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dalla formazione

dei palazzi minoici

STORIA GRECA (2100-1900 a.C.)


alla pace di
Naupatto (217 a.C.)
APPUNTI DI storia greca

dal II millennio a.C. alla pace di naupatto (217 a.C.)

0._introduzione al corso di storia greca


Il corso di storia greca si occuperà della storia greca dal II millennio a.C. alla pace di Naupatto1
(217 a.C.),ultimo atto politico della grecità rima dell’arrivo dei Romani.
la fine della storia greca secondo gli studiosi
Alcuni studiosi ritengono che la storia greca finisca:
 con la battaglia di Cheronea (in Beozia, 338 a.C.) e quindi con la perdita dell’indipendenza
delle città greche;
 con la distruzione di Corinto (146 a.C.) e dunque con l’affermazione del mondo romano;
 nel 31 a.C., l’anno in cui l’Egitto, ultimo grande regno ellenistico, cadde in mano romana;
 nel 529 d.C., data in cui l’imperatore Giustiniano fa chiudere le scuole filosofiche ad Atene.

SCHEMA CRONOLOGICO PER ORIENTARSI TRA I CONCETTI


Periodo Evento
II millennio a.C. Civiltà palaziali
XII-IX sec.a.C. Medioevo ellenico
VIII-VI sec.a.C. Età arcaica (si concretizza la realtà della polis)
V-IV sec.a.C. Età classica
323-31 a.C. Età ellenistica

LE CIVILTÀ PALAZIALI (II millennio a.C.)


Nel II millennio si sviluppano tre civiltà:
1. CIVILTÀ MINOICA o cretese (a Creta)
2. CIVILTÀ CICLADICA (nelle Cicladi)
3. CIVILTÀ MICENEA o achea (nella Grecia centrale)

La civiltà minoica e quella micenea si esprimono attraverso il palazzo e per questo son dette anche
“civiltà palaziali”. Il palazzo è una società gerarchizzata, piramidale e burocratizzata. La società
subisce una crisi intorno al 1200 a.C. e non conosciamo la natura di questa crisi (che di certo non fu
improvvisa ma che collassa a causa dei sistemi burocratici).
IL MEDIOEVO ELLENICO/DARK AGES (XII-IX sec.a.C.)

1 Attuale Lepanto, in Locride Ozolia


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Dal XII al IX sec.a.C. si è soliti parlare di Medioevo ellenico (o Dark Ages “età buie”).
L’espressione “medioevo ellenico” è fuorviante e deriva dal pregiudizio illuministico secondo cui i
secoli XII-IX a.C. erano caratterizzata da arretratezza economica. L’espressione Dark Ages fa
invece riferimento all’assenza di scrittura, determinata dalla caduta dei palazzi e, dunque, dal crollo
di un sistema burocratico.
L’Età DELLA POLIS (VIII/VII-IV sec.a.C.)
Dal VII al IV sec.a.C. si parla di Età della polis, che non è realtà di tutta la Grecia. La polis è una
comunità con una classe dirigente maschile, proprietari terrieri e guerrieri che si autofinanziano.
L’ETÀ ELLENISTICA (323-31 a.C.)
Dal 323 a.C. al 31 a.C., ossia dalla morte di Alessandro Magno alla riduzione dell’Egitto in
provincia romana, si parla di età ellenistica con lo sviluppo delle monarchie.
CRONOLOGIA DAL MANUALE DI STORIA GRECA DI BETTALLI
Il Bettalli segue una cronologia differente:
 III-II millennio a.C.: età del bronzo
 1200-700 a.C.: Dark Ages
 700-479 a.C.: età arcaica
 479-336 a.C.: età classica
 336-31 a.C.: età ellenistica

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Il II millennio a.C.

1.1_La Grecia nell’antica età del bronzo (3000 a.C., circa)


Convenzionalmente l’inizio dell’età del bronzo in area egea si pone intorno al 3000 a.C.. L’antica
età del bronzo (3100-2000 a.C.) è un periodo di grandi innovazioni: si verifica la formazione di
nuovi insediamenti e la conseguente crescita demografica, soprattutto nella Grecia centrale e
meridionale. Emergono nuovi centri come:
o Manika nell’isola Eubea2
o Lerna, Micene e Tirinto in Argolide3
o Cnosso nell’isola di Creta
o Troia nell’Egeo nord-orientrale

Si verifica anche l’intensificazione degli scambi a livello interregionale e della circolazione degli
oggetti in metallo.
Sono state date diverse spiegazioni al perché di tale crescita:
o Colin Renfrew collega queste trasformazioni all’introduzione della policoltura
mediterranea. L’aggiunta di viti e olivo ai cereali e ai legumi dell’agricoltura neolitica
avrebbe causato una rivoluzione nell’economia della regione
o Andrew Sherrat (1981) riferisce un modello alternativo secondo cui le trasformazioni
sarebbero legate all’introduzione dell’aratro e allo sviluppo di una vera e propria attività
agricola, che avrebbe determinato lo sviluppo della pastorizia
Entrambi questi modelli sono stati posti in discussione sulla base dell’assenza di una sufficiente
evidenza paleo-ambientale per tutta l’area in questione.
Nell’ultima fase dell’età del bronzo (2200-2000 a.C.) la storia delle regioni egee diverge di molto.
Distruzioni e ridimensionamenti appaiono caratterizzare gran parte della Grecia centrale e
meridionale, l’Egeo nord-orientale e il Vicino Oriente, dalla Mesopotamia all’Egitto.
Per spiegare tale fenomeno si ricorrono a vari modelli:
o Il modello invasionistico: in Egeo sarebbe giunta una popolazione di ceppo indoeuropeo,
con predominanti caratteristiche guerrieri, proveniente dall’Asia centrale, che avrebbe
sostituito la vecchia popolazione neolitica, dedita prevalentemente all’agricoltura. I limiti di
questa ipotesi sono numerosi sia dal punto di vista linguistico sia da quello archeologico;
o Il modello del degrado territoriale: secondo alcuni, il deterioramento del territorio sarebbe
stato causato dall’eccessivo sfruttamento verificatosi nel II millennio a.C.; secondo altri,
dall’avvento di una fase di clima arido che può aver interessato quest’area.

Tuttavia, la situazione non si dimostra omogenea in tutto l’Egeo: le Cicladi attraversano una fase di
stagnazione, mentre a Creta continua lo sviluppo che si manifesta con la formazione dei palazzi.

1.2_La periodizzazione della cultura minoica


Periodo Età Evento
2100- Età pre-
La comunità è organizzata in villaggi sparsi
1900 a.C. palaziale
1900- Età proto- “nascono” i primi palazzi

2 Prospiciente le coste dell’Attica


3 Regione del Peloponneso
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1700 a.C. palaziale
1700- Crisi Gli archeologi notano un’interruzione materiale. Si assiste alla crisi
1650 a.C. protopalaziale dei primi palazzi
1650- Età neo-
Ripresa della civiltà palaziale
1370 a.C. palaziale
Il 1370 a.C. è una data fissata dalla cronologia egiziana: dal
Crisi momento che nei documenti egiziani dopo il 1370 non compare più
1370 a.C.
neopalaziale il termine Kephtiù (usato dagli Egiziani per indicare i Minoici) si è
pensato che Creta fosse in crisi. È un’ipotesi opinabile.

1.3_La Creta protopalaziale (1900-1700 a.C.)


Le fonti di cui disponiamo per la conoscenza della cultura minoica sono principalmente tre:
1. FONTI ARCHEOLOGICHE: sono di certo le più ricche. L’iconografia minoica è
ripetitiva: ci sono sempre scene naturalistiche di tauromachia e scene disimpegnate. Per
quanto riguarda la scultura le tavolette non superano i 40 cm e sono perlopiù
rappresentazioni della Dea dei serpenti;
2. SCRITTURA: i Minoici avevano due sistemi scrittori: il geroglifico cretese e la Lineare A
(che si diffonde in età neopalaziale). Entrambi i sistemi scrittori sono tutt’oggi indecifrati e
forse quello minoico non è indoeuropeo;
3. MITO: i miti su Creta ci vengono trasmessi dall’epica omerica, messa per iscritto a partire
dall’VIII sec.a.C. Se accettassimo una prospettiva evemerista, potremmo trarre elementi
storici da essa ma i miti subiscono una rifunzionalizzazione e riflettono la realtà della
polis. I miti sono infatti polemici verso le monarchie e le tirannidi, per questo giudicano
negativamente Minosse, che da una parte viene considerato giudice dei morti, dall’altra
come essere crudele e spietato.

1.4_LA “NASCITA” E LO SVILUPPO DEI PALAZZI


La cultura minoica ha la sua irradiazione a partire dall’isola di Creta, nella cui parte centro-
settentrionale sono stati scoperti nel 1900 i resti del Palazzo di Cnosso dall’archeologo inglese Sir
Arthur Evans.
L’aggettivo “minoico” è stato coniato proprio da Evans, il quale riteneva che Minosse fosse
realmente esistito: lo studioso era condizionato dal clima positivista e dalla diffusione
dell’evoluzionismo.

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Il palazzo secondo Evans
Evans riteneva che Minosse fosse un “re-sacerdote” a capo di una struttura di potere organizzata
gerarchicamente e che il palazzo fosse la sua residenza dinastica. Evans ha risentito molto
dell’interpretazione di re-mago presente nel “Ramo d’oro” di Frazer, uno studioso vissuto a cavallo
tra Ottocento e Novecento.
Il palazzo secondo Renfrew
Secondo Colin Renfrew, il palazzo era invece il centro del potere economico, nucleo primario di
un’agenzia centralizzata a carattere territoriale, fondato sul sistema della redistribuzione.
I palazzi minoici sono generalmente visti come il centro di piccoli stati territoriali che controllano
singole regioni e loro risorse sulla base di un ordinamento politico, sociale ed economico
gerarchizzato.
L’amministrazione palaziale sfruttava una sofisticata tecnica di monitoraggio delle attività
economiche (in situ vi sono tracce di magazzini e strutture per la produzione e conservazione dei
prodotti) fondata sull’apposizione di sigilli sui beni controllati dal palazzo, che era in grado di
accumulare un notevole surplus di prodotti agricoli e di produrre beni di prestigio (anche importati
da regioni esterne a Creta, tra i quali si devono menzionare sigilli in pietre dure, gioielli e ceramica
policroma).
il palazzo non sarebbe il centro del potere economico: il caso di Mallia
Di recente è stata posta in discussione l’idea del palazzo quale centro di tutte le attività economiche
in un dato territorio in quanto:
 edifici protopalaziali a corte centrale non sembrano aver esercitato un reale ruolo di
controllo sul territorio circostante;
 recenti studi archeologici hanno messo in luce strutture architettoniche di prestigio che, pur
non avendo la forma e la dimensione dei palazzi, possono aver funzionato come centri in cui
si svolgevano attività appannaggio del palazzo.
L’organizzazione del potere a Creta poteva far uso di modelli diversi da quelli palaziali e Mallia,
con i suoi edifici di prestigio, ne costituisce la prova: qui le attività primarie per il funzionamento
dell’apparato statale appaiono fisicamente distanti dal palazzo, suggerendo l’idea che più gruppi (o
individui) potessero accedere alle risorse disponibili.
Su queste basi è stato concluso che la funzione primaria dell’edificio a corte centrale non sarebbe da
ravvisare nella centralizzazione delle attività economiche e sociali, ma nell’espletamento di attività
di tipo comunitario (che riguardavano una larga parte della comunità).
La gestione del potere nella Creta protopalaziale non sarebbe stata stabile e saldamente accentrata
nelle mani di un unico gruppo. Si ipotizza che più soggetti siano in competizione per essa. Va anche
sottolineato che manca a Creta un’iconografia di tipo reale, che documenti l’esistenza di un
personaggio preminente dal punto di vista sociale. Dunque, manca una chiara evidenza a supporto
di un potere individuale di tipo dinastico.

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Testimonianze a favore di un potere individuale di tipo dinastico: Omero …
Eppure c’è un passo dell’Odissea che va analizzato: in Hom.Od.XIX, Odisseo si finge cretese e dice
di venire dall’antica Grecia, megàle pòlis, dove regnava (ebasìleue) Minosse ennèoros (cioè
Minosse novennale) ed era hò aristès di Zeus (cioè Minosse era intimo compagno di Zeus).
…EFORO DI CUMA
Anche Eforo di Cuma (V sec.a.C.) e la tarda tradizione di pseudo-Platone ci dice che Minosse
ogni nove anni andava sul Monte Ida per ricevere le leggi da Zeus. Inoltre, dalla cultura ittita
sappiamo che anche lì il re doveva riconfermare il suo potere.
Ennèoros fa riferimento al ciclo luno-solare: anche i nomi dei personaggi connessi a Minosse
richiamano tale ciclo (Pasifae, moglie di Minosse, si diceva che fosse figlia di Helios –il Sole- e il
suo nome significherebbe “colei che splende a tutti”). In una glossa di Esichio di Alessandria (V
sec.d.C.) si dice che Talos, figura mitologica connessa a Minosse, era il Sole.
Sulla base di queste osservazioni, quella di Minosse era una regalità divina –non vitalizia- e
dipendente dal ciclo luno-solare.
…PSEUDO-APOLLODORO
Ulteriore racconto interessante è il mito del Minotauro, narratoci da pseudo-Apollodoro (II
sec.d.C.): Pasifae, insoddisfatta del marito, si era innamorata di un toro e si fece costruire una vacca
di legno per potersi unire sessualmente a lui. Si tratta di teriomorfismo, cioè la divinità si trasforma
in animale.
…ARISTOTELE E LA IEROGAMÌA
Nell’Athenaion Politeia, Aristotele racconta che durante gli Anthestèria, l’arconte eponimo presta
per una notte sua moglie al dio Dioniso: l’unione della donna col dio avviene in un bucòlion –stalla-
. Questo rituale ateniese veniva chiamato ierogamìa “nozze sacre” e consiste nell’unione del re o
della regina con la divinità: ciò determina il rafforzamento della coppia regale tramite l’intervento
divino.
Il prof. E. Federico considera il mito del Minotauro poco attendibile e inventato successivamente
dai Greci per sminuire i Cretesi.
PRINCIPALI PALAZZI DELLA FASE PROTOPALAZIALE
È il palazzo più grande dell’isola.
Creta centro-
CNOSSO Il primo palazzo a Cnosso sembra essere stato aperto a sud del Monte
settentrionale Ioukta, sulla sommità del quale aveva sede un importantissimo
santuario. Forse l’edificio aveva una forte connotazione religiosa
Creta sud-
FESTO Fu messo in luce da una missione italiana agli inizi del ‘900. È
occidentale inquadrato a nord delle vette del Monte Ida, il più alto dell’isola
Ha avuto una stagione di studi tedeschi. Si tratta di un centro di tipo
protourbano in cui, accanto al palazzo, troviamo una serie di edifici
Creta nord- di alto livello qualitativo (Quartiere Mu, Villa Alpha, Cripta Ipostila)
MALLIA in cui venivano svolte attività essenziali. A Mallia le attività primarie
orientale
per il funzionamento dell’apparato statale appaiono fisicamente
separate dal palazzo, suggerendo l’idea che più gruppi potessero aver
accesso alle risorse disponibili

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1.5_La crisi dei primi palazzi (1700-1650 a.C.)
I tre palazzi cretesi sembrano esser stati distrutti violentemente da un cataclisma naturale (forse un
episodio di origine sismica), verso la fine del XVIII sec.a.C. A partire dal 1650 a.C., ha inizio il
periodo dei secondi palazzi.

1.6_Le prime forme di scrittura


IL GEROGLIFICO CRETESE E LA LINEARE A
Le prime forme di scrittura presenti a Creta intorno al 1900 a.C. sono il geroglifico cretese e la
Lineare A.
Queste sono scritture in parte contemporanee (gli studiosi tendono ad escludere un processo di
filiazione) e utilizzate in ambito contabile.
La Lineare A non ha antecedenti al di fuori di Creta ed è probabile che si tratti di un’invenzione
locale, in parte ispirata ai generali principi di funzionamento dei sistemi grafici vicino-orientali: è
un sistema di scrittura sillabico, tutt’ora indecifrato che affonda le sue radici nella Creta
protopalaziale ma che si affermerà soprattutto in età neopalaziale (1650-1370 a.C.)

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1.7_La Creta neopalaziale (1650-1370 a.C.)
CARATTERISTICHE DELL’ETÀ NEOPALAZIALE
Alcuni studiosi hanno messo in evidenza alcune caratteristiche che indicherebbero il passaggio
dall’età protopalaziale a quella neopalaziale:
 DOMINIO DI CNOSSO → il palazzo gode di una certa centralità amministrativa (ma non
politica) e stabilisce una forte integrazione con l’abitato circostante
 AFFERMAZIONE DELLA LINEARE A → usata in maniera massiccia in questo periodo
 SVILUPPO DELL’ARTE MINOICA → che evidenzia nella ceramica cospicue differenze
fra le due fasi palaziali: la decorazione diventa sempre più ricca e fantasiosa e caratterizzata
da temi naturalistici. Si registra anche una certa policromia degli affreschi, che illustrano
una società vitale ed organizzata
 IRRADIAZIONE CULTURALE A PARTIRE DA CRETA→ l’isola cretese diventa il
raggio d’espansione dell’intera civiltà cretese in ambito egeo, che fu ampio in quanto
l’adozione di elementi minoici la si coglie nell’isola di Citera 4, in alcune isole delle Cicladi
e sulla costa anatolica. Si tratta di presenza egea ma non egemonica.

1.8_Il problema della talassocrazia minoica


Le fonti letterarie greche parlano di talassocrazia minoica per un uso politico ed economico del
mare che la città di Cnosso5 avrebbe esercitato in età neopalaziale6.
TUCIDIDE, FONTE STORICA
La fonte storica alla base delle fonti letterarie greche è rappresentata dallo storico ateniese Tucidide
(460-370 a.C.), il quale chiarisce che Minosse dominò le isole Cicladi e il mare tutt’intorno per
liberarle dai pirati e garantire un afflusso più sicuro di entrate [Tucidide, dunque, crede alla storicità
del personaggio di Minosse e non al suo μυθόδης7].
Il verbo greco ταλασσοκρατέω 8 (da θάλασσα 9 , ης “mare” + κρατέω 10 “ho il potere di”) nel
significato che gli attribuiscono gli storici di V sec.a.C. come Tucidide, non indica pratica del mare
in generale o familiarità con la navigazione in quanto per conferire ad una popolo la qualifica di
talassocrate non basta la sola intensa pratica del commercio marittimo.
TALASSOCRAZIA: DEFINIZIONE
La talassocrazia è il dominio su un tratto di mare e sui territori che su di esso si affacciano,
sottoposto ad un rigido controllo prima militare e poi politico.

4 ISOLA DI CITERA, prospiciente le coste della Laconia


5 Nell’isola di Creta
6 1650-1370 a.C.
7
mythòdes
8 talassokratèo
9 thàlassa
10 kratèo

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LA TEORIA CUMBINATORIA INGLESE
Molti storiografi inglesi, praticando un’esegesi di carattere combinatorio11, hanno cumbinato (cioè
fuso) la testimonianza storica di Tucidide e le prove dell’irradiazione culturale nell’Egeo nord-
orientale, concludendo –sulla base anche di Cnosso come μεγάλη πόλις12 -grande città- in Omero,
che la talassocrazia sarebbe stata esercitata da Minosse in età neopalaziale.
CONTRO IL CUMBINATORISMO
Lo studioso napoletano Ettore Lepore (1990) ha criticato fortemente il cumbinatorismo degli
studiosi inglesi e contro la teoria cumbinatoria intervengono due elementi importanti:
1) l’irradiazione culturale esercitata da Creta è prova di presenza egea ma non di presenza
egemonica. La sola presenza materiale non è cioè sufficiente a dimostrare una talassocrazia
minoica;
2) Tucidide non può conservare intatto il ricordo di un evento verificatosi più di mille anni
prima. La memoria non è mai conservativa e il mito si rifunzionalizza sempre.
Pierre vidal-nacquet e la retroiezione neopalaziale della lega delio -attica
Pierre Vidal-Nacquet13 ha fatto notare che quando Tucidide parla di Minosse sta pensando alla
Lega delio-attica (468 a.C.) e proietta la talassocrazia della delio-attica su Minosse (ci sarebbe,
quindi, una retroiezione del modello di Lega delio-attica in età neopalaziale)

1.9_La crisi del minoico: un wa-na-ka a Cnosso?


La questione della miceneizzazione di creta
Una delle questioni più dibattute dall’archeologia egea riguarda la presenza di una Tavoletta in
Lineare B presente a Cnosso datata per il 1450 a.C., in cui è il wa-na-ka miceneo a parlare.
La questione è quindi legata alla miceneizzazione di Cnosso e alla conseguente diffusione nell’isola
di Creta della lingua greca; e la domanda che gli studiosi si sono posti è <<come e quando Creta da
minoica è diventata micenea?>>.
Due studiosi in particolare si sono dibattuti a riguardo:
1) Leonard Palmer data il corpus di Tavole di Cnosso alla fine del XIII sec.a.C.
2) John Boardman data i livelli di distruzione in cui le tavolette sono state rinvenute ad un
periodo non successivo al 1400 a.C.
A circa 50 anni di distanza, la controversia si è attenuata sulla base di due importanti acquisizioni:
1. Il corpus Cnossio non è cronologicamente omogeneo
2. Cnosso non era l’unico centro amministrativo dell’isola
Ora, indipendentemente dalla datazione delle Tavolette, assumere una Tavola in Lineare B (in cui
c’è il wa-na-ka) come prova di un dominio miceneo a Creta (dominio che avrebbe portato alla fine
della civiltà minoica) è eccessivo: le ipotesi di un’invasione di massa del continente ad opera dei
Micenei e la conseguente adozione in tutta l’isola di elementi micenei non trova un riscontro
archeologico.
passaggio graduale da Creta minoica a Creta micenea

11 Il termine cumbinatorismo deriva dal latino cum + bina e significa letteralmente “mettere
insieme due cose”. Il cumbinatorismo storiografico (inglese, in questo caso) pratica la fusione
di testimonianze letterarie e archeologiche al fine di formulare congetture
12 Megàle pòlis
13 2006, appartenente alla triade degli annalisti giunti in Italia

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In modo semplicistico si può dire che gli elementi micenei vengono acquisiti all’interno di uno
schema di fondo inequivocabilmente minoico e che dunque il passaggio da Creta minoica a Creta
micenea non deve intendersi come traumatico ma come graduale.

1.10_La crisi dei palazzi minoici


Le distruzioni generalizzate che si riscontrano a Creta alla fine della fase neopalaziale (1370 a.C.)
porranno fine a quello che è stato più volte definito come lo zenith della cultura minoica.
Si tratta di distruzioni non riconducibili a fattori naturali ma sociali. I siti più importanti vengono
distrutti e solo il palazzo di Cnosso sembra rimanere intatto.
L’esplosione del vulcano santorino
È proprio nel corso della fase neopalaziale che si verifica l’esplosione del Vulcano Santorini 14,
preceduta da un terremoto di notevole entità. L’ipotesi che il cataclisma che aveva distrutto il sito di
Akrotiri a Thera fosse anche direttamente responsabile delle distruzioni dei siti neopalaziali cretesi
si è dimostrata infondata: sulla base dell’evidenza ceramica si è infatti ricostruito uno iato molto
ampio –circa 30 anni- tra i due eventi.
L’esplosione del Vulcano Santorino e la fine della civiltà minoica non sono fenomeni correlati (non
c’è quindi un rapporto di causa-effetto), pur ammettendo che forse la catastrofe di Thera deve aver
indebolito alcuni siti neopalaziali cretesi favorendone la loro successiva distruzione.
ipotesi sulla fine della civiltà minoica
Diverse sono state le ipotesi addotte dagli studiosi per spiegare questa crisi simultanea:
 MODELLO INVASIONISTICO: i Micenei, giunti a Creta nel 1450 a.C., avrebbero
occupato il Palazzo di Cnosso prendendone il potere
 CRISI INTERNA alla società minoica: vengono meno gli apparati burocratici,
amministrativi e sociali
Alcuni studiosi, poi, hanno voluto conciliare i due modelli.

2._I Micenei

1.11_I Protogreci: il problema indoeuropeo e la ceramica minia


Le attestazioni delle più antiche lingue indoeuropee sono l’ittita e il miceneo.
La cultura micenea si sviluppa nella Grecia continentale e ha importanti riferimenti al paleolitico e
al neolitico (6000 a.C.), di cui ricordiamo i due siti fondamentali, quello di SESIKO e di DIDIMI in
Tessaglia.
Intorno al 2000 a.C. la vecchia ceramica Urfinis, a vernice nera lucida, venne sostituita da una
nuova ceramica grigia monocroma, definita Grey Minyan Ware da H. Schliemann.
Nella tradizione antica, i Mini sono un’antichissima popolazione guerriera di Orcomeno 15 e
Schliemann, combinatoriamente, ha ritenuto che si trattasse del ritorno dei Minii16.
Il II millennio a.C. è indicato come l’arrivo degli Indoeuropei in Grecia secondo una teoria di moda
nell’Ottocento: la teoria invasionistica. Molto probabilmente, l’indoeuropeizzazione fu un
fenomeno di Longue Durèe.

14 Nell’isola di Thera, a circa 10 km a nord di Creta


15 In Beozia
16 Muller, Orchomenos und die Minyan

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Nella Grecia prima del 2000 a.C. i toponimi in –σσ 17 , -ντ 18 e in-νδ 19 sono ritenuti tracce di
substrato preindoeuropeo, di ambito egeo-anatolico.
Dal 2000 a.C. in poi la facies archeologica della Grecia è elladica e la cultura elladica è
caratterizzata da sepolture omologate; invece il miceneo è l’esordio di tombe ricchissime, che
rompono con la monotonia delle sepolture elladiche.
Si parla di miceneo a partire dal 1700/1650 a.C.

2.1_La periodizzazione e la definizione della cultura micenea


Con il termine miceneo si fa riferimento alla civiltà che fiorì sul continente greco nella tarda età del
bronzo, tra il 1700/1650 a.C. e il 1070 a.C. Il merito della scoperta va ad Heinrich Schliemann,
ricco mercante tedesco, che con “Omero alla mano” si dedicò allo scavo e alla scoperta dei
principali siti dei poemi omerici.

2.2_I circoli tombali di Micene


SCHLIEMANN E IL CIRCOLO TOMBALE A (1600/1500 a.C.)
Negli anni ’70 dell’800 H. Schliemann portò alla luce la prima shaft grave –tomba a fossa- definita
CIRCOLO TOMBALE A e datata al 1600/1500 a.C. Questa conteneva i resti di guerrieri dal
corredo funebre ricco e variegato, con materiali che richiamavano:
 CRETA, per il bronzo
 EGITTO, per i rilievi
 ASIA, per i lapislazzuli
 NORD, per l’ambra
Milonas E IL CIRCOLO TOMBALE B (1650/1550 a.C.)
Negli anni ’50 del ‘900 l’archeologo inglese MILONAS ha scoperto il CIRCOLO TOMBALE B,
datato al 1650/1550 a.C., meno ricco dal punto di vista del corredo funebre.
Emergono in tal mono in Argolide e nel Peloponneso –dove è stata scoperta una tomba a tholos (a
cupola) in Messenia- gruppi dirigenti che scelgono di connotarsi tramite caratteristiche guerriere e
l’ostentazione di una grande ricchezza.
FORMAZIONE DELL’ELITES MICENEA, le TEORIE ESOGENE
Già dalla scoperta delle tombe, gli studiosi hanno cercato di capire come sia avvenuta la formazione
di un’elites così ricca, e sono state avanzate diverse ipotesi a seconda del materiale che si è preso in
esame:
 CRETA, per il bronzo: Evans pensò che i Micenei fossero venuti da Creta
 EGITTO, per i rilievi: i guerrieri dei Circoli tombali sarebbero mercenari provenienti
dall’Egitto (gli Hyksos)
 NORD, per l’ambra: i Micenei provenivano da nord
Al di là delle diverse ipotesi, il modello è fin qui unico e prevalente: il modello invasionistico. Si è
tentato tra ‘800 e ‘900 di spiegare la formazione di elites micenee in senso esogeno.
…la teoria endogena

17 Doppio sigma (ss)


18 ni tau (nt)
19 ni delta (nd)

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Oggi, invece, si tende a spiegare il fenomeno miceneo come fenomeno endogeno: si crede che
l’area dell’Argolide ebbe il controllo di un flusso di materie prime (stagno, oro, rame) che
dall’Oriente all’Occidente confluivano in Egeo.
Le anomalie del sito di kolonna (egina)
Tuttavia, l’elites che si sviluppa in Argolide può aver preso a modello lo sviluppo della società
formatasi nel Sito di Kolonna, nell’isola di Egina20, che risulta essere un’anticipazione dei traffici
sviluppati; infatti tale sito mostra delle anomalie rispetto a tutto ciò che è noto nel continente in
questo periodo:
o un possente circuito di fortificazioni, che non ha eguali in Grecia nella stessa fase
o tombe con caratteristiche precedenti che anticipano le shaft graves di Micene, pur essendo
molto più antica e databile alla media età del bronzo.
La tomba conteneva i resti di un inumato di sesso maschile e di età giovanile, il cui corredo funebre
comprendeva armi, un diadema d’oro e materiale ceramico di straordinaria qualità importato da
Creta e dalle Cicladi.
Tale concentrazione di ricchezza, la connotazione guerriera e la presenza di materiali
d’importazione sono elementi insoliti per questa fase.
Si deve pertanto concludere che già in una fase così antica emerge a livello sociale un singolo
individuo e che tale fenomeno deve avere un qualche collegamento con la civiltà palaziale cretese.
Dunque, Egina potrebbe essere stato il modello sociale imitato più tardi dalle elites dell’Argolide.

2.3_Il palazzo miceneo


Anche quella micenea è una società palaziale. Il palazzo minoico è un palazzo aperto, mentre quello
miceneo è arroccato.
Moses Finley nel 1954 ha descritto l’economia palaziale in termini redistributivi mentre la sua
teorizzazione per il mondo antico risale a Karl Polanyi (1957); il funzionamento economico dello
stato sarebbe stato fondato sulla distribuzione di beni di carattere primario in cambio di prestazioni
lavorative.
Altrettanto importante è stata la rielaborazione del modello polanyiano elaborata da C. Renfrew: qui
il ruolo redistributivo dei palazzi viene visto anche come finalizzato alla circolazione e alla
diffusione di beni non disponibili ovunque. Il rapporto istituzionale creatosi tra palazzo e comunità
è ancora poco definito.
Sembra apparentemente scontato che i palazzi si fossero accaparrati il ruolo di istituzioni di
riferimento per le comunità sparse nel territorio. È importante notare come officine che
producevano beni di prestigio appaiono esclusivamente localizzate nell’ambito di siti palaziali e si
debba ritenere che fossero direttamente controllate dal palazzo.
Oltre al palazzo vi erano anche cittadelle –luoghi posti in posizione dominante e circondati da
mura-: è un sito fortificato che però non include necessariamente anche un palazzo.
Strutture palaziali micenee sono state trovate a Micene e Tirinto (in Argolide), a Pilo (in Messenia)
e al Menelaion nei pressi di Sparta, che è l’edificio più antico.
Tra i siti palaziali devono essere anche annoverati Atene (in Attica), Argo (in Argolide) ma dei resti
dei relativi complessi architettonici non c’è più traccia.
Nucleo focale del palazzo è il μέγαρον21, una struttura tripartita isolata dal resto del complesso
architettonico.

20 Tra Argolide e Attica


21 mègaron
Pag. 12 a 120
La presenza di un vano centrale del μέγαρον, di un trono, di un grande focolare circondato da
colonne e di una ricca decorazione parietale, lasciano intendere che questo sia il luogo in cui
l’autorità amministrativa che risiedeva nel palazzo ostentava il suo potere.
Intorno al μέγαρον sono dislocati i magazzini, archivi amministrativi, quartieri residenziali, edifici
per il culto, centri di produzione artigianale.
Ispirati alla cultura minoica sono le strutture funerarie tipiche delle elites micenee, cioè la tomba a
θόλος22. La funzione principale dell’edificio palaziale è sicuramente di tipo amministrativo.

2.4_La Lineare B
La Lineare B è una scrittura sillabica, espressione della società palaziale micenea, decifrata nel
1952 da Michael Ventris e John Chadwick, che hanno rivelato il carattere documentario delle
tavolette d’argilla su cui è stata rinvenuta questo tipo di scrittura.
Le tavolette sono state ritrovate:
 a Pilo, in Messenia (Peloponneso occidentale)
 a Micene, in Argolide (nel Peloponneso nord-occidentale)
 a Cnosso23 e a Chania, nell’isola di Creta (nell’Egeo)
Il Palazzo di Iolko, in Tessaglia, non ha restituito tavolette scrittorie.

2.5_Le principali figure istituzionali del palazzo miceneo


Le tavolette in Lineare B permettono di conoscere le istituzioni micenee e ne dimostrano la struttura
gerarchizzata:
 WA-NA-KA
parola di origine non greca che ricorda il sostantivo greco ϝάναξ 24 -signore-. Il termine
wanaka probabilmente non è indoeuropeo in quanto la lingua greca esprime la regalità con
parole non indoeuropee a causa della refrattarietà del minoico; è stato anche documentato
l’aggettivo wanketero “reale” e l’abbreviazione “wa”.
Il wanaka detiene un POTERE che è al contempo:
 POLITICO, amministra il potere insieme ai ko-re-te-re e da-mo-ke-ro
 MILITARE, fornisce di bronzo l’esercito e dunque presiede economicamente alla
guerra
 RELIGIOSO, il wanaka è detto anche wa-na-ka my-o-me-no25 in cui si riconosce
la radice mu-yo che viene messa in connessione con il greco μυσθήριον26 e meno,
tipica desinenza del participio medio-passivo. Il μυσθήριον era la festa del rituale
dell’iniziazione del re. Si può dunque ipotizzare che fosse un re soggetto a processo
di misterizzazione o rinnovamento della sua carica.
 RA-WA-KE-TA
è la seconda figura istituzionale più importante nell’ambito delle istituzioni micenee e ciò lo
si deduce dalla Tav. Pilo Er.312 in cui si chiarisce che al rawaketa spetta 1/3 del te-me-no27
del wanaka. Il termine rawaketa può esser connesso: rawa- al greco λαϝός (> λαός > λεώς >
ληός) “popolo in armi” + keta al greco ἠγέομαι “condurre”.
Se la connessione fosse giusta, allora il rawaketa è colui che conduce il popolo in armi.
Dovrebbe essere una sorta di generale, qualora esistesse una continuità semantica con il

22 thòlos
23 Vedi 1.9_La crisi del minoico: un wanaka miceneo a Cnosso (il problema della miceneizzazione
di Creta)
24
Vànax (anziché anax per la presenza del ϝ iniziale)
25 Colui che viene misterizzato
26 mysthèrion
27 Recinto sacro

Pag. 13 a 120
termine omerico λαϝαγὴτας. L’esistenza di un λαϝαγὴτας rinvia ai rawoi (mai nominati
nelle tavolette) sottostanti alla sua guida; ma il termine damo complica il quadro.
Negli studi che distinguono nettamente λαϝοί da δάμοι, i λαϝοί rappresentano
un’aristocrazia militare e fondiaria strettamente collegata al centro di potere (cioè al wanaka
e al rawaketa), mentre δάμοι è la popolazione residente nel territorio. S
ul rapporto tra λαϝοί e δάμοι ci sono molti dubbi e un altro problema è se il δάμος sia l’altro
polo della società micenea oppure un elemento substante della piramide.
Possibili deduzioni possono esser applicate nel campo della proprietà terriera:
 KE-KE-ME-NA KO-TO-NA = le proprietà statali
 KO-TO-NA KI-TI-ME-NA = proprietà private
Emergono anche forme di onato parodamo -usufrutto per il popolo-.
Tuttavia, non è dimostrabile che sia proprio il wanaka il detentore della proprietà formale
eminente sui diversi tipi di proprietà terriera, ma non è da escludere.
 TE-RE-TA
compaiono nella Tav.Pilo Er.312 e probabilmente sono funzionari dignitari. Termine
connesso col greco τελεσταί. Hanno la stessa quantità di semenza di grano del rawaketa.
 QA-SI-RE-U
Rimanda al greco βασιλεύς; spesso appare legato ai kakewe –i bronzieri- per cui è nata
un’interpretazione corrente secondo cui il qasireu sarebbe il capo di una corporazione di
artigiani; altri studiosi hanno notato però che è quasi sempre legato alla periferia e da qui si
è supposto che si tratti di una figura che opera nella periferia e ha forse una funzione di
intermediario con il palazzo. È probabile che si tratti di un borgomastro.
 E-QE-TA
È stato tradotto come “compagno del re” in quanto il termine rimanda al greco ἐφέται, che
sono indicati nelle tavolette con il nome e con il patronimico, possono avere schiavi e sono
contraddistinti dal possesso del carro da guerra e da un particolare tipo di veste. Sono
dunque considerati un gruppo guerriero strettamente legato al wanaka.
 KE-RO-SI-YA
Termine attestato una sola volta. Rimanda al greco γηρουσία “consiglio di anziani”. Di
certo non è il consiglio del wanaka.
 DO-E-RO e DO-E-RA
Sono gli schiavi di proprietà.

Pag. 14 a 120
2.6_L’espansione micenea sul Mediterraneo
L’espansione commerciale e culturale dei Micenei sul Mediterraneo è un fenomeno che si registra
tra XIV e XIII sec.a.C. e viene attivato dai Micenei spinti dall’esigenza di raggiungere le zone
metallifere e cercare le materie prime di cui necessitano.
Sono innumerevoli i siti che hanno restituito materiali di derivazione egea lungo la costa della
Sicilia orientale e centro-meridionale, nelle isole Eolie, lungo la costa della Calabria, della Puglia,
della Basilicata e in Italia centrale.
Ceramica micenea nell’isola di vivara (na)
Uno dei principali centri di ritrovo di ceramica micenea è rappresentata dall’isola di Vivara, nel
Golfo di Napoli, vicino Procida: qui la ceramica micenea è stata rinvenuta accanto a paletti di
bronzo28 e risale al 1650/1600 a.C., periodo dei palazzi29.
Il bronzo è stato importato in quanto i Micenei non ne sono i produttori e per riuscire ad ottenere
questo materiale hanno attivato delle direttrici di traffico.
scarsa diffusione della ceramica micenea in zone settentrionali
La presenza di ceramica micenea in punti settentrionali è sporadica ed è stata forse diffusa da altri
vettori (circa 10 anni fa è stata scoperta ceramica micenea vicino ad Afragola: questo non vuol dire
che i Micenei viaggiassero e diffondessero ceramica personalmente; forse è stata mediata da
popolazioni fenicio-anatoliche).
I siti bagnati dal Mar Ionio e dal Mar Tirreno dimostrano l’alto livello dell’artigianato miceneo e il
materiale –oro, bronzo, avorio- rimanda a Cnosso, a Micene, a Tebe (in Beozia) e a Tirinto.
COMMERCI NELL’EGEO NORD-ORIENTALE
L’anfora a staffa è il tipico contenitore da trasporto miceneo: conteneva olio d’oliva, olio
profumato, forse anche vino. Un esempio classico di vaso è dato dai crateri decorati con
rappresentazioni di carri, una produzione propria del Peloponneso nord-orientale, la ceramica
micenea veniva regolarmente prodotta a Troia.
I pochi relitti di navi relativi a questa fase e rinvenuti lungo la costa meridionale della Turchia (Kas)
e lungo quella dell’Argolide (Capo Iria) ci offrono un panorama significativo dei beni che
circolavano lungo le rotte dell’Egeo. Il relitto di Capo Iria (della fine del XIII sec.a.C.) ha restituito
numerose anfore a staffa di produzione cretese, forse destinate ad un porto dell’Argolide. Nel relitto
di Uluburun Kas (XIII sec.a.C.) erano presenti numerosi materiali disparati, i lingotti di rame, spade
di bronzo, materiali esotici ma anche spezie e resina.
l’assenza dei micenei dal “commercio palaziale”
Quanto alla natura del commercio che coinvolgeva gli stati micenei, esistono due opinioni
divergenti:
1) le elites palaziali esercitano un controllo strettissimo sull’economia e sul commercio
2) le elites palaziali hanno avuto un ruolo meno significativo e il loro ruolo nelle rotte orientali
è più legato alla posizione geografica dei singoli siti che non al peso effettivo dell’elites
micenee nel contesto politico dell’epoca
Va ricordato che gli stati micenei non hanno restituito tracce di scambi epistolari che hanno
contraddistinto i rapporti di tutti gli stati del Vicino Oriente. Dai testi orientali sappiamo che è
esistito un commercio di natura palaziale tra le grandi potenze dell’epoca.
Ma anche da questo, sulla base della documentazione esistente, gli stati micenei appaiono assenti,
tanto che si è pensato che le ceramiche micenee rinvenute nel Levante o in Egitto vi siano giunte
tramite Cipro.

28< rame + stagno


29La ceramica è connaturata al palazzo. Nel 1941 l’archeologo svedese FURUMAK classificò la
ceramica micenea ben 12 anni prima della decifrazione della Lineare B.
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2.7_La terra degli Ahhijawa
Gli Ahhijawa sono citati più volte nei testi ittiti di XIV-XIII sec.a.C. Rivenuti a Hattusas, capitale
dell’impero ittita, i testi lasciano desumere che la terra di questa popolazione era uno stato costiero
a ovest dell’impero ittita.
Tale stato, almeno nel XIII sec.a.C., durante i regni di Hattusili III e Tudhalya IV, possedeva delle
navi, era coinvolto in una rete commerciale e aveva rapporti non sempre amichevoli con l’impero
ittita. Inoltre, sembra aver avuto il controllo di qualcuna delle numerose isole del posto: il suo re
viene indicato con l’epiteto di “Gran Re” ed equiparato a quelli d’Egitto, di Babilonia e d’Assiria,
vale a dire con i sovrani più potenti della regione vicino-orientale.
AHHIJAWA = ACHEI (?)
Alcuni, sulla base dell’equazione Ahhijawa=Achei, hanno riconosciuto nei Micenei gli Ahhijawa
dei testi ittiti.
Recenti studi hanno escluso che lo stato di Ahhijawa possa collocarsi lungo la costa meridionale o
nord-occidentale dell’Anatolia:
 la prima opzione è che gli Ahhijawa siano da ricercare sul continente greco;
 la seconda opzione è data dalla stretta fascia costiera sud-occidentale dell’Anatolia,
identificata con la Millawanda dei testi ittiti e Iasos e dalle isole isole prospicienti di Rodi e
di Cos: un’area in cui la notevole presenza di elementi micenei ed egei in senso lato, accanto
ad elementi di tipo anatolico, lascia pensare come una popolazione locale di tradizione
anatolica si fosse acculturata in senso miceneo.

2.8_Il ruolo dei miti greci d’oltremare


Intorno agli anni ’40 e ’50 del Novecento, con la scoperta di ceramica micenea sui litorali
mediterranei, in Italia si è aperto il dibattito sul mito e sul suo valore.
I MITI PRECOLONIALI
I miti precoloniali testimonierebbero una presenza greca prima delle colonizzazioni di VIII sec.a.C.
Nell’immaginario greco molti eroi che avevano partecipato alla guerra di Troia 30 intendevano
tornare in patria, ma morivano altrove (Enea fugge e va via nel Lazio; Filottete era un famoso
arciere che muore probabilmente in Lucania; Idomeneo, re dei Cretesi, sarebbe morto nel Salento;
Diomede forse o a Benevento o a Foggia).
In questi stessi posti in cui la tradizione ha collocato i miti dei nostoi, sono state ritrovate tracce di
ceramica micenea. Un caso particolare è quello della Daunia, che non ha città greche ma presenta
ceramica micenea.
IL DIBATTITO PER SPIEGARE LA COMPRESENZA DI MITI E CERAMICA
MICENEA IN ZONE NON GRECHE
Varie sono state le interpretazioni addotte per spiegare la questione:
 Jean BERARD, TEORIA DEL NUCLEO o TEORIA STORICISTA
Berard è un archeologo che lavorò molto in Italia meridionale. Nel 1941, insieme a
Furumak, compose “La colonizzazione dell’Italia meridionale. Storia e leggenda”. Nel 1957
è stata ripubblicata con un’accresciuta fede evemerista e poi è stata tradotta nel 1963 da
Einaudi con il titolo “La Magna Grecia”. Quest’opera presenta nell’introduzione una critica
ad Ettore Pais, il quale interpreta il mito come proiezione legittimante la presenza dei Greci
(il mito, cioè, servirebbe per attestare un diritto di precedenza). J. Berard, pur attuando una
pratica cumbinatoria, ritiene che i miti siano effettivi ricordi di viaggi micenei
(ceramica+miti)
 Giovanni PUGLIESE-CARRATELLI
Si muove sulla scia di J. Berard ma non è un evemerista. Egli sostiene che i miti greci –così
come la ceramica micenea- siano memoria delle navigazioni micenea. Egli riteneva che i

30 Eratostene di Cirene data la guerra di Troia al 1184


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Micenei avessero avuto rapporti con le comunità indigene e che i Greci di VIII sec.a.C.
avessero trovato continuità indigene che avevano ricordo dei miti micenei. Egli vedeva una
continuità tra le frequentazioni micenee e le colonie greche di VIII sec.a.C.
 Ettore LEPORE e la scuola napoletana degli anni ‘80
Fu il maggior ambiente critico nei confronti di Pugliese-Carratelli. Lepore e Alfonso Mele
mettevano in evidenza la discontinuità fra navigazioni micenee e colonie greche e proprio
Lepore ricorda che la memoria non è conservativa
 B. MALINOWSKY, il concetto di MYTH CHARTER
L’etnografo, studiando le popolazioni dell’Oceano Pacifico, si accorse che i miti nascevano
per giustificare le pretese egemoniche e quindi per legittimarle: infatti, quando nel Pacifico
vi era una disputa territoriale, ogni popolo si presentava con un mito che poteva supportare
la propria versione
 I. MALKIN, e l’IMPOSTAZIONE MODULARE DEI MITI
A partire dagli anni ’80 del Novecento, s’impone questa nuova interpretazione dei miti
grazie ad Irad Malkin che compose “I ritorni di Odisseo”. Malkin osserva come il mito sia
uno strumento di classificazione, organizzazione e decodificazione della realtà. I naviganti
greci di VIII sec.a.C. approdano in nuovi territori con il proprio bagaglio culturale e
applicavano alla realtà che trovavano in loco i propri parametri culturali.

2.9_La crisi dei palazzi micenei: il dibattito sulle cause, dal catastrofismo alla teoria dei due
temi di D. Musti
Alla fine del II millennio a.C. il palazzo non esiste più. Intorno al 1250 a.C. gli archeologi notano
nei vari palazzi micenei delle interruzioni materiali e l’unico palazzo che mostra continuità è quello
di Iolko, in Tessaglia.
Intorno al 1200 a.C. alcuni palazzi mostrano segni di ripresa e ciò fa capire che i palazzi non sono
caduti improvvisamente ma che, in termini braudeliani, potremmo definire di Longe Durèe, che si
concluderà con la caduta del palazzo dopo il 1200 a.C.
IPOTESI SULLA “CADUTA” DEI PALAZZI MICENEI
Sulla caduta dei palazzi, varie sono le ipotesi:
1) IPOTESI CATASTROFISTA
I palazzi sarebbero caduti per cause naturali. Negli anni ’60 del Novecento, Carpenter
pubblica un volume “Clima e storia” in cui pone uno stretto rapporto tra fenomeni naturali e
storici e presenta una bella dose di positivismo tipico di quegli anni. A seguito di tale
pubblicazione, si è sostenuto che i palazzi siano caduti per un repentino abbassamento del
clima e a supportare tale tesi vi sarebbe il ritrovamento di spilloni per la lana, ritrovati anche
nelle tombe. Ma le indagini paleobotaniche hanno confutato tale tesi perché per quell’epoca
sono stati trovati chicchi di grano.
2) IPOTESI INVASIONISTICA
Il crollo dei palazzi è stato giustificato con l’arrivo di genti straniere:
 INVASIONE DEI “POPOLI DEL MARE” → popoli del mare è un’espressione
eteronimica che si trova sui documenti del faraone egiziano Menerftà (vissuto nel
1200 a.C.) il quale si lamenta dell’invasione da parte dei popoli del mare. Il 1200
a.C., del resto, è un periodo in cui tutto il Mediterraneo orientale subisce una crisi (in
Medio-Oriente ci sono i Filisdei che invadono la Palestina; in Anatolia c’è il crollo
dell’impero ittita). Siccome in una tavoletta di Pilo il wanaka fornisce di bronzo
l’esercito per difendere le coste, gli studiosi hanno ritenuto che anche i Micenei
fossero minacciati dai popoli del mare. Secondo Drews, i popoli del mare avrebbero
adottato una nuova tecnica bellica fondata su una fanteria leggera armata di
giavellotti e spade, che si sarebbe rivelata vincitrice rispetto all’uso del carro trainato
da cavalli.

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 INVASIONE DEI DORI → I Dori provenienti dalla Tessaglia invadono il
Peloponneso. Nella tradizione l’invasione dorica è presentata attraverso il mito degli
Eraclidi (i discendenti di Eracle, cacciati dal Peloponneso e costretti ad emigrare
altrove, decidono di far ritorno in patria) che sarebbe un mito di riappropriazione
territoriale per attestare un diritto di precedenza.
3) RIVOLUZIONE INTERNA
J. Chadwick notò che nelle tavolette micenee esistevano parole doriche per la presenza di ᾱ
originario. Egli ha sostenuto che i Dori non sia una realtà post-micenea ma già interna al
palazzo, di cui rappresenterebbero lo strato servile. La caduta del palazzo miceneo viene ora
attribuita ad una rivoluzione interna al palazzo stesso. J. Chadwick è sicuramente
influenzato dal marxismo.
Dunque, il crollo della società palaziale non può esser ricondotto ad una sola causa ma interviene
una molteplicità di fattori. Fra questi va considerata la possibilità che il sistema abbia racchiuso in
sé una qualche debolezza strutturale: gli stati micenei non sarebbero stati più in grado di sostenere il
peso economico del loro apparato organizzativo, fino a raggiungere il collasso. Il palazzo di Iolko,
in Tessaglia, forse resiste ancora perché, come dimostra l’assenza di tavolette, non aveva un sistema
burocratico così accentrato.
LA TEORIA DEI DUE TEMPI (D. MUSTI)
A tal proposito, Domenico Musti ha elaborato la TEORIA DEI DUE TEMPI per spiegare il
declino del mondo miceneo:
o PRIMO TEMPO: crisi interna al mondo miceneo
o SECONDO TEMPO: progressiva trasformazione delle condizioni di popolamento a cui si
accompagna un rapporto diverso con il territorio che diventa proprietà di tribù di invasori (i
Dori), che riorganizzano la società in modo meno gerarchizzato e verticistico, sostituendo la
pastorizia all’agricoltura e privilegiando la pianura (Argo è una realtà post-micenea e
dunque post-palaziale che sfrutta il pedìon “la pianura” e non le alture: fenomeno dello
shifting, cioè dello “scivolamento” dal centro alla periferia).

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3._Le migrazioni

3.1_La migrazione dorica: la tradizione e il ruolo dei Dori nella Grecia post-palaziale
I Dori sono una popolazione di lingua greca che abita la Grecia centrale. Si tratta di realtà extra-
peloponnesiaca. Lo storico Tucidide dice che i Dori sono giunti nel Peloponneso 80 anni dopo la
guerra di Troia, di cui gli antichi hanno fornito diverse date:
 1184 a.C., per il cronografo ERATOSTENE DI CIRENE (III sec.a.C.)
 1340 a.C., per DURIDE DI SAMO (IV/III sec.a.C.)
IL MITO DEGLI ERACLIDI
Dalla testimonianza di Tucidide possiamo affermare che i Dori nel Peloponneso sono una realtà
“post Troikà”, ossia è successiva agli eventi della guerra di Troia.
La tradizione presenta l’arrivo dei Dori nel Peloponneso servendosi del mito degli Eraclidi, che è
un mito di riappropriazione per legittimare la presenza dorica. Così il Peloponneso miceneo
diviene tutto dorico, ad eccezione dell’Arcadia (a livello dialettale).
Caratteristica tipica dei Dori è la divisione in 3 tribù:
1) Illei
2) Dimani
3) Panfili
Questa peculiarità, unita al fatto che essi abbiano un’unica lingua, ha spinto gli studiosi a ritenere
che tra questi vi fosse una sorta di identità culturale.
LA STORICITÀ DELLA MIGRAZIONE DORICA: BELOCH VS MUSTI
Uno dei più grandi negatori dei Dori è K. J. BELOCH (†1929), che ritiene che la migrazione dei
Dori sia stata inventata da Sparta nel VII sec.a.C. per giustificare la sua forza espansionistica.
IL CONVEGNO DI D. MUSTI E LA TEORIA DEI DUE TEMPI
Per reagire all’ipercriticismo belochiano, nel 1984 D. MUSTI ha organizzato un convegno, tenutosi
a Roma, i cui Atti sono stati pubblicati da Laterza “Alle origini della Grecia”. Il Convegno ha avuto
come risultato la formulazione della teoria dei due tempi: Musti crede che i Dori siano quella realtà
che entra nel mondo miceneo quando quest’ultimo è già in crisi e lo riorganizza. I Dori, quindi,
riorganizzano la Grecia post palaziale. Inoltre, <<la polis non “nasce” per partenogenesi dal palazzo
ma è un fenomeno tangente alla realtà palaziale>> (MUSTI).
LA PRIMA COLONIZZAZIONE
Il collasso del mondo miceneo è contemporaneo al collasso del mondo ittita: in questo vacuum si
creano dei fenomeni di trasferimento dalla Grecia all’Anatolia, che nei vecchi manuali di storia
greca viene indicato come “prima colonizzazione greca”. Tale processo avrà come risultato la
formazione della Doride d’Asia, della Ionia d’Asia e dell’Eolide d’Asia.
LA DORIDE D’ASIA MINORE
In Asia Minore, i Dori formano un koinòn presso il Santuario di Apollo Triopio, sull’omonimo
promontorio presso Cnido. Si tratta di una esapoli comprendenti le città:
1) COS, sull’omonima isola
2) ALICARNASSO, sul continente asiatico
3) CNIDO, sul continente asiatico
4) IALISO
5) CAMIRO le tre città-stato dell’isola di Rodi
6) LINDO

3.2_La migrazione eolica e ionica in Asia Minore: tradizione e nascita di koinà


L’EOLIDE D’ASIA MINORE
Secondo la tradizione, quest’area della costa settentrionale dell’Asia Minore fu raggiunta dai
discendenti di Oreste (gli Orestiadi) provenienti dalla Tessaglia. La migrazione degli Eoli in Asia

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Minore è un orizzonte post-Troikà. Gli Eoli formano un koinòn intorno al Santuario dedicato ad
Apollo a Grinea. Presenta una dodecapoli composta dalle città di:
1) CUMA
2) LARISA
3) NEONTEICHOS
4) TEMNO
5) CILLA
6) NOZIO
7) EGIROESSA
8) PITANE
9) EGE
10) MIRINA
11) GRINEO
12) SMIRNE
In “Smirne fra Eolide e Ionia” di Moggi, Smirne è città della dodecapoli eolica ed Erodoto
attribuisce il suo passaggio alla Ionia a causa di un colpo di mano di esuli di Colofone. Forse
Smirne non è stata inclusa a pieno titolo nella dodecapoli ionica perché questa non diventi una
treiskadecapoli (13 città).
LA IONIDE D’ASIA MINORE
La formazione della Ionia d’Asia Minore è sempre orizzonte post-Troikà ed è di matrice eolico-
tessalica perché secondo la tradizione le città della Ionia d’Asia furono fondate da Neleo II e,
dunque, dai Nelidi.
Anche PAUSANIA (II sec.d.C.) dice che i Nelidi prima di andare in Asia Minore si fermarono per
un po’ ad Atene e questo soggiorno ateniese è piuttosto sospetto e sicuramente è stato inventato
quando Atene si atteggiava a metropoli di Ionia d’Asia Minore.
Il koinòn si forma intorno al culto di Poseidon Eliconio a Capo Micale. La dodecapoli ionica
comprende:
1) MILETO
2) MIUNTE
3) PRIENE
4) SAMO
5) EFESO
6) LEBEDO
7) COLOFONE
8) TEO
9) CHIO31
10) ERITRE
11) CLAZOMENE
12) FOCEA

3.3_Hellàs ed Hèllenes: l’etno-onomastica in Omero


I Greci venivano chiamati con tre nomi differenti:
 Ἀχαιοῖ : Achei, termine arcaico. Nella Grecia classica, l’Acaia era una piccola regione del
Peloponneso e Omero con questo termine indica tutto il Peloponneso palaziale;
 Δαναοῖ : Danai, è il nome più antico ma è anche quello più difficilmente spiegabile. Si
trattava forse di un eteronimo che i Greci avrebbero poi accettato. L’etnico DA-NU-NA
compare nell’elenco dei Popoli del mare del Faraone egiziano Menerftà. Danao era il mitico

31Leggere l’articolo del prof. E. Federico relativo alla formazione di Chio ionica (Ἀρχαιολογία
Χία)
Pag. 20 a 120
re di Argo, che ha un ruolo importante nelle Supplici di Eschilo, tragediografo ateniese di V
sec.a.C.
 Ἀργεοῖ : Argivi, è un anacronismo omerico perché Argo è realtà post-palaziale
In Omero, Hèllenes non sono i Greci bensì i Mirmidoni, i popoli dell’Acaia Ftiotide tessala,
l’esercito di Achille.
Tucidide dedica i primi libri della sua Archaiologia e si chiede perché i Greci siano chiamati
Hellenes mentre in Omero non avevano questo nome. Probabilmente la diffusione di Hèllenes,
etnonimo di area tessala, è da collegarsi con i Dori, che si espansero in Tessaglia.
La grande diffusione del nome si ha grazie a Delfi ed Olimpia in Elide. Gli antichi giudici di
Olimpia si chiamavano ellanodikai. Solo con Archiloco di Paro (VII sec.a.C.) si avrà la diffusione
di Hellenes per indicare i Greci. Erodoto di Alicarnasso (V sec.a.C.) dice che gli Hellenes sono
tutti quelli che condividono lingua, costumi e religione.

Pag. 21 a 120
4._L’età buia

4.1_Definizione ed orizzonte cronologico


“MEDIOEVO ELLENICO”, UNA DEFINIZIONE INAPPROPRIATA
I secoli dal XII al IX.a.C. erano indicati nella vecchia storiografia con il termine Medioevo
ellenico, diffuso da Eduard MEYER che ha attuato un’equazione tra Medioevo latino e Medioevo
ellenico, parallelo peraltro aggravato dal pregiudizio europeo proprio sul Medioevo latino.
Questi secoli vengono indicati nell’800 come secoli di silentium e sono stati anche definiti “secoli
bui” perché non hanno prodotto, o per meglio dire tramesso, attestazioni di scrittura.
Compresi tra due momenti forti della storia greca, questi secoli furono meccanicamente unificati e
considerati un’unica grande fase caratterizzata da:
 Ristagno sociale
 Isolamento culturale
 Povertà economica
RIVALUTAZIONE DELLE “DARK AGES”: LE PROVE ARCHEOLOGICHE
Intorno agli anni ’50 del Novecento la visione delle Dark Ages ha cominciato a mutare grazie a:
 pubblicazioni di materiali rinvenuti nel Quartiere del Ceramico (ad Atene) che dimostrano
come l’Atene di XI sec.a.C. mostri segni di espansione;
 studi d’assieme su vasti corpora ceramici
 ritrovamenti di siti di grande importanza, come quello di Lefkandì in Eubea
…M. FINLEY E LA LETTURA DEI POEMI OMERICI IN CHIAVE SOCIO-
ECONOMICA
Nel 1954, MOSES FINLEY diede inizio ad un reale processo di rivalutazione delle Dark Ages
sulla base di una lettura in chiave socio-economica dei poemi omerici, avanzando l’ipotesi di una
formazione di una società fondata sul rango individuale in Grecia, all’indomani del crollo miceneo,
dove lo scambio dei doni descritto da Omero rappresenterebbe uno strumento essenziale per
l’economia della regione. Secondo Finley, questa società sarebbe realmente esistita tra il XII e il IX
sec.a.C. e i poemi omerici ne conserverebbero il ricordo.
DA MEDIOEVO ELLENICO A DARK AGES: SNODGRASS
Negli ultimi anni ’60 del Novecento, SNODGRASS ha lanciato l’idea di quest’età come Dark
Ages: dark voleva far riferimento alla scarsezza di prove archeologiche ed è anche un termine
provocatorio, usato per sottolineare il disinteresse di questi studiosi verso tali secoli che non hanno
prodotto attestazioni di scrittura. La scrittura è un fenomeno correlato alla navigazione: con la crisi
delle strutture burocratiche amministrative vengono meno sia la scrittura sia la navigazione (perché
non c’è più il palazzo a commissionare ambedue le cose).
ALTRO CHE DARK AGES!
Quella di Dark Ages o Medioevo ellenico o Età buia è una definizione troppo drastica e
inappropriata perché, in realtà, i secoli dal XII al IX a.C. sono pieni di novità ed è possibile
individuare elementi comuni a diverse aree dell’Egeo:
 NUOVI PARADIGMI DI LOCALIZZAZIONE E NUOVE DIRETTRICI DI
TRAFFICO→ dopo la caduta del palazzo miceneo, che sfrutta le alture, si verifica il
fenomeno dello shifting, ossia dello scivolamento, perché la Grecia post-palaziale sfrutta il
pedìon. Per quanto riguarda i commerci, non si assiste più a navigazioni commissionate dal
palazzo e si nota lo sviluppo dei commerci levantino-ciprioti, che tagliano verso Sicilia e
Sardegna. Il nuovo centro diventa il Levante.
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 PASSAGGIO AD UN’ECONOMIA PREVALENTEMENTE PASTORIZIA
 USO GENERALIZZATO DEL FERRO→ nella vecchia storiografia si è spesso parlato di
passaggio dall’Età del Bronzo all’Età del Ferro, ma questa è una concezione ormai da
superare. Il ferro è un metallo che la Grecia sfrutta già dal II millennio a.C., anche se
ritenuto materialmente povero.

4.2_Il caso Lefkandì


In Eubea 32sono state condotte indagini archeologiche che hanno permesso di investire di luce i
cosiddetti secoli bui.
LA SCOPERTA DEL SITO DI LEFKANDÌ
La prima serie di ritrovamenti è il frutto della collaborazione di archeologi inglesi e greci che hanno
operato in Eubea, scoprendo il sito di Lefkandì, tra Eretria33 e Calcide.
La scoperta sensazionale è stato il ritrovamento di:
 un vano absidato, in cui sono stati cremati e sepolti in un’anfora bronzea di provenienza
cipriota, che contiene i resti di un guerriero (definito impropriamente “eroe” di Lefkandì)
 lo scheletro di 4 cavalli
 la tomba di una donna inumata e ricoperta di monili d’oro
LA PROVA ARCHEOLOGICA vs I SECOLI BUI
Il materiale facente parte del corredo funebre è ricco e variegato ed è stato datato intorno al X-IX
sec.a.C., in piena Dark Ages: ciò dimostra che l’Eubea in pieno IX sec.a.C. possedeva una elites in
grado di controllare direttrici di traffico provenienti da Cipro e dall’Oriente.

4.3_Lo stile geometrico e la poesia omerica


Lo stile geometrico è un nuovo stile ceramico (900-700 a.C.) che nasce in concomitanza con
l’emergere di nuove famiglie che hanno assunto un ruolo preminente rispetto ad altre.
IL CIMITERO DEL DIPYLON
34
Il Cimitero del Dipylon ci ha restituito molta ceramica protogeometrica (1070-900 a.C.) e
geometrica (900-700 a.C.): questa si sviluppa in concomitanza con lo sviluppo della ceramica
micenea, caratterizzata da scene naturalistiche e forte stilizzazione, nonché una grande simmetria
[c’è un vaso del Dipylon che rappresenta una protèsis funebre: alcuni ritengono che la scena sia di
carattere mitologico (funerale di Patroclo)35].
MURRAY vs HAUSER
MURRAY in “Grecia delle Origini”, edita da Mulino, ha sostenuto che la stilizzazione dei vasi è
da mettere in connessione con la formularità dei poemi omerici; invece Amold HAUSER pensava
che fosse difficile istituire un rapporto storico fra lo stile della poesia omerica e il geometrismo
contemporaneo.
Il raffinato linguaggio dell’epos non presenta affinità evidenti con l’arido schematismo dell’arte
geometrica e né si può dire riuscito il tentativo di rintracciare in Omero i princìpi di quell’arte dal
momento che le simmetrie e le ripetizioni –unici elementi geometrici presenti in poesia- si possono
ritrovare solo in piccoli episodi dei poemi omerici.

32
Isola prospiciente le coste dell’Attica
33 Si pronuncia Eretrìa perché in greco l’ultima sillaba è lunga
34 Letteralmente “doppia porta”
35 A. Mele diceva di aver individuato su un vaso una scena rappresentante i due Aiace

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4.4_La società omerica: valori, istituzioni, economia
LA PRIMA REDAZIONE κατά πόλιν (VI sec.a.C.)
I poemi omerici comprendono 24 libri e la loro prima redazione è avvenuta nell’VIII sec.a.C. Una
redazione ufficiale è quella del VI sec.a.C. e si tratta di una redazione κατά πόλιν, cioè di redazioni
che variano a seconda delle città che le commissiona. I poemi omerici sono frutta di una tradizione
orale, com’è stato dimostrato da MURKO e da PARRY.
I POEMI OMERICI: SPECCHIO DELLA SOCIETÀ MICENEA? NO, PERCHÉ…
PRESENTANO STRATIFICAZIONE LINGUISTICA E SOCIALE
Fino alla decifrazione della Lineare B si è pensato che Omero riflettesse la società micenea. In
realtà i poemi omerici presentano al loro interno una significativa stratificazione linguistica e
sociale, con elementi che rimandano ad epoche differenti. Sicuramente sono presenti elementi
propri del mondo miceneo (ad esempio: nell’Iliade si accenna ad un elmo di cuoio munito di zanne
di cinghiale, in uso tra XVI e XV sec.a.C. e poi scomparso; e Aiace Telamonio imbracciava uno
scudo caratteristico della più antica fase micenea, detto σάκος, oblungo e rettangolare, tale da
coprire tutto il corpo ma successivamente, già a partire dal periodo tardo miceneo, si passò ad uno
scudo più piccolo e di forma rotonda, chiamato ἁσπίς e che è generalmente diffuso fra i combattenti
iliadici).
PRESENTANO ANACRONISMI, COME:
USO DEL TERMINE ϝάναξ. Guardando però alla realtà istituzionale del mondo omerico e
studiando l’economia della sua società, ci si rende conto dei vari anacronismi presenti: (ad esempio,
il termine ϝάναξ, pur comparendo, viene usato solo in funzione esornativa, infatti la realtà omerica
è la realtà dei βασιλεῖς autonomi, che emerge solo dopo la crisi dei palazzi).
DIFFERENZA TRA PALAZZO OMERICO E MICENEO. Anche il palazzo omerico è diverso da
quello miceneo: sono i palazzi di età buia, con una struttura più contenuta.
USO DEL CARRO. Nei poemi omerici troviamo i carri micenei ma si tratta soltanto di mezzi di
trasporto veri e propri e non di macchine belliche.
PRATICA FUNEBRE. Usanze post-micenee si riscontrano anche nella pratica funebre: i Micenei
usavano inumare i defunti, mentre gli eroi omerici vengono esclusivamente cremati.
RAPPORTO TRA ἄστυ e χώρα. Sono presenti anche anacronismi che riguardano la polis:
all’interno dello scudo di Achille c’è la rappresentazione dello schema circolare del rapporto tra
ἄστυ e χώρα, che è propria della città di VIII sec.a.C.
Dunque, Omero si sforza di arcaizzare ma non riesce a tenersi lontani da anacronismi che
rimandano all’Età buia.
RELIGIONE. Per quanto riguarda la religione, dalla lettura delle Tavolette e dal confronto con
Omero si comprende che si tratta di due differenti realtà. Nelle tavolette in Lineare B i teonimi ci
sono e si comprende che i Micenei sono politeisti. I teonimi appaiono solo al dativo, come se si
trattasse di destinatari (la funzione di queste divinità, però, è oscura). Nel mondo miceneo
esistevano solo POSIDAO e POSIDAEIA, coppie consustanziali di cui non abbiamo notizia nel
mondo greco. Esistevano anche altre divinità, le MA-NA-SA, che in Omero sono assenti. La società
micenea ha un pantheon funzionale al palazzo e Omero dimostra che il sacro non è discendente.

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5._IL RINASCIMENTO GRECO

5.1_Inattualità di una definizione


RINASCIMENTO GRECO: ETÀ DELLA POLIS (VIII sec.a.C.)
L’VIII sec.a.C. è stato definito Rinascimento greco perché vede lo sviluppo della polis.
Rinascimento greco è una definizione fuorviante sotto alcuni aspetti e bisogna considerare questo
periodo come punto di arrivo di processi già avviati nel corso delle Dark Ages.

5.2_La crescita demografica


Il quadro che emerge dall’analisi condotta dall’archeologo MORRIS per l’Atene di VIII sec.a.C. è
quello di una società scossa da conflitti, le cui tracce sarebbero percepibili nel numero variabile
delle sepolture, in quanto alcuni siti –differentemente da altri- ne registrano una presenza in numero
maggiore.
Nella prima metà del VII sec.a.C. all’imperante pratica della cremazione –concepita come pratica
eroica e riservata agli individui adulti- si affianca la pratica dell’inumazione, in uso in tutto l’VIII
sec.a.C. Il rituale funebre consente di ricavare informazioni circa lo status della società che lo mette
in atto (anche se non sempre la sepoltura riflette lo status del defunto).
Utilizzando fonti letterarie ed epigrafiche, Morris spiega la diminuzione del numero delle sepolture
in alcuni siti non sempre in relazione ad un necessario calo demografico ma anche ammettendo la
possibile esclusione di alcuni individui dalla sepoltura formalizzata, forse riservata ai soli cittadini
adulti di pieno diritto.
5.3_Lo sviluppo dei santuari murari ed extra-murari
Intorno all’VIII sec.a.C. si assiste allo sviluppo dei santuari (sviluppo che non dev’essere inteso
come “evento miracolistico” dal momento che Minoici e Micenei veneravano le proprie divinità
all’aria aperta o nelle grotte). In questo periodo si assiste alla “nascita” dei santuari extra-murari:
la Tav.Pilo TN316 riporta il termine PA-KJ-A-NA indicante un’area sacra esterna alla dimensione
urbana. Esempi di santuari extra-murari sono:
 Heraion del Sele
 Heraion di Punta Campanella
 Heraion di Samo
 Heraion di Corinto
Diversi studiosi, intorno alla metà del Novecento, hanno addotto diverse spiegazioni circa l’origine
dei santuari extra-murari:
 PUGLIESE-CARRATELLI → essi sono stati costruiti nell’VIII sec.a.C. su memorie
micenee (cioè i santuari di VIII sec.a.C. sorgono in luoghi di frequentazioni micenee di II
millennio a.C. Egli istituisce una continuità tra i due fenomeni)
 CIARCIERI → riconosce in questi luoghi di culto delle precedenti forme cultuali indigene,
poi ellenizzate
 VALLET → ritiene che essi abbiano svolto un’importante funzione politica, presa di
possesso di un territorio da parte della polis. Egli si pone in contrasto con l’opinione di
Pugliese-Carratelli e di Ciarcieri perché non considera la nascita dei santuari extra-murari
un fenomeno in continuum con le frequentazioni micenee di II millennio a.C. o con le
comunità indigene
 DE POLIGNAC → considera il santuario extra-murario prova tangibile della superiorità
politica dei Greci, che sono in grado di prendere possesso di un territorio attraverso la sfera
del sacro. Se il santuario extra-urbano è il passaggio tra dimensione politica e dimensione
apolitica, potrebbe anche esser considerato come punto d’incontro e contatto tra mondo
greco e mondo anellenico
 COLDSTREAM → ha redatto una lista di santuari extra-urbani attestati in Grecia fino
all’età ellenistica e questo lavoro è alla base dell’opera di De Polignac che, all’interno

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dell’origine della polis greca individua nell’agorà dei santuari posti nell’ἐσχαθιά. Questa
dislocazione ben si adatta ai rituali iniziatici, che si scandiscono in tre tempi:
1) allontanamento dalla polis
2) vita nell’ἐσχαθιά
3) ritorno alla polis

5.4_Nascita della scrittura alfabetica


CADMO E L’ALFABETO FENICIO
L’VIII sec.a.C. conosce la comparsa della scrittura alfabetica e il mondo greco ha preso in prestito
dal mondo semitico di provenienza fenicia, l’alfabeto che –secondo la tradizione- sarebbe stato
portato in Grecia dall’eroe Cadmo, figlio del re fenicio Agenore.
LA SCRITTURA ALFABETICA: RAGIONI PRATICHE O POLITICHE?
Secondo alcuni studiosi, sarebbe stata introdotta per ragioni commerciali e pratiche (essendo i
Fenici un popolo di commercianti) ma a supporto di tale tesi viene a mancare la presenza di numeri
all’interno dei testi rinvenuti e recanti scrittura alfabetica.
Altri hanno ipotizzato una nascita di questa scrittura non lineare in funzione politica.
RAGIONI METRICHE: LA COPPA DI NESTORE
Pur mancando segni evidenti di numerazione, la scrittura alfabetica presenta segni di prosodia e
dunque gli studiosi hanno ipotizzato che essa sia nata per comporre brevi dediche, come la Coppa
di Nestore, uno σκυφός decorato con figure di uccelli di fabbricazione rodia e rinvenuto come parte
integrante di un corredo funebre nella colonia euboica di Pitecussa (Ischia), nel 1954 e databile al
725 a.C.: rappresenta per noi la più antica attestazione scritta contenente riflessi di poesia epica.

5.5_Culti eroici e creazione di una nuova memoria: l’uso della genealogia


Di etimo incerto e forse non indoeuropeo, la parola ἥρωες compare nelle Tav.Lin.B nella forma TI-
SI-RO-E, cioè “tre volte re”; è presente come parametro di valutazione nel mondo miceneo ma
senza ulteriori elementi non siamo in grado di ricavare altre informazioni circa lo statuto dell’eroe
in età micenea.
LO STATUTO DELL’EROE IN OMERO, IN ESIODO…
In OMERO la parola ἥρωες compare quasi sempre in posizione incipitaria (dunque non in
clausola) e indica i guerrieri.
Con ESIODO (VIII/VII sec.a.C.) gli ἥρωες costituiscono una categoria storico-temporale: ne “Le
opere e i giorni”, egli fa riferimento al mito delle razze –detto anche mito delle cinque età, in cui
traccia una parabola discendente della civiltà umana utilizzando come punti di riferimento i metalli.
Un’interruzione, però, è rappresentata proprio dalla categoria degli eroi. Esiodo riprende un
antichissimo mitologema con valore epico-morale e, avendo una concezione globulare del tempo
(ogni età è presentata come un anello che intrattiene legami né con quello precedente né con quello
seguente) fa degli ἥρωες una categoria finita a cui –in un passo interpolato e discutibile della sua
opera- si offre la prospettiva di una vita ultraterrena nella Νήσος Μαχάρων (Isola dei Beati).
…E SUCCESSIVAMENTE
Soltanto successivamente l’eroe viene indicato come colui che presenta tra i genitori una divinità.

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DIFFERENZE TRA DEI ED EROI
La differenza tra dei ed eroi passa attraverso l’esperienza della morte e al tipo di sacrificio che viene
ad essi offerto:
o gli dei sono ἀθανάτοι –immortali- e ad essi è riservata la θυσία –vittima sull’altare-
o gli eroi sono θανάτοι –mortali- e dopo la morte gli viene innalzato un heroon. Agli heroes
sono riservati ἐναγισμός e βόθρος –vittime a terra o nella fossa-
LO STATUTO DELL’EROE NELL’800: RHODE E USENER
A fine ‘800 si è tenuto un dibattito sull’origine degli eroi che ha prodotto come risultato le opinioni
divergenti di:
 RHODE: ipotesi ascensionale, l’eroe è un morto che viene elevato a statuto eroico
 USENER: ipotesi discensionale: l’eroe è un personaggio scaduto dalla condizione divina ed
entrato nella dimensione eroica
LA NASCITA DELLA GENEALOGIA COME RICOSTRUZIONE DEL PASSATO
Intorno all’VIII sec.a.C. si assiste al recupero delle sepolture micenee e le collettività di VIII
sec.a.C. individuano le tombe micenee e ne fanno oggetto di culto: essi individuano in quei morti
reali gli eroi della propria tradizione epica.
Il recupero e la cultualizzazione di tombe micenee si spiega con la nascita di una nuova memoria,
funzionale alla ricostruzione del passato. Nell’VIII sec.a.C. nascono le genealogie che rompono la
visione globulare perché le collettività di VIII sec.a.C. stabiliscono dei legami con quei morti per
crearsi un passato e avere delle pretese di legittimità su quei territori.

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6.LA POLIS
LA GRECIA POLITICA E LA GRECIA ETNICA
La polis non è il destino teleologico di tutta la Grecia. Distinguiamo infatti una Grecia delle poleis e
una Grecia degli ethnee (cioè una Grecia che si riconosce nell’ethnos, intendendo con questo
termine una forma istituzionale gentilizia a carattere territoriale.
La Grecia etnica comprende:
 LOCRIDE
 FOCIDE
 BEOZIA
 ETOLIA
 ACARNANIA
 EPIRO
 TESSAGLIA
 ARCADIA
UNA DATA DI NASCITA DELLA POLIS?
Relativamente alla nascita della polis vi sono problemi inerenti pregiudizi storiografici: è stata
addirittura fissata una data di nascita della polis: il 776 a.C., data coincidente –secondo la
tradizione- con l’istituzione della prima Olimpiade.

6.1_La teoria aristotelica sulla nascita della polis


Per spiegare l’origine della polis, Aristotele nel primo libro della Politica opera una ricostruzione
storica partendo da forme associative più semplici: la polis sarebbe il frutto di un’iniziale
aggregazione di case che determina un’aggregazione di villaggi che determina la formazione di una
polis (case > villaggi > città).
Resta aperto il problema se il processo descritto da Aristotele corrisponda ad un reale processo
storico –delineando un quadro cronologico- oppure rappresenti il problema del rapporto tra realtà
embrionali e realtà già costituite.

6.2_Polis e politeia
LA POLIOGENESI SECONDO MUSTI
La POLIOGENESI36 è un fenomeno molto complesso e ascrivibile alla categoria braudeliana della
Longe Durèe: la polis non è un prodotto nascente nell’VIII sec.a.C. ma –come sottolinea bene
Musti- è un prodotto che ha le sue prime manifestazioni normalizzate in questo periodo.
Riguardo l’origine della polis bisogna prescindere da concezioni partenogenetiche, ossia bisogna
evitare l’idea della polis nata per partenogenesi dal palazzo (è necessario screditare quella teoria
malsana secondo cui la civiltà micenea produrrebbe la polis nel periodo del suo declino, della sua
maggiore spossatezza storica).
Come Musti afferma, la polis non è partenogenetica ma è tangente al palazzo, cioè nata
immediatamente dopo la crisi dei palazzi e la considera un prodotto propriamente greco
(contrariamente a Beloch, che ritiene la polis un prodotto della grecità micro-asiatica).
La polis è una collettività, caratterizzata da una classe dirigente a numerus clausus e che Musti
definisce “struttura piramidale a vertice espanso”: al suo vertice non prevede delle cariche regali,
autocratiche, vitalizie ma è costituita da individui che detengono magistrature a tempo
determinato.

36 NASCITA DELLA POLIS


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LO STATUTO DEL POLITES
Stabilire lo statuto del polites è un problema di non facile soluzione.
I politai sono cittadini con le seguenti caratteristiche:
 NATI DA GENITORI LIBERI
 PROPRIETARI TERRIERI
 CAPACI DI AUTOFINANZIARSI L’ARMAMENTO
IL PRINCIPIO DELLA COESTENSIONE
Se nel mondo miceneo è il wa-na-ka a fornire di bronzo l’esercito, nel mondo greco di VIII sec.a.C.
la guerra professionista non esiste: si è cittadini nella misura in cui si è guerriero e viceversa. Il
ruolo militare è conforme al ruolo sociale [il cavaliere combatte nella cavalleria perché ha il
retroterra finanziare per allevare un cavallo, come gli Ippobotai]
GLI ESCLUSI DALLA POLIS
Alla politeia non era ammessa una gran quantità di persone, tra cui si menzionano le donne, i
meteci –schiavi con libertà economica (avevano l’isoteria ma non la politeia)-; gli schiavi
(assoggettati in seguito ad una conquista o acquistati sul mercato) e i bambini, che se maschi
rientrano in una condizione prepolitica. Ciò ha spinto gli studiosi ad indagare i meccanismi che la
città metteva in atto per rinnovare il numerus clausus, i rituali iniziatici ne costituiscono l’esempio
perché determinano il passaggio dalla vita prepolitica a quella politica.
GENNEP E I RITUALI INIZIATICI
La comprensione del funzionamento dei rituali iniziatici va ad A. Van Gennep con Rites de
passage:
 ESCLUSIONE TEMPORANEA DALLO SPAZIO E FREQUENTAZIONE
DELL’ἐσχαθιά
 ADOZIONE DI UN MODELLO DI VITA ANOMALO e ILLEGALE
 SUPERAMENTO DEI RISCHI dell’ἐσχαθιά e RITORNO ALLA POLIS, con
conseguente integrazione nel corpus dei politai.
La grammatica delle iniziazioni adolescenziali prevedeva il passaggio rituale attraverso esperienze
opposte e negative rispetto a quelle vissute nel mondo della polis.
TRIBÙ, FRATRIE E GENE37
Sono le principali istituzioni che nel lessico richiamano al loro carattere gentilizio:
 TRIBÙ (φυλή38): presso i Greci significava “le varie parti in cui era diviso il popolo”. È
un’istituzione che non compare nelle tavolette micenee in Lineare B. Nel mondo greco
riveste un ruolo di organizzazione militare in quanto serviva al reclutamento dell’esercito.
Nel mondo dorico esistevano tre tribù (Illei, Dimani e Panfili39), mentre in quello ionico
erano 4 (Opleti, Argadei, Geleonti ed Egicorei)
 FRATRIA (φρατρίαι): ha funzione anagrafica. Il termine rimanda al latino *frater e in
greco è presente solo in questa istituzione
 GENE (γένος): è connesso alla nascita40. Si tratta di un’unione di cittadini intorno ad un
culto comune. DE SANCTIS ha messo in evidenza il carattere artificioso dei gène che
attribuivano a sé stessi capostipiti eroici comuni.

37
Leggi ghène
38 Deriva dal greco φυλόν “gregge”
39 Vedi 3.1_MIGRAZIONE DORICA
40 Deriva da γίγνομαι

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7._OLTRE E AI MARGINI DELLA POLIS

7.1_Le anfizionie di Delo e di Delfi


Le anfizionie vanno considerate nel quadro degli assetti territoriali e delle ripartizioni regionali del
mondo antico.
Evitando di considerare l’anfizionia una forma embrionale di unificazione politica, essa è piuttosto
una lega di popoli abitanti in uno spazio geografico coerente e riuniti attorno ad un santuario.
Il termine “anfizionia” deriva dal greco ἀμφί + κτίζω 41 “fondare intorno”. E si tratta di
confederazioni di città e di popoli confinanti che si riconoscevano nel culto di un santuario comune,
al quale versavano tributi per organizzare feste e giochi sacri. Oltre a funzioni religiose, ricoprivano
funzioni politiche, in quanto le città che ne facevano parte stringevano fra loro alleanze e intese
commerciali.
Non conosciamo la precisa differenza tra koinòn e anfizionia: il primo è a partecipazione politica
mentre la seconda è a partecipazione etnica. Con koinà s’intendono le realtà federative d’Asia
Minore, mentre le anfizionie di cui abbiamo testimonianza -da Strabone- sono quella di Calaurìa e
di Onchesto (in Beozia) e quella di Calauria si affaccia sul Golfo Saronico; quella di Delo e di
Delfi.
ANFIZIONIA DI DELO
L’isola di Delo è considerata tradizionalmente la patria di Apollo. Tra i 33 Inni omerici pervenutici,
in uno dedicato ad Apollo c’è una parte delia relativa alla nascita del dio, in cui si parla di una
panegyresis –la processione annuale di tutti gli Ioni- i cui partecipanti sono Atene, Eubea e le
Cicladi –tutta la ionicità metropolitana- che si riconosce nel culto di Ion (ad Atene c’è la tomba di
Ion e le città euboiche sono state fondate dai suoi discendenti) come eponimo e non quella
metropolitana (fondata dai Nelidi).
ANFIZIONIA DI CALAURIA
Calauria, vicino Egina, è un isolotto sul Golfo Saronico. È ritenuta precedente all’anfizionia delfica,
che viene inglobata da questa nel VII sec.a.C. ed era riunita intorno al culto di Demetra. Strabone –
unico teste- ne ricorda i 7 membri: ORCOMENO, ATENE, EPIDAURO 42, EGINA, NAUPLIA,
ERMIONE43, PRASIE.
ANFIZIONIA DI DELFI
L’anfizionia di Delfi ha un precedente demetriaco ad Antela, di cui sappiamo poco e l’anfizionia
diviene importante nell’VIII/VII sec.a.C., poiché nasce da una fusione di due anfizione:
 demetrio-pilea, si riuniva in autunno nelle Termopile, presso il santuario di Demetria ad
Antela
 apollonio-delfica, si riuniva in primavera a Delfi
Delfi si trova in Focide ma è a diretto contatto con il Golfo Saronico, che è un luogo di forte
connettività e il Santuario di Delfi si nutre di questa internazionalità.
La tradizione vuole che Apollo, a cui Delfi è legata, non sia un dio autoctono ma sopraggiunto e
iperboreo e Adelfi avrebbe vinto una serpentessa (Piton), ovvero un essere serpentiforme che è
eponimo della città di Pito, che rappresenterebbe l’origine negativa di Delfi (prima Piton) che poi
supera. Il tempo apollineo a Delfi deriva da una lotta iniziatica con un mostro locale.

41 Amphì + ktìzo
42 In Argolide
43 In Argolide

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La tradizione vuole che dopo quest’omicidio il dio si purifichi e quindi va a Creta. Nella parte
delfica dell’inno omerico non c’è la tradizione di Apollo che si va a purificare. Forse l’operazione
di purificazione è stata fatta nel VI sec.a.C.
Delfi è un centro oracolare: il dio parla attraverso una Pizia (ancora una volta un eponimo).
La partecipazione all’anfizionia è etnica e ogni popolo ha due voti nel sinedrio. I rappresentanti
venivano indicati con il termine ieromemnoni ed erano coadiuvati dai pilagori. L’anfizionia si
riunisce due volte (primavera e autunno), rispettivamente ad Antela e a Delfi.
Appartengono all’anfizionia:
 TESSALI e loro perieci (Magneti, Perrebi, Dopoli, Achei Ftioti, Malii, Eniani)
 DORI (un voto ai Dori del Peloponneso e uno ai Dori d’Asia Minore)
 IONI (un voto ad Atene e un voto agli Ioni d’Asia Minore)
 FOCIDESI
 LOCRESI
 BEOTI
Il fine principale dell’anfizionia era la protezione e la sorveglianza dei santuari che le
appartenevano e dal 586 a.C. anche dei giochi pitici.
Nonostante l’anfizionia non sia nata per sostenere guerre, ne ha combattute ben 4 nel corso della
sua esistenza (guerre sacre44):
1. I GUERRA SACRA, 596-582 a.C.
2. II GUERRA SACRA, 458-446 a.C.
3. III GUERRA SACRA, 355-346 a.C.
4. IV GUERRA SACRA, 339-338 a.C.

7.2_La Tessaglia
Regione della Grecia settentrionale a carattere cantonale perché tardi conosce il fenomeno
poliogenetico. I suoi principali distretti sono:
 PELASGIOTIDE
 ISTEIOTIDE
 TESSALIOTIDE
 ACAIA FTIOTIDE
 PERRHEBIA
 MAGNESIA
Anche se i Tessali figurano nell’anfizionia come οἵ Τεσσαλιοί, essi non hanno mai conosciuto una
vera unità culturale, unità che si registra solo in caso di guerra sotto la guida del ταγός.
Omero ne “Il catalogo delle navi” non cita né la Tessaglia né i Tessali eppure conosce l’eroe
eponimo Tessalo, e ciò è la prova del voluto anacronismo del Catalogo, che vuole illustrare una
situazione di età micenea.
Secondo una tradizione mitica, la Tessaglia sarebbe stata unificata da ALEVA IL ROSSO, eponimo
della dinastia degli ALEVADI di Larisa. Si tratta di una tradizione opposta a quella di Tessalo, che
proviene da Rodi e da Omero viene indicato come dorico.
Culturalmente la Tessaglia possiede un resistente fondo eolico, che si manifesta nella forte
tradizione del mito degli Argonauti e nella resistenza del dialetto eolico, che permane anche dopo la
tradizione dorica.

44 Vedi scheda in SINTESI


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La Tessaglia è costituita da grandi pianure con grandi centri:
 ARISTOCRAZIE TIRANNICHE, fondate sul possesso della terra e dei cavalli
 SCHIAVITÙ TERRITORIALE/RURALE dei PENESTI, schiavi divenuti tali a seguito
di un’invasione45

LA GUERRA DI LELANTO
La guerra di Lelanto fu sostenuta tra le due città euboiche di Caldice ed Eretria per il possesso della
piana di Lelanto, nell’VIII sec.a.C.
Non conosciamo le coordinate cronologiche precise né chi ne fu il vincitore; grazie ad un trattato,
che risalirebbe proprio al tempo della guerra lelantina, siamo in grado di poter riferire in che modo è
stata combattuta: il trattato rimanda all’ideale omerico della “guerra comminus”, corpo a corpo, a
conferma del fatto che la società di VIII sec.a.C. vive secondo l’etica omerica. Inoltre, non doveva
essere usate armi da lancio, con un deprezzamento della figura dell’arciere.
Il trattato mette in evidenza l’accordo dei due eserciti: la guerra di Lelanto è l’esempio di guerra
intesa come organizzazione ritualizzata (si combatteva a settembre/ottobre per non alterare il
calendario agricolo).
La guerra di Lelanto rivela che la guerra è un fattore fisiologico, che ha i suoi ritmi.
Nonostante abbia assunto proporzioni vaste tali da coinvolgere nei due schieramenti un gran
numero di alleati, le fonti rivelano poco. Esiodo cantò in occasione dei giochi funebri in onore di
Anfidamante, eroe locale, ricevendo in premio un tripode.

45Differentemente da chattle-slovery della società omerica (schiavo-merce, definizione di


FINLEY)
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8._LA CRISI DELLA POLIS ARISTOCRATICA
L’aristocrazia di VIII sec.a.C. è detta anche aristocrazia della polis e la prima di cui abbiamo
notizie è quella euboica, che nasce e si sviluppa in Eubea, isola prospiciente le coste dell’Attica e
funzionale ancora al palazzo di Tebe.
La classe dirigente euboica è quella degli Ippobotai “nutritori di cavalli”, che secondo Aristotele
vivono secondo il modello omerico e sono aristocrazie molto ricche e tradizionali.
Oltre alla terra, quest’aristocrazia è legata alla navigazione e al commercio ed emerge dunque
l’immagine di una pirateria praticata da aristocratici, essendo l’aristocratico proprietario della
nave.
Nel 1979 A. MELE pubblica “prexis ed emporie”, un saggio in cui intendeva analizzare il modo di
commerciare di quest’aristocrazie e da qui nacque il problema di intendere le colonie di Cuma e di
Calcide come colonie agrarie e di popolamento o colonie commerciali?
Quest’aristocrazia entra in crisi e la crisi è generata dalla volontà di rompere il numerus clausus dei
politai, ma senza mettere in discussione il modello della polis. I segni di questa crisi riguardano
soprattutto il VII sec.a.C. e sono:
 OPLITISMO
 COLONIZZAZIONE
 TIRANNIDE
 LEGISLATORI

8.1_L’oplitismo: premesse tecnico-militari di età buia e sviluppo politico-culturale nel VII


sec.a.C.
L’oplitismo è propriamente un fenomeno di VII sec.a.C., un secolo in cui questa rivoluzione non
pertiene solo la sfera militare ma anche politica e sociale.
LE PREMESSE TECNICO-MILITARI DI ETÀ BUIA: DALLO SCUDO PAVESE
ALL’HÒPLON
Le premesse tecnico-militari dell’oplitismo sono da ricercarsi tra X e IX sec.a.C.: etimologicamente
oplitismo deriva dal greco hòplon “pertica/attrezzo lineare” ma non vuol dire “arma”. Nel caso
dell’oplitismo s’intende uno scudo circolare che ha sostituito lo scudo pavese d’età micenea.
Quest’innovazione non risponde solo ad un semplice criterio di utilità ma ad un diverso modo di
combattere: l’hòplon viene usato negli eserciti cittadini (per il principio della coestensione) mentre
quello pavese nello scontro singolo. Mentre MELE considera i poemi omerici antecedenti
all’oplitismo, uno studioso inglese ritiene che quelle monomachie siano “zoomate” omeriche,
perché dietro il singolo che combatte s’intravede l’esercito: i poemi omerici, quindi, avrebbero già
coscienza oplitica.
L’oplitismo esiste come fenomeno tecnico militare già in piena Dark Ages (X_IX sec.a.C.) ma tra
VIII e VII sec.a.C. si configura come fenomeno sociale, come il protagonismo dei medi proprietari
terrieri. Intorno all’VIII sec.a.C. i primi segni di contrasto nel mondo greco arcaico riguardano
queste classi sociali che esprimono il proprio protagonismo attraverso la sfera militare. La guerra
oplitica è una guerra che predilige il pedìon “la pianura” (come quella di Lelanto).
L’OPLITISMO IN CRISI (V sec.a.C.)
L’oplitismo entra in crisi nel V sec.a.C. circa e c’è una spia linguistica a confermare ciò: dàmos è il
popolo (o demi, in termine istituzionale) e nel VII sec.a.C. indica il demo oplitico ma nel V sec.a.C.
esso indica il popolaccio, termine presente in TEOGNIDE DI MEGARA: a partire da questo
periodo l’oplitismo entra in crisi e viene sostituito progressivamente dalla guerra d’assalto.

8.2_Legislatori: il problema dell’identità, la loro azione riformatrice, scrittura e riforma


politica
Le opere generali di storia greca sono spesso quelle ispirate al principio secondo cui le personalità
dei legislatori sarebbero fittizie e non storiche, un dato che si coglie dall’analisi dei nomi:
 LICURGO, “facitore di luce”
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 DIOCLE, “gloria di Zeus”
 ZALEUCO, “il luminoso”
Tuttavia, non è possibile considerare le legislazioni in una prospettiva d’insieme ma sotto due punti
di vista di ordine generale:
1) considerare le legislazioni come momento della storia delle trasformazioni e della crisi delle
aristocrazie greche e (a differenza delle tirannidi in cui la crisi assume forme traumatiche o
delle colonizzazioni in risposta allo squilibrio tra risorse e bisogni alla fine delle Dark Ages)
le legislazioni si presentano come forme di adattamento, di autocreazione e di autocensure
sulle aristocrazie al potere;
2) il rapporto tra legislazioni e scrittura. Se a Sparta le leggi di Licurgo non furono scritte per
esplicito divieto, scritte furono le leggi di Zaleuco di Locri, di Caronda di Catania, di
Draconte e Solone, a dimostrazione di come l’aristocrazia sapesse fare un uso pubblico
della scrittura e compiere il primo passo verso il controllo sociale.
INTERVENTI LEGISLATIVI IN AMBITO COLONIALE
I più antichi interventi di carattere legislativo si registrano in ambito coloniale perché in comunità
di nuova fondazione è più facile che si verifichino le condizioni per la fissazione di norme scritte
[Zaleuco di Rodi avrebbe legiferato per i Locresi di Epizefiri sulla discrezionalità dei giudizi e
l’adozione di un linguaggio semplice; Caronda di Catania avrebbe redatto un codice puntuale di
leggi che mitigava prassi giudiziarie introducendo pene pecunarie per delitti. S’ipotizza un criterio
timocratico e suddivisioni in classi; Licurgo a Sparta avrebbe invece composto la Grande Rhetra e
Draconte ad Atene pure avrebbe redatto un codice di leggi].

8.3_La tirannide
8.3.1_Definizione
La tirannide è una forma istituzionale arcaica di VIII/VII sec.a.C.
8.3.2_Il problema delle origini
ORIGINE ORIENTALE DEL NOME MA NON DELL’ISTITUZIONE
Il termine τύραννος non è di origine greca e questo lo si comprende dalla successione delle due
nasali (-νν-) che rimanda ad un ambito frigio-lidio. Un’origine orientalizzante del nome non
implica un’origine orientalizzante dell’istituzione e, dunque, non una priorità delle tirannidi greche
d’Asia minore rispetto a quelle della madrepatria.
8.3.3_La teoria di Aristotele e di Tucidide sull’origine della tirannide
ARISTOTELE E TUCIDIDE E LA DEFINIZIONE DI τύραννος
La tirannide è una forma di potere autoritario e monarchico. Sull’origine della tirannide si sono
interrogati Aristotele e Tucidide:
 per ARISTOTELE il τύραννος è un capo-popolo aristocratico che prende il potere
concessogli dagli abitanti delle campagne
 per TUCIDIDE il τύραννος riceve una spinta dallo sviluppo economico
Entrambe le fonti risentono del filtro della democrazia di V sec.a.C. in cui si sviluppa un
concetto negativo del dàmos. Per Aristotele e Tucidide il τύραννος è qualcuno venuto dal popolo e
che il popolo ha votato.
8.3.4_Nascita e crisi dei regimi tirannici
LE FONTI POETICHE LIRICHE (VII sec.a.C.)
Me migliori fonti sono rappresentate dai poeti lirici di VII sec.a.C., che sono fonti aristocratiche e
anti-tiranniche: il τύραννος è un aristocratico che rompe con il gruppo di provenienza e trova il
sostegno degli scontenti (e non solo quindi gli scontenti del damos).
La tirannide è un potere autocratico, monarchico e generazionale ma non è una dittatura perché
non sospende le magistrature (archai).
LE TEORIE DEGLI STUDIOSI MODERNI SULL’ORIGINE DELLA TIRANNIDE
Anche gli studiosi moderni hanno elaborato diverse teorie:
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 ORIGINE BORGHESE
HURE, negli anni Venti del ‘900, insiste sull’origine borghese del τύραννος e pressando
fortemente il passo tucidideo contenuto in Archaiologiai sottolinea come le tirannidi si
fossero sviluppate in zone vicino al mare e a supporto di tale tesi prendeva in considerazione
la ceramica corincia, che però è presente nel Mediterraneo già in fase pre-tirannica con i
Bacchiadi.
 ORIGINE OPLITICA
MUSTI, negli anni ’70 sostiene che il τύραννος abbia un’origine oplitica
 ORIGINE ARISTOCRATICA
In TEMPI RECENTI, tenendo conto delle fonti liriche di VII sec.a.C. s’insiste sull’origine
aristocratica del τύραννος.
8.3.5_I Cipselidi, gli Ortagoridi, Policrate di Samo e i tiranni a Megara
I CIPSELIDI (658-584 a.C.)
Sull’Istmo di Corinto, nel 658 a.C., si affermò la tirannide dei Cipselidi, durata sino al 584 a.C.
Il capostipite è l’eponimo CIPSELO 46, che sottrasse il potere alla potente famiglia aristocratica dei
Bacchiadi, che conservava il potere praticando l’endogamia, mantenendo il controllo delle cariche
pubbliche e fondando la ricchezza sul possesso della terra e sul controllo del commercio.
Cipselo diventò τύραννος dopo essere stato polèmarchos e quando Corinto era contro le città di
MEGARA e di ARGO.
Pur essendo avviata alle rotte coloniali, CIPSELO fondò le colonie corinzie di Leucade 47 ,
Ambracia48 e Anattorio.
Morto Cipselo nel 628 a.C., gli succedette il figlio PERIANDRO (628-588 a.C.) il cui governo
ebbe impronta anti-aristocratica. Si tratta comunque di una figura abbastanza dubbia.
ORTAGORIDI (650-550 a.C.)
La dinastia degli Ortagoridi si affermò nella zona dell’Istmo di Corinto intorno al 650 a.C., a
Sicione.
Il problema della tirannide a Sicione riguarda la genealogia del suo capostipite, Clistene:
 Nicolao Damasceno fornisce i nomi dei fratelli di Clistene: Mirone ed Isodemo. Clistene
incarica quest’ultimo di uccidere Mirone ma poi si sostituisce a Isodemo stesso;
 Aristotele considera la tirannide di Sicione opera della dinastia degli Ortagoridi, con
l’eponimo ORTAGORA
 Erodoto non conosce Ortagora e ciò si potrebbe spiegare con la presenza del nome in un
rame collaterale o con la sua scomparsa nel corso della tradizione manoscritta
 Soluzione alternativa: Esisterebbe un Mirone I e un Mirone II: Mirone I era
soprannominato Ortagoras “colui che parla rettamente”, epiteto che nel corso della
tradizione manoscritta si è imposto su Mirone I; Mirone II sarebbe il fratello di Clistene
Tuttavia, l’esponente in vista è Clistene di Sicione (600-570 a.C.), tiranno che nel corso della I
GUERRA SACRA (596-582 a.C.) proclamata dall’Anfizionia contro i Focesi di Crisa, aveva
partecipato come alleato.
A Clistene si attribuisce una riforma delle tribù doriche con nomi di animali e l’aggiunta di una
quarta tribù, quella degli Archelaoi.
La figlia di Clistene sposò MEGACLE del gènos degli ALCMEONIDI. Nel 550 a.C. finì la dinastia
degli Ortagoridi ad opera degli Spartiati.
POLICRATE DI SAMO
Policrate fu tiranno a Samo a partire dal 540 a.C., mantenendo una flotta, una guardia del corpo e
praticando la pirateria. Ebbe rapporti con Ligdami di Nasso, Pisistrato ateniese e il faraone Amasi.

46 Nato da Eezione + Labda


47 Isola omonima di fronte l’ACARNANIA
48 In Epiro

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Egli mirò a creare un impero marittimo samio nelle Cicladi di breve durata. Quando la flotta
mandata da Policrate in aiuto di Cambise (che nel 539 a.C. invadeva l’Egitto) defezionò, egli fu
costretto a Samo da Lacedemoni e Corinzi. Riuscì a respingerli ma fu arrestato e giustiziato dal
satrapo Orete.
TIRANNI A MEGARA
Sull’Istmo di Corinto, in una data imprecisata, s’impose la tirannide di TEAGENE di Megara 49 con
la ripresa di una politica colonizzatrice, fondando Eraclea sul Ponto.
Teagene è una figura dai contorni incerti e secondo una certa tradizione capitanò una lotta di
contadini: aristocratico divenuto capo-popolo e poi τύραννος.
La datazione della vita di Teagene dipende dalla data che si assegna al genero CILONE, del quale
nel 630 a.C. appoggiò un tentativo (fallito) di tirannide ad Atene.

8.4_La colonizzazione greca


8.4.1_Definizione
La colonizzazione di VIII sec.a.C. presenta caratteri del tutto nuovi rispetto alle frequentazioni
micenee del Mediterraneo orientale e occidentale.
AFFERMAZIONE (IMPROPRIA) DEL TERMINE “COLONIZZAZIONE”
Il termine colonizzazione si è affermato ad opera della storiografia britannica tra ‘700 e ‘800 e
risentì inevitabilmente della struttura del sistema britannico imperiale: l’Inghilterra colonizza i paesi
d’oltremare e le colonie ne sono dipendenti. Buganville ha però sottolineato che esisteva una
dipendenza implicita.
NON “COLONIZZAZIONE” MA APOIKÌA
Nel mondo greco non c’è dipendenza tra colonie e madrepatria, perché la colonizzazione non è un
progetto espansionistico ma un fenomeno sorto a seguito della crisi della polis. Il termine corretto è
ἀποικία (< ἀπό + οἰκίας “lontano da casa”) ed indica un fenomeno diffusosi tra VIII e VII sec.a.C.,
per cui nuovi gruppi provenienti da poleis greche vanno via a fondare nuove poleis, sostanzialmente
simili a quelle della madrepatria.
Il tipo di legame che le colonie ebbero con la madrepatria greca furono sostanzialmente di natura
religios0-sacrale.
8.4.2_Dibattito fra modernisti e primitivisti
Alla fine dell’800 si è aperto il dibattito sulle cause dell’ ἀποικία e sono emersi due indirizzi
predominanti:
 PRIMITIVISTI, considerano la colonizzazione greca conseguenza dell’incremento
demografico e di uno sfruttamento intensivo della terra
 MODERNISTI, considerano l’apoikia una ricerca di mercati nuovi (ipotesi sostenuta da
MEYER nel 1830, il quale applica all’economia antica i caratteri del moderno modello
liberale inglese di stampo borghese
Entrambi gli indirizzi mancano di specificità nei confronti del modello greco a causa della penuria
di fonti.
8.4.3_Le ragioni dell’apoikìa
La testimonianza di Esiodo ci fa capire che la colonizzazione è dettata da una crisi della polis,
perché si venne a creare uno squilibrio tra terre disponibili e gli aventi diritto; la penuria della terra
e la sua eccessiva parcellizzazione influirono sui diritti dei cittadini. Il gruppo dei polìtai si sente
minacciato nella propria identità e la colonizzazione fa superare la crisi mandando via una parte dei
cittadini a fondare città sul modello della polis di origine per recuperare quei diritti persi in patria.
I coloni erano aristocratici: al comando della spedizione vi era l’ecista “fondatore ufficiale della
nuova polis a cui si riserva un culto post mortem”.
Gli uomini che partecipavano alla fondazione erano circa 200 e non vi era nessuna donna.
Il sito da fondare doveva rispondere a tre caratteristiche:

49 Tra Atene e Corinto


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1) essere facile all’attracco
2) essere ben difendibile
3) essere ricco d’acqua
Poi, l’ecista provvedeva alla spartizione della terra in lotti di eguali dimensioni da redistribuire tra
tutti i partecipanti.
8.4.4_Il rapporto con la metropoli e con i popoli anellenici
Nell’Archaiologia, Tucidide indica il luogo da colonizzare come èremos chòra “regione deserta”,
ma in realtà c’erano popolazioni indigene che venivano schiavizzate 50 . Si tratta di un motivo
ideologico volto alla legittimazione della colonizzazione. L’archeologia ha dimostrato che i coloni
distruggevano gli insediamenti preesistenti e schiavizzavano la popolazione locale.
8.4.5_Il ruolo dei miti precoloniali
Il mito legge e giustifica tale azione in due modi differenti, affermando che sono due i rapporti che
vengono instaurati dai coloni:
1) MODELLO DELLA βία “vioelnza”: i miti di Eracle e di Apollo giustificavano la βία in
nome della loro missione civilizzatrice e leggevano in chiave negativa la realtà indigena che
incontravano (Ischia è detta Pitecusa “isola abitata da scimmie”, termine che intende i
barbari)
2) MODELLO DELLA ξενία “ospitalità”: il mito di Odisseo è il riferimento, in quanto
accoglie le popolazioni che lo aiutano, come a Velia e a Marsiglia (colonie focesi). Le èlites
indigene accolgono il modello greco.
Quanto all’ellenizzazione, fino agli anni ’60 del Novecento -in cui si tengono i convegni- si credeva
che i Greci imponessero i loro modelli agli indigeni, che avevano un ruolo passivo. Oggi si crede in
un trasferimento di modelli cosciente anche da parte indigena: le elites indigene vogliono
ellenizzarsi adottando anche miti greci.
8.4.6_Le principali correnti coloniali con particolare approfondimento di quella calcidese e
focese
Possiamo distinguere varie correnti coloniali, a seconda del luogo di provenienza dei coloni:
 CORRENTE EUBOICO-CALCIDESE fonda CUMA, PITECUSA, ZANCLE, REGGIO

 750 a.C. → CUMA, è la prima colonia ad esser fondata (forse nel 1050, secondo la
cronologia più alta, ma più probabilmente nel 750 a.C.). Si tratta di una città a forte
caratterizzazione agricola e nel VII sec.a.C. volge la sua attenzione sul Golfo di
Napoli (detto anche Golfo cumano o Cretere). A Neapolis viene collocato il mito
della sirena Partenope, sintomo della nascita di una sottocolonia che si distacca dalla
sua madrepatria diretta (cioè Cuma fonda Neapolis, nel 480 a.C. circa). Cuma è stata
fondata da Calcide ed Eretria prima della guerra di Lelanto, contrariamente al parere
di Strabone, che ritiene che gli Eretriesi non fossero presenti così come Livio, che
ricorda il solo ruolo dei Calcidesi.

 770 a.C. → PITECUSA (Ischia), è stata fondata nel 770 a.C. da Calcide ed Eretria
prima della guerra di Lelanto (Strabone). Pitecusa è un toponimo utilizzato per
indicare una realtà indigena. Gli studiosi dibattono tra colonia commerciale e vera e
propria colonia. Infatti l’isola ha rivelato quartieri con fornaci per la lavorazione di
metalli, come il ferro proveniente dall’isola d’Elba. Ridgway in “Alba della grecità”
ha ritenuto che prima della fondazione di Cuma, considerata la più antica colonia,
fosse stato fondato Lacco Ameno sul continente, che si caratterizza per la scarsità del

50Questo spiegherebbe l’assenza di donna tra i membri della spedizione (le donne venivano
“recuperate” in loco)
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territorio e per la presenza di chrysèia, forse officine per la lavorazione dei metalli
(esempio: La copppa di Nestore)

 734 a.C. → NASSO, fondata in Sicilia dai Calcidesi

 730 a.C. → ZANCLE, a Messina. Fonda la subcolonia di Imera e di Reggio

 728 a.C. → LEONTINI e CATANIA, fondata da Calcide e da Nasso

 725 a.C. → REGGIO, fondata da Calcide e da Zancle. Per Antioco (V sec.a.C.)


sarebbe stata fondata dai Calcidesi su iniziativa di Zancle per dominare il mar
Tirreno
Tra le città d’Eubea, anche Eretria partecipa al moto coloniale aiutando Calcide a fondare Pitecusa e
Cuma. Eretria è presente anche a Corcira e non è escluso che la fine della guerra lelantina abbia
interrotto l’espansionismo eretriese o la fine dell’intesa Eretria-Calcide, in favore di Calcide-
Corinto.

 CORRENTE ACHEA fonda:


 709 a.C. → SIBARI
 708 a.C. → CROTONE
 Fine VII sec.a.C. → METAPONTO
Il mondo acheo era culturalmente vicino all’area eolico-tessalica predorica e dunque
anche nelle colonie era molto diffuso il mito degli Argonauti: a Paestum è diffuso
quello di Giasone. Paestum era denominata anticamente Poseidonia e si può dire –come
il BRACCESI afferma- che questa fosse contemporaneamente sia colonia sia
subcolonia. Paestum è fondata da Trezeni che giungono da Sibari, alla cui ktìsis essi
stessi hanno partecipato. Paestum è stata forse fondata nel 600 a.C. dopo Sibari da
Sibariti/Trezeni esiliati dalla città

 CORRENTE RODIO-CRETESE fonda:


 580 a.C. → GELA
 580 a.C. → AGRIGENTO
Qui prevalgono tradizioni minoiche (Dedalo che fugge dal labirinto e la tomba di
Minosse, che lo aveva inseguito). Creta e Rodi sono due realtà doriche che hanno
costruito una memoria storica su Minosse. C’è una genealogia tarda fatta
dall’aristocrazia dorica che evidenzia la continuità tra Dori e Minoici. Sono genealogie
false perché inventate successivamente.

 CORRENTE SPARTANA fonda:


 TARANTO, è l’unica polis fondata da Sparta che non partecipa all’apoikìa di VIII
sec.a.C. Infatti la colonia tarantina non ha funzione apecistica perché non nasce a
causa di una crisi della polis. A partire non sono gli aristocratici ma i parteni,
riguardo ai quali circolano due tradizioni:
EFORO ANTIOCO
I parteni erano nati per esigenze
I parteni erano nati a Sparta durante la I
demografiche dall’unione delle vergine
guerra messenica da padri che pagano
spartane con pochi guerrieri spartani per
con la schiavitù l’onta di esser rimasti a
rigenerare la stirpe (i cosiddetti
casa (e chiamati poi iloti)
“stupratori di Stato”)
DIFFERENZE TRA EFORO E ANTIOCO

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Le tradizioni di Eforo e di Antioco si integrano a vicenda e in entrambe ci sono i
medesimi elementi caratterizzanti: i Parteni, divenuti cittadini di seconda categoria,
la loro congiura e la conseguente emarginazione. La differenza più cospicua risiede
nel fatto che per Eforo le donne prendono l’iniziativa di recarsi dai mariti e che sono
Achei coloro che accolgono in Italia i nuovi venuti.

 CORRENTE FOCESE fonda sul modello della xenìa:


 MASSALÌA (odierna Marsiglia, in Francia) fu fondata nel 600 a.C.
 ALALÌA, in Corsica, fu fondata dai profughi di Focea: 25 anni dopo li seguono altri
compatrioti spinti ad emigrare a seguito della conquista persiana della loro città,
Focea in Asia. I profughi coabitano in Corsica con i confratelli già stanziati per
contribuire allo sviluppo di Alalìa. Non riescono però a trasformarsi in pacifici
coloni.
LA BATTAGLIA DI ALALÌA
Forti del possesso delle navi da guerra, compiono pirateria a danno dei popoli
confinanti: nel 540 a.C. scoppia la battaglia di Alalìa fra Focesi contro Cartaginesi
ed Etruschi. È dopo la battaglia di Alalìa del 540 a.C. che i profughi di Focea
riprendono la via del mare e giungono a Velia. Il territorio di Velia non solo non è tra
i più ricchi della Magna Grecia ma è inadatto a colture intensive, ragione per cui i
nuovi coloni devono trarre dal mare i mezzi di sussistenza.
 CORRENTE CORINTO-MEGARESE
Le città dell’Istmo di Corinto che partecipano al moto coloniale sono:
 CORINTO, fonda:
 SIRACUSA, fondata nel 733 a.C., fonda a sua volta le subcolonie di ACRE,
CASMENE e CAMARINA
 AMBRACIA, LEUCADE, ANATTORIO, EPIDAMNO nel Mar Ionio +
POTIDEA sull’Istmo di Pallene nella penisola Calcidica (657-587 a.C.)
 MEGARA fonda:
 MEGARA IBLEA, in Sicilia (727 a.C.) che a sua volta fonda SELINUNTE
(627 a.C.)
 BISANZIO, ERACLEA SUL PONTO, CALCEDONE in Asia Minore
(650 a.C.)

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9._sparta arcaica
Sparta è una città della Laconia, regione sud-orientale del Peloponneso.
Di Sparta abbiamo molte notizie ma nessuna testimonianza diretta. Le nostre fonti per la
conoscenza della città sono prevalentemente quelle che l’Atene conservatrice e critica della
democrazia di ha dato.
Sono fonti idealizzanti per creare un contrasto con il modello democratico ateniese. Si parla di
“miraggio spartano” in quanto ha avuto una forte idealizzazione anche in età moderna: la
Germania di Bismark elogiava lo statalismo spartano come regime collettivo e vedeva in Sparta la
società stato virile e perfetta, anche nel corso della Rivoluzione francese la società borghese si
identificava con Atene.
Nel VI sec.a.C. cambia perché da città aperta, internazionale (come quella che cogliamo dai partenii
di Alcmane) passa a città autarchica, chiusa e che eponicamente si riconduce alla figura
semileggendaria dell’eforo Chilone (presente tra i Sette Saggi ma intorno alla sua figura c’è un
processo di storicizzazione).
Nasce l’idea di Sparta come città guerriera e forte. Tucidide dice che Sparta arriva a quello stato di
politeia dopo un periodo di stàseis, che venne poi risolto con la fondazione di una eunomìa.

9.1_La GRANDE RHETRA


La tradizione ci parla dell’eunomìa spartana e del suo assestamento -che si sarebbe avuto sotto
LICURGO, personaggio mitico e figura eponimica, la cui cronologia oscilla tra il 1200 e il 700 a.C.
Licurgo avrebbe ricevuto la Rhetra, un testo di leggi che gli intimava di fondare le phylài e le
istituzioni. La Rhetra è il più antico documento della storia greca (VIII/VII sec.a.C.) ed è una
costituzione detta e non scritta, per cui essa ci è pervenuta mediante due redazioni distinte:
- Versione di Diodoro
- Versione di Plutarco, che fornisce il testo scritto
La Rhetra sancisce:
- Costituzione del santuario a Zeus Syllanios e Athena Syllania
- Struttura tribale di Sparta in obai phylai
- Istituzione della gerousìa di 30 membri
- Istituzione dell’apella

9.2_La struttura sociale e LE PRINCIPALI ISTITUZIONI SPARTANE


LA SOCIETÀ SPARTANA
La società spartana è così strutturata:
 SPARTIATI (cittadini, proprietari terrieri e guerrieri permanenti)
gruppo di politai di pieno diritto. In origine erano 9000 ma il loro numero si ridusse a poche
centinaia nel corso dei secoli; si trattava di proprietari terrieri che detenevano il klèros
“lotto di terra” dato in sorteggio e coltivato dagli schiavi. Gli Spartiati erano guerrieri
permanenti.
 PERIECI (non cittadini ma ceti liberi di commercianti e artigiani)
si tratta di ceti liberi che avevano cercato di entrare a far parte della politeia, ma senza
riuscirci; si dedicavano alle attività commerciali e artigianali che non rientravano nelle
prerogative degli Spartiati. A loro era consentita la partecipazione alla guerra, ma non come
guerrieri permanenti (ruolo riservato ai soli Spartiati) e quando combattevano insieme agli
Spartiati prendevano il nome di Lacedemoni.
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 ILOTI (schiavitù rurale territoriale)
erano la servitù rurale territoriale, tipica del mondo dorico. Il termine è di difficile
etimologia, forse locale e pregreca, che significa “animale”. Si tratta, forse, di schiavitù pre-
dorica.
LE ISTITUZIONI SPARTANE
Le principali istituzioni di Sparta sono:
 DIARCHIA
Vengono stabiliti due re, entrambi discendenti da Eracle, l’uno da parte della stirpe degli
Agiadi dell’eraclide Euristene, l’altro della stirpe degli Euripontidi legati a Procle. I re non
detenevano il potere, ma assolvevano funzioni religiose in patria e conducevano fuori
l’esercito. La stranezza di tale istituzione, assai poco nota nel mondo greco, ha sollevato
diverse ipotesi riguardo la sua origine, ma nessuna sembra soddisfacente.
 GEROUSÌA
Si tratta di un’assemblea costituita da 28 gèrontes + 2 basilei. I gerontes dovevano avere più
di 60 anni e il loro numero fa supporre che ogni tribù eleggesse 10 membri. La gerousia
aveva un grande prestigio e per molto tempo l’attività legislativa e quella giudiziaria
rimasero sotto il suo diretto controllo
 APÈLLA
Riunioni stagionali formate da tutti i cittadini in armi; si riuniva in occasione delle feste di
Apollo ed eleggeva gli efori e i membri della gerousia ma aveva soltanto funzione
consultiva
 EFORATO
Erano una sorta di “controllori”. Sono efori coloro che sono incaricati di sorvegliare i re e
sindacare il loro comportamento, se necessario. L’eforato non è mai menzionato nella
Rhetra, che risulta costituito nel VII sec.a.C.- quando le prime liste di efori a nostra
disposizione risalgono al 754 a.C. L’assenza dell’eforato nella Rhetra è stato interpretato in
due modi:
1) LETTURA IDEOLOGICA: la storia spartana ci mostra un continuo contrasto tra gli efori
e i re e la loro assenza nella Rhetra è determinata dal fatto che il testo rispecchia la
tradizione aristocratica, legata ai re
2) LETTURA ARCHEOLOGICA: si crede che la Rhetra sia stata allestita quando l’eforato
non era ancora stato effettivamente istituito, sebbene le liste degli efori partano dal 754
a.C.

9.3_Il sistema educativo spartano: le classi d’età e le iniziazioni adolescenziali


A partire dall’età di 8 anni, i figli degli Spartiati sopravvissuti alla selezione naturale che la legge
della polis prescriveva (imponendo di lasciar morire quanti appena nati fossero apparsi di gracile
costituzione o fisicamente imperfetti) venivano divisi in età, sotto la supervisione di istruttori statali.
L’educazione era in primo luogo fisica e abituava il ragazzo alle privazioni e alla fatica; molto
importante era anche la preparazione psicologica, tesa a favorire la competizione tra i giovani, il
controllo della paura, l’emulazione e l’obbedienza.
Risiedevano fuori dallo spazio pubblico, nell’eschathià, dove vivevano andando a caccia con armi
non oplitiche. La caratteristica principale è la nudità, che richiama il non essere armato. Inoltre, il
giovane doveva avere rapporti omosessuali passivi: nasce la dialettica ἐραστῆς/ἐρῶμενος.

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Il mondo omerico è vasto sotto questo punto di vista, sfuma l’amicizia tra Achille e Patroclo ma le
pitture vascolari presentano rapporti omosessuali. Il rapporto s’interrompeva quando l’efebo
rientrava nella cittadinanza [il tìaso di Saffo aveva la stessa funzione: è una fase prematrimoniale].
Nel 1911 fu pubblicata l’opera di Van Gennep sui riti iniziatici “Le rites de passage”, individuando
una netta opposizione tra ciò che avviene fuori dallo spazio politica (1. nudità, 2. eschathià, 3.
omosessualità passiva) e ciò che avviene all’interno della polis (1. Polis, 2. Armatura oplitica, 3.
erastès). Ogni valore viene vissuto prima negativamente, poi positivamente, secondo una struttura
simmetrica.
A 18 anni, per diventare polites, ogni Spartiata doveva affrontare il superamento di prove
iniziatiche: la più famosa e terribile era la κρυπτεῖα (i giovani venivano lasciati liberi in luoghi
boscosi per dare la caccia agli Iloti, travestiti da animali venivano presi e uccisi nei boschi come
bestie51).
Superate le prove iniziatiche, lo Spartiata continuava il suo percorso di formazione che si
concludeva solo a 30 anni, quando si raggiungeva la pienezza dei diritti politici. Momenti essenziali
di questo processo di iniziazione erano τά συσσιτία “i pasti in comune”, tra i politai e il re (che
riceveva una doppia razione di cibo).

9.4_Le prime due guerre messeniche


QUADRO SINTETICO DELLE GUERRE MESSENICHE

754-733 a.C. PAUSANIA I Messeni tentano di ribellarsi


758-737 a.C. APOLLODORO al dominio spartano in seguito
all’occupazione e alla
conquista spartana di terre
messeniche.
1a guerra messenica I Messeni, assediati sul Monte
FONDAZIONE
734-713 a.C. Itome, vengono poi ridotti in
DI TARANTO
schiavitù52

I Messeni, guidati da
Pantaleone e Aristocrate,
riprendono le ostilità ma sono
nuovamente sconfitti:
Aristomene viene sconfitto
2a guerra messenica 684-66853 a.C. dagli Spartiati nella battaglia
megàle tàfos e la fortezza di
Ira 54 cadde 11 anni dopo in
mano spartana.
I Messeni ora si trovano nel
Peloponneso e in Occidente

51
A tal proposito VIDAL-NACQUET compose “Il cacciatore nero”
52 Da qui nasce la tradizione sui parteni (Eforo e Antioco)
53 Battaglie di ISIE vs ARGO
54 Al confine con l’ARCADIA

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“guerra del Il terremoto a Sparta aveva
465-463 a.C.
terremoto” causato la defeione degli Iloti
di Laconia, di Messenia e di
alcune comunità perielleniche
del Taigeto e dell’Arcadia.
3a guerra messenica Sparta prima chiede aiuto ad
463-455 a.C. Iloti vs Spartiati Atene, poi lo rifiuta quando
Cimone giunge a Sparta nel
462 a.C.
Cimone, processato da Pericle,
fu esiliato nel 461 a.C.

9.5_La riforma di Chilone


Si crede che la tradizione di una Sparta che da aperta diventi autarchica cominci con l’eforo
CHILONE, eforo nel 556/555 a.C. Annoverato fra i Sette Saggi, è l’eponimo di una tradizione
eforale di una città che sceglierà sempre di più l’autarchia: con lui la magistratura dell’eforato
diviene la più importante, gli efori vengono valorizzati e ciò porterà ad un radicale cambiamento di
culturale e di stile di vita a Sparta. Chilone favorisce un regime autarchico, chiuso ai contatti con
l’esterno, caratterizzato da una certa ostilità alle novità e che pone un freno all’espansionismo. Si
affermava così il κόσμος spartano, voluto secondo la tradizione da Apollo.

9.6_Il conflitto con Argo e la realtà arcade


QUADRO SINTETICO
SPARTA sostiene conflitti vs
ARGO ARCADIA
BATTAGLIA DI ISIE (668 a.C.) BATTAGLIA DI TEGEA (550 a.C.)
Il re Polidoro (700-665 a.C.) conduce Per il controllo della città di Tegea, antica provincia
l’esercito spartano contro Argo ma dell'Arcadia già importante all'epoca di Omero per la sua
viene sconfitto, permettendo agli posizione strategica sulla strada tra Sparta e Corinto.
Argivi e agli Arcadi di estendere la Venne sottomessa dagli Spartani nel 550 a.C.. Secondo
loro influenza a tutto il nord del quanto riportato da Erodoto, Oreste sarebbe stato sepolto
Peloponneso a Tegea: ritrovandone il corpo, Lica, uno dei cinque
Spartiati detti Valenti, riuscì nel procurare la vittoria di
BATTAGLIA DI SEPIA (494 a.C.) Sparta sulla città di Tegea, in conformità con quanto detto
Cleomene I fu il re che sconfisse dalla Pizia. Tegea tentò di ribellarsi a Sparta ma fu
duramente gli Argivi prima nel 510 nuovamente sottomessa.
a.C. e poi definitivamente nella La città di Orcomeno è in crisi aristocratica.
battaglia di Sepia del 494 a.C. Mantinea e altre città si alleano con Sparta.
Su questi conflitti c’è una tradizione molto vacua.

9.7_Formazione e struttura della Lega del Peloponneso


La Lega del Peloponneso 55 (οἱ Πελοποννησίοι) è un’alleanza militare difensiva fondata nel VI
sec.a.C. su una οἰμαχία bilaterale tra Sparta e συμμάχοι volta a consolidare l’egemonia spartano sul
Peloponneso. Non serve per alimentare Sparta. La Lega fu sciolta nel 366 a.C.. Fu ricostituita
all'inizio del III secolo a.C. dal re di Sparta Areo I, ma fu sconfitta dalla Lega etolica nel 281-280
a.C.

55 Vedi SCHEDA
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9.8_La politica di Cleomene I
Erodoto ricorda le vicende dal 521 al 488 a.C., che portarono Cleomene I56 della stirpe degli Agiadi
a diventare re di Sparta.

POLITICA ESTERA POLITICA INTERNA


Egemonia sul Peloponneso facendo guerra ad 510 a.C.: destituì Ippia ad Atene
Argo (494 a.C.)
Destituì regimi tirannici (nel 517 a.C. depose Appoggiò Isagora contro Clistene
Ligdami di Nasso)
Rifiutò una politica espansionistica lontano dal Azione vs Egina e l’inganno di Demarato
Peloponneso

56 Vedi SCHEDA
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10._ATENE ARCAICA
Il territorio dell’Attica, una penisola di 2600 km 2, si presenta articolato in poche ma significative
pianure:
 il pedion dell’Imetto e l’Egaleo, in rapporto diretto con l’asty
 il pedion a sud dell’Imetto con il demo di Peania
 il pedion di Maratona, a nord-est
 il pedion di Eleusi a nord-ovest
Il resto è collina o montagna: dal Laurio, all’Imetto, al Pentelico e al Parnete, monte che segna un
importante confine con la Beozia.
Si tratta, secondo MUSTI, di un territorio naturalmente predisposto alla formazione di poteri
locali separati e distinti, strategicamente proiettati sull’Egeo e quindi destinato ad uno sviluppo
marittimo in termini commerciali e militari.

10.1_Atene micenea
Atene fu sede di un antico palazzo miceneo posto sull’Acropoli, fortificato da mura ciclopiche
(l’antico Pelasgico); ha quindi un precedente miceneo non paragonabile, però, alle contemporanee
esperienze peloponnesiache: il palazzo non ha restituito tavolette.
In età micenea l’Attica era suddivisa in comunità autonome e nella tradizione mitica un ruolo
particolare spetta alla figura di Teseo, re civilizzatore di luoghi dell’Attica e di quelli compresi tra
l’Attica e il Peloponneso. A Teseo Tucidide attribuisce il sinecismo, ovvero lo rende responsabile
del processo di unificazione dell’Attica intorno al centro di Atene. Si tratta, però, di un’unificazione
di carattere giuridico-sacrale e non demografica.
Tucidide accredita a Teseo un assetto territoriale ed organizzativo comprendente la costruzione di
strade e la loro liberazione dai malfattori, nonché una diversa organizzazione del territorio.
Teseo si configura come l’alter ego ionico del dorico Eracle.
Tuttavia, gli sviluppi di carattere territoriale sono piuttosto incerti: il potere miceneo in Attica non
sembra aver avuto quelle dimensioni ed espressioni comparabili a quelle che competono i palazzi
micenei dell’Argolide o di Pilo (inoltre, Atene non è città del Peloponneso e l’esperienza dei
palazzi è principalmente peloponnesiaca).
La minore presenza di tracce micenee, anche scritte, e di resti stessi del palazzo, la struttura del
territorio e la correlata tendenza autonomistica danno al potere presente ad Atene nel XIII-XII
sec.a.C. un’immagine più modesta di quel che si può verificare altrove.
Bisogna, dunque, chiedersi se il processo di unificazione che la tradizione accredita a Teseo alla
fine dell’epoca micenea abbia avuto quelle dimensioni e quella compiutezza che la tradizione gli
assegna. Ciò potrebbe essere il risultato di una lunga gestazione che ha investito non solo gli ultimi
tempi micenei ma anche tutto l’altro arcaismo o gran parte di esso (è opinione corrente che l’Inno
omerico a Demetra, di fine VIII-VII sec.a.C., attesti ancora l’indipendenza di Eleusi).
Del resto, nella tradizione letteraria, Teseo è oggetto di forte ideologizzazione, cioè viene investito
di particolari valori simbolici: talvolta egli rappresenta l’inizio della democrazia ateniese, una sorta
di monarchia illuminata in cui prevale l’elemento del consenso e perciò del potere popolare; in
questa veste egli appare come antagonista delle potenti aristocrazie locali. Invece talvolta Teseo
rappresenta un governo moderato, cui si oppone la demagogia di Menesteo.

10.2_L’evoluzione dell’arcontato
I QUATTRO RE ATENIESI PRIMA DI TESEO
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Prima di Teseo, si ricordano i nomi di 4 re:
1) CECROPE
2) ERITTONIO
3) PANDIONE
4) EGEO, padre di Teseo
DOPO TESEO, GLI ARCONTI A VITA
A Teseo sarebbero poi succeduti almeno altre 7 re, fino a Medonte o Acasto; segue la dinastia dei
Medontidi, che in parte è considerata dalla tradizione come una serie di re, in parte come arconti a
vita.
DOPO GLI ARCONTI A VITA, QUELLI ANNUALI
Al periodo degli arconti a vita (1049-753 a.C., circa) sarebbe succeduto quello degli arconti
decennali (753-683 a.C., circa) e quindi quello degli arconti annuali, la cui lista ha inizio proprio
nel 683/82 a.C. con CREONTE, che è l’arconte eponimo.
Mentre l’arcontato decennale è di matrice sospetta, l’arcontato annuale rappresenta il cardine del
sistema magistratuale dell’Atene classica.
FORMAZIONE DEL COLLEGIO ARCONTALE
Il collegio arcontale è costituito da 9 arconti:
1) ARCONTE EPONIMO
È colui che dà il nome all’anno, che ad Atene va dal primo giorno del mese di Ecatombeone
all’ultimo giorno del mese di Sciroforione (da Luglio a Luglio) 57.
2) ARCONTE BASILEUS
Non si tratta di una continuità con il wanaka. Egli conserva le competenze religiose del
sovrano e dunque ha un ruolo soprattutto sacrale, poiché presiede i misteri eleusini.
3) ARCONTE POLÈMARCHOS
Secondo Aristotele, il nome significherebbe “colui che ha potere in guerra”, egli infatti
aveva incarichi militari ed era alla guida dell’esercito.
Il polemarchos perderà progressivamente le sue funzioni militari che saranno raccolte dallo
strategòs e continuerà ad essere garante e gestore degli stranieri imputati sul piano
giudiziario, una sorta di iudex peregrinus dell’antica Roma che aveva il compito di dirimere
le contese fra cittadini
4) GRUPPO DI 6 THESMOTHÈTI
Custodi di thesmòi, ovvero di leggi ritenute di origine divina, contrariamente ai nomoi. In
origine i thesmòi erano orali ma ad un certo punto divennero scritte.
Secondo Aristotele, i poteri degli arconti derivavano dalla distribuzione dei poteri concentrati prima
nella sola figura del re e si ridussero progressivamente ad una serie di competenze relative
all’amministrazione della giustizia. Scaduto il mandato arcontale, gli arconti entravano a far parte
della boulè dell’Areopago.

57 SISTEMA CRONOLOGICO: A Sparta di usava l’eforato; ad Argo il tempo era scandito dalla
sacerdotessa del tempio di Era Licinia. Il sofista IPPIA DI ELIDE riuscì a cronologizzare i dati sulla
base delle Olimpiadi che si tenevano ogni 4 anni ed introdusse così il SISTEMA PANELLENICO.
Infine ERATOSTENE DI CIRENE s’impegnò anche a specificare la cronologia anno per anno dalla
1a Olimpiade (776 a.C.)

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RICAPITOLANDO: nell’Athn.Pol.III Aristotele concepisce la storia del collegio dei 9 arconti
come quella di una progressiva erosione del potere dei basileus, a cui si affianca il polemarchos e i
thesmothetai e sebbene questa rappresentazione possa peccare di meccanicità, tuttavia Aristotele
sembra aver colto molto bene il carattere fondamentale del collegio degli arconti, ispirato al
principio di equilibrio dei poteri. In Athn.Pol.III Aristotele afferma che l’arcontato è l’ultima delle
archai, arricchitasi di tà epìtheta nel corso del tempo e divenuta importante in tempi a lui recenti.

10.3_L’Areopago
Scaduto l’anno di carica degli arconti, essi entravano a far parte dell’Areopago, il consiglio
dell’Atene aristocratica, il cui nome indica “colle di Ares”, presso l’Acropoli di Atene, su cui si
riunivano i membri della boulè (secondo la tradizione mitica, qui sarebbe stato giudicato Ares da 12
dei per l’uccisione del figlio del dio Poseidone e della ninfa Eurite).
Nel periodo monarchico, dunque, si riuniva il collegio delle supreme presiedute dal re (il governo
dei 9 arconti), mentre dal 624 a.C. –data di promulgazione del codice draconiano- tale termine
venne utilizzato per indicare l’assemblea degli anziani, ex-arconti e la sua principale funzione era
occuparsi della custodia delle leggi contro ogni violazione e della giurisdizione sui delitti di sangue.
Il suo orientamento conservatore e la sua composizione di membri provenienti dall’aristocrazia per
anzianità o per principi ereditari, accentuano il suo indirizzo moderato e il suo ruolo nella custodia
delle leggi, della pubblica moralità e dei culti cittadini.
Dal 487 a.C. si assiste al lento declino dell’Areopago grazie alla rivoluzione democratica già
avviata da Clistene e con la fondazione della boulè, in seguito Efialte e Pericle nel 462 a.C.
limitarono i poteri dell’Areopago, che passò ad occuparsi solo dei reati relativi al sacrilegio e agli
omicidi. L’Areopago riacquista importanza con il declino della democrazia.
In età classica, gli arconti appaiono coinvolti in quel processo di democratizzazione che in Atene si
è espresso soprattutto nei tribunali popolari. Gli arconti sono infatti richiamati a presiedere i
tribunali e, secondo Aristotele, in particolare l’arconte eponimo aveva giurisdizione sulle cause di
diritto privato tra i cittadini; il polemarchos su cause riguardanti gli stranieri; il basileus, oltre a
funzioni sacre e direzione dei misteri delle Dionisie Lenee e dei sacrifici patrii, presiede tribunali
che giudicano casi di empietà e quei tribunali particolari che giudicano i diversi casi di omicidio:
 AREOPAGO
Sebbene privato dei poteri politici dopo il 462 a.C., conservò il prestigio del passato.
Composto da ex arconti, la sua giurisdizione compete i reati di assassinio premeditato, di
ferite inferte con intento omicida, incendio di case abitate, di avvelenamento e le pene erano
di morte in caso di omicidio e di bando e confisca in caso di ferimento;
 PALLADIO
Competente in materia di omicidio involontario e di istigazione dell’assassinio se la vittima
era un cittadino; in materia di omicidio volontario e involontario se si trattava di un meteco,
di uno straniero e di uno schiavo. La pena era un esilio temporaneo.
 DELFINIO
Era competente se il basileus, incarito dell’istruttoria, decideva se l’omicidio era scusabile o
legittimo:
 vittima uccisa durante i giochi o in guerra
 flagrante adulterio e dunque delitto in relazioni illecite con la sposa, madre, sorella,
concubina dell’omicida
 FREATTO
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Sulla riva del mare venivano giudicati coloro che erano stati esiliati temporaneamente per
omicidio involontario.

10.4_Il tentativo di Cilone


Il primo episodio della storia di Atene di cui abbiamo testimonianza è il colpo di stato di Cilone,
avvenuto intorno al 636/632 a.C.
Cilone apparteneva ad una classe sociale elevata e fu anche vincitore ad Olimpia. Sposa la figlia del
tiranno TEAGENE DI MEGARA, con cui stabilisce un’alleanza; grazie alla collaborazione del
suocero tentò negli anni ’30 del VII sec.a.C. l’instaurazione della tirannide ad Atene. Il genos degli
Alcmeonidi, guidato da Megacle, contrastò il tentativo di Cilone, che venne ucciso insieme ai suoi
nel Tempio di Atena, dove si erano rifugiati come supplici.
Questa è chiaramente una tradizione filo-ciloniana, mentre Erodoto (vicino agli Alcmeonidi)
sfuma su questo episodio. Tale eccidio determinò che gli Alcmeonidi fossero schedati come impuri
perché contaminati dal miasma, cioè una macchia prodotta da una colpa legata ad un’infrazione che
produce una maledizione e che si trasmette di generazione in generazione.
10.6_Epimenide cretese
Alla fine del VII sec.a.C. c’è una pestilenza: la città si riunisce per capire l’origine di questo male e
chiama come kathathès “purificatore” Epimenide cretese, personaggio storico che realmente mette
in atto un rituale di purificazione (questo, infatti, è il primo episodio storico per Atene).
Una tradizione dice che Epimenide salvò Atene con un rituale con le pecore, un’altra tradizione
filo-ciloniana che Epimenide individuò la colpa nella contaminazione degli Alcmeonidi.
Il miasma è un motivo che accompagna la storia di Atene per molto tempo (Pisistrato ripudia la
moglie perché era un’Alcmeonide).
Alla fine del VII sec.a.C. gli Alcmeonidi vengono esiliati e il terminus post quem per il ritorno degli
Alcmeonidi è la QUINTA GUERRA SACRA, in cui il generale che guida gli Ateniesi è
EPIMENEO, un Alcmeonide.

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10.5_La figura di Draconte
10.5.1_La tradizione
Sul finire del VII sec.a.C. fu attivo in Atene DRACONTE, un legislatore la cui opera si data,
secondo quanto riporta MUSTI, al 624 a.C. e di cui si ricordava la particolare severità delle pene.
Draconte è figura storica perché, a differenza degli altri legislatori, non è soggetto a forti
oscillazioni temporali.
BELOCH riconduce il suo nome a dràcon “serpente”, ritenendo che fosse un’ipostasi della dea
Atena. Draconte è una figura eponimica e numerosi studiosi hanno creduto che non abbia mai
creato una politeia, ma storico sarebbe solo il suo intervento sui delitti di sangue.
10.5.3_La legislazione sui delitti di sangue
C’è un’iscrizione del 409/408 a.C. che riprende la legge di Draconte di un secolo prima. In questa
legge vediamo il superamento dell’autotutela omerica: mentre nel mondo omerico il risarcimento e
le pene venivano stabilite dalle parti in causa che si riunivano e trovavano un accordo, con Draconte
interviene lo Stato, che ha il diritto di arrogare la pena, lasciando alla famiglia della vittima
l’iniziativa dell’azione penale.
Le pene erano distinte in base al tipo di delitto: era lecito uccidere l’adultero colto in flagrante; c’era
l’esilio in caso di delitto involontario, anche se ci poteva essere il perdono e il ritorno previo
consenso unanime dei parenti, che se mancavano venivano sostituiti dai membri della fratria del
morto; nel caso di delitto volontario c’era l’esilio perpetuo e la confisca di beni.
La punizione del furto era la morte e così anche quella dell’inoperosità che valse alla politeia
draconiana la qualifica di “severa”.
10.5.2_La presunta politeia draconiana
La legge di Draconte è il primo tassello verso la statalità ateniese, ma è esagerato attribuirgli una
politeia vera e propria. Spesso si è messo in relazione la legge di Draconte con l’episodio di Cilone
e dei ciloniani: la legge sarebbe intervenuta per regolare la questione.
Nell’Ath.Pol.4, Aristotele attribuisce a Draconte una costituzione timocratica da ritenersi però
appartenente ad un’età più tarda, forse al V sec.a.C. e forse sotto Clistene, dall’analisi di alcuni
elementi politico-economico-sociali contenuti nella descrizione della stessa politeia:
 LIMITAZIONE DELLA CITTADINANZA a quanti avevano il censo utile per procurarsi
le armi e servire l’esercito
 ISTITUZIONE DI UNA BOULÈ di 401 membri
 RUOLO DI CONTROLLO AFFIDATO ALL’AREOPAGO per la custodia delle leggi e
la sorveglianza dell’operato del magistrato
 ISTITUZIONE DELLA STRATEGÌA
La studiosa Cinzia Bearzot ritiene molto dubbia la testimonianza aristotelica sulla costituzione
draconiana sulla base di questi elementi, che appaiono influenzati da modelli di V/IV sec.a.C.
MUSTI, infatti, ritiene poco probabile che, accanto alla boulè dell’Areopago, la comunità
aristocratica ateniese conoscesse già prima di Solone una boulè di 400 membri (che lo stesso
Aristotele attribuisce a Draconte nel cap.4).
Questo capitolo è filologicamente un’aggiunta tardiva al testo aristotelico. Lo stato aristocratico
ateniese di VIII/VII sec.a.C. pare privo di una struttura consiliare che venga dal basso, l’unica
sembra quella degli ex arconti che si riuniscono nell’Areopago.

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10.7_Solone
Solone è figura storica indiscutibile, tuttavia è difficile per noi ricostruire la sua attività, nota –oltre
che dai frammenti della sua opera- da Erodoto e da fonti di IV sec.a.C. rifluite in Aristotele e in
“Vita di Solone” di Plutarco.
Queste fonti tendeva ad interpretare gli eventi di VI sec.a.C. alla luce di quelli di IV sec.a.C. e ad
attribuire a Solone interventi legislativi tardi, propri di un’epoca in cui si guardava a Solone come
prostàtes toù dèmou (Arist. Ath.Pol.22). MUSTI ribadisce che non fu il creatore della democrazia.
Tuttavia potremmo dire che gli interventi soloniano costituirono il presupposto alla democrazia, in
quanto la sua opera fu un processo di integrazione sociale e politica.
10.7.1_Il ruolo di diallachtès
Solone fu scelto come diallactès “pacificatore” e come arconte nel 594/93 a.C., secondo Diogene
Laerzio, o nel 593/92 a.C., secondo Aristotele, per risolvere i problemi legati alla crisi agraria
dell’Atene di VI sec.a.C.
10.7.2_La crisi agraria
Fra gnòrimoi e plèthos vi fu una stasis molto violenta nel VI sec.a.C.: i piccoli contadini, in caso di
raccolti infruttuosi, erano costretti a chiedere in prestito cereali -per la semina e/o per la sussistenza-
ai grandi proprietari terrieri. I contadini che non riuscivano ad estinguere il debito contratto
divenivano pelàatai ed ektèmoroi (il termine ektèmoros induce a pensare che il contadino fosse
moroso di 1/6 del prodotto che doveva versare al suo creditore e se risultava moroso scadeva nella
condizione di servitù, prendendo prestiti sul proprio corpo.
Si tratta però di un quadro molto dubbio e sono state avanzate diverse proposte:
 Ammettere l’esistenza di una grande proprietà terriera privata affiancata da vaste proprietà
pubbliche, dirette eredi e continuatrici di quelle micenee
 Considerare gli ektèmoroi il risultato dello scadimento della condizione di proprietà private
di un tempo.
Si tratta però di soluzioni che peccano di rigidità e che tengono poco conto delle retroiezioni
aristoteliche. Se si opera su una condizione giuridicamente definita di proprietà, si trasferisce con
ogni probabilità all’epoca presoloniana e soloniana uno sviluppo dell’idea e delle forme legali
distintive della proprietà terriera, che appartiene ad un’epoca più tarda. Ad esempio, si trascura il
fatto che il sistema delle mysthòseis è ciò che caratterizza l’evoluzione dei rapporti sociali e lo
sviluppo dell’economia monetaria tra V e IV sec.a.C.
Il rapporto ricchezza-povertà sul terreno della proprietà terriera doveva facilmente presentarsi ad
Aristotele sotto le vesti del rapporto affittuario.
Secondo MUSTI, è plausibile un quadro di questo tipo: con la crisi del potere miceneo si accentua
in Attica quella frantumazione della proprietà terriera di grandi dimensioni, così la terra è coltivata
da coltivatori diretti che ne diventano i possessori di fatto, con obblighi tributari verso i grandi
proprietari. Un interprete di IV sec.a.C., come Aristotele, trascurava questa forma di proprietà
embrionale in un rapporto affittuario.
SUPERAMENTO DELLA CRISI: LA BONIFICA DELL’ATTICA
Tuttavia, Solone fu chiamato in qualità di pacificatore per fronteggiare la crisi agraria di VI
sec.a.C., crisi che si risolse con la bonifica dell’Attica, che precedentemente soffriva per la scarsità
di terre coltivabili, attuata dalle famiglie aristocratiche. La bonifica va intesa come un’azione di
carattere privato e non statale.

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10.7.3_I principali provvedimenti soloniani
Tra i principali provvedimenti soloniani si ricordano la seisàchteia (Arist.Ath.Pol..6.1) che implica
l’annullamento delle ipoteche sui corpi e l’apochopè chreòn, effetto della soppressione della
schiavitù per debiti.
Tuttavia, Solone non procedette ad alcuna redistribuzione della proprietà terriera in quanto dichiara
apertamente di non voler concedere la stessa porzione di terra a buoni o malvagi.
La tradizione attribuiva a Solone alcune norme –scritte su àxones o kyrbeis- in campo:
 ECONOMICO: attuò una riforma dei pesi e delle misure adottando il sistema ponderale
euboico in luogo di quello eginetico, mirante sia a ridurre i debiti sia a favorire il
commercio. Il divieto di esportare derrate alimentari –tranne olio- fa supporre che
l’agricoltura avesse una produzione olearia soddisfacente, ma non cerealicola;
 GIUDIZIARIO: la parte lesa poteva presentarsi alla boulè per intentare la causa;
 FAMILIARE: in quanto avrebbe legiferato sul matrimonio

10.7.4_Il criterio timocratico


Sul piano politico-costituzionale, Solone conferma le vecchie articolazioni censitarie, le tèle, forse
aggiungendo la prima tèlos e definendo i termini quantitativi delle altre:
 PENTACOSIOMEDIMNI: 500 medimni/metreti. Potevano accedere alla carica di tamìas,
arcontato, cavalleria
 CAVALIERI: 300 medimni/metreti. Potevano accedere alla carica di arcon e alla cavalleria
 ZEUGITI: 200 medimni/metreti. Potevano accedere alle archai minori e prestare servizio
di fanteria oplitica
 TETI: meno di 200 medimni/metreti. Avevano diritto elettorale attivo e potevano fare
appello al dikasterion.
L’appartenenza a queste classi regolava l’accesso all’esercito o alle magistrature a cui si accedeva
per klèrosis “sorteggio”.
Si è molto dubitato circa l’esistenza di una boulè di 400 membri, attribuita addirittura a Draconte e
forse propria della propaganda oligarchica del 411 a.C.
Secondo MUSTI, Solone arricchiva il vecchio quadro istituzionale con una nuova boulè di 100
membri presi da ciascuna tribù (le tribù erano 4). Ogni tribù era suddivise in 12 naucrarie e 3
trittie, piccole unità amministrative.

10.8_Il periodo post soloniano: strani arcontati e lo sviluppo di partiti regionali


(da MUSTI) Finita la sua opera, Solone si trasferisce per commercio e per turismo in Egitto; ad
Atene riprendono le stàseis, “conflitti politici”.

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STRANI ARCONTATI
Dopo cinque anni di anarchia “assenza di arconte”, dopo altri 5 anni una nuova anarchia, quindi,
per un paio di anni (582/580 a.C.) un arcontato di durata eccezionale, di un certo DAMASIA. Ad
Atene si hanno già formazioni politiche di tipo corporativo: abbattuto Damasia, si sperimenta un
arcontato decemvirale, composto da:
 5 eupatrìdai “gente di nobile lignaggio”,
 3 àgroikoi, “contadini”
 2 demiourgoì “artigiani”.
“PARTITI” REGIONALI
Poco dopo, troveremo una diversa articolazione, ancora una volta in tre gruppi politici (questa volta
formati su base territoriale:
 i pedieis o pediakoì “proprietari terrieri del pedion”
 i paràlioi, “proprietari terrieri di regioni costiere”
 i diàkrioi o hyperàkrioi, “quelli della e al di là della zona montuosa”
Non si tratta di veri e propri partiti ma emerge una dialettica politica del più grande interesse, che
tende ad affermarsi come uno strumento di soluzione dei conflitti.
PREMESSE ALLA TIRANNIDE DI PISISTRATO
In questo quadro si colloca la tirannide di Pisistrato, le cui caratteristiche, le cui vicende, i cui
stessi infortuni possono spiegarsi solo alla luce della particolare temperie politica di Atene e di quel
mondo di valori comunitari che l’opera di Solone aveva rafforzato.

10.9_La tirannide di Pisistrato


Secondo MUSTI, la carriera di Pisistrato rappresenta la conferma dello stretto rapporto tra tirannide
e oplitismo. In realtà, questo rapporto non è da considerarsi così stretto in quanto Pisistrato ha
assunto il potere ad Atene grazie ai mazzieri, che sono dotati di clava e non fa dunque leva sul ceto
oplitico (Sparta, che è oplitica, non conosce il fenomeno della tirannide).
Ad Atene non era facile instaurare una tirannide e, contrariamente a Cilone, Pisistrato fa un
tentativo riuscito di tirannide, e la premessa per capirne lo sviluppo è l’esistenza di “partiti”
regionale [Pisistrato proviene da Braurion, centro importante sulla costa orientale dell’Attica, e
diventa capo del partito dei diacri].
10.9.1_Le varie fasi
Prima di maturarsi, la tirannide pisistratica conobbe tre fasi:
1) 561/560 a.C.-556/555 a.C.
1o ESILIO durato 12 anni
2) 549-543/42 a.C.
2o ESILIO durato 10 anni
3) 534/43-528/27 a.C.
Queste fasi presentano caratteristiche diverse e solo progressivamente emerge la figura del
tyrannos, perché in un primo momento egli –come informano Aristotele ed Erodoto- governò
μάλλον πολιτικός ἤ τυραννικός “più da politico che da tiranno”.
PRIMA FASE
Sotto l’arcontato di Comea (561/60 a.C.), Pisistrato ottiene una posizione particolare perché con
uno stratagemma ottiene una guardia del corpo simulando il ferimento da parte degli avversari
politici. Contrastato inutilmente da Solone, prende il potere nel 561/60 a.C. e lo conserva fino al

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556/555 a.C.: è in questa prima fase che egli ottiene non i δορυνεφόροι “lancieri” ma i
κορυνηφόροι “mazzieri” e sembra presentarsi come arbitro e pacificatore tra i vari gruppi in lotta.
Egli occupa l’Acropoli per 6 anni.
PRIMO ESILIO
Il primo esilio di Pisistrato è causato dalle contese tra i partiti e dall’alleanza tra Licurgo e Megacle,
a cui la tradizione assegna una durata di 12 anni58.
SECONDA FASE E SECONDO ESILIO
La seconda fase è segnata dal rientro di Pisistrato dall’esilio e da un’alleanza politica e partitica
59

dello stesso Pisistrato con Megacle, secondo un modello spesso ricorrente: alleanza politica
sugellata da una politica matrimoniale, in quanto Pisistrato avrebbe dovuto sposare la figlia di
Megacle.
L’alleanza politica non dura per le inadempienze matrimoniali di Pisistrato, che ripudia la moglie
perché appartenente al genos degli Alcmeonidi (su cui grava il miasma ciloniano). Pisistrato già
ragiona in termini di continuità dinastica. Ciò causa il secondo esilio, che avvenne nel settimo anno
e se così fosse lo potremmo datare al 549-542 a.C., periodo del secondo governo di Pisistrato, che
lascia il potere di nuovo per l’alleanza tra Licurgo e Megacle. Questo secondo esilio è decennale e
dura dal 543 al 533 a.C.
TERZA FASE
Segue il ritorno di Pisistrato e l’instaurazione della tirannide, prendendo il potere e conservandolo
fino alla morte, dal 534 al 528/27 a.C. Egli stabilisce il quartier generale duori dalla città e dalla
stessa Attica, dapprima a Raicelo (nella lontana Tracia) poi nella vicina e prospiciente Eretria, in
Eubea; ottiene da Tebe aiuti in denaro, mercenari da Argo, e sostegno dei cavalieri al potere ad
Eretria, nonché il supporto di Ligdami di Nasso, che diverrà tiranno delle Cicladi.
L’esercito insurrezionale sbarca a Maratona; l’esercito regolare va incontro a Pisistrato, che da
Maratona muove verso la città, fino al santuario di Atena Panneide) ma lo scontro fu un successo
per Pisistrato. C’è un prezzo da pagare per gli Ateniesi irriducibili, i cui figli sono trasferiti a Nasso
come ostaggi; gli Alcmeonidi lasciano forse solo allora la città.
10.9.2_L’accentuazione progressiva di un regime tirannico
In questa III fase la tirannide è una realtà già piena: Pisistrato si pone in contrasto con gli opliti e
con uno stratagemma disoplitizza gli Ateniesi, rinviandoli alla cura delle faccende private.
10.9.3_I principali provvedimenti
Pisistrato conserva le istituzioni della polis e tende a gestire il potere katà toùs nòsmous “secondo le
leggi” e perciò con facilità riacquista il potere ogni volta che lo perde, perché lo vogliono i più dei
notabili e del popolo.
Egli cerca di attuare una politica di integrazione tra città e campagna:
CITTÀ CAMPAGNA
Favorisce lo sviluppo edilizio e l’emergere del Valorizza il culto di Dioniso, non presente ad
ceto artigianale Olimpia, dio della viticoltura e dunque Pisistrato
valorizza questo tipo di produzione

58 se il 12°anno fosse collocato dal primo anno della tirannide, si risolverebbero i problemi di
computo cronologico dei capitoli 16-17 di Aristotele, che fa durare il primo esilio circa 6 anni
59 Il primo rientro avviene con un altro stratagemma: il rientro in città su un carro,

accompagnato da una donna abbigliata in modo da rappresentare la dea Atena (alcuni dicono
che la donne fosse del demo di Peania, altri una tradia di nome Fia).
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Favorisce l’introduzione della moneta (la stessa Tradizione vuole che Pisistrato abbia concesso
circolante nel IV sec.a.C. e non le forme prestiti ai contadini (ma ciò presuppone la
premonetali avute con Solone). Gli storici hanno monetazione, di IV sec.a.C.)
sempre pensato che questa diffusione sia dovuta
a grandi lavori pubblici e/o mercenariato (la
moneta è di grande taglio)
Attua politica culturale dell’ospitalità (accoglie Tradizione vuole che Pisistrato abbia creato
Anacreonte e s’impegna nella redazione katà giudici itineranti (in questo provvedimento si
pòlin dei poemi omerici). può leggere l’intenzione di risolvere la
Organizza le grandi Dionisee per favorire questione legata al decentramento della giustizia
l’integrazione tra àsty e chòra.
10.9.4_La politica estera
SALAMINA E NISEA
In politica estera, Pisistrato provvede alla riconquista di Salamina e alla presa di Nisea sul Golfo
Saronico, in un periodo precedente alla tirannide (570 a.C.)
EGEO CENTRO-MERIDIONALE
Nell’Egeo centro-meridionale egli consolida l’influenza ateniese su Delo e stringe buoni rapporti
con il tiranno POLICRATE DI SAMO.
EGEO NORD-SETTENTRIONALE
Diverso è il discorso per l’Egeo nord-orientale e per la zona degli Stretti, tra l’Asia e l’Europa: nel
Chersoneso tracico s’insediò Milziade, figlio di Cipselo, del genos dei Filaidi. Inoltre, Pisistrato
nella Troade riconquistò la posizione di Segeo (strappandolo ai Mitilenesi) e qui impianta un
dominio personale e familiare, invece nel Chersoneso tracico s’impianta un dominio dello stesso
tipo di Milziade, a cui succedono i figli del fratello Cimone, Stesagora e Milziade II, il futuro
vincitore della Battaglia di Maratona.

10.10_I Pisistratidi
Alla morte di Pisistrato (528 a.C.) gli succedono i figli, che la tradizione conosce in numero di 4:
 IPPIA e IPPARCO, nati da moglie legittima
 IOFONTE ed EGESISTRATO “il Tessalo”, nati da una donna argiva 60
Il potere formale è nelle mani di Ippia, il figlio maggiore (Ipparco è presentato come l’intellettuale
che pratica un mecenatismo verso i poeti).
Nel 514 a.C. si verifica l’accentuarsi di una politica personale del potere e dei connessi abusi, che
determina la crisi della tirannide dei Pisistratidi. È l’anno in cui il violento della famiglia, Tessalo
(secondo altri Ipparco), invaghitosi del giovane ARMODIO ma da questi respinto, inizia ad
assumere comportamenti persecutori e nega alla sorella di questi il diritto di fare da canèfora alle
Feste Panatenee. Nasce così la congiura di Armodio e di Aristogitone, che dovrebbe eliminare
Ippia e Ipparco durante le feste Panatenee; l’impressione di essere stati scoperti induce i due ad
uccidere solo Ipparco (che era all’inizio della processione) e non Ippia (che era sull’Acropoli). I due
congiurati vennero trucidati ma i due tirannicidi figuravano nella convinzione corrente del popolo
ateniese come i restauratori della libertà e fondatori della democrazia61.

60
È da sottolineare questo stretto rapporto con Argo, non ultima tra le cause dell’ostilità di
Sparta verso la discendenza di Pisistrato al potere di Atene.
61 Opinione contrastata dagli Alcmeonidi nel V sec.a.C. cercando di presentare il proprio genos

come il fautore della democrazia. Gli Alcmeonidi, esiliati al tempo della III fase della tirannide di
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Nel VI sec.a.C. nemica della tirannide è SPARTA e infatti tramite la Pizia e in forza dei rapporti
Delfi-Sparta, gli Alcmeonidi, che volevano ritornare ad Atene, perdono la prima volta nella
battaglia di Lipsidrio ma nel 511 a.C., quando interviene CLEOMENE I, Ippia si arrocca
sull’Acropoli e si arrende in pochi giorni.
10.10.1_Il regime di Ippia
I Pisistratidi avevano ottenuto ottimi rapporti con i cavalieri tebani che intervennero durante il
primo intervento di Sparta. A Ippia, nel 506 a.C., i Tessali provarono ad offrire IOLCO e i
Macedoni ANTEMIUNTE. La costante linea pro-tessalica dei Pisistratidi era maturata in un
atteggiamento anti-tebano: infatti da tempo i BEOTI avevano contrastato l’egemonia tessalica nella
Grecia centrale. Quando PLATEA chiese ad Ippia portezione contro Tebe, Ippia la concesse,
marciando anche contro i Tebani, sui quali riportò una schiacciante vittoria (519 a.C.)
10.10.2_La tradizione sulla fine della tirannide ad Atene: dall’assassinio di Ipparco
all’intervento di Cleomene I
(vedi supra) Tradizionalmente la fine della tirannide ad Atene è posta nel 508 a.C., anno in cui a
Roma c’è la fine della monarchia. Si tratta di un sincronismo molto sospetto.

10.11_Clistene
Del genos degli Alcmeonidi e nipote di Clistene tiranno di Sicione (che nel 592 a.C. partecipò alla I
GUERRA SACRA indetta dall’anfizionia delfica), venne eletto arconte per la prima volta nel 524
a.C. ma fu esiliato verso la fine della tirannide di Ippia, poi ritornare nel 510 a.C. dopo la caduta del
tyrannos.
10.11.1_Lo scontro con Isagora
L’intento degli Spartani era quello di instaurare un governo aristocratico sotto la guida di
ISAGORA, esponente della frangia più conservativa dell’aristocrazia ateniese. Nel 508 a.C. c’è
una dialettica con Clistene:
- ISAGORA voleva una tirannide in senso oligarchico
- CLISTENE voleva stabilire una democrazia
Il primo scontro venne vinto da Isagora che fece bandire 700 famiglie di partigiani; la boulè,
vedendosi privata di alcuni diritti, riuscì a rovesciare Isagora e così Clistene ottenne il potere.
Aristotele dice che Clistene mescolò politeia (ponendo in seria crisi il sistema aristocratico-
clientelare) e la dialettica dei “partiti regionali”.
10.11.2_La riforma tributa
Atene, come paese ionico, aveva 4 tribù basate su un criterio di sangue. Clistene portò a 10 il
numero delle tribù che presero il nome da eroi locali (nomi suggeriti dall’oracolo di Delfi):
1) ERETTEIDE
2) EGEIDE
3) PANDIONE
4) LEONTIDE
5) ACAMANTIDE
6) OINEIDE
7) CECROPIDE

Pisistrato , si erano creati una base a Delfi, dove assunsero l’appalto della ricostruzione del
Tempio, devastato da un incendio nel 548 a.C.
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8) IPPOTOONTIDE
9) ALANTIDE
10) ANTIOCHIDE
La riforma tributa di Clistene è di geometrizzazione del territorio e il n°10 sa di
intellettualizzazione teorica. Il criterio della tribù, inoltre, non era più gentilizio ma territoriale e il
cittadino, oltre al patronimino, veniva definito anche col demo di appartenenza.
Ogni tribù era costituita da 3 trittìe, ossia circoscrizioni a carattere territoriale: pedion, paralìa e
diakrìa (le trittie erano in tutto 30 e l’intento era quello di rompere i legami clientelari).

10.11.3_LA NUOVA BOULÈ, L’OSTRACISMO E LA STRATEGIA


LA NUOVA BOULÈ
Ogni tribù doveva fornire 50 bouleuti (1 tribù = 50 bouleuti; 10 tribù x 50 = 500 bouleuti) per la
nuova boulè dei Cinquecento, formata dai politai con più di 30 anni.
Questa nuova boulè sedeva in permanenza e ogni giorno era presieduta da un pritano diverso con
funzione di epìstates, ossia di presidente. I bouleuti venivano scelti per klerosis “sorteggio” e lo
stesso bouleuta non poteva ricoprire la carica più di due volte nella vita. La boulè dei Cinquecento
aveva funzione probuleumatica.
L’OSTRACISMO
Forse si deve a Clistene l’istituzione dell’ostracism, che fu applicato per la prima volta contro
IPPARCO DI CARMO DEL DEMO DI COLLITO, un pisistratide, e l’ultima volta contro il
demagogo IPERBOLO, a seguito della disfatta di Mantinea nel 417 a.C. L’ostracismo fu un vero e
proprio strumento politico.
LA STRATEGÌA
A Clistene si attribuisce anche la creazione del collegio degli strateghi, che ad Atene sono in
numero di 10. Tra la fine del VI e l’inizio del V sec.a.C. la carica di strategos ad Atene assume
grande rilevanza.
Generalmente si sostiene che la carica di strategò acquisì le competenze del polemarchos. Gli
strateghi provengono dal ceto aristocratico e hanno come requisito l’età minima di 30 anni. Lo
stratega non è primariamente un combattente ma un uomo politico: nella Lega navale delio-attica
(478 a.C.) gli strateghi si occupano di affari diplomatici.

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11._LA GRECITÀ MICROASIATICA IN ETÀ ARCAICA

11.1_Il rapporto con il Regno di Lidia


Non è possibile delineare un modello unico del rapporto che i Greci ebbero con il Regno di Lidia.
Si potrebbe, tuttavia, indicare una doppia linea:
1) INTEGRAZIONE/CONTATTO: Saffo 62 è la prima voce femminile del mondo greco
(lirica monodica). Con lei si registra un momento positivo perché la poetessa destina le
fanciulle del suo tìaso ai prìncipi della Lidia (dalle sue liriche emerge un’immagine positiva
del lusso e della ricchezza lidia in quanto la regione è ricca di bacini auriferi)
2) OSTILITÀ: Senofane di Colofone 63 è un poeta elegiaco e con lui emerge, invece,
un’immagine negativa del lusso in quanto, quando accusa i membri dell’aristocrazia di cui
farte, utilizza il verbo greco λυδìζειν “fare il Lidio/comportarsi da uomo lidio” (in senso
disprezzativo); Mimnermo -forse nato a Colofone- è il poeta elegiaco da cui si hanno notizie
di lotte tra Greci e Lidi, intorno alla metà del VII sec.a.C.
LA FORMAZIONE DELL’IMPERO PERSIANO
Il rapporto dei Greci con il Regno di Lidia sicuramente cominciò a maturare quando i Persiani,
sotto la guida del Gran Re Ciro il Grande, ne conquistarono la capitale, SARDI, al tempo del re
Creso.
La formazione dell’impero persiano si colloca intorno alla metà del IV sec.a.C. quanto il Gran Re di
Persia, CIRO IL GRANDE conquista:
 nel 550 a.C. ECBATANA, capitale della Media (il re è Astiage)
 nel 546 a.C. SARDI, capitale del Regno di Lidia (il re è Creso)
 nel 539 a.C. entra a BABILONIA
Nel 522 a.C. CAMBISE occupa l’EGITTO ma la conquista viene portata da DARIO I (522-486
a.C.). oltre alla conquista dell’Egitto, Dario intraprese anche una serie di iniziative militari, come la
spedizione contro gli Sciti che, con le loro razzie, minacciavano i territori e i confini orientali
dell’Impero persiano. Dario ricevette il sostegno di due tiranni: MILZIADE, tiranno del
Chersoneso tracico, e ISTIEO, tiranno di Mileto.
L’Impero persiano era organizzato in satrapie, unità amministrative rette da governatori (satrapi)
scelti dal Gran Re e posti alle sue dirette dipendenze.

11.2_L’arrivo dei Persiani: nuovi modelli e rivolta ionica


La rivolta ionica è stata definita da ERODOTO ἀρχή τῶν κακῶν “inizio delle sciagure”, come
premessa alle Guerre persiane. Sino al 546 a.C. i Greci d’Asia Minore avevano convissuto piuttosto
felicemente con il Regno di Lidia ma le cose cominciarono a cambiare quando, dopo la caduta di
Sardi in mano persiana, i Persiani stessi imposero anche agli Ioni d’Asia Minore il versamento del
tributo e la riscossione di contingenti militari. Il crescente malcontento degli Ioni trovò così
espressione nella cosiddetta “Rivolta ionica”.
LE CAUSE DELLA RIVOLTA, SECONDO ERODOTO
Sulle sue cause ci si è interrogati a partire proprio da Erodoto che, ostile ad ARISTAGORA DI
MILETO (promotore della rivolta ionica) le identifica nelle ambizioni dello stesso Aristagora. Lo
storico di Alicarnasso dipende dalla sua fonte (ECATEO DI MILETO, 560-490 a.C.) che era stato
tra gli oppositori della ribellione.

LE CAUSE DELLA RIVOLTA, SECONDO I MODERNI


Gli studiosi moderni hanno cercato di individuare cause più profonde, come la preoccupazione di
Mileto per la crisi degli scambi commerciali con le sue colonie nell’area del mar Nero oppure per la

62 Nata ad Ereso, città dell’isola di Lesbo, nell’Egeo nord-orientale


63 Città ionica e colonia ionica d’Asia Minore
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continua pressione fiscale che il Gran Re Dario esercitava e che gli valse la qualifica di càpelos
“mercante”.
LA RIVOLTA IONICA
La Rivolta ionica prese le mosse da ARISTAGORA, genero e successore di ISTIEO (il precedente
tiranno di Mileto), che nel 500 a.C. propose ad ARTAFERNE (satrapo di Sardi) di conquistare
l’isola di Nasso64 per ricondurre gli aristocratici che erano stati espulsi dal popolo. Il tentativo fallì
ed Aristagora fu convocato dal Gran Re a Susa ma, temendo le conseguenze della sua impresa
fallita, depose la tirannide ed istituì una isonomia a Mileto, provocando anche la ribellione con la
Persia. Da qui in poi ci furono: l’abbattimento della tirannide e l’instaurazione di democrazie nella
Ionia d’Asia Minore.
Nel 499 a.C. Aristagora, consapevole della necessità di ricevere aiuti, si recò dapprima a SPARTA
e poi ad ATENE.
ARISTAGORA A SPARTA
A Sparta, riconosciuta come città prostates del mondo greco, Aristagora fece appello al “principio
di consaguineità” (ionica e micalea) e al senso di vergogna che avrebbe dovuto/potuto provare nel
vedere gli Ioni schiavi e non liberi. Ma SPARTA decise di non intervenire perché CLEOMENE era
venuto a sapere che il viaggio fino alle coste dell’Asia Minore richiedeva tre giorni di viaggio.
ARISTAGORA AD ATENE
Così decise di recarsi ad Atene. Anche qui Aristagora tenne il medesimo discorso e aggiunse anche
il richiamo all’origine attica dei Milesii. Atene intervenne con 20 navi e altre 5 le fornì ERETRIA
(questo sarà il pretesto che Dario I, padre di Serse, userà per attaccare Atene; il suo vero intento è
quello di conquistare l’Egeo).
L’INCENDIO DI SARDI, 498 a.C. e LA MORTE DI ARISTAGORA
Nel 498 a.C. le città greche d’Asia Minore riunite nel Panionion ottennero l’adesione alla rivolta di
CIPRIO, CARIA, ELLESPONTO che avanzarono fino a Sardi e la incendiarono. Nel frattempo,
Atene ed Eretria richiamarono le proprie navi.
Nel 497 a.C. ebbe inizio la ripresa persiana in quanto CIPRIO, CARIA ed ELLESPONTO furono
conquistate: Aristagora fuggì in Tracia, dove morì qualche tempo dopo. ISTIEO, inviato dal Gran
Re a SUSA per sedare la rivolta, ne prese invece parte e ne spostò il cuore verso nord, a CHIO,
LESBO e TASO.
LA BATTAGLIA DI LADE, 493 a.C.
Nel 494 a.C. i Persiani avevano preso il controllo della situazione al punto che le città greche della
costa meridionale stipularono una pace con la Persia. Il resto dei Greci fu sconfitto nella
BATTAGLIA NAVALE DI LADE 65 (493 a.C.). Mileto fu presa ed il santuario di Apollo a
Didima fu preso e dato alle fiamme per vendicare l’incendio di Sardi. In quello stesso anno anche
Istieo morì, mentre il poeta FRINICO fu pesantemente multato per aver osato mettere in scena la
tragedia Μιλήτου ἄλωσις “la presa di Mileto”, perché considerato un episodio di atroce brutalità
ancora vivo nella memoria dei Greci.

64 Una delle isole Cicladi


65 Di fronte Mileto
Pag. 58 a 120
12._LE GUERRE PERSIANE
DEFINIZIONE
La tradizione antica usava l’espressione Tà Medikà “fatti/accadimenti/eventi dei Medi” per indicare
una serie di battaglie significative che i Greci intrapresero contro i Persiani nel V sec.a.C.,
precisamente dal 499 a.C. (anno della rivolta ionica) al 479 a.C. (anno della vittoria greca a
Platea)
Fu Erodoto il primo a dare una conseguenzialità a queste battaglie -senza porle in relazione tra loro-
che noi definiamo impropriamente “guerre persiane”.
QUADRO SINTETICO
490 L’ateniese Milziade vince contro
BATTAGLIA DI MARATONA
a.C. Dario I
Fronte BATTAGLIA DELLE
Serse vs Leonida e i 300 Spartiati
480 terrestre TERMOPILE
a.C. BATTAGLIA
Fronte navale Flotta greca vs Flotta persiana
DELL’ARTEMISIO
480
BATTAGLIA DI SALAMINA Vittoria greca
a.C.
479 BATTAGLIA DI CAPO MICALE
a.C. BATTAGLIA DI PLATEA
Premessa alle guerre persiane è la Rivolta ionica (500/499-493 a.C.) capeggiata da Aristagora di
Mileto: dopo la morte di Istieo nel 493 a.C., i Persiani ripresero il controllo di:
 isola di Chio (prima detto Scio, isola dell’Egeo orientale)
 isola di Lesbo, nell’Egeo nord-orientale
 Ellesponto
I PREPARATIVI BELLICI
L’ateniese Milziade, tiranno prima nel Chersoneso tracico, fu costretto a riparare in Atene.
Sulla linea dell’azione svolta da Megabazo all’epoca della spedizione scitica sotto il re Dario I, il
generale e genero di Dario I, MARDONIO, nel 492 a.C. fu inviato prima in MACEDONIA poi in
TRACIA, dove fu sconfitto da Traci Bigi, mentre la flotta da lui allestita fece naufragio al largo del
Monte Athos, promontorio nella penisola calcidica.
I preparativi della spedizione continuarono fino al 491 a.C.: mentre le forze persiane si
raccoglievano in Cilicia66, gli ambasciatori del Gran Re furono inviati in tutta la Grecia a chiedere
“acqua e terra” (che equivaleva alla sottomissione). Molte città risposero affermativamente alla
richiesta persiana (gli abitanti del continente e dell’isole e l’isola di Egina67). Soltanto ATENE e
SPARTA opposero un netto rifiuto, uccidendo persino gli araldi persiani. Inoltre, gli Ateniesi
riuscirono ad ottenere dal re di Sparta, CLEOMENE I (521-488 a.C.), un intervento contro Egina
(colpevole di medismòs “medismo”).

12.1_La spedizione di Dario: Maratona


La spedizione di Dario a Maratona comincia nel 490 a.C., anno in cui prese avvio quella che fu
presentata come una spedizione punitiva nei confronti di Atene ed Eretria, colpevoli di aver
sostenuto la Rivolta ionica (499-93 a.C.) al fianco delle città ioniche d’Asia Minore, fornendo in
tutto 25 navi. La spedizione aveva come obiettivo reale quello di estendere il controllo persiano
nell’Egeo.
I satrapi del Gran Re, ARTAFERNE e DATI, puntarono sulle isole delle Cicladi: distrussero l’isola
di Nasso, sacrificarono ad Apollo su Delo e sottomisero il resto delle Cicladi. Si diressero verso

66 Parte meridionale della penisola balcanica, prospiciente l’isola di Cipro


67 Isola nel Golfo Saronico (M. Egeo) a 50 km circa da Atene
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Eubea68 dove presero Caristo e distrussero Eretria. Dall’Eubea, i Persiani sbarcarono agevolmente
in Attica penetrando nella piana di Maratona (luogo che, secondo Erodoto, Ippia avrebbe
consigliato ai Persiani nella speranza di riottenere la tirannide grazie ad un loro appoggio).
Bisogna ricordare che la spedizione di Dario non ha come obiettivo la sottomissione, ma la
sistemazione di alcune situazioni presenti ad Atene.
MILZIADE
MILZIADE (550-489 a.C.) del genos dei Filaidi, elettro strategòs nonostante gli avversari politici
lo accusassero di aspirare alla tirannide (dal momento che aveva sposato la figlia del tiranno Ippia,
che poi aveva ripudiato per sposare Egesipile, figlia del re dei Traci, da cui nacque CIMONE)
convinse gli Ateniesi della necessità di attaccar battaglia.
Nel frattempo l’araldo FIDIPPIDE, inviato a Sparta per chiedere soccorso, si sentì rispondere che
gli Spartani sarebbero giunti solo dopo il plenilunio (9° giorno di agosto/settembre) per motivi
religiosi. Gli aiuti, infatti, giunsero ma solo a battaglia conclusa.
A Maratona, ai 10.000 Ateniesi si aggiunsero solo 1.000 Plateesi 69. Lo scontro avvenne e la vittoria
fu degli Ateniesi; secondo la tradizione le vittime furono 6.400 per i Persiani e 192 per gli Ateniesi,
sepolti nel celebre Tumulo di Maratona.
L’ATTACCO (FALLITO) DEL SATRAPO DATI
DATI, satrapo persiano, imbarcò i superstiti sulla flotta e doppiò il CAPO SUNIO, in Attica, con
l’intento di sbarcare al FALERO (porto ateniese) e attaccare ATENE. Forse Dati contava su
appoggi interni, cosa a cui allude Erodoto quando parla di un segnale che sarebbe stato dato ai
Persiani utilizzando uno scudo (forse da parte degli Alcmeonidi).
L’attacco persiano fu impedito dalla rapidità con cui Milziade giunse in Attica, lasciando il collega
ARISTÌDE a Maratona.

12.2_Gli anni ’80


12.2.1_La guerra contro Egina
Il conflitto tra Atene e l’isola di Egina (488-484 a.C.) si trasformò in una vera e propria guerra
aperta. Atene godeva dell’appoggio dei Corinzi, mentre Egina (nota per aver avuto una
talassocrazia70) fu soccorsa dagli Argivi (anche se gli Egineti avevano fornito navi a Cleomene I di
Sparta nel corso della guerra di Sparta vs Argo e della battaglia di Sepeia.
Atene fu sconfitta nel 484 a.C. per l’inadeguatezza della sua flotta.
12.2.2_Il tramonto di Milziade
Dopo il ritiro della flotta persiana di Dati, le Cicladi rimasero ancora sotto il controllo dei Persiani e
il tentativo di Milziade di recuperare l’isola di PARO 71 fallì. Erodoto attribuisce a Milziade
motivazioni di carattere privato, quel che è certo è che al suo rientro da Paro, egli fu accusato di
corruzione da SANTIPPO (padre di Pericle) e fu pesantemente multato, debito che fu lasciato in
eredità al figlio CIMONE (510-450 a.C.), dal momento che morì prima di estinguerlo a causa delle
ferite riportate nel (489 a.C.)

68
Isola prospiciente le coste dell’Attica
69 Platea è città della Beozia
70 Rivedi il concetto di talassocrazia, cap.1.8
71 Una isola delle Cicladi

Pag. 60 a 120
12.2.3_La questione delle miniere del Laurion
TEMISTOCLE vs ARISTIDE
Nel 489 a.C. TEMISTOCLE, del genos dei Licomidi, già arconte nel 493 a.C. (provvide in queste
vesti alla fortificazione delle mura del Pireo, altro porto ateniese), propose con la legge navale di
impiegare i proventi delle miniere del Laurion 72 per la costruzione di una flotta; l’assemblea
ateniese si lasciò convincere nonostante il parere contrario di ARISTÌDE, che preferiva una
redistribuzione dei proventi fra i cittadini (si rifà al criterio della spartizione del bottino omerico).
Così fu avviata la costruzione di 200 navi ma Aristide fu ostracizzato (483/82 a.C.). Il dibattito
sull’utilizzo dei proventi delle miniere argentifere del Laurion mette in evidenza un dissenso
sull’uso delle eccedenze:
 ARISTIDE, nel senso tradizionale della redistribuzione
 TEMISTOCLE, nel senso innovativo dell’investimento per la realizzazione di un progetto
comune.
Secondo Erodoto, le navi furono realizzate per sostenere un nuovo conflitto contro l’isola di Egina,
ma furono invece pronte e impiegate per reagire ad un nuovo attacco persiano.
Lo scontro tra Atene ed Egina fu dunque importante perché costrinse gli Ateniesi a destreggiarsi per
mare.

12.3_La spedizione di Serse


L’esercito che nella primavera del 481 a.C. si mise in marcia da Sardi verso la Grecia era più
agguerrito del contingente che nel 490 a.C. fu sconfitto a Maratona.
Secondo la tradizione parteciparono uomini in numero di 1.700.000 e sebbene la cifra non sia
veritiera mostra tuttavia la grandezza della spedizione.
PREPARATIVI DI GUERRA
Gli obiettivi della spedizione erano cambiati: SERSE, figlio di Dario I, e MARDONIO (genero di
Dario I e comandante in carica) progettarono una grande spedizione dispiegando enormi forze per
terra e per mare. I lavori per la spedizione cominciarono dal 483 a.C.: l’esercito avrebbe dovuto
passare l’Ellesponto su un ponte di barche per poi raggiungere l’esercito navigando lungo la costa e,
per evitare il pericolo aggiramento del Monte Athos, realizzarono un canale sull’Istmo della
penisola Acte73.
LA COSTRUZIONE DEL PONTE DI BARCHE
Nell’autunno del 481 a.C. l’esercito si raccolse a Sardi e poi oltrepassò l’Ellesponto: Serse inviò
ambasciatori per chiedere, proprio come aveva fatto suo padre, “acqua e terra” alle varie poleis
greche. Le possibilità di opporsi apparvero esigue e persino i sacerdoti di Apollo a Delfi
consigliavano la non belligeranza. Fu così che molte città, specie quelle situate a nord,
medizzarono. Tra queste la più importante fu TEBE.
DIVERGENZE SULLA STRATEGIA DA ADOTTARE
La creazione della Lega ellenica (481 a.C.) non aveva spento le divergenze delle poleis greche sulla
strategia da adottare:
 SPARTA e Peloponnesiaci privilegiavano la difesa del Peloponneso ed erano inclini a
lasciare ai Persiani tutto il resto della Grecia
 ATENE rifiuta nettamente la proposta di Sparta, per non concederle un facile ripiegamento
in patria in caso di pericolo
Infine si decise di creare una linea di difesa alle Termopile, stretto passaggio tra Golfo Lamiaco e
le pendici del Monte Eta, che collegava la Tessaglia alla Grecia centrale.

72 Città sud-orientale dell’Attica


73 La più orientale delle tre che formano la penisola Calcidica, PALLENE, SITHONIA, ACTE
Pag. 61 a 120
12.3.2_L’Artemisio
La battaglia di Capo Artemisio viene combattuta nell'agosto del 480 A.C. tra la lega delle città stato
della Grecia e l'impero achemenide di Persia, governato dal re dei re Serse I, nella stretta zona di
mare delimitata dalla Tessaglia e dall'isola di Eubea. Lo scontro non è altro che il fronte marino
della battaglia delle Termopili e rappresenta il primo scontro navale conseguenza della seconda
invasione persiana iniziata poco prima con l'attraversamento dell'Ellesponto (lo stretto dei
Dardanelli) su due ponti di barche. Le truppe di Serse, forti di 150.000-180.000 uomini, secondo le
stime di moderni studiosi, marciano lungo la costa mentre la flotta è diretta alle Termopile.
12.3.1_Le Termopile74
Se la battaglia navale dell’Artemisio con ben 324 navi greche si risolse con un nulla di fatto, con le
navi greche che ritardarono ma non poterono impedire alla flotta persiana di proseguire la rotta
verso sud, ben più drammatica fu la battaglia terrestre delle Termopile.
Nell’agosto del 480 a.C. furono inviati alle Termopile 4.000 opliti, tra cui 300 Spartiati guidati da
LEONIDA, a cui si unirono FOCESI, LOCRESI OPUNZI e BEOTI. Né Sparta né gli altri
Peloponnesiaci inviarono i rinforzi necessari, adducendo motivazioni religiose (in realtà, volevano
dimostrare l’inefficacia della linea di difesa proposta dagli Ateniese e, in particolare, da
Temistocle).
Quando il προσοδότης EFIALTE segnalò la via Anopea come la via migliore per aggirare lo
schieramento greco, i vari contingenti si ritirarono. Fecero eccezione solo i 300 di Leonida, come
ricorda un’epigrafe commemorativa, che sacrificarono la propria vita per ritardare l’avanzata dei
Persiani.
12.3.3_La politica “marittima” di Temistocle
L’esercito persiano invase l’Attica e incendiò l’Acropoli; Temistocle decise allora di combattere sul
mare e il nuovo conflitto avvenne, infatti, nell’isola di Salamina (nel Golfo Saronico, prospiciente le
coste dell’Attica) nel settembre del 480 a.C.
12.3.4_La vittoria di Salamina, di Platea e di Capo Micale
LA BATTAGLIA DI SALAMINA, 480 a.C.
Nella tradizione, la battaglia di Salamina è stata sminuita in quanto battaglia oplitica. La difesa della
città argolica di Trezene, in cui venne trasferita la popolazione, fu lasciata ad un piccolo drappello
di uomini che non riuscirono ad impedire l’incendio dell’Acropoli (per vendicare quello di Sardi
all’epoca della rivolta ionica).
La flotta persiana si attestava sulle coste dell’Attica, nel Golfo Saronico, presso Salamina. La flotta
alleata greca, guidata dallo spartano Euribiade era composto da 300 navi; il contingente più
numeroso era quello ateniese di Temistocle. La battaglia avvenne nello stretto braccio di mare tra
Salamina e le coste dell’Attica; nello scontro i Persiani non furono in grado di far valere la propria
superiorità numerica: le loro grandi navi, non potendo far manovra, s’incastrarono e furono
distrutte.
LA BATTAGLIA DI PLATEA, primavera 479 a.C.
L’esercito persiano, guidato da Mardonio, era rimasto in Grecia e l’inverno del 480 a.C. vide di
nuovo la terra attica devastata.
Nella primavera del 479 a.C. un contingente spartano, in cui militavano ben 5.000 Spartiati, superò
l’Istmo di Corinto, guidato da PAUSANIA “IL REGGENTE”, e si mosse verso nord,
ricongiungendosi con il contingente ateniese, guidato da Aristide. In Beozia, nei pressi della città di
Platea, si svolse la battaglia decisiva per le sorti della guerra: lo scontro fu breve e mostrò la grande
superiorità della fanteria pesante spartana sui Persiani.
La dinamica della battaglia presenta due fasi distinte:

74N.B. Termopile e non Termopili (come erroneamente si dice) perché la parola greca è
Termopylaì e non Termopyloì
Pag. 62 a 120
1) le forze nemiche si fronteggiarono a vicenda
2) Pausania fa arretrare il suo centro e trasferisce l’ala destra allo sbocco di un passo del Monte
Citerone75, lasciando gli Ateniesi all’altezza di Platea.
Nel corso di questa manovra si sviluppa l’attacco persiano contro uno schieramento disarticolato.
Pausania riesce a tener fronte all’attacco fino alla ricostruzione di un solido fronte, costruito con
l’arrivo dei Corinzi. Mardonio muore sul campo di battaglia.
L’accampamento persiano cadde in mano greca e sul campo di battaglia venne eretto un Tempio a
Zeus Eleuterio “Zeus liberatore” e il territorio di Platea fu considerato sacro ed inviolabile.
LA BATTAGLIA DI CAPO MICALE, estate 479 a.C.
Nell’estate del 479 a.C. la vittoria greca fu resa più completa grazie al successo riportato dalla flotta
alleata guidata dal re spartano LEOTICHIDA, che inseguendo la flotta persiana nell’Egeo, riuscì a
sorprenderla a Capo Micale, in Ionia, mentre si trovava in secca.
Quasi tutte le navi furono incendiate e distrutte, una circostanza che determinò la rivolta delle città
ioniche contro il dominio persiano.
Le isole di SAMO, CHIO e LESBO furono subito accolte nella Lega degli alleati.

12.4_La Lega ellenica


Le città che presso l’Istmo di Corinto, nell’autunno del 481 a.C., aderirono e diedero vita
all’alleanza antipersiana non furono affatto poche. Ne fecero parte Atene e Sparta e a quest’ultimo
fu assegnata la guida dell’esercito confederato.
La creazione dell’alleanza non aveva spento, però, le divergenze sulla strategìa da adottare; infatti,
la Lega, composta da 31 membri, impose una decima da pagare al dio di Delfi a tutti coloro che si
erano arresi alla Persia, di deporre le ostilità reciproche e di inviare esploratori in Asia e
ambasciatori a:
 ARGO, che restò neutrale giustificandosi con le conseguenze demografiche del disastro di
Sepeia. Molti hanno voluto vedere la storica rivalità con Sparta;
 SIRACUSA, che si difendeva da un attacco cartaginese
 CORCIRA, che preparò 60 navi ma con un pretesto non le fece partire
 CRETA, che rimase neutrale dietro consiglio dell’oracolo delfico

12.5_La “liberazione” della Ionia: il ritiro spartano e la politica di Pausania il reggente


PAUSANIA è l’eroe di Platea (479 a.C.) che non accetta la politica di ritiro spartana. Nella
primavera del 478 a.C. opera insieme agli Ateniesi e agli Ioni a Cipro e nell’area degli Stretti, dove
è conquistata anche Bisanzio.
Il rapporto degli Ioni con gli Spartani si deteriora per il comportamento duro tenuto nei loro
confronti da Pausania, che era sospettato di filomedismo. Rientrato con iniziativa personale a
BISANZIO, ne fu sloggiato da Cimone; occupata COLONE nella Troade e non potendo consolidare
il suo dominio nella regione, finì col rientrare a Sparta dove fu inquisito e accusato di tentare con gli
Iloti una sovversione contro Sparta e contro l’eforato. Pausania si rifugiò nel Tempio di Atena
Calcieca, dove fu murato vive e morì per inedia.

12.6_La progressiva marginalizzazione di Temistocle e la sua politica “democratica” nel


Peloponneso
Oltre alla promozione di una progressiva politica imperialistica basata sulla potenza marittima,
secondo la tradizione Temistocle mostrò grande interesse nelle questioni del Peloponneso in
funzione antispartana: sarebbe andato nel Peloponneso a fondare democrazie, ovvero l’impegno che
avrebbe attuato nell’alimentare, diffondere e sostenere il “moto democratico” del Peloponneso, che
si verificò nella prima metà del V sec.a.C. Questo riguardò tre specifiche realtà:

75 Monte della Beozia


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 ARGO: dopo la sconfitta di Sepeia in Argolide nel 494 a.C. ad opera degli Spartiati di
CLEOMENE I (521-488 a.C.) s’instaura provvisoriamente un governo di servi: è probabile
che vi fu l’ammissione dei perieci nella cittadinanza ed è possibile che in questi si debbano
riconoscere i servi rurali ammessi nella cittadinanza. Ad Argo si ha dunque un’evoluzione
verso forme democratiche che si realizza attraverso un assorbimento nelle strutture politiche
della popolazione rurale
 ELIDE: gli sviluppi verso forme democratiche sono il risultato storico della condizione e
organizzazione del territorio: una campagna libera, popolata da centri dotati di autonomia
che promuovono un centro urbano
 ARCADIA: dove però non siamo in grado di affermare se vi fossero realmente dei
cambiamenti in senso democratico
L’OSTRACISMO DI TEMISTOCLE, 471 a.C.
Temistocle venne accusato da TIMOCREONTE DI RODI, poeta greco, di andare a riscuotere soldi
in giro e vessare gli alleati.
Nel 471 a.C. venne ostracizzato e accusato di medismo. L’ostracismo porterà Temistocle dapprima
nel Peloponneso, poi in Epiro, in Macedonia e nel 465 a.C. (morte di Serse) presso il re
ARTASERSE, che gli assegnerà il possesso di Magnesia, Lampsaco e Miunte, dove morrà forse
suicida.
Le tradizioni su Temistocle e Pausania sono negative: PLUTARCO afferma che Temistocle fosse
ignorante e ladro e che Pausania vessasse i Greci della Ionia. Entrambi sono dei personaggi
promotori di una politica innovatrice di espansionismo per Sparta e marittima per Atene e, quindi,
sono particolarmente bersagliati dai ceti conservatori.
Nel 478 a.C. (anno della presa di SESTO, nel Chersoneso tracico, ad opera di SANTIPPO) si
chiudono le Storie di Erodoto.

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13._LA PENTEKONTAETÌA
Tucidide definisce Pentekontaetìa i 50 anni compresi tra il 478 a.C.76 e il 431 a.C.77, e li indica
come premessa alla guerra peloponnesiaca.
In questo concetto si mescolano due nozioni fondamentali:
1) gli stati tendono a crescere (αὐξάνεσθαι) come esseri organici e lo svilupparsi di due realtà
di questo tipo nel medesimo spazio geografico e politico fa sì che si scontrino;
2) si crea una dicotomia tra Sparta, città conservativa, e Atene, città innovativa.

13.1_Nascita, struttura e sviluppo della Lega delio-attica


DEFINIZIONE
La lega delio-attica è nota anche come Lega di Delo o Confederazione delio-attica o
Confederazione di Delo per sottolineare la preminenza dell’isola di Delo78, sacra al dio Apollo, che
divenne la sede delle riunioni del consiglio confederativo.
NASCITA
La lega delio-attica fu un’alleanza politico-militare permanente stipulata tra molte delle città
marittime della Grecia (nel periodo di massimo splendore vi aderivano quasi 200 poleis) nel 478
a.C. con l'obiettivo di difendersi da eventuali nuovi attacchi dei Persiani e dai Greci dell'Asia
Minore. Il suo promotore fu Aristide.
Alla Lega aderirono numerose città, delle quali le più importanti -oltre ad Atene, che di fatto ne
detenne la leadership- furono: Efeso, Mileto, Focea, Alicarnasso, Anfipoli, Olinto, Metone e Troia,
le isole di Lesbo, Rodi, Samo, Delo e la penisola Calcidica.
STRUTTURA
Ogni città aderente alla lega entrava a far parte del Consiglio della Confederazione e godeva degli
stessi diritti delle altre. Il compito di armare le navi e di assumere il comando della flotta in caso di
guerra era assegnato ad Atene, dotata di maggiore esperienza nel campo.
Ogni poleis si impegnava a fornire navi e soldati e le città che non ne avevano i mezzi potevano
contribuire versando un tributo in denaro. Molte piccole città finirono per scegliere questa seconda
soluzione79 che, però, si rivelò particolarmente vantaggiosa per Atene. Essa, infatti, riscuoteva i
tributi e amministrava il tesoro della lega che era conservato presso la città di Delo. Ciò finì con
l'aumentare ancora di più il potere di Atene. I rappresentanti di ogni città si riunivano
periodicamente a Delo per prendere le decisioni comuni. Ogni città aveva diritto ad un voto, ma la
confederazione subì spesso l'opinione dominante di Atene.
SVILUPPO
La lega navale delio-attica fu impiegata in primis per combattere contro i Persiani e, più in generale,
contri eventuali nemici invasori o popoli stranieri; poi fu utilizzata come strumento per reprimere le
ribellioni dei suoi stessi alleati.
Durante il periodo compreso fra il 479 e il 461 gli stati greci continentali furono in pace tra di
loro, almeno esteriormente, anche se divisi in fazioni filo-spartane e filo-ateniesi; l'alleanza
ellenica esisteva ancora, almeno nominalmente, e dal momento che Atene e Sparta erano
ancora alleati, la Grecia aveva raggiunto una certa stabilità. Tuttavia, in questo periodo, Sparta

76 presa di Sesto, nel Chersoneso tracico ad opera di Santippo


77 l’inizio della Guerra del Peloponneso (431-404 a.C.)
78 Qui si tenevano i congressi annuali delle città della lega e si custodiva il tesoro, almeno finché

Pericle non lo trasferì ad Atene nel 454 a.C. sancendo l'assoluta predominanza militare e
politica della città sul resto degli alleati. La lega di Delo seguì i destini di Atene fino al suo
scioglimento, alla conclusione della Guerra del Peloponneso, nel 404 a.C.
79 Era preferibile, del resto, scegliere di versare un tributo in denaro piuttosto che privarsi di

navi, indispensabili per la difesa personale.


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divenne sempre più diffidente nei confronti del crescente potere di Atene. Fu questa paura,
secondo Tucidide, che rese inevitabile la seconda Guerra del Peloponneso, più grande e più
famosa della prima.
Nel 462 a.C. Atene, su consiglio di Cimone, inviò delle truppe per aiutare Sparta a
fronteggiare una rivolta degli Iloti, la cosiddetta Terza guerra messenica, secondo i termini
della vecchia alleanza ellenica. Gli Spartani tuttavia, temendo che il contingente ateniese
potesse simpatizzare cogli Iloti assediati sul monte Itome, rimandarono le truppe ateniesi in
patria, dicendo di non aver più bisogno di loro. Questo evento provocò l'ostracismo di
Cimone, la fine politica di coloro che lo sostenevano, gli aristocratici moderati, e quindi
l'ascesa dei democratici radicali, guidati da Efialte e Pericle; la conseguenza finale di questa
rottura fu lo scoppio della cosiddetta prima guerra del Peloponneso.
In questo conflitto gli Ateniesi, a differenza degli Spartani, non coinvolsero i loro alleati, i
membri della lega delio-attica: questi ultimi, infatti, avevano firmato per la lotta contro i
Persiani, non contro dei compatrioti greci. Sembra però che, almeno nella battaglia di Tanagra
(457 a.C.), un contingente di Ioni abbia combattuto cogli Ateniesi. I conflitti in Grecia nel
corso di questi anni non sono comunque direttamente rilevanti per la storia della lega di Delo.
Si può notare, tuttavia, che la “prima guerra del Peloponneso” potrebbe aver accelerato la
transizione della lega di Delo da un'alleanza dominata da Atene a un impero governato
da Atene. Durante i primi anni della guerra, Atene e i suoi alleati non appartenenti alla lega
conseguirono una serie di vittorie. Tuttavia, il crollo simultaneo della spedizione in Egitto
della Lega di Delo (454 a.C.) causò panico ad Atene, portando ad una diminuzione
dell'attività militare fino al 451 a.C., quando si concluse la tregua di cinque anni con Sparta.
Durante questo periodo di paura il tesoro della lega fu spostato da Delo ad Atene, percepita
come più sicura. Nonostante Atene avesse in pratica una posizione egemonica sul resto della
lega da quando era stata sedata la ribellione di Nasso, il processo con cui la lega di Delo si
trasformò gradualmente nell'Impero ateniese accelerò dopo il 461 a.C. Il trasferimento del
tesoro ad Atene è talvolta usato come una demarcazione arbitraria tra la lega di Delo e
l'impero ateniese; un'altra data di demarcazione possibile è la fine definitiva delle ostilità con i
Persiani (450 a.C.), dopo la quale, anche se gli obiettivi dichiarati inizialmente della lega
erano stati soddisfatti, gli Ateniesi rifiutarono di consentire agli Stati membri di lasciare
l'alleanza.
Al termine della guerra del Peloponneso (404 a.C.) Atene, sconfitta, dovette rinunciare alla Lega e
alle Lunghe Mura, con gravi ripercussioni anche sulla propria economia interna e sul sistema
democratico, visto che i tesori della lega non poterono più garantire una fittizia pace sociale
permettendo ai proletari ateniesi di partecipare al governo della città grazie ai donativi pubblici.

13.2_La politica di Cimone (510-450 a.C.)


Di questo personaggio ci è pervenuta un’importante vita plutarchea, in cui viene considerato
strategòs già al tempo della fondazione della Lega delio-attica.
Cimone, del genos dei Filaidi, era figlio di Milziade e, poiché questi non era riuscito a placare la
rivolta dell’isola di Paro (isola delle Cicladi), il suo ingresso in politica non fu facile: venne prima
condannato a morte e poi multato con 50 talenti.
La tradizione riferisce quattro aspetti della vita di Cimone:
Pag. 66 a 120
1) POLITICA EVERGETICA (vd.13.2.1)
2) FILO-LACONISMO (vd.13.2.2)
3) PRAÒTHES (vd.13.2.3)
4) ANTIPERSIANESIMO (vd.13.2.4)
13.2.1_La tradizione aristocratica della munificenza
Il primo aspetto riguarda la POLITICA EVERGETICA (< εὐεργησία “il concedere”).
MUSTI mette in evidenza come la tradizione storiografica, attidografica e biografica abbia
nettamente distinto tra:
 la munificenza di tipo aristocratico di Cimone, che si realizza in termini che ricordano
quelli del rapporto clientelare direttamente connesso con δίκη “la giustizia” (si tratta di un
concetto di discendenza omerica)
 la politica assistenziale di Pericle, si attua invece col denaro pubblico e si presenta non
come beneficio-favore a livello privato ma come remunerazione destinata al cittadino per
l’esercizio di una funzione civica
13.2.2_il rapporto con Sparta
80
Il secondo aspetto riguarda il FILACONISMO : Cimone affermava con forza la necessità per
Atene di stringere buoni rapporti con Sparta in vista delle lotte contro i Persiani. Egli era convinto
che solo attraverso il “modello della Grecia a due bastoni” sarebbe stato possibile vincere sui
Persiani. Era necessario, dunque, non propendere per una “egemonia zoppa”
13.2.3_La politica con gli alleati
Il terzo aspetto interessa la praòthes, ossia la “mitezza” che Cimone dimostrò nella politica con gli
alleati: egli vantava, infatti, un ottimo rapporto con i socii, specie con Chio.
Tuttavia, è incerto se sia da attribuire o meno a Cimone la guerra contro CARISTO81, conclusasi
con un accordo; ed è ancor meno certo se Cimone sia stato il generale che asservì l’alleata Nasso
contro tutte le regole vigenti. Entrambi gli episodi sono datati al 471 a.C. Secondo TUCIDIDE,
l’asservimento di Nasso fu un salto di qualità nel senso del deterioramento dei rapporti tra Atene e i
σύμμαχοι.
È ben noto, invece, il ruolo di Cimone nella spedizione ateniese contro TASO 82 dal 465 al 463 a.C.
e l’area mineraria del Pangeo, sempre in quegli anni. Nel 465 a.C. Taso defeziona e ha inizio un
lungo assedio, durato due anni. La miniera di σκαπτή ὕλη e i possedimenti del continente passano
nelle mani degli Ateniesi, che nel frattempo avevano tentato di colonizzare Nove Strade 83 .
Addentratisi nella regione, avevano subìto la sconfitta di Drabesco ad opera di Traci Edoni.
Dalle ATL è possibile osservare come il contributo di Taso sia divenuto imponente negli anni
successivi alla defezione, tanto da dover essere rateizzato. Può sembrare strano che a guidare le
imprese sia Cimone, che sembrava voler conferire alla Lega la funzione di uno strumento bellico
contro i barbari e attenersi ai principi di equità.
Si può pensare che ormai egli si adatti a fare una politica non sua, ad essere il braccio esecutore di
una politica “democratica” che va assumendo sempre più marcati tratti imperialistici. Va tenuto
presente il fatto che l’intervento ateniese a Taso faceva seguito ad una rivolta e comunque questa
dell’Egeo settentrionale è un’area in cui l’interesse di Cimone è in qualche modo sostenuto da una
tradizione familiare di presenze nel Chersoneso tracico e a Lemno.
Cimone venne anche denunciato per il sospetto che fosse stato corrotto da Alessandro I il
Macedone, ai fini di evitare una spedizione ateniese che avrebbe potuto punire Alessandro per aver
aizzato i Tasi alla ribellione.

80
Si dice che Cimone imitasse il modus vivendi degli Spartani
81 città dell’Eubea settentrionale
82 Isola tracica definita “schiena d’asino” da Archiloco
83 Sul sito della futura Anfipoli, in Tracia

Pag. 67 a 120
13.2.4_La politica imperialista
Il quarto ed ultimo aspetto concerne l’antipersianesimo (o antimedismo) che animò la politica
imperialista cimoniana.
Egli, infatti, ha intrapreso una serie di lotte contro i Persiani, ottenendo buoni risultati:
 LIBERAZIONE DI EIONE (476 a.C.), la fortezza alla foce del fiume Strimone (Tracia)
 ASSOGGETTAMENTO DI SCIRO 84 (475 a.C.), dove lo stesso Cimone dichiara di aver
riportato in patria le ossa di Teseo
 BATTAGLIA DELL’EURIMEDONTE 85 (469 a.C.), che segna l’apice della carriera
cimoniana. Le fonti appaiono discordanti circa la natura della battaglia: secondo
PLUTARCO fu al contempo terrestre e navale perché si combattè alla foce del fiume;
secondo altri la battaglia si distinse in due fasi: 1) scontro navale, al largo di Cipro; 2)
scontro terrestre presso l’Eurimedonte.
LA CRONOLOGIA DELLA BATTAGLIA
DIODORO SICULO (I sec.a.C.) data la battaglia al 470/469 a.C. Recenti tentativi di
abbassarne la cronologia appaiono poco giustificati e comunque non più giustificati di quelli
che tengono conto di un’assoluta contiguità tra la vittoria dell’Eurimedonte e l’acclamazione
degli strateghi (incluso Cimone) a giudici del concorso tragico delle Dionisie (468 a.C.),
quello in cui Sofocle vinse contro il vecchio Eschilo. Se l’episodio è vero, esso non impone
affatto che il trionfo di Cimone fosse del 469 a.C.: infatti, alla designazione degli strateghi
come giudici si arrivò a seguito di una non prevista rissa fra gli spettatori del teatro. Poiché
non si tratta di un’acclamazione pacifica, non è da concepire necessariamente come la prima
celebrazione del reduce o di un trionfatore di recentissima data.
13.2.5_La terza guerra messenica
Cimone si è impegnato anche nel corso della III GUERRA MESSENICA (465-455 a.C.). alcuni
studiosi, come MUSTI, ritengono che si sia trattato di un unico conflitto mentre altri tendono a
distinguere l’episodio in due parti:
 la guerra del terremoto, 465-63 a.C.
 la guerra dal 463 al 455 a.C.
DIODORO SICULO erroneamente datava l’inizio della guerra del terremoto al 469 a.C. (la sua
cronologia è sbagliata in quanto fa morire ARCHIDAMO II, il re che diede l’allerta agli Spartiati
contro le minacce degli Iloti, nel 432 a.C., mentre questi muore nel 427 a.C. Diodoro, infatti, teneva
conto del dato che il terremoto fosse avvenuto nel 4° anno della reggenza di Archidamo.
La “guerra del terremoto” è detta così in quanto un terremoto, che avvenne durante la guerra di
Taso, distrusse Sparta e fece sì che ne approfittassero gli Iloti di Laconia, gli Iloti di Messenia e un
paio di comunità perieciche dell’area del Taigeto, al confine con l’Arcadia. Gli Spartani riuscirono a
frenare l’attacco, forse grazie anche all’intervento ateniese. Ma nel 463 a.C. nacque una rivolta e
una resistenza dei Messeni, arroccati sul Monte Itome, nella parte orientale della Messenia.
Gli Ateniesi intervennero nel 462 a.C. ma l’intervento non risultò efficace come sperato: alimentò
negli Spartiati il timore di collusioni con gli insorti, derivante da una qualche solidarietà ideologica
anti-aristocratica.
13.2.6_L’ostracismo
La tradizione ci dice che il dissenso degli Spartani fu determinato dal fatto che gli Ateniesi giunsero
in ritardo. Da qui, la brusca decisione di rinvio a casa del contingente ateniese; lo smacco, oltre ad
essere una svolta in senso antispartano della politica estera ateniese, segnò anche un crollo del
prestigio di Cimone, che venne ostracizzato nel 461 a.C., su richiesta dello stesso Pericle, che

84 Isola del corridoio tracico


85 Fiume della Panfilia, ad est della Licia, sud del Mar Nero
Pag. 68 a 120
frequentava la sorella di Cimone. Quest’ultimo fu costretto all’esilio ma ritorna come stratega
proprio al fianco di Pericle, morendo nel 452/51 a.C. a Cipro (a sud della Cilicia).

13.3_La riforma di Efialte


Efialte (495-461 a.C.), figlio di Sofonide, leader del partito democratico, è presentato da
Aristotele86 come προστάτης τοῦ δήμου, “capo del popolo”, uomo giusto e incorruttibile. La sua
azione partì da processi per corruzione contro alcuni membri della Boulè dell’Areopago.
La riforma democratica di Efialte, presentata dallo stesso come un ritorno alla πατρίων πολιτεῖα
“costituzione dei padri”, era volta a minare la boulè di τά ἐπίθητα “incarichi aggiuntivi” perché
acquisiti nel tempo e dunque non originari.
Efialte morì nel 461 a.C., assassinato da Aristodico di Tanagra o, secondo alcuni, da Pericle stesso.

13.4_Il regime pericleo


CENNI BIOGRAFICI
Pericle, figlio di Santippo del demo di Colargo (→ vincitore a Capo Micale nel 479 a.C. e autore
della presa di Sesto nel 478 a.C.) e di Agariste87, nacque tra il 495/93 a.C. ed era per parte di madre
un Alcmeonide, come suggerisce un’iscrizione, secondo cui sarebbe stato anche corego nella
rappresentazione dei Persiani di Eschilo, quand’aveva pressappoco 20 anni.
Dal 472 al 463 a.C. non ci sono eventi di rilievo nella biografia periclea. Il 463 a.C. è l’anno in cui
intenta un processo contro Cimone, accusato di esser stato corrotto da Alessandro I il Macedone;
inutilmente Elpinice, sorella di Cimone, nota nella tradizione per gli ambigui rapporti con il
consanguineo, gli offrì i suoi favori. L’accusa rimase ma il tono nei fatti fu estremamente moderato
e Cimone fu assolto.
La tradizione è molto ambigua a proposito del rapporto tra Pericle e Cimone, secondo alcuni ne
appoggiò l’ostracismo (anzi, ne attuò una difesa), secondo altri fu proprio questo a spingere affinché
ciò avvenisse.
Fra gli indizi biografici di Pericle va collocato anche il primo matrimonio: sposò una donna già
imparentata con lui (di cui non ci è tramandato il nome) dalla quale ebbe due figli, SANTIPPO e
PARALO, che moriranno a causa della peste che dilagò in Atene nel 429 a.C.
Intorno al 450 a.C. Pericle deve aver iniziato la sua relazione con Aspasia (l’etera di Mileto) da cui
ebbe un figlio –di consueto indicato come “Pericle il giovane”: per lui venne disattesa la legge
secondo cui la cittadinanza era concessa solo a figli di cittadini ateniesi. Inoltre, Pericle il giovane
fu coinvolto anche nel processo delle Arginuse (406 a.C.)
IDEOLOGIA E POLITICA
L’epitaffio di Pericle, ossia il discorso in onore dei caduti nel primo anno della guerra
peolponnesiaca 88 , è stato visto da molti come vero e proprio manifesto programmatico della
democrazia ateniese: “la parola che adoperiamo per definire il nostro sistema politico è democrazia,
per il fatto che, nell’amministrazione, esso si qualifica non rispetto ai pochi ma rispetto alla
maggioranza”. Si tratta, probabilmente, di una delle prime attestazioni del termine democrazia.
Il caso delle “Supplici” di Eschilo
Già nelle “Supplici” di Eschilo era presente una precoce attestazione del concetto di “democrazia”,
che veniva espresso non in modo diretto ma attraverso una perifrasi. Viene, infatti, rappresentata
un’assemblea di cittadini di Argo, presieduta dal re Pelasgo, che decide unanimamente e con alzata
di mano di concedere asilo alle Danaidi in fuga. Si tratta chiaramente della rappresentazione della
cheirotonìa democratica.
La Grande Rhetra di Sparta: damo kratos

86 Arist.Ath.Pol.25
87 Figlia di un fratello del legislatore Clistene
88 Il discorso è riportato da Tucidide

Pag. 69 a 120
La sostanza etimologica del nuovo termine è però rintracciabile nel damo kratos della Grande
Rhetra spartana, sebbene in quel caso “damos” indichi la totalità cittadina di Sparta, senza includere
i ceti meno abbienti.
La politica assistenziale periclea in opposizione a quella evergetica di Cimone
Pericle viene indicato nella tradizione come il “campione della democrazia” che ha creato uno stato
assistenziale, basato sulla retribuzione delle cariche e ha dato una versione rivisitata della politica
evergetica cimoniana, che si realizzava in termini che ricordano quelli del rapporto clientelare e
che rientrava nella logica del nesso beneficio-gratitudine. La politica assistenziale periclea si attua,
invece, come remunerazione destinata al cittadino per l’esercizio di una funzione civica.
Tucidide definisce Pericle πρώτος ἀνήρ 89, il primo cittadino che governa il demos “il popolo”
senza lasciarsi sopraffare da esso. Secondo MUSTI, è solo con Pericle che si può parlare di una
forma embrionale di stato, in quanto appaiono le prime distinzioni tra pubblico e privato e lo stato
pericleo s’incaricherà di realizzare l’armonia tra sfera pubblica –mondo dell’economia- e spera
privata -mondo del diverso e del conflitto-. Le leggi consentono di esser ricchi ma sono appunto le
leggi a consentirlo.
13.4.1_La reiterazione della strategìa
L'uccisione di Efialte, avvenuta nel 461 a.C. e addebitata da Aristotele ad Aristodico di Tanagra,
spianò la strada del potere a Pericle. In mancanza di un'opposizione forte dopo l'espulsione di
Cimone, il leader incontestabile del partito democratico diventò il sovrano insindacabile di Atene, e
rimase al potere quasi ininterrottamente fino alla sua morte, avvenuta nel 429 a.C.
Con Pericle si verifica il primo caso nella storia greca di reiterazione della strategìa, ossia di
rinnovamento della massima carica elettiva, dimostrazione della benevolenza che il popolo aveva
verso di lui. Pericle, dunque, ha ricoperto la strategìa per ben 30 anni.
LE TRE RIFORME PERICLEE
13.4.2_l’introduzione del misthòs
Pericle attuò una serie di riforme volte alla creazione di uno stato democratico assistenziale
mediante:
1. μισθοφορìα 90 , retribuzione delle cariche pubbliche (nello specifico erano retribuiti i
magistrati, i bouleuti e gli eliasti).
Allo scopo non dovevano servire più di 100 talenti annui, se il misthòs era inizialmente di 2
oboli e se nel 472 a.C. (con un’indennità portata a 3) bastavano 150 talenti.
Il phòros concesso deriva dal misthòs e quindi dalla politica imperialistica esercitata da
Atene. Già sono state messe in evidenza le differenze tra politica evergetica cimoniana e
politica assistenziale periclea: il misthòs fu infatti interpretato dalla tradizione ostile a
Pericle come una forma di assistenzialismo demagogico, non dissimile dal paternalismo
aristocratico di Cimone, anche se vi sono delle importanti differenze:
PERICLE CIMONE
PROVENIENZA DEL
CASSA DELLA LEGA AMBITO PRIVATO
DENARO
DÈMOS DESTINATARI ARISTOCRATICI
La misthophorìa è una riforma del 457 a.C., forse già progettata in seguito alla rivolta di
Taso del 465 a.C. (a cui partecipa Cimone).

89 Pròtos anèr “primo uomo/cittadino”


90 mysthophorìa
Pag. 70 a 120
13.4.3_Il rapporto privilegiato con il demos e la crisi del modello aristocratico
2. LEGGE SULLA CITTADINANZA: è un provvedimento del 451 a.C. per ridimensionare
il numerus clausus dei cittadini, volto a mantenere il potere e a far sì che il demos non
superasse il limite consentito.
13.4.4_La riforma dell’arcontato
3. RIFORMA DELL’ARCONTATO: Pericle garantì l’arcontato anche ai membri della terza
classe di censo soloniana (gli zeugiti) e con finzione giuridica ammise anche i teti, purché
questi non dichiarassero il proprio status

13.4.5_La politica imperialista


LA POLITICA ESTERA PERICLEA DEGLI ANNI ’50 DEL V SEC.a.C.
Un’iscrizione del 459 a.C. riporta i nomi dei caduti di una tribù ateniese nel corso di quell’anno in
relazione a ben 6 teatri di guerra: Cipro, Egitto, Fenicia, Argolide, Megara ed Egina.
Sarebbe difficile trovare una testimonianza più evidente dell’incredibile attivismo degli Ateniesi
negli anni ’50, a dimostrazione di come si stia affermando un espansionismo dai caratteri molto
aggressivi. In primo luogo, vennero realizzate delle alleanze dai caratteri eccezionali con Argo, i
Tessali e Megara. Con la città di Argo possiamo intravedere una motivazione ideologica, in quanto
questa aveva trasformato il suo governo in un regime democratico; assai meno coerente risulta
l’alleanza con la dorica Megara e con i Tessali, che infatti non avrà seguito per il tradimento dei
cavalieri tessali nello scontro del 457 a.C. tra Ateniesi e Spartani [le prime tre località
dell’iscrizione si riferiscono alla continuazione su larga scala della lotta contro i Persiani].
CONTRO L’EGITTO DI INARO
13.4.6_La spedizione in Egitto
Alla spedizione in Egitto (460-454 a.C.) solitamente si attribuisce una finalità di ordine
economico, ovvero la conquista di un paese produttore di grano. Tuttavia, proprio in questo caso
appare diversa la dinamica del conflitto. INARO, principe libico, invita gli Ateniesi ad intervenire
in Egitto che si accingevano ad attaccare Cipro con 200 navi.
INCERTEZZE SULLA CRONOLOGIA
La cronologia della μεγάλη στρατεῖα91 nella rappresentazione tucididea è variamente fissata
negli studi:
 dal 462 al 456 a.C. (BELOCH)
 dal 460 al 454 a.C., secondo cronologie più basse
L’inizio delle sessagesime dei tributi della Lega delio-attica nel 454/53 a.C., il collegamento
stabilito nella tradizione con lo spostamento della cassa comune da Delo all’Acropoli di
Atene, la durata indicata da Tucidide (6 anni), inducono a collocare la spedizione proprio tra il
465 e il 454 a.C.
Per qualche tempo, gli Ateniesi occupano la zona del Delta e del Memphi, i Persiani inviano
Megabazocon denaro a Sparta perché intervenga in Attica e spediscono Megabazo in Egitto, dove
gli Ateniesi restano bloccati dall’assedio dell’isola di Prosopitide, nel settore occidentale del Delta.
Per un anno e mezzo, gli Ateniesi resistono all’assedio, poi i Persiani prosciugano le acque intorno
all’isola e la guerra si trasforma da navale a terrestre. Seguono la cattura della flotta ateniese e la
fuga degli Ateniesi occupanti verso Cirene. Il duro colpo inferto ad Atene in Egitto viene indicato
da Plutarco come la causa del trasferimento del tesoro da Delo ad Atene; il motivo addotto fu quello
di una minaccia persiana.
GUERRA CONTRO EGINA
I morti ad Egina dell’iscrizione si riferiscono alla tradizionale lotta contro l’isola, che doveva
definitivamente risolversi nel 457 a.C. con la vittoria ateniese.
LA “PRIMA GUERRA DEL PELOPONNESO”, 459-446 a.C.

91 Megàle stratèiao
Pag. 71 a 120
I morti dell’Argolide e di Megara dell’iscrizione testimoniano la mutata rotta in politica estera, che
portò ad un atteggiamento aggressivo nei confronti della stessa Sparta e dei suoi alleati, che
impropriamente alcuni studiosi hanno definito “prima guerra del Peloponneso”, richiamandosi
all’uso del genitivo soggettivo di cui si serve Tucidide in riferimento al grande conflitto degli anni
’30.
Durante questo periodo i rapporti con Sparta peggiorano; gli scontri militari veri e propri di si abbia
notizia non furono molti, e quei pochi riguardano più che altro i tentativi ateniesi di espandere la
propria influenza nella Grecia centrale. Atene, pochi mesi dopo aver subito una sconfitta contro gli
Spartani e i loro alleati a Tanagra, sembrò aver ottenuto lo scopo con la vittoria delle sue forze
oplitiche, guidate dallo stratega MIRONIDE, ad ENOFITA (457 a.C.) in Beozia.
Veniva sciolta la Lega beotica e venivano corretti i confini tra Beozia e Attica; non sappiamo se
anche Tebe sia caduta sotto il predominio politico ateniese. Dopo 10 anni a CORONEA (447 a.C.) i
Tebani si presero la rivincita sul generale ateniese TOLMIDE e da quel momento Atene dovette
rinunciare ad ogni velleità di dominio in Beozia e nelle zone circostanti.
13.4.7_La seconda guerra sacra
Il casus belli della seconda guerra sacra fu l'intervento dei peloponnesiaci guidati dagli Spartani in
appoggio alla Doride, contro i Focesi che avevano occupato alcuni demi di questo territorio
(Kitinion, Boiton ed Erineon). La Focide fu obbligata a restituire i territori conquistati ma i
Peloponnesiaci intervennero anche sugli affari del santuario di Delfi restituendone il controllo ai
Dori delfici ed alla Beozia tebana. Dal 462 a.C. infatti il santuario era sotto l'influenza dei vicini
Focesi (non proprio sotto il loro controllo, come accadrà in seguito).
La posizione dei Focesi era appoggiata dagli alleati Ateniesi che dal 461 a.C. erano alleati dei
Tessali (dopo l'affronto degli aiuti prima richiesti e poi rifiutati dagli Spartani a Itome). Ora i
Tessali possedevano da soli la metà dei voti nell'Anfizionia di Delfi (12 dei 24 ieromnemoni delfici
erano del gruppo tessalico: Tessali, Eniani, Achei ftioti, Mali-Etei, Magneti, Dolopi, Perrebi).
Venne convocata perciò una riunione dell'anfizionia delfica che denunciò il pericolo rappresentato
dei Beoti e dai loro alleati Peloponnesiaci per l'autonomia del santuario, decise:
1) di espellere i Beoti
2) di proclamare una guerra sacra contro di essi ed i loro alleati
3) di chiedere ad Atene di prendere il comando dell'esercito anfizionico (458 a.C.).
Agli Ateniesi ed ai loro alleati si unirono gli Argivi e la cavalleria tessala. Gli Spartani con i loro
alleati si trovavano ancora accampati in Beozia e lo scontro fra i due schieramenti avvenne vicino
alla città di Tanagra nel 457 a.C. La cavalleria tessala, però, era composta proprio da quella
aristocrazia antidemocratica e filospartana che pochi mesi dopo avrebbe ripreso il controllo della
Tessaglia riportandola nella sfera di influenza spartana. La cavalleria tessala non solo defezionò ma
attaccò anche i rifornimenti ateniesi e questo aiutò gli Spartani a conquistare una sofferta vittoria.
Gli Spartani approfittarono della vittoria anche per cercare di impedire la costruzione delle Lunghe
Mura di Atene (e questo è il terzo motivo di questa guerra), ma arrivarono tardi, quando il muro era
già difendibile. Gli aristocratici tessali approfittarono della sconfitta ateniese per riprendere il potere
in Tessaglia e scacciarono il figlio dell'ultimo tago, Oreste.
Due mesi dopo però gli Ateniesi, guidati da Mironide, riuscirono a sconfiggere i Beoti nella
Battaglia di Enofita ed a restituire ai Focesi il controllo del santuario di Delfi (anche gli Argivi
sconfissero gli spartani a Enoe). Tentarono anche, ma inutilmente, di riportare al potere Oreste, per
riconquistare il controllo sull'anfizionia delfica. La Beozia è invasa ed anche Egina deve consegnare
la flotta, abbattere le mura ed entrare nella lega delio-attica.
Finisce così la prima parte di questa seconda guerra sacra. Non ci fu comunque pace perché gli
Ateniesi approfittarono delle vittorie ottenute per conquistare Egina. Nel 451 a.C., grazie a Cimone,
fu concordata una pace quinquennale con Sparta.
La guerra sacra riprese nel 448 a.C. (alcuni storici propendono per considerarle due guerre distinte)
quando il santuario di Delfi fu di nuovo reso indipendente dai Focesi ad opera degli Spartani, pochi

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mesi dopo l'intervento Ateniese riconsegnò il tempio in mano focese, ma nel 447 a.C. Delfi fu di
nuovo insidiata dai Beoti ribelli ad Atene. A Coronea il generale ateniese Tolmide subì una grave
sconfitta, la Beozia recuperò la sua indipendenza, il controllo del santuario delfico tornò in mani
doriche, l'Eubea si ribellò e l'Attica fu invasa dall'esercito spartano guidato dal re Plistonatte, figlio
di Pausania. Pericle riuscì a respingere l'invasione ed a riprendere il controllo dell'Eubea. L'anno
successivo fu firmato un trattato di pace trentennale fra Sparta ed Atene. Termina così anche la
seconda guerra sacra con il ritorno del santuario delfico in mano ai Dori.

Una piccola considerazione su questa ed anche le altre guerre sacre: nei santuari famosi (e Delfi era
il più prestigioso della Grecia) venivano custodite le ricchezze di molte città greche e quindi il
controllo del santuario, oltre a dare prestigio morale, poteva anche fornire una riserva finanziaria
importante, come accadde infatti nelle guerre del Peloponneso, in cui gli spartani utilizzarono le
ricchezze delfiche per finanziare la guerra contro Atene. Segnali della preoccupazione diffusa per
questa funzione finanziaria dei santuari sono: il trasferimento del tesoro della lega delio-attica da
Delo ad Atene avvenuto nel 454 a.C. e la clausola che gli Ateniesi inserirono nella tregua
precedente la pace di Nicia e cioè che entrambe le parti avrebbero rispettato il tesoro di Delfi.
13.4.8_La pace di Callia92
La tradizione colloca nel 449 a.C. la stipulazione di un trattato tra Atene e Persia, che chiude ai
Persiani l’accesso al Mar Egeo, vietando alle navi di superare Capo Chelidonia a sud (a sud-est
della Licia) e le Isole Cianee (sono Le Simplegadi del mito e collocate nel Mar Nero) a nord, e
interdice all’esercito persiano di avvicinarsi alla costa occidentale dell’Asia Minore a una distanza
inferiore ai 3 giorni di marcia. Se la Persia cedeva sulla Ionia, Atene rinunciava ai sogni
imperialistici.
Le difficoltà dei moderni nell’interpretare le modalità di tale avvenimento nascono dal silenzio della
nostra fonte principale, TUCIDIDE, e dalla probabile natura non ufficiale dell’accordo, derivata
anche dal semplice fatto che il Gran Re non poteva firmare trattati con una polis, ma solo con i suoi
pari.
Ciò non toglie che ci fu quasi certamente un’intesa che cristallizzò la situazione raggiunta già da
alcuni anni fissando una divisione in sfere d’influenza (Atene aveva il controllo dell’Egeo e delle
città greche d’Asia Minore; la Persia aveva il dominio dell’Asia)
13.4.9_Nuovi toni dell’imperialismo ateniese
Pericle non aveva mai rivali e venne rieletto stratega per ben 15 anni consecutivi. L’unico suo
avversario, TUCIDIDE DI MILESIA, venne ostracizzato nel 445 a.C. Eppure, a seguito della pace
di Callia, dovette rinunciare alle pretese imperialistiche degli anni ’50. Il ripiegamento degli anni
’40 fu pur sempre però in direzione di una funzione guida, dal punto di vista religioso e
internazionale. Per questo motivo aveva realizzato l’editto della monetazione, stabilendo un’unica
moneta nell’Egeo, e aveva stabilito anche che le cause degli alleati fossero discusse ad Atene.
L’ESPERIENZA DI THURII, 444-443 a.C.
Dopo la distruzione di Sibari, i superstiti sparsi in varie città avevano tentato più volte di ricostruire
la loro polis. Va segnalato un tentativo intorno alla metà del V sec.a.C. in coincidenza con la rivolta
in seno a molte città magno-greche, che aveva portato all’instaurazione di democrazia e alla
profonda crisi dei circoli pitagorici, fino ad allora dominanti in molte città.
CROTONE riuscì a sventare anche questo tentativo: i Sibariti allora si rivolsero alla Grecia,
chiedendo aiuto a Sparta e ad Atene.
Qui Pericle si dimostrò molto interessato al progetto: dopo un tentativo di rifondare Sibari sul sito
della vecchia città, violenti contrasti con gli stessi sibariti portarono alla fondazione, poco lontano,
di una nuova città senza la partecipazione di quest’ultimi.

92 Nome di un parente di Pericle. Si tratterebbe di un tacito accordo di non belligeranza


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La città in questione è quella di THURII, colonia panellenica perché comprendeva uomini
provenienti da ogni parte della Grecia: almeno nei primi cinque anni, l’influenza ateniese
(testimoniata dalla partecipazione all’impresa di personaggi legati allo stesso Pericle, primo fra tutti
lo storico Erodoto) fu preponderante e in questo senso le vicende di Thurii s’inseriscono nel
complesso problema dell’interesse ateniese per l’Occidente.
13.4.10_La guerra di Samo, 441-439 a.C.
L’occasione fu offerta da un conflitto per il possesso del territorio di Priene, tra Mileto e Samo.
Mileto chiede aiuto ad Atene e Pericle interviene con il comandante Solone e s’impadronisce di
Samo (dove instaura una democrazia).
L’anno seguente una rivolta riporta al potere gli oligarchici e ad essi dan man forte BISANZIO,
alcune città della CARIA e il satrapo di Sardi, Pissutne. Nel 439 a.C., dopo una serie di conflitti e
resistenze, Samo perde l’autonomia. Si discute se Pericle abbia voluto la restaurazione della
democrazia. Secondo la tradizione, al ritorno Pericle attuò il discorso funebre; abbiamo solo
frammenti dell’orazione e Plutarco ci racconta che fu un trionfo. Elpinice, in questa circostanza, gli
disse che lui faceva “mettere il lutto” contro gli alleati e consanguinei; infatti i circoli cimoniani
ritenevano questa guerra un vulnus.
13.4.11_L’opposizione a Pericle
Già prima della guerra del Peloponneso, intorno al 443/42 a.C., Pericle conosce un’opposizione di
cui si citano almeno tre episodi, ovvero 3 processi intentati da persone del suo stesso entourage:
1) ANASSAGORA: amico e maestro di Pericle, accusato di empietà in quanto teorico del
nous. Ad accusarlo fu un chresmològos “interprete di oracoli”, un tale Diopite. Anassagora
andò in esilio a Lampsaco;
2) ASPASIA: accusata di empietà e di prossenetismo, ma Pericle la salvò
3) FIDIA: scultore del Partenone, fu accusato di essersi appropriato dell’oro e dell’avorio
destinati alla statua di Atena parthènos. Il meteco MENONE, autore dell’accusa, ottenne per
decreto popolare l’esenzione delle imposte
Non è facile ammettere la parola descritta da alcuni studiosi, tra cui BELOCH, di un Pericle
dapprima sfrenato demagogo che col tempo si sposta su posizioni più moderate e che per questo
susciterebbe l’opposizione di persone come CLEONE.
L’ipotesi di una siffatta parabola si appoggia certo al quadro evolutivo tracciato da Plutarco nella
“Vita di Pericle”, che ha però un aspetto autoschediastico. Se d’altra parte Pericle avesse subito una
vera opposizione popolare e questa si fosse sommata all’opposizione conservatrice, egli non
avrebbe continuare ad esercitare la strategìa per un periodo lungo e quasi ininterrotto.

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14._LA GUERRA DEL PELOPONNESO (431-404 a.C.)

14.1_La definizione tucididea


Nella tradizione la Guerra del Peloponneso viene indicata con l’espressione metonimica
“πόλημος τῶν Πελοποννησίων”, in cui il genitivo τῶν Πελοποννησίων è un genitivo soggettivo e
fa riferimento solo ad un episodio iniziale della guerra, senza dunque volerne attribuire le
responsabilità ai soli Peloponnesiaci.
14.1_Le cause
Lo storico ateniese di V sec.a.C., TUCIDIDE, ritiene che il vero motivo della guerra fu la crescita
di Atene correlata alla sua politica imperialistica tenuta in quegli anni e il conseguente timore che
ne derivò agli Spartani; mentre nella dinamica dei fatti l’iniziativa è dei Peloponnesiaci. Tuttavia,
Tucidide sottolinea anche l’importanza della matrice corinzia tra le cause immediate della guerra.
Definisce il conflitto come la storia di un’ostilità di Atene verso Sparta e di un odio veemente dei
Corinzi per Atene.
La Guerra del Peloponneso si trasformerà ben presto in un conflitto ideologico che vede due realtà
differenti legate a politiche differenti (l’una di stampo oligarchico, Sparta, l’altra di stampo
democratico, Atene).

14.2_LE CAUSE “TERRITORIALI” come premessa alla guerra peloponnesiaca


Lo scontro è inizialmente di natura territoriale e in genere si individuano tre cause all’origine della
guerra, a cui se ne potrà aggiungere una quarta:
14.2.1_LA RIBELLIONE DI CORCIRA93
Epidamno chiede l’intervento della madrepatria Corcira
Nel 435 a.C. i democratici prendono il potere nella colonia corcirese di Epidamno (in
Illiria); i possidenti chiamano gli Illiri contro la città, mentre questa si rivolge alla
madrepatria CORCIRA (che respinge le richieste dei democratici, i quali decidono poi di
rivolgersi a CORINTO –capostipite comune-).
Atene aggira le clausole della pace trentennale con Sparta
Nel 434 a.C. CORINTO cerca la rivincita e CORCIRA si rivolge ad ATENE promettendole
la sua flotta e una base per il contro delle rotte per l’Occidente. In un primo momento gli
Ateniesi rifiutarono nel timore di violare il trattato di pace trentennale con SPARTA
stipulato nel 446 a.C.; poi, convinti che la guerra contro i Peloponnesiaci sarebbe
egualmente scoppiata, cercarono di aggirare le clausole limitative di pace offrendo a
CORCIRA una epimachia.
Corinto attacca Corcira
Quando CORINTO attaccò CORCIRA con 150 navi, gli Ateniesi inviarono solo 10 triremi
con l’ordine di non attaccare CORINTO se questa non avesse prima attaccato CORCIRA.

93 attuale Corfù (di fronte all’Epiro)


Pag. 75 a 120
La Battaglia alle Isole Sibota, 433 a.C.
Nel sett.433 a.C. alle ISOLE SIBOTA –nel canale tra Corcira e la terraferma- i Corinzi
sconfissero la flotta corcirese e ATENE inviò 20 navi che determinarono il ritiro di
CORINTO, vanificandone così la vittoria. I Corinzi, ora, meditavano vendetta.
14.2.2_LA QUESTIONE DI POTIDEA94
Potidea, colonia corinzia ma alleata tributaria ateniese
POTIDEA era una colonia corinzia nella penisola Calcidica, entrata nella Lega navale
ateniese in funzione antipersiana e per controllare l’area settentrionale dell’Egeo.
Potidea rifiuta la proposta di Atene, con l’appoggio di Corinto e di Perdicca II
Dal momento che POTIDEA era di fatto alleata tributaria di ATENE, quest’ultima le
ingiunge di recidere il “cordone ombelicale” con CORINTO attraverso il ritiro degli
epidemioùrghes e di abbattere le mura verso PALLENE 95 . Ma nel 432 a.C. POTIDEA
oppose un netto rifiuto ed ebbe anche l’appoggio di PERDICA II, re dei Macedoni, che fece
attuare un’imponente opera di fortificazione di OLINTO.
Gli interventi ateniesi furono molti ma in genere anche inconsistenti.
14.2.3_IL BLOCCO IMPOSTO A MEGARA96
Pericle impone il blocco commerciale a Megara, città amica di Corinto
Di fronte ad una Lega del Peloponneso sempre più forte, PERICLE decise di proibire ai
Megaresi la frequentazione dell’agorà attica e dei porti dell’impero. Questo significava
danneggiare l’economia di una città che, come MEGARA, viveva delle esportazioni dei
tessuti e delle vesti di lana.
Il decreto megarese e la motivazione religiosa del blocco commerciale
La motivazione addotta da ATENE era di natura religiosa: MEGARA era stata accusata di
aver coltivato le terre sacre al confine con l’Attica. Il famigerato decreto megarese è datato
da FILOCORO DI ATENE (IV/III sec.a.C.) sotto l’arcontato di Pitodoro, 432/31 a.C.
Alcuni studiosi hanno cercato di sminuire il fatto sostenendo che la proibizione riguardava
solo le importazioni; in realtà dalla lettura delle fonti si comprende che fu una chiusura
generalizzata e volta a creare un vero e proprio blocco commerciale.
Certamente MEGARA fu colpita in quanto amica dei Corinzi.
14.2.4_Il conflitto con Ambracia
A queste tre cause territoriali, alcuni studiosi ne aggiungono un’altra come premessa alla Guerra del
Peloponneso: un episodio del 437 a.C. nel corso del quale lo stratega ateniese FORMIONE
interviene a favore degli Epiroti nel conflitto con AMBRACIA, colonia corinzia97.

94
colonia corinzia nella penisola Calcidica
95 La più occidentale delle tre penisole della CALCIDICA
96 Città situata in Megaride, a 40 km da Atene
97 La matrice corinzia è fortemente presente.

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14.3_UN INVERNO DI TRATTATIVE, 432/431 a.C.
…a carattere propagandistico
L’inverno 432/31 a.C. si consumò in inutili trattative durante le quali SPARTA avanzò richieste di
carattere puramente propagandistico (come l’espulsione dei responsabili del sacrilegio di CILONE,
tra cui PERICLE perché Alcmeonide); richieste a cui ATENE rispose chiedendo agli Spartani di
purificarsi del sacrilegio di Atena Calcieca (in cui morì PAUSANIA come supplice) e del Tanaro
(in cui furono uccisi gli Iloti).
…ragionevoli
Tuttavia, SPARTA avanzò proposte ragionevoli come:
 TOGLIERE L’EMBARGO A MEGARA
 RESTITUIRE L’AUTONOMIA AGLI EGINETI
 TOGLIERE L’ASSEDIO A POTIDEA
14.4_L’INCIDENTE A PLATEA COME INIZIO DEL CONFLITTO
Come data TUCIDIDE, la guerra scoppia all’inizio della primavera del 431 a.C. a causa di un
incidente a Platea, città della Beozia meridionale che a seguito della vittoria del 479 a.C. era stata
dichiarata da Atene sua stretta alleata). Con la complicità di oligarchici plateesi, nella città irruppero
300 Tebani: il ritardo nell’arrivo dei rinforzi e l’inesperienza dei luoghi da parte degli invasori, ne
determinarono la sconfitta e 180 Tebani vennero giustiziati.
14.5_LE FASI DELLA GUERRA
La guerra durò 27 anni ma gli studiosi sono soliti suddividerla in 3 FASI:
1) GUERRA ARCHIDAMICA98, 431-421 a.C. (detta anche “guerra decennale”)
2) FASE INTERMEDIA, 421-413 a.C. (si conclude con la fine della spedizione in Sicilia)
3) GUERRA DECELEICA, 413-404 a.C. (detta anche “guerra ionica”, si conclude con la
capitolazione di Atene per mano spartana)
14.5.1_LA GUERRA ARCHIDAMICA, 431-421 a.C.
14.5.1.1_LA Strategia periclea
La strategia di Pericle era quella di non accettare mai per Atene di sostenere una guerra nei territori
del Peloponneso in quanto il dominio del mare (oltre ad assicurarle i rifornimenti necessari) avrebbe
consentito azioni di disturbo lungo la costa e la conservazione dello status quo avrebbe finito per
logorare gli Spartani, costringendoli alla fine a rinunciare alla guerra.
Le continue scorrerie spartane
La strategia periclea era eccellente dal punto di vista militare ma richiedeva notevoli sacrifici.
Infatti, fin dal primo anno, gli Spartani guidati dal re ARCHIDAMO svolsero continue invasioni
dell’Attica. Pericle convinse gli Ateniesi a non scendere in campo, a lasciare le terre alle
devastazioni spartane e a rinchiudere la popolazione all’interno delle Lunghe Mura, che correvano
dal centro di Atene fino al Pireo.

98
Prende il nome dal re spartano ARCHIDAMO, che morirà nel 427 a.C.
Pag. 77 a 120
14.5.1.2_La peste di Atene
Nel corso del primo anno di guerra, nel 430 a.C., si verifica un evento disastroso: la diffusione
della peste (venuta dall’Etiopia e dall’Egitto, risalita per le coste e isole asiatiche, arrivata a
Lemno 99 e di qui passata in Attica) che decimerà fortemente la popolazione ateniese rinchiusa
all’interno delle Lunghe Mura, dimostrando la fallacità della strategia periclea.
14.5.1.3_Morte di Pericle e il regime dei demagoghi ad Atene
Morte di Pericle
Pericle morì nel 429 a.C. a causa della peste che segnò la morte anche dei suoi figli, SANTIPPO e
PARALO. Morendo, lo stratega affidò la moglie ASPASIA a LISICLE (commerciante di bestiame,
come lo definisce Aristofane), che muore l’anno dopo in CARIA 100.
Il regime dei demagoghi
Dopo la morte di Pericle (429 a.C.), nel 427 a.C. emerge come leader:
 CLEONE, sul versante radicale
 NICIA, figlio di NICERATO, sul versante dei conservatori
Le Vite di Plutarco e La costituzione degli Ateniesi
Di questi personaggi, PLUTARCO di Cheronea (II sec.d.C.) offre una Vita: sembra il ritorno
all’istanza cimoniana. Mentre un quadro negativo della democrazia radicale ateniese ci viene
fornito dall’Anonimo della Costituzione degli Ateniesi –attribuito dagli antichi a Senofonte- e che si
configura come violento pamphlet contro la demagogia. È un concentrato di critiche al sistema
democratico radicale ateniese.
14.5.1.4_L’eccidio a Mitilene
Nel 428 a.C. si ribellano ad Atene le città della ricca isola di Lesbo, eccetto METIMNA. A
capeggiare la rivolta è MITILENE, la città principale, accolta nella Lega dai Peloponnesiaci.
ATENE invia dapprima una flotta guidata da CLEIPPIDE e poi una più efficace con 1000 opliti
sotto la guida dello stratega PACHETE. I Peloponnesiaci arrivano a Lesbo (427 a.C.) quando ormai
l’isola si è arresa. CLEONE propone una punizione esemplare:
 ESECUZIONE DI TUTTI GLI ADULTI
 RIDUZIONE IN SCHIAVITÙ DI DONNE E BAMBINI
 DISTRIBUZIONE DEL TERRITORIO CITTADINO TRA I CLERUCHI ATENIESI
La proposta di Cleone venne approvata ma in definitiva i provvedimenti attuati furono quelli più
miti proposti da DIODOTO (nel dialogo tra Cleone e Diodoto in Tucidide):
 ABBATTIMENTO DELLE MURA DI MITILENE
 SEQUESTRO DELLA FLOTTA
 STANZIAMENTO DI 2700 CLERUCHI ATENIESI (ai quali spettavano altrettanti lotti di
terra)
 TRIPLICAZIONE DEL PHOROS

99
Isola di fronte alla Tracia
100
In Asia Minore meridionale
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14.5.1.5_Inizio della spedizione ateniese in Sicilia e Guerra di Sfacteria
La prima spedizione ateniese in Sicilia fu condotta dagli strateghi LACHETE e CAREADE nel 427
a.C., i quali volevano approfittare del conflitto tra SIRACUSA e le città calcidesi di REGGIO e di
LEONTINI (conflitto che Atene aveva interesse ad alimentare per evitare che Siracusa portasse a
Sparta gli aiuto promessi e richiesti nel 431 a.C.). Ma la spedizione ebbe scarsi risultati in quanto
l’invio di un nuovo contingente guidato da PITODORO fu motivo di preoccupazione per i Sicelioti,
che si riunirono in un congresso a Gela (424 a.C.) in cui l’aristocratico siracusano ERMOCRATE
prospettò ai Sicelioti l’imminente pericolo rappresentato dall’imperialismo ateniese. Gli Ateniesi
furono costretti a ritirarsi.
Fu inviato un nuovo contingente ateniese guidato da DEMOSTENE che già nel 425 a.C. navigava
con 40 navi per soccorrere REGGIO e LEONTINI: a causa di una tempesta la flotta sostò a PILO101
e gli Spartani ne vollero approfittare attestandosi nella selvaggia isola di SFACTERIA 102.
Gli Ateniesi inviarono un nuovo contingente in soccorso di DEMOSTENE e gli Spartani assediati a
Sfacteria avanzarono delle trattative, rifiutate da CLEONE che alla fine della stagione di guerra a
Sfcteria (425 a.C.) ottenne un’importante vittoria, anche grazie all’aiuto di arcieri e peltasti ateniesi.
CLEONE fu eletto stratega per l’anno 424 a.C. e aumentò il phoros a 1460 talenti.

14.5.1.6_La battaglia di Anfipoli, 424 a.C.


Il 424 a.C. segna l’adozione di una strategia nuova ed inconsueta per Sparta, guidata dal generale
BRASIDA: spostare il conflitto contro Atene in una zona lontana, ossia in TRACIA, raggiungibile
con l’esercito di terra e, dunque, rovinoso per Atene.
Lo spartano Brasida attacca Anfipoli
Nel 424 a.C. BRASIDA sferra l’attacco ad Anfipoli, affidata alla diretta sorveglianza di EUCLE e
di TUCIDIDE, che aveva la sua squadra di 7 triremi presso TASO103. Tucidide riuscì a salvare solo
la fortezza di EIONE (in mano agli Ateniesi dal 476 a.C. grazie a Cimone) e ciò gli costò l’esilio
ventennale che attuò proprio in queste zone, dove possedeva miniere d’oro.
Le condizioni di resa offerte da Brasida
BRASIDA aveva offerto agli abitanti di Anfipoli di restare nella loro città con pieni diritti o di
andarsene entro 5 giorni, includendo tra loro sia gli Ateniesi sia il nucleo di diversa origine: la città
si era arresa a queste condizioni.
L’heroon eretto a Brasida
Brasi instaurò un ottimo rapporto con la città di Anfipoli e quando nello scontro contro CLEONE
morì nel 422 a.C.104 gli fu eretto un monumento sull’agorà cittadina e gli furono tributati culti
eroici.
14.5.1.7_La Battaglia di Delio, 424 a.C.
Sempre nel 424 a.C., gli Ateniesi subiscono una pesante sconfitta a Delio 105 , dove c’era un
santuario dedicato ad Apollo delio che sorgeva sul territorio della città beotica di Tanagra.

101
Sulla costa messenica
102
Di fronte a PILO
103
Di fronte ad ABDERA, in Tracia
104
Anche Cleone morirà nello scontro ad Anfipoli
105
Presso Tanagra, in Beozia
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14.5.1.8_La pace di Nicia, 421 a.C.
Problemi interni al Peloponneso favoriscono la disposizione degli Spartani alle trattative, così come
sugli Ateniesi influiscono varie sconfitte subite: lo scopo delle trattative è il ripristino dello status
quo ante bellum. Intorno a quest’ipotesi si lavora per tutto l’inverno del 421 a.C., fino alla
conclusione della Pace di Nicia.
La mancata restituzione di alcuni territori agli alleati
La pace si presenta come un accordo di tregua di 50 anni, stipulato tra Ateniesi, Spartani e i
rispettivi alleati. Fu invece rifiutata da CORINZI, ELEI, BEOTI e MEGARESI che si ritenevano
danneggiati dal ripristino dello status quo in vista anche della mancata restituzione di alcuni territori
sia da parte di Sparta sia da parte di Atene. PILO, CITERA e SFACTERIA non saranno mai
restituite da Atene, così come Anfipoli da parte di Sparta.
Il trattato doveva essere confermato ogni anno e pubblicato su steli di pietra, sia nei grandi santuari
panellenici sia in quelli delle due rispettive città.
La symmachìa tra Atene e Sparta
La pace prevedeva anche un trattato di symmachìa tra SPARTA e ATENE e l’occasione immediata
è data dallo scadere nel 421 a.C. della pace trentennale tra Argo e Sparta.
14.5.2_La fase intermedia
14.5.2.1_La figura di Alcibiade e la disfatta di Mantinea
Divenuto stratega in giovane età, ALCIBIADE, poco dopo i trent’anni, fu promotore di un’alleanza
con ARGO, MANTINEA (in Arcadia) ed ELIDE che erano in contrasto con Sparta.
La coalizione guidata da LACHETE e NICOSTRATO, con il supporto di Alcibiade, finì assai male
con la disfatta di Mantinea106 nel 418 a.C. contro l’esercito spartano. L’insoddisfazione ad Atene
per l’esito dell’avventura nel Peloponneso trovò il suo sfogo nell’ostracismo di un personaggio
minore, IPERBOLO107, mentre NICIA e ALCIBIADE furono rieletti alla strategia. Mentre Nicia
si dedicava ad asservire MELO nel 416 a.C. 108 , invece Alcibiade convinse gli Ateniesi ad
intraprendere una seconda grande spedizione in Sicilia.
14.5.2.2_La questione di Melo
NICIA riprende un progetto aggressivo contro una delle Isole Cicladi, MELO, che essendo rimasta
in una posizione di neutralità, già aveva invano tentato di assoggettare nel 426 a.C.
Il lungo assedio di Melo, 416-415 a.C.
Dall’estate 416 al 415 a.C. si svolge il lungo assedio di Melo, che finisce con una durissima
capitolazione degli assediati:
 UCCISIONE DEGLI UOMINI ADULTI
 RIDUZIONE IN SCHIAVITÙ DI DONNE E BAMBINI E SUCCESSIVA VENDITA
 IMPOSIZIONE DI UNA CLERUCHIA ATENIESE DI 500 UOMINI
Nel famoso “Dialogo dei Melii e degli Ateniesi”, Tucidide descrive la cruda contrapposizione tra
ragioni della tradizione e dell’antica giustizia. Secondo Tucidide, Nicia afferma la necessità di
assoggettare i ribelli e la sua affermazione è volta a contrastare la proposta di Alcibiade di un suo
intervento in Sicilia.

106
In Arcadia
107
Il 417 a.C. è l’ultimo anno in cui viene applicato l’ostracismo
108
Isole Cicladi
Pag. 80 a 120
14.5.2.3_La seconda spedizione in Sicilia
Segesta si appella ad Atene vs Selinunte e Sparta
Nell’inverno 415 a.C. la città elima di SEGESTA richiese l’intervento ateniese contro
SELINUNTE e SIRACUSA, prospettando i rischi di un asse Siracusa-Sparta e la possibilità di
finanziare la spedizione con le ricchezze del Tempio di Afrodite.
Alcibiade strategòs autokràtor
Nonostante l’opposizione di Nicia, l’assemblea si lasciò convincere da Alcibiade che fu nominato
strategòs autokràtor.
14.5.2.4_La questione delle erme
La mutilazione delle erme
Mentre si procedeva ai preparativi della spedizione, una notte vennero mutilate le erme.
Chi accusò Alcibiade?
L’episodio aveva come destinatario Alcibiade e di certo venne realizzato dai suoi nemici. Solo più
tardi ANDOCIDE (Atene, IV sec.a.C.) incolperà Eufileto. È possibile che si verificà una collusione
di vari nemici:
 COOSPIRATORI DI IDEE ANTIDEMOCRATICHE, che vedevano in Alcibiade il
“capo del popolo”
 DEMOCRATICI CONSERVATORI, come Nicia, che si sentivano indotti ad una guerra
che non volevano
 DEMOCRATICI RADICALI, che non perdonarono ad Alcibiade l’alleanza con Nicia e
l’ostracismo di Iperbolo
Inoltre, Alcibiade viene accusato di aver parodiato i misteri eleusini in casa sua. L’accusato,
proclamandosi innocente, chiede non esser processato subito ma si gli fu permesso invece di partire
per la Sicilia con la possibilità di essere richiamato in patria in un secondo momento.
14.5.2.5_Strategie differenti
La spedizione fu nelle mani di Nicia, Lamaco e Alcibiade; ognuno optava per una differente
strategia:
 NICIA voleva sostenere SEGESTA, attaccare SELINUNTE e favorire il ritorno degli esuli
di LEONTINI
 LAMACO voleva procedere immediatamente all’attacco
 ALCIBIADE voleva costruire una vasta rete di alleanze e attaccare SIRACUSA (sembrava
la linea più prudente ma era ispirata ad idee di grande)
14.5.2.6_Il richiamo di Alcibiade
A questo punto, quando la flotta ateniese costeggia l’Italia e irrompe in CATANIA, si ha il
richiamo in patria di Alcibiade; proprio a Catania giunse la Nave Salaminia con il compito di
ricondurlo ad Atene.
Alcibiade la seguì fino a Thurii e da qui fece perdere le sue tracce per riapparire poi nel
Peloponneso, dove consigliò l’intervento e l’invio di GILIPPO a SIRACUSA.
14.5.2.7_Prime battaglie
La prima stagione di guerra (autunno 415 a.C.) si consumava in un’azione ateniese di per sé
fortunata: nella piana del Santuario di Zeus Olimpio si svolse una battaglia contro l’esercito
siracusano, che ne uscì sconfitto. Non riuscirono però a portare dalla loro parte le città siciliane.
Mentre i Siracusani cingevano la città di fortificazione maggiore (rispetto a quella siracusana) per
avere un accesso immediato al Grande Porto. I Siracusani cercano di impedire l’attuazione
dell’opera di fortificazione, ma non ci riescono. Qui muore Lamaco.

Pag. 81 a 120
14.5.2.8_Intervento di Sparta e Corinto
Sollecitate da Alcibiade, Sparta e Corinto inviano aiuti. Lo spartano GILIPPO prende con un
attacco a sorpresa l’altura delle Epipole e dà avvio alla costruzione di un muro dalla città a quella
altura per impedirne l’accerchiamento totale.
Durante l’estate del 413 a.C. Atene inviava una nuova flotta al comando di Demostene. Gli Ateniesi
accolgono le adesioni di Metaponto a Thurii, due città che erano in contrasto con Taranto.
Demostene si prepara al recupero delle Epipole: in uno scontro notturno gli Ateniesi, dopo un primo
successo, subiscono una durissima sconfitta. L’impresa di Sicilia doveva concludersi subito,
positivamente o negativamente.
Il 27 agosto 413 a.C. la flotta ateniese è pronta a salpare dal Grande Porto ma un’eclissi di luna
consiglia a Nicia di rinviare la partenza. I Siracusani bloccano l’uscita del porto e, dopo aver preso
50 navi, gli Ateniesi possono solo cercare scampo via terra attraverso CAMARINA.
Nella marcia, l’avanguardia guidata da NICIA procede troppo velocemente e DEMOSTENE
diventa il primo bersaglio Nicia prosegue verso sud, ma giunto presso il fiume Assinaro (presso
NOTO) viene catturato con tutto l’esercito dal nemico. Nicia e Demostene vengono giustiziati; gli
altri prigionieri sono trattenuti nelle Latomie, ovvero nelle Cave di pietra di Siracusa. Plutarco di
Cheronea109 racconta che ottennero la libertà quelli che sapevano recitare i versi delle Troiane di
Euripide, una tragedia carica di moniti di pace.
14.5.3_La guerra decelea (o guerra ionica), 413-404 a.C.
14.5.3.1_Occupazione di Decelea
Nel 413 a.C. il re AGIDE II invade l’Attica e dà inizio all’occupazione di Decelea (a 200 km da
Atene), fondamentale punto di contatto con l’EUBEA. Da tale episodio prende il nome l’ultima fase
della guerra del Peloponneso.
14.5.3.2_Il ruolo dei Persiani
In questa fase assume un ruolo sempre più importante Alcibiade, che allontanandosi da Sparta e
recatosi in Asia Minore, comincia un complicato gioco diplomatico presso i Persiani, per spingerli
ora verso Atene, ora verso Sparta. I Persiani forniranno infatti a Spartani e alleati le risorse
finanziarie per armare costosissime flotte senza le quali la resistenza di Atena avrebbe potuto
portarsi all’infinito.
Nello stesso tempo Alcibiade giocava tutte le sue carte per riuscire a rientrare ad Atene: in primo
momento favorendo la rivoluzione oligarchica del 411 a.C., subito dopo virando verso i
democratici e accreditandosi come fautore della restaurazione democratica presso la flotta
ateniese di stanza a Samo110.
Le difficoltà ateniesi furono dovute anche dalla ribellione degli alleati della Lega, che determinano
quella che viene indicata come guerra ionica.
14.5.3.3_La guerra ionica
La rivolta degli alleati di Atene scoppia nel 412 a.C. in EUBEA, LESBO e CHIO111. La rivolta –
raccontata da Tucidide nell’VIII libro delle sue Storie- si allarga “a macchia d’olio” coinvolgendo
anche altre città del koinòn ionico. Il coinvolgimento della Persia è certamente opera anche di
Alcibiade, oltre ad essere il portato del tutto naturale (di mero ordine geografico-politico) del
trasferimento nella Ionia dell’asse del conflitto.
Gli Ioni erano a metà strada tra il desiderio di liberarsi da Atene e quello di non cadere del tutto
nelle mani dei Persiani.
ANNO FRONTE BELLICO VINCITORE
DE

UE
FR

RR

CA
NT

LL

IO
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O

G
A

A
I

411 a.C. CINOSSEMA ATENE

109
Città della Beozia
110
Di fronte ad EFEDO, costa micro-asiatica
111
Il figlio di Ione di Chio viene ucciso perché accusato di essersi posto dalla parte di Atene
Pag. 82 a 120
410 a.C. CIZICO ATENE
407 a.C. NOZIO SPARTA
406 a.C. ARGINUSE ATENE
405 a.C. EGOSPOTAMI SPARTA
14.5.3.4_I trattati di Sparta con la Persia
Dopo la presa di Mileto da parte peloponnesiaca, comincia la serie di trattati di Sparta con la Persia
procurati da:
1) CALCIDEO
2) TERIMENE
3) TISSAFERNE
Un’analisi accorta ha mostrati che i tre testi sono solo l’una la precisazione dell’altro e si potrebbe
vedere nei primi due (quelli di Calcideo e Terimene) le versioni provvisorie, rispetto a cui il terzo
trattato è solo la versione definitiva.
I primi due trattati non sono che lo stesso unico testo di volta in volta presentato in una versione
diversa:
 la prima rispecchia maggiormente la competenza spartana;
 la seconda rispecchia maggiormente la competenza persiana;
 la terza è la sintesi e formalizzazione di entrambi
la materia dello scambio è la rinuncia, da parte spartana, alla difesa dell’autonomia dei Greci d’Asia
e la concessione di aiuti finanziati per la guerra da parte persiana. All’inizio del 411 a.C. le città
della Lega, una dopo l’altra, sono perdute da Atene: a Chio gli Ateniesi continueranno a lungo a
tenere una testa di ponte al Delfinio.
14.5.3.5_La battaglia di Cizico
La guerra si sposta ora nell’area dell’Ellesponto e nella primavera del 410 a.C. la flotta ateniese
comandata da Alcibiade e rafforzata da una piccola squadra condotta da Teramene, sconfigge
davanti a Cizico112 il navarca spartano MINDARO, che trovava la morte in battaglia: tutta la flotta
peloponnesiaca era stata catturata. Il personaggio che si mette in luce ad Atene nel 410 a.C. è
CLEOFONTE, un fabbricante di lire.
14.5.3.6_Il rientro di Alcibiade
Nel 408 a.C. Alcibiade è rieletto alla strategia e l’anno successivo attua il suo rientro trionfante ad
Atene. Egli, che era andato in esilio per aver parodiato i misteri eleusini, è lo stesso a cui è
consentito guidare per via di terra ad Eleusi la processione che in quegli anni aveva potuto svolgersi
solo per mare, per timore di attacchi spartani a Decelea.
14.5.3.7_Il colpo di stato del 411 a.C.
Se un fattore del deterioramento delle posizioni ateniesi nell’Egeo orientale era l’alleanza spartano-
persiana, la situazione si poteva ribaltare secondo Alcibiade (che non aveva ancora attuato il suo
rientro in patria) mutando il regimo da democratico in oligarchico.
PISANDRO, trierarco a Samo, raggiunge Atene, latore di queste proposte. In realtà l’intento di
Alcibiade era di rientrare nel gioco politico ateniese. La congiura ebbe successo ai primi di giugno
del 411 a.C.: si trattò di un colpo di stato in parte legale in quanto l’assemblea del popolo
(terrorizzata da atti di violenza e intimidazioni) di fatto approvò con una votazione gli stessi
provvedimenti che le sottraevano il potere.
Il potere venne concentrato nelle mani della boulè dei 400, i cui membri non erano sorteggiati ma
scelti per cooptazione tra gli oligarchi e i diritti politici furono garantiti solo a 5000 cittadini (anche
se l’elenco di questi privilegiati non venne mai attuato).
Fu abolita l’odiata retribuzione delle archaì “magistrature” e la denuncia di proposte che vanno
contro la legge.

112
Nell’Ellesponto
Pag. 83 a 120
Ostacoli al nascente regime oligarchico potevano venire dalla stessa flotta di SAMO 113.
Nel 412 a.C. a Samo c’era stata una rivoluzione democratica, che aveva fatto strage di capi
oligarchici e privato gli altri di diritti politici. Nel 411 a.C. sono gli oligarchici a tentare di
rovesciare la situazione uccidendo Iperbolo; l’intervento degli equipaggi democratici e dei nuovi
strateghi eletti (tra cui TRASIBULO e TRASILLO) è decisivo per soffocare il tentativo oligarchico.
Preoccupati per i fatti di Samo, gli oligarchici di Atene (ANTIFONTE, FRINICO, TERAMENE)
cercano di ammansire gli uomini della flotta e dimostrare che una volta conferiti i poteri ai 5000,
nulla sarebbe cambiato.
TRASIBULO liquida la proposta, affermando che le leggi patrie sono quelle che c’erano prima che
gli oligarchici le abolissero.
Dopo appena 4 mesi, il tentativo di fortificare EEZIONEIA114 per impedire uno sbarco di quelli di
Samo, suscita il sospetto che si stia costruendo una base di appoggio per uno sbarco spartano. Il
sospetto viene propalato dallo stesso Teramene che precedentemente aveva appoggiato il Governo
dei 5000 e che in questa circostanza si guadagnerà il nomignolo di “coturno” (dal nome di una
calzatura adatta a tutti gli usi).
La caduta del sistema clistenico
Lo stesso Alcibiade passò a difendere la causa popolare, cambiando completamente posizione. Ai
primi di settembre, i Quattrocento furono rovesciati e il potere rimase nelle mani dei fautori di una
democrazia moderata, guidata da Teramene e basata sulla precedente idea di concedere la
cittadinanza a 5000 ateniesi della classe oplitica. Vi è la caduta del sistema clistenico e il ritorno alle
4 tribù. C’è un’esaltazione della costituzione pre-efialtea e sono proprio questi gli anni in cui
diviene forte il mito di Solone.
14.5.3.8_La battaglia di Nozio e delle Arginuse
LA BATTAGLIA DI NOZIO, 407 a.C.
L’assunzione di poteri di kàranos “capo delle forze persiane” da parte di CIRO 115 nel 408 a.C.
determina un forte avvicinamento tra la Persia e Sparta, per l’intensa piena che si costituisce tra
Ciro e Lisandro.
Tra Nozio ed Efeso si trova la zona di contatto tra la flotta ateniese e quella spartana. Lisandro nel
408 a.C. rifiuta lo scontro, offertogli da Alcibiade, ma accetta l’iniziativa che gli offre il
luogotenente di Alcibiade, ANTIOCO, che nel 407 a.C. viene sconfitto e muore.
Nel 407 a.C. Alcibiade è deposto e sostituito con CONONE e si ritira nella sua fortezza
nell’Ellesponto. Da parte spartana è attivo nel 406 a.C. CALLICRATIDA, il successore di
Lisandro: questi conquista la postazione ateniese al Delfinio di Chio, poi si spinge verso Lesbo,
dove sconfigge la flotta di Conone a Mitilene. Ad Atene si ricorre a misure eccessive: si promette la
cittadinanza ai meteci e la libertà agli schiavi e riescono a mettere insieme un’ampia flotta.
LA BATTAGLIA DELLE ARGINUSE, 406 a.C.
Il mancato aiuto ai naufraghi
116
Lo scontro si verifica alle ARGINUSE, 406 a.C. . Il comandante CALLICRATIDA muore in
battaglia ma gli Ateniesi perdono molte navi. Inoltre, gli strateghi (per le cattive condizioni del
mare) omettono di soccorrere i naufraghi; questi, rientrati in patria furono soggetti al giudizio
dell’assemblea popolare (processo per le Arginuse): 6 su 8 furono condannati a morte, in quanto
due di loro si misero in fuga e tra questi c’era anche Pericle il Giovane (figlio dello statista ateniese
e della moglie Aspasia).
Da chi fu intentato il processo?

113
Di fronte EFESO
114
Striscia di terra che delimita a nord il Pero
115
Figlio di Dario II
116
Isole situate tra Lesbo e il continente asiatico
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Tra gli strateghi e i trierarchi (tra cui Trasibulo e Teramene) è uno squallido scarica-barile. È
proprio Teramene a calcare la mano sulla responsabilità degli strateghi (BELOCH ritiene il suo
comportamento giusto e lo interpreta come legittima difesa).
È meno dimostrabile che il processo fu voluto dal partito di Alcibiade, anche se alcuni dei suoi
uomini -come ADIMANTO- ne trassero beneficio in quanto vennero eletti strateghi. SOCRATE
sembrò essere contrario ai provvedimenti presi e mantenne le distanze dal processo.
14.5.3.9_La battaglia di Egospotami
Alle prospettive di pace non sembrava avvezza l’isola democratica radicale ateniese guidata da
CLEOFONTE. Alla navarchia spartana ritorna LISANDRO (con finzione giuridica). Lisimaco
riprende le operazioni nell’area degli Stretti e nel 404 a.C. ad Egospotami (Chersoneso tracico)
sconfigge duramente gli Ateniesi al 5° giorno di battaglia, quando sono dispersi a terra per la
colazione.
Presto, Lisandro compare con 150 navi al PIREO, mentre da terra il re AGIDE II e PAUSANIA II
si appostano presso l’Accademia.
Cleofonte respinge le proposte spartane di pace
Le proposte di pace di Sparta sono respinte da Cleofonte. Teramene si offre di andare come
ambasciatore presso LISANDRO e vi resta per ben 3 mesi e coglie l’occasione per condannare a
morte CLEOFONTE. Rientrato, Teramene ottiene i pieni poteri come ambasciatore.
Corinzi e Tebani volevano la distruzione di Atene e la dispersione dei suoi cittadini, ma il governo
spartano si oppose, nonostante l’orientamento estremistico di Lisandro e Agide II.
La capitolazione ateniese
Le condizioni furono:
 rinuncia di Atene a tutti i possedimenti esterni, anche le cleruchie di Sciro, Lemno e Imno;
 abbattimento delle lunghe mura e fortificazioni del Pireo;
 consegna della lotta eccetto 12 triremi
 richiamo degli esuli
 abbattimento della democrazia
 ritorno alla costituzione patria
Atene capitolò per mano spartana il 16 Munichione 404 a.C.

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14.5.3.10_Il governo dei Trenta tiranni
Anche se il trattato di pace non ne precisava le caratteristiche, era nell’ordine delle cose che Atene
si desse un regime oligarchico, in linea con gli orientamenti ideologici della vincitrice Sparta.
Dialettica tra Crizia e Teramene
All’inizio del 404 a.C. gli Ateniesi nominarono 30 cittadini incaricati di redigere una nuova
costituzione; erano tutti oligarchici, ma al loro interno non mancavano le differenze: vanno distinte
le posizioni di CRIZIA –allievo di Socrate e zio di Platone nonché nemico di Alcibiade- e di
TERAMENE, già protagonista della rivoluzione del 411 a.C.
Mentre Teramene era favorevole ad una costituzione oplitica, che avrebbe dato la cittadinanza a
circa 1000 cittadini; invece CRIZIA era fautore di una oligarchia più ristretta, ed era animato da
un’irrefrenabile spirito di vendetta nei confronti della democrazia radicale. È la fazione oligarchica
di Crizia ad avere la meglio. Viene stilata una lista di 3000 persone che avrebbero conservato i
diritti al cittadino, secondo un criterio ancor più strettamente oplitico: tutti gli altri e anche molti
meteci ricchi diventano vittime di una vera e propria caccia all’uomo, che fa sì che in quei mesi
morirono più Ateniesi di quelli morti in 10 anni di guerra.
Anche Teramene è costretto a darsi la morte. Partono le confische ai meteci e anche l’oratore LISIA
ne fu coinvolto. Anche FORMISIO è uno degli esuli rientrati dal Pireo ed è un riformatore del
corpo civico: la cittadinanza non spetta a tutti ma solo a coloro che posseggono la terra in Attica. Se
il suo decreto fosse stato approvato, allora ben 5000 Ateniesi sarebbero stati àtimi (cioè privi di
diritti politici).
La figura di Crizia
Crizia era procugino di Platone, autore di poesie esametriche ed elegiache, tragedie e costituzioni. È
un personaggio che compare anche nei dialoghi platonici.
Sulla ricostruzione del personaggio grava un’accusa, sul tentativo che egli avrebbe compiuto di
instaurare la democrazia in Tessaglia, armando i penesti. In ogni caso, certamente Crizia matura una
posizione filolaconica nel periodo dei Trenta Tiranni.
La sua prima elegia parla dei luoghi dove sono nate certe invenzioni, con una forte caratterizzazione
delle città dal punto di vista storico-culturale. Atene ha creato il tornio ed è dunque la città della
ceramica; non alla democrazia ma certo ad una città in cui la forma politica democratica è maturata
proprio a ridosso del grande sviluppo di attività artigianali.
Nelle elegie, d’altro canto, c’è una forte esaltazione di Sparta, che viene indicata come challìste
politèia (la più bella/la migliore costituzione): a Sparta c’è un’assoluta compattezza di
comportamento all’interno del governo; quel che è approvato dalla maggioranza degli efori è
seguito anche dalla minoranza.
14.5.3.11_Il rientro dei democratici con Trasibulo
Le nostre principali fonti per la conoscenza e lo studio della restaurazione della democrazia ad
Atene sono SENOFONTE, ARISTOTELE e DIODORO, molto differenti tra loro.
La descrizione di Senofonte presenta dovizia di particolari in tutte le fasi del racconto, mentre gli
altri due danno particolare spazio alla fase del rientro, ovvero al momento di FILE e del PIREO. In
Senofonte più della metà del racconto riguarda il seguito dello scontro del Pireo, con riferimenti alla
parte ateniese oligarchica e alla parte spartana.
Problemi cronologici e dinamica dei fatti
Discussa è l’esatta cronologia del rientro dei democratici. In Senofonte leggiamo che dopo lo
scontro del Pireo si raccolgono i morti e c’è un lungo discorso dell’araldo dei misteri di Eleusi,
CLEOCRITO, che fa presente che in 8 mesi i Trenta hanno ucciso più Ateniesi che gli Spartani in
10 anni. Gli 8 mesi –secondo BELOCH- vanno considerati dal momento della capitolazione di
Atene (16 Munichione117 404 a.C.) e per questo tutti gli eventi andrebbero collocati nel nov./dic.
404 a.C.

117
Marzo/aprile
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A rigore potremmo scalare di un paio di mesi perché la vera installazione del regime dei Trenta
tarda di un paio di mesi (verso giugno) quindi si potrebbe datare la Battaglia del Pireo verso
febbraio.
Questo mal si accorda con il fatto che la prima spedizione dei Trenta contro File fu scoraggiata da
un’imprevista nevicata. L’episodio di File si colloca circa 3 settimane prima della battaglia del
Pireo, in cui muore Crizia: potrebbe esser conveniente sistemare la Battaglia del Pireo verso nov.-
dic. 404 a.C. più che a febbraio 403 a.C., quando la neve doveva essere qualcosa di prevedibile.
Dinamica dei fatti
Trasibulo, esule dall’Attica, una volta ottenuto l’appoggio di TEBE, dapprima si pone con altri 70 a
File118 poi si trasferisce nel PIREO e si batte a MUNICHIA nel 403 a.C., in uno scontro in cui
muore Crizia.
Lo scontro del Pireo rappresenta una svolta perché i Trenta vengono indotti a rimettere il potere ad
un nuovo collegio di magistrati -i Dieci- che devono esperire le vie della pace (cosa che il collegio
non fa); segue poi un nuovo collegio di Dieci che saranno i veri autori della riconciliazione.
I Trenta, dopo la sconfitta del Pireo, si ritirano ad Eleusi. I Dieci sono molto preoccupati per il
timore di attacchi da parte di quelli del Pireo. Anche quelli del Pireo si vanno organizzando e
promettono l’hisotelìa “obblighi fiscali propri del cittadino” agli stranieri, che combattono sempre
dalla parte dei democratici [forse erano solo esentati dal pagamento del metoìkon, cioè della tassa di
12 dracme versata dai meteci].
Segue l’intervento spartano, condotto da LISANDRO, che protegge gli oligarchici e dal re
PAUSANIA, che contrasta i disegni di Lisandro. Questi, in un primo momento, sconfigge quelli del
Pireo; poi invia ambascerie sia ai democratici del Pireo sia ai democratici della città, per
raggiungere la pace. Viene attuata un’amnistìa e il mè mnesikakèin (“non ricordare i mali”) che
esclude solo i Trenta, gli Undici e i Dieci del Pireo. Inoltre, gli oligarchi che lo desiderano possono
ritirarsi ad Eleusi.
ARCHINO riduce il numero dei giorni della decisione per trattenere in città gli incerti: è chiaro che
il risultato è quello che si addice ad un rappresentante del filone moderato della rinata democrazia.
ARISTOTELE lo colloca tra i rappresentanti della costituzione patria e a lui attribuisce tre fattori:
1) OPPOSIZIONE AL DECRETO DI TRASIBULO, che finiva con il premiare anche gli
schiavi con la concessione della cittadinanza;
2) LA FERMAZZA NEL CONDANNARE A MORTE UN CITTADINO che aveva violato il
mè mnesikakèin
3) RIDUZIONE DEL TEMPO DI GIORNI per la residenza degli oligarchici ad Eleusi
Nel 401 a.C. gli Ateniesi, insospettiti per notizie di intenzioni aggressive, con Trasibulo attaccano
Eleusi e in un colloquio vengono uccisi a tradimento tutti i generali oligarchici.
RICAPITOLANDO: nel 403 a.C., TRASIBULO guidava una rivoluzione democratica che
destituiva i Trenta tiranni, costringendoli a riparare ad Eleusi, doveva veniva costituito uno stato
indipendente da quello di Atene (FILE). Presso la capitale, però, rimaneva il governo dei Dieci che i
Trenta aveva incaricato di intavolare una mediazione e un accordo con i rivoluzionari democratici
(PIREO). Tra le due fazioni si pone Pausania come mediatore. Alla fine dell’intera vicenda veniva
ripristinata la democrazia e si concordava un’amnistia tra oligarchici e democratici, da cui venivano
esclusi i Trenta.

118
Fortezza alle falde del Parnete
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15_IL IV SEC.A.C. PRIMA DI FILIPPO

15.1_LA CONDANNA DI SOCRATE


La figura di Socrate
La tradizione ci riporta rappresentazioni differenti del personaggio di Socrate:
 SENOFONTE: mostra il filosofo come cittadino onesto e rispettoso delle leggi, un esempio
per la società
 ARISTOFANE: nelle Nuvole è presentato come sofista, preso in inutili osservazioni
naturalistiche e in grado di insegnare ai suoi giovani allievi a rendere giusti i discorsi
scorretti
 PLATONE: vede in Socrate il suo maestro, iniziatore della dottrina delle idee e un uomo
socialmente e politicamente rispettoso
 ARISTOTELE: fa di Socrate colui che ha compreso il metodo deduttivo e quindi ne fa un
suo precursore
Il processo a Socrate
Nel 399 a.C. un tribunale ateniese di 501 giurati condannò a morte Socrate, in quanto accusato di
“corrompere i giovani e non onorare gli dei”. Gli accusatori di Socrate sono ANITO e MELETO e
il ruolo del primo fu certo notevole: è un tradizionalista ed è un democratico. Anito rappresenta a
tutti gli effetti la democrazia di V sec.a.C.: è figlio di un artigiano al quale viene riconosciuto il
merito di essersi fatto da sé. Fonte fondamentale per la conoscenza di Anito è il Menone di Platone,
dialogo in cui Socrate ammette che ciascuno dei grandi del passato è agathòs (buono) ma nega che i
figli ne abbiano ereditato la virtù politica.
MELETO potrebbe essere colui che arrestò Leone di Salamina, come ci riferisce ANDOCIDE: se è
così, nel collegio di accusa ANITO e MELETO possono rappresentare due linee politiche
convergenti contro Socrate:
- l’uno è esule democratico anche se fra i democratici è un tradizionalista
- l’altro se non rappresenta il gruppo estremo dei Trenta, è sicuramente uno che ha operato
con questi
A Socrate viene anche imputato di aver creato uomini del calibro di Crizia, rovinoso per gli
oligarchi moderati, e di Alcibiade, rovina per la parte democratica che Anito rappresenta.
Quanto alla posizione politica, Socrate non entra in rottura con la sua città. La sua appare come una
tensione irrisolta fra le sollecitazioni che vengono dalla città democratica, dalla cultura
democratico-urbana a cui egli è tanto legato, da un lato, e le prospettive che per l’ambiente che lo
recepisce e per alcune sue autentiche riflessioni su carenze della democrazia in cui egli vive, lo
portano, dall’altro, ad orientarsi verso una prospettiva aristocratica, ma non ad un totale
filolaconismo, che sarà proprio di Platone.
La condanna nel 399 a.C. e non nel 403 a.C.
Sul perché Socrate sia stato condannato nel 399 a.C. e non nel 403 a.C., è un problema a cui gli
studiosi hanno fornito diverse spiegazioni:
 TAYLOR, suppone che gli Ateniesi non ebbero materialmente tempo nel 403 a.C. di
processarlo. La spiegazione è che ci fosse caos nel lavoro ordinario dei tribunali: tutto il
corpo delle leggi attiche dovette essere sottoposto a revisione dai 500 nomoteti, che
conclusero il lavoro nel 401 a.C.
 DE SANCTIS, pensa che la riconquistata unità della polis sarebbe stata messa in pericolo
da Socrate ed era necessario eliminare gli autori di azioni dissolvitrici
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 FINLEY, Anito, Meleto e Licone si sarebbero schierati contro il filosofo per ragioni di
carattere personale. Eppure, nell’Apologia di Socrate Platone afferma chiaramente che
dietro i singoli accusatori vi erano gruppi più ampi.

15.2_La politica spartana dopo Egospotami: Lisandro


Gli anni di Sparta, 404-379 a.C.
Sparta, vincitrice della Guerra del Peloponneso, aveva una serie di problematiche che resero subito
pericolante la sua leadership:
1. PROBLEMA DELL’OLIGANDRIA: gli Spartiati erano pochi, forse solo 3.000 agli inizi
del IV sec.a.C. La forza della città era dovuta alla coesione della sua classe dirigente, eppure
pochissimi degli Spartiati erano in grado di gestire la situazione. Uno di questi era Lisandro,
che pera però insofferente verso le vecchie regole di austerità e prudenza e metteva così a
repentaglio l’ordinamento dello stato. Fu comunque sua l’organizzazione data all’egemonia
spartana, con l’installazione in molte città di armosti a capo di guarnigioni, a supporto di
governi oligarchici
2. CONGIURA DI CINADONE: un certo Cinadone, forse uno Spartiata, decaduto dalla sua
condizione, promosse una rivolta, contando sul malcontento popolare diffuso. Il tentativo fu
sventato prima ancora che avesse inizio grazie alle spie, ma costituì un campanello
d’allarme per le comunità che non avevano conosciuto mai guerre civili
3. DECRETO DI EPITADEO: questa legge mostra l’esistenza di fermenti sul terreno socio-
economico: con essa non si traduce la libertà di compravendita, ma scuramente quella di
donare e di fare un lascito della terra, quindi “una forma alienabile della proprietà”. Ne
conseguirà un accentramento delle proprietà nelle mani di pochi. A rendere problematica la
legge di Epitadeo è un passo di Aristotele, in cui il decreto è attribuito a Licurgo. Incerta
resta l’attribuzione plutarchea ad Epitadeo.
4. CRISI DINASTICA (400-398 a.C): nasceva il problema della successione al trono di
Agide II. Correva voce che il figlio legittimo di Agide, LEOTICHIDA, fosse in realtà figlio
di Alcibiade e di Timea (moglie del re). Un oracolo metteva in guardia gli Spartani
dall’adottare una “regalità zoppa 119 ”. Essendo AGESILAO zoppo, i suoi avversari e
partigiani di Leotichida, insistevano su un’interpretazione letterale dell’oracolo. Lisandro
riuscì a far valere un’altra interpretazione, secondo cui la regalità zoppa sarebbe quella di
uno spurio come Leotichida. Il sospetto si convalida e Agesilao diventa re, ma il suo
lunghissimo regno lo video restio ad aderire alle nuove realtà e incapace di evitare la
decadenza della città.
5. PROBLEMA DEL RAPPORTO CON I PERSIANI: La vittoria contro Atene era giunta
grazie al decisivo appoggio finanziario del Gran Re di Persian, che aveva preteso in cambio
il riconoscimento del suo potere in assoluto sull’Asia e, quindi, anche sulle città greche della
costa d’Asia Minore. Per gli Spartani era difficile rispettare questi patti e presentarsi come
difensori della grecità.
6. CORINTO E TEBE: queste città (l’una in Argolide, l’altra i Beozia) erano totalmente
insoddisfatte per com’era stata gestita la vittoria da parte di Sparta. Avrebbero desiderato un
comportamento molto più duro nei confronti di Atene, tanto da farla scomparire dalla

119
Da non confondere con l’egemonia cimoniana, che era bipolare perché optava per un’intesa Sparta-
Atene in ottica antipersiana
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geografia del mondo delle poleis. Con Corinto e Tebe si alleò ben presto ARGO (in
Argolide), storica nemica di Sparta.
Lisandro, corruttore incorrotto
Lisandro diviene un personaggio fondamentale della storia spartana. Le vicende in cui fu coinvolto
furono:
1) PROCESSO DI TESAURIZZAZIONE: Plutarco di Cheronea 120 definisce Lisandro un
corruttore incorrotto in grado di vivere nella povertà ma di portare denaro in patria e far
nascere sentimenti di avidità. Avendo ottenuto numerose ricchezze a seguito della battagli
di Egospotami 121 (406 a.C.) introduce la moneta pubblica a Sparta, per farne oggetto di
tesoro pubblico, con severissimo divieto di possesso privato. Fino al 400 a.C., Sparta non
aveva mai conosciuto una tesaurizzazione pubblica: si attingeva solo dalle grandi sedi di
santuari tradizionalmente collegati con Sparta, come Olimpia in Elide e Delfi in Focide. In
queste circostanze Plutarco colloca anche l’episodio di Gilippo (questi fu incaricato da
Lisandro di portare a Sparta i sacchi contenenti le monete, ma li scuce e da ciascuno di essi
toglie un certo numero di moneta, trascurando che all’interno di ogni sacco vi fosse una
tavoletta indicante l’esatta quantità di denaro contenuto. Scoperto l’ammanco, Gilippo fu
esiliato).
2) PROMOTORE DI UNA NUOVA POLITICA ESTERA: instaura decarchie o
decadarchie (governi di Dieci o regimi di Trenta) e armosti con guarnigioni. Il sistema
durerà fino alla fine dell’egemonia di Sparta. Inoltre, Lisandro è anche patrocinatore della
linea dura con Atene, progetto che venne ostacolato da altri governatori spartani. L’episodio
delle flautiste (che celebrano l’abbattimento delle Lunghe Mura di Atene) risale –secondo
Plutarco- alle responsabilità di Lisandro. Dopo la guerra del Peloponneso, gli Spartani si
fanno promotori della difesa di eleutherìa, ma il comportamento di Lisandro ne è una
smentita.
3) INTRODUZIONE DEL CULTO DELLA PERSONALITÀ: l’introduzione risulta
sorprendente considerando che la società spartana è fondata sul principio della parità dei
membri del ristretto corpo civico. Sappiamo che eresse una statua di bronzo a Delfi (il
monumento dei navarchi) e Duride di Samo 122 riferisce che gli Heraia, la festa più
importante di Samo –di fronte Efeso, in Asia Minore- sarebbe stata ribattezzata Lysàndreia,
in onore di Lisandro.
4) TENTATIVO DI RENDERE ELETTIVA LA REGALITÀ: fino ad allora la diarchia era
stata ereditata dalle sole due famiglie degli AGIADI e degli EURIPONTIDI. Lisandro era
un eraclide ma non apparteneva alla discendenza diretta e quindi egli proponeva di estendere
la scelta dei re agli Eraclidi o addirittura a tutti gli Spartiati. Per questo si inserì nelle
questioni dinastiche spartane, favorendo la salita al trono di Agesilao. I rapporti con questi si
incrineranno nel 396 a.C. quando il re umilia in vari modi il navarco, che aveva raggiunto
ampia fama presso i Greci d’Asia Minore. Lisandro rientra a Sparta ma muore nel 395 a.C.
nella Battaglia di Aliarto (in Beozia), scontro interno alla guerra beotico-corinzia.

120
Città della Beozia
121
Fiume del Chersoneso tracico
122
Storico peripatetico di IV sec.a.C.
Pag. 90 a 120
15.3_La politica spartana in Asia
15.3.1_La spedizione dei Diecimila
Nello stesso anno in cui la Guerra del Peloponneso 123 terminava, moriva DARIO II e a lui
successe ARTASERSE II. CIRO, anch’egli figlio di Dario II, divenuto kàranos e amico degli
Spartani, concepì un nuovo piano per rovesciare il fratello Artaserse II: furono arruolato ben 1.300
mercenari, tra cui c’era anche l’ateniese Senofonte124. Lo scontro decisivo avvenne a CUNASSA
(vicino a Babilonia) nel 401 a.C. con la vittoria di Ciro e dei suoi mercenari, vanificata poco dopo
dalla morte di Ciro stesso (che peraltro peggiorò i rapporti tra Sparta e Persia). Ne seguì una lunga
marcia per il rientro in patria.
15.3.2_Il tentativo di liberazione delle città greche d’Asia Minore: Dercillida, Tibrone,
Agesilao.
Sparta nel corso di questi anni mantenne un piccolo esercito in Asia Minore incaricato di
sconfiggere i Persiani e restituire la libertà alle poleis della costa. Lisandro venne escluso dalla
guerra perché coltivava il progetto di costruire un impero simile a quello ateniese e di conseguenza
la guerra fu nelle mani di Tibrone, Dercillida e Agesilao che non ottennero alcun risultato.
Tibrone
Nel 400 a.C. Tibrone sbarca in Asia Minore con 1.000 neodamòdi e 4.000 Peloponnesiaci.
Partecipa anche un gruppo di 300 cavalieri ateniesi. La campagna di Tibrone da un lato mette in
luce la difficoltà degli Spartani a muoversi e dall’altro l’intento di attaccare Tissaferne. Tibrone
viene messo sotto accusa a Sparta perché permette di depredare gli amici ma questi si giustifica
affermando che aveva un esercito da “sfamare”. Dapprima, Tibrone opera nell’area pergamena,
nelle regioni della Troade e della Frigia ellespontica; quando gli viene rilevato il comando, era sul
punto di occupare la Caria.

123
431-404 a.C.
124
L’Anabasi è l’opera storica in cui parla di questa spedizione
Pag. 91 a 120
Dercillida
La sua spedizione ha inizio nel 399 a.C. e mette in campo una strategia differente da quella di
Tibrone: indirizza i suoi sforzi nell’area settentrionale dominata da FARNABAZO. Dercillida
raggiunse il Chersoneso tracico dove creò una linea di fortificazione contro i Traci e poi torna nella
Troade, dove affronta un problema che ha poco a che fare con i Persiani. Riesce a venire a capo
della ribellione di Atarneo, nella Troade, dove si erano annidati gli esuli di Chio, ostili agli Spartani.
Agesilao
Secondo la tradizione la sua spedizione venne attuata (riprendendo il motivo della guerra di Troia)
salpando da Aulide in Beozia, luogo di partenza degli eroi iliadici.
Agesilao arriva in Troade nel 396 a.C. e sembra cambiare nuovamente strategia: in quell’anno
sconfigge l’esercito di Tissaferne a Sardi. Il gran visir persiano Titrauste è inviato in Asia Minore
per punire Tissaferne, che viene infatti decapitato.
Titrauste intavola trattative con Agesilao, proponendo che i Greci d’Asia Minore conservino
l’autonomia, ma paghino tributi alla Persia e che Agesilao attui una spedizione a pagamento contro
Farnabazo. Quando Agesilao si prepara per partire contro la Frigia di Farnabazo è richiamato in
patria da gravi disordini.
15.3.3_Conone e La battaglia di Cnido, 394 a.C.
Gli scontri avvenivano anche per mare e l’ateniese CONONE, esule dalla sua città a seguito della
battaglia ad Egospotami (406/5 a.C.) fu posto a capo della flotta persiana e nel 394 a.C. presso
Cnido125 sconfisse duramente gli Spartani, ponendo fine alle ambizioni marittime di Sparta.
La collaborazione tra Conone e la Persia risulterà fondamentale per la rinascita ateniese: una
circostanza non digerita dagli Ateniesi, da sempre ostili alla Persia.

15.4_La guerra corinzio-beotica


Le fonti
Sulla guerra beotico-corinzia (395-386 a.C.) siamo informati dalle Elleniche di Senofonte e dalle
Elleniche di Ossirinco, di dubbia paternità:
 MEYER e WILAMOWITZ suppongono che l’autore sia TEOPOMPO DI CHIO (IV
sec.a.C.)
 JAKOBY pensa a Damaico di Platea, uno storico della Beozia (e dunque un autore locale)
 Altri avanzano la possibilità che si tratti di CRATIPPO di Atene (IV sec.a.C.) o
dell’attidografo ANDOZIONE
Secondo le ricostruzioni filologiche, le Elleniche di Ossirinco sarebbero confluite in EFORO DI
CUMA (V sec.a.C.) e poi in DIODORO SICULO (I sec.a.C.), creando uno stemma P-E-D.
I Persiani nel 395 a.C. distribuirono 50 talenti a esponenti politici spartani nelle quattro città
principali della Grecia: CORINTO, TEBE, ARGO, ATENE. Secondo le Elleniche di Senofonte, fu
Titrauste ad inviare Timocrate di Rodi in Grecia per offrire denaro; secondo quelle di Ossirinco fu
Farnabazo a dare vita alla rivolta.
In qualunque dei due modi andarono le cose, nel 395 a.C. scoppiava la guerra di Corinto (o guerra
corinto-beotica) che fece sì che Agesilao fosse richiamato urgentemente dall’Asia Minore.
La battaglia

125
Di fronte la CARIA
Pag. 92 a 120
Il 394 a.C. si apre con la morte di Lisandro, ma nei mesi successivi nel corso di due battaglie
(ricordate da LISIA di Atene nel suo epitaffio, V sec.a.C.) quella di NEMEA in Argolide e quella di
CORONEA in Beozia: gli Spartani sbaragliarono senza difficoltà la coalizione delle quattro
maggiori città greche. La guerra si trascinò soprattutto nel Peloponneso settentrionale, intorno
CORINTO, senza che ci fossero avvenimenti definitivi.
Nel 392 a.C. CORINTO vide uno scontro tra democratici (fautori dell’alleanza con ATENE,
ARGO, TEBE) e gli oligarchici filospartani, che furono quasi tutti eliminati. Il risultato della
mattanza fu in sinecismo126 di Corinto e di Argo in funzione anti-spartana.
Info sul sinecismo
I cittadini, pur continuando a vivere ciascuno nella propria città, erano rappresentati da un’unica
assemblea e da un unico governo. In un certo senso si potrebbe descrivere il sinecismo come
un’annessione di CORINTO da parte di ARGO: furono abolite le magistrature e le assemblee, fu
instaurata una democrazia (in linea con Argo).
Nel corso della storia si sono avute tre forme diverse di sinecismo:
1) il sinecismo di Teseo: unificazione di città diverse
2) sinecismo di V sec.a.C.: solo due città si fondano in un’unica città
3) sinecismo di Minosse: unione contemporanea di più realtà

15.5_La politica spartana e la Persia: la pace di Antalcida


Cambiamenti militari
La guerra si era protratta per anni e non si era interrotta nemmeno nei mesi invernali: ebbero un
ruolo particolare i mercenari. Il ricorso ai mercenari rompeva l’equilibrio sociale della polis. Nel
390 a.C. un reparto dell’esercito spartano viene attaccato a sorpresa da IFICRATE, che guidava un
battaglione di peltasti127 proveniente dalla Tracia. Nello scontro morirono ben 250 Spartani.
Occupazione dell’isola di Citera
Conone dopo la vittoria a Cnido, aveva concepito un ambizioso piano che comportava lo sbarco nel
Peloponneso e un attacco diretto alla città. Il progetto non si concretizzò ma venne occupata
stabilmente l’isola di Citera (sud Laconia).
Nel 393 a.C. Cono rientrava trionfalmente ad Atene, portando con sé il denaro persiano utile a
terminare i lavori di ricostruzione delle Lunghe Mura tra Atene e il Pireo.
Verso la pace di Antalcida: problemi cronologici
Gli Spartani trovarono in Antalcida un uomo in grado di dialogare con il Gran Re. Questi già nel
392 a.C. attuò proposte di pace al Gran Re, che furono però respinte dagli Ateniesi. La tradizione
fa riferimento a due congressi tenutisi uno a Sardi e l’altro a Sparta. Non sappiamo però in quale
ordine cronologico questi siano avvenuti. Senofonte parla delle trattative di Sardi ma non di quelle
di Sparta; viceversa Andocide. Forse il congresso di Sparta ha preceduto quello di Sardi.
Il problema cronologico interessa perché l’orazione di Andocide è la prima testimonianza di koinè
eirène (pace comune) e non è privo di interesse stabilire se la nozione generale di pace sia nata
autonomamente in ambito greco o sia stata imposta dal Re. Se il congresso di Sparta fosse
precedente, appare strano che Senofonte (mosso dal suo filolaconismo) non abbia fatto menzione
che fu Sparta a risolvere il conflitto.

126
Si forma un’unica polis
127
Forse i peltasti vennero adoperati anche nella battaglia di Delio (in Beozia) nel 424 a.C.
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In termini più precisi, l’incontro di Sardi significa i mesi iniziali e invernali o la tarda estate del 392
a.C., mentre il dubbio è forte per la cronologia delle trattative di Sparta, perché se si datano prima,
esse si collocano nel 393/92 a.C.; se si datano dopo Sardi allora si riferiscono al 392/91 a.C.
Un passo di FILOCORO di Atene (IV sec.a.C.) data sotto l’arconte Filocle (392/91 a.C.) i due fatti
che lega insieme e afferma che gli Ateniesi rifiutarono l’accordo del 392 a.C. sulla base del
principio di autonomia dei Greci; dopodiché si fa riferimento alle trattative elleniche di Sparta e agli
ambasciatori ateniesi (tra cui Andocide).
Anche nel 386 a.C. si ebbero prima la pace di Sardi e poi quella di Sparta. Resta solo da spiegare
perché Andocide non faccia riferimento agli accordi del Gran Re.
La pace di Antalcida, 396 a.C.
Detta anche pace di Sardi oppure pace del Re. La proposta di Antalcida, prospettata dal Gran Re
sin dal 392 a.C., venne accolta nel 396 a.C. e andava incontro a tutte le richieste persiane. Nessuna
delle nemiche di Sparta aveva la forza di continuare la lotta ad oltranza: la morte di Trasibulo nel
388 e di Conone nel 391 a.C. fecero sì che Atene cedesse.
Congresso di pace a Sparta (primavera 386 a.C.)
In un congresso di tutte le poleis tenutosi a Sparta, sotto la presidenza di AGESILAO, i
rappresentanti provenienti da tutto il mondo greco ascoltarono l’invito di Artaserse che dettava
letteralmente le condizioni di pace: un momento che fu ricordato come il punto più alto
dell’influenza persiana sui fatti della Grecia e di umiliazione per i Greci stessi. Gli accordi erano
semplici:
 il Gran Re ribadiva il suo potere sulle città greche d’Asia Minore, a cui era concesso di darsi
la forma di governo che volevano purché pagassero tributi al Re
 tutte le poleis greche doveva essere libere e autonome (era vietata la creazione di qualsiasi
lega)
 Atene poteva mantenere il possesso di LEMNO, IMBRO, SCIRO
 Sparta poteva conservare l’egemonia sulla lega peloponnesiaca e sulla Messenia
Gli anni dopo la pace furono quelli in cui Sparta esercitò con maggiore vigore la sua egemonia.
Corinto e Argo si scioglievano e veniva ristabilito l’ordine nelle piccole città di Mantinea, Arcadia
(385 a.C.), Fliunte e Argolide (381-379 a.C.).

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15.6_La seconda lega navale ateniese
La seconda lega navale ateniese nacque dall’organizzazione dei rapporti intessuti da Atene con
molte città e isole dell’Egeo, nei primi anni del IV sec.a.C.
Sulla nascita della Lega siamo informati dal Decreto di Aristotele (così denominato dal nome del
proponente e datato alla 7a pritania dell’arcontato di Nausinico, ossia al 378 a.C.
Il decreto propone ai Greci di aderire all’alleanza ateniese, difensiva, ispirata al principio della
koinè eirène “pace comune” in funzione anti-spartana.
Gli strateghi coinvolti nell’organizzazione della Lega sono TIMOTEO, CABRIA e
CALLISTRATO.

15.7_L’egemonia tebana: aspirazioni di Tebe, attriti con Sparta, la politica di Pelopida ed


Epaminonda, i fronti della politica tebana fino a Mantinea
L’episodio di Febida, 382 a.C.
Un comandante spartano, Febida, s’impadronì con un piccolo contingente dell’Acropoli di Tebe,
con conseguente insediamento di un governo filospartano e il massacro o la fuga degli avversari. Si
trattava di un atto privo di qualsiasi giustificazione e contro i trattati conclusi, ma Agesilao avallò il
comportamento di Febida e non mostrò alcuna intenzione di ritirare il contingente spartano.
Gli anni dal 379 al 355 a.C.
Nel 379 a.C. gli esuli Tebani si ribellano a Leonziade -tra i quali si distingueva il giovane
PELOPIDA- riconquistarono la città, cacciando la guarnigione spartana. Da questo momento Tebe
vivrà momenti più floridi.
Alla base del progetto politico di Tebe vi era l’adozione di ordinamenti democratici contro la
tradizione oligarchica della città e l’unificazione della Beozia. Il programma era interpretabile come
il desiderio di Tebe di dominare sull’intera regione.
Gli altri centri della Beozia (Orcomeno, Tespie, Platea) godevano di larga autonomia negli affari
interni, concorrendo in parti proporzionali alla loro importanza a formare il consiglio federale. Due
sono i personaggi che incarnano le fortune del tempo: PELOPIDA ed EPAMINONDA.
Nelle intenzioni di quest’ultimo, il governo federale avrebbe dovuto realizzarsi in modo pacifico,
ma nei fatti non fu così: basti pensare alla distruzione di Platea nel 373 a.C. o al durissimo
trattamento riservato ad Orcomeno nel 364 a.C.
Giasone di Fere, 385-370 a.C.
In questi stessi anni venne eletto tagòs della Tessaglia GIASONE DI FERE (tiranno della città di
Fere, appunto). Questi in pochi anni riuscì nell’impresa di UNIFICARE LA TESSAGLIA, dopo
esser venuto a capo della resistenza delle aristocrazie di Farsalo e di Larissa. L’esercito di Giasone
forte di una cavalleria di 6.000 uomini, si mostrò tra i più importanti e organizzati del tempo,
mentre il nuovo tagòs sembrava mostrare doti anche di tipo diplomatico, muovendosi come
mediatore tra Tebe e Sparta, subito dopo la sconfitta di Sparta a Leuttra, in Beozia (371 a.C.).
Isocrate pensava a lui come ad un personaggio in grado di unire la Grecia in una crociata contro la
Persia. Ma nel 370 a.C. Giasone moriva assassinato in una congiura, consegnando la regione a lotte
durissime tra i successori. Il progetto di Giasone verrà di fatto messo in pratica da Filippo II di
Macedonia.
L’episodio di Sfodria, 378 a.C.
Un certo Sfodria, comandante spartano della guarnigione di Tespie, ancora sotto il controllo di
Sparta, partì con un piccolo contingente in direzione del Pireo, con l’intenzione di impadronirsene
con un colpo di mano.
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Il progetto era in realtà privo di senso a causa della distanza e infatti Sfodria venne colto all’alba in
territorio attico ed essendo lontano dal Pireo se ne tornò dopo aver infero qualche danno alle
colture. Si tratta forse di un’intimidazione da parte spartana, anche se non riuscita.
Il fallimento della koinè eirène e la breve egemonia tebana, 371-362 a.C.
Tra i tanti ostacoli che opposero alla realizzazione di una pace comune duratura fu la pretesa da
parte dei Tebani di rappresentare l’intera confederazione beotica: una pretesa in contraddizione
con la pace del Re (pace di Sardi), come del resto violava la pace il dominio spartano sulla
Messenia e sulla Lega del Peloponneso. È giusto il motivo per cui fallirono un tentativo di pace
effettuato nel 375 a.C. e il congresso a Sparta nel 371 a.C.
Il rifiuto di rinunciare a rappresentare la confederazione beotica nella pace del 371 a.C. portò
all’immediato intervento spartano. Il re spartano CLEOMBROTO giunse in Beozia per ridurre i
Tebani ma a Leuttra l’esercito confederato, guidato da Epaminonda, distrusse quello spartano e
provocò la morte dello stesso re e di 400 su 700 Spartiati presenti.
Sul piano militare va sottolineata l’importanza delle innovazioni di Epaminonda, che si serve della
“tecnica obliqua”.
Gli anni che seguono Leuttra sono quelli dell’egemonia tebana (371-362 a.C.). La città di Leuttra
agì su più fronti:
 fronte beotico, per consolidare la confederazione
 fronte settentrionale, affidato a Pelopida -che morirà a Cinoscefale nel 364 a.C.-
 fronte meridionale, con ben 4 discese di Epaminonda nel Peloponneso
 fronte marittimo, con la costruzione di una flotta di ben 100 triremi sotto la guida dello
stesso Epaminonda.
Secondo alcuni studiosi, l’egemonia tebana fu effimera poiché il momento di gloria della città era
legato al genio di Epaminonda. In realtà Tebe e Beozia erano entità troppo piccole e povere per
poter avere un primato durevole: l’esercito confederato era composto da appena 11.000 uomini e
circa 1.000 cavalieri e la regione non aveva neppure grandi consuetudini sul mare.
Mentre il dominio di Sparta si era retto su una forte connotazione ideologica che l’aveva rese il
referente di tutte le oligarchie nel mondo greco, la storia di Tebe non aveva di queste attrattive:
anzi, sulla polis pesava sempre il “medismo” di un secolo prima.
Le quattro discese di Epaminonda nel Peloponneso
a a
1 e 2 discesa, 370-369 a.C.: la presenza dei Tebani consentì alla neonata Lega arcadica di
svilupparsi pienamente. La Lega era una confederazione, con un’assemblea generale di 10.000, un
collegio di strateghi e un collegio di magistrati federati e poi una milizia stabile.
A coordinamento di quest’iniziativa nel 368 a.C. fu fondata la nuova capitale della Lega,
MEGALOPOLI (in Arcadia128) sorta dall’unione di un gran numero di piccoli centri dell’Arcadia.
Nello stesso anno EPAMINONDA si rese promotore della liberazione della Messenia dalla
dominazione spartana, che ormai durava da tre secoli e mezzo con il richiamo degli esuli Messeni e
la fondazione della nuova polis MESSENE, sul Monte Itome.129
La spedizione in Messenia fu preceduta dall’invasione della Laconia: l’esercito tebano giunse a
poche centinaia di metri dal cuore di Sparta, senza cercare di forzare le difese che la polis aveva

128
Città natale di Polibio
129
Pausania (II d.C.) nel IV libro parla di diffusione di numerosi miti di propaganda tebani che vanno ad
oscurare e mettere in secondo piano quelli dorici
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approntato. L’azione ebbe carattere dimostrativo: era la prima volta nella storia che il suolo
spartano veniva calpestato dai nemici.
La liberazione della Messenia fu invece un colpo decisivo per la partenza spartana, senza
determinare il crollo della città. Nel 368 a.C. Sparta infligge una sconfitta alla Lega arcadica in una
battaglia chiamata “senza lacrime” perché gli Spartani non subirono neanche una perdita. Eppure la
città comincerà una politica solitaria, senza partecipare -per esempio- alla lotta contro la
Macedonia.
3a discesa, 367 a.C.: Epaminonda riusciva a guadagnarsi come alleata l’ACAIA ma il costo fu la
conservazione di regimi oligarchici; ma a Tebe si sconfessò questa parte del suo operato e
ovunque furono imposti regimi democratici che furono però di effimera durata per il rientro degli
esuli oligarchici nella primavera del 366 a.C.
4a discesa, 362 a.C.: questa spedizione nacque da una complessa serie di avvenimenti, originati
dalla divisione della Lega arcadica in filospartana e antispartana.
Gran parte del mondo greco giunse a confrontarsi nella piana di Mantinea: Spartani, Ateniesi e
contingenti dell’Acaica, di Mantinea e di Fliunte guidavano l’esercito che si contrapponeva a quello
di Epaminonda, ch’era affiancato da contingenti arcadi, messeni e delle città di Sicione e di Argo.
Prima dello scontro, Epaminonda tentò una diversione improvvisa su Sparta nell’intento di
conquistarla, ma il tentativo fu sventato: ancora una volta gli Spartiati furono costretti a difendere la
propria terra da un’invasione straniera. Epaminonda mostrò nel corso della battaglia le grandi doti
militari del suo schieramento ma venne trafitto da una lancia e morì sul colpo.
Con il 361 a.C. si concludono le Elleniche di Senofonte130 e nella conclusione lo storico afferma
che sebbene entrambi gli schieramenti pensavano d’aver vinto, nessuno dei due trasse vantaggi
dalla battaglia di Mantinea.
Nessuna polis esercitava più l’egemonia e un congresso di pace seguito a Mantinea non fece che
fotografare la situazione esistente, che soprattutto Sparta rifiutava, ritenendo inaccettabile il
riconoscimento dell’indipendenza della Messenia.
Ciascuna città manteneva un limitato potere regionale:
 Sparta sulla Laconia e su una piccola parte del Peloponneso
 la Lega arcadica su parte del Peloponneso centrale e settentrionale
 Tebe sulla Beozia

130
Partono dal 411 a.C.
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15.8_La guerra sociale
Atene era ancora a capo della Lega navale delio-attica (378 a.C.) ma pochissimi anni dopo fu
costretta a subire la defezione di buona parte degli alleati più importanti: Chio, Cos, Rodi e
Bisanzio.
Scoppiava, così la guerra dei socii o guerra degli alleati (o guerra sociale), le cui motivazioni non
sono chiarissime anche se l’insoddisfazione nei confronti del comportamento tenuto da Atene da
una parte e l’intervento di Mausolo (satrapo di Caria) dall’altra, furono sicuramente dei fattori
decisivi. La città reagì inviando i suoi generali migliori: CARETE, IFICRATE, TIMOTEO. Questi
vennero però sconfitti nella Battaglia di Embata, presso Chio, nel 356 a.C. La guerra durò ancora
qualche mese; dopo, la Lega continuò formalmente ad esistere fino al 337 a.C. ma aveva ormai
perso parte della sua importanza.

15.9_La politica di Eubulo


Ad Atenesi fece strada l’idea di rinunciare ad una politica estera aggressiva che comportava ormai
spese insostenibili, per realizzare un programma di rafforzamento economico in un quadro di
pacificazione: il principale uomo politico che incarnò questo ideale fu EUBULO.
Eubulo è un uomo politico ateniese (figlio di Spintaro del demo di Probalisco) morto nel 330 a.C. Il
periodo di massima attività è da porsi dal termine della guerra sociale (355 a.C.) a ben oltre la pace
di Filocrate (346 a.C.). Con lui si registra un forte accentramento finanziario e una politica di
chiusura alle mire espansionistiche [Isocrate scrive “Sulla pace” in cui si parla della negatività del
mare; Senofonte compose i “Poroi” in cui parla dell’uscita di Atene dal mare].
Alla politica di Eubulo si affianca sempre più una marcata professionalizzazione della politica con
precise figure politiche.

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16._LA GRECIA, FILIPPO II E ALESSANDRO MAGNO

16.1_La monarchia macedone: caratteri generali


Il territorio macedone, almeno a partire dal V sec.a.C., quando fu sottoposto alla dinastia degli
ARGEADI, era diviso in tre grandi regioni a carattere prevalentemente montuose:
 LINCESTIDE, a nord-ovest
 ORESTIDE, a sud
 ELIMIOTIDE, a sud-ovest
Le tre regioni presentavano numerose differenze sia etniche sia linguistiche e FILIPPO II (359-336
a.C.) cercherà di attuare un’unione servendosi come strumento di aggregazione i matrimoni con le
principesse in vari luoghi.
Il significato di Macedoni è quello di montanari: μακήδνως131 in greco significa “alto” e quindi
“colui che vive in alto”; un caso di parallelismo è rintracciabile negli Epiroti, che sono infatti gli
“abitanti del continente”. Entrambi i nomi appaiono come degli eteronimi, assegnategli dalle
popolazioni circostanti. In Erodoto si afferma che gli stessi Dori prima di essere chiamati così erano
detti μακηδνοί132, connesso a Macèdones.
Sorge a tal proposito un interrogativo sulla natura etnica dei Macedoni, se questi furono dei Greci e
se furono in contatto con i Greci.
Il principale collante di queste popolazioni fu la dinastia degli ARGEADI, che è argolica e quindi
dorica, in quanto il primo re dei Macedoni (PERDICCA o CARANO) discenderebbe da un ramo
degli Eraclidi (il ramo dei Temenidi < Temeno, bisnipote del mitico Eracle, fondatore di Argo
dorica): il sovrano era una sorta di primus inter pares in un gruppo di quasi 100 grandi proprietari
terrieri, che vivevano alternando spedizioni militari alla caccia (un quadro tipico di una società
guerriera, in cui l’autorità era divisa tra lo stesso sovrano e l’assemblea dei soldati in armi che lo
eleggevano e lo giudicavano in caso di tradimento). Il sovrano era una sorta di re elettivo e si può
parlare quasi di una monarchia militare.
Il primo sovrano che ha una qualche consistenza storica è ALESSANDRO I, detto Filelleno, che
regnò dal 495 al 494 a.C. circa.
Una tradizione indicava nella città di Argo le sue origini e sappiamo che i sovrani macedoni
vennero accettati ai Giochi Olimpici (a cui potevano accedere solo i Greci).
In ogni caso, la storia della Macedonia è quella di un regno attardato, marginale, che attira
l’attenzione di Atene e delle altre potenze per la presenza del legname. In questo quadro si
segnalano alcuni sovrani, quali ACHELAO (fine V sec.a.C.) che svolgono attività di mecenatismo
verso alcuni poeti greci. Noto è il caso di Euripide che venne ospitato dal re Achelao e che lì
compose Baccanti, Achelao, Temenidi.
La questione della grecità dei Macedoni presenta numerose problematiche e sono due i principali
parametri adottati per analizzarla:
1) CRITERIO LINGUISTICO, è greco chi parla greco; della lingua macedone sappiamo molto
poco (forse appartiene ad un dialetto greco di nord-ovest)
2) CRITERIO CULTURALE, è greco chi partecipa delle espressioni della cultura greca; in
effetti l’elites macedone si dava un’educazione greca.

131
makèdnos
132
makednoì
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16.2_Filippo II
16.2.1_L’educazione
Filippo ricevette la sua educazione a Tebe (che viveva il suo momento di egemonia e di
esperimento militare) ed è probabile che abbia realizzato la sua falange macedone sulla base delle
conoscenze qui apprese.
Filippo II salì sul trono di Macedonia a soli 22 anni, nel 359 a.C., inizialmente come reggente del
minore AMINTA IV e poco dopo come sovrano a tutti gli effetti.
16.2.2_La politica interna
FILIPPO II si rivelò subito un uomo di straordinaria energia e all’inizio le sue energie furono
assorbite dal consolidamento dei confini settentrionali del suo regno, sempre soggetti a continui
attacchi di TRACI, PEONI, ILLIRI. Fu proprio tale pressione il motivo per cui FILIPPO II si
dedicò ad una profonda riorganizzazione dell’esercito sul modello del battaglione sacro tebano,
armandolo di sarisse e affiancando ai pezeteri gli ipaspisti.
La questione con i Traci, Peoni e Illiri fu risolta tacitando questi con il denaro; ma Filippo II dovette
risolvere anche altri problemi come l’irrequietezza dell’aristocrazia (convocò a corte i giovani per
essere educati) e la presenza di Ateniesi lungo la costa, dove le città principali avevano aderito alla
seconda lega navale ateniese.
Nel 358 a.C. il generale macedone PARMENIONE sconfisse gli Illiri: il matrimonio di Filippo II
con la principessa Olimpiade, del genos degli Eacidi, aveva proprio funzione anti-illirica.
Obiettivo primario di Filippo era eliminare la scomoda e preoccupante presenza degli Ateniesi sulla
costa, che indeboliva le posizioni nell’Egeo settentrionale: nel 357 a.C. Filippo II attaccò e
sottomise ANFIPOLI (in Tracia), approfittando del fatto che gli Ateniesi erano impegnati nella
guerra dei socii e quindi era impossibilitata all’intervento. Il controllo di Anfipoli assicurò a
Filippo II le miniere auree del Pangeo e dunque la possibilità di coniare una nuova moneta (il
filippi). In questa zona dedusse, poi, la colonia di Filippi.
16.2.3_La politica nella Calcidica
Nel 356 a.C. Filippo conquista anche PIDNA133 e POTIDEA134 e ancora una volta Atene non poté
intervenire perché sconfitta a Chio dagli alleati ribelli. Nel 355 a.C. caddero anche ABDERA e
MARONEA e nel 354 a.C. METONE135.
L’azione di Filippo ebbe ripercussioni anche nel continente greco, a sud delle Termopile: qui la sua
politica fu di egemonia dapprima attraverso l’Anfizionia delfica, poi con la fondazione della Lega
di Corinto.
Il vero problema per un Filippo che volveva tutta la Grecia dietro di sé (eccetto SPARTA) era
quello di una scelta tra Atene e Tebe. Si può affermare che Filippo II volesse perseguire un disegno
panellenico, volto a non scegliere tra gli interessi delle varie città: realista com’era, egli conosceva
l’ostilità ateniese verso Tebe e quindi avrebbe operato una scelta nei confronti di Atene.
Per DEMOSTENE contrastare i disegni di Filippo II significava operare in modo che Filippo non
scegliesse in favore di Tebe e dall’altro avere proprio TEBE come alleato contro Filippo II.

133
Nella Pieria, ex comune greco
134
Nella penisola Pallene (Calcidica)
135
Nella Pieria, in Grecia, vicino a Pidna
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16.2.4_La terza guerra sacra
Il fattore scatenante della III GUERRA SACRA (356-346 a.C.) fu l’accusa rivolta ai Focesi di aver
coltivato terra sacra a CIRRA. Gli accusatori erano i TEBANI che avevano indotto l’Anfizionia ad
emettere la severa condanna.
I Focesi, guidati dallo stratega FILOMELO, reagirono occupando Delfi e la reazione dei Locresi fu
immediata; ma i Focesi irruppero nel 355 a.C. con il sostegno di Ateniesi, Spartani e altri
Peloponnesiaci.
Tra il 355-354 a.C. il focese FILOMELO sconfisse i Tebani ad ARGOLAS ma poco dopo i Focesi
furono battuti a NEON (in Beozia) e Filomelo fu ucciso.
La III guerra sacra è importante perché consentì a FILIPPO di inserirsi a pieno titolo nelle
vicende greche.
Morto Filomelo, la sua carica fu assunta da ONOMARCO che impegnò le ricchezze del santuario
per assoldare mercenari e ottenere così notevoli successi, che lo portarono a controllare buona parte
della Grecia centrale.
I Tessali erano preoccupati da tali vicende: mentre la città di FERE con il tiranno LICOFRONE
sposava la causa dei Focesi, LARISSA con gli ALEVADI, chiese ed ottenne l’intervento di Filippo,
che sconfisse ONOMARCO nel 352 a.C. ai CAMPI DI CROCO 136 . Onomarco viene fatto
impiccare e vengono fatti annegare tutti i profanatori del tempio delfico.
La guerra di Olinto, 351-348 a.C.
La guerra continuò nella Grecia centrale, coinvolgendo più che altro Tebani e Focidesi, senza
operazioni decisive. Filippo puntò allora sulla penisola Calcidica 137 con capitale OLINTO, polis di
notevole importanza.
Le operazioni avvennero nel 351 a.C. e si conclusero nel 348 a.C. con la caduta della città di
Olinto: la città fu rasa al suolo e i suoi abitanti venduti come schiavi. Fu allora che Demostene prese
coscienza della pericolosità rappresentata da FILIPPO II e nelle Olintiache cercò di convincere gli
Ateniesi a porsi dalla parte di Olinto; quando questi giunsero, la città era già caduta.

16.2.5_La pace di Filocrate


Verso la fine della guerra
Alcuni incontri tra il re e i principali personaggi politici ateniesi, tra cui Eschine, da sempre
favorevole ad un’intesa con i Macedoni, e lo stesso Demostene, incapace di imporre le proprie
argomentazioni, fecero sì che si giungesse alla pace di Filocrate nel 346 a.C., che poneva:
 Fine della guerra sacra: i Focesi venivano multati pesantemente e le loro città venivano
sottoposte al diecismo
 Filippo riceveva i 2 voti dell’Anfizionia sottratti ai Focesi che ne erano stati espulsi
 Alleanza tra Atene e Filippo
Il sinedrio anfizionico, mutato nella sua composizione, offriva a Filippo lo strumento giuridico per
esercitare sulla Grecia legittime funzioni egemoniche.
Gli anni 346-340 a.C.
Gli anni successivi alla pace di Filocrate non vedono una dichiarazione formale di guerra tra Atene
e la Macedonia, ma sono solo molto tesi. Il partito della guerra prende il sopravvento ad Atene,

136
Sul Golfo di Pegase, in Tessaglia
137
Tra Pallene e Sithonia, sul Golfo Toromaico
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sotto la guida di Demostene: un indizio è nella decisione di mandare all’esilio quel Filocrate
promotore della pace.
Il terreno di frizione ora è il Chersoneso tracico, una zona per cui gli Ateniesi avevano sempre
mostrato grande interesse perché era da lì che proveniva la maggior parte dei rifornimenti di grano.
Nel 340 a.C. Filippo attaccò PERINTO138 e BISANZIO139, entrambe alleate di Atene.
La guerra è ormai imminente e nel 339 a.C. viene dichiarata ufficialmente, in seguito al sequestro
di navi da trasporto granario ateniesi da parte di Filippo II.
16.2.6_La quarta guerra sacra
La IV GUERRA SACRA è conosciuta anche come guerra di Anfissa e fu sostenuta
dall’Anfizionia delfica tra il 339 e il 338 a.C.
Gli abitanti della città di Anfissa (nella Locride) vengono accusati dall’Anfizionia di aver coltivato
terra sacra.
Cogliendo il pretesto di difendere gli Anfissei, accusati anche da Atene, Filippo II giunse ad
ELATEA (in Focide) minacciando di attraversare le Termopile e invadere l’Attica.
Ad Atene, Demostene si dà da fare sul piano diplomatico. Non molte città rispondono al suo
appello, ma Tebe si lascia convincere ed è a Tebe che Demostene offre il comando dell’esercito e il
pagamento di 2/3 delle spese di guerra.
16.2.7_Cheronea
Lo scontro finale della IV guerra sacra avviene a CHERONEA, in Beozia, dove i Tebani vengono
sconfitti dall’appena 18enne Alessandro e gli Ateniesi vengono sconfitti da Filippo II.
16.2.8_Le condizioni di Filippo alla Grecia
16.2.9_La lega di Corinto
Nel 337 a.C. Filippo volle dare una veste istituzionale al suo rapporto con la Grecia, fondando una
Lega di Corinto e basata sul modello delle leghe militari egemoniche panelleniche.
Ad Atene le reazioni furono di varia natura:
- IPERIDE si spinse a chiedere la liberazione degli schiavi purché collaborassero alla difesa della
città, promettendo cittadinanza agli stranieri
- FOCIONE e DEMADE, filomacedoni, si accordano con Filippo II per ottenere condizioni di
pace più onorevoli.
Con la Lega di Corinto fu proclamata dapprima la koinè eirène (la pace comune) e l’autonomia dei
Greci, poi si creò un sinedrio comune con sede a Corinto. In caso di guerra, il comando della guerra
sarebbe stato assunto da Filippo. La Lega di Corinto nasceva con lo scopo di dichiarare una
guerra contro la Persia: si stava compiendo il progetto di riunire tutti i Greci sotto un nemico
comune.
La morte di Filippo II
Filippo II non poté guidare la spedizione in Asia: nell’estate del 336 a.C. ad EGE (Macedonia)
venne ucciso da un certo Pausania. Le motivazioni dell’assassinio non sono chiare: alcuni
ipotizzano un complotto della moglie illirica Olimpiade per garantire il trono di Macedonia al figlio
Alessandro.
Le due interpretazioni principali degli eventi storici di V sec.a.C.
Due sono le principali posizioni assunte nei confronti degli eventi storici descritti:

138
Nord-ovest della Propontide
139
Area degli Stretti tra la Propontide e il Ponto Eusino
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1) IMPOSTAZIONE CLASSICA DELLA STORIOGRAFIA DEL PASSATO: Filippo è
un barbaro invasore e la Grecia ha nello stesso Demostene il suo campione di libertà. Con il
prevalere di Filippo II a Cheronea, finisce la storia delle poleis libere e secondo alcuni
(come BELOCH) anche la storia greca
2) STORIGORAFIA DELL’800 TEDESCO: alcuni studiosi tedeschi identificarono la
Prussia e la Macedonia, entrambi stati relativamente piccoli ma che erano riusciti a compiere
un processo di unificazione. In un tale contesto Filippo era visto con grande favore, mentre
non si risparmiavano ironie e accuse su Demostene, che si era opposto ad un processo
ineluttabile.
Il giudizio su Demostene è molto complesso: è stato spesso notato come questi abbia difficoltà nel
convincere gli Ateniesi che Filippo è il nemico principale, non la Persia. Demostene aveva
sicuramente visto giusto, ma la sua politica era superata e anacronistica, nel riproporre sempre le
medesime alleanze.
Demostene è un uomo ricco e di buona famiglia e ha a cuore la difesa degli Ateniesi possidenti. In
questo senso, non sarà molto preveggente perché proprio Filippo introdurrà nella carta di
fondazione della Lega (di cui abbiamo un’iscrizione) la proibizione di cambi di costituzione, di
abolizione di debiti e di redistribuzione delle terre. Fu proprio la Macedonia, quindi, a tutelare i
possidenti.
Isocrate di Atene (IV sec.a.C.) poco prima di morire compose il Filippo, all’interno del quale esalta
il sovrano e lo sprona ad essere benefattore dei Greci. C’è un richiamo all’evergesìa di Cimone.

16.3_Alessandro
Nato nel 356 a.C. da Filippo II e la principessa illirica Olimpiade, ALESSANDRO successo al
trono di Macedonia nel 336 a.C., dopo la morte del padre.
16.3.1_La continuità con Filippo
Spedizioni contro Traci, Peoni e Illiri (335 a.C.)
Alessandro compì delle prime spedizioni per assicurarsi i confini orientali dell’impero macedone
contro TRACI, PEONI, ILLIRI, TRIBALLI e GETI.
16.3.2_rapporti con tebe e atene
Egli si fa riconoscere il ruolo di tagòs dei Tessali e di strategòs autokràtor della Lega di Corinto
(337 a.C.), inducendo persino il sinedrio a punire i Tebani che aveva medizzato.
16.3.3_Le spedizioni e i vari motivi di propaganda
PRIMA FASE DELLA SPEDIZIONE
Nella primavera del 334 a.C. Alessandro muove da PELLA (capitale della Macedonia) ad
ANFIPOLI (in Tracia; qui erano concentrate le forze militari) e da qui in ASIA.
Nell’esercito macedone c’è la mistione dell’elemento macedone vero e proprio e dell’elemento
barbaro. L’armata era seguita da una spedizione di geografi, naturalisti, interpreti, topografi e
storici come CALLISTENE DI OLINTO; era inoltre presente un diario della spedizione diretto
da EUMENE DI CARDIA.
Il primo gesto di Alessandro fu quello di visitare Ilio e onorare la tomba di Achille per dare una
intonazione omerica alla spedizione.

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 BATTAGLIA DEL GRANICO140 (334 a.C.) → Alessandro sconfisse l’esercito persiano di
DARIO III presso il fiume Granico e la vittoria gli consentì di conquistare DASCILIO 141 e
SARDI142.
Alessandro conferisce ancor più carattere ellenico alla sua spedizione quando invia ad Atene i resti
delle armature di guerrieri persiani. Egli aveva instaurato governi democratici nelle città greche
d’Asia Minore, esentandole dal tributo.
 IL NODO DI GORDIO (333 a.C.) → Alessandro dopo la battaglia del Granico si reca in
Frigia, a GORDIO: qui tagliò (o sciolse) il nodo che legava il cocchio dedicato a Zeus143. Secondo
una tradizione “sarebbe divenuto padrone dell’ecumene colui che avesse sciolto il nodo”.
 BATTAGLIA DELL’ISSO (333 a.C.) → Dopo essere stato a Gordio, Alessandro scese
dapprima in Cilicia dove prese TARSO e nell’autunno del 333 a.C. si scontrò con DARIO III a
ISSO144. Dario III fu nuovamente sconfitto e fuggì oltre l’Eufrate, da dove avanzava proposte di
pace (respinte da Alessandro, contro il parere di PARMENIONE). Il rifiuto di Alessandro
denuncia che il suo progetto andava ben oltre la conquista dell’Asia.
 CONQUISTA DELLE CITTÀ GRECHE DELLA COSTA SIRIACA → Dopo la battaglia
dell’ISSO (333 a.C.), Alessandro conquistò le città della costa siriaca: SIDONE, TIRO, GAZA;
tale conquista intendeva togliere porti e basi alla flotta nemica e assicurarsi le retrovie prima di
intraprendere la strada per Babilonia.
SECONDA FASE DELLA SPEDIZIONE
La seconda fase della spedizione ha inizio con la conquista dell’Egitto (332/331 a.C.) e nella
prima metà del 331 a.C. fondò ALESSANDRIA.
 VISITA ALL’ORACOLO DI ZEUS AMMONE → Durante la permanenza in Egitto,
Alessandro fece visita all’oracolo di Zeus Ammone (Oasi di Siwa, in Libia) che lo salutò come
“figlio di Zeus”. L’episodio ha dato origine a diverse ipotesi: secondo alcuni, il sacerdote
riconosceva Alessandro quale figlio del dio; secondo altri, l’appellativo è dato dai faraoni per
indicare il loro successore.
 ALESSANDRO ORGANIZZA LE SUE CONQUISTE→ Nella primavera del 331 a.C.
Alessandro si preoccupò di organizzare le conquiste sul piano amministrativo:
 la cassa militare fu affidata ad ARPALO
 la riscossione del tributo dell’Egitto a CLEOMENE DI NAUCRATI
 Asia Minore, Siria, Cilicia, Fenicia e Cipro furono organizzati in distretti tributari.
 BATTAGLIA DEL GAUGAMELA (331 a.C.) → Nell’ottobre 331 a.C. Alessandro si diresse
verso la MESOPOTAMIA, attraversò l’Eufrate e il Tigri e a GAUGAMELA ottenne una
schiacciante vittoria sull’esercito di DARIO III, che fuggiva prima ad ECBATANA e poi nelle
satrapie orientali; nel frattempo Alessandro aveva non solo incamerato le ricchezze del Gran Re ma
anche conquistato le capitali dell’Impero achemenide: BABILONIA, SUSA, PERSEPOLI e

140
Fiume della Turchia nord-occidentale
141
In Frigia ellespontica
142
Ex capitale del Regno di Lidia
143
Nel Tempio di Zeus
144
In Siria settentrionale
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PASARGADE. Prima di riprendere la sua spedizione contro Dario III, Alessandro congedò i Greci
dal proprio esercito, ritenendo conclusa la fase ellenica della spedizione.
 MORTE DI DARIO III →Quando Alessandro giunse ad Ecbatana, Dario III era già fuggito
verso le satrapie orientali; nel luglio 330 a.C. Dario III fu ucciso dal satrapo della Battriana,
BESSO, che si autoproclamò re con il titolo di ARTASERSE IV.
Alessandro approfittò dell’episodio per atteggiarsi a successore legittimo di Dario III ed è proprio a
partire da tale momento che Alessandro introduce alla corte macedone pratiche del cerimoniale
persiano.
 SOTTOMISSIONE DELLE SATRAPIE ORIENTALI → Nell’autunno 330 a.C. Alessandro
comincia la sottomissione delle satrapie orientali.
 ALESSANDRO ROMPE CON L’ELEMENTO MACEDONE → Intorno al 330 a.C. in
DRANGIANA, Alessandro condanna a morte FILOTA (figlio di Parmenione) accusandolo di
tramare ai suoi danni. Dopo Filota, fa uccidere anche Parmenione per evitare eventuali
rivendicazioni e azioni vendicative.
 SPEDIZIONE PER LA SOTTOMISSIONE DELLE SATRAPIE SUPERIORI → Nella
primavera del 329 a.C., varcato il PAROPAMISO, giunse a BACTRA, passò il fiume OSSO e,
ottenuta la consegna di BESSO, vendicò la morte di Dario III, facendolo giustiziare ad Ecbatana.
Dal 329 al 327 a.C. fu impegnato nella conquista di SOGDIANA quando il satrapo OSSIARTE
capitolò. Alessandro prese in moglie la figlia di questi, ROSSANE. Con questo matrimonio
Alessandro stringeva un rapporto con i Barbari.
 DEFINITIVA ROTTURA CON L’ELEMENTO MACEDONE → Nel 328 a.C. a
MARACANDA, Alessandro uccise CLITO, durante un banchetto, nonostante questi gli avesse
salvato la vita nella battaglia del Granico. Sulla base di quanto racconta ARRIANO, Clito era
adirato per i cambiamenti di Alessandro.
Nel 327 a.C. Alessandro condannò a morte CALLISTENE DI OLINTO, accusato di aver
organizzato la CONGIURA DEI PAGGI in quanto non approvava l’adozione di costumi persiani
(come la proskynesis, cioè l’inchino totale). In queste vicende emerge con chiarezza la visione di
Alessandro riguardo la regalità.
LA SPEDIZIONE DI RITORNO
L’impresa di Alessandro riguarda la ricostruzione della frontiera naturale dell’Impero al Bacino
dell’Indo. Nel 326/325 a.C. segue l’ultima impresa/battaglia in campo aperto alle sponde
dell’IDASPE (affluente orientale dell’Indo) che termina con una vittoria schiacciante.
Alessandro si spinge ancora ad est, al fiume IFASI, ma pressato forse dalle truppe stremate o per
l’esito incerto dell’impresa, decide di non raggiungere il GANGE e di far ritorno. Vengono
innalzati 12 altari monumentali per segnare il confine del suo impero.
Il ritorno assunse il carattere di un’impresa memorabile e seguì due direttrici:
1) una parte dell’esercito fu imbarcato su una flotta, guidata da NEARCO e raggiunse il
TIGRI e l’EUFRATE
2) una parte dell’esercito fu suddiviso in due tronconi:
 quello guidato da CRATERO rientrò da nord
 quello guidato da ALESSANDRO rientrò da sud
Il rientro avvenne tra il 325/24 a.C. e fu trionfale.
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 LE NOZZE DI SUSA, 324 a.C. → Gli 80 compagni del re e i 10.000 soldati si unirono a donne
persiane e le presero in moglie. Anche Alessandro sposò donne persiane: STATIRA, figlia di Dario
III, e PARISATIDA, figlia di Artaserse III.
L’intento di Alessandro era creare un’aristocrazia mista di elementi greco-macedoni e asiatici.
Tale politica trovò scarso consenso e nel 324 a.C. il problema del rapporto tra le due nazionalità
trovò espressione nella RIVOLTA DI OPIS (sul Tigri), in cui Alessandro punì i responsabili della
ribellione.
 IL DECRETO DI NICANORE, 323 a.C. → L’anno seguente alle Nozze di Susa, Alessandro
volle attuare una fusione etnica forzata.
Da Susa, egli inviò in Grecia NICANORE con l’incarico di annunciare sue due richieste durante i
Giochi Olimpici:
1) RICHIAMO DI TUTTI GLI ESULI, se ciò poteva esprimere una volontà di pacificazione
del mondo greco, era però una violazione degli impegni di non interferenza sanciti con la
Lega di Corinto (337 a.C.)
2) RICHIESTA DI ONORI DIVINI, che costituiva una grave offesa per i Greci.
Su consiglio di Demostene, accettarono di cedere sulla 2a richiesta ma non sulla 1a: gli esuli non
sarebbero stato richiamati in patria.
 LA FUGA DEL TESORIERE ARPALO, 324 a.C. → Il tesoriere di Alessandro, ARPALO,
giunse ad Atene dopo esser fuggito da BABILONIA con 5.000 talenti e 6.000 mercenari.
Inizialmente fu accolto come supplice e fu poi incarcerato quando ANTIPATRO ne richiese
l’estradizione, mentre 700 talenti furono confiscati: con tale denaro IPERIDE intendeva finanziare
la ribellione per il recupero dell’autonomia di Atene. Ma dai 700 talenti ne vennero a mancare 300 e
dell’ammanco fu accusato Demostene, che si recò prima ad EGINA e poi a TREZENE (città
argolica) nel 323 a.C.. La fuga di Arpalo a Creta mise gli Ateniesi al riparo dalla reazione di
Alessandro.
 PRESUNTI PROGETTI OCCIDENTALI → Le ambascerie di Alessandro provenienti da
GRECIA, AFRICA e ITALIA sono state collegate con la diffusione di notizie su presunti progetti
occidentali; ipotesi avanzata anche dalla spedizione di Alessandro il Molosso in Italia tra il 334-331
a.C.
 MORTE DI ALESSANDRO → Alessandro trascorse l’estate del 324 a.C. ad ECBATANA (in
Media) e da qui si trasferì in BABILONIA, dove morì nel 323 a.C.
Il 323 a.C. è una data a cui si fa convenzionalmente risalire l’inizio dell’età ellenistica, sui cui
estremi cronologici gli studiosi hanno proposto diverse teorie:
323-146 a.C. PRESA DI CORINTO (146 a.C.)
323-133 a.C. ATTALO CONSEGNA AI ROMANI IL REGNO DI PERGAMO (133 a.C.)
BATTAGLIA DI AZIO e RIDUZIONE DELL’EGITTO IN PROVINCIA
323-31 a.C.
ROMANA (l’Egitto è l’ultimo regno ellenistico)
323 a.C. –
CREAZIONE DELLA SCUOLA CON L’IMPERATORE GIUSTINIANO
540 d.C.

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17._LA GRECIA DEI DIADOCHI E DEGLI EPIGONI

17.1_La guerra lamiaca


La guerra lamiaca fu combattuta da una coalizione di poleis greche guidate da Atene contro il
Regno Macedone, dopo la morte di Alessandro (323 a.C.), e iniziata con l’arrivo della notizia della
morte di Alessandro.
Fomentata dai discorsi di LEOSTENE ed IPERIDE, gli Ateniesi si sollevarono contro i Macedoni
di ANTIPATRO: gli alleati greci occuparono le Termopile e costrinsero ANTIPATRO a rifugiarsi
a LAMIA145, dove fu assediato per diversi mesi.
Antipatro ricevette l’aiuto di CRATERO e riuscì ad uscire da Lamia, vincendo poi i Greci nella
Battaglia di Crannone 146 nel 322 a.C.
Dopo la sconfitta, IPERIDE fu assassinato e DEMOSTENE si suicidò. ANTIPATRO impose ad
Atene un’oligarchia e le sottrasse il PIREO.

17.2_Il dopo Alessandro


17.2.1_Gli accordi di Babilonia
Con la morte di Alessandro, i generali macedoni dovevano affrontare il problema della successione
al trono di Macedonia. Essi si riunirono a BABILONIA dove si accordarono per la coreggenza di
ALESSANDRO IV147 e FILIPPO III148. Si trattava di una soluzione di compromesso in attesa di
ulteriori sviluppi.

17.2.2_Ripartizione dell’autorità
Tuttavia, il vero potere era in altre mani e l’autorità fu ripartita tra:
 ANTIPATRO, con il controllo della Lega di Corinto e quindi della Grecia centrale
 PERDICCA, divenne chiliarca in Asia
 CRATERO, che aveva il comando dell’esercito e il controllo sulle finanze
 ANTIGONO MONOFTALMO, ch’ebbe FRIGIA, LICIA e PANFILIA
 LISIMACO ebbe la TRACIA
 TOLOMEO ebbe l’EGITTO
 EUMENE DI CARDIA ebbe la PAFLAGONIA e la CAPPADOCIA

17.2.3_Gli accordi di Triparadiso


A circa un anno di distanza dai primi accordi per la spartizione del potere (accordi di Babilonia),
ebbero inizio le lotte tra i successori di Alessandro: quando CRATERO lasciò l’ASIA per portare
aiuto ad ANTIPATRO assediato a LAMIA, PERDICCA ne approfittò per aumentare il suo potere
e trascinò con sé EUMENE DI CARDIA, rimastogli fedele.
La sua ambizione lo spinse ad una mossa sbagliata: attaccò l’EGITTO e fu assassinato durante la
campagna. Nel frattempo, anche CRATERO, tornato in Asia per fermare PERDICCA, moriva
combattendo contro EUMENE. Con la morte di CRATERO e di PERDICCA, si rese necessaria
una ridefinizione degli assetti di potere.
L’incontro avvenne a Triparadiso149 e consacrò ANTIPATRO unico reggente. In quell’occasione,
ANTIGONO fu nominato stratega d’Asia per poter continuare la guerra contro EUMENE.
TOLOMEO ebbe sempre l’Egitto, ma SELEUCO (uno degli uccisori di PERDICCA) ebbe la
satrapia di Babilonia.

145
In Acaia Ftiotide, distretto della Tessaglia
146
In Tessaglia
147
Figlio di Alessandro e Rossane
148
Figlio di Filippo II e Filinna
149
Sul fiume Oronte
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17.3_La dialettica Cassandro-Poliperconte
Nel 319 a.C. ANTIPATRO torna in Grecia con FILIPPO III e ALESSANDRO IV e poco dopo
muore. Con la morte di ANTIPATRO si apre la dialettica Cassandro-Poliperconte, in quanto egli
aveva lasciato la propria eredità a POLIPERCONTE (compagno d’armi) e non a CASSANDRO,
suo figlio, che scatenò una guerra a cui presero parte gli altri diadochi nella speranza di un profitto
personale.
In Grecia, ATENE si alleò con CASSANDRO che impose come governatore scelto DEMETRIO
FALEREO nel decennio 317-310 a.C. in cui Atene crebbe in prosperità (dopo il 307 a.C. si reca in
Egitto da Tolomeo dove riorganizza la Biblioteca d’Alessandria).
Invece POLIPERCONTE aveva l’appoggio di OLIMPIADE, ritornata dalla sua terra d’origine,
l’EPIRO, in cui era stata esiliata. OLIMPIADE riuscì ad uccidere FILIPPO III e ad imporre
ALESSANDRO IV come unico erede della dinastia degli Argeadi. Morirà nel 316 a.C. per mano
di CASSANDRO.
In quello stesso anno morì EUMENE DI CARDIA per mano di ANTIGONO, che controllava
quindi anche l’ASIA.

17.4_Il ruolo di Antigono Monoftalmo150 fino alla battaglia dell’Ipso


Alla morte di EUMENE DI CARDIA (316 a.C.), ANTIGONO conquista le posizioni in Asia e
questa nuova posizione di potere solleticò ben presto le sue ambizioni.
Dopo aver conquistato la satrapia di BABILONIA, SELEUCO fuggì in Egitto e mentre gli altri
diadochi si unirono in una coalizione contro ANTIGONO, questi a TIRO investiva sé stesso della
carica di reggente (sino a quel momento appartenuta ad ANTIPATRO) e proclamava che le città
greche d’Asia Minore dovevano essere libere, autonome e senza guarnigioni, inaugurando così un
tema che diverrà centrale nella propaganda dei regni ellenistici.
Si trattava di uno slogan volto ad attirare le simpatie delle città sottomesse a CASSANDRO e
mobilitarle contro di lui. Il primo a comprendere l’intelligenza di questa mossa fu TOLOMEO.
ANTIGONO doveva, quindi, combattere su due fronti:
1) in GRECIA contro CASSANDRO
2) contro TOLOMEO per il controllo di SIRIA e PALESTINA
Ma fu proprio in PALESTINA che il figlio DEMETRIO subì una sconfitta a GAZA nel 312 a.C.
che lo spinse a trattare la pace. Gli accordi raggiunti nel 311 a.C. furono deludenti per ANTIGONO
MONOFTALMO che si vide riconoscere solo il titolo di stratega d’Asia ma non quello di
reggente.
Dunque: TOLOMEO aveva l’EGITTO, LISIMACO la TRACIA, CASSANDRO la MACEDONIA
(fino alla maggiore età di ALESSANDRO IV, che fu assassinato dallo stesso Cassandro nel 310
a.C. e con lui ha fine la dinastia argeade).
Dopo alcune campagne fallimentari in Oriente e non potendo più recuperare l’Asia Minore,
ANTIGONO M. volse verso il MEDITERRANEO. Il figlio, DEMETRIO, nel 307 a.C. gli assicurò
il controllo di Atene che recuperava la democrazia, seppur sotto il protettorato di ANTIGONO.
Nel 306 a.C. DEMETRIO sottrasse a TOLOMEO l’ISOLA DI CIPRO, base strategica in grado di
controllare dal mare le coste della Siria.
La vittoria qui conseguita portò alla luce le vere ambizioni di ANTIGONO M. che primo fra i
diadochi si proclamò re: in questo modo egli intendeva rivendicare l’eredità di Alessandro e lo
dimostrò muovendo contro l’EGITTO. In questo caso la spedizione fu una vera delusione:
l’Egitto rimase a Tolomeo, che assunse a sua volta il titolo di re.
ANTIGONO, respinto dall’Egitto, tentò di consolidare il suo controllo sul Mediterraneo,
impadronendosi dell’ISOLA DI RODI. L’assedio fu inconcludente e valse a DEMETRIO il titolo di

150
“un occhio solo”, perso durante una battaglia
Pag. 108 a 120
POLIORCETE (304 a.C.). Uno dei motivi che accelerò la conclusione dell’assedio fu il successo di
Cassandro in Grecia, successo che minacciava le posizioni di ANTIGONO M.
Nel 303 a.C. DEMETRIO entrò nella penisola e assicurò il controllo di CORINTO e così nel 302
a.C., sotto il patrocinio di ANTIGONO M. nasce una nuova Lega ellenica, sul modello di quella di
Corinto di Filippo II.
Differentemente dalla Lega di Corinto (337 a.C.), quella ellenica di Antigono M. costituiva uno
strumento per dare l’assalto al trono macedone di Cassandro.
Tuttavia, le ambizioni di ANTIGONO M. furono gravide di conseguenze: CASSANDRO si mosse
per non venir schiacciato e con lui si schierarono LISIMACO, il cui regno fra ASIA e GRECIA era
messo in pericolo; TOLOMEO e SELEUCO che aveva ormai consolidato i suoi possessi in Oriente.
Lo scontro tra ANTIGONO e CASSANDRO avviene nella Battaglia dell’Ipso del 301 a.C. dove il
primo fu sbaragliato dagli eserciti di Seleuco e Lisimaco.
ANTIGONO M. morì sul campo mentre DEMETRIO trova scampo in Grecia.

17.5_Demetrio Poliorcete
A seguito della morte del padre avvenuta ad Ipso nel 301 a.C., DEMETRIO P. fu privato del regno
e rimase padrone del mare, sostenuto dalle Isole dell’Egeo, da Cipro, da alcune basi su coste d’Asia
Minore e da una potente flotta.
CASSANDRO muore nel 297 a.C. e DEMETRIO P. approfitta della momentanea debolezza della
Macedonia per eliminare i pretendenti al trono e farsi proclamare re nel 294 a.C., anche se il suo fu
un regno di breve durata DEMETRIO muore per mano di SELEUCO; del 286 a.C. era da lui tenuto
prigioniero fino al 283 a.C.

17.6_Lisimaco
Dopo la morte di Antigono, LISIMACO, con l’aiuto di PIRRO re d’EPIRO, invase la Macedonia e
successivamente conquista le coste d’Asia Minore. LISIMACO muore nel 281 a.C. nella
BATTAGLIA DI CURUPEDIO151 contro Seleuco.

17.7_Seleuco
Nel 286 a.C. SELEUCO fu responsabile della cattura di Demetrio che muore nel 283 a.C., anno in
cui muore anche TOLOMEO I e vince nel 281 a.C. contro LISIMACO nella Battaglia di
Curupedio.
La vittoria riportata a Curupedio sembrava aprire al satrapo di Babilonia le porte del Regno
macedone, ma gli riservò una sorte ben diversa il destino: egli cadde vittima di TOLOMEO
CERAUNO, primogenito di TOLOMEO I, nel 281 a.C.

17.8_Gli epigoni
Con la morte di SELEUCO nel 281 a.C. per mano di TOLOMEO CERAUNO, si verificò la
scomparsa della SOMATOFILIACHIA o DIADOCHIA e si assiste ad una svolta nel mondo
ellenistico: l’EPIGONIA.
È con questa nuova generazione di re –gli epigoni- che si affermano le dinastie degli
ANTIGONIDI, dei TOLOMEIDI e dei SELEUCIDI, che governeranno i frammenti dell’Impero di
Alessandro fino alla conquista romana.

17.9_La discesa dei Celti


Nel 281 a.C., TOLOMEO CERAUNO, uccisore di Seleuco, fu proclamato re dal suo esercito e
vani furono i tentativi di ANTIGONO GONATA (figlio di Demetrio P.) di opporsi. La situazione fu
ribaltata da un evento esterno: la discesa dei Celti guidati da BRENNO che si spinsero a sud delle

151
Presso SARDI in Lidia
Pag. 109 a 120
TERMOPILE per poi ripiegare a LISIMACHIA 152 , dove furono sconfitti da ANTIGONO
GONATA nel 277 a.C.

17.10_Antigono Gonata
Antigono Gonata vinse i Celti a Lisimachia e il prestigio di questa vittoria gli consentì di farsi
proclamare re nel 276 a.C., un trono che seppe mantenere anche contro l’attacco portatogli da
PIRRO nel 272 a.C.
Sotto ANTIGONO GONATA, la Macedonia conobbe un periodo di prosperità e rafforzò il suo
controllo sulla Grecia. Egli, inoltre, installò guarnigioni macedoni a CORINTO153, CALCIDE154 e
DEMETRIADE155, cosa che determinerà lo scoppio della guerra cremonidea.

17.11_La guerra cremonidea


La guerra cremonidea (267-261 a.C.) prende il nome da CREMONIDE, uomo politico ateniese e
capo del partito democratico: presentò un decreto in cui sancì l’alleanza di ATENE con TOLOMEO
II e AREO I di Sparta, in funzione anti-macedone.
La guerra cremonidea vide contrapposti gli schieramenti macedoni guidati da ANTIGONO
GONATA e quelli d’Egitto, Sparta e Atene guidati da TOLOMEO II, AREO I e CREMONIDE.
Le cause che portarono allo scoppio di tale guerra fu la proclamazione a re di ANTIGONO
GONATA nel 276 a.C. e l’installazione di guarnigioni a CORINTO, CALCIDE e DEMETRIADE.
ANTIGONO, inoltro, appoggiò fazioni filo-macedoni in città del PELOPONNESO e favorì
l’ascesa dei tiranni a SICIONE, ARGO, ELIDE e MEGALOPOLI. Ad Antigono mancava
dunque l’EGEO a cui mirava anche TOLOMEO II, al cui fianco v’è Sparra (che voleva
riorganizzare la Lega) e Atene (che voleva eliminare le guarnigioni macedoni al PIREO e a
MUNICHIA (installate con la guerra lamiaca del 323-22 a.C.).
Vi sono tuttavia incertezze circa le operazioni militari condotte: elemento noto è l’attacco del
267 a.C. di ALESSANDRO DI EPIRO (figlio di Pirro) ad ANTIGONO, che in quell’occasione lo
aveva respinto.
Antigono Gonata nel 265 a.C. sconfisse e uccise AREO I presso CORINTO e ad Atene installò 6
guarnigioni.
17.12_I re riformatori a Sparta
AGIADE IV
AGIDE IV fu re di Sparta della dinastia degli EURIPONTIDI dal 250 al 241 a.C. e da
PLUTARCO apprendiamo che aveva meno di 20 anni quando successe al padre EUDAMIDA II.
AGIDE IV fu promotore di una riforma tesa a riequilibrare le ricchezze fra i cittadini. Infatti
l’abolizione, da parte dell’eforo EPITADEO, del diritto di vendita della proprietà terriera, aveva
portato all’accumulo di quasi tutti i latifondi nelle mani di pochi, lasciando all’indigenza molti
cittadini che avevano contratto ingenti debiti e versavano in condizioni di povertà.
Agide ideò quindi una riforma economica e agraria che prevedeva:
 condono dei debiti
 redistribuzione delle terre fra tutti gli Spartiati
AGIDE IV cercò l’appoggio dello zio Agesilao e di LISANDRO DI LIBIO156, oltre a quello della
mamma EGESISTRATA e della nonna ARCHIDAMIA.
La riforma di Agide IV: l’integrazione del corpus civico

152
Città nord-occidentale del Chersoneso tracico
153
In Argolide
154
In Eubea
155
In Tessaglia
156
Discendente dell’omonimo navarca
Pag. 110 a 120
La svolta avvenne nel 242 a.C. quando Lisandro, in qualità di eforo, presentò alla gerousìa la
proposta di AGIDE IV che prevedeva anche l’integrazione degli Spartiati con i Perieci. La gerousìa
non approvò e LISANDRO convocò l’apella.
Il re Leonida e l’opposizione ad Agide IV
L’altro re, l’Agiade LEONIDA, si oppose alla riforma di AGIDE IV e LISANDRO attuò un piano
per eliminarlo; LEONIDA riuscì a fuggire. Anche se LEONIDA era stato deposto e si trovava in
esilio, l’applicazione della riforma incontrò difficoltà: il mandato di LISANDRO era scaduto e i
nuovi efori volevano denunciare LISANDRO e restaurare LEONIDA. La riforma fu approvata,
anche se parzialmente.
Il ritorno del re Leonida
Nel frattempo, AGIDE IV fu inviato alla testa dell’esercito spartano al fianco della Lega Achea di
ARATO ad una guerra contro la Lega Etolica (241 a.C.). la spedizione si concluse con un nulla di
fatto e AGIDE IV, conquistata PELLENE 157, tornò a Sparta trovando la situazione a soqquadro a
causa dell’incompetenza di AGESILAO. Gli Spartani favorirono il ritorno di LEONIDA nel 241
a.C. e AGIDE IV si rifugiò nel Tempio di Atena Calcieca.
CLEOMENE III
A divenire erede del programma riformatore di AGIDE IV fu CLEOMENE III, che lo completò e
lo perfezionò.
CLEOMENE III fu re di Sparta dal 235 al 222 a.C., anno che segna l’inizio della Repubblica.
Secondo il racconto di Plutarco, CLEOMENE III sposò la vedova di Agide IV, la quale gli illustrò
il progetto del defunto marito. Il nuovo re agiade mise immediatamente in atto la sua riforma senza
confidarlo a nessuno.
L’eliminazione degli efori, la totale remissione dei debiti e l’estensione della cittadinanza
Per mettere in campo il suo progetto, CLEOMENE III decise di eliminare gli efori per poter
esercitare un potere assoluto sulla città. Il re, mentre ritornava dalla Battaglia di Leuttra (228
a.C.), inviò un messaggero per riferire agli efori una falsa notizia, mentre alcuni sicari attaccavno i
magistrati: 4 su 5 efori morirono. CLEOMENE III s’impadronì del potere assoluto e lo giustificò
sostenendo che gli efori fossero stati introdotti successivamente alle guerre messeniche. Cleomene
usò i pieni poteri per attuare la totale remissione dei debiti e la distribuzione di 4.000 lotti ad altri
nuovi cittadini, fra Spartiati e Perieci. La cittadinanza fu estesa anche ad alcuni stranieri.

17.13_Formazione della Lega Achea


È una confederazione di poleis greche del Peloponneso centro-settentrionale, formatasi dal 280 al
146 a.C.158
Sin dal V sec.a.C. esisteva come confederazione di alcune città dell’Acaia e fu riformata nel 281/80
a.C. Ben presto anche altre poleis extrapeloponnesiache ne fecero parte.
La prima grande città ad unirsi fu SICIONE nel 251 a.C. che alla Lega offrì il suo più grande
stratega, ARATO. Dopo Sicione, si ricordano città come CORINTO, ARGO e MEGALOPOLI.
Guerre contro Sparta e contro la Lega Etolica
La storia vera e propria della Lega Achea comincia nel 229 a.C. con la guerra cleomenica contro
Sparta.
Nel 222 a.C. lo stratega ARATO chiese l’aiuto del re macedone ANTIGONO III DOSONE per
combattere i Lacedemoni a SELLASIA: gli Spartani vengono battuti e CLEOMENE è costretto alla
gufa.
Nel 220 a.C. la Lega Achea si scontrò con quella Etolica: questo conflitto fu chiamato guerra dei
socii e terminò con la Pace di Naupatto (217 a.C.). Filippo V fu dalla parte degli Achei e condannò
l’azione degli Etoli.

157
In Acaica
158
Data che segna la distruzione della città di Corinto e, per alcuni studiosi, la fine dell’età ellenistica.
Pag. 111 a 120
17.14_Formazione della Lega Etolica
Confederazione di città greche dell’Etolia, nata nel IV sec.a.C. per opporsi alla Macedonia. Era
comandata da uno stratego eletto ogni anno dall’assemblea federale che si riuniva in primavera e in
autunno. C’era un collegio di 30 membri e alcuni magistrati minori.
La Lega Etolica si affermò in età ellenistica dopo aver aiutato a bloccare l’invasione celtica del 279
a.C. Gli Etoli entrarono così a far parte dell’Anfizionia delfico-pilaica e inglobò: ACARNANIA,
FOCIDE, LOCRIDE, BEOZIA, ELIDE, MESSENIA e MEGALOPOLI.
Nemica della Lega Achea, la Lega Etolica appoggiò ANTIGONO GONATA nella guerra contro
ARATO DI SICIONE. La sconfitta a PALLENE, in ACAIA, nel 241 a.C. segna l’inizio della
decadenza etolica.
Intanto, tra Etoli e Macedoni scoppiarono ostilità, che sfociarono nell’alleanza anti-etolica stretta tra
FILIPPO V di Macedonia e gli ACHEI. Tutto si concluse con la Pace di Naupatto, 217 a.C.

17.15_Antigono Dosone
ANTIGONO DOSONE fu re di Macedonia dal 229 al 221 a.C. come tutore del cugino FILIPPO V,
ancora minorenne.
Nel 225 a.C. ARATO DI SICIONE, capo della Lega Achea, cercò l’alleanza dei Macedoni
offrendo la restituzione di Corinto. In questo modo, ARATO, che aveva cacciato i Macedoni dal
Peloponneso sotto ANTIGONO GONATA, li riconduceva qui sotto ANTIGONO DOSONE.
Nell’autunno 224 a.C. ANTIGONO GONATA creò una vasta lega di Stati greci sotto l’egemonia
macedone che comprendesse le potenti confederazioni di popoli greci.
In guerra contro Sparta, le forze alleate acheo-macedoni costrinsero CLEOMENE III a rientrare in
patria dopo aver perduto alcune posizioni nel Peloponneso. La Battaglia di Sellasia (222 a.C.)
segna la sconfitta dell’esercito spartano. Poco dopo tale data, il Peloponneso fu protettorato
macedone. Nel 221 a.C. ANTIGONO GONATA morì.

17.16_Filippo V
Fu re di Macedonia dal 221 al 179 a.C. Figlio di DEMETRIO II, salì al trono alla morte del suo
tutore e cugino DOSONE. FILIPPO V parteggiò per gli Achei nella guerra contro la Lega Etolica.
Nel 215 a.C., durante la II GUERRA PUNICA, strinse alleanza con ANNIBALE per impedire
l’espansione romana nel Mediterraneo. Con Filippo V si registra la fine della Macedonia.

17.17_La guerra dei socii


Fu combattuta tra la Lega Achea con FILIPPO V e la Lega Etolica con Sparta. Si conclude con la
Pace di Naupatto del 217 a.C.
SVOLGIMENTO
PRIMAVERA 220 a.C.
Nella primavera del 220 a.C. gli Etoli si stabilirono a sud dell’Acaia; gli Achei chiesero l’intervento
della Lega Achea di ARATO e di FILIPPO V, che marciò a sud di Corinto e riunì i suoi alleati. Si
mosse guerra contro l’Etolia.
ESTATE 219 a.C.
Nell’estate del 219 a.C. la Lega Etolica con Sparta ed i suoi alleati presero l’iniziativa in Acaia su 3
fronti:
1) SPARTA attaccò da sud
2) ELIS da ovest
3) ETOLI da nord
Verso la fine dell’estate l’Acaia era ormai vicina al collasso. FILIPPO V stava marciando lungo la
costa occidentale dell’Etolia e, alla notizia di un’invasione della Macedonia, tornò in patria
(l’invasione però non ebbe luogo).

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INVERNO 219/18 a.C.
Nell’inverno 219/18 a.C. Filippo prese il comando del suo esercito a Corinto e poi si trasferì di
nuovo attraverso l’Acaia. Inoltre, quell’estate del 219 a.C. fece una sortita via mare verso l’Etolia,
devastò le città di THERMOS (in Etolia); poi mise a terra e a fuoco tutti i territori prima di tornare a
Corinto. Dopo un fallito tentativo di pace, Filippo V tornò a casa per l’inverno successivo (218/17
a.C.).
ESTATE 217 a.C.
Nell’estate 217 a.C. si registra la fine della guerra e la pace di Naupatto, che rappresenta l’ultima
pace stipulata tra soli Greci.

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INDICE

0._INTRODUZIONE AL CORSO DI STORIA GRECA


1._IL II MILLENNIO A.C.
1.1_La Grecia nell’antica età del bronzo
1.2_La periodizzazione della cultura minoica
1.3_La Creta protopalaziale (1900-1700 a.C.)
1.4_La “nascita” e lo sviluppo dei primi palazzi
1.5_La crisi dei primi palazzi
1.6_Le prime forme di scrittura
1.7_La Creta neopalaziale (1650-1370 a.C.)
1.8_Il problema della talassocrazia minoica
1.9_La crisi del minoico: un wa-na-ka a Cnosso?
1.10_La crisi dei palazzi minoici
1.11_I Protogreci: il problema indoeuropeo e la ceramica minia
2._I MICENEI: LA PERIODIZZAZIONE E LA DEFINIZIONE DELLA CULTURA
MICENEA
2.1_La periodizzazione e la definizione della cultura micenea
2.2_I circoli tombali di Micene
2.3_Il palazzo miceneo
2.4_La Lineare B
2.5_Le principali figure istituzionali del palazzo miceneo
2.6_L’espansione micenea sul Mediterraneo
2.7_La terra degli Ahhijawa
2.8_Il ruolo dei miti greci d’oltremare
2.9_La crisi dei palazzi micenei: il dibattito sulle cause, dal catastrofismo alla teoria dei due
temi di D. Musti
3._LE MIGRAZIONI
3.1_La migrazione dorica: la tradizione e il ruolo dei Dori nella Grecia post-palaziale
3.2_La migrazione eolica e ionica in Asia Minore: tradizione e nascita di koinà
3.3_Hellàs ed Hèllenes: l’etno-onomastica in Omero
4._L’ETÀ BUIA
4.1_Definizione ed orizzonte cronologico
4.2_Il caso Lefkandì
4.3_Lo stile geometrico e la poesia omerica
4.4_La società omerica: valori, istituzioni, economia
5._IL RINASCIMENTO GRECO
5.1_Inattualità di una definizione
5.2_La crescita demografica
5.3_Lo sviluppo dei santuari murari ed extra-murari
5.4_Nascita della scrittura alfabetica
5.5_Culti eroici e creazione di una nuova memoria: l’uso della genealogia
6.LA POLIS
6.1_La teoria aristotelica sulla nascita della polis
6.2_Polis e politeia
6.3_Lo statuto del polites
6.4_Gli esclusi dalla polis

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6.5_Tribù, fratrie e gene
6.6_Il principio della coestensione
7._OLTRE E AI MARGINI DELLA POLIS
7.1_Le anfizionie di Delo e di Delfi
7.2_La prima guerra sacra
7.3_La Tessaglia
7.4_La guerra lelantina
8._LA CRISI DELLA POLIS ARISTOCRATICA
8.1_L’oplitismo: premesse tecnico-militari di età buia e sviluppo politico-culturale nel VII
sec.a.C.
8.2_Legislatori: il problema dell’identità, la loro azione riformatrice, scrittura e riforma politica
8.3_La tirannide
8.3.1_Definizione
8.3.2_Il problema delle origini
8.3.3_La teoria di Aristotele e di Tucidide sull’origine della tirannide
8.3.4_Nascita e crisi dei regimi tirannici
8.3.5_I Cipselidi, gli Ortagoridi, Policrate di Samo e i tiranni a Megara
8.4_La colonizzazione greca
8.4.1_Definizione
8.4.2_Dibattito fra modernisti e primitivisti
8.4.3_Le ragioni dell’apoikìa
8.4.4_Il rapporto con la metropoli e con i popoli anellenici
8.4.5_Il ruolo dei miti precoloniali
8.4.6_Le principali correnti coloniali con particolare approfondimento di quella calcidese e
focese
9._SPARTA ARCAICA
9.1_La Rhetra
9.2_La struttura sociale e le principali istituzioni
9.3_Il sistema educativo spartano: le classi d’età e le iniziazioni adolescenziali
9.4_Le prime due guerre messeniche
9.5_La riforma di Chilone
9.6_Il conflitto con Argo e la realtà arcade
9.7_Formazione e struttura della Lega del Peloponneso
9.8_La politica di Cleomene I
10._ATENE ARCAICA
10.1_Atene micenea
10.2_L’evoluzione dell’arcontato
10.3_L’Areopago
10.4_Il tentativo di Cilone.
10.5_La figura di Draconte
10.5.1_La tradizione
10.5.2_La presunta politeia draconiana
10.5.3_La legislazione sui delitti di sangue
10.6_Epimenide cretese
10.7_Solone
10.7.1_Il ruolo di diallachtès
10.7.2_La crisi agraria
10.7.3_I principali provvedimenti soloniani
Pag. 115 a 120
10.7.4_Il criterio timocratico.
10.8_Il periodo post soloniano: strani arcontati e lo sviluppo di partiti regionali
10.9_La tirannide di Pisistrato
10.9.1_Le varie fasi
10.9.2_L’accentuazione progressiva di un regime tirannico
10.9.3_I principali provvedimenti
10.9.4_La politica estera
10.10_I Pisistratidi
10.10.1_Il regime di Ippia
10.10.2_La tradizione sulla fine della tirannide ad Atene dall’assassinio di Ipparco
all’intervento di Cleomene I
10.11_Le riforme di Clistene
10.11.1_Lo scontro con Isagora
10.11.2_La riforma tributa
10.11.3_La nuova boulè, l’ostracismo e la strategia

11._LA GRECITÀ MICROASIATICA IN ETÀ ARCAICA


11.1_Il rapporto con il Regno di Lidia
11.2_L’arrivo dei Persiani: nuovi modelli.
11.3_La rivolta ionica

12._LE GUERRE PERSIANE


12.1_La spedizione di Dario: Maratona
12.2_Gli anni ’80
12.2.1_La guerra contro Egina
12.2.2_Il tramonto di Milziade
12.2.3_La questione delle miniere del Laurion
12.3_La spedizione di Serse
12.3.1_Le Termopile
12.3.2_L’Artemisio
12.3.3_La politica “marittima” di Temistocle
12.3.4_La vittoria di Salamina, di Platea e di Capo Micale
12.4_La Lega ellenica
12.5_La “liberazione” della Ionia: il ritiro spartano e la politica di Pausania il reggente
12.6_La progressiva marginalizzazione di Temistocle e la sua politica “democratica” nel
Peloponneso

13._LA PENTEKONTAETÌA
13.1_Nascita, struttura e sviluppo della Lega delio-attica
13.2_La politica di Cimone
13.2.1_La tradizione aristocratica della munificenza
13.2.2_il rapporto con Sparta
13.2.3_La politica con gli alleati
13.2.4_La politica imperialista
13.2.5_La terza guerra messenica
13.2.6_L’ostracismo
13.3_La riforma di Efialte
13.4_Il regime pericleo
13.4.1_La reiterazione della strategìa
13.4.2_l’introduzione del misthòs
13.4.3_Il rapporto privilegiato con il demos e la crisi del modello aristocratico
Pag. 116 a 120
13.4.4_La riforma dell’arcontato
13.4.5_La politica imperialista
13.4.6_La spedizione in Egitto
13.4.7_La seconda guerra sacra
13.4.8_La pace di Callia
13.4.9_Nuovi toni dell’imperialismo ateniese
13.4.10_La guerra di Samo
13.4.11_L’opposizione a Pericle

14._LA GUERRA DEL PELOPONNESO (431-404 a.C.)159


14.1_La definizione tucididea
14.2_Le cause “territoriali” come premessa alla guerra peloponnesiaca
14.2.1_La ribellione di Corcira
14.2.2_La questione di Potidea
14.2.3_Il blocco imposto a Megara
14.2.4_Il conflitto con Ambracia
14.3_Un inverno di trattative
14.4_L’inizio del conflitto
14.5_Le fasi della guerra
14.5.1_La guerra archidamica
14.5.1.1_La strategia periclea
14.5.1.2_La peste di Atene
14.5.1.3_Morte di Pericle e il regime dei demagoghi ad Atene
14.5.1.4_L’eccidio di Mitilene
14.5.1.5_Inizio della spedizione ateniese in Sicilia e Guerra di Sfacteria (427 a.C.)
14.5.1.6_La battaglia di Anfipoli, 424 a.C.
14.5.1.7_La Battaglia di Delio, 424 a.C.
14.5.1.8_La pace di Nicia, 421 a.C.
14.5.2_La fase intermedia
14.5.2.1_La figura di Alcibiade e la disfatta di Mantinea
14.5.2.2_La questione di Melo
14.5.2.3_La seconda spedizione in Sicilia
14.5.2.4_La questione delle erme
14.5.2.5_Strategie differenti
14.5.2.6_Il richiamo di Alcibiade
14.5.2.7_Prime battaglie
14.5.2.8_Intervento di Sparta e Corinto
14.5.3_La guerra decelea (o guerra ionica)
14.5.3.1_Occupazione di Decelea
14.5.3.2_Il ruolo dei Persiani
14.5.3.3_La guerra ionica
14.5.3.4_I trattati di Sparta con la Persia
14.5.3.5_La battaglia di Cizico
14.5.3.6_Il rientro di Alcibiade
14.5.3.7_Il colpo di stato del 411 a.C.
14.5.3.8_La battaglia di Nozio e delle Arginuse
14.5.3.9_La battaglia di Egospotami
14.5.3.10_Il governo dei Trenta tiranni
14.5.3.11_Il rientro dei democratici con Trasibulo

159
Vedi N.B. ultima pagina dell’indice
Pag. 117 a 120
15._IL IV SEC.A.C. PRIMA DI FILIPPO IL MACEDONE
15.1_Il processo a Socrate
15.2_La politica spartana dopo Egospotami: Lisandro
15.3_La politica spartana in Asia
15.3.1_La spedizione dei Diecimila
15.3.2_Il tentativo di liberazione delle città greche d’Asia Minore: Dercillida, Tibrone,
Agesilao
15.3.3_Conone e la Battaglia di Cnido
15.4_La guerra corinzio-beotica. Conone
15.5_La politica spartana e la Persia: la pace di Antalcida
15.6_La seconda lega navale ateniese
15.7_L’egemonia tebana: aspirazioni di Tebe, attriti con Sparta, la politica di Pelopida ed
Epaminonda, i fronti della politica tebana fino a Mantinea
15.8_La guerra sociale
15.9_La politica di Eubulo

16._LA GRECIA, FILIPPO II E ALESSANDRO MAGNO


16.1_La monarchia macedone: caratteri generali
16.2_Filippo II
16.2.1_L’educazione
16.2.2_La politica interna
16.2.3_La politica nella Calcidica
16.2.4_La terza guerra sacra
16.2.5_La pace di Filocrate
16.2.6_La quarta guerra sacra
16.2.7_Cheronea
16.2.8_Le condizioni di Filippo alla Grecia
16.2.9_La lega di Corinto
16.3_Alessandro
16.3.1_La continuità con Filippo
16.3.2_Rapporti con Tebe e Atene
16.3.3_Le spedizioni e i vari motivi di propaganda
16.3.4_La politica di Alessandro

17._LA GRECIA DEI DIADOCHI E DEGLI EPIGONI


17.1_La guerra lamiaca
17.2_Il dopo Alessandro
17.2.1_Gli accordi di Babilonia
17.2.2_Ripartizione dell’autorità
17.2.3_Gli accordi di Triparadiso
17.3_La dialettica Cassandro-Poliperconte
17.4_Il ruolo di Antigono Monoftalmo fino alla battaglia dell’Ipso
17.5_Demetrio Poliorcete
17.6_Lisimaco
17.7_Seleuco
17.8_Gli epigoni
17.9_La discesa dei Celti
17.10_Antigono Gonata
17.11_La guerra cremonidea
17.12_I re riformatori a Sparta
17.13_Formazione della Lega Achea
Pag. 118 a 120
17.14_Formazione della Lega Etolica
17.15_Antigono Dosone
17.16_Filippo V
17.17_La guerra dei socii
17.17.1_La pace di Naupatto

Pag. 119 a 120


N.B. I capitoli 14 e 17 sono stati leggermente modificati nell’ordine degli argomenti (rispetto a
quello del programma di Federico) per una maggiore comprensione degli eventi storici in senso
cronologico.
Di seguito l’ordine originale:
14._LA GUERRA DEL PELOPONNESO (431-404 a.C.)
14.1_Le cause
14.2_La peste di Atene
14.3_Morte di Pericle e successione
14.4_La guerra archidamica
14.5_Il regime dei demagoghi
14.5.1_La politica bellicista
14.5.2_L’eccidio a Mitilene
14.5.3_La figura di Nicia
14.5.4_La politica repressiva contro gli alleati
14.5.5_La battaglia di Anfipoli
14.6_La pace di Nicia
14.7_Il decennio 241-411
14.7.1_La figura di Alcibiade
14.7.2_La questione di Melo
14.7.3_La questione delle erme
14.7.4_La spedizione in Sicilia
14.7.5_La guerra ionica
14.8_Il regime dei Quattrocento: provvedimenti e prospettive successive
14.8.1_Il ritorno dei “democratici”
14.9_La guerra deceleica
14.9.1_Il processo per le Arginuse
14.9.2_La battaglia di Egospotami
14.9.3_Il terrore dei Trenta

17._LA GRECIA DEI DIADOCHI E DEGLI EPIGONI


17.1_LA GUERRA LAMIACA
17.2_Il dopo Alessandro
17.2.1_Gli accordi di Babilonia
17.2.2_Gli accordi di Triparadiso
17.2.3_Antipatro, Demetrio Falereo ad Atene
17.3_Il ruolo di Antigono Monoftalmo fino alla battaglia dell’Ipso
17.4_Demetrio Poliorcete
17.5_Lisimaco
17.6_Seleuco
17.7_La discesa dei Celti
17.8_Antigono Gonata
17.9_Formazione della Lega Achea
17.10_Formazione della Lega Etolica
17.11_I re riformatori a Sparta
17.12_Antigono Dosone
17.13_Filippo V
17.4_La pace di Naupatto

Pag. 120 a 120