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Analisi critico-argomentativa (Slide 63⟶81)

In queste settimane di lezione abbiamo affrontato svariati assunti sottendenti al macro-argomento al


quale potremmo apporre il nome di Psicomotricità . Mi accingo quindi, alla base del compito da lei
assegnato, a commentare le slide in chiave critico-argomentativa, avvertendola che sarà ineludibile
per me scendere nel personale, viste le poche conoscenze consolidate in merito. Questa review non
pretende di essere una meta-analisi in quanto i dati da lei forniti non sono a mio avviso sufficienti per
riuscire a realizzare una rassegna il più trasversale e analitica possibile.

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Abbiamo trattato argomenti come: neuroplasticità , plasticità omeostatica, modelli di sviluppo, relativi
PHV e tutte le conseguenze di prassi e non che ne conseguono. Ma traslitterando il tutto verso una
Ficomotricità , cosa ne risulterebbe?
Sicuramente il contesto è diverso, questo campo si scosta sicuramente da quello precedentemente
trattato per ragioni contestuali. Seppur divergendo, il fulcro rimane la motricità e insieme a tale tutta
la rete di ambiti scientifici integrati quali Anatomia (funzionale e non), Fisiologia (neuro e non), Bio-
logia (-chimica, -meccanica (Fisica)), Psicologia ecc. che la caratterizzano.
La Ficomotricità quindi resta vincolata più di quanto si possa credere, seppur con un fine
completamente diverso: la salute. Prende quindi una conseguenza associata al movimento e la
dilaziona come fine ultimo. A differenza di quanto abbiamo discusso in classe, dove il movimento (in
senso addestrativo) vergeva ad uno sviluppo polisportivo e multilaterale prima e sempre più specifico
e declinato alla prestazione di vertice dopo (relativamente dopo).
Cercando di contestualizzare ulteriormente, un altro elemento di differenziazione è sicuramente il
diverso target per quanto riguarda l’età cronologica più avanzata, ma non solo, anche un maggiore
equilibrio piscomotorio (età cronologica e biologica tendono a convergere), il che rappresenta un buon
presupposto per "shiftare" il focus verso altri fini.
Per evitare di fare di tutta l’erba un fascio dobbiamo sicuramente parlare più nello specifico di
Wellness e Fitness.
Sebbene siano due ambiti intrinsecati tra loro, si allontanano sempre di più in senso specifico. Il
Fitness essendo un campo molto vasto e diversificato risulta essere insidioso come argomento, in
quanto nel settore, sia l’utenza che gli istruttori/PT/guide rappresentano figure molto diversificate sia
in termini di fini che di metodologie di allenamento. Un assunto più o MENO certo è che l’allenamento
in questo contesto assuma un ruolo di mezzo verso un fine che direzionato ad una mera
esteticità /estetica. Mi sento di dire più o MENO, perché spesso l’incoerenza accompagna queste
situazioni, dove l’obbiettivo estetico (intendibile come ricomposizione corporea) viene venduto come
sinonimo di sviluppo neuro-cognitivo-motorio sotto ogni aspetto. Facile capire e non con molto sforzo
che le cose non riescono a convivere a pieno, che l’aspetto prestativo richiede delle accortezze, degli
stimoli specifici e delle metodiche di allenamento coerenti con l’obbiettivo.
Il piano di azione del Fitness, quello funzionale (inteso come coerente alle logiche scientifiche e in
secondo luogo empiriche), è sicuramente differente come programmazione e impostazione, ma si basa
sulla solita neuroplasticità che caratterizza l’essere umano. Una serie di perturbazioni sulle catene
fisiologiche (e/o organiche) inducono all’adattamento funzionale e strutturale. In ottica Fitness
(associato in senso lato al Body-building) sicuramente questa proprietà verrà sfruttata più in direzione
strutturale (per quanto sia possibile scinderla in modo assestante).
Il Wellness è la rappresentazione più coerente di un movimento finalizzato alla salute, che racchiude in
sé molti aspetti più intrinsechi e che sono oltretutto più misurabili attraverso feedback biologici (BP,
BF, BD, HDL/LDL ecc.). Al contrario, nel Fitness spesso i parametri di valutazione sono "l’occhio" e il
BodyFat (%), dati sicuramente non sufficienti ad una valutazione sulla salute dell’individuo (la
Bioimpedenziometria sarebbe già qualcosa di più attendibile ma comunque scarno di molti Bio-
feedback).

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Trattare un argomento così complesso come la neuroplasticità mi è sempre parso molto ostico, sia per
l’effettiva articolazione concettuale neuro-anatomo-fisiologica che le fa da cornice sia per il mio scarso
livello intellettuale.
Ad una prima lettura, queste slide, mi hanno portato all’attenzione un concetto di base che non avevo
mai considerato, ovvero al fatto che molte delle asserzioni fatte da noi a lezione ma anche in quello di
altri docenti si rifacessero sempre e comunque alla ricerca biomedica. Questo non è un dato
irrilevante, ma anzi sorprendente e in qualche modo intrigante. Sapere che le informazioni, filtrate e
assimilate attraverso lo studio e attraverso la prassi, abbiano in qualche modo un riscontro scientifico
più o meno profondo, mi da la speranza e la fiducia di approfondire tutto ciò che le scienze motorie
concernono e che ad oggi mi offrono.
La slide n.66 cerca di schematizzare il processo attraverso il quale la somministrazione di un esercizio
fisico vada a stimolare attraverso il SNC dei processi di adattamento riconducibili alla neuroplasticità.
Dal cine sino al movimento meccanico, per poi tornare (escludendo azioni riflessogene, non corticali e
non stereotipate) di nuovo nel SN come energia chimica influente a breve o a lungo termine a livello
tissutale, (nervoso e non) metabolico, mnemonico e cognitivo.
Tutto è legato imprescindibilmente al cervello, la slide n.70 è molto calzante in questi termini, tratta
del dispositivo Halo Sport, un dispositivo che bypassa il movimento meccanico e che nasce come
mezzo di iniezione/modulazione dello stimolo per scopi evidentemente neuroplastici. Questo
dispositivo agisce per via esogena, ma qualcosa di analogo può essere associato anche ad altri processi
più "endogeni" che potremmo racchiudere col nome di Mental training/Imagery; un analogia tra questi
due processi di apprendimento/modulazione è sicuramente il fatto che agiscano a livello neuro-
cognitivo (in un peso diverso tra le due) saltando quello che è l’esplicitazione meccanica, in poche
parole la parte motoria. Quali benefici potremmo ricavarne da ciò ?
La risposta è di difficile individuazione, la lettura del libro di Schmidt da lei consigliato riporta alcune
ricerche in merito, ad esempio, Jeannerod nel 2001 e Schwoebel, Boronat & Branch Coslett nel 2002,
asseriscono che lavori che implicano mappature del cervello indicano anche aree di attivazione simili sia in
movimenti immaginati che esplicitati, secondo tali rivelazioni questo meccanismo è attribuibile ad un
eccitazione di tutti quei processi che soprastanno al cine e all’inibizione di quest’ultimo.
Anche se questi fenomeni possono apparire di carattere positivo, rimangono strettamente legati ad una
grossomotricità e non riusciranno mai a prendere il posto di un allenamento esplicito di carattere senso-
motorio e quindi orientato ad una finomotricità (aspetti propriocettivi annessi).
Sicuramente un altro aspetto negativo è rappresentato dalla mancanza di tutti quei processi metabolici
risultanti l’allenamento fisico, sia di natura endocrina che biochimica e di conseguenza anche edonistica.
Sicuramente l’azione del movimento sulla neuroplasticità e viceversa sarà il centro di moltissime
ricerche a venire e con altrettanta sicurezza mi attingerò nell’aggiornarmi a riguardo.