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LETTERA DI SANTA CATERINA A PAPA GREGORIO XI


Fonte: Le Lettere di S. Caterina da Siena ridotte a miglior lezione e in ordine nuovo disposte
con proemio e note, vol. 3, a cura di N. TOMMASEO, Firenze 1860, 277-280.

<277> CCXXIX - A Gregorio XI


Non tema, ma ami: non ecciti ne' popoli timore, ma amore; venga ma inerme. Caterina an-
nunzia il suo viaggio a intercedere per Firenze

Al nome di Gesù Cristo crocifisso e di Maria dolce.

Reverendo padre in Cristo dolce Gesù. Io Catarina, indegna vostra figliuola, serva e schia-
va de' servi di Gesù Cristo, scrivo a voi nel prezioso sangue suo; con desiderio di vedervi
uomo virile, e senza veruno timore servile; imparando dal dolce e buono Gesù, di cui voi vi-
cario sete, ché tanto fu l'amore suo inestimabile verso di noi, che corse all'obbrobriosa morte
della croce, non curando strazii, obbrobrii, villanie e vituperio: ma tutti li passava, e punto non
gli temeva; tanto era l'affamato desiderio, che egli aveva dell'onore del Padre e della salute
nostra. Perocché al tutto l'amore gli aveva fatto perdere sé, in quanto uomo. Or così <278>
voglio che facciate voi, padre. Perdete voi medesimo da ogni amore proprio: non amate voi
per voi, né la creatura per voi; ma voi, e il prossimo amate per Dio, e Dio per Dio in quanto
egli è degno d'essere amato, e in quanto egli è sommo e eterno Bene. Ponetevi per obietto
questo Agnello svenato, perocché il sangue di questo Agnello vi farà animare ad ogni batta-
glia. Nel sangue perderete ogni timore; diventerete, e sarete pastore buono, che porrete la vita
per le pecorelle vostre.
Orsù, padre, non state più. Accendetevi di grandissimo desiderio, aspettando l'adiutorio e la
Providenzia divina. Perocché mi pare che la divina bontà venga disponendo li grandi lupi, e
facciali tornare agnelli. E però ora di subito vengo costà per metterveli in grembo umiliati.
Voi, come padre, son certa che gli riceverete, non ostante la ingiuria e la persecuzione che
v'hanno fatta; imperando dalle dolcee prima Verità, che dice che il buono pastore, poiché ha
trovato la pecorella smarrita, egli se la pone in <279> sulla spalla, e rimettela nell'ovile. Così
farete voi, padre; perocché la vostra pecorella smarrita, poiché ella è ritrovata, la porrete in su
la spalla dell'amore, e metteretela nell'ovile della santa Chiesa. Poi di subito, vuole e vi co-
manda il nostro dolce Salvatore, che voi drizziate il gonfalone della santissima croce sopra
gl'Infedeli, e tutta la guerra si levi e vadene sopra di loro. La gente che avete soldata per veni -
re di qua, sostentate, e fate sì che non venga; perocché farebbe più tosto guastare, che accon-
ciare.
Padre mio dolce, voi mi dimandate dell'avvenimento vostro; e io vi rispondo, e dico da par -
te di Cristo crocifisso, che veniate il più tosto che voi potete. Se potete venire, venite prima
che settembre; e se non potete prima, non indugiate più che infino a settembre. E non mirate a
veruna contraddizione che voi aveste; ma, come uomo virile e senza alcuno timore, venite. E
guardate, per quanto voi avete cara la vita, voi non veniate con sforzo di gente, ma con la cro-
ce <280> in mano, come agnello mansueto. Facendo così, adempirete la volontà di Dio; ma
venendo per altro modo, la trapassereste, e non l'adempireste. Godete, padre, e esultate: veni-
te, venite.
Altro non dico. Permanete nella santa e dolce dilezione di Dio. Gesù dolce, Gesù amore.
Perdonatemi, padre. Umilmente v'addimando la vostre dolce benedizione.

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