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SOCIABILITÀ E RELAZIONI FEMMINILI NELL'EUROPA

MODERNA:
Temi e Saggi
Elena Brambilla è una docente universitaria attualmente in pensione, i colleghi hanno ben pensato di riunire, per l'occassione,
i suoi scritti relativi ai temi di sociabilità, dell'opinione pubblica e della storia delle donne. La raccolta in questione comprende
unidici saggi riguardanti la storia di genere che negli ultimi decenni ha vissuto un importante sviluppo di cui è protagonista e
sostenitrice anche la Brambilla.

PARTE PRIMA. Sociabilità e opinione pubblica nell'Europa Moderna di Bizzocchi


Il termine “sociabilità” è entranto nel linguaggio storiografico almeno dagli anni 70-80 del Novecento, mentre il riferimento a
“opinione pubblica” come spazio intermedio tra gli individui e le istituzioni creato dalla libera espressione di idee e
convinzioni politiche divulgabili grazie alla libertà di stampa, fu introdotta nel 1962 da Hebermas.
Per coniugare i due termini sembra che si debba partire dal concetto di società civile e individuare in essa altremo tre reti di
relazione: la sfera familiare-domestica, quella della socialità e la sfera delle associazioni.

La società civile e società politica.


Nell'età del Rinascimento l'identità dell'individuo era determinata dalla nascita per la discendenza di sangue che definiva
l'individuo entro il sistema di parentela e per l'appartenenza locale che si riceveva con il battesimo.
Esisteva una sorta di gerarchia anche per l'ultima parte della popolazione: da una parte vi erano coloro addetti ad umili
mestieri chiamanti lavoranti e dall'altra i marginali, i mendicanti, i vagabondi.
Per accedere alla sfera pubblica politica era necessario essere abitanti maschi adulti proprietari di una rendita o di un salario o
di una casa. Un'ulteriore requisito era quindi richiesto di tipo locale, riguardante quindi la casa e la stabilità di residenza.
Se in possesso di tali requisiti, tutti avevano i loro riti di ammissione e di promozione ai gradi e alle cariche e
consgeuentemente potevano svolgere la funzione di monopoli economici e la funzione politica.
A controllare gli accessi alle cariche di governo vi erano le associazione della fazioni.
I titolari di diritti politici erano quindi generalmente feudatari e nobili castellani.

Le corti.
Un primo e fondamentale centro e modello di sociabilità venne elaborato nelle Corti Italiane del Rinascimento. Il modello in
questione resse per due-tre secoli ed era un modello di società amabile, cortese, colta in un certo senso libera in quanto teneva
conto della presenza femminile e del conseguente incontro fra giovani di due sessi diversi, e allietata da giochi, cante, feste,
danze, ma pur sermpre una società sorvegliata e mai lasciva.
La corte non costituì però un'isola chiusa e separata dalle festività urbane, anzi i colti dell'alta tradizione partecipavano senza
problemi alle forme associative dell piccola tradizione.
Tra le varie forme di sociabilità e intrattenimento vi era il teatro, un teatro non improvvisato ma letterato e nobile, allo stesso
tempo scritto e recitato da dilettanti. A promuoverlo erano le Compagnie dei giovani che erano aggregazione amicali epr
gruppo d'età a cui spettava anche il compito di sorvegliare le forme di corteggiamento nelle veglie e nelle feste e di controllare
il mercato matrimoniale difendendo le ragazze del paese dalle intrudzioni dei forestieri.
Queste compagnie si chiamavano ance accademie, da non confondere con altre forme associative che si chiamavano nello
stesso modo ma che si occupavanpo ad esempio di poesia o di educazione.

Le confraternite.
Volgendoci sul versante religioso vediamo che una delle forme più caratteristiche della sociabilità è quella delle confraternite,
delle forme di aggregazioni che erano associazioni volontarie a scopi di mutuo soccorso, di celebrazioni festivo-religiose e di
sociabilità che utilizzavano processioni, feste, banchetti come occasioni di convivialità.
Veniva individuato fra i fini delle confraternite anche quello di tramite per assicurarsi una buona morte e la salvezza eterna
nell'aldilà.
Le confraternite possedevano ciascuna come minimo un altare o una cappella dedicata al santo patrono in una chiesa
conventuale o parrocchiale e come massimo sovente una chiesa propria. A questi luoghi erano addetti uno o più cappellani
salariati che provvedevano a celebrare le messe per le feste confraternali, quelle per i funerale e le anime dei defunti.
Si possono distinguere due tipi di confraternite: quelle volontarie che erano diretta espressione della sociabilità rurale e urbana
(es. confraternita dei disciplinati o penitenti, confraternita dello spirito santo, della croce e del rosario) e quelle quasi-
istuzionali che erano quasi speculari ai consigli comunali (es. confraternita di Fabbricieri). Fra quest'ultime si potevano
distinguere le confraternite semplici, che condividevano le finalità generiche di soccorso, ospitalità e appoggio, e le
confraternite con compiti speciali, come quelle addette alle prigioni, ai carcerati e ai al conforto dei condannati a morte.

Quaresima e Carnevale.
Una prima linea di mutamento della sociabilità rinascimentale si può individuare nella vittoria della Quaresima sul Carnevale,
cosi come la chiama Peter Burke, risultato di un movimento avviato dalla Riforma protestante e ripreso in parte dalla
Controriforma cattolica, di ridefinizione del sacro per separarlo dal profano, di sostituzione del festivo morale e religioso al
festivo carnevalesco, di repressione della familiarità in favore di riti e credenza magiche.
La Riforma nei paesi protestanti assunse la forma di una laicizzazione e de-sacralizzazione della socialità: la socievolezza
lasciò le strade e le piazze e prese dimora nella sfera domestica dove vengono introdotte le preghiere di ringraziamento e la
lettura della Bibbia, vennero inoltre abolite le confraternite, le cappelle e tutti gli oratori e i santuari in favore di una chiesa
comunale e parrocchiale dove il ruolo centrale era quello attribuito al pastore.
Per quanto riguarda i paesi cattolici, si verificò da parte della Controriforma un accanimento repressivo alle occasioni di
sociabilità urbana e rurale che per un periodo vennero addirittura condiderate occasioni del demonio per avviare alla lussura e
minare l'obbedienza del popolo.
Il “trionfo della Quaresima” non resse però che per qualche decennio.

I mutamenti del 600.


A livello europero, possiamo individuar tre linee generali di mutamento nella sociabilità che coinvolgono il mondo cattolico
quanto quello protestante:
1. il disarmo e il disciplinamento della nobiltà militare, la sua pacificazione e la sua graduale acculturazione secondo il
modello italiano delle buone maniere
2. la formazione della 'Repubblica letteraria', una rete di circolazione delle infromazioni fra i dotti di diversi paesi che
si scambiavano saperi e esiti di esperimenti e, da cui poi nacquero i raduni nelle biblioteche che avevano lo scopo di
fare dibattiti a tema e le accademie (es. Accademia della Cruscsa, Accademia dei Lincei) che a volte si radunavano
nelle biblioteche per fare dibattiti a tema
3. la nascita del salon in Francia per volontà di Luigi XIV di inclduere tutta la nobiltà alla sua Corte, all'interno di
questo donne e uomini volontari definivano i criteri dello stile e del buon gusto, chiamata anche politesse.atti
Rimangono attive per tutto il 600 le accademie, in particolare quelle di tradizione umanistica e rinascimentale, animate dai
giovani che prevedevano la messa in scena di esibizioni che avevano lo scopo di mostrare i risultati raggiunti dagli scolari ma
anche di favorire una sociabilità urbana. Importante è ricordare che questo spirito coinvolgeva anche il versante femminile.

Il 700: il secolo della sociabilità.


Per parlare della sociabilità del 700 occorre riprendere a parlare dei salons che agli inizi di questo secolo era un circolo
letterario che aveva una forte contiguità. Si distinguevano principlamente due tipi di salons, quelli letterari e quelli mondani.
Alla fine del secolo questi iniziarono a svolgere la funzione di centri di opinione pubblica non solo letteraria e filosofica ma
anche politica fino a divenire veri e propri punti di aggregazione di partiti d'idee e proposte di riforma.
Uno sviluppo importante della sociabilità riguarda l'inserimento delle donne nei circoli, limitatamente a quelle coniugate, ed
in particolare nei salons delle conversazioni, all'interno del quale la donna coniugata poteva addirittura scegllere quello che in
italia viene chiamato cicisbeo, con cui avere relazioni adultere.
Nei confronti degli amanti della moglie, il marito si impegnava a mantenere una certa tolleranza che comportava chiaramente
la rinuncia all'onore, al duello, alla gelosia e alla violenza.
È inevitabile che questo modello venisse ampiamente criticato in particolare dai paesi protestanti, che proprio per evitar
l'adulterio ammettevano la sociabilità tra i due sessi prima del matrimonio.
Il modello in questione passò di moda non appena Rousseau indicò alle donne un modello in cui al matrimonio combinato o
dinastico si sostituiva la scelta d'amore (modello della Nouvelle Heloise).

La massoneria.
Nel 700 emerse una tolleranza religiosa che consentì che la chiesa non fosse più obbligatoria. Il modello di sociabilità adatto a
questa società tollerante era quello della massoneria. Questa inclinava verso uan religione naturale antecedente alle chiese
costituite e praticava un deismo che prescindeva dai dogmi professionali. Cosa significa questo? Semplicemente la massoneria
rigettava le fedi ideologicamente estreme che avevano solo portato a guerre civili di religione e limitato ogni libertà di
pensiero.
La massoneria riscosse molto successo, in quanto era una società che trattava di segreti e questo inevitabilmente era per le
persone un irresistibile richiamo.
Vi era qualcosa di più serio dietro a questa sorta di mistero: ovvero l'invenzione di un sistema di riti che sostituiva le liturgie
delle chiese costituite e che prevedeva una devozione a un neutrale architetto dell'unverso al posto delle teologie delle varie
chiese attive.

La società d'agricoltura e scienze applicate.


Sul finire del secolo si svilupparono due ulteriori associazioni: la società per il miglioramento dell'agricoltura, delle arti e delle
manifatture, e le società scientifiche. Per quanto riguarda il nostro paese possiamo ricordare la Società patriottica lombarda e
le varie accademie d'agricoltura che si formarono quasi in ogni città.
Questo tipo di società miravaano a instaurare un circolo virtuoso di collaborazione tra nobili e scienziati, in cui quest'ultimi
erano tenuti ad avvisare ed informare sulle ultime scoperte della scienza applicata all'agricoltura. Queste esperienze spesso
divennero anche occasioni di divertimento e spettacolo pubblico.

Ogni genere di sociabilità: l'Inghilterra.


Il luogo europeo in cui la sfera pubblica si presentò nelle forme pià articolate e in ogni genere fu l'Inghilterra.
Qui esistevano addirittura società di amicizie private distinte per generi, società in cui avvenivano le visite tra le dame.
Particolarmente interessanti erano i clubs londinesi dove gli uomini si riuniavano per desinere, legegre, giocare, fumare sigari
e bere caffè.
PARTE SECONDA. Condizioni e relazioni femminili
Proposte e linee per una storia di genere secondo il mutamento.
Allo scopo di proporre una storia che riesca a individuare il mutamento dell'autonomia del genere femminile, si possono
suggerire tre criteri misurativi di questa:
1. nella sfera pubblica, il criterio è quello della parificazione dei diritti e degli accessi alle attività economiche, sociali e
pubblico-politiche;
2. per il settore familiare, il criterio è la presenza o meno di spazi di autonomia e iniziativa femminile;
3. nella sfera privata, il criterio è analogo a quello utilizzato pe rla sfera pubblica ma riguardante più precisamente la
parificazione dei pesi e delle misure per quanto riguarda i comportamenti sessuali dei due generi.
Sulla base di questi accenni a direttrici di metodo, viene elaborata una sintesi della storia delle donne.
Nel Medioevo il matrimonio era di norma combinato in età assai precoce e contratto intorno ai 14 anni.
Per quanto riguarda la sfera lavorativa, le donne erano ammesse a molti mestieri, compresi agli apprendistati e alle posizioni
ufficiali.
A partire dal XVI secolo e ancor più con il passagguo dal tardo Medioevo alla prima età moderna, la situazione cambia.
Dal punto di vista lavorarivo le donne vengono progressivamente escluse anche se non tutte, perchè comunque sia rimanevano
alcune donne di potere che dirigevano con mano ferma e saggezza politica i loro regni.
Parlando di matrimonio e di famiglia, si evidenzia un graduale distaccamento delle donne dalle loro famiglie di origine a
favore di un'identificazione totale con la famiglia acquisita del marito.
A testimoniare il cambiamento avvenuto durante questo passaggio, possiamo citare la tesi di Joan Kelly, nella quale analizza
le testimonianze di alcune donne toscane che sono state segregate nell'ambiente domestico e soggette alla patria potestà.
Nonostante ciò, si può comunque parlare di umanesimo al femminile grazie all'emergere di una piccola elite di donne letterate
e al ruolo delle donne nella civiltà di corte, in quanto esse avevano numerose virtù che potevano ispirare le imprese maschili.
La donna era infatti aggraziata, di buone maniere, intelligente, prudente e capace.
Dopo il periodo delle segregazione le donne tornarono alla ribalta della socialità e della sfera pubblica ed erano i salons i
centri di socialità culturale e politica, ebbe proprio qui un primo inizio di accesso delle donne alla sfera pubblico-politica.
Nel passaggio tra sette e ottocento si consolidò in molti paesi, la nascita di un sistema scolastico che obbligava anche le
bambine all'istruzione primaria. Questo costituì un passo veramente importante in senso emancipazionalista della condizione
femminile, in quanto comportava l'attribuzione di una carica professionale alle donne istruite.
I progressi si fecero rapidi soprattutto nella Rivoluzione industriale (1870-1910) quando vi furono movimenti sindacali e
socialisti che miravano all'accesso femminile all'impiego salariato e operaio.
Il passo successivo fu la conquista del voto e dei diritti politici.
A partire da questo momento si assiste a un accesso sempre pià paritario

Deflorazione, stupro, ratto, concubinato: la transizione dagli sponsali civili al matrimonio sacramentale dopo il concilio.
Gli sponsali, termine con cui si indica il matrimonio civile pre-tridentino, esistevano in due forme principali:
1. la prima è il rito degli sponsali solenni per verba de praesenti (matrimonio combinato o dinastico), completo delle
parole di consenso degli sposi e della datio anuli. Veniva fatto sensa prete, per contratto e consenso tra le famiglie
2. l'altro è la promessa tra innamorati seguita dalla consumazione dato che è proprio il rapporto sessuale a trasformare
gli sponsali de futuro in consenso attuale (matrimonio aformale o di fatto).
Si può individuare anche un'altra forma di matrimonio, quella degli sponsali privati tra due giovani promessi che abitano in
quei piccoli paesi in cui tutti si conoscono e in cui i due giovani sono soeggetti a una forte sorveglianza comunitaria. Queste
unioni potevano essere al tempo stesso d'amore o d'interesse.
Il diritto consuetudinario proteggeva la donna dalla rottura della promessa, considerando la consumazione e la gravidanza gli
eventi decisivi che traducono qualunque tipo di sponsali in matrimioni pieni. Per quanto riguarda l'uomo, sarà solo con il
nuovo diritto tridentino che si consentirà la denuncia del matrimonio impostogli dal timore o dalle pressioni.
Prima del Concilio di Trento la Chiesa non aveva ancora acquisito una piena ed esclusiva competenza in fatto di questioni
matrimoniali, è per questa che in alternativa a questa ci si rivolgeva ai notai, coloro che certificavano il matrimonio.

Cosa cambia con il Concilio di Trento?


-Il termine sponsali dal significato forte di matrimonio civile viene gradualmente rimosso al nuovo significato debole di
fidanzamento.
-Ci si doveva rivolgere al giudice vescovile il quale aveva il compito di regolare la parte contrattuale delle unioni, i patti tra le
famiglie, gli accordi dotale ed anche il consenso degli sposi e le forme di celebrazione.
-Il Concilio disconosce l'atto civile per erigere il matrimonio a sacramento, per fare ciò isola il dì dell'anello, conferisce il
potere sacramentale al prete.
Come si pone il Concilio di fronte allo stupro? Nel caso dello stupro semplice seguito da rottura della promesso da parte
dello sponsus, il diritto post-tridentino si mostra poco favorevole alla sedotta ed anzi tende a privarla della protezione paterna
e familiare. Generalmente di fronte a questa condizione prima saremmo giunti al riconoscimento del matrimonio, ora il fatto si
trasforma in una causa per stupro in cui la sedotta, di solito gravida, di solito può aspirare a una dote di riparazione se riesce a
dimostrare la sua onestà e la buona fama.
Come si pone il Concilio di fronte al ratto? Il ratto consisteva nella sottrazione con violenza o probabile fuga consensiente
alla casa e ai parenti di una donna riccamente dotata, era visto come un delitto gravissimo in quanto capace di dare origine a
conflitti e guerre tra le famiglie. In questi casi la fuga o il rapimento veniva punito. Qualora la punizione dell'uomo
attribuitagli dal giudice vescovale non fosse stata sufficiente per la famiglia della donna, questa costringeva l'uomo a sposare
la figlia oppure falsava il ratto e lo faceva passare come reato di stupro con violenza (reato decretato da Cosimo I nel 1588) il
quale puniva il fatto con la galera o con la pena capitale.
Dopo il Concilio di Trento vennero ampiamente usate dai vescovi e dai parroci nuovi tipi di censure, ossia sanzioni
ecclesiastiche che prendono il nome di precetti penali. Tale potere veniva corredato in due casi specifici, il concubinato e
l'adulterio e stabiliva che i colpevoli siano ammoniti tre volte dall'ordinario docesano prima di infliggere nel caso di
disobbenza addirittura la scomunica che si rivelava piuttosto pericolosa in quanto se ne servivano anche per un piccolo
sospetto.

Genere ed egualianza nell'Illuminismo.


Il Settecento, il secolo dei Lumi è stato definito come il secolo delle donne.
Il discorso illuministico sul genere maschile e femminile può presentarsi come:
-soggettivo, dove troviamo donne che parlano e scrivono di sé
-oggettivo, condotto da uomini sulle donne. All'interno di questo si possono distinguere due campi filosofici separati: quello
dell'indagine scientifica e quello dell'analisi giuridico-politica dei diritti dell'uomo.
Il discorso illuministico oggettivo affonda le sue radici nelle osservazioni scientifiche del seicento riguardanti la natura e la
conformazione degli organi genitali femminili e il loro ruolo fondamentale alla procreazione. La rivoluzione però non si era
limitata a questo, ma aveva indagato anche sul temperamento delle donne nei confronti delle passioni, decisamente più
remissimo e debole a causa del ruolo che l'immaginazione e la fantasia hanno sul sistema nervoso della donna. Questa
caratteristica rendeva le donne le protagoniste per eccellenza dei fenomeni complementari della santità, della possessione
diabolica e delle affezioni nervose.
Vi è poi un altro discorso che prende in oggetto l’educazione delle donne, rivendicando per loro l'accesso alla cultura in
quanto questo avrebbe portato più moralità nelle conversazioni e più competenza nella sfera domestica. Il loro accesso alla
cultura viene accompagnato all'affermarsi dei salons.
Il discorso sull'educazione delle donne ha anche un'altra dimensione più intima che riguarda la passione, un sentimento troppo
effimero per portare una giovane alla scelta di un marito, occorre ricorrere piuttosto alla ragione. In questo contesta
l'educazione era l'unico mezzo per non lasciarsi prendere dall'effimero.
Il matrimonio nel 700 rimaneva, almeno nella società nobiliare e alto borghese, unione dinastica tra parentele dettata da motivi
di interesse. Il concetto di matrimonio si legava inevitavilmente a quello di educazione

Felicità e infelicità delle donne nel settecento: sensibilità, malattie nervose e passioni.
Nel 700 la sensibilità viene concepita come un segno distintivo e positivo strettamente legato agli organi dei sensi e
rielaborato dal cervello e dal sistema nervoso.
I disturbi della personalità sono le malattie nervose. Queste vennero affrontate in 3 diversi modi.
1. La medicina ippocratico-galena li classificava sotto due nomi, come vapori o come soffocazione della matrice: in entrambi i
casi attribuiva la causa a disturbi del sistema riproduttivo, e in particolare a due patologie non troppo diverse (una che
consisteva nel ritardo o nella sospensione delle mestruazioni che rimanendo intrappolate nel corpo esalvano vapori acri e
velenosi; l'altra che consistenteva nell'innaturale e insoddisfacente attività dell'utero.
2. Le malettie nervose ed in particolare la grande isteria veniva ricollegate a possessioni demoniache.
3. Teoria dei rapporti sistema nervisi-cervello di Cartesio: il sistema nervoso si poteva intendere o come una rete di fibre
vibranti o come un sistema circolatorio percorso da “spiriti nervosi”; ma in entrambe le ipotesi era paragonabile ad un insieme
di canne o canali che trasmettevano (per impressione negli “spiriti nervosi”, oppure per vibrazione delle fibre) gli effluvii
suoni e immagini ricevute dai sensi e le trasportavano al cervello; il quale rispondeva inviando attraverso il sistema nervoso,
per vibrazioni o quasi per scosse elettriche, comandi ai muscoli per contrarli e indurli alla risposta di movimento. Anche le
passioni e le emozioni venivano spostate a prodotto non della mente ma dei sensi.
Sensibilità non era dunque bonheur della definizione morale ma era piuttosto causa delle malattie nervose.
In che misura viene recepito il discorso medico nella buona società?
Dal discorso medico si trasferì nel linguaggio corrente non solo il riferimento a “fibre” e “nervi”, “sensibilità”, irritazione e
irritabilità; ma che si identificò largamente una serie dei malesseri, di cui i medici stessi, facevano responsabili le passioni
dell’animo e gli eccessivi stimoli della vita mondana, con la tendenza alle “convulsioni” o ai “vapori”.
Questi maux des nerfs erano generalmente attribuiti, dal discorso medico e morale settecentesco, alla più grande sensibilità e
delicatezza delle “fibre” delle donne, più tenere di quelle maschili paragonabili semmai a quelle dei bambini.
Gli scritti propongono diversi e opposti rimedi per superare le malattie nervose e approdare al bonheur, tutti regimi dicura
morali piuttosto che fisici.
Rousseau e Alfieri testimoniano come anche l’uomo possa soffrire dei cosiddetti “vapori”: entrambi soffrono di una vera e
propria malattia nervosa durante l’adolescenza o la prima gioventù, in un momento in cui stentano a trovare la loro vera
vocazione.
La “sensibilità” delle donne, nel Settecento, non è affatto incoraggiata nelle svolte decisive della loro vita: non la passione,
non l’amore, ma il calcolo e la ragione devono governarle nel momento tra tutti più cruciale, la scelta del marito. Se il
Settecento è il secolo della sensibilità non è quello delle passioni: la felicità che si addita alle donne sta nel raggiungimento
della pace dell’anima mediante il controllo delle passioni.
Occorre però sottolineare che la sensibilité è ben lungi dall’essere la base principale delle malattie e degli umori femminili, in
molti dei più noti epistolari delle salonnières francesi non fa neppure la sua comparsa.
PARTE TERZA. Relazioni, salons e conversazioni dalla Francia all'Italia
Donne, salotti e Lumi: dalla Francia all’Italia.
Francia. Il ruolo svolto dalle donne nella sfera pubblica, è cambiato in misura notevole dal medioevo ad oggi, e i mutamenti
non sono avvenuti solo nella direzione di un ampliamento dei ruoli aperti alle donne, anzi secondo degli studi recenti esse
sarebbero state progressivamente private di spazi e opportunità nel passaggio dal medioevo all’età moderna, si fa qui
riferimento al restringersi degli spazi di autonomia femminile sia in ambito familiare che in ambito economico.
Per quanto riguarda non il ruolo ma l'accesso alla sfera pubblica, questo era riservato alle sole donne dei ceti superiori. Entro
questi limiti, si aprirono fra il 700 e l'800 alle donne dei nuovi spazi nella sfera pubblica che si potrebbero definire quasi-
politici.
Il primo modello di salon è quello della marchesa di Rambouillet, qui le dame sono ben educate ma non caste nella maniera
monastica, sono genericamente aristocratiche, colte e letterate, non devono sfoggiare le loro cultura ma dirigere con sapienza
le conversazioni grazie alle loro conoscenze. In questo salon si incontrano aristocratici e poeti dei due sessi ma non segregati
bensì partecipi di una comune arte della conversazione che discorre sull'amore ma senza praticarlo né mettendo a repentaglio
l'onore.
Alla marchesa di Rambouillet, segue negli anni cinquanta, una précieusité intesa e coniugata al femminile, in Madamoiselle
de Scudery dove vengono presentate donne in un certo senso eccezionali, in quanto difficili da conquistare e rifiutatrici
dell'amore fisico; queste donne sono dame aristocratiche che devono essere dotate di cultura letteraria (non scientifica), in
francese, per fare da dittatrice del buon gusto, della politesse, di uno stile nobiliare non più militare ma civile e socievole.
A una simile tradizione vi si contrappongono polemicamente le satire (maschili) che irridono contro ogni celebrazione di
questo tipo di dama, definita femme forte e contro le pratiche dell’amore galante.
Le femmes fortes si riallacciano alla tradizione costituita dal cosiddetto “femminismo cartesiano”, che parte dalla nuova
definizione, puramente intellettuale, che ha dato dell’anima Cartesio, il quale la separa dalle passioni e dai moti fisici del
corpo, per affermare l’uguaglianza tra i sessi in base allo slogan che “lo spirito non ha sesso”.
Successivo è il salon di Madame de Lambert, un bureau d'esprit, un circolo letterario caratterizzato dalla forte e voluta
contiguità con le accademie ufficiali di promozione e protezione regia come l’Academie des Sciences e l’Academie francaise.
La presenza femminile delle donne nei salons secondo alcuni rappresenta un ruolo chiave nella formazione dei Lumi visto che
era qui che gli uomini potevano incontrarsi e collaborare al progetto dell'Illuminismo. Sicuramente il salon rese accettabile un
modello di rapporti tra i sessi e di relazioni fra i generi.
Da metà Settecento, possiamo dire che la sfera dell’opinione pubblica si è ormai pienamente emancipata dalla società
aristocratica e di corte e vediamo il divaricarsi dei salons in due filoni, ai salons aristocratici di lunghissima durata, si
affiancano i salon delle donne borghesi. Fra queste Madame Geoffrin: nel suo salon tutti i partecipanti sono ormai letterati e
intellettuali, scienziati e filosofi. All’interno di questo spazio trovano sempre meno spazio le donne in quanto le conversazioni
che nei salons aristocratici rappresentavano un complemento del salon, ora nei salons borghese la conversazione intellettuale è
il carattere dominante per cui inevitabilmente era maggiore la frequentazione dgeli uomini.
Si può dire che i salons già dagli anni Settanta svolgono in pieno la funzione di centri di opinione pubblica, non solo letteraria
o filosofica ma anche politica.

Italia. Quale ruolo riuscirono ad assumere le donne in Italia nella sfera dell’opinione pubblica?
Da un lato, le donne salonnières crearono spazi di sociabilità in cui potere trovare espressione e circolazione; dall’altro resero
socialmente accettabile la figura della donna colta, educata e letterata, offrendo modello di ciò che le donne d’élite potevano
fare, anche fuori del convento o della sfera domestica.
Mancava loro ogni accesso alla sfera propriamente politica, la salonnière si ritagliava però, con l’organizzazione e guida dei
salotti, un ruolo pubblico e “quasi politico”, capace di influenzare mentalità e atteggiamenti collettivi e di rendere accettabile
una concezione un po' più equilibrata dei rapporti di genere.
Un ruolo particolarmente importante che spiega l'avvio dei salotti a conduzione femminile è l'importazione in Italia dei
modelli francesi del Grand Siecle.
A rallentare l'affermarsi dei salons francesi in Italia furono la segregazione delle donne, l'esaltazione della verginità e la
clausura femminile, è con l'ingresso in Italia in particolare della filosofia cartesiana che ci si prepara alla fine di questo modo
di relazione.
Indizi evidenti di un mutamento si hanno dal decennio 1670-80 con la crescente influenza del partito francese in Curia romana
e della presenza di stranieri a Roma.
Un contributo viene dato anche con la Grande Alleanza, guerra con cui si portano in Italia i costumi parigini.
Anche l’ammissione delle donne all’Arcadia è il segnale di una svolta nella sociabilità aristocratica, che si allarga ad
ammetterle anche alle serate e alle conversazioni, nei giardini e saloni dei palazzi d’élite.
L'insieme dei fatti sopra elencati, portano all'abbandono quasi improvviso dei costumi che segregavano le donne in quanto
ritenute incapaci, e diffondono un'idea di nuova socialità senza clausura delle donne ed anzi con la partecipazione di entrambi
i sessi alle conversazioni.
Assai viva è l'opposizione dei moralisti italiani del clero tradizionalista contro le conversazioni e il nuovo commercio tra i
sessi che limitò molto la portata di una nuova emancipazione femminile. A suscitare polemiche era anche il fatto che la
frequentazione tra i due sessi nelle conversazioni comportava coome conseguenza inevitabile il matrimonio “aperto”.
A contrastare queste resistenze vi erano alcuni ecclesiastici che invece scrissero a favore di un’educazione femminile non
soltanto religiosa delle donne. Vi erano anche scritti femminili che a difendere l'educazione delle donne, ch però apparirono in
italia sono in età napoleonica.
È interessante il fatto che nel dibattito sull'educazione delle fanciulle non toccava mai temi scabrosi che potessero intaccare il
valore della verginità.
I salotti del 700 italiano svolgono per quanto riguarda la formazione del pubblico letterario lo stesso suolo die modelli
francesi. Con la lettura e discussione in società, infatti, si lanciano le opere letterarie, se ne fa promozione e pubblicità.
Quale era il ruolo delle donne nei salons? Non è facile dare una risposta in quanto queste donne lasciarono poche e nessuna
traccia.
Con certezza sappiamo che a differenza dei salons francesi, quelli italiani sono per eccellenza letterari e non vi si formulava né
divulgava alcun programma dei Lumi, questi infatti trovavano espressione nel Caffè.
Più studiati sono sicuarmente i salons dell'800: questi non erano più eslcuvamente aristocratici, anzi vi erano anche
rappresentanze della nobiltà e della borghesia. I salotti di questo periodo iniziavano anche a svolgere una certa pressione
politica.
Un punto d’arrivo potrebbero considerarsi quei salotti di fine Otto e primo Novecento, che cominciano a perdere il carattere di
sociabilità borghese per spostarsi verso il socialismo e l’emancipazionismo. Vi si intravede il tramonto di quelle salonniers, la
cui vocazione ad un impegno pubblico si era dovuta velare sotto le forme socialmente accettabili dell’intelligenza letteraria o
della passione patriottica.

Il dibattito sulle “conversazioni” e sull’educazione femminile da Antonio Vallisneri a Paolo Mattia Doria.
Introduzione
A cavallo tra il 1690 e il 1730 si diffondono in Italia nuove forme d’incontro, sia formale e accademico, prima fra tutte
l’Arcadia, sia informale e privato, le cosiddette conversazioni, che creano una socialità mista, ossia aperta agli uomini e alle
donne, secondo il modello di sicura derivazione francese che modifica profondamente il costume secentesco. La nuova
accademia poetico-letteraria, la celebre Arcadia, vada di pari passo con un movimento antibarocco e razionalista in letteratura,
per la riforma del buon gusto e dello stile poetico. Il diffondersi delle “conversazioni miste”, duramente avversato dal clero
conversatore, da luogo a una disputa relativamente celebre, tenuta nel 1723 nell’Accademia dei Ricovrati di Padova a favore
degli studi delle donne. Alla base di queste conversazioni miste sta infatti la capacità delle donne di ricevere un'educazione e
costruirsi una cultura esattamanete come l'uomo, in quanto seconda la tesi cartesiana essa è dotata delle stesse capacità mentali
dell'uomo.
È questo che giustificherà la mixitè dei sessi nelle conversazioni, fortemente criticate dal clero in quanto occasioni di lussuria,
vizio e adulterio.
Roma capitale e l’Accademia reale di Cristina di Svezia
Roma era una città di corti maschili. Non fa eccezione l’Accademia reale di Cristina di Svezia, femminile solo nella sua
animatrice. L’accademia di Cristina, attiva dal 1674 al 1689, è anzitutto strettamente legata entro la politica curiale romana, al
cardinale Decimo Azzolini, suo amico del cuore che Cristina sostiene politicamente come capo del cosiddetto “squadrone
volante”: un terzo partito cardinalizio che intendeva emancipare il papato dalla sudditanza della Francia e della Spagna, e
rilanciarne il ruolo di grande potenza politica internazionale.
Cristina appartiene ancora alla tradizione semi-regale seicentesca che esalta le donne di eccezione o femmes fortes.
È grazie a lei che l'accedemia ha successo tanto da ricevere continui omaggi poetici.
Sicuramente lo stile dell'Accademia reale di Crostina non aveva alcun riscontro nello stile francese che consentiva libertà di
cultura. Qui infatti le donne erano escluse alla vista, relegate nelle parti più riposte della casa. Un ruolo pubblico, di natura
sostitutiva, era attribuito solo alle donne parenti di cardinali.
Forse solo due donne, nella Roma del Seicento, furono portatrici di una sociabilità meno ligia alle ferree norme della
segregazione tra i sessi curiale e spagnolesca. In entrambi i casi però non si trattò di italiane, ma di due grandi dame di
educazione tutta francese: intraprendenti e anticonformiste Cristina di Northmberland Paoleotti e Maria Mancini Colonna.
L’Arcadia: apertura alle donne e “perfetta poesia”
Nel 1690 proprio a Roma ebbe inizio quel fenomeno socievole-letterario che fu l’Arcadia, che ne fece la capitale della poesia
“pastorale” o “naturale”, recitata in piccole riunioni all’aperto vagheggianti la semplicità rurale e il ritorno alla natura.
Fu riunito per la prima volta il 5 ottobre 1690, sotto la protezione di Cristina, un piccolo gruppo di virtuosi, o dilettanti di
poesia diedero inizio all’Arcadia, accademia poetica affidata all’estro di membri travestiti anche nel nome da pastori.
Accanto ai pastori l'Arcadia cominciò ad ammetere alcune pastorelle dando luogo a una potenziale accademia mista, in cui le
donne erano introdotte alla fruizione e alla produzione della poesia.
Le prime due donne iscritti all'Arcadia furono l'ex regina Maria Casimira Sobieska di Polonia e la contessa Prudenza Gabrielli
Capizzucchi.
L'arcadia fu infatti un fenomeno sociale e ù letterario che rappresentava un veicolo di rinnovamento dello stile poetico che
consisteva in una poesia di società, di improvvisazione e d'occasione. Dall'Arcadia uscì la prima grande antologia di poesie
esclusivamente femminili dal titolo “Poesie italiane di rimatrici viventi”.
Riscosse molto successo tanto da ramificarsi in poco tempo in colonie presenti in tutte le maggiori città italiane.
L’Accademia dei Ricovrati di Padova e la disputa sull’educazione delle donne
L’Accademia dei Ricovrati fu fondata a Padova nel 1599 dal vescovo Federico Cornaro, era composta da 25 uomini, 12 nobili
padovani, 12 professori, più il “Principe”, ovvero il protettore che all'epoca era il cardinale Clemente XVIII.
Un ritorno di fiamma si ebbe nel 1678, quando fu eletto Principe Charles Patin (chirurgo e antiquario) e quando Elena
Lucrezia Cornaro Piscopia (forse discendente dal ceppo del fondatore, Federico Cornaro), venne promossa agli onori del
dottorato. Questa promozione fece acquisire all'Accademia l'ammissione delle donne, tutte francesi e non residenti, non
ovviamente alla carica di Principe.
Quando divenne Principe Vallisneri, che aveva una notevale familiarità con le esponenti femminili, dovendo dettare il tema
delle dispute, decise di scegliere qualcosa di nuovo e decise di uscire dai temi d'argomento amoroso e morale. Occorreva a
questo punto, per difendere la leggitimità e la moralità delle conversazioni, istruire le donne. Le donne quindi andavano
certamente educate, ma solo negli studi che poi serebbero serviti loro per i naturali compiti ritirati e domestici di mogli, madri
e amministratrici della casa. Con questa prospettiva in mente, gli studi delle donne non sono concepiti in chiave di acquisto di
un vero sapere.
Su questo argomento, venne avviata nel 1723 una disputa dai Ricovrati, dove una notevole importanza ebbe la donna Aretafila
Savini de Rossi, la quale negava che il diritto alla cultura dovesse essere limitato ai solo circoli delle dame nobili e
rivendicandolo per tutte le donne che mostrassero inclinazione e capacità.
Ne venne fuori una raccolta di testi che propose delle soluzioni: da un lato si perorava per quell'educazione leggere e comune
in volgare, dall'altro anche per l'erudizione non da diledattante ma da dotta proffesionista e quindi in latino. Quest'ultima
soluzione non portava certamente a una parità letteraria tra uomini e donne, in quanto il latino era conosciuto soltanto dalle
donne che avevano fatto studi di tipo universitario che all'epoca erano assai rare.
A favore degli studi sulle donne uscì anche un opuscolo a cura di Vallisneri, ben 6 anni dopo la disputa nell0Accademia dei
Ricovrati, che sosteneva la moralità che gli studi delle donne avrebbero portato alle conversazioni.
La voce pià limpida e originale fu quella di Paolo Mattia Doria, il quale non solo sostenne la donna in quasi tutte le virtù più
grandi, non essere all'uomo inferiore, ma difendeva anche le conversazioni come parte utile e costruttiva del vivere civile nelle
ben ordinate repubbliche.
PARTE QUARTA. Storie di casi
Scrittura e vita quotidiana in un monastero femminile nel Cinque-Seicento.
Questo saggio si sofferma su una variante particolare della scrittura delle donne, quella delle monache.
Uno dei testi che merita di essere approfondito è la “Cronica” proveniente dal Monastero di Santa Cecilia in Trastevere
(tuttora attivo). Si tratta di una raccolta pubblicata per riportare alla luce alcune delle tante scritture di donne ancora celate nei
patrimoni archivistici. La Cronica sembra però anche appartenere alla categoria di quelle iniziate per documentare una
riforma, una riforma che poteva benissimo rivolgersia a tutta quella serie di miscure di applicazione del Concilio di Trento
estese anche ai monasteri.
La Cronica di Santa Cecilia, risale anzitutto alle origini agiografiche del monastero, sostenute in realtà dall’azione di Sfrondati
nel 1599 prima per trovare, scavando, e poi per celebrare e pubblicizzare il ritrovamento del corpo di Cecilia e dei martiri suoi
compagni, in pieno clima di Controriforma e di nuovi martirologi e soltanto poi passa alle ragioni storiche del monastero
femminile.
La Cronica si rivela anche una vera e propria miniera di infromazioni per lo storico dell'arte che volesse conoscere più a fondo
il patrimonio artistico della chiesa e del monastero, in quanto vi si dedica diverse descrizioni all'espansione e promozione di
questi.
Il monastero sembra diventare, nel secondo Seicento, un polo di socialità, ritualità e allegrezze. Si formano importanti legame
con dame della Roma tardo-barocca, di cui il monastero diventa meta preferita, e che danno occasione di rinfreschi e golosi
ricevimenti. Ricche e nobili dame sono accolte a vivere nel monastero, cui pagano una buona entrata e una pensione per gli
alimenti, nuovo stile di vita più disteso e vario.

La storia di Mie Mie. “Spirito di famiglia” e condizione delle donne tra Antico Regime e Rivoluzione.
La storia di Mie Mie è un affascinante romanzo vero epistolare Settecentesco, che inizia negli anni sessanta del Settecento per
terminare sullo spartiacque della Rivoluzione francese. Si mette in questione, grazie alla storia della piccola Mie Mie, il
modello aristocratico Settecentesco di matrimonio aperto o libertino.
Il protagonista inglese è George Selwyn, discendente di una tipica famiglia della gentry, solida parentela nobiliare, rimane
celibe con la fama di homme d’esprit alla francese, frequenta l’euntourage mondano di Horace Walpole, ma è soprattutto
amico intimo di un aristocratico dai costumi libertini Lord March.
La coppia milanese è costituita da Giacomo Fagnani e Costanza Brusati. Giacomo, di una famiglia tra le più illustri,
tradizionaliste e clericali di Milano, sposa Costanza contro la volontà del padre. Secondo alcuni, inizialmente il loro è un
matrimonio d’amore e in effetti sono giovani entrambi, contrariamente all’uso nobiliare dei matrimoni combinati, in cui
prevale un forte scarto d’età tra marito e moglie. Il vecchio marchese rifiuta di accogliere la coppia nel palazzo di famiglia e i
due si appoggiano alla madre di lei, dama di incerta nascita e di dubbia reputazione. Il matrimonio d’amore diventa subito un
matrimonio alla moda tipico del costume settecentesco modellato sulla galanteria francese: i coniugi sono liberi di condurre
vite amorose e sociali separate. Osteggiata dai Fagnani, la coppia lascia Milano per inseguire la vita mondana di Roma e
Napoli, dove Costanza si fa corteggiare pubblicamente, Giacomo la lascia ma vengono ricongiunti da amici di famiglia. I due
ripartono per Parigi e Londra. A Londra giungono nel 1770, preceduti dalla dubbia fama già acquistata nella capitale francese.
Costanza si fa di nuovo corteggiare in pubblico e intrattiene una relazione amorosa con Lord March.
Il gossip aristocratico informa che Costanza dà alla luce una bambina, riconosciuta da Giacomo nonostante la dubbia
paternità. I coniugi ripartono per Milano lasciando la piccola lì (per non esporla ai rischi del viaggio). La piccola viene
abbandonata alle poco affidabili cure di Lord March (vero padre), suscita un amore a prima vista nell’amico George Selwyn
che prende in casa la piccola e ne farà il centro della sua vita. La bimba nasce nel 1771 e fino al 1776 non si fanno più vivi,
quando attraverso una lettera chiedono di restituirla ai legittimi genitori secondo gli studiosi solo per ragioni di eredità e
interesse. George fu costretto a consegnare Mie-Mie ai Fagnani. Nel 1777 i coniugi Fagnani la recuperano a Parigi, e da allora
George fino al 1779 si dedica interamente a recuperare la bambina. Giunge a Milano e riesce a ottenere che Mie Mie gli sia
restituita per curarne l’educazione e Mie Mie viene condotta in convento, dove non solo riceve un’educazione cattolica ma
anche segregata, questa educazione la deve preparare a un matrimonio di verginità, precoce e combinato. L’interesse per la
piccola dopo che Costanza ha partorito il sospirato maschio che continuerà il cognome e la casata viene meno e lascia la figlia
a George fino a che ella non avrà l’età da matrimonio. Nonostante le ripetute lettere della madre, Mie Mie è protetta dalla
legge inglese che a 18 anni le riconosce, con l’età della discrezione, anche la libertà di scegliere sia la patria che il marito, ed
essa sceglie di restare a Londra.
Dopo il ritorno a Londra la coppia è stata riammessa in casa Fagnani, ma proprio per questo sono i suoceri che comandano;
Costanza è accettata perché ha dato altri due figli a Giacomo, ma questo le impone più che mai di far proprie le convenzioni
che devono consolidare la sua precaria posizione nella famiglia del marito; dal riconoscimento di Mie Mie dipende infatti la
sua rispettabilità, e dalla sua quella di Mie Mie.
In Inghilterra dagli anni sessanta-settanta diventa sempre più netta la condanna morale del doppio standard, ossia vien meno
anche per i maschi la tolleranza dell’adulterio e della libertà sessuale. La tolleranza del padre legale è comprensibile solo sullo
sfondo di quella svolta nel costume italiano, che tra fine Seicento e inizio Settecento rifiuta i “costumi spagnoleschi” di una
società ancora fondata sui valori di honour e shame: un sistema in cui il diritto-dovere degli uomini alla gelosia, giustificava la
loro segregazione dalla società maschile, non solo prima ma anche dopo il matrimonio. L’onore del marito dipendeva dalla
reputazione della moglie, e questa a sua volta dalla verginità prima del matrimonio, assicurata dalla clausura in convento
d’educazione, e dalla segregazione domestica dopo, l’adozione del più libero costume francese pone fine alla segregazione
dopo il matrimonio. La fragilità di questi schermi legali e tolleranze mondane, si rivela quando nel 1780, un foglio a stampa
riporta la notizia di una donazione di Selwyn a Mie Mie. Lo scandalo non è dovuto solo alla notizia della donazione, ma al
fatto che viene reinterpretata e fraintesa come una dichiarazione di paternità, Selwyn ha fatto Maria erede del suo patrimonio,
rendendo pubblico l’adulterio della madre e l’illegittimità della figlia. La cura di Selwyn per assicurare a Mie Mie
l’indipendenza economica è la stessa che lo induce a dar tanto peso all’educazione: la rendita di quel capitale le dà in
Inghilterra una posizione che, sommandosi alla morale e alle buone maniere, le assicura l’ingresso in società, educazione e
finance non nascondono o negano, ma correggono il difetto di nascita. Il divieto di divorzio nell’Italia e nella Francia
cattolica, non concede al marito altra alternativa che riconoscere la prole anche adulterina della moglie, e rende quasi
impossibile disconoscerla, ma ne incoraggia l’abbandono; se poi la reputazione di moglie e figlia sono minacciate dallo
scandalo a salvare l’onore deve intervenire l’autorità politica. Morto il suocero, vivo ma interdetto il marito perché malato di
sifilide, nel 1783 Costanza diventa tutrice dei figli, ma non per questo più indipendente: al contrario, cade sotto tutela di uno
dei senatori con cui i Fagnani sono legati da mille fili di parentela, e che insistono perché richiami la figlia dall’eretica
Inghilterra.
Per Mie Mie il setting inglese e italiano sono totalmente asimmetrici: In Inghilterra è priva della deferenza dovuta alla nascita,
ma la sua condizione d’illegittimità è pubblica e dichiarata, e la carenza d’origine può esser compensata dal rispetto
riconosciuto alla persona, grazie all’educazione morale che riceve, e al capitale che le lascia il padre adottivo e tutore per
assicurarle l’indipendenza economica. Nel contesto italiano, invece, la sua condizione di partenza sembra migliore, perché la
nascita illegittima è nascosta dal riconoscimento del marito legale della madre; ma è assai più fragile, perché qui il setting
affettivo ed educativo, su cui si fonda il rispetto della persona, è minacciato due volte dalla condizione legale, e questa può
capovolgersi nel rifiuto iniziale se vengono a mancare due condizioni: la prima è che l’educazione di Mie Mie non sia soltanto
morale ma confessionale, perché il riconoscimento pubblico (i diritti civili, la cittadinanza) ancora dipendono
dall’appartenenza alla religione cattolica, mentre l’abbandono è stato in paese protestante. La seconda è che il velo ufficiale
sulla nascita sia tutelato a tutti i costi: se infatti l’adulterio col suo frutto, da segreto di famiglia diventa di dominio pubblico, si
rischia di tornare alla società d’onore e vendetta, che ancora si cela sotto la vernice brillante ma superficiale del matrimonio
galante e dei costumi libertini. Nello scandalo la reputazione della figlia sarebbe perduta insieme a quella della madre, che a
sua volta dipende dalla famiglia legale e patrilinea in cui è entrata con il matrimonio. Il modo diverso in cui a Milano, Londra
e Parigi, si definisce e si tutela l’identità di relazione dei protagonisti dipende soprattutto dai diversi gradi in cui sono distinte,
si intersecano in parte, o si sovrappongono sino a coincidere le sfere della famiglia-parentela, dell’amicizia o socialità privata,
e del ruolo pubblico e politico: il che rimanda ai rapporti tra società, stato e corte. A Londra le tre sfere appaiono più
chiaramente, anche se certo non interamente, separate. A Parigi, nel quadro dello stato assoluto “a chiesa e partito unico”, è
assente, ed anzi in via di principio vietata quella sfera di libertà d’espressione politica che in Inghilterra fa capo al Parlamento
libertà anche nei partiti contro il governo, e delle sétte contro la chiesa; tuttavia non manca la politica, ma essa deve ancora
mimetizzarsi come “letteratura” e “filosofia” nei salons illuministi.
A Costanza Fagnani, invece, manca del tutto la pluralità di spazi in cui Selwyn piò muoversi, assumendo ruoli diversi nei
molti networks cui appartiene, e nelle successive fasi della sua vita, perché sono composti da persone ogni volta diverse. In
famiglia e in società, la marchesa Fagnani incontra e frequenta sempre le stesse famiglie, e queste non le riconoscono dignità
come persona, ma solo a condizione che sia integrata nella famiglia del marito.
Selwyin era omosessuale e questo può spiegare il carattere straordinario dell’affetto per Mie Mie come una correzione
affettiva alla solitudine, tanto più grande in vecchiaia per chi non può confessare la propria diversità, tanto più amata, forse,
perché in lei Selwyn vedeva e voleva riparare la condizione degli esclusi.

Salotti, intrattenimenti e amori tra fine Settecento e primo Ottocento. Dall’epistolario di Vincenzo Monti con dame letterate.
Riflessioni sugli intrattenimenti e amori tra fine 700 e primo 800 attraverso l’epistolario di Monti. Questo è raggruppabile in
tre/quattro categorie: l’amore ai fini del matrimonio e della formazione di una famiglia; un secondo gruppo è costituito da
relazioni sessuali; il terzo gruppo più numeroso include i carteggi, con dame “letterate”, salonnières abili nel presentare,
pubblicizzare e distribuire in anteprima le produzioni dei poeti da loro frequentati e protetti. È tuttavia questo gruppo di
relazioni epistolari con “dame letterate” che sembra mettere in scena, meglio di chiunque altro, il tono e le peculiarità dei
rapporti di genere nella società neoclassica e pre-romantica.
Il modello che Monti sembra avere in mente è l’unione di affetti e di intimità, a partire da una vagheggiata scelta di
innamoramento sentimentale alla Rousseau. Vuole che la futura sposa non solo sia giovane e vergine, ma che sia fornita di
un’educazione che, dalla musica al francese, la prepari ai riti della buona società.
Troverà la donna da sposare nel 1792, è Teresa Pikler, entrambi appartengono ad assai modeste condizioni, la decisione delle
nozze sembra essere stata presa sotto il segno dell’opportunità e della ragione; e non si esclude che negli anni della maturità a
Milano, la coppia segua le consuetudini della buona società: un matrimonio “aperto” nel quale, Teresa ha un cavalier servente.
Monti è solito intrattenere saltuarue e superficiali relazioni con dame letterate italiane, fra queste c'è Madame de Stael, al
quale indirizzo 35 lettere dell'Epistolario
Madame de Stael non è solo una scrittrice di professione, e per giunta di gusto già prettamente romantico; è una salonnière che
intende il ruolo dei salons in modo lontanissimo dai limiti retorico-letterari entro cui ancora si restringono nello spazio
italiano. Per Madame de Stael, cresciuta nel salon politico-letterario del padre, dove letteratura e philosophie si sono già fatte
politica, non si faceva più letteratura ma si partecipava già attivamente alla Rivoluzione.
Giudizio di Madame de Stael sui costumi delle dame e dei salotti colti italiani: Ella ritiene che la sociabilità italiana sia goffa,
nei rapporti tra le dame e i loro cavalier serventi disapprova ciò che a quei tempi disapprovavano tutti i protestanti. Un simile
rapporto non solo e non tanto è immorale, quanto espone al ridicolo, è naif ma anche ineducato, infinitamente meno sottile dei
raffinati e complessi rapporti che si intessono tra uomini e donne della buona società francese, ora che essa va rapidamente
mutando sotto l’influenza di Rousseau, e adottando il modello inglese del matrimonio d’amore, e della rivolta contro i
matrimoni combinati. La durezza di simili giudizi sul costume italiano nasce non solo e non tanto dai modi non abbastanza
parigini della buona società, quanto da un più profondo giudizio politico sull’assenza in Italia di una coscienza nazionale.

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