Sei sulla pagina 1di 147

Mario Mauro

con Vittoria Venezia e Matteo Forte

GUERRA AI CRISTIANI
Le persecuzioni e le discriminazioni
dei cristiani nel mondo
Copertina di Enzo Carena

© 2010 Lindau s.r.l.


corso Re Umberto 37 -10128 Torino

Prima edizione: maggio 2010


ISBN 978-88-7180-874-1
A Giovanna, Francesca Romana e Angelo
Introduzione

L'OSCE e la difesa della libertà religiosa

... è la libertà religiosa, infatti, il tema di questa ri-


soluzione, non quindi una crociata identitaria o il
tentativo di mettere in difficoltà questo o quel go-
verno, ma la denuncia del fatto che oggi, nel mondo,
accade di morire perché si crede in Cristo o si è di-
scriminati perché la mia fede è diversa dalla tua...
Mario Mauro, intervento sui recenti attacchi
alle comunità cristiane nel mondo, Parlamento
europeo, Strasburgo, 21 gennaio 2010

Si putas te non habere tribulationes, nondum coesi-


sti esse christianus (Se credi di non avere tribolazio-
ni, non hai ancora cominciato a essere cristiano).
S. Agostino, Enarrationes in psalmos, 55,4

Distruggendo una certa i m m a g i n e della «mondanità», la


speranza cristiana ha smascherato i vincoli che legano l'uo-
mo al potere inteso come «speranza patologica», ossia totali-
tarismo. I totalitarismi altro non sono infatti che tentativi di
realizzare prematuramente la speranza, di compiere in mo-
do indebito il desiderio che caratterizza il cuore dell'uomo.
L'inimicizia dei poteri, delle dittature, delle visioni totalitarie
8 M. MAURO

nei confronti del cristianesimo ha in fondo la m e d e s i m a ra-


dice: le comunità cristiane documentano il d r a m m a della li-
bertà dell'uomo di fronte al potere. «Dio nasce, il potere tre-
m a . . . » scriveva Józef Tischner. Se il verbo si è incarnato ve-
ramente, ciò significa che esso è entrato nel cuore delle si-
tuazioni-limite dell'uomo e che nel contesto di tali situazio-
ni il cristianesimo rappresenta un giudizio senza precedenti,
un fattore sconvolgente.
Dal 2009 svolgo per conto dell'Organizzazione per la Si-
curezza e la Cooperazione in Europa ( O S C E ) 1 il ruolo di
Rappresentante per la lotta contro il razzismo, la xenofobia e
le discriminazioni, con particolare riferimento alle discrimi-
nazioni rivolte ai cristiani e ai membri delle altre religioni.
Questa esperienza extraparlamentare nell'ambito dei diritti
umani ha aggiunto un'ulteriore dimensione al mio i m p e g n o
contro le manifestazioni di intolleranza verso i cristiani.
Già nella scorsa legislatura, avevo denunciato al Parla-
mento europeo il problema delle persecuzioni delle comu-
nità cristiane in Medio Oriente. Grazie all'approvazione di
una Risoluzione 2 , da me proposta, volta a condannare tutti
gli atti di violenza che limitano di fatto l'esercizio della li-
bertà di religione e di culto, le istituzioni europee hanno per
la prima volta, nel 2007, seriamente preso coscienza del pro-
blema delle persecuzioni delle minoranze cristiane in alcune
parti del mondo. Da allora, la mutata sensibilità del Parla-
mento europeo verso questo tipo di problematica è stata di
recente confermata in occasione del voto favorevole su una
Risoluzione 3 , sempre di mia iniziativa, per la condanna de-
gli atti di violenza avvenuti in Egitto e Malesia contro alcu-
ne comunità cristiane. L'assemblea di Strasburgo ha voluto,
infatti, sottolineare e denunciare che tutte queste violenze
hanno in comune l'avversione e la discriminazione nei con-
INTRODUZIONE 9

fronti di tali comunità. Ancora una volta tutti i gruppi poli-


tici si sono trovati concordi sull'esistenza di un problema di
libertà religiosa, che va affrontato in m o d o serio e costante
dalla comunità internazionale proprio perché sono messi a
repentaglio i diritti fondamentali dell'uomo.
Secondo i dati dell'OSCE, esistono diverse tipologie di di-
scriminazione. Queste possono essere classificate come in-
tenzionali - quando la discriminazione è motivata da un ef-
fettivo odio verso i cristiani - e non intenzionali - quando in-
vece delle n o r m e apparentemente neutre si traducono in un
trattamento ineguale a sfavore dei cristiani. Di fronte a tali
episodi, la C o m u n i t à internazionale ha il compito di assicu-
rare a tutti, soprattutto alle minoranze, di esprimere libera-
mente il proprio credo in n o m e di quegli ideali di pace e di
giustizia su cui si fondano le nostre società.
Per quanto riguarda l'OSCE, il suo impegno nell'ambito
della p r o m o z i o n e della tolleranza e della non discriminazio-
ne verso i cristiani ha avuto una notevole svolta a partire dal
2005 in occasione della Conferenza di Cordoba sulle varie
forme di intolleranza. Da allora il lavoro dell'OSCE in que-
sto ambito si è via via specializzato e ha portato a una mag-
giore visibilità del problema, avvalendosi inoltre delle prime
statistiche a cura d e l l ' O D I H R 4 sui casi di discriminazione
contro i cristiani. Nel contesto delle attività previste dal mio
mandato, il 4 marzo 2009 a Vienna ho promosso la prima ta-
vola rotonda sull'intolleranza e le discriminazioni contro i
cristiani, uno dei forum di discussione più importanti per lo
scambio d'informazioni e l'individuazione di possibili stra-
tegie volte all'eliminazione di tali episodi. Hanno preso par-
te all'incontro i rappresentanti delle comunità religiose e del-
la società civile, ricercatori e rappresentanti di altre organiz-
zazioni internazionali.
10 M. MAURO

Dopo un primo dibattito introduttivo aperto anche alle


delegazioni degli Stati partecipanti all'OSCE, i lavori della
tavola rotonda sono stati poi organizzati in due gruppi te-
matici riuniti in simultanea. Questo m o m e n t o ha dato ai par-
tecipanti l'opportunità di approfondire in un contesto più
confidenziale alcuni aspetti brevemente trattati durante l'a-
pertura del convegno. Il primo gruppo di lavoro si è occu-
pato essenzialmente del diniego dei diritti fondamentali del-
l'uomo, inteso come diretta conseguenza delle discrimina-
zioni basate sulla religione; mentre il secondo gruppo di la-
voro ha analizzato come la maggior parte degli episodi vio-
lenti di odio contro i cristiani si verifichi in contesti di esclu-
sione sociale e marginalizzazione.
La discussione si è svolta applicando la Chatham House
Ride5, nonostante l'opposizione di alcune delegazioni degli
Stati partecipanti all'OSCE - nello specifico la Turchia con il
sostegno degli Stati Uniti - favorendo uno scambio di infor-
mazioni molto libero e interessante che ha permesso di en-
trare nel vivo del dibattito oggetto dell'incontro.
Molti tra i partecipanti ai lavori hanno fatto presente co-
me in alcuni paesi, ad esempio in Kosovo, i luoghi di culto e
i cimiteri, cosi come le proprietà riconducibili a persone di
fede cristiana, siano sempre più spesso oggetto di atti van-
dalici e vere e proprie profanazioni. Questa tendenza molto
preoccupante si coniuga poi con delle problematiche di base
legate alle difficoltà concrete che le chiese e le associazioni
cristiane incontrano in alcuni Stati della regione OSCE, so-
prattutto in molti degli ex paesi del blocco sovietico, per
quanto riguarda il riconoscimento di uno status legale o l'ot-
tenimento del visto per i missionari, fino ad arrivare all'im-
possibilità per i fedeli di pregare liberamente. È fortissimo il
nesso tra gli episodi di intolleranza nei confronti di alcune
INTRODUZIONE 11

comunità religiose e le limitazioni della libertà di religione


alle quali queste sono sottoposte. Secondo quanto emerso
dalle varie testimonianze, il fatto che in alcuni paesi venga
negato il diritto di manifestare il proprio credo, anche attra-
verso il problema relativo al riconoscimento di uno status le-
gale, mette a serio repentaglio l'esistenza stessa delle comu-
nità cristiane in quei paesi perché sempre più spesso vengo-
no applicate dalle autorità amministrative competenti nor-
mative che tendono a punire le attività religiose svolte dai
gruppi non registrati.
Alla fine dei lavori della prima tavola rotonda sul tema del-
l'intolleranza contro i cristiani, è emerso chiaramente che le
discriminazioni sono presenti sia a est che a ovest di Vienna.
Per tanto, occuparsi della libertà religiosa dei cristiani nel
m o n d o non significa semplicemente difendere gli interessi
di una categoria. Il tema di questo saggio non è quindi una
crociata identitaria o il tentativo di mettere alla berlina que-
sto o quel governo, ma la denuncia del fatto che oggi, nel
m o n d o , accade di morire perché si crede in Cristo e si è di-
scriminati a motivo della propria fede. La libertà religiosa
costituisce un oggettivo fattore di riconoscimento del rispet-
to dei diritti dell'uomo. Le violenze subite dai cristiani nel
m o n d o rappresentano infatti una ferita e una sfida alla di-
gnità della persona. Occuparsi della libertà religiosa dei cri-
stiani, allora, vuol dire innanzitutto affrontare una grave
emergenza del nostro tempo. Certo, il Colosseo di Roma ci
ricorda che già dal sorgere delle prime comunità la persecu-
zione accompagna la vita del cristianesimo. Tuttavia i segna-
li che giungono oggi da ogni parte del m o n d o costringono a
non relegare il nostro interesse a un capitolo di un qualsivo-
glia manuale di storia. Dall'inizio del nuovo millennio Fides,
l'agenzia di notizie vaticana, conta 263 uccisioni di vescovi,
12 M. MAURO

preti, suore, seminaristi e catechisti. I luoghi del loro marti-


rio coprono tutti e cinque i continenti, Europa compresa (è il
caso di don Robert De Leener, ucciso a Bruxelles il 5 maggio
del 2005 a motivo della sua caritatevole accoglienza nei con-
fronti degli immigrati). Quel che preoccupa non è solo la va-
sta diffusione del fenomeno, ma la sua costante crescita.
L'annuale lista di Fides6 per l'anno 2009 stima 37 omicidi cau-
sati dall'odio anticristiano, quasi il doppio di quelli avvenu-
ti nel corso del 2008. Si tratta del numero più alto degli ulti-
mi dieci anni. Il «limite», se così si p u ò chiamare, delle stime
riportate dall'agenzia è che, per il loro carattere di ufficialità,
considerano solo gli operatori pastorali e i consacrati cattoli-
ci. Tuttavia il dato segnala un trend. Infatti, anche secondo il
Rapporto 2009 dell'Aiuto alla Chiesa che soffre 7 sulla libertà
religiosa nel m o n d o , il 75% delle discriminazioni è a danno
dei cristiani. E come sappiamo il 2010 non sembra promette-
re miglioramenti, tutt'altro. Il 7 gennaio, il giorno del Natale
ortodosso, sei cristiani copti sono stati uccisi nel villaggio di
Nag H a m m a d i , nella provincia di Qena, nell'Egitto del sud,
a una sessantina di chilometri da Luxor, mentre uscivano
dalla funzione. Sappiamo con certezza che l'obiettivo era,
più che i fedeli, il loro vescovo, mons. Anba Kirollos. «Non
vi permetteremo di celebrare le feste», avevano minacciato a
gran voce nell'ultimo periodo alcuni gruppi di m u s u l m a n i
rivolti a Kirollos. Si trattava di minacce molto serie, e il ve-
scovo lo sapeva, sentiva un'aria negativa la sera precedente
l'attacco. Purtroppo non è stato sufficiente l'aver accorciato
la funzione natalizia del 7 gennaio. Gli assalitori hanno
aperto il fuoco in m o d o indiscriminato sulla folla, provocan-
do una strage: 7 morti (tra cui un poliziotto) e 9 feriti gravi.
Il vescovo aveva lasciato la chiesa qualche minuto prima del-
l'arrivo del c o m m a n d o armato. A scatenare le violenze, il
INTRODUZIONE 13

presunto stupro di una dodicenne m u s u l m a n a avvenuto nel


novembre scorso. Nei giorni seguenti all'attentato, la comu-
nità islamica locale ha bruciato proprietà cristiane e danneg-
giato edifici. La polizia ha invitato il vescovo Kirollos a re-
stare al sicuro nella propria abitazione, nel timore di nuove
violenze.
Negli stessi giorni in Malesia sono stati presi d'assalto 9
chiese ed edifici cristiani. Quest'ultimo caso è emblematico
di una discriminazione di cui le minoranze cristiane, di qua-
lunque confessione e rito, sono oggetto in numerosi paesi,
ma che raramente viene presa in considerazione in quanto
non «produce» martiri. È bene soffermarsi su questo aspetto
che costituisce l'altra faccia della limitata libertà religiosa dei
cristiani nel mondo. Se, infatti, da una parte c'è la persecu-
zione (che prevede la caccia e l'uccisione), dall'altra c'è la di-
scriminazione, l'intolleranza, l'intimidazione, l'ostilità e il
disprezzo. Le cause sono di natura ideologica e religiosa, e
non connotano solo i regimi dispotici dell'Asia o dell'Africa,
ma anche le società democratiche occidentali. Le minoranze
cristiane, dunque, sono tra l'incudine e il martello: l'incudi-
ne dell'indifferenza per il fattore religioso, propria del laici-
smo occidentale, e il martello del fondamentalismo islamico
e delle dittature comuniste. Il fattore «cristiano» è, perciò,
fonte di irritazione tanto laddove è minoranza quanto nel-
l'ambiente politico e culturale europeo. Se infatti il contenu-
to della democrazia finisce per coincidere con il relativismo,
si tende sempre più a strappare ai cristiani la primaria carat-
teristica di essere comunità socialmente identificabile, poi-
ché l'orizzonte supposto alla convivenza civile diviene una
pretesa quanto utopica neutralità (in questo senso si leggano
le accuse di ingerenza rivolte alla Chiesa quando un politico
cattolico vota secondo coscienza). La democrazia postmo-
14 M. MAURO

derna, quindi, nega la dimensione ecclesiale della presenza


cristiana nella società. Occuparsi della libertà religiosa dei
cristiani, allora, diviene una battaglia in difesa della vera de-
mocrazia, perché la libertà religiosa - come disse Giovanni
Paolo II - è la «cartina di tornasole di tutti gli altri diritti». E
ciò ha una doppia valenza. La prima vede la libertà religio-
sa quale test: laddove essa m a n c a è difficile che siano ga-
rantite anche tutte le altre (quella di stampa, di pensiero, di
associazione ecc.). La seconda valenza è espressa dalla con-
siderazione della persona come p r i m a r i a m e n t e religiosa, in
quanto mossa da una visione del m o n d o e plasmata da un
orientamento ideale che ordina e fonda giudizi e azioni, co-
sì che la libertà religiosa costituisce «il cuore di tutti gli altri
diritti» 8 .

Mario Mauro

1 L ' O S C E ( O r g a n i z z a z i o n e per la S i c u r e z z a e la C o o p e r a z i o n e in E u r o p a ) è
u n ' o r g a n i z z a z i o n e i n t e r n a z i o n a l e per la p r o m o z i o n e della pace, del dialo-
go p o l i t i c o , della giustizia e della c o o p e r a z i o n e in E u r o p a che c o n t a , at-
t u a l m e n t e , 56 p a e s i m e m b r i ed è la più v a s t a o r g a n i z z a z i o n e r e g i o n a l e per
la sicurezza. L ' O S C E n a s c e c o m e e v o l u z i o n e della C o n f e r e n z a sulla Sicu-
rezza e sulla C o o p e r a z i o n e in E u r o p a ( C S C E ) . Q u e s t ' u l t i m a , convocata
per la p r i m a v o l t a a H e l s i n k i il 3 luglio 1973, n a c q u e in p i e n o c l i m a di
G u e r r a F r e d d a c o m e tentativo di r i p r e s a del d i a l o g o E s t - O v e s t . L ' O S C E si
è data c o m e o b i e t t i v o il m a n t e n i m e n t o della p a c e e della s i c u r e z z a in Eu-
ropa, i n t e n d e n d o q u e s t ' u l t i m a n o n solo c o m e a s s e n z a di conflitti armati,
m a a n c h e c o m e p r e s u p p o s t o per la difesa dei diritti d e l l ' u o m o , per strut-
ture d e m o c r a t i c h e stabili a l l ' i n t e r n o di u n o « S t a t o di diritto», c o m e p u r e
per un c o n c r e t o s v i l u p p o e c o n o m i c o e sociale e u n o s f r u t t a m e n t o sosteni-
bile delle risorse.
2 Si v e d a l ' a p p e n d i c e finale.
3 Si v e d a l ' a p p e n d i c e finale.
INTRODUZIONE 15

4 L ' O D I H R (Ufficio per le Istituzioni D e m o c r a t i c h e e i Diritti d e l l ' U o m o ) è


la p r i n c i p a l e i s t i t u z i o n e d e l l ' O r g a n i z z a z i o n e per la S i c u r e z z a e la C o o p e -
r a z i o n e in E u r o p a a o c c u p a r s i della d i m e n s i o n e « u m a n a » della s i c u r e z z a .
Tale ufficio, o r i g i n a r i a m e n t e c h i a m a t o U f f i c i o per le L i b e r e E l e z i o n i , è sta-
to creato nel 1990 dalla C a r t a di Parigi e istituito n e l 1991. Il n o m e dell'uf-
ficio è stato poi m o d i f i c a t o per riflettere l ' a m p l i a t o m a n d a t o r i c e v u t o al
v e r t i c e di H e l s i n k i nel 1992. L ' O D I H R , con s e d e a V a r s a v i a , è attivo in tut-
ti i 56 Stati p a r t e c i p a n t i a l l ' O S C E . Tra le attività p r i n c i p a l i , figura l'assi-
s t e n z a ai g o v e r n i in m o d o da tener fede ai loro i m p e g n i c o m e Stati p a r t e -
cipanti d e l l ' O S C E in m a t e r i a di elezioni, diritti u m a n i , d e m o c r a z i a , Stato
di diritto, t o l l e r a n z a e n o n d i s c r i m i n a z i o n e . L ' O D I H R è m e g l i o c o n o s c i u -
to per il suo r u o l o nel m o n i t o r a g g i o delle elezioni. S o n o state o s s e r v a t e p i ù
di 150 e l e z i o n i in tutta la r e g i o n e d e l l ' O S C E e sono stati i m p i e g a t i circa
35.000 o s s e r v a t o r i . L'ufficio o r g a n i z z a , a V a r s a v i a , l ' a n n u a l e O S C E H u m a n
D i m e n s i ó n I m p l e m e n t a t i o n M e e t i n g , la più g r a n d e c o n f e r e n z a sui diritti
u m a n i . Infine, un altro i m p o r t a n t e c o n t r i b u t o è d a t o d a l l ' O D I H R n e l l ' a m -
b i t o della raccolta e della d i v u l g a z i o n e di statistiche e della p r o m o z i o n e di
e s e m p i di e c c e l l e n z a sui temi della tolleranza e della n o n d i s c r i m i n a z i o n e .
5 Chatham House Rule è u n a regola c h e d i s c i p l i n a la c o n f i d e n z i a l i t à della
f o n t e delle i n f o r m a z i o n i s c a m b i a t e d u r a n t e u n i n c o n t r o . Di s e g u i t o la de-
finizione: « Q u a n d o un incontro, o p a r t e di esso, si s v o l g e s e c o n d o la
Chatham House Rule, i p a r t e c i p a n t i sono liberi di u t i l i z z a r e le i n f o r m a z i o n i
ricevute, m a n o n d e v e essere rivelata n é l ' i d e n t i t à o l ' a f f i l i a z i o n e di c o l o r o
che i n t e r v e n g o n o , n é quella degli altri p a r t e c i p a n t i » . Q u e s t a regola, con-
s e n t e n d o di p r e n d e r e la p a r o l a a titolo p u r a m e n t e i n d i v i d u a l e , facilita u n a
d i s c u s s i o n e più libera.
'Si v e d a l ' a p p e n d i c e finale.
7 Si v e d a l ' a p p e n d i c e finale.
8 Messaggio per la giornata mondiale per la pace, I o g e n n a i o 1999, n. 2.
GUERRA AI CRISTIANI

Nerone scaricò la colpa di quelle fiamme e inflisse le più


crudeli torture a una classe d'individui odiati per le loro
infamie, che il popolino chiamava cristiani. Questa in-
tollerabile superstizione, per il momento tenuta sotto
controllo, si diffuse non soltanto in Giudea, il principa-
le focolaio del male, ma anche nella città di Roma dove si
incontrano e diventano popolari tutte le cose orrende e
vergognose che vengono da ogni parte del mondo.
Tacito

Se il Tevere straripa, se il Nilo non bagna le campagne,


se arriva la carestia o la peste, non si ode immediata-
mente che un solo grido selvaggio: «Date i cristiani in
pasto ai leoni!».
Tertulliano
Persecuzioni: una storia antica

Tutti quelli che vogliono vivere pienamente Cristo


Gesù, saranno perseguitati. [...] Tu però rimani sal-
do in quello che hai imparato e di cui sei convinto,
sapendo da chi l'hai appreso.
S. Paolo (2 Tim 3,12-14)

Dalla Siria fino a Roma, per terra e per mare, di


giorno e di notte, io sto combattendo con le belve, le-
gato a dieci leopardi, cioè a un manipolo di soldati.
Costoro, anche a far loro del bene, diventano peggio-
ri. Per i maltrattamenti che mi infliggono divento
maggiormente discepolo, ma non per questo sono
giustificato. [...] Si abbattano pure su di me fuoco,
croce, schiere di belve, disarticolazioni, slegature di
ossa, mutilazioni di membra, stritolamento del cor-
po intero, tormenti crudeli del diavolo: purché solo
io arrivi al possesso di Gesù Cristo!
Sant'Ignazio di Antiochia,
Lettera ai Romani, V,l-3

La persecuzione nei primi secoli di vita del cristianesimo


trova riscontro in svariate fonti, sia cristiane sia pagane. Di
20 GUERRA AI CRISTIANI

questa seconda categoria sono le notizie che ne danno Tacito


negli Annales e Svetonio, ma non solo. Quello su cui spesso
ci si è interrogati è la radice dell'odio anticristiano delle ori-
gini. Sicuramente ci sono ragioni politiche, visto il rifiuto dei
cristiani di rendere culto all'imperatore (crimen laesae maie-
statis imperatorum). Tuttavia nel II secolo la violenza provie-
ne soprattutto dalla popolazione, poiché «la celebrazione dei
misteri cristiani appariva ai pagani cosa assolutamente di-
versa dagli atti di culto. I cristiani non avevano templi, alta-
ri (nel significato corrente), statue di dei, né offrivano incen-
si o vittime animali. L'opinione pubblica m u o v e v a loro il
rimprovero di essere athei, uomini senza culto» È, in effet-
ti, difficile pensare che ai tempi della m a s s i m a espansione
dell'Impero romano, Traiano, e prima di lui Nerone con la
p e r s e c u z i o n e del 64, si rivoltassero contro i cristiani per
motivi politici. Questi possono essere sopraggiunti dopo il
300, q u a n d o la diffusione del cristianesimo è così capillare
da suscitare il sospetto di cospirazione nei confronti di Ro-
ma. La diffusione avviene soprattutto in ambienti politici e
nobiliari:

Ovunque si potevano incontrare dei cristiani e nessuno sapeva


donde venissero (Apologetico 1). Di più, è verosimile che la vita
dei cristiani, tanto ritirata e moralmente severa, fosse sentita da
molti come un tacito rimprovero. Giustino racconta un caso ca-
ratteristico: una signora romana di nobile famiglia, che fin allo-
ra aveva condotto una vita disordinata non meno di suo mari-
to, si fece cristiana; ora pretendeva dal marito la fedeltà coniu-
gale, in caso contrario si sarebbe separata da lui. Non volendo
nuocere alla moglie, egli denunciò il catechista che l'aveva
istruita. Il catechista Tolomeo fu giustiziato. 2
PERSECUZIONI: UNA STORIA ANTICA 21

Nel III secolo scoppiano le prime e vere persecuzioni an-


ticristiane per decreto imperiale. Nel 250 Decio si decide per
una politica di restaurazione religiosa dando il via a una si-
stematica e violenta eliminazione dei cristiani in tutti i terri-
tori dell'Impero. A questa ne seguirà una seconda proclama-
ta da Valeriano (253-260), che tenta di estirpare la nuova re-
ligione combattendo il clero e i laici delle classi eminenti,
nella speranza di disperdere il popolo dei fedeli ormai privo
di guide. La più terribile persecuzione che i cristiani cono-
scono nell'antichità, però, è senz'altro quella del 303 a opera
di Diocleziano. L'età medievale è caratterizzata più che altro
dalle divisioni dei cristiani, a partire dal Concilio di Calce-
donia del 451, con la nascita delle Chiese copte e la scissione
degli ortodossi del 1054. Anche le lotte per le investiture tra
papato e impero sono un'altra caratteristica di quella stagio-
ne, segnata dal tentativo del potere temporale di prevaricare
su quello spirituale. A ciò seguiranno la Riforma protestante
e le guerre di religione.

È nell'età m o d e r n a che la persecuzione assume un nuovo


volto e, per certi versi, più terribile. I fatti del 1789 e la filo-
sofia che sta alla base della Rivoluzione francese costituisco-
no in quest'ottica un punto di non ritorno. Il buon cittadino
nel pensiero rivoluzionario di Robespierre, il responsabile
del Terrore d'Oltralpe, è colui che mette da parte gli egoismi
(interessi, aspirazioni personali fino al proprio credo religio-
so) a vantaggio della «pubblica felicità». I diritti soggettivi
non sono tali in quanto veri e innati - come nella nascente
democrazia transoceanica -, m a perché «decisi, voluti, im-
posti dall'atto "istantaneo" di u n ' a s s e m b l e a » 3 . Si tratta, in
questo caso, di imporre «la difesa terroristica della libertà re-
pubblicana» 4 . Questa concezione del potere determina il
contenuto e la forma di tutti i campi di attività (non è un ca-
22 GUERRA AI CRISTIANI

so che la legge Le Chapelier del 14 giugno 1791 azzeri tutte


le corporazioni intermedie) a vantaggio della volontà del
dominatore. Con simile pretesa lo Stato moderno indica nella
rappresentanza politica l'unica modalità di vita comunitaria. È
chiaro che il primo impedimento all'affermazione di questo
principio è la Chiesa. Così si spiegano la Costituzione civile del
clero, la soppressione delle decime, la lottizzazione e vendita
dei beni del clero, la deportazione dei preti refrattari, l'irrile-
vanza del matrimonio religioso, l'introduzione del divorzio e
la possibilità di risposarsi. Le tensioni di simili provvedimenti
sfociano nella lunga e sanguinosa guerra della Vandea, dove le
armate repubblicane si scontrano con la popolazione contadi-
na di quella regione, che combatte sotto le bandiere di Dio e del
re. Lo scenario storico aperto in Europa dalla Rivoluzione fran-
cese sembra porre la politica e la gestione del potere in antite-
si rispetto a una fede cristiana pubblicamente vissuta,

come constata tristemente Madame de Staël: «Gli amici della li-


bertà sembrano essere i nemici della religione». Il corso della ri-
voluzione ha dato corpo a un'idea che difficilmente riescono a
concepire coloro che ritengono la libertà e l'uguaglianza i valo-
ri stessi del Vangelo applicati alla vita civile; un'idea che, all'al-
ba della rivoluzione, sarebbe parsa peregrina alla maggioranza
dei suoi protagonisti: quella di un'incompatibilità fra i nuovi
princìpi e l'antica religione. 5

E così che si spiega la condanna da parte della Chiesa del-


la democrazia moderna. Eppure Giovanni Mastai Ferretti, il
papa del Sillabo, veniva considerato, dai suoi contemporanei,
«liberale». Al m o m e n t o della sua elezione, nel 1846, Pio IX si
trova a fronteggiare gli strascichi del «giuseppinismo» in Eu-
ropa 6 .
PERSECUZIONI: UNA STORIA ANTICA 23

Giuseppe II, detto «il sagrestano», aveva dato l'avvio nel-


la Vienna della seconda metà del '700 all'assolutismo illumi-
nato che, in cambio della protezione offerta alla cristianità,
rivendicava nei confronti della Chiesa di R o m a diritti defini-
ti iura maiestatica circa sacra: «Ogni qualvolta il benessere del-
la società l'avesse richiesto lo Stato poteva intervenire nella
realtà ecclesiale. Tali interventi vincolavano in vario modo la
vita e l'attività della Chiesa, fino a configurare una sua sot-
tomissione di principio e di fatto al controllo dell'autorità ci-
vile» 7 . È così che papa Mastai Ferretti, appena eletto, nel-
l'enciclica programmatica con cui, il 9 n o v e m b r e 1846, inau-
gura il suo pontificato, Qui pluribus, individua nel razionali-
smo e nell'indifferentismo agnostico dei regimi liberali8
quelle correnti culturali che inaspriscono la situazione e met-
tono a repentaglio la libertà della Chiesa nell'operare la sua
missione universale 9 : «Quando dunque Pio IX viene eletto
papa non ha schemi preconcetti nei confronti di nessun si-
stema politico, ma ha chiarito il criterio con cui valutare le
diverse posizioni politiche» 1 0 .

Il papa che viene salutato dall'intellighenzia della prima


metà del secolo XIX come colui che avrebbe portato una ven-
tata di aria n u o v a all'interno della Chiesa con una serie di
riforme attese, il pontefice che pone R o m a all'avanguardia
per quanto riguarda la libertà di stampa, sente che tradireb-
be la propria missione di vicario di Cristo se non denuncias-
se come gravi errori quelle legislazioni statali che ostacolano
effettivamente la libertà della Chiesa: è così che il cattolicesi-
mo e la Santa Sede si scoprono guidati da un nuovo criterio
nei rapporti con le ideologie politiche moderne che reggono
e dirigono le potenze europee sorte all'indomani del Con-
gresso di Vienna 1 1 . Potenze che non m a n c h e r a n n o di inau-
gurare politiche fortemente influenzate appunto dal «giù-
24 GUERRA AI CRISTIANI

seppinismo». Il Piemonte del governo D'Azeglio, per esem-


pio, è noto per le leggi Siccardi, così chiamate dal nome del-
l'allora ministro della Giustizia, che, approvate nel febbraio
1850, sciolsero numerosi ordini religiosi e ne incamerarono i
beni (comprese chiese e conventi), abolirono i tribunali riser-
vati al clero e il diritto d'asilo nei luoghi di culto. Di egual te-
nore l'atteggiamento tenuto dal Regno d'Italia che, con una
legge del 1866, espropriò ordini e congregazioni religiose del
loro patrimonio fondiario, ossia il cosiddetto asse ecclesiastico
riguardante oltre 700.000 ettari di terre coltivabili, rivenduto
poi ai grandi proprietari terrieri mediante il sistema delle
aste pubbliche. La Germania degli anni '60 e '70 dell'800 si
distinse invece per una virulenta c a m p a g n a anticlericale, fat-
ta di opuscoli che dipingevano i papi come «massacratori di
uomini» e «ostacolo al benessere dei popoli» n . Tale campa-
gna culminò nel Kulturkampf, ovvero la «battaglia per la ci-
viltà» : lo Stato e m a n ò leggi di controllo sull'attività del cle-
13

ro, di divieto di insegnamento religioso, di lotta contro le


istituzioni scolastiche cattoliche, in particolare quelle dei ge-
suiti, e di costrizione in materia di matrimonio civile. Quelle
misure erano tese ad affermare la supremazia delle istituzio-
ni pubbliche su ogni tipo di condotta di vita informata da
principi religiosi, e a condannare chi anteponeva all'interes-
se dello Stato la sua devozione filiale al capo della Chiesa di
Roma.

La Chiesa, quindi, si sente accerchiata e minacciata nella


sua libertà da un potere ostile nei confronti del cattolicesimo.
Dinnanzi a un simile clima palesemente avverso, il Sillabo
del 1864, appendice all'enciclica Quanta cura di Pio IX, sorge
come tentativo di risposta dottrinale. Il documento elabora-
to dal Mastai Ferretti, anche se sommario, condanna l'origi-
ne ideologica di una concezione di potere, nella quale ven-
PERSECUZIONI: UNA STORIA ANTICA 25

gono incluse le liberal-democrazie, che minaccia la presenza


cristiana all'interno della civiltà. Pio IX condanna quello Sta-
to che riconosce alla Chiesa il diritto d'esistere alla sola con-
dizione di un suo totale assorbimento nella struttura socio-
politica. Il costituzionalismo m o d e r n o europeo, infatti, am-
metteva la libertà religiosa del singolo ma minacciava, para-
dossalmente, la libertà della Chiesa, perché

quello di libertà religiosa è un concetto negativo, concretizzan-


dosi nel diritto a non essere costretti ad agire contro la propria
coscienza, ovvero di non essere impediti ad agire in conformità
di essa; al contrario, quello di libertas Ecclesiae è un concetto po-
sitivo, nel senso che esso consiste nel fatto che la Chiesa, nel suo
agire, deve godere di tanta libertà quanta le è necessaria per
svolgere la sua missione. 14

Tuttavia sarà il XX secolo a essere il più feroce nei con-


fronti dei cristiani. Il primo genocidio del '900 è quello degli
armeni, una nazionalità forgiata dalla secolare appartenenza
alla fede cristiana in terra islamica. Dal 1915 fino alla fine del
primo conflitto mondiale ne furono deportati e massacrati
dalle autorità turche circa 2 milioni. Curiosamente la natura
di quel genocidio non è di carattere religioso. Esso si verifica
sotto il crollo dell'Impero ottomano e il sorgere della Turchia
moderna:

Il massacro degli armeni, come dimostrano le fonti documenta-


li e come ritengono la maggior parte degli storici occidentali, fu
dovuto a motivi squisitamente politici, dettati dall'ideologia
panturca professata dai Giovani Turchi, nonché dal timore che
la «nazione» armena, una volta finita la guerra, rivendicasse,
attraverso il sostegno delle potenze occidentali, una qualche
26 GUERRA AI CRISTIANI

forma di autonomia all'interno del nuovo Stato. Dalle testimo-


nianze pervenuteci sappiamo invece che alcuni turchi di reli-
gione musulmana aiutarono armeni (cristiani) a nascondersi o
a fuggire, e non furono pochi coloro che, anche a costo della lo-
ro vita, si opposero alla politica criminale dell'Ittihat ve Terakki,
il partito dei Giovani Turchi.15

Anzi, un telegramma del Ministero degli Interni turco in-


timava: «Gli armeni che cambiano di religione non devono
essere risparmiati». Di fatto però la quasi totalità degli ar-
meni che abiurò il cristianesimo si salvò. La lunga conviven-
za, durata per secoli, tra m u s u l m a n i e cristiani, aveva finito
col creare tra queste popolazioni legami di amicizia e di ve-
ra solidarietà, «che soltanto l'ideologia panturca dell'Ittihad
cercava in tutti i modi di spezzare e di cancellare» . 16

I totalitarismi sono stati indubbiamente i principali aguz-


zini di cristiani, nella prima come nella seconda metà del
'900. In questo senso costituisce un imprescindibile punto di
riferimento l'opera dello storico Andrea Riccardi: Il secolo del
martirio. Egli raccoglie n u m e r o s e testimonianze di uomini,
donne, religiosi e laici che, a causa della loro fede, sono stati
eliminati dalle ideologie atee o neopagane, come quella di
Hitler. In Germania, per esempio, la «resistenza in n o m e del
Vangelo alla " n a z i f i c a z i o n e " delle coscienze e alla disuma-
nizzazione della società» 1 7 , porta al martirio padre Kolbe, l'e-
brea convertita Edith Stein, padre Friedrich Heinrich Lorenz,
la laica Marianna Biernacka, l'evangelica Elisabeth von
Thadden, i giovani del gruppo della «Rosa Bianca» e il pa-
store Dietrich Bonhoeffer, per citare i più noti. A ogni modo
non si tratta di singoli casi. L'ostilità nazista alle chiese cri-
stiane è organizzata e capillare. Hitler, anche quando inva-
derà la Polonia, porterà avanti la volontà di estirpare siste-
PERSECUZIONI: UNA STORIA ANTICA 27

maticamente la fede cattolica dal popolo polacco - solo in


due anni i religiosi giustiziati nei campi di sterminio sono
stati circa 700 e 3000 gli arrestati 1 8 . Dal 1941 il campo di con-
centramento di Dachau viene riservato, oltre che agli oppo-
sitori politici, anche ai religiosi. Gli uomini e le donne di
chiesa internati «secondo la stima più attendibile furono
2720. Di questi erano 2579 i cattolici, fra i quali 1780 polacchi,
di cui poco meno della metà morì in lager»19.
La prova più dura per i cristiani di qualunque confes-
sione è rappresentata dal materialismo ateo comunista e, in
particolare, dai settant'anni di Unione Sovietica col suo
universo concentrazionario. Scrive Riccardi: «Prima della
rivoluzione si calcolava che ci fossero in Russia oltre set-
tantamila tra chiese e cappelle. Nel 1939, alla vigilia dello
scoppio della seconda guerra m o n d i a l e , restavano aperte
solo poco più di un centinaio di chiese e quattro vescovi in
attività» 2 0 . La realtà c o m u n i s t a che l ' E u r o p a dell'Est e la
Russia h a n n o conosciuto è talmente tragica ed epocale, che
risulta difficile una sintesi dell'olocausto cristiano. Alcune
indagini c o m p i u t e negli anni '90 del secolo scorso sosten-
gono che dal 1917 al 1980 almeno 200.000 preti ortodossi
siano stati uccisi e che in un solo anno, tra il 1937 e il 1938,
165.000 preti ortodossi furono arrestati e 105.000 fucilati 2 1 :
«In Russia - osserva Riccardi - è avvenuto un vero massa-
cro di cristiani. Le cifre più sicure sulle uccisioni riguarda-
no il clero, di cui si conoscono meglio le vicende. Ma la stra-
ge dei credenti è ben più larga del n u m e r o dei m e m b r i del
clero. Molto spesso sono colpiti i laici, di cui non si ricorda
n e m m e n o il nome» 2 2 .
28 GUERRA AI CRISTIANI

1 L. H e r t l i n g , A. Bulla, Storia della Chiesa, Città N u o v a , R o m a 2001, p. 57.


2 Ivi, p. 60.
3 P. Costa, Lo Stato di diritto: un'introduzione storica, in Lo Stato di diritto. Sto-
ria, teoria, critica, a c u r a di P. C o s t a e D. Z o l o , Feltrinelli, M i l a n o 2006, p.
100.
'Ivi, p. 96.
5 F. Furet, M. Ozouf, Dizionario critico della Rivoluzione francese. Avvenimen-
ti. Protagonisti, vol. I, B o m p i a n i , M i l a n o 1994, p. 160.
6 Su ciò si v e d a n o : A. P a d o a - S c h i o p p a , Italia ed Europa nella storia del diritto,
Il M u l i n o , B o l o g n a 2003, p. 354; P. L o r e n z e t t i , «Catene d'oro» e libertas Ec-
clesiae. I cattolici nel primo Risorgimento milanese, Jaca Book, Milano 1992,
pp. 28-29.
7 L o r e n z e t t i , «Catene d'oro» cit., p. 14.
8 «Il p r o c e s s o di d i s g r e g a z i o n e del s i s t e m a di cristianità era stato radicaliz-
zato nell'800 d a l l ' a f f e r m a z i o n e degli Stati liberali, a g n o s t i c i e separatisti. Il
t r a d i z i o n a l e ruolo d i p l o m a t i c o del p o n t e f i c e , già s c o s s o f o r t e m e n t e dalle
v i c e n d e s e t t e c e n t e s c h e e r i v o l u z i o n a r i e , non p o t e v a c h e v e n i r q u a s i del
tutto m e n o , o - a l m e n o - essere s o t t o p o s t o a radicali t r a s f o r m a z i o n i , con
la fine del potere t e m p o r a l e » , G. F o r m i g o n i , Storia della politica internazio-
nale nell'età contemporanea, Il M u l i n o , B o l o g n a 2000, p. 165.
' L o r e n z e t t i , «Catene d'oro» cit., p. 28.
w Ivi, p. 27.
11 Cfr. ivi, pp. 37-44.
12 Cfr. C. Weber, Il centro e il Kulturkampf. Osservazioni sulla situazione della
ricerca e i problemi fondamentali non risolti, in A n n a l i d e l l ' I s t i t u t o storico ita-
lo g e r m a n i c o , q u a d e r n o 1 (Il cattolicesimo politico e sociale in Italia e Germa-
nia dal 1870 al 1914), Il M u l i n o , B o l o g n a 1977, pp. 193-194.
13 Cfr. ivi, pp. 195-197.
14 L. Spinelli, Lo Stato e la Chiesa. Venti secoli di relazioni, U T E T , T o r i n o 1988,
cit. in Lorenzetti, «Catene d'oro» cit., p. 15.
15 G. Sale, Il Novecento tra genocidi, paure e speranze, J a c a B o o k , M i l a n o 2006,
pp. 21-22.
16 Ivi.
17 A. Riccardi, Il secolo del martirio. I cristiani nel Novecento, M o n d a d o r i , Mi-
lano 2000, p. 114.
'"Sulla p e r s e c u z i o n e della C h i e s a p o l a c c a sotto l ' o c c u p a z i o n e nazista si ve-
dano: L. M ü l l e r o v a , A. S t a n o w s k i , Gli anni della guerra e dell'occupazione
(1939-1945), in Storia del cristianesimo in Polonia, a c u r a di J. Kloczowski,
B o l o g n a 1980, e S. F r i e d l ä n d e r , Pio XII e il Terzo Reich, Feltrinelli, M i l a n o
PERSECUZIONI: UNA STORIA ANTICA 29

1965, pp. 4 6 - 5 2 , 69-78. È da e v i d e n z i a r e u n ' e s p r e s s i o n e s i g n i f i c a t i v a di Hi-


tler, citata dal F r i e d l ä n d e r , in cui si e v i n c e il s u o p e n s i e r o r i g u a r d o all'an-
n o s a q u e s t i o n e dei r a p p o r t i con il c r i s t i a n e s i m o : «Un g i o r n o la g u e r r a fi-
nirà. Allora p r e n d e r ò in c o n s i d e r a z i o n e il fatto che l ' u l t i m o c o m p i t o della
m i a vita sarà di risolvere il p r o b l e m a religioso. Solo in quel m o m e n t o la vi-
ta della n a z i o n e tedesca sarà d e f i n i t i v a m e n t e a s s i c u r a t a » (p. 141).
" R i c c a r d i , II secolo del martirio cit., p. 124.
20 Ivi, p. 26.
21 Ivi, p. 33.
22 Ivi, p. 34.
A EST DI VIENNA

INDICE DELLE PERSECUZIONI

Gli stati dove si agitano i fondamentalisti, come il


Pakistan e l'Arabia Saudita, e i regimi atei, come quel-
li della Cina e della Corea del Nord, sono i principali
nemici dei cristiani. È l'indifferenza della comunità in-
ternazionale, e dell'Europa in particolare, il più grande
alleato dei paesi che ostacolano la libertà religiosa.
Padre Bernardo Cervellera, missionario del PIME
e direttore dell'agenzia di stampa AsiaNews,
«Panorama», 26 gennaio 2010

La violenza è in contrasto con la natura di Dio e la na-


tura dell'anima. Dio non si compiace del sangue; non
agire secondo ragione è contrario alla natura di Dio. La
fede èfrutto dell'anima, non del corpo. Chi quindi vuo-
le condurre qualcuno alla fede ha bisogno della capacità
di parlare bene e di ragionare correttamente, non inve-
ce della violenza e della minaccia...
Benedetto XVI, Università di Ratisbona,
12 settembre 2006
Paesi islamici

Non esiste uno Stato, una patria e le divisioni setta-


rie sono un dato evidente. Ai cristiani non interes-
sano i giochi di potere, l'egemonia economica, ma la
creazione di uno Stato in cui le diverse etnie possa-
no convivere in modo pacifico.
Louis Sako, arcivescovo di Kirkuk,
vescovo di Mosul, 25 febbraio 2010

Non stancatevi di essere fermento di bene per la pa-


tria a cui, da secoli, appartenete a pieno titolo!
Benedetto XVI ai cristiani iracheni,
28 febbraio 2010

Troppo spesso veniamo dimenticati. Si prendono de-


cisioni sul Medio Oriente senza pensare a questa pic-
cola minoranza cristiana nell'area. E spesso noi pa-
ghiamo il prezzo delle loro decisioni perché nessuno
considera la nostra presenza, stretta tra la maggio-
ranza musidmana e la maggioranza israeliana.
Mons. Fouad Twal, patriarca di Gerusalemme,
1° marzo 2010
34 GUERRA AI CRISTIANI

La condizione dei cristiani nei paesi a m a g g i o r a n z a mu-


sulmana rimane problematica e, per certi versi, peggiora.
L'organizzazione non profit americana Open Doors ha stila-
to all'inizio del 2010 la sua World Watch List con i 50 paesi
più feroci: 35 sono islamici. Nella lugubre top ten ne sono
presenti ben 8 e il secondo paese classificato come più peri-
coloso per i cristiani è l'Iran. Nonostante il presidente Ah-
madinejad dichiari con sfacciataggine che nel suo paese «le
minoranze religiose godono di tutti i diritti», durante lo scor-
so anno sarebbero stati arrestati 95 cristiani, mentre nel 2008
due missionari sono stati torturati fino alla morte.
La seconda metà del 2009 ha visto inoltre un inasprirsi
delle violenze nei paesi a maggioranza m u s u l m a n a . E se il 13
agosto nel Sudan del presidente Al Bashir, incriminato dal-
l'Aja per crimini contro l'umanità, sono stati crocifissi 7 cri-
stiani, nei cosiddetti paesi moderati e filoccidentali si verifi-
ca una discriminazione avvallata dalla legislazione. Non ser-
ve correre col pensiero all'Arabia Saudita, dove un cristiano
non può mettere fisicamente piede a La Mecca 1 . Basta sof-
fermarsi su alcuni episodi accaduti in paesi cosiddetti «mo-
derati» come l'Egitto, la Turchia e l'Afghanistan del filoame-
ricano Karzai per sorprendere lo spirito anticristiano delle
n o r m e vigenti. Nell'estate del 2007 molti media egiziani han-
no discusso in m o d o acceso la possibilità per il venticin-
quenne M o h a m m a d A h m a d Hegazi di vedere riconosciuta
sulla propria carta d'identità la sua conversione al cristiane-
simo. In Egitto, infatti, i documenti dei cittadini riportano
per legge la fede professata. Alla richiesta di Hegazi di veder
riconosciuta pubblicamente la sua conversione, le autorità
hanno risposto negativamente. Ha spiegato Samir Khalil Sa-
mir, islamologo dell'Università Saint-Joseph di Beirut, che
esiste
PAESI ISLAMICI 35

la volontà, da parte di alcuni uffici amministrativi, di approfit-


tare della loro posizione per «islamizzare» i cristiani, o sempli-
cemente una ripugnanza a fare questo cambiamento. Questa ri-
pugnanza ha colpito anche 10 cittadini egiziani copti che, dopo
essersi convertiti all'islam, hanno rinnegato la fede musulmana
per tornare al cristianesimo. Nell'aprile del 2007 un tribunale
del Cairo ha affermato di non poter obbligare il Ministero degli
Interni egiziano a emettere per loro nuovi documenti d'identità
e per questo ha deciso che i 10 resteranno musulmani, almeno
sulla carta. Tale ripugnanza non è però dovuta alla lentezza del-
la burocrazia egiziana. La prova è che, in senso contrario, non
c'è mai difficoltà a cambiare la carta d'identità di un cristiano
che si fa musulmano, e lo si fa subito! Vi è dunque una lobby e
una tendenza dell'amministrazione pubblica a islamizzare la
gente a partire dai documenti ufficiali. 2

Ma tale tendenza non riguarda una singola nazione, ben-


sì «è generalizzata» spiega Samir, che racconta: «Una mia pa-
rente, cristiana da tre generazioni, rimane con tutta la fami-
glia con la dizione " m u s u l m a n a " . I figli, che vanno a messa
tutte le domeniche, sono registrati come " m u s u l m a n i " . Que-
sto rende difficile il loro matrimonio con i cristiani e spesso
sono costretti a fuggire dal paese per sposarsi con rito cri-
stiano. Il problema è che questa situazione è difesa dalla leg-
ge». In effetti, se la legge stabilisce che la religione dei figli è
quella professata dal padre, la paternità dei cristiani è forte-
mente disincentivata. A tal proposito è bene ricordare i due
pesi e le due misure che, nei mesi del dibattito sul caso di
Hegazi, hanno caratterizzato la conversione forzata di Mario
e A n d r e w Medhat Ramsis. Loro padre, dopo aver abbando-
nato la famiglia ed essersi risposato, ha ottenuto il cambio di
religione sui propri documenti, passando così dal cristiane-
36 GUERRA AI CRISTIANI

simo all'islam. I due figli sono automaticamente divenuti


«musulmani» . 3

Sulla pressoché impossibilità per persone m u s u l m a n e di


convertirsi al cristianesimo, l'Italia è stata protagonista di un
caso internazionale. Abdul R a h m a n , quarantunenne afgha-
no, nel 2006 ha rischiato di essere giustiziato per la sua con-
versione al cristianesimo, se l'allora governo di R o m a non ne
avesse autorizzato l'espatrio concedendogli l'asilo politico.
R a h m a n aveva conosciuto la fede cristiana quindici anni pri-
ma, a Peshawar, in Pakistan. Lavorava con un'organizzazio-
ne non governativa che assisteva i rifugiati afgani. L'accusa
di «apostasia», probabilmente partita all'interno della stessa
famiglia di Rahman, avrebbe forse avuto origine da una dia-
triba relativa all'affidamento di minori.
La pubblica accusa incriminò Abdul R a h m a n in base al-
l'articolo 130 della Costituzione afghana, sebbene proprio
quella Costituzione si rifaccia alla Carta delle Nazioni Unite
e ai diritti umani fondamentali.
Il vero problema intorno a cui si gioca tutto è quello della
fitna, ovvero quello dell'apostasia. I custodi della legge cora-
nica strumentalizzano alcuni passi del Libro sacro riducendo
l'islam a una pura sottomissione etnica e politica - vedendo,
spesso, nei cristiani il cavallo di Troia dell'Occidente all'in-
terno delle proprie società. E così, a fronte del versetto che
ammonisce che «non esiste costrizione in materia di religio-
ne» (ricordato anche da Benedetto XVI nel celebre interven-
to di Ratisbona), molti intimano l'ordine: «Uccideteli affin-
ché non ci siafitna», o «Lafitna è peggiore dell'omicidio». In
una logica per cui la umma (comunità dei fedeli) prevale sul
singolo, il peccato di apostasia nasconde l'idea che il «reo»
costituisca uno scandalo per il gruppo. Per questo la dimen-
sione pubblica delle conversioni dall'islam non può essere
PAESI ISLAMICI 37

tollerata, poiché considerata alla stregua di propaganda an-


ti-islamica. Da qui si spiega la furia anticristiana nella laicis-
sima Turchia dove, nell'aprile del 2007, sono stati sgozzati
Tilmann Geske, Necati Aydin e Ugur Yuksel, colpevoli di
aver stampato dei vangeli a Malatya, città del sud-est della
Turchia. La persecuzione e la discriminazione sono figlie di
un'ossessione per le conversioni giustificata dal fatto che
manifestare pubblicamente il cambio di religione equivale a
un'aperta avversione nei confronti dell'unico profeta vene-
rabile, Maometto. È quanto spiega anche la vicenda della
legge pakistana sulla blasfemia. Dal 1986 il codice penale del
Pakistan (sezione 295, comma B e C) punisce con l'ergastolo
o la pena di morte chiunque profani il Corano o insulti Mao-
metto. In realtà il reato è un grimaldello per colpire quanti
non onorano e non professano il Corano e Maometto, così,
secondo la NCJP (Commissione giustizia e pace della Chie-
sa cattolica del Pakistan), dal 2001 sarebbero stati uccisi dal-
lo Stato almeno 50 cristiani rei di blasfemia. L'agenzia stam-
pa AsiaNews, che nel corso di tutto il 2009 è stata molto atti-
va su questo fronte, spiega:

Né si può dimenticare che le accuse di blasfemia spesso servo-


no a scatenare violenze e distruzioni di interi paesi e chiese cri-
stiane. Lo scorso 30 luglio una folla di 3000 musulmani ha at-
taccato e incendiato i villaggi di Koriyan per punire un presun-
to caso di blasfemia. Il 1° agosto gruppi di estremisti islamici
hanno attaccato il villaggio di Gojra, uccidendo 7 persone, fra
cui donne e bambini, bruciandoli vivi. La storia degli ultimi de-
cenni del Pakistan è piena di assalti a chiese e villaggi cristiani
motivati da scandali sulla blasfemia montati ad arte: Kasur
(giugno 2009); Tiasar (Karachi, aprile 2009); Sangla Hill (2005);
Shantinagar (1997).
31 GUERRA AI CRISTIANI

La discriminazione da parte delle autorità civili nei con-


fronti dei propri cittadini di fede cristiana si registra anche in
Malesia. Recentemente una sentenza della Corte Suprema ha
sancito il diritto del settimanale cattolico «Herald» a utiliz-
zare la parola «Allah». Il governo ha fatto ricorso e, contem-
p o r a n e a m e n t e , u n ' o n d a t a di violenze ha colpito i luoghi e i
simboli della minoranza religiosa. Un caso simile era già ac-
caduto nel gennaio del 2008 quando le autorità di Kelantan
fecero demolire una chiesa e un gruppo di sette indigeni con-
vertiti al cristianesimo le citò in giudizio. Il caso è tutt'ora in
sospeso perché, al di là delle garanzie di facciata, i cristiani
sono nei fatti cittadini di seconda categoria 4 . La Costituzione
della Malesia all'articolo 11 riconosce la libertà di culto. Tut-
tavia l'esplicitazione del diritto di praticare e professare il
proprio culto è «bilanciata» dall'articolo 3 che dichiara l'i-
slam «religione della Federazione» e attribuisce al Parla-
mento la possibilità di «emanare disposizioni di legge per re-
golare gli affari religiosi islamici». Anche in quel contesto,
come in Egitto, un m e m b r o di una qualsiasi comunità reli-
giosa può facilmente convertirsi all'islam, ma è praticamen-
te impossibile il contrario. Soprattutto sotto un potere esecu-
tivo che non riconosce i matrimoni tra m u s u l m a n i e non mu-
sulmani e può trattenere e «riabilitare» in appositi centri
quanti si discostano dai principi sunniti, negando agli indi-
vidui la libertà di lasciare tali centri fino a completamento
del p r o g r a m m a . A oggi non ci sono dati certi circa il numero
di persone condannate alla «rieducazione». Ai tribunali isla-
mici sono invece demandati i casi di conversione. In alcuni
Stati della federazione il cambio di religione dall'islam è pu-
nito con la morte.
Da non sottovalutare è inoltre la situazione in Indonesia,
dove circa l'85% della popolazione è m u s u l m a n a , ma in al-
PAESI ISLAMICI 39

cune parti dell'est cristiani e m u s u l m a n i si equivalgono. Pro-


prio in Indonesia, nella città di Poso, nelle Sulawesi centrali,
si è verificato uno degli episodi più barbari degli ultimi an-
ni. Il 29 ottobre 2005 Yusriani Sampoe di 15 anni, Theresia
Morangke di 16 anni e Alvita Polio di 19 sono state aggredi-
te e decapitate a colpi di machete da un c o m m a n d o di estre-
misti m u s u l m a n i , mentre si recavano a scuola (un liceo cri-
stiano privato). La maggior parte dei m u s u l m a n i indonesia-
ni è moderata, ma negli ultimi anni si è registrato un incre-
mento dell'attività militare di piccoli gruppi di estremisti,
che diffondono il terrore tra le comunità cristiane. Tutto que-
sto accade ancora oggi nonostante i decreti ministeriali nu-
meri 8 e 9 del 2006 sul «dovere delle autorità locali di garan-
tire il diritto e la libertà di adottare qualsiasi religione».
Mons. Johannes Pujasumarta, vescovo di West Java e segre-
tario generale della Conferenza episcopale indonesiana, nel
febbraio 2010 ha infatti denunciato come «in realtà la mag-
gioranza islamica tiranneggi le religioni minoritarie».

Un caso particolare, nel p a n o r a m a della discriminazione


nei confronti delle comunità cristiane in paesi a maggioran-
za m u s u l m a n a , è costituito sicuramente dall'Iraq post-belli-
co. Dal 2003 a oggi sono stati uccisi 825 cristiani; nel 2010, da
gennaio, almeno 15. Il sinodo dei vescovi tenutosi nella pri-
m a v e r a del 2009 ad Ainkawa, vicino a Erbil, nel Kurdistan,
ha fatto conoscere al m o n d o la situazione e le prospettive
delle comunità cristiane in quella terra martoriata dal terro-
rismo jihadista. Monsignor Louis Sako, arcivescovo dei cal-
dei di Kirkuk dal 2003, ha spesso denunciato il tentativo di
creare un clima di paura e di intimidazione che, attraverso
attacchi e uccisioni, spinga i cristiani ad abbandonare poco a
poco il paese. Il clima è peggiorato soprattutto da quando, il
13 marzo del 2007, fu ritrovato il cadavere del vescovo cai-
40 GUERRA AI CRISTIANI

deo di Mosul, mons. Rahho, rapito alcuni giorni prima. Nu-


mericamente i cristiani non sono una presenza poi così in-
gombrante. Su una popolazione di 22 milioni di abitanti, in-
fatti, essi sono solo il 3%, ma costituiscono il 35% di quella
fascia di istruiti in grado di far tornare il paese a competere
sul piano internazionale e per questo probabilmente posso-
no essere considerati un problema. Questo perché non è af-
fatto indifferente il contributo che essi portano in termini di
opere educative e assistenziali. Le suore avevano scuole dap-
pertutto prima che fossero nazionalizzate da Saddam Hus-
sein, contribuendo così alla formazione di tanti musulmani.
Anche i padri gesuiti avevano un collegio a B a g h d a d e una
università. Le persone più conosciute hanno studiato presso
di loro, come, ad esempio, il primo ministro Ayad Allawi.
Ora la situazione è tornata a quella pre-Saddam; è possibile
per i cristiani aprire scuole proprie, ma il più delle volte
manca l'essenziale, come la sicurezza. Anche le opere di ca-
rità e assistenza, soprattutto ospedali e dispensari, sono sta-
ti spesso luoghi dove si è consolidata la convivenza fra cri-
stiani e musulmani. Si capisce allora che colpire i cristiani si-
gnifica sbarrare la strada alla possibilità di rinascita di tutta
la società irachena e, forse, significa anche sbarrare la strada
alla possibilità di influire positivamente su tutta la regione
mediorientale. I numerosi rapimenti di cristiani, l'assalto al-
le loro attività commerciali e molte altre discriminazioni nei
loro confronti sono il riproporsi di quell'antica mentalità
islamista per cui i seguaci delle religioni del Libro (leggi cri-
stiani ed ebrei) sono da considerarsi cittadini di seconda ca-
tegoria. Per tale ragione veniva imposto loro il pagamento di
una tassa speciale, quella riservata ai dhimmi. Oggi la tassa
non c'è. Si usano altri metodi, molto simili a quelli di certi
strozzini nostrani che fanno saltare i negozi di quanti non
PAESI ISLAMICI 41

pagano il pizzo. Il cristiano rientra nella fascia di popolazio-


ne più istruita che, spesso, è anche la più ricca. Ciò genera in-
vidia e per questo gli si impone di pagare il dazio. Il dazio di
una presenza esigua, ma variegata. Appartengono a diversi
riti: assiro nestoriano, siro-cattolico e siro-ortodosso; ciascun
rito rappresenta il 7% dei cristiani. Di numero più ridotto so-
no gli armeni ortodossi. I cattolici sono 260.000, il 70% dei
quali di rito caldeo. I cristiani hanno sempre avuto buone re-
lazioni con la m a g g i o r a n z a m u s u l m a n a del paese (il 97% de-
gli iracheni è di fede islamica). È stato il regime di S a d d a m
Hussein a causare persecuzioni e repressioni contro i cristia-
ni, costretti all'emigrazione verso l'estero e in particolare
verso gli Stati Uniti e il Canada. Dopo la guerra del Golfo del
1991, ben 150.000 cristiani iracheni ( 1 / 6 del totale) sono emi-
grati in Occidente per sfuggire alla politica di repressione del
regime. Durante l'ultimo conflitto in Iraq - che ha portato al-
la caduta del regime baathista - molti altri cristiani iracheni
si sono rifugiati in Giordania, in attesa che la situazione con-
sentisse loro di rientrare in patria. Gli ultimi dati parlano di
500.000 esiliati. Scappano per il tasso di violenza nei loro
confronti che rimane molto alto. Il 3 marzo 2010 un articolo
di Lorenzo Cremonesi raccoglieva la storia di padre Mazen
Matoka, un giovane di 36 anni, al quale alcuni sicari aveva-
no ucciso il padre e i due fratelli il mese precedente 5 . Mosul,
ad esempio, è città contesa tra kurdi, arabi sunniti e turco-
manni, un conflitto sul quale si è innescata anche la «pulizia
religiosa» condotta da gruppi islamisti che hanno approfit-
tato delle tensioni etniche locali per colpire i cristiani. Alcu-
ni esempi in questo senso sono il rapimento di due sacerdo-
ti cattolici, padre Pius Afas e padre Mazen Ishoa, il 14 otto-
bre 2007; l'uccisione di due cristiani assiri, Zuhair Youssef
Astavo Kermles e Luay Solomon N u m a n , entrambi membri
42 GUERRA AI CRISTIANI

dell'organizzazione National Union of Bet-Nahrin, avvenu-


ta il 28 giugno 2007; l'uccisione di un sacerdote caldeo, padre
Ragheed Ganni, e dei tre diaconi che lo assistevano, avvenu-
ta il 3 giugno 2007. Situata geograficamente nel Kurdistan
iracheno, Mosul è sotto controllo dei peshmerga e le forze spe-
ciali americane non effettuano operazioni antiterrorismo nel-
l'area. Una concessione politica, prima ancora che militare,
che gli Usa hanno fatto a uno storico alleato come i kurdi.
Una scelta che ha favorito l'arrivo nel Nord degli islamisti in
fuga dalle province centrali, scacciati dagli americani e, so-
prattutto, dai sahiva, i membri delle milizie armate sunnite
un tempo loro alleati. Senza alcuna tutela, in un clima in cui
la polarizzazione tra sunniti e kurdi per il controllo della
città e dell'intero paese non lascia spazio a identità terze, i
cristiani sono divenuti oggetto di crescente violenza. Molti
hanno lasciato il paese, alimentando l'imponente esodo ini-
ziato dopo il 2003; altri, in una situazione in cui a tutti viene
chiesto di schierarsi da una parte o dall'altra, hanno preferi-
to convertirsi all'islam. Trattati alla stregua di un capro
espiatorio, da sfruttare o da eliminare, non possono profes-
sare la loro fede liberamente, alle donne viene imposto il ve-
lo e le croci vengono tolte dalle chiese. Oggi la violenza nel-
la capitale è diminuita ma solo perché si è diffusa altrove ed
è diventata più imprevedibile. E se gli attacchi sono dimi-
nuiti, in realtà è più che altro per scarsità di bersagli: più del-
la metà del milione e duecentomila cristiani che vivevano
nell'Iraq di S a d d a m Hussein sarebbe fuggita all'estero, in
Giordania e in Siria. Un autoesilio che favorisce drammati-
camente l'omogeneizzazione etnica e religiosa della società,
facendo scomparire una delle più antiche comunità cristiane
del Medio Oriente. La c a m p a g n a di persecuzione a opera di
estremisti islamici, in atto nelle grandi città come nei villag-
PAESI ISLAMICI 43

gi, ha spinto il clero e i vescovi iracheni a lanciare numerosi


appelli, in questi ultimi anni, per l'unità del paese e in favo-
re dei diritti della comunità, da sempre c o m p o n e n t e fonda-
mentale della società irachena. I cristiani in Iraq sono ormai
considerati in via di estinzione e tagliati fuori dal processo
politico del paese. La grave crisi della Chiesa in Iraq è dovu-
ta a terroristi e fanatici, ma anche all'indifferenza della lea-
dership politica che non garantisce le minoranze. L'aumento
della disoccupazione tra i cristiani, le confische arbitrarie
delle proprietà di famiglie a B a g h d a d e Mosul, le violazioni
della libertà religiosa e di pensiero, rapimenti, attentati e mi-
nacce di stampo confessionale sono sintomatiche dell'indif-
ferenza della leadership irachena, che non riconosce l'appar-
tenenza dei cristiani a questa patria e la loro partecipazione
u m a n a e intellettuale al progresso del paese come iracheni,
insieme a tutte le altre comunità religiose che vi abitano.
Anche in Africa, a volte, dichiararsi «cristiano» può esse-
re causa di persecuzione. Nel luglio del 2009 la cronaca ci ha
informati dell'esecuzione, nella stretta osservanza della sha-
ria, di sette persone che sono state decapitate perché accusa-
te di essere cristiane e spie a opera di estremisti islamici so-
mali, ricollegabili ad Al Qaeda. Questa ennesima intimida-
zione avvenuta a Baidoa fa leva sullo spargimento di sangue
innocente per far desistere l'uomo che ricerca la fede.
In Somalia nell'ultimo anno si sono verificati violenti
combattimenti tra insorti e truppe governative che hanno
coinvolto l'area nord di Mogadiscio. Fonti ufficiose parlano
di oltre 400 morti, non contando però che si combatte anche
nel centro e nel sud del paese. Dall'Alto Commissariato del-
le Nazioni Unite per i diritti umani è giunta la denuncia di
gravi violazioni alle leggi internazionali umanitarie, di vio-
lenze perpetrate a danno di donne e bambini, in particolare
44 GUERRA AI CRISTIANI

con proclami anticristiani. Ciò rientra nella strategia - che è


un vero e proprio progetto di potere - della rete di Al Q a e d a
a farsi Stato, con l'intento di farsi addirittura califfato, surro-
gando in questo modo le tante crisi dei paesi m u s u l m a n i ,
creando delle zone franche in cui non vale l'autorevolezza
della comunità internazionale, ma il diktat dei terroristi.
Questo fatto è di una pericolosità enorme, perché passa at-
traverso una strategia che cerca di annientare l ' u o m o che ha
una fede diversa da quella m u s u l m a n a , che ha diverse con-
vinzioni. Ma ancor più, tutto ciò è strumentale, perché attra-
verso questa logica si attua invece la prepotenza di reti che
non sono differenti dalle nostre reti mafiose. Abbiamo re-
sponsabilità gravissime nei confronti di un paese come la So-
malia, che è stato abbandonato nel m o m e n t o del bisogno.
L'abbandono si è tradotto in una instabilità che ha fatto co-
m o d o a tantissimi, perché ha portato a destabilizzare un'area
in cui è basilare la geostrategicità dei luoghi: pensiamo al
controllo del passaggio verso il Mar Rosso, all'interlocuzio-
ne con i fenomeni di portata mondiale che avvengono nel
Golfo, punto di riferimento del Corno d'Africa e più in bas-
so dei Grandi Laghi. Tutto ciò significa, in qualche modo,
mantenere innescata una polveriera che finisce per avere ri-
percussioni sugli equilibri non solo del continente africano,
ma di quella stranissima partita a «scacchi» che da moltissi-
mi anni si combatte prendendo in ostaggio l'Africa e a di-
spetto dell'Africa stessa. Più che di una comunità interna-
zionale che si è distratta, si potrebbe parlare di intrecci nella
comunità internazionale che hanno gravissime conseguenze
per la vita della gente di quest'area. E le ripercussioni di tali
logiche geostrategiche finiscono per essere poi scontate dagli
ultimi poveri e, tra questi, gli ultimi degli ultimi, che in que-
sto caso sono i cristiani. Questa violazione dei «diritti umani
PAESI ISLAMICI 45

fondamentali» nega nell'uomo il vero carattere antropologi-


co ed esistenziale. Senza questo riconoscimento viene meno
il fondamento di tutto ciò che il m o n d o chiama civiltà. Alla
luce di tali fatti si comprende facilmente come la salvaguar-
dia della libertà di religione, di una libertà che da sola ga-
rantisce una piena realizzazione della dignità umana, diven-
ti sempre più urgente.

1 È il caso di N i r o s h K a m a n d a , cittadino dello Sri L a n k a arrestato il 30 m a g -


gio del 2 0 0 7 a l l ' e s t e r n o della G r a n d e M o s c h e a della M e c c a dal c o m i t a t o di
m o n i t o r a g g i o sugli espatri: h t t p : / / c o p t s . c o m / e n g l i s h l / i n d e x . p h p / c o p t i c -
demands/
2 http: / / w w w . a s i a n e w s . i t / v i e w 4 p r i n t . p h p ? l = i t & a r t = 1 0 1 6 1
3 http://copts.com/englishl/index.php/coptic-demands/
4 Cfr. I n t e r n a t i o n a l R e l i g i o u s F r e e d o m R e p o r t 2009, a cura del D i p a r t i m e n -
to di Stato s t a t u n i t e n s e .
5 L. C r e m o n e s i , Cristiani in Iraq, il grido di padre Mazen: «Così hanno distrut-
to la mia famiglia», «Il C o r r i e r e della Sera», 3 m a r z o 2 0 1 0 , p. 17.
Il caso di Cipro

Non esistono divergenze tra i greco-ortodossi e i fra-


telli turco-ciprioti musulmani, il problema vero è
nelle interferenze di Ankara, che blocca qualsiasi
tentativo di integrazione delle due comunità nel re-
ciproco rispetto.
Chrysostomos II,
arcivescovo greco-ortodosso di Cipro

Sia dunque lecito che l'uno adori Dio, l'altro Giove:


l'uno tenda le mani supplici al cielo, l'altro all'alta-
re della Fede. Altri, se voi credete che sia così, vada
contando, mentre prega, le nuvole del cielo, altri in-
vece i pannelli del soffitto. Altri consacri a Dio la
propria anima, altri la vita di un capro. E badate che
proprio questo non concorra ad accusarvi di irreli-
giosità, il sopprimere la libertà religiosa e interdire
la scelta della divinità, così che non mi sia lecito pre-
stare culto a chi voglio, ma sia costretto a prestarlo
a chi non voglio. Nessuno, neppure un uomo, desi-
dera omaggi forzati.
Tertulliano, Apologetico, 24,5
48 GUERRA AI CRISTIANI

Come fu per la presa della cattedrale di Santa Sofia, nel


1453, da parte delle orde turche, quando saccheggiata, pri-
vata delle immagini sacre e circondata da minareti venne
trasformata in moschea, così anche la vicina isola di Cipro
porta su di sé i segni dell'occupazione ottomana.
I cristiani ciprioti vivono ancora con dolore la perdita di
numerosi luoghi sacri a loro particolarmente cari. Dal 325,
quando con il Concilio di Nicea venne confermata l'autono-
mia della chiesa di Cipro, quest'isola si professa cristiana.
Sul cristianesimo, riconfermato n u o v a m e n t e dal Concilio di
Efeso, si fondano le origini di questo paese che, dal 2004, è
m e m b r o dell'Unione Europea. Le pareti delle chiese - le
chiese dipinte, proclamate d a l l ' U N E S C O patrimonio dell'u-
manità, sono soltanto una piccola parte di questo i m m e n s o
tesoro - le immagini sacre nelle case, i volti e i cuori delle
persone testimoniano la devozione e la fede che vivono an-
cora oggi e che è stata tramandata lungo i secoli.
Dall'assedio di Famagosta nel 1571 - cioè dalla conquista
ottomana dopo lunghe e sanguinose battaglie - la terza iso-
la più grande per estensione del Mediterraneo ha sempre
vissuto con conflitto l'invasione turca. Ottenuta l'indipen-
denza dall'Impero ottomano nel 1898, il problema dell'occu-
pazione dell'isola da parte dei turchi si ripropose nel 1974
con lo sbarco sull'isola di soldati che si sono concentrati nel-
la parte a nord del paese.
I risultati di questo insediamento, rafforzatosi poi nel
1983, sono sotto i nostri occhi: sono oltre 170.000 i cittadini
ciprioti, che rappresentavano quasi un terzo della popola-
zione della Repubblica di Cipro nel 1974, a esser diventati
profughi nella loro stessa patria; inoltre, più di 500 chiese,
cappelle e monasteri cattolici, maroniti, armeni e ortodossi
sono stati occupati o distrutti.
IL CASO DI CIPRO 49

Dal 1974, anno dell'occupazione militare, fino a oggi la


Turchia ha trasferito oltre 160.000 coloni nel territorio occu-
pato che si trova nella parte a nord di Cipro. Senza contare
che i fedeli cristiani, per secoli, hanno visto soffocare la loro
fede attraverso la perdita e la dissacrazione dei loro - dei no-
stri - luoghi sacri.
La convivenza tra le diverse etnie non si può definire pa-
cifica quando l'una cerca di prevalere sull'altra, quando un
credo religioso cerca di sopraffare l'altro, osteggiarlo o, peg-
gio, annullarlo. A testimonianza di questo possiamo ascolta-
re il grido di dolore dei maggiori esponenti della Chiesa ci-
priota, come di tutti i fedeli che, lungo i secoli, e in special
m o d o nei decenni che ci siamo appena lasciati alle spalle,
hanno visto espropriati i segni della propria fede.
L'occupazione turca ha cercato di cancellare molti segni del
fervore religioso di questo meraviglioso popolo. Ha tentato a
più riprese di annullare, con lenti e continui attacchi, più di
duemila anni di storia, ma non ha potuto cancellare la fede
che è stata tramandata di generazione in generazione e anco-
ra oggi è più che mai viva e presente tra i suoi abitanti. I resti,
le macerie, i tentativi di annientamento di queste radici sono i
baluardi - e al contempo le prove evidenti - di tale tentativo.
Dal 1974 si è venuta poi a creare una demarcazione, for-
zata dagli eventi bellici, tra i due diversi culti, acuitasi a cau-
sa di una separazione geografica della popolazione. Nella
parte sud, la popolazione di etnia greco-cipriota rappresenta
il 95% di quella totale, mentre in quella nord l'etnia turco-ci-
priota rappresenta il 98%. Ciò è dovuto alla deportazione,
dalla parte nord dell'isola verso l'area sud, di circa 200.000
abitanti greco-ciprioti. Ed è in particolare a nord che i loro
beni sono stati confiscati e i loro simboli religiosi in gran par-
te distrutti.
50 GUERRA AI CRISTIANI

Tutte le più importanti moschee - Keryneia, Nicosia, Fa-


magosta, Paphos, Larnaka, Limassol - inizialmente costruite
come chiese cristiane, furono occupate dai turchi e trasfor-
mate in luoghi di culto. Ma c'è di più. Quelle che erano le
chiese di un tempo, depredate e private della loro sacralità,
versano oggi in uno stato di abbandono, o peggio, sono di-
ventate non più luogo di culto, ma musei, hotel, cascinali,
palestre. Gli affreschi e le decorazioni, tesori artistici e spiri-
tuali, cancellati e deturpati, totalmente o in maniera parzia-
le, sono la prova della decisa volontà di annullare le profon-
de radici cristiane dell'isola di Cipro.
Oggi si invoca libertà religiosa, usando però due pesi e
due misure. Anche ai cristiani deve essere consentita la pos-
sibilità di riappropriarsi dei loro luoghi sacri. È una questio-
ne di giustizia.
La «laica» Turchia

Se contro la violenza usi la violenza si fa doppia


violenza. Male più male uguale doppio male. Ci
vuole il doppio di bene per arginare il male.

Solo di una cosa bisogna avere paura: di non essere


cristiani, di essere, come diceva Gesù, un «sale sen-
za sapore», una luce spenta o un lievito senza vita.

Vi mando come agnelli in mezzo ai lupi, disse [Gesù],


e lui stesso s'è fatto agnello per guadagnare i lupi.
Don Andrea Santoro, Lettere dalla Turchia

La situazione di Cipro ci porta inevitabilmente a parlare


della laicissima Turchia, dove da diversi anni ormai governa
il partito islamico di Erdogan, l ' A K P (Partito per la giustizia
e lo sviluppo). All'alba del 22 febbraio 2010 sono scattate le
manette per 14 alti ufficiali, garanti della laicità delle istitu-
zioni della penisola anatolica, rei di ordire un complotto ai
danni del partito di maggioranza. L'accusa rivolta contro di
loro è quella di far parte di Ergenekon, l'organizzazione se-
greta che avrebbe come obiettivo la destabilizzazione del
paese attraverso atti di violenza e di terrorismo. Una «strate-
52 GUERRA AI CRISTIANI

già della tensione» in salsa turca. L'uccisione di don Andrea


Santoro avvenuta il 5 febbraio del 2006 sarebbe da inserire in
questo contesto. Don Santoro veniva ucciso da due colpi di
pistola nella piccola chiesa di Trebisonda sul Mar Nero. Fu
una ferita - l'ennesima - inferta alla piccolissima comunità
cristiana, presente in queste terre fin dalle origini, che - stan-
do alle rivelazioni dell'inchiesta sul complotto dei militari -
dimostrerebbe come anche in quella terra i cristiani sono tra
l'incudine del nazionalismo laicista e il martello del fonda-
mentalismo. Anche l'uccisione di tre membri di una chiesa
protestante a Malatya nel 2007 sarebbe da inserire in quella
strategia. Sono state mosse accuse volte a dimostrare il coin-
volgimento di responsabili politici degli enti locali, di m e m -
bri delle forze speciali militari e di uomini del partito nazio-
nalista. Nel maggio 2009 uno degli avvocati che rappresen-
tano le famiglie delle vittime di Malatya ha riferito di mi-
nacce rivolte contro di lui. Il 29 dicembre 2008, un tribunale
ha condannato Ramazan Bay a cinque anni di reclusione per
aver ferito padre Adriano Franchini nel dicembre 2007 a
Smirne, pena in seguito ridotta a quattro anni e due mesi per
b u o n a condotta. Nel marzo 2009 individui sconosciuti han-
no fatto irruzione nella Chiesa di Kadikoy, senza causare
danni. La polizia ha condotto una breve indagine, senza ri-
sultati. Nella prima metà del 2009, due cimiteri greco-orto-
dossi di Istanbul e uno di Smirne hanno subito ingenti dan-
ni a causa di atti vandalici. Il 29 giugno, invece, funzionari
dell'ambasciata di Grecia hanno stimato che quasi il 60% del
cimitero di Edirnekapi a Istanbul è stato distrutto. Nel mar-
zo 2009 alcuni agenti della polizia di Stato sono stati asse-
gnati alla protezione di un cimitero di Balikli, sempre a
Istanbul, dopo alcuni episodi di vandalismo segnalati nel
mese di febbraio.
LA «LAICA» TURCHIA 53

Ebrei e cristiani possono praticare liberamente le loro re-


ligioni, anche perché è previsto dalla Costituzione, ma è nel-
la vita quotidiana che segnalano discriminazioni, soprattut-
to i cittadini convertiti dall'islam a un'altra religione: spesso
sperimentano forme di molestia o di pressione sociale da
parte della famiglia e dei vicini di casa. La missione o il co-
siddetto «proselitismo» per conto di gruppi non m u s u l m a n i
è socialmente inaccettabile e talvolta pericoloso. I sentimen-
ti nazionalisti n a s c o n d o n o spesso contenuti anticristiani e
antisemiti. I toni in questo senso sono accesi. Nel dicembre
2008, un leader della comunità cristiana di Yalova ha pre-
sentato una denuncia presso la Direzione della sicurezza
perché giovani nazionalisti radicali hanno promosso una
conferenza nel Centro di formazione pubblica provinciale, i
cui manifesti pubblicitari ritraggono i cristiani come serpen-
ti che indossano croci. Al m o m e n t o l'inchiesta della polizia
ha trovato le locandine da esporre - senza autorizzazione -
e ha rimosso alcuni funzionari comunali. La conferenza ha
c o m u n q u e conservato il permesso di essere tenuta in un luo-
go pubblico. Tutto ciò a fronte di una condizione in cui sono
i cristiani a dover stare attenti alle iniziative che propongono
e svolgono. Sei pastori protestanti, infatti, sono oggetto di
uno speciale p r o g r a m m a di protezione della polizia, a causa
delle continue minacce. Anche Radio Shema, una stazione
radio cristiana di Ankara, vive la m e d e s i m a condizione.

I cristiani che abitano il paese sono tra i 90 e i 100.000, con


un'infinità di riti, lingue e tradizioni. Latini, armeni cattolici
e gregoriani, ortodossi, caldei e siro-cattolici, maroniti, mel-
chiti o protestanti; i n s o m m a : un p a n o r a m a ecumenico varie-
gato. Forse il più variegato sulla faccia della terra. Le com-
ponenti hanno radici storiche profonde. Oggi, però, il fatto
che si trovino a essere un numero molto risicato rispetto a
54 GUERRA AI CRISTIANI

una popolazione di 70-71 milioni è sintomo di una situazio-


ne segnata da innegabili discriminazioni. Non è la legge in
quanto tale che causa questi fenomeni, ma la sua non appli-
cazione che, evidentemente, è colpevole. Infatti, negli ultimi
decenni si è diffusa l'idea che un turco non può essere che
m u s u l m a n o e m u s u l m a n o sunnita.
Regimi comunisti

Ci eravamo riuniti, circa 12 persone, nella casa di un anziano


membro della comunità per celebrare il Natale e stavamo into-
nando dei canti. Mentre cantavamo, sono entrati alcuni poli-
ziotti locali, membri dell'Ufficio di pubblica sicurezza della
contea di Qitai e membri del Dipartimento affari religiosi. Do-
po il loro arrivo, ci hanno ordinato di interrompere i canti e ci
hanno chiesto chifosse il leader della comunità. Quando ho di-
chiarato di essere io il capo, hanno iniziato a fotografare i ver-
setti della Bibbia che avevamo scritto su di una lavagna. Do-
po le foto, hanno preso tutti i presenti e li hanno chiusi in una
stanza, uno a uno, per redigere dei verbali scrìtti. Dopo i ver-
bali, hanno preso me e un mio fratello e ci hanno chiusi in una
camionetta della polizia: nel frattempo, ci hanno levato le cin-
ture dei pantaloni. Arrivati alla stazione di polizia, ci hanno
chiusi in una sala conferenze per una perquisizione. Mi han-
no interrogato, registrando tutto con una telecamera. Spenta
la telecamera, mi hanno fustigato con una cinghia. Ho rispo-
sto a tutte le loro domande mentre sanguinavo e alla fine mi
hanno detto che quello in cui crediamo non è che un culto e che
la nostra fede non ha la loro approvazione. Non capisco come
sia successo né di che cosa sono stato accusato. Da allora mi
hanno arrestato senza preavviso diverse volte: ogni giorno mi
56 GUERRA AI CRISTIANI

sveglio pensando di poter, da un minuto all'altro, tornare in


prigione.
Lianru Ma, cristiano,
arrestato in Cina nel novembre 2003

Dall'incontro con vescovi e sacerdoti della Cina ci si accorge di


essere davanti a una Chiesa giovane, dinamica, vibrante. E pu-
re vero che si vede una Chiesa divisa e perseguitata, dove la fe-
de è messa alla prova. Ma sebbene la Chiesa sia controllata, es-
sa trasuda energia e vitalità... I cattolici in Cina sono forti nel-
la fede e sapranno resistere alla persecuzione. Mi piacerebbe
tanto poterli vedere un giorno vivere la loro fede in piena li-
bertà, riuniti con la Chiesa universale. Io invito il governo ci-
nese a liberare dalla detenzione i vescovi e i sacerdoti, dando lo-
ro piena libertà, a discutere tutte le questioni della Chiesa sen-
za il controllo dello Stato. Sono convinto che questo vada a be-
neficio di tutti.
Mons. Nugent, rappresentante
della Santa Sede di Hong Kong

Il c o m u n i s m o ateo miete ancora le sue vittime. Il primo


posto nella classifica di Open Doors è occupato dalla Corea
del Nord di Kim Jong-il. I cristiani prigionieri nei campi di
lavoro v e n g o n o stimati in circa 8000 da Open Doors, in
200.000 dalla C o m m i s s i o n e sudcoreana per i diritti umani.
Secondo un commissario di Seul, che ha presentato il rap-
porto pubblicato lo scorso 20 gennaio, i prigionieri, divisi in
sei campi, sarebbero tenuti in catene. Dal 1953 - anno del-
l'instaurazione del regime - ne mancano all'appello circa
300.000. L'ingiustizia si giustifica in modo stalinista: l'unico
culto a m m e s s o è quello del tiranno. Secondo il rapporto 2004
sulla libertà religiosa nel m o n d o dell'ACS (Aiuto alla Chiesa
REGIMI COMUNISTI 57

che Soffre), esistono chiese statali in cui si fa molta propa-


ganda per il regime e si esalta il «caro leader» Kim Jong-il
con il chiaro intento di divinizzare il capo. Il cattolicesimo,
dal m o m e n t o che richiede la comunione con il papa, è de-
nunciato come sottomissione alle potenze straniere. La Co-
stituzione nordcoreana prevede «la libertà sul credo religio-
so». Tuttavia, nella pratica il governo limita fortemente l'at-
tività religiosa, tranne quella strettamente controllata da
gruppi riconosciuti ufficialmente e legati al governo. Un'au-
tentica libertà religiosa non esiste. Secondo il governo di
Pyongyang, in un rapporto redatto nel 2001, la popolazione
religiosa della Corea del Nord è divisa in 12.000 protestanti,
10.000 buddhisti e 800 cattolici. Secondo le chiese della Co-
rea del Sud sono molto di più. Le stime di P y o n g y a n g si ba-
sano sul fatto che nel paese di Kim Jong-il lo Stato controlla,
attraverso la Federazione cristiana patriottica, quattro chie-
se: due protestanti (Bongsu e Chilgol), la Chiesa cattolica di
Changchun e la Chiesa della Santa Trinità ortodossa. La
Chiesa Chilgol è dedicata alla m e m o r i a della madre dell'ex
leader Kim Il-sung, Kang Pan-sok, che era una diaconessa
presbiteriana. Profughi e disertori sostengono che hanno as-
sistito agli arresti e alle esecuzioni dei m e m b r i delle chiese
cristiane non ufficiali. A causa dell'inaccessibilità del paese e
l'incapacità di ottenere informazioni più precise, è difficile
verificare le reali condizioni della libertà religiosa. Le auto-
rità hanno consentito agli stranieri di partecipare solo a
eventi religiosi sponsorizzati dallo Stato. Purtroppo la Corea
del Nord non consente ai rappresentanti di governi stranie-
ri, ai giornalisti o ad altri ospiti quella libertà di m o v i m e n t o
necessaria per poter valutare pienamente le condizioni dei
diritti umani o confermare gli abusi segnalati. Tuttavia la
Commissione d'inchiesta contro i crimini dell'umanità ha re-
58 GUERRA AI CRISTIANI

centemente pubblicato un rapporto nel quale denuncia una


serie impressionante di crimini contro l'umanità commessi
dal regime di Pyongyang, come ad esempio la condanna a
morte per il furto di una mucca, per la vendita di film stra-
nieri o per l'ascolto della radio sudcoreana.
È dello scorso luglio la notizia sconvolgente della donna
giustiziata in pubblico perché distribuiva la Bibbia. Questa è
stata la terribile sorte di Ri Hyon-ok, una donna coreana di
33 anni che viveva in una città nel Nord-ovest della Corea
del Nord, non lontano dal confine cinese. Lo h a n n o rivelato
alcuni attivisti sudcoreani che si battono contro il brutale re-
gime di Kim Jong-il a Pyongyang, l'ultimo baluardo dell'u-
topia comunista del pianeta. Gli stessi attivisti hanno fatto
sapere che il regime ha reso prigionieri politici il marito e i fi-
gli della donna, accusata di essere una spia americana e
quindi una minaccia per il regime. La dittatura di
Pyongyang ha ragione: quel libro può essere la più grande
minaccia per un sistema che si regge sulla sistematica viola-
zione di qualunque diritto dell'uomo, sulla repressione di
coloro che desiderano perseguire liberamente i propri ideali
e professare quindi il loro credo religioso.
Sulla stessa scia troviamo la Cina capital-comunista, con
la sua Chiesa ufficiale patriottica. Anche se Pechino ha pub-
blicato un piano di azione nazionale per la tutela dei diritti,
il 2009 è stato in Cina - secondo il rapporto mondiale del
gruppo H u m a n Rights Watch editato il 20 gennaio 2010 -
l'anno nero per i diritti umani e la democrazia.

La persecuzione contro cattolici, protestanti e le altre religioni -


scrive Bernardo Cervellera in un editoriale sui 60 anni della Re-
pubblica popolare cinese, celebrati il 1° ottobre 2009 - è avve-
nuta subito all'indomani della proclamazione della RPC. Fin
REGIMI COMUNISTI 59

dall'inizio, infatti, il maoismo si propone in modo programma-


tico di distruggere ogni religione come superstizione, o assor-
birla come strumento di governo, controllata da organizzazioni
alle dipendenze del partito. Così, da subito, personalità delle
Chiese che lavoravano per il popolo - e che all'inizio avevano
perfino guardato con simpatia l'arrivo dei comunisti - si trova-
no a resistere alla divinizzazione e all'assolutismo del potere,
salvaguardando la libertà della propria coscienza. 1

Il terribile racconto del direttore di AsiaNews prosegue det-


tagliando le condizioni dei cristiani nella Cina contemporanea:

Ancora oggi è in atto una campagna per eliminare tutte le co-


munità protestanti sotterranee e le cosiddette chiese domestiche,
distruggendo chiese, arrestando i pastori, bastonando i fedeli,
proibendo la diffusione di bibbie. La comunità cattolica non sta
meglio. I vescovi ufficiali - circa 70, riconosciuti da Pechino - so-
no ormai sotto un controllo ferreo perché segretamente riconci-
liati col papa. I vescovi sotterranei - non riconosciuti - sono tut-
ti (circa 40) agli arresti domiciliari. Vale la pena ricordare che al-
cuni di loro sono scomparsi da tempo: mons. Giacomo Su Zhi-
min (diocesi di Baoding, Hebei), 75 anni, arrestato e scomparso
dal 1996; mons. Cosma Shi Enxiang (diocesi di Yixian, Hebei), 86
anni, arrestato e scomparso il 13 aprile 2001; mons. Giulio Jia
Zhiguo, scomparso per l'ennesima volta il 30 marzo scorso.

Nonostante questo, annota in conclusione Cervellera, an-


che « " g r a z i e " alle persecuzioni comuniste i cattolici sono più
che quadruplicati negli ultimi 60 anni. Nel '49 erano poco
più di 3 milioni; oggi, cattolici sotterranei e ufficiali, sempre
più riconciliati, sono più di 12 milioni e vi sono circa 100.000
nuovi battezzati (adulti) ogni anno». Nella Cina del 2008 non
60 GUERRA AI CRISTIANI

ci sono state solo le Olimpiadi, ma una costante distruzione


dell'umano. L'occasione dei tradizionali giochi sportivi l'ha
confermato. A m n e s t y International ha denunciato un au-
mento delle violazioni dei diritti umani proprio a causa del-
le Olimpiadi. La politica cinese, infatti, ha continuato a im-
prigionare senza processo e per un lungo periodo elementi
scomodi in vista dell'invasione di turisti e giornalisti stra-
nieri. A proposito di libertà d'informazione, il dipartimento
centrale della pubblicità ha imposto ai media del paese di
non alimentare la «pubblicità sfavorevole» nei confronti dei
giochi. Dunque non è stato possibile parlare delle violenze
avvenute su alcuni gruppi di disabili, dell'inquinamento e
dei cibi avvelenati; tutti episodi che in quei mesi si sono ve-
rificati puntualmente. La direttiva forse più eclatante ema-
nata dalle autorità governative riguardava però l'obbligo
per tutti gli atleti o visitatori di non portare con sé nel corso
delle Olimpiadi «opuscoli e materiali usati per qualsiasi atti-
vità religiosa o politica o per dimostrazioni». Questa censu-
ra è valsa tutto l'anno. Nonostante al XVII Congresso del
Partito comunista cinese la parola «democrazia» fosse stata
pronunciata 60 volte dal segretario generale Hu Jintao, ga-
rantendo che «il popolo è padrone» del paese, la situazione
è a tutt'oggi raccapricciante. Nella prima proposta di risolu-
zione presentata all'Europarlamento, e votata quasi all'una-
nimità il 14 n o v e m b r e 2007, «su gravi episodi che mettono a
repentaglio l'esistenza delle comunità cristiane e di altre co-
munità religiose», si sottolineava «la gravità della situazione
per quanto concerne la libertà religiosa nella Repubblica po-
polare cinese, dove le autorità continuano a reprimere qual-
siasi manifestazione religiosa, soprattutto nei confronti della
Chiesa cattolica, di cui molti fedeli e vescovi sono detenuti
da anni e in alcuni casi sono morti in carcere». Era del 25 no-
REGIMI COMUNISTI 61

vembre 2007, per esempio, la notizia dell'arresto del rettore


del seminario della diocesi di Yujiang, padre Zhongliang, e
di un suo seminarista, Wang Bin, colpevoli di aver riunito il
clero della regione. I due sacerdoti avevano agito in rappre-
sentanza del vescovo della diocesi - l'ottantacinquenne
mons. Tommaso Zeng J i n g m u - da tempo agli arresti domi-
ciliari nella residenza episcopale.
Spesso i religiosi vengono internati insieme agli altri op-
positori politici nei Laogai, ovvero in campi di lavoro pensa-
ti per intimidire, indottrinare e, allo stesso tempo, fornire un
enorme forza lavoro a costo zero. La «rieducazione» è un
processo che avviene mediante «lezioni di studio» giornalie-
re che seguono i lavori forzati. Successivamente il detenuto
è costretto a dichiarare pubblicamente le proprie colpe. Così
nasce la «nuova persona socialista» che, al fine di mostrare la
propria lealtà al partito, spesso denuncia i suoi amici e pa-
renti. Secondo la corte amministrativa i cristiani sono colpe-
voli di «crimini contro lo Stato, organizzati durante gli in-
contri di un culto diabolico». Purtroppo i perseguitati non
sono solo i cristiani ma anche monaci tibetani, buddhisti,
islamici e Falun Gong - m o v i m e n t o d'ispirazione taoista-
b u d d h i s t a non autorizzato. Nella situazione cinese si capisce
bene perché la prima libertà è quella religiosa: la ragione del-
l'uomo è fame e sete di significato, la sua natura profonda è
un interrogativo ultimo sull'esistenza. Quel regime che ten-
ta di contenere ogni libera ricerca sull'origine e il destino del-
l'uomo è violento. La libera ricerca sull'uomo, infatti, è limi-
te a ogni potere, perché possibile sorgente d'opposizione.
Tanto è vero questo che, quando il presidente americano Ba-
rak O b a m a ha voluto incontrare il Dalai L a m a in qualità di
leader spirituale nella Map Room, e quindi non nell'Ufficio
ovale dove è solito ricevere i leader internazionali, il Mini-
62 GUERRA AI CRISTIANI

stro degli Esteri di Pechino ha minacciato ugualmente gravi


ripercussioni nei rapporti tra Stati Uniti e Cina. La libertà re-
ligiosa è davvero la «cartina di tornasole» di una società giu-
sta. Ecco perché il regime comunista concede la libertà di
culto, per quanto riguarda i cattolici, solo ai fedeli aderenti
all'AP, l'Associazione Patriottica cinese. Questa non ricono-
sce ufficialmente il primato del papa. I cattolici fedeli al pon-
tefice sono considerati «agenti di una potenza straniera».
Anche se in tempi recenti Pechino ha aperto una trattativa
con il Vaticano, tuttora continuano le incarcerazioni di sacer-
doti e vescovi. E il caso di Wang Zhong, della diocesi di
Xiwanzi, condannato il 25 n o v e m b r e a tre anni di carcere per
aver organizzato la festa della consacrazione di una chiesa.
A una manciata di chilometri il parroco ottantenne, Liao
Haiqing, viene regolarmente allontanato in occasione di
ogni festività cattolica, impedendogli di celebrare la messa
con i fedeli del luogo, per la maggior parte non ufficiali. No-
nostante le costrizioni, ogni domenica egli celebra una fun-
zione pubblica, con le porte della sua chiesa aperte. In una
Cina che negli ultimi vent'anni è divenuta una grande po-
tenza economica capitalista, l'AP - e il Ministero per gli Af-
fari Religiosi - rimangono feudo di una fazione stalinista che
frena ogni spiraglio di libertà per motivi economici: i due en-
ti gestiscono e dilapidano - per fini privati - i beni della
Chiesa. Per questo, mentre nel partito si sono alzate voci a fa-
vore della libertà religiosa, l'AP ha fatto di tutto per blocca-
re ogni segno di avvicinamento fra Cina e Vaticano. L'Asso-
ciazione ha orchestrato, nel 2000, una c a m p a g n a contro la ca-
nonizzazione dei martiri cinesi facendo arrestare vescovi e
sacerdoti «sotterranei». Nel 2005, invece, ha ordinato vesco-
vi illecitamente. Nel silenzio, però, la Chiesa sta ritrovando
la sua unità. Dopo la Rivoluzione culturale - in cui vescovi
REGIMI COMUNISTI 63

patriottici e sotterranei si sono incontrati negli stessi lager


perché oggetto della stessa persecuzione - e dopo il massa-
cro di Tiananmen dell'89, che ha segnato un punto di non ri-
torno per il Partito comunista, sempre più vescovi nominati
dal governo hanno domandato in segreto di poter essere ri-
conciliati con il papa. Benedetto XVI, fin dai primi giorni del
suo pontificato, si è rivolto alla Repubblica popolare chie-
dendo non privilegi per la Chiesa, ma solo «condizioni di li-
bertà e di azione per la sua missione». Nella lettera inviata ai
fedeli della Chiesa cinese, il 30 giugno del 2007, il papa af-
fronta nella prospettiva dell'unità della Chiesa la questione
delle nomine dei vescovi, dei rapporti con il governo e della
vita della comunità dei fedeli. Preoccupato in primo luogo
per l'unità della Chiesa, Benedetto XVI non usa le espressio-
ni «Chiesa ufficiale» e «Chiesa clandestina», ma parla solo di
«Chiesa in Cina», della quale, fin dalle prime righe loda la
«fedeltà» e ne ricorda le «gravi sofferenze». Affronta le tre ti-
pologie di vescovi cinesi: quelli clandestini, quelli riconcilia-
ti e i pochi non riconciliati. Per i primi auspica che il gover-
no dia il proprio riconoscimento a coloro che «non volendo
sottostare a un indebito controllo, esercitato sulla vita della
Chiesa, e desiderosi di mantenere una piena fedeltà al Suc-
cessore di Pietro e alla dottrina cattolica, si sono visti costret-
ti a farsi consacrare clandestinamente» (n. 7). Dei secondi, che
«sotto la spinta di circostanze particolari hanno acconsentito
a ricevere l'ordinazione episcopale senza il mandato pontifi-
cio ma, in seguito, hanno chiesto di poter essere accolti nella
comunione con il Successore di Pietro» (n. 7), chiede che
informino «pienamente» sacerdoti e fedeli del ristabilimento
della totale comunione. Per smorzare gli entusiasmi di laici e
vescovi, il leader nazionale dell'AP, il laico Liu Bainian, ha
decretato la non distribuzione della Lettera in Cina.
64 GUERRA AI CRISTIANI

Un altro baluardo dell'ideologia comunista è il Mya rimar,


meglio noto con il nome di Birmania. Q u a n d o nel settembre
del 2007 i monaci buddhisti hanno sfilato per giorni lungo le
strade di Yangon - la capitale del paese - sfidando il gover-
no che ha ridotto alla fame i birmani, proprio in quel paese
che era la risaia dell'Asia, anche i cristiani h a n n o subito le ri-
torsioni del regime. Ne è prova una mail clandestina inviata
a un sacerdote e pubblicata su «Avvenire» il 30 settembre di
quell'anno:

Carissimi [...], grazie. Pregate per noi. Le cose sono molto brut-
te. Oggi hanno ammazzato molti e sparano. I soldati sono stati
drogati con pillole di ecstasy. I morti non possono essere conta-
ti. Pregate. Per favore, quando parlate ad altri del nostro paese,
non nominate il mio nome perché è pericoloso. Io per il mo-
mento sono a [...] e vedo tutto. Soffro e piango. Preghiamo per
la pace e la dignità umana come è stata creata. Grazie per i vo-
stri aiuti. Ora mi servono molto. Se si prolunga questa crisi la
gente non avrà più da mangiare. Negozi chiusi e i trasporti non
esistono. Noi preghiamo.

Quello birmano, infatti, è un regime che fin da subito si di-


chiara ateo. Nasce agli inizi degli anni '60, quando il generale
Nu Win, destituendo l'allora primo ministro U Nu, promette
di instaurare una «democrazia popolare» sul modello sovieti-
co. Quella che è definita la «la via birmana al socialismo» pre-
vede esplicitamente che: «Al posto di Dio bisogna mettere
l'uomo, che è l'essere supremo... La filosofia del nostro parti-
to è una dottrina puramente mondana e umana». E ancora:
«L'ideale del socialismo è una società prospera, ricca, fondata
sulla giustizia. Non c'è posto per la carità... Lo Stato pensa a
tutto». Il risultato è stato l'immediata confisca e nazionalizza-
REGIMI COMUNISTI 65

zione delle scuole e delle strutture sanitarie erette e gestite dal-


la Chiesa e l'espulsione di tutti i missionari stranieri.
Non è migliore la situazione in Vietnam. Il 7 gennaio
scorso il regime ha abbattuto il Crocifisso di un cimitero cat-
tolico della parrocchia di D o n g Chiemi ad Hanoi. A seguito
del fatto i fedeli della parrocchia si sono rivoltati ottenendo
in cambio n u o v e intimidazioni e l ' i m p e d i m e n t o a entrare
nella propria chiesa. C o m e riporta AsiaNews: «Una nota del-
l'arcivescovado di Hanoi, che viene letta in tutte le chiese
[...], parla di " c e n t i n a i a " di agenti e militari che bloccano,
anche con la forza, chiunque voglia recarsi in chiesa; arresti
e minacce».
Nei paesi a regime comunista siamo ancora fermi ai tem-
pi in cui la politica non viene considerata come un tentativo
di risposta alle esigenze dell'uomo «reale», dell'uomo che
«esiste», ma come un tentativo di immaginare un «uomo
n u o v o » frutto di elucubrazioni mentali. Le ideologie, i fon-
damentalismi e i relativismi sono accomunati dall'abbando-
no della verità, dal mancato riconoscimento dell'essere come
principio della realtà e dall'utilizzo del potere per dare una
n u o v a base alla realtà. La storia delle grandi dittature del
passato ci dimostra che Dio fa paura a chi ha la pretesa di so-
stituirsi a lui. Ma la storia ci ha insegnato anche che alla lun-
ga la furia ideologica che ha nella negazione della libertà re-
ligiosa il suo strumento di massima distruzione della dignità
dell'uomo, viene sconfitta dalla p r o r o m p e n z a della fede e
del desiderio di libertà degli uomini.

http: / / w w w . a s i a n e w s . i t / i n d e x . p h p ? l = i t & a r t = 1 6 4 5 8
India

[I cristiani] sono ancora vittime innocenti di intimida-


zioni e violenze. Il governo non fa nulla per aiutare la
loro riabilitazione, dopo le violenze religiose del 2008, e
continuano a vivere nella paura. D'altra parte, le mi-
gliaia di denunce che hanno sporto contro i loro assali-
tori non sono servite a nulla: i colpevoli di quel massa-
cro sono ancora in circolazione per lo Stato dell'Orissa.
C'è bisogno di un sistema che aiuti ifedeli a tornare al-
la vita normale. Hanno bisogno di un lavoro e di una
casa, dato che per evitare la morte i cittadini di 14 vil-
laggi sono scappati e ora vivono nelle tende. Deve in-
tervenire il governo, anche perfare giustizia.
Sajan K. George, presidente del Consiglio globale
dei cristiani indiani, 24 febbraio 2010

Il mio più intimo desiderio è di realizzare la fratellanza


[...] tra tutti gli uomini, indù, musulmani, cristiani,
parsi ed ebrei.
Gandhi

Rajani Majhi, 21 anni, il 27 agosto 2008 è stata arsa viva


mentre cercava di salvare gli ospiti di un orfanotrofio della
68 GUERRA AI CRISTIANI

missione di Bargarh nello Stato dell'Orissa, in India. Nella


stessa regione anche un u o m o è bruciato vivo, lo stesso
giorno, a K a n d h a m a l e una suora è anch'essa morta carbo-
nizzata dopo essere stata stuprata nel Centro sociale di Bu-
baneshwar. In tre giorni di agguati sono state 11 le vittime
e 25 le chiese distrutte. Ma anche nel luglio precedente,
sempre nella stessa regione, è stato distrutto un orfanotro-
fio e una parrocchia è stata saccheggiata. Purtroppo non si
tratta di episodi isolati, ancora una volta siamo di fronte ad
attacchi contro le c o m u n i t à cristiane, gli ennesimi episodi
di una p e r s e c u z i o n e che sembra non avere fine: n u m e r o s e
le persone, alcune delle quali p r o b a b i l m e n t e morte o ferite,
di cui è stata denunciata la scomparsa; decine di migliaia i
cristiani tribali e dalit che si n a s c o n d o n o nelle foreste, mol-
ti dei quali senza cibo e acqua potabile. Il 26 giugno, inve-
ce, in Pakistan, Saba e Anila Younas, cristiane, sono state ra-
pite da un gruppo di m u s u l m a n i , costrette a convertirsi al-
l'islam e obbligate a sposarsi. C'è ancora grande preoccu-
pazione per la situazione delle m i n o r a n z e cristiane, in par-
ticolar m o d o nello Stato dell'Orissa, e per l'impatto che le
leggi anticonversione diffuse in diversi Stati dell'India pos-
sono avere sulla libertà religiosa, anche c o n s i d e r a n d o il fat-
to che non c'è stato effettivo intervento della polizia duran-
te gli attacchi che hanno portato nell'estate del 2008 all'uc-
cisione di almeno 37 cristiani. Nel periodo tra agosto e set-
tembre 2008 circa venti cristiani, uomini e donne, sono sta-
ti b r u t a l m e n t e uccisi in un clima che ricorda da vicino il
massacro dei sikh a Delhi e in altre zone nel 1984, e quello
dei m u s u l m a n i nel 1993 a M u m b a i e nel 2002 nel Gujarat.
Sono state stuprate suore e sono stati feriti centinaia di pa-
stori, preti e attivisti religiosi. Oltre quaranta chiese sono
state distrutte, molte per la seconda volta, oltre alle centi-
INDIA 69

naia e centinaia di case ancora una volta bruciate nelle città,


nei villaggi e nelle foreste. I cristiani sono stati braccati co-
me animali.
Nella ricostruzione fatta dalle chiese locali non ci sono
dubbi su chi sia stato a perpetrare simili violenze. La re-
sponsabilità ricade sul Sangh Parivar, e sugli elementi che lo
c o m p o n g o n o , il Rashtriya Swayamsevak Sangh, il Vishwa
Hindu Parishad (VHP), il Bajrang Dal e il Vanvasi Kalyan
Sangh, e in particolare su gruppi legati agli ashram dell'ex vi-
cepresidente L a k s h m a n a n a n d a Saraswati, appartenente al
VHP. I leader del VHP, tra cui Praveen Togadia, hanno aper-
tamente invocato la pulizia etnica, mentre altri hanno di-
chiarato che non smetteranno di versare sangue finché non
avranno liberato l'Orissa dai cristiani.
La polizia ha fatto finta di non vedere per mesi. Spesso
si è resa complice delle violenze e non è mai intervenuta
per salvare gli sventurati cristiani e le loro istituzioni. Al
contrario, l'apparato di funzionari, vertici della polizia e
burocrati h a n n o ripetuto p a s s i v a m e n t e le m e n z o g n e del
Hindutva Sangh Parivar e la sua stretta definizione di na-
zionalismo religioso per addossare ai cristiani la colpa del-
le tensioni. «Se il primo ministro (dello Stato dell'Orissa) e
il suo governo hanno perduto il loro diritto di governare,
anche il Chief Secretary, il segretario di Stato e il direttore
generale della Polizia non h a n n o più il diritto di restare in
servizio attivo. È una vergogna che restino in carica ed è
una prova evidente della cospirazione messa in atto dal go-
verno (locale), dal partito di coalizione Bharatiya Janata e
dall'apparato di Stato contro la comunità cristiana e la fede
cristiana», h a n n o proclamato a gran voce al Governatore
dell'Orissa i cristiani di Delhi. L'apparato di Stato ha sba-
gliato tre volte: non tutelando i cristiani nel dicembre 2007,
70 GUERRA AI CRISTIANI

non p r o t e g g e n d o l'ex leader del V H P né d i p a n a n d o il mi-


stero del suo assassinio, e infine non evitando ancora una
volta ai cristiani lo sterminio nell'agosto 2008.
A OVEST DI VIENNA

INDICE DELLE DISCRIMINAZIONI

Ebbene, soltanto noi siamo esclusi dall'avere una propria re-


ligione. Ci si accusa di offendere i romani, e non siamo con-
siderati romani, perché il Dio che adoriamo non è un Dio ro-
mano. Meno male che c'è per tutti un unico Dio, cui tutti,
volenti o nolenti, noi apparteniamo. Per voi invece è lecito
adorare qualunque iddio, fuorché quello vero, quasi non fos-
se piuttosto il Dio di tutti, quello di cui tutti noi siamo.
Tertulliano, Apologetico, 24,9-10

Credo che pregare possa sempre aiutare quando qualcuno


sta male. Sento che è una cosa buona da chiedere e un buon
modo di infondere la speranza che le cose cambino.
Caroline Petrie, infermiera inglese
che il 2 febbraio 2009 è stata sospesa
dal servizio perché, durante le sue visite
a domicilio, ha offerto il sostegno
cristiano a una paziente
L'OSCE e la libertà religiosa

Si è svolta il 5 novembre 2009 a Vienna la Riunione ple-


naria del Consiglio permanente dell'Organizzazione per la
Sicurezza e la Cooperazione in Europa (OSCE), durante la
quale, insieme agli altri due rappresentanti permanenti con-
tro le discriminazioni, ho redatto un bilancio del lavoro svol-
to in questi primi 11 mesi di incarico come Rappresentante
permanente contro razzismo, xenofobia e discriminazione,
con particolare riferimento alla discriminazione dei cristiani.
L'OSCE rappresenta una regione abitata da popoli con diffe-
renti origini, culture e confessioni religiose. In questo conte-
sto, il modello del pluralismo rappresenta un riferimento do-
veroso per ogni Stato membro. Il pluralismo non è qualcosa
che noi possiamo ritenere garantito per sempre, ma è un pro-
cesso che richiede un lavoro costante nonché uno sforzo co-
mune degli Stati membri. Sin dal primo giorno di mandato,
siamo stati testimoni di una crisi economica senza preceden-
ti che ha interessato tutta la regione OSCE. Tuttavia alcuni
gruppi hanno subito l'impatto della crisi in m o d o più
profondo rispetto ad altri. A causa della loro posizione vul-
nerabile, gli effetti della crisi economica sui migranti, sui ri-
fugiati e su altre minoranze sono stati devastanti e hanno
contribuito a peggiorare non poco una situazione che era già
74 GUERRA AI CRISTIANI

insostenibile in partenza. Istituzioni come OSCE e O D H I R


devono quindi assumere un ruolo centrale collaborando con
gli Stati in particolare per rafforzare la legislazione in mate-
ria, per la raccolta dei dati e per lo sviluppo di programmi
educativi. Il mio intervento si è poi focalizzato sui cristiani.
Recentemente la Corte europea dei diritti dell'uomo ha pro-
dotto una sentenza che impedisce di esporre in Italia il Cro-
cifisso nelle scuole, disconoscendo duemila anni di storia di
un paese e calpestando quindi l'identità del suo popolo.
Questa sentenza è c o m u n q u e il messaggio di un'istituzione,
il Consiglio d'Europa, che non ha nulla a che vedere con l'U-
nione Europea. La C o m m i s s i o n e europea ha infatti puntual-
mente precisato che «si tratta di una decisione che viene da
un'istituzione che non appartiene all'Unione Europea».
Un'istituzione che più che promuovere i diritti umani non fa
che oscurarli. Ma nel quotidiano, all'interno delle nostre so-
cietà, esistono discriminazioni nei confronti dei cristiani an-
che in Europa? La risposta è purtroppo affermativa e le pro-
porzioni sono tutt'altro che trascurabili. Si tratta di un feno-
meno consistente che interessa non solo i paesi nei quali il
cristianesimo è una minoranza, ma anche quelli in cui è
maggioranza. La morte del giornalista turco Hrant Dink, le
minacce contro il missionario protestante Orhan Ant, l'epi-
sodio della sospensione dal lavoro in Inghilterra di un di-
pendente aeroportuale colpevole di aver esposto u n ' i m m a -
gine di Gesù, quello recentissimo di una dipendente ammi-
nistrativa dell'ospedale fiorentino di Careggi che ha ricevu-
to un rimprovero scritto per aver affisso sulla bacheca del
proprio ufficio un «santino» della M a d o n n a di Fatima, l'in-
cendio presso la scuola cattolica e la cappella di Notre D a m e
de Fatima in Francia sono solo alcuni dei casi d'intolleranza
e di discriminazione nei confronti dei cristiani all'interno
L'OSCE E LA LIBERTÀ RELIGIOSA 75

dell'area OSCE. Le discriminazioni possono essere intenzio-


nali (quando c'è una netta posizione anticristiana), o non in-
tenzionali, quando le leggi di qualche Governo apparente-
mente neutrali risultano inique nei confronti dei cristiani.
Un'importante conclusione cui si è arrivati durante un altro
incontro sulla libertà religiosa a cui ho partecipato nel luglio
2009 presso la sede dell'OSCE è che intolleranza e discrimi-
nazione delle comunità religiose sono strettamente collegate
con le limitazioni della libertà di religione o di credo. In al-
cune parti dell'area O S C E , le chiese cristiane e i membri di
altre religioni si trovano a dover fronteggiare problemi basi-
lari, come la proibizione di acquisire uno status legale, pre-
gare liberamente o diffondere letteratura.
Per quanto riguarda i casi registrati soprattutto nei paesi oc-
cidentali, dove i cristiani sono in netta maggioranza, non si
può parlare di vere e proprie restrizioni circa il diritto di pro-
fessare liberamente la propria religione. Si tratta di discrimina-
zioni riconducibili, ad esempio, all'obiezione di coscienza o al
tema dell'insegnamento della religione. Su quest'ultimo pun-
to, è stato rilevato che in alcuni paesi dell'area OSCE non è pie-
namente rispettato il diritto dei genitori di educare i propri fi-
gli secondo i loro valori morali. Alcuni programmi recente-
mente introdotti nei sistemi scolastici della Spagna e dello Sta-
to canadese del Québec, ad esempio, sono percepiti dalle fa-
miglie come delle vere e proprie invasioni nella vita privata dei
cittadini, in quanto tali iniziative rischiano di relativizzare i va-
lori religiosi trasmessi in contesti come quello familiare.

Un altro aspetto significativo che è emerso dagli inter-


venti dei vari relatori è la presenza sempre più preoccupan-
te nei media di elementi discriminatori volti a ridicolizzare i
simboli religiosi o a insultare la religione cristiana e coloro
che la professano. Anche molti discorsi pronunciati contro la
76 GUERRA AI CRISTIANI

Chiesa e la Santa Sede in occasione di incontri politici pub-


blici sembrano alimentare il pregiudizio e l'intolleranza ver-
so i cristiani. Tale p r o p a g a n d a può avere una forte influenza
negativa, tanto da generare in molti casi veri e propri feno-
meni di violenza definiti in gergo tecnico hate crimes '.
Questo tipo di crimine, secondo i dati forniti recentemen-
te dall'ODIHR, è particolarmente presente nella regione
OSCE nonostante l'impegno mostrato da alcuni governi nel
realizzare leggi ad hoc in risposta alle specifiche manifesta-
zioni di hate crimes presenti nelle loro comunità. Un proble-
ma relativo allo studio di questo fenomeno in preoccupante
crescita è la difficoltà nel reperire dati e informazioni. Tra gli
Stati partecipanti all'OSCE solo poco più della metà racco-
glie dati sugli hate crimes basati sull'odio religioso e solo tre
Stati hanno fornito informazioni specifiche sui crimini con-
tro i cristiani. La Santa Sede ha fornito una lista di informa-
zioni basate su fonti giornalistiche e televisive, mentre sol-
tanto poche O N G hanno menzionato nei loro reports il pro-
blema con riferimento ai cristiani 2 .
Inoltre, alcuni dei partecipanti alla tavola rotonda hanno so-
stenuto che, in effetti, anche leggi apparentemente neutre pos-
sono generare in modo indiretto delle discriminazioni, quando
queste vengono utilizzate per limitare la libertà di espressione
e il proselitismo da parte delle comunità cristiane. Uno dei par-
tecipanti ha descritto come in alcuni atenei universitari siano
proibiti i discorsi e le attività portate avanti da gruppi di stu-
denti cristiani, adducendo come motivazione il fatto che que-
ste attività potrebbero offendere o disturbare gli altri studenti.
In sostanza un ennesimo tentativo di relegare la religione cri-
stiana ai margini della società, mascherando questa chiara in-
tenzione con la scusa dei diritti delle altre religioni.
Alla fine della discussione sul tema dell'intolleranza con-
L'OSCE E LA LIBERTÀ RELIGIOSA 77

tro i cristiani, svoltasi nella capitale austriaca, tutti coloro che


hanno preso parte all'incontro, nel formulare le raccoman-
dazioni conclusive, hanno evidenziato come sia fondamen-
tale continuare ad approfondire la questione in m o d o da au-
mentare la visibilità di un problema di grande attualità che
richiede una costante attenzione.
In una società in cui tutti noi dobbiamo misurarci con la
dottrina del politicamente corretto, è importante reagire
rafforzando l'io e la centralità della persona con tutte le di-
verse sfumature che essa comporta. Il ruolo dei governi in tal
senso è fondamentale per assicurare una piena partecipazio-
ne dei cristiani nella vita pubblica. Pertanto è necessario as-
sicurare il diritto all'obiezione di coscienza e il massimo del-
l'impegno per modificare nel minor tempo possibile quelle
normative che di fatto si traducono in una discriminazione
nei confronti dei cristiani.
Per quanto riguarda i media, non si può negare che il
punto di vista secolarista sia spesso caratterizzante. Bisogna
prestare, quindi, particolare attenzione affinché la libertà di
espressione non diventi uno strumento per ridicolizzare e in-
sultare i cristiani.

1 Si è in presenza di un hate crime (crimine d'odio) quando qualcuno attac-


ca verbalmente o fisicamente un'altra persona e il crimine è motivato dal
pregiudizio verso un particolare gruppo di persone a causa della loro raz-
za, etnia, orientamento sessuale, religione ecc. Tali crimini possono consi-
stere in aggressione fisica, danni alla proprietà, mobbing, molestie, abusi
verbali o insulti, graffiti offensivi o lettere.
2 Hate Crimes in the OSCE Region - Incidents and Responses, 2008 Report.
Relativismo e fondamentalismo:
le nuove ideologie

Ecco prospettarsi ancora una volta un compromes-


so! Le velenose esalazioni del cristianesimo ammor-
bano la volontà rivoluzionaria.
A. Solzenicyn, Arcipelago Gulag, settembre 1973

Non est persecutio omnibus christianis quando prò


ventate certantur? (Non si tratta forse di persecu-
zione per i cristiani quando lottano per la verità?)
S. Agostino, Sermones, 94/A,2

Dice Benedetto XVI che «i rischi più grandi che la società


contemporanea corre sono dovuti a fondamentalismo e relati-
vismo». Il fondamentalismo, cioè prendere Dio a pretesto per
un progetto di potere, e il relativismo, ossia mettere tutte le
opinioni sullo stesso piano di modo che non emerga più la ve-
rità, che non sia più possibile costruire un'ipotesi buona per
una generazione. Dei numeri del fondamentalismo abbiamo
una certa pratica: sono i numeri legati alla vicenda delle Torri
Gemelle, sono i numeri dell'attentato alla stazione di Atocha a
Madrid, sono i numeri dell'attentato alla metropolitana di
Londra e potrei proseguire con un lungo rosario di desolazio-
ne e di morte. Ma quali sono i numeri del relativismo?
80 GUERRA AI CRISTIANI

Negli ultimi dieci anni - tra il 1996 e il 2006 - contiamo nei


paesi dell'Unione 10 milioni di divorzi con un coinvolgi-
mento di circa 15 milioni di figli; i numeri del relativismo
non sono da leggere alla luce di una mistica identitaria che si
basa su riflessioni di carattere teocon, ma sono i numeri del
declino di un Continente. I numeri del relativismo sono il ri-
sultato del fallimento della politica economica di generazio-
ni di governi che nei 27 paesi dell'Unione europea hanno
sbagliato i soggetti su cui puntare per vincere la sfida della
competizione internazionale. I numeri del relativismo ci di-
cono che solo il 2,1% del PIL viene destinato in Europa alla
famiglia, e questo a fronte di un investimento, o meglio di
una spesa, in politiche sociali del 28% senza considerare che
paese per paese, laddove è più forte l'investimento sulla fa-
miglia, più bassa è la spesa sociale. Perché r a g i o n e v o l m e n t e
se l ' a n z i a n o invece di essere ricoverato in ospedale viene
tenuto e curato a casa, oltre a ricevere più attenzione e più
amore, è evidente che questo è un v a n t a g g i o che si tradu-
ce anche in termini economici e di risparmio per la spesa
pubblica.
Allora la questione di fondo è questa. Oggi noi ci con-
frontiamo con i numeri del relativismo. Il confronto con i nu-
meri del relativismo non è da intendersi in termini ideologi-
ci, ma è da intendersi alla luce di una lettura pragmatica che
ci vede desiderare di competere con il resto del m o n d o , che
ci vede obbligati a confrontarci con il resto del mondo.
Vorrei aggiungere un'altra annotazione, affinché si capisca
bene qual è lo scenario di combattimento, lo scenario di guer-
ra, che cosa siamo chiamati a fare, qual è la nostra responsa-
bilità in questo m o m e n t o e come si articola la battaglia.
In un rapporto dal titolo «Relazione sull'Evoluzione del-
la Famiglia in Europa 2008», la Rete Europea dell'Istituto di
RELATIVISMO E FONDAMENTALISMO: LE NUOVE IDEOLOGIE 81

Politica Familiare 1 ha evidenziato come tra divorzi, aborti,


calo delle nascite, invecchiamento e insufficienza di politiche
di sostegno, la famiglia m o n o g a m i c a rischi di scomparire dal
p a n o r a m a coiitinentale. Il quadro che emerge è drammatico,
tutti gli indicatori riguardanti popolazione, natalità, matri-
moni, rottura delle famiglie sono sostanzialmente peggiora-
ti negli ultimi venticinque anni. Il p a n o r a m a della famiglia
in Europa si è aggravato in maniera preoccupante.
Nonostante la crescita della popolazione di 40,2 milioni di
unità, i matrimoni sono in enorme calo. Nei 27 paesi dell'UE
tra il 1980 e il 2006 il numero dei matrimoni è sceso del
23,9%. L'età di matrimonio si è spostata sempre più avanti:
la media europea vede gli uomini sposarsi a 31 anni e le don-
ne a 29, con un ritardo di circa 5,5 anni rispetto alle medie del
1980. Cresce anche l'età media della prima maternità, che
nella UE è prossima ai 30 anni. La media si interseca tra la
Polonia che registra l'età più bassa per la prima maternità
(27,9 anni), e la Spagna che registra la maternità più tardiva
(30,88 anni), seguita a breve dall'Italia (30,8 anni) e dall'O-
landa (30,58 anni).

I matrimoni sono in calo e per nulla stabili. Negli ultimi


ventisei anni (1980-2006) divorzi e separazioni sono cresciu-
ti del 55%, fino a una media di uno ogni 30 secondi. Dal 1996
al 2006 si contano 10,1 milioni di fallimenti matrimoniali,
con il coinvolgimento di 15 milioni di figli. Il record dei di-
vorzi è in Germania (191.000 nel 2006), seguita da Gran Bre-
tagna e Francia.
In termini percentuali di aumento di separazioni e divorzi,
prima è la Spagna con un incremento del 290% tra il 1996 e il
2006. Considerando che il numero dei matrimoni cala, mentre
aumenta la percentuale di separazioni e divorzi, ormai in Eu-
ropa per ogni due matrimoni celebrati ce n'è uno che fallisce.
82 GUERRA AI CRISTIANI

Cresce il numero dei figli che nascono da genitori non


sposati: i dati parlano di uno su tre. In alcuni paesi come l'E-
stonia, la Svezia e la Francia ci sono più bambini che nasco-
no fuori dal matrimonio che all'interno.
Dal punto di visto demografico è altissima la frequenza
del numero di aborti nei 27 paesi che fanno parte dell'Unio-
ne Europea: imo ogni 27 secondi. Nel solo 2006 il numero di
bambini e b a m b i n e abortiti nella UE ha raggiunto la cifra di
1.167.775, pari a una media di 3199 al giorno. Cifra ancora
più preoccupante se si considera che le nascite sono in calo o
che sono state abortite il 19,4% delle gravidanze, cioè un na-
scituro su cinque. Secondo il rapporto dell'IPF l'aborto è di-
ventato la principale causa di mortalità in Europa, ben al di
là delle altre cause di mortalità «esterne» come suicidi, inci-
denti stradali, droga, alcolismo, AIDS, come pure delle ma-
lattie. Infatti, nel 2004 l'aborto ha fatto più vittime delle ma-
lattie di cuore (736.589), delle malattie cardiovascolari
(507.946), degli incidenti stradali (127.000), e dei suicidi
(59.209).

Un altro dato preoccupante è la m o d e s t a crescita demo-


grafica dell'Europa e l'invecchiamento relativo. Tra il 2000 e
il 2007 la popolazione europea è cresciuta di 14,2 milioni di
persone, di questi quasi 12 milioni - pari all'84% - sono im-
migrati. In ventotto anni, tra il 1980 e il 2008, la popolazione
europea è cresciuta con un tasso dell'8,8%, negli ultimi sei
anni (2002-2008) con un tasso del 2,6%, nell'ultimo anno
(2007-2008) del 2,1%. Se non ci sarà una svolta nelle politiche
demografiche, il rapporto calcola che dal 2025 l'Europa co-
mincerà lentamente a spopolarsi.
Nello stesso tempo l'invecchiamento della popolazione
procede rapidamente: nel 1980, in Europa, su 100 europei 22
avevano meno di 14 anni e 13 avevano superato i 65.
RELATIVISMO E FONDAMENTALISMO: LE NUOVE IDEOLOGIE 72

Nel 2004 i minori di 14 anni e gli over 65 erano pari. Dal


2005, gli over 65 hanno cominciato a superare gli under 14.
Oggi il 17% della popolazione europea ha più di 65 anni a
fronte del 15,9% che ne ha meno di 14. In questo contesto l'I-
talia ha il primato della più alta percentuale di anziani
(19,9% della popolazione, uno su cinque), mentre l'Irlanda è
il paese con la più alta percentuale di giovani (20,3%). L'ulti-
ma parte del rapporto dell'IPF è invece dedicato alle risorse
relativamente esigue destinate, dai vari paesi della UE, alle
politiche familiari. Sul 28% del PIL che l'Europa destina a
spese sociali solo il 7,7% è destinato alla famiglia (2,2% del
PIL). Su 13 euro che i paesi europei destinano a spese socia-
li, solo l ' l % è per la famiglia (con grosse differenze tra paese
e paese). Ciò vuol dire che i numeri del relativismo incidono
sull'organizzazione della spesa e incidono sull'organizzazio-
ne delle risorse (che non sono solo di tipo economico) con cui
una società intende far fronte alle sfide più grandi che è chia-
mata a vivere.
Infatti non si considera che la famiglia svolge un ruolo
chiave di ammortizzatore in particolare nei problemi della
disoccupazione, delle malattie, della droga, dell'esclusione
ed è il primo nucleo di solidarietà nelle nostre società e non
solo come unità giuridica, sociale ed economica ma innanzi-
tutto come unità di amore e solidarietà.
Si può inoltre notare - ed è questo il dato che più ci inte-
ressa e ci preme sottolineare - come esista un rapporto evi-
dente tra gli aiuti alle famiglie e il numero di nascite. Lad-
dove, infatti, crescono le politiche di sostegno alle famiglie,
cresce anche il numero di nascite. Da questo punto di vista i
modelli da tenere presente sono Francia, Irlanda e Lussem-
burgo dove si registra una considerevole crescita demografi-
ca proprio in virtù del fatto che si è scelto di investire sulla
84 GUERRA AI CRISTIANI

famiglia attraverso contributi concreti a loro favore. Spagna,


Polonia e Italia, come ben sappiamo, sono colpevolmente in
coda a questa classifica. I dati europei dimostrano che una
via per favorire l'incremento demografico esiste ed è già sta-
ta percorsa da alcuni paesi. Servirebbe solo il coraggio di in-
vertire la rotta e, prendendo come modello gli esempi posi-
tivi, esportarla anche in altre realtà.
Che cosa sta avvenendo oggi? Sta avvenendo qualcosa di
analogo a ciò che vediamo accadere sul tema della creazio-
ne dell'uomo nuovo. Cioè, mentre le ideologie di tipo
marxista, di tipo nazional-fascista negli anni passati ci dice-
vano che era necessaria la rivoluzione, cioè l'avvento del-
l ' u o m o n u o v o , le tecnologie di oggi l ' u o m o lo possono co-
struire, lo possono fare da zero, possono essere come Dio.
Nello stesso modo; mentre prima da parte di chi organizza-
va la rendita politica c'era la tendenza a separare l'uomo in-
dividuo dall'uomo m a c c h i n a , l ' u o m o massa dalla famiglia,
oggi, semplicemente, esattamente come nel caso delle tec-
no-scienze, le ideologie del politicamente corretto che alber-
gano soprattutto nelle istituzioni internazionali, dall'ONU
alle istituzioni europee, che cosa ci dicono? Che anche la fa-
miglia si può creare, si può creare un nuovo concetto di fa-
miglia, di quasi famiglia, di m o d e r a t a m e n t e famiglia, di fa-
miglia che non è famiglia. E basandosi su questo principio
ideologico si possono impostare politiche sociali che fuggo-
no dal vero scopo e finiscono per negarlo con l'affermarne
un altro: allora il primo cuore della battaglia è esattamente
questo, nel senso che in tutti i luoghi in cui siamo chiamati
a prendere posizione dobbiamo con chiarezza ridire che co-
s'è famiglia e dire incessantemente quali siano le condizioni
politiche che rendono possibile che la difesa della famiglia
sia la difesa di una cultura e di una società al cui centro c'è
RELATIVISMO E FONDAMENTALISMO: LE NUOVE IDEOLOGIE 85

realmente la persona. Nel m o m e n t o in cui facciamo la bat-


taglia per la famiglia e facciamo quindi la battaglia per
u n ' i m p o s t a z i o n e di sussidiarietà che faccia sì che la consi-
derazione del prodotto interno lordo investito in politiche
familiari serva in qualche m o d o a incidere anche sulle poli-
tiche dell'istruzione, sulle politiche fiscali, sulle politiche
per le piccole e medie imprese, sulle politiche dell'organiz-
zazione della spesa sanitaria, sulle politiche per l'organizza-
zione per l'assistenza agli anziani, nel m o m e n t o in cui fac-
ciamo questo, nel contempo affermiamo quel concetto vero
di famiglia.
Questo è il cuore della nostra battaglia. Nelle istituzioni
europee si trovano in questo m o m e n t o degli alleati sul tema
della sussidiarietà. Esiste realmente, anche nella Commissio-
ne e nel Parlamento europeo, un'attenzione in positivo a
un'impostazione sussidiaria del rapporto tra le istituzioni e il
cittadino; ma si manifesta oggi, e sarei pazzo a negarlo, un'e-
norme confusione sulla concezione della famiglia, sulla con-
cezione della persona, sulla concezione dei diritti o meglio
sull'ideologia dei diritti, che sta rischiando di trasformare
l'Europa da patria del diritto in supermarket dei diritti.

1 http :/ / www.ipfe.org
Dalla norma alla discriminazione

Non impellunt corpora christianorum, sed lace-


rant animas christianorum (Il persecutori] non
seviziano più i corpi dei cristiani, ma lacerano le
anime dei cristiani).
S. Agostino, Enarrationes in psalmos, 69,2

L'assistenza alle famiglie è uno dei temi ricorrenti nei di-


scorsi di Benedetto XVI degli ultimi mesi. Il 13 maggio 2009,
nel suo discorso ai partecipanti all'Assemblea plenaria del
Pontificio Consiglio per la famiglia, il papa ha definito que-
st'ultima fondata sul matrimonio, «la cellula vitale e il pila-
stro della società». Lo Stato - ha proseguito - deve ricono-
scere l'importanza della famiglia e aiutarla a svolgere le sue
funzioni. Il Santo Padre ha anche invitato le famiglie a porre
Dio al centro della loro vita. Dio aiuterà le coppie sposate nel
loro compito di crescere i figli, ha affermato. «La stabilità
della famiglia è oggi particolarmente a rischio; per salva-
guardarla occorre spesso andare controcorrente rispetto alla
cultura dominante», ha affermato il papa. Occorre tradurre
questo messaggio in azioni concrete. Ma non basta, poiché
per contrastare il crollo demografico non sono sufficienti po-
litiche di incentivazione economica, ma è necessario un cam-
8 GUERRA AI CRISTIANI

biamento culturale che motivi la famiglia e la procreazione.


Benedetto XVI, in un messaggio inviato ai partecipanti alla
dodicesima sessione plenaria della Pontificia Accademia
delle Scienze Sociali, ha fatto riferimento alla «necessità ur-
gente» di riflettere sul tema dell'invecchiamento demografi-
co. Nel suo messaggio, Benedetto XVI osserva che questa
scarsa natalità è dovuta a cause molteplici e complesse. Ma,
sebbene esse siano spesso di natura economica, sociale e cul-
turale, «le sue radici profonde sono morali e spirituali. Sono
dovute a un'inquietante m a n c a n z a di fede, speranza e, di
fatto, amore», ha aggiunto il papa. Una m a n c a n z a difficil-
mente sanabile dalle politiche economiche. L'essere u m a n o ,
infatti, non è soltanto un produttore e un consumatore, in
quanto possiede una dimensione sociale e affettiva su cui si
fonda la sua dignità. Ogni politica realmente incentrata sul-
l'uomo deve non soltanto considerare, m a anche salvaguar-
dare questa dimensione essenziale della vita umana. Se l'Eu-
ropa vuole preservare la propria prosperità deve agire ur-
gentemente per affrontare l'emergenza demografica legata
all'invecchiamento della popolazione. Corriamo il rischio
che la risposta alla crisi demografica diventi ideologica, pri-
vilegiando opere di «ingegneria sociale». L'UE non può
ignorare il «fattore culturale» nell'incidenza sui tassi di ferti-
lità, ovvero le convinzioni personali che sostengono l'aper-
tura alla vita.
Le soluzioni sociali e politiche non avranno alcun effetto
se i popoli non ritroveranno fiducia in se stessi. È una dispo-
sizione alla generosità che permette di superare l'egoismo e
generare nuovi figli. Occorre evitare il solito conformismo
del politicamente corretto, per cui basta garantire l'informa-
zione per far fare le scelte giuste. In realtà il criterio di scelta
si basa sulla concezione di vita, e qui entrano in gioco i mo-
DALLA NORMA ALLA DISCRIMINAZIONE 89

delli sociali che scoraggiano la maternità, tema che si intrec-


cia con la secolarizzazione dell'Europa. Come a dire che an-
che la crisi demografica ha a che fare con la perdita delle ra-
dici cristiane del Continente. E in questa direzione, gli Stati
europei sembrano darsi molto da fare. Quello che in questi
anni sta avvenendo è l'affermazione, per via legislativa e
giudiziaria, di una vera e propria ossessione nei confronti
del cristianesimo che si documenta, ad esempio, nell'affer-
mazione del principio di non discriminazione. L'affermarsi
di questo principio dipende da un rovesciamento del con-
cetto di uguaglianza. Quest'ultima è intesa come tabula rasa
di ogni differenza e uniformità a un'etica che, per forza di
cose, è imposta dall'alto, dalle stanze dei bottoni. Un caso
emblematico da questo punto di vista è il tentativo dei par-
titi socialisti di Spagna e Germania di introdurre l'ora di
educazione ai valori della cittadinanza. La SPD dello Stato
federale di Berlino ha introdotto per l'anno scolastico 2006-
2007 due ore settimanali di «etica pubblica», con lo scopo di
far conoscere e approfondire i valori laici universalmente ri-
conosciuti, ai quali educare e conformare le giovani genera-
zioni. La legge, che rende obbligatorio per tutti l'insegna-
mento, ha allo stesso tempo trasformato in ora facoltativa
quella di religione. Per questo nel Land di Berlino cristiani,
m u s u l m a n i , ebrei, associazioni e organizzazioni religiose,
chiese e gruppi politici della C D U e dei liberali si sono mo-
bilitati per affermare il diritto delle famiglie alla libertà di
scelta fra l'ora di etica e quella di religione.

Allo stesso m o d o , in Spagna, i socialisti di Zapatero han-


no istituito il corso di «Educación para la Ciudadania». La
Legge organica di Educazione (LOE) del 2006 rende il nuo-
vo insegnamento obbligatorio e curricolare. Il governo ha
previsto per gli studenti dai 10 ai 17 anni un'ora di quello
90 GUERRA AI CRISTIANI

che molti hanno cominciato a definire, neanche troppo ironi-


camente, «catechismo socialista». L'iniziativa, contestata dal-
la società civile che ha sollevato un vespaio di polemiche, è
stata giudicata arbitraria e invadente, poiché rivela una con-
cezione dello Stato come unico soggetto educatore. In effetti
l'introduzione di questa n u o v a disciplina comporta l'obbli-
go di insegnamento anche per le scuole paritarie. Soprattut-
to quest'ultima disposizione lede il diritto-dovere dei geni-
tori di provvedere - come recita il dettato costituzionale al-
l'articolo 27, c o m m a 3 - a «una formazione religiosa e mora-
le in conformità con le loro convinzioni».
Il tema della non discriminazione e l'imposizione di una
cosiddetta etica pubblica hanno assunto caratteri inquietanti
nella patria del politicali}/ correct, in quel Regno Unito dove
ancora oggi, tra l'altro, la legge vieta a un cattolico di diven-
tare sovrano. L'uguaglianza nella tradizione politica e cultu-
rale dell'Europa è sempre stata concepita come riconosci-
mento e rispetto della dignità di ogni persona. Un'interpre-
tazione equivoca del principio di non discriminazione, inve-
ce, impone una conformità al di sopra delle differenze di na-
tura e vocazione dei soggetti. Questa deriva è frutto di quel
relativismo culturale indifferente al dato esistenziale e in-
sensibile alla questione del vero e del bene, che a Londra ha
ispirato YEquality bill. In estrema sintesi tale provvedimento,
in n o m e della non discriminazione, impone anche alle asso-
ciazioni religiose, che si occupano di adozione e affido di mi-
nori, di equiparare le coppie omosessuali alle eterosessuali.
Alla legge approvata nel 2003, il ministro laburista per le Pa-
ri Opportunità, Harriet Harman, aveva proposto un emen-
damento con cui si sarebbe esteso agli organismi ecclesiasti-
ci e ai prelati il divieto di selezionare il personale in base al-
l'orientamento sessuale. L ' e m e n d a m e n t o è stato poi respinto
DALLA NORMA ALLA DISCRIMINAZIONE 91

dai Lord. Tuttavia costituisce l'ennesimo tentativo di discri-


minare per via legislativa i cristiani, tanto da portare Bene-
detto XVI a dire ai vescovi inglesi: «Il vostro paese è ben no-
to per il suo fermo impegno verso l'eguaglianza delle op-
portunità per tutti i membri della società. Tuttavia, come voi
avete giustamente sottolineato, l'effetto di alcune leggi tese a
raggiungere quest'obiettivo è stato di imporre limitazioni in-
giuste alla libertà delle comunità religiose di agire in accor-
do con le loro convinzioni». Ma esempi simili si ripropongo-
no continuamente come dimostra l'episodio di Ms. Brown,
una donna inglese da anni attiva sul fronte dell'affido di mi-
nori. Nell'aprile del 2008 le autorità competenti disposero la
cancellazione della Brown dai registri ufficiali dei genitori
affidatari, poiché una sedicenne m u s u l m a n a a lei affidata
aveva espresso il desiderio di poter ricevere il battesimo.
Lo zapaterismo

In questi tempi sono necessari forti amici di Dio.


S. Teresa D'Avila, Vita, 15,5

La nostra idea è che nelle scuole pubbliche non ci sia nes-


sun simbolo religioso. Questo perché ci sia una separazione
chiara fra ilfenomeno religioso e lo spazio pubblico, la lai-
cità dello Stato.
Francisco Caamano, ministro della Giustizia
del governo Zapatero

In un m o n d o dove l'avversione alla presenza pubblica dei


cristiani si diffonde sempre più rapidamente, è ormai arci-
noto che la Spagna di Zapatero costituisca un caso da ma-
nuale. Non solo per quanto riguarda l'equiparazione delle
coppie gay a quelle eterosessuali, sia nel matrimonio quanto
nel diritto ad adottare. È proprio la filosofia di governo che
è ostile. Una filosofia che don Sturzo avrebbe definito «sta-
tolatrica». Si assiste, infatti, al dilatarsi di meccanismi di tu-
tela delle cosiddette «libertà individuali» al fine di mettere i
cittadini al riparo da ogni presunta invadenza di potere. Ta-
le concezione politica finisce per moltiplicare le leggi, le nor-
me e le direttive. Si tratta insomma di uno statalismo di ri-
94 GUERRA AI CRISTIANI

torno incarnato da un certo pensiero neo-repubblicano che


ispira proprio l'azione del governo socialista di Madrid. Nel
pensiero neo-repubblicano espresso da Zapatero qualcuno
ha visti riassunti i «caratteri decisivi del tempo che viviamo:
la paura e l'indifferenza» 1 . La nuova filosofia è stata ufficia-
lizzata nel 37° congresso del PSOE (Partito Socialista Ope-
raio Spagnolo), nell'estate del 2008, quando Zapatero ha di-
chiarato: «Questo congresso è dunque un'occasione per au-
mentare i diritti». Presto detto. Tra i nuovi punti program-
matici dei socialisti spagnoli si trovano: la proclamazione
dell'aborto come diritto alla salute riproduttiva, l'elimina-
zione dei simboli religiosi dai luoghi pubblici e il desiderio
di rimediare a quella «anomalia storica» per cui la Costitu-
zione del '78 riconosce la collaborazione con la Chiesa Cat-
tolica. A seguito di quel congresso, all'interno dell'esecutivo
federale del PSOE, Zapatero è riuscito a nominare segretario
delle libertà pubbliche e della cittadinanza Alvaro Cuesta,
autore del manifesto del 2006 in cui le religioni monoteiste
vengono affiancate ai «fondamentalismi» e viste come
«"frontiere" tra i cittadini».
La nuova filosofia di governo dei socialisti spagnoli si è
incarnata in particolari provvedimenti e decisioni. Un esem-
pio è la proposta della vicepresidente Maria Teresa Fernán-
dez de la Vega di riformare la legge sulla libertà religiosa,
che vuole contrapporre questa ai diritti umani. L'intento lo
si capisce alla luce della collaborazione della Spagna con
l ' O N U . In questi ultimi anni sono piovuti su Madrid una
quantità non irrilevante di finanziamenti da parte del-
l ' U N F P A , l ' o r g a n i z z a z i o n e internazionale per la popolazio-
ne. Tra le attività s o v v e n z i o n a t e , con circa 4 milioni di euro
l'anno, c'è il Fondo Global E s p a ñ a - U N F P A , che fonda la
propria attività sullo studio e la p r o m o z i o n e della salute ri-
LO ZAPATER1SMO 95

produttiva e l'uguaglianza fra i sessi. Nel linguaggio onusia-


no l'espressione «salute riproduttiva» significa due cose:
aborto e contraccezione. Si spiega così la supremazia delle
correnti più laiciste nella politica estera spagnola, soprattut-
to del GIE (Gruppo di studio spagnolo sulla popolazione, lo
sviluppo e la salute riproduttiva), che p r o p a g a n d a la sua
«concezione della sessualità e della riproduzione come due
dimensioni diverse dell'essere umano che devono essere
considerate in m o d o indipendente». Il GIE crede che «non si
dovrebbero mai utilizzare ragioni politiche, economiche,
culturali, sociali, religiose o di genere per giustificare l'inde-
bolimento o la limitazione p e r m a n e n t e o temporale di alcun
diritto u m a n o , inclusi i diritti sessuali e riproduttivi». Lo sco-
po ultimo del GIE è quello di «portare a riflettere seriamen-
te e in profondità sulla maniera di ricollocare e inquadrare lo
spazio, il ruolo e la funzione pubblica delle religioni all'in-
terno dello "Stato laico". Si tratterebbe di riconoscerle e allo
stesso tempo evitare che continuino a gestire lo spazio del-
l'etica senza doverne rispondere alla società». Tanto che al-
l'Incontro delle donne per un mondo migliore, promosso
proprio dal GIE, la vicepresidente Fernández de la Vega ha
potuto concludere con un proposito in linea con il contribu-
to della Spagna alle politiche di sviluppo dei popoli: «Orga-
nizzare una c a m p a g n a massiccia di distribuzione di profilat-
tici per evitare malattie sessualmente trasmissibili». Lo stes-
so aborto è considerato dal governo di Zapatero alla stregua
di un mero metodo contraccettivo. Ne è esempio la proposta
del ministro per l'Uguaglianza Bibiana Aido di permettere
anche alle sedicenni di abortire senza il consenso dei genito-
ri, eliminando la figura del padre e riducendo l'interruzione
di gravidanza a un fatto privato della singola persona. Le
reazioni scomposte ai dubbi della Chiesa (espressi persino
96 GUERRA AI CRISTIANI

dal cardinale Segretario di Stato Tarcisio Bertone) della


Fernández de la Vega, del ministro delle Finanze Elena Sal-
gado e di altri autorevoli esponenti della maggioranza socia-
lista che h a n n o parlato di «vescovi retrogradi» e «settori rea-
zionari che impediscono il progresso», n a s c o n d o n o non
troppo velatamente l'idea che lo Stato e la politica siano le
sole fonti della morale pubblica. E questo è inaccettabile,
perché è l'origine di una forma totalitaria di potere. A inco-
ronare una politica fortemente anticlericale è un'altra propo-
sta di legge, ovvero quella per eliminare tutti i segni della
tradizione cristiana dall'agone pubblico: si va dai crocifissi ai
funerali di Stato. L'occasione è stata colta a seguito di una
sentenza emessa da un giudice di Valladolid che impone a
una scuola pubblica di togliere il crocefisso dalle proprie au-
le. La decisione è stata presa in nome, ovviamente, del prin-
cipio di laicità. L'aspetto curioso e paradossale è che i geni-
tori di quella scuola si erano mostrati contrari a questo tipo
di decisione che, di fatto, passava sopra le loro teste. E dei lo-
ro figli. Se il termine «laico» deriva dal greco «làos», cioè
«del popolo», la sentenza di Valladolid di fatto nega proprio
quel principio in n o m e del quale impone l'eliminazione del-
la croce dalle aule di scuola.

XG. Ferrara, El mundo de Zapatero, «Il Foglio», 30 settembre 2004, Anno IX,

n. 270, p. 3.
EGITTO

Alessandria D'Egitto, 15 aprile 2006. Un cristiano copto


viene ucciso davanti a una chiesa.
Mervat Ragy, avvocatessa cop-
ta venticinquenne aggredita
per la terza volta in pochissimo
tempo dalla fratellanza degli
avvocati musulmani il 31 gen-
naio 2009.
TURCHIA

Don Andrea Santoro, il sacerdote romano fidei donum,


ucciso a Trebisonda il 5 febbraio 2006.

Provincia di Malatya, 18 aprile 2007.


Tre cristiani uccisi da un gruppo di cinque giovani musulmani.
IRAQ

Baghdad, 1 ° agosto 2004. Undici morti e 50 feriti tra i cristiani,


accusati di aver prestato appoggio alle truppe americane.

Baghdad, 2 agosto 2004. Suor Egena cammina tra i rottami delle auto il giorno
dopo che un'autobomba è esplosa vicino a una chiesa nelle vicinanze di Dora.
2 giugno 2007. Due
soldati inglesi fanno
la guardia a una chie-
sa in costruzione.

Kirkuk, agosto 2008. Cri-


stiani iracheni piangono
prima del funerale in una
chiesa caldea.

Croce sul tetto di ima chiesa a Mosul.


IRAN

Ottobre 2007. Coppia di cristiani torturata per aver partecipato


a un incontro in chiesa.
SOMALIA
PAKISTAN

28 ottobre 2001. Cri-


stiani assassinati in
una chiesa cattolica a
Bahawalpur.

28 settembre 2002. I familiari di


Benjamin Talib, uno dei sette impie-
gati cristiani uccisi a colpi di pistola
il 25 settembre 2002.
Gojra, 2 agosto 2009. Un uomo ritrova la sua casa distrutta il giorno dopo
gli attacchi ai cristiani da parte dei vicini musulmani.

Un uomo, una donna e quattro


bambini sono arsi vivi in casa
durante gli attacchi islamici
dell'agosto 2009 a Gojra.

25 gennaio 2010. Il corpo


di Shazia, una ragazzina
cristiana di 12 anni vio-
lentata e uccisa dal suo
padrone musulmano.
CIPRO

Più di 350 edifici di culto, soprattutto chiese e monasteri, sono stati trasformati nel corso dei 32
anni di occupazione militare turca in stalle, alberghi, ostelli e moschee. I numeri forniti da Bruxel-
les parlano chiaro: mentre Nicosia tutela e salvaguarda l'eredità musulmana dell'isola, nella parte
nord sono state dissacrate 133 chiese e cappelle, 78 delle quali convertite in moschee, 28 utilizzate
per fini militari e sanitari, 13 come depositi e stalle. Inoltre 15.000 icone sono state rimosse ille-
galmente e resta ignota la loro attuale collocazione.
CINA
Shandong, 14 giugno 2009.
Cento poliziotti circondano
una chiesa per demolirla ma
i fedeli resistono occupando
la struttura.
L'attivista cristiano cinese Gao Zhisheng mostra i se-
gni delle violenze subite dalla polizia. Oggi Gao Zhi-
sheng è dato per disperso e il Governo cinese dice di
non saperne nulla.

Han Changxu, pastore della Im-


manuel Church a Jinghai, nella
municipalità di Tientsin.

Pechino, marzo 2010. Il dottor Fan Yafeng


da parecchio tempo è perseguitato dalla po-
lizia a causa della suafede.
INDIA
Orissa, agosto 2008. Militante indù all'assalto dei Orissa, agosto 2008. L'orfanotrofio di pa-
cristiani. dre Siqueira in fiamme.

Un militante sventola sul tetto di una Orissa, agosto 2008. Giovane cristiana gravemen-
chiesa cristiana la bandiera arancione degli te ustionata in volto dopo gli attacchi dei fonda-
indù nello Stato dell'Orissa in India. mentalisti indù.
Il pastore Prablmdass gravemente ferito da mili- Karnataka, 30 luglio 2009. Padre James
tanti indù. Mukalel ucciso e lasciato nudo sulla
strada nel villaggio di Thottathady.
DISCRIMINAZIONI
La corte che nega i diritti dell'uomo

[I Cristiani] amano tutti e da tutti sono perseguitati.


Non sono conosciuti, eppure vengono condannati; sono
uccisi, e tuttavia sono vivificati. Sono poveri e arricchi-
scono molti; mancano di tutto e di tutto abbondano. So-
no disprezzati, ma nel disprezzo acquistano gloria; ven-
gono bestemmiati e al tempo stesso si rende testimo-
nianza alla loro giustizia. Vengono oltraggiati e benedi-
cono; sono insultati e invece rendono onore. Benché
compiano il bene, vengono puniti come malfattori; ben-
ché puniti, gioiscono, come se ricevessero la vita. Dai
giudei sono combattuti come stranieri e dai greci sono
perseguitati, ma chi li odia non sa spiegare il motivo
della propria avversione nei loro confronti.
Anonimo, Lettera a Diogneto, V,11-17

Il Crocifisso è stato sempre un segno di offerta di amore


di Dio e di unione e accoglienza per tutta l'umanità. Di-
spiace che venga considerato come un segno di divisio-
ne, di esclusione o di limitazione della libertà. Non è
questo, e non lo è nel sentire comune della nostra gen-
te. In particolare, è grave voler emarginare dal mondo
educativo un segno fondamentale dell'importanza dei
98 GUERRA AI CRISTIANI

valori religiosi nella storia e nella cultura italiana. La


religione dà un contributo prezioso per la formazione e
la crescita morale delle persone, ed è una componente
essenziale della nostra civiltà. È sbagliato e miope vo-
lerla escludere dalla realtà educativa. Stupisce che una
Corte europea intervenga pesantemente in una materia
molto profondamente legata all'identità storica, cultu-
rale, spirituale del popolo italiano. Non è per questa via
che si viene attratti ad amare e condividere di più l'idea
europea, che come cattolici italiani abbiamo fortemente
sostenuto fin dalle sue origini.
Padre Federico Lombardi,
portavoce della Santa Sede, 3 novembre 2009

Le famiglie laiche e quelle non cristiane devono comin-


ciare a capire che togliere il crocefisso e dichiarare i cor-
ridoi della scuola un 'area libera dalla religione è un 'of-
fesa verso i loro amici e vicini credenti, esattamente al-
lo stesso modo in cui la croce lo è per loro.
Joseph Weiler (New York University),
4 novembre 2009

La Corte europea dei diritti dell'uomo di Strasburgo ha


depositato una sentenza con la quale condanna l'Italia per le
norme che prevedono l'esposizione obbligatoria nelle aule
scolastiche del Crocifisso.
Questa sentenza è il frutto del lavoro di una Corte che,
sotto l'egida del Consiglio d'Europa, rischia di travisare il
senso stesso del progetto europeo.
La decisione della Corte di Strasburgo costituisce un clas-
sico esempio di impostazione laicista volta a rinchiudere la
religione, in particolare quella cristiana, in un vero ghetto. In
LA CORTE CHE NEGA 1 DIRITTI DELL'UOMO 99

questa prospettiva si inquadrano le motivazioni della sen-


tenza: «La presenza dei crocefissi nelle aule scolastiche costi-
tuisce una violazione del diritto dei genitori a educare i figli
secondo le loro convinzioni e una violazione alla libertà di
religione degli alunni». E ancora: «La Corte non è in grado di
comprendere come l'esposizione, nelle classi delle scuole
statali, di un simbolo che può essere ragionevolmente asso-
ciato con il cattolicesimo, possa servire al pluralismo educa-
tivo che è essenziale per la conservazione di u n a società de-
mocratica così come è stata concepita dalla Convenzione eu-
ropea dei diritti umani, un pluralismo che è riconosciuto dal-
la Corte costituzionale italiana». Il giudizio della Corte risul-
ta illogico e incerto nel suo più profondo contenuto. Se non
si è in grado di capire in che m o d o l'esposizione del Croci-
fisso possa servire al «pluralismo educativo», non si com-
prende come la Corte possa decidere tramite sentenza che lo
Stato italiano abbia violato lo stesso «pluralismo educativo».
Il Crocifisso rappresenta un simbolo religioso, culturale e
identitario e proprio per questo non ha mai assunto una va-
lenza coercitiva, come invece sembra ammettere la Corte
nella sua sentenza. Come hanno testimoniato le precedenti
decisioni prese dai giudici in Italia, il Crocifisso rappresenta
un elemento di coesione in una società che non può prescin-
dere dalla sua tradizione cristiana. Se togliessimo il Crocifis-
so dalle scuole, in quanto luoghi pubblici, dovremmo toglie-
re tutte le croci e le magnifiche opere sacre che sono presen-
ti nelle nostre strade e nelle nostre piazze, il che sarebbe sen-
za dubbio assurdo. La sentenza disconosce il ruolo della re-
ligione, in particolare quella cristiana, nella costruzione del-
lo spazio pubblico e p r o m u o v e un indifferentismo religioso
che è in profonda contraddizione con la storia, la cultura e il
diritto del popolo italiano. A questo proposito, mi limito a ri-
100 GUERRA AI CRISTIANI

chiamare il fatto che la Costituzione italiana rifiuta l'impo-


stazione laicista, di matrice illuminista, per la quale il fatto
religioso ha una natura m e r a m e n t e individuale ed è destina-
to a restare nell'ambito della sfera esclusivamente privata.
La Costituzione valorizza, invece, il ruolo della religione e
delle singole Confessioni religiose, come dimostrano gli arti-
coli 7 , 8 , 1 9 e 20. La disciplina costituzionale, dunque, pur as-
sicurando a tutti la libertà religiosa, riconosce le singole con-
fessioni come si trovano nella realtà sociale. Dunque, la Co-
stituzione, come si evince chiaramente dal testo, riconosce
alle confessioni religiose eguale libertà, ma non eguaglianza
di trattamento. È singolare che la Corte, anziché richiamare
questo assetto costituzionale, faccia invece riferimento ad al-
cune posizioni laiciste della giurisprudenza della Corte costi-
tuzionale. È forse un caso che nel collegio della Corte di Stra-
sburgo sieda un giudice italiano e che tale giudice sia il fra-
tello di un ex presidente della Corte costituzionale che tanta
parte ha avuto - vedi le sentenze sul giuramento - e ha - ve-
di gli articoli su «Repubblica» sulla Chiesa cattolica - nell'af-
fermare una concezione illuminista e laicista del ruolo della
religione nella vita pubblica? Un'autentica integrazione civi-
le non può prescindere da una proposta educativa che abbia
il coraggio e l'ambizione di proporre a tutti gli studenti i
punti di riferimento che fondano la nostra società. Siamo di
fronte a una sentenza che è il manifesto politico di chi vuole
il declino definitivo di un progetto che ci ha regalato più di
cinquant'anni di pace e benessere, in n o m e di un'ideologia
che ha come obiettivo quello di privare un popolo della pro-
pria identità e di consegnare tutti i cittadini europei alla dit-
tatura del nulla.
Da questo punto di vista la C o m m i s s i o n e europea è stata
molto secca e assolutamente non banale: «La C o m m i s s i o n e
LA CORTE CHE NEGA 1 DIRITTI DELL'UOMO 101

ricorda che le leggi nazionali sui simboli religiosi negli edifi-


ci pubblici rientrano nelle competenze dell'ordinamento
giuridico interno». «La C o m m i s s i o n e ricorda altresì che l'e-
secuzione delle sentenze della Corte europea dei diritti del-
l'uomo rientra nelle competenze del Consiglio d'Europa.»
Di fronte all'ipotesi che il principio enunciato dalla Corte
di Strasburgo possa mettere in discussione l'esposizione in
luoghi pubblici dei simboli religiosi e culturali, persino del-
la bandiera europea, che s'ispira alla simbologia cattolica
mariana, la C o m m i s s i o n e europea, in risposta a una interro-
gazione parlamentare, ha rimesso il problema nelle mani dei
governi nazionali, riconoscendo quindi la validità delle sen-
tenze italiane favorevoli al Crocifisso. Se venisse respinto il
ricorso del Governo italiano non solo dovremmo rimuovere
i crocifissi dai luoghi pubblici, ma andrebbero sostituite an-
che le bandiere degli Stati europei che hanno al centro una
croce. Gran Bretagna, Svezia, Finlandia, Malta, Portogallo,
Slovacchia, Grecia sarebbero costrette a cambiare il proprio
simbolo nazionale, perché l'esposizione di quella croce nelle
bandiere, presente ovviamente in migliaia di luoghi pubbli-
ci, non ha una ragion d'essere diversa dall'esposizione del
Crocifisso. Stessa sorte toccherebbe alla bandiera dell'Unio-
ne Europea, che ufficialmente «rappresenta non solo il sim-
bolo dell'Unione Europea ma anche quello dell'unità e del-
l'identità dell'Europa in generale. La corona di stelle dorate
rappresenta la solidarietà e l'armonia tra i popoli d'Europa.
Le stelle sono dodici, un numero tradizionalmente simbolo
di perfezione, completezza e unità». In realtà per l'autore del
disegno originario la corona di stelle aveva davvero un si-
gnificato cristiano, il blu infatti è il colore del mantello di
Maria che nell'Apocalisse porta sul capo una corona di do-
dici stelle.
102 GUERRA AI CRISTIANI

La questione della libertà religiosa riguarda l'Unione Eu-


ropea come ente sovranazionale, come organizzazione de-
mocratica, e non può riguardare in maniera distinta ogni sin-
golo Stato membro. 11 problema di fondo è che la tipologia
della sentenza pretende di omologare le culture quando l'U-
nione Europea si basa sul motto «unità nella diversità». La
C o m m i s s i o n e , ricordando che «l'esecuzione delle sentenze
della Corte europea dei diritti dell'uomo rientra nelle com-
petenze del Consiglio d'Europa», pare proprio voler prende-
re le distanze da una sentenza in pieno disaccordo con i prin-
cipi di convivenza civile a cui si ispirano i trattati UE. Una
freddezza calcolata insomma, per non far trapelare un disa-
gio c o m u n q u e evidente nei confronti del Consiglio d'Euro-
pa, le cui ambiguità continuano ad aumentare i dubbi sul
reale apporto di questo ente alla libertà dei cittadini europei.
Questa presa di distanze però non basta, le istituzioni euro-
pee devono uscire dall'impasse e dare un giudizio chiaro su
libertà religiosa e laicità delle istituzioni.
«Tutti i paesi dell'Europa sono permeati dalla civiltà cri-
stiana. Essa è l'anima dell'Europa che occorre ridarle.» Lo
disse il 19 marzo 1958, di fronte al Parlamento europeo, Ro-
bert Schuman. Lui, Konrad Adenauer e Alcide De Gasperi
erano tre credenti cristiani cattolici. Ed erano, come si dice
con un'espressione tanto ambigua quanto abusata, tre «lai-
ci». Nessuno di essi si è mai sognato di imporre il cristiane-
simo come confessione «di Stato» europea. Ma nessuno di
essi avrebbe potuto immaginare che l'Europa potesse farne a
meno.
Conclusioni

Quando noi, Costantino Augusto e Licinio Augusto, felice-


mente ci incontrammo nei pressi di Milano e discutemmo di
tutto ciò che attiene al bene pubblico e alla pubblica sicurezza,
questo era quello che ci sembrava di maggior giovamento alla
popolazione, soprattutto che si dovessero regolare le cose con-
cernenti il culto della divinità, e di concedere anche ai cristia-
ni, come a tutti, la libertà di seguire la religione preferita, af-
finché qualsivoglia sia la divinità celeste possa esser benevola e
propizia nei nostri confronti e in quelli di tutti i nostri suddi-
ti. Ritenemmo pertanto con questa salutare decisione e corret-
to giudizio, che non si debba vietare a chicchessia la libera fa-
coltà di aderire, vuoi alla fede dei cristiani, vuoi a quella reli-
gione che ciascheduno reputi la più adatta a se stesso. Così che
la somma divinità, il cui culto osserviamo in piena libertà, pos-
sa darci completamente il suo favore e la sua benevolenza. Per-
ciò è opportuno che si sappia..., cosicché, abolite del tutto le
precedenti disposizioni imperiali concernenti i cristiani, ora,
invece, in assoluta tranquillità, tutti coloro che vogliano osser-
vare la religione cristiana possano farlo senza alcun timore o
pericolo di molestie.

Costantino, lettera a un corrispondente


sull'Editto di Milano del 313
104 GUERRA AI CRISTIANI

L'Europa contemporanea non è i m m u n e dal rischio di


una cristianofobia, come l'ha recentemente chiamata René
Guitton 1 . Certo non si possono ingenuamente mettere sullo
stesso piano il nostro m o n d o occidentale e Pechino, o l'Iran.
E necessario essere coscienti delle profonde differenze esi-
stenti. Tuttavia la tentazione di una discriminazione a livello
legislativo nei confronti dei cristiani è reale. La radice di que-
sta tentazione è stata ben individuata in quel clima culturale
descritto di recente da Benedetto XVI:

Purtroppo, in alcuni paesi, soprattutto occidentali, si diffondo-


no, negli ambienti politici e culturali, come pure nei mezzi di
comunicazione, un sentimento di scarsa considerazione, e, tal-
volta, di ostilità, per non dire di disprezzo verso la religione, in
particolare quella cristiana. È chiaro che, se il relativismo è con-
cepito come un elemento costitutivo essenziale della democra-
zia, si rischia di concepire la laicità unicamente in termini di
esclusione o, meglio, di rifiuto dell'importanza sociale del fatto
religioso. Un tale approccio crea tuttavia scontro e divisione, fe-
risce la pace, inquina l'«ecologia umana» e, rifiutando, per prin-
cipio, le attitudini diverse dalla propria, si trasforma in una
strada senza uscita. 2

Sembra diffondersi in Europa la convinzione secondo cui


riconoscere e difendere la propria storia e la propria cultura
sarebbe un vero e proprio agguato alla democrazia e al prin-
cipio universale dell'uguaglianza. Eppure il riconoscimento
della libertà religiosa per i cristiani ha portato un maggiore
beneficio a tutti. È accaduto con l'Editto di Milano del 313 e
la fine della statolatria pagana, ovvero quando Costantino ri-
conobbe la libertà di culto «ai cristiani e agli altri». È acca-
duto con i padri pellegrini che, scappando dall'Europa de-
CONCLUSIONI 105

vastata dalle guerre di religione (risolte con l'imposizione ai


sudditi del culto praticato dal proprio sovrano), hanno dato
origine alla più grande democrazia del mondo. Non si di-
mentichi n e m m e n o che il Maryland cattolico è il primo, tra
le colonie americane e le nazioni del vecchio continente, a
emanare una costituzione moderna in cui si riconosce la li-
bertà religiosa per tutte le confessioni cristiane. E ancora: è
successo quando l'Italia con la firma dei patti concordatari
tra la Chiesa e lo Stato ha aperto la via al riconoscimento del
ruolo pubblico anche delle altre confessioni (ebrei, valdesi
ecc.). E vera, dunque, la convinzione di Tocqueville secondo
cui la democrazia, contrariamente al dispotismo, non può fa-
re a meno del cristianesimo. Il breve excursus storico nella
prima sezione del libro ha tentato di mostrare proprio come
i grandi nemici della democrazia sono innanzitutto grandi
nemici della fede. Probabilmente, oggi, la convinzione di
Tocqueville sarebbe tacciata di oscurantismo da qualche se-
dicente liberale, perché in contrasto con i principi di una so-
cietà pluralista. Tuttavia la verità di quelle parole è sostenu-
ta da tre ragioni più concrete di quanto si pensi. La prima è
che la comune dignità umana, per cui ciascuna persona aspi-
ra naturalmente al bene e al vero, rende il cristiano consan-
guineo a chiunque incontri sulla propria strada. Lo ha ben
espresso Luigi Giussani, grande educatore e pensatore cri-
stiano, quando scriveva:

Ciò che abbiamo in comune con l'altro non è tanto da ricercare


nella sua ideologia, quanto in quella struttura nativa, in quelle
esigenze umane, in quei criteri originari per cui egli è uomo co-
me noi. Apertura di dialogo significa, perciò, saper partire da
ciò cui l'ideologia dell'altro o il nostro cristianesimo fanno pro-
posta di soluzione, perché fra ideologie diverse ciò che è in co-
106 GUERRA AI CRISTIANI

mune è proprio l'umanità degli uomini che portano quelle


ideologie come vessilli di speranza o di risposta. 3

La capacità di incontrare l'altro in quanto u o m o , ricono-


scere nella fede e nel pensiero del prossimo un sincero ten-
tativo di risposta alla d o m a n d a di significato propria di cia-
scuno, è l'aspetto essenziale della presenza cristiana nella
storia. Ne sono esempio affascinante le vicende dell'ex pre-
sidente dell'India, il m u s u l m a n o A b d u l Kalam, che proprio
in una storica visita al P a r l a m e n t o europeo raccontò come
grazie all'educazione ricevuta in una scuola di gesuiti sia
divenuto scienziato di fama m o n d i a l e 4 . Perciò strappare la
presenza cristiana da ogni luogo dove, in forma embriona-
le o consistente, essa si manifesta, coincide con il venir me-
no di un pluralismo sostanziale. Senza i cristiani non c'è
salvaguardia per qualunque altro tipo di esperienza. Vice-
versa, difendere le m i n o r a n z e cristiane da persecuzioni e
discriminazioni, rivendicarne il diritto alla dimensione co-
munitaria nella società - carico di quel d i n a m i s m o creativo
di corpi e realtà intermedie -, vuol dire porre le premesse
per uno sviluppo p i e n a m e n t e democratico della conviven-
za tra gli uomini.
La seconda ragione per cui la democrazia non può fare a
meno del cristianesimo è quella per cui il popolo cristiano ha
la pretesa di esprimere l'ideale avverato della comunità
umana: una sola realtà dà significato all'esistenza di molti.
Se il senso del vivere in comune coincide con la possibilità
per ciascun io di esprimersi dentro una trama di relazioni,
cosicché il cittadino sente nell'appartenenza a un popolo la
coscienza della sua propria personalità, ciò si evidenzia me-
glio alla luce della tradizione cristiana, del manifestarsi del-
la Chiesa nella storia come struttura comunitaria. Gli Atti de-
CONCLUSIONI 107

gli Apostoli, i più antichi documenti cristiani sulla vita delle


prime comunità dei seguaci di Gesù, rivelano la natura del-
la Chiesa nel suo sorgere. Si legge infatti nel secondo capito-
lo che «tutti coloro che erano diventati credenti stavano in-
sieme», che «ogni giorno tutti insieme frequentavano il tem-
pio e spezzavano il pane» e che «il Signore ogni giorno ag-
giungeva alla comunità quelli che erano salvati» 5 . E ancora
nel quarto capitolo: «La moltitudine di coloro che erano ve-
nuti alla fede aveva un cuor solo e u n ' a n i m a sola» 6 e che, co-
me leggiamo infine nel quinto, «tutti erano soliti stare insie-
me sotto il portico di Salomone» 7 . Il cristianesimo i n s o m m a
si identifica storicamente ed essenzialmente con un fenome-
no comunitario, non individuale. Un fenomeno per cui la
vita comunitaria è la condizione della realizzazione di cia-
scuno, e il comunicare una simile concezione è percepito co-
me il bene più grande per l'ordine del m o n d o e per tutti gli
uomini.

La terza ragione è data da una delle principali caratteri-


stiche che rendono la nostra stessa società occidentale faro
dei valori democratici nel m o n d o , ovvero la laicità delle isti-
tuzioni. Tra i cristiani che soffrono la persecuzione, sono da
annoverare quanti perdono la vita a causa della loro fedeltà
alla Chiesa di Roma. La fedeltà al pontefice è gravida di
quella tradizione per cui si chiarisce la distinzione tra Cesa-
re e Dio, che, da una parte, impedisce allo Stato di conside-
rarsi orizzonte ultimo di ogni attività u m a n a e, dall'altra,
permette alla Chiesa di adempiere alla sua missione senza
imporre la fede attraverso l'esercizio del potere. Un assetto
sociale che rispetta quella entità etnica sui generis, cioè la co-
munità dei cristiani, è per ciò stesso rispettoso di ogni espe-
rienza u m a n a che non sia diretta espressione dello Stato. Al
contrario, qualunque ideologia che si mostri avversa a que-
108 GUERRA AI CRISTIANI

sto principio finisce per ridurre la Chiesa ad ancella del po-


tere politico.
Per tutti questi motivi l'indifferenza dell'Europa verso il
fattore cristiano è minaccia per la stabilità delle aree di crisi.
La paura o, peggio, il disprezzo laicista per la presenza cri-
stiana altro non è che presagio di un futuro incerto per il no-
stro stesso m o n d o occidentale. Riconoscere pubblicamente,
invece, il contributo dei cristiani e dei cattolici nella società è
davvero garanzia di libertà e progresso per tutti.
In conclusione, tornando all'osservazione di Tocquevil-
le, la consustanzialità del cristianesimo alla democrazia è
data dalla sua dimensione universale, dalla sua espressione co-
munitaria, per cui la vita c o m u n e realizza l'ideale di fratel-
lanza, e dalla concezione laica della politica, secondo la quale
- nella convinzione che non tutto può sottostare al potere
di Cesare - reato e peccato non coincidono. E, infine, se la
democrazia è quella forma politica che più di altre ricono-
sce e difende la dignità della p e r s o n a u m a n a , occorre ben
intendersi oggi su cosa si fondano quei diritti che, appun-
to, c h i a m i a m o «umani». Il 10 dicembre 2008 la Dichiarazio-
ne universale dei diritti umani ha c o m p i u t o 60 anni. Nel
Regno Unito, per esempio, proprio in quel giorno, il canale
satellitare Sky Real Lives ha m a n d a t o in onda in prima sera-
ta il «suicidio assistito» in una clinica svizzera di Craig
Ewart, professore universitario di 59 anni malato da tempo
di sclerosi laterale amiotrofica. L'operazione mediatica ha
suscitato un vespaio di p o l e m i c h e a Londra, tanto che è in-
tervenuto alla House of C o m m o n s persino il premier, Gor-
don B r o w n , dicendosi contrario a una revisione della legge
che vieta l'eutanasia. «Diritto», quest'ultimo, rivendicato
da gruppi che lottano anche attraverso una massiccia co-
pertura da parte di giornali e tv, e in barba al diritto, quel-
CONCLUSIONI 109

10 sì universale e riconosciuto dalla carta del 1948, alla vita.


Secondo p a r a d o s s o : sempre negli stessi giorni la Santa Se-
de è stata esposta al pubblico ludibrio perché non ha soste-
nuto presso l ' O N U la proposta di Parigi di depenalizzare a
livello m o n d i a l e l ' o m o s e s s u a l i t à e quella di «riconoscere» i
diritti dei disabili. Peccato che i secondi p r e v e d a n o l'esten-
sione alle p e r s o n e portatrici di handicap del «diritto alla sa-
lute riproduttiva» - che in burocratese significa la possibi-
lità di abortire feti m a l f o r m a t i e, dunque, introdurre l'eu-
genetica. E non si p u ò r a g i o n e v o l m e n t e chiedere a chi è cri-
stiano di sostenere lo sterminio di coloro che sono più de-
boli o che addirittura non hanno voce per difendersi. La
strategia di unire tematiche di non discriminazione a nor-
me discriminatorie nei confronti dei diversamente abili non
è peraltro n u o v a nella storia e va rifiutata con decisione.
Più coerente è invece i m p e g n a r s i per esempio contro le im-
piccagioni che in Iran colpiscono persone «colpevoli» di
omosessualità. La Dichiarazione del 1948 è stata vista come
11 compimento della modernità. In particolare è sembrata se-
gnare la vittoria dell'Illuminismo e del liberalismo. Queste
due culture, a seguito di un'era in cui gli europei si erano di-
visi tra cattolici e protestanti - anche a costo della vita -, pen-
sarono di rendere i valori morali indipendenti dalle confes-
sioni religiose che, pure, li avevano generati. Oggi, però, al-
le spalle non abbiamo le guerre di religione, bensì i detriti
delle ideologie totalitarie. «Non c'è più evidenza per i valori
morali. Diventano evidenti solo se Dio esiste» ha detto una
volta Benedetto XVI. La sfida, dunque, è rivolta ai laici: il
mondo funziona o no, la convivenza pacifica regge o no fuo-
ri da questa ipotesi esplicativa della realtà?
110 GUERRA AI CRISTIANI

1 R. Guitton, Cristianofobia. La nuova persecuzione, Lindau, Torino 2010.


2 Discorso del Santo Padre Benedetto XVI al Corpo diplomatico, 11 gen-
naio 2010.
3 L. Giussani, Il cammino al vero è un 'esperienza, Rizzoli, Milano 2006, p. 195.

4 Cfr.:http://www.europarl.europa.eu/sides/getDoc.do?type=CRE&refe-

rence=20070425&secondRef=ITEM-010&language=IT
5Cfr. At 2,42-44.46-48.

6At 4,32.

7 At 5,12.
Le nuove catacombe

Per quanto raffinata, a nulla serve la vostra cru-


deltà: anzi, per la nostra comunità, essa è un invito.
A ogni vostro colpo difalce diveniamo più numero-
si: il sangue dei cristiani è una semina efficace!
Tertulliano, Apologetico, 50,13

È una folla di gente di tutte le età, di tutte le condi-


zioni, sparsa nelle città, nei villaggi e nelle campagne.
Plinio il giovane, governatore della Bitinia
sul Mar Nero, Rapporto
all'imperatore Traiano, 112 d.C.

Alla diffusione di notizie circa la persecuzione e discrimi-


nazione dei cristiani nel m o n d o contribuiscono, coperti dal
silenzio e dal disinteresse generale, diversi siti internet. Tra
questi di primaria importanza è sicuramente http://www.asia-
news.it/it.html. Il portale, nato una decina d'anni fa dall'a-
genzia del Pontificio Istituto Missioni Estere (PIME) e diret-
to da padre Bernardo Cervellera, è tradotto sia in inglese sia
in cinese e rappresenta una delle più autorevoli fonti inter-
nazionali di notizie provenienti dal continente asiatico, an-
che perché si avvale di una diffusa e capillare rete di contat-
112 GUERRA AI CRISTIANI

ti. Un'altra realtà ecclesiale importantissima per la raccolta e


la diffusione di notizie sui cristiani nel m o n d o è l'Aiuto alla
Chiesa che Soffre (ACS) con il suo sito http://www.acs-ita-
lia.glauco.it/ e, soprattutto, con il suo annuale rapporto sul-
la libertà religiosa. Anche l'agenzia Zenit (http://www.ze-
nit.org/index.php?l=italian), che riprende e diffonde notizie
da e in tutto il m o n d o , offre in questo senso un importante
contributo. Si tratta di un'agenzia non profit che, avvalendo-
si della collaborazione di numerosi professionisti nel campo
della comunicazione, cerca soprattutto di far conoscere il
messaggio sociale della Chiesa nel maggior n u m e r o possibi-
le di lingue.
Tra le realtà istituzionali che si occupano della libertà re-
ligiosa, oltre al lavoro dell'OSCE e della sua agenzia O D H I R ,
si annovera l'annuale rapporto preparato dal Dipartimento
di Stato Usa consultabile in rete all'indirizzo http://www.sta-
te.gov/g/drl/rls/irf/2009/index.htm, e il contributo della
C o m m i s s i o n e per la sicurezza e cooperazione in Europa, no-
ta come C o m m i s s i o n e Helsinki, http://www.csce.gov/.
Sempre negli Stati Uniti esistono n u m e r o s e organizzazio-
ni non profit, protestanti e non, che si occupano di persecu-
zioni e discriminazioni nei confronti dei cristiani. Tra queste
l'associazione Open Doors che stila la citata lista dei paesi
più agguerriti contro le minoranze cristiane. Il suo sito è
http://sb.od.org/, da cui si accede anche a una versione ita-
liana: http://www.porteaperteitalia.org/.
Tra quelle realtà che, invece, diffondono clandestinamen-
te la loro attività e le notizie circa le condizioni dei cristiani
nei paesi a maggioranza m u s u l m a n a si ricorda www.lavoce-
deicopti.org. Questo sito, espressione di una vera e propria
associazione con un proprio presidente, si concentra soprat-
tutto sull'area mediorientale e dell'Africa del Nord, con par-
LE NUOVE CATACOMBE 113

ticolare attenzione all'Egitto, dove risiede la minoranza cri-


stiana più n u m e r o s a dell'area.
Un prezioso strumento di monitoraggio delle discrimina-
zioni contro i cristiani, soprattutto in Europa, è il sito
www.christianophobia.eu, che raccoglie reportage e testi-
monianze dirette dei cittadini.
APPENDICI
PARLAMENTO EUROPEO

Documento di seduta

P R O P O S T A DI RISOLUZIONE C O M U N E

presentata a norma dell'articolo 115, paragrafo 5, del regola-


mento da:
- Mario Mauro, Laima Liucija Andrikienè, Charles Tannock,
Bernd Posselt, Esther De Lange, Boguslaw Sonik, Anna Zà-
borskà, Rodi Kratsa-Tsagaropoulou e Antonio Tajani a n o m e
del gruppo PPE-DE;
- Pasqualina Napoletano e Glyn Ford a n o m e del gruppo
PSE;
- Marco Cappato, Frédérique Ries e Marios Matsakis, a no-
me del gruppo A L D E ;
- Cristiana Muscardini, A d a m Bielan, Mario Borghezio, Ry-
szard Czarnecki, Hanna Foltyn-Kubicka, Konrad Szymanski
e Mieczystaw E d m u n d Janowski, a n o m e del gruppo UEN;
- Bastiaan Belder, a n o m e del gruppo I N D / D E M ;
- Vittorio Agnoletto e Giusto Catania.

In sostituzione delle proposte di risoluzione presentate dai


gruppi:
- PPE-DE (B6-0449/2007)
- PSE ( B 6 - 0 4 5 0 / 2 0 0 7 )
- UEN (B6-0455/2007)
118 GUERRA AI CRISTIANI

- IND/DEM (B6-0459/2007)
- ALDE (B6-0467/2007)
su gravi episodi che mettono a repentaglio l'esistenza delle
comunità cristiane e di altre comunità religiose.

Risoluzione del Parlamento europeo su gravi episodi che


mettono a repentaglio l'esistenza delle comunità cristiane
e di altre comunità religiose

Il Parlamento europeo,
- visto l'articolo 18 della Dichiarazione universale dei diritti
dell'uomo (UDHR), del 1948,
- visto l'articolo 9 della Convenzione europea per la salva-
guardia dei diritti dell'uomo (ECHR), del 1950,
- visto l'articolo 18 della Convenzione internazionale sui di-
ritti civili e politici (ICCPR), del 1966,
- vista la dichiarazione delle Nazioni Unite sull'eliminazio-
ne di ogni forma di intolleranza e di discriminazione fonda-
ta sulla religione e sul credo, del 1981,
- visti i documenti elaborati dalla relatrice speciale delle Na-
zioni Unite sulla libertà di religione e di credo, in particolare
quelli dell'8 marzo 2007, del 20 luglio 2007 e del 20 agosto
2007,
- viste le sue relazioni annuali sulla situazione dei diritti
umani nel m o n d o e le sue precedenti risoluzioni sulle mino-
ranze religiose nel m o n d o ,
- viste le sue risoluzioni del 25 ottobre 2007 sul Pakistan e
sull'Iran,
- vista la sua risoluzione del 28 aprile 2005 sulla relazione
annuale sui diritti umani nel m o n d o nel 2004 e sulla politica
dell'UE in materia,
APPENDICI 119

- vista la sua risoluzione del 6 luglio 2005 sull'Unione Euro-


pea e l'Iraq concernente un quadro per l'impegno,
- vista la sua risoluzione del 6 aprile 2006 sull'Iraq concernen-
te la comunità assira e la situazione nelle prigioni irachene,
- vista la sua risoluzione del 10 maggio 2007 sulle riforme
nel m o n d o arabo e la strategia dell'Unione Europea,
- visto l'articolo 115, paragrafo 5, del suo regolamento,
A. ricordando che, nelle sue relazioni con il resto del m o n d o ,
l'Unione Europea afferma e p r o m u o v e i propri valori e con-
tribuisce alla pace, al rispetto reciproco tra i popoli e alla sal-
vaguardia dei diritti dell'uomo,
B. sottolineando che si è espresso a più riprese a favore dei
diritti delle comunità religiose e della tutela della loro iden-
tità, ovunque nel m o n d o , così come a favore del riconosci-
mento e della protezione delle minoranze religiose, senza di-
stinzioni di sorta,
C. dichiarandosi vivamente preoccupato, in tale contesto,
per il moltiplicarsi di episodi di intolleranza e repressione
nei confronti delle comunità cristiane, in particolare in alcu-
ni paesi dell'Africa, dell'Asia e del Medio Oriente,
D. ricordando la sua profonda adesione ai principi della li-
bertà di pensiero, di coscienza, di religione e di culto, ovun-
que nel m o n d o , nonché al principio della laicità dello Stato e
delle sue istituzioni pubbliche; sottolineando che tali auto-
rità hanno il compito, ovunque nel m o n d o , di garantire det-
te libertà, compresa la libertà di cambiare la propria fede re-
ligiosa,
E. sottolineando l'importanza del dialogo tra le religioni per
promuovere la pace e la comprensione tra i popoli,
E ricordando che è compito dei leader politici e religiosi, a
tutti i livelli, combattere l'estremismo e promuovere il ri-
spetto reciproco,
120 GUERRA AI CRISTIANI

G. considerando che, secondo la normativa internazionale in


materia di diritti umani, e in particolare secondo l'articolo 18
della Convenzione internazionale sui diritti civili e politici,
ogni individuo ha diritto alla libertà di pensiero, di coscien-
za e di religione; tale diritto include la libertà di cambiare di
religione o di credo, e la libertà di manifestare, isolatamente
o in comune, e sia in pubblico che in privato, la propria reli-
gione o il proprio credo nell'insegnamento, nelle pratiche,
nel culto e nell'osservanza dei riti,
H. considerando che la relatrice speciale delle Nazioni Unite
sulla libertà di religione e di credo richiama l'attenzione su
situazioni preoccupanti di violazione della libertà di adotta-
re una religione o un credo, di cambiarli o di rinunciare a es-
si, oltre a segnalare numerosi casi di discriminazione e vio-
lenza tra religioni diverse, di uccisioni e di arresti arbitrari
per ragioni legate alla religione o al credo,
I. considerando che anche altre categorie di persone, come i
profughi, gli sfollati interni, i richiedenti asilo, i migranti, le
persone private della libertà, le minoranze etniche, religiose e
linguistiche e i figli di credenti subiscono sempre più di fre-
quente violazioni del diritto alla libertà di religione o di cre-
do; ricordando a tale proposito il principio di non-refoulement
conformemente all'articolo 33 della Convenzione di Ginevra,
J. esprimendo preoccupazione per i recenti episodi di vio-
lenza in Iraq, fra cui il rapimento di due sacerdoti cattolici,
padre Pius Afas e padre Mazen Ishoa, il 14 ottobre 2007 a
Mosul; l'uccisione di due cristiani assiri, Zuhair Youssef
Astavo Kermles e Luay Solomon N u m a n , entrambi membri
dell'organizzazione National Union of Bet-Nahrin, avvenu-
ta a Mosul il 28 giugno 2007; l'uccisione di un sacerdote cal-
deo, padre Ragheed Ganni, e dei tre diaconi che lo assiste-
vano, avvenuta il 3 giugno 2007 a Mosul,
APPENDICI 121

K. deplorando la situazione dei villaggi assiri situati in pros-


simità del confine turco, come il villaggio di Kani Masi,
L. dichiarandosi preoccupato per i recenti episodi di violen-
za in Pakistan, fra cui l'assalto contro una chiesa cristiana il
10 ottobre 2007 a Godwinh, alla periferia di Lahore; la bom-
ba che il 15 settembre 2005 ha seriamente danneggiato una
scuola, la Saint John Bosco Model School, gestita dai missio-
nari di Mill Hill nel distretto di Bannu; l'uccisione del vesco-
vo protestante Arif Khan e di sua moglie il 29 agosto 2007 a
Islamabad,
M. deplorando l'uccisione di Rami Khader Ayyad, titolare di
una libreria cristiana, avvenuta il 7 ottobre 2007 a Gaza,
N. dichiarandosi p r o f o n d a m e n t e addolorato per l'uccisione
di due giovani copti, Wasi Sadek Ishaq e K a r a m Klieb En-
darawis, avvenuta il 3 ottobre 2007 ad Awlad Toq Garb, in
Egitto,
O. dichiarandosi inorridito per l'attacco perpetrato il 18 apri-
le 2007 contro la casa editrice cristiana Zirve a Malatya, in
Turchia, con l'uccisione di tre cristiani, Tilmann Geske, Ne-
cati Aydin e Ugur Yuksel; ricordando la sua risoluzione del
25 ottobre 2007 sulle relazioni UE-Turchia e la sua viva con-
danna dell'assassinio di Hrant Dink e del sacerdote cattolico
Andrea Santoro,
P. deplorando il rapimento nelle Filippine del sacerdote cat-
tolico padre Giancarlo Bossi,
Q. sottolineando in particolare la gravità della situazione
delle comunità cristiane del Sudan, i cui membri continuano
a essere oggetto della repressione delle autorità di Khartum,
R. considerando che negli ultimi anni centinaia di famiglie
assiro-cristiane che vivono nella zona di Dora, a sud di Ba-
ghdad, hanno lasciato la città a seguito di intimidazioni, mi-
nacce e violenze,
122 GUERRA AI CRISTIANI

S. considerando che l'esodo dei cristiani dall'Iraq è fonte di


serie preoccupazioni, come sottolinea il fatto che, nel 2006,
circa il 24% dei 38.000 iracheni complessivamente registrati
daH'UNHCR in Siria era cristiano e che la gran parte degli
sfollati interni in Iraq - che sono più di due milioni - appar-
tiene a minoranze cristiane dirette per lo più verso la piana
di Ninive,
T. sottolineando la gravità della situazione per quanto con-
cerne la libertà religiosa nella Repubblica popolare cinese,
dove le autorità continuano a reprimere qualsiasi manifesta-
zione religiosa, soprattutto nei confronti della Chiesa cattoli-
ca, di cui molti fedeli e vescovi sono detenuti da anni e in al-
cuni casi sono morti in carcere,
U. sottolineando che anche in Vietnam si registra una forte
repressione contro le attività della Chiesa cattolica e di altre
religioni, come dimostra la grave situazione in cui versano le
comunità dei montagnard vietnamiti,
V. sottolineando che in alcuni casi la situazione delle comu-
nità cristiane è tale da compromettere la loro sopravvivenza e
che, qualora esse scomparissero, una parte significativa del
patrimonio religioso dei paesi in questione andrebbe perduta,
1. condanna risolutamente tutti gli atti di violenza contro co-
munità cristiane, ovunque essi si verifichino, ed esorta i go-
verni interessati a tradurre in giudizio gli autori di tali reati;
2. condanna fermamente tutte le forme di discriminazione e
intolleranza basate sulla religione o il credo, come pure gli
atti di violenza contro tutte le comunità religiose; esorta i
paesi interessati a far sì che il loro ordinamento giuridico e
costituzionale offra garanzie adeguate ed effettive per quan-
to riguarda la libertà di religione o di credo, nonché vie di ri-
corso per le vittime in caso di violazione della libertà di reli-
gione o di credo;
APPENDICI 123

3. sottolinea che il diritto alla libertà di pensiero, di coscien-


za e di religione è un diritto umano fondamentale garantito
da vari strumenti giuridici internazionali; ribadisce nel con-
tempo la sua profonda adesione al concetto fondamentale
dell'interdipendenza dei diritti umani;
4. appoggia risolutamente tutte le iniziative volte a incorag-
giare il dialogo e il rispetto reciproco tra le religioni; invita
tutte le autorità religiose a promuovere la tolleranza e a
prendere iniziative contro l'odio e la radicalizzazione vio-
lenta ed estremista;
5. sollecita i governi dei paesi interessati a migliorare la si-
curezza delle comunità cristiane; sottolinea di conseguenza
che le autorità pubbliche hanno il dovere di tutelare tutte le
comunità religiose, incluse quelle cristiane, dalla discrimina-
zione e dalla repressione;
6. invita la Commissione e il Consiglio a sollevare la que-
stione della situazione delle comunità cristiane nel quadro
del dialogo politico con i paesi in cui tali comunità sono mi-
nacciate, p r o m u o v e n d o un i m p e g n o strategico da parte dei
paesi in questione sulla base delle convenzioni internaziona-
li in materia di diritti umani;
7. invita la Commissione, il Consiglio e gli Stati membri a
contribuire ulteriormente al rafforzamento dei diritti umani
e dello stato di diritto attraverso gli strumenti di politica
estera dell'UE;
8. chiede alla C o m m i s s i o n e e al Consiglio di prestare parti-
colare attenzione alla situazione delle comunità religiose, ivi
comprese le comunità cristiane, in quei paesi dove sono mi-
nacciate, nel m o m e n t o dell'elaborazione e implementazione
di programmi di cooperazione e aiuto allo sviluppo con que-
gli stessi paesi;
9. chiede all'Unione Europea e agli Stati membri di destina-
124 GUERRA AI CRISTIANI

re maggiori fondi alle attività d e l l ' U N H C R e agli aiuti uma-


nitari gestiti da questa organizzazione;
10. raccomanda che le sue commissioni competenti esamini-
no la situazione delle comunità cristiane, in particolare in
Medio Oriente;
11. incarica il suo Presidente di trasmettere la presente riso-
luzione al Consiglio, alla Commissione, al Segretario gene-
rale delle Nazioni Unite e al Consiglio per i diritti dell'uomo
delle Nazioni Unite.
PARLAMENTO EUROPEO 2009-2014

Documento di seduta

P R O P O S T A DI RISOLUZIONE C O M U N E

presentata a n o r m a dell'articolo 122, paragrafo 5, del regola-


mento in sostituzione della proposta di risoluzione presen-
tata dai gruppi:
- ALDE (B7-0035/2010)
- EFD ( B 7 - 0 0 3 7 / 2 0 1 0 )
- PPE ( B 7 - 0 0 3 8 / 2 0 1 0 )
- S&D (B7-0039/2010)
- ECR (B7-0045/2010)
- Verts/ALE (B7-0048/2010)
sui recenti attacchi contro comunità cristiane.

Mario Mauro, Carlo Casini, Cristian Dan Preda, Bernd


Posselt, Laima Liucija Andrikienè, Eija-Riitta Korhola, Le-
na Kolarska-Bobinska, Elzbieta Katarzyna tukacijewska,
Filip Kaczmarek, Martin Kastler, Monica Luisa Macovei,
Tunne Kelam, Boguslaw Sonik, Csaba Sógor, Làszló Tokés
a n o m e del gruppo PPE
Véronique De Keyser
a n o m e del gruppo S&D
Marietje Schaake, Frédérique Ries
a nome del gruppo A L D E
126 GUERRA AI CRISTIANI

Heidi Hautala, Barbara Lochbihler, Hélène Flautre, Jean-


Paul Besset, Emilie Turunen, Raiil Romeva i Rueda, Gerald
Hafner, Christian Engstròm
a nome del gruppo V e r t s / A L E
A d a m Bielan, Ryszard Czarnecki, Tomasz Piotr Por A ba,
Charles Tannock, Marek Henryk Migalski, Pawel Robert
Kowal, Ryszard Antoni Legutko, Peter van Dalen, Konrad
Szymanski, Miroslaw Piotrowski, Jacek Olgierd Kurski
a nome del gruppo ECR
Marie-Christine Vergiat, Rui Tavares
a n o m e del gruppo G U E / N G L
Fiorello Provera, Rolandas Paksas
a nome del gruppo EFD

Risoluzione del Parlamento europeo sui recenti attacchi


contro comunità cristiane

Il Parlamento europeo,
- viste le sue precedenti risoluzioni e, in particolare, quella del
15 novembre 2007 su gravi episodi che mettono a repentaglio
l'esistenza delle comunità cristiane e di altre comunità religiose,
- visto l'articolo 18 della Convenzione internazionale sui di-
ritti civili e politici del 1966,
- vista la Dichiarazione delle Nazioni Unite sull'eliminazio-
ne di ogni forma di intolleranza e di discriminazione fonda-
ta sulla religione e sul credo, del 1981,
- visto l'articolo 122, paragrafo 5, del suo regolamento,
A. considerando che la promozione del rispetto della demo-
crazia, dei diritti umani e delle libertà civili sono principi e
obiettivi fondamentali dell'Unione Europea e costituiscono
una base comune per le sue relazioni con i paesi terzi,
APPENDICI 127

B. considerando che, conformemente alla legislazione inter-


nazionale in materia di diritti umani e, in particolare, all'arti-
colo 18 della Convenzione internazionale sui diritti civili e
politici, ogni individuo ha diritto alla libertà di pensiero, di
coscienza e di religione; che tale diritto include la libertà di
cambiare la propria religione o credo, e la libertà, individual-
mente o in comune con altri e in pubblico o in privato, di ma-
nifestare la propria religione o il proprio credo nel culto, nel-
l'osservanza dei riti, nelle pratiche e nell'insegnamento,
C. considerando che l'Europa, come altre parti del m o n d o ,
non è esente da casi di violazione di detta libertà e conosce
crimini individuali commessi contro m e m b r i di minoranze
in base al loro credo,
D. considerando che l'Unione Europea ha espresso a più ri-
prese il proprio impegno per la libertà di pensiero, coscienza
e religione e sottolineato che il governo ha il dovere di ga-
rantire tali libertà in tutto il m o n d o ,
E. considerando che il 6 gennaio 2010 è stato commesso l'as-
sassinio, sparando da un'auto in corsa, di sette individui - 6
cristiani copti e un poliziotto - e il ferimento di altre persone
nel m o m e n t o in cui i fedeli uscivano da una chiesa dopo la
messa di mezzanotte per la vigilia di Natale copta nella città
di Nag H a m m a d i nell'Alto Egitto; e che, nelle ultime setti-
mane, sono scoppiati altri scontri che hanno coinvolto cri-
stiani copti e m u s u l m a n i , definiti incidenti individuali dal
governo egiziano,

E considerando che l'8 gennaio 2010 le autorità egiziane


hanno annunciato l'arresto e la detenzione di tre persone in
riferimento all'attacco a Nag H a m m a d i del 6 gennaio; consi-
derando che il procuratore generale egiziano ha deciso che i
tre accusati fossero tradotti dinanzi alla Corte di emergenza
di sicurezza dello Stato per omicidio premeditato,
128 GUERRA AI CRISTIANI

G. considerando che i cristiani copti rappresentano circa il


10% della popolazione egiziana; che, negli ultimi anni, in
Egitto hanno avuto luogo atti ricorrenti di violenza contro
cristiani copti,
H. considerando che la Costituzione egiziana garantisce la li-
bertà di credo e di pratica di riti religiosi,
I. considerando che accorda grande importanza alle relazio-
ni con l'Egitto e che sottolinea l'importanza dell'Egitto e del-
le relazioni UE-Egitto per la stabilità e lo sviluppo della zo-
na euromediterranea,
J. considerando che la Chiesa cattolica malese ha citato in
giudizio il governo malese nel 2007 dopo che quest'ultimo
aveva minacciato di proibire la pubblicazione del giornale
«The Herald» per motivi di sicurezza nazionale qualora non
avesse cessato di utilizzare la parola «Allah» che la comunità
di lingua Bahasa-Malesia, di fede cristiana, utilizza abitual-
mente come traduzione di «Dio»,
K. considerando che il 31 dicembre 2009 l'Alta Corte di giu-
stizia malese ha dichiarato che i cristiani in Malesia hanno il
diritto costituzionale di utilizzare la parola «Allah» per rife-
rirsi a Dio e che la parola «Allah» non è esclusiva dell'islam,
L. considerando che, a seguito della sentenza, si è assistito a
uno scoppio di violenza e ad almeno nove attacchi contro
chiese cristiane in Malesia,
M. considerando che il governo ha confiscato più di 15.000
copie della Bibbia in lingua malaya in cui si utilizzava la pa-
rola «Allah» per riferirsi a Dio, e che a oggi non ha restituito
le suddette copie,
N. considerando che il governo malese accetta l'uso della pa-
rola «Allah» da parte delle comunità cristiane negli Stati di
Sahah e Sarawak mentre lo pone in questione in altre regio-
ni del paese, il che crea una discriminazione supplementare
in tutta la comunità cristiana in Malesia,
APPENDICI 129

0. considerando che il dialogo intercomunitario è essenziale


per promuovere la pace e la comprensione reciproca tra i po-
poli,
1. sottolinea che il diritto alla libertà di pensiero, di coscien-
za e di religione è un diritto u m a n o fondamentale garantito
dagli strumenti giuridici internazionali e condanna viva-
mente tutte le forme di violenza, discriminazione e intolle-
ranza, basate sulla religione e sul credo, contro le persone re-
ligiose, gli apostati e i non credenti;
2. manifesta preoccupazione per i recenti attacchi contro cri-
stiani copti in Egitto e solidarietà nei confronti delle famiglie
delle vittime; chiede al governo egiziano di garantire la sicu-
rezza personale e l'integrità fisica dei cristiani copti e dei
membri di altre minoranze religiose del paese;
3. plaude agli sforzi esplicati dalle autorità egiziane per in-
dividuare gli autori e gli esecutori dell'attacco del 6 gennaio;
chiede al governo egiziano di garantire che tutte le persone
responsabili di tale attacco, come pure di altri atti di violen-
za contro cristiani copti o altre minoranze religiose o di altro
tipo, siano tradotte dinanzi alla giustizia e sottoposte a un
doveroso processo;
4. chiede al governo egiziano di garantire che i cristiani copti
e i membri di altre comunità religiose e minoranze godano di
tutti i diritti umani e libertà fondamentali - compreso il dirit-
to di scegliere liberamente la propria religione e di cambiarla
- e di evitare qualsiasi discriminazione contro gli stessi;
5. deplora le violenze a sfondo religioso in territorio euro-
peo, compreso l'omicidio di M a r w a al-Sherbini, e manifesta
solidarietà alle famiglie delle vittime;
6. esprime viva preoccupazione per i recenti attacchi contro
chiese e luoghi di culto in Malesia e solidarietà alle vittime;
chiede alle autorità malesi di garantire la sicurezza persona-
le e l'integrità fisica delle persone che praticano la propria re-
130 GUERRA AI CRISTIANI

ligione e di adottare le misure necessarie per proteggere le


chiese e altri luoghi di culto;
7. chiede alle autorità malesi di indagare a fondo e con rapi-
dità sui casi segnalati di attacchi contro luoghi di culto e di
tradurre i responsabili dinanzi alla giustizia;
8. ritiene che la condotta del Ministro dell'Interno malese co-
stituisca una violazione della libertà di religione; è partico-
larmente preoccupato per il fatto che il governo malese ab-
bia agito in m o d o illecito e che con la sua ingerenza abbia
contribuito all'acuirsi delle tensioni tra i gruppi religiosi nel
paese;
9. plaude alla sentenza dell'Alta Corte della Malesia ed esor-
ta le autorità malesi a rispettare tale decisione; chiede al go-
verno malese di non tentare di ripristinare il divieto sull'uso
della parola «Allah» bensì di tentare di allentare le tensioni
risultanti e di astenersi dall'intraprendere n u o v e azioni che
potrebbero turbare la coesistenza pacifica tra la religione do-
minante e quelle minoritarie, c o n f o r m e m e n t e a quanto sta-
bilito nella Costituzione malese;
10. chiede al Consiglio, alla C o m m i s s i o n e e all'Alto rappre-
sentante dell'Unione per gli affari esteri e la politica di sicu-
rezza, nel quadro delle relazioni e della cooperazione del-
l'UE con i paesi interessati, di prestare particolare attenzione
alla situazione delle minoranze religiose, comprese le comu-
nità cristiane;
11. appoggia tutte le iniziative volte a p r o m u o v e r e il dialogo
e il rispetto reciproco tra comunità; invita tutte le autorità re-
ligiose a promuovere la tolleranza e ad adottare iniziative
contro l'odio e contro la radicalizzazione violenta ed estre-
mista;
12. incarica il suo Presidente di trasmettere la presente riso-
luzione al Consiglio, alla C o m m i s s i o n e , all'Alto rappresen-
APPENDICI 131

tante dell'Unione Europea per gli affari esteri e la politica di


sicurezza, ai governi e ai parlamenti degli Stati membri, al
governo e al Parlamento dell'Egitto nonché al governo e al
Parlamento della Malesia.
Nell'ottobre del 2009 il ministro degli Esteri Franco Trattini ha sollecitato l'U-
nione europea a prendere «una posizione forte e netta» sulla libertà religiosa, do-
po il protrarsi degli attacchi contro le minoranze religiose e in particolare contro
i cristiani in varie parti del mondo. «L'Europa deve far sentire la sua voce per ri-
svegliare la coscienza internazionale contro le persecuzioni e le intolleranze nei
confronti delle minoranze religiose e le minoranze cristiane in particolare». L'11
novembre 2009 il Consiglio europeo ha prodotto questo documento.
134 GUERRA AI CRISTIANI

Annex

D r a f t C o u n c i l c o n c l u s i o n s on F r e e d o m of Religion or Belief

The Council r e a f f i r m s the strong c o m m i t m e n t of the E u r o p e a n U n i o n to t h e p r o m o t i o n and

p r o t e c t i o n of f r e e d o m of r e l i g i o n o r b e l i e f .

T h e C o u n c i l r e c a l l s that f r e e d o m of t h o u g h t , c o n s c i e n c e , r e l i g i o n or b e l i e f a p p l i e s e q u a l l y to all

persons. It is a f u n d a m e n t a l f r e e d o m w h i c h i n c l u d e s all r e l i g i o n s or b e l i e f s , i n c l u d i n g t h o s e that

h a v e not b e e n t r a d i t i o n a l l y p r a c t i c e d i n a p a r t i c u l a r c o u n t r y , t h e b e l i e f s of p e r s o n s belonging

r e l i g i o u s m i n o r i t i e s , as w e l l as n o n - t h e i s t i c a n d a t h e i s t i c b e l i e f s . T h e f r e e d o m a l s o c o v e r s t h e r i g h t

to a d o p t , c h a n g e or a b a n d o n o n e ' s r e l i g i o n o r b e l i e f , of o n e ' s o w n f r e e w i l l .

T h e C o u n c i l u n d e r l i n e s t h a t S t a t e s h a v e a d u t y to p r o t e c t e v e r y o n e , i n c l u d i n g p e r s o n s b e l o n g i n g to

m i n o r i t i e s , f r o m d i s c r i m i n a t i o n , v i o l e n c e a n d o t h e r v i o l a t i o n s . S t a t e s m u s t e n s u r e that t h e i r

l e g i s l a t i v e s y s t e m s p r o v i d e a d e q u a t e and e f f e c t i v e g u a r a n t e e s of f r e e d o m of t h o u g h t , conscience,

r e l i g i o n or b e l i e f to all w i t h o u t distinction.

The Council c o n d e m n s all f o r m s of i n t o l e r a n c e a g a i n s t p e r s o n s b e c a u s e of t h e i r r e l i g i o n or b e l i e f .

T h e C o u n c i l d e p l o r e s that d i s c r i m i n a t i o n b a s e d on r e l i g i o n or b e l i e f still e x i s t s in all r e g i o n s of t h e

w o r l d , a n d t h a t p e r s o n s b e l o n g i n g to p a r t i c u l a r r e l i g i o u s c o m m u n i t i e s , i n c l u d i n g r e l i g i o u s

m i n o r i t i e s , c o n t i n u e to be d e n i e d t h e i r h u m a n r i g h t s in m a n y c o u n t r i e s . T h e C o u n c i l is a l a r m e d b y

r e p o r t s of r e c e n t a n d i n c r e a s i n g a c t s of e x t r e m e v i o l e n c e a g a i n s t p e r s o n s b e l o n g i n g to r e l i g i o u s

m i n o r i t i e s a n d e x p r e s s e s its c o n c e r n a b o u t t h e v u l n e r a b l e s i t u a t i o n f a c e d b y t h e m in m a n y p a r t s of

the w o r l d .

15510/09 ZS/pch 2
ANNEX DC, E HR LIMITE EN
APPENDICI 143

T h e C o u n c i l e x p r e s s e s ils d e e p c o n c e r n t h a t i n c o u n t r i e s t h a t h a v e l e g i s l a t i o n on d e f a m a t i o n of

r e l i g i o n s , such l e g i s l a t i o n has often b e e n used to m i s t r e a t r e l i g i o u s m i n o r i t i e s and to limit f r e e d o m

of e x p r e s s i o n a n d f r e e d o m of r e l i g i o n or b e l i e f . T h e C o u n c i l s t r e s s e s t h a t i n t e r n a t i o n a l h u m a n r i g h t s

l a w p r o t e c t s i n d i v i d u a l s a n d g r o u p s of i n d i v i d u a l s a n d , i n this r e g a r d , r e i t e r a t e s t h a t d e f a m a t i o n of

r e l i g i o n s is n o t a h u m a n r i g h t s c o n c e p t . R e c a l l i n g t h a t h u m a n r i g h t s t r a n s c e n d d i f f e r e n c e s between

r e l i g i o n s , t h e C o u n c i l u n d e r l i n e s that n o r e s t r i c t i o n s i n t h e n a m e of r e l i g i o n m a y be p l a c e d on t h o s e

r i g h t s a n d r e l i g i o n m a y n e v e r b e u s e d t o j u s t i f y or c o n d o n e t h e r e s t r i c t i o n or v i o l a t i o n of i n d i v i d u a l

r i g h t s . T h e EU w i l l c o n t i n u e t o r e j e c t a n y a t t e m p t s t o d o so.

T h e C o u n c i l e m p h a s i s e s t h a t f r e e d o m of r e l i g i o n o r b e l i e f i s i n t r i n s i c a l l y l i n k e d t o f r e e d o m of

o p i n i o n and e x p r e s s i o n . F r e e d o m of o p i n i o n a n d e x p r e s s i o n is n e c e s s a r y t o c r e a t e p l u r a l i s t , t o l e r a n t ,

b r o a d - m i n d e d and d e m o c r a t i c s o c i e t i e s . B y a l l o w i n g f r e e d e b a t e a n d e x c h a n g e s of i d e a s , and b y

d i s s e m i n a t i n g i n f o r m a t i o n on h u m a n r i g h t s a b u s e s a n d c a l l i n g f o r a c c o u n t a b i l i t y , independent

m e d i a , p r e s s , t e l e v i s i o n , i n t e r n e t a n d o t h e r n e w m e d i a , f r e e d o m of e x p r e s s i o n p l a y s an important

r o l e in t h e f i g h t a g a i n s t intolerance.

T h e C o u n c i l u n d e r l i n e s the strategic i m p o r t a n c e of f r e e d o m of r e l i g i o n or b e l i e f a n d of c o u n t e r i n g

r e l i g i o u s i n t o l e r a n c e , a n d r e a f f i r m s its i n t e n t i o n t o c o n t i n u e t o g i v e p r i o r i t y t o t h e i s s u e s as p a r t of

the E u r o p e a n U n i o n ' s h u m a n rights policy. T h e C o u n c i l i n v i t e s the r e l e v a n t C o u n c i l b o d i e s t o

e v a l u a t e e x i s t i n g EU i n i t i a t i v e s a n d t o e l a b o r a t e p r o p o s a l s , as a p p r o p r i a t e , f o r p r o m o t i n g t h e

f r e e d o m of r e l i g i o n or b e l i e f i n b i l a t e r a l r e l a t i o n s a n d i n m u l t i l a t e r a l context.

15510/09 ZS/pch 3
ANNEX D G EHR LIMITE EN
Dove la fede
costa di più 1

Più alto è il posto


occupato nella lista,
più grave è
la persecuzione
dei cristiani

FP = forti p e r s e c u z i o n i
O = oppressioni
FL = forti l i m i t a z i o n i
AL = a l c u n e l i m i t a z i o n i
AP = alcuni p r o b l e m i

' W o r l d W a t c h List:
www.porteaperteitalia.org
Indice

7 Introduzione. L'OSCE e la difesa della libertà religiosa

GUERRA AI CRISTIANI
19 Persecuzioni: una storia antica

A EST DI VIENNA
INDICE DELLE PERSECUZIONI
33 Paesi islamici
47 II caso di Cipro
51 La «laica» Turchia
55 Regimi comunisti
67 India

A OVEST DI VIENNA
INDICE DELLE DISCRIMINAZIONI
73 L'OSCE e la libertà religiosa
79 Relativismo e fondamentalismo: le nuove ideologie
87 Dalla norma alla discriminazione
93 Lo zapaterismo
97 La corte che nega i diritti dell'uomo
103 Conclusioni
111 Le nuove catacombe

117 APPENDICI