Sei sulla pagina 1di 4

La visione religiosa

Benché di famiglia ebraica, Einstein non credeva negli aspetti strettamente religiosi dell'ebraismo,
ma considerava sé stesso ebreo da un punto di vista culturale. Einstein fu socio onorario della
Rationalist Press Association sin dal 1934.

Einstein in età adulta rifiutava nel complesso l'idea di un Dio personale (ritenendola una forma di
antropomorfismo) tipica della concezione ebraico-cristiana, come testimonia una lettera personale
nel 1954,[56] dove scriveva:

«Io non credo in un Dio personale e non ho mai negato questo fatto, anzi, ho sempre espresso le
mie convinzioni chiaramente. Se qualcosa in me può essere chiamato religioso è la mia sconfinata
ammirazione per la struttura del mondo che la scienza ha fin qui potuto rivelare.»

E ancora, sulla morte:[56]

«Non riesco a concepire un Dio che premi e castighi le sue creature o che sia dotato di una volontà
simile alla nostra. E neppure riesco né voglio concepire un individuo che sopravviva alla propria
morte fisica; lasciamo ai deboli di spirito, animati dal timore o da un assurdo egocentrismo, il
conforto di simili pensieri. Sono appagato dal mistero dell'eternità della vita e dal barlume della
meravigliosa struttura del mondo esistente, insieme al tentativo ostinato di comprendere una parte,
sia pur minuscola, della Ragione che si manifesta nella Natura.»

In una sua lettera manoscritta datata 3 gennaio 1954 (quindici mesi prima della morte) indirizzata al
filosofo Eric Gutkind, che gli aveva inviato una copia di un suo libro sulla Bibbia, Einstein
ribadisce ancora le sue concezioni scrivendo:

«…Per me, la parola Dio non è niente di più che un'espressione e un prodotto dell'umana
debolezza, e la Bibbia è una collezione di onorevoli ma primitive leggende, che a dire il vero sono
piuttosto infantili. Nessuna interpretazione, non importa quanto sottile, può farmi cambiare idea su
questo. Per me la religione ebraica, come tutte le altre, è un'incarnazione delle superstizioni più
puerili…»

Questa importante missiva[56], acquistata all'asta nel 1955 da un privato e rimasta per molto tempo
sconosciuta, è stata venduta a Londra il 15 maggio 2008 per 214.000 Euro dalla casa d'aste
'Bloomsbury'[57][58][59].

Era affascinato dal panteismo di Spinoza («Io credo nel Dio di Spinoza che si rivela nella ordinaria
armonia di ciò che esiste, non in un Dio che si preoccupa del fato e delle azioni degli esseri
umani»), ma rifiutava l'etichetta di panteista. Una volta in risposta alla domanda: «Lei crede nel Dio
di Spinoza?», Einstein rispose così:

«Non posso rispondere con un semplice sì o no. Io non sono ateo e non penso di potermi chiamare
panteista. Noi siamo nella situazione di un bambino piccolo che entra in una vasta biblioteca
riempita di libri scritti in molte lingue diverse. Il bambino sa che qualcuno deve aver scritto quei
libri. Egli non conosce come. Il bambino sospetta che debba esserci un ordine misterioso nella
sistemazione di quei libri, ma non conosce quale sia. Questo mi sembra essere il comportamento
dell'essere umano più intelligente nei confronti di Dio. Noi vediamo un universo
meravigliosamente ordinato che rispetta leggi precise, che possiamo però comprendere solo in
modo oscuro. I nostri limitati pensieri non possono afferrare la forza misteriosa che muove le
costellazioni. Mi affascina il panteismo di Spinoza, ma ammiro ben di più il suo contributo al
pensiero moderno, perché egli è il primo filosofo che tratta il corpo e l'anima come un'unità e non
come due cose separate»
(Brian, Einstein a life, 1996, p. 127)

La posizione di Einstein verso la religione ammette una 'attitudine religiosa' dinanzi al mistero e alla
bellezza della natura, un'attitudine che però, come sopra accennato, appare piuttosto differente da
un'impostazione tradizionale di tipo ebraico-cristiana. Albert Einstein sembra infatti rigettare, pur
rifiutando esplicitamente l'ateismo, una concezione di Dio personale, come testimoniato dal
seguente passaggio tratto da Il Mondo come io lo vedo (1934)[60]:

«Fu l'esperienza del mistero - seppure mista alla paura - che generò la religione. Sapere
dell'esistenza di qualcosa che non possiamo penetrare, sapere della manifestazione della ragione
più profonda e della più radiosa bellezza, accessibili alla nostra ragione solo nelle loro forme più
elementari - questo sapere e questa emozione costituiscono la vera attitudine religiosa; in questo
senso, e solo in questo, sono un uomo profondamente religioso. Non posso concepire un Dio che
premia e punisce le sue creature, o che possiede una volontà del tipo che noi riconosciamo in noi
stessi. Un individuo che sopravvivesse alla propria morte fisica è totalmente lontano dalla mia
comprensione, né vorrei che fosse altrimenti; tali nozioni valgono per le paure o per l'assurdo
egoismo di anime deboli. A me basta il mistero dell'eternità della vita e la vaga idea della
meravigliosa struttura della realtà, insieme allo sforzo individuale per comprendere un frammento,
anche il più piccino, della ragione che si manifesta nella natura»

Fu accusato di ateismo dal vescovo di Boston O'Connell, che lo accusò altresì di corrompere la
morale attraverso queste sue idee, e di questo Einstein soffrì molto. In realtà Einstein non aveva
nemmeno una grande opinione dell'ateismo militante:[61]

«Gli atei fanatici sono come schiavi che ancora sentono il peso delle catene dalle quali si sono
liberati dopo una lunga lotta. Sono creature che – nel loro rancore contro le religioni tradizionali
come "oppio delle masse" – non possono sentire la musica delle sfere.»

E ancora[62]:

«Trovi sorprendente che io pensi alla comprensibilità del mondo (nella misura in cui ci sia lecito
parlarne) come a un miracolo o a un eterno mistero. A priori, tutto sommato, ci si potrebbe
aspettare un mondo caotico del tutto inafferrabile da parte del pensiero. Ci si potrebbe (forse
addirittura si dovrebbe) attendere che il mondo si manifesti come soggetto alle leggi solo a
condizione che noi operiamo un intervento ordinatore. Questo tipo di ordinamento sarebbe simile
all'ordine alfabetico delle parole di una lingua. Al contrario, il tipo d'ordine che, per esempio, è
stato creato dalla teoria della gravitazione di Newton è di carattere completamente diverso: anche
se gli assiomi della teoria sono posti dall'uomo, il successo di una tale impresa presuppone un alto
grado d'ordine nel mondo oggettivo, che non era affatto giustificato prevedere a priori. È qui che
compare il sentimento del "miracoloso", che cresce sempre più con lo sviluppo della nostra
conoscenza. E qui sta il punto debole dei positivisti e degli atei di professione, che si sentono paghi
per la coscienza di avere con successo non solo liberato il mondo da Dio, ma persino di averlo
privato dei miracoli. La cosa curiosa, certo, è che dobbiamo accontentarci di riconoscere il
"miracolo", senza poter individuare una via legittima per andar oltre. Capisco che devo ben
esplicitare quest'ultima considerazione in modo che non ti venga in mente che, indebolito dall'età,
io sia divenuto vittima dei preti.»
In una lettera del 24 gennaio 1936 che egli scrisse in risposta a un bambino, che gli aveva chiesto se
anche gli scienziati pregassero e per che cosa, dopo aver detto che per uno scienziato ogni evento è
riconducibile alle leggi di natura e quindi non risulta influenzabile dalla preghiera, aggiunse: "Però,
chiunque sia seriamente impegnato nella ricerca della scienza si convince che un qualche spirito,
molto superiore a quello dell‘uomo, è manifesto nelle leggi dell`universo." (Albert Einstein, Dear
Professor Einstein. Albert Einstein`s letters to and from Children, ed. by Robert Schulmann,
Prometheus Book, New York 2002, p. 129).

Sebbene fosse ebreo, Einstein ammirava molto la figura storica di Gesù[63]:

– Fino a che punto è influenzato dalla cristianità?


– Da bambino ho ricevuto un'istruzione sia sul Talmud che sulla Bibbia. Sono un ebreo, ma sono
affascinato dalla figura luminosa del Nazareno».
– Ha mai letto il libro di Emil Ludwig su Gesù?
– Il libro di Ludwig è superficiale. Gesù è una figura troppo imponente per la penna di un
fraseggiatore, per quanto capace. Nessun uomo può disporre della cristianità con un bon mot.
– Accetta il Gesù storico?
– Senza dubbio! Nessuno può leggere i Vangeli senza sentire la presenza attuale di Gesù. La sua
personalità pulsa a ogni parola. Nessun mito può mai essere riempito di una tale vita.

Riguardo alla relazione tra scienza e religione egli nel 1950 in Out of My Later Years, scrive: «La
scienza senza la religione è zoppa, la religione senza la scienza è cieca». E ancora: «La scienza,
contrariamente a un'opinione diffusa, non elimina Dio. La fisica deve proporsi non solo di sapere
com'è la natura, ma anche di sapere perché la natura è così e non in un'altra maniera, con l'intento di
arrivare a capire se Dio avesse davanti a sé altre scelte quando creò il mondo»[64].

Circa la chiesa cattolica durante la seconda guerra mondiale, a Einstein è stata attribuita questa
posizione riportata a pagina 38 del numero del Time del dicembre 1940[65]:

«Essendo amante della libertà, quando avvenne la rivoluzione in Germania, guardai con fiducia
alle università… Ma le università vennero zittite. Allora guardai ai grandi editori dei quotidiani...
Ma anche loro vennero ridotti al silenzio, soffocati nell'arco di poche settimane. Solo la Chiesa
rimase ferma in piedi a sbarrare la strada alle campagne di Hitler per sopprimere la verità. Prima io
non ho mai provato nessun interesse particolare per la Chiesa, ma ora provo nei suoi confronti
grande affetto e ammirazione, perché la Chiesa da sola ha avuto il coraggio e l'ostinazione per
sostenere la verità intellettuale e la libertà morale…»

Einstein sapeva dell'articolo del Time Magazine in cui era citata la sua affermazione e sulla quale
alcuni chiedevano maggiori dettagli,[66] ma non scrisse mai alla rivista per farla rettificare, anzi c'è
una sua lettera del 1943, autenticata dall'esperta Catherine Williamson[67], in cui lui stesso dice che
l'affermazione riportata dal Time Magazine è riconducibile a una sua dichiarazione, anche se lui era
stato un po' più moderato[68]. In una lettera successiva rifiuta tuttavia la paternità di questa frase,
sostenendo che la sua dichiarazione fu travisata e modificata a tal punto da non poterla più
riconoscere come sua. Inoltre specifica che la citazione non riflette il suo pensiero generale riguardo
alla chiesa[69].

Il diplomatico e studioso ebreo Pinchas Lapide riporta nei suoi testi un'altra versione della frase
pubblicata sul Time, comunque molto simile[70]:
«Solo la Chiesa cattolica protestò contro l'attacco furioso di Hitler contro la libertà. Fino ad allora
io non ero stato interessato alla Chiesa ma oggi io sento grande ammirazione per la Chiesa, che,
sola, ebbe il coraggio di combattere per la verità spirituale e la libertà morale.»

Nel complesso Einstein aveva una concezione religiosa sui generis, il cui carattere è ancora oggetto
di discussione tra gli studiosi, incentrata sull'idea che l'universo è determinato da leggi che il
pensiero umano può scoprire e comprendere. In questo senso la sua concezione religiosa aveva
anche aspetti fideistici, perché riconosceva che non si danno argomenti razionali che possano
giustificare incontrovertibilmente come l'universo sia, a priori, governato da leggi scientifiche e
comprensibile alla mente umana.

La posizione di Einstein su Dio è stata largamente strumentalizzata dagli opposti partiti della
disputa teismo/ateismo. Certo è che Einstein rifuggiva da qualunque facile definizione. Senz'altro
espresse rispetto per i valori religiosi adottati dalle tradizioni ebraiche e cristiane, pur non
condividendone la concezione del divino.

Potrebbero piacerti anche