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Lingue nella contemporaneità

Analisi linguistica, didattica e traduzione


tra nuovi media e nuove sfide del multilinguismo

a cura di
Sonia Di Vito

Contributi di
Dominique Brizzi
Federica Casadei
Laura Clemenzi
Emanuela De Blasio
Sonia Di Vito
Paola Irene Galli Mastrodonato
Roberta Giordano
Iulia Nicoleta Răs, canu
Alessandra Serra
Marta Valeri
Li Ying
Aracne editrice

www.aracneeditrice.it
info@aracneeditrice.it

Copyright © MMXVIII
Gioacchino Onorati editore S.r.l. – unipersonale

www.gioacchinoonoratieditore.it
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via Vittorio Veneto, 


 Canterano (RM)
() 

 ----

I diritti di traduzione, di memorizzazione elettronica,


di riproduzione e di adattamento anche parziale,
con qualsiasi mezzo, sono riservati per tutti i Paesi.

Non sono assolutamente consentite le fotocopie


senza il permesso scritto dell’Editore.

I edizione: dicembre 


Indice

7 Introduzione
Sonia Di Vito

Parte I
Analisi linguistica e nuove tecnologie

15 Linguaggi specialistici 2.0: l’uso dei termini medici da


parte dei pazienti nei forum online
Federica Casadei

31 Nuove tecnologie e linguaggio nel mondo arabo


Emanuela De Blasio

47 L’epic fail in Twitter: un problema di pragmatica


Alessandra Serra

Parte II
Didattica delle lingue

65 Tecnologie per imparare a comunicare in italiano: il cor-


so on–line per stranieri L–Pack
Laura Clemenzi

85 L’apprentissage du français langue de spécialité à l’aide


de l’intercompréhension
Sonia Di Vito

5
6 Indice

103 Reti sociali nell’aula: apprendimento significativo e


competenza comunicativa interculturale
Roberta Giordano

119 English for Business between Mobile Applications and


Traditional Learning: A Pilot Study on First Year Stu-
dents in Finance
Iulia Nicoleta R%canu

135 Senza manuale: strumenti alternativi per l’insegnamento


della lingua russa
Marta Valeri

Parte III
Traduzione e multilinguismo

155 Traduire la Princesse de Clèves: le défi d’une femme


écrivain contemporaine
Dominique Brizzi

167 Challenging Past and Present: Translating David Fenna-


rio’s Bilingual Theatre
Paola Irene Galli Mastrodonato

183 Traduzione di Morte accidentale di un anarchico di Da-


rio Fo: una riscrittura per la scena cinese
Li Ying

197 Autori
Lingue nella contemporaneità
ISBN 978-88-255-2197-9
DOI 10.4399/97888255219794
pp. 47-62 (dicembre 2018)

L’epic fail in Twitter

Un problema di pragmatica

di ALESSANDRA SERRA*

2863(9=-32)

Il 21 marzo 2006 Jack Dorsey pubblica il primo Tweet della


storia. Ventiquattro caratteri per inaugurare la piattaforma social
che insieme a Facebook rivoluzionerà la storia della comunica-
zione. Da allora le analisi sulle pratiche comunicative di questo
social network si sono moltiplicate, fino a investire un’ampia e
composita area disciplinare che va dai media studies ai cultural
studies, allo studio dei campi discorsivi, all’ambito più marca-
tamente linguistico.
Quest’ultimo, pur essendo oggetto di costante indagine, è
quello che offre maggiori spazi di approfondimento, sia per la
natura costantemente evolutiva della piattaforma e del suo im-
piego da parte degli utenti, sia perché la prevalente tendenza a
considerare il messaggio social come un cluster multimediale di
forme comunicative complesse ha spesso sacrificato gli aspetti
sistematici di codice in favore di un approccio più legato
all’ambito del discorso mediatico.
Condividendo la necessaria organicità metodologico-disci-
plinare in cui l’ambito massmediologico non può certo essere
eluso, in questo studio ci dedicheremo tuttavia soprattutto alla
forma testuale della CMC1 di Twitter (Herring 2007). In parti-

*
Università della Tuscia
1
Con CMC intendiamo la “Computer-mediated communication”, con la quale ci si
riferisce alle interazioni comunicative tra umani che avvengono attraverso l’uso di sup-

47
48 Alessandra Serra

colare, ci soffermeremo sugli aspetti pragmatici dei processi


linguistici di questa piattaforma esemplificandoli attraverso al-
cuni casi di errori comunicativi che hanno talvolta determinato
esiti così gravemente infelici da oltrepassare il piano digitale
per sfociare in quello dell’interazione sociale offline.
I cosiddetti epic fail sono infatti determinati da equivoci ri-
conducibili ad atti disfunzionali nel processo comunicativo, do-
ve per atto disfunzionale si intenda un uso improprio e/o malin-
teso di un elemento del paradigma espressivo che avviene a li-
vello inferenziale e di implicatura del messaggio.
L’intento di questo studio è quindi indagare il fenomeno
dell’epic fail in rapporto alla specificità della comunicazione te-
stuale di questo social network e alle sue caratteristiche lingui-
stico-pragmatiche. Verificheremo inoltre come la tendenza di
Twitter alla narrativizzazione delle conversazioni favorisca
l’emersione di comunità di interazione dotate di specificità di-
scorsive e come le implicazioni originate sul piano meramente
pragmatico investano poi quello identitario. Pur non avendo
pretese di categorizzazione esaustiva analizzeremo infine, attra-
verso esempi specifici, le principali tipologie di questi errori al-
lo scopo di mostrare quali funzioni linguistiche siano coinvolte
in tale processo semiotico di compromissione comunicativa.

%78698896%0-2+9-78-'%)8)789%0)(-;-88)6

Rispetto ad altri social network, Twitter sin dal suo esordio si è


configurato come un medium particolarmente adatto alla condi-
visione di informazioni e per le comunicazioni interpersonali.
La sua caratteristica struttura in cui lo spazio testuale è estre-

porti digitali come personal computer, tablet, smartphone e mediante format comunica-
tivi codificati quali email, sms, chat, social network, eccetera. Per pertinenza di analisi
qui faremo riferimento alle sole forme testuali relative alla CMC, ovvero quelle che
vengono digitate e lette su schermo digitale. Su questa definizione cfr. Herring 2007.
L’epic fail in Twitter 49

mamente ridotto2, la sua natura fortemente dialogica e la capaci-


tà di organizzazione/archiviazione tematica, ne hanno decretato
il successo, oltre che come mezzo di socializzazione individua-
le, come uno dei più potenti strumenti di costruzione dello spa-
zio pubblico contemporaneo3 (Bentivegna, 2015: 8).
Ma non solo, come ogni social network, è anche uno stru-
mento di comunicazione interpersonale tra individui dotato di
alcune peculiarità che lo differenziano da altri: ad esempio la
possibilità di interazione diretta con qualunque account. In altre
parole, una persona comune può avere la possibilità di contatta-
re direttamente, senza alcun passaggio filtrante (in Facebook ad
esempio la richiesta di “amicizia” deve essere accolta e appro-
vata dal singolo utente che la può, pertanto, rifiutare escludendo
– a seconda delle impostazioni di privacy – il richiedente dalla
visione della propria bacheca), un personaggio famoso, una fi-
gura istituzionale, un’azienda, chiunque.
È infatti dotato di due modalità di relazione rappresentate da
due distinti ruoli funzionali: il follower e il following. Il primo
descrive il numero di utenti che attiva la funzione con cui si se-
gue un determinato account. Il secondo, specularmente, è il nu-
mero di utenti seguito da un determinato account. La dimensio-
ne del rapporto tra i due ruoli è spesso asimmetrica, come nei
casi degli account delle celebrità, che seguono pochi account
ma sono seguiti da molti 4.
Questo tratto è poi reso maggiormente efficace da altre fun-
zioni tipiche di Twitter che qui riepilogheremo brevemente, se-
guendo un criterio di evidenziazione di quelle maggiormente
pertinenti allo sviluppo della nostra indagine.
Innanzi tutto il retweet, la funzione con cui riproponendo ai
propri follower il tweet di un altro account si amplia allo stesso

2
Dalla sua uscita fino a novembre 2017 il limite massimo di caratteri impiegabili
nel testo del tweet è stato 140. Da allora è stato raddoppiato a 280. Il numero delle foto
da poter allegare al testo è al massimo quattro.
3
Su questo punto e sulla categorizzazione delle funzioni di Twitter come modifica-
tore dell’ecosistema mediatico contemporaneo si è espressa Bentivegna 2015.
4
Si pensi, per fare un solo esempio tra i numerosi possibili di evidente asimmetria,
all’account di Donald Trump (@realDonaldTrump), attuale presidente degli Stati Uniti,
il cui account presenta 51,6 milioni di follower e solo 46 following.
50 Alessandra Serra

tempo sia la platea dei propri “seguaci”, sia quella dell’emittente


originario valicando i limiti del proprio bacino di visibilità.
La funzione @reply (la risposta a un tweet) è invece la fun-
zione che enfatizza l’interazione comunicativa e sociale, e favo-
risce la dimensione discorsiva creando un legame conversazio-
nale tra utenti e intertestuale tra i messaggi, contribuendo così
alla realizzazione di un macrotesto multiautoriale dalle propor-
zioni virtualmente infinite.
Similarmente, la @mention (la citazione di un account all’in-
terno del testo di un tweet) amplia il contesto discorsivo e conver-
sazionale, coinvolgendo altri soggetti e dando avvio a una dinami-
ca di costruzione di comunità omogenee.
Tali comunità sono semanticamente definite dall’hashtag, il ca-
rattere più tipico del linguaggio di Twitter che ha la funzione di in-
dividuare tutti i tweet che si inseriscono in un determinato flusso
comunicativo. L’effetto è duplice: da un lato rende identificabili i
messaggi relativi a un argomento, dall’altro consente l’inserimento
di un utente all’interno di un’area tematica, e in questo modo lo au-
torizza a divenire parte integrante del flusso informativo e/o di
commento. L’atto linguistico da qui si traduce nella dichiarazione
di appartenenza a una comunità di discussione/informazione, ovve-
ro nella creazione di una community dedicata a un evento o a un
tema specifico. L’impiego dell’hashtag rappresenta dunque un fat-
tore di coesione e coerenza nella creazione di un’area discorsiva
specifica. Sia che si tratti di seguire gli avvenimenti della propria
squadra sportiva o un evento locale o nazionale, oppure ancora di
commentare fatti politici, e così via, la sintesi estrema dell’hashtag
garantisce all’utente il vantaggio di una platea potenzialmente infi-
nita quanto a numero di partecipanti ma mai dispersiva perché uni-
ta da un comune campo semantico.


20-2)+)2)6%8)(-()28-8-)7%6)6)%0-()28-8-)7 

L’appartenenza a una comunità specifica implica inevitabilmen-


te una definizione identitaria. Se appartengo a una comunità mi
identifico con (o eventualmente contesto, attivando una dinami-
L’epic fail in Twitter 51

ca oppositiva) ciò che sostiene. Se commento un evento e mi in-


serisco nel flusso informativo che lo riguarda acquisisco – ancor-
ché temporaneamente – l’identità del produttore di notizia e mi
comporto di conseguenza. Gli esempi potrebbero essere molte-
plici, si pensi ad esempio agli aggiornamenti in tempo reale che
persone comuni forniscono in caso di eventi eccezionali come
terremoti, attentati e così via, che trasformano Twitter in una
sorta di agenzia stampa e i suoi utenti in veri propri reporter. Il
che contribuisce a corroborare l’assunto secondo cui la comuni-
cazione online determina nuove forme di identità individuale e
collettiva, forme inedite che pongono non pochi problemi di ri-
conoscibilità e categorizzazione.
Genericamente, l’identità individuale – anche in relazione
agli usi linguistici – coincide con l’autodefinizione di sé come
persona, mentre l’identità collettiva è l’autodefinizione di sé in
relazione all’appartenenza a un gruppo (di parlanti e non)5. Tut-
tavia una definizione più pertinente alla realtà contemporanea –
ovvero in piena era informativo-digitale – in cui le espressioni e
le appartenenze individuali sono sempre più sfaccettate, è più
orientata a riconoscere la natura eminentemente intersoggettiva
dell’identità e la sua realizzazione attraverso dimensioni multi-
ple e interconnesse. Non basta cioè un’appartenenza etnica,
geografica, ideologica, sociale, linguistica, di classe, di età o di
genere a fornire coordinate di riconoscibilità: il quadro identita-
rio è piuttosto tracciato attraverso un amalgama conscio e in-
conscio di ciò che l’individuo trasmette, di ciò che altri gli
ascrivono, e come summa delle negoziazioni interazionali (Bu-
choltz et al. 2005).
È questa una premessa definitoria che, comprensibilmente, si
adatta bene alle identità “offline” ma a ben vedere la focalizza-
zione sulla natura dell’identità che scaturisce dalle reti di intera-
zione e dalla poliedricità semiotica che ogni individuo riflette
rispetto ai vari aspetti della propria personalità e dei messaggi
emessi, è utile anche per trovare punti di riferimento rispetto al-

5
Hantaki et al. (1998) tentano una definizione dello slittamento identitario nella so-
cietà contemporanea già agli albori della rivoluzione digitale.
52 Alessandra Serra

lo sfuggente concetto di identità “online”. Sia in ordine alla sua


caratteristica fondamentale di estrema e costante mutabilità, sia
in ordine al fatto che molto spesso diverge in molti aspetti, se
non in toto, da quella offline, la costante identitaria - soggettiva
e collettiva - che affiora dai social network è oggetto di studi
ancora in fase iniziale.
Di fatto, il giudizio identitario viene effettuato sulla base di
una serie di parametri immediatamente valutabili in presenza: se
si incontra qualcuno di persona vengono presi in considerazione
aspetto, comportamento, linguaggio, ma quando si tratta di
identità mediate attraverso la CMC la questione assume aspetti
di maggiore complessità. Si pensi, innanzi tutto, a una delle
principali caratteristiche del web, che sin dai suoi primordi ha
offerto la possibilità di creare identità multiple (e raramente ve-
rificabili) per ogni individuo. La soggettività online può slittare
da una immagine identitaria a un’altra o sostenere contempora-
neamente identità diverse tra di loro, con un’agilità impossibile
da replicare in un contesto offline. È noto, del resto, il fenome-
no del cosiddetto trolling, definibile come a phenomenon that
is experienced in the interactions between internet users, with
the aim of gaining a strong response from as many users as pos-
sible by using offensive, emotionally-charged content (Paavo-
la et al., 2016: 105). Tale fenomeno è causato spesso da account
falsi, che nascondono la reale identità dell’autore, in una dina-
mica pseudodissociativa della personalità: soggetti miti e rispet-
tosi delle regole di convivenza civile nella realtà offline che si
tramutano in troll aggressivi e violenti nell’ambiente online.
Una delle risorse a cui attinge questa opportunità di molte-
plice espressione identitaria è offerta dall’anonimato e dalla di-
stanza fisica tra emittenti e destinatari della CMC, che favorisce
una comunicazione più diretta e meno sottoposta al filtro prag-
matico dei contesti offline. Si tratta certamente di un campo di
sperimentazione sociale, di esplorazione del sé e del proprio
patchwork identitario, non esente tuttavia dal rischio di adope-
rare comportamenti (o esservi implicati) che possano mettere a
repentaglio il proprio benessere, la propria sicurezza o la pro-
L’epic fail in Twitter 53

pria reputazione. Casi di frode informatica, phishing, di cyber-


bullismo, stalking e molestie sessuali, favoriti dall’anonimato o
dalla possibilità di dissimulare la propria identità reale, sono
frequenti, ben noti e testimoniano il riversarsi delle identità vir-
tuali nella vita offline e il determinarsi di effetti indesiderati an-
che drammatici. Il surfing tra sfumature identitarie, il giocare
con tratti della propria individualità, l’uso dell’umorismo “poli-
tically uncorrect” che nella vita reale è spesso mitigato da fattori
linguistici non verbali (gestualità, intonazione, espressione del
corpo e del viso, ecc.) è difficilmente riproducibile nel contesto
di un social media come Twitter, che disincentiva l’attività in-
terpretativa del testo e delle sue implicature, preda di un flusso
informativo rapidissimo in continuo aggiornamento.

E)6636)C)4-'3D

Appare opportuno a questo punto chiarire alcune questioni con-


cettuali. Innanzi tutto quella del contesto entro cui collocare il
messaggio comunicato via Twitter. Come si accennava,
l’ambiente comunicativo dei social media informa la produzio-
ne di testi a stento riconducibili a tipologie ad oggi codificate.
Un post su Facebook, o su Twitter è spesso un esempio di ibri-
dazione tra format: a cavallo tra il blog, la forma diaristica, il
lancio di agenzia stampa, l’sms, la chat, solo per citare alcuni
esempi.
L’ibridazione di codice e di genere testuale fa sì che la
pragmatica riferita a questi media mostri dinamiche non del tut-
to evidenti a una platea di utenza che è, per ragioni cronologi-
che, la prima a misurarsi con questo ecosistema discorsivo e a
svilupparne le competenze.
Uno degli effetti più palesi del fatto che i social media siano
un campo espressivo che sfugge spesso ai suo stessi utenti è da-
to dal fenomeno del già menzionato epic fail, la denominazione
che nel gergo dei social network indica una catastrofe comuni-
cativa alla quale non è possibile porre rimedio.
54 Alessandra Serra

Il tipo di inconveniente varia, comprensibilmente, in ragione


dell’account che lo diffonde (persona comune, profilo azienda-
le, figura istituzionale, celebrità, ecc.) e riguarda ambiti comu-
nicativi molto diversi tra loro. Come già accennato nell’introdu-
zione, esula dai confini di questa analisi una categorizzazione
sistematica e rappresentativa del fenomeno, ci limiteremo dun-
que a citare alcuni degli esempi più frequenti e significativi.

a) %-0)(%''3928: si verifica quando, ad esempio, il social


media manager di un’azienda scambia l’account della so-
cietà con il proprio account personale o, similarmente,
quando un membro di uno staff politico, per il medesimo
errore di login, twitta i propri messaggi personali attra-
verso profilo di un personaggio politico, di un’istituzione
pubblica e così via. Nel caso proposto, un membro dello
staff della Red Cross International twitta con l’account
ufficiale dell’associazione un messaggio diretto – nelle
intenzioni – ad amici per descrivere un party improvvisa-
to nella sede dell’organizzazione. L’incauta dichiarazione
di libagioni in corso provoca una tempesta di reazioni in-
dignate e rende indispensabile un secondo tweet di chia-
rimento e di ammissione dell’equivoco da parte dei diri-
genti nazionali della Croce Rossa. Di seguito i testi dei
due tweet.

@RedCross – American Red Cross6 -


Ryan found two more 4 packs of dog-
fish Head’s Midas touch beer…when
we drink we do it right…#gettng-
slizzerd
(15/02/2011)

@RedCross – American Red Cross


We’ve deleted the rogue tweet but rest

6
In questo e negli esempi seguenti la prima denominazione dell’account Twitter
indica il nome utente (che rimane univoco e immodificabile) e la seconda il nome profi-
lo (modificabile a piacimento dal titolare dell’account).
L’epic fail in Twitter 55

assured that the Red Cross is sober and


we’ve confiscated the keys
(16/02/2011)

b) %-0)(8-1-2+: la pubblicazione di un tweet programmato


coincide con un momento in cui tale messaggio (a causa
di eventi inattesi o non debitamente presi in considera-
zione) collide con il sentimento pubblico per varie ragio-
ni. Nel caso qui proposto la mattina successiva a un mas-
sacro a seguito di una sparatoria7 l’account di una rivista
associata con la NRS (la National Rifle Association, la
più nota organizzazione statunitense che agisce in favore
dei portatori di armi da fuoco) pubblica un tweet (con
ogni probabilità scritto e archiviato da tempo per la pro-
grammazione automatica) di saluto a non meglio precisati
“sparatori”, cui si rivolge chiedendo se avessero qualcosa
in programma per il fine settimana. Si trattava chiaramen-
te di un saluto a chi spara per sport di tiro o per attività
venatorie, ma l’effetto sortito è certamente agghiacciante.
Le migliaia di reazioni di sconcerto e irritazione spingono
innanzi tutto all’immediata cancellazione del tweet e poi
al rilascio di una dichiarazione ufficiale di scuse, tramite
il portavoce dell’NRA nazionale: «A single individual,
unaware of events in Colorado, tweeted a comment that
is being completely taken out of context» dichiara An-
drew Arulanandam alla CNN8, facendo – significativa-
mente – menzione del malinteso contesto comunicativo.
Qui il tweet analizzato:

7
Il massacro, perpetrato da uno squilibrato, avvenne intorno alla mezzanotte tra il
10 e il 20 luglio del 2012 in un cinema di Aurora – Colorado, negli Stati Uniti. Le
vittime furono 12 e 58 i feriti.
8
John D. Sutter, CNN, «NRA tweeter was 'unaware' of Colorado shooting,
spokesman says» July 20, 2012. Consultabile in https://edition.cnn.com/2012/07/-
20/tech/social-media/nra-tweet-shooting/index.html, ultima consultazione dicembre
2018.
56 Alessandra Serra

@NRA_Rifleman – American Rifle-


man - Good morning, shooters! Happy
Friday! Weekend plans?
(20/07/2012)

c) %-0)(7836<8)00-2+ la vocazione allo storytelling caratteriz-


za i social media e in particolare Twitter, che per molti versi
è il mezzo più adatto ad assolvere a quella funzione bardica9
della collettività contemporanea che fino alla rivoluzione
digitale era stata patrimonio esclusivo della televisione.
Come abbiamo avuto modo di sottolineare, le interazioni di-
scorsive pubbliche su Twitter costituiscono una sorta di nar-
razione corale che dà corpo agli eventi cui fa riferimento –
come quando si dà conto di fatti in corso di svolgimento – o
rappresenta una sorta di commentario ad essi. Non stupisce
che soprattutto le strategie di marketing cerchino di far leva
quanto più possibile su questa caratteristica disposizione al
racconto come vettore di persuasione per via empatica. Nel
caso di seguito proposto tuttavia la correlazione tra evento
tragico, valenza simbolica di quest’ultimo nella coscienza
collettiva e marketing aziendale produce un disastro comu-
nicativo. In occasione del dodicesimo anniversario
dell’attentato dell’11 settembre alle Twin Towers, la com-
pagnia telefonica statunitense AT&T pubblica un tweet in
cui campeggia l’immagine di una persona che fotografa con
uno smartphone le luci del Tribute in Light Memorial sorto
a New York nel sito di Ground Zero. Il testo di accompa-
gnamento, brevissimo, recita: “never forget”. Inteso come
un omaggio patriottico, avrebbe dovuto commemorare un
momento doloroso della storia recente e rappresentare la vi-
cinanza dell’azienda verso le vittime ma viene invece rece-
pito come un imperdonabile sfruttamento di una tragedia
nazionale a fini commerciali. Le reazioni immediate di sde-

9
Secondo la nota nozione di Fiske et al. (1978) – che si riferivano soprattutto alla
televisione – i media sono il bardo dell’età contemporanea: poiché svolgono una fun-
zione di mediatori culturali le loro narrazioni costituiscono la trama complessa attraver-
so cui la comunità filtra gli eventi che reputa significativi.
L’epic fail in Twitter 57

gno, l’ondata di proteste e di “hate tweets” prodotta, anche


in questo caso hanno spinto l’azienda a cancellare il tweet e
a replicare a distanza di poche ore dalla pubblicazione con
un tweet di scuse per mitigare il danno di immagine subito.
Di seguito i tweet analizzati:

@AT&T – ATT – Never Forget


(09/11/2013)

@AT&T – ATT We apologize to any-


one who felt our post was in poor taste.
The image was solely meant to pay re-
spect to those affected by the 9/11
tragedy
(09/11/2013)

d) %-0)( (-78-2'8-32 &)8;))2 49&0-'46-:%8) (31%-2  1a


quella che è forse la caratteristica maggiormente foriera di
sciagure comunicative è, infine, riconducibile al mancato ri-
conoscimento della natura pubblica del contesto enunciativo
di Twitter. Ogni messaggio su questo medium è accessibile
a chiunque, e detiene quindi i caratteri di permanenza e visi-
bilità della scrittura esposta10, con tutto ciò che comporta in
termini di pubblicità degli enunciati. Ed è proprio
nell’incapacità di delimitare i confini di tale contesto enun-
ciativo che si ingenera l’errore. Una fallace valutazione di
campo in cui insiste anche una deficitaria competenza del
medium. La vocazione narrativa, già menzionata, di Twitter
promuove inoltre la tendenza al racconto, che l’utente tal-
volta percepisce sia accolto entro una limitata e innocua pla-
tea di contatti personali. Comprensibilmente, questa sottova-
lutazione della visibilità dei propri messaggi, e della proba-
bile condivisione di tono e contenuto, è incentivata dal fatto

10
«La nozione di “scrittura esposta” viene inizialmente applicata da Armando Pe-
trucci in ambito medievistico, poi ripresa da Giancarlo Susini e Angela Donati per il
mondo romano, è funzionale a caratterizzare quelle epigrafi che furono concepite per
spazi aperti al pubblico, nei quali esse risultavano visibili a un numero elevato di lettori
e per un prolungato lasso di tempo» (Calvelli 2016).
58 Alessandra Serra

che un utente comune solitamente comunica entro la pro-


pria, confortevole, “eco chamber”11 composta da un numero
limitato di utenti in piena sintonia con l’autore del messag-
gio. Il che incentiva l’illusoria convinzione che ciò che si
twitta sia comunque confinato nella propria dimensione pri-
vata12. Rimane tristemente ineguagliato il famigerato caso di
Justine Sacco, manager di una società internazionale di co-
municazione che nel 2013 prima di un volo aereo verso il
Sudafrica twittò quella che era intesa come una battuta di
tono politicamente scorretto diretta ai propri amici e che
venne invece percepita dalla twittersfera come una dichiara-
zione di aperto razzismo. La tempesta mediatica di propor-
zioni colossali che la investì immediatamente le distrusse la
vita professionale e compromise per lungo tempo quella
privata.

@JustineSacco – Justine Sacco –


Leaving for Africa. Hope don’t get
AIDS. Just kidding, I’m white!
(20/12/2013)

0463&0)1%()0'328)783

Questa pur limitata serie di esempi è tuttavia indicativa di un uni-
co tratto che accomuna questo tipo di esiti comunicativi infelici,

11
Con il termine “echo chamber” si definisce uno spazio isolato del web dove lo
scambio di opinioni sostanzialmente serve, più che a discutere, a confermare le idee
proposte. Può essere costituito da soggetti che condividono la medesima posizione poli-
tica, o una passione sportiva, oppure una teoria su un argomento o evento. All’interno di
questi spazi gli utenti scambiano informazioni, commenti, punti di vista, molto simili tra
loro, facendo così “eco” gli uni con gli altri. Qui l’espressione è impiegata, per esten-
sione, a un cluster di contatti nel social network che condivide per prossimità contenuti
e linguaggi dell’autore di un testo pubblicato su uno di questi media. Su questo argo-
mento cfr. Quattrociocchi et al. 2016.
12
«Talvolta gli utenti […] vivono la pubblicazione di un tweet come un’esperienza
privata, condivisa esclusivamente con il proprio network, senza tenere conto della sua
inevitabile confluenza all’interno del flusso comunicativo più generale […] Twitter con-
ferisce una visibilità potenziale oltre i confini del proprio network a tutti i messaggi
pubblicati» (Bentivegna, 2015: 21).
L’epic fail in Twitter 59

individuabile nella difficoltà a riconoscere e definire il contesto e


le condizioni di appropriatezza in cui si realizza la comunicazio-
ne stessa. Ma quale nozione di contesto è applicabile
all’ambiente comunicativo di Twitter? È possibile darne una de-
finizione univoca nonostante la natura ibrida di questo mezzo? O,
per rimanere nel campo più strettamente pertinente a questa ana-
lisi, è possibile adeguare le rappresentazioni teoriche del concetto
di contesto in riferimento a situazioni estremamente mutevoli e a
scopi comunicativi molteplici come quelle dei social media?
Per orientarci entro un campo teorico di tale complessità pa-
re opportuno verificare gli elementi pragmatici che conducono
alla definizione del campo contestuale. Faremo perciò ricorso
alla distinzione proposta da Levinson tra situazioni enunciative
concrete e selezione delle caratteristiche linguisticamente e cul-
turalmente rilevanti per la produzione di enunciati13. Sarebbero
infatti proprio tali caratteristiche ad essere designate dal conte-
sto. In altre parole, com’è di prassi in ambito pragmatico, è la
situazione enunciativa che nella sua specificità condiziona il
corredo inferenziale di ogni enunciato14. Caratteristiche dunque
tali da non poter essere confinate solo entro i principi della logi-
ca e dell’uso della lingua ma estese, secondo la lezione di
Lyons, a: 1) ruolo e status del parlante e dell’ascoltatore, inten-
dendo per ruolo sia quello in riferimento al discorso, sia in rife-
rimento al ruolo sociale; 2) conoscenza della collocazione spa-
ziale e temporale; 3) conoscenza del livello di formalità; 4) co-
noscenza del medium (codice e stile appropriato di un determi-
nato canale di comunicazione; 5) conoscenza dell’argomento

13
«What then might one mean by context? First, one needs to distinguish between
actual situations of utterance in all their multiplicity of features, and the selection of just
those features that are culturally and linguistically relevant to the production and inter-
pretation of utterances […] The term context, of course, labels the latter» (Levinson,
1983: 22-23, mie le sottolineature). Anche la tipologia delle caratteristiche concernenti
le situazioni enunciative di Lyons citata di seguito in questo studio è stata proposta in
Levinson, 1983: 23.
14
Secondo Ochs et al. (1979: 1) per pervenire a un’accettabile valutazione del quasi
inafferrabile concetto generale di «scopo del contesto» va necessariamente preso in con-
siderazione «the social and psychological world in which the language user operates at
any given time».
60 Alessandra Serra

appropriato; 6) conoscenza del dominio appropriato per la scelta


del registro linguistico.
È dunque nello stadio in cui si verifica il riconoscimento e
l’appropriatezza delle caratteristiche linguistiche e culturali che
avviene, nei casi che abbiamo preso in esame, l’equivoco prag-
matico. Ruolo, dimensione spazio-tempo, conoscenza del me-
dium e dell’argomento, registro, vengono intesi e percepiti da
emittente (autore del tweet) e destinatario (platea estesa degli
utenti di Twitter) in maniera divergente o misinterpretati (per
ragioni accidentali, per insufficiente competenza o per altre ra-
gioni). Accade dunque che il ruolo dell’organizzazione umani-
taria non possa essere conciliabile con l’annuncio di brindisi al-
colici in corso nella propria sede e che venga percepito del tutto
inadeguato il registro informale impiegato. Appare poi del tutto
inappropriata la collocazione spazio-temporale di un tweet in
cui una rivista di armi chieda disinvoltamente alla categoria dei
tiratori se abbiano programmi per il week end all’indomani di
una sparatoria, così come appare gravemente insufficiente la va-
lutazione dell’argomento che si voleva comunicare, se l’oggetto
di una campagna di marketing è un trauma collettivo nazionale
su cui non possono essere ammesse speculazioni.

32'097-32-

Entro questa prospettiva, la precaria competenza pragmatica che


pregiudica sovente le intenzioni comunicative degli utenti di
Twitter appare riconducibile al fatto che la veicolazione dei
messaggi attraverso i social network sia subordinata a una sin-
tassi complessa, certamente efficace ma che ancora non siste-
matizza e rappresenta adeguatamente le peculiarità delle rela-
zioni interpersonali che stabilisce. Giacché il dominio della
pragmatica osserva le norme dei parlanti entro una comunità
linguistica definita, lo studio delle dinamiche procedurali della
comunicazione in un ecosistema comunicativo come quello dei
social network diviene un campo prioritario di interesse per chi
voglia comprendere e definire le azioni riconosciute, riconosci-
L’epic fail in Twitter 61

bili e condivise di questa dimensione semiotica che è, in fin dei


conti, tratto più caratteristico della nostra contemporaneità.

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