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Il lavoro che ho svolto si propone di presentare, descrivere il cambiamento linguistico e nello

specifico l'evoluzione fonetica del castigliano nella Bassa Età Media.


Prima di entrare nel merito è utile ripassare, tracciare un excursus temporale che ci ricordi le
principali tappe dell'evoluzione dal latino al romanzo. Come ben sappiamo il castigliano deriva per
la maggior parte dal latino importato dai romani in sostituzione a quelle che erano le lingue parlate
nella penisola iberica e quindi celtica, ligure, vasca ecc., per cui il primo punto di riferimento è la
Romanizzazione (218 a.c-14 d.c).
Abbiamo detto la maggior parte del castigliano deriva dal latino, infatti la restante parte deriva dai
contatti che la Spagna ha avuto con altre culture, fra queste testimoniano l'evoluzione della lingua:
-l'invasione dei visigoti (V sec): particolarmente significativa fu la loro presenza nella penisola in
quanto è a loro che dobbiamo la lasciata di diverse parole legate alla sfera bellica che tutt'oggi
esistono;
-e l'invasione degli arabi (VIII sec-1492), a cui dobbiamo l'introduzione di 4000 parole arabe.
Dopo la Reconquista Castiglia era il centro che aveva la supremazia politica e spagnola per cui è il
castigliano ad iniziare a espandersi e affermarsi fino a diventare con Alfonso X El Sabio la lingua
amministrativa e culturale del paese.
A partire da questo momento, il castigliano subisce un'evoluzione linguistica, un cambiamento
continuo, quello su cui mi sono concentrata io è, come ho gia detto, quello avvenuto nella Bassa Età
Media.
Allora, intanto, per cambio linguistico si è soliti intendere due cose differenti:
• il prodotto dell'attività linguistica di un solo individuo che può verificarsi in qualsiasi
momento;
• il risultato di un processo sociale alla cui base c'è un'innovazione linguistica che da un
individuo si propaga fino a coinvolgere l'intera comunità.
Dal punto di vista della linguistica, il cambio è definito come l'incremento della percentuale di
utilizzo di una nuova variante che porta alla disgregazione di una lingua originaria e alla
conseguente formazione di nuove lingue.
Il cambiamento di cui ho deciso di parlare è quello fonetico, per cui ho analizzato l'evoluzione del
sistema vocalico e di quello consonantico di questo periodo.
Per quanto riguarda il sistema vocalico della Bassa Età Media, questo era identico a quello attuale,
quindi era composto da 5 fonemi che si differenziavano fra anteriori (/i/, /e/), centrali (/a/) e
posteriori (/o/, /u/) e fra chiusi (/i/, /u/), medi (/e/, /o/) e aperti (/a/).
I fenomeni evolutivi che si sono verificati a livello vocalico sono:
• LA DISTRIBUZIONE DI /IÉ/ E /Í/
-La alternanza tra /ié/ e /í/ era solita verificarsi nei diminutivi e vedeva trionfare la presenza di /í/
(poquillo, tobillo, portillo) su quella di /ié/ (poquiello, tobiello, portiello).
-Il cambio di cui stiamo parlando è molto probabile che si sia prodotto per la frequenza di /í/ negli
altri suffissi diminutivi e quindi per analogia con questi.
-È importante sottolineare il fatto che il fenomeno non riguardava solamente le parole con suffisso
dimunutivo e ovviamente tutte quelle parole che avevano la stessa terminazione dei diminutivi
(siella~silla), bensì anche parole che non avevano alcuna connessione formale con questi
(aviespa~avispa, mierlo~mirlo, sieglo~siglo).
• LA DISTRIBUZIONE DI /UÉ/ E /É/
-La alternanza tra /ué/ e /é/ è l'altro cambio di distribuzione dei fonemi che si può osservare nella
Bassa Età Media.
-Nella maggior parte delle parole il cambio non si è verificato per cui è stato mantenuto il
dittongo /ué/, mentre in alcuni casi, seppur limitati, si è imposta nella lingua normativa la forma /é/
(suerba~serba, fruente~frente, culuebra~culebra).
-Come nel caso precedente, il cambio si è prodotto per analogia con l'imposizione del suffisso -ero
su -uero (cobertuera~cobertera).
• LA RIDUZIONE DELLO IATO
-I casi di iato, prodotti per la maggior parte durante l'Età Media a causa della perdita delle
consonanti intervocaliche, si risolvono con la riduzione dei nuclei sillabici in questione a un solo
nucleo e quindi con lo spostamento dell'accento dalla vocale più chiusa fra le due a quella più aperta
e con la conseguente riduzione della vocale più chiusa a semiconsonante o semivocale.
es. RĒGĪNA > reína > reina
• /E/~/Ø/ IN POSIZIONE FINALE DI PAROLA
-La classe di parole interessata dall'alternazione tra le forme lessiche con o senza /e/ finale è
piuttosto ampia, da questa vengono escluse solo le parole che persero molto presto la vocale finale
(luz, verdad, pan) e quelle che invece la mantennero per l'impossibilità di pronunciare un gruppo
consonantico senza un appoggio vocalico (padre, posible, vinagre). Nel resto del lessico con vocale
finale proveniente da -Ī, -Ĭ, -Ē, o Ĕ latine, la vocale poteva apparire in forma di /e/ oppure poteva
essere assente, come nella maggioranza delle parole. Fra i casi di apocope, e quindi fra quelli in cui
la vocale finale cadeva, vi erano anche i pronomi atoni in posizione enclitica (yot 'yo te', dixol 'le
dijo', nos me parte 'no se me parte').
• LA DISTRIBUZIONE DI /I/~/E/ E DI /U/~/O/ ATONE
-Nel castigliano della Bassa Età Media esisteva una certa vacillazione nelle sillabe atone iniziali e
interne tra vocali chiusi (/i/, /u/) e medie (/e/, /o/) di entrambe le serie. Dunque una parola poteva
apparire in due forme alternate, possiamo prendere in esempio dizir~dezir, sufrir~sofrir e molte
altre. Questa continua alternanza si risolve e sparì proprio nel periodo di cui stiamo parlando, con il
trionfo di /e/ per quanto riguarda la prima serie (sintir~sentir > sentir) e per quello di /u/ per la
seconda (sufrir~sofrir > sufrir), salvo alcune eccezioni come ad esempio le categorie non verbali
che invece preferiscono quasi sempre la vocale chiusa.

Per quanto riguarda il sistema consonantico del castigliano nella Bassa Età Media non era uguale al
sistema attuale, non vi erano ad esempio i fonemi labiodentali.
Vediamo nello specifico alcuni aspetti del sistema consonantico.
• LO SVILUPPO DELLA /H/ ASPIRATA
-Durante questo periodo si era già consolidata la prouncia /h/ in tutte quelle parole che in latino
avevano F seguita da vocale, ma non vi era ancora stata introdotta una grafia che potesse
identificare il suono in questione e che lo distinguesse fonologicamente da una stessa parola
(forma~horma). È proprio in questo periodo che si ha lo sdoppiamento del fonema /h/ nella
coppia /h/-/f/, dove la F rimane tale solo per le parole dotte, ovvero quelle influenzate dalla loro
forma scritta latina, e per le parole dove F è seguita da una non vocale.
• ELISIONE
-Molte occlusive intervoliche (/b/, /d/, /g/) venivano a cadere attraverso un processo chiamato
elisione (es. SEDERE > seer > ser).
• LE SIBILANTI
-Il sistema delle consonanti sibilanti si era sviluppato alcuni secoli prima e comprendeva sei fonemi,
ma in questo periodo subisce delle modificazioni:
– l'unione delle sonore con le sorde e conseguente riduzione dei sei fonemi a tre, per cui
/dz/, /z/ e /ʒ/ perdendo la sonorità si fondono con le corrispettive sorde /ts/, /s/ e /ʃ/;
– la fricatizzazione delle occlusive /ts/ e /dz/ che perdono la loro componente occlusiva per
diventare fricative;
– la confusione della palatale laterale /l/ con la fricativa mediopalatale /y/ che dà origine a
cambiamenti da <ll> a <y> e viceversa.
• CAMBI IN POSIZIONE FINALE DI SILLABA
-La tendenza del castigliano è quella di adottare la struttura più semplice, dunque una struttura CV
(consonante + vocale). Questo implica la tendenza alla neutralizzazione delle consonanti che si
trovano nella coda sillabica, e quindi alla riduzione sillabica. Vediamo i casi più rilevanti.
– Semplificazione 'temporanea' dei seguenti gruppi consonantici:
1. ct→t (effectum→efeto),
2. ct+i→c (affectiōnem→afición),
3. pt→t (aptare→atar),
4. gn→n (pugnum→puño),
5. mn→n (scamnu→escaño),
– /b/ finale di sillaba inizia in questo periodo ad indebolirsi nella semivocale [u] (capitale >
cabdal > caudal)
– indebolimento di /s/ che emerge dall'assenza della grafia di questo suono nei testi di questo
periodo;
– è evidente nella Bassa Età Media una notevole confusione dal punto di vista grafico di /l/
e /r/ che porta alla neutralizzazione e dunque all'assenza di questi (hazé per hazer)
– il castigliano medievale mostra una marcata tendenza a modificare il gruppo consonantico
/sk/ in /Ɵk/ (mesquino~mezquino) probabilmente per analogia con il cambio morfologico
della prima persona singolare dei verbi indicativi.