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PAVIA 2016

Un direttore didattico vi segnala il caso di Mario, un bambino di 7 anni, seconda elementare, che disturba la classe, non
riesce ad apprendere con la velocità degli altri, non riesce a concentrarsi nei compiti, è aggressivo con i compagni e
sembra non seguire le regole. La famiglia è composta dal padre e dalla madre che si stanno separando in via giudiziale e
dall’altra figlia di tre anni Vi viene chiesto di pianificare un intervento. Cosa osservereste e come? Con chi parlereste?
eventualmente quali strumenti diagnostici utilizzereste e quali diagnosi differenziale potrebbero porsi? Senza entrare in
ambito psicoterapeutico, che non vi compete, quale potrebbe essere, per sommi capi un modello di intervento?

Pavia 2015
I genitori di una ragazza di 16 anni che chiameremo Martina si rivolgono preoccupati ad un Centro per i disturbi
alimentari. Martina ha 16 anni frequenta il liceo classico ed è molto brava a scuola, è la primogenita, adottata a soli 6 mesi
e proveniente dall’Ucraina, ha un fratello, sempre adottato minore di circa 3 anni e proveniente dal Sudamerica, i genitori,
due professionisti bolognesi si sono separati consensualmente 10 anni fa, il padre ha una compagna ed un figlio naturale
ed abita in una città vicina. La madre nella cura e nella crescita dei figli si è fatta aiutare dai genitori e Martina è molto
legata ai nonni materni. Martina pare pesi 31 Kg per 1 metro e 50 di altezza, non ritiene avere problemi , da un po’ non ha
più il ciclo mestruale. ma rifiuta il contatto con i medici. E’ appassionata di cucina , in casa prepara il pranzo per tutti, le
piace preparare cibi nuovi , impiatta curando l’estetica e i colori, ma si assenta dopo aver chiamato tutti a tavola…. In
base agli elementi a disposizione, il candidato suggerisca eventuali approfondimenti, formuli un'ipotesi psicodiagnostica e
un progetto d'intervento, specificando, per ognuno di questi punti strumenti, tempi, modalità, finalità e obiettivi.

Pavia 2013 giugno


Un bambino di 8 anni, che frequenta il III anno di scuola primaria, viene inviato dalla psicologa scolastico a un o
psicologo esperto di psicologia dello sviluppo per un approfondimento diagnostico e un’eventuale presa in carico
psicologica. Dalla prima valutazione del profilo cognitivo effettuata dalla psicologa scolastica emerge quanto segue:
WISC-III: QIV: 104; QIP: 134; QI totale 121.
Inoltre, vengono segnalati problemi di concentrazione, facile distraibilità e difficoltà nelle relazione con i pari. I genitori
pur essendo preoccupati per il bambino sono molto concentrati su loro stessi e conflittuali.- il bambino lamenta spesso
emicrania e problemi gastro-intestinali che talvolta gli impediscono la regolare frequenza scolastica. Questi sintomi
perdurano ormai da parecchi mesi e nonostante specifici accertamenti, non è emersa alcuna patologia organica. I genitori
si presentano in consultazione molto preoccupati e desiderosi di trovare risposte e hanno accettato l’approfondimento
diagnostico sia pur su sollecitazione delle insegnanti di classe.
Alla luce delle informazione di cui sopra, il candidato delinei l’opportuno percorso diagnostico specificando:
le principali ipotesi diagnostiche formulabili sulla base dei dati a disposizione;
l’iter di approfondimento diagnostico suddiviso in fasi, e per ogni fase descriva: lo scopo, gli attori coinvolti, gli strumenti
psicologici utilizzati e i motivi della scelta degli stessi.

Padova 2016
Il Dirigente Scolastico di una scuola secondaria di primo grado segnala allo psicologo territoriale che un suo alunno,
Gianni di tredici anni, frequentante la classe terza, dopo le vacanze di Natale non è più rientrato a scuola. Essendo ormai
trascorsi più di trenta giorni il ragazzo rischia di compromettere il buon esito dell’anno scolastico proprio per le assenze,
in quanto il suo rendimento è sempre stato positivo. Il/la candidato/a: 1. indichi quali informazioni anamnestiche ritiene
opportuno acquisire, 2. descriva quale intervento metterebbe in atto: a) a sostegno di Gianni, b) a sostegno della sua
famiglia c) in collaborazione con la scuola
Padova 2015 giugno
David di 7 anni viene segnalato dalle insegnanti della scuola primaria per problemi comportamentali al servizio di
psicologia clinica territoriale. D. è figlio di una signora nigeriana, non riconosciuto dal padre. In sala d’attesa il bambino
evidenzia un comportamento disturbante, non ascolta i richiami della madre, corre e urla, prende i giochi degli altri
bambini. Il candidato indichi come imposterebbe l’accoglienza e la consultazione, quali strumenti utilizzerebbe per
approfondire il caso e quali ipotesi diagnostiche formulerebbe in merito. Inoltre descriva una possibile restituzione alla
famiglia e le indicazioni per la scuola.

Padova 2013 novembre


Gina, 11 anni, frequenta la prima media. Dopo il primo quadrimestre l'incontro con gli insegnanti mette in rilievo una
lieve difficoltà nella lettura e disgrafia, anche nelle lingue straniere (soprattutto nello scritto). Gina inizialmente viene
supportata da aiuti esterni nello svolgimento dei compiti ma la situazione scolastica non migliora. Pertanto viene
richiesta la consulenza dello psicologo perché a scuola il rendimento è insufficiente.
Il candidato indichi: quali informazioni intenda approfondire (e in base a quale ipotesi) per il completamento
dell'anamnesi. Di quali teorie, metodologie, e di quali eventuali strumenti intende avvalersi per l'analisi dei problemi
scolastici della bambina. In base alle ipotesi formulate, dica quali indicazioni operative suggerire agli insegnanti alla
famiglia.

Padova 2013 giugno


Matteo ha nove anni si presenta come un bambino tranquillo, ordinato, educato, si esprime in modo timido e con un tono
di voce molto bassa. Viene chiesto un colloquio con lo psicologo per seri episodi di “vuoto mentale” durante le
interrogazioni e per degli atteggiamenti il cui il bambino si astrae dal contesto, si distragga facilmente e si assenti
con il pensiero. Questo lo ha portato a vari richiami da parte delle insegnanti ed a un peggioramento nel rendimento
scolastico. anche i compiti a casa vengono svolti sotto molti solleciti e con difficoltà’. Matteo ha pochi amici nella classe e
qualche suo compagno ridicolizza questi suoi comportamenti portandolo a non parlare o a reagire con rabbia
verbale e fisica. Sulla base delle informazioni fornite, il candidato indichi quali approfondimenti predisporrebbe, le ipotesi
diagnostiche da prendere in considerazione e le ipotesi di intervento che penserebbe di impostare.

Padova 2012
I genitori di una ragazzina di quasi 11 anni, che frequenta da 3 mesi la 1° classe della Scuola secondaria di primo grado,
chiedono una consulenza psicologica per la figlia. Al primo colloquio con i genitori B. viene descritta come “timida e un
po’ chiusa” già dalla scuola dell’Infanzia. Rispetto alla scuola nomina qualche ‘amica’, ma a casa non chiede di
frequentarne. Evita il più possibile le esperienze di gruppo, sia a scuola che nel tempo libero. La famiglia attribuisce ciò
alla timidezza, come tratto costituzionale. I genitori evidenziano invece soddisfatti che B. ha iniziato la Scuola Primaria
“prima”, (compiendo i 6 anni a fine marzo) e che ha risultati adeguati, anche se quando glielo si chiede, B. non ama
parlarne, e non esprime grande interesse. Ha una sorella maggiore di lei di 10 anni, che la madre definisce “come una
seconda mamma per lei”. B. tende a chiedere ancora di dormire nel letto con la sorella, come faceva da piccola, e
nell’ultimo periodo più di frequente. Talvolta le viene concesso. B. ha difficoltà di addormentamento e risvegli frequenti
da diversi mesi. Inoltre, dall’estate, lamenta frequenti episodi di malessere, in particolare cefalea e nausea, che non hanno
trovato riscontro in particolari condizioni somatiche o mediche. I genitori accennano a episodi simili nella prima infanzia,
ma non sanno specificarli. Infine, pur continuando a frequentare la Scuola, portata dai genitori, da circa 2 mesi al mattino
tende a chiedere di restare a casa, esprimendo disagio emotivo nel dover andare, con agitazione e chiusura in sé. I genitori
trovano questo incomprensibile, dati i “risultati normali”.
Il/la candidato
° delinei gli approfondimenti diagnostici che ritiene utili effettuare e indichi gli strumenti psico-diagnostici adeguati,
° ipotizzi un'area diagnostica e delinei una possibile restituzione ed i possibili percorsi di intervento.
Sede e anno sconosciuti
Il caso riguarda una bambina inserita all’inizio del secondo quadrimestre in una quarta elementare di un contesto urbano. La
bambina di nome Enza, proviene da un ambiente rurale. Enza preferisce non parlare in classe e si esprime con povertà di
linguaggio anche quando si riferisce a proprie esperienze personali o a vissuti. La maestra ha notato adeguate abilità logico-
matematiche, ma afferma che la bambina mostra ragionamenti poco
elaborati e le sue prestazioni scolastiche sono limitate. A scuola mostra di non gradire le attività di gruppo; ha un’unica
amica del cuore, la sua compagna di banco. Le insegnanti dicono che la scuola precedente non aveva segnalato particolari
problemi di integrazione e di rendimento. Affermano, inoltre, di avere avuto scarsi contatti con la famiglia, nonostante li
avessero cercati. Chiedono una consulenza allo psicologo del servizio pubblico, previo consenso dei genitori, per inquadrare
i possibili ambiti di intervento educativo a fronte di
alcune aree problematiche. Il candidato delinei un possibile percorso di valutazione del
caso che lo psicologo potrebbe mettere in atto specificando gli strumenti utilizzabili in vista
di un possibile intervento

CASO EVOLUTIVO
Roberto ha 8 anni, frequenta la III elementare e mostra alcuni problemi nell’apprendimento. Le insegnanti della sua classe
si rivolgono al servizio di consulenza psicologica presente nella scuola. Dalla loro segnalazione emerge che Roberto è
interessato alle attività scolastiche ad eccezione della lettura verso cui mostra un totale rifiuto. Quando deve leggere lo fa
con estrema lentezza e compiendo molti errori. Tende a contrarre le parole e ad invertire lettere e sillabe. Nonostante
sembri spesso interessato alle materie scolastiche, Roberto non riesce a mantenere l’attenzione per tempi prolungati, si
lascia facilmente distrarre da stimoli esterni, si muove continuamente come se avesse l’argento vivo addosso, perde
continuamente le cose necessario per le attività che deve svolgere, ha bisogno di continue sollecitazioni per portare a
termine un compito. Nella comunicazione in classe è piuttosto attivo, interviene spontaneamente nelle conversazioni
esprimendo le proprie opinioni o raccontando episodi che gli sono accaduti. Nella scrittura compie frequenti errori di
ortografia e quando compone un testo non sa organizzare le idee seguendo un filo logico. Roberto è molto consapevole dei
suoi insuccessi, si scoraggia facilmente e talvolta ha crisi di rabbia quando non riesce a svolgere un compito. Al
candidato/a si chiede di indicare sinteticamente:
1. le ipotesi che si possono avanzare per spiegare le difficoltà di questo bambino
2. gli strumenti di valutazione che potrebbero essere utilizzati per comprendere meglio la natura delle difficoltà
3. il rapporto che cercherebbe di costruire con gli insegnanti del bambino per impostare insieme a loro un Intervento

Caso evolutivo
Andrea viene segnalato allo psicologo al termine della II elementare. Viene così descritto dagli insegnanti: “Andrea è un
bambino con un buon livello di comprensione e astrazione, ma con difficoltà di concentrazione e di attenzione. È
ipercinetico, viene distratto facilmente da stimoli esterni, sembra spesso non ascoltare quanto gli viene detto, interrompe o
si comporta in modo invadente verso gli altri. Evidenzia importanti difficoltà della lettura e della scrittura e non gradisce
le attività grafiche”. Andrea è secondogenito, la sorella frequenta con successo la scuola media superiore. Il padre è
laureato, la madre diplomata, ambedue lavorano nel settore impiegatizio. Sulla base di quanto sopra esposto, il candidato
indichi: 1) quale ipotesi diagnostica prenderebbe in considerazione, specificando gli elementi che ritiene fondamentali nel
determinare la sua scelta; 2) quali aspetti meriterebbero approfondimenti ulteriori e quali strumenti potrebbero essere usati
per tali approfondimenti; 3) se sia necessario avvalersi di consulenze specifiche o specialistiche ed, eventualmente, quali;
4) quali indicazioni di intervento proporrebbe, chiarendo le motivazioni della scelta fatta, gli obiettivi e la metodologia
dell’intervento, gli strumenti da utilizzare e le persone da coinvolgere.

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