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UNIVERSITÀ DI PISA

DIPARTIMENTO DI FILOLOGIA, LETTERATURA E LINGUISTICA


LINGUE, LETTERATURE E FILOLOGIE EUROAMERICANE

Scherno e gloria degli antichi dei

LA TRADIZIONE LETTERARIA DI MERLINO DALLE


ORIGINI AD ARIOSTO

Debora D'Alfonso
522962

Pisa, A.S. 2018/2019


RELAZIONE ESPOSITIVA

Il punto di partenza del mio elaborato risiede nella volontà del gruppo con cui ho
affrontato il tema “Ariosto e la tradizione ovidiana” assegnatoci dalla professoressa Francesca
Fedi, di trattare tale argomento in maniera non ordinaria. Essendo Ariosto una materia senza
dubbio consciuta dalla collettività a cui avremmo esposto le nostre argomentazioni, abbiamo
deciso di comune accordo di soffermarci su alcune tematiche specifiche, tenendo allo stesso
tempo conto di quelli che erano i nostri interesse e le nostre curiosità. Dopo aver esaminato il
materiale, fra le innumerevoli proposte che abbiamo suggerito, ho personalmente scelto di
trattare sulla tradizione letteraria magica nel periodo rinascimentale, avvalendomi del caso
specifico di mago Merlino, in quanto personaggio leggendario e intramontabile della storia
che racchiude lo stereotipo delle figure magiche per eccellenza.
Alla base di questo studio vi è la definizione di mito che Emilio Bigi, grande
specialisti degli studi letterari italiani, propone nel saggio Mitologia cavalleresa e mitologia
classica nell'«Orlando Furioso», per cui per mito si può intendere quella dimensione in cui
personaggi, cose e vicende assumono un carattere meraviglioso, favoloso e soprannaturale.
Prendendo in considerazione tale definizione, è chiaro che rientrerebbero nel discorso
mitologico, non solamente gli eroi e gli dei della tradizione greco-latina che gli autori letterari
sono soliti riprendere e rielaborare, bensì anche la fate e i maghi. La tradizione mitologica
legata alla sfera magica cui ho appena accennato, secondo Bigi, è stata per troppo tempo
trascurata nonostante fosse degna della stessa attenzione di quella classica in quanto con una
tradizione altrettanto lunga e meravigliosa. Per dimostrare e sostenere l'esistenza della
tradizione mitologica magica ipotizzata da Bigi mi sono proposta di tracciare la lunga
tradizione letteraria che testimonia anche la presenza di mago Merlino nell'Orlando Furioso di
Ariosto.
Prima di addentrarmi nell'analisi di questo personaggio, ho esaminato il ruolo della
materia magica nel periodo rinascimentale soffermandomi su come la magia costituisse in
questo periodo una parte integrale del sistema di credenze del mondo,
Come ho precedentemente accennato, il cuore del mio elaborato verte sulla figura di
mago Merlino, un personaggio la cui presenza nella storia della letteratura è costante e
ininterrotta, seppur differente nelle sue versioni. Infatti i differenti gusti e interessi di ogni
autore e di ogni epoca hanno modificato ed arricchito di volta in volta non solo la storia di
questo personaggio ma anche le sue caratteristiche.
Nella sua origine il mago Merlino trovava corrispondenza nelle figure altrettanto
leggendarie di Myrddin Wyllt e di Ambrosio Aurelliano, due personaggi storici britannici
vissuti realmente nella Gran Bretagna del VI secolo, che avevano il dono della
chiaroveggenza. La prima rappresentazione in ambito letterario di Merlino è il frutto della
melange dei personaggi sopra citati ed è delineato per la prima volta dallo storico britannico
Goffredo di Monmouth nel 1136 in Historia Regum Britanniae. Nella rappresentazione
goffrediana, Merlino è figlio di uno spirito e di una principessa ed appare come guida e
profeta dei re. Infatti fin da bambino possiede il dono della chiaroveggenza e per questo viene
convocato dal re britannico Vortigern il quale vuole chedergli il motivo per cui il castello che
sta costruendo in Galles per potersi difendere dai Sassoni, crolla all'improvviso al suolo ogni
volta che è al punto di essere ultimato. In tale occasione, Merlino gli rivela che sotto di esso si
trova un lago in cui dormono due draghi che, metaforicamente rappresentano i sassoni e i
bretoni, e gli spiega che si tratta di una visione secondo cui il re sta per cadere per mano di
uno dei due draghi. L'esito del modello proposto da Goffredo fu immediato tanto che molte
furono le traduzioni e le copie che uscirono nei decenni successivi in tutto il continente. Fra
quelle più rilevanti per lo sviluppo del Merlino ariostesco, è da segnalare la traduzione
francese del 1155 di Robert Wace il cui titolo è Roman de Brut, a cui si attribuisce la prima
relazione diretta tra Merlino e Artù; e ancora il Merlin di Robert de Baron, il quale oltre a
rimarcare la nascita del mago dall'unione tra una giovane vergine e un demone, dettaglio già
inserito da Goffredo, vi aggiunge la fine di Mago Merlino, ingannato dalla Dama del lago che
lo seduce e che con un incantesimo lo imprigiona in una roccia.
Il mago Merlino, con la sua aura di mistero, ha affascinato gli autori di ogni tempo, fra
questi anche Ludovico Ariosto. In un periodo in cui le leggende bretoni godevano di una gran
fama nelle corti europee e in cui la magia trovava un numero sempre maggiore di adepti,
Ariosto non poteva non inserire Merlino nella sua opera, nessuno risultava più idoneo di lui.
Le sue capacità erano infatti presenti in tutti gli antichi poemi, per cui la sua figura era molto
conosciuta dal pubblico lettore e ben considerata dagli scrittori suoi contemporanei. Più
specificatamente, ponendo l'attenzione sull'Orlando Furioso, notiamo che Ariosto ingloba nel
poema le due caratteristiche più caratterizzanti di mago Merlino che abbiamo visto emergere
nelle opere menzionate: quella di mago e quella di profeta. La prima caratteristica viene
ripresa da Ariosto nel momento in cui Melissa sta aiutando Bradamante ad unirsi con Ruggero
grazie alle conoscenze magiche apprese da mago Merlino, suo maestro. Mentre la seconda
caratteristica emerge nel poema di Ariosto nel momento in cui la maga Melissa presenta
Merlino a Bradamante riferendosi a lui con “profetico spirito di Merlino” (III, 9), e nel
momento in cui la amante di Ruggero, per trovarlo, decide di mettersi alla ricerca di “l'ossa di
Merlino profeta” (VII, 37). Chiaramente le caratteristiche di mago e di profeta cui ho
accennato sono solamente due delle innumerevoli peculiarità che ogni autore nel corso del
tempo ha associato alla figura di Merlino, il quale rappresenta nell'opera di Ariosto il culmine
della presenza costante e intinterrotta di questo mito.

BIBLIOGRAFIA
Con il presente elaborato ho avuto l'opportunità di illustrare la lunga tradizione
letteraria che testimonia la presenza di Merlino nell'Orlando Furioso e che ha influenzato la
configurazione del Merlino ariostesco. Non potendo indagare su un concetto ipotizzato che
non ha avuto alcun seguito, e non avendo il tempo e lo spazio necessari, né le fonti critiche a
cui fare riferimento per trattare interamente la presenza di Merlino nell'Orlando Furioso, ho
cercato tramite la mia elaborazione personale, di sostenere l'esistenza della tradizione
mitologica magica a cui accenna Bigi.
Come ho già scritto, alla base del mio elaborato vi è la definizione di mito proposta da
Emilio Bigi nel saggio Mitologia cavalleresa e mitologia classica nell'«Orlando Furioso» 1.
Affinchè potessi avere le idee chiare su quale fosse la concezione di magia che vigeva fra gli
autori rinascimentali, ho fatto riferimento a I vincoli della natura. Magia e stregoneria nel
Rinascimento2 di Ernst e Giglioni, e a Medioevo e Rinascimento3 di Garin. Per ripercorrere la
tradizione letteraria di Merlino ho usato per approfondire le letture menzionate, la tesi
spagnola di Galàn Redondo, il cui titolo è El mago Merlín desde la tradición romantica hasta
el Orlando Furioso (presencia y análisis crítico)4. Una volta messi a confronto le letture
menzionate, mi sono occupata del meraviglioso ariostesco, addentrandomi in una tematica che
si è rivelata poco esaminata e, dal mio umile punto di vista, trascurata. Per questo gli unici
saggi a cui ho potuto fare riferimento sono Ludovico Ariosto; lingua, stile e tradizione5 di
Segre e Meraviglioso6 di Residori.
La monografia che ho letto è La sopravvivenza degli antichi dei7 di Seznec che tratta
appunto della sopravvivenza delle divinità pagane nell'arte e nella cultura rinascimentali.

1 BIGI E., “Mitologia cavalleresca e mitologia classica nell'«Orlando Furioso»”, in Il mito nel Rinascimento, a
cura di Lucia Rotondi Secchi Tarugi, Milano, Nuovi Orizzonti, 1993, pag. 153-171.
2 ERNST G., GIGLIONI G., I vincoli della natura. Magia e stregoneria nel Rinascimento, Roma, Carocci,
2012, pag. 11-43.
3 GARIN E., Medioevo e Rinascimento, Bari, Laterza, 1990, pag. 141-195.
4 GALÁN REDONDO P., El mago Merlín desde la tradición romanica hasta el Orlando Furioso: (presencia y
análisis crítico), 2004, pag. 16-387 [Tesi]
5 SEGRE C., Ludovico Ariosto: lingua, stile e tradizione, Milano, Feltrinelli, pag. 175-193.
6 RESIDORI M., “Meraviglioso”, in Lessico critico dell'Orlando Furioso, a cura di Annalisa Izzo, Roma
Carocci editore, 2017, pag. 239-260
7 SEZNEC J., La sopravvivenza degli antichi dei, Torino, Bollari Boringhieri, 1981.
Essendo però l'argomento che ho trattato frutto della mia elaborazione personale piuttosto che
di indagini e ricerche già approfondite, il testo in questione non mi è stato utile ai fini
proposti, se non ad ampliare la mia conoscenza.

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