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A Il Covilef B

ANNO XV N°868 27 AGOSTO 2015

RIVISTA APERIODICA RISORSE CONVIVIALI


DIRETTA DA
STEFANO BORSELLI d ISSN2279–6924
¬¬¬¬¬¬¬¬¬¬¬¬¬¬¬¬¬¬¬¬¬¬¬¬¬¬¬¬¬¬¬¬¬¬¬¬¬¬¬¬¬¬¬¬¬¬¬¬¬¬¬¬¬¬¬¬¬¬¬¬¬
E VARIA UMANITÀ

Penetriamo nuovamente in epoche che non aspettano dal filosofo né una spiegazione né una trasformazione del mondo, ma la costruzione di rifugi contro l’inclemenza del tempo. Nicolás Gómez Dávila

Armando Ermini
COST R ET TI A PA RL AR E
DI TECNICA
j
In seconda pagina una digressione di Stefano Borselli introdotta da un epigramma di Marco Valerio Marziale.

Penetriamo nuovamente in epoche che non anche emotive, che suscita, ognuna delle quali
aspettano dal filosofo né una spiegazione né ha buone ragioni.
una trasformazione del mondo, ma la costru-
zione di rifugi contro l’inclemenza del tempo.
M Il carattere della tecnica moderna

C P
osí recita la massima di Nicolás Gó- er provare a capire qualcosa del senso del-
mez Dávila riprodotta nella testata la tecnica moderna, partirei dall’imma-
del Covile. Forse sarebbe piú esatto gine plastica che ne ha dato Romano Guardini
dire di questo tempo, perché è soprattutto oggi, in Lettere dal lago di Como. Guardini mette a con-
anche se non da oggi, che va delineandosi in fronto due opere della tecnica umana, il veliero
tutte le sue conseguenze il cambiamento epoca- e la nave a vapore, e ne individua una differenza
le del mondo dovuto alla tecnica. Alla tecnica, essenziale. Mentre il primo aderisce alle forze
ma non solo ad essa dato che è solo una delle della natura e le utilizza per i propri scopi, il se-
manifestazioni dell’agire umano, seppure in pos- condo le sfida, non curandosene. Entrambi
sesso, come vedremo, di caratteri unici.
Il Covile, per ciò che si propone di essere
nel panorama culturale, non poteva esimersi
dal discuterne direttamente, soprattutto dopo il
prezioso spunto che ci ha offerto di recente Ro-
berto Manfredini.1 Anche se ci siamo piú volte
accostati al tema quasi naturaliter, discutendo
della modernità in tutte le sue manifestazioni,
dall’arte all’architettura, dalle forme economi-
che a quelle antropologiche e piú in generale
culturali, di tecnica ne discutiamo quasi con re-
ticenza, costretti dalla stringente attualità ma
consci delle difficoltà che propone e delle
straordinarie passioni, non solo intellettuali ma

1 Roberto Manfredini, «Il Nomos della Tecnica», in Il


Covile n° 861, luglio 2015.

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Redazione: Francesco Borselli, Riccardo De Benedetti, Aude De Kerros, Pietro De Marco, Armando Ermini, Marisa Fadoni Strik, Luciano Funari, Giuseppe
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garos, Andrea G. Sciffo, Stefano Serafini, Stefano Silvestri, Massimo Zaratin. ☞ © 2014 Stefano Borselli. Questa rivista è licenziata sotto Creative Commons.
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sono frutto dell’ingegno umano, tuttavia il velie-


ro solca le acque utilizzando anche il vento con-
trario mediante il sistema di vele e la tecnica di
a L a f ug a da l l ’inc a rn a z i o n e
navigazione, mentre il secondo procede per la o v ver o i l su r r o gato.
sua rotta indipendentemente da ogni altro fatto- di Stefano Borselli

re che non sia la potenza del suo motore. Bianchi denti ha Lecania, e Taide neri.
Credo sia facile cogliere immediatamente il Perché? Quelli son finti, e questi veri.
senso di quella differenza: mentre nel primo Marziale
caso l’opera umana incontra un limite nella na-
tura stessa (con la bonaccia il veliero si ferma),
nel secondo caso quei limiti sono superati, e si
D edicammo un numero,i qualche anno
fa, ai celebri brani di Shakespeare e
Goëthe citati da Marx nei Manoscritti econo-
aprono prospettive tendenzialmente infinite mico-filosofici del 1844. Scrive Marx:
nella misura in cui il perfezionamento della tec- Ciò che io sono e posso, non è quindi affat-
nica consentirà di procedere oltre il limite natu- to determinato dalla mia individualità. Io
rale che di volta in volta si pone davanti all’uo- sono brutto, ma posso comprarmi la piú bel-
mo. Un altro paragone, del tutto analogo, pos- la tra le donne. E quindi io non sono brut-
siamo farlo circa la procreazione. In quella na- to, perché l’effetto della bruttezza, la sua
turale, l’infertilità maschile o femminile può es- forza repulsiva, è annullata dal denaro. Io,
sere curata, certamente grazie alla ricerca medi- considerato come individuo, sono storpio,
ca e alla capacità tecnica di individuare i farma- ma il denaro mi procura ventiquattro gam-
ci o gli interventi chirurgici necessari, tuttavia be; quindi non sono storpio.
esiste sempre un limite naturale invalicabile, Il denaro ha certo molte altre caratteristi-
(ad esempio la fine dell’ovulazione femminile che, ma in questa, magistralmente analizzata
causa l’età). Non cosí con le diverse tecniche di prima che da Marx da grandi letterati, il de-
fecondazione artificiale che, quando si decida naro permette di surrogare qualità fisiche, cor-
di ricorrervi, possono far diventare madre una poree, cioè della propria individuale incarna-
donna alla quale la natura ormai lo vieterebbe. zione. Bisogna aggiungere che la frase di
Marx (ed anche i brani scespiriani e goetiani)
M Romano Guardini. potrebbe essere riscritta sostituendo al termi-
ne denaro, quello di potere: «Io sono brutto,

L a questione del limite è fondamentale. Il


cambiamento radicale, oggettivo e sogget-
tivo, imposto dalla tecnica, viene esplicitamen-
ma posso ottenere la piú bella tra le donne. E
quindi io non sono brutto, perché l’effetto del-
la bruttezza, la sua forza repulsiva, è annulla-
te riconosciuto da Guardini quando, nelle sue ta dal potere».
Lettere teologiche ad un amico (in realtà, non de- Oppure, invece di denaro, potremmo parla-
stinate alla pubblicazione), in merito alle conse- re di sapere. Dice il critico d’arte: «Io non so
guenze della progressiva e sradicante antropiz- tenere un pennello in mano, ma poiché so
zazione dello spazio disponibile, scrive: parlare benissimo di un dipinto, allora sono
La natura — la parola va intesa nel senso piú piú pittore io di quel bruto che lo ha realizza-
ampio, come ciò che esiste da sé ed è regolato to»; Achille Bonito Oliva ha scritto: «Critici
da leggi proprie — si trasforma sempre piú si nasce, artisti si diventa». Il professore di
nella cultura, nella tecnica, ossia in quello che filosofia che non sa distinguere un barolo da
l’uomo ha escogitato e fatto. E quest’ultimo si una gazzosa, avrà la sua tavola sempre fornita
trasferisce sempre piú, da un mondo che gli dei vini piú scelti dei quali saprà con com-
era stato dato, da un mondo che doveva orga- petenza e parole alate descrivere storia e ca-
nizzare in senso originario, in un mondo de- ratteristiche. Segue a pag. 11 ☞

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ciso da lui, artificiale. Questo mondo non gli parte della panoplia dei beni, dei servizi e dei si-
è stato assegnato come spazio per la sua attivi- stemi che hanno condotto l’umanità a moltipli-
tà e, in quanto tale, garantito, ma lo crea lui carsi quasi per dieci nel giro di duecento anni?
stesso e perciò deve anche tenerlo insieme, se Come si può condannare in toto e radicalmente
vuole che non crolli. Ciò comporta uno sfor- quel motore che ha raddoppiato l’aspettativa di
zo, di cui non si sa se l’uomo, a lungo andare, vita sul pianeta, ( pur riducendo nel contempo
potrà essere all’altezza. Forse la storia dell’età l’aspettativa di vita del pianeta stesso)? Chi
moderna mostra già un sintomo di questo oserebbe? Di fronte a queste conquiste il cui va-
sforzo eccessivo.2 lore nessuno riesce a negare, anche i critici piú
feroci si premuniscono e si proteggono, ante-
Queste parole incrociano la problematica a
ponendo i dovuti distinguo: bisogna salvare la
lungo trattata da Jacques Ellul, uno dei piú parte buona e combattere quella cattiva, biso-
noti studiosi della società tecnica, il quale so- gna ricondurre la tecnica a strumento strappan-
stiene che dola dal ruolo che ha assunto: quello di determi-
In tutte le società, fino al nostro XVIII seco- nare i valori e perciò il destino. Non bisogna
lo, le tecniche erano integrate in una cultura gettar via il pupo insieme all’acqua sporca. Cosí
globale, mentre a partire dal XVIII secolo è si dice, pensando che sia ancora possibile, ma
la cultura ad essere dominata, ossia margina- lo è? […] Quali siano quei valori [della tec-
lizzata dalla tecnica.3 nica] è ovvio: tutto ciò che la alimenta è bene,
ciò che la frena è male. Ogni nuovo prodotto, si-
Si può, e lo faremo, discutere se il fattore stema, dispositivo, metodo, ritrovato (ed ogni
marginalizzante della cultura globale dei popo- nuova trovata), devono «implementarsi» nel
li sia davvero la tecnica o non piuttosto l’econo- sociale. Chi si oppone … è perduto. Il dogma è
mia o entrambe, come sostengono altri autori, questo: ciò che si può fare è bene e perciò deve
ma quello che interessa in primo luogo è sotto- essere fatto. Di qui la nascita di infiniti «diritti»
lineare il suo carattere ambivalente: indubbi be- tra i quali scelgo questo: tutte le forme riprodut-
nefici da una parte, il rischio che sfugga al tive tecnicamente possibili sono contrabban-
controllo dell’uomo dall’altra. Ambivalenza date per ciò stesso come buone e giuste, veicolo
messa bene in luce in un breve ma denso artico- di libertà e di autodeterminazione del soggetto
lo di Rino Della Vecchia dal titolo «Sola la e la loro universalizzazione condicio sine qua
tecnica ci può salvare?», che riassume gli inter- non dell’eguaglianza.4
rogativi posti sopra, di cui riporto due brani: Per rispondere alla domanda di Della Vec-
La potenza materiale della tecnica non ha biso- chia sulla possibilità di salvare la parte buona
gno di venir sottolineata. Ma ciò che importa della tecnica e combattere quella cattiva, credo
qui è la sua capacità di raccogliere consenso, di si debba, prima di tutto, distinguere fra ciò che
«farsi amare» e di imporre i suoi valori. Su teoricamente è concepibile e ciò che avviene nel-
questo versante la sua vera forza consiste nella la pratica. Tale distinzione appare fondamentale
straordinaria capacità seduttiva delle sue realiz- in quanto se ciò che accade nelle pratiche politi-
zazioni e nella inattaccabilità quasi assoluta di che, economiche, etiche e morali della mo-
buona parte delle sue conquiste. Chi rinunce- dernità, fosse diretta e inevitabile conseguenza
rebbe agli antibiotici e abolirebbe la chirurgia? della tecnica, il problema si porrebbe in modo
Chi distruggerebbe le macchine agricole, fareb- brusco e apocalittico: la si deve accettare come
be a pezzi la TAC, i telefonini e Internet e gran
un dato di fatto, con tutte le sue conseguenze
(positive e negative), o la si deve rifiutare in
2 Romano Guardini, Lettere teologiche ad un amico, Vita
& Pensiero, Milano, 1979, p. 46.
3 Jacques Ellul, Le bluff technologique, Hachette, Paris
1988 4 L'interferenza 23 giugno 2.14,

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nome di un Altro che si ritiene superiore e interna, che la spinge a crescere, che la porta
migliore dal punto di vista del bene per l’uomo? necessariamente a uno sviluppo incessante»,
Al contrario, se si ritiene che le pratiche del- tale da configurare un processo irreversibile, os-
la modernità, quantunque influenzate dalla sia l’impossibilità di detecnicizzarsi, b) per que-
tecnica, non ne siano conseguenza necessaria sto motivo, in una società che obbedisce alle
ma frutto di un suo uso «distorto», allora leggi del sistema tecnico, l’autonomia del politi-
l’interrogativo principale diverrebbe quello di co (lo Stato e le sue leggi) e del sociale (la so-
come fare a indirizzarla o piegarla al bene vranità popolare) perde sostanza. Non nel sen-
dell’uomo. so che non contino piú nulla, ma in quello che
Interrogarsi sulla tecnica significa dunque la loro autonomia può sussistere solo a condizio-
interrogarsi sulla modernità, nel suo comples- ne di essere incorporati e assorbiti nel sistema del-
so e non solo su una sua parte. Sulla sua accetta- le macchine, c) in quanto elevatasi a Sistema on-
zione incondizionata o sul suo rifiuto, oppure nipervasivo, la tecnica inclinerebbe necessaria-
su come tentare di sfuggire all’alternativa radi- mente verso il totalitarismo. Il suo pensiero as-
cale fra il ritorno all’Arcadia e gli esiti fatali sume toni apocalittici quando scrive
del Transumanesimo che l’accettazione acriti- In realtà c’è un modo, ma solo uno: la ditta-
ca della modernità e della tecnica implicano. tura mondiale piú totalitaria possibile. È l’uni-
co modo per permettere alla tecnica il pieno
M Tecnica neutrale? sviluppo e per risolvere le enormi difficoltà di

R
cui è causa.7
oberto Manfredini, ne «Il Nomos della
Tecnica»,5 appare piuttosto perentorio Anche Manfredini, pur negandone l’inelut-
al riguardo. Scrive tabilità, riconosce tuttavia i rischi di derive to-
talitarie e di una futura nuova schiavitú tecno-
accantoniamo l’idea che lo spirito della Tecni-
ca possa influenzare il politico, accettando
cratica, che potrebbero però essere contrastata
che essa «può essere rivoluzionaria e reaziona- con la «fondazione metafisica del pensiero» e
ria, può essere servire alla libertà e all’op- con «un minimo di controllo, se non morale, al-
pressione, alla centralizzazione e alla decen- meno razionale» (ci torneremo perché è un’os-
tralizzazione». È proprio a partire da questa servazione fondamentale in quanto ipotizza un
petizione di principio che elaboreremo qual- elemento esterno alla ragione tecnica che la li-
che breve riflessione sul rapporto fra gli usi e miti), e non come accade ora in Occidente, col
costumi dell’uomo occidentale e lo sviluppo sentimentalismo o con un’antropologia positiva
tecnologico. senza basi filosofiche. Nota anche, però, che
esistono paesi di diverse tradizioni culturali e
La sua tesi si oppone a quella di Ellul, che in
politiche rispetto alle nostre, paesi per lo piú
un altro suo lavoro6 sostiene tre importanti con-
autoritari, che riescono a dominare la tecnica
cetti: a) la tecnica, a partire da un certo punto
«senza troppi complessi» facendola convivere
in poi (la terza rivoluzione industriale, ovvero
con culture, costumi e tradizioni antichi, e por-
quella contrassegnata da energia nucleare, in-
ta gli esempi dell’Arabia Saudita, dell’Iran e
formatica, biotecnologie, che fa apparire il fe-
del Giappone. Sembrerebbe quindi che il pro-
nomeno in tutta la sua ampiezza) diventata un
blema risieda nelle strutture socioeconomiche
sistema, appunto il Sistema Tecnico, che agi-
e politiche dell’Occidente
sce per forza e logica sue proprie, «senza l’in-
tervento decisivo dell’uomo, grazie a una forza Qui noto una singolare analogia con lo stes-
so Ellul. Per entrambi, seppure da presupposti
5 Il Covile n° 861, cit. diversi, i problemi posti dalla tecnica potrebbe-
6 Jacques Ellul, Il sistema tecnico, Jaca Book, Milano
2009. 7 Ibidem.

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ro essere risolti piú facilmente ove esistessero creda che la felicità degli individui risieda solo
strutture politiche inclinanti all’autoritarismo nella ricchezza materiale, che eviti la devasta-
o al totalitarismo. Credo, ma anche su questo zione degli stili di vita tradizionali e si oppon-
tornerò successivamente, che il punto da mette- ga ai consumi inutili o indotti artificialmente e
re a fuoco sia un altro. la relativa corsa affannosa verso di essi. Per
Latouche, ed anche per Ellul col quale vi sono
M Crescita o decrescita? punti di convergenza e di divergenza, occorre-
rebbe una politica di sviluppo lento, controlla-
L’ osservazione di Manfredini sull’Occi-
dente è densa di implicazioni, perché
nell’articolo sul Covile, prende una decisa posi-
to, calcolato e progressivo, equilibrato anche
in termini di distribuzione del reddito, che evi-
tasse gli sprechi tipici del nostro sistema in fa-
zione anche sullo sviluppo economico, consi- vore di un progetto di abbondanza frugale.8
derando giustamente le due entità, tecnica e svi-
Il termine decrescita appare perciò discutibi-
luppo, in stretta relazione.
le anche dal punto di vista dello stesso Latou-
Il filo del suo ragionamento sembra essere il che. Si può ipotizzare che lo abbia inventato,
seguente: lo sviluppo economico è necessario, insieme all’aggettivo felice che lo accompagna
la tecnica lo favorisce, ergo la tecnica è in sé po- in modo altrettanto discutibile, per marcare la
sitiva e da incoraggiare senza esitazioni. differenza con i fautori dello sviluppo perma-
Si pone con ciò, implicitamente ma decisa- nente. In realtà Latouche fa spesso uso anche
mente, e in polemica contro il regressismo di del termine crescita zero, ma anche in questo le
una certa sinistra, su posizioni apertamente svi- obiezioni non mancano.
luppiste (almeno è questo che emerge nel suo Crescita zero a partire da quando, e da quale
scritto). Non casualmente riserva strali pungen- livello raggiunto di sviluppo? Non lo teorizza
ti alla teoria della decrescita e al suo piú impor- apertamente, anche se si dichiara d’accordo
tante esponente, Serge Latouche, il quale, pe- con Ellul il quale, in un esempio che si rife-
rò, esercita anch’egli una severa critica all’Occi- risce alla Francia, sembra porre un limite con-
dente, sia pure da un punto di vista diverso. creto, per le società occidentali, intorno agli
Non è oggetto del presente articolo la di- anni sessanta del XX secolo.
scussione sulle teorie di Latouche, tanto meno
sulle sue idee o azioni politiche; mi limito per- [...] mentre il realtà si trattava di stabilizzarsi
ciò a qualche precisazione funzionale alla di- sul livello di produzione/consumo del 1960
scussione presente, riconoscendogli la giustez- circa, che non era per nulla l’età della pietra.9
za di alcune intuizioni che peraltro, se analizza- È evidente che, detto in questo modo, si
te nel loro significato, sono contraddittorie pro- tratta di un limite del tutto opinabile, essendo
prio con le sue idee politiche. impossibile stabilire oggettivamente quale do-
Se ne condivida o meno il contenuto, decre- vrebbe essere il livello ottimale di produzione e
scita non significa in realtà, per Latouche, consumo.
pensare in termini di regresso ad una economia Il punto centrale della questione, che sfug-
preindustriale, cosa peraltro impossibile a me- ge spesso sia agli sviluppisti che ai decrescisti, la
no di cataclismi naturali o sociali che nessuno cui discussione risulta perciò inquinata al-
può auspicare, ma in termini di un cambio di l’origine, non è infatti solo di ordine quantitati-
paradigma per misurare la stessa crescita, anco- vo ma anche e soprattutto qualitativo. Come
rato a fattori che non siano solo il PIL. Si trat-
terebbe piuttosto di pensare una società che, 8 Serge Latouche, Ellul, contro il totalitarismo tecnico,
senza demonizzare la tecnica o lo sviluppo, sia Jaca Book 2014, nella collana «I Precursori della decre-
scita», diretta dall’autore.
attenta al proprio equilibrio complessivo e non 9 Ibidem.

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ogni forma biologica, anche le società umane e una significativa analogia fra le rivoluzioni con-
le civiltà sono destinate in un primo tempo a servatrici e quelle operaie (in particolare la rivo-
crescere, poi a stabilizzarsi e riprodursi in for- luzione d’Ottobre) del Novecento: entrambe
me simili a se stesse, e successivamente ancora a svolgono una funzione di Kathechon, di freno
trasformarsi e poi decadere e de-formarsi fino al dilagare della modernizzazione politica, isti-
all’estinzione. È decisivo ciò che avviene nel tuzionale, sociale, tecnologica, ossia «All’inva-
processo, ossia se ha luogo un cambiamento sione del Moderno da parte dei barbarici spiriti
che conserva le vecchie forme, trasfigurate nel- animali del capitalismo», e ciò non perché fos-
le nuove, oppure se il mutamento porta alla sero in sé antimoderne, ma perché cercarono,
loro distruzione/dissolvimento. Lo sviluppo senza riuscirci,
infinito e sempre piú veloce, come implicato di mantenere nell’atto di rottura con il passa-
dall’idolatria tecnica ed economica, contiene to il rapporto con la tradizione. La tradizione
nel suo DNA l’esigenza di distruggere conti- non è il passato, ma è quello che del passato re-
nuamente tutte le forme del passato rivoluzio- sta nelle nostre mani irriducibile al presente.11
nandole incessantemente, ma non è identificabi-
le col concetto di crescita in quanto tale. Mi Il tema della distruzione o conservazione delle
sembra pertinente il parallelo con la medicina forme è chiaramente delineato, e se all’econo-
e la biologia in cui, diceva Carlo Poggiali, «il mia (capitalistica) sostituiamo o aggiungiamo
paradigma della crescita permanente è quello la tecnica, la discussione su crescita versus de-
del cancro», ossia delle cellule cancerogene crescita cambia di segno e si delinea in termini
che si espandono incessantemente fino a che consentono di sfuggire al dilemma secco e
distruggere tutte le altre e infine l’intero organi- fuorviante a cui sembrano contribuire le stesse
smo in cui sono insediate. Combattere l’espan- parole di Latouche.
sione di quelle cellule, però, non vuol dire arre-
stare l’evoluzione del corpo che deve, per sua M Contraddizioni della sinistra decresci-
natura, crescere e trasformarsi coi suoi tempi e sta (e della destra sviluppista).

A
le sue modalità fisiologiche. Una medicina sag- ccennavo sopra alla contraddittorietà di
gia accompagna l’evoluzione e interviene in alcune prese di posizione politica di Latou-
caso di necessità sapendo, e accettando, quali che il cui referente è la sinistra sedicente radica-
sono i propri limiti. Lo stesso accade per le so- le. Quando infatti scrive che l’occidentalizza-
cietà umane, che da sempre sono cresciute tra- zione del mondo ha avuto come risultato la de-
sformando se stesse e l’ambiente in cui vivono, culturazione di molti popoli, soprattutto africa-
ma facendo sí che nelle nuove forme si scorga- ni a causa delle loro deboli tradizioni culturali,
no le radici di quelle antiche. credo abbia senza dubbio ragione. L’impatto re-
È questa continuità di fondo che oggi la pentino dell’economia e della tecnica occidenta-
tecnica e lo sviluppo permanente pongono in le ha distrutto quelle economie di sussistenza e
discussione. Non la crescita in sé è patologica, tutte quelle credenze e usanze, e quei costumi e
ma le modalità e i tempi coi quali viene attua- stili di vita ad esse legati, senza che ci fosse la
ta. Sulla questione dei tempi, decisiva, ritorne- possibilità che se ne sedimentassero altri, per
remo. Vorrei prima attirare l’attenzione su una quanto discutibili. Un equilibrio, culturale,
tesi di Mario Tronti che avevo già commentato economico, ecologico, antropologico, demo-
sul numero del Covile dedicato a Destra e Sini- grafico, è stato semplicemente distrutto e quei
stra,10 e che mi sembra calzare a pennello per popoli da poveri sono diventati miserabili, non-
ciò di cui stiamo discutendo. Tronti, individua
11 Mario Tronti, Dello spirito libero. Frammenti di vita e
10 Il Covile n° 863, luglio 2015. di pensiero, Il Saggiatore, 2015.

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ché sottoposti ad un intenso sfruttamento ad stituito dall’ambiente; quello economico che


opera delle multinazionali occidentali e della si trova in una libera economia, ma regolata
nuova borghesia compradora locale. Ciò che la dalla legge. […] Lo scopo è tramandare — e
sinistra radicale non riesce a cogliere è l’unita- se possibile accrescere— l’ordine e l’equili-
rietà dei fenomeni, per cui l’ideologia dei dirit- brio, di cui siamo i temporanei amministratori
ti umani (aborto, diritti riproduttivi, genderi- fiduciari, alle generazioni future.13
smo) da diffondere globalmente e di cui è la
principale sostenitrice, è un derivato diretto e M I costi della crescita permanente e del-
conseguente della globalizzazione economica la tecnica.

S
(e tecnica). Come riconobbe anche il cardinale tefano Borselli, in altra parte di questo
Ratzinger parlando degli squilibri nel mondo,12 numero, mostra che la tecnica porta a fal-
i mores maiorum, le antiche regole morali che sificare la realtà della vita per farla evolvere in
la sinistra anela superare, sono incompatibili un universo virtuale, artificiale, a prezzo della
con l’economia iperliberista globalizzata, ma negazione della verità e di ogni forma sociale
coerenti con altre strutture socioeconomiche e precedente.
culturali che non facciano della ragione tecni-
Ma esistono anche costi materiali invisibili.
ca e di quella economica dei feticci a cui inchi-
Scrive Ivan Illich:
narsi. Ciò implica che, se si vogliono i diritti
umani come definiti dalla sinistra, occorre Sostengo che il valore economico si accumuli
prendersi anche la globalizzazione economica a causa della previa devastazione della cultura
e la diffusione universale della tecnica. Le ipo- — che può essere anche considerata come
tesi dei movimenti contro la globalizzazione creazione di disvalore,14
(detti anche alterglobalisti in quanto propugna- con ciò intendendo sia che ogni nuovo tipo di
no la globalizzazione giuridica e dei diritti prodotto rende obsoleto in senso economico
umani come concepiti in Occidente, ma rifiuta- quello precedente che svolgeva funzioni analo-
no quella economica) si fondano sul presuppo- ghe, sia che la stessa devastazione della cultura
sto falso della possibilità di segmentare le pra- ha un costo che andrebbe misurato. Esistono pe-
tiche sociali. Ciò vale anche per le tematiche rò anche altre forme di dissimulazione dei costi.
ecologiche. Il problema della conservazione La storia del cemento armato, ad esempio, è
dell’ambiente e del suo equilibrio, è risolvibile anche la storia di un mito e di una turlupinatu-
solo nell’ambito di una politica coerentemente ra: basta ricostruirla per rendersi conto di come
conservatrice (che non significa immobile o ne siano state nel tempo millantate caratteristi-
reazionaria) ad ogni livello e su ogni piano del- che tecniche e di durata.15 Lo stesso vale per i
la vita sociale, come scrive Roger Scruton, che farmaci, dove la consapevolezza di questo a-
con le parole che seguono risponde anche a spetto è stata giocoforza maggiore, nei confron-
certa destra sviluppista le cui contraddizioni, ti dei quali il tempo ha via via aumentato i con-
uguali e contrarie, non sono meno acute. trolli a monte. Il termine sostenibile è ormai
Il conservatorismo e la conservazione sono, di abusato e deformato in maniera nauseante (è
fatto, due aspetti di un’unica linea di condotta stato applicato anche per il folle progetto del
a lungo termine: la gestione parsimoniosa del-
le risorse. Queste risorse comprendono il capi- 13 Roger Scruton, Manifesto dei conservatori, Raffaello
tale sociale rappresentato da leggi, usi, costu- Cortina editore, 2007
mi e tradizioni; il capitale materiale che è co- 14 Ivan Illich, «Disvaleur», in (Oeuvres completes, Fayard,
Paris, 2005) citato in S. L., cit.
12 Card. Joseph Ratzinger, «Conversazione con Galli del- 15 Si veda, i. a., Paolo Marconi, «Cosa fare in città come
la Loggia, su Storia, politica, religione». In I l Foglio, L’Aquila dopo il terremoto?«, Il Covile n° 701, maggio
27 e 28 ottobre 2004. 2012.

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grattacielo girevole di Dubai, in realtà vero mo- cendo proprie le idee di Castoriadis e altri auto-
numento all’insostenibilità e alla cretineria), ri (primo fra tutti Heidegger), anche per lui
ma effettivamente moltissime tecniche rivelano l’essenza della tecnica è «socio-politica», e
costi spesso volutamente nascosti (scaricati sulla l’obiezione principale al determinismo tecnico
comunità e sui posteri). consiste nel fatto che
la ricerca di potenza si scontra con la soglia di
M Conclusioni su crescita e decrescita. remuneratività. In una economia capitalistica

P er brevità rimando al numero del Covile di mercato, tutto ciò che è possibile fare non
dedicato allo sradicamento indotto dal ni- sarà fatto (per lo meno non in un futuro preve-
chilismo della modernità (o meglio di questa dibile), se non è redditizio. Per lo stesso moti-
vo, tutto ciò che è stato scoperto non sarà uti-
modernità),16 ma anche al Manifesto sull’an-ti-
lizzato.19
quariato,17 dove è trattato un altro tema ineren-
te la tecnica e l’industrialismo, quello della A me sembra un’obiezione plausibile, che
standardizzazione dei prodotti e la loro sperso- apre però ad altri interrogativi: esiste la ricer-
nalizzazione, nonché la loro durata a tempo ca scientifica pura, fatta per solo spirito di co -
programmato in modo da assicurare il ciclo di noscenza, o anch’essa, per il solo fatto che ri -
sostituzione. Termino perciò il capitolo con chiede finanziamenti ingenti senza sapere a
queste appropriatissime parole di Andrea Scif- priori quale potrebbe esserne il ritorno in ter -
fo, scritte in memoria di Ivan Illich: mini di applicazioni (e quindi economici), è
Qui & ora occorre piú essere che fare; che sia-
in qualche modo «indirizzata» e incanalata?
no le merci e le cose a consumarsi e sdrucirsi, Mi sembra semplice buon senso pensare che,
non le donne e gli uomini. Che si lasci girare, ove tale ricerca sia finanziata da enti privati,
riconvertire, riutilizzare, come sapientemente un qualche limite esista. Forse solo uno Stato
fanno i due terzi dell’umanità che vivono nel- potrebbe finanziare programmi di ricerca
le periferie dell’economia dello spreco, riu- per il solo spirito di conoscenza, ma quale
sando tutto ciò che il W.O.L.F. (Western Way Stato oggi può, ed anche vuole, permetterse-
of Life), butta come rifiuto e scarto del suo pa- lo? Tutto ciò a prescindere dal fatto che,
sto furioso, fiero, furibondo»18 come nota Della Vecchia nell’articolo citato,
importantissime scoperte scientifiche sono do -
M Economia o Tecnica? Latouche ed Ellul vute al caso: studiando un problema, se ne ri -
fra analogie e differenze. solve un altro, puntando ad un risultato su un
campo, lo si ottiene in uno diverso.
H o accennato sopra al fatto che fra La-
touche ed Ellul, insieme ai punti di ac-
cordo per i quali il secondo viene annoverato
Se la critica di Latouche ad Ellul sul deter-
minismo tecnico coglie nel segno, tuttavia an-
che la tesi sostenuta da Jean Yves Goffi, sulla
fra i precursori della decrescita, esistono anche scorta delle teorie di Hayek, secondo cui il mer-
importanti divergenze, la piú importante delle cato sarebbe «un temibile contrappeso all’au-
quali verte su ciò che nelle società occidentali toaccrescimento tecnico»,20 ci fa cadere, per
moderne è il vero fattore determinante. cosí dire, dalla padella nella brace, questa volta
Latouche critica in Ellul il determinismo e del determinismo economico. Credo che se affi-
nega la totale emancipazione della tecnica. Fa- dassimo al mercato capitalistico il compito di li-
16 Andrea Pozzoli, «Per una denuncia antimoderna dello mitare la dittatura della tecnica, avremmo sgra-
sradicamento», in Il Covile n° 793, aprile 2014. dite sorprese, a tutti i livelli, posto che
17 Il Covile, «Manifesto per l’Antiquariato», 2011.
18 Andrea G. Sciffo, «VERNACOLARE: agire qui & 19 Serge Latouche, Ellul contro il totalitarismo tecnico, cit.
ora», in Il Covile n° 825, dicembre 2014. 20 Ibidem

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a) Il laissez faire, ovvero la smithiana mondiale con ogni mezzo possibile (dall’aborto
mano invisibile capace di trasformare l’inte- alla procreazione artificiale) come propugnato
resse individuale in beneficio collettivo attra- da alcune élites finanziarie mondiali.
verso un sistema di autoregolamentazione
spontanea è un’utopia non meno che il comu- M È la tecnica il destino dell’Occidente e
nismo sognato da Marx, allorché è dimostra - del mondo?

R
to che il mercato perfetto esiste solo sui libri
e che in pratica esiste invece la tendenza agli imane che al centro delle critiche degli
o l i g o p ol i e a i mo n o p ol i . autori qui considerati sia l’Occidente, an-
che perché risultato vincente nello scontro col
b) Lo scopo dichiarato del capitale è la sua
socialismo reale: per Ellul in quanto centro ne-
propria riproduzione allargata, e quella è la
vralgico dello sviluppo tecnico, per Latouche
sua logica. La crescita infinita, ossia lo svilup-
in quanto centro dello sviluppo economico ca-
po, ne fanno pienamente parte, oltre ogni altra
pitalistico, e per Manfredini perché lo legge
considerazione ed a prescindere da ogni limite
come culturalmente egemonizzato dall’intel-
che non sia fattuale. Come la tecnica può trova-
lighenzia di sinistra. Ognuna di queste letture
re un limite solo dall’esterno di essa, come am-
ci offre una verità parziale, ma solo prendendo-
mette Manfredini, cosí funziona anche per il ca-
le insieme emerge una verità piú ampia. L’Oc-
pitale, a cui etica e morale sono estranee.
cidente odierno è il centro del capitalismo e
c) La tecnica, in questa visione rovesciata
della tecnica, e culturalmente è egemonizzato
rispetto a quella di Ellul, viene semplice -
dal pensiero materialista e relativista della sini-
mente usata dall’economia (capitalistica) per
stra liberal. È l’azione contemporanea di que-
svilupparsi.
sti tre fattori che determina la distruzione di
Sembriamo dunque stretti in una morsa sen- «qualsiasi tipo di morale», come lamenta Man-
za via d’uscita. Che il fattore determinante sia fredini, e che genera anche, come scrive Della
quello tecnico o quello economico, abbando- Vecchia, il nuovo dogma per il quale è morale
narsi acriticamente ad uno di essi o ad entram- fare tutto ciò che può essere fatto.
bi significa, in ultima analisi, rinunciare ad eser- Credo che la chiave di soluzione sia proprio
citare la libertà umana, che in primo luogo è li- nelle parole di Manfredini, sulla necessità di
bertà di scelta e assunzione di responsabilità. Sa- «fondazione metafisica del pensiero» e «di un
rei perciò molto piú cauto di Manfredini nello minimo di controllo, se non morale razionale»,
schierarmi con decisione, perché credo che ri- a patto che se ne vedano tutte le implicazioni.
conoscere l’esistenza di un problema sia la pre- Appare evidente infatti che il pensiero metafisi-
messa per la sua soluzione, senza che ciò impli- co è incompatibile con la logica utilitaria del ca-
chi automaticamente nostalgie piú o meno pitale e della tecnica. Ne ha scritto Augusto del
reazionarie. Al contrario, negarlo o minimiz- Noce e lo ha sottolineato Ratzinger
zarlo porta ad assumere acriticamente i para- Soprattutto c’è una presenza universale della
digmi della modernità. Cosí, ad esempio, rico- cultura tecnica nata in Occidente e determi-
noscere l’esistenza di gravi problemi ambienta- nante in ogni parte del mondo per la vita di
li generati dalla modernità e dalla tecnica che ogni giorno. C’è una presenza unificante, in
gli è consustanziale, non significa automatica- certo senso, della cultura tecnica e della cultu-
mente essere ecofascisti o vegani, mentre rico- ra laica […] la contraddittorietà di questa cul-
noscere il fatto che un accrescimento demo- tura […] radicalizza il senso di una schiavitú
grafico esponenziale può creare problemi, non contro la quale ci si deve difendere.21
significa essere denatalisti o peggio fautori di
una drastica diminuzione della popolazione
21 Card. Joseph Ratzinger, «Conversazione...», cit.

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Ma anche sulla pretesa razionalità della mo- Quella che Joseph Schumpeter ha chiamato la
derna società tecnica possono essere mosse «distruzione creativa» del capitalismo può es-
obiezioni. Valgano per prime, anche su questo, sere spesso nemica delle usanze e delle forme
le parole di Ratzinger sulla limitatezza del con- di convivenza di un popolo. Se cosi fosse, il
cetto positivista di ragione, che si riduce infine conservatore sceglierebbe di salvaguardare il
a ragione calcolante. Ma anche senza scomoda- modo di vivere tipico di quel popolo piuttosto
re Benedetto XVI, dovrebbe essere intuitivo che di ricercare sfrenatamente l’efficienza e il
che è razionale tutto ciò che è atto a perseguire profitto […] Difendere la libertà economica
il bene delle comunità umane, irrazionale ciò in nome dell’ideologia non e conservatore
poiché postula che vi sia un unico movente
che va nella direzione opposta.
dell’attività umana, ovvero il desiderio di gua-
Da questo punto di vista, la ragione calco-
dagno materiale. Tale riduzionismo nega la
lante si rovescia spesso in irrazionalità: enormi libera volontà e il bisogno dei singoli di unirsi
quantità di prodotti alimentari sono sistemati- ai loro omologhi nel comune servizio in vista
camente distrutti per sostenerne il prezzo; mol- del bene di tutti. Cosi, coloro che fanno parte
ti oggetti sono costruiti a durata programmata di quelle coalizioni politiche spesso denomi-
per sostenere il ciclo produttivo quando potreb- nate movimento conservatore — siano essi li-
bero essere fabbricati per durare molto piú a berali o neo conservatori —, che vedono nel
lungo; alcuni bisogni sono letteralmente inven- capitalismo una fonte di bene per l’uomo e la
tati per stimolare consumi che mai soddisferan- ragione del progresso nella prospettiva di una
no il consumatore perché non in essi risiede il società e di individui sempre migliori, non
vero appagamento; la vita viene medicalizzata sono, nel senso filosofico che sto qui sostenen-
perché i sani sono piú numerosi dei malati e do, dei conservatori.22
curare i primi piú conveniente; si programma-
no, in nome di un indimostrabile presupposto M La questione tempo.
ideologico, bambini con due padri o due madri
con gravi rischi per il loro equilibrato sviluppo
psichico, senza curarsi nemmeno del principio
U na risposta davvero razionale alle inno-
vazioni della tecnica, significherebbe
valutare in profondità l’impatto di ogni cambia-
di precauzione. Sono solo alcuni esempi di ir-
razionalità prodotta dall’idolatria della tecnica mento sulla società e sui singoli, quindi conce-
e dello sviluppo. dersi il tempo necessario per decidere se
quell’innovazione nuoce o è utile, e se è utile
Abbiamo già ricordato l’incompatibilità del-
per definirne le forme e tempi d’utilizzo. Moda-
la fondazione metafisica del pensiero con l’o-
lità incompatibili con una società in cui all’ido-
dierna società tecnocapitalistica dove prevale
latria del passato si contrappone quella del pre-
ormai la logica utilitaria del capitale e una cul-
sente, all’immobilismo il cambiamento conside-
tura totalmente secolarizzata, ma il punto, che
rato buono in sé, alla lentezza e alla pondera-
Manfredini a mio avviso non coglie fino in fon-
zione la velocità e la frenesia.
do, è che per gli stessi motivi oggi è impossibile
anche un controllo davvero razionale sulla Eppure può accadere, come nella comunità
tecnica, posto che per razionalità si intenda, degli Amish, in Usa. Di fronte ad ogni nuova tec-
come sopra specificato, agire in funzione del nologia, come ad esempio i cellulari, prima di
bene comune. introdurla massivamente, la sperimentano in
modo controllato in modo da capirne meglio pre-
Le parole che seguono, scritte con riferi-
gi e difetti e, se in quella tecnologia vi sono a-
mento al capitalismo, valgono anche, a mag-
spetti positivi, ne definiscono le modalità d’uso.
gior ragione, per l’innovazione tecnica.
22 Bruce Frohonen, «Conservatorismo», in Cultura &
Identità, vol. IV n. 17, maggio-giugno 2012.

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☜ La fuga... segue da pag. 2. non i coperchi: la sostituzione quel naturale che la tecnica
è solo apparente e a volte addi- vuol sostituire: non si dirà piú
Ebbene, anche la tecnica
rittura controproducente. Il «far l’amore» ma «fare sesso»,
permette la stessa falsificazione
brutto resta brutto; il sesso a si inventeranno neologismi co-
e sostituzione: «Io, considerato
pagamento ha poco a che vede- me «genitore biologico», «ete-
come individuo, sono storpio,
re con il libero dono recipro- rosessuale», «poeta formale»,
ma la tecnica mi procura ven-
co; la manipolazione dell’em- «pittore figurativo» per elimina-
tiquattro gambe; quindi non
brione per consentire la gra- re dal linguaggio i riferimenti
sono storpio». Io come donna
vidanza ad una donna già in alle reali sorgenti della gioia (e
sono sterile, ma posso farmi im-
menopausa certamente lo dan- sí, anche del piacere) dell’es-
piantare un ovulo non mio ed
neggia (come alla fine emerge sere. Tutto ciò ovviamente non
avere la mia gravidanza, quindi
da ricerche scientifiche osteg- bastando, si arriverà, come si
non sono sterile.
giate in tutti i modi); la sbobba sta arrivando, a proibire per leg-
Andrebbe sottolineato che
industriale di McDonald e le ge di dire la verità.
quest’ansia di sostituzione non
zuppe Campbell nemmeno ri- Ma neppure la manipolazione
nasce da una sovrabbondanza
cordano il mangiare di casa; lo della lingua e della mentalità
ma da una mancanza («io sono
strappare il figlio dalla madre, è sufficiente: per nascondere
storpio» …), da una non accet-
come succede nelle gravidanze l’evidente inferiorità del sur-
tazione di sé, e nella relazione
vicarie, interrompe quel rap- rogato sarà necessario distrug-
mimetica e competitiva con gli
porto corporale tra madre e fi- gere l’originale. Nella logica
altri, non con la natura. E
glio che nessuna adozione po- della tecnica totalitaria la na-
forse piú che a carenze fisiche
trà mai sostituire. scita naturale prima o poi do-
e materiali dovremmo pensare
La natura di surrogato (la vrà essere proibita, ed insieme
a quelle affettive, a mancati ri-
moda oggi richiederebbe il ter- ogni forma di bellezza reale o
conoscimenti. Un bambino che
mine tedesco Ersatz) di queste di rapporto umano non me-
si sente amato per quello che
notturne realizzazioni della tec- diato da protesi e dispositivi.
è, si accetta e accetta l’altro,
nica, in sostanza, non consente Ma non è detto che la storia
mentre nel caso contrario vive
a quest’ultime di reggere alla non prenda un’altra strada.
nel disprezzo di sé e degli altri
(oppure nel suo apparente op- critica della luce del giorno sen- (S. B.)
posto, la sopravvalutazione
za il sostegno di un’impostura
compensatrice).ii Ricordate le
piú ampia, che permetta di cela- NOTE
re la differenza tra reale e po- (i) Il Covile n° 688, marzo 2012. Il numero
osservazioni di Camatte su Pa- raccoglie anche poesie, sul tema, di Queve-
scal?iii sticcio. A tal fine l’espediente do e Pound.
canonico diventa lo svilimento, (ii) Si veda Peter Schellenbaum, La ferita
Tuttavia, come è noto, il
prima di tutto linguistico, di dei non amati, red edizioni, 1991.
diavolo sa fare le pentole ma (iii) Il Covile n° 864, agosto 2015.

M Tecnica e comunità (democrazie liberali) o collettivi (socialismi rea-

L’
li), ma da credenze, costumi, usanze, tradizio-
esempio degli Amish ci dice una cosa
ni, cioè da una concezione antropologica condi-
importante, anche se è una piccola co-
visa È in questo spazio che acquista senso
munità. Il miglior contesto ambientale per
l’autentica partecipazione democratica di ogni
mettere la tecnica al servizio degli uomini e
membro alle decisioni collettive, e nel quale an-
non viceversa, è quello comunitario, nel quale
che le legittime e fisiologiche diversità d’idee e
i membri sono tenuti insieme, vincolati, non da
di interessi possono esprimersi liberamente, es-
uguali (benché opposti) interessi individuali
sere mediati e compensati senza mettere a re-

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pentaglio l’unità di fondo. Non sto qui a discu- è l’indicazione di principio: l’uomo, solo affi-
tere se una Comunità deve essere fondata teolo- dandosi a, e confidando in fattori esterni alla
gicamente o può esserlo solo filosoficamente, tecnica e all’economia può sperare di non esser-
come ho tentato di fare nel numero di questa ri- ne fagocitato.
vista dedicato al pensiero di Costanzo Preve,23 La Storia, tuttavia, non è mai scritta una vol-
ma è un fatto che né le odierne democrazie libe- ta per tutte, ed allora voglio chiudere con una
rali né gli Stati autoritari rispondono a questi nota d’ottimismo ricavata dalla cronaca recen-
caratteri. In entrambi, sia pure con modalità te e di cui ci siamo già occupati.25
formalmente molto diverse, le decisioni sono Un agricoltore inglese quarantottenne, Ro-
in ultima analisi affidate agli esperti, economici bert Worsley, ha rifiutato l’enorme cifra di 378
o tecnici, e la partecipazione popolare si ridu- milioni di euro offertagli da una società immo-
ce, quando è ammessa, a ratificare decisioni biliare per il suo terreno di 550 acri, su cui vole-
prese in altra sede. Ho portato l’esempio degli va costruire abitazioni.
Amish, ma la stessa cosa valeva in tempi non
Siamo una comunità rurale che non vuole que-
lontanissimi anche per altre piccole comunità,
sto tipo di sviluppo. Non vogliamo vedere il
come ci hanno raccontato Wendell Berry24 e i
paesaggio rovinato. Accettando l’offerta, la
Burkean Conservative americani. Non casual- vita di molte persone sarebbe peggiorata. Vi-
mente, nel romanzo di Berry, Jayber Crow, la viamo in un territorio, il Sussex, che rischia di
comunità di Port Williams si disgrega, e con essere spazzato via da una massiccia industria-
essa anche i vincoli umani fra i suoi membri, lizzazione […] Non si tratta di soldi, ma di ri-
quando le moderne tecniche agricole e econo- spetto verso il nostro territorio.
miche soppiantano, in nome della razionalità
ridotta a calcolo, le antiche usanze.
Non si può pretendere, naturalmente, di ri-
proporre tal quali quelle esperienze a livello
planetario, dove si confrontano entità statuali
j
di ben altro spessore, ma ciò che è importante

23 Il Covile n° 797, maggio 2014.


24 Il Covile n° 851, maggio 2015. 25 Il Covile n° 853, giugno 2015.

dIl Covilef Wehrlos, doch in nichts vernichtet / Inerme, ma in niente annientato (Konrad Weiß Der christliche Epimetheus) N° 868