa. La riflessione è circoscritta alla
Chiesa cattolica e anche relativamente alla Chiesa cattolica si toccano solo alcune tematiche di
particolare rilievo.

CAPITOLO 1: La rivoluzione mancata (sec. I-IV)

Periodizzazione: da affrancata a emarginata


Gesù non ha lasciato scritti di prima mano ma abbiamo testi che ci parlano di lui. Le prime
testimonianze provengono dalle lettere di Paolo scritte tra il 50 e il 58 del I secolo. Seguono i testi
scritti tra il II e il IV secolo dalla letteratura cristiana definita canonica o apocrifa. I vangeli sinottici
che attingono a fonti comune (Marco scritto intorno al 70, Matteo e Luca tra l’80 e l’85) e il Vangelo
di Giovanni composto alla fine del I sec. parlano di Gesù e della sua vita pubblica. Le narrazioni che
ci sono pervenute sono debitrici di un punto di vista maschile. Un primo momento di svolta,
determinante per la storia delle donne, lo individuiamo nel Nuovo Testamento nelle Lettere
pastorali (prima e seconda lettera a Timoteo e lettera a Tito) erroneamente attribuite a Paolo ma
invece appartenenti a una tradizione successiva. Per la donna il compito era subalterno e ristretto
all’ambito domestico [“La donna impari in silenzio con sottomissione. La donna non può insegnare
né dominare sull’uomo perché prima è stato formato Adamo e poi Eva e chi si rese colpevole di
trasgressione fu la donna che si lasciò sedurre. Ora lei sarà salvata partorendo figli a condizione di
perseverare nella fede, nella carità”. I Tim 2, II-14].

Gesù di Nazareth : un riformatore inclusivo


Anche se non è possibile ricostruire una biografia completa di Gesù, possiamo evidenziare
caratteristiche del suo messaggio e degli stili di vita che ne indicano personalità e specificità a
partire da alcuni elementi storici sicuri: l’appartenenza al popolo ebreo, il battesimo ricevuto alle
soglie dell'attività politica, la predicazione, le pratiche di guarigione, il conflitto con le autorità
religiose, il supplizio della croce imposto dai romani.
Gesù è ebreo, nato sotto il regno di Erode Antipa (7 – 4 a.C.) inserito nella tradizione e nella
religione ebraica e all'età di 30 anni inizia a predicare nelle sinagoghe della Galilea.
-Profeta escatologico : annuncia l'avvento del regno di Dio;
-Messia apocalittico : testimonia la sconfitta del male a vantaggio dei giusti;
-Riformatore autorevole : interpreta con radicalità e libertà le prescrizioni legali ponendo al centro
la dignità della persona umana;
-Guaritore magnetico : attesta la presenza della potenza di Dio e la sua misericordia nelle
condizioni di dolore e di peccato da sanare;
-Predicatore carismatico : instaura rapporti diretti e personali con le persone che incontra;
-Leader religioso : rifiuta qualunque discriminazione religiosa costituendo intorno a sè un gruppo
aperto e antielitario; le donne hanno l'occasione di incontrarlo e di essere al suo seguito.
I Vangeli sono concordi nell'attestare un seguito femminile che accompagna Gesù dall'inizio della
sua missione in Galilea fino alla sua morte a Gerusalemme (es. Maria di Magdala).
Il Gesù dei Vangeli non concepisce la sua comunità come una cerchia di soli uomini. Il suo criterio
non è l’esclusione ma l’integrazione. Con le donne Gesù discute si confronta, discute, offre ascolto.
Le donne non appaiono una categoria a parte né secondaria.

Rifondazione della legge


A una cultura religiosa che separava degni e indegni, puri e impuri, giusti e peccatori, uomini e
donne Gesù pone l’alternativa di una convivenza umana. Secondo le categorie di puro ed impuro
che attraversano la cultura ebraica, la donna a causa delle mestruazioni rendeva sporco l'ambiente
che la circondava, per questo motivo il suo corpo era continuamente tenuto sotto osservazione
perché non contaminasse il sacro. Con Gesù il corpo della donna non è più luogo di impurità: egli
accetta l'incontro con una donna che aveva continue perdite di sangue, ridona la vita ad una
ragazza morta stringendole la mano, si fa toccare dal corpo impuro di una prostituta. Nulla può
rendere immonda una persona, se non il male che compie. Per Gesù bisogna soccorrere le persone
nel momento del bisogno, anche le donne. Nel giorno di sabato infatti guarisce una donna curva
che non riusciva da 18 anni a stare dritta (Lc 13, 10-13).

Superamento del tempio


Il tempio era luogo esclusivo di presenza della divinità. Il racconto presente nel vangelo di Giovanni
(Gv 4) parla di Gesù che rivela all’impura e scismatica donna di Samaria che i veri adoratori
adoreranno il padre in spirito e verità. Il vero culto per Giovanni proviene da Dio come dono e non
dall’uomo bisognoso di purificazione; non ha dunque più bisogno di alcuna mediazione. Il centro
della vita religiosa non è il tempio. Il nuovo culto attinge alla vita dello spirito. Per questi motivi
l'ultima cena non può essere esclusiva dei discepoli maschi, ma certamente le donne che lo
accompagnavano erano presenti.

Patriarcato infranto
Le parabole della misericordia in Lc 15 rappresentano Dio non come padre tiranno, giudice
impetuoso bensì come padre misericordioso che accoglie il figlio che si è allontanato e che cerca
senza condannare chi si è smarrito. La parabola della moneta perduta richiama l’immagine di una
donna di casa per descrivere Dio e la sua volontà di cercare ciò che è perso. Il dio di Gesù non
vuole sottomissione ma imitazione. Parla di amore, annuncia e promette felicità e speranza.
Attraverso i suoi gesti e le sue parole annuncia la misericordia di Dio e il suo perdono.

La morte, le donne e la fede nel Risorto


Gesù è morto crocifisso, giustiziato come ribelle intorno al 7 aprile del 30. Le donne che lo hanno
seguito non lo abbandonano ma lo accompagnano negli ultimi istanti prima della morte, sono
presenti sotto la croce e sono anche le prime annunciatrici della tomba vuota (Maria di Magdala,
Maria madre di Giacomo minore e di Ioses, e Salome). L’apparizione pasquale alla Maddalena e
agli altri discepoli permise al gruppo di ricompattarsi dopo la morte del maestro e di dare un
significato salvifico alla sconfitta dell’uomo Gesù. Gesù dunque risorge nella fede dei discepoli.

Paolo e le donne : liberate dal giogo della legge


Di formazione giudaica, Polo di Tarso è tanto legato alle tradizioni ebraiche quanto aperto verso il
mondo pagano. Non conobbe direttamente Gesù ma da oppositore che era ne divenne un
propugnatore. Delle 13 lettere che portano il suo nome solo 7 sono autentiche (Prima lettera ai
Tessalonicesi, Prima e Seconda lettera ai Corinti, Lettera ai Filippesi, a Filemone, ai Galati, ai
Romani), le altre 6 sono state scritte tra il 60 e il 140 da suoi discepoli (Seconda lettera ai
Tessalonicesi, Lettera ai Colossesi, agli Efesini, Prima e Seconda lettera a Timoteo, Lettera a Tiro).
Paolo non voleva rivoluzionare la società e le sue leggi: piuttosto il suo interesse era centrato sulla
possibilità offerta a tutti di diventare creature nuove, liberate nello spirito dalla legge e dal peccato.
Con il battesimo si entra a far parte a pieno titolo della nuova comunità salvifica, sia donne sia
uomini con pari dignità.

Interpretazioni controverse: il velo


Alcuni brani presenti nelle Lettere paoline presentano difficoltà interpretative: la richiesta alle
donne di Corinto di usare il vero e di osservare il silenzio nelle pubbliche assemblee. Questi due
passi sono stati recepiti e interpretati come divieti assoluti e universali. Le donne di Corinto
sentirono con particolare forza la liberazione operata dalla fede in Cristo proclamata dallo stesso
Paolo. Per affermare meglio la propria emancipazione rifiutavano l'uso del velo sul capo, avvertito
come simbolo di inferiorità e di diversità dagli uomini. A Paolo stava a cuore che l'assemblea si
svolgesse con ordine e sobrietà: il velo sarebbe stato segno di dignità e di rispetto.

Il silenzio delle donne


Nelle Lettere pastorali viene proibito alla donna l’insegnamento per non sovvertire l’ordine
familiare e sociale con le differenziazioni dei ruoli sessuali stabiliti e con l’organizzazione dello
spazio suddiviso in domestico assegnato alle donne e rituale o pubblico consentito agli uomini.

Da comunità fluide a chiese


Non mancarono conflitti all’interno delle esperienze di fede, in modo particolare tra il gruppo
costituitosi a Gerusalemme osservante della Legge, del culto del Tempio e che rivendica autorità e
quello dei giudei che metteva in discussione la funzione mediatrice della legge mosaica, chiedendo
libertà dai vincoli del Tempio e del sacerdozio. I contrasti provvisoriamente superati nel concilio di
Gerusalemme del 49 dC portarono a un processo di separazione e distinzione della matrice
ebraica. Gesù è il salvatore di tutti gli uomini e solo la fede nel Cristo morto e risorto determina
l'appartenenza al popolo di Dio. La separazione definitiva dal giudaismo e la configurazione di
religione autonoma avvennero con un lungo processo durato circa 100 anni, segnato da tragici
avvenimenti: la distruzione del secondo tempio di Gerusalemme (70dC) e la sconfitta giudaica nella
seconda rivolta contro Roma (135dC) che accentuarono la presa di distanza dei seguaci di Cristo
dalla comunità ebraica ormai dispersa e raccolta intorno alla guida rabbinica. Le comunità post –
paoline (60-140 d.C.) si avviarono verso un processo di stabilizzazione attraverso il consolidarsi di
un’organizzazione gerarchica in linea con le strutture sociali del tempo. Il rispetto dell’ordine della
Chiesa doveva corrispondere all’ordine sociale riconosciuto. Alle donne spettava dunque un ruolo
marginale. In Asia Minore circolava uno scritto autorevole "Gli atti di Paolo e Tecla" dove si
affermava una leadership femminile. Tecla discepola di Paolo si travestiva da uomo per seguire
l’apostolo e non avere impedimenti. Ella battezzava, insegnava e predicava. La figura di Tecla non
scomparve grazie alla pellegrina Egeria che nel diario del viaggio che fece in Terrasanta le rese
omaggio visitando il suo santuario a Seleucia. Il processo di istituzionalizzazione delle comunità,
l'accettazione delle strutture gerarchico-patriarcali e la ripresa degli elementi culturali
confermarono l'emarginazione delle donne.

Religione dell'Impero
I cristiani non costituiscono un pericolo per lo stato nè sono un gruppo sociale alternativo, anzi,
sono i garanti dell'ordine del mondo. Le persecuzioni sono uno specchio significativo delle
peculiarità della fede cristiana perché mettono in evidenza l’incompatibilità tra l'atteggiamento
distaccato del pagano e il tumulto di emozioni e passioni dei cristiani pronti a morire per andare
incontro a Dio. Le donne ebbero un ruolo fondamentale nel martirio; ricordiamo ad es. l’anziana
schiava Blandina che incoraggiava i suoi compagni di martirio ad andare incontro alla morte.
I tentativi falliti da parte degli imperatori di superare la crisi dell’impero attraverso la valorizzazione
della cultura pagana a discapito della fede cristiana portarono al cambio di rotta con Costantino
che nella religione cristiana vide un fattore di ordine e stabilità. L’editto di Milano del 313
rappresentò una svolta determinante per l’affermazione del cristianesimo in quanto equiparava il
cristianesimo agli altri culti. L’editto di Teodosio nel 380 considerò il cristianesimo unica religione.
Costantino volle salvaguardare gli equilibri del potere imperiale garantendo la pace religiosa e
sociale. La posizione di Ario che per difendere l’unità di Dio contestava il concetto di trinità e
considerava il figlio creato dal padre quindi a lui subordinato fu condannata nel concilio di Nicea
presieduto nel 325. La formula elaborata per la quale il figlio è della stessa sostanza del padre non
risolse le controversie che perdurarono nei secoli. Le donne trovavano una collocazione soltanto
all'interno di un'organizzazione sociale ed ecclesiale gerarchicamente stabilita con ruoli e funzioni
che non ne mettevano in discussione la stabilità e i quadri simbolici. La femminilità fu riservata a
Maria ed al suo culto.

In filigrana : discepole ed apostole


Dai testi canonici che compongono il Nuovo Testamento e dalla letteratura cristiana dei primi secoli
le donne appaiono come figure positive e significative. Apostola degli apostoli è Maria che viene da
Magdala, città della Galilea e da qui il nome di Maddalena. Il termine apostolo non era riservato
solo agli uomini in quanto i requisiti richiesti sono i seguenti: essere testimoni oculari della
resurrezione, aver ricevuto il mandato di predicazione del signore ed essere stati discepoli nel
cammino terreno di Gesù. Di Maria di Magdala parlano tutti e quattro gli evangelisti. A capo delle
donne che sono al seguito di Gesù, nei vangeli la Maddalena viene sempre nominata per prima:
delle altre non si hanno notizie sicure. Presente alla crocifissione e alla sepoltura di Gesù, a lei
appare il risorto che la designa come prima destinataria e annunciatrice della Pasqua del Signore.
Maria rappresenta il popolo di Israele rimasto fedele a Dio e che aspetta il compimento della
promessa. Tra le discepole ricordiamo Maria e Marta di Betania, due sorelle che vivevano in
autonomia e che occupavano un posto di rilievo tra le seguaci: Maria riconosciuta come discepola
della scuola di Gesù e Marta donna della diaconia.

Battezzate in Cristo a servizio nelle comunità


Le comunità delle origini nascono e si incontrano nelle case, luoghi di accoglienza, preghiera ed
evangelizzazione. Le donne di Paolo hanno ruoli attivi nella comunità, impegnate nel campo della
carità, del diaconato, della catechesi, dell'evangelizzazione, della missione e dell'apostolato. Ci
troviamo in presenza di donne attive e autonome che svolgono ruoli di accoglienza, di apostolato,
sostegno, guida, in comunità non ancora dotate di una struttura ministeriale. I dati a nostra
disposizione testimoniano dunque la presenza attiva delle donne nelle comunità e l’atteggiamento
di stima e collaborazione che Paolo aveva nei loro confronti. Sia nei vangeli sia nelle lettere paoline
troviamo il termine "Diaconia" (= servizio) riferito anche alle donne. E’ un termine che implica
compiti da svolgere nell’ambito della comunità e che attengono a opere di assistenza, di apostolato
o all’espletamento di alcuni riti sacramentali. Tra le donne che svolgevano ruoli di servizio
all'interno delle comunità troviamo le vedove e le diaconesse. Le vedove avevano funzioni di
collegamento tra le persone e di insegnamento, potevano istruire le catecumene, assistere le
giovani donne che ricevevano il battesimo per immersione e aiutare le ammalate. Inoltre avevano
un posto riservato nelle assemblee liturgiche, sedute attorno al vescovo quando celebrava
l'eucarestia. Le funzioni delle diaconesse erano limitate rispetto a quelle dei diaconi e il loro
compito era richiesto per motivi di decenza e opportunità dovendo svolgere un'attività di
assistenza femminile. Collaboratrici del vescovo, il loro servizio poteva riguardare l’unzione
prebattesimale delle donne adulte, l’accoglienza dopo il battesimo, la cura delle ammalate e la loro
unzione, la preparazione delle defunte alla sepoltura, la cura del luogo di culto, la preghiera
liturgica, la distribuzione dell’eucarestia ecc.

Il dono della profezia


La profezia esercitata dalle donne è esperienza accertata e documentata. Troviamo una forte
esperienza profetica nella martire Perpetua: le sue visioni furono considerate manifestazioni dello
spirito santo. Lei stessa racconta di quattro rivelazioni avute e anche se tali esperienze erano legate
all’ambito degli affetti domestici e privati, il suo martirio, per il valore di mediazione che assumeva,
le conferì il ruolo di profeta rafforzato dalla libertà di parola esercitata nei confronti di Dio e delle
autorità umane. La forte presenza femminile è attestata anche dal particolare richiamo alla figura
di Eva interpretata positivamente. Già alla fine del II secolo il cristianesimo prenderà le distanze
dalle manifestazioni incontrollabili della profezia femminile e orienta le donne al silenzio.

Clarissimae Feminae
Grazie al ruolo delle donne presenti nelle classi alte dell'impero, il cristianesimo penetrò nelle
famiglie più illustri divenendo motore di consenso e diffusione. Della libertà della donna cristiana
abbiamo diverse testimonianze, oltre quelle presenti nella letteratura martirologica dove non
poche volte ci troviamo in presenza di donne che rinunciano ai rapporti materni o filiali per non
rinnegare la propria fede. Giustiniano narra di una romana di buona estrazione sociale che
convertita al cristianesimo cercò invano di allontanare il marito da una vita dissoluta. Finì con il
separarsi e il marito al denunciò come cristiana. Tertulliano riferisce il caso del governatore della
Cappadocia Claudio che per vendicarsi della conversione della moglie si fece persecutore dei
cristiani. Papa Callisto (217-22) permise alle ragazze e alle vedove appartenenti a famiglie
senatorie, che no volevano decadere dalla loro condizione sposando uomini di classe inferiori,
l’unione anche con schiavi purché cristiani. Tale relazioni erano vietate dal diritto romano,
disapprovate dai costumi. La scelta delle aristocratiche cristiane si indirizzò verso un’esistenza fatta
di rinunce.

Protagoniste: (la martire Blandina – "la nuova fede rendeva la schiavitù impossibile")
I martiri muoiono per testimoniare Cristo infatti affermano Cristo Signore come unico valore di
fronte al quale tutto diventa relativo, parziale, secondario. La persecuzione e il martirio di Blandina
e dei cristiani di Gallia tra il 177-78 sono narrati nella lettera delle comunità di Lione e Vienne alle
Chiese d’Asia e di Frigia. La martire Blandina era una donna anziana e dalla corporatura esile, fu
crocifissa come Cristo rimanendo fedele al suo credo e spronando i suoi compagni a rafforzare la
propria fede; accoglie la morte pregando, come se fosse invitata ad un banchetto e non
condannata alla morte nelle fiere. L’esperienza del martirio mette in luce il superamento delle
differenze di ceto, sesso, etnia di fronte alla testimonianza di fede.

2.Le dinamiche di potere:interculturazione e assestamenti(sec.5-12)

periodizzazione : l'alto medioevo come lotta per il potere


la posizione della donna a ridosso dell'editto di Teodosio subì molti cambiamenti; i padri della
chiesa condivisero una cultura che poneva al centro la superiorità naturale dell'uomo-maschio. La
donna aveva comunque la possibilità di riscattare la propria debolezza, superando il proprio sesso
e, spogliandosi della sua femminilità, assumento i caratteri virili che la equiparavano alle capacità
morali e spirituali degli uomini (muliervirilis).
Il 12 secolo vide l'affermazione della riforma gregoriana e ribadì la netta subordinazione della
donna all'uomo, ma le donne non rimasero passive dinnanzi a ciò e misero in atto azioni sia di
appoggio che di contrasto alla creazione del sacro romano impero. Non furono esenti dalle logiche
del potere, usate con la stessa spregiudicatezza e crudeltà degli uomini.
Antropologia asimmetrica e sessualità mortificata:
gli autori cristiani furono concordi nel confermare l'imperfezione e l'insufficienza della natura della
donna, nata per essere subordinata all'uomo; attinsero alla filosofia greco-romana e ad alcuni brani
della scrittura e, pur con le dovute differenti sensibilità interpretative, hanno consegnato una
tradizione nella quale l'infirmitas mulieris (infermità delle mogli, inferiorità, subalternanza) era
considerata una realtà ovvia ed immutabile. Il maschile era, al contrario, il paradigma positivo al
quale guardare e con il quale bisognava confrontarsi.
Sottoposta a disciplina severa, la sessualità fu l'ossessione della società cristiana che andò
radicalizzando i valori ascetici soprattutto con la diffusione e l'affermazione del modello monastico.

Monasticizzazione del clero:


il processo di gerarchizzazione e sacralizzazione del clero diventò sempre più marcato a partire dal
4° secolo. Si insisteva per allontanare il clero dalle donne:
 monachesimo modello indiscusso da imitare
 distinzione e separazione degli ordines: monaci e sacerdoti – laici
 la purezza è simbolo della superiorità e della sacralità sacerdotali
NB: la castità richiesta al clero allontanava le donne sia da ruoli sacramentali sia da posizioni di
potere.

La fine del diaconato femminile, svuotato ormai di ogni contenuto, e la conseguente esclusione
delle donne da qualunque forma di ministero a motivo del limite ontologico della loro natura
sessuale le confinarono alla pratica della preghiera e dell'ascesi, e gli scrittori cristiani, celibi, si
impegnarono nella stesura di un numero copioso di opere dedicate alla verginità e indirizzate ad
esse. La divisione dei ruoli e degli spazi teoricamente prospettati non conosceva nella realtà una
rigida applicazione e l'inferiotà o subalternità femminile verbalmente proclamata veniva smentita
nei fatti dai rapporti che gli scrittori cristiani instauravano con le loro madri, sorelle, amiche e
discepole.

Modelli pedagogici controllati: verginale, vedovile e coniugale


la scelta monastica venne presentata come occasione di riscatto per la donna, che così si rendeva
indipendente dai legami familiari, si sottraeva agli obblighi matrimoniali ed era libera dalle
imposizioni di procreazione.
La prima regola rivolta esplicitamente alle donne fu quella elaborata in Gallia da Cesario di Arles
per la sorella Cesaria, la quale guidava il monastero di San Giovanni, per il quale chiedeva, tra
l'altro, la clausura come garanzia di stabilità. Successivamente Chiara d'Assisi formulerà una regola
scritta da una donna per le donne: era in contrapposizione alla regola benedettina scritta per gli
uomini e valeva anche per le donne.
La vedovanza:
l'attenzione rivolta alle vedove fu molto significativa, l'ordine delle vedove (nel quale si poteva
entrare a fare parte dopo i 60 anni di età e specchiata virtù) già dal 6° secolo non fu più così attivo
come nei primi secoli, dove ricopriva compiti di assistenza e di educazione. Tuttavia le vedove
furono sempre oggetto di interesse da parte degli scrittori cristiani, che ritenevano fosse
importante valorizzarne il ruolo all'interno di una pedagogia di elevazione spirituale della
cristianità.

Matrimonio:
per quanto riguarda le spose l'attenzione dei pensatori cristiani fu orientata nel confermare la
famiglia di tipo patriarcale, che nessuno pensò di mettere in discussione. Lasimmetria cristo-chiesa
non poteva essere usata a vantaggio delle donne ma, al contrario, era funzionale alla disparità dei
rapporti coniugali e ribadiva, se mai ce ne fosse stato bisogno, che il marito era capo della donna.

Maria Theotòkos
Maria diventò oggetto di devozione e culto nei vissuti di fede di tutta la cristianità, investendo i
campi della liturgia dell'arte e della letteratura. Nell'esperienza maschile celibataria non poteva
mancare un ideale mistico di donna che controbilanciasse l'immagine negativa del femminile.
Dopo l'epoca dei concili, la riflessione sulla madre di Dio assunse nuovi connotati e la sua acquistò
una tale autonomia da affiancare quella di Cristo. A sostegno dell'importanza di Maria
consideriamo anche il posto che occupa nella religiosità dell'Islam, unica donna nominata nel
Corano.

In filigrana: Ascete e monache


per comprendere le spinte che invogliavano le donne verso la vita ascetica non possiamo
trascurare le condizioni reali e le difficoltà che incontravano nella quotidianità dei rapporti con gli
uomini -> molte ragazze rifiutavano il matrimonio per aderire alla fede cristiana, numerose vedove
rinunciavano ad un secondo matrimonio per dedicarsi alla preghiera e al raccoglimento, potendo
svolgere in una nuova indipendenza esistenziale delle opere significative di carità ed
evangelizzazione.
Fondazione di monasteri gemellati (maschili e femminili) in cui entrambi i sessi seguivano la stessa
regola e lo stesso sistema di vita. Il monachesimo assunse sempre più i caratteri di un fenomeno
elitario e soprattutto a partire dall'epoca carolingia rappresentò un luogo di rifugio per le figlie
aristocratiche.

Badesse:
i monasteri femminili ebbero un alto valore simbolico e un importante ruolo strategico e politico
nel rendere stabile e visibile il prestigio e l'autorità delle famiglie nobili in esse rappresentate. Le
badesse esercitarono un'enorme influenza nella cultura anglosassone tra i secoli 7-8°. grazie a loro
in inghilterra si potè affermare il cristianesimo. Le badesse erano vere e proprie sovrane sul loro
territorio, esercitavano la giurisdizione sia sul clero (sotto la loro autorità) sia sulle popolazioni
dipendenti direttamente dal monastero. Un potere legato alla loro condizione sociale e per molti
versi analogo a quello maschile, inserito nel sistema aristocratico e feudale della società.
NB: alcuni riti di ordinazione per abati e badesse non presentavano differenze

Regine:
le condizioni di inferiorità della donna (obbligata a vivere sotto tutela di un uomo) trovava la sua
eccezione nella condizione della nobile, alle quali non era impedito l'esercizio del potere. Il potere
femminile, che prendeva forma in molteplici espressioni concrete, veniva elogiato o biasimato
dagli autori cristiani a seconda di come era esercitato: se per il bene della chiesa a garanzia della
fede e dell'ortodossia o se, al contrario, per danneggiarla.
A differenza della tradizione romana (ostile al potere delle donne) che le escludeva dalle cariche
pubbliche, la cultura bizantina invece riconosceva la regalità femminile; la moglie non solo
condivideva la sovranità del marito ma se vedova aveva la reggenza in attesa della maggiore età del
figlio maschio e trasmetteva il potere attraverso un nuovo matrimonio.
Il principe dinastico, contrariamente alla monarchia militare elettiva presente nelle popolazioni
barbariche, consentiva alle donne di esercitare il potere.

Il potere delle donne sul papato:


il potere arrivò nelle mani delle donne, conquistando il papato con un'intricata ed efficace
costruzione di rapporti personali ed influenze politiche. La teologia del 12° secolo rimosse le donne
dai luoghi del potere. Un esempio di conquista del papato femminile si ha nella vicenda de "la
Papessa", che regnò dall'853 all'855, sotto il nome di Giovanni 8°, considerata dagli storici alla
stregua di un mito o una leggenda medievale. Secondo la leggenda si trattava di una donna di
nome Giovanna, inglese, educata a Magonza che, per mezzo dei suoi convincenti ed ingannevoli
travestimenti in abiti maschili riuscì a farsi monaco ed a salire al soglio pontificio. La narrazione
vuole che non praticasse astinenza sessuale e rimase incinta di uno dei suoi amanti e, durante la
solenne processione di pasqua, la folla entusiasta si strinse attorno al cavallo del pontefice che si
impaurì, reagì violentemente e le causò un travaglio prematuro. Scoperto l'inganno, la papessa fu
fatta trascinare per le strade di Roma legata per i piedi ad un cavallo ed in seguito fu lapidata a
morte dalla folla inferocita. Altre versioni sostengono che morì per il parto prematuro. Il suo
successore, Benedetto 3°, si assicurò che il suo predecessore -la papessa- venisse omessa da ogni
archivio storico.

Protagoniste: il Goleto e Montevergine – Maria, la grande madre, guida la chiesa


l'eremita Guglielmo da Vercelli, laico e predicatore, fondò attorno al 1135 ne cuore del regno
normanno il monastero di Santo Salvatore, primo monastero doppio sia maschile sia femminile, le
aree per gli uomini erano separate da quelle delle donne ed entrambe le comunità erano unite
dalla stessa regola e sotto un'unica autorità: la badessa. Il "goleto" divenne rapidamente una
potenza economica. Le prime tre badesse, nobili, furono Febronia, Marina I e Agnese, e si
impegnarono in modo particolare. Nel 1191 il Goleto fu dichiarato indipendente e la badessa
governava anche sulle terre circostanti. Con il tramonto della potenz normanna decadde anche il
monastero, inoltre influì anche il grande scisma d'Occidente e la decadenza dei benedettini. Guerre
e brigantaggio avevano privato il monastero di rendite e beni, violando la clausura delle monache.
Il 24 gennaio 1506 il monastero del Goleto fu dichiarato dipendente da quello di Montevergine e
qualche anno dopo divenne solo maschile. Il monastero di montevergine fu dedicato alla vergine
Maria.
Il 2 febbraio si festeggiava fin dal 6° secolo la festa di purificazione (prima pagana poi dedicata a
Maria) che segnava il passaggio da inverno a primavera, tutt'oggi i femminielli salgono in
pellegrinaggio verso il santuario di Montevergine, il quale è simbolo di ritorno al mistero della vita,
passaggio dalla morte alla luce (inverno-primavera), superamento di ambiguità e differenze,
incontro con la madre che protegge i suoi figli.

3. La riforma Gregoriana e il rinascimento femminile (sec. 12-15)


periodizzazione: fra teologia dell'esclusione e auto-consapevolezza femminile
i secoli 12-15 furono complessi, pieni di fermenti culturali e rivolgimenti politico-religiosi, a partire
dal 12 secolo compaiono sulla scena pubblica le donne che, con un'inedita capacità di scrittura
manifestano una consapevolezza di sé che si esprime soprattutto con la narrazione della propria
esperienza del trascendente. Due percorsi cronologici:
 dalla riforma gregoriana (1046 – 1122) alla pubblicazione del manuale per gli inquisitori
(Malleus Malleficarum, "il martello delle streghe", 1486)
 dalla badessa Eloisa (1101-1164) alla scrittrice Cristina da Pizzano (1365-1430)
il primo percorso segna l'affermarsi di una teologia che consacra la subordinazione femminile, il
secondo percorso fa emergere la scrittura femminile come consapevolezza di identità e dignità.

La riforma gregoriana ed il celibato ecclesiastico:


papa Gregorio 7 (1073 – 1085) ha influito sulla storia delle donne: la sua riforma volle trasformare
la chiesa in un'istituzione monarchica dal potere centralizzato con l'esaltazione del primato di
Pietro.
Monasticizzazione del clero + teologia dell'ordine sacro riservato esclusivamente agli uomini
maschi a cui vengono riconosciuti tre poteri fondamentali:
 potere d'ordine
 potere di magistero
 potere di giurisdizione
NB la donna è figlia di Eva, responsabile della caduta, impura per eccellenza

Antropologia asimmetrica:
per difendere il celibato occorreva avere un'immagine negativa del femminile. Fu significativo
l'apporto di monaci e maestri di teologia nel modellare un'antropologia asimmetrica funzionale
alla società clericale. -> elaborazione dottrinale (teologia dell'esclusione) , si tradusse in chiave
giuridica nel Decretum Gratiani (decreto di Graziano) con le note ripercussioni nella vita della
società occidentale. La letteratura e l'arte iconografica trasmisero con grande forza persuasiva la
concezione che il serpente fosse raffigurato con il volto della donna.

Il controllo dell'alterità femminile:


predicazione ed Inquisizione
nei movimenti eretici le donne si mostrano autonome e intraprendenti, il tribunale
dell'Inquisizione intervenne per colpire e condannare qualunque devianza, teologica o morale.
Le streghe: da superstizione a inquisizione
la visione negativa del femminile e l'angoscia del demonio portarono a quella che potremmo
definire la "notte dell'anima": la ragione accecata trovò nelle donne il capro espiatorio delle
proprie frustrazioni. La stregoneria era fino ad allora considerata una superstizione e, dunque,
tollerata o arginata come tale. Alla fine del 1400 assunse connotati di una vera e propria eresia e si
aprì quindi l'epoca di caccia alle streghe -> non più medioevo, ma età moderna

in filigrana: il rinascimento femminile


il ceto medio femmnile a partire dal 12° secolo rappresentò una svolta indicativa di profondi
cambiamenti: le donne e i laici fecero il loro ingresso da protagonisti sulla scena religiosa e politica,
cercando di realizzare le proprie aspirazioni in risposta alle mutate condizioni economiche e
culturali.

I movimenti pauperistici*: le donne, Francesco e la sequela Christi


*pauperismo medievale: Il pauperismo fu un sistema di pensiero spirituale, caratteristico di alcuni
esponenti degli ordini mendicanti e di altri predicatori cristiani durante il medioevo. In
contrapposizione con l'opulenza delle gerarchie ecclesiastiche, i pauperisti intendevano basarsi
soltanto sugli insegnamenti e sugli esempi di Gesù Cristo così come sono riportati dai Vangeli;
predicavano l'altruismo e una vita modesta, e la preminenza delle ricchezze spirituali sopra quelle
materiali.

All'interno del grande movimento di riforma della chiesa, nato nell'ambito monastico-clericale e
affermatosi con vigore anche tra i laici, emersero il modello ideale della vita apostolica e l'esigenza
di vivere imitando la semplicità dei primi cristiani. E i vangeli divennero la norma e l'appello a
seguire la via indicata da Cristo. Francesco con le sue scelte di vita mise in crisi la società
gerarchizzata dal punto di vista spirituale. Egli superò la separazione/opposizione tra chierici/laici:
la sua era una fraternitas nella quale trovava accoglienza chiunque volesse seguire il Cristo povero
e desiderasse instaurare relazioni non di potere ma di reciproco sostegno.
NB: mentre i frati erano impegnati in aspri conflitti tra loro le donne legate alla spiritualità di
Francesco appaiono come fedeli eredi di alcuni tratti del suo pensiero.
Coralità e soggettività femminile: la Bibbia come luogo d'identità
nel medioevo la percentuale delle donne alfabetizzate era molto bassa. L'educazione era finalizzata
alla conoscenza dei rudimenti di una vita di fede devota. L'apprendimento delle scritture era
limitato. Le donne si riconobbero in molti atteggiamenti descritti nella Bibbia, i quali vennero
interpretati a loro modo.

L'alternativa mistica: caritas e profezia


per le donne medievali l'intelligenza della fede non si fondava su conoscenze o speculazioni
teoriche, ma maturava l'incontro con l'amore che l'ascolto della parola suscitava. Nella scrittura le
donne cercavano la "rectissima norma vitae humanae" conciliando teologia e spiritualità, binomio
che conobbe un'irreversibile frattura con la filosofia scolastica. L'esperienza mistica diventò una
chiave interpretativa che dava vita alla parola scritta espressa dall'anima illuminata da Dio. Le
mistiche erano attente ai sacri testi ma anche consapevoli della necessità del loro superamento. La
verità sta al di sopra del libro che, alla luce dell'esperienza mistica, risultava essere strumento
povero.
NB: l'esperienza di Dio è la chiave interpretativa che le donne del medioevo adottarono per la
comprensione del testo sacro: non si trattava di una sua interpretazione intellettuale che
comportava l'analisi minuziosa dei versetti, ma riguardava l'incarnazione nella vita, fisica e
quotidiana, di quel messaggio di salvezza ascoltato, letto, meditato e, soprattutto, assimilato
nell'incontro d'amore. Solo il mistico poteva intendere la scrittura perchè la portava a compimento.
-> integrare attraverso le visioni quello che la bibbia non dice. Nelle donne l'ascolto diventava non
solo estasi e preghiera, parola e scrittura, ma anche pensiero e pratiche di vita, luogo di
intersezione di sentimenti e ragione.

Attraverso l'esperienza femminile i credenti entrarono in una nuova relazione anche con Maria,
madre di Gesù.

Protagoniste: Angela da foligno – fragilità di Dio e riforma della chiesa


1248 – Umbria, Foligno. Angela si sposa ed ha dei figli, nel 1285 ha un'apparizione di san Francesco
d'Assisi e viene così spinta ad opere di carità e cura dei lebbrosi. In poco tempo i suoi cari muoiono
e, rimasta sola, vende i suoi beni ed entra nel Terzo ordine francescano e diventà donna di carità e
misericordia. Con l'aiuto del suo confessore Arnaldo decide di mettere per iscritto in latino la prima
parte del Liber / Memoriale. Narra i trenta passi, la sua esperienza divina, parla di Dio con modalità
che vanno oltre gli schemi dottrinali e la tradizione, fino ad identificare la propria anima con il
cristo stesso. Sperimenta Dio in 3 momenti:
 momento dell'amore : bacia e abbraccia il Cristo nudo nel sepolcro, sostiene che l'incarnarsi
e morire sono il vero volto di Dio
 momento del nulla : Angela sente l'angoscia delle tenebre, la disperazione del non amore
 momento della resurrezione : dietro al nulla si manifesta Dio
Angela non si chiude dietro alle mura monastiche ma si da alla carità e all'aiuto dei poveri,
ammalati, addolorati; diviene profetessa.

4. La chiesa Tridentina e la riforma delle donne (sec. 16-17)


periodizzazione: controllo e fragilità oppositiva
Lutero -> riforma protestante
nascita della compagnia di Gesù + Concilio di Trento(1545 – 1563)controriforma
cinquecento riformatore: bisogno di tornare all'originalità del testo biblico + esigenza di renderlo
accessibile a tutti

Il concilio di Trento (durò ben 18 anni, dal 1545 al 1563): i padri conciliari affermarono che la
scrittura contenesse in sé la verità ma al tempo stesso l'insufficienza formale. Occorreva che la
tradizione e la chiesa garantissero l'intelligenza autentica dei testi sacri, ponendoli al riparo da
qualunque falsa ed eretica esegesi. Il concilio di trento avviò azioni di riforma che ebbero
essenzialmente come esito la crericalizzazione e la verticalizzazione della struttura ecclesiastica.

La clausura e la riforma monastica:


la clausura venne giustificata come incarceramento volontario e si decise di scomunicare chiunque
l'avesse violata -> riorganizzati gli spazi monastici, adeguamento architettura alle nuove normative
che dovevano rendere invisibili le donne, separandole dal mondo.

Il corpo negato: l'invisibilità del corpo consacrato


l'architettura cercò di tradurre lo spirito di Trento, conferendo visibilità alla chiesa cattolica in
quanto istituzione. Invisibilità dei corpi femminili.

Il corpo scrutato, controllato, annientato:


il corpo femminile divenne oggetto di particolare attenzione da parte degli organi istituzionali, civili
e religiosi attraverso una politica della sessualità orientata verso un ferreo controllo. Nella società
lacerata dalle lotte confessionali, impoverita dalle pestilenze e dai disastri naturali, era necessario
trovare una causa: l'origine di ogni sciagura fu attribuita al male nel mondo, operante attraverso il
corpo delle streghe -> colpa delle donne.

La chiesa trionfante
Roberto Bellarmino, cardinale, rappresenta la teologia della controriforma. L'obbedienza era
cardine strutturale e i laici non erano che ricettori passivi della verità autorevolmente manifesta.
Nella visione di Bellarmino l'immagine di Dio risentiva della teologia apogetica, appariva eterno e
senza mutazioni, re trionfante, capo della chiesa. La salvezza passava per la sola obbedienza.

Il processo a Galileo Galilei fu determinante nella storia della chiesa cattolica, rappresentò un
arresto e una condanna verso la ricerca scientifica, causa di arretratezza culturale. Ciò si rispecchiò
anche sulle donne, stereotipate come "maligne".
Anche l'arte cambiò e fu percepita diversamente, fu inoltre censurata.
Le figure femminili dell'antico testamento furono reinterpretate alla luce di Maria. Si aggiunse il
culto delle reliquie e dei santi.
Le donne sono state tanto protagoniste quanto vittime della storia dell'Europa moderna. ci furono
aspre polemiche sulla natura maschile e femminile.

Le donne e le istanze di riforma


le scritture andavano comprese con la purezza del cuore e non con l'arroganza della scienza:
l'umanesimo si approcciò in maniera particolare al testo biblico.
Girolamo da Savonarola avviò a Firenze una riforma molto intensa, lui si interessava in maniera
particolare alle scritture, rese il convento di San Marco un attivo centro di studi esegetici. Una
figura importante tra i suoi discepoli fu l'illitterata Domenica, che prese gli abiti di terziaria nel
1506 ed acquisì un ruolo carismatico, intraprese un'opera di rinnovamento spirituale e sociale (già
avviata da Savonarola) ove le donne erano protagoniste. La "riforma delle donne" poggiava sul
ritenere la fragile condizione femminile elemento significativo per trasformare la cristianità e
renderla libera da lusinghe e corruzione. Frate Girolamo voleva che la chiesa tornasse ad una vita
di preghiera, meditazione della scrittura, umiltà e povertà.

Anche in Spagna le donne furono protagoniste si un rinnovamento religioso improcrastinabile,


l'Inquisizione spagnola (istituita nel 1478) mutò sensibilmente la configurazione della società
ispanica. La bibbia vernacolare fu vietata, divenne resto anche possederla,stamparla e farla
circolare.
Alumbradas: donne illuminate che rielaborarono interpretazioni bibliche alla luce della propria
esperienza spirituale, in esse la scrittura continuò a vivere. Eta una "riappropriazione della parola"
Vittoria Colonna: marchesa di Pescara, attiva interprete ed unica donna a conoscenza dell' Epistola
de Iustificatione del cardinale Contarini, a favore dei protestanti. Frequentò molte figure
importanti, tra cui Michelangelo, suo buon amico. Il vangelo di Giovanni divenne lettura
privilegiata e capovolse la tradizione che voleva la donna adultera come tremante davanti ai
giudici, vedendola invece come consapevole e in cerca di salvezza.

Le questioni più controverse del momento furono:


- autorità papale
- presenza reale di Gesù nell'ostia
- validità dei sacramenti
- mediazione di Maria e dei santi
- esistenza del purgatorio
Il cinquecento fu un periodo di leadership femminile, donne che sfidavano l'Inquisizione per
aiutare profughi, vittime di guerra, ammalati, etc. Molte donne passarono dalla confessione
cattolica a quella riformata non trovando vita facile nella loro scelta, fu un capitolo drammatico. La
loro condizione intellettuale e la loro rete di amicizie influenti non le sottraevano dalla violenta
repressione da parte del tribunale dell'Inquisizione.

Resistenze e opposizioni:
Con la riforma dei monasteri attuata da Pio V si scatenò la violenta opposizione delle donne che si
barricarono nei monasteri, per ripristinare la disciplina nel monastero di San Festo a Napoli si tentò
un assedio e le monache arrivarono a scagliare pietre dalle mura ferendo e uccidendo alcuni degli
assalitori. Non accettavano il cambiamento di uno stile di vita ormai consolidato. Una delle
conseguenze del concilio di Trento fu il depotenziamento dell'autorità alle donne.

La creatività della vita religiosa


Nonostante la repressione e la censura rimase un margine di autonomia e libertà.
Angelique Arnauld fu la responsabile della riforma dell'abbazia di Port Royal, una lotta al
movimento giansenista (condanne di eresia), le monache si opposero e nel 1709 l'abbazia fu
distrutta. Ai monasteri si affiancarono istituti di assistenza come ospedali, ospizi, conservatori, ritiri,
educandati... Insegnamento, recupero delle giovani disonorate, accoglienza e sistemazione.

Il corpo oblato:
L'oblazione del corpo femminile non fu chiesta solo alle monache, le quali dovevano essere spose
di Dio e Dio soltanto, ma anche alle mogli che dovevano concedersi sessualmente anche ai mariti
violenti, alle madri che dovevano sacrificarsi per i figli, alle prostitute richieste per appagare uomini
bramosi e vogliosi. La società e la famiglia, nonché la chiesa, volevano esercitare controllo sul
corpo femminile.

Coscienza e conoscenza:
Molte donne riuscirono a riflettere su identità e diritti propri; un esempio fu Arcangela Tarabotti,
destinata dal padre alla vita monastica: ella denunciò il sistema delle monacazioni forzate e
dimostrò una discreta cultura e proprietà linguistica e retorica. Nelle sue opere esprimeva tutto ciò
ed in una di esse ("che le donne siano delle spezie degli uomini") rispose al tedesco Orario Plata il
quale affermava che le donne fossero di una specie diversa rispetto agli uomini. Essa richiamò
anche i peccati delle donne facendole entrare nel piano di salvezza attraverso il riconoscimento
della colpa.
Suor Juana de la Cruz: Messico, contesto non solo di missione. Ella era dedita allo studio, alla
matematica, astronomia, musica. Difese il diritto allo studio e fu costretta ad abiurare dinnanzi al
tribunale dell'Inquisizione. La obbligarono a regalare la sua copiosa biblioteca (4000 + volumi) ed a
dedicarsi alla vita rigorosamente ascetica, che la portò alla morte.

Protagoniste: Maria Lorenza Longo e "il teatro della carità"


Nata in Catalogna attorno al 1460, giunse a Napoli con il marito, il quale era membro del consiglio
collaterale del vice regno napoletano. Perse il consorte poco dopo e si ripresentò una malattia che
da tempo l'affliggeva e le impedì di camminare. Nel 1510 decise di visitare la Santa Casa di Loreto
dove miracolosamente guarì e tornò a camminare. Da lì prese gli abiti di terziaria francescana e si
dedicò ai malati e fondò nel 1522 la "casa degli incurabili" per assistenza medica e spirituale aperta
a tutti. Grazie alle pratiche ferree di igiene la peste del 1527 non dilagò nella cittadella. Aiutò anche
le prostitute a lasciare la strada e divennero sue infermiere. Al fine di dedicarsi alla preghiera fondò
il primo monastero di cappuccine intitolato a Santa Maria di Gerusalemme e vi si ritirò nel 1535
affidando la cittadella ad un'amica fidata. Anche le nobildonne prestavano saltuariamente servizio
nella cittadella per aiutare i malati e bisognosi. Ben presto insorsero opposizioni e venne
considerato un errore far gestire un posto così a delle donne e nel giro di pochi anni le donne
furono allontanate dai posti di rilevanza , nel corso del 18 secolo fu affidata la mansione di gestione
al clero.

5.Rivoluzioni e movimenti (sec. 18-19)


La rivoluzione francese è stata lo spartiacque tra antico regime e età a noi contemporanea; la
chiesa subì una svolta drammatica a causa di: rivoluzione, restaurazione postnapoleonica, guerre
risorgimentali italiane, presa di Roma del 1870. Le donne non restarono passive spettatrici,
morirono per la rivoluzione, difesero i valori della cattolicità.
4 percorsi per le donne:
- culturale: impegnate in accademie
- inquietudine spirituale , esperienze mistiche, visioni apocalittiche. Chiesa da salvare e riformare.
- lento affermarsi di una religiosità misurata
- coniugazione della fede cristiana con i principi della rivoluzione
Le donne vennero chiamate ad appoggiare la rivoluzione ed a combattere per essa ma non ebbero
i diritti del cittadino e l'accesso alla politica. (Monaca Enrichetta Caracciolo: aderisce alla causa
garibaldina ed al comitato femminile napoletano per l'emancipazione della donna - suffragista).
Il secolo dei lumi fu per le donne di classi elevate l'occasione di accedere ad alti luoghi di cultura.
Molti uomini di chiesa sostennero le donne. Clemente 13 e Pio 6 condannarono le istanze
illuministe.
Codice del 1804: primo codice civile moderno, ribadì la subalternità femminile agli uomini.

L'onore femminile:
i conservatòri nacquero come luogo di recupero di situazioni a rischio, per donne nubili, separate,
abbandonate, maltrattate, vedove; l'onorabilità delle donne andava difesa. L'educazione si limitava
all'economia domestica, perchè non si insegnava la scrittura alle donne ritenendola pericolosa.
Nel settecento vi furono numerose contraddizioni, le ricchezze e la vanità andavano evitate ma allo
stesso tempo al contrario molti luoghi (es: monastero di Santa Chiara a Napoli) erano sfarzosi e la
vita in questi luoghi era agiata,per accogliere le giovani aristocratiche nella vita religiosa. La
rivoluzione si abbattè su molti luoghi cristiani con le leggi di soppressione, soprattutto su istituti
considerati non utili.
La chiesa romana attuò un severo programma di ricristianizzazione.
L'Ordine della Compagnia di Gesù fi ristabilito nel 1814 sotto Pio 7°.

il cattolicesimo intransigente:
profonde lacerazioni sociali e religiose irruppero nel periodo che va dalla rivoluzione francese fino
alla nascita del fascismo (1919); con la presa di Roma del 1870 il papa si dichiarò prigioniero e vietò
ai cattolici di partecipare alla politica, con due encicliche inoltre la chiesa prese le distanze dalle
istanze di cambiamento che la filosofia illuminista pose.
Il Concilio Vaticano I (iniziato nel 19869, interrotto nel 1870, concluso definitivamente nel 1960
prima del Concilio Vaticano II) aprì una spaccatura ancora più profonda e non pochi credenti
presero le distanze da Roma, nacque nel 1873 la chiesa veterocattolica.
Sotto il pontificato di Pio 9° numerosi articoli ribadivano l'inferiorità delle donne e la loro
sottomissione e ci si oppose a qualsiasi significativo cambiamento della condizione femminile.
Anche lo studio di arti liberali e scienze era loro precluso. Venne però approvato il crearsi di un
movimento cattolico femminile.

L'inerranza della Bibbia:


Antonio Martini tradusse nel 1757 la Bibbia in italiano e, per due secoli, la sua opera fu considerata
la traduzione ufficiale della Chiesa cattolica e venne ristampata oltre quaranta volte. Egli contribuì
con quest'opera non poco alla costruzione dell'immagine femminile, ne mise fortemente in luce la
debolezza e l'inferiorità di natura. Con un'enciclica papa Leone 13° afferma che la Bibbia è del tutto
priva di errori e Dio ne è l'autore.

In filigrana: Il crepuscolo della mistica


le donne non furono supine esecutrici davanti alle direttive della chiesa. Molte di esse sentivano la
necessità dell'istruzione e si rivolsero a luoghi di formazione, tra cui le pionieristiche scuole
popolari delle maestre pie. Il rinnovamento della chiesa doveva passare attraverso l'educazione
delle donne.
Dopo gli interventi della rivoluzione sui monasteri, molte monache vennero dirottate in altri
conventi o spinte alla vita laica, i monasteri divennero opifici, ospedali, caserme, mutando la loro
impostazione architettonica, anche.

Visionarie e utopiste:
molte donne ci hanno lasciato scritti (resoconti, autobiografie) sulla condizione di repressione ed
intervento rivolti ai comportamenti esuberanti, anomali o dissenzienti. Esempio ne è Maria
Antonia Colle che fu più volte processata, segregata, incarcerata e finì per costruire a Mulazzo una
comunità segreta, una setta, una vera e propria "chiesa invisibile".

Ragione e sentimenti:
Elena Lucrezia Cornaro Piscopia: prima donna al mondo a ricevere la laurea, le fu negata per
opposizione del cardinale la laurea in teologia e ricevette solo quella in filosofia.
L'educazione era riservata alle donne di alto rango, i salotti costituivano luogo di incontro, di
relazioni culturali di alto livello. Si pensava che la debolezza femminile fosse data dalla cattiva
educazione.
A Padova all'inizio del 1723 si decise di ammettere allo studio di scienze e belle arti anche le
donne, ma solo quelle dotate di ingegno e di uno spirito fuori dal comune.
Laura Bassi: prima donna al mondo ad ottenere una cattedra universitaria.
Queste donne scienziate hanno rappresentato un'apertura significativa verso un ruolo femminile
che andava oltre la vita domestica.

L'affrancamento dal potere della chiesa:


tra le donne troviamo delle simpatizzanti appassionate che erano coinvolte in società segrete e nei
movimenti risorgimentali.
Carolina Arienti nel 1797 mise in evidenza i limiti imposti dall'educazione femminile, denunciò le
monacazioni forzate, rivendicò gli stessi diritti e doveri di uomini e donne e la partecipazione
femminile alla vita politica.
Non sempre nette, invece, furono le posizioni delle profetesse apocalittiche.

Durante il concilio Vaticano I si riunì a Napoli un "anticoncilio" a cui presero parte liberi pensatori
ed anche donne, nonché la delegazione del Comitato di Napoli per l'mancipazione delle donne
italiane.
Una profonda inquietudine attraversava quindi il mondo cattolico in questo periodo e, inoltre, la
presenza femminile si fece più forte. Tutto emerse anche e soprattutto nelle opere di scrittrici di
fine Ottocento, le quali resero appieno il senso di irritazione nei confronti dell'educazione religiosa
mortificante per il mondo femminile.

Protagoniste: Leopoldina Naudet, i gesuiti e la formazione delle donne


nacque a Firenze nel 1773 e partecipò a ben tre diverse aree linguistiche e culturali, acquisendo
una cultura ed istruzione non comune. Fu educatrice dei figli del gran uca Leopoldo a Vienna; fu
coinvolta nei grandi avvenimenti che attraversarono l'Europa tra cui i moti rivoluzionari e la
soppressione della compagnia di Gesù nel 1773. incontrò nel suo cammino numrose personalità
influenti con cui costruì un percorso spirituale.
Nel 1799 ebbe l'esperienza nelle Dilette di Gesù, prima regola della nascente società: le donne non
erano obbligate ad osservare la clausura.
Nel 1800 le Dilette danno vita ad una nuova comunità e Leopoldina si trasferisce 7 anni dopo a
Verona con le sue compagne. La comunità si divide in due parti e quella di Leopoldina era preposta
alla formazione di maestre ed all'educazione.
Nel 1816 Leopoldina da vera vita a questo nuovo istituto, entrando nell'ex monastero delle Terese
e ottiene approvazione imperiale ed in seguito anche riconoscimento papale da Gregorio 16°,
pochi mesi dopo Leopoldina muore e viene dichiarata venerabile. Ad oggi è in corso il processo per
beatificarla.
Lasciò una cospicua biblioteca, si impegnò per l'elevazione culturale di tutta la gioventù femminile,
ha chiara impronta gesuitica. L'ignoranza della sacra scrittura non era tollerabile, si insegnavano
inoltre storia, grammatica, aritmetica, geografia, lingua tedesca/francese, disegno, pittura,
economia domestica, principi religiosi e morali.

6. Donne, diritti e democrazia (sec. 20-21)


il femminismo è stato parte costitutiva della storia occidentale, in Italia il riconoscimento della
capacità politica (voto attivo e passivo) aspetterà fino al secondo dopoguerra (1946).
il 20° secolo rappresenta però una svolta, la presa di coscienza delle donne della propria dignità,
fino a Giovanni 23° però si registrerà una resistenza costante dei pontefici al principio di
uguaglianza, i papi fino al concilio Vaticano II difesero strenuamente la visione tradizionalistica e
patriarcale della famiglia, non potevano accettare il capovolgimento della millenaria visione
antropologica. Il novecento ha però conosciuto un faccia a faccia con le richieste delle donne.
Due date significative:
 1907 : enciclica Pascendi, chiuso ogni dibattito teologico e culturale.
 1912 : fu condannata la teologa modernista Antonietta Giacomelli, la condanna stroncò
qualsiasi tentativo di riforma da parte delle donne
con il pontificato di Pio 10° si ha un'ossessione antimodernista, le donne dovettero subire la
condanna delle loro rivendicazioni, numerosi divieti, la negazione di libertà di parola per le laiche,
la condanna del modernismo che fece calare un'ombra sinistra sulla vita della chiesa. Si temeva il
sovvertimento dell'assetto dottrinale e sociale. Pio 10° comunque dovette accettare l'istituzione
dell'Unione tra le donne cattoliche d'Italia, un movimento moderato.
La tragedia delle due guerre mondiali mise in luce il ruolo fondamentale delle donne, nacque la
democrazia cristiana (1942), Pio 12° accettò il voto delle donne e fu sancito e poi messo in atto nel
1946.
tra lo stupore di tutti Giovanni Paolo 23° nel 1959 annunciò unn concilio ecumenico che avrebbe
rappresentato un cambiamento di rotta della chiesa verso la società. Seppe recepire le richieste
delle donne. Anche papa Roncalli, nel 1963, diede un forte impulso al movimento delle donne,
riconoscendo la loro emancipazione, la donna entrava a pieno titolo nella vita pubblica.
il concilio Vaticano II (1962 – 1965) ha segnato una svolta:
 ha aperto alle donne le facoltà teologiche
 ha consentito (grazie a Paolo 6°) alle donne di assistere al concilio come uditrici : 23 donne,
tredici laiche e dieci religiose
 vennero trattati tre temi scottanti introdotti da Paolo 6° :
1 . la regolamentazione della nascite, dichiarando illeciti alcuni metodi
2 . fu chiusa alle donne qualsiasi possibilità di accesso al ministero sacerdotale
3 . fu ribadita l'obbligatorietà del celibato ecclesiastico

Anche Giovanni Paolo II fu attento alle donne, non fu privo di contraddizioni ma operò una svolta
antropologica che superava le discriminazioni sessuali. "la donna deve aiutare l'essere umano a
non decadere. Dio le affida l'essere umano".
Purtroppo però il papa rimase inamovibile e alle donne non fu concesso rivestire alcuna posizione
di autorità all'interno dell'istituzione ecclesiastica.

In filigrana: Movimenti e mutamenti


il novecento è considerato il secolo delle donne, che ha rotto gli schemi, finalizzato al
riconoscimentodi pari dignità della donna, di inserimento a pieno titolo nella vita politica. Mutati
contesti economici, rivoluzione industriale, fasi pre e post belliche, era tecnologica, queste le cose
che portarono ad un miglioramento della vita femminile, una diminuzione della motalità materna e
infantile.

Mutamenti nella vita religiosa femminile:


dopo le dure leggi di soppressione le donne dovettero trovare altre forme di identità comunitaria.
Proprio attraverso la modernità riuscirono ad essere presentiin maniera diversa nella società.
Anche le modalità di sostentamento delle religiose mutarono, non basadosi più su doti e
carità/offerte bensì sul proprio lavoro. Anche la stampa svolse una funzione molto importante; si
avviarono anche le missioni umanitarie che rivoluzionarono il modello claustrale che le separava
dalla società.
Elisa Salerno: prima femminista cattolica italiana, morì emarginata e povera
Marie Lenoel: 1931, cattolica francese, disse che era il momento di mostrare che si poteva essere
"femministe benché cattoliche" ma anche "femministe perché cattoliche".
Kari Elisabeth Borresen : teologa norvegese, coniò il termine "androcentrismo" per sottolineare la
tendenza della dottrina tradizionale nel definire il maschio il sesso esemplare e superiore
Eileen Egan : una delle donne che partecipò al concilio Vaticano II, grazie a lei nel 1987 le nazioni
unite riconobbero l'obiezione di coscienza come diritto
Nella Filippi : prima donna a conseguire il dottorato in teologia

L'Alleanza : nasce l'8 dicembre 1910 in Inghilterra per il volere di Gabrielle Jeffery e May Kendall, è
un gruppo cattolico che vuole ottenere parità di trattamento per le donne attraverso metodi
costituzionali e non violenti.

Questi ultimi trent'anni divengono quindi luogo di cambiamento e dibattito, l'essere umano non è
più pensabile solo al maschile, vengono affrontate a tutto campo le seguenti tematiche:
 l'uso del concetto di natura (identità e ruoli, maschio e femmina, la donna non è più
relegata in una categoria statica di emarginazione)
 visione atopologica legata al concetto di natura
 attraverso un'interpretazione della sacra scrittura i concetti di natura e di anropologia
vengono ad essa ricollegati e collegati a Dio
 perchè la struttura della chiesa (gerarchica e monarchica) è immodificabile?
 Quali ruoli ministeriali potrebbe ricoprire la donna?
 Che contributo può offrire il soggetto femminile?
 Come muta, infine, l'immagine di Dio? Se la donna non rientra nel sistema androcentrico
allora c'è incompatibilità tra divinità e femminilità?
Le donne rimangono ancora un pericolo.

Protagoniste: Antonietta Giacomelli, teologhessa inquieta del modernismo


Antonietta Giacomelli, Nata a Treviso nel 1857, si trasferisce a Roma nel 1893 e stringe amicizia
con la scrittrice Dora Melegari, con cui fonda "l'Unione per il Bene", un'associazione
interconfessionale aperta a tutti, uomini o donne, religiosi o laici, preti, per favorire incontri
culturali e filantropici. Era convinta che la cultura religiosa delle donne dovesse attingere alla sacra
scrittura e alla patristica. Nel 1902 rientrò a Treviso e aprì il suo salotto culturale. Pubblicò due libri,
il primo fu messo all'indice nel 1911, il secondo fece la stessa fine in quanto la scrittrice lo usò per
esprimere la sua amarezza ed il suo malcontento, divenne il suo personale manifesto contro le
inadeguatezze. Fu denigrata come teologhessa e, inaspettatamente, nel 1916 fece atto di
sottomissione e ritratto i suoi libri, vedendoli finalmente pubblicato. Durante la prima guerra
mondiale fu dama di Croce Rossa, durante la seconda si ritirò in un pensionato di suore e morì nel
1949.

7 . Anatemi di ieri e di oggi: una storia altra è possibile


"ciò che le donne vogliono dalla chiesa è di essere riconosciute come persone pienamente umane"
– uditrice australiana Goldie, concilio Vaticano II

sono passati cinquant'anni da queste coraggiose parole, i risultati di questo cammino sono
evidenti. La chiesa originaria e tradizionale era considerata immutabile e permanente ma dopo il
concilio vaticano II le cose sono mutate.
La chiesa non era e non è una democrazia, non è luogo per rivendicare diritti, ma seguendo le
parole salvifiche di Gesù di Nazareth tutti indistintamente meritiamo salvezza, non è quindi questo
un messaggio di fraternità e di accettazione dei diritti umani? Così non è stato. L'etica della
comunione fraterna non è rappresentata dalla democrazia. La religione cattolica faceva dolo
distinzioni: sacerdoti e popolo, maschi e femmine, puri e impuri, giusti e peccatori, degni e indegni:
il corpo della donna era impuro, motivo privilegiato per l'emarginazione e l'esclusione, gesù
invalidò questa legge della purità in nome dell' amore e della condivisione.

Secondo la concezione giudaico cristiana l'essere umano è creato ad immagine e somiglianza di


Dio, la donna è quindi un "maschio mancato", motivo per cui è inferiore a livello fisiologico, morale
e giuridico, nonchè incompatibile con la divinità essendo femmina. I ruoli ministeriali le sono
preclusi. Accetterebbero mai gli uomini di essere rappresentati ad un concilio o sinodo da sole
donne, che decidono per loro? Non credo. Ne riderebbero, le ridicolizzerebbero e insorgerebbero.
La questione di genere è considerata l'ultima eresia moderna.

Le parole di papa Francesco, più volte ribadite, volgono a favore delle donne: "c'è ancora bisogno
di allargare gli spazi per una presenza femminile più incisiva nella chiesa" egli intravede l'esigenza
di superare l'egemonia clericale, ma il clero va formato ed educato prima, anche nell'accettare le
figure femminili senza vederle come "Eva tentatrice" e pericolo. Il clero andrebbe educato ad
ascoltare le donne e quindi a creare per loro spazi. Bisogna dar loro fiducia e visibilità e se ne
potrebbe riconoscere il prezioso lavoro.

A tutt'oggi molte questioni femminili sono aperte, per quanto riguarda il mondo ecclesiastico. Una
di esse è la rivoluzione procreativa, che ha portato anche alla separazione tra figura materna
biologica e portatrice. La questione femminile tocca tutte le religioni, e per molti motivi.

Ma una chiesa altra è ritenuta possibile. Ed il papato di francesco può rappresentare


ottimisticamente la svolta.