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Parla il prof.

Francesco Agnoli

“Mussolini? E’ l’uomo a cui la


sinistra italiana deve quasi
tutto”
Intervista di Francesco Boezi

4 NOVEMBRE 2019
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Nel 1919, cento anni orsono, nascevano il Partito popolare di Luigi


Sturzo e Alcide De Gasperi e i Fasci italiani di combattimento, per
opera di Benito Mussolini. Ancora oggi la sua figura desta grandi
dibattiti, ammirazione ed odio.

Francesco Agnoli, docente di storia, ha ripubblicato per l’occasione


“Dio non esiste” (in libreria dal 7
novembre: https://www.fedecultura.com/Dio-non-esiste-
p155591061 ), un opuscolo del futuro duce, scritto nel 1904, con una
sua ampia postfazione.

Professore, perchè questo lavoro?

Perchè del fascismo e di Mussolini si parla moltissimo, ma spesso


semplificando, falsificando, strumentalizzando… Per esempio si
sente spesso dire che il motto del fascismo era “Dio, patria, famiglia“,
ma ciò è assolutamente errato.

Perchè?
Partiamo proprio dalla prima parola, Dio. Nel libretto che ripubblico,
Mussolini è chiarissimo: Dio è un’invenzione di menti malate; l’idea di
creazione, tipicamente ebraica e cristiana, è barbara ed
antiscientifica (“la Scienza va distruggendo i dogmi religiosi”). Mussolini
riprende i positivisti e gli hegeliani del suo tempo, traduce I ciarlatani
neri  di Malot, cita Karl Marx (“la religione è l’oppio dei popoli“), e scrive
che “la religione è una malattia psichica del cervello” e che “il dogma si
presenta alla ragione umana come un ostacolo al progresso”. Nel 1910
Mussolini afferma: “Il Natale cattolico è una mistificazione. Cristo è
morto e la sua dottrina agonizza”; sei anni più tardi, sempre in
occasione del Natale: “E Cristo si inchiodi ancora sul suo Golgota da
palcoscenico”! Potrei continuare a lungo…

Però questo è il Mussolini socialista, poi cambierà idea…

Cambierà, ma sino ad un certo punto. Intanto rimane socialista


almeno sino alla fondazione dei Fasci di combattimento. Una volta
espulso, a causa del suo interventismo, dal partito socialista (di cui
non è uno qualsiasi, ma un leader), raccoglie intorno a sè e al suo
nuovo giornale tutto l’interventismo di sinistra. Dichiara ai compagni
socialisti che lo espellono dal PSI: “Voi credete di perdermi. Vi illudete.
Mi odiate perchè mi amate ancora. Sono e rimarrò socialista… Viva il
socialismo, viva la rivoluzione!“. Anche una volta “duce”, è affiancato
da ex socialisti come Farinacci, Beneduce, Margherita Sarfatti e tanti
altri: il fascismo nasce in buona parte da uomini formatisi
idealmente nel socialismo. Nel 1923 l’Italia è il primo stato a
riconoscere ufficialmente la Russia bolscevica e a stipulare un
accordo commerciale. Dopo il 1943 Mussolini dà vita alla Repubblica
Sociale italiana: in questa ultima fase, in cui vuole ritornare il
repubblicano socialista di un tempo, al suo fianco c’è Nicola
Bombacci, già leader socialista nel 1913 e fondatore del Partito
Comunista d’Italia (Pcd’I) nel 1921 (si veda Arrigo Petacco, Il
comunista in camicia nera, Mondadori, Milano, 1995) ! In fondo il
fascismo mantiene sempre alcune delle idee che hanno vivificato il
socialismo prima e il comunismo sovietico poi: una concezione
hegeliana dello Stato e della storia e l’esaltazione della violenza.
Anche per questo se molti socialisti, dopo la Grande Guerra, sono
transitati al fascismo, così nel secondo dopoguerra non pochi
intellettuali fascisti – giovani come Eugenio Scalfari e Giorgio Bocca, o
più navigati come Curzio Malaparte-, passeranno armi, bagagli
e forma mentis al PCI.

Tornando a Dio…

Nessun cambiamento. In appendice allo scritto di Mussolini affronto


proprio il tema del suo rapporto con un Dio personale e con la
Chiesa cattolica nel corso degli anni, almeno sino al 1943: Mussolini,
allievo del massone Vilfredo Carducci (fratello di Giosue), è un
amante di Machiavelli, per cui sa che la religione può
essere  instrumentum regni  e che il “principe”, all’occorrenza, deve
saper mentire ed ingannare; è un ammiratore di Giuseppe
Mazzini e del filosofo hegeliano Giovanni Gentile (secondo il quale
“la concezione trascendente su cui si regge il sistema della Chiesa
cattolica contraddice al carattere immanentistico della concezione
politica del Fascismo“), per cui conosce bene il significato che si può
dare alla parola “Dio” al di fuori di una visione trascendente. Il “Dio”
che talora Mussolini, come Hitler, menziona, è una realtà immanente
che si realizza nello Stato, nella Nazione divinizzata.
Se per molti anni nei suoi scritti troviamo frasi fortemente blasfeme
nei confronti di Cristo, un odio violento verso papa Benedetto XV e
l’Austria asburgica (colpevole di essere l’ultimo stato “cattolico”
d’Europa), con il tempo Mussolini capisce che in Italia ci sono milioni
di cattolici che non vanno presi di petto. Vanno blanditi, corteggiati…
perchè “il fine giustifica i mezzi“.

Eppure a partire dal 1921 i discorsi di Mussolini favorevoli al


cattolicesimo ci sono!

Certamente. Tra il 1919 e il 1920 c’è il biennio rosso: i socialisti


scatenano la violenza, sognano la rivoluzione anche in Italia. Non
comprendono che così si stanno scavando la fossa, perchè mostrano
il loro vero volto, intollerante ed autoritario. Mussolini, che ha la
stessa cultura, lo ripeto ancora una volta, risponde con lo
squadrismo. E’ normale che i suoi ex amici siano ora i suoi nemici:
fratelli coltelli che si contendono, in parte, il medesimo popolo. Però,
come dicevo, capisce anche una cosa: il futuro appartiene di più al
Partito popolare (PPI) che al PSI. Il primo infatti è nato nel 1919,
quasi trent’anni dopo il PSI, e in pochi mesi è arrivato al 20 %! Questo
partito, come nota Emilio Gentile nel suo Contro Cesare  (Feltrinelli,
Milano, 2010, cap. 3), “rappresenta il maggior ostacolo per le ambizioni
fasciste di ascesa al potere“. Per questo, prosegue l’insigne storico,
Mussolini “si rivolse principalmente contro don Sturzo, nel tentativo di
accreditare il fascismo come miglior cattolico e difensore della religione,
mentre metteva in dubbio l’ispirazione cristiana del partito popolare“. Se
sino al 1919 ha attaccato la Chiesa e il cattolicesimo in ogni modo,
ora arriva a dire che i veri “anticattolici” sono i popolari
(perseguirebbero, addirittura, una “politica materialistica, tirannica e
anticristiana“!), mentre i veri amici dei veri cristiani sono i fascisti!
Aggiunge che i popolari, purtroppo, sono molto forti perchè possono
contare su “trentamila parrocchie“: vanno dunque fermati! Mussolini
da una parte, con un coraggio degno della sua faccia di bronzo,
giunge a definire don Sturzo “antipapa e strumento di Satana” e a
presentare se stesso come un uomo attento alla spiritualità contro i
materialisti socialisti e popolari, dall’altra affianca agli inni alla
romanità pagana improbabili ed inaudite celebrazioni della Roma
cristiana. Infine, poichè il suo fiuto politico gli ha fatto comprendere
che comunque i socialisti sono sempre più isolati, organizza pestaggi
ed intimidazioni a danno dei popolari. Cito nuovamente Emilio
Gentile: il partito popolare “era considerato dai fascisti un pericoloso
antagonista, e divenne subito, insieme ad associazioni, circoli e sindacati
cattolici, il bersaglio preferito delle aggressioni squadriste. E furono guai
per preti e vescovi sospettati di essere antifascisti: come tali furono
vittime di aggressioni verbali, talvolta materiali e, in qualche caso,
addirittura mortali“. Sono fatti noti agli storici, ma verranno nascosti il
più possibile dai fascisti -che accuseranno popolari e preti antifascisti
di essere, in verità, dei “criptosocialisti”, ingigantendo enormemente
il numero dei ben pochi popolari favorevoli ad un accordo con il PSI-
e dalla sinistra, che cercherà sempre di imporre una narrazione
storica a sè favorevole: nascondendo per quanto possibile le origini
ideologiche di Mussolini; cancellando dalla memoria l’opposizione al
fascismo dei rivali, i popolari cattolici; e, nel secondo dopoguerra,
facendo scomparire dai libri di storia e delle rievocazioni celebrative i
tanti partigiani anti-comunisti (cattolici, monarchici, liberali…), per
intestarsi tutta la lotta partigiana, opportunamente purgata dagli
eccidi e dalle violenze gratuite e ideologiche che caratterizzarono
proprio i partigiani comunisti.
Ci può fare un ulteriore esempio del machiavellismo di
Mussolini?

Eccolo. Alla fine del 1919 egli scrive: “Noi che detestiamo dal profondo
tutti i cristianesimi, da quello di Gesù a quello di Marx, guardiamo con
simpatia straordinaria a questo riprendere della vita moderna, nelle
forme pagane del culto della forza e dell’audacia“. Cinque mesi dopo,
nel maggio 1920, pronuncia il famoso discorso in cui invita i fascisti a
tenere conto del fatto che “il Vaticano rappresenta quattrocento
milioni di uomini sparsi in tutto il mondo“, cosa di cui una “politica
intelligente” deve tener conto. Più machiavellico di così!

Nel 1929 Pio XI definirà Mussolini “l’uomo della Provvidenza”:


come mai?

Per la verità Pio XI, in occasione dei Patti lateranensi, in una semplice
udienza, afferma: “forse ci voleva anche un uomo come quello che la
Provvidenza ci ha fatto incontrare“. Non solo il senso è ben diverso,
ma soprattutto tale affermazione si riferisce ad un singolo fatto, quei
Patti che sembrano porre fine alla guerra tra Stato e Chiesa
cominciata nel Risorgimento. Bisogna ricordare che quando
Mussolini tende la mano alla Chiesa è già, da tempo, un dittatore;
anzi, è, in questo periodo, un dittatore amato, perchè ha fatto
innegabilmente anche cose apprezzate.

Fino ad ora nella Chiesa ha trovato molti dei suoi principali avversari,
ed egli stesso, come si è già detto, ha fatto la guerra soprattutto ai
popolari di don Sturzo e De Gasperi. La Chiesa si vede quindi
tendere la mano dopo avergli fatto opposizione. Pio XI un po’ lo
teme, un po’ ritiene giusto essere realisti, un po’ crede che il duce
desideri davvero un armistizio: invece Mussolini vuole fare bingo. Lo
dirà chiaramente in più occasioni (ne parlo nel libro). Ad esempio nel
1934 dichiara che la Conciliazione è stata per lui un’operazione
politica volta a “spuntare politicamente le armi in mano agli avversari”.
Non è corretto citare, stravolgendola, la frase di Pio XI del 1929, e
dimenticare che lo stesso pontefice scrive poi ben due documenti
ufficiali, Non abbiamo bisogno e poi Dell’educazione cristiana della
gioventù, in cui attacca frontalmente la statolatria fascista. Nè
possiamo dimenticare ciò che racconta nei suoi diari Cesare Maria
De Vecchi, uno dei quadrumviri, allorchè riporta le sfuriate di Pio XI:
“Ecco cosa avete fatto, avete imbrogliato il Papa! … L’Azione Cattolica è
la pupilla degli occhi del papa ed è perseguitata con sistemi che non
voglio qualificare perché la qualifica sarebbe troppo grave…Gli vada a
dire  (al duce, ndr)  che con i sistemi che usa e con i fini che si propone,
mi fa schifo… nausea, vomito”  (Cesare Maria De Vecchi, Il quadrumviro
scomodo, Mursia, Milano, 1983).

Passiamo ad un’altra parola, la parola patria. Mussolini è stato o


no un patriota?

Credo che siamo di fronte ad un altro luogo comune, o quantomeno


ad una semplificazione: vi è una bella differenza tra patriottismo e
nazionalismo! Bisognerebbe ricordare cosa intende lui per Italia: non
una storia bimillenaria, ma solo l’Italia romana/pagana e poi quella
risorgimentale. Mussolini non ama affatto i quasi duemila anni di
storia in cui l’Italia è il cuore, religioso, culturale, artistico, della
Cristianità. Si lamenta di buon grado, nel 1914, quando è
interventista, del fatto che la maggioranza del popolo italiano sia
neutrale, perchè affetta dal cattolicesimo, così come depreca gli
italiani come poco nazionalisti, durante la II. E dove starebbe il
peccato originale del nostro popolo? Lo ricorda Ciano, il 30 marzo
1941: “Mussolini se la prende per l’ennnesima volta col cattolicesimo,
colpevole di ‘aver reso l’Italia universale, impedendole di essere
nazionale. Quando un paese è universale è di tutti tranne che di se
stesso’ “.

Per anni Mussolini è un pacifista dichiarato. Evita persino il servizio


militare scappando all’estero: il De Felice, nel primo dei suoi 14
volumi dedicati al fascismo, lo descrive come un ventenne
“vagabondo e anarchico”; nel 1911 Mussolini si oppone alla
campagna di Libia; nel 1914, allo scoppio della grande guerra, scrive
articoli come “Abbasso la guerra” in cui predica la “neutralità assoluta“,
e grida “Nè un uomo nè un soldo. A qualunque costo!“! Dopo qualche
mese la musica inizia a cambiare con l’ipocrita articolo
intitolato Dalla neutralità assoluta alla neutralità attiva ed operante  e
in men che non si dica, passano solo altri due mesi, Mussolini
diventa un sostenitore sfegatato della “guerra rivoluzionaria“, per
almeno due motivi: l’uomo che si alleerà con la Germania militarista
di Adolf Hitler, vuole sconfiggere “il militarismo prussiano e
pangemarnista […] bandito appostato sulle strade della civiltà europea“!
Insomma vuole la guerra per preparare la pace, in pericolo a causa
dei maledetti tedeschi! Inoltre la vuole, per aprire la strada alla
rivoluzione: invoca infatti la necessità di un “bagno di sangue
proletario“.

Perchè un “bagno di sangue proletario”?

Mentre il re crede che l’entrata in guerra possa rafforzare la


monarchia, e l’interventismo borghese spera che la guerra spazzi via
i socialisti, al contrario Mussolini immagina che essa possa creare
“un ambiente più adatto allo sviluppo del socialismo”. E’ questa del
resto la visione dei socialisti interventisti: la guerra destabilizza, muta
l’ordine delle cose, e i rivoluzionari possono dunque inserirsi nel
cambiamento e guidarlo. Mussolini è un giornalista superficiale,
arrembante, ideologico: non pensa e non immagina che la guerra
porterà, al nostro paese, 680 mila morti e un milione di feriti! Da
giovane ha scritto una novella intitolata “Nulla è vero, tutto è
permesso“. Esattamente così: da pacifista a guerrafondaio; da
socialista ad antisocialista (sebbene solo in parte); da nemico del
militarismo tedesco, ad alleato del militarismo tedesco; da
filosionista, con amante e consigliera ebrea, a promotore delle leggi
razziali… Una banderuola a cui la “patria” non interessa così tanto!
Anzi, pronto a venderla e a vendersi al più forte. Oppure, se diamo
credito alle ipotesi sul carteggio Mussolini-Churchill, un uomo falso
che, dopo essere stato per decenni filo-inglese, costruisce la retorica
della “perfida Albione”, ma solo per doppiogioco…

Possiamo approfondire?

Ricordavo che da giovane Mussolini è pacifista ed internazionalista:


solo la parola patria genera in lui un profondo disprezzo. Vorrebbe
addirittura andare a vivere a New York. Poi diventa interventista e
fonda un quotidiano che spinga alla guerra,  Il popolo d’Italia: lo fa
con i soldi di Filippo Naldi, di alcuni industriali italiani, della
massoneria, dello Stato francese, dei socialisti francesi e belgi e dei
servizi segreti inglesi. Dunque diventa leader interventista
prendendo soldi dagli stranieri!, da Francia ed Inghilterra, i due paesi
che spingeranno l’Italia al patto segreto di Londra, promettendoci,
falsamente, terre e conquiste che non verranno mai concesse.
Un uomo che prima combatte al fianco delle potenze che in seguito
chiamerà con disprezzo “plutocratiche”, ricevendone denaro e
prestigio (dacchè la sua nuova vita politica inizia proprio con la
fondazione de Il popolo d’Italia), e poi si consegna mani e piedi alla
Germania di Hitler, portando un paese del tutto impreparato alla
debacle, è da considerare un “patriota” o un traditore? Ha a cuore il
suo paese, o la sua carriera?

In cosa crede, allora, Mussolini?

Amante di Nietzsche, dell’uomo “al di là del bene e del male”,


Mussolini non ha alcuna morale (neppure nella vita intima, affettiva):
crede in sè stesso e nulla più. Margherita Sarfatti, nella biografia
ufficiale, Dvx, che vende milioni di copie, scrive: “l’ambizione lo
sostiene e divora“. Il De Felice spiega a lungo la sua
“spregiudicatezza”. Quella che gli permette di essere sempre
assolutamente incoerente nelle scelte e nei discorsi, a distanza di
pochi anni, o mesi, ma del tutto coerente con un solo fine: il suo
successo, il suo rimanere sul palcoscenico. Questa spregiudicatezza
machiavellica non è certo finita con il Mussolini socialista o con
quello fascista. Il Mussolini che fa il pacifista a oltranza prima e il
guerrafondaio poi, ricorda molto la sinistra italiana comunista e post
comunista, pacifista ad oltranza con le guerre Usa, guerrafondaia
quando a farle è l’Urss; pacifista all’epoca delle guerre dei Bush,
prona agli Usa quando i conflitti, compreso quello in Libia del 2011,
sono vidimati da Obama. Torniamo un attimo al passaggio di
Mussolini dal socialismo al fascismo: finchè ci sono masse socialiste,
egli cerca a lungo di diventarne il leader; quando si rende conto che
la scena, dopo la guerra, sarà sempre più occupata da nuove masse,
i veterani (di destra e di sinistra), si volge a loro (e abbraccia anche i
ricchi borghesi tanto odiati prima).

Oggi non è forse lo stesso, con certa sinistra che, abbandonati da


tempo gli operai, flirta con i miliardari (i Bill Gates, i Jeffrey Bezos, i
George Soros, i Mark Zuckerberg… cioè gli uomini più ricchi del
mondo), il liberismo, la globalizzazione, ma cerca di intestarsi le
nuove masse di diseredati (gli immigrati), non tanto per sostenerle e
difenderle, quanto per ottenerne il voto o per fornire manodopera a
basso costo al grande capitale?

Ancora un parallelo: il Mussolini che prima si schiera per il suffragio


universale, poi contro, poi a favore del voto femminile… per negare
infine il voto a tutti, quando gli è possibile farlo, non assomiglia a
coloro che magnificano l’importanza del voto popolare, se vincono,
mentre lo maledicono, perchè il popolo è bestia e si fa ingannare
dalle fake news degli avversari, quando perdono?

Tornando a Mussolini, è vero che ha salvato l’Italia dal


comunismo?

A mio giudizio no. Prima è stato un leader che ha dato forza al


socialismo, facendo crescere il prestigio e i lettori del quotidiano
socialista l’Avanti. Poi la guerra ha realizzato proprio ciò che lui
auspicava: alle elezioni del 1913 i socialisti prendono il 17,62% ; alle
elezioni del 1919, subito dopo la guerra, salgono al 32,28 %. La I
guerra mondiale, tanto voluta da Mussolini, fa quasi raddoppiare i
voti socialisti! Sarà lo stesso per la seconda: dopo di essa, proprio
causa la folle alleanza con i nazisti voluta dal duce, avremo il più
forte partito comunista d’Europa! Quanto al 1922, quando Mussolini
diventa presidente del Consiglio, mentre i fascisti hanno pochissimi
voti, la sinistra non è affatto dominante nel paese. Anzi, pochi anni di
pace la hanno già ridimensionata. Infatti alle elezioni del 1921 i
socialisti sono già scesi di 10 punti (prendono il 24,7%), mentre
popolari, giolittiani e le varie aggregazioni liberali insieme superano il
50% !

Tanta sinistra vive ancora oggi, strumentalmente, dello spauracchio


di Mussolini, ma dovrebbe ricordare che l’ex compagno di
Predappio, la cui ascesa fu sostenuta per anni da tanti “compagni”,
ne ha favorito sempre la crescita, in un paese a maggioranza
moderata! E anche oggi fa tanto comodo: in tanti lo tirano fuori dalla
tomba ogni volta che torna utile demonizzare l’avversario senza
avere argomenti.

Un altro luogo comune da ribaltare?

Anzitutto bisogna riconoscere che Mussolini, negli anni del consenso


è sembrato a tratti un uomo politico accorto e prudente. Non
dimentichiamo l’epoca in cui teme Hitler e cerca di arginarlo,
alleandosi con Vienna, Budapest e Parigi. Sono gli anni in cui, per
esempio, deride il razzismo di Hitler, che poi abbraccerà con strano
entusiasmo. In Italia la gente per lo più accetta le sue mattane,
perchè nel complesso riconosce che dopo la guerra, il biennio rosso
e lo squadrismo, è tornata la pace, l’economia marcia bene, l’Inps,
l’Onmi e in genere le riforme sociali funzionano. Inoltre, a onor del
vero, Mussolini è per qualche tempo forse lo statista europeo che,
memore della I, si adopera di più per evitare un secondo conflitto
mondiale, e persino per arginare Hitler (si pensi alla sua difesa della
libertà austriaca nel 1934). Saranno anche l’egoismo e la scarsa
lungimiranza di Francia e Inghilterra – già colpevoli di aver umiliato
terribilmente la Germania nel primo dopoguerra, arando il terreno
per uno spaventoso desiderio di rivalsa, e di aver ingannato l’Italia
con il tradimento degli accordi presenti nel Patto di Londra – a
spingere Mussolini tra le braccia di Hitler, in seguito alla criminale
campagna d’Etiopia: le sanzioni, di per sè giuste, appaiono
grottesche se si considera che a imporle, presentandosi come i
protettori della libertà del popolo africano, furono le due principali
potenze imperialistiche del tempo (quelle che avevano il controllo di
quasi tutta l’Africa!).

Soprattutto, però, occorrerebbe ricordare che l’espressione “nazi-


fascismo” è poco appropriata. Anzi, è più falsa che vera.

Perchè?

Va bene per identificare l’alleanza militare tra il 1940 e il 1945, ma,


una volta appurata la generale somiglianza tra i tre totalitarismi, è
innegabile che i più affini tra loro siano stati – come scriveva Hannah
Arendt e come ha riconosciuto da poco anche l’Europarlamento- il
nazismo ed il comunismo: anche il fascismo è stato una dittatura
statolatrica, ma, per molti motivi, compresa la storia, la religione e la
cultura degli italiani, non ha avuto nè lager nè gulag (cioè milioni e
milioni di morti!) e nulla di simile a Gestapo e Kgb; non ha visto nè
“notte dei lunghi coltelli” nè purghe staliniane, nè l’eutanasia sui
bambini e gli aborti selettivi nazisti nè gli immensi orfanotrofi
sovietici. L’Italia, inoltre, non ha avuto alcun ruolo propositivo nello
scoppio della seconda guerra mondiale: essa infatti si deve
primariamente all’alleanza tra Hitler e Stalin, con il famoso patto von
Ribbetrop-Molotov del 1939. Bisognerà pur ricordare che i nazisti
erano in verità “nazional-socialisti” , mentre i sovietici erano a tutti gli
effetti “socialisti-nazionalisti”! Proprio per questo la stampa
comunista russa parlò per quasi due anni in termini positivi dei
nazionalsocialisti, e i comunisti francesi, durante l’invasione tedesca
del 1940, preferirono applaudire l’invasore nazista, in quanto alleato
di Stalin, piuttosto che difendere il loro stesso paese!

Torniamo per un attimo al rapporto di Mussolini con la fede. Ci


sono alcuni che sostengono che il duce si sia convertito, alla fine
della sua vita, dopo l’arresto nel 1943.

E’ un’ ipotesi che non si può scartare del tutto, ma per ora non mi
pare abbia prove degne di tal nome. Anche perchè il Mussolini
privato, che parla liberamente, e che conosciamo, per fare un solo
esempio, attraverso il diario di Galeazzo Ciano, è sempre quello di
un tempo. Il 2 novembre 1942, per esempio, Ciano scrive: “Se la
prende con l’Osservatore Romano che lancia spesso frecciate
antidittatoriali, e ciò gli dà lo spunto per dire che il cattolicesimo ed il
cristianesimo sono in declino ‘perchè vogliono far credere alla gente una
quantità di cose che ripugnano al nostro spirito moderno’  ” (si riferisce
in particolare al culto della Madonna di Lourdes e Loreto).

Però, chi può leggere nel cuore di un uomo sconfitto, in crisi,


fors’anche in preda a qualche scrupolo, che sente avvicinarsi la fine?
Detto ciò va rilevato che Mussolini è un uomo molto superstizioso.
Non deve stupire. Quanti sono a fine Ottocento e nella prima metà
del Novecento le personalità che si dichiarano atee, o che negano
conunque un Dio personale, che ricorrono poi a sedute spiritiche,
amuleti, cartomanti, e che a tratti non disdegnano neppure, quasi
per scaramanzia, una preghierina in chiesa? Un esempio illustre è
quello di un uomo per certi aspetti molto simile al duce: Gabriele
D’Annunzio (si veda ad esempio Attilio Mazza, D’Annunzio e l’aldilà,
Ianieri, 2011). Ebbene anche Mussolini, ne abbiamo numerose
testimonianze, “crede fortemente nella iettatura”, cerca segni negli
astri, si fa leggere la mano, consulta raccolte di “confidenze” fatte
dagli spiriti e portategli da alcune ammiratrici (Quinto
Navarra, Memorie del cameriere di Mussolini, Longanesi, Milano,
1946). Di più: in una documentata biografia su Margherita
Sarfatti, Margherita Sarfatti. La donna che inventò Mussolini (Angelo
Colla editore, Vicenza, 2010), Roberto Festorazzi riporta un episodio
piuttosto “curioso” raccontato dalla stessa Sarfatti, nota scrittrice
socialista, per molti anni amante e musa ispiratrice del duce: una
confidenza di Mussolini su un suo presunto incontro con il
demonio.

Cosa racconta?

Lasciamo la parola alla protagonista e alla sua rievocazione delle


parole del duce, in una sera di novembre del 1926: “In una notte
come questa sedevo ripensando ad alcuni rilevanti libri mentre
all’esterno il vento gelido sibilava tra le montagne… Era circa mezzanotte
e tutti a casa dormivano profondamente. Improvvisamente la persiana e
la finestra che erano state accuratamente chiuse si spalancarono: ci fu
un rombo di tuono e un signore vestito di nero apparve sorridendo e
inchinandosi dinnanzi a me. ‘La conosco, Mussolini’, disse. ‘Mi chiamo
Satana e sono venuto a vederla e ad aiutarla. Tutti i doni del mondo
sono pronti per lei, se li chiede’. Ero sbigottito e tuttavia, nel più
profondo del mio cuore, sapevo che si sarebbe avverato. Ma non gli dissi
nulla. ‘Che cosa desidera, mi dica: ricchezze?’ No, risposi. Non voglio
denaro… Potere!, urlai, e balzando in piedi ripetei con tutte le mie forze:
Potere! Potere! Potere!”.

Margherita Sarfatti, commenta Festorazzi, a distanza di anni “non sa


come qualificare quella narrazione mussoliniana… si trattò di un
sogno, di un’allucinazione, oppure di un’elaborazione fantastica
densa di un preciso significato simbolico che Mussolini desiderava
fosse tramandato come un segno premonitore della sua gloria?”.

Lei che ne pensa?

Difficile dire qualcosa. Certamente Mussolini prova a tratti scrupoli e


paure. Per esempio a causa del suo comportamento sessuale,
totalmente dissoluto, e della malattia che ha contratto e che lo
accompagna sin dalla giovinezza: la sifilide. Aveva paura della
dannazione? E’ interessante che non sia solo la Sarfatti a raccontare
l’episodio. Con parole analoghe vi accenna anche un’altra celebre
amante, Claretta Petacci, la quale riporta così le parole del duce: “La
mia anima appartiene al diavolo… Fu una sera a Tolmezzo, ero
ammalato e stavo nella stanza. D’un tratto la finestra si spalancò ed
entrò all’improvviso, con un baleno, un uomo alto, lungo, sottile, in frac,
e i piedi forcuti… ‘Benito, mi riconosci?’. Sì gli dissi, sei il Diavolo. ‘Bene,
hai cinque minuti per riflettere, per scegliere. Vuoi la gloria, l’amore, o la
potenza’ ”. Dopo breve riflessione, così prosegue il racconto della
Petacci sulle confidenze di Benito, il futuro duce scelse la potenza, il
potere, e acconsentì, pur terrorizzato, a consegnare la sua anima al
diavolo (Claretta Petacci, Mimmo Franzinelli, Verso il disastro, Rizzoli,
Milano, 2011).
Visto il tema, si può aggiungere un altro aneddoto interessante:
la famosa lettera di suor Elena Aiello…

Sì, suor Aiello è una mistica famosa che scrive al duce, tramite di lui
sorella, Edvige, dopo che il papa Pio XII, il 24 aprile del 1940, lo ha
invitato a tenere il paese fuori dal conflitto. E’ un periodo in cui
Mussolini tergiversa, non sa bene cosa fare. La lettera della suora
contiene un appello a non entrare in guerra: altrimenti l’Italia
avrebbe visto “città distrutte, armate straniere e genti esotiche
accampate a contrasto sul nostro suolo, gli italiani intenti ad odiarsi
e ad uccidersi”. Mussolini, come noto, non terrà conto nè della
lettera del papa, nè di quella di suor Elena…

Passando all’attualità, c’è un rapporto tra la destra italiana di


oggi e il fascismo?

Nessuno. Il nazionalismo è rivoluzionario, aggressivo, ideologico,


mentre il sovranismo è conservatore, difensivo, realistico. Quando
Polonia o Ungheria, per fare un esempio, si oppongono a
imposizioni economiche, sociali o morali di un potere sovranazionale
opaco, di fatto respingono ingiuste pretese, nazionaliste, di Parigi o
di Berlino o di qualche altro potere o lobby esterni, per difendere la
propria storia, la propria identità, la propria sovranità. Per difendere,
non per aggredire o imporre. Tra nazionalismo e sovranismo c’è la
stessa differenza che passa tra una guerra di offesa e una di difesa.

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