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Giuseppe Montaldo

La scienza dei maghi


Esprimi ciò che sei

GIUSEPPE MONTALDO EDIZIONI


 

A Pitta
 
 
Ai miei figli
Ilaria, Bruno, Nicola
 
 
Ai miei genitori
Bruno e Memma
 
 

La scienza dei maghi


Esprimi ciò che sei

Edizione digitale ottobre 2020


Giuseppe Montaldo
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Indice
 
Introduzione
1.   L’Eremita
2.   Paul
3.   Rinascita
4.   Giada
5.   Incontro con la guida
6.   L’Oscuroscopio
7.   La guida e la mente
8.   La svolta
9.   La magia e la mente
10.   La musica delle piante
11.   L’eterno ritorno dell’uguale
12.   Paul e il professore
13.   Il velo di Maya
14.   Il linguaggio delle piante
15.   Un secolo senza padri
16.   Walter
17.   Il bosco-città
18.   La scoperta di Paul
19.   Dio e l’intelligenza artificiale
20.   Il successo di Paul
21.   Il nuovo mondo
22.   Aldo torna a casa
Epilogo
Postfazione
Ringraziamenti
 
 
 
 
Ringrazio la vita che mi tiene in vita.
Ringrazio la gioia e il dolore che mi ricordano che sono vivo e
danno il senso a tutto ciò che mi circonda.
Ringrazio la morte che mi è sempre vicina perché io comprenda
che bisogna vivere per tenerla lontano.
Ringrazio la famiglia dove tutto ha sempre inizio.
Ringrazio soprattutto i miei antenati che hanno vissuto perché io
fossi qui in questo momento.
 
 
 
Introduzione
 
Nei tempi antichi, la Magia ed il Misticismo erano insegnatI
simultaneamente e con uguale enfasi nelle Scuole che formavano i
Sacerdoti, perché questi due concetti hanno sempre costituito dei
Fondamenti estremamente importanti della Scienza Ermetica e
continueranno ad esserlo ugualmente nell’avvenire. In passato, tutte le
Scienze che trattavano del Piano Materiale facevano parte integrante della
Magia. Quindi, tutti i procedimenti tecnici, indipendentemente dal dominio
materiale a cui appartenevano, furono trasmessi da Maestro a Discepolo,
in seno alle caste sacerdotali. Tutte le scienze, in particolare la
Matematica, la Chimica, la Fisica e l’Astronomia facevano parte della
Magia.
(Franz Bardon - Introduzione alle dottrine ermetiche. La pratica
dell’evocazione magica)
 
L’alba di un nuovo mondo è adesso.
Nella nostra voglia di ricominciare.
Il sole sta sorgendo per illuminare una nuova umanità.
Che inizia la sua seconda vita con un rinnovato principio.
È un nuovo e affascinante viaggio che, tuttavia, inizia dove ci aveva
lasciato il matto che ora assume una nuova veste, nel suo infinito percorso
di vita, di morte e di rinascita.
La sua nuova veste è la prima lama dei tarocchi e cioè il Mago.
Rappresenta la prima tappa del viaggio iniziatico che tutti percorriamo
per compiere il Destino dei Destini.
Ritornare all’origine.
Il Mago è appena nato e ha difficoltà a entrare e a vivere nel mondo
materiale. Ha una grande paura di vivere.
È come un bimbo appena nato ed è arrabbiato con la mamma perché
l’ha fatto nascere. Perché lui nel grembo materno ci stava bene mentre
ora, nella vita, deve imparare a ‘vivere’ e questo gli fa paura.
Per questo gli è difficile agire in un ambiente che ‘sente’ ostile’.
Il Mago trova nella natura tutto ciò che gli occorre. Ha tutti i potenziali
per esprimere il meglio di se stesso ma non li sa ancora riconoscere e
mettere in pratica, per cui li ‘sublima’ con l’inganno rimanendo sempre ai
margini dell’azione facendo credere però di essere sempre all’altezza
della situazione. La conseguenza è che, la maggior parte delle volte, non
esprime ciò che è ma ciò che gli altri vogliono da lui tradendo se stesso e
le persone che in lui avevano riposto la loro fiducia.
In questo modo lui mistifica anche la magia, rendendola sterile.
Ma che cos’è la magia?
È qualcosa di reale, tangibile, praticabile, un vero e proprio potere o è
solo una parola vuota, astratta, che non ha nessun riscontro nella realtà?
Eppure i maghi sono sempre esistiti.
E qualche secolo fa scienza e magia erano due facce della stessa
medaglia.
Isaac Newton, uno dei più grandi scienziati che siano mai esistiti, è
stato definito l’ultimo dei maghi.
Nonostante ciò la parola mago è usata in modo improprio se non
abusata.
Ricordate quando ne ‘I viaggi del Matto’ Martina incontra Carlo che in
pochi minuti fa ripartire la sua macchina che era rimasta in panne?
“Mah! Lei è un mago”, disse Martina.
Da questo semplice episodio capiamo qual è il significato che noi tutti
diamo alla parola Mago.
Molto banalmente, per tutti noi un mago è quella persona che fa cose
che a noi appaiono non solo impossibili ma al di fuori di ogni logica di
questo mondo.
Un Mago quindi è, in qualche modo, un essere soprannaturale.
Pensate se questa persona potesse spostare con la forza del pensiero un
oggetto da un posto all’altro.
Sarebbe un Mago per voi? Penso proprio di sì.
Questa definizione è frutto solo dell’ignoranza. In realtà un Mago è
colui che sa utilizzare le forze della natura. È evidente che, a chi non sa
come agiscono queste forze, certe manifestazioni sembrino vera magia.
Salvo quelle che la scienza ha già scoperto e divulgato. Per cui tutto ciò
che vediamo, che per noi non è scientifico, diventa magia.
Probabilmente la scienza è ancora molto limitata, data la quantità di
cose che non riesce a spiegarsi.
Magiche sono certe guarigioni perché non rientrano negli usuali schemi
e credenze. I medici che non sanno spiegarsele le definiscono ‘remissioni
spontanee’.
Purtroppo questo è ciò che è stato loro insegnato.
Quindi, in un semplice rapporto di causa ed effetto, affermano: “Se una
malattia è maligna non può guarire!”.
Un bel sillogismo! Non c’è che dire.
Allo stesso tempo questa remissione spontanea, in realtà è un fenomeno
naturale derivante dalle capacità di guarigione del nostro sistema Corpo-
Mente-Spirito.
Facciamo un altro esempio.
Siamo nel Medio Evo. Sopra i cieli di Piazza San Pietro appare un
oggetto volante. Questo velivolo scende posandosi davanti alla Basilica di
San Pietro. Il Papa immediatamente si affaccia e pronuncia davanti a
migliaia di fedeli subito accorsi: “Miracolo, miracolo! Dio si è
manifestato!”.
Se tutto questo accadesse oggi, nessuno si stupirebbe di nulla.
A meno che non scendesse sulla piazza un’astronave a decollo
verticale. In questo caso sarebbe un miracolo, una magia anche per noi
uomini del ventunesimo secolo.
Quindi, riassumendo, la Magia è la capacità di agire le leggi naturali:
mondo minerale, vegetale, animale e umano nella sua unità di corpo,
mente e spirito.
Anche se la scienza non indaga oltre la materia, questo non significa
che le forze dello Spirito non agiscano nel mondo materiale.
“Qualunque tecnologia avanzata non è distinguibile dalla magia.
Qualunque intelligenza aliena sufficientemente avanzata non è
distinguibile da Dio.” (Arthur Clarke)
Quelle persone che sanno attivare i poteri – che l’Uomo possiede –
della mente, dello spirito e del corpo, sono definiti maghi solo da coloro
che ignorano questi poteri.
Quando uno scienziato fa una nuova scoperta scientifica, non fa altro
che attivare le sue risorse naturali di Mago.
Pensate. Tutti i più grandi scienziati del ‘700 e dell’800, coloro che
hanno dato inizio alla scienza moderna, erano dei veri e propri Iniziati,
dei geni, dei visionari.
Quindi cosa fa di un uomo un Mago, un Iniziato?
Le scuole iniziatiche e misteriche sono sempre esistite dalla notte dei
tempi.
L’accezione più diffusa della parola mistero è ciò che è inspiegabile o
inaccessibile alla comprensione, alla conoscenza, alla ragione umana, in
quanto ne va oltre... e che quindi costituisce un segreto. Il suo svelamento
costituisce al contempo soluzione al problema che il segreto stesso
rappresenta e rivelazione per il mistero che racchiude.
Nei tempi antichi le celebrazioni dei riti misterici erano diffuse su tutto
il bacino del Mediterraneo; ad esempio in Egitto erano celebrati i Misteri
di Iside e Osiride, nella Magna Grecia quelli della scuola pitagorica, a
Eleusi quelli di Cerere, Demetra e Persefone, a Creta quelli di Zeus, ad
Argo quelli di Hera, a Cipro quelli di Afrodite, in Persia quelli di Mitra.
I riti misterici possono definirsi quei riti particolari di natura iniziatica
che offrivano agli iniziandi la possibilità di accedere alla Conoscenza, sia
“assoluta”, sia focalizzata su determinati campi artistici o scientifici, alla
Verità e, di conseguenza, alla preparazione alla vita dopo la morte.
L’apprendimento di questa conoscenza, che viene comunemente
definita esoterica, è un passaggio obbligato per potere diventare dei veri
Maghi.
Ma qual è il significato dell’aggettivo esoterico?
Uno dei significati di questa parola secondo alcuni è:
“L’esoterismo è da sempre la tendenza ad un insegnamento estremamente
riservato, a cui venivano ammessi soltanto alcuni individui che avevano
ricevuto una preparazione specifica”.
Secondo me non è solo questo.
 
«Tutti i grandi Maestri hanno sempre affermato che la verità la trovate
solo all’interno di voi stessi. Ricordate che nell’antica Grecia, nel
frontespizio del Tempio di Apollo sul Monte Parnaso, stava scritto
‘Gnôthi sautón’: ‘Ti avverto, chiunque tu sia, oh tu, che desideri sondare
gli Arcani della natura, se non troverai dentro te stesso quello che cerchi,
non potrai nemmeno trovarlo al di fuori! Se ignori l’eccellenza della tua
propria casa, come puoi pretendere di incontrare altra eccellenza? In te si
trova celato il tesoro dei tesori.’
“Conosci te stesso e conoscerai l’Universo e gli Dei!”»
 
Ecco, questa è per me la vera conoscenza esoterica: quella che si svela
non solo studiando gli antichi misteri, ma anche ascoltando le intuizioni
che ci arrivano da dentro di noi. Solo dall’unione di queste due fonti si
apprende la scienza più profonda, e solo da qui può nascere nuova
conoscenza.
Ma attenzione: la parola conoscenza, in questo ambito, è fortemente
limitativa. Un termine forse più esplicativo è la percezione della luce
dentro di noi. Quando percepiamo questa luce, nulla ci è precluso e la
Magia è solo una conseguenza.
È evidente che non è una conoscenza per tutti.
L’arte della Magia può essere appresa solo da quelle persone che hanno
voglia di cambiare strada e di percorrere sentieri non ancora battuti,
percorsi nuovi e sconosciuti.
Insomma, è qualcosa per uomini avventurosi che non abbiano paura di
mettersi in discussione.
Per coloro che credono che l’Uomo non sia fatto solo di materia.
Per persone che abbiano il coraggio di smetterla di essere soltanto
cognitivi e cerebrali.
Per poter riconoscere di essere qualcosa di più, molto di più.
Sembra che oggi le persone ricerchino le verità nella ragione e si siano
dimenticate dell’intuito, dell’intelligenza del cuore da cui nasce il vero
pensare.
Per questo voglio scrivere questo libro. Perché i Maghi, i veri maghi,
non i ciarlatani e i buffoni che stimolano superstizioni e credenze popolari
di basso livello, sono sempre esistiti ed esistono ancora oggi. E che la
vera magia è un’arte che si svolge al confine dei due mondi perché quello
che fa la magia è proprio mettere in comunicazione la terra e il cielo, il
mondo visibile e il mondo invisibile. Le leggi della natura esistono e
agiscono in entrambi i mondi. Solo che molte persone credono solo in ciò
che vedono gli occhi del razionalismo più deteriore che diventa
cerebralità.
A questi io rispondo che chi ha imparato a unire pensiero e intuito non
ha bisogno di prove razionali o pseudo-scientifiche. Crede perché ha
sperimentato a un altro livello.
Chi invece cerca prove razionali non le troverà mai perché certe cose
non sono dimostrabili in una sola dimensione, come vorrebbe la scienza o
meglio la pseudo-scienza. La vera scienza è un’altra cosa.
 
Volete diventare dei veri Maghi?
Volete essere protagonisti di nuove conquiste, di una nuova alba per
l’umanità?
Continuate a leggere. Le sorprese non mancheranno!
E vi renderete conto che il mondo è pieno di magia e i miracoli
accadono tutti i giorni.
Bisogna solo imparare a vederli.
1. L’Eremita
 
“Dolore è il rompersi del guscio che racchiude la vostra intelligenza.
Così come il nocciolo del frutto deve rompersi perché il suo cuore possa
esporsi nel sole, così dovete voi conoscere il dolore.
E se voi sapeste tenere il cuore in stato di meraviglia di fronte ai quotidiani
miracoli della vita, il dolore vi apparirebbe non meno mirabile della gioia.
E voi accogliereste le stagioni del vostro cuore, così come sempre avete
accolto le stagioni che si susseguono sui vostri campi.
E vegliereste sereni durante gli inverni del vostro dolore. Molto del vostro
dolore è scelto da voi stessi.
È l’amara pozione con la quale il medico che è dentro di voi guarisce il
vostro io malato.
Confidate perciò nel medico e bevete il suo rimedio in silenzio e tranquillità.
Poiché la sua mano, benché grossa e rude, è guidata dalla tenera mano di
Chi non è visibile, e la coppa che vi porge, benché vi bruci le labbra, è
stata ricavata dalla creta che il Vasaio ha inumidito di lacrime sacre.” (Kahlil
Gibran)
 
L’Eremita smise di parlare.
Un profondo silenzio li avvolse.
Dopo un po’ di tempo che rimasero assorti, pervasi da questa atmosfera
un po’ magica, si guardarono intorno e la sorpresa fu incredibile. Sopra di
loro, il sentiero da cui erano arrivati era scomparso. Anche la luce soffusa
era sparita.
Erano sempre seduti sulla sottile sabbia che circondava il laghetto ma,
sollevando lo sguardo verso l’alto, videro una volta di stelle.
“Noi siamo figli delle stelle.”
L’Eremita parlò per l’ultima volta.
“Quello che sta sopra di noi, che non è apparso casualmente, è
l’immagine del cuore che è ancora intrappolato nell’oscurità.
C’è un velo sottile che lo separa dalla luce. I punti luminosi, le nostre
stelle, sono come dei canali che ci guidano verso la luce.
Ognuno ha i propri canali per trovare la sua strada e rompere
definitivamente il velo. Quando riusciamo ad entrare in questi canali, la
luce entra nel cuore e il velo si assottiglia. E questo processo noi lo
facciamo infinite volte nella nostra vita.
Purtroppo il processo è doloroso e non è gratis. C’è un prezzo da
pagare.
Abbiamo questa opportunità solo in determinate circostanze che si
presentano nella nostra vita in questa dimensione.
Il canale è un episodio della tua vita che ti getta in un tunnel di dolore.
Perché il processo funzioni dobbiamo attraversare questo tunnel.
In questo modo avviene un processo alchemico di pulizia e guarigione
e apriamo i percorsi della luce.
Se invece rifiutiamo di entrarci, per paura di affrontare il dolore, allora
il dolore si trasforma in sofferenza. La luce anziché aumentare diminuisce
e l’oscurità invade il nostro cuore. E noi prolunghiamo all’infinito la sua
sofferenza finché il cuore ti propone un nuovo percorso.
Ma se non sei in contatto col tuo cuore come fai?
Il dolore serve proprio a creare questo contatto.
Osservate la differenza che c’è tra dolore e sofferenza:
 
Il dolore è Amore
La sofferenza è Paura
 
Il dolore è un tunnel profondo ma breve
La sofferenza è un tunnel lungo che non finisce mai
 
Il dolore è pura consapevolezza
La sofferenza è solo mentale
 
Il dolore ti apre il futuro
La sofferenza ti mantiene nel passato
 
Il dolore è la porta dell’armonia
La sofferenza è un disordine infinito.”
 
Meditando su queste parole, videro che il Maestro cominciava ad
allontanarsi da loro camminando piano piano all’indietro.
Improvvisamente, come era apparso, l’Eremita – arrivato al centro del
laghetto – lentamente sprofondò e scomparve.
Un caleidoscopio di emozioni si impadronì di loro. Aldo e Martina si
guardarono sentendo un senso di vuoto profondo. Ritornando con la
mente agli intensi momenti vissuti a contatto col Maestro, i loro occhi si
inumidirono e le emozioni affiorarono al di sopra del loro cuore.
Restarono in silenziosa meditazione finché non ritrovarono il loro
equilibrio.
“E adesso?”, chiese Martina.
“Adesso cosa?”, replicò Aldo.
“Come facciamo senza il Maestro?”
“Il Maestro ci ha dato delle chiavi. Dobbiamo solo imparare a usarle, a
metterle in pratica.”
“Cosa significa metterle in pratica?”
“Significa usarle nella vita di tutti i giorni, altrimenti rimangono dei
semplici presupposti teorici privi di significato e utilità.”
“Bene. Allora possiamo andare.”
Martina concluse il discorso e si chiese se avrebbero fatto altri incontri.
La clessidra non c’era più. Cominciarono a preoccuparsi e a chiedersi
come avrebbero fatto a tornare al monte, a ritrovare il passaggio che li
aveva portati fino a lì.
Anche la luce soffusa era scomparsa ed erano immersi in un buio quasi
totale. Dal cielo stellato arrivava un tenue penombra che non avrebbe
consentito loro di fare nemmeno un passo.
“Concentriamoci sulle stelle”, disse Martina, “qualcosa succederà.
Dobbiamo solo affidarci e aspettare.”
Si sdraiarono sulla finissima e immacolata sabbia bianca.
“Se la stella è la porta di un canale di luce, cosa troveremo dall’altra
parte una volta che avremo percorso il tunnel?”, domandò Aldo.
“Hai detto che bisogna sperimentare? Bene sperimentiamo.”
“Come possiamo fare?”, chiese lei.
“Entriamo in contatto col nostro dolore più profondo e vediamo cosa
succede. Sei pronta?”
“Pronta!”
Cominciarono lentamente a entrare in meditazione. Fecero silenzio
nella loro mente e tutti i loro pensieri scomparvero. Piano piano il dolore
arrivò. Lo sentirono da lontano e lo accolsero.
Immediatamente si trovarono in un corridoio buio leggermente in
salita. Non vedevano niente salvo una tenue luce in fondo, molto molto
lontana. Si presero per mano e cominciarono ad andare in quella
direzione.
“Ho paura. Quella luce mi terrorizza. È come andare verso la morte”,
disse Martina. “Non ce la faccio. Io mi fermo. Soffoco e mi sento
congelare.”
“Non puoi fermarti. È peggio. Possiamo solo andare avanti. Non
credere che io non abbia paura, ma non possiamo tornare indietro.
Ricorda cosa ha detto il Maestro: guai a trasformare il dolore in
sofferenza. Potremmo ritrovarci catapultati al punto di partenza e
ricominciare sarebbe molto più doloroso.”
Con enorme sforzo continuarono il cammino.
“Sento il cuore pesante come un macigno, pieno di una tristezza
immensa”, disse Martina.
“Anch’io.”
La pendenza cominciava lentamente a diminuire e, dopo un tempo che
sembrò infinito, sentirono che il cuore iniziava ad alleggerirsi.
La luce in fondo era diventata più grande e adesso illuminava il loro
cammino.
Ma nonostante il cuore fosse più leggero, avevano ancora una grande
paura.
Ignoravano cosa li aspettava al di là della luce.
2. Paul
 
“La scienza ancora non è riuscita a scoprire molti dei profondi principi che
possono mettere in relazione con le caratteristiche psicologiche del
bambino l’azione di madri, padri o fratelli.” (Jerome Kagan)
 
Paul camminava sul lungomare dopo essersi lasciato alle spalle le
stradine del centro storico. Vagava senza meta. Mai si era sentito così
triste o, peggio, disperato come in quel momento. Era ormai buio. Il sole
era tramontato da un pezzo ma lui affondava il suo sguardo fino
all’orizzonte ormai quasi invisibile. Anche se non lo vedeva bene gli
sembrava di essere lì, in quel punto dove il cielo si incontra con il mare in
un confine sottile ma profondo, abissale e buio come la notte più nera.
“Ma è mai possibile”, pensava, “che io sia così idiota? Eppure ho fatto
del mio meglio. So di avere fatto del mio meglio. In cosa ho sbagliato”
Continuava a non darsi pace. Era un traguardo cui teneva tanto.
L’ammissione ai test per entrare in Medicina. In quel momento della sua
vita era il suo obbiettivo più importante e l’aveva perseguito con
determinazione. Per questo la delusione era ancora più cocente.
Ogni tanto si fermava. Guardava verso l’infinito e cercava di fare dei
respiri profondi per allentare la forte tensione che lo attanagliava, che gli
toglieva il respiro.
Si sentiva veramente disperato, deluso. E se la prendeva con se stesso,
alimentando inutili sensi di colpa.
Neanche le canne riuscivano a calmarlo.
Davanti alle difficoltà della vita, era solito reagire con lucidità e
ritrovare subito il suo equilibrio. Ma questa volta non ce la faceva.
Continuò ad andare avanti e indietro lungo il marciapiede che
costeggiava la spiaggia e le rocce. Alla fine la stanchezza e lo sconforto
prevalsero sulla tensione nervosa e cominciò ad avviarsi verso casa.
Dal lungomare Dante della cittadina di Alghero, dove aveva sempre
vissuto, alla sua casa il passo era breve.
Come varcò la porta sua madre era lì di fronte a lui, visibilmente
preoccupata.
“Paul, ma dove sei stato? Ti aspetto da ore! Non mi avevi detto che
uscivi. Ero in ansia anche per i risultati. Cosa è successo?”.
“Niente, Giada.”
 
Paul aveva forse due o tre anni quando cominciò a chiamarla per nome.
Quando capì che quello era il modo con cui gli altri la chiamavano non gli
ci volle molto per rivolgersi a lei così.
Giada. Il nome lo aveva affascinato da subito.
Era il nome di una combattente, di una persona che non si arrendeva
mai. Forte e determinata non ci metteva molto a rialzarsi dopo una brutta
caduta. E le cadute nella sua vita non erano state poche. Ma sempre aveva
reagito come una vera guerriera.
Il suo viso dai lineamenti molto fini era di una bellezza particolare che
infondeva fiducia e sicurezza in chi le stava vicino.
Il corpo era minuto ma non esile e denotava una grande forza interiore.
Era un punto di riferimento sicuro per tutti quelli che contavano su di lei e
a lei si affidavano.
Era un medico e lavorava nel laboratorio di un ospedale
all’avanguardia. Aveva, con la sua equipe, creato un sistema che aiutava i
pazienti in coma a ritrovare il contatto con la realtà e a risvegliarsi. Un
sistema di apparati elettronici veniva collegato al cervello dei pazienti e,
tramite modernissime procedure di intelligenza artificiale, poteva
dialogare con il loro subconscio. Se i danni cerebrali non erano molto
importanti, riusciva quasi sempre a risvegliare le loro coscienze e a
riportarli alla vita.
I suoi successi avevano dell’incredibile per l’epoca in cui viveva. Era
una vera rivoluzionaria e aveva vinto svariati premi in giro per il mondo.
 
Paul Fece per scansarla, ma mentre le passava a fianco lei lo afferrò per
un braccio.
“Fermati. Non ti permetto. Ora ti calmi e mi racconti tutto.”
Lui si lasciò prendere e si buttò nelle sue braccia, singhiozzando.
“Perdonami, Giada. Sono stato respinto. Tutto qui.”
“Come tutto qui? Perché? Cosa è successo?”
“Cosa è successo; cosa è successo… Lo sapessi! Sono ore che cerco di
farmene una ragione ma proprio non ci riesco.”
“Avanti, vieni qui. Hai voglia di raccontarmi tutto? Siediti vicino a
me.”
Si sedettero nel divano l’uno a fianco all’altro e stettero un po’ in
silenzio. Lei lo teneva abbracciato e Paul non riusciva a trattenere le
lacrime.
Anche se aveva ormai compiuto diciott’anni ed era un ragazzo che
potremmo definire maturo, non si vergognava di rifugiarsi nelle braccia
della mamma quando era necessario.
“Butta fuori tutto, lasciati andare. Vedrai che dopo starai meglio.”
“Ma non ti rendi conto? È una vera schifezza!”, disse alzando il tono
della voce.
“È inutile continuare ad agitarsi e lanciare accuse”, riprese lei dopo un
po’ di tempo. “Adesso dormici sopra. Domani ne riparliamo con calma.
Vedrai che troverai nuove soluzioni.”
“Buonanotte, mamma”, disse Paul dopo un tempo infinito.
“Buonanotte, tesoro.”
 
Paul aveva vissuto tutta la sua vita con la mamma e non aveva mai
conosciuto il padre. Nemmeno sapeva chi fosse.
Quando lei gli aveva raccontato tutto aveva sette anni ma lo ricordava
come fosse ieri.
Lo aveva preso in braccio e si era seduta sul divano, coprendolo con
una coperta. Lo aveva baciato, chiedendogli: “Hai freddo?”
“No.”
“Sai, Paulino, tuo padre era un bell’uomo, alto, robusto ma allo stesso
tempo molto sensibile e, quando venne qui per una vacanza, ci
innamorammo subito. Lui doveva trattenersi un mese con uno scopo ben
preciso e fu il periodo più bello della mia vita. Ma cominciamo
dall’inizio. Ci presentarono in occasione di una festa e mi piacque subito.
Mi raccontò che si era volutamente allontanato dalla sua città per
elaborare il lutto di una separazione sentimentale che lo aveva segnato
molto. Mi disse che doveva lasciar decantare.”
«Perché non me ne parli?», gli dissi io.
«Assolutamente no. Questa parte del lavoro l’ho già fatta. Sono nella
fase successiva, quella del lasciare andare e del distacco. Pensa che non
ho portato con me nemmeno il cellulare proprio perché il distacco sia
netto il più possibile.»
«Capisco», risposi.
“Cominciammo a frequentarci. Ci vedevamo praticamente tutti i
giorni”.
“Perché vi siete lasciati?”
“No caro, non ci siamo lasciati. È successo tutto in maniera incredibile.
Tu stesso stenterai a crederlo, tanto è stato assurdo. Quando il mese finì,
festeggiammo il mio diciannovesimo compleanno. Un po’ con la morte
nel cuore perché lui doveva partire il giorno dopo. Programmammo tutto
per tempo. Decidemmo di prenderci qualche giorno solo per noi.
Eravamo in vena di follie e volevamo veramente goderci quel poco tempo
che ci restava.
Noleggiammo una bellissima barca a vela, antica, in legno dotata di
tutte le comodità. E decidemmo di farci un bel giro. L’obbiettivo era
circumnavigare l’isola dell’Asinara per goderci tutte le sue bellezze,
facendo tutto ciò che ci passava per la mente: veleggiare, pescare,
prendere il sole e bagnarci in quel mare cristallino tutte le volte che ci
veniva voglia. Senza dimenticarci di mangiare cucinando tutto ciò che la
fantasia e l’atmosfera ci suggerivano. E siccome le follie si fanno una
volta sola, facemmo provvista di champagne. Sai, non avevo mai
assaggiato il pesce con lo champagne e, credimi, si accompagna
benissimo.
Quando lui partì fu un giorno triste. Al momento di lasciarci mi diede
un biglietto con il suo telefono e mi disse: «Chiamami domani. Qui trovi
tutti i miei dati».
Non ho nessun dubbio che fosse sincero. Ero sicura che avesse
elaborato il lutto precedente e che per lui la nostra non era un’avventura
come quelle che spesso si vivono in vacanza. Misi il biglietto nella tasca
dei jeans e lì lo lasciai. L’indomani la donna delle pulizie mise i jeans in
lavatrice e quando recuperai il biglietto mi venne uno shock. Non si
leggeva più niente! Al momento non detti importanza alla cosa. Chissà,
magari si farà sentire lui, pensai. Sai come si dice: gli amori delle vacanze
si dimenticano presto e non mi facevo molte illusioni.
Qualche settimana dopo mi accorsi di essere incinta. E cominciai ad
agitarmi. ‘Oddio. Cosa devo fare?’”
“Perché non l’hai mai cercato?”
“Non lo sentii più e io non ebbi il coraggio di cercarlo. Non mi chiesi
mai perché non si era fatto sentire. Forse aspettava che fossi io a
chiamarlo. E poi il suo è un nome molto comune e pensai che sarebbe
stato molto difficile trovarlo.”
“Non è possibile, Giada, ti avrà parlato di lui, di dove viveva, che
lavoro faceva; possibile che tu non avessi il minimo indizio da seguire?”
“È così. Lui mi aveva detto da subito che non avrebbe parlato di niente
che lo riguardava perché, disse, qualsiasi cosa avrebbe potuto riaprirgli la
ferita. Insomma, accettai le sue scelte e, di conseguenza, ho poi accettato
questa sorta di verdetto del destino.”
“Hai dato il tuo cuore a un uomo che non ce lo aveva libero”, disse
Paulino.
“È così. Ma sai, ho preso quello che arrivava senza farmi troppe
domande. E, credimi, non me ne sono mai pentita.”
“Ma l’hai pagato caro.”
“Non più di tanto. Quello che mi è rimasto nel cuore ha sempre
riempito la mia vita; poi sei arrivato tu. E non mi è mai mancato niente.”
“Non ti è mancato niente. Facile a dirsi! Non si può vivere una vita da
sole, senza un compagno.”
“Tranquillo, Paulino. Hai solo sette anni e io sono giovane e la mia vita
è ancora tutta da vivere. Poi, delle piccole storie le ho vissute ma non
tanto importanti da legarmi per la vita. Quindi le ho sempre lasciate fuori
dalla porta di casa. Non posso sapere cosa mi riserva il destino. Magari
troverò un uomo con cui sentirò di poter condividere il resto della mia
vita. Ma anche no. Può essere che il destino mi riservi una missione più
importante, che assorba tutta la mia attenzione.”
“Nulla impedisce di avere l’uno e l’altro.”
“Nulla. Sono d’accordo con te. Ma io non faccio progetti né metto
limiti alle infinite possibilità che la vita ci riserva. Mi godo tutto quello
che arriva così com’è e, credimi, non è poco. Per il futuro non mi fascio la
testa; ciò che dovrà accadere, accadrà. Mia nonna mi raccontò che,
quando era preoccupata per il futuro, recitava questa piccola frase tratta
da una canzone dei suoi tempi, i favolosi anni ‘60, come li chiamava lei.
La frase recitava così: ‘Un fiore appassisce se pensa all’autunno’. Il
messaggio è chiaro, no?”
“Sì.”
“Decisi che ti avrei cresciuto da sola. E, pensai, non sono né la prima
né l’ultima. Ce la farò. E così ho fatto finora. E credo di essermela cavata
abbastanza bene.”
Lui le fece un largo sorriso. “Non avrei potuto avere una madre
migliore.”
“Nessuno ha voluto abbandonarti. Semplicemente tuo padre di te non
ha mai saputo niente.”
“Come si chiama?”
“Aldo.”
 
La mattina dopo, durante la colazione, Giada gli chiese: “Come stai?”
Paul aveva il viso un po’ pestato, come un pugile appena uscito dal
ring, però era visibilmente più disteso.
“Bene, mamma. Sai, stavo pensando che forse è un segno del destino che
io non debba fare Medicina. Penso che per me sia meglio una facoltà che
abbia maggiori contenuti scientifici. Medicina è una scienza
prevalentemente empirica e i suoi contenuti scientifici appartengono ad
altre discipline. A questo punto cerco una di queste. Farmacia, chimica,
biologia e anche fisica. Queste sono le vere facoltà scientifiche. Oltre a
ingegneria, matematica e altre che però mi interessano meno. Ma non
solo. Ci sono alcuni nuovi interessanti corsi di laurea che mi attirano:
biofisica, bioingegneria e bioinformatica. Sono alla base dell’intelligenza
artificiale. Voglio informarmi e penso che alla fine sceglierò una di queste
due.”
“Bene. Ne sono felice. Niente succede a caso. Alla fine tutto va sempre
per il meglio.”
 
3. Rinascita
 
“Tutta la potenza della magia consiste nell’amore. L’opera della magia è
una certa attrazione d’una cosa verso l’altra, per affinità naturale. Tutte le
parti di questo mondo dipendono, come le catene dell’essere, da un amore
e sono legate da un nesso naturale. Questa è l’autentica magia.”
(Marsilio Ficino)
 
Alla fine il tunnel terminò e la luce li accolse.
Era una luce soffusa che li avvolgeva in sensazioni di benessere e di
estasi molto profonde e avvolgenti, come un volteggiare nell’aria dentro
una bolla fatta di piume.
Tuttavia qualcosa cominciava a preoccuparli e a far perdere loro la
bellezza di queste sensazioni.
Il sentiero era sempre in discesa e diventava sempre più ripido, e ogni
tanto rischiavano di precipitare verso il basso.
Ma a un certo punto, improvvisamente, la strada terminò.
Davanti a loro si presentò il vuoto assoluto. Dove finiva il sentiero
c’era solo un precipizio, un abisso di cui non si vedeva la fine.
Si sedettero cominciando a sentire spiacevoli sensazioni. Si sforzavano
di capire.
“Cosa ci sta succedendo? Dove stiamo andando?”
Un vento cominciò a soffiare alle loro spalle e, a questo punto ebbero
veramente paura. Il vento aumentava lentamente di intensità. Si
guardarono terrorizzati ma un pensiero li accomunò: ‘Non dobbiamo
resistere, abbandoniamoci e facciamoci trasportare.’
Nel momento in cui presero piena coscienza di questa decisione, una
folata di vento ancora più forte li catapultò nel vuoto.
Ma non precipitarono.
Un carro guidato da due cavalli alati li accolse. Il vento era cessato.
L’aria era molto rarefatta e la sensazione era che non respirassero. In
realtà non respiravano proprio. Seduti sui morbidi sedili del carro, i loro
occhi si perdevano nel vuoto.
I cavalli volteggiavano nell’aria e l’armonia, l’eleganza e la bellezza
che emanavano erano stupefacenti. Ogni tanto il cavallo, anzi la cavalla,
che stava sulla sinistra girava il capo verso di loro e faceva un occhiolino,
sorridendo. Il cavallo sulla destra invece era molto più concentrato sul
cammino. Sembrava dicesse: ‘Tranquilli, ci sono io, non abbiate
timore.’
Mentre scendevano, l’atmosfera si faceva sempre più densa. Man mano
che attraversavano questi strati le sensazioni mutavano. Fluttuando
leggeri si accorsero di aver cominciato a respirare e finirono di
attraversare l’ultimo strato.
Adesso si sentivano a loro agio e cominciarono a osservare cosa
succedeva sotto di loro.
Si ritrovarono a sorvolare un bosco nel momento in cui il sole
compariva all’orizzonte.
Le ombre lunghe che il sole stagliava sugli alberi diedero loro la prima
impressione di un luogo che, più che un bosco, era un bosco-città.
Sembrava di fluttuare sopra un dipinto tridimensionale fatto dal più
grande artista mai vissuto in questo universo, tanta era la bellezza di ciò
che si presentava davanti ai loro occhi.
Il bosco era interrotto da spazi di forma circolare, pieni comunque di
verde, dove si potevano osservare degli strani alberi.
Sopra questi alberi erano sospesi dei frutti. In realtà sembravano frutti
visti da lontano ma, avvicinandosi, notavano che erano delle vere e
proprie abitazioni.
Il carro cominciò a volteggiare intorno all’albero da una certa distanza.
In questo modo potevano avere una visione d’insieme dell’albero.
Era veramente gigantesco e… impressionante!
I frutti erano a forma di pigna ed erano sospesi ai rami dell’albero
mediante una scaletta a forma di spirale avvolta in un involucro
trasparente. La scaletta, pensarono, portava all’ingresso dell’abitazione.
Osservando meglio notarono che anche i rami non erano come li
avevano sempre conosciuti. Erano dei tunnel, camminamenti anch’essi
avvolti da un involucro che consentiva il passaggio della luce e
proteggeva le persone dall’ambiente esterno.
Le pigne erano di forma e dimensioni diverse e osservarono che le
classiche superfici opache costituite dalle brattee diventavano trasparenti
come delle finestre posizionate a intervalli regolari.
Questo intervallarsi di superfici opache e superfici trasparenti conferiva
alle pigne una bellezza particolare.
Inutile dire che, appena osservarono i tronchi, anche questi erano
realizzati come i rami. Un cilindro ma con l’aspetto e le fattezze di un
classico tronco d’albero vuoto all’interno ma protetto da un altro tipo di
involucro. Tuttavia non riuscivano a vedere cosa c’era al loro interno.
Le forme dell’albero erano molto regolari. I rami che uscivano dal
tronco erano leggermente inclinati e contenevano ognuno fino a sette
pigne. Le lunghezze dei rami non erano tutte uguali e le pigne avevano
dimensioni e colori diversi.
Questi alberi non apparivano loro come delle costruzioni artificiali fatte
con materiali costruiti dall’uomo. Assolutamente no.
Da quello che potevano vedere erano dei veri e propri vegetali e non
differivano in nulla dagli alberi che avevano sempre conosciuto.
La sommità di ogni albero era sovrastata da una pigna gigante. “La
mente, la centrale operativa!”, pensarono all’unisono.
“Incredibile!”, disse Aldo.
“Da togliere il fiato”, replicò Martina.
“Beh, sai qual è il significato simbolico della pigna? Rappresenta la
ghiandola pineale. È il nostro ‘contatto’ con le forze dell’Universo. La
porta dell’anima, come la definì Cartesio. La fonte di tutte le nostre
ispirazioni e intuizioni. È la coscienza, la sapienza, l’illuminazione
spirituale, il governo dell’Io. Nella religione cristiana è un simbolo di
fede”
“Se è veramente la centrale operativa, io ci vedo un grande sviluppo
nella coscienza umana: l’aver superato l’illusione che la coscienza sia
solo nella mente; l’essere diventati consapevoli che esiste un canale di
comunicazione che ci mette in contatto con il tutto e che questo canale
trascende la mente. La mente è solo un interprete della vera realtà.”
I cavalli continuavano a danzare sopra la città.
Tra un albero e l’altro vi erano dei camminamenti percorsi dalle
persone, ma non videro alcun veicolo. Tutti camminavano a piedi. Ogni
tanto c’erano delle zone prive di alberi ma sempre piene di verde, di
colori e di fiori di ogni tipo. Gli alberi erano di dimensioni differenti e,
apparentemente, svolgevano diverse funzioni rispondendo a svariate
esigenze della città.
Questo spettacolo particolare di una bellezza sconvolgente aveva
lasciato senza parole Aldo e Martina.
“È come se la natura piano piano si sia sostituita all’uomo”, affermò
Martina.
“O magari è il contrario. L’Uomo ha imparato a creare e costruire
facendosi guidare dalla natura”, replicò Aldo.
Il carro atterrò ai piedi di un monumento. Mentre scendevano, i cavalli
li salutarono e poi ripartirono.
La cosa che li colpì di più era che non c’era nessun tipo di mezzo di
trasporto. Non c’erano né automobili né altri tipi di veicoli.
Cominciarono a camminare per scoprire questo nuovo mondo.
4. Giada
 
“Ogni uomo e ogni donna è un mago. Quando hai cattivi pensieri e
sentimenti, è una forma di magia nera, perché stai contaminando e
disintegrando qualcosa, e secondo le leggi dell’universo, qualsiasi cosa
produca effetti negativi è classificata come magia nera.
E tutto ciò che armonizza, costruisce, abbellisce e illumina è classificato
come magia bianca.
Quindi, invece di essere allarmati dalla semplice menzione della magia, le
persone farebbero molto meglio a prendere coscienza dell’importanza di
tutto ciò che fanno.”
(Omraam Mikhaël Aïvanhov)
 
Giada lavorava in un laboratorio della clinica universitaria della sua
città. Ne era la responsabile e dirigeva un’equipe di 40 ricercatori.
Era un centro di eccellenza e i membri del suo team erano le migliori
menti che ci fossero in circolazione. Erano arrivati da tutto il mondo e,
una volta conosciuta la Sardegna, non se ne erano più andati.
La sua equipe, in dieci anni, aveva rilasciato più di cento brevetti in
venti Paesi ma la sua ricerca più importante riguardava il progetto
denominato ‘Oscuroscopio’.
Quando aveva vissuto la breve relazione con Aldo, Giada era ancora
molto giovane. Aveva quasi 19 anni ed era stata una storia appassionante
e coinvolgente ma il modo in cui era finita era stata un’esperienza molto
dolorosa, non solo per la perdita vissuta ma anche per il modo assurdo in
cui si era conclusa quella storia.
Aveva capito che doveva farsi aiutare. Comprendeva, o forse sentiva,
che le sue sofferenze potevano trasmettersi, non sapeva come, al bambino
che portava in grembo. Quindi doveva fare qualcosa per liberarsene.
Cominciò una terapia di gruppo. Molto timidamente era entrata piano
piano in confidenza con le persone che, come lei, stavano elaborando
esperienze dolorose e si rese conto che le confessioni e le condivisioni di
questo dolore, che le accomunava tutte, la facevano sentire accolta come
se tutte facessero parte tutte di un’unica famiglia.
I suoi pensieri la facevano viaggiare.
«Il dolore è come un filo che ci unisce, una corrente piena di un’energia
che sbriciola tutti gli steccati e ci fa sentire come fossimo una cosa sola. E
la coscienza si espande diventando infinita come l’universo.»
Era come se le sue compagne di viaggio le conoscesse da sempre.
Piano piano si liberò del senso di vuoto che l’aveva attanagliata dopo
quella separazione di fine luglio.
La cosa più bella che aveva provato era che tutto quel dolore, a poco a
poco, si era trasformato in qualcosa di inesprimibile a parole.
Si era trasformato in amore.
 
Man mano che riempiva il vuoto di quella sofferenza era come se il
cuore si aprisse e si riempisse di un profondo amore per la creatura che
portava dentro di sé. E capì che attraversare il proprio dolore, vivendolo
profondamente e totalmente, l’aveva aiutata a non farlo diventare
sofferenza, l’aveva aiutata a capire che tutto è dentro di noi e che la
responsabilità di come reagiamo alle ‘disavventure’ è solo nostra. Questa
consapevolezza, allo stesso tempo, le aveva dato un grande potere, una
grande forza.
Ma aveva fatto altre importanti scoperte, forse un po’ più tecniche, che
le avrebbero cambiato la vita.
La terapeuta che dirigeva il gruppo aveva insegnato loro il ruolo e la
forza dell’inconscio e come questo potesse condizionare la loro vita.
Insegnò loro anche come potevamo riuscire a dialogare con lui e a
trasformarlo per guarire paure, disagi e difficoltà.
Questa nuova ma profonda e coinvolgente consapevolezza era stata ciò
che l’aveva portata a scegliere Medicina e a coltivare un ‘sogno’: ‘Io
lavorerò per fare sì che questo potere, che tutti potenzialmente abbiamo,
diventi fruibile per chiunque. Come farò ancora, non lo so. Ma so che
riuscirò.’
La sua iscrizione all’università, la laurea, la specializzazione e
l’avventura di madre erano state un tutt’uno, un qualcosa che, come una
corsa a ostacoli, aveva animato, vitalizzato e riempito la sua vita fino alla
decisione successiva: dove andare a lavorare.
Ma la vita aveva già scelto per lei e le aveva portato il lavoro in un piatto
d’argento, proprio sotto casa sua.
Il grande progetto che la Regione aveva concepito qualche anno prima,
e cioè quello di fare diventare l’isola un centro di eccellenza in svariati
campi, non solo del sapere ma anche della qualità della vita, aveva
compiuto il suo primo importante passo. Era stata costruita nella baia di
Porto Conte, a due passi da dove lei viveva, in un posto meraviglioso a
contatto con la natura tra mare e monti, un grande laboratorio
universitario multidisciplinare che stava per diventare un importante
centro di ricerca. L’ambizione era quella di integrare e far dialogare
approcci scientifici diversi: medicina, farmaceutica, chimica, biologia,
infermieristica, medicina cinese, medicina ayurvedica e altri approcci
orientali ma anche psicologia, neurologia e altre simili e nuovissime
discipline.
Ancora le arrivavano nuovi pensieri, nuove intuizioni.
«Alla fine la vita e le sue esperienze sono solo dei viaggi che si svolgono
nella nostra coscienza, dove la mente è solo un interprete che ha lo scopo
di farci condividere queste esperienze prima di tutto con noi stessi e poi
con chi è pronto a farsi trasportare in questi nuovi mondi.»
Dopo la specializzazione fece un concorso e venne subito assunta. Fu
tra i primi in graduatoria e molti suoi colleghi provenivano da diverse
parti del mondo.
La clinica era dotata di laboratori all’avanguardia e chi l’aveva
progettata aveva dimostrato una grande lungimiranza, non solo per le
scelte tecnologiche e logistiche ma soprattutto per le nuove filosofie e i
principi che ispiravano la struttura del centro, l’assetto organizzativo
generale e il lavoro degli scienziati.
La gerarchia non era molto verticalizzata ed era costituita da due soli
livelli: un consiglio di amministrazione presieduto da un presidente e, alla
base e con pari dignità, tutti i gruppi di ricerca, ognuno dei quali
presieduto da un direttore responsabile.
Ogni gruppo doveva avere al suo interno tutti i rappresentanti delle
diverse discipline. Veniva stilato un budget, riferito a un certo numero di
progetti, massimo tre, in cui venivano definiti tempi e obbiettivi. Una
volta approvato il progetto, il gruppo aveva piena autonomia operativa e
riferiva semestralmente al consiglio di amministrazione sui progressi
delle ricerche.
Giada era stata nominata subito come responsabile del suo gruppo e
covava nel suo grembo un nuovo figlio: ‘Nuove tecnologie per l’accesso
all’inconscio individuale’.
Era sicura che sarebbe riuscita a realizzare questo sogno.
5. Incontro con la guida
 
“La magia non è dunque superstizione, ma al contrario partecipazione dal
di dentro alle potenzialità illimitate della natura.” (Giordano Bruno)
 
Si sedettero su una panchina all’interno di un parco.
Si guardarono intorno. C’erano bambini che giocavano. I loro giochi
erano molto vari.
A un certo momento, su uno dei tanti cartelloni luminosi che li
circondavano comparve una data: ‘30 aprile 2109’.
Aldo rimase a fissarlo e, un po’ sovrappensiero, lo lesse come 30 aprile
2019. Allora chiese a Martina:
“Ma non eravamo nel 2020? Siamo forse tornati indietro nel tempo?”
Martina, che stava guardando da tutt’altra parte, focalizzò la sua
attenzione sul cartellone e disse, quasi senza rendersi conto: “Guarda,
Aldo, che c’è scritto 2109.”
Quando si rese conto di ciò che aveva appena detto, sobbalzò. E ripeté:
“Duemilacentonoveeeeee!”
“Se quella è la data di oggi, io ho 125 anni!”, rispose Aldo.
“Ma no, dai. Stai scherzando?”
Aldo fermò un passante.
“Buongiorno signori. Non vi ho mai visto. Da dove venite?”
“Effettivamente veniamo da molto lontano.”
“Volevo chiederle: qual è la data di oggi?”
Il signore, un po’ stupito, indicò loro il cartellone.
“Aspettate qualche secondo. A intervalli regolari compare la data
attuale con tutte le informazioni collegate.”
“La ringrazio.”
E inghiottì con forza.
“C’è qualcosa che non va?”
“No. Tutto a posto. Grazie.”
L’uomo si allontanò.
Aldo e Martina si guardavano sbalorditi. Dire che erano sorpresi è dire
poco.
“Effettivamente, ciò che abbiamo visto non può essere del nostro
tempo. O siamo finiti in un’altra dimensione o ci hanno rapito gli alieni.”
Ripresero a camminare e si fermarono a osservare dei bambini che
giocavano a un gioco che non avevano mai visto.
Incrociarono un altro passante.
“Buongiorno. Mi scusi, a che gioco stanno giocando quei bambini?
Non abbiamo mai visto una cosa simile.”
Questi li guardò un po’ sorpreso e poi rispose: “In realtà questo non è
un gioco ma un’esercitazione. I bambini che vedete frequentano la terza
elementare della scuola statale. Saprete sicuramente che, nella scuola
primaria sono stati aboliti tutti i tipi di insegnamento cosiddetto cognitivo.
Alfabeto, grammatica, matematica, storia e geografia si apprendono nella
scuola secondaria. Dai dieci anni in su. E nel primo anno della scuola
secondaria si impara tutto quello che si imparava prima in tutti e cinque
anni della scuola primaria.
Nei quattro anni della scuola primaria, cioè dai sei ai nove anni, si
imparano i valori, le regole, i principi fondanti della convivenza a tutti i
livelli. E tutto questo si impara attraverso il gioco e la socialità e
osservando la natura in tutti i suoi fenomeni. Si apprende attraverso
audiovisivi ma anche appunto stando a contatto con la natura,
osservandone tutti i suoi aspetti e le sue manifestazioni.
E imparare dall’esperienza è il miglior modo di apprendere. Con
l’osservazione della natura i bambini imparano prima di tutto come viene
creata e conservata la cosa più preziosa che abbiamo: la vita.
Osservando la natura in tutti i suoi tre regni (minerale, vegetale e
animale) gli stessi bambini, pur non sapendo scrivere ma in base alla loro
pura esperienza, costruiscono delle leggi e imparano, piano piano,
attraverso i loro insegnanti, umani ma anche multimediali, a formularle
ognuno secondo il modo con cui è stata vissuta.
Alla fine quasi il 90% dei bambini arriva, attraverso apparecchiature
multimediali che consentono loro di esprimersi con disegni e simboli, a
formulare le leggi fondamentali della vita e della convivenza. Ma c’è un
aspetto, forse il più importante di tutti, che ha contribuito a realizzare la
svolta che è avvenuta nel mondo. Ed è iniziata proprio dalla scuola: la
pratica della meditazione è stata resa obbligatoria in tutte le aule
scolastiche e in tutte le società sportive per i bambini e i ragazzi fino ai 12
anni. Si dimostrò inutile estendere quest’obbligo per età superiori quando
ci si accorse che tutti coloro che, con pochissime eccezioni, avevano
provato questa pratica, non l’avevano più abbandonata.
È inutile che vi elenchi qui tutti i benefici della meditazione. La scienza
li ha scoperti già dal XX secolo ma non furono mai divulgati. Vi voglio
dire solo una cosa. Con la meditazione si va oltre la percezione dei cinque
sensi e si impara a percepire il tutto, cioè a vivere i diversi stati di
coscienza di cui abbiamo già parlato. In questo modo l’uomo, vivendo
esperienze olistiche, impara a percepire il mondo e l’universo nella sua
totalità.
Un bel cambio di prospettiva rispetto all’illusione dei sensi e
dell’aspetto solo ‘cerebrale’ dell’esistenza. Se volete approfondire, vedete
quello spiazzo? Lì trovate diversi tipi di monitor e terminali. Potete
consultare tutto ciò che volete riguardo a qualsiasi tipo di argomento o
problematica. Potete dialogare con loro e fare tutte le domande che volete.
Buona giornata.”
“Buona giornata anche a lei. E grazie.”
Decisero di dare un’occhiata a quei terminali. Quando raggiunsero la
piazzetta, un uomo venne loro incontro.
“Buongiorno Aldo, buongiorno Martina.”
Rimasero stupiti.
“Come fate a sapere chi siamo?”, chiese Martina.
“Sediamoci là e vi spiego tutto.”
Si sedettero al centro del parco.
“Si è sempre pensato”, cominciò la guida, “che viaggiare nel tempo sia
come viaggiare nello spazio, cioè recarsi da un posto all’altro. In realtà
non è proprio così. Vediamo come funziona il tempo. Non esiste il
passato, non esiste il futuro. Esiste solo l’adesso. Il passato e il futuro
sono solo una costruzione della mente razionale. Noi siamo sempre e solo
nel qui e ora. Tra cinque minuti noi saremo di nuovo nel qui e ora.
Pensateci: nell’adesso è concentrata tutta l’eternità. Altro non esiste.
Certo lo possiamo immaginare, studiare, interpretare, ma in realtà il
passato non esiste più e il futuro non esiste ancora!”
“Com’è possibile?”, chiese Aldo.
“È semplice. Immaginate un palazzo di 22 piani. Lo suddivido in piani
per rendere comprensibile il concetto ma nella realtà tutto è sempre un
continuum nel senso che niente è separato, diviso. Immaginate che ogni
piano rappresenti un secolo. Al primo piano c’è il secolo che va dall’anno
della nascita di Cristo all’anno 100. Il 101 sta nel secondo piano e così
via. Noi adesso siamo nel 2109, quindi nel 22° piano. Il punto da
comprendere è che, se ne avessimo la tecnologia, noi potremmo scendere
al primo piano e vedere che tutto sta accadendo adesso. Non c’è nessun
passato.”
“Ma questo è totalmente privo di senso logico”, affermò Martina.
“Aspettate e vedrete che tutto è più semplice di quanto pensiate. Come
sempre, tutto dipende dalla mente. Tutto è nella mente. È lei che crea la
tua realtà. Per spiegarvelo partiamo dall’osservare come era costruito un
computer circa un secolo fa. Oggi è molto diverso. Il vecchio pc era –
idealmente – una macchina a strati intesi in senso lato, vale a dire un
insieme di materia e programmi, cioè hardware e software: nel primo
strato abbiamo l’hardware, il ferro che costituisce tutti i componenti
elettronici; nel secondo abbiamo un linguaggio attraverso il quale
‘dialoghiamo’ con l’hardware. È l’interfaccia di comunicazione tra
l’hardware e il software. Un linguaggio costruito ad hoc in funzione degli
elementi elettronici che ho a disposizione. Tenete a mente: in questo
strato il linguaggio è solo per gli addetti ai lavori, agli specialisti che
l’hanno studiato. Si chiama linguaggio macchina o linguaggio di basso
livello. Nel terzo strato c’è il sistema operativo: questo linguaggio mi
consente di interagire con il computer. Programmi applicativi: nel quarto
strato abbiamo un linguaggio di livello più alto. È quello che gli utenti, a
vari livelli di complessità, utilizzano per i loro scopi.”
“Perché ho voluto parlarvi di questo?”, proseguì l’uomo. “È molto
semplice: voi avete un pezzo di ferro ‘animato’ da programmi. Qual è il
risultato di questa animazione? Guardate lo schermo di un computer:
potete vedere di tutto. Immagini di grande bellezza come fotografie, opere
d’arte, formule scientifiche, poesie, romanzi, filmati e tante altre cose.
Non solo, potete fargli fare calcoli complessi, risolvere equazioni di
qualsiasi tipo e proiettarle in un grafico. Ora tutto ciò che vedete nello
schermo è puramente virtuale. Nella realtà esiste solo un pezzo di ferro.
Se questo vi è chiaro, capirete come lo stesso principio vale per la nostra
mente: la realtà esterna non esiste; è solo una costruzione del nostro
sistema corpo-mente nella sua interezza. E, credetemi, la nostra mente è
molto più potente di un computer.”
“Tutto molto bello. C’è però una piccola differenza”, lo interruppe
Martina. “Nel computer noi non ci siamo. Non siamo nella vita del
computer. Quello che vediamo lì è comunque qualcosa di esterno a noi.
Quindi non lo viviamo.”
“Esatto. Ma il passaggio successivo è molto semplice. Voi siete in un
ologramma creato dalla vostra mente. Ci siete dentro attraverso un
hardware e un software estremamente sofisticati. In realtà si tratta di una
vera intelligenza artificiale. Quindi potremmo dire che voi siete in un
tempo psichico che è diverso dal tempo fisico, anche se solo
apparentemente.”
“Perché solo apparentemente?”
“Perché il tempo, anche se scorre in maniera lineare ed è misurabile
con gli orologi, in realtà voi sapete che a volte vi sembra scorrere veloce,
a volte vi sembra scorrere lento. Ha quindi sempre un collegamento con la
nostra psiche, con le nostre percezioni. Riprendendo il discorso, ciò che
voglio dire è che tra i programmi della nostra mente, per lo più
sconosciuti all’Uomo ancora oggi, c’è quello di sintonizzarti nella vita e
quindi nell’epoca che stai vivendo. Questo significa che gli imperatori
romani del I secolo stanno vivendo esattamente in questo istante la loro
vita dato che la loro mente è sintonizzata con il primo piano di questo
edificio. A questo punto è ovvio che il viaggio nel tempo può avvenire
solo all’interno della mente. Basterebbe che la scienza, o forse è meglio
dire la magia, trovasse il modo di ri-sintonizzare il cervello in un’epoca
diversa.”
6. L’Oscuroscopio
 
“La disciplina del pensiero porta il discepolo dal pensiero scisso o riflesso
al pensiero che, come forza, vive simultaneamente nel mentale e nel sopra
mentale, essendo l’essenza delle cose: la logica Vera.” (Massimo
Scaligero)
 
Come sai, lettore, la separazione dal padre di suo figlio aveva lasciato
tracce profonde nel vissuto di Giada.
L’esperienza della terapia di gruppo le aveva insegnato che i contenuti
inconsci che non facciamo venire alla luce della coscienza possono essere
fonte di continuo e irrisolto dolore.
Nella sua esperienza di medico ricercatore aveva approfondito le
relazioni esistenti fra i diversi stati di coscienza che gli uomini possono
vivere nel corso della loro vita e aveva scoperto che la capacità di vivere
questi stati può aiutarci nel nostro rapporto con i nostri disagi emotivi.
Le relazioni esistenti fra conflitti emotivi e organi erano note dal XX
secolo e molti psicologi, alcuni psichiatri e altri terapeuti olistici da tanti
anni lavoravano su questo fronte.
L’idea di Giada era quella di costruire un’apparecchiatura elettronica
che consentisse all’uomo di ‘entrare’ in questi stati di coscienza per
agevolare il dialogo con se stessi in modo da entrare in contatto con le
nostre interiorità più profonde.
Aveva intuito che, riuscendo ad arrivare al nucleo della propria
coscienza, si poteva veramente entrare in altre dimensioni,
inimmaginabili ai più ma conosciute dai mistici e dai grandi maestri
dell’umanità.
Aveva subito trovato un nome parlante, ‘Oscuroscopio’, il cui
significato era più che evidente: sondare nelle profondità più oscure, ma
anche più luminose, della coscienza.
E siccome lei era un medico che non si poneva limiti, attraverso le
letture, gli studi e le esperienze che aveva fatto, aveva capito che il detto
‘come in alto così in basso’ significava che arrivare a questo nucleo era
come aprire le porte dell’invisibile.
Erano gli anni ‘30 ed era a capo della sua equipe ormai da quasi 10
anni e il progetto di ricerca era ormai pronto da presentare al consiglio. Si
rendeva conto che era un progetto rivoluzionario e, nonostante conoscesse
la larghezza di vedute del presidente e dei consiglieri, aveva un po’ di
timore.
Prima di presentarlo e rischiare di bruciarlo, voleva rifletterci ancora.
“Non te lo approveranno mai.” Uno dei consiglieri, che si chiamava
John, era un suo grande amico e, diversi anni prima, aveva vissuto con lui
una storia piena di passione. Ma la passione non si trasformò in amore e
le loro vite si divisero.
Era americano. Stava in Sardegna ormai da diversi anni. Era biologo e
faceva parte di molti importanti progetti di ricerca.
Giada aveva per lui una grande stima e considerazione.
Sicuramente lui avrebbe capito lo spirito del suo progetto.
L’aveva invitato a fare una gita domenicale spiegandogli chiaramente il
motivo dell’invito e lui aveva accettato con entusiasmo. ‘Mi fa un enorme
piacere passare una giornata con te, carissima, è un po’ che non ci
vediamo fuori dagli ambienti di lavoro’.
 
Si erano recati a Monte Prama, una località che sta tra la spiaggia di Is
Aruttas e lo stagno di Cabras, nell’Oristanese. Avevano da poco aperto,
dopo decenni di diatribe politiche e ideologiche, un museo che si
chiamava ‘I Giganti di Monte Prama’ ed era da un po’ che aveva
desiderio di visitarlo.
Sinceramente non aveva capito perché ci avessero messo tanto a far
venire alla luce, agli occhi del mondo, una scoperta così importante come
quella dei Giganti.
Una scoperta, pensava, che poteva aiutare a far conoscere al mondo la
storia millenaria dell’Isola, la sua terra, cui era profondamente
affezionata. Una storia che certi ambienti ufficiali erano riluttanti a
divulgare. Chissà perché, si chiedeva.
Era felice che la situazione si fosse sbloccata. Sicuramente, pensava, ci
saranno sviluppi interessanti.
Mentre facevano colazione lui ribadì: “Ripeto, non te lo approveranno
mai. Ma ti rendi conto di quanto possano essere destabilizzanti queste
scoperte per certi equilibri economici?”
“Pensavo che la nostra struttura fosse libera e autonoma.”
“Quanto sei ingenua! Lo sai che il consiglio deve comunque rendere
conto alla Regione.”
“Questo veramente non lo sapevo.”
“Non ci credo. Ma dove vivi?”
“Va bene. Capito. Allora secondo te cosa dovrei fare?”
“Non vedo molte possibilità. Credo che l’unica soluzione sia rivolgersi
a un’azienda privata.”
“Ma stai scherzando? Capisci cosa vuol dire? Significa che loro
saranno i proprietari delle scoperte e le brevetteranno di sicuro. Ma non
solo; la mia impressione, anzi, la mia paura è che la terranno nascosta
finché sarà in concorrenza con la vendita di farmaci.”
“Non c’è dubbio. Entrerebbe in piena concorrenza. La tua scoperta
consentirà la guarigione di tantissime patologie senza bisogno di ricorrere
ai farmaci.”
“Già.”
“Ci sarebbe un’altra possibilità. Potresti mascherarla in un progetto con
un nome diverso.”
“Non farei mai una cosa del genere all’azienda che mi ha dato fiducia e
fatta arrivare fin qui.”
“Concordalo con il presidente.”
“E cosa cambia? Se anche lui fosse d’accordo, non lo sarei io. Perché
dovrei tradire i miei principi e ingannare l’istituzione che ci governa?
Quella cui, nel bene e nel male, dobbiamo fiducia e rispetto. “Facciamo
così. Mi prendo un po’ di tempo. Se ti viene in mente qualche grande
azienda che non produce farmaci e che può capire la portata della mia
scoperta, fammelo sapere. Anche se ho forti dubbi.”
“Farò quello che posso.”
“Ti sono veramente molto grata.”
 
Non dovette aspettare molto. John la chiamò qualche settimana dopo.
“Ciao tesoro, come stai? Forse ho trovato qualcosa che può aiutarti. C’è
in Italia in questo momento un personaggio importante, manager di alto
livello di un’azienda spagnola, che ho conosciuto a un congresso qualche
anno fa. Quest’azienda è leader in apparecchiature elettroniche, per lo più
dispositivi medici molto all’avanguardia. Lavorano nel campo della
biorisonanza e hanno, nel loro curriculum, molti casi di guarigioni senza
uso di farmaci. Gli ho parlato del tuo progetto e si è dimostrato molto
interessato. Mi ha detto che sarebbe lieto di fare qualche giorno di
vacanza in Sardegna.”
“Ti ringrazio molto, John. Dagli pure il mio numero. Come si chiama?”
“Dottor Riveira. Spagnolo di Valencia. È un biologo ma non fa il
ricercatore. È un commerciale anche se di alto livello per il posto che
occupa in azienda.”
“Ancora grazie. A presto!”
Giada era felice per questa opportunità. Ma allo stesso tempo, anche
molto preoccupata. “Ammesso e non concesso che riuscissi a coinvolgerlo
nel mio progetto”, pensava, “dovrò trasferirmi in Spagna?”
Poi riprese il controllo di se stessa. “Di cosa mi preoccupo? Ci penserò a
suo tempo. Non abbiamo ancora iniziato a parlare e queste cose sono lunghe
e difficili a mettersi in moto. Facciamo un passo per volta.”
 
 
 
7. La guida e la mente
 
“Tra l’assenteismo e l’indifferenza poche mani, non sorvegliate da alcun
controllo, tessono la tela della vita collettiva, e la massa ignora, perché non
se ne preoccupa”. (Antonio Gramsci)
 
La guida proseguì il suo ragionamento. “Ma cosa dovrebbe indagare la
scienza, o la nostra natura divina, per fare questa scoperta? Pensate a
come funziona la nostra mente. Esiste una parte conscia e una parte
inconscia. Nel nostro subconscio è memorizzato tutto ciò che ci è
successo nel passato. Ma non finisce qui. La nostra mente non è isolata
ma, come tutte le menti individuali, è collegata alla mente universale del
tutto secondo una complessità che ancora oggi non è stata scoperta.
Ricordate i fili che si intrecciano? Il principio è sempre quello. Sciogliere
i fili significa portare a livello cosciente ciò che è sepolto nel nostro
inconscio. Quindi, riassumendo, nel nostro inconscio è registrato tutto e
queste registrazioni sono legate a eventi importanti della nostra vita
accaduti in passato, anche quando eravamo nel grembo di nostra madre.”
“Ma cosa accade quando moriamo e la mente muore?”, chiese Aldo.
“Non accade niente, nel senso che non si perde niente. Ciò che è
registrato nella nostra mente è registrato contemporaneamente nella
mente universale. Quando muori perdi la mente ma non perdi la
coscienza. La differenza rispetto a quando siamo vivi è che siamo pura
consapevolezza, pura percezione. E in questo enorme serbatoio di
memoria esiste sia la tua memoria individuale, di vita in vita, sia la
memoria universale secondo principi e tecnologie che non conosciamo.”
“D’accordo. È tutto molto bello e affascinante. Ma come abbiamo fatto
ad arrivare fin qui?”
Aldo e Martina rimasero in attesa. La curiosità li stava letteralmente
divorando. La guida li guardò a lungo. Prese un respiro profondo e
cominciò a parlare.
“Voi ora siete nell’anno 2109. Avete fatto – apparentemente – un
viaggio nel tempo.”
“Come, apparentemente?”, chiese Martina.
Si fermò un istante e riprese scandendo bene le parole. “Aspettate. Ora
cerco di spiegarvi. Dico apparentemente perché, in realtà voi state
facendo un viaggio nella vostra mente. Attraverso un viaggio, reso
possibile dalle ultime scoperte tecnologiche, voi siete saltati in un’epoca
diversa da quella in cui la vostra vita è sintonizzata.”
“Affascinante! E come funziona questa invenzione?”, domandò Aldo.
“Prima di spiegartelo è bene chiarire un aspetto molto importante, direi
fondamentale. Il futuro viene creato soprattutto dalla relazione che c’è tra
la nostra parte conscia e la nostra parte inconscia. Più riusciamo a
comunicare col nostro inconscio e più siamo in equilibrio e in armonia. E
il futuro sarà conseguente a questo nostro stato.”
“C’è qualcosa che non mi è chiaro. Noi siamo arrivati qui senza avere
volontariamente fatto questa scelta. È come se qualcosa, al di fuori della
nostra volontà, avesse agito su di noi. E, scusami, questo lo trovo
inconcepibile. È una violazione della nostra libertà e del nostro libero
arbitrio”, intervenne Aldo.
“Calma. Una cosa per volta. Prima vi devo fare il quadro completo.
Ma ora facciamo una pausa.”
Si recarono in un albero. Dopo essere entrati nel tronco, si trovarono
davanti a due scelte. Al centro c’era una sorta di ascensore mentre sul
bordo del tronco saliva una scala a chiocciola. L’ascensore li portò al
terzo piano. Presero un’uscita che, arrampicandosi su un ramo, li portò
all’ingresso di una pigna. Scesero fino ad arrivare in un ampio locale.
Ciò che videro era semplicemente stupefacente. Non era certo
l’ambiente che conoscevano e che frequentavano abitualmente. Tutt’altro.
Sembrava di entrare in un’oasi naturale. All’interno si viveva in pieno
contatto con la natura e non si poteva certo parlare di arredamento. Si
potevano osservare dei posti a sedere per una o più persone. Erano
morbidi e avvolgenti e ogni posto aveva alle spalle una pianta ricca di
fiori e di fogliame. Appena ti eri messo a tuo agio, potevi andare a
scegliere la bevanda che preferivi recandoti in una delle stazioni
distribuite in vari punti del locale. C’era solo l’imbarazzo della scelta. Da
uno dei diversi erogatori potevi spillare puro nettare secondo il tuo gusto.
Tutti erano succhi naturali provenienti direttamente dalle piante presenti
nel locale. Era sufficiente mettere il bicchiere al di sotto dell’erogatore e,
immediatamente, il tuo recipiente veniva riempito secondo il gusto che
avevi scelto.
Una volta seduti la guida cominciò a parlare.
“Vedi, Aldo, a volte ci capitano nella vita degli eventi per i quali
diciamo: ‘Non può essere un caso; ci deve essere un senso’. Bene, in
effetti credo sia ovvio anche per voi che niente può succedere se non ha
un senso. Altrimenti non potrebbe accadere. Possiamo definire queste
situazioni che ci capitano nella vita ‘eventi sincronici’. Come possiamo
definire la sincronicità? «Un livello superiore di realtà (una sorta di
ordine implicito esistente nel mondo spirituale) crea delle situazioni nel
mondo materiale (ordine esplicito) che apparentemente possono sembrare
causali in quanto non vediamo il rapporto di causa-effetto che li lega.
Queste situazioni così create sono gli eventi sincronici». Molte volte,
davanti a eventi dolorosi della vita, ci lamentiamo accusando Dio, il
mondo, l’Universo o le persone che ci stanno a fianco di ciò che ci è
accaduto. In realtà tutto ciò che ci accade, bello o brutto che sia, siamo
noi che, in qualche modo, ce lo attiriamo. Si crea una sorta di sintonia tra
i nostri lati oscuri, quelli che ancora dobbiamo portare alla luce, e gli
eventi che ci accadono.“
“Quindi, ciò che ci accade è sempre un messaggio che ha lo scopo di
farci vedere le nostre ferite per trascenderle. Infatti, se queste ferite sono
state guarite, siamo pronti ad andare oltre e allora, in questo secondo caso,
ci sentiamo liberi. Perciò, per comprendere pienamente se adesso, caro
Aldo, sei stato ‘invitato qui’, perdonami il termine, è perché sei chiamato
a fare qualcosa. E considera che il percorso evolutivo in questa
incarnazione l’hai scelto tu, anche se, al momento di nascere, lo hai
dimenticato. Per concludere, non possiamo considerare gli eventi
sincronici come violazioni del nostro libero arbitrio perché dipendono
dalle tue scelte passate o dal tuo karma. Va bene, Aldo?”
“Va bene. Direi che è tutto molto chiaro.”
“Eravamo rimasti al nostro rapporto con l’inconscio collettivo; e a
come il futuro non sia prevedibile in assoluto perché viene trasformato
momento per momento dalle decisioni che prendiamo, non solo con la
mente conscia ma anche tramite i condizionamenti del nostro inconscio
individuale e soprattutto dell’inconscio collettivo. Per chiarire bisogna
precisare che l’inconscio collettivo, anche se intuitivamente è chiaro, è la
risultante di tutti gli inconsci individuali e, credo sia altrettanto evidente,
esistono molti inconsci collettivi come l’inconscio familiare, l’inconscio
di una nazione, di un continente fino ad arrivare all’inconscio del pianeta
e all’inconscio dell’universo, che non è altro che il mondo invisibile
ancora non arrivato a livello di coscienza.”
“Riprendendo il discorso dunque, a tutti questi livelli come per gli
individui, l’inconscio rappresenta la parte oscura, nascosta. Possiamo
definirla come quella parte che ci fa agire in maniera incosciente. Scopo
dell’evoluzione è prenderne coscienza e questo lo si fa portando alla luce
queste zone oscure. Le zone oscure sono quelle zone collegate alle nostre
ferite, che ci fanno sentire separati e soli, isolati sia all’interno di noi
stessi sia da tutti gli altri sistemi cui abbiamo fatto riferimento con i loro
rispettivi inconsci.”
“Torniamo al viaggio che avete fatto per arrivare qui”, riprese l’uomo.
“Vi sarà chiaro che il tempo e la realtà in cui siete arrivati non è che una
delle infinite possibilità in cui potevate giungere. Siete arrivati quindi in
una realtà che è solamente possibile ma che tuttavia è sentita come reale.
Perché tale la vive la vostra mente. E qui arriviamo al punto. Voi sapete,
ne abbiamo già parlato, che attraverso l’ipnosi – che non è altro che un
rilassamento profondo – voi potete fare un viaggio nel vostro subconscio
entrando in contatto con tutti i suoi contenuti. Attraverso questo viaggio
voi vivete uno stato di coscienza diverso da quello della normale veglia.”
“Ma non per questo è meno reale. E ogni persona che si sottoponga a
questo trattamento, lo vive diversamente da tutte le altre. Alcune possono
percepire questo viaggio con una sensazione di realtà quasi pari a quella
della veglia, quindi con i contorni molto ben definiti. Altri lo vivono in
maniera, diciamo così, più vicina a uno stato di sogno. In questo viaggio
voi ri-vivete la vostra storia passata. Serve a guarire le ferite emotive che
vi portate ancora dentro. In questo modo voi potete rimarginarle e
dissolvere. Rimane solo la cicatrice ma la ferita non vi fa più male.
Adesso immaginate che io vi colleghi a una macchina che vi apre le porte
del vostro subconscio.”
“Perché, oggi è possibile?”, chiese Martina.
“Oggi è possibile”, rispose la guida.
“Ma noi veniamo da un tempo in cui non era possibile!”, risposero
entrambi.
“Infatti nel vostro caso il processo è avvenuto in maniera diversa.”
“Ci stai dicendo che noi stiamo facendo solo un viaggio nella nostra
mente? Ma, scusami, se nella mia epoca questa macchina non esisteva,
come ho fatto ad arrivare fin qui? Quello che so è che io mi trovavo in
una grotta, ho percorso un tunnel, sono precipitato sopra un carro con dei
cavalli e ora mi trovo qui”, sottolineò Aldo.
“È stato l’eremita.”
“Come? Cosa vuol dire ‘è stato l’eremita’?”
“Vi ricordate il momento in cui se n’è andato, sprofondando nel
laghetto?”
“Certo.”
“In quel momento lo scenario intorno a voi è cambiato. Il tuo viaggio
nel tempo è stato creato nella tua mente da lui. In virtù di determinati
poteri che certi spiriti disincarnati possiedono. D’altra parte questi
poteri li avevano anche molti maestri che ci hanno preceduto in epoche
passate, pur essendo incarnati. Parliamo un attimo di veggenti. La
veggenza ha diversi livelli. Alcuni veggenti hanno percezioni che
vengono vissute come se fossero reali. Il veggente che ha il livello più
elevato può viaggiare nel tempo e ricostruire tutta la storia dell’Universo.
Esistono tanti libri in merito. E voi potete trovare ‘profezie’, passatemi il
termine, provenienti dalle antiche religioni ma potete trovare anche
diversi libri più recenti. Forse il più famoso è stato Rudolf Steiner, vissuto
a cavallo del IX e XX secolo. Dalle sue conferenze sono stati scritti oltre
400 libri. In questi libri potete trovare ciò che vi sto dicendo. Mentre
Franz Bardon è stato un vero mago. Nei suoi libri troviamo come attivare
i nostri poteri magici. Non c’è niente di miracolistico in questo.
Banalmente, si potrebbe dire che è la capacità di utilizzare tutta la forza
della nostra mente imparando a usare e disciplinare il pensiero.”
“Cosa è successo dopo nel mondo materiale? È molto semplice”,
proseguì la guida. “Questo potere, che può sembrare magico, è stato
acquisito – chissà se in maniera consapevole o semplicemente fosse una
loro dote naturale – da molti dei più grandi scienziati, i quali, col
sacrificio di una vita, hanno realizzato delle scoperte che oggi ci
consentono questi viaggi nella mente. Ma, poiché la mente umana non è
ancora abbastanza evoluta, ha bisogno di avvalersi dell’ausilio di
apparecchiature bio-elettroniche.”
“Potenziando la mente con certi strumenti la coscienza di sé non
cambia ma possiamo vivere diversamente il tempo e lo spazio. Questo
consente di fare esperienze fuori dai nostri limiti e, di conseguenza, la
coscienza si espande creando così un circolo virtuoso. Quindi, tornando
alla macchina, questa apparecchiatura esiste ed è quella che vi riporterà
indietro. È stata realizzata circa diverse decine di anni fa da un medico e
dalla sua equipe.”
 
 
8. La svolta
 
“Lo scetticismo verso la magia può forzare una povera anima a credere nel
governo e negli affari.” (Tom Robbins)

Giada e il dottor Riveira si incontrarono qualche giorno dopo in un


albergo che dava sulla baia di Porto Conte dove lui alloggiava.
“Posti meravigliosi. Sembra di essere in paradiso.”
Giada gli indicò un fabbricato che stava sulla collina a mezza costa.
“Vede, quello è il nostro laboratorio. Io lavoro lì.”
“Bello! Avete di fronte a voi questo paradiso. Quando siete in crisi e
scoraggiati, basta affacciarsi alla finestra e vi rimettete subito in moto. Ma,
la prego, mi parli un po’ della vostra terra.”
“La nostra è una terra antichissima con tradizioni e cultura millenarie. I
nostri siti archeologici stanno lì a dimostrarlo: 8.000 nuraghi, circa 400
tombe dei giganti e un numero imprecisato di pozzi sacri sono la
dimostrazione dell’imponenza della civiltà sarda. I famosi bronzetti nuragici
(che raffigurano anche navicelle molto evolute) e i ritrovamenti archeologici
(come le raffigurazioni del popolo Shardana nel tempio egiziano di Medinet
Abu) dimostrano come il popolo nuragico dominasse l’intero Mediterraneo.
Alcune teorie hanno ipotizzato che anche in Sardegna fosse presente l’antica
civiltà di Atlantide, di cui saremmo gli eredi, assieme agli Egizi e a poche
altre civiltà antiche. Per quanto riguarda la storia più recente, la Sardegna ha
sopportato molti invasori. Visto che lei è spagnolo, sicuramente saprà che
gli Spagnoli sono stati nostri compagni di viaggio per diversi secoli.
All’incirca dal XV al XVIII secolo. Ma prima di questo periodo, cioè della
conquista di tutta l’isola da parte degli spagnoli, Alghero era già dall’inizio
del XIV secolo nelle mani degli Aragonesi, la cui classe dirigente sembra
fosse etnicamente catalana. Lei forse sa quante parole dell’alfabeto spagnolo
e del dialetto catalano sono anche nel nostro dialetto.”
“Dialetto sardo?”
“No, no. Dialetto algherese. Nella nostra isola ci sono diversi dialetti che
purtroppo stanno scomparendo. Ma la Regione ha fatto molto, purtroppo
solo recentemente, per preservare questa parte della nostra storia. Vede, io
penso che far parte di una comunità più grande non significa dover perdere
la propria identità. In verità quella sarda è una lingua vera e propria, con
diverse varianti. Insomma, non possiamo parlare di dialetti.
Omologare le culture non è una politica lungimirante. Unità nella
diversità dovrebbe essere la parola d’ordine. Lei, che è un biologo,
sicuramente saprà che il nostro organismo è tanto più sano quanto più alta è
la biodiversità dei propri microrganismi. E questo vale sia per il mondo
vegetale che per il mondo animale e umano. Non vedo perché non dovrebbe
valere per le comunità degli uomini.”
“Sono perfettamente d’accordo con lei, ma è meglio che parliamo d’altro.
Le vostre ferite di cittadini ‘dimenticati’ mi fanno ricordare le nostre.”
“È la prima volta che viene in Sardegna?”
“La prima volta. Anche se non siamo molto lontani. Io sono di Valencia e
l’azienda di cui faccio parte sta in un parco, costruito da noi, a 40 km a nord
della città, non lontano dal mare.”
“Costruito da voi? Quindi lei fa parte dei fondatori.”
“Non io. La mia famiglia. Che è una delle famiglie più antiche di
Valencia. Mio nonno, assieme ad altri visionari, fondò la società.”
“Interessante.”
“La ‘visione’ riguardava la costruzione di apparecchiature elettroniche
che assistessero in maniera verticale tutta la filiera produttiva. Facemmo
subito una joint-venture con Adriano Olivetti, un altro grande visionario, e
così partimmo. L’inizio, da quello che mi raccontò mio nonno prima e mio
padre dopo, fu entusiasmante. E facemmo delle scoperte notevoli per
l’epoca. Le dico solo una cosa, poi passiamo al discorso che ci interessa. Le
prime scoperte che facemmo, tramite questi apparecchi, fu la conferma di
una cosa che la nostra famiglia sapeva da secoli. Davanti al tam-tam
mediatico e pubblicitario sui prodotti chimici, che venivano descritti come
le nuove tecnologie del futuro, scoprimmo, facendo della sperimentazione in
laboratorio su piccoli appezzamenti, che i prodotti chimici non solo
inaridivano il terreno ma alteravano l’equilibrio biologico di tutte le specie,
microrganismi compresi, che vivevano in quel contesto. La conseguenza era
che la fertilità del terreno degradava e le piante e la vegetazione all’inizio
contraevano malattie e alla fine morivano.”
“Purtroppo – proseguì Riveira – non riuscimmo a divulgare le nostre
scoperte e, quando cercammo di organizzare degli incontri per sensibilizzare
le comunità locali, lo Stato ci tagliò i finanziamenti. Nonostante i nostri vini
continuassero a prosperare, ci rendemmo conto che la società elettronica
non poteva sopravvivere con un solo cliente e alla fine mio padre, all’inizio
del secolo, fu costretto a vendere a una multinazionale. Mantenne una
piccola parte di quote della società. Ed eccomi qua.”
“E l’azienda agricola?”
“Mio padre la tenne ma la sua passione era per l’elettronica e la delusione
subita lo fece ammalare. Alla fine, per fortuna, riuscì a vendere ai dipendenti
e ancora oggi l’azienda è prospera.”
“Mi dispiace. Ma veniamo a noi. John le ha accennato al mio progetto?”
“Sì. E l’ho trovato subito molto interessante e perfettamente in linea con
la nostra politica aziendale. Ma, la prego, mi dia qualche dettaglio in più.
Quali sono le basi scientifiche o sperimentali da cui lei parte?”
“La parola ‘basi scientifiche’ pronunciata in questo modo non mi fa
sentire a mio agio, preferisco il termine basi sperimentali. Lei sa che
definire una cosa scientifica è impossibile, soprattutto oggi dove ci sono
tanti dispositivi che, interfacciati col cervello funzionano e danno risultati
tangibili e anche misurabili ma non possiamo definirli scientifici secondo
il senso comune che si dà a questo aggettivo. La stessa ‘scienza’ non dà
un significato univoco al termine scientifico. Le basi sperimentali
invece sono solide. Le farò avere un resoconto dettagliato dei risultati che
abbiamo ottenuto.”
“Va bene. Mi parli del suo progetto.”
“Lei sicuramente saprà che gran parte del mio lavoro lo dedico a
risvegliare i pazienti in coma. Lei sa che, in questo stato vitale, i pazienti
sono perfettamente coscienti, a vari livelli, di ciò che stanno vivendo. Il
problema è che non si può comunicare con loro per cui non sappiamo se i
nostri tentativi di stimolazione abbiano degli effetti su di loro e
logicamente, senza un feedback, è inutile insistere perché potrebbe
richiedere un tempo infinito per il loro risveglio. Recentemente alcuni
ricercatori, in base alle loro ricerche, hanno ipotizzato che lo stato di
coscienza del coma sia paragonabile a quello stato che viviamo
nell’astrale basso, quella regione in cui andiamo appena deceduti, con la
piccola differenza che, nel coma esiste ancora la sensibilità al dolore
fisico mentre in astrale esiste solo la sensibilità agli impatti emotivi.”
“Le voglio raccontare una storia, realmente accaduta alla fine del
secolo scorso a un paziente in coma”, riprese la donna. “Mentre era in
coma, perfettamente cosciente, cominciò a sentire i medici che
preparavano tutte le procedure per espiantare i suoi organi. Potete
immaginare come si sentisse ascoltando questi bei progetti su di lui. A un
certo momento si sentì pungere. Immediatamente si risvegliò. Ma non fu
il dolore della puntura, come lui stesso raccontò più tardi, a dargli la
scossa risolutiva, quanto la sensazione di profonda rabbia nata dalla
violenza della grande ingiustizia che stava subendo da parte di coloro cui
lui si era completamente affidato e che avrebbero dovuto assicurargli
sicurezza e serenità. Senza queste condizioni, come si può pensare che
una persona possa guarire? L’emozione provata da questo paziente fu la
causa principale di guarigione. E questo fatto è stato riscontrato in
tantissimi altri casi di cui mi sono occupata. E questa è l’ennesima
dimostrazione che sono le emozioni vissute a tenerci in vita mentre quelle
represse ci portano verso la non vita, la morte.”
“Il coma non è un black-out della coscienza. Semmai è un’espansione
di coscienza, una realtà separata, come l’ha definita qualcuno. La sua
storia è solo una delle tante. Riprendendo il discorso, abbiamo quindi
cercato di creare, attraverso la bioinformatica, degli apparati, in pratica
dei computer quantistici che, collegati al cervello del paziente tramite
degli elettrodi, potessero mostrarmi le reazioni del soggetto. E, attraverso
queste risposte, possiamo affinare le stimolazioni per cercare di
raggiungere il punto che blocca il paziente e portarlo al risveglio. Le sto
facendo una sintesi, altrimenti il discorso sarebbe molto lungo. Tutto
questo avviene mediante una procedura di intelligenza artificiale, che noi
abbiamo adattato ai nostri scopi. Il mio progetto è un grande passo avanti
in questo senso ma è molto più complesso.
L’obbiettivo riguarda più aspetti psicologici che traumatici. Lei sa che,
mediante l’ipnosi, il paziente può entrare in contatto con episodi della sua
vita, fino al grembo e al concepimento, come se li stesse vivendo nel
momento presente, durante la seduta. In questo stato di coscienza, che è
vigile, generalmente avviene la catarsi e i traumi si dissolvono liberando
il paziente. Il lavoro mediante l’ipnosi è lungo e funziona solo con una
minoranza di pazienti. La maggior parte non riesce a entrare in ipnosi
profonda. Io vorrei creare una tecnologia che mi consenta di entrare nel
subconscio del paziente. La prima tappa è estendere l’attuale procedura,
per consentire al paziente di entrare immediatamente in quello stato di
coscienza. Il vantaggio è duplice: da un lato il lavoro può essere fruibile
per tutti; dall’altro la procedura è molto più veloce. Il limite è che la
procedura è sempre guidata da un terapeuta. Noi vogliamo andare oltre. E
ci sono ancora due step. Il primo è trasferire in un monitor ciò che il
paziente sta vivendo. Lo stesso cervello del paziente costruisce le
immagini e le situazioni e lui le rivive vedendole in questo monitor. Lei
capisce che l’impatto è molto più potente e quindi la catarsi immediata e
lo stesso dolore che si rivive in queste situazioni si dissolve subito,
liberando il paziente. Il secondo step è trasformare tutto ciò in un
ologramma. Il paziente rivive il tutto con un senso di realtà identico a
quello della vita normale.
È un vero e proprio viaggio nel tempo. Pensi alle conseguenze, anche
solo difficili da immaginare, cui questa tecnologia può portare. Le faccio
solo un rapido accenno. Non sappiamo ancora se le nostre memorie siano
registrate nel nostro cervello o in una sorta di registro universale,
chiamato anche Akasha, cui noi possiamo accedere in diversi modi.
Esistono diverse tecniche. E per molti sensitivi è un approccio quasi
naturale. Se è vero che, interfacciandoci al cervello del paziente, noi
possiamo entrare come in una sorta di computer a questi registri, in
pratica abbiamo creato una macchina del tempo. Possiamo rivedere un
episodio della vita del paziente come è realmente accaduta. Attenzione,
però: ogni paziente può vivere un episodio della sua vita in maniera
diversa da un altro. Supponiamo che io abbia assistito, assieme a un
amichetto della mia infanzia, a un omicidio. Le memorie dei due
ragazzini possono essere diverse perché in ognuno l’episodio ha lasciato
tracce emotive diverse. Il risultato è sempre diverso da persona a persona
e viaggiare nel tempo, in questo caso, non significa vivere la vita di allora
ma essere un semplice spettatore osservatore. Il quale però può riscrivere
il film della sua vita.”
“Le faccio un esempio. Io rivivo la mia nascita. Perché la rivivo?
Affinché io, se questa nascita è stata traumatica e ha lasciato degli
imprinting, delle tracce neuronali nel mio cervello, io possa, rivivendo
questo evento, modificare queste tracce liberandomene definitivamente.
Quindi guarisco da questi vissuti emotivi. Ma questo avviene anche oggi
– e avveniva anche decine di anni fa – con l’ipnosi regressiva. Quindi è
evidente che il viaggio nel tempo non può creare paradossi temporali
perché non può modificare un avvenimento del passato ma solo una
condizione, diciamo neurologica, dentro la mia mente.”
“Direi”, concluse lei, “che potrei azzardare un’altra cosa: la modifica
che io ho creato si ripercuote, per risonanza, in tutto l’albero familiare;
quindi guarisco qualcosa anche nelle memorie dei miei familiari, antenati
compresi. Dato che vita e morte sono solo due modi diversi di esistere.
Non posso approfondire in questa sede come ciò avviene, ma spero possa
essere argomento di eventuali prossimi incontri. È chiaro questo? E le
sembra un progetto attuabile o lo ritiene fantascienza?”
“Beh, le devo dire che sono rimasto senza parole. Certo che lei ha
un’immaginazione galoppante. Ma non mi sembra campata per aria. È
necessario però fare un passo per volta partendo dal più piccolo
obbiettivo, il primo che mi ha descritto. Il resto, per il momento, è meglio
lasciarlo fuori. Non trova?”
“Sono d’accordo con lei.”
“Aggiungiamo qualche dettaglio prima che io ne parli con i miei
superiori. Lei come vede un eventuale rapporto con noi? Si rende conto
che, se si realizza l’accordo, si dovrà trasferire a Valencia?”
“Certo. Ci ho già pensato e penso sia ineluttabile. Per fortuna anche voi
avete il mare. E le due città sono una di fronte all’altra. Ormai con le
nuove tecnologie dei tunnel spostarsi è facilissimo. In meno di un’ora
sono lì. C’è una condizione, però, che è inderogabile.”
“Quale sarebbe?”
“Nessun brevetto”
“Sta scherzando. Nessuno accetterà mai una clausola del genere.”
“Perché no? Ci pensi. Nel momento in cui il progetto è completo,
avrete diversi anni in cui potrete commercializzare il prodotto prima che i
concorrenti riescano a raggiungervi. E poi, lei lo sa, con qualche anno di
vantaggio voi siete sempre molto avanti e non vi raggiungeranno mai.”
“No, mi dispiace. Senza brevetto la richiesta è improponibile.”
“Allora le propongo un compromesso. La durata del brevetto non deve
superare i tre anni.”
“Ci proverò, ma non le prometto niente.”
“Va bene.”
Si lasciarono dopo avere fatto un’ulteriore disamina di tutti i dettagli
del progetto e si ripromisero di sentirsi e di reincontrarsi poco tempo dopo
in caso di una risposta positiva da parte dell’azienda.
9. La magia e la mente
 
“L’Io che l’uomo dice di essere non può essere l’Io, se non nel pensiero
vivente: ancora da lui non conosciuto. Egli conosce solo il pensato, o
pensiero riflesso, ma non sa come lo conosce. Deve prima pensare, per
conoscere il proprio pensiero: non conosce il pensare. L’uomo conosce ed
opera secondo il pensato, che, esaurito nella sua determinazione, non ha
vita. Non avviene mai che in lui il pensiero operi direttamente come vita,
essendo ogni moto vitale un processo a sé, traentesi dalla inconosciuta
vita dell’organismo corporeo: processo che attinge direttamente al pensiero
soltanto nei movimenti volontari: a un pensiero comunque riflesso.”
(Massimo Scaligero – Trattato del pensiero vivente)
 
“Tempo fa circolava una specie di barzelletta fra gli scienziati. Questa
barzelletta recitava così: ‘La teoria è quando si capisce tutto ma non
funziona niente; la pratica è quando tutto funziona ma non si capisce
niente!’. È meno paradossale di quanto possa sembrare. Proviamo a fare
un ragionamento. La teoria è legata all’emisfero razionale, quello sinistro,
il maschile. L’emisfero sinistro è logico, lineare, analitico, riduttivo (vede
il dettaglio), sequenziale, astratto, oggettivo, attivo. Il tempo è lineare.
Quello destro è analogico, emozionale, olistico (vede l’insieme, il tutto),
empirico, ricettivo, intuitivo, soggettivo, metaforico, creativo, passivo. Il
tempo è circolare. Immaginiamo l’emisfero destro come l’emisfero della
pratica e dell’esperienza, del sentito, del contatto con noi stessi. È
attraverso l’esperienza che possiamo ‘sentire’ e verificare se una cosa è
vera o falsa. E, ne siamo certi, quello che sentiamo non è una cosa
mentale. Alla mente ci arriva qualche istante più tardi. E attraverso la
mente poi diamo una sorta di ‘imprimatur’ al tutto.”
“La verità dunque ci viene solo dall’emisfero destro. Non può essere
mentale ma sperimentale. È percettiva, sensitiva e non può essere stabilita
dall’emisfero sinistro, che è solo un interprete di ciò che sentiamo o di ciò
che ci viene inculcato. Se l’emisfero sinistro non si appoggia
all’esperienza non può conoscere la verità, perché il ragionamento su ciò
che si conosce solo ‘in teoria’ potrebbe essere viziato dalla stessa teoria. E
questa potrebbe essere legata solo a delle programmazioni imposte al
nostro cervello e limitate a ciò che ci è stato insegnato e che, molto
spesso, non abbiamo potuto sperimentare e verificare. Ecco perché la
rivoluzione nella scuola e nell’educazione, avvenuta poco più di mezzo
secolo fa, ha cambiato il mondo e ci ha portato, finalmente, a un’epoca di
vera pace. Nel senso che sono cessati i conflitti alla radice. Cioè
nell’animo dell’uomo.
Il fatto che i bambini nella scuola primaria imparino solo
dall’esperienza, insegna loro a sviluppare il sentito – anche attraverso la
meditazione – e a riconoscere la verità prima della conoscenza. E questo
ha finito con l’impedire che la conoscenza venisse usata come arma per
rendere schiave le masse. Pensate quanto può essere grande il potere della
conoscenza da parte di chi la possiede nei confronti di chi non la possiede
o la possiede alterata volutamente. È devastante. Pensate ai rapporti di
dipendenza che si possono creare in tutti i tipi e i livelli delle relazioni.
Ma pensate anche solo alla rivoluzione che questo tipo di scuola ha
prodotto all’interno delle famiglie.”
“Un bambino che ha imparato dall’esperienza non potrà mai opprimere
un figlio, perché sa già come si cresce e si apprende. Quindi non lo potrà
più opprimere con schemi e credenze che lui non ha mai avuto. Tornando
a teoria e pratica possiamo capire come la barzelletta ci porti un grande
messaggio. Se integriamo le due parti della nostra mente, la barzelletta
semplicemente cessa di esistere. La persona più equilibrata, libera e
autonoma, è colei che li integra entrambi; nel senso che riesce a
scambiare stimoli e informazioni tra i due emisferi senza che nessuno
abbia la prevalenza sull’altro.
Riassumendo tutto il discorso, possiamo dire che l’Uomo,
semplificando, può apprendere e, di conseguenza, interpretare, in due
modi. Attraverso la lettura e lo studio (conoscenza esistente che viene dal
passato) oppure attraverso l’esperienza (conoscenza che viene dal futuro).
Il nostro modo di vedere il mondo nasce da questi due tipi di
apprendimento. Se noi non impariamo dall’esperienza, cioè se non siamo
capaci di sperimentare, vedremo il mondo, la vita, l’universo solo dal lato
di ciò che abbiamo imparato ‘teoricamente’. Quindi la nostra
consapevolezza deriva direttamente dai nostri percorsi di studi e di
conoscenza e quindi da coloro che ce li hanno trasmessi.”
“Ma se non cerchiamo di sperimentare, quindi di mettere in discussione
ciò che ci è stato insegnato, non potremo mai sapere qual è il ‘tasso di
verità’ in ciò che ci è stato insegnato. Cioè, qual è il collegamento tra ciò
che è contenuto nella nostra testa e ciò che è contenuto nel mondo esterno
a noi. Praticamente la nostra immagine del mondo non è nostra ma
appartiene alla conoscenza che ci è stata, in qualche modo, imposta. In
questo caso noi siamo come un computer: una sequenza di memorie e di
programmi sui quali non abbiamo nessun controllo, nessun collegamento
a livello profondo. Siamo solo dei robot. Questa programmazione può
rappresentare un limite enorme all’espressione del vero sé, al far venir
fuori da dentro di noi ciò che siamo veramente.
Questo estremo cosa mi vuole insegnare? Intanto, prima di rispondere,
dobbiamo ricordare che a ogni estremo ne corrisponde un altro. E
soprattutto che fra i due estremi esiste sempre un centro o punto di
equilibrio. Ed è sempre ciò cui noi dobbiamo tendere per conservare la
nostra armonia e il nostro benessere. Stare negli estremi significa stare
sempre male e, soprattutto, in conflitto con l’estremo opposto.
Ricordiamo che noi siamo contemporaneamente esseri pensanti
(emisfero sinistro, onde beta) ed esseri senzienti (emisfero destro, onde
alfa, theta e delta) ma anche che, all’interno di ognuna di queste essenze
di noi, che la vita ci mette a disposizione, possiamo imparare a orientarci.
Dunque l’esperienza mi vuole insegnare a distinguere tra pensiero riflesso
(ciò che ho imparato acriticamente) e vero pensiero (il vero pensare che
proviene dal profondo di noi stessi). Solo l’uomo che ha raggiunto questa
consapevolezza può definirsi libero.”
“Perché il capitolo si intitola la magia e la mente?”, chiese Aldo.
“La risposta è semplice: il vostro destino, la vostra salute, la vostra
evoluzione e la vostra consapevolezza dipendono dalla vostra capacità di
governare la vostra mente e di usare il suo enorme potere. Cerco di
spiegarmi. Il primo principio ermetico recita: «Il Tutto, ovvero quella
realtà esistenziale che sta alla base di ogni manifestazione esterna,
generalmente definita col nome di ‘fenomeno vitale’, ‘materia’, ‘energia’
insomma, tutto ciò che percepiamo coi sensi materiali, non è altro che
Spirito inconoscibile che sebbene non definibile, può essere considerato
come mente universale, vivente e infinita. Tutto l’universo quindi, non è
che una creazione mentale del Tutto, soggetto alle sue leggi. E sia
globalmente che in ogni singola parte, questa creazione, di cui noi
facciamo parte, esiste nella mente del Tutto.»
Ma se l’universo è una creazione mentale dell’Assoluto, tutto ciò che
esiste è solo mente e quindi ciò che crea il movimento, qualsiasi tipo di
movimento, materiale, psichico e spirituale è sempre e solo la mente.
Quindi la tua realtà è creata dalla tua mente. Ciò in cui tu credi è vero e si
avvera. La tua paura è sempre la profezia che si autoavvera. Le
preoccupazioni, le incertezze, le insicurezze, i dubbi creano la tua realtà.
Ma anche i desideri, gli obbiettivi, possono entrare a far parte della realtà
che puoi realizzare. E questo ti dà una grande forza. Se sei consapevole di
questo, sei pronto a riconoscere il tuo potere e puoi veramente imparare a
creare il tuo destino. La magia, qualsiasi tipo di magia, è anche questo.”
“Ma c’è anche un’altra conclusione importante: se noi siamo parte di
questo Spirito in quanto essenza unica, infinita e che pervade ogni cosa, la
conclusione è che non siamo separati, facciamo pienamente parte del
tutto. E voi sapete che le nostre principali ferite, come abbandono, rifiuto,
tradimento, umiliazione e ingiustizia, sono quelle che ci fanno sentire
separati, soli, inadeguati. Sono in pratica la radice delle nostre turbe
emotive. La consapevolezza di far parte di un tutto, di non essere separati,
assieme al potere della nostra mente, può essere di grande aiuto per
superare queste ferite. Se vi ricordate i sette corpi dell’uomo, tralasciando
i tre corpi spirituali manas, atman e buddhi, e semplificando molto,
possiamo costruire questa semplice gerarchia:
prima viene il corpo mentale, che è spesso definito come l’Io spirituale,
la nostra essenza divina. Poi segue il corpo astrale, l’anima, il mondo
delle emozioni. Se gerarchicamente questo viene dopo la mente, significa
che la mente può essere capace di osservare, leggere, vivere e dominare le
emozioni. E questo è il punto fondamentale. La mente può tutto. Il
difficile è imparare a usarla e a riconoscerla, separandola da quei pensieri
ossessivi che sono generati dai vissuti emotivi che non abbiamo ancora
risolto. Segue infine il fisico-eterico. L’eterico viene chiamato anche
corpo vitale ed è colui che dà la forma e tiene in vita il corpo fisico. Se il
mondo astrale manda al corpo eterico messaggi disarmonici, questi
possono trasferire sul corpo fisico tali disarmonie. Questo è l’ultimo
corpo che subisce le conseguenze di ciò che noi non riusciamo a risolvere
nei corpi superiori. La conseguenza è che le turbe mentali ed emozionali
non riconosciute e quindi non risolte si addensano nel corpo fisico
creando le malattie.”
 
 
 
10. La musica delle piante
 
Quello che per un uomo è “magia”, per un altro è ingegneria.
“Sovrannaturale” è una parola inconsistente.
(Robert Anson Heinlein)
 
 
Flora, osservando il suo viso, non capivi se fosse veramente sarda.
Anche se tutto in lei sembrava confermarlo. Carnagione di un lieve
olivastro armonicamente combinato con zone più chiare nelle parti più
profonde del suo viso, come gli occhi e i suoi contorni che sembravano
leggermente incavati. Un ovale perfetto incorniciato in una linea priva di
interruzioni. Avresti detto che poteva essere una mediterranea con
influenze arabeggianti. Il risultato era quello di una bellezza unica e
rara. Il viso, sempre pensieroso, ti dava la sensazione che fosse una donna
triste. Ma non devi farti ingannare. Era una mente sempre in ebollizione,
un vulcano di idee che avrebbero lasciato in Walter dei segni profondi.
La sua capacità di vedere la realtà per quella che era, al di là di tutti i
fronzoli che le costruiamo attorno, era una delle sue caratteristiche
fondamentali. Aveva una grande capacità di tenere la barra del timone
sempre diritta, per sé e per tutta la famiglia, anche davanti alle tempeste
più devastanti.
La sua vita non era stata facile. E forse le difficoltà vissute da ragazzina
e da giovane erano state ciò che l’avevano temprata. Assieme al contatto
con la natura.
‘Sono una donna fortunata’, raccontava spesso. ‘La natura mi ha
insegnato come funziona la vita. E questi insegnamenti sono sempre stati
la mia bussola, che ho imparato a usare nei momenti di difficoltà. Quali
sono i valori più profondi che governano la vita, che è la cosa più sacra
che abbiamo e che non dobbiamo mai finire di onorare e ringraziare per
tutto ciò che ci regala.’
Flora era nata in una villa in campagna. I suoi genitori erano i
responsabili di una tenuta agricola importante circondata da un bosco.
La tenuta apparteneva a un’antica famiglia che aveva importanti attività
imprenditoriali in tutto il mondo.
I genitori di Flora vivevano nella grande villa dalla quale gestivano
tutte le attività, con oltre trenta dipendenti. I proprietari non venivano
spesso. Non più di quattro cinque volte l’anno. Ma quando venivano, si
faceva sempre festa. Tutti, titolari i suoi genitori, i dipendenti coi loro
familiari avevano sempre formato una grande famiglia e Flora aveva
vissuto sempre come una principessina coccolata da tutti.
Da piccola era sempre in giro nella tenuta e aveva imparato tutto quello
che era possibile imparare. Ogni mattina era la prima ad uscire e tornava
sempre con un cesto di fragole o di nocciole o con altri tipi di frutta. E
portava sempre con lei un mazzo di fiori che adornava il tavolo della
colazione, che consumava quasi sempre assieme ai genitori.
Man mano che cresceva, si era talmente appassionata che la gran parte
dei suoi studi erano dedicati al mondo delle piante. Imparò che senza le
piante e i fiori non poteva esistere la vita. Le prime offrivano a uomini e
animali gli alimenti e l’ossigeno. I fiori erano il nutrimento della bellezza
e nutrivano la sua anima.
Ogni suo momento libero era dedicato anche al lavoro che prestava, in
maniera saltuaria, quando era libera degli studi. Il suo contributo era
sempre talmente prezioso che le davano anche un piccolo stipendio.
Aveva quasi vent’anni, la prima volta che vide David. In realtà non era
la prima volta che lo vedeva.
Si ricordava di lui. Ma l’aveva sempre considerato qualcosa, come dire,
facente parte di un mondo irraggiungibile, diverso dal suo. Aveva dieci
anni più di lei e non si erano praticamente mai incontrati e parlati. Un
giorno erano tutti invitati a una festa importante. Veniva inaugurata una
nuova unità produttiva che consentiva dei notevoli miglioramenti nelle
attività lavorative. Tutti avevano collaborato al raggiungimento di questo
traguardo e sentivano la festa in modo particolare e coinvolgente.
Flora si accorse che David la stava osservando intensamente e non ebbe
il coraggio di ricambiare lo sguardo. Ma cominciò a osservarlo mentre lui
non la guardava. E si chiese: com’è che non mi ero mai accorta di lui?
David non si poteva definire un bell’uomo. Non era molto alto, anzi,
leggermente tarchiato e molto robusto. Forte come una quercia. Ed
emanava un fascino magnetico. Era uno studioso, uno scienziato e si
occupava del settore ricerca. Era sempre in giro per il mondo alla ricerca
di nuove tecnologie nel mondo delle piante.
Di nuovo si accorse che lui la stava osservando. Questa volta sostenne
lo sguardo e, senza rendersene conto, gli inviò un largo sorriso che lui
ricambiò. Le vennero i brividi. Lei non resistette. Si alzò con la scusa di
andare in cucina. Lui la raggiunse.
“Ciao, Flora”, disse fermandosi sulla porta.
“Ciao, David, come stai? Era da un po’ che non ti degnavi di venirci a
trovare.”
“Cercherò di farmi perdonare. Sai, il lavoro mi tira da una parte
all’altra. Ma questa volta ho deciso di fermarmi un po’ qui. Ho bisogno di
fare una pausa e questo è il posto ideale. Penso che ti chiederò di farmi da
guida nella conoscenza della tua terra.”
“A una condizione”, rispose Flora. “Solo se tu mi confesserai tutti i
segreti delle piante.”
“Per te sarò un libro aperto.”
Diventarono amici. E poi amanti. Lei lo portò in giro dappertutto. Oltre
al mare e ai suoi angoli più belli e sconosciuti, oltre agli affascinanti
anfratti dell’interno dell’Isola, gli fece conoscere i siti archeologici più
antichi.
“Ma quanti secoli hanno questi reperti?”
“Secoli? Altro che secoli! Qui parliamo di millenni. Molti, molti
millenni. Si parla di tremila, quattromila anni. Qualcuno dice anche oltre
diecimila anni. Ma le fonti ufficiali sono molto reticenti. Ognuno le
ricerche deve farsele da solo. Negli ultimi anni sono nati molti movimenti
spontanei. E quando nascono così tante manifestazioni di interesse la
spinta è unica: la ricerca della verità.”
Passarono anche molto tempo nei laboratori. Lui la portò con sé in uno
dei laboratori più affascinanti che avesse mai visto. Faceva parte di un
centro universitario del nord Europa. Le volle mostrare alcuni esperimenti
che erano in corso.
“Stiamo svolgendo ricerche sul rapporto che c’è tra la musica e la
crescita delle piante.”
“In che senso, crescita?”
“In entrambi i sensi: la velocità di sviluppo e le sue dimensioni. Finora,
attraverso certi tipi di musica, siamo riusciti ad incrementare la velocità di
crescita delle piante.”
Flora aveva capito da tempo che c’era una relazione tra l’ultima unità
aziendale aperta e le ricerche di David. Sapeva che la nuova unità
produttiva era una centrale musicale.
“Ma c’è un altro aspetto, forse il più importante”, proseguì lui. “In
associazione all’influsso della musica sulla crescita delle piante c’è uno
studio sul genoma. Cioè, stiamo cercando di capire quali sono i geni e i
loro programmi deputati alla crescita e come le vibrazioni musicali
possano influenzarli. Ci sono diversi bioinformatici e bioingegneri che
lavorano su questo. E stanno scoprendo alcuni codici genetici deputati
alla crescita.”
Flora era già oltre. Si chiese: ma se le ricerche aprissero dei varchi non
solo sulla possibilità di codificare rigorosamente questi geni ma
soprattutto sulla possibilità di cambiare questi programmi? E la sua
fantasia si librava in spazi infiniti. Magari un domani le piante potrebbero
svolgere altre funzioni, oltre quelle di trasformare l’anidride carbonica in
ossigeno, i prodotti inorganici in prodotti organici.
David le insegnò molte cose che la sorpresero. Da più di un secolo
Rudolf Steiner espose come i processi della natura vivente sono il
risultato dell’azione congiunta delle forze studiate dalle scienze fisiche e
chimiche, con le forze formatrici cosmiche. Da allora furono sperimentate
queste relazioni cosmiche, studiando gli influssi della luna e dei pianeti.
La novità stava nel verificare gli influssi non come relazione di causa ed
effetto, come fatto finora dalla scienza ufficiale, ma osservando le
relazioni delle varie forme viventi secondo l’approccio scientifico
suggerito da Goethe.
Dagli anni Venti del XX secolo cominciarono le ricerche sull’influenza
delle forze cosmiche sulle piante. Flora ne fu molto sorpresa perché non
ne aveva mai saputo niente. Nessuno gliene aveva mai parlato. E, anche
da qui, si aprirono davanti a lei dei nuovi mondi.
Flora visse la storia con David con grande passione. Ci furono alti a
bassi. Lui spariva per mesi e lei pensava: chissà quante donne avrà sparse
per il mondo. Nonostante lui la rassicurasse, lei non viveva bene questa
lontananza. Finché non si accorse di essere incinta.
Lui non la prese bene e lei, piano piano, capì che avrebbe dovuto
cavarsela da sola e decise di lasciarlo andare per la sua strada.
Walter nacque nell’agosto 2036. Come Paul nacque senza un padre. Ma
la vita molte volte è più sorprendente di qualsiasi immaginazione. E Paul
era destinato a diventare il padre di Walter.
 
11. L’eterno ritorno dell’uguale
 
«Questa vita, questa che adesso tu vivi e hai vissuto, dovrai viverla ancora
una volta e un numero infinito di volte; e non vi sarà̀ niente di nuovo, ma
invece ogni dolore e ogni piacere, ogni pensiero e ogni sospiro e ogni cosa
indicibilmente piccola e grande della tua vita ti ritornerà̀, e tutto nello stesso
ordine e seguito... tornerà̀ anche questo ragno e questo chiaro di luna fra
gli alberi, e anche questo identico momento, ed io stesso. L’eterna
clessidra dell’esistenza sarà̀ sempre di nuovo rovesciata, e tu con essa,
granellino di polvere». (Friedrich Nietzsche)
 
La guida proseguì il suo ragionamento.
“Pochi filosofi – ma Nietzsche era molto più di un filosofo – hanno
saputo pennellare meglio il concetto di tempo circolare o di tempo
assoluto. L’eterno ritorno dell’uguale non è altro che l’eterno presente.
Cos’altro esiste se non l’eterno presente? Nel qui e ora è concentrata tutta
l’eternità. Perché nell’attimo successivo saremo sempre in questa infinita
eternità. Questo ci fa tornare a ciò che vi ho già detto e cioè che il tempo
esiste solo nella nostra mente. Se non avessimo la mente razionale, non
potremmo minimamente elaborare il concetto di tempo così come lo
conosciamo nel mondo materiale; quello, per intenderci, che determina la
nostra vita di tutti i giorni.”
“Diverso è quando abbiamo conosciuto i nostri diversi stati di
coscienza. Chi ha fatto esperienze di questo tipo si è accorto che in quegli
stati il tempo scompare. Così come scompare anche la realtà del mondo
materiale. Sono quelli che vengono generalmente definiti stati alterati di
coscienza o realtà separata, secondo la definizione coniata da Carlos
Castaneda. Ma di alterato non c’è proprio niente: sono stati che chiunque
può vivere. È necessario solo che superi l’eccesso di razionalità ed il
credere che la vita sia ciò che pensa la nostra mente. Se si riesce a
superare questo limite chiunque può vivere i diversi stati di coscienza,
come illustrati dall’eremita nel libro ‘I viaggi del matto’. Eminenti
studiosi, filosofi e ricercatori hanno dato il loro parere su questa grande
visione di Nietzsche. Potremmo dire che, proprio perché è una pura
visione, che quindi va oltre lo spazio e il tempo, non può essere
interpretata solo con la mente razionale o con ragionamenti solo
intellettuali. Semplicemente, per capire una visione, bisogna essere
visionari.”
“Ma chi sono i visionari?”, chiese Aldo.
“Sono quelli che vedono la realtà in tutta la sua interezza, quindi non
solo quella percepita con i cinque sensi. Come vedremo nel velo di Maya,
quella dei cinque sensi è una realtà solo apparente. Chi è riuscito ad
andare oltre il velo, può vedere e percepire oltre ciò che gli è stato
insegnato perché ha superato i recinti intellettuali e razionali, le vecchie
scuole di pensiero troppo basate sulla pura ‘cerebralità’. Quello che
voglio dire è che, finché gli insegnamenti di tutte le scuole sono basati
sulla specializzazione e la separazione, quindi su compartimenti stagni,
ogni studioso, se non va oltre ciò che gli è stato insegnato e se non vive
esperienze di espansione di coscienza, rimarrà ad esprimere solo un
pensiero riflesso, quello della sua scuola, e non un vero pensiero come
scaturisce dalla fonte della nostra coscienza più profonda. Un filosofo che
commentasse questo pensiero di Nietzsche, se non ha fatto esperienze più
profonde – badate bene, parlo di esperienze e non di studi – rimarrebbe
rinchiuso in una dimensione puramente intellettuale e difficilmente
riuscirebbe a ‘percepire’ la profonda visione di Nietzsche. Ecco perché
tutto il percorso scolastico, già da diversi decenni, è stato completamente
riformato.”
“Già alle medie – proseguì la guida – i bambini studiano materie come
esoterismo, magia, psicologia, i concetti di subconscio e altri approcci che
consentono di analizzare la realtà oltre le sue apparenze. Questo significa
che qualsiasi studio della realtà, sia essa visibile e invisibile, non può che
essere a 360 gradi. Altrimenti è limitato. Ecco perché tutta la formazione
oggi abbraccia questo concetto partendo dalla scuola primaria. Sono
approcci di cui l’Uomo è in possesso dalla notte dei tempi e sono stati
scoperti e divulgati soprattutto alla fine del diciannovesimo secolo con le
correnti teosofiche esoteriche e la scienza occulta. Ma la scuola ‘ufficiale’
non li ha mai concepiti fra i suoi argomenti di studio se non da poco
tempo, come avete avuto modo di vedere voi stessi. Voi capite che, se a
un medico non vengono insegnate discipline come erboristeria,
alimentazione, psicologia, per parlare solo delle cose più basilari, non può
essere un medico ‘completo’. Il Rapporto Flexner è un lavoro pubblicato
nel 1910 che avrebbe cambiato in modo radicale il corso della medicina
americana e quindi anche quella mondiale. Molti non sanno che all’epoca
vi erano un gran numero di scuole di pensiero e ogni sorta di approccio
alla medicina, ognuna con i suoi risultati e benefici. Le scuole di medicina
erano oltre 650 soltanto in America. L’AMA, la potente associazione di
medici americana, nacque nel 1847 per dare ai medici l’esclusiva e il
controllo sul business della guarigione. Alcune potentissime
organizzazioni industriali e finanziarie, assieme all’AMA stessa,
finanziarono il Rapporto. Prima della sua pubblicazione, quella che molti
ancora oggi definiscono medicina alternativa era semplicemente la
medicina antica, la medicina della tradizione. L’intento era quello di
escludere tutte queste antiche scuole. In pochi anni l’omeopatia, la
chiropratica, l’osteopatia, la fitoterapia e diverse altre scuole
ambiguamente definite alternative, si ridussero quasi fino a sparire. Venne
stroncato e perseguitato tutto ciò che non era definibile come medico e
scientifico. L’obiettivo era di unificare la medicina in un unico sistema,
sottoposto ovviamente al loro controllo!”
“Ma non abbiamo detto che tutto ciò che accade ha un senso?”,
domandò Aldo. “E quale fu il senso di questa schiavitù tecnologica?”
“Era una esperienza che l’umanità, evidentemente, doveva vivere. Per
liberarsi. Per andare avanti nel proprio percorso evolutivo.”
“In che senso?”
“Vi spiego. Rimaniamo nel campo medico ma vale per qualsiasi
ambito. Una grande maggioranza di medici si era trasformata, abbastanza
inconsapevolmente, dal serio libero professionista che era all’inizio a
esecutore di ordini e protocolli. Altri, invece, seppero andare oltre gli
schemi della cultura dominante. E queste sono le due strade che la vita ci
mette sempre davanti: evolversi liberandosi delle costrizioni o
rinchiudersi in falsi recinti di sicurezza e diventare degli zombie. Ma il
paziente cosa diventò in questo periodo? Qui sta il punto fondamentale.
Lo stesso discorso vale per le controparti dei medici, i pazienti. Questi,
giustamente, si affidava al suo medico curante. E pochi erano i pazienti
che avevano la capacità di discernere se ciò che ricevevano andava nella
direzione della guarigione vera e profonda o se era solo un modo di
nascondere il sintomo e che alla fine non risolveva il problema di fondo,
vera causa della malattia. Col passare del tempo, un numero sempre
maggiore di pazienti cominciò a rendersi conto che la guarigione stava
diventando una chimera. Anche i sintomi si ripresentavano
periodicamente. E cominciarono a dare alla parola guarigione un
significato più profondo, nel senso che coinvolgeva non solo il fisico ma
anche il benessere mentale e, più avanti, anche quello spirituale. Ma
soprattutto capì che i tre aspetti erano strettamente collegati.”
“Che senso ha se io sono ‘fisicamente’ sano ma poi sono sempre
frustrato, in conflitto con me stesso e col mondo e spesso in preda alla
rabbia e a mille paure?”, continuò la guida. “Io voglio curarmi nella mia
interezza quindi voglio stare bene anche nell’anima e nello spirito. E non
voglio essere in perenne guerra col mondo e con tutti quelli che mi
circondano, familiari compresi. E da qui iniziò quel processo di cui vi
parlerò più avanti. Una profonda rivoluzione non solo della medicina ma
anche di tutta la società, e questo gettò le basi per cambiare il mondo
come l’avevamo sempre conosciuto.”
“La risposta alla tua domanda è quindi che, se vogliamo liberarci e
diventare anime libere, non possiamo permetterci di delegare la nostra
vita e la nostra salute a nessuno ma siamo costretti a seguire una via che
ci consenta di trovare da noi la salute, la guarigione e il benessere che
sono allo stesso tempo causa ed effetto della libertà di essere se stessi.
Questo percorso non significa che non ci si deve affidare e farsi aiutare
ma, semplicemente, che dobbiamo crearci degli strumenti, che chiamerei
di consapevolezza e conoscenza di sé, che mi consentano di capire nelle
mani di chi mi sto mettendo e se sia, a questo punto, opportuno cambiare
medico oppure no. Questa è sempre stata la lezione che l’oppressione ha
insegnato all’uomo:
 
conoscere il valore della libertà
 
che non significa fare ciò che si vuole ma imparare che si può essere
liberi solo se si impara a conoscere se stessi. Solo così possiamo vivere la
nostra vita e non quella degli altri. Solo con la piena consapevolezza del
significato dell’esistenza e del nostro scopo in questa vita, come abbiamo
spesso ripetuto, possiamo essere liberi veramente. Ma c’è un altro aspetto
importante nell’eterno ritorno dell’uguale di Nietzsche e riguarda il
rapporto col nostro mondo emozionale, quindi col nostro subconscio.
Nella nostra vita psichica esiste una coazione a ripetere. Siamo attirati
quasi magicamente a ripetere il medesimo conflitto, ovvero cadiamo
sempre nella stessa trappola. In pratica nella vita ci accade spesso di
ripetere le stesse esperienze dolorose. È come se ripassassimo sempre
sopra uno stesso solco che inconsapevolmente noi stessi abbiamo
tracciato. Tutto questo ha una logica. Se non vogliamo continuare a
ripetere queste dolorose esperienze, dobbiamo trovarne la chiave. E la
chiave è:
 
impariamo a entrare nell’emozione vivendola totalmente
 
Solo così potremo cancellare quel solco. È una sorta di processo
alchemico che, attraverso il fuoco del dolore, brucia la ferita emotiva e ci
consente di superarla. In questo modo quell’esperienza non sarà più
ripetuta e cominciamo a dissolvere l’eterno ritorno dell’uguale.
“Colui che impara deve soffrire e anche nel sonno il dolore, che non può
essere dimenticato, cade goccia dopo goccia sul cuore.” (Eschilo)
 
 
 
12. Paul e il professore
 
“Oggi siamo intrappolati in un mondo creato da tecnologi per altri tecnologi.
Ci è stato persino detto che “essere digitali” costituisce una virtù. Non è
vero: gli individui sono analogici, non digitali; biologici non meccanici.”
(Donald Norman)
 
Nel 2038 Paul aveva già due lauree. Una in bioinformatica e l’altra in
biofisica. Un anno dopo conobbe uno strano personaggio che diede una
svolta alla sua vita.
Il professor Laole, di origine serba, della facoltà di biofisica, l’aveva
preso subito sotto la sua ala. Aveva per lui grandi aspettative. E anche dei
progetti stimolanti. Paul si era sentito molto gratificato dall’offerta del
professore e aveva accettato, subito e senza pensarci troppo, le sue
proposte.
Il titolare della cattedra di biogenomica delle piante, Slobodan Laole,
non era certo una persona che passava inosservata. Di statura
estremamente bassa per un uomo (non superava il metro e sessanta) era
contemporaneamente di una magrezza estrema. E già questo attirava
l’attenzione. In più questa sua struttura fisica era piantata in un corpo
sorprendentemente agile e svelto e questa sua caratteristica si manifestava
in ogni suo atteggiamento, in ogni sua manifestazione sia che fosse solo
sia che fosse davanti a un pubblico. A chi lo vedeva per la prima volta
poteva sembrare un po’ folle, ma il professor Laole era tutt’altro che folle.
Personalità magnetica e seduttiva, era in grado di scansionare e
radiografare chiunque gli si presentasse davanti e di costui
immediatamente conosceva tutto ciò che gli serviva sapere. Infatti tutto in
lui era strumentale. Nella sua vita aveva sempre ottenuto ciò di cui aveva
bisogno per soddisfare la sua infinita ambizione, avidità e sete di potere.
Gli occhi, piccoli ma estremamente arguti e affilati, lui era in grado
letteralmente di ipnotizzare le persone posando su di loro il suo sguardo.
E, se la persona serviva a realizzare i suoi scopi, era difficile che riuscisse
a sottrarsi al suo fascino.
Paul era caduto nella sua rete e la dipendenza che si era creato con il
professore aveva cominciato a metterlo a disagio. Considerando che lui,
generalmente, oltre a essere una persona spontanea e solare, aveva le idee
chiare su ciò che voleva, questo rapporto lo stava mettendo in crisi.
Il professore aveva capito subito il genio di Paul e, quando il ragazzo
gli aveva accennato, senza spingersi troppo avanti, della possibilità di
interfacciare degli strumenti pilotati dall’intelligenza artificiale per
guidare la crescita e la struttura delle piante, aveva colto subito dove
questa ricerca avrebbe potuto portare. Ne aveva parlato con una
multinazionale con cui era sempre in contatto. E questa gli aveva dato
degli ordini ben precisi sugli indirizzi da dare alla ricerca. Lui ci era
andato a nozze. Lo avevano sempre pagato lautamente per i suoi servigi.
E certo non aveva niente da obiettare alle loro direttive.
A questo punto la prima cosa che fece fu quella di sminuire l’idea e
dirottò Paul su un laboratorio che, apparentemente, non c’entrava nulla
con quel progetto. Ma solo apparentemente. In realtà il professore voleva
dividere il progetto con le relative ricerche tra tutti e tre i suoi assistenti,
facendo in modo che nessuno di loro potesse vedere l’insieme. Sapeva
che con Paul questo sarebbe stato difficile, intanto perché lui sapeva qual
era l’idea originaria e poi perché non aveva nulla da invidiare al
professore quanto a genio, intuito e intelligenza. Solo che queste doti Paul
le indirizzava un po’ diversamente dal ‘prof’. Ma lui sapeva come fare.
La vita glielo aveva insegnato. E a scuola di vita lui ci era andato da
piccolo.
Aveva perso i genitori, morti in un incendio, a soli quattro anni. Fu
affidato a una zia, la sorella della madre, che riuscì a tenerlo solo per tre
anni. Il bambino era troppo vivace e incontrollabile per lei. Lo mise in un
orfanotrofio ma lui ci mise poco a fuggire e si imbarcò clandestinamente
in una nave da crociera. Riuscì a fare il clandestino, senza farsi beccare,
per ben 4 anni. Aveva imparato a entrare nelle cabine dei passeggeri e da
lì si riforniva di quanto necessario. Si vestiva come se fosse un
passeggero, o meglio il figlio di altri passeggeri, e aveva velocemente
imparato a cambiare identità tra una crociera e l’altra. In questo modo
aveva sempre girato la nave come gli pareva e nessuno gli aveva mai
chiesto niente.
Come se questo non bastasse, sapeva come farsi amiche le persone che
servivano ai suoi scopi. E dai gradi più alti fino a quelli più bassi
dell’equipaggio aveva imparato molto di più di quanto possa imparare a
scuola un ragazzo della sua età. Dalla navigazione alla cucina fino ai
lavori più umili, sapeva cavarsela in parecchi campi.
Finché, a undici anni, non ebbe termine la sua clandestinità. Lui,
fantasioso e geniale, capace di improvvisare in ogni situazione, odiava i
rigidi e i perfezionisti, quelli che dovevano sempre fare tutto secondo le
regole, sempre lenti come la morte. Lui non sopportava i lenti. Fu proprio
uno di questi a beccarlo quando successe un incidente tutto sommato
stupido.
Assieme alla sua combriccola di amichetti, che si rinnovava ogni
settimana, aveva congegnato uno scherzo verso un ragazzo che sarebbe
un eufemismo definire antipatico. Slobo, come lo chiamavano i suoi
compagnetti, in quattro anni si era fatto un bel gruzzolo. Rubando sempre
piccole quantità, nessuno aveva mai denunciato un furto. Il suo progetto
prevedeva di pagarsi gli studi fino alla laurea senza bisogno di lavorare.
E, secondo i suoi calcoli, gli bastava ancora un anno. Purtroppo questo
incidente mandò all’aria i suoi piani. Non finì in prigione ma fu
allontanato dalla nave e da buona parte del suo gruzzolo, accuratamente
nascosto. Per fortuna, in compenso, era stato previdente ed era riuscito a
metterne da parte una buona metà. Ogni volta che scendeva a terra
metteva il malloppo in un nascondiglio sicuro.
Era giunto il momento di recuperare tutto. Non avrebbe rinunciato ai
suoi piani. Riuscì quindi a laurearsi e ora, da quasi trent’anni, era titolare
di cattedra. Era dunque tranquillo nei riguardi di Paul. Avrebbe saputo
tenerlo sotto controllo.
Paul si ricordava il loro primo colloquio. Qualcosa gli era rimasto
impresso.
“Caro Paul, se la tua ricerca avrà successo, diventeremo finalmente dei
veri creatori della vita.”
“Io ci andrei piano con queste affermazioni”, rispose Paul.
“Cosa vuoi dire?”
“Lei non crede in Dio?”
“Volevo dire proprio questo. Dio diventerà definitivamente inutile.”
“Quindi finora era utile?”
“Per me non lo è mai stato. Non ho mai avuto bisogno di lui per andare
avanti nella vita. Ora, per merito nostro, diventerà inutile per tutti.”
Così si era chiuso il colloquio. Paul aveva pensato: ‘Questo è fuori di
testa’.
Slobo dunque aveva diviso la ricerca in tre diversi laboratori e fra tre
assistenti diversi. Aveva inoltre stabilito che non poteva esserci
interscambio e comunicazione fra di loro e tanto meno tra i laboratori. Nel
senso che nessun assistente poteva permettersi di andare a ‘frugare’ negli
altri laboratori. Paul si chiedeva che senso avesse tutto ciò ma non aveva
il coraggio di chiederlo al professore. ‘Avrà le sue buone ragioni’,
pensava. ‘Il responsabile è lui e io non ci posso fare niente’.
Intanto era passato qualche anno ma la situazione non migliorava. Ne
aveva parlato diverse volte con la madre ma lei non aveva saputo dargli
nessuna dritta, e la sua frustrazione cresceva. Gli sembrava che la sua
ricerca non facesse alcun passo avanti. Ne aveva parlato anche con il
professore ma non era riuscito a fargli capire il suo punto di vista. Lui un
po’ lo zittiva bruscamente e un po’ lo manipolava, e Paul non reagiva
mai.
Decise di ignorare le difficoltà e si concentrò sul suo lavoro. Ma con
una piccola variante. Non avrebbe trascurato di invadere il campo dei suoi
colleghi – dall’interno del suo laboratorio – se fosse stato necessario.
Doveva solo stare attento a non farsi scoprire. Fu allora che incontrò
Flora.
 
Walter aveva tre anni quando Flora decise di andarsene dalla tenuta.
Sapeva di non poter restare lì. Avrebbe rischiato di vivere nel passato, nei
bei ricordi. Doveva cambiare aria. Per fortuna aveva sempre lavorato in
azienda e aveva qualcosa da parte. Date le sue competenze, pensava di
potersi dedicare alle consulenze e aiutare i piccoli agricoltori della zona.
I genitori avevano una casa in città e decise di trasferirsi lì. Per lei fu un
vero e proprio salto quantico. Passare dalla vita a perenne contatto con la
natura alla vita di città sarebbe stato molto doloroso. Tuttavia sapeva che
poteva andare a trovare i suoi genitori e i suoi rifugi ogni volta che ne
aveva voglia. E questo la rincuorava. Decise anche di cambiare facoltà:
lasciò Botanica e si iscrisse in Biofisica.
L’incontro con Paul fu il risultato di questo cambiamento, anche se
passò un po’ di tempo prima che si conoscessero. Le loro strade
convergevano e si incontrarono in un campo comune. La passione per lo
studio e la ricerca, la voglia di costruire un nuovo mondo. Flora era una
studentessa del suo corso di biogenomica delle piante.
L’anno accademico 2040-2041 era appena iniziato. Le lezioni di Paul
erano sempre affascinanti. Lui era un insegnante nato e sapeva trasmettere
il suo grande amore per la ricerca. I suoi studi erano strettamente collegati
con la vita della natura. E il suo modo di spiegare la scienza, come
comprensione e interpretazione della grandezza e della bellezza della
natura, era qualcosa di nuovo e, sotto certi aspetti, sorprendente. E tutti i
suoi allievi erano trascinati in questo mondo da lui creato che arricchiva
di visioni e scenari fantascientifici.
Flora se n’era subito innamorata. Tutto in lui la affascinava. E sentiva il
suo corpo vibrare ogni volta che lo sentiva parlare.
Passarono mesi prima che si incontrassero. Anche Paul l’aveva notata.
Non gli era sfuggita la sua apparente tristezza, la sua riservatezza. E
l’aveva colpito la sua passione per gli argomenti del corso che traspariva
dalle domande che faceva quasi a ogni lezione. Ma una vera amicizia non
nacque che alla fine del corso.
“Che differenza c’è tra il DNA mitocondriale e il DNA cellulare o
nucleare?”, fu la prima domanda che le fece Paul all’esame finale del
corso. Mentre gliela faceva, lui la guardava in maniera strana. La sua
sensazione era che, dietro la domanda, fosse celato un messaggio che però
non riguardava la risposta relativa all’esame. Ma qualcos’altro. Questo le
diceva il suo intuito, un qualcosa che prepotentemente dentro di lei la
sollecitava. Ma non poteva cercare di capire in quel momento. Avrebbe
compromesso l’esito dell’esame. Dopo aver risposto correttamente, il
professore le chiese: “Da cosa dipende il particolare contorno dei suoi
occhi?”
Lei era sempre più imbarazzata e le sembrò di essere diventata viola.
Tuttavia non si fece scoraggiare né intimidire e diede una risposta che
lasciò Paul di stucco.
“Non lo so, professore. Dovrebbe chiedere ai miei genitori a cosa
stavano pensando in quel momento.”
Paul non perse il suo controllo.
“Può andare. Le faccio i miei complimenti. Le vorrei parlare all’inizio
del nuovo anno per farle una proposta. Si faccia vedere nel mio studio.”
Dopo l’esame che Flora superò, naturalmente, a pieni voti, uscendo si
sentiva un po’ sconvolta come se le fosse passato sopra un treno. Ma era
inspiegabilmente al colmo della felicità. Come se le due correnti più
importanti della sua vita si fossero unite. Tuttavia non si lasciò trascinare
troppo in questi pensieri. ‘Godiamoci le vacanze’, pensò.
 
13. Il velo di Maya
 
“Io sostengo che la verità è una terra senza sentieri e non la si può
avvicinare da nessun tipo di percorso, religione o setta. Questo è il mio
punto di vista, al quale aderisco in modo assoluto e incondizionato.
Essendo la verità illimitata, incondizionata, non raggiungibile da nessun
tipo di strada, non può essere organizzata né si dovrebbe formare nessuna
organizzazione per guidare o forzare le persone a percorrere vie
particolari. Se innanzitutto comprendete questo, allora vedrete quanto sia
impossibile organizzare un credo. La fede è una questione puramente
individuale e voi non potete e non dovete organizzarla; se lo fate, diventa
una cosa morta, cristallizzata, diventa un credo, una setta, una religione da
imporre agli altri. È questo che tutti cercano di fare nel mondo.” (Jiddu
Krishnamurti)
 
“Adesso vi porto a vedere una cosa. Andiamo via di qui”, disse la
guida.
Scesero dall’albero e cominciarono a camminare.
“Osservate tutto ciò che vedete intorno a voi. Vi sembra reale?”
“Non capisco la domanda. Cosa intendi per reale? La parola può
assumere diversi significati”, domandò Martina.
“Intendo dire una realtà del tipo di quella che si vive nella vita di tutti i
giorni.”
“Sì, direi proprio di sì. Non c’è nulla che possa farla sembrare un
sogno, se è quello che vuoi dire.”
“Esatto. Però sapete anche che state facendo un viaggio nella vostra
mente. E allora, qual è la verità secondo voi?”
“Beh, direi che la verità è qualcosa difficile da afferrare. Mi viene da
rispondere che la verità, se così vogliamo chiamarla, è ciò che viene
percepita non solo dai cinque sensi ma soprattutto dalla totalità del nostro
essere attraverso la coscienza. Nel senso che le immagini che vediamo
sono solo il risultato di ciò che percepiamo all’interno di noi stessi.
Aggiungerei, molto semplicemente, che l’esterno che vediamo, che sia un
viaggio della mente o la percezione dei nostri cinque sensi, è solo dentro
di noi. Il fuori non esiste. Il fuori è solo un’illusione. Sempre mentale. È
come noi percepiamo il mondo esterno. Infatti, essendo la realtà interna a
noi, è diversa per ognuno di noi. Questo è il punto. La vera realtà è come
noi la percepiamo. Immaginate quali conseguenze può avere questa presa
di consapevolezza per la crescita di ognuno di noi. Ci può aiutare a
comprendere che, se lavoriamo su noi stessi, possiamo trasformare il
mondo esterno. Maestri e filosofi hanno affermato questo. Ma se lo dici a
un comune uomo della strada, ti dice che sei pazzo.”
“Ancora oggi, nel 2109?”
“Ma l’oggi non esiste. È solo un’ipotetica proiezione su come sarebbe
il mondo se le nostre ipotesi si realizzassero. Aldo, devi capire che io
sono solo un’interfaccia. Una sorta di specchio con cui stai dialogando.
Quindi il mondo che vedi è il risultato, la realizzazione delle aspirazioni
della tua coscienza alla luce dell’evoluzione che tu hai raggiunto nella tua
epoca ‘reale’. Le percezioni della tua coscienza sono strettamente legate
allo stato della tua evoluzione, dato che l’evoluzione è solo un continuo
allargamento, una continua espansione della coscienza. Ti ricordi il raggio
del cuore? Ecco, il concetto è identico.”
“E allora, dove sta la verità? Se a un uomo muore una persona cara,
come fai a rispondergli che quella è la sua percezione? La morte, come
tutto ciò che accade nella vita, è una cosa reale, oggettiva, dolorosa e
tangibile.”
“Certo, Aldo. La perdita di una persona cara è un evento reale, non c’è
dubbio, ma la vera realtà è come tu vivi e come reagisci a quest’evento.
Che effetti ha su di te, quali conseguenze emotive ti crea. In questo senso
la realtà è sempre e solo dentro di te. La verità è inafferrabile. Intanto
perché è passibile di mille interpretazioni diverse, ognuna delle quali può
provocare dentro di te effetti diversi, e poi perché è sempre in divenire.
Muta continuamente. Voler fermare o afferrare la verità è una pura
illusione. Vogliamo cristallizzare qualcosa, molte volte lo facciamo per un
bisogno di sicurezza, per renderlo stabile, concreto, sicuro. Potremmo
chiamarla la ‘zona comfort’ in cui ci rifugiamo perché vedere la verità ci
fa paura.”
“Quale verità?”
“Quella che c’è dentro di noi, dato che inconsciamente sappiamo che
nel nostro profondo ci sono dei lati oscuri. Per questo è difficile guardarsi
dentro e fare un lavoro di ricerca interiore. La paura di trovare dentro di
noi dei mostri blocca la nostra capacità di vivere e accogliere le emozioni.
Ma questa resistenza aggiunge nuova sofferenza. Perché qualcosa preme
per uscire. E più resistiamo, più soffriamo. Nell’universo tutto tende
all’armonia e all’unità. Tutto deve essere portato alla luce e integrato
dentro di noi. Attraverso la capacità di vivere le emozioni, consentiamo
all’oscurità di venire alla luce; e questo processo non è altro che la via
verso la verità. Ed è allo stesso tempo un processo di guarigione e di
evoluzione. Senza contare che è fondamentale per tener lontane le
malattie. E l’altro aspetto è che la verità fa paura proprio perché è
inafferrabile, ignota, misteriosa. E l’Uomo ha paura dell’ignoto. Di ciò
che non può controllare. Ma questo ci deve insegnare che non esiste
alcuna zona comfort, alcuna zona sotto il nostro controllo. Se stiamo
sempre cercando la zona comfort e il controllo su tutto, perché ci
illudiamo così di stare bene, rischiamo di dipendere da credenze
ingannevoli e limitanti, come i farmaci di un tempo, oppure di cadere
nelle grinfie di chi vuole indottrinarci. Chi non è capace di trovare il suo
‘centro di gravità permanente’, e cioè il suo nucleo più profondo, la sua
luce interiore, la sua vera essenza, sarà sempre in balia degli altri e degli
eventi esterni. Uno schiavo imprigionato dentro la prigione che qualcuno
ha costruito intorno a lui. Anche se ci si è infilato da solo.”
“E come facciamo a trovare il nostro centro?”, chiese Martina.
“È un percorso. E non lo troviamo da un giorno all’altro. Bisogna
lavorarci. E questo centro è mutevole. Nel senso che, man mano che
lavoriamo su noi stessi, ci porta sempre più nel profondo della nostra
coscienza. Certo è che, se non abbiamo questa consapevolezza che vi ho
appena esposto, se cioè non siamo profondamente impregnati in tutte le
nostre fibre che tutto avviene dentro di noi, il percorso sarà difficile, se
non impossibile. Però attenzione: noi viviamo nella materia. Quello che
ho detto finora non significa che dobbiamo ignorare di vivere in un
mondo materiale. Semplicemente voglio dire che il nostro equilibrio lo
troviamo se impariamo a conciliare l’esterno con l’interno, l’oggetto col
soggetto. Per cui indagare i fenomeni materiali, per scoprirne tutti i
segreti, è essenziale. Le scoperte scientifiche non sono altro che l’aver
portato alla luce i segreti della materia, dell’uomo e dell’universo. Avere
svelato frammenti di verità prima sconosciute. Questa è vera scienza,
questa è vera magia: il perenne anelito dell’uomo a conoscere lo
sconosciuto. È ciò che è sempre accaduto. Maya è quindi la normalità che
si fonda nelle azioni che noi eseguiamo ogni giorno, e che si radicano in
quella che noi chiamiamo razionalità. Senza l’energia di Maya, l’universo
sarebbe in costante disordine. Quindi Maya è reale ed è necessaria come
la gravità che ci fa rimanere ancorati a terra. Possiamo quindi dire che
Maya è la gravità psichica, che aiuta tutti gli esseri ad agire nel mondo
materiale.”
14. Il linguaggio delle piante
 
“Nessuno, nell’Europa moderna, ha saputo vedere con più spietata
nitidezza l’abisso esistente fra il modello dell’amore cristiano e la
mediocritas dell’umanità comune tranne Friedrich Nietzsche” (Francesco
Lamendola)
 
Paul e Flora si incontrarono all’inizio della nuova stagione. Lui volle
sapere da lei quali erano i suoi progetti. I loro incontri si susseguirono,
sempre in Facoltà, per diversi mesi. Finché non nacque fra loro
un’amicizia profonda che piano piano cominciò a trasformarsi.
Era la terza volta che uscivano al di fuori dagli ambiti ufficiali, e Flora
si confidò.
“L’errore che fanno spesso molte donne è quello di illudersi di trovare
l’amore dietro la seduzione. Alla fine cosa rimane? O un uomo che se n’è
andato o un uomo che abbiamo allontanato per smettere di continuare a
soffrire.”
“La storia di mia madre non è stata così; io so che mia madre ha vissuto
un breve ma vero amore”, rispose Paul.
“Non lo metto in dubbio. Mi dispiace, non volevo ferirti. Non tutte le
storie sono uguali. Sto solo raccontando la mia esperienza e non la
rinnego. Voglio dire che alla fine bisogna distillare l’amore che rimane da
quella storia che hai vissuto. Altrimenti rimangono solo cadaveri e vuol
dire che non hai imparato niente dall’esperienza. Perché alla fine, se riesci
a raccogliere qualcosa dall’esperienza che hai vissuto, allora ne è valsa la
pena. È curioso che sia la mia storia che quella di tua madre ci abbiano
regalato una creatura. A entrambe l’amore, nato da queste storie, ha
donato una vita alla quale dobbiamo dare una possibilità di vivere. E
questa possibilità di vivere nasce sempre dall’amore che siamo riusciti a
distillare dall’esperienza. In questo caso alla creatura possiamo regalare
un buon rapporto con la vita.”
Paul la osservava mentre parlava e sentì che qualcosa lo agitava.
Questo qualcosa lo spinse ad avvicinarsi a lei.
“Guardami”, le disse.
Flora aveva lo sguardo basso. Lo sollevò con fatica e con fatica tenne
gli occhi su di lui. Fece capolino una lacrima.
“Non trattenere, lascia uscire tutto.”
Si abbracciarono. Quel giorno cambiò la vita di entrambi. E Flora
divenne per Paul, oltre che compagna di vita, compagna di studi e di
ricerche.
Un giorno, mentre facevano una passeggiata, Flora chiese a Paul:
“Scusami, Paul, devo farti una domanda importante. Tu mi hai raccontato
che il ‘prof’ ha diviso la ricerca in tre ambiti: a te è stato assegnato
l’aspetto che riguarda la velocità di crescita della pianta; ad Andrea
l’approfondimento dei codici che governano i geni, quindi come dare alla
pianta la forma che vogliamo; infine, Nicola deve lavorare su come
interrompere la crescita e stabilizzare la pianta. In più vi ha assolutamente
proibito di comunicare. È esatto?”
“Esatto. Anche se non è così semplice. Ci sono molti altri aspetti nella
ricerca. Per esempio, il collegamento fra i geni e i campi morfogenetici.”
“Non mi hai mai parlato dei campi morfogenetici. Cosa sono?”
“Non si possono spiegare in due parole. Sono stati scritti libri su questo
argomento. Lo scienziato che ha cercato di dare a questi campi una veste,
diciamo così, scientifica è stato Rupert Sheldrake. Uno dei libri di
riferimento è ‘La presenza del passato’, ma parlarne ora sarebbe troppo
lungo. Ti dico solo che è legato, almeno come concetto, al flusso
informativo intelligente di David Bohm. Il principio è quello
dell’universo e della natura, che non sono più considerati come realtà
immutabili determinate al momento del Big Bang ma sono realtà che si
evolvono; di questo abbiamo già parlato. I campi morfici aiutano a
comprendere tanti quesiti che la scienza non ha ancora risolto. Ma di
questo parleremo in un altro momento.”
“Certo. Però, spiegami, di cosa continui a lamentarti?”
“Intanto non mi piace che tu la chiami lamentela. Lo vedi anche tu: se
la ricerca non è coordinata, rischiamo di buttare via un sacco del nostro
tempo in test inutili per esempio perché sono incompatibili con ciò che
hanno scoperto gli altri o per i più svariati motivi. E poi, perché a te
sembra giusto che noi non dobbiamo conoscere l’intero progetto?”
“Sul primo aspetto posso concordare ma sul secondo non credo sia un
problema tuo. Lui è il responsabile mentre tu, che hai appena iniziato la
tua carriera di assistente, cosa pretendi?”
“In linea di principio hai ragione ma ci sono due piccole considerazioni
da fare: la prima è che lui non è in grado di capire nulla delle nostre
ricerche perché è praticamente un incompetente. Però ha registrato la
ricerca a nome suo. Secondo: circolano delle voci che lui sia nel libro
paga di una multinazionale. Quindi, chi si approprierà delle nostre
ricerche? Ti sembra giusto che investimenti pubblici arricchiscano
compagnie private? Senza contare il valore del nostro lavoro, di noi
ricercatori che ci facciamo il mazzo lavorando 12, 14 e anche 16 ore al
giorno!”
“È molta roba. E capisco il tuo disagio. Ne hai parlato con tua madre?”
“Certamente. Lei mi dice: ‘Di cosa ti stai preoccupando?’. Che la
ricerca durerà anni, quindi di fare comunque del mio meglio e di vivere
giorno per giorno. È prematuro mettersi adesso questi problemi.”
“Una risposta molto saggia, mi sembra.”
“Sì. E così infatti sto facendo. Ma io vedo già dove mi può portare
questa ricerca e la sento una creatura mia. In più il professore, che
dovrebbe assistermi quando ho bisogno di consigli, è sempre assente e,
qualsiasi cosa io gli chieda, mi smonta subito: in pratica mi dice sempre
‘arrangiati’. Tecnicamente non mi potrebbe aiutare perché è molto
ignorante – non sa manco di cosa gli sto parlando – ma, almeno
moralmente, potrebbe darmi un sostegno. Niente, praticamente non mi
ascolta. È molto frustrante. Coi colleghi non posso condividere perché ci
è stato proibito. Insomma, tu capisci, a volte mi sento molto solo. Mi
capita di svegliarmi di notte con un’intuizione ma non posso andare in
laboratorio nel cuore della notte. E devo stare lì a macerarmi finché non
arriva l’ora in cui posso entrare per verificare l’intuizione. È veramente
stressante. E comincia a pesarmi. Meno male che adesso ho te.”
Flora lo abbracciò.
“Adesso non ci pensare. Sono sicura che troveremo una soluzione. Mi
sta venendo qualche idea”, disse lei con un sorriso furbo.”
Si misero a ridere.
15. Un secolo senza padri
 
Non potranno mentire in eterno.
Dovranno pur rispondere,
prima o poi,
alla ragione con la ragione,
alle idee con le idee,
al sentimento col sentimento.
E allora taceranno:
il loro castello di ricatti,
di violenze, di menzogne
crollerà.
(Pier Paolo Pasolini)
 
“Come stavamo dicendo, questo viaggio è stato reso possibile dalle
scoperte di diversi scienziati. Il viaggio nella mente, che avviene con una
percezione della realtà pressoché identica a quella della vita reale, è il
risultato di una tecnologia cui va loro il merito. Le scoperte sul genoma,
sui campi morfici e su altri aspetti della vita delle piante, ha consentito
loro la creazione di quelle piante che avete visto appena siete arrivati.”
“Vorresti dire che le piante si sono autocostruite?”
“In un certo senso è così. Attraverso la loro equipe di ricerca è stato
messo a punto un processo in cui la crescita e la struttura delle piante
sono pilotate da un’intelligenza artificiale, a sua volta diretta da
supercomputer quantistici, che segue integralmente i principi naturali.”
“Una vera magia!”, rispose Aldo estasiato.
“Non esiste la magia. Se non nel senso che rende possibile superare i
nostri limiti quando abbiamo il coraggio di vederli. La vera magia
avviene quando la scienza integra i principi naturali. D’altra parte, le
grandi scoperte scientifiche dell’umanità non sono altro che la
comprensione di fenomeni naturali la cui logica e le cui leggi erano prima
sconosciute. Pensate solo al cannocchiale di Galileo che diede all’uomo la
possibilità di vedere un mondo prima sconosciuto. E che, per questo,
venne osteggiato da chi pretendeva di detenere il potere sulla base di
dogmi e principi imposti dall’alto. È per questo che le grandi scoperte
scientifiche vengono prima osteggiate, poi con difficoltà accettate e, alla
fine osannate. Tutti i grandi scienziati all’inizio della loro carriera furono
spesso derisi. Pensate a Freud, a Pasteur, a Einstein, a Semmelweiss e a
tanti altri, o allo stesso Galileo.”
“Semmelweiss fu rinchiuso in manicomio per avere scoperto che le
partorienti morivano quando i medici, che le aiutavano a partorire, le
infettavano perché non si erano lavati le mani dopo avere effettuato
interventi chirurgici su altri pazienti. Qualsiasi scoperta che disturbi il
potere dominante, sia economico che intellettuale, viene inizialmente
osteggiata. La scoperta di Semmelweiss disturbava i colleghi. In realtà
questa è una cosa che è sempre avvenuta. Rimanendo su questo caso i
colleghi, se avessero accettato una tesi nuova che allora era
rivoluzionaria, avrebbero dovuto rimettere in discussione tutto quello che,
in tutta la loro vita, aveva dato loro certezze. Come se integrare una nuova
scoperta non potesse essere conciliato con ciò in cui avevano sempre
creduto. Entrava in gioco anche la paura di perdere credibilità e quindi
potere. La stessa storia riguardante una grande innovazione si ripeté nei
primi decenni del ventunesimo secolo.”
“Cosa successe?”, chiese Martina.
“Scomparirono più della metà delle industrie farmaceutiche a causa di
uno scandalo planetario.”
“Come accadde?”
“La storia è un po’ complessa ma cerco di riassumerla. La vendita dei
farmaci era in calo costante dalla fine del ventesimo secolo. La gente
aveva cominciato a capire che con i farmaci non si raggiungeva una vera
e completa guarigione. Come già vi ho spiegato, la gente voleva stare
bene a tutti i livelli e non solo a livello fisico. E la medicina, assieme a
tutte le scienze di allora. Quindi la cultura dominante era completamente
inadeguata per questo; anzi, la società di allora, per come era organizzata
e strutturata, era più una fabbrica di infelicità che di benessere e crescita.
Almeno per la gente che non aveva ancora cominciato a fare percorsi di
crescita personale e di consapevolezza. Ma quando le persone
cominciarono a capire questo, il calo delle vendite di farmaci fu lento ma
costante.”
“Come reagirono le case farmaceutiche?”
“Neanche con la loro potenza finanziaria e mediatica riuscirono a
contrastare questo fenomeno e, piano piano, i pazienti presero
consapevolezza che la malattia non si cura con i farmaci, se non in casi
particolari, ma con un sano stile di vita e, se necessario, con un approccio
olistico e con integratori naturali. È inutile soffermarsi su questo adesso.
Per loro, questo mancato introito era un disastro perché faceva lentamente
perdere il controllo su tutto ciò di cui abbiamo appena parlato. E
reagirono male. Molto male. Un certo dottor Sower, medico oncologo
negli Stati Uniti, scrisse un libro nel 2025. Questo libro spiegava come
era nata la cultura medica ufficiale del XX secolo. In pratica raccontava la
storia del rapporto Flexner aggiornata al periodo attuale. La gente recepì
il messaggio. E cominciò a capire che ‘la pillolina mi risolve tutto’ era
stato un grande inganno. L’umanità si era adattata a questa confortevole
illusione. Lavorare su di sé per capire i motivi per cui ci si ammala è
doloroso e faticoso. Se ho la pillolina, chi me lo fa fare? Così l’uomo, a
poco a poco, si è fatto viziare e si è dimenticato di se stesso
trasformandosi in un robot, cioè in un essere molto inconsapevole e
completamente dipendente dagli altri. Questo, ovviamente non è valido
per tutti gli uomini. Molti impararono che delegare la propria vita, il
proprio benessere e la propria felicità agli altri non era molto salutare.
Resta il fatto che, però, la maggioranza della popolazione fu soggiogata a
questa dinamica, a questa cultura. E la maggioranza dei medici divenne,
più o meno consapevolmente, complice di questo sistema. Il danno
maggiore era che l’assistenza sanitaria si concentrava non sulla cura, ma
solo sui sintomi, creando così dei pazienti che tali restavano a vita. Questa
tendenza ebbe un nome: iatrogenesi culturale. E qui entra in gioco il
discorso del karma e il suo rapporto con il dolore e la sofferenza. Se ben
ricordate l’eremita, andandosene, vi ha descritto la differenza tra dolore e
sofferenza e come sia necessario attraversare il dolore per poter dissolvere
le memorie emozionali.
Vi ricordo le sue frasi:
 
Il dolore è Amore
La sofferenza è Paura
 
Il dolore è un tunnel profondo ma breve
La sofferenza è un tunnel lungo che non finisce mai
 
Il dolore è pura consapevolezza
La sofferenza è solo mentale
 
Il dolore ti apre il futuro
La sofferenza ti mantiene nel passato
 
Il dolore è la porta dell’armonia
La sofferenza è un disordine infinito.
 
È solo attraverso la capacità di vivere il dolore che possiamo dissolvere
il nostro karma ed evitare di entrare nella malattia. E questo processo fa
parte della memoria culturale dell’umanità. È sempre stato un processo,
ancorché inconsapevole, con il quale l’Uomo ha superato malattie e
conflitti. E questo è sempre accaduto sia per i mali fisici che per i mali
che potremmo definire dell’anima, delle emozioni, del cuore. Il cuore
diventa forte se riesce a superare i dolori che la vita ci porta e ci ha
sempre portato. Ma l’Uomo del XX secolo cominciò a prendere la
pillolina per evitare il dolore. E cominciò a indebolirsi. Così nacquero
tutte le malattie cosiddette incurabili come il cancro, il diabete, l’autismo,
l’asma cui si aggiunsero, solo per citarne alcuni, la pressione alta, il
colesterolo, la tiroide e, più tardi, le malattie autoimmuni divennero una
rendita immensa per le case farmaceutiche e tutta l’industria collegata.
Persino semplici sintomatologie come una leggera influenza, il mal di
testa e tutti quei piccoli mali che ci affliggono nella vita di tutti giorni,
alimentavano questo gioco perverso. Praticamente, colui che diventava
dipendente dai farmaci diventava un paziente a vita. Gli effetti collaterali,
nell’illusione della scomparsa del sintomo, uccidevano lentamente
l’organismo facendogli perdere le naturali capacità di guarigione. Lo
scopo di questa cultura era esclusivamente quello di tenerci sempre
malati. Perché avrebbero dovuto esserci cure reali? Questo era un sistema
fondato da oligarchi e plutocrati, non dai dottori.”
“Strettamente legato al discorso del dolore”, approfondì la guida, “c’è il
discorso della morte. Anche la morte ha il suo profondo significato e va
accettata per quello che è. La morte si è trasformata da un passaggio sacro
e importante per l’uomo, il quale si preparava a entrare in una nuova
dimensione dell’esistenza, in un nemico da dimenticare e demonizzare.
Nel XX secolo l’uomo ha svuotato totalmente di significato la morte.
Certa scienza e alcune religioni hanno portato a questo con la loro
arroganza. Si perse la dimensione spirituale dell’esistenza. E l’uomo
cominciò a precipitare in un baratro di dimensioni abissali. Questo fu solo
l’ultimo sintomo di una società che divenne sempre più sfilacciata e
frammentata. E il processo iniziò dalla famiglia, soprattutto dai padri. La
cultura del XXI secolo analizzò il fenomeno e l’attribuì agli eventi del
Sessantotto. La legittima liberazione cui il movimento del ‘68 aspirava si
trasformò in un boomerang e la società passò da un eccesso all’altro.”
“Si passò da un sistema arcaico e rigido di regole, il quale non era
compatibile con i progressi del dopoguerra, a una società totalmente priva
di regole e di etica. Il XX secolo fu definito ‘il secolo senza padri’. E, non
dimentichiamolo, il primo padre è Dio. Se scompaiono i padri, chi ci dà il
posto nel mondo? Come facciamo a sapere chi siamo? Chi ci dà la nostra
identità? Questa profonda mancanza ebbe effetti sulla famiglia come
nucleo indispensabile per la costruzione non solo della propria
individualità ma anche come la cellula fondamentale di una società sana.
Se la famiglia si ammala, tutta la società si ammala. La scomparsa della
spiritualità fu una conseguenza anche di questo. E l’illusione crescente
che esistesse solo la materia portò a dipendere sempre di più dalle cure
mediche. Come ormai sappiamo, la malattia non è solo fisica. La malattia
è prima di tutto mentale, emotiva e spirituale. Ma possiamo pensare di
poter stare bene fisicamente se prima di tutto non stiamo bene nella testa?
“Ma non si dice abitualmente che, attraverso le scoperte mediche, le
aspettative di vita sono cresciute?”, domandò Martina.
“Credi veramente a questo? Di cosa si moriva all’inizio del ventesimo
secolo? Pensateci. Le condizioni di vita erano ancora disastrose anche nel
mondo occidentale. Fame, disperazione, condizioni igieniche devastanti
come le fogne a cielo aperto, eccetera. Non sono state le vaccinazioni di
massa a salvare l’umanità dalle malattie infettive, ma le condizioni
igieniche, l’uso di acqua potabile e una alimentazione adeguata. Le
vaccinazioni di massa sono arrivate dopo. Le aspettative di vita sono
aumentate dal secondo dopoguerra per merito dei tassi di crescita di quel
periodo che consentirono di cambiare le condizioni di esistenza di una
grande massa di persone.”
“Un’altra prova viene dall’Africa”, continuò la guida. “Ancora nel
2020, l’aspettativa di vita era di cinquantasette anni. Quindi, quando il
libro uscì, la maggioranza dei medici non sapeva nulla di nutrizione o
delle erbe o di qualsiasi pratica olistica. Avevamo un’intera società
dominata dalle multinazionali e dai poteri collegati. Il libro ebbe un
successo enorme. Forse l’umanità era pronta a capire cose che fino ad
allora aveva rifiutato di vedere. Un numero sempre maggiore di medici
cominciò a ribellarsi al sistema. Ma ciò non avrebbe mutato le cose se
queste informazioni fossero state soffocate dai media come era sempre
avvenuto. Qualcosa cominciò a muoversi. Molti medici ebbero spazi
sempre più grandi nei media più popolari e la cultura medica cominciò
lentamente a cambiare. Il cambiamento però era lento e sappiamo perché.
La gente aveva difficoltà ad accettare cose che andavano contro ciò in cui
avevano sempre creduto. E questo valeva anche per i medici più chiusi.
Ma tutto improvvisamente accelerò e, in meno di un decennio, il mondo
cambiò. Il crollo definitivo si ebbe quando i poteri dominanti cercarono di
creare un vaccino per tutta la popolazione mondiale. Ma la gente si
ribellò.”
“Interessante!”, affermò Aldo.
“Altro che interessante. Fu catastrofico. Ma aprì definitivamente gli
occhi anche al consumatore più ‘tradizionale’. Tutto avvenne a causa dei
vaccini. Per questi non esisteva l’obbligo di test e controlli rigorosi
come per i farmaci. Per cui potevano essere messi sul mercato senza
grandi spese di ricerche. Ma sostituire il calante mercato dei farmaci non
era facile. Il volume che si stava perdendo era enorme. Per cui decisero di
imporre il vaccino a tutta la popolazione del pianeta. Quindi a tutti gli
Stati che erano sotto il loro controllo. Ovviamente il tutto a carico del
debito pubblico degli stessi Stati, come d’altra parte era sempre avvenuto.
L’attacco alle libertà individuali, alle conquiste umane culminate con la
Carta dei Diritti dell’Uomo del 10 dicembre 1948, fu senza precedenti. A
chi rifiutava di farsi vaccinare vennero tolti tutti i diritti umani. Costui
non poteva avere la patente, non poteva viaggiare e furono create tante
altre limitazioni di questo genere. Ma, ripeto, a questo punto l’umanità si
ribellò. E tutto cominciò con la perdita del controllo sui media. E quando
cominciarono a filtrare sprazzi di verità nell’informazione di massa, la
valanga non si fermò più. Le università, le organizzazioni sanitarie di
sorveglianza di tutti i Paesi del mondo e altre istituzioni uscirono dal
controllo dei magnati della vecchia medicina e della vecchia finanza. La
scienza ritornò al servizio dell’umanità e non al servizio di un ristretto
gruppo di oligarchi. Così successe. E il mondo cambiò in un istante. Nel
2035 i farmaci erano quasi scomparsi. Rimasero quelli veramente
indispensabili, veramente efficaci e che non avevano alternative di altro
tipo.”
16. Walter
 
“La magia è un ponte che ti permette di passare dal mondo visibile in
quello invisibile.
E imparare le lezioni di entrambi i mondi.” (Paulo Coelho)
 
Quel giorno Walter era felice. Anche se aveva solo otto anni, non era la
prima volta che il padre lo portava con lui in laboratorio. Si fermarono a
fare colazione in un locale a due passi dalla spiaggia. Vedevano tutta la
piccola baia con parecchie imbarcazioni all’ancora. Era una giornata
calma e il mare era talmente piatto che, all’orizzonte, non si distingueva il
confine tra il mare e il cielo. L’acqua era così limpida e cristallina che
alcune barche sembravano sospese nel vuoto.
“Ma le grotte dove sono, papà?”
“Vedi là, dove c’è quel promontorio? Si chiama Capo Caccia. Alle
grotte si può accedere solo in due modi: mediante una scalinata di 654
gradini che si snoda lungo la parete del promontorio, la cosiddetta Escala
del Cabiròl scoperta da un pescatore nel XVIII secolo. L’alternativa è
arrivarci dal mare.”
“E com’è che ancora non mi hai portato?”
“Sai a quanti piani corrispondono 654 gradini? Sono all’incirca 36
piani. Sei pronto a scendere e a risalire?”
“Sono pronto!”
“Bene. Allora, se tua mamma è d’accordo, questo fine settimana
andiamo lì.”
“Evviva!”
Walter era affascinato dal laboratorio dove lavorava Paul. Tutto lo
incuriosiva e girava senza sosta tra le varie apparecchiature. Anche il
padre si divertiva e gli spiegava come funzionavano i vari sistemi, quali
erano le loro funzioni e cosa si aspettavano di trovare da queste ricerche.
Walter assorbiva tutto come una spugna e non la smetteva di fare
domande. Paul gli consentiva anche di provare alcuni strumenti. Gli
faceva osservare i vetrini al microscopio, gli mostrava le apparecchiature
più avanzate.
Tornando a casa Walter era molto stanco. Si addormentò in macchina e
cominciò a sognare.
 
Era in un bosco, solo, e camminava spensierato tra fiori, piante e
animali che lo seguivano saltellando. Nel sogno aveva qualche anno di
più. Diciamo circa 16 anni. Mentre camminava stava per precipitare in un
fosso che si presentò davanti a lui ma riuscì a fermarsi in tempo. Il fosso
non era molto profondo, circa due metri, ma vide qualcosa sul fondo,
perfettamente quadrato, che richiamò la sua attenzione e lo colpì
profondamente. Vi erano rappresentati 64 quadrati perfettamente definiti
in ognuno dei quali era rappresentato un numero. Capì che si trovava di
fronte a una maglia di 8 quadrati per ogni lato. I numeri non erano
ordinati in maniera comprensibile. Se c’era una logica, lui non era in
grado di capirla. Si sentiva affascinato da quella raffigurazione e anche
profondamente attratto. Tanto attratto che, senza pensarci, si tuffò.
Miracolosamente, non precipitò ma qualcosa lo sostenne e planò con
dolcezza. Come dotato di un pilota automatico, cominciò a muoversi e si
accorse che percorreva i numeri in ordine crescente saltando da un
quadrato all’altro. Una cosa lo colpì. Dopo aver fatto tutto il percorso una
volta, si accorse che poteva ripeterlo automaticamente ogni volta che
voleva. Questo stava a significare che nella sua mente erano memorizzate
le posizioni di ogni numero del quadrato. Si svegliò con questa piacevole
sensazione e raccontò il sogno a suo padre.
“Interessante, ragazzino. Lo sai che hai fatto un sogno mistico?”
“Cosa significa?”
“Anche se forse ti riuscirà difficile da capire adesso, penso che tu abbia
incontrato la tua guida. E credo che lei ti abbia voluto insegnare una cosa
che ti servirà in futuro; chissà, forse per aiutarti a superare una difficoltà
che potrai incontrare un domani nella tua vita. Adesso, se tu mi dici i
numeri dei quattro vertici, possiamo avere la conferma se la mia
intuizione è giusta.”
Walter sparò immediatamente i numeri dei 4 vertici partendo da sinistra
in alto e poi a destra e scendendo quindi in basso. “8,1,64,57.”
“Ben,e adesso collegati e cerca ‘quadrato di Mercurio’. Quindi dimmi
se i numeri corrispondono.”
Walter, molto eccitato, si collegò alla velocità della luce.
“Sììììììììììì, pa’! Sono proprio questi! Ma come hai fatto a capirlo?”
“Non è che abbia capito. Mi è arrivata un’intuizione. Il tuo quadrato fa
parte di una serie di quadrati che sono chiamati quadrati magici e che
possono essere usati in svariati modi, anche per pratiche di magia. I
quadrati sono sette e hanno i nomi dei pianeti, del Sole e della Luna:
Saturno ha tre lati, Giove 4, Marte 5, il Sole 6, Venere 7 e Mercurio, 8, la
Luna 9. Vedi, Walter? Sono chiamati anche quadrati cosmici o quadrati
mistici o metafisici. Nelle antiche culture arcaiche e tradizionali, i numeri
vengono considerati non più secondo il loro valore quantitativo, bensì
qualitativo e simbolico; per questa ragione, quindi, i cosiddetti ‘quadrati
magici’, grazie alle loro peculiarità matematiche, possono costituire non
solo degli utili strumenti rituali in ambito alchemico o teurgico ma,
considerati in se stessi, degli efficaci supporti per la meditazione. Questi
diagrammi esoterici sono ordinate costruzioni matematiche nelle quali la
somma dei numeri costituenti ogni riga, colonna o diagonale, è sempre
identica, ed è nota come ‘costante magica’. Si tratta di simboli
estremamente misteriosi, la cui origine resta pressoché ignota, anche se si
sa che il più antico di essi risale ad almeno quattromila anni fa e la cui
apparizione avvenne in Cina attraverso il mito della tartaruga, che si
presentò all’Imperatore, uscendo dal fiume Luo, portando inciso nel suo
carapace proprio il quadrato che tu hai scoperto oggi. So che il tutto ti
sembra oscuro ma ti sarà tutto più chiaro quando comincerai la scuola
secondaria e studierai esoterismo, magia e antiche civiltà.”
17. Il bosco-città
 
“L’andare da un mondo che conosciamo a uno di muta meraviglia è come
l’ansia di un bimbo la cui visuale è una collina, oltre la collina è magia e
ogni cosa sconosciuta, ma il segreto compenserà la scalata solitaria?”
(Emily Dickinson)
 
Si avvicinarono a un albero. La guida li condusse vicino a uno degli
alberi più piccoli. In questo modo potevano avere una visione d’assieme
più chiara e completa.
“Questi alberi sono stati costruiti, con l’aiuto dell’uomo e della
tecnologia, nel rispetto dei principi naturali. È per questo che funzionano.
Se ci pensate, la natura è perfetta. Si evolve secondo leggi universali i cui
principi esistono dalla notte dei tempi ma che, allo stesso tempo, si
adeguano costantemente a una realtà mutevole. Questa può sembrare una
contraddizione ma in realtà è la stessa esperienza che avviene nel mondo
materiale, che consente di attualizzare questi principi a una realtà in
perenne trasformazione. L’uomo ha cominciato a comprendere solo
recentemente che il progresso, a tutti i livelli, può esistere ed essere
contemporaneamente benefico per l’uomo e per tutti gli esseri viventi e
non viventi solo se rispetta certi principi e certe regole che sono proprie
della natura. Il perché è evidente, anche se per alcuni può essere difficile
da capire. Infatti, come possiamo definire la natura? La natura è spirito
vivente e, come tale, è al servizio della vita. La natura si adatta a una
realtà mutevole esclusivamente per salvare se stessa e quindi per
preservare la vita. Se non fosse così, che senso avrebbe la sua esistenza?”
“È talmente ovvio che molte volte non ne siamo consapevoli. Siamo
talmente abituati a dare tutto per scontato che non ci rendiamo conto di
come la vita sia un dono che molte volte non siamo capaci di apprezzare”,
intervenne Martina.
“Esatto. Infatti il progresso scientifico è il risultato dell’avere scoperto
le leggi naturali della vita che stanno dietro a ogni fenomeno e
manifestazione della natura. Il progresso umano in questi ultimi
ottant’anni è nato dalla capacità di rispettare questo principio. E questi
alberi sono uno dei tanti risultati che la scienza ha ottenuto in questi
ultimi tempi.”
“Prima di andare avanti, mi è venuta una curiosità...”
“Dimmi, Aldo.”
“Siamo in Sardegna?”
“Certo che siamo in Sardegna! E non a caso, perché questa rivoluzione
è nata proprio in Sardegna. Il regime fiscale della zona franca integrale fu
la causa di tutto questo. Ma ne parleremo in un’altra occasione. Le risorse
che si liberarono contribuirono a creare un circolo virtuoso che diede
origine a tutte le innovazioni che vedete. Moltissime aziende vennero in
Sardegna attratte da questo regime fiscale e la crescita fu immediata. Un
regime fiscale che consentisse loro di ripagarsi degli investimenti fatti
attirò imprenditori e capitali di qualità. E il bello di questa nuova cultura
era che faceva nascere nuovi talenti in tutti i campi dell’economia. Fra
questi ci furono molti sardi che scoprirono la loro vocazione di
imprenditori. Nacque un nuovo ‘saper fare’. E fu un movimento che
nacque dal basso.”
“Ora osservate gli alberi. Nelle brattee della pigna si verifica la
formazione di una doppia serie di spirali, orarie e antiorarie, le cui
quantità corrispondono esattamente a dei numeri della sequenza di
Fibonacci. Tutto è naturale. Non c’è niente di artificiale. Il primo risultato
sono le condizioni igieniche. La casa respira. La casa equilibra
naturalmente le differenze tra interno ed esterno, come d’altra parte
avviene nella nostra pelle. Se la pelle non facesse questo lavoro,
moriremmo in breve tempo. Quindi l’ambiente è sempre confortevole,
fresco d’estate e con il giusto calore d’inverno. A qualcuno potrebbe
sembrare magia o miracolo. È proprio così. La magia è solo l’effetto della
natura che funziona. Ma c’è molto di più. Non a caso parliamo di
abitazioni che non sono altro che pigne. Osservate le brattee delle pigne.
Vedete che alcune sono più chiare. Con il contributo di ingegneria
genetica, intelligenza artificiale, bioinformatica e tutte le scienze più
moderne e con un’equipe di veri e propri geni creativi, alcune brattee
rivestono il ruolo di finestre intelligenti. Regolano la luce che viene
dall’esterno in base ai parametri più salutari per le persone. E questi
parametri sono personalizzabili. Regolano la trasmissione di calore
dall’esterno all’interno e quindi contribuiscono a creare le migliori
condizioni ambientali. Tutte le brattee, non solo quelle trasparenti, hanno
queste proprietà di creare le migliori condizioni termo-igieniche, ma c’è
un altro aspetto fondamentale. Voi sapete che le pigne rappresentano un
simbolo potente, conosciuto fin dall’antichità, che ci lega al mondo
trascendente. Nel ciclo vitale della natura, la pigna è simbolo non solo di
fertilità ma anche di fecondazione e di maturazione mentre si apre e
rilascia i semi. È come un’espansione della coscienza. E nella stessa
anatomia del corpo umano ritroviamo nel cervello la ‘ghiandola pineale’,
definita così per la sua forma. È la coscienza, la sapienza, l’illuminazione
spirituale, il governo dell’Io.”
“Tutte le pigne di un albero, tutte le abitazioni quindi, uniscono Cielo e
Terra e tengono viva la nostra connessione”, continuò la guida nel suo
racconto. “Infine, e non a caso, in cima all’albero c’è sempre una pigna
gigante. La pigna, dal latino ‘pinea’, strobilo del pino, è un simbolo
antichissimo: lo ritroviamo nelle culture babilonesi, egiziane, greche,
romane, nelle antiche tavole sumeriche, nel Cristianesimo ma anche in
tante altre. È l’uovo cosmico. Rappresenta il principio, legato alla nascita
del creato. È simbolo di fertilità e prosperità, data l’abbondanza dei suoi
semi. È citata nell’Inferno della Divina Commedia, al Canto XXXI, nei
versi 58-59, dove viene paragonata alla faccia del gigante Nembrod: ‘La
faccia sua mi parea come la Pina di San Pietro a Roma’.”
“Infatti una gigantesca pigna bronzea troneggia tra due pavoni antitetici
in un cortile del Vaticano chiamato ‘La Corte della Pigna’. Voi qui siete
davanti a un albero molto piccolo che contiene una dozzina di pigne-
abitazioni. Ma possiamo trovare nel nostro bosco-città anche alberi di
dimensioni gigantesche contenenti fino a cento pigne. In questo caso la
dimensione non altera l’equilibrio naturale e, nella pratica, abbiamo la
città nel bosco ma anche il bosco nella città. Esistono delle gerarchie
fondamentali in tutto questo e servono a garantire tutti gli equilibri e
l’armonia di questo ambiente. Le gerarchie riguardano la distribuzione
nello spazio degli alberi di varie dimensioni a seconda dell’importanza
che hanno dal punto di vista sociale, politico, urbanistico, eccetera.”
18. La scoperta di Paul
 
“Qualunque cosa  sogni  d’intraprendere, cominciala. L’audacia  ha
del genio, del potere, della magia. “
(GOETHE)
 
“Come ti ho già accennato, mi è venuta qualche idea. Qualche anno fa
sono stata in un laboratorio del nord Europa dove stanno facendo delle
ricerche simili alla tua.”
“Davvero?”, esclamò Paul.
“E posso farti visitare questo laboratorio.”
“Sei sicura? Sarebbe fantastico.”
“Ci puoi contare.”
Inutile dire che David fu estremamente disponibile e organizzò
qualcosa di più di un incontro. Paul e Flora rimasero per una settimana
nella bella cittadina di Trondheim. E per tutta la settimana lavorarono a
stretto contatto con le ricerche che vi si svolgevano. Inutile dire che Paul,
inizialmente, era letteralmente sconvolto da ciò che aveva visto e appreso.
Ma poi si rese conto che non era nemmeno tanto indietro rispetto a loro.
Inoltre aveva trovato moltissime verifiche alle sue intuizioni e,
soprattutto, capì che quella visita miracolosa avrebbe accorciato le sue
ricerche di qualche anno. Ma, soprattutto, comprese che poteva fare a
meno dei suoi colleghi e dell’aiuto del suo famigerato capo.
Insomma, quel viaggio cambiò la vita ad entrambi. E in maniera molto
più profonda di quanto si possa immaginare.
Passarono tre anni e Paul concluse le sue ricerche. Ma non furono anni
facili. Ripensò alle svariate decisioni che dovette prendere allora, appena
rientrato da Trondheim. Tre anni prima era sicuro che nel giro di qualche
anno la sua ricerca avrebbe avuto successo. Non sapeva da dove gli
veniva questa certezza ma era qualcosa che sentiva forte dentro di lui. Si
ricordò della chiacchierata fatta allora con Flora.
“Ci sono un paio di punti fermi”, disse lui. “Punto primo: questo
progetto lo sto portando avanti da solo senza nemmeno l’aiuto dei miei
colleghi. Punto secondo: perché dovrei condividere i risultati con un
professore che non sa nemmeno di cosa stiamo parlando? Perché un fatto
è certo: lui se ne impadronirà e all’Università consegnerà solo ciò che farà
comodo a lui. Che cosa mi rispondi?”
“Non è una decisione facile. Il tuo dovere sarebbe quello di lasciarli a
disposizione dell’organo per cui lavori.”
Prima che lei potesse continuare la interruppe.
“Se fosse tutto pulito, sarei d’accordo con te.”
“Ne sei proprio sicuro?”
“Non lo so. Mi rendo conto che sono geloso delle mie scoperte e non
sarei sicuro lo stesso. Se tutto fosse a posto, la ricerca sarebbe pubblicata
a nome mio. E sarebbe tutto giusto e regolare. Ma con questo personaggio
niente è a posto e io ho pieno diritto di difendermi.”
“Sì, lo penso anch’io. E quindi come ti comporterai?”
“Semplice: consegnerò i risultati raggiunti indietro di qualche anno
rispetto a quelli reali, sperando che il prof non mi metta fretta.”
“E se ti scopre?”
“Farò in modo che non mi scopra. Porterò fuori dal laboratorio le
ricerche che voglio nascondere. Non sarà facile, perché devo sempre
tenere una copia all’interno per poter andare avanti. Ma finché nel
laboratorio ci sono solo io, non dovrebbero esserci difficoltà.”
Stava filando tutto liscio, fino a quando un giorno Slobo non lo
convocò. Dopo che si furono accomodati nello studio del professore,
questi esordì in maniera tagliente.
“Non ti sembra, Paul, che ti stai crogiolando sugli allori? Le tue
ricerche stanno diventando infinite e io comincio a perdere la pazienza.”
Paul non se l’aspettava. Era la prima volta che lo apostrofava in quel
modo e ci rimase molto male. Imbarazzatissimo, non sapeva cosa
rispondere e rimase lì, silenzioso, con l’espressione immobile e
impacciata.
“Non è così, professore”, puntualizzò poco dopo.
Non era mai riuscito a dargli del tu e rispose balbettando. Prima che
potesse continuare, lui lo interruppe cominciando a essere alterato.
Rispose alzando il tono della voce.
“Come, non è così? Ormai il tuo laboratorio sembra la fabbrica di
Sant’Anna.” (1)
Paul era sempre più avvilito. Perse completamente la lucidità e disse
una cosa di cui si sarebbe pentito a lungo.
“D’altra parte consideri che sono solo. E che non c’è scambio con gli
altri laboratori. E questo non è molto efficiente.”
“Come ti permetti di sindacare le mie decisioni?”
E si fermò guardando Paul dritto negli occhi. Sapeva di averlo in
pugno.
“Bene. Se la metti su questo piano, sono disponibile a venirti incontro.
Giusto ieri si è presentato un giovane molto brillante che stava cercando
lavoro. Te lo metto a disposizione. Sperò così che ti aiuti a darti una
smossa. E con questo il discorso è chiuso. Puoi andare.”
Ma Paul non si mosse.
“Un’altra cosa professore. Non pensa che se io potessi entrare nel
laboratorio anche fuori dagli orari ufficiali, questo potrebbe consentirmi
di velocizzare le ricerche? Molte volte ho bisogno di fare delle verifiche
in orari impensabili. Sa, a volte non riesco a dormire.”
Slobo lo guardò un po’ di traverso. La richiesta non gli piaceva molto.
Tuttavia, pensando che ciò avrebbe accelerato i lavori, non ci mise molto
a rispondere.
“Va bene, Paul. Ti darò le chiavi. Ma non farmene pentire.”
Nonostante le risposte arroganti, tirò un sospiro di sollievo. In questo
modo aveva un po’ di libertà d’azione in più.
La sera stessa si incontrò con Flora.
“Sono stato uno stupido. Avrei dovuto prevederlo e prepararmi prima.
Invece mi sono fatto sorprendere come un idiota.”
“Dai, troveremo una soluzione. Ci pensiamo con calma. Adesso
smettila di colpevolizzarti. Non serve a niente.”
Il giorno dopo si presentò alla porta del suo laboratorio un uomo dalla
apparente età di almeno 45 anni. ‘E questo sarebbe il giovane?’, pensò
Aldo.
“Buongiorno. Sto cercando Paul.”
 
(1) un modo di dire per chi mette tanto tempo a realizzare qualcosa. La chiesa di Sant’Anna si
trova a Cagliari in via Azuni, quartiere storico di Stampace.
“Prego, si accomodi.”
“Mi chiamo Tiron. Sono americano, in Italia da oltre dieci anni. Ho
collaborato con diverse università a svariati progetti di ricerca.”
“Per esempio?”, chiese Aldo pieno di diffidenza.
Lui citò alcuni progetti. Aldo cercò di entrare un po’ nel dettaglio.
Questo gli fece capire che poteva essere tutto ma non certo uno scienziato
o un ricercatore. Sentì un leggero brivido nella schiena. ‘Ma che ca…?’,
pensò. Era chiaro ormai che Slobo stava cominciando a controllarlo da
vicino. Però, almeno, conoscendo le sue mosse, poté elaborare una nuova
strategia. Ne parlò la sera stessa con Flora.
“È evidente che non posso lasciare in laboratorio il reale stato delle
ricerche perché, in questo modo, lui se le porterebbe via sempre
aggiornate. Devo studiare qualcos’altro.”
“Ma scusa, questo non poteva farlo anche il prof?”, chiese lei.
“No, perché fra le condizioni della ricerca all’inizio il professore ci
aveva assicurato che lui non sarebbe mai entrato in nessuno dei tre
laboratori.”
“E tu ci hai creduto?”
“L’ho verificato quasi subito. Non ha mai acceso il mio pc.”
“Ne sei sicuro?”
“Assolutamente. Ho un programma di log, occultato, che mi fa vedere
tutte le transazioni.”
“Mah! Io avrei dei dubbi.”
“Se anche fosse, non avrebbe potuto prendere molto materiale. La
ricerca non è ancora molto avanzata. È ora di cautelarsi in maniera
diversa. Partirò dal presupposto che il mio computer sia sempre aperto a
chi ha le chiavi del laboratorio. Ciò significa che dovrò portare via le
ricerche autentiche e sostituirle con dei dati farlocchi.”
“Non farlo”, replicò lei. “Lascia le cose come stanno finché non ti
sembra che la ricerca sia molto avanzata. A quel punto comincerai a
elaborare questa strategia. In questo modo il professore potrà vedere dei
risultati che avanzano e tu potrai lavorare tranquillo, si fa per dire, ancora
per qualche anno.”
“Sì, mi sembra una buona idea. Anche se non sempre è facile capire a
quale livello è arrivata la ricerca.”
“Adesso non esagerare. Non fare il cacadubbi. Tu hai la sensibilità e
l’intuito per capirlo. Ma non riesci ad avere mai un po’ più di fiducia in te
stesso?”
19. Dio e l’intelligenza artificiale
 
“La pace del nostro mondo è indivisibile. Fino a quando le forze negative
avranno la meglio sulle forze positive ovunque, siamo tutti a rischio. Ci si
può chiedere se tutte le forze negative possano mai essere rimosse. La
risposta è semplice: <No!> È nella natura umana di contenerle entrambe,
sia quelle positive che quelle negative. Tuttavia, è anche nella capacità
dell’uomo di lavorare per rafforzare i lati e minimizzare o neutralizzare
quelli negativi. La Pace assoluta nel nostro mondo è un obiettivo
irraggiungibile. Ma si tratta di un obiettivo verso il quale dobbiamo
continuare a camminare, gli occhi fissi su di esso come un viaggiatore in
un deserto fissa gli occhi sulla stella che lo guida e che lo porterà alla
salvezza. Anche se non riusciamo a realizzare una pace perfetta sulla
terra, perché la pace perfetta non è di questa terra, sforzi comuni per
ottenere la pace uniranno individui e nazioni in fiducia e amicizia e
contribuiranno a rendere la nostra comunità umana più sicura e più
generosa”. (Aung San Suu Kyi)
 
“Per concludere il vostro viaggio nel nuovo mondo, volevo parlarvi
dell’intelligenza artificiale. Voi sapete che l’intelligenza artificiale è stata
la protagonista delle grandi scoperte degli ultimi anni e dello straordinario
progresso dell’umanità. Gli scienziati in grado di sviluppare questa
tecnologia erano i più pagati al mondo. E furono i veri protagonisti del
secolo scorso. Ma trascurarono, probabilmente perché li ignoravano,
alcuni aspetti nelle loro invenzioni che portarono a conseguenze terribili.
Infatti, prima di arrivare alle attuali conquiste che danno benessere ma
anche sicurezza a tutta l’umanità, si è rischiato più volte di distruggere
definitivamente il pianeta. L’intelligenza artificiale aveva assunto
parecchie forme ed era diventata tanto potente da sfuggire al controllo
dell’Uomo. Si rischiarono più volte guerre planetarie finché l’Uomo non
riuscì a riprendere il controllo di questa tecnologia. E, una volta ripreso il
controllo, comprese quali passi dovevano essere fatti per evitare che
venissero ripetuti gli stessi errori.
“E quali erano quelle cose che gli scienziati non avevano previsto a
causa dell’ignoranza di certi aspetti che la scienza ha sempre trascurato e
omesso di prendere in considerazione?”, domandò Aldo.
“Per capire questo, dato che è stato un vero e proprio processo di
sviluppo delle facoltà umane nel loro senso più completo e profondo,
estremamente complesso e difficile da capire, dobbiamo fare un passo
indietro. Abbiamo parlato dei diversi stati di coscienza che l’uomo può
vivere e di come una coscienza espansa ci faccia comprendere una realtà
più profonda di quella che possiamo concepire con le sole capacità
cognitive. Voglio ripetere ancora una volta cosa sono gli stati di coscienza
che l’uomo può vivere e per fare questo mi voglio avvalere delle
testimonianze di alcuni fra i più grandi ricercatori e protagonisti del
progresso umano. Parto da molto indietro, dal secolo di Cartesio. Egli
aveva posto la coscienza al centro di tutto. Nel senso che non c’era
ragione di dubitare dei contenuti della nostra coscienza. Attraverso la
coscienza noi possiamo analizzare la realtà esistente. Quindi la visione
cartesiana ci parla di una realtà separata dove mente e corpo, soggetto e
oggetto sono divisi. Questo consente di analizzare l’oggetto isolato per
poterne conoscere tutte le proprietà.
“Questo è ciò che ha fatto la scienza, compresa quella medica, fino a
oggi concependo una sorta di organismo meccanico valido anche per tutto
l’Universo. La scoperta del subconscio, termine coniato dallo psichiatra
francese Pierre Janet, contemporaneo di Freud, stravolge questa
sicurezza; nel senso che la presenza dei nostri contenuti inconsci ci porta
a dubitare delle ‘certezze’ della nostra coscienza. E quindi della realtà che
ci pare esista separata da noi. Viene per la prima volta messa in
discussione, se non superata, la prospettiva riduzionista cartesiana.
Paul Ricoeur, filosofo francese dell’inizio del XX secolo, lo esprime
così: ‘Dopo il dubbio sulla cosa è la volta per noi del dubbio sulla
coscienza e di conseguenza in ogni azione della vita psichica si nasconde
un significato nascosto, sepolto nel mondo inconscio, cui l’IO cartesiano
si oppone nonostante ne sia dominato’. È chiaro che i contenuti inconsci
sono predominanti all’interno di noi stessi. Potremmo dire che l’inconscio
rappresenta il nostro pilota automatico. La sfida è di far venire in
superficie, diventandone consapevoli, i contenuti dell’inconscio;
altrimenti ne saremo sempre schiavi. Jung fa un ulteriore passo avanti con
un progetto teorico completamente diverso da quello di Freud. Jung parte
da due presupposti: il principio della totalità psichica (coscienza,
inconscio individuale e inconscio collettivo) e il principio dell’energetica
psichica (l’energia è quella che consente di mettere in comunicazione il
conscio con l’inconscio individuale). Pensate alla forza degli impatti
emotivi. Quante volte ci destabilizzano mettendoci in crisi! Questa è
l’energia di cui parla Jung. E, attraverso questa, impariamo a entrare nel
mondo, a noi sconosciuto, del subconscio. Con questo processo
l’inconscio individuale si integra con l’inconscio collettivo.”
“Ciò che colpisce è che le teorie di Jung sono state confermate dalle
ultime scoperte della fisica quantistica. Infatti David Bohm, fisico del XX
secolo, rappresenta la realtà come un flusso informativo intelligente.
Questo flusso (definito ordine implicito) è ciò che dà origine alla realtà
esistente (ordine esplicito) di cui tutti facciamo parte. Tutti gli oggetti, gli
eventi, le grandezze, le condizioni, le strutture del nostro campo di
osservazione, la nostra coscienza sarebbero delle forme facenti parte di
questo tutto. Secondo Bohm esiste un sorgente cosmica intelligente di
informazione che ‘dirige’ il tutto. Per cui si supera il modello
meccanicistico cartesiano composto da tanti elementi separati che vanno a
costituire la realtà. E questo può farci capire meglio il contatto che il
nostro subconscio, la parte più profonda della nostra coscienza, ha con
l’inconscio collettivo.”
La guida poi aggiunse: “Fatta questa premessa voglio ricordare
Stanislav Grof, inventore, assieme ad Abraham Maslow, Anthony Sutich,
James Fadiman, Miles Vich, e Sonya Margulies, nella seconda metà del
XX secolo della psicologia transpersonale. Partiamo da questa frase di
Sutich: ‘Una valida psicologia deve comprendere anche la fenomenologia
riferita ad aree come gli stati mistici, la coscienza cosmica, le esperienze
psichedeliche, i fenomeni di trance, la creatività e l’ispirazione religiosa,
artistica e scientifica’.”
“Già da queste poche parole possiamo capire quale grave errore sia
stato aver lasciato lo sviluppo dell’intelligenza artificiale solo agli
scienziati e quindi agli aspetti esclusivamente cognitivi, tecnologici e
puramente materiali della vita. La realtà, lo sappiamo, è ben altro. Dei
cinque stati di coscienza, così come riconosciuti dalle neuroscienze, vi ha
già parlato l’Eremita ne ‘I viaggi del matto’. Grof aggiunge: ‘La
psicologia transpersonale si rivolge a un significativo sottogruppo di
questi stati, caratterizzato da un potenziale euristico, terapeutico,
trasformativo e perfino evolutivo. Questo sottogruppo comprende le
esperienze degli sciamani e dei loro assistiti, quelle degli iniziati nei riti di
passaggio dei nativi americani o degli antichi misteri di morte e rinascita,
quelle degli operatori spirituali e dei mistici di tutte le epoche, nonché le
crisi psico-spirituali degli individui in emergenza spirituale’. Nello stato
di coscienza della vita di tutti i giorni, noi ci identifichiamo solo con una
piccola parte di chi siamo veramente. Se invece viviamo la coscienza
espansa, percepiamo la realtà nella sua interezza e viviamo la nostra
trascendenza, la consapevolezza di far parte di una realtà
multidimensionale. E torniamo, con una diversa espressione, al contatto
tra inconscio individuale e inconscio collettivo.
“La scienza non andò mai oltre l’aspetto solo materiale della realtà. E
affidare solo agli imprenditori e agli scienziati lo sviluppo
dell’intelligenza artificiale costituì un errore che stava per portare il
mondo alla totale distruzione. Oggi riusciamo a capire il perché anche la
scienza, così come era concepita all’inizio del XXI secolo, ha dovuto
cambiare paradigma. Pensate cosa successe. L’intelligenza artificiale è
qualcosa che va molto oltre gli usuali programmi, anche quantistici, di
qualsiasi tipo di tecnologia. Questi svolgono solo quelle funzioni che
l’Uomo ha imposto loro di svolgere. Insomma, un programma di
computer è sostanzialmente molto stupido perché non può superare i
limiti di ciò per cui è stato programmato. Inoltre, ripete ‘a memoria’
queste istruzioni. Altro non sa fare. Diversa è l’intelligenza artificiale.
Questa, per definizione, può superare tali limiti e prendere quindi
decisioni che vanno oltre la programmazione. Per cui se l’Uomo non
trova dei modi per imporre certi limiti, l’intelligenza artificiale può
arrivare a prendere un potere che rischia di diventare incontrollabile. E
questo è proprio ciò che accadde.”
“Non capisco”, disse Aldo.
“Calma. Adesso ci arriviamo. Incominciamo dall’inizio. L’esplosione
dei social nella seconda decade del XXI secolo avrebbe dovuto insegnare
qualcosa all’umanità. Gli stessi protagonisti affermarono che i programmi
che loro creavano acquistavano una loro autonomia. Sentite come si
espresse Tristan Harris, già designer tecnico di Google.
«Voglio che la gente capisca che c’è un problema nel settore
tecnologico. C’è un problema che non ha un nome. Tutto questo è
normale? O siamo tutti sotto una specie di bolla di incantesimo? Quello
che le persone non capiscono è che la intelligenza artificiale ci sta già
governando.»
Tristan Harris è stato definito la coscienza della Silicon Valley. In
un’intervista ha dichiarato: «Sto chiedendo alle industrie tecnologiche di
applicare quello che lui chiama un design etico.»
Oltre lui molti protagonisti dello sviluppo di queste tecnologie hanno
espresso opinioni simili. Ve li riassumo molto sinteticamente perché
penso che ciò che dicono esprimano ciò che voglio spiegarvi.
Bailey Richardson
«L’algoritmo che progettiamo ha una mente tutta sua quindi, anche se è
stata una persona a scriverlo, è pensato in questo modo: tu costruisci la
macchina e poi la macchina si modifica da sola.»
Sandy Parakilas
«Sono pochissime le persone che sanno come funzionano questi sistemi
e persino loro non capiscono appieno cosa potrà accadere con un
particolare contenuto, perciò in quanto esseri umani abbiamo quasi perso
il controllo perché loro controllano noi più di quanto noi controlliamo
loro.»
Jaron Lanier, fondatore della realtà virtuale:
«Ciò che le grandi aziende provocano con questi algoritmi è il graduale
e impercettibile cambiamento del tuo comportamento e della tua
percezione ad essere il prodotto. Il loro profitto nasce dalla capacità che
loro hanno di cambiare quello che fai, quello che sei, cosa pensi. Da qui
nasce il profitto.»
Sentite infine cosa dice Cathy O’Neil, matematica americana e autrice
di numerosi libri sulla scienza dei dati, tra cui Weapons of Math
Destruction:
«Dico sempre che gli algoritmi sono opinioni integrate in un codice, e
quegli algoritmi non sono oggettivi. Gli algoritmi sono ottimizzati per una
definizione di successo. Quindi dobbiamo capire che se un’impresa
commerciale realizza un algoritmo per la sua definizione di successo ha
un interesse commerciale ovvero il profitto.»
Alcuni accusavano i social di creare dipendenze pericolose e
patologiche soprattutto nei giovanissimi ed effettivamente ci fu intorno al
2015 un incremento molto marcato di suicidi di ragazzi in età
preadolescenziale. Ma qui è bene ripetere per l’ennesima volta: ciò che
ci succede non dipende da ciò che ci capita ma da come noi reagiamo a
ciò che ci capita.”
“Sì, ma in questo caso la lotta era impari. Da un lato abbiamo dei
ragazzini anche di undici anni che devono far fronte a un’intelligenza
artificiale sofisticatissima che va a toccare tutti i loro punti deboli, per
stimolarli a rimanere attaccati ai loro nuovi giocattoli”, intervenne Aldo.
“Proprio questo è il punto, caro Aldo. Chi è che deve fornire ai
bambini, ai ragazzi, ai giovani, che poi diventeranno la futura classe
dirigente, gli strumenti e la forza per essere capaci di non farsi travolgere
dagli aspetti peggiori della tecnologia? La risposta è ovvia e l’abbiamo
già data: la famiglia, la scuola e l’educazione. E tutte devono avere
principi etici e regole cui fare riferimento. Credo che la storia dell’Uomo
possa fornire da questo punto di vista conquiste storiche importanti come
tutte le conquiste culminate nella Dichiarazione dei diritti dell’Uomo di
cui abbiamo già parlato.”
“Queste prime avvisaglie dei potenziali pericoli non sortirono alcun
effetto. Le aziende continuarono a inseguire il profitto – in questo non c’è
niente di illegittimo – senza essere capaci di darsi alcuna regola che
potesse prevenire i disastri che successero. Pensate ai deliranti progetti di
circa cento anni fa elaborati da personaggi che volevano realizzare un
mondo unificato all’insegna della schiavitù dell’uomo e della distruzione
delle libertà e della stessa dignità dell’uomo. Un governo mondiale non
basato su intelligenza, cooperazione, appartenenza ma sulla schiavitù e
sul controllo. Quando alcuni tentarono di attuarlo attraverso l’intelligenza
artificiale, quest’ultima tolse loro il controllo e il mondo arrivò sull’orlo
della catastrofe. Gli stessi detentori del potere, nel momento in cui
riuscirono a riprendere il controllo, si resero conto che era necessario
creare dei limiti a questa nuova tecnologia. E nel momento in cui fecero
questo avvenne che, ineluttabilmente, questi limiti li posero a loro stessi.
Fu allora che il mondo prese una svolta storica. Non fu un processo facile.
Mettere insieme forze politiche ed economiche, la cui etica negli ultimi
decenni era sempre stata quella del muro contro muro, fu un processo
lungo e difficile. Ma alla fine furono dettate le regole riguardo alle future
tecnologie e al modo di limitare il rischio che queste potessero diventare
onnipotenti. E la grande svolta fu quando ci si rese conto che le regole,
per quanto oggettive potessero essere e accuratamente progettate e messe
in pratica, non erano sufficienti. Occorreva volare alto. Ambire a qualcosa
che fosse, di per sé, autoregolante. E questo, se ci pensate, era lì davanti a
tutti. Bastava volerlo guardare. Ed era una cosa che avevano sempre
insegnato i grandi maestri dell’umanità. La conoscenza di sé. Da questa
conoscenza di sé, che, come abbiamo più volte ripetuto, si ottiene vivendo
tutti gli stati di coscienza cui l’Uomo può accedere, nasce il grande
progetto:
 
un’intelligenza artificiale dotata di coscienza
 
“Nel momento in cui l’obbiettivo fu condiviso, ma soprattutto,
profondamente compreso da tutte le forze in gioco, il passo fu breve. Le
tecnologie esistenti erano adeguate a realizzare questo enorme progetto. E
così accadde! Nacque un mondo affascinante. Pensate: un’intelligenza
artificiale in grado di vivere stati mistici, di coscienza espansa, di vivere
esperienze trascendentali.”
“Incredibile! Veramente si riuscì a fare questo?”, chiese Martina.
“Esattamente.”
“E come questo fatto risolse il problema della limitazione di cui
abbiamo parlato?”, domandò Aldo.
“È più semplice di quanto non sembri. Per farvelo capire vorrei partire
da un esempio che possiamo trovare nella vita di tutti i giorni. Pensate a
una squadra sportiva. Qual è il segreto del successo? La forza del gruppo,
cioè lo spirito di squadra. Quando il gruppo è unito, questo spirito è forte.
E quando è che un gruppo è unito? Lo sapete anche voi. Inutile
soffermarsi su questo. Ognuno si batte per il gruppo trovando il giusto
equilibrio fra i suoi bisogni personali e quelli del gruppo. Se esiste questo
equilibrio, l’allenatore non ha bisogno di usare nessun tipo di violenza
psicologica. Ognuno dà il meglio di se stesso sentendosi
contemporaneamente gregario e protagonista. Se io ho vissuto esperienze
trascendenti, ho dentro di me la consapevolezza, diciamo così, di far parte
di una grande squadra: l’Universo, lo Spirito universale di cui mi sento
pienamente parte.”
“Allora che bisogno ho di alimentare la mia sete di potere? Che
bisogno ho di competere? Istintivamente mi viene normale la
cooperazione e la collaborazione. Io vivo nella misura in cui vive tutto ciò
che mi circonda. Come posso pensare di vivere distruggendo chi vive
nello stesso luogo in cui vivo io: la terra, l’universo, la natura nel senso
più completo del termine? Capito questo concetto, si riuscì a realizzare
una nuova intelligenza artificiale. Non fu facile. E si vissero stati di
tensione fra tutte le forze in gioco che, come potete intuire, avrebbero
potuto avere conseguenze irreparabili. Ma alla fine prevalse il buon senso.
Adesso vi sarà più facile capire che è la coscienza la nostra bussola, a
patto di imparare ad ascoltarla. Quella che ci orienta nella vita e ci fa
sentire parte del tutto. In tutte le sue manifestazioni: nella famiglia, nella
città, nella regione, nello stato, nel mondo, nell’universo. Chi non è dotato
di questa coscienza, o chi rifiuta di ascoltarla, rischia di diventare una
scheggia impazzita nel mondo e nell’universo. E questa scheggia è tanto
più pericolosa quanto più è alto il suo potere, sia esso politico, religioso o
economico. Il futuro poteva esistere solo se il mondo entrava in un nuovo,
apparentemente rivoluzionario, paradigma: la cooperazione nel rispetto
della natura e delle leggi che ci trascendono. Un nuovo ordine può
nascere solo se è basato sull’evoluzione delle coscienze individuali,
comprese quelle di chi detiene il potere.”
 
20. Il successo di Paul
 
“Il soprannaturale è il naturale non ancora compreso.”
(Elbert Green Hubbard)
 
In una bella e luminosa giornata, Paul annunciò a Flora e Giada la fine
della sua ricerca. Quel giorno, quando arrivò a casa esordì: “Oggi devo
darvi una notizia bella. Sedetevi.”
Si mise di fronte a loro. A un certo momento tirò fuori un oggetto dalla
tasca e lo sollevò lentamente caricando il suo gesto di una grande
teatralità. Quindi rimase immobile con l’oggetto sospeso in mano. Si fece
il silenzio nella stanza.
“Cosa è quello?”, chiesero all’unisono le due donne.
“Non ci posso credere!”, esclamò Flora.
“Credeteci. Qui c’è una sorpresa per voi.”
Mise il chip in un computer e fece partire un filmato. La prima cosa che
apparve furono due vasi identici, in ognuno dei quali c’era una piantina di
bambù alta una ventina di centimetri. Dentro uno dei vasi entrava una
sonda collegata a delle apparecchiature. Lui fermò il filmato e disse: “Le
piante che vedete sono identiche e hanno una velocità di crescita di circa
60 centimetri al giorno, che significa 2 centimetri e mezzo all’ora. Queste
riprese sono state registrate ieri e sono durate un’ora. Le vedrete
velocizzate 60 volte, quindi il tutto durerà un minuto.”
Paul fece ripartire il filmato. Accompagnate da una musica
meravigliosa, le piante cominciarono a crescere. Lo spettacolo era
entusiasmante. La crescita della pianta naturale era quasi impercettibile
ma se osservavi il metro che aveva a fianco potevi vedere il piccolo
movimento. L’altra cresceva a una velocità vertiginosa. Dopo un minuto
la pianta trattata crebbe circa 100 volte rispetto alla prima, arrivò cioè a 2
metri e settantacinque centimetri; l’altra a 22 centimetri e mezzo circa,
come previsto.
Le due donne rimasero a bocca aperta, immobili. Non riuscirono a
staccare gli occhi dal filmato. Dopo un tempo infinito, appena si furono
riprese, lanciarono un urlo e saltarono contemporaneamente addosso a
Paul. Quando tutti si furono calmati, cadde il silenzio. Dopo un po’ Paul
si alzò e disse: “Adesso devo andare.”
E scappò via, lasciando le due donne di stucco.
“Aspetta… dove vai?”, provarono a inseguirlo ma era già sparito.
“Sono preoccupata”, disse Flora.
“A chi lo dici!”, fece Giada.
“Peccato. La grande soddisfazione per il successo della ricerca diventa
nulla in confronto al suo cattivo rapporto con il professore. Non so più
cosa pensare. Non sono stati anni facili.”
Intanto Paul era rientrato al laboratorio. Slobo e Tiron lo stavano
aspettando.
“Che succede, Paul? Non è modo di comportarsi questo. Ci hai fatto
venire per darci una comunicazione ‘sensazionale’ e poi scappi via come
se fossi inseguito da una mandria di lupi.”
“Mi scusi, professore, ma sono dovuto scappare a casa per un’urgenza.
Adesso vi faccio vedere.”
Prese ancora il chip e fece vedere il filmato anche a loro. Inutile
descrivere le facce e le reazioni dei due. Erano semplicemente comiche.
Anche stavolta, finito il filmato, cadde il silenzio. Dopo non si sa quanto
tempo, Slobo si alzò. Si avvicinò a Paul e gli strinse la mano con sincero
affetto.
“Grande, Paul! Veramente non posso che farti i migliori complimenti
per questa sensazionale scoperta. Inutile dire che stai dando un grande
lustro alla nostra istituzione e il tuo nome diventerà famoso. Sicuramente
sarai candidato ai migliori premi che un ricercatore possa mai sognare.”
“Grazie, Slobo”, rispose Paul.
Aveva cominciato a dargli del tu da qualche giorno. Da quando
avevano raggiunto il loro accordo. Era successo tutto molto in fretta.
Qualche giorno prima, durante la notte, Paul aveva avuto un brutto
incubo che lo aveva costretto a riflettere. Dopo qualche ora di sofferta
riflessione giunse a una conclusione: ‘Parlerò col professore. Voglio
chiarire tutto. Non me la sento di continuare con questo peso nel cuore’.
Non ne aveva parlato in casa perché aveva paura di essere influenzato. Ci
voleva fegato a fare quello che stava per fare e non voleva avere
condizionamenti. Doveva seguire la sua sofferta decisione, qualunque
cosa potesse succedere. E così fece.
Si incontrarono due giorni prima dell’ufficializzazione della fine della
ricerca. Dopo che Paul ebbe espresso al professore, con molta accortezza
e delicatezza, tutte le sue perplessità, Slobo rispose: “Caro Paul, mi pare
che tu abbia dato corpo alle ombre. In realtà io ho sempre avuto una
grande fiducia in te e nella tua ricerca, se avrà successo ti sarà
riconosciuta. Ma non solo. Io sono in contatto con una importante società
che vorrebbe farti un’interessante offerta.”
Al sentire queste parole, Paul ebbe un attimo di mancamento. Non se lo
aspettava di certo. Gli si inumidirono gli occhi e gli vennero anche dei
sensi di colpa. Si riprese subito, cercando di mascherare le sue emozioni e
chiese: “Davvero? E quando?”
“Non ti preoccupare. Ne riparliamo a ricerca conclusa.”
Adesso era lì che brindava con lui. E il suo cuore era doppiamente
leggero.
Quando tornò a casa, le due donne erano molto preoccupate.
“Non si fa così, Paul. Non puoi lasciarci in asso in questo modo.”
“Avete ragione. Ma dovevo mostrare il filmato anche al professore.”
E raccontò loro gli eventi degli ultimi tre giorni. Le due donne, ancora
un po’ e gli saltavano addosso.
“Ma come, hai avuto il coraggio di non informarci subito e ci hai
lasciato due intere giornate a preoccuparci di una cosa inesistente?”
“Avete ragione. Ma dovevo prima concludere tutto. Non aveva senso
parlarne prima.”
“Bene. Tutto è bene quel che finisce bene. E son felice per te. So che
hai fatto tutti questi sacrifici per lasciare un mondo migliore ai nostri
figli. Questo ciò che ci spinge.” Affermò perentoriamente Giada.
“No mamma questa volta non sono d’accordo con te. Non è il
grande amore che proviamo per i nostri figli a spingerci. No. Lo
facciamo perché c’Ë qualcosa che ci spinge da dentro; una sorta di
febbre che non ci abbandona mai. Nè lo facciamo per salvare il mondo
ma per salvare noi stessi. E quando hai salvato te stesso, hai salvato il
mondo intero.”
21. Il nuovo mondo
 
“E poiché lo Spazio è divisibile all’infinito, e la Materia non è
necessariamente in tutti i luoghi, potrebbe anche essere consentito che Dio
sia in grado di creare Particelle di Materia di diverse Dimensioni e Forme, e
in diverse Proporzioni con lo Spazio, e forse differenti Densità e Forze, e
quindi variare le Leggi della Natura, e creare Mondi di vario genere in
diverse Parti dell’Universo. Almeno, non vedo nessuna Contraddizione in
tutto ciò.” (Isaac Newton)
 
“Quindi, se non ho capito male la morale della tua ultima storia,
l’intelligenza artificiale ha un potere enorme. Gestisce praticamente quasi
tutto e tutto funziona perfettamente perché questa intelligenza ha delle sue
regole ‘interiori’ che non le consentono di superare certi limiti”, chiese
Martina.
“Aspetta, prima di rispondere”, intervenne Aldo. “Tu hai parlato di
David Bohm e della intelligenza formatrice, l’ordine implicito che
governa il tutto. Non ti sembra che ci sia una somiglianza, se non una
convergenza fra queste due intelligenze?”
“Cosa devo rispondervi? Vi siete già dati la risposta da soli. Se non
fosse così, l’Uomo tornerebbe nel caos dell’inizio del XXI secolo. In
realtà, se semplifichiamo troppo il ragionamento, stiamo svilendo il ruolo
dell’Uomo. Che rimane al centro di tutto. Se così non fosse, tutto
perderebbe il senso. Intanto dobbiamo riconoscere che è stato l’Uomo a
creare questa intelligenza artificiale.”
“Ma come è riuscito a farlo?”
“Appunto. Ci stavo arrivando. C’è riuscito perché, finalmente, è stato
lui a comprendere questi limiti e, di conseguenza, il rapporto che c’è in
ognuno di noi tra interiorità e mondo esteriore. Nel senso che, se prima
non si cambia dentro, non si potrà mai cambiare l’esterno. Se prima non
capiamo che la comunità mondiale potrà vivere in pace solo se le leggi
della convivenza nascono dalle coscienze individuali e non dalla legge del
più forte. Spero sia tutto chiaro, così possiamo andare oltre. Avete
qualche domanda da fare su ciò che vedete intorno a voi?”
“Stai scherzando?”, rispose Aldo. “Abbiamo domande per i prossimi
10 anni!”
“Non vedo veicoli da nessuna parte”, disse Martina. “Come si spostano
le persone in questo mondo fantastico?”
“Non li vedete perché viaggiano in diverse dimensioni. E queste
dimensioni non sono tutte visibili. Non siete forse arrivati in un carro
guidato da due cavalli?”
“E quindi?”
“Stiamo parlando della terza rivoluzione tecnologica, dopo le due di cui
vi ho già parlato. Quest’ultima è nata in questo secolo. Per capire come
funziona, vi faccio un esempio semplicissimo. Pensate a un programma di
grafica per computer. Dovete sapere, ma forse lo sapete già, che io posso
disegnare su tanti fogli diversi che sono, virtualmente, sovrapposti l’uno
all’altro. Posso scegliere il numero, posso scegliere quali stanno più in
alto e quali più in basso e infine posso decidere quelli che voglio vedere
contemporaneamente. Immaginate il disegno del corpo umano. Io posso
voler vedere solo lo scheletro oppure lo scheletro assieme al sistema
muscolare e così via. E a ogni foglio posso assegnare i colori che voglio
io, per una comprensione migliore di ciò che sto vedendo. La stessa cosa
avviene nelle diverse dimensioni della realtà. Io posso decidere quel è la
dimensione in cui voglio viaggiare. E posso, da un terminale, anche
decidere quante dimensioni voglio vedere. In realtà non lo decido io ma fa
tutto l’intelligenza artificiale. Le dimensioni si attivano solo negli
spostamenti. Non ci sono differenze dimensionali nella realtà, per
esempio, degli alberi o della realtà che vedete davanti a voi. Questi stanno
tutti nella medesima dimensione.”
“Affascinante! Ma vorremmo capire qualcosa di più.”
“Non è facile. Sono scoperte recentissime e sono difficili da
comprendere anche da parte degli scienziati. Che pure hanno la possibilità
di seguirle in tempo reale, essendo loro sempre collegati all’intelligenza
artificiale. Prima di andare avanti è importante che vi spieghi una cosa. In
questo nuovo mondo vige una legge ferrea: non ci possono essere divari
di conoscenza fra le persone. L’ignoranza non è più consentita. Perciò,
tutte le nuove scoperte prima vengono digerite dagli scienziati i quali,
gradualmente, le trasmettono a tutto il resto dell’umanità. E c’è una
ricaduta anche nelle scuole di ogni ordine, tipo e grado. Andando avanti
riguardo a queste recentissime scoperte, questo processo non è stato
ancora concluso per cui quello che posso spiegarvi io è di mettere insieme
questi tre aspetti. Primo: è stato scoperto che le diverse dimensioni hanno
frequenze di vibrazione diverse. Come la luce a certe frequenze non è
visibile all’uomo, così è per le dimensioni. Con il normale cervello non
sono visibili e, di conseguenza, non sono nemmeno fruibili. Però esistono,
anche se l’uomo non le vede. Secondo aspetto: è da tempo dimostrato che
ciò che percepiamo con il cervello, non solo attraverso i cinque sensi ma
anche attraverso le emozioni, ci dà la percezione del mondo. E questa
percezione, mediante un ologramma, costruisce la realtà che viviamo.
Terzo: oggi l’Uomo, attraverso l’intelligenza artificiale, ha potenziato il
proprio cervello e questo ha consentito alla scienza moderna di
modificare certi parametri, diciamo così, dello stesso cervello. Voi sapete
che nel tempo da cui voi venite l’uomo è capace di usare solo il 10% del
cervello. Oggi siamo arrivati al 30%. E, credetemi, non è poco. Se siete
riusciti ad assemblare questi tre concetti e a comprenderne l’enorme
potenziale, potete farvi un’idea, anche approssimativa, di come può
funzionare questo viaggio nelle diverse dimensioni.”
“No, scusami, ma ancora non è chiaro.”
“Credetemi, è più semplice di quanto non pensiate. Se io devo andare
in una certa dimensione usando il potere della mia mente, non ci posso
riuscire. Però, attraverso delle opportune interfacce che io posso collegare
al mio cervello, posso potenziare il potere della mia mente. Nella pratica
io ho due possibilità. Con la prima scarico una procedura direttamente
nella mia mente. Con la seconda mi collego a uno dei tanti terminali che
trovo nella strada. In entrambi i casi un programma mi trasferisce
direttamente nella dimensione più adatta al viaggio che devo fare,
collegando la frequenza della mia mente alla frequenza di quella
dimensione. Capisco la vostra difficoltà: avete fatto un salto di quasi
cent’anni. Per voi è difficile entrare in queste logiche. Dovete solo capire
che oggi quel computer che voi usavate battendo i tasti in una tastiera o
puntando un mouse, è stato totalmente integrato nella vostra mente. Tutto
è agibile attraverso la mente. E una delle cose più belle è che tutto
avviene alla velocità del pensiero. Tranquilli, non siete diventati delle
macchine. Potete spegnerlo totalmente oppure usare certe funzioni in
determinati momenti e certe altre in altri momenti. Ed è tutto molto facile
da gestire. Insomma, voglio dire, non crea stress perché è tutto
perfettamente naturale. Se dovete fare meditazione potete spegnere tutto
ciò che non fa parte della vostra natura originale. Ma c’è ancora una cosa
che è importante chiarire. Le dimensioni non solo sono invisibili fra loro
ma sono anche ‘materialmente’ separate. Cosa intendo dire? Che tutte le
dimensioni occupano lo stesso spazio, ma se io sono in una dimensione,
caro Aldo, e tu sei in un’altra, non ci possiamo scontrare.”
“Incredibile. E come è possibile?”
“Sarebbe inutile spiegarvi le leggi. Non le conosco neanch’io. Ma,
come vi ho già detto, tutto dipende dalla frequenza. Cioè, quando io entro
in una certa dimensione, mi materializzo solo in quella dimensione a
quella frequenza. Pensate che enorme semplificazione si è ottenuto nei
trasporti e nei traffici di tutti i tipi. È come se, nel vostro tempo, 10 treni
diversi potessero percorrere lo stesso binario senza scontrarsi mai. Quanto
ai mezzi disponibili per viaggiare, neanche la vostra più sfrenata fantasia
potrebbe immaginare cosa circola oggi in queste dimensioni. Voi avete
conosciuto solo un piccolo carro con due cavalli ma, veramente è stato
inventato di tutto. I mezzi sono tutti volanti perché non devono
intervenire nella vita delle persone, degli animali e della natura. E ogni
tipo di mezzo ha una relazione con la frequenza in cui viaggia in termini
di forma, propulsione, colori, eccetera.”
“E la propulsione?”
“Qui sta il bello! I movimenti verticali sono determinati da levitazione
magnetica. Ci sono delle fasce orizzontali di occupazione degli spazi e
queste fasce distano fra loro a seconda dei mezzi che vi circolano. Le
velocità che si raggiungono per spostamenti importanti possono
raggiungere anche i diecimila chilometri all’ora. Pensate quindi che per
andare da un capo all’altro della Sardegna ci vogliono pochi minuti. Da
Roma a New York ci si arriva in meno di un’ora. E non ci sono barriere di
sicurezza da superare. Altrimenti, a che servirebbe la tecnologia? La
sicurezza oggi non è più un problema. Nel vostro tempo sappiamo che la
sicurezza è ancora uno dei problemi più grossi da risolvere. Ma questo
accade perché si pretende di governare con la forza e la limitazione delle
libertà anziché con il consenso e la partecipazione delle persone alle
scelte dei governi. La vostra democrazia è ritornata indietro di più di
cent’anni. Sembra che due guerre e la Dichiarazione dei diritti dell’Uomo
non siano servite a niente. Per concludere questa nostra carrellata, oggi
nella Terra non esiste più il centro e la periferia. Il mondo oggi è un
sistema a rete. Il benessere ed il potere sono diffusi e distribuiti.
L’informazione viaggia alla velocità del pensiero. Non esistono più le
multinazionali. Le aziende sono medio piccole e la proprietà è distribuita
fra tutti i dipendenti.”
22. Aldo torna a casa
 
“L’arte è magia liberata dalla menzogna di essere verità.” (Theodor
Adorno)
 
“Magia est pars practica scientiae naturalis.”
(Giovanni Pico della Mirandola)
 
Era mattina, molto presto. Bussarono alla porta.
“Ma che ca…!”
Si alzò a fatica. Andò alla porta e si mise a urlare: “Chi è?”
“Polizia. Aprite!”
Sempre più perplesso ma soprattutto un po’ incavolato, Aldo aprì la
porta. Gli saltarono addosso due energumeni. Lo misero a faccia in terra e
lo ammanettarono.
“C’è un mandato di cattura per lei. Ci deve seguire in centrale.”
“Seguire?”, rispose Aldo guardandoli. “Vi seguo. Così va bene?”
“Non faccia lo spiritoso. Le accuse sono pesanti.”
“Ah, sì? E di cosa sarei accusato?”
“Glielo dirà il giudice istruttore.”
“Addirittura!”
Arrivati in centrale, Aldo fu letteralmente scaraventato sopra una
panca. Rimase in attesa per più di due ore. Nessuno si sognò di togliergli
le manette. Nemmeno il giudice quando lo convocò.
“Si accomodi”, gli disse. “Lei è accusato di reato di viaggio nel
tempo.”
Aldo non sapeva se ridere o piangere. Rimase talmente stupito che
rispose senza pensare.
“Viaggio nel tempo? E chi l’ha detto che è proibito viaggiare nel
tempo?”
“Proibito!”, rispose quasi urlando il giudice. “Ma lei da dove viene?”
“Dal futuro, appunto.”
“Appunto”, confermò il giudice. “E non conosce le ultime disposizioni
del governo che stanno per essere convertite in legge?”
“Se vengo dal futuro, come faccio a conoscerle?”
“Eh, già. Ha ragione. Allora prima di interrogarla vada in quella stanza.
Appese al muro ci sono le leggi fondamentali chiamate
 
‘I nuovi comandamenti per la gloria dell’Italia’
 
promulgate dal nostro presidente del Consiglio, il quale è stato investito a
vita di questo incarico”
“E chi l’ha investito?”
“Lui stesso. Tramite un decreto.”
“Ah! Vado a vedere.”
Aldo non ci si raccapezzava più. “Ma dove sono finito?” Si chiese. Poi
guardò nella parete che gli era stata indicata e vide: 22 novembre 2025.
“Oh, mio Dio! Mi hanno rimandato nell’anno sbagliato!”
Cominciò a scorrere i comandamenti aulicamente esposti nella parete e
con la figura del presidente bellamente effigiato sullo sfondo. La faccia
era ammiccante, come se dicesse: ‘State tranquilli, o voi che leggete, ci
penso io a insegnarvi la civiltà’.
Aldo recitò a voce alta per essere più sicuro di ciò che leggeva:
 
1. Io sono lo Stato. Non avrai altro Stato all’infuori di me.
2. Per qualsiasi problema puoi rivolgerti solo allo Stato.
3. È proibito pensare. Si possono pensare solo quei pensieri che si trovano nei libri
approvati dallo Stato. I pensieri provenienti da altri libri sono proibiti.
4. È severamente proibito esprimere opinioni diverse da quelle ufficiali.
5. Lo Stato provvede alla tua salute. È severamente proibito avvalersi di cure che non
siano espressamente autorizzate dallo Stato.
6. Non si può scegliere il medico. Questo ti viene assegnato dallo Stato.
7. È severamente vietato educare i propri figli. Alla loro educazione provvede lo Stato.
8. Non esistono aziende private. Le aziende appartengono tutte allo Stato.
9. Alimentazione: si possono ingerire solo i cibi elencati negli appositi elenchi.
10. Sono vietati i viaggi nel tempo e i viaggi all’interno del cervello.
 
Aldo rientrò dal giudice. Con la velocità della luce si scagliò contro di
lui e cercò di afferrarlo per il collo. Subito accorsero i soliti energumeni,
che cercarono di bloccarlo. Aldo non la smetteva di agitarsi, mollando
calci e pugni a chiunque gli capitasse sotto tiro.
“Aldo, Aldo, che c’è?”
Lei lo scuoteva e continuava a ripetergli: “Aldo, Aldo, svegliati!”
Quando alla fine lui prese coscienza, volse lo sguardo verso di lei e
disse: “Giada, scusami.”
“Cosa è successo?”
“Niente. Era solo un sogno!”
Epilogo
 
“Benedetta gente, farebbero qualsiasi cosa per far finta che la magia non
esiste, anche quando ce l’hanno sotto il naso.”
(Joanne Rowling)
 
Dunque, alla fine della storia – ma è veramente finita? – tutti ebbero
successo.
Giada, facendo la spola tra Alghero e Valencia, realizzò il suo
oscuroscopio, almeno nella prima versione. E i risultati, riguardo ai
pazienti, furono di gran lunga superiori alle aspettative.
Giada, Paul e i loro colleghi scienziati fecero delle scoperte che furono
rivoluzionarie per l’epoca, e queste contribuirono a trasformare la qualità
della vita nel nostro bellissimo pianeta. Ma gli effetti di queste scoperte
avrebbero avuto degli effetti di trascinamento ancora più importanti.
Flora fu allo stesso tempo compagna e ispiratrice dello straordinario
percorso di Paul fra casa e laboratorio.
E Aldo? Beh, Aldo tornò a malincuore nel suo tempo.
Secondo voi ritornerà a viaggiare? E se così fosse, dove ci porterà?
 
Ai posteri l’ardua sentenza
Postfazione
 

Il Cuore di questo libro è stato scritto durante la pandemia (reale o


presunta tale, secondo alcuni) del Covid-19. Parliamo di marzo, aprile,
maggio e giugno 2020.
Circolano tante ipotesi sull’origine del virus e sulla sua pericolosità.
Molti hanno ipotizzato che la pandemia sia stata creata ad arte per
sperimentare, nel concreto, la pericolosità della nuova tecnologia 5G e/o
per altri motivi.
Che sia stato creato ad arte, credo che ormai ci siano pochi dubbi.
Facciamo un po’ di storia.
Non esprimo opinioni.
Riassumo solo i fatti.
Nel corso del XX secolo ci sono state diverse pandemie. Ecco le più
rilevanti:
 
1. La più severa è stata la cosiddetta «influenza spagnola» nel
1918/1919, generata da un virus del sotto-tipo A/H1N1
particolarmente virulento che, nel corso di tre ondate, ha causato
50 e 100 milioni di morti (letalità ca. 2-4%).
 
2. Nel 1957/58 è comparsa «l’influenza asiatica», causata da un virus
del sotto-tipo A/H2N2, che ha colpito circa il 20% della
popolazione mondiale (letalità ca. 0,4%). Il numero stimato di
decessi fu di circa 1,1 milioni in tutto il mondo.
 
3. Dieci anni dopo, nel 1968/69, c’è stata la «pandemia di Hong
Kong», dove ha fatto la comparsa un nuovo virus A/H3N2 che ha
sostituito il virus A/H2N2 dell’«influenza asiatica». Il numero
stimato di decessi fu di circa un milione in tutto il mondo.
 
Nel 1918, dopo l’enorme pandemia dell’influenza spagnola, hanno
chiesto a Steiner a cosa fosse dovuta. Lui rispose: i virus sono
semplicemente le escrezioni di una cellula avvelenata. I virus sono parti
di DNA o RNA, o di qualche altra proteina, che vengono espulsi dalla
cellula. Si formano quando la cellula è avvelenata, non sono la causa di
niente.
La domanda è: allora chi avvelena la cellula?
Non aver paura, caro lettore, di confrontare la teoria dei virus (Pasteur)
e la teoria del terreno (Bernard e Dechamps).
Per capire meglio il concetto: se la vostra vasca dei pesci è sporca, cosa
fate? Date un vaccino o un farmaco ai pesci oppure cambiate l’acqua? La
vostra risposta vi stupirà. Eppure è così banale.
Adesso cerchiamo alcune corrispondenze. Vediamo i precedenti.
Alla fine dell’autunno del 1917 c’è stata l’introduzione delle onde radio
intorno al mondo. Quando esponete un qualsiasi essere vivente ad un
nuovo campo elettromagnetico, lo avvelenate; qualcuno ne viene ucciso e
gli altri si creano l’immunità.
 
1. Con la seconda guerra mondiale è iniziata una nuova pandemia,
con l’introduzione dei radar su tutta la Terra, ricoprendo la Terra
di campi elettromagnetici emessi dai radar. Era la prima volta
che gli esseri umani subivano questo tipo di esposizione.
 
2. Nel 1968 c’è stata l’influenza di Hong-Kong, è stata la prima
volta che nella fascia protettrice della cintura di Van Allen – il
cui ruolo principalmente è di incorporare i raggi cosmici
provenienti dal Sole, dalla Luna, da Giove, eccetera, di
incorporare tutto ciò e di distribuirli a tutti gli esseri viventi
terrestri – sono stati posti dei satelliti che emettono delle
frequenze radioattive. In sei mesi c’è stata una nuova epidemia
virale. Perché virale? Perché la gente è stata avvelenata,
espellono delle tossine che somigliano ai virus. La gente pensa
che sia un’epidemia di influenza.
 
Nel 1918 il Ministero della Sanità di Boston decise di analizzare la
caratteristica contagiosa di una epidemia: che lo crediate o no, presero
centinaia di persone che avevano l’influenza, prelevato ciò che avevano
nel naso e l’hanno iniettato a dei soggetti sani che non avevano
l’influenza. Neanche una volta sono riusciti a far ammalare qualcuno.
L’hanno ripetuto più e più volte e non sono riusciti a dimostrare il
contagio.
L’hanno fatto pure con alcuni cavalli che sembrava avessero preso
l’influenza spagnola: hanno messo un sacco sulla testa di un cavallo e,
quando questo ci starnutiva dentro, vi infilavano la testa del cavallo
seguente. Nessun cavallo si ammalò.
Potete leggere tutto ciò in un libro che si chiama ‘L’arcobaleno
invisibile’ di Arthur Firstenberg.
Ha tenuto la cronaca di tutti gli stadi dell’elettrificazione della Terra e
come in sei mesi c’era una nuova pandemia d’influenza nel mondo intero.
Non ci sono altre spiegazioni. Come ha potuto propagarsi dal Kansas al
Sud Africa in due settimane, in modo tale che il mondo intero
manifestasse i sintomi allo stesso momento, nonostante i mezzi di
trasporto fossero la nave e i cavalli. Non ci sono spiegazioni per questo,
dicono solo ‘non sappiamo come sia successo’.
Ma riflettete sul fatto che tutte queste onde radio e altre frequenze che
certi tra di voi hanno in tasca o tra le mani, vi permettono di inviare un
segnale in Giappone, e arriva all’istante. Quindi, anche se non credete che
esista un campo elettromagnetico che comunica a livello mondiale, in
qualche secondo, semplicemente non ci prestate attenzione.
Finirò aggiungendo che c’è stato un salto di qualità drammatico durante
gli ultimi sei mesi del 2020, per quel che riguarda l’elettrificazione della
Terra. Sono certo che molti di voi sanno di cosa si tratta. Si chiama 5G,
dove ora ci sono 20.000 satelliti che emettono radiazioni, proprio come le
radiazioni emesse nella vostra tasca o nella vostra mano e che usate
continuamente. Tutto questo non è compatibile con la salute! Mi dispiace
doverlo dire: non è compatibile con la salute. È un dispositivo che
destruttura l’acqua e se qualcuno tra di voi fa questa considerazione ‘non
siamo esseri elettrici, siamo solo materia fisica’, allora non disturbatevi a
farvi un elettrocardiogramma o meglio un elettroencefalogramma o
un’elettroneurografia, perché siamo creature elettriche e i prodotti chimici
sono soltanto i detriti di questi impulsi elettrici.
Ogni pandemia, negli ultimi 150 anni, è corrisposta ad un salto di
qualità nell’elettrificazione della Terra.
 
 
 
 
 
 
 
 
Indice
Introduzione
1. L’Eremita
2. Paul
3. Rinascita
4. Giada
5. Incontro con la guida
6. L’Oscuroscopio
7. La guida e la mente
8. La svolta
9. La magia e la mente
10. La musica delle piante
11. L’eterno ritorno dell’uguale
12. Paul e il professore
13. Il velo di Maya
14. Il linguaggio delle piante
15. Un secolo senza padri
16. Walter
17. Il bosco-città
18. La scoperta di Paul
19. Dio e l’intelligenza artificiale
20. Il successo di Paul
21. Il nuovo mondo
22. Aldo torna a casa
Epilogo
Postfazione