Sei sulla pagina 1di 28

Docente: Anna Rita Graziani

Corso di psicologia sociale

Capitolo 7
L’interazione nei gruppi: definizioni
L’interazione nei gruppi
L’interesse della psicologia sociale verso i gruppi

Lo studio dei gruppi è piuttosto tardivo nella psicologia sociale

1) Visione negativa dei gruppi: nei gruppi il controllo individuale


risulta inibito, perdita del senso di responsabilità. L’imitazione
e la suggestione spingono le persone a comportamenti
socialmente riprovevoli. (Le Bon: mente di gruppo)

2) Psicologia americana: social cognition


come “scienza che studia il comportamento dell’individuo”
L’interazione nei gruppi
Bio-antropologia: nel corredo innato degli esseri umani è presente
una predisposizione costituzionale alla vita sociale che rende
necessario il rapporto con gli altri esseri umani.

Come si formano i gruppi?


Eraldo de Grada [1999]: i gruppi si costituiscono per una
associazione spontanea fra attori sociali.

Scuola lewiniana: non basta incontrarsi fra simili per costruire un


gruppo, occorre attivare un progetto comune.
L’interazione nei gruppi
In sociologia, si opera una distinzione tra i concetti di gruppo
sociale, aggregato e categoria sociale

• Gruppo sociale: numero limitato di individui che interagiscono


con regolarità
Esempio: una famiglia, un circolo sportivo

• Aggregato: insieme di individui che si trovano nello stesso luogo


e allo stesso momento, senza condividere un legame preciso
Esempio: gli spettatori in una sala cinematografica

• Categoria sociale: raggruppamento statistico; insieme di individui


che hanno una caratteristica comune
Esempio: le donne; i vegetariani
L’interazione nei gruppi

Gruppi primari: persone che interagiscono direttamente e


sono legate da vincoli di natura emotiva.

Gruppi secondari: sono formati da persone che hanno


rapporti più o meno frequenti ma di tipo interpersonale e
determinati da scopi pratici.
L’interazione nei gruppi
In psicologia sociale, una definizione fondamentale è quella di
Kurt Lewin (1948):
Gruppo = “una totalità dinamica basata sull’interdipendenza
piuttosto che sulla similarità”

• Totalità: un’entità diversa (non superiore) rispetto alla somma


degli individui che lo compongono.

• Interdipendenza: scopo condiviso, destino comune, sentimento


di appartenenza. Nel “gruppo-campo” ogni individuo è fonte di
azioni che modificano le altre persone e il gruppo; ma anche la
sua azione è a sua volta modificata dalle azioni e reazioni
altrui.
L’interazione nei gruppi

Dinamica: la struttura di un gruppo quindi si modifica di continuo


per i cambiamenti di soggetti e relazioni.

La somiglianza fra i componenti non è sufficiente a definire un


gruppo.

Non c’è nessuna limitazione numerica.


L’interazione nei gruppi
La “dinamica di gruppo” è una tematica molto importante per Lewin:
«il gruppo è il vero ambiente sociale col quale l’individuo entra in
contatto in vari momenti della sua esistenza»
• le altre persone hanno il potere di modificare alcune
caratteristiche dell’ambiente psicologico dell’individuo
• le altre persone possono rappresentare una regione
dell’ambiente psicologico (gruppo di appartenenza)
• il gruppo ricopre un ruolo di mediazione tra individuo e sistema
sociale
• attraverso l’analisi di gruppo si possono indagare i meccanismi
alla base di aggregazioni più ampie (trasposizione)

Nel 1945 Lewin fonda il Center for Group Dynamics presso il


Massachussetts Institute of Technology (Cambridge).
I temi classici della dinamica di gruppo

• Il ruolo
• Sistema di status
• Le norme di gruppo
• Le reti di comunicazione
• Il potere nel gruppo
• La leadership
• I processi decisionali
(dagli anni ‘60)
Docente: Anna Rita Graziani
Corso di psicologia sociale

Capitolo 7:
Ruoli e status
Il ruolo

Definizione: Insieme di aspettative condivise riguardo al modo in


cui dovrebbe comportarsi un individuo che occupa una certa
posizione nel gruppo, ed anche riguardo al modo in cui
dovrebbero comportarsi gli altri (partner di ruolo) nei suoi
confronti.

• Levine e Moreland (1990): in quasi tutti i gruppi è possibile


distinguere tre ruoli: leader, nuovo arrivato, capro espiatorio.

• Hanno le proprie radici nella cultura o subcultura (esperimento


della Stanford Prison di Zimbardo, 1972).
Il ruolo
Membri hanno una immagine prototipica del leader attraverso la quale
valutano la performance del leader dell’ingroup.

Il nuovo arrivato: deve essere ansioso, conformista, passivo, non mettere


in discussione le norme e le regole, le tradizioni del gruppo.

Moreland e Levine hanno precisato le strategie che facilitano l’entrata di


un neofita in un gruppo:

•Esplorazione e valutazione preventiva

•Conformismo iniziale del new comer

•Trovare un tutor che faciliti l’inserimento

•Condividere l’esperienza con altri nuovi membri

Il capro espiatorio: i membri si liberano delle parti negative del proprio sé


proiettandole sul capro espiatorio.
Il ruolo

Conflitti legati al ruolo


Conflitti a livello personale:
• Incompatibilità fra ruolo giocato nel gruppo ed altri ruoli sociali
• Assenza di qualità o motivazione a sostenere il ruolo

Conflitti a livello di gruppo:


• Assenza di accordo nel gruppo rispetto alla persona che ricopre
un determinato ruolo
• Assenza di accordo rispetto al modo in cui un ruolo viene
interpretato
I conflitti di ruolo nei gruppi di lavoro comportano un aumento della
tensione e un decremento di produttività.
Il sistema di status
Definizioni
Status = posizione occupata dall’individuo nel gruppo, unitamente alla
valutazione di tale posizione in una scala di prestigio.
Il sistema di status, o gerarchia, è osservabile in tutti i tipi di gruppo e
costituisce il pattern generale di influenza sociale fra i membri (Levine
e Moreland, 1990).

Uno status elevato è rivelato da due indicatori fondamentali:


• Tendenza a promuovere iniziative (idee ed attività)
• Consenso sul prestigio connesso alla posizione dell’individuo nel
gruppo (Brown, 1988).
• Come evidenziato da Sherif (1948) esiste un maggiore accordo
sulle valutazioni dei livelli estremi della struttura gerarchica
piuttosto che su quelli intermedi.
Il sistema di status

Metodi di studio dello status

Osservazione dei comportamenti verbali e non verbali


• Indicatori non verbali di status elevato: postura eretta, voce
ferma, contatto visivo
• Indicatori verbali di status elevato: turni di parola più lunghi,
critiche, comandi, interruzioni frequenti degli interlocutori

Raccolta delle valutazioni dei membri del gruppo


• Ciascun appartenente al gruppo valuta gli altri in termini di
popolarità, influenza, competenza
Il sistema di status
Come si produce un sistema di status?

Due spiegazioni teoriche:


• Teoria degli “stati di aspettativa” (Berger et al., 1980)  Sin dai
primi incontri, le persone si formano aspettative, in base alle
caratteristiche personali esibite, rispetto al possibile contributo di
ogni individuo al raggiungimento degli scopi del gruppo; le
posizioni vengono attribuite in base a tali aspettative.

• Corrente etologica (Mazur, 1985)  L’assegnazione di status


avviene in base ad una distinzione iniziale fra ipotetici “vincitori” e
“perdenti”, effettuata valutando la forza di ciascuno a partire da
caratteristiche quali statura, muscolatura, espressione facciale.
Status e ruoli: funzioni

A cosa servono le differenziazioni di status e di ruoli?


•Soddisfano il bisogno di ordine e prevedibilità;
•Coordinando le forze e suddividendo il lavoro, facilitano il
raggiungimento dello scopo del gruppo;
•Contribuiscono all’autovalutazione e all’autodefinizione
degli di ciascun membro.

Nb: Non sono immutabili: dipendono dagli obiettivi, da


eventi che si realizzano nel gruppo (entrate ed uscite)
Docente: Anna Rita Graziani
Corso di psicologia sociale

Capitolo 7:
Norme, Reti di Comunicazione e Potere
Le norme di gruppo
Definizione: Le nome costituiscono delle aspettative condivise
rispetto al modo in cui dovrebbero comportarsi e presentarsi i
membri del gruppo (Levine e Moreland, 1990).

Riguardano un insieme limitato di comportamenti e opinioni cui


ci si aspetta che i membri si uniformino => Permettono di
definire la “latitudine” entro la quale l’espressione delle
differenze individuali è accettata.

Sono un elemento che caratterizza tutti i gruppi, formali e


informali.
Le norme di gruppo

Le norme possono essere:

•Esplicite o implicite,

•Centrali (comportano conseguenze per il gruppo in termini di


esistenza e funzionamento) o periferiche (marginali).

Non hanno lo stesso carattere di obbligatorietà per tutti i


membri: le persone di status elevato sono più vincolate alle
norme centrali, ma meno vincolati alle consuetudini.
Le norme di gruppo

Che cosa succede a chi non rispetta le norme?


I devianti godono di minor popolarità ma ricevono più
comunicazioni: questa attenzione però cala sia quando essi si
riavvicinano alle opinioni della maggioranza, sia quando
persistono nella posizione assunta => rifiuto indiretto (apatia) o
diretto (espulsione).

Le norme sono resistenti al cambiamento ma possono


cambiare con la partecipazione dei membri
Le norme di gruppo
A che cosa servono le norme?
Cartwright e Zander (1968) individuano quattro funzioni:
Avanzamento del gruppo: le pressioni verso l’uniformità
possono servire al raggiungimento degli obiettivi
Mantenimento del gruppo: alcune norme, come ad esempio le
richieste di incontri regolari, permettono al gruppo di
perdurare
Costruzione della realtà sociale: formazione di una
concezione comune della realtà sociale, utile per fronteggiare
situazioni non familiari e come riferimento per
l’autovalutazione individuale
Definizione dei rapporti con l’ambiente sociale: permettono di
definire le relazioni con altri gruppi, organizzazioni, istituzioni,
e stabilire quali gruppi siano “alleati” o “nemici”
Le reti di comunicazione
La comunicazione è essenziale alla vita di qualunque gruppo
Tre correnti di studio sulle comunicazioni nei gruppi:
1. Bales et al. (1951): tramite l’Interaction Process Analysis
(IPA) studiano le strutture di comunicazione nei gruppi di
discussione; evidenziano che la quantità di comunicazioni
date e ricevute riproduce la gerarchia di status (per es. in
una struttura centralizzata il leader riceve e trasmette più
comunicazioni di tutti)
2. Festinger (1950) e Schachter (1951): analizzano i processi
comunicativi in rapporto ad altri fenomeni di gruppo (per es.
la devianza).
3. Bavelas (1948) e Leavitt (1951): propongono un modello
matematico di descrizione delle reti di comunicazione =
l’insieme dei canali, delle possibilità materiali di
comunicazione.
Le reti di comunicazione
Alcuni tipi di reti di comunicazione
A = rete centralizzata
o ruota
B = rete a Y
C = rete a catena
D = rete circolare o
cerchio

A B C D
Due indici quantitativi per descrivere o manipolare diversi tipi di rete:
– Indice di distanza: il numero minimo di legami di comunicazione
che un individuo deve attraversare per comunicare con l’individuo
più lontano.
– Indice di centralità: la misura in cui un flusso di informazioni nel
gruppo è centralizzato in una persona [Leavitt, 1951]
Le reti di comunicazione

Il tipo di rete di comunicazione influenza:


L’efficienza di gruppo nella risoluzione di compiti (n. di
comunicazioni e tempo di svolgimento) La natura del compito
è una variabile fondamentale:
–i gruppi centralizzati risolvono più rapidamente, più
concisamente e più precisamente compiti semplici,
–i gruppi decentralizzati i compiti complessi
 Interpretazioni cognitiva.
La soddisfazione o il morale dei membri del gruppo
Nelle reti decentralizzate il morale medio del gruppo è più
elevato; nelle reti centralizzate la persona in posizione centrale
è più soddisfatta.
Il potere nel gruppo

Definizioni
• Capacità di influenzare o di controllare altre persone (Levine
e Moreland, 1990).
• Secondo French e Raven (1959), il potere costituisce una
influenza potenziale di una persona su un’altra

Il potere raramente deriva da un’unica fonte; le relazioni fra le


persone sono caratterizzate da molte variabili, ciascuna delle
quali può essere una base di potere => molte possibili fonti di
potere.
Il potere nel gruppo
Forme del potere (French e Raven, 1959)
• Il potere di ricompensa: si basa sull’abilità di O di dare o
promettere ricompense, materiali o simboliche, a P. Le
ricompense fanno aumentare l’attrazione di P verso O.

• Il potere coercitivo: la base del potere è nella minaccia o


attuazione di sanzioni punitive di O su P. Riduce l’attrazione
verso O.

• Potere di ricompensa e coercitivo: Portano a comportamenti di


conformismo e non reale adesione.
Il potere nel gruppo
• Il potere legittimo: P ha interiorizzato norme che stabiliscono che
O ha il diritto legittimo di influenzare P, ad esempio in base a una
designazione sociale (elezioni). Ricorre spesso a premi e
punizioni

• Il potere d’esempio: si basa sull’identificazione di P con O


(persona o gruppo) . Non sempre P è consapevole dell’influenza
di O.

• Il potere di competenza: P ritiene O un esperto in un determinato


ambito, e ha fiducia che O dica la verità. Più limitato del potere
d’esempio, riguarda solo la sfera cognitiva di P e si limita ad una
area specifica.

Critiche: la tipologia di French e Raven non considera né i rapporti


economici, né le motivazioni di chi accetta la fonte di influenza.

Potrebbero piacerti anche