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Nerio Neri 14 NE

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con elementi di elettrotecnica, elettronica e radiocomunicazioni

Associazione Radioamatori Italiani


RADIOTECNICA
per
RADIOAMATORI

lii
PROPRIETÀ LETTERARIA RISERVATA

Edizioni a cura della FAENZA EDITRICE - C.P. 68 FAENZA

Litografica Faenza S.p.A. - FAENZA


IV
NERIO NERI - I4NE

RADIOTECNICA
per
RADIOAMATORI
con elementi di elettrotecnica, elettronica e radiocomunicazioni
2a edizione
1a ristampa
1978

ASSOCIAZIONE RADIOAMATORI ITALIANI


20124 Milano - Via Domenico Scarlatti 31

V
PREFAZIONE

Questo volume fu scritto, nella sua prima stesura del '67,'quando


mancava un testo che trattasse, possibilmente in modo semplice ma
completo, la materia compresa nel programma d'esame ministe-
riale per il conseguimento della patente di radiooperatore.
L'esaurimento via via verificatosi delle prime edizioni ciclosti-
late ed a bassa tiratura, dell'edizione A.R.I. e delle sue varie
ristampe, mi ha spinto a rivedere ed ampliare qua e là il contenuto,
onde correggere gli squilibri e le manchevolezze più evidenti.
Infatti l'intento era, e rimane, quello di fornire un quadro abba-
stanza completo e rigoroso, ma nel contempo accessibile, a chi si
accinge ad intraprendere l'attività di radioamatore.
Come previsto, il compito si è sempre dimostrato impresa piutto-
sto gravosa, che certamente non sarà del tutto riuscita neanche con
quest'ultima revisione ed ampliamento.
Oltre alla parte squisitamente tecnica, sono qui inseriti regola-
menti e notizie varie, di utilità generale; va anche fatto presente che
alcuni punti non previsti, o solo accennati, nel programma ministe-
riale, sono qui inseriti trattandosi di argomenti che, allo stato at-
tuale della tecnica, non possono essere assolutamente sorvolati.
Desidero infine ricordare la paziente e preziosa assistenza a suo
tempo prestatami dall'Ing. Bruno Trevisan, nonchè ringraziare,
per i validi consigli, 1'Ing. Gianfranco Sinigaglia ed il Dott. Goliardo
Tomassetti, assieme ad altri amici che pure hanno collaborato con
la loro critica fattiva.

NERIO NERI 14NE

VII
PRESENTAZIONE

Questa pubblicazione vede la luce in un caldo momento del ra-


diantismo puro che si agita in fremiti di riscossa e di rivitalità
nella ricerca di una promozionale riqualificazjone, più aderente ai
tempi attuali.
Dopo qualche incertezza di riconoscimento della propria fisiono-
mia rigidamente tradizionale e dopo qualche mollezza dovuta cer-
tamente a fattori contingenti e talvolta irresistibili di travisamenti
di idee e di contenuti, il radioamatore sente oggi il desiderio
istintivo di ritrovare sè stesso come ai vecchi tempi (del resto,
neanche troppo lontani) con rinvigorita ricerca di nuovi orizzonti.
Cosicchè si evidenzia subito il desiderio cosciente di ritrovarsi
tutti, vecchi e nuovi nel comune intento, su di un rinnovato piano
di preparazione tecnica e operativa che metta fine alle incertezze
sul futuro del radiantismo della migliore qualità.
All'interno di noi stessi, avremo ritrovato quella fruttuosa ricon-
ciliazione con quei presupposti che hanno acceso in noi dal primo
momento la fascinosa fiamma dell'amore per la radio.
E all'estremo avremo certamente ottenuto una rinnovata consi-
derazione, un accresciuto rispetto e, perchè no, anche l'aiuto
responsabile di chi può farlo.
Ben venga dunque questa ultima fatica di 14 NE, autentico radio-
amatore, a dare una mano assai utile a chi sa molto ma non sa
tutto e a chi pur sapendo poco della radio, vorrebbe ancora sa-
perne tanto e meglio.
Questo libro che, come dicevo, ~vede la luce in un momento
giusto, sarà certamente accolto con grande soddisfazione dalle
molte migliaia di radioamatori italiani, quale guida preziosa per
quel loro tradizionale ingegno che certamente merita tanto.
È una certezza per noi tutti e un augurio per 14 NE per i suoi
programmi futuri.

Rosario Vollero - 18 KRV


Presidente dell' A.R.I.
CONSIGLI E CONSIDERAZIONI PRELIMINARI

A chi è digiuno della materia e ad essa si avvicina per la prima volta, il


contenuto di questo libro può apparire vasto ed impegnativo.
D'altra parte, il programma qui svolto è quello previsto dal regola-
mento ministeriale, e ad esso quindi ci si è attenuti, anche se si è cercato di
trattarlo nel modo più divulgativo possibile, pur nel rispetto dell'esattezza
scientifica.
Certamente non tutto il contenuto presenta lo stesso livello d' importan-
za, almeno ai fini dell'esame per la patente di radiooperatore: gli esempi
di domande d'esame riportati infondo al testo possono ?ià dare un'idea,
seppur forzatamente incompleta, di quanto (e come) possa 1·enir richie-
sto; è chiaro inoltre chi certi approfondimenti e formule non servono
tanto per uno sterile apprendimento teorico, quanto per una migliore
comprensione dei fenomeni o delle apparecchiature in esame.
In quanto poi alle formule cosiddette importanti, o che comunque
abbiano maggiori probabilità di venire utili, esse si contano su una mano
sola, o poco più. Una conclusione, quindi, ovvia e banale: un po' di
applicazione e un po' di buonsenso; e, naturalmente, tanti auf.?uri!

IX
IL CODICE DEL RADIOAMATORE

1° - IL RADIOAMATORE È UN GENTILUOMO:
non trasmette appagando il proprio piacere quando sa di nuocere al piacere
altrui

2° - IL RADIOAMATORE È LEALE:
verso le leggi e regolamenti nazionali ed internazionali e verso la propria asso-
ciazione

3° - IL RADIOAMATORE È PROGRESSISTA:
segue il progresso della tecnica; apporta continuamente migliorie ai propri im-
pianti; si sforza di adoperare la sua stazione con la miglior correttezza possibile

4° - IL RADIOAMATORE È CORTESE:
trasmette, se richiesto, lentamente; dà consigli e notizie ai principianti; non usa
mai un tono cattedratico

5° - IL RADIOAMATORE È EQUILIBRATO:
léuadio è il suo svago ma non tralascia per essa nessuno dei suoi doveri verso la
famiglia, il lavoro, la scuola, la comunità

6° - IL RADIOAMATORE È ALTRUISTA:
la sua stazione e le sue conoscenze tecniche e professionali sono sempre a
disposizione dei suoi simili, del suo paese e del mondo.

X
SIMBOLI RADIOELETTRICI

Resistenza fissa

Resistenza variabile (Potenziometro)

Condensatore fisso

Condensatore variabile

Induttore (in aria)

Induttore (con nucleo regolabile)

Induttore (su nucleo magnetico)

Generatore di f.e.m. continua (batteria)

Generatore di f.e.m. alternata

• liJit • Diodo semiconduttore

@ Tubo a vuoto

. . .or-- Quarzo piezoelettrico

~ Transistore

© F.E.T.

@ M.O.S. F.E.T.

----01 Altoparlante

~ Cuffia

-o- Microfono

---~ Tasto

r
J_
Antenna

Terra

I
~ Massa

Alcune lettere dell'alfabeto greco (comunemente usate)

a: alfa lfl fi

f3 beta p ro
y gamma w omega
8 delta (minuscolo) À lambda
LÌ delta (maiuscolo) 7l eta
Elettrologia
ed elettrotecnica

Preliminari

Poichè l'atomo, in condizioni normali e vi-


CENNI DI FISICA ATOMICA sto «da fuori», appare neutro, se ne deduce
che gli elettroni, negativi, ed il nucleo, posi-
tivo (ed ambedue nella stessa quantità), com-
Per comprendere a fondo i fenomeni elet- pensano la rispettiva carica, così da ripristi-
trici, che sono poi alla base della Radiotecni- nare il normale bilancio elettrico della mate-
ca, è opportuno esaminare prima di tutto ria.
l'atomo e le particelle che lo compongono. La caratteristica più importante del com-
Sappiamo infatti che l'atomo, l'ultimo e il portamento di queste due forme opposte di
più piccolo costituente di ogni elemento che elettricità è che esse, o per meglio dire, le
ne conservi le proprietà intrinseche, non è particelle che ne sono dotate, si attraggono,
un'entità compatta e indivisibile, come l'ori- più o meno fortemente, fra di loro.
gine della parola vorrebbe far credere. Al contrario due particelle dotate di cariche
In realtà esso è costituito principalmente da elettriche uguali, siano esse ambedue posi-
una parte centrale, il nucleo, e da un certo tive o negative, fra di loro si respingono.
numero di particelle rotanti attorno ad esso Gli elettroni hanno massa molto inferiore a
nucleo, gli elettroni. quella dei protoni e neutroni, e ruotano ad
Il nucleo a sua volta è costituito da una altissima velocità attorno al nucleo, a note-
coabitazione di particelle aventi massa ugua- vole distanza da esso (s'intende rispetto alle
le, ma comportamento elettrico, come ve- dimensioni delle particelle in oggetto, in
dremo, diverso; esse sono i neutroni ed i pro- quanto la percentuale di materia nell'atomo è
toni. bassa rispetto allle sue dimensioni), e su una
Esaminiamo le proprietà ed il comporta- o più posizioni (orbite) a traiettoria ellittica,
mento di queste particelle. ben definite e fisse per ogni singolo elemento.
Gli elettroni sono la più piccola quantità di Infatti l'elettrone, secondo il modello defi-
elettricità esistente (la loro carica elettrica è nito da Bohr, e universalmente adottato, può
assunta come unitaria), e questa carica elet- ruotare solo su orbite determinate da condi-
trica ad essi associata è del tipo (o per me- zioni fisiche e dinamiche ben precise, deri-
glio dire presenta un comportamento) deno- vanti (un po' semplicisticamente) dall'equili-
minato negativo. brio fra la sua energia di rotazione e l'attra-
I neutroni sono elettricamente neutri, non zione del nucleo; e nel caso che, in conse-
sono cioè sede di alcuna carica elettrica. guenza di sollecitazioni dall'esterno, l'elet-
I p;otoni invece sono caratterizzati da un trone lasci la sua orbita normale, esso può
comportamento elettrico contrario a quello solamente saltare su altre orbite già fissate
degli elettroni, sono cioè dotati di quella spe- per altri elettroni, e non ruotare su nuove or-
cie di carica elettrica denominata positiva. bite intermedie.
Correnti continue In ogni caso, tutti questi spostamenti par-
ziali, provocati dalla forza esterna applicata, e
da essa incanalati in una direzione determi-
nata, vengono a costituire un flusso più o
CORRENTI ELETTRICHE meno regolare e continuo di cariche elettri-
che elementari (appunto gli elettroni} che co-
stituisce ciò che noi chiamiamo corrente elet-
I suaccennati spostamenti degli elettroni trica.
dalle loro orbite normali sono, genericamente Non è però detto che solo ed escusiva-
parlando, estremamente difficili da ottenere, mente gli elettroni possano costituire una
e, per un gran numero di elementi, sola- corrente elettrica.
mente collisioni con altre particelle di natura Abbiamo ora visto come gli atomi possano
subatomica (i cosiddetti bombardamenti} perdere od acquisire uno o più elettroni, sia
possono portare un elettrone fuori dalla sua in conseguenza delle azioni fisiche suaccen-
orbita, poichè solo questi urti violenti pos- nate che in conseguenza di reazioni chimi-
sono cedere all'elettrone l'energia sufficiente. che.
Esistono però degli elementi, ed esatta- Queste particelle (ora non più elementari}
mente i metalli, nei quali, per la tipica con- si eh i amano ioni, ed esattamente ioni positivi
formazione e densità orbitale, gli elettroni quelle che hanno perduto uno o più elettroni,
che ruotano nell'ultima orbita, la più esterna ioni negativi quelle che ne hanno in sopran-
cioè, presentano legami e relazioni di forza numero. Pure questi ioni, anche se in casi di
assai più labili del normale. minore importanza e in condizioni particolari
A motivo di questa labilità di legami, nei (nei gas e nelle soluzioni}, opportunamente
metalli, in normali condizioni ambientali, si incanalati, possono allora costituire una cor-
ha un continuo e caotico scambio di elettroni rente elettrica.
fra i vari atomi che, pure se di entità abba-
stanza accentuata, non dà, statisticamente,
alcun fenomeno risultante, risolvendosi in un Definizioni e unità di misura
ambito atomico piuttosto ristretto.
Sempre per lo stesso motivo però, basta Avendo ora visto che la corrente non è che
una sollecitazione esterna, rappresentata da un flusso di cariche elettriche, è opportuno
uno squilibrio elettrico creato in qualche definire cosa s'intende per carica elettrica, o
modo fra due punti del materiale, per com- «quantità di elettricità».
piere il lavoro, non di grande entità, necessa- Essa, rif~rendoci a quanto sopra, è la con-
rio per amplificare e regolare il suddetto seguenza degli squilibri elettronici dei vari
scambio elettronico tra i due punti del mate- atomi, è determinata cioè dalla presenza, o
riale stesso, appunto perciò chiamato con- accumulo di elettroni, o, più genericamente,
duttore. di particelle aventi elettroni in difetto o in ec-
Se per esempio, applicando questa solleci- cesso (dal che discende la denominazione
tazione generica, facciamo in modo che un che il corpo interessato è carico positiva-
certo elettrone salti dalla sua orbita estrema a mente o negativamente).
quella di un altro elettrone adiacente, il buco L'unità di misura della quantità di carica è il
da esso lasciato libero viene subito occupato COULOMB, che in pratica non esprime altro
da un altro elettrone che, sotto la stessa forza che il numero di elettroni presenti.
esterna, ha compiuto un analogo sposta- Per quanto invece è stato detto sulla cor-
mento di orbita, e così via. rente, si vede come la stessa sia legata al flui-
Oppure possiamo dire che un elettrone, re, allo scorrere delle cariche (riferito all'unità
saltato via dalla sua orbita per effetto di que- di tempo}.
sta forza esterna, va ad urtare, nella sua Tale concetto risulta analogo allora a
nuova traiettoria, contro altri elettroni cui quello di portata di una conduttura idraulica
cede la sua energia, cosicchè uno o più di (che si misura in litri al secondo}, cosicchè si
essi nuovamente esce di orbita e si comporta potrebbe misurare l'intensità della corrente in
in modo analogo. «elettroni al secondo».

2
E infatti l'unità di misura dell'intensità di (che sarà esaminato a fondo più oltre) essen-
corrente è i'AMPERE, che indica la quantità zialmente è in grado di mantenere un eccesso
di cariche che passa nell'unità di tempo (in di elettroni ad uno dei suoi terminali d'uscita
pritica un secondo). Si ha così: (che sarà quindi negativo) ed un difetto di elet-
troni all'altro terminale (che sarà quindi posi-
1 AMPERE= 1 COULOMB tivo).
1 SECONDO La carenza di elettroni (la presenza cioè di
atomi ionizzati positivamente), una volta col-
Il simbolo dell'ampere è A e se ne usano legato il dispositivo ad un conduttore, attrarrà
comunemente anche i sottomultipli: gli elettroni labili dello stesso, e questo feno-
meno si propagherà attraverso tutto il con-
mA = milliampere = 1.~0 A= 10-3 A duttore, appunto causando in esso una cor-
rente elettrica.
1 A= 10-6 A Lo squilibrio di cariche che abbiamo indi-
µA= microampere =
1.000.000 cato essere localizzato ai terminali del gene-
ratore, la forza cioè che lo stesso esercita sul
Il simbolo della intensità di corrente è I. conduttore per farne muovere le cariche, si
Il metodo più semplice per evidenziare le chiama forza elettromotrice (f.e.m.).
cariche elettriche è quello di strofinare un Si veda la fig. 1 come esempio chiarificato-
materiale isolante (un materiale di quelli cioè re.
in cui non si riesce a provocare alcun pas-
saggio di corrente elettrica); la forza esterna
così applicata provoca, negli atomi costi-
tuenti il corpo, un particolare assestamento
f.e.m.
degli elettroni, assestamento di cariche che
può anche essere visualizzato mediante fe-
nomeni meccanici che possono avvenire
nelle vicinanze. G
Vale a dire che la presenza di una carica
elettrica distribuita su un corpo provoca at- Fig. 1 - F.e.m. di un generatore.
trazioni o repulsioni, conseguenze cioè della
presenza di una forza elettrica, su altre cari- Se allora, a quei due serbatoi di cariche cui
che esistenti nello spazio circostante. possono assimilarsi i due terminali del gene-
Questa specie di modificazione delle carat- ratore G, si applica un conduttore (come in
teristiche dello spazio, che comunque si iden- fig. 2), fra due punti qualsiasi del conduttore
tifica con la zona in cui si verificano le sud- stesso, ora percorso da corrente, si avrà una
dette interazioni a distanza, è ciò che viene differenza nell'entità dello squilibrio elettrico
denominato campo elettrico. provocato e sostenuto dal generatore (analo-
L'intensità con cui nella zona interessata gamente a quanto avviene in un tubo che col-
da questo campo si manifestano i fenomeni leghi fra di loro due recipienti posti a livelli
che ·ne conseguono dipende ovviamente diversi); questa è la cosiddetta differenza di
dall'intensità della carica che lo provoca. potenzia/e (d.d.p.), ancora perfettamente ana-
loga alla differenza di livello fra due punti
della conduttura idraulica ora considerata.
Cause che generano le correnti elettriche
d.d . .
+
Si è detto che per generare una corrente
elettrica occorre applicare dall'esterno una
certa sollecitazione, una forza cioè (di natura
elettrica) che compia il lavoro necessario.
Il dispositivo che, applicato ad un condut- G
tore, provoca e mantiene in esso un passag-
gio di corrente, si chiama generatore; esso Flg. 2 - Differenza di potenziale.

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Essa rappresenta quindi la «spinta» che e scambi elettronici già descritti, produce un
sostiene e provoca il flusso di cariche entro il certo riscaldamento (più o meno evidente e
conduttore (come nell'esempio idraulico, misurabile) in ogni materiale da essa percor-
maggiore è il dislivello fra i recipienti, mag- so.
giore è la «Spinta» dell'acqua che scorre nel
3) effetto chimico: ogni soluzione chimica
tubo).
Ancora come nel caso idraulico, in cui non attraverso la quale passi corrente elettrica
è necessario che i due recipienti siano uno viene decomposta in modo più o meno ap-
sopra ed uno sotto il livello del mare, non è prezzabile, ottenendosene comunque sepa-
detto che, perchè esista una d.d.p., debbano razioni e combinazioni chimiche diverse da
esistere cariche positive da una parte e nega- quelle di partenza, e deposito, sui terminali
tive dall'altra, ma basta che da una delle due immersi nella soluzione, chiamati elettrodi, di
parti ci sia eccesso o difetto di elettroni ri- elementi già facenti parte della soluzione.
spetto all'altra; in altre parole basta che una 4) effetto magnetico: attorno ad ogni con-
sia più positiva o più negativa dell'altra. duttore percorso da corrente si crea quello
La d.d.p. viene più comunemente chiamata che già abbiamo chiamato un campo, si ma-
tensione. nifestano cioè azioni meccaniche di entità va-
Tutte queste grandezze si misurano in riabile col variare dell'intensità della corrente
VOLT (simbolo V), i cui sottomultipli e multipli e di direzione variabile col variare della dire-
di uso più comune sono: zione della corrente.
Esempio tipico è la deviazione dell'ago di
µV = microvolt = 1.~.000 V = 10...jj V una bussola posta appunto in prossimità di
un conduttore percorso da corrente; infatti al
m V= millivolt = 1.~ V= 10-3 V campo magnetico terrestre che tiene l'ago
orientato in una certa direzione (NORD) si so-
kV = kilovolt = 1.000 V= 103 V vrappone il campo magnetico creato local-
mente, che fa appunto deviare l'ago a se-
conda della propria intensità e direzione.
Proprio tramite uno degli effetti ora visti, ed
Effetti della corrente elettrica esattamente per via elettrolitica, viene fisica-
mente definita l'unità di misura della corrente
Lo scorrere di una corrente elettrica nei di-
elettrica, e cioè l'ampere; l'unità di intensità
versi corpi produce fenomeni di varia natura, di corrente elettrica è quella che, percor-
alcuni dei quali sono appunto tipici per visua- rendo una soluzione di nitrato d'argento, fa
lizzare o misurare tale passaggio. depositare in un secondo 1,118 milligrammi
Essi sono:
d'argento.
1) effetto fisiologico: ogni organismo viven-
te, se sottoposto ad una d.d.p., ovviamente
permette il passaggio attraverso di sè di una
certa quantità di corrente; questa corrente GENERATORI DI F.E.M.
viene captata da quel perfetto e complicatis-
simo circuito elettrico che è il sistema nervo-
so, provocando contrazioni muscolari di en- Molteplici sono i mezzi per creare e mante-
nere quel flusso di elettroni o di ioni che ab-
tità più o meno sensibile, che comunque, per
biamo chiamato corrente elettrica.
l'uomo, diventano di grande ampiezza e peri-
Si è detto che alla base del passaggio di
colosità se la corrente che passa attraverso il
una corrente vi è sempre una f.e.m.
corpo supera mediamente i 10-:- 15 mA (entità
Le sorgenti di f.e.m. possono essere di ori-
però sensibilmente variabile da individuo a
gine: chimica (pile o accumulatori), meccani-
individuo).
ca, termica e luminosa; alcune di esse si rea-
2) effetto termico: il passaggio della cor- lizzano sfruttando il fenomeno inverso a
rente elettrica, cioè il moto più o meno ordi- quanto visto sugli effetti della corrente.
nato di particelle subatomiche legato agli urti Allo stato attuale della trattazione, ci inte-

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ressano unicamente le correnti continue, le ne, mentre l'elettrolito ivi contenuto è di con-
correnti cioè costituite da un flusso di cariche sistenza pastosa.
avente intensità e direzione costante. La tensione tipica disponibile ai capi di una
Per questo motivo allora ci interesseremo cella di pila a secco è di 1,5 V.
del tipo più classico di generatore di f.e.m. Più celle vengono spesso raggruppate in
continua, quello cioè di origine chimica. serie per ottenere tensioni più elevate (multi-
ple naturalmente di 1,5V).
Questo tipo di pila non è ricaricabile, cioè
Generatori chimici di corrente continua le reazioni chimico-elettriche che hanno
luogo nel suo interno durante l'erogazione di
Appartiene a questa categoria, nelle sue va- corrente, o con il passare del tempo, non
rie realizzazioni e modificazioni, l'accumula- sono reversibili.
tore o pila (spesso raccolti in batteria). L'accumulatore al piombo ha gli elettrodi
L'accumulatore o pila è il tipico dispositivo formati rispettivamente da una piastra di pe-
che trasforma l'energia chimica in energia rossido di piombo (polo negativo) e da una di
elettrica. piombo spugnoso (polo positivo); l'elettrolito
consiste in una soluzione di acido solforico e
Esso è sostanzialmente costituito da due
acqua distillata al 30% circa.
elettrodi, circondati da una soluzione (o da
In fase di scarica si deposita sulle piastre
un impasto semisolido) chiamato elettrolito.
(per le reazioni interne fra elettrolito ed elet-
La reazione chimica che avviene fra questi
trodi) del solfato di piombo, che, essendo un
elementi produce una liberazione di elettroni
isolante. diminuisce la capacità di erogazione
in seno all'elettrolito, elettroni che vengono
della batteria, fino a renderla inservibile.
catturati da un elettrodo a spese dell'altro, e
L'applicazione ai morsetti dell'accumula-
che vengono avviati nel circuito esterno even-
tore di una tensione leggermente superiore a
tualmente collegato, mantenendovi così il ri-
quella nominale provoca all'interno dello
chiesto passaggio di corrente. Ciò in quanto
stesso la reazione inversa, cioè la scomparsa
chè, in seno alla soluzione, la reazione av-
prossochè totale dello strato isolante prima
viene in continuità, cosicchè lo squilibrio
formatosi, permette cioè la ricarica.
elettronico fra i due elettrodi viene mantenu-
La tensione nominale dell'elemento carico
to, cioè uno rimane costantemente caricato
è pari a 2,1 V, quella minima di utilizzazione
positivamente, l'altro negativamente.
(in fase di scarica) è di 1,8 V approssimativa-
Però, trattandosi di una reazione chimica, mente.
oltre ad aversene come conseguenza la ri- La portata (o capacità di erogazione) di un
chesta separazione di elettroni, si verifica an- accumulatore è espressa in ampere/ora, e
che la combinazione e formazione di compo- viene appunto indicata con A x h; questo
sti, diversi da quelli di origine, che vanno a
numero indica cioè quanti ampere può ero-
ricoprire, o comunque a modificare, gli elet- gare la batteria in un'ora per arrivare alla ten-
trodi; questa alterazione diminuisce costan- sione limite di scarica.
temente la possibilità di erogazione di corren- Tuttavia questo numero è solo una gran-
te, la pila cioè si scarica.
dezza indicativa; in effetti la forte erogazione
Molti tipi di accumulatori sono reversibili, di corrente (anche per poco tempo) può
nel senso che si può ripristinare pressochè compromettere per sempre la vita dell'accu-
completamente la situazione di partenza dei mulatore, per cui i valori massimi di eroga-
singoli componenti, se ne può cioè effettuare zione costante non dovrebbero superare il
la ricarica (ciò almeno per un numero suffi- 10% della portata (col che ovviamente il
cientemente alto di volte). tempo di erogazione diviene 1O volte maggio-
I tipi più comuni di generatori chimici di re, viene cioè riferito a 10 ore).
corrente continua sono: la pila a secco e l'ac- Altro tipo di accumulatore ricaricabile, più
cumulatore al piombo. leggero e robusto, ma anche più costoso, è il
Nella pila a secco, l'elettrodo negativo è tipo al ferro-nichel, la cui tensione nominale
costituito dalla custodia esterna di zinco e per cella è di 1,5 V.
l'elettrodo positivo è una bacchetta di carbo- Per istallazioni mobili di piccole dimansioni

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esistono tipi più moderni di pile ricaricabili,
per esempio quelle al nichel-cadmio, la cui RESISTENZA
tensione tipica è di 1,25 V.
Fra i tipi non ricaricabili, oltre alle normali
pile a secco, sono reperibili quelle al manga- Si è inizialmente accennato alla maggiore o
nese, di molto maggiore autonomia (e di non minore facilità con cui gli atomi, in generale,
altrettanto maggior costo) del pur diffusis- perdono elettroni (o per meglio dire li scam-
simo tipo a secco, e, di caratteristiche ancora biano con altri), per mantenere un flusso tale
migliori, quelle al mercurio. da costituire una corrente elettrica.
Occorre tener presente che, per quanto Esistono materiali nei quali, con un picco-
concerne i tipi ricaricabili, la tensione di un lissimo sforzo, cioè con una relativamente
accumulatore sotto normale carica, o appena piccola d.d.p. applicata, gli elettroni si spo-
staccato dal caricatore, è di circa il ·10% su- stano molto facilmente: questi sono per
periore al valore nominale; per esempio una esempio i metalli, e sono chiamati conduttori.
batteria da 12,6 V (6 celle) ha come tensione di Esistono invece materiali (per esempio re-
carica circa 14 V. sine, vetri, porcellane) in cui, anche con ele-
vatissime d.d.p. applicate, non si riesce a
La denominazione di batteria implica già
spostare pressochè nessun elettrone, e que-
nel nome la presenza di più elementi o celle.
sti si chiamano isolanti.
Essendo infatti, come si è visto, la tensione Comunque la difficoltà a distaccare elet-
di queste celle piuttosto bassa, esse vengono troni dai rispettivi atomi, e le continue colli-
collegate in serie fra di loro (cioè il polo posi- sioni che si verificano fra questi elettroni li-
tivo di una viene collegato al polo negativo beri (prerogative variabili da materiale a me-
della successiva, e così via, come in fig. 3), in teriale) contribuiscono ad opporsi in modo
modo da ottener valori opportuni di tensione;
più o meno sensibile ad un flusso continuo e
i più tipici di questi valori sono: 6,3 - 12,6 e
regolare di elettroni.
25,2 V.
Questa opposizione al moto degli elettroni
viene chiamata resistenza.
Il simbolo della resistenza è R, e la sua
unità di misura è l'OHM (simboloD), del quale
sono di uso comune i seguenti multipli e sot-
Flg. 3 - Rappresentazione di batteria a più celi~ collegate tomultipli:
in serie.
kQ = kiloohm = 1.000 ohm= 103 Q
MQ= megaohm = 1.000.000 ohm= 106 Q

mQ = milliohm = l .~OO ohm = 10-3 Q


Al contrario del collegamento in serie di di-
versi elementi (o anche di diverse batterie)
per ottenere tensioni opportunamente eleva- µO= microohm = l .OO~.OOO ohm= 10-6 Q
te, il collegamento in parallelo per ottenere
correnti più forti viene rarissimamente usato.
Infatti, mentre per il collegamento in serie Se si prende in esame un corpo costituito
occorre e basta che sia uguale la capacità di da un certo materiale, la resistenza da esso
erogazione di ogni singolo elemento, per il presentata risulta essere direttamente pro-
collegamento in parallelo anche le tensioni porzionale alla lunghezza del corpo conside-
devono essere rigorosamente uguali; infatti rato ed inversamente proporzionale alla sua
le differenze di tensione (pressochè inevitabi- sezione trasversale, secondo la formula
li) fra i vari elementi farebbero sì che l'ele-
mento a tensione più alta si scaricasse su l
R=p-
quello a tensione più bassa, con conseguente S
disuniforme ripartizione delle correnti e dei
tempi di scarica. Il coefficiente di proporzionalità è la resi-

6
stenza specifica, o resistività del materiale, li, come il carbone e certe leghe, il cui coeffi-
che non è altro che la resistenza di un cubetto ciente è negativo (cioè aumentandone la
del materiale stesso avente lati uguali ad una temperatura, la resistenza diminuisce).
unità di lunghezza prefissata. Queste proprietà caratteristiche di deter-
Se si prende come unità di superficie il cm 2 minati materiali possono essere esaltate con
e come unità di lunghezza il cm, la resistività l'opportuna scelta e combinazione degli stes-
deve essere espressa in ohm x cm 2/cm. si; si possono così realizzare dei particolari
Da notare che, di un corpo, conduttore o dispositivi, detti genericamente termistori
isolante che sia, sottoposto ad una d.d.p., si che servono, montati nei circuiti elettrici, per
intende per lunghezza semplicemente la di- esempio a tradurre una variazione di resi-
stanza fra i due punti di applicazione della stenza in variazione di tensione (o corrente).
d.d.p. stessa. Per i motivi suesposti, questi elementi posso-
no avere coefficiente di temperatura positivo
o negativo (P.T.C. o N.T.C.).
Comportamento termico dei conduttori
Effetto Joule
Applicazioni
Si è visto che, per far scorrere una certa
corrente entro un conduttore, più elevata è la La proprietà, se vogliamo negativa, dei
resistenza del conduttore stesso, più grande conduttori di opporre resistenza al passaggio
è il lavoro che occorre fornire dall'esterno, del la corrente, viene sfruttata per la realizza-
sotto forma di d.d.p. zione di componenti elettrici, chiamati abi-
È evidente quindi come questa più o meno tualmente con lo stesso nome delle proprietà
grande richiesta di lavoro dall'esterno serva in oggetto, cioè resistenze (che però sarebbe
per compensare le difficoltà che all'inteno in- più opportuno chiamare resistori) il cui scopo
contrano gli elettroni per muoversi; si è infatti è quello di limitare il passaggio di correnti o
sottolineato come il moto degli elettroni con- di localizzare ai propri estremi delle d.d.p.
sista in salti di orbita e urti contro altri elet- I materiali usati per la costruzione delle re-
troni, il che conduce a raffigurare la resi- sistenza sono leghe metalliche particolari
stenza come una specie di attrito incontrato oppure grafite; per ottenere i valori richiesti, a
dall'elettrone nel suo moto. seconda della tecnica di costruzione, viene
Ne viene allora, come conseguenza imme- variata una (o più) delle grandezze contenute
diata, che quel lavoro fornito dall'esterno, nella formula
all'interno venga speso e si trasformi in ca-
lore e cioè, in definitiva, in aumento di tempe- l
R=p-
ratura del conduttore considerato, come pre- S
cedentemente è stato accennato.
È questo il cosiddetto effetto Joule, che
consiste quindi in una trasformazione, entro
ogni conduttore percorso da corrente, di Collegamenti di resistenze in serie e in pa-
energia elettrica in energia termica. rallelo
Esiste evidentemente un rapporto fra la va-
riazione di temperatura e quella (in genere Si dice che due componenti cono collegati
non troppo grande) di resistenza che ne con- i_n serie quando un reoforo dell'uno è colle-
segue; esso è espresso dal coefficiente di gato ad un reoforo dell'altro, e ai due reofori
temperatura (della resistenza o del materiale) rimasti liberi vanno collegati i morsetti di un
che non è altro che la percentuale di cui varia generatore o altro circutio elettrico.
di valore la resistenza quando la temperatura Si dice che due componenti sono collegati
varia di 1 grado. in parallelo quando i reofori vengono colle-
Nel caso dell'esempio precedente il coeffi- gati assieme a due a due ed il generatore o
ciente è positivo (resistenza che aumenta con circuito esterni vengono collegati alle due
la temperatura); esistono invece altri materia- coppie.

7
In altri termini si può quindi dire che due o Flg. 5 - Resistenza in parallelo e valore equivalente:
più resistenze sono in serie quando sono
percorse dalla stessa corrente; sono invece in
parallelo quando hanno applicato ai capi lo
stesso generatore di tensione.
Ciò premesso, ricordando la formula della
resistenza, risulta chiaro che il porre due re- =
sistenze in serie equivale a porre, nella for-
mula in oggetto, una lunghezza somma delle
due singole (in termini poco rigorosi, si può
dire che, avendo assimilato la resistenza ad
un attrito, mettere due resistenze in serie vuol In particolare allora, se le due resistenze
dire sommarne gli attriti); quindi la resistenza
finora considerate sono uguali, il collega-
totale di due elementi resistivi collegati in se-
mento in serie porta ad un valore di resi-
rie è la somma delle due resistenze parziali.
stenza pari al doppio dei singoli valori, quello
Per chiarire ancor meglio il fenomeno, si in parallelo alla metà.
può ricorrere ad un semplice esempio idrau- In generale, avendo a che fare con un nu-
lico. Se infatti facciamo passare dell'acqua mero illimitato di resistenze, nei due casi il
entro un tubo stretto e lungo, il flusso di ac- valore finale sarà quello espresso dalle for-
qua subirà una certa limitazione, l'acqua in- mule che seguono.
contrerà cioè una certa resistenza al suo pas-
saggio. Se, in serie al primo tubo, ne met-
1) R 1 R 2 Ra..... m sene
tiamo un'altro, esso pure che presenti una
certa resistenza al passaggio dell'acqua, il Rt = R 1 + R 2 +Ra + .....
flusso complessivo ne sarà ulteriormente ri- 2) R 1 R 2 Ra ..... in parallelo
dotto, corrispondendo quindi ad un aumento
Rt = -1---1,------,1--
dell'attrito, e cioè della resistenza complessi-
- + - + - + .....
va. R1 R2 Ra

A questo punto è forse utile introdurre an-


che il concetto del termine inverso della resi-
stenza, e cioè la conduttanza.
È chiaro che più alta è la conduttanza di un
Flg. 4 ' Resistenze in serie e valore equivalente: materiale, più elevato è il flusso di cariche che
entro esso possono passare, cioè più alta è la
corrente.
Questo nuovo termine torna utile nel caso
delle resistenze in parallelo. Infatti, come il va-
lore totale di più resistenze stesse, il valore
Se invece si collegano due resistenze in pa- totale di più conduttanze in parallelo è la
rallelo, è come se si aumentasse, nella for-
somma delle conduttanze.
mula succitata, la sezione S attraverso cui
Infatti la conduttanza si esprime con
passa la corrente. In pratica, ripetendo
l'esempio idraulico; se mettiamo in parallelo
ad un tubo, magari lungo e stretto e che
G = _!_
quindi lascia passare solo una certa quantità R
d'acqua, un altro tubo, l'acqua passerà anche
attraverso questo secondo tubo; in com-
plesso si avrà un flusso d'acqua maggiore, in Allora
quanto è diminuita la resistenza al suo pas-
saggio. Risulterà ora chiaro che la resistenza
risulta diminuita. Gt = Gt + 02 + Q, + ....

8
Esempio di combinazioni del conduttore è direttamente proporzionale
alla d.d.p. esistente fra i punti A e B, detta
Per chiarire quanto sopra, supponiamo di comunemente tensione V, ed inversamente
dover trovare la resistenza equ iv al ente del proporzionale alla resistenza del conduttore;
seguente circuito: vale cioè la relazione rappresentata in fig. 7.

Rs
5000
<>-~~~~--L~~~-==-.r...~~ ...fl..

Flg. 6 - Esempio di combinazione di resistenze


Flg. 7 - Legge di Ohm: I=~
R

È buona norma partire dalla maglia più In altre parole, nel circuito elementare di
semplice più lontana dai morsetti di alimen- fig. 7, la corrente I che circola è tanto più
tazione, cioè, in questo caso, da R4 ed Rs che grande quanto più grande è la tensione V e
sono in parallelo. quanto più piccola è la resistenza R.
Naturalmente la fondamentale relazione
Sarà quindi: ora scritta, nel caso che siano note la resi-
stenza del conduttore e la corrente che lo
2.000 X 5.000 = 1. 428 Q percorre e sia da trovare la tensione, si tra-
2.000 + 5.000 sforma in:
V=RI
Ora la Rt 1 è in serie ad R 3 ; allora:
Sempre riferendoci al circuito di fig. 7, si
può, in questo caso, dire che la tensione V lo-
calizzata fra A e B è tanto più grande quanto
Ma Rt 2 è in parallelo ad R 2 ; perciò:
più grande è la corrente che circola e quanto
_ R 2 x R~_ 1.000 X 1.928 più grande è la resistenza fra A e B.
Rt 3 - - ------
= 658 "" Nel caso che siano note la tensione ai capi
R 2 + Rt 2 1.000 + 1.928
del conduttore considerato e la corrente che
Infine Rt 3 è in serie ad R 1 : lo percorre, per trovare la resistenza presen-
tata dal conduttore, si ha ancora:

R=~
I
(per semplicità abbiamo trascurato le cifre
dopo la virgola).
Ancora riferendoci alla fig. 7, la diversa
forma della relazione dice che la resistenza
del tratto AB è tanto più grande quanto più
grande è la tensione localizzata ai capi di
questo tratto e _tanto più piccola è la corrente
LEGGE DI OHM che lo percorre.
Da quest'ultima forma, si può derivare la
definizione elettrica dell'ohm, cioè come va-
Se si applica, agli estremi di un conduttore lore di quella resistenza che, sottoposta ad
(di valore qualsiasi di resistenza) un genera- una d.d.p. di 1 V, è percorsa da una corrente
tore, la corrente che circola in un tratto AB pari ad 1 A.

9
F.e.m., d.d.p. e caduta di tensione della caduta di tensione (c.d.t.), sulla resi-
stenza interna del generatore.
Ora che è stata introdotta la legge di Ohm, Nel caso di circuito aperto, nel caso cioè in
può essere chiarita la differenza fra tensione cui al generatore non si applicato alcun cari-
e f.e.m. co, sarà:
In fig. 8 è rappresentato un generatore di
I=O
f.e.m. E, i cui corsetti sono collegati ad una
resistenza R. cioè

Flg. 8 - Generatore di f.e.m. erogante corrente su una resi-


stenza R.
In questo caso quindi la d.d.p. fra i morsetti
coincide con la f.e.m.
Le conseguenze ora tratte sono schematiz-
zate in fig. 9.

t
f.e.m. R
Poiché ogni materiale costituente un gene-
ratore chimico o un circuito elettrico qual-
siasi è dotato di una certa resistività (piccola
i I

o grande che sia), pure il generatore indicato Flg. 9 - Relazioni fra f.e.m., d.d.p. e c.d.t.
sarà dotato di una certa resistenza interna r.
E questo perché, oltre alla resistenza in-
trinseca di ogni generatore di f.e.m. qui ac-
cennata, si deve anche tener conto che,
molto spesso, un generatore non è altro che ENERGIA E POTENZA
un circuito elettronico, nel quale quindi sono
montate vere e proprie resistenze, la cui pre-
senza influisce, in un modo o nell'altro, sul Dalle definizioni di carica e intensità di cor-
valore della resistenza interna, qui generica- rente, sappiamo che
mente (e complessivamente) indicata con r.
Quindi la corrente I che circola sarà definita Q= It
dalla resistenza complessiva R + r; sarà cioè:
e cioè che, se una corrente elettrica di inten-
E=RI+rI sità I passa attraverso un conduttore AB, ciò
significa che dal punto A, a potenziale VA al
La d.d.p. fra i punti A e B è invece: punto B, a potenziale Vs, viene trasportata
una quantità di elettricità Q = lt.
V AB =V A - VB= RI Questo può avvenire in quanto nel tronco
di circuito compreso fra A e B è disponibile
e sostituendo in questa la precedente rela- una certa energia, che risulta ovviamente le-
gata sia alla d.d.p. esistente fra A e B, sia alla
zione si avrà:
quantità di cariche trasportate.
Il legame è diretto, e cioè si può semplici-
sticamente dire che, più alta è la quantità di
Vale a dire che, in un circuito chiuso, la cariche trasportate da un punto all'altro, e più
tensione ai capi dell'elemento in cui vien fatta alta è la d.d.p. da vincere fra i due punti, più
scorrere corrente è data dalla f.e.m. diminuita alta sarà l'energia disponibile.

10
Tale energia è infatti espressa dalla formu- potenza erogata dal generatore (e quindi as-
la: sorbita dalla lampada) può indifferentemente
essere calcolata con quella delle formule che
w = (V A - VB) . I . t = V . I .t risulti più comoda.

P =V I= 12 X 2 = 24 W
Quindi il generatore che deve mantenere
fra i punti A e B la corrente I tramite la d.d.p. V p = V2 = 12 X 12 = 24 W
R 6
fornisce al suddetto circuito una potenza
P = I2 R = 2 X 2 X 6 = 24 W
P=V· I
Dalle due formule precedenti discende an-
Essa rappresenta il lavoro che il generatore che (come d'altra parte è già stato accennato)
stesso deve compiere nell'unità di tempo per che ogni resistenza, percorsa da corrente o
sostenere, entro il circuito, il moto degli elet- soggetta a tensione, è caratterizzata da una
troni. certa potenza che su di essa si localizza e da
L'unità di misura della potenza è il watt essa deve essere dissipata sotto forma di ca-
(W), pari alla potenza di cui dispone una cor- lore.
rente di 1 A che si muove sotto la d.d.p. di 1 V; È per questo che ogni tipo di resistenza
i sottomultipli e multipli più comuni sono: prodotta commercialmente è contrassegnata,
oltre che dal suo valore ohmico, anche dalla
potenza (massima) che essa, compatibil-
mW = milliwatt = 1.~ W = tQ-3 W mente con le dimensioni ed i materiali con cui
è costruita, può dissipare in calore senza
kW = kilowatt = 1.000 W = 10a W danneggiarsi.
Naturalmente, se diverse resistenze ven-
gono combinate in serie o in parallelo fra di
L'unità di misura dell'energia, come risulta
loro, la potenza dissipabile totale ne viene
dalle formule relative, è il watt/ora e si
aumentata.
esprime con:
Infatti, considerando per semplicità due re-
W=Pt sistenze di uguali valori di potenza dissipabile
e di resistenza, se esse vengono collegate in
serie, la caduta di tensione totale (per la legge
L'energia quindi indica l'ammontare della di Ohm) viene dimezzata e quindi ognuna
potenza utilizzata per un certo tempo. delle due resistenze deve dissipare metà della
potenza totale.
Se le due resistenze si collegano in paralle-
Potenza erogata e potenza dissipata lo, è la corrente totale che viene dimezzata, e
di nuovo ognuna di esse deve dissipare metà
Sostituendo nella formula della potenza le della potenza totale.
relazioni ottenute dalla legge di Ohm, si
avranno altre due forme equivalenti, e cioè:
Rendimento
v2
P=-
R Avendo parlato di potenza, è utile intro-
durre ora il concetto di rendimento17, come il
Oppure rapporto che esiste fra la potenza che viene
utilizzata e sfruttata da un certo circuito, Pu, e
P= I2R la potenza che ad esso viene addotta
dall'esterno P; cioè:
Se, quindi, a mo' di esempio, un generatore
di f.e.m. pari a 12 V eroga una corrente pari a
2 A su una lampada avente 6.Qdi resistenza, la

11
Espressa in percentuale, la formula diven- pade è piuttosto basso, vale a dire che una
ta: parte notevole della potenza assorbita si tra-
sforma in calore e non in luce); il rendimento
O/ pU allora sarà:
1110=-x 100
P;

Essendo Pu, come si è detto, la potenza co-


vertita in lavoro utile, sarà ovviamente sem-
pre minore di 1.
Nell'esempio del paragrafo precedente, la Cioè
potenza convertita direttamente in luce sia di
5 W (si sa infatti che il rendimento delle lam- 11=21%

12
Correnti alternate Fig. 11 - Onda sinusoidale.

LA CORRENTE AL TERNATA

Una grandezza si dice alternata quando è


una funzione periodica del tempo, ossia
quando varia in maniera tale da riprendere,
dopo lo stesso intervallo di tempo T, il mede-
simo valore.
In particolare allora una corrente alternata perfettamente sovrapponibili (fig. 11), previo
è un flusso di elettroni che scorre in un cir- ribaltamento e traslazione di una di esse.
cuito con intensità (lentamente o rapidamen-
te) variabile da zero ad un certo valore mas-
simo per poi tornare a zero, e riiniziare un
ciclo analogo con direzione, o per meglio di-
re, polarità opposta, ripassando per un valore
massimo (che può essere diverso dall'altro) e y
ritornando poi nuovamente a zero. z

In fig. 1O è rappresentata una grandezza al-


ternata generica. Da essa si vede chiaramente
come il suo andamento si ripete periodica-
mente nel tempo, secondo una successione
di cicli, ciascuno di durata T. Fig. 12 - Meccanismo d1 tracciamento d1 una s1nuso1de.

La durata del ciclo (o onda), è detta perio-


do.
Un'onda sinusoidale si ottiene grafica-
mente come segue: si abbia (fig. 12) un punto
A P che ruota su una circonferenza (di raggio
quindi O P); dividendo la circonferenza con
un certo numero di punti, ad ognuno di questi
punti (cioè ad ogni posizione di P) si avrà una
corrispondente posizione del punto M sul
diametro verticale.
Si ha allora questa relazione; al punto P
sulla circonferenza corrisponde un angolo
(indicato nella figura) rispetto al (diametro
Fig. 10 - Onda alternata qualunque.
passante per il) punto di partenza; al punto M
corrisponde un valore del segmento OM.
Riferendoci alla fig. 11 si può così vedere
come la stessa è stata ottenuta: sull'asse t
sono riportate successivamente le varie posi-
La forma comunque che più ci interessa e i zioni che P assume sulla circonferenza di fig.
cui parametri sono più esattamente definibili 12 (la cui lunghezza totale corrisponde, su
per la loro contemporanea regolarità e ri- tale asse, ai punti x e z ); sull'asse A sono
spondenza effettiva a fenomeni reali, è la si- invece riportate le ampiezze dei segmenti OM
nusoidale, per la quale la variazione del va- corrispondenti ad ognuno dei punti P in cui è
lore avviene regolarmente e simmetricamente stata suddivisa la circonferenza. Unendo fra
per le due semionde, che hanno quindi lun- di loro tutti i punti individuati in questo modo,
ghezza e valore massimo identici, e sono si ottiene come risultato l'onda sinusoidale.

13
Per quanto ora detto, si può intuire come la Flg. 13 - Onde sinusoidali di frequenze diverse.
distanza (sull'asse t) fra due punti della sinu-
soide possa essere data, oltre che come il A
tratto di cui Psi è spostato lungo la circonfe- ___,____ _____,~----~

renza, anche come l'angolo di cui P (o meglio I


I
il segmento OP) ha ruotato attorno ad O per I

passare da un punto all'altro.


In particolare quindi la distanza fra i punti x 8
e z della sinusoide è anche espressa dall'an-
golo totale del cerchio, ed è cioè di 360°; la
distanza angolare fra x e y è di 180°, e così via.
Riferendoci infine al periodo T, è chiaro
come esso possa definirsi come il tempo im-
piegato da P a percorrere tutto il cerchio, par-
tendo da x per tornare a z.
In questo caso l'onda B ha frequenza dop-
I parametri che definiscono completamente pia di quella A, o se vogliamo, il periodo di B è
una corrente alternata (sinusoidale o no) so- metà di quello di A.
no: frequenza, ampiezza, fase. Un'ulteriore grandezza legata alla fre-
quenza è la pulsazione .
Questo legame deriva dalla precedente af-
fermazione che un'onda sinusoidale può es-
Frequenza sere derivata dal moto di un punto su una
circonferenza, nel senso che i successivi
La frequenza è il numero dei periodi o dei spostamenti angolari di questo punto sulla
cicli completi nell'unità di tempo, cioè in un circonferenza stessa corrispondono alle suc-
secondo (riferendoci alla fig. 12 possiamo cessive posizioni di un punto analogo che
anche definirla come numero dei giri al se- descrive la sinusoide.
condo del punto P). Questi angoli di spostamento si possono
esprimere invece che in gradi, in «radianti».
Essa si misura infatti in periodi al secondo
Un angolo di 360° (cioè in un cerchio) è
(definizione un po' antiquata), o meglio in
costituito da 2 n: = 6,28 "radianti,,.
HERTZ (simbolo Hz).
Allora la pulsazione risulta, per definizione:
D'uso comune sono i moltipli:

w = 27tf = 2"
T
kHz = kilohertz = 1.000 Hz= Hz 103
MHz = megahertz = 1.000.000 Hz = 106 Hz
GHz = gigahertz = 1.000 MHz = 109 Hz Sempre riferendoci alla dipendenza del
tracciamento grafico di una sinusoide dal
moto di un punto su una circonferenza, si
può intuire (dato che il radiante è l'angolo
La frequenza di una corrente alternata può che sta sotto un raggio «disteso,, sulla cir-
essere compresa fra zero, che è il limite non conferenza stessa) come la pulsazionewcor-
raggiungibile (si tratta infatti della corrente risponda alla velocità angolare del punto in
continua) e molte decine di migliaia di MHz. oggetto.
Le oscillazioni oltre questo limite sono
proprie delle radiazioni corpuscolari, onde
luminose, ecc ...
Ampiezza
A titolo di esempio, due onde sinusolidali di
frequenze diverse si possono rappresentare Nelle precedenti rappresentazioni grafiche
come in fig. 13. l'onda sinusoidale è stata tracciata mediante

14
la successione dei suoi valori istantanei, che, Fra questo valore ed il valor massimo esi-
essendo funzione dell'angolo di rotazione, stono le relazioni:
sono continuamente (anche se regolarmente)
variabili entro il ciclo. Vm=0,636 VM
Per definire un'onda sinusoidale se ne può
dare allora il valore massimo, di picco o di oppure
cresta (VM), che non è altro che la massima
escursione (negativa o positiva) della se- V M = 1,57 vm
mionda, ed è detta ampiezza.
Essa tuttavia non è di uso molto comune,
non avendo sempre rispondenza diretta con i In fig. 14 sono rappresentati i suddetti valori,
fenomeni legati alle correnti alternate. avendo preso come riferimento VM= 1.

Il parametro più comune per definire l'in-


tensità di una grandezza è il valore efficace
(Ve11); esso viene definito tramite gli effetti
termici della corrente, e cioè come il valore
V
-------------·- -1
che dovrebbe avere una corrente continua
che, percorrendo lo stesso circuito di quella
alternata, determina in esso lo svilupparsi ~_____,___,-;--~f--1 VM=1

della identica quantità di calore nel mede-


simo tempo.
I Veff=0.707
Vm=0.636
In altre parole e per esempio, una corrente
alternata ha valore efficace di 1 A quando A 8
essa provoca su una determinata resistenza,
Flg. 14 - Vari valori di un'onda sinusoidale.
(in opportune condizioni ambientali di prova)
la stessa sopraelevazione di temperatura
nello stesso tempo (e nelle identiche condi- In questa figura il rettangolo ABCD è ap-
zioni) in cui viene provocata da una corrente punto quello avente area pari a quella della
continua, di intensità pari ad 1A. semionda, la cui altezza corrisponde al valor
Il valore efficace di ottiene matematica- medio.
mente come la radice quadrata della media A volte è anche usato il valore picco-picco,
dei quadrati dei valori istantanei. la somma cioè delle due escursioni massime
(positiva e negativa), vale a dire (sempre rife-
I concetti fin qui esposti ricorrendo alle cor- rendoci ad onde sinusoidali):
renti valgono e si applicano identicamente
anche per le tensioni. vpp=2 v M
Cosicchè, fra gli ultimi due valOri ora intro-
dotti esistono le seguenti relazioni: Tutte le volte che, in corrente alternata, si
enunciano valori di tensioni e correnti senza
nulla specificare, s'intende sempre parlare di
quelli efficaci.

oppure
Fase
V M= 1,41 veff

La fase di una grandezza alternativa va


È in uso anche un altro parametro, ed è il sempre intesa relativamente all'istante che si
valore medio (Vm), cioè la media di tutti i va- è fissato come t = O, cioè come tempo in cui
lori istantanei in mezzo ciclo. Esso rappre- s'inizia l'esame del fenomeno.
senta l'altezza del rettangolo che ha per base Per esempio, nei casi di figg. 11 e 13, la fase
e per area la lunghezza e la superficie della è zero, in quanto il punto zero della sinusoide
sem ionda stessa. e l'istante t = O coincidono.

15
Flg. 15 - Fase di un'onda sinusoidale. La misura di una fase o di una differenza di
fase può essere un qualunque valore com-
preso fra O e 360 gradi (a tanto ammonta in-
fatti un ciclo intero di un'onda periodica).
,' Entro questo intervallo due particolari va-
I

A I
I
8
lori dell'angolo di fase assumono una deno-
minazione particolare (fig. 17).
Quando due onde sono sfasate fra di loro di
90° (vale a dire che una è partita 1/4 di ciclo
prima dell'altra), si dice che le due onde sono
in quadratura.
Quando invece lo sfasamento è di 180°
(cioè una delle due onde è partita 1/2 ciclo
Nel caso di fig. 15 invece la fase, rappresen- prima dell'altra), si dice che le due onde sono
tata dal segmento AB, distanza fra il punto in in opposizione.
cui inizia la sinusoide e quello in cui inizia il Sempre per analogia col punto rotante
conteggio del tempo, vale~J, che è l'angolo di sulla circonferenza, le differenze di fase si
cui, nell'intervallo AB, ha ruotato il punto P chiamano anche «rotazioni» di fase.
sul cerchio. Vedremo più avanti quali sono gli elementi
In ultima analisi quindi la fase di una gran- circuitali che introducono rotazioni di fase.
dezza sinusoidale non è altro che la frazione
di periodo che è già trascorsa nell'istante in
cui si fissa t = O. A
In genere però le misure di fase s'inten-
dono relativamente a due grandezze sinusoi-
dali, che sono in un qualsiasi rapporto fra di
loro.
Quella che allora interessa e viene espressa
(nel caso naturalmente che i due profili non
8
siano sovrapposti), è la differenza fra le sin-
gole fasi delle due grandezze.

Flg. 16 - Sfasamento di due onde sinusoidali.

Se infatti una delle due, presa come riferi-


mento, ha fase zero, l'altra non potrà che Flg. 17 - Rotazione di fase:
avere fase diversa da zero, e sarà così sfasate A, quadratura; B, Opposizione.
in anticipo o in ritardo rispetto alla prima, a
seconda che sia già stato descritto, da lei o
dall'altra, un certo angolo (quindi una certa Correnti alternate non sinusoidali
frazione di periodo), quando si considera
l'istante t =O (fig. 16). La trattazione sin qui condotta di correnti

16
alternate di forma sinusoidale è molto como- ciente ai fini di quanto segue); la serie di mi-
da, perchè permette di stabilire grandezze sure che prima si è supposto di effettuare in
ben definite e costanti. tempi diversi in uno stesso punto, ora suppo-
Ma in pratica capita spessissimo di aver a niamo di farla nello stesso istante, ma in punti
che fare con forme d'onda non già sinusoida- diversi del conduttore.
li, bensì deformate o distorte o ad arte gene- In pratica si può pensare che l'asse sia il filo
rate in forma diversa o irregolare. conduttore vero e proprio, e su esso siano
Fortunatamente, una qualunque grandezza applicati tanti voltimetri (a distanza non
alternata periodica, di forma quanto si voglia troppo grande uno dall'altro); ad un certo
complessa, può essere ricondotta a onde si- istante si fotografi tutto il complesso filo-
nusoidali, può cioè essere decomposta in un voltmetri.
numero più o meno grande di componenti (di Orbene, il valore misurato in un punto non
diverso valore), la più bassa delle quali è detta coinciderà, generalmente, con quello misu-
frequenza fondamentale (in quanto il suo pe- rato in un altro (sempre nello stesso istante),
riodo coincide con quello della grandezza al- ma varierà da un punto all'altro con legge si-
ternata in esame); tutte le altre, che hanno nusoidale; si ritroveranno infine valori uguali
frequenze pari a multipli della fondamentale, a distanze fisse e ripetentisi lungo il condut-
sono chiamate armoniche. tore.
Vale a dire allora che un qualunque segnale Ciò si spiega ammettendo che l'onda sinu-
elettrico, lontano quanto si vuole dalla forma soidale si muove lungo il conduttore stesso
sinusoidale, ma periodico, è composto dalla ed è la conferma del fenomeno della propa-
frequenza base (che lo contraddistingue) e da gazione.
un numero più o meno elevato di armoniche. L'andamento sarà allora, riportato grafica-
E ancora, più l'onda è deformata o ricca di mente, quello di figura 18, in cui invece del
spigoli vivi, più elevato è il contenuto di ar- tempo si hanno ora le distanze lungo il con-
moniche a frquenza elevate (per esempio, in duttore in esame.
pratica, un'onda quadra ha un sensibile con- Sia chiaro che (lo ripetiamo) tale anda-
tenuto di armoniche fino almeno alla 21 8 , mento rispecchia la situazione in un determi-
un'onda triangolare fino almeno allaga e così nato istante qualsiasi.
via).
Si vedrà a suo tempo come e per quali mo- A
tivi sia necessario evitare che particolari cir-
cuiti in uso nella pratica normale apportino
deformazioni o distorsioni ai segnali in essi
immessi.

I lungh.
I
ONDE ELETTROMAGNETICHE I
I

La fig. 11 rappresenta, come già detto, l'an-


damento di un segnale sinusoidale; vale a
dire che, se in un punto qualunque di un con- Flg. 18 - Onda sinusoidale e sua lunghezza.
duttore abbiamo la possibilità di fare diverse
misure di tensione (o corrente) in istanti di-
versi e succedentisi con una certa regolarità, L'intervallo nel quale si svolge un ciclo
riportando in diagramma i valori delle misure completo, e cioè la suaccennata distanza
in funzione dei tempi in cui sono state fatte, si fissa e ripetentesi lungo il conduttore, non è
ottiene appunto l'andamento di figura. già un tempo (come quello che è stato chia-
Supponiamo ora che la lunghezza del con- mato periodo), bensì una distanza vera e pro-
duttore sia considerevole (e comunque suffi- pria, espressa in unità di larghezza.

17
Essa è chiamata lunghezza d'onda, e si in- adattata alla normalità d'uso per le onde elet-
dica col simboloÀ. tromagnetiche diventa:
Se effettuiamo le suaccennate misure in un
istante successivo a quello rappresentato in
tratto continuo in fig. 18, l'andamento, ossia il
profilo dell'onda, sarà ovviamente quello trat- dove ). =lunghezza d'onda in metri
teggiato. f = frequenza in MHz
È allora evidente quanto sopra detto, e cioè
che l'onda è traslata, si «propaga,, cioè lungo
il conduttore.
Per trovare la velocità con cui l'onda si
propaga basterà, come sempre, fare il rap- ONDE ACUSTICHE
porto fra lo spazio percorso ed il tempo im-
piegato a percorrerlo.
E poichè evidentemente, trascorso un pe- Limitatamente al campo delle basse fre-
riodo T, il profilo dell'onda si sarà spostato di quenze, esistono vibrazioni, che possono es-
À. la velocità di propagazione v sarà espressa sere di origine naturale, meccanica o elettri-
da: ca, le quali si propagano nello spazio (o attra-
verso mezzi materiali) sotto forma di energia
v=2..=Àf meccanica.
T
Prototipo di queste è la voce umana, che
consiste nella trasmissione all'aria circostan-
dove f indica la frequenza. te, tramite l'interposizione della cavità orale,
Tale velocità risulterà espressa in mlsec se delle vibrazioni elestiche imposte alle corde
è espresso in metri ed f in hertz. vocali.
La velocità ora introdotta dipende dalla co- Però anche i segnali elettrici, purchè siano
stituzione del mezzo conduttore entro cui la di frequenza opportuna e vengano preventi-
corrénte passa, e dalla costituzione e posi- vamente inviati ad un particolare dispositivo,
zione dei materiali immediatamente circo- detto trasduttore elettroacustico (che sarà a
stanti. suo tempo esaminato in dettaglio, ma il cui
Esistono particolari dimensioni, forme e di- scopo è di convertire l'energia elettrica in
sposizioni dei conduttori interessati al pas- energia meccanica), vengono ceduti allo spa-
saggio di correnti elettriche alternate (in rela- zio circostante in cui si propagano.
zione soprattutto alla frequenza delle stesse), In ogni caso la propagazione di tali vibra-
tali che una parte più o meno considerevole zioni avviene tramite onde successive di
dell'energia in gioco viene ceduta allo spazio compressione e depressione del mezzo inte-
circostante sotto forma di particolari vibra- ressato; la loro origine infatti è sempre ricon-
zioni, naturalmente legate alla forma ed ai pa- ducibile ad una membrana (di forma e dimen-
rametri della corrente che lo provoca. sioni qualsiasi) che si sposta (o si flette)
Questa energia, una volta ceduta allo spa- avanti o indietro rispetto alla sua posizione di
zio stesso, costituisce le onde elettromagne- riposo, vibra cioè elasticamente.
tiche. S'intuisce quindi, trattandosi di energia
Sul meccanismo e comportamento di que- meccanica trasmessa ad un mezzo materiale
ste ci intratteremo più esaurientemente a che da essa viene posto in oscillazione, come
tempo opportuno. la natura di tale mezzo influisca profonda-
La velocità con cui queste onde elettroma- mente sulla modalità di propagazione.
gnetiche si propagano nello spazio è pari alla In particolare infatti, nel vuoto, queste onde
velocità della luce (pure essa onda elettro- non si propagano.
magnetica, e, per inciso, dotata della mas- Nel campo di frequenze comprese fra 16 e
sima velocità fisicamente possibile), e vale: 16.000 Hz circa, tali vibrazioni, giungendo al
nostro orecchio, sono da esso percepite, e
v = 300.000 km/sec sono quindi denominate onde acustiche o
Quindi la formula data in precedenza, e onde sonore.

18
Sopra questo limite, pur non percependole Da oltre O fino a circa 50.000 MHz si estende
più il nostro orecchio, esse continuano a il campo generico delle correnti alternate,
propagarsi nello spazio, con intensità però almeno a tutt'oggi di uso comune.
sensibilmente decrescente col crescere della In esso vengono poi definite le seguenti
frequenza. suddivisioni:
Fin verso i 150kHz queste oscillazioni tro-
vano particolari applicazioni industriali e da 16 a 16.000 Hz = onde sonore
vengono indicate col termine di ultrasuoni. da 15 a 150 kHz =ultrasuoni
La velocità di propagazione di tutte queste da 10 kHz a 50.000 MHz = radiofrequenze
vibrazioni, se il mezzo considerato è l'aria,
vale all'incirca: Le radiofrequenze a loro volta vengono
così ulteriormente suddivise:
v = 1.130 km/ora
da 150 a 500 kHz onde lunghe
da 500 a 1.500 kHz onde medie
Nei metalli enll'acqua essa è cuperiore, ed
da 1,5 a 30 MHz onde corte
a volte anche sensibilmente.
da 30 a 300 MHz onde cortis-
sime
da 300 a 3.000 MHz onde ultra-
PANORAMA corte
DELLE FREQUENZE da 3.000 a 30.000 MHz onde super-
corte
da 30.000 a 300.000 MHz onde extra-
La frequenza delle oscillazioni o vibrazioni corte
che interessano prettamente il campo della
elettrotecnica, r_adiotecnica ed acustica ven- Le denominazioni di queste suddivisioni
gono suddivise o a seconda del loro compor- sono, come evidente, in relazione con le ri-
tamento o per comodità di identificazione. spettive lunghezze d'onda.

19
Elettrostatica cariche fornite dalla pila attraverso i suoi elet-
trodi terminali.
Osserviamo contemporaneamente quanto
segue: il voltmetro V si porta naturalmente ad
CAPACITÀ una indicazione di tensione pari alla f.e.m.
della pila, ciò però dopo un certo periodo di
tempo (più o meno breve); l'amperometro A
Supponiamo di avere a disposizione due dà, per lo stesso tempo, la indicazione di un
conduttori qualunque (grandi o piccoli, larghi guizzo di corrente decrescente, che si an-
o sottili), vicini o lontani che siano non ha nulla solamente quando i due conduttori
importanza, purchè non siano a contatto fra hanno assunto esattamente la d.d.p. esistente
di loro), ed una pila; colleghiamo il tutto con ai capi della pila.
l'ausilio di un deviatore, come in fig. 19. Il de- In pratica quindi è successo che, avendo
viatore è un contatto mobile su quattro posi- collegato due conduttori ad un generatore, le
zioni, che ci permette di realizzare quattro di- cariche fornite da quest'ultimo si precipitano
verse combinazioni circuitali. sui conduttori stessi ed impiegano un certo
tempo (legato alle caratteristiche realizzative)
prima di accorgersi che il circuito è interrotto
(non essendo i conduttori collegati in circuito
chiuso).
. Una volta stabilitosi questo stato di regime
(corrente zero, tensione massima) si porti il
commutatore in posizione 3, si disconnetta
b cioè di. nuovo la pila dal conduttore a; l'ampe-
rometro non darà ovviamente alcuna indica-
Flg. 19 - Realizzazione di un generico condensatore (e suo zione (si è aperto un circuito che già era aper-
circuito di prova). to): ciò sta ad indicare che le cariche elettri-
che precedentemente passate entro il cir-
cuito sono rimaste immagazzinate in qualche
Oltre ai componenti elencati, in circuito modo nello stesso.
sono pure inseriti due ulteriori elementi, ed E inoltre la tensione indicata dal voltmetro
esattamente gli strumenti di misura indicati continua indefinitamente ad essere pari alla
con "A" e "V": «A» misura la corrente, e f.e.m. della pila (sempre a condizione che
viene chiamato «amperometro", «V,, misura esso abbia le caratteristiche già esposte).
la tensione e viene chiamato «Voltmetro". Il Si porti infine il commutatore in posizione
funzionamento di tali misuratori sarà esami- 4; i conduttori a e b sono collegati.in corto-
nato a suo tempo; ora va detto però che essi circutio fra di loro attraverso l'amperometro,
devono possedere opportune caratteristiche, il quale segnerà un guizzo di corrente ana-
tali cioè da non apportare alcuna modifica- logo a quello indicato nella fase 2; vale a dire
zione al funzionamento del circuito, ed in par- che le cariche immagazzinate in circuito, co-
ticolare al regime di cariche in esso presenti me prima affermato, vengono restituite sotto
(in pratica cioè V deve essere caratterizzato forma di corrente di senso contrario a quello
da una resistenza propria infinitamente eleva- della fase di carica, che si riduce a zero nello
ta; viceversa A deve presentare una resi- stesso tempo impiegato nella fase suddetta.
stenza propria infinitamente bassa). Le conseguenze della realizzazione del cir-
La posizione di partenza 1 vede il condut- cuito elementare di cui sopra evidenziano
tore a disconnesso dalla pila. quindi tre fenomeni molto importanti, così
Si commuti ora in posizione 2, col che am- riassunti:
bedue i conduttori sono collegati ai due poli.
La d.d.p. esistente ai capi della pila, ap- 1°) i due conduttori si sono portati ad una
punto perchè a e b sono conduttori, viene ov- d.d.p. (su di essi cioè si è localizzata una certa
viamente trasferita integralmente sugli stessi, quantità di cariche) che viene mantenuta nel
vale a dire che su di essi vengono trasferite tempo, anche disconnettendo gli stessi dalla

20
pila; la corrente così immagazzinata può es- È intuitivo che la quantità di cariche che
sere restituita integralmente dopo un tempo passa ora in circuito, indicata dalla corrente
indefinito (nel caso ideale, cioè in assenza di che attraversa A, sarà doppia che nel caso
perdite); precedente.
Si può quindi affermare che la quantità di
2°) La carica del dispositivo è avvenuta senza elettricità immagazzinata è direttamente pro-
che i conduttori costitu iseano un circuito porzionale alla d.d.p. applicata alle armature;
chiuso; cioè il passaggio di corrente (detto
fra d.d.p. V e la quantità di cariche Q esiste la
«di spostamento») è avvenuto nello spazio
relazione:
esistente fra i conduttori stessi;
3°) lo stato di equilibrio di cariche è soprav- Q=kV
venuto dopo un certo intervallo di tempo,
quello cioè necessario affinchè i due condut- È proprio alla costante di proporzionalità k
tori abbiano assunto una d.d.p. pari alla f.e.m. che si dà il nome di capacità.
della pila. Essa si indica con Ce vale quindi

Si.è così realizzato un congegno che, sot-


toposto ad una tensione continua, si carica al C=_Q_
V
valore di questa tensione, trasformando il la-
voro speso per questo accumulo di cariche
in energia localizzata nello spazio interessato La capacità quindi è il rapporto fra la quan-
dai due conduttori. tità di cariche immagazzinate e la d.d.p. oc-
Il tempo perchè tale processo di carica ab- corsa per far questo.
bia termine, come del resto la quantità di ca- Si dice allora che un condensatore ha una
rica accumulata, sono legati alla dimensione capacità maggiore di un altro quando ri-
e distanza dei conduttori, nonchè alla natura chiede una maggior quantità di cariche
dello spazio interposto; una volta trascorso dell'altro per essere portato alla stessa d.d.p.
questo tempo, non si ha più alcun passaggio fra le armature.
della corrente (continua) entro il circuito, che L'unità di capacità è il FARAD (nella for-
funziona quindi da blocco per questa. mula precedente Q va espresso in coulomb e
Il campo venutosi a creare fra i due condut- V in volt), ma esprimendo questo una capa-
tori è del tipo cosiddetto elettrostatico; è in cità enorme fuori dalla necessità di utilizzarla
esso che viene immagazzinata l'energia che e dalle possibilità di realizzarla, vengono co-
viene poi riceduta in fase di scarica. munemente usati i sottomultipli:
Ridotto nella forma più classica in cui i due
conduttori sono due lamine metalliche affac- µF =microfarad= 1.0~.000 farad = tQ-6 F
ciate (per rendere più appariscenti e, in gene-
re, sfruttabili, i fenomeni ora descritti), questo 1
nF = nanofarad = 1.000 µF = tQ-3 µF = 10-9 F
congegno si chiama condensatore.
Un condensatore è quindi un sistema di 1
due conduttori (in genere lamellari) separati pF = picofarad = µF = tQ-6 µF
1.000.000
da un isolante, sui quali si localizzano cariche
e cioè 10-12 F
uguali e di segno opposto.
I due conduttori, o meglio, le due lamine
affacciate, si chiamano armature; lo spazio, o Come è già stato detto, la capacità è, per le
meglio, il mezzo materiale isolante interpo- grandezze elettriche che la interessano, una
sto, si chiama dielettrico; la grandezza che costante, e dipende solo dalle dimensioni e
sta ad indicare le caratteristiche del conden- caratteristiche fisiche del condensatore.
satore di chiama capacità. Come è facile intuire, maggiore è la super-
Si supponga infatti di sotituire la pila di fig. ficie delle armature, maggiore è il numero di
19 con un'altra, avente per esempio f.e.m. cariche che dal generatore emigra su esse:
doppia, restando inalterate tutte le altre carat- quindi la capacità, ovvero l'attitudine del
teristiche. condensatore ad accumulare cariche, è tanto

21
più grande quanto maggiore è la superficie (Praticamente quindi 1: r, esprime anche il
esposta; analogamente quanto più piccola è rapporto fra la cap&cità di un condensatore
la distanza fra le armature, tanto più grande è, con e senza dielettrico materiale).
a parità di d.d.p., l'effetto della stessa nello
spazio interposto: maggiore quindi è la capa-
cità. Polarizzazione e rigidità dielettrica
Ancora, il comportamento del dielettrico
sottoposto al campo elettrostatico è diverso a Si è visto dalla formula del paragrafo pre-
seconda del mezzo di cui è costituito; cedente, come la inserzione di un dielettrico
anch'esso quindi influisce sul valore della ca- solido fra le armature di un condensatore ne
pacità ottenibile. aumenti la capcità; infatti il secondo termine
Ed infatti, a conclusione di quanto sopra, la è moltiplicato pere:, che è un numero sempre
capacità di un condensatore, che fra le arma- maggiore di 1 (e spesso anche di molto).
ture abbia il vuoto o l'aria, è espressa dalla Vediamo allora brevemente il motivo di ciò.
formula: L'edificio molecolare di cui il materiale
usato come dielettrico è composto si mo-
C=ead
s difica sotto l'azione del campo elettrostatico
esistente, nel senso che gli elettroni periferici
vengono dislocati ed orientati in modo da
dove:
creare in pratica un polo negativo del dielet-
d =distanza fra le armature trico dalla parte in cui sena ha in eccesso, ed
S = superficie delle stesse un polo positivo dall'altra parte (in cui se ne
La costante di proporzionalità fra la capa- ha in difetto, vi sono cioè degli ioni positivi).
cità e le dimensioni del condensatore, indi- Questo è ciò che si indica con polarizza-
cata con e: o, rappresenta la costante dielettrica zione di un dielettrico, ed è rappresentato in
dell'aria, che esprimendo S e d in cm, vale: fig. 20.

e0 = 8,85 X 10~ 4 F/cm

(e: o ha praticamente lo stesso valore nel vuo-


to). +
.
Inserendo fra le armature un mezzo mate-
riale, la capacità (a parità di altre dimensioni)
aumenta, in quanto aumenta la costante die-
lettrica, che cioè assume un valore caratteri-
..
stico (e sempre maggiore di Fa) per ogni tipo di •
materiale usato (che sarà carta, mica, cera-
mica, ecc.). Flg. 20 - Effetto della inserzione di un dielettrico.
In pratica, invece di caratterizzare ogni ma-
teriale con la sua costante dielettrica assoluta
e:, ne viene data la costante dielettrica <'r, che Inserendo allora un mezzo materiale come
esprime di quante volte E Sia maggiore di E a, dielettrico fra due armature, alla quantità di
assunta uguale a 1. E cioè: cariche inizialmente presente su di esse se ne
aggiunge una ulteriore, ivi richiamata a causa
E
E==- dell'attrazione fra cariche di segno opposto,
r Ea
cioè per neutralizzare gli effetti delle cariche
uguali e di segno opposto che si è detto for-
Quindi, nel caso di condensatore con die-
marsi e affiorare sulle superfici del dielettrico,
lettrico materiale, la formula precedente-
in conseguenza della sua polarizzazione.
mente scritta diventa:
Il richiamare più cariche sulle armature si-
s gnifica appunto aumentare la capacità.
C=er· Ea d Aumentando la tensione ai capi del con-

22
densatore, quando essa, e cioè il campo esi- com'è noto, valore costante, ber>sì valore
stente fra le armature, raggiunge un valore continuamente variabile fra zero e dei mas-
tale da superare la massima deformazione simi positivi e negativi, nel circuito
tollerabile dall'edificio molecolare di quel ma- generatore-condensatore si avvicenderanno
teriale, gli elettroni periferici si svincolano cariche e scariche successive così da provo-
dagli atomi, e vengono a costituire una cor- care un regime di corrente permanente e,
rente violenta ed istantanea che, sotto I 'ef- come già affermato, di intensità proporzio-
fetto del campo, percorre il dielettrico di- nale alla capacità.
struggendo tutto o in parte. Ed ancora possiamo affermare che, quanto
In definitiva quindi, una tensione troppo più rapida è la variazione della tensione ap-
alta perfora e danneggia il dielettrico, se esso plicata, ossia quanto più elevata è la frequen-
è costituito da un materiale solido o liquido, za, più elevata sarà l'intensità della corrente a
(se infatti esso è costituito da aria, questa parità di capacità (ricordiamo infatti che a
viene ionizzata dalla scarica che mette in frequenza zero, cioè in corrente continua, la
corto circuito le due armature). corrente è nulla).
Il valore della suddetta tensione dipende Quanto sopra esposto si può infine riassu-
dalla costituzione del dielettrico interposto; mere nella seguente formula:
le condizioni in cui questo viene a trovarsi
sono analoghe a quanto si verifica in un ma- l=k·f·C·V
teriale da costruzione che, se sottoposto ad
uno sforzo superiore ad un certo limite, si che ci indica il valore della corrente alternata
frattura. I che passa attraverso un condensatore di ca-
Tale valore rappresenta la massima «Solle- pacità C ai cui capi sia applicata una tensione
citazione elettrica» sopportabile dal dielet- V di frequenza f.
trico in tutto il suo spessore. Tale formula naturalmente è teoricamente
Se allora ci riferiamo ad uno spessore uni- dimostrabile, e ne deriva allora che il coeffi-
tario, la tensione di cui sopra prende il nome cente di proporzionalità k è uguale a 2n.
di rigidità dielettrica. È evidente la formale analogia di tale for-
Questa corrisponde quindi alla d.d.p. mula con la legge di Ohm in corrente conti-
esplosiva relativa allo spessore di 1 cm di die- nua, ove poniamo:
lettrico.
Ciò equivale a dire che la rigidità dielettrica kfC=-1-
Xc
è il rapporto fra la tensione che fa scoccare la
scintilla e lo spessore del dielettrico (espres-
so in cm). L'espressione infatti diventa:

le=~
Xc
Reattanza capacitiva

Finora le caratteristiche ed i parametri dei Il termine Xc= 2 11:tfC gioca un ruolo ana-
condensatori sono stati introdotti e discussi logo a quello di una resistenza e, rappresen-
ragionando su correnti continue. tando una reazione che la corrente alternata
Passiamo ora ad applicare ad una capacità incontra al suo passaggio attraverso un con-
una tensione alternata, e vediamone il com- densatore, viene chiamato reattanza capaci-
portamento. tiva.
Si è già visto come, applicando una ten-
Essa, usando gli Hz per f, e i farad per C, si
sione continua ad un condensatore, entro lo
misura in ohm.
stesso (o entro il circuito tramite esso colle-
gato) scorra corrente solamente prima che In particolare si vede così confermato
esso vada a regime, cioè si carichi, oppure quanto si era già affermato, il costituire cioè
solo quando lo si scarichi. una capacità un blocco (o circuito aperto) per
Allora, non avendo la tensione alternata, la corrente continua.

23
Infatti, essendo per questa f = O, ne risulta Ftg. 21 - Relazione di fase tra corrente e tensione di un
Xc infinita e quindi corrente nulla. condensatore.

Combinazioni di condensatori

Il più classico e tipico esempio di combina-


zioni di condensatori è il condensatore varia-
bile, consistente in tante lamine raccolte in
due settori, uno fisso ed uno mobile; le la-
mine di quest'ultimo entrano negli interspazi
esistenti fra le altre, cosicchè, variando la su-
perficie affacciata, si ha una conseguente va-
riazione di capacità (fino a molte centinaia di
pF).
Comunque, considerando le vere e proprie
combinazioni di vari condensatori fra di loro,
si ha per le rispettive reattanze quanto a suo
tempo visto per le resistenze: vale a dire che
reattanze in ·serie si sommano, reattanze in
parallelo diminuiscono. Basta infatti ricordare che in una capacità
Si verifica allora per le capacità (inversa- la corrente diventa zero quando la tensione
mente proporzionali alle reattanze) l'inverso ha raggiunto il massimo, e viceversa, perchè
di quanto verificavasi per le resistenze, e cioè: risulti chiaro quanto rappresentato in figura,
ossia che la corrente che percorre un r.nn-
densatore è sfasata in anticipo di 90° (o 1/4 di
C1, C 2 , Ca··· in parallelo: ciclo) rispetto alla tensione ad esso applicata.
Ctp = C1 + C 2 + Ca··. Quanto ora detto vale solo però, come ac-
cennato, nel caso ideale. In pratica quest'an-
golo di sfasamento non sarà perfettamente
Cts = _ _ _ _t_ _ __ uguale a 90°, bensì più o meno leggermente
1 1 1 inferiore, a causa delle perdite di potenza che
c-+c-+-c
1 2 a
... si verificano sui condensatori per:
1) resistenza non nulla delle armature;
2) non perfetto isolamento del dielettrico;
3) inerzia del dielettrico a far sì che la sua
Andamento tensione-corrente struttura molecolare inverta continuamente il
suo stato di equilibrio elettronico onde se-
L'effetto di una capacità inserita in un cir- guire i cicli di carica e scarica imposti dalla
cuito e attraversata dalla corrente che lo per- tensione alternata (questo fattore di perdita è
corre non è limitato alla reattanza opposta a quindi tanto maggiore quanto più alta è la
tale corrente. frequenza).
Se infatti si traccia in un diagramma il
profilo della tensione sinusoidale esistente La differenza fra i 90° teorici (come indicati
fra le armature del condensatore, e sullo in fig. 21) e l'angolo reale di sfasamento <p,
stesso diagramma (con i medesimi riferimen- essendo conseguenza delle varie perdite ora
ti) si riporta l'andamento della corrente che di elencate, viene chiamata angolo di perdita, e
conseguenza attraversa il condensatore, i si indica con 8.
due profili non sono per niente sovrapposti, Ad indicare la bontà del condensatore si
bensì risultano dislocati come nella fig. 21, usa spesso il coseno dell'angolo di sfasa-
(che però rappresenta il caso di un condensa- mento <p; cos<pviene chiamato angolo di per-
tore ideale). dita: quanto più vicino a zero è tale coseno,

24
tanto migliore è la qualità del condensatore. S =7 cm 2 d=0,1 cm
Molto più spesso però l'indicazione della
qualità di un condensatore viene data in fun- Per ottenere la capacità direttamente in pF,
Eo viene ad assumere il seguente valore:
zione proprio dell'angolo di perdita, e cioè
mediante la tangente dell'angolo (tang 8 =
tangendelta); anche in questo caso più basso e0 = 8,85 X 10-2 pF/cm
è questo valore, tanto migliore è la qualità del
condensatore.
Comunque t'argomento perdite di potenza Sarà allora:
e sfasamenti sarà approfondito più avanti,
trattando i circuiti in corrente alternata e rela-
C o = 8 ,85 7
tive potenze. X lQ-2 X -
0,1- = 6 , 2 pF

Esempio di calcolo di capacità Supponiamo ora di inserire, fra i due dischi,


un dielettrico solido, di spessore tale da
A coronamento del paragrafo sui conden- riempire completamente la distanza fra le ar-
satori, vediamo, a titolo di esempio, come mature e cioè 1 mm, costituito da un terzo
usare le formule date per il calcolo della ca- dischetto, per esempio, di foglio di mica.
pacità.
Si abbia, in primo luogo, un condensatore La costante dielettrica (relativa) della mica
le cui armature siano realizzate con due di- è circa 6; quindi la capacità in questo caso
schi di diamtreo 3 cm, distanti fra di loro vale:
1mm, e con aria come dielettrico.
In primo luogo riduciamo tutto alla stessa
unità di misura, ottenendo così: C=erC 0 =6X6,2=37,2 pF

25
Elettromagnetismo ciati sono di senso opposto, e si respingono
se invece sono dello stesso senso.
In ogni caso, i fenomeni d'influenza reci-
proca ora descritti descendono da una tipica
CAMPO MAGNETICO proprietà e conformazione intima di questi
materiali; essi infatti risultano costituiti, a li-
vello molecolare, di tanti magnetini elementa-
È noto come in natura esista un particolare ri, estremamente piccoli.
minerale, la magnetite (ossido di ferro), che
ha la proprietà di esercitare, almeno fino ad
una certa distanza in modo apprezzabile,
n • n •s n
• n •
n s n n
• n s
azioni meccaniche di attrazione o repulsione N n s n • n • n • s
su altri materiali ferrosi (o similari), generi- n • n • n • n •
camente definiti materiali magnetici. Flg. 22 - Rappresentazione semplificata della costituzione
Questo minerale costituisce ciò che si intima di un magnete.
chiama un magnete permanente naturale, ed
i materiali che di esso risentono o denun- Nei magneti permanenti essi sono e re-
ciano in qualche modo l'influenza si dicono stano tutti orientati nello stesso modo e di-
magnetizzati. sposti in catene parallele e regolarmente or-
Questi ultimi, in massima parte, una volta dinate, in modo che alle due estremità del
allontanato da essi il magnete, riacquistano materiale siano affacciati tutti i magnetini di
lo stato neutro di partenza; per taluni invece un polo o di quello opposto.
(per esempio certi acciai) tale magnetizza- Invece nei corpi allo stato neutro ordinario
zione permane più o meno lungamente o ad- tali magnetini molecolari sono disposti ed
dirittura stabilmente: essi cioè acquistano la orientati casualmente, senza alcun ordine, e
caratteristica di attrarre o respingere altri ma- in tal modo le loro azioni o influenze a di-
teriali magnetici anche dopo che è stata al- stanza si elidono reciprocamente; la magne-
lontanata od eliminata la sorgente originale di tizzazione consiste quindi semplicemente
magnetizzazione. nell'orientare tutti questi magnetini in modo
Tali tipi allora vengono chiamati magneti regolare ed in una direzione fissa.
permanenti artificiali (detti anche calamite). Come discende anche dalla fig. 22, qualora
È noto che le suaccennate azioni esercitate si spezzi un magnete, se ne ottengono, ap-
da un magnete sono particolarmente sensibili punto per la sua costituzione intima, tanti
in corrispondenza delle estremità dello stes- magneti quanti sono i pezzi ottenuti, ciò natu-
so. ralmente spezzando fino a quanto si vuole il
È pure noto che tali azioni si manifestano in materiale, senza però oltrepassare le dimen-
senso opposto fra di loro per le due estremi- sioni molecolari.
tà; tipico esempio ne è l'ago magnetizzato di Ed ancora occorre sottolineare come la
una bussola che si orienta spontaneamente magnetizzazione, «indotta» da parte di un
con una, e sempre la stessa, estremità rivolta magnete su un materiale magnetico nelle vi-
verso il Nord geografico, polo dal quale l'altra cinanze, avviene in modo tale che l'estremità
estremit~ viene sempre respinta. del materiale magnetico più vicina al ma-
Lo spontaneo orientamento che i due poli gnete «induttore" assume polarità opposta a
delle calamite (naturalmente di forma, di- quella del polo più vicino del magnete.
mensioni e pesi opportuni) assumono nello I fenomeni di influenza e le azioni a distan-
spazio, in conseguenza del campo magnetico za, che si manifestano in prossimità e per ef-
terrestre, porta a contrassegnare le due fetto dei magneti, sono prodotti in modo ana-
estremità polari delle stesse coi nomi di polo logo da un conduttore percorso da corrente
Nord e polo Sud. elettrica, come già è stato enunciato.
La differenza di comportamento di questi Ed è appunto quest'ultimo metodo di gene-
poli viene ancor più evidenziata dal fatto che, rare fenomeni magnetici che sarà esaminato
accostando fra di loro due magneti perma- d'ora in avanti, e che giustifica la denomina-
nenti, essi si attraggono se i loro poli affac- zione di «elettromagnetismo».

26
In ogni caso le azioni e gli effetti reciproci Flg. 24 - Andamento del campo entro ed attorno ad una
che si manifestano fra corpi magnetizzati, si spira.
trasmettono e manifestano anche attraverso
il vuoto.
La presenza quindi di queste «forze magne-
tiche» indica (come era per le forze elettriche
del campo elettrostatico) l'esistenza in un cer-
to spazio di un particolare stato che viene in-
dicato col nome di campo magnetico.
Occorre ricordare che nello spazio in cui
viviamo esiste già un campo magnetico natu-
rale, che è quello terrestre.
conduttore, si riscontra che aumenta di pari
Intensità del campo magnetico passo l'entità di tale influenza, cioè l'intensità
del campo.
Come si è detto, ogni conduttore, percorso Se in vicinanza del primo conduttore se ne
da corrente, si circonda di un campo magne- pone un secondo, percorso magari dalla
tico, che nasce con la corrente e con essa si stessa corrente, l'intensità del campo au-
estingue. menta ancora.
Le linee che determinano le direzioni lungo Supponiamo ora invece di avvolgere il
cui tale campo si manifesta («linee di forza») conduttore a mo' di spira circolare; nella
sono, per un conduttore rettilineo, cerchi zona centrale di essa le linee di forza ven-
concentrici che lo circondano perpendico- gono ora ad essere concentrate lungo ed at-
torno l'asse centrale della spira (fig. 24).
larmente, come rappresentato in fig. 23.
Allora due spire avvicinate ed affacciate
danno luogo, per l'azione concomitante e so-
I vrapponentesi dei singoli campi, ad una
... maggior concentrazione di linee di forza, e
quindi ad un campo magnetico risultante di
intensità maggiore.
Flg. 23 - Campo magnetico di un conduttore rettilineo per- Quindi, disponendo un numero qualunque
corso da una corrente I.
di spire continue ed allineate, il campo che ne
risulta è principalmente concentrato in un fa-
scio di linee di forza addensate attorno all'as-
Se infatti si pone, nelle vicinanze del con-
duttore e in varie posizioni attorno ad esso, se, che percorrono il dispositivo secondo il
tragitto rappresentato con approssimazione
un ago calamitato (sul tipo di quello di una
in fig. 25.
bussola), tale ago assume sempre direzioni
tangenti a cerchi posti come in figura.
Ed inoltre, lungo ognuno di questi cerchi,
l'ago mantiene sempre lo stesso orientamen-
to, si lascia cioè sempre dalla stessa parte il
conduttore in esame.
Appare allora logico attribuire a queste li-
nee di forza un verso, e cioè quello che viene
costantemente indicato dal polo Nord
dell'ago (che, ricordiamolo, è liberamente so-
speso).
Un materiale magnetico posto nelle vici-
nanze ed investito da queste linee reagirà in
modo tale da denunciare l'entità dell'influen-
za del campo su di esso. Flg. 25 - Solenoide percorso da una corrente e suo campo
Aumentando la corrente che percorre il magnetico.

27
Tale dispositivo si realizza normalmente l'espressione rappresentativa di un «flusso»
con filo conduttore avvolto a spirale, e si che attraversa ogni sezione elementare del
chiama solenoide. fascio considerato, in certo modo analoga-
Un solenoide percorso da corrente produ- mente al fiusso di cariche che costituisce la
ce, nello spazio ad esso circostante, un corrente elettrica nei conduttori.
campo magnetico la cui conformazione è del
tutto simile a quella di un magnete perma-
nente avente uguali forme e dimensioni.
Più le spire sono lontane fra di loro, meno
sensibile è il sommarsi delle rispettive inten-
sità di campo, quindi minore è l'intensità del
campo magnetico risultante.
Concludendo allora, poichè si è visto che il
campo magnetico esercita azioni di entità
proporzionale alla corrente che lo provoca ed
al numero di spire da essa percorse, ed inver-
samente proporzionale alla distanza delle
spire, o per meglio dire alla lunghezza del so-
lenoide, l'intensità del campo magnetico, che
Flg. 26 - Schematizzazione di un circuito magnetico.
indica con H, è espressa dalla formula:

H- NI Per questa analogia, ogni fascio di linee di


- 1
forza viene considerato facente parte di un
flusso magnetico lungo un percorso chiuso
dove N = numero di spire
detto circuito magnetico.
I =corrente
1 = lunghezza del solenoide Le grandezze che interessano questo tipo
di circuiti, e ne esprimono e regolano l'anda-
mento, sono formalmente analoghe a quelle
Tale formula esprime l'intensità del campo
che abbiamo visto caratterizzare i circuiti
magnetico all'interno di un solenoide (e con
elettrici, e cioè: corrente, tensione e resisten-
migliore precisione nella zona centrale dello
za.
stesso).
Prima di introdurre ed esaminare tali gran-
Il prodotto NI viene indicato col nome delle
dezze occorre precisare quanto segue: il
unità che esprime, e cioè in Amperspire, co-
flusso totale che attraversa una sezione del
sicchè l'unità di misura dell'intensità di
solenoide si può considerare, per comodità,
campo viene espressa in Amperspire/cm.
suddiviso in tanti fasci elementari, detti «tubi
Da notare che, per un solenoide di una
di flusso», paragonabili a delle matasse costi-
certa lunghezza, la stessa intensità di campo
tuite da un numero infinito di linee di forza.
si può ottenere in infiniti modi, scegliendo
Se allora la sezione attraversata aumenta o
coppie di valori di corrente e numero di spire,
diminuisce, possiamo immaginare che le li-
purchè il loro prodotto dia sempre lo stesso
nee di flusso costituenti tali tubi rispettiva-
numero (cioè le stesse Amperspire).
mente diradino o si addensino, come risulta
dalla fig. 26; è questa una schematizzazione
di comodo, che comunque non contrasta con
Circuiti magnetici e relativi perametri l'andamento fisico dei fenomeni in esame.
Considerando uno di questi «tubi», a pre-
Se consideriamo l'andamento delle linee di scindere dalla costituzione del solenoide (in
forza di fig. 25, vediamo che queste, o siano questo caso da I) l'intensità del campo, che si
considerate singolarmente, o, più general- manifesta nel numero di linee di forza che
mente, com.prese in un certo fascio, sono attraversano una sezione S, sarà tanto mag-
sempre continue, non avendo nè principio nè giore quanto maggiore è il prodotto NI, cioè
fine ma richiudendosi sempre su se stesse; quanto lo sono le amperspire; è cioè più co-
esse quindi si possono considerare come modo dire che le linee di forza, per ogni se-

28
zio ne elementare, sono, anzichè infinite, in magneto-motrice (f.m.m.), in analogia alla
numero pari all'intensità del campo in quella f.e.m.
sezione, intensità che appunto è legata ad NI. Il suo dimbolo è F.
In definitiva il numero di linee di forza per La grandezza .'.R. che rappresenta la pro-
unità di superficie, cioè la densità di flusso, prietà tipica di ogni materiale di opporsi più o
dipende, come la corrente elettrica dalla ten- meno alla formazione di un campo magneti-
sione, direttamente dalla grandezza NI, cioè co, rappresenta cioè l'elemento analogo alla
dalle amperspire. resistenza elettrica, si indica col nome di rilut-
Ed ancora, se le dimensioni del solenoide tanza.
vengono modificate in modo da raddoppiare Il comportamento di tale parametro è iden-
la lunghezza delle linee di forza, fermo re- tico a quello della resistenza; le combinazioni
stando il prodotto NI, per la già vista dimi- cioè di riluttanze diverse danno luogo a valori
nuita concentrazione delle stesse il loro nu- finali ottenibili come visto per le resistenze
mero si ridurrà alla metà. stesse.
È cioè confermato che esiste una relazione I materiali magnetici corrispondono ai
diretta fra linee di flusso ed amperspire. conduttori nell'analogia con le correnti elet-
Il coefficiente di proporzionalità di tale rela- triche: essi cioè hanno riluttanza molto bas-
zione (l'analogo a quello che nel circuito elet- sa; i materiali non magnetici hanno tutti rilut-
trico era R), tien conto degli ostacoli opposti tanza elevata, e comunque simile a quella
dal mezzo interessato ad essere percorso dell'aria.
dalle linee di un campo magnetico. Quindi, a parità di caratteristiche costrut-
Indicando con il flusso magnetico, la rela- tive di un solenoide, se nell'interno di questo
zione che lega tale grandezza con NI sarà la si introduce un blocco di materiale magneti-
seguente: co, il flusso aumenta considerevolmente a pa-
rità di corrente circolante, oppure basta un
valore molto più basso di corrente per pro-
durre l'identico valore di flusso, rispetto al
caso di partenza, in cui entro il solenoide
dove.'.R.è il coefficiente di proporzionalità cui c'era aria.
ora si è accennato. Come si vede, tale formula Chiariti i simboli e relativi significati, la for-
è formalmente analoga alla legge di Ohm. mula sopra scritta per i circuiti magnetici può
Il flusso magnetico, che si è indicato con <D, anche essere messa sotto la forma:
rappresenta quindi il numero di linee di forza F=<l>:Jl
che interessano un circuito magnetico (si po-
trebbe dire la corrente magnetica); esso di- che evidenzia ancor di più l'analogia elettri-
pende dal materiale eventualmente presente, ca.
dalle dimensioni del solenoide e dalla cor-
rente che lo percorre.
La sua unità si misura è il Weber (Wb). Permeabilità
Di uso più normale è però la densità di
flusso che, come già accennato, consiste nel Si è detto che l'induzione B rappresenta il
numero di linee di forza che attraversa una numero di linee di forza attraverso l'unità di
sezione ad area unitaria del circuito magneti- superficie; essa allora dipende evidente-
co. mente dall'intensità del campo magnetico.
Esso viene anche chiamato flusso di indu- Sussiste infatti la relazione:
zione o più semplicemente (e normalmente)
induzione. B=µH
Si indica con Be si misura ovviamente in
Weber per metro quadrato (Wb/m 2 ). Il coefficiente di proporzionalitàµ(che di-
Il numero NI di ampespire che provoca un pende dal mezzo in cui si localizza il campo)
flusso magnetico (si potrebbe quindi dire la si chiama permeabilità.
tensione magnetica) si chiama: forza Essa esprime la facilità con cui un campo

29
magnetico può essere provocato in un certo denza lineare fra Be H, nel quale cioè non è
materiale, paragonata con quella riscontrata più costante ma comincia a diminuire, si dice
nel caso di aria. punto di saturazione.
Per esempio, dire che il ferro ha una per- Accade spesso che si abbia a che fare con
meabilità di circa 2000 significa affermare che circuiti entro cui la corrente I, e di conse-
l'effetto magnetizzante prodotto in un blocco
metallico racchiuso entro un solenoide per-
corso da una certa corrente provoca una B
densità di flusso (o induzione) 2000 volte
maggiore di quella che sarebbe provocata se
al posto del materiale magnetico vi fosse aria.
Questo conferma che le linee di flusso tro-
vano un percorso molto più agevole nel ferro
che nell'aria.
La permeabilità (nel campo magnetico)
H
equivale quindi, sotto certi aspetti, alla con-
ducibilità (nel campo elettrico). Fig. 27 - Saturazione di un materiale magnetico.
Poichè, inserendo del ferro in un solenoide,
il campo nel suo interno aumenta enorme-
mente, e non essendo variati, per il solenoide, guenza il campo H, assumano valori elevati,
nè I nè N nè I, evidentemente la causa oltre il punto di saturazione, ed occorra in-
dell'aumento risiede proprio nella struttura vece che il flusso debba seguire e ripetere
intima del ferro. fedelmente l'andamento della I stessa.
Infatti, in conseguenza della corrente che Infatti in tutta la trattazione sin qui fatta, gli
scorre in circuito, e quindi del campo che ne avvolgimenti su materiali magnetici sono stati
consegue, all'interno del ferro si verifica l'al- esaminati solo nel loro comportamento se
lineamento di tutti i magnetini elementari, il percorsi da corrente alternata.
ferro cioè si magnetizza e l'intensità di tale È invece ovvio che, in alcuni casi, un qual-
magnetizzazione si somma al campo preesi- che avvolgimento (di un trasformatore, op-
stente, che ne viene così sensibilmente rin- pure anche una semplice induttanza) siano
forzato. percorsi contemporaneamente da corrente
La permeabilità dei materiali magnetici non continua e alternata.
è costante, bensì è funzione del flusso, di- La presenza di un valore fisso di corrente
pendendone in modo un po' complesso. (continua) porta il punto di funzionamento
Si prenda infatti un solenoide avvolto su un dell'induttore in una posizione abbastanza
determinato materiale magnetico; partendo avanzata nel diagramma di saturazione di un
dal valore zero del campo, si cominci a far materiale magnetico.
passare corrente entro il solenoide stesso, Non stiamo qui ad appesantire la tratta-
aumentandone via via il valore; l'aumento di zione con le formule di calcolo relative a que-
intensità di campo che ne consegue provoca sta condizione; ricordiamo però che, trovan-
un relativo aumento di induzione B, che, ri- doci in tal modo molto più vicini ai valori di
portandone ì valori su un diagramma, mostra saturazione, si adottano, per quanto riguarda
un andamento pressochè lineare fino a valori l'induttore, due particolarità costruttive.
non troppo elevati di H. La prima consiste nel scegliere un valore
Entro tale campo quindi 11 è praticamente del flusso di induzione nettamente più basso
costante. del normale; la seconda consiste nell'intro-
Giunti ad un certo punto (S in fig. 27), ai durre, nel percorso magnetico (cioè nel mate-
successivi aumenti di H non conseguono riale magnetico impiegato) una fessura iso-
adeguati aumenti di B, che cresce non più lante (aria, cartone, bakelite, o simili) che ol-
linearmente ma in modo via via meno accen- tre ad aumentare la riluttanza del circuito, al-
tuato. lontana anche il punto di lavoro dalla satura-
Tale fenomeno è indicato col nome di satu- zione (cosa che comporterebbe un aumento
razione, ed il punto in cui cessa la rispon- abnorme del campo, e quindi della corrente).

30
Tale fessura (libera da materiale magneti- Fig. 28 - 11 fenomeno dell'induzione.
co) viene chiamata traferro; essa oltre, evi-
dentemente, a non saturarsi, trattandosi di
materiale magneticamente inerte, agisce in
pratica come una resistenza magnetica loca-
lizzata.
È allora questo traferro, più che il materiale
magnetico vero e proprio a determinare la
-
densità del flusso, cosa che rende molto più
lineare la relazione fra B ed H, anche per va-
lori abbastanza elevati di tali parametri. .,JF.e.m.1,.

In ultima analisi allora, tramite induzione si


Induzione elettromagnetica
genera dell'energia alettrica col semplice
spostamento di un circuito indotto in un
Supponiamo ora di avere un conduttore
campo induttore; è evidente quindi che il ve-
elettrico (di forma e dimensioni a piacere)
rificarsi del fenomeno dell'induzione deve av-
immerso in campo magnetico (che può es-
venire a spese di un lavoro equivalente
sere generato sia da un magnete vero e pro-
all'energia prodotta.
prio che da un solenoide percorso da cor-
Questo ragionamento energetico è conva-
rente o simile); possiamo anche dire che le
lidato dalla legge di Lenz, che dice che la
linee di forza generate dal magnete si conca-
f.e.m. indotta ha sempre un verso tale da de-
tenano con il conduttore. Facciamo variare,
terminare una reazione che si oppone al pro-
con un sistema qualunque, il numero di que-
cesso di induzione che la genera.
ste linee di forza concatenate; ciò si può ot-
Avviene cioè che, avvicinando un magnete
tenere semplicemente spostando uno dei due
ad un solenoide, il campo indotto in questo è
elementi, o variando la corrente nel solenoi-
tale da opporsi al campo induttore; quindi
de.
mentre il magnete si avvicina al solenoide, il
Così facendo, in sostanza, si varia il flusso
campo indotto di quest'ultimo tende a re-
di induzione che interessa il circuito in ogget-
spingerlo.
to.
È evidente allora che, per vincere tale op-
Conseguenza delle suddette variazioni è il
posizione, occorre spendere dell'energia
manifestarsi del fenomeno dell'induzione
meccanica, che poi è quella che ci ritroviamo
elettromagnetica, che consiste nel nascere di
in circuito sotto forma di energia elettrica.
tensioni elettriche o f.e.m. sul conduttore
considerato, a spese del campo magnetico.
Queste vengono perciò chiamate f.e.m. o
tensioni indotte.
In genere, per ottenere fenomeni di una Mutua induzione
certa entità e comunque sfruttabili, il circuito
è costituito da un conduttore avvolto in più Poichè il fatto essenziale che determina il
spire, che formano così un solenoide o bo- nascere di f.e.m. o di correnti indotte è che
bina o matassa; esso in ogni caso viene venga a variare il flusso di induzione che il
eh iamato circuito indotto. circuito elettrico indotta abbraccia, il feno-
Quindi, se abbiamo una bobina posta nelle meno si manifesterà allo stesso modo se tale
vicinanze di un magnete o, più genericamen- variazione, anzichè avvenire tramite un mo-
te, un circuito elettrico vicino ad un circuito vimento relativo dei due circuiti, avviene per
magnetico, spostando opportunamente l'uno una modificazione del flusso concatenato,
rispetto all'altro, nel circuito elettrico si ge- inalterata restando la posizione dei due cir-
nera una f.e.m. indotta ai suoi capi se esso è cuiti stessi.
aperto, una corrente indotta che lo attraversa Quindi se un solenoide percorso da cor-
se esso è chiuso. rente (che in questo caso tiene il posto del

31
magnete induttore), è posto nelle vicinanze di Autoinduzione
un secondo solenoide, il campo magnetico
del primo viene ad interessare anche il se- Si è visto finora che un qualsiasi circuito
condo e ogni qualvolta nel primo solenoide si elettrico, immerso in un campo magnetico
verifica una variazione della corrente circo- comunque creato, purchè variabile, è sede di
lante, sul secondo si ha una f.e.m. indotta. una f.e.m. indotta.
Tale f.e.m. dipende dalla entità di variazione Con~siderando allora un conduttore per-
del flusso che, generato dal circuito induttore corso da corrente, se questa vien fatta varia-
detto anche primario, viene abbracciato dal re, attorno al conduttore stesso si genera un
circuito indotto, detto anche secondario. campo magnetico variabile.
Per meglio dire, l'intensità con cui il sole- Il conduttore in esame, immerso così in tale
noide secondario risente delle variazioni campo, viene conseguentemente ad essere
della corrente del primario (la intensità cioè sede di una f.e.m. indotta e quindi, in ultima
della f.e.m. o della corrente indotta) dipende, analisi, scorrerà in esso una corrente (indot-
a parità di costruzione dei solenoidi e di cor- ta) la cui polarità sarà tale da opporsi alla va-
rente, dalla distanza fra i due (cioè più sono riazione di corrente verificatasi nel circuito,
vicini e più, ovviamente, è ampio il fenomeno) variazione da cui deriva (e ciò sempre per la
e dall'orientamento degli assi relativi (se gli legge di Lenz).
assi sono paralleli o allineati, di nuovo si ha il Questo è il cosidetto fenomeno dell'au-
massimo effetto). toinduzione, che rappresenta cioè l'effetto
d'induzione elettromagnetica che ogni cir-
Queste disposizioni reciproche determi- cuito esercita su se stesso semplicemente ed
nano l'accoppiamento fra i due circuiti ed il esclusivamente in conseguenza delle varia-
fenomeno così esaminato si definisce mutua zioni della corrente che lo percorre.
induzione. Nei paragrafi che seguono si vedranno le
Il flusso che abbraccia uno dei due circuiti conseguenze dirette di questo fenomeno sui
quando l'altro è percorso da corrente unitaria circuiti e sui parametri che li caratterizzano.
è assunto come termine di riferimento per il
grado di accoppiamento.
Esso si definisce coefficiente di mutua in-
duzione e si indica con la lettera M. INDUTTANZA
In fig. 29 sono rappresentati due tipi di ac-
coppiamento, cui di conseguenza corrispon- L'entità della f.e.m. indotta o, se vogliamo,
dono due diversi valori di mutua induzione. il flusso indotto in una bobina dipende, a pa-
rità di variazione della corrente che la percor-
re, dalla forma e dai parametri fisici sia del
circuito che del mezzo in cui si manifesta il
campo.
ACCOPPIAMENTO
Tutti questi fattori che fanno dipendere
a) FORTE l'entità del flusso dalla configurazione del cir-
cuito e dalla natura del mezzo vengono con-
globati in un coefficiente di proporzionalità,
L, tale che

b) ~
M2-..,[ ACCOPPIAMENTO
<l>=LI

Il fattore L viene designato col nome di in-


• • LASCO duttanza.
L'unità di misura dell'induttanza è l'HENRY
(il cui simbolo è H), che rappresenta l'indut-
Fig. 29 - Mutua induzione: due tipi di accoppiamento tanza di un circuito che, percorso da una cor-
danno luogo a due diversi coefficienti di m.i. rente di 1 A, genera un flusso di 1 Wb.

32
Sono di uso comune i sottomultipli: immagazzinamento, dal generatore di corren-
te.
mH = millihenry o= __l _ = tQ-3 H
Ma la potenza (così in gioco) sappiamo già
1.000 che significa: tensione per corrente.
Ora il circuito è costituito da un conduttore
µH = microhenry = 1 H =
1.000.000 la cui resistenza interna darà luogo ad una
= 10--<l H = 10-a mH caduta di tensione in conseguenza della cor-
rente che lo percorre; si avrà cioè un certo
ammontare di potenza, dissipata per effetto
Il valore di L, trattandosi della grandezza Joule sul conduttore, fornita dal generatore;
che tiene conto delle caratteristiche costrut- ma non è certamente questa tensione. che
tive, è direttamente proporzionale al quadrato contribuisce a giustificare la potenza in gio-
del numero di spire ed al diametro dell'indut- co.
tore, inversamente proporzionale alla sua Legata ad essa sarà invece la f.e.m.: ricor-
lunghezza. diamo infatti (e qui giova ripeterlo) che la
L'induttanza L rappresenta, in ogni circuito f.e.m. indotta nasce quando incomincia a va-
elettromagnetico, l'effetto in esso introdotto riare (quindi anche partendo da zero) la cor-
dal fenomeno dell'autoinduzione. rente, ed a tale variazione si oppone, e cioè
Infatti ragioniamo per il momento su cor- non si annulla, fintanto che, nel campo ma-
renti continue, e ricordiamo, per sottolineare gnetico che si sta creando, non è immagazzi-
l'analogia, quanto si è visto accadere per un nata tutta l'energia che, oltre a dipendere
condensatore caratterizzato da una certa ca- dalla corrente stessa, è anche legata alle ca-
pacità: all'atto dell'applicazione di una ten- ratteristiche fisiche dell'induttore, cioè al suo
sione, si ha passaggio momentaneo di cor- valore d'induttanza.
rente fra le armature senza che queste siano La corrente che sta avvindosi in un indut-
in contatto fra di loro, e la tensione fra le tore dimostra cioè una specie di inerzia ad
stesse raggiunge il valore di regime solo assumere il valore di regime.
dopo un certo intervallo di tempo. D'altra parte, una corrente non può mai in-
Ora invece, facendo passare una corrente terrompersi istantaneamente senza effetti se-
entro un solenoide caratterizzato da una condari, in quanto, mentre essa si estingue,
certa induttanza, ai capi di questo si ha il sor- deve essere restituita tutta l'energia che,
gere momentaneo di una tensione anche se il come detto, era accumulata nel campo.
conduttore ha resistenza praticamente nulla, Per questa ragione (ancora analogamente
e la corrente entro lo stesso raggiunge il va- a quanto avviene per un condensatore che, se
lore di regime solo dopo un certo intervallo di messo in corto circuito, si scarica violente-
tempo. mente con produzione di scintille) quando si
Ciò è infatti, come già sappiamo, causato interrompe un circuito affetto da una certa
dall f.e.m. di autonduzione, o forza contro induttanza, cioè un circuito induttivo, scocca
elettromotrice (che segue naturalmente la sempre una scintilla, che costituisce la mani-
legge di Lenz), la quale ha l'effetto di contra- festazione visiva della trasformazione in ca-
stare l'aumento di corrente che la induce. lore della energia che era intrinsecamente
connessa al campo.
Le conseguenze dell'induttanza di un cir-
cuito si giustificano naturalmente anche con
considerazioni energetiche.
Infatti, poichè un campo magnetico creato Reattanza induttiva
da un solenoide è in grado di esercitare
azioni meccaniche od elettriche sui circuiti Già si è visto come un induttore opponga
circostanti, questo viene fatto indubbiamente una certa reazione (inerziale) a che si installi
a spese di un lavoro. in esso un regime di corrente (continua), rea-
Il campo cioè è caratterizzato da una certa zione che si manifesta col sorgere di una ten-
energia in esso immagazzinata che potrà es- sione momentanea ai capi dello stesso.
sere unicamente fornita, appunto nella fase di Si supponga ora che attraverso un indut-

33
tore venga fatta passare una corrente alterna- reattanze, induttiva e capacitiva, è opposto: la
ta. rattanza capacitiva diminuisce con la fre-
Alla successione di valori continuamente quenza, la reattanza induttiva con la fre-
variabili e periodicamente invertentisi di tale quenza aumenta.
corrente, l'induttanza si oppone con una rea-
zione continuamente presente; si installa
cioè ai capi dell'induttanza, in conseguenza
Combinazione di induttanze
del passaggio della corrente alternata, una
tensione permanente, variabile con ritmo le-
La necessità pratica di combinare indut-
gato a quello della corrente.
tanze in serie od in parallelo non è molto fre-
Vediamo così che si tratta di un comporta-
quente.
mento analogo (anche se reciproco) a quello
In ogni modo, essendo la reattanza indut-
di una capacità.
tiva direttamente proporzionale all'induttan-
Tale reazione, consistendo in inerzia oppo-
za, le combinazioni di induttanze seguono le
sta all'instaurarsi di un regime di corrente,
stesse leggi delle resistenze.
sarà ovviamente maggiore quanto maggiore
Occorre però precisare che fra induttanze
è il ritmo di variazione della corrente stessa,
collegate fra di loro non si devono verificare
cioè la sua frequenza.
accoppiamenti secondari, cioè non deve esi-
E sarà anche tanto maggiore quanto lo è
stere mutua induzione; in caso contrario le
l'induttanza del circuito, in quanto più elevata
relazioni date qui non sono più esatte.
è l'induttanza, più lo è la energia che si deve
Induttanze in serie si sommano (fig. 30).
immagazzinare nel campo magnetico dell'in-
duttore.
Quindi, affinchè entro un'induttanza scorra
una corrente I, ai suoi capi dovrà essere ap-
plicata o localizzata, per i suddetti motivi, una
Lt = L1 + L,
tensione:
Fig. 30 - Induttanza in serie.
V=kfLI

che cioè dovrà essere tanto maggiore, a parità Induttanze in parallelo danno un valore to-
di I, quanto lo sono la frequenza e l'indut- tale minore dei valori singoli (fig. 31).
tanza del circuito.
Ancora analogamente al caso della capaci-
tà, il coefficiente di proporzionalità k vale 27T,
e quindi l'espressione precedente, ponendo

Lt=-----
risulta formalmente identica a quella della
legge di Ohm, e cioè -L1I+ -L,
I
-

Fig. 31- Induttanze in parallelo.

Il termine XL viene chiamato reattanza in-


duttiva e si misura in ohm (quando natural- Perdite nei materiali magnetici
mente f è in Hz ed L in H).
Essa rappresenta la reazione che provoca, Si è visto, parlando della permeabilità dei
in conseguenza del passaggio di una cor- materiali ferrosi (cioè magnetici), quanto alta
rente alternata, lo stabilirsi, ai capi dell'indut- essa possa essere.
tanza, di una tensione V. Tutte le volte quindi che si vuole aumentare
Si vede così che il comportamento delle sensibilmente il flusso entro un solenoide, o

34
altro avvolgimento similare, (se ne vuole cioè magnetizzato un materiale ferroso, secondo
aumentare il valore di induttanza) senza do- la curva di fig. 27, la causa di magnetizza-
ver giungere a valori di No di I troppo elevati, zione (cioè il campo) viene eliminata, l'indu-
si inserisce nel suo interno un blocco di ma- zione conserva ancora un certo valore resi-
teriale magnetico (in genere ferro dolce) che duo Bo, cioè il materiale rimane ancora più o
viene denominato nucleo. meno leggermente magnetizzato.
La presenza di questo materiale provoca, Vale a dire che la curva di smagnetizza-
quando la corrente è variabile, delle perdite di zione non ripercorre quella precedentemente
potenza su di esso localizzate, obbliga cioè il citata, bensì assume valori superiori fino ap-
generatore a fornire una potenza supplemen- punto ad arrivare all'induzione residua, come
tare a quella che va immagazzinata nel in fig. 32.
campo ed a quella che viene dissipata dal
conduttore, e ciò per due cause fondamenta-
B
li.
X

1a causa) Essendo il ferro un conduttore,


ed essendo esso immerso nel campo magne-
tico prodotto da una corrente variabile, di-
venta esso stesso sede di una corrente elet-
trica indotta. H

Ma, trattandosi naturalmente di un condut-


tore non perfetto, sulla resistenza che la cor-
rente in esso circolante incontra si ha una
caduta di tensione per effetto Juole.
Per ridurre il più possibile tale inconvenien-
te, occorre aumentare la resistenza elettrica z
del circuito percorso da tale corrente, (onde
I imitare la stessa), cosa che si ottiene usando Flg. 32 - Ciclo dovuto alla isteresi magnetica.
dei ferri ad elevata resistività, ossia contenen-
ti, in certe percentuali, elementi quali ad
esempio il silicio, ed inoltre diminuendo la
sezione del ferro stesso (così da aumentarne Tale fenomeno è semplicemente dovuto al
la resistenza) cioè riducendo la sezione fatto che i magnetini molecolari del materiale
stessa a lamierini isolati, sovrapposti fra di si conservano, in percentuale abbastanza
loro fino ad ottenere le necessarie dimensioni piccola, orientati, dando luogo quindi ad una
del nucleo, cioè i richiesti valori di induttanza. certa magnetizzazione residua, che può es-
sere permanente o che si può esaurire in un
2a causa) Il ferro inserito in un induttore è tempo più o meno lungo.
immerso in un flusso continuamente e, più o Se ora si vuol portare l'induzione entro il
meno, rapidamente variabile, provocato dalla materiale al valore zero, occorre provocare
corrente alternata che lo attraversa. entro lo stesso un campo di valore opportu-
Il ferro presenta una specie di inerzia a se- no, nonchè di segno opposto (per esempio
guire tali alternanze nel loro esatto ançja- invertendo il segno della corrente che per-
mento e ritmo; ciò è giustificato dai continui corre l'induttore in esame).
assestamenti molecolari che sì devono sus- Se, raggiunto così il punto Y, si continua
seguire onde tener dietro al ritmo della ma- ancora ad aumentare la corrente, si giungerà
gnetizzazione imposta. al punto Z, corrispondente e simmetrico di X;
Per vincere tale inerzia occorre ancora una diminuendo poi il campo fino ad annullarlo,
potenza supplementare, fornita sempre dal di nuovo l'induzione B non andrà a zero, ma
generatore di corrente. si fermerà ad un valore identico e simmetrico
. A questa manifestazione d'inerzia è legato al già visto Bo.
il fenomeno dell'isteresi magnetica. Occorrerà nuovamente invertire la corrente
Essa consiste nel fatto che, se, dopo aver per portare B al valore zero; aumentando tale

35
corrente si giungerà infine al valore di satura-
zione ed al punto X. IMPEDENZA E LEGGE
Vediamo così che per tornare al punto di DI OHM IN C.A.
partenza, i parametri magnetici del circuito
hanno percorso un ciclo completo, detto ci- Si è visto a suo tempo come le reattanze
clo di isteresi, che non ha assolutamente ri- induttiva e capacitiva abbiano effetti esatta-
calcato il tratto di curva di prima magnetizza- mente opposti sulle relazioni di fase fra cor-
zione. rente e tensione nei circuiti in cui sono loca-
L'area racchiusa da tale ciclo rappresenta lizzate induttanze e capacità.
appunto la potenza che il generatore deve Di conseguenza, nei circuiti in cui queste
spendere per vincere le reazioni inerziali già sono contemporaneamente inserite, l'effetto
citate. delle rispettive reattanze tende a neutraliz-
zarsi.
È per questo che l'effetto reattivo combi-
nato di una capacità e di una induttanza, vale
Relazioni di fase fra I e V in una induttanza a dire la reattanza totale, è espresso dalla
formula:
La reciprocità esistente fra i comporta-
menti di capacità e induttanza vale anche per
quanto concerne le relazioni di fase che esi-
Si è anche visto come le reattanze introdu-
stono fra la tensione ai capi di una induttanza
cano degli sfasamenti fra tensione applicata e
e la corrente che tale induttanza attraversa.
corrente che scorre, sfasamenti che, nel caso
Infatti la f.e.m. di autoinduzione che si loca-
di pura capacità o induttanza, sono esatta-
lizza ai capi di una induttanza (se vogliamo, a
mente di 90°; una resistenza pura invece, non
causa della sua reattanza) è sfasata in anti-
manifestando alcun carattere reattivo, non in-
cipo di 90° (o 1/4 di ciclo) rispetto alla cor-
troduce assolutamente alcuna rotazione di
rente che la percorre.
fase.
Risulta così facile intuire come la corrente
in un circuito complesso non dipende sem-
plicemente dalla somma della resistenza con
la reattanza.
In effetti la legge che esprime il comporta-
mento ed i valori di tensioni e correnti all'in-
terno di circuiti in cui sono contemporanea-
mente presenti elementi reattivi e resistivi, e
più complessa che non nel caso già visto di
resistenza sole.
Esaminiamo il comportamento del circuito
_.J elementare di fig. 34 in cui siano conglobati i
90° tre parametri essenziali, cioè resistenza, ca-
Fig. 33 - Sfasamento fra I e V causato da una induttanza. pacità e induttanza.
Applicando a questo circuito una tensione
alternata V, sorgerà in esso una corrente I
Tale comportamento è naturalmente giu- che, sempre in analogia con la legge di
Ohm, potremo questa volta scrivere:
stificato dall'andamento fisico del fenomeno;
sappiamo infatti che in una induttanza si ha il
massimo della corrente solo quando la ten- I=~
sione ai capi, cioè la f.e.m. di autoinduzione, z
si riduce a zero e viceversa.
Pure qui il comportamento descritto è rigo-
rosamente vero solo nel caso ideale di indut- In questa relazione Z esprime la reazione
tore perfetto. complessiva che i tre elementi di cui sopra

36
offrono al passaggio della corrente I, ed è scorre nel circuito di fig. 34, quando:
chiamata impedenza.
Questo termine congloba tutti gli impedi-
menti, cioè gli effetti reattivi e resistivi, che V= 2SO V R=SO n f ==SO Hz
sono presenti in un circuito percorso da cor- L=SOO mH C= 10 11-F
rente alternata.

Si determinino innanzi tutto valori delle


reattanze:

XL= 2nfL=6,28 X SO X 0,5=157 n


X 1 1 = 318 n
e= 2nfC = 6,28x50x10x10-6

Fig. 34 - Circuito con RLC in serie. L'impedenza risulta allora essere:

Z == VR2+ (XL -Xc)2 =


Esso si misura in ohm, e si può dimostrare =vS0 2 +(157-318)2=168 n
che nel caso della fig. 34 il suo valore è dato
da:
Sarà cioè:I = V/Z = 2S0/168 = 1,49 A

Questa è la formula della legge di Ohm in


corrente alternata.
Dunque, l'espressione della legge di Ohm
enunciata a suo tempo per le correnti conti-
nue vale, opportunamente interpretata, an-
che per le correnti alternate. Fig. 35 - Circuito con R e X in parallelo.
La controprova discende dalla considera-
zione che, se X= O (come lo è per le correnti
continue), Z = R, e si ritorna quindi alla primi-
tiva espressione. Effetto Pelle
Nel caso si abbia invece a che fare con un
circuito Re X in parallelo, di un circuito cioè Occorre ancora aggiungere un ulteriore fe-
come quello di fig. 35, il valore di impedenza è nomeno che, in determinate condizioni, si
dato da: oppone al passaggio delle correnti alternate,
e questo è l'effetto pelle.
RX
Z=-====- Esso discende dal fatto che la resistenza
VR2+x2
effettiva di un conduttore, quando esso è per-
corso da una corrente alternata di frequenza
In ogni caso la legge di Ohm valida per le elevata, è maggiore che non nel caso della
correnti alternate, resta quella più sopra vista, corrente continua, e tanto lo è quanto più è
che può essere scritta alta la frequenza.

V=ZI Ciò accade in quanto il campo magnetico


presente, generato dalla corrente, agisce,
sulla corrente stessa, in modo tale da allonta-
narla dalla sezione.
Esempio di applicazione
Cerchiamo di renderci conto del meccani-
Si voglia determinare la corrente che smo di tale fenomeno.

37
Flg. 36 - Linee di flusso attorno ad un conduttore percorso siano usati conduttori di diametro opportu-
da corrente. namente elevato, onde aumentare la zona
esterna della sezione, che praticamente è la
sola ad essere attraversata dalla corrente. Per
limitare cioè l'effetto di questo fenomeno oc-
corre minimizzare la resistenza offerta dal
conduttore nella sua zona più esterna.

POTENZE

Già si è visto, nell'analoga trattazione rife-


La fig. 36 rappresenta la sezione di un con-
rentesi alle correnti continue, che in un cir-
duttore; la corrente alternata che lo percorre
cuito elettrico la potenza vale il prodotto della
genera un campo magnetico le cui linee di
tensione per l'intensità di corrente.
fiusso circondano il conduttore stesso.
Nel caso di corrente alternata (che si sup-
Ma il flusso generato dalla corrente non è pone sempre sinusoidale) i due fattori ten-
solo quello segnato esternamente al condut- sione e corrente variano continuamente ed
tore; una parte di esso si svolge infatti anche inoltre possono non essere in fase fra di loro.
all'interno dello stesso. Non vi è dubbio che il prodotto fra i valori
Tenendo presente che la sezione comples- che, in un determinato istante, assumono la
siva del conduttore, può essere considerata corrente e la tensione ci dà la misura di una
come un insieme di tanti piccoli conduttori in potenza, espressa dalla relazione:
parallelo, se consideriamo uno di questi pic-
coli conduttori, e cioè un elemento di super- p=v·i
ficie A, esso sarà interessato dalla porzione di
flusso generata dalla corrente che passa at- È questa la potenza istantanea (le lettere
traverso la sezione di raggio rA, dal flusso cioè minuscole indicano appunto, per convenzio-
esterno alla superficie avente tale raggio. ne, che si tratta dei valori assunti in ciascun
Invece un elemento di conduttore situato istante considerato).
verso il centro è abbracciato da un flusso ben Tale grandezza tuttavia è di scarsa utilità
maggiore di un identico elemento situato pratica, per la sua continua variabilità nel
presso la superficie esterna, ed esattamente tempo.
dal flusso che attraversa l'intera sezione. Per valutare la potenza in gioco in un cir-
Dunque l'induttanza che caratterizza l'ele- cuito funzionante in corrente alternata oc-
mento centrale di superficie è ben maggiore corre quindi estendere la determinazione
di quella che caratterizza un elemento perife- all'insieme di tutti i valori istantanei possibili,
rico; la corrente alternata, incontrando nella vale a dire all'intero periodo.
zona centrale una reattanza molto elevata, Si può, per esempio, fare il prodotto dei va-
preferisce attraversare il conduttore distri- lori efficaci, scrivere cioè che la potenza è
buendosi sulla sua fascia periferica e sulla uguale a V I, in analogia a quanto fatto per !e
superficie esterna; specialmente poi se si correnti continue.
tratta di corrente a radio frequenza, essa Ed in effetti tale formula è validissima per
passa solo entro un piccolo anello a ridosso determinare ed esprimere la potenza in gioco
della superficie esterna. per circuiti in corrente alternata, solamente
Essendo per questo motivo la sezione effet- però nel caso che non esista alcuno sfasa-
tivamente sfruttata molto inferiore a quella to- mento fra I e V.
tale, la resistenza incontrata ne è sensibil- Questo fatto tuttavia, verificandosi quando
mente aumentata. in circuito esistano solamente resistenze, non
Di qui la necessità che, a frequenze alte, è molto frequente, anzi generalmente un

38
cèrto sfasamento fra I e V esiste, poichè gli uguale a 90°, cioè circuito con pura reattanza,
elementi circuitali sono spesso anche reattivi. la Pa si chiama potenza reattiva.
Se addirittura V e I sono tensione e cor- Infine, nei casi intermedi, cioè per sfasa-
rente su di una capacità o induttanza ideali, menti compresi fra O e 90°, la Pa = V I risulta
non essendovi nel loro circuito alcun ele- ovviamènte scindibile in due compnenti: una,
mento resistivo su cui possa venire dissipata espressa da VI cos<p. che costituisce la com-
potenza, essendo cioè come già visto ten- ponente attiva, e l'altra, la rimanente, natu-
sione e corrente in quadratura, il semplice ralmente espressa da (V I - V I cosrp ), che
prodotto V I non riveste un significato fisico costituisce la componente reattiva.
ben preciso, non giustifica cioè un apporto di L'unità di misura della potenza in1 corrente
energia in qualche modo dissipata o utilizza- alterata è sempre naturalmente il WATT; nel
ta, ma costituisce un semplice riferimento caso però della potenza apparente, che in so-
convenzionale. stanza indica quale potrebbe essere la po-
In ogni caso allora, per tenere anche conto tenza reale se la corrente fosse in fase con la
delle esistenti relazioni di fase, la potenza ef- tensione, si usa di preferenza l'indicazione
fettivamente in gioco nel circuito considerato Volt-Ampere (abbreviata in VA).
va espressa tramite il prodotto VI cos<p, nel La componente reattiva della potenza ap-
quale <p rappresenta lo sfasamento esistente parente viene allora misurata in Volt-Ampere
fra le due grandezze alternate I e V. reattivi (cioè VAR).
Possiamo verificare l'esatta rispondenza di Nella normalità dei casi, vale a dire poi sulle
questa espressione in due casi limiti. reti di distribuzione dell'energia elettrica, gli
Per sfasamento nullo, cioè carico pura- sfasamenti esistenti sono causati da forti ca-
mente resistivo (cioè<p= O), abbiamo cos<p = richi induttivi (per es. motori elettrici) appli-
1, e quindi si ritorna alla potenza espressa dal cati alla stessa; introducendo in parallelo alla
prodotto VI, come visto più sopra. rete delle opportune capacità, lo sfasamento
Per sfasamento di 90°, essendo cos<p = O, da esse introdotto è di senso opposto a
l'espressione della potenza diventa uguale a quello induttivo preesistente, cosicchè si può
zero, il che corrisponde al fatto (sopra accen- avere la compensazione dello stesso e di
nato) che quando il circuito comprende solo conseguenza il cosiddetto «rifasamento .. del
una reattanza pura (induttiva o capacitiva che carico.
sia), la corrente, che in tal caso circola in Tutto ciò in quanto è necessario non arri-
quadratura (rispettivamente in ritardo o in an- vare a valori troppo bassi di cos <p , perchè
ticipo sulla tensione), non è associata ad al- questo potrebbe, a parità di potenza attiva, a
cuna potenza dissipata o fornita utilmente e valori inutilmente elevati della corrente circo-
si dice in tal caso «svattata». lante nella linea di distribuzione, con ovvie
Riepilogando allora quanto sin qui detto, al nonchè indesiderabili perdite.
prodotto VI si dà il nome di potenza apparen-
te, e si indica con Esempio di calcolo di cos <f'

Si abbia, inserito sulla rete a tensione V =


220 V, un carico costituito da una resistenza
al prodotto V I cos<psi dà il nome di potenza R = 150 e da una induttanza avente reat-
reale o attiva, e si indica con tanza XL = 100
P=VI cos 'P

Al coefficiente cos<p, che così risulta anche


definito dall'espressione
p
cos <p=p
a

si dà il nome di fattore di potenza.


N'"el caso limite, già esaminato, in cui <p è Fog. 27 - Carico resistivo-induttivo sul generatore in e.a.

39
L'indipendenza risultante sarà: La corrente che circola entro il condensa-
tore dà luogo ad una caduta di tensione su R
Z= VR 2, + X 2 = v150 2 +100 2 =180 Q
al che corrisponde appunto una potenza dis~
Quindi la corrente incircuito vale: sipata, in genere piuttosto piccola, comun-
que non trascurabile.
I= ~ = 220 = 1 22 A Ricordando allora quanto detto a proposito
z 180 '
delle potenze, ed in particolare la formula
La potenza reale, poichè in questo caso
P=VI cos qi
l'unico elemento dissipativo è la resistenza R,
sarà data ovviamente da: poichè assume in questo caso un valore di-
P=l 2 R=1,222X150=224 w verso da zero, evidentemente cos <p non sarà
più zero, cioè non sarà più esattamente 90°,
La potenza apparente è invece: bensì qualcosa in meno.
Da qui la definizione qel già introdotto an-
P a= V I = 220 x 1,22 = 269 V A golo di perdita, in quanto l'effetto della resi-
stenza complessiva di perdita di un elemento
Sarà quindi
reattivo reale consiste nel diminuire, in modo
p 224 più o meno sensibile, l'angolo di sfasamento,
cos qi = - = - - = O 83
Pa 269 ' che nel caso ideale è di 90°, fra tensione e
corrente in tale circuito reattivo.
Ritornando all'esempio del condensatore,
quanto più l'angolo di perdita è sensibile
PERDITE E CIRCUITI tanto minore dell'unità è il cos<p, anche in
EQUIVALENTI questo caso, sebbene impropriamente, detto
fattore di potenza (cioè più lontano risulta es-
sere dai 90° ideali) e quindi tanto peggiore è
Come già a suo tempo è stato accennato la qualità del condensatore.
nelle singole trattazioni, sia i condensatori
che le induttanze reali sono caratterizzati da
perdite ben definite e spesso per niente tra-
scurabili.
Tali perdite sono esprimibili globalmente COSTANTE DI TEMPO
mediante il fattore di perdita, che consente di
valutare la potenza dissipata quando il com-
ponente in esame è percorso da corrente. Sappiamo dalle precedenti singole tratta-
Per studiarne l'effetto si può pensare di zioni che occorre un certo intervallo di tempo
avere a che fare con un induttore o con un prima che fra le armature di un condensatore
condensatore (di uguale induttanza o capa- sia interamente localizzata tutta la tensione
cità di quello in esame) ideali, del cui circuito fornita dal generatore applicato ai suoi capi;
faccia parte una resistenza pura, di valore tale analogamente la corrente che percorre un
induttore impiega un certo tempo prima di
che su di essa venga dissipata (per effetto Jou-
le) la stessa potenza che complessivamente raggiungere il suo valore massimo di regime;
va perduta per le varie cause già specificate. in ogni caso cioè passa un certo tempo prima
Limitando, poichè di maggior interesse che sia raggiunto l'equilibrio.
nel la pratica, la trattazione al caso capaciti- In ambedue i casi tale fenomeno è ricondu-
vo, ne risulta così il circuito di fig. 38 che, cibile al valore, piccolo quanto si vuole ma
equivalendo, agli effetti dissipativi, a quello mai nullo, della resistenza di perdita dovuta ai
vari fattori esaminati, nonchè alla inevitabile
reale, viene appunto detto circuito equivalen-
resistenza interna del generatore che è appli-
te.
cato al componente reattivo in esame.
Ricaviamo quindi i tempi di carica e scarica
di una capacità e di una induttanza che ab-
Fig. 38 - Circuito equivalente di un condensatore reale. biano in serie una generica resistenza, che

40
può essere applicata dall'esterno, ma che in neamente e di quanto si vuole purchè il loro
ogni caso congloba le resistenze di perdita prodotto rimanga costante, il tempo impie-
del componente ed interna del generatore. gato per il raggiungimento del prefissato va-
La trattazione viene, per semplicità, scissa lore di V è sempre il medesimo.
nei due casi singoli. Se quindi si effettua una serie di misure
onde ricavare l'andamento della carica del
condensatore, e se tale andamento si riporta
R .2
su un diagramma, per ogni valore di Rodi C
si avrà una curva diversa, che sarà però carat-

JI~-ni,- teristica di un certo valore del prodotto R C.


In fig. 39 sono riportate tre curve di carica
ottenute cioè per tre diversi prodotti R C; la
curva 3 è quella che ha il prodotto R C mag-
giore ed è così maggiore il tempo impiegato
1 dal condensatore (b) a raggiungere la percen-
-'---'-~~~~~~--l- tuale A della tensione di batteria; la curva 1
ha il valore di RC più basso, ed infatti la sua
pendenza è più accentuata ed il tempo impie-
gato a raggiungere A (T1) è il minimo.
Si vede così come i tempi di carica siano
strettamente legati al prodotto R C; ed infatti
il rapporto fra t ed R C è uguale ad una co-
stante, secondo le relazioni:

_t_1_ = _t_2_ = _t_3_ = K


(RC)i (RCh (RC)J

tt Il Il
Esiste un particolare valore di A, cioè della
Fig. 39 - Circuito di prova della costante di tempo R.C. - frazione di tensione di batteria che si vuol
Curve di carica di un circuito RC. raggiungere, per il quale la costante cui ora si
è accennato diventa uguale a 1, ed allora in
tal caso è:
Circuito RC
t=RC
Riferendoci allo schema di fig. 39, si osservi
innanzi tutto che il deviatore, nella posizione È per questi motivi che il prodotto R C
1, ci assicura che, all'inizio della prova, il prende il nome di costante di tempo, ed il par-
condensatore sia completamente scarico. ticolare valore di A è pari al 63% della tensio-
Posto il deviatore in posizione 2, il conden- ne E.
satore comincia a caricarsi attraverso la resi- Si può anche dimostrare che quando R è
stenza R, che gli è posta in serie; questa si espresso in ohm e C in farad, il prodotto R C
oppone al passaggio della corrente di carica (come ovvio dalla formula) si misura in se-
ritardando, come noto il raggiungimento condi.
dello stato di regime. Riepilogando quindi, la costante di tempo
I valori degli elementi in circuito siano tali rappresenta il tempo impiegato da un con-
da poter direttamente effettuare la misura del densatore a caricarsi attraverso una resi-
tempo impiegato da V a raggiungere una de- stenza (è cioè il valore del prodotto R C) al
terminata percentuale della tensione E; se poi 63% della tensione di alimentazione; più ele-
si provvede a variare o il valore di R o quello vato è il valore di R C, meno ripida è la curva
di C si vede che il tempo impiegato a rag- di carica, vale a dire che più lungo è il tempo
giungere il valore di cui sopra varia in propor- necessario affinchè la tensione ai capi del
zione; si può inoltre osservare che se invece i condensatore raggiunga il valore richiesto.
valori di R e C vengono variati contempera- La trattazione sperimentale ed intuitiva

41
finora svolta è naturalmente convalidata dallo Flg. 40- Circuito di prova della costante di tempo UR.
studio matematico del fenomeno, che ora R
sarà brevemente accennato.
I valori successivamente assunti dalla ten-
sione ai capi del condensatore, cioè i diversi
punti delle curve di carica, sono espressi,
istante per istante, dalla formula:

nella quale tè il tempo trascorso dalla chiu- Ora però le varie curve sono caratteristiche
sura del tasto (posizione 2) all'istante consi- del rapporto L/R, che è la costante di tempo
derato. per i circuiti induttivi.
Risolvendo questa formula nell'istante t = Essa quindi rappresenta qui il tempo im-
R C, il termine entro la parentesi diventa piegato dalla corrente I a raggiungere il 63%
uguale a 0,63, cioè, espresso in percentuale, del valore massimo di regime, oppure il 63%
proprio quel 63% già visto. del valore che ancora deve assumere per
Ciò appunto conferma che la tensione V è raggiungere tale massimo; L/R si misura in
giunta al 63% di E in un intervallo di tempo secondi quando R è espresso in ohm ed L in
pari ad R C, o meglio che in ogni intervallo henry.
pari alla costante di tempo, V aumenta del Per l'esame rigoroso del fenomeno, i vari
63% rispetto al valore ancora da raggiungere. valori di I, cioè i vari punti della curva ad l/R
Il tempo necessario perchè V diventi uguale costante, sono espressi dalla:
ad E è infinito (fatto convalidato dalla teoria);
in pratica il tempo considerato è ben più bre-
ve. i=R
E (t-2,71
_t)
L/R

Infatti dopo un tempo pari a 3RC, V è già il


95% di E, e poco oltre il valore di V è già
infinitamente vicino ad E. con ragionamenti perfettamente analoghi a
Tutto quanto detto in questo paragrafo vale quelli del paragrafo precedente.
naturalmente, e salvo le debite inversioni, per
la scarica dei circuiti R C.

TRASFORMATORI
Circuito R L

La trattazione di questo caso, nonchè i ri- Ricordando quanto detto a proposito della
sultati conseguenti, sono perfettamente pa- mutua induzione, se si ha un induttore per-
ralleli a quelli ora visti. corso da corrente alternata, un secondo in-
Il circuito è ovviamente quello di fig. 40 per duttore, posto nelle vicinanze del primo ed in
il quale valgono le stesse considerazioni già modo da concatenarsi con le linee di flusso
fatte sull'effetto dei fattori di perdita. generate da questo, diventa sede di una f.e.m.
indotta, localizzata ai suoi capi.
In tal caso è la corrente I, per effetto dell'au- Applicando ai capi del secondo induttore
toinduzione, a trovare ostacolo, e quindi a un carico resistivo, esso sarà allora percorso
subire ritardo, nell'istaurarsi del valore di re- da una corrente alternata, che, istante per
gime. istante, si oppone a quella del primo e ne è
L'andamento dello scorrere della corrente quindi in opposizione di fase (in conseguenza
entro L, riportato in diagramma, è perfetta- della legge di Lenz), ma ha comunque anda-
mente identico a quello della fig. 30, salvo mento legato a quello di quest'ultima.
appunto avere I invece di E. Quindi l'aver fatto quanto ora descritto si-

42
gnifica aver effettuato, sul suddetto carico quanto, anche con un numero limitato di
applicato, un trasferimento di potenza a spire e dimensioni ridotte, si possono otte-
spese del generatore. nere reattanze elevate (appunto per il valore
I due induttori così accoppiati costitui- delle frequenze in gioco); inoltre, a tali fre~
scono quello che si chiama un trasformatore; quenze, eventuali materiali magnetici inseriti
quello collegato al generatore è l'avvolgi- possono avere, per i motivi a suo tempo indi-
mento primario, quello collegato al carico è cati, perdite rilevanti, il che ne limita un po'
l'avvolgimento secondario. l'impiego.
Se quindi, ai capi del primario, si applica un Invece, quando si lavora a frequenze indu-
generatore di f.e.m. alternata, l'avvolgimento striali o ad audio frequenze, gli avvolgimenti
sarà attraversato da una corrente (fornita dal primario e secondario (in genere stretta-
generatore stesso) più o meno elevata, a se- mente accoppiati e comunque disposti a
conda che sia più o meno elevata la corrente strati uno sull'altro) sono avvolti su un nucleo
che scorre nell'avvolgimento secondario per di materiale ferromagnetico (come rappre-
effetto del carico applicato. sentato nel secondo tipo), onde ottenere in-
Il nome di trasformatore deriva dal fatto che, duttanze sufficientemente elevate senza
a seconda del modo con cui sono realizzati averne, come controparte, dimensioni proibi-
(ed accoppiati) i due avvolgimenti, i valori di tive.
tensione e corrente che caratterizzano il pri-
mario, nel secondario possono essere trasfe-
riti e trasformati secondo rapporti diversi.
Rapporto di trasformazione
Un trasformatore è cioè un dispositivo che
serve a trasferire, dal primario al secondario
Le considerazioni e le relazioni che se-
integralmente (a parte le inevitabili perdite di
guono sono valide se riferite ad un trasforma-
rendimento), un certo ammontare di potenza,
tore ideale, nel quale cioè tutte le linee di
cioè un certo prodotto VI, che nel trasferi-
flusso dal primario si concatenino con ognu-
mento resta costante pur variandone i singoli
na delle spire del secondario ed inoltre gli
termini V ed I, a seconda della sua struttura
avvolgimentei abbiano resistenza nulla; nella
fisica ed in funzione dei carichi applicati.
realtà comunque esse sono valide con suffi-
Normalmente, un tasformatore si realizza
ciente approssimazione, specie in riferimento
mediante due solenoidi, avvolti affiancati, al-
alla seconda categoria di trasformatori sopra
lineati o addirittura sovrapposti, e gli avvol-
esaminata.
gimenti possono essere effettuati su uno
In ogni caso, per un trasformatore ideale,
strato solo o a più strati (rocchetti).
fra tensione primaria e tensione secondaria vi
Tali avvolgimenti, in genere effettuati ed
è lo stesso rapporto che esiste fra il numero
ancorati su un opportuno supporto isolante,
di spire dei due avvolgimenti, come indicato
possono, in molti casi, avere, entro il sud-
in fig. 42.
detto supporto isolante, un nucleo di mate-
riale magnetico, fisso oppure mobile.
La rappresentazione grafica è quella di fig. 'lp Np
41. ls Ns

Fig. 42 - Rapporto di trasformazione spire/tensione.

"'{] []J "'011110 Il rapporto Np/Ns si indica con ne si chiama


Fig. 41 - Rappresentazione grafica di trasformatori senza e
con nucleo magnetico. rapporto di trasformazione.
In pratica non si ha mai accoppiamento
unitario fra i due avvolgimenti, in quanto una
parte più o meno piccola del flusso magne-
Al primo tipo appartengono quasi esclusi- tico dal primario non si concatena col secon-
vamente i trasformatori per alte frequenze, in dario, causando il cosiddetto flusso disperso;

43
il rapporto ora enunciato è allora esattto a una corrente lp, conseguenza dei quali è che
meno di qualche percento. tutto avviene come se il generatore fosse ca-
Secondo quanto si è già affermato, che ricato direttamente con un carico avente im-
cioè il trasformatore serve a variare i rapporti pedenza pari a
fra tensioni e correnti, ma non il loro prodot-
to, cioè la potenza che ovviamente, salvo le Zp=Vp/Ip.
perdite, resta invariata nel trasferimento da
primario a secondario, discende allora che, Esprimendo i parametri del secondario in
analogamente a quanto visto per le tensioni, funzione di quelli del primario, si avrà:
il rapporto di trasformazione vale anche per
le correnti ma naturalmente in modo inverso, Zs= Vs=~= Zp
come risolta dalla fig. 43. Is nnlp n2

Cioè: Zp = n 2 Zs e quindi anche:


1
I'·
jl;,'I
1101,
1.11,.

Ns
R
n=JZp
l1il1 Zs

Flg. 43 - Rapporto di trasformazione spire/corrente.


Vale a dire che un carico applicato al se-
condario ed avente una certa impedenza,
viene trasformato (se naturalmente n è di-
Dire che un trasformatore serve a variare
verso da 1) in un carico, considerato diretta-
dei rapporti fra tensioni e correnti è lo stesso
mente applicato al primario, di valore diverso
che dire che esso serve a variare delle impe-
di impedenza, ed esattamente moltiplicato
denze.
per un numero di volte pari al quadrato del
Si abbia infatti un trasformatore, con rap-
rapporto fra le spire.
porto di trasformazione n, il cui primario sia
In altre parole il primario «Vede,, riflesso un
collegato ad un generatore ed il secondario
carico che dipende dall'impedenza del carico
ad opportuno carico.
reale e dal rapporto di trasformazione.
Se Vs è la tensione che, proveniente dal
generatore, è applicata al carico ed ls è la A titolo di esempio supponiamo di applica-
corrente da esso assorbita, il rapporto Vs/ls re, al primario di un trasformatore che abbia n
coincide ovviamente con il valore di impe- = 2, una tensione di 100 V e che, in conse-
denza Zs con cui è stato caricato il seconda- guenza di ciò, in esso scorra una corrente di
rio. 100 mA.
La tensione secondaria sarà allora:

Vs= Vp/n = 100/2 e= 50 V

La corrente secondaria sarà:


ls = nlp =~ 2 >'. 100 = 200 mA

L"impedenza primaria essendo:


Fig. 44 - Rapporto di impedenze.
Zp = Vp/Ip = 100/0,1=1.000 ohm

quella secondaria sarà:


Legati a questi parametri secondo le rela-
zioni: Zs = Zp/n2 °= 1.000/4 °= 250 ohm

Vs=Vp/n Is = n Ip come risulta confermato da:

si avrenno nel primario una tensione Vp ed Zs = Vs/Is = 50/0,2 = 250 ohm

44
Autot ra sformato re essere di molto migliorate sia usando mate-
riali particolarmente pregiati sia mediante
Le relazioni e considerazioni precedenti re- particolari trattamenti termici o meccanici.
stano perfettamente valide anche se il carico, Tuttavia, quando la frequenza di lavoro
invece di essere applicato ad un avvolgi- comincia a superare qualche decina di kHz, le
mento separato da quello che è collegato al perdite di tali lamierini diventano in ogni caso
generatore, viene invece collegato ad una intollerabili; si ricorre allora all'uso di nuclei
presa effettuata sul primario, che rimane magnetici costituiti da polvere di ferro, amal-
quindi l'unico avvolgimento. gamata con impasti ceramici o resine isolanti
Tale dispositivo si chiama autotrasformato- e magari in lega con altri minerali (poliferro,
re. ferroxcube, ecc.). Ciò facendo infatti si ot-
tiene un nucleo di caratteristiche magnetiche
ben precise, nel quale però le particelle di
materiale magnetico sono isolate fra di loro,
col che si riducono al minimo le correnti pa-
Zp
---;:~9 Zs
rassite. Questi tipi di materiali magnetici,
nelle diverse gradazioni, danno buoni risultati
financhè a molte migliaia di MHz.
---+-----

Fig. 45 - Autotrasformatore.

In fig. 45 è rappresentato il caso in cui l'im-


pedenza del circuito primario sia maggiore di STRUMENTI DI MISURA
quella del secondario, sia cioè necessaria ai
capi di Zs una tensione inferiore a quella su
Zp. Osservando il segno delle correnti prima- Gli strumenti per mezzo dei quali si pos-
ria e secondaria entro l'avvolgimento, si vede sono rilevare e misurare le grandezze che ca-
come, essendo le due di senso opposto fra di ratterizzano i segnali elettrici sono sempre
loro, nella parte di avvolgimento comune, costituiti da un sistema che traduce il para-
cioè nel tranco AB, circoli una corrente risul- metro elettrico in esame (tensione o corrente)
tante I = ls - lp. in una grandezza meccanica proporzionale
Ciò si ripercuote sulla possibilità di un di- (esempio tipico la rotazione di una lancetta o
mensionamento in certi casi sensibilmente ago).
più limitato che nel caso del trasformatore, in Secondo il sistema con cui viene effettuata
quanto viene ad essere diminuita la potenza questa traduzione, vengono suddivisi e cla-
che interessa tale tronco. sificati i vari tipi possibili di strumenti.

Cenno sui materiali magnetici Strumenti elettromagnetici

Come visto a suo tempo, per ovviare o Il funzionamento di tutti gli strumenti com-
quanto meno minimizzare le perdite per ef- presi in questa categoria (la più ampia) si
fetto Joule, i nuclei magnetici dei trasforma- basa sulle forze di attrazione o repulsione che
tori per frequenze basse o industriali ven- si generano fra un materiale magnetico ed un
gono normalmente realizzati con ferro lami- avvolgimento percorso da una corrente, che
nato contenente silicio in qualche percento è la grandezza da misurare o ad essa è pro-
(inoltre questi lamierini risultano isolati fra lo- porzionale.
ro). Il tipo più diffuso è lo strumento a bobina
Le più o meno buone caratteristiche dei mobile, consistente essenzialmente in una
normali lamierini per trasformatori possono bobinetta molto leggera, che può ruotare es-

45
sendo imperniata con attrito minimo (su pie- fisso entro la bobina, serve ad ottenere un
tre dure o acciai speciali) e che è tenuta in andamento della scala più o meno lineare.
tensione da mollette a spirale (le quali fun-
gono contemporaneamente da adduttrici
della corrente da misurare).
Tale bobina è poi inserita fra le espansioni
polari di un magnete permanente (che in ge-
nere è circolare), ne è cioè immersa nel cam-
po.

Fig. 47 - Strumento a ferro mobile


b = bobina fissa
f = ferro mobile

Flg. 46 - Strumento a bobina mobile.


m = magnete permanente Questo tipo di strumenti misura indifferen-
b = bobina mobile temente le correnti continue ed alternate (ma
solo per frequenze fino a poche migliaia di
hertz); essi però sono molto meno pregiati e
La corrente da misurare percorre la bobina precisi di quelli a bobina mobile.
mobile creando un campo che in qualche
modo contrasta con quello permanente pree-
sistente; si origina cioè una forza (detta pon-
deromotrice) che fa ruotare la bobina, im- Amperometri e voltmetri
prime cioè alla stessa una rotazione angolare
che ha termine solo quando la reazione delle In ogni caso risulta chiaro come gli stru-
molle ha equilibrato tale forza. menti ora descritti siano atti a misurare delle
Questa rotazione angolare, proporzionale correnti, ed infatti vengono denominati Am-
alla corrente in oggetto, viene riportata su un perometri; ad ogni valore di corrente che
quadrante opportunamente graduato e tara- scorre nel circuito in cui essi sono inseriti si
to, come spostamento di una lancetta o in- ha una proporzionale indicazione sul qua-
dice solidamente applicato alla bobina. drante graduato.
Per motivi dipendenti dal particolare tipo di Per ogni strumento, in relazione alle sue
struttura fisica, questi strumenti misurano so- caratteristiche costruttive, esiste un partico-
lamente correnti continue. lare valore di corrente che porta l'indice
L'altra classe importante fra gli strumenti all'estremità in cui si ha il massimo della gra-
elettromagnetici è quella degli strumenti a duazione; tale valore di corrente, che caratte-
ferro mobile. rizza la massima elongazione permessa, cioè
Essi in genere hanno la bobina (fissa) di la più alta lettura possibile, è detto di fondo
dimensioni maggiori che nel caso preceden- scala.
te; all'interno di essa vi è una ancoretta metal- Poichè la bobina che viene percorsa dalla
lica mobile, cui è fissato l'indice; quando la corrente da misurare è dotata di un valore
bobina è percorsa dalla corrente del caso ben preciso, e per niente trascurabile, di resi-
precedente, l'ancoretta si sposta e le rota- stenza (date le sue piccole dimensioni e
zioni vengono riportate su un quadrante gra- quindi il sottilissimo diametro del filo usato),
duato. ogni valore di questa corrente corrisponde,
La sagomatura particolare dell'altro ferro, secondo la legge di Ohm, ad un relativo (an-

46
che se in genere piuttosto basso) valore di zioni date sono valide solamente se riferite
tensione ai capi della bobina stessa. (ancora) a correnti continue.
Quindi anche il valore di fondo scala può Qualora invece si debbano misurare cor-
essere dato in V (o sottomultipli) anzichè in A renti alternate il parametro di cui occorre te-
(o sottomultipli). ner conto non è più la resistenza, bensì l'im-
Nel caso che, con un particolare strumento, pedenza. Essendo però questa variabile con
si desiderino effettuare misure di corrente la frequenza, ne consegue che le letture di tali
superiori al valore di fondo dello stesso, se ne strumenti sono sufficientemente attendibili
voglia cioè aumentare la portata, basta porre solamente per bande molto ristrette di fre-
in parallelo alla bobina (cioè, in ultima analisi, quenza.
alla sua resistenza) una ulteriore resistenza, Si voglia ora, a titolo di esempio, dispo-
detta shunt, che fornisca un secondo per- nendo di uno strumento avente 1 mA di fondo
corso alla corrente in gioco, onde entro la scala (11) e 100 ohm di resistenza interna (n),
bobina passi solo la corrente da essa tollera- realizzare un amperometro a corrente conti-
ta. nua avente 200 mA f.s. (12) ed un volmetro,
Il valore di questa resistenza aggiuntiva pure per corrente continua, da 300 V f.s. (V2).
sarà in rapporto inverso all'aumento di por- Per dimensionare la resistenza Rp che va
tata richiesto. posta in parallelo alla bobina onde ottenere il
Così facendo la caduta di tensione ai capi nuovo f.s., si può ragionare come segue: do-
dell'insieme delle due resistenze in parallelo vendo la tensione ai capi della bobina restare
non supererà il valore che determina l'elon- invariata con ambo i valori di corrente, l'ef-
gazione di fondo scala, anche se la corrente fetto di Rp sarà quello di assorbire la quantità
complessiva (cioè quella che si vuol misura- di corrente che eccede il valore 11 tollerato
re) è tale da superare questo valore. dallo strumento, vale a dire che Rp sarà per
In conseguenza di questa precisazione ri- corsa da 12 - 11; si avrà allora:
sulta facile intuire come si possa trasformare
uno strumento misurator.e di corrente, cioè
un amperometro, in uno strumento misura-
cioè:
tore di tensione, cioè un voltmetro; se infatti
si pone in serie alla bobina dello strumento
una resistenza di valore opportuno, appli- R =- - r· ;11_ =
. -100
- - X=10 , 5 ohm
P 12 -1 1 199
cando una tensione al circuito così ottenuto,
lo stesso sarà percorso da una corrente che
(in dipendenza della legge di Ohm) è diretta-
mente proporzionale alla tensione da misura- (capita spesso che 11, come in questo caso,
re, e quindi a questa direttamente proporzio- sia trascurabile rispetto a 12).
nale sarà anche l'indicazione dello strumen- Il valore Rs di resistenza da porre in serie
to, la cui scala può allora essere tarata diret- allo strumento usato come volmetro sarà
tamente in volt. quello che, aggiunto ad r; farà scorrere una
In pratica quindi la resistenza esterna posta corrente pari al f.s.; si avrà cioè:
in serie funge da divisore di tensione, onde ai
capi della bobina si abbia al massimo una V2 300
Rs = ~ - r; = l X10 _3 = 300 kQ
tensione pari a quella di fondo scala dello
strumento.
Ovviamente, cambiando il valore delle resi-
stenze esterne (in serie o in parallelo), variano (quasi sempre r; è trascurabile rispetto ad Rs e
anche i valori di tensione e corrente cui corri- quindi non si mette inconto).
sponde la massima lettura (cioè il fondo sca- Allo scopo di rendere più utile e concreto
la) e si ottengono così diverse portate. l'esempio ora riportato, viene indicato anche
Tutto quanto detto finora vale per strumenti lo schema di questo semplice misuratore
a bobina mobile, cioè per misure in corrente (che, se vogliamo, costituisce una versione
continua. ridottissima di strumento universale, o te-
Nel caso di strumenti a ferro mobile, le no- ster).

47
Flg. 48 - Misuratore multiplo che è quello percorso dalla corrente a radio-
frequenza (come schematizzato in figura 49).
300 Kfl.

+IN ··--·~:~V..

A•~ e.,
1mA
100fl ~
r
~ 0,5fL
Fig. 49 - Amperometro a termocoppia.
-IN.

La corrente lp, per effetto Joule, riscalda il


filo che percorre nonchè il punto di saldatura
Ohmetri e altre misure comune agli altri due fili; esiste un particolare
fenomeno elettrico (appunto l'effetto termoe-
Sfruttando la legge di Ohm, è possibile lettrico) per il quale, se la giunzione comune
pure effettuare la misura di resistenze inco- dei due metalli diversi viene riscaldata, agli
gnite; se infatti, tramite una pila, viene fatta
estremi liberi dei due metalli si può misurare
scorrere una corrente entro la resistenza in- una f.e.m., solitamente molto piccola, che de-
cognita da misurare, nota la tensione della termina nel circuito della termocoppia una
pila, la corrente è inversalmente proporzio- corrente valutabile mediante un microampe-
nale alla resistenza e lo strumento può così rometro a bobina mobile (si usa indicare con
avere la scala tarata direttamente in ohm. circuito primario il filo percorso dalla cor-
Esistono strumenti che incorporano tutte le rente da misurare, con circuito secondario
possibilità di misura ora descritte, mediante
quello comprendente la termocoppia e lo
opportune commutazioni; essi sono i cosid- strumento).
detti misuratori universali o tester. Questa corrente (secondaria) risulta diret-
In tali apparecchi che, per motivi di preci- tamente legata alla temperatura e quindi an-
sione, sono equipaggiati con strumenti a bo- che alla corrente primaria.
bina mobile, è sempre inserita la possibilità di Per i motivi ora detti lo strumento è allora
misurare tensioni alternate, prerogativa che direttamente tarato in ampere.
non è caratteristica di questa ultima classe di I valori di corrente che tali strumenti pos-
strumenti. sono misurare vanno da poche centinaia di
Si ricorre allora all'inserzione di un partico- mA a molti A.
lare dispositivo, detto raddrizzatore, che
verrà a suo tempo esaminato, ma che sostan-
_zialmente fornisce ai suoi terminali di uscita
tensione in un solo senso, cioè continua, che Wattmetri
può così essere misurata.
Tale tipo di misuratore dà però indicazioni Per quanto concerne la misura di potenze a
attendibili solo fino a poche decine di kHz. frequenze industriali, la stessa viene effet-
tuata tramite Wattmetri, consistenti in stru-
menti che contengono due equipaggi mobili,
uno dei quali è attraversato dalla corrente che
Amperometri a termocoppia scorre in circuito e all'altro è applicata la ten-
sione di linea.
Quando si tratta di misurare correnti alter- La realizzazione degli stessi è tale che l'in-
nate a frequenze elevate, cioè dell'ordine dei dicazione che ne consegue tiene conto degli
MHz e delle decine di MHz, è necessario ri- effetti di ambedue i parametri, cosicchè essi
correre ad un particolare dispositivo detto indicano direttamente la potenza in gioco
pila termoelettrica o termocoppia. Tale tipo di misuratori però non è certa-
Essa è costituita da due fili sottili di metalli mente il più interessante per la materia perti-
diversi saldati fra loro nonchè ad un terzo filo, colarmente trattata; infatti la misura di po-

48
tenze di correnti alternate sia ad audiofre- dard di misura, un sistema per bilanciare
quenze, che in particolare a rediofrequenze, questo standard nei confronti del valore
può essere effettuata rilevando la corrente ignoto (da misurare) e il dispositivo per indi-
che attraversa una resistenza di valore noto care quando il bilanciamento è raggiunto. Si
(esistono per questo dei valori standard di può allora calcolare il valore incognito me-
riferimento) mediante una termocoppia. diante la formula di fig. 50.
Molto più normalmente però la determina- La sorgente di energia nel ponte in e.e. è u-
zione viene effettuata misurando la tensione na batteria; l'indicatore è un galvanometro (o
che si sviluppa ai capi del carico noto succi- particolare microamperometro).
tato (in genere resistivo); mediante le formule Nel ponte in e.a. la sorgente di energia è un
che legano la potenza con tensione corrente oscillatore audio (in genere attorno ai 1000
e resistenza, si può tarare e leggere la scala Hz) e l'indicatore è un auricolare o cuffia. Rife-
direttamente in watt. rendoci alla fig. 50, RA ed RB sono resistenze
Una trattazione più ampia di questo tipo di fisse, ed RS è il valore standard da variare fino
strumento sarà fatta più avanti, dopo aver a raggiungere il bilanciamento, situazione
dato le necessarie nozioni di elettronica; lo nella quale l'indicatore segnala zero.
stesso sarà fatto per altri strumenti di misura, Questo circuito può servire, oltre che come
tipi ca mente elettroni ci. indicatore di zero, anche come indicatore
dell'entità della tensione di squilibrio (parti-
colare applicazione si ha come circuito misu-
ratore di intensità di segnale o S-meter, nei
Ponti
ricevitori, ove RX è sostituita da una valvola
È opportuno dare una seppur breve indica- o un transistore).
zione sulla costituzione e sul funzionamento
di una categoria di strumenti di misura molto
ampia, ma che si può ridurre ad uno schema
unico e ben comprensibile: si tratta appunto
dei ponti di misura.
Esamineremo brevemente il tipo più classi-
co, che è il ponte di Wheatstone per misure di
-
~B

resistenza in corrente continua; ma per mi-


sure in alternata non vi sono grandi differen-
ze. Rx = _!!_A_
Ra
Rs
In ambedue i casi il circuito comprende:
una sorgente di energia, un riferimento stan- Fig. 50 - Versione elementare di ponte.

49
Radiotecnica

Circuiti risonanti L e di C variano in senso opposto fra di loro


col variare della frequenza; infatti VI cresce
con la frequenza mentre Ve diminuisce, esat-
CIRCUITI RISONANTI tamente come le rispettive reattanze.
SEMPLICI In fig. 52 sono appunto riportati i rispettivi
andamenti. ,.l
Risonanza serie (x)

Riprendiamo in esame il comportamento di


un circuito avente R, L, C collegate in serie e
realizzato come in fig. 51.
Xr

r~'
I\J- E
Fig. 52 - Andamento reattanzalfrequenza.

r Da tale diagramma risulta chiaro come, per


Fig. 51 - Circuito RLC serie. un certo valore di frequenza, indicato con Fa,
le due reattanze abbiano ugual valore Xr.
Avendo inoltre X1 ed Xc senso opposto (ri-
Occorre in primo luogo ricordare che la R cordiamo che una L ed una C hanno la pro-
non è obbligatoriamente una resistenza effet- prietà di introdurre sfasamenti opposti), il
tivamente inserita in circuito, ma, più generi- loro effetto si elide; vale a dire che, alla fre-
camente, essa congloba le parti resistive quenza Fa, in seno al circuito di fig. 51 non c'è
della impedenza di Le di C nonchè la inevita- più alcuna grandezza che si opponga al pas-
bile resistenza interna del generatore. saggio della corrente, a limitare la quale ri-
Sia questo un generatore di tensione alter- mane così solamente la resistenza R, come si
nata, la cui frequenza possa venir variata a può agevolmente verificare applicando la
piacimento; nel circuito è poi inserito un am- legge di Ohm in corrente alternata.
perometro I onde leggere la corrente che ivi Essendo infatti X1 = Xc, ne consegue:
scorre.
Come già in altri casi, anche per questo cir- Z= y'R2 = R
cuito si dovrà supporre che l'amperometro
sia un dispositivo tale da non influire mini- Si dice allora che il circuito è in risonanza
mamente sul circuito stesso; in pratica quindi ed Fa si chiama frequenza di risonanaza.
dovrà avere resistenza interna trascurabile o Se vengono ora riportate in diagramma le
comunque essa dovrà essere conglobata con varie letture effettuate mediante l'amperome-
la R. Si supponga ora di variare a piacimento tro al variare della frequenza, si ha conferma
la frequenza del generatore di tensione alter- immediata di quanto detto, poichè si legge un
nata E. valore lmax (più o meno accentuato) proprio in
Già è noto che le tensioni parziali ai capi di corrispondenza di Fo.

50
Fig. 54 - Circuito RLC parallelo.
Sarà naturalmente:
I
E
Imax=R
R
V

La curva di fig. 53 viene denominata curva di


risonanza. (o anche di «risonanza di corren-
e
te,,).

-T;;a-,---- --- - CT\ La resistenza ha qui lo stesso significato


che nei casi precedenti, quello cioè di con-
globare i vari fattori di perdita; in ogni modo
i \ essa, in genere, è principalmente dovuta ad L,
l'elemento che maggiormente può presentare
: \ perdite localizzate.
I \
L'andamento della corrente rilevato da I è

~ -->
in questo caso completamente opposto a
quello del circuito precedente.
f
Infatti alla frequenza di risonanza le due
Fig. 53 - Curva di risonanza. correnti che, prese a se stesse nonchè all'in-
terno della maglie LC, hanno raggiunto un
La curva in oggetto, come sarà chiarito più valore molto elevato, nel circuito esterno alla
oltre, con la sua «acutezza,, più o meno ac- maglia, avendo esse valore pressochè uguale
centuata, pone in evidenza l'attitudine di un e senso opposto, si elidono quasi completa-
circuito a selezionare, fra le altre frequenze mente, cosicchè l'amperometro indica una
ad esso applicate, fa-frequenza per la quale il corrente minima.
circuito stesso è in risonanza.1·1 Avviene cioè che le correnti le ed 11, che
passano rispettivamente nei rami C ed L,
hanno valori che possono essere anche molto
Risonanza parallelo (o antirisonanza) elevati ma che sono comunque uguali (tro-
vandosi in condizioni di risonanza), ed hanno
altresì i sensi di circolazione opposti; quindi
Si passi ora ad esaminare, con le stesse
l'effetto finale si manifesta con l'annulla-
modalità del paragrafo precedente, il com-
mento della corrente complessiva attraverso
portamento del circuito di fig. 54, nel quale L
l'amperometro.
e C non sono più in serie, bensì in parallelo
fra di loro, e hanno in serie la resistenza di Ciò sta anche a significare che la maglia LC
perdita R (nonchè l'amperometro I, che deve parallelo (contrariamente a quella LC serie)
soddisfare alle stesse condizioni del caso presenta un'impedenza elevatissima alla Fo;
precedente). Qui in più è stato inserito, a con- dire allora che l'impedenza della maglia, vista
ferma del funzionamento del circuito, un dall'esterno, è massima, oppure che minima è
voltmetro V. la corrente all'interno della stessa, equivale a
Pure esso non dovrà disturbare il circuito, dire che la tensione ai capi ha il suo massimo
dovrà quindi avere impedenza estremamente valore, cosa che è puntualmente verificata
elevata. tramite il volmetro V.
In fig. 55 sono tracciati ambedue gli anda-
1·1 In fig. 52 la reattanza è rappresentata nei suoi valori. per menti descritti, dal che si giustifica come, ri-
meglio sottolineare la concidenza degli stessi alla risonanza; ferito alla curva di I (tratteggiata), il valore di
1n effetti. la reattanza capacitiva, avendo segno opposto alla
1ndutt1va, dovrebbe essere dalla parte opposta rispetto all'asse Fo sia indicato col nome di antirisonanza (o
orizzontale

51
anche «risonanza di tensione» se riferito alla sendo in caso di risonanza la corrente entro
curva di V). gli elementi Le C limitata solamente dalla R
di perdita, se R è sufficientemente piccola
(come quasi sempre lo è), le tensioni che di
Q{!;JUr(> -------- conseguenza si localizzano ai capi di Le di C,
V ' cioè sulle rispettive reattanze, singolarmente
'
possono essere di valore molto più elevato
della tensione E del generatore che alimenta
il circuito.
Vale a dire che, alla risonanza, sia V1 che Ve
'I possono essere molte decine, ed anche qual-
che centinaio di volte maggiori di E.
I
/ \ Il rapporto
~-=--~~~~"-'-"~~~~~~~--
(

Fig. 55 - Curve di risonanza parallelo.

definisce il coefficiente di sovratensione.


Esso viene più comunemente chiamato Q;
Frequenza di risonanza la sua espressione più esatta è comunque:

Il valore della frequenza alla quale un cir- Q=~


cuito risuona dipende esclusivamente dai va- R
lori di Le di C.
La formula che mette in relazione tali valori il rapporto cioè fra la reattanza dell'elemento
è: e la resistenza globale di perdita.
Per chi volesse rendersi conto della prove-
F = 1 nienza di questa formula ne diamo la sem-
0
6,28 vLC plice spiegazione. Infatti e riferendoci alla fig.
51:
dove:
Ve x·1 X~~
Q
L = induttanza in H E EI R R
C = capacità in F
F =frequenza in Hz
Questa è la espressione del Q di un circuito
Più semplicemente tale formula si può scri- risonante serie.
vere: Occorre però far notare che spesso è utile
riferirsi, invece che alla resistenza di perdita
in serie, alla resistenza di perdita in parallelo
F =----122_
0 (vedi per esempio il circuito di fig. 59).
vLC
Infatti nei circuiti di BF, dove si hanno in
dove: genere alte impedenze, prevale la resistenza
di perdita in serie; mentre, in alta frequenza, e
L = induttanza in µH specialmente nei circuiti di potenza, si lavora
C =capacità in pF con basse impedenze, e quindi prevale la re-
F = frequenza in MHz
sistenza di perdita in parallelo. In questo ca-
so, indicando tale resistenza di perdita con r
(minuscolo appunto per differenziarla dal cir-
Coefficiente di risonanza o «O» cuito serie), la formula del Q diventa

Un'altra conseguenza si può trarre dalle


considerazioni dei paragrafi precedenti: es- Q
wL

52
Riferendoci alle curve di risonanza prece- larghezza di banda B sarà uguale ad F2 - F1,
denti, l'andamento delle stesse è, per ovvi come indicato in fig. 57.
motivi, grandemente influenzato dalla R di Si può allora dimostrare che:
perdita dei circuiti.
Più la R è grande, meno sentito è l'effetto di Q=~
compensazione fra le reattanze e quindi B
meno sensibile è il cosiddetto «picco di riso-
nanza».
Riferendoci al Q, ciò allora sta a significare % .!.CQ ___________.--~
che, più esso è basso, più appiattita risulta la
curva.
In fig. 56 la curva - a - ha evidentemente _:!G_ _ ---- - -- - __ J_ -- -
un Q molto superiore a quello della curva - b
I
I
V

F";

Fig. 57 - Definizione grafica di B e di Q.

che cioè, come diventa intuitivo, la larghezza


di banda è inversamente proporzionale al Q.
A titolo di esempio, siano rispettivamente,
in fig. 57:
Flg. 56 - Variazione dell'acutezza di risonanza al variare
del a. F 0 = 7000 kHz F 1 =6930 kHz F 2 = 7070 ·

Sarà allora
Il Q può essere definito e ricavato anche per B = F 2 - F 1 = 140 kHz
via grafica.
Se infatti si considera la curva di risonanza Q= 7000 =50
140
di un circuito LC qualunque, la differenza fra
le due frequenze, rispettivamente a destra ed
a sinistra di Fo, per le quali la tensione o la Q dei componenti e dei circuiti
corrente (a seconda si tratti di un circuito pa-
rallelo o serie) subisce una diminuzione del È stato fin qui chiarito come la R di perdita,
30%, è detta, convenzionalmente, larghezza e quindi la qualità dei componenti inseriti in
di banda, ed indicata con B. circuito, sia determinante agli effetti della lar-
Questa definizione discende da considera- ghezza di banda.
zioni sulla potenza (i due punti citati corri- Già è stato accennato ai diversi fattori di
spondono ad una diminuizione del 50% della perdita che caratterizzano gli induttori a se-
potenza in gioco) e dipende dal fatto che si conda dei materiali usati, delle dimensioni
può ritenere che i valori della risposta (in ten- degli stessi e delle frequenze in gioco.
sione o in corrente) del circuito alle variazioni Per tutti questi motivi il Q degli induttori
di frequenza siano accettabilmente costanti difficilmente raggiunge e supera valori di
entro tali limiti. qualche centinaio.
Se quindi si indicano con F1 ed F2 i valori di Per i condensatori invece la situazione è
frequenza cui corrisponde la suddetta dimi- molto migliore, sia per le dimensioni sia per
nuizione del 30% nella curva di risposta, la i materiali che è possibile impiegare; infatti il

53
Q degli stessi è facilmente di molte centinaia Invece un circuito LC risonante in parallelo
o anche dell'ordine della migliaia. si può rappresentare come in fig. 59, nella
Considerando però un circuito risonante quale la resistenza R ha (in questo caso) un
nel suo complesso, anche il circuito esterno valore molto elevato.
può avere una grandissima infiuenza sulla Tale rappresentazione pratica ha rispon-
larghezza di banda, in quanto esso pure può denza diretta con il comportamento dei cir-
introdurre, in aggiunta ad R, degli elementi cuiti se esaminati dal punto di vista delle im-
resistivi che aumentano il valore della R pedenze: infatti il circuito serie presenta, alla
stessa e quindi la potenza su essa dissipata. frequenza di risonanza Fo, una impedenza
È opportuno, a questo punto, precisare che minima; il circuito parallelo presenta invece,
la resistenza R di perdita che nei paragrafi sempre alla Fo, impedenza massima.
precedenti è stata introdotta ed inserita in se-
rie ai circuiti LC, può anche essere conside-
rata e posta in parallelo agli stessi, dopo
averne opportunamente modificato il valore,
ottenendosene di conseguenza ( e natural- e
mente si potrebbe dimostrare) l'identico effet-
to: il nuovo valore sarà cioè tale da sviluppare
la stessa potenza dissipata lasciando altresì
inalterata la larghezza di banda. Fig. 59 - Circuito LC risonante in parallelo.
Questa diversa schematizzazione risulta
comoda nel caso del circuito risonante paral-
lelo, che viene quindi ad avere tutti e tre i È di uso comune chiamare i circuiti riso-
parametri RLC posti appunto in parallelo. nanti anche col nome di circuiti accordati
È così facile intuire che se alla R, di valore (naturalmente alla Fo), ed anche chiamare
opportunamente elevato, considerata solo l'acutezza di una curva di risonanza, cioè la
come derivante dai fattori di perdita di L attitudine di un circuito LC a selezionare, fra
(principalmente) e di C, si aggiunge in paral- molte, la sua frequenza di risonanza o di ac-
lelo una ulteriore resistenza dall'esterno, in cordo, col nome di selettività.
modo che il valore globale ne venga diminui-
to, l'effetto di «Smorzamento» che ne conse-
gue è più accentuato, cioè la compensazione
delle due reattanze è molto meno sentita a Rapporto L/C
motivo della presenza di questa nuova R.
In questa nuova rappresentazione, cioè con Sappiamo ormai come la risonanza di un
R in parallelo ad LC, la diminuzione di R pro- circuito LC si verifichi quando le due reattan-
voca così una diminuzione di Q (l'aggiunta di ze, induttiva e capacitiva, si eguagliano in va-
una resistenza in parai lelo rappresenta in al- lore assoluto.
tre parole una nuova via di perdita per il se- Però, come risulta ovvio dalla formula che
gnale). esprime Fo in funzione di Le C, esiste un nu-
Ricapitolando allora si può rappresentare mero infinito di coppie di valori (per L e C)
un circuito LC risonante in serie come in fig. che danno il medesimo valore di Fo.
58, nella quale la resistenza R ha un valore Dalle nozioni finora date non emerge in-
molto basso. vece alcun sistema che indichi le modalità da
R L C seguire per scegliere, fra le infinite combina-

~
zioni di L e C, quella che eventualmente dia i
migliori risultati per il particolare circuito in
cui va inserita.
V 1\r Infatti è facile intuire come debba esistere
un legame fra l'impedenza del circuito com-
plessivo in esame e le singole reattanze che
gli elementi L e C presentano alla frequenza
Fig. 58 - Circuito LC risonante in serie. considerata; in via del tutto generica si può

54
affermare che, nella normalità dei casi, le im- distinte e separate fra di loro; per questo mo-
pedenze e reattanze summenzionate do- tivo tali circuiti vengono chiamati: a costanti
vranno essere all'incirca dello stesso ordine concentrate.
di grandezza. Ma in occasione della trattazione generale
Occore inoltre tener presente che il Q dei dei fenomeni elettrici, ognuno dei tre parame-
circuiti e dei componenti non è assoluta- tri fondamentali R, L e C è stato introdotto e
mente costante con la frequenza, bensì varia definito ragionando su un semplice condutto-
con essa, ed in modo più o meno sensibile re; vale a dire che ogni conduttore, o sistema
(basti per esempio pensare alle perdite dei di conduttori, presenta di per sè valori ben
materiali, che sono in buona parte funzione definiti di R, di L e di C, l'importanza e
della frequenza di lavoro). l'azione dei quali sui circuiti che ne sono do-
Esistono naturalmente dei criteri ben pre- tati dipende solamente dal valore della fre-
cisi che fissano la coppia Le C, determinano quenza in gioco.
cioè in che rapporto debbano stare questi Per esempio, una barra conduttrice di qual-
due valori, onde ottemperare alle particolari che centimetro di lunghezza e di qualche
condizioni statiche del circuito e cioè: impe- millimetro di diametro, posta ad una qualun-
denza di carico, frequenza di lavoro, lar- que distanza da altri conduttori, se facente
ghezza di banda, nonchè altre caratteristiche parte di un circuito percorso da una corrente
che vedremo più oltre. alternata ad audiofrequenze o anche a fre-
Occorre tuttavia precisare che la tratta- quenze di qualche centinaio di kHz, può con-
zione di questi criteri è piuttosto raffinata e siderarsi un semplice conduttore, affetto
complessa, tanto da non permetterne l'espo- eventualmente da una piccolissima resisten-
sizione in questa sede. za; ma se allo stesso circuito viene applicato
Ci limitiamo ad osservare, come verifica a un segnale avente frequenza pari a qualche
quanto ora detto con procedimento intuitivo centinaio di MHz, la piccola capacità e la al-
che in un circuito risonante, essendo la L a trettanto piccola induttanza proprie della bar-
determinare il Q dello stesso, si avrà: retta non sono più trascurabili ed addirittura
può accadere che ad esse corrispondono
Q=~= wL reattanze uguali, cosicchè la barra in esame
R R non si comporta più come un semplice con-
duttore, ma come un circuito risonante alla
Pichè alla frequenza di risonanza Fo si ha: frequenza in gioco.
Diremo subito che tale circostanza si mani-
festa quando la dimensione del conduttore
considerato è dello stesso ordine della lun-
ghezza d'onda relativa alla frequenza di lavo-
sempre a tale frequenza sarà: ro.
Si può giungere a queste affermazioni an-

~ J~
che ragionando in altro modo.
Q= Si supponga infatti di modificare un qùa-
lunque circuito LC risonante parallelo in
modo da ridurre l'induttanza ad una sola spira
espressione (ottenuta combinando le due
precedenti) che mette in luce uno degli e la capacità ai due reofori della spira stes-
sa, che continuano affacciati (fig. 60); nessu-
aspetti fondamentali del problema, e cioè
l'influenza del rapporto L/C sul Q.
e
,r
Circuiti risonanti a costanti distribuite

I circuiti risonanti il cui comportamento è


stato sin qui esaminato contenevano resi-
stenze, capacità ed induttanze ben localiz-
zate in punti particolari degli stessi, nonchè Fig. 60 - Circuito Le semplificato.

55
no può negare che la spira sia affetta da una come circuiti accordati vengono usate, anche
certa induttanza e che i due conduttori paral- se in forme costruttive diverse e con differenti
leli siano affetti da una certa capacità. modalità di funzionamento, anche per trasfe-
Allontanando allora i due estremi liberi, sia rire a distanza segnali a frequenze elevate; il
l'induttanza che la capacità continuano a di- loro comportamento verrà esaminato trat-
minuire; si arriverà al punto in cui il sistema di tando delle antenne.
è ridotto ad un conduttore rettilineo; i due Le peculiarità costruttive delle linee a co-
parametri Le C avranno raggiunto un valore stanti distribuite possono essere modificate e
minimo, comunque tale da risuonare su una spinte fino a realizzare dei veri e propri tubi o
frequenza senz'altro elevata, ma in ogni caso scatole, le cui dimensioni sono tali che essi
ben definita. vengono eccitati da segnali a radiofrequenza
Ciò che mette conto di osservare subito è la cui lunghezza d'onda è in particolari rela-
che Le C non sono più localizzati in posizioni zioni con le dimensioni; questi elementi che a
particolari del conduttore, bensì si trovano tali frequenze (in genere molto alte) risuo-
distribuiti lungo esso; è per questo che tali nano si indicano col nome di cavità risonanti
tipi di circuiti risonanti si chiamano a costanti oppure guide d'onda.
distribuite.
Ricapitolando quindi, a frequenze dell'or-
dine delle centinaia e migliaia di MHz, le Effetto volano dei circuiti risonanti
combinazioni di L e di C necessarie per la
risonanza vengono normalmente ottenute 11 fatto che in un circuito risonante la cor-
mediante queste linee a induttanza e capacità rente percorra i due elementi L e C in senso
distribuite; esse possono essere realizzate opposto, secondo un ritmo oscillatorio che è
sotto forma di linee doppie parallele o coas- quello legato alla frequenza di risonanza del
siali, o linee semplici affacciate ad altri con- circuito stesso (identica a quella del segnale
duttori: in ogni modo le rispettive lunghezze, ad esso applicato) significa in sostanza che
distanze e diametri determinano esattamente l'energia posseduta globalmente dal circuito,
i valori di Le di C, e quindi di Fo. perchè cedutagli dal generatore di segnale,
L'opportunità, e spesso addirittura la ne- passa alternativamente dal campo magnetico
cessità, di usare questi circuiti a frequenze (dell'induttore) a quello elettrico (del conden-
molto elevate è dettata da due esigenze fon- satore) in modo tale che, quando essa è mas-
damentali, nonchè ovvie: sima nel primo, è nulla nel secondo e vicever-
sa.
1) i valori di Le C necessari per risuonare a Nei successivi passaggi dell'energia da La
tali frequenze sono molto bassi e spesso, Ce da C ad L (e COSÌ di seguito), una parte di
quindi, non ottenibili con induttanze avvolte e essa, ad ognuno di questi passaggi, viene tra-
condensatori convenzionali, comunque con sformata in calore negli elementi dissipativi
parametri con centrati; pr~senti in circuito (come già visto).

2) al crescere della frequenza crescono E chiaro allora che se non vi fosse il gene-
pressochè tutti i fattori di perdita, in particola- ratore a fornire continuamente l'energia che
re nelle induttanze avvolte con conduttori che, viene ad ogni passaggio dissipata, il feno-
per forza di cose, non hanno sezioni molto meno avrebbe ben presto fine, cioè i reciproci
elevate (da notare che l'effetto pelle, per con- «travasi» andrebbero via via riducendosi di
duttori avvolti, si risente maggiormente in entità fino ad estinguersi totalmente, ossia le
oscillazioni si «Smorzerebbero».
quanto, analogamente all'andamento del fe-
nomeno visto per un conduttore singolo, il Se fosse possibile realizzare un circuito
campo esistente all'interno del solenoide avente Le C ideali, cioè R =O, una volta dato,
contribuisce a far sì che la corrente scorra di tramite il generatore di segnale, un impulso a
preferenza nella parte più esterna dello stes- frequenza opportuna, il regime oscillatorio
so); tali motivi di perdita renderebbero il Q dei instauratosi all'interno del circuito LC po-
circuiti convenzionali troppo basso. trebbe continuare indefinitamente anche
dopo aver scollegato il generatore stesso;
Queste linee parallele o coassiali, oltre che cioè l'energia da questo ceduta al circuito

56
continuerebbe ad essere scambiata inalterata Se cioè, ad un opportuno circuito risonante
fra i campi cli L e di C. viene applicato un segnale di forma uguale a
Naturalmente, nella realtà, la presenza ine- quella di fig. 61, il segnale ottenuto all'uscita
luttabile di una R, anche piccola, fa si che sarà all'incirca della forma di fig. 62.
ogni regime oscillatorio di un circuito riso-
nante si smorzi in un certo tempo una volta
che si sia scollegato dallo stesso il generato- V
re; cioè l'energia precedentemente immagaz-
zinata continua per un tempo più o meno
breve a venire scambiata, con identico ritmo,
ma con intensità decrescente, fra Le C, fino a
che essa venga tutta dissipata su R.
Ricorrendo ad \Jn'intuitiva analogia mec-
canica, si può affermare che il circuito LC si
comporta come un volano, il quale, una volta
acquisita una certa energia, la tiene imma-
gazzinata cedendola a poco a poco ad un di-
Fig. 62 - Forma d'onda con circuito volano.
spositivo meccanico ad esso collegato, con-
sentendogli così un prelievo uniforme di
energia finchè non ne interviene un nuovo ri-
fornimento al volano stesso. In tale figura è evidente che si è supposto il
Esso in definitiva consente di erogare una Q del circuito molto elevato, in quanto la
flusso continuo di energia da un generatore forma d'onda è stata ripristinata perfettamen-
che la produce ad intervalli regolari, cioè in te.
forma impulsiva. L'applicazione di tale fenomeno viene co-
Infatti se si mandano ad un circuito, riso- munque rimandata allo studio degli amplifica-
nante ad una frequenza Fo, degli impulsi, an- tori in classe B e C.
che brevi, susseguentisi con ritmo pari a Fo, si
potrà ottenere, ai capi del circuito, una ten-
sione alternativa sinusoidale la cui ampiezza
potrà ritenersi costante (per ambedue le se- CIRCUITI RISONANTI
mionde) se tra un impulso e l'altro la tensione
che nasce dal regime oscillatorio così instau-
ACCOPPIATI
ratosi si sarà smorzata di una quantità trascu-
rabile. La funzione tipica di un circuito accordato
Perchè ciò avvenga è evidente che gli ele- è quella di selezionare un determinato segna-
menti dissipativi dovranno essere ridotti al le, avente frequenza pari a quella di risonanza
minimo possibile, il che val quanto dire che il del circuito, per applicarlo su un carico qua-
Q del circuito in esame deve essere il più ele- lunque.
vato possibile. Ora, tale carico generico può avere para-
Il caso più tipico in cui l'effetto ora descrit- metri diversi da quelli del generatore e del
to, detto appunto effetto volano, viene sfrutta- circuito risonante a questi collegato.
to, è il ripristino di una delle due semionde di In altre parole il carico può essere caratte-
un segnale sinusoidale che sia stato appli- rizzato da una impedenza diversa (e anche di
cato ad un dispositivo che tale semionda ab- molto) da quella vista dal circuito accordato
bia, per un qualche motivo, eliminata. in oggetto.
Le considerazioni che in tal caso si pos-

ru LJ .
sono fare sono identiche a quanto a suo
tempo detto trattando dei trasformatori visti
come adattatori di impedenza.
Allora se, per esempio, l'impedenza del ca-
rico da collegare è minore di quella del gene-
Flg. 61 - Forma d'onda senza circuito volano. ratore, la soluzione più ovvia è quella di adot-

57
tare un autotrasformatore, di collegare cioè il inserendo un condensatore di valore oppor-
suddetto carico ad una presa intermedia, cioè tuno (che sappiamo costituire blocco per la
a reattanza opportunamente più bassa, effet- corrente continua) fra il carico e la presa; ma,
tuata sul circuito risonante. ancora, potrebbe sussistere la necessità di
Poichè però gli elementi in esso presenti chiudere il circuito secondario per la corrente
sono due (a differenza di quanto visto a suo continua, cioè di far sì che la corrente stessa
tempo per l'autotrasformatore convenziona- percorresse anche Z1.
le), due sono le modalità per effettuare tale Allora, in ogni caso in cui sia richiesta, per
presa. un qualsiasi motivo, la separazione fra gene-
La stessa cioè può venir effettuata sull'in- ratore e carico, si adotta la soluzione del tra-
duttanza, nel qual caso la posizione è esatta- sformatore, le cui caratteristiche già sono
mente determinabile con la formula, già vista, state esaminate.
del rapporto di trasformazione. In altre parole cioè, nel campo magnetico
Tale soluzione è rappresentata in fig. 63. creato dall'induttanza in questione ed oppor-
tunamente vicino ad essa, si pone un se-

rJ-,
.
' condo avvolgimento; il numero di spire ssrà
circa pari a quello corrispondente alla presa
'
'
I
I del caso precedente (fig. 65).
LT_l"l
: ZG

Flg. 63 - Circuito accordato con presa sull'induttanza


(ZG > ZL)

L1 L2

Fig. 65 - Circuito accoppiato.


Il punto di presa può anche essere realiz-
zato mediante un partitore capacitivo, scin-
dendo cioè la capacità C in due valori tali che
il loro valore globale sia sempre uguale a C, Gli avvolgimenti L1 ed L2, che continuano a
mentre i loro valori parziali rispettino il rap- chiamarsi primario e secondario, costitui-
porto fra le impedenze da adattare (fig. 64). scono così due circuiti accoppiati.
Nel caso di fig. 65, L 1 è accordato mentre L2
non lo è.
Le ultime considerazioni ora fatte valgono
~·,
anche nel caso che sia ZL = ZG, e che la pre-
i:~
Lr.!zG senza dei circuiti accoppiati sia unicamente
,' giustificata dalla necessità di separare il ge-
Flg. 64 - Circuito accordato con adattamento tramite perti- neratore dal carico.
tore capacitivo (ZG > ZL) Spesso si rende necessario, o comunque
utile, accordare alla risonanza anche il cir-
cuito secondario (e ciò si effettua ancora più
facilmente nel caso ora accennato di ZL =
Può però sussistere qualche motivo che ri-
ZG).
chieda la separazione del circuito del carico Il circuito complessivo diventa quindi come
da quello del generatore. in fig. 66.
Per esempio può essere necessario usare il
circuito di fig. 63, nel quale però sia il genera-
tore che il carico siano sottoposti a due ten-
sioni continue, diverse tra di loro. .'
rJ-1 e,
Il collegamento di fig. 63 darebbe luogo ad
un passaggio irregolare, e quasi sempre peri-
G
'
!TizG '"'
coloso, di corrente continua da un circuito
all'altro.
Si potrebbe rimediare a tale inconveniente Flg. 66 - Circuito accoppiato a doppio accordo.

58
Qui occorre subito osservare che, in consi- fronti di un circuito risonante parallelo, l'as-
derazione del fatto che la reattanza del con- sorbimento da parte del secondario equivale,
densatore di accordo nel secondario di op- nè più nè meno, ad una ulteriore resistenza
pone a quella della induttanza, fin quasi a (che dissipi la stessa potenza assorbita dal
cancellarne l'effetto, una maggiore corrente secondario), posta direttamente in parallelo
scorrerà nel circuito stesso, ma ovviamente alla R di perdita, che già è considerata in pa-
solo in corrispondenza della frequenza di ri- rallelo al primario; il che equivale nuova-
sonanza. mente ad una diminuzione del Q e conse-
Si ottiene in definitiva un miglior trasferi- guentemente della selttività.
mento di energia nonchè una selettività com- Se allora, in ognuno dei due casi, i due av-
plessiva più pronunciata. volgimenti vengono allontanati fra di loro, il
secondario si concatenerà solamente con
una parte del flusso primario.
L'assorbimento di potenza da parte del se-
Coefficiente di accoppiamento condario viene così limitato e vengono altresì
limitati gli elementi resistivi di perdita che dal
I ragionamenti fatti nel paragrafo prece- secondario, per effetto dell'accoppiamento,
dente si riferiscono alla stessa condizione di sono riportati al primario.
accoppiamento che fu a suo tempo ipotizzata Ne deriva quindi un miglioramento delle
per i trasformatori: l'accoppiamento fra i due condizioni di selettività; è ovvio però che non
circuiti deve cioè essere tale che quasi tutte le si può procedere molto per questa via (allon-
linee di flusso uscenti dal primario si conca- tanare cioè i circuiti accordati), altrimenti il
tenino con ciascuna spira del secondario, os- trasferimento di energia al secondario, sem-
sia deve essere molto vicino al massimo teo- pre necessario per ottenere un segnale di una
ricamente possibile. certa entità, scende a limiti inaccettabilmente
È in tali condizioni che si ha il massimo bassi.
trasferimento di energia dal circuito primario Chiarita così l'importanza che il maggiore o
al secondario. minore accoppiamento ha sia sull'energia
Spesso però o non possibile soddisfare a trasferita sia, in particolare, sulla larghezza di
tale condizione di accoppiamento massimo banda, è opportuno introdurre una grandezza
oppure non è il massimo trasferimento di che esprima tale condizione.
energia che interessa, bensì per esempio la È evidente che il maggiore o minore ec-
massima selettività. coppiamento fra due induttanze dipende, a
Non possiamo addentrarci troppo in uno parità di altre condizioni, dalla loro mutua in-
studio accurato dei circuiti accoppiati; ci si duzione.
limiterà quindi ad asserire che una maggiore Ma è altrettanto evidente che tale valore, di
selettività può essere ottenuta mediante un per sè in senso assoluto non dice nulla, in
opportuno allontanamento dei due avvolgi- quanto non viene riferito al massimo valore
menti fra di loro, cioè con un più o meno sen- che è possibile ottenere con i particolari cir-
sibile «disaccoppiamento». cuiti in esame.
Per renderci conto di tale fatto basterà os- Appare allora logico, per definire il mag-
servare l'effetto che un circuito (secondario) giore o minore accoppiamento fra due cir-
produce su un primario dal quale esso as- cuiti di induttanza L1 ed L2, assumere il rap-
sorba potenza. porto fra il coefficiente di mutua induzione -
Analizzando il fenomeno nei riguardi di un m - ed il massimo possibile in teoria.
circuito risonante serie, la potenza assorbita Si definisce quindi coefficiente di accop-
dal secondario si manifesta come un'ulteriore piamento il rapporto:
corrente che attraversa il primario; ne conse-
gue che sulla resistenza R (di perdita) viene k=_E!_
M
dissipata una maggior potenza, il che equi-
vale ad una diminuizione del Q e quindi della e poichè è:
s13lettività.
Se il fenomeno viene considerato nei con-

59
si avrà in definitiva zamento ed allargamento, anche un insella-
mento attorno alla Fo, al punto che l'insieme
dei due circuiti può ritenersi risonante per
due frequenze distinte tra le quali è compresa
È intuitivo che il limite massimo che può la Fo.
raggiungere k è 1 (cioè tutto il flusso primario Aumentando ancora l'accoppiamento, l'in-
sellamento e l'allargamento diventano via via
si concatena col secondario); è però altret-
tanto ovvio che tale valore non può essere in più accentuati (curva D).
pratica raggiunto per le inevitabili, anche se È chiaro allora che, a seconda dei partico-
spesso trascurabili, dispersioni di fiusso, cui lari impieghi ed esigenze dei circuiti da ac-
già più volte si è accennato. coppiare, si può ottenere, mediante oppor-
Passiamo ora a verificare, per vari valori di tuno dimensionamento del grado di accop-
k, come si manifesta graficamente la varia- piamento, tutta un'ampia gamma di funzio-
zione dell'andamento della curva di risonan- namento, che va dalla condizione di massima
selettività (cui compete però uno scarso tra-
za; controlliamo cioè la contemporanea va-
riazione dell'intensità del segnale trasferito e sferimento di segnale) a quella di massima
larghezza di banda (compatibilmente però
della larghezza di banda.
In fig. 67 sono riportate diverse curve di se- con l'entità dell'insellamento centrale).
lettività, tracciate per diversi valori di k.
Per valori di k piuttosto bassi, cioè con ac- V

coppiamento lasco, la curva ottenuta è del


tipo A; il trasferimento di segnale è cioè lon-
tano dal massimo, però la curva è molto
stretta ed appuntita.
Aumentando k, si giunge al valore per cui
tutta l'energia dal primario (salvo le perdite) si
trasferisce si secondario.
Si verifica, in questa condizione, /'accop-
piamento critico; la curva è quella indicata
con B: essa, pur raggiungendo il massimo
possibile di segnale trasferito, è ancora suffi- ~ f
cientemente stretta ed appuntita.
Fig. 67 - Curve di selettività per vari valori di k.
Superando questo valore di k, i circuiti di-
ventano, come si dice, sovraccoppiati.
Si verifica cioè un più accentuato effetto del
carico secondario riportato al primario, al Vari tipi di accoppiamento
punto che, in corrispondenza della frequenza
alla quale si aveva la risonanza, la caduta su- Sostanzialmente derivanti dai circuiti base
gli elementi dissipativi provoca una diminu- precedentemente descritti, esistono altri si-
zione di segnale. stemi, più complessi, per accoppiare un ge-
Si ha così l'andamento indicato nella curva neratore ed un carico mediante circuiti ac-
C, che presenta, oltre ad un evidente smor- cordati.

CJ C1 Cz

Cz
L1

T C3
L2

e
Fig. 68 - Vari metodi di accoppiamento.

60
Tale necessità deriva da particolari esi- selettività non troppo stretta e Iimitata ( ri-
genze intese ad ottemperare, oltre che alla ri- spetto alla Fo), ma il cui andamento dei fian-
chiesta selettività, anche al necessario adat- chi debba essere quasi verticale, e quello
tamento di impedenza, condizioni queste che della testa pressochè piatto per tutta la lar-
a volte possono non essere contemporanea- ghezza della banda; può ancora verificarsi la
mente e soddisfacentemente ottenute dai necessità di lasciar passare tutte le frequenze
suddetti circuiti base. fino ad un certo valore ed eliminare brusca-
In fig. 68 sono riportati tre di questi ulteriori mente le altre da quel valore in poi; può infine
sistemi. essere necessaria una decisa esaltazione od
Il circuito A deriva da quello di fig. 65, di cui attenuazione di una certa frequenza o banda
sostanzialmente è la versione raddoppiata; le rispetto alle circostanti.
bobine collegate fra di loro che fungono una Tutti questi requisiti possono ottenersi con
da secondario di L1 e l'altra da primario di L2, combinazioni più o meno complesse di Le C,
sono molto spesso realizzate con pochissime le cui caratteristiche naturalmente discen-
spire (e si chiamano perciò link), realizzando dono sempre dalle proprietà intrinseche della
così un collegamento a bassa impedenza. risonanza e dell'antirisonanza; tali circuiti LC
Ciò è utile per poter tenere tale collega- complessi sono chiamati filtri.
mento sufficientemente lungo nel caso che, Un filtro elettrico quindi agisce come tale in
per motivi particolari (per esempio se si vuol virtù della sua proprietà di offrire impedenze
evitare che i campi elettrici e magnetici di L1 estremamente diverse alle frequenze da eli-
ed L2 si concatenico direttamente), i circuiti minare ed a quelle utili.
risonanti L 1C1 ed L2C2 siano posti ad una I circuiti LC elementari che costituiscono i
certa distanza fra di loro. filtri vengono chiamati celle; un filtro è sem-
Il tipo B è costituito essenzialmente da due pre costituito da un certo numero di tali celle
circuiti accordati ad accoppiamento misto; (in genere però non superiore a 10).
infatti le due induttanze possono essere più o Il numero delle celle è naturalmente in rela-
meno accoppiate fra di loro, e contempora- zione alla rigorosità delle esigenze.
neamente il condensatore C3 (in genere di va- Le sezioni base che costituiscono i filtri so-
lore molto più basso di C1 e C2) agisce più che no: cella ad L (rovescio), cella a T, cella a 7f.
altro sulla larghezza di banda necessaria. Tali celle elementari si comportano in due
Il caso C è la versione raddoppiata della fig. modi fondamentali ed appartengono quindi a
64; in genere C3 è di capacità superiore a C1 e due classi opposte, le cui caratteristiche ven-
C2, ed è comune (assieme a questi) nella de- gono qui di seguito accennate:
terminazione della frequenza di accordo dei
a) cella passa-basso (PB), che ha la caratte-
due circuiti (in questo caso in genere L1 ed L2
ristica di eliminare tutte le frequenze supe-
non si accoppiano fra di loro).
riori ad un certo valore Ft detta frequenza li-
mite o di taglio; la figura 69 ne mostra l'an-
damento;
Filtri elettrici

Dalle diverse combinazioni di elementi L e Vu


\
C si possono quindi ottenere, come visto nei \

precedenti paragrafi, diversi gradi di esalta-


zione di certe frequenze a scapito di certe al-
tre.
In molte applicazioni però, le caratteristi-
che di esaltazione ed attenuazione ottenibili
con tali circuiti, relativamente semplici, non
sono assolutamente sufficienti o appropriate.
Può, per esempio, essere necessario otte-
Ft
nere una curva di risonanza molto stretta ed
acuta; oppure può necessitare una curva di Fig. 69 - Filtro PB.

61
b) cella passa-alto (PA), che ha la caratteri- Da questi tipi fondamentali ne discendono
stica di eliminare tutte le frequenze inferiori altri che si ottengono con opportune combi-
ad un certo valore, che ancora viene indicato nazioni o compenetrazioni di essi.
con Ft e chiamato frequenza di taglio; la È evidente, per esempio, che combinando
figura 70 mostra l'andamento di tale cella. un filtro PA con un filtro PB, aventi frequenze
di taglio diverse si hanno due possibili con-
seguenze.
Se la Fta del filtro PA è inferiore alla Ftb del
filtro PB, è chiaro che il complesso si com-
porta come un unico filtro suscettibile di la-
sciar passare solo le frequenze comprese fra
Fta ed Ftb.
Esso permette quindi una banda passante
F P = Ftb - F,.. ed è detto appunto filtro di
banda, o meglio passa-banda.
La sua curva di attenuazione è rappresen-
Flg. 70 - Filtro PA. tata in fig. 73.

In fig. 71 sono rappresentate le tre celle Vu


fondamentali summenzionate nella versione
passa-alto.
In fig. 72 le tre celle sono invece rappresen-
tate nella versione passa-basso.

:II F111,-o o L F1/fro o T

Fig. 73 - Curva di filtro passa-banda.

Per contro è possibile combinare opportu-


namente due filtri PA e PB in modo che ne
Flg. 71 - Filtri passa-alto. risulti un complesso filtrante tale da eliminare
la banda compresa fra Fta ed Ftb.

~~~
--
I
O>---F-,-11-ro-o-L~---<
o o Filtro
I o T
o

lT
o I Filtro o Tr
I o
Fta Ftb

Fig. 72 - Filtri passa-basso. Fig. 74 - Curva di filtro elimina-banda.

62
È questo il caso del filtro elimina-banda, il che dovrebbero passare inalterate, ma è ov-
cui andamento è rappresentato in fig. 74. vio che tale attenuazione è comunque ben in-
Naturalmente la banda attenuata è data da feriore a quella volutamente prodotta sulle
Fc = Ftb- Fu. frequenze da eliminare.
In fig. 75 è rappresentato un semplice tipo
di filtro elimina-banda.

Schermatura e massa

È facile intuire dalla definizione del coeffi-


ciente di accoppiamento e dalle considera-
zioni su di esso svolte, che il valore di k è
compreso fra O e 1.
Ciò però vale solo in teoria.
Infatti, analogamente ai motivi già detti, in
Fig. 75 - Filtro elimina-banda. base ai quali il valore 1 in pratica non è otte-
nibile, esistono buoni motivi per cui neppure
il valore zero è raggiungibile, specie nei nor-
mali apparati elettrici le cui dimensioni, e
quindi le distanze fra i vari circuiti, non pos-
sono essere molto grandi.
Per questo motivo, una certa parte del
flusso che esce da un solenoide, magari an-
Fig. 76 - Filtro passa-banda.
che molto piccola, troverà sempre il modo di
concatenarsi con altri solenoidi che si trovi no
nelle più o meno immediate vicinanze.
Se si vogliono evitare gli effetti, che in ve-
In fig. 76 è invece rappresenato il tipo di rità sono spesso dannosissimi, di questi sep-
filtro duale, cioè quello passa-banda. pur minimi accoppiamenti, l'unica soluzione
Le modalità di progetto di tali filtri sono ben è quella di interporre, fra i due o più circuiti in
precise, ma altresì complesse; qui possiamo oggetto, un materiale che capti e blocchi, per
solo sottolineare che esse derivano dalla così dire, i rispettivi flussi indesiderabili.
considerazione delle proprietà delle varie Tale materiale, dovendo in sostanza reagire
maglie elementari di presentare impedenze ai campi presenti dovrà essere, per le linee di
molto alte per le frequenze da eliminare e forza che tali campi caratterizzano, un «buon
molto basse per quelle da lasciar passare. conduttore».
Tali valori sono naturalmente in stretta re- Tanto più che gli eventuali segnali captati
lazione anche con le impedenze dei circuiti da tale materiale devono essere «Scaricati»
esterni cui tali filtri vanno collegati. incontrando la minima resistenza possibile
In pratica con una sola cella non si rag- onde ottenere la massima efficacia, ad un
giungono quasi mai le attenuazioni o accen- punto che sia a potenziale zero, rispetto ap-
tuazioni nella misura desiderata. punto ai segnali alternati presenti, a quei se-
È per questo che più celle vengono colle- gnali cioè che devono essere cortocircuitati.
gate in cascata, offrendo così caratteristiche Tale punto deve quindi appartenere ad un
più marcate di quelle possedute da una sin- conduttore, o sistema di conduttori, che sia
gola cella. «freddo» per i segnali in gioco, e ad esso de-
Occorre ricordare che i parametri resistivi vono essere convogliate e scaricate le cor-
di perdita degli elementi L e C sono più o renti di accoppiamento captate dall'apposito
meno presenti per tutte le frequenze in gioco materiale, inserito in funzione di schermo.
quindi l'attenuazione che ne consegue (tanto Tale materiale deve quindi presentare, a
maggiore quanto più elevato è il numero delle questi segnali così raccolti, una resistenza
celle) viene introdotta anche alle frequenze molto bassa, per far sì che essi lo percorrano

63
con estrema facilità e si disperdano sul punto un buon conduttore, cioè, per esempio, rame
freddo. o alluminio, (analogamente a quanto normal-
Normalmente quest'ultimo fa parte di una mente viene fatto per la realizzazione della
carcassa metallica (o insieme di conduttori a massa); trattandosi in genere di accoppia-
bassa resistenza) detta massa; ad essa nor- menti elettrostatici.
malmente viene collegato uno dei morsetti (in In altri casi lo schermo può consistere in
genere negativo) della batteria o di altra fonte una scatola che racchiude completamente
di alimentazione, ed esplica la funzione di uno o più circuiti.
punto comune di riferimento o di «ritorno». Occorre però tener conto che, se il compo-
Per quanto invece concerne il mezzo con- nente è una bobina e in ispecie se percorsa
duttore da interporre fra i due circuiti fra i da correnti ad alta frequenza, la presenza
quali non si vuole esistano accoppiamenti dello schermo, più o meno vicino ad essa, fa sì
cioè lo schermo, esso deve essere di mate- che una parte (pur piccola) del flusso sia da
riale magnetico (cioè ferroso o similare), per esso captata.
Ciò porta a due diverse conseguenze: in
presentare, ai campi magnetici esistenti, bas-
primo luogo l'induttanza della bobina viene
sissima riluttanza.
leggermente diminuita; in secondo luogo (ed
Analogo problema nasce per i cosiddetti
è il fattore più grave) lo schermo, assorbendo
accoppiamenti elettrostatici.
una parte dell'energia immagazzinata nel
Infatti due conduttori o porzioni di circuiti,
campo dell'induttanza, la dissipa sotto forma
anche se si trovano ad una certa distanza co-
di calore, diminuendo così il Q della bobina
stituiscono sempre le armature di un conden-
stessa.
satore la cui capacità, specie per frequenze Ciò avviene in maniera tanto più sensibile.
elevate, può costituire elemento di accop-
quanto più lo schermo è vicino alla bobina
piamento neint' affatto trascurabile.
(cioè maggiore è l'accoppiamento metallo-
Per eliminare tale fatto occorre impedire bobina) e quanto più alta è la frequenza in
che fra i due elementi il suddetto accoppia- gioco.
mento abbia a verificarsi; e ciò nuovamente si Per questo motivo si tende a non scendere
ottiene inserendo fra i due una parete metal- sotto certi valori della distanza fra bobina e
lica, ancora in funzione di schermo. schermo, distanza che appunto viene tenuta
Tale paratia, in questo caso, deve adem- possibilmente non inferiore ad un diametro di
piere alla condizione di essere realizzata con bobina.

64
Tubi elettronici mento, opportunamente arroventata, o me-
glio portata all'incandescenza, crea attorno
ad esse, una specie di nube elettronica; tale
elettroni cioè vagano caoticamente attorno al
EMISSIONE TERMOIONICA filamento, urtandosi e ricadendo sulla super-
ficie dello stesso, dopodichè altri elettroni
fuoriusciti ne prendono il posto, e così via.
Già nelle prime pagine di questa trattazione Questa nube costituisce quindi una zona
si è visto come in certi materiali, e segnata- ricca di elettroni liberi vaganti nel vuoto, e
mente nei metalli, esistano degli elettroni che quindi fortemente carica di segno negativo;
sono liberi di muoversi fra un atomo e l'altro. tale zona viene chiamata carica spaziale.
L'energia che loro compete è in stretta re- Essa, per identità di carica, respinge verso
lazione con la temperatura del metallo cui il filamento ulteriori elettroni che escono
appartengono. dallo stesso, cosicchè si costituitsce una
D'altra parte, almeno nelle normali condi- sorta di equilibrio ed il fenomeno dell'emis-
zioni ambientali, il continuo scambio di elet- sione tende a stabilizzarsi.
troni è circoscritto al reticolo atomico, nes- Per constatare la presenza degli elettroni
sun elettrone libero esce cioè dalla superficie che circondano il filamento è necessario col-
ed abbandona il metallo. locare entro l'ampolla, ad una certa distanza
Ciò è dovuto al fatto che gli elettroni sono dallo stesso, un secondo elettrodo, di raccol-
trattenuti dall'attraversare la superficie di un ta, accessibile dall'esterno, così come mostra
metallo da una particolare forza vincolante, la fig. 77.
che varia da metallo a metallo; per vincere
tale «forza di superficie», l'energia posseduta
degli elettroni (ripetiamo, in normali condi-
zioni ambientali) è assolutamente insufficien-
te.
Appare però evidente che se, mediante una
opportuna azione esterna, si aumenta l'ener-
gia posseduta dagli elettroni liberi fino ad un
certo valore, questi potranno superare la bar-
riera che li tiene vincolati ed uscirsene dal
metallo; ciò si può ottenere facilmente, per
esempio aumentandone la temperatura. Fig. 77 - Controllo della emissione di un filamento.
Se ne deve quindi concludere che, rag-
giunta una certa temperatura, diversa da me-
tallo a metallo, gli elettroni fuoriescono dalla
superficie del corpo, a guisa del vapore che si Se a tale piastra aggiunta viene applicato
sprigiona dalla superficie di acqua portata alla un potenziale positivo, l'equilibrio, che si era
temperatura di ebollizione. detto essere raggiunto dall'emissione elet-
Questo fenomeno, chiamato emissione tronica, ne viene turbato.
termoionica (o effetto Edison), può essere La carica positiva della piastra attrae infatti
messo in chiara evidenza eseguendo l'espe- gli elettroni che circondano il filamento, elet-
rienza nel vuoto, collocando cioè dentro troni che possono così essere estratti
un'ampolla di vetro, dalla quale sia stata tolta dall'ampolla; quindi con tale sistema se ne
pressochè tutta l'aria (o altro gas) presente, può constatare la presenza, nonchè misurare
una barretta filiforme di metallo appropriato, il numero.
che viene portata alla temperatura voluta con Le temperature cui si ha l'emissione da
un metodo molto semplice, quale è quello di parte del filamento variano da molte centinaia
farla percorrere da una opportuna corrente fino a qualche migliaio di gradi, a seconda del
(sfruttando cioè l'effetto Joule). mè.teriale con cui esso è costruito.
La fuoriuscita di elettroni dalla superficie Nelle applicazioni pratiche il filamento può
della barretta filiforme, appunto definita fila- fungere direttamente da emettitore di elet-

65
troni (come nell'esempio sopra esaminato), si valuta in mA emessi per unità di superficie
nel qual caso si ha il riscaldamento diretto. (cm 2 ) e per W di potenza riscaldante.
Ma ci si può anche giovare di esso sempli- Talé grandezza è detta potere emissivo.
cemente per portare all'incandescenza un ci- La scelta di un determinato tipo di fila-
lindretto (ad esso esterno e coassiale), al mento dipende anche dalla considerazione
quale spetta così l'emissione elettronica; è seguente: nei tubi elettronici, gli inevitabili,
questo il caso del riscaldamento indiretto. per quanto modesti, residui gassosi, per ef-
Il cilindretto aggiunto, che è pure metallico fetto degli urti contro gli elettroni, danno ori-
e che funge da emettitore, viene chiamato ca- gine a ioni positivi (quindi a particelle elettriz-
todo. zate di massa molto superiore a quella
In pratica il riscaldamento diretto viene dell'elettrone); tali ioni, a motivo delle rispet-
quasi esclusivamente usato nei tubi elettro- tive cariche, non possono che precipitarsi
nici di potenza elevata (da qualche centinaio verso il filamento.
di W ed oltre), mentre quello indiretto è pres- Esso quindi viene ad essere esposto ad un
sochè universale adottato nei tubi di piccola vero e proprio bombardamento di particelle
potenza. che (data la loro massa) lo sottopongono ad
I due tipi vengono schematizzati come in una azione disgregatrice che è tanto più in-
fig. 78. tensa quanto più è elevata la velocità di questi
ioni, velocità che a sua volta dipende diretta-
mente dalle tensioni in gioco.

Filamento in tungsteno puro

È il tipo di filamento quasi universalmente


usato nei primi tubi elettronici.
Fig. 78 - Tipi di riscaldamento.
Richiede temperature di funzionamento
molto elevate (intorno a 2300° C) per fornire
un'emissione di entità utilizzabile.
In questa figura A è a riscaldamento indiret- Per tale motivo la sua durata non è molto
to, in esso esistono cioè un filamento riscal- lunga e sicura.
datore ed un catodo emettitore separati; B Per contro, esso si presta ad essere usato
invece è a riscaldamento diretto, in esso cioè in quei tubi che funzionano con tensioni
il filamento si riscalda ed emette contempo- anodiche molto elevate (in pratica cioè nei
raneamente. tubi per alta potenza) dato che la sua strut-
tura molecolare resiste bene al forte bombar·-
damento ionico cui è conseguentemente
esposto.

VARI TIPI DI FILAMENTI


Filamento in tungsteno toriato

Le tecniche costruttive dei filamenti (con La sovrapposizione di un sottile strato (di


particolare riguardo a quelli a riscaldamento spessore quasi molecolare) di torio sul fila-
diretto) portano a classificare gli stessi in tre mento di tungsteno ne aumenta notevol-
gruppi fondamentali, ciascuno dei quali rive- mente l'efficienza, e permette inoltre di otte-
ste una particolare importanza per determi- nere la stessa emissione del tungsteno a
nate caratteristiche di utilizzazione. temperature sensibilmente più basse (anche
Uno dei più importanti fattori di scelta a fa- sui 1700° C); ciò ovviamente ne aumenta la
vore di un tipo piuttosto che di un altro consi- durata e la sicurezza.
ste nella efficaica dei filamenti emettitori dal Il filamento toriato tende a perdere il deli-
punto di vista dell'emissione elettronica. Essa cato strato superficiale per effetto del bom-

66
bardamento ionico, perciò esso si usa solo Flg. 79 - Diodo non polarizzato.
per tubi di piccola e media potenza.

Filamento a strato di ossidi

È il filamento più efficiente, quello cioè che


ha il più elevato potere emissivo, e perciò è
anche il più usato. Il passaggio (pure di scarsa entità) di cor-
Esso è costituito essenzialmente da un rente entro il diodo è provocato dal fatto che
supporto metallico (in genere in lega di ni- una piccola percentuale degli elettroni che
chel), ricoperto da uno strato di ossidi di ba- escono dal filamento sono (secondo un an-
rio e di stronzio. damento caotico, ma statisticamente preve-
È caratterizzato da un bassa temperatura di dibile) dotati di energia, e quindi di velocità,
funzionamento (sotto di 1000°C) e quindi dà sufficientemente elevata per far sì che essi
possano superare il breve spazio interposto
una maggior garanzia di durata.
fra anodo e catodo, fino appunto a raggiun-
Tuttavia il filamento a strato di ossidi ri- gere l'anodo stesso, e quindi rifluire al catodo
sente più di ogni altro del bombardamento attraverso la suddetta connessione esterna
ionico; di conseguenza esso viene usato Il passaggio interno può verificarsi appunto
quasi escusivamente nelle valvole riceventi perchè, avendo tolto, nello spazio catodo-
ed in qualche tipo trasmittente di piccola po- anodo, praticamente ogni molecola di gas, gli
tenza. elettroni possono superare tale spazio, e
quindi giungere all'anodo, senza pericolo di
urtare contro altre molecole, che ne devie-
rebbero il percorso, e comunque, nell'urto,
ne ridurrebbero la velocità.
IL DIODO Vediamo ora come si comporta questo di-
spositivo quando si applichi, fra filamento e
placca, una tensione qualunque.
Riprendiamo in esame l'ampolla a vuoto Supponiamo dapprima che la tensione sia
considerata all'inizio di questo capitolo. data da un generatore (batteria) collegato
come in fig. 80, cioè col positivo al filamento e
Si è visto che essa è dotata, oltre che di un col negativo alla placca.
filamento che, riscaldato, emette elettroni,
anche di un altro elemento metallico (in ge-
nere una placchetta) posto ad una certa di-
stanza dal filamento.
È questo il tipo più semplice di tubo elet-
tronico: esso è denominato diodo.
La placca metallica aggiunta si chiama
anodo ed il filamento è meglio detto catodo Fig. 80 - Diodo polarizzato (in senso inverso).
(tutto ciò in conseguenza del particolare fun-
zionamento che più oltre sarà esaminato).
Poichè la placca è sensibilmente negativa
Se, dopo aver portato il filamento all'incan-
rispetto al filamento, essa si oppone all'acco-
descenza, si collega ad esso, esternamente la
glimento degli elettroni più veloci, ed anzi re-
placca attraverso un milliamperometro, tale
spinge quelli che fuoriuscendo dalla zona
strumento denuncierà il passaggio di una de-
di carica spaziale, sarebbero diversamente a
bolissima corrente.
lei arrivati.
In fig. 79 è rappresentato il diodo e relativo Lo strumento allora non indicherà alcun
strumento. passaggio di corrente.

67
Si inverta ora la polarità della batteria, grafico di fig. 82, che mostra l'andamento
come indicato in fig. 81, nella quale cioè la della corrente anodica in funzione della ten-
placca è positiva rispetto al filamento, che è sione anodica (cioè della tensione applicata
quindi collegato al terminale negativo. fra filamento e placca); in essa è evidente il
fenomeno della saturazione.
È infatti evidente come, all'aumentare della
tensione anodica Va, la corrente la aumenta
per un buon tratto quasi linearmente; ad un
certo punto l'aumento della corrente si fa
meno pronunciato, sino a che si raggiunge il
valore ls, che è appunto la corrente di satura-
zione oltre la quale non si va anche aumen-
Fig. 81 - Diodo polarizzato (in senso diretto).
tando la tensione Va.

In questo caso la placca, essendo positiva,


/s
funziona effettivamente da anodo e quindi si
trova nelle migliori condizioni per accogliere
gli elettroni (negativi); anzi la carica positiva
di cui è dotata accelererà questi elettroni, at-
tirandoli su di essa.
Il flusso di cariche che ne consegue, cioè la
corrente (anodica) indicata dal milliampero- Va
metro. sarà di entità notevole.
Fig. 82 - Caratteristica del diodo.
Il fatto che, in tali condizioni il tubo costi-
tuisca non già una interruzione del circuito,
bensi una continuità, giustifica il chiamare
tale stato di «Conduzione", in contrapposi- Dalla differenza di comportamento offerta
zione allo stato precedente (corrente zero) dal diodo nei due casi opposti esaminati si
che era di «non conduzione». intuisce facilmente la funzione più generale
Il valore della corrente anodica che scorre dello stesso, che è appunto quella di lasciar
entro il diodo e nel circuito esterno varia al passare, attraverso di esso, corrente sola-
variare della tensione applicata. mente in una direzione, quella cioè che corri-
Infatti la presenza della carica spaziale (for- sponde ad una tensione di placca avente po-
temente negativa) interferisce e si oppone larità positiva rispetto al filamento, e di op-
all'azione della tensione dell'anodo, fintanto porsi invece al passaggio di corrente quando
che questa ha valori non troppo elevati. la polarità della placca rispetto al filamento è
Vale a dire che solo una parte della cor- negativa.
rente emessa riesce a varcare la nube elettro- Se quindi, passando all'atto pratico, viene
nica e raggiungere l'anodo; in tal caso il applicata ai capi di un diodo una tensione al-
diodo conduce solo parzialmente. ternata, entro lo stesso e nel circuito esterno
L'aumento della tensione anodica (il ren- ad esso asssociato scorrerà corrente sola-
dere cioè l'anodo sempre più positivo rispetto mente quando la placca è positiva rispetto al
al catod9) tende via via a neutralizzare l'ef- filamento, cioè durante il semiperiodo positi-
fetto della carica spaziale, finchè si giunge ad vo.
un valore tale che tutti gli elettroni emessi dal Quindi nel circuito esterno associato al
filamento vengono captati dalla placca. tubo si avrà unicamente una successione di
Si dice allora che il diodo conduce comple- semionde positive.
tamente, o meglio che è saturato. Ne risulta così posta in evidenza l'applica-
Raggiunta tale condizione, ogni ulteriore zione più tipica del diodo, che è appunto
aumento della tensione anodica non produce quella di «raddrizzare,, tensioni alternate.
praticamente alcun aumento di corrente. Nella tecnica normale, per applicazioni di
Tale comportamento è sintetizzato nel questo genere, entro l'ampolla di vetro può

68
essere posta una seconda placca; in tal caso filamento, che consiste in una spiralina di
le due placche possono essere collegate in tungsteno puro.
modo tale che ognuna raddrizzi una delle due L'elevata temperatura di accensione del
semionde. filamento porta, in poche decine di secondi, il
Costruttivamente l'anodo è un cilindro me- catodo alla temperatura di esercizio, alla
tallico coassiale al filamento-catodo, posto a quale cioè si ha la necessaria emissione,
qualche millimetro di distanza da esso. mentre l'inerzia termica del catodo emettitore
Le normali tensioni di esercizio per questi è sufficientemente elevata per non far risen-
tubi vanno da diverse centinaia a poche mi- tire alla corrente anodica alcuna variazione.
gliaia di V, con correnti di funzionamento Contemporaneamente la presenza del ca-
dell'ordine di qualche decina, e fino a qual- todo permette di ottenere un efficace effetto
che centinaio di mA. schermante per la placca nei confronti della
tensione alternata applicata al filamento.
Praticamente tutte le valvole riceventi, ed
anche diversi tipi trasmittenti di bassa poten-
za, sono oggi realizzate a riscaldamento indi-
retto.
IL CATODO

Nel la grandissima maggioranza dei casi sus-


siste la necessità (derivante da considera-
zioni di praticità ed economia) di accendere i IL TRIODO
filamenti dei tubi elettronici mediante correnti
alternate; tale sitema porta però un inconve-
niente, dato dal manifestarsi, nei circuiti di Le variazioni che, in un diodo, sia il valore
impiego, di un fasidioso ronzio derivante della tensione applicata all'anodo, che il se-
dalla trasposizione in essi di un segnale la gno della stessa, apportano alla corrente
cui frequenza è ovviamente in relazione con anodica (almeno entro i limiti della saturazio-
quella della tensione alternata usata. ne), possono essere ottenute in modo molto
Ciò è conseguenza di diversi fattori, il più più semplice ed, in particolare, più fertile di
importante dei quali consiste nella scarsa pratiche applicazioni, interponendo, fra ca-
inerzia termica di molti tipi di filamenti, a todo ed anodo, e precisamente in prossimità
causa della quale si ha una periodica varia- del catodo, un terzo elettrodo, naturalmente
zione della temperatura del filamento stesso, pur esso collegato ad opportuna sorgente di
e quindi dell'emissione ed in definitiva della tensione.
corrente anodica, che varia così al ritmo della Questo nuovo elettrodo, con la sua azione
corrente di accensione. elettrostatica sugli elettroni della carica spa-
Secondariamente anche il campo elettrico ziale, serve a controllare il flusso degli stessi
variabile esistente nello spazio circostante il verso la placca, e quindi la corrente anodica;
filamento può determinare corrispondenti va- esso, dovendo permettere il passaggio degli
riazioni della corrente anodica. elettroni, presenta quindi una struttura a ma-
Per questi motivi (nonchè per altri, ma glie.
meno importanti) si è allora reso necessario Da ciò il nome di griglia che esso assume.
affidare la funzione di catodo emettitore ad Il nuovo tipo di tubo che così nasce si
un elemento distinto dal filamento, lasciando chiama triodo.
a quest'ultimo solo quella di riscaldatore. La denominazione di griglia discende dalla
Si hanno così tubi a riscaldamento indiret- realizzazione fisica della stessa (almeno per i
to, cui già è stato accennato. tubi di costruzione più classica e meno recen-
In questi, il catodo consiste essenzialmente te).
in un cilindretto di nichel ricoperto da uno Infatti tale elettrodo era costituito da un
strato di ossidi di bario e di stronzio, all'in- tessuto metallico con struttura a maglie; nei
terno del quale, e da esso isolato, è posto il tubi moderni invece più semplicemente la

69
griglia è costituita da una spirale di filo (natu- tro, si vede chiaramente la scarsa linearità
ralmente sempre di materiale conduttore). della curva civino all'interdizione.
La funzione di controllo assegnata alla gri-
glia viene esercitata applicando ad essa una
tensione riferita al catodo.
Ci si rende conto di quanto avviene, in con-
seguenza di questo, esaminando l'andamento
della corrente anodica in un triodo per valori
diversi, in entità e segno, della tensione ap-
plicata alla sua griglia.
Qla
Iniziamo con una tensione negativa rispetto
al catodo, come in fig. 83. i
_____J
Naturalmente all'anodo deve essere appli-
cata una tensione positiva di opportuno valo-
re.

• Vg

Fig. 84 - Caratteristica di griglia di un triodo.

In ogni caso, in tutto il campo di variazione


Fig. 83 - Triodo con polarizzazione negativa.
ora esaminato, la griglia, essendo sempre
negativa, non può che respingere tutti gli
elettroni che eventualmente la colpiscano.
Partiamo da bassi valori della tensione di Ne consegue che nel circuito di questa, e
griglia; una parte degli elettroni che, uscendo cioè entro il percorso catodo-griglia-batteria,
dal catodo, sarebbero richiamati dalla elevata non scorre alcuna corrente.
tensione di anodo, vengono respinti dal po- Si inverta ora la polarità della tensione di
tenziale negativo posseduto dalla griglia la griglia, applicando cioè ad essa una tensione
quale quindi ributta questi elettroni nella positiva rispetto al catodo come si vede
zona di carica spaziale. nella fig. 85.
Ne risulta che la corrente anodica assume
un valore inferiore a quello che si avrebbe in
assenza di tale potenziale alla griglia.
Via via che quest'ultima viene resa più ne-
gativa, tale riduzione della corrente anodica
si fa sempre più sensibile, fintanto che si ar-
riva ad un valore di tensione tale che il pas-
saggio di corrente anodica viene completa-
mente bloccato, in quanto l'effetto ripulsivo
della carica negativa raggiunta dalla griglia è Fig. 85 - Triodo polarizzato positivamente.
superiore alla attrazione esercitata dalla
placca.
Tale tensione è perciò detta di interdizione In tale disposizione il potenziale positivo
(V 9 ;). della griglia e la sua vicinanza al catodo pro-
Riportando in diagramma la relazione che vocano una notevole attrazione, e quindi ac-
intercorre fra corrente anodica e tensione celerazione, sugli elettroni fuoriuscenti dal
di griglia, si ottiene la fig. 84; da essa, fra l'al- catodo stesso; essi cioè vengono estratti

70
dalla zona di carica spaziale e notevolemnte rite ad un certo valore della tensione anodica;
agevolati nel loro percorso verso l'anodo. esse sono valide, naturalmente entro certi li-
Tutto questo porta conseguentemente ad miti, anche per altri valori prefissati della Va,
un notevole aumento della corrente anodica. sia superiori che inferiori a quello preceden-
Ma contemporaneamente una parte, anche temente considerato.
se non rilevante, degli elettroni emessi dal ca- Brevemente ricapitolando quanto sinora
todo vengono trattenuti dalla griglia (che è detto, risulta chiaro il motivo per cui la griglia
positiva) determinando nel suo circuito una viene più esplicitamente identificata col
corrente. nome di griglia controllo.
Questa corrente di griglia aumenta natu- Essa infatti permette, mediante variazioni
ralmente con l'aumentare del potenziale (po- di tensione dell'ordine dei V o anche di fra-
sitivo) di essa. zioni di V, di operare una sensibile azione di
In ogni caso comunque la somma delle due controllo sulla corrente anodica, facendola
correnti (di placca e di griglia) corrisponde al ampiamente variare tramite i suddetti mode-
numero totale di elettroni emessi dal catodo. sti valori di tensione; tanto più che ciò, in una
Sappiamo d'altra parte che l'emissione ca- grandissima percentuale di casi, avviene
todica ha un limite nella già nota corrente di nella zona di polarizzazione negativa (quando
saturazione (vista a proposito del diodo). si ha a che fare con circuiti non di potenza
Raggiunto perciò un certo valore della ten- elevata), e quindi senza richiedere alcuna
sione positiva di griglia corrispondente a tale corrente, cioè alcuna potenza, al generatore
stato, e perciò detta tensione di saturazione, della tensione di controllo.
se si aumenta ancora tale potenziale si può
osservare che, mentre la corrente di griglia
seguita ad aumentare per evidenti motivi, la
corrente anodica inizia a diminuire; ciò ap- Parametri del triodo
punto perchè la corrente uscente dal catodo
ha ormai raggiunto il suo valore massimo, e si Quanto detto nei precedenti paragrafi porta
ripartisce conseguentemente fra i due elet- a concludere che, come nel diodo la corrente
trodi. dipende (entro i limiti della saturazione) dalla
tensione anodica, così nel triodo essa dipen-
de, oltre che dalla stessa tensione anodica,
Ik anche (e notevolmente) dalla tensione di gri-
--------
,,,;-·----~ glia.
/. Io Inoltre, data la particolare azione di con-
trollo di questa ultima, una piccola variazione
del suo valore di tensione ha, sulla corrente
anodica, un effetto molto maggiore che una
analoga variazione della tensione di placca.
Vale a dire che se, per ottenere una deter-
minata entità della variazione di corrente, è
necessario variare la tensione di griglia di
qualche V, occorre variare la tensione di
• Vg

Fig. 86 - Ripartizione delle correnti in un triodo.

Il grafico visto in fig. 84 può allora essere


esteso alla regione positiva del potenziale di : 6va
griglia; si ottiene così la fig. 86, nella quale 6vg
t -_ J
sono messe in evidenza le correnti anodica e
di griglia, nonchè la loro interdipendenza ed
il loro legame con la corrente catodica.
J _· '-----'-----~ _l
Le curve di figura sono naturalmente rife- Fig. 87 - Rilevamento dei parametri di un triodo.

71
placca, per esempio, di molte decine di V per- Si sono fin qui esaminate certe relazioni
chè si verifichi la stessa variazione della cor- che esistono fra le caratteristiche operative
rente anodica. fondamentali del triodo, e cioè la Va, la V9 e la
Quanto ora detto è schematicamente rap- la, ed abbiamo anche visto quali altre gran-
presentato in fig. 87; essa serve a mettere in dezze o parametri si possono dedurre dai
evidenza le grandezze che interessano per il rapporti, opportunamente scelti, fra le varia-
rilevamento dei parametri di un triodo. zioni di due di esse mentre la terza rimane
Per comodità, vengono qui di seguito rac- costante.
colti i simboli che interessano tale figura, Più particolarmente, mantenendo costante
nonchè la successiva trattazione. la e paragonando le variazioni delle altre due
si è definito il coefficiente di amplificazione 11;
mantenendo costante V 9 e variando le altre
Va = tensione anodica due è stata definita la resistenza anodica.
~V a = variazione della stessa (per provocare Per completare il quadro occorre ora man-
una ~la) tenere costante Va e vedere che significato
la = corrente anodica può assumere il rapporto fra le variazione di
~la= variazione della stessa V 9 e la corrispondente variazione di la, cioè il
V g = tensione assegnata alla griglia (detta: rapporto:
polarizzazione)
~V g = variazione della stessa (consistente m ~Vg/~la, quando Va resta costante.
pratica nel segnale di controllo).
In questa relazione, che in sostanza è un
rapporto fra una tensione ed una corrente, si
Ora, la più o meno energica azione di con- può subito riconoscere l'aspetto formale
trollo esercitata dalla griglia sulla corrente della legge di Ohm e quindi si può tranquil-
anodica è esprimibile numericamente me- lamente affermare che esso rappresenta una
diante il rapporto fra una certa variazione resistenza (secondo le forme a suo tempo
della tensione di placca (cui corrisponderà date di tale legge).
una certa la) e la variazione che, corrispon- Ne consegue che il suo inverso e cioè.11a-
dentemente, si dovrebbe dare alla tensione di .1V9 rappresenta l'inverso di una resistenza e
griglia (nella zona negativa) per riportare la cioè una conduttanza.
corrente anodica al valore fissato di partenza. Tuttavia la relazione in oggetto lega due
A tale rapporto si dà il nome di coefficiente grandezze, la.11a e la.1V 9, che non si riferi-
di amplificazione, e si indica con la lettera 11 . scono alla stessa porzione di circuito ma a
Esso è quindi espresso dalla formula: due circuiti distinti, seppur interagenti, cioè
quello di griglia e quello di placca; perciò ap-
~Va pare logico applicarle l'aggettivo mutua.
fl=--
~vg Questo rapporto viene indicato con gm.
Dunque il nuovo parametro:
È ovvio che quanto più grande è questo
rapporto, tanto più è sensibile l'azione di con- ~la
trollo della griglia. gm = ~V (per Va= costante)
g
Altro parametro importante nel funziona-
mento del triodo è il rapporto fra la variazione è detto conduttanza mutua o anche tran-
della tensione di placca e la relativa varia- sconduttanza.
zione di corrente che essa ha provocato, ciò a Esso talvolta è indicato anche col simbolo
tensione di griglia costante. S.
Esso viene chiamato resistenza anodica e
Si tratta di uno dei parametri più significa-
ovviamente si misura in ohm.
tivi del triodo, anche dal punto di vista geo-
Si ha quindi:
metrico, perchè rappresenta la pendenza
della caratteristica mutua, specialmente mi-
surabile nel tratto più rettilineo della curva

72
stessa, che già è stata introdotta, ma qui corrente la, cui è ovviamente associata una
viene chiarita. corrispondente variazione della tensione ai
Esso esprime in sostanza il rapporto fra i capi di RL, cioè una Vr.
due segmenti che compaiono in fig. 84. Entro certi limiti, le variazioni di Vr sono
Se la corrente anodica è espressa in milli- proporzionali alle variazioni di V 9 che le
ampere e la tensione di griglia in volt, la con- hanno provocate.
duttanza mutua sarà espressa in mAIV, che è
la millesima parte dell'A/V, ossia di 1/ohm,
detto anche MHO.
Ma ciò che più ci interessa ora è vedere
come siano legati tra di loro i parametri fin qui
definiti.
Si prenda per esempio il prodotto fra gm ed
Vg Vb
Ra: esso vale:
L .._______.___-----'-____,
Fig. 88 - Il triodo come amplificatore.

Ma questo rapporto ci è già noto; esso vale


!', quindi in definitiva si ha: Ricordando quanto detto a proposito del
coefficiente di amplificazione, le variazioni di
corrente anodica provocate da ,1 V 9 potreb-
bero essere ottenute anche variando Va; però,
relazione semplicissima che lega i tre para- a parità di "11a, il "1Va dovrebbe essere molto
metri fondamentali di un triodo e che consen- grande rispetto a "1V 9 ed esattamente, se-
te, noti due qualunque di essi, di ricavare il condo la definizione precedente, paria 11 "1V 9 .
terzo. Ai capi della resistenza RL ritroviamo allora
In pratica occorre fare attenzione alle unità. un segnale di valore molto più alto di "1V 9 ,
Se Ra è espresso in ohm, gm dovrà essere valore che sarebbe esattamente pari al la va-
espresso in mho (che come si è detto è l'in- riazione di partenza amplificata di 11 volte se
verso dell'ohm); ma se, come di solito, gm è non si dovesse tener conto anche dell'effetto
espresso in millimho o mA/V, la Ra dovrà es- delle resistenze presenti in circuito.
sere espressa in k n. Esaminando infatti il circuito di placca, esso,
per quanto ora dettL', si comporta come se gli
fosse applicata una tensione w ,1 V 9 ; inoltre,
nel circuito stesso, sappiamo essere presenti
Il triodo come amplificatore la resistenza anodica (interna) del tubo, cioè
Ra, nonchè la resistenza di carico applicata
Si modifichi ora il circuito di fig. 87 inse- esternamente, cioè RL
rendo, in serie all'anodo, una resistenza; il Allora il circuito di uscita può essere molto
circuito diventa così quello di fig. 88, nella semplicemente schematizzato come in fig.
quale i vari simboli hanno il significato già 89; tale configurazione rappresenta il circuito
noto (salvo Vr). equivalente del tubo (in versione molto
In condizioni statiche, quali sono quelle semplificata e limitata all'uscita).
iniziali cui ci riferiamo, si avrà dunque una La denominazione deriva dal fatto che esso
tensione di polarizzazione Vg, una tensione eq u iv aie esattamente al l'effettivo comporta-
anodica Va, una conseguente corrente ano- mento del tubo nonché alla effettiva influenza
dica la e quindi (in ottemperanza alla legge di dei parametri dello stesso.
Ohm) una caduta di tensione Vr ai capi della Dalla risoluzione di questo semplice circui-
resistenza di carico RL. to, che effettuiamo a titolo di esemplificazio-
Se la tensione di griglia subisce una varia- ne, si può ricavare il rapporto che intercorre
zione V9 , la conseguenza immediata è che si fra la tensione all'uscita, ai capi del carico, e
verifica nel circuito anodico una variazione di la tensione all'ingresso, applicata alla griglia.

73
Flg. 89 - Circuito equivalente (di placca) di un tubo). in riferimento alla curva caratteristica dello
stesso.
Ra
In tale circuito la variazione della V9 viene
effettuata immaginando che del circuito di
griglia faccia parte il generatore di tensione
r6vg alternata Vi.
Ciò porta, di conseguenza, che la tensione
di griglia sarà, in ogni istante, data dal valore
di V 9 cui si somma o si sottrae il valore pos-
Tale rapporto esprime l'effettiva amplifica- seduto in quell'istante dalla tensione Vi, a se-
zione del tubo, cioè quella ottenibile ai capi conda della polarità di questa.
della particolare resistenza di carico inserita; La tensione d'uscita amplificata, Vu, viene
essa si indica con A. naturalmente prelevata ai capi della resi-
Ritornando al circuito equivalente, la varia- stenza di carico RL.
zione della corrente che scorre in esso, per la
legge di Ohm, vale:

~I= µ·~Vg
a Ra+ Ri,
RL
-i-
Vu
Quindi la tensione ai capi di RL è data da:
Vi
~t
.. - l•I• .
Vg Vb

Allora l'amplificazione, che come detto va- Fig. 90 - Circuito tipico di triodo amplificatore.
le:

Siano allora, per fissare le idee:

risulta essere: Vb = 300 V. Vg = - 2 V Ri, = 100 kO

µ
Si segua ora, sulla caratteristica mutua del
triodo, il meccanismo dell'amplificazione, ri-
portando su essa le diverse tensioni in circui-
to, come rappresentato in fig. 91.
È così evidente che il valore dell'amplifica- In primo luogo si vede dalla caratteristica
zione risulta essere sempre minore di!'· in che, con V9 = - 2 V, entro il tubo scorre una
quanto questo va sempre diviso per un nu- corrente la = 1 mA.
mero maggiore di 1; comunque è chiaro che Naturalmente si intende che la curva è
A è tanto più grande (e tanto più vicino aµ) quella relativa all'effettivo valore della ten-
quanto più elevato (naturalmente entro certi sione anodica, che in questo caso è:
limiti) è il valore di RL
Ciò conferma (ricordando che può essere
di molte decine) l'entità dell'amplificazione
subita dal segnale di controllo applicato alla Sono così noti tutti i valori statici di polariz-
griglia. zazione.
Per meglio illustrare la funzione amplifica- Si consideri ora applicata alla griglia la ten-
trice del triodo, è bene anche esaminare il sione Vi, avente un valor massimo (ampiezza)
comportamento del circuito applicativo del pari ad 1 V.
tubo, che, come rappresentato in fig. 90, più Con tale valore quindi l'escursione della
direttamente corrisponde al pratico impiego, tensione di griglia sarà di più o meno 1 V at-

74
torno al valore di polarizzazione, varierà cioè 260 V, in relazione al fatto che la corrente non
ritmicamente fra - 1 e - 3 V; cioò è rappre- sarà di 0,3 mA corrispondenti a 200 V anodici,
sentato nel quadrante in basso a sinistra della ma qualcosa di più, ed esattamente 0,4 mA,
figura. ossia quella corrispondente a circa 270 V.
Quando, per esempio, la V9 è uguale a - 1
V, cioè è pari al valore meno negativo, si avrà
fa mA
in corrispondenza il massimo della corrente I
I

anodica. I
I

Tale massimo, stando ai valori dati in dia-


gramma, «Sarebbe,, di 1,7 mA; ciò vuol dire
1, 7
1.6
::-: -=-= =--= .- ~' ti/- I
I

,' I I
che la tensione di placca pure «sarebbe»
I / :
scesa al valore: ,' / I
---/j- --1-
/ >' I
I Il
I I I
1 I I I
Diciamo «Sarebbe» perchè, a ben conside- I I

rare le cose, alla fine di questa escursione di 0,4


0,3 ---=·-=-::: / l /~ j_ -=-i-
/ ).' !
V 9 , la tensione anodica è diminuita (appunto ,,,//I I

per la caduta attraverso RL) e quindi la cor- +


rente la non potrà essere 1,7 mA, che compe-
tono ad una tensione anodica di 200 V, ma
ovviamente un valore un po' minore, ossia
quello che compete ad una Va di circa 130 V.
È per questo che in figura, oltre alla caratte-
Fig. 91 - Comportamento del triodo esaminato sulla carat-
ristica di polarizzazione corrispondente ad
teristica.
una Va di 200 V (e disegnata a tratto conti-
nuo), è riportata, inferiormente, una curva
tratteggiata, che appunto è quella da consi- Questi nuovi valori sono ottenuti mediante
derare valida per il nuovo valore di Va (i circa la curva tratteggiata superiore, che appunto
130 V suddetti). si riferisce ad una Va di circa 270 V.
In conseguenza di ciò, la corrente anodica In ogni modo, anche questa variazione
avrà un valore leggermente inferiore, cioè 1,6 della tensione di griglia viene ritrovata in
mA, e la tensione anodica sarà leggermente placca 60 volte più ampia.
superiore, cioè 140 V. Concludendo quindi, il triodo scelto forni-
In definitiva possiamo affermare che ai capi sce all'uscita, nelle citate condizioni di lavo-
della RL si è avuta una variazione di tensione ro, un segnale di forma praticamente identica
pari a 60 V quando la tensione negativa di a quella d'ingresso, ma amplificata di circa 60
griglia ha subito la variazione di 1 V. volte.
Ciò equivale a dire che l'amplificazione su- È ora necessaria però una precisazione: se
bita dalla tensione applicata alla griglia vale A il punto di lavoro (ossia i valori della tensione
= 60. base di griglia e della tensione anodica), an-
Seguendo le analoghe vicende per una se- zichè quello di fig. 88, fosse scelto, per esem-
mionda negativa della V;, si potrà constatare pio, più in basso, come mostra la fig. 92, si
che, per il valore massimo della V 9 , cioè - 3 otterrebbe in uscita una tensione sensibil-
V, la corrente anodica dovrebbe scendere a mente diversa.
0,3 mA. Questa, rispetto alla precedente, mostra
Con ciò la tensione anodica dovrebbe sa- due notevoli, e spesso indesiderate, differen-
lire a: ze: la prima consiste in una minore amplifica-
zione, la seconda (spesso più grave) nel fatto
Va=Vb-RL1a=300-30=270 V che non viene mantenuta la simmetria fra le
due semionde.
Invece, per le stesse ragioni prima addotte, Tale comportamento. come del resto mette
essa salirà un po' meno, ed esattamente a soli in evidenza la figura, è dovuto al fatto che le

75
escursioni della tensione di entrata interes- Si tratta delle famiglie di curve caratteristi-
sano un tratto di caratteristica che presenta che, che esprimono graficamente l'anda-
una pendenza inferiore e per di più è curvo mento di una grandezza in funzione di un'al-
rispetto al tratto prima interessato. tra, per particolari valori della terza.
Da tale osservazione scaturisce quindi La più tipica, perchè di maggiore utilità, è la
l'importanza che. agli effetti di una regolare caratteristica anodica, che riporta la corrente
amplificazione, ha l'opportuna scelta dei va- di placca in funzione della relativa tensione,
lori base di Vg e Va, ossia appunto la scelta del per vari valori prefissati della tensione (in ge-
punto di lavoro, quando la tensione d'uscita nere negativa) di griglia.
debba rispecchiare fedelmente (salvo per il Un esempio di famiglia di tali curve è dato
valore molto più elevato) quella d'ingresso. in fig. 93.
In ogni caso, da quanto finora detto, di-
scende ancora un'altra considerazione; il se- mA /0
gnale che compare in placca del triodo è in 10
opposizione di fase con quello applicato in
griglia (infatti all'aumento della tensione di 8
quest'ultima consegue un aumento della la e

,,
quindi una diminuizione di Va, per la caduta
6
su RL).

la
]

Va
100 200 300 V

Fig. 93 - Famiglia di caratteristiche anodiche di un triodo.

Con opportuni procedimenti grafici, da


queste curve e dalle caratteristiche di griglia,
si potrebbero ricavare tutti i parametri tipici
del triodo cui si riferiscono, nonchè le parti-

':
colari condizioni di lavoro.

8
i I
I
,
v,
Capacità interelettrodiche

Si disse a suo tempo che un condensatore


è sostanzialmente costituito da due condut-
tori affacciati con interposto un dielettrico
qualunque.
Fig. 92 - Importanza del punto di lavoro.
È facile quindi dedurre l'esistenza di una
capacità, seppur modesta, fra le superfici af-
Famiglie di caratteristiche del triodo facciate che costituiscono gli elettrodi di un
tubo, ed in particolare di un triodo (avente il
Il sistema di calcolo semigrafico adottato vuoto come dielettrico).
nell'esempio precedente può essere effet- Quindi questa piccola ma non trascurabile
tuato in modo diverso, o può essere esteso capacità parassita esiste fra ogni coppia di
alla determinazione di tutti i parametri che elettrodi.
caratterizzano un triodo sia in funzionamento Si hanno quindi delle capacità, appunto
statico che dinamico, sfruttando dei grafici dette interelettrodiche, fra griglia e placca, fra
(forniti dal costruttore del tubo) che riportano griglia e catodo e fra placca e catodo, come
le relazioni esistenti fra Va, la e Vg. rappresentato in fig. 94.

76
Fig. 94 - Rappresentazione schematica delle capacità inte- gioco sono piuttosto elevate, se cioè la reat-
lettrodiche. tanza di Ca 9 diventa non più tanto alta.
Comunque il valore di Ca 9 è qualche fra-
zione di pF o al massimo qualche pF.
I
I
Quando particolari motivi costringono ad

-..
I
~ Cak
usare, per esempio in VHF ed UHF, i triodi
I
I
I
come amplificatori, la realizzazione meccani-
Cgk ca degli stessi viene particolarmente studiata
I
I
I
________ JI onde ottenere, a parità di altri parametri, valori
'
l..---- i più bassi possibili di tali capacità, ed in par-
ticolare appunto di quella griglia-placca.
La capacità griglia-placca (Cag) in genere è Se invece i suddetti motivi particolari, vin-
la più pericolosa delle tre. colanti all'uso dei triodi, non esistono, ven-
Si è infatti visto, nell'esempio fatto di triodo gono allora adottati altri tipi di tubi, entro ai
amplificatore, come (almeno nella maggio- quali, e precisamente fra griglia e anodo,
ranza dei casi) la griglia costituisca l'ingresso sono state ulteriormente inserite una o più
del segnale e la placca ne costituisca l'uscita; griglie aventi lo scopo (almeno una) di
la presenza allora di tale capacità, che offre schermare fra loro i suddetti elettrodi, onde
un possibile percorso fra uscita e ingresso, evitare i dannosi effetti derivati dal loro ac-
può essere molto dannosa se le frequenze in coppiamento.

77
Fig. 95 - Circuito applicativo di un tetrodo.
IL TETRODO

11 metodo più semplice per eliminare gli ef-


fetti dannosi della capacità griglia-anodo
consiste nell'inserire uno schermo elettrosta-
tico fra questi due elettrodi.
Tale schermo sarà costituito, per gli stessi
motivi costruttivi visti per la griglia-controllo,
da una reticella a maglie, oppure, più moder-
namente, da una spirale di passo opportuno. 11 fatto che la griglia schermo sia a poten-
L'inserzione di tale ulteriore elettrodo, ziale positivo porta come o.vvia conseguenza
detto griglia schermo, porta ad un nuovo tipo che un certo numero degli elettroni che po-
di tubo, detto tetrodo. vengono dal catodo vengono captati anche
La presenza della griglia schermo fa sì che da essa; quindi il circuito associato alla gri-
il tetrodo presenti, rispetto al triodo, un com- glia schermo è sempre attraversato da una
portamento diverso, che in molte applicazioni certa corrente.
può essere di grande utilità. Quando la tensione di tale griglia è infe-
La griglia schermo, per non respingere gli riore a quella della placca, la corrente che
elettroni diretti verso la placca, deve essere attraversa il suo circuito è sensibilmente infe-
polarizzata positivamente; infatti la tensione riore a quella anodica; se invece la tensione
che ad essa viene applicata è normalmente di schermo è superiore a quella anodica
uguale o di poco inferiore a quella di placca. (questa però non è una condizione normale
Il flusso di elettroni che passa attraverso le di funzionamento), allora la percentuale di
maglie di tale griglia viene ovviamente acce- corrente «catturata» a spese di quella ano-
lerato dal potenziale positivo di essa; poichè dica diventa sempre più elevata, finanche (per
gli elettroni costituenti la corrente anodica valori molto bassi della tensione di placca) a
incontrano, nel loro percorso dalla griglia raggiungere il valore di quasi tutta la corrente
controllo alla placca, prima di quest'ultima, la emessa dal catodo.
griglia schermo, la loro accelerazione e Le curve caratteristiche del tetrodo sono
quindi la corrente anodica vengono a dipen- sensibilmente diverse da quelle del triodo; in
dere prevalentemente dal potenziale di que- fig. 96 è particolarmente da notare (per valori
sta seconda griglia. di Va sufficientemente elevati) la notevole in-
Ciò equivale a dire che, in un tetrodo, una dipendenza della la dalla Va stessa.
volta assegnato alla griglia schermo un certo
valore, l'unica che praticamente determina e la
definisce il valore della corrente anodica è la
griglia controllo. Vg =O
Si noti che l'indipendenza, o quasi della
corrente anodica dalle variazioni subite dalla -2 V

tensione di placca (naturalmente entro certi


-4 V
limiti) si traduce in una possibilità di amplifi-
cazione molto maggiore che il tetrodo ha nei
confronti del triodo, perchè in tal caso le ca-
dute di tensione ai capi della resistenza di ca-
rico restano quasi senza effetto nei confronti
della variazione della corrente anodica, che
invece nel triodo si riflette negativamente,
come si è visto nel precedente esempio nu- Fig. 96 - Curve caratteristiche anodiche del tetrodo.
merico.
In fig. 95 è rappresentato il circuito tipico di
un tetrodo. Tale famiglia di caratteristiche anodiche,

78
data per un certo numero di tensioni di griglia Ne deriva una conseguenza nociva; infatti
controllo, è naturalmente ottenuta per un par- questo flusso di elettroni tra la placca e gri-
ticolare valore prefissato della tensione di glia schermo costituisce una corrente che si
griglia schermo. muove in direzione opposta alla corrente
anodica, e da essa quindi va sottratta, con la
conseguenza che la corrente totale nel cir-
cuito anodico subisce una diminuzione.
Emissione secondaria
Tale fatto porta come conseguenza la irre-
golarità riscontrabile in fig. 96 nella zona
Quando un conduttore viene colpito da
bassa delle caratteristiche.
elettroni, ossia subisce ciò che si chiama un
L'avvallamento che vi si nota limita ovvia-
«bombardamento elettronico», esso pure e-
mente l'estensione del tratto di curva in cui si
mette elettroni, detti secondari.
può far funzionare il tubo come amplificatore.
Ciò avviene in quanto gli elettroni bombar-
danti cedono, durante l'urto con quelli che
ruotano nelle orbite esterne degli atomi del
metallo, l'energia che possedevano; avendo
così acquistato un livello di energia maggiore
di quello che compete all'orbita in cui si tro- IL PENTODO
vava, l'elettrone bombardato fuoriesce dalla
superficie del metallo.
Gli effetti indesiderati dell'emissione se-
Il numero di questi elettroni, rispetto a quelli condaria possono essere praticamente elimi-
bombardanti o primari, dipende dalla veloci- nati interponendo, fra la placca e griglia
tà, cioè dall'energia con la quale questi ultimi schermo, un ulteriore elettrodo, che, do-
colpiscono la superficie del metallo; varia da vendo lasciar passare gli elettroni diretti alla
conduttore a conduttore e dipende pure dalle placca, sarà a sua volta costituito a guisa di
condizioni della superficie stessa. griglia.
È evidente che, a parità di altre condizioni, Esso dovrà avere inoltre un'opportuna po-
l'estrazione di elettroni secondari da parte di larità; infatti normalmente è collegato al po-
un elettrone primario avviene in misura tanto tenziale comune di riferimento (o zero) di tutti
più cospicua quanto più elevata è l'energia di gli elettrodi, o comunque al catodo (talvolta
urto di quest'ultimo sugli elettroni liberi del addirittura ad un potenziale negativo rispetto
conduttore. a quello di riferimento).
Gli elettroni così estratti fuoriescono dalla Così facendo, essendo cioè tale elettrodo
superficie del metallo costituendo ciò che si sempre negativo rispetto alla più bassa ten-
chiama emissione secondaria. sione anodica usabile, gli elettroni che fuo-
Nei tubi elettronici, gli elettroni provenienti riescono dalla placca in seguito all'emissione
dal catodo e più o meno accelerati provocano secondaria sono costretti a ritornare sulla
appunto (quando giungono sulla placca) tale stessa, perchè respinti dalla zona a basso po-
fenomeno, che può presentare o meno in- tenziale verso la quale sono diretti.
convenienti, a seconda dei tipi. In tal modo non si ha più la corrente secon-
Nei triodi infatti gli elettroni secondari, per daria ed i relativi, dannosi effetti.
la presenza della griglia e della carica spazia- Il nuovo elettrodo, in virtù della sua funzio-
le, non posson far altro che ricadere sulla ne, viene detto griglia di soppressione, o più
placca. semplice mente soppressore.
Nei tetrodi invece la vicinanza della griglia Il nuovo tipo di tubo così ottenuto si chiama
schermo, che inoltre è positiva, non può far pentodo.
altro che provocare la cattura, da parte della Esso, ed il relativo circuito, sono rappre-
stessa, degli elettroni secondari provenienti sentati in fig. 97.
dalla placca; ciò in particolare avviene La presenza del soppressore, e quindi la sua
quando la tensione anodica è piuttosto bassa azione elettrostatica, eliminano la irregolarità
e non riesce quindi a riattirare questi elettro- della curva caratteristica nella zona di bassa
ni. tensione anodica; tale curva diventa sempre

79
più indipendente dalla suddetta tensione, e si
ha un miglioramento delle possibilità di am- IL TETRODO A FASCIO
plificazione.

L'inconveniente dell'emissione secondaria


può essere minimizzato anche con un si-
stema diverso da quello sopra descritto.
È infatti possibile disporre e spaziare i quat-
tro elettrodi di un tetrodo (in particolare gri-
glia schermo e placca) in modo tale che gli e-
lettroni, dopo aver attraversato le griglie
vengano molto rallentati nella loro corsa
verso la placca (in ispecie per bassi valori di
tensione anodica) fino a raggiungere, in una
zona intermedia fra i due elettrodi, velocità
Flg. 97 - Circuito di un pentodo.
quasi nulla.
In questa posizione essi vengono così a co-
stituire una vera e propria carica spaziale, la
I normali valori di amplificazione ottenibili cui funzione è chiaramente analoga a quella
da un pentodo possono raggiungere qualche del soppressore, e cioè quella di respingere
centinaio di volte. sulla placca gli elettroni secondari da essa
In fig. 98 sono riportate le curve caratteri- provenienti.
stiche anodiche di un pentodo generico. Per ottenere questo nuovo tipo di funzio-
namento è necessario che il flusso di elettro-
lo
ni, nel tragitto verso la placca, si suddivida in
fasci, e ciò è facilitato dalla presenza, nella
zona schermo - anodo, di due placchette,
--------2V collegate internamente al catodo, cioè a po-
tenziale negativo.
--------- -·V È per questo che tale ti po di tu bo viene de-
nominato: tetrodo a fascio.
..-----------6V Esso presenta caratteristiche particolar-
mente idonee all'uso come amplificatore di
piccola potenza, e sotto tale aspetto è preferi-
to ai tetrodi convenzionali.

Va

Fig. 98 - Caratteristica anodica di un pentodo.

TUBI PLURI GRIGLIA

Dall'esame delle stesse discende chiara-


La rassegna dei vari tipi di tubi fin qui fatta
mente la verifica di quanto ora detto; è infatti
ci consente di affermare, in definitiva, che alle
evidente la molto maggiore escursione del
griglie è affidato il compito di controllare, con
tratto sfruttabile per una regolare amplifica-
varie finalità, la corrente anodica.
zione.
Qualora si presentino particolari necessità,
Un'ulteriore conseguenza del l'inserzione per esempio la contemporanea applicazione
della griglia di soppressione consiste di due o più segnali entranti da amplificare od
nell'azione schermante che essa svolge fra la elaborare in qualche modo, vengono usati
griglia controllo e la placca, cosa che riduce tubi contenenti un numero maggiore di
ulteriormente gli effetti della capacità intere- griglie, ognuna delle quali svolge una parti-
lettrodica. colare azione sulla corrente anodica.

80
Eventuali chiarimenti sul funzionamento di Fig. 99 - Caratteristiche di tubi a pendenza variabile (A) e
questi tubi saranno forniti quando verranno fissa (B).
esaminate le relative applicazioni pratiche

TUBI A PENDENZA VARIABILE

Si è già accennato ai legami che intercor-


rono fra i vari parametri dei tubi (in partico-
lare dei triodi), nonchè fra gli stessi e l'am-
plificazione ottenibile.
Tale dipendenza può essere sfruttata
quando, per esempio, in qualche particolare
applicazione sia necessario variare l'amplifi- terdizione lontana; queste infatti sono le ca-
cazione del tubo onde ottenere un opportuno ratteristiche di comportamento che tale tipo
valore della tensione d'uscita. di tubo presenta in conseguenza della sua
Ciò può essere ottenuto variando la pola- particolare costruzione, cui si è po::::'ar.zi a::::-
rizzazione della griglia. cennato.
Nei tubi infatti aumentando il negativo di
griglia si può, come visto più sopra, spostare
il funzionamento su tratti a minor pendenza
della curva caratteristica, col risultato di una
diminuizione dell'amplificazione. CONSIDERAZIONI VARIE SUI
Tale variazione di pendenza, e quindi di
amplificazione, per i tubi di normale costru-
TUBI ELETTRONICI
zione avviene però troppo bruscamente, rag-
giungendosi ben preso l'interdizione; perciò
tali prerogative non sono molto adatte all'ot- Alla veloce rassegna sulle caratteristiche
tenimento di controlli estesi e lineari sull'am- dei vari tipi dì tubi sin qui esposta, occorre
plificazione. ancora aggiungere qualche breve considera-
È possibile invece realizzare tubi tali da zione particolare.
presentare una variazione più lenta ed uni-
forme della pendenza della caratteristica, in
guisa da allontanare anche notevolmente Parametri dei tetrodi e dei pentodi
verso tensioni più negative il punto di interdi-
zione. Le formule e le definizioni dei parametri ca-
Ciò si ottiene costruendo la griglia con- ratteristici dei pentodi e dei tetrodi sono iden-
trollo mediante una spirale a passo non uni- tiche a quelle viste per i triodi, salvo però che
forme, bensì variabile secondo una legge par- in tal caso le grandezza tenute costanti sono
ticolare. più di una.
Ne risulta in definitiva che la zona di possi- Per esempio, per la gm valgono le stesse
bile azione dì controllo è molto più vasta, considerazioni, ma per vari valori prefissati e
conferendo al tubo la possibilità di tollerare costanti di V9 e V 9 s.
segnali molto più ampi senza apportare ad Allo stesso modo, per la Ra occorre consi-
essi alcuna deformazione. derare costanti V 9 e V 9 s.
In fig. 99 vengono raffrontate le caratteristi-
che mutue di due diversi tubi.
In essa B rappresenta la curva di un tubo a Effetti della corrente di griglia controllo
pendenza fissa, A quella di un tubo cosid-
detto a pendenza variabile, ed anche ad in- È già stato detto che, quando il segnale di

81
controllo applicato alla griglia sovrasti, per
una parte più o meno grande della sua se- CLASSI DI FUNZIONAMENTO
mionda positiva, il valore della tensione di po- DEI TUBI
larizzazione uguale a zero, scorre corrente
anche nel circuito di griglia.
Qualunque possa essere l'impiego di un
Questo sta a significare che, limitatamente
tubo, ovverosia il particolare circuito di cui
all'intervallo entro il quale il segnale rende la
esso faccia parte, il funzionamento dello
griglia positiva, una parte degli elettroni
stesso è riconducibile ad un amplificatore, in
emessi dal catodo vengono captati dalla
cui la tensione di pilotaggio è applicata fra
stessa griglia, cioè vengono sottratti alla cor-
griglia e catodo e la tensione di uscita è pre-
rente anodica con evidente riduzione del se-
levata in genere fra placca e punto comune di
gnale in uscita, fatto questo che, se il circuito
riferimento.
non è opportunamente dimensionato, può
Conviene quindi definire le condizioni di
portare a diversi effetti indesiderati, uno dei
impiego del tubo in base alla posizione del
quali, per esempio, è la deformazione del se-
suo punto di lavoro sulla caratteristica mutua.
gnale stesso.
La definizione delle condizioni di lavoro ri-
sulta quindi fissata in funzione della relazione
esistente fra la tensione di griglia controllo e
Dissipazione anodica la corrente anodica (fissi restando gli altri pa-
rametri).
Il fatto che gli elettroni emessi dal catodo, Sfruttando quindi la già vista caratteristica
accelerati o meno che siano da altri eventuali mutua, detta anche «di trasferimento», è
elettrodi, raggiungano la placca dotati di una stato fissato un sistema di individuazione ra-
valocità nient'affatto trascurabile, e quindi di pida che, a seconda della zona di polarizza-
una certa energia, porta come owia conse- zione scelta per il tubo, stabilisce la relativa
guenza che la somma di tutte le energie par- classificazione o classe di funzionamento.
ziali possedute dai singoli elettroni va dissi- Ciò è necessario in quanto per ciascuna
pata sull'anodo, per urto contro lo stesso. delle tre condizioni «tipo», rispettivamente A,
È facile quindi intuire che ne deriva, per Be C, poste in evidenza dalla fig. 100, si hanno
tale elettrodo, un riscaldamento, che è tanto tre tipi fondamentali e differenziati di funzio·
più elevato quanto più alto è il numero di elet- namento.
troni, cioè la corrente, e quanto più elevata è
la velocità degli stessi, cioè in definitiva, la
tensione anodica.
Alla potenza dissipabile in calore esiste ov-
viamente un limite, perchè diversamente la
AB •
placca e gli elettrodi ad essa vicini assume- ~
rebbero temperature intollerabili. ~~ l
Tale limite è strettamente legato alle di- I I
mensioni ed alle caratteristiche costruttive e e ______,: I I

di funzionamento del tubo.


Il costruttore ne segnala, a coloro che lo
dovranno impiegare, quando tale limite è rag-
giunto, indicando il prodotto fra la tensione e
la relativa corrente anodica oltre il quale, in
funzionamento, non si deve mai andare, per -Vg V,
non compromettere la vita del tubo stesso. Flg. 100 - Localizzazione delle classi di funzionamento.
A tale prodotto si dà il nome di massima
dissipazione anodica.
Queste considerazioni valgono ugualmente Tuttavia le distinzioni tra questi tipi non
per tutti gli elettrodi del tubo che siano sog- sono così nette, tant'è vero che si è sentita la
getti a passaggio di corrente, e quindi a ten- -necessità di introdurre delle classi interme-
sione positiva applicata. die.

82
Classe A all'uscita (Pu) e la potenza di alimentazione
(Va · la) è piuttosto basso, e più esattamente
Caratteristica del funzionamento in classe pari al 25 -:- 30% per i triodi e 35 -:- 40% per i
A è che il punto dilavoro è all'incirca nel cen- tubi a fascio.
tro del tratto rettilineo della curva di trasferi- Comunque, per stadi amplificatori in cui, ai
mento. capi del carico non interessi tanto ottenere
Con ciò, se le escursioni del potenziale di un tasso elevato di potenza, quanto invece
griglia per effetto del segnale ad essa appli- una semplice amplificazione di tensione,
cato sono tali da rimanere entro la zona sud- quando cioè quello che interessa è, in altre
detta, la forma d'onda all'uscita del tubo ri- parole, ottenere la massima tensione possi-
pete fedelmente quella del segnale d'ingres- bile ai capi di un carico anodico in genere
so. piuttosto alto, allora il funzionamento in
Così stando le cose, ne consegue anche classe A è il più indicato, soprattutto per la
che la corrente anodica scorre per tutta la du- sua fedeltà di riproduzione.
rata del ciclo del segnale entrante, ed il suo In fig. 101 è dato un esempio di tale funzio-
valore medio rimane costantemente identico namento.
a quello di riposo. In essa il punto x rappresenta la tensione di
Poichè l'intervallo entro cui variano sia la interdizione e il punto z la corrente di satura-
tensione di griglia che, di riflesso, la corrente zione, grandezze che già sono note.
anodica, è per i motivi prima illustrati, piutto- Il punto y è quello di lavoro; ad esso, come
sto ristretto, ne deriva che dal tubo non si può si vede, corrispondono la tensione di griglia
«estrarre», ove ve ne fosse necessità, tutta la V 9 o, che è quella di polarizzazione, la corrente
potenza di cui esso sarebbe capace, e che anodica lao, detta di riposo.
corrisponderebbe alla massima escursione
anodica possibile, e cioè da zero alla satura-
zione.
Il risultato è dunque che il rendimento ano- Classe B
dico, cioè il rapporto fra la potenza sfruttata
Caratteristica del funzionamento in classe
B è quella di avere il punto di lavoro nelle
2 vicinanze più o meno immediate dell'interdi-
zione, cosicchè, in assenza di segnale d'in-
gresso la corrente anodica che scorre nel tubo
è molto bassa, mentre, in presenza di segna-
le, la corrente, piuttosto elevata, scorre solo
in corrispondenza dell'escursione positiva
della tensione di segnale applicato alla gri-
glia, in quanto, durante l'escursione negativa,
essa diventa ancor più negativa del valore
·d'interdizione, con conseguente bloccaggio
totale della corrente anodica.
Quindi, rispetto a tutto il ciclo dell'onda
d'ingresso, la corrente anodica scorre solo
per circa metà ciclo, cioè 180°.
Quest'angolo costituisce ciò che si chiama
X
angolo di circolazione.
È ovvio allora che, nel caso della classe A,
tale angolo è di 360°, appunto perchè si è vi-
sto che per ogni valore della gamma di ten-
sioni che la griglia assume, nel circuito di
placca scorre sempre corrente.
Dall'andamento rappresentato in fig. 102 si
Flg. 101 - Esempio di amplificazione in classe A. vede come, non essendo rettilinea la caratte-

83
ristica, la forma d'onda della corrente di soide d'ingresso che sorpassano, verso de-
placca sia sensibilmente diversa dalla forma stra, l'asse verticale di fig. 102.
della tensione impressa alla griglia, tanto più Ciò significa che, in tale regime, la griglia
che essa è resa fortemente dissimmetrica del tubo assorbe, dalla sorgente del segnale,
dalla soppressione praticamente totale della una certa potenza, che tale sorgente deve
parte negativa dell'onda entrante. perciò essere in grado di fornire.
Essa è, mediamente, nel rapporto da 1 a
la 100 con la potenza disponibile alla placca.

fu
Classe AB

In questa classe intermedia, il punto di la-


voro è situato nella porzione intermedia fra la
zona A e quella 8 di fig. 100.
In tal modo, quando il segnale supera una
certa ampiezza esso investe zone curve e dis-
simmetriche della caratteristica mutua; il fun-
zionamento diventa quindi quello della classe
8, e perciò il segnale d'uscita subisce defor-
mazioni rispetto a quello entrante.
Se invece l'ampiezza del segnale è mode-
sta, esso interessa zone praticamente lineari
della caratteristica ed il tubo funziona in
Fig. 102 - Funzionamento della classe B. classe A.
L'angolo di circolazione è, in ogni caso,
compreso fra poco più di 200° e quasi 360°.
Comunque un'identificazione un po' meno
Poichè la corrente anodica è proporzionale generica della zona di lavoro vien fatto chia-
alla tensione del segnale d'entrata, e la po- mando classe A 8 1 il modo di funzionare nel
tenza d'uscita è proporzionale al quadrato quale la griglia, in virtù del limitato segnale
della corrente, ne consegue che, più alto è d'ingresso, rimane sempre negativa o al mas-
il segnale d'ingresso, tanto più alte sono la simo arriva a zero; classe A 8 2 quando in-
potenza d'uscita ed il rendimento; di qui l'op- vece l'escursione positiva supera lo zero e si
portunità di applicare segnali di ampiezza ha scorrimento di corrente nel circuito di gri-
tale che la griglia assuma, in corrispondenza glia.
dei massimi di essi, valori positivi, ossia
giunga alla conduzione, onde sfruttare in tal In definitiva, l'elemento che meglio con-
modo la massima emissione. traddistingue le due sottoclassi è che nella A
Il rendimento tipico del funzionamento in 8 1 non scorre corrente di griglia, e quindi il
classe B si aggira sul 50 ..;.. 60%. tubo non ha bisogno di essere pilotato in po-
Si vedrà più oltre come ovviare, ove sia ne- tenza dal generatore che lo precede; nella
cessario, all'inconveniente della fortissima AB 2 invece si ha il passaggio di una corrente
deformazione del segnale in uscita. di griglia, e quindi il tubo assorbe una certa
Come è stato posto in evidenza sia nel testo potenza (piuttosto limitata comunque) dal
sia nella figura esplicativa, per una certa parte generatore che lo pilota.
del ciclo del segnale si ha scorrimento nel In conseguenza della posizione intermedia
circuito di griglia di una certa corrente, che, del punto di lavoro, anche il rendimento è in-
ovviamente, deve venir fornita dal generatore termedio fra quello della classe A e quello
di segnale. della classe 8, e cresce passando dalla AB1
Questo avviene nelle due porzioni di sinu- alla AB2.

84
Classe C anodica, il valer massimo di essa, ed anche
del rendimento si ottiene quando il pilotaggio
Nella classe C il punto di lavoro è sensibil- spazia da zero al valore di saturazione.
mente spostato oltre la tensione d'interdizio- Questo è posto molto oltre lo zero verso le
ne, e perciò il tubo dà segnale in uscita solo tensioni positive, e di conseguenza si ha una
in corrispondenza di quell'intervallo del ciclo sensibile corrente di griglia; quindi dal gene-
del segnale d'ingresso, durante il quale la ratore che pilota il tubo si ha, in classe C, un
tensione di griglia supera il valore d'interdi- assorbimento di potenza di una certa entità.
zione del tubo. Ovviamente, in mancanza di segnale in gri-
Ciò significa che l'angolo di circolazione è glia, la corrente anodica è nulla, essendo il
ancora più ridotto rispetto ai valori preceden- tubo ampiamente interdetto.
temente visti ed è compreso fra 100° e 140°,
cioè i picchi di corrente anodica sono piutto-
sto stretti, e comunque inferiori a mezzo ci-
clo.
Quindi prerogativa, anche se negativa, del
e
funzionamento in classe è la notevolissima TUBI IN CONTROFASE
deformazione del segnale restituito in uscita.
A suo tempo sarà tuttavia chiarito come gli
effetti nocivi di tale comportamento possano, L'esame delle varie classi di funzionamento
in regime di correnti sinusoidali, essere prati- sin qui condotto ha mostrato come, man
camente annullati. mano che ci si sposta dalla classe A verso la
Una caratteristica, positiva questa, è invece C, le più o meno ampie escursioni di tensione
l'attitudine a fornire la massima potenza di cui il segnale obbliga la griglia vengono ritro-
uscita nonchè il massimo rendimento. vate, nel circuito di placca, sempre più de-
Quest'ultimo, per valori opportuni dell'an- formate o per lo meno dissimmetrizzate.
golo di circolazione, può raggiungere facil- L'esempio tipico del funzionamento in
mente il 70%. classe B mostra come la tensione in uscita
Poichè la potenza d'uscita in classe C è consista nella metà esatta del periodo che ca-
proporzionale al quadrato della tensione ratterizza il segnale d'ingresso (esso è stato

Iu
,:;
,11'

-Vg 1
'9(•:
.'

Flg. 103 - Forme d'onda nella classe C.

85
Flg. 104 ·Circuito e forme d'onda del controfase.

l\
fu

(\
i1

..
E \~
JV
supposto sinusoidale per semplicità di tratta- Il suo primario è diviso in due parti uguali
zione). (dal punto di vista elettrico), in quanto la ne-
Sembrerebbe quindi che fosse impossibile cessità di avere due tensioni di placca identi-
applicare ampi segnali alla griglia dei tubi ed che in valore richiede l'uguaglianza dei due
ottenerne all'uscita gli stessi fedelmente am- carichi applicati, cioè delle due impedenze;
plificati. ciò si ottiene appunto dotando tale avvolgi-
Questo invece può essere facilmente otte- mento di una presa al punto centrale.
nuto usando due tubi anzichè uno solo, col-
legati in modo che, allo stesso carico, uno dei
due fornisca una semionda del segnale appli·
cato e l'altro fornisca l'altra semionda. T2

Questo tipo di collegamento è detto in op-


posizione di fase, o più semplicemente con-
trofase (è molto diffusa la dizione inglese
push-pull).
Con tale tipo di collegamento, rappresen-
<flll
tato nella sua realizzazione circuitale (sem-
plificata) e nel suo funzionamento in fig. 104, i
tubi possono lavorare in regime di segnali Fig. 105 - Amplificatore in controfase.
elevati, quindi con conseguenti elevate po-
tenze d'uscita e forti rendimenti, conser-
vando nel contempo la forma d'onda presso- Tale punto rappresenta il riferimento co-
chè fedelmente. mune dei cue carichi e quindi ad esso è col-
La denominazione di questo circuito di- legato un capo della tensione di alimentazio-
scende dal fatto che, per ottenere in uscita la ne.
ricostruzione fedele del segnale, occorre che Il segnale d'uscita viene prelevato dal se-
questo sia applicato all'insieme dei due tubi condario di questo trasformatore; esso infatti
in modo da risultare identico sulla griglia di somma gli effetti delle due correnti i1 ed i2 che
ciascuno di essi, ma in completa opposizione circolano nel primario in conseguenza della
di fase rispetto alla griglia dell'altro. relativa semionda di conduzione, e ricom-
Infatti riferendoci alla fig. 102, si com- pone così l'effettivo aspetto del segnale, però
prende subito che solo in tal modo le due amplificato.
semionde in uscita si compongono esatta- Per quanto concerne il circuito d'ingresso,
mente in un segnale di forma praticamente il sistema più semplice per ottenere segnali in
identica a quella del segnale d'ingresso, ma opposizione di fase alle due griglie è ancora
notevolmente amplificata. quello del trasformatore; esso avrà il secon-
Come indicato in figura, il sistema normal- dario costituito da due avvolgimenti identici
mente usato per ripristinare nel suo aspetto ed opportunamente collegati (in pratica an-
il segnale, cioè per opportunamente ricom- che questo è un avvolgimento con presa cen-
porlo, consiste nell'inserzione di un adatto trale), onde ottenere fra un estremo ed il cen-
trasformatore. tro, in virtù del senso delle correnti che in

86
conseguenza lo percorrono, una tensione
che è in opposizione di fase con quella pre- CONSIDERAZIONI FINALI
sente sull'altro estremo. SUGLI AMPLIFICATORI
In definitiva il circuito completo e tipico di
stadio amplificatore in controfase è quello di
fig. 105. Ora che sono state esposte le modalità di
Esaminiamo ora brevemente il comporta- funzionamento delle varie classi in rapporto
mento del circutio nella sua completezza, all'entità dei segnali da amplificare ed alla fe-
sempre nell'ipotesi che esso lavori in classe deltà con cui essi sono riprodotti, ne esami-
B. neremo in dettaglio, anche se brevemente, le
singole applicazioni, che appunto a tale
Se, in un certo istante considerato, su un
comportamento sono legate.
estremo del secondario di T,, in conseguenza
della corrente di segnale che scorre entro il
primario, è presente una tensione positiva,
nello stesso istante, sull'altro estremo, è pre- Amplificatori per basse frequenze
sente una tensione identica di valore, ma di
segno negativo. La classe A viene molto usata in tutti i cir-
cuiti in cui i livelli dei segnali in gioco sono
Ne consegue che, quando la tensione di piuttosto modesti, e contemporaneamente in-
griglia di un tubo (risultante dalla sovrapposi-
teressa la massima fedeltà onde ottenere la
zione del segnale alla polarizzazione) svolge
miglior identificazione del segnale; tale fun-
la semionda positiva, scorre nel tubo stesso,
zionamento quindi è tipico di tutti i circuiti
e cioè in una metà del primario di T2, una
che effettuano solamente amplificazione di
corrrente anodica che ricopia la semionda di
tensione, che non devono cioè erogare sen-
tensione entrante, mentre nell'altro tubo, e
sibile potenza sui circuiti o carichi applicati.
quindi nell'altra metà del primario, non scorre
Qualora invece l'erogazione di una certa
corrente perchè la tensione di griglia risul-
potenza sia richiesta, il funzionamento in
tante supera l'interdizione.
classe A è limitato ai circuiti dai quali sia ne-
Durante la semionda successiva, i due tubi cessario ottenere potenze massime di qual-
si scambiano le predette funzioni, col risul- che watt.
tato che al secondario del trasformatore ri- Le limitazioni derivano dallo scarso rendi-
sulta presente la semionda di segno opposto mento che il tubo presenta lavorando in tale
al precedente. La somma dei due effetti porta classe, nonchè dalla elevata dissipazione
così a ripristinare, amplificata e indistorta anodica che ne deriva.
l'onda completa. Infatti la differenza che passa fra la potenza
che interessa la placca, cioè il prodotto la· Va,
Concludendo, con tale circuito, da tubi
e la potenza erogata al carico, non può che
che, montati singolarmente, avrebbero con-
essere dissipata dalla placca stessa in forma
sentito amplificazioni non deformate solo a
di calore, con la conseguenza che questa
segnali di entità limitata, ricavandone di con-
eleva pericolosamente la sua temperatura,
seguenza potenze e rendimenti scarsi, si pos-
ciò anche in considerazione del fatto che la
sono ottenere invece potenze molto superiori
corrente anodica scorre sempre nel tubo e
(a parità di deformazione) nonchè rendimenti
quindi la dissipazione è continua.
molto più elevati, appunto perchè sono con-
Man mano che le esigenze di potenza e di
sentiti segnali d'ingresso di maggiore am-
rendimento vanno aumentando, si passa alle
piezza.
classi successive, e cioè dalla AB1 per poten-
Il circuito d'impiego ora esaminato è stato ze di poche decine di W, alla AB2 per molte de-
riferito alla adozione di triodi per semplicità, cine di W, fino a giungere alla Be, nella quale
ma è evidente che identiche considerazioni classe si ottengono, da tubi normali, potenze
possono applicarsi ai tetrodi ed ai pentodi; in finanche oltre i 100 W, e da tubi cosiddetti
tal caso anzi si ottengono risultati anche mi- trasmittenti molte centinaia di W e oltre.
gliori. Generalmente negli amplificatori funzio-

87
nanti nelle classi AB e B si adottano coppie di quenze circuiti accordati aventi un Q suffi-
tubi in controfase, e ciò per la necessità cientemente elevato, l'effetto volano, che si è
quasi sempre esistente di ripetere il più fe- visto essere ottenibile da tali circuiti, serve
delmente possibile i segnali d'ingresso. appunto a reintegrare nella sua completezza
I valori di potenza sopra enunciati si riferi- il ciclo del segnale.
scono precisamente a coppie di tubi montati Ricordando infatti quanto detto a suo
in controfase. tempo su questo effetto, la forma d'onda in
Naturalmente poi, a fornire la piccola po- uscita da un tubo funzionante in classe AB o
tenza necessaria per pilotare questi stadi, B, che rispecchia quella in figura 61, me-
viene normalmente adibito un tubo funzio- diante la semplice applicazione, in uscita del
nante in classe A. tubo, di un opportuno circuito accordato, di-
I tipi più frequentemente adottati sono, in venta quella di fig. 62, che ripete cioè fedel-
ogni caso, i tetrodi a fascio, oppure i pentodi, mente il segnale entrante; unica condizione è
in quanto da questi due tubi si ottiene una che la classe di funzionamento non sia oltre
maggiore amplificazione. la B, affinchè possa venire integralmente ri-
prodotta almeno una semionda completa.
Tale applicazione è quindi tipica per gli
Amplificatori per radiofrequenze amplificatori che lavorino con livelli di se-
gnale piuttosto elevati e che contempora-
È necessario scindere l'esame di tale cate- neamente debbano mantenere inalterata la
goria in due casi distinti. forma d'onda.
Può infatti presentarsi la necessità di am- Il secondo caso si riferisce invece alla ne-
_plificare un'onda che serva «da veicolo,, ad cessità di amplificare segnali costituiti da una
un certo segnale; a tale onda cioè può essere onda pura e semplice a R.F. (portante).
stato impresso un segnale che abbia un par- In tal caso possono essere usate tutte le
ticolare significato, contenente cioè una «in- classi di funzionamento note.
formazione". Ad ogni modo, analogamente a quanto vi-
Poichè lo scopo è quello di riottenere fe- sto per le B.F., l'uso della classe A è diffuso e
delmente amplificata l'informazione stessa, limitato ai circuiti che manipolano segnali e
non è così possibile apportare al segnale potenze non rilevanti.
complessivo alcuna deformazione. Qualora si tratti di circuiti che debbano for-
Ma di ciò sarà detto più ampiamente par- ni re potenze elevate, la classe più usata è la
lando della «modulazione». C, per il suo elevato rendimento nonchè per
Tale necessità di fedele riproduzione della lo scarso interesse che assume la conse-
informazione, cioè del segnale «trasportato», guente deformazione, anche per la presenza
spesso costituito da audiofrequenze, pone del circuito volano.
quindi come condizione inderogabile (per Negli ultimi casi ora esaminati si ricorre al
mantenere le possibilità di identificazione) controfase in genere solamente quando si
che l'amplificatore sia lineare. abbia necessità di potenze maggiori di quella
Ciò significa che il rapporto tra il valore ottenibile da un singolo tubo.
istantaneo del segnale uscente ed il cor-
rispondente valore istantaneo del segnale en-
trante si deve mantenere rigorosamente co- Armoniche
stante, qualunque sia l'istante considerato.
Questo è appunto quanto avviene, con Si è già visto, ed a più riprese, che gli am-
buona approssimazione, per gli amplificatori plificatori, specie se il livello del segnale d'in-
singoli in classe A, oppure per quelli funzio- gresso è elevato, introducono deformazioni
nanti in controfase dalla classe A alla B. più o meno sensibili.
In tal caso allora valgono esattamente le Ciò significa che il segnale d'uscita non ri-
considerazioni fatte a proposito degli amplifi- produce quello d'ingresso solamente amplifi-
catori per basse frequenze; non è però più cato, ma che in esso si trova qualcosa di di-
necessario l'uso di due tubi controfase. verso.
Infatti, potendosi realizzare, a tali fre- Così se, ad esempio, il segnale entrante è

88
perfettamente sinusoidale, quello in uscita un ulteriore percorso fra ingresso ed uscita, il
non lo sarà più. quale riporti all'ingresso una piccola por-
Ricordando allora quanto fu detto a suo zione di segnale, ivi localizzandolo con fase
tempo, e cioè che ogni corrente alternata di opportuna.
forma diversa quanto si vuole da quella sinu- Tale nuovo percorso è ottenuto tramite un
soidale è riconducibile ad una somma di se- condensatore applicato esternamente al tu-
gnali (tutti sinusoidali) la cui frequenza fon- bo, come mostra la fig. 106.
damentale è quella stessa del segnale di par-
tenza ed i cui altri termini della somma hanno
frequenze multiple della fondamentale, si può
affermare che l'amplificatore introduce della
armoniche.
Tutto ciò sta a significare che, in conse-
guenza della "non linearità» del circuito di
impiego del tubo, all'uscita dello stesso sono
pure presenti frequenze diverse da quella del
segnale introdotto, e più precisamente multi-
ple di esso, però di livello molto più basso. Lo
Se poi il tubo è usato in un circuito che -Vgo
eroghi una forte potenza, anche la potenza
Fig. 106 - Sistema tipico di neutralizzazione.
che caratterizza tali segnali "spuri» presenti
non è trascurabile, il che può portare a con-
seguenze nocive e comunque indesiderate.
Il circuito d'ingresso, applicato al generato-
Nel caso quindi in cui tale non linearità sia
re, non è collegato al comune direttamente
inevitabile e quanto meno prevedibile occor-
ma tramite un secondo condensatore che,
re, per evitare le conseguenze della presenza
assieme al primo, viene a costituire un parti-
di armoniche a livelli pericolosi, spingere al
tore di tensione capacitivo.
massimo possibile la selettività del circuito
Solo così facendo è possibile ottenere
volano oppure, ove ciò non sia sufficiente, in-
l'opportuno sfasamento che consente la neu-
serire dei filtri che attenuino fortemente tali
tralizzazione.
segnali indesiderati.
Infatti la capacità di reazione griglia-
placca, e quella esterna C1 di neutralizzazio-
ne, provocano, ai capi del circuito d'ingresso,
Neutralizzazione due segnali di fase opposta che, se C1 è rego-
lato in modo che la loro tensione sia di iden-
Nonostante l'uso di pentodi e tetrodi come tico valore, si elidono perfettamente, risul-
amplificatori a frequenze elevate, accade tandone così annullato ogni effetto nocivo di
spesso che l'effetto schermante delle griglie Ca 9 .
supplementari non è completo, e comunque In figura è stato rappresentato un triQdo,
non è sufficiente, cosicchè già a frequenze nel quale il fenomeno, come già detto, è più
dell'ordine di 15-:- 20 MHz (a seconda dei tu- cospicuo; comunque tale schema di principio
bi), l'entità della corrente che scorre attra- resta validissimo anche per tetrodi e pentodi.
verso la capacità residua griglia-placca può
essere tale da provocare effetti dannosi, che
possono compromettere il regolare e stabile
funzionamento del tubo.
Poichè tale inconveniente deriva dall'im- TIPI DI AMPLIFICATORI
possibilità fisica di eliminare l'effetto di que-
sta capacità, l'unica via d'uscita resta quella
di compensare tale effetto, annullandolo, o, Negli schemi generici d'impiego finora ri-
come si dice, neutralizzandolo. portati si è sempre rappresentato il tipo di
Ciò si può ottenere semplicemente creando amplificatore nel quale il segnale entrante

89
viene applicato fra griglia e catodo, ed il se- Fig. 107 - Griglia a massa.
gnale uscente viene prelevato fra placca e ca-
todo; in tal caso cioè il catodo costituisce
l'elettrodo comune di riferimento, o, come si
dice, a massa.
Ciò è stato fatto in quanto tale tipi di inser-
zione è il più comune; esso però costituisce
r TVu

uno solamente dei tre tipi di collegamento


possibili, tipi che vengono classificati sulla
base dell'elettrodo che risulta comune ai cir-
l
cuiti d'ingresso e d'uscita.
Vediamo allora le caratteristiche che di-
scendono da ognuna delle tre diverse possi-
bilità. Placca a massa o inseguitore catodico

Tale tipo di montaggio è meglio conosciuto


col secondo nome, che deriva dalla tradu-
Catodo a massa zione letterale dell'inglese «cathode follo-
wer»; l'elettrodo d'ingresso è di nuovo la gri-
Come già detto, si tratta del tipo di uso più glia, quello d'uscita diventa il catodo.
comune, in quanto offre il grado di amplifica- Lo schema è rappresentato in fig. 108.
zione più elevato (almeno fino alle frequenze
cui è usabile in relazione ad altre, più com-
plesse, considerazioni); esso contempora- Fig. 108 - Inseguitore catodico.
neamente presenta impedenze d'ingresso e
d'uscita non molto dissimili fra loro e inoltre
abbastanza elevate (per frequenze basse esse
sono di diverse centinaia di ~-
--
Griglia a massa

Questo tipo di collegamento presenta la ca-


ratteristica fondamentale di porre rimedio In essa appare evidente che il carico, tanto
all'inconveniente primo dei triodi, se usati ad più essendo percorso dalla corrente anodica,
alte frequenze, quello cioè derivante dall'ef- fa sempre parte del circuito di placca (che
fetto della capacità griglia-placca. appunto è costituito da: massa - catodo -
In tal caso infatti, essendo la griglia colle- placca - batteria - massa), ma anzichè trovar
gata al potenziale di riferimento, cioè a mas- posto nel tratto placca - batteria come di con-
sa, essa funge da schermo piuttosto efficace sueto, è stato spostato nel tratto catodo -
fra l'elettrodo d'ingresso, che ora è il catodo, massa.
e quello di uscita, che è ancora la placca; co-
sicchè le reazioni nocive della Ca 9 non si ve- In tale posizione però esso viene a far parte
rificano più, o quanto meno vengono molto anche del circuito di griglia, col risultato che
attenuate. la tensione d'uscita ai suoi capi viene ad in-
terferire con quella del segnale entrante.
In fig. 107 è rappresentato, molto schemati-
camente, tale tipo di circuito amplificatore. Ne consegue in primo luogo, dato il segno
L'amplificazione di questo circuito, pur es- opposto di queste due tensioni in gioco nel
sendo inferiore a quella del caso precedente, circuito di griglia, che l'amplificazione otteni-
è ancora piuttosto elevata; l'impedenza d'in- bile è inferiore ad 1, e comunque tanto più
gresso invece è molto più bassa (spesso vicina ad esso, quanto più alto è il valore di
dell'ordine delle centinaia o anche decine di RL.
ohm), quella d'uscita invece è molto alta. Inoltre in questo montaggio l'impedenza

90
d'uscita è notevolmente inferiore a quella di condizioni e classi di lavoro, richiedano una
ingresso, che è elevatissima. polarizzazione negativa della griglia rispetto
In pratica quindi ai capi di RL si ha quasi lo al catodo, polarizzazione il cui valore dipende
stesso segnale presente in griglia; ne conse- dalla classe di funzionamento e che è sem-
gue che non si può parlare di amplificazione pre indicato dal costruttore; tale valore infatti
di tensione. si trova nei manuali assieme agli altri dati ti-
Per contro, essendo l'impedenza dei due pici d'impiego nonchè alle curve caratteristi-
punti molto diversa, la corrente che scorre che.
entro RL è molto maggiore di quella fornita dal I sistemi per ottenere tale potarizzazione
generatore alla griglia (s'intende qui parlare sono molteplici, e variano a seconda della
della corrente di segnale) e pertanto lo stadio classe di lavoro.
considerato ha una rilevante amplificazione In ogni caso l'adozione di una pila, come è
di corrente. stato sin qui, per semplicità, indicato negli
schemi generici, non. viene quasi mai effettua-
ta.
Impieghi caratteristici Per gli amplificatori in classe A il sistema
pressochè universalmente adottato è l'inser-
Già si è accennato come /'amplificatore zione di una opportuna resistenza fra ca-
con catodo a massa sia il più diffusamente todo e massa. Ciò è possibile perchè in que-
usato nei normali circuiti che richiedano am- sta classe di funzionamento la corrente
plificazioni elevate su valori di impedenza ab- scorre sempre (ed ha un valore costante in
bastanza alti. assenza di segnale, mentre varia, entro certi
Il suo uso si può ritenere ugualmente limiti attorno a questo valore col variare del
esteso sia agli amplificatori di tensione che a segnale applicato); quindi una caduta "pola-
quelli di potenza. rizzante» è mediamente sempre presente. Se
L'amplificatore con griglia a massa viene poi in parallelo alla resistenza di catodo si
particolarmente e quasi esclusivamente mette una capacità di valore adatto e che
usato (sfruttando i triodi) nei circuiti che lavo- quindi realizzi una opportuna costante di
rano a frequenze molto elevate, per le quali tempo (come vedremo più avanti), tale tensio-
l'effetto della capacità griglia-placca sarebbe ne è sempre costante, con la conseguenza
i ntol lerabi le che, non localizzandosi alcun segnale utile su
Esso trova buon impiego, oltre che come Rk, si ha anche il massimo guadagno.
amplificatore di tensione per segnali in VHF Da tutto quanto qui esposto deriva che il
ed oltre, anche come amplificatore di potenza catodo viene a trovarsi ad un potenziale posi-
ad R.F. tivo rispetto a massa; e poichè il potenziale
L'inseguitore catodico è praticamente solo della griglia è sempre riferito alla massa (e
usato come adattatore di impedenza o sepa- quindi allo stesso potenziale di polarizzazio-
ratore; esso infatti permette di adattare un ca- ne), il catodo risulta positivo rispetto alla gri-
rico di valore molto basso, che viene colle- glia, il chè vale quanto dire: griglia negativa
gato al catodo, ad un generatore di impe- rispetto al catodo.
denza molto alta, che viene applicato alla gri- Approssimativamente si può affermare che
glia, senza che quest'ultimo ne risulti inade- la polarizzazione in classe A richiede una ten-
guatamente caricato. sione pari a circa la metà del valore d'interdi-
zione.
Stabilito comunque, in base ai dati forniti
dal costruttore, il valore di V 9 o, al quale è le-
gato il corrispondente valore di la, è facile
I POLARIZZAZIONE DI GRIGLIA. I calcolare il valore da darsi alla resistenza ca-
todica di polarizzazione, indicata con Rk in
fig. 109.
La trattazione sin qui condotta ha messo ifl Il suo valore deve infatti essere tale che il
evidenza come i tubi, praticamente in tutte le passaggio attraverso essa della corrente

91
Flg. 109 - Polarizzazione di catodo. nella quale F rappresenta la più bassa fre-
quenza presente nel segnale d'ingresso.
Nelle classi AB e B, nelle quali la corrente
anodica è molto variabile, ed in particolare in
mancanza di segnale, è molto bassa, il sud-
detto tipo di polarizzazione non è ovviamente
più usabile.
In tal caso allora il negativo di griglia è ot-
tenuto tramite una sorgente separata di ten-
sione.
In classe C, pur essendo usabile, nonchè
anodica determini ai suoi capi una caduta di
spesso usato, tale ultimo sistema, viene an-
tensione pari a V9 o.
che adottato un ulteriore metodo di polariz-
Quindi questa resistenza, in base alla legge
zazione; l'adozione di questo deriva dalle par-
di Ohm, si determina col'I la formula:
ticolari applicazioni per cui viene impiegata
tale classe.
Sappiamo infatti, secondo quanto visto
analizzando il funzionamento in classe C, che
In genere, per vincolare la griglia al poten- il circuito griglia-catodo è percorso, durante
ziale della massa, si ricorre ad una resistenza il tratto di semionda positiva del segnale che
R9 di valore piuttosto elevato (almeno qual- oltrepassa lo zero, da una corrente di entità
che centinaio di kf2). nient'affatto trascurabile.
Tale inserzione non crea problemi dovuti a Se quindi in serie con la griglia vien posta
cadute di tensione, perchè in detta resistenza una resistenza di opportuno valore, ai suoi
non deve passare alcuna corrente continua; capi si manifesterà una tensione del voluto
essa quindi può essere scelta di valore eleva- valore e segno, che permette di ottenere la
to, in modo da rispettare la caratteristiche di necessaria polarizzazione.
impedenza del tubo. È ovvio però che ciò avviene solamente du-
Occorre far presente che la Rk, oltre a pre- rante l'intervallo nel quale il segnale conside-
sentare caduta di tensione (in corrente conti- rato rende positiva la griglia.
nua) per effetto della corrente anodica di ri- Si rimedia a ciò ponendo in parallelo a que-
poso, presenta anche una caduta dovuta alla sta resistenza un condensatore di valore tale
corrente (alternata) di segnale, determinan- che esso, scaricandosi molto lentamente
do, sebbene in misura molto meno rilevante, sulla R stessa, mantenga praticamente inalte-
una diminuzione dell'amplificazione, se- rata la carica, che aveva acquisito negli inter-
condo il meccanismo già visto per il circuito valli di passaggio della corrente di griglia, an-
ad uscita catodica. che durante gli intervalli in cui, non essendo-
Quanto tale fatto non sia desiderato (ed in vi corrente di griglia, la polarizzazione ver-
genere non lo è), vi si pone rimedio colle- rebbe a mancare.
gando in parallelo ad Rk una capacità di va-
lore opportunamente elevato, tale cioè che la
s.ua reattanza alle frequenze di lavoro nel cir-
cuito sia trascurabile rispetto alla stessa Rk,
che viene quindi ad essere praticamente cor-
V;
tocircuitata per i segnali a corrente alternata.
Se quindi poniamo (a titolo indicativo, ma
sufficientemente esatto) che la reattanza di
questa capacità, che indichiamo con Ck, deve
Flg. 110 - Polarizzazione automatica in classe C.
essere uguale ad 1/10 di Rk, si ha che il valore
di Ck è espresso dalla:

Ciò significa in pratica dare al circuito RC


di griglia così ottenuto la necessaria costante

92
di tempo attraverso una scelta opportuna dei un condensatore di capacità (calcolata diret-
rispettivi valori. tamente in F):
Tale sistema (rappresentato in fig. 110).
pure se usatissimo. presenta due inconve- 10. 106
Ck = 6,28 · SO· 500 ~ 60 µF
nienti: il primo (non troppo grave) è che la
tensione di polarizzazione viene ottenuta a
spese di potenza fornita dal generatore pilo-
ta; il secondo deriva dal fatto che, se viene a
mancare. per un qualsiasi motivo, la tensione
di pilotaggio, viene a mancare anche il nega-
Impieghi tipici dei tubi
tivo di griglia, con la conseguenza che la cor-
Si è già visto che il comportamento di un
rente anodica sale a valori generalmente
qualunque circuito comprendente un tubo
inammissibili e talvolta pericolosi per la vita
elettronico (che naturalmente non sia un dio-
del tubo.
do) si può ricondurre a quello di un amplifi-
È per tale motivo che spesso viene usato un
catore; e tale funzionamento è già stato esa-
sistema misto di polarizzazione; cioè una
minato.
parte del valore necessario viene ottenuta
Tuttavia svariati sono gli impieghi specifici
con il sistema ora descritto (detto di polariz-
dei tubi, mediante i quali si possono ottenere
zazione automatica). l'altra parte viene forni-
particolari eleborazioni sui segnali eventual-
ta, tramite una sorgente separata; la tensione
mente applicati, elaborazioni che non è facile
di quest'ultima è di valore tale .che, in man-
o comodo spiegare semplicemente nel modo
canza dell'altra polarizzazione, risulta suffi-
suaccennato; è quindi opportuno passare
ciente a mantenere la dissipazione anodica
brevemente in rassegna qualche ulteriore
entro limiti di sicurezza.
applicazione fra le più importanti.
Naturalmente anche le tensioni necessarie
per tutti gli altri elettrodi non vengono in ge-
nere ottenute da batterie, ma da altre sorgenti
di alimentazione, che a suo tempo verranno
esaminate.
Si ritiene opportuno chiarire che le condi- OSCILLATORI
zioni tipiche di impiego dei tubi riportate dai
costruttori sui manuali non sono affatto vin-
colanti, nel senso che esistono infinite altre Un oscillatore consiste, in sostanza, in un
combinazioni, nell'intorno di queste, che amplificatore, accordato su una certa fre-
danno risultati ugualmente buoni; è naturale quenza ed elaborato in modo che, anzichè
però che tali diverse condizioni di lavoro de- venir pilotato da un generatore esterno, fun-
vono essere determinate con l'ausilio dei pa- zioni esso stesso da generatore di segnali al-
rametri e delle curve caratteristiche, ciò in ternati.
ispecie per notevoli allontanamenti dalle Poichè la potenza di segnale ricavabile dal
suddette condizioni tipiche. circuito di placca di un amplificatore è molto
superiore a quella del segnale immesso tra-
Concludiamo il paragrafo con un esempio mite il circuito di griglia, si può pensare di
di calcolo dei valori di Rk e Ck per un tubo prelevare una piccola porzione del segnale
funzionante in classe A con le seguenti carat- d'uscita ed utilizzarla per pilotare l'amplifica-
teristiche: tore, cioè reimmetterla nel circuito di griglia.
Così facendo, se il metodo con cui è otte-
Vg 0 = -5 V la=10 mA Fmin=~O Hz nuto questo ritorno di energia dall'uscita
all'ingresso è tale che il segnale venga ripor-
Sarà allora: tato con la necessaria ampiezza e nella fase
voluta. si ottiene allora un amplificatore au-
Rk=-5 -=SOO f.! toeccitato.
0,01
Si tratta cioè di un oscillatore, ossia di un
A tale resistenza va allora messo in parallelo dispositivo che mette in gioco, a ciclo chiuso,

93
una certa energia, che passa dal circuito di bilmente innescate le oscillazioni che si ve-
placca a quello di griglia mediante un accop- rificano alla sua frequenza di risonanza.
piamento esterno, e dal circuito di griglia a Il necessario accoppiamento, cui più sopra
quello di placca attraverso il tubo stesso, e si è fatto cenno, e che costituisce appunto ciò
così via. che si chiama reazione, si può ottenere sfrut-
In quest'ultimo passaggio la potenza subi- tando diversi sistemi o configurazioni circui-
sce una notevole amplificazione, talchè la tali, ognuna delle quali definisce il tipo parti-
parte, molto grande, che non viene mandata colare di oscillat'ore.
in reazione, ne può essere prelevata ed appli- È opportuno osservare che la trattazione
cata ad un opportuno carico esterno. qui condotta riferendoci a reazione applicata
È evidente che tale rifluire ciclico della po- fra placca e griglia, è una schematizzazione
tenza può avvenire e mantenersi solamente di uso generale, ma non vincolante.
se sono soddisfatte le due condizioni Infatti, come già si è visto a proposito dei
poc'anzi accennate, e cioè: diversi tipi di amplificatori, gli elettrodi di in-
gresso e d'uscita possono anche non essere
a) se la potenza che, in virtù dell'accoppia-
questi due, ed inoltre il circuito accordato
mento esterno, passa dal circuito di placca a
(con gli opportuni adattamenti delle impe-
quello di griglia è di entità almeno uguale a
denze in gioco) può essere applicato ad
quella necessaria a sopperire le perdite nel
ognuna dei due; le considerazioni finora
circuito di griglia;
svolte restano comunque perfettamente va-
b)se la porzione di segnale riportato in in- lide in ogni caso.
gresso è nella fase voluta per esaltare o me- Verrà ora esaminato, a titolo di esempio, il
glio mantenere lo stato d'oscillazione che tipo di oscillatore che, pur non essendo il più
genera il segnale ritrovato presente nel cir- usato, meglio si presta per illustrarne il mec-
cuito di placca. canismo di funzionamento (e riveste inoltre
importanza di carattere storico).
Tali condizioni chiariscono quindi il mec- Si tratta dell'oscillatore Meissner, rappre-
canismo dell'oscillatore autoeccitato, poichè sentato in fig. 111.
in primo luogo mettono in evidenza come
l'accoppiamento tra il circuito di placca e
quello di griglia deve essere di entità e segno u
ben determinati, ed in secondo luogo dimo-
strano la necessità di un circuito che per-
metta di ottenere una determinata frequenza
di lavoro (cui riferirsi parlando di fase), ossia
di un circuito accordato.
Soddisfatte queste condizioni, una qual-
siasi perturbazione, anche piccolissima, su-
Fig. 111 - Oscillatore Meissner.
biscano le correnti in gioco, si traduce, entro
un tempo brevissimo, in una oscillazione di
frequenza ben determinata nel circuito ac-
cordato, dando inizio al meccanismo descrit- Il suo funzionamento, descritto per sommi
to, cioè all'innesco delle oscillazioni stessa. capi, è il seguente: non appena si collega
. Giova qui rammentare come in ogni cir- l'avvolgimento L2 (cioè in pratica la placca)
cuito accordato esistano fattori dissipativi ri- alla relativa sorgente di alimentazione, il
conducibili a resistenze equivalenti; se tali guizzo di tensione, a carattere transitorio, che
resistenze fossero invece di valore nullo, uno ne consegue (localizzato ai capi di L2) si tra-
stato oscillatorio impresso al circuito si man- sferisce, per accoppiamento, al circuito ac-
terrebbe indefinitivamente senza smorzarsi. cordato L1 C1, fornendo ad esso, con fase op-
Si può dunque affermare che la presenza portuna, il segnale necessario affinchè, ripor-
del tubo amplificatore, accoppiato ad un cir- tato in placca ed opportunamente amplifica-
cuito oscillante, serve appunto a compensare to, possa essere di nuovo trasferito, tramite
le perdite del circuito stesso, mantenendo sta- l'accoppiamento induttivo L1 - L2, sulla griglia

94
in modo da rinforzare il segnale preesistente. Fig. 113 - Oscillatore Colpitts.
Tutto ciò equivale a dire che il guizzo tran- ---------J"I
u
sitorio di partenza è quello che fornisce al
circuito L1 C1 l'energia necessaria affinchè si
verifichi l'innesco delle oscillazioni alla rela-
tiva frequenza di accordo.
Naturalmente il senso degli avvolgimenti L1
ed L2 deve essere tale che il segnale venga
riportato in griglia con la fase opportuna.
Il circuito RC2 determina, come già visto, la
costanza della tensione di polarizzazione au-
tomatica necessaria per il funzionamento del
tubo; inoltre esso esercita, con la sua co- Il circuito ora visto può essere ancora mo-
stante di tempo, un'influenza decisiva sul dificato onde ottenere un nuovo tipo di oscil-
guizzo transitorio di partenza. latore; infatti, l'opportuno dosaggio della rea-
Un'elaborazione piuttosto semplice ed im- zione viene ottenuto, anzichè mediante l'ac-
mediata del circuito ora esaminato porta ad coppiamento a partitore induttivo come nel
un altro tipo di oscillatore; se infatti l'estremo precedente circuito, adottando un partitore
A di L2 viene collegato al negativo anzichè al capacitivo, cioè sdoppiando opportunamente
positivo (come in fig. 11), i due avvolgimenti C1 e non effettuando alcuna presa su L1.
possono conglobarsi in uno solo avente Si giunge così al circuito della fig. 113, che
presa intermedia. rappresenta l'oscillatore Colpitts.
Naturalmente, ora l'accoppiamento con il In questo, che è altrettanto classico quanto
circuito d'uscita deve essere modificato, e ciò il precedente, gi'i elementi presenti assolvono
avviene inserendo un opportuno condensa- le stesse funzioni già viste.
tore verso la placca, la cui funzione è quella È opportuno sottolineare che i tipi ora de-
di evitare il corto circuito della batteria, che scritti non sono che una piccola parte delle
altrimenti avverrebbe attraverso L2. numerose possibili versioni di oscillatori, ma
Si ottiene così il circuito rappresentato ne rappresentano comunque i capostipiti più
nella fig. 112, detto oscillatore Hartley. classici.
Occorre in ogni caso tener presente che la
frequenza di oscillazione dei vari circuiti non
u è unicamente definita dai valori di Le di C del
circuito accordato; su questo infatti agiscono
L; anche parametri riportati dal tubo stesso o da
altri elementi circuitali; questi, essendo fun-
zione delle condizioni di lavoro, possono va-
• +
riare di valore, e quindi provocare variazioni
della frequenza di oscillazione, se, per un
qualsiasi motivo, tali condizioni venissero a
cambiare.
Fig. 112 - Oscillatore Hartley.
Poichè invece capita molto spesso che la
frequenza di oscillazione debba essere man-
tenuta rigorosamente stabile, è necessario
rielaborare spesso i circuiti oscillatori e rea-
In tale circuito è tutta via necessaria l'inser- lizzarli con componenti opportunamente
zione di una ulteriore bobina (L2), che ha lo scelti, il tutto onde minimizzare gli effetti delle
scopo di separare la sorgente di alimenta- variazioni di tensione, di resistenza di carico
zione (punto freddo) dall'elettrodo d'uscita ed anche di temperatura.
(punto caldo); essa infatti è di valore tale da In conseguenza possono essere apportate
presentare una impedenza elevatissima alle molte varianti, più o meno sensibili, ai circuiti
frequenze in gioco, mentre permette il pas- base (ed infatti ne sono stati ideati altri più o
saggio della corrente anodica. meno importanti).

95
In ogni caso è sempre di fondamentale im- manifesta una pressione meccanica, e quindi
portanza che il circuito accordato di un oscil- una conseguente deformazione.
latore,e quindi la sua bobina, possegga il Q È cioè evidente che invertendo le azioni
più elevato possibile. meccaniche si invertono quelle elettriche, e
Così facendo infatti, l'effetto volano diventa quindi ad uno stato di tensione meccanica
molto sensibile, cioè il circuito stesso può corrisponde ìl nascere di una polarità inversa
immagazzinare energia a RF e mantenerla a quella conseguente da ·una pressione; ana-
inalterata per intervalli molto più lunghi di logamente avviene se, reciprocamente, sì in-
quelli durante i quali il tubo lo rifornisce. verte il campo elettrico applicato.
Ne deriva allora che i parametri del circuito In ogni caso, per mettere in evidenza e
accordato, ed in particolare la sua stabilità in sfruttare queste proprietà, occorre tagliare il
frequenza, diventano preponderanti rispetto cristallo a lamina od a piastrina, in modo che
a quelli del tubo e del resto del circuito; le si presentino parallele due superfici ben pre-
variaizioni di questi ultimi (che sono sempre cise di esso.
le più temibili) risultano quindi molto me- Il quarzo così tagliato offre la peculiarità
no importanti. fondamentale di presentare una risonanza
È buona norma comunque prendere, ìn meccanica, la cui frequenza naturale dipende
ogni caso, le opportune precauzioni affìnchè dalle dimensioni (principalmente lo spessore)
l'entità delle suddette varìazìonì sia quanto e dall'orientamento degli assi cristallografici,
più è possibile limitata. e che comunque va a cadere normalmente
Ciò si ottiene non solo con l'uso di compo- nel campo delle radiofrequenze.
nenti di elevata qualità, ma anche con parti- In questo particolare funzionamento, il cri-
colari elaborazioni circuitali che sfruttano stallo di quarzo presenta le caratteristiche di
opportunamente le caratteristiche possedute un circuito in risonanza serie, con un elevato
da ogni elettrodo del tubo. rapporto L/C ed un altissimo Q, enormemente
È per tale motivo che esistono oscillatori, più elevato di quello ottenibile con i migliori
anche fra quelli di uso comune, nei quali la circuiti L C (normalmente molte decine di mi-
reazione avviene fra placca e catodo oppure gliaia).
fra catodo e griglia, e la tensione d'uscita Si intravede la possibilità di ralìzzare un
viene prelevata, a seconda dei casi, da uno oscillatore ponendo, al posto del circuito L C,
qualunque degli elettrodi. una laminetta dì quarzo opportunamente ta-
gliata; per l'elevatissimo valore del Q, tale
oscillatore sarà caratterizzato da una stabilità
di frequenza molto maggiore.
Piezoelettricità ed oscillatori a quarzo È comunque molto utile (e spesso indi-
spensabile) la presenza di un normale cir-
Un comportamento analogo a quello dei cuito L C, accordato alla frequenza desidera-
circuiti risonanti è fornito dal cristallo piezoe- ta, che può così essere con sicurezza sele-
lettrico; esso però è basato su o scii lazion ì zionata ed amplificata.
meccaniche. Resta, come svantaggio, che lo spessore
Infatti la possibilità di sfruttare la proprietà molto ridotto secondo cui è necessario co-
degli oscillatori meccanici per pilotare cir- struire la lamina limita le possibilità dì dissi-
cuiti elettrici deriva da una proprietà partico- pazione del quarzo, che va quindi adottato
lare di cui godono alcune sostanze allo stato per circuiti interessati da bassissime potenze.
cristallino, e più particolarmente il quarzo. Il cristallo di quarzo viene prodotto e con-
Si dice che queste sostenze sono piezoelet- fezionato in varie forme; normalmente si
triche: cioè all'esercitarsi di una pressione tratta di una lastrina circolare, opportuna-
(meccanica) sul cristallo secondo certi suoi mente metalizzata per ìl collegamento dei
assi geometrici ben determinati si manifesta, reofori d'uscita; il tutto è inserito in un conte-
agli estremi di tali assi (e quindi sulle relative nitore metallico (ìn genere a tenuta stagna e
superfici), la comparsa di cariche elettriche di . in presenza dì ga;;, i rerte\.
opposto segno; e viceversa, applicando un .Tale montaggio porta, come ovvia conse-
campo elettrico secondo gli stessi assi, si guenza, l'introduzione di ulteriori parametri

96
elettrici che apportano qualche, seppur lieve, Oscillatori «overtone»
modifica alle modalità di oscillazione mecca-
nica ed elettrica. È possibile, tagliando opportunamente le
Le frequenze di vibrazione più normali per piastrine di quarzo, ovviare in parte alla limi-
le quali vengono tagliati i quarzi vanno da tazione superiore della frequenza raggiungi-
qualche centinaio di kHz a poco oltre i 20 MHz. bile, in quanto si può ottenere un modo di
vibrazioni per cui vengono esaltate le armo-
niche (in genere dispari) rispetto alla fre-
quenza fondamentale di oscillazione.
L'armonica più normalmente usata è la ter-
za, ma si possono sfruttare facilmente anche
1a quinta e la settima.
Ovviamente il circuito L C d'uscita
dell'oscillatore dovrà essere sintonizzato
sull'armonica desiderata.
I circuiti visti nel paragrafo precedente
Fig. 114 - Oscillatore a doppio accordo. possono essere ben adattati a lavorare anche
in questo modo, detto appunto overtone.
Comunque nel caso particolare in cui ven-
gano usati quarzi realizzati in modo tale che
la reazione necessaria per provocare l'oscil-
lazione del circuito sia piuttosto elevata (on-
de compensarne le perdite non trascurabi-
li), uno schema tipico per oscillatori overtone
è quello di fig. 117.

Fig. 115 - Oscillatore Pierce.

Fig. 117 - Tipico oscillatore overtone.

I valori di C1 e C2 sono appunto in rapporto


Fig. 116 - Oscillatore E.e.e.o. (ad accoppiamento elettro- tale da assicurare la necessaria reazione (in
nico). genere C2 = 1 O -;- 20 volte C1 ).

Comunque vengono realizzati quarzi anche


pre frequenze più basse, limitatamente col MOLTIPLICATORI DI
notevole ingombro che ne deriva. FREQUENZA
li limite superiore è invece determinato dal
bassissimo spessore delle lamine, con con- Nel paragrafo precedente si è accennato
seguente fragilità ed impossibilità di pratica come si presenti spesso la necessità di utiliz-
lavorazione. zare frequenze superiori a quella ottenibile di-
Nelle figure che seguono sono riportati de- rettamente e soddisfacentemente da un oscil-
gli esempi tipici di oscillatori a quarzo. latore.

97
Sappiamo però anche che basta deformare to, detto push-push, realizzato con due tubi le
un segnale sinusoidale perchè esso presenti cui griglie sono collegate in controfase e le
poi, oltre alla frequenza fondamentale di par- cui placche invece sono in parallelo (come vi-
tenza, un certo numero di armoniche. sibile in fig. 118).
È allora sufficiente inserire uno o più circuiti
accordati alla frequenza desiderata; dal se-
gnale composto della fondamentale e dal cor-
redo di armoniche ottenute, verrà allora sele-
zionato il segnale a tale frequenza, mentre
tutte le altre com ponenti saranno attenuate
quanto basta e quindi praticamente eliminate.
Se poi la frequenza così selezionata non si
presenta, come spesso avviene, con un livello
sufficiente, nulla impedisce di aumentarlo a
mezzo di un opportuno amplificatore, che
pure sarà, in genere, accordato, onde miglio- Fig. 118 - Moltiplicatore di frequenza in push-push.
rare la eliminazione delle componenti indesi-
derate.
Il miglior generatore di armoniche l'ab-
biamo già visto nell'amplificatore in classe C, Il vantaggio non indifferente di questo cir-
in quanto la corrente anodica (e di conse- cuito risiede nella quasi completa cancella-
guenza la forma d'onda della tensione in usci- zione della frequenza fondamentale e delle
ta), in corrispondenza della semionda positiva armoniche dispari, riducendo così al minimo
del segnale d'ingresso, è costituita da un gli effetti nocivi dei relativi segnali spurii.
guizzo molto diverso da una sinusoide. Inoltre tale circuito offre un rendimento
La classe C è cioè quella che apporta al soddisfacente (e comunque superiore a
segnale entrante la massima deformazione. quello dei moltiplicatori convenzionali) anche
Con angoli di circolazione bassi, ed impie- sulla 4a armonica.
gando tubi ad elevato guadagno (per esempio Pure un semplice diodo, con la sua caratte-
pentodi), ai capi del circuito anodico, accor- ristica di conduzione su mezzo ciclo ed inter-
dato come detto sull'armonica di ordine desi- dizione sull'altro mezzo, costituisce un di-
derato, si ottengono segnali di ampiezza sod- screto moltiplicatore, in quanto la sua caratte-
disfacente. ristica di conduzione, specie per segnali di
Nelle condizioni di cui sopra si possono rea- una certa ampiezza, non è molto lineare.
lizzare duplicatori di frequenza con rendi-
mento (cioè rapporto fra il valore dell'alimen-
tazione anodica e quello dell'armonica sele-
zionata) di circa il 50%, e triplicatori con ren-
dimento pari a circa il 30%. CONVERTITORI DI
Poichè però nella corrente anodica, as-
sieme all'armonica utile, esiste, come sap- FREQUENZA (MESCOLATORI)
piamo, anche tutto il corredo di quelle di altro
ordine, è opportuna realizzare il circuito LC ad
elevata selettività, in modo da attenuare le al- La frequenza (portante) di un qualunque
tre armoniche presenti ed evitarne gli innume- segnale può essere cambiata combinandola,
revoli effetti indesiderati. mediante opportuni circuiti, con un altro se-
Occorre tener presente che gli stadi in con- gnale di frequenza diversa. Ciò avviene «me-
trofase di per sè attenuano moltissimo le ar- scolando», al segnale da convertire, una
moniche pari, mentre hanno una discreta oscillazione (sinusoidale o meno) generata
uscita sulle armoniche dispari (specie sulla localmente mediante uno dei circuiti esami-
terza). nati in precedenza, e «raddrizzando» con-
Invece un elevato rendimento sulla seconda temporaneamente il risultato di questa so-
armonica si ottiene con un particolare circui- vrapposizione.

98
Fig. 119 - Meccanismo della conversione di frequenza. dal segnale complesso così ottenuto, è ne-
cessario in primo luogo eliminare uno dei due
profili (appunto mediante il raddrizzamento),
a come appare in d) e successivamente elimi-
nare la frequenza Fo + Fp mediante un oppor-
tuno circuito filtrante.
All'uscita di questo si otterrà finalmente la
onda avente frequenza pari alla differenza fra
b le due, cioè Fu come mostra la e.
Con ciò si è quindi trasferito un eventuale
segnale, «affidato» alla frequenza Fp, ad una
altra frequenza, Fu, pari alla differenza fra Fp
ed Fo (o viceversa); questo risultato si è cioè
ottenuto facendo «battere,, Fo con Fp.
In pratica, per ottenere tale operazione di
e conversione di frequenza, è indifferente che
la maggiore delle due frequenze sia Fp o Fo.
Un qualunque tubo elettronico, dal diodo ai
plurigriglia appositamente realizzati, può
compiere ambedue le funzioni descritte, cioè
quella di mescolazione e quella di raddrizza-
mento, purchè sia convenientemente polariz-
zato.
Occorre ricordare che altri segnali, a fre-
quenze diverse, sono presenti nel convertito-
re, pure se molto attenuati dal circuito
d'uscita (opportunamente accordato), dando
così luogo a possibili segnali spurii.
Vanno quindi presi gli opportuni provvedi-
e menti per la loro eliminazione.
Un circuito tipico di mescolatore è riportato
in fig. 120, ma le versioni possono essere in-
numerevoli e diverse; in particolare la inie-
Analizziamo il meccanismo della conver- zione del segnale generato dall'oscillazione
sione, schematizzato in fig. 119. locale può essere (e spesso lo è) effettuata sul
In a) è rappresentata l'onda portante, di catodo.
frequenza Fp, mentre in b) è visibile l'oscilla-
zione, generata localmente, di frequenza Fo (e
di ampiezza opportunamente maggiore).
La sovrapposizione grafica delle due onde
Fp
dà origine (e ciò viene confermato dalla teoria
della conversione di frequenza) in pratica ad
un'onda sinusoidale di frequenza Fo + Fp,
l'ampiezza della quale varia al ritmo della dif-
ferenza fra le due frequenze.
Ciò equivale a dire che il «profilo", o meglio
l'inviluppo, dell'onda risultante, è simmetri-
camente caratterizzato, sulle semionde posi-
tive e su quelle negative, dalla frequenza ri- Fig. 120 - Pentodo usato come miscelatore.
sultante dalla differenza fra le due oscillazio-
ni, così come è graficamente mostrato in c).
Questo fenomeno viene detto battimento. Sia, a titolo di esempio, Fp = 10 MHz e si
Se quindi si vuole estrarre tale frequenza voglia ottenere Fu = 1 MHz.

99
Allora potrà essere Fo = 9 MHz oppure Fo = F0 - FP = 11 - 1O = 1 MHz.
11 MHz.
Infatti nel primo caso è: L'adozione di uno o dell'altro dei valori di
FP - F 0 = 1O - 9 = 1 MHz. Fo potrà essere dettata da criteri di comodità
oppure, più facilmente, da considerazioni sui
Nel secondo caso è ancora: segnali spurii ottenibili.

* * *
Modulazione Mediante esso, in definitiva, si realizza la
trasposizione di un segnale, in genere ad au-
diofrequenza (derivante cioè da voce umana
È opportuno premettere che la trattazione o da musica), su un'onda portante ad alta fre-
contenuta in questo capitolo assume, al quenza (radiofrequenza).
giorno d'oggi, un carattere quasi esclusiva- La modulazione si rende necessaria nella
mente storico; infatti l'avvento della S.S.B. ha fase di emissione di segnali.
fatto sì che i sistemi di modulazione (e di Infatti uno dei diversi motivi della necessità
emissione) qui descritti siano stati abbando- di tale operazione è che, in mancanza di ra-
nati da una buona parte del campo delle ra- diofrequenza portante, la propagazione per
diocomunicazioni. mezzo di onde elettromagnetiche delle fre-
Per quanto concerne la suddetta SSB, essa quenze originali del segnale, che non supe-
verrà trattata in un capitolo a parte. rano di norma i 16 kHz, sarebbe molto limitata
Si è osservato come, in taluni tipi di am- e richiederebbe antenne di dimensioni asso-
plificatori, la forma d'onda in uscita differisce, lutamente inaccettabili.
più o meno sensibilmente, da quella d'ingres- Per contro, come sarà a suo tempo chiarito,
so. la propagazione delle radiofrequenze in pra-
Essi sono stati definiti non lineari, ed è op- tica non subisce limitazioni così severe.
portuno sottolineare che tale non linearità si
riferisce all'ampiezza, nel senso che non
viene più rispettata la proporzionalità fra i va-
lori (istantanei) del segnale in uscita ed i cor-
rispondenti del segnale in entrata.
TIPI DI MODULAZIONE
Conseguenza di tale fatto è che, se ad un
circuito non lineare vengono applicate due Come poc'anzi detto, il segnale a frequenza
tensioni di pilotaggio contemporaneamente, portante, per effetto della modulazione, varia
le correnti che ivi scorrono si influenzano in qualche modo i suoi parametri, e poichè
l'una con l'altra, vale a dire che una diventa, questi sono essenzialmente l'ampiezza e la
in qualche modo, funzione dell'altra, e vice- frequenza, si avrà così la modulazione d'am-
versa. piezza (AM) e la modulazione di frequenza
Ciò avviene analogamente a quanto visto a (FM).
suo tempo per la conversione di frequenza.
In definitiva si ottengono così all'uscita dei
prodotti diversi da quelli applicati all'ingres-
so.
In particolare se le due tensioni applicate
sono sinusoidali (ma così si suppone per
semplicità) e di frequenze piuttosto diverse,
all'uscita del circuito non lineare si ottiene
essenzialmente che il segnale a frequenza più
alta varia i suoi parametri al ritmo di quella
più bassa.
Tale processo è noto col nome di modula-
zione. Fig. 121 - Onda modulata in ampiezza.

100
Nella AM l'ampiezza della portante varia al È però molto importante precisare che du-
ritmo della «modulante», per cui essa ssume rante il processo di modulazione nascono, ol-
l'aspetto schematizzato in fig. 121. tre ai segnali in gioco, aventi frequenza Fp
Le linee punteggiate che uniscono le creste (portante) ed Fm (modulante), altri segnali a
della portante ricopiano fedelmente l'onda frequenze, diverse.
modulante, e definiscono il cosiddetto invi- La teoria della modulazione d'ampiezza
luppo di modulazione. (per restare nel campo della nostra trattazio-
È così chiaro il comportamento della AM, ne) conferma che all'uscita di un modulatore
secondo il quale il segnale, in genere a fre- si trovano, principalmente, tre frequenze, e
quenza acustica, si sovrappone all'onda por- più precisamente la portante Fp e due nuove
tante, la cui frequenza rimane fissa, provo- frequenze, Fp + Fm ed Fp - Fm, che sono si-
cando per contro variazioni periodiche della tuate una al disopra e l'altra al disotto della
sua ampiezza. Fp, che si trova così esattamente centrata fra
Nella FM invece è l'ampiezza della portante le due, come mostra la fig. 123.
a rimanere invariata, mentre la frequenza va- In effetti, in seguito alle deformazioni ap-
ria in funzione dell'onda modulante, nel portate dal modulatore, che infatti sappiamo
senso che, in corrispondenza dei massimi essere un organo non lineare, all'uscita dello
negativi di questa, la frequenza portante stesso si ritrovano anche altre frequenze, ar-
tocca il valore minimo, ed in corrispondenza moniche delle precedenti e combinazioni va-
dei massimi positivi, essa tocca il valore mas- rie di esse, oltre ben inteso la frequenza mo-
simo. dulante.
In definitiva la portante, per effetto della Ma poichè questi prodotti spurii non con-
FM, presenta escursioni di frequenza com- tribuiscono alla corretta formazione del se-
prese fra due limiti ben definiti. gnale, anzi spesso possono provocare incon-
L'aspetto di un'onda modulata in frequenza venienti, essi vengono eliminati mediante il
è rappresentato schematicamente nella fig. solito processo di filtrazione.
122, dalla quale si può notare l'addensarsi od
il rarefarsi delle singole onde componenti il
segnale. A
Il tipo di modulazione del quale qui ci oc-
cuperemo è l'AM.

Fp-Fm Fp• Fm

Flg.123 -Aspetto globale (spettro) di un'onda Fp modulata


da una Fm.
Fig. 122 - Onda modulata in frequenza.

Ricordando ora che il segnale modulante in


genere non è costituito da una sola frequen-
BANDE LATERALI za, bensì da un complesso di frequenze che
occupano una certa banda, se ne deduce
immediatamente che nella AM, ai lati della
Il circuito' che si è detto essere necessario portante, compaiono non le due sole fre-
perchè si verifichi il fenomeno della modula- quenze cui sopra accennato, bensì due
zione, nel quale cioè le due onde, modulante bande ben definite, una inferiore ed una su-
e portante, vengono fatte interagire, prende il periore, al centro delle quali sta sempre la
nome di modulatore. portante.

101
Flg. 124 - Modulazione di ampiezza e sue bande laterali.

A .A
A

kHz
1000

Esse costituiscono le cosiddette bande la- spesso avviene, il segnale modulante è una
terali. onda complessa, ossia non sinusoidale e ge-
La fig. 124 mostra, _schematizzandolo, il neralmente non simmetrica rispetto all'asse
fenomeno complessivo e pone in evidenza dei tempi, si rende necessario considerare,
come esso comporti, in ultima analisi, una come percentuale di modulazione, un rap-
larghezza di banda, in radiofrequenza, doppia porto analogo, ma considerato istante per
di quella occupata dal segnale modulante in istante, e riferirsi al valore istantaneo
audioJrequenza. dell'onda modulante.

Fig. 125 - Modulazione di ampiezza (m = 50% ).

PROFONDITÀ DI
MODULAZIONE

Poichè, nella AM, il profilo dell'onda modu-


lata varia in conformità al segnale modulante,
interessa ora, in modo particolare, conoscere
l'entità di tale variazione.
Nel caso di segnale modulante sinusoidale,
le cose si presentano, genericamente, come
in fig. 125.
Si può allora definire la profondità della va-
riazione in oggetto, quella cioè visibile sulla
onda indicata con Vu, mediante un coeffi-
ciente che esprime il rapporto fra le ampiezze
Vm
delle due onde di partenza.
In particolare il rapporto:

m%= ~m 100
p

è detto percentuale di modulazione.


Nel caso quindi di fig. 125, in cui Vm = 0,5 Vu
Vp, l'onda risultante sarà modulata al 50%.
In fig. 126 è invece rappresentato il caso in
cui Vp = Vm; in tal caso la percentuale di mo-
dulazione ammonta al 100%.
È però chiaro che se , come in pratica

102
Flg. 126 - Onda modulata (m = 100%). Flg. 127 - Onda modulata da un segnale complesso.

Vp

Vm

Vu

Così facendo si trovano inevitabilmente va-


lori continuamente variabili di tale rapporto.
Quelli che più interessano tuttavia sono i mite del 100%, come può essere ~hiaramente
valori che la percentuale in oggetto assume riconfermato dalla precedente figura.
in corrispondenza dei picchi positivi e di Se ciò non si verifica, negli intervalli in cui il
quelli negativi del segnale modulante. valore negativo del segnale modulante su-
Infatti, esaminando sia la fig. 127 che quelle
precedenti, appare chiaro come il valore
istantaneo dell'onda modulata in ampiezza
risulti dalla somma algebrica dei valori istan-
tanei della portante e della modulante.
In seguito a ciò, i punti che più interessa
controllare sono quelli in corrispondenza dei
picchi positivi della modulante, nel qual caso
l'onda a radiofrequenza assume valori pari
alla somma fra l'ampiezza della portante ed il
picco della modulante stessa, e quelli in cor-
rispondenza dei relativi picchi negativi, per i
quali la stessa onda assume valori pari alla
differenza fra l'ampiezza della portante ed il
picco della modulante.
È necessario che, nel primo caso, il valore
sia contenuto entro livelli accettabili, e che,
nel secondo, non si oltrepassi lo zero, altri-
menti si veifica il fenomeno della sovramodu-
/azione, messo in evidenza in.fig. 128.
Ciò significa in pratica che la percentuale di
modulazione non deve superare il valore li- Flg. 128 - Sovramodulazione (Vm > Vp).

103
pera l'ampiezza della portante, si ha in primo Modulazione sul catodo
luogo la mancata emissione di energia ed in
secondo luogo una sensibilissima alterazione La fig. 130 rappresenta un tubo, funzio-
nel profilo dell'onda modulata, che non rico- nante in classe C, in serie al catodo del quale
pia più la modulante. è collegato l'apposito trasformatore di modu-
Per contro, in corrispondenza dei picchi lazione, TM.
positivi di quest'ultima, la stessa eccessiva Attraverso esso quindi passa sia la corrente
profondità di modulazione tende a far circo- anodica che quella di griglia.
lare un'energia superiore alla media, che po-
trebbe non essere tollerata dai tubi e che co-
munque li porta spesso a funzionare in zone
non lineari della caratteristica.
Tali fatti sono ambedue rappresentati in fig.
128.
Discende ancora da tutto ciò che la più e e
dannosa conseguenza della sovramodula-
zione consiste nel manifestarsi di armoniche, ~
che appunto derivano dalla forte deformazio-
ne, e che comunque costituiscono nuovi se-
gnali indesiderati e dannosi.

Fig. 130 - Modulatore di catodo.

VARI SISTEMI
Il segnale modulante imprime così varia-
DI MODULAZIONE zioni contemporanee (ed in fase fra di loro)
sia alla la che alla 19 , che ne variano quindi al
Un circuito modulatore consiste, in genere, ritmo.
in un amplificatore (non lineare) dell'onda La potenza B.F. che è necessario applicare
portante, nel quale il segnale modulante può al TM onde ottenere il 100% di percentuale di
essere fatto agire applicandolo ad un qual- modulazione è pari al 20-;.- 30% della potenza
siasi degli elettrodi del tubo usato. di alimentazione anodica del modulatore.
Lo schema di principio è visibile in fig. 129. Il rendimento di questo circuito è del 50 -;-
I vari schemi di modulazione che da questo 55%.
si deducono, a seconda dell'elettrodo usato, L'induttanza L, in serie al circuito di pola-
verranno esaminati qui di seguito. rizzazione di griglia impedisce il rifluire a
massa del segnale modulante; i condensatori
e consentono il riferimento a massa della
sola radiofrequenza in gioco.
Tubo
Questo tipo di modulazione non viene
modulolorP
modulalo molto usato, e comunque dà buoni risultati
' f1 ::c:>-----<
BF ~----~ solamente impiegando triodi.

Flg. 129 - Schema a blocchi di modulatore.


Modulazione sulla griglia-controllo

Occorre comunque precisare che il pro- In questo circuito (fig. 131), il segnale B.F.
cesso di modulazione viene in genere effet- determina, mediante il trasformatore TM, la
tuato su stadi di potenza e funzionanti in necessaria variazione (e quindi modulazione)
classe C, ai quali il segnale modulante viene della polarizzazione di griglia.
applicato mediante un opportuno trasforma- Al. vantaggio di richiedere una bassissima
tore di modulazione. potenza modulante (5 -;.- 10% della potenza

104
anodica del tubo modulatore), questo si- mantenendosene però qualitativamente al di-
stema oppone un basso rendimento in as- sotto.
senza di modulazione. Infatti, per percentuali di modulazione su-
periori all'80%, cominciano già a manifestarsi
sensibili deformazioni del segnale.

Modulazione sulla griglia di soppressione

Il principio di tale processo è illustrato nella


fig. 133.
Il trasformatore TM, modificando il poten-
ziale del soppressore al ritmo della Fm, de-
termina un'analoga variazione nel flusso di
elettroni che, attraverso esso, raggi unge la
Fig. 131 - Modulatore di griglia-controllo. placca.
Con questo circuito si può ottenere una li-
nearità migliore che con i precedenti, talchè
si può raggiungere il 100% di modulazione
Infatti il tubo si avvicina alle caratteristiche
senza eccessive deformazioni, e con un ren-
del funzionamento in classe C solamente nei
dimento di circa il 40%.
picchi di modulazione, durante la cui se-
mionda positiva giunge alla massima potenza
di uscita ed in quella negativa all'interdizione.
In assenza di modulazione il rendimento è
allora pari al 30 -o- 35%, e sale, con piena mo-
dulazione, al 50 -o- 60%.

Modulazione sulla griglia-schermo

Lo schema di principio appare in fig. 132.


La modulazione è ottenuta mediante le va-
riazioni, determinate dal trasformatore TM,
Fig. 133 - Modulatore di soppressore.
del potenziale di griglia-schermo, che, come
detto a suo tempo, è un parametro che ha
un'influenza fondamentale sulla corrente
anodica. Modulazione sulla placca
Le caratteristiche di questo circuito non dif-
feriscono molto da quelle del precedente, Il sistema di applicare il segnale modulante
alla placca è il più largamente usato per mo-
dulare la portante di un amplificatore funzio-
nante in classe C.
Esso presenta notevoli vantaggi sia per la
mancanza di criticità, sia per la linerità otte-
nibile, col che è consentita la massima per-
centuale di modulazione.
Il suo lato negativo consiste nel fatto che la
potenza modulante deve essere pari ad oltre
la metà della potenza di alimentazione anodi-
ca.
Il rendimento di stadio ottenibile è pratica-
Fig. 132 - Modulazione di griglia-schermo. mente quello tipico della classe C, e ciò indi-

105
pendentemente da assenza o presenza di sing, o «per variazione della corrente anodi-
modulazione; si raggiunge cioè facilmente il ca».
70%. In questo tipo il tubo modulatore e lo stadio
Il sistema più classico di modulazione sulla finale del complesso modulante, pure esso
placca è quello illustrato in fig. 134. costituito da un unico tubo, sono alimentati
in parallelo, attraverso un'induttanza (di mo-
dulazione), opportunamente avvolta su nu-
cleo ferromagnetico.
In tal modo la corrente del tubo a R.F. subi-
sce le variazioni che ad essa vengono im-
presse dal tubo a B.F., e ciò in conseguenza
Cz
del fatto che l'induttanza LM si oppone ener-
gicamente a variazioni della corrente che l'at-
~ traversa.
Poichè quindi tale corrente, che rimane pa-

lii[· ricamente costante, è la somma delle due


singole correnti dei tubi B.F. ed R.F., se il se-
gnale B.F. determina, per esempio, un au-
Flg. 134 - Modulazione sulla placca. mento di corrente sul circuito anodico del
tubo modulante, tale aumento avviene a
spese della corrente del tubo R.F.
Esso è anche detto «per variazione della Se invece il segnale B.F. determina una di-
tensione anodica». minuzione di corrente, accade esattamente
Questo in quanto la tensione di segnale l'opposto; in definitiva all'uscita del tubo R.F.
modulante viene riportata, mediante oppor- si ritrova un'onda modulata in ampiezza.
tuno trasformatore di trasferimento, diretta- Tale sistema, semplice ed economico, non
mente sulla placca del tubo amplificatore a può tuttavia adattarsi a potenze elevate in
R.F.; infatti la corrente che alimenta tale tubo quanto il tubo modulante deve funzionare in
attraversa il secondario del TM, il quale è im- classe A.
merso nel campo magnetico variabile provo-
cato dal segnale applicato al primario. In ambedue le versioni ora vista (figg. 134 e
Un altro sistema, spesso usato per stadi di 135) i condensatori C1 e C2 rispettivamente
limitata potenza, è quello rappresentato in fig. sul circuito di griglia-schermo e su quello di
135; esso è denominato modulazione Hei- placca, devono costituire praticamente una
via di fuga per la R.F. presente, ma non per la
B.F. di modulazione; pertanto la loro reat-
tanza dovrà essere molto bassa per la Fp, ma
sufficientemente elevata per la Fm, che sarà
ad audiofrequenza.
li loro valore quindi dovrà essere scelto con
particolare oculatezza.
Occorre far notare che, in ambedue le ver-
sioni ora esaminate, il circuito è stato rappre-
sentato in modo tale che anche il potenziale
di griglia-schermo viene variato, pure se con
entità non troppo elevata, dalla B.F. modulan-
te.
Si è cioè in presenza non solo di modula-
zione sulla placca ma anche di una contem-
poranea modulazione sulla griglia-schermo.
Ciò in effetti è quanto viene normalmente
fatto, poichè la leggera modulazione su tale
Fig. 135 - Modulazione Heising. griglia (contemporaneamente a quella

106
sull'anodo) permette di ottenere percentuali figure esplicative, appare evidente che la
del 100% con ottima linearità. prima conseguenza della modulazione consi-
ste in un aumento della potenza in gioco nei
picchi positivi, in corrispondenza cioè di
Amplificatore in classe B a R.F. quegli invervalli nei quali la tensione R.F. è la
somma della portante e della modulazione.
Potrebbe sembrare fuori dall'ordine logico
Nel caso di modulazione al 100% ciò vuol
parlare qui di tale circuito, ma poichè capita
dire che, in quegli istanti, la potenza in gioco
spesso che amplificatori di questo tipo siano
nel tubo è il quadruplo di quella in assenza di
usati per amplificare segnali già modulati, al-
modulazione (basta ricordare che, a parità di
cuni cenni non appaiono fuori luogo; ciò an-
carico, la potenza è proporzionale al qua-
che perchè, per questo tipo di circuito, val-
drato della tensione ai suoi capi).
gono di massima le stesse considerazioni
fatte per la modulazione sulla griglia- Tale circostanza deve quindi essere tenuta
controllo, salvo il diverso punto di funziona- presente nella scelta dei tubi e nel dimensio-
mento. namento dei circuiti.
Anche per esso infatti, poichè il rendimento L'apporto di potenza cui ora si è accenna-
è funzione della tensione di griglia, si rag- to, e che accompagna l'onda modulata, deve
giungono valori elevati solo negli intervalli essere di valore opportuno onde ottenere i
corrispondenti ai picchi di modulazione, in desiderati livelli di modulazione.
assenza della quale esso raggiunge il valore
minimo, che si aggira sul 30%. Si può in particolare dimostrare che, nel
Tale fatto limita ovviamente la potenza ri- caso della mdulazione sulla placca, la po-
cavabile dallo stadio amplificatore, in quanto, tenza modulante necessaria per ottenere m =
in assenza di modulazione, esso dovrà dissi- 100% vale la metà della potenza anodica del
pare in calore (attraverso la placca) il restante tubo a R.F.
70% della potenza anodica.
Queste stesse considerazioni valgono an- In ogni caso però, come si è detto parlando
che per gli amplificatori di R.F. modulata fun- delle bande laterali, il processo della modula-
zionanti, per motivi particolari, anzichè in zione non apporta alcuna modifica all'am-
classe B, nella classi AB1 e AB2. piezza della frequenza portante, bensì pro-
In tali circostanze, il rendimento è ancora voca il nascere di nuove frequenze ai lati di
leggermente inferiore, ma si può, per contro, questa.
conseguire una maggior linearità del segnale
uscente con una minore richesta di potenza È allora evidente come la potenza che ca-
di pilotaggio all'entrata. ratterizza il segnale modulante venga tutta e
solo ceduta alle bande laterali, che vengono
quindi a costituire, di tutto il complesso
dell'onda modulata, l'unica parte veramente
CONSIDERAZIONI FINALI necessaria e sufficiente per la determinazione
e riproduzione del segnale modulante stesso.
La portante costituisce unicamente il vei-
Sia dalla trattazione sin qui svolta, che dalle colo che trasporta l'informazione.

107
Demodulazione
{o rivelazione)

Come dice la parola, la demodulazione è il Fig. 136 - Schema elementare di rivelatore.


processo inverso della modulazione.
Esso quindi consiste nell'estrazione, da
una onda a R.F. modulata, dell'informazione
audio (o di qualunque altra natura) a questa e R
sovrapposta.
Diversi sono i sistemi per effettuare questo
processo; essi verranno qui brevemente pas-
sati in rassegna.

Il funzionamento di un siffatto dispositivo è


posto in evidenza dalla fig. 137.
RIVELATORE A DIODO In A) è rappresentata l'onda modulata in ar-
rivo; in B) è rappresentata la forma d'onda
all'uscita dal diodo, qualora mancasse il con-
Lo schema più classico ed elementare di un
densatore C.
demodulatore è quello visibile nella fig. 136.
Esso consiste in un raddrizzatore conven- In tal caso infatti, ai capi di R (resistenza al
zionale, all'uscita del quale è presente un cir- carico), la tensione ha l'andamento indicato
cuito RC la cui costante di tempo deve essere nel dettaglio 81 e cioè le semionde a R.F. de-
opportunamente scelta, come si vedrà fra po- terminano un profilo che rispecchia il segnale
co. a B.F. impresso.

Flg. 137 - Meccanismo della rivelazione.

108
Si tratta ora di ricavare una tensione (B.F.) elevata attenuazione sul segnale ad esso ad-
che segua effettivamente tale profilo, ed il più dotto, il quale inoltre, per un buon funziona-
fede I mente possibile. mento del circuito, deve essere di livello non
A tale scopo basta allora inserire il conden- eccessivamente basso.
satore C che, caricandosi nella fase di au- Adottando quindi il rivelatore a diodo è in
mento della tensione a R.F., immagazzini genere necessario effettuare un'amplifica-
l'energia sufficiente a mantenere quasi inalte- zione sia del segnale modulato in arrivo, sia
rata tale tensione anche durante il successivo della B.F. all'uscita.
semiperiodo, nel quale la tensione dovrebbe
cadere a zero. È per questo che, più frequentemente nel
Ciò significa che il condensatore C serve a passato ma a volta anche ora, vengono adot-
mantenere ai suoi capi la tensione corrispon- tati altri tipi di rivelatore, che accomunano,
dente alle successive creste della R.F.; da tale all'azione demodulante, anche un certo tasso
comportamento deriva che la tensione ai suoi di amplificazione.
capi, variando secondo il profilo di cresta del-
le successive semionde, ricostruisce così il
Rivelazione in griglia
segnale B.F. impresso all'atto della modula-
zione.
Ciò è all'incirca quanto dire che C effettua Tenendo presente che, in un tubo, la cop-
un opportuno filtraggio, fugando la R.F. pre- pia griglia-catodo può facilmente essere con-
sente. siderata e funzionare come un diodo il cui
È evidente che negli intervalli fra le succes- anodo è costituito dalla griglia stessa, è im-
sive creste, il condensatore tende a scaricarsi mediatamente intuibile come la rivelazione
sulla resistenza di carico R, e quindi ciò che di segnali modulati in ampiezza possa otte-
determina il corretto funzionamento del di- nersi per esempio, in un triodo allo stesso
modo visto per i diodi.
spositivo di demodulazione è in definitiva la
Un esempio tipico di tale versione circuitale
costante di tempo del circuito RC completo,
è dato in fig. 138.
la quale quindi deve essere sufficientemente
alta.
È altrettanto evidente però che, se tale co-
stante fosse così elevata da colmare anche gli
avvallamenti tra i successivi picchi del profilo
di modulazione, questo circuito non effettue-
rebbe più la demodulazione, cioè l'estrazione
del profilo stesso inalterato; il condenzatore c
costituirebbe un elemento filtrante anche per
il segnale B.F., fornendo all'uscita un segnale Fig. 138 - Rivelatore in griglia.
piatto e costante, cioè una tensione continua.
Ciò quindi chiarisce il motivo per cui è ne-
cessario un esatto dimensionamento del
gruppo RC, a seconda che si debba realizzare Il prodotto della demodulazione si localizza
un circuito rivelatore o un circuito raddriz- ai capi del gruppo RC, che ha identica fun-
zatore. zione del circuito precedentemente esamina-
to.
Tale segnale B.F. viene quindi ritrovato no-
tevolmente amplificato ai capi della resi-
ALTRI SISTEMI stenza di carico R1; il condensatore C1 serve
DI DEMODULAZIONE ad eliminare gli eventuali residui di R.F., essi
pure altrimenti amplificati.
Il tipo di rivelatore ora esaminato, sebbene Il gruppo RC serve contemporaneamente a
di buone prestazioni e di uso pressochè uni- determinare la polarizzazione automatica di
versale, introduce in genere una più o meno griglia, e quindi il punto di lavoro del tubo.

109
Rivelazione in placca all'interdizione; esso quindi lavora pratica-
mente in classe B.
La rappresentazione schematica del cir- In seguito a ciò, in placca si trovarà segnale
cuito è data in fig. 139. solamente durante la semionda positiva del
segnale entrante; questa non è altro che
un'operazione di raddrizzamento, con con-
temporanea amplificazione.
Il gruppo, ora inserito in placca, esplica la
medesima funzione (già esposta) di determi-
e
nare la costante di tempo necessaria per
l'estrazione del segnale modulante e per il fil-
+ traggio della R.F.
In ambedue i casi ora esaminati il compor-
tamento del circuito varia a seconda dell'en-
Fig. 139 - Rivelazione in placca. tità del segnale entrante; in ogni caso il fun-
zionamento non viene ad essere sostanzial-
mente modificato, anche se si possono otte-
nere prestazioni abbastanza diverse dal me-
In questo caso il tubo è polarizzato quasi desimo circuito a diversi livelli di segnale.

110
Alimentazione
e riproduzione

La versione fondamentale di un alimentato-


ALIMENTATORI re, nel suo schema più elementare, è visibile
nella fig. 140, che mette in evidenza sia i vari
elementi impiegati sia, in base alla loro in-
Per alimentatore s'intende quel complesso fluenza sulle forme d'onda, lo scopo dei ri-
atto a conferire agli elettrodi dei tubi montati spettivi impieghi.
su una qualunque apparecchiatura le presta- Questo tipo di raddrizzamento è detto "a
bilite tensioni e correnti necessarie al suo semionda», in quanto, immediatamente alla
funzionamento. uscita del tubo, è disponibile una sola se-
Tenendo presente che tensioni e correnti, mionda della tensione alternata ad esso ap-
salvo per il filamento, devono essere conti- plicata.
nue, si possono presentare varie possibili so- Dalla rappresentazione della tensione
luzioni in relazione alla sorgente di energia d'uscita (Ve.e.) è visibile l'ondulazione an-
alla quale si vuole (o si deve) ricorrere per cora esistente sulla tensione stessa, il che
alimentare l'apparato. comporta ronzio alla frequenza di rete ed un
livello medio di tensione più basso dei mas-
Può avvenire, per impianti a bordo di mezzi simi.
mobili, di aver a disposizione batterie di ac- Si può migliorare il funzionamento di un
cumulatori, ma molto più frequentemente la alimentatore di questo tipo, ossia diminuire
sorgente che si sfrutta, ed alla quale ci rife- gli inconvenienti ora citati, usando un tubo
riamo, è la rete a corrente alternata. raddrizzatore contenente due placche anzi-
In tal caso l'alimentatore consiste pratica- chè una sola, e collegato in modo che
mente: in un trasformatore che porta la ten- ognuna delle due raddrizzi una semionda di
sione di rete ai valori necessari; in un raddriz- determinato segno.
zatore che trasforma la tensione alternata in Perchè ciò avvenga è naturalmente neces-
continua pulsante; in un filtro di livellamento, sario che il secondario del trasformatore ab-
all'uscita del quale è resa disponibile una bia due uscite cui collegare le due placche,
tensione continua a più o meno basso livello ed una presa centrale cui riferire le tensioni; i
di residuo alternato, detto ronzio. due mezzi avvolgimenti devono in ogni modo

Fig. 140 - Alimentatore a semionda.

111
essere esattamente uguali, onde presentare fornendo corrente all'utilizzatore durante gli
alle due placche due semionde perfettamente avvallamenti della tensione raddrizzata.
uguali. L'induttanza ed il secondo condensatore
La tensione pulsante all'uscita del tubo perfezionano questo primo spianamento,
«Contiene .. in tal caso un numero doppio di operando un filtraggio di tutte le componenti
semionde, o meglio una pulsazione di valore alternate ancora presenti, che determinereb-
doppio; ciò equivale a dire che la frequenza bero ronzio.
di ronzio all'uscita è come se fosse raddop-
Un filtro di tal genere è detto ad ingresso
piata e quindi è più facilmente filtrabile con capacitivo.
condensatori di capacità e dimensioni tolle-
rabili. Esistono però casi particolari nei quali è
Inoltre, poiché non esistono più, come nel necessario usare un diverso tipo di filtro di
caso precedente, semionde complete du- spianamento, e sono quelli in cui l'assorbi-
rante le quali non si ha alcun apporto di ener- mento di corrente da parte dell'apparato uti-
gia, il valore della tensione d'uscita risulta più lizzatore è notevolmente variabile.
elevato (e meno affetto da ondulazione). In tale evenienza, la tensione, all'uscita di
Tutto ciò è visibile nella fig. 141. un filtro ad ingresso capacitivo, sarebbe allo
Questo tipo di alimentatore è denominato stesso modo variabile, a causa della non tra-
«ad onda intera .. , in quantochè vengono rad- scurabile resistenza interna presentata dalla
drizzate ambedue le semionde della tensione valvola.
alternata. Eliminando il condensatore d'ingresso, rea-
Negli esempi ora fatti il filtro usato, detto lizzando cioè un filtro ad ingresso induttivo,
anche «di spianamento», è del tipo a 7T, pas- la tensione in uscita non potrà essere pros-
sabasso. sima al valore di cresta come nel caso del
Il suo funzionamento si spiega nel modo filtro a 7T, ma in compenso la presenza, in se-
seguente: il primo condensatore si carica ad rie all'uscita del raddrizzatore, dell'induttore
un valore prossimo all'ampiezza della se- L che si oppone alle brusche variazioni di
mionda e, a seconda della sua capacità e corrente che lo attraversano, dà come risul-
della corrente assorbita dall'apparato appli- tato una tensione d'uscita molto più costante
cato, a tale valore rimane più o meno carico al variare della corrente assorbita.

Ve.e.

Fig. 141 - Alimentatore ad onda intera.

112
Un esempio di applicazione di questo cir- presentano, come sopra accennato, l'incon-
cuito sarà dato nel paragrafo seguente. veniente di dar luogo ad una sensibile caduta
Un filtro ad ingresso capacitivo è invece di tensione per forti correnti di lavoro.
adottato nel circuito di alimentatore com-
pleto di fig. 142.

Fig. 143 - Alimentatore con tubo a vapori di mercurio e


filtro ad ingresso induttivo.
Fig. 142 - Alimentatore completo.

Tale caduta, variabile col variare della cor-


Infatti, in genere, in ogni apparato equi- rente, è da imputarsi alla carica spaziale che
paggiato con tubi elettronici sono richieste sappiamo esistere in prossimità del catodo.
altre tensioni (magari alternate) oltre la ten-
Questa, che come noto è negativa, può
sione anodica.
però essere neutralizzata dalla presenza di
Per esempio, quasi sempre il trasformatore
ioni positivi, dosati in quantità opportuna, fra
ha due o più secondari; uno di questi serve a
catodo e anodo.
fornire la tensione (pressochè standardizzata
a 6,3 o 12,6V) per l'accensione dei filamenti Tali ioni si possono facilmente ottenere
dei tubi; un altro, separato, serve per il fila- mediante l'immissione , nel bulbo di vetro, di
mento del tubo raddrizzatore, che in genere è un'opportuna quantità di mercurio.
a riscaldamento diretto ed a 5 V di tensione Quando la caduta di tensione ai capi del
di accensione. tubo raggiunge il potenziale di ionizzazione
I due avvolgimenti che alimentano i fila- del mercurio, le molecole dei vapori dello
menti non risultano separati solo perchè, in stesso si ionizzano, formando proprio quegli
genere, la tensione delle normali raddrizza- ioni positivi che servono a neutralizzare la ca-
trici è diversa da quello degli altri tubi. rica spaziale.
Il motivo risiede invece nell'essere, il fila-
Quindi la caduta ai capi del tubo rimane
mento catodo della raddrizzatrice, allo stesso
costante al valore della tensione di ionizza-
valore di alta tensione che alimenta gli anodi
zione dell'elemento immesso, tensione che
delle altre valvole; il portare questa alta ten-
per il mercurio non supera i 20 V.
sione sui filamenti provocherebbe quasi
sempre scariche interne per insufficiente iso- Si usano alimentatori equipaggiati con tali
lamento catodo-filamento. tubi nei casi in cui il carico sia notevolmente
In ogni caso, data la bassa frequenza in variabile (nonchè abbastanza forte), cosicchè
gioco, nei circuiti qui riportati i valori di C le cadute di tensione sono ridotte a valori ac-
sono sempre dell'ordine delle decine di 11F, cettabili.
ed i valori di L sono di qualche H. Tale uso consiglia di conseguenza l'ado-
zione di filtri ad ingresso induttivo, come in-
dicato in fig. 143.
Raddrizzatori a vapori a mercurio Questi tubi non possono però lavorare a
temperature inferiori a 20°C e superiori ad
Tutti i normali tubi raddrizzatori a vuoto 80°C.

113
stica in una corrispondente variazione di un
TRASDUTTORI parametro elettrico opportunamente stabili-
to.
Più comunemente usati sono i tipi piezo-
Per quanto concerne la nostra trattazione
elettrici e magnetici, ma non si può evitare di
si intende per trasduttore ogni dispositivo accennare al tipo più classico, quello cioè a
atto a trasformare un segnale di natura gene- carbone.
ralmente acustica in segnale elettrico, e vice-
Il microfono a carbone (fig. 144) e essen-
versa.
zialmente costituito da una membrana che
Lo scopo di tale trasformazione deriva in
viene posta in vibrazione dalle onde acusti-
sostanza dalla necessità di far udire i suoni a
che prodotte nelle più o meno immediate vi-
distanze maggiori di quanto non lo consen-
cinanze; tali vibrazioni si trasmettono ai gra-
tano i naturali mezzi di produzione e di a-
nelli di carbone che con essa sono a contatto,
scolto dei suoni stessi.
e ne determinano successive compressioni e
Infatti trasformando un suono in un se-
decompressioni.
gnale elettrico (trasduzione acusto-elettrica)
quest'ultimo può essere inoltrato, tramite filo Poichè la resistenza elettrica del carbone è
o mediante onde elettromagnetiche, fino ad proporzionale alla pressione su di esso eser-
un punto, praticamente lontano quanto si citata dalla membrana, si ottiene in definitiva
vuole, dove il segnale stesso subirà (a parte una corrispondente variazione nella resi-
eleborazioni intermedie) la trasformazione stenza totale offerta dal dispositivo, col risul-
reciproca (trasduzione elettro-acustica) me- tato di far variare anche la corrente che
diante un opportuno dispositivo, che sarà scorre nel circuito.
quindi in grado di riprodurre il suono origina- Queste variazioni di corrente, di ritmo iden-
rio. tico a quello delle onde acustiche e di inten-
sità proporzionale, si localizzano ai capi di
una ressitenza R di carico, pur essa parte in-
tegrante del circuito, come variazioni di ten-
sione.
Ai capi di tale resistenza si ha quindi un
segnale elettrico corrispondente a quello
acustico che ha investito la membrana.
Il microfono a carbone ha il pregio di for-
nire un'elevata tensione (diverse centinaia di
8 mV), ma offre per contro l'inconveniente di
una riproduzione poco fedele.
Il microfono a cristallo sfrutta l'effetto pie-
Flg. 144 - Microfono a carbone.
zoelettrico, nella forma reciproca a quella
f = feltri sfruttata per gli oscillatori a quarzo.
c = granuli di carbone
m = membrana vibrante In esso il suono viene raccolto da un legge-
rissimo conetto di alluminio che trasmette le
vibrazioni al cristallo, facendolo flettere alter-
I dispositivi classici per le due siffatte tra- nativamente.
sformazioni sono fondamentalmente il micro- La d.d.p. che il cristallo sviluppa fra due
fono ed il ricevitore telefonico. opposte facce viene raccolta da due sottilis-
Le diverse versioni vengono qui di seguito simi nastri fissati alle superfici stesse.
esaminate. Tale d.d.p. è molto meno elevata di quella
fornita dai microfoni a carbone, ma per contro
il suo andamento è più fedele al segnale acu-
Microfoni stico.
Un terzo tipo di microfono, quello dinamico
Il microfono è il classico traslatore acusto- o magnetico, pure di uso abbastanza fre-
elettrico, in quanto trasforma un'onda acu- quente, è di costruzione e funzionamento

114
molto simili all'auricolare telefonico o ancor meno della induzione e quindi della forza at-
più all'altoparlante. trattiva esercitata sulla membrana; questa
Se ne rimanda quindi al paragrafo se- quindi vibra con la stessa legge del segnale,
guente la descrizione, nell'evidente intesa generando nel mezzo circostante (aria) le de-
che, in tale impiego, essi effettuano la tra- siderate onde acustiche.
sformazione inversa. È evidente (date anche le dimensioni, para-
Accenniamo invece brevemente ad un ulte- gonabili a quelle di figura) che un siffatto di-
riore tipo di microfono la cui costruzione si spositivo mette in gioco una energia acustica
ricollega direttamente al tipo a cristallo: si sufficiente a percepire i suoni solamente se
tratta del microfono ceramico. l'orecchio è posto nelle immediate vicinanze
Infatti anche i materiali ceramici opportu- della membrana.
namente «addittivati,, presentano il feno- Per creare un livello sonoro soddisfacente
meno della piezoelettricità, ed anzi in entità in tutto un ambiente si deve ricorrere ad un
più rilevante che non il cristallo di quarzo o dispositivo noto col nome di altoparlante;
simile. esso è suscettibile di mettere in gioco energie
Rispetto al tipo a cristallo il microfono ce- acustiche ben maggiori.
ramico presenta una tensione d'uscita ed La versione quasi universalmente diffusa
un'impedenza più elevate. dell'altoparlante è quella magnetodinamica,
illustrata in fig. 146.

Trasduttori elettroacustici

Sono quelli che trasformano un segnale


elettrico in onde sonore di maggiore o minore
intensità.
L'auricolare o ricevitore telefonico è so-
stanzialmente costituito da due solenoidi av-
volti su nuclei ferromagnetici, costituenti, as-
sieme ad un magnete permanente e ad una
sottile membrana (pure di ferro dolce), fissata
al bordo del contenitore, un circuito magne- Fig. 146 - Altparlante magnetodinamico.
m = magnete
tico avente due traferri. c = cono
La disposizione classica appare in fig. 145. f = cestello
b = bobina mobile

In essa, attorno all'espansione polare con-


trale di un magnete permanente m (di sezione
circolare) è montata una bobinetta scorrevole
assialmente (e detta bobina mobile), alla
quale è fissato un cono (generalmente co-
struito con carta di opportuna consistenza)
che a sua volta è ancorato elasticamente al
bordo di un cestello metallico.
Il segnale elettrico a frequenza acustica
Fig. 145 - Auticolare telefonico. viene applicato ai capi della bobina mobile;
essendo questa immersa nel campo magne-
tico di m, la corrente che la percorre provoca
Applicando ai capi delle bobine il segnale allora delle forze (ponderomotrici), agenti sul
elettrico (a frequenza acustica), le bobine complesso bobina-cono.
stesse sono percorse da una corrente che a Le escursioni che ne derivano, limitate e
sua volta determina variazioni in più o in controllate dalla forza elastica del fissaggio al

115
cestello, si svolgono alternativamente attorno to; allo stesso modo, perchè egli abbia una
alla sua posizione di equilibrio, cosicchè il sensazione di intensità tripla, occorre che
cono diffusore che, collegato alla bobina, la questa venga aumentata di nove volte, e così
segue fedelmente nel suo moto, imprime via.
all'aria circostante le onde acustiche che Tutto ciò è conseguenza del particolare
provocano la percezione dei suoni in tutto andamento della sensibilità del nostro orec-
l'ambiente. chio, per il quale l'aumento di intensità so-
Ambedue i dispositivi testè descritti pos- nora avvertito è strettamente legato al loga-
sono essere usati per la trasformazione inver- ritmo di quello realmente avvenuto.
sa, come si è accennato alla fine del para- Questo comportamento è di validità gene-
grafo precedente. rale; quindi in tutti i casi in cui sia riscontra-
Infatti se, reciprocamente, un'onda sonora bile una variazione del livello sonoro, oppure,
colpisce la membrana dell'auricolare o il ciò che è la stessa cosa, delle grandezze elet-
cono di un altoparlante, questi elementi si triche a tale livello legate, la variazione in og-
pongono in vibrazione. getto non sarà avvertita nella sua entità reale,
Nel primo caso varierà il traferro (fra nuclei bensì secondo una legge logaritmica, cioè in
e membrane) con conseguente variazione del pratica più attenuata o compressa.
flusso che si concatena con i due avvolgimen- Per esprimere allora, in modo coerente con
ti; nel secondo le spire della bobina mobile si le effettive sensazioni auditive, le differenze di
immergeranno più o meno nel campo magne- livello fra diverse potenze acustiche, si usa
tico, determinando pure una variazione del una unità di misura che è proporzionalmente
flusso concatenato. al logaritmo del rapporto fra i due differenti
In entrambi i casi dunque, in conseguenza livelli.
dei noti fenomeni dell'induzione elettroma- Si tratta appunto del decibel, che è pari a 10
gnetica, ai capi degli avvolgimenti si manife- volte il logaritmo del rapporto fra di due valori
steranno f.e.m. variabili con la stessa legge di potenza raffrontati.
del segnale acustico. Quindi la differenza di livello esistente fra
In ogni modo, anche con apposite realizza- una potenza P2 ed una potenza P1, espressa
zioni, le tensioni ricavabili sono molto basse in dB, vale:
(pochi mV).
p
N=10 log-2
P1

Se questa grandezza viene riferita, anzichè


IL DECIBEL alle potenze, alle grandezze elettriche ad essa
legate, cioè a tensioni od a correnh, la for-
mula va modificata come segue:
La materia trattata nel precedente capitolo
offre l'occasione propizia per introdurre il
concetto di una nuova unità di misura, che
all'acustica è legata e che da essa può rite-
nersi derivata; il suo uso è poi stato genera-
lizzato praticamente a tutto il campo delle te- L'estensione di tali grandezza a tutto il
lecomunicazioni. campo delle telecomunicazioni permette di
Supponiamo che una persona stia ascol- esprimere con tale numero una qualunque
tando un suono di una certa intensità; se tale differenza di livello, derivante da amplifica-
intensità viene improvvisamente raddoppiata, zione o attenuazione, che esista fra due punti
l'ascoltatore ha sì la percezione dell'aumento qualunque di un qualunque circuito oppure
avvenuto, ma la sensazione che riporta non è fra le ampiezze di due segnali a frequenze
quella di un raddoppio. diverse che da tale circuito entrino od esca-
Perchè egli abbia effettivamente la sensa- no.
zione di intensità raddoppiata occorre che, in Dire, per esempio, che un amplificatore
effetti, il valore di questa venga quadruplica- guadagna 6 dB significa dire che la sua am-

116
plificazione di potenza vale 4, poichè 10 volte pio ora dato, ogni aggiunta (o sottrazione) di
il logaritmo di 4 è precisamente uguale a 6; 1O dB sta ad indicare che la tensione è stata
ciò equivale anche a dire che la sua amplifi- moltiplicata (o divisa) per 3,2 e la potenza per
cazione di tensione è 2, poichè 20 volte il lo- 10.
garitmo di 2 è ancora uguale a 6. In ultima analisi, l'utilità forse maggiore
dell'introduzione di tale nuova unità di misura
Unica condizione, per tale computo imme-
consiste nel fatto che la amplificazioni o atte-
diato, consiste nel fatto che i livelli debbano
nuazioni successive, se espresse in dB, sem-
essere riferiti allo stesso valore di impedenza
plicemente si sommano e si sottraggono fra
di carico.
di loro al fine di avere il valore finale comples-
In tale ipotesi, e per generalizzare l'esem- sivo.

117
Semiconduttori tale è proporzionale al numero di posti vuoti.
Infatti, ad esempio, il rame ha sull'ultima
orbita, la 4a, un elettrone solo, mentre il mas-
simo sarebbe 32; sappiamo infatti che il rame
GENERALITÀ è un ottimo conduttore.
L'argento ha sull'ultima orbita, la 5a, un
solo elettrone, mentre il massimo sarebbe 50;
Come dice la parola, i semiconduttori sono sappiamo che l'argento è un conduttore an-
materiali la cui conducibilità (cioè l'inverso cora migliore.
della resistività) è a mezza strada fra quella Non bisogna tuttavia pensare che il germa-
degli isolatori e quella dei conduttori. nio ed il silicio (ambedue aventi 4 elettroni
In effetti però la conducibilità dei semicon- sull'orbita esterna, aventi cioè la stassa va-
duttori è molto più vicina a quella degli iso- lenza) siano buoni conduttori (e infatti si è già
lanti che a quella dei conduttori. detto che non lo sono) per il solo fatto di avere
meno elettroni di quanti siano necessari per
Generalmente col termine semiconduttori
la stabilità.
si intendono leghe costituite da un elemento
base (pressochè isolante) e da tracce di un Infatti si deve anche tener conto del tipo di
secondo elemento, la cosiddetta impurità, legami esistenti fra gli elettroni di atomi vicini
avente valenza inferiore o superiore (la va- quando questi siano effettivamente disposti
lenza è un'entità legata al numero di elettroni in una struttura geometrica, come lo sono in
contenuto dall'atomo dell'elemento nella sua un cristallo.
orbita più esterna). In tali condizioni infatti gli elettroni di va-
Una caratteristica particolare dei semicon- lenza di ogni atomo divengono compartecipi
duttori è che la loro resistenza elettrica dimi- del moto e delle orbite degli elettroni degli
nuisce con l'aumentare della temperatura atomi adiacenti, formando con essi i cosid-
(contrariamente a quello che è il comporta- detti legami di covalenza.
mento tipico dei conduttori).
Tali legami non sono di tipo elettrostatico, ma
I materiali base normalmente usati per i costituiscono semplicemente una partecipa-
semiconduttori sono il germanio e il silicio. zione, un prestito reciproco e momentaneo
Essi, allo stato puro, hanno conducibilità fra atomi; vale a dire che un elettrone a tratti
molto scarsa. si può considerare appartenente ad un ato-
L'aggiunta di quantità piccolissime di altri mo, a tratti apparentemente ad un altro
particolari elementi (impurità) determina, atomo immediatamente vicino.
come si è detto, una sensibile riduzione della Secondo questo meccanismo ciascun elet-
resistività, mentre il comportamento elettrico trone, per ogni frazione della sua traiettoria, è
assume particolarità estremamente interes- legato agli elettroni degli atomi vicini, e poi-
santi ed utili. chè lo stesso avviene anche per questi ultimi
ne consegue che non esistono più elettroni
Per spiegarle occorre aggiungere, a quanto liberi, essendo tutti vincolati a questi legami
detto inizialmente sulla costituzione di covalenza.
dell'atomo, che ogni orbita ha un numero
massimo ben definito di elettroni possibili, Viene così a mancare la possibilità fisica
massimo che spesso, e anche nei semicon- che tali elettroni si spostino e cambino di or-
duttori, non è completamente coperto. bita, sicchè un cristallo di questo tipo (cioè
Per esempio il silicio, nella sua orbita più germanio e silicio puri e alle basse tempera-
esterna (la 3a), che viene sempre chiamata ture) è un isolante pressochè perfetto.
orbita di valenza, ha 4 elettroni, mentre il nu- Si è specificato a basse temperature, per-
mero fisso e massimo per la terza orbita è 18. chè a temperature di ambiente normale il
Vale a dire che vi sono 14 posti liberi, il che germanio ed il silicio sono caratterizzati da
è chiaramente indice di possibile instabilità una certa conduttività, anche se prodotti con
degli elettroni ivi residenti. i sistemi più moderni e perfezionati.
Praticamente l'entità della instabilità orbi- Un primo motivo cui imputare questa par-

118
ziale conduttività è la presenza di pur minime esiste, oltre la banda di valenza suaccennata,
traccie di impurità. anche una banda di conduzione, che com-
Un secondo motivo deriva dalla possibilità prende cioè i valori energetici per cui, nel ma-
(dovuta fl.ll'agitazione termica) che un qual- teriale in esame, gli elettroni si possano libe-
che elettrone di valenza si svincoli dal suo rare e si verifichi la conduzione.
legame di covalenza e divenga così una ca- Il livello energetico di conduzione è collo-
rica vagante. cato! ovviamente al disopra di quello di va-
A normale temperatura ambiente l'energia lenza come mostra la fig. 147, che riporta in
di movimento degli elettroni è già sufficiente diagramma i diversi livelli entrocontenuti
per far sì che essi si liberino dai loro legami in nelle due bande.
numero .non trascurabile e formino così una
corrente di fuga facilmente rilevabile.
Se poi questa energia (cinetica) viene ac-
cresciuta artificialmente dall'esterno, me-
diante luce o calore, aumenta il numero di Banda di
elettroni di valenza liberi, e di conseguenza conduzione
anche la corrente di fuga.
Per valori elevati di temperatura la condut-
tività diventa elevatissima e non più control-
labile.
Per questo motivo non è possibile usare il
germanio a temperature superiori ai 908 e ed
il silicio oltre i 160° C.
Flg. 147 - Bande di energia.

Orbene, il salto che separa queste due


BANDE DI ENERGIA bande, e cioè l'energia che gli elettroni de-
vono ricevere in più per uscire di orbita vale:

Le differenze di comportamento fra germa- Eg = 0,72 e V (per il germanio)


nio e silicio, per quanto riguarda la corrente di Eg = 1,1 e V (per silicio)
fuga e le modalità rispettive di funzionamen-
to, possono essere spiegate un po' più rigo- Di questi valori, lo 0,72 è abbastanza facil-
rosamente. mente fornibile dall'energia termica derivante
Premettiamo che tutte le orbite elettroni- da normali temperature ambiente, mentre per
che, e quindi in particolare anche la più raggiungere 1, 1 occorrono temperature
esterna, quella di valenza, non sono definite
molto superiori.
da un livello energetico sempre identico e ri-
S'intuisce così il vantaggio del silicio ri-
goroso, ma da un insieme di possibili livelli,
spetto al germanio per quanto concerne le
contenuto statisticamente entro un certo in-
correnti e le temperature di lavoro. Analiz-
tervallo, non troppo ampio ma neanche tra-
ziamo ancora il comportamento all'interno di
scurabile.
queste due bande.
Quindi l'orbita di valenza è caratterizzata
Quando, in seno alla banda di valenza, un
non già da un valore unico, bensì da una
banda energetica, cioè da una striscia com-
prendente i valori energetici di ciascuno dei
suoi elettroni, valori non rigorosamente ugua-
li.
Nota - Nella fisica atomica le energie legate alle parti-
Risulta perciò evidente _che anche il valore celle che compongono l'atomo vengono misurate in alet-
di energia per cui gli elettroni riescono ad tron - volt (eV). Tale unità corrisponde all'energia di moto
che la carica di un elettrone acquisisce quando si sposta
uscire dalla loro orbita non è unico, bensì va- fra due punti di un campo elettrico tra i quali esista la
riabile da elettrone ad elettrone; cosicchè d.d.p. di 1 volt.

119
elettrone riceve dall'esterno un'energia suffi- Immettiamo, per esempio, in un gruppo di
ciente, il suo livello energetico può superare atomi di germanio, che ha 4 elettroni di va-
Eg, ed esso può così portarsi nella banda di lenza, cioè 4 elettroni rotanti nell'ultima orbi-
conduzione. ta, un atomo di antimonio, che ha 5 elettroni
Ne consegue che, nella banda di valenza, il di valenza.
posto occupato precedentemente dall'elet- Nelle figg. 148 e 149 rispettivamente sono
trone rimane vuoto. rappresentati i vari atomi coi relativi legami di
Questo vuoto può allora essere occupato covalenza, e le bande energetiche, mettendo
da un altro elettrone che si trovi nella banda in evidenza, in ambedue i casi, gli elettroni
stessa; esso pure passerà alla banda di con- liberi o, come si dice, non saturati.
duzione lasciando un ulteriore vuoto, e così Poichè l'antimonio è pentavalente, resta un
via. elettrone libero da legami di covalenza, elet-
Quindi, come conseguenza di questo trone che quindi può diventare facilmente ca-
scambio, gli elettroni saltano da un atomo rica libera, e portarsi ad un livello energetico
all'altro in una certa direzione, costituendo molto prossimo al livello inferiore della banda
una corrente elettronica. di conduzione, cosicchè basta un piccola
Per contro, secondo la direzione opposta, energia per farlo saltare nella banda di con-
si verifica un flusso di questi vuoti (o buchi o duzione stessa.
lacune), i quali parimenti costituiscono una Questa piccola energia è rappresentata da
corrente che, dati gli opposti segni delle cari- Eb nel la fig. 149.
che, si somma con la precedente.
Si ha così una conduzione (invero piuttosto
modesta) per movimento di elettroni nella
banda di conduzione, e per movimento di
vuoti nella banda di valenza.
Il tipo di conduzione qui cosiderato viene
indicato col nome di conduzione intrinseca.

IMPURITÀ

Si passi ora ad inserire nel cristallo (di ger-


manio, come esempio particolare) tracce do- Flg. 149 - Bande energetiche (impurità donatrice).
sate di elementi diversi opportunamente scel- B.C. = banda.di conduzione
B.V. = banda di valenza
ti; si suol. dire che in tal modo l'elemento
viene «drogato».

Basterà quindi fornire dall'esterno la Eb


perchè nel semiconduttore si manifesti la
conduzione.
L'impurità pentavalente usata in questo
caso per il drogaggio si chiama donatrice.
Supponiamo ora invece d'introdurre un
elemento trivalente, per esempio l'indio: ab-
biamo così solamente 3 legami di covalenza
soddisfatti e, al posto del 4° legame, un buco.
Fig. 148 - Legami elettronici. Questo buco si assetta ad un livello energe-
tico molto prossimo al limite superiore della
G = atomo di germanio.
A = atomo di antimonio.
banda di valenza, come in fig. 150.
e = elettrone libero. In tal caso basta allora una piccola energia,

120
Fig. 150 - Bande energetiche (impurità accettatrice). zati positivamente e cariche libere negative
(elettroni), mentre nel tipo P esso si manifesta
mediante atomi fissi ionizzati negativamente
e cariche libere positive (buchi).
Il tipo di conduzione ora considerato, cioè
per impurità, è detto conduzione estrinseca.
t
ég

L_
p N
Fig. 151 - Schematizzazione di cristalli di tipo P ed N.

pari ad Ea, perchè un elettrone esca dalla


banda di valenza e vada ad occupare uno di
questi vuoti, lasciandone così libero uno nella
banda di valenza stessa.
GIUNZIONE P N
Il fenomeno via via si ripete e quindi questo
buco, o vuoto, si muove, spostandosi prati-
camente entro la banda di valenza, e di nuovo Supponiamo ora di portare a contatto due
si ha conduzione. cristallo, uno di tipo P e uno di tipo N.
L'impurità trivalente ora usata si chiama
A causa dell'agitazione termica, le cariche
accettatrice.
libere nelle immediate vicinanze della super-
Le energie di attivazione ora introdotte, in- ficie di contatto attraversano le superficie
dicate con Eb ed Ea, sono pari a 0,01 eV per il stessa da ambo le parti; si ha cioè, in conse-
germanio e 0,05 eV per il silicio (comunque guenza del contatto intimo, una diffusione di
molto inferiori ad E9 ). cariche entro i due blocchi cristallini.
La quantità di calore presente in un am- Appena passata la superficie di contatto, le
biente a temperatura media può fornire una cariche libere si combinano con quelle di se-
energia di attivazione di circa 0,025 eV, e per- gno opposto che trovano, e quindi si neutra-
ciò il germanio, già a temperatura ambiente, lizzano a vicenda (ciò solo nelle immediate
risulta attivato, con conseguente corrente di vicinanze).
conduzione intrinseca non indifferente. Si crea così, per un piccolissimo spessore
Il silicio invece richiede molto di più; però attorno alla superficie di contatto, una zona di
in esso si ha ugualmente una, se pur piccola cariche neutralizzate, detta giunzione.
attivazione, perchè i valori dati per le relative Ai lati di questa giunzione, a causa della
energie sono medi (statistici), e quindi pos- migrazione delle cariche libere che neutraliz-
sono anche verificarsi, come in effetti avvie- zano quelle fisse, queste ultime rimangono
ne, valori di picco che li superino con legge non compensate, e quindi si ha una distri-
del tutto caotica. buzione non nulla di cariche, ovviamente di
In conseguenza della distribuzione delle segno opposto sui due lati.
cariche libere finora descritta, il primo tipo Si ha cioè un «salto di potenziale» cre-
esaminato di cristallo drogato (impurità do- scente da P ad N, detto anche barriera, come
natrice) viene indicato con tipo N; il secondo mostra la fig. 152.
(impurità accettatrice) viene indicato con tipo La neutralizzazione delle cariche libere è
P, come schematicamente rappresentato in limitata alla zona della giunzione, perchè il
fig. 151. salto di tensione subito formatosi impedisce
Nel tipo N allora il meccanismo della con- la propagazione delle cariche verso l'interno e
duzione si verifica mediante atomi fissi ioniz- quindi impedisce l'ulteriore neutralizzazione.

121
Flg. 152 - Giunzione PN e barriera di potenziale. La curva che indica l'andamento e l'entità
delle cariche, cioè della corrente, nei due casi
O+ O+G'0 0(§ETES ora esaminati e in tutti quelli intermedi, è
Gl e+0+e 0 ff G-0- quella di fig. 155.
e+e+r::lo 0 0-0-0-
p N I
V

V
Si applichi ora una d.d.p. E dall'esterno, in
modo da polarizzare positivamente N rispetto
-- -
Flg. 155 - Caratteristica tensione/corrente in una giunzione
a P. PN (il tratto AB corrisponde al caso di fig. 179, il tratto BC a
Le rispettive polarizzazioni sono tali che la quello di fig. 180).
d.d.p. della giunzione e quella esterna si
sommano, ostacolando ulteriormente il mo-
vimento di cariche (fig. 153). In essa l'andamento continuo non è reale,
perchè prescinde dall'effetto di quelle cariche
che non rispettano la natura unidirezionale
e 0 del semiconduttore.
=: P 0 ·0 N In realtà l'andamento della corrente del
e 0 diodo è quello tratteggiato, nel quale è ap-
punto messo in conto l'effetto della condu-
zione intrinseca.
E
+ Concludendo, il dispositivo ora illustrato,
l'unione cioè di due cristalli, uno di tipo P ed
Flg. 153 - Giunzione PN con polarizzazione inversa. uno di tipo N, per la caratteristica di condu-
zione, più o meno netta, se ai suoi capi è ap-
plicata tensione di una certa polarità, di in-
terdizione se la tensione applicata è di pola-
Se invece si inverte il segno della polarizza-
rità opposta, costituisce l'equivalente (a se-
zione esterna, la barriera di potenziale alla
miconduttore) del diodo a vuoto.
giunzione risulta diminuita e con essa la resi-
stenza opposta al passaggio delle cariche.
Con opportuni valori di E si potrà anche
arrivare ad invertire la polarità della barriera,
così da attrarre le cariche (invece che bloc-
carne od ostacolarne il passaggio) come in GIUNZIONE DOPPIA
fig. 154.

I blocchetti di materiale semiconduttore


e 0 messi a contatto siano ora tre, di cui due di
p G 0 N ~
tipo P ed uno di tipo N (per esempio), interca-
lati e polarizzati come in fig. 156.
G 0 ~ Nella giunzione P1, essendo applicata una
polarizzazione diretta (cioè nel senso della
E
+ - conduzione), la barriera viene neutralizza-
ta da b1, e si ha quindi una circolazi·one di
Flg. 154 - Giunzione PN con polarizzazione diretta. corrente, costituita da buchi, da P1 verso N.

122
Fig. 156 - Giunzione PNP ovviamente opposto, si può fare per la giun-
(P1 positivo rispetto a N).
(P2 negativo rispetto a N). zione doppia NPN, nella quale quindi base ed
emettitore sono negativi rispetto al collettore,
e circa nella stessa entità del caso preceden-
te.
N La rappresentazione del transistore nelle
due soluzioni realizzative è indicata in fig.
157.

Se in N questi buchi non vengono catturati


o non si ricombinano, essi passano in P2, ove
trovano, ad una certa distanza dalla giunzio-
ne, gli elettroni che vengono forniti dalla b2 e
con essi si ricombinano.
·~ ~ E

Flg. 157 - Simbolo grafico dei transistori.


E

In P2 si ha cioè una circolazione di corrente


di poco inferiore a quella che circola in P1,
purchè beninteso in N non avvengano ricom-
binazioni o fughe di entità elevata.
Infatti, per evitare che le lacune provenienti Dell'utilità delle caratteristiche del transi-
da P1 si combinino in No si dirigano verso b1, store può trarsi un'idea immediata ripen-
N viene realizzato ad alta resistività e di pic- sando a quanto finora detto.
colo spessore; ciò migliora anche il compor-
tamento alle alte frequenze. Si è infatti posta in evidenza la presenza di
due giunzioni a resistività molto diversa (poi-
Ricapitolando quanto sopra con un esempio, chè una è polarizzata in senso diretto ed una
se dalla giunzione P1 viene emessa una cor- in senso inverso), percorse però pratica-
rente di 100 mA, essa, passando quasi inalte- mente dalla stessa corrente.
rata attraverso N, comparirà in P2 nella mi-
sura per esempio di 98 mA; quindi pratica- Ne consegue che, se entro la giunzione a
mente lo stesso valore di corrente passa da bassa resistenza si fa scorrere una certa cor-
una giunzione a bassa resistenza (in quanto rente derivante dall'applicazione di un se-
polarizzata diretta) ad una ad alta resistenza gnale a detta giunzione (che in tale funzione è
(in quanto polarizzata inversa), con conse- da considerarsi come ingresso), sulla giun-
guente notevole guadagno di potenza. Sol- zione polarizzata inversamente, cioè ad alta
tanto 2 mA della corrente emessa da P1 inte- resistenza, si localizza un segnale molto più
ressano il circuito (esterno) P1 N, in quanto ampio di quello d'ingresso (basta pensare
«derivati» da N dal loro percorso verso P2; ri- alla legge di Ohm); si è così ottenuta un'am-
plificazione di tensione, legata ad una di cor-
sulterà così evidenziata l'azione amplificatrice
rente.
del dispositivo.
Nell'insieme del dispositivo, che costituisce Spingendo allora l'analogia funzionale di
un transistore, la zona P1 si chiama emettito- tale dispositivo con l'amplificatore a tubi elet-
re; la zona N si chiama base; la zona P2 si tronici, i rispettivi elettrodi si corrispondono
chiama collettore. come segue:
Riassumendo, nel caso esaminato, cioè in
un transistore PNP, la base_ ed il collettore base--.griglia
sono negativi rispetto all'emettitore; la base emettitore ..... catodo
però è molto meno negativa del collettore.
Ragionamento perfettamente analogo, ed collettore--.anodo

123
esterna del blocco, il quale invece resta a
TECNICHE DI COSTRUZIONE conducibilità N.
E TIPI DI TRANSISTORI Il transistore a lega è rappresentato in fig.
159.

Nella trattazione teorica, fin qui condotta,


del funzionamento intimo delle giunzioni
semplici, si sono considerati e rappresentati
blocchi cristallini di dimensioni uguali, affac-
ciati e messi a coritatto; ciò per maggiore evi-
denza grafica e per una più comoda schema-
tizzazione.
In pratica, dal punto di vista tecnologico e Flg. 159 - Transitare ottenuto per lega.
cotruttivo, è in primo luogo essenziale che,
per un accettabile funzionamento anche a
frequenze non troppo basse, lo strato cen- L'elemento base è una piastrina di germa-
trale della doppia giunzione che costituisce il nio N, sulle due superfici opposte della quale
transistore, e cioè la base, sia molto sottile sono posti due blocchetti di indio; la forma-
(come già si è accennato). zione di tali blocchetti a temperatura oppor-
In secondo luogo osserviamo che non si tunamente elevata fa sì che si ottengano due
possono costruire transistori, cioè formare zone (di contatto) in lega germanio-indio, di
barriere di giunzione, semplicemente po- tipo P, in mezzo alle quali resta un leggero
nendo a contatto lastrine di materiale semi- strato N.
conduttore. Le stesse tecniche ora sommariamente de-
Esistono svariati sistemi per ottenere le scritte valgono ovviamente anche per la co-
zone di opposta conducibilità, i quali, as- struzione dei transistori NPN, salva la scelta
sieme alle forme che di conseguenza queste degli elementi da portare in lega.
zone assumono, determinano differenti ca-
ratteristiche funzionai i possedute dai transi-
stori, che appunto dalle diverse tecnologie
Diffusione
prendono il nome del tipo.
Nei transistori realizzati secondo le tecni-
che precedenti il tempo impiegato dalle cari-
Accrescimento e lega che ad attraversare la base non è trascurabile
e anzi, col crescere della frequenza già oltre
Il primo transistore a giunzione prodotto le audiofrequenze, l'effetto di questo ritardo
era del tipo cosiddetto ad accrescimento, può diventare intollerabile.
come schematizzato in fig. 158. Un sistema per ridurre tale tempo di tran-
Il sistema consiste nel partire con una barra sito consiste nel variare la concentrazione
di cristallo drogato, per esempio, di tipo N delle impurità attraverso lo spessore della re-
(appunto ottenuta per accrescimento) e nel gione di base; così facendo, infatti, la distri-
trattarlo in modo tale che si producano delle buzione opportunamente non uniforme ed ir-
zone di conducibilità P su ciascuna faccia regolare delle cariche entro la base produce
un campo elettrico, il cui effetto è di accele-
rare il passaggio delle cariche attraverso lo
spessore della base stessa.
Il tipo più comune di transistore ottenuto
per diffusione è il cosiddetto drift, la cui fre-
quenza di taglio può arrivare fin verso i 100
MHz.
Una forma costruttiva particolare caratte-
Flg. 158 - Transistore ottenuto per accrescimento. rizza un altro tipo, il cosiddetto mesa (fig.

124
160), la costruzione della quale congloba sti motivi che tale techica è oggi fra le più u-
(come spessissimo capita per altri tipi di tran- sate.
sistori) varie tecnologie.

b N P

PRINCIPALI PARAMETRI
DEI TRANSISTORI

Fig. 160 - Transistore mesa. Il più tipico parametro, poichè quello più
comunemente usato nelle applicazioni dei
transistori, è il numero che esprime il rap-
porto fra la corrente che scorre nel col lettore
Sulla lastrina di base, di tipo N, ottenuta per e quella che detta corrente ha provocato, cioè
diffusione, è fissato (con tecnica per lega) un
la corrente di base (si è infatti posto in evi-
blocchetto di materiale di tipo P, che costitui- denza come il transistore sia essenzialmente
sce l'emettitore, ed uno di tipo N, che costi- un amplificatore di corrente), ed è chiamato
tuisce la base; la forma di questi successivi coefficiente di amplificazione di corrente.
depositi può essere qualsiasi. Questo parametro è comunemente indicato
Questa tecnica di costruzione permette di con,Boppure Hfe, e vale quindi:
ottenere una discreta dissipazione di collet-
tore ed una frequenza di taglio di molte cen-
tinaia di MHz (la capacità base-collettore ri-
sulta infatti piuttosto bassa).
Esso non è immutabile per un certo tipo di
transistore, ma anzi è una funzione multipla
Tecnica epitassiale delle varie condizioni d'impiego.
La dipendenza più diretta del,8è dalla cor-
Consiste nel depositare, normalmente sullo rente di collettore; però non ne è diretta-
strato di collettore (drogato in modo da pre- mente proporzionale ed anzi diminuisce sen-
sentare bassa reisistività) una sottile pellicola sibilmente per valori di corrente molto alti e
(quasi uno strato monocristallino) di semi- molto bassi.
conduttore dello stesso tipo, ma ad alta resi- Avendo già accennato all'influenza della
tività. temperatura sulla corrente che passa nei
Con tale sistema si ottengono resistenze in- transistori, è facilmente comprensibile come,
terne (di saturazione) molto basse. di riflesso, anche il ,8sia funzione (crescente)
della temperatura.
Questo parametro definisce l'amplifica-
zione del transistore in condizioni statiche;
Tecnica planare ad esso è legato un altro parametro, che defi-
nisce invece il comportamento del transistore
Essa sfrutta la tecnica della diffusione at- in alta frequenza.
traverso una mascheratura di ossido, cosic- Si tratta più semplicemente, della:
chè ne risulta che le giunzioni si formano fr (oppure f,) =frequenza alla quale il guada-
sotto uno strato protettivo (appunto costituito gno in corrente si riduce all'unità.
dall'ossido).
Il vantaggio principale rispetto ai tipi ora Questo valore, di uso comune e di notevole
visti consiste nella bassissima corrente inver- utilità, definisce in certo modo la massima
sa e nel buon comportamento anche lavoran- frequenza cui un transistore può funzionare.
do con correnti molto piccole (oltre alle eleva- Tuttavia, per ottenere risultati veramente
te prestazioni sulle alte frequenze); è per que- buoni, non è opportuno usare il transistore,

125
sia come amplificatore che come oscillatore di base, che permette di ottenere Vbe note le e
(libero), a frequenze superiori a qualche fra- lbe.
zione (10 -;- 30%) di ft.
Altri parametri di una certa importanza
sono rappresentati dalle massime tensioni di le
impiego; essi hanno solo uno scopo di verifi-
ca, ma sono sempre da tener presenti.
Il più tipico è la Vcrn, che rappresenta la
massima escursione di tensione tollerabile ai
capi del transistore prima che la corrente in-
trinseca salga a valori pericolosi.
Occorre allora tener presente che, nel nor-
male uso dei transistori come amplificatori o
oscillatori, la tensione di alimentazione non
deve superare la metà di Vcrn. Flg. 162 - Caratteristiche di base.
Se poi l'amplificatore (nel caso di trasmis-
sione) viene modulato, la tensione di alimen- Oltre a queste (ed altre) caratteristiche, che
tazione non deve superare 1/4 di Vcrn. si chiamano statiche, vangano anche spesso
riportate sui manuali le caratteristiche dina-
miche, che, in funzione delle condizioni di la-
voro del transistore, ne danno per esempio i
valori di impedenza d'ingresso e d'uscita.
CURVE CARATTERISTICHE Occorre infatti ricordare che, il diodo
base-emettitore essendo polarizzato diretta-
mente, e quindi percorso da corrente, l'impe-
I parametri necessari al dimensionamento denza vista ai capi di questo diodo, vale a dire
dei circuiti a transitori sono riportati sui ma- la impedenza d'ingresso, è sempre piuttosto
nuali appositi in diagrammi, in modo analogo bassa; la stessa cosa, anche se non nella
a quanto visto per i tubi elettronici. stessa entità, si presenta per il collettore, es-
Per i transistori però, poichè la base as- sendo questo in genere alimentato con ten-
sorbe corrente in tutte le classi d'impiego, le sione di pochi volt o decine di V.
curve caratteristiche sono in numero superio- Poichè inoltre questi parametri variano in
re. funzione del punto di lavoro e della frequenza
La caratteristica di collettore (le e V e in fun- (e spesso in modo pronunciato) è molto im-
zione di lbe) ha andamento simile a quello dei portante conoscerli per poter effettuare gli
pentodi (fig. 161 ). opportuni adattamenti alle restanti parti del
circuito. ·

Ic

POLARIZZAZIONE
DEI TRANSISTORI
Già si è accennato alle polarizzazioni che
devono essere applicate alle singole giun-
zioni affinchè il funzionamento dei transistori
sia corretto e le caratteristiche siano quelle
Flg. 161 - Caratteristiche di collettore.
volute.
Per ampliare gli accenni già dati, comin-
ciamo col rappresentare, in fig. 163, le pola-
rità degli elettrodi di ambedue i casi di transi-
In fig. 162 è invece riportata la caratteristica stori PNP ed NPN.

126
La conseguenza della applicazione della Passando allora alla fig. 165, per dimensio-
batteria Vb in ambo i casi produce nel diodo nare Rp, basta applicare la legge di Ohm; si
base-emettitore il passaggio di una corrente ha quindi:
il cui effetto è rappresentato da un'altra cor-
rente, di valore pari a queiia di base moltipli-
cata per f>, che vediamo scorrere entro il cir-
cuito col lettore-emettitore.
In ogni caso il valore di lbe si ottiene divi-
dendo per~ il valore di corrente di collettore
che si desidera far passare in circuito.
È noto però che la corrente di collettore di
un transistore consiste di due componenti,
una provocata e regolata dalla corrente di
Flg. 163 - Polarizzazione dei transistori. base secondo la relazione ora vista, l'altra in-
vece consistente nella corrente inversa o di
fuga, causata dalla scissione dei legami di
covalenza per motivi termici.
Ma per far scorrere corrente in base non è Si è altresì visto come questa corrente (de-
certo indispensabile l'uso di una batteria, che rivante dalla conduzione intrinseca) sia molto
si indica solo a scopo di schematizzazione.
Il sistema più semplice per ottenere la pola-
rizzazione necessaria è invece quello di fig.
164.

Rp

PNP ~-_....... +

Flg. 164 - Polarizzazione automatica.


Flg. 165 - Schematizzazione del circuito di polarizzazione.

Poichè la base, rispetto all'emettitore, deve


avere la stessa polarità del collettore, ma ten- diversa nei due casi di germanio e silicio; in
sione molto inferiore, basta allora inserire, particolare nel silicio essa è inferiore di cen-
fra base ed alimentazione di collettore, una tinaia o migliaia di volte a quella del germa-
resistenza di caduta che permetta di ottenere, nio; quindi nell'uso dei transistori al silicio, e
da Ve, il necessario valore Vb. nei casi in cui le condizioni termiche e le ri-
In pratica cioè la resistenza Rp è il ramo alto chieste di stabilità non siano veramente gra-
del partitore il cui ramo basso è la resistenza vose, il sistema di polarizzazione ora de-
rappresentata dal diodo base-emettitore; scritto è pienamente sufficiente.
questo infatti equivale ad una resistenza che, Nell'uso dei transistori al germanio invece,
con ai capi una tensione Vb, lascia passare già a temperature di qualche decina di gradi,
una corrente lbe. la corrente di fuga può diventare una frazione
Per inciso, e mediamente, il valore di Vb per non trascurabile della corrente totale di col-
i transistori al germanio si aggira sui 200 mV lettore.
per i normali amplificatori di bassi segnali Le conseguenze sono almeno due, ed en-
(classe A), e cresce fino oltre 1 V per i transi- trambe negative.
stori di forte potenza; per quelli al silicio il In primo luogo, poichè la corrente di collet-
valore minimo è circa 700 mV e giunge fino tore regolata dalla base viene ad essere solo
oltre i 2 V. una percentuale della corrente totale, della

127
stessa percentuale viene ridotta la possibilità Si fissa, come caduta di tensione tollerabile
di amplificazione del circuito. sulla resistenza di emettitore, una percen-
In secondo luogo l'aumento della corrente tuale della tensione di alimentazione, che per
di collettore per effetto della corrente di ri- i normali amplificatori di bassi segnali vale:
poso provoca sul transistore un ulteriore au-
mento di temperatura, il che di bel nuovo V =J_ _,__.!_V
porta ad un aumento della conduzione intrin- e 4 6 e
seca, e così via; si innesca cioè un fenomeno
.di instabilità termica che, se non si inseri- Quindi, fissato Ve, si ricava Re dalla:
scono nel circuito elementi che possano limi-
tarne gli effetti, può portare alla distruzione
del transistore.
Occorre allora procedere alla stabilizza-
zione della corrente di collettore, vale a di re
Ora, conoscendo Re, il valore di Rb può es-
ad una autoregolazione della polarizzazione
sere determinato con considerazioni sul
di base.
grado di stabilizzazione voluto.
Essa viene realizzata, secondo il sistema più
Può essere pure fissato empiricamente
classico ed efficace, come appare in fig. 166.
(comunque in base all'esperienza derivante
Il comportamento di questo circuito è il se-
dai calcoli teorici), scegliendo Rb = 6 _,.. 10 Re.
guente: se, per effetto di un aumento di tem-
Maggiore è la criticità del circuito, minore
peratura, la corrente di emettitore tende a
deve essere il valore di Rb.
crescere, cresce ovviamente anche la Ve.
Poichè conosciamo anche Vb = (Ve + Vbe),
Poichè la Vb, essendo ottenuta da un parti-
possiamo subito trovare:
tore, è sufficientemente stabile, il suo valore
resta pressochè costante; quindi Vbe tende a
diminuire, il che comporta la diminuzione
della corrente di collettore: si vede così come
il sistema tenda ad opporsi alle variazioni di
origine termica. La resistenza Rp è percorsa sia dalla lb che
dalla corrente di base vera e propria lbe.
Il suo valore quindi si trova mediante la:

A questo circuito tipico possono essere


apportate verie elaborazioni, che si possono
ripercuotere in modo più o meno diverso sia
sul comportamento in corrente continua, sia
su quello a segnali alternati.
In genere comunque, ai capi di Re è posto
un condensatore analogamente a quanto vi-
Flg. 166 - Circuito di stabilizzazione della polarizzazione. sto per la Rk dei tubi.
Può essere utile precisare che nei normali
amplificatori di segnale, le correnti di collet-
Esistono criteri e formule per stabilire esat- tore si aggirano su 1 -;.. 3 mA.
tamente il valore di Re onde ottenere il voluto
Nei transitori planari al silicio si può lavo-
grado di stabilizzazione.
rare anche con le dell'ordine di poche decine
Con approssimazione e risultati sufficien-
diµA, pur conservando l'amplificazione valo-
temente buoni nella maggior parte dei casi,
ri decisamente elevati.
può essere seguito (e molto spesso lo è) il
sistema che viene ora descritto. Per i transistori di potenza invece, valori

128
normali di correnti possono ammontare an- di polarizzazione dei due dispositivi sono
che a diversi A. piuttosto diverse, anzi quasi antitetiche.
Vediamo ora, a titolo di esempio, come di- Infatti, se in un tubo normale la griglia ha lo
mensionare i due circuiti di polarizzazione stesso potenziale del catodo (ha cioè polariz-
esaminati, iniziando dal circuito di fig. 164. zazione zero), entro il tubo passa una cor-
Supponiamo di conoscere, dalle caratteri- rente più o meno notevole, e comunque esso
stiche del transistore impiegato, il valore di si trova in uno stato di conduzione elevata;
µ = 50 per una corrente di lavoro scelta pari a per contro, se un transistore ha la propria
le= 2 mA. base allo stesso potenziale di emitter, esso è
nettamente interdetto.
Sarà allora Ibe = t = 2
50 = 0,04 mA. Quindi le zone di polarizzazione che con-
traddistinguono le classi di funzionamento
dei transistori sono nettamente traslate ri-
Sempre dal tipo di transistore impiegato (e spetto a quanto visto per i tubi (a parte le
dalle sue condizioni di lavoro) sappiamo che ampiezze delle tensioni, notevolmente mino-
Vb = 0,7 V (transistore al silicio). ri).
Avendo fissato Ve= 12 V, avremo: Si può prendere, per meglio chiarire il
meccanismo, come punto di riferimento, il
R
p
= 12-0,7
0,04. lQ-3 o,o! ~'io-a = 282.000 ohm
casb della base avente la stessa tensione
dell'emitter, cioè mancante di polarizzazione.
In tali condizioni, il transistore lavora, sep-
Passiamo ora al caso di polarizzazione sta- pur non ancora nettamente, in classe C; infat-
bilizzata, al tipo cioè più eleborato ma sicuro ti, ricordando quanto detto sul comporta-
(fig. 166). mento fisico dei semiconduttori, esiste, sia
SiaancoraVe=12V le=2mA (J =50 per il germanio che per il silicio, una soglia di
Fissiamo una caduta su Re di 2 V. conduzione, cioè un certo piccolo valore di
polarizzazione (0,15-:- 0,20 V per il germanio,
0,6-:- 0,7 V per il silicio) al disotto del quale (e
Sarà allora: R,, = 0 ,~02 = 1.000 ohm verso lo zero) la conduzione entro il semi-
conduttore è estremamente modesta.
Poniamo ora Ab= 10 Re= 10.000 ohm. Nel caso quindi dell'esempio ora fatto,
Usando un transistore al germanio, avremo mancando cioè la polarizzazione, è come se il
transistore fosse polarizzato inversamente (di
circa Vbe = 0,2 V, talchè Vb = 2 + 0,2 = 2,2 V
una tensione pari al valore di soglia),'€ cioè
oltre la classe B verso la C.
Discende allora che Ib = 10~,~()3 = 0,22 mA Possiamo altresì affermare che il funzio-
namneto in classe B avviene in un intervallo
ed infine: di tensione di polarizzazione molto ristretto,
attorno appunto al valore della soglia di con-
R 12 - 2,2 9,8 41 500 h
P = 0,22 + 0,04 = 0,26 = · 0 m duzione del transistore usato.
Quindi un transistore funziona in classe A
quando esso è polarizzato nettamente sopra
la soglia ed è pilotato da segnali di entità tale
da non oltrepassare le zone di lienarità.
CLASSI DI FUNZIONAMENTO Un transistore funzione in classe C se la
base risulta, rispetto all'emitter, di polarità
DEI TRANSISTORI opposta a quella del collettore; ciò può otte-
nersi sia con opportuna sorgente di tensione,
sia con resistenza posta in serie al circuito
La suddivisione del funzionamento dei base emitter.
transistori in classi rispecchia esattamente le Le classi di funzionamento, in particolare
caratteristiche generali fissate ed esaminate quelle intermedie, sono naturlamente legate
per le valvole, salvo che i valori e le modalità all'ampiezza del segnale entrante; infatti, per

129
esempio, un transistore modestamente pola- Flg. 168 - Amplificatore a base comune.
rizzato può funzionare in classe A se l'entità
del segnale applicato all'ingresso è molto ri-
dotta, può invece passare a funzionare in
classe B qualora il segnale d'ingresso au-
menti fortemente d'intensità. b
Per la scelta e le prestazioni delle varie
classi vale quanto è stato detto per i tubi.

l'impedenza d'ingresso varia fra qualche cen-


tinaio e poche migliaia di ohm, e quella
TIPI DI AMPLIFICATORI d'uscita è compresa fra qualche migliaio e
poche decine di migliaia di ohm.
Esse diventano invece dell'ordine delle de-
Sempre in analogia a quanto visto per le cine e centinaia di ohm rispettivamente,
valvole, tre sono i sistemi di realizzazione di quando le frequenze crescono verso e oltre i
un amplificatore a transistori, a seconda del 100 MHz.
modo in cui vengono collegati i rispettivi elet- Per certi transistori (al silicio), apposita-
trodi in relazione ai segnali d'ingresso e mente studiati per funzionare con correnti di
d'uscita. poche decine dipA, i citati valori di impeden-
Analizziamo brevemente, ma separatamen- ze, a bassa frequenza, possono essere sensi-
te, le diverse caratteristiche che ne conse- bilmente superiori.
guono.

Base comune
Emettitore comune
È un tipo di montaggio molto usato in alta
È il circuito più tipico e normalmente usato frequenza, in quanto offre, analogamente alle
(fig. 167). valvole, una ben maggiore stabilità (fig. 168).
Il guadagno di questo stadio, pure essendo
inferiore al caso di emettitore a massa, è an-
cora discreto ed anzi si avvicina molto al va-
lore di quello col crescere della frequenza (in
quanto, in tal caso, il guadagno del montag-
gio precedente diminuisce).
L'impedenza d'ingresso è molto bassa,
dell'ordine di qualche decina di ohm, quella
d'uscita è di poco superiore a quella
Flg. 167 - Amplificatore ad emettitore comune. dell'emettitore comune.

Esso è caratterizzato dal guadagno (in ten- Collettore comune


sione) più elevato, ciò almeno fino a molte
decine e addirittura qualche centinaio di Tale tipo di montaggio, schematizzato in
MHz. fig. 169, serve quasi esclusivamente come se-
Per basse frequenze, e nelle tipiche condi- paratore e trasformatore d'impedenza (o me-
zioni d'impiego come amplificatore di ten- glio amplificatore di corrente).
sioni a bassi livelli, si possono ottenere, con Il guadagno in tensione è inferiore di qual-
tipi opportuni di transistori, guadagni di che percento ad 1 (sarebbe uguale a 1 con
qualche centinaio di volte. impedenza di emettitore infinita), mentre è
Sempre in quelle condizioni d'impiego, elevato il guadagno di corrente.

130
Fig. 169- Amplificatore a collettore comune. stessi valori delle valvole; nel campo delle
VHF ed UHF difficoltà tecnologiche (che d'al-
tra parte sono di giorno in giorno in via di
b
miglioramento) limitano ancora le potenze
.. raggiungibili (specie se si mettono in conto
anche considerazioni economiche).
Un altro punto debole dei transistori con-
venzionali risiede nel cattivo comportamento
offerto dagli stessi ai segnali di elevata am-
piezza e dinamica.
I forti segnali applicati alla base di un tran-
sisore provocano infatti un funzionamento ir-
regolare dello stesso, finanche portando alla
L'impedenza d'ingresso è funzione di RL e
nascita di segnali spurii che si aggiungono a
raggiunge facilmente qualche centinaio di
quello utile.
kohm (ed anche qualche Mohm, usando
Nettamente legata a ciò è la inadeguatezza
transistori opportuni).
(salvo per qualche tipo appositamente realiz-
L'impedenza d'uscita è invece molto bassa,
zato) dei transistori ad effettuare una azione
di qualche centinaio, o anche solo decina di di CAV sensibile e regolare; infatti la varia-
ohm.
zione di guadagno dei normali transistori al
variare della polarizzazione, oltre ad essere di
entità non molto ampia, segue un andamento
molto irregolare.
Fortunatamente però a diversi degli incon-
CARATTERISTICHE venienti ora citati viene posto rimedio da un
D'IMPIEGO DEI TRANSISTORI particolare tipo di transistore, di recente pro-
duzione, che esamineremo qui di seguito.

Poichè i diversi circuiti tipici della radio-


tecnica sono stati a suo tempo esaminati con
l'impiego dei tubi elettronici, analizziamo ora
solamente le differenze salienti che derivano
TRANSISTORI AD EFFETTO
dall'impiego, negli stessi circuiti, dei transi- DI CAMPO (F.E.T.)
stori.
Sottolineiamo innanzi tutto che, a diffe-
renza delle valvole, in tutte le classi di funzio- Il F.E.T. è sostanzialmente un semicondut-
namento la base dei transistori è percorsa da tore che offre, al la corrente che lo attraversa,
corrente; questo fatto, unito alle basse ten- un percorso di resistenza controllata me-
sioni in gioco, porta ad avere impedenze diante l'applicazione di un campo elettrico
d'ingresso molto basse (oltre a richiedere perpendicolare alla corrente stessa.
sempre pilotaggio in potenza). Esaminiamo la struttura (semplificata) di
Pure basse sono le impedenze di collettore un transistore ad effetto di campo, riportata in
però sempre nettamente più alte di quelle di fig. 170.
base di almeno 5 + 10 volte.
Data questa netta differenza, per ottenere il
massimo guadagno da due transistori accop-
piati in cascata è necessario sempre (specie
nel campo delle R.F.) inserire un trasforma-
tore di adattamento d'impedenza.
Per quanto riguarda le potenze ottenibili
(riferendoci ai livelli normali nell'uso radianti-
stico), i transistori, specie alle basse frequen-
ze, sono in grado di fornire pressochè gli Fig. 170 - Struttura di un F.E.T.

131
Il complesso è costituito da una barra di valore di VGs; per altri valori si ottengono
semiconduttore tipo P, nelle cui zone centrali curve traslate parallelamente, in pratica come
delle faccie opposte sono state introdotte quelle dei pentodi.
delle impurità di tipo N, così da formare le
giunzioni PN.
La due regioni N sono collegate fra di loro e IO
ad una sorgente di polarizzazione; esse sono
denominate GATE (porta) e la zona fra esse
ff'gi0f1fl' di
compresa è chiamata canale.
• pinch• off.
Alle opposte estremità della barra sono ri-
cavate due zone di contatto (cioè a bassis-
sima resistenza); quella collegata alle sor-
genti di polarizzazione di gate è detta
SOURCE (sorgente) l'altra è detta DRAIN (de- Fig. 171 - Curva caratteristica di un F.E.T.
rivatore).
Polarizzando inversamente la giunzione
PN, ai due lati della stessa si genera una zona
Polarizzazione dei F.E.T.
di carica spaziale, solamente entro la quale si
muovono le cariche; resta così una regione
Nelle normali condizioni d'impiego il diodo
centrale soggetta al campo che ne deriva, ma
gate-source è a polarizzazione inversa, e
assolutamente libera da cariche (salvo quelle
derivanti da scissione termica). quindi non è soggetto al passaggio di alcuna
Se allora si considera la resistenza presen- corrente; ciò chiarisce il motivo per cui l'im-
pedenza d'ingresso dei F.E.T. è molto più ele-
tata dalla barra semiconduttrice fra S e O,
vata di quella dei transistori convenzionali, e
essa viene «modulata» dalla tensione di pola-
rizzazione della doppia giunzione, cioè dalla paragonabile a quella delle valvole.
maggiore o minore occupazione del canale Identico a queste è ad ogni modo il sistema
da parte della carica spaziale. di polarizzazione, di definizione cioè del
Applicando una sorgente di tensione fra punto di lavoro del dispositivo; la tensione di
source e drain, e via via aumentandola (a par- gate viene infatti ottenuta inserendo, in serie
tire da bassi valori della stessa), le zone di al source, una resistenza che permette di ot-
carica spaziale invadono sempre più il cana- tenere il valore necessario mediante la caduta
su di essa della corrente di drain.
le, diminuendo la resistenza vista agli estremi
della barra, entro la quale passa cioè una Analogamente a quanto visto per i transi-
certa corrente che aumenta pressocchè li- stori convenzionali, i F.E.T. possono essere
nearmente. prodotti combinando in due modi diversi le
Raggiunto che si sia un certo valore della zone P ed N dei semiconduttori impiegati.
tensione drain-source (Vos) tutto il canale è Si sta però affermando la versione con ca-
occupato dalla carica spaziale, cosicchè il di- nale tipo N, di cui è rappresentata, in fig. 172,
spositivo è saturato e la corrente non cresce sia la raffigurazione schematica che il sistema
di polarizzazione.
più apprezzabilmente aumentando ulterior-
mente la Vos. In genere, il valore di Vos si ag-
gira sui 5 V.
L'andamento del fenomeno è rappresen-
tato in fig. 171, in quella che non è altro che la
curva caratteristica del F.E.T.
Nella zona di basse Vos il dispositivo si
comporta come un triodo; il valore di Vos che
inizia il passaggio alla saturazione (cui cioè
corrisponde il canale tutto occupato dalla ca-
rica spaziale), segna l'inizio della cosiddetta
zona di «pinch-off».
La curva tracciata vale per un determinato Fig. 172 - Circuito di polarizzazione di F.E.T. a canale N.

132
In modo perfettamente identico a quanto stesso potenziale di source, ma può anche
visto per i tubi, il valore di Rs si ottiene dalla: essere sfruttato come secondo elettrodo di
controllo, in quanto la sua polarizzazione
R _ Vgs agisce sull'andamento della corrente di drain.
s - Id

I M.O.S. - F.E.T.

Un ulteriore passo avanti nell'ottenimento


Flg. 173 - Circuito di polarizzazione di M.o.S. F.E.T.
di elevate impedenze d'ingresso (nonchè di
altre più brillanti prestazioni) è stato effet-
tuato con la tecnica del M.O.S. (Metal - Oxide
Semiconductor). Vengono attualmente costruiti anche dei
Tale definizione sta ad indicare la succes- M.O.S. F.E.T. a doppio gate, nei quali sono
sione, vista entrando dal gate, degli elementi cioè presenti due elettrodi d'ingresso ben di-
che costituiscono il dispositivo. stinti e con ampie possibilità di controllo: in-
Infatti, in corrispondenza di tale elettrodo, somma, dei veri e propri tetrodi.
sull'elemento semiconduttore che lo costitui- In analogia ai tubi questo elettrodo sup-
sce viene depositato un leggero strato di os- plementare oltre che come ulteriore punto di
sido, per esempio di silicio (che costituisce ingresso o di controllo serve come un vero e
un isolante quasi perfetto); ancora sopra proprio schermo posto fra gate e drain, dimi-
questo se ne deposita uno metallico (per nuendo netlamente la capacità di reazione fra
esempio di alluminio), che costituisce il con- quei elettrodi, e permettendo così un assai
tatto ohmico per l'uscita del gate. più stabile funzionamento, specie nella parte
Diverse sono le tecniche sia di costruzione alta delle HF e in VHF.
degli elementi semiconduttori che di otteni- Ad ogni modo, al primo gate si applica il
mento del gate isolato; in ogni caso il gate ha segnale da amplificare (o convertire) al se-
sempre la funzione di variare, a seconda della condo eventuali segnali di controllo, oscilla-
tensione applicata, la posizione e concentra- tori locali ecc.; tale secondo gate (indipen-
zione della carica spaziale nel canale; la resi- dentemente dalla applicazione o meno di se-
stenza di questo varia di conseguenza ed in- gnali da manipolare) è quasi sempre polariz-
sieme ad essa, analogamente a quanto visto zato con tensione avente lo stesso segno di
per il F.E.T., la corrente fra drain e source. quella del drain sebbene con valore netta-
Le resistenze d'ingresso ottenute con que- mente più basso (1 + 3V).
sto dispositivo sono almeno sull'ordine delle
decine di migliaia di MO, superiori quindi an-
che alle valvole; ad ogni modo il gate del
M,O.S. F.E.T. differisce dalla griglia del tubo Caratteristiche di comportamento del F.E.T.
in quanto, data la presenza dello strato iso-
lante, anche se il gate viene polarizzato diret- Riassumiamo brevemente in cosa i F.E.T. si
tamente, non si ha mai passaggio di corrente. differenziano dai transistori convenzionalei,
Il simbolo del M.O.S. F.E.T. (ancora di tipo costituendone spesso un netto passo avanti.
N) è indicato in fig. 173, in cui ne è data una Già si è accennato alla sensibile differenza
rappresentazione schematica d'impiego. di impedenza d'ingresso.
L'elettrodo indicato con B (contrassegnato Ma un altro vantaggio importantissimo dei
dalla freccia) rappresenta il corpo supportan- F.E.T. risiede nell'abilità degli stessi a mani-
te, cioè la barra semiconduttrice che funge da polare segnali di notevole ampiezza senza
substr.ato, e che viene indicata con BULK. apportare ad essi sensibili deformazioni e
Normalmente esso viene collegato allo senza che ne nascano emissioni spurie.

133
Contemporaneamente (ed in relazione a Si ricorderà infatti l'accenno al fatto che le
ciò) questi dispositivi, in particolare i M.O.S. valvole raddrizzatrici sono soggette (a motivo
F.E.T., permettono, regolandosene la ten- della presenza della carica spaziale) ad una
sione di gate, notevolissime escursioni di caduta di tenisone, ai loro capi, di diverse de-
guadagno, con andamento sensibilmente li- cine di volt, qualora siano attraversate da
neare; il che vuol dire che l'eventuale azione correnti di poche centinaia di mA.
di C.A.V. si può ottenere con brillanti risultati. Al contrario, la caduta di tensione che si
verifica ai capi di un diodo al silicio percorso
da tali correnti è sempre inferiore ad 1 V, con
una prima immediata conseguenza consi-
stente nel miglior rendimento del circuito.
VAR.1 TIPI DI SEMICONDUTTO· Inoltre, poichè tale caduta è veramente tra-
RI E LORO IMPIEGHI scurabile rispetto alle normali tensioni di
qualche decina o centinaio di V, le sue varia-
zioni al variare della corrente lo sono ancora
di più, con conseguente maggior indipenden-
Diodi a giunzione
za della tensione dalle variazioni di carico.
E ancora per lo stesso motivo, e cioè per la
Riallacciandosi a quanto detto esaminando
bassa resistenza presentata, i circuiti di filtro
il comportamento di una giunzione PN, que-
da applicarsi possono essere più modesti
sto dispositivo, a parte la varie modalità di
(per esempio, basta in genere un solo con-
costruzione, si presta a sostituire, quasi sem-
densatore, senza l'induttanza).
pre con vantaggio, il diodo a vuoto (o a gas)
I circuiti d'impiego sono ancora una volta
in tutte le applicazioni fin qui esaminate.
identici a quelli già visti per le valvole.
Analogamente ai transistori, questo dispo-
Riportiamo qui un tipo diverso di raddrizza-
sitivo può essere realizzato usando germanio
tore, a ponte, che invece con i tubi è pochis-
o silicio, con varie sostanze o percentuali di
simo usato, per ovvie considerazioni di in-
drogaggio.
gombro ed economia (fig. 174).
Questi due tipi di materiale definiscono,
abb9stanza in generale, gli impieghi caratte-

ro
ristici che ne conseguono.

~1
I diodi al germanio sono quasi esclusiva-
mente impiegati in circuiti rivelatori o rad-
drizzatori a bassi segnali e per basse correnti.
I diodi al silicio sono usati per gli stessi cir-
I
cuiti cui ora accennato, specie se a frequenze
. _ I_ _ _ _.T_ __,0 _
molto elevate, nonchè (in particolare) come Flg. 174 -Raddrizzatore a ponte.
raddrizzatori di correnti alternate, per valori
di tensione e corrente anche molto elevati.
Si tratta, in sostanza, di un raddrizzatore ad
onda intera (di cui ha tutti i pregi) costituito
Raddrizzatori per alimentazione in e.e. da due diodi (anzichè uno solo) in serie a cia-
scuna delle due semionde.
In questo uso, pressochè escusivamente ri- Attualmente non esistono, in pratica, limi-
servato ai diodi al silicio, questi hanno quasi tazioni ai valori di tensione e corrente tollera-
completamente surclassato le valvole, per bili da questi dispositivi.
innnumerevoli punti a favore posseduti in
confronto a quelle.
Lasciando infatti da parte le ovvie conside- Diodi Zener
razioni sulle dimensioni, potenza assorbita
dai filamenti-catodi, ecc., la dote fondamen- Ancora una volta grazie alle particolari mo-
tale dei diodi (al silicio) consiste nella bassis- dalità costruttive (drogaggio) della giunzione,
sima resistenza interna. si può ottenere che un diodo, polarizzato in-

134
versamente, fino ad un certo ben preciso va- Varicap
lore di questa polarizzazione non sia attraver-
sato (come del resto è normale che sia) da Qualunque diodo semiconduttore costitui-
alcuna corrente, ma per un valore di poco su- sce una piccola capacità variabile. Poichè in-
periore a questo limite, in esso si verifichi fatti la giunzione PN presenta un addensa-
bruscamente un netto passaggio di corrente mento di cariche ai lati della superficie di con-
(si dice allora che il diodo va «in valanga»); tatto, e quindi una capacità ben precisa, va-
questa corrente poi aumenta fortemente con il riando la polarizzazione applicata alla giun-
crescere, anche modesto, della tensione di zione stessa se ne ottiene un'analoga varia-
polarizzazione. zione nella concentrazione delle cariche e
Inserendo allora, fra sorgente di tensione e quindi nella capacità.
diodo, una resistenza limitatrice di valore op- Con opportune tecnologie si possono for-
portuno, tale cioè da non far scorrere nel temente esaltare queste caratteristiche, nel
diodo stesso correnti di valore pericoloso per senso di ottenere forti capacità ed ampie va-
la dissipazione di potenza che ne consegue, riazioni delle stesse.
si realizza un circuito in cui le variazioni di Questi dispositivi sono appunto chiamati va-
tensione o di carico applicato sono assorbite ricap, in quanto non sono altro che conden-
sotto forma di variazione di corrente entro il satori variabili elettronicamente.
diodo stesso. I normali varicap permettono di ottenere
Infatti resistenza limitatrice e diodo costi- variazioni di qualche decina di pF spostando
tuiscono in pratica un partitore nel quale il la polarizzazione di pochi V. Sono disponibili
diodo modifica automaticamente il suo valore ora dispositivi che permettono , con una de-
di resistenza equivalente in modo da assor- cina di V di variazione di tensione, una varia-
bire una corrente variabile; in tal modo le va- zione di capacità di alcune centinaia di pF.
riazioni di tensione o di corrente che interes-
sano la resistenza limitatrice fanno si che la
tensione ai capi del diodo si r.iantenga più o
meno rigorosamente costante. Varactor
La tensione (inversa) cui si verifica la bru-
sca conduzione del diodo si chiama tensione È un diodo il cui impiego differisce legger-
di Zener, ed è praticamente costante per ogni mente da quelli fin qui visti, ma che sta pren-
tipo di diodo, a seconda appunto delle sue dendo una certa importanza nel campo delle
modalità di costruzione. telecomunicazioni.
Sostanzialmente si tratta di un diodo al sili-
cio la cui costruzione è curata in modo da

[f ~
esaltare al massimo la caratteristica precipua
dei diodi, che è quella di distorcere i segnali
ad essi applicati, e quindi ottenerne delle ar-
moniche.
Adducendo quindi, ad uno di questi diodi,
Fig. 175 - Stabilizzazione di tensione. un segnale ad una certa frequenza, all'uscita
dello stesso, mediante opportuno circuito
accordato e filtrante, può essere prelevato un
Mediante il circuito di fig. 175 è allora pos- segnale sull'armonica desiderata.
sibile ottenere, ai capi del diodo Zener (e Questa operazione, che è tipica di tutti i
quindi del carico applicato) una tensione co- diodi, con i varactor permette di ottenere dei
stante al variare (naturalmente entro certi li- rendimenti di moltiplicazione molto elevati,
miti) sia della sorgente che del carico stesso. lavorando con potenze anche sull'ordine
I diodi Zener sono disponibili per valori di delle decine e centinaia di watt (general-
tensione compresi fra pochi V e molte decine mente nel campo delle VHF ed UHF).
(e finanche centinaia) di V. Sostanzialmente quindi, disponendo di un
La dissipazione di potenza permessa può segnale (anche modulato) di una certa poten-
raggiungere qualche decina di watt. za, mediante un varactor esso può essere

135
moltiplicato ad una delle sue prime armoche circuito una rete che serva a compensare, o
senza eccessiva perdita di potenza, con tolle- neutralizzare, l'effetto di questa capacità pa-
rabile deterioramento della qualità di modu- rassita, e ciò senza che si debba ricorrere a
lazione, e senza che sia necessaria alcuna forzate diminuzioni del guadagno ottenibile
fonte di alimentazione. dallo stadio. Uno dei possibili circuiti d'im-
piego è quello riportato in fig. 176 (potrebbe
essere un tipico circuito accordato a valore di
media frequenza) in cui l'avvolgimento N2 e
la capacità CN servono appunto allo scopo
CIRCUITI A TRANSISTORI prefissato; invece del partitore induttivo si
E A F.E.T. può anche realizzare un partitore capacitivo.
Ad ogni buon conto, al giorno d'oggi que-
In ossequio al programma ministeriale e ste versioni circuitali sono limitate ad amplifi-
catori a banda stretta ed elevato guadagno.
per comodità di trattazione la parte riguar-
dante la radiotecnica è stata trattata con e-
sclusivo riferimento ai tubi, ed ai semicondut-
tori è stato dedicato questo capitolo a parte. Oscillatore variabile a R.F.
Allo scopo di completare il testo, forniamo
qui una breve rassegna di circuiti realizzati Già in altre parti di questa trattazione ab-
con transistori, che costituiscono in pratica la biamo spiegato quanto sia importante il Q dei
versione a semiconduttori dei circuiti sin qui circuiti accordati (o oscillanti) e quindi di
trattati riferendoci ai tubi. riflesso, quanto sia importante non deterio-
rare questo «coefficiente di qualità,, cari-
cando i circuiti accordati con resistenze in-
Amplificatore RF trodotte dal resto del circuito. Tutto questo
neutralizzato riveste ancora maggior importanza nel caso
di oscillatori a frequenza variabile; da qui di-
Un grave problema che si presenta negli scende l'opportunità di usare i MOSFET, che,
amplificatori di media ed alta frequenza è la fra gli altri pregi hanno anche quello di eleva-
capacità interna di reazione, in pratica la ca- tissima impedenza d'ingresso.
pacità nent'affatto trascurabile che esiste fra
base e collettore del transistor. A causa di ciò,
nel transistor può verificarsi un regime di au-
tooscillazione su una zona abbastanza ampia
delle frequenze alle quali lo stesso può essere e,
accordato. Si tratta allora di introdurre nel
Cl OUT
t-----..,---,---~-,._...1---o
e
~-----+-----o+
C2

Flg. 177

Il circuito qui riportato è un derivato


dall'oscillatore Colpitts; la R.F.C. sull'emitter
è una induttanza che fornisce la tensione di
CH
'-----11--1_ _ ____. reazione prelevata dal partitore Cl-C2, non-
chè un carico per la tensione d'uscita. La fre-
quenza d'oscillazione è determinata da L e
Flg. 178 dalla capacità complessiva, che risulta dal va-

136
lore di Cs C1 e C2 in serie fra di loro e in dio miscelatore, dato l'alto isolamento fra i
parallelo a C. Il diodo serve unicamente per la due gate e l'ancora sufficientemente elevata
polarizzazione del gate, ottenuta raddriz- transconduttanza in tale impiego.
zando una parte del segnale RF disponibile; In fig. 179 è riportata una delle più tipiche
la polarizzazione automatica non sarebbe in- applicazioni; il segnale RF da manipolare (in
fatti possibile in quanto, ricordiamo, la giun- genere piuttosto debole) è applicato, attra-
zione gate-source non lascia passare corren- verso opportuno circuito accordato, al primo
te. gate; il segnale di conversione proveniente
dall'oscillatore locale, è invece applicato al
secondo gate.
Il circuito accordato presente sul drain se-
Oscillatore a cristallo leziona la frequenza che si vuol ottenere dalla
combinazione dei due segnali (somma o dif-
01----~ ferenza).

Ct

e
Circuiti integrati
Non si può concludere il capitolo semicon-
duttori senza un cenno sui nuovi, importan-
tissimi dispositivi chiamati «Circuiti integra-
+ li»; tale cenno sarà comunque brevissimo,
Flg. 178 per non allontanarci troppo dallo spirito della
trattazione.
Questi dispositivi in pratica non sono altro
Il circuito qui suggerito (del resto, uno dei
che molti degli stadi che via via abbiamo stu-
tanti possibili) non è altro che un amplifica-
diato, realizzati tutti assieme sullo stesso pic-
tore accordato, in cui, fra collettore e base del
colissimo cristallo di silicio con varie metal-
transistor (cioè in reazione), è collegato il
lizzazioni e drogaggi. Combinando assieme
quarzo. Esso blocca, con la sua elevata stabi-
semiconduttori di tutti i tipi, resistenze di am-
lità, la frequenza di accordo del circuito C1-
pia scala di valori, e piccole capacità, il tutto
L 1. La capacità C (sulla base) determina il
su pochissimi millimetri quadrati di superfi-
tasso di reazione introdotto dal quarzo stes-
cie, si ottengono dei circuiti completi come:
so, e regola quindi al giusto valore il regime di
amplificatori di R.F., M.F., B.F., a più stadi; 1
oscillazione.
oscillatori molto complessi, convertitori di
elevate prestazioni, alimentatori ad alta stabi-
lità, moltiplicatori o divisori di frequenza, ecc.
Tali dispositivi richiedono l'applicazione
Convertitore a M.O.S.F.E.T. dell'esterno di pochi componenti (in pratica
Il M.O.S.F.E.T. a doppio gate è un disposi- le capacità più elevate, le induttanze, e qual-

osc.u
tivo quasi ideale per essere usato come sta- che resistenza), nonchè delle opportune ten-
sioni di alimentazione; questo è quanto basta
per realizzare apparecchiature anche com-
plesse.

G2
IN LI
<>--1~~1~

Ct C2 I
+ Flg. 179

137
Radiocomunicazioni

Apparati e sistemi TRASMETTITORI

Qualunque sistema di radiocomunicazioni Il trasmettitore è un dispositivo che per-


consta, innanzi tutto, di un apparato che ela- mette di eleborare l'informazione da trasmet-
tere in modo che essa venga affidata ad
bora opportunamente i segnali da affidare
allo spazio circostante onde consentire l'in- un'onda «portante» di requisiti tali (e cioè
vio e la diffusione alle distanze desiderate frequenza e potenza) da poter essere inviata
dell'informazione che essi rappresentano. alle distanze e nelle condizioni volute.
L'elemento base di un trasmettitore, e che
È questo il cosiddetto trasmettitore. da solo potrebbe costituirne la versione più
All'altro estremo occorre poi disporre di un semplice, consiste in un generatore di por-
complesso che capti, dallo spazio, il segnale tante, o, per meglio dire, di un oscillatore.
e lo rielabori al fine di riprodurre, a livello op- Esso può essere scelto fra i tipi a suo tempo
portuno, l'informazione che interressa. descritti, e quindi può essere a quarzo oppure
a frequenza variabile.
È questo il cosiddetto ricevitore. Tale stadio oscillatore è in genere seguito
Completano il sistema due altri elementi da uno o più stadi di amplificazione di poten-
che consentono, in trasmissione, di «Stimo- za, ed eventualmente moltiplicatori o conver-
lare elettricamente» lo spazio interposto, ed titori di frequenza, onde portare il segnale
in ricezione di trasferire questo «Stimolo» al alla frequenza voluta ed al livello di potenza
ricevitore. necessario per pilotare un amplificatore fina-
Si tratta delle cosiddette antenne: emit- le, a sua volta di potenza pari a quella richie-
tente la prima, ricevente la seconda; di queste sta.
ci occuperemo in seguito. Affiancato a tale complesso esisterà un par-
ticolare dispositivo (un modulatore nel senso
I sistemi in uso per lo scambio di informa- più generale della parola) avente lo scopo di
zioni «via radio» sono: a codice (e nel caso imprimere alla portante così generata le in-
dei radioamatori il codice usato è il Morse, ed formazioni necessarie.
il tipo di emissione viene individuato con la Sarà infine presente un alimentatore onde
sigla CW) oppure a viva voce (e, sempre nel fornire le tensioni e le correnti richieste dai
campo dei radioamatori, il tipo di modula- vari circuiti.
zione più usato è l'AM).

Ognuno di questi sistemi di comunicazione


richiede prestazioni, e quindi soluzioni circui- Problemi connessi
tali, più o meno differenziate; tuttavia è op-
portuno esaminare dapprima la composi- Ognuno dei singoli stadi che costituiscono
zione generale, ed i problemi ad essa con- un trasmettitore è caratterizzato da determi-
nessi, di tali apparati, che sono, ripetiamo, i nate esigenze funzionali che decidono della
trasmettitori ed i ricevitori. scelta del circuito e dei componenti.

138
Per esempio, poichè spostamenti della fre- della frequenza generata dall'oscillatore di
quenza che caratterizza l'onda portante pos- portante.
sono determinare conseguenze indesiderate, Le normali potenze d'uscita dei trasmetti-
l'oscillatore dovrà essere scelto e realizzato tori per radioamatori vanno da pochi a qual-
in modo tale da presentare una sufficiente che centinaio di watt.
stabilità della sua frequenza di oscillazione. Dalle stazioni di radiodiffusione (o similari)
Gli eventuali stadi intermedi di amplifica- vengono invece emesse potenze di molte mi-
zione o di moltiplicazione dovranno fornire gliaia di watt, e oltre.
potenze sufficienti a pilotare l'amplificatore
finale affinchè esso possa erogare la richiesta
potenza; contemporaneamente non do-
vranno apportare al segnale ad essi affidato
eccessive deformazioni, e ciò per non deter- RICEVITORI
minare, a seconda dei casi, una eccessiva al-
terazione del segnale oppure armoniche a li-
vello troppo elevato. Le considerazioni qui svolte, seppure di ca-
Infatti la presenza di tali armoniche, ovvia- rattere generale, si riferiscono alla ricezione
mente a frequenze diverse dal segnale fon- AM.
damentale, costituisce un complesso di altri Il ricevitore consiste in un dispositivo atto
segnali emessi i quali, oltre a determinare una ad operare sul segnale captato le elabora-
inutile perdita di potenza, costituiscono al- zioni inverse a quelle impresse all'atto della
trettanti nuovi segnali a frequenze diverse da trasmissione; il suo scopo è ciè quello di rive-
quella assegnata che quasi sicuramente in- lare l'informazione in arrivo e portarla agli
terferiscono con altri o comunque ad essi re- opportuni livelli per la sua identificazione e
cano disturbi certamente nocivi. utilizzazione.
Le stesse considerazioni possono pari- Le modalità di ralizzazione di un ricevitore
menti applicarsi anche allo stadio finale am- ed i problemi ad essa inerenti sono in genere
plificatore di potenza che, a seconda dei casi, più delicati, e comunque più vari, di quanto
potrà lavorare in tutte le classi comprese fra non avvenga per i trasmettitori.
la AB1 e la C. In ogni caso la costituzione del ricevitore è
Naturalmente, al fine di effettuare le neces- molto legata alla frequenza ed al tipo delle
sarie operazioni di messa a punto dei singoli emissio.ni da ricevere.
stadi, esistono, e sono accessibili, diversi Le prestazioni che un ricevitore deve for-
elementi di controllo, come resistenze, con- nire consistono principalmente in una am-
densatori ed induttori variabili. plificazione sufficientemente elevata onde
Per controllare l'azione di tali elementi, e portare a livello udibile i segnali che ad esso
quindi assicurarsi delle corrette modalità di giungono e che possono essere debolissimi
funzionamento dei vari circuiti, vengono usati ed in una selettività sufficiente a selezionare,
di norma voltmetri o amperometri, inseriti in fra i molti segnali in arrivo, solo ed esatta-
determinati punti dei circuiti stessi. mente quello che interessa.
Gli alimentatori devono essere in grado di
fornire, ai vari stadi, le diverse tensioni ne-
cessarie con valori più stabili possibile, onde
garantire la costanza della frequenza e della
potenza emessa.
Infatti le tensioni da esse fornite possono
variare sia al variare della tensione di rete sia
(e ancor di più) al variare della corrente as-
Flg. 180 - Rivelatore A.M.
sorbita dai vari stadi del trasmettitore; queste
variazioni di tensione influiscono sulle condi-
zioni di funzionamento dei singoli stadi e,
come conseguenza più diretta possono por- La versione più elementare di ricevitore po-
tare a slittamenti nient'affatto trascurabili trebbe essere costituita da un semplice rivela-

139
torea dio-do, collegato in ingresso con un cir- bano essere riprodotti da un altoparlante, fra
cuito accordato alla frequenza da ricevere, ed questo ed il rivelatore è necessario interporre
all'uscita con un semplice auricolare telefo- un amplificatore di B.F.; ciò in considera-
nico, atto a riprodurre il segnale modulante zione del fatto che, per ottenere onde acusti-
rivelato. che di livello sufficiente per l'ascolto a distan-
Il segnale RF così captato dall'antenna e za, l'altoparlante richiede almeno qualche
selezionato dal circuito risonante L 1-C1 cui è centinaio di mW, potenza che non è certo di-
trasferito mediante accoppiamento a tra- sponibili all'uscita di un rivelatore.
sformatore per l'opportuno adattamento di Un ulteriore aumento della sensibilità di ri-
impedenza, viene raddrizzato da daiodo (in cezione, sempre restando nel campo delle
questo caso del tipo agi unzione) e filtrato da versioni piuttosto semplici, è ottenibile con i
C2, il cui valore si combina con l'impedenza cosiddetti rivelatori rigenerativi.
dell'auricolare per offrire la necessaria co-
stante di tempo.
Tale sistema può dare risultati soddisfa- Rivelatori rigenerativi
centi solo nel caso si debba ricevere un se-
gnale molto forte (o trasmesso molto da vici- Il sistema di rivelazione ad un solo tubo,
no) e che esso sia a frequenza sensibilmente cosiddetto per reazione, consiste di un cir-
lontana da altri eventuali segnali. cuito che ricopia sostanzialmente uno dei
Infatti è già noto che la selettività ottenibile
due demodulatori (di griglia o di placca) a suo
da un semplice circuito accordato è molto
tempo esaminati; in esso però è apportata
modesta (almeno rispetto alle distanze fra le una qualche modifica tendente a far funzio-
singole portanti usate nelle radiotrasmissioni, nare il tubo, oltre che come rivelatore, anche
specie se a frequenze elevate); quindi, nel come oscillatore.
caso fosse presente un secondo segnale a Il grado di reazione è però dosato in modo
frequenza distante meno della larghezza di che questa si mantenga immediatamente al di
banda dello stesso circuito, verrebbero ripro- sotto del punto critico al quale avviene l'inne-
dotte contemporaneamente ambedue le mo- sco delle oscillazioni.
dulazioni, con le prevedibili difficoltà di iden-
tificazione.
In secondo luogo, poichè questo tipo di ri-
velatore non offre alcuna amplificazione, po-
tranno essere riprodotti con sufficiente intel-
ligibilità solamente quei segnali che forni-
scano, ai capi del circuito accordato, tensioni
di un certo rilievo (ossia da qualche decina di
mV in su).
Per questo motivo tale tipo di ricevitore, ri-
sulta anche pochissimo sensibile.
S'intende per sensibilità di un ricevitore la
tensione di segnale presente al suo ingresso
capace di dar luogo ad una tensione d'uscita
Fig. 181 - Rivelatore in reazione.
che sovrasti quella dovuta a segnali spurii,
originati nel ricevitore stesso, di un certo
rapporto, prefissato di entità tale che sia suf-
ficiente a far discernere il segnale utile da Una versione di un tale dispositivo è data in
quello perturbatore. fig. 181.
Risultati migliori si possono ottenere In esso il circuito L1C1 deve risuonare alla
usando uno dei rivelatori amplificati già esa- frequenza da ricevere; perciò C1 è costituito
minati, nel senso che la sensibilità ottenibile da un condensatore variabile in modo che la
è migliore, e quindi possono essere riprodotti frequenza del circuito stesso possa essere
anche segnali più deboli. portata a coincidere con quella dei segnali in
In ogni caso, qualora i segnali rivelati deb- arrivo.

140
Con ciò si è realizzato un circuito accorda- estratto dal circuito risultadi entità tale da
bile su tutte le frequenze comprese in una mettere in evidenza, per questa particolare
certa gamma. versione, una sensibilità paragonabile a
Il gruppo RC serve a determinare la neces- quella di ricevitori molto più complessi.
saria costante di tempo per la demodulazio- Per contro la selettività è ancora assoluta-
ne; L2 e CJ eliminano dall'uscita B.F. even- mente inadeguata; questo fatto, assieme a di-
tuali residui di radiofrequenza. verse altre considerazioni che per brevità
Il condensatore variabile C2 serve a rego- sono qui omesse, sconsiglia, salvo casi ecce-
lare l'esatto grado di reazione in modo tale zionali, l'uso di tale rivelatore.
che la parte di energia competente al segnale A conclusione di tale esame appare quindi
così riportato all'ingresso compendi quasi evidente che, con semplici mezzi di rivelazio-
tutte le perdite dovute ai vari fattori presenti ne, anche amplificata, non è possibile otte-
nel circuito, ma non sia di entità tale da de- nerne apparati riceventi capaci di soddisfare
terminare la generazione di oscillazioni. alle esigenze di selezionare segnali che pos-
È per questo motivo che non solo l'amplifi- sono essere di qualche frazione di flV, o che
cazione del circuito viene accentuata, ma an- possono distare fra loro pochi kHz, o anche
che la selettività subisce un discreto miglio- meno.
ramento.
È possibile migliorare le prestazioni di tale
rivelatore, portandolo in oscillazione netta. La supereterodina
Si ottiene allora il cosiddetto rivelatore in
superreazione, il cui uso è stato molto diffuso È opportuno ricapitolare e mettere a punto
in VHF e UHF, non chè nei primi radar. le prestazioni che un ricevitore deve fornire, e
Una tipica versione è visibile in fig. 182. che abbiamo visto non essere possedute
dalle versioni precedenti.
Innanzi tutto è necessario che il ricevitore
sia in grado di scegliere i vari segnali, pre-
senti entro una certa banda di frequenza, uno
per volta, passando dall'uno all'altro con
semplici manovre.
+ Si tratta in altre parole di sintonizzare il ri-
cevitore, di accordare cioè la frequenza di ri-
sonanza di uno o più circuiti LC su quella delle
portanti che risulta modulata dai segnali che
Flg. 182 - Rivelatore superigenerativo.
volta a volta si vogliono ricevere.
A questo punto è opportuno ricordare
quanto visto trattando della modulazione di
La costante di tempo propria del gruppo ampiezza, e cioè che l'onda modulata occupa
RC è tale che lo stato oscillatorio del tubo una certa banda di frequenze simmetrica-
viene periodicamente interrotto e reinnescato mente scalate attorno alla portante, e che tale
secondo il ritmo di carica e scarica del con- banda è di ampiezza pari al doppio della più
densatore. alta frequenza che costituisce il segnale mo-
L'oscillazione viene cioè automaticamente dulante.
interrotta ad una frequenza che, dovendo ov- Prima conseguenza di questo è che, se si
viamente essere ultra udibile per non com- vogliono evitare interferenze fra i prodotti
promettere l'ascolto, è in genere compresa della modulazione di due portanti adiacenti,
fra 20 e 100 kHz. occorre che la loro distanza (in frequenza) sia
Il fatto che il tubo sia in stato decisamente almeno uguale alla somma delle massime fre-
oscillatorio, almeno negli intervalli in cui la quenze contenute nei due segnali modulanti.
tensione ai capi di C non porta la griglia all'in- Per esempio nel caso delle radiodiffusioni
terdizione, comporta una notevolissima am- tale frequenza è limitata a 4500 Hz e le por-
plificazione. tanti adiacenti di stazioni (relativamente) vi-
Ciò significa che l'inviluppo di modulazione cine distano fra loro di circa 9 kHz (minimo.
Supponiamo ora, per fare un esempio nu- zioni chiaramente indesiderate, e nocive; in-
merico, che due portanti adiacenti, di circa 15 fatti l'effetto degli inevitabili accoppiamenti
MHz, siano modulate con segnali che al mas- parassiti, anche se modesti, data la forte am-
simo raggiungano la frequenza di 3000 Hz. plificazione porta al verificarsi delle condi-
È necessario innanzi tutto che le due por- zioni per l'innesco.
tanti distino fra loro non meno di 6 kHz. Questi fondamentali motivi, assieme a di-
Se il ricevitore ha caratteristiche di seletti- versi altri pure importanti, hanno portato (per
vità tali per cui la sua banda passante superi i gradi successivi) all'adozione pressochè uni-
6 kHz, esiste ovviamente il pericolo che esso, versale del circuito supereterodina.
una volta sintonizzato su una frequenza, ri- Esso consiste essenzialmente nel conver-
sponda anche per le frequenze costituenti le tire tutti i segnali ricevuti, opportunamente
bande di modulazione delle onde adiacenti sintonizzati ed eventualmente pre-amplificati
che eventualmente siano presenti. (in genere con un solo tubo), ad un valore
Per essere quindi certi che ciò non avvenga sufficientemente basso di frequenza, fisso e
è necessario che il Q risultatnte sia: ben definito, detto media frequenza (M.F.).
Quasi tutta la necessaria amplificazione può
Q = 15000 = 2500 ora venire praticata a questa frequenza.
6 Con ciò si semplificano molti problemi; in-
fatti, essendo la frequenza sufficientemente
Tale valore (e l'esempio fatto non è certo il bassa, gli accoppiamenti parassiti sono me-
caso più drastico) è assolutamente al di fuori glio dominabili e quindi diminuiscono i pro-
delle possibilità di un solo circuito accordato blemi di oscillazione; ed inoltre, fatto ancor
a tale frequenza, o comunque di un numero più determinante, essendo la frequenza fissa,
accettabile di questi circuiti accoppiati in uno non ha più importanza il grave problema ine-
qualsiasi dei modi già visti. rente alla variabilità dell'accordo di diversi
Infatti per ottenere tale grado di selettività circuiti contemporaneamente.
occorrerebbe un numero di circuiti LC così Per ottenere questa prestazione si usa un
elevato che i dispositivi necessari per consen- circuito miscelatore, al quale (oltre natural-
tirne la ricerca rapida della frequenza deside- mente la frequenza del segnale da ricevere) si
rata, ossia per accordarli, dovrebbero essere applica un segnale opportuno, proveniente
così complicati meccanicamente e di così dal l'oscillatore locale, realizzato secondo
difficoltosa «messa in passo» da sconsi- uno dei circuiti a suo tempo esaminati.
gliarne addirittura il tentativo di progettazio- Poichè come si è detto, il valore di M.F. è
ne. fissa, mentre invece le frequenze a cui il rice-
D'altra parte, anche nel caso che si potesse vitore va sintonizzato sono diverse e variabili
risolvere il problema qui accennato, ne sor- entro una certa gamma, questo oscillatore
gerebbero almeno altri due altrettanto impor- dovrà essere accordabile su una gamma con-
tanti. tinua di frequenze, di valore tale che la diffe-
In primo luogo il dover amplificare segnali renza fra la frequenza ricevuta e quella ge-
su una gamma di frequenze magari anche nerata localmente sia costantemente uguale
molto diverse fra di loro significa ottenere, al valore di M.F.
come risultato finale, differenze di livello Per far ciò l'accordo dello stadio amplifica-
molto sensibili fra le varie frequenze e questo tore all'ingresso del ricevitore e quello
in particolare a causa dei fattori di perdita va- dell'oscillatore locale devono avvenire di pari
riabili introdotti dai circuiti accordati (si ri- passo; esiste.cioè un accoppiamento mecca-
cordi all'uopo l'importanza del rapporto L/C) nico fra gli elementi variabili dei circuiti riso-
specie a frequenze elevate. nanti che li mantiene accordati a due fre-
In secondo luogo, poichè si devono otte- quenze che differiscono fra di loro del valore
nere forti amplificazioni (per i motivi già spie- di M.F.
gati), il farlo concentrando tutta l'amplifica- In genere questo elemento sintonizzabile è
zione ad un solo valore (o su una sola gam- costituito da un condensatore variabile, a due
ma) di frequenza, e spesso abbastanza alto, (o più) sezioni applicate al medesimo albero,
può facilmente portare all'innesco di oscilla- o in taluni casi (molto più rari) da induttori la
Fig. 183 - Schema a blocchi di un convenzionale ricevitore a supereterodina.

Amplific. Conver.ter RivPlot. B.F.


R.F.

Osci/Jatore
loca!P

cui induttanza viene variata contemporanea- La prima conseguenza è che, all'uscita del
mente introducendo più o meno nel loro in- ricevitore, si ritrovano segnali la cui diffe-
terno un nucleo di materiale magnetico op- renza di intensità, espressa in unità più diret-
portuno. tamente legate alle sensazioni sonore, potrà
Con tali accorgimenti all'uscita del conver- essere di 40-;- 50 dB almeno, a seconda che si
titore si potrà collegare un amplificatore a fre- passi da un segnale all'altro.
quenza fissa corrispondente ovviamente al In secondo luogo, dovendo essere l'am-
prestabilito valore di M.F. plificazione totale del ricevitore tale che si
Tale complesso amplificatore è in genere possano riprodurre con sufficiente intensità
cosituito da due o tre stadi, cui fa seguito un anche i segnali più deboli, quando all'in-
convenzionale rivelatore a diodo, le cui pre- gresso si presenta un segnale molto forte
stazioni sono esse pure sensibilmente miglio- l'elevata amplificazione porta tale segnale a
rate dal fatto di lavorare a frequenza fissa e livelli eccessivamente alti, o comunque lar-
non troppo alta. gamente incompatibili con la linearità degli
Segue infine un opportuno amplificatore di ultimi stadi.
B.F. Ciò conduce alla deformazione dei segnali,
In definitiva lo schema a blocchi di un con- con la conseguente nascita di armoniche che
venzionale ricevitore a supereterodina sarà possono interferire con gli altri segnali più
come quello di fig. 183. deboli, ed inoltre con conseguente altera-
Può comunque verificarsi, in base a parti- zione dell'informazione audio riprodotta.
colari necessità di selettività od in conse- Tale ultima deformazione provoca un dete-
guenza di frequenze da ricevere particolar- rioramento, più o meno sensibile, sul segnale
mente alte, la necessità di operare più di una modulante restituito dagli amplificatori pre-
conversione di frequenza. senti.
In tal caso l'operazione di sintonia è affidata A tale fenomeno è dato il nome di distorsio-
ad un solo oscillatore e quindi l'altro (o gli ne.
altri), essendo ad accordo fisso, possono es- Per ovviare a questa somma di inconve-
sere realizzati a quarzo, onde ottenere più nienti occorre variare l'amplificazione degli
elevate stabilità di frequenza. stadi di M.F. e di R.F., in modo che essa sia
massima quando ricevono segnali deboli, e
man mano diminuisca con l'aumentare dell'in-
Circuiti complementari tensità dei segnali stessi.
Si tratta quindi di far sì che il segnale dispo-
Si è detto che un ricevitore deve essere in nibile all'uscita, già di livello sufficientemente
grado di riprodurre (dopo averli selezionati) elevato per percepire i segnali più deboli, ri-
segnali anche molto deboli (ordine dei µV); è manga pressochè invariato, o comunque cre-
però altrettanto vero che al ricevitore pos- sca in modo molto ridotto, quando all'in-
sono giungere pure segnali molto forti (or- gresso si abbiano segnali molto forti.
dine delle decine di mV): Una regolazione di questo genere è otteni-
Fra questi due casi estremi esiste quindi bile variando opportunamente la polarizza-
una differenza di livello di almeno 10.000 zione dei tubi amplificatori (normalmente
volte e anche oltre. sono usati i tipi a pendenza variabile) tramite

143
una parte del segnale applicato al rivelatore. Dato il carattere aleatorio (resistenza gene-
Tale segnale infatti, raddrizzato e filtrato rica offerta al movimento elettronico) del fe-
mediante un gruppo Re ad elevata costante di nomeno, tale rumore deriva dal contributo di
tempo, da luogo ad una tensione continua di infinite frequenze componenti, aventi valore
segno opportuno e cioè negativa, che lo di- ed ampiezza continuamente variabili.
venta sempre più di man mano che l'entità del Passando ad esaminare un tubo elettroni-
segnale ricevuto aumenta. co, si potranno trovare, a causa della sua
Questa tensione, inviata alle griglie dei tubi, struttura e del suo funzionamento, svariate
provoca allora corrispondenti diminuzioni di cause che producono tale rumore ad un li-
amplificazione in modo del tutto automatico, vello non sempre trascurabile.
cioè ad un assestamento automatico del li- Pur non potendo molto addentrarci nel
vello del segnale in uscita. meccanismo di produzione di siffatti rumori,
Tale meccanismo, nonchè il circuito che ne accenniamo brevemente alle cause più im-
determina l'azione è chiamato controllo au- portanti di essi, che qui di seguito vengono
tomatico di sensibilità, oppure (meno appro- esaminate.
priato) controllo automatico di volume, da cui
la abbreviazione C.A. V. che normalmente lo 1°) L'emissione elettronica da parte del ca-
contraddistingue. todo non avviene in modo rigorosamente co-
Nel caso di ricevitori a semiconduttori, il stante e regolare per tutti i punti della super-
funzionamento del circuito di e.A.V. è stret- ficie e per tutti gli intervalli di tempo conside-
tamente analogo seppure alcune differenze rati; tutto avviene come se il fascio elettro-
ci rcu itali (e nei risultati) si possono verificare a nico fosse modulato dalla suddetta tensione
seconda del tipo di semiconduttore usato. di rumore ..
Se il ricevitore è realizzato a transistori a 2°) La ripartizione della corrente catodica
giunzione, le prestazioni del e.A.V. non sono
fra le varie griglie eventualmente presenti non
mai troppo brillanti, specie se non si usano avviene in modo costante e rigoroso.
dispositivi appositamente realizzati.
Ottimi risultati (spesso anche migliori che 3°) Gli elettroni colpiscono gli elettrodi a
con i tubi) si ottengono con i M.O.S.F.E.T. a velocità elevata e non rigorosamente costan-
doppio gate; il secondo gate è infatti quello al te; ciò vale in particolare per la placca.
quale è affidato il compito di controllare il
guadagno dello stadio (cosa che esso può ef- I diversi comportamenti ora elencati (as-
fettuare con dinamiche molto ampie). sieme ad altri fenomeni meno importanti ma
non trascurabili) fanno sì che all'elettrodo di
uscita del tubo sia presenta una tensione di
rumore che spesso, per l'amplificazione for-
Problemi nei ricevitori nita dal tubo stesso, è di entità notevole.
Tale tensione è comunque variabile da tubo
La struttura più intima di qualunque mate- a tubo.
riale è sede di movimenti elettronici di diversa Infatti, in primo luogo, per quanto sopra
entità; la conseguenza, che qui interessa detto essa è proporzionale al numero delle
esaminare, di questo moto disordinato di ca- griglie (e quindi un pentodo è più rumoroso
riche elettriche elementari, è rappresentata di un triodo).
da un certo livello di rumore, che può essere Essa è inoltre inversamente proporzionale
o meno trascurabile, ma che si ritrova co- alla transconduttanza del tubo; ad esempio
munque fra due distinti punti qualunque del un tubo convertitore che, per le sue caratteri-
materiale considerato. stiche di funzionamento, ha una pendenza
In particolare quindi un conduttore, anche sensibilmente inferiore a quella che possiede
avente bassissima resistenza interna, in par- quando lavora come amplificatore, è molto
ticolare se percorso da un flusso regolare di più rumoroso dell'amplificatore stesso.
elettroni, cioè da una corrente elettrica, forni- Infine se un tubo lavora a frequenze molto
sce ai suoi capi una certa «tensione di rumo- alte, i suoi parametri subiscono, in genere,
re». sensibili peggioramenti, che si ripercuotono

144
anche come aumento del rumore rispetto a punto di vista del rumore, è migliore che alle
quello generato a frequenze più basse. alte frequenze.
Una panoramica analoga possiamo farla a Occorre ovviamente considerare come,
proposito del rumore generato dai semicon- man mano che il segnale procede nel suo
duttori. cammino entro il ricevitore, esso viene sem-
In aggiunta al rumore dovuto all'agitazione pre più amplificato, e quindi il soffio provo-
termica, nel transistor vanno messi in conto: cato dagli stadi successivi diventa via via
il rumore dovuto al movimento irregolare meno importante e addirittura trascurabile.
delle cariche che attraversano le giunzioni di Esaminiamo ora un secondo inconveniente
emitter e di collettore; la ricombinazione ca- della supereterodina, localizzato (contraria-
suale di elettroni e buchi nella base; infine un mente al rumore) su frequenze ben precise.
effetto di partizione che sorge dalle fluttua- Abbiamo già visto come la conversione di
zioni caotiche nella divisione della corrente un segnale da una certa frequenza ad un altra
fra collettore e base. viene ottenuta mediante opportuni stadi mi-
Ad ogni modo lo spettro del rumore nei scelatori, che forniscono il valore di M.F. dal
transistori non è costante con la frequenza battimento delle due frequenze, quella rice-
ma ha dei massimi a frequenze molto basse e vuta (Fp) e quella generata localmente (Fo).
molto alte. In pratica è indifferente quale di queste due
debba essere la maggiore, ma supponiamo
Un breve cenno si può fare anche per i FET,
qui, come spesso avviene, che quella
nei quali le fonti principali di rumore sono:
dell'oscillatore sia la più alta.
l'agitazione termica nel canale di conduzio-
ne; l'irregolarità della corrente di fuga nel ga- In tal caso, quando l'apparecchio è sinto-
nizzato sulla frequenza Fp, l'oscillatore eroga
te; gli effetti di superficie, inversamente pro-
una frequenza Fo data da:
porzionali alla frequenza.
Di qualunque origine esso sia, il rumore F 0 =Fp+Fu
complessivo, risultante dai singoli contributi
parziali, viene riprodotto, all'uscita di ogni dove Fu è il valore stabilito per la M.F.
ricevitore, come un soffio il quale può ovvia- Vediamo cosa accade se, restando inalte-
mente mascherare i segnali utili più deboli, a- rato l'accordo del ricevitore su Fp, fosse pre-
venti cioè livelli dell'ordine di grandezza della sente all'ingresso del convertitore anche un
tensione di rumore. segnale di frequenza Fp + 2Fu.
In ultima analisi il rumore è l'elemento de- Esso, pure se di livello inferiore, battendo
terminante che definisce e limita la sensibilità con la Fo darebbe luogo ad una frequenza (da
di ogni ricevitore. notare che ora il nuovo segnale è a frequenza
Una prima conclusione da quanto sin qui più alta dell'oscillatore) di valore:
detto è che, per realizzare amplificatori (ed
anche convertitori) funzionanti a frequenze
molto alte, cioè VHF ed a maggior ragione
UHF, nel caso di apparati a valvole, vengono Sostituendo il valore di Fo sopra dato, sarà:
sempre usati dei triodi.
Inoltre, poichè i convertitori introducono
un livello di rumore molto elevato, deterio-
rando così i segnali deboli, occorrerà appor- Quindi in M.F., oltre al segnale portato da
tare a tali segnali un amplificazione preven- Fp, si avrà contemporaneamente anche
tiva (in quanto, in questa utilizzazione, il ru- quello portato da Fp + 2Fu (pure se più debo-
more è sempre molto inferiore); altrimenti la le).
sensibilità verrebbe molto compromessa. Tale circostanza in pratica si verifica se la
Infine si rende evidente un ulteriore van- larghezza di banda della parte di circuito che
taggio della supereterodina, consistente nel precede il convertitore è tale da contenere (o
fatto che la maggior parte dell'amplificazione da non attenuare sufficientemente) anche il
viene effettuata a frequenze non troppo ele- segnale a frequenza Fp + 2Fu, quando sia sin-
vate (M.F.), alle quali il comportamento, dal tonizzato sulla Fp.

145
Si dice in tal caso che il convertitore resti- volta la richiesta attenuazione dei segnali
tuisce anche la frequenza immagine (Fp + 2 fuori banda.
M.F.) di quella di sintonizzazione.
Un analogo ragionamento dimostrerebbe
che la stessa cosa avviene quando la fre-
quenza dell'oscillatore locale fosse più bassa APPARATI PER
di quella ricevuta, in tal caso la frequenza RADIOTELEGRAFIA
immagine sarebbe Fp - 2 M.F.
Il fenomeno della frequenza immagine si
manifesta, con aspetto diverso, anche Esaminata la composizione generale degli
quando si sintonizzi il ricevitore sulla fre- apparati riceventi e trasmittenti generici, se
ne chiarirà ora la realizzazione, a seconda del
quenza Fp + 2 Fu (oppure Fp - 2Fu); in tal
sistema di telecomunicazione per il quale
caso sempre se la selettività d'ingresso al
convertitore è scarsa, si ha di nuovo la rice- l'impianto è realizzato, iniziando la tratta-
zione (sia pure attenuata) del segnale Fp, che zione con la radiotelegrafia.
quindi viene ricevuta in due distinte posizioni Occorre subito precisare che il sistema più
di sintonia (la distanza è cioè pari al doppio usato di trasmissione telegrafica consiste
del valore di M.F.). nell'inviare la portante solo per quei brevi
Questi fenomeni suggeriscono allora due istanti previsti dal codice Morse, e detti co-
munemente punti e linee.
tipi di provvedimenti; il primo consiste ov-
Si effettua così sulla portante una semplice
viamente nell'accentuare la selettività dei cir-
cuiti che precedono il convertitore, selettività modulazione per interruzione, e ciò è otte-
che tuttavia non può essere spinta oltre i li- nuto mediante un cosiddetto tasto telegrafi-
miti imposti dal Q dei circuiti; il secondo in- co.
vece consiste in una oculata scelta del valore Esso realizza il tipo più elementare di mo-
di M.F. in guisa tale che le frequenze imma- dulatore, ed è sostanzialmente costituito da
gine cadano sufficientemente lontane dalla due contatti che, tramite una levetta opportu-
namente comandata, aprono o chiudono il
frequenza da ricevere.
circuito del quale fanno parte, in modo da
In pratica quindi, dovendo anche tener
conto delle altre considerazioni fatte sul va- consentire o meno la emissione della por-
tante.
lore della M.F., la sua scelta sarà il risultato di
un opportuno compromesso, che dovrà ten-
dere a sfruttare in pieno tutti i notevoli van- Il trasmettitore
taggi del sistema a supereterodina, attenuan-
done contemporaneamente il più possibile gli Tenendo presenti le precedenti nozioni sui
inconvenienti ora descritti. singoli circuiti applicativi dei tubi elettronici,
Se le frequenze da ricevere sono piuttosto nonchè le informazioni generali date sull'ar-
elevate si ricorre, in considerazione di quanto gomento, si può ora affrontare lo studio e
finora detto, anche alle: doppia o tripla con- l'esame di uno schema abbastanza classico
versione, così da abbassare gradualmente la di trasmettitore, quale è quello rappresentato
frequenza di lavoro, onde ottenere volta per nella fig. 184.

Oscillo toro

o e;
Fig. 184 - Trasmettitore telegrafico tipico.

146
L'oscillatore scelto è del tipo Hartley. riva dal fatto che l'impedenza del carico (an-
Esso dovrà essere caratterizzato da una tenna) è sempre molto diversa (più bassa)
elevatissima stabilità di frequenza; per questo dell'impedenza d'uscita dello stadio finale.
il tubo è alimentato separatamente (punto a) Stante la presenza del filtro a 7T, la placca
onde evitare che le variazioni di assorbimento del tubo viene alimentata attraverso un 'op-
che il funzionamento degli altri tubi può de- portuna induttanza (dal punto e) ad una ten-
terminare, vengano a riflettersi sull'oscilla- sione che in genere è piuttosto elevata.
tore come variazioni di tensione anodica, Nel caso ora esaminato si è previsto di lavo-
provocandone sbandamenti di frequenza. rare entro una gamma di frequenze piuttosto
ristretta.
Il secondo tubo ha lo scopo di elevare il li-
Nell'evenienza che gli stadi debbano essere
vello di potenza per poter pilotare opportu-
facilmente accordati su diverse gamme di
namente lo stadio finale, e nello stesso tempo
frequenza (non troppo vicine), il problema
serve a separare da questo l'oscillatore, sem-
viene risolto, sia per praticità che per garan-
pre per garantire maggiore stabilità.
zia di buoni risultati, prevedendo un apposito
L'anodo di questo tubo e le griglia schermo
LC (o almeno la sola L) commutabile per
del finale possono essere alimentati dalla
ognuna delle gamme prevista.
stessa tensione, di valore in genere non
Gli strumenti A1 e A2 servono a controllare
troppo elevato, ma comunque intermedio fra
le condizioni di lavoro del tubo, a verificare
quello di a e quello di c.
cioè che le operazioni di messa a punto e di
La manipolazione telegrafica viene effet-
accordo dei vari stadi portino lo stesso a fun-
tuata interrompendo la tensione di griglia
zionare secondo le previste caratteristiche.
schermo del tubo finale mediante il tasto T.
Naturalmente, a seconda delle particolari
Infatti è stato detto a suo tempo che nei frequenze di lavoro o potenze richieste, altri
tetrodi e pentodi la corrente anodica (a parità stadi possono essere inseriti in circuito, ed in
di tensione di griglia controllo) è quasi uni-
particolare prima dello stadio finale, se si
camente legata alla tensione di griglia
tratta di moltiplicatori di frequenza, dopo es-
schermo.
so, se si tratta di amplificatori di potenza per
Portando a zero tale tensione (cioè inter- livelli più elevati.
rompendo il circuito di alimentazione) e ripri- In ogni caso il tubo finale lavorerà quasi
stinandola alternativamente, per intervalli sempre in classe C, gli eventuali moltiplica-
ben precisi e regolati, si ottiene l'emissione tori in Bo in C, l'oscillatore e gli amplificatori
della portante solamente negli intervalli cor- in una qualunque delle tre classi a seconda
rispondenti ai segni dell'alfabeto Morse; la dei casi.
portante risulta invece annullata nei relativi
interspazi.
Spesso sul circuito di manipolazione vanno
inseriti opportuni filtri per evitare quei parti-
colari rumori che sempre nascono dalla bru-
sca interruzione di una corrente. @
Gli stadi fin qui esaminati sono accordati in
placca mediante un circuito LC parallelo, ed
accoppiati alla griglia seguente attraverso un
secondario.
Il tubo finale è invece accordato mediante
un filtro a7Tche svolge contemporaneamente
l'operazione di accordo (tramite C1) e di ac-
coppiamento (tramite C2).
Questo tipo di circuito è molto spesso
usato sia per la sua semplicità di operazione
che per la contemporanea azione di filtraggio
Flg. 185
sulle armoniche più elevate. a) Modulante di codice Morse
La necessità dell'accoppiatore d'uscita de- b) Portante modulata

147
L'alimentatore, seppure a più sezioni, sarà La conformazione tipica di un ricevitore di
uno dei tipi già visti, salvo che, per l'alimenta- tal genere potrebbe essere quella della fig.
zione del punto a (oscillatore) potranno es- 186.
sere inseriti particolari circuiti stabilizzatori Subito all'ingresso è inserito un amplifica-
della tensione. tore T1 che ha il compito di elevare il segnale
presentato al convertitore ad un livello tale
che il rumore generato dallo stesso risulti di
entità trascurabile.
Il ricevitore La presenza di due circuiti accordati alla
frequenza da ricevere contribuisce decisa-
Il segnale telegrafico è dunque costituito mente ad attenuare le conseguenze della fre-
dalla semplice interruzione od emissione quenza immagine.
della portante al ritmo del codice Morse. Gli elementi sintonizzanti di questi, e cioè
Esaminando più da vicino tale procedi- C1 e C2, sono meccanicamente accoppiati fra
mento risulta subito chiaro che, come mostra di loro e con C3, che è l'elemento variabile
la fig. 185_, la manipolazione Morse in so- dell'oscillatore di conversione.
stenza consiste in una modulazione al 100% Il compito di generare in loco la frequenza
di una onda R.F. da parte di una modulante a da iniettare su T2, onde ottenere la conver-
profilo rettangolare. sione del segnale R.F. entrante in segnale a
Se si tien conto del fatto che la frequenza M.F., è affidato al tubo T3 montato, in questo
fondamentale del profilo a), cioè del segnale esempio, in circuito di oscillatore tipo Meis-
telegrafico modulante, è molto bassa (gene- sner.
ralmente pochi Hz) e che le sue armoniche Il segnale viene ineittato da T3, attraverso
sono rapidamente decrescenti (e che quindi , un opportuno condensatore C4, che può an-
salvo le più basse, si possono tranquillamente che fungere da elemento dosatore dell'ac-
trascurare), se ne deduce che la larghezza di coppiamento, al catodo del pentodo converti-
banda risultante da questa modulazione è al- tore.
quanto ristretta; essa infatti è ampiamente La placca di questo è accordata al valore
compresa entro 50 Hz sopra e 50 Hz sotto la fisso di frequenza che caratterizza la M.F.
portante. In figura è rappresentato, per semplicità, un
In conseguenza di ciò il ricevitore può es- solo stadio amplificatore (T4) ma in genere ve
sere dotato di una selettività oltremodo spin- ne sono due e talvolta anche tre.
ta; in ogni caso non saranno considerazioni L'elemento di accordo e di accoppiamento
sulle deformazioni imposte al segnale a limi- è costituito da un trasformatore (a doppio ac-
tarne la selettività. cordo) che in genere è contenuto in un invo-

B.F.
I-<>

Fig. 186 - Tipico


ricevitore telegrafico.

148
lucro metallico che funge da schermo e ne sione continua. che, opportunamente filtrata
evita gli accoppiamenti con gli altri circuiti è poi inviata alle griglie dei tubi amplificatori,
risonanti. per ottenerne la regolazione automatica del
La demodulazione, dato il tipo particolare guadagno, cioè la cosiddetta azione di C.A.V.
di modulazione, va realizzata in modo diverso Il segnale ad audiofrequenza ottenuto
da quanto a suo tempo visto. all'uscita del rivelatore sarà in genere appli-
Infatti il procedimento normale di demodu- cato ad un amplificatore di B.F., che può es-
lazione darebbe origine, all'uscita del rivela- sere realizzato secondo lo schema conven-
tore, ad un segnale che, pur conservando le zionale di fig. 187.
fondamentali caratteristiche di quello di par- In esso il primo tubo funge da preamplifica-
tenza, riproducerebbe cioè più o meno fe- tore onde elevare il segnale a livello suffi-
delmente (data la bassissima frequenza) il ciente per pilotare il secondo tubo, che è
profilo di fig. 185 a), non sarebbe di alcuna ì'amplificatore di potenza; all'uscita sarà ap-
utilità. t-1licato un altoparlante oppure un auricolare
Innanzi tutto nessuno dei normali trasdut- telefonico.
tori elettroacustici potrebbe fedelmente ri- Anche per gli oscillatori qui usati occorre
produrre tale andamento; ma inoltre, se an- sottolineare la necessità di una buona stabi-
che la riproduzione fosse possibile, essa non lità di frequenza.
avrebbe alcun significato per l'orecchio del
telegrafista, trattandosi di frequenze inferiori
al limite dell'udibile.
Quindi per individuare esattamente la du-
rata degli intervalli significativi della modula- APPARATI PER
zione, che in sostanza sono quelli durante i RADIOTELEFONIA
quali il tasto è abbassato, distinguendoli da
quelli di silenzio a loro intercalati, durante i Tale sistema di telecomunicazioni rende
quali il tasto è alzato. è necessario un artificio necessario apportare qualche modifica od
che ne consenta il rilevamento acustico. aggiunta alle soluzioni presentate nel prece-
Questo si ottiene facendo battere la por- dente capitolo, ma l'impostazione generale
tante in arrivo, ormai convertita ad M.F., con d·)lle stesse non viene a mutare.
una frequenza generata localmente da un se-
condo oscillatore (T5).
Il valore di tale frequenza dovrà differire da Il trasmettitore
quello della M.F. di diverse centinaia di Hz, in
modo che il prodotto di questo battimento, La differenza sostanziale che un complesso
che in sostanza è una conversione, risulti a traamittente in fonia presenta rispetto ad un
frequenza chiaramente udibile. trasmettitore telegrafico consiste nella pre-
Tale oscillatore è spesso contraddistinto senza di un amplificatore di modulazione.
dalla sigla BFO, abbreviazione di Beat Fre- Supponendo di adottare il tipo di modula-
quency Oscillator. zione più diffuso. quello cioè sulla placca e
Dal rivelatore viene inoltre prelevata la ten- sulla griglia-schermo, un amplificatore di tale

11100
Flg. 187 - Amplificatore di audiofrequenza.

149
Fig. 188 - Amplificatore per modulazione di placca e
griglia-schermo.

tipo può essere quello schematizzato in Poichè però il finale dell'amplificatore B.F.
figura 188. lavora in classe AB o B, cioè con corrente
La potenza che tale amplificatore (normal- anodica molto variabile, ciò non deve provo-
mente ed impropriamente chiamato modula- care sensibili variazioni sulla tensione di ali-
tore) deve erogare, onde raggiungere il 100% mentazione.
di modulazione, è strettamente legata alla po- Sempre a motivo della classe di lavoro abi-
tenza del trasmettitore; essa infatti ne deve tuale, la polarizzazione è effettuata mediante
essere almeno il 50%. una terza sezione dell'alimentatore, che for-
Ne consegue che la sua realizzazione, cioè nisce il negativo necessario al punto b.
il numero di stadi e le tensioni di alimenta- Le griglie-schermo dei tubi finali possono
zione richiesta, nonchè le classi di lavoro dei venir alimentate dalla stessa tensione dei
tubi finali, dipendono dalle caratteristiche del primi stadi, i quali lavorano rigorosamente in
trasmettitore stesso. classe A.
Nel nostro caso la voce dell'operatore viene
tradotta, dal microfono, in un segnale elet- Concludendo, un trasmettitore per fonia,
trico che è applicato alla griglia del primo costituito da un circuito identico a quello di
tubo amplificatore; il segnale così amplificato fig. 184 (salvo la mancanza del tasto) nel qua-
viene avviato al secondo tubo che funge da le, al punto c, è collegato il punto x di fig. 188.
amplificatore e da invertitore di fase mediante Dopo aver esaminato le varie soluzioni cir-
il trasformatore «pilota» T P. cuitali riferendoci a schemi con valvole,
Il circuito finale di potenza è realizzato in diamo ora lo schema di un trasmettitore
completo per AM, realizzato a transistori (fig.
controfase, e sfrutta il trasformatore di modu-
lazione TM per applicare, alla placca ed alla 189).
griglia-schermo del tubo finale del trasmetti- Il circuito si articola in due parti distinte;
tore, la tensione opportunamente modulata. la parte R.F. consistente nel generatore della
In genere la tensione dei primi stadi è rela- frequenza di trasmissione voluta, in un am-
tivamente modesta ed è per questo che in plificatore di livello, e in un amplificatore
figura essi sono alimentati in comune al punto finale di potenza; la parte B.F. è in pratica la
a, separato dall'alimentazione dello stadio fi- versione classica a transistori del lo schema di
nali\. fig. 188.
Molto spesso gli stadi finali del trasmetti- Le differenze riscontrabili, per esempio nei
tore e dell'amplificatore di modulazione lavo- circuiti di accoppiamento fra i singoli stadi,
rano con la medesima tensione anodica, e conseguono dalle nette differenze di impe-
possono quindi essere alimentati dalla stessa denza e livello che esistono fra tubi e transi-
sorgente. stori.

150
Fig. 189 - Trasmettitore per AM a transistori.

Il ricevitore
APPARATI PER BANDA
Lo schema di fig. 184, salvo pochissime LATERALE UNICA (S.S.B)
modifiche, è perfettamente atto a ricevere e
riprodurre emissioni radiofoniche modulate
in ampiezza. Le considerazioni sin qui esposte
In tale schema va eliminato il secondo sull'emissione e ricezione rediotelefonica si
oscillatore, e cioè quello che permetteva la riferiscono dichiaratamente alla modulazione
rivelazione per battimento. d'ampiezza convenzionale, quella cioè i cui
Il rivelatore previsto nello schema in parola meccanismi di funzionamento sono stati a
è perfettamente idoneo nel caso di modula- suo tempo ampiamente esaminati.
zione fonica. Però, come è già stato altra volta chiarito,
Altra considerazione da fare è che gli stadi l'AM convenzionale ha perso negli ultimi anni
di M.F., o per meglio dire i circuiti accordati buona parte della sua diffusione, a favore di
ivi presenti, devono possedere buone doti di un sistema di trasmissione più perfezionato
selettività, intesa però nel senso che la lar- ed efficace che permette , mediante partico-
ghezza di banda deve essere tale da permet- lari eleborazioni sui segnali in circuito, di uti-
tere il passaggio di tutta quella gamma di fre- lizzare in modo molto più soddisfacente le
quenui che in particolare sono necessarie prerogative della fonia.
per un'ottima intelligibilità della parola, e Ritorniamo brevemente su quanto detto
possibilmente nulla più, con un taglio più sulla modulazione d'ampiezza, ricordando i
netto possibile. due punti fondamentali dalla AM:
Tale larghezza di banda si aggira, come già 1) il segnale corrispondente ad un'onda
detto, su i 5000 + 6000 Hz. modulata consiste in una frequenza portante

151
e in due bande laterali, identiche e simmetri- tivamente utile 4 volte maggiore (ciò almeno
che rispetto alla portante (vedi fig .. 123 e 124); in teoria), senza che siano necessari (questo
2) ognuna di tali bande laterali contiene lo vedremo più avanti) tutti i watt che lo stadio
tutta l'informazione che costituisce il segnale modulante B.F. deve esso pure erogare.
modulante di partenza. Non va infine trascurato che, trasmettendo
Una prima conseguenza è quindi che, per una sola banda laterale, il canale occupato
la ricostruzione fedele, o identificabile, del dalla informazione risulta di larghezza pari a
segnale stesso, è perfettamente sufficiente quella della sola banda audio di partenza, e
avere disponibile, e di conseguenza operare, non più doppia; un notevole vantaggio di un
su una sola delle bande laterali; in altre parole sistema di tal genere quindi consiste anche
(e da questo punto di vista) l'altra banda late- nel consenti re, su una data porzione di fre-
rale e la portante non servono alla ricostru- quenze, l'allocazione di un numero di canali
zione della informazione di partenza. (o meglio, di conversazioni) almeno doppio di
Esaminiamo ora il bilancio energetico della quello dell'AM convenzionale.
AM, riferendoci ad un trasmettitore modulato Quanto qui esposto è perfettamente fatti-
al 100% con il sistema, a suo tempo normal- bile mediante alcuni circuiti e certe tecniche
mente usato, che permette i risultati di gran che ora passiamo ad esaminare.
lunga migliori: modulazione di placca; in tali Va subito chiarito (e ciò costituisce la con-
condizioni il segnale B.F. modulante deve es- tropartita del sistema di trasmissione in og-
sere immesso nel tubo modulato con un li- getto) che è richiesto l'uso di circuiti piutto-
vello di potenza pari alla metà della potenza sto eleborati, e comunque più critici di quelli
R.F. manipolata appunto dai tubo modulato. sin qui esaminati, il che si ripercuote anche
Se allora ci riferiamo ad un trasmettore da sul livello economico delle apparecchiature
100 W R.F ., lo stadio modulatore deve fornire così realizzate.
altri 50 W di B.F., il che comporta un totale di A conclusione, il sistema di trasmissione i
complessivi 150 W che lo stadio finale deve cui principi di funzionamento stiamo esami-
manipolare. nando è denominato a banda laterale unica,
Sulla base del funzionamento «intimo» normalmente abbreviato in S.S.B.
dello stesso, sappiamo che: i 100 W R.F. re- (dall'espressione equivalente inglese Single
stano affidati alla portante; i 50 W B.F. vanno Side Band).
a costruire le bande laterali, si ripartiscono Per contrapposto a questa espressione, il
cioè su Ile stesse, cui risultano pertanto affidati segnale in AM convenzionale viene indicato
25 W cadauna. con D.S.B. (Double Side Band).
Ricapitolando, di tutta la potenza in gioco
(150 W), quella effettivamente utile ai fini della
perfetta ricostruzione dell'informazione ri-
siede nei 25 W di una qualunque delle due
bande laterali; questo sta a dimostrare un bi-
lancio energetico (o, se vogliamo, un rendi-
LA TRASMISSIONE IN S.S.B.
mento del sistema) certamente poco favore-
vole.
Oltre a questo inutile dispendio di potenza, Sappiamo ora che un segnale S.S.B. diffe-
c'è da tener presente che il tubo finale deve risce da un segnale in AM convenzionale per
essere dimensionato e scelto per potenze l'assenza (è anzi meglio dire la forte attenua-
sensibilmente più elevate di quella effettiva- zione) della portante e di una delle due bande
mente necessaria e sfruttabile. laterali.
È allora evidente che un sistema di trasm is- Ambedue questi interventi vengono effet-
sione che consenta di non trasmettere lo tuati, per motivi di convenienza e di migliori
spettro completo della modulazione AM, prestazioni dei circuiti in uso, all'atto della
bansì un'unica banda laterale, permette di modulazione ed immediatamente dopo.
sfruttare il tubo usato con un rendimento ben Naturalmente, il tipo di modulatore che, ol-
diverso; in pratica, a parità di potenza con- tre alla sua funzione intrinseca, provveda an-
sumata, il tubo può irradiare un segnale effet- che all'eliminazione della portante, sarà sen-

152
sibilmente diverso da quelli a suo tempo visti ve consentono attenuazioni notevoli della
nel capitolo dedicato alla modulazione. portante e distorsioni del segnale piuttosto
basse.
Oltre ai tubi, anche i semiconduttori sono
Modulatore bilanciato ovviamente usati per realizzare questi circui-
ti; per esempio, transistori e (in particolare)
La prestazioni di questo tipo di circuito F.E.T. permettono di ottenere, con circuiti
permettono appunto di ottenere i risultati ne- equivalenti a quelli qui descritti, ottimi risulta-
cessari al funzionamento qui sopra descritto. ti.
La prima versione scelta a titolo di esempio Una versione ancora più semplice, ma non
è realizzata a doppio triodo (ma naturalmente per questo meno efficace, si può realizzare
svariate eleborazioni sono possibili, ed effet- usando diodi a giunzione (sia di tipo normale
tivamente sfruttate, usando altri tubi conven- sia, a maggior ragione, di tipo particolare).
zionali). Quest'ultima versione viene definita: modu-
La disposizione circuitale, nella quale ap- latore ad anello, o a ponte, ed un circuito
paiono due tubi montati in opposizione, fa si base è riportato in fig. 191.
che la radiofrequenza, essendo presente con-
temporaneamente ed in fase sulle due griglie,
venga eliminata all'uscita del trasformatore, i
cui due semiprimari fanno parte dei circuiti
anodici, che invece sono in controfase per la ·':lilli Q ]IE:·
R.F.

w
n R.F.

E Flg. 191 - Modulatore ad anello.

Questo circuito, simmetrico e bilanciato in


modo tale che, in presenza della solo por-
tante RF, non si abbia all'uscita alcun segna-
le, vede i diodi fungere praticamente da inter-
Flg. 190 - Modulatore bilanciato.
ruttori normalmente aperti azionati dal se-
gnale modulante; solamente in presenza dei
Per contro il segnale B.F. si presenta sulle questo, ed al suo stesso ritmo, si ha un'uscita,
griglie medesime in opposizione di fase e costituita dalle due bande laterali.
quindi gli effetti delle due modulanti produco- È molto importante l'identità di caratteristi-
no nel circuito R.F. d'uscita la presenza di en- che dei 4 diodi impiegati.
trambe le bande di modulazione (e per contro In pratica, il principio di funzionamento si
l'assenza della portante). basa sul fatto che nel circuito il segnale audio
In effetti con il circuito di cui sopra la por- è applicato in push-pull, il segnale RF è ap-
tante non viene completamente eliminata ma plicato in parallelo, e l'uscita di nuovo in
solo fortemente (e comunque sufficientemen- push-pull.
te) attenuata.
Il potenziometro R serve a perfezionare il
bilanciamento, e quindi l'attenuazione pro- Filtri elimina-banda a quarzo
dotta.
Nei circuiti a valvole è anche molto usato All'uscita del modulatore è ora disponibile
un tipo speciale di tubo a fascio, realizzato un segnale costituito dalle due bande laterali
con particolari strutture elettrodiche simme- simmetriche e identiche; la successiva ope-
triche; tali particolari caratteristiche costrutti- razione da effettuarsi consiste nell'elimina-

153
zione (o più propriamente, nella decisa atte- Da tali figure si possono notare le diffe-
nuazione) di una di esse. renze di risposta di due fra i possibili tipi di
Uno dei sistemi normalmente adottati con- filtro, detti rispettivamente a mezzo traliccio
siste nell'inserire un opportuno circuito selet- ed a traliccio intero.
tivo, che risulti accordato sulla banda laterale Le frequenze di X1 e X2 sono simmetriche
da conservare, e che invece non fornisca per- rispetto ad Fc (frequenza contrale del filtro), e
cettibilmente alcuna risposta sull'altra banda. distano di 1.5 -:- 2kHz circa.
Poichè però queste due bande distano fra È evidente che tali filtri, onde operare con
loro poche centinaia di Hz (ed esattamente il precisione la soppressione della banda late-
doppio della più bassa frequenza di modula- rale giusta, devono essere costruiti con re-
zione), la loro separazione richiede filtri le cui quisiti di notevole precisione, cioè in modo
caratteristiche, piuttosto severe, non sono fa- che la loro frequenza centrale Fc disti dalla
cilmente ottenibili dai circuiti accordati con- frequenza della portante soppressa di un'en-
venzionali a suo tempo esaminati. tità ben precisa; in particolare tale differenza
Larghezze di banda passante di 3 kHz (tanti deve essere di poche centinaia di Hz supe-
ora bastano per la semplice gamma acustica) riore a metà della banda passante del filtro.
a svariati MHz di frequenza centrale, con at- Altro parametro molto importante nella
tenuazione di migliaia di volte a 2 o 3 kHz di scelta, e quindi nella costruzione, dei filtri a
distanza si possono ottenere con una certa quarzo è l'attenuazione fuori banda; occorre
facilità solamente da circuiti accordati aventi infatti evitare che risonanze spurie dei quarzi
Q elevatissimi, quali abbiamo appena visto diano luogo, immediatamente fuori della
essere ottenibili con l'uso dei cristalli di quar- banda passante, a risposte spurie di entità
zo. tale da determinare insufficiente attenuazio-
Collegando quindi 2, 4 o anche 6 quarzi, ne, e quindi interferenze con altri cariali.
aventi frequenza opportunamente distribuita Oltre a questi tipi, sono di uso abbastanza
attorno alla frequenza centrale della banda comune anche i filtri meccanici.
passante, nei modi indicati dalle figg. 192 e Il loro funzionamento si basa sul fenomeno
193, si ottengono curve di selettività volta a della magnetostrizione: certi materiali, detti
volta più ristrette e di forma quasi rettangola- ferromagnetici (per esempio il nikel) o, ancor
re. meglio, certe leghe, posti in un campo ma-

Vu

S.S.8.

-10 Fc +IO
Flg. 192 - Filtro a mezzo traliccio.

C.SB.

\
kHz
X1
-10 +10
Flg. 193 - Filtro a traliccio intero.

154
gnetico, variano la loro lunghezza secondo un segnale di pochi volt per ottenere un buon
l'intensità e la direzione di esso. funzionamento dal modulatore.
Inserendo una sbarretta, opportunamente Segue il filtro, che come si è visto, ha lo
sagomata, di questi materiali entro una bo- scopo di eliminare una delle due bande late-
bina percorsa dal segnale RF alla frequenza rali presenti all'uscita del modulatore.
della banda che si vuole trasmettere, se le Si adotta la soluzione di generare la por-
dimensioni della sbarretta sono tali che la sua tante mediante un oscillatore a frequenza
risonanza meccanica coincida con la fre- fissa (e quindi quarzato per ragioni di stabili-
quenza del campo in cui essa è immersa, il tà) in quanto, a parte che il modulatore bilan-
dispositivo risuona comportandosi come un ciato assolve meglio il suo compito lavorando
circuito accordato a Q elevatissimo; la parti- sempre su una sola frequenza, principalmente
colare sagomatura permette altresì di avere la sussiste l'impossibilità di variare la frequenza
banda passante desiderata. di accordo del filtro, come invece si dovrebbe
Ciò significa di nuovo che i segnali fuori fare per coprire la gamma di frequenze di un
dalla banda passante (e quindi anche la eventuale oscillatore variabile.
banda laterale indesiderata) vengono forte- Giunti a tal punto si è in possesso di un
mente attenuati. segnale in S.S.B., ma a frequenza fissa; inol-
Questo tipo di filtro viene normalmente rea- tre esso è modulato, e quindi, qualora se ne
lizzato per frequenze di centinaia di kHz, e vogliano ottenere segnali a frequenze diver-
fornisce ottime prestazioni; la sua limitazione se, è necessario ricorrere al sistema della
consiste nella massima frequenza raggiungi- conversione, in quanto, se si effettuassero
bile, che non è molto alta, sia per difficoltà moltiplicazioni di frequenza, queste opere-
costruttive che per le perdite dei materiali a rebbero anche sul segnale utile, introdu-
frequenze elevate. cendo distorsioni notevolissime e comunque
intollerabili.
Innanzi tutto è necessario, dal segnale a
frequenza fissa ora disponibile, ottenerne
Schema a blocchi di trasmettitori S.S.B. (a uno la cui frequenza sia variabile entro la
filtro) necessaria gamma di lavoro.
Per questo motivo subito dopo il filtro è in-
Sfruttando i principi ed i circuiti ora esami- serito un primo convertitore; l'oscillatore lo-
nati, cioè inserendoli in un complesso circui- cale ad esso applicato è a frequenza variabile
tale che comprenderà, a suo completamento, entro la gamma prescritta.
diversi degli stadi già esaminati, si giunge a Mediante la conversione tale variazione
realizzare un completo trasmettitore per viene così trasferita al segnale a S.S.B.
S.S.B.; un tipico esempio ne è la fig. 194. Questo primo convertitore è spesso realiz-
Il segnale di un oscillatore a quarzo (in ge- zato in versione bilanciata 9~con uscita in
nere a frequenza di qualche MHz) viene av- controfase, onde tenere bassi sia la distor-
viato al modulatore bilanciato, cui è pure col- sione che il livello di armoniche.
legato l'amplificatore di B.F. Infine, per portare i I segnale così ottenuto
Questo, di costituzione piuttosto semplice, su Ile varie bande di lavoro, è necessario effet-
è costituito di due o tre stadi amplificatori di tuare una seconda conversione di frequenza.
tensione in classe A, in quanto è sufficiente A ciò provvede appunto il secondo conver-

Osc;Jlot. Modulo t. AmplifiC'.


1° ConvPr!!..
Filtro !in t>are~
o crist. bi/onc.

Amplifica!. Oscdlot. Oscillo!.


d; B.F. vari ab. o cristo/lo

Fig. 194 - Schema a blocchi di trasmettitore S.S.B.

155
titore, e l'oscillatore locale ad esso collegato Pure la frequenza portante generata
dovendo essere a frequenza fissa (e magari dall'oscillatore locale viene fatta passare at-
commutabile per ognuna delle bande di lavo- traverso un circuito sfasatore, all'uscita del
ro) sarà a quarzo, per non compromettere la quale sono disponibili due segnali R.F. iden-
stabilità totale. tici, ma sfasati ancora di 90°.
Dopo di ciò il segnale viene avviato ad un Ai due modulatori bilanciati vengono così
amplificatore pilota che lo porta a livello op- applicati due complessi di segnali (R.F. e
portuno per pilotare l'amplificatore finale; B.F.) sfasati di 90°; ognuno di essi elimina la
ambedue gli amplificatori opereranno co- portante lasciando le due bande laterali.
munque in calsse AB o B, saranno cioè linea- Di queste, due saranno in fase fra di loro
ri, in quanto, dovendo amplificare segnali già (90° - 90°) e due invece sfasate di 180° (90° +
modulati, non devono apportarvi alcuna di- 90°); collegando in parallelo le due uscite dei
storsione. modulatori, si otterrà l'esaltazione di una
delle due bande (le due componenti in fase,
che si sommano) e l'eliminazione dell'altra (le
due componenti in opposizione, che si elido-
Trasmettitore S.S.B. a stasamento no).
Si è così generato il desiderato segnale in
Oltre a quello ora visto, esiste un altro me- SSB, che potrà ora essere convertito alle fre-
todo per generare un'onda con portante sop- quenze di lavoro richieste, e quindi amplifi-
pressa e banda laterale unica, ed è il cosid- cato al necessario livello di potenza.
detto sistema a sfasamento, pure in uso fra i È importante osservare che questo sistema
radioamatori anche se di preferenza viene consente, contrariamente al precedente,
adottato il sistema a filtro. l'adozione, come generatore di portante, di
Lo schema a blocchi è riportato in fig. 195. un oscillatore a frequenza varabile entro la
In questo sistema di generazione di segnali gamma da coprire; non c'è più infatti il filtro
S.S.B. è necessario apportare, sia alla radio- che obbliga all'uso di una frequenza fissa (la
frequenza portante che al segnale audio mo- rete di sfasamento può offrire prestazioni
dulante, delle ben determinate rotazioni di fa- soddisfacenti entro una certa gamma di fre-
se; per far ciò vengono impiegate particolari quenze, specie se limitata rispetto al la fre-
circuiti RCL, che sfruttano le note relazioni quenza centrale).
di fase apportate dalle induttanze e dalle ca- Il sistema a sfasamento risulta più econo-
pacità, onde ottenere i necessari valori di sfa- mico di quello a filtro, ma è anche più cririco
samento su ben precise gamme di frequenza. e meno sicuro, in quanto, per esmpio, l'elimi-
Dall'amplificatore B.F., che è dello stesso nazione della banda laterale è affidata a di-
tipo di quello usato nell'altro sistema, il se- spositivi i cui componenti, essendo resisten-
gnala passa ad un doppio sfasatore all'uscita ze, capacità ed induttanze (pur se di ottima
del quale si ritrovano due segnali identici, ma qualità), difficilmente mantengono le loro ca-
costantemente sfasati di 90° fra di loro . ratteristiche nel tempo e con la temperatura.

. . - - - - - t• Modul.
bilanciato
Oscillatore Sfasa t.
Amptif.
di portanf P R.F. ConVl'l"S. /inPOfl"

' - - i - - - - - 1 2°Modut.
bilanciato

Amp/ific. Sfasar.
Oscillat.
B.F. BE

Flg. 195 - Trasmettitore S.S.B. a sfasamento.

156
alla differenza dei due segnali in esame, e
LA RICEZIONE DELLA S.S.B. cioè esattamente i 1000 Hz di partenza.
Risulta quindi evidente che il primo dispo-
sitivo necessario per la rivelazione dei segnali
Abbiamo esaminato la costituzione, sia a S.S.B. è il BFO; questo cioè conferma la ne-
blocchi, sia nei particolari costruttivi, del ri- cessità assoluta di ripristinare nel ricevitore
cevitore tipo per CW e di quello per AM; ve- un segnale corrispondente alla portante che
diamo, di ognuno dei due tipi, il funziona- era stata soppressa all'atto della modulazio-
mento in presenza di un segnale S.S.B., co- ne.
minciando dal ricevitore per A.M. Ciò significa che un ricevitore per telegrafia
Un segnale S.S.B., applicato ad un ricevi- è in grado di ricevere, o meglio di rivelare,
tore concepito per rivelare segnali in AM, non segnali S.S.B.; non vuol però dire che tutti i
risulta affatto decifrabile; rendiamoci ragione circuiti in esso contenuti siano quelli che of-
del perchè di quanto qui affermato con un frono le migliori prestazioni, cioè il miglior
semplice esempio. sfruttamento delle doti in possesso di questo
sistema di trasmissione.
Supponiamo che il segnale S.S.B. disponi- Ci si riferisce in particolare al tipo di cir-
bile consista in una portante originaria pari a cuito rivelatore, che, appunto allo scopo di
7050 kHz, modulato da una sola frequenza (o ottenere il rendimento migliore, deve essere
nota) a 1 kHz. sostituito da un circuito diverso, alcune pos-
Tale segnale, per quanto a suo tempo spie- sibili versioni del quale esamineremo qui di
gato, sarà semplicemente costituito da una seguito.
sola frequenza, a 7049 o 7051 kHz, a seconda
che sia stata eliminata la banda laterale supe-
riore o inferiore.
All'uscita di un rivelatore convenzionale, Rivelatore a prodotto
questo segnale (trattandosi di una frequenza
pura e semplice) darà luogo ad una tensione Questo è appunto il nome assegnato a tale
continua (magari all'uscita del circuito di rivelatore, caratteristico per la ricezione
C.A.V.), priva quindi di alcuna informazione. S.S.B.
Quella rappresentata in fig. 196 è una delle
La stessa vicenda subirà qualsiasi altra versioni più classiche: su una griglia di un
frquenza modulante, ciò almeno nel caso doppio triodo entra il segnale S.S.B. (prove-
(teorico) di eliminazione totale della portante; niente dalla MF), sull'altra griglia viene appli-
in pratica, essendo tale portante solo forte- cato il segnale proveniente dal B.F.O. (si effet-
mente attenuata, un certo segnale risulterà sì tua cioè la reinserzione della portante); l'ac-
disponibile all'uscita del rivelatore, ma sarà in coppiamento fra i due triodi avviene attra-
pratica assolutamente incomprensibile. verso i catodi, collegati in comune.
Riferiamoci ora al caso che il segnale Il punto di lavoro del tubo, nonchè i livelli
S.S.B. sia applicato al ricevitore per CW; po- dei segnali applicati fanno sì che il segnale
niamo altresì il caso che il BFO oscilli ad una uscente dalla placca del 2° triodo corri-
frequenza corrispondente a 7050 kHz, in pra- sponda in qualche modo al prodotto dei due
tica quindi ad un valore corrispondente a segnali entranti (da ciò il nome).
quello della portante di partenza. Vale a dire che la mancanza di uno qualun-
que dei due segnali entranti provoca l'as-
Premesso che la banda passante del ricevi- senza di qualsiasi segnale audio all'uscita,
tore deve ora risultare sufficiente per la nuova che è costituito unicamente dal battimento
condizione di lavoro, la frequenza ricevuta, fra onda in arrivo ed oscillazione locale.
battendo con il giusto valore del segnale ge- All'uscita del circuito, cioè sulla placca del
nerato localmente (e ad un valore corrispon- 2° triodo, è inserito un filtro a pi-greco (LC),
dente a quello della portante), darà come ri- che serve ad eliminare dal carico R le com-
sultato, di questa che possiamo benissimo ponenti a M.F., nonchè eventuali spurie.
chiamare conversione, un segnale audio pari Una versione a diodi semiconduttori, con

157
Flg. 196 - Rivelatore a prodotto a doppio triodo.

M.F( 55.B.)

]]
B.F.O.

Flg. 197 - Rivelatore a prodotto a diodi semiconduttori.


R

circuito più semplice, è riportata la fig. 197; il che segue l'amplificatore M.F., pilota con 1a
funzionamento è paragonabile a quello del sua uscita un amplificatore B.F. di tipo con-
circuito ora esaminato (il filtro d'uscita è in tal venzionale.
caso realizzato ad RC). Una ulteriore caratteristica del ricevitore
Altre versioni più raffinate e complesse per S.S.B. è che, sia l'oscillatore di conver-
possono fornire migliori prestazioni; anche sione che quello di portante devono presen-
qui l'applicazione di tubi a fascio bilanciati da tare una stabilità di frequenza maggiore che
risultati eccellenti. per gli altri ricevitori.
Ciò, da un lato perchè la banda passante è
Schema a blocchi di ricevitore per S.S.B. ridotta alla metà (e quindi sbandamenti di
frequenza si noterebbero più facilmente), sia
Come si vede in fig. 198, un ricevitore per perchè la portante ripristinata in loco deve
S.S.B., nella parte R.F., è identico al ricevitore essere e mantenersi il più esattamente possi-
bile pari alla frequenza corrispondente alla
per A.M. (D.S.B.).
portante soppressa.
La prima differenza è visibile in M.F., dove è
Basta infatti una differenza fra di esse su-
stato inserito un filtro del tipo di quelli esa-
periore a 10 Hz per determinare variazioni
minati per la trasmissione.
Esso serve per mettere a frutto uno dei van- sensibili nella tonalità del segnale audio ri-
taggi fondamentali della S.S.B., che è quello prodotto, ed a 50 Hz per compromettere la
di occupare una banda molto stretta; mentre i comprensibilità.
circuiti convenzionali infatti non sarebbero
adatti ad ottenere la necessaria conforma-
zione della banda passante, l'adozione del fil-
tro (a quarzo o meccanico che sia) permette
di localizzare diversi canali adiacenti in poco
spazio, e di riceverli singolarmente senza che
interferiscano in modo dannoso fra di loro.
Il rivelatore a prodotto, poco fa descritto,

158
Fig. 197 - Schema tipico di ricevitore per S.S.B.

Amplif. Ampli f. R;vp/at. Ampli f.


Convut. Filtro
R.F. prodotto B.F.
""·F.

Oscillat. 8.FO
localP

***
Tutti i diversi circuiti e le varie prestazioni
sin qui elencate a proposito degli apparati LA MODULAZIONE
che servono nei diversi sistemi di telecomu- DI FREQUENZA
nicazione possono essere rese disponibili
contemporaneamente su uno stesso appa-
rato mediante opportune commutazioni. Dato il notevole incremento che negli ultimi
Esistono infatti sia ricevitori che trasmetti- anni si è verificato nell'uso della FM (anzi,
tori i quali possono indifferentemente ope- della NBFM, cioè della modulazione di fre-
rare in ognuno dei tre sistemi esaminati, cioè quenza a banda stretta), si è ritenuto oppor-
CW, AM ed SSB, con semplice commutazio- tuno dedicare un breve capitolo anche a que-
ne, inserendo cioè volta a volta i relativi cir- sto sistema di trasmissione, al quale si è solo
cuiti. accennato all'inizio del capitolo sulla modu-
Le considerazioni che si possono fare a lazione.
proposito delle prerogative dei tre fondamen- Nel campo delle comunicazioni d'amatore
tali tipi di emissioni sono le seguenti: questo sistema offre vantaggi notevoli nella
riduzione di interferenze a radio e TV, nonchè
1) La trasmissione telegrafica, oltre a pre- per l'.eliminazione dei più costosi sistemi di
sentare una notevole semplicità circuitale modulazione AM o SSB.
(almeno in trasmissione) permette, consi-
stendo nell'identificazione di una portante
presente a intervalli, una superiore facilità ad
effettuare collegamenti a lunga distanza, a Le caratteristiche
parità di potenza; naturalmente la contro-
parte consiste nell'impossibilità di comuni- Dall'esame delle figure 121 e 122 si pos-
care a viva voce. sono rilevare due importanti differenze fra
l'AM e la FM.
2) La A.M. convenzionale offre invece
In primo luogo, la variazione (evidente) del
quest'ultima possibilità, presentando nel con-
livello di segnale (e cioè di potenza) dell'AM,
tempo problemi tecnici di soluzione non
non essendo presente per la FM, non richiede
troppo complessa; a suo svantaggio gioca il
le elevate potenze modulanti del primo caso
ridotto sfruttamento delle potenze e fre-
(nè i complessi circuiti della SSB); inoltre gli
quenze in gioco.
stadi amplificatori che stanno fra oscillatore e
3) La trasmissione a S.S.B. presenta il più antenna possono lavorare senza alcun pro-
elevato sfruttamento delle caratteristiche di blema in classe C, con notevole vantaggio nel
potenza in gioco in circuito (e quindi mag- rendimento.
giori distanze raggiungibili), assieme alla mi- In molti casi questi vantaggi rivestono im-
nima occupazione possibile delle frequenze a portanza anche maggiore della intrinseca
disposizione; contro tali vantaggi stanno la dote del sistema, che è quella di notevole in-
maggior complessità e criticità dei circuiti (e sensibilità ai disturbi.
le relative considerazioni economiche). Mentre la prima differenza fra AM e FM

159
suona a tutto vantaggio della FM, la seconda Sin qui si è fatto generico riferimento a se-
caratteristica della FM è invece negativa. gnali modulati in frequenza, ma tale tipo non
Se si esamina, per la FM, lo spettro di fre- rappresenta il solo prodotto di questo si-
quenze modulanti equivalente a quello ripor- stema di modulazione.
tato, per l'AM in fig. 123, la situazione è net- Di caratteristiche fortemente analoghe, an-
tamente diversa: sono presenti, ai lati della zi, spesso correlate, è anche la modulazione
portante, ben più di due frequenze laterali. di fase (o P.M.).
Il numero di tali frequenze laterali è eleva- Come, nella FM, la deviazione della fre-
tissimo (in teoria, infinito), ciò che provoca, quenza portante è proporzionale all'ampiezza
per la FM, una larghezza di banda nettamente del segnale modulante, per la P.M. la devia-
superiore. zione è proporzionale sia alla frequenza che
Ricordiamo in1fine che uno dei grandi van- all'ampiezza del segnale modulante.
taggi della FM consiste nella .notevole ridu- Lo svantaggio della modulazione di fase
zione di disturbi al ricevitore che il sistema per il resto assolutamente paragonabile all~
permette: ciò deriva dal fatto che, se il ricevi- FM (e con essa sempre presente), è che, a
tore è veramente realizzato in modo da essere parità di circuiti modulanti, la deviazione è
insensibile alle variazioni di ampiezza del se- nettamente inferiore.
gnale ricevuto, il disturbo, non riuscendo a
provocare una apprezzabile modulazione in
frequenza sul segnale stesso, non è sostan- Circuiti di modulazione
zialmente rivelato.
Mentre, per definire completamente l'AM, Tralasciamo qui la descrizione del più clas-
ci s1 riferiva alla percentuale di modulazione, sico modulatore FM, e cioè il modulatore a
per la FM i termini in uso sono molteplici e reattanza, in quanto esso non è di uso nor-
differenti: esamineremo brevemente i due più male nelle apparer::chiature di nostro interes-
importanti e cioè deviazione e indice di mo- se.
dulazione. Particolarmente usato è invece il tipo di fig.
La deviazione consiste semplicemente 199, che sfrutta un oscillatore a quarzo.
nella ampiezza delle bande laterali; se, per Il principio fondamentale d1 funzionamento
esempio, un trasmettitore, funzionante a 1 è il seguente: la capacità del varicap CR1
MHz, ha tale frequenza spostata da 990 a viene variata dal segnale BF applicato; a tale
1010 kHz, la sua deviazione è 10, e si misura variazione corrisponde una variazione della
naturalmente in kHz. frequenza di oscillazione, in quanto il quarzo
L'indice di modulazione è il ~apporto fra la ne è leggermente «trascinato».
deviazione e la frequenza audio modulante; Per provocare tale slittamento bastano po-
se, nell'esempio fatto sopra, lo spostamento chi V di BF; la non eccessiva deviazione otte-
di frequenza è provocato da un segnale a (e nibile può venire ampliata quanto serve me-
quindi si effettua ad un ritmo di) 2 kHz, l'in- diante uno o più moltiplicatori di frequenza
dice di modulazione, derivando dal rapporto (realizzati secondo i normali circuiti cui a suo
fra 10 e 2, risulta essere 5. tempo si è accennato).

1~
Flg. 199 - Modulatore FM.

160
Naturalmente questo circuito costituisce La conversione FM-AM ha luogo nel tra-
uno dei vari casi possibili; il sistema si può sformatore (l'ultimo della catena di media
applicare anche a quarzi overtone, salvo op- frequenza); il funzionamento del circuito de-
portune precauzioni. riva infatti dalle relazioni di fase che esistono
in un trasformatore che ha primario e secon-
dario accordati.
Circuiti di rivelazione La caratteristica tensione d'uscita-
frequenza d'entrata di questo tipo di discri-
Anche un ricevitore (o, per meglio dire, un minatore (chiamato Foster-Seeley), come dei
rivelatore) convenzionale può essere usato tipi analoghi, è riportata in fig. 202, alla sua
per ricevere segnali modulati in frequenza. frequenza centrale (portante) il discrimina-
Per fare ciò basta sintonizzare il segnale tore produce un'uscita zero; ai lati di essa,
FM in modo che la frequenza portante cada in fornisce una tensione di polarità e ampiezza
una zona abbastanza centrale del fianco della dipendente dalla direzione e dall'entità dello
curva di selettività del ricevitore; in tal modo spostamento di frequenza.
le variazioni in frequenza del segnale in arrivo
Portante Flg. 202 - Risposta caratteri
vengono convertite in variazioni di ampiezza, I stica del discriminatore.
che vengono quindi rivelate dal classico de- I
modulatore (vedasi fig. 200). +

Limiti di
deviazione
.I
c::
·~ O ---+-----<----- Frequenza
,_~~
..
c::
....

Onde ottenere l'optimum di funzionamen-


to, il discriminatore è sempre preceduto da
un circuito di media frequenza che fornisce
una prestazione diversa da quella convenzio-
o nale di amplificatore: in esso cioè almeno uno
Portantf!
stadio svolge la funzione di limitatore.
Flg. 200 - Rivelazione FM con ricevitore AM.
Le sue condizioni di lavoro sono tali che
esso si sovraccarica con segnali neanche
Questa però non è certo la migliore tecnica tanto forti, in modo da non risentire, all'usci-
per sfruttare i possibili vantaggi della FM; ta, delle variazioni del segnale d'ingresso (AM
inoltre il sistema di cui sopra presenta una e disturbi), così da sommare questa sua in-
sensibilità alla dote intrinseca del discrimina-
notevole distorsione.
tore.
Il circuito di demodulazione appositamente
usato per la FM viene indicato col nome di Un'ultima considerazione sulla costitu-
discriminatore; un esempio è riportato in fig. zione degli stadi di media frequenza si riferi-
sce alla larghezza di banda; infatti, per le
201.
considerazioni cui si è accennato all'inizio di
questo .capitolo, la banda occupata da un se-
gnale FM è sensibilmente maggiore che nel
caso di un segnale AM (ed a maggior ragione
di quella di un segnale S.S.B.).
Questo è anche il motivo per cui spesso il
valore di MF di un ricevitore per FM è sensi-
bilmente più elevato (essendo meno critico il
problema del Q) di quello di un ricevitore
Flg. 201 - Discriminatore Foster-Seeley. AM-SSB.

161
Antenne che caratterizza il circuito è localizzata
nell'ambito dei suoi componenti.
Se invece le dimensioni degli elementi cir-
cuitali, o più esattaemnte della parti condut-
PREMESSA trici presenti, sono paragonabili alla lun-
ghezza d'onda, una parte anche notevole
dell'energia in gioco viene ceduta allo spazio
circostante a formarvi un campo elettroma-
Abbiamo esaminato la costituzione degli
gnetico.
apparati adatti a realizzare una radiocomuni-
cazione: da una parte un trasmettitore, che Tale fenomeno, detto irradiazione, si mani-
affidi un segnale riconoscibile ad un'onda festa mediante le onde elettromagnetiche,
portante e che amplifichi il tutto al livello ri- che costituiscono il veicolo attraverso il quale
chiesto di potenza; dall'altra un ricevitore, l'energia viene ceduta allo spazio, e che co-
che amplifichi il debole segnale in arrivo e ne munque dello spazio costituiscono lo «Stimo-
ricostruisca l'informazione di partenza. lo» elettrico.
Il segnale generato ed elaborato da un tra- Un circuito elettrico concepito e realizzato
smettitore passa al ricevitore più o meno di- per cedere all'esterno l'energia forn1tag11 e in
stante sotto forma di onda che si propaga genere a costanti distribuite e viene chiamato
nell'atmosfera; ma, per ottenere questo, ser- antenna.
ve, dalla parte del trasmettitore, qualcosa, po- Un'antenna è sostanzialmente costituita da
tremmo dire un trasduttore, che ne prenda la uno o più conduttori di fogge e dimensior i
potenza e la lanci, sotto forma di onda, nello diverse a seconda delle frequenze e presta-
spazio; dalla parte del ricevitore, qualcosa zioni.
che estragga energia da quest'onda e ne ali-
In ogni caso si tratta sempre di un circuito
menti il ricevitore.
elettrico caratterizzato da capacità, indut-
Questi due «qualcosa», identici o diversi tanza e resistenza; i primi due parametri defi-
che siano come forma realizzativa, costitui- niscono quindi una frequenza di risonanza,
scono la cosiddetta antenna, o aereo; in pra- alla quale il loro effetto si annulla.
tica quindi l'antenna è quel dispositivo che
In tale circostanza è noto che il solo para-
trasforma la potenza che scorre in un filo in
metro che resta a determinare la corrente cir-
onde che «energizzano» lo spazio circostante
colante è la resistenza.
(fino a distanze enormi praticamente infinite),
e viceversa. Questa corrente raggiungerà allora il suo
valore massimo, al quale in definitiva cor-
In altre parole l'antenna può essere vista
risponderà un massimo dell'energia irradiata.
come il trasformatore di accoppiamento in-
A conferma di ciò si supponga di applicare,
terposto fra i circuiti elettronici e lo spazio.
ad un generatore di R.F. (che in pratica con-
sisterà in un trasmettitore), un conduttore di
lunghezza opportuna.

In un punto qualsiasi intermedio del con-


GENERALITÀ duttore sia inserito un amperometro; il gene-
ratore sia tale da poterne variare con conti-
nuità la frequenza entro una gamma sufficien-
I circuiti RLC a costanti concentrate fin qui temente ampia.
a più riprese esaminati presentano il compor- Effettuando allora una certa variazione di
tamento e le prestazioni già studiate in frequenza e seguendo l'andamento della cor-
quanto le loro dimensioni sono trascurabili rente indicato dallo strumento, ci s1 accorge
rispett,1 alla lunghezza d'onda delle correnti che essa raggiunge un valore massimo (più o
alternate che vi circolano; in questo caso pra- meno pronunciato) solo per un determinato
ticamente tutta l'energia elettromagnetica valore di frequenza.

162
Scostandosi in più o meno da tale valore la Flg. 203 - Andamento tensione-corrente di una antenna a
corrente prende a diminuire, fino a raggiun- mezza onda.
gere valori trascurabili.
Si ottiene cioè un andamento perfetta-
mente paragonabile a quello visto per le
curve di risonanza dei circuiti accordati.
La frequenza alla quale si ha il massimo di
corrente, cioè la frequenza di risonanza, è le-
gata alla lunghezza del conduttore dalla se-
guente relazione:

I= 2._ = 300.000.000
2 2Fr
dove: Se si perfeziona l'indagine misurando an-
che l'ammontare della tensione lungo il con-
I = lunghezza del conduttore in m
duttore, si troverà che anche essa varia da
Fr = frequenza di risonanza in Hz punto a punto con un andamento contrappo-
sto a quello della corrente, nel senso che ai
300.000.000 = velocità della luce in m/sec. massimi di questa corrispondono i minimi di
Più semplicemente si può dire che la quella e viceversa, come pure mostra (linea a
frquenza di risonanza di un conduttore è tratteggio) la precedente figura.
quella cui compete una lunghezza d'onda Occorre subito precisare che in pratica
doppia della lunghezza del conduttore stes- l'andamento delle tensioni e delle correnti
so. lungo l'antenna si scosta leggermente da
La formula ora data può anche scriversi: quello di figura, poichè in effetti nè la cor-
rente nè la tensione sono nulle nei punti ri-
spettivamente estremi e mediano del condut-
F = 150
r I tore in esame, in quanto la resistenza in gioco
non può mai essere perfettamente nulla o in-
dove: finita.
Dell'energia fornita dal generatore all'an-
I = lunghezza in m tenna una parte (piuttosto piccola) viene per-
duta in calore negli elementi dissipativi di es-
F, = frequenza in MHz
sa, ma la parte maggiore viene dall'antenna
ceduta allo spazio, ossia irradiata.
Se, per esempio, il conduttore (in genere La somministrazione di tale energia può
filiforme) è lungo 10 m, esso risuonerà alla essere effettuata, come già accennato, in un
frequenza di 15 MHz; a tale frequenza cioè si punto qualunque dell'antenna; ciò che varia
avrà il massimo di corrente nel conduttore. caso per caso, non è già la potenza fornita dal
Si continui ora l'esperimento in corso spo- generatore, che deve rimanere sempre quella
stando l'amperometro in un punto diverso da prefissata e disponibile, bensì i parametri che
quello in cui era precedentemente inserito; il la costituiscono.
valore di corrente indicato (e ciò supponendo Infatti ciascun punto dell'antenna è caratte-
di effettuare la varie misure nello stesso istan- rizzato da un ben determianto, nonchè diver-
te) sarà diverso, anche se l'andamento, al va- so, rapporto fra tensione e corrente, data la
riare della frequenza, denuncierà sempre un variabilità di questi elementi da punto a pun-
massimo in corrsipondenza di Fr. to.
In particolare, facendo percorrere all'am- Occorre quindi che il generatore fornisca la
perometro tutto il conduttore che costituisce potenza voluta sotto una tensione e con una
l'antenna, in corrispondenza di Fr si potrà ri- corrente tali che il loro rapporto coincida con
levare una distribuzione di corrente come in- quello proprio dell'antenna nel punto di inse-
dicato (a tratto continuo) in fig. 203. rimento del generatore stesso.

163
Parlare di rapporto fra tensione e corrente Ciò pone in evidenza che l'antenna risuona
equivale ovviamente a parlare di impedenza, (pur se in modo meno pronunciato) anche
e di conseguenza si può concludere dicendo sulle armoniche.
che il «rifornimento» di energia all'antenna Tale fenomeno dipende dal ripetersi, su
può essere fatto in un qualsiasi punto di essa, ogni tratta di conduttore pari aÀl2, della di-
purchè venga rispettato il principio dell'adat- str.ibuzione di tensioni e correnti vista in fig.
taemnto di impedenza. 203.
Il punto di «alimentazione,, dell'antenna Per esempio, in fig. 205 è rappresentato
deve cioè essere caratterizzato da una coppia l'andamento di tensione e corrente per un'an-
di valori di tensione e corrente tali che il loro tenna a onda intera, o in seconda armonica.
rapporto coincida con l'impedenza interna
del generatore; in questo caso esso cede
all'antenna, e questa allo spazio, tutta l'ener-
gia disponibile. /VI
È quindi necessario conoscere come varia
l'impedenza lungo l'antenna.
Comunque ciò che generalmente più inte- \ I
\
ressa è che al centro del conduttore si ha un I

minimo di impedenza (massima corrente, mi- '' ' /


/

--/
L
/

J
nima tensione), mentre si ha un massimo agli '
estremi.
Il caso più tipico e rappresentativo di an- -----À

tenna è proprio quello del conduttore alimen-


Flg. 205 - Distribuzione tensione - corrente in un'antenna a
tato al centro; questa soluzione realizzativa
onda intera.
viene anche chiamata (per evidenti ragioni)
dipolo.
Stante quanto fin qui detto il dipolo a mezza
onda costituisce l'esempio più classico (ed
anche di più largo uso) di antenna.
RESISTENZA
Esso è schematizzato nella fig. 204.
I massimi rappresentanti in fig. 203 e co- D'IRRADIAZIONE
munque legati alla distribuzione delle onde
elettromagnetiche su un conduttore (siano Sappiamo quindi che, applicando un gene-
esse di tensione o di corrente) vengono ratore ad un punto qualsiasi dell'antenna e
chiamati ventri; per contro i minimi vengono misurandone la corrente erogata, il .--iassimo
chiamati nodi. di essa ai ottiene alla frequenza di risonanza,
Occorre ancora ricordare quanto segue: se quando cioè i parametri reattivi si elidono e
il generatore inizialmente supposto collegato resta solo la resistenza.
all'antenna copre una gamma di frequenze f, questo punto, trattandosi di un sistema
pari a diversi miltipli di Fr, si può notare che elle irradia energia elettromagnetica, occorre
l'amperometro collegato in serie all'antenna ntendere bene il significato che si deve dare
stessa denuncia dei massimi (meno pronun- a tale resistenza, quale elemento il cui valore
ciati, ma pur sempre molto netti) anche alla determina la corrente assorbita dall'antenna.
frequenze pari a 2 Fr, 3 Fr e così via. Della potenza fornita dal generatore all'an-
tenna, una parte, sia pur piccola, viene dissi-
pata in calore nel conduttore, mentre la rima-
nente parte viene irradiata nello spazio sotto

-~-_J
forma di energia elettromagnetica associata
alle onde emesse.
Si può quindi affermare che la potenza ir-
radiata P; equivale a quella dissipata su una
fittizia resistenza R;, percorsa dalla corrente
Flg. 204 - Antenna a dipolo a mezza onda. d'antenna la.

164
Per le già note relazioni possiamo scrivere Occ:irre solo che questa nuova antenna
che tale potenza è data da: così ottenuta sia perpendicolare e vicina alla
superficie terrestre o altra massa conduttrice,
sulla quale si «rispecchino» per così dire le
caratteristiche fisiche di essa.
dalla quale discende la relazione: In tal caso tale superficie, naturale od ag-
giuntiva, detta piano di terra, sostituisce la
metà mancante del dipolo, semprechè pos-
segga buone doti di conducibilità e sia suffi-
cientemente estesa.
che definisce la cosiddetta resistenza d'irra- Queste condizioni sono necessarie affinchè
diazione. tale piano sia effettivamente a potenziale ze-
Poichè, come visto dai diagrammi prece- ro, cosa che in pratica difficilmente si realizza
denti, la varia da punto a punto dell'antenna, completamente.
se ne deduce che ogni punto di essa è carat-
terizzato da un particolare valore di R;.
Le posizioni in cui interessa principalmente
conoscere il valore di tale resistenza sono il
centro e le estremità.
In particolare per un dipolo a mezz'onda il POLARIZZAZIONE
valore di R; è di circa 73 ohm.
Se allora si applica un trasmettitore, di po-
tenza P; e operante alla frequenza Fo, al cen- Ora che è stato esaminato il comporta-
tro di un conduttore lungo quanto la metà mento delle grandezze elettriche lungo
della lunghezza d'onda che compete ad Fo, un'antenna, passiamo ad analizzare quanto
tale conduttore (antenna) viene percorso, nel avviene all'esterno della stessa.
suo punto di alimentazione, da una corrente È già noto che un qualunque conduttore
di valore uguale a quella che passerebbe at- percorso da corrente dà luogo alla forma-
traverso una resistenza-di 73!2. zione di un campo magnetico nello spazio
Non appena ci si sposta dalla risonanza di- circostante; e ciò avviene regolarmente an-
ventano ovviamente sensibili le reattanze non che per un'antenna.
compensate e quindi l'antenna non si com- Inoltre, ai capi del conduttore, per effetto
porta più come una resistenza pura. della stessa corrente, si ha una caduta di po-
Un'analoga misura fatta agli estremi della tenziale, la quale fa nascere un campo elet-
antenna porta a riscontrare valori di resisten- trostatico.
za dell'ordine di molte centinaia ed anche mi- Se il conduttore in esame è di dimensioni
gliaia di ohm. ridotte, l'entità di tale campo è molto mode-
Osserviamo infine che il caso del dipolo a sta.
mezz'onda alimentato al centro costituisce in Se invece la sua lunghezza è in determinate
pratica il miglior compromesso nei confronti relazioni con la lunghezza d'onda propria
del rendimento, in quanto la sua resistenza della corrente che lo attraversa (in particolare
totale, alla risonanza, si avvicina molto alla se ne è uguale alla metà), il circuito RLC cui
effettiva resistenza d'irradiazione, così da l'antenna equivale, essendo in risonanza,
identificarsi praticamente con essa; la po- presenta ai suoi capi il ben noto fenomeno
tenza irradiata è quindi massima e minime della sovratensione (secondo quanto visto
sono le perdita. per i circuiti LC risonanti).
In tal caso la tensione tra gli estremi
dell'antenna diventa di entità veramente no-
Piano di terra tevole, e tale quindi diviene anche il campo
elettrico circostante, la cui azione non è più
Tutti i ragionamenti sin qui fatti restano va- allora limitata alle immediate vicinanze
lidi anche se l'antenna è ridotta alla metà, dell'antenna, ma è invece sensibile anche a
cioè ad un quarto d'onda. distanze molto grandi.

165
Flg. 206 - Campi attorno ad un 'antenna. gnetico, è opportuno ora valutarne l'intensità
nei vari punti.
Per far questo si supporrà di misurare, con
adeguato strumento, la d.d.p. esistente fra
due punti distanti, per esempio, 1 cm, e situati
lungo una linea di forza del campo stesso.
Il rilievo di tale grandezza. come del resto
sarebbe stato per quello, però meno agevole,
dell'intensità del campo magnetico, ci dà una
nozione precisa del valore del campo elettro-
magnetico, poichè queste due grandezze
sono fra loro strettamente legate.
Ciò premesso, si passi ad eseguire il rile-
vamento di cui sopra per tutti i punti di un
L'andamento è quello rappresentato nella
cerchio qualsiasi, che abbia il centro coinci-
fig. 206 nella quale sono riportate le linee di
dente con la mezzeria dell'antenna (ci pos-
forza di ambedue i campi, quello elettrico e
siamo sempre riferire al dipolo) e che inoltre
quello magnetico, così presenti.
giaccia sullo stesso piano di questa (che sup-
Un qualsiasi punto dello spazio circostante
poniamo orizzontale).
l'antenna è quindi caratterizzato (come il
Per ciascun punto di questo cerchio si tro-
punto generico indicato con A in figura) dal
varanno valori gradualmente diversi, distri-
sovrapporsi dei due campi, la direzione di uno
buiti con una certa regolarità.
dei quali è sempre perpendicolare a quella
Se rappresentiamo le letture fatte con tanti
dell'altro.
segmenti, di lunghezza proporzionale alla let-
Si dice allora che il punto A (come ogni
tura stessa, disposti lungo i raggi di questo
altro punto dello spazio) è sede di un campo
cerchio, e ne uniamo fra loro le estremità, ot-
elettromagnetico, espressione dell'energia
teniamo un diagramma come quello di fig.
derivante dall'insieme dei due.
205.
Naturalmente, al variare della posizione del
filo che costituisce l'antenna, cioè della sua Il profilo che ne deriva, dalla classica forma
inclinazione, varia la direzione delle linee ad otto (un po' panciuto), e che si riferisce ad
rappresentative dei due campi. . un'antenna a mezz'onda, costituisce il cosid-
Poichè è quasi sempre importantissifno fis- detto diagramma d'irradiazione; essa dà cioè
sare la direzione di questi campi, essa viene la misura del segnale irradiato nelle varie di-
individuata assumendo come riferimento il rezioni, in pratica quindi il valore del campo
piano secondo cui si propaga l'onda elettrica, elettromagnetico che si genera nei vari punti
che è sempre parallelo al conduttore. dello spazio circostante l'antenna.
Esso è detto piano di polarizzazione; si dice La prima constatazione è dunque quella
allora che un'antenna è a polarizzazione oriz- che l'antenna non irradia uniformemente in
zontale se il conduttore che la costituisce è tutte le direzioni.
teso orizzontalmente; è invece a polarizza- La ragione di tale difformità va ricercata nel
zione verticale se esso è montato vericalmen- fatto che in ogni punto dello spazio il valore
te. del campo elettromagnetico è la risultante
delle azioni di tutti i trattini elementari di con-
duttore di cui una qualsiasi antenna può rite-
nersi composta: in essi i valori e la fase della
corrente e della tensione variano da punto a
punto e quindi risultano diversi e diversa-
DIREZIONALITÀ mente combinati i loro contributi nei vari
punti dello spazio.
Se l'antenna funziona su frequenze diverse
Spegata così l'esistenza, nello spazio cir- da quella corrispondeinte a mezza onda, il
costante un'antenna, di un campo elettroma- diagramma d'irradiazione varia caso per ca-

166
so, e se ne ha uno diverso per ogni «modo,, di Flg. 208 - Di,agramma d'irradiazione di un quarto d'onda
funzionamento. verticale.
In ogni caso esistono direzioni privilegiate
attorno alle quali, per angoli più o meno am-
pi, viene irradiata una notevole percentuale
della potenza disponibile; sono i cosiddetti
lobi di irradiazione, che variano in intensità e
direzione a seconda del tipo di antenna o
delle frequenze a cui la stessa funziona. Esso vale per tutte le direzioni attorno
L'antenna quindi manifesta una più o meno all'antenna, cioè per tutto il piano orizzontale,
spiccata direttività, una tendenza cioè a con- quindi in tal senso l'antenna è onnidirezio-
centrare una buona parte della sua potenza nale.
entro angoli ben definiti che, nel caso del di- Diversamente vanno le cose nel senso
polo a mezz'onda, hanno il loro asse perpen- dell'elevazione, cioè nei piani verticali.
dicolare allo stesso; ciò si manifesta col ca- Su questi i1fatti il massimo del campo elet-
ratteristico diagramma ad «Otto». tromagnetico si ha solo attorno ad una certa
direzione, se( on do un angolo cioè entro cui è
contenuta gran parte dell'energia irradiata.
Tale direzio'1e privilegiata, che si aggira sui
Angolo verticale d'irradiazione 30° circa (risp•:itto al piano di terra), definisce
appunto l'angolo di irradiazione.
Le considerazioni fin qui svolte valgono per Il fatto però che l'energia irradiata da una
un'antennna libera nello spazio. antenna abbandoni la stessa solo entro un
In effetti la presenza del suolo, a distanza certo angolo '10n è unicamente caratteristico
più o meno ravvicinata dall'antenna, ne mo- dei sistemi irradianti ve~ticali, ma anche, ap-
difica anche sostanzialmente le caratteristi· punto per la -,·icinanza del suolo, di quelli
che di funzionamento. orizzontali.
Ricordiamo quanto detto a proposito del Si verifica infatti che un'antenna, posta
piano di terra ed esaminiamo il caso partico- orizzontalmente, presenti non solo la diretti-
lare di un'antenna verticale posta vicinissima vità nel piano orizzontale passante per l'an-
e lunga.l/4. tenna, ma anche nei piani verticali passanti
Il suo diagramma d'irradiazione, derivante per il suo centro.
direttamente da quello di fig. 207 è visibile in I relativi diagrammi assumono forme di-
fig. 208. verse in quanto l'irradiazione, a seconda della
frequenza, viene diversamente influenzata
dalla distanza dal suolo.
Antenna
In ogni caso però, e per qualsiasi tipo di
/[/ antenna, si manifestano sempre una o più di-
rezioni privilegiate d'irradiazione che ap-
punto definiscono i relativi angoli.
La conoscenza di tali angoli, entro i quali in
pratica l'energia abbandona l'antenna per
propagarsi nel lo spazio, è di fondamentale
importanza per le distanze raggiungibili me-
diante tale propagazione, come fra poco
verrà posto in evidenza.

LINEE DI TRASMISSIONE

Flg. 207 - Diagramma di irradiazione. Poichè per molti ed ovvii motivi è oppor-

167
tuno collocare l'antenna in posizione più alta colare tale valore, note che siano le caratteri-
e libera possibile, fra il trasmettitore (o il rice- stiche geometriche della linea; così per una
vitore) e l'antenna stessa occorre sempre una linea bifiliare (due conduttori paralleli) essa
linea di interconnessione. dipende dal diametro dei conduttori e dalla
Tale linea deve ovviamente adempiere al loro distanza; per una linea coassiale (due
solo compito di trasferire energia dai genera- conduttori cilindrici uno coassiale all'altro)
tore (trasmettitore) all'organo irradiante (an- dal rapporto fra i raggi dei due conduttori.
tenna), e quindi non deve irradiare energia lei I valori più comuni di impedenza caratteri-
stessa in alcun modo; deve quindi essere una stica per linee sia appositamente realizzate
pura linea di trasmissione. che commercialmente disponibili sono: fra
La sua realizzazione pone quindi il pro- 100 e 600 ohm per linee bifiliari, fra 50 e 150
blema di scegliere un sistema conduttore, di ohm per linee coassiali.
lunghezza anche elevata, il quale, percorso Comunque il problema posto è così risolto;
da correnti a R.F., non irradi energia elettro- basterà che la linea di trasmissione interposta
magnetica. fra generatore e antenna sia costruita in
Per orientarci su questa scelta è opportuno modo tale da possedere un'impedenza carat-
ricordare quanto detto sul meccanismo della teristica pari al la resistenza d'irradi azione
propagazione in un'antenna: solo se la distri- dell'antenna stessa nel suo punto di alimen-
buzione delle correnti e delle tensioni è tazione.
quella per ventri e nodi (come negli esempi Se poi anche l'impedenza del generatore è
visti), il conduttore interessato è irradiante. uguale a quella caratteristica della linea, si
Questa distribuzione è anche detta per verificano le condizioni migliori affinchè tutta
onde stazionarie. (o quasi) la potenza fornita dal generatore si
In tal caso tutto avviene come se si facesse trasferisca sull'antenna.
vibrare acusticamente una corda di una certa Se il suddetto adattamento d'impedenza
lunghezza, avente gli estremi ben fissi; l'onda non esiste, si possono comunque realizzare
che su di essa si propaga viene riflessa agli circuiti aggiuntivi per ottenerlo con suffi-
estremi, inverte cioè il suo cammino ed inter- ciente esattezza.
ferisce con quella diretta, determinando pre- È bene comunque sottolineare che ogni
cisamente i ventri e i nodi. scostamento dalle condizioni tipiche testè
Allora la corda emette un suono; analoga- esaminate conduce a parziale irradiazione (in
mente l'antenna irradia. quanto sorgono delle onde stazionarie) da
Se invece pensassimo di aver a che fare parte della linea di trasmissione, con conse-
con una corda di lunghezza infinita, l'onda guente diminuizione della resa globale.
acustica si propaga in essa indefinitamente,
senza più riflettersi, per avvii motivi; non ci
sono quindi più i ventri e i nodi.
La corda allora non emette più alcun suo-
no; analogamente un conduttore infinita- TIPI CONVENZIONALI
mente lungo non potrà esseee sede di onde
stazionarie, e quindi non irradierà.
DI ANTENNE
Naturalmente non è possibile usare una li-
nea di trasmissione infinitamente lunga. Come si è già detto, il tipo più noto e diffuso
La soluzione del problema viene allora for- di antenna, anche con eventuali elaborazioni,
nita dalla teoria della propagazione delle cor- è il dipolo a mezza onda già esaminato.
renti alternate lungo i conduttori, la quale di- Una sua realizzazione tipica è quella di fig.
ce: il comportamento di una linea di lun- 209.
ghezza finita è identico a quello della stessa La sua resistenza d'irradiazione tipica è di
allungata indefinitivamente, purchè essa sia 73 ohm, e perciò la linea di collegamento al
chiusa, all'estremo opposto del generatore, carico (ricevitore o trasmettitore) viene rea-
su un certo valore di impedenza, detto impe- lizzata con opportuno cavo coassiale apposi-
denza caratteristica. tamente costruito e reperibile nell'impedenza
Mediante la stessa teoria è possibile cal- caratteristica di 70 -;- 75 ohni.

168
Flg. 209- Dipolo semplice alimentato con linea coassiale a irradiazione è spesso inferiore ai 36 ohm teo-
75 ohm. rici.

Se il dipolo viene realizzato come in fig.


210, cioè con un conduttore lungo circaÀe
ripiegato con opportuna distanza fra i due Flg. 211 - Antenna verticale a un quarto d'onda (ground-
tratti paralleli, la resistenza d'irradiazione plane).
viene pressochè esattamente quadruplicata,
il che rende possibile l'uso di un altro tipo di
linea di trasmissione commercialmente repe-
Antenne multibanda
ribile, e cioè la cosiddetta piattina bifilare, a
300 ohm di impedenza caratteristica.
Tutti i parametri che individuano il funzio-
Un altro tipo di antenna, derivante dal dipo-
namento di un'antenna sono riferiti e legati
lo, è l'antenna verticale aÀ/4, cui è già stato
alla sua frequenza di risonanza.
accennato, schematicamente rappresentata
Vale a dire che i sistemi cui si è fin qui riferi-
infig.211.
ti, e cioè costituiti da un'antenna risonante e
In essa il piano di terra (che notoriamente
da una linea di trasmissione non risonante,
rispecchia in pratica l'altra metà del dipolo) è
servono in pratica per una frequenza sola o,
costituito da un certo numero di elementi ra-
meglio, per una stretta banda di frequenza
diali (essi pure lunghi circaÀ/4), normalmente
attorno alla risonanza.
4 o 6.
Poichè invece le bande di lavoro concesse
ai radioamatori sono diverse, e poichè d'altra
parte la realizzazione di una singola antenna
per ogni banda di frequenze risulterebbe in-
gombrante e costosa, conviene (almeno per
un certo numero di esse) realizzare antenne
uniche che funzionino soddisfacentemente
su più gamme, eseguendo solo semplici ope-
razioni di commutazione (ed eventualn ente
di sintonia sugli organi di adattamento al tra-
smettitore).
N'e1 far ciò si è avvantaggiati dal fatto che le
bande radiantistiche sono in relazione armo-
nica fra di loro, e quindi lo sono anche le ri-
Flg. 210 - Dipolo ripiegato alimentato con linea bifilare a sonanze dei conduttori usati; e questo è par-
300 ohm. ticolarmente importante (e sfruttato) in onde
corte, dove la lunghezza d'onda delle nostre
frequenze va dai 10 agli 80 m.
Ovviamente tale piano di terra è ben lungi È proprio per tali bande che si sfruttano tipi
dall'essere perfetto, cosicchè la resistenza di di antenne multibanda; per vederne una pos-

169
Flg. 212 - Comportamento in armonica di antenna multi-
banda.

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sibile soluzione, esaminiamo il· comporta- L'elemento accoppiatore linea-tra-
mento della corrente R.F. alle varie armoni- smettitore va cioè, volta per volta, accor-
che su un'antenna che abbia le dimensioni di dato in modo che all'altra estremità della li-
cui in fig. 212. nea si verifichi la stessa distribuzione di cor-
È evidente dai vari diagrammi che la distri- rente (e di tensione) che si ritrova sull'an-
buzione della corrente lungo i conduttore, ed tenna nel suo punto di alimentazione.
in particolare il suo valore al punto di alimen- All'estremità della linea deve cioè esistere
tazione, sono diversi caso per caso. un ventre, un nodo od una condizione inter-
Allo stesso modo quindi sarà diverso il va- media analogamente a quanto indicato in fig.
lore della resistenza d'irradiazione, che andrà 210 per l'antenna.
dai 73 ohm del primo caso (antenna funzio- Per ottenere questo adattamento fra la di-
nante come dipolo a mezz'onda), ai 100-:- 150 stribuzione dei parametri RF dell'antenna e
ohm del terzo caso, fino alle diverse centinaia della linea, si usa un relativamente complesso
di ohm del secondo e quarto (in cui si ha un circuito LC, chiamato appunto accordatore
nodo di corrente). d'antenna; esso permette di variare la riso-
La linea di alimentazione dovrebbe quindi nanze dei conduttori costituenti la linea di
avere un'impedenza caratteristica variabile, trasmissione in quanto inserisce va:lori di L e
in quanto per ogni singola banda di lavoro di C variabili o commutabili a piacere, otte-
essa dovrebbe presentare lo stesso valore 1 nendosi così l'adattamento richiesto per
d'impedenza posseduto dall'antenna. ogni singola frequezna.
Non si possono quindi adottare linee non Le necessarie linee di trasmissione ven-
risonanti, dotate invece di impedenza caratte- gono spesso realizzate appositamente, ma è
ristica ben precisa e costante. anche possibile sfruttare i tipi convenzionali.
Il problema si risolve allora interponendo I modelli più classici (anche se un po' supe-
un elemento di accoppiamento fra la linea di rati) di antenne multibanda sono: la Levy (fig.
trasmissione ed il trasmettitore, in modo tale 213) con alimentazione al centro, e la Zeppe-
che la linea divenga essa pure risonante, con lin (fig. 214) con alimentazione ad un estre-
modalità diverse per ogni banda. mo.

170
Flg. 213 - Antenna Levy. Flg. 214 - Antenna Zeppelin.

In ambedue le figure è rappresentato, alla lori delle tensioni e correnti all'interno del si-
base della linea, il suddetto accordatore in stema, il che porta a modificare la resistenza
una tipica versione. d'irradiazione, che risulta diminuita, ed il dia-
Oggi le antenne multibanda vengono più gramma d'irradiazione, che risulta molto più
normalmente realizzate costruendo i condut- direttivo.
tori interessati in più spezzoni, collegati fra di Quest'ultimo è appunto il motivo per cui
loro mediante dei circuiti accordati denomi- vengono realizzati tali sistemi di antenna a
nati trappole; ricordando quanto a suo tempo più elementi.
detto sul comportamento dei semplici circuiti Infatti, poichè tramite queste opportune di-
risonanti LC, è facile capire come questi si sposizioni di elementi parassiti aggiuntivi, il
comportino come dei veri e propri interruttori lobo d'irradiazione risulta più stretto, ciò si-
automatici azionati dalla RF. gnifica che la potenza disponibile risulta con-
Essi infatti costituiscono dei circuiti a resi- centrata in questi lobi.
stenza praticamente infinita attorno alla fre- Rispetto quindi al caso (teorico) dell'an-
quenza di risonanza (se LC in parallelo) fun- tenna onnidirezionale, o anche di un qual-
zionando quindi da interruttori aperti; pre- siasi semplice dipolo, nei punti compresi en-
sentano invece resistenza praticamente nulla tro il nuovo lobo ristretto è praticamente di-
alle altre frequenze, comportandosi quindi sponibile una potenza maggiore.
come interruttori chiusi. Si dice infatti che un'antenna a più ele-
menti presenta un certo guadagno rispetto ad
un dipolo; tale guadagno viene misurato ed
indicato in dB.
Antenne a più elementi Dire allora che un'antenna «direttiva» (a di-
versi elementi) guadagna 6 dB significa dire
La presenza, nelle immediate vicinanze di che la potenza disponibile e distribuita lungo
un'antenna, di uno o più conduttori aventi l'asse centrale del proprio lobo d'irradiazione
dimensioni analoghe può modificare anche risulta 4 volte più elevata che se si usasse
sostanzialmente tutti i parametri dell'antenna un'antenna convenzionale.
stessa. Gli elementi aggiuntivi (che si chiamano
Infatti parte dell'energia irradiata dall'an- parassiti) vengono in genere disposti lungo la
tenna viene captata da questi elementi ag- direzione di irradiazione dell'antenna (cioè
giunti (detti elementi parassiti) per esserne paralleli al dipolo); in quella che si vuole di-
poi reirradiata e ricaptata dal dipolo con sva- venga la direzione «Sorda» dell'antenna basta
riate modalità. in genere un solo elemento, che viene chia-
Tutto ciò provoca sensibili variazioni nei va- mato riflettore; invece nella direzione che di-

171
venterà quella di guadagno effettivo, si cerca mento si accende quando l'accoppiamento
di mettere un numero elevato di elementi della bobina L con il generatore fa scorrere
(compatibilmente con le dimensioni), che corrente sufficiente nel circuito.
vengono chiamati direttori. In tal modo viene segnalata non solo
Il guadagno e le direttività dell&