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Materiale Dott.

ssa Alessandra Pellone – Albo n°9813

COSTRUTTO: PERCEZIONE
DEFINIZIONE: La percezione è una organizzazione dinamica e significativa dei dati di realtà. Non
riguarda una riproduzione fedele di informazioni esterne come tracce nel cervello ma è un
processo cognitivo complesso di riconoscimento, elaborazione e interpretazione di sensazioni,
dunque un processo attivo che coglie legami tra vari stimoli, diversamente dall’effetto provocato
da un'attivazione immediata da parte di uno stimolo esterno (= sensazione: processo per cui i
cambiamenti di stato del mondo provocano cambiamenti nel nostro cervello, poichè vengono
recepiti dai nostri organi di senso, i quali non li elaborano ma li traducono in impulsi elettrici che
possono essere utilizzati dal cervello). La percezione dunque è un processo per cui nel cervello i
dati sensoriali prendono vita e acquistano un significato e l'attività percettiva riguarda la funzione
del cervello di raccogliere, elaborare, trasformare e organizzare le informazioni presenti
nell'ambiente.
Per fare in modo che avvenga il processo percettivo vi è la necessità di attivare la " catena
psicofisica": l'ambiente deve emettere una particolare energia (stimolo distale), la quale deve
essere in grado di modificare gli organi-recettori di senso dell'individuo (stimolo prossimale) per
poi essere elaborato da un sistema che sia in grado di decodificare e interpretare questa energia
prodotta negli organi di senso (creazione del percetto: la realtà oggettiva è tramutata in realtà
soggettiva). Questa catena dunque segue i seguenti passaggi, partendo proprio dall'ambiente:
– lo stimolo distale (fisico) è energia che colpisce i nostri organi di senso,
– colpiti i recettori diventa stimolo prossimale (risposta fisiologica), cioè l'insieme di attività
chimiche ed elettriche innescate dallo stimolo negli organi di senso, poi trasmesse dai nervi
al cervello,
– a seguito dell'elaborazione da parte dell'attività cerebrale, si crea il percetto (esperienza
sensoriale): sensazione soggettiva (sapore, suono, visione, etc.) esperita dal soggetto.
Questa definizione è quella considerata dalla psicologia scientifica, la quale sostiene che il mondo
percettivo non sia la copia esatta dell’ambiente che circonda l'individuo (posizione del realismo
ingenuo), ma il risultato di una serie d’elaborazioni e d’attività svolte dall’organismo.
All'interno dello studio della percezione vi sono però alcune contrapposizioni le quali riguardano
come si organizza l'attività percettiva, se parte dunque dallo stimolo esterno, se parte dalla
persona e da suoi schemi interni o se addirittura è legata all'esperienza dell'uomo rispetto a
determinati oggetti percepiti e tale esperienza modifica le percezioni future.

EXCURSUS TEORICO + TEORIA PRINCIPALE:

 MODELLO EMPIRISTA:
PARADIGMA COSTRUTTUVISTA DI HERMANN VON HELMHOLTZ (1867): La percezione è la somma
di sensazioni elementari, integrate con apprendimenti precedenti = uno timolo viene percepito
per ragionamento inconsapevole, dato da associazione tra lo stimolo prossimale con conoscenze
precedenti. Gli elementi esterni vengono organizzati (unificati) per produrre la percezione
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dell'oggetto che risulta più probabile in un determinato contesto; i processi decisionali che
permettono di effettuare questo ragionamento inconsapevole vengono denominati inferenze
inconsce, cioè deduzioni per assimilazioni passate, le quali permettono ad esempio un calcolo della
probabilità che un oggetto percepito parzialmente abbia una certa forma. Ciò che caratterizza
questo paradigma è che il soggetto orgnizza attivamente i dati sensoriali (a differenza della teoria
della Gestalt per cui l'organizzazione è presente nel dato sensoriale) e che la percezione è
assimilabile al pensiero, in quanto si basa su pre-conoscenze ed è frutto di ragionamenti
(inconsapevoli) del soggetto (a differenza della teoria della Gestalt secondo cui l'organizzazione
non avviene per attività della persona ma è presente nella “gestalt” dell'oggetto, dunque è
immediata/esterna).
→ il percetto dunque è il risultato cerebrale della conclusione di un sillogismo (probabilità) le cui
premesse sono date dallo stimolo prossimale e da regole presenti a priori nell'organismo.

 TEORIA ECOLOGICA DI GIBSON (1966):


Ciò che muove gli studi riferiti alla teoria ecologica non è la percezione considerata come
arricchimento di esperienza, né la percezione come elaborazione cognitiva di una serie di stimoli
da parte dell’individuo. Secondo il principio dell'ecologia, la percezione non è un processo lineare
(dallo stimolo distale alla realtà soggettiva) ma un processo ciclico: gli organismi una volta
interpretato lo stimolo in ingresso (input) producono i percetti (rappresentazione cosciente
dell'ambiente esterno), i quali vengono utilizzati dall'individuo per attuare movimenti esplorativi
che possono produrre a nuovi percetti, in un processo senza interruzione. L'innovazione del
modello ecologico è che gli stimoli prossimali che si ottengono continuamente attraverso dei
moviementi esplorativi hanno uno stato privilegiato rispetto agli stimoli che sono indipendenti
dall'elaborazione attiva. Lo stimolo dunque possiede delle caratteristiche specifiche che vengono
elaborate dall'individuo e rielaborate continuamente a seconda della funzione dell'oggetto
percepito, la quale viene riconosciuta per elaborazione attiva da parte del soggetto.
→ ESPERIMENTO (1962) Gibson chiese a un gruppo di studenti di svolgere un compito di
riconoscimento tattile utilizzando come stimoli dei semplici stampi per biscotti. I partecipanti
erano bendati e dovevano identificare le forme degli stampi in tre condizioni diverse. Nella prima,
gli stampi venivano premuti dallo sperimentatore sul palmo della mano (tatto passivo). Nella
seconda, erano i partecipanti a muovere il palmo sullo stampo, attuando un movimento
esplorativo (tatto attivo). Nella terza, infine, era lo sperimentatore a muovere lo stampino sul
palmo (tatto con movimento passivo). RISULTATI: Nella condizione di tatto passivo, le
identificazioni corrette erano attorno al 50%. Nella condizione di tatto attivo, invece, le
identificazioni corrette superavano il 95%, dunque, i partecipanti commettevano solo qualche
piccolo errore. Nella condizione con movimento passivo, infine, le identificazioni corrette erano
attorno al 70%. I risultati del movimento passivo rispetto all'attivo sono importanti perché
suggeriscono che il vantaggio del tatto attivo non è solo riferito al fatto che l'oggetto si sposta
attivamente sulla mano. Occorre infatti che questi cambi di posizione avvengano in funzione di
movimenti esplorativi, esplicitamente guidati dalla mente che esplora.

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Gibson infatti, analizzando il riconoscimento dell'oggetto ha descritto come, all’interno


dell'ambiente, l'uomo percepisce quegli stimoli che si presentano al raggiungimento di un fine,
secondo il principio di affordance, cioè disponibilità e suggerimenti dati dall'ambiente secondo le
proprietà strumentali di un oggetto (ESEMPIO = arancia: viene percepita come qualcosa che può
essere “afferrato”, dunque è propensa ad essere presa per le dimensioni che ha. Nel mio spazio, a
seconda della funzione che il soggetto vuole darle, potrà essere percepita come “mangiabile” se ho
fame o “lanciabile” se sto discutendo proprio per le sue proprietà fisiche); il termine affordance
indica proprio la disponibilità di un oggetto a subire una certa azione. L'elaborazione
dell'informazione è dunque data dallo stimolo che viene percepito direttamente (stimolo
prossimale) senza far ricorso ad altre rappresentazioni interne date dall'esperienza (concetto
assimilabile ai principi della Gestalt): l'occhio si muove in un dato ambiente e la percezione è
immediata sulla retina senza che siano utilizzati preconcetti per poter elaborare lo stimolo.

 NEW LOOK ON PERCEPTION (PRECURSORE DEL COGNITIVISMO):

TEORIA DI BRUNER (anni '60): la percezione non è una risposta dell'individuo ad uno stimolo
esterno, ma processo interno di formulazione di ipotesi influenzate da valori, motivazioni e
credenze della persona: il soggetto dunque è attivo, dallo stimolo distale vi è la creazione di uno
stimolo prossimale che però non rimane fermo agli scambi neuronali all'interno del cervello,
poiché la sua elaborazione è attiva, cioè è influenzata dall'esperienza della persona, dai suoi
bisogni, stati emotivi e aspettative personali.
La teoria di Bruner è legata allo sviluppo cognitivo del bambino, per cui tutti i processi mentali
hanno un fondamento sociale, tra questi appunto anche la percezione, e la struttura della
cognizione dell'individuo è influenzata dalla cultura; l’aspetto sociale influenza non solo il modo di
costruire le rappresentazioni, ma anche i contenuti stessi delle rappresentazioni, per cui i concetti
e le categorie organizzate e immagazzinate dalla persona sono condivisi e ritenuti appropriati in
una data cultura.
A seconda quindi della propria esperienza passata e delle proprie emozioni attuali, il soggetto
nell'attività percettiva compie un’azione di categorizzazione: a partire da alcuni indizi identifica e
classifica lo stimolo stesso; la percezione quindi si fonda su un sistema di categorie utili a codificare
la realtà ambientale, sulla base delle relazioni rilevate fra le proprietà degli oggetti e degli eventi
che caratterizzano lo status di una persona in un dato momento.

→ IPOTESI = la condizione socioeconomica influenza l'organizzazione percettiva.


ESPERIMENTO: Ad un gruppo di studenti di 10 anni, metà appartenenti ad una classe socio–
economica elevata e l’altra metà provenienti da famiglie umili, Bruner e Goodman (1947) chiesero
di regolare la circonferenza di un cerchio di luce in modo da uguagliarla alla percezione della
misura delle dimensioni di monete reali (da I penny fino a 1/2 dollaro) e di dischi di cartone, di
uguali dimensioni, che essi dovevano tenere in mano. RISULTATO: Le misure dei dischi di cartone
erano stimate correttamente, ma le misure delle monete erano sopravvalutate in proporzione al
loro valore = non solo i bambini sopravvalutavano la grandezza delle monete, tanto più quanto
maggiore era il loro valore, ma i bambini poveri sovrastimavano la grendezza delle monete da ½

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dollaro più di quelli ricchi; questo effetto è dato dal fatto che le monete di valore più alto hanno
“valenza sociale maggiore” specialmente per i bambini poveri, i quali sono consapevoli del
significato economico della moneta rispetto ad un disco di cartone. l’aspetto innovativo della
ricerca, per quanto carente dal punto di vista sperimentale, è l’attribuzione a stati interni anziché a
stimoli esterni del controllo del comportamento, concetto che introduce una prima visione della
psicologia cognitiva.
Per approfondimento ed altri esperimenti si rimanda a:
https://www.unipi.it/athenet/22/art_4.htm

 MODELLO DELLA GESTALT:

APPROCCIO GLOBALISTICO - FENOMENOLOGICO ALLA REALTA’ DI WERTHEIMER:


La percezione non è influenzata dal passato ma si compie nell'istante, a partire dagli stimoli
presenti nell'ambiente. La capacità percettiva è innata, è un processo che dà senso al mondo
fenomenico e l'esperienza è solo orientamento in alcune direzioni piuttosto che altre. Questo
modello critica quello di Von Helmholtz in quanto sostiene che l’atto percettivo è immediato e non
dipende da conoscenze precedenti. L'assunzione di base della psicologia della Gestalt è infatti che
"il tutto è diverso della somma delle parti", intendendo dunque che l'atto percettivo non deriva da
un processo gerarchico di scomposizione dei suoi elementi, ma è un processo olistico, che
considera la scena visiva (stimolo distale) nel suo insieme.
Precursore fu Kurt Koffka (1886 – 1941) per cui la percezione non è preceduta da sensazioni, ma è
un fatto immediato, non è causata da fattori estranei al processo stesso (come le associazioni, le
inferenze o i giudizi personali), ma il risultato della dinamica interna di forze che si vengono a
creare fra le diverse parti di uno stimolo percepito.
In seguito il lavoro della Gestalt si è ampliato con Wertheimer (1912) con il suo lavoro rispetto al
movimento stroboscopico o movimento apparente, per cui un insieme di punti luminosi in
sequenza di accensione e spegnimento, venivano percepiti come un unico punto fisso.
→ i principi della Gestalt permettono di comprendere come uno stimolo distale non venga
percepito a livello di stimolo prossimale come qualcosa da elaborare nelle singole parti ma come
un insieme immediato (ad esempio figura-sfondo) che viene tramutato in realtà soggettiva per
mezzo dei principi stessi.
I PRINCIPI considerati dai gestaltisti che servono alla costruzione del percetto, nello specifico, sono
stati descritti da Wertheimer (1923).
1) PRINCIPIO DI UNIFICAZIONE FORMALE = Prima ancora di riconoscere un oggetto, questo viene
percepito come unitario (formato da elementi che percettivamente "si appartengono" e,
contemporaneamente da oggetti separati da "zone vuote"); la formazione di queste unità
percettive segregate viene chiamata organizzazione percettiva: all'interno di uno spazio vi sono
dunque contorni e regioni che sono percepiti a livello distale e poi a livello prossimale, ma giunti a
questo secondo livello contorni e regioni non corrispondono sempre a come sono nella realtà.
Esistono infatti, secondo l'autore dei FATTORI DI UNIFICAZIONE, cioè sette leggi che consentono di
spiegare in che modo si organizza la realtà fenomenica del percetto; esse sono i criteri attraverso

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cui stimoli segregati/isolati vengono percepiti come unitari:


– prossimità-vicinanza (percezione del “tutt'uno”, stimoli isolati vengono percepiti come
vicini): a parità di altre condizioni, tendono a formare unità gli elementi più vicini; gli
elementi del campo percettivo vengono uniti in forme coese quanto minore è la distanza
tra loro;
– somiglianza (elementi simili vengono unificati): a parità di altre condizioni, tendono a
formare unità gli elementi più simili; in un'immagine in cui ci sono molti elementi, questi
vengono raggruppati se sono simili per colore, forma o dimensione;
– destino comune: a parità di altre condizioni, tendono a formare unità gli elementi che si
muovono in modo simile; gli elementi che si muovono nella stessa direzione vengono
percepiti come appartenenti alla stessa figura;
– buona continuazione-continuità di direzione (una linea continua di segmenti viene
percepita come fosse intera, con stessa direzione e curvatura): a parità di altre condizioni,
viene preferita l’organizzazione che comporta meno cambiamenti di curvatura nei margini
percepiti; una serie di elementi posti uno di seguito all’altro vengono uniti in forme
univoche in base alla loro continuità di direzione;
– chiusura (elementi tra loro staccati ma vicini vengono percepiti come in configurazione
unica): a parità di altre condizioni, viene preferita l’organizzazione che genera margini
percepiti chiusi; una figura si percepisce chiusa, anche se le linee non sono continue e noi
riempiamo le parti mancanti formando così l’intero;
– impostazione oggettiva-pregnanza: a parità di altre condizioni, elementi che hanno
formato una certa unità tendono a mantere quell’unità; quanto più regolari, simmetriche,
omogenee, equilibrate, semplici, sono le unità tanto maggiore è la probabilità che hanno
d’imporsi alla nostra percezione;
– impostazione soggettiva-esperienza passata: a parità di altre condizioni, viene favorita
l’organizzazione coerente con le conoscenze dell’osservatore; elementi che per la nostra
esperienza passata sono abitualmente associati tra di loro tendono ad essere uniti in forme.

ESPERIMENTO: Studi a conferma di un approccio percettivo globalistico alla realtà, sono le


situazioni percettive che si impongono nella mente come le illusioni ottiche: un illusione ottica è
una situazione in cui la percezione di uno stimolo da parte di un osservatore non corrisponde alle
proprietà fisiche di tale stimolo. Tali illusioni danno dimostrazione che la mente impone
un'organizzazione a ciò che percepisce perciò non si vede ciò che effettivamente si presenta, ma gli
elementi come fossero un insieme unificato. Esistono diversi tipi di illusioni ottiche a dimostrazione
delle leggi presentate da Wertheimer:
 paradosso visivo del cubo di Necker (1832)  viene presentato al soggetto un cubo
ambiguo e viene posta la domanda: “dove si trova il puntino rosso? Nella parte anteriore o
posteriore del cubo?”. Diversamente dalla rappresentazione prospettica di un cubo, in cui la
superficie della faccia anteriore è più grande di quella posteriore, il cubo di Necker è
disegnato in modo che le due facce siano di uguali dimensioni. Questa situazione produce
sulla retina un'immagine che il cervello può interpretare in due modi che corrispondono a
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una proiezione del cubo visto da posizioni diverse. Di fronte al problema posto dunque il
cervello non “sceglie” e continua a oscillare tra l'una e l'altra. Molte persone percepiscono
infatti la faccia in basso a sinistra come la faccia anteriore e ciò potrebbe dipendere dal
fatto che l'oggetto viene soggettivamente visto da sopra, con la faccia superiore visibile.
 movimento stroboscopico  movimento apparente prodotto dal ritmo con cui si alterna
l'accensione di stimoli statici (esempio è quanto accade al cinema)
 triangolo di Kanizsa (1955)  questa illusione si rifà al meccanismo del completamento
(legge della chiusura) per cui la persona riesce a percepire un'immagine che non esiste
nella realtà; vengono presentati 3 cerchi privi di un settore circolare disposti ai vertici di un
triangolo immaginario. L’individuo percepisce un triangolo sovrapposto a 3 cerchi poiché la
mente applica il principio di chiusura per far fronte alla sua tendenza di semplicità e
completamento.

Per approfondimenti si rinvia a:


http://www.lumsa.it/sites/default/files/UTENTI/u668/1c_LEZ_PSIC_GENERALE_Gestalt_copia_STU
DENTI.pdf
http://www.dlls.univr.it/documenti/OccorrenzaIns/matdid/matdid642287.pdf
http://www2.unipr.it/~brunic22/mysite/intropercezione2014.pdf

STRUMENTI:
TPV - test percezione visiva e integrazione visuo-motoria (Hammil & all., 1993): versione aggiornata
del test di Frostig, utilizzata per valutare la maturazione delle competenze dell'area spaziale-
motoria (importanti per la scrittura e la lettura). La percezione inq uesto caso è considerata come
interazione di diversi fattori che si sviluppano in maniera indipendente tra loro.
Tale strumento, valuta aree di percezione visuo-motoria; i subtest per area sono: posizione di un
oggetto nello spazio, completamento di figura, discriminazione figura-sfondo, costanza della forma
+ rapporto spaziale, coordinazione occhio-mano, velocità e coordinazione visuo-motoria, copiatura
di figura.

VMI - development test of visual motor integration (Beery e Buktenica, 2000): valuta il modo in cui
bambini e ragazzi, dai 3 ai 18 anni, integrano le loro abilità visive e motorie; è composto di un test
carta matita che richiede la copiatura di 27 forme geometriche + due test supplementari:
percezione visiva e coordinazione motoriapercezione di figura. Consente di identificare i soggetti
con deficit e costituire il punto di partenza per la programmazione di interventi didattico-
pedagogici, principalmente per bambini con difficoltà dell'apprendimeto.
Altri test utili per valutazione neuropsicologica sono:
 Figura complessa di Rey: analizzare l'organizzazione percettiva e la Memoria a lungo
termine visiva; viene presentata al paziente questa figura complessa, la quale nella prima
parte del test deve essere copiata, mentre nella seconda parte del test deve essere
ricostruita attraverso il ricordo. Nella somministrazione della prima parte vengono utilizzati

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dei colori per osservare da quali parti della figura il paziente inizia a copiare.
 ENB-2 (Mondini & all., 2011): subtest delle figure aggrovigliate = valuta la capacità di
riconoscimento visivo e di inibizione della risposta
 Bender Visual - Motor Gestalt Test (Bender, 1979): 9 figure a gestalt differente da riprodurre
così come le vede, somministrabile da 4 a 11 anni per la valutazione del funzionamento
della gestalt visuomotoria e le sue eventuali deviazioni o regressioni. La valutazione
dipende dalla forma delle figure riprodotte, dal rapporto in cui si trovano le une con le
altre, dalla collocazione nello spazio e dalla successione temporale.

AMBITI APPLICATIVI:
Psicologia clinica dello sviluppo: intervento sulle abilità percettive generali nei bambini con DSA, i
quali solitamente hanno in comorbilità un deficit di percezione visuo-spaziale, uditiva, di
organizzazione spazio-temporale, di memoria e/o di linguaggio, poiché anche queste sono
implicate negli apprendimenti scolastici (limite delle applicazioni: i programmi specifici di lavoro
sulle capacità percettive e motorie, come prevenzione o intervento trasversale al DSA, non hanno
efficacia dimostrata!)
Psicologia clinica dell'adulto: valutazione della percezione utile nelle situazioni di dispercezioni
della realtà in disturbi quali schizofrenia, disturbi d'ansia (PTSD), depressivi (alterata percezione di
tempo e spazio); test da utilizzare ad esempio sono quello della figura nascosta di Witkin per il
disturbo della personalità, in quanto utile per comprendere se è di tipo dipendente o indipendente
dal campo.
Psicologia Sperimentale: gli studi sono stati utili per lo sviluppo del paradigma di Bonaiuto sulla
deprivazione sensoriale (soggetto in isolamento in carcere, monasteri, spazio), sono stati analizzati
infatti lo stile cognitivo e percettivo analitico, frammentato, per arricchire l'ambiente monotono
(tali soggetti infatti sono maggiormente propensi ad avere allucinazioni).

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