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1905: l'annus mirabilis

Einstein nel 1921


Lo stesso argomento in dettaglio: Annus Mirabilis Papers, Effetto fotoelettrico, Moto
browniano e Relatività ristretta.

Il 1905 fu un anno di svolta nella vita di Einstein e nella storia della fisica. Nel giro di sette mesi
pubblicò sei lavori:

1. un articolo, ultimato il 17 marzo, che spiegava l'effetto fotoelettrico in base alla


composizione della radiazione elettromagnetica di quanti discreti di energia (poi denominati
fotoni), secondo il concetto di quanto ipotizzato nel 1900 da Max Planck. Questo studio gli
avrebbe valso il Premio Nobel per la fisica nel 1921 e avrebbe contribuito allo sviluppo
della meccanica quantistica;
2. la tesi di dottorato sul tema "Nuova determinazione delle dimensioni molecolari", pubblicata
il 30 aprile. Sarebbe diventato lo scritto di Einstein più citato nella letteratura scientifica
degli anni settanta;
3. un articolo, datato 11 maggio, sul moto browniano, che costituiva uno sviluppo della sua tesi
di dottorato;
4. una prima memoria, in data 30 giugno, dal titolo Zur Elektrodynamik bewegter Körper
(Sull'elettrodinamica dei corpi in movimento) che aveva come oggetto l'interazione fra corpi
carichi in movimento e il campo elettromagnetico vista da diversi osservatori in stati di moto
differenti. La teoria esposta nell'articolo, nota successivamente con il nome di Relatività
ristretta (o speciale), risolveva i contrasti tra teoria meccanica e teoria elettromagnetica della
luce, che avevano caratterizzato la fisica dell'Ottocento, con una revisione dei concetti di
spazio e di tempo assoluti;
5. un'altra memoria sulla relatività ristretta, datata 27 settembre, che conteneva la nota formula
E=mc²;
6. un altro articolo sul moto browniano, pubblicato il 19 dicembre.

L'insegnamento e la vita privata


Einstein ed Elsa

Einstein ottenne il dottorato il 15 gennaio del 1906 e insegnò a Berna a partire dal 1908. Nel 1909
pubblicò Über die Entwicklung unserer Anschauungen über das Wesen und die Konstitution der
Strahlung, sulla quantizzazione della luce. In questo e in un precedente scritto dello stesso anno
dimostrò che l'energia dei quanti di Max Planck deve avere una quantità di moto ben definita.
Questo scritto introdusse il concetto di fotone (anche se il termine "fotone" fu usato come tale da
Gilbert Lewis nel 1926[28]) e ispirò la nozione di dualismo onda-particella nella meccanica
quantistica.

Nel 1911 si trasferì a Praga e nel 1914 fu nominato direttore dell'Istituto di Fisica dell'Università di
Berlino, dove rimase fino al 1933. In quegli anni effettuò alcune ricerche sulla meccanica statistica
e sulla teoria della radiazione.

Sin dal marzo 1912 aveva iniziato una relazione con la cugina trentaseienne divorziata Elsa
Löwenthal e della moglie diceva che era come una dipendente che non poteva licenziare. Per
incontrare Elsa spariva per giorni finché andò via da casa, dettando poi condizioni incredibili alla
moglie:

L'effetto fotoelettrico, correttamente interpretato da Einsten nel suo annus mirabilis nel 1905

1. che i suoi vestiti e la biancheria fossero mantenuti in ordine e in buono stato;


2. che egli ricevesse i suoi tre pasti regolarmente nella sua stanza;
3. che la sua camera da letto e lo studio fossero sempre puliti e, in particolare, che sulla sua
scrivania potesse mettere le mani solo lui.

Mileva avrebbe anche dovuto rinunciare a ogni rapporto personale, astenersi dal criticarlo sia a
parole sia con azioni davanti ai figli. Inoltre Einstein aggiunse altri punti:
1. Non doveva aspettarsi intimità.
2. Doveva smettere immediatamente di rivolgersi a lui se lo richiedeva.
3. Doveva uscire all'istante dalla stanza e senza protestare se egli lo richiedeva.[29]

Mileva accettò ed egli tornò a casa, ma dopo pochi mesi lei tornò con i figli a Zurigo e nel 1919 i
due divorziarono, a fronte di un accordo economico (pensione di reversibilità, aumentare i
versamenti e ricevere tutto il denaro del futuro premio Nobel).[30] Nello stesso anno Einstein sposò
in seconde nozze la cugina, a cui restò legato fino alla morte di lei nel 1936.

Teoria della relatività generale

Lo stesso argomento in dettaglio: Relatività generale.

L'eclissi del 1919 che fornì una prova a sostegno della teoria della relatività generale
Vier vorlesungen über Relativitätstheorie (gehalten im Mai, 1921, an der Universität Princeton,
Vieweg, Braunschweig) rappresenta il testo originale tedesco della prima edizione di The Meaning
of Relativity del 1921.

Nel 1915 Einstein propose una teoria relativistica della gravitazione, denominata relatività generale,
che descriveva le proprietà dello spaziotempo a quattro dimensioni: secondo tale teoria la gravità
non è altro che la manifestazione della curvatura dello spaziotempo.

Einstein dedusse le equazioni del moto da quelle della relatività speciale valide localmente nei
sistemi inerziali; dedusse inoltre il modo in cui la materia curva lo spaziotempo imponendo
l'equivalenza di ogni possibile sistema di riferimento (da cui il nome di "relatività generale").

In particolare, il potenziale gravitazionale newtoniano viene reinterpretato come l'approssimazione,


per campo debole, della componente temporale del tensore metrico: da questo discende il fatto che
il tempo scorre più lentamente in un campo gravitazionale più intenso. Alla pubblicazione, la teoria
venne accolta con scetticismo da parte della comunità scientifica, perché derivata unicamente da
ragionamenti matematici e analisi razionali, e non da esperimenti e osservazioni.[31]

Nel 1917 mostrò il legame tra la legge di Bohr e la formula di Planck dell'irraggiamento del corpo
nero. Nello stesso anno introdusse la nozione di emissione stimolata, che sarebbe poi stata applicata
alla concezione del laser.
Nel 1919 le predizioni della relatività generale furono confermate dalle misurazioni dell'astrofisico
Arthur Eddington effettuate durante un'eclissi solare, che verificarono che la luce emanata da una
stella era deviata dalla gravità del sole[31]. Le osservazioni ebbero luogo il 29 maggio del 1919 a
Sobral, in Brasile, e nell'isola di Príncipe, nello Stato di São Tomé e Príncipe.[31]

«Max Planck non capiva nulla di fisica, perché durante l'eclissi del 1919 è rimasto in piedi tutta la
notte per vedere se fosse stata confermata la curvatura della luce dovuta al campo gravitazionale.
Se avesse capito la teoria, avrebbe fatto come me, e sarebbe andato a letto.»
(Archivio Einstein 14-459[31])

Da allora esperimenti sempre più precisi hanno confermato le predizioni della teoria,
prevalentemente nell'ambito dell'astronomia (precessione del perielio di Mercurio e lenti
gravitazionali).

L’antisemitismo colpisce Einstein

Le posizioni antimilitariste assunte da Einstein durante la prima guerra mondiale, nonché il


crescente clima antisemita in Germania crearono un ambiente particolarmente scomodo. Presto
cominciò a ricevere lettere minatorie e ingiurie mentre usciva dal suo appartamento o dall’ufficio.
Nel febbraio 1920 un gruppo di studenti interruppe una sua lezione e uno di essi gridò: «Taglierò la
gola a quello sporco ebreo!». Fu poi lo stesso Ministro dell’Istruzione a scrivergli una lettera di
stima da parte del governo tedesco.[32]

L’antisemitismo divenne anche la molla per attacchi sul campo scientifico, tanto che, per reazione,
scrisse un articolo per il Berliner Tageblatt dal titolo La mia risposta, in cui denunciava il fatto che
se non fosse stato un ebreo le sue teorie non sarebbero state attaccate in maniera così veemente. Ma
quella sua reazione scomposta lo fece pentire di essersi lasciato trascinare dall’ira.[33]

Il clima divenne ancor più pericoloso quando il 24 giugno 1922 fu assassinato il ministro degli
esteri tedesco Walther Rathenau, che era ebreo. Era la 350ª vittima per mano della destra dalla fine
della guerra.[34]

Il Nobel, la maturità e gli ultimi anni

Einstein nel 1921


Il 27 aprile 1920 Bohr giunse a Berlino su invito di Max Planck. Essendo presente a Berlino anche
Einstein, si colse l’occasione per un incontro a tre dei più importanti fisici dell’epoca. L’incontro fu
estremamente cordiale: seppur diversi caratterialmente si trovarono a loro agio parlando per tutto il
tempo di fisica, confrontando le loro idee. «Poche volte, nella vita, una persona mi ha dato tanta
gioia con la sua sola presenza come stato nel suo caso», scrisse successivamente Einstein a
Bohr.[35]

Nel 1921 ottenne il Premio Nobel per la Fisica per il suo lavoro del 1905 sulla spiegazione
dell'effetto fotoelettrico (il premio fu effettivamente assegnato nel 1922). In quegli anni cominciò a
dedicarsi alla ricerca di teorie di campo unificate, argomento che lo appassionò fino alla fine,
assieme ai tentativi di spiegazioni alternative dei fenomeni quantistici; infatti la sua concezione del
mondo fisico mal si conciliava con le interpretazioni probabilistiche della meccanica quantistica. Il
più famoso tentativo in questo senso fu il paradosso EPR (Einstein-Podolsky-Rosen) elaborato con
Boris Podolsky e Nathan Rosen.

Nel 1927 Einstein venne invitato dal governo italiano a partecipare al Congresso internazionale dei
Fisici, che si svolgeva quell'anno a Como in occasione del centenario dalla morte di Alessandro
Volta. Egli fu il solo a declinare l'invito per la sua opposizione al regime di Mussolini[36].

La casa di Einstein a Princeton

Nel gennaio del 1933, quando Adolf Hitler salì al potere, Einstein si trovava momentaneamente
all'università di Princeton come professore ospite. Il 7 aprile dello stesso anno venne promulgata la
"Legge della Restaurazione del Servizio Civile", a causa della quale tutti i professori universitari di
origine ebraica furono licenziati. Nell'ottobre del 1933, con l'intensificarsi delle persecuzioni anti-
semitiche, decise di trasferirsi negli Stati Uniti. Durante gli anni trenta, con i nazisti al potere, i
premi Nobel Philipp von Lenard e Johannes Stark condussero una strenua campagna atta a
screditare i suoi lavori, etichettandoli come "fisica ebraica", in contrasto con la "fisica tedesca" o
"ariana". Nel 1944, a Rignano sull'Arno, la moglie e le figlie di suo cugino Robert furono uccise da
un reparto delle SS, verosimilmente come rappresaglia nei suoi confronti[37]; la strage, a cui si
aggiunse l'anno seguente la perdita del cugino, morto suicida, colpì molto Einstein[38], che aveva
acquisito la cittadinanza statunitense nel 1940 e che non rientrò più in Europa, rimanendo negli
USA fino alla morte.
Brevetto per Refrigeratore di Einstein-Szilard

Oltre all'insegnamento e alle apparizioni in pubblico, presso l'Institute for Advanced Study di
Princeton proseguì le sue ricerche, studiando anche alcuni problemi cosmologici e le probabilità
delle transizioni atomiche. Negli ultimi anni di vita tentò di unificare la gravità e
l'elettromagnetismo, le due forze fondamentali allora conosciute, sebbene si può notare fosse già
iniziato lo studio della forza nucleare forte e della forza nucleare debole, quest'ultima per opera di
Enrico Fermi. Nel 1950 descrisse la sua teoria di unificazione, rivelatasi poi parzialmente errata, in
un articolo sulla rivista Scientific American.

Vi è anche una parte della sua personalità collegata a un senso più pratico della scienza. Nel 1929
infatti lavorò insieme con Leó Szilárd a un prototipo di macchina frigorifera ad assorbimento
diffusione, realizzando un brevetto innovativo di un refrigeratore funzionante solo con una miscela
di acqua, ammoniaca e butano, senza parti in movimento e con consumi elettrici bassissimi. Il
brevetto, registrato negli Stati Uniti nel 1930[39], non fu mai commercializzato perché fu soppiantato
commercialmente dal brevetto Servel-Electrolux per gli attuali frigoriferi con ciclo ad assorbimento,
oggi noti principalmente per motocaravan e roulotte. Recentemente però sono stati fatti studi volti a
un eventuale utilizzo pratico dell'idea alla base del brevetto Einstein-Szilard.[40]

Nel 1952, quando il Presidente d'Israele Chaim Weizmann morì, l'allora Primo Ministro gli offrì
l'incarico, ma rifiutò, spiegando di mancare sia dell'inclinazione sia dell'esperienze necessarie.[41]

La morte

Il 17 aprile del 1955 fu colpito da una improvvisa emorragia causata dalla rottura di un aneurisma
dell'aorta addominale, arteria che era stata già rinforzata precauzionalmente con un'operazione
chirurgica nel 1948. Fu ricoverato all'ospedale di Princeton, dove morì nelle prime ore del mattino
del giorno dopo (ore 1:15 del 18 aprile 1955) a 76 anni.

Aveva espresso verbalmente il desiderio di mettere il proprio corpo a disposizione della scienza e
Thomas Stoltz Harvey, il patologo che effettuò l'autopsia, di propria iniziativa rimosse il cervello e
lo conservò a casa propria immerso nella formalina in un barattolo sottovuoto per circa 30 anni. Il
resto del corpo fu cremato e le ceneri furono disperse in un luogo segreto. Quando i parenti di
Einstein furono messi al corrente, acconsentirono al sezionamento del cervello in 240 parti da
consegnare ad altrettanti ricercatori; la parte più grossa è custodita nell'ospedale di Princeton.

Pensiero
Einstein filosofo

Einstein e Bohr

Sebbene i contributi principali di Einstein siano relativi alla fisica, è indubbio che egli nutrisse un
sincero interesse per la filosofia: nella sua vita studiò scritti di carattere filosofico fin dagli anni del
liceo (da quando per la prima volta lesse un libro di Kant). Tuttavia egli non si considerò mai un
filosofo nel senso stretto del termine: il suo, più che un sistema filosofico, venne definito da
Reichenbach un «atteggiamento filosofico».[42]

Come pensatore e filosofo, era mosso da una profonda ammirazione per i sistemi di Spinoza e
Schopenhauer. Del primo era particolarmente affascinato dalla concezione olistica, cioè dall'idea
del cosmo come di un tutto ordinato secondo le leggi di un'entità panica impersonale, mentre del
secondo condivideva la visione disincantata dell'umanità; inoltre, in tutta la produzione saggistica si
può notare come lo stile einsteiniano, lineare e al contempo vibrante e ricco di passi altamente
suggestivi, sia avvicinabile a quello di alcuni testi del filosofo tedesco (come dimostrano i caustici
aforismi). Nell'ambito della filosofia della scienza, egli affermò l'importanza nei suoi studi
dell'opera di David Hume e dell'epistemologia di Ernst Mach, da cui tuttavia si distaccò nella
maturità. Smentì invece una sua presunta adesione al positivismo:

«Io non sono positivista. Il positivismo stabilisce che quanto non può essere osservato non esiste.
Questa concezione è scientificamente insostenibile, perché è impossibile fare affermazioni valide
su ciò che uno "può" o "non può" osservare. Uno dovrebbe dire: "Solo ciò che noi osserviamo
esiste": il che è ovviamente falso.»
(Brian, Einstein: a life, 1996)
Einstein sostenne in più occasioni l'importanza dell'epistemologia nella scienza contemporanea
(tanto che negli ultimi anni di vita affermò «La scienza senza epistemologia, se pure si può
concepire, è primitiva e informe»[43]) ed egli stesso accompagnò il suo lavoro scientifico con una
chiara posizione epistemologica, fino ad arrivare a parlare nella sua Autobiografia scientifica di un
«credo epistemologico». In esso egli distingue la totalità delle esperienze sensibili (ovvero i dati
offerti dalla natura) dall'insieme dei concetti e delle proposizioni di cui fa uso la scienza (cioè la
costruzione teorica); il compito del pensiero logico riguarda solo la parte della costruzione teorica,
che però a sua volta assume significato solo dalla connessione, puramente intuitiva e non di
carattere logico, con le esperienze sensibili. In altre parole, per Einstein il sistema dei concetti e
delle preposizioni di cui fa uso la scienza è una semplice creazione umana che però assume valore e
contenuto solo nel momento in cui permette il più possibile di collegare e connettere tra loro i dati
sperimentali con la maggiore "economia" (o semplicità) di termini e proposizioni stesse[44].

Alcuni autori hanno evidenziato la rilevanza del pensiero epistemologico di Einstein, come
elemento che avrebbe favorito lo scienziato nel formulare un'immagine robusta e coerente della
realtà fisica[45]. La sua fiducia nell'intelligibilità dell'universo lo portò a una concezione
rigorosamente deterministica, convincendolo che «Dio non gioca ai dadi»[46] in opposizione ai
risultati intrinsecamente probabilistici della meccanica quantistica, cui diede comunque
indirettamente importanti contributi[47].

Celebre inoltre è il carteggio che Einstein intrattenne con Sigmund Freud negli anni trenta, in cui si
interroga sul Perché la guerra, in un periodo così disastroso per l'umanità compreso tra le due
guerre mondiali, ottenendo come risposta dal fondatore della psicoanalisi la natura intrinsecamente
aggressiva dell'animo umano[48]. Altrettanto celebre è la raccolta di saggi su varie tematiche Come
io vedo il mondo.

Visione politica

Einstein era intransigente come scienziato, così come persona; nel 1913 rifiutò di firmare un
manifesto a favore della guerra che gli veniva proposto da un buon numero di scienziati tedeschi.

L'autorevolezza di Einstein si fece sentire inoltre non solo nel campo della fisica, ma anche in
ambito sociale, politico e culturale, in particolare sul tema della non violenza di Gandhi:

«Credo che le idee di Gandhi siano state, tra quelle di tutti gli uomini politici del nostro tempo, le
più illuminate. Noi dovremmo sforzarci di agire secondo il suo insegnamento, rifiutando la
violenza e lo scontro per promuovere la nostra causa, e non partecipando a ciò che la nostra
coscienza ritiene ingiusto.»
Albert Einstein nel 1921

Einstein si considerò sempre un pacifista[49] e un umanista[50], e negli ultimi anni della sua vita,
anche socialista, e da molti venne considerato comunista. Descrivendo il Mahatma Gandhi, Albert
Einstein disse «Le future generazioni difficilmente potranno credere che qualcuno come lui sia stato
sulla terra in carne e ossa». «Gandhi, il più grande genio politico del nostro tempo, ci ha indicato la
strada da percorrere. Egli ci ha mostrato di quali sacrifici l'uomo sia capace una volta che abbia
scoperto il cammino giusto». «Dovremmo sforzarci di fare le cose allo stesso modo: non utilizzando
la violenza per combattere per la nostra causa, ma non-partecipando a qualcosa che crediamo sia
sbagliato».

Come Gandhi, inoltre, Einstein si fece assertore del valore etico e salutistico del vegetarianismo,
abbracciando egli stesso questo stile alimentare.[51]

Le opinioni di Einstein su altri argomenti, come il socialismo, il maccartismo e il razzismo, furono


male interpretate[senza fonte] e la sua figura risultò molto controversa negli Stati Uniti di quegli anni
(vedi il paragrafo Einstein e il socialismo). Einstein fu inoltre cofondatore del liberale Partito
Democratico Tedesco.

L'FBI raccolse un fascicolo di 1427 pagine sulla sua attività e raccomandò che gli fosse impedito di
emigrare negli Stati Uniti secondo lo Alien Exclusion Act, aggiungendo che, insieme con altri
addebiti, Einstein credeva, consigliava, difendeva o insegnava una dottrina che, in senso legale, era
stata ritenuta dai tribunali, in altri casi, « [...] capace di permettere all'anarchia di progredire
indisturbata» e che portava a « [...] un governo solo di nome». Aggiunse anche che Einstein « [...]
era stato membro, sostenitore o affiliato a 34 movimenti comunisti tra il 1937 e il 1954» e che « [...]
inoltre lavorò come presidente onorario in tre organizzazioni comuniste»[52].
Albert Einstein nel 1931

Einstein si oppose ai governi dittatoriali e per questo motivo (e per le sue origini ebraiche)
abbandonò la Germania subito dopo la presa del potere da parte del partito nazista. Il 30 gennaio
1933 lo scienziato era in viaggio di ritorno in Germania dopo un soggiorno negli Stati Uniti;
appresa la notizia dell'ascesa di Adolf Hitler mentre si trovava in Belgio, dopo qualche esitazione
decise di interrompere il viaggio e ritornare oltre Atlantico su invito del Institute for Advanced
Study a Princeton.[53]

In principio fu favorevole alla realizzazione della bomba atomica al fine di prevenirne la


costruzione da parte di Hitler e per questo scrisse anche una lettera[54] (del 2 agosto del 1939
probabilmente scritta da Leó Szilárd) al presidente Roosevelt, incoraggiandolo a iniziare un
programma di ricerca scientifico-tecnologica per sfruttare l'energia nucleare a scopi civili,
dichiarando nella lettera[54] per il presidente che essa poteva essere utilizzata anche per creare delle
bombe molto potenti. Roosevelt rispose creando un comitato per studiare la possibilità di usare
l'uranio come arma nucleare. Successivamente il Progetto Manhattan assorbì tale comitato.

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