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Nativitas

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beatrix potter

Il sarto
di Gloucester
fiaba di natale
con le illustrazioni originali dell’autrice

traduzione di marina vaggi

interlinea
Prima edizione originale. The Tailor of Gloucester, Frederick Warne
& Co., London 1903

© Novara 2015, Interlinea srl edizioni


via Mattei 21, 28100 Novara, tel. 0321 1992282 - 612571
www.interlinea.com edizioni@interlinea.com
Stampato da Italgrafica, Novara
ISBN 978-88-6857-067-5

In copertina e all’interno: illustrazioni di Beatrix Potter


Mia cara Freda
poiché ti piacciono le fiabe e sei stata am-
malata, ho scritto una storia tutta per te, una
storia nuova che nessuno ha mai letto prima.
E la cosa più strana è che l’ho sentita rac-
contare dalle parti di Gloucester e che è vera,
almeno per quanto riguarda il sarto, il pan-
ciotto e il filo che non bastava.

Natale 1901
Al tempo delle spade, delle parrucche e delle lunghe
giacche con i risvolti ricamati – quando i gentiluomini
indossavano polsini increspati e panciotti di seta di Pa-
dova e taffeta con passamanerie dorate – nella città di
Gloucester viveva un sarto.
Da mattina a sera sedeva a gambe incrociate su un ta-
volo alla luce di una finestra di una botteguccia in West­
gate Street.
Finché era chiaro, tagliava e cuciva tutto il giorno,
giuntando rasi, sete ricamate e lustrini; i tessuti avevano
nomi strani ed erano parecchio costosi all’epoca del sar-
to di Gloucester.
Ma benché cucisse sete preziose per il vicinato, lui
stesso era molto, molto povero, un vecchietto con gli oc-
chiali, il viso incavato, le dita deformate e un abito fatto
di stoffe logore.
Confezionava le sue giacche senza sprecare nulla, a
seconda dei tessuti ricamati che aveva a disposizione:
erano scampoli e avanzi sparsi sul tavolo, «pezzetti trop-
po piccoli, buoni solo per farne panciotti per i topi», di-
ceva il sarto.

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Un gelido giorno appena prima di Natale il sarto co-
minciò a cucire una giacca – una giacca di seta a coste
color rosso ciliegia ricamata a viole e rose e un panciotto
di satin tinta crema, ornato di pizzi e ciniglia verde petti-
nata – per il sindaco di Gloucester.
Il sarto lavorava, lavorava e parlava fra sé e sé. Misu-
rava la seta, la girava e la rigirava e le dava forma con le
forbici, sparpagliando scampoli color ciliegia su tutto il
tavolo.

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«Non sono dell’altezza necessaria e sono tagliati in
sbieco; manca completamente l’altezza; ne verrebbero
solo mantelline per topi e nastri da niente!» esclamò il
sarto di Gloucester.

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Quando i primi fiocchi di neve cominciarono a ca-
dere contro le finestre a piccoli riquadri piombati e gli
tolsero la luce, il sarto aveva terminato il proprio lavoro,
per quel giorno.
I tagli di seta e di satin rimasero lì sul tavolo. Ce n’e-
rano dodici per la giacca e quattro per il panciotto; e c’e-
rano anche risvolti per le tasche e polsini e bottoni, tutti
disposti in ordine. Per la fodera della giacca c’era del
taffeta giallo e per le asole del panciotto del filo color ci-
liegia. Tutto era pronto per essere cucito il giorno dopo,
tutto misurato e in quantità sufficiente, tranne un’unica
matassina di seta color ciliegia che mancava.
Il sarto, che non dormiva mai nel negozio, uscì che
era già buio; bloccò le finestre e chiuse la porta, portan-
do con sé le chiavi. Di notte non rimaneva nessuno lì
dentro, tranne alcuni topini bruni che potevano entrare
e uscire senza le chiavi!
Bisogna sapere che dietro i pannelli di legno delle
vecchie case di Gloucester ci sono scalette e botoline e
i topi corrono da una casa all’altra lungo questi stretti
passaggi segreti; possono girare tutta la città senza nem-
meno uscire nelle strade.
Il sarto invece uscì dal negozio e si trascinò a fatica
nella neve verso casa. Abitava lì vicino, in College Court,
accanto alla porta che dava su College Green, e nono-
stante non fosse una casa grande, era così povero che
aveva preso in affitto solo la cucina.

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Viveva da solo col suo gatto, che aveva chiamato
Simpkin.
Ebbene, quando il sarto era al lavoro, Simpkin aveva
tutta la casa per sé. Anche a lui piacevano i topi, anche se
non dava loro scampoli di satin per le giacche!
«Miao?» fece il gatto quando il sarto aprì la porta.
«Miao?»
Il sarto rispose: «Simpkin, prima o poi faremo fortu-
na, ma per il momento sono ridotto a un cencio. Pren-
di questa monetina da quattro penny (è l’ultima che ci
rimane) e un bricco di porcellana; vai a comprare un
penny di pane, un penny di latte e uno di salsicce. Ah
Simpkin, dimenticavo, con l’ultimo penny comprami
una matassina di seta color ciliegia. Ma non perdere l’ul-
tima moneta, Simpkin, altrimenti sono spacciato perché
mi rimane solo il rocchetto e non ho più filo».
Simpkin ripeté «Miao?», prese la moneta e il bricco
e uscì nel buio.
Il sarto era molto stanco e si sentiva poco bene. Si se-
dette accanto al camino e prese a parlare fra sé e sé della
sua meravigliosa giacca.
«Sarà la mia fortuna, diciamo la verità. Il sindaco di
Gloucester si sposerà la mattina di Natale e mi ha com-
missionato una giacca e un panciotto ricamato, da fode-
rare in taffeta giallo; ho taffeta a sufficienza, me ne resta-
no dei ritagli buoni solo per farne mantelline per i topi».

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Ad un tratto il sarto trasalì: dalla credenza sulla pa-
rete opposta della cucina provenivano strani rumori che
avevano interrotto i suoi pensieri.
Tip tap, tip tap, tip tap tip!
«E adesso che cosa succede?» fece il sarto di Glou-
cester, alzandosi di scatto dalla sedia. La credenza era
piena di terraglie e bricchi, piatti decorati, tazze da tè e
boccali.
Il sarto attraversò la stanza e si fermò immobile da-
vanti alla credenza, in ascolto, sbirciando da dietro gli
occhiali. Di nuovo, da sotto una tazza, si udirono quegli
strani rumori.
Tip tap, tip tap, tip tap tip!
«Davvero curioso» commentò il sarto, sollevando la
tazza che era capovolta.
Ne venne fuori una pimpante topolina che fece un
inchino al sarto! Poi saltò giù dalla credenza e si infilò
dietro il pannello di legno.
Il sarto tornò a sedersi accanto al fuoco, scaldandosi
le mani e rimuginando fra sé e sé: «Il panciotto è di satin
color pesca, ricamato al telaio a boccioli di rosa in splen-
dida bavella. Avrò fatto bene ad affidare la mia ultima
monetina a Simpkin? Ventun asole di filo color ciliegia!»
Ma d’improvviso dalla credenza ecco altri rumori.
Tip tap, tip tap, tip tap tip!
«Davvero strano, molto strano!» disse il sarto di
Gloucester, capovolgendo un’altra tazza da tè.

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Ne uscì un topolino maschio, che fece un inchino al
sarto! Poi dall’intera credenza venne un coro di lievi tic-
chettii, tutti insieme, come richiami e risposte di scarabei
in una vecchia imposta mangiata dai tarli.
Tip tap, tip tap, tip tap tip!

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E dalle tazze, dalle ciotole e dalle scodelle uscirono
ancora altri topolini che saltarono giù dalla credenza e si
infilarono dietro il pannello.
Il sarto si sedette più vicino al fuoco, lamentandosi:
«Ventun asole di seta color ciliegia! Da finire entro mez-

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zogiorno di sabato. E siamo a martedì sera. è stato giu-
sto liberare quei topini, che senza dubbio appartengono
a Simpkin? Ahimè, sono spacciato, non ho più filo!»
I topolini sbucarono fuori di nuovo ad ascoltare quel
che stava dicendo il sarto; prestarono molta attenzione

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alla descrizione del modello di quella favolosa giacca e si
sussurrarono qualcosa riguardo la fodera di taffeta e le
mantelline dei topi.
Poi tutti insieme corsero via e sparirono nel passag-
gio segreto dietro il pannello di legno, squittendo e chia-

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mandosi l’un l’altro mentre correvano di casa in casa. E
quando Simpkin tornò con il bricco di latte nella cucina
del sarto non era rimasto nemmeno un topo!
Simpkin aprì la porta e balzò dentro con un rabbioso
«Grrrr miao!» da gatto arruffato: odiava la neve, e ne

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aveva nelle orecchie, nel collo e sulla schiena. Appoggiò
il pane e le salsicce sulla credenza e annusò.
«Simpkin», domandò il sarto, «dov’è il mio filo?»
Ma Simpkin posò il bricco di latte sulla credenza e
guardò con aria sospettosa le tazze. Voleva la sua zuppa
di topini grassottelli!
«Simpkin», ripeté il sarto, «dov’è il filo?»
Ma Simpkin nascose un pacchetto nella teiera, sof-
fiando e ringhiando contro il sarto. E, se fosse stato in
grado di parlare, avrebbe domandato «Dov’è il mio
topo?»
«Ahimè, sono spacciato!» esclamò il sarto di Glouce-
ster, e andò a dormire disperato.
Per tutta la notte Simpkin frugò e rovistò in lungo
e in largo la cucina, cercando nella credenza e dietro i
pannelli, e anche nella teiera dove aveva nascosto il filo.
Ma non riuscì a trovare nemmeno un topo!
Ogni volta che il sarto bofonchiava e parlava nel son-
no, Simpkin rispondeva «Miaogrrr!» e faceva quegli or-
ribili strani rumori che i gatti fanno di notte.
Il povero sarto aveva la febbre, si agitava e si rigirava
nel suo letto a baldacchino e mentre sognava borbotta-
va: «Non ho più filo! Non ho più filo!»
Tutto il giorno seguente stette male, febbricitante,
e così anche il giorno dopo; e che cosa ne sarebbe sta-
to della giacca color ciliegia? Nella bottega da sarto in
West­gate Street i tagli di seta e satin ricamati erano an-

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cora là sul tavolo – ventun asole! – e chi li avrebbe cuciti,
se le finestre erano sbarrate e la porta chiusa a chiave?
Questo non era certo un ostacolo per i topolini, che
correvano dentro e fuori tutte le vecchie case di Glouce-
ster senza bisogno di chiavi!
Per strada la gente si faceva faticosamente largo nella
neve per andare al mercato a comprare oche e tacchini
per poter cucinare le pietanze di Natale. Ma non ci sa-
rebbe stata alcuna cena di Natale per Simpkin e per il
povero vecchio sarto di Gloucester.
Il sarto rimase a letto ammalato per tre giorni e tre
notti. Venne la sera della vigilia di Natale. La luna si era
levata sui tetti e sui camini della città e guardava giù ver-
so la porta che dava su College Green. Non si vedevano
luci alle finestre e non si udivano suoni provenire dalle
case. Tutta Gloucester era addormentata sotto la neve.
Simpkin, invece, continuava a reclamare i suoi topi e
miagolava accanto al letto a baldacchino.
Ma nelle favole, nella notte fra la vigilia e il giorno di
Natale, tutti gli animali possono parlare (anche se pochi
umani riescono a sentirli o a capire quel che dicono).
Quando l’orologio della cattedrale batté la mezzanotte,
si udì una risposta, come un’eco delle campane, e Simpkin
la percepì, uscì dalla casa del sarto e vagò nella neve.
Da tutti i tetti e gli spioventi e le vecchie case di
Gloucester giungeva un coro di mille voci che cantava-

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no antiche melodie natalizie, tutte quelle che conosco e
altre che non ho mai sentito, come quella delle campane
di Whittington.
Per primi, e più forti di tutti, i galli intonarono:

Il dolce di Natale
più buono che ci sia

si prepara in famiglia,
in pace e così sia!

«Oh, povero me!» sospirò Simpkin.


Da un sottotetto provenivano luci e suoni di danze e
da ogni parte sbucavano fuori gatti.

Stella stellina,
la notte si avvicina…

«è festa per tutti i gatti di Gloucester, tranne che per


me» disse Simpkin.
Sotto le grondaie gli storni e i passeri cantavano fila-
strocche; si svegliavano le taccole nella torre della catte-
drale e anche se era piena notte i tordi e pettirossi into-
navano melodie; l’aria era piena di armoniosi cinguettii.
Ma tutto questo era un tormento per il povero
Simpkin tanto affamato!
Alcune vocine stridule, provenienti da dietro una
grata, lo infastidivano in modo particolare. Credo che

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fossero pipistrelli, che emettono stridii acuti, soprattut-
to nelle notti gelide, quando parlano nel sonno, proprio
come faceva il sarto di Gloucester.
Dicevano frasi misteriose, più o meno così:

O mosca, o moschettina,

sei cieca, poverina!

Sei cieca, sei bendata

e annaspi disperata

e Simpkin se ne andò scrollando le orecchie come se


avesse una mosca nel berretto.
Dalla bottega del sarto in Westgate proveniva una
luce fioca; e quando Simpkin si arrampicò per sbirciare
dalla finestra vide che dentro era pieno di candele. Si
sentiva sforbiciare e srotolare matassine di filo e vocine
di topi che cantavano allegramente:

Lumache, lumachine,
tirate fuori le cornine:
Una a me, l’altra a te,
e una alla vecchia che beve il tè.

Poi senza interrompersi i topini continuarono:

Domani è festa

si mangia la minestra;


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la minestra non mi piace,

si mangerà la brace.

«Miao! Miao!» interruppe Simpkin, grattando la


porta. Ma la chiave era sotto il cuscino del sarto e non si
poteva entrare. I topolini si misero a ridere e attaccarono
con un’altra filastrocca:

Ambarabà ciccì coccò,


tre topini sul comò,

che sbafavano formaggio

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da gennaio fino a maggio.
Un gattaccio li mangiò:

ambarabà ciccì coccò!

«Miao! Miao!» strepitava Simpkin.


«Ehi, bighellone!» risposero i topini.

Fila fila filastrocca



fila fila dalla rocca

filastrocca della lana

la matassa si dipana


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il gomitolo si fa

guai se il gatto lo vedrà.

Segnavano il ritmo con i ditali, ma a Simpkin non


piacevano quelle filastrocche. Soffiava e miagolava alla
porta della bottega.

Domani è festa,
la pupa alla finestra,
il gatto a cucinare
e i topi a ballare…

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«… sulla credenza in cucina!» aggiunsero crudeli i to-
pini.
«Miao! Scratch, scratch!» si agitava arruffato Simpkin
sul davanzale della finestra; in quel mentre i topolini sal-
tarono in piedi e si misero a squittire tutti insieme: «Non
c’è più filo! Non c’è più filo!»
Poi chiusero le imposte e lasciarono fuori Simpkin.
Ma dalle fessure il gatto riusciva a sentire il ticchettio
dei ditali e le vocine dei topi che cantavano: «Non c’è
più filo! Non c’è più filo!»
Simpkin se ne andò via dalla bottega e si diresse a
casa, assorto nei suoi pensieri.
Trovò il povero vecchio sarto sfebbrato che dormiva
pacifico.
Poi Simpkin, in punta di zampe, andò a prendere il
filo di seta rossa dalla teiera e lo osservò alla luce della
luna, vergognandosi della propria cattiveria in confronto
alla generosità di quei topolini!
Quando, giunto il mattino, il sarto si svegliò, la prima
cosa che vide sulla sua trapunta a scacchi fu una matassi-
na di filo di seta color ciliegia e accanto al letto, pentito,
Simpkin.
«Ahimè, sono ridotto a un cencio», esclamò il sarto
di Gloucester, «ma adesso ho il mio filo!»
Il sole splendeva sulla neve quando il sarto si alzò, si
vestì e uscì in strada con Simpkin che gli correva davanti.

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Gli storni cinguettavano sui camini, i tordi e i petti-
rossi cantavano, ma ripetevano i loro versi, non più le
strofe della notte prima.
«Ahimè», fece il sarto, «ora ho il mio filo, ma non ho
più la forza né il tempo per fare una sola asola. Ormai è
la mattina di Natale! Il sindaco di Gloucester si sposerà
a mezzogiorno e dov’è la sua bella giacca color ciliegia?»
Aprì la porta della bottega in Westgate Street e
Simpkin corse dentro, come fanno i gatti quando cerca-
no qualcosa.
Ma non c’era nessuno! Nemmeno un topino bruno.
Gli scaffali erano belli puliti, fili e ritagli di seta non
più sparsi sul pavimento, tutto in ordine.
Ma sul tavolo – «Che meraviglia!» esclamò il sarto –,
proprio dove aveva lasciato semplici scampoli di seta,
erano distesi la più splendida giacca e il più bel panciot-
to ricamato che un sindaco di Gloucester avesse mai in-
dossato.
Sul davanti della giacca c’erano rose e viole, mentre il
panciotto era lavorato a papaveri e fiordalisi.
Tutto era perfetto, tranne un’unica asola di filo color
ciliegia, e al posto di quell’asola c’era un foglietto ap-
puntato con uno spillo su cui, in lettere minuscole, era
scritto: «Non c’è più filo».
Cominciò così la fortuna del sarto di Gloucester, che
riprese le forze e fece fortuna.

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Confezionò i più bei panciotti per i ricchi mercanti
di Gloucester, ma anche per i raffinati gentiluomini della
regione.
Non si erano mai viste gale così belle, né polsini o
risvolti ricamati così bene! Ma le asole erano il suo vero
trionfo.
I punti con cui erano rifinite erano talmente precisi –
precisissimi – che mi domando come potessero essere il
frutto del lavoro di un vecchietto con gli occhiali, le dita
deformate e un ditale da sarto.
I punti di quelle asole erano talmente piccoli – picco-
lissimi – che sembravano quasi fatti da topolini!

fine

41
Fila fila filastrocca
/ fila fila dalla rocca
 /
filastrocca della lana
 / la matassa
si dipana
 / il gomitolo si
fa
 / guai se il gatto
lo vedrà
Nativitas

12. Ambrogio, Inni natalizi, prefazione di C.Carena, trad. di C. Casaccia, incisioni di Al-
brecht Dürer, pp. 64, € 5,16.
13. Mario Soldati, Tentazioni, prefazione di C. Garboli, pp. 40, € 4,13.
14. Il Natale di Francesco d’Assisi illustrato da Giotto, a cura di C. Paolazzi, pp. 32, € 5.
16. Elio Fiore, I bambini hanno bisogno, tavole di G. Fioroni, pp. 80, € 10,33.
17. Ai Qing, La mangiatoia, a cura di A. Bujatti, con testo cinese a fronte, pp. 64, € 7,75.
18. Vincenzo Consolo, Il Teatro del Sole. Racconti di Natale, pp. 40, € 5,16.
19. Giovannino Guareschi, La favola di Natale, con i disegni originali dell’autore e una nota
di A. e C. Guareschi, pp. 80, € 9,30.
20. Federico Zeri, Le mie Natività, pp. 56, € 9,30.
21. Gianfranco Bettetini, Un tram senza rotaie, pp. 96, € 9,30.
22. Natale in poesia. Antologia dal IV al XX secolo, a cura di L. Erba e R. Cicala, nuova
edizione ampliata, pp. 160 + XVI, € 14.
23. Laura Mancinelli, La musica dell’isola, pp. 32, € 5,16.
25. Anna Maria Cànopi, Piedini nudi. Ricordi e canti sul mistero del Natale, presentazione
di G. Ravasi, pp. 56, € 5,16.
26. Robert Louis Stevenson, Markheim, trad. di M. Vaggi, pp. 40, € 5,16.
27. Mervyn Peake, La ballata della bomba volante, trad. di A. Zaccuri, pp. 80, € 9,30.
28. Benito Mazzi, Quando abbaiava la volpe, pp. 192, € 12,91.
29. Mino Milani, Tre arance di Natale, pp. 48, € 5.
30. Carlo Betocchi, Dal cuore dell’uomo. Avvento di poesia, pp. 40, € 5.
31. Presepi italiani artistici e popolari, a cura di L. Zeppegno, pp. 64, € 10.
32. Giotto, La Natività della cappella degli Scrovegni, con una poesia di M. Luzi e il testo
dei Vangeli, pp. 40, € 8.
33. Il Natale di Chiara d’Assisi, a cura di R. Dimichino, pp. 64, € 10.
34. Gianfranco Ravasi, Natale all’Ambrosiana, con riproduzioni d’arte, pp. 48, € 10.
35. Gentile da Fabriano, Adorazione dei magi, con riproduzioni d’arte e una sacra rappre-
sentazione fiorentina del XV secolo, pp. 32, € 8.
37. Rex Stout, Festa di Natale, trad. di M. Vaggi, pp. 128, € 8.
38. Ellery Queen, La bambola del delfino, trad. di M. Vaggi, pp. 64, € 8.
39. Pieter Bruegel, Mario Luzi, L’adorazione dei magi e dei pastori, pp. 32, € 8.
40. Pearl S. Buck, Il segreto di Natale, trad. di M. Vaggi, pp. 40, € 8.
41. Clemente Rebora, Il tuo Natale. Lettere, poesie, pagine di diario e inediti, con inci-
sioni di M. Maulini, pp. 144, € 10.
42. Albrecht Dürer, La Natività, con un testo di Lope de Vega tradotto da P. Spinato,
pp. 32, € 8.
43. Guido Clericetti, Sorridi ancora a Natale. Le più belle vignette, pp. 112, € 8.
44. Mario Soldati, Natale e Satana. Racconti, pp. 160, € 10.
45. Sebastiano Vassalli, Il robot di Natale e altri racconti, pp. 48, € 8.
46. Mario Rigoni Stern, Quel Natale nella steppa, pp. 80, € 8.
47. Fëdor Dostoévskij, Le feste di Natale, trad. di A. Niero, pp. 48, € 8.
48. Giovanni Testori, Un bambino per sempre, a cura di F. Panzeri e V. Rossi, pp. 104, € 10.
49. Cantautori a Natale. De André, De Gregori, Guccini, Vecchioni, a cura di G.A.
Cerutti, con un testo di R. Bertoncelli, pp. 64, € 10.
50. Sebastiano Vassalli, Natale a Marradi. L’ultimo Natale di Dino Campana, pp. 64, € 10.
51. Francesca Rigotti, Le piccole cose di Natale, nota di D. Fornaciarini, pp. 96, € 10.
52. Giorgio Simonelli, Cinema a Natale. Da Renoir ai Vanzina, pp. 128, € 12.
53. Natale sotto la Mole. Scrittori torinesi raccontano, a cura di G. Tesio, pp. 160, € 12.
54. Padre Pio da Pietrelcina, Visioni di Natale, a cura di R. Dimichino, pp. 96, € 10.
55. Charles Dickens, Un canto di Natale, trad. di M. Vaggi, pp. 144, € 12.
56. Guido Gozzano, La pecorina di gesso, a cura di R. Carnero, pp. 72, € 10.
57. Roberto Denti, Un Natale in prigione. Ricordo di guerra, pp. 48, € 10.
58. Le più belle incisioni della Natività dal XV al XX secolo, pp. 120, € 12.
59. Riccardo Bertoncelli, Se una notte d’inverno un musicista. Otto storie rock, pp. 96, € 10.
60. Walter Fochesato, Auguri di buon Natale. Arte e tradizione delle cartoline augurali,
pp. 160, € 12.
61. Luigi Pirandello, Sogno di Natale, a cura di G. Davico Bonino, pp. 120, € 8.
62. Karol Wojtyła, La notte della luce. Pagine e omelie di Natale, a cura di A.
Dobrzyński e V. Rossi, con una testimonianza del card. Dziwisz, pp. 136, € 8.
63. Pellegrino Artusi, Il menu delle feste. Ricette della tradizione per Natale e l’anno
nuovo, con illustrazioni d’epoca, pp. 80, € 10.
64. Natale mediterraneo. Scrittori del Sud raccontano, pp. 144, € 12.
65. Chiara Gatti, Insolite Natività. Un itinerario d’arte in Lombardia, pp. 64, € 12.
66. Sania Gukova, Icone russe di Natale, pp. 96, € 12.
67. Natale scapigliato, a cura di G. Iannaccone, pp. 176, € 12.
68. Natività agli Uffizi, con un testo di M. Luzi, a cura di F. Montanaro, pp. 76, € 10.
69. Piero Chiara, Era mio padre quel Gesù Bambino e altri racconti, a cura di F. Ron-
coroni, pp. 88, € 12.
70. L’ombra della stella. Il Natale dei poeti d’oggi, a cura di G. Tesio, pp. 176, € 12.
71. Jorge Bergoglio, Dacci la grazia della tenerezza. Sullo spirito del Natale, a cura di
M. Andreolli e V. Rossi, traduzione di M. Vaggi, pp. 72, € 8.
72. Natale in piazza Duomo. Scrittori milanesi raccontano, antologia di testi inediti a
cura di E. Paccagnini, pp. 104, € 12.
73. Natale sotto il Cupolone. Storie a Roma, antologia di testi inediti a cura di R. Mino-
re, pp. 96, € 12.
74. Antoni Gaudí, Sagrada familia. Natività, introduzione di M.A. Crippa, testo italiano
e spagnolo, pp. 88, € 10.
75. Papa Giovanni XXIII, La grande festa della pace. Pensieri per il tempo di Natale,
a cura di G. Vigini, pp. 80, € 8.
76. Laura Pariani, Il nascimento di Tònine Jesus, pp. 96, € 10.
77. Giovanni Tesio, Il canto dei presepi. Poesie di Natale, illustrate da artisti contem-
poranei, pp. 72, € 10.
78. Arthur Conan Doyle, Il caso dell’oca di Natale, trad. di M. Vaggi, pp. 48, € 6.
79. Charles Baudelaire, Johann Wolfgang Goethe, Rainer Maria Rilke, James Joyce, Lev
Tolstoj, Il tuo cuore sa ancora far festa? Le più belle lettere di Natale, pp. 112, € 10.

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