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ELASTICITÀ

ELASTICITA’ della DOMANDA


Prezzo Quantità
10 0
9 0.8
8 1.6
7 2.4
6 3.2
5 4
4 4.8
3 5.6
2 6.4
1 7.2
0 8

• Abbiamo visto che in generale una variazione del prezzo


determina una variazione della quantità domandata: se il prezzo
aumenta la q. domandata diminuisce, e viceversa (relazione
inversa, pendenza negativa della curva di domanda)
• E’ però importante sapere non solo come varia la quantità
domandata (aumento o diminuzione), ma anche di quanto.
Elasticità della domanda
• Nel caso esaminato abbiamo misurato la reattività al
prezzo della domanda di un certo bene da parte di un
consumatore, semplicemente confrontando la variazione
della quantità domandata
• Per confrontare agevolmente la reattività della domanda
di diversi consumatori per diversi tipi di prodotto, è utile
avere una misura che sia indipendente dal bene
considerato: un numero puro
• L’elasticità della domanda risponde a questo requisito: è
la variazione percentuale della quantità domandata
per una variazione percentuale del prezzo
Elasticità della domanda
∆𝒒
• Variazione percentuale della quantità: × 𝟏𝟎𝟎
𝒒

∆𝒑
• Variazione percentuale del prezzo: × 𝟏𝟎𝟎
𝒑
∆𝒒 ∆𝒒
𝒒
×𝟏𝟎𝟎 𝒒 ∆𝒒 𝒑
• Elasticità: ∆𝒑 = ∆𝒑 = ×
×𝟏𝟎𝟎 ∆𝒑 𝒒
𝒑 𝒑

• L’elasticità puntuale è misurata al valore iniziale di q e p:


(∆𝒒)/𝒒𝟎 ∆𝒒 𝒑𝟎
• Elasticità puntuale = = ×
(∆𝒑)/ 𝒑𝟎 ∆𝒑 𝒒𝟎
Esempi di calcolo dell’elasticità
• Nell’esempio visto precedentemente, la diminuzione di prezzo
dal 6€ a 5€ provoca un aumento della domanda del bene da
3.2 a 4
∆𝒒 𝒑𝟎 𝟎.𝟖 𝟔
• Elasticità = × = × = -1.5
∆𝒑 𝒒𝟎 −𝟏 𝟑.𝟐

• Questo valore non si riferisce più all’unità di misura del singolo


prodotto (metri di stoffa, quintali di grano, numero di automobili)
ma è un numero puro (una percentuale)
• Nel caso in esame, il valore dell’elasticità ci dice che se il
prezzo diminuisce di 100, la q. domandata aumenta di 150. La
variazione della q. domandata quindi è più che proporzionale
rispetto alla variazione del prezzo: la domanda è elastica
Determinanti della elasticità della domanda
• Disponibilità di sostituti: quanto più il bene è sostituibile, tanto
più elastica sarà la sua domanda (se il prezzo aumenta, sarà
possibile utilizzare un bene sostituto il cui prezzo non è
aumentato, o è aumentato in misura inferiore)
• Se invece il bene non è facilmente sostituibile, la domanda
sarà rigida: p.es. la benzina
• Beni Necessari o di Lusso (più elastica per beni di lusso, meno
per beni necessari)
• Più è lungo il periodo considerato, maggiore è l’elasticità, in
quanto è maggiore la possibilità di trovare sostituti, o cambiare
abitudini di consumo: p.es. se il prezzo della benzina rimane
alto per un lungo periodo, si può decidere di utilizzare altre
modalità di trasporto (mezzi pubblici, bicicletta)
Segno dell’elasticità della domanda
• L’elasticità della domanda è sempre negativa, perché la
relazione tra prezzo e quantità è negativa (legge della
domanda)
• Il segno negativo spesso viene omesso, in quanto viene
considerato implicitamente. Deve essere sempre inteso
che l’elasticità della domanda ha segno negativo, in
quanto la quantità domandata varia in modo opposto
rispetto alla variazione del prezzo
• Quindi si può utilizzare il valore assoluto, ricordandoci
però che se il prezzo aumenta avremo una diminuzione
della quantità domandata e viceversa
Metodo del punto medio nel calcolo
dell’elasticità
• Una formula alternativa usa il metodo del punto medio per
calcolare l’elasticità:
(𝑸𝟏 −𝑸𝟎 )/ [(𝑸𝟏 +𝑸𝟎 )/𝟐] ∆𝒒 𝒑
• Elasticità = = ×
(𝑷𝟏 −𝑷𝟎 )/ [(𝑷𝟏 +𝑷𝟎 )/𝟐] ∆𝒑 𝒒

• La variazione della quantità si rapporta alla media tra la


quantità iniziale e quella finale (anziché alla sola quantità
iniziale)
• La variazione del prezzo si rapporta alla media tra il
prezzo iniziale e quello finale (anziché al solo prezzo
iniziale)
Metodo del punto medio nel calcolo
dell’elasticità
• Nell’esempio visto precedentemente, la diminuzione di
prezzo dal 6€ a 5€ provoca un aumento della domanda
del bene da 3.2 a 4
∆𝒒 (𝒑𝟎 +𝒑𝟏 )/𝟐 𝟎.𝟖 𝟓.𝟓
• Elasticità = × = × = -1.223
∆𝒑 (𝒒𝟎 +𝒒𝟏 )/𝟐 −𝟏 𝟑.𝟔
• In questo caso di parla di elasticità dell’arco (e non di
elasticità puntuale)
• L’utilizzo di questo metodo serve ad evitare che si
misurino valori diversi di elasticità a seconda della
direzione dello spostamento (prezzi e quantità iniziali
sono diversi nella formula; prezzi e quantità medie sono
gli stessi)
Domanda elastica ed anelastica
• Domanda anelastica
• la quantità domandata varia meno che proporzionalmente
rispetto alla variazione del prezzo
• L’elasticità al prezzo è minore di uno.
• Domanda elastica
• La quantità domandata varia più che proporzionalmente rispetto
alla variazione del prezzo
• L’elasticità al prezzo è maggiore di uno.
• Domanda ad elasticità unitaria
• La quantità domandata varia proporzionalmente rispetto alla
variazione del prezzo
• L’elasticità al prezzo è uguale ad uno
Casi estremi: domanda perfettamente
elastica e perfettamente anelastica
• Due casi estremi:
• Domanda perfettamente elastica: varia infinitamente al
variare del prezzo
• Domanda perfettamente anelastica: non risponde per
niente ad una variazione di prezzo

• Dal punto di vista grafico, l’elasticità è collegata


all’inclinazione della curva di domanda
Domanda perfettamente anelastica: elasticità = 0

Domanda

1. Un aumento
del prezzo…

2. …lascia inalterata la
quantità domandata
Domanda perfettamente elastica: elasticità infinita

1. Per qualsiasi prezzo


superiore a 5 euro, la
quantità domandata è zero

3. Anche per qualsiasi


Domanda
prezzo inferiore a 5 euro,
la quantità domandata è 2. A 5 euro, i consumatori
infinita sono disposti ad acquistare
qualsiasi quantità (elasticità
della domanda infinita)
Domanda elastica: elasticità > 1

Domanda
1. Un aumento del
prezzo del 22%...

2. …provoca una diminuzione del 46%


della quantità domandata
Elasticità della domanda e Ricavi per i
produttori
• Dal punto di vista dei produttori, ma anche dello Stato che
vuole incassare un gettito fiscale dall’imposta sulle
transazioni, è importante sapere se la domanda è rigida o
elastica:
• Se la domanda è rigida, l’aumento del prezzo
determinerà un incremento nel ricavo, mentre la
diminuzione del prezzo comporterà una diminuzione
del ricavo
• Se la domanda è elastica, l’aumento del prezzo
determinerà una diminuzione del ricavo, mentre una
diminuzione del prezzo comporterà un incremento nel
ricavo
Curva di domanda lineare ed elasticità
p q Δp/Δq ε
9 0.8 -1.25 -9
8 1.6 -1.25 -4
7 2.4 -1.25 -2.334
6 3.2 -1.25 -1.5
5 4 -1.25 -1
4 4.8 -1.25 -0.667
3 5.6 -1.25 -0.428
2 6.4 -1.25 -0.25
1 7.2 -1.25 -0.112

Contrariamente a quanto ci si potrebbe aspettare, la curva


di domanda lineare non ha la stessa elasticità in tutti i suoi
punti, nonostante la pendenza sia sempre la stessa.
Nella parte superiore (tratto D-G) la curva è elastica; nella
parte inferiore (tratto G-B) è anelastica; nel punto
intermedio (G) la curva ha elasticità unitaria
Elasticità della domanda al reddito
• L’elasticità della domanda al reddito misura quanto la
quantità domandata di un bene varia al variare del reddito
del consumatore.
• Si calcola come variazione percentuale della quantità
domandata diviso la variazione percentuale del reddito
Variazioni della domanda in seguito a variazioni di
reddito
• Tipi di beni con diversa risposta alla variazione del
reddito:
• Beni Normali
• Beni Inferiori
• Al crescere del reddito aumenta la domanda dei beni
normali, ma diminuisce quella dei beni inferiori
Elasticità della Domanda al reddito
• Tra i beni normali possiamo comunque
distinguere i beni la cui domanda varia nella
stessa direzione, ma meno che
proporzionalmente al variare del reddito (sono
anelastici al reddito)
• Per esempio tutti i beni necessari: cibo, benzina, riscaldamento,
abbigliamento di base, servizi medici
• La domanda per i beni superiori o di lusso, è elastica al
reddito
• Per esempio i beni di lusso come abbigliamento di alta moda,
automobili sportive, vini di pregio, etc.
Elasticità dell’OFFERTA
• L’elasticità dell’offerta di un determinato bene al prezzo è
una misura di quanto la quantità offerta varia al variare del
prezzo del bene.
• E’ la variazione percentuale della quantità offerta in
seguito alla variazione di un punto percentuale del
prezzo.
• L’elasticità dell’offerta si calcola come variazione
percentuale della quantità offerta in rapporto alla
∆𝒒 𝒑
variazione percentuale del prezzo: ×
∆𝒑 𝒒
• Anche l’elasticità dell’offerta può essere calcolata sia
come elasticità puntuale (punto iniziale) sia come
elasticità dell’arco (metodo del punto medio)
Offerta perfettamente anelastica: elasticità = 0

Offerta

1. Un aumento
del prezzo…

2. …lascia inalterata la
quantità offerta
Offerta perfettamente elastica: elasticità infinita

3. Anche per qualsiasi


prezzo superiore a 5 euro, la
quantità offerta è infinita

1. Per qualsiasi prezzo


inferiore a 5 euro, la Offerta
quantità offerta è nulla
2. A 5 euro, i produttori sono
disposti a vendere qualsiasi
quantità (elasticità dell’offerta
infinita)
Offerta elastica: elasticità > 1

Offerta

1. Un aumento del
prezzo del 18%...

2. …provoca un aumento del 50% della


quantità offerta
Determinanti dell’Elasticità dell’Offerta
• L’elasticità dell’offerta al prezzo è influenzata dalla
capacità dei venditori di variare la quantità di beni che
offrono sul mercato.
• L’offerta di terreni edificabili in aree di prestigio è anelastica al
prezzo
• L’offerta di prodotti manufatti è elastica al prezzo
• La durata del periodo considerato è rilevante: nel breve periodo
l’offerta è sempre più rigida che nel lungo periodo.
EQUILIBRIO DI MERCATO,
POLITICHE ECONOMICHE E
BENESSERE
CONTROLLO dei PREZZI
• Vi sono situazioni in cui il principio di efficienza si scontra
con quello di equità.
• Considerazioni di tipo normativo possono indurre i
decisori politici ad intervenire nel mercato con una
regolamentazione dei prezzi.
• Vengono così create delle soglie di prezzo:
• Soglie superiori, quando si impone che il prezzo non
possa salire oltre un certo limite: prezzo massimo imposto
• Soglie inferiori, quando si impone che il prezzo non possa
scendere oltre il limite fissato: prezzo minimo imposto
Soglia superiore non vincolante
• Se la soglia superiore si
trova al di sopra del prezzo
che si verrebbe a creare
nel mercato non
regolamentato, la soglia
non è vincolante.
• Per esempio, se si impone
che il prezzo del pane non
possa essere superiore a
8 €, ed il mercato «lasciato
a sé stesso» trova un
equilibrio a 6.35 €, il
prezzo imposto non è
vincolante: è come se
l’imposizione non ci fosse.
Soglia superiore vincolante
• Se invece la soglia
superiore imposta fosse di
4 €, dato il prezzo di
mercato libero di 6.35 €, il
prezzo imposto sarebbe
vincolante.
• Quando la politica
economica impone soglie
superiori di prezzo
vincolanti, si determinerà
una situazione di
disequilibrio: la domanda
(punto L: q=10.8) eccede
l’offerta (punto R: q=3)
Prezzo minimo o soglia inferiore
vincolante
• Se la soglia minima di prezzo a
cui si richiede debba essere
venduto il bene si trova al di
sopra del prezzo che si
verrebbe a creare nel mercato
non regolamentato, la soglia è
vincolante
• Per esempio, se si impone che il
prezzo del prodotto non possa
essere al di sotto della soglia di
8 €, e l’equilibrio di mercato è di
6.35 € , allora il prezzo imposto
sarà vincolante, e l’equilibrio di
mercato viene modificato. Ci
sarà disequilibrio: la q. offerta
(punto N, q= 9) sarà superiore
alla q. domandata (punto L: q=
3.6)
Prezzo minimo o soglia inferiore non
vincolante
• Se invece la soglia minima di
prezzo a cui si richiede
debba essere venduto il bene
si trova al di sotto del prezzo
che si verrebbe a creare nel
mercato non regolamentato,
la soglia non è vincolante
• Per esempio, se si impone
che il prezzo non possa
essere al di sotto della soglia
di 4 € , e l’equilibrio di
mercato è di 6.35 € , allora il
prezzo imposto non sarà
vincolante, e l’equilibrio di
mercato non viene modificato
Esempio di soglia minima: salario
• Per molti contratti di lavoro viene imposta una
soglia minima di retribuzione.
• Questo comporterà una situazione di disequilibrio
se la quantità di lavoro domandata dalle imprese
al prezzo soglia è inferiore rispetto alla quantità
che i lavoratori vogliono offrire a quel prezzo.
• Se però le imprese possono trasferire i costi sui
consumatori aumentando il prezzo del bene, la
curva di domanda di lavoro si sposterà verso
alto/destra e si determinerà un nuovo equilibrio
(si recupera un po’ di occupazione)
Esempio di soglia minima: salario
a) Mercato del lavoro libero da vincoli

Offerta di lavoro

Salario di
equilibrio

Domanda di lavoro

Occupazione di
equilibrio
Esempio di soglia minima: salario
b) Mercato del lavoro con salario minimo vincolante

Eccesso di offerta di lavoro


(disoccupazione)
Offerta di lavoro
Salario
minimo

Domanda di lavoro

Quantità Quantità
domandata offerta
Esempio di soglia minima: salario
c) Mercato del lavoro con salario minimo vincolante e
aumento della domanda di lavoro

Nuovo livello di
disoccupazione
Offerta di lavoro
Salario
minimo

𝐷2
𝐷1

Nuova quantità Quantità


domandata offerta
IMPOSTE
• Si è visto precedentemente che lo Stato può adottare
delle politiche di assistenza e sostegno per i lavoratori
disoccupati
• Le voci di spesa relative all’assistenza sono uno dei (tanti)
capitoli della spesa pubblica
• Come si finanziano?
• Le imposte servono per finanziare la spesa pubblica.
EFFETTI DISTORSIVI DELLE IMPOSTE
• La spesa pubblica ha un effetto positivo sul benessere
della società (soprattutto se questa è efficiente) quando
è destinata ad un effettivo miglioramento del benessere
dei cittadini: per finanziare programmi di assistenza,
sanità, istruzione, beni pubblici, etc.
• Anche quando la spesa pubblica è efficiente però si deve
considerare l’effetto negativo delle imposte sull’economia
di mercato
• Tranne pochissime eccezioni, che comunque presentano
altre controindicazioni poco desiderabili, tutte le forme di
imposizione fiscale (sul reddito, sul patrimonio, sui
consumi) determinano una qualche forma di distorsione
sul mercato, in quanto modificano gli incentivi degli agenti
economici
IMPOSTA SUL CONSUMO: INCIDENZA
• Consideriamo il caso di un’imposta sul consumo:
un’imposta sul consumo ha un effetto depressivo
sull’economia, dato che in seguito all’incremento di
prezzo la quantità scambiata sul mercato sarà inferiore
rispetto a quella desiderata in assenza di tassazione
• Il prezzo del bene aumenterà, anche se in genere di un
ammontare inferiore rispetto all’imposta
• Acquirenti e venditori dei beni di consumo tassati si
ripartiscono l’onere dell’imposta.
• L’incidenza dell’imposta è il modo in cui l’onere
dell’imposta si ripartisce tra acquirenti e venditori
IMPOSTA SUL CONSUMO: INCIDENZA
• Le imposte sul consumo possono essere di due tipi: sulla
quantità o ad valorem
• Nel caso di imposte sulla quantità il prelievo fiscale è
determinato da un prezzo (l’imposta) che si aggiunge al prezzo
di mercato per ogni unità di prodotto. Questo tipo di imposta
viene chiamata accisa: esempi di accisa sono l’imposta sulla
benzina, sui tabacchi, sugli alcolici
• Nel caso di imposte ad valorem l’imposta viene fissata in
rapporto al valore del bene: per esempio l’IVA, imposta sul
valore aggiunto, per molti beni è attualmente fissata al 22% del
valore del bene
• L’effetto dell’imposta sul consumo sull’equilibrio di mercato
(l’incidenza dell’imposta) è lo stesso, sia che l’imposta sia di
tipo ad valorem sia che sia un’accisa
IMPOSTA SUL CONSUMO: INCIDENZA
• Consideriamo per esempio un’imposta sulla quantità di un
bene di consumo
• Supponiamo che in assenza di imposta il mercato avesse
trovato l’equilibrio al prezzo 3 €, scambiando una quantità
pari a 100
• Se lo Stato impone una tassa sulla quantità pari a 0.50 €,
la curva del prezzo subisce uno spostamento: per ogni
unità di prodotto dovremo considerare il prezzo richiesto
dai venditori, ed il prezzo (tassa) richiesto dallo Stato.
• Rappresentiamo la nuova curva del prezzo con una
traslazione verso l’alto della curva d’offerta. Lo
spostamento è pari alla tassa
IMPOSTA SUL CONSUMO: INCIDENZA
• Consideriamo per esempio un’imposta
sulla quantità di un bene di consumo
• Supponiamo che in assenza di imposta il
mercato avesse trovato l’equilibrio al
prezzo 5.2 €, scambiando una quantità pari
a 4.8
• Se lo Stato impone una tassa sulla quantità
pari a 3 €, la curva del prezzo subisce uno
spostamento: per ogni unità di prodotto
dovremo considerare il prezzo richiesto dai
venditori, ed il prezzo (tassa) richiesto dallo
Stato.
• Rappresentiamo la nuova curva del prezzo
con una traslazione verso l’alto della curva
d’offerta. Lo spostamento è pari alla tassa
• Ci sarà un nuovo equilibrio di mercato in
corrispondenza della q. 3. I venditori
venderanno al prezzo 𝑝𝑜 = 4
• I consumatori acquisteranno al prezzo
𝑝𝑜 + 𝑡 = 7
Incidenza dell’imposta
• La nuova curva di offerta interseca la curva di domanda in
corrispondenza di una quantità inferiore
• I venditori sono disposti a vendere 3 unità al prezzo unitario di
4€
• I consumatori sono disposti ad acquistare 3 unità al prezzo
unitario di 7 €
• Questo è il nuovo equilibrio in presenza di tassazione; la
differenza tra quanto pagano i consumatori e quanto incassano
i venditori è esattamente l’imposta
• Chi paga l’imposta? L’onere fiscale si ripartisce tra le due parti:
i consumatori pagano 1.8 € in più rispetto a prima (onere
fiscale del consumatore), i venditori incassano 1.2 € in meno
(onere fiscale del venditore).
• L’incidenza dell’imposta non è ripartita in parti uguali: i
consumatori hanno un onere superiore (60 cent) rispetto ai
venditori
Elasticità e Incidenza dell’imposta
• La ripartizione dell’onere fiscale tra
venditori e compratori dipende dalla
elasticità delle curve di domanda e
di offerta.
• L’imposta incide di più sulla parte di
mercato che ha una curva più
rigida.
• La parte di mercato caratterizzata
da maggiore elasticità ha un onere
inferiore.

• Nel caso illustrato dal grafico a lato,


la curva d’offerta è più rigida della
curva di domanda: l’onere fiscale
dei venditori (segmento HE) è
superiore all’onere fiscale dei
consumatori (segmento HJ)
Incidenza dei sussidi al consumo
• Il sussidio è un’imposta negativa: per un bene sussidiato il
prezzo di mercato si modifica in quanto lo Stato (o altre
Amministrazioni Pubbliche) eroga una somma per ogni
unità di bene acquistato (sussidio sulla quantità) o in
percentuale del valore del bene (sussidio ad valorem)
• In genere l’erogazione dei sussidi al consumo viene
decisa per favorire il consumo di un bene, ritenuto
particolarmente meritevole per i suoi effetti positivi sulla
società: per esempio i servizi sanitari, l’istruzione, certi
servizi di trasporto
• Così come nel caso dell’imposta, anche per il sussidio si
ha una distorsione (in questo caso desiderabile): si
modificano gli incentivi e si consuma più di quanto il
mercato avrebbe scelto in assenza di sussidio
Incidenza dei sussidi al consumo
• Per esempio, supponiamo che al prezzo di 60 € i biglietti
ferroviari venduti siano 300 al giorno
• Se il decisore politico ritiene che sia necessario favorire un
maggiore utilizzo del trasporto ferroviario, potrà erogare un
sussidio, p.es. di 20 €
• Il sussidio può essere rappresentato come una traslazione
verso il basso della curva di offerta: è quanto i venditori sono
disposti ad incassare dai consumatori dopo avere ricevuto il
sussidio dallo Stato
• Date le curve di domanda ed offerta rappresentate nel grafico,
il nuovo equilibrio sarebbe in corrispondenza della quantità 400
al prezzo di 75 incassato dai venditori e di 55 pagato dai
consumatori.
• Chi si avvantaggia di più del sussidio? La parte del mercato più
anelastica: in questo caso i venditori, che hanno un beneficio di
15 € per unità, mentre i compratori hanno un beneficio di 5 €
Sussidi: fig. 8.8
𝑂1
𝑂2

75
Ammontare
del sussidio
(20 euro a
viaggio) 60
55

𝑄𝐸 Q

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