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Corso di Analisi: Algebra di Base

1^ Lezione

• Monomi e polinomi .
• Operazioni tra monomi e polinomi .
• M.C.D e m.c.m .
• Scomposizioni di polinomi in fattori .
• Ruffini .
INDICE

MONOMI E POLINOMI

Si dice monomio quell’espressione algebrica che esprime il prodotto tra una parte numerica,
detta coefficiente, ed una parte letterale ( indicata per l’appunto da lettere minuscole
dell’alfabeto ).

Es. ( − 2x 2
y3 z) ; ( + 5xyt ) 4

Due o più monomi si dicono simili se e solo se hanno la stessa parte letterale ( intesa
anche come esponenti ).

Es. ( + 12 x y )
3
; ( − 3x y )
3
monomi simili

 4 
 − xyt 4 
 7 
; ( − 2 xy t )
2
monomi non simili

Per grado di un monomio intendiamo la somma algebrica degli esponenti della sua parte
letterale.

Es. (4 x 4
y 2z 5 ) → monomio di 11° grado ( 4+2+5 )

(− 2 y z) 6
→ monomio di 7° grado ( 6+1 )

Ricordiamo che una lettera priva di esponente è da considerarsi di esponente 1. ( z 1 = z )

L' espressione algebrica ( intesa come somma o differenza ) definita da due o più monomi
costituisce quello che chiamiamo polinomio.

Es. ( + 4 xy 3
− 3 y 4z + 5x 2 ) ; (5xy + 41 yz − 12 x y )
2 3

Nota : la mancanza del segno davanti al coefficiente sottintende la positività del monomio.
INDICE

Per grado di un polinomio si intende il grado massimo definito tra i suoi monomi.

Es. ( − 2x 3
y 4 + 7abc 3 − a 3 x 2 y 4 ) → polinomio di 9° gr.

OPERAZIONI TRA MONOMI E POLINOMI

1) Somma e sottrazione.

La somma e la sottrazione tra monomi è possibile se e solo se i monomi sono simili fra
loro.

Es. (− 2 x y ) 3
+ (+ 5 x y )
3
= ( + 3x y )
3

come si può notare qui sopra, la somma tra i due monomi simili , ha per risultato un
monomio simile ai dati , che ha per coefficiente la somma o la differenza ( se essi sono di
segno discorde ) tra i singoli coefficienti , mantenendo nel secondo caso il segno del
coefficiente maggiore , in valore assoluto.

Es. (− 4 a y ) 2 3
+ (− 2 a y )
2 3
= ( − 6a y )
2 3

in questo caso la somma tra i due monomi dà ancora un monomio simile ai dati, che ha
come coefficiente la somma dei singoli coefficienti ( se essi sono di segno concorde ).

Es. ( + 3x y ) 3 2
- ( − 5x y )
3 2
= ( + 8x y )
3 2

la differenza tra due monomi simili, sostanzialmente , è una somma algebrica tra il primo
monomio e l’opposto del secondo.

( − 5x y )
3 2
→ ( + 5x y )
3 2
è il suo opposto ( cambia solo
il segno del coefficiente.)

 1 
( − 5x y )
3 2
→  − 3 2  è il suo reciproco ( numeratore
 5x y 
e denominatore si scambiano )
INDICE

5
( si ricordi che ogni numero intero esprime una frazione di denominatore unitario 5 = ).
1

Quindi riassumendo, per la sottrazione :

(− 8 xy ) − (+ 6 xy ) = ( − 14xy ) infatti → (− 8 xy ) + (− 6 xy ) = ( − 14xy )

(+ 7 x y )
2
− (− 5 x y ) = ( + 12 x y )
2 2
infatti → (+ 7 x y )
2
+ (+ 5x y )
2
= ( + 12 x y )
2

E’ del tutto evidente che se i monomi non sono simili le operazioni di somma e di
sottrazione non si possono eseguire e il tutto rimane indicato come semplice polinomio :

(− 2 xy ) 2
+ (+ 3xz ) 3
− (− 2 x by )
2
= ( − 2 xy 2
+ 3xz 3 + 2 x 2 by )

Si faccia presente che l’uso delle parentesi è indispensabile quando si debba evidenziare
l’operazione algebrica dal segno del singolo termine ( monomio ) ; diventa comunque inutile
( nel caso di somma e di sottrazione ) se teniamo presenti le osservazioni fatte in
precedenza.

Es. (− 2 xyz ) − (+ 3abx ) + (− 5 x z )


3
= ( − 2 xyz − 3abx − 5x z ) 3

2) Moltiplicazione.

La moltiplicazione tra due o più monomi è sempre possibile, dando come risultato ancora
un monomio avente come coefficiente il prodotto dei rispettivi coefficienti e come parte
letterale il prodotto delle rispettive parti letterali ( avvalendosi evidentemente delle proprietà
delle potenze ) .

Es. (− 2 x y )
2 3
⋅ (+ 3 x yz )
3
= (− 6 x 5
y4z )
(− 5abx ) 4
⋅ (− 2 xyzt ) = (+ 10abx 5
yzt )
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3) Divisione.

Anche la divisione tra due o più monomi è sempre possibile, dando come risultato ancora
un monomio avente come coefficiente il quoziente dei rispettivi coefficienti e come parte
letterale il quoziente delle rispettive parti letterali ( utilizzando sempre le proprietà delle
potenze ).
Vogliamo ricordare comunque che la divisione si può, più semplicemente ricondurre ad un
prodotto tra il primo monomio e il reciproco del secondo.

Es. (− 8 x 2
y 3z ) : (+ 2 xyz ) = (− 4 xy ) 2

(+ 5abx ) 4
: (− 3a cx z )
2 3
=
 5 −1 −1 −1 
 − a bc xz 
 3 

(+ 5abx ) 4
: (− 3a cx z )
2 3
= (+ 5abx ) 4  1
⋅ − 2 3  =
  5bx 
− 
 3a cx z   3acz 

4) Potenza ( di un monomio ).

Per potenza di un monomio si intende ancora un monomio che si ottiene dal precedente
elevando a potenza sia il coefficiente sia la parte letterale. ( evidentemente valendo sempre
le proprietà delle potenze ).

Es. (− 2 x 2
y3 z ) 2
= (+ 4 x 4
y 6 z2 )

(+ 3ab y ) 2 3
= (+ 9 a b y )
3 6 3
INDICE

Ricordiamo ora quelle che sono le PROPRIETA’ DELLE POTENZE

0
a =1
1
a =a
m n m +n
a ⋅a = a
m n m −n
a :a =a

( )
a
m n
=a
m⋅n

= (a ⋅ b )
m m m
a ⋅b
m
m m a
a :b =  
b
−n 1
a = n
a
m
n m
an = a

M.C.D e m.c.m

Per massimo comune divisore di due o più monomi si intende il più grande tra i comuni
divisori.

Per minimo comune multiplo di due o più monomi si intende il più piccolo tra i comuni
multipli.

Per calcolare il M .C. D di due o più monomi si prendono i fattori primi comuni ,
presi una sola volta , con il minimo esponente.

Per calcolare il m.c.m di due o più monomi si prendono i fattori primi , comuni e
non comuni , presi una sola volta , con il massimo esponente.
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Per essere più chiari faremo prima degli esempi tra semplici numeri interi.

Es. Calcolare il M.C.D e il m.c.m tra i numeri 64 e 16.

Scriviamo inizialmente i divisori e quindi i multipli dei due numeri

64 = { ± 1 , ± 2 , ± 4 , ± 8 , ± 16 , ± 32 , ± 64 } ricordiamo che i divisori di un numero


sono tutti quei numeri per i quali si può
dividere il numero stesso.

16 = { ± 1 , ± 2 , ± 4 , ± 8 , ± 16 }

come si può notare il M.C.D tra i due numeri è 16. ( è consuetudine considerare il segno
positivo )

64 = { ± 64 , ± 128 , ± 192 , ± 256,...}

16 = { ± 16 , ± 32 , ± 48 , ± 64 , ± 80 ,...}

allo stesso modo si nota che il più piccolo tra i multipli comuni è 64.

Ora seguendo quelle che sono le indicazioni che abbiamo definito per determinare il M.C.D
e il m.c.m vediamo di ritrovare i risultati ottenuti.

Ricordiamo innanzitutto che per fattori primi intendiamo quei termini ( siano essi numerici o
letterali ) divisibili solamente per 1 e per sé stessi.

Quindi se riscriviamo i numeri 16 e 64 espressi mediante fattori primi abbiamo :

16 = 24

64 = 26 da cui M.C.D = 24 e m.c.m = 26

che rappresentano gli stessi risultati trovati sopra.


INDICE

Altro Es. determinare il M.C.D e il m.c.m tra i monomi :

(− 12 x 3
y 2 zt 3 ) ; (+ 6 y 2
z 4t 5 ) ; (− 18 xy 2 4 2
z t )

− 12 x 3 y 2 zt 3 = − 2 2 ⋅ 3 x 3 y 2 zt 3
+ 6 y 2 z 4t 5 = + 2 ⋅ 3 y 2 z 4t 5
− 18 xy 2 z 4 t 2 = − 2 ⋅ 3 2 xy 2 z 4 t 2

quindi il M.C.D è 2 ⋅ 3 y 2 zt 2 mentre il m.c.m è 2 2 ⋅ 32 x 3 y 2 z 4t 5

( il segno del coefficiente può assumersi sia positivo sia negativo ).

Per polinomio si intende l’insieme di due o più monomi addizionati o sottratti fra loro.

Es. (− 5abx ) 2
+ (− 3x 3
y2z ) = − 5abx 2 − 3 x 3 y 2 z

Le operazioni sopra definite per i monomi sono allo stesso modo valide anche per i
polinomi.

SCOMPOSIZIONE DI POLINOMI IN FATTORI

Per scomposizione di un polinomio noi intendiamo l’equivalente riscrizione del polinomio


stesso sottoforma di prodotto di fattori primi.
La scomposizione di un polinomio in fattori può essere possibile mediante diverse
metodologie di procedimento : noi indicheremo sostanzialmente le più usate :

1) Prodotti notevoli

2) Raccoglimenti a fattor comune ( totali e parziali )

3) Regola di Ruffini
INDICE

Esaminiamo inizialmente quelli che vengono chiamati prodotti notevoli :

a 2 − b 2 = (a − b) ⋅ (a + b )
(
a 3 − b 3 = (a − b) ⋅ a 2 + a ⋅ b + b2 )
a 3 + b3 = (a + b) ⋅ (a 2
− a ⋅ b + b2 )
(a + b)2 = (a + b) ⋅ (a + b) = a 2 + 2ab + b2
(a − b)2 = (a − b ) ⋅ (a − b) = a 2 − 2ab + b2
(a + b)3 = (a + b ) ⋅ (a + b) ⋅ (a + b) = a 3 + 3a 2 b + 3ab 2 + b3
(a − b)3 = (a − b) ⋅ (a − b) ⋅ (a − b) = a 3 − 3a 2 b + 3ab2 − b3
x 2 + (a + b)x + ab = ( x + a ) ⋅ (x + b)
x 2 + sx + p = ( x + a ) ⋅ (x + b)
con s =a+b , p = a⋅c

Per esempio se analizziamo la prima di tali forme ( differenza di due quadrati ) si vede
chiaramente che eseguendo il prodotto dei due polinomi si ha :

(a − b) ⋅ (a + b ) = a 2 + ab − ba − b 2 = a 2 − b 2

+ ab − ba = 0 poiché il prodotto di due fattori gode della proprietà


commutativa, trattandosi di monomi opposti essi si elidono.

Allo stesso modo si dimostra la bontà delle altre relazioni.

Per ciò che riguarda il raccoglimento a fattore comune noi intenderemo mettere in
evidenza tra un gruppo di monomi un fattore ( M.C.D ) comune a essi , ( detto raccoglimento
a fattore comune totale )

Es. − 6 xy 2 + 4 x 3 z − 12 x 4 = (
+ 2 x − 3y 2 + 2 x2 z − 6x 3 )

in questo caso il fattore 2x ( a prescindere dal segno ) rappresenta proprio l’elemento


comune a tutti i singoli monomi che insieme vanno a costituire un polinomio. Come
possiamo notare , esso, M.C.D tra i monomi , lo moltiplicheremo per un ulteriore polinomio
che otterremo dividendo ogni singolo monomio per tale fattore.
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Quindi riassumendo diremo semplicemente che il raccoglimento a fattore comune , tra due o
più monomi , altro non è che il prodotto del M.C.D tra essi e un nuovo polinomio ottenuto
dividendo il precedente per il M.C.D stesso.

Molto spesso può succedere che in un polinomio non vi sia un M.C.D diverso da 1, cioè
in pratica tra tutti i monomi del polinomio non vi è un fattore comune diverso da 1, e
quindi in questo caso il polinomio dato non lo si può esprimere come prodotto del M.C.D
per il nuovo polinomio che si ottiene , in quanto rimarrebbe invariato.

Es. + ab 2 − ab + b − 1 = (
+ 1 ⋅ + ab 2 − ab + b − 1 )

In questo caso si procede cercando dei raccoglimenti a fattore comune solo tra singoli gruppi
di monomi ( da cui il nome di raccoglimento parziale ) , per arrivare poi , in un secondo
momento, ad un ulteriore raccoglimento comune.

Riprendendo l’esempio sopra avremo quindi :

+ ab 2 − ab + b − 1 = + ab ⋅ (b − 1) + 1 ⋅ (b − 1)

abbiamo considerato ad esempio i primi due termini da cui si è raccolto + ab , e i


rimanenti dai quali si è raccolto 1.

Possiamo notare che operando in questo modo si ha la possibilità di un ulteriore


raccoglimento a fattore comune , ( b − 1) , il quale conduce infine alla forma ultima
desiderata :

+ ab ⋅ (b − 1) + 1 ⋅ (b − 1) = (b − 1) ⋅ (+ ab + 1)

questo tipo di raccoglimento parziale ( o successivo ) è stato eseguito in modo opportuno.


Consideriamo un ulteriore esempio che chiarisca meglio la distinzione tra raccoglimento
parziale opportuno e non opportuno :

− x 2 z + y 2 z 2 − y2 z + x2 = ( )
+ z ⋅ − x2 + y2z −1⋅ + y2z − x2 ( ) = (+ y z − x ) ⋅ (+ z − 1)
2 2

− x 2 z + y 2 z 2 − y2 z + x2 = + z ⋅ (− x 2
) (
− y 2 + 1 ⋅ y 2 z 2 + x2 )

il primo tipo di raccoglimento è opportuno in quanto ci porta al prodotto di due fattori


( abbiamo considerato i primi due termini e gli ultimi due ) ; mentre il secondo tipo di
raccoglimento se pur corretto è inopportuno in quanto non rappresenta il prodotto di fattori
bensì una somma ( abbiamo considerato il primo ed il terzo termine e il secondo ed il
quarto ) .
INDICE

RUFFINI

Vediamo ora come sia possibile arrivare ad una scomposizione tramite il 3° metodo , la
regola di Ruffini , di un polinomio.

Nella fattispecie prenderemo in considerazione solo polinomi che dipendano da un solo


fattore letterale ;

Es. vogliamo scomporre il polinomio (− x 3


+ 3x − 2 x 2 + 10) .

Se osserviamo , in questo caso , siamo di fronte ad un polinomio che non è possibile


scomporsi con i due precedenti metodi ; ci chiediamo quindi se sia sempre possibile
riscriverlo sottoforma di prodotto fattoriale.

Bene , ciò sarà possibile se e solo se esisterà un valore da attribuire al fattore letterale
x tale che l’intero polinomio sia nullo ( tale considerazione porta all'applicazione del
TEOREMA DI RUFFINI ).

Per verificare che esista quel valore che annulli il polinomio dato si procede per tentativi
considerando di volta in volta numeri relativi interi partendo ovviamente da ± 1.

Quindi per il polinomio, ( − x 3 + 3x − 2 x 2 + 10 ) , si parte esaminando il valore


x = +1 , sostituendolo al polinomio stesso, e verificando se tale valore annulli o meno lo
stesso.

x = +1 ⇒ [− (+ 1) + 3 ⋅ (+ 1) − 2 ⋅ (+ 1) + 10] = +10 ≠ 0
3 2

per x = −1 ⇒ [− (− 1) + 3 ⋅ (− 1) − 2 ⋅ (+ 1) + 10] = +6 ≠ 0
3 2

x = +2 ⇒ [− (+ 2) + 3 ⋅ (+ 2) − 2 ⋅ (+ 2) + 10] = 0
3 2

avendo verificato che , per x = +2 , il polinomio si annulla , si può usufruire del teorema di
Ruffini con l’applicazione della relativa regola.

REGOLA DI RUFFINI ( o dell’abbassamento di grado di un polinomio). Tale regola consiste


nel riportare tra due segmenti verticali paralleli i relativi coefficienti del polinomio ordinato
e completo e , alla destra dell’ultimo segmento , il termine noto. Quindi , tracciato un ulteriore
segmento orizzontale che intersechi perpendicolarmente i due precedenti , si riporta il valore
che annulla il polinomio ( sopra quello orizzontale e a sinistra della primo verticale ) .
INDICE

Si procede a questo punto con l’abbassamento ( sotto il segmento orizzontale ) automatico


del primo coefficiente , il quale va moltiplicato per il termine che annulla il polinomio e il
cui risultato viene incolonnato e sommato algebricamente con il secondo coefficiente . Di
qui poi si ripetono le operazioni.
Se tutto è svolto correttamente il termine che è incolonnato con il termine noto deve essere
il suo opposto in modo tale che la somma algebrica finale sia zero.

Ora faremo degli esempi in merito.

Scomporre mediante la regola di Ruffini ( se possibile ) i seguenti polinomi :

x 3 + 3x 2 − 5 x + 1
P(x) = 2 x − 3x 2 + 21
− 4 + 3x 4 + x 3

P(x) = x 3 + 3x 2 − 5 x + 1 per x = +1 ⇒ P(x) = 0 per il teorema di Ruffini e


applicando la regola si ha :

+1 +3 −5 +1

+1 +1 +4 −1

+1 +4 −1 0 R(x) chiamato resto

quindi il polinomio iniziale viene scomposto come segue :

x 3 + 3 x 2 − 5x + 1 = (x − 1) ⋅ (x 2 + 4 x − 1) dove il fattore ( x − 1) è dato portando il


termine +1 a sinistra del segno di = , e
il rimanente polinomio è abbassato di
un grado rispetto al polinomio iniziale,
con i coefficienti ottenuti sotto la linea
orizzontale.
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Qualora fosse ancora possibile si potrebbe riapplicare Ruffini al polinomio di secondo grado.

Es. P(x) = 2 x − 3x 2 + 21 il polinomio non è ordinato ( potenza decre-


scente della lettera x ) ; quindi prima lo or-
diniamo e poi procederemo come sopra.

P(x) = − 3x 2 + 2 x + 21 per x = +1 ⇒ P(x) = + 20


x = −1 ⇒ P(x) = + 16
x = +2 ⇒ P(x) = + 13
x = −2 ⇒ P(x) = + 5
x = +3 ⇒ P(x) = 0

P(x) = − 3x 2 + 2 x + 21 per x = +3 ⇒ P(x) = 0 quindi procedendo si ha

−3 +2 + 21

+3 −9 − 21

−3 −7 0

D(x) = − 3x − 7 R(x) = 0

per cui si ha che P(x) = A(x)D(x) + R(x) con A(x) = ( x − 3) ,


D(x) = ( − 3x + 7)
R(x) = 0

− 3 x 2 + 2 x + 21 = (x − 3) ⋅ (− 3x − 7 )
INDICE

Es. P (x ) = −4 + 3x 4 + x 3 andiamo prima a ordinare il polinomio.

P(x) = +3x 4 + x 3 + 0 ⋅ x 2 + 0 ⋅ x − 4 (non è indispensabile in seguito riportare i


coefficienti nulli delle potenze mancanti,
purchè si faccia attenzione a ricordarsene).

P(x) = +3x 4 + x 3 − 4 per x = +1 ⇒ P(x) = 0

A(x) = ( x − 1)

+3 +1 0 0 −4

+1 +3 +4 +4 +4

+3 +4 +4 +4 0

e quindi si ha 3x 4 + x 3 − 4 = (x − 1)(+ 3 x 3 + 4 x 2 + 4 x + 4 ) .

N.B. Abbiamo indicato qual è il metodo generale per verificare se un polinomio sia
scomponibile tramite Ruffini ; pur tuttavia possiamo indicare una regolina che ci consente
di velocizzare le operazioni nel caso in cui il coefficiente del termine di grado massimo
sia 1 .

Se il polinomio è esattamente scomponibile ( resto nullo ) secondo Ruffini , considereremo tutti


i divisori del termine noto e tra essi ve ne sarà almeno uno che rende nullo il polinomio .
INDICE

Es. P(x) = + x 3 − 6 x + 9 come si può notare il coefficiente del


termine di grado max. è 1

analizziamo quindi i divisori del termine noto

D( +9 ) = {±1,±3,±9} se il polinomio è scomponibile esattamente (secondo


Ruffini ) esso lo è per uno , almeno , di questi valori.

Infatti per x = −3 ⇒ P(x) = 0 di qui poi si procede normalmente.

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