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CASI CLINICI AMBITO ADULTO E EVOLUTIVO UNIVERSITA' DI BARI – PADOVA - ROMA

BARI:

EVOLUTIVO:
G. è un bambino di 8 anni che giunge in osservazione a un servizio materno-infantile in seguito a problemi di
rendimento scolastico e difficoltà relazionali con insegnanti e compagni di scuola. La famiglia di G. vive in condizioni di
marginalità sociale: il padre è detenuto per spaccio di droga e la madre, tossicodipendente, affida spesso il bambino ai
vicini di casa. Il bambino giunge all’osservazione in seguito a segnalazione degli insegnanti. Ad un primo colloquio G.
appare chiuso in se stesso, risponde a monosillabi e affronta malvolentieri le consuete procedure testali ( disegno
figura umana, disegno famiglia, WISC-R, CAT, Rorschach). Il livello formale e grafico dei disegni, caratterizzati da un
tratto incerto e da povertà dei dettagli, è riconducibile a quello solitamente riscontrato in bambini di età inferiore. Il QI
totale misurato alla WISC-R è di punti 85, con QI verbale di 80 e QI non verbale di 94, ai CAT, G. racconta storie molto
brevi e povere di dettagli e al Rorschach emergono frequenti risposte che richiamano contenuti di minaccia e
aggressione.
Al candidato si chiede di indicare, in elaborato non superiore alle due pagine:
a) quali ulteriori indagini e approfondimenti predisporrebbe;
b) quale validità attribuirebbe agli elementi emersi dai test;
c) quali ipotesi diagnostiche prenderebbe in considerazione;
d) quali ipotesi di intervento penserebbe di impostare.

PADOVA:
2010 1
Psicologia dello sviluppo
In una classe gli insegnanti riferiscono che vi è un bambino talmente irrequieto, Luigi, di 8 anni, da rendere difficile il
normale svolgimento delle lezioni. Ha difficoltà a rimanere seduto al proprio posto e si dondola continuamente sulla
sedia. Quando scrive sotto dettatura fa molti errori di distrazioni e detesta disegnare. Tende a lasciare incompiuto ciò
che gli viene assegnato. La materia che sembra gradire di più è la matematica.
Il candidato/la candidata formuli una ipotesi diagnostica e indichi le procedure e gli strumenti che ritiene adatti per
una diagnosi più approfondita precisando le finalità specifiche dell’uso degli strumenti.

PSICOLOGIA DELLO SVILUPPO


In una classe vi è un bambino, Marco, di 9 anni, con sindrome di Down.
Il/la candidato/a formuli un’ipotesi di valutazione più approfondita al fine di facilitare l’inserimento nella classe,
indicando le procedure e gli strumenti che ritiene adatti.

2011 1
Ambito evolutivo
Un bambino che sta per finire la 2° classe elementare viene segnalato dalle insegnanti all’equipe per l’età evolutiva,
soprattutto per le sue difficoltà nella scrittura, dove compie molti errori; nella lettura è lento e pure compie errori, ma
in misura minore che nella scrittura. Il suo lessico è povero ma è normale nell’eloquio. Viene descritto come un
bambino distratto, che a volte sembra non capire quanto gli viene detto. Partecipa poco alle attività scolastiche,
tranne che per alcuni interessi come il disegno dove mostra buone capacità. E’ il più lento a predisporre i quaderni sul
banco, a metterli via, a mangiare in mensa. Spesso dimentica di portare a scuola il necessario per le attività
scolastiche. Non disturba in classe e socializza solo con uno o due compagni. Viene decritto come buono, non
aggressivo. Il padre è alle dipendenze di una piccola azienda di artigiani, la madre è casalinga e in famiglia c’è anche un
fratello più piccolo. Dai racconti del bambino si evince che in famiglia il bambino ha poche occasioni di fare esperienze
(ad esempio, gite con la famiglia).
Delineare una possibile ipotesi diagnostica, identificando strumenti, modalità e procedure per verificare e precisare le
difficoltà segnalate e ipotizzare una diagnosi. Specificare gli obiettivi di un intervento, suggerendo possibili strategie
che coinvolgano la famiglia e la scuola in vista di un’evoluzione positiva relativamente alla formazione scolastica e un
migliore adattamento del bambino ad ambienti diversi.

2011 2
Ambito evolutivo
Il caso riguarda una bambina inserita all’inizio del secondo quadrimestre in una quarta elementare di un contesto
urbano. La bambina di nome Enza, proviene da un ambiente rurale. Enza preferisce non parlare in classe e si esprime
con povertà di linguaggio anche quando si riferisce a proprie esperienze personali o a vissuti. La maestra ha notato
adeguate abilità logico-matematiche, ma afferma che la bambina mostra ragionamenti poco elaborati e le sue
prestazioni scolastiche sono limitate. A scuola mostra di non gradire le attività di gruppo; ha un’unica amica del cuore,
la sua compagna di banco. Le insegnanti dicono che la scuola precedente non aveva segnalato particolari problemi di
integrazione e di rendimento. Affermano, inoltre, di avere avuto scarsi contatti con la famiglia, nonostante li avessero
cercati. Chiedono una consulenza allo psicologo del servizio pubblico, previo consenso dei genitori, per inquadrare i
possibili ambiti di intervento educativo a fronte di alcune aree problematiche.
Il candidato delinei un possibile percorso di valutazione del caso che lo psicologo potrebbe mettere in atto
specificando gli strumenti utilizzabili in vista di un possibile intervento.

2012 1
Ambito evolutivo
Viene richiesta una consultazione psicologica per A., una bambina di quasi 8 anni, che frequenta la seconda classe
della Scuola primaria (seconda metà dell'anno). Il primo contatto con il professionista viene preso dalla madre, che al
telefono dice di essere preoccupata “per la scuola e perché qualche volta bagna il letto”. Al primo colloquio con i
genitori, entrambi impiegati, A. viene descritta come una bambina da sempre “buona”, che si arrabbia raramente e
molto ubbidiente. Entrambi i genitori faticano a raccontare di A. quand'era più piccola, e non fanno molti riferimenti
spontanei alle rispettive famiglie. A. ha un buon linguaggio, le piace giocare e disegna spontaneamente momenti della
sua vita quotidiana. Sarebbe invece in difficoltà nei rapporti con i pari: non vuole uscire a giocare con i bambini del
vicinato e spesso “si isola”, perché, pare, non riesce a gestire i piccoli conflitti e frustrazioni. I genitori sembrano
attribuire la responsabilità di questi episodi prevalentemente agli “altri bambini”, che si porrebbero in modo
aggressivo. Una preoccupazione della famiglia è, appunto, che A. non sa farsi valere. Anche se i genitori dicono di
notare che la bambina è “diversa dal solito”, la richiesta di valutazione parte prevalentemente da difficoltà in ambito
scolastico. Le insegnanti hanno infatti segnalato alla famiglia che A. ha pochissima attenzione e concentrazione a
scuola; sembra in difficoltà nella comprensione delle consegne, e fatica a chiedere aiuto o spiegazioni alle maestre. Il
rendimento scolastico non è sufficiente, con difficoltà in quasi tutte le materie. Una psicologa, consulente per la
scuola, ha somministrato ad A. la scala WISC, rilevando un punteggio nella media. La famiglia riporta che da
quest'anno A. fatica ad andare a scuola, svegliandosi agitata e dicendo spesso di avere mal di testa. Gradualmente dal
colloquio emerge che A. fa la pipì a letto durante il sonno una o più volte quasi ogni settimana. La mamma descrive poi
la presenza di comportamenti motori “che si ripetono, anche se le viene detto di non farlo” (tra cui pizzicarsi a scatti il
lobo di un orecchio e toccarsi il mento). Accenna alla presenza di questi comportamenti ripetitivi già nelle età della
scuola dell’infanzia, ma poi dice che vorrebbe che la figlia “fosse come prima”. Nel colloquio emerge che il ‘prima’ è
riferito al fatto che di recente è morta la nonna paterna, cui la bambina era molto legata e con cui passava
quotidianamente del tempo durante l'orario di lavoro dei genitori. I genitori, in conclusione del colloquio accennano a
diversi lutti accaduti nelle rispettive famiglie di origine. Il padre in particolare racconta che quand'era bambino era
morta una zia cui lui veniva affidato e aggiunge, con tono risentito, che in quell'occasione i suoi genitori non avevano
smesso di lavorare neanche un giorno.
Il candidato sviluppi delle riflessioni cliniche sul caso presentato:
 descrivendo come imposterebbe il rapporto con gli utenti, e le modalità per il proseguimento della
consultazione
 indicando quali ulteriori informazioni riterrebbe particolarmente importante avere e approfondire con la
famiglia
 indicando quali strumenti utilizzerebbe per approfondire il caso
 ipotizzando un'area diagnostica delineando una possibile restituzione e indicazione alla famiglia.

2012 2
AMBITO ETA’ EVOLUTIVA
I genitori di una ragazzina di quasi 11 anni, che frequenta da 3 mesi la 1° classe della Scuola secondaria di primo grado,
chiedono una consulenza psicologica per la figlia. Al primo colloquio con i genitori B. viene descritta come “timida e un
po’ chiusa” già dalla scuola dell’Infanzia. Rispetto alla scuola nomina qualche ‘amica’, ma a casa non chiede di
frequentarne. Evita il più possibile le esperienze di gruppo, sia a scuola che nel tempo libero. La famiglia attribuisce ciò
alla timidezza, come tratto costituzionale. I genitori evidenziano invece soddisfatti che B. ha iniziato la Scuola Primaria
“prima”, (compiendo i 6 anni a fine marzo) e che ha risultati adeguati, anche se quando glielo si chiede, B. non ama
parlarne, e non esprime grande interesse. Ha una sorella maggiore di lei di 10 anni, che la madre definisce “come una
seconda mamma per lei”. B. tende a chiedere ancora di dormire nel letto con la sorella, come faceva da piccola, e
nell’ultimo periodo più di frequente. Talvolta le viene concesso. B. ha difficoltà di addormentamento e risvegli
frequenti da diversi mesi. Inoltre, dall’estate, lamenta frequenti episodi di malessere, in particolare cefalea e nausea,
che non hanno trovato riscontro in particolari condizioni somatiche o mediche. I genitori accennano a episodi simili
nella prima infanzia, ma non sanno specificarli. Infine, pur continuando a frequentare la Scuola, portata dai genitori,
da circa 2 mesi al mattino tende a chiedere di restare a casa, esprimendo disagio emotivo nel dover andare, con
agitazione e chiusura in sé. I genitori trovano questo incomprensibile, dati i “risultati normali”.
Il/la candidato delinei gli approfondimenti diagnostici che ritiene utili effettuare e indichi gli strumenti psico-
diagnostici adeguati, ipotizzi un'area diagnostica e delinei una possibile restituzione ed i possibili percorsi di
intervento.

2013 2
SVILUPPO ED EDUCAZIONE
Gina, 11 anni, frequenta la prima media. Dopo il primo quadrimestre l'incontro con gli insegnanti mette in rilievo una
lieve difficoltà nella lettura e disgrafia, anche nelle lingue straniere (soprattutto nello scritto). Gina inizialmente viene
supportata da aiuti esterni nello svolgimento dei compiti ma la situazione scolastica non migliora. Pertanto viene
richiesta la consulenza dello psicologo perché a scuola il rendimento è insufficiente.
Il candidato indichi: quali informazioni intenda approfondire (e in base a quale ipotesi) per il completamento
dell'anamnesi. Di quali teorie, metodologie, e di quali eventuali strumenti intende avvalersi per l'analisi dei problemi
scolastici della bambina. In base alle ipotesi formulate, dica quali indicazioni operative suggerire agli insegnanti alla
famiglia.

2014 1
Ambito evolutivo
Il candidato illustri un programma riabilitativo delle difficoltà nella lettura in un bambino di scolarità elementare.

ROMA (SAPIENZA):

EVOLUTIVO:
Mattia è un bambino di 8 anni che frequenta la III classe elementare. Prima delle vacanze di Natale, le insegnanti di
classe hanno prospettato ai genitori la possibilità di far ripetere l'anno a Mattia perché rispetto ai suoi coetanei,
ancora non riesce a leggere in maniera fluente ed autonoma, inoltre Mattia scrive male e lentamente, mentre solo nel
disegno si esprime ad un buon livello. La maestra dice di lui: "magari da grande non farà lo scrittore, ma potrebbe
essere un pittore molto creativo". " suo rendimento scolastico è altalenante: a volte non si riscontrano differenze
rispetto ai compagni, a volte Mattia è disattento e si blocca, non riuscendo ad andare avanti, specialmente se si tratta
di copiare dalla lavagna o di scrivere sotto dettatura. Le difficoltà di Mattia erano già state notate in I e Il classe, ma
solo quest'anno sono divenute evidenti. Sul piano relazionale, invece, le insegnanti non riscontrano gravi problemi.
Tuttavia esse riferiscono che Mattia durante l'ultimo anno ha perso molta della sua vivacità e durante la ricreazione
preferisce starsene in disparte a disegnare anziché giocare con i compagni ai giochi di carte che sono così popolari tra i
suoi coetanei. Partecipa molto di più alle attività ludiche in giardino ed ai giochi di movimento. I genitori, allarmati,
hanno portato Mattia in valutazione ad un centro di Neuropsichiatria Infantile. Durante l'anamnesi, i genitori
ricordano che quando Mattia aveva due anni e mezzo, si erano preoccupati perché secondo le educatrici del nido
"parlava poco" rispetto agli altri bambini. Non avevano però richiesto l'intervento di uno specialista perché if pediatra
di base li aveva tranquillizzati dicendo che si trattava solo di un po' di timidezza dato che Mattia capiva perfettamente
cosa gli altri volessero da lui ed era in grado di rispettare le consegne delle educatrici. Il Ql di Mattia, misurato con la
scala WISC è di 95. Non si riscontrano differenze significative tra il QI di Performance e quello Verbale. La
somministrazione delle prove di lettura per la scuola elementare e di quelle per la valutazione della scrittura e della
competenza ortografica hanno evidenziato, oltre ad una lentezza generale a procedere, numerosi errori fonologici,
come lo scambio di grafemi e le inversioni, mentre gli errori non fonologici, come le fusioni e le separazioni illegali di
parole, sebbene presenti, risultano meno frequenti di quelli fonologici. Durante il colloquio, quando si tocca il tema
della lettura e della scrittura Mattia riferisce frasi come: "Non mi va di leggere perché sono stanco" oppure "II dettato
che mi fa fare la maestra proprio non mi interessa".
Sulla base di quanto esposto il candidato indichi:
a) l'ipotesi diagnostica più probabile che possa spiegare le difficoltà del bambino, specificando gli elementi che ne
hanno determinato la scelta;
b) quali altre ipotesi si possono avanzare e quali ulteriori approfondimenti possono essere prodotti ai fini di una
diagnosi differenziale del caso;
c) un'ipotesi di intervento clinico, educativo o riabilitativo utile al trattamento del caso, esplicitandone le motivazioni.

2010 2
EVOLUTIVO
Roberta, 12 anni e 6 mesi, su consiglio di una professoressa si rivolge allo psicologo scolastico al quale chiede di
essere aiutata a superare la grande paura che l'assale quando va a dormire, motivo per il quale ha bisogno, al
momento dell'addormentamento, della presenza materna. La paura ultimamente si è aggravata, da 2 mesi non và più
a dormire dalla sua amica del cuore. Tra tre mesi tutta la sua classe andrà ad un campo scuola della durata di una
settimana. Roberta ha confidato alla professoressa il motivo per il quale non intende partecipare: teme di non farcela
a dominare le
paure. La ragazzina, su richiesta dello psicologo, spiega che le paure riguardano i genitori, i quali potrebbero rimanere
coinvolti in possibili incidenti automobilistici. Due volte ha sognato la sua cameretta in fiamme. Roberta ha avuto le
prime mestruazioni tre mesi orsono, le vive con fastidio e rifiuto, come un impedimento che ostacola la sua libertà. I
genitori sono molto uniti, lei è molto legata ad ambedue e alla sorella di 6 anni, anche se è molto gelosa "perché
sempre al centro di attenzioni". In vacanza fino ad ora è andata con i genitori. La mamma è molto comprensiva, il
padre è molto esigente, ma ritiene che il suo rapporto con loro non vada male. Con i coetanei si diverte, non le piace
nessun ragazzo, a scuola va bene.
Sulla base dei dati fomiti il/la candidata indichi:
a) quale ipotesi diagnostica prenderebbe in considerazione, specificando gli elementi che ritiene importanti nel
determinare la sua scelta, nonché il modello di riferimento sul quale essa si basa;
b) quali aspetti meriterebbero approfondimenti ulteriori e quali strumenti potrebbero essere utilizzati a tal fine;
c) una ipotesi di intervento esplicitandone le motivazioni.

EVOLUTIVO:
V. è un bambino di 11 anni portato in consulenza dai suoi genitori per problemi che sono presenti da “ quanto è
nato”. Dai genitori è descritto come socialmente immaturo ed ha sempre avuto problemi nel fare amicizia. V. è stato
un neonato “particolare”, non dormiva mai, urlava durante il sonno, anche se i suoi atti fisiologici di sviluppo sono stati
normali. Il padre lo vede come pigro, la madre lo descrive come “ infelice” e poco concentrato. Nel primo anno di
scuola aveva difficoltà a rimanere fermo e si organizzava nel gioco sempre con lo stesso oggetto. Ha tardato nel
linguaggio (prime parole intorno ai due anni e mezzo), ha sempre avuto difficoltà con i cambiamenti e le transizioni
(come cambiare la disposizione dei posti a casa per cena poteva farlo cadere in preda al panico ed ansia). Da un punto
di vista scolastico, le insegnanti riportano una difficoltà nella gestione delle regole, pur descrivendolo come un
bambino “ intelligente”. Suo padre era molto esigente e riteneva che V, perdesse tempo quando studiava, sognando
ad occhi aperti. Il suo comportamento distratto fu evidente quando entrò nella squadra di calcio che il padre allenava.
La madre invece afferma che V. nei compiti inizia in modo positivo, ma quando il lavoro diventa più difficile e
complesso diventa disorganizzato e poco persistente nelle azioni. Attualmente le valutazioni scolastiche riportano che
V. ha poche capacità organizzative: è capace di stare seduto per 10 o 15 minuti, spesso beve acqua e chiede di recarsi
al bagno. Ha poca concentrazione, mentre nelle lezioni individuali ottiene migliori risultati, avendo un rapporto
privilegiato con l’educatore del doposcuola.
Sulla base di quanto sopra esposto, il/la candidato/a indichi:
1. l’ipotesi valutativa, relativamente al modello di riferimento scelto, specificando i criteri che ritiene
fondamentali nella determinazione dell’ipotesi valutativa stessa;
2. altre informazioni da rilevare per effettuare un più completo inquadramento del caso;
3. gli strumenti diagnostici da utilizzare; 4. se ritiene necessario un trattamento psicologico e di che tipo
(sostegno, consulenza, abilitazione/riabilitazione), indicando gli obiettivi, il setting e le motivazioni della scelta
effettuata; 5. le eventuali risorse di rete psicosociale da attivare
Nello svolgimento della prova si invita il candidato a fornire le risposte in relazione a ciascun punto. Saranno
considerati validi solo gli elaborati completi di tutte le risposte.

EVOLUTIVO
Giorgia, una bambina di 9 anni è stata portata dalla madre al Servizio di Neuropsichiatra Infantile per il suo disagio di
andare a scuola.
È figlia unica; il clima famigliare è sereno; il padre lavora come impiegato comunale; si presenta come una persona
timida e silenziosa; la madre è casalinga e con loro vive il nonno paterno, la nonna è morta un anno fa per tumore.
Giorgia è nata a termine con parto eutocico (peso alla nascita: kg. 3,450). La mamma, pur avendo latte, non l'ha
allattata perché la piccola non si voleva attaccare. Durante il colloquio dice:“Io ci ho provato, provato, ma lei non si è
attaccata”. La signora ricorda che i primi mesi di Giorgia sono stati molto difficili per lei: pur abitando con la propria
madre ricorda quel periodo come caratterizzato dalla solitudine e dalla depressione. All’età di tre mesi Giorgia ha
avuto la pertosse ed è stata ricoverata in ospedale per 15 giorni durante i quali la mamma andava a trovarla solo negli
orari di visita perché le impedivano di rimanere ulteriormente. Al rientro a casa la bambina venne messa a dormire
con la nonna: “Mia madre, per farci stare tranquilli, si teneva Giorgia in camera con sé”.
Giorgia ha pronunciato le prime parole verso l’anno, ha camminato a 11 mesi. La mamma la ricorda allegra, nei primi
anni, e aperta in contrasto alla chiusura emotiva presente. Giorgia ha sempre faticato a scuola: soprattutto le risulta
difficile esprimersi oralmente e per iscritto
Le difficoltà attuali della bambina erano cominciate un mese prima in concomitanza del rientro dalle vacanze di
Natale. Durante le prime due settimane di scuola, Giorgia manifestò alcuni sintomi somatici, quali mal di pancia e mal
di testa, appena ingeriva del cibo vomitava e la madre riusciva a portarla a scuola solo dopo lunghe discussioni e dopo
aver promesso alla bambina che sarebbe rimasta a casa sua tutta la mattina in modo da poter essere contattata
telefonicamente. Durante il primo colloquio con lo psicologo manifestò il desiderio che anche la mamma rimanesse
nello studio. Nei successivi incontri la bambina accettò di restare sola con lo psicologo chiedendo però ogni tanto di
controllare se la madre era in sala di attesa ad aspettarla. Nel corso del primo colloquio la bambina cercò di
minimizzare il problema relativo al rifiuto della scuola, riferendo che tutto andava bene, faceva piscina con le
amichette, giocava in classe durante la merenda, prendeva bei voti e andava d'accordo con la maestra e i compagni.
Dai colloqui con la madre emerge che la bambina accettava di andare in piscina solo se lei rimaneva a vederla.
Durante il secondo colloquio Giorgia ammise che ciò che la preoccupava era lasciare la casa e che le capitava di
sentirsi a disagio quando tutti i membri della sua famiglia erano fuori vista.
Sulla base di quanto sopra esposto, il /la candidato/a indichi:
1. L’ipotesi valutativa, relativamente al modello di riferimento scelto, specificando i criteri che ritiene fondamentale
nella determinazione dell’ipotesi valutativa stessa;
2. Altre informazioni da rilevare per effettuare un più completo inquadramento del caso;
3. Gli strumenti diagnostici da utilizzare;
4. Se ritiene necessario un trattamento psicologico e di che tipo (sostegno, consulenza, abilitazione/riabilitazione),
indicando gli obiettivi, il setting e le motivazioni della scelta effettuata;
5. le eventuali risorse di rete psicosociale da attivare
Nello svolgimento della prova si invita il candidato a fornire le risposte in relazione a ciascun punto. Saranno
considerati validi solo gli elaborati completi di tutte le risposte.

2015 1
AREA EVOLUTIVA
Uno psicologo è chiamato dal Dirigente scolastico della Scuola Primaria X a seguito di una serie di difficoltà esposte da
più insegnanti della classe IV. Durante i primi colloqui di supervisione le insegnanti espongono allo psicologo le loro
difficoltà. Si tratta di una classe composta da 23 alunni con 7 bambini di nazionalità diversa da quella italiana. Le
insegnanti si concentrano su un alunno di nome Giovanni che individuano come all'origine della loro difficoltà nel
“tenere la classe”. Giovanni è un bambino italiano arrivato in classe l'anno precedente che ha manifestato sin da
subito disagio e poco adattamento. Durante i colloqui con la famiglia le insegnanti ricostruiscono la storia difficile della
sua infanzia. Quando aveva 6 anni la madre ha abbandonato la famiglia trasferendosi in un'altra città a seguito di una
difficile relazione con il padre di Giovanni che racconta di una madre poco disponibile a prendersi cura del figlio. I
rapporti tra i coniugi, inoltre, sono stati sempre poco sereni. Di frequente le discussioni finivano in litigi a cui Giovanni
purtroppo era costretto ad assistere. La situazione è stata sempre molto difficile fino a quando la madre non ha
incontrato un altro uomo che le ha prospettato una vita agiata, apparentemente serena, in un'altra città. I rapporti tra
Giovanni e la madre sono ormai solo telefonici con poche visite durante le festività. Nella vita scolastica la situazione
di Giovanni è caratterizzata, nella descrizione delle insegnanti, da scarso rendimento in tutte le materie, difficoltà di
relazione con i compagni di classe e continue provocazioni verso le insegnanti durante l'ora di lezione.
Frequentemente Giovanni manifesta insofferenza durante le attività didattiche disturbando i compagni e
interrompendo con motivazioni superficiali. Nell'intervallo Giovanni richiama intorno a sé un gruppo di bambini con
cui attiva comportamenti prevaricatori verso alcuni alunni assumendo atteggiamenti pericolosi per sé e per gli altri.
Non di rado causa negli altri bambini sofferenze di vario tipo manifestando una sorta di piacere nel provocare dolore
nell'altro. Con facilità Giovanni esprime rabbia e comportamenti aggressivi, anche in presenza delle insegnanti
assumendo una posizione di leader all'interno del gruppo-classe. Tali comportamenti si traducono spesso nella
difficoltà delle insegnanti ad intervenire efficacemente per ristabilire la calma necessaria allo svolgimento dell'attività
didattica.
Sulla base di quanto esposto il/la candidato/a indichi sinteticamente:
1. L’ipotesi valutativa, relativamente al modello di riferimento scelto, specificando i criteri e gli elementi che
ritiene fondamentali nella determinazione dell’ipotesi valutativa stessa;
2. Altre informazioni da rilevare per effettuare un più completo inquadramento del caso;
3. Gli strumenti di valutazione psicologica da utilizzare;
4. Se ritiene necessario un trattamento psicologico e di che tipo (sostegno, consulenza,
abilitazione/riabilitazione), indicando gli obiettivi, il setting e le motivazioni della scelta effettuata;
5. Le eventuali risorse di rete psicosociale da attivare.