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SVOLGIMENTO DEL PROCESSO Il giudice del lavoro di Fermo era adito, con distinti ricorsi, sia da Walter Cassetta, che lamentava che i due rapporti di agenzia da lui intrattenuti juno con ta Lamonti euoio spa. ¢ Paltro la CMC Int. spa,erano stati risolti senza preavviso dalle mandanti con atto da lui ricevuto il 31.3.1998 (e*faceva valere il diritto a prestazioni varie dovutegli in forza di tali rapporti), sia da Paolo Grottesi e Elio Camerlengo, che a loro volta esponevano che il Cassetta, con cui avevano intrattenuto rapporti di subawtgenzia aventi ad oggetto gli stcssi affari trattatidall’agente con le suddette societa, aveva proceduto alla risoluzione dei rapporti e facevano valere il loro diritto alle indennita ex art. 1751 c.c. ed ad altre prestazioni contrattuali, compresa, quanto al solo Camerlengo, l’indenniti di mancato preavviso. | giudizi erano riuniti e, per quanto ancora interessa, dopo che il Grottesi aveva rinunciato alle sue domande, il 1 ibunale condannava le societ suindicate a pagare al Cassetta le indennita ex artt, 1750 ¢ 1751 ¢.c. e respingeva le domande riconvenzionali proposte dal Cassetta nei confronti del Grottesi: precisamente la domanda di risarcimento del danno, correlata alla deduzione che il Grottesi aveva provocato la risoluzione dei contratti di agenzia da parte delle societa mandanti, con le quali egli si era accordato ¢ di cui aveva provveduto a curate direttamente gli affari, ¢ la domanda di pagamento dell’indennita di mancato preavviso. La sentenza era appellata dal Cassetta, che lamentava il mancato accoglimento di dette domande riconvenzionali. La Corte dappello di Ancona rigettava l’impugnazione osservando, quanto alla domanda di risarcimento del danno, che la vicenda in questione era stata caratterizzata dal fatto che da molti anni il Cassetta aveva dato attuazione al mandato di agenzia ricevute dalle suindicate societé avvalendosi della collaborazione del Grottesi, suo subagente, il quale ormai era l'unico a conoscere ¢ a seguire la clientela. II Grottesi, da ultimo, poiché le sue richieste di miglioramenti cconomici non erano state accolte dal Cassetta, aveva ricercato soluzioni alternative e si era messo in contatto con le societ preponenti, comunicando I’intenzione di recedere dal rapporto di subagenzia. Le societi avevano avvertito il Cassetta, il quale aveva rappresentato che il rapporto con il Grottesi riguardava solo lui e che, se necessario, avrebbe sostituito il medesimo con un altro collaboratore. Le societa, perd, preoccupate degli effetti negativi di un cambiamento del subagente, dopo avere sentito di nuovo il Grottesi, recedettero dai contratti di agenzia con lettera in data 25,3.1998, ricevuta dal destinatario il 31 dello stesso mese. II Grottesi a sua volta recedette dal contratto di subagenzia con lettera datata 27.3.1998 ricevuta dal Cassetta il giomo 30. A partite dal mese successivo il Grottesi curd gli affari delle societé dapprima come procacciatore di affari e poi come agente, Cosi ricostruiti i fatti, la Corte di merito escludeva che il comportamento del Grottesi rappresentasse violazione di obblighi derivanti dal contratto di subagenzia, visto che l'obbligo di cooperazione dell’agente ai fini del raggiungimento degli interessi del suo preponente non comprende l’obbligo di restare per sempre vincolato al medesimo: neanche il canone generale di correttezza e buona fede impedisce all’agente, in mancanza di specifiche clausole contrattuali, di cercare una sistemazione lavorativa migliore ed eventualmente anche di proporre, nel caso del subagente, Je proprie prestazioni direttamente al mandante del proprio preponente. Con riferimento alla indennita di mancato preavviso, la Corte territoriale, pur dato atto che il recesso de] Grottesi non era stato cagionato da “gjusta causa”, escludeva che sussistesse in conereto il relativo diritto del Cassetta, Infatti, dato che ’indennita sostitutiva del preavviso rappresenta lequivalente delle utilit che la parte avrebbe tratto dalla prosecuzione dell’attivita durante il periodo di preavviso, la sua spettanza deve escludersi quando la prosecuzione dell’attivita sia diventata impossibile per ragione non addebitabile alle parti, Nella specie cid si era verificato in ragione del venire meno del contratto di agenzia al quale era collegato il rapporto di subagenzia, per effetto del recesso con effetto immediato delle societa preponenti. Doveva rilevarsi poi che Ja volonta di recesso de! Grottesi, la cui manifestazione non sarebbe neanche stata necessaria, era stata espressa dopo che era stata espressa la volonta risolutiva delle societa preponenti, anche se poi nel recapito della corrispondenza si era verificata la gia esposta inversione dei tempi. Peraltro non era esistito un tempo apprezzabile nel quale il subagente avrebbe potuto proseguire 1a collaborazione ai fini del preavviso, cio’ nel quale 1a sua prestazione era rimasta possibile. 11 Cassetta propone ricorso per cassazione, affidato a tre motivi. L'intimato resiste con controricorso. Il ricorrente ha depositato. memoria ex art. 378 c.p.c., con cui, tra I'altro, eccepisce l'inammissibilita del controricorso, in quanto basato su procura rilasciata in calce alla copia notificato del ricorso e quindi in data di cui non era verificabile l’anteriorita alla notifica del controricorso. Ambedue i difensori hanno partecipato alla discussione orale. MOTIVI DELLA OF ECISIONE omasmseasctoeAS, Deve darsi atto della pacific del ae dipendente dalla nowy, S a del tempestivo rilascio — ai fini della redazione di tale atto — della procura K titasctmpin calce alla copia del ricorso. hM Il primo motivo del ricorso denuncia violazione degli artt. 1175, 1375 e 1746 cc. verificabili Si sostiene che alla luce dei principi di carattere generale di cui agli artt, 1175 ¢ 1375 e della espressa previsione da parte dell’art. 1746, in attuazione della direttiva comunitaria in materia, dell’ obbligo dell’agente di tutelare gli interessi del preponente di agire con lealti ¢ buona fede, non @ pensabile un giudizio di favore del nostro ordinamento per comportamenti quale quello accertato dal giudice di merito, caratterizzato dal fatto che il Grottesi, lungi dal salvaguardare gli interessi del suo reponente, aveva con piena consapevolezza e seguendo un piano prestabilito sottratto allo stesso l’incarico ricevuto delle imprese mandanti Il secondo motivo denuncia vizio di motivazione e in particolare omesso esame di elementi prova. Si lamenta che, nel ritenere l'assenza di prove concrete circa un preordinato accordo con le preponenti per “scavalcare” il Cassetta, siano stati trascurati elementi di prova particolarmente significativi, quali la dichiarazione resa dal Grottesi al'udienza del 18.6.1999, secondo cui egli aveva detto espressamente alle aziende mandanti che, se non fosse subentrato al posto del Cassetta, avrebbe dovuto rivolgersi ad altra ditta e che nell’occasione si era parlato di un suo subentro; la lettera in data 23.3.1998 inviata dal Grottesi al Gruppo Conciario CMC, con la quale egli comunicava la propria intenzione di interrompere il proprio rapporto con il Cassetta, affinché la societa destinataria potesse prendere le opportune decision’, la dichiarazione resa alla udienza gid citata per la Lamonti Cuoio, secondo cui una settimana prima dell’intimazione del recesso al Cassetta, quest'ultimo aveva comunicato che avrebbe interrotto il rapporto con il Grottesi (e il Camerlengo) e che dal successivo lunedi si sarebbe avvalso di un ragazzo per la continuazione del rapporto di agenzia e che anche il Grottesi ave confermato che da lunedi non avrebbe pit! lavorato per il Cassetta. Tali elementi evidenziavano Vesistenza di una condotta dolosamente volta a indurre le societa preponenti a recedere dal contratto di agenzia con il Cassetta, Il terzo motivo denuncia vizio di motivazione e violazione e falsa applicazione degli artt. 1362, 1382, 1384, 1256 c.c., nonché degli artt. 1334, 1335 e 1750 c.c Si lamenta la mancata considerazione dell’art, 9 dell’ AEC del 1988, secondo cui chi intende recedere dal contratto con effetto immediato, dovra corrispondere all’altra parte somma pari a tanti dodicesimo delle provvigioni liquidate nell’anno solare precedente quanti sono i mesi di preavviso dovuti. Deduce che tale indennita sostitutiva del preavviso é dovuta a prescindere dall’utiliti che in concreto sarebbe stata conseguibile dalla parte destinataria del recesso, avendo la natura giuridica di una penale contrattuale ex art, 1382 c.c, Si lamenta anche la mancata considerazione del fatto che nella specie la sopravvenuta impossibilita della prestazione valorizzata dal giudice di merito era imputabile alla stessa parte inadempiente, che aveva sollecitato il recesso delle imprese preponenti. Si lamenta infine la mancata considerazione delle Se regole in materia di efficacia degli atti unilaterali ricettizi, in applicazione delle quali risultava che il contratto di subagenzia, per efffetto del recesso del Grottesi, era gia risolto, e privo di ulteriori effetti, nel momento in cui le relative societé preponenti avevano esercitato il recesso dal rapporto di agenzia, 1 primi due motivi, per la loro connessione, vengono esaminati congiuntamente. non meritano accoglimento. ” opportuno premettere che in questa sede di legittimita non ci si pud discostare dalla ricostruzione della vicenda dal punto di vista fattuale operata dal giudice di appello, sulla base di un’organica valutazione delle prove, in quanto, come é noto, & compito del giudice di merito, enon della Corte di cassazione, valutare e interpretare le risultanze probatorie e formulare i conseguenti accertamenti di fatto. D'altra parte, Vesposizione di riscontri probatori compiuti dall’attuale ricorrente con il secondo motivo di ricorso, lungi dal dimostrare l'omessa e illogica mancata considerazione di clementi decisivi da parte del giudice di merito, conferma la riconducibilita dell’operato del medesimo ad un congruo esercizio dei poteri di valutazione del quadro probatorio, a norma dell’art. 116 c.p.. E con riferimento ai fatti accertati in sede di merito non é ravvisabile la violazione dei principi e delle regole di diritto invocati con il primo mezzo di ricorso. Gia la Corte di merito ha esattamente rilevato che art. 1746 c.c. impone all’agente di tutelare gli interessi del preponente e di agire con lealté e ‘mona fede nell’ ese del!’incarico. Tale norma, quindi, non impedisce all’agente, 0 al subagente, vincolato da un contratto a tempo indeterminato suscettibile di disdetta, di ricercare soluzioni professionali alternative, che vengano in concreto a risultare pregiudizievoli per il preponente - si pensi all’ipotesi tipica e frequente dell’acquisizione di un mandato di agenzia da parte di un’impresa in concorrenza con l'originario preponente - se non impiega mezzi o modalita che siano di per sé qualificabili come scorretti, vuoi ai fini dell’acquisizione del nuovo incarico professionale, vuoi nell’esecuzione del medesimo, cH! sulla base di principi di carattere generale e in particolare dei principi di correttezza buona fede di cui all’art. 1175 c.c., che contempla genericamente i rapporti tra creditore € debitore, e di cui all’art, 1375 c.c. - che, peraltro, di nuovo fa riferimento all’esecuzione del contratto -, oppure delle regole in tema di concorrenza sleale tra imprenditori. Neanche & criticabile il rilievo del giudice di merito, secondo cui non pud ritenersi di per sé scorretto che un subagente, intenzionato a porte fine al rapporto in atto con Vagente, ne metta al corrente limprenditore preponente, offrendo cosi l’occasione al medesimo di valutare le conseguenze di tale ipotesi e a se stesso loccasione di comunicare la propria eventuale disponibilita ad assumere un incarico diretto, sempreché non siano posti in atto mezzi di per sé scorretti. Non sono infatti ravvisabili, in difetto di pattuizioni in tal senso, obblighi di fedelta del subagente nei confronti dell’agente suo preponente, che vietino iniziative di questo genere, compiute con il rispetto di generali principi di correttezza. Né il ricorrente ha fatto riferimento a qualche specifica scorrettezza (risultando semmai confermato, anche dalle sue deduzioni di cui al secondo motivo di ricorso, che il Cassetta era stato informato delle intenzioni del Grottesi e messo in grado di ipotizzare e proporre ai preponenti soluzioni alternative). Sembra anche potersi tenere presente, al fine di ulteriormente confermare la non antigiuridicita di uno scambio di informazioni tra impresa preponente e subagente sulle future regolazioni delle rispettive attivita, che il subcontratto costituito dal contratto di subagenzia configura l’oggetto delle prestazioni a carico del subagente in maniera peculiare, dato che nei confronti della clientela il subagente presenta come un i con & qu soggetto che rappresenta gli interessi della impresa preponente, i elit contratti “egli promuove, cosicché appare difficile ipotizzare l’insussistenza di qualche relazione diretta, in linea di fatto ed eventualmente anche in linea di diritto, tra preponente ¢ subagente (in senso limitativo, con riferimento ai subagenti di assicurazione e ai poteri rappresentativi ex art. 1745 € 1903 c.c. con l’esclusione che le somme riscosse dal SS \e Y st subagente entrino direttamente nel patrimonio dellimpresa assicuratrice, eft. perd Cass, n, 15190/2004), Passando all’esame del terzo motivo, si deve rilevare la non fondatezza anche di quest’ ultimo. Premesso che la giurisprudenza non sembra avere ancora approfondito quali siano le eventuali implicazioni della circostanza che il testo vigente dell’art. 1750 cc (introdotto dall’art. 3 del dilgs. n. 303/1991, al fine di dare attuazione alla direttiva comunitaria 86-653), non contiene pitt una disciplina espressa degli effetti dell’omessa intimazione del preavviso di recesso, deve rilevarsi che ¢ comunque decisivo ¢ corretto il rilievo del giudice di merito, secondo cui nella specie, in sostanza, al momento della comunicazione del recesso del subagente (in effetti superflua), anche se il recesso intimato dalla ditte preponenti al Cassetta ancora non si era perfezionato con la consegna degli atti relativi gia spediti, era gia formulabile una valutazione di definitiva impossibilita delle prestazioni inerenti al contratto di subagenzia, stante la imminente ¢ sicura cessazione dei mandati di agenzia conferiti al Cassetta. Non pud quindi ritenersi configurabile un difetto di preavviso, in relazione alla comunicazione di recesso compiuta dal Grottesi. Ne consegue che sicuramente non é concepibile a suo catico alcuna penalita, vuoi a titolo di sarcimento del danno, vuoi a titolo di indennita sostitutiva del mancato preavviso. In conclusione, il ricorso deve essere rigettato. La particolariti delle question giustifica la compensazione delle spese del giudizio. P.QM. La Corte rigetta il ricorso e compensa le spese del giudizio. Cosi deciso in Roma il 31 gennaio 2006. I Presidente 11 Consigliere est. Sedan